XXXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

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XXXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

5) vi preghiamo... riguardo alla venuta del Signore Nostro Gesù Cristo e alla

nostra riunione con Lui, di non lasciarvi… confondere e turbare: troviamo la

stessa raccomandazione negli ultimi discorsi di Gesù ai discepoli: Guardate che nessuno

vi inganni... Sentirete poi parlare di guerre e di rumori di guerre: guardate

di non allarmarvi; è necessario che tutto questo avvenga, ma non è ancora la

fine. (Mt 24,4-6).

SPIGOLATURE ANTROPOLOGICHE

La Parola di Dio che ascoltiamo in questa domenica rivela chi è l’uomo e il mondo in

cui egli vive: tutto il mondo davanti a Dio è come polvere sulla bilancia, come una stilla

di rugiada mattutina e gli uomini in esso sono colpevoli; viene in mente il “Dio è tutto

e io sono nulla” di papa Giovanni. La storia di questi ultimi tempi, con il drammatico

spettacolo dell’estrema fragilità e vulnerabilità del nostro mondo, che si sentiva così

potente e sicuro, e con una cronaca quotidiana che mostra impietosamente le colpe di

tutti, dell’una e dell’altra parte, conferma il quadro biblico. Tutto questo, però, non è

per deprimerci, né per turbarci, come ci ammonisce l’Apostolo nella seconda lettura,

ma per una rivelazione ancora più mirabile: quella di un Dio che ha compassione di

tutti, che non guarda ai peccati degli uomini, che ama tutte le cose esistenti e nulla

disprezza di quanto ha creato. Riconosciamo così, oggi più che mai, la verità dell’insegnamento

dei Padri della Chiesa: la profonda unità di tutte le Scritture, Antico e Nuovo

Testamento; infatti il Dio di cui parla il testo del libro della Sapienza ha proprio lo

stesso volto del Dio che Gesù ci rivela nel vangelo di Zaccheo: un Dio venuto a

cercare e a salvare ciò che era perduto.

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XXXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

Lc 19,1-10

1 In quel tempo, Gesù, entrato in Gerico,

attraversava la città. 2 Ed ecco un

uomo di nome Zaccheo, capo dei

pubblicani e ricco, 3 cercava di vedere

quale fosse Gesù, ma non gli riusciva

a causa della folla, poiché era piccolo

di statura. 4 Allora corse avanti e, per

poterlo vedere, salì su un sicomoro,

poiché doveva passare di là. 5 Quando

giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo

e gli disse: “Zaccheo, scendi subito,

perché oggi devo fermarmi a casa tua”.

6 In fretta scese e lo accolse pieno di

gioia. 7 Vedendo ciò, tutti mormoravano:

“È andato ad alloggiare da un peccatore!

”. 8 Ma Zaccheo, alzatosi, disse

al Signore: “Ecco, Signore, io do la

metà dei miei beni ai poveri; e se ho

frodato qualcuno, restituisco quattro

volte tanto”. 9 Gesù gli rispose: “Oggi la

salvezza è entrata in questa casa, perché

anch’egli è figlio di Abramo; 10 il

Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare

e a salvare ciò che era perduto”.

1) Ecco, un uomo di nome Zaccheo, capo

dei pubblicani e ricco: Zaccheo è capo

dei pubblicani, appartiene cioè a una categoria

poco onorata da Israele, perché impegnata

nella riscossione delle tasse in collaborazione

col governo di Roma, ed è ricco;

nonostante questo è attratto da quanto

ha sentito dire di Gesù, lo vuole vedere.

2) Gesù alzò lo sguardo e gli disse:

Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo

fermarmi a casa tua. Gesù gli rivolge la

parola per primo e gli chiede un favore:

vuole essere ospitato nella sua casa (anche

alla Samaritana aveva chiesto da bere); non

teme di confondersi con la nostra umanità,

vuole fermarsi in casa nostra, entrare nella

nostra quotidianità più semplice; addirittura

lo incalza: scendi subito; è passato di lì proprio

per lui.

3) In fretta scese e lo accolse pieno di

gioia. La risposta di Zaccheo è pronta: scende

in fretta e lo accoglie pieno di gioia. E’

una gioia che lo coinvolge tutto, ricorda quella

annunciata dagli angeli ai pastori (cfr. Lc

2,10), è l’intuizione di chi coglie i segni della

salvezza ed è disposto a dare una nuova direzione alla sua vita, a “convertirsi”: Ecco,

Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri, e se ho frodato qualcuno, restituisco

quattro volte tanto.

4) Vedendo ciò, tutti mormoravano, dicendo: è andato ad alloggiare da un peccatore:

la gente non capisce, mormora, giudica; ha già etichettato Zaccheo come

peccatore senza possibilità d’appello.

5) Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto.

Gesù spiega la sua nuova economia: è venuto proprio per i peccatori, per chi è lontano.

Questo vangelo è di grande consolazione e speranza: l’incontro con Gesù svela che

nessuno - non solo Zaccheo - è veramente a posto e che ogni uomo ha quindi bisogno

del suo venire a cercarlo e a salvarlo.


Sap 11,22-12,2

11, 22 Signore, tutto il mondo davanti a te,

è come polvere sulla bilancia,

come una stilla di rugiada mattutina caduta sulla terra.

23 Hai compassione di tutti, perché tutto tu puoi,

non guardi ai peccati degli uomini, in vista del pentimento.

24 Poiché tu ami tutte le cose esistenti

e nulla disprezzi di quanto hai creato;

se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure creata.

25 Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non vuoi?

O conservarsi se tu non l’avessi chiamata all’esistenza?

26 Tu risparmi tutte le cose,

perché tutte sono tue, Signore, amante della vita,

12, 1 poiché il tuo spirito incorruttibile è in tutte le cose.

2 Per questo tu castighi poco alla volta i colpevoli

e li ammonisci ricordando loro i propri peccati,

perché, rinnegata la malvagità, credano in te, Signore.

1) Tutto il mondo… è

come polvere davanti

a te; cfr. Is 40,15: Ecco,

le nazioni sono come

goccia da un secchio,

contano come pulviscolo

sulla bilancia.

La potenza del mondo è

nulla di fronte

all’onnipotenza di Dio.

2) è come una stilla di

rugiada mattutina; cfr.

Is 40,6: Ogni uomo è

come l’erba, la sua

gloria come i fiori del

campo.

3) Hai compassione di

tutti: il Signore riscatta con la sua compassione la condizione di fragilità dell’uomo

(cfr. Sal 8,5-6: che cosa è l’uomo, perché te ne ricordi, il figlio dell’uomo, perché

te ne curi?);

4) perché tutto puoi: la potenza divina è la stessa misericordia del Padre.

5) Non guardi (lett.: guardi con la coda dell’occhio): questo spiega la compassione

di Dio, il quale non è che non veda il peccato dell’uomo, ma lo guarda come di

striscio, perché vuole portare l’uomo al pentimento.

6) poiché tu ami tutte le cose esistenti e nulla disprezzi di quanto hai creato: in

Gen 1 si dice di ogni cosa creata che era cosa buona e dell’uomo che era cosa molto

buona; tutto dunque ha in sé l’impronta buona di Dio, ma, dopo il peccato dell’uomo

verso Dio e verso il fratello (cfr. Gen 3-4), l’atto della creazione diventa un progetto di

salvezza. La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio

(Rom 8,19); e quelli che Egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati

ad essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché Egli sia il primogenito

tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinati li ha anche chiamati; quelli che

ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha anche glorificati

(Rom 8,29-30).

7) Se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure creata: l’odio è un sentimento

distruttivo, che si contrappone all’atto creativo. Solo l’amore e la misericordia di Dio

possono creare una vita nuova.

8) Tu risparmi tutte le cose: per risparmiare tutto, Dio non ha risparmiato sé stesso,

né suo Figlio Gesù: Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio... (Rom 8,32).

9) il tuo Spirito incorruttibile è in tutte le cose: è lo stesso Spirito della creazione,

che fa buone tutte le cose e che ora attesta al nostro spirito che siamo figli di

Dio (Rom 8,16).

10) tu castighi poco alla volta i colpevoli: è bello che il Signore si comporti così con

i peccatori; anche il Servo di Is 42,3 non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà

uno stoppino dalla fiamma smorta.

11) li ammonisci ricordando loro i propri peccati: il ricordo dei peccati diventa così

strumento di conversione e di salvezza, in quanto luogo dell’incontro con la misericordia

del Padre.

2Ts 1,11-2,2

1, 11 Fratelli, preghiamo di continuo per

voi, perché il nostro Dio vi renda degni

della sua chiamata e porti a compimento,

con la sua potenza, ogni vostra

volontà di bene e l’opera della vostra

fede; 12 perché sia glorificato il

nome del Signore nostro Gesù in voi e

voi in lui, secondo la grazia del nostro

Dio e del Signore Gesù Cristo

2, 1 Ora vi preghiamo, fratelli, riguardo

alla venuta del Signore nostro Gesù

Cristo e alla nostra riunione con lui, 2

di non lasciarvi così facilmente confondere

e turbare, né da pretese ispirazioni,

né da parole, né da qualche

lettera fatta passare come nostra, quasi

che il giorno del Signore sia imminente.

1) Preghiamo di continuo per voi; la prima

sollecitudine di Paolo per i suoi figli è

sempre la continua preghiera per loro: Non

cessiamo di pregare per voi e di chiedere

che abbiate piena conoscenza della sua

volontà… perché possiate comportarvi in

maniera degna del Signore… crescendo

nella conoscenza di Dio (cfr. Col 1,9ss.);

Il Padre della gloria, vi dia uno spirito di

sapienza e di rivelazione per una più profonda

conoscenza di Lui (Ef 1,17).

2) perché il nostro Dio vi renda degni

della sua chiamata. L’essere immolato e il

soffrire per il regno di Dio rende degni:

L’Agnello che fu immolato è degno di ricevere

potenza e ricchezza, sapienza e

forza, onore, gloria e benedizione (Ap

5,12); Dio vi proclamerà degni di quel

regno di Dio per il quale ora soffrite (1Ts

1,5);

3) e porti a compimento, con la sua potenza, ogni vostra volontà di bene e

l’opera della vostra fede. Questa volontà di bene loro la possiedono perché Dio l’ha

suscitata.: È Dio che suscita in voi il volere e l’operare secondo i suoi benevoli

disegni (Fil 2,13).

4) Perché sia glorificato il nome del Signore Nostro Gesù Cristo in voi e voi in

Lui, secondo la grazia del nostro Dio; il fine di tutto è la gloria di Dio: Io sono

glorificato in loro… e la gloria che tu hai dato a me io l’ho data a loro (Gv

17,10.22).

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