2. Gelichi S., Il castello di Harim - Archeologia Medievale Venezia
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si accedeva dal corridoio voltato e una piccola moschea (scavata nel 2000). I1 bagno è composto da tre<br />
ambienti contigui. Un primo ambiente, prowisto <strong>di</strong> se<strong>di</strong>li e <strong>di</strong> una grande vasca in monolite (per l'ac-<br />
qua fredda), deve essere interpretato come spogliatoio; un secondo ambiente, a cui si accede tramite un<br />
piccolo corridoio contiguo, con pavimento che poggia su suspensurae in pietra e sulle cui pareti corrono<br />
tubi in laterizio, può essere interpretato come tepidariurn; infine un terzo ambiente, che ha le stesse ca-<br />
ratteristiche tecnico-costruttive del tepidariurn, per la sua vicinanza con la caldaia, può essere interpreta-<br />
to come caldzrium (per alcune sintetiche informazioni sugli bamrnam vd. SPINESI 1987, pp. 110-<br />
11 1). Di fronte a questo bagno si trova una piccola moschea (citata già in KOSARA s.d.), ancora riem-<br />
pita <strong>di</strong> terreno al momento del nostro intervento e completamente scavata nel 2000.<br />
Questa moschea, costituita da un semplice ambiente <strong>di</strong> forma rettangolare (m 7,85 x 2,93), è sud<strong>di</strong>visa<br />
in due vani separati da un gra<strong>di</strong>no. Sul lato più corto, quello orientale, è stato ricavato (ma successiva-<br />
mente) il rnirbab, al fianco del quale si trovano incise alcune iscrizioni inneggianti ad Allah. La funzione<br />
<strong>di</strong> questo ambiente come moschea non dovette durare a lungo. Gli utilizzi successivi <strong>di</strong> questo vano, a<br />
partire probabilmente già dall'epoca mamelucca, attestano un'alternanza <strong>di</strong> occupazioni sufficientemen-<br />
te stabili, alcune anche caratterizzate da attività <strong>di</strong> tipo artigianali ed altre molto meno strutturate che<br />
certificano solo delle frequentazioni occasionali.<br />
Le attività che possono ritenersi successive a quesre consistenti ristrutturazioni del <strong>castello</strong> sono da rife-<br />
rirsi ai processi <strong>di</strong> frazionamento degli ambienti (in qualche caso con murature in mattoni cru<strong>di</strong>) e <strong>di</strong><br />
riutilizzo degli spazi con funzioni ancora abitative e artigianali. Una calcara, ad esempio, è stata in<strong>di</strong>vi-<br />
duata nel centro del corridoio d'accesso al donjon <strong>di</strong>mostrandone oramai il completo inutilizzo e, nel<br />
contempo, il riuso del <strong>castello</strong> quale cava per materiali da costruzione. Dallo scavo della moschea emerge<br />
con chiarezza che i processi <strong>di</strong> abbandono non furono imme<strong>di</strong>ati. Esiste infatti una fase <strong>di</strong> occupazione<br />
<strong>di</strong> quesre strutture prima del loro completo abbandono ed interramento. Questo processo dovette awe-<br />
nire tra la tarda epoca mamelucca e l'età ottomana, ma al momento non può essere meglio precisato.<br />
Rilievo planimetrico e stu<strong>di</strong>o delle tecniche costruttive<br />
<strong>Il</strong> rilievo del complesso monumentale, che non esisteva (poco più che schizzi devono ritenersi la pianta<br />
allegata a VAN BERCHEM, FATI0 191 3-1 5, I, p. 230, figg. 139-140 e il <strong>di</strong>segno del Pirie-Gordon<br />
pubblicato in LAWRENCE 1936, Fig. 19), è stato quasi completato nel corso del 2000. Nel contempo<br />
sono proseguite le analisi <strong>di</strong> dettaglio delle murature superstiti in alzato, rivolte ad una migliore defini-<br />
zione della fasi costruttive e ad una prima caratterizzazione delle tecniche murarie documentabili ancora<br />
sul sito.<br />
È stato poi completato un primo censimento degli elementi <strong>di</strong> reimpiego utilizzati nelle murature. In<br />
questa prima fase sono stati censiti solamente quei blocchi che attesrano palesi tracce <strong>di</strong> decorazioni e<br />
che, per la loro collocaz~one e cronologia, devono ritenersi indubitabilmente riutilizzati in murature più<br />
recenti. La stragrande maggioranza <strong>di</strong> questi blocchi documenta delle decorazioni molto semplici, cioè<br />
cornici modanate (Fig. 4), anche se non manca qualche pezzo caratterizzato dalla presenza <strong>di</strong> motivi fi-<br />
gurati. In tutti i casi si tratta <strong>di</strong> palesi recuperi da costruzioni <strong>di</strong> epoca bizantina (V-VI secolo: STRUBE<br />
1996, passirn), la cui presenza è ampiamente documentata in tutra quanta l'area del massiccio calcareo<br />
(in generale sul fenomeno dell'inse<strong>di</strong>amento in quesro periodo: TCHALENKO 1953-1958; TATE<br />
1992). Per il momento non sono stati riconosciuti complessi architettonici in prossimità del sito <strong>di</strong><br />
<strong>Harim</strong> da cui potrebbero venire questi reimpieghi e dunque l'ipotesi più verosimile è che siano stati re-