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02 Aprile2007

COMUNE DI REGGIO EMILIA

]reggiocomune

città delle persone

] all’interno

Educare, scommessa condivisa

Due ruote

di civiltà

Rosta nuova, dimensione comunità

26 maggio: un Flauto per la Notte bianca


]sommario

04 EDITORIALE

Reggio città educante

05 PERSONE&LUOGHI

Solidarietà al Parco delle caprette

08 PARTECIPARE&CREARE

Fili intrecciati

11 VICINI&VICINI

Con Franca l’altruismo mette le ali

12 LONTANO&VICINO

Imprenditori senza confini

14 PRIMOPIANO

Due ruote di civiltà

20 ILPUNTO

Una carta per i giovani

22 PARLIAMONE

Chi educa chi

30 CULTURA&CULTURE

A Reggio la fotografia europea

32 APPUNTAMENTI

Una Notte incantata dal “Flauto”

34 VITADIQUARTIERE

Rosta nuova, un mondo vitale

37 AVERCURADEILUOGHI

Ristrutturato il Foro boario

38 ANDARPERPARCHI

Parco della Resistenza

39 MUOVERSIERESPIRARE

Maratona in cit

41 PASSEGGIAREINCENTRO

Via Palazzolo, già Volta della corda

42 IOREGGIOLAVEDOCOSÌ

Gardner: qui la comunità etica

42 SALUTEEFARMACI

Vitamine con giudizio

43 LEDOMANDEDEIGENITORI

Mangiare senza versare lacrime

45 GIOCACONNOI

Giochi a pemi

46 ORIENTARSI

Dove e come pagare l’ICI

Trovarsi al Parco delle caprette _____ 05

Due ruote di civiltà ____________________ 08

Pentii Sammallahti

Reggio capitale della fotografia_________30

26 maggio, Notte bianca__31

]reggiocomune

SOMMARIO

Gioca con noi ___________45

“Giocaconnoi”- Regolamento

• Possono partecipare a “Giocaconnoi”, gioco a

premi del periodico “Reggio Comune”, i cittadini

residenti nel Comune di Reggio Emilia

• Per partecipare a “Giocaconoi” occorre inviare

il testo della soluzione - indicando anche nome,

cognome, recapito postale e telefonico - ad uno

dei seguenti recapiti:

Comune di Reggio Emilia, ufficio stampa – piazza

Prampolini 1, 42100 - Reggio Emilia

Ufficio.stampa@municipio.re.it

0522 456677 (fax ufficio stampa)

• La soluzione deve essere inviata entro il termine

indicato nel numero di “Reggio Comune” al

quale si riferisce il gioco (di norma entro 15 giorni

dalla distribuzione del periodico ai cittadini)

• L’estrazione dei premi, alla quale è possibile assistere,

avverrà entro 10 giorni da tale scadenza

in presenza di un pubblico ufficiale appositamente

delegato dal Comune di Reggio Emilia

• La comunicazione dell’aggiudicazione del premio

agli interessati avverrà tramite raccomandata

A/R nei giorni immediatamente successivi

all’estrazione

• I premi non ritirati entro 15 giorni dalla comunicazione

saranno messi in palio in uno dei successivi

numeri del periodico.

Reggio Comune – Città delle persone

N° 02 – Aprile 2007

Bimestrale del Comune di Reggio Emilia

Registrazione Tribunale di Reggio Emilia n° 154 del

04.02.1963

Proprietario: Comune di Reggio Emilia

Direttore responsabile: Mario Gobbi

Disegni, progetto grafico, impaginazione:

Kaiti expansion s.r.l. - kaiti@kaiti.it

Stampato in 74.000 copie

Stampa: Euroweb srl - Castel Guelfo (BO)

Chiuso in redazione il 24 aprile 2007

Progetto: Ivano Bonacini (servizio di Comunicazione)

Redazione: Lucia Zanetti (caporedattore),

Luciano Casoli, Elisa Soncini

Segreteria di redazione: Barbara Fontanelli

Collaborazioni: Furio Bellelli, Teresa Benassi, Deliana

Bertani, Sara Cavazzoni, Sara De Vecchi, Gianfranco

Fantini, laria Felici, Ivan Fontanesi, Paola Grazioli, Barbara

Guarniero, Faiza Mahri, Catia Manzini, Attilio Marchesini,

Pierino Nasuti, Umberto Nizzoli, Marina Notari,

Francesca Severini, Fcr, il Servizio di comunicazione e

altri servizi comunali

Foto di copertina: Fabio Fantini

Fotografie: gruppo fotografico ReFoto, Iolanda Bolondi,

William Ferrari, Luigi Ghirri, Pietro Iori, Dario Lasagni,

Letizia Rossi, Pentii Sammallahti, Ferdinando Scianna,

Marleen Wynants, foto di repertorio, biblioteca Panizzi,

il Telaio, Centro documentazione Istituzione scuole e nidi

del Comune.

Pubblicità: Kaiti expansion s.r.l. via Caduti delle Reggiane

1/g, Reggio Emilia - tel. 0522.924196

fax 0522.230892 - info@kaiti.it

Il costo del bimestrale, stampato in carta riciclata, è

coperto dagli introiti pubblicitari. Anche i contributi redazionali

e fotografici sono volontari e gratuiti.

Il numero precedente di Reggio Comune

è rintracciabile all’URP via Farini, 2/1


]reggiocomune

EDITORIALE

Carla Rinaldi

Pedagogista e consulente scientifico

di Reggio Children

Foto by Marleen Wynants

Reggio

città educante

Questo numero di “Reggio Comune” vuole proporsi come un’occasione per

riflettere sull’educazione, sull’educare oggi. Un’opportunità per guardare all’educazione

non solo come dovere, come compito arduo e complesso che

investe genitori, insegnanti, cittadini (tutti “educatori” in senso lato) ma come

opportunità per ognuno di noi e per una società/comunità che vuole rinnovarsi

e migliorare attraverso e con i suoi bambini, ragazzi e giovani. Educazione

come risorsa, come risorgere: trovare, proprio nell’azione educativa, il coraggio

di rinnovarsi, di vedere il figlio non come proprietà ma come possibilità della

vita, di vedere il bambino, il ragazzo ed il giovane non solo come studente ma

come persona, come cittadino portatore di valori, di sguardi nuovi, di linguaggi

che parlano di futuro, di entusiasmi e passioni sconosciute o dimenticate.

Educazione dunque come processo permanente. Educazione come dialogo.

È meglio vivere contraddizioni, divergere, discutere piuttosto che il silenzio dell’indifferenza:

il silenzio di chi non sa o non vuole ascoltare, il silenzio di chi, pur

parlando, emette suoni e non parole.

I ragazzi, i giovani, i bambini chiedono di ascoltare ma anche di essere ascoltati,

chiedono possibilità, chiedono fiducia.

Forse mai come ora è necessario aver fiducia in loro. Coraggiosamente, incredibilmente

bisogna aver fiducia: negli altri e perciò in noi stessi.

Fiducia come atteggiamento accogliente, che non vuol dire acriticità, o assenso

permanente ma sentimento profondo di rispetto. Vuol dire costruire regole,

vuol dire saper dire dei “no”, dare dei limiti, costruire dei confini, lasciando percepire

però chiaramente al figlio, al bambino, al ragazzo, allo studente che noi

ci siamo, pronti ad accoglierli con i loro errori, dubbi, incertezze.

Ma ciò è possibile se anche noi, educatori, scopriamo, accettiamo i nostri limiti,

errori e li ammettiamo senza paura di perdere potere o credibilità. Offriamo loro

la nostra forza, che sta anche nel riconoscere la nostra fragilità, i nostri dubbi:

perché è lì che ci si può comprendere, compatire.

La nostra forza non è nella perfezione, né nel non sbagliare, nell’avere ragione

ma nell’essere autenticamente vivi e vitali. La nostra forza è essere lì non “per

loro” (sostituendosi a loro o delegando altri) ma “con loro”. Insieme scoprire il

senso della vita e trovare, con loro e grazie a loro, il coraggio del futuro: non

per “affrontarlo” (il futuro) ma per costruirlo con senso e con gli altri. Per meritarci

consenso e credibilità. Un’utopia del quotidiano che può riconsegnare a

tutti i protagonisti del processo educativo il coraggio del futuro ed il senso del

“noi”, come custodia e “pietas” degli altri e di sé. Si può creare così un sistema

educante, ove famiglie, genitori, scuole, studenti, ragazzi e bambini possono

ritrovare il significato ed il piacere dell’educazione.

Reggio è una città che offre molte opportunità a chi ha voluto o volesse partecipare

a questo rinascimento: non ultimi il Centro Internazionale Loris Malaguzzi

e l’Università, due opportunità che possono aiutarci a meglio qualificare Reggio

“città educante” e noi come cittadini. Ma sarà soprattutto se tutti noi comprenderemo

la necessità di educare i giovani non alla verità ma educarci con

loro ad un regime di verità, ai diversi punti di vista (internazionalità), alle diverse

prospettive (interdisciplinarietà) ma soprattutto al concetto di interdipendenza.

Una città educante è quella che non può fare a meno dei suoi bimbi e dei suoi

giovani per progettare il presente e desiderare il futuro.

E Reggio ha saputo e saprà sempre più farlo.

] Carla Rinaldi


Luoghi di relazione e d’incontro

per interessi condivisi, progetti, studio,

divertimento o tradizione

Oasi di solidarietà nel

Parco delle Caprette

]reggiocomune

PERSONE&LUOGHI

Sopra: il sindaco Graziano Delrio inaugura

la nuova passerella sul Crostolo con i

bambini del BiciBus

A sinistra: la frequentata passeggiata

lungo il torrente: 4 chilometri che presto

diventeranno 11

Foto di Letizia Rossi

Da vari lustri il Parco di Monte Cisa

- poi chiamato Parco delle caprette - è

un luogo molto apprezzato e frequentato

dai reggiani. Alberi sempre verdi

e da frutto, le caprette che pascolano

tranquillamente e i pony nel loro recinto

gli conferiscono quell’atmosfera di

serenità e pace in cui è bello andare

a respirare, leggere, portare i bambini.

Per i bambini ci sono anche i giochi

e una pista da minigolf. La domenica

poi, nello stand del parco, si può fare

merenda a base di gnocco fritto e sa-


]reggiocomune

lumi, servita da volontari del Ceis. Nel

parco si organizzano feste e raduni e la

pista ciclopedonale di 4 chilometri (che

presto diventeranno 11) fa circolare migliaia

di persone. Tanto più ora che una

nuova passerella, recentemente inaugurata

dal sindaco Delrio, collega la riva

sinistra alla destra del torrente lungo la

ciclopedonale. Ma non è sempre stato

Sopra: immagini drammatiche dell’alluvione

del 1973

così. Tutto ciò di cui noi oggi possiamo

usufruire, è frutto soprattutto della

grande tenacia, cura e rapporto con le

istituzioni che gli abitanti di via Monte

Cisa, poi costituitesi in comitato, hanno

avuto nel tempo.

Un viottolo per birocciai

Quando nei primi anni Cinquanta si insediò

il grosso del nucleo abitativo di

via Monte Cisa, la strada era un viottolo

che, partendo dalla Statale 63,

scendeva con andamento sinuoso nel

greto del fiume. Un percorso tracciato

dai birocciai che andavano a raccogliere

sabbia e ciottoli. Un’area golenale

selvaggia, con filari di pioppi, macchie

di acacie, rovi, rane e bisce; però l’acqua

era pulita, vi si poteva pescare e

bagnarsi d’estate.

Dove ora c’è il parco, si appoggiava allora

un’ansa del Crostolo.

La maggior parte delle famiglie che si

insediarono - una cinquantina - proveniva

dalla campagna. Lì non era come

costruire su un’area urbanizzata, bastava

pagare l’affitto del terreno al Demanio.

Ma non era l’unica ragione. Chi era

abituato, da sempre, a vivere a contatto

con la natura, almeno poteva coltivare

l’orto e allevare qualche coniglio o gallina.

E prestare l’orecchio attento agli

umori del Crostolo. «Del torrente si parlava

sempre - dice Gabriele Spaggiari,

attuale presidente del Comitato di

autogestione di via Monte Cisa – come

di un componente della comunità, peraltro

non molto affidabile». «In quel

tempo - ricordano anche Prospero

Giberti, Gastone Beltrami e Anno

Tirabassi, membri del Comitato di gestione

- l’area era priva di fognatura e

acquedotto, la strada non era asfaltata

e mancava l’illuminazione pubblica,

tanto che di notte si rischiava di finire

nell’acqua con le biciclette».

Sede estiva del circolo Bismantova

Gente forte e generosa a cui non bastava

coltivare il proprio orticello. Desideravano

trasformare insieme la zona golenale.

Volevano affrontare uniti il pericolo

costituito dalla vicinanza del torrente.

Nasce così il Comitato di autogestione.

Vanno in Comune e al Demanio. Alle

macchine e ai mezzi degli enti pubblici,

si sommano le vanghe, i picconi e i

badili, l’entusiasmo e il fermento di ogni

singolo abitante della via.

Per prima cosa innalzano la strada e

allargano il letto del torrente. Poi realizzano

la fognatura pubblica, l’acquedotto,

l’illuminazione e l’asfaltatura.

Tuttavia erano ancora esposti alle piene

del Crostolo. Sollecitati dal Comitato,

le autorità provvidero a deviare il corso

d’acqua. La grande quantità di terra,

derivata dagli scavi, venne utilizzata per

colmare il vecchio greto. Così ebbe origine

il parco. Il Comune ci mise la terra,


gli abitanti gli alberelli: pini, tigli, ippocastani,

salici, betulle, piante da frutto. In

poco più di 10 anni la zona era stata

completamente trasformata, grazie ai

sogni, alla costanza e al lavoro dei residenti.

Ma l’apoteosi si ebbe quando il

circolo Bismantova decise di trasferire lì

la sua sede estiva. Via Monte Cisa aveva

cessato di essere la strada in fond

al Crostel.

L’alluvione del 19

Questa situazione venne interrotta

bruscamente con l’alluvione del 1973.

Nella notte fra l’8 e 9 giugno, l’acqua

imboccò via Monte Cisa correndo fragorosamente

per tutta la sua lunghezza

e devastando case, trascinando auto,

sommergendo e distruggendo ogni

cosa. Due persone persero la vita. I

danni furono ingentissimi per tutti.

‹‹Fu un’esperienza terrificante – ricordano

i membri del Comitato – ci si arrampicava

sui tetti e nell’orto si vedevano

appena le punte dei pali della vigna. Ma

in un mese abbiamo ripulito ogni cosa,

anche lavorando notte e giorno con gli

operai del Comune. Abbiamo avuto

grande solidarietà, da ogni parte››.

Parco, caprette e gnocco fritto

La comunità era stata ferita, ma era

pronta a rimboccarsi le maniche. Venne

l’idea di allevare piccoli animali. Arrivarono

così due pony, la somarina Renata

e varie caprette. Il loro primo ricovero fu

un vagone merci, poi dipinto dai ragazzini

della via. Come recinto, una vecchia

ringhiera in ferro recuperata da un ponte

in disuso.

Gli abitanti si tassarono anche per comprare

un piccolo trattore. E chiesero a

nonno Camillo di accudire gli animali: lui

finì per avere anche una funzione didattica

con i piccoli visitatori. ‹‹Ciapa Tato,

tin strech›› prendi piccolo, tieni stretto

– faceva Camillo – allungando le briglie

della somarina, quando vedeva qualche

bambino interessato, ma timoroso

con l’animale. Uno dei suoi tanti modi

per creare ponti e amicizie, che il figlio

Adrasto Motti ricorda teneramente

nella dispensa “Camêl”.

Ponti e amicizie che questo parco ha

continuato a costruire. Nonostante il

periodo difficile della presenza dei tossicodipendenti.

Ora non più. Un’opera

continua di “veglia” e cura del luogo,

non solo per se stessi, ma per quanti

lì vogliono respirare gli alberi e un clima

sereno.

Un grande contributo è arrivato anche

dai volontari del Ceis che - da marzo

a ottobre, ogni domenica pomeriggio

– friggono gnocco nello stand del parco

dove si somministrano solo bevande

analcoliche. ‹‹Più o meno 30 quintali di

pasta per circa 9000 persone a stagione››,

conteggia Enzo Lugli, coordinatore

del gruppo affiatato di volontari in

]reggiocomune

Sopra: modi diversi di vivere il parco,

compreso consumare lo gnocco (sotto) fritto

dai volontari del Ceis. Foto Letizia Rossi

questo progetto.

E precisa che l’utile è a favore della

casa di accoglienza del Ceis. ‹‹Importanti

sono le migliaia di contatti che

riusciamo a costruire, con la scusa

dello gnocco››, conclude Enzo. Anche

Giovanna, Tonino ed Eugenia sono li

come volontari: friggono gnocco e parlano

con le persone. Il Parco delle caprette

vive intensamente, grazie anche

a questi punti di aggregazione.

‹‹Però mi creda – conclude Enzo - qualsiasi

bel progetto sulla carta, se non

contiene la partecipazione delle persone

che lo vivono, non decolla ››.


]reggiocomune

PARTECIPARE&CREARE

Fili intrecciati

I bambini giocano coi nonni nella ludoteca Il Telaio che funziona

all’interno della Casa Protetta I Tulipani di Massenzatico.

É nata con la partecipazione di tutta la collettività

Il mese scorso ha vinto il premio EuroP.a.

la ludoteca Il Telaio di Massenzatico.

Con solo poco più di un anno

di vita, la ludoteca, o meglio il “centro

intergenerazionale ludico-atelieristico”

è stato premiato per essere uno dei 20

migliori progetti, a livello nazionale, di

innovazione ai servizi sociali.

Telaio di nome e di fatto: per come è

nato e per il luogo in cui è collocato.

Fili di orditi e trame sono stati intrecciati

fin da subito, quando fu evidente che la

settima Circoscrizione aveva finalmente

individuato lo spazio per aprire una

ludoteca, una priorità dichiarata dalle

famiglie di Massenzatico e dintorni.

I protagonisti

Esperienze di cittadinanza

attiva per il bene comune

Occorreva mobilitarsi per raccogliere

quanto era necessario. E hanno partecipato

tutti, dalla Circoscrizione alle

istituzioni locali, aziende, fino ai privati

cittadini, acquistando materiali o dando

il proprio lavoro, come il falegname del

paese che ha costruito i banchi in legno

per il laboratorio, o la nonna che ha cucito

i cuscini per l’angolo dei più piccoli

e la mamma che ha donato il fasciatoio,

mentre un’associazione ha regalato la

macchina fotografica digitale.

I nonni della casa protetta

e i bambini de Il Telaio

Poi il luogo inusuale in cui Il Telaio vive:

uno spazio all’interno della casa pro-

Il lungo processo di partecipazione ha visto protagonisti, insieme alla settima

Circoscrizione e al Polo 3 dei servizi territoriali, l’assessorato ai Diritti

di cittadinanza del Comune, Città educativa, Rete-Reggio Emilia terza età,

cooperativa Solidarietà 90, parrocchie, scuole, enti, aziende, associazioni e

tantissimi cittadini. Inoltre, molti circoli, centri e associazioni della Circoscrizione,

si sono attivati e continuano a farlo, per raccogliere fondi da destinare

all’acquisto dei materiali per le attività dei laboratori.

Una grande partecipazione che fa de Il Telaio un luogo amato e riconosciuto

come reale servizio alla comunità.

Alcuni momneti d’incontro fra bambini e

anziani durante i laboratori su “I cinque

sensi”, proposti daI Telaio

tetta di Massenzatico I Tulipani, in via

Beethoven 61, gestita da Rete/Reggio

Emilia terza età. Una scelta innovativa

nel panorama locale – e forse non solo

– foriera di esperienze creative e nuove,

eppure dal sapore antico, quando

era naturale che nonni e bambini trascorressero

molte ore insieme e che lo

stupore e la curiosità dei piccoli fosse

la trama su cui gli anziani intrecciavano

l’ordito dei loro racconti. Così è nato il

centro ludico Il Telaio, inaugurato nel

dicembre 2005. Un luogo di incontro,

gioco e socializzazione per bambini, famiglie

e anziani del territorio. Uno spa-


Le Ludoteche

in convenzione con il

Comune di Reggio

St. Peter

Prima Circoscrizione

parrocchia Santi Pietro e

Prospero, via Samarotto, 1

Grillo Parlante

Seconda Circoscrizione

via Fratelli Cervi 70

Gorillante Saltellante

Terza Circoscrizione

via Massenet 23

Il colore del gioco

Quinta Circoscrizione

parrocchia San Luigi Gonzaga

via Torricelli 31

Il telaio

Settima Circoscrizione

via Beethoven 61/1 - Massenzatico

Kaleidos

Ottava Circoscrizione

via Allende 3

Tutte le ludoteche ricevono un sostegno

economico dall’azienda “Giglio”.

Il consistente contributo è utilizzato

per ampliare il patrimonio dei giochi e

per creare nuovi spazi ludici

zio curato in funzione del benessere di

piccoli e grandi utenti. Vi possono accedere

gratuitamente i bambini da 0 a

12 anni (fino a sei anni devono essere

accompagnati), il lunedì e venerdì pomeriggio.

Molti genitori chiedono almeno

un pomeriggio in più «Sarebbe bello,

ma dove troviamo i soldi per pagare le

educatrici?» - si rammarica Roberta

Pavarini, presidente della settima Circoscrizione

che ha coordinato il progetto.

Un grande successo di partecipazione

fin da subito. Ora la media giornaliera

si attesta sulle cinquanta persone, tra

adulti e bambini. Oltre che da Massenzatico,

arrivano da via Samoggia, via

Adua, Gavassa, Bagnolo, qualcuno da

Correggio. Gli anziani della casa protetta

sono una sessantina ed hanno dai

65 ai 102 anni di età e non sono autosufficienti.

I bambini li incontrano una

volta la settimana nella piazza centrale

della struttura, che è adiacente ai locali

della ludoteca. Ma loro, i nonni, come

hanno reagito?

‹‹Inizialmente hanno sentito invaso il

loro spazio – racconta Lucrezia Calvi,

responsabile della Casa Protetta – per

questa ragione abbiamo poi preferito far

partecipare solo coloro che aderivano

alla proposta››. ‹‹I 20 anziani che hanno

accettato di essere coinvolti dalla ludoteca

- dice Giuliana Giudici, animatrice

di Rete – sono rimasti molto toccati

dalla facilità di approccio dei bambini

e hanno risposto con molta apertura

e spontaneità››. Se lo scorso anno,

bambini ed anziani erano coinvolti nel

progetto “I giochi di una volta”, quest’anno

hanno partecipato ai laboratori

su “I cinque sensi”. ‹‹Un’esplorazione,

un’opportunità di incontro fra le diverse

generazioni - sottolineano le educatrici

Eleonora Fiaccadori e Cristina Garofalo

- che ha fatto bene ai bambini, ai

nonni e che ha arricchito tutti››.

]reggiocomune

9


Con Franca

l’altruismo mette le ali

Quando anni fa la mia famiglia ed

io ci siamo trasferiti in via Cugini, abbiamo

subito conosciuto Franca e suo

marito Silvio.

Ancora freschi di trasloco e abbastanza

frastornati, abbiamo visto arrivare

Silvio con un cesto colmo di ciliegie:

«Mia moglie mi ha detto di portarvele -

ha esordito - sappiamo che avete tanti

bambini». Seguirono poi sacchetti di

uova ancora calde di pollaio e i radicchi

dell’orto.

Ma erano solo dei mezzi, beninteso,

delle scuse per intavolare un rapporto.

Loro gettavano un caldo amo di

condivisione, senza preoccuparsi di rischiare

rifiuti o freddezze. Superare per

primi le barriere, è il segreto di coloro

che vivono come Franca e suo marito,

fosse anche solo il non preoccuparsi

del grosso cane da guardia dei vicini,

quando si vuole infilare un biglietto nella

buca delle lettere; sembra impresa

da poco, ma occorre una grande motivazione!

La Franca, mentre ti regala i pomodori

Franca aiuta Sara. In alto un bel cesto di

frutta, di quelli spesso regalati da Franca ai

vicini. Foto Silva Nironi - ReFoto

Dedicato al rapporto fra vicini di casa. Ai piccoli o

grandi gesti che avvicinano, a conflitti che cadono

Aspettiamo la tua testimonianza: tel 0522 456496

di Silvio, ti parla di quel vicino da aiutare,

di quell’anziano che da solo non

ce la fa più, di quella raccolta di fondi

di solidarietà, di chi ha bisogno di incoraggiamento,

di compagnia, di quattro

chiacchiere.

Non è raro che mi chieda: «Per caso ce

l’hai in solaio qualche libro per bambini?».

Oppure: «Avrei pensato a voi per

aiutarmi in quella cosa».

Così la giornata diventa un insieme di

relazioni, non solo più di azioni; cambia

il modo di guardarsi attorno.

La loro porta di casa è sempre socchiusa,

così come il piccolo cancello,

e le finestre sono spalancate, appena il

bel tempo lo consente.

Non capisci se sia la loro vitalità che

non può essere compressa dentro

casa, o se sia un segnale d’invito per

il mondo che c’è fuori. Nella nostra via,

chi non conosce la Franca? Ora anche

i ragazzi, che si sono convertiti al Bici-

Bus, l’hanno trovata sulla loro strada.

Il mondo degli adulti, spesso concitato,

inscatolato ed incolonnato fin dalle 7.30

del mattino, si ferma solo un attimo per

lasciare passare quel serpentone di

quaranta mini ciclisti, paludati d’aran-

]reggiocomune

VICINI&VICINI

11

cione, zaino in spalla, quasi fosse una

bella gita. La Franca accompagna i ragazzi

fino a scuola, poi prosegue il suo

consueto pedalare. I genitori o i nonni

dei ragazzi sono obbligati ai turni di accompagnamento,

la Franca non lo è,

lei che di bambini ne ha tirati su tanti -

come mamma e maestra di nido - non

è a causa del vincolo di parentela che li

sente un po’ tutti suoi.

Lo spazio e il tempo della sua bici sono

l’emblema del suo modo di vivere. Pedalando

si va più piano, ma succedono

più cose.

Franca - se è in sella alla sua bici e ti

incrocia - butta lì una battuta scherzosa

che ti dice che ti riconosce, che

si interessa a ciò che sei. E fa un gran

bene perchè, ai nostri giorni, chi può

dirsi sazio di relazioni o di risate?

Quando - pedalando nelle mattine di

questa stagione, tra le scie di benzene

e polveri sottili - senti irrompere nelle

narici il profumo dei fiori, comprendi da

che parte vuoi stare: insieme ai piccoli

scolari e a tutte le Franche del mondo!

Allora la tua bici prende il volo.

] Teresa Benassi


12

]reggiocomune

LONTANO&VICINO

Imprenditori senza confini

Il tunisino che

dà lavoro agli italiani

Taoufik Menai

(nella foto), nato a

Tunisi nel 1963, è

sbarcato in Italia

più di 20 anni fa.

Non da un gommone,

ma da una

nave che attraccava

a Genova, con le hostess che fornivano

informazioni in italiano e arabo e che

davano il benvenuto in Italia. Quel giorno

lo ricorda benissimo. Non era il suo primo

viaggio, aveva già girato in Europa,

voleva conoscere, vedere; aveva studiato

e in patria si sentiva un po’ soffocato.

Allora non era ancora difficile per un

giovane viaggiare e mantenersi lavando i

piatti, ricorda Taoufik. Ha vissuto in varie

città d’Italia, prima di trasferirsi a Reggio.

Qui ha conosciuto una ragazza reggiana

e qui si è fermato. Hanno due figli di

sette e quattro anni. Qui si è anche laureato

in pedagogia, con il supporto della

moglie. A Reggio Emilia Taoufik Menai fa

l’imprenditore «il cooperatore», corregge

lui. Nel 1992 ha fondato, insieme ad altri

otto soci, una cooperativa a cui ha dato

un nome arabo che significa “dignità”.

Hanno iniziato con il facchinaggio. Ora

hanno costruito un capannone, comprato

delle attrezzature e lavorano nel

campo metalmeccanico. Sono 11 soci

e quattro dipendenti. «Da noi lavorano

donne con il velo e altre no, e persone

di varie etnie - spiega Taoufik - Io non

guardo come uno si veste, io voglio gente

che lavora. L’importante è che le persone

si comportino in modo dignitoso».

Cosa significa per lei dignità?

Cerco di trasmettere che noi siamo qui

e qui dobbiamo vivere e non sopravvivere.

Il problema è quando uno viene con

la mentalità del profugo. A cosa serve

comprare una casa in Tunisia, abitarla

un mese all’anno e qui vivere 11 mesi in

un sottoscala?

Trova molta resistenza in questo nei

Reggiani che vivono all’estero, nuovi

cittadini che arrivano da ogni parte

del mondo, mercati senza confini:

segni del villaggio globale nel nostro

quotidiano

Pensieri e parole sul mondo di due imprenditori che vivono a Reggio: Menai

viene dalla Tunisia, Artioli da Gaida dove lavora con una decina di Paesi

esteri

suoi connazionali?

Sì. Capisco che comprarsi la casa significa

fissarsi a un luogo, invece molti

immigrati si sentono legati alla loro terra

e vorrebbero tornarci, ma non deve

essere una cosa morbosa, fai crescere

bene i tuoi figli prima.

È più complicato o più appagante

vivere in un altro Paese e con la moglie

straniera?

A sentire i miei figli è più appagante,

perché loro sanno più lingue di altri. Per

quello che mi riguarda, mia moglie ha

sempre portato rispetto alla mia fede.

Come vi regolate con la religione?

Mia moglie è agnostica, i figli sono mussulmani.

Io non sono un praticante e cerco

di essere il più moderato possibile.

È giusto festeggiare il Natale nelle

nostre scuole?

Anche se in classe ci sono bambini di

varie etnie, è giusto festeggiare il Natale,

ma si dovrebbero festeggiare anche le

ricorrenze di altre religioni. Io sono per

includere gli altri. Onestamente sono per

un relativismo culturale. Non c’è una verità

assoluta.

Cosa le è rimasto del legame con la

sua terra, dopo tanti anni?

Il legame non si spezza mai. Ma io non

voglio essere reggiano a tutti i costi o

tunisino a tutti i costi. Sono io e basta.

Sono per l’integrazione spontanea, senza

che nessuno vada a insegnare qualcosa

all’altro. E poi bisogna essere leali

con questo Paese che ci ha accolti.

Cosa pensa delle regole da rispettare?

Il concetto è rispettare le regole, le leggi,

anche se non sono condivise. Se vai in

un convento devi rispettare le regole di

quel convento.

La sua opinione sul movimento immigratorio

La storia è un corso e ricorso di eventi.

Fino agli anni Cinquanta, Sessanta, gli

italiani in Tunisia erano circa 100 mila.

Venendo all’oggi, i miei concittadini,

quando rientrano, non dicono mai completamente

la verità sulle loro condizioni

di vita qui.

Anche le immagini della televisione alimentano

illusioni e invogliano le persone

a spostarsi. Io lavoro in carcere come

mediatore culturale e solo pochissimi

di loro scrivono a casa dicendo la verità

sulla loro condizione, magari per non

dare un dispiacere ai genitori, o per non

essere derisi dai vicini.

Come vede Reggio, venendo da un

altro Paese?

Io sono grato a Reggio Emilia, anche

da un punto di vista economico. Qui le

possibilità ci sono. Ovviamente accetti la

concorrenza.

Gli immigrati di oggi hanno le stesse

possibilità di 20 anni fa?

Le opportunità sono tantissime. Noi viviamo

in un Paese creativo.


Un terragno nel mondo

Demetrio Artioli

(nella foto)

sembra racchiudere

in sè due caratteristiche

peculiari

e apparentemente

antitetiche: il ritmo

lento che costruisce radici solide e

quello veloce della mente, che guarda

in avanti, precorrendo tempi e mercati.

Metà della sua vita la trascorre all’estero:

ha affari con una decina di Paesi tra

Europa, Russia, Stati Uniti, Emirati arabi.

Ricerca, progetta e vende sistemi di

visione artificiale, quelli che sanno gestire

in modo intelligente le immagini; si

applicano nel campo della sicurezza e

nel controllo di qualità del lavoro. Roba

super tecnologica e futuribile.

Un’altra sua azienda - 30 dipendenti in

tutto e i due figli che le dirigono insieme

a lui – ha brevettato un sistema che

spegne gli incendi con l’acqua senza

bagnare, poiché questa viene utilizzata

solo in piccolissime molecole. Ma ora

arriva la sua natura terragna e proprio

reggiana. Demetrio Artioli, che è nato a

Villa Gaida 51 anni fa in una casa colonica,

continua a vivere nello stesso edificio

della sua infanzia – ristrutturato, si

capisce – il tempo che gli resta tra un

viaggio e l’altro. È una casa di fine Ottocento,

con tanto di vigneto ed è qui che

si rifugia, si rinfranca. Anche l’azienda

è vicina a casa. La sua commozione è

contenuta sotto pelle quando parla della

famiglia di origine, una famiglia operaia

“normalissima”. O l’orgoglio di quando

accenna alla nonna Giuseppina, detta

Pepa, una delle prime sindacaliste d’inizio

Novecento. Le radici. ‹‹Ora il mondo

sta viaggiando ad una velocità che

non è naturale – dice Artioli – Bisogna

tornare indietro come ritmo di vita. Non

si può vivere sempre oberati da impegni.

Ma a Reggio io il tempo lo trovo;

incontro gli amici, faccio le cose che mi

piacciono››.

Eppure la tecnologia, la stessa di

cui lei si occupa, dovrebbe darci più

tempo, allora perché ne abbiamo

sempre meno?

La tecnologia aiuta a recuperare spazio

e tempo, se poi questo viene utilizzato

per fare altre cose... Quando tutto è automatizzato

e un operaio, invece di controllare

una macchina, ne deve guardare

sette, allora la tecnologia è utilizzata

solo per produrre di più.

Perché si rivolge prevalentemente a

mercati esteri?

Noi operiamo con diverse Università

europee, dando e ricevendo know out.

In Italia non c’erano le risorse e le conoscenze

per svilupparci nella direzione

che volevamo.

È un’esigenza legata al vostro tipo

di prodotto, o è necessario oggi

aprirsi a vasti orizzonti?

Oggi chi si chiude in casa è destinato

a finire in breve tempo. Chi si chiude in

casa vive delle proprie convinzioni, inve-

]reggiocomune

1

Demetrio Artioli al centro con la nonna Pepa

e, nella foto sopra, con la mamma

ce di confrontarsi con un mercato che è

sempre più competitivo. Se ti confronti

riesci ad avere quel flusso in più.

C’è una tipicità reggiana che lei porta

all’estero?

Non so se è reggiana, ma nei miei rapporti

con l’estero porto trasparenza, un

modo di lavorare aperto, a carte scoperte.

Cosa ha imparato dal contatto con

altri popoli?

Che bisogna rispettare la loro cultura e

la direzione che hanno sviluppato.

Come vede questo mondo che si

mescola, la gente che viene qui a

cercare lavoro?

Da noi lavorano persone che arrivano

dalla Romania e che sono bravissime.

L’integrazione è importante. Si possono

imparare tante cose dagli stranieri. Poi

ci sono anche lati negativi, come la marginalità

e quindi problemi di sicurezza.

Quale suo know out applicherebbe

per la convivenza pacifica fra popoli

diversi?

Prima capire la cultura di questa gente,

poi farsi rispettare. Così come faccio

io quando vado all’estero, chi viene qui

deve rispettare le regole e la cultura di

questo Paese. Poi col tempo è auspicabile

l’integrazione.

Vista da lontano, Reggio ha più pregi

o difetti?

Più pregi. Tuttavia auspico scelte politiche

che la rendano più vivibile, che per

me significa trovare una soluzione alla

via Emilia, per esempio. Velocizzare i

tempi di percorrenza per potere rallentare,

avere più tempo libero.


1

]reggiocomune

Due ruote

di civiltà

Più piste ciclabili

Noleggio con

Bicittà e Bike sharing

BiciBus per i bambini


Nelle foto di Letizia Rossi la

nostra famiglia-guida inizia la

passeggiata ciclistica in cit

Meglio due di quattro

Se il sindaco di Parigi fa la sua eco-rivoluzione

e annuncia di mettere a disposizione

di parigini e turisti oltre 20 mila

biciclette da noleggiare in più di 1.400

stazioni entro l’anno, anche il Comune di

Reggio vuole rilanciare un mezzo ecologico

che fa parte del suo paesaggio, che

appartiene alle viscere della sua cultura,

ma che l’automobile ha prepotentemente

messo in secondo piano.

Ecco le proposte: estensione e raccordo

delle piste ciclo-pedonali, noleggio

delle biciclette con il progetto Bicit

(noleggio, deposito e manutenzione nei

parcheggi scambiatori di via Cecati ed

ex Foro Boario) e il Bike sharing (noleggio

automatizzato in via Cecati, ex

Foro Boario, ex Polveriera e piazzale

Europa-Cim); promozione e sostegno

della cultura della bicicletta nelle nuove

generazioni con il BiciBus, l’autobus su

due ruote che coinvolge ora centinaia di

studenti delle scuole primarie.

Complice un terreno pianeggiante, una

piccola città e la campagna a ridosso, la

bicicletta è sempre stata usata qui come

le scarpe: per andare avanti e indietro,

fare la spesa, incontrarsi, per chiacchierare,

non importa se vestendo la pelliccia

o la tuta unta di grasso.

Qualche pedalata e raggiungi i posti che

vuoi, respirando la città e le sue pietre.

Non ti perdi nemmeno l’incontro con un

amico, se hai tempo per fermarti. E l’aria

che sfreccia con te ti dona un senso di

libertà e leggerezza. Ritroviamo la bici-

]reggiocomune

PRIMO PIANO

1

cletta onnipresente nelle fotografie ingiallite

dal tempo, nei ricordi di chi ancora si

può spingere con la memoria agli uomini

che la cavalcavano avvolti dal tabarro.

La bicicletta è un mezzo affascinante e

fa parte dell’immaginario di tutti noi.

È stata decretata - da un sondaggio

2005 di Radio4 della BBC - l’invenzione

più importante dall’Ottocento ad oggi.

L’ideazione della bicicletta ha costituito

un fatto rivoluzionario. Era inizialmente

usata, infatti, da coloro che si volevano

porre in modo innovativo. Cesare Pavese

scrisse che ‹‹i ciclisti erano i messaggeri

di un’età nuova››.

Per non parlare della donna. Nel 1905

Rosa Mayreder, figura di spicco del femminismo

austriaco, osservò che la bicicletta

aveva contribuito alla liberazione

della donna, più di tutti gli sforzi del movimento.

Le prime donne che osarono

pedalare, alla fine dell’Ottocento, oltre

alla reputazione, si giocarono anche la

salute, poiché erano prese di mira da

sassate e bastonate.

La bicicletta cambiò il loro modo di pensare:

per cavalcarla, non occorrevano

quella grazia e sottomissione richieste

all’epoca, ma determinazione, resistenza

e presenza di spirito. Per la due ruote

si rivoluzionò la moda: via i corsetti che

toglievano il fiato e avanti con i pantaloni

alla zuava.

Oggi andare in bicicletta è una scelta: si

fa per sport, turismo o come alternativa

all’uso dell’auto, per la propria salute e

quella degli altri. Per ritrovare gli spazi

della città come propri, per riconquistare


1

]reggiocomune

quel senso di libertà e di comunicazione

che l’automobile indebolisce. Una riconquista,

pedalata dopo pedalata, di spazi

esteriori ed interiori. Una scommessa

forse vincente fra le nuove generazio-

Un po’ di storia

Piazze, viali, giardini:

Reggio ideale per la bici

ni che, attraverso il BiciBus e i suoi

laboratori, imparano ad amare la

bicicletta. Conquistano anche quell’autonomia

e fiducia in se stessi, che

spesso l’auto nega loro. Ma tutti noi

potremmo farci prendere da nuove

abitudini quotidiane, come lasciare

l’auto nei parcheggi scambiatori e

venire in centro noleggiando una bicicletta.

La prima idea di bicicletta appare in uno schizzo del Codice atlantico di Leonardo da Vinci, anche

se l’attribuzione è controversa. Siamo nel 1490 ed erano già state previste le ruote dello stesso diametro

e il sistema di trasmissioni a pedali e cinghia; mancava però il concetto di sterzo. Si dovranno

attendere 300 anni dopo Leonardo per avere i primi prototipi: il celerifero di Sivrac e la darsina

di Von Drais. Per muoversi occorreva puntare i piedi a terra. Nel 1839 venne l’idea di applicare i

pedali, innestati direttamente sul mozzo anteriore. Un passo avanti notevole fu poi l’introduzione

del cuscinetto a sfere e la gomma piena; prima le ruote erano di legno o di ferro. Il problema però

era la velocità: venne in mente di accrescerla, aumentando la circonferenza della ruota motrice.

Quello che nacque nel 1870 era un grande biciclo, con la ruota anteriore di dimensioni enormi (alta

quanto un uomo); il problema era salirci ed il biciclo si rivelò anche abbastanza pericoloso. Nel 1880

si approdò così alla scoperta (o riscoperta) della trasmissione a catena e del rapporto. Era nata

sostanzialmente la bicicletta così come la conosciamo oggi. In Italia il primo esemplare compare

ad Alessandria nel 1867 e nel 1868 Raimondo Vellani di Modena costruisce velocipedi pressoché

In bici a Villa Levi

identici a quelli che escono dalle fabbriche Michaux di Parigi. Nel 1870 nascono i Veloce club di Firenze e poi di Milano che organizzano gare di velocità.

Nel 1872 Gianbattista Pirelli ideò il pneumatico “Milano”, dopo quello di Michelin. Nel 1909 si dà il via al primo Giro d’Italia in 8 tappe e 2448 chilometri:

vince Luigi Ganna. A fine secolo erano censite in Italia 558.992 biciclette, ma probabilmente ne circolavano molte di più. Anche Reggio Emilia ha avuto

il suo Veloce club, fondato da Naborre Campanini. Nel 1905 nacque l’associazione dei Ciclisti rossi, che aderiva alla Camera del lavoro. Scopo della

società “contribuire con gite di propaganda (...) allo sviluppo della organizzazione operaia (...), al progressivo elevamento delle classi lavoratrici”.


Pedalare in libertà

Muoversi in sicurezza e all’aria

aperta nei 110 chilometri di piste

a cui se ne aggiungeranno altri

in breve tempo – Cinque comodi

punti dove noleggiare biciclette

Chi arriva a Reggio con trasporti

pubblici o in auto e lascia il mezzo nei

parcheggi scambiatori a ridosso della

città storica – oltre che prendere l’autobus

– ha l’opportunità di noleggiare, ad

un modico prezzo, una bicicletta. Con

la bicicletta si può raggiungere il centro

con grande facilità e attraversarlo in

lungo e in largo con la massima libertà.

Con la bicicletta si possono poi percorrere

quei 110 chilometri di piste ciclo-

Noleggio biciclette in via Cecati. Foto di Ivan

Arcangeli - ReFoto

pedonali che sempre di più si stanno

ramificando in vaste aree del territorio.

LE PISTE CICLOPEDONALI

Nel territorio del comune di Reggio

sono stati realizzati 110 chilometri di piste

ciclopedonali. Il “piano poliennale”

del Comune prevede la costruzione di

nuove piste e il collegamento fra i tratti

esistenti. Un investimento considerevole

per proseguire nella scelta di valorizzare

il nostro territorio, renderlo più godibile

e percorribile con mezzi alternativi

all’auto.

L’attuale pista di via Monte Cisa si allungherà

da una parte, fino al Palazzo

ducale di Rivalta e alla vasca di Corbelli

(confine con il Comune di Quattro Castella)

e dall’altra fino a via Carlo Marx

(confine con il Comune di Cadelbosco

Sopra); sul lato destro del Crostolo si

sta realizzando un nuovo tratto del Parco

fluviale che consente di ampliare e

prolungare il recupero naturalistico e

rendere percorribile l’alveo naturale del

torrente; verrà quindi valorizzata l’oasi

del Gruccione. Entro quest’anno dovrebbero

terminare le piste di Canali,

Fogliano-Buco del Signore, Pertini, Villa

Sesso, Massenzatico e sulla via Emilia

da Gaida a Masone.

NOLEGGIO BICICLETTE

Bicit

È un servizio di noleggio, deposito e

manutenzione della bicicletta. Si trova

nei parcheggi scambiatori gratuiti

ex Foro boario e Cecati. Lo gestisce,

per conto del Comune, la cooperativa

sociale Prima o poi, che si occupa del

]reggiocomune

1

reinserimento degli ospiti dell’Ospedale

psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia.

Funziona tutti i giorni feriali dalle ore

7.30 alle 20.30.

Tariffe per il noleggio: 1 euro fino a due

ore (comprese le frazioni di ora); 0,50

euro per ogni ora in più (fino ad un massimo

di quattro ore). La tariffa giornaliera

è di euro 2.50 e quella settimanale

di 8 euro.

Tariffe per il deposito: giornaliera di euro

1.50, mensile di 10 euro.

Pronto intervento bici

È un servizio di manutenzione a domicilio:

si telefona allo 0522 303032, dal

lunedì al venerdì, dalle 9 alle 17. Dopo

avere concordato l’ora, un operatore

raggiunge casa vostra e preleva la bicicletta

da riparare. Dopo gli interventi

meccanici necessari, ve la riporta. Se

richiesta, può anche essere fornita una

bici sostitutiva.

Tariffe assistenza (esclusi i costi di riparazione):

5 o 8 euro, se entro o oltre

cinque chilometri dal centro della città;

euro 2.50 per la fornitura della bici sostitutiva.

Bike Sharing

Il servizio di noleggio biciclette automatizzato

è momentaneamente sospeso

per ragioni tecniche. Riprenderà a

funzionare durante l’estate. È organizzato

dal Comune di Reggio, insieme

all’Agenzia per la mobilità (Act), con la

collaborazione della Provincia e il cofinanziamento

del ministero dell’Ambiente.

Per accedere al servizio, è necessario

iscriversi e ritirare la tessera nelle


1

]reggiocomune

Manutenzione e BiciBus,

ciclisti in erba si cimentano

biglietterie Act (stazione Fs, Cim, Zucchi).

I punti di noleggio del Bike sharing

si trovano nei parcheggi scambiatori di

via Cecati, ex Polveriera, Cim (piazzale

Europa) ed ex Foro boario. Tariffa annua

di 10 euro. Per chi è in possesso

di un abbonamento annuo ai trasporti

pubblici, sia urbani che extra urbani, la

tariffa annua scende a 5 euro.

I numeri

del BiciBus 200

380 bambini, circa 30 chilometri per 21

percorsi, 220 accompagnatori.

Le scuole che partecipano: Lepido,

Balletti, Collodi, Morante, Marco Polo,

Rivalta, Leopardi, Matilde di Canossa,

Pezzani, Zibordi.

Premi al BiciBus

Maggio 2005 - Segnalato tra i primi 20

progetti, su un totale di 164, al premio

Villirillo per le buone pratiche nei servizi

di pubblica utilità.

Novembre 2006 - Primo premio - su

39 progetti provenienti da diversi Paesi

europei, come migliore buona pratica

di mobilità sostenibile e sicura nei percorsi

casa-scuola, in occasione della

quarta Conferenza europea dei Ministri

dei trasporti sulla sicurezza stradale.

Novembre 2006 - Menzione speciale

alla terza edizione del premio Cit

amiche della bicicletta.

BiciBus, che passione!

È uno sciame di quasi 400 piccoli

ciclisti quello che si riversa alle otto del

mattino nelle strade di Reggio. Arrivano

da varie zone della città paludati

d’arancione e giallo, con tanto di casco

e zainetto in spalla: Orologio, Mancasale,

Santa Croce, Ospizio, Rosta Nuova,

Rivalta, Pieve, via Codro e centro città.

Transitano lungo 21 percorsi ciclopedonali

che li portano a scuola e che, finite

le lezioni, li riportano a casa. Sono

i bambini delle 10 scuole primarie che

partecipano al BiciBus e che a scuola

vanno con allegria. Come un autobus

su due ruote, il BiciBus può essere corto,

lungo o lunghissimo. E più si allunga,

più condiziona il traffico della zona.

Il BiciBus ha un autista e almeno un

controllore di coda: sono i volontari (genitori,

nonni, insegnanti, soci di Tuttinbici)

che accompagnano i bambini nei

tragitti messi in sicurezza e segnalati da

scritte a terra. Come nei veri autobus,

anche qui si prevedono capolinea, fermate

intermedie e cartelli con gli orari.

Otto parole chiave riassumono la bontà

di questa esperienza. Sicurezza: i

bambini in gruppo sono sorvegliati da

adulti; educazione stradale: i ragazzi

acquisiscono manualità e orientamento;

movimento e salute: si fa regolare

esercizio fisico; autonomia: in sicurezza,

i bambini sono stimolati a diventare

più indipendenti; socializzazione: si

fanno nuovi amici; coinvolgimento: insieme

bambini, genitori, insegnanti, tecnici

comunali, associazioni e abitanti del

quartiere; aria: il BiciBus contribuisce a

ridurre il traffico e a migliorare la qualità

dell’aria; risparmio: si consumano

meno energia e combustibili fossili.

Tanto entusiasmo

Per i bambini l’esperienza è entusiasmante,

tanto che le adesioni sono aumentate

di anno in anno, grazie anche

al passa-parola dei ragazzi. Dopo il primo

approccio sperimentale del settembre

2003 con 70 studenti della primaria

Lepido, ora le scuole coinvolte sono 10

con 380 bambini.

«È divertente - sostiene Edoardo,

quinta classe della scuola Lepido, un

veterano del BiciBus con i suoi cinque

anni di esperienza - perché sei in compagnia

degli amici e non da solo con

la mamma. E poi impari a conoscere il

mondo della strada; in automobile non

percepisco bene l’ambiente intorno».

Più romantica Susy: «Per me andare

con il BiciBus è come volare in cielo

con il vento fra i capelli». Dispiaciuto

Michael: «Vorrei venire a scuola con

i miei amici in BiciBus, perché dicono

che è bello come mangiare un gelato.

Il problema è che io non so ancora andare

in bici e ho paura che gli altri mi

ridano dietro».

Condivisione

A Reggio Emilia l’esperienza del BiciBus

– la prima in Italia – non è nata improvvisamente

dal nulla. È il risultato di un

percorso lungo due anni, fatto di sensibilizzazione,

condivisione e coprogettazione

tra Comune, scuole, associazioni,

Circoscrizioni, famiglie e bambini.

Il BiciBus si è sviluppato all’interno del

progetto “A scuola da soli in sicurezza”,

avviato da Agenda 21 del Comune di

Reggio in quattro scuole del territorio

e in collaborazione con l’associazione

Tuttinbici-Fiab e l’Ausl di Reggio Emilia.

«Teniamo a sottolineare - dice Gianfranco

Fantini, dell’associazione Tuttinbici,

che a quest’avventura si è dato

anima e corpo - che il BiciBus non è

un servizio che il Comune offre, ma

una buona opportunità che i genitori si

danno per i figli e che loro stessi, in prima

persona, devono sorreggere». Per i

genitori, superata la prima preoccupa-


zione legata alla sicurezza, poi quella

di “lasciare andare” i loro figli, resta il

doversi confrontare sulla loro disponibilità

a fare i volontari accompagnatori.

E non sempre è facile pensare di avere

tempo o modificare qualche abitudine.

«Andiamo - esclama Fantini, allargando

le braccia - Non siamo noi reggiani conosciuti

per lo spirito di organizzazione,

collaborazione e solidarietà?» Chi non

ha dubbi in proposito è nonno Mario,

che ha iniziato cinque anni fa, accompagnando

la nipotina nel percorso del

Foscato. Ora la nipote va da sola, ma lui

ha continuato il suo servizio per il gruppo:

«Non mi sono mai ammalato un

giorno - dice Mario con gli occhi contenti

- E poi quello che ricevo dai bambini,

il loro entusiasmo, è così grande!».

E Teresa, una mamma volontaria del

BiciBus della scuola Marco Polo: «Per

un po’ noi mamme ci siamo servite dei

nostri bambini come alibi per l’uso continuo

dell’automobile; ora sono proprio

loro, i figli che crescono, a spingerci

verso la nuova avventura degli spostamenti

in bicicletta». A qualche genitore

rimangono tuttavia alcune perplessità

legate alla sicurezza in alcuni punti dei

Indirizzi utili

www.municipio.re.it/infoambiente

Ufficio mobilità ciclabile

via Emilia San Pietro 12

tel. 0522 456111 (su appuntamento)

fax 0522 456489

mobilita.ciclabile@municipio.re.it

Informacit

via Farini 2/1 - tel. 0522 456600

fax 0522 456329

informacitta@municipio.re.it

Giro d’Italia – A Reggio il 21 maggio

]reggiocomune

Come non farsi investire dalle auto

La nona tappa del 90esimo giro d’Italia partirà da Reggio Emilia il 21 maggio. La tap-

pa attraversa i territori fra Reggio e Camaiore, con transito dal passo del Cerreto.

Bicicrostolata – 17 giugno

Una biciclettata che, dal centro di Reggio, porta i partecipanti a Guastalla, lungo

un itinerario che costeggia in prevalenza il torrente Crostolo. L’iniziativa è pro-

mossa dal comitato “Pulito è bello”, in collaborazione con il Comune di Reggio

Emilia.

3° Memorial Cimurri – Gran premio Bioera – 6 ottobre

19

Evita strade trafficate: non percorrere in bici le stesse strade che usi con

l’auto; studia bene i percorsi e seleziona vie con meno circolazione o dove il

traffico è più lento e attraversa solo le strade principali, anziché percorrerle. Se

ci sono piste ciclabili sei obbligato ad usarle. Renditi visibile: fanali anteriori e

posteriori, luci rosse intermittenti, catarifrangenti ai pedali e nelle ruote, pettorina

rifrangente o abiti sgargianti. Pedala come se fossi invisibile: fingi che gli

automobilisti non sappiano che tu sei lì e viaggia in modo tale che non ti colpiscano,

anche se non ti vedono. Cerca il contatto con gli occhi di chi guida:

guarda in faccia chi guida e renditi conto se ti ha visto o è sopra pensiero. Richiama

la sua attenzione, è importante per tutti e due!

Ricorda ancora: tieni d’occhio le auto parcheggiate e anticipa aperture di portiere

improvvise; ai semafori non fermarti in un punto in cui non sei visibile; non

confidare che tutti gli automobilisti mettano la freccia; non superare a destra; non

spostarti assolutamente mai a sinistra senza esserti girato indietro a guardare;

usa uno specchietto retrovisore da manubrio; non pedalare sui marciapiedi, ricorda

che sei un veicolo, quindi rimani sulla strada; non pedalare contromano.

percorsi: «Come l’attraversamento di

via Gorizia - sostiene Domenico Giannantonio,

due figli che partecipano al

BiciBus - Alle 8 del mattino è complesso,

lì ci vorrebbe un vigile nelle ore più

critiche».

Laboratori sulla Bici

In classe, il BiciBus è preceduto e affiancato

da laboratori pratici e approfondimenti

tecnici di educazione alla

mobilità sostenibile, sicurezza stradale

e conoscenza della bicicletta. Vengono

anche organizzate gite scolastiche in

bicicletta e incontri serali per i genitori

con medici, pedagogisti e tecnici. «Nel

Appuntamenti con la bici

È un grande evento ciclistico internazionale in terra reggiana, per onorare la memoria di Gian-

netto e Chiarino Cimurri. Particolarmente legato alla bicicletta, anzi alla sua storia, è Giannetto

Cimurri (nella foto con Fausto Coppi). A lui si deve anche una preziosa raccolta di biciclette

iniziata nel 1953, quando Fausto Coppi gli regalò una delle quattro Bianchi, preparate per il

campionato mondiale su strada. Ha raccolto oltre 60 biciclette che percorrono l’evoluzione di

due secoli di storia. A Giannetto Cimurri è intitolata la pista di avviamento al ciclismo per i ragazzi,

al Campovolo.

Note tratte liberamente dal manuale “BiciSicura”

tempo, l’attività si è sempre più legata

alla mobilità sostenibile – conferma Ornella

Zibordi, insegnante della primaria

Balletti, la scuola che dopo la Lepido si

è data all’avventura del BiciBus. Anche

i vigili lavorano in classe con i bambini e

Tuttinbici propone laboratori in cui insegna

ad avere cura della bicicletta e a ripararla›.

«Intorno al BiciBus – aggiunge

Rossana Cavatorti, insegnante della

Lepido, entusiasta dell’esperienza - c’è

tutto un lavoro didattico e pedagogico,

anche perché non si vuole fare del BiciBus

un’esperienza sporadica, ma un

sistema, un’abitudine, una scelta».


20

]reggiocomune

ILPUNTO

I giovani cittadini

attivi grazie

alla card

La carta civica è dedicata ai giovani

fra i 15 e 25 anni. Offre facilitazioni

e vantaggi a chi compie azioni al

servizio della comunità

Giovani svogliati e preoccupati solo

di divertirsi, una nuova generazione

che vuole tutto e subito e che più che

pensare al domani preferisce consumare

nell’immediato.

È questo il marchio con cui vengono

bollati i ragazzi di oggi, accusati di essere

poco impegnati e scarsamente

dediti a quella che per i loro genitori

e nonni - sopratutto da queste parti

– era quasi un dovere: la partecipazione

alla vita della comunità.

Eppure, a questi giovani d’oggi forse

mancano solo opportunità o suggerimenti

per impiegare il loro tempo libero

in maniera costruttiva, stimoli per

arricchire il loro “bagaglio” culturale e

sociale anche al di là della scuola e dei

tradizionali canali educativi.

Anche perché il mercato offre soprattutto

modelli consumistici e pretesti

ludici, passatempi spesso fini a se

stessi. Per questo l’assessorato Giovani

del Comune – insieme ad alcune

Il logo di Carta giovani

municipalità limitrofe - ha ideato una

carta civica dedicata a tutti i ragazzi

tra i 15 e i 25 anni, presentata tra l’altro

nelle ultime settimane nelle scuole

reggiane, che promuove la partecipazione

giovanile alla vita della città,

mettendo in rete una serie di servizi ed

eventi e moltiplicando le possibilità per

rendersi cittadini attivi.

E si tratta di una carta che funziona

e dimostra di intercettare desideri e

aspirazioni dei ragazzi perché i dati

raccolti finora (oltre 10 mila tessere distribuite

in poco più di un mese) sembrano

proprio rivelare che, opportunità

alla mano, i giovani rispondono.

La carta giovani è una carta speciale

perché non offre solo sconti e facilitazioni,

ma riconosce i comportamenti

virtuosi dei suoi possessori e si “ricarica”

ogni volta che i titolari svolgono,

senza compenso, attività a beneficio

delle comunità.


La card, disponibile gratuitamente per

tutti i ragazzi che vivono, risiedono,

studiano e lavorano nei territori dei comuni

di Reggio Emilia, Albinea, Quat-

]reggiocomune

Dove e come la Carta Giovani

21

Ragazzi e ragazze tra i 15 e i 26 anni possono ritirare gratuitamente la Carta giovani

compilando una scheda di adesione all’Informagiovani di via Farini o alla Gabella di via

Roma. Sia in questi spazi, che sul Portale giovani www.portalegiovani.eu potranno

conoscere tutte le iniziative e le agevolazioni proposte dalla card.

Le Amministrazioni comunali sostenitrici della carta provvedono periodicamente a pro-

porre ai giovani progetti di cittadinanza attiva attraverso un “bando” che rispondere ai

bisogni del territorio. Tra i progetti-servizi attualmente a disposizione dei ragazzi ci sono

la possibilità di divenire: guide per i visitatori dei Teatri, reporter per il Portale giovani,

organizzatori di eventi per la Gabella, figure di sostegno per Fotografia Europea, tutor

informatici per ridurre il digital divide (scarto tecnologico) nella popolazione anziana, volon-

tari nei campi gioco estivi, volontari nell’ambito di progetti internazionali.

Fondazione I Teatri, Bipop Carire e Coop Consumatori Nordest, insieme ad altri attori

del territorio – dalla Provincia di Reggio Emilia al Ceis a un nutrito gruppo di gestori ed

esercenti privati tra cui il Centro turistico studentesco – hanno dato la loro disponibilità

ad ampliare il pacchetto delle opportunità offerte, moltiplicando i vantaggi a favore dei

giovani cittadini.

tro Castella e Vezzano sul Crostolo,

premia chi presta servizio di supporto

alle attività pubbliche (in biblioteche,

musei, campi gioco; in occasione di

manifestazioni ed eventi) assegnando

in cambio un ricarico di punti (tre punti

per ogni ora di servizio).

La carta è inoltre amica dei consumi

virtuosi, come quelli etici, culturali, di

cura e promozione della salute, e offre

un ricarico di punti per ogni prodotto-servizio

consumato nei luoghi della

cultura (teatri, cinema, librerie) e dello

sport (piscine, palestre, centri benessere).

Le ricariche ottenute attraverso

l’adesione alla ‘Leva civica - cittadinanza

attiva’ o tramite l’accesso a

questi prodotti-servizi danno diritto a

riconoscimenti come biglietti per ulteriori

consumi culturali, prodotti equosolidali

o la partecipazione a scambi

con le città gemellate.

Oltre ad estendere la rete di sconti e

facilitazioni in tutta Italia e in Europa

(librerie, musei, gallerie, ostelli, per

un totale di oltre 100mila punti convenzionati

in 39 Paesi europei, di cui

4.800 in Italia), grazie alla collaborazione

con l’associazione Carta giovani,

partner italiano della European

Youth Card Association, la carta funziona

inoltre come una vera e propria

“Carta giovani euro


22

]reggiocomune

PARLIAMONE

Chi educa chi?

Presi come siamo fra i fuochi delle

incombenze del quotidiano, quelle di

recenti precarietà e solitudini, ma anche

di nuove emotività che si fanno strada,

sembra sempre più difficile capire come

educare i figli.

Tanto che si parla di genitori privi di

punti di riferimento, oscillanti fra la permissività

a tutti i costi, il voler proteggere

ossessivamente i figli dal mondo, o

lasciarli acriticamente in balia dell’ultimo

videogioco. Genitori allarmati da fenomeni

come il bullismo e l’alcolismo dei

giovani che la cronaca spesso ci riporta.

E un mondo che cammina velocemente,

in cui un po’ tutti ci sentiamo inadeguati,

soprattutto se siamo genitori.

Ma ci sono anche nuove sensibilità,

pronte a voler sentire e capire, ad avventurarsi

in sentieri in cui si possono

incontrare senso di responsabilità, affettività

e fiducia, per “educarsi con loro

ad un regime di verità”, come scrive

Carla Rinaldi nell’editoriale.

Di questo complesso tema vogliamo

dialogare nelle pagine di “Parliamone”.

A cominciare dall’incontro fra mamma

Sara e l’insegnante Paola Adorni, alle

prese con le regole che saltano, i telefonini

e i videogiochi; del come ogni persona

abbia in se le risorse per essere un

buon genitore, ci conforta la pedagogista

dei nidi e scuole dell’infanzia comunale

Paola Cagliari; la testimonianza

delle operatrici del Centro famiglie ci

porta fra genitori e figli d’immigrati so-

spesi fra due mondi; autorità e fragilità:

i papà possono piangere?

Lo abbiamo chiesto a Carlo Vasconi

e Harry Omoroghe. Infine la psicologa

Deliana Bertani ci porta la sua

competente riflessione sul mondo degli

adolescenti e la loro fame di relazioni

con gli adulti.

Nelle bande laterali di questo speciale,

scorrono poi schede informative sulle

offerte che i servizi comunali e le scuole

del territorio offrono alle famiglie. Mentre

l’Osservatorio sulle famiglie del Comune

di Reggio Emilia ci racconta in

dati come sono le nostre famiglie: quasi

il 40 per cento è composta da una sola

persona e oltre la metà delle coppie ha

un solo figlio.


In questa e nelle pagine seguenti, disegni realizzati

da bambine e bambini dei nidi e delle scuole

dell’infanzia, Istituzione del Comune di Reggio

Quando saltano

le regole

Sara - Recentemente mi ha colto

di sorpresa mia figlia di 14 anni che improvvisamente

è diventata grande e che

pretende delle cose. Il fratello poi vuole

imitarla, anche se ha due anni in meno.

Non ero preparata. Le regole che ho

sempre cercato di trasmettere non valgono

più, come l’uso limitato del computer,

della televisione. Sono ragazzi abituati

a leggere molto, il televisore non è

mai stato acceso durante la cena, l’unico

momento in cui ci troviamo a tavola,

ci guardiamo e ci scambiamo le esperienze

della giornata. Repentinamente

invece mi sono trovata la ragazzina che

con noi, in questo periodo parla meno:

quando si è grandi ci sono gli amici, c’è

l’allenatore, i genitori comunque hanno

sempre torto, non ci capiscono.

Ci troviamo in queste ultime sere a discutere

durante la cena del “problema

tv”; i ragazzi vorrebbero tenerla accesa

per vedere due programmi che iniziano

contemporaneamente alle 20; salta così

l’esigienza di stare a tavola tutti insieme,

in quello che era il momento più piacevole

della giornata. Se viene detto “no” si

]reggiocomune

Dialogo fra una mamma e un’insegnante di scuola media. Sara, la mamma,

ha una figlia di 14 anni e un figlio di 12 e lavora a metà tempo. L’insegnante,

Paola Adorni, ha maturato le sue esperienze in 25 anni di lavoro

2

cena con loro che ci accusano di non lasciarli

liberi di decidere e mi rendo conto

di viverlo male e mi chiedo che fare.

Paola - Bisogna, io credo, trovare altri

modi di comunicare. Fino a quando

sono piccoli, le regole le diamo noi,

dopo la regola va stabilita sì, ma devono

poter avere contrattualità. È un po’

come a scuola, in prima media stabilisci

tu, all’inizio della seconda cominciano le

contrattazioni. Allora ci vuol più tempo,

un sacco di pazienza, bisogna stanare

anche quelli che ci marciano. Bisognerebbe

cercare di non dare più per scontato

che quella cena lì in quattro sia l’abitudine,

ma fare di quella cena una cosa

desiderabile.

Computer, videogiochi

e telefonino

Sara - Ultimamente il ragazzo al pomeriggio

vuole stare più tempo al computer

a giocare come fanno gli amici. E poi

vuole i giochi che alcuni hanno e di cui

non condivido i contenuti, perché hanno

scene violente, sono per ragazzi più

grandi. Non si cresce facendo questi


2

]reggiocomune

giochi e nemmeno, credo, utilizzando il

telefonino, che poi a scuola è diventato

un problema.

Paola - Su questo sono molto d’accordo

con te. Purtroppo vedo che moltissimi

genitori conoscono solo la parte positiva

del cellulare. Si immaginano che il

figlio così abbia un po’ una protesi familiare,

nel senso che lo si può rintracciare,

se ha bisogno si può correre, se noi

arriviamo in ritardo a prenderlo a scuola

lo possiamo informare. Resta completamente

sconosciuto però l’effetto fortissimo

che psicologicamente ha per loro

avere il cellulare, perché costruisce la

percezione di essere al centro di un sistema

di relazioni forte, autentico, reale;

i ragazzi sono invece al centro di un sistema

di relazioni virtuali. Su questo noi

lavoriamo a scuola. Cose molto semplici,

come farli riflettere sull’effettiva corrispondenza

della parola amico con la

persona che chatta con te, per esempio.

I ragazzi stanno disimparando a parlare

tra di loro, si perdono così un sacco di

emozioni. Noi a scuola chiediamo che il

cellulare sia spento. Le tecnologie informatiche

ci sono e non possiamo far finta

che non esistano. Credo però che tra

famiglie e scuola questo sia un tavolo

su cui confrontarsi.

Sara - Comunque, sui video giochi violenti

o a sfondo sessuale per mio figlio

dodicenne, non transigo.

Paola - Su questa cosa dei giochi, bisognerebbe

misurarsi con le altre famiglie.

Sara – Con alcuni genitori condividiamo

questa scelta, ma altri non la pensano

così; ritengono che così i ragazzi impa-

rino le cose prima del tempo e quindi,

quando saranno più grandi, saranno

facilitati.

Paola – Le nuove tecnologie si introducono

in modo prepotente dentro al percorso

educativo dei ragazzi. Tant’è che

noi come scuola abbiamo scelto di offrire

un pomeriggio scolastico in più per fare

dei laboratori di informatica, ma anche

per decodificare il linguaggio televisivo

e cinematografico, per aiutarli a sviluppare

il senso critico ed estetico. Educarli

al bello è importantissimo. È opportuno

farlo a scuola perché, dalla scuola media

in poi, il gruppo diventa importante.

Solitudini

e luoghi d’incontro

Sara – Per un insegnante è più facile lavorare

in gruppo, confrontarsi con i colleghi,

un genitore invece si sente solo.

Mi sembra poi che manchi un tassello.

I ragazzi al mattino fanno cose importanti

insieme e poi ritornano nella loro

casa, nella loro solitudine, il più delle volte.

Deve esserci un altro modo perché

al pomeriggio si possano incontrare, ci

deve essere qualcosa che tra famiglie

possiamo organizzare, tipo dei pomeriggi

in cui fanno i compiti insieme. O

anche nel quartiere che possano incontrarsi

per giocare nel parco, fare attività

sportiva che non sia quella competitiva.

La maggior parte dei genitori sono fuori

casa tutto il giorno e si sentono più tranquilli

se sanno che i figli stanno in casa.

Secondo me è una falsa tranquillità: in

realtà i ragazzi stanno molto tempo davanti

al computer o alla tv, chiudendosi

sempre più nella loro solitudine.

Paola – Ora le famiglie investono tanto

sui figli, in tantissime direzioni in base alle

proprie possibilità, dal comprare la play

station, all’iscriverli al corso di danza.

Non capisco perchè non si investa di più

sul sistema di relazioni affettive dei ragazzi.

Sarà perché abbiamo poco tempo,

perché le case sono piccole, perché

si è molto stanchi. A Reggio si lavora

tantissimo e la sera la gente è proprio

stanca, non ce la fa più.

Mi ha stupito due anni fa sentire che fra

le richieste dei candidati al Ccr (Consiglio

circoscrizione ragazzi e ragazze ndr) ci

fosse quella di spazi in cui stare senza

che nessuno urli loro dietro. Un campo

in cui poter andare, con qualche panchina,

poter arrivare e andare via con lo

scooter, senza che poi la mattina dopo

tutta la gente del quartiere ti dica basta

con gli scooter, noi dobbiamo dormire.

Loro chiedevano, ad esempio, di poter

andare in bicicletta al sabato pomeriggio

con una figura a metà fra l’educatore

e il genitore, che si assumesse la

responsabilità di accompagnarli nelle

loro esplorazioni del territorio. Uno spazio

non troppo strutturato, non un replay

della scuola, ma spazi semi liberi in cui

andare poi a vedere, per esempio, il film,

a guardare la tv, a fare musica.

Sara – Vicino a casa mia ho visto che i

ragazzini di prima media iniziano a trovarsi

due pomeriggi a settimana, chi arriva

arriva. Lì, di fronte al Parco della pace,

c’è una rete da pallavolo e la gente non

si lamenta perché i bambini vanno di pomeriggio;

ci stanno due orette e poi tor-


nano a casa e vanno a fare i loro compiti.

Ecco, cose così, in spazi liberi una rete

da pallavolo, piccoli campi da basket.

Funziona anche con i bambini timidi:

passano, vedono i ragazzini che giocano,

mettono giù la bicicletta, magari

vengono chiamati e da lì nasce qualcosa.

Dobbiamo comunque aiutarli e co-

Amore e regole

struire strutture che forse in certi punti

mancano. A Reggio c’è un’iniziativa che

si chiama Adotta un nonno, bisognerebbe

creare anche il suo rovescio Adotta

un nipote. Ci sono molti bambini di

immigrati, o con mamme che lavorano

tutto il giorno che avrebbero bisogno di

qualcuno.

Intervista a Paola Cagliari, pedagogista nei nidi e nelle scuole dell’infanzia

del Comune di Reggio. Nell’Istituzione promuove, come responsabile,

la partecipazione dei genitori a progetti di crescita

I genitori di oggi sono diversi da

quelli di ieri?

Oggi mi sembra che tra genitori e figli

ci sia una maggiore relazione affettiva,

di ascolto, più orientata a dare risposte,

meno centrata sulle regole. Sulle regole

ci troviamo spesso a discutere con i

genitori, magari non nel primo anno di

vita, però già dopo l’anno, i due anni,

inizia a farsi strada questa domanda nei

genitori, perché c’è il rischio di farsi dominare

un po’ troppo dai bambini che

sono molto intelligenti, molto simpatici,

molto creativi. Quindi c’è la necessità

di trovare un equilibrio tra l’ ascolto del

bambino e il dare dei limiti, delle regole

che consentano una buona convivenza

tra i bambini e gli adulti.

Il papà e la mamma possono voler

dare regole differenti?

Sì perché ci possono essere delle differenze

nella coppia. Qualcuno dice che

questo disorienta tantissimo i bambini.

Io non sono così d’accordo, perché

i bambini distinguono esattamente

quelle che sono le richieste o anche

le caratteristiche di ogni persona che

hanno di fronte. Il bambino è disorientato

quando il negare un’affermazione

o un divieto dell’uno, serve per negare

l’autorevolezza e la credibilità di quella

persona.

Come si danno i vincoli ai bambini?

Le regole sono importanti e vanno costruiti

insieme a loro. I bambini tutti i

giorni ci mettono alla prova per capire

fino dove possono spingersi e dove noi

poniamo dei limiti. I limiti sono fondamentali

nella vita perché se no, se tutto

è possibile e illimitato io mi perdo, il

bambino non sa più come comportarsi.

I limiti li aiutano a definirsi, a stare in relazione

con le altre persone. È importante

che delle regole si parli, si discuta,

si negozi coi bambini. Coi bambini si

può parlare, è importante farlo fin da

]reggiocomune

Quante e quali famiglie

2

Negli ultimi 20 anni la popolazione residente

nel Comune è aumentata di

29.723 abitanti (più 23% rispetto al

1986). Al 31 dicembre dello scorso

anno gli abitanti erano 159.809. Tra le

principali cause di questo incremento

demografico: il prolungamento della

vita media, la ripresa della natalità, l’immigrazione

dall’Italia e dall’estero.

Rispetto al 1986 ci sono 4.657 bambini

(0-5 anni) in più. I ragazzi e le ragazze

con meno di 18 anni rappresentano il

17,9% dell’intera popolazione.

Le famiglie reggiane sono aumentate:

erano 50.529 nel 1986 e oggi sono

72.040, ma è diminuito il numero di

componenti. Questo aumento riguarda

in particolare le famiglie composte da

una sola persona che rappresentano

il 38,7% di tutte le famiglie. Al secondo

posto è la famiglia composta dalla

coppia coniugale e figli (26,3%). Oltre

la metà delle coppie ha un solo figlio:

il 38,3% ha due figli e le coppie con

tre figli si abbassano drasticamente al

7,7%. Con l’aumento delle separazioni


2

]reggiocomune

coniugali e del prevalente affidamento

dei figli alle madri, l’84% dei nuclei con

un solo genitore sono costituiti da madre

sola con figli (4.995) mentre i padri

soli con figli sono 915 (16%).

Totale coppie con figli

suddivise per numero di figli

Poli territoriali

Sempre di più i Poli, i servizi sociali

comunali sul territorio, si propongono

come punti d’incontro e riferimento

per le famiglie che lo abitano. Nei Poli

sono attivi diversi progetti di sostegno

alla genitorialità a cui è possibile partecipare.

Polo 1 (Circoscrizioni 1 e 6) viale Monte

San Michele 1-tel 0522 435876;

Polo 2 (Circoscrizioni 2 e 3) via Fratelli

Cervi 70 - tel 0522 308424; Polo

(Circoscrizioni 7 e 8) via Adua 57 – tel

0522 516481; Polo (Circoscrizione

4) via Gandhi 20 – tel 0522 325276;

Polo (Circoscrizione 5) via Marzabotto

3 – tel 0522 435258.

quando sono piccolissimi. Non è tanto

il contenuto della comunicazione, ma il

tono, la vicinanza, lo spiegare cosa si

sta facendo. Poi, a mano a mano che

crescono, parlare delle ragioni delle regole

e dei sentimenti che si provano,

parlare anche dei perché ‘sì’ e perché

‘no’, perché prima era ‘no’ adesso beh

ne possiamo ragionare e può anche diventare

un ‘sì ma’. È un modo per fare

capire le infinite sfumature della vita.

È facile per i nuovi genitori essere

fagocitati dai bambini?

Non è un problema di tutti i genitori.

Come ogni aspetto relazionale ed educativo,

dipende dal temperamento, dai

valori e dalle idee in campo educativo

che ognuno, più o meno consapevolmente,

ha costruito. Ogni genitore

ha un’idea differente del bambino e

di quello che è necessario al figlio per

crescer bene. Noto che nelle mamme

reggiane dire ‘no’ è come negare, venir

meno a una relazione affettiva prioritaria.

Il fatto che il bambino deve essere

ascoltato, perché è un soggetto importante,

deve trovare il contrappunto con

il dire che anch’io sono importante, per

cui questo è lo spazio tuo, questo è lo

spazio mio, tempi tuoi, tempi miei, rispettiamoci

reciprocamente. Affermare

anche i miei bisogni di adulto accresce

l’importanza di tutti. Però sento che è

un passaggio difficile. Quello che noi

cerchiamo di fare insieme ai genitori

è di aiutarli a trovare delle risposte nel

dialogo, parlando con altri genitori.

In questo periodo si parla di fragilità

genitoriale. Cosa ne pensa?

Non è vero per tutti e poi credo che sia

invece importante restituire ai genitori

l’immagine che ogni persona ha in sé

le risorse per essere un buon genitore.

Noi abbiamo la responsabilità, proprio

come società, di ridire ai genitori che

sono capaci di fare i genitori e che ne

hanno tutte le risorse. Contemporaneamente

penso che le strutture educative

– e anche la scuola, che invece lo fa

troppo poco – dovrebbero dare di più

ai genitori l’occasione d’incontrarsi, di

confrontarsi, di mettere in gioco sia le

competenze che i dubbi.

Quindi le istituzioni dovrebbero coltivare

questi punti d’incontro, ma

spesso per i genitori è difficile trovare

il tempo…

Un genitore è disponibile nella misura in

cui l’istituzione è in grado di accogliere,

valorizzare, trasmettere anche il desiderio

di averlo nella scuola. Io credo che

oggi la scuola, per come è organizzata,

strutturata, per la prevalenza che viene

data ai saperi disciplinari-organizzativi,

non comunica con forza il desiderio di

avere la famiglia dentro la scuola. Una

scuola che non ha con sè i genitori, che

educazione fà? Può solo fare istruzione.

Il bisogno di parlare i genitori lo hanno

sempre, anche quando i figli crescono,

perché i problemi non diminuiscono,

ma cambiano, aumentano. Se la scuola

fosse capace di questo, forse anche la

socialità fra i bambini potrebbe cambiare.

Sarebbe davvero una possibilità in

più per tutti, anche per la scuola.


Sospesi fra due mondi

Gli incontri dell’operatrice e mediatrice culturale del Centro famiglie del

Comune con i genitori dei ragazzi di “Spazio Raga” in via Turri

Abbiamo avuto diversi incontri con i

genitori dei ragazzi dello “Spazio Raga”,

il progetto che si rivolge ad adolescenti

immigrati e italiani in via Turri, nel Centro

d’incontro Reggio Est.

Sedici famiglie con provenienze diverse:

italiana, marocchina, albanese,

egiziana e ghanese. L’obiettivo era di

sostenere i genitori immigrati, ma anche

quelli autoctoni, nel processo di

crescita ed integrazione dei figli. Per alcuni

genitori non è sempre stato facile

aprirsi al confronto e alla discussione.

Alcuni di loro ritenevano infatti che i

problemi dovessero essere affrontati a

livello familiare, o tutt’al più nella propria

comunità. Noi li abbiamo chiamati

uno ad uno per parlare del loro figlio/a

e per ricostruire la storia, il loro vissuto

diviso fra due mondi, tra realtà differenti

e anche fra sistemi scolastici diversi.

Lo hanno apprezzato. I genitori si sono

aperti e hanno raccontato le difficoltà, le

preoccupazioni sul come essere in grado

di offrire un’educazione che sappia

conciliare la cultura di origine e il contesto

socio culturale italiano, il presente e

futuro dei loro ragazzi. Spesso hanno

chiesto consigli e indicazioni per svolgere

al meglio il proprio ruolo, altre volte

è emerso il bisogno di sostegno, spesso

di essere semplicemente ascoltati.

Per molti l’interrogativo è come continuare

a tenerli “legati a sè”, a “farsi rispettare

dai figli” che, anno dopo anno,

assumono la lingua e la cultura italiana

come prevalenti. Molti genitori stranieri

temono infatti che tutto ciò sia un forte

ostacolo al ritorno eventuale della famiglia

nel Paese d’origine. Esiste inoltre la

paura di perder il controllo sui figli, che

essi prendano strade sbagliate (alcool,

droghe, consumismo) e comunque non

conformi a una sana educazione tradizionale,

specialmente per le femmine.

Un’altra situazione che può determinarsi

è che i figli risultino più competenti

dei loro stessi genitori, minandone così

l’autorità: imparano l’italiano, usano il

computer, si sanno orientare meglio in

città. Nella cultura di molti gruppi che

]reggiocomune

2

Centro famiglie del Comune

Proposte del 2007: Donne d’altrove

tra noi, incontri tra donne immigrate

ed italiane, momenti di approfondimento

con insegnanti delle

scuole d’infanzia ed elementari, operatori

dei servizi territoriali, pediatri e

ragazze immigrate di seconda generazione,

fra gli altri; Crescere con i

figli, percorso di confronto, occasioni

di socializzazione tra genitori a Villa

Sesso per diventare risorsa gli uni per

gli altri; Famiglie insieme, a Pieve

uno spazio di incontro e socializzazione

per bambini e genitori presso

l’oratorio della parrocchia; Sportello

informafamiglie&bambini, informazioni

su educazione, scuola, salute,

cultura, tempo libero rivolto a famiglie

con figli da 0 a 17 anni; un luogo in cui

si può ricevere orientamento e ascolto

e dove vengono accolte le richieste di

mediazione familiare.

Via Guasco 10 – tel 0 22 0

www.informafamiglie.it

Get, Cep e Polo

Sono servizi comunali di educazione

territoriale e scolastica che aiutano i

ragazzi nella loro crescita. Gli educatori

sono quotidianamente coinvolti nel

creare legami, nel costruire rapportI

continuativi di collaborazione con le

famiglie. Spesso svolgono un ruolo

di mediazione fra genitori e ragazzi,

aiutandoli a superare le difficoltà di


2

]reggiocomune

comunicazione tipiche dell’età adolescenziale.

Città educativa, Galleria Santa Maria

1 - tel 0 22 1

www.municipio.re.it/get/cittaeducativa

Scuola, università, giovani

Le azioni e i servizi che l’assessorato

comunale Scuola, università e giovani

può offrire sono definiti per legge. I servizi

– quali refezione e trasporti scolastici,

libri di testo gratuiti per i bambini

della scuola primaria, buoni libro e borse

di studio, arredi e manutenzione degli

immobili, integrazione scolastica di

alunni disabili, educazione permanente,

attività d’intercultura – diventano

l’occasione per costruire con le scuole

percorsi di ricerca e per incontrare la

città e le famiglie sui temi educativi e

formativi.

Via Guido da Castello 12

tel 0 22 2

http.//scuola.pianotelematico.re.it

Le proposte della scuola dell’obbligo

alle famiglie

Abbiamo chiesto alle direzioni didattiche

delle scuole dell’obbligo del Comune di

Reggio, se nelle loro proposte ci fossero

offerte formative per le famiglie. Pubblichiamo

quanto abbiamo ricevuto.

Direzioni didattiche

3° e 10° circolo

“Stare bene insieme a scuola per imparare

meglio” è uno sportello di consulenza

psicologica e neuropsichiatria offerta

alle famiglie. L’obiettivo è migliorare la

qualità dell’azione educativa, offrendo a

genitori e alunni aiuto nelle situazioni di

disagio cognitivo e relazionale.

Istituto comprensivo (Ic)

Antonio Ligabue

Si è organizzato il ciclo d’incontri deno-

abbiamo incontrato è presente una trasmissione

genitori-figli gerarchica e non

dialogica: il figlio deve “fidarsi” di quanto

dice il genitore e non mettere in di-

scussione i principi, poiché egli agisce

solo per il suo bene.

] Faiza Mahri e Marina Notari

I papà possono piangere?

Lo abbiamo chiesto ai genitori Carlo Vasconi e Harry Omoroghe

Alcune domande a due papà: Carlo

Vasconi (una figlia di 14 e un figlio di 10

anni), un papà impegnato socialmente,

e Harry Omoroghe, nigeriano e presidente

dell’Associazione nigeriana di

Reggio Emilia. Harry ha quattro figli,

due femmine e due maschi: il maggiore,

di 12 anni, vive in Nigeria; tre sono

nati a Reggio e hanno 6, 3 e 1 anno e

mezzo.

Le nostre domande:

- è giusto dare regole ai figli?

- devono essere diverse per maschi e

femmine?

- le regole sono da imporre o concordare?

- il papà può essere amico dei figli?

- il papà può mostrare le sue fragilità

davanti ai figli?

‹‹Sì, è giusto dare regole – risponde

Carlo Vasconi – perché fanno parte

del nostro vivere in comunità e la famiglia

è una piccola comunità. Le regole

vanno poi fatte rispettare anche nella

grande comunità. Non abbiamo mai

fatto differenza tra maschi e femmine

sulle regole di comportamento, di convivenza.

Semmai la differenza viene,

non dal genere, ma dal carattere di ciascuno

di loro.

Quando è possibile le regole si concordano,

ma in certi casi si devono anche

imporre, il che a volte è legato ai ritmi

folli di vita che abbiamo oggi: ci si mette

meno tempo ad imporre le regole, ma

dovremmo trovare lo spazio e il tempo

per concordarle. Papà amico dei figli?

Sì, però non credo molto nell’amicizia

fra genitori e figli. I figli cercano la complicità

dei loro coetanei; con i genitori

ci può essere in alcuni momenti, ma

non a 360 gradi. Un genitore c’è sempre,

gli amici sono un’altra cosa. Può

succedere che io mostri le mie fragilità,

così come i miei limiti; non credo nella

figura nel papà duro e puro. Se devo

piangere, non mi pongo il problema di

farlo davanti ai miei figli, può succedere

anche guardando un film. Il papà deve

essere un punto di riferimento, ma non

significa che non possa mostrare tutti i

sentimenti. Le fragilità fanno parte della

persona umana. Sono per fare rispettare

le regole essendo me stesso e non

uno stereotipo››.

Quando Harry Omoroghe risponde

al telefono, si sente un gran vociare di

bambini intorno. È sabato mattina ed è

il suo turno per stare con i figli, la moglie

è dovuta uscire. Dopo una manciata di

secondi, il silenzio è perfetto. ‹‹Sì, le regole

vanno date – risponde Harry – le

abbiamo anche noi adulti e poi la famiglia

è una piccola nazione; se le cose

vanno male in famiglia, vanno male anche

nel Paese. Una regola che i bambini

devono rispettare è quella di ascoltare

quando un adulto parla. Nella nostra

cultura è poi importante che ci si saluti

sempre, è un segno di rispetto. Imporre

o concordare le regole? Bisogna fare

capire che è giusto, che è necessario

seguirle. Come quando parlo al telefono?

Certo, mi basta un’occhiata e loro

sanno che in questo momento non devono

importunare.

Le regole devono poi essere diverse,

in alcuni punti, per maschi e femmine.

I maschi hanno responsabilità differenti;

quindi io seguo più i maschi. Insegno

che un uomo non deve piangere.

La vita deve insegnare ad essere forti,

a non mostrare le debolezze. I ragazzi

devono poi studiare e lavorare. L’educazione

delle femmine? Devono saper

parlare come donne, fare le pulizie,

cucinare, studiare. Sì anche la donna

deve andare verso l’indipendenza, ma

non perdere l’altro aspetto.

Il papà può essere amico dei figli, nel

senso di essere un confidente; i figli non

devono avere paura a raccontare le loro

aspirazioni, le loro esperienze. Il papà

deve cercare di nascondere un po’ le


fragilità ai figli perché potrebbero aver

un effetto negativo su di loro.

Se i miei bambini mi vedessero piangere

potrebbero perdere la fiducia in me;

Relazioni necessarie

Adolescenti e genitori: un rapporto da ritrovare

Essere genitori oggi in una famiglia e

in un mondo che cambiano sempre più

rapidamente è difficile. Lo è tanto di più

essere genitori di adolescenti o di giovani

adulti. Emerge una difficoltà a interpretare

ruoli educativi. Le attese della

famiglia nei confronti della scuola sono

cambiate: garanzia di riuscita sociale e

professionale dei figli, richieste di crescita

verso identità più salde, strumenti per

sé come genitori per orientarsi e non essere

sopraffatti dalla complessità. C’è un

forte investimento nei confronti dei propri

figli. Emerge una capacità dei genitori di

farsi avanti. Una capacità però che sembra

coagularsi attorno a problemi individuali

e appare finalizzata alla ricerca di

garanzie per sé e per il proprio figlio. C’è

stato un “trasloco” della famiglia attuale

dai valori e dai comportamenti che caratterizzavano

“la famiglia etica”, all’area

dei valori e degli stili che costituiscono la

normativa della “famiglia affettiva”.

Questo significa che i genitori intendono

trasmettere amore più che regole e principi

astratti, che aspirano a farsi ubbidire

per amore e non per paura dei castighi,

che la prospettiva è quella di contribuire

in modo decisivo a costruire figli felici.

I figli giungono perciò ad affrontare le burrasche

del processo adolescenziale con

una modesta esperienza di dolore e frustrazione

alle spalle. L’adolescente, più

del bambino, guarda verso l’altro. Nonostante

le apparenze, ha fame di relazioni

con un adulto. Adulto che dia senso,

che legittimi, misuri, sappia apprezzare,

che valuti la correttezza dell’ “impresa di

crescere” perché l’adolescenza è cambiamento,

il cambiamento crea difficoltà,

la difficoltà genera disagio.

Infatti l’adolescenza è un’età di tentativi,

non tutti congrui, non tutti fortunati. Questo

lo sappiamo da sempre. In passato

le tappe del passaggio erano presidiate

dal mondo adulto che “accompagnava

e attestava” l’ avvenuta crescita (i geni-

anche per mia moglie sarebbe strano.

Io devo dare un’immagine di forza. Se

mi vedono piangere non c’è speranza

per nessuno››.

tori, il maestro di bottega, gli insegnanti)

e forniva in questo modo – sia al ragazzo

che agli adulti – difese per tentare di

esorcizzare l’angoscia che il cambiamento

e la sua ineluttabilità provocano.

Oggi, in questo tempo della crescita che

è diventato enorme (ci siamo inventati

anche la definizione “tarda adolescenza”)

non c’è pressoché nessuno che

svolga coscientemente questa opera

di cerimonializzazione. Il giovane definisce

delle proprie cerimonie intime e

parallele al mondo degli adulti (esempio

il tatuaggio) in un mondo a parte (quelli

della notte).

Spesso l’ adolescente è solo e stigmatizzato

dal mondo degli adulti. Parliamo

di loro quando succedono fatti eclatanti,

ci occupiamo di loro in quanto sintomatici.

Oggi esprimono la crisi con modalità

prevalentemente individuali: problemi alimentari,

droga, velocità, comportamenti

a rischio. Di fronte a questo gli adulti reagiscono

con modalità preoccupate o

tese a iper-proteggere o, ancora peggio,

a giudicare o a vedere come “mostruoso”,

come pericoloso un mondo, quello

giovanile, diverso da sé; spesso con

campagne informative non solo poco

efficaci, ma che destano un’angoscia

speciale. L’agire dei giovani, le loro trasgressioni

ci spaventano più di quanto

è fisiologico e questo dipende forse dal

fatto che la paura si manifesta per causa

loro, ma non è paura di loro: è la paura -

profondissima - di avere perduto in gran

parte gli strumenti per affrontarla. Non è

che ci spaventiamo, ci preoccupiamo, ci

scandalizziamo, li analizziamo e li “ricerchiamo”

per evitare di far cadere il nostro

occhio di adulti sul nostro mondo, quello

individuale e quello collettivo?

] Deliana Bertani

psicologa-psicoterapeuta,

responsabile Unità operativa Psicologia

clinica Ausl Reggio Emilia

]reggiocomune

29

minato “Diamoci un limite”, quattro serate

in cui sono stati affrontati la relazione

tra docenti e genitori, il rispetto delle

regole, la capacità di dare un limite, le

aspettative, i no, le punizioni, i premi.

Ic Don Pasquino Borghi

Quattro incontri sul tema: “Promuovere

e potenziare le abilità sociali e prevenire

fenomeni di prevaricazione e bullismo”,

organizzato in collaborazione con la

quarta Circoscrizione e con l’associazione

Arcobaleno. Proposto ai genitori degli

alunni della scuola media.

Direzione didattica 8° circolo

In collaborazione con la quinta Circoscrizione,

organizza incontri di formazione

per i genitori sui temi: il disagio, l’ansia

di fronte alle richieste di prestazione, alle

difficoltà di varia natura; la gestione del

tempo e delle attività nell’organizzazione

della giornata di un bambino; le regole

educative.

Poiché nelle scuole di questo Circolo

sono aumentati alunni disabili e stranieri,

è stata proposta una riflessione sulla

diversità che coinvolgesse alunni, insegnanti

e genitori, per favorire un atteggiamento

di apertura e disponibilità.

Ic “J. F. Kennedy”

“Genitori si diventa” è un ciclo di incontri

dedicato a genitori e docenti, con la

partecipazione di esperti per informare

e riflettere su problematiche riguardanti

alunni, famiglie, scuola e territorio. I temi

di aprile sono stati: “Quando gli ormoni

cominciano a muoversi” e “Pronto dottore?

Malesseri e benessere a casa e a

scuola”.

Ic Fermi – Manzoni

Il percorso formativo per genitori proposto,

in quattro incontri, ha per titolo

“I segni del cambiamento: essere adolescenti,

essere genitori”. Da sei anni è

anche attivo uno sportello di consulenza

per alunni, docenti e famiglie.

Scuola media Da Vinci – Einstein

Proposte ai genitori quattro serate interattive.

Dopo i primi due incontri sui temi

dell’educare, si sono formati gruppi di

confronto-aiuto dei genitori, in cui loro

stessi hanno scelto i temi di maggiore

interesse legati alle difficoltà della quotidianità.


0

]reggiocomune

CULTURA&CULTURE

Cogliere i mondi della vita attraverso

lo sguardo, conoscere la realtà urbana

attraverso un riquadro: è questo che

la fotografia ci consente, è questo che

Fotografia europea. Reggio Emilia

2007 ci offre in questi giorni.

Fino al 10 giugno, attraverso 70 esposizioni

di fotografi internazionali e locali -

come Marina Ballo Charmet, Ferdinando

Scianna, Bernard Plossu - Reggio

è immersa in un grande viaggio visivo

attraverso l’Europa, un viaggio che ci fa

scoprire - e riscoprire - luoghi e atmosfere

del nostro continente.

Le città e l’Europa è infatti il tema a cui

è dedicata questa seconda edizione di

Fotografia europea, evento curato da

Elio Grazioli, che quest’anno riflette sui

mutamenti dell’identità europea.

Un’analisi artistica, culturale e sociologica

che parte dalle città: non le capitali

e le metropoli, ma il reticolo dei luoghi e

delle comunità di più piccole dimensioni,

che costituiscono i nuovi laboratori

della socialità.

L’obiettivo fotografico degli artisti

coinvolti in questo grande progetto di

committenza pubblica, che ha scelto

la fotografia ritenendola il veicolo più

efficace e democratico per veicolare

arte, ci racconta di monumenti, case e

strade. Ma anche, e soprattutto, di persone,

abitudini, vite che si incontrano.

Perché se l’architettura è il segno più

Reggio capitale

della fotografia

Viaggio visivo attraverso vecchi e nuovi spazi d’Europa

tangibile della costruzione della comunità,

l’Europa è fatta anche di quotidianità,

gesti, volti che la rigenerano di

giorno in giorno. Per questo il tema è

stato affrontato con un approccio multidisciplinare

che ha coinvolto fra l’altro

scrittori, filosofi, sociologi, architetti e

giornalisti - da Zygmunt Bauman ad

Armando Massarenti, da Martin Pollack

a Marco Belpoliti, Stefano Boeri, Cees

Nooteboom, Stefano Chiodi - con

conferenze e seminari dedicati a una

riflessione organica sui mutamenti che

caratterizzano la nostra epoca e i nostri

spazi quotidiani.

Fotografia europea ci offre inoltre un

viaggio nel viaggio, perchè permette di

riscoprire alcuni luoghi di Reggio sotto

una veste nuova. Spazi di solito chiusi,

esclusi dalla nostra quotidianità, si

aprono per ospitare mostre ed eventi;

luoghi pubblici e privati destinati agli usi

più vari si trasformano in sale espositive,

palcoscenici e punti d’incontro.

Così l’Isolato San Rocco diviene una

galleria d’arte, le strade di Rosta Nuova

sono diventate teatro di un grande

evento di danza proposto da Aterballetto

per questo quartiere-laboratorio che

negli anni Cinquanta fu progetto pilota

dell’urbanistica europea, la chiesa di

San Giorgio, l’ex ospedale psichiatrico


e l’ex cinema Boiardo si convertono in

sale mostra, la galleria Parmeggiani si

apre alla multimedialità di video, performance,

immagini e interventi sonori.

Accanto a questi anche librerie, cortili,

In alto a sinistra foto di Luigi Ghirri,

Amsterdam 1980-81, Polaroid;

al centro Ferdinando Scianna – Budapest,

Ungheria 1990; sotto Pietro Iori –

Amsterdam, Vite in vetrina, 2007

Dove i biglietti

Le mostre sono aperte fino al 10 giungo

dal martedì al venerdì dalle 18 alle 23; sa-

bato e domenica dalle 10 alle 23. Il bigliet-

to unico per accedere a tutte le mostre

costa 10 euro, ridotto (7 euro) per studen-

ti, soci Uci, Cts, Aib, Carta giovani, over

65 e visitatori della mostra in programma

a palazzo Magnani. Ingresso gratuito per

ragazzi con meno di 12 anni, scolaresche,

disabili e accompagnatori, soci Icom.

Sono in funzione due biglietterie: una nei

Chiostri di San Domenico in via Dante e

una a palazzo Casotti in piazza Casotti.

alberghi, ristoranti, sottopassi – insieme

a tutta la rete delle gallerie d’arte cittadine

– per l’occasione propongono percorsi

del visivo.

] Elisa Soncini

Le città/l’Europa

]reggiocomune

Le mostre

1

Marina Ballo Charmet “Parco 2006-

2007”; Jean-Louis Garnell “Escalier

B 2007”; Klavdij Sluban “Berlin” ai

Chiostri di San Domenico

Cezary Bodzianowski “Emilia 2000-

2007”; Aino Kannisto “Helsinki series”

alla Galleria Parmeggiani

Armin Linke “Nicosia”

Palazzo Chierici, piazza Fontanesi 8/a

La tradizione

dello sguardo europeo

Bernard Plossu “European Cities-mo-

vie 1970-2006”; Pentti Sammallahti

“Pentti Sammallahti”, Chiesa di San

Giorgio

Ferdinando Scianna “Ti guardo negli

occhi, città”, Palazzo Casotti

Progetti

Luigi Ghirri “Luigi Ghirri. Immagini di

immagini” Galleria ex cinema Boiardo;

Fabrizio Cicconi e Kai-Uwe Schul-

te-Bunert “2” ex Ospedale psichia-

trico giudiziario, via dei Servi; Giorgio

Barrera “Attraverso la finestra. Reggio

Emilia. Quartiere Ina-Casa Rosta Nuo-

va” via Wybicki, 12/b; Giorgio Mes-

sori e Vittore Fossati “Viaggio in un

paesaggio terrestre” Chiostri di San

Domenico; Lorenza Lucchi Basili

“Spazio Sessantadue, Reggio Emi-

lia” Spazio km129, piazza Prampolini

1/f; Marcello Grassi e Fabrizio Orsi

“Identità tra le città d’Europa. Berlino”

ex Ospedale psichiatrico giudiziario,

via dei Servi; François Delebecque

“Realmente fantastico” Chiostri di San

Domenico; Primož Bizjak e Pietro

Iori “Derive infra-ordinarie” Centro in-

ternazionale Loris Malaguzzi; “Foto-

collezione”, le acquisizioni di Fotografia

europea 2006, Palazzo Busetti, piazza

Del Monte 6

Il programma

Il programma completo di mostre, ini-

ziative collaterali ed eventi è disponibile

allo Iat e negli Urp del Comune e sul

sito www.reggiofotografia.it

Info 0 22. 0 e 11 2;

info@fotografiaeuropea.it


2

]reggiocomune

APPUNTAMENTI

26 maggio la Notte bianca

Un lungo carro a forma di serpente percorrerà il centro, suscitando

spettacoli, giochi, danze e letture nelle piazze e in molti altri luoghi

Una città incantata dal “Flauto Magico”

Il 26 maggio la Notte bianca di Reggio

vestirà i panni festosi e colorati del

Flauto magico, la celebre favola mozartiana

in cui si narra di forze antagoniste

che si incontrano e scontrano. La cit

sarà un Flauto magico, la città è già

un Flauto magico, con una parte visibile

e una invisibile, che in quella notte

- pensata da Comune e Teatri di Reggio

Emilia, in occasione del 150° del Valli -

verranno a contatto, trasformando abitanti,

cittadini e negozianti in parte di un

immenso palcoscenico a scena aperta.

Ognuno di noi sarà Tamino, impegnato

in un viaggio. Il grande serpente che

apre la favola mozartiana, sotto forma di

carro allegorico, invaderà la città e darà

avvio all’evento che avrà in varie piazze

e altri luoghi i punti ove si svolgeranno

spettacoli, giochi, danze, letture, con la

partecipazione di tutta la città, associazioni,

gruppi. Ad ogni piazza principale

- secondo la regia di Francesco Micheli

- verrà associato uno dei personaggi del

Flauto magico; altri personaggi della favola

avranno un proprio carro, che percorrerà

precisi itinerari, salvo poi fermarsi

e fungere da punto di ritrovo. L’obiettivo

è trasformare la città in un palcoscenico,

con il contributo di tutti. Anche le vetrine

dei negozi diventano singole e festose

scene del grande spettacolo della notte.

Ballerini in vetrina, attori che recitano

una rielaborazione musicale e attuale del

Flauto, allestimenti speciali con pochi

elementi scenografici: tante idee per non

mancare al grande e festoso appuntamento

di tutta una città.


La trama

Il principe Tamino sta fuggendo da un

serpente, gli vengono incontro le tre

dame della Regina della notte, che lamenta

il dolore per la scomparsa della

figlia Pamina, rapita dal malvagio Sarastro.

Tamino, affascinato da un ritratto

della giovane, decide di andare con

l’uccellatore Papageno per salvare la

principessa. Le dame consegnano a

Tamino un flauto magico e un carillon

fatato a Papageno: li aiuteranno ad

affrontare le difficoltà. Tamino e Papageno

partono per il viaggio alla ricerca

di Pamina, che il malvagio carceriere

Monostatos tiene imprigionata. Ma la

realtà non è quella che può sembrare,

il “cattivo” Sarastro in realtà non è tale

e spiega a Tamino che – se vorrà entrare

nel suo regno – dovrà percorrere

un cammino di purificazione, fatto di

tre prove, al termine e superate le quali,

trionferà l’amore tra Tamino e Pamina e

regnerà la concordia tra tutti.

La fortuna

Gli allestimenti della Notte bianca traggono

origine dalla celebre opera lirica

“Il Flauto magico”: due atti musicati di

Wolfang Amadeus Mozart, su libretto di

Emanuele Schikaneder. La prima rappresentazione

avvenne a Vienna il 30

settembre 1791. L’opera risulta adatta

ad un vasto pubblico. Forse perché

Mozart è giocoso come nessun altro,

forse per l’apparente semplicità, o per

la fantasia straordinaria che pervade

tutta l’opera, o perché essa contiene

tutti gli ingredienti per emozionare: dalla

magia al mistero, all’amore, all’amicizia,

all’umorismo mescolati nel modo più

straordinario e affascinante possibile.

Un bozzetto preparatorio della Notte bianca

2007 di Luca Prandini e un momento musicale

dell’evento 2006 (foto Artioli)

Agenda di primavera

• RED – Reggio Emilia Danza

Festival 9/18 maggio

www. redfestival.it

www.iteatri.re.it

• REGGIONARRA

11/12/13 maggio - La città delle storie

info 0522 456585

www.reggionarra.it

• MARATONA DELLE PORTE

19 maggio 2007

quattro_porte@libero.it

http://members.xoom.it/quattroporte

• MILLE MIGLIA

Passaggio - 19 maggio

http://www.millemiglia.it

info: Iat 0522 451152

• MONDINPIAZZA

20 maggio

info: 0522 456250

mondinsieme@municipio.re.it

• REMIDA DAY

20 maggio

info: 0522 431750 - re.mida@libero.it

zerosei.comune.re.it/italiano/remida.htm

• ESC

20/26 maggio

info: Comune Informa 0522 456660

www.municipio.re.it

• GIRO D’ITALIA

21 maggio

• RE DI FIORI

2/3 giugno

redifiori@unionmark.it - www.unionmark.it

]reggiocomune

11/17 giugno 2007

1° Festival internazionale

del Quartetto

Il 2007 è un anno importante: il Concorso

internazionale per quartetto d’archi “Premio

Paolo Borciani”, realizzato dal Teatro

municipale, compie 20 anni e lo stesso Teatro

ne compie 150. Questa felice coincidenza

viene celebrata con una settimana di Festa

del Quartetto, dall’11 al 17 giugno. Il festival

propone cinque concerti serali al Valli, una

“master class” per quartetto d’archi con

Andras Keller aperta al pubblico, quindi la

terza edizione di “Quartetti e Movimenti”,

serie di concerti brevi preserali e notturni nelle

strade e nei cortili storici della città. I cinque

concerti al Valli sono un evento unico nel suo

genere e i complessi che si esibiranno sono

tra i più affermati del mondo.

Il programma:

Lunedì 11 giugno

Quartetto Keller, musiche di Bartók, Ligeti,

Beethoven

Martedì 12 giugno

Quartetto Vogler, musiche di Bartók,

Beethoven

Giovedì 1 giugno

Quartetto Ébène, musiche di Bartók,

Beethoven

Venerdì 1 giugno

Quartetto Parker, musiche di Ligeti, Bartók,

Beethoven

Sabato 1 giugno

Quartetto Kuss, musiche di Bach, Bartók,

Kurtág, Beethoven

Domenica 1 giugno

Concerto di chiusura del Festival con i

protagonisti della master class per quartetto

d’archi

www.premioborciani.org


]reggiocomune

VITADIQUARTIERE

Rosta Nuova è un quartiere di case

faccia a vista che si allarga con misura

dietro via Manara. Qui, tra via Mutilati

del lavoro e via Medaglie d’oro della

Resistenza, si snodano cortine di palazzine

in mattoni che si raccolgono

intorno a via Wybicki, il viale di alberi e

portici che dolcemente l’attraversa.

Rosta Nuova è uno di quei quartieri nati

dal nulla, dove una volta c’era soltanto

campagna, ma che col tempo sono

riusciti a costruire una propria storia

all’interno della città, un’identità che

oggi festeggia cinquant’anni ed è un

modello europeo di architettura urbana

e sociale. Dietro la Rosta c’è un progetto

che ha fatto scuola e che - non

a caso - viene celebrato in questi giorni

da Fotografia Europea come esempio

di edificazione equilibrata, capace di

integrare gli abitanti. Quando, a metà

degli anni Cinquanta, i confini della cit

storica erano ormai troppo stretti per

ospitare vecchi e nuovi reggiani arrivati

dal Sud in cerca di lavoro, qui venne

insediato un nuovo quartiere. Ma gli architetti

che elaborarono il progetto – il

reggiano Enea Manfrendini, insieme

a Franco Albini e Franca Helg – si

preoccuparono anche di dargli un’anima.

Non solo case, ma anche spazi

aperti e spazi chiusi comuni (la piazza,

il parco, la chiesa, il centro sociale, la

Viaggio fra l’identità, la storia e le nuove

dinamiche dei quartieri, raccontate anche

dalla voce dei suoi abitanti

Rosta Nuova: quei portici

che fanno comunità

scuola) inseriti nel tessuto residenziale

come fossero un tutt’uno: luoghi da

vivere insieme, luoghi – come direbbe

Osvaldo Piacentini - essenziali

per favorire “la formazione di vincoli di

comunanza e solidarietà”. Tra questi

il portico e i grandi marciapiedi: due

elementi che sono riusciti a creare la

‘magia sociale’ di questo quartiere

nato dal nulla, in cui le relazioni erano

tutte da inventare. Certo, erano anni

in cui la gente era predisposta più di

oggi a condividere e socializzare, per-

ché allora la solidarietà era d’obbligo.

Ma indubbiamente questi spazi hanno

giocato il loro ruolo, perché il portico e il

marciapiede erano il cortile di tutti, era-


no la naturale estensione delle case, lo

spazio dove giocare, chiacchierare, discutere,

guardare il passaggio, insomma

stare insieme. “Il portico - ricorda

Lariana Vecchi, la storica bibliotecaria

- era come un balcone comune. Ed era

il cortile dei bambini che qui giocavano,

facevano i mercatini dei giocattoli e dei

giornalini”. Lo ha cantato e immortalato

in versi anche Anna Mazzi Spagni, la

poetessa del quartiere, che alla Rosta

ha dedicato un’ode: “D’istée n’andom

gnan in montagna:/ e gh’om na pianta

davanti cà/ che per nueter l’è na gran

cucagna…/ S’piantom là sota seder,

cun al goci e l’uncinet:/ gh’è un fresc

che se sta dmei/ che s’andesen ai Pirenei,/

e dop seina per finir al ciacer dla

giornea/ andom toti sota ai porteg/ per

ciaper mia la roseda”. Fino a pochi anni

fa, nelle sere di luglio il portico si trasformava

in ristorante perché Gianni,

il fornaio della via, per festeggiare la

chiusura estiva organizzava una grande

cena a base di pesce che, sparsa

la voce, arrivò a oltre 400 commensali

e al consumo di oltre 150 chili di cozze

e 120 chili di pesce spada fatti fuori in

poche ore.

Qualcuno ancor si lecca i baffi. Il portico

- su cui si affacciavano quasi quaranta

negozi, oggi notevolmente ridotti

- ha costruito la comunità del quartiere

e forse questa architettura che lega

pubblico e privato, luoghi comuni e

abitazioni, ha contribuito a veicolare

un senso del “pubblico” speciale, che

ha reso la Rosta un quartiere a forte

partecipazione. La biblioteca locale ad

esempio è nata su specifica richiesta

degli abitanti del quartiere. Certo, il

Comune ha fatto la sua parte, ma c’è

]reggiocomune

Nella pagina a fianco,

il Cinema Rosebud; e qui sopra:

via Wybichi - foto Silva Nironi - ReFoto

Al centro: Rosta nuova di Dario Lasagni per

Fotografia europea 2007

stata anche una forte spinta “dal basso”.

E poi, per mantenere qui il cinema

Rosebud, quando negli anni Novanta

sembrava dovesse chiudere, si è mobilitato

tutto il quartiere e il gruppo dei

giovani cinefili che lì si radunava, per

contrastarne la chiusura, ha organizzato

un “funerale della sala” e una tempesta

di tremila cartoline di protesta

indirizzata all’ufficio cinema del Comune.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti:

il quartiere ha mantenuto questo luogo

di cultura, che oggi è uno dei suoi punti

d’orgoglio.

Allora impegnarsi era naturale e Franco

Ferretti, omonimo del nostro vicesindaco,

per tanta partecipazione veniva

chiamato “il sindaco della Rosta”.

Padre Francesco, un fratone che

sembrava la controfigura di Fra’ Tac,

non era da meno: in tanti se lo ricorda-


]reggiocomune

no quando negli anni Ottanta solcava il

quartiere in bicicletta cercando di recuperare

i ragazzi attratti dall’eroina.

“La Rosta da luogo paesano che era

- continua Lariana - oggi è diventato un

po’ un quartiere dormitorio.

La piazza ad esempio è usata come

parcheggio. Ma del resto, negli anni

Cinquanta, quando hanno progettato

il quartiere, non avevano previsto i garage”.

Chi si immaginava che saremmo

diventati tutti così dipendenti dalle

auto? “Quella che un tempo era una

rete spontanea di integrazione - commenta

Elvira, che cura le iniziative culturali

della zona - oggi è supportata da

dei mediatori: il Polo 5, la parrocchia, il

centro sociale”.

È grazie a questi soggetti che questo

è ancora un luogo vivo con forti poli di

aggregazione, in cui si riproduce quel

senso di misura e di dimensione umana

che fanno della Rosta “un quartiere

che ti resta nel cuore”, come sostiene

Deanna che qui è nata e qui abita ancora.

Poi anche adesso “ci sono persone

che conoscono tutti e controllano

il quartiere - dice Luciano Torelli, un

altro che di impegno qui ne ha speso

parecchio - se le finestre di una casa

rimangono chiuse a lungo, c’è chi si

preoccupa e chiede. In altri quartieri

non conosci il tuo dirimpettaio, qui si

conoscono tutti”. “Noi eravamo tutti

innamorati della Rosta - prosegue Torelli

- e lo siamo ancora. Molti di noi ci

abitano anche oggi e tanti sono tornati

a viverci”.

Perché se il quartiere è invecchiato, allo

stesso tempo si sta verificando un’in-

A fianco: una delle cene di Gianni, il fornaio

Sotto, da sinistra: Lariana Vecchi

e Luciano Torelli

versione di tendenza e i giovani, messa

su famiglia, stanno riacquistando casa

qui. Anche perché in pochi oggi definirebbero

‘popolare’ quest’architettura.

Il mattone ha conservato gli edifici e

mentre altrove le case popolari le stanno

buttando giù, qui gli edifici sembrano

appena fatti. E poi c’è un periodo

dell’anno in cui la Rosta diventa un posto

magico. A fine marzo, ai primi sentori

di primavera, la fioritura degli alberi

avvolge via Wybicki in un’atmosfera

fiabesca. La strada e il cielo sono divisi

da nuvole rosa gonfie di petali e colore

e a chi percorre la via sembra di attraversare

un paesaggio surreale in cui il

mattone rosso delle case fa da sfondo

a questa esplosione della natura di cui

gli abitanti della Rosta vanno così fieri

da essersi inventati la festa della fioritura.

E poi quando i fiori cadono il gioco

continua con il rosso-granata delle foglie

che prende il sopravvento.

] Elisa Soncini


Uno spazio collettivo più bello per avere la

voglia di starci, per goderlo

]reggiocomune

AVERCURADEILUOGHI

Torna nuovo l’ex Foro Boario

La struttura, completamente rinnovata con materiali e tecniche ecocompatibili, diventa la sede della ottava

Circoscrizione e del Polo 3. L’area esterna coperta è destinata ad attività ludiche

L’edificio in via XX Settembre – quello

che fino alla fine degli anni Settanta

era il Foro boario – è stato ristrutturato

ed è pronto ad accogliere le sedi della

ottava Circoscrizione e del Polo 3.

Il progetto, dell’architetto Luca Panciroli,

ha mantenuto integre le strutture

esistenti, rendendole più accessibili

attraverso scale e ascensori.

Gli spazi, comprese le sale per conferenze,

sono stati distribuiti in modo

più funzionale.

L’area esterna coperta, prima utilizzata

per sosta auto, è stata ripavimentata

in pietra di luserna, porfido e ciottolato.

È destinata ad attività ludiche

ed espositive ed è collegata alla zona

parcheggio retrostante. Naturali sia i

materiali, che le tecniche utilizzate nel

restauro. Si garantiscono così, oltre a

un consistente risparmio energetico,

la riciclabilità dei prodotti impiegati. Il

costo della ristrutturazione ammonta a

un 1 milione e 580mila euro.

La storia

Fin dal 1845, lo spazio dove venivano

condotte le contrattazioni del bestiame

era situato nell’attuale sede

dell’Università di Modena e Reggio.

Lo aveva deciso il duca di Modena,

Francesco IV, per dare una collocazio-

ne più consona a questa attività, fino

ad allora svolta in piazzale Santa Maria

Maddalena, l’attuale piazza Fontanesi.

Il progetto viene affidato a Pietro Marchelli,

ingegnere e architetto, professore

d’architettura nelle Regie scuole

di Belle arti di Modena e Reggio.

Nel 1887 il ministero della Guerra destinò

l’uso del Foro boario e dell’area

circostante a caserma del 15° Reggimento

di artiglieria, intitolandola al generale

napoleonico Carlo Zucchi.

L’edificio di via XX Settembre, come

L’area esterna coperta dell’ex Foro Boario

Foto di William Ferrari

sede del mercato bestiame, funzionerà

solo a partire dall’ultimo dopoguerra

con i suoi 38 mila metri quadrati in

cui trovavano posto gli stalli per il ricovero

bestiame, i magazzini di foraggi e

mangimi e un fabbricato di servizio.

L’attività del mercato bestiame è proseguita,

in questa sede, fino al trasferimento

delle attività nella zona Fiera

di Mancasale, alla fine degli anni Settanta.


]reggiocomune

ANDARPERPARCHI

Il nuovo Parco

della Resistenza

Alla scoperta dei parchi e delle aree

verdi della città: 7 milioni di metri

quadrati che offrono ad ogni reggiano

40 metri quadrati di verde, di cui 20

per uso ricreativo

Il 21 aprile 2007 nasce ufficialmente il Parco della Resistenza.

Lo si trova nell’immediata periferia della città, a ridosso

del tribunale, tra via Cisalpina, via Falcone e il muro di cinta

del tiro a segno.

La presenza del tiro a segno, luogo di memorie legate alla

guerra di Liberazione, alla fucilazione dei sette fratelli Cervi,

Quarto Camurri e Don Pasquino Borghi, ha determinato la

denominazione del parco.

Una superficie di 22 mila metri quadrati, in cui si entra da via

Falcone, attraverso una piazzetta circolare, pavimentata in

porfido e pietra e contornata da macchie di cespugli fioriti. Si

prosegue attraverso un viale alberato, vero e proprio corridoio

verde, che si collega alla piazza centrale: una grande radura

erbosa circolare di circa 40 metri di diametro.

La piazza è delimitata da una zona “a seduta”, posta su un

leggero pendio, e da due anelli di alberi. È pensata come luogo

di incontro, di manifestazioni e spettacoli. Nella zona più

protetta del parco, è stato realizzata l’area gioco per i bambini.

Uno spazio circolare, contornato da cespugli colorati e

piante da fioritura.

Il Parco della Resistenza è costato 530mila euro.

Nelle foto alcuni scorci del Parco della Resistenza

inaugurato il 21 aprile scorso

In alto una foto d’epoca di partigiani (Istoreco)

Le foto del parco sono di Iolanda Bolondi


Notizie su viabilità e nuove infrastrutture,

mobilità ciclabile e sostenibile

]reggiocomune

MUOVERSIERESPIRARE

Quattro porte, la maratona di tutti

Sabato 19 maggio si rinnova l’appuntamento

primaverile con l’iniziativa

podistica più collaudata di Reggio. Nata

31 anni fa da un’intuizione di Adriano

Roccatagliati, anche quest’anno la Maratona

delle quattro porte farà correre

oltre duemila persone per le vie di un

centro dominato dai pedoni, immagine

festosa di una città finalmente libera da

auto e gas di scarico.

Famiglie, anziani in pantaloncini corti e

runners super allenati, tutti insieme di

corsa per respirare aria pulita tra gli antichi

palazzi della via Emilia.

L’allenamento è stato duro. Con tuta e

scarpe da ginnastica, gli allegri fanatici

del movimento all’aria aperta hanno

sfidato anche il freddo delle prime ore

del mattino per scoprire la particolare

sintonia tra il ritmo del proprio passo e

percorsi consueti, ma ogni giorno nuovi,

salutati con ammirazione o magari

da un pizzico d’invidia dai passanti.

Sono diverse migliaia (si parla di quasi

diecimila!) i reggiani che almeno due

o tre volte la settimana infilano scarpe,

maglietta e calzoncini e si avviano correndo

per i quartieri di periferia, i sentieri

di campagna o i parchi del centro, coniugando

il piacere della corsa lenta o

dell’allenamento tirato al gusto di vivere

e ‘respirare’ la città con spirito sereno

e curioso. Per rendersene conto, basta

fare un giro nel Parco fluviale del Cro-

Un freno al traffico

in via Lelio Basso

Modifiche temporanee alla circolazione fino a metà giugno

Garantito l’accesso alla casa di cura Villa Verde

stolo, il percorso naturalistico più amato

dai reggiani – dove il Comune ha da

poco installato una nuova passerella

pedonale e sta realizzando il sentiero

sulla sponda destra, parallelo ai 4 chilometri

della sponda sinistra – che offre

ai podisti di ogni genere e ambizione un

gradevole percorso in un ambiente unico

e suggestivo.

E il fine settimana, tutti insieme alla

Camminata del maialino o alla Strachiviòl,

tra piccoli record personali o

chiacchierate di dieci chilometri, con un

sacchetto di pasta per premio.

Proseguono i lavori di moderazione del traffico in via Lelio Basso (l’arteria

che collega via Martiri della Bettola a via Luxemburg) che consentiranno di

migliorare le condizioni sicurezza dell’importante asse stradale, rallentando la

velocità degli automezzi in transito in prossimità della casa di cura Villa Verde.

Realizzata la rotatoria, è in corso la costruzione di una piattaforma stradale

rialzata e di un’isola di separazione delle corsie, in prossimità dell’accesso a

Villa Verde. I lavori si concluderanno intorno a metà giugno. La circolazione

ciclopedonale e l’accesso alla casa di cura sono garantiti.

Progetto

Pedal

Alla scuola media Lepido

9

Maratone e camminate,

autentiche passioni per i reggiani

Pedal è un progetto rivolto ai ragazzi

delle scuole medie inferiori, incentrato

sulla proposta della bicicletta come

mezzo di trasporto urbano sostenibile.

Chi aderisce sceglie di andare a piedi,

in bicicletta o utilizzare un trasporto

pubblico sia per andare a scuola, che

nel tempo libero. I ragazzi partecipano

poi a vari laboratori didattici che incrementano

le loro conoscenze sull’effetto

serra e i danni provocati all’ambiente

dalle emissioni di carbonio.

L’iniziativa è promossa dalla Regione

Emilia Romagna, insieme ai Comuni di

Modena e Reggio Emilia. Inaugurato

nell’anno scolastico in corso, il progetto

è ancora in fase sperimentale e attualmente

interessa due istituti emiliani:

le classi seconde della scuola media

inferiore Lepido di Reggio Emilia e le

prime della media Lanfranco Guidotti

di Modena.


Via Palazzolo

Un tempo Volta della Corda, sinistro luogo di giustizia

Via Palazzolo è stretta, quindi un poco

buia, e collega piazza Prampolini a via

Guido da Castello. Recentemente una

bella e nuova pavimentazione ha ridato

tono a tutta la strada. Apparentemente

via Palazzolo non offre nulla di interessante.

Però, se cerchiamo con occhio

attento, vedremo tanti segnali che ci

rimandano alla storia della nostra città.

Poi c’è un’altra storia, senza segni visibili,

che l’ha resa protagonista. Correva

l’anno 1865 ed era il 22 ottobre, giorno

di elezioni per Reggio Emilia. Infuriavano

le polemiche fra i due principali partiti, i

Liberali moderati e i Repubblicani mazziniani.

I due partiti si riconoscevano rispettivamente

nei giornali: L’Italia centrale

e La rivoluzione. Angelo Volpi, reggiano

d’adozione e professore di liceo, dirigeva

L’Italia centrale, dalle cui pagine accusava

gli avversari di essere “una banda di

accoltellatori, senza ideali e opportunisti”.

Alto quasi due metri e largo di spalle,

aveva allora una quarantina di anni e una

vita avventurosa alle spalle. Nato a Belluno,

aveva combattuto come volontario

nei moti del 1848. Ordinato sacerdote,

aveva poi violentemente polemizzato

contro il potere temporale della Chiesa.

Scomunicato, dopo avere avuto rapporti

con la massoneria, era approdato a Reggio.

La sera del 22 ottobre stava rientrando

a casa quando, proprio in via Palazzolo

subiva un’aggressione. Una decina

di energumeni, sbucando da vicolo Delle

rose, si avventavano su di lui con bastoni

e pugnali, lasciandolo poi a terra

]reggiocomune

Curiosando fra vie e palazzi

del centro storico: aneddoti, arte e storia PASSEGGIAREINCENTRO

pesto e sanguinante. Poco tempo dopo,

Angelo Volpe abbandonerà Reggio e la

direzione del giornale. Anche il direttore

della testata avversaria si dimetterà per

favorire un clima di riconciliazione.

L’alta volta di via Palazzolo che si apre su

piazza Prampolini portava, sino al 1814,

il curioso nome di Volta della corda . Il

termine si riferiva ai “tratti di corda” usati

come tortura, che allora era ammessa,

per estorcere confessioni. Sopra la volta,

infatti, si trovava la stanza degli interrogatori,

annessa all’antico tribunale.

Poco più avanti, all’angolo di via Colombina,

un piccolo riparo di lamiera protegge,

per modo di dire, i resti smozzicati

in arenaria di un grazioso putto alato

reggiscudo. Fino a pochi anni fa, era ancora

riconoscibile nello scudo lo stemma

della famiglia Malaguzzi, da cui proveniva

Daria, madre di Ludovico Ariosto. Tutto

l’isolato costituiva infatti l’antico palazzo

della nobile e ricca famiglia. Se si osserva

con attenzione – proprio nell’alto edificio

d’angolo – sono riconoscibili, sotto l’intonaco,

le strutture dell’antico torrione.

Proseguendo verso via Guido da Castello,

non può passare inosservato il

bellissimo portale seicentesco, in marmo

bianco di Carrara, del palazzo dei conti

Prini. Nell’edificio attiguo spiccano due

grandi finestre a sesto acuto, con avanzi

di ghiera decorata in cotto. I finestroni

sono ciò che rimane di una loggia quattrocentesca

che sovrastava le stalle e le

rimesse di palazzo Prini.

] Attilio Marchesini

1

A sinistra, la volta di via Palazzolo: era la

stanza degli interrogatori. Nelle altre immagini:

le grandi finestre a sesto acuto con

avanzi di ghiera in cotto, i resti in arenaria

del putto reggiscudo e la strada vista da

piazza San Giovannino

Foto Silva Nironi - ReFoto


2

]reggiocomune

IOREGGIOLAVEDOCOSÌ

Reggio esempio di comunità etica

Lo sostiene il celebre psicologo americano Howard Gardner, in un’intervista alla Harvard Business Review

L’autorevole psicologo americano

Howard Gardner ha recentemente

citato Reggio Emilia come “esempio

di comunità etica” in un’intervista rilasciata

alla prestigiosa rivista accademica

americana Harvard Business

Review.

Lo psicologo docente ad Harvard, che

ha formulato la teoria dell’intelligenza

multipla, è ritenuto uno dei cento

intellettuali più influenti del mondo.

Gardner conosce in modo profondo

la realtà di Reggio Emilia e il Reggio

Approach, attraverso frequenti contatti

con il Centro internazionale per

l’infanzia.

Nella conversazione “La mente etica”,

riportata nel numero di marzo 2007

della Harvard Business Review, Gardner

risponde alle domande del professor

Bronwyn Fryer sulla sua nuova

opera, Five Minds for the Future, Cinque

menti per il futuro.

La mente etica è fondamentalmente

rivolta alla comunità. “Un orientamento

etico inizia a casa”, dice Gardner.

“Il mio esempio preferito di una comunità

etica – afferma – è una piccola cit

di nome Reggio Emilia nel Nord Italia.

Oltre a provvedere a servizi di alta

qualità e benefici culturali per i propri

cittadini, la città provvede ad eccel-

SALUTEEFARMACI

I radicali liberi sono sostanze “ossidanti”

che vengono prodotte dall’organismo

nei normali processi di trasformazione

chimica. L’organismo dispone

di meccanismi antiossidanti che, però,

non sempre riescono a neutralizzare la

loro azione. Un eccesso di radicali liberi

danneggia le membrane che rivestono

le cellule e il DNA interno, che contiene

le informazioni genetiche. Ciò potrebbe

essere alla base dell’insorgenza

lenti centri per l’infanzia e prescolari.

I bambini sentono che la comunità si

prende cura di loro. Così, quando crescono,

restituiscono questo riguardo

prendendosi cura degli altri.

Diventano buoni lavoratori e buoni cittadini”.

Un tono così elevato, continua Gardner,

che si riscontra come attitudine

etica di tutta la comunità nell’allontanare

comportamenti lavorativi immorali

o di bassa qualità.

Trasferendo il tema quindi nel mondo

del lavoro e del business, Gardner

Dalle Farmacie comunali riunite informazioni

corrette, per un uso consapevole dei farmaci

Vitamine con giudizio

di tumori, cardiopatie o malattie come

il morbo di Parkinson e di Alzheimer.

L’ipotesi deriva sia da dati di laboratorio

indicanti un’azione protettiva, anti-radicali

liberi, delle vitamine antiossidanti (E,

C, beta-carotene), sia dall’osservazione

della stretta relazione esistente tra consumi

elevati di frutta e verdura, ricche di

vitamine antiossidanti, e basso rischio

di dette malattie. Sulla base di queste

premesse, sono stati condotti numerosi

Howard Gardner durante un incontro

a Reggio Emilia

cita poi il capo rabbinico della Gran

Bretagna, Jonathan Sacks, affermando:

“Quando tutto ciò che conta può

essere comprato e venduto, quando

gli impegni possono esser non mantenuti

perché non sono più a nostro

vantaggio, quando lo shopping diventa

la salvezza e la pubblicità la nostra

litania, quando il nostro valore è misurato

da quanto guadagniamo o spendiamo,

allora il mercato distrugge i veri

valori da cui, alla lunga, dipende”.

Commenta Gardner: “Reggio Emilia

sembra lontana anni luce da ciò”.

studi che hanno cercato di rispondere

ad una domanda: l’assunzione regolare

di vitamine antiossidanti può metterci al

riparo da brutte sorprese? I risultati sono,

purtroppo, deludenti su tutti i fronti: nella

prevenzione di alcuni tipi di cancro (polmone,

stomaco, intestino, fegato), nella

prevenzione delle malattie cardiovascolari

e di quelle cosiddette degenerative

come il morbo di Alzheimer. Non solo.

Alcune vitamine, come la vitamina E e il


I dubbi, le domande più frequenti dei genitori con

figli piccoli o adolescenti. Rispondono insegnanti,

pedagogisti, psicologi dell’età evolutiva

Non è raro che una ragazza sogni di

diventare modella, o comunque faccia

di tutto per essere più bella. Essere

intelligenti, o frequentare anche con

successo notevole una buona scuola,

non sono garanzie di protezione verso

i disturbi dell’alimentazione. Può accadere

infatti che un bel giorno quella

ragazza decida di doversi mettere

duramente a dieta, nonostante non

ne abbia davvero bisogno. Può cominciare

così una storia di sofferenza.

I disturbi dell’alimentazione, come

anoressia e bulimia, sono malattie

piuttosto subdole e perciò pericolose,

che colpiscono soprattutto le ragazze

adolescenti, ma non solo.

Nelle forme severe, la malattia spesso

arriva per i genitori come un fulmine

a ciel sereno; prima non sembravano

esserci particolari disagi o

grosse preoccupazioni, solo le “manie”

che molte giovani hanno. Ma a

un certo punto lei non ne vuole sapere,

si è messa in testa di dimagrire:

prima elimina alcuni alimenti, poi

ne toglie altri. Poi va’ a periodi: ogni

tanto fa scelte esasperate e per settimane

mangia sempre le solite due o

tre cose; finché, all’improvviso, non

vanno più bene neanche quelle e ne

compaiono altre due o tre. Un fatto

però rimane costante: cala di peso e,

ciò nonostante, non intende ragioni

e non vuole ricominciare a mangiare

in maniera più sostanziosa. Dice che

ha una paura enorme di aumentare

e di diventare più grassa di prima, è

convinta che se riprenderà peso non

si fermerà più. Non si fida degli esperti

perché è convinta che la vogliano

fare tornare come prima e lei allora si

sentiva ripugnante. Anche se magra

- o quasi solo pelle - se si guarda allo

specchio, si vede troppo grassa; si

arrabbia quando, un po’ tutti, le ripetono

che invece è troppo magra, che

rischia di ammalarsi e che non riuscirà

più ad andare a scuola, a fare sport,

a uscire con gli amici, a fare le sue

cose. Quando però la si guarda attentamente,

dietro la determinazione, la

chiusura e la rabbia che qualche volta

rivolge anche a mamma o a papà, si

vedono - nel viso scarnificato, con gli

occhi che sembrano diventare sempre

più enormi - il terrore vero e proprio

che suscitano il cibo, la bilancia e

lo specchio; si vedono la diffidenza e

la sfiducia verso gli altri, si sente il dolore

della solitudine e la disperazione

di non sapere come uscirne e riprendere

il controllo. Se lo avevano, il mestruo

si arresta, altrimenti non arriva.

Eppure fanno un sacco di movimento

e di palestra per bruciare calorie;

]reggiocomune

LEDOMANDEDEIGENITORI

Mangiare senza versare lacrime

Immagine corporea, peso e cibo

beta-carotene, se prese a dosi elevate e

a lungo, potrebbero, addirittura, aumentare

il rischio di morte in chi dovrebbe

beneficiare maggiormente del loro presunto

effetto protettivo: i malati più fragili,

i diabetici ad elevato rischio cardiovascolare,

i fumatori. In sintesi, non serve

usare in modo indiscriminato quantità di

vitamine antiossidanti, superiori a quelle

che ciascuno può trovare in una dieta

“salutare”. Consumare ogni giorno frutta

e verdura fresca aiuta a mantenerci in

buona salute. Se proprio non si riesce

a fare a meno di assumere vitamine, è

consigliabile farlo per brevi periodi di

tempo e non considerarle sostituti di una

corretta alimentazione.

dormono poco, ma sembrano piene

di energie. Con l’andare del tempo si

accumulano le sconfitte, avvengono

inevitabilmente delle abbuffate. Allora

la vergogna le affligge e cercano di

tutto per liberarsi del grasso. Spesso

cominciano a vomitare.

Quello che è bene sapere, è che questi

comportamenti, pensieri ed emozioni

possono diventare progressivamente

più ripetitivi, fino ad imprigionare la

persona in una gabbia fatta di ossessioni

per il cibo, il peso e l’immagine

del corpo.

Il rapporto alterato con il cibo rappresenta

sempre e solo la punta visibile di

un iceberg, complesso e profondo, in

cui si celano laceranti conflitti con sé

stessi, col proprio corpo, con la sessualità,

con la famiglia, coi genitori;

spesso col mondo intero. Ascoltare e

capire queste sofferenze richiede pazienza,

competenza, coraggio. Ma se

davvero vogliamo aiutare persone con

questi problemi, dobbiamo renderci

conto che il cibo non è solo qualcosa

da mangiare, ma è uno strumento,

distorto fin che si vuole, che certe

persone utilizzano per comunicare ed

esprimere la loro sofferenza.

] Umberto Nizzoli*

* Psicologo specialista in psicoterapia, direttore

programma Salute mentale, docente universitario di

Psicopatologia dell’adolescenza, Ausl di Reggio Emilia.

La prima farmacia comunale

in piazza Frumentaria 1903


Un gioco a premi per divertirsi

e scoprire la cit

La soluzione si ricava leggendo in senso verticale le lettere nelle caselle evidenziate

ORIZZONTALI: 1. lo strozzo senza il …tozzo – . indica la strada – . abbreviazione

abbreviata – 10. suino anglosassone – 12. vedi foto 1 – 1 . nome arabo

di donna – 1 . Ha per simbolo Ra – 1 . può esserla fino ai denti – 19. il nome della

Pericoli – 21. la nota che dà il tono – 2 . senza frecce è inutile – 2 . la Mira regista

– 2 . gruppo di isole sulla costa occidentale dell’Irlanda – 2 . la città della Mole

(sigla) – 2 . mezzo nano – 29. Certificazione Unica del Dipendente – 0. strumento

per calcoli elementari – . Chieti – . il capitano di James M. Barrie – . lo è

l’allievo disciplinato – 9. tessuti di origine egizia – 1. le cose che ci appartengono

– 2. muto – . è in inglese – . indica la provenienza – . c’è quella amandi

– . vedi foto 2

I NOSTRI PREMI!

Scrivi la risposta esatta e candidati all’estrazione di questi regali

1° premio: la Ricicletta

La Ricicletta® è la city bike realizzata con alluminio riciclato, cioè quello ricavato dalle lattine, dalle

vaschette, dal foglio sottile per alimenti e dalle bombolette che anche voi potete raccogliere in modo

differenziato negli appositi contenitori. A Reggio Emilia è facilissimo con i contenitori che Enìa mette a

disposizione e nei quali è possibile gettare anche il vetro e i barattoli. La Ricicletta® è caratterizzata da

un design innovativo e armonioso, è molto leggera ed è dotata di cambio Nexus Scimano. La Ricicletta®

è offerta dal Cial, il Consorzio Nazionale per il Recupero e il Riciclo degli Imballaggi in Alluminio e

da Enìa per ricordare che riciclare è possibile, è semplice e fa bene all’ambiente.

2° premio: due biglietti in platea al Valli per il concerto del Quartetto Kuss

Due biglietti per il concerto del Quartetto Kuss, vincitore del Premio ‘Paolo Borciani’ 2002, che la sera

di sabato 16 si esibirà in uno degli appuntamenti più attesi del ‘Festival internazionale del quartetto’, in

programma a Reggio Emilia dall’11 al 17 giugno. I biglietti sono offerti dal teatro Municipale.

° premio: “Storia di Reggio a fumetti” di Enrico Bonaretti

Esistono ormai pochi esemplari di questo volume disegnato e scritto dal compianto Enrico Bonaretti.

Edito da Bizzochi, per la prima volta, nel 1982, viene ora offerto dal circolo ricreativo Cral del Comune

di Reggio Emilia

]reggiocomune

GIOCACONNOI

foto 1 foto 2

foto 3

foto 4

foto 5 foto 6

Il testo del regolamento per partecipare

al concorso a premi si trova a pagina 3

INVIA LA RISPOSTA

ENTRO IL 30 MAGGIO 2007

Gioco ideato da: Paola Grazioli

VERTICALI: 1. vedi foto 3 – 2. regione montuosa del Marocco – . se non si

apre sono guai! – . sede di pic nic – . l’opera con gli elefanti – . va in coppia

col bottone – . scrisse Ragguagli di Parnaso (iniz.) – 9. vedi foto 4 – 11. generò

Urano – 1 . Organizzazione Internazionale – 1 . vedi foto 5 – 1 . mister – 20. l’Egli

del Manzoni – 22. la pacis - 2 . vedi foto 6 – 2 . simbolo di ampere - 2 . il frate di

Robin Hood – 1. diminutivo spagnolo di Anna – 2. lo è chi si oppone – . organizza

viaggi agli studenti – . indica il rifiuto – . un pezzo di toscano – . Non

Retribuito – 0. isola greca – 2. accompagna lo zig – . preposizione semplice.

1° premio

2° premio

La soluzione di Giocannoi

n.1 era Città d’arte

Hanno vinto:

Rita Farina la Ricicletta;

Olivia Corradini due biglietti per

il concerto del 21 aprile al Valli;

Marco Ruozi il volume

“Storia di Reggio a fumetti”


]reggiocomune

ORIENTARSI

ICI 200 entro il 1 giugno

Il pagamento dell’Imposta comunale sugli immobili prevede il ver-

samento della prima rata, pari al 50% dell’imposta annua, entro il

18 giugno. L’importo dovrà essere saldato dall’1 al 1 dicem-

bre 200 . L’Ici dovrà essere corrisposta arrotondando l’importo

complessivo all’euro. Si ricorda che il Comune di Reggio Emilia ha

scelto di non ritoccare l’imposta sulla prima casa, confermando

l’aliquota del 5,8 per mille.

Dove pagare: negli uffici postali, versando sul cc 70833322 inte-

stato al Comune di Reggio Emilia – Ufficio tesoreria – riscossione

Ici, Galleria S. Maria, 1 – 42100 Reggio Emilia; presso tutte le filiali

Bipop presenti sul territorio comunale tramite bollettino postale; at-

traverso il sito del Comune dedicato ai pagamenti on-line http://pa-

gamenti.pianotelematico.re.it; con il servizio Pagobar, disponibile

presso gli uffici comunali e gli esercizi commerciali convenzionati

(elenco disponibile presso l’ufficio Ici); tramite modello F24 Ici, che

consente di compensare l’Ici con eventuali crediti dovuti al contri-

buente per altre imposte (Irpef. Iva, ecc.);

Aliquota agevolata pari al , per mille per: l’abitazione prin-

cipale, una autorimessa (C/6) o un posto auto (C/6) e una cantina

(C/2) di pertinenza dell’abitazione principale; unità immobiliare e

pertinenze concesse in comodato o uso gratuiti a un parente entro

il terzo grado e disabile al 100%, presentando entro il 31 dicem-

bre, l’apposita dichiarazione per la sussistenza dei requisiti; unità

immobiliare posseduta dal coniuge non assegnatario dell’immobile

a seguito di sentenza di separazione o divorzio e solo se il coniuge

assegnatario utilizzi l’immobile a titolo di abitazione principale.

Aliquota agevolata pari al per mille per: le unità immobiliari,

comprese le relative pertinenze, a destinazione abitativa concesse

in locazione a canone concertato, presentando entro il 31 dicem-

bre l’apposita dichiarazione per la sussistenza dei requisiti.

Aliquota ordinaria pari al 7 per mille per: tutte le tipologie di immobili

non comprese in quelle con aliquota agevolata e maggiorata.

Aliquota maggiorata pari al 9 per mille per: fabbricati ad uso

abitativo e loro pertinenze sottratti al mercato delle locazioni e che

risultino privi di contratto di locazione registrato da almeno due

anni continuativi alla data del 01/01/2007.

Ufficio ICI

Galleria S. Maria, 1 (3° piano) ................ tel. 0522 456709

n. verde .......................................................... 800506828

e-mail ....................................................ici@municipio.re.it

Segreteria Servizio Tributi

Galleria S. Maria, 2 (1° piano) ................. tel. 0522 456735

Ufficio contenzioso tributario

Galleria S. Maria, 2 ................................ tel. 0522 456971

Ufficio sgravi e rimborsi

Galleria S. Maria, 2 (2° piano) ................. tel. 0522 456727

e-mail .............................. claudio.borettini@municipio.re.it

Questi uffici sono aperti al pubblico dal lunedì al venerdì

10 – 13; martedì e giovedì 15 – 17.30; sabato 10 – 12.30

Estate KO per la zanzara tigre

La zanzara tigre è diventata

da alcuni anni una spiace-

vole animatrice delle nostre

estati.

Eppure bastano pochi ac-

corgimenti per ridurre la

sua fastidiosa presenza:

1. eliminare l’acqua sta-

gnante da qualsiasi tipo di

recipiente. Bisogna ricor-

darsi di svuotarli periodicamente quando non è possibile eliminarli.

2. trattare periodicamente i ristagni d’acqua e i tombini con i prodotti

insetticidi specifici che si possono acquistare in tutte le farmacie. Se-

guite le indicazioni dell’etichetta.

. Collaboriamo! I trattamenti sono sempre efficaci, informiamo anche

i nostri vicini. Il Comune, insieme ad Enìa e all’Ausl, ha predisposto un

piano d’intervento sulle aree pubbliche ed azioni di supporto all’impegno

dei privati.

Per informazioni e segnalazioni contattare:

l’URP del Comune al numero telefonico 0 22 00,

oppure Enìa allo 0 22 29 1.

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