Febbraio 2008 - Cronache Cilentane

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Febbraio 2008 - Cronache Cilentane

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> Sessa Cilento

febbraio 2008

La rivolta di Masaniello

nel Cilento

Presentati gli statuti

concessi dai baroni di

Sessa e Omignano

Il Comune di Sessa Cilento, in

occasione del 360° della rivolta

del 1647, ha organizzato due

manifestazioni di significativo

interesse storico-culturale. I

momenti celebrativi hanno inteso

ricordare il ruolo che i sessesi

ebbero durante la famosa ribellione

popolare, conosciuta

come la “rivolta di Masaniello”.

Infatti, lo scorso 22 dicembre,

il professor Francesco Volpe,

già docente di Storia moderna

e Storia sociale presso l’Università

degli Studi di Salerno,

ha incontrato gli alunni e gli insegnanti

della locale Scuola Secondaria

di I Grado “S. d’Acquisto”. Egli, in

tale occasione, ha tenuto una lezione

su “Gli Statuti concessi dai baroni di

Sessa e Omignano nel 1647”.

Successivamente, nei pressi di

piazza Pompeo Lebano, proprio nel

luogo in cui gli abitanti del paese si

riunirono in quella circostanza per

rivendicare i loro diritti, è stata scoperta

una lapide, rievocativa dello

storico evento (13 agosto 1647). Alla

cerimonia commemorativa, presenti il

Sindaco e una rappresentanza municipale,

hanno partecipato i docenti e gli

alunni della citata scuola, nonché

numerosi cittadini.

Sulla stessa tematica anche il convegno

programmato per il 29 dicembre

e tenutosi negli spazi del Centro

sociale polivalente. Dopo i saluti del

dottor Aldo Niglio, “primo cittadino”,

e di Michele Di Fiore, consigliere provinciale

di Salerno, sono intervenuti -

moderati dal dottor Antonio Migliorino

- i professori Francesco Volpe e

Marcello Feola. Quest’ultimo è docente

di Diritto pubblico comparato presso

l’Università degli Studi di Salerno.

L’argomento oggetto delle celebrazioni

rievocative è trattato proprio

dal professor Volpe nel suo ultimo

libro, “La rivolta di Masaniello nel

Cilento. I Capitoli concessi dai baroni

di Sessa e di Omignano”, pubblicato

da “L’Opera Editrice” di Vallo della

Lucania. Il volume, patrocinato dai

Comuni interessati, è stato dato alle

stampe in concomitanza dell’avvenimento.

La rivolta di Masaniello

(Tommaso Aniello, umile pescatore

Lapide commemorativa che ricorda lo storico

evento del 13 agosto 1647

amalfitano) ebbe inizio a Napoli, il 7

luglio 1647, e vide protagonista la

Da sinistra, il prof. Marcello Feola, il prof. Francesco Volpe, il dr. Aldo Niglio, Sindaco di Sessa

Cilento e il dott. Antonio Migliorino

popolazione del luogo, soprattutto

quella appartenente ai ceti più poveri,

oramai stanca ed esasperata dall’imposizione

di nuove gabelle, nonché

dai molteplici soprusi messi in atto

dalla nobiltà locale. Pressione fiscale

che derivava anche da una profonda

crisi economica che stava attraversando

tutto il Regno di Napoli, poiché

l’impero spagnolo, dal quale dipendeva,

era impegnato nella guerra dei

Trent’anni.

Dalla città partenopea la ribellione

raggiunse le province del dominio.

Nel territorio cilentano, parte integrante

del Principato Citra, si verificarono

disordini, tumulti e addirittura

atti di inaudita violenza. Alcuni caratterizzati

da spargimento di sangue.

Basterebbe ricordare i casi di Camerota,

Controne, Laureana e, in particolare,

quello che vide protagonista il

barone Bonito di Casalicchio (Casal

Velino).

La ricerca storica, condotta dal professor

Volpe, ha evidenziato che in

due località cilentane, per l’appunto

Sessa e Omignano, i cittadini ottennero

la concessione di capitoli statutari

nuovi dai rispettivi baroni Verduzio e

Mazzacane senza disordini e senza far

ricorso all’uso di maniere forti.

Si può affermare che in entrambi i

villaggi, ubicati sulle pendici del Monte

della Stella e posti a breve distanza

tra loro, la rivendicazione dei diritti da

parte della popolazione avvenne con

rivolta incruenta.

Fu davvero il “trionfo della civiltà

e della cultura giuridica”. Un’eccezione

nella “fosca temperie del Seicento”.

> Cannicchio

Pensieri amorosi

per Cannicchio

Sono passati già diversi anni

da quando abbiamo scelto di

trascorrere non solo le vacanze estive

ma anche altri periodi dell’anno in quella

località particolarmente suggestiva

della costa cilentana che porta il nome

di Cannicchio. Perfino ad agosto, nel

silenzio del minuscolo borgo, le voci

della natura hanno ancora libertà di

esprimersi e quelle degli uomini sono

sempre sobrie e conservano un che di

gentile che non si è lasciato contaminare

dal frastuono e dai ritmi ossessivi del

divertimento che dominano sul resto

del litorale. Il paesino, adagiato dolcemente

sulla collina, guarda tutto questo

dall’alto, senza farsene turbare se non

in minima parte, e offre a chi lo sceglie

il piacere di una pausa, di un riposo

vero che sia occasione per riconciliarsi

col tempo, non sentirlo più nemico. La

gente del posto è semplice e cordiale,

ha un senso dell’ospitalità ancora

degno degli antenati greci e lo pratica

senza invadenza e chiassosità. Chi viene

qui ogni anno, ogni volta che se ne

allontana, si porta sempre qualcosa

dentro: uno sguardo, un’inflessione particolare

della voce, un certo modo di

sorridere o farsi improvvisamente seri

per riflettere insieme sui problemi della

vita, un atteggiamento che negli anziani

si colora di un’inevitabile pennellata

> Celso Cilento

di malinconia. Sono

loro quelli che restano

dopo ogni nuova

avventura estiva, e

allora il silenzio del

borgo si fa quasi

irreale, diventa

magico: si può

esserne disorientati

e fuggirlo e si può

restarne stregati,

ma è impossibile

non avvertirne l’intensità.

Ma vi sono anche

dei giovani a Cannicchio

e sono belli,

vivaci, attivi, amano la loro terra senza

stupidi campanilismi: molti di loro non

hanno nessuna voglia di emigrare,

resterebbero volentieri dove sono nati,

però andrebbero aiutati, nel modo giusto

e al momento giusto. Avrebbero

bisogno di un minimo di certezze: un

lavoro, una casa, qualche servizio in più

e luoghi d’incontro per comunicare e

maturare insieme. Non chiedono la

luna, chiedono ciò che occorre per una

vita dignitosa. Ma gli ostacoli sono

molti e qualche buona iniziativa, che

ogni tanto si fa strada, troppo spesso

somiglia a certi torrentelli poveri di

acque che proprio non ce la fanno ad

arrivare fino alla foce, si perdono per

strada. Allora restano solo due alternative:

fare la valigia e andarsene oppure

rimanere e, soprattutto i maschi, consumare

una parte del proprio tempo seduti

fuori a un bar.

Non è con l’intenzione di criticare che

diciamo questo ma solo perché, quando

si ama veramente un luogo e i suoi abitanti,

s’impara a guardarli con attenzione,

e allora se ne vedono le luci ma

anche le ombre. Se se ne parla, è perché

piacerebbe vederli crescere e fiorire

secondo le loro potenzialità naturali ed

umane.

Maria Antonietta

Domenico Canciani

Tutti uniti attorno alla nuovo squadra

Celso, un piccolo paese ma con un grande spirito di intraprendere sempre

nuove iniziative… l’Oratorio parrocchiale, la Confraternita, associazioni culturali

che spesso organizzano delle manifestazioni di rilievo, una Fondazione per

aiutare i giovani promossa dal sacerdote don Renaldo, ed è appena il caso di

dirlo, l’affiatata squadra del “F.C. Celso” che gioca in terza categoria; riproposta

dopo anni di assenza della nostalgica squadra che giocava sul campetto dei

“Muricini” ormai Stadio Comunale di Costantinopoli.

nella foto: partita “F.C. Celso – Massa, Dario Vassallo in azione… sullo sfondo, panoramica di

Celso, la chiesa parrocchiale dedicata a S. Maria Assunta, in alto a destra Palazzo Mazziotti, monumento

nazionale; in basso la contrada S. Biase con Palazzo Pignatari in primo piano

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