Le Fortificazioni del litorale di Palau - Palau Turismo

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Le Fortificazioni del litorale di Palau - Palau Turismo

Centro di Documentazione del territorio di Palau

Comune di Palau

Le Fortificazioni

del litorale di Palau

a cura di Pierluigi Cianchetti


L a

Comune di Palau

costruzione delle grandi fortificazioni, erette alla fine dell’Ottocento a

difesa dell’Arcipelago di La Maddalena e della Costa Sarda, ha segnato

la nascita di Palau, inizialmente dispersa nell’habitat degli stazzi disse -

minati nelle valli del Liscia e del Surrao. Fu, infatti, dopo la costruzione del

“Centro di smistamento truppe per la difesa mobile”, situato sulla collina di

Montiggia in posizione baricentrica rispetto al campo trincerato di Altura, Baragge

e Capo d’Orso, che il nascente borgo si connotò urbanisticamente secondo la forma

tradizionale del villaggio su strada. Al preesistente piccolo nucleo di case concen -

trate intorno al “Palazzo Fresi”, venne via via aggiungendosi una serie di abita -

zioni disposte su due file continue, lungo il tratto terminale della carrozzabile

Tempio-Palau che conduceva al molo, attorno al quale erano dislocati i magazzi -

ni del Genio Militare.

Ora che la Fortezza di Monte Altura viene aperta al pubblico e si predispone

il recupero del Forte di Capo d’Orso affinché, insieme alle costruzioni di Montiggia,

rivivano nella nuova fruizione di Beni Culturali, diviene importante ricostruirne la

storia e contribuire con essa alla salvaguardia dell’identità del paese.

A questo obiettivo rispondono le immagini e le note puntuali e rigorose della

ricerca che l’Amministrazione Comunale è lieta di offrire.

L’Assessore per la Cultura

Wanda Carta

Per ulteriori approfondimenti si segnala il sito:

www.montealtura.com

Con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna Assessorato della Pubblica Istruzione e dei Beni Culturali


Lo spazio che le strutture militari fortificate

hanno occupato ed occupano

nella realtà del territorio del nord-est

della Sardegna non è stato né casuale né inerte,

dato che le problematiche ad esse connesse, più

di altre, hanno condizionato e condizionano la

storia ed il destino delle nostre comunità.

La posizione così centrale della Sardeg n a , n e ll’ambito

del Mediterraneo, le ha imposto un destino

ineluttabile di obiettivo militare. Il territorio,

studiato esclusivamente in un contesto di strategia

difensiva, ha assunto, nei piani dei tecnici del

Genio militare, ruolo di strumento plasmabile,

obbediente alla logica della primaria necessità di

d i f e s a , alla quale tutte le attività umane hanno

d ovuto uniformarsi o cedere il passo.

Infatti la dislocazione delle opere militari in “ p o l i ” ,

rappresentati dalle batterie, solo apparentemente

staccati perché in realtà collegati fra loro attraverso

la rete delle infrastrutture stradali, p o s t a z i oni

di vedetta e di osserv a z i o n e, edifici di serv i z i o ,

e c c. , ha necessariamente creato un originale rapp

o rto costruito-territorio basato su un processo di

imposizione di gravose servitù militari, a protezione

delle opere militari, che ha condizionato attività

economiche e sociali di primaria import a n z a :

1) la caratterizzazione settoriale delle attività lav orative

in genere, connessa alle necessità militari;

Un percorso storico-militare alla ricerca dell’identitàé

2) l’adeguamento delle attività apparentemente

slegate da queste, che invece, proprio in funzione

dell’attribuita priorità della difesa, hanno subito

limitazioni e restrizioni (la pesca, lo stesso

commercio e soprattutto il turismo).

Ma occorre, per contro, rilevare come queste servitù

abbiano, in un certo senso, rappresentato

anche una salvaguardia di quel particolare carattere

ambientale, la cui distinzione preminente

appare costituita si da emergenze naturali

affiancate e completate da emergenze architettoniche

che, grazie alla primaria esigenza di mimetizzazione,

risolta attraverso l’integrazione dei

materiali usati e l’ambiente circostante, risultano

a quelle complementari nel contesto paesaggistico

(basti pensare a Capo d’Orso).

Per primi i sardo-piemontesi, nel 1767,

senza colpo ferire occuparono militarmente

l’arcipelago, c o s t ruendo numerose

postazioni militari. Il sistema difensivo investì principalmente

l’isola di La Maddalena e quella di

Santo Stefano, mentre le coste dell’isola madre, p e r

lo più disabitate ed inospitali perché i galluresi,

terrorizzati dalle continue scorrerie dei pirati

a r a b i , si erano ritirati più all’intern o , vennero in

un primo tempo trascurate.

Scopo iniziale della costruzione delle fort i f i c a z i o n i

3

era quello di consolidare il possesso dell’arcipelago

facendone accettare il principio, anche dal

punto di vista formale, a tutte le nazioni e presidiare

la giovane base militare ormai costituita,

anche in appoggio alle navi della Regia Marina

S a r d a , che potevano così incrociare con maggiore

sicurezza nelle acque del Nord Sardegna contro i

c o n t r a b b a n d i e r i , contro i Barbareschi e anche contro

la sempre paventata riscossa francese.

Il battesimo di fuoco, anche per “il Pa r a o ” , c o s ì

veniva chiamata allora la costa sarda prospiciente

l’isola di Santo Stefano, avvenne durante

l’assalto dei francesi nel febbraio del 1793.

In quell’occasione, i n f a t t i , furono determinanti,

per la vittoria sul giovane Napoleone Bonapart e,

le due batterie occasionali, predisposte dal nocchiere

Domenico Millelire, prima medaglia

d’oro al valor militare, con l’aiuto di miliziani

tempiesi e pastori: una a Punta Nera

“.. al luogo detto Lu Veciu Marina - presso il

Palao, litorale della Sardegna …”, nella notte

dal 23 al 24 e l’altra allo Stentino di

Capo d’Orso, “ …nella notte dal 24 al

2 5 . ” Lo stesso nocchiere, una volta scongiurato

il pericolo, e s o r tò i superiori ad analizzare la

possibilità di presidiare quei luoghi stabilmente,

con postazioni fisse.


Memore di questi avvenimenti e subito

dopo il sog g i o rno dell’Amm. N e l s o n

e della flotta inglese nelle acque antistanti

Pa l a u , il 20 ottobre 1807 A g o s t i n o

M i l l e l i re, Comandante dell’Isola di La Maddalena

e fratello del più famoso Domenico, fece rilevare ai

superiori che: “(…) la istituzione di una nuova

popolazione nella località detta Parao, in Gallura,

“alle porte della vicina Italia”, centro di sei villaggi

della regione, …sarebbe stata una valvola di sicu -

rezza per l’isola [di La Maddalena], che già avver -

tiva eccesso di popolazione; i coloni erano pronti a

partire, purchè avessero ottenuto in quelle spiagge

terra sufficiente e soprattutto “la salvaguardia del

Re, onde evitare di diventare innimici dei galluresi,

che purtroppo nei presenti tempi fanno man bassa

di ogni ceto di persone , e senza aver bisogno di

motivi. (…)” La proposta, cui dette il suo parere

f avorevole l’Intendente Desgeneys inoltrandola al

V i c e r é , non venne per allora accolta; ed il Millelire,

che pur si dichiarava pronto a presentare l’elenco

dei part e n t i , “attese le attuali circostanze” , cioè lo

stato di guerra quasi continuo, “sospese di prende -

re le diverse segnature.”

S u c c e s s i v a m e n t e, dal 1851-1856, il Maggiore

Generale del Genio Militare Cav . Verani venne incaricato

di ispezionare le fortificazioni e di stendere dettagliati

rapporti in merito al loro possibile utilizzo

o definitivo abbandono.

Fu in questa fase di studio che il territorio in esame

assunse una notevole importanza strategica dal

momento che, come egli scrisse:

“ (…) dalla costa non si può penetrare nell’inter -

no della Sardegna senza attraversare le alte e sco -

scese montagne di Limbara;

- le vie sono dirupate e deserte, mancanti d’ogni

provvigione eccettuati i bestiami che possono riti -

rarsi nell’interno;

- pochi miliziani diretti da abili ufficiali bastano a

difendere quelle aspre montagne, ne consegue che

non è a temersi un’invasione del nemico nella

Sardegna da questa parte;

- la magnifica ed estesa rada dal Capo dell’Orso a

quello dei Tre Monti compreso il Golfo d’Arzachena,

può ricettare navi di qualsivoglia portata;

- per contro vi è l’aria estremamente malefica, in

certe stagioni dell’anno, del Golfo d’Arzachena.

La sicurezza e facilità delle comunicazioni mi fa no

credere che convenga preferibilmente stabilire li

mezzi di difesa sul lido dell’isola madre anzichè in

qualsivoglia di quelle intermedie, purchè si ottenga

lo scopo principale di battere li accessi e l’interno

della rada fra il Capo dell’Orso e quello dei Tres

Montes, compreso il Golfo d’Arzachena, e secondario

dal capo stesso e la punta delle Vacche compresi li

porti Pullo e di Liscia Grande, e per conseguire que -

sto scopo è necessario di non tenere conto delle

attuali fortificazioni, incapaci a resistere a qualsivo -

glia attacco, e che quindi si dovranno ideare e

costrurre interamente nuove, od almeno circondarle

di controscarpe o simili per riparare dalle offese le

deboli murature e provvederle di locali interni, quin -

di e che senza variare la spesa si è perfettamente

liberi di scegliere la giacitura più conveniente. (…)”

In base a queste considerazioni egli stilò una grad

u a t o r i a :

Numero d’ordine e d’importanza 1

Località: estremità dl Capo dell’Orso.

Numero d’ordine e d’importanza 2

Località: Capo all’imboccatura del golfo d’Arzachena

in prospetto del porto d’Aiaccinolo.

Numero d’ordine e d’importanza 3.

Località: Punta della Sardegna

Numero d’ordine e d’importanza 4.

Località: Penisola dei Gabbiani, Porto

Pullo e Liscia Grande.

O s s e r v a z i o n i :

Il porto di Liscia Grande, quantunque è assai mal -

sano in estate, è molto interessante alle navi per le

risorse che contiene d’acqua, legno e caccia (si sup -

pone che gli armenti sarebbero ritirati all’interno)

Numero d’ordine e d’importanza 5.

Località: alla Punta dei Tres Montes.

Vantaggi del sistema proposto.

1) avere tutte le difese sulla costa dell’isola madre;

quindi facilità di soccorrerle e di comunicazioni, qua -

lunque sia lo stato del mare;

2) che eseguendo batterie nuove, interamente si

possano introdurre tutti li perfezionamenti di costru -

zione e d’uso consigliati dal progresso della scienza

con minore dispendio e con maggior sicurezza di

quanto succeda nell’adattamento di cose esistenti;

3) seconda il genio degli abitatori di quelle coste,

li difende e possono trarre difesa dai medesimi e gli

armenti possono continuare a nutrirsi degli abbon -

danti pascoli di quelle regioni;

4) maggiore unità di comando e quindi d’in -

Batteria Vittorio

Emanuele che

avrebbe dovuto

essere costruita

sulla costa sarda:

facciata a

settentrione;

facciata a mezzodì

e profilo sulla

linea A-B.

4

sieme della difesa.

I n c o n v e n i e n t i .

Quelli che vi scorgo sono i seguenti:

1) l’aria pestifera che si respira in alcuni mesi del -

l’anno in quasi tutti li punti indicati e segnatamen -

te quelli numero 2, 4 e 5, lo che obbligherebbe ad

abbandonarli nel tempo di pace in tali epoche,

ovvero sacrificare la vita di molte persone destina -

te a custodirli;

2) abbandonare tutte le attuali fortificazioni e li abi -

tanti della Maddalena; (…)”

Nonostante le favorevoli considerazioni

di carattere militare espresse dal Cav .

Ve r a n i , le sue proposte rimasero lettera

morta sia perché le finanze del Regno sardo

non erano floride, sia perché il rapido prog r e s s o

delle tecniche di costruzione delle navi e delle art iglierie

provocò la rapida obsolescenza di queste

a r c h i t e t t u r e, che furono ben presto abbandonate e

dimesse nel 1857.

Ci sono però rimasti una serie di documenti di

notevole import a n z a . L’Atlante delle fort i f i c a z i o n i

settecentesche compilato nel 1852, c o n s e rvato presso

l’I.S. C. A . G. (Istituto Storico di Cultura dell’Arma

del Genio) di Roma, contiene anche quelli relativi

alla “pianta di una nuova Batteria Vittorio

Emanuele da erigersi nella Costa Sarda; elevazione

della nuova Batteria - facciata a settentrione - fac -

ciata a mezzodì - profilo sulla linea AB”.

E s s a , secondo le intenzioni del Direttore Generale

del Genio Militare di To r i n o , avrebbe dovuto difendere

il passaggio tra la costa della Sardegna e la

cala di Villa Marina, nell’isola di Santo Stefano.

Di forma “stellare e tanagliata” essa costituiva una

f o rte opera chiusa, con murature molto spesse,

sulle quali si aprivano numerose feritoie per il

f i a n c h eg g i a m e n t o . Oltre il tamburo d’ingresso,

situato a livello del terreno, a t t r averso una rampa

di scale, si ascendeva ad un ampio piazzale dov e,

oltre agli ambienti, t r ov ava posto la piattaforma


per i cannoni, prospiciente tre troniere che si aprivano

verso il mare. Gli ambienti comprendevano:

le latrine, il deposito delle polveri, il magazzino

d ’ a rt i g l i e r i a , l ’ a l l oggio per il capo posto, la camerata

per i soldati, la cucina e la dispensa, con sottostante

cisterna per l’acqua.

La spesa per la sua costruzione ammontava a

Lire 36’000, cifra troppo alta per le modeste

finanze del Regno, e l’idea della sua costruzione

venne subito abbandonata.

Ma la fortificazione passiva, tradizionale,

stava per cedere il passo a

quella attiva, costituita dalle artiglierie

opportunamente postate e organizzate nei

così detti “forti”, dislocati in un sistema che permetteva

di colpire col tiro efficace delle armi

tutto il terreno circostante fino al mare largo, e

costituiva un’unica opera, definita “campo trincerato”

a distanza di 2-4 km dalla piazza, alla

quale veniva riservato un compito difensivo

secondario.

Dal 1887 si ritornò, quindi, a pensare a questa

zona come centro strategico, determinante non

più in relazione al solo vicino confine francese

ma al ben più vasto scacchiere del

Mediterraneo Occidentale. L’arcipelago e la prospiciente

costa sarda divennero una terribile piazzaforte

rispondente alle più moderne concezioni

europee in tema di difesa costiera. Le artiglierie

da costa dovevano permettere alla flotta di uscire,

a seconda delle opportunità, attraverso una

delle due imboccature e dominare il passaggio

delle Bocche di Bonifacio; mettere al sicuro le

navi; impedire che il nemico, in assenza della

flotta, giungesse a prendere possesso del bacino

interno e a stabilirvisi stabilmente; rendere minima

l’efficacia di un bombardamento sistematico

che si sarebbe potuto tentare dall’esterno dello

arcipelago contro le navi e il materiale raccolto

all’interno della rada.

Il settore che si trovava più esposto a imponenti

attacchi terrestri era quello costituito

dalla parte settentrionale della Sardegna, che

fronteggia l’Arcipelago da Punta Sardegna al Capo

Ferro. Dall’interno dell’isola facevano capo al litorale

del Palau:

“(…) 1º - La rotabile della Gallura provenien -

te da Tempio che, alla cantoniera di Bassacutena,

raccoglie l’altro ramo rotabile procedente da

S.Teresa di Gallura, non chè la strada pei caval -

li scendente per la valle di Liscia.

2º - La strada pei cavalli che dalla baia di

Terranova girando ad occidente i golfi di

Congianus e d’Arzachena, per la valle del Sorau

tra i massicci di Monte Canu e della Porcareccia

sbarca al Parau.(…)”

Oltre a queste importanti comunicazioni la vicinanza

e la natura stessa del terreno presso i

porti Liscia e Pollo, permettevano a truppe e

materiali sbarcati dai nemici di poter, con facili-

Aerofotogrammetria

che indica la

localizzazione della

Batteria di Monte

Altura, della strada

di accesso e del

terreno circostante

di proprietà

demaniale.

5

Batteria Vittorio

Emanuele: pianta.

Disegno conservato

presso l’ISCAG di

Roma all’interno di

un atllante

compilato nel 1852

tà, investire il lato occidentale delle alture di

Punta Sardegna e delle Baracce che sovrastano il

litorale palaese.

Si distinguevano, pertanto, due direzioni principali

d’attacco: l’una ad occidente, abbastanza agevole,

segnata dalla rotabile, che avrebbe portato

l’attaccante di fronte alle suddette alture di

Punta Sardegna, che per la vicinanza all’ancoraggio

interno e per l’andamento delle dorsali rocciose,

si prestavano ad essere munite d’un sistema

d’opere atto a contrastare seriamente gli

approcci da quel lato, coprendo ogni passaggio.

L’altra direttrice d’attacco, che risultava più disagevole

per mancanza di strade, si sarebbe potuta

sviluppare nella valle del Sorao, sul versante

occidentale del massiccio della “Porcareccia”,

ovvero dal fondo del golfo di Arzachena per il

versante orientale dello stesso massiccio. Questa

direttrice veniva fronteggiata dalle alture delle

Baragge e di Capo d’Orso, che dominano lo sbocco

della valle del Sorao e il litorale di Porto

Palma, nell’isola di Caprera; ma bisogna osservare

che, se gli attaccanti fossero riusciti a stabilirsi

sul versante orientale, che dalla dorsale di

“Porcareccia” scende a Porto Palma, avrebbero

potuto controbattere le posizioni delle Baragge e

di Capo d’Orso e battere direttamente l’ancoraggio

interno, nonchè prendere di rovescio le batterie

della testata dello sbarramento orientale, tra

Punta Rossa di Caprera e Tre Monti, dominando

lo specchio d’acqua dell’imboccatura di Levante.

L’attacco principale che dall’interno dell’isola di

Sardegna poteva svilupparsi contro la costa,

avrebbe avuto per direttrice principale la strada

Tempio-Palau. Esaminando la carta geografica si


può vedere che, a cavallo di questa strada si trovano

le posizioni di Punta Altura (119 m) e Cima

Martineddu (o Montiggia) (50 m) che, convenientemente

occupate, avrebbero permesso un’efficace

azione difensiva.

“(…) Batteria Punta Altura

Dalla posizione di Punta Altura si ha un tiro effi -

cace sulla strada Tempio-Palau contro attacchi

che provenissero tanto dall’una quanto dall’altra

direzione; inoltre si ha campo di tiro nella dire -

zione di Monte Canu e della strada (per cavalli)

proveniente da Terranova e che procede per la

valle del Sorau.

In considerazione di un tale esteso ed importante

campo di tiro si crede conveniente armare detta

posizione con 8 cannoni da 15 cm.

Siccome poi Punta Altura offre un campo di tiro

nella insenatura del Palau e specchi interni della

Piazza, così si propone di aggiungervi anche 2

obici da cm. 24 e perciò si avrà a Cima Altura

una batteria alta (tipo C) armata di:

8 cannoni da 15 cm. e

2 obici da 24 cm. da costruirsi al coperto della vista

dell’alto mare coi campi di tiro sopra indicati.

Batteria Cima Montiggia.

La posizione di Cima Montiggia (50 m.) oltre ad

avere lo stesso campo di tiro della precedente

batte anche in modo più diretto la valle del

Sorau. Si propone quindi di occuparla armando -

la con 6 cannoni da cm. 15 e tralasciando l’im -

piego degli obici per i tiri di sfondo ai quali si

provvederà meglio con le successive opere.

E perciò si propone una batteria di tipo B,

armata di:

6 cannoni da cm. 15 da costruirsi sul dorso di

Montiggia, avente lo stesso campo di tiro della

precedente e specialmente verso lo sbocco della

valle del Sorau.

Le suindicate due opere se convenientemente si

prestano per gli scopi sopra descritti, alla lor

volta però si trovano esposte all’azione avversaria

qualora si svolgesse sulle alture reciprocamente

laterali di Cima Sardegna e le Baracce. E’ ne -

cessario quindi, a tal uopo, occupare queste due

posizioni così, oltre a garantire le batterie di

Punta Altura e di Montiggia si possono ottenere

altri mezzi di offesa contro l’azione avversaria

proveniente dall’interno dell’isola; ed in pari

tempo battere le insenature, baie o rade che

avvolgono i punti estremi della linea di difesa

che si sta studiando; nonchè lo specchio d’acqua

interno della Piazza.

Esaminiamo quindi la difesa di tali posizioni in

modo da provvedere tanto agli scopi sopra indicati

quanto a quelli che la loro speciale natura richiede.

Veduta del fronte Est

della Batteria di

Monte Altura.

Disegno in scala

1:1000 del

baraccamento per

marinai e cisterna

alla Punta dello

Stentino

6

Foto del Faro di

Capo d’Orso con

sullo sfondo l’ex

stazione fotoelettrica

e approdo cavi di

Punta Fico, oggi

sede del Centro

Velico Caprera

Batteria Cima Sardegna (bassa)

L’elevazione che costituisce Cima Sardegna non

ha un gran campo di tiro per cannoni verso la

parte meridionale nè in tal direzione, è

fronteggiata da importanti posizioni. Basterà

quindi munirla di qualche cannone da 12 cm.

per la sua difesa immediata e pel fiancheggia -

mento alla vicina posizione di Punta Altura.

Siccome poi da Cima Sardegna si ha un vasto

campo sugli specchi d’acqua di Porto Puzzu, Por -

to Liscio, Porto Pollo e litorale adiacente fino a

lunga portata entroterra; così sarà conveniente

armarla anche con potenti obici atti a permet -

tere una efficace azione in tali località ove può

svolgersi pericolosa l’azione avversaria.

Si propone a tale scopo l’impiego di obici da cm. 28.

In base a quanto sopra fu detto, si propone

quindi, sul contrafforte di Cima Sardegna di

costruire una batteria al coperto della dorsale

rocciosa verso il largo mare ed armata di:

4 cannoni da cm 12 e 6 obici da cm 28, coi

campi di tiro rispettivamente sopra indicati.

Dalla posizione di Cima Sardegna non si è in

grado di battere la bassa valle conterminata a

settentrione tra Punta Sardegna a mare e

Punta Iacheddu, ed a mezzogiorno dallo spro -

ne di Cima Sardegna.


Batteria Cima Sardegna (alta)

L’avversario potrebbe così in tal zona, svolgere

una certa azione al coperto della batteria di

Cima Sardegna e prendere di rovescio, tanto

questa quanto la già accennata batteria bassa

posta a difesa dello sbarramento. Conviene

quindi occupare la posizione intermedia fra la

sopraindicata batteria di Cima Sardegna e

Punta Sardegna a mare.

In considerazione della abbastanza importante

campo di tiro e della sua estensione, si giudi -

ca conveniente l’impiego di 4 cannoni da 15

cm e 2 cannoni da cm. 9 per armare la bat -

teria che si propone per tale località. Senza

entrare nei particolari che spettano, a chi

dovrà eseguire i progetti di costruzione, si

accenna come, tanto le suindicate batterie

quanto quella bassa a protezione dello sbarra -

mento debbano formare un assieme di difesa

fortemente collegato.

Provveduto in tal modo alla protezione setten -

trionale della linea di difesa procediamo nello

studio verso la parte orientale.

Come fu già detto, si presenta la necessità di

occupare le Baracce per la protezione della

vicina opera di Cima Montiggia e coadiuvarla

Icnografia in scala 1:500 della Batteria

Baragge realizzata nel 1893

nella difesa contro attacchi provenienti dall’in -

terno per il settore più importante.

La posizione le Baracce trovandosi centralmente

allo sviluppo del litorale sardo da fortificarsi ed

in punto più elevato e dominante del medesi -

mo è indicata per costruirvi una forte opera

chiusa (munita di complete opere accessorie) la

quale oltre a soddisfare ai suindicati scopi for -

merà il caposaldo della difesa del litorale.

Una tale opera, per essere in grado di battere

efficacemente il settore terrestre che, facendo

capo a golfo Saline termina a Porto Pollo con -

verrà sia armata con buon numero di cannoni

da cm. 15, nonchè con alcuni cannoni da cam -

pagna da impiegarsi nelle opere accessorie.

Oltre a ciò, siccome la posizione le Baracce

offre un vasto campo per i tiri di sfondo, sugli

specchi d’acqua atti all’ancoraggio interno ed

esterno alla Piazza marittima, così converrà

anche l’impiego di potenti obici e perciò del

calibro di 28 cm.

In base quindi a quanto sopra fu detto, si pro -

7

pone di erigere sulla sommità di la Baracce

una grande opera chiusa del tipo C, al coper -

to dai tiri del largo mare, armata di:

12 cannoni da 15 cm. ed alcuni da campagna

da 9 cm. e di 6 obici da 28.

Tale opera costituendo il caposaldo della dife -

sa dal lato di terra, deve essere solidamente

costruita e rinforzata dalle opere accessorie che

si crederanno convenienti, per difenderla contro

qualsiasi attacco di viva forza.

Batteria Graticheddu

Per proteggere poi l’opera la Baracce dalla

sua parte orientale e principalmente dall’azio -

ne che potrebbe derivarne se l’avversario fosse

padrone di Punta Graticheddu, ed inoltre nel -

l’intento di completare la difesa terrestre da

tal parte, converrà pur occupare una tale

p o s i z i o n e .

Se l’occupazione di Punta Graticheddu soddisfa

alla condizione di impedire che l’avversario,

resosi padrone di un tal punto possa molesta -

re l’opera proposta a la Baracce, non risponde

però bene ad altro scopo di completare la dife -

sa terrestre da tal parte.

Infatti, esistendovi un pronunciato avvallamento


fra le Baracce e Punta Graticheddu dalla loro

parte meridionale, ivi potrebbe svolgersi l’azio -

ne avversaria, tanto al coperto di Punta

Graticheddu che non offre campo di tiro in tal

direzione, quanto all’infuori del campo di tiro

assegnato alle bocche a fuoco dell’opera a le

B a r a c c e :

Da ciò ne deriva che, l’occupazione della posi -

zione di Graticheddu non dovrà limitarsi a

quella della Punta, ma dovrà estendersi anche

verso occi dente in modo da poter efficace -

mente battere il suindicato avvallamento non -

chè le basse falde occidentali del massiccio la

P o r c a r e c c i a :

Siccome da Punta Graticheddu si ha poi un

buon campo pei tiri di sfondo sul litorale com -

preso fra Golfo Saline e quello di Arsachena,

così all’opera, che si propone debba essere

eretta sulla più volte nominata posizione di

Graticheddu oltre a segnare un certo numero

di cannoni per la suindicata difesa terrestre,

converrà anche aggiungervi un certo numero di

obici del calibro di 28 cm onde poter ottene -

re un’abbastanza efficace azione nell’interno del

golfo di Arsachena.

Ciò premesso, la Commissine propone di co -

struire una batteria del tipo C sulla posizione

di Graticheddu armata di:

8 cannoni da cm. 15 e 3 obici da cm 28.

Sarà poi cura, di chi dovrà progettarne i parti -

colari di costruzione di dare a tale batteria, spez -

zandola anche in due il conveniente postamento

per rispondere agli scopi sopra accennat i .

Batteria di Capo d’Orso: fronte sud-ovest

Batteria dell’Orso

Infine, per essere in grado di proteggere la bat -

teria bassa a difesa della testata dello sbar -

ramento che appoggia a Capo d’Orso, si ritiene

opportuna la costruzione (al coperto della vista

al largo mare) di una batteria a Capo d’Orso.

Ciò facendo oltre ottenere il suindicato scopo si

ha mezzo di battere il Golfo di Arsachena un po’

più efficacemente di quello che possa permette -

re l’opera di Graticheddu, ed infine si ha un

vasto campo di tiro sullo specchio d’acqua tra

isola Caprera e la costa sarda.

In base alle suesposte considerazioni si propone

quindi la costruzione a Capo d’Orso di una bat -

teria tipo C armata di:

4 cannoni da cm. 9 per la protezione della bat -

teria bassa e 6 obici da cm. 28 per i suindica -

ti tiri di sfondo.(…)

Batteria dello Stentino.

In tal stato di cose, alla Commissione non resta

altro mezzo che di proporre il temperamento di

occupare la posizione dello Stentino, la quale, dife -

sa in modo da far sistema con la batteria di Tre

Monti, oltre a proteggere questa, permetterebbe

anche di battere abbastanza efficacemente tanto

l’ancoraggio di Liscia di Vacca quanto Capo Ferro.

A tal uopo si propone di costruire allo Stentino

una batteria tipo C armata di 4 cannoni da cm.

15 e 4 obici da 24.

8

La Commissione non crede conveniente entrare in

particolari circa la costruzione di una tale batte -

ria e del suo collegamento con quella di Tre Monti

lasciandone la cura a chi sarà incaricato di ese -

guire il progetto di costruzione. Si limita però ad

accennare la convenienza che, tanto a Tre Monti

quanto allo Stentino s’impieghino adeguati mezzi

per costruirvi opere tali che presentino la voluta

resistenza passiva per far fronte a possibili attac -

chi e colpi di mano per parte dell’avversario.

Con ciò verrebbe ultimato il piano di difesa del

litorale sardo.

Giova però osservare che, malgrado quanto si è

fatto, rimane pur sempre una lacuna che costi -

tuisce un difetto considerevole nel sistema

difensivo proposto.

Ed a ciò la Commissione avrebbe provveduto se

i limiti impostigli glielo avessero concesso. Crede

però suo dovere di recisamente dichiarare che

per costituire un completo assetto della Piazza

sulla costa di Sardegna ed in pari tempo contri -

buire a rendere meno isolate le opere di Tre

Monti e Stentino ed assicurarne le loro comuni -

cazioni, per mare, colla Piazza, riesce indispen -

sabile occupare il massiccio della Porcareccia la

cui importanza fu già accennata.

Un tal massiccio dovrebbe essere assicurato in

modo permanente alla difesa affinchè non sia

lasciata una pericolosa breccia da tal parte; ed

una tale occupazione si renderà tanto necessaria,

allorchè verranno attuati i miglioramenti in pro -

getto delle comunicazioni terrestri fra il Golfo di

Terranova e quello d’Arsachena. (…)


In base alle considerazioni generali suesposte

dalla Commissione incaricata dello studio

del Piano di Difesa dell’arcipelago di

La Maddalena, vennero quindi costruite batterie

di gran potenza ad occupare le posizioni prospicienti

il mare e difendere gli sbarramenti di

mine, tra Punta Sardegna e Punta Tegge e tra Lo

Stentino e l’isola di Santo Stefano, mentre altre

vennero edificate sulle alture, per permettere i

tiri ad arcata.

Batterie di sbarramento che si fiancheggiavano

reciprocamente ed un ridotto a Montiggia, per

l’accasermamento delle milizie mobili di soccorso

al litorale in caso di attacco, furono costruite

anche sulla prospiciente costa sarda per difendere

l’accesso alla piazzaforte, per via di terra:

Opera Monte Altura, Opera Baraggie o Baragge,

Opera Capo d’Orso.

Le grandi fortificazioni

Pianta delle

murature e

icnografia in scala

1:500 dell’Opera di

Monte Altura,

eseguite nel 1893.

In basso un’attuale

foto aerea

dell’Opera di

Monte Altura

9

Fu deciso di occupare la posizione di

Monte A l t u r a dal momento che

il nemico, sbarcato in Sardeg n a , av r e bbe

potuto svolgere un’azione offensiva al coperto

della batteria di Capo d’Orso e prendere di

r ovescio tanto questa che quella di Punta

S a r d egna Bassa, posta a difesa dello sbarramento

di ponente. D ovendo battere lo specchio

d’acqua antistante l’alto mare fino al Po rto di

L i s c i a , nonché la strada di Tempio e la valle del

fiume Sorao, l’armamento era costituito da: 6

obici da 280 mm tipo B; 2 cannoni da 149 mm

m o d . C montati su affusti art i c o l a t i ; 4 cannoni

da 57 mm tipo H, per il tiro rav v i c i n a t o ; 4 cannoni

da 75 mm mod. n° 1 e 2 mitragliere da

25 mm tipo A .

Oltre le riserv e t t e, i magazzini a polvere, l a

cucina e una caserma per 35 uomini di guar-


In alto: sezioni in

scala 1:500

dell’Opera di Monte

Altura, eseguite

nel 1893.

Sopra; particolare

dell’interessante

portale d’ingresso in

bugnato di granito

e, a fianco, veduta

del fronte sud

dell’Opera di Monte

Altura

10

n i g i o n e, a l l ’ e s t e rno ed in prossimità dell’opera

vi erano: un magazzino per i materiali del

G e n i o ; due casette per l’alloggio del Comandante

e del Capo cannoniere; una baracca in muratura

per scuderie e magazzini.

Alla vigilia della seconda Guerra Mondiale risult

ava sotto il Comando del Gruppo DIFESA CON-

TRAREA SUD dell’isola di Santo Stefano. E r a

armata dalla MILMART con 4 pezzi calibro

1 0 2 / 3 5 , del tipo S. 1 9 1 4 / 1 5 . Per la difesa ravvicinata

era provvista di 2 mitragliere da 6,5.

La centrale di tiro era del tipo G. S m e r a l d i . E r a

dotata anche di una stazione FOTO E L E T T R I C A ,

caratteristiche FC e proiettore tipo Galileo

S p e r ry 90/150


La B atteria di Capo d’Orso

aveva lo scopo di battere lo specchio

d’acqua antistante a levante,

l’ancoraggio di Santo Stefano, la cala delle

Saline e il golfo di A r z a c h e n a , ed i versanti

attigui l’isola di Caprera e la Costa sarda.

L’armamento era costituito da: 6 obici da 280

mm mod. A per i tiri di sfondo; 4 cannoni da

57 mm tipo H, per la protezione della batteria

bassa di Tre Monti; 2 cannoni da 75 mm

m o d . n° 1 e 2 mitragliere da 25 mm tipo A .

L’Opera constav a , oltrechè delle riservette e

dei magazzini a polvere per il munizionam

e n t o , anche di una caserma par cinquanta

uomini e dei locali per il ricovero dei mater

i a l i . E s t e rn a m e n t e, oltre un piccolo padiglione

per l’alloggio del Comandante, c o m p o s t o

da tre camere, cucina e latrine, vennero successivamente

costruito un insieme di fabbricati

destinati ad accogliere una guarn i g i o n e

più numerosa.

Alla vigilia della seconda Guerra Mondiale

r i s u l t ava sotto il Comando del Gruppo DIFESA

CONTRAREA SUD Dell’isola di Santo Stefano.

Sezioni della parte

alta dell’Opera di

Capo d’Orso.

Pianta

degli edifici

occupati dal

Battaglione di

artiglieria da costa

dislocato a

Capo d’Orso

11

Prospetti in scala

1:500 dell’Opera di

Baragge eseguiti

nel 1893

Panoramica del

fronte nord

dell’Opera di

Baragge

Era armata dalla MILMART con 4 pezzi calibro

7 6 / 4 0 , del tipo A 1897-12. Per la difesa ravvicinata

era provvista di 2 mitragliere da 6,5

e 2 da 13,2. La centrale di tiro era del tipo

Bragadin Smeraldi. Era dotata anche di una

stazione FOTO E L E T T R I C A , caratteristiche F T e

proiettore tipo Galileo Sperry 120/150.

La posizione centrale dello sviluppo

del litorale sardo e nel punto più

elevato e dominante del medesimo,

Baragge o Baracce, fu scelta per

c o s t ru i rvi una forte opera chiusa che, oltre a

soddisfare lo scopo di proteggere la vicina

opera di Capo d’Orso e coadiuvarla contro

attacchi provenienti dall’intern o , f o r m ava il

caposaldo della difesa di tutto il litorale.

L’armamento era costituito da: 8 cannoni da

120 mm del tipo n° 2, montati su affusti

a r ticolati per i tiri di sfondo; 12 cannoni da

75 mm mod. n° 1; 4 cannoni da 15 mm

G. R . C . del Regio esercito e 4 mitragliere da

10 mm tipo C.

Oltre alle numerose e imponenti riservette e

ai magazzini a polvere l’Opera comprendeva

una caserma della capacità di 180 uomini con

Corpo di Guardia, magazzini per i materiali,

cucina e prigioni.

Alla vigilia della seconda Guerra Mondiale

risulta sotto il Comando del Gruppo DIFESA

CONTRAREA SUD Dell’isola di Santo Stefano.


Era armata dalla MARINA con 6 pezzi calibro

9 0 / 5 3 .

Fu potenziato il molo per l’attracco delle nav i

che trasport avano uomini, materiali e mezzi

occorrenti per la base nav a l e, così come furono

costruite ed ampliate le strade di colleg amento

ai centri galluresi più importanti ed

alle varie opere.

Il progresso tecnico nel campo dell’av i azione

militare, dopo il 1914, rese la Base

estremamente vulnerabile ad un attacco

aereo ed era quindi indispensabile ricorrere a

impianti costruttivi basati sul più rigoroso

m i m e t i s m o . Nacquero così, tra la prima e la

seconda guerra mondiale, le batterie più perif

e r i c h e, edificate normalmente in calcestru z z o

e ricoperte poi da massi di granito, disposti in

modo tale da ricostruire la tormentata morfol

ogia del nostro rilievo. Alcune delle fort i f i c azioni

di questo tipo sono localizzate anche

sulla costa sarda:

Punta Don Dieg o - ex b at t e r i a

Ta l m o n e e stazione di vedetta. Alla vigilia

della seconda Guerra Mondiale risulta sotto il

Comando del Gruppo DIFESA A N T I N AVE NORD

di Guardia Ve c c h i a . Era armata dalla MARINA

con 3 pezzi calibro 120/45, del tipo A 1918.

Per la difesa ravvicinata era provvista di 2

mitragliere da 6,5. La centrale di tiro era del

tipo Spediva. La stazione di vedetta era provvista

di 2 mitragliere da 6,5 per la difesa ravv

i c i n a t a .

Punta Sard eg n a - ex stazione di

vedetta e faro. Per la difesa ravvicinata era

p r ovvista di 2 mitragliere da 6,5.

Punta Stro p p e l l o - postazione mitragliera

e casotto approdo cav i ;

Punta dello Stentino - polveriera e

casotto approdo cav i .

Sotto: particolare

della pianta della

Caserma della

Batteria di Talmone,

che ospitava i

marinai, i

sottufficiali e gli

ufficiali addetti al

mantenimento

dell’opera

In basso: cart a

m i l i t a re con la

localizzazione delle

batterie antinave e

a n t i a e ree (II Guerr a

M o n d i a l e )

12

Sezioni in scala

1:500 dell’Opera di

Baragge eseguite

nel 1893

Icnografia della

Batteria di Talmone

(Monte don Diego)

risalente al periodo

tra la I e la II

Guerra Mondiale.

In conclusione tutte queste opere militari

sono di singolare interesse non solo perchè

esprimono chiaramente i contenuti dei parametri

funzionali ma, soprattutto, per il loro aspetto

imponente: le vaste dimensioni, l’inserimento

nella natura, la giustapposizione di elementi

murari di contenimento e di sostegno, costituiscono

altrettanti spunti e fermenti che si rivelano

all’esterno, nelle chiusure alla gola, in muratura

di granito molto spesso feritoiata, sap

i e n t e m e n t e, chiaramente e metodicamente

modellata.

La logica della difesa ha quindi determinato la

morfologia e la distribuzione sul terreno dell’ar-


chitettura fort i f i c a t a , obbligando l’architetto,

prima, e l’ingegnere militare, poi, a tralasciare

tutti gli aspetti generalmente presenti in ogni

altra espressione edilizia e ad elaborare strumenti

e metodi di sintesi tecnologica, nella consapevolezza

che la verifica delle loro intuizioni sarebbe

avvenuta in un momento di conflitto e/o di

morte. Pur trattandosi di strutture ormai superate

dal punto di vista esclusivamente tecnico-

Prospetto nord e sezione del Faro

di Punta Sardegna

Stazione di vedetta di Punta Sardegna

alta con sullo sfondo l’isola di Spargi

e la Corsica

13

militare, il loro valore deve essere salvaguardato

proprio perchè si tratta di beni storici e culturali

irripetibili: senza una giusta valutazione di

questo “sconosciuto” apporto specialistico, che

architetti militari ed ingeneri ci hanno lasciato,

si perderebbe il senso complessivo di un organismo

che proietta l’abitato, con la cintura dei

forti, ben al didello sviluppo precedente, al di

di uno sviluppo immaginabile.


EL E N C O S O M M A R I O D E L L E O P E R E

L O CA L I Z Z AT E N E L CO M U N E D I PA L A U,

A P PA RT E N E N T I A L D E M A N I O P U B B L I C O

D E L L A STATO, I N U S O A L L A RE G I A

MA R I N A N E L 1 8 9 3 .

I M M O B I L I

Baraccamenti di Montiggia

Occupato dalla Compagnia di

Disciplina per un totale di 173

u o m i n i

Locali per: a l l oggio ufficiali, p e r

u f f i c i , per magazzino ve s t i a r i o,

i n f e r m e r i a , l a b o r at o r i o, c u c i n e ,

re f e t t o r i o, p r i g i o n i , e c c . per un totale

di n° 46.

Magazzini del Pa l a u

Magazzini del Genio Militare, locali n° 3 per uso

a l l ogg io del cantoniere , m a g a z z in

i e re ed ufficio telefonico.

Molo del Pa l a u

Della larghezza di m 10,00 di testata e dello

sviluppo di m 25 di banchina.

OPERE MILITA R I

Capo D’orso

Occupato dalla Regia Marina per alloggio della

g u a rnigione composta di 50 uomini e per ricovero

materiali e munizioni.

Locali alla prov a : r i s e r vette e magazzini a

polvere n° 22 della complessiva area di mq

4 6 0 , 0 0 .

Locali non alla prov a : n° 13 della complessiva

area di mq 285.

Organizzazione difensiva al 1893

In alto: casermetta e pontile di attracco a Punta Stroppello.

B a r a g g e

Occupato dalla Regia Marina per alloggio della

g u a rnigione composta di n° 180 uomini e per

r i c overo di materiali e munizioni.

Locali alla prov a : r i s e rvette e magazzini n° 68,

area complessiva mq 1206,00

Locali non alla prov a : corpo di guardia, m a g a zz

i n i , c u c i n a , p r i g i o n i , e t c . , locali n° 14, a r e a

complessiva mq 225.

Monte A l t u r a

Occupato dalla Regia Marina per alloggio della

g u a rnigione composta di n° 35 uomini e per

r i c overo materiali e munizioni. Potrebbe contenere

100 uomini

Al centro: cisterna di acqua potabile nella spiaggia di Mezzo Schifo

Sotto: la stazione di vedetta di Punta Sardegna vista da ovest

14


Locali alla prov a : r i s e rvette e magazzini n° 27,

area complessiva mq 675,00

Locali non alla prova: magazzini, cucina, prigioni,

etc., locali n° 4, area complessiva mq 90

OPERE INFRASTRUTTURALI

Strada dal Palau allo Stentino

dell’Orso ed all’opera Capo

d’Orso

L a rghezza m 5,00, lunghezza m 4720

Cantoniera di Capo d’Orso

Strada dal bivio di Montiggia

all’Opera Baragge

L a rghezza m 5,00, lunghezza m 2170

Cantoniera di Montiggia

Cantoniera di Baragge

Strada dalla Provinciale di

Tempio all’Opera di A l t u r a

L a rghezza m 5,00, lunghezza m 1730

Strada dall’Opera Altura a Punta

S a rd eg n a

L a rghezza m 3,00, lunghezza m 2110

M u l attiera dall’Opera A l t u r a

alla spiaggia di Mezzo Schifo

L a rghezza m 2,00, lunghezza m 700

M u l attiera da Punta Sard eg n a

ai casotti d’accensione ed

o s s e r va z i o n e -

Lunghezza m 1,50, lunghezza m 980,00

M u l attiera da Punta Sard eg n a

al casotto teleg o n i o m e t r i c o

L a rghezza m 1,50, lunghezza m 650

Serbatoio, casermetta e pontile di attracco

alla Punta dello Stentino.

Icnografia dell’Opera di Capo d’Orso

in scala 1:500 eseguita nel 1893

15

CASERME OCCA S I O N A L I

Baraccamento allo Stentino

d e l l ’ O r s o

Occupato da una guarnigione di 40 uomini in

un locale da mq 100.

Sono n° 1 baraccamento per truppa in caso

di guerra.

Casermetta di Punta Stro p p e l l o

Occupato per il distaccamento di Marina

addetto al semaforo eventuale di Punta

Stroppello contiene 38 uomini.

N° 2 fabbricati composti di n° 7 locali dell’area

di mq 170.

panoramica di Monte Altura

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