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Molini d'Italia 3/05 bis - Avenue media

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❏ in questo numero

ORGANO UFFICIALE DELL’ITALMOPA

MOLINI • PASTIFICI • MANGIMIFICI • SILI

MILLS • PASTA INDUSTRIES • ANIMAL FEED INDUSTRIES • SILOS

N. 3 ANNO LVI

✓ ✓

RACCOLTO 2005: PREVISIONI

DI SEMINA DEI CEREALI

TARIFFE R.O.C. POSTE ITALIANE • SPED. IN ABB. POST. D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N° 46) ART. 1 COMMA 1 DCB BOLOGNA • CONTIENE I.R.

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EUROPAIN

PARIGI - 16/20 APRILE 2005

IL 3° CONGRESSO MONDIALE

DELLA PASTA A BARCELLONA

MARZO 2005


Fondato nel 1950

da Pasquale Barracano

N. 3 ANNO LVI

MARZO 2005

DIRETTORE EDITORIALE

GIORGIO AGUGIARO

DIRETTORE RESPONSABILE

CLAUDIO VERCELLONE

COORDINAMENTO

IVANO BAROCCI

PUBBLICITÀ

MASSIMO CARPANELLI

COMITATO DI REDAZIONE

FABRIZIO VITALI

TULLIO PANDOLFI

PIER LUIGI PIANU

RANIERO FINICELLI

EDIZIONE, DIREZIONE, REDAZIONE,

PUBBLICITÀ E AMMINISTRAZIONE

Avenue media ® srl

Via Riva Reno, 61

40122 BOLOGNA

Tel. +39 051 6564311 (r.a.)

Fax +39 051 6564350

avenuemedia@avenuemedia.it

www.avenuemedia.it

P.Iva 03563450372

C/C postale 18182402

TIPOGRAFIA

Sate srl - Ferrara

Autorizzazione del Tribunale di Bologna

del 31 luglio 1992 n. 612

Spedizione in abbonamento postale 45%

Una copia t 3,90

Abbonamento Italia t 39,00

Yearly subscription abroad

surface mail t 59,00

priority mail t 89,00

IVA assolta alla fonte dall’Editore

ai sensi dell’art. 74, 1 comma, lett. c,

D.P.R. 26.10.1972 n. 633 e successive

modificazioni ed integrazioni.

La ricevuta di pagamento del conto

corrente postale è documento idoneo

e sufficiente ad ogni effetto contabile.

La redazione non si ritiene responsabile

per variazioni e/o imprecisioni di date e notizie

Organo ufficiale dell’ITALMOPA

Associazione Industriali

Mugnai e Pastai d’Italia

www.italmopa.it

Editoriale Editorial

Sommario

Index

Regolazione dei Mercati e Accordi Interprofessionali

di Fabrizio Vitali

Regulation of the Markets and professional agreement

Attualità Actuality

Articoli Contents

Rubriche Departments

Fatti e Notizie Facts and News

Mercati Internazionali International Markets

Raccolto 2005: previsioni

di semina dei cereali autunno vernini

a cura di ISMEA

2005 crop: autumn-winter grains sowing forecast

Sulle tracce dei buns McDonald’s

di Nadia Vicidomini

On the trail of McDonalds’ buns

Il mondo della pasta si incontra a Barcellona

di Pedro A. Espona

The Pasta World meeting in Barcelona

Nuove istruzioni “made in USA” per mangiare meglio

a cura della Redazione

The new made-in-Usa instructions to eat better

Il Mulino sul Po: un progetto riuscito

di Francesco Prizivalli e Antenore Visentin

The Mill on the Po river: a successful project

La “Festa del Covo” per celebrare la Beata Vergine

di Raimondo Orsetti

A “Festa del Covo” to celebrate the Blessed Virgin

Le varietà di frumento tenero costituite da Strampelli

a cura della Redazione

Strampelli and the soft wheat varieties

Notiziario Italmopa Italmopa News

Fiere e Convegni Fairs and Meetings

5

9

13

Internet Corner 15

World Grain 17

Diritto Law

19

27

32

35

41

47

51

56

59

60

MOLINI

d’Italia 3


EE DD II T O RR II A L E

MARZO 2005

Regolazione dei Mercati

Editoriale

Editorial

e Accordi Interprofessionali

Regulation of the Markets and professional agreement

l Consiglio dei Ministri ha approvato

venerdì 18 febbraio 2005 il Decreto

Legislativo attuativo delle disposizioni

di cui all’articolo 1, comma 2, lettera e)

della Legge 38/2003 in materia di Regolazione

dei Mercati e di Disciplina dei Contratti

Interprofessionali.

Lo schema di decreto è stato trasmesso alle

competenti Commissioni di Camera e Senato

ed alla Conferenza Stato-Regioni, il cui

parere dovrà essere espresso entro il 29 marzo,

termine di scadenza della delega prevista

dalla legge n. 38/2003. Le Regioni, in effetti,

hanno già espresso il loro parere sostanzialmente

positivo.

Frutto della rielaborazione di precedenti disposizioni

in materia - contenute nei Decreti

Legislativi 16 marzo 1988, n. 88, 30 aprile

1998, n. 173 e 18 maggio 2001, n. 228 - ma

con alcune disposizioni innovative, il decreto

risulta suddiviso in due parti.

La prima riguarda la disciplina dei soggetti

agricoli, vale a dire delle Organizzazioni

dei produttori (artt. 2 - 4) e delle forme associate

delle Organizzazioni dei produttori

(artt. 5 - 6). Illustra, inoltre, particolari funzioni

attribuite alle stesse Organizzazioni in

materia di:

❏ realizzazione di programmi operativi finalizzati

alla valorizzazione della produzione

agricola italiana e del suo legame con

il territorio (art. 7);

❏ assicurazione della trasparenza dei processi

produttivi e commerciali fino al consumatore

(art. 7);

❏ gestione delle crisi di mercato con facoltà

di non commercializzare, limitatamente ai

volumi ed ai periodi che le stesse Organizza-

zioni di prodotto giudichino opportuni, il

prodotto conferito dai soci aderenti (art. 8).

La seconda concerne la disciplina dei rapporti

interprofessionali impostata sui seguenti

tre livelli:

❏ l’intesa di filiera (art. 9) - stipulata nell’ambito

del tavolo agroalimentare tra gli organismi

maggiormente rappresentativi della

produzione, della trasformazione, del

commercio e della distribuzione oppure dalle

Organizzazioni interprofessionali - si pone

quale obiettivo l’integrazione della filiera

e la valorizzazione dei prodotti agricoli e

agroalimentari, tenendo conto degli interessi

della filiera e dei consumatori. L’intesa

può, tra l’altro, definire le azioni, al fine di

perseguire condizioni di equilibrio e stabilità

del mercato, oltre che criteri per la valorizzazione

del legame delle produzioni al

territorio di provenienza;

❏ l’accordo di filiera o contratto quadro (articolo

10) - affidato alle Organizzazioni dei

produttori o alle Associazioni di OP per il

mondo agricolo e alle Associazioni industriali

e della distribuzione - costituisce un

patto in base al quale si definisce il prodotto,

le attività e l’area geografica (art. 11);

❏ il contratto tipo (art. 11) è il modello contrattuale

(contratti di coltivazione e fornitura)

per la disciplina dei rapporti tra imprenditori

agricoli, trasformatori, distributori e

commercianti. Definisce, inoltre, le relative

operazioni sui prodotti in esecuzione di un

accordo di filiera.

Di particolare rilevanza è l’articolo 13 che

prevede il valore “erga omnes” degli accordi.

MOLINI

d’Italia

5


Infatti, anche gli imprenditori agricoli non aderenti alle

Organizzazioni firmatarie di accordi di filiera possono

pretendere l’applicazione, in loro favore, delle clausole

contenute in un accordo se concludono contratti di

coltivazione e comunque di fornitura che riguardino

prodotti contemplati in detto accordo.

Ovviamente, qualora un’Organizzazione stipuli un accordo

di filiera, le relative obbligazioni sono estese a tutti

i soci aderenti delle Organizzazioni stipulanti, se i soci

stessi stipulano a loro volta contratti di coltivazione.

L’ITALMOPA, tramite il coordinamento di Federalimentare,

ha seguito tutta la fase di formazione del decreto

nelle numerose rielaborazioni.

Si tratta di un provvedimento innovativo rispetto alle

precedenti impostazioni della materia. L’obiettivo che

traspare dal decreto, infatti, è quello di forzare tutte le

filiere verso una politica di integrazione finalizzata,

da un lato ad una redistribuzione dei ricavi a vantaggio

della produzione primaria, dall’altro a stabilire un

maggior collegamento tra produzione e territorio, il

tutto anche finanziato con denaro pubblico.

Il decreto, tuttavia, risulta vago e contraddittorio su

un argomento che ITALMOPA giudica di grande importanza,

come quello dell’intesa di filiera.

Infatti, mentre l’intesa deve riguardare i soggetti singolarmente

individuati per ciascuna filiera, il comma

2 dell’articolo 9 stabilisce che l’intesa di filiera

può essere stipulata nell’ambito del Tavolo agroalimentare,

al quale però non hanno titolo di partecipare

i rappresentanti diretti della trasformazione della

IMPIANTI MACINAZIONE

COMMERCIO NUOVO USATO

ASSISTENZA AI VOSTRI IMPIANTI

Editoriale

Editorial

filiera di volta in volta interessata.

Il cosiddetto Tavolo agroalimentare è costituito da

circa 30 Organizzazioni di natura generalistica: ci

si domanda quindi come possa essere affidata ad esso

la competenza, assai delicata e complessa, per definire

intese di filiera che dovrebbero essere trattate e

quindi essere di competenza delle Organizzazioni di

prodotto.

La contraddizione è ulteriormente evidenziata laddove

si precisa che “le intese possono, inoltre, essere stipulate

dalle Organizzazioni interprofessionali riconosciute”

alle quali, ovviamente, partecipano in primis le

rappresentanze industriali di prodotto.

L’ITALMOPA è intervenuta presso le competenti Commissioni

parlamentari per segnalare l’evidente contraddizione,

sottolineando che la trattazione di un’intesa

di filiera non può che essere di competenza dei

soggetti direttamente interessati al singolo prodotto,

quali sono le Associazioni di categoria che rappresentano

il settore industriale della trasformazione.

L’ITALMOPA ha quindi richiesto che sia individuata

un’altra sede decisionale ove siano presenti esclusivamente

i soggetti titolari delle varie fasi di filiera.

L’abbiamo detto agli esperti delle Commissioni parlamentari

e lo ribadiamo: la sede del cosiddetto Tavolo

agroalimentare, indicata per la stipula delle intese di

filiera, non è appropriata.

MONTAGGI IMPIANTI MOLITORI E AFFINI

Marani srl - Fraz. Casalfoschino, 16/b - 43010 Sissa - PARMA

Tel.: 0521 877223/879923 - Fax: 0521 879545 - info@marani.it - www.marani.it

Fabrizio Vitali


Fatti e Notizie

Facts and News

Un laboratorio per insegnare le buone abitudini alimentari ai bambini

Da decenni si studia il legame

fra stile di vita e insorgenza

di alcune malattie.

Dopo numerose osservazioni

e valutazioni si è arrivati a

definire, con estrema precisione,

la funzione di un’alimentazione

corretta nei confronti

della salute. È ormai

assodato che cibi semplici e

genuini aiutano il nostro organismo

a mantenersi sano

ed efficiente a lungo nel

tempo. Di questi argomenti

si parlerà, il 6 e 7 maggio

prossimi, in occasione del 9°

Corso di Aggiornamento

A.D.I. Marche “Nutrizione in

Oncologia” con il simposio

satellite “Aspetti nutrizionali

in Pasticceria e Gelateria”.

In occasione di questo evento,

si terrà l’iniziativa “Progetto

Bambini”, promossa

da “Il Laboratorio” del Molino

Quaglia, il primo centro

in Italia per la diffusione della

cultura del pane e della

pasticceria, e da Richemont

Club Italia, l’organizzazione

che accoglie i più importanti

“maestri” panificatori e pasticceri

su tutto il territorio

nazionale. L’iniziativa si svi-

lupperà nell’arco di tre incontri

durante le due giornate

del convegno. Piazza del

Popolo di Ascoli Piceno ospiterà

un laboratorio dove

gli alunni delle scuole elementari

potranno cimentarsi

con la produzione del pane.

I più grandi panificatori e

pasticceri mostreranno ai

giovani discepoli i segreti

del lievito, la magia delle diverse

farine e l’incantesimo

di degustare un panino appena

sfornato. Durante le

“esercitazioni” i maestri, inoltre,

spiegheranno l’importanza

di un’alimentazione

corretta e dimostreranno

come una dieta non corretta

sia spesso collegata all’abitudinarietà

alimentare. Il periodo

dell’infanzia, infatti,

molto importante per impartire

i principi di un’alimentazione

sana e genuina.

Solo se adeguatamente guidati

e istruiti in questo periodo,

i piccoli sapranno essere

adulti consapevoli e responsabili

della propria salute. È

fondamentale ricordare loro

che l’appagamento del gusto

non è prerogativa di cibi

poco sani e il buon sapore

dei cibi genuini spesso è

molto soddisfacente, bisogna

solo essere “allenati” e

riscoprirlo.

Tracciabilità di filiera e standard: una coppia indivisibile

“Tracciare o non tracciare?

Questo, però, non è il problema”.

Al giorno d’oggi, infatti,

in tutti i comparti del

settore agroalimentare, regna

incontrastata un’unica parola

d’ordine: qualità. E proprio

per garantire una sempre più

alta qualità dei prodotti, lo

strumento tracciabilità, o rintracciabilità,

di filiera risulta

essere un elemento chiave.

L’argomento ha catalizzato

l’attenzione anche di Agrifood,

Salone Internazionale

del Prodotto Agroalimentare

di Qualità, svoltosi a Ve-

rona dal 3 al 6 marzo scorsi.

Nell’ambito dell’esposizione

veronese si è tenuto anche

“Cosa mangi”, il 1° Salone

della Rintracciabilità Alimentare,

suddiviso in tre macroaree:

prodotti, tecnologie e

certificazione.

Ma che cos’è la tracciabilità?

Si tratta della possibilità di ricostruire

e seguire il percorso

di un alimento, attraverso tutte

le fasi della produzione,

della trasformazione e della

distribuzione”.

Dal 1° gennaio 2005, in Italia,

è entrato in vigore il Regola-

LA NUOVA LAMPA snc

mento Comunitario 178/2002

in tema di sicurezza, che impone

l’obbligo di utilizzare

un sistema di rintracciabilità.

C’è solo un piccolo problema:

le soluzioni adottabili sono

molteplici. Per questo

motivo sono stati redatti degli

standard, che dovranno

soddisfare le condizioni per

l’applicazione del suddetto

sistema tra tutti gli attori della

filiera produttiva. Si avrà

così un sistema di codifica unificato,

a garanzia di un

flusso di informazioni accurato

e veloce.

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Stabilimento: 47039 Savignano sul Rubicone (FC), Via Cagnona, 1819 - Tel 0541 938120, fax 0541 938160.

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Disponibilità di materiali, macchine, linee e ricambi d’occasione nello stato, revisionati e/o rimessi a nuovo dallo stoccaggio

delle materie prime all’imballaggio, per pasta di semola, speciale e/o ripiena.

MARZO 2005 MOLINI

d’Italia 9


Si uniformano le norme per

i diritti di proprietà industriale

Nella Gazzetta Ufficiale n. 52

del 4 marzo 2005 (Supplemento

Ordinario n. 28) è stato

pubblicato il Decreto Legislativo

10 febbraio 2005,

n. 30, relativo al “Codice della

proprietà industriale”.

Il provvedimento, approvato

dal Consiglio dei Ministri

dello scorso 23 dicembre, unifica

tutte le disposizioni vigenti

che hanno per oggetto

diritti di proprietà industriale

(brevetti per invenzioni, modelli

di utilità, disegni e modelli,

nuove varietà vegetali,

topografie dei prodotti a semiconduttori,

marchi e altri

segni distintivi, indicazioni

geografiche, denominazioni

di origine, informazioni aziendali

riservate) in un unico

testo normativo, esclusi il

diritto d’autore, le biotecnologie

e il software, che continuano

ad essere oggetto di

leggi separate.

Conformemente ai principi

e ai criteri direttivi contenuti

nell’articolo 15 delle legge

delega n. 273/2002, il Codice

provvede a ripartire la

materia per settori omogenei,

a coordinare, sotto il

profilo formale e sostanziale,

la normativa italiana e ad

adeguarla alla disciplina internazionale

e comunitaria.

(TP)

Qualità Igienica

delle Tecnologie Alimentari

E’ datata febbraio 2005 la costituzione

ufficiale di TIFQ

(Istituto per la Qualità Igienica

delle Tecnologie Alimentari),

atto al rilascio dell’attestazione

di conformità

igienica. Promosso da Assofoodtec

(Associazione Italiana

Costruttori Macchine,

Impianti, Attrezzature per la

ERRATA CORRIGE

Fatti e Notizie

Facts and News

Produzione la Lavorazione e

la Conservazione Alimentare)

in collaborazione con

ASA (Azienda Servizi ANI-

MA), l’Istituto, con sede a

Milano è presieduto da Emilia

Arosio, già Presidente Assofoodtec,

e diretto da Riccardo

Giambelli.

Sul numero di febbraio, all’interno dell’articolo riguardante la normativa ATEX, la

classificazione delle zone a rischio era sbagliata. Si è infatti invertita la definizione

della zona 20 con quella della 22. Di seguito riportiamo la classificazione corretta

delle zone (EX), stabilite dalla normativa ATEX:

• dust zone 22: area in cui un’atmosfera eplosiva può crearsi solo durante rare e

brevi situazioni di malfunzionamento;

• dust zone 21: area in cui un’atmosfera esplosiva può crearsi occasionalmente

durante il normale funzionamento;

• dust zone 20: area in cui un’atmosfera esplosiva è presente continuamente, frequentemente

o per diverso tempo.

MARZO 2005 MOLINI

d’Italia 11


MARZO 2005

Restituzione all’export:

Mercati Internazionali

International Markets

primi segnali di contraccolpi

evento principale sul mercato

mondiale del grano in

queste ultime settimane è

stato la reintroduzione da parte della

Commissione dell’Unione europea

delle restituzioni all’esportazione,

che ha sollevato proteste generali

e preoccupazioni, soprattutto

nei principali paesi esportatori concorrenti.

Questa decisione fa seguito

al graduale appesantimento del

mercato interno comunitario, conseguente

sia al livello record di produzione

interna che alla concorrenza

di altri paesi esportatori.

Anche se le eccedenze di grano in

Gran Bretagna si sono praticamente

azzerate, grazie all’intensificarsi della

corrente esportativa degli ultimi

mesi, le consegne all’intervento

continuano ad essere consistenti sia

in Francia che in Germania. Eccedenze

di rilievo si registrano, peraltro,

in alcuni dei nuovi paesi membri,

soprattutto Ungheria, ma anche

Repubblica Ceca, Polonia e Slovacchia,

tanto da lasciare dubbi sulla effettiva

possibilità degli organismi

preposti in questi Stati di assorbire

interamente tutti i quantitativi avviati

all’intervento. Nel corso dei prossimi

mesi questo fattore potrebbe ripercuotersi

negativamente sul mercato

europeo del grano accentuando

l’andamento flessivo dei prezzi.

Export in calo per l’Ucraina

Per quanto riguarda le importazioni

nell’Unione europea, gli arrivi dal

Export restitutions: the first repercussions

Mar Nero non dovrebbero superare

i 2 milioni di tonnellate (con una

leggera prevalenza della Russia sull’Ucraina),

un quantitativo quindi

superiore alla scorsa annata, ma

nettamente inferiore alle due campagne

precedenti.

Tenendo conto poi che gran parte

delle spedizioni dall’Ucraina, considerando

il suo complessivo potenziale

esportativo di quest’anno, risulta

già essere stata effettuata, l’export

da questo paese dovrebbe rallentare

nei prossimi mesi.

C’è però da rilevare che il prezzo

del grano ucraino per uso mangimistico

è sceso notevolmente nelle ultime

settimane, tanto da diventare

nuovamente competitivo, rispetto

ai grani nordeuropei, nell’Europa

meridionale.

La situzione eccedentaria riportata

in Ungheria, peraltro, potrebbe contribuire

a deprimere ulteriormente

le quotazioni.

Bilancio di approvvigionamento del grano - Unione europea/25

(Milioni di tonnellate)

1 2 3 4 5 6 7

1999/00 22,0 114,7 5,1 19,4 51,2 106,5 15,0

2000/01 23,5 124,2 4,7 16,8 54,2 111,1 16,0

2001/02 22,3 113,6 10,7 14,2 55,4 111,1 14,9

2002/03 23,3 124,5 13,9 19,9 59,4 116,6 16,8

2003/04 21,9 106,6 5,9 10,9 52,8 108,9 9,5

2004/05 23,2 136,7 5,5 15,0 60,0 116,8 20,0

1 = superficie investita (milioni di ettari)

2 = produzione

3 = importazioni (extra Ue)

4 = esportazioni (extra Ue)

L’insieme di questi fattori sembra sia

stato alla base della recente decisione

della Commissione di ripristinare,

dopo oltre un anno e mezzo, le

restituzioni all’esportazione sul grano

tenero. Anche se il loro livello è

relativamente ridotto (4 euro per

tonnellata), questa iniziativa è stata

giudicata negativamente da altri

paesi esportatori, che tradizionalmente

hanno considerato l’Unione

europea come la principale causa

delle distorsioni del mercato mondiale

dei cereali. In ogni caso, le

scorte comunitarie di grano al termine

dell’attuale campagna sono previste

più del doppio rispetto ad un

anno fa, toccando i 20 milioni di

tonnellate, pur in presenza di un

aumento dei consumi interni (in

particolare di quelli mangimistici)

e di una ripresa delle esportazioni

verso i Paesi terzi, dopo il crollo del

2003/04.

5 = consumo interno mangimistico

6 = consumo totale

7 = scorte finali

MOLINI

d’Italia

13


ul sito internet dell’AGEA

(Agenzia per le Erogazioni

in Agricoltura)

http://www.agea.gov.it/default

sono consultabili tutte le novità riguardanti

la riforma della Politica

Agricola Comune (PAC). In particolare

all’indirizzo:

http://www.agea.gov.it/ITA/

Utilita/Faq/default.htm

è possibile scaricare il

resoconto delle

riunioni tecniche

svoltesi alla

fine del

2004, per trovare

risposta alle

domande più

frequenti (FAQ) sull’applicazione

e gestione della

riforma. Il documento fornisce

informazioni utili su normativa e

procedure di riferimento, calcolo e

assegnazione dei titoli, utilizzo e

trasferimento dei titoli e del suolo,

nonché sui regimi di premio accoppiati

alla produzione.

Nei prossimi anni la PAC è destinata

a rivoluzionare il modo in cui

l'Ue sostiene il settore agricolo.

La riforma è orientata verso gli interessi

dei consumatori e dei contribuenti

e, nello stesso tempo, lascia

gli agricoltori liberi di produrre

ciò che esige il mercato. Per evitare

l'abbandono della produzione,

gli Stati membri possono ancora

scegliere di mantenere una cer-

MARZO 2005

Per trovare risposte

alla riforma della PAC

a cura di Mario Marsero - m.marsero@flashnet.it

ta correlazione tra sovvenzioni e

produzione, a precise condizioni

ed entro limiti definiti. Come noto,

l’AGEA svolge funzioni di Organismo

di Coordinamento e ha competenza

per l’erogazione di aiuti,

contributi, premi ed interventi comunitari,

nonché per la gestione

degli ammassi pubblici, dei programmi

di miglioramento della

qualità dei prodotti agricoli per gli

aiuti alimentari e per la cooperazione

economica con altri paesi.

Per questo motivo, il sito

internet AGEA è un importante

fonte di informazioni,

sempre aggiornate

e disponibili

in tempo reale.

Internet Corner

MOLINI

d’Italia

15


SELEZIONE DI NOTIZIE DAL SITO INTERNET DI WORLD GRAIN A CURA DELLA REDAZIONE

World Grain

India: indetto dal 9 al 13 marzo il Salone dell’industria molitoria e della panificazione

NUOVA DELHI, INDIA • Il Milling &

Baking Show 2005 è previsto per il

9/13 marzo a Nuova Delhi. Questa fiera,

organizzata da Assocom-India Pvt.

Ltd., si svolge in concomitanza con

AAHAR, la 20 a Fiera internazionale dell’alimentazione,

del trattamento alimentare,

delle attrezzature e forniture

per alberghi e ristoranti. L’intento della

manifestazione è promuovere il settore

molitorio e della panificazione, nonché

le industrie connesse attraverso una

vasta esposizione. Numerose società

nazionali ed internazionali, filiali dell’industria

molitoria e della panificazione,

esporranno i loro prodotti nel padiglione

dedicato alla macinazione e alla

panificazione. Le occasioni formative

saranno offerte da una serie di seminari

sulla macinazione e la panificazione,

indetti in collaborazione con l’American

Institute of Baking e l’American

Soybean Association. I seminari prevedono

diverse specialità, quali Hands

on Baking with Soy (la preparazione

del pane con la soia); Hot Topics in

Food Safety (i punti caldi della sicurezza

alimentare); Wheat Flour Production

(produzione di farina di grano);

Trade Quality and Blending (qualità

commerciale e miscelazione); Innovations

in the Milling Industry Machinery

and Ingredients (innovazioni nelle attrezzature

e ingredienti dell’industria

molitoria) ed infine Operational Issues

of Flour Mills (problemi operativi dei

molini da farina). Annualmente l’India

produce oltre 70 milioni di tonnellate

di grano, classificandosi così tra i maggiori

produttori al mondo. Il paese dispone

inoltre di una capacità molitoria

notevole, ma poco sfruttata. Nel con-

L’Ue aumenta i rimborsi sull’esportazione di grano

WINNIPEG, MANITOBA, CANADA •

Il Canadian Wheat Board ha richiamato

l’attenzione sul fatto che la Commissione

europea ha raddoppiato i rimborsi, o

sovvenzioni, percepiti dai commercianti

di cereali per l’esportazione di grano

proveniente dall’Unione europea. Il

CWB ha dichiarato che queste sovvenzioni

dell’Unione europea hanno raggiunto

all’incirca Euro 8,00 a tonnellata

(US $10,56), ossia il doppio rispetto a

quando furono introdotte all’inizio di

febbraio. In quel periodo, la Commissione

europea concedeva una sovvenzione

di Euro 4,00 a tonnellata

(US $5,14) su 134.000 tonnellate di grano

tenero da macina. Da allora, i prezzi

del grano hanno subito un aumento

compreso tra il 13 e il 15% circa. A gennaio,

i funzionari dell’Ue avevano annunciato

la reintegrazione dei rimborsi

sull’esportazione di grano, per la prima

volta dal 2003, per 2 milioni di tonnellate

di grano esportato tra febbraio e giugno.

Gli stessi avevano sottolineato che

tempo, tuttavia, l’industria molitoria è

diventata più sensibile al problema

della qualità grazie alla modernizzazione,

alla concorrenza e alla clientela esigente.

Il consumo di prodotti da forno

cresce del 10,07% l’anno.

la mossa non era indice di un cambiamento

di politica, ma era piuttosto intesa

a porre rimedio agli eccessi di produzione

a breve termine, soprattutto

negli Stati membri dell’Europa centrale

che non dispongono di stoccaggi adeguati.

I rimborsi approvati all’inizio di

febbraio erano inferiori a quelli anticipati

da molti operatori dell’industria cerealicola,

i quali avevano pronosticato

che per poter rendere competitivi i cereali

dell’Unione europea, le sovvenzioni

dovevano essere pari a Euro 11,00.

Gli analisti hanno dichiarato che il livello

modesto delle sovvenzioni sta ad

indicare il desiderio della Commissione

di smorzare le critiche da parte di

altri esportatori di grano, compreso il

CWB, l’Australia e gli Stati Uniti, i quali

hanno reagito negativamente alla

decisione dell’Unione europea di reintegrare

i rimborsi.

Traduzione di Roberta Bezzegato


Informazioni raccolte attraverso una rete di esperti privilegiati

MARZO 2005

Raccolto 2005: previsioni

di semina dei cereali autunno vernini

Le prime indicazioni

sulle superfici investite

mostrano un deciso

calo del frumento duro,

a fronte di una

sostanziale tenuta

del frumento tenero

e dell’orzo.

L’indicazione più rilevante

è il ritorno del tenero

e dell’orzo

nelle aree vocate

del centro Italia.

a cura di ISMEA-Unione Seminativi

2005 crop: autumn-winter grains sowing forecast

indagine ISMEA sulle previsioni

di produzione dei

cereali, svolta in stretta

collaborazione con l’Unione Seminativi,

si pone l’obiettivo di fornire,

in largo anticipo rispetto alle statistiche

ufficiali, la tendenza relativa

all'evoluzione delle colture nazionali

sia in termini di superficie che

di produzione.

A tale scopo è stata istituita una rete

di rilevazione formata da esperti ed

operatori del settore, a cui vengono

periodicamente sottoposti un numero

prestabilito di questionari diretti

a raccogliere una serie di informazioni

quali-quantitative sulla

campagna agraria in corso.

I risultati si pongono come complementari

alle rilevazioni quantitative

ufficiali (Istat, Agrit e Mipaf): devono

quindi essere considerati come

provvisori ed espressione della situazione

congiunturale al momento

della rilevazione.

I successivi aggiornamenti previsti

dall'indagine, inoltre, si prefiggono

lo scopo di cogliere le modifiche

che possono verificarsi nel corso

della campagna agraria, fornendo

un quadro tempestivo dell'evoluzione

produttiva fino a confluire

nelle statistiche ufficiali.

La rete di rilevazione ISMEA-Unione

Seminativi è costituita da 78 stazioni

di rilevamento collocate in ambito

regionale e nelle province più significative

per la presenza delle colture

oggetto di indagine. Per questa analisi,

in particolare, sono state utilizzate

28 stazioni di rilevamento per il

frumento duro, 22 per il tenero e 28

per l’orzo, per un totale di 94 interviste

per il frumento duro, 92 per l’orzo

e 64 per il frumento tenero.

Le informazioni sono state raccolte

attraverso una rete di esperti privilegiati

individuati tra produttori agricoli,

cooperative, sementieri, istituti

di assistenza tecnica delle organizzazioni

professionali agricole ed altri

operatori del settore.

I risultati esposti in questo rapporto

sintetico sono relativi alle superfici

investite a frumento tenero, duro e

orzo della campagna di commercializzazione

2005-06 e sono frutto delle

rilevazioni effettuate durante la

prima metà di gennaio 2005.

Andamento della stagione

di semina

In gran parte delle regioni produttrici,

la stagione di semina dei cereali

autunno-vernini si è svolta regolarmente,

mentre le persistenti piogge

hanno rallentato le operazioni in

Friuli Venezia Giulia, Umbria, Lazio,

Abruzzo, Campania, Sardegna e

parte della Toscana. In queste aree,

tuttavia, la percentuale di terreni

MOLINI

d’Italia

19


non ancora seminati si attesta al 10-

15%. Appare difficile che gli stessi

siano recuperati con le semine primaverili,

vista la scarsa redditività

di tali produzioni (scarso accestimento

e basse rese unitarie ad ettaro)

e l’assenza dell’obbligo di copertura

dei terreni per l’ottenimento

dei premi PAC, dopo l’introduzione

del premio unico aziendale.

A scoraggiare le semine primaverili,

inoltre, si aggiungono i maggiori

costi di produzione che, dato l’attuale

livello dei prezzi dei cereali,

difficilmente verrebbero compensati

dai ricavi delle vendite.

Spostamenti colturali

L’applicazione della Riforma di

Medio Termine ha favorito alcuni

spostamenti colturali che, a quanto

risulta dall’indagine, hanno penalizzato

in misura maggiore il comparto

del frumento duro a favore

delle colture foraggere, proteiche,

e, solo in misura inferiore, del frumento

tenero e dell’orzo.

Tale andamento è stato favorito

anche dalla debolezza delle quotazioni

del frumento duro durante

l’ultima campagna di commercializzazione,

che si sono mantenute

su livelli molto bassi nonostante

l’attesa riduzione dell’offerta nazionale

per il 2005.

D’altra parte, sulla scia del disaccoppiamento

totale e dell’applicazione

dell’art. 69 del Reg. (CE)

1782/2003 (premio qualità), molti

agricoltori hanno colto l’occasione

per mettere a riposo parte dei propri

terreni, sui quali veniva praticato

il ringrano da diversi anni.

In quest’ottica, anche il mais dovrebbe

cedere parte della propria

superficie al frumento tenero e

all’orzo, a causa dell’obbligo della

rotazione imposto in alcune

regioni per combattere la diabrotica

virgifera.

MARZO 2005

Le superfici investite

a frumento duro

In base alla rilevazione ISMEA, la

superficie investita a frumento duro

nel 2005 risulta pari a 1,276 milioni

di ettari, con una variazione negativa

del 28% rispetto all’anno precedente.

L’applicazione della riforma

della PAC, e la conseguente introduzione

del premio unico aziendale

completamente disaccoppiato dalla

produzione, ha confermato le previsioni

di un brusco ridimensionamento

della coltura, che risultano,

tuttavia, leggermente inferiori alle

precedenti attese. In termini percentuali,

le maggiori riduzioni sono a

carico delle regioni del centro Italia

(Toscana, Umbria e Lazio), che, nel

recente passato, avevano registrato

un forte incremento della coltura

sulla scia dell’elevato livello dell’aiuto

comunitario. Nel Meridione,

la Puglia mostra una riduzione in linea

con la media nazionale, perdendo,

tuttavia, oltre 100.000 ettari

rispetto all’anno precedente. La Sici-

lia, invece, si pone ad un livello inferiore

di dieci punti percentuali rispetto

alla variazione nazionale,

rafforzando il proprio ruolo di secondo

produttore di frumento duro

in Italia.

Scelta varietale

Superfici a frumento duro (ettari)

All’interno delle scelte varietali,

l’attuale campagna di semina non

mostra sostanziali variazioni rispetto

all’anno precedente. Il Simeto

conferma il proprio primato, nonostante

la costante fase di regresso

degli ultimi anni, mentre la varietà

Ciccio risulta in decisa ascesa. Per

quanto riguarda il processo produttivo

adottato (biologico-integrato-convenzionale),

l’indagine

ha indicato una percentuale di superficie

a biologico pari a circa il

13%, con una riduzione del 2% nei

confronti dell’anno precedente.

Una quota del 25% della superficie

risulta adottare sistemi di produzione

integrati (ex Regolamento

Comunitario 2078/92), pari a una

Regioni 2004* 2005 Var. 05/04

Piemonte 1.220 1.171 -4%

Lombardia 3.291 3.159 -4%

Veneto 1.159 1.124 -3%

Friuli Venezia Giulia 540 524 -3%

Emilia Romagna 23.509 21.628 -8%

Toscana 184.638 112.629 -39%

Umbria 15.219 7.305 -52%

Marche 138.362 103.771 -25%

Lazio 91.900 59.735 -35%

Abruzzo 39.075 27.352 -30%

Molise 71.184 51.964 -27%

Campania 72.353 50.647 -30%

Puglia 429.700 309.384 -28%

Basilicata 196.290 129.551 -34%

Calabria 57.404 44.775 -22%

Sicilia 349.600 286.672 -18%

Sardegna 96.710 64.796 -33%

Italia

*Dati provvisori ISTAT

Fonte: ISMEA

1.772.154 1.276.187 -28,0%

MOLINI

d’Italia 21


22

Scelta varietale frumento duro

Area Varietà Ripartizione %

Nord Neodur 28%

Duilio 22%

Grazia 18%

San Carlo 15%

Altre 17%

Centro San Carlo 18%

Creso 15%

Cirillo 15%

Duilio 13%

Colosseo 10%

Grazia 10%

Gemme 10%

Altre 9%

Sud Simeto 22%

Ciccio 18%

Colosseo 13%

Duilio 10%

Arcangelo 8%

Ofanto 6%

Creso 5%

Grazia 7%

Altre 11%

Isole Simeto 30%

Ciccio 25%

Duilio 10%

Colosseo 10%

Arcangelo 10%

Ofanto 5%

Altre 10%

Fonte: ISMEA

crescita del 5% rispetto alla campagna

precedente. Il rimanente 62%

della superficie investita a frumento

duro risulta coltivata con il metodo

convenzionale.

Le superfici investite

a frumento tenero

In base ai risultati dell’indagine, la

superficie investita a frumento tenero

dovrebbe salire alla quota di

0,627 milioni di ettari, con un aumento

dell’8% rispetto all’anno

precedente. In maniera quasi speculare

al caso del duro, i maggiori

aumenti sono risultati a carico delle

zone vocate del centro Italia

(Umbria e Toscana), grazie alla superiore

redditività della coltura garantita

dalle maggiori rese del frumento

tenero. In debole aumento,

invece, le regioni del nord Italia,

MOLINI

d’Italia

con l’unica eccezione dell’Emilia

Romagna, che si pone ad una quota

superiore di un punto percentuale

rispetto alla media nazionale.

Scelta varietale

In merito alle scelte varietali, Serio e

Bolero risultano essere ancora le

più utilizzate, anche se confermano

la fase di regresso. Tengono bene

Mieti e Pandas mentre Guadalupe

registra un momento di crescita.

Relativamente al metodo colturale

adottato, per il biologico si può indicare

una superficie pari a circa

l’ 8%, mentre l’integrato si dovrebbe

attestare al 15%.

Le superfici investite a orzo

L’attuale campagna agraria potrebbe

registrare anche una crescita delle

superfici investite a orzo, per un

valore complessivo pari a 0, 338 milioni

di ettari, con un aumento del

10,1% rispetto all’anno precedente.

Superfici a frumento tenero (ettari)

Il maggiore interesse degli agricoltori

appare distribuito in maniera

più uniforme rispetto ai casi precedenti,

con variazioni percentuali superiori

alla media nazionale sia al

centro (Toscana, Marche, Lazio), sia

al Meridione (Basilicata, Molise e

Sardegna).

Per quanto attiene alle scelte varietali,

al primo posto troviamo Baraka

(14%), seguito da Ammillis (12%),

Sonora (10%), Kelibia (5%), Ketos

(12%), Federal (6%) e altre (37%).

Nel caso dell’orzo distico, le varietà

più utilizzate risultano essere: Cheri

(18%), Otis (16%), Scarlett (16%),

Magiorì (14%) e altre (36%).

Le conseguenze della Riforma

di Medio Termine

L’applicazione del pacchetto legislativo,

che prende il nome di Riforma di

Medio Termine, ha avuto, come peraltro

atteso, un sensibile impatto all’interno

del comparto dei seminativi.

Il 2005, quindi, si configura come

Regioni 2004* 2005 Var. 05/04

Piemonte 82.058 84.520 3%

Lombardia 57.126 59.982 5%

Veneto 55.080 57.834 5%

Friuli Venezia Giulia 5.100 5.253 3%

Emilia Romagna 166.270 181.234 9%

Toscana 21.210 25.876 22%

Umbria 68.795 77.050 12%

Marche 33.554 36.238 8%

Lazio 21.250 22.950 8%

Abruzzo 21.114 22.803 8%

Molise 3.421 3.524 3%

Campania 17.241 19.310 12%

Puglia 2.500 2.600 4%

Basilicata 5.500 5.940 8%

Calabria 18.753 20.816 11%

Sicilia 1.100 1.144 4%

Sardegna / / /

Altre 449 458 2%

Italia

*Dati provvisori ISTAT

Fonte: ISMEA

580.521 627.110 8,03%

MARZO 2005


Scelta varietale frumento tenero

Area Varietà Ripartizione %

Nord Serio 15%

Bolero 13%

Mieti 12%

Centauro 7%

Blasco 4%

Pandas 6%

Guadalupe 8%

Soisson 4%

Bilancia 6%

Altre 25%

Centro Bolero 16%

Serio 15%

Mieti 10%

Guadalupe 10%

Centauro 8%

Pandas 8%

Bilancia 7%

Enesco 5%

Altre 21%

Sud Abbondanza 18%

Centauro 15%

Pandas 15%

Bilancia 12%

Altre 40%

Fonte: ISMEA

un anno di transizione verso la

completa attuazione del nuovo sistema

di aiuti. A fronte di una sostanziale

incertezza del settore, le

prime indicazioni sulle superfici investite

mostrano un deciso calo del

frumento duro (anche se inferiore

alle precedenti attese), a fronte di

una sostanziale tenuta del frumento

tenero e dell’orzo.

L’indicazione più rilevante è il ritorno

del tenero e dell’orzo nelle aree

vocate del centro Italia, dove il frumento

duro si era espanso sulla scia

del maggiore livello del contributo

comunitario.

Un’altra indicazione rilevante è il ritorno

alla rotazione dei terreni, che

lascia intravedere, per il prossimo

futuro, un generale miglioramento

della qualità delle produzioni e dell’ambiente.

Ciò potrebbe essere ulteriormente

sostenuto dalle misure

previste nella PAC relative a: ecocompatibilità,

agroambiente e miglioramento

della qualità.

In questo quadro, appare difficile

MARZO 2005

poter valutare il prossimo livello dei

raccolti dei cereali autunno-vernini,

con particolare riferimento al frumento

duro.

In questo caso, infatti, la riduzione

delle superfici nel 2005 dovrebbe aver

interessato in maniera più sensibile

tutti quegli agricoltori che coltivavano

con il solo scopo di massimizzare

gli aiuti comunitari, anche

in terreni non vocati.

In questo modo, ferma restando

l’incognita meteorologica, a una riduzione

delle superfici potrebbe accompagnarsi

un probabile aumento

Superfici a orzo (ettari)

della resa media nazionale, grazie

alla maggiore specializzazione delle

aziende coltivatrici. Tali effetti, tuttavia,

rischiano di rimanere nascosti

in un primo confronto con l’annata

2004, dove il record produttivo della

Penisola ha condotto l’offerta nazionale

a livelli eccezionali. In questo

modo, si rischia di amplificare

l’effettiva riduzione dei raccolti di

frumento duro, senza trarre indicazioni

sul reale sentiero evolutivo del

comparto, quando tutte le misure

della riforma della PAC saranno a

pieno regime.

Regioni 2004* 2005 Var. 05/04

Piemonte 24.080 25.043 4%

Lombardia 25.233 26.495 5%

Veneto 8.392 8.895 6%

Friuli Venezia Giulia 8.905 9.172 3%

Emilia Romagna 32.600 35.860 10%

Toscana 14.759 17.416 18%

Umbria 18.577 20.063 8%

Marche 32.090 35.941 12%

Lazio 11.500 13.225 15%

Abruzzo 18.138 17.775 -2%

Molise 7.005 8.100 16%

Campania 12.321 13.799 12%

Puglia 26.150 29.549 13%

Basilicata 22.000 25.960 18%

Calabria 8.768 9.382 7%

Sicilia 13.920 15.034 8%

Sardegna 22.208 25.983 17%

Altre 197 201 2%

Italia

*Dati provvisori ISTAT

Fonte: ISMEA

306.843 337.893 10,12%

MOLINI

d’Italia 25


Un Progetto Qualità tra Molino Quaglia e CAP Ferrara

Sulle tracce dei buns McDonald’s

l CAP (Consorzio Agrario Provinciale)

di Ferrara incontra il

Molino Quaglia. Perché queste

due realtà viaggiano a braccetto?

Semplice, perché insieme hanno sviluppato

un progetto di tracciabilità nel

settore delle farine prodotte all’interno

del molino di Vighizzolo d’Este.

Progetto che coinvolge tutti gli elementi

della filiera, come esempio di

felice valorizzazione delle produzioni

locali garantendo qualità e tracciabilità.

Primo anello ad essere “schedato”

è l’azienda agricola produttrice del

grano da cui poi si ricaverà la farina.

Ogni produttore infatti deve attenersi

ad un disciplinare di coltivazione dove

sono contenute tutte le indicazioni

da seguire nella coltivazione, per poter

poi migliorare la qualità del prodotto

finito. Le aziende agricole che adottano

il disciplinare, sono poi tenute

a fornire a Barbara Tagliatti, tecnico

del Consorzio che provvede ad inserire

fisicamente i dati pervenuti all’interno

del portale, le informazioni indispensabili

per essere “a norma” tracciabilità.

Ma quali sono queste informazioni?

Si parte dall’anagrafica aziendale,

una sorta di carta d’identità

dell’impresa e poi si delinea l’anagrafica

delle macchine impiegate. “In

questa fase - spiega Emanuele Occhi,

ideatore del modello del CAP estense,

sotto la direzione del Dott. Natalino

Gardinale - è di fondamentale importanza

la “taratura delle barre”, verifica

da ripetere ogni 3 anni e che ne attesta

il corretto funzionamento duran-

MARZO 2005

di Nadia Vicidomini

On the trail of McDonalds’ buns

I panini soffici,

utilizzati dalla catena

di fast food

più famosa nel mondo,

la cui ricetta

è un segreto industriale,

nascono da grano

e farine

“made in Ferrara”

te l’operazione di erogazione del diserbante

o del fungicida, garantendo

così una distribuzione idonea sull’intera

coltura nel rispetto dell’ambiente.

A ulteriore garanzia di qualità, si può

inserire anche la descrizione della ti-

pologia delle macchine impiegate nella

distribuzione del prodotto”. E dopo

i “dati anagrafici” si passa alle schede

di campagna, dove viene specificata

la specie seminata, l’anno di semina, il

numero di identificazione e la località

del fondo, il tipo di coltivazione e le azioni

compiute su quel lotto. Il passaggio

successivo riguarda invece l’anagrafica

degli appezzamenti, anch’essa

specifica per ogni cultivar.

Queste informazioni sono poi confrontate

con i dati catastali dell’azienda.

In questo modo si esegue un controllo

incrociato dei dati, che fornisce

un ulteriore elemento di garanzia del

prodotto. “Oltre ai dati specificatamente

richiesti in questa sezione -

continua Occhi - si inserisce il numero

di lotto riguardante quella determinata

partita di seme che permetterà di seguire

nel dettaglio tutta la storia del

grano coltivato”.

A seguire ci si imbatte in ulteriori specifiche

che riguardano la fertilizzazione,

i trattamenti, i rilievi, l’irrigazione,

la raccolta e le operazioni colturali.

“Uno dei dati fondamentali che l’azienda

agricola è tenuta a fornire al

Consorzio - sottolinea Occhi - è l’analisi

del terreno, che deve essere ripetuta

ogni 5 anni, proprio per verificare,

ed eventualmente aggiornare, i dati

inerenti le sue caratteristiche”. Grano

“tracciato”, farine “tracciate” ma

anche “buns” tracciati. Cosa sono i

“buns”? Si tratta dei famosi panini utilizzati

in tutti i punti McDonald’s, almeno

quelli a livello nazionale, e che

MOLINI

d’Italia 27


derivano proprio da grano e da farine

“made in Ferarra”, “tracciati” secondo

il progetto firmato CAP e sposato anche

dal Molino Quaglia e dalla East

Balt, ditta che trasforma le farine “targate”

Quaglia in soffici “buns”. Si tratta

naturalmente di un progetto di filiera

“ad hoc” per la produzione industriale,

con parametri specifici e selettivi,

al contrario di quello che si può

pensare comunemente sulla qualità

McDonald’s, che impongono l’utilizzo

esclusivo di particolari varietà di grano

in grado di rispondere agli elevati

standard qualitativi che il prodotto finale

impone (contenuto proteico).

Ma cosa succede una volta che il grano

viene consegnato al CAP di Ferrara

dalle Aziende interessate? Se ne perdono

le tracce? “Assolutamente no - evidenzia

Occhi - il lavoro di controllo

continua sin all’interno dell’impianto.

Si preleva un campione dal carico, se

ne analizza il contenuto proteico e si

inserisce il dato all’interno del portale.

Nel caso il valore riscontrato non rientrasse

nel “famoso” 14% il grano è destinato

ad altre produzioni, se invece i

parametri sono rispettati il prodotto

viene stoccato in due silos distinti per

creare masse omogenee meglio caratterizzabili”.

Il percorso di tracciabilità

MARZO 2005

interna al Molino Quaglia inizia nel

momento in cui il grano acquistato

viene isolato in un silos. “All’arrivo di

un camion in azienda - illustra Lucio

Quaglia, titolare dell’omonimo Molino

- la prima operazione che si esegue è

la registrazione dei documenti di accompagnamento

del carico, per poi

passare all’isolamento. Ad ogni “camionata”

corrisponde un numero di

lotto identificativo specifico; generalmente

si creano delle miscele di grano

con un numero di lotto corrisponden-

te, da cui si potrà sempre risalire a

quelli dei singoli lotti che la compongono.

La quantità di lotti miscelati varia

in base alle esigenze di produzione,

ovvero a seconda del tipo di farina

che si vuole ricavare”. Altro passaggio

fondamentale è la pulizia della partita

di grano che sarà poi introdotta nei silos

di condizionamento. “In questa

tranche - rimarca Quaglia - si pulisce e

bagna il grano, per renderne omogeneo

il livello di umidità. Successivamente,

il prodotto trattato sarà travasato

in un secondo silos di condizionamento,

dove viene estratto, pulito interiormente

e mandato alla macinazione.

In questa fase la miscela viene

isolata per eseguire una serie di analisi

atte a verificare se il prodotto ottenuto

rientra negli standard prefissati,

ad esempio quelli imposti per la produzione

destinata a McDonald’s. In

caso positivo si procede con lo stoccaggio

all’interno di silos appositi,

mentre in caso contrario il prodotto

viene destinato ad altre produzioni”.

In tutti questi passaggi il lotto non

perde mai il suo numero identificativo:

dal primo anello della filiera sino

alle “bocche” dei consumatori, si è in

grado di risalire alla storia evolutiva

del prodotto.

MOLINI

d’Italia 29


Dal 23 al 26 ottobre il III Congresso Mondiale

Il mondo della pasta

si incontra a Barcellona

Organizzato da UNAFPA,

in collaborazione

con AEFPA,

il Congresso riunirà

i rappresentanti

delle aziende di paste

alimentari di tutto

il mondo, i loro fornitori

e gli specialisti

della nutrizione.

di Pedro A. Espona - Presidente AEFPA

The Pasta World meeting in Barcelona

Dopo Italia e Venezuela, sarà la

Spagna, e in particolare Barcellona,

ad ospitare la terza edizione del

Congresso Mondiale della Pasta.

L’eccezionale evento si svolgerà dal 23

al 26 ottobre prossimo e vedrà al suo interno

anche la celebrazione della Giornata

Mondiale della Pasta.

Di seguito pubblichiamo il saluto di Pedro

A. Espona, in qualità di Presidente

AEFPA.

a città di Barcellona, già sede

dei Giochi Olimpici nel 1992,

ospiterà il prossimo autunno

il III Congresso Mondiale della Pasta,

sulla scia delle precedenti edizioni di

Roma e Isla Margarita (Venezuela).

Organizzato da UNAFPA, in collaborazione

con AEFPA, questo evento riunirà

ancora una volta i rappresentanti

delle aziende produttrici di paste alimentari

di tutto il mondo, i loro fornitori,

sia di macchinari che di materie

prime, così come gli specialisti nel campo

della nutrizione, nell’incomparabile

scenario di Barcellona.

Barcellona, oltre ad essere la capitale economica

della Catalogna ed una delle

sue città più monumentali, è anche rinomata

per la sua gastronomia, varia ed innovativa.

Personaggi conosciuti in tutto

il mondo come Ferran Adrià, Sergi Arola

o Carles Gaig, hanno le loro cucine in

questa splendida città mediterranea.

Barcellona, con i suoi oltre 2000 anni di

storia, è la città ideale per il turismo di

tipo culturale, per i suoi musei e la sua

ricchezza architettonica, contraddistinta

dall’abbinamento armonioso degli edifici

modernisti del centro con il Güell

Park, la Sagrada Familia di Gaudì e il

quartiere gotico, sia per lo shopping

che per le passeggiate. Paseo de Gràcia

e i suoi negozi di lusso, le famose Ramblas

e il Mercato della Boquería, fermata

obbligata per tutti i gourmet, o la

Città Olimpica, sono itinerari perfetti

per trascorrere un pomeriggio libero,

specialmente in autunno, caratterizzato

da un clima mite e piacevole.

Per questo motivo, le attività presenti

nel programma di questo III Congresso

Mondiale della Pasta consentono ai nostri

distinti ospiti di avere a disposizione

il tempo per venire a contatto con la nostra

ospitalità e con le ultime tendenze e

novità inerenti l’universo della pasta.

Attraverso le sessioni congressuali, prendendo

spunto dal titolo “Un cibo millenario

per il XXI secolo”, tenteremo di

scoprire le esigenze dei consumatori in

questo nuovo millennio, dove la pasta

deve giocare il suo ruolo di cibo, fonte di

nutrimento e piacere, ed anche base della

piramide della dieta mediterranea.

Cercheremo di scoprire le opportunità

per le nostre industrie nell’“Era della

Globalizzazione” ed in una Europa

sempre più vasta. Celebreremo insieme,

il 25 ottobre 2005, la Giornata Mondiale

della Pasta.

32 MOLINI

MARZO 2005

d’Italia


MARZO 2005

Le raccomandazioni sono raccolte in un manuale

Nuove istruzioni “made in USA”

Il Governo statunitense

ha recentemente varato

le nuove Linee Guida

per una corretta

alimentazione.

Tra le varie

argomentazioni,

viene ribadito

il ruolo

sempre essenziale

dei carboidrati

in un corretto

regime alimentare.

per mangiare meglio

a cura della Redazione

The new made-in-USA instructions to eat better

l segretario dell’HHS (Health

& Human Services), Tommy

G. Thompson, e il segretario

all’agricoltura del Governo USA, Ann

M. Veneman, hanno annunciato recentemente

la pubblicazione delle

“Istruzioni alimentari per gli americani

2005”, ovvero il manuale dei

consigli a carattere scientifico del

Governo statunitense per promuovere

la salute e ridurre il rischio di

malattie croniche attraverso l’alimentazione

e l’attività fisica.

La sesta edizione delle “Istruzioni

alimentari per gli americani” sottolinea

con maggiore enfasi quanto sia

importante ridurre l’apporto calorico

ed aumentare l’attività fisica.

Il progetto congiunto del Dipartimento

della sanità (HHS) e il Dipartimento

dell’agricoltura, è l’ultima delle

analisi richieste dalla legislazione

federale, durate cinque anni. Esso

costituisce la base dei programmi federali

sul cibo e sull’educazione alimentare

e sostiene i pilastri dell’iniziativa

“HealthierUS”, voluta dal Presidente

Bush in termini di alimentazione

e attività fisica.

Thompson ha dichiarato: “Queste

nuove Istruzioni alimentari rappresentano

il nostro consiglio migliore a

carattere scientifico per aiutare gli americani

a vivere una vita più sana

ed essere più longevi. Il rapporto descrive

le misure da prendere per rag-

giungere obiettivi possibili per il

controllo del peso, per una muscolatura

ed ossatura più toniche, nonché

una dieta equilibrata per aiutare a

prevenire malattie croniche come le

malattie cardiache, il diabete e alcuni

tipi di tumore. Promuovere sane abitudini

alimentari è fondamentale per

ridurre il problema sempre crescente

dell’obesità e dell’inattività fisica e

per godere dei benefici di salute che

derivano da una dieta bilanciata”.

Il peso entro i limiti

Da parte sua, Veneman ha dichiarato

che le nuove Istruzioni alimentari

intendono sottolineare il principio in

base al quale gli americani dovrebbero

mantenere il loro peso entro

determinati limiti e dedicarsi molto

all’attività fisica. “La procedura utilizzata

per comporre queste raccomandazioni

è stata più rigorosa e più trasparente

di quanto non lo sia mai

stata prima. Se seguite tutte insieme,

queste raccomandazioni aiuteranno i

consumatori ad operare scelte intelligenti

su ogni categoria di cibo, trarre

il maggiore nutrimento dalle calorie

ingerite e trovare un equilibrio tra il

cibo e l’attività fisica”.

Consumare alimenti nutrienti secondo

un sano equilibrio continua ad

essere il punto focale delle Istruzioni

alimentari, ma bilanciare gli ali-

MOLINI

d’Italia

35


menti nutrienti non è sufficiente per

godere di buona salute. Contano anche

le calorie, soprattutto perché sono

sempre di più gli americani che

ingrassano. Proprio perché quasi due

terzi degli americani sono in sovrappeso

o addirittura obesi, e oltre la

metà di essi non pratica un’attività fisica

sufficiente, le Istruzioni alimentari

2005 pongono l’accento sul controllo

delle calorie e sull’attività fisica.

Nove regole generali

Le Istruzioni alimentari, fondate

sulle ultime informazioni scientifiche

e su nozioni mediche, elargiscono

un consiglio autorevole a tutti i cittadini,

dai 2 anni in su, sul modo in cui

le sane abitudini alimentari possano

promuovere la salute e ridurre il rischio

di gravi malattie croniche.

MARZO 2005

Le Istruzioni alimentari 2005 sono

state preparate in tre fasi. Nella prima,

un comitato consultivo di 13 membri

ha preparato un rapporto basato sulle

nozioni scientifiche a disposizione.

Nella seconda fase, scienziati e funzionari

del Governo hanno preparato

le Istruzioni alimentari dopo aver

esaminato il rapporto del comitato

consultivo, nonché i commenti dell’ente

governativo e del pubblico.

Nella terza fase, gli esperti hanno lavorato

sulla traduzione delle Istruzioni

alimentari in messaggi significativi

destinati al pubblico e agli

educatori.

Il rapporto contiene 41 raccomandazioni

chiave, di cui 23 sono destinate

al grande pubblico e 18 ad una popolazione

specifica. Esse si suddividono

in nove argomenti generici:

• Sostanze nutrienti adeguate nei li-

Istruzioni alimentari:

alcune delle raccomandazioni chiave

Sostanze nutrienti adeguate nei

limiti del fabbisogno calorico

• Consumare una varietà di cibi e bevande

ad alto contenuto nutrizionale

appartenenti ai gruppi alimentari di

base, scegliendo gli alimenti che limitano

l’assunzione di grassi saturi e

trans, colesterolo, zuccheri aggiunti,

sale ed alcool.

• Rispettare le dosi raccomandate nei

limiti del fabbisogno energetico, adottando

un modello alimentare equilibrato,

come la Guida alimentare del

Ministero dell’Agricoltura statunitense

(USDA) o il programma alimentare

sui modelli dietetici per bloccare l’ipertensione

(DASH).

Controllo del peso

• Mantenere un peso corporeo entro

livelli normali, bilanciare il numero di

calorie introdotte con cibo e bevande

e le calorie consumate.

• Evitare il graduale aumento di peso

nel tempo, ridurre leggermente le calorie

di cibo e bevande ed aumentare l’attività

fisica.

Attività fisica

• Praticare una regolare attività fisica e

ridurre le attività sedentarie per promuovere

la salute, il benessere psicologico

e un peso corporeo adeguato.

• Per ridurre il rischio di malattie croniche

in età adulta: praticare almeno 30

minuti di attività fisica di moderata intensità,

oltre all’attività normale, al lavoro

o a casa, quasi tutti i giorni della

settimana.

• Molte persone ottengono maggiori

benefici in termini di salute facendo

un’attività fisica di intensità o durata

maggiore.

• Per favorire la gestione del peso corporeo

e prevenire un aumento graduale

e non sano del peso in età adulta:

miti del fabbisogno calorico.

• Gestione del peso.

• Attività fisica.

• Gruppi di alimenti da prediligere.

• Grassi.

• Carboidrati.

• Sodio e potassio.

• Bevande alcoliche.

• Sicurezza alimentare.

Le Istruzioni alimentari forniscono

agli esperti dell’educazione sanitaria,

quali medici e nutrizionisti, una lista

di raccomandazioni basate su nozioni

scientifiche.

Il Sistema di informazione alimentare,

attualmente denominato Piramide

alimentare, è in fase di revisione e

sarà pubblicato negli USA a breve.

praticare circa 60 minuti di attività con

frequenza da moderata ad intensa,

quasi tutti i giorni della settimana, senza

superare i limiti di apporto calorico

indicati. Alcune persone devono consultare

il proprio medico prima di praticare

questo livello di attività fisica.

• Raggiungere la forma fisica inserendo

anche esercizi cardiovascolari,

esercizi di allungamento per la

flessibilità e esercizi di resistenza o

calistenici per la forza e la resistenza

muscolare.

Gruppi di alimenti da prediligere

• Consumare frutta e verdura in quantità

sufficiente, sempre restando entro

i limiti del fabbisogno energetico.

MOLINI

d’Italia

37


Si raccomanda di mangiare l’equivalente

di 2 tazze di frutta e 2 tazze di

verdura al giorno per un apporto calorico

totale pari a 2.000 calorie. Queste

quantità possono essere maggiori

o minori in funzione del livello calorico

da rispettare.

• Scegliere una varietà di frutta e verdura

ogni giorno. In particolare, scegliere

più volte a settimana tra i cinque

sottogruppi di verdura (a foglie

verdi scure, arancione, leguminose,

verdure ricche di amido ed altri tipi

di verdure).

• Consumare almeno 90 grammi di

prodotti integrali. Di norma almeno

la metà dei cereali dovrebbe essere

integrale.

• Consumare 3 tazze al giorno di latte

scremato o parzialmente scremato o

l’equivalente in latticini.

Carboidrati

• Scegliere sempre frutta e verdura

ricca di fibre e consumare spesso prodotti

integrali.

• Scegliere e preparare cibi e bevan-

de con pochi zuccheri aggiunti o dolcificanti

calorici, in base alle quantità

raccomandate dalla Guida alimentare

dell’USDA e dal programma alimentare

DASH.

• Ridurre l’incidenza di carie dentali

praticando una buona igiene orale e

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“LIPP SYSTEM”

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E SALDATI A PARETE LISCIA

IN FERRO, ACCIAIO ZINCATO,

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TRASPORTATORI ORIZZONTALI:

A NASTRO,

A CATENA, A PALETTE,

A VIBRAZIONE, COCLEE

TRASPORTATORI VERTICALI:

ELEVATORI A TAZZE,

ELEVATORI A CATENA,

COCLEE VERTICALI

ESTRATTORI PLANETARI

ESTRATTORI A COCLEA,

FONDI VIBRANTI

FILTRI

consumando meno frequentemente

cibi e bevande contenenti zuccheri

ed amidi.

È possibile consultare (in inglese) l’intero

elenco delle raccomandazioni

nel sito: www.healthierus.gov./dietaryguidelines.

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MARZO 2005

Tutte le fasi di un recupero fatto in grande stile

Alla base del progetto

c’è stata un’articolata

ricerca che ha

consentito di ricostruire

la tipica tipologia

di un mulino galleggiante

come ce n’erano

lungo il fiume

oltre un secolo fa.

Il Mulino sul Po:

un progetto riuscito

di Francesco Prizivalli e Antenore Visentin

The Mill on the Po river: a successful project

incessante recente sviluppo

del turismo presente

lungo il fiume Po ha messo

in evidenza la necessità di una riqualificazione

turistica della sponda

del Po presente nel territorio. Il tema

dominante di tale riqualificazione

è la riscoperta delle vecchie tradizioni

e realtà che vivevano lungo

le sponde del Po: tra queste quella

dei mulini galleggianti che, tra la fine

dell’800 e l’inizio del 900 erano

una presenza dominante lungo la

sponda del Po. Sulla base di tali

considerazioni, è stato promosso un

piano per il rifacimento di un molino

galleggiante da posizionare lungo

la sponda destra del Po nel territorio

di Ro.

Nella fase iniziale del progetto è stata

condotta una ricerca storica estesa

agli archivi e musei della pianura

padana, al fine di acquisire le necessarie

informazioni sui vecchi mulini

galleggianti, con particolare riferimento

alle loro dimensioni, tecniche

realizzative, impianti e macchinari

presenti e loro tipologia. Da tale ricerca

sono state attinte tutte le necessarie

informazioni che hanno

consentito la stesura di un progetto

di un mulino avente la tipologia, il

più possibile vicina a quella dei vecchi

mulini galleggianti presenti lungo

il Po oltre cento anni fa.

Le caratteristiche dimensionali

del mulino

I vecchi mulini natanti erano costruiti

interamente in legno con tecniche

costruttive singolari e non univoche.

Ogni mugnaio costruiva il mulino,

probabilmente “in proprio”, in funzione

del luogo dove lo stesso era

posizionato e delle sue “esigenze

lavorative” (così

come le chiameremmo

oggi).

Le tipologie

erano

MOLINI

d’Italia 41


differenti per dimensioni, numero

di scafi (sandon), numero delle ruote

o delle macine, presenza o meno

degli alloggi del mugnaio.

Per il progetto di ricostruzione del

mulino si è fatto riferimento a quello

più semplice, costituito da due scafi

(sandon) con una sola ruota ed una

sola macina. Tale mulino è stato ritenuto

il più rappresentativo. Peraltro,

un mulino di tale genere è illustrato

in una stampa in possesso dell’Archivio

Storico di Ferrara, unica tra quelle

esaminate, che riporta, anche se

non per tutti i particolari, le caratteristiche

dimensionali degli elementi

che costituivano il mulino stesso.

Tale circostanza ha reso più facile il

lavoro di dimensionamento iniziale

del mulino, garantendo, al tempo

stesso ,la corrispondenza tra le caratteristiche

dimensionali di quello ricostruito

e quello raffigurato nella

stampa.

Il mulino ricostruito, illustrato nelle

figure qui riprodotte, presenta una

lunghezza di 12,2 m. ed una larghezza

di 9,36 m.

La struttura portante del mulino

La struttura portante del mulino era

costituita da due scafi (sandon), collegati

da travi in legno (catene). Tale

struttura, che oggi chiameremmo a

catamarano, è stata riproposta nel

progetto di ricostruzione ed illustrata

nelle figure qui riprodotte.

I sandon

I sandon non erano certamente realizzati,

allora, tenendo conto delle

tecniche di costruzione navali. Erano

strutture molto semplici, talvolta

realizzate con uno strano e singolare

intreccio di travi e tavolati, sovrapposti

senza una regola precisa.

Peraltro, in alcuni casi, il tavolato

costituente il fasciame era posto all’interno

delle ossature di rinforzo,

e ciò al fine di permettere la riparazione

ed il calafataggio del fasciame

dall’interno anche con il mulino

galleggiante. Ovviamente, nessuno,

allora, si preoccupava della resistenza

strutturale degli scafi, e se

qualche elemento strutturale si lesionava

o si rompeva il mugnaio

era sempre lì pronto a ripararlo.

La necessità di garantire inaffondabilità

e robustezza all’intera struttura,

non consente di seguire le stesse

tecniche costruttive del passato. Pertanto,

per il dimensionamento delle

strutture, ci si è riferiti ai Regolamento

del Registro Italiano Navale per le

imbarcazioni in legno operanti in acque

interne. Tenendo conto di tali

prescrizioni, la struttura dei sandon,

principale e secondario, è realizzata

da uno scafo in legno con fondo

piatto e fianchi diritti, con struttura

prevalentemente trasversale ed intervallo

di ossatura di circa 30 cm.

Il collegamento longitudinale delle

ossature è assicurato da due paramezzali

laterali posti all’incrocio tra

il fondo ed il fianco, ai quali, in corrispondenza

di ogni ossatura, sono

collegati le costole ed i madieri.

L’intera struttura è ricoperta da un

fasciame ligneo posto all’esterno

dell’ossatura, ed ovviamente reso

stagno secondo le usuali tecniche di

calafataggio e protezione del fasciame

attualmente in uso nei cantieri

navali. La prua è leggermente rastremata,

mentre le fiancate sono

sollevate per realizzare la tipica forma

delle prue rilevata nei vecchi

documenti.

Le catene

Le catene, ovvero le travi di collegamento

tra i due sandon, erano, allora,

realizzate con travi di dimensioni

non regolari, talvolta con tronchi,

magari trovati dagli stessi mugnai

lungo le rive del Po. Anche il collegamento

delle catene agli scafi era

effettuato con locali e non regolari

rinforzi e con chiodi e spine di legno.

MARZO 2005 MOLINI

d’Italia 43


Nel nostro caso non era possibile,

ovviamente, riproporre tale tipo di

struttura, ma, pur rispettando le caratteristiche

dimensionali storiche,

le catene sono realizzate con travi

massicce lignee, preliminarmente

dimensionate per sopportare i carichi

verticali e orizzontali indotti sulla

struttura del mulino.

Il collegamento strutturale delle catene

ai due sandon è in corrispondenza

di appositi alloggiamenti ricavati

su entrambi i lati del fasciame

dei due sandon. In corrispondenza

del collegamento, sono applicati,

localmente, alcuni elementi lignei

di rinforzo.

Il ponte di coperta

I sandon sono dotati di un ponte di

coperta continuo realizzato con tavolato

ligneo e sostenuto da elementi

di rinforzo trasversale (bagli),

disposti con lo stesso intervallo delle

ossature. Il tavolato ligneo è posto

sopra le catene nella zona interposta

tra un sandon e l’altro, realizzando

così un unico piano di calpestio

per tutta la larghezza e la lunghezza

del mulino.

Anche il tavolato del ponte di coperta

è reso stagno secondo le usuali

tecniche di calafataggio e protezione

attualmente in uso nei cantieri

navali.

Le attrezzature per

la macinazione del mulino

Questa parte rappresenta il vero

cuore della struttura. Nel progetto

di ricostruzione si è tenuto conto

ovviamente della tecnologia costruttiva

del periodo storico e si sono

ricostruite fedelmente le attrezzature

come quelle allora in uso nei

vecchi molini natanti.

Era necessario però trovare anche

un artigiano di grande esperienza

nel campo molitorio, Visentin Antenore:

con passione e dedizione si è

reso disponibile a mettere a frutto

la sua grande esperienza come tecnico

molitorio ed esperto nella lavorazione

del legno per la realizzazione

del mulino, della ruota, della

ruota dentata (scudin) e della macina

in pietra.

La ruota

La ruota è il motore del mulino, ed

è la parte più affascinante ed imponente

di questo progetto. Questa è

realizzata con un asse in rovere a

profilo ottagonale spigolato a mano;

i due perni alle estremità sono

inseriti secondo la tecnica antica a

caldo e battuti con forza nell’asse.

Questa operazione è particolarmente

delicata, infatti, è necessario

garantire il centraggio e la coassialità

dei perni; degli anelli in ferro

battuto cingono e rinforzano l’asse

alle estremità. Una serie di travetti

in legno di robina, disposti a raggiera

e collegati fra loro da altri travetti

per garantire maggiore robustezza,

sono da una parte incastrati

nell’asse grazie anche a dei fori

quadri, e dall’altra collegati alle 16

pale per mezzo di chiodi in legno.

Collegata rigidamente all’asse della

ruota, è collocata la ruota dentata

detta scùdin, anch’essa realizzata

con un corpo in tavolato ligneo e

con chiodi di legno duro.

La ruota, le cui pale vengono mosse

dalla corrente del fiume, ruota su

due supporti fissati ai due sandon.

Il flusso del fiume si può regolare

per mezzo degli arcoaroli, la ruota

dentata (scudin) solidale all’asse

della ruota trasmette il moto con opportuno

rapporto alla macina.

La molitura

L’impianto di molitura è del tipo

tradizionale ed è costituito da due

mole in pietra. La mola inferiore è

fissata alla struttura portante del

sandon principale e costituisce, al

tempo stesso, il piano di appoggio

per la mola superiore. Quest’ultima

viene messa in rotazione da un asse

verticale collegato al busòlo, che

prende il moto dallo scùdin collegato

alla ruota a pale.

L’impianto di molitura è completo

degli accessori necessari per l’immissione

del grano e la raccolta

della farina.

MARZO 2005 MOLINI

d’Italia 45


Quest’anno è dedicata al Santuario del Divino Amore di Roma

MARZO 2005

La “Festa del Covo”

per celebrare la Beata Vergine

Dal 1939 a Campocavallo,

piccola frazione

vicino a Loreto,

all’inizio di agosto

si celebra

la Festa del Covo.

Una processione sacra,

che fonda la sua origine

nel costume

e nella religiosità

della civiltà contadina

delle Marche.

A destra e nelle altre foto alcune immagini

delle edizioni passate della Festa del Covo

di Raimondo Orsetti - Comitato Festa del Covo

A “Festa del Covo” to celebrate the Blessed Virgin

a storia della Festa del Covo

ha origini lontane che risalgono

agli anni Trenta. In

quel periodo il Santuario della Beata

Vergine Addolorata, dove si venera la

prodigiosa immagine miracolosa della

Madonna, era meta frequente di

pellegrini provenienti da ogni parte

d’Europa. Per chiunque risiedesse

nella regione, una visita annuale a

Loreto ed alla vicina Campocavallo,

diveniva un appuntamento obbligato.

L’economia, gli usi, le tradizioni

ed i costumi erano tutti esclusivamente

di derivazione contadina e popolare.

Successe che, all’indomani

del sacrilego furto del quadro miracoloso

avvenuto nel 1938, poi fortunatamente

ritrovato seppur privo del-

le preziose decorazioni, gli abitanti

del luogo pensarono che la semplice

nuova incoronazione della Vergine

fosse un gesto soltanto parzialmente

riparatore dell’insano gesto. Sulla esperienza

di quanto avveniva da decenni

nella vicina Candia di Ancona

pensarono di realizzare un primo

carro, raffigurante la Corona della

Vergine, di ricoprirlo interamente

con le spighe di grano e di portarlo in

processione come dono di ringraziamento

alla Madonna. Da allora la tradizione

ha avuto inizio (13 agosto

1939) e si è protratta fino ai nostri

giorni ininterrottamente, con ben 65

edizioni all’attivo!

Nella Festa del Covo sono presenti

motivi di oridine religioso e di natura

MOLINI

d’Italia

47


antropologica, legati principalmente

alla civiltà contadina delle Marche.

L’evento si inquadra nel filone della

tradizione e della religiosità popolare.

Nasce e si conserva come Festa religiosa

del ringraziamento collocandosi

tra le forme più alte e solenni della

pietas popolare.

Ogni anno, per mesi e mesi, gli abitanti

del luogo lavorano alla realizzazione

del maestoso ed artistico carro

(Covo), interamente ricoperto di spighe

di grano, intrecciate con sapiente

maestria ed abilità. L’arte sopraffina

di realizzare le trecce è propria

delle donne di Campocavallo che se

la tramandano di generazione in ge-

nerazione. E’ un’arte paziente, complessa,

che richiede abilità, perseveranza

e capacità non comuni.

Soprattutto la collocazione del grano

nel Covo, negli ultimi anni, ha

subito delle profonde trasformazioni.

I Maestri del Covo non si limitano,

come hanno sempre fatto, a

combinare le diverse qualità di grano

per realizzare particolari effetti di

colore, ma hanno letteralmente rivoluzionato

la tecnica originaria, che

sembra sempre più orientata verso

la perfezione.

Nel suo genere, la Festa rappresenta

ancora uno dei rarissimi eventi di arte

rurale sopravvissuti alla modernità

MARZO 2005

e che, a fatica, vengono tutelati, conservati

e valorizzati.

Dal 1981 ad oggi, la Festa del Covo,

attraverso i gemellaggi con altre

realtà affini per cultura, tradizione,

spiritualità, si è aperta al mondo favorendo

così la valorizzazione dei

contenuti dell’evento e del proprio

patrimonio.

Gemellaggi importanti sono stati realizzati,

con notevole successo, coinvolgendo

realtà italiane e straniere,

quali ad esempio: Czestochowa (Polonia),

Armstrong e Lujan (Argentina),

Assisi, Padova, S.Giovanni Rotondo,

Betlemme (Palestina), Fatima

(Portogallo), Sotto il Monte, Venezia,

Copertino e, nell’ultima edizione,

Lourdes (Francia).

Per il 2005 la Festa del covo sarà dedicata

al Santuario del Divino Amore

di Roma e nel 2006 al Santuario di

Santiago di Compostela (Spagna).

La Festa del Covo è certamente l’evento

che più di ogni altro, nelle

Marche e nel centro Italia, mantiene

intatti i connotati della religiosità popolare

e dell’arte contadina, figlie del

grano e di quell’antica civiltà contadina

sulla quale si è edificata, qui come

altrove l’attuale società moderna.

Santuario del Divino Amore, Roma

MOLINI

d’Italia

49


Raccolti in un cd rom i risultati di un lungo lavoro

Le varietà di frumento tenero

costituite da Strampelli

L’Istituto Sperimentale

per la Cerealicoltura

di Sant’Angelo Lodigiano,

con questa iniziativa,

ha messo in risalto

l’attualità delle ricerche

effettuate dal grande

genetista, anche in base

alle evoluzioni storiche

e sociali del nostro Paese.

a cura della Redazione

Strampelli and the soft wheat varieties

a Sezione di S. Angelo Lodigiano

dell’Istituto Sperimentale

per la Cerealicoltura,

nel 1998, in preparazione al

Meeting “The Centenary of Nazareno

Strampelli Green Revolution”

tenutosi a Rieti nel 2000, ha avviato

un lavoro di rivisitazione del

materiale genetico costituito dal

grande genetista italiano, per valutarne

la variabilità, utilizzando i

moderni metodi d’indagine a base

biochimica e molecolare.

In primo luogo è stata avviata

un’ampia ricerca bibliografica, che

ha consentito di recuperare la descrizione

di 77 varietà di frumento

tenero costituite da Strampelli.

Sulla base delle genealogie di queste

varietà, è stato calcolato il

Coefficiente di Parentela (COP);

contemporaneamente,

coinvolgendo istituzioni

nazionali ed internazionali,

sono stati

raccolti 209 campionirappresentativi

delle medesime

varietà.

Queste accessioni

sono state riprodotte,

descritte

morfologicamente

e confrontate con

quanto riportato nelle

pubblicazioni consultate.

In base a tali comparazioni 63

campioni sono stati eliminati, perchè

non corrispondenti alle descrizioni

disponibili. Sulle rimanenti

146 accessioni si è proceduto alle

analisi elettro-foretiche delle proteine

di riserva del seme.

A seguito di tale studio, le accessioni

delle medesime varietà, simili

per tratti morfologici ed elettroforetici,

sono state tra loro riunite,

riducendo a 86 il numero delle

accessioni, in rappresentanza di

53 varietà di frumento tenero.

La discordanza numerica è spiegabile

con il fatto che per alcune varietà

si dispone di più biotipi, tra

loro lievemente differenti per

caratteristiche biochimiche od

agronomiche.

Un ulteriore studio della variabilità

genetica delle 86 accessioni

identificate è stato effettuato

mediante marcatori

molecolari AFLP.

Analoga ricerca morfologica,elettroforetica

e molecolare è

stata effettuata su 6

dei principali progenitori

utilizzati da

Strampelli. Sulla base

delle composizioni

elettroforetiche e

delle analisi AFLP, si è

quindi proceduto ad uno

MARZO 2005 MOLINI

d’Italia 51


studio più accurato del grado di similitudine

delle varietà.

È stato inoltre possibile effettuare

una valutazione delle caratteristiche

agronomiche e qualitative di 45

accessioni, tra le 86 identificate, in

rappresentanza di 34 varietà, in

quanto si disponeva di un quantitativo

di seme sufficiente per realizzare

prove sperimentali di campo.

La ricerca, nel suo complesso, è

stata complicata dalla difficoltà

d’interpretazione univoca delle

descrizioni originali.

A questo si è aggiunto un secondo

ostacolo, legato alla voglia di approfondire

un aspetto non propriamente

usuale nella ricerca, ma

che era parso interessante: l’accenno

a momenti fondamentali

della storia dell’epoca. In particolare,

gli avvenimenti

legati alla “Battaglia

del grano”, che, in

tempi di autarchia,

hanno permesso

all’Italia

di raggiungere

l’autosufficienza

in ambito di

produzione

granaria, sono

da interpretare

come un incentivo

che ha fortemente

influenzato

l’attività scientifica di

Strampelli.

I risultati complessivi di tali indagini,

che hanno consentito di valorizzare

ancora una volta l’entità

del grande lavoro svolto da Strampelli,

sono stati raccolti nel cd rom

n. 8 della “Collana ipertesti di agricoltura

e comunicazione del Centro

di collegamento ricerca-divulgazione

del CRA-ISC” - Documentazione

cerealicola, Vol. II.

Nell’ipertesto oltre al lavoro “Le

varietà di frumento tenero costituite

da Nazareno Strampelli: de-

Panoramica dei campi sperimentali di S. Angelo Lodigiano

scrizione morfologica, agronomica,

biochimica, molecolare e tecnologica.

Rivisitazione scientifica

di una pagina di storia italiana”,

ed alle Schede descrittive

delle 53 varietà (il tutto

realizzato dalla Sezione

di S. Angelo

Lodigiano dell’Istituto

Sperimentale

per la Cerealicoltura),

è pure inserita

una copia

originale del libro

“Origini,

Sviluppi, Lavori

e Risultati. Istituto

Nazionale di

Genetica per la Cerealicoltura

di Roma

1932”, che riferisce l’attività

svolta da Strampelli

in quegli anni.

La ricerca è stata effettuata nell’ambito

del progetto “Risorse genetiche

vegetali”, finanziato dal

Ministero delle Politiche Agricole

e Forestali.

L’edizione del cd rom è stata curata

dalla Sezione di Pianificazione

degli Esperimenti dell’Istituto

Sperimentale per la Cerealicoltura

di Roma.

I cd possono essere richiesti,

gratuitamente, a:

Istituto Sperimentale

per la Cerealicoltura

Consiglio per la Ricerca

e la Sperimentazione

in Agricoltura (CRA)

Via Roberto Forlani, 3

26866 S. Angelo Lodigiano (LO)

e-mail: cerealicoltura@iscsal.it

MARZO 2005 MOLINI

d’Italia 53


MARZO 2005

Incentivazioni per l’esodo:

vince la cassa o la competenza?

alvolta la giurisprudenza costituisce

motivi di dubbi nei

contribuenti: due recenti sentenze

della Cassazione in tema di incentivazione

per l’esodo dal posto di lavoro

assumono al riguardo, a nostro parere,

carattere emblematico.

Una prima sentenza afferma, infatti, che

per l’individuazione dell’aliquota Irpef

applicabile bisogna rifarsi al principio

della competenza. La sentenza però

non è a nostro avviso condivisibile, prescindendo

dal fatto che l’acquiescenza

dell’avviso ministeriale non tiene conto

neppure dell’incertezza che la stessa

Amministrazione finanziaria manifestò

a suo tempo, quando, per sole evidenti

finalità antielusive, si orientò nel senso

ora condiviso dalla Suprema Corte. Altra

sentenza depositata tre giorni prima

di quella richiamata afferma, invece,

che in materia ci si deve rifare al principio

della cassa; il che conferma la considerazione

che il tema del trattamento

da riservare alle somme corrisposte ai

dipendenti per incentivarne l’uscita dal

posto di lavoro, continuerà ancora per

molto tempo ad essere di attualità.

Recentemente, è stata tracciata una panoramica

“critica” della vigente disciplina

(Ferraù, Il regime fiscale degli incentivi

all’esodo, Corr. Trib. 2004, 1813),

nella quale si è messo in risalto come, in

materia, non si può far riferimento al

momento della corresponsione della

somma indipendentemente dalla data

del recesso.

Tale considerazione è importante per il

valore che può assumere sul piano dei

principi, specie per tutti quei contri-

a cura di Silvia Petrucci

buenti che hanno cessato il rapporto di

lavoro prima del 1 gennaio 1998, ricevendo

l’incentivo convenuto successivamente

a tale data. E’ un argomento,

questo, che acquista rilievo ogni qualvolta

ci si imbatte in aspetti di diritto

transitorio, cui, in genere, il legislatore

non presta particolare attenzione.

In qualunque caso, per le finalità di nostro

interesse, è condivisibile la tesi per

la quale l’orientamento dell’Amministrazione

finanziaria si presenta quanto

meno opinabile. In fondo “se una deroga,

in via eccezionale, al principio generale

(della cassa) il legislatore avesse

voluto apportare, ciò avrebbe dovuto

disporre con una specifica disposizione

di legge”. A favore della tesi “della cassa”,

si orientò la decisione della Comm.

Trib. Prov. di Torino del 23 settembre

1999, n. 54; mentre in senso contrario

sono la decisione n. 91 del 6 dicembre

1999 della Comm. Trib. di Torino, e la

decisione n. 33 del 16 giugno 2003 della

Comm. Trib. Reg. di Roma. Vi è da dire,

però, che i commi 1 e 2 dell’art. 19

del Tuir, disciplinando il regime fiscale

del TFR, e delle c.d. “altre indennità e

somme”, dettano una espressa regolamentazione

solo per quanto concerne

l’aliquota applicabile, ma non fissano

nulla espressamente, per la determinazione

dell’imponibile, per il quale dovrebbe

valere il principio generale della

cassa. Evidentemente, si potrebbero

anche condividere le preoccupazioni

dell’Amministrazione finanziaria, che

può intravedere nel ritardato pagamento

dell’indennità in esame una simulazione

per beneficiare di una più

Diritto

Law

favorevole ragione di tassazione. Da

un fattore di comprensibile preoccupazione

non può derivare una lettura

riduttiva della normativa.

In fondo, per la Cassazione (sentenza

n. 7399, 10 luglio 1990), il momento

impositivo per i redditi soggetti a tassazione

separata è, secondo la regola generale

dell’Irpef, quello della percezione

(si veda anche Comm. Centr. Sez.

XI, 6 giugno1989) n. 4177, Cassazione

Sezione I, 21 marzo 1989, n. 1319 e 18

luglio 1990, n. 734). Pertanto, in

conformità al principio di cassa vigente

per i redditi delle persone fisiche, al dipendente

che avesse materialmente

percepito la somma in un anno diverso

da quello della cessazione del rapporto

di lavoro, deve essere applicato il più

favorevole regime di tassazione previsto

dal D. Lgs. n. 314/1997. In fondo lo

stesso Ministero con la circ. n. 326/E ha

confermato il criterio di cassa quale criterio

di imputazione al periodo d’imposta;

sicchè il momento della percezione

è quello nel quale il provento esce dalla

sfera di disponibilità dell’erogante

per entrare nel compendio patrimoniale

del percettore. Elementi a sostegno

della tesi della “cassa” si rinvengono, ad

esempio, anche nella ricostruzione dell’evoluzione

normativa in tema di azionariato

dei dipendenti (v. le Circ. Min.

n. 207/E del 2000 e n. 7/E del 2001).

Il dilemma che si presenta al contribuente

pertanto è perciò quello di decidere

se portare avanti un contenzioso

cui solo l’affermarsi di un consolidato

orientamento della Suprema Corte potrà

dare soluzione certa.

MOLINI

d’Italia

55


Agevolazioni per il trasporto dei

dipendenti: proposte di adozione

er taluni aspetti la vigente normativa

in tema di fiscalità del

lavoro dipendente, si presenta,

se non superata, almeno poco in linea

con l’evoluzione dei tempi; in particolare,

si presenta carente sotto il profilo dell’aderenza

a nuove istanze sociali, ovvero

a necessità “di vita” del mondo del lavoro

e della società in generale.

Ad una giusta considerazione delle predette

esigenze, vuole rispondere una

norma che è stata inserita nel contesto

della proposta di legge Camera n. 5057

in tema di trasporto pubblico locale.

Si fa qui riferimento all’art. 7 della proposta

citata, che reca due novelle al testo

unico delle imposte sui redditi n. 917 e

una nuova disposizione fiscale, finalizzate

a incentivare la mobilità sostenibile.

Tutte le nuove disposizioni nascono dalla

constatazione che le politiche per la

mobilità sostenibile necessitano di un

supporto di carattere finanziario, diretto

o indiretto, per una reale promozione e

sviluppo presso le imprese.

Come è noto, il decreto del Ministro dell’Ambiente

27 marzo 1998 e il decreto direttoriale

del Ministero dell’Ambiente

20 dicembre 2000, istituiscono le figure

del mobility manager aziendale e d’area,

con gli obiettivi:

1. di studiare soluzioni che consentano

di ridurre l’uso del mezzo di trasporto

privato individuale e di migliorare l’organizzazione

degli orari per limitare la

congestione del traffico;

2. di realizzare una struttura di supporto

e di coordinamento tra mobility manager

aziendali, che mantenga i collegamenti

con le Amministrazioni comu-

MARZO 2005

a cura di Silvia Petrucci

nali e con le aziende di trasporto.

I citati decreti prevedono, altresì, la

redazione dei piani degli spostamenti

casa-lavoro da parte di enti e di imprese,

ma consentono il finanziamento delle relative

applicazioni solo in fase iniziale e

sperimentale, senza garantire la necessaria

continuità al sostegno delle diverse iniziative

adottabili, che presentano sempre

un costo, diretto o indiretto, per il datore

di lavoro. La normativa vigente non

prevede, infatti, vantaggi di tipo economico

per l’adozione di politiche di mobilità

sostenibile, né per il dipendente né

per il datore di lavoro, oltre a quelli, già

evidenti, derivanti alla collettività dal miglioramento

della circolazione e degli

ambienti urbani. Si ritiene così che un incentivo

decisivo per l’adozione attiva di

tali politiche, soprattutto per le imprese

private, potrebbe derivare dall’istituzione

di vantaggi diretti di tipo economico

per entrambe le parti (dipendenti e datori

di lavoro), attivando un circuito che

spinga ad operare nella direzione indicata

dai decreti citati, anche mediante la

realizzazione di accordi aziendali specifici

nell’ambito della contrattazione decentrata.

Un intervento che dovrebbe

consentire l’introduzione di questi vantaggi

consiste nelle due proposte di modifica

del testo unico n. 917 e nella proposta

di adozione di una ulteriore norma

di cui al comma 2 dell’articolo 7 della

proposta di legge.

La prima delle due nuove disposizioni

introdotte, prevede la possibilità per il

contribuente di detrarre un importo pari

al 19% delle spese sostenute per l’acquisto

degli abbonamenti annuali ai servizi

Diritto

Law

di trasporto pubblico locale, regionale e

interregionale, nonché le spese sostenute

nell’ambito dei piani degli spostamenti

casa-lavoro, ai sensi di citati decreti del

Ministero dell’Ambiente 27 marzo 1998 e

20 dicembre 2000. Ciò ad esclusione di

quelle sostenute singolarmente per autovetture

e motocicli usati a titolo personale,

al fine di escludere il trasporto privato

salvo quello con occupazione multipla.

La seconda disposizione è invece finalizzata

a riconoscere, tra le componenti che

non concorrono a formare il reddito del

lavoratore dipendente, “le prestazioni di

servizi di trasporto collettivo alla generalità

o a categorie di dipendenti, i titoli di

legittimazione allo scopo destinati ed i

valori dei servizi erogati dal datore di lavoro

nell’ambito delle misure attuative

del piano degli spostamenti casa-lavoro

del proprio personal dipendente”.

Una terza misura tende ad incentivare i

datori di lavoro, permettendo a questi di

detrarre dall’imponibile complessivo

dell’imposta sul reddito delle persone fisiche,

dell’imposta sul reddito delle società

e dell’IRAP, le somme erogate per i

servizi collettivi di trasporto alla generalità

o a categorie di dipendenti, anche se

rese attraverso titoli di legittimazione allo

scopo destinati, ed i valori dei servizi

erogati dal datore di lavoro nell’ambito

sempre delle misure attuative del piano

degli spostamenti casa-lavoro del proprio

personale.

Evidentemente non si può prevedere se

e quando la proposta diverrà legge. E’

importante, però, che il problema sia stato

posto all’attenzione del legislatore.

MOLINI

d’Italia

57


Notiziario Italmopa

Italmopa News

Consulta dei Presidenti

delle Organizzazioni Confederate

Il 23 febbraio scorso si è svolta a Maranello,

presso lo stabilimento della Ferrari,

la prima giornata della Consulta

dei Presidenti delle Organizzazioni

aderenti a Confindustria.

Ha aperto i lavori il Presidente Luca

Cordero di Montezemolo, che ha ringraziato

i Presidenti e i Direttori intervenuti,

tracciando un primo bilancio

dell’attività svolta nei primi 8 mesi del

suo mandato, attività particolarmente

intensa ed impegnata su diversi fronti

per rafforzare l’immagine e la competitività

dell’industria italiana sul piano

nazionale e nel contesto internazionale.

In tal senso fondamentale è stata la

collaborazione prestata dai Vice Presidenti,

cui è stata poi lasciata la parola

per illustrare lo stato dei dossiers da

ciascuno di essi seguiti.

In rappresentanza di Italmopa, hanno

partecipato il Presidente Giorgio Agugiaro

ed il Direttore Tullio Pandolfi.

Norme generali dell’azione amministrativa:

modifiche ed integrazioni alla legge 7/8/1990 n. 241

Sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica

Italiana n. 42 del 21 febbraio è stata pubblicata

la legge 11 febbraio 2005, n. 15,

approvata dalla Camera dei Deputati e

del Senato della Repubblica. Questa apporta

modifiche ed integrazioni alle norme

generali riguardanti il buon andamento

dell’azione amministrativa, disciplinate

dalla legge 7 agosto 1990, n. 241,

recante “Nuove norme in materia di procedimento

amministrativo e di diritto di

accesso ai documenti amministrativi”.

Tra le novità salienti l’inserimento, dopo

l’art. 21, del Capo IV-bis “Efficacia ed

invalidità del provvedimento amministrativo.

Revoca e recesso”, che prevede

i requisiti necessari affinché un provve-

dimento amministrativo divenga efficace

ed esecutivo, disciplinando, nel contempo,

le condizioni che possano causarne

la revoca, il recesso, l’annullamento

(anche d’ufficio) e la nullità.

Inserito nel Capo IV-bis anche l’art. 21bis,

che concerne, in particolare, i requisiti

necessari all’efficacia del provvedimento

limitativo della sfera giuridica

dei privati, distinguendoli, tra l’altro,

fra quelli non aventi carattere sanzionatorio

(che possono contenere una clausola

motivata di immediata efficacia), e

quelli invece aventi carattere cautelare

ed urgente, che divengono immediatamente

efficaci.

È consultabile anche su internet all’indirizzo www.avenuemedia.it

Cliccando su “Molini d’Italia”

è possibile leggere l’ultimo numero

pubblicato e consultare l’archivio

degli arretrati.

con la redazione l’e-mail è

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