Gennaio

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Gennaio

POSTE ITALIANE S.P.A. SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE D. L. 353/2003 (CONV. IN LEGGE 27/02/2004 N° 46) ART. 1, COMMA 2, DCB - NA - TASSA PAGATA TAXE PERÇUE

Il Rosario

e la Nuova Pompei

Anno 127 - N. 1 - Gennaio 2011

1 gennaio:

Giornata Mondiale

della Pace

Veritas

in Charitate

Gli universitari

a Pompei

❝Cara Madonnina,

sono una tua ex orfanella e

figlia tua, più di una volta

vorrei venire a vederti,

ma sono molto lontana

allora ti mando questa

offerta così ti potranno

accendere una candela

o portarti dei fiori e chiedo

di avere tanta pace e

serenità nella famiglia,

così potrei colmare ciò

che a me è mancato da

bambina.

Mamma mia ti lascio con

tanto amore, assieme a

mio marito e ai miei figli❞.

Eleonora Noto Iacopino

Fawkner (Victoria) - Australia


Il RosaRIo

e la Nuova PomPeI

Rivista fondata nel 1884

dal Beato Bartolo Longo

Piazza Bartolo Longo, 1

80045 Pompei (NA)

Tel. +39 081 8577321

Fax +39 081 8503357

e-mail: rnp@santuario.it

www.santuario.it

Anno 127 - N. 1 - Gennaio 2011

Direttore: Carlo Liberati

Direttore Responsabile: Francesco Rosso

Caporedattore: Nicola Nicoletti

Redazione: C. Cozzolino, M. D’Amora

Collaboratori:

G. Buono, D. Busolini, G. Cento, K. Di Ruocco,

A. Fontanella, T. Lasconi, I. Licinio, G. Lungarini,

A. Matteo, M. Menna, D. Romano, G. Ruggiero,

L. Somma, S. Sorrentino,

Realizzazione Grafica: Ettore Palermo e Mario Curtis

Fotografie: G. Angellotto, S. Brugno,

A. Di Stefano, Foto Di Paolo

Stampa: Mediagraf S.p.A. - Padova

Spedizione: Poste Italiane S.p.A.

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Tribunale di Torre Annunziata

N. 32 del 15/07/1996

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(Unione Stampa Periodica Italiana)

ISNN 0035 - 8282

Di questa Rivista vengono pubblicate le edizioni

in lingua inglese e spagnola.

Possono essere richieste alla Segreteria Generale

Ufficio estero del Santuario:

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ForeignOffice@santuariodipompei.it

Sommario

3

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12

14

16

17

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560 mila Italiani,

poveri e dimenticati

Libertà religiosa,

via per la pace

Veritas in Charitate

Generazione a 1000 megabyte

Le lettere del Beato

Da Roma a Pompei,

gli universitari romani

in pellegrinaggio

Per un'università

a misura dei giovani

Pregare è importante

La vita consacrata

✠ Carlo Liberati

Dario Busolini

Marida D'Amora

Giosy Cento

a cura di Ivan Licinio

Marida D'Amora

Armando Matteo

Tonino Lasconi

18 L'esempio di Chiara Luce

Loreta Somma

19 Cultura e comunicazione

20

22

a cura di Giuseppe Ruggiero

Salvatore Sorrentino

L'omelia dell'Arcivescovo di

Pompei alla celebrazione delle

nozze di Domenico e Letizia

Inizio d'anno, tra giovani in

preghiera e persecuzioni

religiose Nicola Nicoletti

26

28

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32

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35

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38

40

41

44

L'eroismo dei monaci

di Tibhirine

Un vescovo, un padre,

un fratello

A Pompei per ricordare

Madre Teresa

Il Giardino del Sorriso in festa

Al servizio della famiglia

La storia di Deddy, che vede

con il cuore

Perché ti amo Maria

Tra i tanti Pellegrini del Rosario

In cammino con la Madonna

Pellegrina

L'addio al Cardinale Giordano

La parola ai lettori

Nicola Nicoletti

Marida D'Amora

Nicola Nicoletti

Maria Menna

Giuseppe Lungarini

Giuseppe Buono

a cura della redazione

Marida D'Amora

a cura di Andrea Fontanella

a cura della redazione

a cura di Katia Di Ruocco

Grati alla Madonna e al Beato

a cura di Ciro Cozzolino

E d i t o r i a l e

Sono i dati forniti

dalla Caritas all’Istat.

Oltre 8 milioni

gli Italiani indigenti

Ogni fine d’anno ci sentiamo

obbligati a redigere statistiche sui

problemi più gravi della vita e della

società.

Così scopriamo che un italiano

su cinque rischia d’essere colpito

dalla crisi economica. Magari vive

in famiglie numerose. È l’Italia di

chi conta su poco più di mille euro

al mese.

La nostra “Caritas” registra con

grande realismo queste verità e

rivela che gli Italiani indigenti sono

oltre otto milioni.

Più di quanti l’Istat nell’estate del

2009 ne abbia additati: allora si

parlava di 7.810.000 poveri.

Addirittura i sondaggi impietosi

della “Caritas” e della “Fondazione

Zancan” parlano di ben 8.370.000

poveri: oltre il 3,7% in più dell’anno

precedente 2009.

■ di ✠ Carlo Liberati*

560 mila Italiani,

poveri e

dimenticati

Negli anni 2009-2010, il biennio

delle crisi, è aumentato del 25% il

numero delle persone che hanno

chiesto aiuto alla Caritas.

È ancora più significativo che aumenta

il numero degli italiani che

ricorrono alle associazioni e agli

enti caritativo-assistenziali: un 40%

in più dell’anno scorso.

La stampa ne ha fatto ampio cenno,

come “Il Mattino del 14 ottobre

c.a. a firma di Cinzia Peluso”.

La stessa Conferenza Episcopale

Italiana è costretta a prendere atto

che tutti stiamo un po’ peggio.

Così la soglia della povertà relativa

si è abbassata ulteriormente: dai

999,67 euro del 2008 si è scesi al

983,01 del 2009.

Perciò sale il numero dei poveri.

I ricercatori e i sociologi cattolici

evidenziano che vi è ormai una

vasta cerchia di persone che è stata

costretta a cambiare il proprio tenore

di vita. E ridurlo all’essenziale.

Tra essi ci sono i separati e i divorziati

molti di loro sono costretti a

vivere come “clochard”.

C’è dunque un’area di fragilità

economica in cui si contano circa

800.000 “impoveriti” da aggiungere

agli oltre 8 milioni di poveri.

Cosa suggerisce la nostra Caritas?

Dice che le risorse per affrontare la

crisi ci sono. Soltanto chiede che

i 49 milioni di euro stanziati ogni

anno per la spesa sociale, siano

impiegati diversamente.

Manca nel programma di governo

un progetto d’intervento contro la

povertà. Occorre costruirlo e realizzarlo

magari con un nutrito intervento

a favore dei “servizi sociali”.

Se ci fosse meno evasione fiscale

aumenterebbero, e di molto, le

possibilità di aiuto a favore degli

indigenti.

È opportuno ricordarlo in queste

Festività natalizie nel contemplare,

stupiti e quasi increduli, come l’immensa

bontà, tenerezza e ricchezza

di Dio, è diventata nostra per elevare

la nostra indigenza.

In Cristo Gesù, Dio s’è fatto povero

per condividere la nostra miseria

e, renderci dal di dentro nuovi, con

il Suo Amore.

* Arcivescovo-Prelato e Delegato Pontificio

per il Santuario di Pompei

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 127 - N. 1 - 2011 [2]

Il Rosario e la Nuova Pompei

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1 gennaio: Giornata Mondiale della Pace

«Libertà religiosa,

via per la pace»

Nulla spiega l’attualità e il significato

del tema scelto da Benedetto

XVI per la Giornata mondiale

della Pace di quest’anno - “libertà

religiosa, via per la pace” - meglio

di un’immagine: l’inquietante sedia

vuota che nello scorso dicembre, ad

■ di Dario Busolini

Oslo, non ha potuto accogliere il

dissidente cinese Liuy Xiaobo, premiato

appunto con il Nobel per la

Pace ma impedito di riceverlo perché

condannato in patria ad 11 anni

di carcere per reati d’opinione.

Dove non vi è autentica libertà di

espressione del pensiero, e la libertà

religiosa ne rappresenta una delle

manifestazioni più importanti, non

può esserci una vera pace. Magari

troveremo al suo posto la mancanza

di guerra, persino il progresso

economico, mai quella ricomposizione

dei rapporti della convivenza

umana «nella verità, nella giustizia,

nell’amore, nella libertà» che per il

Beato Giovanni XXIII rappresenta

«la vera pace nell’ordine stabilito

da Dio» (Enciclica Pacem in terris,

87). La difficile situazione della

Chiesa in Cina ne è un’ulteriore

prova.

La Giornata mondiale della Pace,

com’è noto, ricorre il 1 gennaio per

iniziativa di Paolo VI che volle istituirla

nel 1968, anno destinato a

passare alla storia per tante turbolenze.

Papa Montini, in quel primo

Messaggio, auspicava che «questa

celebrazione si ripetesse come augurio

e come promessa - all’inizio

del calendario che misura e descrive

il cammino della vita umana nel

tempo - che sia la Pace con il suo

giusto e benefico equilibrio a dominare

lo svolgimento della storia avvenire».

Non è stato così e il desiderio

di Papa Montini resta ancor

oggi un’aspirazione universalmente

condivisa. Le Giornate mondiali della

Pace hanno però svolto, nella Chiesa,

un ruolo di motore di un magistero

sul tema sempre più ricco

e importante. Dove trovano posto,

accanto ai discorsi, anche tanti gesti

significativi come gli appelli contro

la guerra in Iraq e le preghiere interreligiose

per la pace portati avanti da

Giovanni Paolo II. Benedetto XVI

ha allargato gli orizzonti di questo

cammino di pace. Lo si vede già dai

temi scelti per le giornate celebrate

da lui: la verità come fondamento

della pace (2006), la dignità della

persona umana cuore della pace

(2007), l’unità della famiglia umana

che è comunità di pace (2008), la

lotta contro la povertà intesa come

costruzione della pace (2009, ricor-

dando quanto aveva scritto proprio

Paolo VI nell’enciclica Populorum

progressio) e la custodia del creato

come compito primario per chi

voglia diffondere la pace (2010). Il

Papa sta tracciando un percorso che

affonda le radici nella vocazione

alla verità dell’uomo e che, avendo

come stella polare la dignità umana,

non può non puntare alla libertà di

ricercare la verità stessa. Da qui la

constatazione che la pace non si può

creare soltanto facendo tacere le armi

- cosa, naturalmente, pur sempre

necessaria laddove si combatte - ma

creando condizioni di autentica libertà

e, di conseguenza, la scelta di

dedicare la Giornata del 2011 alla libertà

religiosa, che ricomprende tutte

le altre e costituisce una componente

essenziale della dignità umana. Non

si tratta solo di voler garantire a tutti

il diritto di professare o meno le

proprie credenze religiose, ma di far

sì che la ricerca della verità su Dio e

sull’uomo possa svolgersi in maniera

autenticamente libera, bandendo

perciò ogni fanatismo e fondamentalismo,

ogni strumentalizzazione della

religione ai fini del potere, ogni

violenza perpetrata contro Dio o in

nome stesso di Dio, come purtroppo

continua ad accadere in varie parti

del mondo e anche in casa nostra

quando si cerca di motivare politiche

restrittive nei confronti dell’im-

migrazione o della stessa libertà

religiosa con la difesa di una certa

identità cristiana o laicista a seconda

dei casi e dei governi. La vera

libertà religiosa ha poco a che fare

con una difesa dell’esistente, quale

che esso sia, perché per sua natura

implica un atteggiamento di apertura

verso sé stessi ed il prossimo,

obbliga sempre ad un andare oltre.

Non è una libertà contro le altre religioni

o il laicismo, ma una libertà

per la dignità e la vita umana.

La Chiesa deve al Concilio Vaticano

II questa concezione ampia della

libertà religiosa. Nella Dichiarazione

conciliare sulla dignità umana,

al n.3, i Vescovi del mondo scrivevano:

«Dio rende partecipe l’essere

umano della sua legge, cosicché

l’uomo, sotto la sua guida soavemente

provvida, possa sempre meglio

conoscere l’immutabile verità.

Perciò ognuno ha il dovere e quindi

il diritto di cercare la verità in materia

religiosa». Benedetto XVI, che

si pone come continuatore del Concilio,

ha affermato più volte che la

libertà religiosa è un diritto fondamentale

dell’uomo, presupposto per

lo sviluppo umano integrale (così

nell’enciclica Caritas in veritate, 29)

e quindi condizione necessaria per

la realizzazione del bene comune

e l’affermazione della pace nel

mondo. Nell’importante discorso

all’Assemblea delle Nazioni Unite

(18 aprile 2008) ha puntualizzato

come la promozione della libertà religiosa

non contraddica affatto il

principio di laicità delle Istituzioni:

«i diritti umani debbono includere il

diritto di libertà religiosa, compreso

come espressione di una dimensione

che è al tempo stesso individuale

e comunitaria, una visione che

manifesta l’unità della persona, pur

distinguendo chiaramente fra la dimensione

di cittadino e quella di

credente… È inconcepibile che dei

credenti debbano sopprimere una

parte di se stessi - la loro fede - per

essere cittadini attivi; non dovrebbe

mai essere necessario rinnegare Dio

per poter godere dei propri diritti…

Il rifiuto di riconoscere il contributo

alla società che è radicato nella

dimensione religiosa e nella ricerca

dell’Assoluto - per sua stessa natura,

espressione della comunione fra

persone - privilegerebbe indubbiamente

un approccio individualistico

e frammenterebbe l’unità della persona».

Allora, se la libertà religiosa

non riguarda solo i “religiosi”,

ognuno di noi deve sentirsi coinvolto,

aiutare le vittime - troppo spesso

cristiane! - e denunciare le violenze,

le ingiustizie, le discriminazioni e le

marginalizzazioni a suo danno. Perché

dove manca la libertà religiosa

manca la pace e quando manca la

pace viene meno il futuro per tutti.

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Anno 127 - N. 1 - 2011 [5]


A Battipaglia

premiati

i costruttori

di pace

■ di Marida D'Amora

semplare apostolo della ca-

“Erità e figlio amoroso della

Beata Vergine Maria del Santo

Rosario, sulla strada indicata dal

Beato Fondatore Bartolo Longo,

ha fatto del Santuario Pontificio

di Pompei e di tutte le opere a esso

collegate, non solo un luogo

di preghiera, ma anche di aiuto e

sostegno agli ultimi, agli afflitti

e agli emarginati”. È con questa

motivazione, che il 30 novembre

scorso, l’Associazione Cattolica Internazionale

“Tu es Petrus”, con

sede in Battipaglia (Sa), ha conferito

a Mons. Carlo Liberati, Arcivescovo

di Pompei, l’onoreficenza

“Veritas in Charitate”.

Mons. Liberati, come recita la motivazione

riportata sulla pergamena,

ha conquistato il Premio anche

perché “servo fedele e operoso del

successore di Pietro e della Sede

Apostolica, la cui testimonianza

evangelica dell’amore per il prossimo,

rappresenta un faro luminoso

per le nuove e future generazioni

di sacerdoti e di laici impegnati

nel mondo sociale”.

L’associazione conferisce, infatti,

“Veritas in Charitate”

il riconoscimento a quanti ‘non

lesinano energie per costruire una

società migliore, assicurando la

Legalità e la Giustizia, promuovendo

la Cultura, aiutando i più

deboli e gli emarginati, testimoniando

i valori cristiani della Pace

e della Solidarietà’.

Il Premio, consistente in una medaglia

raffigurante San Pietro benedicente

alla Cattedra, realizzata

dallo scultore Egidio Ambrosetti

di Anagni, mutua il motto episcopale

del Cardinale Josè Saraiva

Martins, Prefetto Emerito della

Congregazione per le Cause dei

Santi e Presidente Onorario di “Tu

es Petrus”, a sua volta ispirato da

un passo della Lettera di San Paolo

agli Efesini.

A ricevere l’onoreficenza, consegnata

dal Cardinale Saraiva Martins

e dal Presidente del Consiglio

Direttivo, il Vaticanista Gianluca

Barile, anche i Cardinali Angelo

Comastri, Vicario Generale di Sua

Santità per la Città del Vaticano,

e Giovanni Lajolo, Presidente del

Governatorato dello Stato della

Città del Vaticano. Premiate anche

numerose autorità civili, diversi

rappresentanti delle forze dell’ordine,

dei settori delle arti e delle

professioni che si sono distinti per

la promozione della Cultura, della

Legalità, della Giustizia e della

Solidarietà a livello locale e nazionale.

In questi anni, l'Associazione

ha conferito il riconoscimento

ai Cardinali Francesco Marchisano,

Paul Poupard, Dario Castrillòn

Hoyos, Juliàn Herranz, Francis

Arinze, Andrea Cordero Lanza di

Montezemolo, Crescenzio Sepe,

Renato Raffaele Martino, José Saraiva

Martins e Clàudio Hummes.

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 127 - N. 1 - 2011 [7]


Pubblichiamo di seguito il testo

integrale del saluto

dell’Arcivescovo di Pompei,

Mons. Carlo Liberati,

in occasione del conferimento

dell’onorificenza

“Veritas in Charitate”

Carissima Eminenza, Sig. Presidente Dr. Barile, Autorità

Civili ed Ecclesiastiche, presenti tutti:

Sono lieto e un po’ commosso per questa Onorificenza

“Veritas in Charitate” che avete voluto conferirmi.

Soprattutto per l’apprezzamento che desiderate esprimermi

per il tentativo quotidiano che opero nella mia

umile vita di costruire un futuro migliore, con un impegno

strenuo nel rendere il presente accettabile.

Infatti, per quanto mi riguarda non posso essere soddisfatto

del “nostro Oggi”, malandato e disordinato com’è

e sottoposto a tante ingiustizie.

La legalità e la giustizia sembrano essere diventate

estranee alla nostra società e il grido dei poveri, dei

miseri, degli abbandonati, dei dimenticati e dei derelitti,

così come quello dell’infanzia e dell’adolescenza

lasciate ai margini, diventa sempre più alto e impressionante.

La legge n.149 del 2001 che ha abolito gli Orfanotrofi

(a Pompei avevamo circa 800 tra orfani e non soltanto

delle guerre oltre ai figli e figlie dei Carcerati) ha gettato

sulle strade d’Italia oltre 30.000 bambini e bambine,

allo sbaraglio.

L’ho denunciato più volte ma il fatto non sembra interessare

nessuno.

I giovani che vivono sulle strade nella misura di oltre

il 90% non superano il 18° anno di età, vittime dell’accattonaggio,

pusher della droga, essi stessi diventano

commercianti e affaristi di materie stupefacenti, schiavi

sul lavoro rimediato illegalmente. Il lavoro nero e coatto,

le iniziative le inventive illegali per sopravvivere, le

umiliazioni sessuali cui si vedono costretti a sottoporsi

per la sopravvivenza, le malattie che contraggono, le

violenze morali, li respingono inesorabilmente ai margini

del vivere sociale.

Non essendo rappresentati in Parlamento, di fatto non

esistono. Non interessano nessuno.

Le ragazze seguono la stessa sorte e con l’aggravante

che, forzate a vivere per prostituzione negli alberghi e

nel turismo, muoiono di malattie ancor prima del 18°

anno di età. Solo poche fortunate, perché hanno trovato

un “buon samaritano” sulle strade drammatiche della

vita durante le loro terribili esperienze, riescono a sopravvivere.

Ho voluto citare questa legge sbagliata e questa piaga

sociale, perché le leggi quando sono infelici e dannose

devono essere cambiate o abolite.

Le leggi servono alla convivenza bene ordinata e a consentire

la piena libertà e la promozione della giustizia

umana.

L’uomo promulga le leggi per vivere meglio e sentirsi

realizzato e non per vedersi sopraffatto o diventarne

schiavo.

Ma esiste un senatore, un deputato, un sindaco, un assessore,

un consigliere che si sia mai posto il problema

di cambiare una legge dannosa?

Volete presentarmelo? Io non ne conosco.

Noto con tristezza che in questa Regione non esiste la

legalità condivisa e quindi manca il fondamento per la

costruzione di una società giusta e pacifica.

Un grande Pontefice dimenticato, Pio XII, mise come

segreto del suo operare, quindi come suo ideale di

uomo, di sacerdote, di Vescovo, di Sommo Pontefice

il motto: “Opus justitiae Pax” = La pace frutto della

giustizia.

Non venne ascoltato e si scatenò il 2 o conflitto mondiale:

la più devastante guerra che la storia del 2 o millennio

appena concluso, ricordi.

Perché l’ingiustizia? Perché non c’era più amore.

E crebbero il deserto, il dolore, le malattie, la fame,

ogni genere di sofferenza. Si scatenò la morte un po’

dovunque. Il mondo fu riempito di cimiteri.

Soltanto quando tutti convennero – con l’ONU – che la

società per essere giusta doveva risorgere e svilupparsi

con leggi basate sul rispetto reciproco, il dialogo, il vicendevole

ascolto, la collaborazione, la comunione tra

le persone, è rifiorita la convivenza.

Ma corre il rischio ogni giorno di essere risoffocata

dall’egoismo, il guadagno smodato, l’utilitarismo,

l’assenza di valori e di ogni rispetto reciproco. C’è di

nuovo una corsa verso il nulla come ad ogni primavera

subentra nella natura l’inverno.

Ma nella natura è inevitabile.

Tra noi uomini no: non può morire l’amore.

E allora come credenti in Cristo e per Cristo nella dignità

e nella vocazione dell’uomo, ci battiamo e con forza

perché con l’amore trionfi – nella giustizia – la pace.

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 127 - N. 1 - 2011 [8] Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 127 - N. 1 - 2011 [9]


Generazione

a 1000

m e g a b y t e

■ di Giosy Cento

Sembrebbe spontaneo dover criticare

le generazioni attuali che

vivono …mezza vita sul web e si

riempiono la mente e la bocca con i

linguaggi digitali. Sembrerebbe opportuno

mettere in guardia, indicare

i pericoli che ci sono e le influenze

negative sulla persona e personalità

che sta sempre davanti o dentro a

Internet. Certamente non è un pezzo

di storia facile in questo senso e,

indubbiamente, la vita da cybernauti

comporta grandi rischi per chi la

usa e la vive senza criteri intelligenti

e costruttivi. Ma chi vuole il bene

dell'uomo deve educarlo a vivere la

sua epoca superando gli agguati che

la lotta bene-male pone a ogni generazione.

E oggi certamente questo è

un campo minato sul quale bisogna

saper mettere i piedi per non saltare,

poichè vediamo, ogni giorno, saltare

situazioni personali, sociali, ecclesiali,

mondiali, proprio a partire dal mondo

mediatico.

Innanzitutto, però, bisogna dire, come

afferma anche la Chiesa, che non è

tutto male. Internet è un grande mezzo

prodotto dalla mente dell'uomo

ed è una possibilità cha ha un sapore

di infinito senza limiti. Viene da sorridere

quando pensiamo che dentro

al computer si può trovare tutto, si

può chiedere di tutto e che tutte le

richieste… possono essere esaudite.

È un mondo affascinante, una finestra

ne apre un'altra stimolando curiosità

e grandi apprendimenti. Spesso ci incantiamo

a vedere le capacità dei giovani

in questo senso, la loro velocità

sui programmi, la loro intelligenza

che taglia fuori le generazioni passate.

Con il computer si vive, si viaggia, si

lavora, si comunica, si entra nel pianeta

terra, si evangelizza, si trovano

strumenti di preghiera, si ascolta musica,

si vedono persone lontane, si

comunica e si (s)comunica nel senso

virtuale del termine, si passano notti,

si perde tempo o lo si utilizza al massimo,

si producono cose importanti o

ci si può perdere dentro, si fa la guerra

o si lavora per la pace, ci si può illudere

o risolvere problemi Bello e

impossibile, possibile e bellissimo: dipende

dalla persona che ci sta davanti

e dal modo di utilizzazione. È sempre

“la testa e la coscienza” dell'uomo

che trasformano tutto in bene o in

male.

USARE TESTA E COSCIENZA

C'è in giro una preoccupazione soprattutto

tra i genitori, quando vedono

i figli per tante ore davanti al

computer o a smanettare sul cellula-

re. Sembra una malattia moderna. E

realmente, oggi, possiamo ammalarci

sul web. In fondo il computer, e tutto

ciò che infinitamente contiene, è un

TU reale-irreale con il quale si sta in

relazione per più tempo che con le

persone. Con lui si sta in contatto

personale, si dialoga, si apprende, si

comunica, si cerca amore e compensazione

ai propri bisogni più intimi. La

vita si scrive e si vive, corre sui files

del computer. Questo TU diventano

tanti tu nascosti dietro la pagina web.

Sembra un gioco a nascondino con…

profili veri o falsi, verità o illusioni di

relazioni che si coltivano senza sapersi

minimamente staccare dal mezzo

di comunicazione. E questa situazione

riguarda tutti: giovani, adulti, anziani.

Persone di ogni tipo possono perdere

"testa e coscienza", perché la droga

del web crea una dipendenza profonda

e di difficile soluzione. Il problema

è che si fatica a riconoscere quando

dipendiamo o ci stiamo allontanando

dalla vita. La cosa diventa seria

quando si mettono in gioco fantasie

d'amore virtuali, ricerca di persone

per esperienze, quando ci si propone

con immagini di sé trasgressive e senza

alcuna morale personale, quando il

porno virtuale affascina piccoli e grandi.

Siamo davvero a una svolta storica

di come relazionarsi con la vita, i

sentimenti, l'amore, le scelte di vita,

la coppia, la famiglia. C'è poi tutto il

campo trasgressivo in ogni senso.

Educare a utilizzare questi mezzi

con la testa è una delle nuove sfide

educative. Ragionare molto con i figli

in modo simpatico (sin-patos =

condividendo con affetto genitoriale)

su questo aspetto della loro vita, sapendo

che, anche se non si è alla loro

altezza in questi campi, c'è sempre un

consiglio che il cuore può dare. La

competenza del cuore dei genitori

non andrà mai in disuso. I figli

spesso giocano a nascondersi perché

molti genitori non conoscono profondamente

il web, ma non possono

sottrarsi all'autorevolezza genitoriale

che "pesa con dolcezza e forza" sulla

loro anima. Oggi bisogna anche impegnarsi

a conoscere insieme, a lasciarsi

guidare dai figli, ad ascoltare le nuove

generazioni, a condividere le loro

scoperte, a stare al passo con i tempi.

E poi educare la coscienza. Sembra

tutto normale. Forse dovremmo

qualche volta scrivere nor-male.Non

significa che dobbiamo vedere il male

dappertutto, ma mettere in guardia

dal male che, apertamente o nasco-

Le Lettere Pastorali raccontano, ma potremmo anche

dire: Paolo, Timoteo e Tito si raccontano. Il presente

volume s’inoltra infatti nelle due Lettere a Timoteo e

nella Lettera a Tito, di tarda tradizione paolina, onde

carpirne la storia (Parte I), la tesi, il tema e i temi

(Parte II) e il messaggio (Parte III). Il loro contenuto,

antico di 2000 anni, eppure sempre nuovo, è per

chiese (Efeso e

Creta) e pastori

(Timoteo e Tito)

rappresentativi

della vitalità cristiana

nella conca

del Mediterraneo,

all'insegna di una

evoluzione sempre

bisognosa di

un ritorno alle origini.

Copioso il frutto

cristiano ed ecclesiale

sul finire del

I sec. d.C.: mentre

istituzione e

carisma si pro-

stamente, ci arriva come spruzzi di

veleno sull'anima, corrodendola adagio

adagio e creando buchi di esistenza

nella mente e nei comportamenti.

Ci accorgiamo soltanto in situazioni

estreme di disagio che questi mezzi

moderni hanno fatto danni. Una

mamma che racconta all'altra: "Mio

figlio è sempre davanti al computer

fino a tarda notte". E l'altra risponde:

"Anche mia figlia non so che fa sempre

lì". Ne risente lo studio, si rinuncia

alla vita sociale, si sta chiusi in casa,

si fa gruppo virtuale, sesso in chat o

con web camera. E la mente viene

travolta. Sarebbe molto importante

che i giovani oggi si aggregassero per

attività insieme di ogni tipo: sportivo,

culturale, giocoso, di festa, di impegno,

di volontariato uscendo dalla

"stanza isolata e isolante" del web. "La

migliore medicina per questo male

incurabile bisogna cercarla nel nostro

cuore ed essere meno egoisti e conformisti,

in un mondo che ci tende la

mano e ha un infinito bisogno di amore"

(Carlo Climati).

CONFESSARE I PECCATI

DEL WEB?

Credo sia importante aggiungere ai

nostri esami di coscienza qualche domanda

su come si vivono, nel bene e

nel male, i nuovi mezzi di comunicazione.

Se c'è il male, se si fa il male,

anche questo va detto al mio Confessore.

Non è aggiugere o inventarsi

sempre nuovi peccati, ma guarire

la coscienza malata moderna con

l'Amore di Dio che è sempre pronto

a perdonare. E anche i confessori

dobbiamo aprirci a questo nuovo e

importante capitolo per le anime del

Terzo Millennio.

Le lettere pastorali raccontano

muovono reciprocamente in un dialogo rispettoso,

l’assemblea protocristiana rivela una crescente dinamica

di auto-comprensione; i cristiani si capiscono

sempre più nel loro nuovo profilo e decidono il loro

impegno nel mondo. Questa loro ricerca avviene nella

celebrazione della Pasqua.

Il nèo del dissenso e il dinamismo del «deposito» contribuiscono

a consolidare quel profilo: ansia ecumenica

e interreligiosa (foto di copertina).

Frammenti innici propri di ogni lettera, colonne portanti

del messaggio, esprimono una spiritualità che

scopre nella Parola di Dio, nella Pasqua, nel Battesimo

e nella comunione ecclesiale il terreno su cui svilupparsi.

Ne fiorisce un'etica della maturità nella fede,

sempre in tensione verso il meglio; prende corpo un

progetto pastorale, sempre ancorato alla concretezza

ecclesiale.

Temi raccolti a servizio dell’omiletica, della catechesi

e di incontri impegnati con la Parola di Dio anche

nella forma di Lectio Divina, intendono rispondere a

un bisogno ecclesiale crescente nel nostro tempo.

La traduzione integrale delle Pastorali in disposizione

tematica apre il lavoro: il racconto delle Pastorali continua.

Cesare Marcheselli

Il Rosario e la Nuova Pompei 10 Anno 127 - N. 1 - 2011 [10] Il Rosario e la Nuova Pompei 11

Anno 127 - N. 1 - 2011 [11]


Le lettere del Beato

Inizia con questa rubrica un appassionante viaggio nell’Italia di fine Ottocento

inizio Novecento.

Il nostro Paese, oltre a vantare un patrimonio paesaggistico, storico e

culturale unico al mondo, si sa, è patria di naviganti, poeti e santi. Più

che i luoghi, incontreremo dei santi personaggi che da Nord a Sud hanno

riscritto la storia della carità a difesa degli ultimi e degli abbandonati,

consegnandoci eccezionali percorsi di vita evangelica. Bartolo Longo è

certamente uno di questi. Ma la cosa più straordinaria è che si può parlare

già di una “globalizzazione della carità”. Sì. Esiste una collaborazione e

una comunione d’intenti che unisce l’agire di questi santi uomini e donne

dell’epoca, pur conservando le loro intuizioni e adattandole ai contesti

sociali in cui vivevano. La dimostrazione di ciò sta nel grande epistolario

longhiano del quale cominciamo oggi a pubblicarne una piccola parte e

cioè i rapporti del Longo con questi santi personaggi a lui contemporanei.

Saranno proprio le lettere a guidarci in questo viaggio nella fede, nella

carità e nell’affidamento alla Vergine Maria.

Bartolo Longo era da sempre

interessato all’opera

salesiana e ai benefici che

questa apportava alla gioventù

disagiata. Quando

svanirà la possibilità di avvalersi, in

tempi brevi, dei Fratelli delle Scuole

Cristiane per avviare una casa dedita

«agli orfani di legge e cioè ai figli dei carcerati,

che sono fanciulli più abbandonati

degli stessi orfani», egli, si rivolgerà

a don Michele Rua, per avere qualche

salesiano a Pompei. Di seguito pubblichiamo

alcuni stralci della lettera del

6 gennaio 1892: «son sette anni che

vagheggiava nel pensiero la fondazione

di una casa per orfanelli, dopo compiuta

quella per le orfanelle. L’intendimento

era non solo di strappare al peccato gli

abbandonati fanciulli, ma anche farne

dei preti per questo Santuario e per le

città donde essi provengono».

Ci troviamo di fronte a confidenze

fatte ad un amico, al quale, semplicemente,

si chiede aiuto. Alcuni passi

della lettera in questione, confermano

l’intimità e la stima, manifestate soprattutto

nell’incipit, il quale così recita: «Reverendissimo

Don Rua, quel che vado a

comunicarvi in questa lettera intendo

che sia posto sotto il suggello della confessione.

Scrivo a Voi, ma parlo innanzi

a Dio e al venerato Don Bosco, che mi è

presente in ispirito. Da Voi, come uomo

di Dio, e come successore di un santo,

mi aspetto una risposta franca, decisiva,

aperta, quale sogliono i santi».

Già soltanto leggendo questo

incipit, si può comprendere il legame

tra Rua e Longo. Per quanto riguarda,

poi, la richiesta di suggerimenti

sulla futura opera, ci limitiamo a dire

che per metà della lettera, Longo descrive

minuziosamente come aveva

pensato l’organizzazione del futuro

collegio ma in un altro punto della

lettera, troviamo che Bartolo Longo

confida all’amico le sue debolezze e la

sua stanchezza, materiale e spirituale,

dicendogli: «se io ho lavorato per sedici

anni alla costruzione materiale e morale

del Santuario, dell’orfanotrofio femminile,

delle scuole d’arti, oggi non mi

sento più nelle forze di sopraccaricarmi

novelli pesi di corpo e di spirito».

Fin qui, quindi, la prima lettera

di Longo a Rua. Vediamo ora, brevemente,

lo sviluppo del rapporto epistolare

fra i due e l’evolversi della

■ di Ivan Licinio

vicenda legata alla presenza dei salesiani

a Pompei.

Don Rua rispose a Longo il 9 gennaio

da Lucca, dove era in procinto di partire

per Roma e la Sicilia. Egli si dice

interessato alla proposta del Longo e

disposto a parlargli per chiarire «certi

punti speciali», pertanto lo invita a

Roma, dove «sarebbevi accolto come

un amico». Bartolo Longo risponderà

il 14 gennaio con una lettera che esalta

il disegno della Provvidenza, la

quale sembra «già a favore di questa

novella opera per i figli dei carcerati».

Pieno di impeto, invita Rua a Pompei

con queste parole: «Venga qui don Rua

a vedere le opere di Dio.

Io non poteva, come non posso lasciare,

tuttochè per pochi giorni, questa opera

a cui do alimento cotidiano collo scrivere

sempre. Ed ecco il Signore permette

che io Le scriva, quando Ella è già in

viaggio per queste parti.

Dunque Ella verrà a Valle di Pompei.

Era questo un desiderio mio occulto ed

il Signore me lo ha fatto compiuto in

men che me l’aspettavo. […] Benedetto

Iddio!».

Probabilmente don Rua sarà

a Pompei il 27 gennaio 1892. Nell’in-

contro avuto con Longo, il rettore dei

salesiani considerò precoce la venuta

dei salesiani a Pompei e prese tempo

ancora un anno. Puntuale sarà la

nuova richiesta del Longo, che, esattamente

il 2 febbraio 1893, chiede a

Rua di mandargli per il prossimo ottobre,

«due Sacerdoti, l’uno come Superiore

dell’Opera, l’altro come prefetto

od economo, due chierici per l’oratorio

festivo ed istitutori, e due capi d’arte,

tipografi, legatori e falegnami ecc».

Pochi giorni dopo, il 6 febbraio,

l’Avvocato pompeiano incalzerà

don Rua con una nuova lettera,

nella quale chiede sei suore con compiti

prefissati e già «avviate a Regole

Religiose, con spirito perfetto di pietà e

carità cristiana, acciocchè mi educhino

le mie nuove religiose allo spirito dell’ordine

e del sacrificio».

Aveva preso forma nel Longo, infatti,

l’idea di una Congregazione femminile

a servizio dell’opera pompeiana

e all’inizio della lettera sopra citata,

nell’informarne don Rua così scrive:

«Io ho qui fondato un Orfanotrofio fem-

minile con novanta orfanelle e trenta

donne, assistenti, maestre ed inservienti.

La Madonna forse vuole qui intorno

a Lei una nuova Congregazione Religiosa

sotto il titolo di Figlie del Rosario di

Pompei scegliendo le sue perpetue lodatrici

tra queste donne e fanciulle che

sono intorno a lei raccolte».

Nella stessa lettera, il laico

fondatore chiederà pure al Rua

di inviargli le «Regole delle Salesiane

per studiarle» e, sulla base di queste,

elaborare la Regola della futura Congregazione

pompeiana. Nuovamente

Longo chiede aiuto e propone i suoi

progetti futuri a Rua, fidandosi dei

suoi consigli e sicuro di una risposta,

che non tarda ad arrivare. Il 20 di

quello stesso mese, Rua risponde alle

due lettere dell’Avvocato dicendo di

non potergli garantire nulla di certo.

Tuttavia, con qualche raccomandazione

di riservatezza, inviava le Regole

richieste dal Longo e non ancora

approvate dalla Santa Sede.

Lungo il percorso delle trattative, pur

avendo elaborato un progetto di convenzione,

vennero sempre in mag-

Michele Rua

«uomo di Dio e successore di un santo»

Il beato Michele Rua è il primo successore

di Don Bosco, di cui era

stato a lungo segretario e poi vicario.

Nato a Torino nel 1837, dopo la

morte del padre entrò tra i salesiani.

Il 26 gennaio 1854, don Bosco radunò

nella sua camera quattro giovani

compagni, dando vita, forse inconsapevolmente,

alla congregazione

salesiana.

Alla riunione era presente anche Michele

che fu incaricato di stenderne

il “verbale”. Michele fu il principale

collaboratore di don Bosco, e, nonostante

la giovane età, divenne il

riferimento di molteplici attività, rispondendo

persino alle lettere indirizzate

a don Bosco. Ne conquistò

la totale fiducia, aiutandolo anche

gior luce delle difficoltà. Il progetto,

dunque, non andò in porto, tuttavia,

dalle poche pagine scritte, emerge evidentemente

la santità dei due protagonisti;

essi sono totalmente liberi

da ogni interesse personale, le loro

volontà sono totalmente uniformate

alla volontà di Dio e l’uno è meravigliosamente

rispettoso del carisma dell’altro.

Concludiamo riportando un brano tratto

dalla già citata lettera di don Rua

del 9 gennaio 1892, nella quale, si evidenziano

l’abbandono alla volontà di

Dio e il ruolo di intermediario mariano

riservato a Longo.

«La sua proposta ha proprio bisogno di

essere ventilata coram Domino e da Lui

dobbiamo chiedere ed aspettare i lumi

necessari. Spero che nell’infinita sua

bontà […] ci farà conoscere la sua santa

volontà in proposito. […]

Dica di grazia, qualche Ave Maria pel

povero scrivente, che pregandole dal Signore

ogni bene, gode professarsi con

distinta stima di V.S. Chiar.ma Obb.mo

Servitore».

nel trascrivere le bozze dei suoi libri,

sovente di notte, rubando le ore

al sonno. Il 28 luglio 1860 Michele

Rua venne ordinato sacerdote. A 26

anni fondò il primo centro salesiano

“esterno” a Mirabello Monferrato.

Il 7 novembre 1884, quando la salute

del fondatore ormai declinava,

don Rua fu nominato, dal Pontefice,

Vicario con diritto di successione.

Nel gennaio del 1888, nella notte tra

il 30 e il 31, alla presenza di molti

sacerdoti, accompagnò la mano del

santo nel dare l’ultima benedizione.

Assunse la guida della congregazione

dopo la morte di Don Bosco

(1888) dandole un grande impulso.

Morirà nel 1910, Paolo VI lo beatificò

il 29 ottobre 1972.

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 127 - N. 1 - 2011 [12] Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 127 - N. 1 - 2011 [13]


Da Roma a Pompei, gli universitari romani in pellegrinaggio

Sabato 20 novembre

si è tenuto l’VIII

Pellegrinaggio degli

universitari e accoglienza

delle matricole,

organizzato dall’Ufficio per

la pastorale universitaria

della Diocesi di Roma, per

la prima volta al Santuario

della Beata Vergine del

Rosario di Pompei

■ di Marida D'Amora

Erano circa 4000 gli studenti

che hanno partecipato, sabato

20 novembre, a Pompei,

all’VIII Pellegrinaggio degli Universitari

e accoglienza delle matricole,

organizzato dall’Ufficio per la

Pastorale Universitaria della diocesi

di Roma. A guidare i giovani pellegrini,

giunti da diverse città del

Lazio e della Campania, le parole

pronunciate dalla Madonna durante

le nozze di Canaa: “Fate quello che

vi dirà” (Gv. 2,5).

Gli universitari si sono ritrovati a

Pompei nella mattinata e dai vari

punti della città in cui sono giunti,

formando lunghissimi serpentoni,

hanno raggiunto a piedi l’Area Meeting

del Santuario dove si è svolta la

prima parte della giornata.

“Che questo pellegrinaggio susciti

nei giovani una fervida adesione a

Cristo contemplato con Maria mediante

la preghiera del Santo Rosario,

e un nuovo slancio in testimonianza

dei perenni valori della fede

cristiana, attraverso un generoso

impegno di fraterna solidarietà”.

Con queste parole, inviate tramite

telegramma, il Santo Padre Benedetto

XVI ha voluto essere vicino ai

numerosissimi protagonisti di que-

sto pellegrinaggio, durante il quale

hanno affidato alla Vergine del Rosario

speranze, attese e preoccupazioni

per il nuovo anno accademico,

nonché la voglia di testimoniare il

Vangelo in università. Molte, infatti,

sono state le testimonianze

di giovani che hanno dimostrato

come l’impegno nello studio non

può e non deve sottrarre tempo alla

preghiera e al dialogo con Dio. Tra

queste, quella di due studentesse

universitarie di Scampia, quartiere

di Napoli particolarmente difficile.

«Vivere a Scampia - ha detto Simona

- è stato un valore aggiunto,

qualcosa che ha scaturito in me il

bisogno fortissimo di bene che si

oppone al male, male che spesso

attanaglia questa città e soprattutto

questo quartiere. Ogni giorno,

impegnandoci nello studio, ci guadagnamo

un pezzo di normalità e

cerchiamo di regalarne un po’ anche

ai ragazzi del nostro quartiere,

ai nostri coetanei che vivono di

valori spesso distorti, ingannati dal

guadagno facile. Ma noi tutti siamo

di Gesù e non della camorra, e lo

studio alimentato dalla preghiera e

dalle attività parrocchiali è per noi

un servizio agli altri, non solo un

accumulo di nozioni».

Agli universitari è giunto anche l’incoraggiamento

dell’Arcivescovo di

Pompei, Mons. Carlo Liberati, rammaricato

di non poter essere presente,

ma vicino a questi giovani con il

cuore: «Oggi è difficile essere cristiani.

Tutto quello che sembra utile,

che offre guadagno, che piace e che

suscita vantaggio va bene - ha detto

Mons. Liberati -. Ma per essere

costruttori di storia e non spettatori,

dovete andare incontro a Cristo,

conoscerLo, amarLo. Il cristiano,

infatti, non è uno che sta seduto ma

una persona che sta in cammino

verso un futuro d’amore. E allora

andiamo tutti con Gesù nella Chiesa

e lasciamoci prendere per mano da

Maria». Poi, la catechesi guidata da

Mons. Enrico Dal Covolo, Rettore

della Pontificia Università Lateranense,

che ha invitato i giovani a riflettere

sul messaggio di Cristo, che

ancora oggi, a 2000 anni di distanza,

ci invita a conoscerLo di più,

ad essere radicati a Lui e mettere a

fondamento delle nostre vite il Suo

progetto su ognuno di noi, perché

questa è l’unica via che porta alla

Il saluto di Mons. Benedetto Tuzia

agli universitari. Nella foto grande un

momento della festa animata dai giovani

della Star Rose Academy.

In basso a sinistra l'attrice Claudia Koll

resurrezione.

Nel pomeriggio, i giovani si sono

ritrovati in Santuario per la santa

Messa che ha concluso la giornata,

presieduta da Mons. Benedetto Tuzia,

Vescovo Ausiliare per il settore

ovest della Diocesi capitolina. Il

Presule ha ribadito come questo pellegrinaggio

sia stata occasione “per

portare nella città di Maria, fonte di

fede, le speranze, le gioie, la fede e

le ansie di ognuno di noi”. «Come

Maria, che ha risposto all’annuncio

dell’Angelo facendo quello che il

Signore le aveva chiesto – ha ricordato

Mons. Tuzia -, così noi dobbiamo

fare quello che lui ci dice. Maria

è testimone in prima persona di quel

fare, e queste, che sono le Sue ultime

parole, è il testamento che ci ha

lasciato».

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 127 - N. 1 - 2011 [14] Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 127 - N. 1 - 2011 [15]


Per un’Università

a misura dei giovani

A maggio l'incontro della fuci in Calabria

Le ultime settimane hanno riportato

al centro dell’attenzione

della società la questione dell’Università

e in particolare il tema della

sua riforma. Direi: finalmente!

Il mondo dell’Università, dove

passa il futuro del nostro Paese, per

troppo tempo è rimasto ai margini

della discussione pubblica nonché

politica. Al di là delle necessarie

opportune valutazioni del disegno

di legge presentato dal ministro

Gelmini, che richiede ancora un

passaggio al Senato, è davvero

importante che ciascuno prenda più

a cuore le sorti di questa importantissima

istituzione culturale.

Certo, viviamo in un tempo di crisi

economica generale, ma sarebbe

da miopi pensare che dalla crisi

ci salveranno i tagli all’istruzione

e alla cultura. Serve razionalizzazione,

è ovvio, ma ancora di più

serve un sincero interessamento

alla situazione dei nostri giovani,

■ di Armando Matteo

oggi soggetti a un destino infelice

tra disoccupazione, precariato ed

espatrio. La riforma dell’Università

è un’occasione preziosa per mettere

a tema tutto questo.

La Fuci (Federazione Universitaria

Cattolica Italiana) si trova perciò a

vivere oggi un momento di grande

intensità. Da sempre essa cerca

di rendere quello universitario un

ambiente a misura di giovani. Lo fa

con la creazione di piccoli gruppi,

dove sperimentare un genuino

sentimento di amicizia, lo fa con

la proposta di momenti di ascolto

della parola di Dio, lo fa con l’organizzazione

di momenti culturali,

nei quali discutere del futuro del

nostro Paese e più da vicino di

quello appunto dell’istituzione

universitaria.

In particolare nell’anno accademico

appena iniziato, al centro

della riflessione della Fuci sarà il

centocinquantesimo Anniversario

dell’unità di Italia e le sfide ancora

aperte in vista di una piena solidarietà

nazionale. Per questo sta organizzando

un convegno nazionale

per il mese di maggio nella città di

Reggio Calabria.

Accanto a questo appuntamento

di maggio, si collocano le altre

attività della Federazione: per il

terzo anno ci sarà l’esperienza della

Settimana dell’Università (7-13

marzo 2011), quale occasione per

i gruppi della Fuci di abitare più

da protagonisti i luoghi quotidiani

dello studio, attraverso l’organizzazione

di diversi eventi culturali, ma

aventi come focus comune quello

del Conoscere/conascere; nella

prima settimana di Agosto i fucini

e le fucine si ritroveranno, puntualmente

da più di settanta anni, nel

monastero di Camaldoli (Arezzo)

per una settimana di studio teologico

dedicata all’argomento dell’affettività,

avendo come punto di

partenza il libro biblico del Cantico

dei cantici.

In ogni caso, costante sarà l’attenzione

alla riforma dell’Università.

Un’Università più a misura di giovani

e delle loro esigenze e prerogative

è infatti la migliore garanzia

per un Paese più decisamente a

servizio dell’uomo.

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 127 - N. 1 - 2011 [16]

Pregare è importante

Rispetto, il linguaggio dei coraggiosi

Caro don Tonino, «io tolgo l’aria alla maestra, perché le vado sempre a

chiedere qualcosa. Lei mi manda a posto e mi grida: lavora!». «Io faccio

arrabbiare mia mamma e mio papà, e litigo con mio cugino». «Mio fratello

ogni mattina non si vuole alzare dal letto e quindi mi fa arrivare sempre

all’ultimo minuto a scuola». «Le mie sorelle mi danno fastidio, perché

quando faccio i compiti, ascoltano la musica ad alto volume, e allora io mi

arrabbio». «Io e mio fratello litighiamo tante volte e perciò faccio arrabbiare

la mamma e il papà». «Una mia compagna mi dà fastidio; cerco di non

arrabbiarmi ma quasi sempre mi arrabbio».

Alunni di V Elementare di Macherio

Cari amici di Macherio, stimolato da alcuni

ragazzi di una scuola media di Bergamo

che, impressionati dalla cronaca

quotidiana, mi chiedono: «Perché tanta

violenza nella nostra società e nel mondo?

Perché tutti litigano?», vi rispondo

adesso, anche se in blocco, prendendo

le frasi clou dei vostri messaggi che vi

fotografano simpaticamente bravi bambini

di una classe molto studiosa, con

una maestra molto attiva e benvoluta,

eppure…

Eppure tutti con un motivo per litigare

e per arrabbiarsi. Perché? Perché la liti-

giosità è dentro di noi e nasce dalla voglia

di ciascuno di essere il primo. Sicché

l’altro – che anche lui vuole essere il primo!

– viene visto come un pericolo, un

concorrente. La Bibbia ci racconta la storia

di Caino e Abele. Sono i primi fratelli

dell’umanità, sono soltanto loro due…

potrebbero andare d’accordo? Macché!

L’invidia corrode Caino e succede quel

che sappiamo. Ciò che la Bibbia racconta,

carissimi, non è un fatto accaduto

chissà quando: succede sempre. E anche

voi ne siete una prova. La medicina? Una

sola: convincerci che il primo è solo Dio.

Non sia solo dei poeti l'amore per la Terra

Caro Don Tonino, ti invio questa mia poesia che ho scritto mentre ascoltavo

la pioggia. Me la pubblichi?

Nicoletta

Cara Nicoletta, Popotus non pubblica

le poesie dei suoi giovani lettori, perché

il nostro è un giornale di informazione

che con un linguaggio semplice informa

i bambini e i ragazzi sui fatti e sui problemi

d’attualità. Però a me piange il

cuore dire di no a una bambina di otto

anni che si ferma ad ascoltare la pioggia

d’autunno, e poi ci scrive una riflessione

in forma di poesia. No, proprio non

ho il coraggio di dirti di no. E allora te la

pubblico come risposta a una domanda

che tu non mi fai espressamente, ma

che io ho colto ugualmente: «È bellissimo

ascoltare la natura, e allora perché

oggi non la ascoltiamo più?». Per

risponderti, parto dalla tua riflessione:

«Tic, toc, tac / la pioggia scende già /

con un grande ticchettio / e un dolce

rumorio./ È l’orchestra dell’autunno

/ con il diverso rumorio / di tanti suonatori:

/ il vento chitarrista, / la pioggia

batterista, / le foglie cantanti. / È un

lungo concerto / di grandi suonatori /

che dà all’autunno / il nome di stagione

/ davvero musicale».

Cara Nicoletta, se tutti quanti ci fermassimo

come hai fatto tu, ad ascoltare

le stagioni, i fiumi, i boschi, i mari, gli

animali, il sole che sorge e che tramonta

ogni giorno …, la nostra vita tornerebbe

a essere molto più bella. Sono ormai

tanti anni che viviamo come se la Terra

non fosse un giardino che ci è stato affidato

dal creatore per essere custodito

e curato ma come una cosa, capitataci

tra le mani chissà come e chissà perché,

da sfruttare in tutti i modi e con

■ di Tonino Lasconi*

* Sacerdote, educatore e scrittore

Tutti gli altri, noi, sono secondi. Perciò

dobbiamo educarci a collaborare, convincendoci

che gli altri non sono una

minaccia, ma una risorsa, e che senza gli

altri non possiamo fare niente. Collaborare,

dialogare, rispettarsi…

Non è facile, ma se ci preoccupa l’aumento

impressionante della litigiosità,

dell’aggressività, della violenza, altra medicina

non c’è. Carissimi, smettete subito

di litigare ed esercitatevi a collaborare.

Ci vuole coraggio, lo so. Ma lasciamo

la violenza ai paurosi e ai vigliacchi.


tutti i mezzi. Così ci ritroviamo a piangere

sui mari inquinati dal petrolio, sui

fiumi che diventano valanghe di fango

che travolgono tutto (anche in Sardegna

ne sapete qualcosa), sui boschi che

bruciano, sull’aria che non si respira e

sull’acqua che scarseggia e non si può

più bere. E c’è di peggio! Non ascoltare

più la Terra, come un dono di Dio

da ammirare e custodire con amore, ci

ha fatto dimenticare che essa è di tutti,

non solo dei pochi che sfruttano, sprecano

e buttano via ma anche di quelli

che non riescono ad avere nemmeno

gli scarti. Ho letto in questi giorni che

con gli scarti che buttiamo noi ricchi si

potrebbero sfamare quarantacinque

milioni di persone. Cara Nicoletta, così

non si può più andare avanti. Per questo

spero che la tua gioia nell’ascoltare

la pioggia d’autunno sia contagiosa, e

spinga tutti i nostri lettori ad ascoltare

la natura, a rispettarla, ad amarla.

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 127 - N. 1 - 2011 [17]


L'esempio di Chiara Luce

Il 25 settembre la sua beatificazione al Santuario del Divino Amore

«Cari amici, solo l’Amore con la “A”

maiuscola dona la vera felicità! Lo dimostra

anche un’altra testimone, una

giovane, che ieri è stata proclamata

Beata qui a Roma. Parlo di Chiara

Badano, una ragazza italiana nata nel

1971, che una malattia ha condotto

alla morte a poco meno di 19 anni,

ma che è stata per tutti un raggio di

luce, come dice il suo soprannome:

“Chiara Luce”. La sua parrocchia, la

diocesi di Acqui Terme e il Movimento

dei Focolari, a cui apparteneva,

oggi sono in festa – ed è una

festa per tutti i giovani, che possono

trovare in lei un esempio di coerenza

cristiana. Le sue ultime parole, di

piena adesione alla volontà di Dio,

sono state: “Mamma, ciao. Sii felice

perché io lo sono”. Rendiamo lode a

Dio, perché il suo amore è più forte

del male e della morte; e ringraziamo

la Vergine Maria che conduce i giovani,

anche attraverso le difficoltà e le

sofferenze, ad innamorarsi di Gesù e

a scoprire la bellezza della vita».

Queste parole, pronunciate da Papa

Benedetto XVI durante l’Angelus del

26 settembre 2010, esprimono tutta

l’ordinaria straordinarietà di Chiara

Luce Badano, una giovane di neanche

vent’anni che ha fatto della sua vita

un capolavoro di santità e che, grazie

al tam tam dei media, è diventata

un modello per migliaia di giovani

in tutto il mondo. Il suo sito www.

chiaralucebadano.it è cliccatissimo e

sono centinaia i blog a lei dedicati, in

diverse lingue.

Chiara Badano nasce a Sassello, in

provincia di Savona e in diocesi di

Acqui, il 29 ottobre 1971. Nel 1980

incontra il Movimento dei Focolari,

al quale aderisce assieme ai genitori,

Ruggero e Maria Teresa. Da allora

la sua vita sarà tutta in ascesa, nella

ricerca di “mettere Dio al primo posto”,

vivere con radicalità il Vangelo

e far sì che si realizzi la preghiera

di Gesù: “Che tutti siano uno”. Nel

1981 inizia una corrispondenza con

la fondatrice dei Focolari, Chiara

Lubich, che più tardi le dà il nuovo

nome di “Chiara Luce”. A 17 anni,

all'improvviso, un lancinante spasimo

alla spalla sinistra svela, tra esami e

inutili interventi, un osteosarcoma.

Inizia così un calvario che durerà

circa tre anni. Appresa la diagnosi,

Chiara non piange, non si ribella:

subito rimane assorta in silenzio, ma

dopo soli 25 minuti, dalle sue labbra

esce il sì alla volontà di Dio. Ripeterà

spesso: «Se lo vuoi tu, Gesù,

lo voglio anch’io». Ha uno stretto

rapporto anche con il vescovo di Acqui,

monsignor Livio Maritano, che,

poi, scriverà: «Effettivamente questa

ragazza dimostrava una maturità superiore

alla sua età, una maturità che

coglieva l’essenziale del cristianesimo,

puntando tutto sulla certezza

dell’amore di Dio, a cui ricambiare

col “sempre sì”». Sceglie i canti per il

suo funerale, desiderando indossare

l’abito da sposa per il suo incontro

con Gesù che avviene all'alba del 7

ottobre 1990, dopo una notte molto

sofferta. È il giorno della Vergine del

Rosario. L’11 giugno 1999 si apre il

processo di canonizzazione diocesano.

Il 3 luglio 2008 Papa Benedetto

XVI riconosce l'eroicità delle virtù e

la dichiara venerabile e il 19 dicembre

2009 firma il decreto di approvazione

del miracolo attribuito alla sua

intercessione. Alla sua beatificazione,

il 25 settembre 2010 nel Santuario

della Madonna del Divino Amore in

Roma, hanno partecipato in migliaia

e diversi milioni erano collegati attraverso

le tv di tutto il mondo.

Loreta Somma

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 127 - N. 1 - 2011 [18]

Cultura e Comunicazione

T. STANCATI, Tre Mariologie.

Alberto Magno, Tommaso d’Aquino,

Tommaso da Kempis, EDI,

Napoli 2009, 80pp.

Con piacere presentiamo il libro

che p. Tommaso Stancati, frate

domenicano, ci ha fatto pervenire.

È professore di teologia dogmatica

e di mariologia alla Pontificia

Università di San Tommaso

d’Aquino di Roma, ma è anche un

devoto della Vergine di Pompei, la

cui immagine ha voluto riproporre

sulla copertina del libro. Per i suoi

studenti e per tutti i buoni figli di

Dio che desiderano conoscere meglio

le straordinarie grazie e virtù

della Santa Madre del Signore egli

ha scritto questo piccolo e denso

libro che contiene la mariologia

profonda ed emozionante di tre

grandi maestri della fede: Alberto

Magno (1193 ca.-1280), Tommaso

d’Aquino (1225 ca.-1274) e Tommaso

da Kempis (1380-1472). Di

queste tre colonne del Medioevo,

l’autore ha la capacità non solo

sintetica di metterne in luce l’architettura

di pensiero, ma anche

di mostrare come la scintilla della

loro fede ragionata sia un amore

filiale verso la Vergine. D’altronde,

lo ha ribadito di recente Papa

Benedetto XVI: l’autentico teologo

è uno che coniuga conoscenza

e amore, preghiera e appartenenza

alla Chiesa. Ed è davvero edificante

vedere come mostri sacri

di erudizione quali essi furono,

si sciolgano in parole di ammirazione,

di lode, in lacrime di gioia,

contemplando i misteri di Maria.

Diamo ora una veloce panoramica

dei contenuti del libro. S’inizia

con sant’Alberto Magno, che

ha parlato di Maria diffusamente

nelle sue molteplici opere, alcune

delle quali, come il Mariale, non

attribuibili a lui. Tuttavia da ciò

che è di sicuro suo, si ricava un discorso

sostanzioso: egli tratta anzitutto

della santità della Vergine,

di cui riconosce la straordinarietà,

ma non possiamo ancora parlare di

dottrina della Immacolata Concezione

come poi è stata definita nel

1854 da Pio IX. Maria, egli pensa,

ha un’impeccabilità coesistente

col suo essere, che ne ha fatto un

modello di virtù. Il cuore amante

di Alberto si prova nel capitolo sul

rapporto di Maria con la Trinità.

Ella viene paragonata ad un’officina

in cui sono scesi i mundi fabricatores,

cioè le tre Persone divine

e l’hanno resa un “mondo nuovo”,

la “casa della sapienza”, il “triclinio

dove Esse hanno trovato riposo

e convivialità”, al punto che per

far comprendere con un’immagine

il miracolo compiuto, scrive: “È

come se un cieco vedesse, pur rimanendo

cieco”. Dal grande maestro,

l’autore passa poi al grande

discepolo Tommaso d’Aquino, a

cui premette il grande influsso di

amore a Maria che dominò i secoli

XI-XIII esercitato sulla sua teologia.

Tommaso la mette in stretta

relazione con l’agire salvifico della

Trinità nella storia, per cui ella

sta al di sopra di tutti gli altri per

grazia e proprio attraverso di lei è

possibile all’umanità accendere il

contatto con Dio. Ciò avviene con

Gesù, a cui Maria ha dato corpo

storico e umanità vera nel tempo

e nello spazio. Da Gesù, ella ha ricevuto

la sua santità singolare, la

sua elevatezza, la partecipazione

piena alla sua opera di salvezza.

Chiude il libro la sezione dedicata

a Tommaso da Kempis, probabile

autore dell’Imitazione di Cristo.

Più che teologo, egli è un orante,

un contemplativo di Maria, che si

alimenta alla Sacra Scrittura, alla

Tradizione della Chiesa e le ripensa

in forma di lode, preghiera,

comprensibili da tutti. Egli vede

Maria nella luce di Cristo, socia

del Redentore in ogni tappa della

sua vita, presente nella vita della

Chiesa primitiva e ora in cielo, sua

gloriosa protettrice. “In paradiso,

scrive, il Figlio trova diletto nel

soddisfare i pii desideri della sua

augusta Madre. Occorre chiedere

quindi le sue preghiere per raggiungere

la gloria celeste che lei

già vive nella Reggia dei cieli”.

Giuseppe Ruggiero

Il Rosario e la Nuova Pompei

19

Anno 127 - N. 1 - 2011 [19]


La Vita Consacrata:

lasciare tutto per ritrovare il Tutto

e ritrovarsi nel Tutto

■ di Salvatore Sorrentino

Benedetto XVI, nella sua

omelia in occasione della

giornata della Vita Consacrata

del 2010, afferma: “La vita

consacrata … testimonia la sovrabbondanza

d’amore che spinge

a “perdere” la propria vita, come

risposta alla sovrabbondanza di

amore del Signore, che per primo

ha “perduto” la sua vita per

noi”. La Vita Consacrata è dunque

una speciale via di santificazione

suscitata dallo Spirito Santo nella

Chiesa che conduce il chiamato a

seguire più da vicino Gesù povero,

casto e obbediente al Padre. La

persona che avverte questa vocazione

“lascia” tutto, persino la

propria vita, per ritrovare il Tutto e

ritrovarsi nel Tutto. Il Tutto è Dio.

Qualcuno potrebbe chiedersi: “Ma,

come è possibile che un ragazzo o

una ragazza decida di rinunciare

alla bellezza della vita matrimoniale,

al dono dei figli, ad avere una

casa, un lavoro e a tutto ciò che la

vita “normale” permette di avere

per andarsi a “chiudere” in un

Convento o addirittura in un Monastero

di clausura? La risposta è

semplice: la persona che fa un tale

passo è stata chiamata da Dio. Ha

ricevuto un dono dall’alto, è stata

toccata dall’Amore di Dio, ha fatto

l’esperienza che non c’è al mondo

un amore più grande, più vero,

più esaltante, più entusiasmante,

più fedele dell’Amore di Dio. La

persona che fa un tale passo ha

sperimentato che solo nell’Amore

di Dio si ha la piena realizzazione

umana del proprio essere. E allora,

è davvero insensato, una volta che

si è fatta questa esperienza, scegliere

ciò che è semplicemente buono

rispetto a ciò che è eccellente,

scegliere la creatura rispetto al Creatore

(a questo proposito, possiamo

dire con tutta verità che i religiosi,

o in generale quelli che scelgono

la vita consacrata e sacerdotale,

non sono dei pazzi, non sono lo

scarto dell’umanità, non sono fuori

dal mondo, sono invece le persone

più sensate e ragionevoli di questo

mondo, sono le persone più dentro

al mondo perché lo guardano con

gli occhi e il cuore di Dio). Pertanto,

ai giovani che leggono questa

rivista dico: se vi sentite accarezzati

particolarmente dalla mano

tenera di Dio, non indurite il vostro

cuore, non lasciatevi bloccare dalla

paura di dover lasciare il certo per

l’incerto, dite di si a Cristo, è lui,

infatti, l’unica vostra certezza! Il

Religioso, dunque, è colui che,

rispondendo alla divina chiamata,

decide di entrare in una relazione

sponsale con il suo Dio, per mezzo

di Cristo. È colui che ha trovato

la perla preziosa nel campo, per

cui è disposto a vendere tutto ciò

che ha per comprare quel campo e

impossessarsi della perla. La perla

è Cristo: il divino amante. E lo fa

con i voti (castità, povertà, obbedienza)

e seguendo lo specifico

carisma di un Fondatore. Adesso ci

chiediamo: “Ma da dove il Religioso

(e in generale il consacrato)

trae la forza, il coraggio, lo slancio

per testimoniare la sovrabbondanza

d’amore che lo spinge a “perdere”

la propria vita? Come fa il Religioso,

in altre parole, ad essere fedele

alla sua vocazione, nonostante le

tentazioni e le debolezze a cui è

soggetto? Ebbene, si mette ai piedi

del Crocifisso, accanto a Maria e al

discepolo amato, e contempla il costato

aperto di Gesù: lì, da quel costato

aperto, l’Amore di Dio scorre

come un fiume in piena e investe

l’umanità bisognosa di perdono e

di pace. È da quel mistico luogo

che nascono tutte le vocazioni nella

Chiesa. La vocazione religiosa,

dunque, nasce nel costato aperto

di Cristo e si nutre attingendo la

sua sostanza dal costato di Cristo.

Guardando il Crocifisso, il Religioso

impara a comprendere sempre

e nuovamente cosa significano la

castità, la povertà e l’obbedienza

per il Regno dei Cieli: significano

fecondità spirituale. Donare tutto se

stessi a Cristo, unico sposo, morto

e risorto per la salvezza dell’uomo,

spogliandosi di tutto ciò che

è superfluo, per obbedire al Padre,

significa partecipare all’opera della

Redenzione, far nascere nuovi figli

alla vita dello Spirito, significa partorire

nello Spirito. Ai piedi della

croce, il Religioso trae la forza per

vincere le tentazioni. Ai piedi della

croce, accanto a Maria, la Madre

del Crocifisso, il Religioso impara

ad amare: è la carità, infatti, la forma

di ogni virtù e della stessa vita

consacrata.

Guardiamo, infatti, Maria, la

Madre della Chiesa, la perfetta

consacrata: Maria è Madre perché

è Vergine; Maria è Madre perché

ha obbedito all’angelo del Signore;

Maria è Madre perché l’Altissimo

ha guardato l’umiltà (la povertà)

della sua serva.

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 127 - N. 1 - 2011 [20] Il Rosario e la Nuova Pompei 21

Anno 127 - N. 1 - 2011 [21]


Domenico e Letizia

coronano il loro

sogno d'amore

Di seguito il testo dell'omelia di mons. Carlo Liberati,

pronunciata durante la celebrazione delle nozze di

Domenico Romano, collaboratore del Santuario, e

Letizia Carbone

Carissimi Domenico e Letizia,

sono molto lieto di poter benedire il vostro matrimonio di cui

voi siete i celebranti.

Oggi voi proclamate in questa splendida Basilica, in mezzo

al popolo di Dio che è qui, il vostro “Sì” definitivo e irrevocabile

per tutta la vita.

Che è successo prima?

L’innamoramento

Perché vi siete reciprocamente scelti?

Due giovani che si incontrano si portano sempre nello “zaino”

valori, atteggiamenti, sensibilità, modi di fare della famiglia

di origine.

Spesso è più un trovarsi che uno scegliersi. Ma progressivamente

ci si rende conto che il procedere insieme dà un significato

nuovo, gioioso, grande a tutto ciò che capita.

Si sviluppa un “sentimento-attrazione” che rende felici,

reciprocamente “diversi” dagli altri amici, per cui si desidera

spesso stare soli, parlarsi, comunicarsi in profondità, manifestare

la propria predilezione anche con gesti che non si farebbero

con altri e che acquistano il significato profondo di

dono, di fusione progressiva.

Non si è più come prima

Nel vivo del fidanzamento, dato che si vuole andare avanti

insieme, si va verso il “noi” sia nella individuazione e nella

scoperta dei “valori” come nelle “scelte”.

Quando scatta l’innamoramento ci si sente riempire dalla

presenza dell’altro. Si grida a pieni polmoni “ti amo” e ci si

giura eterno amore.

Ognuno di noi ha atteso ed attende questo dalla vita.

L’amore è così importante che bisogna sperarlo. La vita senza

amore non è nulla. Dove manca l’amore esistono soltanto:

solitudine, angoscia, noia, sofferenza, paura. Non amano e

non sono amati soltanto quelli che vogliono risparmiare, eco-

nomizzare i loro sentimenti. L’amore è generosità, è scambio,

è pienezza di vita.

L’amore, è - con la sua forza d’attrazione - legge fondamentale

della vita. Se ci lasciamo guidare da questa esigenza, allora

la incontriamo ogni giorno. Riusciamo ad amare sempre.

Veniamo a sapere, ad un certo momento, che almeno un altro

nutre questo stesso nostro desiderio verso di noi. Per un’altra

persona diventiamo l’insostituibile che l’altro cerca.

L’altro vive per noi.

Per voi due è avvenuto a tal punto che oggi nessuno di voi

due può fare a meno dell’altro e avete deciso che è giunta

l’ora del dono completo dell’uno nell’altro, pronti a privarvi

di tutto per impegnarvi totalmente nel dono di voi stessi. Il

dono di sé richiede (anche nel dono del corpo) che ciascuno

vada disarmato verso l’altro. Amare non vuol dire imprigionare

l’altro. Amare non è mutilare l’altro, dominare, ma

accompagnare l’altro nel cammino, sostenerlo.

Da oggi, secondo la suggestiva definizione del Vangelo diventerete

“una carne sola”, celebrerete il Sacramento del

matrimonio. Perché “Sacramento” e non soltanto contratto:

che significa?

S. Paolo al Cap. V della Lettera agli Efesini (vv. 21-32) afferma:

“Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore…

come la Chiesa sta sottomessa a Cristo…e voi mariti amate

le vostre mogli come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se

stesso per lei, per renderla santa…Così anche i mariti hanno

il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perché chi

ama la moglie ama se stesso… come la propria carne…”

(Eph. 5,23-32). Così siamo al centro del mistero dell’amore

cristiano e alla realtà – verità del Sacramento.

Cosa fa Cristo con noi, con la Chiesa? Dona la vita

Non si offre soltanto a parole come dono “irrevocabile e

gratuito”, ma si dispone a morire. Ebbene la “Grazia sacramentale”,

vi rende tra poco capaci di risorse e iniziative

impensate e imprevedibili, pronti all’immolazione dell’uno

per l’altro se il dono quotidiano lo dovesse richiedere. La

“Grazia” che la SS. Trinità vuole donarvi, nessuno ve la

toglierà mai più. E ne avrete estremo bisogno nella vita. E

come l’amore di Gesù si manifesta sulla croce, anche nel vostro

amore, la croce non mancherà mai!

E la “Grazia sacramentale” è quell’aiuto divino particolare di

cui avrete bisogno e che il Signore desidera donarvi da tutta

l’eternità. Molto dipenderà dalla vostra richiesta, dall’attesa

sincera, dalla capacità di accogliere la Grazia come è avvenuto

in Maria SS.ma.

La Grazia santificante servirà ad affrontare le croci della vita,

cioè: le difficoltà della convivenza, le crisi della relazione, le

asperità della diversità, il problema della educazione dei figli,

la pazienza di cui armarsi con umiltà ogni giorno.

Cosa è veramente accaduto alle nozze di Cana?

…alla scuola di Maria si deve (= dovrete) crescere nella fede!

Vi dovrete accettare quali siete e non per come ritenete di essere

e imparare ad essere felici per la gioia dell’altro amandolo

nella sua totalità, per ciò che è: bene e meno bene, difetti e

qualità. Perché l’amore garantito e sorretto dallo Spirito Santo,

nel vostro Sacramento è: rispetto reciproco, indulgenza e

mitezza, accoglienza e comprensione, perdono senza fine.

Fate attenzione al mondo che vi circonda

Nella crisi contemporanea in cui siamo immersi c’è lo scadimento

terrificante dell’educazione, un vero dramma della

famiglia e della scuola. Non pochi fenomeni patologici:

solitudine, violenze, alcolismo, manie sessuali, droghe, aumentano

perché molti nuclei familiari hanno perso la loro

funzione, perché è finito l’amore. Non c’è più il dono di se

stessi. È stata come cancellata anche l’ombra della croce del

Signore. La Grazia sacramentale non più invocata è scomparsa.

Non funziona, non agisce più. Per ogni coppia invece

esiste un particolare e originale cammino da compiere. Non

esistono mai modelli definitivi. Dio ci vuole capolavori e

nessun capolavoro assomiglia ad un altro.

Ogni primula, ogni ciclamino è un miracolo nel silenzio

del bosco (es. della “diversità nella stessa vocazione…”).

L’amore non è soltanto un incontro fra due corpi…è molto

più difficile scambiarsi, donarsi, innamorarsi dell’anima che

sta dentro l’involucro, nello scrigno del cuore. Quelli che impoveriscono

l’amore limitandolo alla fragile stanza del corpo,

forse non lo conosceranno pienamente mai. L’amore è

fatto integralmente della gioia dei corpi e della unione delle

anime.

Per questo vi aiuterà sempre la “Grazia sacramentale”

che vi siete data oggi. Ad essa siate sempre indissolubilmente

legati, come i rami di un albero esistono perché sono

legati alle sue radici e da queste traggono la vita.

Cos’è un albero senza i suoi frutti?

È un amore senza progetti, senza avvenire! Allora: volate

alto, pensate in grande: così vuole il Signore. Ciò che tiene un

matrimonio unito è il desiderio di costruire insieme il futuro.

Noi oggi siamo qui a pregare per voi, per il progetto di Dio

sopra di voi, per il vostro avvenire. E poiché ciascuno di noi

è chiamato a lasciare una traccia nella storia, vi auguriamo

che possiate lasciare un segno con il dono dei figli. Cos’è

un figlio se non l’impronta di un uomo e di una donna, un

atto d’amore incarnato? La Grazia sacramentale che vi siete

scambiata vi aiuti ad orientarvi sempre per vivere bene e con

amore sotto il cielo di Dio come un fiume si orienta verso il

mare.

Siate aperti agli altri!

Chi si chiude poi muore come una pianta che non ha più

luce.

Siate ottimisti!

I figli, gli altri, le opere, il mondo: ecco l’acqua e il sole che

fanno vivere l’amore. L’armonia fra due persone, la loro felicità

è anche il frutto della comune volontà di costruire nel

bene, la felicità. L’amore non è soltanto un miracolo nato da

incontro, ma è ciò che si vuole che sia. Ci si deve riuscire.

Ditevi spesso: “Ecco ti voglio così bene e ti prendo in consegna,

mi lego a te intimamente; voglio aiutarti non ad essere

la mia copia…ma aiutarti a diventare quel capolavoro che il

Signore desidera per te da tutta l’eternità”.

Così sia.

✠ Carlo Liberati

Arcivescovo - Prelato di Pompei

e Delegato Pontificio

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 127 - N. 1 - 2011 [22] Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 127 - N. 1 - 2011 [23]


Inizio d’anno, tra giovani in preghiera

e persecuzioni religiose

La marginalizzazione del cristianesimo alla

sfera privata, come denunciato dal Papa,

pericolo per l’Europa

Un fiume carsico, silenzioso, ha attraversato l’Europa,

nella notte di Capodanno, quando in molti

pensano, tra spumante e lenticchie, alla prosperità

attesa nel nuovo anno. È il fiume della preghiera che

dei giovani, nella notte che ha separato l’anno vecchio dal

nuovo, nel nostro continente hanno recitato in comunità

piccole e grandi. Tra queste, la comunità di Taizé, il movimento

monastico formato sulle macerie della seconda

guerra mondiale da frère Roger Schutz che quest’anno si

è ritrovato a Rotterdam in Olanda.

Dopo Poznan, Bruxelles, Ginevra, Zagabria, Milano, Lisbo-

na, Amburgo, Budapest, Parigi, quest’anno, il 33° incontro

europeo organizzato dalla comunità di Taizé dal 28

dicembre 2010 al 1° gennaio 2011, si è tenuto dietro

l’invito della Conferenza dei Vescovi dell’Olanda, del

Consiglio Generale della Chiesa protestante olandese e

del Consiglio delle Chiese. Circa 30000 giovani da tutti i

continenti sono arrivati a Rotterdam per cinque giorni di

condivisione e di preghiera. Nello spirito di questo incontro

europeo, Rotterdam ritrovava il pensiero di uno dei

suoi illustri cittadini, precursore dell’Europa attuale, Erasmo,

nato in questa città nella metà del 1400; un ardente

partigiano della «pace della cristianità», della «concordia

della Chiesa», della riconciliazione fra i popoli. Con questa

nuova tappa del «pellegrinaggio di fiducia sulla terra», la

comunità di Taizé continua il cammino che il suo fondatore,

frère Roger, ha iniziato per sostenere i giovani in

una ricerca di riconciliazione e di pace fra i popoli. E lo

Giovani della Comunità di Taizé in preghiera.

In alto a destra: Rotterdam, sede dell'incontro

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 127 - N. 1 - 2011 [24]

Lo storico incontro nel 1986 presso la

Comunità di Taizé (Francia),

tra Papa Giovanni Paolo II

e Frère Roger Schutz

■ di Nicola Nicoletti

fa in un momento delicato per la religione cristiana nel

mondo. “Sono 200 milioni i cristiani perseguitati”, denunciava

al vertice Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e

la cooperazione in Europa di Astana il cardinale Tarcisio

Bertone, Segretario di Stato Vaticano, davanti a 56 capi di

Stato o di Governo, mentre l’arcivescovo emerito di Canterbury,

Lord Carey, ha proposto una giornata della non

vergogna religiosa, ossia della fierezza cristiana. Tra vittime

eliminate fisicamente e la minaccia del “relativismo e del

falso secolarismo che esclude la religione dalla vita pubblica”,

come ha detto Bertone, l’Europa dimentica le sue

radici. Tanti casi di violenza, discriminazioni e denigrazioni

avvengono a Mosul come a Londra. I casi di infermiere

sospese in Gran Bretagna perché portavano il crocifisso e

pregavano per i malati si alternano a quelli in cui delle ma-

Un'oasi di spiritualità nel cuore dell'Europa

La Comunità di Taizé è una comunità monastica ecumenica fondata nel 1940

da Roger Schutz, frère Roger. Ha sede nel piccolo centro di Taizé, in Francia.

Roger Schutz cercava casa nei pressi di Cluny, storica sede di una importante

esperienza monastica e in prossimità della linea che divideva in due la Francia.

Nella casa di Taizé accolse i profughi della guerra, soprattutto ebrei. Il

suo progetto era fondare una comunità ecumenica e aprire delle strade che

portassero alla fine delle lacerazioni che dividono i cristiani. Fu nel 1949 che

i primi 7 frères si impegnarono a vita nella comunità. Taizé aveva bisogno di

una chiesa. La chiesetta romanica cattolica era inattiva dalla rivoluzione francese.

L’autorizzazione pontificia fu ottenuta attraverso il nunzio apostolico a

Parigi, Angelo Giuseppe Roncalli che si pronunciò favorevolmente. Fin dal

1957 la comunità monastica fece dell’accoglienza e dell’ascolto ai giovani un

suo tratto distintivo. Questo si aggiunse alla ricerca

Il Papa

alla "fonte"

estre sono a rischio licenziamento poiché hanno parlato di

Dio ad alunni ammalati.

Marginalizzare il cristianesimo

Papa Benedetto XVI ha ricordato la presenza di alcuni sistemi

di pensiero che si pretende “razionale”, da imporre

a tutti. “La vera minaccia – ha spiegato nel libro-intervista

di Peter Seewald- è che la tolleranza venga abolita in nome

della tolleranza stessa”. Basta vedere come è rappresentato

il Natale, anche sui media nazionali e per le strade in

Italia. Luci, alberi, pungitopo, tanti e svariati panettoni, ma

per la capanna e la sacra famiglia non c’è più spazio. Sembrano

dei personaggi diventati di colpo troppo scomodi

e invadenti. Meglio relegarli al chiuso delle chiese, o nelle

famiglie che ancora hanno la tradizione di fare il presepe.

di una profonda spiritualità che si richiamasse ai modelli

antichi del monachesimo, alla semplicità delle

proprie condizioni di vita, all’impegno umanitario in

svariate realtà del Terzo Mondo. Per questo divenne

un punto di riferimento nel panorama religioso europeo, specie tra i giovani.

Nel 1986 è stata visitata anche da papa Giovanni Paolo II che, rivolgendosi

ai giovani, esordì così: «Come voi pellegrini e amici della comunità il Papa

è di passaggio. Ma si passa a Taizé come si passa accanto ad una fonte. Il

viaggiatore si ferma, si disseta e continua il cammino».

L’esperienza di Taizé, dopo la tragica morte di Frère Roger, è destinata a

proseguire attraverso i frères guidati da Frère Alois.

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 127 - N. 1 - 2011 [25]


■ di Nicola Nicoletti

L'eroismo dei monaci di Tibhirine

■ Il film "Uomini di Dio" di Xavier Beauvois,

un successo cinematografico non

solo francese ma di livello europeo, ha

proposto all’attenzione internazionale,

di credenti e non, il ruolo del religioso,

la sua prova, e il suo martirio. Si tratta di

una comunità di monaci Trappisti che,

nonostante il forte pericolo, decide di

non abbandonare l’Algeria e rimanere

a condividere, sino elle estreme conseguenze,

la propria missione.

La pellicola offre autentici spunti di profonda

riflessione sul valore della vita e

della scelta spirituale.

Pubblichiamo il testamento di Frère Christian, la guida

dei monaci francesi che nella notte del 26 marzo 1996

è stato rapito con altri sei confratelli dagli integralisti.

Il 21 maggio i terroristi hanno fatto trovare le loro teste

decapitate.

Si tratta di un esempio lampante di martirio, uno dei

tanti della cristianità contemporanea che instancabilmente

annuncia il Vangelo, seguendo il mandato di

Gesù.

mi capitasse un giorno (e potrebbe essere

anche oggi) di essere vittima del terrorismo «Se

che sembra voler coinvolgere ora tutti

gli stranieri che vivono in Algeria, vorrei che la mia

comunità, la mia Chiesa, la mia famiglia si ricordassero

che la mia vita era donata a Dio e a questo Paese...

Che essi accettassero che l’unico Padrone di ogni

vita non potrebbe essere estraneo a questa dipartita

brutale. Che pregassero per me: come potrei essere

trovato degno di tale offerta? Che sapessero associare

questa morte a tante altre ugualmente violente, lasciate

nell’indifferenza dell’anonimato. La mia vita non ha

più valore di un’altra. Non ne ha neanche meno. In

ogni caso, non ha l’innocenza dell’infanzia.

Ho vissuto abbastanza per sapermi complice del male che

sembra, ahimé, prevalere nel mondo, e anche di quello

che potrebbe colpirmi alla cieca. Venuto il momento,

vorrei avere quell’attimo di lucidità che mi permettesse

di sollecitare il perdono di Dio e quello dei miei fratelli

in umanità, e nel tempo stesso di perdonare con tutto il

cuore chi mi avesse colpito. Non potrei auspicare una

tale morte. Mi sembra importante dichiararlo. Non

vedo, infatti, come potrei rallegrarmi del fatto che un

popolo che amo sia indistintamente accusato del mio

assassinio. Sarebbe un prezzo troppo caro per quella

che, forse, chiameranno “grazia del martirio”, il doverla

a un algerino, chiunque egli sia, soprattutto se dice

di agire in fedeltà a ciò che crede essere l’islam.

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 127 - N. 1 - 2011 [26] Il Rosario e la Nuova Pompei

Conosco il disprezzo con il quale si è giunti a circondare

gli algerini globalmente presi. Conosco anche la

caricatura dell’islam che un certo islamismo incoraggia.

È troppo facile mettersi a posto la coscienza identificando

questa via religiosa con l’integralismo dei suoi

estremisti. L’Algeria e l’islam, per me, sono un’altra

cosa: sono un corpo e un’anima. L’ho proclamato abbastanza,

credo, in base a quanto ne ho concretamente

ricevuto, ritrovandovi così spesso il filo conduttore del

Vangelo, imparato sulle ginocchia di mia madre, la mia

primissima Chiesa, proprio in Algeria e, già allora,

nel rispetto dei credenti musulmani. Evidentemente, la

mia morte sembrerà dar ragione a quelli che mi hanno

frettolosamente trattato da ingenuo o idealista: “Dica

27

Beati gli operatori di pace,

perché saranno chiamati figli

di Dio. Beati i perseguitati per

causa della giustizia, perché

di essi è il regno dei cieli.

Mt 5, 9-10

adesso quel che ne pensa!”. Ma costoro devono sapere

che sarà finalmente soddisfatta la mia più lancinante

curiosità.

Ecco che potrò, se piace a Dio, immergere il mio sguardo

in quello del Padre, per contemplare con lui i suoi figli

dell’islam come lui li vede, totalmente illuminati dalla

gloria di Cristo, frutto della sua passione, investiti dal

dono dello Spirito, la cui gioia segreta sarà sempre lo

stabilire la comunione e il ristabilire la somiglianza,

giocando con le differenze. Di questa vita perduta, totalmente

mia, e totalmente loro, io rendo grazie a Dio

che sembra averla voluta tutta intera per quella gioia,

attraverso e malgrado tutto. In questo grazie in cui tutto

è detto, ormai, della mia vita, includo certamente voi,

amici di ieri e di oggi, e voi, amici di qui, accanto a mia

madre e a mio padre, alle mie sorelle e ai miei fratelli,

e al centuplo, accordato come promesso! E anche a

te, amico dell’ultimo minuto, che non sapevi quel che

facevi. Sì, anche per te voglio dire questo grazie e

questo “ad-Dio” con te. E che ci sia dato di ritrovarci,

ladroni beati in paradiso, se piace a Dio, Padre nostro,

di tutti e due. Amen! Inch Allah!

Frère Christian

Anno 127 - N. 1 - 2011 [27]


Folla di fedeli nella Basilica della Vergine del Santo Rosario

di Pompei per festeggiare i 10 anni di ordinazione episcopale

di Mons. Francescantonio Nolé

Un vescovo, un padre, un fratello

Il 4 novembre del 2000, Papa Giovanni

Paolo II gli affidava la cura

pastorale della Diocesi di Tursi-Lagonegro.

Poco più di un mese dopo,

il 10 dicembre, riceveva l’ordinazione

episcopale nel Santuario della

Beata Vergine del Santo Rosario di

Pompei. A dieci anni di distanza da

quella data, l’11 dicembre del 2010,

Mons. Francescantonio Nolé è ritornato

nella città mariana per ringraziare

la Vergine per questi dieci

anni di ministero episcopale alla

guida della Diocesi lucana.

Ad accogliere Mons. Nolé e tutti i

fedeli della sua Diocesi, Mons. Carlo

Liberati, Arcivescovo di Pompei,

che dopo aver ricordato i momenti

più importanti della vita del Vescovo

lucano, lo ha affidato alla Vergine

del Rosario.

Per l’occasione, ha presieduto la

santa Messa il Cardinale Giovanni

Battista Re, Prefetto Emerito della

Congregazione dei Vescovi. Con

lui hanno concelebrato Mons. Francesco

Cuccarese, canonico in San

Pietro a Roma, e Mons. Franco La

Canna, Vicario Generale della Diocesi

di Tursi-Lagonegro. Alla cerimonia,

animata dalla Corale “Maria

ad Nives” della Parrocchia Concattedrale

di Lagonegro, erano presenti

i diaconi permanenti, i seminaristi, i

religiosi, le religiose, gli insegnanti

di religione, i genitori di Mons.

Nolé e numerosissimi fedeli della

sua diocesi.

«In questi dieci anni – ha detto il

Cardinale Re durante l’omelia – so

che il vostro vescovo si è inserito

molto bene nella vostra diocesi, ma

soprattutto nelle vostre vite. So che

in questi dieci anni lui è stato tutto

per voi, tutto per Dio e per la sua

comunità». Poi, ricordando le paro-

le dell’Apostolo Giovanni il quale,

nell’Apocalisse, dice che Gesù ha

edificato la Gerusalemme Celeste

su dodici basamenti rappresentanti

i dodici apostoli, ha affermato che

la Chiesa è fondata sui vescovi che

“hanno il compito di essere maestri

della fede, guide spirituali e santificatori”.

«I vescovi – ha sottolineato,

infine, il Cardinale Re – sono segno

di una realtà che gli occhi non vedono

e le mani non toccano, ma una

realtà importante per andare avanti

nella fiducia e nella speranza. Dunque

questo pellegrinaggio è anche

un ringraziamento a Dio per il bene

che il vostro vescovo ha seminato

nella vostra diocesi!».

Parole di vivo incoraggiamento e

profondo ringraziamento sono state

pronunciate da Mons. Cuccarese e

da Mons. La Canna, che ha definito

Mons. Nolé “un buon pastore che

sull’esempio di Cristo conosce le

sue pecore e le chiama ciascuna per

nome”. Negli anni alla guida della

Diocesi affidatagli, infatti, così come

ha raccontato Mons. La Canna,

il Vescovo Nolé ha sempre preferito

l’incontro diretto e il contatto personale

soprattutto con i sacerdoti, suoi

più stretti collaboratori, ai quali ha

donato conforto e infuso coraggio per

la loro non sempre facile missione.

Tra gli applausi di tutti i fedeli presenti,

è Mons. Nolé, infine, a pronunciare

parole di ringraziamento per

questi dieci anni. E il suo ringraziamento

è stato rivolto soprattutto alla

Vergine Maria, sua guida costante.

«Vorrei esprimere - ha detto con la

voce rotta dall’emozione - i tanti,

numerosi sentimenti di gioia, gratitudine

e di forti emozioni che affollano

la mia mente e il mio cuore

in una sola parola: grazie! Grazie a


Questo pellegrinaggio mariano, è anche

un’occasione per ricominciare con maggior

entusiasmo la nostra vita cristiana - ha detto

il Cardinale Re - perchè da quando il Beato Bartolo

Longo ha edificato questo splendido santuario,

moltissime sono le persone che vengono qui

a cercare luce, sostegno, rifugio e protezione

dalla Madonna❞.

Maria - ha, poi, continuato - venerata

in questo santuario come Vergine

del Rosario, che mi ha accolto, custodito

e guidato fin dal grembo di

mia madre, grazie per la sua premurosa

presenza e forte vicinanza che

ho sperimentato man mano che le

responsabilità aumentavano e mi si

chiedeva di più, perché molto di più

avevo ricevuto. Grazie a Maria per

avermi accompagnato, sostenuto e

benedetto».

La gratitudine di Mons. Nolé è andata,

infine, a tutti coloro che in questi

lunghi anni sono stati per lui una preziosa

e fattiva collaborazione alle diverse

attività pastorali, fondamentali

per rendere più agevole il cammino

da compiere.

Marida D'Amora

Mons. Nolé, nato a Potenza nel 1948, entra nel settembre del 1959 tra i Frati

Minori Conventuali di Ravello, dove inizia la sua formazione umana, spirituale,

religiosa e culturale. Presso la Facoltà Teologica Seraphicum di Roma compie gli

studi filosofici e teologici, presso la Sezione S. Luigi della Pontificia Facoltà Teologica

dell’Italia Meridionale di Napoli consegue la Licenza in Teologia Morale

e presso l’Università Statale di Cassino la laurea in Pedagogia. Il 4 ottobre del

1965, a Montella (Av), emette la professione temporanea e a Nocera Inferiore

il 1° novembre del 1971 la professione perpetua. Viene ordinato sacerdote il 2

settembre del 1973 a Potenza. Viene subito destinato a Nocera Inferiore, nel

Convento di Sant’Antonio, prima come Vicedirettore e poi come Rettore dei ragazzi

delle scuole medie aspiranti alla vita religiosa. Nel 1976 viene trasferito

a Benevento, come Direttore dei Postulanti del Ginnasio-Liceo, fino al 1982.

Nello stesso anno durante il Capitolo Provinciale, è nominato Vicario Provinciale

e Guardiano-Parroco di S. Antonio in Portici. Nel mese di giugno del 1992

è chiamato a Roma a dirigere il Centro Missionario

Nazionale fino al 28 aprile del 1994. Nello stesso

anno, durante il Capitolo Provinciale tenuto a Nocera,

è eletto Ministro Provinciale della provincia di

Napoli che comprende Campania e Basilicata. Il 30

aprile del 1997 è confermato Ministro Provinciale

per altri quattro anni. Attualmente oltre a guidare

la diocesi di Tursi–Lagonegro è membro della Commissione

Episcopale per il clero e la vita consacrata

e membro della Commissione mista Vescovi - Religiosi

- Istituti Secolari.

Il Rosario e la Nuova Pompei

28

Anno 127 - N. 1 - 2011 [28] Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 127 - N. 1 - 2011 [29]


A Pompei per ricordare

Madre Teresa

A cento anni dalla nascita della "matita nelle mani di Dio"

L’Amore e la Carità sono il

cuore della spiritualità che la

beata Teresa di Calcutta ha

proposto alle giovani determinate a

seguire il difficile servizio ai poveri.

È nella figura dell’umile, del derelitto

e dell’abbandonato che la

“matita nelle mani di Dio”, come

amava definirsi Madre Teresa, ha

scelto di seguire Gesù stesso. Presso

il Santuario di Pompei si è voluta

ricordare, a cento anni dalla sua nascita,

una testimonianza limpida e

■ di Nicola Nicoletti

coraggiosa di Amore al prossimo;

che non ha mai guardato alla religione,

allo stato sociale o alle esteriorità

di chi si è trovato di fronte, ma solo

alle sue necessità. In questa incredibile

avventura Teresa, nata il 10 agosto

1910 nei Balcani, a Skopje, nel silenzio

dell’adorazione notturna e con

l’operosità delle sue mani, unite in

preghiera o tese ad accarezzare un

bimbo, è diventata incredibilmente

attraente per migliaia di ragazze e

donne di tutto il mondo. Un fascino

ben diverso da quell’esteriorità imperante

oggi attraverso i media e

le mode del momento, ma fatto di

essenza e profondità, capaci di scavare

nell’animo umano le sensazioni

più belle e vere che solo la Fede può

smuovere.

Chiedendo la protezione di Maria di

Nazaret, alla presenza della Vergine

del Rosario, si sono radunati in

preghiera nella messa celebrata da

mons. Carlo Libertati il 12 dicembre,

il Console Onorario di Albania

a Napoli Claudio Panarella, il Priore

Generale d’Italia dell’Ordine militare

“Isabella La Cattolica”, Gennaro

Luigi Nappo, Rodolfo Gargiulo,

Capitano del 10° centro della Croce

Rossa, e la dirigente di Polizia

di Stato di frontiera all’aeroporto di

Capodichino, Lia Buono.

Commozione e preghiera si sono alternate

pensando all’azione di colei

che durante gli ultimi anni della sua

vita, nonostante i crescenti poblemi

di salute, continuò a guidare la sua

Congregazione e a rispondere alle

necessità dei poveri e della Chiesa.

Nel 1997 le suore di Madre Teresa

erano circa 4.000, in 610 case di missione

sparse in 123 paesi del mondo.

Il 5 settembre 1997 la vita terrena

di Madre Teresa giunse al termine.

Le fu dato l’onore dei funerali di

Stato da parte del Governo indiano

e il suo corpo fu seppellito nella Casa

Madre delle Missionarie della

Carità. La sua tomba divenne ben

presto luogo di pellegrinaggi e di

preghiera per tutti, senza distinzione

alcuna.

Meno di due anni dopo la sua morte

Giovanni Paolo II permise l’apertura

della Causa di Canonizzazione. Il

20 dicembre 2002 approvò i decreti

sulle sue virtù eroiche e sui miracoli.

Oggi, in grandi città e piccoli sobborghi

in tutto il mondo, le suore con

il sari bianco continuano ad asciugare

lacrime e offrire cibo e preghiere per

tanti poveri e malati che moriranno

con il sollievo di una carezza data

col cuore.

Il Giardino

del Sorriso

in festa

Celebrato il decimo anniversario

della Casa Famiglia di Pompei

Lo scorso 28 novembre, in occasione del decimo

anniversario dalla nascita della Comunità a dimensione

familiare “Giardino del Sorriso”, si è svolta presso la Parrocchia

Maria SS.ma Immacolata Concezione nel quartiere

Tre Ponti, la celebrazione eucaristica presieduta da

Mons. Carlo Liberati, Arcivescovo Prelato e Delegato

Pontificio di Pompei, e concelebrata dal parroco don Sebastiano

Bifulco. La casa famiglia nasce il 6 novembre del

2000, grazie alla caparbietà e all’altruismo di Suor Maria

Alessandra Adornato, delle Suore Domenicane Figlie del

Santo Rosario di Pompei, incoraggiata e sostenuta dall’allora

direttore delle Opere di Carità, Mons. Salvatore

Acampora, attuale rettore della Basilica, e dalla Responsabile

del Centro Educativo “Beata Vergine del Rosario”,

Suor Maria Neve Cuomo.

La comunità “Giardino del Sorriso” è retta dalle Suore

Domenicane, fondate dal beato Bartolo Longo, e

sostenuta da collaboratori, in modo particolare da tanti

volontari. La Casa si trova in Via Arpaia, a circa 2km dal

Santuario, lì dove Bartolo Longo ebbe l’ispirazione per

‘l’Opera pompeiana’.

Qualche attimo prima dell’inizio della Santa Messa, la

responsabile della Casa Famiglia, Suor M. Alessandra,

dall’altare ha ringraziato i presenti, i collaboratori, le

famiglie adottive e quelle affidatarie per il loro impegno

costante. Il nome della comunità d’accoglienza a

dimensione familiare “Giardino del Sorriso” non è stato

un caso, riportando le parole di Suor Maria Alessandra

“esso esprime il nostro progetto di vita: far rifiorire il

sorriso sulle labbra di tutte quelle anime innocenti che

ci sono affidate”. Ricordando e seguendo l’insegnamento

del Beato Fondatore ha, poi, aggiunto, “…se volete

il bambino educato, amatelo”. Infine, ha ricordato i 57

bambini ospitati durante questi dieci anni nella struttura:

20 sono stati adottati, 19 sono rientrati nelle loro famiglie

di appartenenza, 8 sono stati trasferiti in altre strutture,

5 sono stati dati in affidamento e 5 sono presenti oggi in

comunità.

Mons. Carlo, all’inizio della celebrazione eucaristica, si

è espresso nei confronti della Legge 149/2001 che ha di

fatto chiuso gli orfanotrofi e gli istituti, dicendo: “abbasso

le leggi quando offendono la vita e la dignità umana”.

Durante l’omelia, facendo riferimento al periodo dell’Avvento,

ha menzionato più volte il valore dell’autenticità e

dell’attenzione: “Attenzione è quando sappiamo guardare

l’altro in silenzio”. Al termine della funzione l’Arcivescovo

ha avuto parole colme di riconoscenza verso le

famiglie che s’impegnano nei confronti dei bambini ospiti

della comunità. Dopo questo momento di preghiera,

la serata si è conclusa con un’intensa partecipazione di

tutti i presenti al taglio della torta finale, con tanto di 10

candeline.

Maria Menna

Il Rosario e la Nuova Pompei

30

Anno 127 - N. 1 - 2011 [30] Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 127 - N. 1 - 2011 [31]


Al servizio

della Famiglia

Un consultorio familiare diocesano di ispirazione

cristiana come laboratorio di formazione, di

prevenzione e servizio di consulenza

Perché un consultorio diocesano

■ di Giuseppe Lungarini

La problematica familiare e con essa le persone che la costituiscono è

stata sempre al centro delle attenzioni e strategie pastorali della Chiesa.

A Pompei, già alla fine dell’800, il beato Bartolo Longo accogliendo nei

suoi istituti i minori disagiati raggiungeva attraverso di essi le famiglie per

i bisogni di quel tempo.

Nella Prolusione al Consiglio Permanente della CEI (21 settembre 1999) il

card. Ruini chiese di “dare un respiro sempre più ampio e più forte spessore

culturale alla pastorale familiare”; precisando che occorre “misurarsi più

concretamente con le tendenze e gli interrogativi sociali, comportamentali

ed esistenziali, che rendono spesso difficile o precaria la vita e la stabilità

delle nostre famiglie”.

Mons. Anfossi, Vescovo di Aosta e Presidente della Commissione Episcopale

per la Famiglia, ha più volte affermato che la famiglia rappresenta per

la Chiesa “la vera spina dorsale per la società”, ed ha aggiunto: “se davve-

ro si ha a cuore il futuro delle nuove

generazioni, occorre fare un'opera

di prevenzione seria a partire dalla

formazione della famiglia”.

Sulla base di tali convinzioni va inserita

la decisione di Mons. Carlo Liberati,

Arcivescovo Prelato di Pompei e

Delegato Pontificio del Santuario,

di avere in Diocesi un Consultorio

Familiare Diocesano di Ispirazione

Cristiana.

Esso è “segno pubblico della Chiesa

e luogo nel quale, in modo esplicito,

la promozione e la salvaguardia dei

valori del matrimonio, della vita,

della sessualità e dell’amore avvengono

conformemente alla fede e alla

morale evangeliche, autenticamente

interpretate e proposte dal Magistero

della Chiesa. Essi testimoniano

pure in modo originario e concreto

che il messaggio cristiano non è

contro l’uomo ma è per l’uomo, per

la sua vita, per il suo amore, nella

pienezza della loro verità: la fede

cristiana, infatti, costituisce l’unica

risposta pienamente valida ai problemi

e alle speranze che la vita

pone ad ogni uomo, ed è fonte di

autentica felicità. Tra questi consultori,

la comunità ecclesiale e i suoi

organismi vi sia un legame stretto e

peculiare” (Direttorio di Pastorale

Familiare, n. 251).

A Pompei, negli ultimi anni si è cercato

in continuità con l’impegno e

l’eredità di Bartolo Longo di guar-

dare la famiglia di fronte alle nuove povertà e necessità, ed è in questa

visione che si è cercato di potenziare strumenti ed occasioni per realizzare

percorsi di informazione e di formazione sulle problematiche familiari, ma

anche di sostenere con servizi specifici i bisogni di cui la famiglia è portatrice.

In questo contesto, che è missione di amore verso l’altro, si inserisce

la costituzione a Pompei del Consultorio Familiare Diocesano di Ispirazione

Cristiana.

Cosa è un consultorio diocesano

I Consultori Familiari di Ispirazione Cristiana si costituiscono autonomamente

come consultori liberi non statali, nello spirito dei principi di solidarietà

e sussidiarietà, con finalità di servizio e rilevanza pubblica rivolto alla

persona, alla coppia e alla famiglia, indipendentemente da appartenenze e

convinzioni ideali e religiose. Nel contesto dell’odierno pluralismo culturale

e religioso, essi intendono operare con una loro originalità e specificità

dentro un quadro di valori e sulla base di convinzioni etiche che hanno

il loro fondamento nella struttura individuale e relazionale della persona

umana e nella famiglia intesa, secondo il dettato dell’art. 29 della nostra

Costituzione Italiana, «come società naturale fondata sul matrimonio». La

loro istituzione è conforme alla legge 405/1975 (art.2, lettera b) e successive

integrazioni.

I valori di riferimento, illuminati dal Vangelo e dal Magistero della Chiesa

sono orientati alla: Persona, Amore e Famiglia - Scienza, Sapienza e coscienza

- Professionalità e Ispirazione Cristiana - Volontariato e servizio

alla persona, alla coppia e alla famiglia.

Un'azione per la famiglia

Con il suo impegno pastorale Mons. Liberati, rispondendo alle esigenze

nuove della persona e della famiglia, ha voluto l’istituzione del Consultorio

Diocesano a Pompei con la collaborazione di don Giuseppe Lungarini,

responsabile dell’Ufficio di Pastorale per la Famiglia e per la Vita. Il

Mons. Carlo Liberati e don Giuseppe

Lungarini inaugurano il nuovo consultorio

assieme all'équipe di volontari.

consultorio inaugurato il 29 ottobre

2010 apre al pubblico martedì 9 novembre

con un equipe di operatori

che ne costituiscono il fondamentale

strumento di lavoro il cui confronto

continuo, la professionalità, la condivisione

della fede e dei punti di vista

consentono di personalizzare gli interventi

in un approccio multidisciplinare

nello spirito del volontariato

e dell’amore verso l’altro.

La cerimonia di inaugurazione dei

locali, con la benedizione dell'Arcivescovo,

ha visto la presenza delle

autorità, di numerosi professionisti

e della cittadinanza che si è svolta in

un clima di festosa gioia e attesa.

Gradita è stata la partecipazione di

Goffredo Grassani, Presidente della

Federazione Nazionale dei Consultori

Familiari di Ispirazione Cristiana;

del Consulente Ecclesiastico don Edoardo

Algeri; della vice Presidente

Nazionale Olimpia Tarzia; della vice

Presidente nazionale Elda Fainella,

del Segretario Generale Antonio

Adorno; del Presidente Commissione

Scientifica della Confederazione Giuseppe

Noia; del Presidente Federazione

Campana Giuseppe Iazzetta; di

Bruno Aiello, membro del Consiglio

Direttivo e della Sig.ra Maria Bovolotto,

segretaria, del Procuratore presso la

Procura della Repubblica di Torre Annunziata

Diego Marmo e del Dirigente

ASL NA3, Primo Sergianni.

La prenotazione può avvenire recandosi al

Consultorio durante l'orario di segreteria,

oppure telefonando, fuori dagli orari

sottoindicati, al numero 081 8577501

Dal martedi al venerdi

ore 09.30 - 12.00

ore 16.30 - 19.00

Sabato

ore 09.30 - 12.00

Il Rosario e la Nuova Pompei

32

Anno 127 - N. 1 - 2011 [32] Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 127 - N. 1 - 2011 [33]


La storia di Deddy,

che vede con il cuore

Dedicata a tutti i bambini del mondo

Domenica 31 ottobre, a mezzogiorno,

atterravo all’aeroporto

di Venezia per proseguire

verso Rovigo, dove avevo

un convegno sulla promozione della

Nuova Evangelizzazione. Nella zona

“Arrivi” vedo un bambino africano

del Burundi, sette anni, cieco da

due, con in mano un piccolo cartello

con la scritta: W Padre Buono! Mi

avvicino e lui intona: O’ sole mio.

Era Deddy Nikuze, un mio piccolo

amico africano che avevo conosciuto

nell’agosto precedente dalle Missionarie

della Redenzione a Rovigo.

Deddy è un bambino eccezionale, in

tutti i sensi. È nato a Gitega, secon-

da città del Burundi, il 9 marzo del

2003, secondo di quattro fratelli. Ha

frequentato la scuola materna delle

Missionarie della Redenzione. Qui

Giulia, missionaria burundese, e le

altre maestre si accorgono che Deddy

ha grossi problemi di salute. I

medici diagnosticano una massa tumorale

al cervello. Con tanto amore

e disponibilità, il 22 novembre

2009, le missionarie portano Deddy,

accompagnato dalla mamma Viola,

a Rovigo. Deddy viene accudito con

amore e operato a Verona.

In seguito all’operazione perde la vista

ma, miracolosamente, non perde

il buonumore, la gioia di vivere, di

■ Giuseppe Buono

cantare, soprattutto di pregare, anzi

di guidare lui le preghiere quando si

trova a tavola con le Missionarie e

gli altri amici. Fa il chierichetto alla

Messa, non perde un colpo a seguire

le varie fasi della celebrazione,

suona il campanello all’elevazione

dell’ostia e del calice. Io l’ho conosciuto

proprio mentre mi preparavo

a celebrare la Messa dalle Missionarie

della Redenzione a Rovigo.

Deddy si presentò in sagrestia con

impeccabile abito bianco da chierichetto

e mi chiese: “Padre Buono,

sei pronto per celebrare la Messa?”.

Già: ero pronto?

Deddy parla un italiano corretto e

parla anche veneto. Da me, nei giorni

che sono stato con lui, ha imparato

anche qualche parola in napoletano

e soprattutto qualche canzone

classica, come O’ sole mio. Ha una

memoria straordinaria, ricorda nomi

ed eventi, riconosce le persone

dal suono della voce, frequenta la

seconda elementare con gli altri bambini,

ha appreso il braille, corre con

entusiasmo nella parrocchia per le

lezioni di catechismo in preparazione

alla prima comunione; in tutto

è sempre tra i primi. Deddy si affezionò

subito a me e mi chiedeva

sempre: “Padre Buono, mi porti a

Napoli a vedere i pesciolini?”. Gli

rispondevo: “Ma certo, ti farò mangiare

i pesciolini di Napoli”. Lui

replicava: “Ma io voglio vedere i

pesciolini”. Nel mio cuore pregavo

Gesù, che ha guarito tanti ciechi, di

ridare la vista al piccolo Deddy. E

lo affidavo alla Madonna, alla quale

Deddy professa tanto amore e prega

ogni giorno il rosario.

Il Rosario e la Nuova Pompei

34

Anno 127 - N. 1 - 2011 [34]

Perché ti amo

Maria

Voglio cantare perché ti amo.

Maria, il tuo dolce nome

riempie il mio cuore di gioia.

Quando contemplo la tua vita nel Vangelo,

non ho più paura di avvicinarmi a te,

Vergine piena di grazia.

Tu a Nazaret sei vissuta povera tra i poveri.

Tu sei la madre dei poveri,

degli umili, dei piccoli.

Essi possono, senza timore,

alzare gli occhi a te.

Tu sei l’incomparabile Madre

che va con loro per la strada comune,

per guidarli al cielo.

O Maria, voglio vivere con te,

voglio vivere come te,

voglio seguirti ogni giorno.

Mi immergo nella tua contemplazione

e scopro gli abissi d’amore del tuo cuore.

Tutti i miei timori svaniscono

nel tuo sguardo materno

che mi insegna a piangere e a gioire.

Teresa di Lisieux

Sensibilissima e precoce, Teresa fin da bambina

decise di dedicarsi a Dio. Entrò nel Carmelo

di Lisieux e nel solco della tradizione carmelitana

scoprì la sua piccola via dell’infanzia

spirituale, ispirata alla semplicità e all’umile confidenza

nell’amore misericordioso del Padre. Si

aprì all’ideale missionario, offrendo a Dio le sue

giornate fatte di fedeltà e di silenziosa e gioiosa

offerta per gli apostoli del Vangelo. I suoi pensieri,

raccolti sotto il titolo Storia di un’anima,

sono la cronaca quotidiana del suo cammino di

identificazione con l’Amore. La quattordicenne

Teresa Martin è la figura più attraente del pellegrinaggio

francese, giunto a Roma a fine 1887

per il giubileo sacerdotale di Leone XIII. Ma,

nell’udienza pontificia a tutto il gruppo, sbigottisce

i prelati chiedendo direttamente al Papa di

poter entrare in monastero subito, prima dei 18

anni. Cauta è la risposta di Leone XIII; ma dopo

quattro mesi Teresa entra nel Carmelo di Lisieux,

dove l’hanno preceduta due sue sorelle.

Il padre ha imparato l’orologeria in Svizzera. La

madre dirige merlettaie che a domicilio fanno i

celebri pizzi di Alençon. Conti in ordine, leggendaria

puntualità.Tanti lutti in famiglia: quattro

morti tra i nove figli. Poi muore anche la madre,

quando Teresa ha quattro anni. In monastero ha

preso il nome di suor Teresa di Gesù Bambino

e del Volto Santo, ma non trova l’isola di santità

che si aspettava. Tutto puntuale, tutto in ordine.

Ma è scadente la sostanza. La superiora

non la capisce, qualcuna la maltratta. Lo spirito

che lei cercava, non c’è, ma, invece di piangerne

l’assenza, Teresa lo fa nascere dentro di sé.

E in sé compie la riforma del monastero. Trasforma

in stimoli di santificazione i maltrattamenti,

restituendo gioia in cambio delle offese.

È una mistica che rifiuta il pio isolamento. La

fanno soffrire? E lei è quella che “può farvi morir

dal ridere durante la ricreazione”, come deve

ammettere proprio la superiora grintosa. Dopodiché,

nel 1897 lei è già morta, dopo meno di

un decennio di vita religiosa. Ma è da morta che

diviene protagonista, apostola, missionaria.

Sua sorella Paolina le ha chiesto di raccontare le

sue esperienze spirituali, che escono in volume

col titolo Storia di un’anima nel 1898.

Così la voce di questa carmelitana percorre la

Francia e il mondo, colpisce gli intellettuali, suscita

emozioni. Viene canonizzata nel 1925.

in preghiera

Il Rosario e la Nuova Pompei

35

Anno 127 - N. 1 - 2011 [35]


Tra i tanti

pellegrini

del Rosario

■ di Marida D’Amora

2

1 Un gruppo di sacerdoti dell'Istituto

"Gesù Sacerdote" di Roma è venuto in

pellegrinaggio a Pompei il 16 dicembre.

A guidarli, mons. Andrea Mugione,

Arcivescovo Metropolita di Benevento.

2 Martedi 23 novembre, il Cardinale

Julio Terrazas Sandoval, Arcivescovo

di Santa Cruz de la Sierra (Bolivia), ha

fatto visita al Santuario, accompagnato

dal segretario don Juan Carlo Puma,

da don Arnulfo Dorado Languidey,

mons. Mario Pecchielan e da don

Salvatore Cernuto.

3 S. E. Avv. Claudio Panarella, Console

Onorario di Albania e di Bielorussia

in Campania, pellegrino alla basilica

Il Rosario e la Nuova Pompei

36

Anno 127 - N. 1 - 2011 [36]

1

3

4

5

mariana, il 12 dicembre, in occasione dalla

celebrazione della Santa Messa in ricordo

di Madre Teresa di Calcutta, nel 100° Anniversario

della sua nascita.

4 Pellegrini a Pompei, il 17 dicembre, fedeli

e sacerdoti del VII Decanato della Chiesa

6

di Napoli.

5 In occasione del Santo Natale, il 16 dicembre

scorso, nel santuario mariano, si è

svolta la celebrazione natalizia interforze

dei corpi militari della Regione Sud, presieduta

da Mons. Vincenzo Pelvi, Arcivescovo

Ordinario Militare per l'Italia.

6 I fedeli della Parrocchia "Sacri Cuori di

Gesù e Maria" di Cavalleggeri d'Aosta in

Napoli, pellegrini a Pompei il 20 novembre,

accompagnati da Padre Giuseppe Ferrara

s.d.v.

Il Rosario e la Nuova Pompei Anno 127 - N. 1 - 2011 [37]

37


a cura di Andrea Fontanella

In cammino con la Madonna Pellegrina

Cava de Tirreni Villaricca

Con grande fede e devozione la comunità di San Giuseppe

al Pozzo e tutta la città di Cava de’ Tirreni ha

accolto l’équipe missionaria che ha portato la prodigiosa

Icona della Madonna di Pompei. In molti hanno atteso

l’Icona all’uscita dell’autostrada di Cava de’ Tirreni,

dove Mons. Orazio Soricelli, Arcivescovo di Amalfi –

Cava de’ Tirreni, insieme al Sindaco, Marco Galdi, e alle

varie autorità civili e militari, hanno rivolto un saluto di

benvenuto a tutta l’équipe e, processionalmente, hanno,

poi, accompagnato la Vergine nel cammino verso

la chiesa di San Giuseppe al Pozzo. Una piccola chiesa

che, durante i giorni di permanenza della missione mariana,

è diventata, centro di accoglienza, di aggregazione

e di intensa preghiera dei tanti che sono giunti dalle

diversi paesi vicini. La Vergine – ha detto don Felice, il

parroco - ha visitato la nostra comunità facendo sentire

la sua vicinanza e presenza anche a quei suoi figli che

vivono in periferia e che tanto l’amano, la venerano,

la pregano sotto il titolo di Madonna del Rosario. Quei

figli che in diversi momenti dell’anno le fanno visita nel

suo santuario, ma ora hanno potuto rivolgerle le proprie

preghiere nella propria città. Sicuramente – ha,

poi, continuato don Felice - la Mamma Celeste non ha

disatteso i tanti suoi figli che con fede Le hanno rivolto

ed affidato le proprie difficoltà, preoccupazioni, ansie,

dolori fisici e spirituali, ma li ha avvolti tutti sotto il Suo

manto, accogliendoli e consolandoli». La Rosa d’intemerata

bellezza, la tutta Santa, la candida colomba di

pace, la tre volte beata, come il Beato solea chiamarla,

ha fatto sentire la sua presenza ai tanti soli ed abbandonati

che hanno imparato attraverso di Lei a fidarsi, a

confidare e ad affidarsi al suo figlio Gesù. È con Maria e

con il Rosario, la catena dolce che ci rannoda a Dio, che

possiamo contemplare la vita, la passione e la croce di

Gesù, ed attraverso di Lei giungere al Padre.

Nemmeno la pioggia battente ha arrestato la moltitudine di fedeli accorsi ad

attendere la Madonna di Pompei pellegrina per la seconda volta a Villaricca,

in provincia di Napoli. Nonostante la pioggia, infatti, calorosa e partecipata è

stata l’accoglienza da parte di tutta la comunità che ha seguito in processione

l’Autocappella per le strade del paese, fino in parrocchia. Il complesso bandistico

di Casandrino, comune vicino, ha dato inizio alla processione annunciando

l’arrivo dell’Autocappella in ogni rione, dove la Vergine è stata salutata con

spettacoli pirotecnici, bandierine e striscioni. Ma soprattutto una preghiera

incessante ha accompagnato la Madonna di Pompei nella parrocchia San Pasquale

Baylon. I festeggiamenti del trentacinquesimo genetliaco hanno avuto

inizio il giorno precedente con la visita del Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo

di Napoli, che ha benedetto il nuovo portale della chiesa, quasi ad aprire

le porte a Maria che il giorno dopo ha fatto il suo ingresso solenne. Dopo la

processione il Superiore Generale della Congregazione Pii Operai Catechisti

rurali (Missionari Ardorini), padre Ermolao Portella, ha presieduto l’Eucaristia

alla presenza del Sindaco, Giosuè Di Marino, che ha consegnato le chiavi della

città alla Madonna. Durante la permanenza dell’Icona si sono alternate diverse

testimonianze tra le quali quella del portiere del Calcio Napoli, Morgan De

Info: Tel. 081 8577260 Fax 081 8577487

missionemariana@libero.it

26/30 Gennaio - NETTUNO (ROMA)

Parrocchia S. Giovanni Battista

Parroco Don Francesco Angelucci - Tel 06 9890770

Basilica S. Maria Goretti

P. Carlo Fioravanti - Tel 06 98575828

11/15 Febbraio - CROTONE

Parrocchia Beata Vergine del Rosario di Pompei

Parroco Mons. Arnaldo Mauro

Tel 0962 25241 - Cell 333 8453333

16/20 Febbraio - REGGIO CALABRIA

Parrocchia Santa Lucia

Parroco Don Domenico Geraci

Tel 0965 2428 - Cell 338 3801223

02/06 Marzo - AFRAGOLA

Parrocchia S. Marco Evangelista

Parroco Don Giuseppe Della Cave

Tel. 081 8696138 - Cell 338 1105912

23/27 Marzo - CEGLIE DEL CAMPO

Parrocchia S. Maria Del Campo

Parroco Padre Giuseppe Fanelli

Tel. 080 5650350-5650419 - Cell 360 228638

Sanctis, del cantante Mario Trevi e

dell’attrice Claudia Koll. Quest’ultima

nel riportare un episodio della sua infanzia

ha ricordato l’affidamento della

nonna alla Vergine del Rosario quando,

in occasione della sua nascita, era

in pericolo di vita. Da quel momento

il legame dell’attrice con la Madonna

non si è mai interrotto, neanche nei

momenti di difficoltà professionali e

personali che hanno visto il suo allontanamento

dalla fede. Anzi è stata

proprio la madonna a ricondurre la

Koll alla fede. In tanti sono accorsi ai

piedi della Vergine Santa affidandole

sofferenze e preghiere senza mai

abbandonare l’Icona durante l’intera

giornata. I missionari, poi, hanno fatto

sentire la vicinanza di Maria visitando

gli ammalati e incontrando i bambini

delle scuole materne ed elementari,

mentre gli alunni delle scuole medie

inferiori e superiori hanno partecipato

in parrocchia all’incontro loro dedicato.

Domenico Romano

Calendario Missioni Mariane

Il Rosario e la Nuova Pompei

38

Anno 127 - N. 1 - 2011 [38] Il Rosario e la Nuova Pompei Anno 127 - N. 1 - 2011 [39]

39


Il 2 dicembre scorso, alle 23.05, si

è spento all’ospedale Monaldi del

capoluogo partenopeo, il Cardinale

Michele Giordano, Arcivescovo

emerito di Napoli.

Le sue spoglie sono state tumulate

nella Basilica del Buon Consiglio a

Capodimonte, dove sono stati celebrati

i funerali, presieduti dal Cardinale

Crescenzio Sepe, Arcivescovo

Padre Russo è nato a Bronte in provincia di Catania il 19

ottobre del 1916. Entrato in Compagnia a Bagheria l’8 settembre

1933, dopo il noviziato studia Lettere e quindi Scienze

Giuridiche, risiedendo a Catania. Sempre a Catania studia

filosofia dal 1938 al ’41. Quindi due anni di ‘magistero’ a

Noto. Dal 1943 al ’47 la teologia a Messina, dove viene ordinato

presbitero. Quindi subito il Terz’anno, a Firenze, con il

P. Domenico Bianchini. Dal 1948 al ’52 è a Roma per conseguire

la licenza e poi la laurea in Diritto Canonico e fare

un anno di studi in teologia dogmatica. Il 2 febbraio 1951

emette gli Ultimi Voti.

Dal 1952 al ’66 è a Messina come docente di scienze giuridiche

e morali. Fino al ’54 è anche Superiore dei teologi e

dal ’54 prefetto degli studi; dal 1954 al ’57 è Rettore dello

Scolasticato. Nel 1966 inizia il lungo periodo napoletano.

L'addio al Cardinale

Michele Giordano

di Napoli.

«Il Cardinale Giordano – ha detto

Sepe durante l’omelia - amava tanto

l’espressione di San Paolo: “il mio

vivere è Cristo”. Essere pastore significa

incarnare Cristo nell’oggi

della Chiesa, annunciarlo con fedeltà,

gioia ed entusiasmo, anche quando

questo costa sangue. Il Pastore

non conosce soste, sa superare tutti

gli ostacoli e conosce le proprie pecore,

specialmente quelle che si perdono.

Il Pastore sa dialogare con la

sua gente, sa mostrare il volto suadente

e generoso di Cristo, sa sacrificare

la vita per il suo gregge. Ecco,

questo era il Cardinale Giordano».

Sempre attento alle problematiche

sociali, è stato un faro per la sua

gente, per le parrocchie, le famiglie,

le comunità religiose e per le realtà

associative della Chiesa di Napoli.

Il suo impegno pastorale è stato

costantemente e infaticabilmente ri-

volto ai giovani e a chi si mostrava

debole, bisognoso di comprensione

e incoraggiamento. Napoli non

lo scorderà mai. Così come non lo

scorderà mai Pompei.

Nei cuori di tutti è ancora vivo il

ricordo della sua partecipazione al

Meeting dei Giovani nel 1987, la

Supplica che ha presieduto nel 1992,

gli anni alla guida del pellegrinaggio

a piedi a Pompei organizzato, ogni

anno alla fine del mese di maggio,

dall’Azione Cattolica di Napoli, e

gli incontri da lui presieduti nelle

sedi della Conferenza Episcopale

Campana, in qualità di Presidente.

Il 7 dicembre del 1990, inoltre, fu

proprio nella Basilica mariana che

il Cardinale Giordano conferì l’ordinazione

episcopale a Mons. Francesco

Saverio Toppi, Vescovo di

Pompei dal 1990 al 2001.

Al caro Cardinale va il saluto affettuoso

e le preghiere di tutti noi!

Padre Biagio Russo, un amico del Santuario

Diviene infatti docente di Diritto Canonico presso la Sezione

S. Luigi della Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale.

Dal 1976 insegna anche Morale Sacramentaria. Nel 1990

diventa Professore Emerito in Diritto Canonico. Sospenderà

l’insegnamento, ma per vari anni ancora continuerà a recarsi

a confessare al Santuario della Madonna di Pompei.

Dal 2008, per ragioni di salute, è stato destinato al Gesù

Nuovo di Napoli.

Nella mattinata del 1° giugno P. Russo si era aggravato, così

che il P. Cassano, assistito dai collaboratori dell’infermeria,

gli ha amministrato il sacramento dell’Unzione degli infermi.

Muore a Napoli nel suo 94° anno di età e 77° di Compagnia.

Generazioni di gesuiti, che hanno seguito i suoi corsi

di Diritto canonico, continueranno a ricordarlo con molta

simpatia, anche per la sua grande benevolenza.

LA PAROLA

AI LETTORI

■ a cura di Katia Di Ruocco

Invitiamo i nostri lettori

a condividere con noi

esperienze, riflessioni, idee

sul proprio cammino spirituale,

in qualche modo legate

alla venerazione della Vergine

del Rosario di Pompei

e del suo fedele Apostolo

il Beato Bartolo Longo.

Potete contattarci, inviando

lettere, fax o e-mail ai recapiti

del Santuario

NORME SULLA TUTELA DELLA PRIVACY

In relazione alla normativa sulla tutela delle

persone e di altri soggetti rispetto al trattamento

dei dati personali (D. Lgsl 30062003 n. 196), ci

è gradito comunicarLe che il Suo nome è stato

inserito nel nostro indirizzario, esclusivamente

allo scopo di informarLa sulle iniziative del

nostro Santuario. Le garantiamo, pertanto, che

tali dati sono utilizzati esclusivamente per l’invio

di comunicazioni inerenti le nostre opere

e sono trattati con la massima riservatezza. Le

ricordiamo che, qualora queste informazioni

non fossero di Suo gradimento, è Sua facoltà

richiedere la cancellazione dei dati relativi alla

Sua persona dal nostro indirizzario, ai sensi

dell’art. 7 del D. Lgsl sopra citato.

Padre Pio,

un innamorato della Madonna

Egregio Signor Direttore, ecco un articolo che può interessarvi; precedentemente

vi ho inviato un mio disegno di Padre Pio e Bartolo Longo e che è

appeso alle pareti del Santuario, cosa di cui ringrazio di cuore. L’articolo

cita fonti precise, essendo io un fervente devoto di Padre Pio.

Padre Pio ebbe durante tutta

la vita una devozione profondissima

per la Madonna,

tanto che spirò dicendo: «Gesù,

Maria… Gesù, Maria».

La Madonna spesso si manifestava

allo stigmatizzato addirittura

accompagnandolo all’altare,

come ha rivelato Lui

stesso nell’Epistolario.

Il primo riferimento mariano

fu per Lui la Madonna della

Libera, nella chiesa parrocchiale

di Pietrelcina.

Ma ebbe un affetto particolare

anche per la Beata Vergine di

Pompei, da lui spesso invocata

(come testimonia nel suo

diario P. Pellegrino Funicelli,

suo accompagnatore per molti

anni, fino alla morte del Padre), e come ha sottolineato spesso Mons. Liberati,

che ha ricordato il suo attaccamento alla “Madonnella” di Pompei. Il

Santo ebbe particolarmente a cuore la Novena composta dal beato Bartolo

Longo e la recitava spesso. Proprio nell’Epistolario (IV, 1022) egli scrive

di rivolgersi alla Madonna di Pompei tutti i giorni (siamo nell’estate del

1929). Padre Pio visitò il Santuario Mariano almeno tre volte: nel 1901, in

visita scolastica; nel novembre 1911, accompagnato da Padre Evangelista,

Superiore del convento di Venafro; il 3 gennaio del 1917, in una licenza

del servizio militare a Napoli.

In quel periodo Padre Pio pregò spesso la Madonna di Pompei per ottenere

tre grazie: la liberazione dal servizio militare, il ritorno in convento,

l’uscita dall’esilio terreno, cioè la morte. La Vergine gli concesse le prime

due grazie, ma non la terza, per la fortuna spirituale di milioni di persone.

Egli ricorda spesso al padre spirituale Benedetto e all’amico e confessore

P. Agostino il suo fervore per la Vergine di Pompei. In una lettera del 1914

alla figlia spirituale Raffaellina Cerase, prega quest’ultima di intercedere

per lui presso il trono della Vergine.

In tempi recenti, io stesso ho ascoltato dalle suore del Santuario racconti

tramandati di bilocazioni frequenti del Santo, durante il mese mariano, nel

Santuario di Pompei, ma non mi risultano riscontri scritti.

Con devozione.

Pasquale Iozzino

Gragnano (Napoli)

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 127 - N. 1 - 2011 [40] Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 127 - N. 1 - 2011 [41]


Illustrissimo Monsignor Rosso,

mi è pervenuta, in data odierna,

la gradita Rivista del Santuario

relativa al periodo luglio-agosto

del corrente anno dove ho appreso

che Ella ha ricevuto dal Delegato

Pontificio, Mons. Carlo Liberati,

il delicato incarico di Direttore di

codesta benemerita Rivista.

Mi è gradita la circostanza che

mi è offerta oggi e manifestarle il

complimento avvalorato dal vivo

auspicio che la Beata Vergine

Maria del Rosario, a cui sono particolarmente

grato e devoto, le conceda

i doni dello Spirito Santo

perché possa svolgere tale mandato

sulle orme del Fondatore, il

Beato Bartolo Longo, e così recare

un valido aiuto spirituale e

un sostegno morale a coloro che

hanno necessità, e nello stesso tempo

ravvivare nei cuori una viva fede,

speranza e carità.

Tale augurio sia propizio e possa

avvalorare una comunione spirituale

con tale Santuario, a cui sono legato

da un profondo sentimento di

filiale devozione alla Santissima

Vergine per le copiose grazie.

Mentre le auguro buon lavoro e

ogni bene, desidero salutarla con

i sensi di un distinto ossequio.

Maurizio Ferraro – Caserta

Sono Carmen Rosa Avila Catuogno

de Felix in Argentina. Con

grande piacere desidero salutare il

Direttore di questa bella Rivista che

prima ricevevo grazie alla gentilezza

di Padre Olivera, un sacerdote argentino,

che me la passava, ora invece

viene inviata a me direttamente e di

questo vi sono profondamente grata.

Da Villa Mercedes (San Luis) vi invio

i miei complimenti per quest’ardente

e istruttiva Rivista. Quanti ricordi

mi tornano alla memoria. Mia

madre Francisca Catuogno de Avila

(ora defunta) era nata a Massa Lubrense

(NA) e ci raccontava tante

belle cose della sua indimenticabile

terra natìa. Mia madre ha trasmesso

a tutti i suoi figli questa fede meravigliosa

che aveva ereditato dai suoi

genitori Crescenzio Catuogno e Maria

Grazia Amitrano.

Figlia unica, ebbe dodici figli, i miei

fratelli, con i quali siamo rimasti sempre

uniti proprio grazie a questa grande

fede (attualmente siamo in quattro).

Leggo con gioia tutti gli articoli di

ogni edizione e non dubito che facciano

bene a tante anime, per cui deside-

la parola ai lettori

Ringrazio con tutto il cuore Monsignor Carlo Liberati per le sue gentili

parole e per le bellissime coroncine bianche e la benedizione per la mia

nipotina Alissa, che lo ringrazia tanto: mi sono commossa.

Quando ricevo le vostre Riviste le leggo subito, mi sono di grande conforto,

recito tutti i giorni il Santo Rosario e spero che la Madonna dia conforto e

salute anche a mia figlia Maria con le sue figlie Cristina, Alissa ed Isabella, ai

miei figli Salvatore e Gio Francesco e la moglie Francesca che sono sposati dal

settembre 2007. Date la vostra Santa Benedizione a tutti affinché la Vergine del

Rosario li protegga sempre.

Vi ringrazio e vi mando un’offerta per una S. Messa in suffragio di mio marito

Giacomo e di mio fratello Vincenzo. Una preghiera di suffragio anche per la

mia defunta mamma Marianna che era tanto devota della Madonna di Pompei.

Pregate anche per me che ho 82 anni, sono piena di acciacchi e dopo una caduta

non posso camminare da sola. Grazie.

Rosina Sciacchitano

Unionville (Ontario) - Canada

La signora Teresa Luchetta da

Complimenti alla rivista Un progetto per Pompei

Statua della Madonna di Pompei, venerata

nella Parrocchia di Villa Mercedes (Argentina)

ro mettere in luce il grande lavoro

che tutta la vostra équipe redazionale

realizza. Sappiamo che la nostra Madre

del Cielo ci fa sperimentare tutto

l’amore per Dio affinché noi, a nostra

volta, lo trasmettiamo agli altri

come testimonianza e apostolato.

Che il Signore conceda mille benedizioni

a lei come Direttore e a tutti i

suoi collaboratori. La saluto distintamente.

Carmen Rosa Avila Catuogno de Felix

Villa Mercedes - Argentina

Egregio Direttore

Desidero far pubblicare questa poesia,

per far sì che tutti conoscano la Madonna

di Pompei, abbiano fede in Lei e

capiscano quanto è miracolosa.

In attesa di comunicazioni, porgo distinti

saluti e ringraziamenti.

Alla Madonna di Pompei

Tornando da Pompei,

tra le tante stelle

che brillano in cielo,

ne ho vista una, grande e bella.

Quella stella, che brilla di più,

e che guida il nostro cammino

da lassù,

Madonnina mia sei Tu!

Paola Eucalipto - Catanzaro

Paola (Cosenza) ci invia questa

poesia dedicata alla Santissima

Vergine di Pompei.

A Maria

Madre dolcissima, Vergine Maria

sei Grande, sei Potente, sei Poesia.

Sei Grande più del cielo e più del mare

e si disperde chi di Te vuol parlare.

Sei Potente: hai riaperto un’Alleanza

e ci hai ridato nel Signore fratellanza.

Sei Dolce, sei Pia, sei Poesia

Quando il tuo nome pronunciam,

Maria!

Dio t’ha messa sul trono incoronata

Ma su quel trono non ci sei restata

poiché Tu sempre, con incessante

Amore

cerchi quei figli lontani dal Tuo cuore.

E giri, e invii le tue dodici stelle

che Dio t’ha dato qual regal corona

poiché vadano a guidare il poverello

il pover’uomo, misero mortale,

che la via giusta non sa valutare

quindi ci illumini con Materno Amore.

E ci fai giungere fino al Tuo cuore

poi ci presenti all’Eterno Signore

che accoglie contento il peccatore.

Tu sei Madre potente, Figlia e Sposa

Ma è il primo titol che ti fa gloriosa

poiché per quello Tu hai sofferto tanto.

Che cielo e terra non saprebber

quanto…

Tu pur lo sai perché le hai cantate

le spine che nel cuor ti sono entrate

e pur continui con Eterno Dolore

ad accogliere spine nel Tuo Cuore.

Veglia su noi Regina Immacolata!

Ferma la man del Tuo Figliol,

sdegnata!

e, se piccola parte in noi c’è ancora

che possa far contento il Salvatore

pigliala Tu, illuminala di stella,

agli occhi di Gesù sarà più bella.

Solo così ci potremo salvare:

se Tu fra noi e Lui vorrai restare,

farai così da dolce mediatrice

filo che ci conduce al Paradiso!

la parola ai lettori

Eccellenza Reverndissima,

sono Sergio Amitrano, medico-chirurgo di Pompei, e nell’esprimerle tutta

la mia solidarietà al suo operato di Vescovo, nonostante gli ignobili e ripetuti

attacchi alla sua persona (vedi lettere infami e deplorevoli) le volevo

scrivere quanto segue:

«Negli ultimi anni, nella mia famiglia, sono capitati due casi di malattie

tumorali; uno che ha colpito la mia nipotina (oggi ha 2 anni, ma ha fatto

cicli di chemioterapia per un raro tumore dell’occhio chiamato retino blastoma

dalla tenera età di 3 mesi) e uno che ha colpito mio cognato 43enne

al colon con metastasi diffuse anche alla colonna vertebrale e che da 2 anni

sta consumando la sua giovane esistenza.

Ebbene anche se la mia professione mi avvicina ogni giorno al dolore e

alla sofferenza, le posso assicurare che nel seguire i due casi di cui sopra,

mi sono accorto di quanta fatica si faccia (per noi del Sud, ma soprattutto

della Campania) per avere la più semplice ed elementare assistenza. Ci

siamo rivolti a strutture del Nord come l’IEO e il San Raffaele di Milano e

il Policlinico di Siena.

Ebbene senza dilungarmi troppo le volevo dire che (se mi permette) il suo

riscatto come vescovo e pastore di questa tanto amata Valle di Pompei,

potrebbe esplodere sulla scia del nostro beato Bartolo Longo, quando ha

cominciato le sue sante opere.

L’idea è questa: molto in ambizione, ma con la fede e la speranza si potrebbe

pensare alla nascita di un Centro Oncologico Mariano da far nascere

nell’area dismessa del vecchio Seminario dove l’aria salubre degli ulivi

contribuirebbe alle famigerate terapie che gli ammalati devono affrontare.

Nei prossimi anni assisteremo all’aumento dei casi di cancro soprattutto

tra i giovani.

Attualmente la mia è solo un’idea, un desiderio che con il suo aiuto e con

l’aiuto del Prof. Veronesi dell’IEO e di don Virzì del San Raffaele potrebbe

concretizzarsi. Aspetto un suo cenno, ricordandola sempre nelle mie preghiere.

Sergio Amitrano

Carissimo dott. Sergio,

di ritorno dalla C.E.I. e dal Concistoro trovo la sua graditissima

lettera del 4 novembre 2010, giorno del mio Santo Patrono.

È la prima volta, dal 24 gennaio 2004, data del mio ingresso a

Pompei, che ricevo una lettera d’incoraggiamento, propositiva, con

esposizione di un progetto serio da un pompeiano.

Finora, nonostante tutto il mio silenzio e sofferto impegno di anni,

nessuno mi ha teso la mano.

Le vostre Autorità mi hanno sempre ostacolato. Ma so che il Signore

mi vuole qui. Vuole che io porti qui la mia croce. E lo faccio con

gioia, anche quando non si vede. Perché ciò che conta è amare. E

le opere di bene parlano da sole e danno testimonianza.

Aff.mo ✠ Carlo Liberati

Il Rosario e la Nuova Pompei

42

Anno 127 - N. 1 - 2011 [42] Il Rosario e la Nuova Pompei

43

Anno 127 - N. 1 - 2011 [43]


Il mio nome è Marta Puente e vivo a Coral Gables, Florida,

USA. La settimana prossima manderò una donazione

da utilizzare per il vostro orfanotrofio, le scuole, o dove

è più necessario. Ho anche allegato una copia originale

della novena scritta da Bartolo Longo, che fu stampata e

distribuita a L’Avana, Cuba, nel 1933. Tale novena è stata

riconosciuta dalla Diocesi con l’Imprimatur indicato nella

pagina.

A quei tempi, il nipote della signora Amada Ortega nacque

cieco. Ella era molto devota alla Vergine del Rosario

e iniziò a pregare la novena. Come ben sapete, la novena

è impegnativa, dato che si devono pregare tre novene per

domandare la grazia e tre novene per ringraziare, anche se

il miracolo non si è verificato ancora, e si deve pregare in

ginocchio, per un totale di 56 giorni. Dopo tre mesi, il nipote

della signora Ortega recuperò la vista, al che i medici

rimasero stupiti. Ho conosciuto personalmente la signora

Ortega e suo nipote. Ho avuto tra le mani per la prima

volta questa novena quando avevo 22 anni, nel lontano

1952. Ora ne ho 80 e durante la mia vita ho pregato questa

novena molte volte. Sono molto grata alla Vergine del Rosario,

così come al beato Bartolo Longo per la sua devozione

alla Vergine. Ci sarebbero volute diverse pagine per

trascrivere tutte le grazie che mi sono state concesse.

La benedizione più importante che ho ricevuto è stata

di avere salva la vita di mio nipote, Ricardo Puente, che

ora ha 26 anni. Nacque prematuro, meno di sei mesi, a

Denver, Colorado, e i medici non pensavano che sarebbe

vissuto per più di 24 ore. Sono andata da Miami a Denver

e, una volta arrivata, ho cominciato a pregare la novena

in ginocchio, in ospedale. Il giorno dopo mio nipote era

ancora vivo.

Questo ospedale è specializzato per i neonati prematuri

e le infermiere si prendono cura solo di due bambini alla

volta. Mio nipote presentava diversi problemi alla nascita.

Aveva una retinopatia molto grave, con un’elevata probabilità

di diventare cieco o di dover portare dei grossi

occhiali. Il cuore aveva delle valvole aperte che avrebbero

richiesto diversi interventi chirurgici. E i polmoni non

erano sviluppati completamente, cosa che con molta probabilità

porta alla morte. Rimasi a Denver per due mesi,

dal giorno della sua nascita. Grazie alla generosità e alla

compassione della nostra Vergine del Rosario e del beato

Grati alla Madonna

e al Beato

Bartolo Longo

a cura di Ciro Cozzolino

Bartolo Longo, mio nipote superò tutti i problemi di salute

senza dover subire eventuali interventi chirurgici, senza

infezioni. Non credete, come io sono certa, che questo sia

un miracolo operato dal beato e dalla Madonna del Rosario?

Il piccolo rimase tre mesi in ospedale, ma oggi è un

bel pezzo di ragazzo di 26 anni, la sua vista è perfetta, è

alto quasi due metri, ed è sanissimo.

Un’altra esperienza che voglio raccontare a tutti i lettori di

questa bella Rivista è stata quella che ho vissuto nel 1980,

quando mi recai in Israele e in Italia con padre Villaronga.

Dissi a padre Villaronga che dovevo fermarmi a Pompei

per ringraziare la Madonna e il beato Bartolo Longo per

una grazia che avevo appena ricevuto prima di partire per

quel viaggio. La mia grande sorpresa fu che il Beato era

esposto in Basilica proprio quel giorno, poiché il giorno

successivo, il 26 ottobre 1980, doveva essere beatificato

dal Papa. Non fu forse quella una bella coincidenza per

me, di venire da così lontano per essere presente il giorno

prima di quella bella e speciale occasione?

Potrei andare avanti ancora a lungo. Consiglio di tenere

questa novena in un posto molto speciale, perché so che

un giorno il nostro Bartolo Longo sarà proclamato Santo.

Prego per tutti voi. Cordiali saluti.

Martha E. Puente

Coral Gables (Florida) -USA

Con l’animo colmo di amore, gioia e riconoscenza elevo

alla Regina del Rosario, a Dio e ai Santi, di cui

sono devota, la mia preghiera di ringraziamento.

Rendo grazie a Te, Madre Celeste e al Divino Tuo Figlio

per avermi sostenuta e confortata nei momenti cupi della

grave malattia. Grazie per la pietà e la misericordia che mi

avete elargito. Grazie per aver accolto le mie preghiere.

Io sto bene.

Vegliate sempre su di me, sulla mia famiglia e su quanti si

rivolgono a Voi con fede. Grazie.

Carmen Aliperti, e-mail

Scrivo questa lettera per dirti grazie, Vergine di Pompei,

per tutto quello che fai per la mia famiglia. Il 22 gennaio

scorso sono stata sottoposta ad un intervento chirurgico

all’utero del quale ho subito l’asportazione, insieme

a quella delle ovaie. Grazie alla Vergine sono riuscita ad

affrontare l’intervento, nonostante l’ansia. È andato tutto

bene. Con l’aiuto della Vergine del Rosario e del beato

Bartolo Longo, ho pregato tanto, ho recitato insieme alle

altre preghiere anche la preghiera a Bartolo Longo, che

pubblicate sulla rivista che ricevo mensilmente. Mi sono

affidata a loro e così ho avuto la grazia. Invito anche gli

altri a recitare il Rosario tre volte al giorno, non perdete

mai la speranza, con la fede si ottiene tutto.

Spero che pubblichiate la mia lettera, è una promessa che

ho fatto alla Vergine del Rosario. Spero di venire presto di

persona a ringraziare la Vergine di Pompei.

Distinti Saluti.

Caterina Tortora

Sessa Aurunca (Caserta)

Desidero ringraziare la Madonna del Santo Rosario

di Pompei perché molti anni fa, nel 1983, per mezzo

della sua amorevole intercessione, mi fu concessa la

grazia di “riavere” mia madre, ormai avviatasi verso la

fine dei suoi giorni per un attacco fulminante di epatite,

trasmessale in seguito ad una trasfusione di sangue necessaria

per un intervento chirurgico.

All’epoca avevo 14 anni e ricordo che, quando mi resi

conto della gravità della situazione, presi tra le mani il

libretto delle preghiere del Santuario (la mia famiglia era

devota della Vergine di Pompei) e, leggendovi la novena

per l’impetrazione delle grazie, feci una volta sola quella

preghiera. Mi sentii ascoltata. Mia madre l’8 dicembre di

quell’anno, ormai ricoverata da tre mesi in ospedale, manifestò

improvvisamente, e in maniera inspiegabile anche

per i medici, segni di guarigione. Così fu; si ristabilì rapidamente

tanto da poter partecipare alla S. Messa della

vigilia di Natale di quell’anno.

Ricordo che promisi alla Vergine di diffondere la Sua gloria

qualora avesse accolto la mia supplica.

Lei fu pietosa e premurosa e subito mi esaudì; a me, invece,

sono stati necessari tutti questi anni per comprendere

che una promessa va sempre mantenuta, soprattutto con

la Madonna che mi ha sempre donato, con ogni grazia necessaria,

tutta la sua amorevole presenza materna. Grazie.

Con affetto di figlia,

Patrizia Cerza

San Giorgio a Cremano (Napoli)

Preghiera per la canonizzazione

Dio, Padre di misericordia, noi ti lodiamo per aver donato alla storia degli uomini

il Beato Bartolo Longo, ardente apostolo del Rosario e luminoso esempio di laico

impegnato nella testimonianza evangelica della fede e della carità.

Noi ti ringraziamo per il suo straordinario cammino spirituale, le sue intuizioni profetiche,

il suo instancabile prodigarsi per gli ultimi e gli emarginati, la dedizione

con cui servì filialmente la tua Chiesa e costruì la nuova città dell’amore a Pompei.

Noi ti preghiamo, fa’ che il Beato Bartolo Longo sia presto annoverato tra i Santi

della Chiesa universale, perché tutti possano seguirlo come modello di vita e godere

della sua intercessione. Amen

E cc.za Rev.ma, vorrei portarLa a conoscenza di un incidente

accadutomi nel lontano 1967. Ora ho 62 anni.

Una sera di settembre di quel 1967, da Rosegaferro, paese

in cui abitavo, mi recai con due amici a Povegliano Veronese,

per metterci d’accordo con il curato di quel paese

per una gita a Roma.

Dopo aver concordato il tutto, siamo saliti in vettura per

ritornare a casa (circa 10 km di distanza). Eravamo appena

partiti e guidava un mio amico. Io ero seduto al suo

fianco e l’altro nostro amico era seduto sul sedile posteriore.

Erano le 20.30 circa, l’ora di Carosello. Sul marciapiede

pochi minuti prima c’erano una ventina di bambini

che giocavano e che erano entrati per vedere Carosello.

Fatto sta che dopo una curva, pur non viaggiando ad alta

velocità, l’autista, fresco di patente, ha cominciato a sbandare

finendo contro un muro. Mi sono trovato il motore

dell’auto, una Fiat 1500, sulle ginocchia. A malapena

sono uscito dalla macchina e poi i soccorritori mi hanno

trasportato all’ospedale. Avevo, oltre a varie contusioni,

solo la frattura del quinto dito del piede destro. E adesso

viene il bello. Proprio sullo spiazzo della curva, dove la

vettura aveva sbandato, c’era e c’è ancora, un capitello

della Beata Vergine del Rosario di Pompei. Dopo dieci

giorni sono stato dimesso dall’Ospedale sano e salvo. Io

questo miracolo l’ho sempre attribuito alla Madonna di

Pompei. Ora dopo questi giorni con la Madonna (nella

missione Mariana a Verona), sono tanto felice e l’ho ringraziata

ancora una volta per quel miracolo (che tengo

per me stesso come un tesoro immenso). A questo punto

non posso che dire Viva Maria, Viva la Beata Vergine di

Pompei, Viva il Rosario.

Nilo Maria Cordioli

Castel D’Azzano (Verona)

Chi riceve grazie per intercessione del Beato Bartolo Longo

è vivamente pregato di darne comunicazione

al Vice Postulatore della causa di canonizzazione

Mons. Raffaele MatRone

Piazza Bartolo longo, 1 - 80045 Pompei (NA)

Tel. (+39) 081 8577275 - (+39) 081 863 8366

Fax (+39) 081 850 3357

Il Rosario e la Nuova Pompei

44

Anno 127 - N. 1 - 2011 [44] Il Rosario e la Nuova Pompei

45

Anno 127 - N. 1 - 2011 [45]


INFORMAZIONI UTILI

Orario delle

Celebrazioni

Liturgiche

Per raggiungere

Pompei

Per comunicare

con il Santuario

GIorNI fEstIVI

aLtarE dELLa madoNNa

Sante Messe: ore 06.00 - 07.00 - 08.00 - 09.00

10.00 - 11.00 - 13.00 - 16.00 - 17.00 - 19.00 - 20.00

Santo Rosario: ore 18.00

CaPPELLa bEato bartoLo LoNGo

Sante Messe: ore 08.30 - 09.30 - 10.30 - 11.30 - 12.30 - 17.30

GIorNI fErIaLI

aLtarE dELLa madoNNa

Sante Messe: ore 07.00 (con Lodi) - 08.00 - 09.00

10.00 - 11.00 - 16.00 - 17.00 - 19.00

Santo Rosario: ore - 18.00

CaPPELLa bEato bartoLo LoNGo

Sante Messe: ore 06.30 - 08.30 - 09.30 - 10.30 - 11.30 - 12.30 - 17.30

CaPPELLa s. GIusEPPE mosCatI

S. Messa in lingua ucraina: sabato ore 16.00, domenica e giorni festivi ore 10.00

CaPPELLa saNta famIGLIa

S. Messa in lingua polacca: 1 a e 3 a domenica del mese ore 10.30

S. Messa in rito Siro-Malabarese: 2 a domenica di ogni mese ore 11.30

CaPPELLa CoNfEssIoNI

07.00-12.30 e 15.30-19.00 (20.00 festivi)

Per raggiungere Pompei

IN aErEo: Capodichino-Napoli aeroporto.

IN auto: A3 Autostrada Napoli-Salerno, uscita Pompei Ovest

(per chi viene dal Nord), e Pompeii Est-Scafati (per chi viene dal Sud).

IN PuLLmaN: Sita: (+39) 199730749 - www.sitabus.it

CSTP: Tel. (+39) 089 487286; www.cstp.it

Circumvesuviana: Tel. (+39) 081 7722444.

IN trENo: Trenitalia - Pompei Stazione: Tel.. (+39) 081 8506176;

Circumvesuviana: linea Napoli-Sorrento

con arrivo alla Stazione Pompei-Villa dei Misteri;

Napoli-Poggiomarino (via Scafati) con arrivo

alla Stazione Pompei-Santuario; Tel. (+39) 081 7722444 - www.vesuviana.it.

IN NaVE: Stazione Marittima di Napoli

Tel. (+39) 081 2283291 - www.porto.napoli.it

Per comunicare con il Santuario

CENtraLINo:

Tel. (+39) 081 8577370 - (+39) 081 8577371 - Fax: (+39) 081 8503357

rEttorato:

Informazioni, celebrazioni e accoglienza dei pellegrini

Tel. (+39) 081 8507000 - (+39) 081 8577379

Fax (+39) 081 85777482 - rettorato@santuariodipompei.it

sEGrEtErIa GENEraLE:

Corrispondenza devoti e abbonamenti Rivista:

Tel. (+39) 081 8577321 - Fax: (+39) 081 8503357

info@santuariodipompei.it

uffICIo EstEro:

Tel. (+39) 081 8577328 - ForeignOffice@santuariodipompei.it

(+39) solo per chi chiama dall'estero

INFORMAZIONI UTILI

Le Opere di Carità

del Santuario di Pompei

Per inviare offerte al Santuario

daLL’ItaLIa:

Conto Corrente Postale prestampato inviato dal Santuario,

oppure quello in bianco da compilare intestando l’offerta al

Santuario della Beata Vergine di Pompei, c.c.p. n. 6817;

assegno non trasferibile (a mezzo assicurata) intestato al

Santuario della Beata Vergine di Pompei;

bonifico bancario intestato al Santuario della Beata Vergine di

Pompei, ad uno dei seguenti Istituti Bancari:

CARIPARMA - IBAN: IT41S0623040080000056500729

MONTE PASChI DI SIENA - IBAN: IT80G0103040080000000000166

BANCO DI NAPOLI S.p.A. - IBAN: IT32B0101040080000027000216

UNICREDIT BANCA DI ROMA - IBAN: IT30P0300240080000400000465

UNICREDIT BANCA DI ROMA - Restauro Basilica

IBAN: IT27P0300240080000400459329

BANCO POSTA - Offerte - IBAN: IT24R0760103400000000006817

Ecco le offerte

finora pervenute

per il restauro della

Basilica della

Beata Vergine del

Santo Rosario di

Pompei

CENtro PoLIfuNzIoNaLE dIurNo “CrEsCErE INsIEmE”

Tel. (+39) 081 8577401

CENtro dI asCoLto “myrIam”

Tel. (+39) 081 8577418 - centroascoltopompei@libero.it

moVImENto PEr La VIta E CENtro dI aIuto aLLa VIta

Tel. (+39) 081 8577458 - movimentovita.pompei@libero.it

“Casa EmaNuEL” PEr GEstaNtI, madrI E bambINI

Tel. (+39) 081 8577404 - casaemanuel@libero.it

ComuNItà dI tIPo famILIarE PEr bambINI “GIardINo dEL sorrIso”

Tel. (+39) 081 8633103 - giardinodelsorriso@alice.it

CENtro dI aCCoGLIENza oratorIaLE sEmIrEsIdENzIaLE “bartoLo LoNGo”

Tel. (+39) 081 8577700 - bartololongo@virgilio.it

“ComuNItà INCoNtro” - Per il recupero dei tossicodipendenti - Tel. (+39) 081 8599000

PoLo sCoLastICo

Scuola Primaria - Tel. (+39) 081 8577311 - 329 - Scuola Secondaria - Tel. (+39) 081 8577000

Casa aLbErGo PEr sIGNorE “marIaNNa dE fusCo” - Tel. (+39) 081 8632712

CoNsuLtorIo famILIarE dIoCEsaNo

Tel. (+39) 081 8577501 - consultoriodiocesanopompei@gmail.com

Offerte per il Restauro della nostra Basilica

Anno Cassa e/o banche C.C. Postale Totale

Il Rosario e la Nuova Pompei

46

Anno 127 - N. 1 - 2011 [46] Il Rosario e la Nuova Pompei

47

Anno 127 - N. 1 - 2011 [47]

2005

2006

2007

2008

2009

2010

Totale

€ 70.295,00

€ 134.225,84

€ 18.072,62

€ 23.315,13

€ 50.379,73

€ 28.704,00

€ 324.992,32

daLL’EstEro:

Assegno non trasferibile o Vaglia internazionale bancario

intestato al Santuario della Beata Vergine di Pompei;

Bonifico bancario intestato al Santuario della Beata Vergine di

Pompei, ad uno dei seguenti Istituti Bancari:

CARIPARMA - IBAN:

IT41S0623040080000056500729 - BIC: CRPPIT2P555

UNICREDIT BANCA DI ROMA - Restauro Basilica - IBAN:

IT27P0300240080000400459329 BIC: BROMITR1N98

Western union (trasferimento rapido) indicando, come persona

incaricata di riscuotere l’offerta Caterina Di Ruocco;

Carta di credito, comunicando al Santuario, attraverso e-mail,

fax, lettera, il tipo, il numero, la scadenza della carta e l’importo

dell’offerta.

€ 510,00

€ 69.412,28

€ 27.699,18

€ 31.806,00

€ 28.767,27

€ 16.145,44

€ 174.340,17

€ 70.805,00

€ 203.638,12

€ 45.771,80

€ 55.121,13

€ 79.147,00

€ 44.849,44

€ 499.332,49


Al Santuario della

Beata Vergine

del Santo Rosario di Pompei

è in corso la mostra fotografica

“Bartolo Longo - Segni di

Luce”, dedicata al fondatore

della città mariana.

La mostra, inaugurata il

17 dicembre, è visitabile,

gratuitamente, negli orari di

apertura della Basilica,

presso "l'antica Sagrestia

monumentale", fino al mese di

febbraio.

mostra fotografica

Bartolo Longo

segni di luce

1980 - 2010 > 30° Anniversario della Beatificazione

Ideazione a cura di Luigi Donnarumma e Argentina Carillo

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