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Alienata con la monomania del gioco - percorsi di arte

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SCHEDA 14<br />

Théodore Géricault, “<strong>Alienata</strong> <strong>con</strong> <strong>la</strong> <strong>monomania</strong> <strong>del</strong> <strong>gioco</strong>”, 1822-1823, olio su te<strong>la</strong>, 77 x 64,5<br />

cm, Parigi, Museo <strong>del</strong> Louvre.<br />

Scoraggiato e <strong>del</strong>uso, Géricault si trasferì a Londra per alcuni mesi, attratto soprattutto dai<br />

bassifon<strong>di</strong>, dall’emarginazione, dal <strong>la</strong>to meno esaltante <strong>del</strong><strong>la</strong> metropoli moderna, quello che<br />

nessuno, nell’euforia per il progresso industriale, voleva ancora vedere e rappresentare.<br />

Tra i <strong>di</strong>pinti degli ultimi anni una serie <strong>di</strong> tele rappresenta bene il carattere oscuro <strong>di</strong> Géricault, ma<br />

anche il suo interesse per <strong>la</strong> realtà <strong>con</strong>temporanea e <strong>la</strong> sua idea alle idee liberali e innovative.<br />

Stimo<strong>la</strong>to dalle ricerche <strong>di</strong> un amico psichiatra, impegnato a <strong>di</strong>mostrare che <strong>la</strong> follia è una ma<strong>la</strong>ttia,<br />

non una colpa da punire in quei luoghi <strong>di</strong> orrore che erano i manicomi <strong>del</strong>l’epoca, Géricault <strong>di</strong>pinse<br />

alcuni ritratti <strong>di</strong> uomini e donne affetti da alterazioni psichiche, da monomanie, cioè da ossessioni<br />

che coinvolgono un unico aspetto <strong>del</strong> comportamento: il furto, il <strong>gioco</strong> d’azzardo, <strong>la</strong> pedofilia,<br />

l’invi<strong>di</strong>a.<br />

La <strong>di</strong>gnità <strong>di</strong>mostrata nel <strong>di</strong>pingere il dolore dei personaggi in balia <strong>del</strong>le onde ne La zattera <strong>del</strong><strong>la</strong><br />

Medusa, si rive<strong>la</strong> anche nel<strong>la</strong> solitu<strong>di</strong>ne <strong>del</strong>l’<strong>Alienata</strong> <strong>con</strong> <strong>la</strong> <strong>monomania</strong> <strong>del</strong> <strong>gioco</strong>.<br />

Géricault <strong>di</strong>pinse una serie <strong>di</strong> <strong>di</strong>eci ritratti (dei quali solo cinque sono giunti fino a noi), de<strong>di</strong>cati ad<br />

altrettante forme <strong>di</strong> “<strong>monomania</strong>”, come <strong>la</strong> cleptomania, <strong>la</strong> pazzia, <strong>la</strong> grandezza militare e l’invi<strong>di</strong>a.


Il suo interesse dal dramma collettivo de La zattera si trasferisce a quello in<strong>di</strong>viduale <strong>di</strong> questi<br />

<strong>di</strong>pinti.<br />

Dei protagonisti <strong>di</strong> queste opere il pittore rende (attraverso <strong>la</strong> profon<strong>di</strong>tà espressiva degli occhi, il<br />

movimento dei piani facciali e il rapporto cromatico) il dolore interiore, <strong>la</strong> sofferenza <strong>di</strong> chi guarda<br />

un mondo che non comprende e che gli è estraneo: pazzo è l’ “a-normale”, il “<strong>di</strong>verso”, l’<br />

“irrego<strong>la</strong>re”, colui cioè che non agisce com’egli altri vorrebbero; perciò è emarginato, anzi,<br />

estromesso dal<strong>la</strong> società.<br />

Pazzia e genio, nel<strong>la</strong> poetica romantica, quasi si identificano: l’uno e l’altro <strong>con</strong>du<strong>con</strong>o al<strong>la</strong><br />

sofferenza, prezzo ineliminabile che deve essere pagato al<strong>la</strong> società borghese.<br />

In quest’opera è rappresentata una donna vecchia dagli occhi incavati e dalle palpebre arrossate,<br />

dal<strong>la</strong> fronte solcata da profonde rughe e dai capelli corti che fuories<strong>con</strong>o dal<strong>la</strong> cuffia scomposta, <strong>con</strong><br />

lo sguardo perso nel vuoto a rincorrere il pensiero fisso che l’ha estraniata dal<strong>la</strong> vita reale.<br />

L’artista esplora gli abissi <strong>del</strong><strong>la</strong> ma<strong>la</strong>ttia senza morbosità. Coglie i sintomi <strong>del</strong> <strong>del</strong>irio negli sguar<strong>di</strong>,<br />

nell’abbigliamento, ma il suo pennello rive<strong>la</strong> simpatia e p<strong>arte</strong>cipazione: non abbiamo <strong>di</strong> fronte<br />

mostri, ma esseri umani <strong>la</strong> cui ragione è vigile solo in p<strong>arte</strong>.<br />

Il <strong>con</strong>fine tra verità e orrore, tra salute mentale e follia è molto <strong>la</strong>bile, sembra <strong>di</strong>rci l’artista,<br />

preannunciando un tema fondamentale <strong>del</strong><strong>la</strong> cultura moderna.

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