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2. Gelichi S., Il castello di Harim - Archeologia Medievale Venezia

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cuperati da strutture non più esistenti in questo luogo perché totalmente smontate al momento della<br />

realizzazione del fortilizio.<br />

Infine sono state in<strong>di</strong>viduati e schedati per il momento cinque gruppi <strong>di</strong> iscrizioni in lingua araba. Una<br />

prima iscrizione si trova rimurata in prossimità dell'accesso principale, in una porzione della struttura<br />

palesemente <strong>di</strong> restauro recente. Una seconda iscrizione si trova inserita all'interno del fortilizio, sulla<br />

porta che da accesso ad un ambiente in fase con la seconda cerchia <strong>di</strong> mura. Una terza iscrizione, muti-<br />

la, si trova reimpiegata in un corridoio sotterraneo che, dalla sommità del <strong>castello</strong>, porta alle pen<strong>di</strong>ci<br />

del tell, in prossimità <strong>di</strong> una fonte d'acqua (lo stesso cunicolo che dovette visitare Lawrence nel 1909:<br />

LAWRENCE 1936, p. 223). Una quarta iscrizione è incisa sul fossato scavato nella roccia che <strong>di</strong>vide il<br />

te11 dal villaggio attuale (KOSARA s.d.). Una quinta serie <strong>di</strong> iscrizioni, già menzionate ed inneggianti<br />

ad Allah, sono grossolanamente incise <strong>di</strong> fianco al mihrab nella piccola moschea scavata proprio nel<br />

2000 (vd. supra). Altre iscrizioni antiche, tra cui una in greco, sono state identificate tra i reimpieghi.<br />

L'analisi delle strutture murarie condotta sin qui ha consentito <strong>di</strong> riconoscere alcune <strong>di</strong>fferenziazioni a<br />

livello <strong>di</strong> tecniche murarie tra fasi <strong>di</strong>verse del complesso, anche se la sostanziale unitarietà del materiale<br />

da costruzione impiegato (il calcare locale) e il consistente riutilizzo dei conci, rende estremamente <strong>di</strong>f-<br />

ficile un riconoscimento imme<strong>di</strong>ato dei <strong>di</strong>versi mo<strong>di</strong> <strong>di</strong> costruire presenti sul monumento.<br />

Una datazione delle varie fasi in<strong>di</strong>viduate, che si basi sui caratteri tipologici (la forma delle cinte mura-<br />

rie, delle torri, delle feritore etc.) o tecnico-costruttivi, è solo in<strong>di</strong>cativa, dal momento che i confronti<br />

restano quasi esclusivamente confinati ad un valutazione formale degli elementi costitutivi del comples-<br />

so architettonico o del paramento murario. Inoltre le fortifìcazioni musulmane non hanno fino ad oggi<br />

goduto <strong>di</strong> quell'interesse che, <strong>di</strong> converso, è stato rivolto alle fasi crociate dei castelli dell'area siro-pale-<br />

stinese (HILLEMBRAND 1999, pp. 467-509). Qualche in<strong>di</strong>cazione ulteriore <strong>di</strong>scende dalla contestua-<br />

lizzazione delle fasi <strong>di</strong> occupazione (riconosciute nei saggi <strong>di</strong> scavo) con i vari episo<strong>di</strong> costruttivi: questo<br />

è per il momento possibile soprattutto nell'area 210, dove sono stati indagati livelli d'uso anteriori, con-<br />

temporanei e posteriori alla prima cerchia <strong>di</strong> mura fino ad ora in<strong>di</strong>viduata (vd. supra). <strong>Il</strong> problema mag-<br />

giore in questo caso consiste nel fatto che abbiamo ancora modeste conoscenze sui caratteri della "cultu-<br />

ra materiale" del sito ed anche le associazioni ceramiche (insieme ai vetri gli unici manufatti sempre pre-<br />

senti nel record archeologico) sono collocabili in quadri cronologici relativamente ampi.<br />

Sono state riscontrate infine tracce <strong>di</strong> strutture in mattoni cru<strong>di</strong> che appartengono in genere a rifaci-<br />

menti collocabili in una fase d'occupazione post ayubbide (mamelucca o ottomana).<br />

I materiali<br />

Le sequenze in<strong>di</strong>viduate soprattutto nel saggio all'interno dell'ambiente 19 e nell'ambiente 210 hanno<br />

permesso <strong>di</strong> riconoscere delle prime associazioni <strong>di</strong> ceramiche e <strong>di</strong> vetri (per i vetri FERRI in GELICHI<br />

in stampa). Tra le ceramiche sono state identificate le tipologie più ricorrenti e si sono messe a confron-<br />

to con i materiali coevi già riconosciuti in queste aree. La maggioranza <strong>di</strong> queste ceramiche rientrano in<br />

tipologie già note, con l'eccezione <strong>di</strong> una serie <strong>di</strong> frammenti <strong>di</strong> forme aperte con rivestimenti monocro-<br />

mi ver<strong>di</strong>, le cui analisi hanno certificato la presenza <strong>di</strong> stagno nel rivestimento vetroso al piombo (e<br />

dunque devono essere ritenute a tutti gli effetti delle ceramiche smaltate monocrome). Questi fram-<br />

menti sono stati fino ad ora in<strong>di</strong>viduati nelle fasi più antiche dei due saggi in associazione con nude e<br />

invetriate da fuoco. Una provenienza locale non sembra incompatibile con i risultati delle analisi mine-<br />

ro-petrografìche (CAPELLI in GELICHI in stampa).

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