Guai a me - (Domenicani) - Provincia San Domenico in Italia

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Guai a me - (Domenicani) - Provincia San Domenico in Italia

I punto

Predicate

predicate predicate!

S. Domenico era solito chiedere a Dio di "elargirgli una vera ed efficace carità

per promuovere e ottenere lil saIVe7.7..a dei fratelli, convinto che sarebbe stato Wl vero

membro d i Cristo solo quando si fosse d cdic.ltO con tutte le sue fo rze a salvare le anime,

il imitazione del Salvatore di tutti, il Signore nostro Gesù, che ha offerto tutto se stesso

per la nostra salvezza" (LibellrlS de illitio Ordil/is Fratrum Praedicaforwl1, 13).

l 'ideale di S. Domenico era una santità che non solo imitasse, ma quasi ricopiasse la

missione di Gesù; c vi riusò così bene che S. Caterina ha potuto soivere d i lui che egli

aveva assunto "['ufficio del Verlx>". Il $anto dedicò completamente gli ultimi vent'anni d ella

sua vita alla predicazione della Buona Novella secondo lo "stile di Gesù": cerro con umiltà e

distacco le persone in ogni momento e dOV\Ulque si trovassero. Sfidò l'indifferenza, la derisione,

le offese, e per almeno dieci anni si confrontò con gli eretici in molti dibattiti pubblici.

Oggi i Domenicani, sull'esempio del Fondatore, continuano la sua opera. O ltre

alla formazione e alla guida delle comwlità cristiane loro affidate, oltre all'insegnamento,

alle conferenze, alla direzione sp irituale e alle altre attività più "tradizionali", i

Domenicani a Bolo§na in q uesti anni halUlo sviluppato, tra le altre, due modalità in un

certo senso "nuove'.

La prima è la predicazione della Buona Novella mediante la radio. Da dodici anni

tre Frati tengono il "Corso per catechisti" a "Radio Maria", l'emittente cattolica più d iffu ­

sa in Italia. Si tratta di veri e propri corsi formativi di teologia che mediante lo strumento

della radio vengono divulgati in tutta Italia e in altre parti del mondo dove si parla l'italiano,

particolarmente in Svizzera, negli Stati Uniti e in Canad a. t davvero prodigioso

pensare che dal nostro Con vento bolognese essi possano raggiungere almeno 200.000

persone, che si mettono in ascolto perché vogliono istruirsi sul messaggio cristiano.

Chissà quanti chilometri doveva percorrere e quante piazze doveva attraversare

S. Domenico per "p redicare" a un numero così elevato di persone!

La seconda modalità in qualche modo nuova è costituita da alcune laiche che si ispirano

a S. Domenico e al carism2 del suo Ordine per insegnare i primi elementi della Buona

Novella ai bambini da uno a dieci anni. Esse da cinque anni hanno dato vita e guid ano,

forse è meglio dire "rutimano", un istituto per l'infanzia (l'Istituto Farlottine) per fo rmare

non solo l' intelligenza, ma anche la libertà e i desideri d ei piccoli ospiti, rifacendosi ai

principi naturali e soprannaturali dell'antropologia cristiana. Espresso così questo compito

non sembra tanto "nuovo", ma se leggete all'interno troverete che queste laiche traducono

in "omogeneizzati" nientemeno che i principi metafisici del reale.

La predicazione d ei nostri giorni può anche essere "nuova", ma essa deve essere

sostenuta, come sempre, da un mezzo obbligato, che è la preghiera dei buoni. In particolare

oggi si deve sottolinea.re la preghiera delle nostre sorelle claustrali, che qui a

Bologna celebrano il centenario della riapertura del loro Monastero di Sant'Agnese.

Questa circostanza è lilla buona occasione per riproporre l'insegnamento d i Gesù quando

è stato ricevuto come ospite d alle sorelle Marta e Maria. In quella circostanza. Cristo

ha spiegato che il servizio apostolico, simboleggiato da Maria, che era tutta indaffarata a

servirlo (proprio come fa ogni buon predicatore che si adopera per diffondere il suo mes-

5


La predicazione via etere

La formella di Nicola l'bano (1267) nell'Arca di S. Domenico li. Hologna mostra Ire seme:

11 sinistm 8. Domenico si reca doll'optl e gli chiede il penlles.W di/olldare l'Ordine Domenicano;

al ('entro il l'apa soglia che fa Basiliell di S. l'ietro crollerebbe se //01/ fosse sostelllita proprio

dii S. DolI/mico; a desIni il POfX1 il/via S. [)QmellicQ e i siloi FruIi a predicare Ilel mOl/do,

disti, induisti, ccc.) è necessario "ricorrere

alla ragione naturale, li cui tutti si

devono piegare". Naturalmente egli è il

primo a sapere che la ragione da sola

non può porlare a Dio, ma solo avvicinarsi

li lui e delinearne il mis tero;

da qui la necessità urgente di educarla

e istruirla s econdo la verità dei fatti,

impedendole di abbandonarsi all' egoismo

delle posizioni di comodo.

Perciò noi Domenicani, nel proporn:! c

spiegare il NII(JOO Catechismo ai Catc..'Chisti,

che sono i primi formatori del popolo

cristiano, insistia mo sulla dottrina d i

S. Tommaso, e ciò non solo per trasmettere

rettamente le ver ità di fed e, ma

anche per diffondere fiducia in coloro

che cerca no sinceramente il vero Dio,

anche se llon lo hanno ancora trovato.

5

Da allora, 1993, noi co ntinuiamo a

proporre queste lezioni di teologia a

Radio Maria, alle ore 18.00, delle domeniche

prima, terza e quinta (se c'è)

dci mese. Ci siamo divisi la materia seguend

o approssimati vamente la divisione

della Somma Teologica : P. Roberto

Coggi tratta la teologia dogmatica che

riguarda Dio, la creazione, il governo

del mondo e la grazia; P. Vincenzo

Be netollo espone la teologia morale

generale, le virtù e i peccati, i comandamenti;

P. Giovanni Cavalcali spiega

tutto il "Credo" a partire dal Verbo incarnato,

Gesù Cristo, fino "alla vita

del mondo che verrà".

Abbiamo posto alcune domande ai

tre"protagonisti" perché ci raccontino

la loro esperienza.


Dai microfoni di Radio Maria

INTERVISTA

A P. ROBERTO COCCI O.p.

O. Padre Roberto, v I/Di dire qllalcosa

di te e del /a hm voca::;olle?

lo sono nato SESsa ntotto anni fa a Milano,

e sin da bambino ho sentito un

particolare interesse per le questioni

religiose; per cui si p uò dire, in un

cerio senso, che ho sempre avuto la

"vocazione". Seg uendo però le tradizioni

familiari, dopo il liceo mi sono

iscritto al Politecnico di Milano per

conseguire la laurea in ingegneria

aeronautica. Dopo la laurea ho fatto

un anno di servizio militare in aeronautica

e a lla fine mi sono deciso a

entrare in un Convento Domenicano.

D. Q/lal è fa materia cile spieglli

ai Catec1/isti di Radio Maria?

È la teologia dogmatica, e in particolare

il mistero di Dio Uno e Trino,

la creazione, con lo studio degli angeli

c dell' u o mo, la grazia, la Chiesa,

i sacramenti.

D. Onlmi SO'IO dodici filmi cile parli

a Radio Maria e IIai tettllto piiì di

cell to le:iolli. Ti sembra cile siallo

state IItili e cile abbiall O interessato

gli ascoltatori?

Quanto all'utilità penso che ci sia

stata, poiché non ho mai insegnato

mie opinioni personali, ma solo la dottrina

d ella Chies.:" attingend o al Magistero

e al pensiero d i S.Tommaso

d 'Aquino. E mi sembra di poter anche

dire che non sia mai mancato ['interesse

degli ascoltatori, sia a motivo

della materia tratta ta, sia per iI modo

di trattarla, che è qu ell o classico,

diciamo scolastico, oggi purtroppo un

po' in disuso.

6

D. LI? trasmissiolli si arncolallo iII

dI/e parti: Ima espositiva e l'altra di

risposte alle domamle telefol/ielle

degli ascoltatori. Qua le trov i più

impeguativa?

Certamente l'esposizione richiede un

notevole tempo per la preparazione,

anche perché è mia abitudine scrivere

prima tutto quello che ho intenzione di

d ire; e mi ci vogliono di solito due giorni

interi soltanto per fare questo. Però

w\a volta scritto quanto voglio esporre

sono tranquiUo, mentre le domande tclefoniche

sono imprevedibili e mi incutono

sempre un certo timore.


D . C'è I/n argon/m to cile ti 1m dato

più soddisfaziolle di altri "ell'esporlo

agli ascoltatori?

Direi che gli argomenti che mi hanno

p iù a p passionato sono quelli d ella

Santissima Trinità C d ella grazia, anche

perché ho sem pre trovato molto

interessante lo sviluppo stor ico d i

queste tematiche.

D. Padre Roberto, Radio Maria è

per te 11/1 impegllo elle ti cos ta fa tica.

È più quello cile dai o quello cile ricevi?

Prepa rare le lezioni di Radio Maria mi

obbliga a studiare e a sforzarmi di

essere il più chiaro possibile. Questo

rappresenta una fatica ma alla fine mi

sento più arricchito, anche perché il

testo scritto rimane.

La predicazione via etere

7

D: Hai gli ascoltatori che ti aspetta/IO

COli carta e peti/w o CDII il registratore.

Ti in teressa di più trasmettere la

dottrilla o mdn·re fa loro spirihla fità ?

Le lezioni di spiritualità abbondano a

Rad io Maria (basta solo pensare a

quelle tenute da Padre Livio), mentre

più rare sono quelle che trattano, in

modo organico e sistematico, dei temi

teologici, soprattutto quelli d i cara ttere

dogmatico. Per questo mi preoccupo

soprattutto di espo rre delle

nozioni semplici e chiare ai Catechisti.

D. UI/ 'ultima domaI/da, Padre Roberto:

clIC cosa vorres ti chiedere ai

tuo; ascoltatori?

Di rimanere sempre fedeli a l Magistero

della Chiesa e d i ricordarsi di me

nelle loro preghiere.

Dottori c m.-.::stri a


Dai microfoni di Radio Maria

INTERvlSTA

A P. VINCENZO B ENErOLLO O.p.

D. Padre Vi/l cCl/ zo, VI/oi dire qualcosa

di te e della tua vocaziOlle?

Quest'anno è il mio 35° anniversario

di ordinazione sacerdotale c ho

62 anni. In pratica sono Domenicano

da sempre, nel senso che ho fatto il

seminario minore con i Domenicani

quando avevo solo d odici anni e

mezzo. Poi ho fatto tutt'a la tra fila di

s tudi per diventare sacerdote e conseguire

le lauree in filosofia e in teologia.

Quando dico che ho fatto il seminario

minore qualcuno mi obietta che

a quell'età nOI1 potevo avere ulla coscienza

chiara della mia vocazione.

lo rispond o che è vero, ma aggiwlgo

anche che tutte le volte che un mio

compagno tornava in famiglia (circa il

90% abbandonava questo impegnativo

cammino), io invece dicevo a

mc stesso che volevo continuare. A riflettere

bene, quindi, succed e come

nel matrimonio: non c'è mai un

momento preciso che determina per

sempre la tua vita, ma è il tuo "sì" che

si ripete quotidianamente confermandoti

nelle tue scelte.

Il mio apostolato si è svolto nell'ambito

dello studio e dei libri: ho sempre

insegna to, ho guidato a lungo lo

Studio Domenicano di Bologna e ho

scritto sulle ma terie di mia competenza;

ma soprattutto ho "fatto scrivere",

dirigendo le nostre riviste domenicane

e in particolare, per vent'anni, le Edizioni

Studio Domenicano.

D. Tu eri abituato a fare leziOlle e

tenere con/erel/w CDII la presellza degli

ascoltatori; qllali SOIlO i limiti e i Valltaggi

dell'illsegnamento radi%nico?

IJ vantaggio incalcolabile è il numero di

persone che si può raggiungere con un

8

solo intervento: parlare direttamente a

200. 000 persone ha dci prodigioso rispetto

alle 20-40-100 persone che siedono

davanti a te per le lezioni ordinarie.

Per raggiungere quel numero di ascoltatori,

nel migliore dei casi, si devono

tenere almeno duemila lezioni (l'equivalente

di 8-10 anni di insegnamento, visto

che non si insegna tutti i giorni).

Il limite più evidente è una minore

vivacità espositiva. Perciò io ho scelto

di tenere le mie conversazioni radiofoniche

senza leggere il testo: così c'è

più "colloquio" e meno "cattedra"; ne

consegu e anche, però, che a volte il

discorso non è sempre fluido e il linguaggio

è meno preciso. Certamente la


trasmissione si vivacizza molto nella

parte finale (circa mezzora su un totale

di un'ora e mezza) che permette di

rispondere alle domande degli ascoltatori

che telefonano. Le domande sono di

tutti i tipi: normali, spiritose, intelligenti;

in ogni c.1.SO rivelano sempre Wl tenace

desiderio di sa pere da pa rte d egli

ascoltatori che per prendere la linea

spesso devono tentare decine di volte.

D. Tu !/(l i già tenuto p i ù. di cellt o

lezion;; plloi illl/strare i cau teli/I ti del

hw programma?

li mio compito è quello di illustrare tutta

la teologia morale. Ho iniziato quindi

a presentare il compito della morale,

che è quello di guidare le persone alla

"costruzione" di sé, educando la volontà

a indirizzarsi al Sommo Bene, che è

Dio, e dimostrando che la morale è la

scienza che guida alla felicità. Quindi

ho parlato della legge morale, della

coscienza, del giudizio morale oggettivo

e soggettivo, delle differenze tra la

morale "naturale" e la morale cattolica.

La predicazione via etere

Ho proseguito ill u strando tu tti i

comandamenti e le virtù teologali. Ora

sto parlando delle virtù cardinali e

sono arrivato alla virtù della giustizia.

D. C'è 1m argomcllto clic hai trovato

particola nllcllte difficile da far capire

alle perSOIlC de/llostro tcmpo?

Sembra incredibile, ma l'ostacolo più

grande l'ho trovato quando ho spiegato

il primato della verità sulla libertà. l nostri

contemporanei suppongono il contrario,

cioè che la loro libera scelta sia

più importante. E io mi sono impegnato

a fondo per spiegare che una cosa

non è buona solo perché llila persona la

ritiene tale e quindi la sceglie. Un fungo

cattivo, cioè velenoso, rimane dannoso

anche se io lo credo buono e scelgo d i

mangiarlo. È la verità clle stabilisce ciò

che è bene e ciò clle è male, e quindi ciò

che si deve fare e ciò che si deve

evitare. Del resto, perché io non sono

li.bero di rubare e tradire, anche se nei

fatti lo posso fare? Semplicemente perché

rub.·ue e tradire è "contro la verità".

GtOVAN}.'l BalJNl (1430 c. - 1516), /.,(1 predica di S. Vincenw Ferreri nella pubblica

piaWI, Basilica dei S.S. Giovanni e l'aolo, Venezia. S. Vincenzo è slalo uno dci più

grandi predicatori deUa storia.

9


Dai microfoni di Radio Maria

D. Quali temi lI a llllO s lIscita t o

particolare gradimel/to e il/ teresse?

Dalle persone che hanno telefonato in

diretta, o che mi hanno scritto o interrogato

privatamente, ho l'impressione

che siano stati gli argomenti relativi

alla legge morale naturale, all a coscienza

e alle virtù teologali.

D. Padre Villcen zo, ltai dei "sog,,;

ilei cassetto"?

SI, vorrei parlare delle virtù, che sono

una trentina, di cui non ho ancora trattato:

come la veracità, l'amicizia, la liberalità,

la fortezza, la magnanimità, la

perseveranza, la pazienza, la temperanza,

la castità. l'umiltà, la mansuetudine,

ecc. Poi vorrei (presto mi appli-

che rò il questo) terminare di pubblicare

le lezioni tenute "dai microfoni di

Radio Maria", Per ora ho pubblicato:

1. I fondamen ti de//' etica, mom/e e felicità;

2. Prin cipi di etica sociale, mora/e e

società; manca ancora la pubbUcazione

delle lezioni sulla morale dei comandamenti

e sulla morale delle virtù (che

comu nq u e sto anco ra tra ttando).

r miei confratelli P. Roberto Coggi e

p. Giovanni Cavalcali sono stati più

bravi di me. P. R OBERTO COCCI ha pubblicato:

1. 11 mistero di Dio 11110 e trillo;

2. Dio creatore, gli al/geli e 1'110/1/0;

3. Ln gra zia; 4. Ln Chiesa; P. GIOVANNI

CAVALCOLI ha pubbUcato: 1. 11 mistero

del/'lllcamaziolle; 2. 11 mistero del/a RedeliziaI/e;

3. Ù1 gloria di Cristo.

(tarsia di Fra Damiano Zambelli conservata nclla sagrestia della Basilica di S. Domenico a Botogna)

lO


Dai microfoni di Radio Maria

ed essere persuasivo nella comunicazione

di queste conoscenze, devo

non solo prepararmi culturalmente,

ma anche e soprattutto sforzarmi di

vivere io per primo quelle verità che

cerco di comunicare. La differenza tra

12

quei due modi di insegnare teologia è

data dal fatto, facilmente intuibile, che

l'insegnamento a scuola riesce a essere

più vivo di quello fatto per mezzo della

radio: posso verificare subito la reazione

studenti e posso avviare con

loro un dialogo che non

è possibile realizzare

alla radio; anche se devo

dire che le distrazioni, in

radio, sono minori.

D . Qllallti 5 0110 g li

ascoIttl tori?

Si parla di circa 200.000

persone. Quanto alla

composizion e sociale

d egli ascoltatori, la gamma

è vastissima: persone

estremamente semplici,

tra cui molti costretti a

immobilità cronica o

temporanea; catechisti;

ma anche teologi, s tud

iosi, intellettu ali in

genere. Sappiamo che il

35% dei nostri ascoltatori

è composto da laureati.

D. CI,i vorresti ri l/graziare

per qllesto servizio

ci,e relitti ai fedeli?

Ringrazio Dio e il mio Ordine

e Radio Maria se

posso mettere a frutto andle

in questo ministero la

ANGELO E B ARTOLOMEO

Eltltl (seconda metà del

1400), S. Pietro Manire,

dllraille 11110 sila predica

all'af/fmo, impè/m che delle

Ill/voie allClll/illo ii soie

troppo rovente, Pinacoteca

Nazionale, Parma.


Monastero Domenicano femminile di S. Agnese

100 ANNI DALLA RICOSTITUZIONE

A cura di Enzo PallZllcchi e P. Vincen zo Benetollo o.p.

Diana degli Andalò

Da un documento dci 1707 trascriviamo

in italiano co rrente la narrazione d ell'arrivo

d ci Domenicani il Bologna e

della prima origi ne del Monas tero

Domenicano femminile di S. Agnese.

"Nell'a n no del Signore 1218 il Beato

Padre Domenico inviò da Roma a Bolog

na a lcuni Frati Predicalori. Appena

giunti essi chiesero la chiesa del Bealo

Nicolò il fra Rodolfo, che era il S


e a trflsco rrerc sempre più d el suo tempo

coi Frati Predicatori. Gi unse poi a Bologna

il Beato Domenico: Oi.ma lo i.ncontrò

e subito sentì grande affetto per lui.

Dia na parlava sempre col Beato Domenico

della salvezza della propria ,mi ma;

e, finalmente, dopo pochissimo tempo, si

pose tutta nelle mani di Domenico e fece

la sua Professione a lla presenza di fra

Reginaldo, fra G uala da Brescia, fra

Rodolfo, e di altre signore d i Bologna".

N el 1220 Domenico, trovandosi a Bologna,

dispone ""che venga costruita una

casa per le suore, anche se per fare questo

si dovesse sospendere la costru zione

della nostra". n primo terreno che vit'ne

scclto è però rifiutato dal Vescovo di Sologna,

Enrico della Fratta, perché "troppo

vi cino all a ci ttà" (si trovava infa tt i

all'interno delle mura di Bologna).

Bealo Giordano di Sassonia

Domenico durante i suoi viaggi a Bologna

incontra alcune volte Diana, l'ultima

nel luglio 1221, qua ndo ormai è

molto ammalato; muore infatti il 6 agosto

delJo stesso anno, senza aver visto

nC lTuneno l'injzio della costruzione del

Monastero femminile che tanto gli stava

a cuore e che Diana gli aveva sempre

richiesto con tanto a rdore.

l! Beato Giordano d i Sassonia, il primo

successore di S. Domenico, riesce infine a

trovare una collocazione che il Vescovo

approva: è un luogo app .. trtato, collocato

s u un lieve pendio dei primi colli di

Bologna, che confina con un terreno di

proprietà della stessa Dian.l degli Andalò,

appena fuori l'attuale Porta S. Mamolo:

una ''l'iccola Casuchia", una "cas

upola", come d ice la Crollaca di Sallia

Agnese, che però viene subito ampliata e

completata con l'acquisto di altri terreni.

Ai primi di giugno 1223, Giordano guida

Diana e quattro sue compagne nella loro

nuova "caSi'''.

La predicazione IIsilenzios a ll

15

TOMMASO DA MODI'.NA, Affresco dtl BtafQ Giur.

d(UIQ di Sossonill, 1340 ca. S. Nicolò. Treviso

Le suore di S. Sisto da Roma a Bolog"a

Per da re


Monastero Domenicano femminile di S. Agnese

Diana degli Andalò muore il 10 giugno

1236; il Beato Giordano d i Sassonia p0chi

mesi dopo (13 febbraio 1237), ma

J"'albero" piantato con tanta appassionala

dedizione aveva già messo radici ben

$.1.ldc nel terreno. Le reliquie di Diana·

p rocla mata Bea la nel 1891 da l Papa

Leone XIII - malgrado le vicissitudini che

hanno coinvolto il Monastero di S. Agnese,

sono sempre state conservale all'mterno

del Monastero stesso.

Il primo trasferimellto

Già attorno al 1250, per motivi di sicurezza,

il Mo nastero di Sani' Ag nese

viene trasferito "infra cirdam civilatis

bononiae - entro la cerchia delle mura

della città di Bo!ogna .", sul luogo oggi

occupato dalla Caserma Minghetti, nell'attuale

Via Castelfidardo.

Nella nuova sede il Monastero continua

ad ampliarsi 5ell7.a però perdere lo spirito

16

di umiltà, di penitenza e di amore che avevano

carattcri7.7..ato i primi anni di vita

della "Casuchia" di Diana degli Andalò e

delle sue comp.1gne. Rimarrà in questa

sede fino al 1799, anno della SU.1 soppressione

decretata dal governo imposto da

Napoleone.

Il Monastero dal 1250

alla soppressione del 1799

In questo periodo il Monastero, pur tra

alterne vicende di g uerre e sommosse

che spesso hanno sconvolto la città di

Bologna, conduce al s uo inte rno una

vita tranq uilla d i preghie ra, silenzio,

clausura, lavoro, digiuno, vita in comune.

Queste caratteristiche, dci resto, sono da

sempre alla base della vita contemplativa

e sono ricercate dalle monache, come

d iceva Santa Cateri na da Siena, con

"ansietalo desiderio".


Le lIIollacl,e di S. Aguese

Il numero delle religiose che vivono nel

Monastero di S. Agnese subisce nel

tempo notevoli mutamenti, originali,

per la maggior parte, da cause esterne,

come carestie, guerre, e, ancor di più,

dalle numerose epidemie di malattie

allora assai diffuse, come la peste o

il colera. La terribile pestilenza, conosciuta

come "La morte nera", quell a

na rrata d al Decameroll di Giovanni

Boccaccio, tra il 1347 e il 1349 uccide

quasi la metà della popolazione europea

e, di conseguenza, lascia spopolati

numerosi Monasteri.

li Monastero di S. Agnese, che all'inizio

del 1300 contava ci rca cinqua nta monache

coriste, alla fine dello stesso secolo

non ne ha al suo interno più di trentai

tale nume ro diminuisce ancora nel

corso del l 400i per poi risalire in maniera

notevole nel corso del 1500. I.n questo

scçolo, e in quello successivo, il numero

delle monache raggiunge il suo massi-

La predicazione "silenziosa"

Il chiostro dci l500 del 1\'I0lla51el"'O Oomcn.icano

è l'unico gioiello artisticu che resta dcll'anlica

costruzionc. Gli alt.ri ambienti risuHano

molto alterati e danneggiati.

17

010 livello: all'interno del Monastero si

trovano circa ottantacinque coriste:

tenuto conto delle converse, delle novizie

e delle postulanti si può affermare

c he, nei primi anni d ci 1600, ncl

Monastero di S. Agnese vivono circa 130

religiose.

Ma anche la diminuzione di queste presenze

è piuttosto rapida; nel 1777

il numero delle coriste era già infatti

sceso a 17.

Le "coriste" e le "collverse"

La vi ta all'interno del Monastero è caratterizza

ta, come in tutti gli altri

Monasteri, dall'esistenza di due gruppi

di monache: le coriste e le converse; ad

esse vanno poi aggiunte le novizie e

alcune donne che si ocrupano dei lavori

manuali.

Le coriste - lo dice il nome stesso - sono

incaricate della recita solenne, in coro,

dell'Ufficio divinoi compito delle converse

è invece queUo di "prestare vari

servizi", quali: preparare il cibo, conser-


Monastero Domenicano femminile di S. Agnese

vare in ordine gli indumenti e la biancheria

del Monastero, fare le pulizie e

tenersi pronte a "servire le coriste".

La d istinzione tra q ueste d ue calegorie

di monache, che avevano emesso tutte

gli stessi voti solenni, dipendeva dall'istruzione

c dalla dote: un certo grado

di cultura cra necessario per poter celebrare,

col canto e la preg hiera, l'Ufficio

d ivino che veniva cantato in lingu a latina;

la dole CTa costituita dalla somma

d i denaro che le monache d ovevano

versare al Monastero prima di pronundare

i voti: questa era la prassi no rmale

anche per le giova ni donne che si

sposavano.

La d istinzione tra coriste e converse era

molto rigid a e d urava per tutta la vila

rcligios.1 delle monache.

1799: un anno tragico

Con l'arrivo in Italia di Napoleone con

il suo eser cito, tutte le case re ligiose

(Conventi, Monasteri, Istituzioni caritatevoli

ecc.) vengono soppresse. I Frati,

le Monache e le Suore devono uscire dai

loro Conventi e Monasteri e trovare

soluzioni di fo rtuna. Il Mo naste ro d i

S. Agnese viene soppresso il 29 gennaio

1799. Ll Priora Suor Pietra Manferdini,

e tutte le Monache - ventidue coriste e

una quindicina di converse - devono

cosi lasciare il luogo dove avevano vissuto

per gran parte della loro esistenza.

Sul Monastero della Beata Diana, come

su tutte le altre Case religiose d' Ita lia,

scende un silenzio tota le.

Quando sembro che, dopo la caduta di

Napoleone, tu tte le istituzioni religiose

siano sul punto di riprendere vita, si verifica

un secondo g ra ve impedimento.

Il nuovo Regno d'Italia, proclamato nel

1861 , approva nel 1866 una legge che

confisca lutti i beni mobili e immobili

delle istituzioni religiose.

18

La rinascita (1905)

In questo d ifficile momento s to rico, è

vero, restano alcune "isole" privilegiate

- quasi tutte situate in piccoli centri un

po' isolati - in cui le istituzioni religiose,

g razie a nche al generoso aiuto delle

popolazioni, riescono a sopravvivere in

mezzo alla te m pesta; fra q ues te il

Monastero Domeni ca no d i Fabriano,

fondato nei primi anni dci Cinquecento

e intitolato a Santa Caterina da Siena.

Le monache di questo Monastero accettano

di trasferirsi a Bologna per rifondare,

con l'aiuto dci Domenicani, il Monastero

di S. Agnese.

Il 18 o ttobre 1904 le prime religiose di

Fabriano giungono a Bologna dove si

sta ultimando la costruzione del nuovo

Mo nastero di S. Agnese, nell'attuale

piazza Trento e Trieste; come prezioso

ricordo degli anni trascorsi a Fabriano le

religiose hanno portato con lo ro il quadro

d ella "Mado n na d e lle lacrime",

una tavola in stile bizantino del 1350.


Un nuovo traferimento nel19ll

In poco tempo la nuova sede bolognese

del Monastero di S. Agnese prende

fonna; e viene inaugurata nel 1905, pur

tra tante d ifficoltà di ordine organizzativa

cd economico. Ma è destino che nemmeno

quella sia la collocazione definitiva

del Monastero; infatti attorno alla piazza

Trento e Trieste erano state costru.ile abitazioni

c ville che avevano tolto alle monache

il necessario isolamento e la conseguente

possibilità di raccoglimento.

La predicazione "silenziosa"

Viene deciso quindi ]'eJUlesimo trasferimento,

che porta il Monastero a sistemarsi

(7-11-1911) in lilla località più iSO"lata,

denominata La Castiglia, a due chilometri

di distanza.

In questa nuova sede le religiose harmD

continualo a vivere fino a oggi, tolta una

parentesi breve ma drammatica: Ira ]'agosto

1943 e l'aprile 1945 l'infuriare deUa

Seconda Guerra Mondiale convince i

Padri Domenicani della necessità di trasferire

le monache in Wl luogo più sicuro:

a questo scopo viene scelto il Monastero

di S. GiusePIX' a Fontanellato (Pam1a), in

cui si rifugia la metà delle religiose, me

IF-----=::=r--------------::;--, tre le altre rimangono a

Bologna nel Convento

dei Frati Domenicani.

19

Celebrare oggi i 100

anni trascorsi dalla

ricostiluzionc del Monastero

Domenicano

di S. Agnese ha un

significato importante,

perché segna la tappa

di un viaggio che, al di

là delle alterne vicende

umane, avrà il suo

punto d'arrivo definitivo

in cielo.


Istituto Farlottine

Visita dell' Arcivescovo

all' Istituto Farlottine

20 maggio 2005

a cura di Mirella, Lucialla, Pia e LorellZll

L'Istituto Farlottine accoglie ormai

più di 200 bambini tra asilo nido, scuola

dell'infanzia e scuola primaria. Come

ogni anno, nelk, seconda mel.1 di maggio

si svolge presso ['Istituto la "Festa

della Famiglia", a cui partecipano bambini

e maestre, genitori e parenti, collaboralori

c amici del.l'[stituto. È sempre

W l a ppuntamento molto significativo,

ma quest'armo è stato davvero speciale

per la presenza di Sua Eccellenza Mons.

Carlo Caffarra, Arcivescovo di Bologna.

Una grande festa

Appena a rrivalo ['Arcivescovo si è

recato nelle var ie aule per salutare i

bambini, i quali ['hanno accolto con

grande gioia e hanno cantato lui le

canzoni che aveva no preparato con

molto impegno; subito dopo nella cappella

dell'Istituto egli ha incontrato i collaboratori

d i questo progetto educativo.

Monsigno r Caffarra ha poi raggiun to i

genitori, che nel fr a ttempo si era no

radunati in giard ino, e ha rivolto loro

parole di gratitudine e incoraggiamen to.

A questo punto l'Arcivescovo avrebbe

dovuto concludere la sua visita; tuttavia

ha voluto trattenersi allcora un po'

per assistere alla recita dei Lupctti

(i bimbi d ell' ultimo anno dclla Scuola

dell'Infanzia) e degli alunni della Scuola

Primaria: "Storie ... di gocce" è il titolo

dello spettacolo, nato da u n progetto

ecologico s ull'acqu a svilupp a to da i

b.l mbini durante ['anno scolastico.

L'arrivo dell'Arcivescovo di Bologna, I\lon5. Carlo Caff:lrra, all ' istituto Farloltinc.

Lo accoglie il Padre spirituale, l'. Vincenzo Bcnctollu o.p., e l'Associa1.ione Maria

G licofilusa chc guida l' Istituto (da sinistra: Mirclla, Pia, I.uciana c Lorenza).

22


Tutti insieme in letizia

Dopo la partenza dell' Arcivescovo i

bambini della Scuola dell'Infanzia e del

Nid o hanno poi rappresentato la "Storia

di C hicco", favola ispirata alla parabola

dci seminatore che è stata il filo cond utlore

delle attività svolte nell'alUlO appena

trascorso. li pomeriggio si è concluso

con un momento di convivialità.

È s tata una fe sta veramente mollo

bella, grazie alla collaborazione di tutti:

i bambini e le maestre hanno lavorato

con grill1de impegno e passione per preparare

gli spettacoli; le insegnanti si s0no

anche ap p licate con particolare zelo

per allestire la documentazione delle

attività svolte durante l'anno, che hanno

poi esposto in gi


Istituto Farlottine

24

ln alto:

Mons. Caffarra

riceve il "benvenuto"

da una

sezione della

scuola materna.

Vicino a lui

P. Michele

Scarso o.p.,

che all' Istituto

collabora con

le insegnanti

A sinistra:

L' Arcivescovo

in giardino rivolge

la sua parola

ai genitori

e alle insegnanti

delJ" ' stituto

Farlottine


Breve storia dell'Istituto

l '''lstiluto Farlottine" è stato inaugufato

nel 1950. La sua ispiratrice, la Terziaria

Domenicana Assunla Viscardi,

che aveva tanto operato per la sua realizzazione,

non era riuscita a vedeTla

compiuto pe rché era morta Ire anni

prima, nel 1947. Con il valido sostegno

di altre Terziarie, Assunta aveva fondalo

l'Opera tli S. Domctlico per j Figli del/il

Divilla Provv idetlztl, con lo scopo di

aiutare, appunto, i figli della Divina

)'rovvidenza, cioè i bambini in stato di

abbandono e di miseria mon.1e e materiale.

A tal fine sognava la "fondazione

di una casa la quale divenisse il rifugio

sicuro cd amoroso di quanti tra i Figli

della Divina Provvidenza eril necessa rio

togliere al deleterio ambiente" affinché si

"S


La man canza di desideri (come aspi·

razioni verso il bene autentico) sia nei

piccoli che nei gra ndi ci fa riflette re

sulla necessità dell' educazio ne "a i" e

"dei" desideri. L'educazione, q uindi, si

fa carico dell'aspetto proposilivo, sorreggendo

le aspirazioni e susci tando i

giusti desideri.

L'espressione "per favore" evidenzia

che bisogna sempre "collaborare". Le

persone non sono coloro "che non devono

chiedere mai"; ma coloro che si possono

rcalizz.lre solo grazie all'aiuto delle

altre persone.

I due obiettivi pedagogici del

PER FAVORE sono: scoufiggere l'autosllfficiellza;

accogliere gli allri come IO/a riccht!ZZll.

Istituto Farlottine

30

"Scusa"

per uscire dall'isolamento

La persona ha la capacità di riconoscere

l'ordine delle cose c può capire

quando questo manca. Questa armonia

esterna corrisponde esattamente all'esigenza

del bene, dci vero, del bello che

sono connaturali alla persona: nessuno

può essere contento se queste esigenze

profonde vengono dis.1ttcse.

Si può dire allora che la bontà, la

bellezza e la veri tà hanno un potere

"obbligante", nel senso che non dipendono

dal nostro volere e ci mettono con

le spalle a1 muro: "le cose sono così". Il

vero, il bene e il bello non sono modifi ­

cabili dalle nostre convinzioni; al contrario

siamo noi che veniamo chiamati

ad armonizzare noi stessi con la verità,

la bontà e la bellezza che sono fuori e

al di sopra di noi.


Saper chiedere "scusa" significa fi conosccrsi

non adeguati il un ord ine che

non d ipende dal nostro arbitrio, e co·

gliere la necessità d i armonizzarsi con

l'insieme che è fuori di noi. Chi riti ene

di non dover mai chiedere "scusa" rimane

di fatto imprigionato dentro se

s tesso, non incontra mai Sii altTi e si

trova inesorabilmente isolato.

r due obicttivi pedagogici dci chiedere

SCUSA sono: uscire dall'isolamento; aprirsi

all'altro per ricomporre l'unità.

"Grazie"

per allontanare la tristezza

Gli uomini c le donne di oggi hanno

perso il gusto della contemplazione e perciò

sono soliti dire "grazie" solo quando

una persona soddisfa i loro bisogni.

E questo è certamente segno d i buona

educazione; ma il significato d el "grazie"

deve avere un valore molto più ampio.

n "grazie" deve iniziare da un atteggiamento

di riconoscenza interiore

verso ciò che esiste, nel momento stesso

in cui esiste, perché è portatore di una

bellezza che ci è s tata gratuitamente

consegnata, affidata, regalata.

Chi sa dire "grazie" a ciò che esiste,

dunque, sa apprezzare questo dono,

cioè questa grazia nel duplice aspetto

di "bellezza" e di "gratuità", in quanto

è capace di guslare la realtà indipendentemente

dal fallo che ess lo s ia o no

funzionale ai propri bisogni, e in questo

senso non potrà che essere una persona

soddisfatta e appagata.

Non è difficile accorgersi che la bellezza

è uno speciale tipo di bontà che fa

riferimento, anzitutto, all'armonia e

a ll'integrità, ma anche a una specie di

bontà che esclude il fa tto di poter essere

posseduta e consumata . Essa richiede il

rispetto perché altrimenti si distrugge e

non è più motivo di gioia.

La predicazione ai piccoli

31

Non solo le opere d'arie hanno aUora

queslo tipo di bontà, ma anche ogni piccola

cosa, se non altro per l'infinita perfezione

che racchiude la sua esistenza.

La gratuità di qu esta bellezza, che

rimane tale perché non viene mai consumata,

ha il suo valore ncl rimanere a

disposizione della noslra ammirazione,

e non nel falto che può esserci utile.

Non è un concetto facile. Ma le persone,

per crescere, hanno bisogno di riconoscere

la "regalità" del crealo che dona

senza chiedere. Una regalità che si esprime

anche nella bellezza di una gratuità

che siamo chiamati a imitare perché lo

esige il nostro cuore.

J due obietti vi ped agogici del

GRAZIE sono: la fuga dllila tristezza;

il riconoscimento di Ima bellezza gratuifa

che va imitala.

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