Gli Amici di Campo de'fiori

campodefiori.biz

Gli Amici di Campo de'fiori

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Campo de fiori

M e s s a g g i

Ringrazio lo staff di Rieducazione Motoria

e Terapia fisica, dell’ Ospedale di Civita

Castellana, in particolare dico grazie ad

ADELE, LORELLA, MARIA RITA, CARMEN,

ROSSELLA, GIORGIO E ROSELLA , che si

sono tanto prodigati a rimettermi in piedi

con la grande PROFESSIONALITA’, DISPO-

NIBILITA’, GENTILEZZA ed UMANITA’ che

li distingue. Grazie di cuore per le amorevoli

torture, sopportate da me in maniera

epicamente stoica. Maestro Giorgio Cozzolino

Un saluto da BOB, OLIVO e MARISA

Dopo un anno immersi

insieme nella gioia, altri

cento coccolati da emozioni,

felicità e serenità.

Tanti auguri a Romina e

Erminio per il loro anniversario.

Tanti auguri a Michele che

compie gli anni il 19

Giugno da mamma ,

papà, il fratello Roberto e

dalla redazione

Benvenuta Sara

Con te siamo la quarta

generazione. Auguri !!

Sei la gioia di tutti

Tanti auguri di Buon Compleanno a

Valerio che il 23 Giugno compie 11

anni da parte di mamma, papà,

nonni, zii e dalla redazione di

Campo de’ fiori.

Il 27 Giugno si sposeranno Scilla

Silveri e Alessandro Russo

.......... e adesso tocca a voi.......

con l’augurio di una immensa

felicità

Emanuela e Luca

auguri agli sposi dalla redazione

Tanti auguri

per una

fantastica e

serena vita

insieme a

Carmine e

Marina

Tanti auguri di

Buon Compleanno

a Gabriele

per i suoi 30

anni dalla mamma

il papà, la

sorella e Michy.

Auguri ad Adriana

che ha

compiuto gli anni

il 7 Giugno dai

figli, il marito e

gli amici.

A tutti i festeggiati

auguri dalla

redazione di

Campo de’ fiori

Un mondo di auguri per un felice

matrimonio ed una lunga e prospera

vita insieme a Enrico Ceccani e

Silvia Mascioli che si sono sposati il

6 Giugno..... la tifosa romanista

Irene. Auguri agli sposi dalla redazione.

P.za S. Pertini 5 - Civita Castellana (VT)

P.za Sandro Pertini, 25/26

01033 Civita Castellana (VT)

Tel. 0761.51.41.63

Cell. 338.47.33.774


Sandro Anselmi

Errata Corrige

-Sull’ 8^ numero di campo de’ fiori

nella foto dei sessantenni è stato

erroneamente riportato il nome di

Pierina Dell’Orso invece di Maria

Morelli.

- Sull’ 8^ numero di campo de’ fiori

sull’articolo degli Italiani all’estero è

stato erroneamente riportato il

nome di Petrilli invece di Perilli.

Ho voluto far uscire questo numero

di Campo de’ fiori soltanto dopo le

elezioni, così che fosse lontano dai

fragori della campagna elettorale.

Non è stato facile restare fuori dalla

politica.

Sapeste quanti discorsi, quante

allettanti proposte, quanti bellissimi

progetti…… La politica è bene la

faccia chi se ne intende.

Io sono soddisfattissimo di aver

dato alla gente, a tutta la gente,

un mezzo così popolare, così cercato

ed amato.

Vado fiero della simpatia unanime

che raccoglie Campo de’ fiori e, la

gioia immensa che ne ricavo, ben

serve a vincere quei giorni un po’

Campo de fiori

più grigi.

Campo de’ fiori è partito con dodici

pagine in bianco e nero ed è già

arrivato a cinquantadue pagine a

colori con ventimila copie di tiratura.

Campo de’ fiori entra nelle vostre

case e viene letto da oltre centomila

persone.

Moltissimi amici lo stanno collezionando

e, addirittura, rilegando.

Cam-po de’ fiori e l’Accademia

Internazionale D’ Italia (A.I.D.I.) ,

hanno già realizzato un consistente

numero di concerti di beneficenza,

con importanti mostre collettive di

pittura.

Ringrazio sempre di più gli amici

Pubblichiamo con piacere questa

foto della chiesa

della Parrocchia Cuore

Immacolato di Maria e San

Lorenzo Martire, in cui

si vede installato l’ascensore

per le persone meno abili, con

il quale è possibile

accedere al luogo di culto

autonomamente con

l’azionamento di un

semplice telecomando.

Con gli apprezzamenti di

tutta la redazione di

Campo de’ fiori

Visitate i nostri siti

www.campodefiori.biz

www.campodefiorionline.it

www.accademiainternazionaleditalia.it

Stop al Fumo

Campo de fiori

Periodico di Politica, Cultura ed attualità edito

dall’Associazione

“Accademia Internazionale D’Italia”

(A.I.D.I.) - senza fini di lucro

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Sandro Anselmi

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Se fumate un pacchetto di sigarette al giorno, in un

mese avete speso circa € 110,00 . Basta non fumare

e, con quello che avrete risparmiato,

IL BUONGUSTAIO di Moretti Simona

vi farà gustare oltre 26 Kg di fettuccine

E SE FUMATE DI PIU’ ? .....

sponsor che, soli, rendono possibile

la realizzazione di tutto questo.

Il Direttore

Sandro Anselmi

In una preg.ma Sua, l’Avv. Andrea

Sorge Pasqui, Capitano della Nobile

Contrada dell’ Onda, esprime i suoi

apprezzamenti per l’articolo su

Mauro Matteucci - “Marasma” e

mi invita alla cena della Contrada

per la sera del 1° Luglio 2004, alla

vigilia del Palio.

Resto lusingato e ringrazio di cuore.

Il Direttore

Sandro Anselmi

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L’ Edicola di Via Terrano

Molte delle edicole cittadine si distinguono per

le ricche decorazioni, gli stucchi e spesso sono

abbellite con vivaci tonalità cromatiche.

Nell’insieme, le piccole costruzioni, puro esempio

d’arte e devozione, sono l’espressione popolare

di fedeli che nella realizzazione materiale

dell’Edicola s’ispirano a definiti modelli architettonici.

Seppur semplici, le edicole manifestano quindi

una propria tipicità ed una ricerca, seppur elementare

del puro e semplice gusto estetico.

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Campo de fiori

Le Edicole Votive

L’edicola di Via

Terrano, è invece l’esemplare

unico, che

ritengo indicativo,

d’opera il cui pregio

artistico è il forte

richiamo all’arte primitiva

ed a un modello

ancestrale di culto

e devozione. L’edicola

è una semplice

nicchia di cm 75x35,

scavata in un costone

tufaceo (arcosolio),

sinora risparmiato

dall’invasione della

vegetazione spontanea,

la cui parte

superiore forma una

volta ad arco.

All’interno della nicchia

s’intravedono

tracce residue di intonaco

tinteggiato di

azzurro e nell’ampio

basamento, che riduce

il volume complessivo

della nicchia, appare

ancor leggibile in

azzurro “AVE MARIA”.

Una scanalatura

esterna tinteggiata di

bianco delimita la

struttura.

La storia più recente

di questa nicchia

parte presumibilmente

dagli eventi bellici

della Seconda Guerra

Mondiale. Molte famiglie

di sfollati trovarono

rifugio di fortuna

nelle tombe della Via Amerina e nelle altre

necropoli del territorio, il quale per naturale

conformazione presenta cavità sotterranee e

grotte utili a ricoveri d’emergenza.

Un ristretto nucleo familiare si stabilisce presso

l’attuale Via Terrano appena dopo il casale ed il

Ponte dei Tre Camini in direzione Falerii Novi,

lungo le sponde del Fosso Rio Purgatorio.

Ricovero d’emergenza, un corso d’acqua ed una

semplice nicchia votiva, elementi primari ed

essenziali di sopravvivenza per corpo e spirito in

tali circostanze. Negli anni sessanta l’area di

Pradoro e dei Tre Camini è frequentata da braccianti

agricoli d’origine Pugliese e da pastori che

s’insediano con le loro greggi presso i casali

della zona. Una devota posiziona nella nicchia la

statua di una Madonnina. Dopo il furto dell’immagine

votiva, una piccola acquasantiera con

l’immagine di S. Francesco d’Assisi recante la

scritta “ Benedici la nostra Famiglia”, sostituisce

la Madonnina trafugata.

Dopo varie ricerche riesco ad individuare la

signora che principalmente custodisce e cura

l’Edicola.

La stessa mi riferisce che sono diverse le persone

che spesso mettono fiori freschi, lumini e che

tolgono le erbacce“ Da circa 50 anni frequento

quest’edicola a cui mi sento profondamente

legata.

In questo remoto posto custodisco e curo l’intimo

sentimento religioso. Le mie amiche assicurano

che esagero, ma ogni volta che passo con

l’auto (ci passo più volte al giorno) dinanzi all’edicola

mi faccio il segno della croce.

Domenica sotto la pioggia, con una mantellina

mi sono messa a togliere le erbacce e da qualche

tempo ho deciso di rimettere una nuova

statuina dentro la nicchia”.

La zona dell’edicola di Terrano è di estrema

importanza sotto l’aspetto naturalistico ed

archeologico. Siamo a pochi passi dai resti

ancora imponenti della città romana “Falerii

Novi” e della vasta area della necropoli dei “Tre

Camini”, terreno fertile e ricco d’acque sorgive.

Molti illustri visitatori hanno ben descritto e

documentato il loro passaggio in questo braccio

viario. Ovidio, ad esempio, descrivendo negli

“Amores” la coreografica processione per la Via

Sacra, a cui partecipò insieme a sua moglie originaria

di Falerii Veteres, ci fà capire di essere

sicuramente transitato in questi luoghi.

Torquato Tasso scrive “ebbi d’improvviso una

gran sepolcro scorto” “io non sapea da tal vista

levarmi, mirando ora le lettre ora i marmi”.

Gorge Tennis, illustre viaggiatore inglese che

nel 1848 visitò i resti della città romana e riportò

nel suo “The Cities and Cementieres of

Etruria”, celebre opera letteraria della letteratura

scientifica dell’ottocento “The road from

Ponte Terrano leads to Santa Maria di

Falleri………, jou reac the Fosso dè Tre Camini”.

Pittori ed architetti hanno dipinto e studiato

quest’area sepolcrale. Reinhart, nel 1796, dipinge

il sepolcro monumentale poco distante e poi

architetti come il Labrouste ed il Canina che studiano

e riproducono le tombe, tra cui la monumentale

Tomba del Peccato distante pochi metri

dall’edicola di Via Terrano.

Raniero Pedica


Campo de fiori

Ronciglione e l

Sogno di speranza

Mangi bene e bevi assai,

dal gioir non fuggi mai.

Tu banchetti allegramente,

sazi il corpo saggiamente.

Ma la sera assonnato,

da pensieri sei solcato.

Il tuo corpo e’ felice certo,

ma hai nell’animo un deserto.

Nell’onirico pensare,

hai fantasmi lì a danzare.

Quella coppa prima di vino,

è di sangue rosso rubino.

E la musica inebriante,

ora è grido straziante.

Ma poi scorgi sul lor viso,

un bellissimo sorriso.

Hai aiutato l’assetato,

il tuo animo è pacato.

E’ mattino oramai,

e a donar tosto tu vai.

Quella goccia or lo sai,

può alleviare tanti guai.

Ammalati di altruismo

La vita è come una inebriante bottiglia di liquore. C’è chi si accontenta

di leggere l’etichetta e chi, invece, ne assapora il contenuto.

Alcuni si isolano cercando soluzioni al turbamento del proprio

animo ed altri ogni giorno, come una foresta che a primavera

sboccia a nuova vita, si offrono al prossimo. Al pari di un albero

che dalla sua folta chioma regala ossigeno, un esiguo ma impavido

popolo riempie la propria bisaccia di altruismo e dona sorrisi

a chi ne ha bisogno. Loro riescono a riaccendere la luce in occhi

ormai indeboliti da chissà quanti dolori. Queste persone agiscono

nell’anonimato, sottovoce. Non cercano gloria, non credono che

l’altruismo sia una strategia da attuare solo per stretta convenienza.

Come gloriosi gladiatori sono pronti a combattere il

menefreghismo tenendo stretti tra le braccia gladi fatti di grandi

valori. Dispensano felicità ed armonia. Sono condannati a regalare

serenità. Inseriti in questa fantastica cornice ci sono gli avisini

di Ronciglione. Circa venti anni fa, un ardito gruppo di persone ha

deciso di fondare l’ AVIS nella piccola cittadina laziale. Uomini,

che come case costruite su solide rocce, hanno saputo resistere

a continue tempeste di ipocrisia. Loro hanno fatto crescere questa

associazione. Ora il 3,5% della popolazione è pronta a dare

regolarmente qualche “goccia di altruismo”. Tra di loro ci sono

anche molti pluridecorati per l’impegno costante mostrato nei

confronti dell’associazione stessa, ma soprattutto verso coloro

che hanno, in queste sacche rosso vivo, la speranza di sopravvivenza.

Le undici medaglie d’oro, sono l’esempio più vivo di un

incessante donarsi agli altri. Queste persone sanno ubriacarsi di

filantropia. Tutti potrebbero assaggiare quel liquore denso di

aromi, ma pochi lo fanno. Così anche l’altruismo non è una virtù

di pochi ma una capacità di tanti.

di Erminio Quadraroli

Dammi la vita

Andavo camminando per Terrano,

con tanta gioia ed un gelato in mano.

C’era un venticello, tipo tramontana,

mi sentivo come un centurione sull’altana.

Ma guardando verso un angoletto,

inumidito ho scorto un fazzoletto.

Il suo odore forte era di sale,

apparteneva ad una donnina là, sulle

scale.

Singhiozzava e assai si lamentava,

per quel figlio che sangue cercava.

Tante braccia si dovevan allungare,

ma tanti pronti sì, a rifiutare.

Forse per paura non si sa,

di donare altruismo a volontà.

Ma Mario, questo e’ del figlio il nome,

gioia di viver l’ha e come!

E’ sicuro che nell’anonimato,

quel fazzoletto presto si sarà asciugato.

Che gli occhi della madre stanca,

presto brilleran di luce bianca.

Lo sa che tu non sei un egoista,

sa che puoi, quindi metti una tua goccia

in vista.

8 Giugno 2003 Festa dell’AVIS a Ronciglione - Il secondo da sx è il Sig. Gioacchino Capaldi Presidente AVIS sezione di Ronciglione

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Gli Amici di

Campo de’ fiori

01033 Civita Castellana (VT)

Via Falisca, 89 Tel. 0761.598182

Fax 0761.591579

P.za Matteotti, 16 Tel. 0761.518145

8

Gli amici di

Campo de’ fiori

Campo de fiori

L oggetto misterioso

Gli amici di

Campo de’ fiori

Vi invitiamo ad indovinare l’oggetto misterioso riprodotto

nella foto sotto.

I primi cinque che lo identificheranno e ne daranno comunicazione

in redazione, avranno diritto a ricevere un premio

offerto dalla Profumeria Paolo e Concetta:


Campo de fiori

I Borghi di

L eternit del passato

di Erminio Quadraroli

Non si possono percorrere i borghi

medievali senza restare affascinati dagli

straordinari scorci che si offrono a chi

scende da Via del Lavatoio.

Si può incontrare ancora chi conserva le

tradizioni, gli antichi racconti, le leggende

e le favole di altri tempi.

Passando lungo

una via selciata

dove ancora

si vedono

i segni di antichi

passaggi, si

giunge a Piazza

degli Angeli.

L’inconfondibile

esempio di

architettura

medievale fa

risuonare lontani

rumori

ormai altrove

dimenticati.

Essa si stringe,

come in un abbraccio,intorno

alla casa

della protettrice

dei ronciglionesi:

Suor

Mariangela Virgili.

Scale di pietra ripide, fiancheggiate da

corrimano usurati da chissà quante

mani, sono una testimonianza viva del

passato.

I legni della case che scricchiolano, il

cotto delle loro pavimentazioni, condu-

cono ad un’atmosfera mistica che dà

serenità e calore.

Percorrendo una via stretta, dove alzando

gli occhi sembra che i tetti si congiungano

quasi confondendosi, si scorge

la Chiesa della Provvidenza.

Il buio intenso fa da cornice ad un

Tabernacolo testimone delle glorie e

delle sconfitte cittadine.

Una lanterna appesa con catene al soffitto,

muovendosi, richiama il rumore

delle armature di chissà quanti guerrieri

fermatisi lì a pregare prima di una bat-

taglia.

Al suo esterno segni di numerosi restauri.

Uno strapiombo mostra le origini del

caldo borgo e da esso, sul far della sera,

si scorge il sole che, nascondendosi,

colora timidamente di rosso il Rio Vicano

ed il ferreo ponte,

unico segno dell’era

moderna.

Risalendo in tondo,

gli edifici

hanno finestre

tornite da altorilievi

in peperino e

stemmi araldici

che sembrano

consegnare all’eternità

gloriosi

passati.

Tutto questo è

sottomesso dai

torrioni che sembrano

essersi

integrati ottimamente

con quello

che da lontano,

per chi entra nel

paese da nord,

sembra un diamanteincastonato

nell’anello dei

Cimini. Continuando si abbandona questa

calma quasi irreale per ritornare alle

vie Farnesiane.

In esse, il caotico è padrone incontrastato.

Si è riportati alla realtà da un frenetico

rombare di lamiere.

9


Barbara Pastorelli

Soprannomi

Sbrinze

Bacchino

Brillocco

Cacetto

Calonichetto

Caratozzo

Carillo

12

Mi chiamo Barbara

Pastorelli ed ho 32 anni;

vivo a Civita Castellana e

sono laureata in Scienze

Politiche. Sin da bambina

ho sempre avuto la passione

di leggere e di scrivere

poesie. Quest’amore verso

la poesia è stato sempre molto vivo all’interno della mia

famiglia e un esempio importante è rappresentato da mia

nonna paterna (non più in vita) che, nei difficili anni della

sua esistenza, ha scritto tantissimi componimenti poetici

che racchiudono, in versi semplici, sensazioni e stati d’animo

particolari. Prima della sua morte i suoi figli e molti

dei suoi nipoti (me compresa) hanno voluto raccogliere

questi componimenti in un piccolo libro per dare l’opportunità

a persone amiche e a conoscenti di poterle leggere

e di apprezzarne l’originalità e la profondità con cui

sono state scritte. Il dolore per la prematura scomparsa

di molti suoi cari, la nostalgia per la sua terra ormai lontana,

il voler arrestare almeno per un attimo l’inesorabile

scorrere del tempo sono i temi dominanti presenti in questi

liriche. Attraverso “Campo de’ fiori” e grazie alla disponibilità

del Direttore Responsabile Sandro Anselmi oggi, in

questo articolo, verrà riportata una delle numerose poesie

di mia nonna, quella che ha colpito di più coloro che

le hanno lette. Ringrazio vivamente la redazione di questo

periodico perché mi ha dato la possibilità di poter far

riscoprire la poesia, quell’effusione di lirica che viene dal

cuore di tutte quelle persone dotate di sensibilità e grandezza

d’animo. In un mondo dove Internet, la televisione,

i cellulari hanno preso il sopravvento sembra che non ci

sia più spazio per la lettura né per i sentimenti. E’ subentrato

un disamore per la lettura (in genere) ed il gusto di

assaporare l’emozione di una descrizione paesaggistica o

di uno stato d’animo , è andata scomparendo. Perché

invece non riscoprire tutto questo? Se solo ci soffermassimo

a riflettere un attimo su come la poesia e la lettura

possano arricchirci l’anima, allora forse capiremmo quanto

tempo abbiamo perso. Dal prossimo numero il mio

intento sarà proprio quello di riscoprire le meraviglie della

poesia e della scrittura e lo farò rendendo pubbliche le liriche

di chi scrive da tempo e non si sente però un poeta,

o perché ha paura di essere giudicato per ciò che ha

esternato, o perché non ha mai avuto modo di potersi

mettere in luce. La rubrica che partirà sarà dedicata al

poeta e, successivamente, allo scrittore in erba; il mio

compito sarà quello di intervistare la persona in questione,

scoprire il suo mondo e la sua vita. Mi auguro che

questo nuovo spazio possa colpire i cuori di molti lettori

perché, nonostante ogni giorno si viva tra la frenesia, il

moltiplicarsi di problemi spesso insormontabili, è bello

tornare la sera a casa, sedersi sul letto a rilassarsi e, chiudendo

gli occhi, poter dire come in un famoso verso dell’

Infinito di Giacomo Leopardi: ‘ e il naufragar m’è dolce in

questo mare’.

Ciappaia

Cimichillo

Cinquelire

o Compero

o Cucco

Galaò

Malasino

Campo de fiori

Il gusto di riscoprire

“Il magico mondo della poesia”

A mia madre

Ho pianto, mamma, stasera

volevo te,

pensavo che potessi

ancor guardarmi negli occhi

e del mio male

ancora confortarmi.

Sognavo, mamma, che stavi

tra casa e orto

nelle faccende intenta,

sognavo i bei tempi

tramontati da molto.

Com’era bello allora,

tutto chiaro il paese,

lo Jonio dolce

cantava nenie misteriose

ed io crescevo

accanto a te fiduciosa,

all’ombra cara

della vecchia Chiesa,

dove con te imparai

le mie preghiere.

Non pensavo quest’oggi

che non c’eri,

che non ti troverò

quando ritorno.

Tu stai in una scura

macchia di cipressi

Sull’ 8^

numero

di Campo

de’

fiori abbiamo

pubblicato la storia della famiglia Castellucci.

Precisiamo che i componenti della foto sono:

da sx Natale e Edgardo Castellucci, dietro di loro in

piedi ci sono Felisia Basili e Iris Sacchetti, al centro

c’è Angelo Castellucci con la moglie Francesca. Il

ragazzo al fianco di Angelo Castellucci è il nipote

Sandro Castellucci, vicino a lui seduto c’è Angelo

Gemma e l’ultimo sulla dx è Averaldo Castellucci.

In questa foto sono stati riconosciuti: Suor

Melenzia, Suor Gertrude, Suor Benilde, Suor

Agnese, Suor Benigna, Suor Maria Antonietta,

Giacomo Carelli, i gemelli Profili, Giorgio Lemme,

Daniela Fontana, Delia e Nadia De Angelis, Paola

Schirripa, Elena De Santis, Tommaso Costantini,

Salvatore Brunelli, Ferruccio Fontana, Pietro

Ercolini, Mauro Schirripa, Paola Civillotti,

Eleonora Biondi, Emilio Sacchetti, Fabrizio

Fontana, Piero Bernocchi, Ivano Micheli,

Vincenzo Crescenzi, Anna Fortuna, Massimo

Bruzziches, Maria Rosaria Gentili, Simona

Giovannini, Rosalba Pulcini, Marinella Costantini,

Ermanno Nelli, Maria Grazia Costantini, Gabriella

Tomei, Ernestina Vincenti, Gianna Costantini,

Erminia Pulcinelli, Onelia Leonetti, Mirella

Coracci, Giorgio Flori, Alessandro Soli, Domenico

Tomei, Angelo Masciangelo, Renzo Proni,

Corrado Joli, Averaldo Lipperi, Paolo Crescenzi,

Giuliano Brunelli, Massimo Paolelli, Ermanno

Carlo Pulcini, Alberto Poliseri, Piero Spadiglia,

di Barbara Pastorelli

silenziosa, nel colle,

ove il mio sguardo migra e là

si perde, sempre.....

Sempre è dal cuore mio che si disserra

la dolorosa eco del rimpianto,

innalzo verso te come un omaggio

questo povero canto.

Giuseppina Careri

Notte

Mi tremano le mani

come foglie,

apro piano la porta, nella notte

aspetto.....

gli occhi sbarrati nell’oscurità.

Mi tremano le mani....

sento passi lontani,

sento le loro voci,

sento esplode la gioia

per l’incontro....

E’ l’ansia mia.... aspetto,

mi tremano le mani

come foglie,

chiudo la porta

nella notte nera,

e nel mio cuore

sale una bufera.

Giuseppina Careri

In questa foto pubblicata sull’8^ numero di

Campo de’ fiori sono stati riconosciuti:

1-M.Antonietta Giustini 2-Alvaro Zenoni 3-

Gardenia 4- Tonino Fortuna 5- Prof.ssa

Vitone 6-Melania Sensi 7-Savio 8- Rita

Cesaroni 9-Renata Filizzola 10- Maria

Mancini 11- Pasqua Verticchio 12- Meri

Annesi 13- Luciana Sacchi 14- Prof. Angelo

Fortuna 15- Prof. Luigi Cardinali 16- la bidella

Lisa 17- la bidella Flora 18- Mimì Vincenti

19- Valeria Mercuri 20- Piero Benedetti 21-

Sandro Morganti 22- Speranza.

Carla Boccini, Sandro Zitelli, Carlo Brunelli,

D’Isidoro, Raffaele Santucci, Beccio.

Mauro Mariani, Angelo Moscioni.


Campo de fiori

Afesta de San Giuanni a Catamello

Era una festa indimenticabile, soprattutto

per me vero Catamellese DOC,

ma era una festa per tutta Civita, che

si riversava in questo nuovo rione a

festeggiare il 24 di Giugno, S.

Giovanni Battista, la cui statuetta

in terracotta policroma,

ancora oggi fa bella mostra di

sé all’inizio di Via Falisca, nella

sua nicchietta.

A parte la festa religiosa, con la

processione per le vie del quartiere,

i miei ricordi volano sui

giochi popolari, quali l’albero

della cuccagna, il gioco delle

pignatte,la gimkana, la corsa

ciclistica ecc.

Poi le grandi serate a banchettare

nell’osteria di mio nonno

Giano, vero centro della festa,

dove si potevano gustare le

famose “ciumache de San

Giuanni”, che mia nonna

Elvira aveva preparato in

quantità eccezionale, proprio

per quell’avvenimento. Dietro,

nel grande giardino (dove oggi

c’è il capannone dell’officina

Lancia), i tavoli erano pieni di gente

che mangiava e beveva spensierata,

tra una fragorosa risata ed il colpo

secco della boccia colpita al volo o di

sponda, nei due campi di bocce curati

di Alessandro Soli

personalmente da mio nonno.

Ma il mio pensiero va a quei personaggi

caratteristici che erano la vera

anima della festa:

Pacì, Bacocco, Sgummella, Gioli,

Meloni, solo per citarne alcuni,

poi c’erano tutti i molinari “d’o

mulino de Toto”, che sorgeva

esattamente dov’è adesso il Banco

di Brescia, insomma tutti gli abitanti

del quartiere, che a quell’epoca

erano considerati dei pionieri

perché furono i primi a popolare

una zona oltre il ponte Clementino.

Fortunatamente da qualche anno

quella festa è stata “rispolverata”,

grazie all’impegno dell’Associazione

“Catamellesi doc”che la fa

rivivere nel piazzale che porta il

loro nome (area ex Ceramica

Sbordoni), ma ‘e ciumache de

nonna….

Civita de na vorda - Civita Sparita di Alessandro Soli

… Civita Castellana è ‘na cuccagna,

è ‘n paesetto pieno de maggia,

nun c’è ‘nandro paese ‘ndo se

magna e ‘ndo se vive sempre

all’osteria…

Inizia così il vecchio inno civitonico,

che celebra i fasti della nostra cittadina,

così industriale, così spensierata,

così casereccia. Forse i più giovani,

non proveranno mai le sensazioni, e

non vivranno mai le situazioni, il modo

di fare, che hanno portato “Civita

nostra”, ai vertici di un’industria così

difficile e variegata, qual è quella della

ceramica. Ma le tradizioni e le abitudini

non debbono morire, allora cercherò

con qualche “pennellata” di centrare

questo obiettivo.

L’OSTERIA , già le tante osterie che

pullulavano il pomeriggio, di ceramisti

col loro “fagottello d’a mirenna”,

un rito sacro che ancora oggi stenta,

ma si ripete in qualche circolo (essen-

do scomparse le osterie). Erano il

ritrovo di chi, avendo lavorato sodo fin

dalle prime luci dell’alba, divideva

magari gli avanzi del pranzo con i propri

amici, oppure presentava con

orgoglio “dù pescetti fritti , pescati

giù ‘o fosso” magari “co’ du’

ranocchie fritte ‘ndorate”, tutti

mangiavano, però “’o vino o pagava

chi nun aveva portato ‘a ‘nsalatiera.

Potete immaginare la sobrietà di quell’ambiente,

dove chiunque attingeva

al tavolo dell’altro. “ A compà ‘ssaggia

du’ ciumache, l’a fatte mi’

moje, senti come pizzichino?

Ce sò pure du’ pummidoretti, l’ò

còrdi proprio mò giù all’orto, so

quelli ‘nnacquativi”.

Morale della favola diventava una

merenda-cena, e il più delle volte la

sera si tornava a casa con l’euforia

tipica che solo il vino casereccio

quello de ‘na vòrda riusciva a dare.

Eppure in nome di quella Civita sparita,

io penso che ancora oggi si

possa recuperare qualcosa, magari

Via della Repubblica -

quartiere “Catamello” negli anni ‘70

famosa torretta della Ceramica Sbordoni,

in seguito demolita.

ricreando quell’ambiente, chiamando

l’osteria con la “H” (dal latino

Hostaria),che fa più scic, ma i

pescetti e le ranocchie fritte…

Centro storico di Civita Castellana in notturna - scorcio

13

foto Roberto Moscioni


14

Campo de fiori

I Magnifici anni 50

Classe 1954 - 2004

Auguri dalla redazione di Campo de’ fiori a questo fantastico gruppo

di ragazzi di Corchiano che festeggiano 50 anni.

Il Personaggio Misterioso

Vi invitiamo ad indovinare il personaggio misterioso riprodotto nella foto sotto.

I primi tre che lo identificheranno e ne daranno comunicazione in redazione

avranno diritto a ricevere un premio offerto dalla gioielleria Ponte Vecchio.

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a colori (primo piano e figura intera) alla nostra redazione. La selezione verrà curata

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la sua riservatezza e i suoi diritti (art. 22). Ai sensi di legge la informiamo che il trattamento dei suoi dati personali

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professionali e/o artistiche, al solo fine di inserla nei campi specifici. La promozione di cui sopra sarà effettuata

con mezzi fotovideografici, informatici, internet. Il titolare del trattamento è Campo de’ fiori P.za della

Liberazione n.2 - 01033 Civita Castellana (VT) al quale potrà rivolgersi per far valere i suoi diritti come previsto dall’Art.

13. Il / La sottoscritt... acquisite le informazioni di cui sopra (art.li 3/22 Legge 675/96) acconsente al trattamento dei

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15


16

Campo de fiori

Album rico

Anno scolastico 1924 - IV elementare - nati nel 1915

foto data dal Sig. Bruno Brunelli

Scuola elementare femminile

nate nel 1947-48

Se vi riconoscete in queste foto venite in redazione e riceverete un simpatico omaggio. Se desiderate vedere p


Campo de fiori

rdidei

Anni ‘50 - Ragazzi della Parrocchia San Lorenzo Guerra 1915 - 18 Onorio Tombolini - nato nel 1884

ubblicate le vostre foto, portatele presso la redazione di Campo de’ fiori, esse vi verranno subito restituite.

17

Scuola elementare degli anni ‘50 - Foto data dal Sig. Antonio Armagno


Angelo Meloni ribattezzato dai contradaioli “Picino”

Un contradaiolo dell’Onda che ho conosciuto

durante la disputa di un Palio del 16 Agosto in

onore dell’Assunta, mi diede un sincero consiglio:

“Ricordati che amare i cavalli significa chilometri e

chilometri di sacrificio e qualche metro di soddisfazione”

Per Mauro Matteucci il mitico “Marasma”

i km di sacrificio sono stati ripagati dall’affetto

dell’Onda. Entrare nel cuore dei contradaioli fu per

Marasma veramente facile e razionale, i responsabili

diedero fiducia al fantino e lui preparandosi a

dovere per il Palio, li ripagò con una schiacciante

vittoria.

All’arrivo nella contrada poche ed essenziali parole.

Volle subito recarsi nella stalla dove si stava

portando Miura, cavallo ombroso e poco favorito

per la corsa. Lo scalpitar degli zoccoli ed il nevrile

nitrito di Miura, nell’intrigo di viuzze della contrada

anticipò l’incontro tra fantino e cavallo. Mauretto

arriva e vede gli uomini di stalla armeggiare invano

intorno a Miura che proprio non vuole entrare

attraverso una stretta e bassa porticina nella stalla

che sarà il suo ricovero durante i giorni prima

della gara.

Si fece largo, con l’immancabile sigaretta in bocca

e agilmente saltò in groppa al sudato cavallo. Con

un brusco movimento impugnò saldamente le

redini, facendo saggiare, al cavallo il sapore del

morso in bocca ed ai contradaioli il piglio e l’energia

di quel fantino di Civita Castellana. Mauretto

fece un cenno tanto sbrigativo quanto inutile a

tutto il codazzo di contradaioli; oramai, a scanso

d’occasione tutti si erano allontanati sia dal cavallo

che dal fantino. Uno sbrigativo sguardo alla

porta della stalla prima dell’ultimo intenso tiro di

sigaretta poi Mauro energicamente sprona con le

gambe i fianchi del cavallo. Miura reagisce con

un’impennata ed una rapida partenza al galoppo;

in prossimità della porticina Miura esita e s’impun-

18

Campo de fiori

PICI

Picino e Marasma i fantini Viterbe

ta, ma una brusca e convincente nerbata sul

posteriore fiacca le sue resistenze. Era Fatta.

L’energia e la sicurezza di Marasma, piega il cavallo

al volere del suo nuovo fantino. Dentro la stalla

Marasma è circondato dai contradaioli; solo allora

capirono che quel riccetto del basso viterbese,

schivo e di poche parole aveva il piglio ed il coraggio

per essere il protagonista del 2 luglio 1980.

Dopo la vittoria, le urla e la gioia dei contradaioli,

lo sventolio della bandiera

bianco-celeste

dell’Onda e delle contrade

amiche. Qualcuno s’inerpica

sulla loggetta e

reclama il Cencio e tutti

si accalcano intorno a

Mauro. Il fantino è spinto,

strattonato, tutti se

lo contendono e lo

baciano urlanti ed euforici

per la vittoria, lo portano

in trionfo, da spalla

a spalla. Marasma ha

vinto il Palio di Siena. E’

stanco, confuso, smarrito

ma composto nel

festante ritorno verso la

contrada. In quel

momento avrebbe potuto

chiedere qualsiasi

cosa, lui.. schivo e umile

chiese semplicemente di

poter rivedere le immagini

della gara e…..un

panino col salame.

Maggior soddisfazioni le

ottenne un altro fantino

viterbese, Angelo

Meloni. Per disputare il

palio di Siena, di cui si

ha testimonianza dalla

seconda metà del XIII

sec., i fantini generalmente

sono reclutati dal

Monte Amiata, dalle

zone dell’Empolese, dalla Maremma, dalla

Sardegna ed infine dall’Alto Lazio. Gente che non

va tanto per il sottile, fantini che badano alla vittoria

ed ai premi; uomini ruvidi e scaltri che per

raggiungere i loro obiettivi non risparmiano ai loro

antagonisti nerbate e scorrettezze. Per i più audaci,

i più smaliziati, quelli insomma che hanno non

solo coraggio da vendere ma anche un’ottima

dose d’incoscienza, spesso sono segnalati e presentati

alle contrade Senesi. Il 2 Luglio 1897, un

fantino originario di Canepina poi trasferitosi a

Ronciglione corre il suo primo Palio. Ha 22 anni e

nonostante una menomazione al braccio è subito

temuto e considerato. Si chiama Angelo Meloni ed

è ribattezzato dai contradaioli “Picino”. Descrivere

la rocambolesca vita di Picino è impresa ardua, e

raccontarla affermando che è il fantino che ha

disputato 52 Pali di Siena con 15 diverse Contrade

riportando 13 vittorie (4 con L’Oca) con sette

diverse Contrade è semplicemente riduttivo.

Desidero ricordare in questo articolo attraverso

aneddoti e cronache dell’epoca, la storia dell’uomo

e del fantino che ha caratterizzato i primi trenta

anni del “900” del palio Senese. Scansino-

Palio 13 Settemb

Chiccone-Pallino e molti altri fantini del periodo

ebbero modo ed occasione di conoscere il suo

temperamento. Più che la folle corsa, in quei tre

giri di trecento metri ciascuno del tufo rosso di

Piazza del Campo e le insidie della curva di S.

Martino, i suoi avversari temevano Picino e le sue

terribili nerbate che, nonostante il difetto all’arto

superiore riusciva a dare.

Aveva una forza bestiale e chi assaggiava il frustino

di nerbo di bue di questo Ronciglionese certamente

non dimenticava. Il 28 Settembre 1902

Picino corre con la cavalla Saura per la Contrada

Valdimontone, è la sua prima ed importante vittoria.

Caratteristico ed emozionante nel Palio è l’attimo

in cui il mossiere, dopo aver chiamato i caval


Campo de fiori

NO

si protagonisti del Palio di Siena di Raniero Pedica

li al canapo di partenza, aspetta l’attimo propizio

per dare il via alla corsa. I frementi e nevrili cavalli

premono col petto sulla corda, scalciano e si spostano

dall’ordine di partenza, nell’attesa frenetica

della partenza. Picino ebbe l’intuizione di allungare

ulteriormente quest’ importante e talvolta fondamentale

fase del Palio, utile sia per gli ultimi

venali accordi e patteggiamenti tra fantini che per

cogliere al volo il momento in cui i cavalli delle

re 1910 - Mossa

contrade nemiche si trovano in difficoltà. Spesso è

il cavallo di rincorsa che decide le sorti di un Palio.

Fu proprio Picino ad inventare questo tipo di partenza

con ingresso lanciato che gli procurò molti

successi e non indifferenti tornaconto economici

ma anche qualche pesante squalifica.

Nel 1904 Siena ospita per volere del Sindaco

Alessandro Lisini una grandiosa mostra sull’antica

Arte Senese con circa 2000 opere d’arte esposte

nelle sale del Palazzo Comunale. Si decide per un

Palio straordinario il 17 Aprile 1904, data in cui

Vittorio Emanuele III Re D’Italia, accompagnato

dalla famiglia Reale inaugura la Mostra. In questa

solenne occasione i fantini per tempo iniziano i

patteggiamenti, le corruzioni e le alleanze a suon

di moneta battuta per vincere e far vincere il Palio.

Un contadaiolo della Chiocciola s’inventò che il Re

aveva destinato un sostanzioso premio in denaro

al fantino vincitore. I precedenti accordi allora saltarono

ed i fantini disputarono la gara con un solo

obiettivo: vincere a tutti costi.

Ovviamente vinse Picino con la cavalla Primetta,

regalando al Leocorno l’enorme soddisfazione

della prima vittoria del secolo dinanzi al Re. Le cronache

del tempo assicurano

che Picino sia stato

meno soddisfatto,

soprattutto sotto l’aspetto

economico di come

andarono le cose.

Scoperto l’inganno e la

favola del premio del Re,

intascò in quell’occasione

meno di quanto

aveva patteggiato in

precedenza. La scaltrezza

e la strategia di gara

del fantino di Ronciglione

diventarono leggenda

durante il Palio

del 16 Agosto1924.

Picino era dotato di una

naturale dote che

hanno pochi uomini di

cavalli.

In gergo è chiamato “Il

senso del cavallo” che in

pratica possiamo tradurre

con il personale intuito

nel farsi capire e capire

il cavallo per aumentare

l’intesa. “Stò cavallo

è stato come quello

de Picino, parte urtimo e

rriva primo” è il detto

che ancora circola nelle

corse del Viterbese e

della

Maremma

per

definire un cavallo apparentemente

brocco e sfavorito che per

l’abilità e l’astuzia del fantino

riesce a tagliare per primo il traguardo.

Durante quel memorabile

Palio del 1924 Picino era in testa

ma il traguardo era ancora lontano.

Da dietro, la Torre avanzava

minacciosa. Picino capì che il

cavallo la Giacca era troppo affaticato

e che nonostante nerbate e

sollecitazioni non avrebbe potuto

regger testa al più fresco cavallo

della Torre. Legò allora le briglie a

giusta misura sul collo del cavallo e si buttò in

terra. Il cavallo alleggerito del peso del fantino

riprese le energie sufficienti per tagliare primo il

traguardo. Per Picino fu l’apoteosi e la definitiva

consacrazione; era il più gran fantino di Piazza del

Campo. Il 3 Luglio1930 con Cavallina, Angelo

Meloni vince il suo ultimo Palio di Siena, correndo

con la giubba dell’Onda. Mosso dalla passione e

per avididi denaro continua però a gareggiare

per ancora tre anni.

Il 2 Luglio 1933 all’età di 53 anni Picino disputa la

sua ultima gara. Il nostro fantino parte di rincorsa

e si ritrova accanto a Ganascia, che gareggia per

la Tartuga. Ganascia rompe gli indugi, con irriverenza

e strafottenza nerba il campione di

Ronciglione. Picino in un sussulto d’orgoglio reagisce

alla sua maniera. I due si nerbano furiosamente

per un intero giro, oramai non guardano gli

altri avversari, i cavalli, non si pensa la vittoria è in

gioco solo il contendere tra i due fantini. Al secondo

passaggio nella curva di S. Martino Picino cede,

oramai non contiene più le frustate di Ganascia e

… cade assaggiando nell’amaro sapore nella terra

rossa la fine del suo predominio in Piazza del

Campo. È il tramonto del grande Campione. Ebbe

due figli Brunetta (Maria) sempre vestita elegantemente,

con i vestiti alla moda del tempo e Corrado

che seguì le orme del padre.

I due non poterono correre mai nello stesso palio

a causa di un regolamento del 1907 che impediva

a due fantini consanguinei di correre nella stessa

gara. Corrado Meloni con l’appellativo di

“Meloncino” era combattivo e battagliero e con la

frusta sicuramente superò anche suo padre. Vinse

due Palii entrambi nel 1934. Picino non approvava

i metodi spesso brutali con cui il figlio gareggiava

nelle corse e si racconta che padre e figlio non

conoscevano altro modo d’intendersi se non con

furiose litigate e scazzottate. Peccato, veramente

un peccato che quel maledetto regolamento del

1907 ha negato alla storia del Palio di Siena un

emozionante sfida tra padre e figlio.

corteo storico prima del palio

19


20

Campo de fiori

Album rico

Se vi riconoscete in queste foto venite in redazione e riceverete un simpatico omaggio. Se desiderate vedere p

Gita a Roma alla Basilica di San Paolo insieme al Vescovo Massimiliani

Foto data dalla Sig.ra Lucia Bianchini

1935 le orfanelle di Via Panico a Civita Castellana

foto data dalla Sig.ra Iolanda Mei


didei

1932 scuola elementare femminile - foto data dalla Sig.ra Silvana Rossi

Campo de fiori

ubblicate le vostre foto, portatele presso la redazione di Campo de’ fiori, esse vi verranno subito restituite.

Anni ‘50 giovani muratori di Civita Castellana

Anni ‘40 giovane coppia fabrichese

21


22

Campo de fiori

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placca di terracotta con Madonna e Santi copia del 1400 su tavola

Il magico mondo dell’ arte non

poteva non farci soffermare su

una bottega ricca di tradizione

millenaria che, al varcare la sua

soglia, ci riconduce al ricordo di

quei popoli che migliaia di anni fa

hanno abitato il nostro territorio

ed in esso hanno lasciato quel

ricco patrimonio della lavorazione

dell’argilla, del coccio e della ceramica.

Vincenzo Dobboloni,

conosciuto da tutti come Mastro

Cencio, quest’antica tradizione

se la porta dentro fin dalla nascita.

Ancora bambino resta affascinato

da una riproduzione di statuetta

rodiota regalata a suo

padre da Dino Dominicis, valente

maestro d’arte di Civita Castellana

e, da qui, esplode in lui la passione

per quest’arte che lo porterà a

frequentare ogni giorno, dopo la

scuola, il laboratorio del Dominicis

Campo de fiori

K

y

l

i

x

G

r

e

c

a

e, sotto la sua guida, ad apprendere

i primi insegnamenti della

manifattura Ellenica – Etrusco –

Falisca. Nel frattempo Vincenzo

Dobboloni frequenta l’Istituto

Statale D’Arte Ceramica di Civita

Castellana, ma è a Cerveteri,

patria della manifattura Etrusca

che, frequentando le antiche botteghe

sotto la guida di sapienti

maestri, scopre i segreti della

lavorazione dell’argilla, degli

impasti e dell’importanza dei colori

usati. Riesce a capire il valore di

un oggetto non soltanto per la

sua forma esteriore, ma anche

per come è strutturato internamente,

per il suo spessore, per le

sue curvature ed i colori interni.

Conosce i vari tipi di argilla da

sposarne ad ognuno il giusto colore,

impara a capire la differenza

fra oggetti Ellenici, Etruschi e

piatto cavo Deruta

fine 1500

Panata viterbese 1400

Greci secondo le forme e le pitture

degli stessi. Passando dalle

botteghe d’arte dei maestri di

Cerveteri a quelli di Tarquinia,

acquisisce i trucchi dell’invecchiamento,

tanto da raggiungere la

perfezione nell’imitazione. Oggetti

tanto perfetti che gli daranno nel

tempo qualche problema, da lui

risolto in seguito, allegando ad

ogni pezzo venduto il certificato di

“non autenticità”. Poco più che

ventenne Vincenzo viene assunto

dalle locali industrie ceramiche,

ma questo lavoro non gli piace.

Creare piatti nelle moderne industrie

non è la sua aspirazione.

Matura così in lui l’idea di aprire

un laboratorio tutto suo dove

poter esprimere e mettere in atto

la sua arte. Dall’incontro con

Fausto Mancini inizia anche ad

amare gli oggetti ceramici in stile

Scopri l

Vincenzo Dobboloni “Mastro Cencio”

Cratere greco a scena mitologica

basso medioevale-rinascimentale,

tanto da dimostrare una favolosa

abilità e bravura nel dipingere

piatti e vasi del’epoca. Fa un certo

effetto pensare che gli oggetti

creati da Mastro Cencio (anfore,

vasi, balsamari, crateri greci,

kylix) ed oggi acquistati dagli estimatori

dell’arte etrusca per arredare

le proprie case, venissero un

tempo creati per l’uso e le necessità

quotidiane. La soglia della

bottega di Mastro Cencio è la

porta d’ingresso verso il passato,

è il legame profondo fra la nostra

civiltà e quella degli Etruschi e

Mastro Cencio ne conserva tutte

le tradizioni. Sul suo banco di

lavoro, nella confusione dei pennelli

e dei colori naturali, tutto è

misuratamente calcolato e nulla

viene tralasciato o sprecato, proprio

come si faceva un tempo.

23


a bottega de

Mastro Cencio

Qui sò passati tutti,

artisti, tombaroli, belli e brutti.

Amanti de li cocci, veri o farzi,

ci’ànno l’antico, immezzo ar core

da la sera, ar mattino, quanno t’arzi.

Co’ mastro Cencio, che dirige er coro,

pitturanno robba etrusca o medievale,

te ce trovi bene immezzo a loro,

bazzicanno sta bottega origginale.

Ce sta er cliente un pò esiggente,

quello che se crede un capiscione

pija una vaso, lo gira,

lo scruta attentamente,

Cencio lo guarda e pensa:

questo è un gran cojone !

Ce stà l’artista, anch’esso ceramista

che prima critica, poi guarda,

e cerca de copià

quello che mai riuscirà a fà.

Ce sta er turista, che entra,

guarda tutto, pezzo a pezzo

domanda, chiede, ma prima de comprà

tira sur prezzo.

Ce stanno poi, l’amici abbituali,

quelli che a Cencio fanno compagnia,

co’ essi le notizie so attuali,

perchè l’ànno sentite sulla via.

Infine ce stò io, che sò poeta,

che quanno passo, faccio capolino,

amante de li cocci e de la creta,

saluto “Mastro Cencio de’ Bacchino”

24

Alessandro Soli

9 Gennaio 2004

Campo de fiori

Album dei ricordi

14 Novembre 1955: Fra Ugo accompagna dei giovani civitonici in visita a San Pietro 1950 Ottavio Piccinini con la moglie ed i figli Livio e Osvaldo


Campo de fiori

...quando i posti-

Santina Calisti in Banditelli

Febbraio 1956 unica postina di Civita

Castellana

Mascherone in marmo per buca di

impostazione del 1700

Cari amici

la storia di

Noel si

arricchisce

sempre più

di nuove

avventure.

Conservate

gli inserti

e........

buona lettura

dai

vostri

Cecilia e

Federico.

11.12.1962 centenario delle poste italiane

1962 postini e postine di Civita Castellana

...continua

Quanta emozione nel

cuore della gente

quando i postini

annunciavano la posta.

C’era chi aspettava

notizie da un

parente lontano, chi

una lettera d’amore

dal proprio amato.

Emozioni ormai perse

perchè, a parte le

bollette da pagare, le

lettere d’amore non

vengono più recapitate

dai postini ma

sono state sostituite

dalle e-mail e dagli

sms e, se abbiamo

nostalgia di sentire

un parente o un

amico, ci basta fare

una telefonata.

Anche i postini non

sono più quelli di una

volta che, oltre a prestare

servizio in divisa,

giravano tutto il

paese con la loro

grande borsa di cuoio

a tracolla senza l’ausilio

dei più moderni

ciclomotori corredati

di bauletto.

25


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Campo de fiori

Amarcord

Cosa può nascere dall’incontro

di due vecchi amici che

dopo circa cinquant’anni si

ritrovano a parlare della loro

infanzia e dei luoghi che li

hanno visti crescere e giocare

insieme? La scoperta di luoghi

a noi sconosciuti dove la

natura, ormai padrona di

tutto, nasconde le orme dei

nostri padri che hanno giocato,

lavorato e vissuto in quella

Civita ormai dimenticata.

Fabrizio Moscioni e Massimo

Conti, quei luoghi li ricordano

bene perché da bambini ospitavano

i loro giochi e le loro

avventure. La loro storia

parte dal laghetto artificiale di

Fontana Quaiola, un tempo

prezioso bacino acquifero per

la società “Romana Elettricità”

e poi per la “Volsinia”.

Civita Castellana, infatti, cinquant’anni

fa, fu la prima cittadina

della zona ad avere

una centrale elettrica tutta

sua, grazie allo sfruttamento

delle falde acquifere che tuttora

la circondano. Quando il

laghetto veniva svuotato, per

essere pulito dai luciari (nelle

persone di Giugliarelli, Oddi e

Rossi, operai della Romana

Elettricità, capitanati da

Alvisio Cima), questi ne raccoglievano

la numerosa fauna

ittica che, fritta, diventava

una deliziosa merenda. Una

volta pulito, il lago diventava

nuovamente meta estiva di

bambini e ragazzi, pronti a

fare bagni in biancheria intima

e a trasformare quei luoghi,

nella loro fantasia, in

pericolosi corsi d’acqua della

foresta amazzonica, come in

un famoso film con Alberto

Sordi. Da Fontana Quaiola il

corso d’acqua si sposta, passando

per Terrano, lungo le

forre che costeggiano il centro

storico di Civita

Castellana. E’ da Via porta

Posterula , in pieno centro

01033 Civita Castellana (VT)

Via Falisca,89 Tel.0761.598182

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P.zza Matteotti,16 Tel. 0761.518145

Camminamento scavato nella roccia che porta a Rio Maggiore

storico, che si raggiunge la

forra dove il Rio Purgatorio si

congiunge al Rio Maggiore.

Lungo questa stupenda forra,

ricca di rigogliosa vegetazione,

esistevano, più di cinquant’anni

fa, delle mole

(ricordiamo quella di Midossi,

o meglio nota come la mola di

Biscotto) che venivano

Porta Posterula vista dall’esterno

appunto azionate dall’energia

prodotta da questi fossi.

Inoltre i contadini, con i loro

orti, contribuivano a mantenere

puliti e popolati quei luoghi

ormai in preda all’abbandono.

Le forre, ricche di fascino

e di mistero, venivano

attraversati a piedi dall’epoca

degli Etruschi, per raggiungere

l’attuale Via della Repubblica

(oggi raggiungibile dal

ponte Clementino) o quartie-

Porta posterula vista dall’interno

re Catamello (già Guadamello

– dal guado che si doveva

appunto attraversare per raggiungere

l’altra sponda per

poi risalire) e i nostri padri

ripercorrevano gli stessi luoghi

per dar spazio alla loro

genuina fantasia e per creare

i loro giochi. Lì trovavano il

ferro vecchio, portato dal

fiume o gettato nei vecchi

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utti, che loro recuperavano

per poi rivenderlo e, col ricavato,

potevano comprare un

gelato, la liquirizia, le palline

di vetro o ci potevano andare

al cinema, a vedere un film di

Cow Boys . La vegetazione

presente lungo il fosso, offriva

del materiale ideale per

potersi costruire dei giochi

come fionde, cerbottane e

frecce e dopo aver formato

delle bande ed aversele date

di santa ragione a suon di

fiondate, sassate e frecciate,

si andava tutti insieme, senza

rancori ed amici più di prima,

a raccogliere i fichi d’india e a

rinfrescarli lungo il corso d’acqua

prima di mangiarli. I vecchi

copertoni di biciclette,

prelevati dal laboratorio di

Gianni Colamedici, allora ubicato

su via XII Settembre (a

salita de Gustinetto), servivano

ai ragazzi, una volta appesi

con una fune alla cima di

un ramo, per farne delle altalene

, lungo la riva del fosso

e, con gran salti, tuffarsi nelle

acque un tempo fresche e

pulite. Fabrizio e Massimo

ricordano quegli anni con

tanto rimpianto, erano gli

anni in cui si viveva veramente

l’infanzia e la gioventù

facendo le esperienze sulla

propria pelle e i giochi, anche

se spesso pericolosi, dovevi

inventarli e costruirli da solo

perché quelli confezionati non

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i luoghi dell’infanzia

il castellaccio

una delle mole di Porta Posterula

sbarramento che alimentava le mole di cui sopra

di Cristina Evangelisti

te li potevi certo permettere.

Erano gli anni in cui, d’inverno,

si scendeva fino alle vecchie

mole per accendere il

fuoco e fare le caldarroste e

nel risalire, con i vecchi contenitori

di latta per alimenti,

infilati uno per piede, i ragazzi

facevano la corsa per tutto

il paese, incitati dal tifo dei

passanti e causando un gran

baccano. Peccato che quei

posti non siano oramai più

accessibili. Possiamo ammirare

le forre che circondano il

nostro paese soltanto dall’alto,

ma la vegetazione e le

discariche ne hanno ormai

reso quasi impossibile l’accesso,

tanto da mandarne

perso tutto il patrimonio storico

e culturale. Fabrizio e

Massimo ci hanno voluto fare

un regalo, ci hanno mostrato

Civita Castellana “sotto un

altro punto di vista………”

il ponte Clementino visto dal punto d’incontro fra il

Rio Purgatorio e Rio Maggiore

torrione difensivo etrusco

sopra porta posterula su cui

hanno costruito le attuali

abitazioni

CALLA

Il nome della Calla deriva dal

greco Kallos, che significa bello.

Questo splendido e purissimo

fiore cresce spontaneamente in

Africa, nei pressi del fiume

Transval e tra l’Equadore e il

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Fiorisce durante il periodo delle

piogge , nei periodi di siccità,

invece, cade in letargo. Emblema della bellezza

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35


36

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Uganda: nell’inferno del Nord V.A.

“Il conflitto nel nord Uganda e’ caratterizzato da un

alto livello di crudelta’raramente visto in

qualsiasi altra parte del mondo. Guardare negli

occhi di un bambino che e’ stato ripetutamente brutalizzato,torturato

o violentato come mi e’ capitato di

vedere quando ho visitato il nord Uganda e’ una

cosa che non potro’ mai piu’ dimenticare .Questo

abuso di bambini e’ uno dei piu’ seri nel mondo:esso

richiede un azione urgente e concordata.” Parole di

Jan Egeland, vice segretario generale per gli affari

umanitari e coordinatore per gli aiuti delle Nazioni

Unite. Raccontare in poche righe una realtà fatta di

orrori che vanno oltre ogni immaginazione umana

non e’ facile ma nel limite del possibile cercherò di

far conoscere quella che è stata definita la “peggiore

crisi umanitaria del mondo” di cui l’occidente

,ancora una volta, si e’ dimenticato. Dopo il

genocidio del Ruanda, avvenuto dieci anni fa, si pensava

che orrori di quella portata fossero finiti. Da

molti anni però nelle regioni dell’ Uganda settentrionale

è in corso un terrificante e vergognoso massacro

di persone. In quest’ultimi 18 anni il popolo

Acholi e’ vittima di una brutale e implacabile insurrezione

dei ribelli del Lord’s resistance army (LRA)

guidati da Joseph Kony, un pazzo visionario autoproclamatosi

profeta, che rivendica di possedere

poteri soprannaturali. Quel poco che si sa di lui è che

combatte per rovesciare il governo di Yoweri

Museveni e ricostituirne uno fondato sui dieci

comandamenti della Bibbia. Persone innocenti sono

uccise, massacrate e mutilate; migliaia di bambini

vengono rapiti e costretti a combattere. Essi sono

soggetti a torture e violenze sessuali. Attualmente si

stima che circa l’80% degli Acholi sono profughi . Al

fine di proteggerli il governo ha fatto costruire appositi

campi d’accoglienza dove centinaia di piccole

capanne in paglia, ammassate una vicino all’altra,

sono le loro nuove abitazioni. In questi luoghi angusti

con carenza di cibo,di assistenza sanitaria e con

condizione igieniche drammatiche vivere è veramente

impossibile. Lo scorso anno c’è stato un brusco

aumento degli attacchi da parte dei ribelli raddoppiando

così il numero dei profughi nei campi e dei

bambini sequestrati. L’escalation della violenza e’

avvenuta in seguito all’intensificata attività dell’esercito

regolare ugandese (UPDF) contro i ribelli. Infatti

nel Marzo del 2002 l’esercito lanciò l’operazione

denominata“iron fist”(pugno di ferro) con la

quale, in un primo momento, riuscì a sradicare

e distruggere le basi dei ribelli dislocate

nel Sudan meridionale. Più che porre fine

alla guerra l’effetto principale è stato quello

di spingere i ribelli all’interno del territorio

ugandase i quali davano sfogo a devastazioni

e barbarie sulla popolazione civile.

I tentativi dell’Updf di distruggere la milizia

di Kony e’ stata (ed e’) ostacolata dalla

natura del nemico. Della Lra si sa poco; al

di là degli efferati e diffusi abusi sulle persone

i suoi soldati escono all’improvviso dai

boschi per attaccare i villaggi, compiendo

saccheggi, sequestri e violenze di ogni

genere. Bruciano capanne e poi scompaiono

nella vegetazione della rigogliosa foresta

ugandese. Il Lord’s resistance army non ha

una vera ideologia politica ed è diviso in

tante “cellule” che operano quasi autonomamente

nei territori del nord. Migliaia di

persone sono state costrette a lasciare le

loro terre ed ammassarsi in una sorta di

campi profughi diventati, più tardi, un bersaglio

dei ribelli per trovare cibo e bambini

da rapire. Portare assistenza umanitaria

ai molti campi sparsi nella regione e’ diventato

un compito pericoloso: i convogli per

gli aiuti spesso vengono attaccati dai ribelli

e diversi volontari e soccorritori perdono la

vita. Fino alla grande offensiva dell’esercito i “soldati”

della Lra rapivano i bambini nelle scuole, nei villaggi,

nelle chiese e li costringevano a camminare

per moltissimi chilometri facendo loro trasportare

pe-santi fardelli verso le basi situate nel Sud Sudan.

Coloro che non riuscirono a sopportare quella inumana

fatica vennero lasciati indietro o puniti con

immaginabili atrocità sino alla mutilazione degli arti.

Quelli che riuscirono a raggiungere la destinazione

vennero addestrati, sempre con violenza e torture

inaudite, a diventare guerriglieri.

Le bambine e ragazze invece

furono violentate o schiavizzate.

Secondo una stima dell’Onu,

circa 8.400 bambini sono stati

rapiti durante i raid dell’Lra fra il

Giugno del 2002 e il Giugno del

2003. Ciò ha portato a 20.000 il

numero di essi dall’inizio del

1990.

Una volta sequestrati i bambini e

ragazzi sono obbligati a prender

parte a terribili pratiche di iniziazione.

Molti sono costretti ad

assistere indifesi alle mutilazioni,

a ripetute percosse e ad uccisioni

di persone che spesso sono

loro parenti. Nel

disperato tentativo

di evitare di

essere rapiti e

subire le conseguenze

durante

la prigionia,

migliaia di bambini(soprannominati

“night

commuters”pendolari

della

notte-),ogni

giorno, lasciano

i loro villaggi e si

spostano nei

centri urbani,

distanti decine

di km, per tra-

scorrere la notte al fine di trovare una “relativa” sicurezza.

In lunghe file, anche di qualche km, si mettono

in marcia prima del tramonto per poi fare ritorno

ai villaggi il mattino seguente. A Gulu ogni notte arrivano

migliaia di piccoli che vanno a riempire vecchie

case abbandonate, stazioni di bus, chiese e scuole

dormendo ammassati in condizioni igieniche drammatiche

nonche’ vittime, spesso, di violenze. Tutto

questo e’ ancora in atto nelle regioni del nord

Uganda ma, purtroppo, giornali e televisioni, chissà

perché non ne danno mai notizia.Al nostro “civile”e

“democratico” mondo occidentale e ai suoi media,

indifferenti di quanto succede in Uganda (e come in

altri paesi dell’Africa),vorrei ricordare una frase di

Martin Luther King: “Dovremo temere non tanto le

parole e le azioni odiose dei malvagi, quanto l’orribile

silenzio degli onesti”. Paradossalmente l’Uganda e’

considerata la “perla dell’Africa”:speriamo che in un

futuro prossimo anche le regioni del nord possano

splendere, come una perla, di pace e prosperita’.


… il gruppo di amici di Civita Castellana continua

ad infoltirsi e diventano assidui frequentatori

dei “Grandi Naufraghi” , Enrico

Giannini, Carlo Antonozzi, Mauro Angelelli,

Pietro Galatini, Massimo Cirioni e tanti altri.

L’amico Enrico Giannini entra a far parte

della formazione, suonando la chitarra

basso. A questo punto Max ricorda con

nostalgia le magnifiche serate musicali agli

Oleandri di Soriano nel Cimino quando, in

compagnia del Conte Nanni e freschi nell’aria

dei castagneti, dedicavano le canzoni ai

carcerati, allora reclusi nel castello. In quel

periodo Max faceva da spalla, con diverse

formazioni, ad artisti come Dino, Don Baky,

Lucio Dalla, Sergio Leonardi, Bobby Solo,

Little Tony, Farida, Maurizio Mandelli,

Edoardo Vianello, New Trolls, Riccardo

Fogli, Patty Pravo e con alcuni dei quali

intrattiene ancora rapporti di amicizia. Con

una voglia continua di rinnovamento e di

ricerca, costituisce un nuovo gruppo formato

dal sempre formidabile Fausto alla chitarra

solista, Romano alla chitarra basso,

Andrea Pacelli alla batteria, Carlo Salvi alle

tastiere, Massimo Capitoni al sax, Valter

Agostini al sax, tastiere e violino e con la

partecipazione, nelle uscite importanti,

anche del Professor Angelo Giovagnoli al

corno inglese (memorabile la sua riproduzione

del suono del vento nell’introduzione

di un brano dolcissimo degli Aphrodite’s

Child – Marie Jolie). Incomincia a cantare in

chiesa, con il sofferto permesso di Don

Mario Mastrocola, per i matrimoni degli

amici accompagnato all’organo da Renzo

Giovagnoli, fratello di Angelo ed entrambi

figli di Valerio, valente tromba della gloriosa

orchestra Brazil, nella quale militerà anche

Max e della quale parleremo in seguito. E’ il

periodo di un’altra grande importante realtà.

Max fonda il primo coro Beat del Duomo

di Fabrica di Roma che animerà tutte le funzioni

religiose. Con sommo piacimento, Don

Mario permette addirittura di eseguire

durante le S.S. Messe, dei brani inediti di

Max, come A te o Signore e Canto di Pace,

antesignano e senz’altro premonitore, visto

poi l’evolversi dei fatti nel mondo. Vengono

stampati nei fogli per i fedeli, assieme a tutti

i brani, liturgici classici. Il coro composto da

circa trenta ragazzi, tutti amici, con sacrificio

riusciva ad eseguire musica polifonica

con l’accompagnamento all’organo dello

stesso Max, alla chitarra da Fausto, al flauto

da Antonio Bianchini, allievo del Professor

Romano Pucci. Quanta gente alle Sante

Messe !! Quanti nomi da ricordare:

Antonella Polidori, Vania Antinori, Severino

Antinori, Stefano Calabresi, Maria Teresa

D’Antonangelo, Loredana Bedini, Eleonora

Capitoni…. Max, su richiesta del compianto

Don Francesco Iannoni (Don Checchino) ,

suo parente da parte di madre, veniva poi a

Civita Castellana per insegnare la chitarra

nel locale dell’attuale Largo Don Francesco

Iannoni a tanti ragazzi, tra i quali: Dino

Ridolfi, Tonino Conti, Antonio Panese, Paola

Evangelisti, Alessandra Sacconi, Paola

Drusiani, Albertina Gai, Antonello Baliani,

Gianni Camponi, Fausto Pantano…. Erano

anche di moda le serenate che, organizzate

con un gruppo di amici, deliziavano fanciulle

di diversi paesi.

...continua sul prossimo numero

Campo de fiori

La storia di

testo originale del brano “Canto di Bace”

inserito nei canti liturgici

37


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... messaggio ricevuto

Sul 7^ numero di Campo de’ fiori, dietro segnalazione di alcuni cittadini, abbiamo pubblicato delle foto che ritraevano la totale mancanza

di segnaletica in Piazza della Liberazione e la pericolosità dei pini ammalati di Via San Gratiliano.

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maggio, accade qualche cosa di veramente

straordinario. Sabato otto

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stato allietato dal moderno suono di

una orchestra che, se non fosse composta

da strumenti antichi, riporterebbe

a rumori assordanti.

Bambini gioiosi per qualche ora in

meno tra le mura scolastiche, riempiendo

il paese, fanno da cornice ad

amici che si vedono solo per le feste.

E questa è una vera festa.

Nell’atmosfera rinascimentale di

Piazza Vittorio Emanuele il plumbeo

asfalto è solcato da una fantastica

poliedricità di colori. Auto d’epoca

rombanti che hanno disceso la

Flaminia fino a Roma, sono pronte per

risalire la Cassia verso Brescia.

Questo museo itinerante rinnova

quelle grandi emozioni di quando su

strade sterrate il grande Nuvolari si

coronava di gloria. Sfilano davanti ad

una folla acclamante macchine con

accensione a manovella, ruote a

raggi, bolidi con guida a destra e

gioielli dell’ingegneria degli anni venti.

Antichi esemplari di case costruttrici

ormai scomparse come l’Isotta

Fraschini, la Lagonda e l’Ermini, corrono

affannosamente nella selva cimina.

Toccano la straordinaria, per l’epoca,

velocità massima di centodieci

chilometri orari. Tutto questo ora fa

sorridere. Alcune Mercedes “ali di

gabbiano” trasportate da una folata di

applausi, volano sul Lago di Vico.

Passa la prima Alfa Romeo. Emozioni

a non finire al passaggio del numero

uno dei gioielli creati a Maranello dall’indimenticabile

Enzo Ferrari.

A domare questi bolidi non potevano

mancare personaggi d’eccezione.

Primi fra tutti due Ronciglionesi tra cui

Massimo Natili, pilota di altri tempi,

accompagnato dalla bellissima Natalie

Caldonazzo. Fra volti nipponici, brasialini,

europei, spicca un finlandese

grande campione della moderna

Formula Uno : Mika Hakkinen. Arriva

il momento della simpatia quando

transita Renato Pozzetto con il suo

faccione che fa ridere. Tra un clik e

l’altro anche Oliviero Toscani trova il

tempo per partecipare a questo evento.

Accompagnato da Giuggiaro c’è un

uomo alto, imponente e dai lineamenti

eleganti. L’aspetto ricorda i suoi avi

fondatori della nostra Patria: il principe

Vittorio Emanuele Di Savoia.

Questa è la corsa più bella del mondo,

la Mille Miglia : 1609 chilometri circa.

di Erminio

Quadraroli


Sono passati due anni ed è ancora

vivo nel piccolo paese di Castel

Sant’Elia il ricordo dei giovani fidanzati

Alberto Galletti e Tiziana

Accorrà, deceduti in località Arrone

(TR) mentre preticavano il “Bangjn

Jamping” e cioè il lancio da un

ponte legati ad un elastico,

un’attività molto in voga fra i

nostri giovani. Alberto era

molto conosciuto per la sua

audacia e temerarietà, faceva

di frequente questi salti

essendo lui paracadutista

della folgore con il grado di

Caporal Maggiore ed aveva

partecipato alle missioni in

Cossovo ed Albania. Per soddisfare

la sua voglia era partito

volontario a diciotto anni

ed il lancio con il paracadute

era diventata la sua professione.

Una professione molto

pericolosa che lo portava a

rischiare la vita in azioni militari

nelle zone di guerra, ma

mai la sua famiglia avrebbe pensato

che l’avesse persa per sempre in

un momento di gioco e di relax.

Quel fatidico 1° Maggio 2002

Alberto e Tiziana, dopo una giornata

passata insieme decidevano di

finire la scampagnata con un diver-

Campo de fiori

sivo che per lui era abituale e chiedevano

agli addetti all’impianto di

fargli fare l’ultimo salto, in quanto

era già tardi e l’impianto doveva

chiudere. Quella fu l’ultima cosa

che fecero insieme, un salto nel

vuoto per oltre 60 metri. La notizia

fece molto scalpore in quanto ne

parlarono i giornali nazionali e le

varie reti televisive. Tutti coloro che

conoscevano Alberto e Tiziana si

strinsero con affetto intorno alla

famiglia ancora incredula per quello

che era successo. Per tenere vivo il

ricordo di Alberto e Tiziana fra tutti

quelli che li hanno conosciuti, i

familiari hanno aperto un circolo

dove, le varie associazioni

Castellesi, possono avere la loro

sede e portare avanti le loro attività

anche in nome del loro giovane

parà Alberto Galletti.

Riccardo Pieralisi

Castel Sant’Elia - 1935 Scuola di cucito e ricamo

Castel

Sant El

43


01033 Civita Castellana (VT)

Via Falisca, 89 - Tel.0761.598182

Fax 0761.591579

P.zza Matteotti, 16 - Tel. 518145

44

Campo de fiori

Vita Cittadina

Il 9 Maggio scorso, presso il Centro Ippico Valentino Fantera,

si è tenuta l’ esposizione regionale canina “4° Trofeo Forte

Sangallo”, patrocinata dal Comune di Civita Castellana con il

supporto del Gruppo Cinofilo Viterbese. La manifestazione

si è svolta in una bella giornata di sole con numerosa

affluenza di pubblico ed estimatori. La giuria era formata dai

signori Silvano Sorighetti e Gabriele Rocchi. Si è classificato

al primo posto il cane Loboscash (foto in alto) nella razza

American Staffordshire Terrier, condotto dalla signora

Daniela Cosimi e di proprietà del signor Michele Sotgiu.

Il cane è stato addestrato dal Centro Cinofilo di Orte.


Campo de fiori

Vita Cittadina

23 Maggio 2004 Santa Maria di Faleri rassegna dei cori polifonici: “Abbundio Antonelli” di Fabrica Roma -

“C.A.I.”di Roma - “C.A.I.” di Viterbo - russo “Stòk” di Roma

45


E’ proprio il caso di dire che Campo

de’ fiori è sbarcato in America.

Dopo che avevo, nel precedente

numero di Campo de’ fiori, raccontato

l’affascinante storia del signor

Maurice Perilli, mi venivano portati i

Suoi personali ringraziamenti da

una persona eccezionale, una sua

vicina di casa che, dopo moltissimi

anni tornava in Italia. Aida è una

signora non più giovanissima, ma

giovanilissima, piena di fascino,

simpatia e particolare bellezza. Essa

mi racconta che tanti, tanti Italiani

in America, leggono Campo de’ fiori

e lo scaricano da internet ed hanno

trovato in esso un modo per sentirsi

vicino alla cara madre patria e

guardano con nostalgia le vecchie

foto, dove vanno riconoscendo gli

amici ed i parenti lontani. In una

lista lunghissima di parentele, dove

mi muovo con non poca difficoltà,

ho capito che Aida nasce da una

famiglia di civitonici emigrati in

America agli inizi del secolo scorso.

Suo padre, Angelo Pucciarelli, con i

fratelli Tullio e Giuseppe, lavorano

sodo per migliorare la loro posizione

economica ed in condizioni spesso

precarie. Angelo si sposa con Alvisia

Coramusi e dopo la nascita di Aida

e Anita, muore prematuramente a

soli trentanove anni. Aida, viene per

la prima volta in Italia nel 1955 per

conoscere i nonni e rimane affascinata.

Aveva sentito l’amore per la

patria, perché trasmessole dai genitori,

che le avevano comunque insegnato

la lingua, ma mai avrebbe

immaginato l’emozione che poi la

prende nel visitare quei luoghi tanto

sognati. Aida sposa Alberto

Moscioni, ingegnere, capo ufficio

tecnico, di una importante azienda

elettronica e lei è segretaria in una

casa farmaceutica. Da loro nascono

David e Richard. Il primo, dottore

specialista in genetica, lavora con

l’Università di Pensylvania ed in

stretta collaborazione con le

Università di Siena e Padova, per

dei progetti rivoluzionari nel campo

dei trapianti di fegato. Richard è

bilaureato ed è vice presidente di

una azienda di computer. David è

talmente innamorato dell’Italia che,

durante il periodo militare assolto

con la NATO in Italia, veniva a trovare

i parenti di Civita Castellana ad

ogni licenza, tant’è che al congedo

con in mano le valige, correva verso

la zia che lo aspettava sulla porta di

casa urlando: “zia … sono finito il

militario” . A Trenton c’è una grossa

comunità dei nostri connazionali,

ora amici di Campo de’ fiori e sono

le famiglie Perilli, Moscioni,

Coramusi, Angeletti, Barduani,

Carabelli…. Vorrei poter raccontare

la degna storia di ogni famiglia, ma

questo lo farò quando avrò notizie

più certe. Per adesso chiudo con

l’orgoglio di aver riportato in patria

un po’ della nostra gente.

46

Campo de fiori

Campo de’ fiori sbarca in America

di Sandro Anselmi

la famiglia Moscioni - da dx Alberto Moscioni, la moglie Aida, i nipotini Brian e Lauren, il figlio Rick e la nuora Kathy

da destra Alberto Moscioni, la moglie Aida ed il figlio David

Aida Pucciarelli Moscioni venuta a far visita in Italia al cugino

Bruno Profili e sua moglie Maria Fantini

Aida Pucciarelli Moscioni e Sandro Anselmi

un gruppo di donne nate in america da genitori civitonici

da sx Aida Pucciarelli Moscioni, Giuseppina Barduani moglie di

Maurice Perilli, Amelia Angeletti, Giovanna Coramusi andata a far

visita ai parenti d’oltre oceano, Pierina Angeletti.

i nipotini di Aida e Alberto Moscioni

Lauren e Brian

Sandro Anselmi, Aida Pucciarelli Moscioni e Fabrizio Moscioni

cugino del marito di Aida


48

Campo de fiori


Campo de fiori

Vita Cittadina 30 Maggio 2004-I° Festa Campo de’ fiori- Quartiere San

Pianoforti Pianoforti

- Strumenti - Edizioni Musicali

Via Palazzina, 109 - 01100 Viterbo - Tel. 0761.309095

49


La banda musicale di Collevecchio

dal 1830 ad oggi....

dal 1830 ad oggi.... di Veronica Sorato

In un mondo che va veloce e non

ha più tempo di pensare voglio

raccontare una lunga storia di

passione e tradizione. Vivo in un

paesino di 1500 anime immerso

nel candore delle colline sabine,

Collevecchio, testimonianza ad

oggi della vita medievale conservata

ancora nelle proprie mura e

nell’arte dei palazzi sedi Papali nei

primi del seicento e dei signori

podestà dopo .Altrettanto radicata

è, nella vita del paese ,una tradizione

che vanta un’esistenza

quasi bicentenaria, superando

intemperie e modernità con grande

dignità.In questo paese vive e

cresce senza mai interruzione la

Banda Musicale. Vi racconterò di

ricerche fatte in occasione dei suoi

150 anni, coadiuvati dall’allora

Sindaco Mattei Paolo ,che nel

1989 aiutò la

banda alla riuscita

di tre giorni

di festeggiamenti.

Da ricerche

fatte e documentazioniritrovate

si è scoperta

la sua esistenza

già nel

1839, unico elemento

che attesta

la fondazione

è dato da un

libro contabile

che recita: “per

la società filarmonica….

£ 5,20”, obolo o

contributo pubblico

per l’inizio

dell’attività. Da

quella data risulta certa l’attività

svolta dalla Banda con un invito

,rinvenuto da un archivio privato,

datato 1 giugno 1865 ove il

Sindaco Piacentini si rivolge al

direttore del concerto a prendere

parte al concerto municipale del 4

giugno. L’antico documento rileva

l’organizzazione musicale di quel

tempo,il suo nome era “Filarmonica”

e il presidente era rap-

presentato nella persona del

Sindaco. Nel giorno 7 febbraio

1870 la Società Filarmonica adotta

un vero regolamento organico.

Questo era strutturato in dodici

titoli e centocinquantuno articoli

assumendo un nuovo nome :

“Concerto Musicale di

Collevecchio”. In data 20 ottobre

1873 una lettera del Maestro

Petronio Grecy di Nepi, in risposta

al Presidente del Concerto, attesta

la volontà di svolgere l’attività di

maestro di musica a Collevecchio.

Lo stesso precisava che avrebbe “

gradito ,oltre allo stipendio comunale

al netto delle tasse,suonare

l’organo della Chiesa,sia per esercitarsi

che per ricavarne qualche

alternativo sostegno economico”.

Anche se non ci sono attestazioni

dell’avvenuto cambiamento nel

1882 il Concerto Musicale cambia

nome diventando “Società di

Mutuo Soccorso” che si caratterizzava

per le attività assistenziali e

di solidarietà , oltre che di carattere

culturale, dimostrando anche

la non più municipalità della società

divenuta autonoma, con un

Presidente eletto dall’assemblea

generale.

... continua sul prossimo numero

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