Maggio - Giugno 2013 - Insider Magazine

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M A G A Z I N E


2M A G A Z I N E


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RELAZIONI ESTERNE

Paolo Carrazza

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ANNO 5 - NUMERO 38

Periodicità bimestrale

maggio/giugno 2013

Registrazione presso il Tribunale di Roma

al n. 58/2009 del 25/2/2009

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S O M M A R I O

M A G G I O / G I U G N O

RESORT

AI CAPPUCCINI

6

INTERVIEW

PAMELA VILLORESI

26

CHEF

FRANCESCO APREDA

76

Thanks to

TRAVEL

CINQUE TERRE

10

FASHION

LA CITTÀ DELLE DONNE

40

HARRY’S BAR

ROMA

Cover

Luna Rossa - America’s Cup, Napoli

© Luna rossa/Carlo Borlenghi

54

PHOTOGRAPHY

RINO BARILLARI

18

SPORT

81° PIAZZA DI SIENA

64

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Il piccolo relais si trova comodamente inserito

al sesto e settimo piano di un palazzo nella

zona del Colle Oppio. Un ambiente intimo

e raffinato che ospita sole sei stanze, tutte

diverse, tutte luminose, eleganti, con pezzi di

arredo antichi in armonia con gli spazi lineari

e freschi. I dettagli curati, gli oggetti scelti

con amore nelle camere come negli spazi comuni.

Ogni ambiente racconta un frammento di storia diversa

e gode di un affaccio differente sulla città: Colosseo,

Campidoglio, Piazza Venezia, e tutto intorno Roma con

la sua bellezza sospesa nel tempo. Un incanto di cui

godere anche dalla bella terrazza, scenario ideale per

la colazione o per un aperitivo al tramonto.

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PARK HOTEL AI CAPPUCCINI

Nell’aNtica e ospitale terra di Gubbio, lo storico moNastero

trasformato iN hotel offre ai suoi ospiti, coN parco acque,

uN percorso beNessere all’avaNGuardia

di Alessandra Vittoria Fanelli

Sapiente ristrutturazione di un convento del XVII

secolo, il Park Hotel Ai Cappuccini, situato

a due passi dal centro storico medioevale

di Gubbio, gode di una posizione privilegiata. Immerso nel

verde, le sue pietre e la sua architettura sono solo alcune delle

testimonianze storiche di un Medioevo luminoso, colto e

raffinato, così come sono raffinati, in una felice ed equilibrata

combinazione, gli antichi ambienti di questo resort abbinati ai

nuovi confort dell’ospitalità.

Sin dal suo ingresso l’ampia hall accoglie i suoi ospiti in

spazi d’incontro e di socialità contrassegnati da confortevoli

divani, originali camini dove il fuoco scoppietta allegramente,

preziosi arazzi d’epoca alle pareti e dipinti tra cui spicca una

tela di Sartorio. Mentre il susseguirsi dei silenziosi corridoi

con il soffitto a volta invita alla discrezione, esprimendo il

mirabile equilibrio stilistico tra l’antico e il moderno, così

come le due sale ristorante, Ai Cappuccini, contrassegnata

alle pareti da opere del grande artista contemporaneo

Capogrossi (che ha firmato il servizio dei sottopiatti, nonché

logo dell’hotel), e I Mondiali, esaltata dalla grande scultura di

Arnaldo Pomodoro.

Nelle sale da pranzo di questo storico monastero, che

all’occorrenza possono ospitare grandi ricevimenti o piccoli

convivi, si possono apprezzare i prodotti tipici della cucina

locale, reinterpretati dallo chef con leggerezza, accompagnati

dai vini ben conservati nell’antica cisterna dell’acqua dei frati

cappuccini e proposti insieme alle eccellenze del territorio

umbro quali i formaggi, i salumi, gli oli e i famosi tartufi.

Le camere, sia quelle ricavate nella parte antica del convento,

sia quelle dell’ampliamento della parte nuova, sono arredate

con cura e funzionali alle nuove esigenze dell’ospite: tv

satellitare, telefono, wi-fi, cassaforte, minibar. Un modo

perfetto per apprezzare l’origine di questo luogo sorto sulle

pendici del Monte Ingino.

Nell’ambito del Cappuccini Wellness & Spa, nell’ala nuova,

che ricordiamo venne costruita in occasione dei Mondiali di

Calcio del 1990, è stato inaugurato nel 2012 un vero tempio

dedicato al benessere: il Parco Acque firmato dall’architetto

Simone Micheli, un’area wellness indoor che ‘dialoga’ con

l’antico contesto senza interferire con il genius loci del luogo.

Il Parco Acque, di grande impatto scenografico, è suddiviso

in due ampie zone benessere: la prima area, chiamata

Acque Emozionali è una piscina olimpionica dotata da una

passerella ‘stondata’ che percorre tutta la piscina, di corsie

natatorie, di una vasca ludica per i bambini, di un’area di

idromassaggio a 30 C° e di una intrigante vasca per il nuoto

controcorrente che dà la sensazione di rientrare nel fluido

ventre materno e di galleggiare nello spazio: una sensazione

davvero sorprendente! Non solo. In quest’area l’architetto

Micheli ha progettato un’estesa parete-finestra che mette

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8M A G A Z I N E

connessione lo spaccato interno/esterno, irrorato durante

il giorno di luce naturale. Sull’altra parete invece è stato

reintegrato un lungo murales di Arnaldo Pomodoro, che

interagisce con la grande rete pendente dal soffitto e che a

sua volta sorregge un’enorme intrigante sfera gialla.

Più intima la seconda zona, che privilegia il rapporto tra

l’uomo e l’acqua: qui si trova una vasca di galleggiamento

con acqua salata dalle proprietà rilassanti e defaticanti, una

vasca ai sali di magnesio con chaise longue anatomiche e

una vasca idromassaggio circolare.

Fiore all’occhiello del Cappuccini Wellness & Spa è l’offerta

Marc Méssegué Ai Cappuccini. A partire da quest’anno,

infatti, per 30 settimane, il figlio del celebre pioniere della

fitoterapia Maurice Méssegué, ha programmato per gli ospiti

dell’hotel, dei percorsi personalizzati dedicati al benessere

ed alla salute con questa rivoluzionaria filosofia.

Al Park Hotel Ai Cappuccini gli ospiti che desiderano solo

rilassarsi e immergersi nella quiete del parco, circondato

dagli antichi orti dei frati, dove possono trascorrere giornate

intere senza uscire dall’albergo e ritrovare le sensazioni

spirituali del luogo.

Certamente però non può mancare una visita al borgo

medioevale di Gubbio e i suoi dintorni. La sua storia millenaria

è ben descritta dai resti del Teatro Romano del 3° secolo

avanti Cristo, appena fuori le mura, dal trecentesco Palazzo resortin

dei Consoli in pieno centro dalla vicina Loggia dei Tiratori. Di

notevole pregio anche gli edifici sacri come la Chiesa di San

Francesco e di San Giovanni che, grazie all’accurato restauro

della piazza progettato dalla famosa architetto Gae Aulenti, è

diventata ora il punto d’incontro dei giovani eugubini.

Nella parte alta, partendo dal Parco Ranghiasci si trova la

magnifica Cattedrale, costruita tra il 1194 e 1350 e si può

ammirare lì accanto il rinascimentale Palazzo Ducale.

D’obbligo infine una visita alla Basilica di San Ubaldo posta

a 800 metri d’altezza che si raggiunge sia a piedi su per una

strada tortuosa o per i meno sportivi, con una funivia ‘a

cesti’ metallici dove si sale e si scende con un piccolo balzo.

Attenzione al salto ma la vista che spazia su tutto il territorio

Eugubino è davvero impagabile.

Tra gli eventi di Gubbio ricordiamo la spettacolare Festa

dei Ceri che si svolge senza interruzione da oltre 800 anni

a metà maggio e il Palio della Balestra nell’ultima domenica

di maggio. Per i bon gourmand infine imperdibile è la

mostra Mercato del Tartufo Bianco che si svolge a novembre

durante il Ponte dell’Ognissanti. Dopo si rientra al Park

Hotel Ai Cappuccini a rigenerarsi nel percorso benessere del

Cappuccini Wellness & Spa e farsi coccolare dalla fitoterapia

di Marc Méssegué ◆

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PARCO NAZIONALE

DELLE CINQUE TERRE

sospeso tra mare e moNti e costeGGiato dalla via dell’amore

che attraversa i suoi ciNque borGhi,

il parco NaZioNale delle ciNque terre è ‘paesaGGio culturale’

iNserito dal 1997 Nel patrimoNio moNdiale dell’umaNità uNesco

di Alessandra Vittoria Fanelli

Monterosso, Vernazza, Corniglia,

Manarola e Riomaggiore sono i

cinque borghi che compongono il

Parco Nazionale delle Cinque Terre, in un susseguirsi di costa

frastagliata che si arrampica su verso i crinali dei monti, fra

sentieri e terrazzamenti a picco sul mare che rendono questa

parte della riviera ligure orientale una delle mete più ambite

del mondo. Paesaggio culturale di valore eccezionale,

le Cinque Terre rappresentano l’armoniosa interazione

stabilitasi tra l’uomo e la natura nei secoli. Caratterizzata

dall’insediamento rurale e dai terrazzamenti sostenuti

da muri a secco, ogni cittadina del Parco Nazionale delle

Cinque Terre, è un piccolo e unico gioiello.

Partendo da Ovest incontriamo Monterosso, con un

suggestivo centro medievale le cui prime notizie storiche

risalgono al 1201, quando i signori di Lagneto, proprietari del

castello di cui oggi rimangono solo poche rovine, stipularono

una concessione con Genova che nel 1214 fondò la comunità

Monterosso

Via dell’amore


Vernazza

travel

travel

omonima iniziando a fortifi care le mura per proteggerlo

dalle incursioni saracene e costruendo così il più imponente

sistema difensivo delle Cinque Terre.

Molto amata dal sommo poeta Eugenio Montale, premio

Nobel per la letteratura nel 1975, che trascorreva l’estate nella

sua villa liberty e lì scrisse nel ‘Paese roccioso e austero, asilo

di pescatori e contadini…’, ora Monterosso è una elegante

cittadina di villeggiatura dotata del centro balneare Fagina,

luogo d’incontro di tanti personaggi della intellighentia

lombarda e piemontese.

Già citato nelle cronache intorno all’anno Mille, Vernazza

è un meraviglioso villaggio arroccato su una maestosa e

severa scogliera e il suo porticciolo, incastonato tra i due

crinali, fu un probabile punto di partenze e di approdo delle

forze navali impiegate per la difesa dai saraceni. Il paesino,

con i suoi vicoli magici e misteriosi racchiusi fra case dalle

tenui cromie, è classifi cato fra i primi cento borghi più belli

d’Italia e arrivarci dal mare è un’esperienza che lascia tutti

incredibilmente senza fi ato!

Riomaggiore

Emblema di Corniglia è il cervo raffi gurato nel foro centrale

del rosone eseguito nel 1351 in marmo bianco di Carrara,

che impreziosisce la facciata della chiesa di San Pietro di stile

gotico-genovese, il monumento più importante del borgo.

Corniglia è anche l’unico paese delle Cinque Terre non a

diretto contatto con il mare, sorgendo su un promontorio

roccioso. Vero cuore pulsante del borgo è la piccola piazza

principale con l’Oratorio dei Disciplinati, da cui si gode

una vista mozzafi ato sul mare. Manarola invece nasce

dallo spostamento di popolazioni che dalla Val di Vara

Monesteroli, spettacolare scalinata a picco sul mare

mossero verso il mare per sfruttarne le risorse. Posto su un

promontorio in alto rispetto alla costa, il paese si sviluppa

nella gola che scende verso il mare, chiusa tra due speroni

rocciosi, ospitando un piccolo approdo, dove tutt’intorno

si affacciano le abitazioni una a ridosso dall’altra sulla via

principale, sorta in seguito alla copertura del corso d’acqua e

chiamata perciò dagli abitanti U Canâ (il Canale).

Infi ne Riomaggiore, il borgo che si arrampica lungo i crinali a

picco sul mare, caratterizzato da tipiche case in pietra dalle

facciate colorate e i tetti spioventi in ardesia. Fatte risalire le

sue origini al VIII° secolo, Riomaggiore diventa autonoma nel

1343 e in piena era napoleonica ingloberà anche Manarola

e Torre Guardiola, adesso parco naturalistico e Centro di

Educazione Ambientale raggiungibile attraverso un sentiero

che parte dall’abitato, da dove si può ammirare il magnifi co

panorama della costa.

In questo splendido panorama è possibile effettuare nel

mese di marzo il ‘Maritime Walking Festival’. Si tratta di

visite guidate promosse dal Parco Nazionale delle Cinque

Terre (in collaborazione con Toscana, Corsica e Sardegna)

alla scoperta del territorio. Un festival da percorrere a piedi

in questa oasi marina protetta, alla scoperta dei luoghi e

degli itinerari più suggestivi, attraverso i vigneti e i profumi

della macchia mediterranea che dal monte portano al mare.

E gustare le famose frittelle di pesce accompagnate dai vini

locali delle Cinque Terre (Sciacchetrà, Costa da Campu e

Acquamarina) in un tripudio di sapori, odori e colori del

profumato e intenso basilico ◆

www.parconazionalecinqueterre.it

LA FRANCEsCA

piccolo Gioiello sul mare

Adiacente al Parco Nazionale delle

Cinque Terre, area di forti contrasti e

tavolozza di colori che si dispiega a

balze verso il mare perennemente rumoreggiante contro le

rocce, sorge a Bonassola il Villaggio La Francesca, luogo

ideale per trascorrere una soggiorno diverso a contatto

diretto con la natura.

Nato oltre cinquant’anni fa in questo arco di costa ligure del

Levante, aspro e scosceso a strapiombo sul mare, è un piccolo

gioiello ante litteram fra i villaggi turistici, caratterizzato da

una serie di mini bungalow disseminati lungo il promontorio

di Punta Mesco.

Aperto tutto l’anno, è un ottimo punto di partenza sia per

visitare i citati borghi del Parco Nazionale delle Cinque Terre

(che si possono ammirare anche in battello via mare), sia

per scoprire i santuari disseminati tra i sentieri panoramici.

Attraversando, a piedi, diversi di chilometri di muretti a secco

che ‘segnano’ i terrazzi per la coltivazione della vite (molti i

vini D.O.C.), fi no a proseguire per Lerici e Portovenere, nel

golfo di La Spezia, altresì chiamato ‘il golfo dei poeti’ perché

vi soggiornarono i romantici scrittori inglesi come Shelley

con la moglie Mary e il notissimo Lord Byron.

Al rientro con lo sguardo rivolto verso il tramonto sul mare e

con in mano un buon bicchiere di Schiacchetrà (in dialetto

refursà), il noto vino dorato elogiato anche dal poeta Montale,

il pescato fresco, la cucina locale (tra cui le famose alici) e

l’artigianato tradizionale, si coglie appieno il valore di questo

suggestivo Villaggio, armoniosamente inserito nei pressi del

Parco Nazionale delle Cinque Terre ◆

www.lafrancesca.it

A.V.F.

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A G A Z I N E

14M

GIARDINO DI PANTELLERIA

Il giardino pantesco, generosamente donato

al FAI da Donnafugata, storica azienda

vitivinicola siciliana, è uno dei pochi

esemplari, di quelli ancora presenti sull’isola di Pantelleria,

in buono stato di conservazione e oggi completamente

restaurato. Il giardino Donnafugata, per le sue dimensioni e

per le caratteristiche costruttive, rappresenta la tipologia più

diffusa nell’isola. La pianta circolare, il diametro (11 metri

all’esterno e 8,4 all’interno), l’altezza (fino a 4 m) e la pietra

lavica utilizzata a secco garantiscono le migliori condizioni

microclimatiche. All’interno del giardino, una straordinaria e

secolare pianta di arancio dolce “Portogallo”, antica varietà

ricca di semi ma anche di succo zuccherino, si sviluppa

su più tronchi fino ad occupare tutta l’area disponibile.

Risalenti agli albori della cultura dei Paesi caldo aridi del

sud del Mediterraneo, questi edifici a pianta circolare, del

diametro dai 7 ai 12 metri e alti da 3,5 a 4,5 metri, al cui

interno è conservato, chiuso da una porta, un solo albero

di agrume, rappresentano un ingegnoso sistema agronomico

autosufficiente in grado di difendere l’albero di agrumi dalle

due principali minacce alla sua sopravvivenza presenti

sull’isola: il vento, che per la sua intensità e frequenza

provoca danni incompatibili con la sopravvivenza degli

alberi, e la scarsità d’acqua che a volte può portare a 300

giorni ininterrotti di siccità. La più antica rappresentazione

di un giardino è quella incisa su una tavoletta sumerica del

3000 avanti Cristo, nella quale si vede un albero da frutta

circondato da un muro. Si tratta della prima testimonianza

di quel concetto dal quale si è sviluppata nel corso dei

secoli l’idea del giardino: uno spazio chiuso dove crescere

gli alberi. Il giardino pantesco di Pantelleria nasce proprio

dal mito del “giardino murato”, che simboleggia la vita e il

grembo femminile. Utilizzando infatti la porosità delle pietre

e l’escursione termica tra giorno e notte per captare l’acqua

direttamente dall’atmosfera, oltre a canali di pietre e battuto

che raccolgono l’acqua piovana, il giardino di Pantelleria

soddisfa l’esigenza idrica della pianta pur in assenza di

irrigazione ◆

www.fondoambiente.it


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A G A Z I N E M A G A Z I N E

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L’occhio deL fotografo

RINO BARILLARI

la vita da strada del re dei paparaZZi

di Donatella Codonesu

Quattro Regine in Via Condotti

Rino Barillari e Sonia Romanoff

volta non c’erano le scuole,

andavi dal “mastro” ad imparare

“Una

un mestiere. Io seguivo mio

zio che proiettava i film, poi sono venuto a Roma”. È la

fine degli anni ’50 e Saverio Barillari, detto Rino - ma il

nome d’arte da venticinque anni a questa parte, è ‘The

King of Paparazzi’ - arriva nella capitale a 14 anni appena,

nel tentativo, appunto, di inventarsi un mestiere. A Roma

ci sono gli “scattini” che fanno le foto ai turisti, e per un

ragazzino intraprendente che ha una certa dimestichezza

con la macchina fotografica - lo zio era cineoperatore nelle

arene - il destino è segnato. Da quelle stesse piazze passa

tutto il mondo e lui è pronto a coglierlo.

A Roma impazza la Dolce Vita. Sull’incredibile sfondo

monumentale della Città Eterna i divi del nostro cinema, al

suo massimo splendore, si mescolano a quelli di Hollywood

in nottate sfavillanti, che iniziano nei locali di Via Veneto

e terminano all’alba, talvolta in modo movimentato. È una

di queste occasioni, protagonista Peter O’Toole, a dargli la

notorietà nel ’63. L’attore è stato ripreso all’uscita di un locale

con una giovane attrice inglese - scatto che gli costerà il

divorzio - e non è per niente contento di essere immortalato,

così aggredisce Rino spaccandogli un’orecchio. Il padre di

lui, che è ancora minorenne, denuncia O’Toole.

È il primo “corpo a corpo” con una star, ma non sarà certo

l’ultimo incidente della movimentata carriera del fotografo,

che in cinquantatrè anni di servizi ha totalizzato numeri

sorprendenti: 163 volte in ospedale, 78 macchine fotografiche

distrutte, 4 proiettili in corpo (durante gli anni di piombo).

Un mestiere che lo porta in strada giorno e notte, osteggiato

dai genitori che per i primi sette anni (all’epoca si diventava

maggiorenni a 21) sono costretti ad andarselo a riprendere

spesso nelle questure o nei pronto soccorso di tutta Italia.

Rino ricorda tutti gli episodi della sua vulcanica vita

professionale ed è una fucina inesauribile di racconti, come

quello sopra citato o quello di una rissa a Via Veneto, in cui

Frank Sinatra venne fermato dall’amico Domenico Modugno.

Rino Barillari ferito da Peter Ottole anni ‘60

Rino Barillari e il marito di Brigitte Bardot


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M A G A Z I N E M A G A Z I N E

Audrey Hepburn con Rino Barillari negli anni ‘60

Rino Barillari, Mickey Hargitay, Vatussa Vitta

Federico Fellini e Rino Barillari

Rino Barillari preso a borsettate

Conduce una vita singolarmente avventurosa, nella quale

diviene un esperto investigatore, costruisce reti di informatori,

indaga con discrezione, mette in atto inseguimenti, attende

pazientemente, e riprende la storia d’Italia che scorre sulle

strade. Non solo divi, ma cronaca, terrorismo, sequestri,

sport… con lui molte compagne fidate ed insostituibili:

Rolleiflex, Yashica, Pentax, il meglio dell’attrezzatura

analogica. E oggi, nell’era digitale, Nikon, Canon, Laica…

con tutti gli obiettivi possibili immaginabili, fino al 500 e al

tele. “Armato fino ai denti” si mette in moto ogni giorno verso

le 11 “per la caccia”, investendo tempo e denaro in servizi

che possono fruttargli, nella migliore delle ipotesi, anche

30.000 euro. “Ma bisogna vedere quanto ci ho speso”.

I fattori determinanti sono la concorrenza, che va

assolutamente evitata, perché è l’esclusiva che permette

i guadagni veri. Quando non è possibile, meglio mettersi

insieme e vendere un servizio collettivo in esclusiva, perché

si può contrattare un prezzo più alto e anche dividendo in

cinque si riesce ad incassare di più. “Ma prima si guadagnava

meglio. Oggi è tutto diverso, c’è la legge sulla privacy,

tutti hanno macchine fotografiche e anche con i telefonini

si possono realizzare scatti buoni. E poi ci sono gli uffici

stampa che bruciano le notizie”. Così il fattore determinante

è diventato il tempo: una notizia invecchia in un paio di

giorni, bisogna essere più veloci degli altri e venderla alla

testata giusta, sapendo quale uscirà per prima.

Rino Barillari, dopo anni da freelance e lunghi trascorsi al

Tempo, lavora in esclusiva al Messaggero da oltre vent’anni,

ma i suoi servizi vengono venduti anche ai settimanali

di tutto il mondo: gli inglesi The Guardian e Daily Mirror,

lo spagnolo Hola, le maggiori agenzie statunitensi.

All’Harry’s bar di Via Veneto c’è una sua mostra permanente e

ne ha all’attivo altre undici in tutto il mondo. È docente honoris

causa in fotografia presso la Xi’an International University ed è

stato nominato Ufficiale e quindi Commendatore dell’Ordine

al Merito della Repubblica Italiana.

I trucchi del mestiere? Costruire una rete internazionale di

informatori, fortuna, abilità nello studiare il personaggio

e sapersi nascondere dai colleghi, ad esempio evitando

di usare il flash se c’è qualcuno nei dintorni. E poi una

Demi Moore da Bulgari, 1997

Sofia Loren e Marcello Mastroianni

mente lucida, saper puntare su quelli che valgono - cioè i

personaggi televisivi - e avere pazienza, sapendo che per un

servizio importante può volerci anche un mese di tempo.

Il trucco vero, però, è stare sempre in giro con gli occhi bene

aperti, alla continua ricerca di indizi: “chi scava trova”. Una

vita decisamente poco comoda, ma il Re dei Paparazzi, se

tornasse indietro, rifarebbe lo stesso mestiere, “magari con

più tranquillità, io voglio fare tutto, corro troppo”.

In fondo per raccontare una storia possono essere sufficienti

pochi scatti, se sono quelli giusti, “anche uno: basta, se c’è

il bacio”. Uno degli ultimi servizi è proprio una sequenza di

otto immagini che riprendono un bacio fra Totti e Ilary.

Le sue ambizioni al momento però sono altre: “oggi la storia

più importante da immortalare sarebbe quella del Santo

Padre, una di quelle cose impossibili, ma che chi sta in giro

può invece cogliere. In fondo è un uomo anche lui…” ◆

Rino Barillari


CAmPARI 2013:

ADDIO ALLA sUPERsTIZIONE

prodotto iN limited editioN, l’icoNico caleNdario campari

striZZa l’occhio alla coNturbaNte peNelope cruZ

che si preNde Gioco delle credeNZe popolari...

di Paolo Capuano

Sono sempre più belle le attrici scelte da

Campari per rappresentare la Red passion sui

suoi iconici calendari. Dopo le conturbanti

bellezze di Salma Hayek, Eva Mendes, Jessica Alba e Milla

Jovovich è arrivato il turno della sensuale Penélope Cruz.

La bella attrice, vincitrice di un Oscar, è la protagonista

dell’edizione 2013, immortalata dagli scatti intensi del

fotografo di moda Kristian Schuller. Tra intriganti e mistiche

superstizioni, gatti neri, specchi frantumati, il calendario

ci conduce in uno stupefacente viaggio visivo che vuole

infondere sicurezza alle persone di tutto il mondo, basandosi

sulla convinzione che la fiducia in sè stessi possa vincere

qualsiasi superstizione.

“Partecipare al Calendario Campari 2013 è stata un’esperienza

fantastica e ho trovato molto interessante e stimolante il tema

della superstizione” ha detto Penelope Cruz. “Come attrice,

sono spesso chiamata a interpretare l’”inesplicabile”, proprio

com’è successo sul set fotografico del calendario. Abbiamo

dato vita a un personaggio dal carattere forte e positivo,

pronto ad affrontare fino in fondo ogni superstizione e a

sfatare questi miti, incoraggiando le persone ad avere fiducia

in sé stesse”.

Nel calendario Penelope indossa un’ampia collezione

di fantastici abiti e scarpe di colore rosso, a firma delle

più prestigiose case di moda come Monique Lhuillier

e Ferragamo, oltre ai gioielli disegnati da Chopard, che

la fanno brillare di luce propria in ogni scatto. Noto per

raccontare storie curiose attraverso il proprio lavoro e per

la sua passione per le immagini surreali, l’occhio indiscreto

del fotografo francese Kristian Schuller ha perfettamente

centrato il tema del Calendario, immortalandolo con il suo

stile fotografico d’avanguardia.


“Il Calendario Campari. - ha detto il fotografo - è

sinonimo di stile straordinario e avanguardia creativa,

e l’essere riuscito a trasformare questi stereotipi generici

in immagini magiche, di grande impatto, è stata una

grande soddisfazione. “Lavorare con Penelope è stato

fantastico, ha incarnato perfettamente il tema del

calendario, interpretandolo con grande sicurezza e

passione”.

Il Calendario, stampato in sole 9.999 copie, non sarà

messo in vendita, ma distribuito a pochi fortunati fan di

Campari in tutto il mondo ◆

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M A G A Z I N E


Talento, am ore, salute e pa z ien z a

l’arte dell’attore secoNdo pamela villoresi

di Donatella Codonesu

Un’esperienza articolata, che inizia appena

quindicenne al Teatro Studio del Metastasio

di Prato per approdare, solo tre anni dopo,

al Piccolo di Milano, diretto da Giorgio Strehler. Pamela

Villoresi in quarantun anni di carriera ha poi lavorato con

i più grandi nomi italiani del cinema e del teatro - Nino

Manfredi, Vittorio Gassman, Moni Ovadia fra gli altri - diretta

da registi come Scola e i fratelli Taviani sul grande schermo

e da molti ancora sul palco. Appassionata di poesia, di arte

e di temi civili, oltre ai molti premi per il teatro ne ha vinto

uno per la pace e per l’impegno con i giovani, avendo creato

corsi sui mestieri dello spettacolo e fatto pubblicare testi di

nuovi autori.

Quali sono le qualità determinanti per avere successo nel

mestiere di attore?

Il talento, l’amore, la salute - perchè, come diceva Gassman,

per star fuori casa 250 giorni l’anno devi avere una grande

salute - e la pazienza.

Essere donna è un valore aggiunto o una diffi coltà in più?

Entrambe le cose. Un valore aggiunto perché portiamo una

parte dell’anima del mondo, uno scandaglio più accurato,

una maggiore tenerezza nell’approccio con i difetti umani.

Ma è anche uno svantaggio. Io ho un’ottima carriera, ma

penso di essere sottostimata dal mio paese, dove tutti i

teatri stabili sono diretti da uomini. In questo senso siamo

sicuramente penalizzate, soprattutto con l’età, quando si

sente l’esigenza, ma anche la responsabilità di passare ad un

ruolo più gestionale della cultura.

In che modo il teatro può essere veicolo di impegno sociale,

di battaglie civili?

L’arte in generale è sempre stata un grillo parlante della

società, già nelle rappresentazioni dell’Antica Grecia si

parlava della polis, costringendo a rifl ettere. Credo che oggi

questo compito sia ancora più importante, perché in una

deriva culturale con uno spirito ed un intelletto più nutriti ed

educati si danno risposte più giuste e più concrete ai problemi

della vita, anche ad una crisi economica, ad esempio. Non

a caso tutte le dittature hanno cercato di rendere le persone

ignoranti perché erano più facilmente manipolabili su delle

risposte sbagliate.

Teatro, cinema, tv: quale ha una marcia in più?

Non penso che ce ne sia una migliore, anche se io sono

un animale da palcoscenico e sulle altre arti sono un po’

a prestito. Però ad esempio quando mi è capitato di fare

televisione, pensando a milioni e milioni di telespettatori,

sentivo una responsabilità enorme, mentre male o bene la

gente che viene a teatro è già abbastanza coltivata. Il cinema

è una via di mezzo fra tv e teatro, nel mio cuore; ancora non

mi ha dato certe soddisfazioni che invece mi ha dato il teatro,

ma non dispero ci saranno in futuro.

Di tutti i maestri, registi e colleghi con cui hai lavorato

qualcuno ha lasciato un segno particolare?

Sicuramente Strehler in primis, il mio padre teatrale, perché

ho lavorato con lui dai 18 anni fi no al suo ultimo spettacolo

di prosa. A lui devo tutti i ferri del mestiere: serietà, passione,

studio, libertà, meticolosità… oggi mi sento di dover ridare

ciò che ho imparato da lui, il suo insegnamento fi ltrato dalla

mia sensibilità ed esperienza. Poi Nino Manfredi, esperienza

meravigliosa, inesauribile generosità, attraverso di lui ho

capito tanti meccanismi della comicità. E ho imparato

anche dalle esperienze non felicissime, come ad esempio

nell’Otello di Gassman (1982): lui ogni volta che entrava in

scena era una ventata di talento, aveva carisma, padronanza

del verso, della scena… era maestro nonostante sé stesso. Lo

osservavo a bocca aperta da dietro le quinte, anche se poi

discutevamo.

Quando si affronta un personaggio, quindi, quanto è

importante conoscerlo?

Più se ne sa e meglio è, o almeno questa è la scuola di

Strehler! A me è capitato di interpretare una Clitennestra

che nella trasposizione di Maurizio Panici (Atridi, Festival

di Tindari, 2011) era una donna di mafi a, un’assassina, un

personaggio atroce… la conoscenza delle storie vere di mafi a

mi ha aiutato, ma è anche vero che in ogni personaggio c’è

qualcosa che ci riguarda, anche in un uno pessimo. Perché

nel mio equilibrio tra virtù e difetti vincono probabilmente

le virtù, anche se i colori li abbiamo tutti, per dipingere un

carattere.

interview

Accanto alla passione per il teatro di prosa quella per l’arte

e quella per la poesia: ha ben quindici recital in repertorio,

ma recitare in prosa o in versi non è la stessa cosa…

Ho capito, sempre grazie a Strehler, il valore aggiunto

dell’esprimere concetti in versi. Poi le poesie hanno fatto

parte della mia vita, ho passato con loro ore meravigliose,

ero amica di Mario Luzi… ma il verso e la prosa hanno

tempi diversi, la poesia è una sintesi, è essenza, concentrato

“Memorie di una schiava” - ph Pino Miraglia

“Memorie di una schiava” - ph Pino Miraglia

di signifi cato. È troppo densa per parlare un’ora e mezzo.

Nei miei recital racconto la vita dell’autore, spiego,

contestualizzo, uso la musica per aiutare lo spettatore ad

entrare in una dimensione diversa all’improvviso, come può

fare un verso. In un’ora e dieci ne leggo 18, di più non si può.

La famiglia, in tutto questo?

È una grande presenza. Nel mio destino c’era senz’altro fare

l’attrice e un altro aspetto irrinunciabile era essere madre.

Renderli compatibili non è stato facile, ma mio marito era

direttore della fotografi a, essendo due liberi professionisti

potevamo organizzarci. Certe volte partire è stato “Uno

strappo a mani tese dai miei cari” (le parole sono di Luzi), ma

per fortuna ho continuato, perchè alla sua morte ho potuto

farli crescere e mantenerli bene, anche se qualche volta a

scapito della presenza. Siamo sempre stati molto uniti, solo

la grande, Eva, è nel campo (organizzatrice teatrale), ma

tutti e tre seguono il mio lavoro, con forte partecipazione

emotiva, vivendo i ruoli in prima persona.

Il futuro prossimo vede in programma un testo comico al

Manzoni di Roma a fi ne stagione, “Partita a due”, sempre

con la regia di Panici. E una seconda puntata di “storie

africane” per il Festival di Napoli, che sarà tratta dal libro

di Dada Morelli, “Iusdra e la città della sapienza”, storia di

una ragazzina nata a Milano che torna a cercare le proprie

origini algerine. In attesa che si sblocchino le autorizzazioni

per la prossimo edizione di ‘Divinamente Roma’, il festival

sulla spiritualità di cui è Direttrice Artistica da anni e che ha

avuto anche tre edizioni newyorkesi ◆

27

M A G A Z I N E


28

29

M A G A Z I N E M A G A Z I N E

Nell’approccio alla diversificazione degli

investimenti azionari su scala mondiale,

viene sempre più spesso riservata una

quota, anche rilevante, ai cosiddetti Paesi Emergenti, quelli

cioè ad elevata aspettativa di crescita socio-economica e

demografica. A livello aggregato l’indice azionario mondiale

(Morgan Stanley Capital Index All Country World) è costituito

da circa 2.400 aziende di 45 diversi mercati, di cui 21 relativi

ai Paesi Emergenti e che oggi rappresentano circa il 13%

della capitalizzazione mondiale.

In questo articolo, tuttavia, andremo un po’ oltre il mondo

tradizionale dei Mercati cosiddetti Sviluppati e degli Emergenti

per introdurvi ai New Frontier Market, i Nuovi Mercati di

Frontiera che caratterizzano quei Paesi che sono passati

anche da un’economia socialista e comunista ad una liberale

e di mercato e che quindi sono candidati a diventare i Paesi

Emergenti di domani. Gli investitori istituzionali cominciano

a seguirli con maggiore attenzione, sebbene la loro crescita

economica sia ancora marginale, ma vantano capacità di

commercio e di sviluppo davvero interessanti; possiamo dire

che si trovano oggi in contesti macroeconomici simili a quelli

dei Mercati Emergenti di 15 o 20 anni fa.

Questo nuovo orizzonte di investimento comprende alcune

regioni dell’Africa, il Medio Oriente, l’America Latina e l’area

Balcanica e Baltica. È un universo tipicamente più piccolo

e con meno liquidità di quello dei Mercati Emergenti, ma

INvEsTIRE

NEI PAEsI DI FRONTIERA:

COsA sAPERE,

COmE OPERARE

di William Mattei - Responsabile Ufficio Studi Genesi Uln Sim SpA

è già sufficientemente ampio avendo generato un interesse

significativo da parte degli investitori.

C’è un consenso generale su quali Paesi ne facciano parte,

tanto che sono nati dei benchmark specifici utilizzati

dall’asset management come parametro di riferimento per

questo micro segmento geografico.

Il gruppo principale comprende Vietnam, Nigeria, Iraq, Qatar,

Kenya, Ghana, Kazakistan e Perù e alcune nazioni europee,

come Bulgaria, Romania e Croazia. Tra i paesi nominati

quello meno sorprendente è il Vietnam: un paese dinamico,

in continua crescita demografica e che beneficia di una forza

lavoro molto giovane e culturalmente preparata. Bulgaria,

Kenya e Kazakistan, da loro canto, si trovano in una posizione

analoga a quella vissuta dalla Cina nel trentennio 1980 – 2010,

quando ha visto aumentare di 13 volte il suo PIL pro capite

(da 313 a 4.336 dollari). Ancora più a Est, troviamo alcuni

stati satellite dell’ex Unione Sovietica, come il Kazakistan e

l’Uzbekistan, ricchissimi di fonti naturali di energia.

In America Latina luccicano il Perù e la Bolivia per

l’abbondanza di risorse naturali, mentre la Regione del Golfo,

così ricca di gas e petrolio, sta invogliando gli investitori a

puntare i radar su paesi come Libano, Giordania e Qatar.

Il Global Investor, recente studio del Credit Suisse,

approfondisce il tema dei Nuovi Mercati di Frontiera: per

permettere agli investitori di individuare chirurgicamente

quali sono questi paesi, ha elaborato un indice che si

L’indice maggiormente rappresentativo per tale segmento è il MSCI Frontier Markets e comprende 25

paesi con 370 società quotate. I paesi sono Argentina, Bahrain, Bangladesh, Bulgaria, Croatia, Estonia,

Jordan, Kenya, Kuwait, Lebanon, Lithuania, Kazakhstan, Mauritius, Nigeria, Oman, Pakistan, Qatar,

Romania, Serbia, Slovenia, Sri Lanka, Tunisia, Ukraine, UAE and Vietnam

basa su molteplici criteri che valutano il benessere della

popolazione, il potenziale macroeconomico, lo sviluppo

potenziale dei mercati finanziari e la stabilità politica del

Paese. Inoltre la grande opportunità che rappresentano

questi Paesi non consiste più nel solo abbattimento di costi,

che si ottiene impiantando sul loro territorio stabilimenti

produttivi e sfruttando la manodopera a basso costo, ma

anche nel considerarli come nuovi ed importanti mercati

di sbocco.

Attenzione però, nonostante le loro prospettive positive a

lungo termine, i Nuovi Mercati di Frontiera tendono a essere

più rischiosi dei Mercati Emergenti. Oltre al basso livello di

liquidità e ai quadri istituzionali più deboli, chi decide di

investire su questi Mercati deve essere consapevole che i dati

di ricerca sono di gran lunga meno ampi ed affidabili rispetto

a quelli dei Paesi Sviluppati.

Sorge allora spontanea la domanda: “Come investire in

questi Paesi e come scegliere gli strumenti di investimento

economy

più idonei?” Ebbene l’ingegneria finanziaria ha fatto passi

da gigante nell’ultimo decennio, creando strumenti di

investimento dedicati al mondo New Frontier, quali Fondi

ed ETF quotati sui principali Mercati da parte di un ristretto

numero di case di investimento specializzate a livello

mondiale; tra queste annoveriamo Franklin Templeton,

Carmignac, HSBC, Sarasin.

L’approccio all’investimento che suggeriamo, per un

profilo azionario globale aggressivo, vede i Frontier

Markets occupare tra il 7 ed il 10% del totale Portafoglio,

scegliendo quei Gestori che abbiano propri uffici di analisi

e di ricerca economica nel Paese e che adottano un profilo

all’investimento non a replica del benchmark.

Nel grafico (1) viene riportata la composizione geografica

del benchmark MSCI Frontier Market, mentre nel grafico

(2) troviamo le performance a 5 anni dell’indice azionario

mondiale paesi sviluppati a confronto con l’indice azionario

paesi emergenti (tradizionali) e Mercati di Frontiera ◆


31

A G A Z I N E M A G A Z I N E

30M

mILLE mIGLIA 2013

TORNA LA CORsA PIù BELLA DEL mONDO

tra le preseNZe di spicco quelle dei campioNi del motorismo

e dello sport, oltre a capitaNi d’iNdustria e maNaGer della fiNaNZa

di Francesco Mantica

Siamo all’edizione 2013 della Mille Miglia, la

storica competizione di auto d’epoca tra le

strade italiane che ogni anno affascina migliaia

di appassionati di tutto il globo. La febbre per il “museo

viaggiante” più ammirato del mondo continua a contagiare

senza discussione gli appassionati dei cinque continenti,

tanto che l’andamento delle iscrizioni alla Mille Miglia 2013

è stato superiore a ogni attesa. Alla fine l’hanno spuntata 400

automobilisti che, in rappresentanza di 30 nazioni di cinque

Continenti, esibiranno i loro gioielli in una cavalcata che

attraversa i centri storici delle più affascinanti città d’Italia.

Quest’anno la gara di regolarità si disputa dal 16 al 19

maggio 2013 da Brescia a Ferrara, Roma e ritorno, lungo i

1600 km delle regioni italiane più affascinanti della Penisola.

Allo scopo di ampliare il valore storico di un parco vetture

che nessun evento per auto d’epoca può vantare, si è deciso

Piazza della Loggia - Brescia

di accettare, oltre alle 375 abitualmente al via, altri 25

esemplari, per un totale di 400 vetture, una cifra record. Si

tratta di modelli rispondenti alle caratteristiche della Mille

Miglia ma che, per vari motivi, non hanno partecipato negli

anni canonici. Queste vetture, in gara a tutti gli effetti come

le altre, prenderanno il via in una “Lista Speciale”: l’unica

differenza sarà costituita dalla mancata assegnazione del

coefficiente di merito, in modo che la vittoria rimanga

riservata ai modelli protagonisti della corsa dal 1927 al 1957.

Come sempre, le grandi case automobilistiche schiereranno

i loro “campioni”, intesi sia come automobili che come

persone di rilievo. MERCEDES-Benz schiera ben 13 vetture

simbolo della storia del marchio della stella a tre punte, tra

le più prestigiose perle del Museo di Stoccarda: tra queste

figurano la SSK e la 300 SLR che stabilì il record assoluto

con Stirling Moss nel 1955. Dal canto suo, la Casa bavarese

BMW fa uscire dal Museo Mobile Tradition 8 esemplari, tra i

quali la 328 Coupé Touring con cui il Barone Fritz Huschke

von Hanstein vinse la MM 1940 e la 328 Spider con cui Adolf

Brudes giunse terzo. Dal Museo ALFA ROMEO arriveranno

cinque esemplari, mentre due vetture del Biscione saranno

schierate dalla Scuderia del Portello. Dalla storica sede di

Coventry, JAGUAR presenta a Brescia cinque vetture; tra

queste, due sono C-Type, con un esemplare che ha disputato

la Mille Miglia del 1952. Cinque saranno anche le PORSCHE

ufficiali, in arrivo dal Museo di Stoccarda.

Tra i testimonial di successo segnaliamo per Mercedes Benz

David Coulthard, vincitore di tredici GP di Formula 1 e

Karl Wendlinger. A loro si aggiunge Bernd Maylaender che,

dal 2000, è il pilota ufficiale delle Safety Car in Formula 1,

rigorosamente Mercedes-Benz. BMW risponde affidando

una 328 a un grande personaggio di sport: Lord Sebastian

Newbold Coe, Barone Coe di Ranmore, semplicemente

conosciuto come Sebastian Coe, vincitore di quattro medaglie

olimpiche e otto volte detentore del record del mondo in

gare di mezzofondo e Christian Geistdörfer, che al fianco di

Walter Röhrl vinse due campionati del mondo rally e quattro

Rally di Montecarlo. Altri importanti personaggi dello sport e

Gli anni ruGGenti della Mille MiGlia

Si intitola ‘Mille Miglia, scatti di passione’ la mostra

fotografica che racconta 40 anni di mitica corsa lungo le

strade italiane: dall’archivio fotografico di Ruoteclassiche

altrettante immagini di piloti come Nuvolari, Fangio,

Ascari, Moss, Marzotto, Taruffi e molti altri che hanno

contribuito a far crescere la fama delle grandi aziende

automobilistiche europee. Durante la serata inaugurale

la Scuderia Jaguar Storiche di Roma partecipa con due

vetture che hanno preso parte ad alcune edizioni della

corsa. Dal 17 maggio al 20 giugno al Marriott Grand Hotel

Flora di via Veneto, a Roma (Ingresso libero).

Castel Sant’Angelo - Roma

del mondo industriale italiano, come il campione olimpico di

fioretto Andrea Cassarà e l’imprenditore Matteo Marzotto

(nipote del due volte vincitore della Mille Miglia Giannino

Marzotto), prendono parte a questa nuova edizione della

“corsa più bella del mondo”.

Anche quest’anno il percorso della Mille Miglia presenta alcune

varianti, sempre nel rispetto dei tracciati delle ventiquattro

edizioni disputate dal 1927 al 1957. Nel loro viaggio da Brescia

a Ferrara, da Ferrara a Roma e, infine, da Roma a Brescia, i

concorrenti vedono sfilare davanti ai loro occhi uno scenario

d’arte e storia quale sanno offrire solo le piazze di alcune tra

le più belle città italiane, quali Verona nel passaggio notturno

sotto l’Arena, Ferrara con il Castello, Ravenna con il Duomo,

San Marino, Roma dove ogni angolo è carico di storia, Viterbo,

Siena con Piazza del Campo, Firenze con l’attraversamento del

centro storico, Bologna, Modena e Cremona con il Torrazzo.

La Mille Miglia 2013 offre come sempre un mix esclusivo

in una lunga cavalcata mozzafiato: da una parte notevole

valorizzazione dei nuclei antichi dell’Italia più vera, segnata

dalla storia; dall’altra angoli di incomparabile suggestione,

attraversando parchi naturali e luoghi incontaminati ◆

1927 Minoia OM vincitore


LE AUTO CHE vERRANNO

coNcept, prototipo, metaproGetto, styliNG, soGNo

di Giovanni Perotti

Quella dei concept è un’ area sempre più

marcata dalle Case automobilistiche e

dai portali del Design. Con “concept” si

intende operazione di mercato, lancio, anticipazione, ma

anche esercizio di stile, seduzione, immaginazione.

Nei Saloni Internazionali dell’Auto della primavera 2013

(Chicago, Shanghai, Detroit, Milano-Salone del Mobile),

le presentazioni in anteprima e gli eventi mondani o

professionali di ogni genere, dalla moda al design, dal cinema

al viaggio si trasformano in comunicazione mediatica sui

nuovi stili di vita, sulle aperture verso il futuro. Da una parte

stimolo all’acquisto, dall’altra verifica delle possibilità e dei

limiti della creatività.

Ecco quindi, nel campo dell’automotion, una panoramica

sul futuro, firmata Jaguar, Mercedes, Mazda, Opel,

Hyundai, BMW, Renault, Citroen, Maserati... Una scelta

obbligatoriamente limitata ma indicativa delle nuove

definizioni di stile.

JaGuar F-tYPe 2013

A New York, Ian Callum che l’ha disegnata, nel ricevere il

Premio WORLD CAR DESIGN ha detto: “Nessun progetto

mi ha dato così piacere come questa creazione. Sono

sicuro che lo stesso godimento sarà condiviso dai futuri

proprietari”. La dinamica perfetta unita alla sportività delle

linee non sacrificano l’ eleganza leggendaria di una Jaguar

purosangue.

audi ScorPion HYPercar dieSel-elettrico

Nasce dalle esperienze della R-18 e-tron alla 24 Ore di Le

Mans con lo scopo di dare del filo da torcere a Ferrari e

Lamborghini. Il futuro dello stile nasce dal presente sportivo:

monoscocca in fibbra di carbonio rafforzata da nido d’ape

in alluminio. L’aerodinamica estrema non condanna la

riconoscibilità del Marchio.

audi tt ultra

Ecco un esempio di concept che sta per diventare realtà. La

Ultralight della Casa di Ingolstadt è uno dei massimi esempi

di elevato minimalismo stilistico assunto ad eccellenza

tecnica. In arrivo nei prossimi mesi la TT Ultra è il risulatto di

un sofisticato alleggerimento di peso unito ad un incremento

di potenza del modello esistene della TT 2.0 TFSI. Un

concentrato di economicità, stile e prestazioni. Motore di

soli 2 litri, 310 CV, 278 Km/h, 0-100 in 4,1 sec. Il massimo

dell’efficenza.

M A G A Z I N E

motors 33


MercedeS Gla concePt

Il primo a prenotare il futuro SUV compatto a tecnologia

laser è stato Ginetto Hamilton, arrivato a Shangai per

l¹occasione. Dimensioni ridotte (4,40 cm) motore minimale

(1990 cc) ma ben 211 CV distribuiti uniformemente sulle 4

ruote. Cattivo quanto basta per aggredire ogni terreno, ma

con luci laser blu per la miglior visibilità durante la guida e

anche per proiettare immagini o film su qualsiasi superfice,

insomma un Drive In su 4 ruote. Dettaglio non trascurabile,

questa tecnologia pemette di proiettare a terra sull¹asfalto

davanti all¹auto le indicazioni direzionali. Per non passare

inosservati, i Led nel sottoscocca formano dei cerchi

blu che pulsano sotto il Suv in attesa del suo guidatore.

Il messaggio è “sfuggire al quotidiano”.

citroen dS Wild rubiS concePt

Anche in tema di trend automobilistico la Cina detta legge, visti

i concept presenti al Salone di Shangai e i nuovi “powertrain”

come ad il DS Rubis della Casa dei “Deux Chevrons”. Quasi

una crossover sport di nuova concezione: misure ridotte, da

utlility di classe premium, motore ibrido con emissioni record

(43g/km di Co2), potenza che sfiora i 300 CV, in città con il

solo elettrico può fare 50 di Km. Trazione integrale, motore

piccolo (1,6 THP), consumi minimi, carrozzeria ricoperta da

vernici quasi forforescenti e fanaleria full-led con indicatori

di direzione a forma di diapason con effetto sonoro al variare

dell¹intensità della luce. La celebre DS disignata da Flaminio

Bertoni negli anni Œ50 non poteva avere miglior rilancio. La

ex-first lady Carla Sarkosy pare intenzionata a scendere dalla

sua Musa per una nuova Rubis ambientata sotto la Tour Eiffel.

bMW concePt i8

È il concept più innovativo del suo tempo. Abbina il sistema

di propulsione elettrica della i3 concept installato sull’asse

anteriore ad un 3 cilindri di grandi prestazioni da 223 cv

collocato sul posteriore. Risultato grandi prestazioni con un

consumo da utilitaria. E non parliamo dell’estetica sempre

più intrigante del concetti Iperlink.

HYundai Hed-7 concePt

Presentato al recente Salone del Mobile di Milano, l’Hed-7

personifica il linguaggio stilistico “Fluid Sculpture” della

Casa coreana. Il concept è stato realizzato dal Centro stile di

Russelsheim (Germania) come anticipazione delle linee della

i40 berlina. La “scultura fluida in movimento” è stata inserita

nella poetica installazione in via Tortona a Milano, voluta

da Peter Schreyer e da Yoomee Kim, dell’Advanced Design

Center di Seul.

PrototiPo PininFarina

(concePt car)

realizzata Su Meccanica

MaSerati e in collaborazione

con Motorola PreSentata

motors

al Salone di Ginevra 2005

Ripresentando a Saint Moritz in Engadina il prototipo firmato

da Pininfarina nel 2005, la Casa del Tridente ha inteso

comunicare quali saranno le linee stilistiche dei prossimi

modelli che stanno arrivando ora. Ecco come vanno letti i

concept delle Case: preparazioni che durano anni, educazione

ed orientamento del gusto delle auto che verranno ◆


TUTTO IL FAsCINO DEL LEGNO,

FRA TRADIZIONE E INNOvAZIONE

Lo stiLe inconfondibiLe deLLe imbarcazioni apreamare è iL risuLtato di un binomio unico neL mondo

deLLa nautica: L’arte artigianaLe che da cinque generazioni si tramanda tra i componenti

deLLa famigLia aprea e La modernità derivante daLLo sviLuppo di soLuzioni tecnoLogicamente

avanzate e daL design ricercato

Era il lontano 1849 quando Giovanni Aprea

dette inizio alla sua attività di maestro

d’ascia: un mestiere antico a metà tra

l’artigianato e l’arte, che richiedeva grande abilità tecnica,

spirito di sacrificio ed estrema precisione. Una professione

rara e difficile. È passato più di un secolo da allora, ed è

stato un lungo ed appassionante viaggio quello che ha

portato Apreamare a divenire in tutto il mondo l’azienda di

riferimento della nautica da diporto per la progettazione e

produzione del tipico gozzo sorrentino.

Ancora oggi, nei vecchi cantieri navali della Penisola Sorrentina

è possibile ammirare intere pareti ricoperte di sagome e garbi

ed avvertire l’intenso odore del legno: si dice che la vita

dei tradizionali gozzi sorrentini inizi in realtà circa mezzo

secolo prima di entrare in acqua, in quanto il legno - olmo,

pino marittimo o quercia - viene estratto da alberi a grande

fusto con almeno cinquanta anni di vita. È in un ambiente

così fortemente legato al mare e alle tradizioni marinare

che Giovanni Aprea decide di dare avvio alla realizzazione

artigianale di gozzi da pesca, a remi e a vela, nel pieno rispetto

della cultura e della storia nautica sorrentina.

All’attività nautica dedicano la propria vita anche il figlio

Cataldo e successivamente suo nipote Giovanni. È proprio

quest’ultimo, negli anni del secondo dopoguerra, ad

avere un’intuizione che porta alla prima e più significativa

innovazione dal punto di vista tecnologico: l’applicazione sui

gozzi di motori di derivazione automobilistica. Il cantiere

della famiglia Aprea inizia in questo modo a produrre le

prime imbarcazioni per uso diportistico, settore fin da subito

prevalente rispetto a quello della pesca professionale.

La passione per le imbarcazioni è oramai una tradizione

di famiglia che si tramanda di generazione in generazione

Apreamare 64

e Cataldo, primogenito di Giovanni ed attuale Presidente

di Apreamare S.p.A., diviene anche lui giovanissimo un

maestro d’ascia. Il suo ingresso nel cantiere di famiglia segna

un’importante svolta nella storia dell’azienda. Animato da

idee innovative e rivoluzionarie, Cataldo decide infatti di dar

vita nel 1983 ad una ditta individuale per poi fondare nel

1988, insieme all’imprenditore Salvatore Pollio, l’Apreamare

S.r.l. Sfruttando in modo nuovo le esperienze maturate

a fianco del padre, Cataldo inizia a disegnare e costruire

secondo uno stile unico e distintivo, risultato di un equilibrio

perfetto tra le caratteristiche avanzate e il rispetto di un’antica

tradizione navale.

Apreamare coniuga perfettamente nelle sue imbarcazioni le

linee raffinate delle classiche imbarcazioni da pesca con uno

spirito innovativo e tecnologico, dando la possibilità a tutti

gli appassionati del mare di conservare al timone quell’allure

Maestro 82

Smeraldo 45

sofisticata senza rinunciare alla comodità e al comfort degli

interni. Uniche nel loro genere per design, qualità dei

materiali, artigianalità della lavorazione ed elevato livello di

tecnologia, la barche del marchio sono in grado di soddisfare

i navigatori più esigenti. Legni pregiati, tessuti raffinati, finiture

curate nei minimi dettagli, nel pieno rispetto dell’antica

tradizione nautica sorrentina. Affidabili, confortevoli, ma

soprattutto agili e veloci, queste imbarcazioni interpretano

fedelmente uno stile e uno charme tutto mediterraneo. Uno

stile che, ancora oggi, primeggia in Italia e nel mondo.

L’articolata gamma Apreamare comprende oggi tre linee: la

classica linea dei gozzi reinterpretati in chiave moderna (dai

28 ai 64 piedi), la linea Smeraldo, (ad oggi con un 45 piedi)

un nuovo gozzo con carena a punta dritta e propulsione

IPS ed una linea di yacht dal design originale e sofisticato,

denominata Maestro (dai 51 agli 82 piedi) ◆

yachtF.M.

37

M A G A Z I N E


A G A Z I N E

38M

hi tech mAKR

sHAKR, IL BARIsTA ROBOT

preseNtato iN aNteprima duraNte la milaNo desiGN Week,

“makr shakr” è uN iNNovativo barista robot

iN Grado di preparare milioNi di combiNaZioNi di driNk

di Francesco Mantica

Amanti dei cocktail e della tecnologia,

unitevi. È arrivato Makr Shakr, un robot

barista in grado di preparare circa un

googol - pari a 10 elevato a 100 - di combinazioni di drink.

Gli amanti dei drink, tramite una App specifica, potranno

chiedere al robottino di realizzare le bevande che preferiscono

sulla base delle informazioni da loro fornitegli. Il prototipo

è stato realizzato da un team di ricercatori e ingegneri del

MIT Senseable City Lab di Boston, con la collaborazione di

The Coca-Cola Company e Bacardi. Grazie alle tre braccia

robotiche, i cui movimenti simulano tutte le movenze tipiche

di un barman, il prototipo è così in grado di creare vere e

proprie combinazioni di cocktail.

Makr Shakr non solo si muove rapido e preciso come un

barista esperto, ma è sinuoso e leggiadro come un perfetto

creatore di drink danzante. I suoi movimenti sono stati ricreati

infatti anche grazie alla collaborazione di Roberto Bolle, étoile

della Scala di Milano e primo ballerino dell’American Ballet

Theatre, i cui movimenti sono stati infatti filmati e utilizzati

come input per la programmazione e del coreografo Marco

Pelle. Il sistema si avvale inoltre di Coca-Cola Freestyle, un

rivoluzionario erogatore di bevande con funzionamento

touch-screen che è in grado di offrire più di 100 prodotti al

solo premere un bottone. Quando il cocktail è pronto, Makr

Shakr provvede immediatamente a fornire informazioni sul

drink che ha appena creato. In pieno spirito con il mondo

dei social network, al termine del processo produttivo gli

utenti possono godersi i drink creati e condividere i propri

commenti, foto e ricette su diverse piattaforme. Ai consumatori

basterà scaricare una App sul proprio dispositivo portatile per

avere la possibilità di mixare gli ingredienti come dei veri e

propri barman virtuali. Sarà anche possibile imparare dalle

ricette e dai commenti degli altri utenti e scoprire la storia e

l’evoluzione di ciascuna ricetta. Makr Shakr può combinare

drink sia alcolici che non alcolici.

Il robot infine, differentemente da quanto avviene con un

barista umano, è inoltre particolarmente attento ad un uso

responsabile dell’alcool. Il sistema di progettazione digitale

permette infatti di monitorare, grazie all’introduzione di

alcuni dati fisici di base, tanto il consumo di alcol come il

livello di alcol nel sangue. In questo modo è possibile per il

consumatore auto monitorare quanto ha bevuto ◆ hi

IL CAFFé sI FA CON L’APP

di Francesco Mantica

Èun vero problema, quello del caffé. C’è chi

con questa bevanda ha un rito quotidiano, e

la beve solo se fatta in casa. C’è chi ne prende

parecchi al giorno, per abitudine, senza pensare troppo alla

qualità. E c’è chi, invece, non può fare a meno del caffé

ristretto e bollente dei bar. A tutte queste categorie, se dotate

di un minimo di affinità con la moderna tecnologia, potrebbe

perciò interessare TopBrewer, un prodotto realizzato

dall’azienda danese Scanomat: una macchina del caffé per la

casa compatibile con iPhone ed iPad.

Il design elegante, minimal ma ricercatissimo, la meccanica

moderna, l’originale forma che lo fa sembrare un rubinetto

dell’acqua, progettato però per essere integrato su qualunque

tavolo, fanno di TopBrewer una macchinetta per il caffé di

cui presto non potrete fare a meno. Soprattutto perché, grazie

all’integrazione con iPhone e iPad, permette di realizzare con

maestria svariate tipologie di bevande (espresso, cappuccino,

cioccolata calda, americano, caffé macchiato, latte, caffé

freddo, etc), anche con un solo comando a distanza.

Sarà sufficiente scaricare dal vostro dispositivo Apple la

relativa applicazione e preparare la propria bevanda preferita

direttamente dal device, impostando preferenze come

schiuma e dimensione del drink. Per chi non avesse l’iPhone,

si può comunque

tech

utilizzare la tastiera touchscreen inclusa.

Disponibile in versione domestica o professional, TopBrewer

può erogare oltre 120 tazzine di espresso all’ora. Impiega

infatti solo dieci secondi per un espresso 15 secondi in meno

per un caffé filtrato. Una macchina in grado di fare colpo su

chiunque, squisita e magica. Solo per veri intenditori ◆


Genny

Diane Von Furstenberg

LA CITTà

DELLE DONNE

di Luisa Espanet

Costume National

In estate il confine fra il modo di vestire in

città e al mare si assottiglia sempre di più.

Si esibiscono in riunione scollature audaci,

spacchi perversi, minigonne inguinali. L’unica remora a

mostrare carni diafane e grigiastri pallori è largamente

superata da lettini abbronzanti o da sole-fai-da-te sul

balcone di casa. Esistono però abiti e insiemi con cui non ci

si sognerebbe mai di scendere in spiaggia. Sia per il tessuto

importante, sia per il taglio formale e impegnativo.

I materiali sono leggeri tinta unita o stampati, con disegni

geometrici o floreali. I colori forti ci sono, anche se bianco,

beige in tutte le varianti e nero fanno la parte del leone. Nero

in pole position da Costume National, sia per gli abiti che per i

completi pantalone che giocano sulle asimmetrie. Bianco per

l’abito con gonna a godet di Marni, per lo chemisier attillato

di Cividini, per il miniabito di Calvin Klein, reso da città con

una gonna di rete al ginocchio. Anche Missoni mette una rete

bianca sul tubino pesca e corallo. Sono gli stessi toni usati da

Diane Von Furstenberg, per il completo pantalone. Trafori al

carré caratterizzano il suo tubino bianco. Anche Ports gioca

di sovrapposizioni e sui bermuda rosa mette una sopragonna

in tulle bianco, come la camiciona. Genny sceglie i pantaloni

bianchi da accostare alla blusa in seta stampata, sui toni

del bianco e del beige. Beige anche per il tailleur pantalone

di Emporio Armani o per il completo mini più blusa.

Ermanno Scervino

Emporio Armani


Blugirl

Custo Barcelona

Blumarine

Enrico Coveri

Bottega Veneta

Missoni

Byblos, Milano

Dolce & Gabbana

Stuart Weitzman

Dolce & Gabbana

Beige dominante anche da Aigner. Immancabili i colori

pastello. Giorgio Armani sceglie un azzurro delicato per la

blusa da abbinare ai pantaloni ampi in stampato coordinato.

Custo Barcelona accosta l’azzurro al verde polveroso nel

completo effetto pizzo. Molti i flash di rosso. Dal completo

camicia-gonna, in seta, di Rochas al miniabito con zip di

Costume National. Blumarine punta sul lilla per la morbida

tuta. Mentre Ermanno Scervino sceglie un viola deciso per

l’abito con volant, in alternativa all’arancio. Tinte solari per

giacche e pantaloni da Iceberg. Negli stampati il fiore è in

primo piano, classico come nell’abito in chiffon di Blugirl

o geometrizzato come negli chemisier di Bottega Veneta.

Righe rivedute per il bain de soleil effetto frangia di Bottega

Veneta e geometrie ipercolorate da Byblos Milano. Non

mancano le fantasie “outsider”, come lo chiffon a stampa

pop dell’abito di Enrico Coveri. O la seta con decorazioni da

carretto siciliano per l’abito di Dolce & Gabbana.

Grande varietà negli accessori. Si passa dal secchiello dipinto

di Dolce & Gabbana al bauletto in pelle verde bandiera di

Michael Kors, alla lineare borsa con manici di Aigner, alla

tracolla con inserti colorati di Santoni.

Ampia scelta anche nelle scarpe. Infradito con farfalla da

Car Shoe o francesina gialla con pietre da Albero Guardiani.

Per le “stiletto addicted” sandali di Gianvito Rossi e Stuart

Weitzman, décolleté di Geox e stringate aperte in punta di

Santoni ◆

Gianvito Rossi

Iceberg


44

45

M A G A Z I N E M A G A Z I N E

4

3

LUxURy

sELECTIONs

insider magazine ha seLezionato

iL best top frame uomo e donna, un mosaico diverso

deL Look contemporaneo che unisce sapientemente

vaLore deL dettagLio ed ecceLLenza artigianaLe…

di Paolo Briscese

2

1. Miniaudiere con bottoni arGentati

Louis Vuitton

2. Parure in oro bianco con diaManti

GioVannetti JeweLLery

3. abito buStier

con Gonna baloon di PailetteS

Fendi

4. Sandalo-Gioiello con tacco riveStito

di Seta e ricaMato con Pietre SeMiPrezioSe

ConspiraCy

1

2

1. JaMeS Franco indoSSa total look Gucci

Made to MeaSure collection

GuCCi

2. oroloGio u- 42 unicuM, u-boat

itaLo Fontana

3. Sacca da GolF “la daMier” in Pelle bovina

Louis Vuitton

4. Penne collezione “albert einStein”

liMited edition

MontbLanC

4

3

1


Brioni

UOmO

mETROPOLITANO

Per l’uomo, a differenza che per la donna, si

può parlare di un abbigliamento da estate

in città, ovviamente se si fa riferimento

a persone mature o che lavorano in ambienti dove si

deve rispettare una certa forma. Quasi sempre, quindi, è

previsto se non l’abito almeno lo spezzato, portato con

camicia, magari senza cravatta, o addirittura con T-shirt.

È importante quindi scegliere capi in tessuti leggeri, poco

stropicciabili e con una vestibilità confortevole. Quello

che si può concedere è un colore più acceso, oppure un

dettaglio ironico, o una scarpa in tinta a contrasto. Daks,

per esempio, in sfilata dimostra come il classico completo

beige con giacca doppiopetto e pantaloni con risvolto,

può essere ringiovanito dal mocassino senza calze o da un

vistoso fiore all’occhiello, invece della pochette. Sui toni

del beige l’inconsueto spigato dell’abito di Missoni. Spigato

inedito anche per quello di Giorgio Armani con giacca

destrutturata dal collo sciallato e pantaloni ampi e comodi.

Sotto, camicia bianca senza cravatta. Allo spezzato lo stilista,

invece, accosta una T-shirt mélange, nei colori coordinati ai

blazer. Perfetto per il manager, non convenzionale, l’abito

in lino di Brioni in un inedito color rubino. Trussardi sceglie

per il completo dal taglio iperclassico il giallo pastello,

Enrico Coveri

Missoni


Giorgio Armani

Massimo Rebecchi

Santoni

in una sfumatura leggermente più scura di cartelle e borse da

viaggio in nappa. Enrico Coveri punta su un tessuto azzurro

cangiante. Mentre Massimo Rebecchi osa il turchese. E

addirittura il rosa, per la confortevole Fly Jacket in jersey di

cotone. Toni forti anche per le camicie di cotone secondo

Xacus. Non mancano neanche gli stampati. Solo per i più

audaci la camicia con i pupi siciliani su fondo rosso di Dolce

& Gabbana. Per quel che riguarda le scarpe, il modello

più proposto è il mocassino. Con frangia in vacchetta e

camoscio quello di Jimmy Choo, in pelle invecchiata quello

di Santoni. Stringata sì, ma in camoscio bluette, da Alberto

Guardiani ◆

Jimmy Choo Giorgio Armani


51

A G A Z I N E M A G A Z I N E

50M

Bam bini d ’estate

Per i bambini non ha senso parlare di vestiti

per l’estate in città. A parte il costume da

bagno, o un minuscolo prendisole per le

bambine, tutto può andare bene. E’ però vero che negli ultimi

giorni di scuola, o di asilo, può capitare che non ci sia il sole e

quindi è meglio prevedere qualche capo più coprente. Geox

per il maschio suggerisce il giubbotto di tela stile campus,

da portare con T-shirt o polo e bermuda. Per la femmina

il giubbino jeans delavé da accostare all’abito in maglia a

kids

righe con balza sulla gonna. Fun & Fun invece propone una

leggera camicia in denim da sovrapporre alla T-shirt stampata

e pantaloni lunghi giallo limone. Insieme perfetto, sia per lui

che per lei. Da accessoriare con mocassini o con le sneaker,

magari con stelline tipo bandiera americana, come quelle di

Zecchino d’oro. La fine della scuola è anche un momento

di feste e festicciole. Alle bambine quindi piacerà sfoggiare

un vestitino. Può essere con rose rosse tridimensionali come

quello di Pinco Pallino o in organza a margherite bianche su

fondo giallo come quello di Miss Grant ◆

Geox

Geox

Pinco Pallino

Per la prima volta a Roma il più grande

appuntamento della pediatria italiana: dal

20 al 22 settembre presso il Palazzo dei

Congressi, ‘Nativity’ è una tre giorni dedicata alla consulenza

specialistica e alla prevenzione.

Circa 150 gli specialisti della Società italiana di Pediatria

(che raccoglie circa novemila pediatri in tutta Italia)

presenti nei 20 studi medici allestiti per l’occasione per

effettuare controlli gratuti. Un evento che include tutte le

branche della Medicina infantile: dermatologia, cardiologia,

endocrinologia, neonatologia, odontoiatria, oculistica, solo

per citarne alcune. E poi workshops e convegni aperti a

famiglie, insegnanti e associazioni. Per i piccoli pazienti una

ludoteca di oltre 1400 mq dove poter giocare assistiti.

Pensato come un viaggio nel mare trasparente dell’infanzia,

Nativity vuole anche essere l’occasione per ricongiungere il

a roma dal 20 al 22 settembre

tre GiorNi di pediatria Gratuita

nucleo familiare, ‘luogo’ fondamentale per la salute psicofisica

del bambino, come spiega Giovanni Corsello, presidente

della SIP: “Il nostro compito non è più solo quello di tutelare

la salute fisica dei bambini, ma anche quello di promuovere

il benessere in famiglia e nella società, migliorando la qualità

dell’adulto di domani”. Non a caso, il convegno di apertura

della manifestazione sarà dedicato ai diritti dei bambini.

A sostegno anche le forze politiche: l’ex ministro dell’Interno

Anna Maria Cancellieri, madrina d’eccezione dell’evento,

afferma che sono benvenute “le iniziative come Nativity,

che possono aiutare i bambini a crescere nel corpo e anche

nella mente”. Non bisogna infatti farsi ingannare dal fatto che

“ai bambini di oggi non manca nulla - conclude - perché

questo per certi versi li rende ancora più fragili e bisognosi

di protezione” ◆

Per maggiori informazioni: www.nativityproject.eu


53

A G A Z I N E M A G A Z I N E

52M

ELIO FIORUCCI

la rivoluZioNe del costume

è L’uomo deLL’insurrezione pacifica.

una rivoLta doLce, fatta di coLori pop,

oggetti di design e capi d’abbigLiamento

che hanno Lasciato

un segno indeLebiLe e anticonformista

neLL’immaginario coLLettivo

di Massimiliano Augieri e Antonio Carnevale

inteview

Fonte inesauribile di idee, provocante cliché predefiniti. Una rivoluzione che ha cambiato non solo

e ironico nella comunicazione. il modo di vestire, ma il modo di vivere.

Sei sempre stato circondato da menti creative. Tra i tanti, negozi. Una sorta di terapia. Così nasce “love Therapy”. Non

Semplicemente Elio Fiorucci, artefice di un

Il 31 maggio 1967 c’è l’inaugurazione del tuo primo store

chi ti ha lasciato un ricordo particolare?

solo una rivoluzione del costume. É un modo di pensare, un

cambiamento epocale nel modo di vestire e di arredare.

nel cuore di Milano. La tua rivoluzione ha inizio da quella

Sicuramente Andy Warhol. Un giorno mi invitò nella sua modo di essere. Essere ottimisti.

Tutto ha inizio nel 1967, quando apre il suo primo negozio

data?

inaccessibile casa. Una casa arredata con mobili e tele

a Milano, vicino San Babila. Una finestra sul mondo con le

E dagli angioletti siamo passati ai nanetti.

Nell’ambiente della moda ero già conosciuto come un perso-

antiche dell’Ottocento. Ci soffermammo su un dipinto che

novità di Carnaby Street, le hit parade londinesi e quelle

naggio estroso e in città si era sparsa la voce che sarebbe

aveva come soggetto un paesaggio agreste. Andy, in quel

Frutto della mia fantasia e del mio inesauribile amore per la

statunitensi. Nasce così un universo in cui arte e moda si

successo qualcosa di straordinario. A dimostrare il clamore

preciso istante, riuscì a “decifrare”, senza conoscerlo, il mio

campagna. Cercavo un’immagine che ricordasse la libertà, la

incontrano. Le sue creazioni diventano fenomeni di costume,

suscitato dall’evento e la sua straordinarietà, fu l’arrivo di

passato: l’adolescenza in campagna e un rapporto con la

spensieratezza e il vivere nella natura. Mi sono sembrati perfetti.

feticci e icone di stile. Uno stile amato da star e personalità

Adriano Celentano e la sua compagna di allora, Milena

natura mai interrotto. Un uomo dalla sensibilità straordinaria. Qual è il capo d’abbigliamento “cult”, dello stile Fiorucci?

dell’arte e dello spettacolo. Ma sempre alla portata di tutti.

Cantù, a bordo di una Cadillac rosa con tutto il Clan al

È il 1970 l’anno in cui “Fiorucci” diventa un vero e proprio

Cosa aveva di speciale?

I jeans. Parola di Bruce Springsteen che ha dichiarato:

seguito. Fu un evento non pianificato ma che ebbe un forte

marchio, adottando come logo due angioletti vittoriani.

Era un uomo di grande intelligenza. Mai definitivo nelle sue

“Quando il Metropolitan mi ha chiesto un oggetto simbolo

eco mediatico.

Un’icona che, da allora, diviene il simbolo globale del brand.

scelte ma sempre aperto al nuovo e al bello. La sua casa ne della mia personalità da esporre, ho dato la mia chitarra

Il successo inarrestabile lo porta oltreoceano, a New York. Il tuo primo store milanese offriva un’esperienza

era la dimostrazione. L’arte antica unita alla modernità, di cui e i miei blue-jeans Fiorucci”. Jeans che abbiamo poi

Nasce nel 1976 il Fiorucci Store sulla 59esima Strada e subito multisensoriale, tra musica, profumi, divertimento e

lui in quegli anni era il maggior esponente. Mi dimostrò che trasformato da semplice capo da lavoro a capo fashion per

diventa un luogo cult per gli intellettuali newyorkesi. Primo trasgressione.

era possibile far convivere due mondi così distanti.

le donne. Oggi tutte le ragazze girano il mondo con un paio

fra tutti Andy Warhol, che sceglie la vetrina del negozio È stato il primo concept store, con libri, musica, abiti,

Tuttora resto incantato dalla capacità del pennello di di jeans.

per il lancio del suo rivoluzionario giornale “Interview”. accessori e design. Tutto ciò che c’era di nuovo nel mondo si

alcuni pittori. Ma, anche se il paragone potrebbe sembrare Oggi dove ritrova la Londra di allora, fonte di ispirazione

Una longevità, quella dello stile Fiorucci, che è insita nella poteva trovare nel negozio. Sembrava di arrivare su un nuovo

azzardato, provo la stessa sensazione di fronte ad un quadro per il giovane Elio?

filosofia di vita di Elio. Un ottimismo innato e un desiderio pianeta, dove ti potevi sentire a tuo agio. Non è stata dunque

del Caravaggio come davanti ad una fotografia di Oliviero Ieri come oggi, Londra rimane il centro culturale più

di libertà, rispecchiato nelle sue creazioni e nel modo di una rivoluzione difficile, perché il desiderio di cambiamento

Toscani. L’arte non conosce età.

importante e vitale. La città che era, con Carnaby

lavorare. Unico diktat: la libertà di fare.

fu accolto e compreso da tutti.

Oggi che gli anni Ottanta sono lontani, la moda ha ancora Street, il cuore pulsante della moda, continua ad essere

Nel 2003 Elio Fiorucci lancia la sua ultima rivoluzione: “Love

Therapy”. La nuova rivoluzione è quella dell’amore?

Tantissime le celebrità che hanno frequentato i tuoi negozi.

una funzione rivoluzionaria?

all’avanguardia, offrendo la possibilità a giovani talentuosi di

Non solo una rivoluzione del costume. É un modo di pensare,

Nomi illustri come Andy Warhol, Paulo Coelho e Keith Haring.

Non si è perso lo spirito di quell’epoca. Grazie ad internet produrre e vendere i loro prodotti liberamente, in mercatini

un modo di essere. Essere ottimisti.

Nel 1976 a New York nasceva il Fiorucci Store, progettato

siamo al centro di una vera rivoluzione. Una “macchina” che come Spitalfields.

da Ettore Sottsass e Andrea Branzi. Divenne in breve tempo

cresce e unisce talenti. Ti permette di esplorare ogni parte del

Elio, c’è qualcosa nella sua lunga carriera che vorrebbe

Tu sei stato l’autore di una rivoluzione pacifica, quella del un ritrovo “in” per tutti i newyorkesi. Ricevevamo le visite

mondo e questo è un toccasana per la curiosità umana, che

ancora realizzare?

costume. Cosa è successo in quegli anni che rivoluzionarono di artisti come Madonna e Jean-Michel Basquiat. Andy

è il motore del cambiamento. Forse ancora non ci rendiamo

Un mercatino a Milano dove poter ospitare i giovani creativi e

il mondo?

Warhol nel suo diario scriveva: “È il negozio che mi piace di

conto di quanto siamo fortunati.

le loro produzioni, dall’abbigliamento al design, fino alle nuove

Ho cavalcato una rivoluzione del costume che era già in più. È divertente, perché è tutto colorato e tutto di plastica”

Elio, è nata “Love Therapy”. La nuova rivoluzione è quella tecnologie. Dove possano esporre e vendere la loro creatività

atto. Mi rifacevo al movimento hippy, che voleva cambiare il (dai “Diari di Andy Warhol” redatti da Pat Hackett, nota di

dell’amore?

senza permessi speciali e tasse. Dove tutto possa essere

mondo con dei valori nuovi. La mia è stata una rivoluzione mercoledì 21 dicembre 1983, n.d.r.). La boutique di piazza

L’amore è fondamentale nella vita di ogni uomo. Senza propedeutico a sperimentare. Solo così si possono aiutare

pacifica, perché non aveva nessuna ideologia politica. Era San Babila invece, venne ridipinta da Keith Haring che nel

amore, nulla ha un senso. Nasciamo da un progetto d’amore i giovani. Oggi la loro intraprendenza viene soffocata dalla

legata esclusivamente al gusto, alla liberalizzazione dei 1984, in due giorni e due notti, fece il restyling dello store,

e tutto si crea grazie all’amore. È necessario vivere con amore burocrazia. I nostri amministratori non hanno ancora capito

colori e degli stili. Finalmente non vestivamo più secondo “trasformandolo” in una galleria d’arte.

ed entusiasmo. È stata la filosofia che ho portato nei miei che le grandi imprese sono nate tutte da piccoli artigiani ◆


prossima fermata, Louis vuitton cup

DOvE PUò ARRIvARE

QUEsTA LUNA ROssA?

di Fabio Colivicchi

Luna Rossa sbanca Napoli e fa sognare i tifosi.

Chiuse senza rimpianti le World Series,

l’America’s Cup guarda a San Francisco.

Facciamo il punto sulle possibilità della sfida italiana.

E degli avversari.

Una settimana di gloria napoletana per Luna Rossa e

Francesco Bruni, in forma strepitosa, prodotto doc della vela

azzurra. Il timoniere palermitano, pupillo di Patrizio Bertelli

sin dal 2000, ha conquistato ancora la vittoria nel golfo, e

soprattutto ha fatto intendere ai tifosi di Luna Rossa che la

sfida italiana può davvero arrivare lontano, molto lontano.

Quanto?

Il consueto cuore della folla partenopea è il saluto

beneaugurante dell’Italia velica alla sfida italiana in partenza

sport

per le fasi finali, quelle vere, della Coppa a San Francisco. I

Bertelli-boys, oltre al pubblico di casa, hanno conquistato

anche il rispetto degli avversari. In California sarà un’altra

storia, ma quella grigiorossa di Prada è una squadra seria,

compatta, forte. Può essere competitiva nella Louis Vuitton

Cup, prossima fermata... cerchiamo di capire dove può

arrivare la Luna.

ph Roberto della Noce/Blu Passion

Quali sono le reali speranze della sfida italiana di Luna Rossa

Challenge 2013? Nata in sordina, arrivata buona ultima, e

frutto dell’accordo con Emirates Team New Zealand, la sfida

di Patrizio Bertelli guidata da Max Sirena ha confermato in

questi due anni i segni caratteristici della storia di Luna Rossa.

Serietà, stile, grande organizzazione, qualità e idee. La fantasia

può essere l’arma in più, in vista della XXXIV America’s Cup.


A G A Z I N E

56M

La massa di novità (i catamarani mostruosi di 72 piedi, le ali

rigide, i foils che fanno volare, i nuovi formati di regata, il

rischio scuffia o avarie) in ballo, rende il gioco interessante e

per nulla scontato. Finita la sbornia (si fa per dire) delle Series

che avrebbero dovuto propagandare la Coppa nel mondo,

adesso restano solo quattro squadre in campo: un defender

e tre sfidanti. Del defender Oracle si è detto tutto, i vantaggi

strategici che si è presa la coppa Larry Ellison-Russell Coutts

hanno fatto gridare quasi allo scandalo, ma poi la rovinosa

scuffia di USA17 li ha (per un po’) riportati sulla terra. Chiunque

vinca la Louis Vuitton dovrà vedersela con un detentore che

gioca in casa e che avrà un mezzo di ultimissima generazione

(il varo del secondo AC72 americano è previsto domani, non

a caso...) e un equipaggio di superstar.

Dei tre sfidanti a occhio il favorito sembra Emirates team

New Zealand, che appare il consorzio più avanti con il

lavoro e più solido nei mezzi e nelle convinzioni. Mentre il

challenger of record Artemis ha dovuto cambiare strada in

corsa e il primo AC72 si è rivelato un flop e una perdita di

tempo. Luna Rossa è una via di mezzo: ha svernato in Nuova

Zelanda lavorando con ritmi e filosofia kiwi, è cresciuta

tecnicamente e punta tutto sulla affidabilità. Paul Cayard, o

almeno l’Artemis visto (o non visto) finora, è battibile, quindi

per Luna Rossa l’obiettivo è la finale della Louis Vuitton Cup

contro gli “amici” di Emirates Team New Zealand. Poi si

vedrà. Non si è sempre detto e ripetuto che ogni regata fa

storia a se, e che una regata non termina finché non si taglia

il traguardo? ◆

© ACEA / PHOTO GILLES MARTIN-RAGET

ph Roberto della Noce/Blu Passion

aMerica’S cuP World SerieS naPoli

claSSiFica Finale Serie di Flotta

1. Luna Rossa Swordfish (Francesco Bruni) - 80 punti

2. Oracle Team USA (Tom Slingsby) - 80

3. Emirates Team New Zealand (Dean Barker) - 71

4. Luna Rossa Piranha (Chris Draper) - 70

5. J.P. Morgan BAR (Ben Ainslie) - 65

6. Energy Team (Yann Guichard) - 58

7. Artemis Racing White (Charlie Ekberg) - 40

8. HS Racing (R. Hagara/H.S. Steinacher) - 36

9. China Team (Mitch Booth) - 30

ph Roberto della Noce/Blu Passion ph Roberto della Noce/Blu Passion


59

A G A Z I N E M A G A Z I N E

58M

vERsO LE OLImPIADI

l’italia del remo comiNcia la riNcorsa ai Giochi di rio de JaNeiro 2016:

ricomposto il taNdem Giuseppe abbaGNale - Giuseppe la mura,

iNsieme per il “proGetto aZZurro”

di Enrico Tonali

squadra azzurra protagonista

ai Giochi di Rio de Janeiro è

“Una

uno degli obiettivi della mia

presidenza poiché essa sarà il traino per garantire visibilità,

attrarre nuove risorse e creare un movimento più ampio

di quello attuale’’. Giuseppe Abbagnale ha calato la carta

della sua quinta Olimpiade, la prima da presidente della

Federazione Italiana Canottaggio dopo le quattro disputate

da atleta. Nel Grand Hotel Parco dei Principi di Roma, è stato

presentato il “Progetto Azzurro”, un’articolata strategia per

riportare ai primi posti nel mondo la flotta dai remi tricolori.

Come nei vent’anni che ha trascorso in barca, il maggiore e

più carismatico dei “fratelloni” di Castellammare di Stabia ha

voluto accanto a se Giuseppe La Mura, medico-chirurgo di

Pompei e maggior cervello tecnico italiano di tutti i tempi,

come testimoniano le sue 21 medaglie conquistate quale

allenatore del Circolo Nautico Stabia (e dei suoi tre nipoti

Giuseppe, Carmine e Agostino Abbagnale) dal 1972 al 1992

e le 76 da d.t. azzurro dal 1993 al 2004. Medaglie pesanti

ottenute in 6 Giochi Olimpici, innumerevoli Campionati del

Mondo e incalcolabili competizioni continentali.

Taglienti e penetranti come sempre i suoi concetti tecnici: “Il

canottaggio italiano al momento è carente di atleti allenabili per

l’alto livello. Un vogatore d’elevato profilo deve svolgere una

preparazione adeguata al raggiungimento di questo obiettivo.

Gli atleti azzurri oggi non possiedono questa preparazione.

Per questo motivo ho previsto raduni molto ampi proprio per

prepararli in funzione del raggiungimento dell’alto livello.

Raduni che non saranno selettivi ma sono preparatori e

quindi aperti a tutti. Per quanto riguarda lo sport in genere,

Il doppio di Romano Battisti e Alessio Sartori, argento olimpico a Londra 2012

devo dire che alla società italiana fare sport costa miliardi e

questo denaro deve essere speso per ottenere medaglie: Ma

per conquistarle è necessario far crescere la base, in cui il

giovane fa lo sport per sé. L’atleta di alto livello fa invece sport

per la propria Nazione e se non conquista medaglie - perché

non è stato allenato bene - si rischia

sport

di perderlo e vanificare

le risorse impiegate per la sua formazione. Questo è il mio

compito, che porterò a termine nell’attuale quadriennio con

l’obiettivo di tornare ad essere vincenti a Rio 2016”. Un lungo

applauso - al quale si sono uniti, per il CONI, il vicepresidente

Franco Chimenti, il segretario generale Roberto Fabbricini

e la responsabile Preparazione Olimpica Rossana Ciuffetti

- ha accolto la presentazione del Progetto Azzurro, al cui

coordinamento opereranno i vicepresidenti federali Davide

Tizzano e Marcello Scifoni ◆

La presentazione del Progetto Azzurro

(da dx Franco Chimenti, Giuseppe Abbagnale,

Roberto Fabbricini, Giuseppe La Mura) - ph FIC


60 M A G A Z I N E

2° CONDé NAsT

GOLF CHALLENGE 2013

tour italiaNo fra buche e lifestyle

In tour per il bel paese. Toccherà le principali città

italiane, per concludersi poi ad ottobre in Puglia,

la 2° Condé Nast Golf Challenge. E’ il torneo

giovane ma già cult che unisce sfide golfistiche a degustazioni,

live cooking, test drive, make up session, anteprime esclusive e

lavorazioni artigianali live, accogliendo ad ogni tappa golfisti ed

ospiti in un villaggio allestito per l’occasione.

I partecipanti si sfideranno in gare individuali con la classica

formula stableford e saranno cinque per ogni tappa i giocatori

qualificati alla finale, per un totale di 40 partecipanti più i

tre vincitori della passata edizione. Peculiarità del torneo,

come sempre, una partecipazione molto attiva da parte

degli sponsor. Ognuno di essi non solo dispone infatti di una

buca sulla quale viene messo in palio un premio speciale,

ma contribuisce anche attivamente ad ogni tappa a rendere

accogliente e pieno di sorprese il rispettivo villaggio ospitalità.

EG, per fare un esempio, nel presentare le sue innovative

tecnologie, regalerà momenti di esposizione e creazione

Olgiata Golf Club - Roma

culinaria a cura degli chef del circuito Jeunes Restaurateur

d’Europe; Borgo Egnazia, il raffinatissimo resort che

accoglierà i giocatori e gli ospiti della finale, proponendo ai

partecipanti selezionati pacchetti speciali; Citroën metterà

in palio una DS3 Cabrio che verrà assegnata al golfista che

riuscirà a realizzare un “hole in one”; Lacoste proporrà in

esclusiva le sue collezioni, mentre Trollbeads metterà a

disposizione dei presenti un’artista del vetro che realizzerà in

loco i gioielli della casa.

A dare il via alla prima delle 8 gare della Golf Challenge è

stato il Royal Park di Torino lo scorso 4 maggio. A seguire, il

torneo proseguirà presso il Golf Club Carimate (CO), il Golf

Club Milano;

golf

il Circolo del Golf dell’Ugolino (FI), il Circolo

Golf Venezia, il Golf Club Campo Carlo Magno a Madonna

di Campiglio (TN) per poi arrivare all’Olgiata Golf Club

(Roma), al Golf Club Padova e giungere infine alla Finale

Nazionale, prevista per il 4/6 ottobre nel bellissimo percorso

del San Domenico Golf, in Puglia ◆

F.M.


62

63

M A G A Z I N E M A G A Z I N E

AUDI GOLD CUP:

IL GRANDE POLO TORNA A ROmA

si disputerà all’acqua acetosa, dal 25 al 29 GiuGNo,

sul campo del roma polo club,

calcato aNche da elisabetta d’iNGhilterra e soraya di persia

di Enrico Tonali

La truppe tedesche in ritirata vi avevano

abbandonato un loro potente carro armato

Tigre in avaria. Quelle alleate, entrate a Roma

il 4 giugno 1944, vi scaricarono il munizionamento difettoso,

facendo diventare quei campi - dopo l’Acqua Acetosa, fra il

Tevere e il rilevato che 15 anni dopo ospiterà l’Olimpica - un

micidiale parco-giochi per l’incosciente felicità dei ragazzini

dei Quartieri Flaminio e Parioli. A bonificare tutto arrivarono

finalmente il Roma Polo Club e il CONI. Mentre l’ente

olimpico costruì la Scuola dello Sport nella zona adiacente la

ferrovia Roma Nord, i soci del circolo si trasferirono da Villa

L’Imperatrice Soraya sul campo del Roma Polo Club nel 1953

Glori sul tratto di campagna verso il Tevere, liberandolo pure

da una discarica di calcinacci.

Il Roma Polo Club era stato fondato dal duca di Spoleto

Aimone di Savoia nel 1930 (partita inaugurale il 10 maggio)

utilizzando come primo campo di gioco il prato - sistemato

da un tecnico specializzato - all’interno dell’ippodromo

di Villa Glori, messo a disposizione dalla Società Corse al

Trotto creata nei primi Anni Venti dal costruttore capitolino

Vincenzo Benedetti.

Aimone - che probabilmente aveva conosciuto il polo

sull’isola Maggiore di Brioni, dove l’antico sport era

Aimone di Savoia sul campo del Roma Polo Club nell’aprile 1931

La Principessa Elisabetta d’Inghilterra premia nel 1951 il capitano del Roma Polo Club

che ha giocato contro quella inglese guidata da Filippo di Edimburgo

polo

approdato nel lussuoso complesso alberghiero creato

all’epoca degli Asburgo, poi divenuto italiano ed ora

croato - divenne duca d’Aosta il 3 marzo 1942 a seguito

della morte del fratello Amedeo nel campo di prigionia

inglese a Nairobi, in Kenya. Dopo la sua scomparsa nel

1948 a Buenos Aires - capitale del polo mondiale - il Roma

Polo Club gli ha intitolato il suo trofeo più prestigioso,

la Coppa Challenge Duca d’Aosta, la cui 56.a edizione

quest’anno (come nel 2006 e dal 2010 al 2012) sarà

disputata insieme alla seconda tappa dell’Audi Gold Cup

2013 - il Roma Summer Polo - sul rettangolo di Via dei

Campi Sportivi 43, da martedì 25 a sabato 29 giugno.

Il campo del Polo Roma Club, oltre che da grandi giocatori

di tutto, è stato calcato pure da storiche teste coronate.

Nel 1951, appena inaugurato (la prima casina sociale fu

una baracca in legno poi sostituita da una tenda militare)

a premiare i vincitori della Coppa Duca d’Aosta fu la

venticinquenne principessa Elisabetta d’Inghilterra, già

allora con l’immancabile cappellino, che l’anno dopo

sarebbe salita al trono del Regno Unito. Nel 1953 il quartetto

primo classificato ricevette invece il trofeo dalla stupenda

Soraya Esfandyari che due anni prima, diciannovenne, era

diventata imperatrice di Persia ◆


64

65

M A G A Z I N E M A G A Z I N E

81° csio di roma piaZZa di sieNa

FIxDEsIGN HORsE RIDING:

TRADIZIONE E RINNOvAmENTO

Ludger Beerbaum su Gotha - ph De Lorenzo

Ha passato gli ottanta ma è più affascinante

che mai… Sport di alto livello, ma

anche di tradizione, cultura, glamour e

mondanità. Dal 23 al 26 maggio, con l’edizione numero 81,

il Concorso Ippico Internazionale Ufficiale di Roma - Piazza

di Siena Fixdesign Horse Riding volta pagina e per l’ingresso

nel nuovo decennio di vita si presenta al suo pubblico con un

progetto novità che esalta e rispetta fortemente l’eccezionale

cornice di Piazza di Siena, garantendo la massima tutela di

questo storico sito dove, sin dall’inizio degli anni ’20, i migliori

cavalli e cavalieri di tutto il mondo hanno scritto la storia

dell’equitazione internazionale. All’insegna di tradizione e

rinnovamento anche il ritorno nell’ovale di Villa Borghese

di Infront, cui la Federazione Italia Sport Equestri, anch’essa

all’inizio di un nuovo corso, ha affidato l’organizzazione per

i prossimi quattro anni.

inFront e FiSe inSieMe a Piazza di Siena

con un nuovo ProGetto

All’insegna di tradizione e rinnovamento anche il

ritorno nell’ovale di Villa Borghese di Infront, che rientra

nell’entourage organizzativo come partner della Federazione

Italiana Sport Equestri per i prossimi quattro anni.

“Per l’edizione 2013 dello CSIO di Roma Piazza di Siena

Fixdesign Horse Riding - ha commentato Marco Bogarelli,

Presidente di Infront Italy - Infront si occuperà, oltre all’area

commerciale della manifestazione, dell’intera gestione

tecnica dell’evento con l’allestimento delle scuderie,

del campo di gara e delle aree a bordo campo, sotto la

supervisione della FISE. Siamo orgogliosi - ha proseguito

Bogarelli - della decisione della FISE di voler affidare a Infront

un aspetto così importante del concorso e di continuare ad

affidarsi a noi per la tradizionale gestione dell’area marketing

e sponsorship, così come dell’hospitality, vero e proprio fiore

all’occhiello dell’evento capitolino, uno dei più importanti

appuntamenti per il networking e le relazioni pubbliche”.

“La Federazione Italiana Sport Equestri - ha dichiarato il

presidente federale Antonella Dallari - ha lavorato quest’anno

con l’intento di offrire una nuova veste allo CSIO di Roma

Piazza di Siena Fixdesign Horse Riding. Il progetto portato

avanti dalla FISE per l’81 a edizione, infatti, tende a restituire

all’appuntamento capitolino il prestigio di una volta, non

intaccando le bellezze naturalistico-architettoniche offerte

dalla splendida e storica location, ma anzi impegnandosi

affinché le stesse vengano esaltate e valorizzate”.

Un progetto, quello di quest’anno, realizzato all’insegna

della tutela di uno degli spazi verdi più amati dai romani,

Christian Ahlmann su Taloubet Z - ph Proli

con l’obiettivo di offrire agli spettatori uno show sempre più

coinvolgente e alla città di Roma una sempre migliore visibilità

nel panorama internazionale come location d’eccellenza, per

uno sport senza tempo come quello dell’equitazione. Con

lo CSIO di Roma Piazza di Siena Fixdesign Horse Riding,

Infront inaugura anche il proprio ruolo di marketing agent

della FISE: grazie all’accordo siglato di recente Infront sarà

infatti impegnata per il prossimo quadriennio come advisor

FISE per lo sfruttamento dei diritti marketing e sponsorship

della federazione ◆

info: www.piazzadisiena.com

EquiEquipe


sECONDI PER UN sOFFIO

aL concorso internazionaLe di compLeto di monteLibretti L’itaLia sfiora iL successo,

andato ad un binomio beLga. a noi L’ammirazione dei giudici stranieri per L’organizzazione perfetta

Belgique, ô mère chérie”.

Lamicell Unique, in sella la bionda

“Noble

Karin Donckers, ha fatto risuonare la

Brabanconne - la Canzone del Brabante, inno nazionale

belga - al Centro Militare di Equitazione di Montelibretti,

al termine del Concorso Internazionale di Completo

3 stelle, nel quale il bel sauro di 9 anni con una lunga

lista bianca sul muso ha superato di appena 0,80 punti

il binomio italiano di Dunbeggin Imp e Lino Paparella,

dell’Axia Team di Fiumicino. Una gara tirata, vinta dalla

coppia fiamminga grazie soprattutto all’ottima performance

del dressage. Perfetta l’organizzazione che ha strappato

al giudice internazionale Christina Klingspor, parole di

grande ammirazione per la manifestazione: “Quella di

Montelibretti è una location che esprime sul campo un alto

livello di organizzazione e affidabilità. E’ stato un onore,

per me, essere parte di questo evento”. Con al terzo posto

un altro binomio azzurro, Sunshine Sweet e Marco Cappai,

soddisfatto pure il maggiore Andrea Mezzaroba, tecnico

federale di Completo: “Sono contento delle prestazioni dei

nostri cavalieri anche se, per il futuro, dobbiamo cercare di

avere una maggiore partecipazione di binomi italiani nella

categoria 3 stelle. Abbiamo diversi cavalieri in grado di

ben figurare a questo livello”. Al Concorso di Montelibretti

ha partecipato pure uno dei migliori ostacolisti italiani,

Juan Carlos Garcia, che ha voluto tornare con Off Set alla

disciplina che nel 2009 lo ha visto medaglia d’argento agli

Europei in Francia ◆

E.T.

67

M A G A Z I N E


LE REPUBBLICHE mARINARE

Venez ia:

sa pore d i spez ie Venezia

La potenza di Venezia, “La Serenissima”,

nacque dallo sviluppo dei rapporti

commerciali con l’Impero Bizantino, di cui

formalmente fece inizialmente parte, pur nell’ambito di una

sostanziale indipendenza. Venezia rimase anche in seguito

alleata a Bisanzio nella lotta contro Arabi e Normanni. Intorno

all’anno Mille cominciò la sua espansione nell’Adriatico,

sconfiggendo i pirati che occupavano le coste dell’Istria

e della Dalmazia e ponendo la regione e le sue principali

città sotto il suo dominio. All’inizio del Duecento, raggiunse

il culmine della propria potenza, dominando i traffici

commerciali nel Mediterraneo e con l’Oriente. Durante la

quarta crociata (1202-1204), la sua flotta fu determinante

nell’acquisizione del possesso delle isole e delle località

marittime commercialmente più importanti dell’impero

bizantino. La conquista degli importanti porti di Corfù (1207)

e Creta (1209), le garantì un commercio che si estendeva

a Levante e raggiungeva la Siria e l’Egitto, punti terminali

dei flussi mercantili. Alla fine del XIV secolo, Venezia era

divenuta uno degli stati più ricchi d’Europa. Il suo dominio nel

Mediterraneo orientale, nei secoli successivi, fu minacciato e

compromesso dall’espansione dell’Impero ottomano in quelle

aree, nonostante la grande vittoria navale nella battaglia di

Lepanto del 1571 contro la flotta turca, combattuta insieme

alla Lega Santa. La Serenissima Repubblica di Venezia ebbe

forte espansione anche sulla terraferma, diventando la più

estesa delle Repubbliche Marinare e fu lo Stato più potente

del nord Italia fino al 1797, quando Napoleone invase la

laguna veneta e conquistò Venezia. Dopo la caduta della

Repubblica Cisalpina, Venezia tornò indipendente, ma

era ormai ridotta a una piccola città - stato. Il Maggior

Consiglio decretò lo scioglimento dei moltissimi organi che

amministravano la repubblica e fu costretto a mettere a capo

della città un Duca cadetto degli Asburgo. Venezia cadde

definitivamente nel 1848, quando il Generale Radetzky la

unì al regno Lombardo Veneto, controllato dall’Austria, di

cui era capitale Milano. In quest’occasione, venne sciolta

l’ultima magistratura veneziana, la Serenissima Signoria e

Venezia rimase all’Austria fino al 1866, quando il Veneto

passò nel Regno d’Italia. Per tutta la sua lunga storia, acquisì

il controllo delle vie commerciali, diventando il principale

centro di smistamento delle spezie in Italia e in Europa.

Le spezie ebbero un’importanza particolare nella cucina

medievale e spesso il loro costo elevato garantiva loro una

posizione di “status symbol”, di privilegio sociale per chi

poteva permettersele.

Venezia - Francesco Guardi

Venezia - Francesco Guardi

Ma l’uso delle spezie era noto già nella cucina dell’antica

Roma, che le aveva apprezzate, in particolare il pepe.

Nel Medioevo altre se ne aggiungono: cannella, chiodi di

garofano, zenzero, noce moscata, macis, meleghetta e tante

altre. Al prestigio, si aggiungeva la convinzione che il loro

utilizzo facilitasse i processi digestivi e giovasse alla salute.

Tra i privilegi commerciali concessi a Venezia, va ricordato

un documento del 1082, un privilegio di libero commercio

rilasciato dall’Imperatore Alessio I Comneno ai veneziani,

per ricompensarli dell’aiuto ricevuto nella lotta contro i

Normanni dell’Italia del Sud. Altra componente notevole

della gastronomia veneziana è costituita dall’influenza dei

cibi ebraici, “ricevuti” a causa della presenza, a Venezia, del

ghetto ebraico. L’etimo “ghetto” si fa risalire al fatto che nel

luogo in cui gli ebrei veneziani furono costretti a risiedere,

vi era precedentemente una fonderia. Nel veneziano del

XIV secolo, la parola “gèto” corrisponde all’italiano getto,

cioè gettata di metallo fuso. Secondo alcuni, gli ebrei di

provenienza tedesca, pronunciando la parola con la -g-

dura, diedero origine al vocabolo tuttora in uso. Da tale

«contaminazione», deriva l’uso del rafano (originario della

penisola balcanica), la cui parte commestibile è contenuta

nella radice e ha sapore pungente, simile alla senape. Con

la radice grattugiata, mescolata con olio, aceto, sale, pepe e

pangrattato, i veneziani producono una pasta delicata, adatta

per accompagnare carni bianche e rosse, oltre ai bolliti.

Il Saor

Il Bacino di San Marco nel XVII secolo in un dipinto di Francesco Guardi

“Grillo, sentì, fio mio, tolè la sporteletta;

Voggio che andè da bravo a farme una spesetta.

In pescaria ghe xe del pesce in quantità;

M’ha dito siora Catte, che i lo dà a bon marcà.

Un poche de sardelle vorria mandar a tor,

Per cusinarle subito, e metterle in saor.”

il “Saor”

Il “saor” (sapore), è un vero e proprio atto costitutivo della vita

civile veneziana, piatto rituale per la Festa del’Ascensione e

presente in molte citazioni letterarie, a cominciare dal grande

Goldoni. Il “saor” era il metodo di conservazione che usavano

i pescatori veneziani, che avevano l’esigenza di mantenere il

cibo a bordo il più a lungo possibile. Il Maffioli lo definisce:

“Cibo di marinai e scorta di terraferma”. Una volta cotte le

cipolle con aceto e olio, si posavano a strati intermezzati da

sarde fritte in contenitori di terracotta. Col passare del tempo

alla ricetta fu aggiunta l’uva sultanina, che serviva a favorire

la digestione, mentre la ricetta moderna prevede anche i

pinoli. Il “saor” si affianca a molte versioni simili elaborate

autonomamente (come il “carpione” dei laghi di Lombardia

e lo “scapece” del mezzogiorno d’Italia), accomunate dalla

basilare idea di trattare il pesce (o le verdure) con aceto, per

esaltarne le caratteristiche e allungarne la conservazione e

anche, secondo le antiche prescrizioni della dietetica antica,

per compensarne la qualità “fredda” e renderlo più digeribile.

Venezia

Carlo Goldoni, da “Le donne de casa soa”

71

M A G A Z I N E


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73

M A G A Z I N E M A G A Z I N E

Gli “zaleti”

Tra i dolci più tipici della tradizione veneta, sono biscotti

dall’aroma intenso e raffinato, perfetti da abbinare con un vino

frizzante profumato come il Prosecco della Valdobbiadene.

Un tempo dolci tipici del Carnevale, ora vengono consumati

durante tutto l’anno, ma affondano le loro radici nel mondo

contadino. Come tutte le ricette di origine contadina, anche

gli “Zaleti” venivano preparati in modo diverso da ogni

massaia, che si adattava a prepararli con gli ingredienti a sua

disposizione. Ma la caratteristica peculiare di questi biscotti

è il tipico colore giallo (da cui il nome “Zaleti”), derivante

dalla presenza della farina di mais nel loro impasto, un

ingrediente presente praticamente in tutte le case contadine

nei secoli passati. Della diffusione degli “Zaleti” è testimone

anche Carlo Goldoni, che ne “La buona moglie” del 1749, in

uno scambio di battute tra i protagonisti, nomina gli “Zaleti”

come esempio di prodotto economico, dandoci così una

conferma indiretta della loro origine.

ingredienti (per 5 persone)

350 g di farina di granoturco di media grana

100 g di zucchero

250 g di farina

150 g di burro o strutto

90 g d’uva passa

70 g di pinoli

un pizzico di lievito

2 uova

un bicchiere di latte fresco

un pizzico di vaniglia

scorza di limone grattugiata

Gli zaleti

preparazione

Mescolare le due farine con il lievito e unire il burro allo

zucchero. Aggiungere le uvette, ammorbidite in acqua

tiepida, i pinoli, il latte, la grattugia di limone e la vaniglia,

fino a ottenere un composto filante. A mano, formare tanti

piccoli ovali di 7-8 cm di lunghezza. Metterli uno accanto

all’altro su una piastra leggermente imburrata e porli nel

forno ben caldo. La cottura, normalmente di 20-25 minuti,

può variare a seconda della grandezza degli “zaleti”.

Venezia

I baìcoli

i “baìcoli”

I “baìcoli” sono biscotti venduti in tradizionali scatole gialle di

latta e consistono in sottili fette tagliate da un piccolo panetto

allungato, lasciate accostate nella posizione originale. Secondo

alcune fonti, il nome deriverebbe da quello locale del cefalo

di taglia minuta, chiamato “baìcolo”. Nel “Dizionario del

dialetto veneziano”, pubblicato nel 1829, Giuseppe Boerio

così descrive il baìcolo: “Pasta reale condita di zucchero,

spugnosa, biscottata, che s’inzuppa nel caffè o simili bevande.

Dicesi baìcolo per similitudine, benché grossolana, alla figura

dei piccolissimi cefali”. Erano i biscotti della “Serenissima”,

parte integrante delle provviste delle navi mercantili, grazie

al loro ottimo sapore e alla loro capacità di conservazione.

Tradizionalmente, essendo molto secchi, erano serviti con

caffè e zabaione, nei quali potevano essere intinti.

Al termine di questo viaggio “gastro-storico”, inebriati dai

profumi e dai sapori non solo dalle vivande che più di altre

hanno caratterizzato le Repubbliche Marinare, ma anche

dalla loro storia, non possiamo non fermarci un istante a

riflettere come, nonostante il lento, ma inesorabile scorrere

del tempo, esista un filo conduttore comune che, sfidando il

Tempo, arriva fino a noi.

Questo “fil rouge” ci mostra la straordinaria capacità e

versatilità degli uomini e delle donne che hanno reso grandi

queste Repubbliche e che - pur attraverso stenti, privazioni,

difficoltà igienico-sanitarie a volte con conseguenze

catastrofiche, problemi sociali gravi e carenza di grandi

tecnologie - hanno fatto giungere fino ai nostri tempi i loro

“Saperi & Sapori”, basati su prodotti semplici, umili, ma di

livello eccellente, tramandandoci ricette gustose, uniche e

facilmente ripetibili.

Sicuramente essi hanno posto le basi culturali e gastronomiche

di quella che è stata ed è la più nobile erede delle Repubbliche

Marinare, la Marina Militare Italiana e di questo saremo loro

grati per sempre ◆

Venezia

Capitano di Vascello alessandro pini

BENvENUTI

NELLA “mIA CUCINA ALL’ITALIANA”

la Nuova rubrica tv dello chef fabio campoli

oGNi GiorNo su rete 4

nella mia cucina

all’italiana”... è così che Fabio

“Benvenuti

Campoli, presidente del Circolo

dei Buongustai, ci accoglie tutti i giorni, nella sua nuova

rubrica su Rete 4, aprendoci le porte della sua cucina.

Il celebre chef, da ben 14 anni volto televisivo, autore e

consulente per programmi con più di 3.000 ricette all’attivo,

ha inaugurato in primavera una nuova avventura mediatica

con una rubrica diversa dal solito, che lui stesso definisce

“più familiare”.

“Mi piace l’idea di poter ospitare i telespettatori direttamente

a casa mia, nella mia cucina e proporre per loro ogni

giorno ricette e piatti della tradizione italiana” - spiega

lo chef - “voglio interpretare la filosofia della casalinga, di

chi ogni giorno prepara il pranzo per la propria famiglia o

vuole deliziare i propri amici a cena. Mi allontano dal tono

istituzionale delle lezioni di cucina e dagli studi televisivi per

raccontare il mio modo di vivere in cucina, i miei piatti e le

mie ricette. Tutte da replicare.”

Tradizione e buona cucina sono le vere protagoniste della

rubrica di Fabio Campoli, in onda dal 15 aprile, da lunedì

a venerdì dalle 10.50 su Rete 4, all’interno del programma

‘Ricette all’Italiana’, condotto da Davide Mengacci e di

Michela Coppa. Durante la settimana i due conduttori dalle

varie piazze italiane e lo chef nella sua cucina presenteranno

e racconteranno regioni e province del nostro paese, il suo

patrimonio culturale, artistico, paesaggistico fino a quello

enogastronomico e agroalimentare valorizzato ai fornelli

dall’arte del nostro chef.

Un programma tv che ci regala un viaggio alla scoperta

dell’Italia, dei suoi luoghi e delle sue tradizioni raccontati dalla

viva voce dei protagonisti, personaggi e produttori che Davide

Mengacci e Michela Coppa intervisteranno in ogni puntata.

A casa sua, invece, ci aspetta Fabio Campoli, che propone

ai fornelli una serie di piatti innovativi in cui la tradizione

e i prodotti locali vengono reinterpretati e rivisitati secondo

la filosofia dello chef e dell’alta cucina, ma il suo segreto

vincente è quello di saperle rendere facilmente realizzabili.

La cucina di un grande chef per tutti, dunque, per poter

deliziare i propri commensali.

Eccoci in viaggio insieme a Fabio Campoli in cucina e in tv,

un viaggio in giro per l’Italia alla scoperta delle bontà tipiche,

raccontate dallo chef e dalla sua grande sapienza culinaria.

Informale e sorridente come sempre, da gran cultore

dell’accoglienza lo chef Campoli rinnova l’appuntamento a

casa sua, nel suo regno fatto di sapori e aromi da cui una

gourmet

volta entrati sarà difficile andar via. Non mancate. “Ricette

all’italiana” e “La mia cucina all’italiana”, tutti i giorni da

lunedì a sabato dalle ore 10.50 Rete 4 ◆


75

A G A Z I N E M A G A Z I N E

74M

orata al SeSaMo e PanGiallo

con creMa di FaGiolini

ingredienti per 4 persone

orata di mare, 400 g (netti)

semi di sesamo, 10 g

pan giallo, 20 g

farina 00, 50 g

amido di mais, 50 g

acqua ghiacciata, (qb per inumidire)

sale, qb

Per la salsa

fagiolini, 100 g

patate, 20 g

olio extravergine dal fruttato delicato, 50 g

succo di limone, 10 g

pinoli, 10 g

acqua bollente, 40 g

basilico fresco, 4 foglie

Condisco col sale l’orata sfilettata e tagliata a mo’ di lunghi

bastoncini. Faccio rinvenire i semi di sesamo in acqua a

temperatura ambiente, li scolo e li asciugo bene.

Li faccio tostare in una padella con dieci grammi d’olio fin

quando non risultano biondi.

A parte, verso in una ciotola dell’acqua ghiacciata, un pizzico

di sale, l’amido, la farina, il pan giallo frantumato finemente e

i semi di sesamo e lavoro fino a rendere il tutto liscio.

Poi passo l’orata nella pastella e la faccio cuocere in padella

con venti grammi d’olio extravergine.

Tengo in caldo da parte. È importante che l’orata sia molto

fredda, perché con questo piccolo accorgimento il risultato

sarà migliore, dato che la pastella diverrà croccante prima

che la carne dell’orata raggiunga i 70 °C e inizi a perdere

l’acqua.

per la salsa

Lesso le patate e, nel frattempo, spunto i fagiolini, li lavo e li

cuocio in abbondante acqua salata. Li tolgo al dente, lascio

raffreddare un po’ e ne metto la metà in un frullatore insieme

ai pinoli, le patate bollite e spellate, un pizzico di sale, il

succo di limone, i quaranta grammi d’acqua bollente, i venti

grammi d’olio rimanenti e il basilico fresco in foglie, quindi

ne ricavo una salsa cremosa.

Servo l’orata coi fagiolini bolliti e la loro salsa.

L e gustose ricette

Galletto allo zenzero e YoGurt MaGro

ingredienti per 4 persone

8 cosce o sovracosce di pollo senza pelle

yogurt magro, un vasetto

succo di un limone

cipolla, 20 g

zenzero fresco, 10 g

scorza di limone, 1/4

paprica, 5 g

sale, qb

per accompagnare

riso Basmati pilaf

olio extravergine d’oliva fruttato medio 20 g

Miscelo in una ciotola lo yogurt con tutti gli altri ingredienti.

Vi metto la carne e la massaggio bene con le mani per farla

insaporire. Lascio marinare in frigorifero per almeno otto

ore, girando di tanto in tanto. Quando è il momento di

cuocere il galletto, lo tiro fuori dal frigo e imposto il forno

a una temperatura di 220 °C. Quindi, sistemo la carne in

una teglia rivestita con della carta da forno (meglio ancora,

se possibile, sarebbe sistemarlo su una griglia con sotto una

teglia con un po’ d’acqua per la raccolta dei grassi e dei

liquidi che scolano). Faccio cuocere per venticinque minuti

e intanto preparo il riso pilaf. Infine, servo ben caldo col riso

impreziosito dall’olio.

FABIO CAmPOLI

Pizza bianca con ricotta roMana doP,

ScaGlie di cioccolato Fondente e aMaretti

ingredienti per 2 persone

pizza bianca, 150 g

cioccolato fondente, 60 g

ricotta di pecora, 100 g

amaretti, 4

L e cola z ioni

Procedete in questo modo

Riponete il cioccolato fondente in congelatore.

Aprite la pizza a metà. Spalmate la ricotta sulla base inferiore

della pizza, non zuccheratela. Sbriciolate gli amaretti e

metteteli sopra la ricotta.

Prendete il cioccolato fondente dal congelatore, tagliatelo a

scaglie aiutandovi con una grattugia. Cospargete il cioccolato

sulla pizza con la ricotta e chiudetela, quindi tagliate a

quadrati.

accompagnamento: Tisana al finocchietto.

coPPa di MüeSli, con Pere,

cioccolato e YoGurt alla banana

ingredienti per 2 persone

pere, 2

cioccolato fondente, 80 g

müesli, 1 bicchiere

yogurt alla banana, 1 vasetto

gourmet

procedete in questo modo

Sbucciate e tagliate le pere a cubetti, saltatele in padella,

senza aggiungere condimenti.

Sciogliete lentamente il cioccolato fondente, cercatene uno

con una buona percentuale di burro di cacao. Prendete due

coppe, mettete sul fondo il müesli, adagiatevi sopra i cubetti

di pera, coprite con uno strato leggero di cioccolato fondente

fuso. Ultimate colmando le coppe con yogurt alla banana

freddo. Il freddo permetterà al cioccolato di solidificarsi,

creando al palato un contrasto speciale.

accompagnamento: Tisana al ginseng.


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77

M A G A Z I N E M A G A Z I N E

Napoli, Formia, poi Roma, Londra Tokyo e

quindi di nuovo Roma. Queste in sintesi

le tappe che hanno portato Francesco

Apreda alla guida de l’Imago, ristorante top dell’hotel Hassler

di Roma. Location straordinaria sui tetti di Piazza di Spagna

e cucina stellare. Umile, gentile, appassionato, Apreda è uno

chef moderno che non dimentica le sue radici, rimane con i

piedi per terra anche se, dall’alto di Trinità dei Monti sarebbe

facile perdere la testa. Ma non è il suo caso.

Come definiresti la tua cucina?

Per parlare della mia cucina basta raccontare la mia

esperienza: dopo l’alberghiero sono arrivato per la prima

volta all’Hassler appena maggiorenne, poco dopo sono

andato a Londra, dove mi si è aperto un mondo e ho capito

davvero che volevo fare. Sono rimasto 5 anni e poi sono

stato per 2 anni e mezzo a Tokyo prima di tornare a Roma,

e anche ora viaggio spesso per seguire le nostre consulenze

in India. All’estero ho apprezzato ancora di più il valore

della nostra cucina ma ho iniziato a contaminarla con ciò

che scoprivo: ingredienti, lavorazioni e tecniche. Quella che

faccio è una cucina molto personale in cui si percepisce la

mia esperienza in giro per il mondo, ma che poggia su basi

italiane, campane e laziali principalmente.

In questo periodo molti grandi chef hanno raddoppiato

l’offerta con un secondo locale più semplice, una sorta di

trattoria d’autore, l’equivalente di un Prêt-à-Porter. Non sei

tentato anche tu?

A volte abbiamo fatto qualcosa di simile al Palazzetto - l’ex

Wine Academy - che aveva una proposta molto diversa dal

ristorante. Qui non sono solo lo chef dell’Imago, che ha una

FRANCEsCO APREDA

uNa stella sul tetto di roma

di Antonella De Santis

stella Michelin, ma anche altri punti ristorativi dell’Hassler:

il bar, il giardino in estate (che ha un menu più tradizionale),

il servizio in camera, gli eventi, in più siamo in India da

diversi anni, con due dei migliori ristoranti italiani del paese

e abbiamo a che fare con molti clienti stranieri.. Magari un

domani al Palazzetto, che è proprio di fronte all’Hassler,

potrebbe nascere qualcosa di diverso.

Non senti mai la voglia di un ristorane senza un grande

albergo alle spalle?

Al momento mi impegna tantissimo e non solo con l’Imago.

Forse un giorno vorrò dedicarmi completamente a un solo

ristorante, ma ora sono molto soddisfatto, ogni volta che

nasce un piatto nuovo per l’Imago, un sandwich per il bar

o un piatto più tradizionale per il giardino sono grandi

soddisfazioni. L’impegno è al 80-90% qui al ristorante,

ovviamente insieme alla brigata che, in 10 anni che sono qui,

è ormai un gruppo molto affiatato.

La tv non ti seduce?

C’è un po’ un’onda frenetica degli chef in tv. Io sono arrivato

a Londra 14 anni fa e sono rimasto perché mi sono accorto

che era tutto molto diverso, tanta attenzione attorno alla

cucina, riviste, programmi televisivi, c’era Gordon Ramsey

che apriva un locale blasonato dopo l’altro. Erano idoli che

ora fanno più tv che cucina. A Tokyo è stata la stessa cosa.

Ora questo è arrivato anche qui in Italia, e ci dà tantissime

altre cose da fare: tv, eventi, nuove scuole di cucina che

spesso ci chiamano per le lezioni... pensare che prima c’era

solo l’alberghiero. C’è anche tanta confusione. Per ora non ci

penso, forse perché non ho ricevuto nessuna proposta, ma

credo si debba stare con i piedi per terra.

Dici che la vista di Roma è un bonus ma anche una sfida

Sono in continua competizione con la vista, sin dal primo

giorno e dopo, quando abbiamo fatto il ristorante all’ultimo

piano. Chi non conosce me e la mia cucina prenota per la

vista, e per i primi 10 minuti neanche lo legge il menu, allora

cerco di catturare l’attenzione con una serie di assaggini

che distraggano dal panorama. Ora si può dire che metà

delle persone prenota per la cucina, e lavoriamo anche in

bassa stagione senza i turisti, con una clientela gourmand,

soprattuto ora che mi espongo di più, uscendo fuori dal

ristorante partecipando alle diverse manifestazioni di settore.

Cosa è cambiato dopo la stella?

L’ho ricevuta che ero a Mumbai dopo un anno e mezzo

che avevamo aperto il ristorante, la prima stella è molto

importante, mi ha rafforzato reso più cosciente del mio

lavoro. Dopo tanti anni all’estero bisognava far capire cosa

voleva essere la mia cucina. Passo dopo passo ci siamo

riusciti e la consacrazione della stella mi ha dato sicurezza.

Quale è il tuo piatto che più racconta del tuo percorso

professionale?

Tanti, uno cui sono affezionato è il cappellotto con parmigiano,

brodo freddo di tonno, doppio malto e spezie: c’è l’Italia nel

cappellotto farcito con un assoluto di parmigiano, l’Oriente

nel brodo e un blend di spezie scoperto a Kioto, il contrasto

caldo-freddo con la birra.

E quello che racconta delle tue origini?

In estate le uova al pomodoro con carbone melanzana e

origano che è un po’ l’uovo al pomodoro che a casa si faceva

col ragù avanzato, un ricordo di una Napoli povera, arricchito

Idea di raviolo polipetti affogati e lamponi disidratati

dalla melanzana che arrostisco e poi impano con un mix di

buccia secca, cannella, nigella, origano, e ora anche risotto

puttanesca con aguglia e cedro

Come nasce un piatto?

Da tantissime cose diverse, stimoli e suggestioni, da un

ingrediente o un colore, dalla richiesta di un cliente, come

accaduto per i mezzi paccheri con tartufo e ristretto di

stracciatella. Mi si chiedeva una pasta secca con il tartufo,

mentre la facevo mi sono accorto avevo messo tutti gli

ingredienti della stracciatella - il brodo di pollo, l’uovo - e

poi legata con crema di radice di prezzemolo. Il cliente era

contento e io ho iniziato a lavorare su quel piatto. C’è una

storia in ogni piatto.

Lo abbiamo visto anche nel tuo libro “Apreda all’Imàgo.

L’alta cucina sul tetto di Roma”.

Si, Antonio Paolini ha raccontato la storia di ogni piatto. Le

ricette oltre che secondo le quattro stagioni, sono suddivise

in “testa, cuore, tecnica e memoria” quattro elementi che

sono alla base di ogni creazione.

Quello che con cui avresti voluto lavorare?

Sono cresciuto col mito di Marchesi, a Londra lavoravo

con ragazzi che erano stati con lui, per esempio all’hotel

Halkin a Londra, in italia non avrei mai immaginato questa

innovazione, invece a Londra ho visto che c’erano già degli

italiani che facevano cose simili. È stato uno dei primi che

ha avuto il coraggio di cambiare la cucina italiana con

tecniche, impostazioni e presentazioni innovative. Mi piace

la sua professionalità... e poi basta vedere chi è uscito dalla

sua cucina.


78 M A G A Z I N E

Chef di riferimento?

Forse Scabin.

Quali sono state le cose più interessanti viste nei ristoranti

all’estero?

Viaggio molto e ovunque trovo stimoli, non solo per la

cucina. Mi piace molto il servizio e l’ambiente dei ristoranti

in America: divertente, mai ingessato anche se di alto livello.

Sono passati i tempi dei ristoranti troppo formali, con il

personale di sala attento a ogni movimento, anche da noi

è più rilassato, con camerieri simpatici, che parlano col

cliente. Recentemente sono stato da Michael Mina a San

Francisco, che fa una cucina fusion, carina, molto intrigante.

E mi è piaciuto molto. Mi piace anche che i ristoranti siano

movimentati, frequentati anche per gli aperitivi, magari da

un pubblico più giovane, per questo anche da noi il bar apre

alle sette.

Roma manca di grandi cucine etniche, rispetto alle altre

grandi capitali. Che ne pensi?

Roma è ancora un po’ provinciale da questo punto di vista.

Anche se la gastronomia romana sta cambiando, per esempio

con l’apertura di nuovi locali con una proposta differenziata.

Ma dobbiamo ancora fare dei passi per arrivare nelle grandi

capitali gastronomiche mondiali, dove ci sono cucine stellate

anche asiatiche. Da noi ci sono i presupposti, ma ancora non

esistono posti all’altezza di una vera capitale.

Dove mangi etnico a Roma?

Da Jaipur a Trastevere o Shanti a Prati.

Riesci dunque a mangiar fuori?

Quando posso si, è uno stimolo, anche se con due bambini

piccoli a volte è difficile andare per ristoranti. Sto anche

scrivendo un testo per una guida di Roma quindi sono ancora

più motivato.

Sella di cervo in crosta di morellino

funghi porcini e battuto di castagne

Hai due figli piccoli: li avvieresti alla tua professione?

Il maschietto si, la femminuccia meno: per una donna con

questi orari e ritmi è difficile, sono 12-13 ore in cucina, sempre

lontano da casa e se c’è una famiglia è complicato. Anche se

credo che le chef donna abbiano un passetto in più.

Quale è la cucina di casa Apreda?

Ci pensa soprattuto mia moglie, che cucina bene anche

etnico, è bravissima. Per lavoro si tende ad analizzare ogni

piatto, ma non a casa, lì è tutto più semplice, qualche volta

cucino anche io ma in modo veloce, apro il frigo e invento

qualcosa. Mia figlia, a 7 anni, è difficile, non le va bene

niente, il piccolo a 2 anni si mangia tutto, anche sapori forti.

Tu sei l’artefice di Chef sotto le stelle, ce lo racconti?

Nell’anno dei 150 anni dell’unità d’Italia tutti festeggiavano, mi

sono detto “sono in una delle piazze più importanti di Roma,

in un contesto così importante, bello e stimolante voglio fare

un brindisi riunendo gli chef romani”. E così è stato, con finale

foto di gruppo sulla scalinata di Trinità dei Monti, è stata una

vera festa con altri 90 chef di Roma, alcuni non li conoscevo,

mi sentivo un po’ in difficoltà a decidere chi invitare. È stata

una festa bellissima, ho fatto cucinare tutti gli chef stellati e

chiesto a ognuno di scegliere uno chef giovane che aveva

così la possibilità di farsi conoscere. Quando la festa è finita,

erano tutti entusiasti e mi hanno detto che la dovevo rifare.

L’anno dopo il tema è stato diverso: uno chef stellato insieme

a un collega straniero che ha scelto di lavorare in italia. Mi

piacerebbe fare di qualcosa ancora più conviviale, che unisca

molto di più. Sono tre o quattro anni che si è formato un bel

gruppo di chef, ci sentiamo spesso, ci diamo dei consigli.

Roma sta cambiando anche sotto questo punto di vista.

Chef sotto le stelle è questo: una festa, un’occasione di

convivialità, un modo per avvicinarsi ai colleghi, Roma è una

capitale che ha bisogno di un gruppo e scambi culturali ◆

Parmigiana di pere nashi e provolone

frittura di cardi e grani di senape

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81

A G A Z I N E M A G A Z I N E

80M

A CENA

CON LE sTELLE

di Laura Di Cosimo

Raccontare il nuovo, parlare oggi della

Campania come una vera fucina di

talenti in cucina infonde energia. Infatti,

dopo la Lombardia e il Piemonte, proprio questa regione con

i suoi 32 ristoranti stellati Michelin, svetta sul podio della

ristorazione italiana di qualità.

L’evento A Cena con le stelle, organizzato dal Romeo Hotel

di Napoli, ha messo in risalto questa eccellenza ospitando

nel suo ristorante Il Comandante, sei giovani chef campani

insigniti della loro prima nella Guida ai Ristoranti Michelin

2013. I giovani e talentuosi cuochi, veri protagonisti delle

serata, sono stati l’executive chef de Il Comandante Salvatore

Bianco, Pasquale Palamaro dell’Indaco di Ischia, Vincenzo

Guarino dell’Accanto di Vico Equense, Giuseppe Stanzione

de Le Trabe di Paestum, Luigi Tramontano de Il Flauto di

Pan di Villa Cimbrone a Ravello, Rosanna Marziale de Le

Colonne di Caserta.

il menu

Cucina campana, ma rivista in chiave creativa, per il menu

degustazione, che porta in tavola i profumi del mare, ma

anche erbe e sapori di terra. Rigorosamente partendo

da materie prime accuratamente selezionate, come

l’immancabile mozzarella di bufala, di cui la Marziale è

ambasciatrice ufficiale

Per la serata, uno straordinario menu, creato a più mani, ha

visto ogni singolo chef realizzare un piatto per esprimere con

la sua creatività il rispetto delle materie prime del territorio,

delineare con la propria identità il suo percorso di crescita

nell’interpretare la cucina campana, oggi decisamente più

dinamica e contemporanea.

E il Romeo Hotel, con gli spazi ultra-moderni che custodiscono

al suo interno preziose opere d’arte, di scultura e pittura, con

originali arredi di design, ha fatto da perfetta cornice all’evento,

con il ristorante gourmet Il Comandante situato al decimo

piano, che apre ad una vista davvero affascinante sul Golfo di

Napoli, con il porto, il Vesuvio, lo spettacolo della città con la

collina di San Martino, e in lontananza pure l’isola di Capri ◆

ROMEO Hotel

Via Cristoforo Colombo, 45 - Napoli

www.romeohotel.it

Salvatore Bianco: Ostrica con cru di cacao,

lardo di Colonnata, limone e crema di erbe

Pasquale Palamaro: Frittella di murena con torzella (una

varietà di cavolo) stufata e maionese di limone in cartoccio

Vincenzo Guarino: Tortello con cuore di Ricciola, broccoli,

provola, in salsa Bouillabaisse

Luigi Tramontano: Cernia all’olio con pesto di lattuga di

mare, salsa di olive taggiasche e patate allo zafferano

Rosanna Marziale: Vitellone con mozzarella di bufala

campana DOP

Salvatore Bianco: Come occhio di bue, sale e pepe

Giuseppe Stanzione: Semplicemente ricotta e pera.


AmARI D’ABRUZZO

le aNtiche ricette deGli eremiti

di Giusy Ferraina

Ci sono gli eremi celestiniani della Majella e del

Morrone, ci sono le montagne sacre d’Abruzzo,

la natura incontaminata delle valli e delle

alture. E poi ci sono le antiche ricette dei monaci medievali,

riscoperte e tramandate nel tempo che rivivono in un piccolo

liquorificio, «Gli Infusi dall’Eremo - Antica erboristeria

dei monaci abruzzesi», nel cuore di una delle regioni più

caratteristiche d’Italia, che ha ripreso la sua produzione da

qualche mese dopo il sisma del 2009.

Da sempre il monachesimo è stato prezioso custode di arti e

culture e in questi luoghi vicino a L’Aquila, gli antichi conventi

sparsi tra le montagne sono stati veri e propri scrigni di una

serie di gustose e benefiche ricette per tisane, medicamenti e

decotti preparati dalle sapienti mani dei monaci del ‘300. Tutte

a base di erbe, fiori, bacche, frutti e radici ricchi di proprietà

terapeutiche, che si ritrovano nei liquori tradizionali abruzzesi,

conservando esperienze secolari e armoniosi equilibri tra le

esigenze del benessere fisico e quelle del piacere conviviale.

Questi elisir del gusto nascono nelle erboristerie medioevali

dei monaci, che si trovavano nella parte più segreta del

convento. Antichi laboratori dove potevano accedere

soltanto il monaco speziale e il priore (e non sempre). Tutti

i composti e le ricette di bevande e unguenti erano segrete,

così come alcune tipologie di erbe, fatte pervenire dalle

missioni d’Oriente e dall’Asia.

Proprietà curative e gusto si fondono nelle bottiglie degli

«Infusi dall’Eremo», che sono simbolo di una saggezza

consolidata nell’uso delle erbe medicamentose e officinali

presenti nelle montagne incontaminate d’Abruzzo, come la

Ghentiana Lutea, l’Artemisia Glacialis, la visciola, il mallo,

le bacche di ginepro e lo zafferano dell’Aquila DOP. La

lavorazione non prevede aggiunta alcuna di conservanti, una

lunga infusione a freddo delle radici nell’alcol, che garantisce

la conservazione di tutte le proprietà terapeutiche, topiche

e digestive dei liquori di Genziana, Ratafia, nocino, di

zafferano dop, di Ginepy.

Dagli ambienti incorrotti dei parchi nazionali questi liquori

di alta qualità e sapore, si possono definire doppiamente

speciali, visto che si sposano anche al progetto a sostegno

della mensa dei poveri di L’Aquila, denominata Mensa di

Celestino e gestita dalla Onlus Fraterna Tau con a capo Padre

Quirino Salomone. Ogni vendita è infatti legata ad un gesto

di solidarietà ◆

Per chi vuole saperne di più: Infusi dell’Eremo

www.infusi.biz - infusi2@virgilio.it

83

M A G A Z I N E


L’ACETO BALsAmICO

TRADIZIONALE DI mODENA DOP

è l’oro Nero modeNese e Ne bastaNo poche Gocce

per reNdere iNdimeNticabile aNche il più semplice deGli alimeNti

GraZie a quella preZiosità fatta di profumi, colori iNteNsi

e sapori travolGeNti. è il re deGli aceti

e Guai a chiamarlo solo coNdimeNto

di Violante Di Palma

Giusti - Oggetti Museo

3 Medaglie d'oro - Riccardo Giusti

Giusti - botti del 1800

Come tutti i prodotti di qualità del nostro

patrimonio agroalimentare, anche per l’Aceto

Balsamico Tradizionale di Moden DOP le

origini si perdono nella notte dei tempi. Infatti le prime tracce

di questo prodotto si hanno grazie ad antichi romani come

Cicerone, Virgilio o Plinio che ne decantavano le doti curative

e lenitive, perché inizialmente l’aceto balsamico aveva un

uso per lo più medicamentoso, solo dal Rinascimento l’oro

di Modena inizierà ad essere apprezzato anche e soprattutto

in ambito gastronomico. Ma a prescindere dall’uso che se

ne faceva, da subito fu indiscussa la preziosità di questo

prodotto che compariva nei lasciti testamentari dei più

facoltosi modenesi, faceva ben sperare sulle origini della

fanciulla da matrimonio se era presente in bella mostra

nella sua dote insieme a pizzi e lini e semmai si presentava

l’occasione di far visita al principe o al re, portando

un’ampolla di aceto balsamico la bella figura era assicurata.

A rendere prezioso l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena

DOP è il processo di lavorazione che si compone di quattro

fasi: la raccolta delle uve tipiche del modenese come il

Lambrusco e il Trebbiano; la pigiatura per ottenere il mosto e

quindi la sua cottura a fuoco diretto; infine l’invecchiamento

che consiste nel travasare il mosto in una serie di botti

(batterie) di numero variabile e disposte in ordine crescente.

Ogni botticella è di un legno particolare come ginepro,

rovere, castagno, frassino o ciliegio così da conferire al

prodotto finale gusti e profumi particolari. L’invecchiamento

può durare un minimo di 12 anni per ottenere l’Aceto

Balsamico Tradizionale di Modena o andare oltre i 25 per

avere l’Extravecchio. Tra le più antiche e storiche acetaie

modenesi certamente spicca quella di Giuseppe Giusti, un

pioniere della produzione di Aceto Balsamico Tradizionale

di Modena. La prima produzione di aceto a marchio Giusti

risale al 1605 e da allora hanno rappresentato la pietra miliare

della produzione di questa bontà tutta modenese. Riporta

il nome Giusti la prima ricetta documentata di produzione

dell’Aceto Balsamico datata 1863 e gli acetai di questa

famiglia sono gli unici depositari dello stemma della casa

reale conseguito nel 1929, così come pure gli attuali custodi

della più straordinaria acetaia esistente, composta da barili

centenari di inestimabile valore, contenenti anche rarissimi

aceti balsamici pluricentenari ◆

gourmet


IL vINO EsTREmO

viGNeti coN vista sulle rocce a strapiombo sul mare di furore

di Monia Innocenti

Uva aggrappata alle pareti, una cantina scavata

nella roccia, la raccolta completamente

manuale: così nascono i vini estremi delle

Cantine Marisa Cuomo, l’azienda vinicola di Andrea

Ferraioli e Marisa Cuomo che si estende per circa dieci ettari

di territorio a Furore, nella costiera amalfitana.

I vini estremi sono la massima espressione della passione,

della fatica, del sudore e del lavoro dell’uomo. Sono

prodotti in zone spesso sconosciute e molto impervie dove

normalmente si preferisce abbandonare la coltura piuttosto

che provare a ricavare qualcosa da una terra che sembra

quasi volersi nascondere. Eppure, è proprio in questi posti

che possono nascere dei vini straordinari, estremi appunto,

come il Fiorduva, dove ritroviamo il mare, la roccia, il sole e

il vento della costiera. Composto da fenile, ginestra e ripoli,

ha una vendemmia tardiva nella terza decade di ottobre

e le uve condotte a mano giungono in cantina integre per

rimanere circa tre mesi in barrique di rovere.

I vini estremi sono vini rari, è difficile produrne più di

qualche migliaia di bottiglie. Osservando le viti Cuomo,

allevate prevalentemente a “pergolato” e piantate sulle pareti

rocciose verticali, è anche facile comprenderne il motivo.

In un territorio come quello di Furore si è all’eterna ricerca

delle tecniche migliori per facilitare il lavoro dell’uomo

senza perdere il contatto con la natura e si sperimenta di

continuo come coltivare su quel tipo di terreno, come

realizzare i pergolati migliori, quali vitigni siano più adatti a

quell’ambiente e a quel clima.

Quest’azienda non si può capire davvero fino in fondo senza

visitarla, senza vedere con i propri occhi lo straordinario

lavoro di Andrea Ferraioli e Marisa Cuomo, con l’enologo

Luigi Moio ed i vinicoltori dell’azienda: prenotando uno dei

wine

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M A G A Z I N E


89

A G A Z I N E M A G A Z I N E

88M

mIGLIOR CHEF DONNA AL mONDO?

mRs. sANTINI

di Antonella De Santis

tour guidati è possibile conoscere le cantine ed i vigneti

ed assaggiare la produzione che, oltre al Fiorduva, conta

numerosi altri vini. Un esempio è l’ottimo Ravello Bianco

che, durante il Vinitaly 2013, ha accompagnato uno dei

piatti della degustazione organizzata da Unioncamere

Campania “Mediterraneo, un mare di gusto, un mare di

sapore”. Il Ravello Bianco esaltava il cannellone all’acqua

di pomodoro e ricotta di bufala campana, riuscitissima

lavorazione del giovanissimo chef stellato Lorenzo Cogo,

classe 1987 ed una formazione cosmopolita, amante delle

materie prime mediterranee di cui la Campania è una dei

principali fornitori ◆

Per inForMazioni e Prenotazioni

Tour delle cantine Marisa Cuomo e degustazione. Dopo

la visita alle cantine e alle vigne, verrete accompagnati

in un ristorante nei pressi dell’azienda per un pranzo

degustazione. Da 6 a 40-45 partecipanti. Prenotazione

obbligatoria. Durante le visite è possibile acquistare tutti

i prodotti delle Cantine Marisa Cuomo.

Dorotea Ferraioli +39 338 9213237

Cantine Marisa Cuomo srl

Via G.B. Lama, 16/18 - 84010 Furore (Sa)

Tel. 089 830348 - info@marisacuomo.com

Il suo è uno di quei nomi che rientrano nel

santuario dell'alta cucina, ma soprattutto

rappresentano un modo di fare quieto,

solido, umano, discreto. Lontanissima dagli stereotipi degli

starchef. Nadia Santini del ristorante Dal Pescatore è una

presenza materna e familiare, così come lo è la sua cucina.

Una cucina evoluta che rimane profondamente fedele

alle sue radici, dai tortelli di zucca al risotto allo zafferano

(con gli stimmi raccolti da nonna Bruna) e aceto balsamico

tradizionale (prodotto all'acetaia cui pensa il figlio Alberto)

alla lepre alla royale con purè di castagne: un ponte tra

le vecchie e le nuove generazioni che mantiene dal 1996

salda la posizione nel gotha della ristorazione, le tre stelle

Michelin. “La cucina si è raffinata ma non è cambiata - dice -

Dal Pescatore esprime l'evoluzione del cibo alla nostra tavola

e il territorio che ci circonda”. A lei, quest'anno, è andato il

riconoscimento come Miglior chef donna del mondo (Veuve

Clicquot World's Best Female Chef), consegnatole il 29

aprile a Londra, durante la premiazione dei World's 50 Best

Restaurants, la classifica internazionale di cucina marchiata

San Pellegrino che premia i migliori ristoranti del mondo. Un

riconoscimento importantissimo, di rilevanza mondiale, in cui

Dal Pescatore è una presenza fissa. Ristorante a conduzione

familiare: marito, moglie, figli, nuora e suocera di Nadia

all'opera nel bellissimo locale nella campagna in provincia di

Mantova. Dalla generazione precedente Nadia ha acquisito

le conoscenze poi sviluppate e raffinate in un percorso a dir

poco unico: il solo ristorante in cui Nadia abbia lavorato è

infatti proprio Dal Pescatore. Completa autodidatta, se non

per gli insegnamenti dalla suocera e della mamma di lei che

guidavano il ristorante - ancora osteria - prima del suo arrivo

e poi con lei, e appassionata viaggiatrice (sin dal viaggio

di nozze con Antonio, compagno di università sposato nel

1974) alla scoperta dei grandi ristoranti di Francia dove ha

avuto le sue esperienze gourmet. Da cliente più che da chef,

senza mai cedere alle lusinghe di aperture di nuovi ristoranti

all'estero, ma rimanendo fedele alla “sua” dimensione.

Le motivazioni del premio? “I valori caratteristici di Madame

Clicquot erano innovazione, creatività e determinazione

- ha spiegato Aymeric Sancerre, direttore comunicazione

internazionale del premio Veuve Clicquot - la vincitrice Nadia

Santini incarna esattamente queste qualità nella gastronomia

di oggi e sono onorato che il nostro nome e la nostra ricca

storia vengano associati a una personalità così meravigliosa”.

Questi i segreti di un successo senza incertezze. “Sono molto

felice e onorata - ha commentato - per questo importante

riconoscimento. Lo sono per me, per tutto il Dal Pescatore,

per la mia famiglia che lavora con me, Antonio mio marito, i

miei straordinari figli Giovanni, che dirige la cucina con me,

ed Alberto, che dirige la sala e si occupa dei vini, per Bruna,

la mamma di Antonio, che mi ha trasmesso molti segreti e

per Valentina, moglie di Giovanni, attiva nel ristorante”.

Un'incredibile storia familiare ◆

Dal Pescatore

Località Runate 15

Canneto sull'Oglio - Mantova

Telefono +39 0376 723001

www.dalpescatore.com

ph Paolo Terzi


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M A G A Z I N E M A G A Z I N E

BRONZO COmE sETA

la scultura di iNNoceNZo viGoroso

di Carlotta Miceli Picardi

Lei è lì. In primo piano all’interno di quello

straordinario fermo-immagine che blocca

evoluzioni di ballerine, abilità di giocolieri,

inquietudini di cavalli, voli di rapaci. Tutti colti, se non

nell’abbandono del riposo, all’apice del proprio splendore

dinamico. Tutti intorno ad un cerchio, il cui fuoco si intuisce

nella scintilla dell’incontro tra l’uomo e la donna che lo

disegnano.

Un’onirica rappresentazione circense, dirompente per

impatto visivo. Quasi insostenibile a livello emotivo per

bellezza e intensità. Lei è lì, assorta e indolente sulla

piccola poltrona rotonda che la avvolge. Piove, ma nulla

potrebbe essere abito più adatto all’occasione della sua

pelle nuda.

Le dita strette sugli intrecci del midollino, lo sguardo lontano

e le labbra ad accennare un sorriso consapevole ed altero,

per assumersi la responsabilità del talento eccezionale che ha

plasmato gli attori e costruito il palco per la scena: Innocenzo

Vigoroso, scultore, architetto, pittore.

Nel poetico hangar, officina e rimessa per creature in sosta,

il bronzo diviene carne. Oppure cede improvvisamente

all’effetto degli ossidi per colorarsi e coprire come stoffa

leggera i magnifici corpi, sorpresi nel mistero del loro sonno

o immortalati nella tensione estrema dell’esercizio.

Così, l’immobilità si fa espressione di energia, rivelando

le infinite vibrazioni di una stessa anima. Momento

profondamente coinvolgente l’ingresso nello spazio

che, con l’efficacia di una suggestiva e monumentale

narrazione, spiega la sensibilità dell’artista. Vigoroso ha

la rara capacità di mantenere intatta la purezza e la forza

descrittiva di un realismo che, senza perdere di obiettività,

riesce a caricarsi di pathos.

Equilibristi Cavallo

Grande scultura circolare “La vita”

Maestro, qui c’è la testimonianza di una storia

meravigliosa…

Di un’esistenza, di un mestiere. Con l’inventario di quanto ho

osservato, amato e raccontato attraverso la materia. Parla di

un cammino che dura da poco meno di ottant’anni.

Data la dimensione delle sue sculture, immagino le

difficoltà per l’allestimento di una mostra!

Si tratta di trasportare almeno una quarantina di quintali

di bronzo, quindi occorre necessariamente un TIR munito

di braccio elevatore e sponda idraulica. La piazza dell’arte

propone uno scultore ogni cento pittori: spesso, per trenta

quadri, basta un portabagagli. Comunque, sono riuscito a

realizzare sessantacinque esposizioni, sino ad ora. - sorride-

Cosa prova quando sta per ultimare una statua?

Il timore del distacco, inizialmente. So che ci ho messo il

mio sangue, il mio impegno mentale e fisico, arrivando a

perdere realmente peso. Poi, però, comincio ad attendere la

gratificazione dell’apprezzamento altrui.

Qual è una componente fondamentale della sua arte?

La luce: riflessi, tagli, giochi… Roma ne ha una speciale,

perciò mi trovo qui. Dopo laurea in architettura, fui costretto a

lasciare la Sicilia. C’era miseria, allora, e nessuna opportunità.

Giunsi a Milano ma, sebbene fosse già primavera, non trovai

la luminosità che cercavo. Cambiai destinazione e una

passeggiata al Pincio, in una mattina del 1962, con un sole

magnifico che filtrava tra i rami dei platani ad accendere i

viali, mi tolse ogni dubbio.

Trovò facilmente lavoro?

Mi diedi da fare! Con molta determinazione e un po’ di

faccia tosta, rimasi ad attendere l’architetto Luigi Moretti

davanti all’ascensore per convincerlo ad assumermi nel

suo prestigioso studio e ci riuscii. Successivamente, vinsi

un concorso al Comune, dove restai a lungo in qualità di

dirigente tecnico.

Possibile conciliare orari d’ufficio e imprevedibilità di

ispirazione?

Complicatissimo. Spesso, frustrante. Tanto che ad un certo

punto mi sono licenziato: le passioni talvolta portano a

scegliere con coraggio o, forse, con sana incoscienza.

Esiste un ‘momento delle idee’?

La notte, certamente. Una riflessione, prima del sonno, le

immagini di un sogno… Accade che mi alzi e prenda nota.

Il giorno distoglie, assorbe. Troppe sollecitazioni a minare la

concentrazione che serve.

Com’è ‘la donna’ che lei propone nella sua visione plastica?

Senza reticenze. Esuberante, determinata, complice. Fiera

di una sensualità che esprime, ma non ostenta. A momenti,

anche irragiungibile.

Corrisponde alla descrizione della compagna adatta ad un

artista?

La compagna di un artista deve avere una pazienza infinita

e un mondo interiore talmente ricco, da consentirle di non

soffrire mai di solitudine.

Cosa la infastidisce particolarmente nei comportamenti

delle persone?

Invadenza, approssimazione. E superficialità. La tendenza a

non approfondire, che determina scarsa cultura. Mi chiedo se

ci sarà, in futuro, qualcuno in grado comprendere e tutelare il

nostro inestimabile patrimonio.

Quale opera nata dal genio di un italiano non smette di

emozionarla?

La Pietà Rondanini, che Michelangelo ha scolpito sino a

prima di morire. Il volto di Gesù è rimasto appena accennato.

Solo pochi colpi di scalpello. Se l’avesse ultimato, l’efficacia

narrativa dell’espressione disfatta del Cristo non sarebbe stata

tale. E’ sconvolgente, nella sua drammaticità.

Con la fede, che rapporto ha?

Credo che all’origine dell’universo ci sia un’Entità superiore.

Ho un enorme rispetto per la natura, ne sono affascinato.

Adoro occuparmi delle piante, vederne i frutti. La cura delle

cose è una forma di preghiera, secondo me. Non vado a

Messa la domenica però.

Il miglior inizio per un giorno di festa speciale?

Una Mafalda con la Giuggiulena appena sfornata. - risponde,

con gli occhi chiari che brillano -

Cioè?

Pane bianco tiepido, spolverato di semi di sesamo: ‘lu

pani’ della mia terra (la Sicilia ndr), un sapore buono della

giovinezza.

Da dove arriva l’entusiasmo meraviglioso che trasmette e

che la fa sembrare un ragazzo?

Dalla mia voglia di sperare, sempre. Dal sapere che mi

bastano gesso, acqua e una cuccumella per non annoiarmi e

un paio di alberelli da crescere in giardino per sentirmi felice.

E che la vita, nel bene e nel male, è un recipiente d’oro ◆

http://www.scultorevigoroso.it

Donna con sedia circolare


92 M A G A Z I N E

aNtoNio fiNelli

DE sENECTUTE

di Maria Laura Perilli

Afferma Alvise Sforza: “nella vecchiaia

bisognerebbe approfittare dell’apparente

carenza di tempo quantitativo per

recuperare un approccio qualitativo e significativo al proprio

tempo”. L’artista di cui oggi parliamo, Antonio Finelli, indaga

il mondo della “vecchiaia” e lo fa con lo strumento a lui più

congeniale: il disegno. Il suo tratto è dolce solo all’apparenza;

è in realtà pieno di una forza incisiva che scava ed analizza

muovendosi tra le pieghe dell’epidermide, facendo affiorare

dal profondo dell’esistenza le vicissitudini che il vecchio ha

attraversato. I suoi soggetti riportano alla memoria, in modo

prepotente, alcuni versi di Mariella Nava per Renato Zero:

......vecchio

diranno che sei vecchio,

con tutta quella forza che c’è in te,

vecchio

quando non è finita,

hai ancora tanta vita

e l’anima la guida e tu lo sai che c’è....

I vecchi di Finelli non sono, infatti, rassegnati; sono

consapevoli della loro capacità di recuperare, appunto, un

approccio qualitativo e significativo al proprio tempo.

Non accettano l’amara riflessione di Adriano nelle memorie

scritte da Marguerite Yourcenar: “sono giunto a quell’età in

cui la vita è per ogni uomo una sconfitta accettata”.

Vibra nelle figure di Finelli la consapevolezza che la

cosiddetta “terza stella” possa ancora dare molto, specie oggi,

in tempi di dura crisi, in cui il vecchio per molte famiglie, con

una punta di egoismo, è tornato ad essere oltre che supporto

di saggezza, supporto economico con la forza del suo più o

meno modesto sussidio.

A volte le crisi sono proficue; sono il seme per una rinascita

totale della società. La figura del vecchio in questo contesto,

può totalmente:

◆ essere recuperata affinché nuove e vecchie generazioni

ritrovino quel punto di saldatura che è sempre

stato equilibrio tra conservazione della tradizione e

progressismo sfrenato, tipico della nostra società liquida;

art

◆ recuperarsi, perché ogni età ha in se elementi capaci di

indurci a rifuggire un’idea di vecchiaia sonnacchiosa,

in attesa dell’esperienza di passaggio. I disegni di

Antonio Finelli rimarcano, quindi, con decisione, che

il vecchio non sarà più “disperatamente al margine di

tutte le correnti” ricordando che per nessuno esiste

l’esclusione dalla vecchiaia ◆

venezia in cucina - tHe FlavourS oF venice

Da Venezia 80 ricette della tradizione (e non). La cucina della città, da sempre

legata a scambi e commerci, è espressione profonda dell’identità del territorio

e non è rimasta immune dalle contaminazioni con le altre culture. La necessità

di conservare il cibo durante i lunghi viaggi per mare e i fortissimi legami con

l’Oriente, da cui ha importato l’utilizzo delle spezie, hanno dato alle ricette sapori

inaspettati. Ma nel gusto dei piatti c’è qualcosa di più del passato commerciale, per

scoprirlo è necessario approdare sulle isole della laguna, dove i ristoranti propongono

l’autentica cucina veneziana tradizionale, quella della cosiddetta ‘Venezia nativa’.

Autori: diversi.

Editore: Sime Books

www.sime-books.com

terra Madre - il valore del cibo

Nel sistema agro-alimentare industriale che domina il Pianeta, il cibo è diventato una merce

come tutte le altre, il cui prezzo è stabilito da regole di mercato disumane, senza badare alla

qualità e senza rispettare chi lo produce. In questo mondo di valori capovolti, è il cibo che ci

mangia: un cibo omologato, seriale, globale e poco naturale che inquina la Terra, dal campo al

nostro stomaco, che causa gravissimi danni all’ambiente e alla Natura, dalle campagne fino alle

odierne megalopoli. Per non essere più mangiati dal cibo, Carlo Petrini, il noto fondatore di Slow

Food, propone con questo prezioso volume presentato nell’eco-Bookshop di Valcucine in corso

Garibaldi a Milano, un’alleanza tra chi lo produce e chi poi lo mette in pancia, in cui il cibo è una

chiave per riprenderci le nostre vite.

Autore: Carlo Petrini

Editore: SlowFood Editore e Giunti Editore

www.giunti.it - www.slowfood.it

dieci vite Per la Scienza

Il cofanetto con due DVD che accompagna il volume riunisce le interviste

realizzate per la televisione dal giornalista e divulgatore scientifico Alessandro

Cecchi Paone ad alcune figure di spicco del panorama scientifico italiano.

Un’opera preziosa che nasce dall’esigenza di raccontare il lavoro di importanti

personalità (citiamo tra queste Margherita Hack, Giulio Giorello, Umberto

Veronesi e Piergiorgio Odifreddi) che hanno segnato l’eccellenza della ricerca

italiana dimostrando, attraverso la loro vita, come le conoscenze avanzate e

l’amore trasversale per ogni genere di sapere possano rivelarsi ottimi volani

per lo sviluppo sociale, culturale ed economico.

Autore: Alessandro Cecchi Paone

Editore: Rubbettino (collana Varia)

www.rubbettinoeditore.it

SauterneS

Viaggio tra gli châteaux nel cuore della terra di produzione degli storici muffati francesi.

Un’occasione per svelare tecniche, riti e segreti che ruotano intorno a questo grande vino dolce,

caratterizzato dal fenomeno della muffa nobile unito all’utilizzo di metodi di produzione antichi

e di altissima qualità. Uomini, tradizioni e scelte coraggiose: sedici produttori d’eccellenza

presentano la propria storia e il proprio stile, mentre altrettanti chef di fama internazionale

interpretano la dolcezza di questo prodotto con le loro originali creazioni.

Autrici: Cinzia Benzi, Laura Di Cosimo,

Fotografie: Francesca Brambilla, Serena Serrani

Editore: Gribaudo

Books


94 M A G A Z I N E

AAm 2013:

sUCCEssO E POLEmICHE

La quinta edizione di Arte Accessibile Milano

si è chiusa fra applausi e diatribe. Infatti se

da una parte la manifestazione ha ribadito il

successo delle scorse edizioni, dall’altra non sono mancate le

polemiche, legate a due opere che inizialmente la direzione

del gruppo editoriale de Il Sole 24 Ore, che da quattro anni

ospita la manifestazione, non voleva venissero esposte

ponendo inspiegabilmente il proprio veto. Si tratta di “Morto

in partenza” del catanese Daniele Alonge, installazione

particolarmente efficace nel ricordare il drammatico viaggio

dei clandestini verso le nostre rive, già esposta alla Reggia

di Caserta nel 2010 e alla Biennale di Venezia nel 2012, e

“Suicide in Tokyo” di Nobuyoshi Araki, fra i più apprezzati

e ricercati fotografi giapponesi. Qualche ora di silenzio,

BR1, try to love me

even if you hate me

nsd073, 2013,

disegno ad acrilici

e marker incollato

su decollage

di manifesti

pubblicitari,

90 x 70 cm

durante le quali Daniele Alonge ha coperto la sua opera con

dei teli bianchi. Un contrattempo decisamente spiacevole e

anacronistico se si pensa che l’arte, da sempre, propone solo

riflessioni. Al di là della tentata censura, AAM ha riproposto

uno schema decisamente vincente, caratterizzato da

tantissimi eventi collaterali tutti ad ingresso libero. I numeri

ancora una volta sono dalla parte di Tiziana Manca, direttore

artistico della manifestazione, che dal 24 al 26 maggio sarà

a Hong Kong per la prima edizione di Link Artfair: “Siamo

molto soddisfatti del successo di AAM. Gli oltre 9.000

visitatori in tre sole giornate (10% in meno rispetto alla scorsa

edizione, che però si è svolta su quattro giorni) e le vendite

da parte di buona parte delle gallerie partecipanti, ci rendono

ottimisti per il futuro” ◆

what’s on what’s

milano

LEONARDO3 - IL MONDO DI LEONARDO

SALE DEL RE - PIAZZA DELLA SCALA/INGRESSO GALLERIA VITTORIO

EMANUELE II - FINO AL 31 LUGLIO

Si è inaugurata lo scorso marzo nei prestigiosi spazi delle Sale del Re la mostra

interattiva e multidisciplinare dedicata a Leonardo artista e inventore e alla sue

macchine ingegnose. Concepita e organizzata dal centro studi Leonardo3 (L3) di

Milano, è l’evoluzione di quella (Il Laboratorio di Leonardo) che nel 2009 a Vigevano,

coi suoi oltre 120 mila visitatori, è risultata essere la mostra più vista da sempre in

tutta la provincia di Pavia. La rassegna presenta il frutto delle ricerche degli ultimi

dieci anni di Mario Taddei ed Edoardo Zanon, e intende porre i riflettori proprio sul

lavoro di Leonardo come ‘ingegnere’, oltre che ‘artista’, facendo comprendere i suoi

scritti, i suoi progetti e gli studi per le macchine, le sue metodologie.

www.leonardo3.net - www.ticketone.it/mostraleonardo

GAE AULENTI - GLI OGGETTI E GLI SPAZI

TRIENNALE DESIGN MUSEUM, CREATIVESET - FINO ALL’8 SETTEMBRE

Gae Aulenti è ricordata attraverso una selezione dei suoi più iconici oggetti di design

realizzati dal 1962 al 2008, con un progetto di allestimento dello studio Gae Aulenti

Architetti Associati. La mostra, a cura di Vanni Pasca, si sofferma in particolare su

una fase in cui il design italiano cerca una strada autonoma. In questo periodo Gae

Aulenti esplorava le sue potenzialità linguistiche relative a una fuoruscita dai rigori del

funzionalismo, ma sempre con una ricerca progettuale controllata attraverso l’uso attento

delle geometrie. In esposizione una serie di oggetti in cui la razionalità si incrocia con

la cultura pop: dalle lampade, come Pipistrello (1965), Ruspa e Rimorchiatore (1967), ai

tavoli composti di un piano di cristallo Tour con ruote (nella foto), per arrivare al recupero

di tecniche della tradizione come il vetro soffiato, per esempio nella lampada Parola (con

Piero Castiglioni, 1980) o nei vasi per Venini (1995). Catalogo Corraini Edizioni.

www.triennaledesignmuseum.it

RICHARD MEIER. ARCHITETTURA E DESIGN

MONTECCHIO (VICENZA), FONDAZIONE BISAZZA - FINO AL 28 LUGLIO

In occasione dei cinquant’anni di attività di Richard Meier, un’ampia e inedita

retrospettiva di una delle grandi voci dell’architettura contemporanea. Per celebrare

questo importante anniversario l’architetto americano ha progettato un’installazione

site-specific, intitolata ‘Internal time’, che va ad arricchire la Collezione Permanente

della Fondazione Bisazza. Questa, in collaborazione con lo Studio Meier, ha incluso

alcuni dei lavori più emblematici del famoso architetto americano come ad esempio

la famosa Chiesa della Misericordia situata a Roma. I progetti presentati nell’ambito

dell’esposizione hanno messo in luce per la prima volta in Italia la sua filosofia del

design, con esempi delle diverse tipologie di lavoro da lui affrontate.

www.fondazionebisazza.it

ZAVATTINI E I MAESTRI DEL NOVECENTO

PINACOTECA DI BRERA - SALA XV- FINO ALL’8 SETTEMBRE

Cesare Zavattini, comunemente noto per la sua straordinaria attività di scrittore

e sceneggiatore del cinema neorealista italiano, ha coltivato costantemente

un’altrettanta proficua dedizione all’arte e soprattutto alla pittura, chiedendo

a tutti i pittori del Novecento di fare il proprio autoritratto. Curata da Marina

Gargiulo, direttore delle collezioni del XX secolo della Pinacoteca di Brera, la

mostra si avvale del consistente supporto scientifico dell’Archivio Cesare Zavattini

- Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia, e del contributo di esperti dei diversi aspetti

della poliedrica produzione culturale zavattiniana. A corredo dell’esposizione

la Pinacoteca propone un programma di approfondimenti culturali e un ciclo

di conferenze e dibattiti dedicati ai tanti Za: lo scrittore giornalista, critico e

sceneggiatore, il fotografo, il regista, il pittore, il collezionista… l’amico degli artisti.

Mostra e catalogo sono realizzati in collaborazione con Skira editore.

www.brera.beniculturali.it


hat’s on what’s on what’s on wh

VINÒFORUM

LUNGOTEVERE MARESCIALLO DIAZ (FARNESINA), 7-22 GIUGNO

Oltre 2.500 etichette, eccellenze gastronomiche, enoteche, chef

e degustazioni guidate dall’Associazione Italiana Sommelier.

L’appuntamento decennale della manifestazione si tiene in uno spazio di

10.000mq, arricchito dal primo “fuori salone”: negozi, boutique, atelier

d’arte, gallerie di design, cortili privati, giardini, grandi alberghi, offi cine

creative ed enoteche aprono le porte al mondo del vino con aperitivi

e degustazioni. E con “Cantine da Chef” 30 tra i migliori chef italiani

lavorano con altrettante grandi cantine per approfondire il dialogo

costante tra cibo e vino, connubio di semplicità, tradizione e riscoperta

del territorio.

PETROLIO DI XAVIER BUENO

MUSEI CAPITOLINI, CENTRALE MONTEMARTINI

FINO AL 9 SETTEMBRE

Il suggestivo contesto di archeologia industriale accoglie il

grande dipinto ad acrilico su tavola di oltre sette metri di

lunghezza per poco meno di tre in altezza (720 x 277 cm.)

realizzato dal maestro spagnolo naturalizzato italiano Xavier

Bueno (Vera de Bidasoa, 1915 - Fiesole, 1979), esposto per

la prima volta. La mostra racconta la fi liera produttiva del

petrolio, dalla localizzazione del sito alla costruzione dei

pozzi, dall’estrazione alla raffi nazione, svelando un’opera

praticamente inedita e un pittore di estrema raffi natezza. Il

quadro, “inno” al Petrolio ed esempio d’arte industriale,

trasmette la fatica degli operai che muovono pesanti tralicci

d’acciaio e trivelle intrise di grasso attraverso un concatenarsi

d’immagini sospese in una luce rarefatta. La mostra

rappresenta anche un’occasione per promuovere il restauro

conservativo dell’opera, curato da Daphne De Luca.

ROME CHAMBER MUSIC FESTIVAL

PALAZZO BARBERINI - SALONE PIETRO DA CORTONA - 6-13 GIUGNO

Decima edizione consecutiva per il Festival internazionale diretto dal violinista

americano Robert McDuffi e e dedicato ai capolavori classici e contemporanei

della musica da camera. Dieci interpreti di fama e venti giovani talenti danno vita

a prove aperte, concerti e master classes in una splendida cornice barocca. In

concomitanza con l’evento, ricevimenti esclusivi e visite guidate anche a Palazzo

Torlonia, Palazzo Doria Pamphilij, Palazzo Santa Chiara, Domus Talenti. I concerti

aperti al pubblico, sulle note di Beethoven, Brahms, Glass, Mendelssohn, Rossini,

Schubert e Schumann, arditamente accostati a Jobim, Moraes e Barroso, si

svolgeranno il 10,11,12,13 giugno alle ore 21.

www.romechamberfestival.org

BEREROSA

PALAZZO BRANCACCIO, 27 GIUGNO

Seconda edizione per la degustazione di vini e bollicine en rose

organizzata da ‘Cucina & Vini’, ospitata nei saloni ottocenteschi e

negli ampi giardini del palazzo romano, dalle 17.00 alle ore 23.00

dell’ultimo giovedì di giugno. La manifestazione, quasi 2.000

appassionati lo scorso anno, è ora corredata dalla Guida ai vini della

manifestazione, scaricabile on-line.

Per informazioni: Tel. 06.45491984, info@mglogos.it

roma

RENATO ZERO

PROMUOVE L’ARTIGIANATO MADE IN ITALY

È un incontro speciale quello inaugurato sabato 27 aprile a

Roma al Palalottomatica tra gli artigiani di Botteghiamo e

Renato Zero: loro nella “Casa ideale… work in progress”,

lui sul palco, ad infi ammare migliaia di romani e non, con

il suo Amo Tour 2013 fi no al prossimo 22 maggio. Un

connubio costruito sul fi lo di un comune amore per la città

di Roma, la passione per il pezzo unico e la tradizione. Un

gruppo di venti artigiani animerà infatti la nuova tappa di

Botteghiamo, il progetto che prevede tour tra le botteghe,

corsi di arti e mestieri per divulgare la sapienza e l’eccellenza

dei nostri maestri artigiani. Ideato e realizzato dall’abcproject

e promosso da Cna Roma Città Storica ed Associazione

Botteghe Storiche di Roma, per valorizzare e sostenere

l’artigianato d’eccellenza che, anche questa volta, avrà un

palcoscenico d’onore (uno spazio espositivo di 300 mq) per

sottolineare la qualità del Made in Italy e dei suoi maestri.

All’interno dello spazio espositivo è infatti allestita “la

casa ideale di BOTTEGHIAMO... work in progress”, dove

tappezzieri, falegnami, marmisti, mosaicisti, doratori, fabbri,

ceramisti, liutai, serigrafi , telaisti, impagliatori, restauratori,

artigiani designer lavorano durante le tappe del tour,

realizzando i loro prodotti fi no ad ultimare l’arredamento

della casa dei sogni totalmente fatta a mano, sulle note

del grande artista. Dal camino al tavolo, dai tappeti alla

tappezzeria, dai divani ai complementi d’arredo per

interni e giardini, gli elementi prenderanno infatti forma

defi nitiva in occasione dell’ultima tappa, in una cornice

d’eccezione, dove si potranno conoscere e scoprire i

nostri artigiani all’opera. Manualità, creatività e design

animeranno una location originale attraverso arte e passione.

Questa sarà anche l’occasione per promuovere e divulgare

alcune attività collaterali del progetto come i tour tra

le botteghe e i corsi di arti e mestieri, sottolineando e

divulgando cosi la sapienza e l’eccellenza dei nostri maestri

artigiani; elemento principale la mappa di Botteghiamo,

interamente disegnata a mano a china e acquarelli. Simona

Basili, ideatrice del progetto e portavoce degli artigiani,

così spiega l’inziativa: “questo è l’esempio di come la vita

dei rioni, vissuta con poesia e rispetto, abbia potuto ispirare

un’idea e trasformarla in un progetto che ci ha messo tre

anni a concretizzarsi solo grazie alla tenacia ed alla passione

di chi ci ha creduto ed ai suoi protagonisti. Se le botteghe

artigiane riescono a sopravvivere è sicuramente un segno

positivo di crescita e di cambiamento, è necessario credere

nei giovani e tutelare le tradizioni”.

Botteghiamo vuole insomma dimostrare che tutto ciò si può

ancora recuperare e salvaguardare, grazie alla collaborazione

di tutti e mettendoci il cuore.

BOTTEGHIAMO TOUR 2013

FINO AL 22 MAGGIO 2013

Organizzazione a cura di abcproject srl

allestimento a cura di Tiziana Mazzi per abcproject

Uffi cio stampa abcproject

Via del Governo Vecchio, 78 - Roma

Tel. 0668301041 - 340 1750665

www.botteghiamo.it

Seguici su:

roma


hat’s on what’s on what’s on wh

EMPIRE STATE. ARTE A NEw YORk OGGI

PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI - FINO AL 21 LUGLIO

Ambizioso progetto in cui venticinque artisti di diverse generazioni, attivi nei cinque

distretti metropolitani, nelle aree periferiche ed extraperiferiche di New York, riflettono

sullo spazio urbano come mezzo di distribuzione del potere. Tema attuale che nel titolo

rievoca Empire, il saggio di Antonio Negri e Michael Hardt sul capitalismo globale guidato

dagli Stati Uniti (2000), e la canzone Empire State of Mind (2009). Cresciuta in maniera

esponenziale, come la Grande Mela, l’arte contemporanea ha aperto alle sperimentazioni

rivalutando contemporaneamente le impostazioni tradizionali. E così accanto a Dan

Graham, che combina arte minimalista e architettura, o Jeff Koon, che conn Antiquity

riflette sul mito, espone per la prima volta il net artist Tabor Robak, la cui opera circola

principalmente in rete. Un ampio e documentato catalogo accompagna la mostra.

www.palazzoesposizioni.it

I POST-CLASSICI. LA RIPRESA DELL’ANTICO NELL’ARTE

CONTEMPORANEA ITALIANA

FORO ROMANO E PALATINO, DAL 23 MAGGIO AL 29 SETTEMBRE

Il rapporto tra antico e contemporaneo è il tema della mostra, che si concentra sulla

reinterpretazione dell’antichità, dei valori assoluti di bellezza, perfezione, misura, armonia,

sapienza, in chiave moderna. Diciassette artisti, di diversa età e formazione, riaffermano

con forza il senso dello stile, riflettendo sul passato come memoria e patrimonio, in

un’ottica di contemporaneità. Reinvenzioni, appropriazioni, citazioni, decontestualizzazioni

caratterizzano le opere di Kounellis, Pistoletto, Paolini, Paladino, Parmiggiani, Longobardi,

Albanese, Beecroft, Botta, Pietrosanti, Aquilani, Colin, ZimmerFrei, Alis/Filliol, Barocco,

Jodice e Biasiucci, in cui il classico partecipa al presente prefigurando scenari futuri.

Roma, Foro Romano e Palatino

www.archeoroma.beniculturali.it - www.electaweb.com

roma

LUIGI GHIRRI. PENSARE PER IMMAGINI

ICONE, PAESAGGI, ARCHITETTURE

MAXXI - FINO AL 27 OTTOBRE

Tra i maestri indiscussi della fotografia italiana un posto particolare va riservato al

modenese Luigi Ghirri, scomparso nel 1992 a meno di cinquant’anni. Fotografo

d’eccezione, viene ricordato con una grande mostra antologica nei suoi diversi profili

di editore, stampatore, critico-curatore e fotografo vicino agli ambienti concettuali

dei primi anni Settanta. Più di più trecento scatti provenienti dal suo archivio

privato, oggi conservato presso la Biblioteca Panizzi di Modena, documentano chi

con il suo sguardo ha saputo fissare immagini capaci di trascendere la realtà per

raggiungere il senza tempo.

www.fondazionemaxxi.it

FROM POTTERY TO “PLASTIC”

CERAMICA-ARTE - TENDENZE 2013

TOLFA - DAL 25 MAGGIO AL 23 GIUGNO

Nel cuore della Tolfa, tra boschi e natura incontaminata, una mostra documenta il passaggio della

ceramica da oggetto di uso comune a espressione artistica. In un’ottica di internazionalità, più di

venti artisti tra italiani, norvegesi e finlandesi dialogano, attraverso le loro opere, riflettendo sul

futuro della ceramica in una ricerca di equilibrio tra tradizione e innovazione. L’evento, organizzato

dall’Associazione Culturale Chirone in collaborazione con il Comune di Tolfa, il Polo Culturale di

Tolfa, il “Laboratorio boschivo”, il Centro Studi Italo-Norvegese a Tolfa, la Reale Ambasciata di

Norvegia e l’Ambasciata di Finlandia, prevede una serie di conferenze sulla storia e sulla tecnica

tolfa

della ceramica, workshop e laboratori per bambini.

www.laboratorioboschivotolfa.jimdo.com

south

VITIGNOITALIA 2013

NAPOLI, CASTEL DELL’OVO - 2 - 4 GIUGNO

Il salone dei vini e dei territori vitivinicoli italiani apre alle eccellenze gastronomiche:

la pasta di Gragnano e i grandi formaggi DOP italiani (bufala, gorgonzola,

parmigiano reggiano e pecorino romano) affiancano 2000 etichette fra grandi vini

italiani e bottiglie emergenti. Degustazioni e abbinamenti si alternano agli incontri

a tema enologico nei magnifici spazi del Castello in un contesto a minimo impatto

ambientale, dove gli allestimenti Sabox e Formaperta, sono realizzate in materiali

di riciclaggio.

www.vitignoitalia.it

MUSEO VEGETALE - GIARDINO DELLA MORTELLA

ISCHIA - FINO AL 3 NOVEMBRE

Considerato alla stregua di un’orto botanico, questo giardino ischitano è uno

splendido esempio di museo vegetale, in cui natura, passione e dedizione si

ritrovano in raffinato equilibrio. Progettato nel 1956 dall’architetto paesaggista

Russell Page, per volontà di Lady Susan Walton, il giardino fu pensato fin dall’inizio

dalla nobildonna come luogo di rifugio per il marito, il compositore Sir William

Walton. Nato su un terreno impervio, battuto dal sole e dai venti, oggi il giardino

ospita piante rare ed esotiche. Organizzato su diversi livelli, collegati da viali,

sentieri, muri a secco, rampe e scalette, il giardino offre al visitatore la possibilità di

passare dalle zone più esposte al sole, in alto sulla collina, all’ambiente tipicamente

sub-tropicale nella valle, dove fontane, piscine, corsi d’acqua ospitano papiri, fior

di loto e ninfee tropicali, e di raggiungere la sommità del terreno per godere dello

splendido panorama.

www.lamortella.org

ALESSANDRO SARRA - CIAC

GENNAZZANO (ROMA) FINO AL 23 GIUGNO

Il CIAC si distingue ancora per la sua attenzione alla contemporaneità, aprendo

gli spazi del Castello Colonna all’opera di giovani artisti. E’ il caso della personale

dedicata al romano Alessandro Sarra, classe 1966, la cui opera investe tutto lo

spazio a disposizione in una ricerca pensata per essere un corpo di opere “che nel

loro insieme realizzano un tempo, il tempo della pittura, dove Sarra racconta lo

spazio della luce e della leggerezza, in una narrazione mai accondiscendente in

cui la freschezza del tratto è sostenuta da un progetto corposo” (C.L.Pisano). Alla

sua opera si affiancano le ricerche di Aldo Innocenzi del collettivo artistico Stalker/

On, con la mostra work in progress su La Questione Sociale, la mostra fotografica

Ephemeride dell’artista greco Konstantinos Ignatiadis dedicata al tema del ritratto,

e l’istallazione di Adelaide Cioni (Catania, 1976) che nella Colata Room propone

Bacchelli 5 sulla memoria dell’abitare.

www.ciacmuseum.com

LA SCUOLA DI RESINA DALLA COLLEZIONE

DELLA PROVINCIA DI NAPOLI

NAPOLI, PIO MONTE DELLA MISERICORDIA - FINO AL 30 GIUGNO

In mostra le opere della Scuola di Resina provenienti dalla collezione della Provincia

di Napoli e da raccolte pubbliche e private. Attivi tra il 1863 e il 1867, i principali

esponenti del gruppo tra cui Marco de Gregorio, Federico Rossano, Nicola Palizzi,

Giuseppe de Nittis e il toscano Adriano Cecioni, proponevano, con un programma

antiaccademico, un’arte basata sull’osservazione della realtà e sulla resa istantanea

delle emozioni, realizzando opere di stampo verista legate idealmente alle

proposte dei macchiaioli toscani. Con tratto veloce, privo di accademismo, i dipinti

documentano una realtà di borghi e contrade, caratterizzati da una vita quotidiana

fatta di abitudini e tradizioni, ricchezza e povertà.

www.piomontedellamisericordia.it


100

M A G A Z I N E

FEsTIvAL DEL vERDE

E DEL PAEsAGGIO

Il verde in tutte le sue declinazioni:

architettura del paesaggio e dei giardini,

giardinaggio, vivaismo, manutenzione del

verde, letture tematiche, concerti, e poi ancora concorsi

amatoriali e per addetti ai lavori, attività ludiche dedicate

alla cura e al decoro degli esterni. Ideata

da Gaia Flavia Zadra, la manifestazione

celebra il verde inteso come stile di vita,

una festa dalle mille sfaccettature che

va dalle aree tematiche architettoniche

più scientifiche agli aspetti tecnici

della manutenzione per spaziare nella

vivaistica e nelle attività “ludiche” legate

alla coltivazione delle piante e nella

cura del verde. L’offerta è ampissima:

si parte dalla mostra “Follie d’Autore”,

curata da Franco Zagari, in cui sei

autori realizzano in piena libertà creativa sei installazioni

di paesaggio. Si prosegue con i due concorsi di paesaggio:

“Avventure Creative” e “Balconi per Roma”, Non manca

il concorso letterario: Racconto breve sotto le foglie, due

cartelle per raccontare il proprio giardino interiore. Una

sezione a parte é dedicata ai giardini

applicati: veri giardini realizzati da chi

per mestiere fa la manutenzione del

verde. E poi la mostra mercato, sezione

dedicata alle ultime tendenze del verde

e del design da esterni, presentazioni,

incontri, iniziative dedicate ai bambini,

corsi pratici di giardinaggio, istallazioni

di artisti, performance musicali. Il tutto

affrontato in chiave divertente, colta e

spettacolare in una “tre giorni” tematica

tutta da vivere ◆

MEDIA PARTNER


102

M A G A Z I N E

UN GIARDINO IN sCATOLA

In un mondo in cui la parola riciclo dovrebbe

essere sempre più all’ordine del giorno,

riutilizzare vecchi contenitori può diventare

lo stimolo per soluzioni creative e cariche di suggestioni,

persino in tema di giardinaggio.

Se un secchio di metallo e una vecchia pentola sono idee

già viste, anche una vecchia culla, una vasca da bagno, una

sedia e persino una madia possono diventare la fantasiosa

sede di piccoli giardini pensili, con risultati di incredibile

effetto scenografi co. Trovate azzardate, ma niente affatto

incredibili e anzi facilmente realizzabili, a patto di scegliere

le piante giuste e, se necessario, di impermeabilizzare

il fondo (nel caso di contenitori in legno, ad esempio). Le

piante grasse sono le più semplici da utilizzare, dal momento

che necessitano di poca terra e poca acqua, ma in realtà

è possibile inserire tantissime varietà, anche lasciandole in

piccoli vasi, se sapientemente nascosti dal verde o da sassi

e sassolini. Questo “giardino in scatola” avrà vita autonoma,

potrà creare una zona a sé in un grande parco o essere

facilmente posizionato in terrazzo o perfi no su un balcone. In

ogni caso sarà un coup de teatre non indifferente agli occhi

di qualsiasi spettatore.

Quindi la prossima volta pensateci bene prima di buttare

un pezzo di mobilio rovinato o apparentemente inservibile,

potreste scoprire di avere un grande talento utilizzando

liberamente la vostra immaginazione nel ridargli nuova

vita, trasformandolo magicamente in un angolo verde di

incredibile fascino. Le variabili sono pressoché infi nite,

l’unico limite è la fantasia! ◆

DC

...da 90 anni la tradizione della cucina romana

nel cuore dei Parioli...

celestina ai Parioli, il più antico ristorante nel cuore

dei Parioli, propone ogni settimana grandi serate di

degustazione per i propri ospiti. sono momenti particolari

a tema, per proporre ai clienti percorsi eno-gastronomici

che valorizzano le eccellenze regionali, accompagnati

da una selezione di vini delle migliori cantine e birre

artigianali.

Queste serate offrono anche momenti di incontro tra i

nuovi proprietari e gli ospiti, che hanno così l’opportunità

di conoscerli meglio.

Viale Parioli, 184 • tel. 068078242 - 068079505

www.ristorantecelestina.com


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M A G A Z I N E M A G A Z I N E

FRIZZANTI DRINK OUTDOOR

bicchieri e brocche daLLe tinte vivaci, Le Linee fantasiose e i materiaLi innovativi,

per brindare aLLa stagione estiva con una dose di aLLegria, originaLità e vogLia di giocare.

perché sorseggiare una bevanda aLL’aria aperta e in buona compagnia, i cattivi pensieri scaccia via

di Francesca Volino

1.

1. Scena da Fiaba

Un set fiabesco allestito in un romantico giardino. In foto:

tavolo rotondo con sedie ed Etagere in ferro verniciato avorio

Old England, piatti in ceramica, tovagliette in tessuto di

cotone e bicchieri in vetro color lavanda, bottiglie d’acqua in

vetro verde e blu, posate ed oggetti, tutto del marchio Novità

Home. www.novitahome.com

2. roMbi da bere

Fuori dal coro questi calici in vetro dalla suggestiva

forma romboidale prodotti da Fade, disponibili sia per la

degustazione del vino che per l’acqua. www.fadespa.com

3. W le bollicine

I bicchieri in vetro soffiato Bolle rallegrano i drink estivi

grazie a tanti vivaci colori e al simpatico movimento della

lavorazione del materiale. www.fadespa.com

4. GiocHi ottici Sulla tavola

Spiritosa e non convenzionale la collezione di bicchieri Bent

di Fade, in vetro soffiato, caratterizzata da una linea peculiare

e imprevedibile. www.fadespa.com

5. a Prova di GocciolaMento

Da usare per ogni tipo di bibita, la caraffa Drip-free di Eva

Solo è provvista di un utile inserto antigoccia. Evasolo è

distribuita in Italia da Schoenhuber. www.schoenhuber.com

2.

3.

4.

design

5.


7.

8.

6. al coMPleto in SPiaGGia

La linea Beach di Italesse comprende flûte e tumbler

polifunzionali di diverse dimensioni, coppe, calici dalla

forma tecnica e bicchieri in Policrystal®, in una gamma di

colori ricca e frizzante. Da segnalare anche la caraffa in vetro

soffiato a bocca sinuosa e raffinata. www.italesse.it

7. di claSSe

Elegante e aggressivo il calice da degustazione Tiburón

Medium di Italesse, con gambo e piattello con colorazione

professionale. È fantastico anche per un gustoso Spritz.

www.italesse.it

8. un SorSo di Martini

Una rivisitazione della classica coppa Martini realizzata in

purissimo Policrystal® da Italesse, per assaporare gustosi

cocktails senza rischi di rotture. www.italesse.it

9. Stile accattivante

Ideali per un aperitivo all’insegna dell’ecologia e

dell’informalità, i bicchieri Potiri sono realizzati in

policarbonato. La linea è proposta da Rastal per Quattrogradi.

www.rastal.it ◆

6.

9.

FENDI CAsA, IL LUssO

DELL’ARREDAmENTO mADE IN ITALy

iL Luxury brand itaLiano ha presentato aL saLone deL mobiLe 2013

una coLLezione di arredi che unisce estetica contemporanea a Lavorazioni artigianaLi

di Paolo Briscese

Una nuova dimensione estetica, un viaggio

reale e metaforico che ridefinisce l’idea del

lusso applicato all’abitare. Fendi Casa è un

modus vivendi che descrive la modernità contemporanea,

in quell’espressione di avanguardia che si spinge verso

l’immaginazione del futuro e nello stesso tempo recupera

gli elementi del classico. E lo fa portando il suo approccio

esplorativo e sartoriale - tipico delle sue creazioni moda

- all’arredamento. Il suo universo casa è costituito da

poltrone, divani, sedie, letti, sistemi di arredamento,

creazioni esclusive senza tempo. Tutta l’estetica, il lusso

e l’avanguardia della maison si esprimono con l’ultima

collezione Fendi Casa Contemporary, ideata dall’architettodesigner

francese Toan Nguyen, nella quale tradizione e

contemporaneo entrano in affascinante simbiosi, in un

gioco dialettico tra reminiscenze passate e slanci creativi

verso un’estetica futuribile. Mobili e accessori di misurata

eleganza, fatta di linee essenziali ed epurate, modellate

su materiali hi-tech come l’acciaio dialogano anche con

preziosi legni massello lavorati secondo la sapienza

ebanista. E diventano nuova espressione del design, un

lusso sottile, tutto da vivere, tutto da abitare ◆

107

M A G A Z I N E


DEsIGN INCROCIATO

Nella luNGa settimaNa

del desiGN milaNese,

il saloNe del mobile,

per tutti ‘il saloNe’,

il sistema dell’arredo

ha iNcrociato iNaspettate

forme preZiose

di Vittoria Di Venosa

Design, fashion, eco, bio, happening,

show-cooking, temporary museum e via

elencando hanno confermato dal 9 al 14

aprile, le mille forme di Milano capitale del design.

In una babele di lingue, imprese, architetti, progettisti,

designer, giornalisti e trend setter, in un continuo vortice

di spostamenti per essere presenti all’essenza della design

week, le mille forme del mobile hanno confermato il segno

distintivo del made in Italy.

Ma mentre il Fuorisalone diffuso in varie zone di Milano, prima

tra tutte la Triennale, tempio consacrato al design, e quindi i

distretti di Tortona, Brera e Lambrate-Ventura interpretavano

le tendenze internazionali, al Salone l’effervescenza creativa

si è imposta per versatilità, innovazione e qualità sia

nell’arredo casa sia nelle suggestive proposte di Euroluce in

un tripudio di Led e tecnologie rivoluzionarie.

I diversi mondi tra design, fashion, arte e artigianato si sono

incontrati con i protagonisti dell’arredo che hanno proposto

pezzi unici, fl uidi in un continuo dialogo di incroci, ricerca di

materiali e nuovi dialoghi.

Al Salone il premio alla creatività è andato alla Kartell che

ha presentato, in una spettacolare scenografi a fi rmata da

Ferruccio Laviani, La Galleria, una ‘The luxury Experience

issue’ che emulava ironicamente la Galleria Vittorio Emanuele

di Milano. In una passeggiata tra il virtuale/reale Kartell ha

presentato le sue ultime novità dedicando ogni ‘boutique’ a

un designer il cui nome è stato ironicamente interpretato con i

font delle più famose fi rme del lusso, come la lampada Twist,

realizzata dallo stesso Laviani, un insolito drappo di plastica

che si avvolge su se stesso, e lo sgabello ‘a plissé’ Sparkle Stool

di Tokujin Yoshioka realizzato in materiale plastico rifl ettente.

Avvolgente invece la poltroncina in monoblocco in

polietilene Modesty Veiled, pensata dall’irriverente Italo

Rota per Driade e disponibile in bianco, grigio o in

elegante opalino.

Trame, In-es-artdesign

Driade, Modesty by Italo Rota

Un sapiente incrocio tra arte e design lo abbiamo trovato

nel nuovo letto Corallo di Edra realizzato dai fratelli

brasiliani Fernando e Humberto Campana che hanno unito

aria e acqua, cielo e mare con l’irregolare intreccio di fi lo

d’acciaio inox curvato che imita il corallo dei fondali marini

evocandone anche l’apparente fragilità di un nido d’uccelli.

Da Flou, leader della produzione letti, ecco la novità 2013: la

divisione Natevo che crea nuovi prodotti con la luce dentro

come la poltroncina Nuvola di luce, molto intrigante.

Moroso con il divano Oasi di Atelier 01, ispirato da un

gesto calligrafi co quasi arabesco che avvicina l’oriente

con l’occidente trasforma, in un sottile gioco di sertissage,

la seduta semplicemente sostituendo, ad ogni stagione, il

tessuto posato come un velo sull’imbottitura.

Natevo by Flou, poltrona Nuvola

Edra Corallo bed by fratelli Campana

Anche il colorato divano Inntil pensato da Mergherita

Pointillée per Missoni Home in velluto a coste di viscosa

delavée interpreta il gioco tra creatività e comodità con il

suo incredibile utilizzo di innovative texture.

Da Rimadesio molto interessanti le forme della libreria in

alluminio Wind di Giuseppe Bavuso, archetipo di un sistema

modulare che coniuga fl uidità, leggerezza estetica con

innovazione tecnologica.

Invece Fiam, leader della cultura del vetro curvato, ha

festeggiato i suoi primi 40 anni con il tema degli specchi,

simbolo della sua fi losofi a aziendale, facendo fi rmare

dall’instancabile Daniel Libeskind lo specchio Wing

contrassegnandolo con ‘taglio’ che contraddistingue la sua

cifra progettuale.

Kartell, Twist by Ferruccio Laviani

109

M A G A Z I N E


Da Pianca si nota la ‘mano’ di Bruno Fattorini, già art

director dell’azienda, che fi rma il sistema a parete Angle by

Fattorini & Partners, dal disegno essenziale e grafi co dove

i particolari elementi diagonali creano un insieme fl uido

molto versatile.

Grande interesse ha suscitato la Bardi’s Bowl Chair prodotta

da Arper, disegnata nel 1951 dall’architetto italo brasiliano

Lina Bo Bardi e mai realizzata. Un progetto inedito che

Arper, condividendo i valori e l’approccio umanistico di Lina

Bo Bardi ha ora prodotto con l’Istituto Lina Bo e P.M. Bardi in

Brasile, attuale interprete della sua eredità artistica.

Molti i percorsi luminosi dentro a Euroluce e al Fuorisalone

che hanno presentato linguaggi sperimentali ispirati al

benessere con le nuove tecnologie led. Da Cini&Nils ecco

Arper Edition Bardi's Bowl Chair

infatti la nuova collezione di prodotti esclusivamente led.

Alcune lampade giocano con la propria ombra creando

inaspettate installazioni luminose, quasi fossero opere

d’arte. Altre invece, come quella a sospensione Collier,

contrassegnata da un deciso carattere decorativo, rifl ettono e

diffondono la luce molto suggestiva.

Da In Es.artdesign con Hand Made trame di luce sartoriali

ricamano intrecci suggestivi tra tessuti e lampi luminosi.

Ispirata invece alle silhouette delle lanterne giapponesi

ecco da Baccarat la lampada in cristallo a sospensione e

applique Clochette che assomiglia alla corolla di un fi ore

proposta con Celeste, discreta lampada da terra dalla forma

rotonda. Entrambe fi rmate da Philippe Nigro diffondono

generosamente la luce in totale armonia.

design

Cini & Nils Collier Baccarat Clochette e Celeste by Philippe Nigro

Slamp - êtoile on black by Adriano Rachele Daniel Libeskink, evento Hybrid Beyond the Wall

Sempre in cristallo ma opulente è la collezione Ballroom

pensata da Samuele Mazza per La Murrina destinata

ai grandi spazi e, appunto, ai saloni da ballo. Più leggera

e seducente infi ne la lampada Étoile fi rmata da Adriano

Rachele per Slamp, azienda leader del settore con sede a

Pomezia, che sembra danzare sul palcoscenico di luce

grazie ai potentissimi Led racchiusi al suo interno che creano

prismatici rifl essi suggestivi.

Un discorso a parte merita l’architetto Daniel Libeskind,

protagonista assoluto di questa edizione 2013 che ha fi rmato

instancabilmente diversi progetti. Già citato per la sua

interpretazione dello specchio per i 40 anni di Fiam, Libeskind

Daniel Libeskind, City Spa Jacuzzi

è stato ammirato anche alla mostra Hybrid promossa da

Interni svoltasi negli splendidi spazi del Seicentesco palazzo

dell’Università Statale di Milano. Lì nel chiostro ha creato

Beyond The Wall, una imponente spirale policentrica realizzata

in Silestone ® , per il gruppo Cosentino, leader mondiale

nella produzione e distribuzione di superfi ci innovative

per l’architettura. Infi ne, last but not least ecco il coup-dethéâtre:

Flow, la City Spa Jacuzzi, una spettacolare vasca di

idromassaggio fi rmata dal geniale architetto dove l’oggetto

puramente funzionale ha incontrato l’ineguagliabile tecnologia

Jacuzzi. Perfetto binomio per immergersi in un bagno di

benessere dopo le intense giornate di Milano Design week ◆

HYundai i20

La casa automobilistica Hyundai Motor Company ha

messo a nostra disposizione per la settimana del design

milanese la Hyundai i20, un’automobile brillante rivolta

principalmente ad una clientela dinamica, ideale per

muoversi nel congestionato traffi co cittadino, soprattutto

in occasione di grandi eventi internazionali.


112

113

M A G A Z I N E M A G A Z I N E

CONQUIsTATI DAGLI INTRECCI

lo spaZio outdoor è il reGNo dei mobili iN rattaN

o iN fibra siNtetica iNtrecciata,

che assicuraNo piacevoleZZa estetica, resisteNZa e sicuro comfort

I

di Francesca Volino

mobili in fibra intrecciata hanno una doppia

anima. Da un lato richiamano una pratica

rurale molto antica, quella della lavorazione

artigianale del vimini, della canna, del giunco, del bambù

o in generale di tutto ciò che si può trovare in campagna e

Il materiale naturale più impiegato per l’intreccio a livello

industriale è oggi il rattan, un tipo di canna proveniente

dall’Asia sud orientale che, grazie alla sua duttilità,

leggerezza e resistenza agli agenti atmosferici, si presta

bene a essere lavorato e utilizzato in ambiente esterno.

Verande, patii, portici, bordi piscina, giardini e terrazze

sono gli spazi ideali per accogliere poltrone, divani, lettini,

tavolini e sedute in fibra, con il loro fascino esotico e la loro

sia sufficientemente flessibile per costruire cesti e manufatti

dai mille impieghi. Dall’altro esprimono un’estetica

estremamente moderna quando danno vita a oggetti di

impronta contemporanea caratterizzati da trame dinamiche

e dal forte segno grafico.

resa qualitativa indiscussa. La scelta delle aziende ricade

altre volte su materiali sintetici, ottimi quando le condizioni

atmosferiche sono particolarmente avverse, come per

esempio la fibra Lightwick, un intreccio sviluppato da Ethimo

che dà vita ad una trama irregolare molto confortevole, o

come la Waprolace del marchio Unopiù, fibra sintetica di

alta qualità intrecciata a mano su una struttura di alluminio.

Optare per un intreccio sintetico permette anche di osare

e di sperimentare con le colorazioni, realizzando linee

stravaganti, dalle tonalità brillanti, gradite a un’utenza

giovane e attratta dal design.

Un altro aspetto da segnalare è che le superfici lavorate a

motivo intrecciato trasmettono eleganza e calore, e invitano a

lasciarsi andare, a un calmo e rasserenante riposo, soprattutto

quando sono accompagnate da morbidi e avvolgenti cuscini,

grandi materassi, imbottiti dalle forme sinuose.

1.

1. traMa dinaMica

Un salotto a cielo aperto dalla taglia forte, come già fa

intendere il nome. Infinity di Ethimo è realizzato in alluminio

e fibra lightwick, contraddistinta da un intreccio irregolare.

www.ethimo.it

2. SentirSi in ParadiSo

I prodotti della linea Heaven firmati Emu colpiscono per

l’armonia delle proporzioni e per il candore dello stile. Il

tavolo e le accoglienti lounge chair sono in acciaio intrecciato.

www.emu.it

3. intrecci Senza teMPo

Morbide linee e angoli stondati caratterizzano la collezione

Time di Ethimo, che comprende la poltroncina e il tavolo

quadrato. Entrambi in fibra Etwick. www.ethimo.it

2.

3.


114

115

M A G A Z I N E M A G A Z I N E

5. 6.

design

4. coModitÀ MaSSiMa

Ampie misure e profili regolari per il divano e il tavolinetto

Agorà di Unopiù, rivestiti in fibra sintetica di WaProLace

intrecciata a mano. www.unopiu.it

5. vuoti e Pieni

Intrigante e ricercata, la collezione Les Arcs si contraddistingue

anche per la particolarità della trama della stoffa che ricopre

gli archi, simile alla corda delle navi. www.unopiu.it

6. la Poltrona cHe Si Fa notare

Nella versione in fibra sintetica Waprolace, la poltrona Capri

prodotta da Unopiù è disponibile in sei colorazioni allegre

e moderne, per ravvivare la veranda, il giardino, o anche

l’interno della propria abitazione. www.unopiu.it

4.

7.

7. cura ProGettuale

Il tavolo Olimpo e le sedie Olimpia sono realizzati in

polipropilene e mostrano un andamento fluido e sinuoso. Le

sedute dispongono di una scocca a texture intrecciata sullo

schienale e sul sedile che consente il passaggio dell’aria.

www.scabdesign.com

8. Motivo GraFico

Un’estetica eterea e leggera per una seduta in realtà solida

e resistente. Nett, del marchio Crassevig, è fatta di nylon

rinforzato con fibra di vetro ed è caratterizzata da un

particolare reticolo che trafora la scocca.

www.crassevig.com

8.


116 M A G A Z I N E

9.

9. SFida di deSiGn

Spettacolare questa poltroncina che

nasce dalla collaborazione fra Matteo

Thun e Antonio Rodriguez per La

Cividina. Si chiama Aria ed è descritta

da un reticolato metallico rivestito in

cuoio.

www.lacividina.com


CAsE IN PIETRA

E TRADIZIONE

a cura di Cafelab - Emanuela Carratoni e Fabio Cipriano

Dalle ondulate colline della Toscana agli

assolati campi di grano della Puglia, il

paesaggio italiano è ricco di manufatti di

eredità contadina.

Dalla villa alla cascina, dal casale alla masseria, anche

semplici stalle e fienili in stato di abbandono possono divenire

oggetto di recuperi affascinanti che riportano a nuova vita

un’edilizia “povera” ma dalla grande bellezza formale.

Questo tipo di interventi richiede particolari attenzioni

progettuali, che tengano conto delle caratteristiche

architettoniche già presenti, degli eventuali vincoli, del

contesto ambientale e territoriale in cui essa si colloca, oltre

a valutazioni inerenti le modalità e i tempi di fruizione.

Attenzione deve essere posta anche al risparmio energetico,

divenuto elemento determinante per l’acquisizione delle

autorizzazioni necessarie nei casi di aumento della cubatura.

Una grande possibilità, data dalle tecnologie delle chiusure

moderne, è quella di aprire la costruzione verso l’esterno,

creando affacci verso paesaggi che, non più coltivati, spesso

si sono trasformati in terre disordinate, ma anche, se si è

fortunati, in bellissimi boschi o profumato sottobosco di

macchia mediterranea.

119

M A G A Z I N E


120

M A G A Z I N E

Bassetti

la tradizione

La prima attenzione è quella di preservare e rileggere i caratteri

tradizionali originari della costruzione come la calce, il cotto,

la pietra, le travi a vista, la muratura in tufo con ricorsi In

laterizio, i soffitti a volta. Materiali locali che ci aiutano a

riconciliare con la storia e il contesto una costruzione che

magari è stata abbandonata per lunghi periodi o snaturata

con elementi come le coperture in lamiera.

Molto spesso questi casali si presentano come un disordinato

intreccio di camere collegate tra loro da scale e dislivelli.

La soluzione più congeniale a valorizzare la potenzialità

degli spazi interni e adattarli allo stile di vita moderno è

quella, dove possibile, di abbattere le distribuzioni interne

per ottenere nuovi spazi, molto più ampi e luminosi, nel

rispetto del concetto della fruibilità piena degli ambienti con

una valorizzazione della continuità visiva e luminosa che

sembra tessere un filo tra le varie zone.

Mastro Raphael


122

M A G A Z I N E

design

ScoPerte

Una delle scoperte più gratificanti è ritrovare il vecchio

camino, attorno a cui organizzare gli spazi conviviali,

creando atmosfere molto suggestive

Le altezze interne considerevoli alle volte consentono di

realizzare piani soppalcati, aumentando la superficie interna

e giocando con le altezze; utilizzando strutture leggere in

telaio metallico, si inseriscono nel contesto forti segni di una

rottura espressamente ricercata e voluta.

i colori

Le tinte da scegliere sono calde, a rimarcare i colori presenti

tra le colline, gli uliveti, le vigne o i campi coltivati, lasciando

bene in vista i segni del tempo: travi, tavoli da lavoro, robusti

pilastri, e affiancando ai materiali tradizionali citazioni di

design e materiali innovativi, ad esempio la resina cementizia

che crea omogeneità fra gli spazi ◆


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M A G A Z I N E


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