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Festa medievale 2005 - Comune di Monza

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<strong>Monza</strong>, Giugno 1293<br />

RIEVOCAZIONE<br />

MEDIEVALE<br />

L’Arengario<br />

rivive il suo tempo<br />

Ideazione e testi <strong>di</strong> Ghi Meregalli<br />

Progetto grafico e stampa: La Tipografia Monzese - <strong>Monza</strong>


<strong>Monza</strong>, Giugno 1293<br />

RIEVOCAZIONE<br />

MEDIEVALE<br />

L’Arengario<br />

rivive il suo tempo<br />

Tra<strong>di</strong>zionale evento ispirato alla storia monzese<br />

rievocato da centinaia <strong>di</strong> figuranti in costume d’epoca<br />

Ideazione e realizzazione <strong>di</strong> Ghi Meregalli, volontaria del Comitato Maria Letizia Verga.<br />

Manifestazione promossa dall’Assessorato al Turismo, Spettacolo ed Eventi del <strong>Comune</strong> <strong>di</strong> <strong>Monza</strong>, in<br />

collaborazione con il Comitato Maria Letizia Verga.<br />

Sabato 4 Giugno<br />

• Ore 20.30, Biassono - Cascina Costa Alta nel Parco <strong>di</strong> <strong>Monza</strong>: presentazione del corteo<br />

storico in costume d’epoca.<br />

Sabato 11 Giugno<br />

• Ore 18.00, <strong>Monza</strong> - Piazza Roma: mercato <strong>me<strong>di</strong>evale</strong> con situazioni animate.<br />

• Ore 20.30, <strong>Monza</strong> - Centro citta<strong>di</strong>no: corteo storico in costume d’epoca con un evento particolare<br />

ed insolito all’Arengario che darà il via alla grande <strong>Festa</strong>, che si concluderà in piazza Duomo.<br />

Palatium Comunis Modoetie. Questo l’antico nome dell’Arengario, centro della vita citta<strong>di</strong>na oggi<br />

come settecento anni fa.<br />

Questo e<strong>di</strong>ficio, quest’anno, sarà il protagonista dell’ormai tra<strong>di</strong>zionale manifestazione in co-


stume d’epoca del giugno monzese, che sabato 4 e sabato 11 giugno <strong>2005</strong> riporterà la città in<strong>di</strong>etro<br />

all’anno 1293, quando sotto il regime del nobile e potente milite Pietro Visconte, Podestà del<br />

nostro borgo, fu terminata la costruzione del palazzo, come attesta ancora oggi l’epigrafe posta sopra<br />

la sua porta d’ingresso.<br />

Questo lo spunto da cui partirà la grande festa citta<strong>di</strong>na, celebrata nel suggestivo scenario del<br />

Parco e del centro storico sotto la sapiente regia <strong>di</strong> Ghi Meregalli, volontaria del Comitato Maria<br />

Letizia Verga, affiancata da numerosi gruppi <strong>di</strong> figuranti in costume provenienti da <strong>di</strong>verse zone<br />

d’Italia, in particolare da <strong>Monza</strong> e da molti paesi della Brianza, in un perfetto sodalizio<br />

che vuole già testimoniare lo spirito della futura provincia monzese.<br />

Due i momenti principali della manifestazione: sabato 4 giugno presso la Cascina Costa Alta <strong>di</strong><br />

Biassono, dove da 25 anni si tengono eventi per raccogliere fon<strong>di</strong> per il Comitato Maria Letizia<br />

Verga, un corteo <strong>di</strong> figuranti in costume d’epoca si muoverà nel suggestivo scenario del Parco,<br />

contribuendo a celebrarne il bicentenario.<br />

L’appuntamento sarà poi fissato per il sabato successivo, 11 giugno, quando la città vivrà un duplice<br />

tuffo nel passato. Si comincerà con il mercato <strong>me<strong>di</strong>evale</strong>, ricostruito secondo gli Statuti Comunali<br />

dell’epoca, aperto sotto i portici dell’Arengario a partire dalle ore 18.00, dove il pubblico potrà<br />

apprezzare gli artigiani al lavoro nelle loro botteghe e assaporare gusti e sapori <strong>di</strong> una volta, tra cui<br />

la mestura brusada, un pane <strong>me<strong>di</strong>evale</strong>, e l’ippocrasso, un vino speziato. Sarà inoltre possibile ammirare<br />

la stampa dell’Arengario appositamente riprodotta per la manifestazione secondo le testimonianze<br />

del tempo.<br />

La serata vedrà poi entrare in scena un lungo corteo <strong>di</strong> figuranti, che si muoveranno a partire<br />

dalle 20.30 da Largo Mazzini a Piazza Roma. Lungo il percorso, faranno tappa in <strong>di</strong>versi punti<br />

<strong>di</strong> via Italia (davanti alla chiesa delle Sacramentine, in piazza Upim, all’altezza <strong>di</strong> via Monsignor<br />

Paolo Rossi e allo sbocco in piazza Roma) accompagnati da attori-figuranti che illustreranno al pubblico<br />

i personaggi e i loro costumi, da quelli degli antichi governatori e amministratori della città -<br />

il Podestà, il Signore <strong>di</strong> Milano, i due Arcipreti, il Capitano delle milizie viscontee, i Do<strong>di</strong>ci Sapienti<br />

e gli esponenti del Consiglio Maggiore - a quelli dei governati, appartenenti a ogni ceto sociale.<br />

Quin<strong>di</strong> in Piazza Roma il Podestà <strong>di</strong> <strong>Monza</strong> Pietro Visconte con un breve <strong>di</strong>scorso celebrerà l’Arengario,<br />

per poi dare il via ai festeggiamenti pubblici. Il Signore cederà allora il comando a un<br />

giullare che calandosi dalla torre dell’antico Palazzo Comunale chiamerà il popolo alla festa.<br />

Ad assistere al suo straor<strong>di</strong>nario volo, quattro trampolisti me<strong>di</strong>evali, i grallatores, simboli dei quattro<br />

elementi fondamentali della vita: acqua, aria, terra e fuoco.<br />

Il giullare, autorizzato per l’occasione a sostituirsi al Podestà come guida del popolo durante la<br />

festa, porterà quin<strong>di</strong> pubblico e figuranti verso piazza Duomo. Qui, in uno straor<strong>di</strong>nario susseguirsi<br />

<strong>di</strong> effetti <strong>di</strong> luce e <strong>di</strong> emozioni visive, si alterneranno scene attinte dalla tra<strong>di</strong>zione <strong>me<strong>di</strong>evale</strong>,<br />

con una libera interpretazione del tema dell’eterno conflitto tra le forze del Bene e quelle<br />

del Male, impersonate da <strong>di</strong>avoli e mostri ispirati al bestiario <strong>me<strong>di</strong>evale</strong>.<br />

La posta in gioco del conflitto sarà il dominio sui quattro elementi della vita, e quin<strong>di</strong> sull’uomo.<br />

Ancora una volta alla fine il Bene trionferà, sottomettendo il Male e liberando la vita, sotto gli occhi<br />

<strong>di</strong> tutti coloro che avranno voluto presenziare a questa manifestazione, che non vuole essere<br />

uno spettacolo a cui assistere, ma un’avventura collettiva a cui partecipare.


1979 - Nasce il Comitato Maria Letizia Verga<br />

con l’obiettivo <strong>di</strong> perseguire il sogno <strong>di</strong> combattere la leucemia infantile<br />

e <strong>di</strong> migliorare la qualità della vita dei piccoli ricoverati.<br />

1983 - Dalla Clinica Pe<strong>di</strong>atrica dell’Università <strong>di</strong> Milano,<br />

il Comitato si trasferisce presso l’Ospedale San Gerardo <strong>di</strong> <strong>Monza</strong>.<br />

1985 - Sono completate le camere sterili e si iniziano i primi trapianti <strong>di</strong> midollo.<br />

1990 - Entra in funzione il day hospital <strong>di</strong> assoluta avanguar<strong>di</strong>a.<br />

1995 - Si inaugura il nuovo Centro Ricerca “Tettamanti”.<br />

1998 - Si dà inizio al progetto “foresteria Cascina Valera”.<br />

2000 - La cascina <strong>di</strong>venta un residence con 17 mini appartamenti<br />

pronti ad accogliere mamme e bambini.<br />

2002 - Costruzione del Laboratorio <strong>di</strong> Terapia Cellulare<br />

e Genica “Stefano Verri” all’interno dell’Ospedale San Gerardo <strong>di</strong> <strong>Monza</strong>.<br />

Il reparto viene inaugurato ufficialmente il 14 Dicembre 2002<br />

2004 - Progetto per la costruzione del <strong>di</strong>partimento materno-infantile<br />

presso l’Ospedale S. Gerardo <strong>di</strong> <strong>Monza</strong>.<br />

<strong>2005</strong><br />

Con grande determinazione ed impegno anche da<br />

parte <strong>di</strong> tutti gli enti preposti, i nostri scopi sono tesi<br />

alla realizzazione dell’ambizioso programma<br />

contenuto nel progetto del 2004.


L’epigrafe sul portale<br />

del Palazzo Comunale<br />

detto Arengario<br />

MCCLXXXXIII de<br />

mense iunii in regimine<br />

nobilis et potentis<br />

militis domini Petri<br />

Vicecomitis Potestatis<br />

bvrgi de Modoetia<br />

factum fvit hoc opvs<br />

Da qui parte questa pagina <strong>di</strong> storia<br />

della <strong>Monza</strong> del XIII secolo<br />

Il mese <strong>di</strong> giugno del<br />

1293, sotto il regime<br />

del nobile e potente<br />

milite, signor Pietro<br />

Visconte, Podestà del<br />

borgo <strong>di</strong> Modoetia,<br />

fu fatta quest’opera.<br />

La parte inferiore dell’epigrafe, a bassorilievo, rappresenta<br />

lo stemma del biscione visconteo, abraso al tempo<br />

della Repubblica Cisalpina dalle truppe napoleoniche.


L’antico Palazzo Comunale <strong>di</strong><br />

Modoetia detto “Arengario”<br />

L’Arengario è la testimonianza architettonica della comunità monzese nel<br />

Me<strong>di</strong>oevo.<br />

Sorto come palazzo pubblico nel tardo Duecento, nei più antichi documenti<br />

è definito “Palatium Comunis Modoetie” e solo in epoca moderna prevale<br />

il termine corrente derivato da quell’ arengaria (il luogo delle arringhe) ovvero<br />

il salone dove si tenevano i <strong>di</strong>scorsi davanti all’assemblea del Consiglio<br />

Maggiore.<br />

Nel 1250 si svolse l’aspra vertenza fra l’arciprete Arderico da Soresina e l’Amministrazione<br />

Comunale, che fino ad allora aveva svolto le funzioni pubbliche<br />

presso il cimitero annesso alla basilica <strong>di</strong> San Giovanni, per la costruzione, da<br />

parte <strong>di</strong> quest’ultima, <strong>di</strong> un portico in quel sacro recinto. Dopo la richiesta <strong>di</strong><br />

perdono, la controversia si concluse<br />

con il ritiro della scomunica che<br />

aveva colpito le autorità civili.<br />

L’esistenza <strong>di</strong> un palazzo civico è<br />

testimoniata per la prima volta da<br />

un documento del 16 giugno 1310,<br />

ma è probabile che la costruzione<br />

risalga a circa vent’anni prima. Secondo<br />

un’ipotesi, formulata da alcuni<br />

storici, l’e<strong>di</strong>ficio sarebbe stato<br />

e<strong>di</strong>ficato nel 1293 ad opera del po-<br />

destà Pietro Visconte, contemporaneamente<br />

all’antico Palazzo<br />

Pretorio, secondo un’epigrafe pro-<br />

Arengario e Palazzo del Podestà, collegati<br />

dal passaggio sospeso<br />

veniente dal Pretorio e ora murata sulla porta d’ingresso dell’Arengario.<br />

Gli spazi si presentavano congeniali alle esigenze della vita sociale del tempo.<br />

In origine il palazzo era costituito da un’unica grande aula al piano supe-


iore dove si tenevano le adunanze del Consiglio Comunale e dei mercanti,<br />

classe emergente della vita economica e citta<strong>di</strong>na. L’accesso alla sala avveniva<br />

tramite un passaggio sospeso collegato alla casa del Potestà o dalla doppia scala<br />

<strong>di</strong> pietra coperta. Il passaggio fu demolito nel 1808, la scala sul finire del<br />

XVIII secolo.<br />

Nel portico si teneva invece il mercato, usanza che rimase invariata fino alla<br />

seconda metà dell’ ’800.<br />

Nel corso dei secoli l’e<strong>di</strong>ficio ha subito una serie <strong>di</strong> mo<strong>di</strong>fiche determinate<br />

dal mutare delle sue funzioni.<br />

Poco prima del 1380 la facciata sud cambiò aspetto per l’aggiunta <strong>di</strong> un<br />

balconcino (la parlera) dal quale venivano letti dal ban<strong>di</strong>tore le grida e gli<br />

atti comunali.<br />

Anche la facciata nord subì una ra<strong>di</strong>cale mo<strong>di</strong>fica (presumibilmente nella seconda<br />

metà del XV secolo) con l’elevazione della torre civica a pianta quadrata<br />

aperta da una cella campanaria sopra la quale si delinea il giro <strong>di</strong> ronda,<br />

delimitato da merli ghibellini e sormontato da una cuspide ottagonale.<br />

La facciata est dell’Arengario mostra ancora le tracce dell’antica doppia scalinata coperta,<br />

demolita verso la fine del XVIII secolo


Il libero Borgo <strong>di</strong> <strong>Monza</strong><br />

nel Me<strong>di</strong>oevo<br />

Nel Me<strong>di</strong>oevo <strong>Monza</strong> fu libero <strong>Comune</strong> ed ebbe<br />

proprie leggi civili e penali (strettamente locali),<br />

i relativi tribunali e tutelava la pubblica sicurezza.<br />

Era un piccolo stato quasi autonomo.<br />

L’organizzazione dell’apparato<br />

comunale nel Trecento.<br />

A capo del <strong>Comune</strong> vi era un Podestà, chiamato anche Rettore o Vicario<br />

(che cominciò ad essere denominato anche “Capitano” con Martino Lipran<strong>di</strong>,<br />

a capo delle armate viscontee), affiancato da un giurisperito (esperto <strong>di</strong> <strong>di</strong>ritto<br />

e leggi) e da un giu<strong>di</strong>ce collaterale.<br />

Il Podestà esercitava la giustizia, convocava ogni mese il Consiglio Maggiore<br />

e controllava ogni cosa <strong>di</strong> interesse pubblico.<br />

Presiedeva la “Curia del <strong>Comune</strong>” che era formata anche dal giu<strong>di</strong>ce, da<br />

due procuratori e da quattro notai. La Curia, autonoma economicamente,<br />

accertava le votazioni del Consiglio Maggiore, nominava i “cercamacchia”<br />

(organo <strong>di</strong> controllo) ed i tre “rationatores” (ragionieri) responsabili del bilancio<br />

comunale, verificava lo svolgersi delle spe<strong>di</strong>zioni militari, proponeva<br />

più nomi al “Dominus” (i Visconti, poi gli Sforza) per la scelta dei procuratori,<br />

dei notai e dei “canevarii” (esattori) ed infine nominava, ogni tre<br />

mesi, i componenti del “Consiglio dei Do<strong>di</strong>ci Sapienti”.<br />

I Do<strong>di</strong>ci Sapienti si occupavano <strong>di</strong> politica estera tenendo le relazioni con gli<br />

ambasciatori, vagliavano le proposte da sottoporre al Consiglio Maggiore e curavano<br />

l’istituzione degli ufficiali tutori <strong>di</strong> minori, donne ed incapaci.<br />

La loro carica durava tre mesi e potevano essere rieletti dopo un semestre.<br />

Il Consiglio Maggiore o dei Centocinquanta, <strong>di</strong> cui sessanta dovevano inte-


essarsi in special modo alle spese, era il maggior organo deliberante del <strong>Comune</strong>.<br />

In ogni seduta, valida con la presenza <strong>di</strong> almeno i due terzi dei designati, si<br />

<strong>di</strong>scutevano al massimo quattro proposte, scritte dal “notarius curie”, prima<br />

del terzo suono della campana che chiamava i consiglieri.<br />

Le votazioni avvenivano a scrutinio segreto, introducendo una “balota de<br />

arischalcho” (lega <strong>di</strong> rame e<br />

zinco) con l’effigie <strong>di</strong> San Giovanni<br />

in una “bussera alba”<br />

(bianca) per esprimere l’assenso<br />

ed una nera per il <strong>di</strong>niego.<br />

Un servitore del <strong>Comune</strong><br />

controllava il corretto svolgimento<br />

delle votazioni.<br />

I consiglieri assenti venivano<br />

multati.<br />

Al Consiglio Maggiore si accedeva<br />

per chiamata, con un’età<br />

minima generalmente <strong>di</strong><br />

venti anni.<br />

Ogni anno il Consiglio uscente<br />

in<strong>di</strong>cava sei elettori, che dovevano<br />

scegliere i nuovi consiglieri.<br />

Frontespizio degli antichi Statuti Comunali<br />

Il <strong>Comune</strong> si avvaleva <strong>di</strong> otto<br />

servitori, tra cui due ban<strong>di</strong>tori e due trombettieri per annunciare le grida<br />

e gli or<strong>di</strong>ni del Podestà.<br />

Quattro servitori stavano nella casa del <strong>Comune</strong> e riferivano ai notai le ambasciate,<br />

le requisizioni fatte dai cercamacchia e le grida. Curavano la pulizia<br />

del Palazzo Comunale e del suo portico.<br />

Tutti i servitori Comunali dovevano portare un berretto vermiglio, se ne fossero<br />

stati trovati sprovvisti avrebbero dovuto pagare una multa <strong>di</strong> venti terzuoli.


Liber Statutorum<br />

Comunis Modoetie:<br />

...le norme penali<br />

leggi terribili e leggi ri<strong>di</strong>cole…<br />

Le norme <strong>di</strong> carattere penale erano decisamente tremende. Enormi le pene<br />

applicate per colpe che oggi non sembrano nemmeno tali.<br />

Alla moglie infedele si tagliava la testa senza tante cerimonie.<br />

Il ladro reci<strong>di</strong>vo veniva impiccato per furti <strong>di</strong> <strong>di</strong>screta rilevanza; per piccole<br />

somme gli venivano perforate le orecchie con un ferro rovente e lo si faceva<br />

girare per il borgo colpendolo a fustigate.<br />

Il falsario <strong>di</strong> monete finiva sul rogo.<br />

Il notaio che certificasse il falso perdeva la mano destra e naturalmente la<br />

sua funzione. Pena realmente applicata tra il 1361 e il 1363 al notaio Aresmolo<br />

Paravazia.<br />

L’assassino era trascinato a coda <strong>di</strong> cavallo fino alla forca ed ivi sospeso per<br />

la gola.<br />

Tra queste leggi crudeli se ne trovano alcune curiose:<br />

si affidavano all’iniziativa del privato citta<strong>di</strong>no azioni repressive.<br />

Al mugnaio era proibito sedersi sulla farina mentre la trasportava col carro.<br />

Chiunque l’avesse così sorpreso era autorizzato a buttarlo dal carro e ad affibbiargli<br />

un sacco <strong>di</strong> legnate.<br />

Sorte particolarmente vergognosa era riservata al debitore fallito, che doveva<br />

ceder i propri beni in pubblica adunanza, richiamata al suono delle campane,<br />

davanti al Podestà. Doveva essere completamente nudo, eccetto una tonachella<br />

(sacrabula) che lo copriva dai lombi alle ginocchia e rimanere sopra<br />

una pietra, a capo scoperto, fino allo scioglimento dell’adunanza.<br />

Le meretrici abituali venivan punite con l’esborso <strong>di</strong> 25 lire terzuole, da <strong>di</strong>vidersi<br />

equamente tra accusatore e <strong>Comune</strong> e con l’espulsione dal territorio.


Colui che testimoniava il falso veniva condannato ad un risarcimento pari<br />

al danno che aveva causato. Se non fosse stato in grado <strong>di</strong> pagare gli veniva<br />

amputata la lingua e la mano più valida.<br />

Vigeva il coprifuoco: chi trasgre<strong>di</strong>va, veniva rinchiuso nel Palazzo del <strong>Comune</strong><br />

fino alla stessa ora del giorno successivo.<br />

Il falsario


...e le norme civili<br />

Per combattere il lusso e l’immodestia <strong>di</strong> alcuni uomini arroganti che umiliavano<br />

gli altri con lo sfoggio delle loro ricchezze, furono dettate norme moralizzatrici<br />

circa le costumanze<br />

nuziali, le vesti, gli arre<strong>di</strong><br />

casalinghi e i funerali.<br />

Era proibito fare regali alle<br />

spose. I festeggiamenti nuziali<br />

dovevano durare un giorno<br />

solo. Come corredo alla sposa<br />

era permesso portare poche cose<br />

essenziali. Era consentito fare<br />

una sola “cantegora” (canti<br />

fatti per celebrare l’avvenimento)<br />

per contrada.<br />

Nessuna tolleranza per le scollature audaci degli abiti femminili, che non<br />

dovevano essere ornati <strong>di</strong> perle, né confezionati con panno ricamato, velluto o<br />

drappo dorato o argentato.<br />

Ai funerali era consentito usare solo due croci e due ceri; nessuna ban<strong>di</strong>era<br />

e niente cavalli ingualdrappati. Nessuno fuori la casa del defunto doveva<br />

lamentarsi ad alta voce. Evidentemente questa <strong>di</strong>sposizione voleva combattere<br />

l’usanza delle prèfiche prezzolate. Solo alla moglie del defunto era consentito<br />

prendere il lutto.<br />

Le festività erano stabilite con precisione:<br />

- 15gg prima e 15gg dopo il 29 giugno (per la mietitura)<br />

- 15gg prima e 15gg dopo il 29 settembre (per la vendemmia)<br />

- tutte le domeniche<br />

- altri 93gg <strong>di</strong> ferie (giorni festivi dei santi)<br />

In un anno dunque i giorni non lavorativi erano da 180 a 185.<br />

I nuovi anni “more Modoetiensium” iniziavano il giorno <strong>di</strong> Natale


La vita economica monzese<br />

La Società dei Mercanti<br />

“Communitas Mercatorum Burgi Modoetie”<br />

L’economia monzese raggiunse tra il Trecento e il Quattrocento una primaria<br />

importanza anche nei confronti dei principali centri manifatturieri e<br />

mercantili italiani.<br />

I mercanti monzesi erano già tanto potenti alla fine del Trecento che i Visconti<br />

dovettero concedere loro una certa autonomia da Milano.<br />

Il lanaiolo era la figura predominante della nostra economia <strong>me<strong>di</strong>evale</strong>.<br />

Era produttore e mercante, abilissimo nel traffico delle materie prime, specialmente<br />

della lana detta “San Matteo”, <strong>di</strong> origine spagnola; nell’appalto dei<br />

dazi era esente per un antico privilegio imperiale. I “facientes laborare lanam”<br />

erano banchieri, commercianti ed industriali. Procuravano dai luoghi più remoti<br />

le materie prime alle piccole aziende artigianali, molto spesso a cre<strong>di</strong>to,<br />

controllando così la produzione citta<strong>di</strong>na,<br />

al cui perfezionamento e <strong>di</strong>ffusione<br />

contribuirono certamente anche<br />

gli Umiliati, che in questo periodo<br />

aprirono numerose case nel borgo. I<br />

lanaioli monsciaschi portavano benessere<br />

ad un gran numero <strong>di</strong> persone:<br />

lavoranti, garzoni, filatori, tessitori,<br />

follatori, tintori e locan<strong>di</strong>eri. Alla<br />

“Taverna della Caccia”, uno dei<br />

luoghi più frequentati, si univa l’affare<br />

con un buon bicchiere <strong>di</strong> vino,<br />

spillato da una sola botte e versato in<br />

“quartini” riempiti fino all’orlo.<br />

La Società dei Mercanti, per poter<br />

far parte della quale occorreva ver-<br />

sare una tassa d’ingresso che variò<br />

da <strong>di</strong>eci terzuoli a un fiorino d’oro,<br />

Statuti dei Mercanti monzesi del secolo XIV.<br />

Marchi <strong>di</strong> fabbrica


era <strong>di</strong>venuta talmente importante sia economicamente che politicamente<br />

che a partire dal 1331 promulgò dei propri Statuti, (compilati nel Palazzo<br />

Comunale) che oltre a <strong>di</strong>sciplinare i traffici portarono ai produttori e commercianti<br />

monzesi delle con<strong>di</strong>zioni <strong>di</strong> favore e <strong>di</strong> privilegio.<br />

Tra le famiglie <strong>di</strong> mercanti più potenti si ricordano i Lipran<strong>di</strong> e i Calderari.<br />

È significativo il fatto che il Palazzo Civico fu usato stabilmente dalla Società<br />

dei Mercanti per le riunioni. Ogni anno nel mese <strong>di</strong> <strong>di</strong>cembre si teneva<br />

in Arengario l’assemblea or<strong>di</strong>naria del loro gran consiglio. Tre botte lente vicine<br />

battute con la campana grossa e ripetute <strong>di</strong>verse volte, fungevano da richiamo<br />

per le loro sedute.<br />

<strong>Monza</strong>, già ecologica<br />

più <strong>di</strong> sette secoli fa<br />

La tutela dell’ambiente<br />

esisteva già nel Me<strong>di</strong>oevo.<br />

Gli Statuti Comunali prevedevano<br />

misure per la<br />

regolamentazione delle<br />

acque del Lambro. Nel fiume<br />

erano ammessi gli scarichi<br />

delle tintorie dei pregiati<br />

pannilana, ma a con<strong>di</strong>zione<br />

che al <strong>Comune</strong> venisse<br />

pagata una tassa annuale.<br />

La tolleranza aveva<br />

giustificazioni plausibili:<br />

la portata d’acqua del<br />

Lambro era almeno il doppio<br />

<strong>di</strong> quella o<strong>di</strong>erna e la<br />

popolazione non raggiun


geva forse le <strong>di</strong>ecimila unità, gli scarichi erano dunque pochi e probabilmente<br />

biodegradabili. La salute del fiume non era compromessa, a testimonianza il<br />

fatto che vi prosperavano pesci e gamberi, venduti a prezzi altissimi.<br />

<br />

Modoetia aveva non pochi problemi <strong>di</strong> pulizia da risolvere. Era proibito gettare<br />

rifiuti <strong>di</strong> qualsiasi genere provenienti dalle case e per le strade non potevan<br />

rimanere per più <strong>di</strong> otto giorni escrementi e rifiuti putri<strong>di</strong>. La presenza<br />

<strong>di</strong> animali <strong>di</strong> vario genere e stalle in città contribuivano già ad odori non particolarmente<br />

gradevoli.<br />

<br />

Accanto ai servitori del <strong>Comune</strong> incaricati della pulizia citta<strong>di</strong>na ed alla<br />

pioggia, il centro abitato poteva contare, per la sua pulizia, anche sulla voracità<br />

dei “porci <strong>di</strong> Sant’Antonio” che grufolando tra i rifiuti urbani, espletavano<br />

la funzione <strong>di</strong> spazzini. Solo i monaci <strong>di</strong> Sant’Antonio avevano <strong>di</strong>ritto<br />

<strong>di</strong> lasciar circolare liberamente i propri suini (che trovavano presumibilmente<br />

molto cibo), ma in numero non superiore a quin<strong>di</strong>ci. All’epoca tale<br />

concessione si ritrova co<strong>di</strong>ficata in quasi tutte le città, anche fuori dalla Lombar<strong>di</strong>a,<br />

in quanto i monaci del suddetto Or<strong>di</strong>ne producevano tra<strong>di</strong>zionalmente<br />

un unguento efficacissimo contro una malattia molto <strong>di</strong>ffusa tra la popolazione<br />

<strong>me<strong>di</strong>evale</strong>: il fuoco <strong>di</strong> sant’Antonio, sotto il cui nome andavano probabilmente<br />

accumunate la rispola e varie infezioni cutanee.<br />

Per combattere invece<br />

l’inquinamento acustico<br />

(ma anche per una forma<br />

moralizzatrice) erano<br />

proibite le serenate notturne<br />

con la viola e il liuto<br />

o altro strumento musicale.<br />

“Che nessuno vada sonando<br />

<strong>di</strong> notte…”


L’alimentazione dei nostri<br />

antenati nel Trecento<br />

Poche sono le notizie circa i pasti consumati dai nostri antenati me<strong>di</strong>evali. Ci<br />

rimane solo la testimonianza <strong>di</strong> ciò che fece servire ai propri invitati il nostro castellano,<br />

un certo Giovanni da Recizach, il giorno <strong>di</strong> San Giovanni Battista del<br />

lontano 1327.<br />

Le portate, da mille e una notte, comprendevano: capretti, anguille, pavoni, quaglie,<br />

capponi, lepri, un intero vitello arrosto e, per finire, qualche porcellino dorato.<br />

Il tutto annaffiato da del buon vino.<br />

Durante il Me<strong>di</strong>oevo le vigne venivano coltivate un po’ dappertutto e anche nel<br />

nostro borgo, che vantava una produzione locale <strong>di</strong> vino, bevanda molto richiesta<br />

e <strong>di</strong>ffusa. Nessuno strato sociale vi rinunciava.<br />

Nelle locande, dopo il terzo suono delle campane della sera, era proibito venderlo.


Qualche cibo dell’epoca si trova<br />

ancora sulla nostra tavola: la<br />

luganega, (lucanica nel Me<strong>di</strong>oevo),<br />

è ancor oggi tra le nostre specialità<br />

culinarie più conosciute<br />

ed apprezzate. Bonvesin da la Riva<br />

(1250-1313 circa) ci parla poi<br />

della “polta”, alimento cucinato<br />

con farina <strong>di</strong> frumento che oggi<br />

chiamiamo “pult”, una polenta<br />

molle solitamente consumata con<br />

il latte.<br />

La parte più antica degli Statuti Comunali risale al 1224, quand’era Podestà<br />

Taddeo de Villa . Contiene numerose e minuziose norme per il confezionamento<br />

e la ven<strong>di</strong>ta del pane, che era <strong>di</strong> tre tipi: i primi due a base <strong>di</strong> frumento (panis<br />

palaus, cioè <strong>di</strong> pasta dura, e panis levatus, lievitato); il terzo era impastato<br />

con segale e miglio (panis misturae, pane <strong>di</strong> mistura).<br />

La frutta si trovava sulla tavola dei più ricchi: ciliegie, prugne, more, fichi,<br />

uva, noci e nocciole, fragole, mele e pere, melograne, mele cotogne, nespole, giuggiole<br />

e corniole.<br />

Le castagne abbondavano sulla mensa del popolo, cucinate in <strong>di</strong>versi mo<strong>di</strong>.<br />

Erano tra i prodotti più apprezzati del bosco, perché buone e nutrienti. Per poterle<br />

conservare le si faceva essiccare.<br />

Per apparecchiare la tavola si usavano una rustica tovaglia, ai cui lembi i<br />

commensali si pulivano mani e bocca, e stoviglie <strong>di</strong> legno o terracotta: il taiè,<br />

sorta <strong>di</strong> grande piatto fondo su cui si poteva mangiare e tagliare le vivande,<br />

la squella, la scodella,<br />

il graelin, la fon<strong>di</strong>na,<br />

la copa e il napo, in cui si beveva,<br />

il pugnale (a mo’ <strong>di</strong> coltello) e il cugial, della sagoma <strong>di</strong> un mestolo. Le forchette<br />

erano sconosciute.<br />

Queste testimonianze le dobbiamo a Bonvesin da la Riva, che in “Cinquanta cortesie<br />

da tavola” fornisce anche suggerimenti pratici sul comportamento del commensale<br />

“…no trop impir la boca, ni trop mangiar in pressa…”


…Il dì è giunto<br />

per tutto lo popolo monsciascho<br />

<strong>di</strong> ben mirare,<br />

intra le mura de lo Borgo,<br />

il Palatium Comunis Modoetie…<br />

Lo ban<strong>di</strong>tore,<br />

da trombe et tambur seguíto,<br />

annuntia il lieto approssimarsi<br />

de la <strong>Festa</strong>.<br />

Gaiezza et serenitate<br />

siano li benvenuti!


I personaggi storici monzesi<br />

del tempo<br />

Pietro Visconte, nobile e potente militare, fu Podestà <strong>di</strong> Modoetia<br />

(così si chiamava il nostro borgo) dal 1291 al 1293.<br />

Suo padre era Gaspare, fratello <strong>di</strong> Ottone e <strong>di</strong> Obizio. Quest’ultimo<br />

era nonno <strong>di</strong> Matteo Visconti, quin<strong>di</strong> Pietro era cugino in<br />

secondo grado <strong>di</strong> Matteo, Signore <strong>di</strong> Milano.<br />

Pietro ebbe due figli maschi, Gaspare e Lodrisio ed alcune femmine.<br />

Matteo Visconti, Signore <strong>di</strong> Milano, ricoprì la carica <strong>di</strong><br />

Capitano del Popolo (“pro conservatione libertatis”) dal<br />

1288 al 1302, per volontà dell’Arcivescovo Ottone Visconti.<br />

Divenne poi Vicario Imperiale dal 13 Luglio 1311 al 24<br />

giugno 1322, quando morì.<br />

Quale Signore <strong>di</strong> Milano si fregiava del titolo “Dominus<br />

Modoetiae”, anche se <strong>Monza</strong> era considerata dagli statuti<br />

milanesi “terra forastiera”.<br />

Dal matrimonio con Bonacossa Borri ebbe otto figli: Galeazzo,<br />

Marco, Giovanni, Luchino, Beatrice, Caterina, Zaccarina e Stefano.<br />

Conte Riccardo <strong>di</strong> Langosco era il Capitano <strong>di</strong> Ventura delle<br />

milizie viscontee. Fu condottiero valoroso delle sue truppe negli<br />

asse<strong>di</strong> <strong>di</strong> Arona e <strong>di</strong> Desio nel 1277.<br />

L’Autorità ecclesiastica era rappresentata dall’Arciprete<br />

Manfredo della Torre, principe milanese, che rinunciò due<br />

volte all’importante carica con <strong>di</strong>ritto <strong>di</strong> regresso e da Avogadro<br />

degli Avogadri o Avvocato degli Avvocati, che poserà<br />

la prima pietra per l’ampliamento della Basilica <strong>di</strong> S. Giovanni<br />

Battista nella cortina della Chiesa, nel 1300.


Discorso dal Palazzo Comunale<br />

del Podestà Pietro Visconte,<br />

nobile e potente milite.<br />

In questo giorno del mese <strong>di</strong> giugno dell’anno del Signore 1293, alla presenza del<br />

munifico Signore <strong>di</strong> Milano Matteo Visconti, accompagnato dal Capitano delle milizie<br />

ghibelline Conte Riccardo <strong>di</strong> Langosco ed al cospetto dell’Arciprete <strong>di</strong> <strong>Monza</strong> Avogadro<br />

degli Avogadri e dell’Arciprete Manfredo della Torre, Principe Milanese, il vostro Rettore<br />

e Podestà della comunità <strong>di</strong> <strong>Monza</strong> Pietro Visconte, suffragato dalla Curia del<br />

<strong>Comune</strong>, dai do<strong>di</strong>ci Sapienti e dai rappresentanti del Consiglio Maggiore, qui presenti,<br />

farà murare questa lapide a perenne memoria per il completamento del Palazzo<br />

del <strong>Comune</strong> <strong>di</strong> <strong>Monza</strong>.<br />

Le opere realizzate comprendono il portico con sopra la grande sala per le riunioni del<br />

Consiglio Maggiore che unitamente all’a<strong>di</strong>acente palazzo con la nostra residenza ufficiale,<br />

gli uffici amministartivi, le camere giu<strong>di</strong>ziarie e le carceri, vanno a sostituire<br />

le varie pertinenze comunali sparse per il borgo.<br />

Potremo così rendere liberi gli e<strong>di</strong>fici ed il portico a<strong>di</strong>acente alla basilica <strong>di</strong> San Giovanni<br />

Battista nella zona detta Cortina, affinchè le autorità ecclesiastiche, qui rappresentate<br />

dagli arcipreti Avogadro degli Avogadri e Manfredo della Torre, possano ritornare<br />

al pieno go<strong>di</strong>mento delle proprietà loro spettanti e destinate all’ingran<strong>di</strong>mento<br />

della nostra antica Basilica, fondata dalla venerata regina Teodolinda, ormai troppo<br />

piccola per l’accresciuta popolazione monzese.<br />

Ammiriamo la novella architettura dell’ ampliato Duomo, qui esibita al popolo, che<br />

andremo ad erigere nei prossimi anni, sicuramente anche con il concorso del <strong>Comune</strong>,<br />

come certamente vorrà deliberare il Consiglio Maggiore dei citta<strong>di</strong>ni monzesi.<br />

Ammiriamo pure gli stupen<strong>di</strong> oggetti che compongono il Tesoro della Basilica, mostrati<br />

al popolo, grazie alla magnificenza degli Arcipreti custo<strong>di</strong> <strong>di</strong> queste preziose reliquie,<br />

in segno della ritrovata armonia tra la municipalità ed il clero monzese.<br />

A San Giovanni Battista e a San Gerardo, protettori del <strong>Comune</strong> <strong>di</strong> <strong>Monza</strong>, affinchè<br />

li conservino e li tutelino per sempre in avvenire.


Il mercato <strong>me<strong>di</strong>evale</strong><br />

Sotto i portici del Palazzo dell’Arengario, sede dell’antico <strong>Comune</strong> Monzese,<br />

verrà allestito un mercato, seguendo le norme che erano contenute negli Statuti<br />

Me<strong>di</strong>evali. Si vedranno all’opera vari artigiani: affreschisti, liutai, conciatori <strong>di</strong><br />

pelli, amanuensi, armaioli, tintori, lavoranti e mercanti dei preziosi pannilana,<br />

ven<strong>di</strong>tori <strong>di</strong> cereali e legumi.<br />

Potrà essere gustata da tutti i partecipanti all’evento la “mestura brusada” un<br />

antico pane <strong>me<strong>di</strong>evale</strong> preparato con frutta e varie farine accompagnato dall’<br />

“ippocrasso”, un vino speziato particolarmente tonificante.<br />

Dalla consultazione <strong>di</strong> antiche immagini siamo anche riusciti ad ottenere una<br />

stampa riproducente il complesso architettonico sotto le cui volte si svolgeva<br />

tale mercato. Questa stampa è a <strong>di</strong>sposizione del pubblico.<br />

Il mercato sotto le arcate dell’Arengario si tenne fino alla seconda metà dell’ ’800.<br />

Mercato ottocentesco sotto i portici dell’Arengario


La <strong>Festa</strong><br />

Sulla piazza antistante l’Arengario e successivamente in piazza Duomo si alterneranno<br />

scene attinte a piene mani dalla tra<strong>di</strong>zione <strong>me<strong>di</strong>evale</strong>, con l’ausilio<br />

<strong>di</strong> trampoli e <strong>di</strong> effetti pirotecnici in un entusiasmante susseguirsi <strong>di</strong> emozioni<br />

visive.<br />

Un giullare, legato ad un cavo d’acciaio, si calerà dalla torre dell’Arengario e<br />

planando sulle teste degli astanti giungerà in piazza, dando inizio alla <strong>Festa</strong>.<br />

Nel Me<strong>di</strong>oevo il giullare era l’unica persona che, in alcune occasioni, poteva<br />

soverchiare l’or<strong>di</strong>ne prestabilito: si elevava egli stesso alla guida del popolo, sostituendosi<br />

al Podestà o al Signore per un sol giorno, quello della <strong>Festa</strong>.<br />

Il nostro giullare, durante la manifestazione serale, condurrà, come all’epoca, il<br />

pubblico fino alla piazza del Duomo per coinvolgerlo in una grande rappresentazione<br />

teatrale.<br />

Quattro “grallatores” (i trampolisti me<strong>di</strong>evali) assisteranno al volo del giullare<br />

sulla piazza. Essi rappresenteranno i quattro elementi che costituiscono la<br />

vita: ARIA, ACQUA, TERRA E FUOCO.<br />

La tra<strong>di</strong>zione voleva che i quattro elementi fossero contenuti in un’ampolla <strong>di</strong> vetro<br />

e che dalla loro unione nascesse la vita e quin<strong>di</strong> un uomo e una donna.<br />

Nel Me<strong>di</strong>oevo i quattro elementi naturali o alchemici rappresentavano i quattro<br />

mon<strong>di</strong> che costituiscono l’essere umano (fisico, psichico, mentale e spirituale) e i<br />

quattro punti car<strong>di</strong>nali, che delimitano il creato (Nord, Sud, Est, Ovest).<br />

La conquista <strong>di</strong> questi quattro elementi significava quin<strong>di</strong> la supremazia sulle<br />

forze del mondo.<br />

Per questo la lotta tra il Bene e il Male (qui rappresentato dai <strong>di</strong>avoli e dai mostri<br />

ispirati al bestiario <strong>me<strong>di</strong>evale</strong>) è, nelle leggende antiche, sempre basato sulla<br />

battaglia per il trionfo sui quattro elementi. Durante lo spettacolo in piazza<br />

Duomo, effetti <strong>di</strong> fuoco e luce esalteranno le caratteristiche <strong>di</strong> ognuno <strong>di</strong> essi.<br />

Secondo questa libera interpretazione la battaglia finale vedrà la vittoria del<br />

Bene che libererà i quattro elementi e sottometterà il Male.<br />

Questo tema fu caro al teatro <strong>me<strong>di</strong>evale</strong> e fu più volte rappresentato in Italia,<br />

Francia e Germania nei secoli XIII, XIV e XV.


I protagonisti <strong>di</strong> questa storia<br />

sfilano <strong>di</strong>nnanzi a noi...<br />

i figuranti che li accompagnano<br />

sono lieti <strong>di</strong> presentarceli<br />

Squilli <strong>di</strong> trombe e rullo <strong>di</strong> tamburi.<br />

Gente <strong>di</strong> <strong>Monza</strong> e delle terre vicine, u<strong>di</strong>te, u<strong>di</strong>te!<br />

Questa sera vogliamo ricordare il completamento dell’Arengario e del Palazzo del<br />

Podestà, esistito fino al 1906 in piazza Roma.<br />

Siamo nel giugno dell’anno 1293 ed il Podestà Pietro Visconte pone a futura memoria<br />

una lapide, che esiste ancora sopra la porta dell’Arengario.<br />

<br />

Dietro all’araldo che porta lo stemma <strong>di</strong> <strong>Monza</strong>, (una luna rossa in campo bianco)<br />

seguono i funzionari del <strong>Comune</strong> <strong>di</strong> Modoetia.<br />

Sfilano quin<strong>di</strong>:<br />

i Servitori del <strong>Comune</strong> con il berretto<br />

rosso,<br />

i Canevari con gli scrigni, ossia i cassieri<br />

comunali,<br />

i Cercamacchie, con le pergamene, ovvero<br />

gli scopritori <strong>di</strong> reati penali e i controllori<br />

del <strong>di</strong>ritto amministrativo comunale,<br />

i membri della Curia, composta dal giu<strong>di</strong>ce,<br />

due procuratori e quattro notai con le loro mogli e figli. Seguono i rappresentanti<br />

del Consiglio Maggiore, con le loro famiglie.<br />

Infine il Consiglio dei Do<strong>di</strong>ci Sapienti con mantellina rossa. Il Consigliere Anziano<br />

porta il libro degli Statuti <strong>di</strong> Modoetia.


Ecco, o popolo <strong>di</strong> <strong>Monza</strong>, il potente milite, Signore, Pietro Visconte, Podestà del nostro<br />

Borgo.<br />

È nipote dell’Arcivescovo <strong>di</strong> Milano Ottone Visconti, ed era con lui alla battaglia <strong>di</strong><br />

Desio nel 1277, quando i Visconti sconfissero i Torriani, conquistando il potere in Milano<br />

e nel suo territorio.<br />

Accanto al Podestà la moglie con i figli Gaspare e Lodrisio e le figlie.<br />

Segue il Conte Riccardo <strong>di</strong> Langosco, capitano e condottiero valoroso delle truppe viscontee<br />

negli asse<strong>di</strong> <strong>di</strong> Arona e <strong>di</strong> Desio.<br />

Infine una rappresentanza dei vittoriosi veterani delle milizie <strong>di</strong> Matteo Visconti.<br />

<br />

Ecco l’insegna della gloriosa casata dei Visconti, sorretta dall’araldo che precede il<br />

grande e magnifico Matteo Visconti.<br />

Matteo è il Capitano del Popolo <strong>di</strong> Milano, ma è destinato a <strong>di</strong>ventare Signore <strong>di</strong> Milano<br />

per volontà dell’Arcivescovo Ottone Visconti, per i suoi meriti militari e soprattutto<br />

politici nel consolidare il potere visconteo intorno a Milano e nei rapporti con gli altri<br />

poteri forti, dall’impero al papato.<br />

È accompagnato dalla moglie Madonna Banacossa Borri con i figli Galeazzo, Marco,<br />

Giovanni, Luchino, Beatrice, Caterina, Zaccarina e Stefano.<br />

Seguono i notabili della corte milanese con i cani da caccia, i rapaci ed i musicanti<br />

con i loro strumenti.<br />

<br />

Data l’importanza dell’evento, sono presenti ben due Arcipreti.<br />

Il titolare del seggio <strong>di</strong> San Giovanni è Avogadro degli Avogadri eletto dai Visconti<br />

nel 1277, destituendo Manfredo della Torre, il quale accetta <strong>di</strong> mettersi da parte,<br />

ma con <strong>di</strong>ritto <strong>di</strong> regresso, quin<strong>di</strong> <strong>di</strong> poter rientrare in possesso della carica arcipretale.<br />

Seguono i Canonici del Duomo.<br />

La venerata Regina Teodolinda, fondatrice della Basilica, è sempre nel cuore dei<br />

monzesi, in sua memoria viene mostrato lo stendardo che la raffigura.<br />

Appresso è ostentata l’iconografia del Santo protettore <strong>di</strong> <strong>Monza</strong> Giovanni il Battista.<br />

L’attuale Duomo verrà ampliato nell’anno 1300. Nel 1293 la basilica non è ancora<br />

sufficientemente ampia per sod<strong>di</strong>sfare il grande afflusso dei fedeli alle funzioni religiose.<br />

Gli spazi lasciati liberi dall’Amministrazione Comunale, inse<strong>di</strong>ata presso la Chiesa,<br />

permetteranno <strong>di</strong> ingran<strong>di</strong>re il Duomo.


I Canonici mostrano ai monzesi il progetto della futura facciata e l’iconografia della<br />

lunetta che verrà posta sopra il portale principale.<br />

<br />

Il Tesoro del Duomo <strong>di</strong> <strong>Monza</strong> fu impegnato nel 1273 dai Della Torre a garanzia<br />

<strong>di</strong> un prestito <strong>di</strong> 26.000 fiorini d’oro e tenuto in custo<strong>di</strong>a dagli Umiliati.<br />

Per l’occasione questi ultimi ne mostrano ai monzesi alcuni pezzi.<br />

La Corona Ferrea è emblema dell’incoronazione dei re d’Italia, la Chioccia con i pulcini<br />

rappresenta la regina Teodolinda con le sette province longobarde, le copertine dei<br />

Vangeli sono dono <strong>di</strong> Teodolinda alla Basilica <strong>di</strong> San Giovanni, la croce pettorale del<br />

Re longobardo Agilulfo, il calice <strong>di</strong> zaffiro è opera tardo romana <strong>di</strong> raffinata bellezza<br />

e il reliquiario contenente un dente <strong>di</strong> San Giovanni Battista è tempestato <strong>di</strong> pietre<br />

preziose.<br />

<br />

Le numerose corporazioni operanti nel borgo e nel territorio <strong>di</strong> <strong>Monza</strong> detengono un<br />

forte potere economico capace <strong>di</strong> influenzare notevolmente la vita politica.<br />

La corporazione più importante è quella dei mercanti. Il commercio dei panni <strong>di</strong> lana<br />

avviene con le altre città commerciali dell’Italia settentrionale e centrale ed anche<br />

con altre realtà europee e orientali.<br />

Innanzi a Voi i ricchi mercanti con i lavoranti, i tintori, i mugnai, i cacciatori, i conta<strong>di</strong>ni,<br />

cioè il popolo operoso ed intraprendente che in ogni secolo ha vissuto nelle<br />

contrade <strong>di</strong> <strong>Monza</strong> e ancora i giullari, i gaudentes...


Questo avvincente<br />

viaggio nel passato sarà<br />

raccontato con competenza<br />

epassione da:<br />

Associazione “La Ghiringhella” <strong>di</strong> Villasanta<br />

Club del Buongustaio <strong>di</strong> <strong>Monza</strong><br />

Compagnia del Corvo dell’Associazione Brianza Me<strong>di</strong>evale<br />

Compagnia dei Folli <strong>di</strong> Marina del Tronto<br />

Compagnia San Giorgio e il Drago <strong>di</strong> Milano<br />

G.A.P. Gruppo Amici del Presepe <strong>di</strong> Lissone<br />

Gruppo “Cassina del louf” <strong>di</strong> Villasanta<br />

Gruppo Falconieri Brianza<br />

Gruppo “La Santa” <strong>di</strong> Villasanta<br />

Gruppo Teatrale “Azeta” <strong>di</strong> <strong>Monza</strong><br />

Gruppo Elisa Viganò <strong>di</strong> Villasanta<br />

“I Amis da la Cantunada” <strong>di</strong> <strong>Monza</strong><br />

Musici dell’Urna <strong>di</strong> Urgnano<br />

Palio degli Zoccoli <strong>di</strong> Desio: contrada Dügana<br />

Zanni <strong>di</strong> Ranica


Ringraziamenti<br />

Ghi Meregalli, a nome del Comitato Maria Letizia Verga, ringrazia l’Assessore al Turismo,<br />

Spettacolo ed Eventi del <strong>Comune</strong> <strong>di</strong> <strong>Monza</strong> Vincenzo Ascrizzi, L’Arciprete Mons. Leopoldo<br />

Garibol<strong>di</strong> e Don Pietro Raimon<strong>di</strong> dell’Oratorio Redentore, i Rappresentanti delle Forze dell’Or<strong>di</strong>ne<br />

e tutti coloro che hanno accettato <strong>di</strong> collaborare per un intento comune.<br />

I sentimenti della più sincera gratitu<strong>di</strong>ne alle persone che, singolarmente o riunite in associazioni,<br />

hanno offerto il loro intelligente e generoso operato, prestato volontariamente, al fine<br />

<strong>di</strong> arricchire questa rievocazione storica.<br />

Un particolare grazie a:<br />

Alice Aiolfi<br />

Antonella Ambrosini<br />

A.N.A. Associazione Nazionale Alpini- sezione <strong>di</strong> <strong>Monza</strong><br />

Alessandro Baito<br />

Ugo Brambilla<br />

Patrizia Cattaneo<br />

Dario Catona<br />

Giancarlo Cerizza<br />

Nicola Cozza<br />

Circolo Culturale Don Primo Mazzolari “Gruppo Imago” <strong>di</strong> Vedano al Lambro<br />

Comitato Organizzatore del Palio degli Zoccoli <strong>di</strong> Desio<br />

C.R.I. Croce Rossa Italiana – sezione <strong>di</strong> <strong>Monza</strong><br />

Francesca Daverio<br />

Guido Garlati<br />

Paola Giambelli<br />

Il Gigante <strong>di</strong> Porta Lo<strong>di</strong><br />

Giorgio Palmiere<br />

Paolo Perego<br />

Paolo Radaelli<br />

Fernanda Riva<br />

Chiara Rossi<br />

Andrea Sala<br />

Michele Sangineto<br />

Giovanni Santamaria<br />

Noemi Valcarenghi<br />

Silvia Viglione<br />

Volontari del Comitato M.L.Verga gruppo “Cascina Costa Alta” <strong>di</strong> Biassono<br />

Un ringraziamento particolarmente sentito<br />

a Gianni Selvatico, caro amico, per la consulenza storica e i preziosi consigli.


Lo stemma <strong>me<strong>di</strong>evale</strong> <strong>di</strong> <strong>Monza</strong><br />

Lo stemma attuale del <strong>Comune</strong> <strong>di</strong> <strong>Monza</strong>

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