Rivista mensile n. 3 - Settembre 2009 Poste Italiane Sped ... - Niscemi

scautismo.net

Rivista mensile n. 3 - Settembre 2009 Poste Italiane Sped ... - Niscemi

CORPO NAZIONALE GIOVANI ESPLORATORI ED ESPLORATRICI ITALIANI ANNO XLIX N. 3

Rivista mensile

n. 3 - Settembre 2009

Poste Italiane

Sped. in Abb. Post.

D.L. 353/2003

(conv. in Legge

27-02-2004 n. 46)

art. 1, comma 2,

DCB Verona


SOMMARIO

ORGANO UFFICIALE DEL C.N.G.E.I.

ANNO XLIX- N. 3 - SETT. 2009

ADULTI NELLO SCAUTISMO

Rivista mensile a carattere tecnicoprofessionale

Registraz. n. 7755 del

16-11-60, Tribunale di Roma.

Stampata su carta ecologica

“cyclus” Dalum

Direttore responsabile:

Paolo Fizzarotti

Resp. Sett. Comunicazione:

Lorenza Giani

Caporedattore:

Francesca Tornatore

Impaginazione: Patrizia Andronico

Grafica: Patrizia Di Cataldo

Hanno collaborato:

Filippo Andrighetti (Branca L)

Ilaria Esposito (Internazionale)

Questo periodico è associato all’USPI

Unione Stampa Periodica Italiana

ITISSN0036-5696

Manoscritti, disegni e fotografie,

anche se pubblicati, non vengono

restituiti. È permessa la riproduzione

purchè venga citata la fonte.

Stampa: Arti Grafiche Biemmeci s.n.c.

S. Martino B. A. VR

Spedizione in A.P. - art. 2 comma 20/c

legge 662/96 - Filiale di Verona

Rivista di divulgazione del metodo

scout riservata agli iscritti al

CORPO NAZIONALE

GIOVANI ESPLORATORI

ED ESPLORATRICI

ITALIANI

ente morale D.L. n.1881 del 21-12-1916

SOTTO L’ALTO PATRONATO DEL

PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Sede Centrale: Via Otranto, 18 00192 Roma

Tel. 06 37517180 - Fax 06 37517182

http://www.cngei.it

e-mail: sc@cngei.it

pag. - Adulti nello SCAUTISMO n. 5/ 008

In copertina:

[Foto di Matteo

Nanni]

CHIUSO IN REDAZIONE il 04 09 2009

EditorialE

Perchè siamo in Abruzzo 3

IO GRIDO 3

PriMo PiaNo

Cento Piazze: un triennio d’accoglienza4

Proviamo a salvare il mondo 4

Quando in gioco c’è la vita stessa 5

Questi lupetti? Sono il futuro 6

E adesso sui monti ci andiamo insieme 8

Protocollo di intesa 10

CNGEi iN ProGrEss

Condivisione, presenza, sviluppo: tre anni di lavoro 12

CroNaCa

Sempre più lupetti In Italia gli Scout sono 200mila

e ora aprono anche all’islam 14

sPECialE tErrEMoto

Nel mio zaino ho trovato la fratellanza 15

Voci dal silenzio, voci da Coppito 16

Regalare un sorriso a chi ha perso anche quello 18

E’ difficile non sentire l’angoscia 19

Ho imparato a non dare per scontato nulla 20

Alla sera abbiamo cantato con loro 22

Le scosse del terreno non si contano più 23

Li ho accompagnati per un piccolo pezzo di strada 24

Pianola, una cuoca in prima linea 28

Dodici anni, quando la vita chiama 29

iNtErNaZioNalE

Juliette Low Seminar 2008 - Adelboden 30

Alla scoperta del centro scout 32

Kandersteg, dove il Jamboree è permanente 33

CroNaCa

Una polveriera che ama l’ecologia 34

riCEviaMo E PubbliChiaMo

Siamo quello che siamo stati 35

Il mio viaggio all’isola che non c’è 37

Sulla laicità del CNGEI 1 38

Sulla laicità del CNGEI 2 40

Quell’ultimo fuoco… 41

Quell’ultimo saluto scout 43

Non sei socio del Cngei ma vuoi ricevere ugualmente ‘Adulti nello Scautismo’, o desideri che un tuo amico

o amica lo riceva? Basta inviare un contributo di 5 euro (il costo della rivista per 5 numeri - un anno solare)

oppure 11 euro (‘Adulti nello Scautismo’ più ‘Scautismo’ - 11 numeri - un anno solare) presso la

CASSA DI RISPARMIO BOLZANO SPA - SUDTIROLER SPARKASSE AG - Filiale di P.ZZA DOGANA - ZOL-

LSTANGE, BOLZANO - ABI: 06045 CAB: 11613 c/c: 215000 - intestato a: CNGEI SETTORE STAMPA

Indicando chiaramente indirizzo e nominativo del sottoscrittore.


EDITORIALE

Perché siamo in Abruzzo

L’‘importanza del servizio, l’importanza dell’educazione

Siamo in Abruzzo perché “anche noi siamo Protezione Civile”

ma forse con un atteggiamento un poco diverso dal resto

del mondo della P.C.

Questo non perchè siamo snob o vogliamo porre dei distinguo,

ma perché, assieme ai fratelli scout dell’AGESCI siamo

le due associazioni appartenenti al Tavolo Nazionale delle

Associazione di P.C. che ci definiamo prioritariamente “associazioni

educative” e poi anche di Protezione Civile.

Allora il nostro essere in Abruzzo ha due valenze: quella

scout e quella educativa.

Quella scout ci porta ad essere presenti in tutte quelle attività

che svolgiamo e abbiamo svolto nel passato con spirito

di fratellanza e solidarietà nei confronti della popolazione

colpita e con una serie di valori che contraddistingue lo

scout.

Ma anche e soprattutto con lo spirito del “vero servizio” che

ci porta a volte a svolgere compiti che ci vengono richiesti

dal sistema di Protezione Civile e dal Dipartimento in primis,

meno gratificanti, ma in ultima analisi di estrema necessità.

IO GRIDO

Lo so che ci sono i campi estivi; lo so che ci sono le ferie; lo

so che ci sono le vacanze. Lo so che la TV non parla più di

Coppito, de L’Aquila, del terremoto, degli sfollati.

Lo so che siamo distratti dal mare, dalla montagna, dai viaggi

o dalla crisi economica, dal fine mese. Lo so che oggi

nessuno più grida a favore dei senzatetto terremotati abruzzesi.

Ma so anche che ci sono ancora tanti sfollati che hanno bisogno

di noi. So anche che c’è bisogno di cucinare, di far

giocare, di far distrarre i bambini, di coordinare l’azione dei

volontari (non solo del Cngei ma di tutti le associazioni). So

anche che c’è bisogno di collaborare con la protezione civile,

di fare manutenzione al campo e di fare elenchi al pc.

Io grido.

Io grido al Cngei, all’interno delle sue strutture, alle sue sezioni,

ai suoi gruppi, ai suoi soci che so, di sicuro, avere

un cuore infinito, colmo di “servire sorridendo”, colmo di

“prepararsi al servizio”, costruito sulla buona azione quotidiana.

Io grido al cuore ed alla testa di ciascun socio del Cngei

affinché cerchi di ritagliare qualche giorno da dedicare

a chi ha ancora bisogno.

Io grido, grido, grido fino a perdere la voce, di fermare lo

sguardo su quelle case crollate, alla sede della sezione Cngei

dell’Aquila da ricostruire. Io grido, in silenzio, pensando

allo sguardo delle persone incontrate a Coppito, che di un

semplice gesto di attenzione e di tenerezza fanno una ricchezza

infinita perché hanno perso tutto.

Io grido perchè chi ha perso tutto ha ancora bisogno del

La valenza educativa non la dobbiamo assolutamente dimenticare,

pertanto possiamo essere impegnati in attività

dedicate specificatamente alla popolazione giovanile o se

svolgiamo altre attività, queste sono una notevole palestra

per approfondire i temi della sicurezza e del servizio e riportarle

all’interno dell’associazione ai nostri ragazzi e giovani.

Sicuramente l’esperienza dell’Abruzzo servirà a migliorare

e magari ancora di più approfondire questo nostro impegno

associativo nei prossimi anni, iniziando anche una formazione

specifica per chi vuole operare in questo settore

e dedicando risorse per essere meglio attrezzati in queste

emergenze.

Per noi la Protezione Civile è un modo per fare servizio all’esterno

e per offrire la nostra solidarietà, ma nasce dall’impegno

prioritario di “portare la cultura della sicurezza” a conoscenza

dei nostri ragazzi e di educarli in tal senso.

Piercarlo Porporato

Consigliere Nazionale delegato alla Protezione Civile

Cngei. Io grido sussurrando che tutti noi dobbiamo pensare

di dedicare qualche giorno a coloro che non hanno più

nulla: nostri fratelli, nostre sorelle perchè appartenenti alla

stessa umanità. Sarà una settimana di ferie che farà bene al

cuore (nostro e loro); per loro sarà un filo di speranza che

non s’interrompe, un conforto che fortifica nella disperazione,

un aiuto nell’immaginare ancora un futuro. Per loro

sarà una possibilità nel credere che un’umanità più giusta

può esistere. Una umanità che sappia far vivere l’accoglienza

può esistere. Una umanità che sappia far vivere la solidarietà

può esistere. Io grido affinché il sogno del Cngei

non si interrompa per mancanza di adulti volontari. Io grido

affinché tu commissario di sezione, tu presidente di sezione,

tu coordinatore dei senior di sezione, tu socio iscritto

al Cngei, faccia appello a tutte le tue possibilità e spinga a

far aderire ancora scout del Cngei, quelli che queste parole

le hanno incise nel cuore a grosse lettere, al progetto di

solidarietà verso i nostri fratelli e sorelle che una casa non

hanno più, che purtroppo, hanno una famiglia interrotta,

una vita spezzata, un futuro disperso. Io grido perchè ho

bisogno di credere che lo scautismo può ancora cambiare il

mondo, per lasciarlo meglio di come lo abbiamo trovato. E

a Coppito c’è da lavorare un pochino in più, per lasciarla un

po’ meglio di come l’abbiamo trovata.

Sergio Fiorenza

Capo Scout del CNGEI

Adulti nello SCAUTISMO n. 5/ 008 - pag.


PRIMO PIANO

Unitevi ai volontari di Ucodep-Oxfam International

Cento Piazze: un triennio d’accoglienza

Molti di voi hanno lavorato un triennio su questo tema, proponendo

attività ai ragazzi e guardando gli aspetti che caratterizzano

la nostra capacità di confrontarci con gli altri, di

essere accoglienti appunto.

Per concludere il lavoro fatto vogliamo proporvi di uscire

dalle nostre sedi e di condividere nelle vostre città il lavoro

fatto.

Vi proponiamo anche di non fare questo da soli ma di unirvi

(nelle città dove questo è possibile) con i Volontari di UCO-

DEP-OXFAM INTERNARIONAL.

Anche loro in questo anno si sono impegnati, nel sud del

mondo e tra i paesi ricchi,

per promuovere diritti PER

TUTTI, un altro modo di parlare

di accoglienza.

In particolare lo hanno fatto

promuovendo la campagna

internazionale “Acqua, salute

e istruzione PER TUTTI” a cui

anche la nostra associazione

ha aderito dando la disponibilità

ad aiutare UCODEP e

OXFAM a raccogliere firme

e ad essere presenti in 100

piazze italiane per restituire i

risultati della campagna e per

raccogliere fondi per essa.

IL CNGEI e UCODEP-OXFAM

pag. - Adulti nello SCAUTISMO n. / 009

In po’ di informazioni…

Date: il 19 e 20 Settembre 2009

Luogo: in una o più piazze della propria

città

Obiettivo educativo:

1.Essere attivi in prima persona nel sensibilizzare

i nostri concittadini sul tema

dell’accoglienza, del dialogo, del confronto,

della necessità di acqua pulita,

cure mediche e istruzione per tutti

Chiarimenti ed ulteriori informazioni:

scrivete all’indirizzo 100piazze@cngei.it

ROMA – Ore 2.00 di notte. “Ragazze non lavorate troppo!”,

scherzo. “Stiamo salvando il mondo !!”, mi rispondono. La

mattina era cominciata alle 6.30, a Roma. Una rapida colazione

in albergo, indossiamo giacca e cravatta e poi in metropolitana

verso Piazza della Bocca della Verità. Sono con

Ucodep/OXFAM da un paio di giorni, il G8 è iniziato a Coppito,

dove si trova una parte della Delegazione di OXFAM: è

il gruppo di “reazione”. Li ho conosciuti qualche giorno fa:

sono ragazzi e ragazze dal Canada, Russia, Giappone, Inghilterra

e Italia. Passeranno una settimana nel media-center

all’Aquila, dentro la “zona rossa”, leggeranno i documenti

degli 8 leaders e rilasceranno interviste e commenti sulle

decisioni prese.

Noi, da Roma, saremo di supporto. Ogni mattina ci vestiremo

con delle enormi teste, caricature degli 8 grandi e inta-

propongono quindi a tutti i loro volontari e soci di ritrovarsi

in una piazza, per poi proseguire in un percorso comune

nei prossimi anni.

Sarà una grande presenza in 100 piazze Italiane che mostrerà

a tutti la nostra capacità di essere disponibili al confronto

e al dialogo, la nostra capacità di educare i giovani a questo

e di essere attivi in prima persona su temi importanti per

questo nostro mondo.

L’occasione è ghiotta anche per coloro che non hanno aderito

all’attività nazionale sull’accoglienza: questi ultimi infatti

possono affrontare adesso questo tema e comunque possono

parlare dei temi proposti da

voleremo pittoresche scenette

ad uso e consumo di

fotografi e telecineopera-

OXFAM nella campagna PER TUTTI:

Acqua pulita, Istruzione o Cure mediche

per tutti.

Una grande libertà quindi,adattabile

alle vostre esigenze, che permetterà

ai nostri ragazzi di farsi promotori

in prima persona dei valori che sono

alla base della nostra promessa, per

essere quindi cittadini attivi, e alla

nostra associazione di essere visibile

sul territorio.

Stefano Casalini

Responsabile attività 100 Piazze

Tra Roma e il G8 di Coppito l’iniziativa mediatica

di Ucodep/Oxfam: c’era anche il Cngei

Proviamo a salvare il mondo

Grandi teste di cartapesta e la ricetta sbagliata che cucina la terra

Foto di Nicola sacco/ucodep

e oxfam international ©


tori. Passeremo dei messaggi semplici, sui cambiamenti climatici,

sulla fame nel mondo, sul diritto alle cure mediche,

che favoriranno la comparsa sui giornali delle dichiarazioni

del gruppo di reazione.

Questa mattina vestiti da cuochi, intorno ad un enorme

pentolone cucineremo il mondo: una ricetta sbagliata,

quella degli 8 leaders per salvare la terra dal riscaldamento

globale. C’è una marea di giornalisti: Reuters, Ansa, Agi,

indipendenti, televisioni… una folla. Li intravedo da dentro

la “testona” del primo ministro Giapponese, mentre ci chiamano,

ci chiedono di girarci, di farci fotografare…

Un’ora. Non di più, poi tutto finisce. Seduti sui gradini del

marciapiede i fotografi scaricano le foto sui PC e via Internet

le mandano alle agenzie. Quando saremo in albergo, i

giornali avranno già montato i filmati e li avranno pubblicati

on line…. Magia dell’informatica!

Ogni mattina così, poi torniamo in albergo e…: “Hanno

chiamato: siamo sulla prima pagina del New York Times,

e poi Washington Post, in Francia, in Spagna, Inghilterra,

PRIMO PIANO

Africa…. Un’e-mail arriva dal Bangladesh… La mattina sui

quotidiani on-line, il giorno dopo sui cartacei.

Nel frattempo Brian (Nigeriano, responsabile dell’ufficio

OXFAM di Nairobi) rilascia interviste. Farida Bena, italiana

di UCODEP viene intervistata . “Non si era vista una copertura

mediatica così da 10 anni” si lascia sfuggire Victoria,

una dei responsabili di OXFAM CANADA.

Ed io sono qui, come rappresentante del CNGEI, un CN-

GEI che sta facendo un accordo con questa grande ONG

(Organizzazione non governativa) e che vuole osservare

come lavora da vicino. Perché i problemi di cui si occupa

sono quelli di cui noi vogliamo si occupino i nostri “cittadini

responsabili”. Un lavoro con loro ci sarà d’aiuto per

far crescere i nostri ragazzi e per renderli consapevoli che

devono spendersi in prima persona per “creare un mondo

milgiore”.

Stefano Casalini

Responsabile attività 100 Piazze

Salute, Acqua e Istruzione PER TUTTI: la campagna

di Ucodep/Oxfam International

Quando in gioco c’è la vita stessa

A settembre l’attività 100 piazze, per non dimenticare

L’impegno e la responsabilità verso la

comunità locale ed internazionale, la

solidarietà, il valore del volontariato,

la difesa dei diritti e la promozione

della pace, la tutela e la valorizzazione

sostenibile dell’ambiente, sono

temi in cui la mobilitazione dei giovani

è condizione imprescindibile.

In particolare, l’educazione dei giovani

ad una pratica di cittadinanza attiva

e consapevole, orientata alla responsabilità

e al bene comune deve

essere il punto di forza di qualsiasi

azione.

Questi sono

i valori del

CNGEI, valori

che sonocondivisi

anche da

UCODEP –

OXFAM IN-

TERNATIO-

NAL (una

delle più

grandi Organizzazioni

Non Governative

del mondo che si occupa di sostegno ai paesi in

via di sviluppo).

Per questo, condividendone

gli obiettivi, il CNGEI

aderisce alla Campagna

“Per tutti” lanciata appunto

da UCODEP - OXFAM

Acqua pulita fonte di vita

Nel Nord del Mondo, diamo

per scontato di avere l’accesso

all’acqua pulita e alle

strutture igienico-sanitarie: acquedotti, gabinetti, rubinetti.

L’acqua però è una risorsa naturale scarsa, un

bene pubblico fondamentale per la vita e per la salute.

L’accesso all’acqua è un diritto umano indispensabile ad

una vita dignitosa.

Adulti nello SCAUTISMO n. / 009 - pag. 5


PRIMO PIANO

Tuttavia ad oggi, più di un miliardo di persone nel

mondo,come Adapal, non hanno accesso all’acqua e più

di due miliardi e mezzo non possono accedere a strutture

igienico-sanitarie adeguate: più di 4.000 bambini muoiono

di diarrea ogni giorno, e, negli ultimi dieci anni, la diarrea

ha ucciso più bambini di tutti i conflitti armati avvenuti negli

ultimi sessant’anni.

Questo ha effetti anche sul modo in cui i bambini hanno

accesso all’istruzione – quando nelle scuole si dà acqua pulita

e strutture igieniche adeguate, aumentano gli studenti

e diminuiscono i tassi di abbandono– e sulla salute: ogni

dollaro speso in questo tipo di investimenti significa risparmiarne

9 per garantire l’accesso alla salute.

Le Nazioni Unite hanno stabilito l’obiettivo di dimezzare

il numero delle persone che non hanno accesso all’acqua e

ai sanitari; tuttavia, in base ai trend attuali, quest’obiettivo

non verrà raggiunto – i paesi più ricchi hanno diminuito le

risorse stanziate per quest’obiettivo, invece di aumentarle

fino agli 11 miliardi di dollari ad oggi necessari – esattamente

quanto gli Europei spendono in gelati ogni anno.

Istruzione per tutti - non solo per alcuni!

Ogni singolo bambino o bambina del mondo ha il diritto all’istruzione

primaria gratuita e di buona qualità. L’istruzione

aumenta la speranza di vita, protegge dalle pandemie e dai

conflitti e permette alle persone di far valere i propri diritti.

pag. - Adulti nello SCAUTISMO n. / 009

Ma non tutti accedono a quest’opportunità: spesso a causa

delle rette troppo alte, o della mancanza di scuole adeguate.

Le bambine spesso sono tenute a casa per accudire i fratelli

più piccoli e per privilegiare i maschi della famiglia.

Sarebbero necessari due milioni di insegnanti in più per realizzare

il diritto universale all’istruzione primaria per tutti.

Accesso alle cure: un diritto umano, non un lusso

Un dottore quando ne hai bisogno. Medicine a prezzi accessibili.

In Italia, abbiamo accesso a tutto questo. Ma milioni

di persone nel mondo no, a causa di costi troppo alti, di

ospedali e cliniche scarse, e per la mancanza di personale

medico. Ma quando le risorse ci sono, le persone sono in

grado di fare la differenza. Persone come Emilien , ad esempio.

Lanciando la campagna PER TUTTI Ucodep oggi, insieme

ad Oxfam International, chiede all’Italia di destinare migliori

e più aiuti volti a garantire l’accesso alla salute – per tutti.

Firma anche tu la petizione sul sito di Ucodep

Partecipa in prima persona, con il tuo gruppo o con la tua

unità all’attività Nazionale 100 Piazze in settembre

Stefano Casalini

Responsabile attività 100 Piazze

Il capo scout Sergio Fiorenza alla Rupe nazionale dei CdA

Questi lupetti? Sono il futuro

L’ “Ask the boy” co- mincia dal branco

Sergio Fiorenza: l’uomo, lo scout, e l’emozione

di trovarsi a un campo come questo

“Sono un agronomo, specializzato in floricoltura:

cerco di far crescere bene i fiori rispettando l’ambiente.

Sono sposato e ho due figli piccoli, Daniele

e Riccardo. Ho 40 anni, e sono negli scout da 29:

non ho mai fatto il lupetto, sono entrato direttamente

come esploratore: pattuglia Cervi. Quindi

posso solo cercare di immaginare cosa prova un

lupetto a partecipare a un evento come questo.

Ma, d’altronde, fino a quattro anni fa, mai più

avrei neppure immaginato di diventare Capo

Scout del Cngei”.

Quanto è stata importante la Rupe Nazionale

dei Consigli d’Akela per il Cngei e

per la Branca L in particolare?


“Penso che questo evento concluda un percorso importantissimo

per l’associazione, un periodo in cui abbiamo testato

e sviluppato nuove idee in tutte e tre le branche. Ci sono

stati momenti collettivi di verifica per le singole branche,

poi sfociati in eventi importanti come il Campo nazionale

esploratori del 2004, il Roverway 2006, l’Estate nazionale rover

2008 e oggi la Rupe dei CdA. Attività cui bisogna aggiungere

un evento più celebrativo e rappresentativo di tutta

l’associazione come “Cento ore per cento anni”. Era molto

tempo che il Cngei non si confrontava con eventi di così

grande respiro e con numeri così importanti.

Per quanto riguarda la branca lupetti,

per esempio, erano vent’anni che non

veniva organizzato un campo nazionale

riservato ai Consigli d’Akela. Con questo

lavoro sono state gettate le basi per

la progettualità del futuro e per la vita

stessa del Cngei a venire. L’associazione

crede molto nelle proposte avanzate

dalla branca L, come quella relativa

alla revisione della Promessa, e si vuole

mettere in gioco”.

Cosa lascerà ai lupetti questa

Rupe?

“Gli resteranno cose di cui si accorgeranno

subito, e altre che invece

capiranno soprattutto negli anni

a venire, quando saranno più

grandi: come sempre accade nei

campi, soprattutto in quelli dove

si incontrano fratelli scout che

vengono da altre città e regioni.

Ora ricorderanno i giochi, l’amicizia,

la pioggia, il sorriso, le canzoni. Poi arriveranno

le emozioni, che li formeranno e che rimarranno a lungo

nella loro essenza di esseri umani. Penso che, come spesso

accade, i nostri ragazzi trarranno da questa esperienza lo stimolo

a vivere una vita intensa, una vita in cui non bisogna

avere paura della voce del cuore.

Per la prima volta i lupetti hanno avuto la possibilità

di esprimersi direttamente sul nuovo testo della

Promessa.

“Finalmente stiamo vivendo in modo consapevole e continuo

l’ “Ask the boy” raccomandato da Baden Powell. Siamo

riusciti a varare un’autentica democrazia partecipativa nell’associazione.

Siamo molto curiosi di conoscere il parere

dei nostri ragazzi su una cosa importante come il testo della

nuova Promessa. Abbiamo capito una cosa: nello scautismo

nulla è intoccabile, ma tutto dev’essere fatto considerando

e rispettando i valori in cui crediamo e che stanno alla base

dello scautismo stesso. Oggi la Promessa cambia dopo 80

anni. Domani potrebbe cambiare ancora: ma i valori in essa

contenuti sono eterni”.

PRIMO PIANO

Cosa provi, come Capo Scout del Cngei e come iscritto

di questa associazione, davanti a un evento come

questa Rupe Nazionale dei CdA?

“Sono molto orgoglioso di tutti i lupi presenti qui a Marina

di Massa, e di tutti i lupetti del Cngei. Insieme ai loro capi

hanno fatto un percorso bellissimo e molto impegnativo,

concluso con questo campo. Essere qui, per me e per loro,

significa guardare la strada fatta e capire che tanta strada è

ancora da fare per costruire uno scautismo moderno, in

grado di accogliere e superare le sfide. Ma con lupetti e

capi così in gamba, superare le difficoltà sarà un gioco da

ragazzi”.

Cosa so-

n o

questi 800 lupetti

per te, come Capo Scout e come socio

del Cngei?

“Sono il futuro, evidentemente: un futuro che comincia già

oggi. Molti di loro diventeranno capi, ne sono certo, e trasmetteranno

ai loro ragazzi anche le emozioni che hanno

vissuto in questi giorni a Marina di Massa”.

Qualcuno, magari, diventerà anche Capo Scout...

“Ne sono sicuro. Anzi, l’ho già riconosciuto ma non vi dico

ancora il nome per non rovinarvi la sorpresa”

Un aggettivo per definire questa Rupe nazionale dei

CdA?

“ENTUSIASMANTE”.

Paolo Fizzarotti

Direttore di “Scautismo”

Adulti nello SCAUTISMO n. / 009 - pag.


PRIMO PIANO

Firmato in Parlamento il protocollo d’intenti tra scout e Club alpino italiano

E adesso sui monti ci andiamo insieme

Vivere la montagna: accordo storico tra Cai, Cngei e Agesci

Un accordo di portata storica, che unisce gli scout alla più

antica e più importante associazione italiana di amanti della

montagna. Da venerdì 15 maggio il Cai, il Cngei e l’Agesci

collaborano per creare un nuovo modo di avvicinarsi alla

montagna, soprattutto da parte dei più giovani. A Roma,

nella “Sala del Mappamondo” della Camera dei Deputati,

il 15 maggio è stato infatti firmato un documento che sancisce

la collaborazione tra il Club alpino italiano, il Corpo

da sin. l’on Quartiani, alberto Fantuzzo presidente agesci, annibale salsa presidente

Cai, doriano Guerrieri presidente Cngei

nazionale giovani esploratori ed esploratrici italiani e l’Associazione

guide e scout cattolici italiani. A fare da padrino

all’accordo è stato il “Gruppo amici della montagna” in seno

al Parlamento italiano: un sodalizio trasversale che riunisce

191 deputati e senatori che amano la montagna, a prescindere

dagli schieramenti politici. Il protocollo di

collaborazione impegna il Cai, il Cngei e l’Agesci

a sviluppare e condividere progetti e iniziative

diretti alle giovani generazioni.

Il documento è stato firmato dal presidente

generale del Cai, Annibale Salsa; dal presidente

dell’Agesci, Alberto Fantuzzo; e dal presidente

del Cngei, Doriano Guerrieri. A dare il

patrocinio è stato il Gruppo amici della montagna,

rappresentato dal presidente, l’onorevole

Erminio Quartiani.

Molti i punti contenuti nel protocollo. Il Cai e

il mondo scout si sono impegnati a collaborare

nel progetto di migliorare la frequentazione

e la conoscenza della montagna, utile per riflettere

sui valori della vita e della natura; promuovere la lettura

integrata del territorio montano, riscoprendo la cultura

del vivere in montagna; individuare strategie comuni per

migliorare le specifiche proposte educative; affinare le dinamiche

e le tecniche degli accompagnatori nella conduzione

pag. 8 - Adulti nello SCAUTISMO n. / 009

e nell’animazione dei gruppi; promuovere attività di studio

e scambio di riflessioni e competenze sulle problematiche

giovanili; sensibilizzare alla necessità dell’ascolto dei ragazzi;

migliorare la conoscenza dei bisogni, delle relazioni, dei

valori, dei linguaggi e delle aspettative del mondo giovanile;

collaborare per favorire la formazione di gruppi giovanili in

zone montane disagiate.

Cai, Cngei e Agesci coinvolgono direttamene

oltre 500 mila associati, che creano un bacino

di potenziali frequentatori delle attività che

supera ampiamente il milione di persone. Alla

cerimonia della firma erano presenti molti rappresentanti

del Gam, tra cui l’onorevole Rosy

Bindi, vicepresidente della Camera; l’onorevole

Laura Froner e l’onorevole Manuela Di Centa,

vice presidenti del Gam; l’onorevole Paola

Binetti, past president della Società italiana di

pedagogia medica e numerosi altri deputati e

senatori.

Ringrazio i responsabili dello scautismo italiano

e quelli dell’alpinismo giovanile Cai - ha detto

l’on. Quartiani – per questa giornata importante

per la comunità nazionale. Con questo accordo

scout e Cai si impegnano a realizzare insieme una nuova

forma di volontariato, volto alla conoscenza delle terre alte.

La montagna è una palestra di vita. Per noi del Gam una buona

e consapevole frequentazione della montagna, sia quella

antropizzata che quella selvaggia, è un momento di crescita

da sin. Fantuzzo, Quartiani, salsa, Guerrieri

del carattere, sia quello personale che quello di gruppo. E’

importante portare avanti un rapporto libero e responsabile

con la natura alpina e appenninica, basato su valori etici e

morali condivisi. Il Gam è impegnato a creare un nuovo patto

di civiltà tra le popolazioni cittadine e quelle montanare:


l’on. Paola binetti

la montagna

è

un patrim

o n i o

comune,

per tutti”.

E’ interv

e n u t o

a n c h e

A l b e r t o

F a n t u z -

zo, presidente nazionale dell’Agesci. “Questo

accordo – ha detto – si pone nel solco della

continuità con quanto raccomandato da Baden

Powell, il fondatore dello scautismo. Dai tempi

di BP lo scautismo è sempre stato un gioco nella

natura. Per noi stare in un ambiente significa

qualificarlo e renderlo educativo. La montagna

è funzionale ai nostri scopi. Tutti conoscono

il valore formativo del camminare insieme. La

fatica sul sentiero, la scoperta del territorio, la

bellezza del paesaggio, l’avventura condivisa, il

rapporto con genti e culture che vivono diversamente:

la valenza educativa di tutto ciò è evidente.

La montagna offre occasioni importanti di crescita alle

giovani generazioni. Le affinità con il Cai sono altrettanto

evidenti: per noi scout chiudere questo protocollo significa

aprire una strada”.

l’on. rosy bindi

“Per oltre un anno – afferma Doriano Guerrieri, presidente

nazionale del Cngei – abbiamo lavorato per giungere a questo

risultato. In questo percorso abbiamo imparato a conoscerci,

ad aprirci. Abbiamo scoperto i valori condivisi delle

tre associazioni, le molte affinità. E non solo perché molte

famiglie che hanno i figli negli scout sono iscritte anche al

Cai. Molti di noi scout hanno cominciato da piccoli ad appassionarsi

alla montagna, e poi hanno proseguito da adulti.

Numerosi sono i punti in comune tra scout e Cai. Pensiamo

a molte tecniche, a certi percorsi educativi: l’imparare

facendo, per esempio, oppure la vita in piccole comunità.

La natura che ospita le nostre attività è la stessa e la funzione

educativa è la stessa perché determinate situazioni esistono

in montagna e non altrove. Lo scautismo, nel segno

di BP, è specializzato nell’ascoltare i ragazzi, per farsi dire

da loro cosa vogliono fare, quali sono le loro aspirazioni,

di cosa hanno bisogno. Ask the boy, diceva Baden Powell.

Questa capacità può tornare utile anche al Cai. Oggi nasce

un gruppo di lavoro misto, tra i campi scuola degli scout e

la formazione del Cai. Ci saranno giornate di studio per affinare

i temi e per varare una programmazione più attenta, in

vista di attività in comune. La necessità principale è quella

della trasmissione del sapere, l’esperienza di chi ha già fatto

PRIMO PIANO

quel sentiero, che va passata dai vecchi ai giovani. Cominceremo

con uno scambio di articoli sulle diverse riviste associative,

poi metteremo in cantiere attività condivise. Ma

spesso questo già succede spontaneamente: come all’Aquila,

dove scout e iscritti al Cai si sono ritrovati a lavorare fianco

a fianco in aiuto alle popolazioni colpite dal terremoto”.

“La collaborazione tra Club Alpino e mondo scout - afferma

il presidente generale del Club alpino italiano, Annibale

Salsa – è nata dalla consapevolezza che le tre associazioni

(pur animate da finalità differenziate) nello svolgere attività

di formazione e animazione hanno in comune l’attenzione

per l’ambiente e l’amore

per la natura come idoneo

veicolo per la formazione

delle giovani

generazioni, che a questi

valori sono sempre più

sensibili e attente. Per

me è un’esigenza prioritaria

quella di rilanciare

l’impegno del Cai verso

i giovani, per avvicinare

i giovani alla montagna,

come già raccomandato

nel 1863 da Quintino

Sella, fondatore del Cai.

Spesso i ragazzi hanno

una conoscenza deficitaria

della montagna,

e invece devono riappropriarsi

del territorio.

Non c’è solo la dimensione delle grandi imprese alpinistiche,

c’è anche il turismo di prossimità, c’è la dimensione

locale. L’impegno etico e pedagogico è fondamentale per

la stessa natura del Cai. La montagna in Italia viene percepita

come una dimensione marginale: non dal punto di vista

geografico ma culturale. L’impegno del Cai è quello di

riportarla al centro”.

Paolo Fizzarotti

direttore di Scautismo

un momento della presentazione alla Camera dei deputati. la

prima a sinistra è l’on Manuela di centa

Adulti nello SCAUTISMO n. / 009 - pag. 9


PRIMO PIANO

Protocollo di intesa

Insieme ai giovani per

crescere in montagna

1. Analisi

La montagna: ambiente educativo significativo

La frequentazione e la conoscenza della montagna sono

utili esperienze per riflettere sui valori della vita e della

natura. Sperimentare la complessità dello svolgere molteplici

attività, tipica delle terre alte, è mezzo educativo

per imparare a superare le piccole e grandi difficoltà di

ogni giorno. L’essenzialità del vivere in montagna aiuta a

godere appieno i sentimenti e le passioni; la frequentazione

dell’ambiente montano abitua alla scoperta ed all’appagamento

anche attraverso la fatica; la vita di gruppo

in piccole comunità, tipiche della montagna, permette la

maturazione del senso di rispetto e di solidarietà.

Importanza del metodo educativo

Progettazione e metodo sono basi indispensabili per concretizzare

un’incisiva proposta educativa, in cui credono

sia le Associazioni scout che il CAI, per accompagnare

realmente i giovani nella crescita ; la montagna è una palestra

ideale per l’esercizio di questi valori e di contatto

con la natura.

Ascoltare bisogni ed aspirazioni e, successivamente, proporre

conoscenze ed esperienze favorisce quell’indispensabile

relazione che permette di riconoscere l’autorevolezza

educativa dell’adulto come punto di riferimento

credibile. L’ “imparare facendo” favorisce l’acquisizione

di conoscenze e competenze, basilari per raggiungere

l’autonomia.

Bisogni e sfide dei giovani, oggi

Il repentino cambiamento delle dinamiche sociali costringe

oggi i giovani ad un continuo ri-orientamento e alla ricerca

di solidi punti di riferimento. Studio, lavoro, stabilità

affettiva, mobilità sociale appaiono sfide piuttosto che

sicurezze su cui appoggiarsi. Occorre aiutarli ad accettare

la sfida, a consolidare la fiducia in se stessi, per contrastare

gli eccessi ed il sistematico superamento dei limiti legislativi

e morali che troppo spesso risultano quotidianità

accettata o divertimento fine a se stesso.

L’associazionismo e i giovani

La relazione adulto-ragazzo va continuamente rinnovata,

adattata e rimodulata in funzione dei repentini cambiamenti

del mondo di oggi, senza perdere di vista i valori

fondanti la convivenza civile, il rispetto per le diversità e

l’educazione alla legalità.

Ampliare la comunità in cui questi valori sono condivisi e

praticati significa accompagnarli con la forza dell’esempio

nella loro crescita rendendoli protagonisti consapevoli

pag. 10 - Adulti nello SCAUTISMO n. / 009

pronti ad esercitare un ruolo attivo nella

società senza subire condizionamenti.

2. premessa

il CAI, Club Alpino Italiano, L’AGESCI, Associazione

Guide e Scout Cattolici Italiani,

e il CNGEI, Corpo Nazionale Giovani

Esploratori ed Esploratrici Italiani – Associazione

scout laica, che compongono

la FIS, Federazione Italiana dello Scoutismo,

nello svolgere il proprio impegno statutario di educazione

delle giovani generazioni, di fronte alla complessità

delle sfide lanciate dalla società in continuo e rapido

cambiamento, ritengono importante avviare un nuovo

impegno rivolto alla condivisione di iniziative e progetti.

Ciò favorirà il riconoscimento dell’autorevolezza delle

proposte educative relative al rapporto tra le giovani generazioni

e il mondo delle terre alte.

3. obiettivi

Una possibile collaborazione paritetica fra Club alpino e

mondo scout può prendere avvio proprio dalla consapevolezza

di svolgere le proprie attività di formazione, animazione

e mediazione, in tutto o in parte, nel settore

giovanile. E’ giunto il momento di aprire il dialogo tra le

nostre associazioni per consentire le migliori sinergie e

l’ottimizzazione delle risorse destinate a favorire la relazione

adulto-ragazzo.

Un confronto continuativo sarà la strategia da adottare,

per educare alla separazione concettuale e culturale tra

mezzi e pratiche, di per sé neutrali, e finalità più elevate,

quali la conoscenza delle montagne ed il rispetto dell’ambiente,

secondo una più appropriata visione educativa e

formativa.

Si intende perciò lavorare, ognuno con le proprie specificità,

alla realizzazione dei seguenti obiettivi:









sensibilizzare alla necessità dell’ascolto dei ragazzi;

promuovere attività di studio e scambio di riflessioni

e competenze sulle problematiche giovanili;

focalizzare una più approfondita conoscenza sui bisogni,

sulle relazioni, sui sistemi valoriali, sulle aspettative

del mondo giovanile, sui linguaggi, sulle metodologie

di comunicazione e di trasmissione di contenuti;

individuare strategie comuni per migliorare le specifiche

proposte educative;

collaborare per creare presidi educativi strutturati

favorendo la formazione di gruppi giovanili in zone

montane disagiate;

affinare le dinamiche e le tecniche di accompagnatori/educatori

nella conduzione e nell’animazione dei

gruppi;

migliorare la sicurezza individuale e collettiva nello

svolgimento di attività in ambiente montano;

promuovere la lettura integrata del territorio alpino e

riscoprire la cultura e le tradizioni del vivere in montagna;


4. percorsi

Per raggiungere gli obiettivi di conoscenza e confronto

reciproci, base del presente documento, e per migliorare

le azioni educative nei confronti dei ragazzi si ipotizzano

i seguenti percorsi:

1. Organizzazione di un convegno, che permetta il confronto

tra le associazioni che operano nel mondo giovanile,

incentrato sulle metodologie educative impiegate.

2. Costituzione di un Gruppo di lavoro misto:









per approfondire, privilegiando l’ascolto dei giovani,

le problematiche educative emergenti;

per promuovere giornate di studio ed organizzare seminari,

con scambi di esperienze, sulla didattica delle

materie proprie delle attività in montagna;

per intensificare la metodologia di trasmissione ai

giovani dei saperi e delle tecniche per la frequentazione

della montagna, con esperienze pratiche ed attività

in ambiente;

per elaborare la ricerca di strategie didattiche e di linguaggi

comunicativi nelle diverse fasce di età;

per veicolare i messaggi e le proposte rivolti ai giovani

con linguaggi adeguati e comprensibili;

per costruire una rete di cooperazione e di scambio

anche incrociando gli strumenti di informazione: riviste,

siti, portali, blog, ecc.;

per promuovere momenti di avvicinamento, confronto

e socializzazione tra operatori auspicando esperienze

di gruppo a conduzione mista;

per collaborare alla realizzazione di manualistica e

pubblicistica rivolta ai ragazzi.

3. Attuazione di ulteriori iniziative pianificate sulla base

delle risultanze ottenute.

5. ricadute

PRIMO PIANO

Perseguendo gli obiettivi definiti ed attuando le azioni di

confronto e collaborazione, tra operatori di associazioni

che operano con i giovani sulle montagne, si potranno

moltiplicare le potenzialità dell’offerta rivolta ai giovani.

L’aumento di competenze degli accompagnatori in ambito

socio-pedagogico, e il graduale affinamento dei metodi

nell’insegnamento, porterà come ricaduta un’attenzione

particolare verso i giovani che hanno scelto la montagna

come loro terreno di crescita umana.

Lo sviluppo dell’obiettivo primario basato sull’aspetto

socio-pedagogico comporterà, come conseguenti azioni

pratiche, lezioni, lavori di gruppo ed attività in ambiente,

ripercorrendo le tappe di una formazione specifica

sui metodi di insegnamento a scout e giovani alpinisti. Lo

sforzo comune di arricchimento potrà arrivare fino allo

scambio di presenze o alla conduzione mista di gruppi

tra accompagnatori del CAI con gruppi scout e viceversa,

prima a livello centrale, successivamente con scambi

di aggiornamenti tra quadri a livello locale, replicando le

esperienze compiute a livello nazionale.

Si vuole privilegiare il camminare la vita con lentezza, attenti

ad assaporarne i profumi, proprio come è l’andar

per monti, proponendo e costruendo modelli di controcultura

nei confronti dell’odierna logica dominante dell’

“usa e getta”. Non si possono usare e gettare i valori: vanno

gelosamente custoditi e donati alle nuove generazioni.

Condividendo il principio che “la terra non l’abbiamo

ereditata dai nostri padri ma ricevuta in prestito dai nostri

figli” si vuole essere sentinelle vigili ed attente affinché il

mondo della montagna in particolare venga restituito ai

nostri giovani fruibile e vivibile.

Documento sottoscritto sotto il patrocinio del

Gruppo Amici della Montagna del

Parlamento Italiano

Roma, Palazzo di Montecitorio,

15 maggio 2009

On. Erminio Quartiani

Presidente del Gruppo Amici

della Montagna del Parlamento Italiano

Alberto Fantuzzo

Presidente Associazione Guide e

Scouts Cattolici Italiani

Annibale Salsa

Presidente generale del Club Alpino

Italiano

Doriano Guerrieri

Presidente Corpo Nazionale Giovani

Esploratori ed Esploratrici Italiani

Adulti nello SCAUTISMO n. / 009 - pag. 11


CNGEI IN PROGRESS

Verso l’assemblea nazionale programmatica, in cerca d

Condivisione, presenza, sviluppo: t

Abbiamo sempre tenuto conto delle idee e

Siamo alla fine del triennio in cui abbiamo iniziato un percorso

che ci avrebbe portato alla celebrazione della prima

assemblea programmatica.

Siamo partiti dalla candidatura del futuro Presidente e del

futuro Capo scout nel 2006, realizzata con un percorso di

condivisione stimolato nella primavera del 2006 attraverso

un sito web dedicato, attraverso email dirette, attraverso

dibattiti e poi con la condivisione in Assemblea Nazionale

2006 ed una loro integrazione con il programma nazionale

annuale appena votato. I due programmi di candidatura

erano complementari per rispetto dei ruoli, ma avevano la

stessa filosofia di approccio: allargare la base associativa della

discussione, portare avanti e dare spinte a quei progetti

lasciati in sospeso da chi ha preceduto nella gestione del

CNGEI, rispettare il concetto che tutti potevano avere ed

esprimere un punto di vista ed avere la propria verità. Tutto

avrebbe aumentato la contrapposizione di posizioni

– ma la mediazione e la sintesi avrebbero dato riscontro

ad un equilibrio tra tutte le verità possibili.

Tre le parole chiavi del triennio: Condivisione, Presenza,

Sviluppo: COPRESVI. E così si chiama il sito

da cui siamo nati.

Da qui la gestione attraverso un coinvolgimento per

ruoli, per persone, per capacità nei processi decisionali:

più volte ci siamo trovati a dover riconsiderare

le decisioni prese proprio in virtù di punti di vista

diversi e fino a quel momento non considerati con

la dovuta intensità. Ma questo lo abbiamo ritenuto

un metodo corretto seppur difficile da far comprendere,

proprio perché rispettoso delle idee diverse e

della diversa partecipazione: consapevoli che tutte

le parti in gioco sono composte da volontari, sicuramente

tutti in buona fede, certamente con il CNGEI

nel cuore.

Il Programma Nazionale, sotto la regia ed il controllo

del Consiglio Nazionale ed il supporto e la propulsione

del Tavolo Educativo, ogni anno valutato

in maniera schematica (chi non ha sentito parlare

del famoso SCHEMONE?), era sottoposto alla revisione,

integrazione e valutazione dei singoli Commissari

Nazionali, ai Responsabili di Settore, ai Consiglieri

Nazionali, ai Coordinatori dei Gruppi di Lavoro, e ogni anno

è stato aggiustato per le cose che non sono andate bene e

approfondito per le cose fatte bene.

E con questo criterio, siamo sempre venuti in Assemblea

Nazionale per farci verificare. Una battuta di un mio carissimo

e fraterno amico mi ha fatto molto riflettere alla passata

assemblea nazionale 2008: “possibile che un’assemblea tipica

di mezzo percorso dove tutto è soft e distratto, con te

è diventata un’assemblea di dibattito forte?”. Beh, per me è

stato un complimento, perché è aumentata l’attenzione, il

controllo, il dibattito, la condivisione del percorso.

Nel programma di candidatura e nello schemone c’è sempre

stata l’idea di un’Assemblea Nazionale Programmatica.

pag. 1 - Adulti nello SCAUTISMO n. / 009

Ho sempre creduto che il CNGEI, se non aumenta la partecipazione,

rimarrà chiuso nel suo recinto di “animale in via

di estinzione”. Ma su quali basi? Proprio partendo dai punti

dello schemone, scegliendo il percorso di coinvolgimento

delle strutture di base della democrazia partecipativa del

CNGEI, le sezioni. L’idea è stata proprio di semplificare lo

schemone e presentarlo a tutti per farlo discutere: TEMPI-

STICAMENTE, prima all’interbranca (condotta proprio per

sentire, durante l’evento che coinvolge il più gran numero

di soci adulti del CNGEI ogni anno); con la presentazione

del documento rielaborato a margine dell’Assemblea Nazionale

2008; con il lancio ed il dibattito con i CReg a gennaio e

poi nell’alveo di Democrazia Formale quale è un’Assemblea

di Sezione. Da qui le nostre scelte delle assemblee regionali

dell’inverno 2009, l’incontro di CN in febbraio a tema, e la

verifica in marzo 09 dell’impossibilità di celebrare l’ANS nel

primo fine settimana di Maggio 09 e un rilancio del percorso

più ufficiale e più facile da seguire da tutti. Dal punto di

vista dei CONTENUTI: ogni qualvolta c’è stato un contributo,

abbiamo rimesso in discussione lo schemone ed il programma

proprio per valutare il tutto con occhi nuovi, quelli

forniti dai suggerimenti del contributo di turno. Da qui, la

riduzione progressiva dei punti dello schemone, l’eliminazione

di punti superflui, la valutazione e gli approfondimenti

dei punti che sono risultati più importanti, la valutazione

dei punti di interesse globale, con una classifica chiara:

insomma, abbiamo sempre, sempre, sempre tenuto conto

delle idee e dei pensieri di tutti. Ed infatti, proprio per non

arrivare con un documento precostituito (alcuni attribuiscono

una gran regia a questo CN di voler sottoporre idee


el futuro migliore per il Cngei

re anni di lavoro

dei pensieri di tutti

già decise, ma il percorso appena descritto ne sottolinea la

non correttezza, se in buona fede, dell’affermazione), abbiamo

pubblicato sulla nostra intranet, le posizioni di ciascuna

sezione e di ciascuna regione in merito ai punti che

andremo a dibattere. Ed in ANS ci sono gruppi di lavoro per

dare idee, spunti, supportare l’azione futura del CNGEI. un

modo di interpretare il CO.PRE.SVI.

Ovviamente il documento conclusivo avrà il contributo di

tutti e l’attuale CN se ne farà carico per coerenza di portarlo

in Assemblea Nazionale di Novembre 09 – quella delle

elezioni delle cariche, per far dire proprio lì, il CNGEI dove

vuole andare: ma non con un documento presentato all’ultimo

secondo, ma con un documento frutto di idee ed un

percorso che nasce addirittura prima del 2006 ma che ha

permeato la sensibilità di tutti i soci adulti del cngei, attraverso

tutti i meccanismi, formali ed informali, di dibattito,

di condivisione, di presenza, di sviluppo della nostra associazione.

Ritengo utile sottolineare questo percorso perché se c’è

qualcuno che non lo ha capito, pensiamo che sia responsabilità

nostra non averlo spiegato bene: è il nostro modo di

vivere il servizio, dando l’esempio. Non serve accusare l’altro:

serve essere di esempio di Condivisione, di Tolleranza,

di Rispetto. Non serve dire chi ha ragione o chi ha torto: serve

capire quale

sia il percorso

in cui tutti si

trovino a casa

propria e

possano contribuire

allo

sviluppo dello

Scautismo CN-

GEI. Non serve

ostacolare

o boicottare il

percorso, non

lo arresterebbe

e non lo

migliorerebbe:

serve capire

che siamo

un’unica

famiglia che

deve crescere

insieme, se

lo vuole, dove

ciascun componenterinuncia

un po’

“al mio” per

contribuire un

po’ più “al nostro”.

CNGEI IN PROGRESS

Non mi esimo da dare il mio contributo alla discussione,

proprio perché ritengo che, tra le tante responsabilità che

ho, è che sono un dirigente del CNGEI, soprattutto perché

dalla posizione in cui sono, posso avere un punto di vista

che altri non possono avere e, quindi, contribuire ulteriormente

alla visione strategica di un futuro più efficace per il

CNGEI.

Quindi parteciperò al dibattito e contribuirò per dare incisività

all’azione del CNGEI dei prossimi anni, fornendo le mie

idee solo come contributo e non con la pretesa di linea su

cui discutere: solo un contributo. Se i gruppi vorranno tenerlo

presente, sarei lieto ed onorato; se i gruppi di lavoro

non vorranno tenerne conto, vuol dire che l’associazione

sceglie così. E rispetto il metodo.

A settembre, quindi: spero solo che tutti si possano ritrovare

con costruttività a scegliere il futuro migliore per il CN-

GEI. Qualcuno soffre perché in affanno nel percorso: bene,

cerchiamo di trovare il modo per applicare il metodo rover

dell’hike “il primo rallenta e fermandosi spesso, mentre l’ultimo

si sforza di aumentare un po’ di più il passo per camminare

tutti insieme, nella sicurezza che c’è il rispetto reciproco

di fondo e l’amore fraterno, l’aiuto vicendevole e la

gioia di arrivare tutti insieme alla meta”.

E’ l’occasione per tutti di poter essere protagonisti; è l’occasione

per tutti di scegliere; è l’occasione per ciascuno di

poter dire “questo è e sarà il mio CNGEI”

Sergio Fiorenza

Capo Scout

Adulti nello SCAUTISMO n. / 009 - pag. 1


CRONACA

Cronaca

Nel mondo sono quaranta milioni

Sempre più lupetti. In Italia gli Scout sono

00mila e ora aprono anche all’islam

ultimo aggiornamento: 14 luglio, ore 11:34

Roma - (Adnkronos) - Il numero uno dell’organizzazione:

“Negli ultimi tre anni abbiamo cominciato a risalire la china’’

perché il modello educativo di ‘guide ed esploratori’

risponde al disagio dei giovani di oggi ridimensionando

in modo fortemente terapeutico

gli eccessi della società contemporanea

Roma, 14 lug. - (Adnkronos) - Montare una tenda

e navigare su internet. Rammendare un paio

di calzini e diventare un capo pattuglia. In marcia

verso nuove avventure e orizzonti da scoprire,

‘diversità’ da apprezzare, cavandosela da soli.

Perché ‘si impara facendo’ e ‘buoni cittadini’,

ma anche ‘cittadini del mondo’ impegnati nella

vita del proprio paese in nome della ‘fratellanza

dei popoli’, si diventa.

Sono gli ‘scout’ del nuovo millennio, la cui filosofia

a più di cento anni dalla fondazione del movimento,

creato nel 1907 dal visionario Baden-

Powell, è di grande attualità. Perché il modello

educativo di ‘guide ed esploratori’ risponde al

disagio dei giovani di oggi ridimensionando in

modo fortemente terapeutico gli eccessi della società contemporanea.

E infatti i boy e le girl scout progressivamente

aumentano, in barba alla crescita demografica del nostro

Paese. Ed intorno ad un fuoco guardano a nuovi orizzonti e

volano dall’Islam all’esperanto.

Sono quaranta milioni in tutto il mondo. In Italia se ne contano

circa duecentomila, radunati in oltre venti associazioni.

“Negli ultimi tre anni abbiamo cominciato a risalire la

china, anche perchè stiamo facendo una revisione: riadattare

lo spirito del fondatore ai tempi moderni. E così siamo

cresciuti con un ritmo del 5% annuo”, ha spiegato Sergio

Fiorenza, capo scout della Cngei, ‘Corpo nazionale giovani

esploratori ed esploratrici italiani’ che al momento conta

circa 12mila iscritti.

“Siamo in pareggio, intorno ai 178mila soci, ma se rapportiamo

questo dato alla popolazione residente nella fascia di

età 8 - 21 anni, allora possiamo affermare di essere in crescita,

visto il calo dell’indice di natalità”, ha confermato Alberto

Fantuzzo, il presidente dell’Agesci, ‘Associazione guide e

scout cattolici italiani’.

“Nostro obiettivo adesso è, in nome della scelta laica che ci

contraddistingue, che significa accoglienza e riconoscimento

dell’individuo in quanto tale e con le sue diversità, intraprendere

un percorso comune con altri gruppi e trovare un

pag. 1 - Adulti nello SCAUTISMO n. 5/ 008

Foto di iberpress

punto di raccordo con altre realtà scout non riconosciute

dall’Omms e dall’Amge perché o nate spontaneamente o

per scissione”, dice il capo scout, che ‘in gergo’ è l’autorità

massima del Cngei.

Tra i gruppi all’attenzione, spiega Fiorenza, “l’Associazione

scout musulmani italiani (costituitasi l’11 febbraio 2008, con

la quale ha avviato i primi contatti) ed altre realtà pluriconfessionali

e laiche come gli scout protestanti, quelli ebraici,

l’Assoraider (la più grande associazione che non aderisce a

nessuna organizzazione nazionale o internazionale), l’Amis,

l’Assiscout e i Fis Raider”.

La ragione? “Faccio un esempio: un discorso con Assoraider

e Fis Raider, che un tempo faceva parte della nostra

associazione, può diventare l’occasione di riconoscimento

di un percorso diverso da sperimentare al nostro interno.

Loro - ricorda Fiorenza - hanno fatto nascere i raider,

giovani che continuano un percorso educativo secondo un

‘progetto stabilito’ anche tra i 19 e i 30 anni, mentre noi

lo interrompiamo a 18, quando nella crescita seguo ‘il mio

progetto personale’”. Forse anche un modo per recuperare

e rafforzare un segmento del Cngei che al momento vive

una piccola crisi: quello delle guide adulti (dopo i 19 anni)

che, prese dalle mille difficoltà ed impegni legati allo studio

universitario e all’ingresso nel mondo del lavoro, sono sempre

meno numerose.

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/

?id=3.0.3540012185


SPECIALE TERREMOTO

Da Genova all’Abruzzo: cinque giorni a Coppito, subito dopo il terremoto

Nel mio zaino ho trovato la fratellanza

Nessuno si è risparmiato, l’umanità sa essere meravigliosa

Nello zaino in partenza per l’Aquila, preparato di fretta e

con lo stomaco chiuso, ho messo molte cose: ho messo la

mia paura, la mia energia e il mio spirito di servizio.

I cinque giorni che ho passato a Coppito me lo hanno svuotato

del tutto e riempito nuovamente.

Svuotato dalla paura: messa via alla seconda scossa e forzatamente

dimenticata in un angolo, messa via di fronte alle

troppe cose da fare, ai bisogni delle persone, all’urgenza,

all’emergenza, al ritmo frenetico delle telefonate e delle richieste

e al poco tempo per pensare.

Svuotato dall’energia: perché non mi sono risparmiata, come

nessuno ha fatto accanto a me, nessuno scout e nessun

vigile del fuoco, nessun funzionario della protezione civile,

nessun medico, nessun militare, nessuno speleologo, nessun

cane, nessun carabiniere, nessun infermiere…nessuno

di nessuno. Un impiego di energia e calore umano che mi

ha fatto sentire parte di una umanità, a suo modo, nonostante

tutto, meravigliosa.

Svuotato dal mio spirito di servizio: quello che ho visto e

vissuto a Coppito andava di gran lunga oltre alla mia più

alta concezione di servizio; era dedizione, concentrazione,

motivazione, grinta, il sapore delle lacrime in gola, rabbia,

delusione, impotenza, vergognarsi di essere vivi , voglia di

urlare, disperazione…e di nuovo rabbia e di nuovo grinta.

E me lo hanno riempito nuovamente.

Prima di tutto, riaprendolo a Genova, ho trovato la fratellanza.

Per la prima volta in vita mia mi sono sentita davvero partecipe

di una tragedia, e ho capito cosa significano tutti quei

numeri che affollano le pagine dei giornali e che non mi dicono

mai niente, non riesco mai a vederli reali….293 morti

(al momento in cui scrivo), se fossi rimasta a casa, sarebbero

stata l’ennesima statistica, dolorosa, ma pur sempre

un numero. Nel mio zaino, ho invece trovato quella che mi

piace chiamare fratellanza: 293 persone, 293 storie, 293 nomi

cognomi e date di nascita, 293 figli, padri, madri, amici,

compagni di corso, vicini di casa, fratelli e sorelle, amori,

fidanzati….la chiamo fratellanza, questo senso di assoluta

comunione che non avevo mai provato prima.

Io mi auguro che d’ora in avanti sarò capace di vedere persone

dietro ai numeri che continuerò purtroppo a leggere

sui giornali: persone in Darfur, persone a Calcutta, persone

coinvolte negli incidenti stradali, negli tsuanmi, persone a

New Orleans, persone vittime della camorra, persone sulle

spiagge di Lampedusa….persone. Persone.

Non so voi, ma io ho avuto bisogno di questo dolore immenso

per capire davvero cosa sta dietro ai numeri delle

tragedie, ho avuto bisogno di vederle allineate tutte quelle

maledette bare, e ora questa consapevolezza non voglio

perderla, mai più.

Ho anche trovato, nel mio zaino pieno zeppo, il senso del

valore degli oggetti.

Suona strano, lo so, anche io ero convinta che questo contatto

diretto con la tragedia di un terremoto mi avrebbe

mostrato l’esatto contrario: ero certa che nel dolore emergessero

quelli che sempre considerato i pilastri della vita

umana, che non sono affatto gli oggetti, ma gli affetti, i legami,

la propria storia….ho scoperto che invece non possedere

nulla, ma nulla davvero, ed è un nulla che non sapevo

nemmeno intuire, è tremendo quasi quanto non essere.

Ho scoperto con assoluta meraviglia in questi pochi giorni

che le nostre storie sono fatte anche da quello che possediamo,

le nostre case, le cose che scegliamo…tutto parla di

noi, tutto contribuisce a costruire la nostra identità.

Ecco perché chi dice in tv “Non abbiamo più niente” ha il

tono di chi urla “Non siamo più niente”… lo avrei capito anche

da casa, se avessi solo lontanamente immaginato cosa

significa quel “niente”.

Il niente assoluto, il niente di una intera comunità. Niente

di niente.

Sono certa che noi esageriamo sempre con la smania del

possedere anziché dell’essere, ma dopo il terremoto sono

altrettanto certa che esista una soglia minima di essenzialità

al di sotto della quale anche gli oggetti fanno parte della

vita.

A chi non capisce cosa sto dicendo, perché sento che non

sto trovando le giuste parole, chiedo solo di pensare a questo:

piangere la morte di una figlia senza averne neppure

una fotografia. Non averla mai più.

C’era altro nel mio zaino, c’erano lunghe riflessioni sulla

precarietà dell’esistenza, sulla forza tremenda della natura,

sulla stupidità umana, sulla cattiveria degli sciacalli e sulla

sciacallagine dei giornalisti, sulle responsabilità di chi mette

una firma, sulla provenienza di quella stupida sabbia, sul

rispetto delle leggi, sulla prevenzione…ma di tutto questo

parleranno a lungo i giornali, e chi avrà voglia si informerà.

Quello che ho voluto condividere è quello che, a mio avviso,

non passa dall’informazione, perché è un microscopico

punto di vista privato, un’infinitesima testimonianza emotiva

che non potevo tenere per me.

Un abbraccio fraterno a tutte le persone con cui ho condiviso

il dolore e la forza dell’esperienza in Abruzzo.

Alice Pesenti

Commissario Sezione di Genova

Adulti nello SCAUTISMO n. / 009 - pag. 15


SPECIALE TERREMOTO

Senior e capi di Genova in servizio all’Aquila raccontano i loro giorni chi non ha potuto partire

Voci dal silenzio, voci da Coppito

“Sono tornata a casa, dopo l’esperienza del terremoto”

Ci è stato chiesto di raccontare l’esperienza vissuta nei giorni

di servizio in Abruzzo…le parole migliori che abbiamo

trovato per farlo sono quelle arrivate a Genova “in presa

diretta”, direttamente da chi si trovava sul posto e a fine

giornata, pur stanco morto, non è riuscito a tenere per sé

un’esperienza così forte e ha voluto o dovuto condividerla

con i compagni rimasti a casa.

Ciao,

questa prima serata è passata.

(…) Ci hanno messi a smistare le richieste di

alloggio da parte degli sfollati ai vari alberghi

della regione che hanno dato la loro disponibilità

e a dare informazioni a chi cerca i dispersi

(…).

Da una mezz’ora la situazione è tranquilla, i

telefoni non squillano più, ma mi sa che passeremo

la notte a vegliarli.

Un saluto e una buona notte. A domani.

Alice, Silvia, Manzu, Romeo, Gagge

(Gabriele Pera, Clan Senior, 7/04/09)

(…)

Approfitto di questo momento di calma per scrivervi questa

mail, per farvi sapere che sto bene. Da quando siamo qui

nella caserma della Guardia di Finanza ci sono state altre

due scosse di discreta intensità. Diciamo che sono rimasta

paralizzata e non ho mosso un muscolo. Non ho mai provato

una cosa simile.(…)

Vi prego, non siate in pensiero per me e per noi. Sono

preoccupata di stare qui, ma sono anche molto convinta di

voler restare.

Ora vi saluto, vi auguro buona notte.

Un bacio grande a tutti

Silvia

(Silvia Faitanini, Branco Notte di Kaa Ge4, 08/04/09)

Ciao,

c’è un momento di apparente calma nella Centrale Operativa

dell’Aquila...

(…) è un esperienza meravigliosa anche se spesso la “durezza”

della realtà che ti si pone davanti è veramente forte!

In questo momento stanno preparando la piazza per i funerali

di domani, fuori c’è un silenzio irreale e il freddo inizia

a farsi sentire.

Consiglio a tutti un esperienza così, sicuramente toccante e

“arricchente” a livello personale...

B.C.

Romeo

pag. 1 - Adulti nello SCAUTISMO n. / 009

(Romeo Bregata, Capo Compagnia Phoenix Ge5, 09/04/09)

Ciao!

Oggi giornata molto particolare, fuori dalla nostra costruzione

i funerali di stato, dentro la nostra sala mille persone

che continuavano a lavorare per dare il miglior servizio e

aiuto alla popolazione.

(…)il CNGEI si è distinto! presente e impegnato al proprio

tavolo dell’accoglienza alla popolazione!

(…) Oggi siamo andati alla tendopoli gestita dal CNGEI

(con la nostra bella bandiera)...proprio un bel lavoro! tutto

è organizzato davvero bene. Le persone sono contente

di averci accanto, hanno tende calde (per quanto possibile

con questo freddo) e i container vengono riempiti con cibo

e vestiario e giocattoli e altre mille cose di primaria necessità

che vengono ridistribuiti alle persone che arrivano e che

ne fanno richiesta. sono contenti di parlare con noi e ti invitano

nella loro tenda, ti vogliono accogliere....

(…) con questo è tutto, domani il primo turno del CNGEI

sezione di Genova saluta L’Aquila

a presto,

manu

(Manuela Caramanna, Capo Gruppo Ge 3 e Ge 8, 10/04/09)

(…)

Dal pomeriggio di venerdì invece, siamo al campo tende di

Coppito. Un campo da calcio riempito di tende giganti, un

bar, una mensa e una riga di container dove cominciamo a

stoccare sotto qualche goccia di pioggia, i vestiti, il cibo e

tutto quello che può servire a famiglie ragazzi, e anziani per

vivere all’interno del campo.


Coppito è il quartier generale del CNGEI, con un centinaio

di scout tuttofare che montano tende, allestiscono la cambusa,

distribuiscono pasti caldi, giocano coi bambini del

campo. Da ieri il campo è diventato davvero efficiente: lo

dicono anche i residenti. L’atmosfera è quasi serena, si sentono

tanti “grazie” e, per quanto al momento senza prospettive,

gli sfollati del campo si stanno adattando alla situazione.

I più sconsolati sono gli anziani.

(…)

Il cibo non manca (ieri abbiamo addirittura mangiato pesce!)

e oggi offriremo uova e colombe a tutti: ne sono arrivate

in grandi quantità. Alcuni fiorentini oggi faranno il giro

di diversi campi e distribuiranno regalini ai bambini. Al campo

c’è una tenda piena di giocattoli e materiale scolastico

(anche se i bimbi sono solo una decina) e ieri abbiamo anche

avuto la visita dei clown che si vedevano in televisione e

sui giornali: ci siamo

divertiti anche

noi e i bambini

ridevano un

sacco!

Siamo stanchi,

talmente stanchi

che, personalmente,stamattina

ogni volta che

qualcuno mi dice

“auguri” o “buongiorno”

mi si bagnano

gli occhi di

lacrime.

comunque stiamo

bene.

Spero di avervi raccontato tutto, vi mandiamo un abbraccio

forte.

GENOVA C’E’!!!

Ce, Caro, Gagge, Fede, Erica, Ste, Jack, Furio

(Cecilia Tria, Capo Reparto Giano

Ge 4, 12/04/09)

Cara Sezione,

(…)

Scrivo per dirvi (…) quanto sono

felice di fare parte di una sezione

che sa rispondere a gran voce, collettivamente,

con convinzione e

determinazione: “ECCOCI”.

Auguro un buon servizio a chi è in

partenza, auguro bentornati a chi

in queste ore sta smontando le tende

(e vedrete per quanti giorni i rumori

sordi e cupi vi faranno saltare

sulla sedia....), e soprattutto voglio

ricordare, a chi non è ancora partito

(…) che il lavoro all’Aquila sarà

SPECIALE TERREMOTO

ancora lunghissimo...e lavoro ce ne sarà, per tutti, ancora

per mesi...è davvero un’esperienza che vale la pena di essere

vissuta, un’esperienza che, non diversamente dagli altri

servizi, ti lascia molto più di quello che ti prende, pur prendendo

moltissimo.

Vi abbraccio,

Ali.

(Alice Pesenti, C.d.S., 14/04/09)

Ciao amici,

ormai sono tornata a casa... e lo sa il cielo quanto mi sento

fortunata di averla... e quanto sembra ancora più inutile e

dannoso lo spreco: di tempo, di affetto, di beni...

Stamattina, in quel momento che sta tra il sogno e la veglia,

mi è sembrato di essere ancora lì: allora ho risentito le voci

delle signore e dei signori che ti benedivano e ringraziavano

ed ho rivisto i loro occhi preoccupati.

Ho rivisto gli sguardi di quei bambini a tratti persi, ma poi

illuminati all’improvviso grazie ai giochi coi Clown oppure

quando tu gli sorridevi felice, magari solo perchè scherzavi

con loro o gli offrivi una caramella e loro ti ricambiavano

con uno sguardo e un sorriso... che non trovo le parole per

descrivere!

Ho risentito la stretta degli abbracci e il calore delle parole

di nuovi amici Scout con cui ho lavorato stretto stretto, gomito

a gomito per giorni..

(…)

E alla fine mi sono rivista l’ultimo giorno, mezz’ora prima

della partenza, a fare la coda per quel pranzo di cui c’eravamo

occupati noi fino a poco prima: adesso ci sono gli abitanti

di Coppito che stanno reagendo! Gli abbiamo passato

le consegne!

E allora, ormai completamente sveglia, ho pensato: Nel nostro

piccolo abbiamo contribuito ad aiutare questa piccola

comunità ad andare avanti e a cominciare la loro ripresa!!

Quindi GRAZIE, grazie a tutti gli scout che erano lì! E a tutti

coloro che andranno!

Un abbraccio fortissimo!!

A presto!

Erica

(Erica Biagioli, Branco Popolo Libero

Ge 4, 14/04/09)

Sono molti ancora gli scout genovesi

che attendono di partire per L’Aquila,

dalle loro parole, nei mesi che

verranno, seguiremo i progressi della

situazione abruzzese.

Adulti nello SCAUTISMO n. / 009 - pag. 1


SPECIALE TERREMOTO

Regalare un sorriso a chi ha perso anche quello

Noi abbiamo voglia di fare, loro hanno la necessità di fare

Coppito - L’Aquila, Aprile 2009

Con un abbraccio commosso e sincero. È così che termina

ed inizia la nostra esperienza. Con uno sguardo che racchiude

in sé troppi stati d’animo per poterli raccontare tutti.

Tristezza, sconforto, lacrime per aver perso tutto, ma allo

stesso tempo lacrime per essere ancora vivi, gratitudine dopo

un primo attimo di diffidenza ma soprattutto tanta grinta

e tanta voglia di non mollare. Perché, checché ne dicano

gli altri, gli Italiani sono un popolo fatto di gente meravigliosa.

E proprio per questo in un attimo eravamo tutti lì. Medici,

infermieri, operai, studenti, pensionati, Scout, volontari.

Eravamo tutti lì, pronti a dare il meglio di noi, ciascuno secondo

le proprie capacità. Non importa il colore dell’uniforme

o l’associazione che rappresenti o il lavoro che svolgi.

Tutti con un obiettivo comune: regalare un sorriso a chi,

oltre alle persone care ed ai beni materiali, ha perso anche

quello. È allora che ti accorgi che la mano gelida della tragedia

si stringe, come in segno di pace, con quella calda

ed affettuosa della fratellanza e della solidarietà. Ai volontari

soccorritori si affiancano ben presto i cittadini “sfollati”,

perché se da un lato noi abbiamo voglia di fare, loro hanno

la necessità di fare. E così nascono in tempi record le ten-

dopoli. Laddove prima

c’era un prato o

un campo o un parcheggio

adesso c’è

una città, tutta blu, di

tela e ferro. Una bella

casa, tutto sommato,

per chi non avendola

più era costretto a

dormire in auto. Poco

più in là, a fianco

a quello che resta del

[Foto di davide talevi e Francesco Fuligni]

pag. 18 - Adulti nello SCAUTISMO n. / 009

San Salvatore, un ospedale da campo per arginare le piccole

urgenze-emergenze ed ospitare pazienti all’interno di

degenze di tela gonfiabili. Curioso però vedere il tendone

della pediatria, il pronto soccorso, la medicina interna ed altri

reparti, pavimentati

d’asfalto. Insomma

un bel casino di gente

che va e viene, materiali

di ogni tipo e

beni di prima necessità

offerti da chi, pur

non potendo venire,

vuol far sapere che

c’è comunque. Il calore

umano riversato

su quei “poveretti” ci

ritorna tutto indietro

e lo avverti quando

le labbra, ormai serrate

dalla rabbia, lasciano

intravedere

un sorriso, malgrado

tutto. Ma ogni tanto

la terra che trema ci

ricorda perché siamo

lì. Basta!

Davide Talevi

Sez. Senigallia


SPECIALE TERREMOTO

L’esperienza dei senior di Genova alla centrale Dicomat di Coppito

E’ difficile non sentire l’angoscia

Quei 22 secondi pagati con 293 vite umane

Parti,

parti per qualcosa che non hai programmato ed è difficile

non sentire l’angoscia e la paura di correre incontro a qual-

cosa che non conosci; siamo in 5 consci e consapevoli di

andare incontro al nulla al terrore delle persone e non sappiamo

nemmeno cosa ci aspetta non sappiamo cosa dobbiamo

fare e cosa dovremmo affrontare, personalmente ho

più paura della mia insicurezza e della mia “fragilità” psicologica

che di tante altre cose, parte del viaggio è in silenzio,

non tanto perché non abbiamo voglia di parlare ma

perché i nostri pensieri scorrono e corrono giù, la strada è

lunga e ogni minuto che passa ci avvicina di più alla nostra

meta, l’arrivo alla caserma della G.F. di Copitto è accompagnato

dal rumore delle sirene in lontananza; non sono passate

nemmeno 40 ore dal sisma

che ha distrutto in 22 secondi

293 vite umane e chissà quante

ne ha toccate così nel profondo

da non far rimarginare più quel

dolore. Il più delle volte non ci

accorgiamo nemmeno che lo

scorrere del tempo è così lento

e allo stesso tempo cosi veloce…

Iniziamo la nostra esperienza

alla centrale operativa della DI-

COMAT, non sappiamo come

muoverci ma un paio di “camice

verdi” con la scritta C.N.G.E.I.

aprono la strada dei nostri pensieri,

un sorriso viene naturale,

l’assistenza alla popolazione ai

numeri “verdi” ci permette di

entrare da subito in contatto

con la dura realtà delle provincie colpite dal sisma, la sicurezza

al telefono si fa strada mano mano che le telefonate

arrivano: le prime risposte erano incerte e insicure, anche

perché non avevamo molte risposte da dare…

Piano piano la situazione si stava delineando anche se

molte, troppe persone erano ancora in strada; anche per

la paura di abbandonare le proprie cose, senza volersi allontanare

da casa.

Il giorno dei funerali di Stato dentro la caserma la tensione

e l’imbarazzo erano palpabili: le oltre 150 bare disposte

davanti all’altare costruito in fretta il giorno prima

erano la reale presenza del dolore e della disgrazia che

aveva colpito nei giorni precedenti questa popolazione di

nostri connazionali. Non so quale messaggio sia passato

dalle tv, ma la “realtà” della situazione era talmente dura

e forte da far tremare la voce e far sfogare il proprio dolore

in lacrime.

Le giornate sono comunque passate velocemente, forse

troppo; il viaggio di ritorno è stato sicuramente più breve

che quello dell’andata.

Nei giorni a seguire il pensiero non poteva che tornare

indietro ai giorni passati in Abruzzo anche perché ovviamente

tutti volevano conoscere e sapere qual era la situazione

giù …

A dire il vero mi sentivo, e forse mi sento tutt’ora, “inutile”,

un po’ vuoto: forse la situazione anche se drammatica ha tirato

fuori qualcosa che non conoscevo in me, forse ha tirato

fuori qualcosa di buono, di più forte, sicuramente mi ha

fatto crescere un po’.

Romeo Bregata

Sez. di Genova.

Adulti nello SCAUTISMO n. / 009 - pag. 19


SPECIALE TERREMOTO

Ho imparato a non dare per scontato nulla

Quando le cose più semplici sono le più importanti

Cernusco s.N, 26/04/2009

Sono appena tornato dalla tendopoli di Coppito e prima

che la stanchezza mi colga (stanchezza mentale piu’ che fisica)

vorrei raccontare anche le mie impressioni sulla vita

al campo con i terremotati.

Le persone che ho avuto modo di incontrare durante la mia

permanenza mi hanno insegnato il vero significato delle parole

dignità, rassegnazione, pazienza.

Queste persone hanno perso tutto, a volte anche i propri

cari, eppure non lo fanno pesare e non protestano (più di

tanto) se per più di quindici giorni sono state senza luce

e riscaldamento nelle tende “ministeriali”, se per il tempo

inclemente anche le tende hanno incominciato a far acqua

sotto e sopra, se le temperature andavano da sotto zero a

più 15 gradi di media…. se il sole lo hanno visto poco, pochissimo…

e l’umidità entrava sempre più nelle ossa.

Queste persone mi hanno insegnato a non dare per scontato

niente e ad apprezzare anche le cose più semplici: una

coperta, un bicchiere di tè caldo, l’arrivo dell’energia elettrica.

Queste persone d’Abruzzo mi hanno insegnato che la modestia

viene prima della voglia di “ servire “.

pag. 0 - Adulti nello SCAUTISMO n. / 009

Moreno Dalla Mariga

Capo contingente

Tendopoli Coppito

19 – 25 Aprile 2009

Nelle foto alcuni momenti di servizio al campo di Coppito


SPECIALE TERREMOTO

Adulti nello SCAUTISMO n. / 009 - pag. 1


SPECIALE TERREMOTO

Sono tornato in Abruzzo per il terremoto, 31 anni dopo il Campo nazionale di Picinisco

Alla sera abbiamo cantato con loro

Chi ci ha preceduto ha tracciato un sentiero indelebile

Finalmente anche noi siamo riusciti a partire verso l’Abruzzo.

Durante il viaggio pensavo che sarei tornato in quelle terre

31 anni dopo aver partecipato al Campo Nazionale del Parco

Nazionale D’ Abruzzo nel 1978 a Picinisco. (Sembra incredibile

ma ho ritrovato Sandra Commissaria di Porto Torres

che c’era anche lei).

Fin dall’inizio da quando il terremoto ha sconvolto quella

bella regione diverse squadre di Scout genovesi hanno

potuto dare il loro contributo al campo di Coppito, ma ora

toccava a noi, la motivazione era tanta ma la domanda che

ci siamo posti era: saremo all’ altezza della situazione?

Il CNGEI da sempre offre il proprio aiuto e sostegno alla

Protezione Civile in caso di calamità: così anche noi ci siamo

preparati.

E così espletate le ultime scartoffie burocratiche per il lavoro,

sono partito. Io ovviamente non solo ma con Luisa, Roberto,

Michela e Ilaria.

Non sapevo cosa sarebbe stato e cosa potevamo fare, consapevole

del fatto che la televisione fa vedere solo una parte

di quello che succede, avevo solo la mente e il cuore liberi

pronto ad accogliere quello che sarebbe stato.

All’ arrivo abbiamo dato il cambio ad un altra squadra di

scout,abbiamo lavorato insieme a Scout AGESCI di Cesena

e San Severino Marche e insieme a scout CNGEI di Cagliari,

Porto Torres, Taranto, Matera, Cernobbio e Casoria.

L’ intesa è da subito ottima: ciò ci ha permesso di concentrare

tutte le nostre energie sul lavoro da fare e non sul litigare

tra di noi.

Il Campo è abbastanza piccolo ma organizzato molto bene,

c’è una cucina attrezzata, un grande refettorio, i bagni, le

docce, magazzini per la cambusa, i Container per lo stoccaggio

delle merci, una chiesa, la scuola, la Ludoteca, i bagni

chimici, le docce e un Bar.

Emilio, Luciano e Fiore gestiscono tutto, io mi occupo insieme

a Giuditta del magazzino: c’è da sistemare , inventariare

pag. - Adulti nello SCAUTISMO n. / 009

la merce e contollare le scadenze.

Ogni giorno si parla col cuoco, si ordina la merce si scaricano

i furgoni.

Ci sono i ragazzi della Protezione civile che danno i pasti e

preparano tutto: insieme si scherza ognuno col suo dialetto,

con i suoi modi di dire; èun bel mix di regionalità e intanto

cerchiamo semplicemente di fare del nostro meglio.

Qualsiasi lavoro ci venga assegnato va fatto bene: anche se

qualche compito non ci convince appieno siamo consapevoli

che va fatto per il bene comune.

C’è chi si deve alzare presto la mattina per preparare la colazione

o per andare a inserire i dati all’ELSA oppure a rispondere

ai centralini alla DI.COMA.C oppure c’è da mantenere

il campo in perfetto stato di manutenzione, da pulire i bagni

, da cambiare la carta igenica (Fondamentale)

Gli Abruzzesi sono un popolo tenace non si abbattono e lo

abbiamo constatato; il martedì sera alcuni scout hanno preso

la chitarra e insieme abbiamo cantato. Molti abitanti ci

hanno seguito. Poi è stata la volta del Fuoco di bivacco con

la commovente partecipazione di Bernardino che ci ha deliziato

con antichi canti popolari.

Purtroppo i giorni volano via veloci, l’ esperienza è stata fantastica

e non dimenticheremo mai i volti di chi ha condiviso

con noi questa avventura però ci sentiamo ancora quasi

tutti i giorni su Facebook ed abbiamo inventato il gruppo

del CNGESCI per consolidare la nostra amicizia consapevoli

del fatto che tra di noi c’era comunione d’intenti e nessuna

differenza.

In ultima analisi vorrei suggerire qualcosa a tutti coloro si

stanno occupando di raccogliere gli aiuti umanitari: al campo

si servono un migliaio di pasti al giorno le cose più utili

sono le posate di plastica (Meglio se imbustate insieme a

coltello e cucchiaio), i tovaglioli, i bicchieri, la carta igenica

e il materiale per le pulizie come detersivi, sapone, ecc.

E’ attivo su Facebook il gruppo TENDOPOLI COPPITO dove

viene aggiornato l’elenco delle necessità

Conviene procurare mono qualità di pasta (almeno 50 kg

per tipo); stesso discorso per altro scatolame: facendo l’ inventario

ho scoperto che esistono almeno 30 tipi di pasta

da fare in brodo , ma la maggior parte si trova in minime

quantità.

Importante preparare gli scatoloni e scrivere il contenuto.

Infine vorrei ringraziare chi ci ha preceduto perchè hanno

tracciato un sentiero indelebile: siete partiti con il piede

giusto e così facendo avete spianato la strada a chi vi ha

seguito.

Enrico Podestà ( Chicco )

(alcune frasi le ho tratte da un articolo apparso sul

corriere Cesenate il 08/05/2009 “Scout Cesenati vicini

ai terremotati” a firma Giuditta Lughi con suo gentile

permesso)


SPECIALE TERREMOTO

Le scosse del terreno non si contano più

C’è da montare un campo al centro sportivo di Coppito

Buona Caccia,

Sono Sumbu di Bologna e faccio parte di uno dei primi

gruppi andati in Abruzzo per i drammatici eventi di cui tutti

sono al corrente. Sommerso da mille mail e domande al

mio ritorno ho provato a dare ordine ai pensieri. Non so

cosa ne sia venuto fuori a dire la verità. Ma il frutto della

stanchezza e di una Pasqua al di fuori del immaginabile ha

prodotto questo. Forse non è adatto a tutti, almeno in parte.

Ma penso valga la pena di diffonderlo così almeno a coloro

che in molti si chiedono cosa possa fare lo scoutismo

in questi momenti.

[...

tornati da Coppito_Missione Abruzzo

mi sono alzato...ormai non più da così poco. Ho fatto in

tempo a leggere tutte le mail ed i comunicati...

devo capire come posso organizzarmi un po’ ma appena

possibile mi piacerebbe dare la disponibilità per tornare.

Dal 7 al 10 aprile servizio a Coppito.

Prima di partire la paura dell’ignoto e la coscienza di stare

facendo una corsa verso quello. Mi hanno chiesto cosa mi

spinge. E non si può rispondere in modo completo. Neanche

dopo. Tante le mezze risposte. Se però non l’avessi fatto

mi sarei mangiato le mani. Questo è poco ma sicuro.

Il viaggio è lungo ma non troppo. La gente già in Autogrill

chiede se stiamo andando a L’Aquila. Chiediamo indicazioni

sulla viabilità. L’autostrada è stata toccata dalle scosse. Ci

sono controlli in corso per valutare la stabilità dei viadotti.

ci accolgono i controlli degli accessi e passiamo stando in

mezzo all’autostrada deserta tra crepe e “scalini” tra i blocchi

della pavimentazione.

Usciti il traffico ci porta a registrarci alla centrale operativa

dalla Guardia di Finanza. Dopo la registrazione siamo in

stand-by e aspettiamo indicazioni sul da farsi. L’attesa non è

troppo lunga, ma interminabile comunque per noi che non

vogliamo tenere le mani in mano. Qualunque cosa andrebbe

bene. La più stupida e piccola, ma qualcosa. Carichiamo

un pick-up con casse d’acqua...pausa.

Finalmente un compito da svolgere. C’è da montare un

campo al centro sportivo di Coppito. Al nostro arrivo c’è solo

poco più di un paio di tende e per terra il fango. Alla sera

l’ultima tenda viene montata alle 23. E ne mancano ancora

parecchie per completare il campo. I bagni non si vedono.

siamo esausti e orgogliosi. La gente ha iniziato ad arrivare e

per mangiare improvvisiamo degli pseudo-tavoli sulle sacche

dei letti. almeno ci si appoggia da qualche parte. Si resta

vicini. Con noi alcuni giovani della Protezione Civile svegli

e disponibili fanno di tutto per renderci il lavoro funzionale

con le braccia proprie e del muletto. Ogni gesto porta esperienza

e fatica. Ogni movimento diventa più affinato per risparmiare

energia, tempo ed essere più produttivo.

Impariamo ad aprire le sacche materiali in tempo record, a

montare 2 letti come fosse naturale. Nonostante il manuale

dica che le tende P.I. 88 si montino in 2 persone in un’ora

circa il record è del GEI: in 12 persone, due tende in 25 minuti.

Gli ordini e le contraddizioni non finiscono mai. I responsabili

che devono contattare altri superiori ed altri coordinatori,

magari non si accordano con altri nello stesso posto,

o hanno un senso pratico o un buon senso un po’ dubbio.

La squadra della TV ci chiede se c’è al campo una tenda con

dei bambini. noi gli chiediamo con tono offeso e ironico se

ne cercano di belli o brutti, sporchi o feriti ... Il fotografo

che impiega un quarto d’ora per creare un’artificiosa foto

che rappresenti la solidarietà...La Protezione Civile ci tiene

in scacco 1h e 30’ per allineare le tende al millimetro perchè

se viene inquadrato dall’elicottero il campo potremmo

fare impressione...

Ci chiedono 5 persone per pulire per l’arrivo del Presidente

della Repubblica...la naturalezza con cui ognuno si assume

la responsabilità di ignorare l’ordine. Quando arrivano

i bagni? e i rubinetti? La cucina da campo? Le sedie? come

organizzare il materiale? Lo si deve controllare e dividere. Il

cibo è da distribuire e conservare, i vestiti...abbiamo roba

per 700 persone.

I pensieri si accavallano e si confondono. Le scosse che la

terra trasmette non si contano più. Alle volte le senti altre

volte neanche te ne accorgi. Altre le avverti ancor prima

che arrivino. Se qualcuno corre...corri. Se qualcuno si alza

e scatta è facile seguirlo. Dopo un po’ ti abitui e le ignori se

non sei in pericolo. C’è chi riceve messaggi o sms, persino

chi li ha mandati su internet e non pensa che li potremo leggere

solo più avanti. Non si pensa che internet manca. Che

manca la facilità di una presa di corrente. Ci chiedono se la

scossa è stata sentita...se sappiamo che c’è stata. Certo che

sì. Era sotto di noi.

Dopo solo un giorno la stanchezza mentale e fisica di un

campo estivo di quelli brensi. ma la voglia di essere ai blocchi

di partenza di nuovo il giorno dopo. La puzza addosso,

l’abbronzatura da muratore. La fame che c’è e non c’è. Il

caffè come necessità.

Siamo arrivati in un posto nel silenzio rotto dalle sirene...

ce ne andiamo da un posto sentendoci fuori luogo tra chi

arriva in alta uniforme e vestito gessato. La speranza è di

tornare presto.

In noi la coscienza di aver dato il massimo. La certezza che

alcune cose...solo gli scout. Il lupetto a cui hanno salvato il

foulard e l’uniforme. Gli sguardi di chi ringrazia, di chi sorride.

Di chi prova a far ridere noi. Lo sguardo della distruzione

ingiusta anche sulle cose nuove. La disperazione e la

paura. La forza. La signora che corre incontro e ringraziando

piange sulla tua spalla. Gli scout de L’Aquila e non solo,

che hanno perso qualcuno o se va bene qualcosa, che hanno

salvato l’uniforme sono lì. La naturalezza con cui tutti ci

sono e come sono. La capacità di essere costantemente di-

Adulti nello SCAUTISMO n. / 009 - pag.


SPECIALE TERREMOTO

sponibili, anche la notte quando qualcuno ha chiesto aiuto.

Il portare con onore la camicia con la sigaretta in bocca e gli

occhiali da sole sul naso. La calma e la dignità di un popolo

ferito, stremato. La devastazione e la riconoscenza per l’aiuto

personale concreto. L’impazienza nelle mani nonostante

la spossatezza. L’incapacità di tirarsi indietro, mai. Essere IL

riferimento primo per la popolazione.

La nostra forza è il prezzo, dicevano. Quello che siamo disposti

a spendere. Energia, Voglia, Condivisione, Collaborazione,

Competenza, Volontà, Sorriso,...

Non credo che chi non c’era potrà capire neanche andando

dopo. Ma andate. Ce n’è bisogno. Tanto bisogno ! ! !

È lunedì, un normale lunedì. Sono le 20,30, timbro il cartellino,

esco dal portone principale e salgo sul bus che impiega

circa 40 minuti per riaccompagnarmi a casa. Di sera

siamo in pochi, sempre o quasi le stesse persone che concludono

il turno. Torno a casa dopo un’intensa giornata di

lavoro al pronto soccorso cittadino dove lavoro ormai da un

po’ di tempo. Salgo le scale, giro la chiave, abbasso la maniglia,

spingo la porta: casa!

Odore di detersivo della biancheria che piano piano si sta

asciugando, odore di buono, odore di casa. Dopo una cena

frugale, quattro chiacchiere con un amico al telefono,

un’occhiata ai fatti del giorno in tele, uno sguardo alla posta

elettronica, due canzoni prima di andare a fare la doccia.

Un tè caldo, mi asciugo i capelli, infilo il pigiama: già

pag. - Adulti nello SCAUTISMO n. / 009

mi sento stanco e triste, ma Fiero, Orgoglioso.

Buona Caccia

Sumbu

Marmotta Sorridente

Simone Rodio CR “Pegasus” Bo2

p.s.: per fortuna non abbiamo contato i picchetti...uomomazzetta!

facciamo niente tonno per un po’

PS:...aperitivo con tonno a che ora?!

Coppito, andata e ritorno: la ludoteca

di un vecchio lupo di Trieste

Li ho accompagnati per un piccolo pezzo di strada

“Grazie che sei tornata, volontari scout siete incredibili”

mi pregusto il calore delle coperte, l’affondare la testa nel

cuscino, il sentirmi coccolata dal piumone (ancora invernale)

spesso e soffice. Mi metto sotto le coperte, un libro,

lettura intensa, ma scorrevole e veloce. Qualche sbadiglio,

è quasi mezzanotte e mezza, è ora di chiudere la luce e di

lasciare che Morfeo mi accompagni, sfiorando le palpebre

con un mazzo di fiori di papavero, nei sogni più incredibili.

Dormo.

L’Aquila: 3, 32. L’inizio della fine. Sbalzati dai letti, ribaltati

fuori dalle poltrone, rovesciati i piatti, credenze

che scoppiano, finestre e porte che schiantano a terra,

crolla ogni mobile, il muro mi viene addosso, la porta

con uno sbalzo incredibile si chiude e mi inghiottisce, il

soffitto cade e precipita verso il basso, mi travolge, sono

intrappolato nelle lenzuola, non capisco, il letto si sposta,

cammina, inizia a correre, sono lontano dalla porta,

non riesco ad alzarmi, ho le gambe paralizzate, aiuto, ho

paura...e non so quante altre parole e quanti racconti

tragici e terribili di questa storia che ha dell’incredibile

ho sentito. Parole che escono a fatica dalla bocca della

gente, parole che si smorzano nella gola interrotte e inghiottite

da un singulto. Parole di rabbia, parole di dolore,

parole di tristezza, parole di amarezza. Parole. Ma

dietro quelle parole la storia di una vita annientata dal

sisma. Sono stati sufficienti 32 secondi, 32 secondi di

terrore, paura, dolore, spavento, morte a cancellare una

città intera. L’Aquila non c’è più.

Ma L’Aquila tornerà a volare...

Arrivo a Coppito per la seconda volta. Sono scesa anche a

maggio per una sola settimana. Il viaggio da Trieste a Pescara

è lungo. Arrivo a Pescara, un vento caldissimo accompagna

la mia attesa di 3 ore prima del pullman. Arrivano le

17,50. Poso lo zaino e salgo. Non ho mai fatto questa stra-


da. Sono sola, anche se il pullman è pienissimo di persone.

L’autostrada e il dondolio del bus mi fanno addormentare.

Mi sveglio, siamo alla barriera autostradale, inizia la statale.

SS17, lunga, diritta, panorama incredibile. Luciano me l’aveva

detto che era incredibile. Non riesco a non guardare fuori

dal finestrino: il panorama è incredibile, le montagne si

alzano piano piano, sono imponenti, maestose e noi piccoli

uomini attraversiamo quest’enormità. Iniziano i paesini,

qualche casa, qualche chiesa, piccole abitazioni crollate,

i resti di qualche demolizione. La strada va avanti. Il pullman

fa le sue fermate, passiamo piano piano in rassegna

tanti paesini, lo sento, ci stiamo avvicinando sempre più a

L’Aquila.

In mezzo a questo mare verde spuntano delle macchie blu:

le tende tra le case crollate. Passiamo davanti ad una spianata

in cui ci sono ruspe, gru, camion, uomini al lavoro.

Dal terreno appena livellato spuntano come enormi camini

i basamenti per le case. La gente nel pullman mormora,

qualcuno rovista nella borsa, estrae la macchina fotografica

e documenta il nuovo inizio. Forse è da qui che si può incominciare

a volare.

Il pullman

c o n t i n u a

la sua corsa,passiamo

i paesi,

iniziamo

a vedere i

vari campi.

S a l i a m o ,

g a l l e r i a ,

Collemaggio.Squilla

il cellulare:

è un

SMS “Cara

Luisa, sto

u s c e n d o

dal campo.

Ti lascio il

numero di

Simone per

q u a l s i a s i

problema. Ti

viene a prendere lui. A stasera. Un abbraccio.”

Arrivo. Scendo dal bus. Simone ad accogliermi assieme ad

altre persone di cui già conosco i volti. Mi sento improvvisamente

bene e male nello stesso momento. Simone da vero

cavaliere mi prende lo zaino, mi avvicino alla macchina,

la mamma di Elisa mi corre incontro. Elisa mi abbraccia e

sembra non volermi lasciare. Saliamo in macchina. Torniamo

a Coppito.

Scendo dalla macchina, ringrazio del recupero e dell’attesa

(il pullman ha fatto quasi 45 minuti di ritardo). Andiamo a

cena. Conosco la strada per il tendone bianco. Rivedo molti

volti conosciuti, qualche timido saluto, arrivata: mi sono

sentita come un calciatore famoso che mette piede allo stadio

di casa per affrontare una partita già vinta. Una “ola” e

un gruppo di bambini e bambine festanti e di corsa mi viene

incontro e vengo accolta come fossi una star televisiva.

SPECIALE TERREMOTO

CISEIMANCATAGRAZIEGRAZIEGRAZIEGRAZIENONTISEI-

SCORDATADINOINONTISEIDIMENTICATADINOISEITOR-

NATAGRAZIEGRAZIEGRAZIE.

Non riesco a capire molto, i bambini e le bambine mi abbracciano,

mi sovrastano. Mi sento bene e male nello stesso

tempo.

Rivedo un sacco di gente, i residenti di Coppito non dimenticano,

mai! Si ricordano tutto, per sino il tuo nome. CHE-

BELLORIAVERTICONNOICISEIMANCATAGRAZIECHESEI-

TORNATAVOIVOLONTARISCOUTSIETEINCREDIBILI.

Dopo cena prendo possesso di un posto letto. Andrea mi

accompagna in una tenda, trovo un solo letto fatto con vicino

uno zaino, la tenda sembra più grande (forse è solo vuota??)

mi sistemo. Andrea mi racconta che in questa settimana

saremo pochi, che anche la prossima settimana saremo

pochi, e che nelle settimane successive saremo ancora più

pochi, e via via sempre di più.

Non riesco a dormire. La serata è stata tutta un incontro di

persone, di chiacchiere, di abbracci, di partite a biliardino.

Non riesco a dormire, la terra aquilana mi dà subito il benvenuto

mostrando ancora una volta la sua impetuosità sismica.

Paura.

L’ indomani conosco i miei compagni di servizio. Adesso

come a maggio sono in ludoteca, con i bambini e le bambine.

Ricevo le consegne dal gruppo che va via, eterni saluti

scout con abbracci che come questi non esistono uguali, ti

conosci da due ore e pare che ti conosci da una vita. Arrivano

i miei compagni di servizio. Siamo in tre: io, Mery e Valerio.

CNGEI e AGESCI insieme a compiere gomito a gomito

lo stesso servizio.

Ci troviamo subito in sintonia, iniziamo ad organizzare la

settimana. È domenica e già penso a domenica prossima

quando ci separeremo ed ognuno farà ritorno a casa sua.

Nel primo pomeriggio vengo sottratta dal campo: Akela mi

porta a MonteSilvano. Vengo a scoprire nel corso del tragitto

in macchina che stiamo andando a riunione di Branco e

avrò l’onore di conoscere i lupetti del Branco “Mohwa” di

L’Aquila.

La riunione vola via tra giochi, canti, racconti dei lupetti e

quelli dei Vecchi Lupi (ma come sono curiosi questi lupetti,

vogliono sapere tutto di me, e domandano, domandano,

domandano) e non solo. Akela ha preparato assieme al

suo staff un sacco di belle attività, vengo subito coinvolta,

Akela mi fa strada nella Giungla e inizio a cacciare anche io.

Mi pare di stare nel “mio” Branco, di cacciare con il “mio”

Branco...

Akela e il branco fanno il Grande Urlo. Che emozione! Questi

lupetti mi fanno pensare, mi viene in mente il mio primo

grande urlo, mi viene in mente il perché si presta una

promessa, penso e capisco una volta di più che la promessa

che prestiamo è qualcosa di grande, è qualcosa che non ti

lascia, è qualcosa che ti spinge avanti e oltre sul cammino...

anche sul cammino per arrivare fin qui!

Rientriamo a Coppito. Ancora una volta la SS17, lunga, diritta,

immersa nella vegetazione bellissima, verde, rigogliosa,

unica cornice serena di una città squarciata nel profondo.

La settimana inizia e in ludoteca ritrovo i bambini e le bambine

di un mese fa, qualcuno è nuovo, qualcuno invece è

tornato a casa. Si inizia a giocare.

E qui si interrompe il mio racconto. Non ho tanto da dire

Adulti nello SCAUTISMO n. / 009 - pag. 5


SPECIALE TERREMOTO

(in realtà ho un oceano di “cose” e aneddoti da raccontare)

, o meglio, non so bene come esprimerlo dato che i

sentimenti e la forte esperienza vissuta non mi consentono

di scrivere tranquillamente. Come mai? Intensità, profondità,

esperienza sui generis, stanchezza, gioia, felicità, un

mix non ben definito di EMOZIONISENSAZIONI continua a

pervadere il mio animo, ancora adesso che sono qui a casa

mia pensando a chi una casa non ce l’ha. Avrò fatto la cosa

giusta? mi sarò comportata da esempio?

Trovo risposte negli sguardi della gente, trovo risposte negli

abbracci dei bambini e delle bambine, trovo risposte

nelle quattrochiacchiereeduepettegolezzi con le signore

alla lavanderia, trovo risposte nello sguardo della mitica

SignoraLina&friends (sono in pratica le colonne portanti

della tendopoli).

È difficile raccontare quest’esperienza per chi come me è

rimast@ a Coppito un turno e più. Difficile non tanto nella

descrizione delle giornate (ho tenuto un diario e non sto

davvero nulla a ricopiarlo), quanto difficile nel far trasparire

dalle parole scritte quanto ho provato, sto provando e proverò

mentre ho descritto, descrivo e descriverò quest’esperienza

che mi ha lasciato il segno dentro.

Assieme a Mery (CNGEI di Rovereto) e Valerio (AGESCI Regione

Veneto) organizziamo di tutto, in base alle prime due

giornate di osservazione dei bambini e delle bambine e in

base a quanto abbiamo letto nel prezioso diario di ludoteca

(che ho avuto il piacere di creare a maggio e con ancora più

piacere ritrovo ora!).

Giochi, psicomotricità (Mery nella vita è maestra della scuola

dell’infanzia e ci propone dei bellissimi giochi), partite e

tornei (Valerio che di mestiere è studente e Capo Reparto

è un portieredifensoreterzinocentravantiattaccantealapunta

tutto in un solo colpo, sembra un polipo quando gioca

a calcio, non gli sfugge un pallone), attività manuale (Mery

ed io ci troviamo in sintonia subito e via di forbici, colla,

SPILLATRICEPINZATRICE, carta velina, carta crepe, matite,

pennarelli). I bambini e le bambine sono circa tra 20 e 30.

C’è anche Zveti, una bambina di 17 mesi e il sorriso più

bello del mondo, che è la mia ombra, ormai facciamo tutto

assieme, dai giochi, alla preparazione della merenda, ai disegni,

agli spostamenti a piedi per la tendopoli. I bambini e

le bambine si aspettano da noi molto, si aspettano divertimento,

si aspettano giochi ed attività, si aspettano rispetto,

si aspettano continuità nelle regole della ludoteca.

Un pomeriggio si va a cavallo, un pomeriggio facciamo i tornei,

un pomeriggio la gara di disegno ad acquerello dal tema

“la città che vorrei”, con tanto di premiazione da parte

di un artista presente al campo e con votazione da parte

di una giuria composta dal capo campo, da Lello e Cristina

della Protezione Civile, da Gianni dell’AGESCI e Janky

del CNGEI. Pomeriggi passati a dipingere i sassi per fare

una sorta di mosaico all’entrata, un giro sulle altalene cantando

“Domani”, la canzone di tutta la popolazione colpita

dal terremoto. I bambini e le bambine la cantano, fieri, orgogliosi

che qualcuno si sia speso per far in modo che ci si

renda conto di quello che è accaduto. Facciamo ancora una

grande tombola per grandi e piccini, una serata di balli di

gruppo scatenati e lo spettacolo finale di burattini. Scegliamo

“Cappuccetto Rosso”. Valerio ed io sistemiamo il teatrino,

creandolo da un mega scatolone, troviamo una mera-

pag. - Adulti nello SCAUTISMO n. / 009

vigliosa carta crespa rossa e gialla, nascono così le tendine

(Valerio si ingegna con un meccanismo che fa aprire le tendine

come fossimo a teatro). Io sistemo le quinte e il fondo.

Mery (che in questo caso si trasforma in Mary Poppins)

tira fuori una borsa, proveniente dal fondo del fondo del

suo zaino, con i burattini. Pensiamo alla storia: Cappuccetto

Rosso, la mamma, la nonna, il cacciatore, il narratore, e il lupo

cattivo che balbetta! Sono stati i 30 minuti più incredibili

che io abbia mai provato. I bambini e le bambine erano scalpitanti,

si sentivano da dietro al teatrino i loro respiri, percepivo

i loro sguardi attenti e coinvolti. Mi pareva di stare

come un po’ di tempo fa seduta in cerchio con 50 occhietti

attenti e coinvolti mentre racconto le storie di Mowgli.

E la settimana va, vola via leggera e veloce...Di nuovo eterni

saluti e infiniti “grazie” e “arrivederci”, foto e numeri di cellulare

e mail...Arrivano altri volontari...sempre di meno.

Durante la notte un’altra scossa di terremoto viene ad interrompere

quella sottile quiete e tranquillità che sembrava

essere calata sul campo...e ripiombiamo di nuovo in paura,

panico, terrore. Sono stati dei giorni difficili. Ho visto

la gente fuggire dalle case e far ritorno al campo. Ho paura

anche io. Tutti abbiamo paura. Pian piano si supera anche

questa.

Questa settimana sono assieme a Roberto (AGESCI Regione

Piemonte). Tra piogge torrenziali, fango e teli da tirare e

sole cocente con 40 gradi all’ombra di mattina la settimana

scorre veloce...ma riusciamo a fare il bagno in piscina, organizziamo

la tombola e il compleanno di Pietro. Immancabili

le sfide a Paroliere con Pietro, che in una sola settimana

ha imparato a giocare come i grandi, immancabili i giochi

con le ruspe assieme a Luca e Amir, immancabili i giochi in

cucina con Noemi, Valentina, Jessica, Vale, Gessica, Alessia,

Noemi, Michelle, Lucrezia, Eleonora, Elisa, Francesca, immancabili

le partite a pallone con Simone e Leonardo, immancabili

i giochi con i “pelusci” assieme a Flavio, immancabili

i chilometri fatti a piedi attraverso tutta la tendopoli

con la piccola Zveti, di soli 17 mesi, che in due giorni impara

a dire “ciao” e “grazie”, immancabili gli aiuti di Enrica, Federica

e Roberta, sempre presenti e disponibili a dare una

mano. Passa anche questa settimana e anche Roberto lascia

Coppito...Altri volontari arrivano, altri volontari partono...

Come educatrice non solo scout da ormai un bel po’ di anni,

posso dire che stare a contatto con i bambini e le bambine

della tendopoli è stata per me una gioia, ho contribuito a

prenderli per mano e accompagnarli lungo un piccolissimo

pezzettino di strada che stanno compiendo nella loro vita,

vita distrutta, massacrata e segnata per sempre da questo

sisma.

Non vi racconterò di come si faccia attenzione ai particolari

nella programmazione delle attività in ludoteca, ah sì, perché

come vi ho detto sono stata a prestare il mio servizio in

ludoteca (ma non solo...nel tempo libero ho inserito i dati

a computer delle perizie alle case, sono stata al COM1 - gestione

volontari, ho lavato quintalate di pentole, ho pulito

cucina, ho fatto da mixerfrullatritaimpastasminuzza in cucina,

ho spostato tende, ho dato le mie braccia dove serviva),

non vi racconterò di quanto lo staff faccia fatica a “lavorare”

con bambini e bambine di diverse età (dai 17 mesi ai 17 anni)

e di come sia difficile ma non impossibile mettere d’accordo

tutti. Vi racconterò piuttosto che i bambini e le bambine

della tendopoli sono speciali, di come sono sensibili,


di come una tenda per loro a poche ore dal sisma è diventata

casa, di come una tenda blu sia per loro la ludoteca, la

scuola, il salotto, di come una semplice altalena sia per loro

la cosa più bella del mondo.

I bambini e le bambine come primo mestiere al campo sono

bambini! giocano e quando si dice che nei giochi dei

bambini anche una piuma può diventare in un istante il tesoro

più prezioso dei pirati o il monile più bello di una principessa

è ASSOLUTAMENTE vero! E lo fanno. Ma i bambini

e le bambine di Coppito hanno una marcia in più! Sono diventati

“grandi” in 32 secondi di terremoto.

I bambini giocano con le ruspe, con i camion, con la breccia

(= ghiaia), con le pale, con gli scavatori, con i bobcat usando

appunto i giocattoli che arrivano da tutta Italia e simulando

quello che per loro è il gioco-lavoro dei grandi. Riescono

addirittura ad imitare e riprodurre con la voce e con

le loro lallazioni ed espressioni vocali i minuti cambiamenti

che producono i motori dei macchinari in tutti gli stadi del

lavoro (dalla scavata, al sollevamento, al trasporto...) e se il

motore della ruspa “sforza” anche i bambini sono capaci di

rifarlo. Le bambine invece giocano con gli elementi casalinghi,

pentoline o “coccini”, fornelli, preparano con la plastilina

(ribattezzata “plastichina”) manicaretti e portate luculliane

degne di un ristorante superlusso5stelleplus!

Sono stati giorni incredibili, sono stati giorni faticosi dove i

pensieri per queste persone contribuiscono a rendere intensa

la tua giornata. Ad un certo punto però la voglia di

dare, la voglia di fare, la voglia di esserci è talmente forte

che se anche dormi poche ore a notte e la mattina vieni svegliato

dal caldo già alle 6,30 non importa: si può fare! si può

dare, sono qui per questo.

Arrivo alla fine del mio turno dopo un mese, ormai conosco

ogni pietra del campo, ogni tenda, ogni persona o quasi. Essendo

persona abbastanza abitudinaria la mattina incontro

le stesse persone al conteiner dei bagni, davanti la chiesa, al

bar, in mensa...quello che continuamente cambia alla tendopoli

sono i volontari, facce note che se ne vanno e facce

nuove che arrivano. Ed è questa la magia del servizio...si fa

perché è giusto così! si fa perché è bello così, si fa! senza

aspettarsi nulla in cambio, con la voglia di dare non sapendo

che poi quando torni a casa torni in realtà con uno zaino

molto più pesante di quello che hai portato!

Una delle ultime sere di permanenza al campo andiamo a

mangiare gli arrosticini (e vi assicuro che il mattino dopo si

fa beee veramente) come ormai tradizione, quattro chiacchiere,

quattro canti, si torna in tenda. Condivido la suite

ministeriale assieme a Filippo (inquilino perfetto), con cui

ogni mattina condivido la sveglia (anche se non ci mettiamo

mai d’accordo)...ci si incrocia la mattina e la sera. L’ultima

sera è una sera di gran movimento: nuovi volontari

che arrivano, grandi manovre e spostamenti di tende per

trovare un posto a tutti. Passiamo da 12 volontari CNGEI a

25 di nuovo...la tenda improvvisamente si riempie di zaini,

di scarpe, di noi...Ultima sera, preparo in anticipo lo zaino

perché se lo lascio per domani impiegherò il triplo del tempo

per fare in modo di perdere pullman e treno...lascio un

piccolo regalino ai miei amici di tenda, un omaggio floreale,

fatto di carta velina e bottiglia di plastica, insegnatomi

da Mery. Forse ho bisogno di lasciare qualcosa di “mio” qui

per dire “ci sono anche io, anche se adesso sono tornata da

dove sono partita”. Non so come mai ma non riesco a dor-

SPECIALE TERREMOTO

mire. Ascolto per l’ultima volta le voci del campo. Qualcuno

canta in lontananza, qualcuno ride, uno scambio di battute,

il rumore della ghiaia e i passi di qualcuno.

And you’re singing the songs

Thinking this is the life

And you wake up in the morning and your head feels twice

the size

Where you gonna go? Where you gonna go?

Where you gonna sleep tonight?

And you’re singing the songs

Thinking this is the life

And you wake up in the morning and your head feels twice

the size

Where you gonna go? Where you gonna go?

Where you gonna sleep tonight?

Where you gonna sleep tonight?

Come ogni mattina ci svegliamo con questa canzone...condivido

la colazione con Andrea, passo in ludoteca da Alessandra

e Antonello, gli ultimi momenti con i bambini e le

bambine.

Saluto gli amici di sempre e i nuovi amici, dono il mio foulard

ad Akela di L’Aquila e ne ricevo uno in cambio: foulard

come simbolo di una promessa che ho fatto, faccio e farò...

L’Aquila conserverà sempre un posto nel mio animo, nel

mio cuore e nella mia mente.

Luciano ed Andrea mi accompagnano a Collemaggio, un’ultima

scossa di saluto prima di salire sul pullman per Pescara.

È passato un mese, saluto i miei Amici, con le lacrime agli

occhi, un abbraccio di quelli forti quasi da spezzarti le coste,

un abbraccio di quelli che non dimentichi, uno sguardo colmo

di lacrime. Salirò le scalette del pullman, non mi volterò

a guardare indietro i miei Amici che saliranno in macchina

perché non voglio vedere altre lacrime, bastano le mie. Il

pullman imbocca la galleria. Ripercorro a ritroso la SS17,

di nuovo verde, di nuovo le montagne, alte e imponenti, la

spianata con i basamenti visti nel viaggio di andata è completamente

diversa, ora ci sono le armature delle case. Lascio

definitivamente la zona del COM1. Un messaggio al cellulare:

Arrivederci L’Aquila...ricordati che stai già volando

verso nuovi orizzonti...

GRAZIE GRAZIE GRAZIE GRAZIE e ancora GRAZIE!

Mi piace ricordare ancora Coppito perché dopo ogni temporale

e pioggia torrenziale c’è sempre un arcobaleno: dopo

il temporale l’arcobaleno è la consapevolezza che il sole

ovvero “domani” c’è! e domani lo possiamo costruire insieme!

Buona Caccia!

Luisa “Balùlk” Venanzi

VCdS sez. Trieste

VCB 2° Branco “Roccia della Pace”

I miei saluti e i miei ringraziamenti vanno a tutti gli abitanti

della tendopoli, a tutti quelli che sono stati, sono e saranno

a Coppito a dare le loro braccia e la loro forza, anche solo

con un sorriso, un pensiero o un gesto, compiuti anche da

lontato, a tutti gli scout de L’Aquila che abitano la tendopoli

dal giorno dopo il sisma, grazie AMICI, siete unici!

Adulti nello SCAUTISMO n. / 009 - pag.


SPECIALE TERREMOTO

Il servizio nelle tendopoli dei terremotati di una “vice chef”

Pianola, una cuoca in prima linea

Pasti caldi per chi ha perso tutto: la cosa più urgente

La Protezione Civile di Mestre, dopo che avevo espresso la

voglia di partecipare, come cuoca, alle tendopoli dei terremotati,

mi chiama.

Si parte sabato 6 giugno 2009 alle 05.30 del mattino, siamo

in due auto totale 9 persone, ci presentiamo e via...alle

13.30 siamo al campo di Pianola al COM4 (centro operativo

misto) assieme ai volontari di Vicenza.

Mangio velocemente un piatto di pasta ed alle 14.00 inizia la

mia avventura come volontaria in Abruzzo.

Mi metto subito alle prese con pentole e pentoloni da lavare

e preparare il caffè per rabboccare i thermos sempre in

funzione...poi si passa subito alla preparazione della cena

per 230 persone fino alle 18.00, ora posso andare a disfare

gli zaini e prepararmi per la notte, ho solo mezz’ora, poi si

ritorna in cucina fino alle 22.30 senza sosta.

Prima di andare a dormire, con Furio e gli altri decidiamo il

da farsi per il domani, alle 05.30 la sveglia per andare a preparare

le colazioni e la distribuzione iniziava alle 07.00 fino

alle 09.30, poi nel frattempo preparazione del pranzo: 1 primo,

1 secondo e 5 contorni...il menù era standard per tutti

i giorni della mia permanenza, inoltre si preparava anche la

cena ed i secondi per il giorno dopo.

Eravamo occupati tutta la mattina per darci la possibilità di

riposarci nel pomeriggio, ma non riuscivamo mai a rilassarci

un attimo era un continuo fino alle 23.00, non avevamo

neppure il tempo di docciarci.

Nel frattempo con il passare dei giorni ci si affiata e ci si conosce

di più ed iniziano ad esserci delle perfette intese tra

di noi, tanto che ci scappa anche un po’ di divertimento, tra

ranconti e barzellette arrivavano anche gli addetti del campo

con altri volontari, così tutti assieme si prendeva un caffé

e ci si divertiva con dei commenti e sorrisi che scaturivano

dalle nostre battute...a volte servono a tirare su il morale...

Ad ogni pasto c’era un complimento e veniva apprezzato

tutto quello che preparavamo; addirittura mele e pere cotte,

spacciate per gelato caldo alla frutta.

Tra noi c’era Rosaria la caffettara, Lorenzo quello dell’acqua,

Pier Aldo il pacere, io la vicecheff addetta ai primi e i contorni,

Giuseppe il lavandaio, Mario faccio tutto io e poi...,

Eugenio professore di latino che sbucciava 3 kg di carote in

4 ore, Ennio il pentolaio, Ketty fumatrice accanita in pausa,

Callisto tappabuchi, Berto aiutava me a svuotare il colapasta

pesantissimo, Lucio il cuoco che pretendeva sempre il

massimo da tutti noi, ma quando qualcosa non gli garbava

ci rimproverava all’esasperazione. Ognuno aveva un compito

ed avevamo il nostro motto: “siamo una squadra fortissimi”.

Al mercoledì ho avuto l’occasione di seguire il gruppo disinfestatori

a girare per le tendopoli degli abitanti, mi sono

resa conto di quanto fortunati siamo, che abbiamo tutto

quello che loro hanno perso la notte del 6 aprile. Ho avuto

pag. 8 - Adulti nello SCAUTISMO n. / 009

modo di parlare con le persone del posto che cercano in

tutti i modi di risollevarsi, non è facile stare in tenda con 38°

gradi fuori dove nemmeno i condizionatori aiutano, mentre

alla notte la temperatura scende a 12°; un’escursione termica

tremenda, non è facile per gli anziani alzarsi di notte

per andare al bagno sopra ai gradini di un container wc, poi

quando si alza il vento che in quella zona è fortissimo, vola

via di tutto, ho rischiato 3 volte la pelle perché sono volate

le tende con paleria della cucina e una tenda completa di

reti e materassi.

Ho parlato con una famiglia che ha messo a disposizione il

proprio giardino per formare una comunità di 30 persone

che venivano a prendersi il cibo cotto e preparato da noi,

inoltre, altre 100 persone usufruivano del nostro servizio.

Mentre ero lì la terra tremava ancora, ma devo dire che sarà

perché eravamo sempre in movimento non ho mai sentito

niente, mentre chi era seduto per mangiare si alzava e

scappava e non capivamo fino a che non lo comunicavano

per radio.

Alle 8.00 del mattino facevamo sempre l’alzabandiera ognuno

con la propria uniforme, io che rappresentavo nella PC

il CNGEI raccontavo ai fratelli scout dell’AGESCI, che non ci

conoscevano, quelle che erano le nostre peculiarità di Associazione

Scout Laica, e ne andavo fiera.

Ho conosciuto Carabinieri, Finanzieri, Guardie Forestali, Vigili

del Fuoco, Croce di Malta e funzionari vari e tutti ci hanno

fatto gli applausi per il servizio svolto il Venerdì sera.

Sabato 13 giugno 2009 sveglia alla solita ora, tutti in cucina

per preparare la colazione ed il pranzo come sempre, ma

stavolta alle 11.00 è arrivato il cambio, noi allora siamo andati

a prepararci i bagagli per ritornare a casa, Quante foto

ci hanno fatto e quanti ricordi

ci siamo portati a casa legati

ad un po’ di commozione...

Saluti, scambi di numeri telefonici

e indirizzi e, subito già

un rammarico, per lasciare

tutte quelle persone stupende

che come me hanno messo

a disposizione il sostegno

a queste persone ferite nell’intimo

dei propri affetti...

il cuoco mi vuole ancora con

lui in Agosto ed io, se sarò

in grado, ci andrò di nuovo.............Questa

è quello

che posso fare per l’Abruzzo.

Nadia Bardella

Senior della Sezione di

Venezia


BRANCA L

Link Badge, per evitare gli abbandoni dopo il passaggio

Dodici anni, quando la vita chiama

L’analisi psicologica del singolo è alla base di tutto

Arriva il momento nella vita di Mowgli in cui la giungla comincia

a star stretta e il villaggio degli uomini lo chiama

verso nuove avventure. La giungla non lo scaccia e lui non

vorrebbe lasciarla, ma sente anche un grande desiderio di

cambiamento. Così accade ai nostri lupetti che concludono

la loro pista nel Branco per affrontare un nuovo sentiero,

ricco di avventure, in Reparto. Il momento che è stato scelto

dalla nostra associazione per il passaggio negli esploratori,

collocato tra 11 e 12 anni, è il periodo in cui si accresce

la voglia di avventura e di confronto. La vita di Branco non

è più stimolante come un tempo, e il lupetto ha necessità

di vivere esperienze più entusiasmanti. Arriva il momento

che Baden Powell chiama cerimonia della salita, in cui il lupetto

raggiunge un nuovo gruppo di coetanei e anche dei

nuovi capi educatori. Ma la salita costituisce solo il momento

conclusivo e celebrativo del passaggio agli esploratori.

Un momento che se arrivasse all’improvviso potrebbe determinare

un forte disagio nel bambino, facendolo sentire

perso e spaesato. Per evitare rotture è nato un percorso di

avvicinamento per i lupetti, costituito dal link badge. Uno

strumento da strutturare in un numero variabile di tappe e

che dovrebbe ridurre i casi di trauma o strappo nel bambino.

Il passaggio da Branco a Reparto costituisce il momento

in cui si verifica una dispersione dei neo-esploratori, che

abbandonano il Reparto dopo pochi mesi, perché non sono

stati supportati ed accompagnati nell’affrontare il cambiamento

di branca. Il fenomeno può essere arginato, solo

se si pongono le basi in precedenza per un sereno passaggio

in reparto, in quanto la voglia di cambiamento e i mutamenti

psicologici del bambino non bastano a superare il

gap tra le unità. Le finalità del percorso di link badge sono

quindi quelle di preparare i lupi alla vita di reparto, fargli

conoscere i loro futuri capi educatori e poi i ragazzi con

cui vivranno le loro future avventure. In generale, le finalità

del link badge possono essere riferite a diverse esigenze

educative: obiettivi legati alla conoscenza, al superamento

delle difficoltà e dei limiti personali. D’altra parte anche con

il Reparto si sviluppano obiettivi finalizzati all’accoglienza

del neo-esploratore. Abbiamo detto che il bambino cambia

notevolmente in prossimità del passaggio in reparto, cambiano

le sue esigenze, ma poi nella pratica ogni lupetto ha

una crescita personale, diversa e particolare a cui si deve

porre attenzione. La prima tappa del link badge non può

prescindere da una analisi approfondita dei vecchi lupi nei

confronti dei lupetti all’ultimo anno. In questa analisi dovrà

essere coinvolto tutto il consiglio di Gruppo, in modo che

i capi del Reparto comincino ad avere qualche coordinata

utile per iniziare il percorso dio conoscenza dei loro futuri

esploratori. La prima fase può essere iniziata nel secondo

semestre di attività collocandola dove meglio si vuole e a seconda

dei tempi. Il primo passo è fondamentale, perché su

queste basi verrà strutturato il percorso di link badge. Saranno

gli stessi lupi e l’analisi delle loro caratteristiche, che ci

diranno di cosa abbiano bisogno. Su questi potranno essere

stabiliti i vari steps che poi porteranno alla fine al passaggio.

Tutto allora sarà rilevante: la crescita e la pista personale

del lupetto (ancora in evoluzione), i suoi pregi, le qualità,

la sensibilità, le sue paure, il suo modo di rapportarsi con

gli altri. Ma anche aspetti inerenti la sua vita, la famiglia, la

scuola, la propria fede, i suoi hobbies e lo sport praticato.

Rispetto alla famiglia sarà anche necessario progettare un

incontro in i capi del Branco faranno conoscere le famiglie

dei lupi che passeranno con i loro futuri

capi del reparto. Sarà un’occasione

per cominciare un processo di passaggio

del testimone tra gli educatori,

ma anche occasione di spiegazione

della metodologia di reparto. L’avventura

e le prime esperienze possono infatti

creare delle paure ai genitori che

potrebbero indirettamente essere trasmesse

ai lupetti. La riunione può servire

quindi anche per chiarire dubbi,

rassicurare i genitori, ma anche essere

chiari su quali siano gli strumenti metodologici

in branca esploratori. Sarà

anche momento utile per chiedere la

loro collaborazione in un momento

così delicato nella vita del bambino.

Mattia Grandesso

Sezione di Cagliari

ululatonellagiungla@hotmail.it

Adulti nello SCAUTISMO n. 5/ 008 - pag. 9


INTERNAZIONALE

Juliette Low Seminar 008 - Adelboden

“Sviluppare la leadership”

WAGGGS,durante ogni triennio è solita organizzare due Juliette

Low Seminars grazie al parziale finanziamento dello

Juliette Low World Friendship Fund e delle Girl Scouts of

the USA.

Durante il seminario, basato sul valore dello sviluppo della

leadership, e destinato alle giovani donne, è di uso comune

condividere i diversi approcci con i quali si affronta questo

argomento.

Guidato dall’ispirazione della cultura indiana, il seminario

tende ad incoraggiare le partecipanti nell’avere nuovi occhi

sul mondo che le circonda.

Inoltre WAGGGS crede che questa esperienza porti ricchezza

alle persone che vi partecipano, alle associazioni di

cui fanno parte e al movimento in se stesso.

Di solito il programma del seminario prevede le seguenti

pag. 0 - Adulti nello SCAUTISMO n. 5/ 008

azioni:

1. Condividere punti di vista ed esperienze.

2. Sviluppare la voglia di essere cittadini del mondo.

3. Incrementare la propria capacità di leadership.

4. Apprezzare le differenze culturali

5. Ampliare la visione internazionale dello scoutismo.

6. Prepararsi nel mettere in gioco la propria leadership a livello

nazionale ed internazionale.

Inoltre ogni giorno del seminario il sito di WAGGGS viene

aggiornato con I racconti delle giovani donne e le loro foto,

quindi vi invitiamo a visitare il link:

http://www.wagggs.org/en/juliettelowseminar

Buona Lettura

Ilaria Esposito

SETTORE INTERNAZIONALE CNGEI


L’avventura di una nostra giovane donna

Primi giorni di Settembre, le vacanze appena finite, ancora

emozionata dal saluto al Branco ed ecco che ricevo una telefonata

speciale, una di quelle a cui ripensi per giorni e giorni:

Barbara Calvi, Commissaria internazionale WAGGGS, mi

propone di partecipare al Juliette Low Seminar, evento internazionale

organizzato da WAGGGS.

L’evento è in programma dal 15 al 23 novembre ad Adelboden,

Svizzera, in uno dei quattro centri mondiali WAGG-

GS.

Insieme a me, altre 49 ragazze sotto i 25 anni provenienti

da tutto il mondo ricevevano lo stesso invito, ed avrebbero

partecipato a questo evento straordinario.

Sembrava così lontano, ma il 15 novembre è arrivato velocemente,

ed il viaggio da Milano è stato breve ma carico di

emozione ed un forte senso di responsabilità.

Al mio arrivo ho trovato un panorama meraviglioso e a scrutarlo

tante ragazze, che come me morivano dalla voglia di

conoscersi.

Il primo giorno è stato destinato alla presentazione, anche

perché, ovviamente, tutte siamo arrivate ad orari differenti.

La sera siamo state divise in 5 patrols (gruppi): Everest, Olivares,

Elbrus, Kilimanjaro e Atlas.

Ciascuno è il nome di una montagna dalla vetta alta; infatti

l’obiettivo di questo JLS era proprio farci ragionare

sui nostri limiti, spronarci nel metterci

in gioco e superarli. ……In un’immagine:

scalare la nostra montagna.

Inserire foto PIRAMIDE UMANA

La seconda giornata è stata dedicata alla presentazione

approfondita di WAGGGS, dei progetti

che porta avanti nel mondo e dei valori fortemente

pronunciati. Ogni plenary è stata accompagnata

da un momento di gioco (giochi di fiducia, costruzioni

creative) basato sul tema del campo: “the

peak of experience”.

La stessa sera, insieme alla mia patrol ho ragionato

su quale fosse l’esperienza più significativa della mia vita, e

INTERNAZIONALE

con i materiali a disposizione ne abbiamo realizzato un simbolo

rappresentativo.

Per provare fisicamente il superamento dei propri limiti abbiamo

passato la giornata successiva in un parco adventure,

dove, munite di imbragature, corde e moschettoni, abbiamo

sfidato la tempesta di neve e ci siamo arrampicate e tuffate

da 25 metri d’altezza.

Riprese dalle fatiche escursionistiche, abbiamo riflettuto,

nei giorni seguenti, sul nostro ruolo di leader nelle associazioni

di cui facciamo parte con tutte le sfumature derivanti

dalle diverse culture e tradizioni.

Il punto di partenza è stato rendersi conto di essere leader,

e con l’aiuto di uno specchietto con la scritta “Leader is

me!” tutte le sere rispondevamo a domande su noi stesse,

la nostra personalità, i comportamenti, i punti di forza e le

potenzialità, gli obiettivi.

La settimana è proseguita tra serate a tema, feste danzanti e

cene dai menù internazionali.

L’ultimo giorno è stato dedicato alla stesura del nostro “Action

Plan”: un progetto della durata di un anno che ognuna

di noi svilupperà all’interno della propria associazione, con

lo scopo di portare la voce di WAGGGS a chi non sa cosa si

cela dietro quel trifoglio giallo e blu.

Al di là di tutti gli spunti personali di cui ho fatto tesoro a

questo JLS, ciò che porto con me con maggiore soddisfazione

è l’aver vissuto assieme ad altre 49 ragazze

che come me credono nei valori dello scoutismo,

indipendentemente dal loro trascorso storico-culturale.

Ad Adelboden 50 ragazze portavano la voce di 10

milioni di donne scout del mondo, e tra queste ci

siete anche voi.

Buona caccia

Roberta Balsotti

ViceCapoGruppo Milano 6

Adulti nello SCAUTISMO n. 5/ 008 - pag. 1


INTERNAZIONALE

Alla scoperta del centro scout

Da qualche numero a questa parte il settore internazionale

ha cominciato a pubblicare le schede tecniche dei centri

scout presenti nel mondo.

Pensiamo sia un modo per darvi degli spunti curiosi e conoscitivi

delle realtà vicine e lontane che ci circondano e

soprattutto speriamo ci vogliate fare delle domande qualora

abbiate l’esigenza o la voglia di avere delle informazioni

ancor più dettagliate in merito.

Inoltre vi ricordiamo che molte info sono presenti sul nostro

sito per il quale potete accedere dal sito del cngei:

http://internazionale.cngei.it/site/

Alla prossima

pag. - Adulti nello SCAUTISMO n. 5/ 008

Ilaria Esposito

Settore internazionale cngei


INTERNAZIONALE

Sci, alpinismo, hike, speleologia: è avventura al 100%

Kandersteg, dove il Jamboree è permanente

La casa degli operai si è tra-

sformata nel sogno degli scout

Nome Completo: Kandersteg International Scout Centre – KISC.

Ubicazione : Kandersteg, 65 km a sud di Berna, (221 km da

Milano, 96 Km da Domodossola)

Sito : www.kisc.ch

Gestito da : WOSM

Storia : Nel 1908 viene costruito lo chalet per ospitare i lavoratori italiani impegnati nella realizzazione

del tunnel ferroviario del Lotschberg; la costruzione non ospita solo gli operai ma anche

le loro famiglie, un centro culturale e una scuola sia per i figli degli operai, la mattina, sia per

gli adulti, alla sera. Finito il tunnel lo chalet viene abbandonato fino a quando il Movimento

Scout Svizzero lo compra e lo dona a B.P. per realizzare il suo sogno di un mini Jamboree

permanente. È il 23 febbraio 1923: 85 anni fa. Nel 1996 iniziano i lavori di una nuova ala dello

Chalet denominata New Chalet. Attualmente sono iniziati i lavori per una nuova struttura denominata

“Kander Lodge”.

Descrizione struttura: Il complesso è composto dallo Chalet (diviso in Old chalet e new chalet), il Campsite, la Torre

e un rifugio posto a 1850 metri.

Nell’ Old Chalet si trovano stanze da 2 a 26 posti, letti a castello, un angolo con tavolo e sedie.

Ogni stanza ha il nome di una nazione ove è presente lo scoutismo, per questa ragione, sono

arredate con oggetti del Paese e della sua associazione scout. Ci sono bagni e docce a ogni

piano. Il New Chalet segue lo stile della parte più vecchia della casa, ma le stanze sono più

piccole (da 2 a 4 posti) e l’arredamento è più recente.

Nel campsite è possibile campeggiare nel modo “tradizionale” ma sono a disposizione anche

tettoie coperte, barbecue, bagni, docce, una sauna, campi sportivi, un piccolo negozio e un

fuoco di bivacco ad anfiteatro in granito per 500 scouts.

La torre è una struttura che può ospitare un gruppo ed è completamente indipendente e attrezzata.

In ultimo vi è anche un rifugio situato a 1850 metri.

Attività: Le possibilità di attività scout sono molteplici e variano in base alla stagione.

In inverno è inoltre possibile svolgere tutti gli sport stagionali grazie alle molte piste da sci,

snowboard, sci di fondo e una pista per slittini che parte da 1850 metri e arriva fino in paese

a 1250 metri; esiste anche la possibilità di giocare a curling.

Le attività estive comprendono, tra le altre, hikes, anche guidati, workshops inerenti l’ambiente

alpino, speleologico e dei ghiacciai.

Durante tutto l’anno c’è infine la possibilità di visitare caseifici e fabbriche di cioccolato, e di

assistere a serate di cultura svizzera.

Il programma è in continua evoluzione, rimanete aggiornati visitando il sito web.

Adulti nello SCAUTISMO n. 5/ 008 - pag.


CRONACA

Giochi, avventura ed educazione a contatto con l’ambiente per ragazzi dagli 8 ai 19 anni

Una polveriera che ama l’ecologia

Il San Giorgio 2009 della Sezione di Venezia alla Fiera Natura

Anche quest’anno abbiamo festeggiamo il nostro San Giorgio,

Patrono degli Scout, in concomitanza della Fiera Nature,

giunta alla sua 5° Edizione, una delle sfide organizzative

per lo Scautismo Veneziano; questa opportunità ci viene

data grazie alla disponibilità di: “Venezia Fiera e del suo organizzatore

Gianni Gobbato”...BELLA IMPRESA PER SCON-

FIGGERE IL NOSTRO DRAGO DI SAN GIORGIO...e siamo

già in attesa delle sfide che ci attenderanno nell’edizione

del 2010....

Fiera Natura è una fiera del Benessere e dello SlowFood,

richiama tantissimi visitatori, quest’anno circa 30.000, e per

noi, parteciparvi anche quest’anno è stato importante oltre

che divertente ed appagante; quest’anno la testimonial era

Irene Grandi.

Come ogni anno Fiera Nature si svolge a Forte Marghera

dove noi abbiamo un nostro spazio e dove settimanalmente

si tengono le nostre riunioni, l’area verde della polveriera si

è tramutata in uno spazio dove ragazzini di varie età hanno

vissuto un pezzetto di vita scout.

Per tutti noi l’impegno è stato grande e faticoso, abbiamo

cominciato a prepararci settimane prima, le cose da fare e

costruire sono state tante: dal ponte tibetano, costruito in

tutto e per tutto dai nostri Rover sotto la guida degli esperti

dell’Associazione Sgrafamasegni, dal percorso natura visto

dagli esploratori, che si sono rivolti ai ragazzi ed ai loro genitori

per una visita guidata alle bellezze floristiche e faunistiche

del Forte, ai più piccoli che si sono cimentati in un

musical ed in un laboratorio pratico per i loro coetanei.

Non dimentichiamo poi gli Amici degli Scout, con il loro

banchetto di cose fatte a mano, da offrire ai visitatori, con

manufatti di altissimo livello: c’erano borse, collane, orecchini,

tutta una serie di animaletti in terracotta, segnalibri,

sacchettini... tutto fatto dai genitori.

Non dimentichiamo il nostro Centro Forniture con Susanna

indaffarata tra distintivi, capacità, camicie e magliette, e poi,

tutti noi adulti che supportiamo il lavoro di ogni gruppo

cercando di dare una mano dove serve.

In cucina Vallì e le sue collaboratrici hanno preparando il

pranzo per tutti: insomma sembravamo organizzati come in

un formicaio, nessuno è rimasto con le mani in mano... tutti

indaffarati, ma ben occupati ed entusiasti di essere lì.

Tutta la gente che viene a vedere la Fiera, ma vede anche

noi, si incuriosisce, chiede informazioni, prova i nostri giochi,

il nostro ponte tibetano ed il percorso sugli alberi, qualche

tiro con l’arco, compra qualcosa al botteghino, ma, soprattutto,

parla, parla con noi, ci chiede informazioni, chi

siamo, cosa facciamo e dove possono trovarci........

pag. - Adulti nello SCAUTISMO n. 5/ 008

Verso mezzogiorno arrivano anche degli amici scout di Vicenza,

che si fermeranno con noi, per un breve saluto; passa

anche il C.Reg. Francesco, e anche loro percepiscono il

nostro entusiasmo e ci augurano un buon cammino nella

nostra avventura.

Un nostro Senior, Alessandro, ha portato il suo Falco Pellegrino

con tutta l’attrezzatura di falconeria, è un richiamo

per tutti irresistibile ed il suo angolo è sempre pieno di gente,

che osserva e ascolta incantata Alessandro spiegare come

accudisce il falco, come vive in simbiosi con lui e l’ambiente,

è interessante ed anche avvincente e curioso, per

tanti ed anche per me è una realtà che non si conosce ed è

molto interessante.

Ci viene a salutare anche l’Assessore allo Sport della Provincia

di Venezia, la Signora Rita Zanutel, ci fa molto piacere,

perchè il riconoscimento da parte delle Autorità è sempre

positivo ed, oltre ad essere una persona molto alla mano,

dimostra anche di essere una “temeraria”, perchè accetta di

fare il passaggio sul ponte tibetano e di lanciarsi con corda

e carrucola. Così viene imbragata e fatta salire sopra l’albero

e, devo dire con molta naturalezza, fa il suo percorso aereo

fra gli applausi di tutti. Arriva la pausa pranzo, un pò di relax

per tutti grandi e piccoli, e poi si riparte...due giorni così intensi

e vivi, dove ognuno di noi fa la sua parte per raggiungere

al meglio il nostro scopo:”far conoscere il più possibile

lo scoutismo laico nel nostro territorio”.

Lavorare in armonia e serenità è per tutti noi un traguardo

non da poco ed anche questa volta tutti insieme l’abbiamo

raggiunto con un naturale Spirito di Servizio Scout.

Fiera Nature è importante perchè è un’occasione che ci viene

data per promuovere lo scoutismo laico, ma, anche in

questo caso, è la riconferma di come lo spirito e le motivazioni

che muovono tutti noi, Scouts e non, siano uguali,

forti ed importanti e, consapevoli di ciò, riusciamo a divertirci

ed abbiamo tratto il meglio da questi due giorni con un

reale e sincero sorriso.

Buon cammino

Antonella Fracasso

Sezione di Venezia


RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Siamo quello che siamo stati

Riflessione sull’identità scout nel terzo millennio

PREMESSA

Capita a volte di trovarsi nella condizione di dover-voler rileggere

il proprio cammino nella convinzione, recente per

me, che siamo quello che siamo stati: quello che saremo dipende

forse dalla consapevolezza di noi stessi al momento

presente, anche uscendo dal personale ovvero storicizzando

e socializzando la nostra attuale condizione.

Il mio cammino negli ultimi quindici anni, è trapuntato da

una serie di letture tra loro coerenti, scopro ora, e fatti, vicende

e scelte da esse direttamente discendenti, almeno

così mi paiono.

Questa storia personale ha depositato anche brevi scritti,

riflessioni d’ambito per così dire, alcune delle quali significative.

Una prima riflessione era intitolata “il sogno di una

frontiera” e fu il manifesto di fondazione del CNGEI in Ancona

in epoca recente (c’era stato tanto tempo fa come si

dice nelle favole); la seconda “ noi se-dicenti anacronisti”,

una riflessione sulla identità scout nel terzo millennio; la

terza - e ora mi pare davvero azzeccato il “festina lente” (affrettati

adagio motto corsaro) - per un ragionamento individuale

e personale sul senso del servizio in un movimento

di giovani. Gli ultimi due scritti penso che possano essere

un’esca ed uno spunto di riflessione per molti adulti: per

questo ho deciso di condividerli chiedendo che fossero

pubblicati su Scoutismo Adulti anche se traggono spunto

dalla vita di Sezione.

Le citazioni sono tutte (o quasi) a memoria e in tutta probabilità

anche strumentalmente impiegate e interpretate per

comunicare un ragionamento: potevo evitarle, tuttavia ho

voluto applicare un metodo miscellanea tra Galileo e Pollicino.

Se percorrendo la stessa strada, si arriva alle stesse

conclusioni, queste sono allora provate! Quantomeno possibili.

Se ripercorrendo a ritroso un itinerario, mi ritrovo al

punto di partenza e se, al contrario la traccia è seguita, vuol

dire che il sentiero è riconoscibile

A.PERCHE’ SERVIRE IN UN MOVIMENTO DI GIOVANI, OV-

VERO AFFRETTATI ADAGIO, NON ASPETTARE CHE L’AC-

QUA CADA DAL CIELO O DELL’URGENZA DI NON STARE

A GUARDARE

Il nostro tempo.

Sigmund Bauman in “ la società dell’incertezza”, passa in

rassegna alcuni approcci alla vita alcuni diversi modi di stare

al mondo: il vagabondo, il turista, il viaggiatore… il pellegrino.

Quest’ultima figura mi appartiene, ne riconosco i

tratti culturali e i comportamenti. Il pellegrino si muove con

una meta, ha un progetto di scoperta, sperimentazione e

accumulo: egli spera che i suoi viaggi contribuiscano ad arricchire

la conoscenza, da reinvestire nel futuro. Il futuro si

identifica con un progetto di vita che progressivamente si

realizza, passo dopo passo, opportunità dopo opportunità,

esperienza dopo esperienza. La speranza, la fiducia e la

capacità di gettarsi oltre (progettare appunto), la voglia di

contaminare e contaminarsi sono sostegno per il pellegrino.

Le altre figure sembrano, agli occhi di un pellegrino, qualunquiste,

opportuniste, impermeabili ma, ad essere onesti,

attuali, così tese a cogliere l’attimo a proprio personale

vantaggio. Un tempo si sarebbe detto che sono figure che

hanno perso il senso del sociale, che rappresentano una

caduta del senso civico tanto il loro interesse si appiattisce

su benefici personali immediati e consumabili, tanto esse

eprimono la rinuncia alla assunzione di una parvenza di responsabilità

della cosa comune (res pubblica?). L’incertezza

deriva forse dalla perdita del senso di una traiettoria certa,

in qualche modo precostituita? Discende forse l’incertezza,

dalla incapacità di leggere la contemporaneità senza pregiudizio

e dopo, quando comunque si registra il cambiamento,

dalla preoccupazione di rimettersi in gioco. Le regole sono

forse cambiate ma si può evitare di giocare?

Michel Focault scrive: “la nostra epoca sembra essere...

l‘epoca dello spazio. Siamo nell’età del simultaneo, della

giustapposizione, del vicino e del lontano, del fianco a fianco

e del disperso. Un periodo in cui…il mondo si metterebbe

alla prova, non tanto come una gran vita destinata a

svilupparsi nel tempo, quanto come rete che congiunge dei

punti ed intreccia la sua matassa”. E Vattimo chiarisce: la

filosofia si configura oggi come presa di congedo dal pensiero

del fondamento, ossia come constatazione del venir

meno della fiducia nella possibilità di trovare un principio

primo, un punto di riferimento sicuro e definitivo in base al

quale ordinare l’esperienza”.

Emerge l’urgenza di trovare presto e bene un nuovo modo

di “stare al mondo”, cercando costantemente la posizione

e le relazioni migliori in quel momento, garantendo allo

stesso tempo coerenze e continuità, flessibilità e capacità di

adattamento, ascolto e dialogo: insomma arricchire la propria

identità con la prospettiva di una evoluzione e di una

direzione. Occorre superare lo spaesamento e l’inadeguatezza

che questo cambiamento produce su una moltitudine,

vincere la tentazione di darla vinta all’assenza di senso

che ci pervade. Per dirla con Giovanni Natoli (stare al

mondo) “rinunciare a sopravvivere per riguadagnare il senso

della marcia…Un nuovo governo di sè è possibile, compreso

fra il vissuto individuale e il panorama dinamico della

collettività”.

Linguaggio e comunicazione

Che fare?. Credo che il passaggio dall’analisi al fare, dipenda

dal linguaggio che sostiene la trama del dialogo. “Un nuovo

e diverso linguaggio è una nuova e diversa visione della vita”

sosteneva Fellini. Galimberti sostiene che “la comunicazione

è la trasmissione di informazioni secondo un fine, che

è quello di cambiare i comportamenti”. Nelle scienze sociali,

si definisce educazione il processo di attività ed eventi

che, orientato da un sistema di valori, induce al cambiamento

dei comportamenti. Quindi educazione, comunicazione,

linguaggio e visione della vita sono i quattro moschettieri,

le parti di un intero, inscindibile per avviare azioni efficaci

sostenute da un metodo di lavoro efficiente.

Adulti nello SCAUTISMO n. 5/ 008 - pag. 5


RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Che fare?

“Tutto è stato fatto , tutto è stato pensato, occorre sforzarsi

di fare e pensare qualcosa di nuovo” ci invita Goethe.

Il senso della laicità, vado al dunque, nella nostra società mi

pare modestamente rappresentato e rarissimamente praticato,

piegato e ridotto com’è dalla contrapposizione con la

religione, cattolica in genere. Se fosse possibile intercettare

tra l’indifferenza, il qualunquismo e l’opportunismo la grande

dimensione nascosta delle persone di buona volontà e di

saldi principi di diverse generazioni e fare con loro un patto

per intraprendere un cammino laico verso il cambiamento

della attuale situazione, sarebbe possibile contrapporre la

giusta misura all’omologazione e al consumismo che offendono

le coscienze. Accoglienza e dialogo mi paiono le parole

chiave, due tra le tante, per contrastare il pregiudizio,

dunque per sostenere “questo concetto di laicità”.

Allora si può iniziare con poche parole ad esprimere i semi

di un futuro cammino laico, che catturi molte identità che

contaminandosi a vicenda, solidifichino il senso di una nuova

comune appartenenza. Proviamo a sostituire (provocatoriamente

ma anche per definire un verso, una tendenza):

- l’idea di percorso, agli obiettivi;

- il concetto di strategia, al programma;

- un progetto culturale, in luogo di una ideologia.

- l’esempio personale invece dell’istruzione;

Naturalmente non si butta via nulla: è una questione di priorità

e punti di vista che forse sono le uniche da cambiare.

Quale ambito?

Stabilire una priorità. Direi con Karl Popper che si potrebbe

partire dagli underdogs , dagli sfavoriti: “io sostengo che

l’unica grande classe che oggi possa essere considerata tale,

sono i bambini. Tutto quanto di perverso e criminale viene

fatto davanti ai bambini è un esempio. Stiamo dimenticando

che tutti gli animali imparano attraverso esempi, guardando

quello che succede nel loro ambiente e imitandolo.

Cerchiamo di provvedere per tempo”.

La diagnosi e l’invito di Umberto Galimberti in “L’ospite inquietante”

mi rappresenta totalmente quando esprime l’attuale

condizione giovanile: “…si aggira (il nichilismo ndr)

tra di loro, penetra nei loro sentimenti, confonde i loro pensieri,

cancella prospettive e orizzonti, fiacca la loro anima,

intristisce le passioni rendendole esangui……solo il mercato

si interessa di loro per condurli sulle vie del divertimento

e del consumo, dove ciò che si consuma è la loro stessa

vita, che più non riesce a proiettarsi in un futuro capace di

far intravedere qualche promessa. Va da sè che se il disagio

non è del singolo individuo, l’origine non è psicologica ma

culturale……Si può mettere alla porta l’ospite inquietante?

Si se sapremo insegnare ai giovani l’arte di vivere…che consiste

nel riconoscere le proprie capacità e nell’esplicitarle e

vederle fiorire secondo misura”

CONDIZIONE ANACRONISTA.

Da una riunione di un consiglio di gruppo di qualche tempo

fa, è nata una riflessione sul termine “anacronismo” poi

inevitabilmente accostata prima e sovrapposta poi ad alcuni

caratteri, a me sembra, dell’identità scout. L’abbinamento,

in tutta evidenza, è promosso dalla spregiudicatezza con la

quale la società attuale sembra premiare condizioni altre ri-

pag. - Adulti nello SCAUTISMO n. 5/ 008

spetto a quelle promosse dai nostri progetti educativi.

Anacronismo e identità. Vorrei partire ricordando che con

l’impiego del termine “anacronismo” riferito a noi stessi

infrangiamo un “tabù”: usare un termine, che nel linguaggio

corrente è impiegato negativamente, in modo coscientemente

critico, ironico e soprattutto positivo. Penso che

questo approccio debba ulteriormente essere ripreso ed

approfondito, per rileggere e riconoscere i caratteri della

nostra identità e i segni dell’appartenenza.

Anacronismo e linguaggio. Dobbiamo infrangere “ il tabù”

del linguaggio per capire qual è il tributo che vogliamo

e possiamo pagare alla contemporaneità: vivere il proprio

tempo ed allo stesso momento coltivare un progetto

che prescinde dal tempo. Il linguaggio, infatti, se impiega il

conformismo della comunicazione per tutti e a tutti i costi,

piuttosto che la creatività ed il rischio della testimonianza

originale, perde di senso e diventa una ulteriore briglia, una

scatola già piccola prima di essere riempita di contenuti (in

tal senso “Stare al mondo” di Giovanni Natoli è un testo dove

le parole acquistano un loro diverso, attuale e possibile

significato).

Anacronismo e progetto. Anacronismo significa fuori dalla

cronaca cioè fuori da una vita ridotta all’istante presente, un

presente casuale rispetto al passato ed inifluente rispetto al

futuro. Il nostro anacronismo è l’emblema di un itinerario

che apre la prospettiva al miglioramento, al cambiamento

consapevole, al benessere interiore: è un progetto di felicità.

Siamo anacronisti perché romantici, idealisti, illuministi

e profondamente attaccati alla nostra precaria ma spendibile

condizione umana (vedi “la società dell’incertezza di

Bauman - il Mulino).

Anacronismo e scelta. Il nostro è un movimento “elitario”

perché partecipano solo coloro che coltivano la scelta come

assunzione di responsabilità, come esercizio di giudizio,

indicatrice di libertà e salute mentale: ipsa olera olla legit (la

pignatta sceglie da sè le sue verdure - Catullo). Al contrario

di quanto indispensabile per appartenere alla società della

contemporaneità, dell’appiattimento, dell’omologazione,

del disimpegno, dell’effimero, dell’opportunismo, del consumismo

“no logo”, della massificazione, la scelta separa,

distingue, posiziona, riconosce, promuove ed infine seleziona.

La selezione in natura è determinata da codici, rituali

e si ripete simile a se stessa nelle diverse specie accumunate

da un minimo denominatore: la specializzazione. In

tal senso la scelta animale è prevedibile. La specie umana al

contrario non specializzata seleziona con la scelta, che è arbitrarietà

esercitata con la coerenza dei valori etici, morali,

religiosi, esistenziali, ideologici ai quali ciascuno aderisce.

La scelta è individuale, conflittuale e detiene il fascino di

una certa imprevedibilità. Essere elitari, in questo senso, è

essere autentici.

Anacronismo, Antagonismo e posizione. Noi, “se-dicenti”

anacronisti siamo antagonisti, persone di frontiera, che per

definizione è temporanea, contaminata, relazionale e laica.

Usiamo l’esempio personale come veicolo di promozione

ed attrazione, piuttosto che l’indottrinamento per il proselitismo.

Siamo trasversali e tuttavia fortemente determinati

dai valori universali del rispetto, della tolleranza, della pace,

della giustizia, della solidarietà ed altrettanto fortemente

caratterizzati da ottimismo, fiducia, onestà intellettuale.

Insomma siamo anacronisti perché imprevedibili, non im-


mediatamente e definitivamente catalogabili, antagonisti di

ogni posizione precostituita e generalizzata, centrali e marginali

allo stesso tempo (lavoriamo sui giovani): questa è la

nostra pericolosità, il nostro rischio e la nostra sfida e certo

Sono 14 anni che sono nel CNGEI, eppure mai prima di oggi,

ho sentito il bisogno di raccontare a tutti, una delle mie

esperienze, vissute all’interno del magico mondo

scout.

Voglio dire a tutti i capi, formati e non, che la

scuola capi, non deve rappresentare un “altro”

momento da dover dedicare allo scoutismo, da

dover impiegare per i nostri bimbi e/o ragazzi.

Deve essere un momento che dobbiamo decidere

di vivere per noi stessi, per acquisire le

capacità necessarie, a svolgere al meglio il nostro

ruolo di educatori non formali, ma non

solo.

Deve essere un momento di arricchimento

personale, un esperienza di vita, in cui

grazie ad una manciata di polvere magica,

potremmo ritrovarci catapultati, nell’Isola

che non c’è……un villaggio in cima ad

una vallata, piena di boschi e prati, a due

passi dalla città: un

luogo silenzioso,

animato da bimbi sperduti,

pirati e indiani.

Indiani, provenienti da tanti differenti parti del mondo

scout, arrivati in questo luogo magico, per riunirsi in un’unica

grande tribù: i Pamuya, un popolo dall’identità molto

forte, gruppo chiassoso con tanta voglia di ballare e cantare,

ma che al momento opportuno, sa riunirsi e riflettere, se-

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

questo è un pezzo innegabile di riconoscibilità e, dunque,

della nostra identità.

Daniele Martelli

Sezione di Ancona

Campo scuola, una tappa importante della crescita scout

Il mio viaggio all’isola che non c’è

guendo i consigli e gli insegnamenti dei grandi capi tribù.

Il mio viaggio sull’isola che non c’è, rappresenterà per sempre

una tappa importante della mia crescita

scout, grazie al notevole aiuto

che i ca-

pi tribù

mi hanno fornito, attraverso

le sessioni, gli approfondimenti s u l

metodo scout, e in particolare su quello della mitica

branca E.

Mi ha avvicinato molto al mio futuro ruolo di CR,

e mi ha dato nuovi spunti per le future attività.

Mi ha ricordato ancora una volta, il perché faccio

questo duro “mestiere”: vedere i volti felici

dei miei esploratori.

Più di ogni altra cosa, mi ha permesso di conoscere

molti altri Indiani come me: persone

stupende che porterò sempre nel cuore e che

spero di rivedere presto.

Voglio dire grazie a Pika, Alex, Lele, Giulia e tutti i Pamuya,

per lo stupendo scout master che mi hanno fatto trascorrere.

UNA VOLTA PAMUYA, SEMPRE PAMUYA

Marika Rinaldo – Moncalieri 1

Bisonte Coinvolgente

Adulti nello SCAUTISMO n. 5/ 008 - pag.


RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Sulla laicità del CNGEI 1

Da Wikipedia.

“la laicità, in senso politico e sociale, denota la rivendicazione,

da parte di un individuo o di un’entità collettiva, dell’autonomia

decisionale rispetto ad ogni condizionamento

ideologico, morale o religioso altrui” ... “il termine, riferito

ad una struttura (politica o amministrativa) ne esprime l’autonomia

dei Princìpi, dei Valori e delle Leggi da qualsiasi

autorità esterna che ne potrebbe determinare, compromettere

o almeno influenzare l’azione”.

Cionondimeno, e di norma, aggiungo, una qualunque struttura

(politica o amministrativa) vive ed opera uniformandosi

a Principi, Valori e Leggi spesso dettati e “controllati”, se

non “imposti” in forza di un mandato, da autorità esterne,

senza per questo cessare di essere una struttura (politica o

amministrativa) Laica. L’esempio a noi più vicino è il nostro

stesso Paese in Europa, le cui regole (quelle europee) sono

gestite da una struttura (i spesso vituperati “burocrati di

Bruxelles”) che ne impone il rispetto agli stati membri.

Non per questo l’Italia cessa di essere uno Stato laico, un

Paese cioè dove la Laicità è stata definita un “Principio Supremo

dello Stato” nella sentenza numero 203/89 della Corte

Costituzionale.

I “limiti” della Laicità.

Da quanto detto sopra discende che i limiti di una struttura

(politica o amministrativa) “Laica” sono quelli che essa

stessa, nella sua autonomia, accetta, rapportandosi con altre

strutture, laiche e non, portatrici di altre visioni ed interessi

diversi ed a volte contrastanti con le sue.

È nella “contrattazione dialettica” che sono strutturati i Principi,

i Valori e le Leggi comuni che ogni struttura è poi tenuta

ad osservare ed ai quali uniformarsi, pena, in caso contrario,

l’uscita di fatto, se non di diritto, dalla Comunità della

quale si voleva far parte.

Peraltro questa “contrattazione dialettica” dovrà avvenire

essa stessa entro i limiti dell’inderogabile tutela (per una

struttura autenticamente “Laica”) delle libertà incomprimibili

dei suoi fruitori ultimi, libertà di pensiero, di parola, di

stampa, di riunione, di associazione, di culto, di intrapresa

e quant’altro ancora, compatibilmente con le Leggi e gli ordinamenti

che ne regolano il godimento senza ovviamente

comprimerle o peggio annullarle.

Una qualunque Organizzazione (Associazione o Stato) che

le comprima o le annulli non può essere definito per ciò

stesso “Laico”.

Il “Valore” della Laicità.

Il Valore ultimo della Laicità risiede dunque nell’affermazione

e nella difesa delle libertàdei singoli in un quadro però

di Valori Condivisi e di Rispetto reciproco tutelati dalle Leggi

e dalle Autorità a ciò preposte. Da questo si deduce che

la “Laicità” di una struttura (politica o amministrativa) è indicata

(marcata, segnalata, misurata) non tanto dalla “lontananza”

da Principi e Valori quanto dalla sua capacità di

garantirne la libera espressione al proprio interno, sempre

e in ogni caso all’interno del quadro di cui al capoverso precedente.

pag. 8 - Adulti nello SCAUTISMO n. 5/ 008

La Laicità nel CNGEI

Il CNGEI non fa eccezione rispetto

a quanto detto sopra. Esso è una

struttura che si definisce, giustamente,

“Laica”. E’ inserito in una

struttura (Organizzazione, Movimento) sovrassociativa e

soprannazionale i cui Principi, Valori, Regole e Metodo il

CNGEI si è impegnato ad osservare. Questi Principi, Valori,

Regole e Metodo sono quelli che lo qualificano a pieno titolo

come Associazione educativa Scaut operante in Italia e

facente parte del Movimento mondiale.

Alla base di questo Movimento mondiale, e dunque anche

alla radice del CNGEI, vi stanno i PRINCIPI FONDAMENTA-

LI dei quali, ai fini di questo articolo, ricordo i Doveri: “Verso

Dio”, “verso gli Altri” e “verso Se Stessi”.

L’ultima versione, approvata a Montreal nel ’77, dei PRIN-

CIPI FONDAMENTALI DEL MOVIMENTO, tradotta da Alessandro

Valente ed adattata da Ferruccio Guy e da Fiorenzo

Della Torre si trovava fino a qualche tempo fa tra gli allegati

del Regolamento dell’Ente. Ora non so.

In questi tempi però, anche a seguito della contrastata modifica

della Promessa di Branca L, il dibattito sulla laicità

sembra essersi arenato sul (falso) dilemma “Dio si-Dio no”

nella Promessa, o sul cosa si fa con la spiritualità e la religione

(e qualcuno risponde: nulla!).

Eppure, il Progetto di Formazione spirituale (che adesso

sembra essere in via di revisione...) mi sembrava avesse già

ben spiegato che è compito ed obbligo del CNGEI e dei

suoi capi educatori assicurare ai ragazzi delle Unità una formazione

alla ricerca di una scelta personale in campo civico,

politico e spirituale (che altro non sono che i tre “Doveri”

verso se stessi, verso il prossimo e verso dio). Va da se poi

che per scelta personale si deve ben intendere “scelta consapevole”

e che la scelta in campo spirituale può ben significare

adesione ad una religione che esprime i valori spirituali

che il giovane fa propri.

Compito poi dell’associazione è quello di incoraggiare i propri

associati –in particolare gli adulti- a vivere attivamente e

coerentemente le proprie scelte. Cosa questa che presuppone

che l’adulto, al termine del cammino scaut le scelte, le

faccia e che il capo educatore le abbia fatte!

La formazione spirituale.

la Formazione Spirituale fa parte degli obiettivi del CNGEI;

è un compito dei suoi Capi Educatori ed è finalizzata ad

educare i nostri ragazzi a vivere secondo le esigenze dello

spirito ed a ricercare un senso alla propria esistenza che vada

oltre la materialità....

La formazione spirituale non è da confondersi con l’educazione

religiosa, potendo noi paragonare la religione, qualunque

religione, ad un contenitore che contiene ed esprime

nella forma sua propria la spiritualità di un singolo o di

una comunità.

La formazione spirituale è veicolata infine oltre che dalle attività,

dalle esperienze, dai momenti di riflessione, da quello

strumento potentissimo che è principe nello scoutismo

che è l’esempio personale del Capo, cui nessuno può sottrarsi

senza perdere le auree vesti dell’educatore ed acconciarsi

ad indossare il saio del mero animatore.

Il capo educatore può essere paragonato all’albero che, superato

lo stadio della giovinezza, offre i suoi frutti (l’esem-


pio personale) a chi gli sta intorno e continua a crescere

con loro. Proprio come un albero, perché l’albero cessa di

crescere e di trasformarsi solo quando la vita lo abbandona.

Il vero capo educatore sa che i suoi ragazzi sono in cammino

verso scelte future che lui ha già fatto. Le sue scelte, valide

qui ed ora e continuamente verificate, ma fatte e vissute

apertamente e coerentemente. Per cui, se musulmano, per

esempio, pregherà cinque volte al giorno rivolto verso la

mecca, non per propagandare l’islam ma perché quella è

la sua scelta, o se israelita rispetterà il sabato perché quella

è la sua scelta e se cattolico osserverà l’obbligo della messa

nelle feste comandate. Questo vale anche per le scelte civiche

e politiche. L’autentico Capo Educatore non si nasconde,

sapendo bene di essere non solo gestore ma esso stesso

strumento del metodo.

Un autentico Capo Educatore, infine, sa di avere di fronte a

se dei ragazzi\e e basta, senza aggettivi.

Nel vivo del problema attuale.

Qualche mese fa, scrivendo per una rivista di scautismo

proprio in difesa del CNGEI, affermavo che “parlare di lupetti

“atei” è, per usare un eufemismo, pura follia”. Questo

perché l’ateismo, così come qualunque adesione ad una

religione, è una scelta profonda che si fa al termine di un

cammino che lo scautismo presume il ragazzo stia facendo

nelle sue unità.

Parlare dunque di ragazzi\e “atei” e far discendere da questo

la necessità di modificare la Promessa per adattarla a

questa (presunta) realtà è dunque una sciocchezza. Innanzi

tutto, come detto, perché il\la giovane non si aggettiva e poi

perché ci sarebbe da chiedersi cosa dovrebbe fare il CNGEI

se dovessero entrare in associazione dei “ragazzi musulmani”,

si inserisce Allah nella Promessa? E se arriva un “ragazzo

animista”, che si fa? Ed i “ragazzi cattolici” che pure sono la

maggioranza (o la minoranza più grossa, secondo alcuni)?

Rimettiamo dio e magari tutti i santi nella Promessa? O forse

vogliamo semplicemente dire che non sono i “ragazzi credenti”

(in qualcosa) il vero target del CNGEI?

Ed infine, per pura ipotesi di scuola, che dovrebbe fare il

CNGEI se dovesse entrare un “ragazzo\a ateo, anarchico e

(pure) nichilista”? In questo caso, presumo, non sarebbe

proprio il caso di parlare di doveri: né verso dio, né verso il

prossimo ed il proprio paese e neppure verso se stessi! Che

promessa gli si fa fare? Oppure lo si caccia via, respingendo

così proprio chi ha più bisogno di un cammino di crescita?

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Non sarebbe male cercare, a volte, di capire le implicazioni

di ciò che si dice e si scrive, così come non mi sembra una

pretesa assurda chiedere che i Capi Educatori conoscano il

succitato documento dei PRINCIPI FONDAMENTALI DEL

MOVIMENTO.

Un’impressione ed un’accusa.

Pare a me che in questo momento nel CNGEI si stiano muovendo

persone che per motivi vari, e cito anche una certa

incultura scaut, non sono disposti a farsi carico del compito

di formare se stessi per “erogare il servizio” della formazione

in campo civico, politico e (in questo momento) soprattutto

spirituale ai più giovani, e dunque, proprio facendosi

scudo di essi (i “ragazzi atei”, per esempio) e dei loro supposti

bisogni e richieste, puntino a cancellare ogni riferimento

ad entità “altre”.

Oggi dio, domani il proprio paese e la propria comunità.

Questo per potere, a poco prezzo ed a minor fatica, continuare

a fregiare se stessi del titolo di “educatore scaut”, infischiandosene

del rischio di portare l’Ente al di fuori della

Comunità internazionale e di trasformare se stessi in gusci

vuoti, in sepolcri imbiancati che cercano di usare una lingua

che essi stessi non capiscono.

Un invito.

Ho letto, su uno degli ultimi numeri di questa rivista, l’intervista

a Mino Rampino. Stimo i dottorandi senza alcuna

riserva, anche perché ne ho uno in casa e come tutti i dottorandi

è pure bravo! Penso però che in Associazione ci siano

decine di persone che per esperienza di vita e cultura scaut

soprattutto possano e debbano dire la loro sugli argomenti

che agitano da un biennio l’associazione.

Li invito dunque ad uscire dal pavido silenzio in cui si sono

confinati e ad esprimere pubblicamente quelle idee che

con forza esprimono... quando si trovano a quattrocchi con

qualche persona fidata.

Guido Corda

Già Capo Scout e Presidente del CNGEI

P.S.-nel maggio 2007 avevo segnalato al Presidente ed al Capo

Scaut il fatto che il succitato documento dei PRINCIPI

FONDAMENTALI DEL MOVIMENTO fosse stato rimosso dal

sito associativo, peraltro in rifacimento. Avevano garantito

il suo reinserimento. Nell’agosto 2008, tale documento ancora

non c’era.

Si può sperare

di rivederlo

a

breve oppure,

come la

Bibbia nei

primi 13 secoli,

non è

ritenuto una

lettura adatta

al popolo

minuto?


Adulti nello SCAUTISMO n. 5/ 008 - pag. 9


RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Sulla laicità del CNGEI

Ogni tanto per relax, mi immergo nella “ settimana enigmistica

“, così almeno...pensando ad altro cerco di fare pausa

su tante altre cose.

E invece no, ecco che nelle parole crociate che sto completando,

mi imbatto nel 30 orizzontale che mi dice...” Non

ecclesiastica “.....la risposta esatta che andrà a riempire le 5

caselle altro non è che L A I C A .

Con questo semplice gioco passatempo, mi torna in mente

che qualcuno o qualcosa, un bel po’ di tempo fa mi aveva

introdotto nella conoscenza di cosa in origine era la laicità,

tutto ciò che non era di competenza o pertinenza del clero

o dei chierici....mi pare che questa fosse la definizione sopratutto

di stampo inglese.

Noi italiani dovendo fare i conti con una storia molto travagliata

che, per portarci ad essere Nazione, ci ha costretti

a battagliare non solo contro francesi, spagnoli e austriaci,

ma anche con ciò che erano gli “ Stati della Chiesa” più noto

come Stato Pontificio ecc...intorno al termine laicità-laico

e poi laicismo-laicista, è cresciuta un’insalata russa di interpretazioni

errate e fuorvianti, ma spesso anche di comodo

secondo gli interessi del momento, spesso normalmente effimeri

come una qualsiasi moda.

In poche parole mi par di dover dire che seguendo la definizione

più normale di laicità, la stessa Agesci cattolica è una

realtà laica, però aderente a pieno titolo a quell’insieme di

associazioni, gruppi e movimenti che da laici si riconoscono

nella “ realtà ecclesiale “ della Chiesa Cattolica Romana.

Fin dal 1960, il mio Cngei era un Corpo, una Associazione

che era serenamente laico nè più e nè meno come sicuramente

sono ancora laici il Club Alpino Italiano - la Lega Navale

- L’Associazione Alpini - La Croce Rossa...ecc.....ognuno

può con la fantasia allungare quasi all’infinito questo elenco.

In questi anni, spesso, mi sono imbattuto in atteggiamenti,

giudizi, scelte organizzative che non hanno avuto il pregio

di godere serenità e fortezza d’animo e quindi libertà da

qualsiasi ... paura, e nei fatti sul campo, hanno testimoniato

una “laicità-Cngei” non del tutto scautisticamente ... ortodossa.

E’ inevitabile l’aggancio a quanto è stato scritto recentemente

o in passato sulla ML, su questi argomenti, non posso

non dare ascolto a chi sente ancora disagio, o perché

non ha capito...o perché sono gli altri a non capirlo, ogni

episodio ha la sua genesi e i suoi protagonisti, tutti uniti

nel Cngei ma diversi e vari nelle propria realtà locale e personale,

educazione, cultura, aspirazioni, speranze, obiettivi

ecc....

Il disagio che diverse volte ho provato e mi pare di non essere

stato l’unico, è quello di aver constatato in non poche

occasioni, sopratutto a livello locale, quindi ambienti sezionali,

che a fronte di quanto il Cngei da anni si sgola e scri-

pag. 0 - Adulti nello SCAUTISMO n. 5/ 008

ve per definire e dare chiarezza alla nostra

laicita’(onesta e signorile), una parte

di base e quadri associativi, va nei fatti a

naufragare su qualche....scoglio e mi riferisco

certamente a quanto B-P in materia

di “ scogli “ ci ha dedicato sulla sua “Strada

verso il successo”, chi non ricorda può sempre rileggere,

se ha la fortuna e la lungimiranza di avere conservato questo

manuale che sta alla base della nascita del roverismo.

Si naufraga quando sento dire che, tanto per fare un esempio

... nel mese di dicembre girando per l’Italia la “ Luce

della Pace “ proveniente da Betlemme grazie agli scout austriaci

che la passano ai triestini, diverse realtà Cngei non

partecipano all’accoglienza sul proprio territorio, di questa

fiammella portata da altri scout, non perché sono impegnati

in altre attività ecc...., ma semplicemente perché essendo

“ noi laici “...quella cosa lì è a spanne tutta una cosa religiosa

dal soffocante fumo d’incenso ecc....( e così assolutamente

non e’)

Risultato che, in diverse parti d’Italia, questa “Luce della Pace”

vede magari riuniti scout di ogni genere sia FIS o di altre

famiglie o famigliole...e invece il Cngei si rinchiude nella

propria torre di improbabile avorio nel nome di una laicità

senza arte e nè parte.

Il discorso si fa lungo e tento di stringere...negli ultimi

vent’anni, mi pare di aver visto di tutto in relazione a questa

materia, dai nostri campi scuola che un bel giorno, sempre

per laicità, hanno ritenuto eliminare alla domenica la concessione

di un angolo ove offrire a chi lo ritiene un legittimo

bisogno, la possibilità di una funzione religiosa, senza

dover ricorrere alla “requisizione” di auto per portare i

fedeli alla chiesa più vicina, e spesso nel corso di questa

operazione si assiste ad una naturale “decimazione” dei credenti...

perché tra una difficoltà e l’altra, ma sì, mettiamoci

il cuore in pace.

Il discorso duole quasi sempre in chiave cattolica per un

sacco di motivi evidenti anche ai ciechi, ma bisognerebbe

acquistare o riacquistare più sensibilità anche verso tutte le

altre confessioni di qualsiasi entità e misura, Uomini e Donne,

Ragazzi e Ragazze che sono tra noi, hanno il naturale

diritto di essere considerati e rispettati per ciò che sono e

rappresentano.

La buona laicita’ del Cngei deve poter passare dalle parole

ai fatti, dai documenti alla testimonianza pratica in ogni angolo

dell’associazione, ove ognuno deve sentirsi rispettato,

considerato ed aiutato a vivere ciò che già possiede dentro

di sè.

Solo in questa maniera potrà mettere a frutto la possibilità

con il conforto della propria coscienza morale, di educare

ed educarsi alle scelte, questa educazione ha bisogno di vero

rispetto e nessuna porta chiusa che di per sè...sarebbe

già una sconfitta perché simbolo di ostilità e non di sana

crescita.

Agostino Volta

Sezione di Genova


Quell’ultimo fuoco…..

Per tutti prima o poi viene il tempo di ritirarsi o finire il proprio

compito. Ci si ritira dal lavoro andando in pensione, e

lo si sa sin dal primo giorno di lavoro, ci si ritira dal mondo

della scuola quando si terminano gli studi, e lo si sa sin

dal primo giorno di scuola, e così via. Tutto questo è assolutamente

normale e non ci pone pensieri. Ma vi assicuro,

almeno per me, che non mi era mai passato per la testa,

quando entrai in questo mondo, che un giorno anche io sarei

andato in pensione dagli scout.

Oggi mi accingo a lasciare un ruolo attivo per diventare un

Senior della Sezione, ma quel che è peggio, mi accingo a

lasciare un Gruppo che per 21 lunghi anni ho avuto il grandissimo

onore di accompagnare attraverso momenti più o

meno felici, cosa potrei dire per fare un consuntivo della

mia vita Scout? molte cose senza dubbio, ma per vostra fortuna

ne ho scordate tante. Vorrei comunque dire qualcosa

su quelle che ritengo per me importanti.

La prima volta che ebbi a che fare con questo meraviglioso

mondo era il novembre del 1952 quando, forse stufi di

vedermi seduto fuori dalla Tana, mi invitarono ad entrare.

Non sapevo ancora che quell’ingresso nel Branco della

Waingunga dell’allora A.S.C.I. Bolzaneto 2°, Gruppo che

dopo pochi anni si fuse con quello di Rivarolo ed assunse il

nome di Genona 51°, mi avrebbe segnato così tanto.

Feci il mio iter educativo sino, all’anno prima di entrare in

Noviziato quando uscii per entrare per la prima volta nel

C.N.G.E.I. Purtroppo quello stesso anno la Sezione di Genova

sospese le sue attività ed io l’anno successivo rientrai

in A.S.C.I. nel mio vecchio Gruppo.

Una tappa che reputo importantissima fu il mio ingresso

nel Gruppo Genova 7° (Voltri) nella sede distaccata di Arenzano.

Furono anni e ricordi bellissimi ove conobbi persone

meravigliose con le quali fondammo (finalmente dicevamo

noi) il Gruppo Arenzano 1°.

Ricordo ancora quando ognuno dei Capi doveva portare un

prototipo di fazzolettone per poter scegliere quale sarebbe

diventato il simbolo del nuovo Gruppo nascente. Tengo

ancora nel cassetto con orgoglio e nostalgia quel prototipo

di fazzoletto arancione con il bordo verde che cucì mia moglie.

Fu scelto perché spiegai che l’arancione era il colore

dell’alba e simboleggiava il Gruppo che stava nascendo e

il verde era la speranza che esso potesse crescere e consolidarsi

nel tempo. Anche in quell’occasione, da Capo Clan

(Compagnia) divenni Capo Gruppo. Nel 1975 fummo ad un

passo dall’entrare nel C.N.G.E.I., sembrava tutto fatto. Io

passai per primo come apripista. In quell’anno la Sezione

di Genova invitò il Gruppo A.S.C.I. di Arenzano al S. Giorgio

Interregionale a Calambrone dove si qualificò al primo

posto.

Non starò qui a tediarvi spiegando i motivi per cui il passaggio

dell’Arenzano non avvenne ed io, dopo qualche anno,

rientrai ad Arenzano come Capo a disposizione ma frequentando

poco. Le cose presero una svolta nell’ottobre

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

del 1986.

Agostino Volta, allora Commissario di Sezione, mi telefonò

chiedendomi, visto il mio passato nel C.N.G.E.I. ed il fatto

che abitavo a Sestri, se potevo dare “senza impegno” una

mano ad un nuovo Gruppo C.N.G.E.I. nato nel 1984 e ora

in quel luogo. Mi invitò all’Assemblea di Sezione e… eccomi

nel Genova 5. Qui inizia il mio nuovo impegno.

Il 29 Novembre 1986 fondai la Compagnia Phoenix con il

suo unico Rover. Dopo due anni, quando assunsi il mio

nuovo incarico, lasciai al nuovo Capo Compagnia 16 Rovers

di cui 14 arrivati da fuori. Una di quelli è oggi Capo Reparto.

Da allora sono stato Capo Gruppo ininterrottamente per

circa 21 anni e giustamente è giunta l’ora che io vada in

“pensione”.

Questi lunghi anni, con i suoi momenti belli, meno belli, felici

e meno felici, sono stati per me indimenticabili.

Abbiamo provato tutto: lo sfratto dalla nostra vecchia sede,

lo scautismo di strada, l’avere una nuova sede che ancora

oggi è tra le più belle della Sezione. Crescere e consolidarsi

nel territorio conquistando a poco a poco la fiducia delle

istituzioni locali e Comunali sino a diventare partner per il

Gemellaggio Genova-Baltimora dove il Gruppo, si distinse

per il servizio svolto nell’accompagnare i ragazzi americani

ospiti in giro per la Liguria. I complimenti e gli elogi da parte

di Circoscrizione e Comune erano all’ordine del giorno.

Non è da poco il fatto che abbiamo saputo dare una immagine

di noi che ha fatto scegliere all’allora Presidente della

Circoscrizione di iscriversi, e oggi, a distanza di tanti anni,

essere alla testa della nostra Sezione.

Altra nota di soddisfazione, in primo luogo per me, fu quando

i ragazzi di Arenzano mi chiesero aiuto quando l’AGESCI

decise di chiudere il loro Gruppo. Riuscimmo a dargli una

mano e ad accompagnarli ad essere una Sezione. Per un

breve periodo ebbi l’onore, essendo a noi aggregati, di essere

una volta ancora il loro Capo Gruppo.

Certo non sono mancate le difficoltà. Molte volte nel mio

ruolo ho dovuto comporre dissidi e incomprensioni tra Capi.

Cosa che, vi posso oggi confessare, mi ha fatto molto

male e mi è costata parecchia fatica, ma era il mio ruolo e

dovevo espletarlo. Forse mi si potrà imputare di non essere

stato fermo e deciso e di aver cercato sempre soluzioni di

compromesso e apertura all’altro, qualcuno potrà anche dire

di “Vogliamoce bene” ma nonostante tutto credo di aver

agito come, secondo me, uno Scout deve agire perché non

concepisco conflitti in questo tipo di ambiente, qualcuno

forse non sarà rimasto contento e di questo me ne dolgo,

però vi assicuro che ho sempre agito con lealtà e coerenza

ritenendo di fare la cosa giusta.

Ho e abbiamo anche conosciuto momenti di dolore come

quando un nostro ex ha deciso di togliersi la vita. Questo

purtroppo ha lasciato in me un segno indelebile e anche un

certo senso di colpa per non aver potuto fare nulla. Non mi

sono mai stancato di dire che il nostro Gruppo è e deve essere

una famiglia, e come è logico una famiglia non si può

dimenticare di un figlio solo perché non vive più in essa.

Adulti nello SCAUTISMO n. 5/ 008 - pag. 1


RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Ho svolto il mio compito in vari momenti bene e in altri con

difficoltà, come purtroppo mi sta accadendo adesso.

Insomma le cose e i ricordi da raccontare o tenermi dentro

racchiusi come in una cassaforte sono molti, molti come

sono gli odori che a volte senti e che fanno correre la tua

mente a precisi istanti o a sfumati ricordi, tra questi, come

mi piace ricordare vi è un odore che mi ricorda quando

esploratore ingrassavo i cordini (allora si faceva così) per

riporli nell’armadio di Pattuglia pronti per essere usati nelle

prossime costruzioni, oppure, quell’odore di fumo che non

segna un momento preciso ma molti tra i fuochi di bivacco

passati tra il chiarore traballante del fuoco e lo scintillio di

meravigliosi cieli stellati, siano essi stati vissuti da Lupetto,

da Esploratore, da Rover o da Capo. Momenti comunque

indimenticabili.

Questo, anche se per me breve racconto del mio passato

ha già occupato molto, forse troppo spazio. A questo punto

vorrei allora guardare avanti e concludere questa mia lettera

di commiato con tre desideri:

- Il primo desiderio è quello di poter sperare che ancora

tanti anni siano davanti al nostro Gruppo e tanti ragazzi

possano ancora vivere momenti indimenticabili come quelli

che ho vissuto io.

- Il secondo desiderio è quello di augurare ai Capi di oggi

e a quelli di domani, di mantenere e far crescere un ambiente

sereno, gioioso e di amicizia, insomma, un ambiente

Scout. Un luogo dove tutti si possano sentire a casa loro

dove possano essere certi di venire ascoltati e compresi anche

nei loro problemi personali e non solamente per quelli

riguardanti le attività. Un ambiente che valga la pena essere

ricordato e perché no, anche quando si è ormai usciti dagli

Scout, possa ancora dare emozione quando vediamo passare

uno Scout o incontriamo un vecchio amico. Una famiglia

che non tradisca mai chi è ormai uscito dal Gruppo ma che

lo senta ancora come un figlio, lo ricordi, lo cerchi ancora

in particolari momenti da vivere assieme.

- Il terzo desiderio è una cosa che mi ero ripromesso ma

pag. - Adulti nello SCAUTISMO n. 5/ 008

che non ero ancora riuscito a fare. Ho sempre pensato che

sarebbe stato bello indicare un giorno fisso dove tutti coloro

che hanno fatto parte di questo meraviglioso Gruppo

si potessero dare appuntamento, magari con figli e nipoti

per rinverdire quel senso di appartenenza che li potesse far

sentire uniti per sempre nella fratellanza e nell’amicizia.

Come ultima cosa vorrei fare un augurio ai Capi e Senior

che oggi reggono il Gruppo perché sentano il loro compito

come la missione del dare ciò che hanno ricevuto e dello

svolgere il loro compito con amore e gioia. In questo modo

garantiranno certamente una crescita qualitativa del nostro

Gruppo. Ricordate che i ragazzi terranno molto più conto

dei vostri comportamenti che delle vostre parole.

A chi prenderà il mio posto l’augurio di poter portare avanti

il suo nuovo incarico con serenità nel rispetto delle persone

e delle idee cercando di far mantenere nel Gruppo un sereno

spirito Scout che faccia modo di appianare le eventuali

divergenze di idee.

Nel concludere questa mia lettera di commiato, mi auguro

che in futuro mai nessun Capo, tantomeno il Capo Gruppo,

sia costretto, per mancanza di Capi pronti a rilevare i Capi

più anziani, per incompatibilità tra i vari caratteri, per mancanza

di assunzione delle responsabilità sia suo malgrado

costretto a trascorrere, come è successo a me 21 anni nel

suo ruolo rendendosi reo, anche se inconsapevolmente, di

mancare molte volte alla sua promessa nei confronti dei doveri

verso la famiglia. In questo tutti si devono sentire impegnati

in prima persona nell’evitare a chiunque una situazione

di questo genere.

Da parte mia cercherò se mi sarà possibile di esservi sempre

a fianco nel modo che voi riterrete opportuno. In questo

momento non assumerò nessun tipo di incarico ufficiale

nell’ambito della Sezione, di questo mi dolgo e chiedo

scusa a chi pensava che avrei potuto aiutare la Sezione in

questo, mi spiace molto, spero di poter un giorno essere

ancora di qualche utilità al mio Gruppo e alla mia Sezione.

Ora sono qui e guardo quest’ultimo fuoco di bivacco con

un velo di tristezza. Non credo sarà veramente l’ultimo

fuoco che vedrò, ma senza dubbio lo

è visto con gli occhi del Capo attivo.

Capisco benissimo che dopo 21 anni

ininterrotti che svolgo il mio ruolo è

giunta l’ora di andare a riposo, però vi

assicuro che non è semplice come può

sembrare.


Auguro a tutti quanti, dal Lupetto più

piccolo alla nostra Presidente di Sezione

un sincero augurio di Buona Caccia,

Buon Cammino e di sempre maggiori

fortune.

Vi saluta il vostro vecchio amico, il vostro

ex Capo Gruppo ma sempre scout

per tutto il tempo che gli sarà ancora

concesso di vivere.

Bruno Ferrobraio - Aquila Solitaria

Sezione di Genova


RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Una vita a Niscemi, cercando di far crescere bene i giovani nonostante la mafia

Quell’ultimo saluto scout

Con il suo cappello- ne sempre

in testa e quell’aria da eterno

ragazzino imper- s o n a -

va lo stereoti- p o

dello scout.

Ma Francesco

Salerno,

Ciccio, era

s c o u t

sopratt

u t t o

nell’anima.

In Sicilia, e in

particolare a Niscemi,

dove ha

vissuto e lavorato,

ha

lasciato una

traccia importante

del

suo passaggio

terreno; ma anche altrove

chi lo ha conosciuto

ne conserva certamente un ricordo

singolare.

Riporto quanto mi ha suggerito Gaetano

Ciavola, attuale Presidente della locale Sezione

Cngei: “In una città dove il fenomeno mafioso e la

devianza minorile hanno mietuto molte vittime, ha

svolto il suo lavoro con umiltà e con spirito di sacrificio

permettendo a diverse generazioni

di giovani di partecipare al grande gioco

dello scoutismo. Per me è stato un fratello.

Un grande uomo e una guida morale e

spirituale per tutti noi. I valori e gli ideali

che con umiltà ci ha saputo trasmettere lo

faranno vivere come traccia indelebile nei

cuori di quanti lo hanno conosciuto. Un

uomo buono che ha dedicato la propria

vita all’educazione dei giovani.”

Francesco pronunciò la Promessa a 11

anni nell’ASCI. Nel 1987, finiti gli studi

universitari, rientrò nuovamente nel Movimento

scout contribuendo alla crescita

dello scautismo a Niscemi, che già alcuni anni prima aveva

ripreso a muovere i propri passi con l’AGESCI. Nel 1997

diede vita ad un gruppo Cngei che nel 2000 fu elevato a

Sezione.

Nei 38 anni di vita scout ricevette molteplici incarichi di Capo

Unità e fu il primo Commissario della Sezione Cngei di

Niscemi fino a pochi giorni prima di raggiungere la Casa del

Padre.

Il suo impegno debordava dai confini cittadini,

infatti nel Cngei assunse anche incarichi

a rilevanza regionale e nazionale. Curò

la logistica dei Campi Scuola Sud negli

anni 2005-2006, fu Capo Corso nei Tecnicamp

di Castell’Umberto nel 2005-2007

ed Incaricato regionale per l’Ambiente sin

dal 1999.

Francesco diede il meglio di sè anche nella vita

professionale: dottore commercialista, revisore

ufficiale dei conti, consulente del lavoro ed insegnante

nelle scuole di secondo grado.

Nel 1998, in circostanze casuali, scoprì di essere affetto

da una grave malattia. Tuttavia grazie alla sua tempra

“inossidabile” e alle affettuose cure della moglie Luisa

e dei figli Paola, Giuseppe e Pietro reagì bene agli

innumerevoli interventi chirurgici, ma alla

fine dovette arren- dersi.

Al Tramonto della Vita,

racconta ancora Gaetano:

“mentre era collegato

alle macchine per la

respirazione ed in stato

di semi-coscienza,

al di là del vetro divisorio,

ci salutò

con un impercettibilegesto

della mano,

l’unico

mezzo di

c o -

m u -

nicaz

i o n e che gli

restava, la alzò leggermente

con il Saluto Scout”.

Poco dopo concluse la sua

esistenza terrena a 49 anni

meno un giorno, era il

25/9/2008.

Mario Cavallaro

Commissario regionale Sicilia-Calabria

Adulti nello SCAUTISMO n. 5/ 008 - pag.


Nelle foto alcuni momenti del servizio al campo di Coppito [http://www.cngei.it]

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