Versione PDF (1,7Mb) - Unione Ex Allievi del Don Bosco di ...

boscoge.org

Versione PDF (1,7Mb) - Unione Ex Allievi del Don Bosco di ...

BOLLETTINO SEMESTRALE - 2° SEMESTRE 2001 - N° 2

SPEDIZIONE IN ABB. POSTALE gr. 50% - Anno XCIV

CITTÀ DEI RAGAZZI

A SAMPIERDARENA


Il sogno di Dio

Si dice che ogni giovane “culli nel cuore”

un sogno per il suo futuro... in vista

di una vita felice.

Anche il Signore, entrando nella storia

e assumendo natura umana nel Verbo,

ha un sogno: un’umanità che trovi la

felicità nell’amore, un’umanità senza

divisioni cui affidare il dono della vita,

in un mondo da custodire nella giustizia

e nella pace.

Un sogno intinto nel sangue della croce,

per salvare la nostra libertà. Un sogno

affidato a noi!

Che cosa ne abbiamo fatto? Ci troviamo

nel vortice di una guerra “globale

terroristica, batteriologica e chimica...”

mentre sembrava che l’umanità fosse

avviata verso un futuro sereno, mossa

da una globalizzazione economica che

tendeva a farsi anche politica e solidale.

Il 2001 si chiude invece nell’angoscia,

divenuta globale la mattina dell’11 settembre...

Di fronte all’impotenza degli uomini

di riprendere la strada della pace e della

giustizia, chi ci salverà?

Quel “sogno” divino non è andato in

frantumi. Il volto di Dio ha anche il

volto di Gesù, che a Natale si avventura

su questa terra di uomini spaventati

per “manifestare la tenerezza di Dio” e

ripete che la dignità di ogni uomo va

rispettata. Non siamo orfani e la speranza

caccerà il terrore, se Gli restituiremo

spazio nel nostro mondo a partire

dal nostro cuore. E la “nuova pace” ritornerà

a splendere con il nuovo Natale

dell’umanità pacificata con la giustizia.

Alberto Rinaldini

2° SEMESTRE

LUGLIO - DICEMBRE 2001 - N° 2

L’ECO DI DON BOSCO

Bollettino semestrale

Opere Salesiane a Sampierdarena

Sped. in abb. postale gr. 50% - Anno XCIV

Agli ex-allievi ed amici - Lettera del direttore

Il Don Bosco dell’Oratorio

Il Vangelo della Famiglia

Nulla è più come prima... dopo l’11 Settembre 2001

Non esistono civiltà superiori

Simaan Srugi, salesiano coadiutore

Globalizzazione: diamo a Cesare quel che appartiene a Cesare

Nancy: un velo contro l’ignoranza

Laboratori Educativi Territoriali - LET

Il CNOS-FAP di Ge-Sampierdarena

Vamos Amigos! - Estate ragazzi 2001

Paladonbosco Estate

Si allarga la scuola del Don Bosco

Studenti e atleti da podio nel primo liceo sportivo

Scuola e mondo del lavoro

Terzo Forum Internazionale Pierre de Coubertin

Dal diario di insegnante in vacanza studio in Irlnda

Al Tempietto si sorride in genovese

Scuola di formazione politica

Guardare al futuro

Ex Allievi - Una nuova esperienza didattica

Obiettore per caso?

Libreria Elledici - Inaugurazione al Don Bosco

Dal Don Bosco a... Prada America’s Cup

Dialogo con i Lettori

DIREZIONE

AMMINISTRAZIONE:

Istituto “Don Bosco” - Via C. Rolando, 15

16151 Genova-Sampierdarena

Tel. 010-645.47.51 - C.C.P. 28142164

Autorizzazione Tribunale di Genova n. 327

del 16-2-1955

REDAZIONE:

Gianni e Gianna Savoldelli - Domingo Strizoli

DIRETTORE RESPONSABILE:

Alberto Rinaldini

STAMPA:

Arti Grafiche BICIDI srl - GE - Tel. 010-8352143 r.a.

1

3

4

5

6

7

8

10

11

12

13

14

15

18

20

21

22

23

24

25

27

28

29

30

32


125 anni fa la Profezia di Don Bosco

Don Alberto Lorenzelli - Direttore del Don Bosco

fa Don Bosco arrivava

a Sampierdarena cari-

130anni

co di speranza e di profezia.

Gli inizi umili dell’Istituto non facevano

certo prevedere uno sviluppo così

continuo. Nessuno si sarebbe aspettato

tanto: solo Don Bosco e qualcuno a lui

più vicino.

Poco tempo dopo l’arrivo a Sampierdarena,

e precisamente 125 anni fa, don Bosco

ritornò nella nostra casa. All’ora del

pranzo, circondato da benefattori, salesiani

e amici, mentre la banda dei giovani

faceva echeggiare l’aria di una marcia festosa,

il Buon Padre fece una profezia.

Don Bosco - osservò uno dei presenti -

chi avrebbe immaginato che l’Ospizio

avrebbe preso tanto incremento! I quaranta

giovani si sono moltiplicati… Saranno

ormai duecento.

Sono duecento – rispose Don Bosco

ma cresceranno ancora.

Mi pare che sia già un numero rilevante.

Cresceranno, e un giorno se ne conteranno

trecento e quattrocento e più ancora.

Questa Casa per numero e importanza

non sarà meno dell’Oratorio di Torino

Con non poca emozione, oggi, vediamo

che quella profezia sta avverandosi. Con

gioia vediamo i nostri cortili brulicare di

ragazzi, dai più piccoli ai più grandi e non

possiamo fare a meno del loro vociare

festoso come dei loro schiamazzi. Senza

nessuna presunzione di merito vediamo

l’Opera crescere… numericamente e, soprattutto,

qualitativamente. Qualche tempo

fa il Sottosegretario alla Pubblica

Istruzione, in visita alla nostra casa, mi

chiedeva: “quanti giovani frequentano la

vostra opera?” Ho fatto fatica a dire un

numero: più di 700 nella scuola, un migliaio

nell’Oratorio, un altro migliaio nelle

sportive e poi ancora e ancora…

È il cuore di Don Bosco che si allarga: in

ogni salesiano giovane o anziano, negli

insegnanti, animatori e educatori laici…

nei genitori e benefattori, vive il carisma

salesiano che crea quel clima di famiglia

voluto dal Santo in ogni sua casa.

UNA PACE DURATURA

Nella Bibbia, nel libro del Qoelet, c’è una

pagina suggestiva che dice: …Per tutto

c’è il suo momento: c’è un tempo di tacere

e un tempo di parlare,un tempo di

amare e un tempo per odiare, un tempo

di far la guerra e un tempo di pace...

Penso che il tempo della guerra dovrebbe

gia essere finito. Troppe guerre, troppo

odio, troppe ingiustizie, troppe vendette

abbiamo visto nel secolo appena

lasciato alle nostre spalle ma purtroppo,

ancora oggi, il tutto continua. È il tempo

della pace. Dobbiamo superare il bisogno

di fare sempre giustizia e far prevalere

la legge del più forte. Gandhi, profeta

della non violenza diceva: “Non c’è nessun

cammino per la pace; la pace è il

cammino. La non violenza richiede nonfurto,

non-possesso, non-paura, rispetto

per tutte le religioni, soppressione della

“intoccabilità” e simili”. Tutti conosciamo

le difficoltà del vivere in società. I conflitti

all’interno delle coppie, nelle famiglie, fra

colleghi di lavoro, fra amici, fra vicini provocano

ferite che, se non curate, possono

rompere il nostro equilibrio psicologico.

Tutti hanno bisogno di perdonare per

ristabilire la pace e continuare a vivere insieme.

Soltanto il perdono può fermare i

gesti ripetitivi della vendetta e trasformarli

in gesti creatori di vita e di speranza.

Con Giovanni Paolo II, profeta del nostro

tempo e spesso voce isolata, dob-

biamo gridare la nostra voglia di pace e

fare nostra la sua preghiera: “Liberaci dal

male! Liberaci dalla guerra, dall’odio, dalla

distruzione delle vite umane. Non permettere

che uccidiamo! Non permettere

che siamo usati come mezzi a servizio

della morte e della distruzione… Difendici

dalla guerra, da qualsiasi guerra, Padre

della vita e datore di pace. Ti supplichiamo

per tutti i popoli del mondo, per tutti i

paesi e per tutti i continenti. Ti supplichiamo

in nome di Cristo, principe della

pace” (Giovanni Paolo II).

QUANTI SOLDI HANNO I SALESIANI?

In questi ultimi anni il “Don Boscodi

Sampierdarena ha cambiato faccia: una

unica comunità salesiana in stretta collaborazione

con le Figlie di Maria Ausiliatrice

anima i giovani di un intero quartiere.

Le iniziative si sono moltiplicate: dopo il

grande lavoro dei box nel sottosuolo, il

Don Bosco ha rinnovato i campi in superficie,

ha eretto una grande palestra, il

Paladonbosco e il Palagym. Ha aperto un

Asilo Nido, una Scuola Materna ed Elementare,

un Liceo Scientifico Sportivo, il

“Punto Giovani” e il Centro di Formazione

Professionale, ultimo nato l’Istituto

Professionale per Grafico Pubblicitario:

un forte ampliamento del servizio educativo

a favore dei ragazzi e dei giovani che

hanno popolato un Oratorio accogliente

e i campi verdi.

Degli ambienti residui, uno spazio è stato

concesso in affitto ad uso commerciale:

Il Don Bosco ha cambiato anche identità

e i suoi obiettivi? No! L’aspetto commerciale

è una necessità per poter sostenere

economicamente le attività educative.

In particolare, tra le varie iniziative da cui

la storia del Don Bosco è segnata, c’è la

Scuola: una istituzione da cui sono usciti

migliaia e migliaia di giovani cresciuti con

uno stile educativo chiaro e riconosciuto.

Ma oggi questa Scuola è in difficoltà

economica, soffocata da costi sempre

più elevati e da una politica miope che

vede l’Italia – unica in Europa – rifiutare

un sostegno alla Scuola pubblica Non

Statale. Tante altre scuole non statali sono

già state sacrificate per mancanza di

sostegni e hanno dovuto chiudere la loro

gloriosa storia. Il Don Bosco di Sampier-

1


darena non vuole chiudere le sue Scuole.

Sono molti i benefattori che ci aiutano a

tenere aperta la scuola anche per famiglie

povere: sono milioni offerti ogni anno per

borse di studio; ma non bastano per rispondere

alla domanda. Allora il Don Bosco

cerca soldi, come può, in modo legittimo;

affittando ad esempio, i suoi spazi

liberi, per tenere rette accessibili a tutti.

Ma la Comunità del Don Bosco è attenta

non solo alla Scuola: presto tutto un settore

su via Rolando verrà ripensato per

l’attenzione ai poveri e ai problemi delle

famiglie, un “Centro Caritas” che verrà a

completare il volto della nostra presenza

cristiana nel quartiere di San Gaetano e

nell’intera Circoscrizione. È un sogno che

i Salesiani si portano dentro da anni! Presto

sarà realizzato.

SEMI DI SPERANZA

Francesco De Ruvo, un giovane animatore

del nostro Oratorio, ha scelto di diventare

salesiano. Ha maturato il cammino di

discernimento vocazionale nella nostra

casa e oggi a Pinerolo, nel nostro noviziato,

continua il suo cammino di formazione

e di maturazione vocazionale. A lui

esprimiamo il nostro augurio e lo seguia-

2

mo con la nostra preghiera. Non possiamo

esimerci di dire il nostro grazie a

papà Nino e a mamma Angela per la loro

generosità e la testimonianza. Una vocazione

è dono di Dio e segno della vitalità

di tutta una Comunità. Diversi altri giovani

nella casa di Sampierdarena si interrogano

sulla propria vocazione. Sono semi

di speranza.

Un grazie e un augurio lo rivolgiamo ai

nostri giovani salesiani Freddie Pereira,

Francesco Huan, Kamil Pozorski e Taras

Mylyan, che bene hanno lavorato in questi

anni tra i nostri giovani. Ora sono impegnati

nello studio della Teologia in

cammino verso il sacerdozio.

ARRIVI, PARTENZE E AVVICENDAMENTI

Chi al Don Bosco di Sampierdarena non

conosce don Polato? Ha dedicato 31 anni

di servizio generoso e competente alla

Scuola Media. Varie generazioni di ex-allievi

hanno potuto apprezzare le sue doti

umane. Quest’anno ha lasciato l’insegnamento

e svolge la sua attività pastorale

nella nostra Parrocchia. A lui la gratitudine

e la riconoscenza per il lavoro svolto

da parte di tutta la Comunità educante e

salesiana.

Un saluto e un grazie lo rivolgiamo ai

Professori Rosanna Calcagno, Roberti

Daniela, Colombari Elena e Gavazza

Maurizio che lasciano l’insegnamento

della nostra scuola.

Un Benvenuto e l’augurio di un lavoro

proficuo con i nostri giovani e nell’attività

pastorale ai salesiani don Livio Mazzolo,

don Balasamy, don Adamiak, al Sig. Roberto

Lionelli, a Benedict, Wojciech, Giuseppe

Vinh; ai nuovi docenti della scuola:

Prof.ssa Claudia Muzio, Prof.ssa Elisabetta

Ghezzi, Prof.ssa Francesca Carbone,

Prof.ssa Maria Grazia Valle, Prof.ssa,

Laura Bacchieri, Prof.ssa Greta Cencetti;

alle maestre Laura Longinotti, Denise Bisio,

Tea Abbondanza e Paola Cantoni.

Auguri Augur

Carissimi Amici ed ex-allievi

non so augurarvi nulla di più bello

per questo Natale che

“godere” dell’Amore di Dio per noi.

La luce che irradia dalla culla di

Betlemme entri nel vostro cuore

come augurio di pace,

di speranza e di amore.

Buon Natale e Felice Anno Nuovo.

DA SINISTRA:

BENEDICT - DIRETTORE

DON SILLO - SIMONE

VINH - BALASAMY


Il Don Bosco dell’Oratorio

Il dinamismo nella fedel

sforzo di rilettura e rinnovamento

del carisma e

“Nello

della missione di don Bosco,

occorre comprendere la legge profonda

a cui si ispirava il suo operare”. Così inizia

la relazione don Antonio Domenech,

al Convegno sull’ORATORIO “Come

ponti tra la strada e la chiesa”.

Di questa legge mette in evidenza i tratti

fondamentali:

Una vocazione: la chiamata ad essere

presente tra i giovani, a stabilire un dialogo

pedagogico e pastorale con loro,

per indirizzarli a Cristo, vissuto come

pienezza di vita e di felicità.

Un ambiente per realizzare questa

missione:

l’Oratorio concepito come casa dove si

vive e si costituisce una vera famiglia,

una scuola che prepara per la vita, una

parrocchia che educa alla fede.

Uno stile specifico di educazione, il Sistema

Preventivo, espressione di una

carità che diventa percettibile dai giovani,

pervasa di serena letizia, vissuta in

chiave di amicizia.

Un’apertura e disponibilità alle nuove

esigenze della realtà sociale e in particolare

della condizione giovanile.

La relazione scorre in modo piacevole e

convincente e chi vive in ambente salesiano

respira un’aria sana che fa bene...

specie se si legge integralmente. Noi

sosteremo solo su alcuni punti essenziali

dell’intervento. Tralasceremo la

“novità” del come fare funzionare oggi il

ponte tra strada e chiesa: l’accento nel

duemila batte sull’andare dove vivono i

giovani... Eravamo invece abituati ad

aspettare che i giovani venissero a noi.

IL CUORE ORATORIANO:

“Il Don Bosco dell’Oratorio”, più che

uno straordinario gestore di una struttura,

-osserva don Domenech - si mostra

come un pastore geniale che sa leggere

le situazioni e dare risposte precise.

Il cammino pastorale di Don Bosco con

i giovani a Valdocco, costituisce quello

che si chiama “criterio oratoriano”. Al

suo centro troviamo il “cuore oratoriano”,

cioè il dono di predilezione per i

giovani, soprattutto i più bisognosi.

Un tale criterio vuole che si parta dai ragazzi

più bisognosi e dei ceti popolari;

di assicurare ovunque l’accoglienza familiare,

l’incontro gratuito e il dialogo

positivo; di offrire un cammino di formazione

cristiana che si sviluppa nella

convivenza amichevole e gioiosa, nella

promozione umana e sociale.

LA PEDAGOGIA DELLA BONTÀ:

L’esperienza del Santo nasce da una

spiritualità e un dinamismo vocazionale

che “sostiene un cuore pastorale che

ama gratuitamente e si fa amare dai

giovani”; ispira il progetto educativo ;

guida la vita di una comunità che condivide

tale progetto; la impegna in un dialogo

aperto e positivo con la realtà socioculturale

in cui vive.

Don Bosco ritaglia la sua pedagogia

in quella di Gesù. “Gesù Cristo -

scrive nella Lettera da Roma, 1884

- si fece piccolo coi piccoli e portò

le nostre infermità”. Ecco il maestro

della familiarità. E poco dopo

ripete: “Gesù Cristo non spezzò

la canna già incrinata, né spense

il lucignolo che fumava. Ecco il

vostro modello”.

PRESENZA SALESIANA:

Quando parliamo di presenza

salesiana dovremmo ispirarci

alla presenza di Gesù; una presenza

aperta a tutti, con una

cura speciale per i più poveri,

ma anche verso i discepoli di-

C ome

educatore,

Giovanni Bosco fu

soprattutto molto pratico.

“Bisogna non soltanto

che i giovani siano

amati, ma che si accorgano

di essere amati”, diceva.

Questo amore lo chiama

“amorevolezza”: una bontà

affettuosa, senza concessioni,

che attinge la sua forza

nell’amore di Dio.

PEDAGOGIA

sponibili a seguirlo. Una presenza che

comprende e condivide, ma sa anche

farsi proposta esigente; una presenza

che impegna tutte le risorse umane, ma

che al di sopra riconosce il protagonismo

di Dio e del suo Spirito. ■

Rini

3


PEDAGOGIA

Il Vangelo della Famiglia

“Famiglia, credi in ciò che sei...

il futuro si costruisce in casa”

Il 21 ottobre 2001, in Piazza San Pietro

centomila papà, mamme e figli hanno

cantato e pregato per diverse ore. Non li

aveva fermati “la paura” del terrorismo internazionale

che incombe su manifestazioni

di massa.

Nel tiepido sole autunnale hanno raccontato

la gioia di essere famiglie “normali”,

con i problemi e le gioie della vita di ogni

giorno. E diversi bambini hanno dato un

bacio affettuoso al Papa, come al più caro

dei nonni.

L’occasione dell’incontro

è stato

il ventennale

della Familiaris

4

Consortio, testo base del Vangelo del papa

sulla famiglia: “Il fatto che Dio abbia

posto la famiglia come fondamento della

convivenza umana e come paradigma della

vita ecclesiale - osserva il Pontefice -

esige da parte di tutti una risposta decisa

e convinta. Nella Familiaris Consortio, ebbi

a dire: ‘Famiglia, diventa ciò che sei’. Oggi

aggiungo: ‘Famiglia, credi in ciò che sei’;

credi nella tua vocazione ad essere segno

luminoso dell’amore di Dio”.

Il vangelo della famiglia si articola nel

tempo:

■ Sinodo sulla famiglia, in attuazione del

Concilio Vaticano II.

■ La Familiaris Consortio.

■ Il Convegno promosso, nel ventennale

di questa esortazione apostolica,

dalla Commissione

episcopale

per la famiglia e

la vita e Forum

delle Associazioni

familiari.

In quest’occasione

il papa innalza

agli onori

degli altari la prima

coppia dell’età

moderna.

Il segreto della

loro santità -

ha detto il

pontefice -

sta nel vivere

in modo

straordinario

la vita

ordinaria.

Tutto questo

può suonare

stonato in un

momento in

cui da varie parti

la famiglia viene dichiarata

morta, o priva di

futuro. Il futuro appartiene

a qualunque forma di convivenza

o relazione, tranne

la famiglia: nessun legame

per sempre, ogni legame

sia temporaneo, come l’amore

che è mutevole. “Og-

gi, purtroppo, - denuncia il papa - assistiamo

al diffondersi di visioni distorte e quanto

mai pericolose, alimentate da ideologie

relativistiche, pervasivamente diffuse dai

media”.

La famiglia cristiana dice “sì, per sempre”,

perché confida in Gesù... nella logica

dell’amore. Se il Signore ci ama senza

condizioni e senza limiti, la famiglia, immagine

dell’amore trinitario, non può fare

diversamente. Quel sì nell’alleanza nell’amore,

senza limiti di tempo, dà sicurezza

agli stessi sposi, ai figli, alla società intera

che può contare sulla loro capacità di

educare figli sereni che domani saranno

adulti responsabili. In famiglia la solidarietà

si respira.

“Per il bene dello stato e della società - afferma

il papa - è di fondamentale importanza

tutelare la famiglia fondata sul matrimonio

come atto che sancisce il reciproco

impegno pubblicamente espresso e

regolato, l’assunzione di piena responsabilità

verso l’altro e i figli, la titolarità di diritti

e doveri come nucleo sociale primario

su cui si fonda la vita della nazione”.

Con un incoraggiamento e un compito si

chiude l’affettuoso discorso: “Care famiglie,

nell’affrontare queste grandi sfide

non vi scoraggiate e non sentitevi sole: il

Signore crede in voi; la Chiesa cammina

con voi; gli uomini di buona volontà guardano

con fiducia a voi! Voi siete chiamate

ad essere protagoniste del futuro dell’umanità,

plasmando il volto di questo nuovo

millennio”. ■

Rini


Nulla è più come prima

... dopo l’11 Settembre 2001

di Alberto Rinaldini

Dopo il crollo del muro di Berlino e

l’implosione dell’URSS credevamo

che la paura avesse lasciato per

sempre il nostro pianeta. È vero, focolai di

guerra erano però ancora in atto in varie

parti del mondo: dalla ex-Jugoslavia all’Africa,

alle Filippine, al conflitto araboisraeliano,

alla dimenticata regione dell’Afghanistan.

Speravamo che il trionfante libero mercato

con la “libertà economica” avrebbe

portato anche il rispetto dei diritti umani

per tutti. Si guardava al futuro con serenità,

l’unica preoccupazione era come si

potesse arrivare ad offrire possibilità di vita

umana e un certo benessere a tutto il

pianeta.

Credevamo, con qualche riserva, alla “pax

americana”: una globalizzazione economica

che attendeva di essere anche solidale

sotto una guida politica mondiale. Sarebbe

stato solo questione di tempo. Lo stesso

G8 di Genova aveva iniziato, pur con

piccoli passi, tale cammino, ma i massmedia

e la bagarre della politica italiana si

interessarono solo della violenza delle manifestazioni

“anti-global” e della violenta

repressione delle forze dell’ordine.

Dopo l’11 settembre tutto è cambiato:

non c’è più sicurezza per nessuno, nemmeno

per quella parte del mondo che, in

qualche modo, l’aveva garantita a tutti.

Anzi proprio negli USA l’angoscia, nata

dalla sua “onnipotenza tecnologica” ferita

mortalmente dal terrorismo, si diffonde

ovunque, anche tra chi ha voluto dimostrare

con follia suicida la debolezza dell’America.

La forza del terrorismo globale

diviene insicurezza globale... anche

per chi prepara bombe-umane. I resti

delle due Torri gemelle sono il sinistro

simbolo che si eleva al cielo, dita di una

mano che non stringe più nulla... e la speranza

di umanizzare la globalizzazione è

sostituita dalla paura.

Il mondo si spacca in due, come al tempo

della guerra fredda? Allora si conosceva

dove stava il nemico e ci si poteva difendere

almeno con la deterrenza per il terrore

di una guerra nucleare che non avrebbe

visto un vincitore.

Oggi il nemico, il terrorista, la folle bombaumana,

può essere ovunque. Nessun luogo

è più al sicuro. Il terrorismo è senza volto, è

pura follia; si carica di ideali anche religiosi

o sfrutta la sofferenza dei poveri del mondo.

Il micidiale pericolo di un uso insensato del

nucleare, e della “bomba batteriologica” incombe

su tutto e su tutti. Malattie già debellate

dalla scienza riesplodono riportando

indietro l’orologio del tempo.

Questo terzo “conflitto mondiale”, che

è globale, è lo scontro tra l’onnipotenza

tecnologica delle armi e la follia di un potere

oscuro che non si batte per i poveri,

né per la causa dell’Islam, anzi li usa entrambi

come bomba da lanciare contro

l’America e l’Occidente. Non ha bisogno

di potenza militare. Il terrorismo fondamentalista

islamico ha centinaia di bombe-umane

sparse per il mondo pronte ad

uccidersi per uccidere... in nome di Allah.

Che cosa ha generato questa sventura

esplosa all’inizio del nuovo millennio?

Che cosa scatena tanto odio contro gli

USA e l’Occidente? Come è venuto fuori il

Bin Laden - il nuovo Hitler per gli uni o il

vero profeta-eroe per gli altri - che dai teleschermi

di tutto il mondo si assume la

responsabilità della tragedia delle due

Torri di New York, si autoproclama guida

del vero Islam, invita tutti i fratelli di fede

alla guerra santa contro gli Americani ed i

loro alleati, compresi gli “stati islamici moderati”?

La verità vuole - dopo il dolore e il grandioso

spiegamento di forze per colpire i

terroristi - una risposta. L’America, ma

non solo, deve rivedere la politica che

reggeva la “pax americana”.

Il male potrebbe fare emergere un nuovo

modo di rapportarsi tra individui e tra stati

in questo pianeta che è per la vita di tutti.

PROBLEMI SOCIALI

Una svolta nelle relazioni internazionali si

impone, una svolta che restituisca sicurezza

eliminando la povertà, nel rispetto

delle diversità, nel dialogo tra le varie religioni

che siano quel supplemento d’anima,

che solo potrà debellare la bramosia

di potenza e di sfruttamento che ha fatto

ammalare il mondo fino all’11 settembre

del 2001. Una purificazione della memoria

storica deve precedere la nuova strada!

L’uomo non nasce terrorista, lo diventa.

Se lasciamo l’erba al mostro, questo non

finirà con la scomparsa dell’attuale capo.

Solo l’ eliminazione delle cause del malessere

riporterà la sicurezza.

L’analisi coraggiosa delle cause potrebbe

farci vergognare, ma anche cambiare. Se ne

rendono conto anche i grandi del mondo?

Parrebbe di sì, stando alle parole di Bush

e di Blair. “Voglio sperare - ha detto il premier

britannico - in un nuovo inizio fra i

paesi del mondo.

È il ripensamento, la “svolta” di cui parla

Bush, il “nuovo” modo di governare l’economia

mondiale... che già prima dell’11

settembre aveva mostrato varie crepe e

l’inadeguatezza di fronte alla realtà. Segno

di questo “disagio mondiale” sono la

nascita del movimento no-global.

Stiamo vivendo un momento di estrema

delicatezza: potrebbe accadere di tutto,

ma un “tutto” al quale non eravamo abituati.

Basterà la “prudenza” delle sofisticatissime

armi americane che bombardano

parti dell’Afghanistan per prendere Bin

Laden, e liberare il paese dal regime dei

Talebani che sostengono il miliardario super-terrorista

globale?

Sarà davvero solo un’operazione di polizia

internazionale? Quanti civili coinvolgerà?

Fino a quanto durerà? Quanti altri “stati

canaglia” verranno colpiti?

C’è troppo silenzio su questi interrogativi.

C’è troppa voglia di guerra!

Siamo coscienti del rapido evolversi degli

avvenimenti e dela variare giorno dopo

giorno della situazione politica mondiale.

Tra le nuvole nere d’autunno erompano -

ce lo auguriamo - anche crescenti sprazzi

di sole che ravvivino la speranza di una

pace vera. ■

5


PROBLEMI SOCIALI

Non esistono civiltà superiori

Occidente, Islam e opposti estremismi

di Franco Cardini - Docente di Storia Medievale all’Università di Firenze

Ifondamentalisti, anche quando appartengono

a opposti estremismi, si incontrano

sempre: e si sostengono a vicenda;

e trovano l’uno sostegno e conferma

nella tesi dell’altro. L’orgogliosa affermazione

relativa alla “superiorità” dell’Occidente

risale, nella sua formulazione più

matura, a Hegel; e ha trovato fino ad oggi

molti e convinti sostenitori.

D’altronde, come ha ricordato Berlusconi,

uno degli ingredienti di tale superiorità sta

proprio nello spirito di tolleranza. Uno spirito

che, nella sua essenza più profonda, contraddice

l’idea che possano davvero esistere

civiltà “superiori” (e quindi civiltà “inferiori”).

L’Occidente ha perfino fondato una scienza,

l’antropologia culturale, per studiare le

strutture mentali delle civiltà diverse dalla

nostra ed esorcizzare una volta per tutte

l’etnocentrismo, presupposto e anticamera

del razzismo.

Oggi, pertanto, tornare sul tema della “superiorità

dell’Occidente”, sembra addirittura

una contraddizione in termini, proprio

in quanto, e nella misura in cui, una componente

di tale “superiorità” sembra essere

proprio la capacità, assente nelle altre

culture, di comprendere, valorizzare e rispettare

il “diverso da sé”.

6

Parlare di superiorità di una cultura su un’altra è una contraddizione:

se uno è “superiore”, è anche tollerante. Questa è l’alternativa:

fare crociate contro il terrorismo o ascoltare le voci amiche del mondo musulmano.

In questo senso, l’affermazione della

superiorità dell’Occidente, espressione

di un “fondamentalismo occidentalista”

che ha oggi esponenti laicisti e cattolici,

fa il gioco dei fondamentalisti islamici,

occupati a dimostrare l’incompatibilità

di Occidente e Islam e la superiorità

spirituale di questo su quello. Contro

questi opposti estremisti è necessario

tornare a insistere su dei fatti obiettivi.

Primo: l’Occidente e la “civiltà occidentale”

non esistono nella concreta dinamica del

processo storico del genere umano. Essi

sono un’astrazione ideologica che senza

dubbio si fonda su modelli di pensiero ellenici,

ma che è stata profondamente rivisitata

nell’età moderna in contrapposizione all’altra

simmetrica astrazione, quella, ancora più

ambigua, di “Oriente” e di “civiltà orientale”.

Secondo: l’Occidente e l’Islam sono in

realtà strettamente correlati e connessi. Fra

XII e XIII secolo sono stati i testi greci, persiani,

indiani, tradotti in arabo (o in ebraico)

e ritradotti quindi in latino e nelle lingue moderne,

a consentire all’Europa cristiana di

fondare il decollo vigoroso e vorticoso della

sua economia, della sua finanza, della sua

scienza, della sua filosofia, della sua tecnologia.

Il punto è che dal XVI secolo l’Occi-

dente ha avviato, con le scoperte e le invenzioni,

un processo di globalizzazione, oggi

maturo, che ha emarginato le culture islamiche;

e che ha a lungo ingannato e deluso i

popoli musulmani promettendo libertà e sviluppo,

ma praticando colonialismo prima,

sfruttamento turbocapitalistico poi. Fondamentalismo

e terrorismo sono il risultato di

questi inganni e di queste delusioni.

L’Occidente ha per lungo tempo enunciato

il principio dei diritti dell’uomo, ma realizzandoli

solo a casa propria e a suo vantaggio.

Oggi i quattro quinti dell’umanità,

di cui l’Islam è portavoce potente, gli

chiedono conto di questa inadempienza.

Manteniamo le nostre promesse, e la base

su cui si fondano i presupposti della

simpatia per il terrorismo sparirà d’incanto.

E avremo vinto la nostra guerra.

Ma ostiniamoci nelle nostre pretese di superiorità;

chiudiamoci alle voci amichevoli

che possono venirci dallo stesso Islam e

rispondiamo al terrorismo pseudoreligioso

con la crociata laica. Allora ci apriremo

sotto i piedi l’abisso della “guerra contro

ignoti”, la guerra ai poveri che la nostra

tracotanza avrà obbligato, contro le loro

intenzioni, a simpatizzare coi terroristi.

Sarà una guerra lunga. Che perderemo,

perché le guerre le perdono tutti. ■

da Famiglia Cristiana, n. 40/2001


PROBLEMI SOCIALI

Simaan Srugi, salesiano coadiutore

Un esempio di convivenza tra le religioni

Salesiano coadiutore, Servo di Dio.

Nasce a Nazareth nel 1877. Rimasto

orfano di padre, conosce i salesiani

fin dalla sua infanzia. A 17 anni giunge

come aspirante nell’opera di Beit

Gemàl, una scuola agricola situata in una

vallata a pochi chilometri da Gerusalemme.

Divenuto salesiano, fu maestro assistente,

sarto, portinaio, addetto ad una

piccola rivendita di commestibili a beneficio

della gente del posto e soprattutto infermiere.

Dai villaggi dei dintorni, a giorni fissi, si

snodava verso il colle di Beit Gemàl una

processione di povera gente. Col passare

degli anni aumentavano di numero, arrivando

a cento, anche centoventi al giorno.

Srugi allora cessava di essere

“muàllem” (maestro), e diventava dottore:

“haqìm”. Così lo chiamavano i malati.

Srugi metteva a disposizione dei malati

la sua conoscenza medica del tutto

empirica (ma aveva occhio clinico, e raramente

sbagliava), curava con mezzi molto

naturali, e offriva di cuore le sue povere

medicine. Al solito chi poteva pagava,

(un’inezia, che però educava al senso

della giustizia e della riconoscenza). I più

Jihad

poveri lo ricompensavano con un “viva

Gesù!” - il suo saluto preferito - che sulla

bocca di musulmani faceva uno strano

effetto.

Lui era davvero un “tamàn”, cioè un uomo

giusto, perfetto. Anzi un “nabi”, un

profeta. Spesso non gli chiedevano medicine:

era sufficiente un suo tocco, una

sua preghiera e si andava via contenti.

Bastava guardarlo negli occhi quando,

sorridente e puntuale, si affacciava alla

porta del dispensario, per concludere che

quell’uomo “tamàn” aveva un fascino che

non si poteva umanamente spiegare.

E gli ammalati venivano da lontano; spesso

dopo aver speso in medici e medicine

i loro magri risparmi: “Abbiamo preferito

venire qui, perché abbiamo sentito parlare

tanto di questo uomo da persone che

sono state curate da lui. Egli è un uomo

santo e siamo sicuri di quello che fa. Nelle

sue mani c’è la perfezione di Allàh”.

Verso la fine del 1943 la sua debolezza fisica

si fece pesante; ed anche se il corpo

si disfaceva, lo spirito era rimasto in lui

pronto e snello. Il 26 novembre non poteva

quasi più parlare. Verso le due del

mattino, l’infermiere lo trovò come im-

QUESTO TERMINE CHIAVE DELLA TERMINOLOGIA DEL FONDAMENTALI-

SMO viene di solito tradotto con “guerra santa”. In realtà esso non

contiene né il concetto di guerra, né quello di santità. Deriva da un

verbo che significa SFORZARSI, IMPEGNARSI.

Nel Corano si trova di solito nella frase “Jihad di sabilullah”, “sforzo o impegno

sulla via di Allah” e indica qualsiasi attività volta alla difesa e alla

diffusione dell’Islam, dalla semplice apologetica fino all’uso delle armi.

Il significato guerresco del termine è rimasto a lungo in secondo piano.

L’Iman Shamil, che nel sec. XIX guidò la lotta in Cecenia contro i Russi

ed era un esperto teologo mussulmano, respingeva il termine Jihad e

preferiva il termine “Ghazwat”, che in arabo ha espressamente il significato

di “lotta armata”.

Altri teologi liberali non considerano “Jihad” atti terroristici come quelli

contro le Torri gemelle di New York.

Il teologo Tantawi non ritiene che sia “Jihad” neppure l’azione dei Kamikaze

palestinesi contro i civili israeliani, perché le azioni militari di

Israele - che per altro egli condanna decisamente - hanno una motivazione

politico-strategica e non religiosa.

merso in un placido sonno, con le mani

incrociate sul petto. Per sempre.

I primi ad accorrere per l’ultimo addio al

“muàllem” Srugi, furono i contadini musulmani:

sporchi, infestati, rissosi, ora hanno

le lacrime agli occhi. Ricordano: “era un

mare di carità. Soffriva quando ci vedeva

soffrire, era contento quando ci vedeva

contenti. Era un uomo fedele alla sua religione

e rispettava le altre. Medicava la

gente e Allàh guidava la sua mano. Anche

se venisse un medico più esperto di lui,

nessuno mai ci curerà come lui. Era come

una coppa di miele. Aveva la testa piena

di paradiso. Dopo Allàh, c’era Srugi”.

Quei contadini musulmani, stupendi nelle

loro iperboli orientali, si caricarono sulle

spalle il feretro di Srugi e lo portarono, a

turno, al cimitero.

Ci furono discorsi ufficiali ed eloquenti,

dimenticati. Si ricorda invece il breve discorso

non ufficiale di un musulmano che

tornando a casa scuoteva la testa e diceva:

“Peccato che “muàllem” Srugi fosse

cristiano. Se fosse stato musulmano lo

faremmo uno dei nostri santoni”. ■

E. Forti

Da Nazareth qualcosa di buono

7


PROBLEMI SOCIALI

Globalizzazione: diamo a Cesare

quel che appartiene a Cesare

Il G8 a Genova

Dott. Eugenio Torre - Cultore scientifico

Insomma, ognuno si assuma le proprie

responsabilità. Sul G8 di Genova e sulla

Globalizzazione (sempre riferita ai fatti di

Genova) si è già detto, discusso e propinato,

non esaustivamente ma certamente

abbondantemente. Diciamolo con tutta

sincerità, se neppure la Magistratura e relativo

contorno politico-governativo sono

giunti a concludere con una risposta chiara,

certa, inequivocabile e definitiva, come

posso io o altri come me, che non possiede

la qualifica funzionale ed istituzionale

per portare prove o sistemi inconfutabili,

dirimere il problema?

Invece di una cosa ho competenza e certezza

su questi fatti. E poiché da più parti

si è cercato non solo di evitarne l’esposizione,

ma addirittura si è anche fatto finta

che non sia neppure vero, cerchiamone il

bandolo.

8

Tutti coloro che hanno partecipato al corteo

di protesta, cioè i No-Global, erano

proprio tutti e marcatamente appartenenti

al mondo cattolico? Proprio no! Anzi, per

poterli individuare, i veri cattolici, basta rifare

scorrere le cassette video o riprendere le

tracce dei resoconti “questurini”, per evidenziare

che proprio i partecipanti cattolici

(naturalmente, intendo questi non solo come

fede, ma come appartenenti ai Centro

Sociali), sono stati i più penalizzati perché:

■ Tra tutti i fermati (arrestati o no), nessuno,

nemmeno uno è stato qualificato o

qualificabile come “cattolico”.

■ Quelli che, durante le inqualificabili

scorribande devastatrici, si esibivano

come gli artefici protagonisti, avevano

tutti o il passamontagna o le mani armate

da spranghe e quant’altro fosse

oggetto di offesa e devastazione. Nes-

suno (e io posseggo sei cassette audiovisive

di quattro ore l’una; cioè dal primo

minuto all’ultimo istante della manifestazione

dei tre giorni genovesi), dico

nessuno dei “guerriglieri” reggeva o un

Crocefisso o un incensiere o una coccarda

che lo qualificasse come appartenente

ad un Oratorio, ad una Chiesa.

■ Anzi, quelli che senza dubbio erano i

cattolici, erano proprio quelli che, partiti

con le più rosee intenzioni dai centri di

raccolta per iniziare la marcia pacifica

contro i global e portare la loro voce di

dissenso ma con dignità, una volta trovatisi

nella mischia e vista l’aria che “tirava”,

se la davano a gambe, cercando

spauriti e terrorizzati, una via di fuga, di

uscita, per allontanarsi da quell’inferno.

Non erano più loro i cacciatori, ma erano

le lepri che, come al giorno d’aper-

AL CENTRO:

IL PROF. E. TORRE

E SIG.RA PAOLA

CON IL DIRETTORE E

DON A. RINALDINI


tura della stagione venatoria se la davano

a gambe cercando rifugio o in un

portone o tra le aiuole in mancanza di

granoturchi o vegetazione.

Sì, ce ne sarebbe a sufficienza per redigere

un pezzo di colore. Ma servirebbe? O

meglio, stante la gravità del fatto, sarebbe

passabile qualche amenità? O non è piuttosto

doveroso dare a Cesare quel che

appartiene a Cesare?

Perché il pregio o meglio il merito che i

cattolici si sono guadagnati sul campo è

la loro coerenza o meglio la fede che li

guida e, di fronte alla “piega” di quei fatti

hanno dimostrato la loro inesperienza di

come si fa e si protrae una guerriglia e così,

impotenti fino al terrore, non si sono

peritati di nascondere anche le lacrime,

ma non per i lacrimogeni.

E qui nasce la consapevolezza delle responsabilità,

perché da sempre, il cattolico

combatte ma non espugna, partecipa ma

non sopraffà, discute ma non distrugge,

alza la voce ma mai le mani. Da queste

seppure sommarie considerazioni si può

trarre una vittoriosa testimonianza sulla

non presenza dei cattolici nei ranghi dei

guerriglieri del G8 a Genova, anche se, ovviamente

loro, i cattolici, c’erano ma erano

lì pervenuti per ben altra manifestazione.

Ma allora, è stata un’esperienza felice?

Certamente sì e bisogna tenerla nel debito

conto.

In primis va rilevato che il cattolico non vive

il carpe diem e non si esaurisce in un

evento, ma vive per intero il decorso della

vita e sulle azioni che non si nascondono

dietro un abbigliamento o maschera e

neppure lanciando il sasso per poi repentinamente

nascondere la mano.

I cattolici non aborrono distinguersi e non

rifuggono dalle mansioni, ma non operano

barbaramente per ottenere né prestigio né

potere. È sul piano dialettico istituzionale

che possono anche opporre resistenza o

rifiuto al precostituito, ma non per sfasciare

quanto piuttosto per cambiare.

Fortunatamente, siamo ancora in una nazione

e sotto un regime per il quale si va

alle urne con una scheda e non con il mitra.

O no?

I cattolici, e lo dimostrano su tutti i fronti

dove operano, portano carità, assistenza

e aiuti, vivendo nel quotidiano la

loro fede disponendosi al volontariato,

all’insegnamento, alla disposizione sociale.

Loro, i giovani cattolici si atteggiano

anche con vanto di fronte alle necessità,

ma hanno come leader piuttosto un Pier

Giorgio Frassati o un Don Bosco. Sono

fratelli e figli della sana società e, beati loro,

se la danno a gambe levate se hanno

sentore del crollo delle Twin-Towers.

Il giovane cattolico è istruito e intelligente e

sa in anticipo che per soppiantare un eventuale

sistema dispotico bisogna agire con la

forza della dialettica e della revisione istituzionale

e non scardinando vetrine o Banche

che, sempre, non sono solo le depositarie

dei potenti e dei ricchi. Anche gli onesti lavoratori

(padri o nonni) depositano in banca

i loro risparmi, anche se altrettanto non possono

fare i devastatori, perché la loro inettitudine

li estromette da una paga, da un salario,

da uno stipendio, da un profitto.

Il giovane cattolico non può essere confuso

nel mucchio. E, di fatto, a Genova, durante

il G8 non si è lasciato confondere.

Però, in questa non confusione, bisogna

operare un distinguo. Perché l’estraneità

dei cattolici nel G8 non la possiamo

estendere a tutta la protesta. Infatti, quando

il corteo si è mosso i cattolici c’erano e

come. Anzi, erano arzilli e pimpanti. Solo

che si sono defilati (o meglio scappati) al

PROBLEMI SOCIALI

voltarsi della frittata. Perché sì, i valori

profondi dell’antiglobalizzazione erano,

sono e saranno sempre presenti ed operanti

nei cattolici, ma non possono più

emergere quando li vogliono strumentalizzare

deviando la loro ottica circa la necessità

di ristabilire l’uguaglianza fra i popoli,

la riduzione del debito delle Nazioni più

povere o in via di sviluppo, il non armamento

o la proliferazione nucleare e tutti

quei problemi che sono le discussioni

quotidiane che proprio i cattolici, se non i

soli, dibattono nelle aule, con i professori,

con i loro genitori, in vista di un futuro

che, seppure giovani, sanno già intravedere

tra difficoltà e tribolazioni.

Chi è stato a Genova di persona durante il

G8, o ne ha avuto notizia attraverso i

mezzi di comunicazione, sa che i valori

umanitari facevano da riferimento collettivo

anche e soprattutto tra i cattolici (che

erano tanti), che una minoranza devastatrice

li ha surclassati (ma non annullati).

Anche se in questa tornata è da constatare

che hanno vinto i “ceti” cioè i professionisti

della tensione sociale, un estremo

politico che ha sconfitto i cittadini comuni,

sia che fossero nel corteo o nei propri

negozi o nelle proprie case.

Ma aggiungiamo, per concludere, con

Giuseppe De Rita (Avvenire) che “in una

società capace di dinamica sociale non

devono mai vincere i ceti, quale che sia la

delega o la rappresentanza che li legittimano;

devono vincere gli attori sociali veri.

Quelli che producono i processi reali di innovazione

della società. E il mondo cattolico,

che non sarà mai un ceto, ha tutto

l’interesse a stare dentro l’azione di tali

fattori, facciano o no globalizzazione.

Tutto il resto è prigionia nella virtualità, nel

populismo, nel poter dei ceti professionisti

delle tensioni”. ■

9


PROBLEMI SOCIALI

Nancy: un velo contro l’ignoranza

La religiosa salesiana ospite in Italia, a Ge-Sampierdarena

ad Assisi dove ha ricevuto un premio

“ECCO LA MIA VITA CON I POVERI

NEGLI SLUMS DI BANGALORE”.

Il Papa l’ha definita “l’imprenditrice dei

poveri”. E a lei si ispirerà una prossima

fiction televisiva, dopo che la sua dedizione

ai poveri e a chi ha bisogno, le ha

fatto ottenere riconoscimenti in varie parti

del mondo. L’ultimo pochi giorni fa ad

Assisi: il “Mandir della pace”, e di recente

anche la “Mimosa d’oro” per la festa della

donna di quest’anno.

Sono onori del tutto meritati da suor

Nancy Pereira, 78 anni, nativa di Puducurichy

nel Kerala - la regione più cattolica

dell’India. La missionaria è stata per

qualche giorno ospite del grande complesso

Don Boscodi Genova, appartenente

alla sua famiglia religiosa, quella

salesiana.

È grande il fascino dell’amore e del senso

di carità che suor Nancy emana e si comprende

come molti l’accomunino a Madre

Teresa di Calcutta. “Io aiuto la gente a vivere

con dignità; lei aiutava a morire come

si conviene, in pace con Dio. Ma lo

slancio missionario è lo stesso”, commenta

la suora. A chi è accorso ad ascoltare

le sue esperienze ha spiegato che il

Centro della sua attività missionaria è a

10

Bangalore, metropoli indiana con tre milioni

di abitanti, considerata prima nel

mondo per la ricerca elettronica.

Ma alla cui periferia vivere è terribile, con

addirittura sei intere famiglie che possono

vivere ammassate in un’unica stanza

di soli dieci metri quadrati. Piena di disperati

che arrivano da tutta l’India a cercare

lavoro in una città dove sanno di

poterlo trovare. Ma è lavoro pesantissimo,

che distrugge il fisico. Tanto che

quegli uomini di fatica la sera si abbandonano

al vino.

“È la piaga principale - dice la suora - e

abbiamo iniziato una campagna per contrastarla,

con qualche successo. Innanzitutto

usiamo la dissuasione, parlando con

loro e le loro donne. Ma anche con un’équipe

di medici e psicologi”. Altri mali

contro cui lottano le missionarie di don

Bosco sono l’ignoranza e l’analfabetismo.

“Cerchiamo almeno di insegnare a leggere”,

prosegue suor Pereira, sottolineando

come il compito non sia facile in un posto

dove talvolta le vedove si uccidono con i

figli per non rischiare di venire escluse dalla

società. La religiosa ha inoltre il merito

di costruire quasi un punto d’incontro tra

la fede occidentale e quella orientale perché

nella missione il dialogo tra le religioni

è realtà quotidiana: pregano infatti assieme

cattolici e induisti, che costituiscono la

maggior parte delle ventisette persone

dello staff della salesiana e di altre tre

consorelle. “Religione diversa - commenta

suor Nancy - ma stessi valori morali. Si

prega insieme mezz’ora ogni mattina e

due ore al Sabato, quando invitiamo tutti

ad unirsi a noi e molti effettivamente vengono”,

racconta. Nel resto del tempo è lavoro

e impegno comune per alleviare i disagi

di chi vive in quel quartiere disperato.

Sono cinquemila le adozioni a distanza ottenute

dall’azione missionaria della suora,

che ha anche aperto a Bangalore una

banca per prestare denaro a chi, altrimenti,

non l’otterrebbe mai.

Suor Nancy, infine, è turbata dai recenti

avvenimenti di violenza, incomprensibili

per la sua vita dove c’è spazio solo per l’amore.

“Occorre agire sui bambini - esorta -

formarli ad una moralità solidale. Solo così

avremo una coscienza per cui certe cose

non si ripeteranno più. Educare insomma,

proprio come don Bosco”. ■

Dino Frambati

LA SUORA DEI POVERI

L’imprenditrice di Dio.

Basta sentirla parlare per restarne affascinati. Il sogno per i bambini

poveri della sua India è una corona di sogni che pare non finire, una

azione che si propaga fino a comprendere tutti: dai piccoli alle

famiglie, dalle donne agli uomini.

Cosa sorregge questa donna settantottenne che, nell’umiltà e nella

semplicità, sprigiona una forza incontenibile?

L’ho sentita presentare il suo lavoro per i poveri a Bangalore e la

risposta è venuta da lei stessa: la preghiera... La preghiera le permette

di sognare per i suoi poveri e i sogni si realizzano. Il Signore dona ali

alla fantasia che nasce dall’amore verso i poveri ed i poveri diventano

i catalizzatori della predilezione di Gesù ... e i soldi arrivano.

Se la senti parlare pare di ascoltare un’imprenditrice la cui bancaimpresa

è restituire dignità umana ai poveri aiutandoli a tirarsi fuori

dalla povertà materiale e spirituale.


PROBLEMI SOCIALI

Laboratori Educativi Territoriali - LET

Progettare e realizzare... in rete, attività formative

per i ragazzi

alla Città Policentrica e

Educativa, l’Assessorato alla Città

L’Assessorato

Solidale, la Direzione Servizi alla

Persona e la Direzione Divisioni Territoriali

del Comune di Genova, hanno sollecitato

vari soggetti impegnati in ambito educativo

(Associazioni, Cooperative, Volontariato e

Scuole) a progettare e realizzare in rete, per

ogni Circoscrizione, attività rispondenti ai

bisogni di socializzazione, crescita e formazione

di bambini, ragazzi e giovani tra i 6 e i

16 anni. Tali attività, denominate L.E.T. – Laboratori

Educativi Territoriali, oltre a poter

usufruire di parte dei finanziamenti previsti

dalla Legge 285/97 – a sostegno di interventi

per l’infanzia e l’adolescenza – ottengono

dal Comune di Genova il marchio

“ISO L.E.T.” a garanzia di qualità educativa.

Il “Don Bosco” non poteva non sentirsi interpellato,

ed ha risposto alla sollecitazione non

soltanto proponendo attività, ma cercando

di mettersi in rete con altre realtà educative

che operano sul territorio nella Circoscrizione

Centro Ovest (Sampierdarena - in particolare

- e San Teodoro), per potenziare la

qualità del servizio e dare risposte più significative

alle urgenze emergenti dal mondo

giovanile. Già l’Estate Ragazzi 2001 è frutto

di questo “reticolato” lavoro educativo.

Con capofila l’Oratorio, soggetti già del Don

Bosco, come il Paladonbosco, il Club Amici

del Cinema, l’Istituto Don Bosco (scuole

materna, elementare, media, istituto tecni-

co, liceo scientifico), l’associazione culturale

“Il Tempietto”, il Centro di Formazione Professionale

CNOS-FAP.e l’Unione ex-allievi,

insieme all’Agenzia Educativa Territoriale, il

Distretto sociale, la cooperativa Lanza del

Vasto, il Circolo Arciragazzi Segnali di Fumo,

l’Associazione Arci Libriamo, il Circolo

didattico San Teodoro, la Parrocchia Cristo

Re e la Uisp, hanno confermato la volontà di

operare in rete, progettando ultimamente attività

aggregative rivolte a ragazzi dagli 11 ai

16 anni, dislocate in vari spazi educativi della

Circoscrizione. Tale progetto ha avuto

l’approvazione del Comune ed ha quindi ottenuto

la certificazione di qualità.

Uno degli “spazi aggregativi” proposti verrà

realizzato presso l’Oratorio. Si radica naturalmente

sull’esistente, ma si pone anche

come novità, quantomeno di impegno. Sarà

attivo alcuni giorni la settimana e accoglierà

ragazzi e ragazze come singoli o come

gruppi già costituiti, che giungeranno ad esso

per propria iniziativa o perché indirizzati

dai partner di rete o da altri soggetti del territorio.

Avrà sede in alcuni locali dell’Oratorio

che si trovano in via Carlo Rolando 15/a.

Per la realizzazione delle varie attività si prevede

di usufruire di ambienti e di strutture

messi a disposizione dai partner di rete.

I coordinatori e gli operatori avranno alle

spalle competenza nelle attività nelle quali

animeranno e affiancheranno i ragazzi e le

ragazze ed esperienza in ambito educativo.

Lo spazio aggregativo sarà attrezzato in

modo da poter proporre una serie di “laboratori”

espressivi, ricreativi e culturali “a catalogo”,

attivabili in base alle esigenze dei

ragazzi e delle ragazze mediate dall’azione

educativa degli operatori coinvolti e finalizzate

a favorirne la socializzazione e la crescita

personale. I laboratori attivabili sono:

■ Laboratorio musicale

■ Laboratorio di danza

■ Laboratorio teatrale

■ Laboratorio della corporeità e/o dello sport

■ Laboratorio del cinema

■ Laboratorio per l’animazione del tempo

libero

■ Laboratori finalizzati allo sviluppo della

creatività

■ Laboratori finalizzati alla conoscenza di

sé e del territorio

■ Laboratorio multiculturale

■ Laboratori per il potenziamento delle

competenze linguistiche e culturali.

PER I RAGAZZI E LE RAGAZZE

Occasione di conoscenza consapevole

della condizione adolescenziale e giovanile

e stimolo al protagonismo e alla progettazione

nel sociale.

PER GLI OPERATORI COINVOLTI

DELL’ATTIVITÀ E PER LA RETE

Raccolta di dati finalizzata ad una maggiore

conoscenza del target di riferimento.

Valutazione/verifica della significatività e

dell’adeguatezza dei servizi educativi offerti

dalla rete, in relazione ai bisogni espressi.

Coinvolgimento attivo dei ragazzi e delle

ragazze, inteso a favorirne il protagonismo,

attraverso l’esplicitazione dei bisogni

e la proposta di spazi/occasioni per il

soddisfacimento di tali bisogni.

Identificazione di punti di attenzione per il

miglioramento dei servizi educativi, in vista

anche di future progettazioni comuni.

A lungo termine, ciò potrebbe portare alla

creazione di spazi/occasioni permanenti

di dialogo e di confronto con i ragazzi e le

ragazze, al fine di favorirne il protagonismo

e di migliorare il servizio educativo.

In particolare, si intende offrire uno spazio

di confronto e di discussione, supportato

dagli operatori, denominato Laboratorio

delle idee, dal quale emergano le esigenze

di socializzazione e di espressione dei ragazzi

e delle ragazze e vengano identificate

le possibili vie di soddisfazione di tali esigenze.

Ciò permetterebbe non solo di ampliare

eventualmente il ventaglio delle attività

proposte, ma soprattutto di rendere

protagonisti e non solo fruitori dello spazio

aggregativo i ragazzi e le ragazze. ■

Suor Carmen

11


IL MONDO DEL DON BOSCO

Il CNOS FAP di Ge-Sampierdarena

...ormai una realtà!

Sono trascorsi quasi due anni da

quando questo piccolo embrione,

situato nel grembo di una grande

struttura, ha iniziato a compiere i suoi

“primi movimenti”.

La riproposta nel panorama salesiano di

Sampierdarena, ad opera del Cnos Fap

Liguria, di un centro di formazione professionale

è stata accolta con entusiasmo da

tutti: i coinvolti direttamente o indirettamente

nelle molteplici attività dell’Istituto

Don Bosco, e dal territorio circostante

verso il quale il nostro servizio è rivolto. È

stato, infatti, irrinunciabile, per l’Istituto allargare

ancora la propria missione formativa

tra i giovani comprendendo al suo interno

la formazione professionale.

Sin dalla prima progettazione, nostro intento

è stato quello di rivolgerci sia ai giovani

disoccupati e a persone in cerca di occupazione,

sia ai lavoratori e alle aziende.

Realizzare un servizio di qualità, che sia

anche un’azione sociale utile al territorio.

Porre, comunque, l’individuo sempre al

centro del servizio e predisporre una rete

di contatti e partnership tali da consentire

le migliori possibilità di successo del suo

progetto di vita.

Tutto ciò compiendo con un’azione di sostegno

il cambiamento e mantenendo saldi

i valori fondamentali della famiglia e del

lavoro.

Perseguendo questi obiettivi, i risultati ottenuti

nell’anno appena trascorso confermano

la valididel nostro progetto.

In linea con la programmazione delle Politiche

Attive del Lavoro, dettate dalla Regione

Liguria, sono stati progettati, approvati

12

e conclusi due corsi di formazione, totalmente

gratuiti, mirati rispettivamente alla riqualificazione

di una nota azienda ristoratrice

genovese sita nel Porto Antico, e ad

un’iniziativa per diplomati inerente il settore

delle nuove tecnologie. I quattro mesi di

corso di “Sistemista Hardware“ oltre alle

300 ore di docenza frontale hanno avuto

una forte caratterizzazione verso il mondo

del lavoro con stage in primarie aziende del

settore telematico e conseguenti opportunità

occupazionali.Buona parte di costoro

hanno ottenuto la conferma del posto.

Altro fiore all’occhiello di questo assai fertile

anno: nel mese di settembre è stato

approvato e ha avuto inizio un Piano di

fattibilità che coinvolge il Gruppo Armatoriale

D’Amico comprendente la ben più

nota Italia di Navigazione s.p.a.

Seguire l’azienda nei suoi bisogni formativi

immediati e futuri con le corrispondenti

risposte in termini di aggiornamento sarà

un nostro arduo e stimolante compito.

A partire dal dicembre scorso, inoltre, l’Istituto

Don Bosco in collaborazione con

AULE DEL CNOS-FAP

lo staff del CNOS FAP di Sampierdarena,

ottenendo la qualifica di Regional/Local

Academy Cisco Systems, ha dato inizio ai

primi corsi di formazione in Liguria per la

certificazione CCNA Cisco Systems, una

delle società protagoniste della nascita di

Internet ed ha messo a punto il Programma

Cisco Networking Academy.

L’iniziativa è stata promossa dall’Istituto

Don Bosco per rispondere alle necessità

di creare professionisti delle reti in grado

di sviluppare le applicazioni e di realizzare

gli impianti necessari alla crescente net

economy.

Il Programma Networking Academy prevede

un corso di 300 ore di lezione a pagamento

e consente a studenti, in possesso

di conoscenze informatiche di base

e della lingua inglese, di imparare a progettare,

realizzare e mantenere reti di primissimo

livello.

Attività trainante da quasi un anno del nostro

centro e che vede giornalmente tutte

le nostre aule occupate, è la formazione

informatica rivolta soprattutto alle nuove

tecnologie.

Decine sono i corsi di informatica a diversi

livelli (informatizzazione di base, internet ,

autocad, web programmer ecc.) che si

avvicendano periodicamente e che si rivolgono

sia agli utenti delle molteplici

strutture del Don Bosco sia al territorio.

In grado di offrire una struttura totalmente

rinnovata, grazie ai contributi della Fondazione

S.Paolo e Carige, e dotata di strumenti

multimediali altamente tecnologici

riusciamo con l’impegno di tutti i componenti

del team a soddisfare le numerose

richieste . ■

Il team del CNOS FAP

di Ge-Sampierdarena


Vamos Amigos!

Estate ragazzi 2001

8 settimane di allegria dal 18 giugno al 27

e dal 3 al 14 settembre

LA NOVITÀ

Oratorio e scuola hanno deciso di collaborare

insieme per preparare un’unica grande

Estate Ragazzi al Don Bosco. Gli animatori,

le suore e gli studenti salesiani hanno organizzato

le tappe settimanali con le maestre,

gli obiettori e una decina di giovani di terza

e quarta superiore del Don Bosco.

I LABORATORI

Numerose le attività manuali e sportive,

chiamate laboratori: di cucina, per la creazione

di oggetti di gesso, per la costruzione

di giocattoli, per creare oggetti con

perline, per stilisti, per la coloritura delle

magliette, per la costruzione di lampade

di carta, per la creazione di carta marmorizzata

e poi laboratorio di fumetti, di

braccialetti di filo, di pittura su vetro, di

aerobica, di recitazione teatrale, di “Giocainglese”

e i laboratori sportivi (basket,

pallamano, pallavolo, atletica, autodifesa).

L’ACCOGLIENZA

Il centro estivo era rivolto ai bambini delle

elementari e delle scuole medie. Alcuni ragazzi

sono stati inviati dai Servizi Sociali con

cui si è rimasti in costante comunicazione.

Da 100 a 220 le presenze settimanali divisi

in “piccoli” di prima e seconda elementare e

“grandi” fino alla terza media, con 22 ragazzi

stranieri e 4 portatori di handicap.

LA STORIA

Al mattino il programma prevedeva per

tutti la narrazione della storia di Pedro Josè,

finalizzata a maturare atteggiamenti di

collaborazione e di accettazione deldiverso”.

Ambientata al tempo della scoper-

IL MONDO DEL DON BOSCO

ta del nuovo mondo (fine del 1400), la storia

ha permesso di illustrare le vicende

dell’integrazione nel nuovo mondo e le

tappe dell’evangelizzazione e della conoscenza

di civiltà diverse.

LE GITE

Ogni settimana la gita è stata un appuntamento

atteso e preparato: il Mercoledì per i

“grandi” e il Giovedì per i “piccoli”. Col gruppo

dei “grandi” le mete sono state le seguenti:

la spiaggia dei salesiani di Varazze, la

spiaggia libera del Comune a Sestri Levante,

presso la colonia Piaggio a Torriglia, il parco

acquatico “Le Caravelle” di Ceriale. Più vicine

le mete dei “piccoli”: il parco di Arenzano,

il parco di Nervi, il parco di Villa Serra, il parco

acquatico “Le bolle blu” di Vignole Borbera

e la colonia Piaggio a Torriglia.

LE FESTE

A metà del percorso, dopo tre settimane, e

al termine delle sei settimane, si sono svolte

due grandi feste, con scenette, canti e balletti

preparati dai bambini stessi in collaborazione

con gli educatori. La festa finale del 14

settembre è stata un vero successo: oltre alle

divertenti esibizioni dei ragazzi, i genitori

hanno contribuito attivamente a preparare

una mega-merenda gestita da loro stessi.

E ALLORA?

L’allegria è stata grande, l’apporto educativo

di molti ha reso unitario e bello l’esito

di questa esperienza. Ancora una parola:

GRAZIE a tutti per la serena e fattiva collaborazione.


Suor Angela

13


IL MONDO DEL DON BOSCO

Paladonbosco Estate

Tante le iniziative sportive, ricreative, culturali

Al Don Bosco estate ricca di proposte

culturali e sportive, si sono

distinte alcune iniziative proposte

dal Centro Sportivo.

A giugno è partito un “torneo amatoriale”

denominato “Le Caravelle Cup” di

volley. Altra iniziativa ormai classica è

stato il 3° SPORT CITY CAMP che ha

portato centinaia di ragazzi a sfidarsi

sotto il sole con svariate discipline.

I ragazzi partecipanti sono stati seguiti

da allenatori genovesi e con la partecipazione

di numerosi testimonial. Le attività

che hanno destato maggior consenso

sono stati i laboratori creativi, il

pattinaggio ed il nuoto in collaborazione

con la piscina di Rivarolo.

Queste iniziative hanno fatto trascorrere

in allegria e amicizia le prime giornate

estive in un ambiente educativo e sano

quale è quello del Don Bosco.

Il PDB ha anche organizzato il servizio

segreteria (un sentito ringraziamento a

tutte le persone che si sono prestate

per questa importante e ciclopica fatica)

per l’estate - ragazzi ed ha gestito direttamente

le settimane di settembre.

Lo STC ha ospitato, inoltre, alcuni triatleti

inglesi che hanno passato l’estate

in Liguria e ha effettuato il solito ritiro

estivo che quest’anno si è svolto in

Francia a Les Des Alpes.

Sicuramente impegnativo è stato l’avvio

del convitto, che ospita da quest’anno

atleti del settore giovanile del Genoa e

della Sampdoria che frequentano le nostre

scuole ed in particolare il Liceo

Scientifico Sportivo Pierre de Coubertin.

Questi ragazzi che vivranno all’interno

dell’istituto e provengono da tutta Italia,

sono una ricchezza per tutto l’ambiente

del Don Bosco.

A fianco di atleti sportivi che vengono,

altri si sono impegnati, coordinati dal

14

BABY FUNKY

prof. Igor Lanzoni, in un Forum Sportivo

che si è svolto questo settembre a Losanna

organizzato dal Comitato Olimpico

Internazionale. Il prossimo Forum

2003 sarà organizzato proprio dal nostro

Istituto che tra due anni ospiterà

300 ragazzi di tutto il mondo che discuteranno

e si confronteranno sui principali

temi sportivi culturali del momento.

Altre attività importanti dell’estate sono

stati i due Camp estivi del Volley e del

Basket organizzati a Torriglia e ad Alassio

nel settembre 2001; sono stati importanti

momenti di aggregazione e di

preparazione per la prossima stagione

agonistica.

LE ULTIME NOVITÀ DEL SETTORE

SPORTIVO

La novità che ha destato molto interesse

e curiosità in questo anno sportivo è

stato l’istituzione del Liceo Scientifico

Sportivo che ha coinvolto lo staff del

Paladonbosco sia nella progettazione

che nell’attuazione del progetto.

Questa esperienza è stata appoggiata

professionalmente da tutto lo staff che

svolge anche parte attiva nella preparazione

fisica dei nostri giovani atleti-studenti.

Con questa scuola si vuole dare

un taglio tipo college per i sempre più

numerosi studenti che frequentano le

nostre scuole e forse ci saranno già novità

per il prossimo futuro.

Prosegue l’attività del Centro Fitness

che ha coinvolto nuove discipline come

il kardio Kombat con Emanuela, il latino

americano con Alvia e Enzo e con Maria

per la ginnastica a corpo libero. Grazie

alla bravura dei nostri insegnanti spinning

si è creato un settore vivace e sociale

che sta raggiungendo ottimi livelli

di presenze e di qualità.

In “sala pesi” troviamo un vero atleta

del lancio del peso, Malaspina, affiancato

da Luca Parisi che sta condividendo

l’esperienza sportiva di Genova al

Paladonbosco con il primo centro sportivo

Don Bosco a La Spezia.

Lo Sport Training Center ha coinvolto

quest’anno anche il settore calcistico

dilettantistico, dopo i professionisti del

Genoa e Sampdoria, con la preparazione

atletica di due squadre e il settore

dell’alpinismo trekking in montagna.

Passando all’attività delle nostre società

sportive, sono iniziate le attività già dai

primi di settembre con i ritiri di basket e

volley rispettivamente ad Alassio e a

Torriglia.

Ci presentiamo all’inizio dei Campionati

con una linea giovani di tutto rispetto:

infatti le nostre prime squadre del Basket

(Cadetti Eccellenza) e del Volley

femminile (seconda divisione) e maschili

(prima divisione) sono composte tutte

da ragazzi e ragazze che hanno al massimo

17 anni. Su queste basiamo il nostro

futuro. ■

Luca Verardo

FUNKY


IL MONDO DEL DON BOSCO

Si allarga la scuola del Don Bosco

I

più giovani tra i giovani del don Bosco

formano quel meraviglioso plesso,

sotto un’unica Direzione, che

comprende l’Albero Generoso, un albero

in crescita che si allarga carico di

promesse (Asilo Nido - Scuola Materna

- Scuola Elementare) e Scuola Media in

forte aumento.

Verso le otto del mattino il don Bosco si

rianima: ragazzi che entrano da tutte le

parti, i più piccoli sono portati in braccio

dalle mamme. Ogni gruppo con il suo

vice o coordinatore. È uno spettacolo!

Nell’altra ala dell’Istituto arrivano a

gruppi gli alunni delle scuole superiori e

giovani universitari di Scienze Motorie.

Tutti al proprio posto in pochi minuti, fino

al momento di scatenarsi negli ampi

cortili per l’intervallo. Tutto il don Bosco

si accende di vita e diventa un grande

cantiere ove si fa cultura, si lavora, ci si

diverte. È la festa della vita che pulsa e

vuol essere al sicuro, al didell’aria di

angoscia che aleggia dopo l’11 settembre

2001.

In questo numero l’Eco intende dare la

parola ai singoli rami dell’Albero Generoso

e della Scuola Media. Saranno direttamente

i responsabili a parlarne.

ASILO NIDO

La Cooperativa “Albero Generoso”, già

operante da circa un anno con la scuola

elementare e materna, si è fatta carico

di organizzare ed avviare un giardino

d’infanzia completo e funzionale tanto

da rappresentare una valida alternativa

alle strutture già esistenti.

Ovviamente la struttura privata della nostra

cooperativa ha fatto sì che si dovesse

basare su elevati standard di

qualità, sia educativa che strutturale.

Fiori all’occhiello del nostro asilo sono le

strutture multifunzionali come “l’atelier”

dove i bambini possono dare libero sfogo

alla loro fantasia dipingendo, manipolando

e creando le loro “opere” mediante

l’utilizzo di svariate tecniche e

materiali ed una palestra attrezzata dove

poter svolgere attività psicomotorie.

Attualmente i gioielli dell’Asilo Nido sono 36.

Rosanna Carattini

SCUOLA MATERNA

Il protagonista di ogni splendida ed affascinante

storia che si realizza all’interno

della scuola dell’infanzia è il bambino

non visto come un “adulto in miniatura”

che deve inserirsi in un ingranaggio

produttivo, ma come un Soggetto

Attivo con un proprio patrimonio che la

scuola deve rispettare, valorizzare ed

arricchire di esperienze significative.

Non vogliamo “piccoli scienziati” ma stimolare

lo sviluppo di individui sicuri di

sé in grado di poter interagire autonomamente

con la realtà in modo creativo

grazie alle competenze che divengono

grandi strumenti necessari all’azione.

Il clima amorevole, gioioso e rassicurante

nutrito dal continuo e fiducioso dialogo

con la famiglia è il substrato su cui si

innestano tutte le nostre attività sia organizzate

che di vita quotidiana.

I bambini hanno la possibilità di prendere

“possesso” dell’ambiente, di muoversi in

spazi sicuri che li predispone al mettersi

alla prova in diverse circostanze. Attività

mirate e calibrate all’età dei bambini permettono

un confronto con i coetanei e la

presa di coscienza dell’effettiva capacità

o potenzialità da coltivare.

Così l’educazione motoria non si esaurisce

in una mera sequenza di esercizi,

rappresenta invece un’attività fondamentale

per i piccoli che prima di tutto

colgono loro stessi e il mondo fisicamente,

conquistando quell’autonomia

necessaria alla propria sicurezza in previsione

di ogni altro apprendimento.

L’educazione musicale li pone a contatto

con la realtà delle emozioni suscitate.

L’interiorità si esprime nel ritmo, nella

semplice melodia, nei suoni e nei rumori

prodotti.

L’educazione alla lingua inglese per

ogni bambino e l’approccio all’informatica

per quelli più grandi sono segno di

interventi che tengono conto della realtà

contemporanea, della necessità di andare

a pari passo con i tempi e con una

società in continuo movimento senza

rinnegare però la vera identità, i fonda-

15


IL MONDO DEL DON BOSCO

menti della crescita umana che non

hanno tempi e luoghi, non seguono le

mode ma rispondono all’essere umano.

Attualmente sono 122 i nostri vispi

biancovestiti.

Maria Ravasco

SCUOLA ELEMENTARE

La scuola elementare dispone di spazi

ampi e attrezzati per svolgere le attività

didattiche sia tradizionali sia nuove: in-

16

SCUOLA MATERNA

glese, educazione motoria, educazione

musicale, informatica. Gli ampi spazi

delDon Bosco” permettono di vivere

in pieno anche le attività ricreative dando

la possibilità ai bambini e alle bambine

di giocare, di fare tornei, attività teatrali,

lavori manuali, attività formative.

Dalle 7,30 alle 17,00 di ogni giorno gli

allievi trovano personale competente e

motivato per vivere con gioia il mondo

della scuola. La scuola non è solo sape-

re contenutistico ma scuola di vita prima

di tutto, dove lo stare insieme è privilegiato.

La scuola elementare coinvolge non solo

i bambini e le bambine ma anche le

loro famiglie con la partecipazione attiva

delle attività proposte (gite, spettacoli,

vita della classe...); “la scuola genitori”

vera propria scuola per imparare a

capire sempre di più il mondo dei fanciulli

e degli adolescenti.

La settimana bianca momento importante

per conoscersi, per stare insieme

ed abbattere le barriere del qualunquismo

per dare spazio alla solidarietà, divertimento.

La scuola inoltre offre a tutti un cammino

formativo umano e cristiano secondo

lo stile di Don Bosco “Apostolo dei

giovani”. Ogni giorno un momento di riflessione

e di preghiera, la celebrazione

eucaristica nei momenti forti dell’anno

liturgico e secondo un calendario ben

scandito; l’accostamento al sacramento

della riconciliazione è offerto a tutti coloro

che liberamente lo desiderano.

È una scuola viva attenta ai suoi allievi e

alle esigenze delle famiglie; ha al suo interno

un nuovo centro psicologico con

persone qualificate e preparate, attente

e disponibili.

Tutto questo e altro che potrai costatare

5 A ELEMENTARE


di persona garantiscono serietà, professionalità

e voglia di...crescere.

Attualmente i “grandidell’Albero Generoso

sono 182

Valeria De Angeli

SCUOLA MEDIA

La scuola media Don Bosco con i suoi

sessant’anni di esperienza e attività, è

una scuola attenta alle esigenze degli

adolescenti che la frequentano. Secondo

uno stile che è proprio del Don Bosco,

i ragazzi e e le ragazze che frequentano

questa scuola trovano un ambiente

familiare dove gli insegnanti e gli

educatori prima di essere maestri si fanno

compagni di viaggio nel cammino di

vita dei ragazzi.

La scuola offre ampie possibilità: dalle

attività curriculari tradizionali a quelle

più innovative (la seconda lingua, l’informatica,

il giornalismo, le attività manuali,

lo sport, la musica, il canto e tutto

quanto sia interesse dei giovani).

Situata in quartiere storico, la scuola

media, risponde alle esigenze delle famiglie

e offre le proprie capacità a queste

ultime per svolgere al meglio il proprio

ruolo di genitore. Il binomio scuolagenitori

è un dato di fatto reale e concreto.

Le famiglie sono invitate a partecipare

alla vita della scuola facendosi

protagoniste, insieme ai propri figli, delle

attività proposte. La scuola offre a

tutti un cammino formativo umano e cristiano

secondo lo stile di Don Bosco

“Apostolo dei giovani”.

Ogni giorno un momento di riflessione e

preghiera, la celebrazione eucaristica

nei momenti forti dell’anno liturgico e

secondo un calendario ben scandito, i

ritiri in occasione del Natale e della Pasqua;

l’accostamento al sacramento

della riconciliazione è offerto a tutti coloro

che liberamente lo desiderano.

Gli ampi spazi interni ed esterni danno

la possibilità di svolgere tornei sportivi,

giochi di gruppo, tecniche d’animazione,

giochi di simulazione.

Dalle 7,30 alle 17,00 dal Lunedì al Venerdì

(orario scolastico settimana corta)

e al Sabato mattina (facoltativo per un

po’ di studio e attività extra), gli allievi

trovano personale competente e motivato

per vivere con gioia il mondo della

scuola. Lo studio pomeridiano, offerto

gratuitamente; è uno dei momenti più

qualificati della nostra scuola perché

avvia gli studenti ad imparare a fare

proprio un metodo di studio che permetta

di realizzare in pieno l’impegno

scolastico.

Tutto questo ed altro che potrai constatare

di persona, garantiscono serietà,

professionalità e voglia di...crescere.

Attualmente gli alunni sono 150.

Renato Di Furia

La conclusione alla Direttrice, prof.ssa

Giuliana Marenco, che incontriamo nel

suo ufficio, palesemente soddisfatta del

“suo regno”. Ci elenca le varie attività

dell’anno 2001-2002:

■ Corso di informatica.

■ Due psicologi accompagneranno il

lavoro degli alunni, degli insegnanti,

dei genitori.

■ L’iniziativa “Scuola Aperta” da realizzare

in due momenti diversi dell’anno

per presentare tutte le scuole del don

Bosco.

■ Ritiri spirituali di classe in preparazione

al Natale.

■ L’organizzazione della festa di fine

anno con la partecipazione degli insegnanti

e dei genitori. Una preparazione

che si estende lungo tutto l’anno

scolastico.

■ Momenti conviviali che vedono insieme

genitori, figli e docenti. Nella festa-insieme

vespertina gli alunni gradiscono

la presenza dei genitori, un

IL MONDO DEL DON BOSCO

SCUOLA MEDIA

po’ meno nelle gite. La cena-insieme

di classe è un momento privilegiato

per la valenza educativa: migliora il

“clima di famiglia” che caratterizza il

sistema educativo di don Bosco.

Tale sistema è stato proposto in un’assemblea

congiunta (genitori - alunni -

docenti) all’inizio dell’anno con la presentazione

del Progetto educativo, del

Piano della offerta formativa (POF) e del

Regolamento interno. ■

a cura della redazione

Nuovo indirizzo scolastico al Don Bosco

I S T I T U T O

PROFESSIONALE

GRAFICO-PUBBLICITARIO

3 ANNI DI QUALIFICA

2 ANNI DI SPECIALIZZAZIONE

con accesso a

qualsiasi Facoltà Universitaria

17


VITA DELLA SCUOLA

Inaugurazione

del Liceo

scientifico

sportivo

Il filosofo cinese Kuan-tze del VI sec. a.C

diceva:

“Se i tuoi progetti mirano a un anno

semina il grano.

Sei tuoi progetti mirano a dieci anni

pianta un albero.

Se i tuoi progetti mirano a cento anni

istruisci la gente.

Seminando il grano, raccoglierai una volta.

Piantando un albero, raccoglierai dieci volte.

Istruendo il popolo, raccoglierai cento volte”

Come pazienti contadini riteniamo importante

seminare a piene mani formazione e

istruzione. Per questo, nel 2001-2002,

apriamo il Liceo Scientifico Sportivo. Un

nuovo ramo spunta nel gigantesco albero

“Il Don Bosco” nel suo 130° anno di vita.

Inizia con due classi liceali-sportive che si

affiancano agli altri tipi di scuola, dall’Asilo

nido alla Materna, dalle Elementari alla

Scuola Media, dall’Istituto Tecnico Industriale

al Liceo Scientifico, dal Centro di

Formazione professionale alla Facoltà di

Scienze Motorie.

Il don Bosco offre una CASA accogliente

con spazi, cortili, palestre, sale, mezzi e

strumenti per incontrarsi. Un clima di famiglia

sereno e gioioso ove la SCUOLA è

lo strumento per far crescere personalità

autonome e responsabili.

Un Liceo sportivo dunque, che coniuga

sport e cultura, dal nome che è di per sé

già un programma educativo: “Pierre de

Coubertin”.

Pierre de Coubertin e don Bosco: due

educatori che seppero leggere la valenza

educativa dello sport... s’ incontrano.

Il primo lottò tutta la vita per il riscatto dei

diseredati anche con intelligenti riforme nel

campo dell’istruzione e delle condizioni di

vita delle classi popolari. Con eccezionale

intuizione si rese conto che lo sport poteva

essere strumento per umanizzare la società.

Sui campi da gioco e negli stadi, i

privilegi e le distinzioni di classe sarebbero

caduti, lo sport avrebbe creato interessi

comuni e comunque conciliabili in spirito

di fraternità. Il maggior successo di de

Coubertin è stato quello di aver fatto rina-

18

scere i giochi olimpici... un richiamo alla

pace fra le nazioni del mondo.

Il secondo è vissuto per i giovani, specialmente

i più poveri, condividendo ansie e

paure, speranze e gioie. “Qual’è il mio sistema

educativo? Semplicissimo: lasciate

ai giovani piena libertà di fare le cose che

loro maggiormente aggradano: il punto

sta nello scoprire i germi delle loro buone

disposizioni e procurare di svilupparle”.

Così rispondeva il santo in un’intervista

del 25 aprile 1884.

Nel 130° anno di dedizione ai giovani il

Don Bosco di Sampierdarena apre con

audacia una scuola che risponde a desideri

dei giovani di oggi: sport e scuola. Il

duro allenamento lascia spazio anche per

la mente... perché i germi delle buone disposizioni

possano svilupparsi.

Nell’avventura sportiva - culturale uno

sguardo di simpatia e di fiducia ai 42, che

aprono la nuova pista, con le parole di un

grande: “Nessuno può insegnarvi nulla se

non ciò che in dormiveglia giace nell’erba

della vostra conoscenza. Il maestro cammina

all’ombra del tempo, tra i discepoli,

non dà la sua scienza, ma il suo amore e

la sua fede. E se egli è saggio non vi invita

a entrare nella casa della sua scienza, ma

vi conduce alle soglie della vostra mente”

(Gibran Kalil). ■

Don Alberto Lorenzelli

Studenti e atleti da podio

nel primo liceo sportivo

L’iniziativa promossa dai salesiani del Don Bosco

Genova. Antonio Rizzo di Pantelleria

ha l’ambizione di diventare il

Vieri del futuro; Emanuele Volpara

di Ovada, nel basso Piemonte, il centrocampista

della nazionale. A completare la

mini formazione di 14enni ecco un loro

coetaneo del Gabon, dalla pelle scurissima,

come gli altri in convitto dai salesiani

del Don Bosco di Genova, mentre sua

madre lavora ad Ancona. Uniti dalla passione

sportiva ma anche dalla consapevolezza

che la cultura è dote primaria nella

vita, sono a Genova per coniugare

sport e scuola grazie al primo liceo scientifico-sportivo

in Italia:: due classi per 42

studenti, con équipe medica, psicologi

dello sport... L’iniziativa pilota partita quest’anno

ieri ha avuto il battesimo ufficiale.

“Lo scorso anno ero in una squadra di

CAMPIONI OLIMPIONICI CON

IL NIPOTE DI DE COUBERTIN

Messina - spiega Antonio - ed era difficile

rendere sui banchi e sul campo contemporaneamente;

ora mi ha acquistato la

Sampdoria giovanissimi. Una fortuna stare

a Genova, dove posso giocare e studiare

grazie a questo liceo. Al Sabato non

c’è scuola e il Lunedì si inizia alle 9,30; le

lezioni durano 45 minuti. Mi trovo bene

con i compagni e mi piace l’italiano”.

Speculare Emanuele, giovanissimo invece

del Genoa: “Lo sport aiuta ad essere

più amici anche a scuola. Con questo liceo

riesco finalmente ad allenarmi due

ore al giorno e rispetto a chi frequenta le

normali medie superiori ho un’analoga

preparazione scolastica. Lo scorso anno

ho faticato molto per portare avanti sport

e studio insieme”. L’africano invece non

nasconde l’unico scopo di diventare un


grande calciatore: “Però - ammette - non

si può fare a meno della cultura e questa

scuola è la sola maniera per mettere assieme

le due cose; se no giocherei solo al

calcio”.

Le genovesi Ilaria Variante e Tania Tosi,

compagne di classe dei calciatori, hanno

deciso di frequentare il liceo salesiano

perché non escludono un futuro da professioniste

sportive: pallavolista la prima,

nuotatrice la seconda. Entusiastiche le

testimonianze di chi frequenta il liceo ad

hoc per sportivi agonistici. Occasione la

presentazione di ieri, con ospite illustre

Geoffroy de Navicelle, nipote di Pierre de

Coubertin: prima ne ha scoperto un busto,

poi ha definito “fratelli”, quanto a vocazione

educatrice verso i giovani, l’illustre

zio e il grande Don Bosco. Idea condivisa

da padre Alberto Lorenzelli, direttore

dell’istituto, che ha spiegato come la

novità pedagogica tenga conto del valore

e dell’importanza che l’attività agonistica

ha raggiunto nel nostro Paese.

E per dimostrare come questo liceo abbia

colto nel segno ecco le parole di illustri

olimpionici, presenti alla manifestazione:

il ricordo dei nuotatori azzurri Boggiato e

Baldini dell’entrata a scuola al mattino

con i capelli bagnati, dopo un allenamento

svolto obbligatoriamente all’alba per

non perdere le lezioni; Emanuela Pierantozzi,

medaglia d’argento per lo judo a

Barcellona e di bronzo a Sidney, che insegna

scienze motorie all’Università di

Genova, ha invece affermato che sport e

cultura si completano reciprocamente, arricchiscono

l’individuo; esalta il nuovo liceo

anche la campionessa di mountainbike

Paola Pezzo:” Eviterà le discussioni

che ho avuto io con i professori, non riuscendo

a far coincidere lo studio con gli

impegni sportivi”. ■

Dino FRAMBATI

VITA DELLA SCUOLA

PRESENTAZIONE DEL BUSTO

DEL BARONE DE COUBERTIN

SPORT

Dicono che lo sport sia una scuola di vita. Infatti certi allenatori sono chiamati

professori, e certi giocatori sono così bravi da fare 10 anni in uno e diventare

immediatamente maestri.

Dicono che lo sport sia una scuola di vita. Infatti l’importante sarà anche partecipare,

ma soprattutto essere promossi e, quando si è nell’ultima classe (o nella

prima, dipende dai punti di vista), l’importante diventa essere il numero 1: vincere.

Ma detto fra di noi, anche secondo o terzo non fa mica schifo.

Dicono che lo sport è una scuola di vita, perché insegna a vincere (poco) e a

perdere (molto, ma molto di più), tanto che poi esistono varie specializzazioni,

come dei master: perdere con stile, con filosofia, scientificamente, legalmente.

Perdere a tavolino ha qualcosa di windsurf, perdere le staffe ha qualcosa di ippico.

Poi c’è chi perde il tram, la fiducia e il posto, ma questi sono altri tipi di

sconfitte.

Dicono che lo sport sia una scuola di vita, perché insegna geografia, storia, poesia,

come quella di un dribbling, musica, come quella di un pallone che rimbalza.

Soprattutto insegna a conoscere se stessi: un maratoneta - a piedi, in

piscina o in bicicletta - quanto tempo passa dialogando con la propria anima.

Dicono che lo sport sia una scuola di vita, perché dà delle regole. Ha un codice

di comportamento: non si può imbrogliare se stessi, non si devono imbrogliare

gli altri. Mette dei paletti, indica una strada, illumina un traguardo. Con lo sport

si va in meta.

Un po’ di sport, e un po’ di scuola di sport, farebbe bene a tutti, a cominciare

dai giornalisti. I giornalisti sono quelli che sanno distinguere i fatti dalle balle.

Poi pubblicano le balle.

Marco PASTONESI giornalista della “GAZZETTA DELLO SPORT”

19


VITA DELLA SCUOLA

Esperienze dalle nostre Scuole Superiori

Scuola e mondo del lavoro

Le scuole superiori del Don Bosco, in

questo 2001-2002, presentano ancora

novità: oltre la ristrutturazione del team

direttivo, sono in funzione due classi del Liceo

sportivo ed il convitto per una trentina di

studenti-sportivi. Ma già senti nell’aria altre

sorprese in questo 130° anno di fondazione

dell’opera salesiana di Sampierdarena. Nel

1877 don Bosco vedeva questa “casa” crescere

con l’andare del tempo: parti significative

di quella previsione vedono ora la luce.

Ma il “nuovo” che cresce lo vedi anche nella

struttura del Paladonbosco e, una volta superato

il portone d’entrata, nella grande Palestra

del Palagym, poi, salendo le scale, nel

nuovissimo bar e dopo il lungo corridoio, nel

piano superiore oltre alle aule situate a destra

delle scuole superiori, a sinistra opera il

nuovo Centro di Formazione Professionale, il

CNOS Fap Liguria. In questo numero dell’Eco

abbiamo dato più spazio al Liceo sportivo,

limitandoci a segnalare solo alcune delle

interessanti iniziative scolastiche: scuola e

mondo del lavoro, la vacanza-scuola in Irlanda

e la partecipazione di un gruppo di studenti

al III Forum internazionale Pierre de

Coubertin. Le nostre felicitazioni per il brillante

successo all’Esame di Stato della V Liceo

e della V ITI. Bravi! Altre mete vi attendono...

ma non dimenticate il don Bosco.

ALLA PROMO-EST CENTRO

CONGRESSI E TRADUZIONI

Durante la settimana 19-24 febbraio ad

alcuni studenti della classe 4 a Liceo è stata

offerta l'occasione di dare uno sguardo

al mondo del possibile lavoro, grazie all'iniziativa

della SOGEA. La mia preferenza è

stata "l'ambito delle traduzioni e dell'inter-

20

CONSEGNA DEI DIPLOMI

5 A LICEO SCIENTIFICO

pretariato". Era la scelta fatta da SOGEA all'interno

del Centro Ospitante. Non poteva

essere più azzeccata. Mi sono trovata in un

ambiente accogliente, circondata da persone

gentili che hanno spiegato il lavoro di

una traduttrice. Ho imparato ad impostare

correttamente un documento OFFICE, a

navigare e servirmi propriamente di Internet,

a sapermi destreggiare con una traduzione

di difficoltà medio-alta, ad utilizzare il

Front Page e molto altro ancora.

Incoraggiata nelle mie aspirazioni future ho

capito che quella è la strada giusta per me!

Cardenia Sara

PROJECT WORK

"E l’anno prossimo cosa farò? Andare all'Università

o cercare un lavoro e quale"?

Sono le domande che ogni studente si

pone alle fine del quinto anno.

Un aiuto inatteso, al didelle comuni e

note vie di informazione, è giunto dalla

SOGEA, che ha offerto la possibilità di cimentarsi,

abbandonando i libri di scuola

per qualche giorno, con un progetto dì lavoro

o progetto di autoimprenditorialità, in

un contesto professionale, quale quello di

un ente o di un'azienda privata.

L'esperienza di una settimana all'interno

del mondo del lavoro ha sortito certamente

effetti positivi, in noi sette "privilegiati" della

IV Liceo del Don Bosco. Sotto la guida

di un tutor abbiamo imparato a conoscere

meglio le nostre capacità e come potrebbero

realizzarsi nel miglior modo in uno dei

seguenti settori: informatico, medico e ingegneristico.

Ielasi Francesco

STAGE... SÌ GRAZIE

Un parere sugli stage? Sentendo anche le

impressioni dei miei compagni di V ITI,

non posso che elogiare tale iniziativa della

scuola. Una breve parentesi nei giorni di

scuola da vivere nel mondo dei lavoro,

che è poi quello che ci attende, ben venga

per tutti. Se non permette un vero approfondimento

professionale, data la brevità

dell'esperienza, ti fa vedere, per lo

meno, come comportarsi con i colleghi e

con i datori di lavoro. E questa è già una

cosa importante. ■

Odicino Marco

In occasione del Terzo Forum Internazionale

Pierre de Coubertin, i rappresentanti

del nuovo Liceo Sportivo Pierre de

Coubertin del Don Bosco sono stati invitati

a Losanna, capitale olimpica, per partecipare,

dal 22 al 29 settembre, al terzo

forum sull’Olimpismo organizzato dal comitato

omonimo.

Perché proprio a Losanna? Semplice! La

stupenda città svizzera, situata sul lago di

Ginevra, fu scelta nel 1915 da Pierre de

Coubertin come sede del CIO.

Le passate edizioni, tenutesi a distanza di

due anni, ebbero come sito la città di Le

Havre (Francia) e la città di Much Wenloch

(Inghilterra).

In questo forum, della e per la gioventù, si

sono riunite le scuole, europee e non, intitolate

al famoso pedagogo, storico e restauratore

delle Olimpiadi dell’era moderna.

Dalla Germania sono arrivate due scuole,

una da Erfurt ed una da Berlino; vi erano

inoltre rappresentanti dell’Estonia, della

Russia (S.Pietroburgo), della Repubblica

Ceca (Tabor), dell’Inghilterra, della Grecia

(una località vicino ad Atene), dell’Austria (il

cui liceo si chiama Don Bosco come il nostro)

e della lontanissima Australia per la

quale hanno partecipato gli alunni “migliori”

di tutto lo stato del Queensland, provenienti

da diverse scuole.

Per l’Italia è stato composto un team di 9

studenti, tre di quinta (di cui faccio parte) ed

i restanti di quarta, accompagnati dal professor

Igor Lanzoni, atleta olimpico nonché

personaggio importante perché membro di

numerosi organismi a livello mondiale, e da

un salesiano, Vojciech Pawliszak.

Alla fine dell’estate il nostro gruppo si era

incontrato un paio di volte per definire i


dettagli del viaggio e del soggiorno, ma in

realtà nessuno avrebbe mai pensato di vivere

un’esperienza così formativa, emozionante

e divertente! Sapevamo che

avremmo incontrato ragazzi di altre nazioni,

che forse si sarebbero create delle

amicizie... ma non così belle. Un esempio

per tutti è rappresentato dal gruppo greco

con cui abbiamo vissuto una settimana

incredibile, fatta di risate, scherzi, giochi,

momenti di tristezza subito colmati da

una parola, un gesto, una canzone... Abbiamo

provato a stare con i ragazzi tedeschi,

con quelli inglesi, ma alla fine i ragazzi

più simili a noi latini, si sono incontrati

su uno spartiacque tanto sottile che

addirittura la professoressa accompagnatrice

ateniese mi ha detto (in inglese...):

“Cara Giulia, devo dirti che sembri proprio

una ragazza greca al 100%, parli sempre,

ridi col cuore, ti vedo felice, fai amicizia

con tutti, proprio come le mie ragazze...”

Queste sono le cose che fanno piacere ai

ragazzi come noi, quelle piccole, ma che

lasciano un segno tangibile nella nostra

memoria. È da quando siamo partiti che

scriviamo regolarmente messaggi ai nostri

amici greci, proprio per non sentirne troppo

la mancanza, e continueremo a tenerci

in contatto tramite e-mail e lettere, guardando

le nostre foto assieme, ricordando

così i bei momenti passati.

Non siamo andati a Losanna solo per divertirci,

giocare e non studiare... bisogna

ricordare che il forum è stato indetto per

preservare i valori dell’olimpismo, dello

sport per tutti, della pace, della cultura ed

anche per cercare di congiungere varie

culture tra loro, formando così un vero villaggio

globale, in cui i giovani erano protagonisti.

È proprio ciò che è successo

nella città transalpina in questi 7 giorni.

Potrei dire che abbiamo fermato la nostra

vita quotidiana Sabato 22 settembre prima

di salire sul treno alla stazione di Principe

e l’abbiamo ripresa Lunedì... ma non

è così. In realtà abbiamo vissuto un’esistenza

parallela, scordandoci del mondo

circostante, delle sue disgrazie, delle

guerre, delle ingiustizie... ed ancora oggi

non ci rendiamo conto del fatto di aver ripreso

la scuola, con i suoi ritmi frenetici, i

VITA DELLA SCUOLA

ALUNNI DELLA SCUOLA SUPERIORE

voti, le interrogazioni. Oh se si potesse

tornare indietro...! Sfortunatamente non si

può. Ma qualcosa succederà tra due anni:

il quarto forum Pierre de Coubertin si terrà

a Genova, nella nostra scuola. Non potremo

parteciparvi come “diretti interessati”,

ma ci saremo come volontari nell’organizzare

questo momento bellissimo, in cui la

gioventù e lo sport la fanno da padroni,

insegnando agli adulti che dentro di noi

abbiamo potenzialità inimmaginabili e che

non vi è altro mezzo se non lo sport per

unire due mondi uguali ma che vivono la

propria vita in momenti diversi! ■

Giulia Adelaide Gallo

DA SINISTRA:

JILL E GIULIA GALLO

21


VITA DELLA SCUOLA

Dal diario di un’insegnante

in vacanza studio in Irlanda

Prima di partire, ho cercato di raccogliere

il maggior numero possibile di

informazioni sull’Irlanda, leggendo

guide, chiedendo ad amici che avevano

già visitato quest’isola, a me sconosciuta,

dove avrei trascorso un mese con alunni e

figlio al seguito.

“Piove spesso” - “Fa freddo” - “È un posto

molto bello”, erano le risposte che mi

sentivo dire a chiunque chiedessi informazioni

sull’isola.

Dubbi cominciavano ad insinuarsi nella

mia mente. Piove! Fa freddo! Come farà

una napoletana verace come me a vivere

senza sole? E mio figlio che ama il mare?

Ed i ragazzi… come saranno?

Dunque, cominciamo dal tempo. Dire

semplicemente che in Irlanda piove è decisamente

qualunquistico e sminuisce

quello che gli Irlandesi definiscono l’Irish

Weather. L’Irish Weather riflette una filosofia

di vita che t’invita a non giudicare dalle

22

apparenze e a non dare mai niente per

scontato. Perché? Perché nell’arco di una

giornata, sotto il cielo che definire nuvoloso

è un eufemismo, si possono addirittura

vivere le quattro stagioni.

Noi associamo le nuvole alla pioggia, loro

no. Ed hanno ragione perché da quelle

montagne di nuvole, quando il sole fa capolino,

ti sembra che sia tornata l’estate;

però attenzione, il tempo potrebbe cambiare

ancora...

Mio figlio si è divertito moltissimo (ringrazio

l’alunno Bertone che ha avuto un ruolo

determinante), ha capito l’importanza della

lingua inglese ed ha fatto tanto ear-training.

È entusiasta dell’esperienza; basta dire che

continua a chiedermi: “Mamma, è vero che

torneremo in Irlanda l’estate prossima?”

E, dulcis in fundo, gli alunni. È stato un

piacere conoscerli e condividere con loro

buona parte del tempo: le gite, il meeting

del Venerdì, il bowling, i mal di pancia, i

mal di gola, i mal di casa, i mal di cuore,

l’esame del Trinity College!

Per alcuni di loro ho “sofferto” dietro la

porta della stanza dove si svolgeva l’esame.

Sono stati tutti bravi ed alcuni hanno

superato l’esame a pieni voti.

Che dire ancora? Ho conosciuto insegnanti

di un’altra nazionalità con i quali mi

sono confrontata ed arricchita. Ho visitato

luoghi che sono stati testimoni dell’incredibile

e sofferta storia dell’Irlanda.

E… sono cresciuta come madre, come

persona, come insegnante.

Che voglio di più dalla vita? Una Guinness!

All’anno prossimo!

P.S.: Devo dare una brutta notizia ai miei

colleghi : ho baciato la pietra a Blarney,

pietra che secondo la leggenda dà il dono

dell’eloquenza… Beh!… portatevi i tappi

per le orecchie. ■

Prof.ssa Anna Manzo

IL GRUPPO STUDENTI DI GENOVA


Al Tempietto si sorride

in genovese

La presentazione del programma

che ha preso il via il 4 Novembre

Ventitré spettacoli da non perdere

per tutti gli amanti del teatro genovese.

Un calendario ricchissimo di

appuntamenti che è stato presentato

presso il centro culturale “Tempietto” di

Via Rolando a Sampierdarena e che accompagnerà

gli appassionati della commedia

dialettale dal 4 novembre sino al 28

aprile 2002. Esilaranti rappresentazioni, in

parte riprese o modellate sulle opere di

Govi, si alterneranno a novità assolute e

ad esibizioni musicali e canore.

“Per la nuova stagione - spiega il responsabile

della programmazione, Arnaldo

Rossi - abbiamo cercato di mantenere la

tradizione, introducendo al tempo stesso

alcune innovazioni, spettacoli che non sono

mai stati messi in scena al “Tempietto”

e che ci auguriamo trovino buona rispondenza

nel pubblico”.

LE NOVITÀ

Saranno quattro in tutto le prime assolute

in programmazione quest’anno, la prima

delle quali andrà in scena il 16 dicembre

ed avrà come titolo “I mastrussi per maià

un mascetto”, chiara citazione ad inverso

della commedia goviana “Maneggi pe’

maià na figgia”; quindi appuntamento con

4 NOVEMBRE

“Non ti conosco più” - La Compagnia Il Sogno

11 NOVEMBRE

“E a lampadinn-a a locciava”

Gruppo Teatrale Giuseppe Marzari

18 NOVEMBRE

“O marotto immaginaio do scio Moliere”

La compagnia “I Carogge”

25 NOVEMBRE

“Lunn-a d’arfe”

Il Gruppo esperienza teatrale Dif

2 DICEMBRE

“Na votta e ancheu... cantando”

Il Gruppo Zenantiga

9 DICEMBRE

“O violin de lalla Giustinn-a”

Compagnia dialettale commedia zeneize

16 DICEMBRE

“I mastrussi pe maià un mascetto”

La compagnia G. Govi

6 GENNAIO

“Un palco a teatro”

L’Associazione Amici dell’arte

“A bella de Torriggia”, una delle commedie

dirette dallo stesso Rossi. “Un bello

ciaeto” di Bruno Peytrignet e “Sciato in

famiggia”, opera in tre atti di Giovanni Carosini

per la regia di Mino Orbolo.

GLI SPETTACOLI DI PUNTA

In particolare spiccano nel calendario due

rappresentazioni che avevano già partecipato

qualche anno prima alla rassegna

“Anna Caroli”, un’iniziativa proposta dal

Comune di Genova e dedicata ai nuovi testi

teatrali: nel dettaglio si tratta di “O violin de

lalla Giustinn-a”, della compagnia dialettale

“Commedia Zeneixe, e soprattutto di “Gente

nostra”, la più seriosa delle opere in programma,

che racconta la vita di alcune famiglie

dell’entroterra genovese ai tempi della

Seconda Guerra Mondiale. Meritevoli

quindi di una menzione speciale sono anche

“Marcellin pan e vin”, adattamento dialettale

dell’opera in tre atti dello spagnolo

J.M. Sanchez Silva, “La Fiacca” diretta da

Carlos Linlaud, una ripresa da un testo argentino,

e “Natale in casa Merello”, che rielabora

in genovese la commedia di Eduardo

De Filippo “Natale in casa Cupiello”.

Unico spettacolo goviano originale (senza

nessun riadattamento a livello scenico o te-

IL CARTELLONE

13 GENNAIO

“Articolo quinto”

La Compagnia Genova Spettacoli

20 GENNAIO

“Natale in casa Merello”

La Compagnia Statale 333

27 GENNAIO

“Pua in ti euggi”

La Compagnia del buonumore

3 FEBBRAIO

“La fiacca”

La Compagnia dei Misci e ma acciapei

10 FEBBRAIO

“O Barba Gioxe”

La Compagnia Teatro Stabile

della Regione Ligure

17 FEBBRAIO

“Ciù a puia che o ma” - Il Gruppo Gala

24 FEBBRAIO

“Marcellin pan e vin”

Compagnia A Campanassa

IL MONDO DEL DON BOSCO

stuale) sarà invece “Articolo Quinto”, realizzato

dalla compagnia Genova Spettacoli.

“Per il resto - prosegue Rossi - ci siamo

proposti di andare oltre rispetto al modello

di Govi, con l’intento di offrire al pubblico

qualcosa di veramente nuovo, pur senza

dimenticare il dovuto omaggio che va

attribuito ai nostri maestri”.

APPUNTAMENTI IN LINGUA

Saranno due in tutto gli spettacoli al di fuori

del cliché genovese: “Non ti conosco più”

di Andrea Guerra, il primo evento assoluto

in programma, e “Un palco a teatro”, interessante

selezione di operette e romanze

straniere per la regia di Anna Nicora.

QUINTO PREMIO “GRASSI”

Verrà assegnato nel corso della presentazione

uno speciale riconoscimento riservato

alla migliore attrice giovane della stagione

passata. Le quattro candidate sono:

Chiara Calvini (Compagnia Stabile di Sanremo”,

Simona Tomaini (Compagnia G.

Govi), Marta Cales (Compagnia Gala di

Cogoleto) e Alessandra Scotti (Teatro Stabile

dialettale Regione Liguria). ■

Alberto Bruzzone dal Corriere Mercantile

Sabato 27 ottobre 2001

3 MARZO

“Gente nostra”

La Compagnia teatrale S. Fruttuoso

10 MARZO

“I fratelli Badaracco”

La Compagnia del Castellaro

17 MARZO

“Me zeugo un terno a-o lotto

La Compagnia Piccolo teatro delle Vigne

24 MARZO

“A bella de Torriggia”

Compagnia T. 76

7 APRILE

“Ghea n’a votta fuenta pollin”

Il teatro popolare di Genova

14 APRILE

“Un bello ciaeto” - La Compagnia Sad

21 APRILE

“Sciato in famiggia” - O Castello

28 APRILE

“Tutto Zena in sce’n pentagramma”

Il Gruppo La Combriccola

23


TEMPIETTO

Scuola di formazione politica

Per tentare di capire e operare oggi

P. BARTOLOMEO SORGE

Indifferenti o disinteressati al mondo della

politica, a volte nauseati. Così era

presentato il “pianeta giovani”, anche

dai sociologi, ma il primo anno del 2000

ha messo in dubbio tale cliché.

C’è nell’aria un bisogno di “politica”, lo si

percepisce. La genuina freschezza delle

giovani generazioni, la loro non ingenua

innocenza, sbocciano in un bisogno di

“politica pulita”.

Un ritorno alla politica? Crediamo proprio

di sì...

Il dramma delle due Torri di New York e la

“guerra di polizia internazionale contro il

terrorismo”, con il seguito di vittime tra i

civili “delle bombe intelligenti” sganciate

sui Talebani e sul superterrorista globale

Bin Landen, segnano una svolta profonda.

Il “terrore del terrorismo”, anche batteriologico,

chimico e nucleare incombe

su tutto e su tutti... anche se si continua a

vivere, sperando che le maglie del grande

Male colpiscano altri.

Nulla è più come prima e non solo perché

lo dicono i mass-media: l’insicurezza genera

angoscia e paura. L’umanità è malata.

Diceva un insegnante neo-pensionato:

“Per 30 anni ho insegnato storia in vari Licei

della città. Se dovessi riprendere ora le

lezioni, mi troverei nella situazione di un

giocatore che si trova in mano un mazzo

di carte che non conosce. Davanti agli

studenti, la cui giovane età grida la voglia

di vivere, non saprei dipanare questo nostro

tempo così diverso, così tragico. È

vero, su certi problemi, ad esempio sulla

Resistenza, ho cambiato “quattro mazzi di

carte” lungo la strada del mio insegna-

24

mento, ma era la naturale revisione dovuta

all’evoluzione degli studi; ora siamo di

fronte a un cambio epocale”.

La Scuola di formazione politica trova

qui una prima ragion d’essere. Un’agenzia

culturale che dia ai giovani e non solo

ad essi gli strumenti per “capire e operare

oggi”, facendo un cammino a ritroso: tentare

con esperti di capire la novità epocale.

Come siamo arrivati alla guerra terroristica,

la cui prima linea sono gli USA, ma

nessuna parte dell’Occidente è al sicuro?

Chi sono i Talebani che hanno instaurato,

nell’Afghanistan, un regime condannato

dalla comunità internazionale? Come

emerge il nuovo profeta-terrorista che, in

nome di Allah, lancia la guerra santa? Che

cosa vuole davvero Bin Laden? Fino a

quando il fronte anti-terrorista continuerà

a sganciare micidiali bombe? Occorre sì

fare giustizia, ma forse dovremmo pensare

come costruire la “nuova pace”... Quella

sotterrata l’11 settembre era una pace

senza giustizia in troppe parti del pianeta.

La risposta dei media non basta. C’è pace

quando c’è giustizia, ma noi occidentali ci

battiamo per i diritti umani e dei popoli in

casa nostra, mentre li abbiamo disattesi

fuori casa.

La ricerca delle cause che hanno generato

la follia suicida-omicida contro le due

Torri, nel momento di maggior presenza di

persone, potrebbe svelare scenari incredibili,

un piano terrificante, maturato nel

tempo, contro l’Occidente.

La storia a questo non ci aveva abituati!

Le risposte, criticamente fondate, agli inediti

interrogativi, ricuperano gli elementi es-

DA SINISTRA:

MANGIALARDI - ON. ROSI BINDI

MASSIMILIANO COSTA

senziali del vivere insieme: dal quartiere, al

comune, alla regione, all’Italia, all’Europa,

al mondo. Ma le saprà indicare l’esperto.

Il legame pace e giustizia è il DNA di

ogni vera convivenza. Dopo l’89 abbiamo

avuto la pace, come assenza di conflitti

coinvolgenti il mondo, anzi speravamo che

di “guerre” non ce ne sarebbero più state.

E la giustizia? L’Occidente l’ha spesso

calpestata in favore dei propri interessi. E

intanto cresceva la presa di coscienza di

tale ingiustizia che è esplosa nella parte

più povera e disastrata del mondo, l’Afghanistan,

relitto di feroci interessi economici

e dilaniato dalle varie fazioni in lotta

per il potere...

Due mondi sono implosi nell’impatto micidiale

con le due Torri Gemelle: il mondo

della ricchezza, dell’individualismo, del

progresso e il mondo della marginalizzazione,

della deriva. Questo scontro trova il

punto di collisione più tragico nel terrorismo

globale, nella comparsa degli uomini

kamikaze, gli uomini-bomba... Erano

comparsi durante la seconda guerra mondiale...

poi ricomparsi nei territori occupati

della Palestina: segno di una disperata

consapevolezza di non avere nessuna

prospettiva per sé e per il popolo arabopalestinese.

Quello che è avvenuto nei

cieli d’America dice l’utilizzo guerresco

globale di tale tecnica omicida-suicida.

Di fronte a questo disagio-disastro dai colori

nichilistici, ben venga la Scuola di Formazione

Politica al “Don Bosco” che aiuti, giovani

e meno giovani, a capire il presente per

diventare protagonisti della nuova pace. ■

A. Lorenzelli - A. Rinaldini


Guardare al futuro

La sfida dell’impegno civile

al servizio della Comunità

Èricco di novità questo autunno

per l’Istituto “Don Boscodi Genova–Sampiedarena.

Dopo l’inaugurazione del Liceo Scientifico

Sportivo “Pierre de Coubertin”, ecco

un’altra new-entry nella già vasta gamma

di attività della “città dei ragazzi”: il Corso

di Formazione politica per giovani e non

solo, che è stato presentato sabato 3 novembre

alle ore 10 con una conferenza

aperta alla città presso il Tempietto di

Sampierdarena.

Alla giornata inaugurale hanno partecipato

tra gli altri Padre Bartolomeo Sorge che

ha fatto un intervento dal titolo: “L’attualità

italiana tra spinte innovative e conservatorismi”,

mentre Rosy Bindi ha parlato di:

“Idealità e speranza nel servizio politico”.

Il corso procede su due binari distinti ma

complementari.

Il primo è affidato al prof. Eugenio Torre

dell’Università di Genova che conduce il

Corso Sistematico di Scienza della Politica.

Perché si è usato il termine “scienza”? Il

motivo è semplice. Ci si propone di capire

l’oggi partendo dall’attualità per arrivare, a

ritroso, alle origini dei fatti con un processo

induttivo. Ciò che conta è fornire adeguati

strumenti di analisi degli eventi, necessità

primaria dopo l’attentato dell’11 settembre

a New York a cui è stata dedicata la prima

delle quindici lezioni intitolata: “11 settembre

2001: svolta epocale”.

Il secondo percorso comprende conferenze

e dibattiti aperti al pubblico al

Tempietto come la presentazione del libro:

“Afghanistan, anno zero” con la partecipazione

dell’autore Giulietto Chiesa e il

confronto tra la religione islamica,

ebraica e cristiana: cosa le accomuna e

cosa le divide? Altri grandi temi verranno

affrontati con “l’Incontro con il personaggio”.

Segnaliamo, in particolare, la globalizzazione,

mentre sulla bioetica ha promesso

la sua partecipazione anche il cardinale

di Genova, Dionigi Tettamanzi.

Infine con l’avvicinarsi delle prossime elezioni

per il rinnovo delle giunte comunale e

TEMPIETTO

provinciale, sono previsti incontri aperti alla

città con i candidati dei vari schieramenti

per la presentazione dei loro programmi.

Le lezioni del Corso di Formazione politica

si tengono a cadenza settimanale, previa

iscrizione, il venerdì dalle 17 alle 18.30

presso la sala audiovisivi delDon Bosco

di Sampierdarena. Al termine agli studenti

interessati verrà rilasciato un attestato di

frequenza a chi avrà seguito con assiduità

documentata dalle firme di presenza.

Il corso, inserito nell’ambito dei crediti formativi,

è di aiuto per la stesura di tesine in

vista dell’esame di Stato.

Il corso non ha la finalità di formare dei

professionisti della politica ma di motivare

chi vi partecipa a “educarsi” alla politica

in modo critico. Se qualcuno vorrà proseguire

con un impegno vero e proprio percorra

strade più specialistiche ricordando

ciò che diceva Longanesi: «La politica è

un appello a cui troppi rispondono senza

essere stati chiamati». Se pochi possono

essere dotati del “talento” della politica,

tutti abbiamo bisogno di “capire e operare

oggi”. Come direbbe Don Bosco “essere

onesti cittadini e buoni cristiani”. ■

Donatella Borioli - Segretaria del Corso

Il corso di Formazione politica:

“Per capire il NOSTRO TEMPO”

15 Lezioni tenute dal prof. Eugenio Torre dell’Università di Genova,

sulle seguenti tematiche:

• 11 SETTEMBRE 2001: SVOLTA EPOCALE

• I TALIBAN

• LA GLOBALIZZAZIONE

• LA NOSTRA EPOCA

• EVOLUZIONE DELLA POLITICA: I PARTITI, GLI ELETTORI

• L’ECONOMIA POLITICA

• IL POTERE E IL GOVERNO

Inizio delle lezioni 16 novembre 2001

Orario: Venerdì 17-18.30 nella sala audiovisivi del Don Bosco.

Iscrizione necessaria - Frequenza obbligatoria per l’attestato valido

per il credito scolastico in vista dell’Esame di Stato.

Segreteria del Corso: dott.ssa Donatella Borioli

Direttore del Corso: prof. Alberto Rinaldini

25


TEMPIETTO

Sampierdarena: incontro “Vivere il futuro”

con padre Sorge e Rosi Bindi

nostra scelta di oggi dipende

il domani del paese”: si

“Dalla

è concluso con queste parole il

discorso di Padre Bartolomeo Sorge, illustre

gesuita da anni in prima linea sul

fronte dell’impegno politico, intervenuto

ieri mattina a Sampierdarena per il dibattito

“Vivere il Futuro: la sfida dell’impegno

civile al servizio della Comunità”. L’incontro,

organizzato dal Centro Cultura il Tempietto,

apre ufficialmente la nuova scuola

di formazione socio-politica “Capire e

operare oggi”, e ha visto fra i relatori l’ex

Ministro della Sanità Rosi Bindi, accorsa a

Genova per raccontare la sua esperienza,

Romolo Benvenuto, consigliere regionale

dei Verdi e Franco Mangialardi, coordinatore

federale dell’area popolare. “La politica

– ha precisato l’on. Bindi – vale l’utilizzo

di un po’ di tempo e di intelligenza anche

da parte dei giovani: senza il loro

contributo il mondo e’ meno ricco”. Il tema

centrale della mattinata, la situazione

attuale di una parte del mondo politico

italiano e la sua futura evoluzione, è stato

affrontato con una serie di interventi attentamente

moderati da Massimiliano Co-

PRESENZE ALLA TAVOLA ROTONDA

CON P. SORGE E L’ON. ROSI BINDI

26

sta: anche il pubblico, formato sia da personalita’

di spicco che da alcune classi di

giovani studenti, ha partecipato con numerose

domande. “Il punto nevralgico

della crisi politica in cui stiamo vivendo –

ha cominciato Padre Sorge – è la mancanza

di idee e principi forti. Non è un caso

che la sfiducia verso le istituzioni sia

iniziata proprio in concomitanza con il declino

delle ideologie. Oggi assistiamo all’estinzione

di due simboli del vecchio sistema:

il partito, inteso come unione di

persone unite da una tessera, e in particolare

l’idea di un partito cattolico: possono

essere cattolici alcuni dei valori cui ispirarsi,

ma la politica in sé deve essere laica.

Per riuscire a costruire qualcosa che possa

durare nel tempo servono tre elementi

imprescindibili: una cultura basata su valori

comuni, una struttura costruita a partire

dal basso e un progetto di societa’ da

proporre che serva come valore qualificante

dell’intero progetto”.

“La politica – risponde Rosi Bindi – non è

un contenitore vuoto: siamo noi a dover

costruire insieme il futuro. Il nostro operare

deve sempre tenere a mente due cose:

qual è il bene da perseguire e cosa può

essere raggiunto in quel preciso momento.

Quando abbandoniamo uno di questi

obiettivi vuol dire che stiamo operando

male”. Soddisfatto per la riuscita della

mattinata è il coordinatore Don Alberto Rinaldini:

“Il nostro Centro Culturale vuole

essere un’antenna in grado di captare i

segnali che provengono dal mondo. La

politica è come l’aria: ne abbiamo tutti bisogno,

ma se è contaminata rischia solo

di nuocere. La scuola di formazione è rivolta

in particolare ai ragazzi: dopo gli attentati

dell’11 settembre non c’è più indifferenza

da parte del mondo giovanile, ma

interesse e, purtroppo, preoccupazione.

Con il ciclo di 15 lezioni tenute dal Prof.

Torre dell’Università di Genova (da Venerdì

16 Novembre alle 17.00 presso la sala audiovisivi

del Don Bosco) e con altri dibattiti

su tematiche di attualità vorremmo dar

loro la possibilità di approfondire questi

delicati argomenti, in modo che prendano

le loro decisioni in modo cosciente e autonomo”.


Federico Grasso


Domenica 11 Novembre 2001

Festa degli ex-allievi

Domenica 11 novembre il Don Bosco

ha festeggiato i suoi exallievi. Non

erano numerosi... il tempo piovoso

del primo mattino ci ha “giocato”... un

brutto tiro.

La “giornata del ritorno” si articola in vari

momenti: accolgienza, incontro formativo,

celebrazione eucaristica e il momento

conviviale che porta sempre tanta allegria

e fa crescere la familiarità.

In questi raduni dispiace non trovare gli amici

di un tempo. Eppure, oltre alle numerose

telefonate, erano stati spediti 1500 inviti!

Il desiderio di rivedersi e di rievocare episodi

del tempo della scuola dovrebbe attirare

un maggior numero di persone!

“Noi che siamo sopra i 60 - diceva con

commozione un ex- siamo sempre meno!

E nessun Salesiano di allora è presente”.

Che fare? Ognuno -abbiamo tante volte

ripetuto - cerchi di convocare i compagni i

della sua classe... e vedremo ripetersi il

miracolo di classi presenti quasi al completo,

dopo quindici o vent’anni.

La festa del 2001 ha coinciso con il secondo

mese della tragedia delle due Torri a

New York, perciò il momento formativo è

stato una riflessione su questi “tristi” giorni.

Dopo aver delineato la novità di questa

spaventosa guerra ove si scontrano il terrorismo

globale e la civiltà, dopo aver individuati

i protagonisti, dopo aver ricordato

che la pace precedente l’11 settembre

era una pace senza vera giustizia, è nato

un interessante confronto tra gli ex allievi

su queste domande:

■ Non c’è troppo silenzio (sulle cause del

terremoto mondiale dell’11 settembre i

cui brontolii erano da tempo percepibili)

e troppa voglia di guerra?

■ Con la caccia ai terroristi assassini non

si deve pianificare la nuova pace che

esige la rimozione dell’ingiustizia e

della povertà in tante parti del mondo?

■ Che cosa può fare un cristiano?

■ La Gaudium et spes del Vaticano II°

ammonisce: “Né ci inganni una falsa

speranza. Se non verranno in futuro

conclusi stabili e onesti trattati di pace

universale, rinunciando ad ogni forma

di odio e di inimicizia, l’umanità che,

pur avendo compiuto mirabili conquiste

in campo scientifico si trova già in

grave pericolo, sarà forse condotta fu-

nestamente a quel giorno, in cui non

altra pace potrà sperimentare se non la

pace di una terribile morte”.

Numerosi interventi hanno costruito un

dialogo interessante, a volte preoccupato,

a volte problematico. Raccogliamo solo

alcuni spunti:

■ Perché noi cristiani dobbiamo essere

accoglienti verso i musulmani, mentre

costoro non lo sono nei nostri confronti?

Si cita il gesto di un parroco che accetta

in dono da un musulmano il Corano

e, quando a sua volta offre la Bibbia

in dono all’amico musulmano, questi

quasi si offende... Sarebbe un gesto

che il Corano condanna.

■ Altri vedono nel binomio “politica e

morale” la soluzione per una nuova pace:

una politica che tenti davvero e sinceramente

la via del bene comune.

■ Qualcosa nell’Occidente pare muoversi

verso un diverso e più giusto ordinamento

del mondo, stando ai discorsi di

Blair e di Bush.

■ Un’originale risposta al problema posto

dal primo intervento è stata avviata da

un giovane, completata poi da altri.

Quando si parla di religione con un musulmano

ci si trova di fronte ad una sorta

di muro. Il dialogo interreligioso non

importa nulla. Agli occhi dei musulmani,

Ebrei e Cristiani sono cittadini di seconda

categoria, perché per l’Islam essi

IL MONDO DEL DON BOSCO

possiedono solo parte della Rivelazione.

Inoltre dimentichiamo troppe volte

che, secondo i giuristi coranici, l’Islam

è religione, società e stato. Il Cristianesimo,

accogliendo la modernità, ammette

invece la distinzione tra stato e

religione. Un certo “buonismo” cattolico

che accoglie tutti, ha ecceduto nel

non distinguere i musulmani fondamentalisti

dai moderati e nel non aver preso

coscienza della fondamentale diversità

del rapporto tra politica e religione.

Quale convivenza allora è possibile? La

collaborazione pratica nella vita quotidiana

non pone problemi particolari. Lo

dimostra la soluzione trovata dagli industriali:

si permette di svolgere le loro

pratiche religiose, senza che resti danneggiata

la produttività.

“La bontà poi - come scrive il noto storico

Franco Cardini - non è mai eccessiva. E a

lungo andare finisce sempre col pagare”.

Si tratta della pazienza cristiana - ad essa

faceva riferimento il nostro giovane ex-allievo

- coniugata con una condotta di vita

credibile. Un vivere cristianamente che

potrebbe fare crescere anche il dialogo tra

Islam e modernità... mdernità che pone

l’accento più che sulla verità oggettiva,

sulla ricerca della verità, fatica e DNA dell’uomo

in quanto dotato di ragione.

Infine la risposta diretta alla domanda che

cosa deve fare il cristiano. Prendendo a

simbolo la croce dobbiamo, anche in questo

frangente, vivere “verticalmente” col

cuore e la mente uniti a Gesù Cristo e

“orizzontalmente” col coraggio di attuare

nell’amore il nostro rapporto con l’altro...

un amore che sa anche farsi “vigile” fantasia

creatrice. ■

La Presidenza Ex allievi

27


IL MONDO DEL DON BOSCO

Obiettore per caso?

Scelta o ripiego? Perché fare il servizio sociale

Sta lì, seduto, mordicchiando nervosamente

la penna stretta nella mano

destra, mentre la sinistra gli regge il

capo, formando un’impronta nella sua ispida

chioma copiosamente ingellata. Poi, all’improvviso,

si illumina e mi chiede:

“Obbie, senti un po’, non ho capito perché

due più due fa quattro e due per due

fa sempre quattro! Ma allora che differenza

c’è tra la somma ed il prodotto?”

Succede sempre così: credi di essere padrone

della situazione, di fronte a te c’è

soltanto un ragazzo, un adolescente, ma

con tutti i suoi dubbi mette in crisi anche

le certezze matematiche. Ma poi in definitiva

cosa sta cercando di chiedermi, di

comunicarmi…?

E già, non esiste una formula matematica

in grado di risolvere tutti i suoi dubbi, le

sue incertezze, e comunque se gli parlassi

col linguaggio matematico sarei per lui

come uno straniero, un estraneo.

E adesso è lì, con quei grandi occhi sbarrati

che mi squadrano, ma la mente è rivolta

altrove. Allora bisogna pensare come

lui, schioccare le dita ed attirare la sua

attenzione.

Estraggo dalla tasca due caramelle e gli

rispondo.

“Vedi queste due caramelle gommose?”

“Buone.”

28

ALCUNI DEI 35 OBIETTORI

“Ecco, prova ad aggiungerne zero!”

“Ma non cambia niente!”

“Bravo!” “Ora ti faccio vedere cosa succede

se le moltiplico per zero.”

- Così dicendo le ingoio -

“Obbie, mi sa che ho capito: la prossima

volta le moltiplico io!”

- Ed esplode nella sua classica risata senza

senso -

“Tieni!”

- Gliene lancio una -

“Grazie obbie! Se non ci fossi tu…”

“Se non fossi qua, sarei a fare marce ed

a sparare contro delle sagome di legno.”

“Ah, ah, ah!!! Allora sei una femminuccia!”

“Non direi, piuttosto ho fatto una scelta!”

“Non dirmi che hai scelto di fare l’obiettore

perché ci credi! L’hai fatto per comodità,

vero?”

“Vedi, quando si arriva al punto di dover

decidere fra il servizio miliare ed il servizio

civile nasce un problema grosso: sei

abituato al tuo solito tram-tram e di colpo

devi decidere come spendere un anno

della tua vita per fare dell’altro. Allora,

egoisticamente, ho pensato a quello

che mi sarebbe convenuto di più.”

“Ahaa, lo ammetti!”

“Si, ammetto di aver pensato che sarebbe

stato meglio fare qualcosa di utile: la

sagoma di legno non trae molto vantaggio

dai miei spari, mentre una testa di legno

forse ha più bisogno di me!”

Così dicendo gli batto la mia mano sul

suo capo.

“La testa di legno sarei io?”

“Di matematica, sicuramente!”

“Obbie, ma perché hai deciso di fare l’Obbie?”

Già mi capita spesso di pensarci, abituato

al tuo tram-tram e impegnato a realizzare i

tuoi progetti, quando di colpo devi bloccare

tutto e spendere un anno della tua vita

a fare dell’altro. Allora, forse anche

egoisticamente, cerchi di fare qualcosa di

utile per te e per gli altri. Ho deciso di

spendere i miei dieci mesi di leva animato

principalmente dalla convinzione che, con

le mie capacità, sarei stato più utile come

obiettore che come soldato. Senza voler

demonizzare i miei coetanei che impugnano

le armi per difendere lo Stato, io preferisco

provvedere in modo differente al bene

del mio Paese. Aborro ogni violenza e

tipo di guerra: per questo sono obiettore,

ma non biasimo chi è disposto a sacrificare

se stesso per cercare di difendere, come

soldato, l’incolumità e la sicurezza, la

giustizia a la legalità. Credo che in sé nessuna

guerra sia giusta o santa. Non esiste

né santità né giustizia nella guerra: la

guerra distrugge, non edifica! Tuttavia, so

bene, che non esiste vera pace senza la

giustizia... È il dramma che dall’11 settembre

2001 ci tormenta tutti.

Io mi sono schierato dalla parte degli obiettori,

ossia a favore di quell’esercito di ragazzi

inermi che marcia senza divisa e cerca

di promuovere il bene della comunità civile,

tenendo desta la fiaccola della vera pace.

Noi obiettori adempiamo a questo compito

attraverso le opportunità di servizio che

lo Stato ci offre.

Tra queste rientrano anche tutte le attività

pedagogico-educative dei Salesiani che

dalla prima infanzia seguono l’adolescente

fino alla maggiore età.

“Allora obbie, mi rispondi o te la conigli?”

“Scusami, stavo riflettendo! Ho deciso di

fare, come dici tu, l’Obbie per te e per

tutti i tronchi di legno come te, che se

non vengono sagomati o carteggiati a

dovere finché sono teneri, non oso immaginare

che cosa potrebbero diventare

o combinare in un domani!” ■

Gli Obiettori del Don Bosco


Libreria Elledici

Inaugurazione al Don Bosco

È

stata inaugurata il 14 settembre,

alla presenza dell’arcivescovo di

Genova cardinale Dionigi Tettamanzi,

la Libreria Don Bosco - Elledici.

L’inaugurazione è stata preceduta dalla

tavola rotonda dedicata alla presentazione

del Progetto Magnificat.

La nuova libreria si trova in Via Rolando,

61r. nei locali dell’Istituto Salesiano Don

Bosco. Opera dal 1946, è stata ristrutturata

radicalmente con l’intento di offrire più

ampi, moderni e funzionali spazi espositivi.

La libreria, che ha un’unica superficie

espositiva di circa 270 metri quadri, permette

una confortevole consultazione e

scelta delle opere esposte: libri e sussidi,

riviste e audiovisivi, volumi da rilegare e

opere divulgative.

Il progetto degli spazi e degli arredi segue

un discorso stilistico già caratterizzante altri

punti di vendita Elledici in Italia, con l’impiego

di materiali lignei “caldi” e colori vivaci,

come il blu, colore simbolo dell’Editrice.

Viene riproposto - come nelle due librerie

Elledici di Roma ristrutturate negli ultimi

anni - il nastro guida che indica il percorso

ideale fra i vari scaffali e al tempo stesso richiama

l’immagine di un rotolo di papiro.

Un’ottimizzazione degli spazi espositivi è

concessa da una doppia scaffalatura ad

ante scorrevoli, che offre così un più razionale

e doppio versante espositivo.

Un angolo multimediale, completo di

computer e televisore, consente illustrazioni

pratiche e dimostrative di cd-rom e

videocassette.

La libreria offre anche servizi di prenotazione

e reperimento libri di qualsiasi casa

editrice, garantendo, su richiesta, la spedizione

e consegna a domicilio a Genova

e nelle zone limitrofe.

Il Progetto Magnificat è definito dalla Editrice

Elledici una nuova ed innovata metodologia

catechistica in supporto ai catechismi

CEI per fanciulli e ragazzi, seguendo così

una linea editoriale che conferma l’Editrice

salesiana leader in questo settore. Il Progetto

Magnificat nasce per iniziativa del

Centro Evangelizzazione e Catechesi. ■

da REPUBBLICA - IL LAVORO

15 settembre 2001

IL CARD. TETTAMANZI

ALL’INAUGURAZIONE DELLA LIBRERIA

IL MONDO DEL DON BOSCO

U.S. DON BOSCO

GE-SAMPIERDARENA

Presentazione del volume

“1945 - 2001:

“56° ANNIVERSARIO

DELLA FONDAZIONE”

Leggere la gloriosa storia dell’U.S.

Don Bosco è rivivere un periodo,

quasi eroico, quello del

dopoguerra a Sampierdarena,

quando alcuni oratoriani si organizzarono

attorno ad un pallone

e collaboratori adulti dell’Oratorio,

si rimboccarono le maniche

“per dare volentieri una mano” a

Don Bosco.

Furono quelli tempi difficili, di sacrifici,

di fatiche... ma particolarmente

esaltanti. Mancavano tante

cose materiali ma lo spirito si

andava affinando ai valori più

profondi.

Così attraverso lo sport si riempirono

i cortili; la maglia granata

con la scritta “Don Bosco” girava

sui pochi campi esistenti nella nostra

Genova. Sui volti di tanti giovani,

gioiosi e sorridenti, traspariva

l’impegno educativo di salesiani

e laici.

Sono passati più di cinquant’anni

e la storia continua: il rigagnolo

è diventato una fiumana, grazie

all’impegno di tanti: genitori, allenatori,

dirigenti.

Invadono i cortili verdi attuali innumerevoli

bambini, ragazzi e giovani,

per condividere insieme la

passione per il calcio e per ritrovare

nell’ambiente dell’Oratorio un

luogo sereno. Si respira un clima

di famiglia che permette di incontrarsi

e costruire nuove amicizie.

Lo Sport al Don Bosco appare a

prima vista come qualcosa di importante.

Lo è, perché i giovani

amano lo sport e i Salesiani amano

ciò che loro desiderano. Con

esso passano i valori dell’amicizia,

dell’educazione, del rispetto,

del sacrificio e della volontà, del

relazionarsi con gli altri in spirito

di accoglienza e di servizio.

Il Direttore del Don Bosco

don Alberto Lorenzelli

29


AMARCORD

Dal Don Bosco a...

Prada America’s Cup

Sono un ex-allievo di 48 anni con la

EX maiuscola, in quanto ho passato

sette anni della mia adolescenza

come interno nei collegi di La Spezia e

Sampierdarena Dai 12 al 19 anni.

Oggi posso commentarle come esperienze

positive, ma allora, a dodici anni, allontanarsi

dalla mamma non è stato facile.

Soprattutto dalla MIA mamma, una donna

stupenda, che nonostante sia rimasta , sin

dalla mia nascita, senza l’appoggio del

marito morto in un incidente sul lavoro, mi

ha dato tutto quello che poteva, e forse

anche di più.

Ma la situazione familiare di quel periodo mi

ha portato a scegliere la via del collegio. Eh

sì, ho deciso io di andare mi collegio, perché

capivo che la situazione in casa, con i nonni

anziani e malati, era molto difficile per Lei.

La vita di collegio, allora, era molto dura,

regole rigide e severità nelle punizioni.

Una volta sono perfino scappato dall’Istituto

di La Spezia. La fuga avrebbe avuto

30

anche successo, se non che, mio nonno,

uomo di forti principi socialisti e rispettoso

delle regole, mi ha riportato indietro

dopo poche ore.

Comunque considero quegli anni positivamente.

Poi, non contento di essere stato

due anni a La Spezia, ho scelto di andare

altri cinque a Sampierdarena.

Atmosfera nettamente diversa, mi sembrava

di essere “libero”.

Di quel periodo ho ricordi contrastanti, ma

non mi stancherò mai di ringraziare Don

Sillo Guiotto della pazienza che ha avuto

nei miei confronti.

Non sono mai stato un carattere facile,

ma don Sillo mi ha capito ed io ho cercato

di fare tesoro dei suoi suggerimenti, non

solo allora, ma anche dopo, nella vita.

Mi sento talmente legato a Lui che l’ho

chiamato a celebrare il mio matrimonio ed

a battezzare i miei due figli.

Anche oggi, appena mi è possibile, faccio

un salto a scambiare quattro chiacchiere

A. MARRAI

con lui. È come una verifica costante della

mia logica di pensare.

Proseguendo nella mia storia, si arriva al

1972, anno del diploma di Perito Elettrotecnico.

Nello stesso anno sono entrato a

lavorare alla Raffineria Agip Petroli di Livorno

come Capo Turno. Altra esperienza


molto importante e formativa. A 20 anni

avevo la responsabilità di 10 impianti petroliferi

e 10 persone. Le garantisco che è

stata veramente un’esperienza che mi ha

maturato molto sia sotto il profilo umano

che professionale. Ho fatto una discreta

carriera nella stessa azienda giungendo

ad essere un quadro.

In quegli stessi anni ho maturato e coltivato

la mia passione per la vela, culminata

con la partecipazione, come membro dell’equipaggio,

alla Coppa America 1987 a

Fremantle-Australia, nel ruolo di grinder a

bordo di AZZURRA.

Il grinder, per quel pochi che non lo sanno,

è colui che gira le manovelle che servono

a far girare dei verricelli per far passare

la vela da un lato all’altro della barca.

Questa esperienza è stata un altro dei

passaggi importanti della mia vita. Deludente

come risultato sportivo: infatti siamo

stati eliminati nelle eliminatorie, ma

eccezionale sotto il profilo umano.

Viaggiare e conoscere il mondo è sempre

stata una delle cose che più mi ha affascinato;

e finalmente potevo coronare questo

desiderio. li vivere con persone culturalmente

ed etnicamente diverse aggiunge

un PIÙ al bagaglio di conoscenze personali

che è impagabile. Ti porta a cercare

di capire, tollerare, aiutare e chi più ne ha

più ne metta. Terminata la Coppa America

ho continuato a fare regate ad altissimo livello,

pur ritornando a lavorare in Raffineria

dove ho proseguito nella mia carriera

professionale, fino al fatidico 1996.

Quell’anno ho incontrato, per una serie di

combinazioni, totalmente casuali, il sig. Patrizio

Bertelli, proprietario del marchio “PRA-

DA”. In quell’incontro è successo un qualcosa

che mi ha ributtato nella Coppa America.

Non so cosa abbia generato un feeling

tra noi due, ma mi è stata accordata immediatamente

una fiducia basata su nulla.

Devo dire che quella fiducia accordatami

dopo solo poche ore passate insieme è una

delle cose che mi inorgogliosisce di più.

Infatti, se così si può dire, la avventura di

PRADA in Coppa America è iniziata con me.

lo sono stato il primo membro della Prada

America’s Cup, e colui che ha iniziato a

costruire la struttura su cui poggia la nostra

attività.

A valle di questo incontro ho lasciato l’Agip

Petroli e sono diventato il Logistic & Service

Manager della Prada America’s Cup.

Il mio lavoro consiste nell’organizzare tutto

ciò che serve al Team per poter partecipare

alle Regate di Coppa; basi operative,

alloggi, trasporti, catering e così via.

Sicuramente chi mi legge dirà: “che fortuna....”;

diciamo che mi considero fortuna-

to perché faccio un lavoro che mi piace,

ma non è tutto oro quello che luccica, così

diceva mia Mamma. È un lavoro duro,

che non permette distrazioni, vista la risonanza

dell’evento e la notorietà del nome

dello sponsor. E come tutte le cose che richiedono

un impegno costante ti tolgono

qualcosa. La cosa che mi ha tolto è un

po’ del tempo che dedicavo alla mia famiglia.

Questa forse è la cosa più negativa

di questa mia storia, ma, come si suol dire,

questa è la vita, l’importante è non

prendere mai la propria identità ed essere

AMARCORD

sempre se stessi. La poesia 5 Maggio di

Manzoni insegna che dagli altari alla polvere

il passo è breve.

Ora mi appresto a ripartire per la Nuova

Zelanda, per la parte cruciale della nostra

sfida. Spero di non avervi annoiato con

questa mia storia, ma mi è stata richiesta

e sono stato molto contento di scriverla.

Concludo dicendo che il tempo che ho

passato dai salesiani non è stato tempo

perso.

Un saluto a tutti

Antonio Marrai

31


AI LETTORI

32

Dialogo con i Lettori

1A DOMANDA: l’Eco è una bella rivista. Mi scuso se mi permetto di inoltrare

alla Redazione alcune domande:

• Quanto viene a costare la Rivista?

• Chi vi aiuta a pagare le spese, che, con i tempi che corrono, non saranno certo

poche? (Giuseppe e Matilde)

RISPOSTA: La stampa dell’Eco è effettivamente molto cara. Un certo aiuto lo

danno i benefattori.

Io direi che ognuno di quelli che possono (e sono tanti) dia venti Euro.

Sono £. 1936.27x20 = 38725,40

Neanche 40.000 lire! O qualcosa di meno. O di più, se vuoi: il nostro scopo (e il

tuo) è soltanto FARE DEL BENE, non certo FARE SOLDI. Lo sai!

2A DOMANDA: Cosa fate per gli extra comunitari? (Matteo)

RISPOSTA: Ne abbiamo molti, stanno diventando moltissimi: Ecuador, Bolivia,

Perù... Mi sembra che finora non abbiamo fatto molto. Per una risposta più completa

leggi l’articolo sul LET di Suor Carmen a pag. 11 di questo numero. Le attività

citate sono per tutti i giovani, compresi evidentemente gli extra-comunitari.

ALCUNE DOMANDE DELLA REDAZIONE AI LETTORI:

SI NO

a) ricevi regolarmente l’Eco? ❒ ❒

b) lo leggi? ❒ ❒

c) dai solo un’occhiata? ❒ ❒

d) preferisci gli articoli di cultura? ❒ ❒

e) preferisci “le notizie di casa”? ❒ ❒

NB: fotocopia il presente questionario oppure rispondi su un foglio copiando le poche righe e

segnando SI oppure NO. Aggiungi il tuo indirizzo esatto. Puoi anche rispondere via e-mail all’indirizzo

del Presidente degli ex Allievi. Grazie! È un grande favore che ci fai.

Il vostro Domingo

Sito ex Allievi: www.boscoge.org

Troverai nel sito un LINK per mandare le risposte direttamente al Presidente Vello Bruno.


BENEFATTORI DELL’ECO

Crovetto Paolo • Dellepiane Angiolina •

De Castelli Giancarlo • Giannini Giuseppe

• Laconi Sergio • Lorenzetto Marco •

Mordeglia Antonello • Fam. Metaldi

• Mortara Pietro • Piccinino Alberto •

Parodi Daniele • Parodi Adriano • Perucchio

Mario • Pizzimbono Luigi • Rovegno

Ivo • Roncallo Marcello • Rosi

Nuccia • Scotto Fernanda Saldi Giancarlo

• Torresan Angelina e Bruno • Vannucci

Chiara • Gervasini Dionigi • Barbarossa

Maria ved. Barioli • Misuri Armando

• Carernzo Angelo • Oddone

Roberto • Panizza Giovanni • Botella

Paolino • Borzoni Lia • Crosio Serafina •

Gnan Federica • Merlano Clara

NB. Forse avremo smarrito quache nome

di benefattori... Comunque un cordiale

ringraziamento a tutti.

A u g u r i d i B u o n N a t a l e !

GIOVEDì

20 Dicembre 2001

NATALE GEX

(ore 17)

Un incontro tra i più giovani che

hanno terminato il ciclo di studio al

don Bosco, dalle elementari al Liceo

Scientifico, all’ lTI. Una festa

che comincia nel rivedere il cantiere

del “duro” lavoro dello studio,

continua nella celebrazione natalizia

e termina col momento conviviale

in stile giovanile... con poca spesa.

v. S.G. Bosco, 14r - Genova

tel. e fax 010 6451444

PIANETA “BENESSERE”

• PALAGYM è la struttura nuovissima

(costruita all’interno del PalaDonBosco 9000

m2 di impianti sportivi), che offre i più avanzati

servizi sportivi di Fitness in ambienti accoglienti

con docce funzionali, spogliatoi

razionali, pavimentazioni in parquet “supergalleggiante”

per salvaguardare le articolazioni,

ambienti luminosi, ventilazione adeguata

e controllata, impianto video e audio.

• PALAGYM è corredata dalle attrezzature

prodotte dalla TECHNOGYM ® , leader mondiale

nel settore.

ABBONAMENTI

• La reception è incaricata di fornire tutte

le informazioni relative allo svolgimento dei

corsi, di esporre le formule di allenamento

più adatte alle singole persone e di stabilire

le convenzioni al prezzo più conveniente.

PERCHE’ SCEGLIERE

PALAGYM?

• La pratica regolare di un’attività sportiva

aumenta l’efficenza di cuore e polmoni,

riduce il grasso corporeo allontanando il

pericolo di malattie cardiovascolari, tonifica

la muscolatura, dona funzionalità e resistenza,

rallenta l’invecchiamento.

• L’ampia scelta dei nostri corsi garantisce

a tutti l’attività sportiva ideale. La suddivisione

in fasce orarie permetterà l’organizzazione

della vostra prestazione ginnica

compatibilmente con quella dei vostri bambini

nei nostri ampi spazi sportivi.

PER I VOSTRI RAGAZZI

• Proponiamo una sana ed educativa attività

sportiva; dai 3 ai 6 anni consigliamo il corso

di educazione motoria che sviluppa le prime

capacità sportive dei vostri bambini. Per il

ciclo delle scuole elementari svolgiamo corsi

introduttivi alle varie discipline. Per gli adolescenti

organizziamo corsi agonistici

preparatori ai campionati federali.

CENTRO SPORTIVO PALADONBOSCO - VIA S.G. BOSCO, 14r - 16151 GE-SAMPIERDARENA

TEL. E FAX 010 6451444 - E. MAIL: PALADONBOSCO@INTERYES.IT - WWW.PALADONBOSCO.IT

1

Similar magazines