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continua - Biloslavo, Fausto

continua - Biloslavo, Fausto

aggiunto recentemente il

aggiunto recentemente il reportage «considerato più adatto a sostenere la concorrenza degli altri mass media» 44 . Le regole, che sostituiscono la prassi del lavoro giornalistico, come l’autore ha già ricordato in precedenza, costituiscono dei limiti all’elaborazione individuale degli articoli. E, perciò, condizionano anche le scelte lessicali. Dardano quindi parte dalle categorie, necessarie per il prosieguo dell’analisi, proposte da Bernard Berelson nella “content analysis” 45 . Mentre per Berelson ciò che dev’essere analizzato è il contenuto manifesto della comunicazione, per il linguista italiano l’attenzione va posta anche su quelle che definisce «intenzioni latenti» 46 e sulle possibili risposte provocate dal contenuto. «Pertanto le formulazioni di Berelson appaiono valide come ipotesi metodologiche particolarmente per quanto riguarda l’identificazione delle unità di contenuto» 47 . Oltre alle due dimensioni, sintattica e lessicale, nel testo dev’essere ricercata quindi anche quella semantica. In questo Dardano si rifà a Violette Morin 48 . È necessario, secondo l’autore, usare per l’analisi categorie formali: categorie che abbiano criteri di oggettività. In tal modo è possibile concentrarsi «sul messaggio giornalistico inteso come struttura formale» 49 . A questo scopo, Morin ha delineato alcuni indicatori concreti del coefficiente di spettacolarizzazione della notizia: «1) il disegno, 2) la fotografia, 3) le parole del discorso diretto, 4) l’uso del presente attivo» 50 . L’autore considera, per la propria analisi, tre aspetti del messaggio giornalistico: semantico, combinatorio e verbale. Fin qui l’analisi del contenuto ha determinato le forme della comunicazione. L’autore, in ultima battuta, passa all’analisi della forma e di come questa 43 DARDANO 1981, p. 34 44 DARDANO 1981, p. 35 45 BERELSON 1962 46 DARDANO 1981, p. 37 47 DARDANO 1981, p. 38 48 MORIN 1969 49 DARDANO 1981, p. 45 40

determini la composizione del contenuto. In questo segue la teoria di Louis Hjelmslev 51 . Le categorie individuate, in questo caso, sono quattro: la sostanza dell’espressione (scelte linguistiche) e la forma dell’espressione (sintassi), quindi la forma del contenuto (struttura) e la sostanza del contenuto (i fatti). In conclusione, Dardano propone le proprie categorie d’analisi. I suoi schemi interpretativi riprendono e completano quelli precedenti e aggiungono altri elementi. In particolare, l’autore focalizza l’attenzione su «tre aspetti notevoli e caratterizzanti» 52 : l’evidenza – occultamento (la posizione degli elementi all’interno di un articolo, secondo una scala d’importanza); la dilatazione – contrazione (la maggiore o minore estensione di un un’unità di contenuto); il collegamento – isolamento (la coesione tra le diverse unità all’interno dell’articolo e dell’articolo in rapporto agli altri servizi nella pagina). 3.4 LINGUA E GIORNALISMO: L’INFLUSSO DELLA TV Concludiamo questa rassegna presentando ancora due studi condotti rispettivamente da Ilaria Bonomi e Laura Nacci. Li abbiamo inseriti in quest’ultima parte sia per questioni cronologiche (entrambi gli studi sono stati terminati tra il 2002 e il 2003) sia perché toccano un punto molto importante per la mia ricerca. Si tratta dell’influenza nella scrittura giornalistica della lingua parlata e in particolare del parlato televisivo. Nei prossimi due paragrafi, quindi, vedremo come si è evoluto il linguaggio 50 MORIN 1969, p. 38, in DARDANO 1981 51 HJELMSLEV 1961 52 DARDANO 1981, p. 49 41