Digital Video - Coral Electronic

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Digital Video - Coral Electronic

VERSUS

58

Versus

a bassa frequenza

dv

n.130 Febbraio 2011


La storia del subwoofer

Prima di parlare degli aspetti costruttivi, possiamo utilmente

iniziare con la definizione stessa di subwoofer e con quello

che in seguito è diventato lo standard costruttivo di questo

diffusore. Il subwoofer è un componente chiamato a riprodurre

soltanto la porzione più bassa delle frequenze della

musica o del sonoro dei film. All’inizio, i sub fecero il loro

ingresso nella sala d’ascolto perché furono tirati dentro e

resi necessari dalle dimensioni dei diffusori che si andavano

man mano riducendo. I migliori dell’epoca utilizzavano un

grosso altoparlante caricato in genere in sospensione pneumatica

e filtrato passivamente. Si trattava comunque di sub

dedicati a sistemi di altoparlanti ben precisi, motivo per il

quale erano definite a priori le caratteristiche del crossover

per ottenere un incrocio ottimale.

n.130 Febbraio 2011

Man mano i diffusori di piccole dimensioni sono diventati

sempre più di moda e quindi aumentati vertiginosamente

come numero. La varietà di modelli e di dimensioni dei satelliti

si è portata dietro una variazione notevole della risposta

riproducibile in gamma bassa a seconda dei midwoofer impiegati,

tanto che è diventato difficile, se non del tutto impossibile,

determinare una corretta frequenza di incrocio

per il crossover passivo del sub. Le prime realizzazioni senza

crossover passivo prevedevano un crossover elettronico

che aveva la possibilità di adattare le caratteristiche dell’incrocio

e che si connetteva tra preamplificatore ed amplificatori

di potenza. Immediatamente i costruttori più attenti

hanno intuito che quella era la strada da seguire, vista la

possibilità di aggiungere nel crossover elettronico anche

delle equalizzazioni che da un lato consentivano una maggiore

estensione verso il basso e dall’altro permettevano, a

dv 59

VERSUS

di Gian Piero Matarazzo


VERSUS

60

parità di estensione, di ridurre le dimensioni del box. Lo step

successivo, venuto quasi subito come naturale

estensione, è stato quello di aggiungere un amplificatore interno,

in modo da svincolare il sub dal resto dell’impianto.

Comunque sia, con un crossover attivo o con un passivo il

vero tallone di Achille nella riproduzione delle basse frequenze

è costituito dall’escursione della membrana. Più la

membrana è chiamata a riprodurre frequenze basse e più si

deve muovere avanti ed indietro. Superato il suo limite costruttivo

l’emissione inizia ad essere distorta, dapprima solo

sui picchi e quindi difficilmente udibile, e poi sempre di più,

con una emissione non più proporzionale al segnale che gli

fornisce l’amplificatore. Oltre tale escursione è inutile andare,

anche se il pericolo di rotture meccaniche è raggiungibile

a potenze ancora maggiori. Investito di una importanza che

prima non aveva, il subwoofer è stato vorticosamente inghiottito

dal mercato, che ha cercato immediatamente di

adattare la produzione di questi scatoloni ai desideri degli

audiofili che richiedevano a gran voce delle dimensioni più

contenute. L’idea che a molti progettisti sembrò intelligente

fu quella di indurire le sospensioni, una operazione che ha

per diretta conseguenza la riduzione del volume di carico.

Per compensare tale modifica e riottenere quasi del tutto le

caratteristiche necessarie fu aumentata di molto la massa

della membrana, fino a giungere nelle versioni più estreme

ad oltre 350 grammi per un trasduttore da dodici pollici. Le

dimensioni dei subwoofer si sono ridotte all’inverosimile ma

oltre il limite dei quaranta litri risultava effettivamente difficile

pretendere una tenuta in potenza almeno decorosa. Il

punto debole dell’escursione è stato affrontato con grande

impegno dai progettisti di altoparlanti, tanto da rivoluzionare

da un lato il disegno del polo centrale e realizzando bobine

mobili molto alte, mentre dall’altro lato si è provveduto a

realizzare tutte le parti meccaniche collegate alla bobina in

grado di reggere ampi spostamenti in tutta linearità.

L’escursione nel giro di qualche anno si è triplicata e con essa

anche la tenuta in potenza. A questo punto il volume del

box che deve caricare il woofer è diventato una sorta di scatola,

da cucire attorno al trasduttore, e poco male se la risposta

può arrivare a malapena a 60-70 Hz: ci pensa l’equalizzatore

a fornire un boost, un rinforzo alle frequenze desiderate,

tanto l’escursione lo permette. Abbiamo allora esaltazioni

anche di 12-15 decibel alla frequenza più bassa che

vogliamo riprodurre, correzioni che pretendono però la disponibilità

di tensioni molto elevate, che possono essere fornite,

alle frequenze bassissime, soltanto da amplificatori

inusitatamente potenti. La disponibilità dei nuovi amplificatori

digitali ad altissimo rendimento ha reso possibile questo

balzo in alto della potenza disponibile, peraltro a basso costo,

con alette di raffreddamento ridottissime e con tanti

chili di trasformatore risparmiati.

Le aspettative

Prima di andare a testare tutti i subwoofer in prova cerchiamo

di valutare con attenzione le caratteristiche che un sub,

economico o costosissimo, deve o dovrebbe possedere. Gestire,

come abbiamo visto, volumi ridotti e bassissime frequenze

implica il contenimento discreto delle vibrazioni e

delle limitazioni dovute al movimento, anche minimo, delle

pareti di legno. Da un lato bisogna comunque dire che più

piccolo è il box e minori sono i rischi di “crisi” della sua struttura.

Aspettiamoci comunque dei cabinet solidi, costruiti

adottando un incollaggio attento con spessori del legno notevoli.

Per i sub di dimensioni maggiori di 15-18 litri è quasi

d’obbligo almeno un rinforzo interno, col fissaggio del trasduttore

sul pannello che in ogni caso deve essere solidissimo,

effettuato con un buon numero di viti dalla presa nel legno

certa e stabile. In un passato recente il costruttore ac-

dv

corto montava l’elettronica di potenza in un volume totalmente

chiuso per evitare che l’aria spostata dalla membrana

all’interno del diffusore insinuandosi tra i connettori di ingresso

e di uscita provocasse fischi o soffi indesiderati. Figurarsi

se il mercato poteva accettare una complicazione costruttiva

per un po’ di aria spostata. Immediatamente si sono

resi disponibili connettori a tenuta d’aria o, più recentemente,

connettori ricoperti di colla anti-trafilaggio dell’aria: problema

risolto. Anche la schermatura del complesso magnetico,

certamente abbastanza onerosa per woofer di dimensioni

notevoli, è stata del tutto abbandonata. Da un lato il tubo catodico

sta sparendo, e dall’altro possiamo notare che in genere

questo è sistemato almeno ad un metro e mezzo dalla

potenziale sorgente di disturbo non più in grado di alterare i

colori. La configurazione di carico in bass reflex tiene ancora

banco, viste le dimensioni dei trasduttori sempre abbastanza

piccole, mentre la sospensione pneumatica sembra rinascere

nelle realizzazioni più costose a causa del cessato “allarme

escursione” oggi meno pressante anche nella fascia di prodotti

economici. Attenzione però a non associare d’ufficio la

configurazione della sospensione pneumatica ad una blanda

pendenza acustica, visto che l’utilizzo di generosi passa-alto

sottosmorzati produce alla fine nei subwoofer più economici

un andamento della risposta acustica assimilabile a quella di

un bass reflex, con tutti gli svantaggi che questa scelta comporta

almeno in termini di smorzamento. Dell’elettronica di

comando e della sua evoluzione nel tempo abbiamo già parlato.

Quello che occorre notare nella valutazione di un

subwoofer amplificato, anche economico come quelli in prova

in questo Versus, riguarda la versatilità degli ingressi, delle

uscite e dei controlli. Molto spesso concentrandosi soltanto

sul dover estrarre le massime prestazioni dal subwoofer i

progettisti finiscono per dimenticare che questo tipo di diffusore

deve per forza interfacciarsi con un sistema satellite.

Personalmente aggiungo che la difficoltà da superare, che

maggiormente ci preoccupa quando connettiamo un sub a un

sistema di satelliti, riguarda proprio la scelta della frequenza

di incrocio col satellite e la differenza di fase acustica tra le

due emissioni. E qui in genere casca l’asino. Se avete dato

uno sguardo a tutti i test di subwoofer che effettuiamo sia su

Digital Video che su AUDIOREVIEW vi sarete resi conto della

notevole discrepanza tra le frequenze di taglio indicate sul

pannello di controllo e l’effettiva risposta acustica che si ottiene,

mai in linea con le indicazioni e mai troppo propensa a

scendere vicino alle frequenze di incrocio più basse. Occorrerà

allora tenerne conto quando ci saremo convinti che se la

manopola del crossover elettronico indica 60 Hz per la frequenza

di taglio probabilmente il subwoofer sta emettendo

indisturbato 90-100 Hz. Eppure non ci vuole molto a realizzare

un buon compromesso tra lettura e frequenza di incrocio.

Altra potenziale arma da poter usare è quella della fase. Una

taratura fine della fase consente un incrocio preciso ed efficace

mentre un semplice deviatore che consente solo la posizione

di zero e quella di 180 gradi anche se aiuta risolve poco.

Abbiamo già spiegato in altre occasioni che un controllo

fine della fase nel contesto di un crossover elettronico costa

più o meno quattro euro e non credo che sia una cifra che

possa mettere in crisi le aziende che producono amplificatori

per subwoofer. A proposito di questi e della realizzazione del

diffusore cercheremo di accertare la provenienza della costruzione,

con qualche indicazione del tipo “Made in Italy”

che dovremmo poter trovare magari sul pannello dell’amplificatore.

Va posta attenzione anche alla gestione degli ingressi

e delle uscite. Normalmente è possibile connettersi al sub sia

tramite uno spezzone di cavo di potenza direttamente

dall’amplificatore dei satelliti, utilizzando così un segnale di

livello elevato, sia tramite un cavo coassiale prendendo il segnale

di basso livello dal preamplificatore o direttamente dalla

sorgente. Questa seconda opzione ci consente di sganciar-

n.130 Febbraio 2011


ci dalla qualità dell’amplificatore destinato ai satelliti ma ci

sgancia anche dal livello della pressione degli stessi, tanto

che ad ogni aumento o diminuzione del volume dell’amplificatore

occorre un nuovo riallineamento del volume del

subwoofer. La differenza tra gli ingressi ad alto e basso livello

è costituita soltanto da una rete resistiva che abbassa il livello

della tensione di ingresso proveniente dall’amplificatore

rendendola simile a quella di una sorgente. Una certa attenzione

va posta allo stadio di ingresso dell’amplificatore del

subwoofer non tanto per l’impedenza di ingresso, ormai standardizzata

e sufficientemente elevata, quanto per il rischio di

saturazione del primo stadio che può inficiare del tutto la

prestazione del sub. Se uno stadio composto da un buffer o

da un amplificatore di ingresso è sistemato prima del potenziometro

del volume può accadere che in presenza di segnali

elevati saturi distorcendo il segnale. Abbassare il volume del

sub ovviamente non serve a nulla, visto che il potenziometro

attenua un segnale già distorto al suo ingresso. Per fortuna è

n.130 Febbraio 2011

un caso oggi abbastanza raro che comunque è stato riscontrato

da un certo numero di lettori. Tutto si risolve con un attenuatore

(due resistenze) poste direttamente sul connettore

di ingresso. Nel test proveremo anche a sovrapilotare l’ingresso

dei sub in prova per notare comportamenti anomali.

Le misure effettuate riguardano la risposta in frequenza, ripresa

su tre posizioni della manopola del crossover: la minima,

la massima e quella mediana. Il comportamento dinamico

del sub è bene espresso dalla misura della MOL che ci spiega

per ogni terzo di ottava quale è la massima pressione indistorta.

Va notato che in generale il contenuto energetico delle

bassissime frequenze nel contesto di un brano musicale è

molto basso, mentre nella riproduzione degli effetti del video

una buona MOL costituisce una perfetta presentazione per

un subwoofer. Quelli che proviamo in questo Versus sono

sub di dimensioni e prezzo contenuti, motivo per il quale dovremmo

aspettarci pressioni massime comprese tra i 100 ed i

110 decibel. dv

dv 61

VERSUS


DESCRIZIONE GENERALE E COLLEGAMENTI VERSUS

62 dv

Indiana Line

Basso 930

Il subwoofer italiano appare contenuto

nelle dimensioni ma abbastanza pesante

con i suoi quasi tredici chilogrammi.

Le sei viti che bloccano il trasduttore

da quasi nove pollici sono fissate

direttamente nel legno ed appaiono

stranamente molto corte per questo utilizzo,

anche se presentano una presa

abbastanza gagliarda, col legno che non

si sconvolge più di tanto anche svitando

e riavvitando le viti. Il trasduttore è collegato

all’amplificatore con cavi non

troppo spessi, ma comunque lunghi

quanto basta per poter agevolmente

sconnettere i due faston polarizzati. Il

cavo è ricoperto da una guaina spugnosa

che evita movimenti “scontrollati” alle

forti variazioni di pressione interna limitando

un fenomeno apparentemente

ininfluente come il soffio generato dal

movimento dell’aria tra i cavi di collegamento.

Qualcuno ha fatto delle misure

molto complesse su questa potenziale

fonte di rumore interno ed i costruttori

più attenti si stanno uniformando. Il cabinet

è realizzato impiegando MDF a

densità elevata dello spessore di 19 millimetri,

incollato molto bene, stuccato e

verniciato nero opaco con un trattamento

abbastanza coriaceo e ben resistente

ai piccoli urti che possono verificarsi

nell’uso e nella sistemazione in

ambiente. L’interno presenta tutte le

pareti rivestite di materiale acrilico,

tranne ovviamente la base, occupata dal

woofer passivo che ha un diametro simile

a quello attivo. Probabilmente il progettista

ha rinunciato alla pur allettante

tentazione di utilizzare un woofer passivo

di dimensioni maggiori per contenere

le dimensioni definitive del subwoofer

stesso. Nonostante le dimensioni tutto

sommato contenute del volume di lavoro

è stato previsto un notevole rinforzo

al centro della struttura per bloccare sul

nascere qualunque microdeformazione

dei pannelli di MDF sotto la spinta del

trasduttore e del passivo. Per quanto

possa sembrare improbabile una deformazione

delle pareti anche di qualche

frazione di millimetro sui picchi ad alta

pressione abbassa drasticamente l’emissione

a bassissima frequenza facendo

precipitare tutta la verve di cui un

subwoofer ha bisogno, specialmente

nella riproduzione degli effetti, a volte

tanto improbabili quanto improvvisi, dei

film più coinvolgenti. Il woofer è realizzato

partendo da un cestello in lamiera

stampata accuratamente verniciato che

non mostra alcuna feritoia al di sotto

del centratore, invero abbastanza rigido,

ma che prevede un foro di decompressione

che attraversa tutto il polo

centrale, fino a fuoriuscire su un fondello

bombato la cui forma è dovuta probabilmente

alla generosa escursione e dimensione

della bobina mobile. La membrana

è realizzata in cellulosa trattata

con resine smorzanti. Per non rovinare

l’estetica, e come suggerisce una tradizione

tutta inglese, il trattamento è stato

eseguito sulla parete posteriore della

membrana. La sospensione abbastanza

generosa è in gomma mentre la cuffia

parapolvere è rigida, impermeabile e

concava. L’elettronica di potenza è capace

di 250 watt rms grazie ad un amplificatore

in classe D che non rinuncia

però ad un generoso trasformatore toroidale

ben avvitato vicino all’elettronica

di potenza. Il woofer passivo è distanziato

dal pavimento grazie a quattro

piedoni con la punta gommata che sollevano

tutta la struttura del subwoofer di

qualche centimetro. I controlli prevedono

il potenziometro per la variazione

continua della frequenza di crossover, il

deviatore che inverte la fase ed il potenziometro

del volume. Le indicazioni della

frequenza di incrocio commisurate alla

risposta acustica del sub non mostrano

una grande precisione con la sola

frequenza dei 110 Hz a cui corrisponde la

posizione mediana della manopola, che

si avvicina all’incrocio acustico verificato

dell’altoparlante. Assente ingiustificato

il controllo fine della fase. Sulla piastra

dell’amplificatore è posta la targhetta

che la identifica come prodotta

nella Repubblica Popolare Cinese. dv

CI È PIACIUTO

- Costruzione accurata

- Versatilità

- Smorzamento

NON CI È PIACIUTO

- Assenza del regolatore di fase

Carta d’identità

Marca: Indiana Line

Modello: Basso 930

Tipo: reflex meccanico

Dimensioni (LxAxP): 270x295x395 mm

Peso: 12,7 kg

Caratteristiche principali dichiarate -

Potenza amplificatore interno: 250 watt

rms - max 400 watt - classe D. Ingressi:

alto livello e basso livello. Risposta in

frequenza: 25-180 Hz. Numero delle vie:

una. Frequenze di incrocio: 40-180 Hz.

Fase: 0 o 180°. Woofer: da 220 mm.

Passivo: da 220 mm. Fusibile: 3,15 A

Distribuito da: Coral Electronic,

C.so Allamano 74, 10090 Rivoli (TO).

Tel. 011 9594455.

www.coralelectronic.com

INDIANA LINE

Basso 930

REFLEX MECCANICO

PREZZO

€ 480,00

INDIANA LINE

dv BASSO 930

COMMENTO VOTO

Prestazioni

Costruzione

Rapporto

qualità/prezzo

Misure

Di buon livello, con un basso pulito

che sembra privilegiare la

riproduzione della musica ma

che non disdegna le frequenze

profonde dell’audio dei film.

Accurata, con un mobile solido

e afono ed una finitura notevole.

Buona la qualità globale del

sistema per un prezzo di vendita

contenuto.

Buona la prestazione in gamma

bassa. La pressione erogata

in ambiente è notevole.

n.130 Febbraio 2011

7

8

8

8


Il ponte di comando mostra i vari controlli disponibili. Notare gli ingressi

ad alto livello e l’ingresso LFE. Il woofer attivo è

un buon

componente, dotato

di una notevole

escursione e di una

discreta linearità.

Notare il cestello in

lamiera stampata.

n.130 Febbraio 2011

Sulla parete in basso è posizionato un woofer passivo dello stesso diametro di quello

attivo, distanziato dal pavimento tramite quattro piedoni plastici.

Il woofer passivo è

costruito sullo stesso

cestello di quello attivo.

dv 63

VERSUS


DESCRIZIONE GENERALE E COLLEGAMENTI VERSUS

64 dv

Mirage Omni-S10

Una parte del peso di questo

subwoofer è certamente dovuto

allo spessore del medium density

utilizzato per la costruzione del cabinet,

spessore che vale 19 millimetri, ed

in parte alle dimensioni, maggiori degli

altri sub provati. Occorre “sradicare”

otto viti dal medium density e rimuovere

una ghiera di materiale plastico

per poter appena sollevare il woofer

visto che la lunghezza del cavo sembra

essere stata decisa da uno scozzese:

sottile e cortissimo. Dopo qualche

esercizio di scioglimento riesco a mettere

mani e pinzetta sui faston ed a rimuoverli

per ottenere la completa libertà

di dare una occhiata all’interno

del box. Nonostante le dimensioni noto

che all’interno non c’è alcun tipo di

rinforzo anche se le varie assi di MDF

sono incollate molto bene tra loro, con

un ripasso di colla vinilica sopra le

giunture. Il controllo del volume assieme

al deviatore della fase ed al potenziometro

della frequenza di incrocio

sono sistemati sul frontale, una opzione

comoda che permette una variazione

della risposta certamente più comoda.

Per attuare questo spostamento

occorrerebbe che almeno cinque

cavi schermati attraversino tutto il cabinet

interno tra gli ingressi posteriori

e la piastra dell’amplificatore-crossover.

Il costruttore ha pensato bene di

realizzare un circuito stampato a parte

e di fissarlo immediatamente dietro

ai potenziometri, in modo da avere

soltanto il cavo di ingresso, quello di

uscita e quelli di alimentazione, certamente

meno inclini a catturare disturbi.

I condotti di accordo sono due ed

emettono alla base del box, distanziati

dal pavimento grazie all’utilizzo ormai

standard di quattro piedoni di plastica

con una pallina di gomma al posto della

punta. Il volume contenuto del mobile,

la frequenza di accordo probabilmente

molto bassa ed una escursione

non piccola concorrono ad avere due

condotti lunghi, molto lunghi. Calcoli

alla mano per il volume interno a disposizione

occorrerebbe un condotto

alto quanto tutta l’altezza del mobile.

Il progettista ha in realtà costruito due

condotti da ben 65 millimetri di diametro

più corti del dovuto, fermandoli a

circa cinque centimetri dalla parete

superiore. Il prolungamento virtuale

offerto dalla parete e dallo spazio che

si viene a creare tra parete e condotti

ed una leggera svasatura da entrambi

i lati abbassa notevolmente la frequenza

di accordo rendendo così possibile

il tipo di risposta desiderato. Il

rovescio della medaglia in questi casi è

dato dalla tendenza a comprimere aria

agli spostamenti più elevati della

membrana. Il woofer è realizzato partendo

da un cestello di lamiera zincata

che viene pressata per assumere una

forma stabile. Nessuna presa d’aria è

visibile, né al di sotto del centratore,

nero e rigido, né sul fondello di chiusura

del complesso magnetico. Il complesso

magnetico è blandamente controllato

nel flusso magnetico disperso

grazie ad un secondo magnete di minore

spessore del primo, incollato sul

fondello di chiusura. La membrana è

realizzata con un deposito di titanio

gassoso su una base di materiale

smorzante. Ne viene fuori un materiale

abbastanza rigido ma leggero e mediamente

smorzato. La sospensione in

gomma è un brevetto del costruttore

canadese, con una sezione non semicircolare

ma leggermente schiacciata

e dotata di alcuni rinforzi radiali. A

detta del costruttore il sistema rende

simmetrica l’emissione della membrana

con la stessa pressione emessa

quando la membrana va avanti o va indietro.

Sul magnete c’è una targhetta

che recita “Made in China”. Le indicazioni

fornite dalla manopola della frequenza

di incrocio si sono rivelate abbastanza

imprecise. Basta dare un’occhiata

a cosa emette il subwoofer per

le tre posizioni della manopola che indicano

una frequenza di incrocio di 40,

80 e 120 Hz. Sul woofer e sulla piastra

dell’elettroniche ritorna la scritta “Made

in China”. dv

CI È PIACIUTO

- Versatilità

- Impatto notevole

- Estensione

NON CI È PIACIUTO

- Assenza regolatore di fase

- Costruzione non accuratissima

Carta d’identità

Marca: Mirage

Modello: Omni-S10

Tipo: bass reflex

Dimensioni (LxAxP): 370x430x470

mm

Peso: 18,6 kg

Caratteristiche principali dichiarate

- Potenza amplificatore interno:

200 watt rms - 800 watt dinamici.

Ingressi: alto livello e basso livello.

Risposta in frequenza: 21-120 Hz.

Numero delle vie: una. Frequenze di

incrocio: 40-120 Hz - terzo ordine.

Fase: 0 o 180°. Woofer: da 254 mm

con sospensione ellittica. Fusibile:

2,5 A a 230 V

Distribuito da: MPI Electronic, Via

De Amicis 10-12, 20010 Cornaredo

(MI). Tel. 02 9361101.

www.mpielectronic.com

MIRAGE

Omni-S10

BASS REFLEX

PREZZO

€ 740,00

MIRAGE

dv OMNI-S10

COMMENTO VOTO

Prestazioni

Costruzione

Rapporto

qualità/prezzo

Misure

Di buon livello, con una relativa

facilità di messa a punto ed

una grinta notevole.

Il mobile è ben costruito ma il

woofer è leggermente economico.

L’insieme comunque non dispiace

per estetica e versatilità.

Buona la qualità globale del

sistema per un prezzo di vendita

mediamente contenuto.

Buona la prestazione in gamma

bassa. La pressione erogata

in ambiente è sufficiente.

n.130 Febbraio 2011

8

7

7,5

7,6


Sul pannello posteriore troviamo soltanto gli ingressi e le uscite, mentre

i controlli sono sistemati sulla parete frontale. Gli ingressi ad alto livello sono

dotati di connettori dorati.

n.130 Febbraio 2011

Il woofer montato nel subwoofer canadese utilizza un cestello

in lamiera stampata mediamente economico. Notare l’assenza di

aperture sotto il centratore e il fondello totalmente chiuso.

dv 65

VERSUS


DESCRIZIONE GENERALE E COLLEGAMENTI VERSUS

66 dv

Mission MS-8

La proposta del marchio inglese

parte da una struttura in MDF dello

spessore di soli 12 millimetri.

Nonostante le dimensioni contenute è

previsto comunque un rinforzo interno

abbastanza incisivo, una tavola di legno

sottile ma larga almeno 8 centimetri,

che collega la parete superiore

a quella inferiore. Le altre pareti del

cubo sono comunque ben fissate tra

loro e ripassate nelle giunzioni con un

filo di colla. Il woofer è fissato con otto

viti conficcate direttamente nel medium

density con una tenuta notevole,

grazie anche alla buona tenuta di questo

materiale ed alla filettatura larga

delle viti. Anche in questo caso i condotti

di accordo sono due, ma con un

diametro di 53 millimetri ed una lunghezza

abbastanza limitata. Facile calcolare

che nei circa venti litri a disposizione

la frequenza di accordo supera

abbondantemente i 50 Hz, ponendo

comunque qualche problema di compressione

visto che il diametro della

sezione equivalente è poco meno di un

terzo del diametro del woofer. All’interno

non si nota assorbente incollato

alle pareti, tranne un pezzo di acrilico

attentamente ripiegato alla base e

spillato sulla parete di fondo, operazione

che consente ai cavi, molto corti,

di avere un passaggio obbligato che ne

impedisce i movimenti. L’elettronica

interna è tradizionale, con un amplificatore

in classe AB capace di circa 100

watt rms. Non una gran cosa in verità,

ma probabilmente si parte da un trasduttore

abbastanza sensibile. La manopola

del crossover elettronico è stata

sostituita da un deviatore a sei posizioni

che imposta, in linea assolutamente

teorica, altrettante frequenze

di incrocio, partendo da 35 Hz fino ad

85 Hz a step di 10 Hz. Sulla piastra

dell’amplificatore è riportata la dizione

“Designed and assembled in England”

come a dire che il subwoofer lo progettano

loro e lo montano pure, senza

che si debba sapere dove sono acquistati

i materiali. Comunque sia a noi

non interessa più di tanto la nazione di

provenienza dei vari componenti del

subwoofer, specialmente se il progetto

è valido ed il diffusore si esprime con

prestazioni elevate. Il woofer rappre-

senta un bel pezzo di ingegneria meccanica,

con un robusto cestello pressofuso

esile ed aerato, in modo che la

bobina mobile possa scambiare calore

con facilità. Sotto il centratore infatti

lo spazio a disposizione è così largo

che non solo si vede la bobina mobile

ma è possibile anche determinare in

prima battuta il valore dell’escursione

della membrana, computata, un po’ a

naso, in circa sette millimetri. Il discreto

anello di ferrite è affiancato da un

secondo magnete meno alto, incollato

sul fondello di chiusura per ridurre gli

effetti del campo magnetico disperso.

La membrana è realizzata con cellulosa

trattata, abbastanza rigida e ben

smorzata, incollata all’anello di sospensione

esterna costruito in gomma

e disegnato per poter assecondare

una discreta escursione della membrana.

La cuffia parapolvere è rigida ed

impermeabile al flusso d’aria interno,

ma a giudicare dal disegno del cestello

e del gruppo magnetico non si sente

affatto il bisogno di altri “scambiatori

di calore”. La precisione del selettore

delle frequenze di incrocio rappresenta

un simpatico gadget, visto che alla

frequenza più bassa la risposta del

subwoofer è ancora in salita mentre ai

55 Hz della posizione mediana corrisponde,

grafico alla mano, una frequenza

di incrocio quasi doppia. Alla

massima frequenza, ovvero 85 Hz, si

arrivano a sfiorare i 160 Hz di frequenza

effettiva. dv

CI È PIACIUTO

- Facilità di messa a punto

- Dimensioni

NON CI È PIACIUTO

- Assenza regolatore di fase

- Costruzione non accuratissima

Carta d’identità

Marca: Mission

Modello: MS-8

Tipo: bass reflex

Dimensioni (LxAxP): 300x300x330

mm

Peso: 11 kg

Caratteristiche principali dichiarate

- Potenza amplificatore interno: 100

watt rms. Ingressi: alto livello e

basso livello. Risposta in frequenza:

38-120 Hz. Numero delle vie: una.

Frequenze di incrocio: 35-85 Hz -

step di 10 Hz. Fase: 0 o 180°.

Woofer: da 250 mm

Distribuito da: Audio 4 & C.,

Via Polidoro da Caravaggio 33,

20156 Milano. Tel. 02 33402760.

www.audio4.it

MISSION

MS-8

BASS REFLEX

PREZZO

€ 311,00

MISSION

dv MS-8

COMMENTO VOTO

Prestazioni

Costruzione

Rapporto

qualità/prezzo

Misure

Di medio livello, con una sufficiente

facilità di messa a punto

ed una buona grinta.

Il mobile è costruito con sufficiente

rigidità. Il woofer è realizzato

con cura ed attenzione allo

smaltimento del calore prodotto.

Il prezzo da pagare appare ben

contenuto rispetto alle prestazioni

ottenute all’ascolto.

Sufficiente la prestazione in

gamma bassa. La pressione

erogata in ambiente è discreta.

n.130 Febbraio 2011

7

7

8

6,6


n.130 Febbraio 2011

Il ponte di comando del subwoofer inglese mostra la dotazione dei comandi e la piccola

aletta di raffreddamento dell’amplificatore in classe AB con 100 watt di potenza.

Il woofer impiegato è realizzato con attenzione e cura su un cestello pressofuso.

Notare le prese d’aria sotto il centratore ed il secondo anello di ferrite posto

dietro il fondello bombato.

dv 67

VERSUS


DESCRIZIONEGENERALEECOLLEGAMENTI VERSUS

68 dv

PSB

HD8

Il piccolo, piccolissimo subwoofer canadese

si presenta come un cubo di

circa ventisei centimetri di lato che

grazie allo spessore di 19 millimetri

delle pareti in medium density mette a

disposizione del woofer da otto pollici

e dei due trasduttori passivi dello stesso

diametro un volume di circa dodici

litri, al lordo dell’elettronica di potenza

e dello spazio occupato dal driver attivo.

Inutile cercare le viti di fissaggio

del woofer, visto che quest’ultimo è

fissato dall’interno. Occorre rimuovere

la leggera piastra di amplificazione per

poter vedere il trasduttore e le sue

modalità di fissaggio. Il woofer è fissato

al pannello frontale grazie a quattro

solidi perni dalla filettatura stretta annegati

direttamente nel pannello

esternamente al diametro del driver,

che viene bloccato su un’area maggiore

della vite stessa grazie a quattro

staffe larghe su cui agiscono i bulloni.

La pressione di fissaggio è notevole,

tanto che la rimozione, con la complicità

del ridotto spazio operativo, è risultata

abbastanza complicata. Il cestello

è pressofuso con una notevole

presa d’aria al di sotto del centratore

per smaltire il calore prodotto dalla

bobina mobile che deve possedere una

escursione veramente al di fuori del

comune, almeno a guardare la bombatura

del fondello posteriore, fondello

che chiude il campo di due anelli di

ferrite sovrapposti. I passivi sono dello

stesso diametro, con un cestello di lamiera,

il centratore abbastanza rigido

e la massa centrale aggiunta per ottenere

la giusta frequenza di accordo.

L’elettronica di potenza è racchiusa

dentro una ghiera metallica, per impedire

il contatto accidentale con componenti

ancora carichi di tensione anche

dopo lo spegnimento del subwoofer.

Come indica chiaramente il pannello

posteriore si tratta di un amplificatore

Bash in classe H, capace di ben

cinquecento watt rms per una potenza

dinamica dichiarata di ben ottocento

watt e circa 1600 watt di picco. La

membrana del woofer è realizzata in

fibra impregnata per ottenere una superiore

rigidità senza perdere smorzamento

interno. La sospensione in gomma

promette una escursione notevole

dell’equipaggio mobile computata ad

occhio in circa 8 millimetri. Anche

l’escursione dei passivi è veramente

notevole. Oltre a ciò occorre notare

che i due passivi emettono in opposizione

di moto, così da annullare le sollecitazioni

impresse al cabinet. Alla base

del cabinet quattro piedoni di gomma

abbastanza cedevole assicurano

una presa decisa sul pavimento. I controlli

disponibili su questo sub rappresentano

il meglio tra tutti quelli coinvolti

in questo test. Oltre a frequenza

e livello troviamo anche un potenziometro

per la regolazione della fase che

consente una escursione di 360 gradi,

in modo da poter tarare, come poi è

stato fatto, con estrema precisione la

fase relativa tra subwoofer e satellite.

La scala delle frequenze in relazione

alla pressione effettivamente emessa

mostra come a bassa frequenza anche

il PSB presenti un errore notevole,

trattandosi di una risposta limitata in

bassissima frequenza. Oltre la frequenza

dei 50 Hz, e per la precisione

appena oltre gli 80 Hz, le indicazioni

della manopola e la curva di risposta

che il subwoofer presenta iniziano ad

andare a braccetto, fornendo un ulteriore

incremento nella facilità di interfacciamento

tra subwoofer e sistema

satellite. L’indicazione leggibile sulla

piastra dell’elettronica recita che il

progetto è canadese ma la costruzione

avviene in Cina. dv

CI È PIACIUTO

- Dimensioni

- Smorzamento

- Versatilità

- Pressione massima

NON CI È PIACIUTO

- A volte poco dinamico

Carta d’identità

Marca: PSB

Modello: HD8

Tipo: reflex meccanico

Dimensioni (LxAxP): 267x267x267

mm; volume interno: 11 litri

Peso: 11,4 kg

Caratteristiche principali dichiarate -

Potenza amplificatore interno: 500

watt rms - 800 watt dinamici - classe

H. Ingressi: alto livello e basso livello.

Risposta in frequenza: 35-150 Hz.

Numero delle vie: una. Frequenze di

incrocio: 50-150 Hz - quarto ordine

LR. Fase: regolabile da 0 a 360°.

Woofer: da 203 mm. Passivi: 2 da

203 mm

Distribuito da: Audioclub, Via Dire

Daua 2, 00199 Roma. Tel. 06

3332515 - Fax 06 96708821

info@audioclub.it - www.audioclub.it

HD8

PSB

REFLEX MECCANICO

PREZZO

€ 1018,00

PSB

dv HD8

COMMENTO VOTO

Prestazioni

Costruzione

Rapporto

qualità/prezzo

Misure

Di buon livello, con una notevole

facilità di messa a punto

ed una buona pressione erogata.

Il mobile è costruito con cura ed

attenzione alle vibrazioni, mentre

l’amplificatore si rivela sempre

pronto ad erogare potenza.

Il prezzo da pagare è comunque

notevole anche se le prestazioni

non sono da meno.

Buona la prestazione in gamma

bassa. La pressione erogata

in ambiente è notevole.

n.130 Febbraio 2011

8

8,5

7

8


Sulla parete posteriore è sistemata la piastra con l’amplificatore BASH

ed i controlli. Notare il potenziometro con la variazione continua della fase.

n.130 Febbraio 2011

Il woofer

attivo da otto

pollici è dotato

di una escursione

notevole

e di due anelli

di ferrite incollati

tra loro.

I due woofer

passivi sistemati

ai lati

del woofer attivo

sono realizzati

su un

cestello di lamiera.

dv 69

VERSUS


DESCRIZIONE GENERALE E COLLEGAMENTI VERSUS

70 dv

REL

R-505

Quando si mettono le mani e lo svitatore

elettrico sul subwoofer REL si

capisce immediatamente che è quello

costruito con più cura o magari con una

minore attenzione ai costi che poi comunque

si riversa più o meno pesantemente

sul prezzo finale di vendita. Otto viti di discreto

diametro con madrevite annegata

nella struttura lignea imprigionano il woofer

da dodici pollici al suo posto. Il diffusore

comunque pesa parecchio ed appena rimosso

il trasduttore capisco pure perché.

Lo spessore delle pareti di medium density

di ben 35 millimetri non è bastato al progettista

per sentirsi a posto con la coscienza,

così ha previsto anche un rinforzo centrale

che agisce sulle quattro pareti vicine.

L’assorbente, come in quasi tutti i sub che

abbiamo provato, rappresenta una sorta

di gadget inutile, visto che il rapporto tra

le dimensioni e le lunghezze d’onda in gioco

ne rende superflua la presenza. Per la

prima volta il marchio inglese propone un

amplificatore in classe D, abbandonando,

nella R series, il tradizionale ampli in classe

AB. Il guadagno, a detta del costruttore,

sta tutto nella leggerezza, nel rendimento

e nella potenza impiegata, visto che ormai

questa tipologia di amplificatori è capace

di prestazioni notevoli, molto simili a quelle

dei modelli tradizionali. Cinquecento

watt rms assicurano sufficiente potenza al

trasduttore da dodici pollici, capace oltretutto

di una escursione meccanica notevole.

La struttura del subwoofer e dei suoi

controlli appare leggermente diversa da

tutti gli altri. Sulla piastra posteriore sono

sistemati soltanto gli ingressi, sia ad alto

che a basso livello, mentre tutta la sezione

controlli e trattamento del segnale è implementata

in un contenitore di alluminio

posto alla base del diffusore tra i quattro

piedoni che mantengono il cabinet più in

alto di almeno quattro centimetri. Il box è

completamente chiuso con una risposta in

gamma bassa caratterizzata da una pendenza

abbastanza limitata e vicina alla

teoria della sospensione pneumatica che a

bassissima frequenza presenta una escursione

quasi costante e controllata, a differenza

della configurazione bass reflex.

L’uso di una scheda separata per i controlli

poteva, magari, rendere disponibile una

regolazione fine della fase, ma purtroppo

non è così. E dire che il costruttore dichiara

di aver realizzato non un subwoofer, ma

un vero sistema capace di lavorare in

unione ad un sistema tradizionale a larga

banda estendendo la risposta alle frequenze

bassissime e capace di interfacciarsi

perfettamente con questo. Il connettore

Neutrik per il segnale di livello elevato è

accompagnato da due ingressi coassiali

per il basso livello e da un connettore per il

+1 proveniente dal decoder multicanale, il

cosiddetto canale LFE che non brilla certo

per standardizzazione sia nella pendenza

che nella frequenza di incrocio. Il woofer è

realizzato a regola d’arte, grazie ad un ampio

ed aerato cestello pressofuso che consente

un notevole smaltimento di calore

da parte della bobina mobile. Il complesso

magnetico è realizzato con due anelli di

ferrite sovrapposti prima del fondello di

chiusura posteriore, fondello che è piatto

e forato. Tutte le aperture al di sotto del

centratore sono protette da piccole grate

metalliche che limitano e gestiscono il passaggio

dell’aria. I due connettori dorati e a

molla permettono un veloce fissaggio dei

cavi, di generosa sezione e soprattutto larghi

quanto basta per rimuovere in tutta

tranquillità il trasduttore. La membrana è

trattata con resine smorzanti ed appare,

almeno al tatto, molto rigida e pesante,

mentre di converso le grosse sospensioni

in gomma mi sono sembrate molto rigide.

La cuffia parapolvere di notevoli dimensioni

è molto rigida ed assolutamente impenetrabile

dal flusso d’aria che interessa la

bobina mobile. Anche questo subwoofer

non brilla particolarmente per precisione

della scala del crossover elettronico, specialmente

a bassissima frequenza. L’intervallo

di incroci possibili va da 25 a 100 Hz,

con la posizione intermedia che dovrebbe

essere 62,5 Hz. Come possiamo vedere

dalla risposta acustica a bassissima frequenza

l’errore è elevato, ma già dalla posizione

intermedia si raggiunge una sufficiente

corrispondenza tra indicazione e

frequenze riprodotte. dv

CI È PIACIUTO

- Costruzione molto accurata

- Estensione

NON CI È PIACIUTO

- Assenza regolatore di fase

- Messa a punto a volte non immediata

Carta d’identità

Marca: REL

Modello: R-505

Tipo: cassa chiusa

Dimensioni (LxAxP): 381x425x419

mm

Peso: 26,3 kg

Caratteristiche principali dichiarate

- Potenza amplificatore interno:

500 watt rms. Impedenza/livello di

ingresso: 150 kohm/20 dB (alto

livello) - 10 kohm/40 dB (livello

linea) - 33 kohm/40 dB ingresso

LFE. Risposta in frequenza: 25-100

Hz. Numero delle vie: una. Fase: 0 o

180°. Woofer: da 300 mm ad alta

escursione. Fusibile: 2,5 A a 230 V

Distribuito da: Audio Gamma,

Via Pietro Calvi 16, 20129 Milano.

Tel. 02 55181610.

www.audiogamma.it

REL

R-505

CASSA CHIUSA

PREZZO

€ 1700,00

REL

dv R-505

COMMENTO VOTO

Prestazioni

Costruzione

Rapporto

qualità/prezzo

Misure

Di livello elevato, con una discreta

facilità di messa a punto,

una buona pressione erogata

ed una ottima resa in

ambiente.

Il mobile è elegante e ben realizzato,

con poche vibrazioni. Il sistema

appare versatile e comodo

da usare in ambiente.

Il prezzo da pagare è notevolmente

elevato. Anche in questo

caso le prestazioni sono

comunque di livello elevato.

Buona la prestazione in gamma

bassa. La pressione erogata

in ambiente è notevole.

n.130 Febbraio 2011

8

8,5

6,5

8


n.130 Febbraio 2011

Il pannello posteriore appare scarno, con i due ingressi a basso livello ed il connettore

Neutrik per gli ingressi ad alto livello. I controlli sono sistemati in un contenitore di

alluminio posto alla base del diffusore, raggiungibili ovviamente dal frontale.

Il trasduttore proposto da REL. Si tratta di un generoso altoparlante che utilizza

un cestello in pressofusione. Notare i due anelli di ferrite incollati, i connettori a

molla e dorati e il fondo piatto ma forato per la circolazione dell’aria nelle vicinanze

della bobina mobile.

dv 71

VERSUS


DESCRIZIONE GENERALE E COLLEGAMENTI VERSUS

72 dv

Velodyne

Impact Mini

Il subwoofer della Velodyne brilla per

le dimensioni assolutamente contenute

e per un peso discreto. La configurazione

adottata è quella del reflex

meccanico ottenuta utilizzando un driver

attivo da 165 millimetri, un po’ minuto

in verità, ed un passivo o “drone

cone” da 200 millimetri di diametro

nominale. Entrambi i trasduttori utilizzano

per la costruzione della membrana

l’alluminio anodizzato e trattato fino

a presentare un minimo smorzamento

interno che comunque nell’impiego

a bassa frequenza appare meno

importante rispetto alla massa ridotta

e alla rigidità elevata. Il woofer attivo

è fissato con sei viti dalla filettatura

larga e dal passo elevato, ideali per

conficcarsi con una certa sicurezza

nella struttura lignea. Si tratta di un

discreto trasduttore, caratterizzato

comunque da un cestello in lamiera

stampata sufficientemente aerato al di

sotto del centratore, col fondello molto

bombato e dotato di un foro di decompressione

con un diametro che ti

aspetteresti su un quindici pollici per

uso professionale. La bobina mobile è

allora di diametro notevole, prossima

ai due pollici, avvolta su un supporto

lungo che si fissa alla membrana concava

che per sua costruzione non può

essere troppo profonda. Il complesso

magnetico è realizzato con due larghi

anelli di ferrite sovrapposti di altezza

ridotta, forieri comunque assieme al

minaccioso fondello verniciato in nero

di una escursione notevole, escursione

che comunque è dovuta in parte anche

alle sospensioni in gomma di notevoli

dimensioni ma abbastanza cedevoli. Il

woofer passivo è molto simile a quello

attivo, con la massa centrale che ne

regola la frequenza di risonanza ed

una copertura realizzata con un foglio

di acrilico che probabilmente ne ottimizza

le perdite meccaniche. Lo spessore

del cabinet supera il pollice per

una rigidità che viste le dimensioni

non abbisogna di alcun rinforzo interno.

I cavi di collegamento tra elettronica

di potenza e driver appaiono di rassicuranti

dimensioni e di una lunghezza

appropriata fino alla connessione

attuata con faston polarizzati. Una

guaina in foam irrigidisce appena il

passaggio dei cavi rendendoli poco inclini

a suonare assieme al movimento

dell’aria spostata dalla membrana.

L’amplificatore interno è in classe D,

ma utilizza un trasformatore tradizionale

a lamierini di ferro, in verità un

po’ bruttino da vedere, anche per le

sue dimensioni non esaltanti, nonostante

i trecento watt rms dichiarati

dal costruttore. Tutto il cabinet è sollevato

di circa quattro centimetri grazie

a quattro piedoni di un materiale

plastico abbastanza morbido, per permettere

al woofer passivo di emettere

verso il basso. Le connessioni di ingresso

sono ad alto e a basso livello,

sia in ingresso che in uscita, ma una

occhiata al manuale d’uso ci chiarisce

immediatamente che le uscite sono

saggiamente solo passanti, senza alcun

tipo di trattamento del segnale,

trattamento che nella mia esperienza

dovrebbe essere lasciato ad un filtro

esterno, capace di adattarsi di volta in

volta alle caratteristiche di emissione

dei satelliti. I connettori di ingresso ad

alto livello sono a molla, molto pratici

ed immediati ed è assolutamente inutile

storcere il naso, visto che la corrente

circolante è veramente molto ridotta.

La precisione della manopola

dell’incrocio è anche in questo caso

assolutamente aleatoria. Le tre indicazioni

sono per 50, 80 e 200 Hz mentre

possiamo notare che al minimo la frequenza

di incrocio acustico è più che

doppia, mentre a media frequenza l’errore

si riduce appena sempre per eccesso

ed alla massima frequenza è ancora

notevole, ma questa volta per difetto.

dv

CI È PIACIUTO

- Costruzione accurata

- Dimensioni

- Smorzamento

NON CI È PIACIUTO

- Assenza regolatore di fase

- Tenuta in potenza

- Estensione in basso

Carta d’identità

Marca: Velodyne

Modello: Impact Mini

Tipo: reflex meccanico

Dimensioni (LxAxP): 254x254x305

mm

Peso: 8,4 kg

Caratteristiche principali dichiarate

- Potenza amplificatore interno:

300 watt rms. Ingressi: alto livello e

basso livello. Impedenza d’ingresso:

1,2 kohm (high level) - 65 kohm (line

level). Risposta in frequenza: 38-

140 Hz ±3 dB. Numero delle vie:

una. Frequenze di incrocio: 50-200

Hz. Fase: 0 o 180°. Woofer: da 165

mm. Passivo: 203 mm

Distribuito da: MPI Electronic, Via

De Amicis 10-12, 20010 Cornaredo

(MI). Tel. 02 9361101.

www.mpielectronic.com

VELODYNE

Impact Mini

REFLEX MECCANICO

PREZZO

€ 580,00

VELODYNE

dv IMPACT MINI

COMMENTO VOTO

Prestazioni

Costruzione

Rapporto

qualità/prezzo

Misure

Di medio livello, con una discreta

facilità di messa a punto,

una pressione erogata sufficiente

così come la resa in

ambiente.

Il mobile è elegante, solido e ben

realizzato. Il woofer, benché di

dimensioni contenute, è costruito

molto bene.

Il prezzo da pagare è elevato

se posto in relazione alle prestazioni

offerte.

Sufficiente la prestazione in

gamma bassa. La pressione

erogata in ambiente è anch’essa

sufficiente.

n.130 Febbraio 2011

6,5

8

6,5

6,8


Alla base del cabinet è sistemato il woofer passivo dal diametro maggiore rispetto a

quello attivo. Notare la membrana concava e metallica.

n.130 Febbraio 2011

Il woofer della Velodyne è quello più piccolo del gruppo, ma è

costruito con l’attenzione e l’esperienza tipiche della Casa.

dv 73

VERSUS


DESCRIZIONE GENERALE E COLLEGAMENTI VERSUS

74 dv

Wharfedale

Power Cube PC 8+

La proposta di subwoofer del marchio

inglese parte da un box realizzato

in medium density da 19

millimetri ricoperto con una impiallacciatura

sottilissima ed appena in evidenza

nelle critiche giunture. Il mobile

comunque non è fatto male, con una

cura particolare posta nelle giunture

interne che sono rinforzate con dei

corti pezzi di truciolare che ne aumentano

la rigidità. Le varie pareti sono

sufficientemente incollate e tutta la

struttura appare sufficientemente rigida,

grazie anche al subvolume interno

completamente chiuso realizzato per

ospitare l’elettronica di trattamento

del segnale e di potenza, elettronica

assolutamente identica a quella vista

sulla Mission, altro costruttore inglese

che viceversa non ha ritenuto utile costruire

un box dedicato all’elettronica.

Questo subvolume comunque aiuta notevolmente

ad ottenere una struttura

rigida senza fare ricorso a rinforzi

anulari. Per rimuovere il woofer da

venti centimetri nominali occorre rimuovere

soltanto quattro viti dal passo

largo, avvitate ovviamente direttamente

nel cabinet, sopra una ghiera

plastica che ridistribuisce la pressione

di serraggio e cela alla vista la flangia

del trasduttore. Il grosso condotto di

accordo emette posteriormente con

una leggera svasatura verso l’esterno

ma una sezione assolutamente costante

all’interno, ove sarebbe maggiormente

necessaria. Il diametro è notevole,

80 millimetri, ma la lunghezza

appare abbastanza contenuta, e ciò in

un box di dimensioni contenute lascia

intendere che la frequenza di accordo

non è proprio bassa. L’interno è coibentato

con un solo piccolo foglio di

assorbente acrilico che comunque non

interagisce tenendo fermi né i cavi del

segnale che tramite due faston polarizzati

sono connessi al woofer e nemmeno

i due cavi del LED frontale che

rimangono appesi all’interno del box. Il

woofer che equipaggia il Power Cube è

un componente da otto pollici e 167

millimetri di diametro effettivo della

membrana. Il cestello è in lamiera verniciata

nera, senza alcuna feritoia sotto

al centratore per lo scambio di calore

ed un complesso magnetico tradi-

zionale, realizzato cioè con un solo largo

anello di ferrite. Il fondello bombato

preannuncia una buona escursione

con la foratura del polo centrale che

pur se non di esaltante diametro assicura

un percorso preferenziale

dell’aria che investe la bobina mobile.

La membrana è realizzata in cellulosa

lucida sul lato a vista e pesantemente

trattata sul lato posteriore, come da

classica scuola inglese. La scritta “Made

in China” probabilmente si riferisce

all’elettronica di potenza, anche in

questo caso capace di 100 watt rms in

classe AB e dotata di una piccola aletta

posteriore che comunque durante

l’uso diventa appena tiepida. Il woofer

è posizionato alla base del cabinet ed

irradia ovviamente verso il basso, distanziato

dal pavimento da quattro

piedoni di materiale plastico alti ben

cinque centimetri per evitare probabilmente

effetti di compressione ai livelli

elevati. Come per il Subwoofer Mission

la precisione del deviatore delle frequenze

di incrocio non è esaltante. A

35 Hz, la minima frequenza di incrocio,

notiamo che la risposta acustica supera

tranquillamente i 90 Hz, mentre a

55 ed a 85 Hz, che corrispondono rispettivamente

alla posizione mediana

ed a quella massima, si supera il doppio

di quanto indicato. Magari si poteva

scrivere sulla serigrafia 80, 110 e

160 Hz facendo un figurone. dv

CI È PIACIUTO

- Smorzamento

- Facilità di messa a punto

NON CI È PIACIUTO

- Assenza regolatore di fase

- Estensione in basso

- Costruzione

Carta d’identità

Marca: Wharfedale

Modello: Power Cube PC 8+

Tipo: bass reflex

Dimensioni (LxAxP): 295x345x325

mm

Peso: 10,3 kg

Caratteristiche principali dichiarate

- Potenza amplificatore interno: 100

watt rms. Ingressi: alto livello e

basso livello. Risposta in frequenza:

40-95 Hz. Massima pressione: 107

dB. Numero delle vie: una.

Frequenze di incrocio: 35-85 Hz -

step di 10 Hz. Fase: 0 o 180°.

Woofer: da 200 mm

Distribuito da: Tecnofuturo,

Via Rodi 6, 25124 Brescia.

Tel. 030 2452475.

www.tecnofuturo.it

WHARFEDALE

Power Cube PC 8+

BASS REFLEX

PREZZO

€ 290,00

WHARFEDALE

dv POWER CUBE PC 8+

COMMENTO VOTO

Prestazioni

Costruzione

Rapporto

qualità/prezzo

Misure

Di livello sufficiente, con una

discreta facilità di messa a

punto, una pressione erogata

più che buona con una resa in

ambiente notevole.

Il mobile è mediamente elegante

e costruito con attenzione alle

vibrazioni. Il woofer, pur costruito

con una certa economia,

fornisce prestazioni buone.

Il prezzo da pagare è una volta

tanto inferiore alle mie aspettative,

tanto da consigliarne

due per una prestazione raddoppiata.

Buona la prestazione in gamma

bassa. La pressione erogata

in ambiente è sufficiente.

n.130 Febbraio 2011

8

8

8,5

8


Quello che meraviglia in questa foto è senz’altro il diametro del condotto di

accordo da 85 millimetri. L’amplificatore in classe AB è capace di 100 watt rms.

n.130 Febbraio 2011

Il woofer del

marchio inglese è

realizzato su un cestello

di lamiera

stampata di disegno

abbastanza tradizionale.

Notare il fondello

bombato.

Il woofer è fissato alla base del diffusore, distanziato dal pavimento dai soliti piedoni

plastici, appena più alti della media.

dv 75

VERSUS


VERSUS

76 dv

LE PRESTAZIONI RILEVATE NEL NOSTRO LABORATORIO

Subwoofer INDIANA LINE BASSO 930.

Matricola n. 10042330

Subwoofer MIRAGE OMNI-S10.

Matricola n. 0001005

Sistema di altoparlanti MISSION MS-8.

Matricola n. MS800090R

Subwoofer PSB HD8.

Matricola n. 05460_902321

TEST RISULTATO COMMENTO E VOTO (da 1 a 10)

MOL

livello massimo di

uscita:

(per distorsione di

intermodulazione

totale non

superiore al 5%)

MOL

livello massimo di

uscita:

(per distorsione di

intermodulazione

totale non

superiore al 5%)

MOL

livello massimo di

uscita:

(per distorsione di

intermodulazione

totale non

superiore al 5%)

MOL

livello massimo di

uscita:

(per distorsione di

intermodulazione

totale non

superiore al 5%)

La massima pressione indistorta è costretta a fare

i conti sia con l’escursione del woofer, comunque

notevole, sia con la compressione interna

all’amplificatore che si innesca con una costante

di tempo appena inferiore alla durata dell’impulso

di misura che dura 360 millisecondi. Come

possiamo vedere dal grafico i 100 dB sono raggiunti

a 50 Hz ed i 107 decibel a circa 80 Hz. La

componente che limita una MOL di livello maggiore

è la seconda armonica del doppio tono di

prova, mentre la più fastidiosa terza armonica se

ne sta ad un livello molto più basso, per salire

soltanto attorno agli 80 Hz ove il livello del segnale

di ingresso inizia ad essere elevato.

Peso convenzionale pari a 3

La MOL del subwoofer Mirage sale abbastanza

gradualmente all’aumentare della frequenza

senza fenomeni particolari di compressione. Il

livello parte da 98 decibel e sale fino a 108 decibel

alla massima frequenza riproducibile. I limiti

alla MOL sono imposti dalla seconda armonica,

con la terza che si intravede ai livelli più

alti e solo sporadicamente.

Peso convenzionale pari a 3

La MOL del subwoofer risente abbastanza poco

della lunghezza dell’impulso di eccitazione,

con un livello di pressione emessa alle bassissime

frequenze limitato dalle due seconde armoniche

del segnale di prova. Oltre i 64 Hz la

curva si impenna verso l’alto, superando i 102

decibel quando ormai siamo in gamma mediobassa.

Peso convenzionale pari a 3

Nonostante le dimensioni contenute il subwoofer

della canadese PSB esibisce una MOL di

buon livello, con un andamento abbastanza

piano al variare delle frequenze attorno ai 111

decibel che vengono raggiunti a 64 Hz. Anche

in questo caso il limite della misura viene imposto

dalle seconde armoniche dei due toni di

prova, con le terze armoniche molto più contenute

come ampiezza.

Peso convenzionale pari a 3

8

7

6

8

n.130 Febbraio 2011


LE PRESTAZIONI RILEVATE NEL NOSTRO LABORATORIO

Subwoofer REL R-505.

Matricola n. R50403510

Subwoofer VELODYNE IMPACT MINI.

Matricola n. 701911263

Subwoofer WHARFEDALE POWER CUBE PC 8+.

Matricola n. PC85002100 MP

INDIANA LINE BASSO 930

n.130 Febbraio 2011

TEST RISULTATO COMMENTO E VOTO (da 1 a 10)

MOL

livello massimo di

uscita:

(per distorsione di

intermodulazione

totale non

superiore al 5%)

MOL

livello massimo di

uscita:

(per distorsione di

intermodulazione

totale non

superiore al 5%)

MOL

livello massimo di

uscita:

(per distorsione di

intermodulazione

totale non

superiore al 5%)

MIRAGE OMNI-S10

Tra tutti i subwoofer provati il REL è quello che

probabilmente risente di più della compressione

effettuata dall’elettronica sul segnale di ingresso,

e peraltro con una costante di tempo

notevolmente più corta. Nonostante ciò possiamo

notare come sin dal secondo terzo di ottava

il livello sia molto elevato con una predominanza

delle seconde armoniche del tono di

prova.

Peso convenzionale pari a 3

A causa delle dimensioni veramente contenute

del woofer attivo impiegato nel Velodyne Impact

Mini, che ha un diametro effettivo di circa

tredici centimetri, la MOL non appare certamente

esaltante, raggiungendo i 101 decibel ad

80 ed a 100 Hz.

Peso convenzionale pari a 3

La misura della MOL del subwoofer inglese parte

in sordina, limitata dalle seconde armoniche

del doppio tono di pilotaggio e sale con una

certa velocità dopo i 50 Hz fino a raggiungere i

114,5 decibel di pressione indistorta, il valore

più elevato di tutti i subwoofer misurati, pur

con un prezzo di vendita tra i più contenuti.

Peso convenzionale pari a 3

MISSION MS-8

8

6

8

PSB HD8

dv 77

VERSUS


VERSUS

78 dv

LE PRESTAZIONI RILEVATE NEL NOSTRO LABORATORIO

Subwoofer INDIANA LINE BASSO 930.

Matricola n. 10042330

Subwoofer MIRAGE OMNI-S10.

Matricola n. 0001005

Sistema di altoparlanti MISSION MS-8.

Matricola n. MS800090R

Subwoofer PSB HD8.

Matricola n. 05460_902321

TEST RISULTATO COMMENTO E VOTO (da 1 a 10)

Risposta in

frequenza

con 2,83 V / 1 m

Risposta in

frequenza

con 2,83 V / 1 m

Risposta in

frequenza

con 2,83 V / 1 m

Risposta in

frequenza

con 2,83 V / 1 m

La frequenza di accordo bassa ed il reflex meccanico

conducono ad una risposta in salita.

Man mano che la frequenza di incrocio diminuisce

la risposta si regolarizza mostrando

una buona estensione verso le basse frequenze.

Va notata la variazione della risposta passa-basso

alla frequenza di incrocio minima.

Peso convenzionale pari a 2

La risposta in frequenza di questo subwoofer

è l’unica che non abbassa il livello della pressione

al diminuire della frequenza, così che è

la sola frequenza di incrocio del crossover

elettronico che ne regola l’emissione. Possiamo

notare una buona estensione verso il basso

con i classici 20 Hz posti a -12 decibel rispetto

al riferimento dei 90 decibel di pressione

media.

Peso convenzionale pari a 2

La risposta in frequenza del Mission appare

abbastanza avara di frequenze profonde, pur

con un andamento in salita che si riallinea al

diminuire della frequenza di incrocio imposta

dal crossover elettronico. Comunque si tenti

l’incrocio le frequenze attorno ai 45-50 Hz sono

ben presenti, presentandosi addirittura come

ripple alla più bassa frequenza di incrocio.

Peso convenzionale pari a 2

La risposta in frequenza si abbassa come livello

man mano che la frequenza di incrocio si

abbassa, e lo fa con un andamento regolare ed

abbastanza preciso. Alla frequenza più bassa

di incrocio la risposta sfiora i 32 Hz con un andamento

regolare. Va notato come il passabasso

del crossover elettronico sia dotato di

una pendenza notevole.

Peso convenzionale pari a 2

8

8

8

voto finale

voto finale

7,6

7

voto finale

6,6

8

8

voto finale

n.130 Febbraio 2011


Subwoofer REL R-505.

Matricola n. R50403510

Subwoofer VELODYNE IMPACT MINI.

Matricola n. 701911263

Subwoofer WHARFEDALE POWER CUBE PC 8+.

Matricola n. PC85002100 MP

LE PRESTAZIONI RILEVATE NEL NOSTRO LABORATORIO

n.130 Febbraio 2011

TEST RISULTATO COMMENTO E VOTO (da 1 a 10)

Risposta in

frequenza

con 2,83 V / 1 m

Risposta in

frequenza

con 2,83 V / 1 m

Risposta in

frequenza

con 2,83 V / 1 m

REL R-505

VELODYNE IMPACT MINI

La risposta appare regolare e ben scalata al diminuire

della frequenza imposta dal crossover

elettronico. La frequenza più bassa che può

essere riprodotta settando al minimo la frequenza

di incrocio scende al di sotto dei fatidici

20 Hz con una pendenza del passa-basso

che aumenta al diminuire della frequenza.

Peso convenzionale pari a 2

La risposta in frequenza appare, come per la

quasi totalità dei subwoofer in prova, variabile

in livello con la frequenza di incrocio imposta

dal crossover elettronico. Alla frequenza

di taglio più bassa il sistema mostra un range

operativo che va da 50 a 120 Hz, con una buona

pendenza ed una discreta regolarità.

Peso convenzionale pari a 2

Anche in questo caso la risposta in frequenza

è modulata nel livello di pressione dalla frequenza

scelta per il taglio in frequenza da parte

del crossover elettronico. L’andamento in

salita della risposta ottenuta alla massima frequenza

possibile si attenua anche in questo

caso man mano che la manopola del crossover

scende verso la minima, con una estensione

che in questo caso supera di poco i 32 Hz.

Peso convenzionale pari a 2

8

8

8

voto finale

voto finale

6,8

8

8

voto finale

WHARFEDALE POWER CUBE PC 8+

dv 79

VERSUS


DESCRIZIONE GENERALE ASCOLTO E COLLEGAMENTI

VERSUS

80 dv

Premessa alla sessione

di valutazione delle prestazioni

Molti credono che in un Versus si debbano per forza

esprimere pareri granitici alla Andy Luotto: buono -

no buono. Invece non è così. Le qualità che un

subwoofer deve esprimere sono molteplici e sarebbe ingiusto

e poco indicativo stilare una classifica assoluta di ascolto.

Oggi, anno Domini 2011, credo sia poco probabile che un

costruttore metta in commercio un subwoofer che suoni

palesemente male o comunque con qualche pecca notevole.

La fascia economica poi vede una concorrenza molto forte, a

volte spietata, tra i vari costruttori e la realizzazione di un

prodotto mediocre non gioverebbe di certo né al fatturato né

all’immagine del costruttore. Si potrebbe comunque ribattere

che in un subwoofer quello che si vede è poco o niente e che

una scheda di amplificazione e trattamento OEM costa

qualche decina di euro, mentre un woofer da dieci pollici un

po’ raffazzonato ma con una escursione da almeno un

centimetro può costare anche meno. Tutto vero, ma per

questo ci sono i test e le prove che mettono a nudo tutto

quanto. Per questo test di ascolto ho sistemato i subwoofer

due alla volta tra i diffusori da stand dell’impianto satellite,

accuratamente scelto tra quelli più o meno “stabili” nella

redazione ed accuratamente filtrato sulle basse frequenze. Il

filtraggio del sistema satellite alle frequenze bassissime non

è soltanto utile ma secondo me necessario. In un sistema di

dimensioni contenute a cui si aggiunge un sub lasciare che il

midwoofer del satellite riproduca anche la gamma profonda

ne indebolisce di fatto la tenuta in potenza, con distorsioni e

colorazioni che ne fanno di certo l’anello più debole della

catena. Per poter lavorare senza queste limitazioni ci siamo

dotati di un crossover elettronico parametrico con la sola

funzione di passa-alto ed abbiamo innanzitutto filtrato con la

massima cura i due satelliti. Si tratta di due bookshelf due vie

di prestazioni medioalte, sistemati su due stand solidi e

pesanti ed attentamente posizionati in ambiente in modo da

essere in condizione di rendere al massimo delle loro

prestazioni. Per esprimere correttamente le caratteristiche

soniche di un subwoofer ed effettuare confronti validi nella

pur ridotta banda passante affidata a questo diffusore ho

suddiviso le qualità che voglio valutare ed ho selezionato i

brani in grado di evidenziarne la caratteristica desiderata. Le

caratteristiche abbastanza diverse tra gamma bassa della

musica e gamma bassa dei film di azione mi ha portato a

selezionare anche spezzoni degli effetti caratteristici dei film

più dotati da questo punto di vista, come il basso continuo di

sottofondo, esplosioni, passaggi di treni improvvisi, insomma

tutti quei suoni che dovrebbero far sobbalzare dalla poltrona,

sia per intensità che per estensione verso il basso. Le qualità

che vado cercando sono state così suddivise:

Estensione, intesa ovviamente come capacità di scendere alle

frequenze più profonde.

Smorzamento, ovvero la capacità di non presentare code

particolari o emissioni di suono oltre quello imposto

dall’amplificatore.

Punch, inteso come aggressività che non deve comunque

apparire né eccessivo né carente.

Tenuta in potenza, ovvero la capacità di emettere basse

frequenze anche a livelli sostenuti e senza eccessive

variazioni della timbrica.

Aria, una caratteristica difficile da ottenere, ovvero la capacità

di sparire del subwoofer, tanto che soprattutto nell’audio dei

film il basso profondo non sia identificabile e tenda a

confondersi nell’aria compresa tra i diffusori e l’ambiente.

Amalgama, una caratteristica che denota la scarsa

propensione del subwoofer di staccarsi dalla musica

riprodotta dai satelliti e di brillare per eccessivo

protagonismo.

Comportamento minaccioso, ovvero la capacità di farsi

sentire sia nei crescendo della musica che nelle azioni dei film

che stanno aumentando di intensità. È facile che nei

crescendo il subwoofer si faccia notare per poco

protagonismo o per eccessiva enfasi delle mediobasse man

mano che la pressione aumenta.

Completano le caratteristiche sonore altre tre valutazioni che

potrebbero essere poste in relazione alla costruzione ed alla

versatilità del subwoofer.

Facilità di messa a punto, una caratteristica legata sia alla

versatilità dei controlli che alle caratteristiche sonore del

subwoofer. Gioca ovviamente un ruolo determinante anche

l’indicazione della manopola della frequenza di incrocio

rispetto alle frequenze effettivamente riprodotte.

Vibrazioni e distorsione, ovvero la capacità di esprimere al

minimo le colorazioni dovute alla struttura lignea o alla

compressione dovuta alle dimensioni del condotto di accordo.

Fase, ovvero: più che di una valutazione si tratta di una

indicazione sulla variazione della fase per l’ottenimento delle

prestazioni migliori, almeno con i satelliti in nostro possesso,

che sono stati incrociati a 100 Hz con un andamento del passaalto

assimilabile ad un Linkwitz-Riley del quarto ordine

complessivo. Ogni subwoofer è stato preventivamente messo in

condizioni di operare al meglio con i due satelliti, sia come livello

che come frequenza di incrocio ed ovviamente di fase elettrica.

Ci siamo avvalsi per il 60 per cento delle nostre capacità

auditive, ma per la restante percentuale abbiamo chiesto aiuto

al rumore rosa ed all’analizzatore a terzi di ottava. dv

n.130 Febbraio 2010


Le impressioni di ascolto,

emozioni moltiplicate per sette

Come ho già detto la sessione è stata organizzata con

grande attenzione con due dei sette contendenti

sistemati sulla parte destra della sala di ascolto,

entrambi connessi alla rete elettrica, in attesa solo di un

segnale elettrico da amplificare. I primi due contendenti

sono stati, in un ordine del

tutto casuale, il Mirage e

l’italiano Indiana Line.

Come estensione in

frequenza i due

contendenti ricevono una

votazione

sostanzialmente pari, con

una buona sensazione di

pressione alle frequenze

bassissime e una buona

tenuta in potenza, tenuta

che per entrambi va oltre

MIRAGE OMNI-S10

la sufficienza. Lo

smorzamento appare

migliore nel sub italiano

rispetto a quello

canadese, appena meno

propenso a fermarsi

quando il segnale si

interrompe bruscamente

o decade in maniera

abbastanza veloce. Non

che sul video il Mirage sia

secondo, anzi

probabilmente sulle basse

frequenze degli effetti

INDIANA LINE BASSO 930

cinematografici il

canadese mostra una certa grinta riuscendo a camuffare al

meglio una leggera carenza di smorzamento. Nel punch poi

sembra sopravanzare leggermente il sub dell’Indiana Line,

che comunque si difende molto bene. Nell’ascolto di brani di

musica classica fortemente interessati da bordate di basse

frequenze è l’Indiana Line che a me piace di più, specie per

la correttezza timbrica e per lo smorzamento. La capacità di

sparire nel contesto della riproduzione è sempre a favore

dell’Indiana Line, col Mirage che per un verso o per l’altro

trova sempre il modo di farsi notare. Col metro della

riproduzione dell’audio dei film questo si potrebbe

addirittura rivelare come un vantaggio, ma con l’ascolto

della musica non credo che sia una caratteristica

desiderabile. Aumentando notevolmente il livello entrambi i

woofer iniziano ad irrigidirsi, nel senso che mostrano

l’avvicinarsi del raggiungimento dei propri limiti. In gamma

profonda credo che sia il Mirage che dà dei punti all’italiano,

che viceversa appare più incisivo sulle armoniche delle

percussioni. Nei crescendo di azione nel video dei film e nei

crescendo musicali entrambi i sub si esprimono bene, col

n.130 Febbraio 2010

Mirage leggermente più corposo anche se è poi l’italiano che

sembra amalgamarsi meglio con i satelliti, specialmente

nella coesistenza tra il basso ed il mediobasso riprodotto.

Come invadenza nel tessuto musicale posso dire che

l’Indiana Line a me è sembrato più discreto e rigoroso del

Mirage, che viceversa in qualche occasione è andato sopra le

righe, tanto per farsi notare. Il canadese ha funzionato

meglio col deviatore di fase spostato sullo zero mentre

l’italiano ha preferito, nel nostro interfacciamento con i

satelliti, una fase invertita. Le vibrazioni di entrambi i

cabinet sono apparse discrete, con un vantaggio leggero ma

udibile dell’Indiana Line.

Annotate per bene tutte

le sensazioni sonore e

suddivisa la votazione

ho rimosso i due

subwoofer ancora caldi

ed ho concesso la platea

alla proposta Velodyne

ed al PSB, anche perché

sono realizzati con

dimensioni simili ed

utilizzano la stessa

configurazione di carico,

ovvero il reflex

meccanico. I due

VELODYNE IMPACT MINI

piccoletti del gruppo

sono stati sistemati ad

una distanza notevole per

evitare che i due passivi

del PSB interferissero con

un ostacolo vicino,

producendo colorazioni

poco prevedibili in gamma

mediobassa. Non ci vuole

molto tempo per

accorgersi che il canadese

PSB possiede una

estensione maggiore del

Velodyne, che fa quello

PSB HD8

che può per sconfiggere le

leggi che la fisica impone ad una membrana in movimento.

Entrambi in verità appaiono molto puliti ed anche ben

smorzati senza che io possa trovare nei diversi brani musicali

ascoltati un vincitore tra i due contendenti. Il basso è

comunque riprodotto con un buon compromesso tra

estensione e smorzamento nel PSB mentre al confronto il

Velodyne arranca un po’ sull’estensione pur esibendo un

corretto smorzamento che rende l’ascolto poco affaticante e

piacevole. Entrambi i subwoofer comunque riescono a sparire

letteralmente dal palcoscenico sonoro, con l’aria che si carica

di basse frequenze attorno ai due satelliti che sembrano

estendersi fino alle frequenze più basse. L’aggressività del

dv 81

ASCOLTO VERSUS


DESCRIZIONE GENERALE ASCOLTOE COLLEGAMENTI

VERSUS

82 dv

Velodyne a volte

sembra prevalere su

quella del PSB, che in

certe occasioni appare

leggermente più

compassato, una qualità

che nell’ascolto della

musica va benissimo ma

MISSION MS-8 che preferirei meno

visibile nell’ascolto dei

film d’azione. Quando il livello delle basse sale il PSB non fatica

a seguire il segnale elettrico e si produce in alcuni crescendo

che ricordano da vicino i subwoofer più grandi sia come

dimensioni che come volume d’aria spostato. Il Velodyne non

demorde e nei crescendo a volte lancia sfide notevoli al sub

avversario, anche se un filo di armoniche inizia a trasparire sin

dai livelli medioelevati. Comunque sia entrambi i contendenti

appaiono poco invadenti nel tessuto musicale completo e

nessuno dei due ha manifestato in alcuna occasione la tendenza

a primeggiare o comunque a mettersi in mostra. Nell’uso pratico

il bilancio è ancora quasi pari per quanto riguarda la velocità

della messa a punto del sistema, col PSB che ha fornito una

prestazione leggermente meglio modellabile grazie al

potenziometro della fase che ha consentito una regolazione più

fine e precisa. Il Velodyne ha fornito prestazioni migliori con la

fase invertita, mentre il PSB con i suoi 220 gradi di regolazione

ha fornito una risposta praticamente perfetta, bene allineata

anche in fase. Dal punto di vista delle vibrazioni meccaniche

nessuno dei due contendenti ha mostrato problemi, grazie

anche alle ridotte

dimensioni, con un

leggerissimo

vantaggio per il

Velodyne che in tutte

le condizioni ha

mostrato una tenuta

dei pannelli

estremamente

WHARFEDALE POWER CUBE PC 8+

coriacea. Rimossi

anche i due sub

d’oltreoceano, ho aperto una sfida tutta inglese tra Mission e

Wharfedale invogliato dall’utilizzo da parte di entrambi i sub

della stessa elettronica di potenza. Per la messa a punto del

sistema posso dire che grazie alla “perfetta disuguaglianza” tra

la frequenza di taglio indicata dal deviatore a scatti e la risposta

ottenuta in ambiente ho dovuto per entrambi scegliere una

frequenza di incrocio molto bassa, appena 45 Hz, per ottenere

un incrocio efficace a circa 100 Hz. Eppure chiunque si è

occupato per un attimo di filtri crossover attivi sa che per

adattare un taglio elettrico ad una risposta acustica occorrono 2

equazioni 2 senza che i costi di produzione aumentino di un solo

centesimo di euro. Comunque sia dopo aver effettuato un paio

di misure mi sono reso conto che tutto è filato liscio e che in

entrambi i casi la risposta globale ottenuta era stabile ed

abbastanza rettilinea. Per entrambi i subwoofer la fase invertita

si è rivelata essere la scelta migliore. Insomma, non una

grandissima versatilità per entrambi, ma comunque una volta

settata la frequenza di incrocio giusta non ci sono troppi

MODELLO Indiana Line Basso 930 Mirage Omni-S10 Mission MS-8

ESTENSIONE 6 1/2 6 1/2 6

SMORZAMENTO 7 6 6 1/2

PUNCH 6 6 1/2 6 1/2

TENUTA 6 1/2 6 1/2 6

ARIA 6 1/2 6 6 1/2

COMPORTAMENTO

MINACCIOSO 6 6 1/2 5 1/2

BASSO INVADENTE 7 6 6 1/2

MESSA A PUNTO 6 1/2 6 1/2 7

VIBRAZIONI 7 1/2 7 5 1/2

FASE 180° 0° 180°

n.130 Febbraio 2010


problemi nel sistemare il sub e farlo andare come deve. Per tutti

e due l’estensione è simile a quella del Velodyne, non

estesissima verso la gamma bassa ma mediamente smorzata,

tanto che l’ascolto risulta abbastanza gradevole e naturale, con

qualche punto in più segnato dal Wharfedale nel

bilanciamento tra estensione e piacevolezza di ascolto. Sulle

percussioni aggressive della musica rock entrambi i diffusori

si attestano su valori notevoli, superiori a Mirage, a Indiana

Line e a Velodyne, eguagliando la caratteristica del PSB.

Ancora nella riproduzione della musica per grande orchestra

posso annotare per entrambi una buona riproduzione con

una tenuta al livello non esaltante per il Mission e

mediamente discreta per il Wharfedale, con la limitazione per

tutti e due costituita dal soffio dei condotti di accordo che si

inizia a sentire nonostante il posizionamento quando il livello

sale minaccioso e foriero di pieni

orchestrali notevoli. La tendenza a

sparire tra i diffusori è maggiormente

evidente col subwoofer Mission, anche se

il Wharfedale si difende onorevolmente e

comunque a livello degli altri sub

ascoltati finora. Avvicinandomi ad

ognuno dei due subwoofer quando suona

posso notare che il Mission vibra in

maniera più sensibile rispetto al

Wharfedale ed anche rispetto agli altri

sub testati sinora.

Ultimo e sornione sembra essere il REL,

che se la ride vedendo i suoi colleghi

n.130 Febbraio 2010

agitarsi avanti ed indietro. Per non farlo sentire solo gli metto

alle costole il PSB, che in quanto a rigore musicale ha fornito

una bella prova. Per complicare le cose affianco ad entrambi

l’Indiana Line, convinto che siano questi i tre ad entrare in

finale. Il REL fa sentire immediatamente la sua voce, con una

estensione notevole proprio in gamma profonda, lì dove in

genere una sospensione pneumatica arriva a scendere ben

bene. Anche lo smorzamento è notevole, segno tangibile che

probabilmente il progettista è stato accorto a non agire

prepotentemente con l’equalizzazione. Il punch è buono, non

come quello dei sub da diciotto pollici ma decisamente buono,

anche se la tenuta in potenza non gli fornisce una mano

strepitosa. Il basso delle percussioni appare comunque

possente e ben proposto, mentre nei crescendo della musica

classica si nota ogni tanto qualche esitazione specialmente

quando il livello è già salito parecchio.

Comunque la gamma bassa appare

abbastanza aggressiva, in linea sia col PSB

che col Mirage, con l’aggiunta dell’elevato

smorzamento. La tendenza allo sparire in

sala di ascolto è notevole, non proprio

come il Velodyne e PSB, che mi sono

sembrati quelli più invisibili, ma comunque

ad un livello abbastanza elevato. Nell’audio

dei film di azione anche il REL si lascia

coinvolgere con una emissione di

sottofondo molto possente e con una resa

alle bassissime frequenze notevole e ben

REL R-505

articolata. dv

PSB HD8 REL R-505 Velodyne Impact Mini Wharfedale Power Cube PC 8+

6 1/2 6 1/2 5 1/2 6

7 7 1/2 7 7

6 1/2 6 1/2 6 6 1/2

7 6 1/2 5 1/2 5 1/27

7 7 7 6 1/2

6 6 1/2 6 5 1/2

7 7 7 6 1/2

7 1/2 7 7 7

7 7 1/2 7 1/2 6

220° 220° 180° 180°

dv 83

ASCOLTO VERSUS

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