Viva Zapatero? - Acido Politico

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Viva Zapatero? - Acido Politico

Il mito di Narciso della nuova Sinistra

ono passati sessantadue

anni dalla caduta

del Fascismo e diciassette

da quando il Muro di

Berlino è stato abbattuto,

portandosi via gli ultimi rimasugli

dell’ideologia comunista.

Nonostante questo, però,

nel nostro paese quelle

categorie (fascista e comunista)

sussistono tutt’ora. E,

aspetto più preoccupante, tra

noi ragazzi.

Ora, quello che mi preoccupa

è questo ritorno ai

“blocchi di partenza” originari.

Blocchi che, di fatto, hanno

lacerato per mezzo secolo

questo paese (e continuano

a farlo, in molti casi, ancora

oggi).

Tra i giovani di oggi esiste, o

meglio, tra quei pochi che si

interessano di politica (visto

che sono sempre meno di

quelli che appaiono), una

sorta di spartiacque.

Da una parte i cosiddetti

“comunisti”, la stragrande

maggioranza di coloro che si

interessano di politica.

Dall’altra parte, una sparuta

minoranza di “nazi-fasci-skin”

o “ciellini”. E in questa sparuta

minoranza vengono inseriti

anche coloro che, per fortuna,

rappresentano l’anima

razionale del centro e della

destra. Ragazzi che, per

buona parte, la pensano in

un certo modo, ma pur sempre

pronti a mettersi in gioco,

a confrontarsi. Con chi ne ha

voglia. Purtroppo, questi

ragazzi non trovano persone

dell’altra “parte” disposte a

dibattere con loro.

E questo è il limite dei ragazzi

di sinistra. Dei “comunisti”,

di coloro che vanno in giro

con la keffiah al collo. Quello

cioè di chiudere occhi e orecchie

quando qualcuno

che la pensa in modo diverso

da loro, tenta di discutere

(politicamente, s’intende).

E quella che poteva diventare

una disputa dialettica importante,

sui grandi temi

della vita di oggi, finisce con

l’essere stroncata sul nascere

da esclamazioni del tipo

“Ma non capisci nulla!”, “Sei

un ignorante”, “Io non parlo

con i fascisti”, “Voi ciellini

non avete idee”.

Conseguenza di questo atteggiamento

è il fatto che

assistiamo a collettivi “fatti in

casa”, dove manca la disputa

dialettica, quella seria,

quella che mette a confronto

due modi (e mondi) di pensare

differenti. Già non abbiamo

luoghi di socializzazione

politica e culturale in

questo paese (e qui grandi

colpe sono del circuito uni-

versitario), che quelle poche

occasioni che sembrano

offrire uno spiraglio di dialogo

e dibattito sono precluse

ad una parte.

Per questo, personalmente,

ritengo i collettivi la cosa più

inutile e dannosa per i ragazzi.

Perlomeno, questo modo di

concepire e organizzare i

collettivi. Sono strumenti di

esclusione e reclusione allo

stesso tempo. Rendono difficile

il dibattito, quello vero,

aperto, approfondito. Ci troviamo

ad assistere a collettivi

dove tutti la pensano allo

stesso modo, dove tutti sanno

già quello che dirà l’altro.

Dove tutti sentono quello che

di Leonard Berberi

L A V I G N E T T A

vogliono sentire. E giù con

gli applausi scroscianti per

qualcuno che, in fondo, ha

detto delle ovvietà o delle

scemenze.

E il dibattito? Non esiste.

Non so perché questo fenomeno.

Forse perché questi

ragazzi, in un certo senso,

subiscono quello che per

mezzo secolo la Sinistra ha

rappresentato per questo

paese. E cioè un modo di

pensare altro, evasivo, fuori

D I A L F R E D O T O M A S E L L I

dal razionale, fuori dalla

“morale”, “deviante”.

O, semplicemente, la nuova

Sinistra, quella dei giovani,

non è ancora tanto convinta

delle proprie idee che, al

primo dibattito con la controparte,

sa già di crollare come

un castello di carte. Del resto

basta ascoltarne alcuni. Parlano

ancora di “esproprio

p r o l e t a r i o ” , d i

“collettivizzazione”, di “statonemico”,

di “sbirri fascisti”, di

“Lenin, Che Guevara, Marx,

Fidel Castro”.

Ancora legati alle radici dell’ideologia

comunista, ancorati

al sogno (e speranza)

che il comunismo si concretizzi

con le stesse caratteri-

L ’ E D I T O R I A L E

s t i c h e d e s c r i t t e d a l

“Manifesto” di Marx (e le

successive interpretazioni di

Lenin o Castro). A questo

ormai siamo arrivati. Ad avere

a che fare con poche persone

che si interessano di

politica. Ma che, nel farlo,

partono dal presupposto

sbagliato, anti-storico, fuori

da ogni logica, da ogni collegamento

con il contingente.

Sogni, sogni e ancora sogni.

E la realtà quotidiana scivola

sotto lo sguardo inebetito di

molti ragazzi che andranno a

costituire la “nuova Sinistra”.

La vera sfida, oggi, è essere

ragazzi di destra. Rappresenta

una sorta di trasgressione.

Troppo facile diventare

uno di sinistra. Basta una

keffiah, qualche canna, abiti

pseudo-trasandati, frequentare

i centri sociali, ascoltare

la stessa musica, manifestare

sempre e comunque

(molto spesso non sapendo

nemmeno il motivo) e dare

addosso al “fascista”.

Quello che non riesco a capire

dei giovani che si professano

“di sinistra” è il loro

infantilismo. E, cosa ancora

più grave, la presunzione di

sapere tutto e di essere,

sempre, nel giusto. Gli altri?

Hanno sempre torto.

E allora come possono pretendere,

loro, di farsi ascoltare

dai potenti del mondo se

sono i primi a non ascoltare i

loro coetanei di centro e di

destra? Come possono dichiararsi

“comunisti” (con

tutto quello che la parola

comporta) se sono i primi ad

escludere, ad attaccare, ad

offendere, a denigrare? Non

riescono a parlare con i propri

coetanei che la pensano

in un modo diverso, e pretendono

di migliorare le cose

di questa Terra?

Per questo, ragazzi, cercate

di cambiare. Cercate di aprire

i collettivi ai ragazzi di

centro-destra, a chi la pensa

in modo diverso dal vostro.

Solo così possiamo davvero

maturare. Solo così possiamo

dare un futuro politico a

questo paese. Solo così possiamo

evitare rigurgiti di autoritarismo.

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