La vita in Cristo - Chiesa Cattolica Italiana

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La vita in Cristo - Chiesa Cattolica Italiana

24

La vita in Cristo

“… sicut palmes in vite”

(Gv 15,4)


DOCUMENTI PASTORALI

24

ARCIDIOCESI

Trani - Barletta - Bisceglie

e Nazareth

La vita in Cristo

“… sicut palmes in vite”

(Gv 15,4)

EDITRICE ROTAS


Icona della Chiesa Ortodossa Romena

donata all’Arcivescovo da Sua Eminenza Iosif Pop, metropolita,

Metropolia Ortodossa Romena per l’Europa Meridionale


Saluto e motivazione

Alla diletta e santa Chiesa

di Trani - Barletta - Bisceglie

Carissimi presbiteri e diaconi, consacrati e

consacrate, coniugi cristiani, fedeli laici,

La grazia del Signore nostro Gesù Cristo,

l’amore di Dio Padre,

la comunione dello Spirito Santo

sia con tutti voi”. 1

Quando venni in mezzo a voi il 26 gennaio

2000 per dare inizio al mio servizio episcopale,

avvertii subito la necessità di indicarvi “Gesù

Cristo” secondo lo spirito del mio motto “Oportet

Illum crescere” (Gv 3,30), presentandovi il

programma pastorale “Ut crescamus in Illo”.

Vi indicai così le linee teologiche e pastorali

che insieme ci siamo sforzati di tradurre nella

prassi pastorale, impegnando le parrocchie

come soggetto della Nuova evangelizzazione e

1 2Cor 13,13.


Saluto e motivazione

4

puntando in particolar modo sulla formazione

permanente dei suoi soggetti: presbiteri, diaconi,

consacrati e consacrate, famiglie, giovani, operatori

pastorali.

Dopo dieci anni di “cammino insieme”, ho avvertito

ugualmente la necessità di indicarvi sempre

“Gesù Cristo” come nostra “Via – Verità – Vita”. 2

Da qui il tema dell’attuale documento pastorale

che ci accompagnerà sino al compimento del

mio mandato apostolico: “La vita in Cristo - «…

sicut palmes in vite» [come tralci nella vite]. 3

È un sussidio di tipo ascetico-mistico che, mi

auguro, giunga non solo nelle vostre mani, ma

per la vostra meditazione e traduzione concreta

nella vita quotidiana, perché cresca in ciascuno

di noi “Gesù Cristo”, grazie allo svuotamento del

nostro “io”, proprio come ci dice lo stesso nostro

Maestro Gesù: “Chi vuol venire dietro a me, rinneghi

se stesso, prenda la sua croce, e mi segua”. 4

Mentre vi ringrazio per l’accoglienza che mi

date nel vostro cuore, vi confermo la mia, augurandovi

di crescere con me in “Gesù Cristo” come

sua “Chiesa una, santa, cattolica, apostolica”.

Buon cammino!

2 Gv 14,16.

3 Gv 15,4.

4 Mt 16, 24.


Premessa

Gesù nel vangelo di Matteo ci dice che “ogni

scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è

simile a un padrone di casa che estrae dal suo

tesoro cose nuove e cose antiche”. 5

In questo anno dedicato alla santificazione

sacerdotale, desidero estrarre dallo scrigno del

passato un tesoro depositato dalla sapienza spirituale

di quanti ci hanno preceduto (di Agostino

e Tommaso in modo particolare) nel cammino

della fede.

È un tesoro che può rivelarsi quanto mai

efficace per riscoprire la misura alta della vita

cristiana e farci sentire il fascino del percorso di

santificazione che accomuna tutti i battezzati,

unitamente ai ministri ordinati.

Si tratta del tesoro dell’organismo soprannaturale

che nelle precedenti generazioni è stato

presentato alla vita del credente come un edificio

spirituale fondato sulle virtù teologali e cardinali,

e sviluppato dai doni dello Spirito Santo,

5 Mt 13,52.


Premessa

6

secondo lo spirito delle beatitudini che danno i

frutti multiformi dell’amore divino.

È la stessa struttura della vita spirituale presentata

dal Catechismo della Chiesa Cattolica

(nn. 1803-1832).

Desidero riscoprire questa architettura spirituale

e proporla come itinerario di conformazione

a Cristo al fine di ravvivare la consapevolezza

dell’universale chiamata alla santità di tutto il

popolo santo di Dio: ministri ordinati, coniugi

cristiani, consacrati/e, fedeli laici cristiani.


I - Sviluppo del tema

La vita nuova in Cristo (l’essere cristiano)

“E noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come

in uno specchio la gloria del Signore, veniamo

trasformati in quella medesima immagine, di

gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito

del Signore”. 6

Gesù Cristo, uomo nuovo, ha operato il rinnovamento

e la trasformazione della nostra condizione

umana per opera dello Spirito Santo così da

renderci figli di Dio e creature nuove. Inserita in

Cristo, l’esistenza cristiana è legata all’iniziativa

con cui Dio viene verso di noi per rivelarci il suo

amore paterno, e insieme, la nostra condizione

di figli. Questo rapporto con Dio nello Spirito di

Gesù si esplicita attraverso tre esperienze fondamentali:

l’esperienza della paternità di Dio, la

riunificazione interiore della nostra vita attorno

alla libertà nello Spirito, l’apertura ad una nuova

fraternità umana.

6 2Cor 3,18.


Foto NEWS Aldo Capogna


I - Sviluppo del tema

In Gesù la paternità di Dio si svela come cura

provvidente e amore perdonante. Accogliere e

aderire a questa paternità è accogliere il Figlio

prediletto nel quale Dio si è compiaciuto 7 , è divenire

conformi all’immagine di quel Figlio che

il Padre ha voluto come primogenito fra molti

fratelli. Sta qui la legge dell’esistenza credente:

occorre diventare conformi al Figlio. 8

La riunificazione interiore della nostra vita

attorno alla libertà nello Spirito descrive l’opera

della grazia di Dio. La grazia è l’introduzione di

un dinamismo nuovo che è lo Spirito di Cristo:

egli rende forte in noi l’uomo interiore, 9 già così

fragile di fronte al male, e crea l’uomo nuovo 10

capace di vera giustizia e di vera santità.

L’apertura ad una nuova fraternità umana è

uno dei più significativi frutti della vita di grazia:

infatti, il Cristo introduce nella storia una solidarietà

aperta a tutta l’umanità e capace di originare

una universale riconciliazione. In Cristo non c’è

più né giudeo né greco, né schiavo né libero, né

uomo né donna: 11 non certo nel senso che queste

7 Cfr. Mc 1,11

8 Cfr. Rm 8,29; Fil 3, 10.21.

9 Cfr. Ef 3,16.

10 Cfr. Ef 4,24.

11 Cfr. Gal 3,28; Col 3,11.

9


I - Sviluppo del tema

10

diversità sono cancellate ma in quello che, invece

di essere sorgente di opposizioni e di inimicizia,

diventano luogo di accoglienza, uguaglianza e

comunione.

La vita nuova in Cristo ha le sue radici nelle

virtù teologali connesse alle virtù cardinali. Virtù

teologali e virtù cardinali formano l’essere del

cristiano.

a - Le virtù teologali

“Vestiti con la corazza della fede e della carità,

e avendo come elmo la speranza della

salvezza”. 12

La grazia di Cristo è il principio di una profonda

ristrutturazione della persona che, nella

sua autenticità, è persona viva di Gesù Cristo,

in grado di esprimere una dinamica di fede, di

speranza e di carità.

Le virtù sono la corrente vitale che percorre

l’organismo del corpo mistico, sono la dinamica di

un uomo amato da Dio e che a Dio impegnativamente

ritorna. Le virtù teologali sono dei principi

interiori di vita che sostengono in modo stabile,

permanente le relazioni con Dio e con i fratelli:

le radici di questo vivere virtuoso, di questo agi-

12 1Ts 5,8.


I - Sviluppo del tema

re buono, stanno nella vita soprannaturale della

persona in grazia, stanno cioè in quel dono dello

Spirito che trasforma profondamente la nostra

esistenza. Le virtù, perciò, sono un dono, sono

doni di grazia che portano a compimento la trasformazione

della nostra vita come vita in Cristo.

Fede, speranza e carità, colte nella loro unità

e reciprocità, descrivono la totalità dell’esistenza

cristiana in tensione verso la futura pienezza

come tensione già operante per un incontro immediato

con Cristo.

Questa triade costituisce la risposta globale al

Dio unitrino che si rivela in Gesù Cristo; si tratta

quindi di virtù legate alla rivelazione soprannaturale.

Senza di essa non avrebbe senso la fede,

che è il sì al Dio che si rivela; né avrebbe senso

la speranza, che si appoggia alle promesse di

Dio sulla vita eterna; né avrebbe possibilità di

esistere la carità, che significa amare come Dio

stesso ama.

“Le virtù teologali fondano, animano e caratterizzano

l’agire morale del cristiano. Esse

informano e vivificano tutte le virtù morali. Sono

infuse da Dio nell’anima dei fedeli per renderli

capaci di agire quali suoi figli e meritare la vita

eterna. Sono il pegno della presenza e dell’azione

dello Spirito Santo nelle facoltà dell’essere

11


I - Sviluppo del tema

12

umano. Tre sono le virtù teologali: la fede, la

speranza e la carità” (1Cor 13,13). 13

Tre virtù che si appoggiano all’amore di Dio,

alla manifestazione del suo amore per l’uomo in

Gesù. Perciò sono chiamate teologali o divine:

non soltanto perché si riferiscono a Dio, ma anche

perché è Dio a renderle possibili, a offrirci

la grazia di credere, sperare e amare. Esse hanno

Dio come oggetto e insieme ci provengono dalla

sua benevolenza, sono la vita divina in noi, la

risposta che lo Spirito santo suscita in noi di

fronte alla parola di Dio.

Mentre da soli siamo in grado di essere forti,

giusti, prudenti e temperanti, non lo siamo di

credere, di sperare e di amare se Dio non prende

l’iniziativa, gratuita e libera, di infonderci questa

triade di virtù.

La fede esprime l’appoggiarsi a Dio, il confidare

in lui. La fede è l’atteggiamento personale

di risposta a Dio che include il conoscere ma si

esprime nella totale sottomissione e nella totale

adesione della propria vita alla sovranità di Dio,

in Cristo per mezzo dello Spirito.

“Con la fede l’uomo si abbandona tutto a Dio

liberamente”, dice il Catechismo della Chiesa

13 CCC, 1813.


I - Sviluppo del tema

cattolica citando la Costituzione conciliare Dei

Verbum (n. 5). È il nostro dire “sì” a Dio che si

rivela, si presenta a noi e ci parla.

La fede diventa allora un seguire Cristo. Questo

aderire al Cristo, proprio perché avviene per

la forza dello Spirito, si concretizza in una comunità

strutturata attorno ai carismi e ai ministeri.

“Il discepolo di Cristo non deve soltanto

custodire la fede e vivere di essa, ma anche

professarla, darne testimonianza con franchezza

e diffonderla: “Devono tutti essere pronti a confessare

Cristo davanti agli uomini, e a seguirlo

sulla via della Croce attraverso le persecuzioni,

che non mancano mai alla Chiesa” [Conc. Ecum.

Vat. II, Lumen gentium, 42; cfr. Id., Dignitatis

humanae, 14]. Il servizio e la testimonianza della

fede sono indispensabili per la salvezza: “Chi

mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo

riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli;

chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini,

anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che

è nei cieli” (Mt 10, 32-33). 14

Chiediamo al Signore di accrescere la nostra

fede, facendo nostra la bellissima preghiera di

Charles De Foucauld. È uno splendido atto di fede

14 CCC, 1816.

13


I - Sviluppo del tema

14

con cui questo grande cristiano, credente, mistico

si abbandonava, pur nella sua oscurità e nel suo

deserto, al mistero di Dio.

“Padre mio,

io mi abbandono a te,

fa’ di me ciò che ti piace.

Qualunque cosa tu faccia di me,

ti ringrazio.

Sono pronto a tutto,

accetto tutto,

purché la tua volontà si compia in me

e in tutte le tue creature.

Non desidero niente altro, mio Dio.

Affido l’anima mia nelle tue mani:

te la dono, mio Dio,

con tutto l’amore del mio cuore

perché ti amo.

Ed è un bisogno del mio amore

il donarmi,

il pormi nelle tue mani senza riserve,

con infinita fiducia,

poiché tu sei mio Padre”.

La speranza, invece, esprime quella dimensione

propria della vita cristiana di fede, aderendo

fiduciosamente alla promessa compiuta da Dio

con la risurrezione di Gesù, vive la propria esi-


I - Sviluppo del tema

stenza come attesa di un compimento venturo

e la partecipazione alla storia come cammino e

pellegrinaggio carico di audacia e di libertà, fino

a che Dio sia tutto in tutti.

La virtù della speranza risponde all’aspirazione

alla felicità, che Dio ha posto nel cuore di

ogni uomo; essa assume le attese che ispirano

le attività degli uomini; le purifica per ordinarle

al Regno dei cieli; salvaguarda dallo scoraggiamento;

sostiene in tutti i momenti di abbandono;

dilata il cuore nell’attesa della beatitudine eterna.

Lo slancio della speranza preserva dall’egoismo

e conduce alla gioia della carità. 15

La speranza cristiana viene da Dio, dall’alto,

è una virtù teologale la cui origine non è terrena.

Infatti essa non si sviluppa dalla nostra vita, dai

nostri calcoli, dalle nostre previsioni, dalle nostre

statistiche o inchieste, ma ci è donata dal Signore.

Spesso dimentichiamo questa verità e consideriamo

la speranza cristiana come “qualcosa in più”,

che si aggiunge alle altre cose. Dunque, sperare

è vivere totalmente abbandonati nelle braccia di

Dio che genera in noi la virtù, la nutre, l’accresce,

la conforta. La speranza è da Dio soltanto,

è fondata sulla sua fedeltà.

15 CCC, 1818.

15


I - Sviluppo del tema

16

“Signore Gesù, tu sei i miei giorni.

Non ho altri che te nella mia vita.

Quando troverò un qualcosa che mi aiuta,

te ne sarò intensamente grato.

Però, Signore,

quand’anche io fossi solo,

quand’anche non ci fosse nulla

che mi dà una mano,

non ci fosse neanche un fratello di fede

che mi sostiene,

tu, Signore, mi basti,

con te ricomincio da capo.

Tu sei il mio desiderio!”. (L. Serenthà)

La carità, infine, connette profondamente

l’amore di Dio e l’amore del prossimo, chiarendo

così la struttura della personalità di Gesù

per il quale la totale sottomissione al Padre si è

compiuta nel dono della propria vita per i fratelli.

“L’esercizio di tutte le virtù è animato e ispirato

dalla carità. Questa è il “vincolo di perfezione”

(Col 3,14); è la forma delle virtù; le articola e le

ordina tra loro; è sorgente e termine della loro

pratica cristiana. La carità garantisce e purifica

la nostra capacità umana di amare. La eleva alla

perfezione soprannaturale dell’amore divino. 16

16 CCC, 1827.


I - Sviluppo del tema

Sono tre le forme concrete della carità, per

quanto ci riguarda, o tre i significati della parola

‘carità’: l’amore di Dio per noi; l’amore di noi per

Dio; l’amore di ciascuno di noi per il prossimo.

Queste tre forme della carità sono in realtà

strettamente collegate; ed è proprio tale unità che

caratterizza l’amore nel senso cristiano. Non ci

può essere amore cristiano del prossimo senza

l’amore preveniente di Dio, in Gesù, per noi. Se

Dio ci ha amato per primo, a lui va come risposta

il nostro amore.

D’altra parte, non c’è amore autentico per il

Signore se non c’è amore per il prossimo. Possiamo

dire: non c’è fede, non c’è speranza se non

c’è carità; e tuttavia la carità non supplisce alla

mancanza di fede e di speranza.

Ciò che sento in modo certo, Signore, è che ti

amo. Folgorato al cuore da te mediante la tua

parola, ti amai, e anche il cielo e la terra e tutte

le cose in essi contenute, ecco, da ogni parte

mi dicono di amarti. Ma che amo, quando amo

te? Non una bellezza corporea, né una grazia

temporale: non lo splendore della luce, non le

dolci melodie, non la fragranza dei fiori, non la

manna e il miele, non le membra accette agli

amplessi della carne. Nulla di tutto ciò amo,

17


I - Sviluppo del tema

18

quando amo il mio Dio. Eppure amo una sor­

ta di luce e voce e odore e cibo e amplesso

nell’amare il mio Dio: la luce, la voce, l’odore, il

cibo, l’amplesso dell’uomo interiore che è in me,

ove splende alla mia anima una luce non avvolta

dallo spazio, ove risuona una voce non travolta

dal tempo, ove olezza un profumo non disperso

dal vento, ove è colto un sapore non attenuato

dalla voracità, ove si annoda una stretta non

interrotta dalla sazietà. Questo amo, quando

amo il mio Dio (S. Agostino, Confessioni X, 6, 8).

b - Le virtù cardinali

“Se uno ama la giustizia, le virtù sono il frutto

delle sue fatiche. Ella infatti insegna la temperanza

e la prudenza, la giustizia e la fortezza,

delle quali nulla è più utile agli uomini durante

la vita”. 17

“Le virtù umane sono attitudini ferme, disposizioni

stabili, perfezioni abituali dell’intelligenza

e della volontà che regolano i nostri atti, ordinano

le nostre passioni e guidano la nostra condotta

secondo la ragione e la fede. Esse procurano facilità,

padronanza di sé e gioia per condurre una

vita moralmente buona. L’uomo virtuoso è colui

17 Sap 8,7.


I - Sviluppo del tema

che liberamente pratica il bene. Le virtù morali

vengono acquisite umanamente. Sono i frutti e i

germi di atti moralmente buoni; dispongono tutte

le potenzialità dell’essere umano ad entrare in

comunione con l’amore divino”. 18

La virtù è la capacità di orientarsi stabilmente

verso un determinato bene. Virtù è, perciò,

la forza interiore, permanente, che continua a

farci liberamente decidere, nella diversità delle

situazioni, per un determinato bene o valore. Vi

è un’intima connessione tra virtù teologali e virtù

cardinali. È da questa intima connessione che è

possibile delineare l’immagine dell’uomo nuovo.

“Quattro virtù hanno funzione di cardine. Per

questo sono dette “cardinali”; tutte le altre si

raggruppano attorno ad esse. Sono: la prudenza,

la giustizia, la fortezza e la temperanza. 19

Fede e prudenza

L’atto della fede è un “sì” a Cristo colto come

Verità 20 piena, ultima, salvifica, alla quale ci

si affida progettando l’esistenza. La Verità che

l’esistenza di Gesù rivela è quella di un amore

che si comunica nel dono incondizionato di sé

18 CCC, 1804.

19 CCC, 1805.

20 Gv 14,6.

19


I - Sviluppo del tema

20

fino all’annullamento sulla croce. Cristo è Verità

donata, di cui l’uomo credente non può disporre

a suo piacimento. Può solo accoglierla con un

atteggiamento di lode, di rendimento di grazie,

al tempo stesso, di amorosa ricerca e di fedele

testimonianza della verità. Ciò comporta un attitudine

morale al discernimento dei veri beni umani

che esprimono e orientano al vero Bene. Questo

compito di ricerca e di discernimento della verità

è affidato alla virtù cardinale della prudenza.

Per la sensibilità corrente, la parola prudenza

evoca un atteggiamento guardingo e calcolatore,

attento soprattutto alle conseguenze delle

proprie decisioni. Nella prospettiva cristiana la

prudenza è la chiarezza della decisione di colui

il quale è risoluto a compiere la verità. Per agire

secondo verità è necessario accertarsene mediante

una adeguata indagine. La realizzazione del

bene presuppone la conoscenza della realtà e il

prenderla sul serio con lucida obiettività. Senza

questo atteggiamento di ricerca del vero bene non

c’è rettitudine della persona. Diventare uomini

prudenti nel senso di umile e ferma ricerca del

vero e del buono si rende sempre più indispensabile

in relazione alla nostra situazione culturale

complessa e indifferente alla oggettività del bene

e del vero. Di fronte a un diffuso relativismo, la


I - Sviluppo del tema

mancanza di un’attitudine prudenziale apre la via

all’irresponsabilità verso il prossimo e verso Dio.

La prudenza è la «retta norma dell’azione»,

scrive san Tommaso 21 sulla scia di Aristotele.

Essa non si confonde con la timidezza o la paura,

né con la doppiezza o la dissimulazione. È detta

«auriga virtutum» - cocchiere delle virtù: essa

dirige le altre virtù indicando loro regola e misura.

È la prudenza che guida immediatamente il

giudizio di coscienza. L’uomo prudente decide e

ordina la propria condotta seguendo questo giudizio.

Grazie alla virtù della prudenza applichiamo

i principi morali ai casi particolari senza sbagliare

e superiamo i dubbi sul bene da compiere e sul

male da evitare”. 22

Chi è il prudente?

- Colui che ha l’occhio profondo. Colui che

guarda in avanti e che sa prevedere le conseguenze

del suo agire, per sé e per gli altri.

- Colui che sa decidere convenientemente il

da farsi. Sa fare scelte oculate.

- Colui che sa valutare le conseguenze favorevoli

e sfavorevoli prima di decidere.

21 San TommaSo d’aquino, Summa theologiae, II-II, 47, 2.

22 CCC, 1806.

21


I - Sviluppo del tema

22

- Colui che non agisce solo in base agli slanci

del cuore o in base agli impulsi.

- Colui che ha la testa sulle spalle ed è capace

di valutare le capacità e i mezzi necessari

per una data impresa.

Dal momento che la prudenza è l’auriga delle

altre virtù offro delle domande perché ciascuno

verifichi se stesso.

Mi esamino: Quali sono i difetti più vistosi

contro la prudenza nel parlare, nel pensare e nell’agire?

Dove porta, per esempio, l’impru denza

nella gestione delle realtà sociali, civili, politiche?

E quali circostanze, invece, favoriscono la

pru denza? In quale modo posso educarmi a esse?

Come vivere un’etica della vigilanza, la quale

è il fondamento di un’etica del discernimento?

Prego affinché, in questa luce, chi mi ascolta

pensi adesso alla propria vita. Sono prudente?

Vivo conseguentemente e responsabilmente?

Il programma che realizzo serve al vero bene?

Serve alla salvezza che vogliono per noi Cristo

e la Chiesa? Se legge uno studente o una studentessa,

un figlio o una figlia, guardi in questa

luce i propri compiti di scuola, le letture, gli

interessi, i passatempi, l’ambiente degli amici

e delle amiche. Se legge un padre o una madre


di famiglia, pensi un po’ ai suoi impegni coniugali

e di genitore. Se legge un ministro o un

uomo di Stato, guardi il raggio dei suoi doveri e

delle sue responsabilità. Cerca egli il vero bene

della società, della nazione, dell’umanità? O

solo particolari e parziali interessi? Se legge un

giornalista, un pubblicista, un uomo che esercita

influenza sull’opinione pubblica, rifletta sul

valore e sul fine di questa sua influenza.

I - Sviluppo del tema

“Guidami, dolce Luce; attraverso le tenebre

che mi avvolgono guidami Tu, sempre più

avanti! Nera è la notte, lontana è la casa: guidami

Tu, sempre più avanti! Reggi i miei passi:

cose lontane non voglio vedere; mi basta un

passo per volta. Così non sempre sono stato

né sempre ti pregai affinché Tu mi conducessi

sempre più avanti. Amavo scegliere la mia

stra da, ma ora guidami Tu, sempre più avanti!

Guida mi, dolce Luce, guidami Tu, sempre più

avanti!” (J.H. Newman).

Carità e temperanza

Il dono di sé fino alla morte di croce costituisce

il comandamento nuovo. 23 Ciò significa

assumere un atteggiamento permanente di aper-

23 Cfr. Gv 13,14-15.

23


I - Sviluppo del tema

24

tura all’altro – riconosciuto come fratello – con

una instancabile volontà di comunione fraterna.

Nel concreto esistenziale tale volontà si traduce

anzitutto in un atteggiamento di conversione personale,

quale premessa al perdono e alla riconciliazione.

Ciò significa una continua crocifissione

delle tendenze anticomunitarie, individualistiche,

egocentriche, narcisistiche o intolleranti.

La virtù cardinale che sostiene questo incessante

sforzo di moderazione e di autosuperamento

delle proprie inclinazioni egocentriche è la

virtù della temperanza. Da questa virtù scaturisce

la capacità di autocontrollo e di moderazione

verso tutte le manifestazioni istintuali, attraverso

l’ascesi e l’autodominio. L’atteggiamento della

temperanza è garanzia di libertà interiore. Senza

la temperanza, nell’uomo, il torrente dell’intima

volontà di essere strariperebbe rovinosamente oltre

ogni limite, perderebbe la sua direzione e non

arriverebbe mai al mare, cioè alla perfezione. 24

La temperanza è la virtù morale che modera

l’attrattiva dei piaceri e rende capaci di equilibrio

nell’uso dei beni creati. Essa assicura il dominio

della volontà sugli istinti e mantiene i desideri

entro i limiti dell’onestà. La persona temperante

24 Cfr. PiePer J., Essere autentici. Servono le virtù?, Città

Nuova, Roma 1993, 36-37.


I - Sviluppo del tema

orienta al bene i propri appetiti sensibili, conserva

una sana discrezione, e non segue il proprio

“istinto” e la propria “forza assecondando i desideri”

del proprio “cuore” (Sir 5,2) [cfr. Sir 37,27-

31 ]. La temperanza è spesso lodata nell’Antico

Testamento: “Non seguire le passioni; poni un

freno ai tuoi desideri”. 25 Nel Nuovo Testamento

è chiamata “moderazione” o “sobrietà”. Noi

dobbiamo “vivere con sobrietà, giustizia e pietà

in questo mondo”(Tt 2,12). 26

Chi è il temperante?

- Colui che è padrone di sé, che si tiene in

pugno, che si contiene. Non ci sono altre

forze che lo tengono in mano, non è schiavo

delle passioni. È lui che domina.

- Colui che sa darsi un limite, sa dire di no,

sa rinunciare.

- Colui che sa essere moderato, equilibrato,

colui che ha il senso della misura, che non

è esagerato.

- Colui che sa darsi delle regole, che sa darsi

una disciplina.

- Colui che sa dominare la brama di possedere

(avidità), la voglia di mangiare

25 Sir 18,30.

26 CCC, 1806.

25


I - Sviluppo del tema

26

(voracità), la ricerca del piacere sessuale

(sensualità, lussuria), la collera.

- Colui che è vigilante.

- Colui che sa perfezionarsi conformandosi

sempre a Gesù.

Carità e giustizia

La croce di Cristo esige che la carità sia effettiva

e concreta, mediata dall’atteggiamento della

solidarietà fraterna con tutti, specialmente con gli

ultimi. A questi Dio continua a rivelarsi Padre di

misericordia grazie all’impegno concreto per la

promozione di una convivenza basata sulla pace

e sulla virtù della giustizia, al quale esige che a

ognuno sia dato il suo.

La giustizia è la virtù morale che consiste

nella costante e ferma volontà di dare a Dio e al

prossimo ciò che è loro dovuto. La giustizia verso

Dio è chiamata “virtù di religione”. La giustizia

verso gli uomini dispone a rispettare i diritti di

ciascuno e a stabilire nelle relazioni umane l’armonia

che promuove l’equità nei confronti delle

persone e del bene comune. L’uomo giusto, di

cui spesso si fa parola nei Libri sacri, si distingue

per l’abituale dirittura dei propri pensieri e per la

rettitudine della propria condotta verso il prossimo.

“Non tratterai con parzialità il povero, né


I - Sviluppo del tema

userai preferenze verso il potente; ma giudicherai

il tuo prossimo con giustizia” (Lv 19,15). “Voi,

padroni, date ai vostri servi ciò che è giusto ed

equo, sapendo che anche voi avete un padrone

in cielo” (Col 4,1). 27

Dare a ciascuno il suo non equivale soltanto

a rispettare quanto è stabilito dalla legislazione

della società di appartenenza. Il rispetto materiale

e formale della legge non sempre corrisponde

anche a un comportamento moralmente giusto.

Un mondo che fosse retto solo dalla giustizia

(cioè dalla legge) potrebbe rivelarsi un mostro

freddo e senza pietà in cui ciascuno sarebbe occupato

a calcolare dare e avere. Solo un mondo

fraterno è un mondo in cui l’essere umano può

svilupparsi. Un mondo del genere suppone evidentemente

la giustizia, ma non può essere fraterno

se gli uomini non hanno imparato ad amarsi.

Solo una giustizia solidale, improntata dalla

carità, è capace di andare oltre la misura del

dovuto legale. La persona giusta, quanto più

riconosce di aver ricevuto tutto da Dio e molto

dal prossimo, tanto più sarà pronta a fare e a

dare anche il non dovuto.

27 CCC, 1807.

27


I - Sviluppo del tema

28

Chi è il giusto?

- Colui che desidera la giustizia.

- Colui che rispetta le leggi.

- Colui che rispetta la proprietà altrui.

- Colui che ripara ad un danno fatto.

- Colui che non sopporta le ingiustizie e le

disuguaglianze.

- Colui che non incolpa l’innocente.

- Colui che si mette dalla parte di chi è innocente,

di chi è indifeso, di chi è debole.

- Colui che è retto, è fedele alle parole

dell’alleanza, alla legge di Dio.

- Colui che ama donandosi a Dio e al prossimo.

Speranza e fortezza

Decidere di autoconsegnarsi alla logica del

vero bene, Cristo, significa rinunciare a una

presunta autorealizzazione mondana ed egoistica

per affidare unicamente la propria riuscita e la

propria felicità a Dio. In altre parole, la virtù teologale

della speranza induce un atteggiamento di

forte impegno esistenziale per la vita del mondo,

ma, al tempo stesso, la tensione verso la pienezza

futura divina, un permanente giudizio critico su

ogni concreta realizzazione storica.


I - Sviluppo del tema

Vivere in verità la speranza cristiana induce a

un atteggiamento critico verso tutto ciò che non

corrisponde al progetto di vita che sgorga dal

Cristo. L’esperienza di Cristo – pane spezzato per

la vita del mondo – fa sì che il cristiano senta vivo

l’impegno per la trasformazione della società. Il

doveroso impegno sociale esige fermezza d’animo

per affrontare le difficoltà che tale presenza

nel mondo comporta. È richiesta la virtù della

fortezza, quale espressione di coraggio nella pazienza

e nella perseveranza per “compiere e dire

tutto ciò che è buono”. 28 La virtù della fortezza

preserva l’uomo dall’amare la propria vita in

modo tale da perderla.

La fortezza è la virtù morale che, nelle difficoltà,

assicura la fermezza e la costanza nella

ricerca del bene. Essa rafforza la decisione di

resistere alle tentazioni e di superare gli ostacoli

nella vita morale. La virtù della fortezza rende

capaci di vincere la paura, perfino della morte, e

di affrontare la prova e le persecuzioni. Dà il coraggio

di giungere fino alla rinuncia e al sacrificio

della propria vita per difendere una giusta causa.

“Mia forza e mio canto è il Signore” (Sal 118,14).

28 2Ts 2,17.

29


I - Sviluppo del tema

30

“Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate

fiducia; io ho vinto il mondo”(Gv 16,33). 29

Chi è il forte?

- Colui che non indietreggia di fronte ai pericoli,

che sa resistere.

- Colui che sa reagire di fronte ai fallimenti.

- Colui che prende posizione, ha personalità.

- Colui che sa volere grandi cose.

- Colui che non confonde la fortezza con la

testardaggine, l’arroganza e la temerarietà.

Si può così delineare il profilo dell’identità

del cristiano.

29 CCC, 1808.


II - Profilo dell’identità del cristiano

(dall’essere all’agire cristiano)

a - Il cristiano è un uomo che rinasce dall’alto:

da acqua e Spirito (Gv 3,5)

Da battezzato, il cristiano

- nella fede entra nella realtà di Dio-Trinità;

- nella speranza si protende verso il definitivo

compimento del suo essere nella Vita

Eterna;

- nella carità ha verso Dio e il prossimo una

disponibilità positiva che sorpassa ogni

capacità naturale di amore;

- è prudente, cioè il suo sguardo non si lascia

ingannare dal sì o dal no della volontà; egli,

anzi, fa dipendere il suo sì o il no della

volontà dalla verità;

- è giusto, cioè capace di vivere con gli altri

nella verità; è consapevole di essere un

membro della Chiesa, del popolo e della

società;

- è forte, vale a dire che, per la verità e per

la realizzazione della giustizia, è pronto

ad affrontare ferite e, quando è necessario

offrire la propria vita;


II - Profilo dell’identità

del cristiano

- è temperante, ossia non permette che la

propria tendenza al possesso e al godimento

diventi distruttiva e contraria al suo

scopo.

Vivere bene altro non è che amare Dio con

tutto il proprio cuore, con tutta la propria anima,

e con tutto il proprio agire.

Gli si dà (con la temperanza) un amore totale

che nessuna sventura può far vacillare

(e questo mette in evidenza la fortezza), un

amore che obbedisce a Lui solo (e questa è

la giustizia), che vigila al fine di discernere

ogni cosa, nel timore di lasciarsi sorprendere

dall’astuzia e dalla menzogna (e questa è la

prudenza). (S. Agostino)

b - … e sotto l’azione dello Spirito Santo…

Da cresimato, il cristiano fa fruttificare i doni

ricevuti.

“I sette doni dello Spirito Santo sono la sapienza,

l’intelletto, il consiglio, la fortezza, la

scienza, la pietà e il timore di Dio. Appartengono

nella loro pienezza a Cristo, Figlio di Davide

(cfr. Is 11,1-2). Essi completano e portano alla

perfezione le virtù di coloro che li ricevono.

33


II - Profilo dell’identità

del cristiano

34

Rendono i fedeli docili ad obbedire con prontezza

alle ispirazioni divine”. 30

I doni dello Spirito Santo sono una dimensione

essenziale della vita cristiana. Questa non

è una realtà statica ma dinamica. È una vita che

costantemente sgorga dalla vivente presenza in

noi dello Spirito Santo.

La vita morale dei cristiani è sorretta dai

doni dello Spirito Santo. Essi sono disposizioni

permanenti che rendono l’uomo docile a seguire

le mozioni dello Spirito Santo”. 31

La tradizione cristiana, seguendo il testo di Is

11,1-2, che presenta il Messia arricchito dai doni

dello Spirito, ha distinto sette doni capaci di

perfezionare la nostra vita al fine soprannaturale,

alla comunione di vita con Dio. Essi descrivono

la continua dipendenza della vita cristiana

dall’azione di Dio: la vita cristiana appare così

costantemente accolta come proveniente da Dio,

mai un nostro possesso.

I doni che lo Spirito Santo effonde sui credenti

e sulla Chiesa sono doni dell’Amore-dono che

intercorre eternamente tra lo Spirito e il Cristo.

La Chiesa, sposa di Cristo, vive di questo Amore

eterno e sempre nuovo e, mentre dà spazio di ac-

30 CCC, 1813.

31 CCC, 1830.


II - Profilo dell’identità

del cristiano

coglienza ad ogni dono che viene dall’alto, diventa

mistericamente grembo materno che comunica

questi doni ai suoi figli.

I doni dello Spirito potenziano la capacità

dell’uomo di rispondere con prontezza alle mozioni

dello Spirito Santo; infatti essi accrescono

nel cristiano la capacità ad accogliere la grazia

di Dio, e quindi a compiere le scelte relative alle

virtù teologali, fino all’eroismo del martirio.

Lo Spirito Santo, comunicando il suo dinamismo

spirituale al credente, infonde direttamente

nell’anima i suoi doni, che facilitano la risposta

che la persona elabora dietro i suggerimenti dello

Spirito, attraverso le virtù.

Essi sono collegati al settenario delle virtù

teologali e cardinali, e con il settenario dei frutti

dello Spirito Santo. Quattro di essi potenziano le

capacità dell’intelletto (sapienza, intelletto, consiglio,

scienza), e tre quelle della volontà (fortezza,

pietà e timore di Dio).

I doni dello Spirito Santo sono l’espansione

del rapporto di carità tra lo Spirito Santo e la persona;

e pertanto, pur nella varietà irripetibile del

loro effetto nei singoli individui, costituiscono il

principio unificatore del dinamismo soprannaturale

che conduce il cristiano alla perfezione e

alla santità, armonizzando virtù e atti, situazioni

35


II - Profilo dell’identità

del cristiano

36

di esistenza e progetto di vita, natura umana e

grazia divina, contemplazione e azione.

I doni dello Spirito sono tra loro connessi nella

carità: e quindi chi ha la carità possiede tutti i

doni dello Spirito Santo; e senza di essa non ne

può avere nessuno. I doni dello Spirito Santo operano

i loro effetti nella vita del credente attraverso

le virtù teologali, in modo che tutte le realtà che

il cristiano crede e spera giocano un ruolo attivo

nell’esercizio fedele della virtù cristiana.

“O Fuoco consumante, Spirito d’amore, scendi

sopra di me, affinché si faccia nella mia anima

come un’incarnazione del Verbo: che io sia per

lui un’umanità aggiunta nella quale egli rinnovi

tutto il suo Mistero. E tu, o Padre, chinati sulla

tua povera piccola creatura, coprila della tua

ombra e non vedere in lei che il Diletto nel

quale hai posto tutte le tue compiacenze”. (S.

Elisabetta della Trinità)

La fede e il dono della sapienza

“Pregai e mi fu elargita la prudenza, implorai

e venne in me lo spirito di sapienza”. 32

Il dono della sapienza completa l’intera vita

cristiana e fa progredire il carattere dell’uomo

32 Sap 7,7.


II - Profilo dell’identità

del cristiano

verso l’immagine di Cristo. Questo dono rende

capace il credente di giudicare secondo la verità

divina. Esso contempla le realtà divine. È il dono

che apre la strada alla vita contemplativa.

O tu che procedi dalla Potenza e dalla sapienza,

donaci la sapienza. Colui che è la

Sapienza ti ha inviato verso di noi per riunirci

a lui. Strappaci a noi stessi, uniscici a colui che

si è unito alla nostra debole natura. Strumento

sacro dell’unità, sii il legame che ci unirà per

sempre a Gesù, e colui che è la Potenza del

Padre ci adotterà “come eredi e coeredi del

Figlio suo”. 33 (Dom Prosper Guéranger)

La fede e il dono dell’intelletto

“Dammi intelligenza, perché io custodisca la

tua legge e la osservi con tutto il cuore”. 34

Come l’intelligenza naturale rende capace la

mente umana di afferrare i primi principi della

ragione, così il dono dell’intelletto nutre la fede.

Anche se il credente non può né vedere con immediatezza

né conoscere in maniera dimostrativa

l’oggetto della sua fede, egli può però ancora per-

33 Rm 8,17.

34 Sal 118,34.

37


II - Profilo dell’identità

del cristiano

38

cepire “la luce che splende nelle tenebre”. 35 Il dono

dell’intelletto sostiene il credente nell’aderire con

grande diligenza e sincerità alla fede in cui crede.

“Apri i nostri occhi e contempleremo le meraviglie

dei tuoi precetti: dacci l’intelligenza, ed

avremo la vita”. 36 Istruiti dall’Apostolo, esporremo

la nostra richiesta in una maniera ancora

più insistente, facendo nostra la preghiera che

egli rivolge al Padre celeste a favore dei fedeli

di Efeso, quando implora per essi: “lo spirito

di sapienza e di rivelazione per una più profonda

conoscenza di lui, gli occhi della mente

illuminati per comprendere l’oggetto della nostra

speranza e il tesoro di gloria che Dio si è

preparato nei santi”. 37 (Dom Prosper Guéranger)

La fede e il dono della scienza

“Per diritti sentieri ella guidò il giusto in fuga

dall’ira del fratello, gli mostrò il regno di Dio e

gli diede la conoscenza delle cose sante”. 38

Il dono della scienza (conoscenza) è una mozione

dello Spirito Santo che sollecita la mente at-

35 Gv 1,5.

36 Sal 11.

37 Ef 1,17-18.

38 Sap 10,10.


II - Profilo dell’identità

del cristiano

traverso un’esperienza interiore mediante la quale

può afferrare soprannaturalmente le verità della

fede. Suscita una certa connaturalità affettiva con

la verità. Fornisce al credente, unitamente al dono

della sapienza, la comprensione del reale punto di

vista di Dio. Il dono della scienza aiuta il credente

a dare un accurato e preciso giudizio circa i beni

creati situandoli nel contesto di un sistema cristiano

di valori. Questo dono spinge il credente anche a

dare il giusto giudizio dei fallimenti umani e del

loro provvidenziale fine nella vita cristiana.

Sii tu benedetto, o divino Spirito, per questa

luce che diffondi in noi, che in noi conservi con

sì amorevole perseveranza. Non permettere

che mai noi ne cercassimo un’altra. Essa sola

ci basta; fuori di essa non c’è altro che tenebre.

Preservaci dalle tristi conseguenze alle quali

molti si lasciano andare imprudentemente,

accettando un giorno la tua guida e abbandonandoti

l’indomani ai pregiudizi del mondo;

conducendo una doppia vita che non soddisfa

né il mondo, né te. Abbiamo bisogno, quindi,

dell’amore di questa scienza che tu ci hai dato

perché noi fossimo salvi; il nemico delle nostre

anime è invidioso di vederla in noi, questa

scienza salutare; vorrebbe sostituirla con le sue

39


II - Profilo dell’identità

del cristiano

40

ombre. O divino Spirito, non permettere che egli

riesca nel suo perfido disegno, e aiutaci sempre

a discernere ciò che è vero da ciò che è falso,

ciò che è giusto da ciò che è ingiusto. Il nostro

occhio sia semplice, secondo la parola di Gesù,

affinché tutto il nostro corpo, cioè l’insieme delle

nostre azioni, dei nostri desideri e dei nostri

pensieri, sia nella luce (cfr. Mt 6,23); e salvaci

da quell’occhio che Gesù chiama malvagio, e

che rende tenebroso tutto il corpo. (Dom Prosper

Guéranger)

La speranza, la carità e il dono del timore di Dio

“Servite il Signore con timore e rallegratevi

con tremore”. 39

Il timore è figlio dell’amore, diceva sant’Agostino,

perché si teme soltanto ciò che si ama.

Il dono dello Spirito Santo porta a termine nel

credente la capacità di onorare Dio e di evitare

ogni allontanamento di noi stessi da lui. Coloro

che onorano Dio come un vero Padre temono

soltanto di arrecare dispiacere al Padre che essi

amano come la sorgente di ogni bontà. Il timore di

Dio ci spinge a tenere lo sguardo amorevolmente

fisso in Dio così da saper discernere in maniera

39 Sal 2,11.


II - Profilo dell’identità

del cristiano

appropriata il bene e da custodire la ferma volontà

di rifuggire immediatamente da ogni male.

Conserva in noi, o Spirito divino, il dono del

timore di Dio che tu hai diffuso in noi. Questo

timore salutare assicurerà la nostra perseveranza

nel bene, fermando il progresso dello

spirito di orgoglio. Che sia come un dardo che

attraversa la nostra anima da parte a parte:

che vi rimanga per sempre infisso, a nostra

salvaguardia. Che abbassi le nostre altezze,

ci strappi alla mollezza, rivelandoci continuamente

la grandezza e la santità di colui che ci

ha creati e che ci deve guidare. Noi sappiamo,

o Spirito divino, che questo beato timore non

soffoca l’amore; lungi da ciò, esso elimina gli

ostacoli che lo fermerebbero nel suo sviluppo.

Le potenze celesti vedono e amano con ardore

il Sommo Bene, esse ne sono rapite per

l’eternità; e tuttavia tremano davanti alla sua

terribile maestà. E noi, coperti delle cicatrici del

peccato, pieni di imperfezioni, esposti a mille

insidie, costretti a lottare contro tanti nemici,

noi dovremmo forse sentire che dobbiamo

stimolare con un timore forte, e nello stesso

tempo filiale, la nostra volontà che tanto facilmente

si addormenta, il nostro spirito che tante

41


II - Profilo dell’identità

del cristiano

42

tenebre assediano! Veglia tu sulla tua opera,

o Spirito divino, preserva in noi il prezioso

dono che ti sei degnato di elargirci; insegnaci

a conciliare la pace e la gioia del cuore con il

timore di Dio. (Dom Prosper Guéranger)

La prudenza e il dono del consiglio

“Fammi conoscere, Signore, le tue vie,

insegnami i tuoi sentieri.

Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,

perché sei tu il Dio della mia salvezza”. 40

Il dono del consiglio aiuta in maniera la prudenza,

provvede che il credente resti aperto al

buon insegnamento degli altri e, in ultima analisi,

di Dio stesso.

40 Sal 25,5.

41 Sal 84,9.

Conserva in noi e degnati di sviluppare in tutta

libertà questo dono ineffabile che ci hai dato:

sii per sempre il nostro consiglio. Noi sappiamo

che saremo giudicati su tutte le nostre

opere e su tutti i nostri progetti, ma sappiamo

anche che non abbiamo nulla da temere

finché saremo fedeli alla tua guida. Staremo

dunque attenti “ad ascoltare che cosa dice Dio

il Signore”, 41 lo Spirito di consiglio, sia che ci


II - Profilo dell’identità

del cristiano

parli direttamente, sia che ci rimandi all’organo

che egli ha voluto scegliere per noi. Sia benedetto

Gesù che ci ha inviato il suo Spirito

perché fosse la nostra guida e sia benedetto

questo Spirito divino che si degna di assisterci

sempre e che le nostre resistenze del passato

non hanno allontanato da noi! (Dom Prosper

Guéranger)

La giustizia e il dono della pietà

“E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi

per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo

Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del

quale gridiamo: «Abbà! Padre!». 42

Il dono della pietà ci aiuta a diventare davvero

figli del Padre celeste. Tale dono spinge il

credente giustificato ad accettare ogni persona,

e quindi ogni cosa, come figlio o possesso del

Padre celeste. Esso conduce ad una perfezione

evangelica qualunque cosa rimanga di giuridico

o di limitato nell’esercizio della giustizia. Giustizia

e pietà trasformano in un modo misterioso

questo cielo e questa terra nei nuovi cieli e nella

nuova terra. 43

42 Rm 8,15.

43 Cfr. Ap 21,1.

43


II - Profilo dell’identità

del cristiano

Fa’ fruttificare in noi un dono tanto prezioso;

non permettere che esso venga soffocato

dall’amore per noi stessi. Gesù ci ha incoraggiati

dicendoci che il suo Padre celeste “fa

sorgere il sole suoi buoni e sui cattivi”. 44 Fa’,

o divino Paraclito, che una così paterna indulgenza

non sia per noi un esempio perduto, e

degnati di sviluppare nelle nostre anime questo

germe di devozione, di benevolenza e di

compassione che tu vi hai gettato nel momento

in cui ne prendevi possesso mediante la santa

cresima”. (Dom Prosper Guéranger)

La fortezza e il dono dello Spirito Santo

“Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non

sarei servitore di Cristo!”. 45

Il dono dello Spirito santo che chiamiamo

fortezza provvede la grazia speciale che guida i

credenti alla giusta condotta dell’azione per edificare

la Chiesa. Talora sfugge al nostro potere il

compimento delle nostre opere e l’evasione dai

pericoli, essendone colpiti a morte. Ma lo Spirito

santo riversa nelle nostre menti una certa fiducia

che noi raggiungeremo la vita eterna e fuggiremo

44 Mt 5,45.

45 Gal 1,10.

45


II - Profilo dell’identità

del cristiano

46

tutti i pericoli. Poiché lo Spirito Santo soccorre

coloro che si trovano di fronte l’avversità nel conseguimento

di obiettivi buoni, questo dono assiste

coloro che lavorano nella vigna della Chiesa.

Spirito di fortezza, sii sempre più presente in

noi e salvaci dalle mollezze di questo secolo. In

nessuna epoca l’energia delle anime è stata più

indebolita e lo spirito mondano più trionfante,

il sensualismo più insolente, l’orgoglio e l’indipendenza

più sfrenati. Saper essere forti contro

se stessi, è una rarità che eccita lo stupore in

coloro che ne sono testimoni: tanto le massime

del vangelo hanno perduto terreno! Trattienici

su questa china che ci trascinerebbe come

trascina tanti altri, o divino Spirito! Permetti

che ti rivolgiamo in forma di domanda i voti che

formulava Paolo per i cristiani di Efeso, e permetti

che osiamo chiedere alla tua generosità

“l’armatura di Dio perché possiamo resistere

nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver

superato tutte le prove. Cingi i nostri fianchi con

la verità, rivestici con la corazza della giustizia,

metti ai nostri piedi come calzatura lo zelo per

propagare il vangelo della pace; poni nelle

nostre mani lo scudo della fede contro il quale

vengano a spegnersi tutti i dardi infuocati del


II - Profilo dell’identità

del cristiano

maligno. Poni sul nostro capo l’elmo della sal­

vezza e nelle nostre mani la spada dello Spirito,

cioè la parola di Dio”, 46 con la quale come il

Signore nel deserto, noi possiamo vincere tutti

i nostri avversari. Spirito di fortezza, fa’ che sia

così. (Dom Prosper Guéranger)

c - …vive secondo lo spirito delle beatitudini…

Le beatitudini, rivestite di apparente follia,

sono lo strumento di liberazione che permette

all’uomo di camminare, nella pienezza di grazia,

verso la gioia senza fine.

“Le beatitudini svelano la mèta dell’esistenza

umana, il fine ultimo cui tendono le azioni

umane: Dio ci chiama alla sua beatitudine. Tale

vocazione è rivolta a ciascuno personalmente, ma

anche all’insieme della Chiesa, popolo nuovo di

coloro che hanno accolto la promessa e di essa

vivono nella fede”. 47

In netto contrasto con i dettami della sapienza

umana, le beatitudini costituiscono un codice

divino ed una via da percorrere che sgorga da

una logica in cui è fondamentale l’amore disinteressato

verso Dio e verso il prossimo. Vi

emerge il rischio, non il calcolo; la essenzialità,

46 Cfr. Ef 6,11-17.

47 CCC, 1719.

47


II - Profilo dell’identità

del cristiano

48

non il compromesso; l’amore completo, non la

violenza; l’impegno, non l’indifferenza; la giustizia,

non la prevaricazione; la speranza, non la

paura; la pace, non la discordia. E soprattutto,

le beatitudini vanno vissute in “perfetta letizia”.

“Le beatitudini rispondono all’innato desiderio

di felicità. Questo desiderio è di origine

divina: Dio l’ha messo nel cuore dell’uomo per

attirarlo a sé, perché egli solo lo può colmare”. 48

Alla prima beatitudine “Beati i poveri in

spirito, perché di essi è il regno dei cieli” corrispondono

il dono del timor di Dio e la virtù

della speranza.

L’atteggiamento del povero in spirito è l’atteggiamento

di chi dice al Signore: “Io sono tuo,

salvami!”. In questo sta il timor di Dio: è il contrario

della presunzione autosufficiente. Allora

si comprende facilmente che, a fianco di questo

dono dello Spirito che suscita in noi il rispetto per

Dio, si sviluppa la virtù teologale della speranza.

La speranza è attesa certa, non ipotetica: esiste

una certezza – una certezza morale basata sulla

fede – da cui deriva un desiderio; un’attesa certa

basata sull’impegno di Dio. L’attesa è sinonimo

di povertà, il sazio e il ricco non aspettano, perché

48 CCC, 1718.


II - Profilo dell’identità

del cristiano

hanno già tutto; l’attesa caratterizzata dal desiderio

è l’atteggiamento tipico del povero in spirito,

di colui che ha il timor di Dio e che attende dal

Signore la realizzazione delle sue promesse.

La Chiesa ammonisce tutti i suoi figli che,

«mentre svolgono attività terrestri, conservino il

retto ordine, rimanendo fedeli a Cristo e al suo

Vangelo, cosicché tutta la loro vita, individuale e

sociale, sia compenetrata dallo spirito delle beatitudini,

specialmente dallo spirito di povertà». 49

Ma Gesù chiede a tutti anche una povertà

più alta che è distacco dai beni morali e perfino

spirituali. Chi ha pretese circa la stima e la

considerazione delle creature, chi è attaccato

alla propria volontà, alle proprie idee o è troppo

amante della propria indipendenza, chi cerca in

Dio gusti e consolazioni spirituali, non è povero

nello spirito, ma ricco possessore di se stesso. «Se

vuoi essere perfetto - gli direbbe Giovanni della

Croce - vendi la tua volontà…, vieni a Cristo nella

mansuetudine ed umiltà e seguilo fino al Calvario

e al sepolcro» (Parole di luce e di amore 5,6). Non

è niente di più di quanto ha chiesto il Signore:

«Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi

se stesso, prenda la sua croce e mi segua». 50

49 GS, n. 72.

50 Mt 16,24.

49


II - Profilo dell’identità

del cristiano

50

O Signore, fa’ che io comprenda quale grande

pace e sicurezza ha il cuore che non desidera

cosa alcuna di questo mondo. Infatti se il mio

cuore brama di ottenere i beni terreni, non può

essere né tranquillo né sicuro, perché o cerca

di avere quello che non ha o di non perdere

quello che possiede e mentre nell’avversità

spera la prosperità, nella prosperità teme

l’avversità; è sballottato qua e là dai flutti in

continua alternativa. Ma se tu, o Dio, concedi

alla mia anima di attaccarsi saldamente al

desiderio della patria celeste, resterà assai

meno scossa dai turbamenti delle cose temporali.

Fa’ che di fronte a tutte le agitazioni

esteriori essa si rifugi in questo suo desiderio

come in un ritiro segretissimo, che vi si attacchi

senza smuoversi, che trascenda tutte le cose

mutevoli e nella tranquillità della sua pace si

trovi nel mondo e fuori del mondo (S. Gregorio

Magno, Moralia, XXII, 35).

Alla seconda beatitudine “Beati gli afflitti,

perché saranno consolati” corrispondono il

dono della scienza e la virtù della temperanza.

Il dono dello Spirito Santo chiamato “scienza”

è quella capacità che ci permette di vedere

la presenza di Dio nelle realtà create. Lo Spirito


II - Profilo dell’identità

del cristiano

Santo ci dona la scienza in quanto ci rende capaci

di percepire la presenza di Dio nel nostro mondo,

anche nelle situazioni di afflizione e di prova.

L’afflitto, impotente a liberarsi dalle sue

tribolazioni, ha “scienza” che Dio solo può aiutarlo:

da lui solo può essere salvato per il tempo

e per l’eternità. Gli afflitti che, come i poveri,

accettano dalle mani di Dio la loro sorte, che si

sottomettono a lui con umiltà, e pur soffrendo

non cessano di credere al suo amore di Padre e

alla sua provvidenza infinita, sono proclamati

beati da Gesù «perché saranno consolati». 51 E

se la consolazione piena sarà soltanto nella vita

eterna, qui in terra, in mezzo alle loro angustie,

non saranno privi del conforto di sentirsi più vicini

a Cristo che porta con loro e per loro la croce.

E in questo, diventa di enorme aiuto la virtù

cardinale della temperanza. La temperanza è

quella virtù dell’intelligenza umana che influenza

la volontà, per cui posso fare uso di tutte le cose

che ho intorno a me senza lasciarmi asservire.

51 Mt 5,4.

Mio Dio, eccomi davanti a te, povero, piccolo,

spoglio di tutto. Io non sono nulla, non ho nulla,

non posso nulla… Tu sei il mio tutto, tu sei la

mia ricchezza.

51


II - Profilo dell’identità

del cristiano

52

Mio Dio, ti ringrazio di aver voluto che io non

fossi nulla davanti a te… Ti ringrazio delle

delusioni, delle ingiustizie, delle umiliazioni.

Riconosco che ne avevo bisogno. O mio Dio,

sii benedetto quando mi provi. Annientami

sempre più. Che io sia nell’edificio non come

la pietra lavorata e levigata dalla mano dell’artista,

ma come il granello di sabbia oscuro,

sottratto alla polvere della strada.

Mio Dio, ti ringrazio di avermi lasciato intravedere

la dolcezza delle tue consolazioni. Ti

ringrazio di avermene privato. Non rimpiango

nulla se non di non averti amato abbastanza.

Non desidero nulla se non che la tua volontà

sia fatta. O Gesù, la tua mano è dolce, perfino

nel culmine della prova. Che io sia crocifisso,

ma crocifisso per te. (General de Sonis, Vie, p. 248)

Alla terza beatitudine “Beati i miti, perché

erediteranno la terra” corrispondono il dono

della pietà e la virtù della giustizia.

Con “pietà” (dal latino “pietas”), si intende una

relazione amorosa, di legame, di dedizione, di

impegno: è il legame con la famiglia, con i genitori,

il legame con i figli; ha una caratterizzazione

fortemente familiare. Il dono dello Spirito Santo

chiamato “pietà” è allora quella relazione familia-


II - Profilo dell’identità

del cristiano

re con Dio, è quell’atteggiamento di figliolanza, è

innanzitutto la pietas verso il Padre, inteso come

buona relazione, fiducia, affidamento: riprende

l’idea del timor di Dio. Inoltre la pietas verso il

Padre comporta la pietas verso i fratelli, per cui

diventa capacità di buona relazione fraterna ed è

quindi connessa alla beatitudine della mitezza, di

coloro “che non lottano per conquistare la terra”,

ma “la ricevono in eredità”, perché figli.

L’uomo non riuscirà mai a spegnere completamente

in sé tutti gli impulsi e le reazioni della

violenza senza l’intervento dello Spirito, la cui

azione, nei cuori che l’assecondano, produce il

frutto squisito della mitezza. 52 Il mite, forgiato

dallo Spirito Santo a imitazione di Cristo, è

l’uomo che ha imparato a dominare tutte le manifestazioni

scomposte del suo io: irritazione,

sdegno, collera, spirito di gelosia o di vendetta;

ed è pure l’uomo che ha rinunciato alla tentazione

di imporsi, di farsi valere, di dominare

gli altri con la prepotenza. Impresa ardua per

una natura ferita dal peccato, in cui l’egoismo

e l’orgoglio tentano sempre di affermarsi, di

accampare diritti. Finché c’è vita, la vittoria non

sarà mai completa; tuttavia il cristiano non deve

52 Cfr. Gal 5,22.

53


II - Profilo dell’identità

del cristiano

54

cedere le armi, ma deve ogni giorno riprendere

di buon volere i suoi sforzi invocando umilmente

l’aiuto dello Spirito Santo, perché distrugga in

lui tutti i residui della violenza, del risentimento

e sciolga ogni traccia di durezza. Vieni, Spirito

Santo, piega ciò che è rigido, sciogli ciò che è

duro, placa ogni collera, smussa ogni asprezza.

È il Divino Paraclito, Spirito di dolcezza, che

piega interiormente e soavemente la volontà

dell’uomo, la inclina alla bontà, all’umiltà, alla

mansuetudine. Chi ha lo Spirito agisce con dolcezza,

direbbe San Paolo. 53

La caratteristica della “mitezza” si sposa bene

con il dono della “pietà”, che è strettamente

collegata alla virtù della “giustizia”. Proprio in

questo senso S. Paolo scrive a Timoteo: «Ma tu,

o uomo di Dio, mira alla giustizia, alla pietà, alla

carità, alla fortezza e alla mitezza»; 54 e il Concilio

Vaticano Il esorta tutti i fedeli a diffondere

nel mondo «lo spirito da cui sono animati quei

poveri, miti e pacifici, che il Signore nel Vangelo

proclamò beati». 55

O Dio­Uomo passionato, insegnami a considerare

e meditare l’esempio della tua vita e a trar­

53 Cfr. Gal 6,1.

54 1Tm 6,11.

55 LG, n. 38.


II - Profilo dell’identità

del cristiano

re da te la forma di ogni perfezione… Fa’ che io

corra dietro a te con tutto il trasporto dell’anima

per giungere con la tua guida, felicemente alla

Croce. Tu ti sei offerto a nostro esempio e ci

solleciti a guardare a te con l’affetto dello spirito,

dicendo: «Imparate da me che sono mite

e umile di cuore e troverete riposo alle anime

vostre»… Tu hai posto l’umiltà di cuore e la

mansuetudine a fondamento e ferma radice di

tutte le virtù… Per questo, Signore, hai voluto

che le apprendessimo principalmente da te…

Fa’ che io mi stabilisca in tale fondamento, e

in esso ponga le basi e mi studi di crescere.

Che io sia fondata nell’umiltà, e avrò una

conversazione tutta angelica; pura, benigna e

pacifica, Sarò benevola e a tutti gradita, verso

tutti mi mostrerò amabile… O umiltà, quanti

beni rechi, tu che fai pacifici e sereni coloro

che ti possiedono! (B. Angela da Foligno, Il libro

della B. Angela, p 175-6. 179-80)

Santa Maria, Madre di Dio, conservami un

cuore di fanciullo, puro e limpido come una

sorgente; ottienimi un cuore semplice che non

assapori le tristezze; un cuore magnanimo nel

donarsi, sensibile alla compassione; un cuore

fedele e generoso, che non dimentichi alcun

55


II - Profilo dell’identità

del cristiano

56

bene e non serbi rancore per alcun male. Forma

in me un cuore dolce e umile, amante senza

esigere di essere riamato, lieto di nascondersi

in altri cuori davanti al tuo Figlio divino; un

cuore grande e indomabile, tale che nessuna

ingratitudine lo possa chiudere, né alcuna indifferenza

stancare; un cuore tormentato dalla

gloria di Gesù Cristo, ferito dal suo amore, e

la cui piaga non guarisca che in cielo. (L. De

Grandmaison, Vita, p 42-43)

Alla quarta beatitudine “Beati coloro che

hanno fame e sete della giustizia, perché

saranno saziati” corrispondono il dono della

fortezza e la virtù della fortezza: in questo caso

coincidono perfettamente.

La “fortezza” è l’atteggiamento della costanza,

della perseveranza, dell’impegno, della coerenza.

La forza si caratterizza in due dimensioni, una

passiva ed una attiva: c’è la forza di resistenza e

c’è la forza di propulsione. Una persona dimostra

forza nel momento in cui resiste agli attacchi: è

forte colui che non cede al male. D’altra parte

c’è anche l’aspetto positivo, attivo: è forte colui

che si impegna a favore del bene, non solo colui

che si difende dai nemici, ma anche colui che

sa attaccare, che sa sconfiggere il male, quindi


II - Profilo dell’identità

del cristiano

“forte” è colui che si impegna per vincere il male

o per propagare il bene.

Che cosa c’entra con gli affamati e gli assetati

della giustizia? Dietro questa beatitudine c’è il

desiderio forte della realizzazione del progetto

di Dio. E la fortezza, come virtù o come dono, è

proprio legata al progetto di Dio: non è la forza

di imporre la propria volontà, ma è la forza per

realizzare ciò che Dio vuole. Allora, colui che

desidera davvero che si compia il progetto di Dio

è coerente e deciso, rifiuta ciò che è contrario

e si impegna per realizzare questa giustizia: la

volontà di Dio, il progetto salvifico del Signore.

Il cristiano abbandona ogni desiderio di essere

satollato dai beni terreni e diventa sempre più

affamato e assetato di Dio, di comunione con

lui, di dedizione, di amore. Totalmente preso da

questa fame e da questa sete, egli non può più

concedersi riposo; per quanto faccia per Dio gli

pare sempre di fare troppo poco, e mentre non

tollera in sé la minima infedeltà, alla grazia,

s’impegna con tutte le forze per accendere in altri

cuori la fame e la sete di cui soffre. «L’amore di

Cristo ci spinge», 56 diceva S. Paolo, e ardeva dal

desiderio di prodigarsi per la gloria di Dio e per

56 2Cor 5,14.

57


II - Profilo dell’identità

del cristiano

58

il bene delle anime (ivi 12, 15). Solo Dio sazia

questa fame, inizialmente qui in terra e compiutamente

nella vita eterna quando la sua presenza

ne placherà ogni ansia.

Fa’, o Signore, che desideri la giustizia con la

stessa brama con cui si desidera il cibo e la bevanda

quando si è tormentati dallo stimolo della

fame e della sete, perché allora sarò saziato.

Di che sarò saziato se non di giustizia? Sarò

saziato in questa vita, perché il giusto si farà più

giusto e il santo più santo… Ma la sazietà perfetta

l’avrò nel cielo, dove la giustizia eterna ci

sarà data con la pienezza del tuo amore. «Sarò

satollo… quando si presenterà alla mia vista la

tua gloria». [Ma in questa vita] avrò sempre sete

perché non cesserò di desiderarti, o mio Bene

supremo, e vorrò possederti sempre più… Avrò

sempre sete, ma sempre mi disseterò perché

avrò in me la fonte zampillante per la vita eterna…

Sarò sempre assetato di giustizia, ma tenendo

le labbra sempre attaccate alla fonte che

avrò in me stesso, la sete non mi sarà penosa,

né mai mi accascerà… La fonte è superiore alla

mia sete, la sua ricchezza più grande del mio

bisogno. (J. B. Bossuet, Meditazioni sul Vangelo I,

5,v l, p. 24-25)


II - Profilo dell’identità

del cristiano

Alla quinta beatitudine “Beati i misericordiosi,

perché otterranno misericordia” corrispondono

il dono del consiglio e la virtù della

prudenza.

Il “consiglio” è la capacità di comunicare agli

altri una esperienza di fede, non è semplicemente

il suggerimento, il consiglio inteso come proposta

o come indicazione per fare qualche cosa. È

proprio il dono di una qualità, di una capacità.

In latino consilium indica il progetto, il piano. Il

dono del consiglio è la capacità comunicativa:

è l’atteggiamento per cui, grazie al dono dello

Spirito, io riesco a trasmettere a voi quello che

ho pensato, quello che ho letto, quello che ho

sentito, quello che ho gustato.

Non è semplicemente una capacità didattica

di comunicazione, ma una capacità di comunicazione

spirituale. È il dono che caratterizza i

formatori, gli educatori, è un dono che caratterizza

la trasmissione della fede da genitori a figli.

Perché è collegato con la misericordia? Proprio

perché l’atteggiamento di misericordia è

caratterizzato dalla percezione che l’altro ha bisogno,

dalla compassione che mi produce questa

esperienza e dall’impegno ad aiutarlo.

La virtù della prudenza è la capacità di scegliere

il mezzo per aiutare l’altro. È quella virtù

59


II - Profilo dell’identità

del cristiano

60

per cui faccio delle scelte intelligenti, scelgo

cioè quei passaggi minimi, quei primi passi, che

servono per raggiungere l’obiettivo a cui tendo.

Questa capacità di fare i passi giusti, uno dopo

l’altro, per arrivare all’obiettivo ideale è un atteggiamento

di misericordia. La misericordia è

strettamente connessa con la prudenza. Misericordia

è prudenza, è saggezza, è scelta autentica

di ciò che vale lasciando perdere ciò che non

vale: è la scelta dei mezzi.

Accorro a te, Signore Gesù, a motivo della tua

bontà, perché so che non disprezzi i poveri; né

hai orrore dei peccatori. Tu non hai respinto il

ladrone che confessava il suo peccato, né la

peccatrice in lacrime, né la cananea supplicante,

né la donna colta in flagrante adulterio

e neppure il gabelliere assiso al suo banco;

non hai respinto il pubblicano implorante

misericordia o l’apostolo che ti rinnegava, né

il persecutore dei tuoi discepoli e nemmeno i

tuoi crocifissori. Il profumo delle tue grazie mi

attira… Fa’, o Signore, che a questo profumo

rianimi il mio cuore, a lungo tormentato dal

fetore dei miei peccati, affinché abbondi di

questi profumi non meno soavi che salutari…

Insegnami ad effondere il profumo della


II - Profilo dell’identità

del cristiano

misericordia che è composto delle necessità

dei poveri, delle angosce degli oppressi, delle

ansie degli afflitti, delle colpe dei peccatori e

infine di tutte le sofferenze di coloro che sono

nel dolore, anche se sono nemici. Queste cose

appaiono spregevoli [alla natura], ma il profumo

che se ne ricava è superiore a tutti gli altri.

È un balsamo che risana: «Beati infatti i misericordiosi

perché troveranno misericordia»…

felice l’anima che si studia di provvedersi

abbondantemente di questi aromi, infondendo

in essi l’olio della misericordia e infiammandoli

con il fuoco della carità…

Fa’, o Signore, che io abbia il cuore pieno

di compassione per i miseri, che sia incline

a compatire, pronto a soccorrere, che mi

ritenga più beato nel dare che nel ricevere.

Fa’ che sia facile a perdonare e sappia resistere

alla collera; che non acconsenta mai

alla vendetta e in tutte le cose consideri le

necessità degli altri come mie: che la mia

anima sia impregnata della rugiada della tua

misericordia, il mio cuore traboccante di pietà,

in modo che sappia farmi tutto a tutti… e sia

così morto a me stesso da non vivere più che

per il bene altrui. (S. Bernardo, In Cantica Cant.

22,8; 11,8: 12, 1)

61


II - Profilo dell’identità

del cristiano

62

Alla sesta beatitudine “Beati i puri di cuore,

perché vedranno Dio” corrispondono il dono

dell’intelletto e la virtù della fede.

Il dono dell’intelletto (dal latino “intus legere”,

leggere dentro) è quella capacità, regalata

dallo Spirito, di leggere dentro e può avere

diverse applicazioni. Può essere introspezione,

cioè capacità di conoscere la propria persona, la

propria coscienza, la propria storia, magari di

conoscere anche l’altro.

L’intelligenza spirituale è un dono dello Spirito

ed è legata alla purezza di cuore proprio per la

capacità visiva: è la luminosità, è la limpidezza, è

la qualità di chi vede, di chi ha gli occhi limpidi e

può vedere dentro, può veder lontano, può vedere

a fondo. Il puro di cuore, la persona limpida, ha la

capacità di vedere Dio, ha il dono dell’intelletto

e la virtù teologale della fede.

La purezza del cuore è la luce della vita, la luce

che apre gli occhi dell’uomo sulle cose divine e

lo dispone gradualmente alla visione di Dio e dei

suoi misteri. L’occhio puro è la lucerna che addita

al cristiano la via per giungere alla visione eterna

e, nello stesso tempo, gliene fa intravedere fin da

quaggiù gli splendori.

Dio ha creato l’uomo per sé: lo ha reso capace

di amarlo, di conoscerlo, di contemplarlo nella


II - Profilo dell’identità

del cristiano

fede in questa vita, per poi goderlo in eterno nella

visione beatifica; ma l’uomo riempiendo il cuore

e gli occhi di beni terreni si chiude alle comunicazioni

intime di Dio e alle irradiazioni della sua

luce. «Chi mi ama - ha detto Gesù - io l’amerò e

gli manifesterò me stesso». 57

57 Gv 14,21.

Che io impari a desiderarti, Signore; che io

impari a prepararmi per poterti vedere. Beati

i puri di cuore perché ti vedranno… E ti vedranno

non perché sono poveri di spirito, né

perché sono mansueti o piangenti o famelici

e sitibondi della giustizia o misericordiosi, ma

perché sono puri di cuore… Buona è l’umiltà

per avere il regno dei cieli, buona la mansuetudine

per possedere la terra, buono il pianto

per essere consolati, buona la fame e la sete

della giustizia per essere saziati, buona la

misericordia per ottenere misericordia, ma è la

purezza del cuore che fa vedere te, o Signore.

Io ti voglio vedere: è buona, è grande la cosa

che voglio… Aiutami a purificare il mio cuore…

perché puro è ciò che io voglio vedere,

e impuro è il mezzo con cui lo voglio vedere.

Purificami, Signore, con la tua grazia, purifica

il mio cuore con i tuoi aiuti e i tuoi conforti.

63


II - Profilo dell’identità

del cristiano

64

Aiutami a produrre per tuo mezzo e in unione

con te, frutti abbondanti di opere buone, di misericordia,

di benignità, di bontà. (S. Agostino,

Sermoni, 53, 1.9; 261,4.9)

Chi potrebbe ridire la bellezza di un cuore

puro?…Oh quant’è bella, quant’è incantevole

questa fonte incorruttibile che è un cuore

puro! Tu, o Dio, ti compiaci di rimirarti in esso

come in uno specchio perfetto; vi imprimi la

tua immagine in tutta la sua bellezza… La

tua purità, o Dio, si unisce alla nostra che tu

stesso hai prodotto in noi; e i nostri sguardi

purificati ti vedranno risplendere in noi stessi

di eterna luce…

Beato il cuore puro: esso ti vedrà, o Dio…

Vedrà te, vedrà ogni bellezza, ogni bontà,

ogni perfezione; vedrà il Bene, la sorgente

di ogni bene, tutto il bene… Vedrà e amerà;

ma se amerà sarà amato; canterà le tue lodi

e ti vedrà e amerà senza fine. Sarà saziato

dall’abbondanza della tua casa e inebriato

dal torrente delle tue delizie…

Beato dunque colui che ha il cuore puro…

Fa’, o Signore, che io non cessi di purificarmi

sempre più (J. B. Bossuet, Meditazioni sul Vangelo

I,7; v l, p 26-27).


II - Profilo dell’identità

del cristiano

Alla settima beatitudine “Beati gli operatori

di pace, perché saranno chiamati figli di

Dio” corrispondono il primo dono, quello della

sapienza, e la prima virtù, quella della carità.

Sapienza è il gusto (dal latino “sàpere”), è l’atteggiamento

saporito di chi gusta Dio. Sapienza è

carità, non è cultura: è amore, è innamoramento,

è legame forte dell’intelligenza, della volontà e

dell’affetto.

L’amore comporta gusto, quindi sapore, partecipazione,

affiatamento. La sapienza è dono dello

Spirito, per cui una persona sapiente gusta Dio

perché ne è innamorata, perché ama veramente

Dio. Per questo è in grado di essere operatore di

pace, cioè di creare l’ambiente della sapienza e

della carità, per questo è figlio di Dio, veramente

figlio perché gusta la bellezza della dipendenza

da Dio, perché ha provato e sperimentato l’amore

del Padre.

Il cristiano autentico, che ha nel cuore e nel

volto la pace di Dio, è di per sé un facitore di

pace: il suo gesto, la sua parola hanno una efficacia

particolare per calmare gli animi, per

sedare le contese, per comporre le liti. Oggi, in

ogni ambiente, il mondo ha più che mai bisogno

di questi pacifici figli di Dio, instancabili seminatori

di pace.

65


II - Profilo dell’identità

del cristiano

66

Per essere portatori di pace, bisogna anzitutto

possederla in sé. Pace perfetta con Dio vivendo

con amore filiale i suoi comandamenti, pacificando

il cuore e i desideri personali nell’adesione

amorosa al volere divino, in modo che non vi

siano più dissensi tra la volontà dell’uomo e

quella di Dio. Pace perfetta con i fratelli adempiendo

il precetto di Cristo: «state in pace tra

voi», 58 «amatevi gli uni gli altri, come io vi ho

amati». 59 Quella pace che Cristo dona ai credenti

nel battesimo e continua a ridonare mediante gli

altri sacramenti e in modo speciale per mezzo

della penitenza, essi devono conservarla intatta

non solo per la propria salvezza, ma perché, trasmettendola

agli altri, diventi salvezza di tutti gli

uomini e pacifichi tutto il mondo.

58 Mc 9,50.

59 Gv 15,12.

O Dio, concedi a noi di essere pieni di

comprensione vicendevole, imitando la tua

compassione e la tua dolcezza, o Creatore

nostro… Fa’ che aderiamo a coloro che con

religiosità schietta conservano la pace, e

non a coloro che solo per ipocrisia dicono di

volerla… Noi fissiamo il nostro sguardo in te,

Padre, Creatore di tutto l’universo, ammiriamo


II - Profilo dell’identità

del cristiano

i tuoi magnifici, ricchi doni e i benefici della tua

pace; fissiamo col pensiero e guardiamo con

gli occhi dell’anima la longanimità del tuo volere;

e riflettiamo quanto tu, in tutto il tuo creato,

ti mostri clemente… A tutte le cose ordinasti,

o grande artefice e sovrano dell’universo, di

mantenersi in pace e in concordia.

A tutti tu hai elargito i tuoi benefici, ma li hai

elargiti soprattutto a noi, che abbiamo trovato il

nostro rifugio nella tua misericordia, per opera

di nostro Signore Gesù Cristo. A lui sia gloria e

maestà per tutti i secoli dei secoli. (S. Clemente

Romano, Prima lettera ai Corinti,14-15.19-20)

O Signore, che buona cosa è amare la pace!

Amarla è lo stesso che averla. E chi non vorrebbe

vedere aumentare ciò che ama? Se voglio

pochi in pace con me, sarà poca la pace che

avrò. Perché questo possesso cresca, bisogna

che aumenti il numero dei possessori…

Se distribuisco del pane, quanto maggiore è il

numero di coloro a cui lo spezzo, tanto minore

ne diventa la quantità. Ma la pace è come quel

pane che nelle mani dei tuoi discepoli si moltiplicava

a misura che veniva spezzato e distribuito.

Dammi dunque la pace, Signore, per potervi

attirare gli altri, l’abbia io per primo, io per

67


II - Profilo dell’identità

del cristiano

primo la possegga. Arda in me il tuo fuoco,

perché possa accendere altri… Amante della

pace, io per primo sia interamente preso dalla

sua bellezza e bruci dal desiderio di attirarvi gli

altri. Vèdano anch’essi ciò che io vedo, amino

ciò che io amo, possiedano ciò che io possiedo.

O pace diletta che mi sei sommamente

cara, tu mi dici: amami e subito mi possederai.

Induci quanti più puoi ad amarmi: sarò casta

e rimarrò integra. Induci quanti più puoi: mi

cerchino, mi possiedano, godano di me. (S.

Agostino, Sermoni, 357,2-3)

d - … irradiando i frutti dello Spirito

“I frutti dello Spirito sono perfezioni che lo

Spirito Santo plasma in noi come primizie della

gloria eterna. La Tradizione della Chiesa ne

enumera dodici: “amore, gioia, pace, pazienza,

longanimità, bontà, benevolenza, mitezza, fedeltà,

modestia, continenza, castità” (Gal 5,22-32

vulg). 60

Amore

L’amore è frutto dello Spirito, è il risultato

dell’agire dello Spirito Santo in noi.

60 CCC, 1832.

69


II - Profilo dell’identità

del cristiano

70

È bella la parola “frutto”! Suona come un

invito a gustare, ad assaporare, a sperimentare

l’amore che Dio ha per noi e che ci è donato in

Cristo per mezzo dello Spirito. Chi davvero lo

vive sperimenta in sé un’onda di gioia divina,

che lo porta ad aprirsi, in sintonia con Dio,

agli altri, a sentirsi capace di comunicare al

prossimo il bene che lo riempie, procurandogli

godimento e gioia. L’amore, dono di Dio, non

annulla l’amore umano insito nella natura; lo

sublima impedendogli di essere centrato sull’io

e rendendolo dono totale alla persona amata fino

al sacrificio. L’amore umano è vero solo se è

rivolto a un tu. E se è impossibile vivere da soli

il vero amore umano, tanto più impossibile è

vivere da soli l’amore di Dio che ci viene donato

dallo Spirito: bisogna donarlo! L’amore esige

sempre l’altro cioè il prossimo.

Mi esamino: Sto amando? La mia attenzione è

quasi sempre in centrata su me o sugli altri? mi

vergogno di sentirmi egoista? Sento rimorso

quando parlo male degli altri? Quando penso

male? Sento un peso se non perdono?

O Padre, che ci hai amati nel Figlio tuo e che

in lui ci hai insegnato a vivere quell’amore che


Gioia

II - Profilo dell’identità

del cristiano

viene da te, continua a effonderlo nel nostro

cuore e donaci sempre la forza del tuo Spirito,

solo così riusciremo ad amare in te ogni

persona. Che la gioia dell’amore che ci hai

insegnato sia sempre in noi. Amen!

“Come il Padre ha amato me, così io ho amato

voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei

comandamenti rimarrete nel mio amore, come

io ho osservato i comandamenti del Padre mio e

rimango nel suo amore. Questo è il mio comandamento

che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho

amato. Vi ho detto questo perché la mia gioia sia

in voi e la vostra gioia sia piena”. 61 La gioia, anche

quella semplicemente umana, nasce dall’amore.

La gioia è armonia con se stessi, un sentirsi,

un essere presenti a se stessi; è la scoperta di

sentirsi soddisfatti. La vera gioia è uno stato

d’animo, una realtà spirituale; è legata al nostro

spirito, al nostro intimo; essa offre alla nostra

esistenza un’alta ragione di essere: dà senso al

nostro vivere. La gioia è anche diffusiva e non

può restare nascosta. Traspare dagli occhi, dal

volto e viene intuita da chi ci è vicino. È serenità

61 Gv 15,9-12.

71


II - Profilo dell’identità

del cristiano

72

di spirito. Solo così la possiamo distinguere dalle

gioie passeggere e false, dalle gioie che non

fondano la comunione. È falsa la gioia di chi si

rallegra del male altrui, 62 di chi giudica felicità

il piacere di un giorno; 63 è passeggera ogni gioia

puramente umana. 64 Più bella e profonda è la

gioia della festa, soprattutto quella in cui, nel

culto, si esprime in forma di giubilo il nostro

rapporto con Dio.

La vera gioia guarda alle esperienze liete del

passato solo per lodare e ringraziare il Signore

e se, nel presente, sentiamo in comunione con

lui serenità e gioia anche nei momenti difficili

della nostra testimonianza, mettiamoci in atteggiamento

di grazie e di lode. La pienezza della

gioia, però, è sempre nel futuro. Il vero discepolo

non volge mai indietro lo sguardo; egli vive

nell’attesa gioiosa del suo Signore. È lui che ci

ha comandato di gioire. Dopo aver parlato del

suo ritorno con quadri che infondono paura a

tutti, si rivolge ai suoi discepoli e dice: “Quando

cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi,

levate il capo e gioite, perché è vicina la vostra

62 Cfr. Sal 35,15.

63 Cfr. 2Pt 2,13.

64 Cfr. Ger 25,10.


II - Profilo dell’identità

del cristiano

salvezza”. 65 Il “gioite” non è nel testo, ma lo

si deve aggiungere se si vuole rendere bene il

pensiero. Quando si ama qualcuno, si gioisce, se

ci avvisano che sta per venire. Ebbene, tale è la

gioia di chi aspetta il ritorno del Signore. Egli sa

che viene per accoglierci e immergerci nell’amore

del Padre per sempre. Solo allora la gioia sarà

perfettamente piena. Sarà una felicità senza fine,

perché ci sentiremo perfettamente realizzati.

Mi esamino: Sono un ottimista o un pessimista?

Provo sovente la gioia intensa di Dio in

me? Mi fa pena vedere per sone nella tristezza?

Lotto per portare gioia nel mio ambiente? So

distinguere la gioia di Dio da quella del mondo?

65 Lc 21,28.

Signore, a noi che crediamo in te, dona la tua

gioia, quella che nasce dall’amore di tutti, anche

dei nemici; e fa’ che possiamo riempire il mondo

della tua gioia. Mentre nel mondo l’odio dilaga,

dona a noi, tuoi discepoli, di credere contro

ogni speranza e fa’ che possiamo costruire un

mondo nuovo. Donaci la tua gioia e fa’ che la

nostra serenità sia contagiosa affinché in tutti

nasca la speranza di una vera riconciliazione e

tutti si aprano alla tua pace. Amen!

73


II - Profilo dell’identità

del cristiano

74

Pace

La pace è un dono del Dio della pace, è un

raggio di quell’amore, frutto dello Spirito Santo

che è stato effuso da Dio nei nostri cuori 66 . È

il dono che Gesù vuole farci, quando dice: “Vi

lascio la pace, vi do la mia pace”. 67

Gesù è la nostra pace. Gesù è venuto ad annunciare

la pace, non a parole, ma per mezzo della

sua croce. Perché solo quando lo contempliamo

innalzato in croce in atto di chiedere perdono

per tutti, sentiamo che egli abbatte i muri di separazione

tra gli uni e gli altri, che egli distrugge

in se stesso ogni inimicizia e con il suo amore,

fatto dono sino alla fine, ci riconcilia tutti con il

Padre e tra noi. Gesù, riconciliando, costruisce

la sua comunità.

Non c’è vera pace se non c’è volontà di imitare

fino in fondo i sentimenti del Cristo crocifisso:

“Abbiate in voi gli stessi sentimenti che sono in

Cristo Gesù”. 68 Il dono della pace è frutto del mutuo

perdono, fonte di ogni vera riconciliazione.

La vera pace è donata ai riconciliati con Dio e i

fratelli. E fratello è ogni persona umana.

66 Cfr. Gal 5,22; Rm 5,5.

67 Gv 14,27.

68 Fil 2,5.


II - Profilo dell’identità

del cristiano

La comunione con Gesù è sempre fonte di pace

e di serenità. Nessuna sofferenza ce la può togliere.

Nessuna sofferenza, dice Paolo, neppure la morte,

“ci può separare dall’amore di Cristo” o “dall’amore

di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore”. 69

La vita cristiana è lasciar vivere Gesù in noi;

e Gesù, il Figlio, ha portato a compimento la sua

opera di riconciliazione per mezzo della sua Croce.

Per essere davvero chiamati “Figli di Dio”,

dobbiamo imitarlo.

Mi esamino: Ho sovente la serenità di fondo

che mi fa sentire amico di Dio? Sono vigilante

per non perdere questa serenità che viene da

Dio? Quando commetto qualche sbaglio o

peccato, avverto la differenza che c’è tra la

pace di Dio e la soddisfazione di me stesso?

Sento che Dio è contento di me?

Vieni, Signore, a visitarci nella pace, la tua presenza

ci riempia di gioia. Compi in noi tutte le

tue promesse di pace. E tu, o Padre, hai iniziato

a compiere in noi le tue promesse quando nel

tuo immenso amore hai inviato a noi il Figlio

tuo Gesù come Salvatore e le hai compiute

perfettamente quando per mezzo della sua

69 Rm 8,31-39.

75


II - Profilo dell’identità

del cristiano

76

croce ci hai riconciliati con te e tra di noi. Gesù,

tuo Figlio, ha portato a termine la sua opera

di pace riconciliando tutti tra di loro e con te,

Padre. Grazie, o Padre, per averci chiamati a

vivere nel tuo Figlio, per mezzo dello Spirito,

ciò che il mondo più desidera: la Pace. Amen!

Magnanimità

La magnanimità è l’atteggiamento che emana

da quell’amore che è totale donazione di sé

all’altro nella gratuità assoluta. Tale amore non

proviene dall’uomo, ma è frutto dello Spirito

che è stato effuso nei nostri cuori. 70 Magnanimo

è innanzitutto Dio e poi l’uomo che si lascia

possedere da Dio.

La magnanimità è l’esercizio della carità

cristiana verso un prossimo reale e concreto. È

l’atteggiamento di colui il quale persevera con

animo illuminato e plasmato dalla magnanimità

divina contro gli ostacoli nello sforzo caritatevole

a vantaggio dei fratelli, sopporta e tollera

tutto per la loro salvezza effettiva; e, saldo nella

speranza, non cessa di amarli e di avere fiducia

nell’azione salvifica che Dio esercita nel loro

cuore. Nei rapporti con gli altri non soltanto non

70 Cfr. Rm 5,5; Gal 5,22.


II - Profilo dell’identità

del cristiano

si lascia abbattere dalle avversità, dalle contraddizioni,

dalle ostilità, ma persiste nel suo proposito

di bene con sempre rinnovato ardore e con

slancio. Dal punto di vista umano, le opposizioni

ingiuste, le persecuzioni e le sconfitte potrebbero

essere valide ragioni per abbandonare l’altro alla

sua sorte, ma la magnanimità ci suggerisce di

non desistere.

Mi esamino: So dominare i miei impulsi?

Lotto per accettare i li miti degli altri? Sento

il bisogno di ricominciare sempre? Accetto

me stesso? So ridere dietro me stes so, le mie

pretese, le mie impazienze?

Signore Gesù, voglio prostrarmi in adorazione

davanti a te, lodarti e ringraziarti perché il tuo

esempio apre a me panorami immensi di bene.

Signore Gesù, mi sforzerò di fissare sempre

lo sguardo su di te e di formulare una sola

preghiera: “Possiedi, o Signore, il mio cuore

con tutti i suoi sentimenti verso gli altri e fa’ che

siano in sintonia con i tuoi”. Amen!

Benevolenza

Benevolenza significa voler bene. Essa è

propria di una persona amabile, affabile, gentile,

77


II - Profilo dell’identità

del cristiano

78

generosa, oltre che onesta e che sa dare al suo

comportamento verso gli altri un senso di gioia,

di giocondità, di soavità e dolcezza che guadagna

il cuore.

Mi esamino: È chiara in me la «volontà di

bene», la lotta per es sere buono, comprensivo,

aperto, generoso? Lotto contro le mie asprezze?

Lotto contro le mie meschinità? Rifuggo dagli

egoismi? Provo vergogna del mio or goglio? Ho

orrore delle mie piccinerie e cat tiverie?

O Padre, abbiamo meditato la rivelazione della

tua benevolenza in noi, il giorno in cui ci hai

rinnovati nello Spirito Santo che hai effuso su

di noi abbondantemente. Tu sai bene, che

non sempre siamo stati fedeli al nostro battesimo.

Perciò ti chiediamo di continuare in

noi quest’effusione dello Spirito, il cui frutto è

l’amore. Solo così riusciremo a rivestirci ogni

giorno di sentimenti di misericordia, di benevolenza,

di umiltà, di mansuetudine e di pazienza

e impareremo a sopportarci e a perdonarci a

vicenda come tu ci hai sempre perdonato. Il

nostro desiderio è quello di poter riflettere con

la nostra vita la tua benevolenza, o Padre, per

dire al mondo che davvero siamo figli tuoi.


Bontà

II - Profilo dell’identità

del cristiano

Che l’amore che ci hai rivelato nel Figlio tuo

sia sempre in noi e irraggi attorno a noi quella

luce che conquista i cuori, perché sprigiona

affabilità, soavità, dolcezza, gioia, serenità,

giocondità. Donaci di poter dire con la vita la

gioia che sentiamo di essere Figli tuoi. Amen!

La bontà è un dono. I buoni sono tali, perché

salvati, perché sono entrati nella sfera della bontà

di Dio e hanno ricevuto la capacità di fare il bene.

Gesù ci rivela con la sua vita che il Padre ama

il mondo, che il Padre è buono. E lo è perché,

salvandoci, chiama tutti a essere “buoni” e a

rivelare la sua bontà.

La capacità di compiere il bene ci è stata data

quando siamo rinati dalla Parola del Dio vivente.

San Paolo lo dice in modo assai incisivo: «Ciò che

era impossibile a causa della debolezza umana,

Dio lo ha reso possibile mandando il Figlio suo in

una condizione umana simile a quella del peccato,

perché ciò che è giusto (= buono) si adempisse in

noi che camminiamo secondo lo Spirito». 71

Ora, noi sappiamo che lo Spirito è forza, è

potenza e che il frutto dello Spirito è l’Amore,

71 Rm 8,1-4.

79


II - Profilo dell’identità

del cristiano

80

quell’amore che Dio ha riversato nei nostri cuori 72

e che è fonte di bontà. È l’Amore che ci rende

buoni, è l’Amore che ci mette in piena sintonia con

la forza trasformatrice dell’agire di Dio che salva.

L’essere “creati per compiere il bene” ci qualifica

come persone buone. Ma la nostra bontà e il

nostro essere buoni si rivela solo quando facciamo

il bene, solo quando chi ci contempla nel nostro

fare il bene, sente il bisogno di dire a se stesso,

quello che si diceva di Gesù: “Ma costui è veramente

buono”. Ed è questa constatazione che fa

loro capire che “colui che è buono” è rivelazione

della bontà di Dio, come lo è stato Gesù.

Mi esamino: So essere di cuore buono? Sono

pronto a perdonare sempre? Sono desideroso

di mai far del male, pronto a cam biare il male

col bene? Sono generoso nel giudicare, desideroso

del bene altrui? Mi vergogno quando

spunta l’ombra dell’invidia? Sono contento

solo quando amo tutti?

O Dio nostro Padre, fonte di ogni bontà, Tu

sei l’Essere più desiderabile, più amabile e

più affascinante; Tu sei il Sommo Bene, la

Felicità suprema di ogni uomo. Continua, o

72 Cfr. Gal 5,22; Rm 5,5.


Fedeltà

II - Profilo dell’identità

del cristiano

Padre, a comunicare la tua Bontà a coloro

che accolgono la tua Parola. Donaci occhi

limpidi, donaci un cuore puro perché sappiamo

scorgere i germi di beni che Tu hai nascosto

in ognuno di noi. Solo così scopriremo i segni

della tua bontà e faremo esperienza del tuo

amore. Padre, donaci un cuore buono verso

tutti, in particolare verso coloro che formano

la tua Chiesa, ma anche verso coloro che

non ci amano o ci perseguitano. Possiedi il

nostro cuore con tutti i suoi sentimenti, e fa’

che siano in sintonia con quelli del Figlio tuo,

Gesù. Tu vuoi renderci simili a lui; Tu ci vuoi

buoni come lui e ci offri sempre questo dono.

Donaci il coraggio di accoglierlo e di viverlo con

entusiasmo. Grazie, o Padre! Amen!

Colui che accoglie “il Frutto dello Spirito, cioè

l’Amore”, 73 ha in sé la capacità di essere fedele

perché lo Spirito è in lui “forza” e perché il vero

amore è inconcepibile senza la fedeltà. Della

fedeltà di Dio nessun dubbio. È certo infatti che

Dio rimane fedele alle sue promesse: “anche se

noi siamo infedeli, egli rimane fedele perché non

73 Gal 5,22.

81


II - Profilo dell’identità

del cristiano

82

può rinnegare se stesso”. 74 È invece sul nostro

impegno di fedeltà che dobbiamo meditare e ci

sentiamo obbligati a farlo, perché le troppe volte

in cui sentiamo il bisogno di chiedere perdono

ci dicono che non sempre siamo fedeli. Come

rimanere fedeli? Innanzitutto partendo dalla

certezza che Dio ci dona la sua forza perché egli

è fedele, cioè garante della piena realizzazione

del suo piano di salvezza.

Mi esamino: Sono fedele a Dio, ai fratelli, ai

doveri, agli impegni, alle promesse, ai doni

di Dio. Sono fedele all’amore, al sacrificio, a

ogni parola data? Sono fedele a Gesù Cristo

e al suo Vangelo? E ai poveri? E alla Chiesa?

74 2Tm 2,13.

O Signore, tu ci vuoi coinvolgere totalmente

nella tua vita e ci chiami a fare della nostra

vita un “sì” continuo al Padre e ai fratelli nella

fede. Signore, effondi su di noi l’abbondanza

del tuo Spirito, perché solo così riusciremo a

non perderti e ad amare tutti come tu ci hai

amato. Non c’è altra via per essere fedeli. Che

il nostro vivere la fedeltà nasca dallo sforzo di

imitare te, Signore Gesù. Solo così la nostra


Mitezza

II - Profilo dell’identità

del cristiano

fedeltà sarà veramente apostolica e porterà

altri a trovare in Te, e non in noi, il vero punto

di riferimento della loro vita e costruire su te,

“pietra angolare” la tua comunità. Signore, Tu

lo sai che siamo deboli e che i momenti di crisi

non sono rari. Signore, quando smarriamo il

senso della tua presenza, quando abbiamo

l’impressione che tu dorma e che la tua fedeltà

sia venuta meno, effondi su di noi il tuo Spirito

e donaci il coraggio di quella fede che è totale

abbandono a Te e al Padre. Amen!

La mitezza si manifesta nel tratto gentile,

dolce, pacato, che si oppone in modo radicale al

tratto rude, rozzo, irritabile, irascibile e aspro.

È con la mitezza che si guadagnano altri alla

fede. La mitezza è una libera scelta, è rinuncia

volontaria a usare parole rudi e gesti violenti

contro chi ci tratta male. Solo così, infatti, la si

può vivere nella speranza della propria salvezza

e della salvezza di tutti, anche di coloro che ci

ostacolano. Così è vissuto Gesù.

Il mite sa correggere il fratello, con dolcezza

e bontà e così si comporta con coloro che lo

ostacolano nel suo ministero o testimonianza. Il

mite agisce così per amore per riguadagnare tutti

83


II - Profilo dell’identità

del cristiano

84

a Cristo. Quando si sente irritato e indisposto sa

“dominare” la sua irascibilità e indisposizione

per continuare nel bene. Il mite, mediante il “dominio

di sé” rifugge da ogni inimicizia, discordia,

gelosia; non è motivo di faziosità nella comunità,

perché è pronto a ogni rinuncia pur di salvare

la comunione. Insomma, ci vuole coraggio per

essere miti; è necessario uno sforzo enorme per

dominare se stessi.

Mi esamino: ho l’autocontrollo delle parole,

degli atteggiamenti esteriori e interiori, la

prontezza al perdono, la pau ra di far del male,

di violentare la libertà altrui?

Signore Gesù, mite e umile di cuore, non hai

mai voluto importi nella tua vita; ti sei limitato

ad avvicinarti agli oppressi e li hai sostenuti

nella loro speranza di giustizia, hai indicato

loro come vivere il rifiuto totale di ogni violenza

per cercare la giustizia, affidandosi unicamente

a Dio. Ci hai insegnato che la strada della

violenza non paga, che la spada non risolve

nulla, anzi peggiora tutto e scava fossati immensi

tra le persone, rendendo impossibile

la via della concordia. Signore, fa’ che la tua

mite immagine si imprima nel nostro cuore e


II - Profilo dell’identità

del cristiano

donaci la forza di rinunciare sempre e volontariamente

a ogni gesto rude, irascibile, ostile

verso gli altri. Fa’ che, fissando lo sguardo su

di Te, riusciamo nello sforzo quotidiano, ad

assumere la vera fisionomia di ogni tuo discepolo.

Insegnaci la dolcezza, la gentilezza,

l’amabilità, la soavità nei gesti e nelle parole.

Allora, riusciremo ad essere veri testimoni tuoi,

perché saremo in sintonia con i tuoi sentimenti.

Grazie, Signore, del tuo esempio. Amen!

Dominio di sé

Mitezza e dominio di sé sono quelle due

espressioni dell’amore che danno il tocco finale

alla vera fisionomia cristiana. Sono due espressioni

intimamente legate: bisogna essere forti per

essere “miti”; bisogna essere forti per “dominare

se stessi”. Il vero dominio di sé si trova nell’uomo

forte, ammantato di mansuetudine. “La mitezza

- dice San Tommaso d’Aquino - porta l’uomo al

massimo grado di padronanza di sé”.

Il “dominio di sé” sin dall’antichità greca è

stato considerato come capacità di dominio sulle

passioni più sfrenate. La persona “padrona di sé”

possiede una sua tranquilla e luminosa compostezza

nel tratto e nelle parole, pur in mezzo a

un’intensa attività, e diventa, in virtù di una sana

85


II - Profilo dell’identità

del cristiano

86

disciplina spirituale, sempre più attenta a tutto

ciò che è buono e vero, aprendo l’anima a ogni

manifestazione di autentico amore cristiano. E

chi la contempla fa l’esperienza di quanto è bello

essere cristiani.

Mi esamino: ho la padronanza degli istinti, il

dominio dei pensieri, degli atti e delle parole, la

capacità di dominare la volontà in tutte le cose,

dirigerla al bene, sviarla dal male, sorvegliarla

nei pericoli, frenarla nelle illusioni?

O Signore, abbiamo riscoperto la bellezza di

una vita vissuta in quell’Amore che si fa dono

totale di sé agli altri; abbiamo compreso che

sono infinite le espressioni dell’Amore che “è

stato effuso nei nostri cuori mediante lo Spirito

Santo che ci è stato dato” e abbiamo capito

con stupore che la “mitezza” e il “dominio di sé”

sono i raggi più fulgidi del tuo amore. Quando

splenderanno in noi in tutto il loro fulgore? Tu

solo lo sai, Signore. Noi sappiamo, con sollievo,

che tu ci chiedi soltanto di sforzarci di farli

risplendere ogni giorno di più e di imparare da

te che sei “mite e umile di cuore”. Noi sappiamo

che dobbiamo continuamente imparare

a “dominare noi stessi” nei nostri desideri e


II - Profilo dell’identità

del cristiano

sentimenti e a saper dominare certe situazioni

in modo che la mitezza si esprima sempre in

tutta la sua dolcezza e soavità nelle relazioni

con qualsiasi persona in modo che tutti capiscano

che noi li amiamo come tu ci hai amati.

Signore Gesù, è bello essere cristiani! È bello

sentirci discepoli tuoi, Signore! È bello vivere

in comunione con Te! Amen”.

87


III - I mezzi per la crescita spirituale

Ho indicato un cammino per ogni cristiano,

chiamato alla comunione con Dio e con i fratelli

nella Chiesa. È un cammino offerto a tutti nelle

diverse vocazioni. È un cammino insito nella

nostra vocazione umana, come creature di Dio

e come cristiani battezzati: fatti ad immagine e

somiglianza in Cristo, diventati per sua grazia

dimora di Dio, chiamati alla conversione e comunione

con Lui. È quindi un cammino preceduto,

accompagnato e seguito dalla compagnia di Dio

in Cristo e animato dallo Spirito.

L’impegno di conformare tutte le dimensioni

della vita umana alle virtù teologali e cardinali,

facendoli diventare mezzo di unione con Cristo,

non nasce dall’uomo, né può essere sostenuto con

le sole forze umane. Così ci dice Gesù: “senza di

me non potete far nulla” 75 e l’Apostolo: “Tutto

posso in colui che mi dà la forza”. 76

75 Gv 15,5.

76 Fil 4,13.


III - I mezzi per la

crescita spirituale

90

Segnalo, ora, i principali mezzi attraverso i

quali è possibile per il cristiano seguire le amabili

parole del Signore: “Venite a me, voi tutti, che

siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò”. 77

La vita nuova del credente è innanzitutto

progresso spirituale che tende all’unione sempre

più intima con Cristo. 78 Questa unione si chiama

“mistica”, perché partecipa al mistero di Cristo

mediante

- la preghiera liturgica e i sacramenti

(della Riconciliazione e dell’Eucaristia

soprattutto);

- la lettura e la meditazione della sacra

Scrittura (lectio divina). “Solo alla luce

della fede e nella meditazione della parola

di Dio è possibile, sempre e dovunque,

riconoscere Dio nel quale «viviamo, ci

muoviamo e siamo», 79 cercare in ogni avvenimento

la sua volontà, vedere il Cristo

in ogni uomo, vicino o estraneo, giudicare

rettamente del vero senso e valore che le

cose temporali hanno in se stesse e in ordine

al fine dell’uomo”; 80

77 Mt 11,28.

78 Cfr. CCC, 2014.

79 At 17,28.

80 Apostolicam actuositatem, 4.


III - I mezzi per la

crescita spirituale

- la lettura dei libri spirituali e della vita dei

santi;

- la pratica dell’orazione mentale, che “non

è altro che un intimo rapporto di amicizia,

un frequente trattenimento da solo a solo

con Colui da cui sappiamo d’essere amati”

(S. Teresa di Gesù);

- la preghiera vocale;

- l’adorazione eucaristica;

- l’esame di coscienza;

- la religiosità popolare attraverso le sue

forme, quali la venerazione delle reliquie,

le visite ai santuari, i pellegrinaggi, le

processioni, la “via crucis”, il Rosario, le

medaglie, ecc., 81 “purché non sostituiscano

la vita liturgica e siano ordinati in modo

da essere in armonia con la sacra liturgia,

derivino in qualche modo da essa, e ad essa,

data la sua natura di gran lunga superiore,

conducano il popolo cristiano”; 82

- l’impegno della formazione permanente.

La formazione dei fedeli laici ha come

obiettivo fondamentale la scoperta sempre

più chiara della propria vocazione e la

81 Cfr. CCC, 1674.

82 CCC, 1675.

91


III - I mezzi per la

crescita spirituale

92

disponibilità sempre più grande a viverla

nel compimento della propria missione”. 83

Inoltre, “tutti i laici facciano pure gran conto

della competenza professionale, del senso della

famiglia, del senso civico e di quelle virtù che

riguardano i rapporti sociali, come la correttezza,

lo spirito di giustizia, la sincerità, la cortesia, la

fortezza di animo: virtù senza le quali non ci può

essere neanche una vera vita cristiana. 84

È altresì necessario mettere in luce l’essenziale

dimensione mariana della vita cristiana. Il

ruolo di Maria nella vita della Chiesa e dei singoli

cristiani deriva dalla sua singolare unione con

Cristo e, in ultima analisi, dalla sua maternità

divina. 85

A riguardo sono degne di attenta riflessione le

parole di san Luigi Maria Grignion de Montfort:

“Una delle ragioni per cui così poche anime

giungono alla pienezza dell’età di Gesù Cristo è

che Maria, sempre Madre di Gesù Cristo e Sposa

feconda dello Spirito Santo, non è abbastanza

formata nei loro cuori. Chi vuole avere il frutto

bene maturo e formato deve avere l’albero della

83 Christifideles laici, 58.

84 Apostolicam actuositatem, 4.

85 Cfr. CCC, 967.


III - I mezzi per la

crescita spirituale

vita, che è Maria; chi vuole avere in sé l’operazione

dello Spirito Santo deve avere la sua Sposa

feconda e indissolubile, la celeste Maria, che lo

rende fertile e fecondo”. 86

Il Concilio Vaticano II conclude la sua esposizione

della dottrina sulla chiamata universale

alla santità con una visione sintetica dei principali

mezzi per raggiungere l’unione con Cristo: “Il

dono primo e più necessario è la carità, con la

quale amiamo Dio sopra ogni cosa e il prossimo

per amore di lui. Ma perché la carità, come

buon seme, cresca e nidifichi, ogni fedele deve

ascoltare volentieri la parola di Dio e con l’aiuto

della sua grazia compiere con le opere la sua volontà,

partecipare frequentemente ai sacramenti,

soprattutto all’eucaristia, e alle azioni liturgiche;

applicarsi costantemente alla preghiera, all’abnegazione

di se stesso, all’attivo servizio dei fratelli

e all’esercizio di tutte le virtù”. 87

86 Trattato della vera devozione a Maria, 164.

87 LG, 42.

93


Auspicio

Cristo è modello nel cammino dell’ascesi

e della perseveranza: Maestro esigente che ha

dato la vita per noi e chiede a noi di donare la

vita per lui; sorgente di acqua viva della grazia;

nostra Dimora e nostra Vita, nel quale viviamo

nascosti in Dio. Tutti siamo invitati a percorrere

questo cammino con fedeltà. Dalla fedeltà ai

piani di Dio dipenderà anche l’esperienza di

pienezza di questa maturità. Tutti infatti siamo

invitati ad essere una cosa sola con il Padre ed

il Figlio nello Spirito Santo. Dio non mancherà

di fare la sua opera, secondo la vocazione ed il

disegno di ciascuno. Ma non si dona del tutto se

non ci doniamo del tutto.

Ormai io te solo amo, te solo seguo, te solo

cerco e sono disposto ad essere soggetto a te

soltanto, poiché tu solo con giustizia eserciti

il dominio ed io desidero essere di tuo diritto.

Comanda ed ordina ciò che vuoi, ti prego, ma

guarisci ed apri le mie orecchie affinché possa

udire la tua voce. Guarisci ed apri i miei occhi


Auspicio

96

affinché possa vedere i tuoi cenni. Allontana

da me i movimenti irragionevoli affinché possa

riconoscerti. Dimmi da che parte devo guardare

affinché ti veda, e spero di poter eseguire

tutto ciò che mi comanderai. Sento che devo

ritornare a te; a me che picchio si apra la tua

porta; insegnami come si può giungere fino

a te. Tu mostrami la via e forniscimi ciò che

necessita al viaggio. Se con la fede ti ritrovano

coloro che tornano a te, dammi la fede; se con

la virtù, dammi la virtù; se con il sapere, dammi

il sapere. Aumenta in me la fede, aumenta la

speranza, aumenta la carità. (Sant’Agostino,

Soliloqui I, 1.5)


Conclusione

Carissimi,

in questo “Anno Sacerdotale” straordinario,

indetto dal Santo Padre Benedetto XVI nella

fausta ricorrenza del 150° anniversario del pio

transito di S. Giovanni Maria Vianney, denominato

comunemente il “Santo Curato d’Ars”, mi

è parso utile offrire non solo ai ministri ordinati,

presbiteri e diaconi permanenti, ma anche a

tutto il Popolo sacerdotale – profetico – regale,

questo sussidio di tipo ascetico-mistico perché

orienti tutti, a cominciare da me vescovo, verso

la crescita totale in Cristo Signore, rispondendo

alla volontà del Padre che ci vuole “santi e immacolati

di fronte a lui nella carità” (Ef 1,4).

Si tratta, come avete potuto notare, di un

libretto che richiama con linguaggio piano,

ma dal contenuto altamente teologico e catechetico,

il profilo della vita soprannaturale,

caratterizzata dalle virtù teologali e cardinali,

dai doni dello Spirito Santo, dalle Beatitudini,

dai frutti molteplici dell’amore divino che si è


Conclusione

98

effuso nella nostra umanità attraverso il mistero

dell’Incarnazione, passione e morte, risurrezione

e ascensione al cielo di Nostro Signore

Gesù Cristo.

Il lavoro, da me sollecitato e guidato, è stato

condotto con competenza e cura dal nostro

ISSR, che ringrazio dal profondo del cuore nel

suo direttore, mons. Domenico Marrone, per

essersi interessato e per avermi offerto il prezioso

contenuto attraverso una ricerca attenta

e appropriata.

Il sussidio ritenetelo un dono a conclusione

del decennio del mio servizio episcopale in

mezzo a voi (2000 - 26 gennaio - 2010). Ma,

nel contempo, uno strumento di vita ascetica

che deve impegnarci tutti in questo anno di

preparazione alla “Missione parrocchiale”, da

me indetta il 20 novembre 2009, nella festa

della Chiesa diocesana, e negli anni successivi.

Il mio vivissimo desiderio è che insieme

cresciamo in Gesù Cristo secondo la statura che

ciascuno di noi, sostenuto dallo Spirito, è chiamato

a raggiungere per volontà del Padre, per

essere “Chiesa una santa cattolica apostolica”,


che annuncia il lieto messaggio della salvezza,

obbedendo al comando del Divino Maestro: “Voi

sarete testimoni di tutto ciò” (Lc 24,48).

Auguri vivissimi di santità cosciente, crescente,

comunicante!

Vi benedico con tutto l’affetto di cui sono

capace.

Trani, 26 gennaio 2010

19° anno della mia ordinazione episcopale

10° anno del mio servizio episcopale

Giovan Battista Pichierri

arcivescovo

Conclusione

99


Indice

Saluto e motivazione .................................................................. 3

Premessa ................................................................................................... 5

I. Sviluppo del tema .................................................................... 7

La vita nuova in Cristo (l’essere cristiano) ......... 7

a - Le virtù teologali .............................................................. 10

b - Le virtù cardinali ............................................................... 18

II. Profilo dell’identità del cristiano

(dall’essere all’agire cristiano) ........................ 31

a - Il cristiano è un uomo che rinasce dall’alto:

da acqua e Spirito (Gv 3,5) ...................................... 31

b - … e sotto l’azione dello Spirito Santo… .... 33

c - … vive secondo lo spirito delle beatitudini…

........................................................................................... 47

d - … irradiando i frutti dello Spirito .................... 69

III. I mezzi per la crescita spirituale ..................... 89

Auspicio ...................................................................................................... 95

Conclusione .......................................................................................... 97


DOCUMENTI

PASTORALI

1. Direttorio per il Diaconato

2. Statuto e Regolamento della Curia Arcivescovile

3. “Ut crescamus in Illo”

Orientamenti pastorali per il triennio 2000-2003

4. “Come il Buon Pastore”

Prima Visita Pastorale alla Santa Chiesa di Trani-

Barletta-Bisceglie e Nazareth di S.E. Mons. Giovan

Battista Pichierri

5. “Parrocchia”

Cellula e soggetto pastorale

6. “Ministeri istituiti”

Orientamenti pastorali

7. “Famiglia e giovani”

Soggetto di pastorale nelle parrocchie

8. “Parrocchia”

Comunità eucaristica missionaria

9. “Venite a me e vi darò ristoro”

10. “Ut glorificetur Pater in Filio divino afflante Spiritu”

11. “Non abbiate paura. Il crocifisso è risorto”

12. “Voi siete la luce del mondo”

13. “Fidanzamento preludio del matrimonio”

Lettera ai fidanzati

14. “Vengo per annunciare con voi il Vangelo”

15. “Parrocchia”

Comunità ecumenica missionaria

16. “L’Istituto Superiore di Scienze Religiose”

per una diaconia della cultura e della formazione nella

Chiesa diocesana


17. “Testimoni di Gesù risorto speranza del mondo”

La pastorale diocesana alla luce del Convegno di Verona

18. “Per una Chiesa «casa» della speranza”

Impegni pastorali per il triennio 2008-2010

19. “Progetto di formazione permanente per il presbiterio

diocesano”

20. “La Parola di Dio abiti in voi!”

Lettera sul ministero profetico dei presbiteri e diaconi

21. “Per una Chiesa dal volto materno”

Il Vangelo dell’Amore nelle relazioni affettive

22. “Pastorale di accoglienza delle Famiglie ferite”

23. “Chiesa madre che genera i suoi figli”

nella “traditio fidei”


EDITRICE ROTAS - BARLETTA

febbraio 2010


Io sono la vite, voi i tralci.

Chi rimane in me, e io in lui, porta

molto frutto, perché senza di me non

potete far nulla.

(Gv 15,5)

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