di Letizia Chilelli - Campo de'fiori

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di Letizia Chilelli - Campo de'fiori

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Campo de’ fiori

Vita Cittadina

Luglio 2005 - Cattedrale S.Maria Maggiore di Civita Castellana - S.E. Mons. Divo Zadi Vescovo, consacra tre nuovi sacerdoti,

Don Claudio Fune di Orte, Don Roberto Baglioni di Campagnano e Don Terzilio Paoletti di Civita Castellana

17.07.2005 Civita Castellana - Selezione Regionale di Miss Italia

da sx Claudia Panta, Delicato, Marchetti (presidente di giuria), Serrani, Giannetti, Olleia

Civita Castellana - CIVITAFESTIVAL

serata con Vincenzo Cerami - foto M.Topini

Claudia Panta (di Civita Castellana)

3°classificata alla selezione regionale di C.Castellana

Corchiano - Festa delle Contrade

Contrada Selvotta - foto Aldo Papini

Campo de’ fiori è distribuito a Civita Castellana, Corchiano, Fabrica di Roma, Vignanello, Vallerano, Canepina, Vasanello, Soriano Nel Cimino,

Vitorchiano, Bagnaia, Viterbo, Montefiascone, Carbognano, Caprarola, Ronciglione, Sutri, Capranica, Cura di Vetralla, Blera, Monte Romano,

Tarquinia, Civitavecchia, Orte, Gallese, Magliano Sabina, Collevecchio, Tarano, Torri in Sabina, Calvi nell’Umbria, Stimigliano, Poggio Mirteto,

Otricoli, Narni, Terni, Amelia, Nepi, Castel Sant’Elia, Monterosi, Anguillara, Trevignano, Bracciano, Canale Monterano, Mazzano, Campagnano,

Sacrofano, Olgiata, Faleria, Calcata, S.Oreste, Nazzano, Civitella San Paolo, Torrita Tiberina, Rignano Flaminio, Morlupo, Castelnuovo di Porto,

Riano, Ostia, Nettuno, Anzio, Fregene e nei migliori locali di Roma, in tutte le stazioni MET.RO. Spedito a tutti gli abbonati in Italia e all’estero,

inviato ad Istituzioni Culturali e sedi Universitarie italiane e straniere, a personaggi politici, della cultura, dello sport e dello spettacolo.

foto Mauro Topini


La TV da diverso

tempo, oramai,

sta mettendocela

proprio tutta nel

proporre modelli

comportamentali

fasulli ed anche

pericolosi e sem-

Sandro Anselmi

bra che gli innumerevoli

appelli

provenienti da tutte le parti ad usare più

morale e più decenza, abbiano sortito l’effetto

contrario ed hanno forse scatenato

una reazione isterica e vendicativa in quei

“signori” che, attaccati, si sono sentiti infastiditi.

L’ultima “bella pensata” è stata

quella di trasmettere i combattimenti di

Wrestling in prima serata. Non bastavano

le veline, le soap opera, gli show demenziali,

i film e persino i cartoni animati violenti,

mancava il “buon insegnamento” di

questo sport. Ci vogliamo ricordare che

alcuni bambini, per imitare Batman, si

sono gettati dalle finestre? Ci vogliamo

ricordare di quegli altri che si sono accoltellati

per imitare i protagonisti dei film?

Vogliamo dimenticare poi gli innumerevoli

omicidi commessi senza motivo, all’interno

di gruppi di adolescenti? Il Wrestling è uno

sport spettacolo nato in America e diffuso

attualmente in Italia in maniera massiccia.

Atleti muscolosi fingono di combattersi su

un ring ed i bambini affascinati, emulano

poi, i loro eroi, facendosi male sul serio. La

FIMP (Federazione Italiana Medici e

Pediatri) ha comunicato che da quando il

Wrestling è di moda, sono aumentati moltissimo

gli incidenti fra ibambini.

Lo spettacolo del Wrestling non è come

assistere ad un match di pugilato che incomincia

e finisce lì, così come una partita di

calcio, bensì è come seguire una soap

opera che non finisce mai, con i suoi

intrecci, le alleanze e le rivalità, che si

evolvono all’infinito. La differenza poi che

dà più successo ai combattenti di questo

sport, anziché a quelli dei cartoni animati,

è che i bambini percepiscono i primi come

veri, mentre i secondi li considerano asso-

La cattiva TV dilaga ancora

Campo de’ fiori 3

lutamente finti. Pertanto, mentre non sono

spinti ad imitare un protagonista finto, lo

fanno con quello vero di cui ne emulano

le gesta; bisogna dirgli che non è così,

che i protagonisti che loro amano, sono

soltanto degli attori che recitano e non

fanno sul serio e che, infatti, non si

fanno mai male.

I loro nomi come, l’Assassino Celebrale, il

Ragazzo che Spezza i Cuori, il Becchino,

servono a rafforzare l’effetto della maschera

crudele stampata sul viso dei combattenti

che, con salti mortali, pugni e calci,

fanno finta di distruggere l’avversario.

Bisogna dire ai ragazzi che i lottatori si

allenano continuamente per impararsi a

portare i colpi finti e a cadere senza farsi

male. Non bisogna abbandonare i nostri

adolescenti davanti a questo tipo di TV,

dove l’esasperazione della violenza è la

colonna portante dello spettacolo, piuttosto

bisogna accompagnarli nella visione,

per poter sminuirne, con giusto scherno,

l’effetto causato. I ragazzi sono vulnerabili

nel carattere, in media fino ai dodici anni

circa, dopo riescono autonomamente a

discernere la finzione dalla realtà. In Italia,

infatti, le vittime designate sono proprio i

bambini e gli adolescenti. In America,

dove questo sport è seguito da moltissimi

anni, il pubblico ha dai venti ai quarant’anni,

ciò significa che, se dissuadiamo i

nostri figli, che costituiscono la maggior

parte del pubblico nostrano, dall’imitare

tali comportamenti, potremmo sperare di

far calare l’audience e di conseguenza l’interesse

dei “signori” di cui sopra, a trasmettere

simili spettacoli. E dire che i

giovani, in questo particolare

momento, avrebbero bisogno di continui

messaggi di amore e di pace.

LE DIETE E LA FAME

Dieta bilanciata,

dieta dissociata,

dieta vegetariana,

dieta del fantino,liposuzione…,

quanta fatica

per consumare

i risultati di

eccessi e disordini

alimentari, per

perdere, senza

troppa speranza, qualche chilo di troppo.

Quanti sacrifici, quante rinunce, quanto

lavoro in palestra, in piscina o sui campi da

gioco……

Ma se avessimo mangiato meglio e di

meno?

Oggi gli osservatori medici di tutto il

mondo che mangia, danno l’allarme per il

pericolo obesità . Essa è già di per sé una

grave malattia che ne genera altre, altrettanto

gravi, quali il diabete, il mal di cuore,

il mal d’ossa… Perché non pensarci invece

prima di correre poi ai ripari, quando non

sempre questo è possibile?

Ma non

vorrei perdermi

in

dissertazionimedicoscientifiche

perché non

interessano

questo mio

discorso e

non sono,

tra l’altro, capace di farne. Vorrei solo contrapporre

in maniera serena e non offensiva

per nessuno, la questione di tutte quelle

persone al mondo che non hanno di che

sfamarsi e di che bere, a questa nostra,

nuova piaga sociale: l’obesità. E’ un paradosso

pensare che ci si possa ammalare e

magari morire per gli eccessi alimentari,

mentre miliardi di nostri fratelli s’ammalano

e muoiono per la fame e la sete.

NON LO

ABBANDONARE

Come si fa ad

abbandonare un

cucciolo che ha

giocato magari

fino a ieri con i

tuoi bambini, che

ti ha aspettato

ogni giorno per farti le feste e dimostrarti

tutto il suo amore e la sua fedeltà, che t’è

servito per sfogare le tue ansie, per alleviare

i tuoi problemi, che ti ha fatto ridere

e scherzare e che ha vissuto solo per te?

Come si fa a guardare i suoi occhi tristi

quando ha capito di essere abbandonato e

non starci male? E come si fa a sopportare

di portarsi dentro il rimorso per tutta la

vita?

VECCHI E

SOLI

Poveri vecchi più

nessuno li vuole,

nessuno ha tempo

per loro; loro

che hanno dato

tutta la vita per farti crescere e per farti

stare bene. Loro che hanno gioito ad ogni

tua piccola o grande vittoria ed hanno

imparato ad aspettare, spesso invano, un

tuo gesto, benché minimo, di gratitudine.

Loro che perdonano e comprendono sempre

tutto, loro che vedono in te l’orgoglio

della loro esistenza. Queste mamme e

questi papà, questi nonni sempre più soli,

tristi ed abbandonati. Vai a trovarli più

spesso e le ore rubate allo sport o al divago,

regalate a loro, ti daranno molto, ma

molto di più.

REGALA UN SORRISO

Questa estate, quando

sei lontano dalla routine

quotidiana e lo stress si fa

un po’ da parte, se incontri

un disabile, vedilo in

maniera diversa, avvicinalo,

prova a parlarci, regalagli un sorriso,

avrai fatto un grande gesto d’amore e ti

farà molto bene.


4

Campo de’ fiori

Arnoldo Foà

sinergia di un uomo eclettico con la grandezza della semplicità

Arnoldo Foà è nato a Ferrara il 24 Gennaio

1916 da una famiglia di origine ebraica.

Attore dall’indiscusso talento, si è dimostrato

un personaggio dotato di innumerevoli

interessi, che lo hanno portato a calcare

le scene del teatro, cinema e televisione.

Ha contribuito alla nascita di RADIO

RAI (ex EIAR), partecipando a diverse trasmissioni.

La sua attività più produttiva è

stata, senza dubbio, quella teatrale che lo

ha visto mettere in scena spettacoli di

autori, sia classici che contemporanei,

diretto da grandi registi della levatura di

Visconti e Strelher. E’ stato lui stesso regista

di numerose rappresentazioni, fra le

quali “La Pace” di Aristofane, “Diana e la

Tuda” di Pirandello e anche opere liriche

come “l’Otello” di Verdi ed il “Fliedermaus”

di Strauss. E’ inoltre pittore, scultore, giornalista

e scrittore. Negli anni ’60 è stato

anche nominato Consigliere Comunale di

Roma per il Partito Radicale. Foà è uno dei

maggiori doppiatori italiani dato il suo timbro

vocale asciuttamente virile. La sua

presenza scenica è sobria e personalissima,

è un interprete di viva intelligenza e

penetrazione, sa rendere l’interiorità della

parte attraverso segni scarni ed essenzialmente

efficaci.

D: A cosa stà lavorando attualmente?

R: Stò facendo le prove di “Oggi” che è

una commedia. Andrò in tournee durante

l’estate. Dal 20 Settembre al 9 Ottobre

sarò a Roma al Teatro Ghione.

D: Foà, attore di teatro, cinema, televisione

e tantissimo altro !! Lei è davvero

poliedrico !! Ma c’è ancora qualcosa

che vorrebbe fare?

R: No, perché improvvisamente ho voglia

di fare una determinata cosa e la faccio.

Non ho dei sogni precedenti non realizza-

ti. Quando desidero attuarli, lo faccio.

D: Chi è stato il suo maestro ?

R: Un maestro no, ma tanti, perché ogni

volta che lavori, impari qualcosa dagli altri,

non sei solo! Lavori con Visconti, impari da

lui. Lavori con Strelher e impari da lui. Poi,

ad un certo punto, sei in grado tu di insegnare

a qualcun altro, perché anche tu hai

qualcosa da dare al prossimo.

D: Nel 1962 è stato protagonista dei

“Masteroididi Marcel Aymè, nel

quale dava vita ad un personaggio

che si metamorfizzava in una quarantina

di caratteri !! Possiamo quasi

dire una prova di resistenza fisica?

R: … Si! Sa quasi non me ne ricordavo

più… Ho quasi novant’anni!! Qualcosa

comincio a dimenticarla: i nomi li scordo

tutti. … Ho una testa!… Anche i miei sogni

sono “dimagriti”!

D: Quale regista ha amato in modo

particolare ?

R: Quello che mi è piaciuto di più è stato

Orson Welles; era divertente, non era

neanche presuntuoso, si , forse qualche

volta lo era, ma non solo.

Anche Visconti era molto bravo.

D: Con quale attrice od attore le è

piaciuto lavorare di più?

R: Non ne ho avuto uno in particolare, ma

ad esempio, con Lea Massari ho fatto una

commedia americana che ho messo in

scena io ed è stato bello lavorare con lei !!

Lea non aveva mai fatto teatro, aveva

fatto solo televisione, quindi io le ho insegnato

a fare teatro e, devo dire, che lei era

molto brava.

D: Qual è il ricordo più bello e significativo

della sua carriera?

R: Ho avuto un momento nel quale una

“certa dottoressa” mi interrogava… ecco,

quello è stato il momento più bello !! … ha

capito chi ? (ho capito che quella dottoressa

ero io che lo stavo intervistando) Il

momento più bello è stato quando ho

messo in scena una mia commedia ed è

andata bene. Lì ero contento.

D: Qual è il suo primo “amore”: il teatro,

il cinema o la televisione ?

R: Il teatro

D: Ha qualche aneddoto da raccontare

?

R: Io facevo un programma alla radio, in

cui interpretavo un personaggio che iniziava

ridendo e, con gran fatica, appunto

perché ridevo, raccontavo delle cose vere,

ma ci rideva su come un pazzo. Ne racconto

una a caso: “ieri si è aperta una

strada a Napoli!”……ma si era “aperta”

perché aveva talmente piovuto che si era

spaccata! Erano notizie che leggevo sul

giornale e ridevo. Era una trasmissione

di Loredana Filoni

che conducevo da solo, di una fatica che

non finiva più, perché ridevo per venti

minuti. Ad un certo punto, dato che la trasmissione

piaceva molto, vengo invitato

ad una inaugurazione di un bar e mi esortano

a fare una di queste trasmissioni.

Allora vado, comincio, e il pubblico che era

presente rideva, ed io, a quel punto non

ho riso più, dicevo una cosa e ridevano

loro. Quando sono tornato alla radio ho

detto: “sentite, datemi un pubblico, così

non faccio questa faticaccia a ridere venti

minuti!” e così ho fatto! E quello è stato il

momento più divertente.

La ringrazio e le auguro innumerevoli

successi

R: Grazie! Speriamo che vada bene questa

“Oggi” che è una commedia stranissima,

perché non è una commedia “normale”,

ma è una tragedia che viene raccontata in

una chiave non drammatica. Inizia e finisce

con due pezzi tratti da un’opera di

Verdi “l’Otello”. Dice che siamo tutti buffoni

e ci prendiamo in giro gli uni con gli altri

e il più felice è colui che muore ridendo. E

il protagonista, che sono io, alla fine si

uccide.

Devo confessare che per me è stata una

grandissima emozione poter colloquiare

con quest’uomo che ha saputo dare e dà

ancora, così tanto al mondo del teatro e

della cultura in genere. La sua versatilità e

bravura la conoscevo già, ma conversandoci,

ho scoperto un uomo per nulla

superbo, carismatico, di grande simpatia e

senso dell’humor!

Un ringraziamento particolare và alla

signora Anna Procaccini, agente di Arnoldo

Foà che ha reso possibile questa intervista.


6

di

Maria Cristina Caponi

Usa, 2005; regia:

Christopher Nolan;

sceneggiatura: Christopher

Nolan, David S.

Goyer; interpreti:

Christian Bale, Micheal

Caine, Morgan Freeman,

Kate Holmes,

Cillian Murphy, Liam

Neeson, Gary Oldman;

produzione: Warner

Bros. Di Bonaventura

pictures; distribuzio-

ne: Warner Bros.; durata: 134 minuti; genere:

azione, fantasy, thriller.

In un’alabastrina spelonca, situata ai piedi di

una pendice orrida e strana, al riparo da

sguardi indiscreti, un eroe in calzamaglia

nera stipula un patto d’acciaio con le più

temute creature delle tenebre: i pipistrelli. In

un’immagine allegorica del vagheggiato lungometraggio

Batman begins, migliaia di

mammiferi provvisti d’ali si librano in volo,

fendendo l’aria intorno ad un’entità superiore;

la quale cela il proprio volto umano dietro

ad una maschera. A partire da quest’istante,

l’ente palesa il proposito di annientare il crimine

organizzato. Nella storia dei comics

americani ha sempre destato curiosità la

scelta dei disegnatori di associare un paladino

a questo buffo genere d’animali; infatti, il

pipistrello è stato abitualmente oggetto di

credenze popolari non sempre di buon auspicio.

Al contrario, numerose tribù d’aborigeni

ritengono che in questi mammiferi siano racchiuse

le anime degli uomini, e quindi ne

hanno un gran rispetto. Nella storia personale

di Batman avviene l’esatto contrario: il

costume che indossa potenzia agli occhi della

gente la sua indole virtualmente animalesca.

Campo de’ fiori

BATMAN BEGINS

L’opera Batman begins, firmata a quattro

mani da Christopher Nolan e lo sceneggiatore

David S. Goyer si propone di essere una

valida sinossi della nascita e delle prime epiche

gesta dell’uomo pipistrello, partendo

dalla rielaborazione del glorioso Year One,

primo albo consacrato alla figura di Batman.

In questo film, archiviabile come prequel

rispetto ai precedenti episodi già trasposti sul

grande schermo, ad opera di registi come

Tim Burton o Joel Schumacher, viene data

particolare attenzione all’aspetto psicologico

della personalità di Bruce Wayne (Chrstian

Bale); alter ego dell’uomo pipistrello. Il tema

su cui ruota il plot è quello della paura, della

costernazione e dell’angoscia che da anni

macera il ricco rampollo della dinastia

Wayne, unico supersite della famiglia, dopo

l’increscente episodio, che pose fine all’esistenza

d’entrambi i genitori, all’uscita di un

teatro. Lo spettatore, all’inizio della pellicola

è catapultato in uno scenario totalmente

opposto rispetto a quello della metropoli hi

tech di Gotham City; infatti, il protagonista è

calato nel panorama brullo ed impervio del

Tibet, ridotto ad una vita da sbandato. A

riabilitarlo agli occhi della comunità è un

losco personaggio, Raz Al Ghul (Liam

Neeson), membro di una setta di giustizieri,

che lo introduce nei meandri d’ardue e rigorose

discipline fisiche e filosofie spicciole,

legate all’estirpazione del terrore all’interno

dell’animo umano. L’adepto, diversamente

dalle previsioni della loggia, sovverte i piani

del maestro, rifiutando di divenire strumento

di distruzione della corrotta Ghotam City. Al

suo ritorno nell’emisfero settentrionale,

Bruce riallaccia le relazione interpersonali

con alcune delle sue vecchie conoscenze:

Rachel (Katie Holmes), suo primo amore

infantile e ora avvocato della corte giudiziaria,

e il vecchio maggiordomo (Micheal

Caine), che ha consono nelle sue corde un

tipico humor inglese. Per merito di quest’ultimo

personaggio e dello scienziato Lucius Fox

(Morgan Freeman), l’intrapendente Wayne

riesce ad architettare il proprio inconfondibile

aspetto e le proprie armi. Inevitabilmente,

un requisito indispensabile ad un eroe è la

capacità di affrontare un temibile antagonista,

in questo caso il mafioso Falcone e il cattivo

di turno, il malvagio Spaventapasseri

(Cillian Murphy), appellativo dato per via

dello strano copricapo, che gli vela il volto.

Batman per creare la propria leggenda dovrà

guardare oltre il proprio dolore, e ricorrere

alla giustizia che è umana, mentre la vendetta

serve solo a far star bene.

In un blockbuster che punta la sua carta vincente

sulla scelta di una sceneggiatura avvincente,

non dispiace la cura particolare che il

regista utilizza nel campionare le immagini,

dotate di una gamma di colori pastosi e di un

timbro prettamente barocco. Efficace l’atmosfera

impiegata per descrivere la corruzione

che imperversa lungo le strade di Gotham

City, anche se, purtroppo, è assai lontana

dall’ambiente decisamente dark, che era

consono ai due film di Tim Burton. Ottimo il

cast, costituito per lo più da attori britannici,

in grado di recitare sopra le righe una parte

tagliata a pennello per loro. Scialba la performance

attoriale di Kate Holmes, che tenta

di cavarsela sfoggiando il suo arcinoto campionario

di smorfiette, già visto in Dawson

Creek. Finalmente, il pubblico ha potuto assistere

ad un’opera in grado di riabilitare

Batman, dopo l’insipido film, diretto da Joel

Schmacher otto anni fa, fortunatamente

dimenticato nell’oblio.


a cura del Prof.

Michele Abbate

Non è più novita per

nessuno, ormai, sentire

predicare tante lodevoli

e buone intenzioni

seguite, spesso e volentieri,

da nessun fatto

concreto. Questo vale

per i più disparati e

molteplici settori dell’attività

umana, ma

con un certo ripetitivo

ritmo per il rapporto tra sistema istituzionale

e valide iniziative di singoli o di entità

collettive.

Ognuno di noi, credo, avrebbe varie esperienze

più o meno personali da raccontare.

A me piace raccontare, brevemente e se

non annoio, la mia quinquennale esperienza

di Direttore Scientifico del CEFASS, un

Ente di studio e di ricerca nell’ambito della

storia moderna e contemporanea. In ben

cinque anni di contatti con realtà culturali

italiane sul piano istituzionale, non sempre

volutamente cercati, mi sono quasi sempre

sentito dire che quanto viene fatto dal

CEFASS sul piano storico-scientifico è,

senza dubbio, di alto valore per contenuti

e risultati conseguiti. Conseguentemente,

questi vertici istituzionali concludevano

tale positiva valutazione sottolineando

che, visto spesso il non raggiungimento di

simili traguardi da parte di varie realtà

accademiche ufficiali, non si potevano non

finanziare iniziative culturali quali quelle

poste in essere dal CEFASS. Ma non finiva

qui. Veniva poi aggiunto che, sovente, si

davano cospicui finanziamenti ad Enti che

producevano scarsi risultati.

Quindi, ben vengano iniziative da sostenere

concretamente come quelle del

CEFASS. Ebbene, nessun vertice istituzionale

a livello nazionale, che si rivolgeva al

CEFASS con queste belle ed apprezzabili

parole, ha mai dato il benché più esiguo

contributo finanziario a questo Ente.

Se non fosse stato per l’autofinanziamento

da parte dei soci fondatori del CEFASS

e, soprattutto, per i consistenti contributi

da parte di istituzioni pubbliche e private

straniere (vedi, per esempio, il Consiglio

Nazionale per le Scienze Umanistiche della

Danimarca e centri accademici a livello

nazionale del mondo anglosassone) non si

sarebbe potuta rendere operativa nessuna

delle numerose iniziative messe in cantiere

dal Comitato Scientifico e dal Consiglio

di Amministrazione del nostro Ente.

Tutto ciò, credo, faccia riflettere e la dica

lunga sui finanziamenti alla cultura in

Italia. Se pensiamo, invece, che grandi

strutture istituzionali straniere si sono sentite

in dovere – come in più di una circostanza

hanno sottolineato – di sostenere

Campo de’ fiori

A proposito di belle parole

e sostegni veri

quanto in questi anni va facendo un Ente

culturale italiano, che sorge ed opera

nell’Alto Lazio e, in modo particolare, tra

Civita Castellana, Orte e Sant’Oreste, non

si può restare indifferenti e far finta di

nulla.

L’amara verità è che la cultura in Italia non

è mai presa in considerazione fino in

fondo, mentre all’estero si investe molto e

non si guarda in faccia nessuno, soprattutto

se interessanti e proficue iniziative

vengono da realtà a loro esterne ma che

comportano, poi, benefici per tutti.

Fatte queste doverose puntualizzazioni, va

però detto che, a livello locale, non tutte le

istituzioni si sono comportate secondo lo

slogan: parole belle tantissime, fatti concreti

zero.

In primissimo luogo va elogiata l’Università

degli Studi della Tuscia e, in modo speciale,

la sensibilità del Rettore, il Prof. Marco

Mancini, che ha sempre sostenuto il

CEFASS in maniera molto concreta.

Non per nulla l’Università di Viterbo ha una

Convenzione di collaborazione storicoscientifica

con il CEFASS ed è, con l’Istituto

Nazionale di Antropologia e Storia del

Messico, un Ente Associato al nostro

Centro di Studi e Ricerche. Subito dopo,

un apprezzamento molto particolare meritano

gli Enti Sostenitori del CEFASS.

Questi si possono dividere in due gruppi. Il

primo è quello formato dal Comitato

Promotore del CEFASS che, in pratica,

finanzia il CEFASS per l’ordinaria amministrazione

(e non solo) e comprende la

“Cefass School of American History”, una

delle maggiori sedi di documentazione storica

e di studio sugli USA in Italia, lo studio

legale dell’Avv. Antonio Falcetta, lo stu-

Bellissimo scorcio del Monte Soratte

dio tecnico dell’Ing. Scarponi e lo studio

associato dei commercialisti Colletti e Luca

Deriu.

Il secondo gruppo è quello formato dagli

“Amici del CEFASS” e comprende tre

Amministrazioni Comunali (Sant’Oreste,

Orte e Civita Castellana) e lo studio immobiliare

ed assicurativo del Direttore di questa

rivista: Sandro Anselmi.

Questi “Amici del CEFASS” in più di un’occasione

si sono saputi far apprezzare.

Voglio qui ricordare gli sforzi generosi

verso il CEFASS dell’ex Vice Sindaco di

Orte, il Dott. Diego Capriotti, che fa oggi

parte del Consiglio di Amministrazione e

continua ad impegnarsi a fondo come

quando era nell’ Amministrazione

Comunale ortana.

Il Sindaco di Sant’Oreste, Mario Segoni, è

un’altra persona che si è data molto da

fare per il CEFASS assieme al Dott. Luca

De Iulis, anche lui oggi nel Consiglio di

Amministrazione.

Un’altra persona molto attiva e competente

a favore del CEFASS è sempre stata il

Dott. Sergio Massaini, anche lui nel CdA.

Infine, ma certamente non ultimi, gli

attuali amministratori comunali di Civita

Castellana, in special modo il Sindaco,

Dott. Massimo Giampieri, e il Vice Sindaco,

Francesco Urbanetti, i quali si sono sempre

mossi per tentare di innalzare il livello

culturale della città in cui sono situate due

delle quattro sedi collegate direttamente al

Centro Falisco di Studi Storici.

9


01100 Viterbo -

P.zza Verdi, 2/A - Tel./Fax 0761.347651 e-mail: colb-viterbo@lisi-bartolomei.com

Centro Commerciale Tuscia - Tangenziale Ovest - Tel. 0761.390013 e-mail: colb-tuscia@lisi-bartolomei.com

01030 Vallerano (VT) -

Via Don Minzoni, 58 - Tel./Fax 0761.751551 e-mail: colb-valle@lisi-bartolomei.com

01033 Civita Castellana (VT) -

Via Giovanni XXIII, 28-28A - Tel./Fax 0761.517951 e-mail: colb-civita@lisi-bartolomei.com

00169 Roma -

Centro Commerciale Casilino - Via Casilina, 1011 - Tel. 06.23260306, Fax 06.23279988

e-mail: colb-roma@lisi-bartolomei.com

63037 Porto D’Ascoli (AP) -

Centro Commerciale Portogrande - Via Pasubio, 144 - Tel./Fax 0735.753665

e-mail: colb-portogrande@lisi-bartolomei.com

70124 Bari -

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Al teatro Manzoni di Roma è stata

messa in scena questa commedia

agro-dolce di Ray Cooney e Gene

Stone, con protagonisti Pietro Longhi

e Michela Andreozzi

Ray Cooney, autore di commedie di grande

successo come “Taxi a due piazze”, “Se devi

dire una bugia dilla grossa” e “Il letto ovale”,

non si smentisce neanche stavolta, in questo

nuovo e delizioso lavoro mai rappresentato in

Italia, scritto insieme a Gene Stone. La vicenda

si apre con l’immagine di Giorgio, interpretato

da Pietro Longhi, modesto impiegato

statale, divorziato e circondato da un tranquillizzante

ma, anche morboso affetto di

madre e sorella che, continuamente, ad orari

cadenzati lo assillano di telefonate.

In questa sua monotona routine, piomba,

all’improvviso, dal piano di sopra, Luisa,

interpretata da Michela Andreozzi, spregiudicata,

anticonformista, no global, e con una

particolarità…è incinta, esattamente all’ultimo

mese di gestazione. L’incontro è, in realtà,

una sorta di comico “corto circuito”, velato,

talvolta, anche da una vena malinconica,

perché Giorgio verrà letteralmente investito

da problematiche a lui finora ancora sconosciute.

Lui, uomo tutto d’un pezzo, serio, mai propenso

all’ilarità ed anche un po’ rigido nelle

sue idee, da una parte, e dall’altra Luisa,

sboccata, trasandata e vivace a stravolgere

la normale e anonima quotidianità di lui. Ben

presto si presenterà in casa di Giorgio anche

un amico di lei del piano di sopra, un ingombrante

palestrato “coatto” interpretato da

Fabio Avaro.

Fra litigi e battibecchi arriva il momento della

nascita del bimbo, che fra ansia e senso di

Campo de’ fiori 11

Perchè non rimani a colazione ?

impotenza di Giorgio, nascerà in casa. Da lì è

come se il nostro protagonista si sentisse

moralmente chiamato in causa come padre.

Lui stravolgerà tutte le sue abitudini e non

solo, nell’accudire, dar da mangiare e far giocare

il piccolo. E’ come se questa creaturina,

con il tempo, oltre che quasi figlio, fosse l’anello

di congiunzione tra Giorgio e Luisa.

Perché nel frattempo l’uomo, quasi senza

rendersene conto, ha mutato i suoi senti-

Loredana Filoni insieme ai tre attori

menti nei confronti della donna. A questo

punto scatta la paura: paura dell’ignoto,

paura di “farsi male” nuovamente (non

dimentichiamo che Giorgio è reduce da un

divorzio), paura della differenza di età che fra

di Loredana Filoni

i due è notevole, al punto tale che Giorgio

quasi “costringe” Luisa a rifrequentare i vecchi

amici, come se temesse un continuo e

crudele confronto, nel quale ha il terrore all’idea

di uscire sconfitto. Sussiste anche un

timore nel troncare questo assillante rapporto

telefonico con la sorella, della quale è succube

ed anche intimorito.

Alla fine, a fatica, con il superamento di mille

dubbi ed incertezze, la nostra protagonista

non solo si fermerà a “svariate colazioni” ma

anche a pranzi e cene … illimitate.

La commedia, a concluso la stagione del

Manzoni. I tre protagonisti hanno saputo trasporre

perfettamente le caratteristiche dei

singoli personaggi. Bravo, fine e disinvolto,

come sempre, Pietro Longhi che ha saputo

calarsi egregiamente nel ruolo di questo

impiegato poco incline alle novità ed agli

slanci della vita. Inoltre va ricordato che

Pietro Longhi è anche il direttore artistico del

teatro Manzoni dal 1991, che sa gestire

magistralmente anno dopo anno, con spettacoli

sempre nuovi. Lo dimostra il crescente

successo ed incremento di pubblico e abbonamenti

che ha avuto il Manzoni in questi

anni.

Una nota di elogio alla spumeggiante e bella

Michela Andreozzi, che io personalmente non

conoscevo. Ha saputo rendere appieno questo

suo personaggio trasgressivo e fuori dagli

schemi, aggiungendo al tutto una parlata

romanesca, da rendercela simpatica a tal

punto da “tifare” per lei.

Una lode a parte merita Fabio Avaro il “coattone”.

Ha saputo farmi davvero ridere, mi

mando, parlando e rappresentando una

parte di gioventù che vuole sembrare tutto e

l’opposto di tutto, manifestando però, in

fondo, una sorta di sensibilità anch’essa.

Via della Repubblica, 6

Civita Castellana (VT)

Tel e Fax

0761.51.32.17

e-mail:

camponiricambi@libero.it


12

“A chi evoca gnomi,

troll, elfi e folletti ...

se lo prendiam ...

gli tagliamo i baffetti !”

del Dott.

Carlo Cattani

Scena prima . Esterno

giorno, un fitto bosco di

tanto in tanto trafitto da

un raggio di sole, marci

tronchi sparsi a terra, funghetti

dal cappello vermiglio

a punteggiar, tra alte

felci e cavità diverticolose

nel terreno, il sottobosco:

un intenso, immobile odore

di muschio, un placido stagno…..

Scena seconda Pigramente sdraiate o

sedute tra la vegetazione se ne stanno

alcune creature dalle svariate dimensioni,

concie e sembianze, puzzolenti, rammendate,

irsute ed arruffate……….fin dentro l’animo,

qualcuno paffuto e dagli occhi benevoli

……....tra loro anche figure più rassicuranti

quali madonna Serenella e donzella Marzia,

più in là uno spaventapasseri ed un omino di

latta confabulano (!), un fauno assetato scalpita

impaziente e tende un orecchio ai

lamenti di un merlo sfrattato dal proprio

nido, un signore…..dei topi, soffia svogliato il

suo fiato dentro un flauto …viene un angelo!

Scena terza . …..ho sonno …tribù di nani…il

momento è vicino….il pero danza al

vento….ho sonno…dammi le ali o pensaci

tu…io divento matto, matto sono già di fatto

ciò si sa….c’è un posto nel bosco …già, c’è

un posto nel bosco…il cuore degli uomini è di

pietra……è assai meglio dormire.…. ho

sonno……una filastrocca senza senso….

ho…. sonno…. sonno.… nno……. Zzzzzz .

Beh, questa doveva essere, più o meno, la

situazione nell’affollata anticamera notturna

del “ciriveddu” (cervello) di un ragazzo originario

di una storica città della costa meridionale

della Sicilia, Siracusa, nell’ora di

punta del suo sonno, in una notte di piena

estate, dello scorso millennio, A.D. 1991.

Quel ragazzo, al secolo Bruno Rubino,

compositore-tastierista, “apprendista chitarrista

”, sicuramente batterista e tanti interessi

culturali, aveva già tutto chiaro: il suo

progetto musicale si sarebbe chiamato

FIABA e avrebbe dato da “lavorare ” a

parecchie creature ed esseri, abitanti del

mondo della fantasia ! Le “ali della fantasia”,

oltre ad un corpo ben nutrito di composizioni

musicali, da far librare alto all’attenzione

del pubblico della dimensione del reale,

avrebbe avuto bisogno di un “ cantore ” , di

una voce che fosse il giusto “ corriere “ per

la fantastica dimensione: ed allora ecco

investito del ruolo di racconta storie, di

Campo de’ fiori

F I A B A

L’orchestra del sottobosco ... ovvero

“la fantasia è la figlia diletta della libertà !”

menestrello di autentico traghettatore verso

luoghi, personaggi e situazioni “ diversamente

reali ”, la voce di Giuseppe Brancato,

senza dubbio, una vocalità potente, con

impostazione di stampo teatral / operistica,

dalle doti interpretative piacevolmente

singolari nel panorama musicale rock

Italiano! La “soglia della fantasia”, viene

inizialmente varcata, nel gennaio del 1992,

allorquando, il gruppo, completato dai ruoli

del basso e di due chitarre, in formazione a

5, quindi, fa circolare un cd dimostrativo di

sei brani dal programmatico titolo “XII

L’APPICCA-

TO ”, un chiaro

riferimento ad

uno dei simboli

della serie

delle carte di

divinazione dei

Tarocchi, seguito,

a breve

periodo, da un

secondo cd ,

“I SOGNI DI

MARZIA”, un

unico brano di

oltre 14 minuti,

una cosiddetta “suite”, costituito da più

movimenti legati tra loro. Già in questa manciata

di note, si delineava la poetica musical

/ testuale del gruppo, caratterizzata dalla

creazione, su un substrato musicale, compatto,

distorto e consciamente poco lavorato,

costruito dal suono incrociato delle due chitarre

e da ritmi, segnati dalla batteria e del

basso, organizzati da un compositore,

quale Bruno Rubino scrupoloso ricercatore di

un suo stile di conduzione ritmica, di autentiche

originali narrazioni fiabesche piene di

folletti, orchi, fate, bestie e umani, molto

spesso pretesto per descrivere l’universo dei

caratteri umani e rappresentare , “ sopra le

righe ”, sentimenti, tematiche e dinamiche

sociali del quotidiano . Porsi all’ascolto dei

brani dei FIABA, è una sorta di corsa nel

bosco dal fitto intreccio di bassa vegetazione

ed alberi che ospitano nelle loro cavità e

tra i loro rami tutto un mondo, dove si corre

a fatica e con il cuore in gola per la tensione

dovuta alle “cose che non vuoi attenderti

di trovare di fronte”….ma i Fiaba te le fanno

trovare! Chi ci salverà ? La voce teatrale dal

timbro tenorile di Giuseppe Brancato, che ci

porta all’esperienza con “ la realtà altra”

ma……… non ci lascia ! Il resto del gruppo

orchestra i diversi quadri fiabeschi, garantendo

un flusso sonoro fondamentalmente

di matrice “heavy rock”, incastonando, talvolta,

cadenze riconducibili alle esperienze

della musica barocca, della musica folk

Italiana e Nord Europea del medioevo/rinascimento.

Il sipario della ribalta discografica

“ ufficiale ”, si apre nel 1994 quando una

coraggiosa, oggi storica, etichetta indipendente

Ligure, la Mellow Records, pubblica il

cd “ XII L’APPICCATO ”, presentazione al

mercato discografico dei brani già proposti

nei due succitati cd dimostrativi, caratterizzato

da una maggior cura della produzione e

da un impianto grafico professionale, con

tanto di ampio libretto per seguire con attenzione

i testi delle composizioni cantate in lingua

ITALIANA…..un esordio, a mio giudizio

NOTEVOLE !

7 brani 7 al posto giusto nessun riempitivo,

in una scaletta in crescendo

di pathos, con

una partenza al fulmicotone

data da ”Il richiamo

dello stagno”, il passaggio

intermedio, di pregevole

scrittura e interpretazione

descritto dal brano

de “lo spaventapasseri ”,

il gran finale de “I sogni

di Marzia”, nella quale si

ritrovano tutti i molteplici frammenti musicali

e visionari del “caleidoscopio” FIABA: la

inquieta vicenda “onirica” di Marzia, in uscita

dall’adolescenza ed affacciata, nel sonno,

sul suo futuro di donna,con musica millimetricamente

descrittiva degli stati d’animo e

dell’incedere del sogno, una conduzione

(nel bosco…..) vocale di “Peppino ” BRAN-

CATO…….. da favola !


Un cd pregno di originalità, da ascoltare e

riascoltare per apprezzarne i particolari della

architettura d’ interni progettata sui pilastri

di un suono alternato da passaggi ora dolci

ora penetranti come le emanazioni odorose

di un bosco rigoglioso, alla ricerca della

parola che suona e si arrampica e dello

arrampicatoreBrancato! Qualche anno più

tardi, nel 1997, dopo diverse esibizioni

live, che rafforzano l’intesa e alimentano la

credibilità nei confronti del pubblico, i

FIABA, con la stessa formazione dell’esordio

ma per una diversa etichetta, l’Italiana Pick

Up records, editano un nuovo capitolo discografico,

“Il Cappello ha tre punte”, un

lavoro, a mio giudizio, meno immediato dell’esordio,

perché musicalmente più elaborato,

ricco di soluzioni ritmiche, quindi apparentemente

più ostico al primo impatto,

Campo de’ fiori 13

dove, come costante caratteristica della

musica del gruppo anche nelle prove degli

anni successivi, non è dato spazio a virtuosismi

dei singoli musicisti ma alla resa corale

che esalta il lato narrativo “strumentalizzato”

dalla voce di Brancato; una ridondanza di

testi che richiede qualche ascolto per “farti

suo” ma…ma …poi si è avvolti, affascinati,

convinti di essere di nuovo entrati nel

“bosco giusto” e di vedere la fiammella della

“lanterna giusta” dell’affabulatore Messer

Giuseppe Brancato e carovana al seguito !

Anche qui la sequenza dei brani è incisiva e

non lascia spazi a dubbi sulla concretezza

compositiva della band:quando i FIABA si

incontrano, sotto il loro “fungo/sala prove”,

per comporre ….si raccontano favole

serie…mica barzellette! Classici da questo

album: farei un torto ai vari “protagonisti

fantastici” del cd ma due brani su tutti “Il

segreto dei giganti” , “I cento stivali”

……con la sensazione che tutti “gli omini piccini”

ivi narrati, laboriosamente intenti a dar

una mano a Mastro Giovanni, ciabattino

indefesso, ti aspettino, sotto il “cespo di

more”, per far festa insieme, come momento

liberatorio dopo la sfacchinata fatta per

produrre, nottetempo, un” fottio” di stivali, a

salvataggio della testa del Mastro e ringraziare

i FIABA di averli evocati! Nel 2001 i

FIABA vanno a…..funghi !

Il loro terzolavoro discografico si intitola “ LO

SGABELLO DEL ROSPO ”, letterale traduzione

di “toad stool”, denominazione popolare

Inglese data al fungo venefico / allucinogeno

scientificamente appellato “amanita

muscaria”….. quello tanto carino a vedersi

,tutto rosso screziato da puntini bianchi

…..che solitamente si trova ……vicino alle

betulle (ndr.: albero citato nella vicenda de”

I sogni di Marzia”) : per intenderci il fungo

per antonomasia nell’immaginario collettivo!

Diversi anni sono trascorsi prima di rientrare

a “FIABA land”.

Un’altra etichetta indipendente

Italiana, la LIZARD, li

pubblica. Quest’opera otterrà

lusinghieri consensi di critica e

di vendite nel mondo! Si verificano,

inoltre, alcuni avvicendamenti

nella formazione.

Diversamente dai precedenti

lavori , “ LO SGABELLO DEL

ROSPO ” vede la collaborazione

di Giuseppe Brancato

alla stesura dei testi e, soprattutto,

immortala un lavoro

monotematico, un cosiddetto

concept, diverso quindi dalla

classica selezione di brani con

propria autonomia narrativa,

seppur scandito da specifici

titoli o meglio scene. Il tema

è fiabesco più che mai: si

narra dell’avventura “stupefacente”

del giovin Pauro, che

sulla strada del ritorno a casa

.…prende, incuriosito, un

sentiero che la memoria gli

rimanda dai ricordi d’infanzia

e…….nebbia tra le gambe …..

cammin cammino…. si perde

dalla via maestra, giungendo,

dopo tutto un dì, presso una

casupola……………dimora di

ben due streghe e qui, “a

ristorar lo giovine”, le megere lo invitano a

dissetarsi di un infuso caldo-caldo di paiolo,

ovviamente, stregato, adulterato con l’essenza

allucinogena del caro funghetto. Da qui in

poi, il protagonista “viaggia con la mente”

alterata e ha visioni di un mondo o meglio di

un regno …quello delle rane ….di Acquaria

….dei suoi abitanti, della sua regina

Gebbia….c’è, in definitiva, la ripresa e messa

in scena dell’allegoria medievale intorno alla

figura del rospo “guardiano della soglia “ che

sbarra l’accesso al mondo degli inferi, delle

rane che salvano da situazioni pericolose i

protagonisti delle fiabe; le vicissitudini si

rincorrono in un crescendo dove i passaggi

musicali, proprio come in una classica piece

operistica, marcano le sequenze della storia.

Il risultato è accattivante: sentire per credere!

Un prodotto che conferma la scelta del

gruppo di perseguire tenacemente un proprio

percorso “culturale”, infischiandosene

del giudizio di alcuni che insistono nel volerli

ingabbiare in etichette di genere: i FIABA

sono così: AMARE senza riserve o…per altre

esigenze musicali, premere stop sul proprio

lettore cd e cambiare dischetto! Arriviamo ai

giorni nostri: maggio 2005, un tintinnio di

sonaglietti introduce

”I RACCONTI DEL

GIULLARE CANTO-

RE” ….ancora più

grandi i FIABA! Brano

di sfondamento è

“Angelica e il folletto

del salice”, con

tanto di videoclip al

seguito. Si ritorna a “storie fantastiche”

aperte e chiuse in pochi minuti, dove la selezione

è perfettamente equilibrata e i brani

beneficiano di un maggior risalto dato al tappeto

sonoro costruito dalle due chitarre...

Brancato, Brancato è sempre più buffone

nella resa canora del cd e durante i concerti

che supportano quest’opera! Non pensate

male, al grande “Joe” so di fare un complimento,

riconoscendogli un ’ interpretazione

perfetta nel ruolo del saltimbanco medievale!

A proposito,sapevate

che

“buffone”

deriva dal

Latino “bufo”

rospo,

epiteto con

il quale si

additavano

i saltimbanchi

con riferimento

alle loro sgraziate movenze, assunte a motivo

di suscitare “lo altrui divertimento”?

E noi di divertimento, dalle trame musicali

dei FIABA, ne possiamo trarre molto; passiamo

parola e daremo loro la possibilità di

continuare a volare liberi nel mondo della

fantasia!

Le fiabe son meravigliose……i FIABA ci

meravigliano !

WWW.fiabaweb.com

EPILOGO “ Ho visto un Rubinello ………. l’ho

visto davvero ! Era sotto uno “sgabello”

e….rideva sul serio !


14

28.01.1978 il Maestro Mercuri (primo a sx) con i suoi allievi

Sicurezza, tranquillità della mente, equilibrio

psico-fisico, è questo che il Maestro

Carlo Mercuri insegna, da quasi trent’anni,

ai suoi allievi.

La palestra OKINAWA, nasce a Civita

Castellana nel 1977 e vede la sua prima

sede in Via della Tribuna dove, in poco

tempo, grazie alla simpatia e alla professionalità

del Maestro e alla novità portata

da questa disciplina, inizierà a contare

molte decine di discepoli. Io stessa, alla

tenera età di sette anni, vestii il Kimono

Campo de’ fiori

UN ENCOMIO AL MAESTRO

CARLO MERCURI

sotto la guida

del Maestro

Mercuri e da lì,

disciplina e rispetto,formarono

il mio cuore

e la mia mente.

Ricordo con

gioia la passione

che il Maestro

Mercuri

metteva nell’insegnare

agli

altri tutto ciò

che aveva a

sua volta acquisito

da grandi

Maestri giapponesi

quali Shirai, Mochizuki, Ochi,

Enoeda, ma anche da quelli italiani come

Tammaccaro, Fugazza, Balzarro, Aschieri,

Semino e Bolaffio. La sua più grande gioia,

era però quella di crescere i piccoli atleti

che timorosi, infagottati in quel piccolo

Kimono, si affacciavano per la prima volta,

a piedi scalzi, sul lucido pavimento di legno

che avrebbe formato, nel tempo, il loro

carattere. Ricordo i suoi occhi brillare di

soddisfazione per ogni nostro piccolo traguardo

raggiunto. Ricordo con gioia le gare

e le competizioni sia da vincente, che da

perdente ma, seppur perdente, non ricordo

mai una delusione, perché per il

Maestro Mercuri eravamo comunque dei

vincenti, avevamo comunque raggiunto ciò

che a lui stava a cuore: combattere con

dignità, lealtà e coraggio.

Oggi il Maestro Carlo Mercuri, cintura nera

sesto dan, nonchè cintura nera di Kendo

(l’arte marziale che si pratica con il boken,

spada di legno), conta nella sua palestra

circa settanta atleti tra bambini e adulti con

differenti gradi di preparazione e più di 50

cinture nere raggiunte sotto la sua valente

guida. Con l’aiuto dei suoi due figli Roberta

e Fabio e del Maestro Maurizio Millozzi (suo

allievo) la palestra del Maestro Mercuri è

inoltre una grande macchina organizzativa

di manifestazioni riguardanti questa disciplina

come ad esempio il Torneo Okinawa,

giunto alla sua 13° edizione, e che vede

partecipare, ogni anno, centinaia di atleti,

in rappresentanza di venti società, provenienti

da quasi tutte le regioni centrali. Gli

eccellenti risultati raggiunti dagli atleti del

Maestro Mercuri, anche “fuori casa”, hanno

inoltre dato lustro e fatto onore a questa

grande palestra “di vita”.

Cristina Evangelisti

Il Maestro Mercuri (primo a sx) con alcuni giovani atleti Il Maestro Mercuri al centro della sua “famiglia”


Campo de’ fiori 15

Scopri l’Arte del Prof. Arch. Massimo Cirioni

Dany

Dany Moscatelli è una pittrice di notevole

valore, con uno stile personale, che si è

affinato e nutrito delle sue frequentazioni

nell’ambiente artistico romano.

Vive ed opera a Vetralla, cittadina in provincia

di Viterbo.

L’arte di Dany non si può racchiuderla in

un etichetta, in una scuola od in una tendenza.

Nella sua pittura convivono, è vero, varie

espressioni artistiche, ma lei ha comunque

elaborato un suo personale ed originale

linguaggio pittorico, che rende inconfondibile

ogni sua opera.

Sia nei paesaggi, con atmosfere, in cui a

volte si ravvisa la lezione del chiarismo

lombardo, sia nelle nature morte così prepotentemente

espressive, Dany raggiunge

sempre quella musicalità che lega linea e

colore, volume e tono, dove le forme sembrano

immerse in un mondo immaginario

ed evanescente e la realtà sembra avere

uno strano incanto.

I colori sono la magia di queste opere,

hanno una luce lontana, totale, integrata

nella composizione tutta, senza il rigore

antico, ma con una maestria degna di un

capace pittore.

Fiori, marine, volti, paesaggi di grande

respiro aperti all’orizzonte, infiniti nella

loro forza poetica, sono i temi ricorrenti in

cui l’artista imprime la forza della sua pittura.

Sapore di favola, quasi d’incantesimo trasmettono

le sue narrazioni pittoriche.

Pittrice attenta nell’osservare il mondo che

la circonda, non vuole tradire mai il vero,

ma renderlo con carattere personale, con

scioltezza di fantasia, con una sottile

espressività poetica, che denuncia peraltro

un lavoro creativo interiore ed una forte

sensibilità.

Artista eclettica, è anche una raffinata

poetessa.

Dany si esprime con grande naturalezza

ed è capita perché non spinge la ricerca

pittorica verso quelle forme estranee al

suo sentire, o verso un intellettualismo

gratuito, che spesso viene usato per coprire

mancanza di creatività.

La forza del mare

Paesaggio Marino

Vaso con fiori La Verità


16

Campo de’ fiori

Civita Castellana

la chiesa di San Lorenzo in Via Attilio Bonanni (1955)

Posta su via Attilio Bonanni, in un’area

urbana densamente abitata e urbanizzata

subito dopo la fine della Seconda Guerra

Mondiale, la Chiesa di San Lorenzo venne

edificata nel 1955 sul progetto redatto dall’inge-gnere

romano Giuseppe CECCONI.

Gli artefici della costruzione, che segnò la

rinascita morale e religiosa di Civita

Castellana subito dopo le devastazioni e tragedie

della guerra, furono S.E. Mons.

Roberto MASSIMILIANI, Vescovo della

Diocesi dal 1948 al 1976, l’Amministrazione

Comunale del tempo guidata dal Senatore

ENRICO MINIO, la Famiglia RIBALDI

che donò il terreno su cui sarebbe sorta l’edificio

e non ultima la popolazione di Civita

Castellana, che contribuì anche economicamente

alla sua realizzazione.

La storia della sua costruzione è alquanto

singolare.

Nel Giugno del 1944, una squadra di bombardieri

inglesi sgancia delle bombe sulla

Chiesa di San Lorenzo al cimitero comunale,

danneggiando in modo irreparabile la

chiesa seicentesca, che era stata trasformata

in deposito di materiale bellico.

Il 5 Marzo del 1953, il Ministero dei Lavori

Pubblici concede un contributo di

£.12.500.000, al fine di provvedere al

restauro dell’importante edificio religioso,

fino al 1882 convento francescano.

La chiesa in quel periodo era, però, molto

distante dalle abitazioni che allora si stavano

espandendo in ben altre zone come

Pizzo Garofalo, Catalano e Guadamello.

Il 29 Settembre del 1953, Mons. Massimiliani

chiede al Ministero dei Lavori

Pubblici, di poter utilizzare i fondi concessi

per l’edificazione di una nuova chiesa con il

titolo di San Lorenzo Martire in un’altra

zona, più agevole e facilmente raggiungibile

dalla popolazione.

La richiesta viene accolta, elaborato il progetto

e nel 1954 iniziano i lavori di costruzione

della nuova Chiesa di San Lorenzo

Martire in Via Attilio Bonanni.

La vecchia Chiesa di San Lorenzo al

Cimitero viene parzialmente restaurata e

trasformata in fabbrica e manifattura ceramica.

Nel 1955, la chiesa viene consacrata solennemente

anche se rimangono da completare

alcuni parti e locali del piano seminterrato.

La chiesa e’ articolata su due livelli: il piano

seminterrato è composto da una vasta aula

rettangolare con teatro e numerosi ambienti

destinati ad aule di religione e catechismo.

Il piano rialzato, proprio delle celebrazioni

religiose, ha la pianta a croce latina con tre

navate terminanti su un transetto con tre

absidi circolari, di cui quella centrale di

maggior diametro.

La navata centrale, di maggior altezza, presenta

una serie di finestroni rettangolari che

danno luce all’interno e gli conferiscono una

particolare luminosità.

In corrispondenza dell’Altare Maggiore, è

posto l’accesso alla vasta Sacrestia, con i

servizi tecnici e l’alloggio del parroco.

Sempre in prossimità dell’Altare Maggiore è

collocato l’ingresso secondario della chiesa

su Via Falisca.

Gli interni, semplici e lineari, sono stati

recentemente restaurati e abbelliti di vetrate

policrome, su progetto dell’artista Maria

Grazia GRADASSAI.

L’esterno è di particolare bellezza: i volumi

sono chiari e netti, dominati dalle possenti

absidi e dal portico in tufo faccia-vista, su

cui è collocato l’ingresso alla chiesa.

Il portico, con copertura piana, è formato

da quattro pilastri rettangolari in tufo, con

Prof. Arch. Enea Cisbani

tre arcate a tutto sesto, di cui la centrale di

maggiore altezza e spessore.

Il prospetto su Via Falisca è caratterizzato

dall’abside della navata centrale e dal volume

rettangolare della Sacrestia, ortogonale

all’edificio.

Si accede al portico e alla chiesa da un’ampia

scalea in travertino bianco.

All’interno del portico sono collocati tre pannelli

in ceramica opera del Prof. LUIGI

PAOLELLI e degli allievi dell’Istituto d’Arte,

raffiguranti, quello di destra, San Lorenzo

Martire con i simboli del martirio, la palma

e la graticola, e il pannello di sinistra recante

l’immagine di San Giovanni Battista.

Il pannello centrale, collocato sopra l’architrave

dell’ingresso centrale, presenta il

Cristo Benedicente attorniato dagli Angeli.

Un finestrone circolare al di sopra della

composizione caratterizza tutta la zona porticata.

La vasta area antistante la chiesa, presenta

un gruppo scultoreo di particolare bellezza

dedicato a San Lorenzo Martire recante

nelle sua mani il simbolo stilizzato dell’edificio

e con due figure adoranti ed inginocchiate,

opera dello scultore civitonico

Franco GRADASSAI, interamente realizzato

in peperino grigio.

E’ nell’interno che troviamo delle

opere pittoriche di grande valore artistico.

Nelle cappelle terminali delle due navate

laterali, sono collocati, seppur in modo

provvisorio e ricoperti da suppellettili varie,

due dipinti di grandi dimensioni che appartenevano

alla Chiesa di San Lorenzo al

Cimitero.

Il dipinto della navata destra, olio su tela,

raffigura San Lorenzo Martire con San

Francesco e la Vergine Maria al centro,

opera del pittore seicentesco Pietro GIU-

LIANI, di Civita Castellana, originariamente

collocato sull’altare maggiore di San

Lorenzo al Cimitero e qui trasportato nel

1956.

Nella navata sinistra un secondo dipinto,

olio su tela, con l’immagine di San

Francesco in posa ieratica attorniato da frati

adoranti, appartenuto anch’esso a San

Lorenzo al Cimitero.

Nelle absidi laterali e nella navata sinistra,

dei superbi e incomparabili polittici, olii su

tavola, con immagini di Santi opera del

Prof. LUIGI PAOLELLI, dall’eccezionale

repertorio tecnico e formale, con le figure a

tutta altezza su fondo dorato.

Altri dipinti, olii su tavola, sono opera del

pittore civitonico Tonino CONTI, ma purtroppo

compromessi in quanto tagliati e

smontati in modo irreversibile.

1955-2005: cinquant’anni di vita di un’opera

a torto disattesa, semplice e lineare ma

ricca di capolavori ed opere d’arte.


18

Ronciglione

Spesso le tradizioni

sono come un “ti

amo” scritto sulla

battigia…basta

un’onda e tutto

viene cancellato,

rimosso per sempre

dalla volubile sab-

di Erminio Quadraroli bia. Nulla però è

distrutto nel cuore

dei due amanti.

Così il ricordo di un tempo oramai lontano

fa emergere dalle pieghe della storia un’usanza

che grazie alla genialità della stilista

Anna Fendi sta riscoprendo una nuova giovinezza:

“Balcone in fiore”.

Fin dai primi anni Trenta si hanno notizie

dell’usanza di premiare, durante il periodo

carnevalesco, i balconi che sfoggiavano la

migliore livrea floreale.

Questi fiori però avevano una particolarità:

non bisognava annaffiarli, ma si doveva

sperare che il tempo regalasse tanto sole,

poiché erano realizzati con carta variopinta,

modellata dalle mani di esperte ragazze

e donne.

Con lo stesso spirito di qualche decennio

fa, l’8 luglio 2005, si è svolta la premiazione

della quinta edizione del premio

“Balcone in fiore” alla quale hanno partecipato

numerosi concittadini, il Sindaco di

Ronciglione Giancarlo Bianchini, l’On.

Francesco D’Onofrio, il Presidente della

Provincia Alessandro Mazzoli e tante altre

personalità del mondo della politica e dello

spettacolo.

Tra le mura medievali della Piazzetta degli

Angeli, allietati dalle note della banda cittadina

e dalle coreografie delle majorettes,

Mara Carfagna e Daniel Della Seta hanno

Campo de’ fiori

La tradizione che visse due volte

consegnato i meritati

premi.

Per la categoria

“finestrella fiorita” è

stata premiata la

signora Luigina Casini.

Accompagnati

dagli applausi di un

pubblico entusiasta,

sono saliti sul palco

per essere premiati

Vittoria Bracci, Anna

Maria Di Nicola,

Chiricozzi Gioacchino,

Lina Capodimonte,

Vincenza Crispino Antonella

Serracchioli,

Mirella Dirozzi, Giuliana

Chiossi, Gino Partenzi,

Marisa Galli,

Bruona Giomma e

Armando Marini che

hanno abbellito i propri

balconi con piante

e fiori di ogni genere.

Il primo premio assoluto

è stato consegnato

a Luigi Mucedero

che oramai da

anni vanta il balcone

più curato di tutta Ronciglione. Altri premi

sono stati conferiti a Laurente Bianchini e

a Giancarlo Billonio, nonché ai titolari di

alcune attività commerciali che regalano

alla clientela quel valore aggiunto che

rende felice la vista e l’olfatto.

Quest’anno, grazie agli scorci offerti dalla

Piazzetta degli Angeli, la manifestazione

ha attirato tantissime persone che hanno

avuto il piacere, conclusa premiazione, di

Balcone in fiore - anni ‘30

Archivio Giacchino Capaldi

gustare i tipici sapori della Tuscia passeggiando

tra le vie farnesiane che, ancora

oggi, emanano un fascino antico.

I balconi del paese cimino sono ora abbelliti

non più da petali di carta crespa, ma da

veri fiori che dall’alto sembrano ringraziare

chi ha il merito di aver dato a questa tradizione

una….seconda vita.


Civita Castellana

NNatii

01.07.2005

Grillini Flavio

08.07.2005

Cingolani Leonardo

19.07.2005

El Mouflih Balsam

Bar Alessandrini

snc di

Alessandrini B.e C.

Via Vincenzo Ferretti, 86

Civita Castellana (VT)

Tel. 0761.518298

Protegge i tuoi valori

Silvia Malatesta - Via S. Felicissima, 25

01033 Civita Castellana (VT)

Tel.0761.599444 Fax 0761.599369

silviamalatesta@libero.it

Campo de’ fiori 19

MMaattrriimmoonnii

01.07.2005

Manocchio Danilo/Cicchiello Loredana

03.07.2005

Caputi Rino/Paiella Giuliana

07.07.2005

Caccetta Romeo/Gatti Giuseppina

09.07.2005

Rossi Giulio/Frangioli Cristina

17.07.2005

Boaventura Araujo Antoni/Parretti Pamela

30.07.2005

Rossi Mirco/Moretti Simona

Morti

01.07.2005

Gai Giulio

02.07.2005

Rossetti Veneranda

04.07.2005

Salvi Dino

11.07.2005

Marini Francesco

18.07.2005

Evangelisti Isia

19.07.2005

Morazzini Marino

20.07.2005

Moretti Luciano

Il personaggio misterioso

Vi invitiamo ad indovinare il personaggio misterioso riprodotto

nella foto sotto.

I primi cinque che lo identificheranno e ne daranno comunicazione

in redazione, avranno diritto a ricevere un premio

offerto dalla Profumeria Paolo e Concetta:

Civita Castellana


20

Nel varcare la soglia del

delizioso ristorante di

Monterosi (VT), sorto il

1° Agosto 1994, si ha la

sensazione di essere a

casa propria. Candele

su ogni tavolo, un

meraviglioso camino,

un bar, vari “ricordidi

viaggio dei signori

Roberto Lippi e Aida

Maria Gabriella (i proprietari),

la cura di ogni

minimo particolare ce

la rendono davvero

amabile. La cosa che

più aggrada il nostro

palato è il tipo di cucina

che la signora Aida cura personalmente, in

ogni suo aspetto, sia dal punto di vista

salutistico, sia da quello “visivo”, che non

guasta. Qui si servono piatti sempre nuovi,

di volta in volta ed a seconda del periodo

dell’anno. E’ una cucina di alta qualità e

genuinità. I prodotti sono tutti di primissima

scelta: pomodori, olio extra vergine di

oliva, sale

iodato.

Inoltre, i

signori Lippi, hanno eliminato le tradizionali

friggitrici, sostituendole con il forno a

raggi infrarossi (da non confondersi con il

forno a microonde): si bagnano i prodotti

con l’olio e si cucinano in questo forno. Il

risultato è ottimo! Le varie specialità

hanno spesso, come base, i funghi porcini

Campo de’ fiori

Una gloriosa tradizione gastronomica chiamata

a cura di

Loredana Filoni e

Francesco Antenore

Il Ferro di Cavallo

dei vicini

Monti

Cimini ed il tartufo

di Norcia. Da provare

i “cuori, baci e

abbracci”: ravioli di formaggio

con aggiunta di miele e gorgonzola, il

tutto guarnito con spinaci freschi. E che

dire delle “Spianarelle del Ferro di Cavallo”

con funghi porcini e pancetta affumicata…!?!

Una vera delizia!

Per quanto concerne le carni,

sono tutte nazionali, maremmane

per la precisione, eccezion

fatta per l’entrecote

che è

argentina (ottima

anche questa).

Chi optasse per la

pizza qui trova il

suo regno! Vari tipi,

ma, soprattutto, “taglie

forti”: la pizza “normale”

è già più che abbondante,

se poi si vuole “esagerare”

c’è la maxi-pizza (tre volte il

peso di quella normale). Da sottolineare

che i piatti vengono

preparati tutti al momento!

Ottima carta dei vini, circa settanta,

per tutti i gusti e tutte le

tasche. L’ambiente è

tranquillo e fresco, d’estate. I signori Lippi

molto cordiali e ospitali. Si cena al lume di

candela. I coperti sono sessanta. Il riposo

settimanale si effettua di Mercoledì e

Giovedì. Il ristorante è provvisto, a pochi

metri, di un ampio parcheggio. Per una

cena romantica, fra amici, di affari, ricorrenze

varie, è un luogo da “gustare” fino

in fondo!

i signori Roberto e Aida


Campo de’ fiori

L’angolo del Bebè

E’ tempo di vacanze:

di mare, di montagna

e di vita all’aria

aperta. Questo mese,

quindi, vorrei

trattare di tutti quei

grandi e piccoli problemi

inerenti all’esposizione

dei bam-

Dott.ssa Loredana Filoni

bini al sole, e ai

danni che questo

può provocare (eritemi), ai rimedi ed ai

sistemi di prevenzione. I bambini (soprattutto

i lattanti) hanno una pelle più sottile

e quindi, più sensibile di quella dell’adulto

alle radiazioni ultraviolette del sole e sono

più facilmente esposte a danni cutanei

quali eritemi solari. La “voce” eritema

comprende diverse tipologie di alterazione

della pelle: abbiamo l’USTIONE , che può

essere di primo grado, quando si ha solo

un’arrossamento (eritema solare) o di

secondo grado quando si ha una presenza

di bolle. Le ustioni ripetute, soprattutto se

di secondo grado, aumentano il rischio di

sviluppare da adulto tumori maligni della

pelle (soprattutto melanomi). Il rischio di

ustione è particolarmente alto per quei

bambini (in genere con capelli rossi o

biondi, occhi chiari e lentiggini) con pelle

molto sensibile, che si scotta, ma non si

abbronza. Va ricordato inoltre che, se l’ustione

è molto forte ed estesa, è possibile

che il bambino vada incontro ad un colpo

di calore. Sfortunatamente i primi sintomi

derivanti da un ustione, compaiono tardi,

cioè a ventiquattro ore dall’esposizione:

arrossamento, prurito, dolore e gonfiore

della pelle, che possono essere, a seconda

dei casi, diffusi in tutto il corpo o localizza-

ti solo nelle zone che sono state esposte.

La fase critica dura in genere quarantotto

ore, dopo di che dolore, gonfiore ed arrossamento

scompaiono, mentre si può

accentuare il prurito. Dopo circa cinquesette

giorni la parte ustionata comincia a

desquamarsi. Ma cosa dovete fare se il

vostro bambino presenta queste sintomatologie?

Fate gli impacchi o bagni con

acqua fresca e bicarbonato diverse volte al

giorno. Somministrategli paracetamolo per

ridurre il dolore. Dategli da bere spesso il

primo giorno, per reintegrare i liquidi persi

nell’ustione e prevenire la disidratazione.

Applicate 1-2 volte al giorno una crema

idradante. Quando il bambino stà a casa

lasciategli il più possibile, scoperte e all’aria,

le parti ustionate. Evitate l’esposizione

diretta alla luce del sole per almeno quarantotto

ore, poi applicate una crema ad

altissima protezione. NON APPLICATE

POMATE ANTISTAMINICHE perché potrebbero

peggiorare la situazione. NON APPLI-

CATE UNGUENTI, OLIO O BURRO sull’eritema,

perché impediscono la dispersione

del calore. NON APPLICATE SPRAY O

STICK per le ustioni, perché possono provocare

allergie e sono poco efficaci contro

il dolore. NON USATE SAPONI PER IL

LAVAGGIO DELLA PELLE ARROSSATA.

EVITATE LA DOCCIA perché il getto irrita

la pelle già particolarmente sensibile.

Per quanto riguarda le protezioni, d’estate

applicate creme protettive per il sole, ogni

volta che il bambino esce a giocare all’aperto

per un lungo periodo. Soprattutto al

mare ed in montagna, fate si che l’esposizione

al sole sia graduale: cominciate con

quindici-venti minuti al giorno. Da non sottovalutare

anche la protezione degli occhi

del bambino con degli occhialini con filtro

21

UV. Per i lattanti invece, usate sempre

crema a protezione totale, vestiti lunghi e

cappellini a falda larga. Fate attenzione

soprattutto a quelle parti più soggette a

scottarsi come naso, guance, orecchie e

spalle. Applicate la crema trenta minuti

prima dell’esposizione, in modo tale che

abbia tempo di penetrare bene nella pelle.

Riapplicare ogni 3-4 ore, soprattutto dopo

il bagno o una sudorazione abbondante.

Le creme resistenti all’acqua consentono

alla pelle di resistere fino a mezz’ora in

acqua. Queste pertanto, sono preferibili,

ma l’applicazione ripetuta, nel corso della

giornata, è comunque necessaria. Per

quanto concerne gli stick a protezione fisica

totale, c’è da sottolineare che contengono

micro particelle metalliche che

oppongono uno schermo fisico totale al

passaggio dei raggi solari (si distinguono

per la scritta “sun-block”) e sono indicate

per proteggere parti che siano già state

ripetutamente ustionate in passato o cicatrici

che hanno perso il potere di abbronzarsi.

Le protezioni solari consigliate per i

più piccini vanno da un fattore di protezione

25 (per i meno delicati) , fra i 30 e i 40

(per pelli intermedie), 50 – 60 (per pelli

delicatissime) e lo schermo totale per il

neonati. Non dimenticate le labbra usando

gli stick appositamente studiati: preferite

quelli contenenti la dicitura “PABA” (acido

para-aminobenzoico. Sostanza associata

alle vitamine del complesso B, che concorre

alla formazione di acido folico).

Applicateli soprattutto se il bambino soffre

di Herpes labiale ricorrente.

Anche l’altitudine aumenta il grado di

esposizione al sole, soprattutto quando si

va oltre i duemila metri. Non fidatevi delle

giornate nuvolose: il 70% delle radiazioni

ultraviolette passa lo stesso!! Non fidatevi

neppure degli indumenti leggeri (maglietta

di cotone) perché proteggono solo parzialmente.


22

L’Angolo misterioso

Nella foto sopra è riprodotta una via

di Civita Castellana. I primi tre che la

identificheranno e ne daranno comunicazione

in redazione, avranno diritto

a ricevere un premio offerto dalla

Vinicola Mancini

Via M.Masci,19

Civita Castellana (VT)

T.0761.513182 Ab.T.0761.517601

Campo de’ fiori

Comune di Ronciglione

Provincia di Viterbo

Assistenza Domiciliare

L’Assistenza Domiciliare è un servizio che viene erogato dal Comune di Ronciglione

per i cittadini della terza età che richiedono la presenza di personale competente

per lo svolgimento delle attività di vita quotidiane.

Le quote di partecipazione sono ulteriormente diminuite

FASCE ISEE

1- da 0 a € 3.500,00

2- da € 3.501,00 a € 4.650,00

3- da € 4.651,00 a € 6.200,00

4- da € 6.201,00 a € 7.746,00

5- da € 7.747,00 a € 9.296,00

6- da € 9.297,00 a € 12.845,00

7- da € 12.846,00

QUOTA DI PARTECIPAZIONE

ESENTE

€ 1,94 all’ora

€ 2,30 all’ora

€ 2,70 all’ora

€ 3,50 all’ora

€ 5,50 all’ora

€ 7,00 all’ora

Inoltre dal 15 Luglio il Comune di Ronciglione offrirà il seguente servizio gratuito:

- un operatore si occuperà di acquistare medicinali e/o richiedere la prescrizione

dei farmaci c/o il medico di base, a persone anziane sole o in condizioni di disagio,

che abbiano difficoltà a recarsi in farmacia o c/o il proprio medico curante.

-un operatore si occuperà del ritiro dei sacchetti dell’immondizia a persone anziane,

sole o in difficoltà qualora i cassonetti per la raccolta siano troppo distanti

dall’abitazione

Per poter chiedere l’attivazione del servizio di Assistenza Domiciliare

rivolgersi al Servizio Sociale del Comune di Ronciglione nei giorni di

apertura al pubblico. Tel. 0761.629039

ERRATA CORRIGE sul n. 17 -Scopri l’Arte - è stato erroneamente riportato che

M. Rita Innocenti ha frequentato il corso di restauro dopo le scuole elementari,

anzichè all’età di 25 anni.

Pillole di sapienza popolare

Da cosa deriva… “fare le cose ad ufo”?

Questa locuzione ha fondamenta risalenti alla fine

del millequattrocento.

Per capire appieno il suo significato bisogna ritornare

al milletrecentottantanove, anno in cui si diede

una svolta alla costruzione del Duomo di Milano.

I lavori iniziarono qualche anno prima, quando

l’Architetto Antonio da Saluzzo mise su carta l’idea di

creare una struttura per fedeli a stampo gotico-longobardo.

Essa fu poi modificata da Gian Galeazzo Visconti che

decise di donare alla città una Casa del Signore in

stile Gotico.

Proprio in questi anni, il nobile milanese, per compiere

il suo progetto, fece trasportare per mare blocchi

di marmo di Candoglia.

Essi dovevano servire per rendere sfarzosa la struttura

religiosa.

Su ogni nave che trasportava gratuitamente il materiale,

il discendente di questa nobile famiglia milanese,

fece scrivere la frase “ Ad Us. O. ” vale a dire, “

ad usum operae” che significa “ ad uso dell’opera ”.

Un errore di trascrizione sui documenti d’epoca più

recente fece il resto.

Infatti, secondo la grafia medievale, la “ s ” aveva un

tratto molto simile alla “ f ”.

Fu così che “ad uso” venne trasformata in “ ad ufo”.

Con questa frase Gian Galeazzo Visconti voleva

porre l’attenzione sul fatto che quelle pietre erano

state trasportate e trasformate in luogo di culto da

mani di abili costruttori senza alcun costo per la città

che ancora oggi, scherzosamente, si può dire che ne

usufruisce a “sbafo”.

Erminio Quadraroli


Campo de’ fiori 23

Cari amici

la storia di Noel si arricchisce sempre più di nuove avventure.

Conservate gli inserti e... buona lettura

dai vostri Cecilia e Federico

Soggetto e testo: Sandro Anselmi

...continua sul prossimo numero


24

Campo de’ fiori

Residence “La Quercia” per la terza età

la Direttrice Sig.ra Gioia Sirolli

Abbiamo incontrato la Sig.ra Gioia che ci

ha illustrato le sue linee guida per la conduzione

del residence “La Quercia” e ci ha

trasmesso tanta positività e tanto ottimismo

che serve ad animare e dare “gioia”

agli ospiti di questa bellissima struttura.

Ci ha accolto con il suo sorriso gentile ed

aperto e ci ha raccontato dei suoi moltissimi

anni vissuti all’estero. L’esperienza da

Lei acquisita aiuterà gli anziani affinché

non restino abbandonati a se stessi ma

aiutati con terapie occupazionali ed integrati

in attività sociali.

E’ stato infatti provato che, le persone istituzionalizzate,

vanno incontro ad un grave

decadimento psico-fisico e così, nel rispetto

della legge 9 Settembre 1996 n. 38, la

Signora impegnerà tutte le sue energie per

la realizzazione del suo progetto.

01030 Faleria (VT) - Via Prati della Banditaccia

Tel. +39 0761 588989 Fax +39 0761 587879

info@cofisansanita.it

Il Residence “La Quercia” è la struttura del

Gruppo COFISAN, una casa di riposo a

pochi chilometri da Roma Nord, alle porte

di Calcata, immersa nel verde e nella pace

campestre. L’impegno che il Residence “La

Quercia” ha assunto con dedizione e professionalità

è di rendere il soggiorno gradevole

all’Ospite che qui trova un ambiente

ideale. Il Residence è circondato da uno

spazio verde e protetto, con appositi sentieri

in cui gli ospiti possono effettuare in

libertà e sicurezza passeggiate per circa un

chilometro, con l’opportunità di soffermarsi

sulle numerose aree di sosta, nella terrazza

della piscina o arrivare fino ai laghetti. Dalle

ampie terrazze e dalle verande panoramiche

si scorgono in lontananza i monti

Cimini. Gli spazi a disposizione degli ospiti

sono numerosi: sale polivalenti, sala proiezione,

bar-ristorante, biblioteca e sala visita

medica. Lo staff del Residence propone

quotidianamente molteplici attività occupazionali

e motorie, intervallate da iniziative

turistiche e culturali all’esterno. Le stanze

sono ampie ed eleganti con soffitti di legno

e tutte con terrazze, giardino ed ampie

finestre.

Sono tutte dotate di servizi privati con

vasca o doccia. Ciascun letto dispone di

autonomo dispositivo di chiamata in caso di

necessità. In ogni piano è posto un bagno

assistito oltre a speciali spazi e servizi per

disabili.

I servizi offerti INCLUSI nella retta sono:

- Assistenza medica (una volta a settimana)

- Attività motorie (tutti i giorni) -

Terapia occupazionale (tre volte a settimana)

- Servizio animazione e musica dal

vivo (una volta al mese e occasioni speciali)

- Servizio ristorante - Servizio bar -

Servizio lavanderia - Servizio in camera -

TV in camera - Servizio religioso (una

volta a settimana) - Servizio navetta (una

volta al mese)

I servizi NON INCLUSI nella retta sono:

- Servizio infermieristico (su richiesta

quando necessario) - Consulenze mediche

specialistiche (su richiesta) - Esami diagnostici

(su richiesta) - Servizio di catering

per feste private (su richiesta) - Servizio

parrucchiere/barbiere (un volta al mese) -

Servizio podologia (una volta al mese) -

Servizio telefonico - Assistenza personalizzata

- Materiale d’incontinenza -

Trasferimenti con l’accompagnatore.


Sarebbe un’impresa davvero ardua elencare

tutti i vini laziali, mi accingerò, quindi, a

parlare di alcune “chicche” della nostra

regione che per la loro storia e per i loro

abbinamenti hanno catturato la mia attenzione.

Aleatico di Gradoli, questo vino sconosciuto

ai più, è ottenuto da uve Aleatico,

ed esprime aromaticità e grande personalità

che si evidenziano particolarmente

nella tipologia Liquoroso, che alcuni paragonano

addirittura al Porto. Nel bicchiere

si presenta con un bel colore rosso rubino

molto carico, con profumo intenso nel

quale è possibile riconoscere note di marasca,

confettura di more e sfumature viola.

Le sensazioni che questo vino ci

regala in bocca sono sensazioni di

dolcezza, morbidezza, con buona freschezza

e con una tannicità poco

accentuata, la struttura è ottima, la

persistenza gusto-olfattiva è notevole

e, sfumando, lascia in bocca una

piacevole nota amarascata. Questo

vino è perfetto se viene abbinato a

dolci secchi, pasta di amandorle e la

Pizza dolce di Pasqua. L’Aleatico di

Gradoli viene prodotto anche nelle

tipologie Liquoroso e Liquoroso

Riserva.

La zona di produzione di questo vino

comprende i comuni di Gradoli,

Grotte di Castro, San Lorenzo Nuovo

e Latera, tutti in provincia di Viterbo.

Est ! Est ! Est ! di Montefiascone

non si può parlare di questo vino

senza ricordare la sua curiosa storia.

Trasferiamoci a Monefiascone nell’anno

1100 dove Martino, il coppiere

del Vescovo tedesco Defuk, precedendo

il suo padrone, aveva il compito

di selezionare i migliori vini scrivendo

la parola “Est” sul muro del

Campo de’ fiori 25

L’angolo ... cin cin di

luogo dove avveniva la meravigliosa “scoperta”.

E in questa ridente e serena cittadina

Viterbese, Martino scrisse per ben tre

volte “Est, Est, Est” sul muro di una taverna

dove si era recato a bere, per indicare

la particole qualità di questo vino, scoprendolo

e regalandolo così al panorama

vinicolo Nazionale ed Europeo, e pensate

che il Vescovo ne bevve talmente tanto da

morirne.

L’ Est ! Est ! Est ! di Montefiascone, nel

nostro bicchiere, si presenta con un bellissimo

colore giallo paglierino vivace, al

naso ci regala profumi di discreta intensità,

tra i quali sono riconoscibili quelli della

frutta secca in particolare si individuano

Anguria salutare

Con questo caldo devi cucinare,

cose leggere e fresche da gustare.

Cibi da mangiare in compagnia,

contornandoli con tanta allegria.

Prendi un’anguria, un melone e

qualche albicocca,

fragole, lamponi e vodka alla pesca.

A metà l’anguria affetta,

e poi svuotala in gran fretta.

La sua polpa fai a cubetti,

taglia melone, albicocche, lamponi e

fragole a pezzetti.

In una terrina, dai alla frutta una mescolata,

versa il tutto nell’anguria svuotata.

Infine aggiungi per il gusto esaltare,

un poco di vodka senza abbondare.

Con panna montata guarnizioni puoi fare,

e al fresco il tutto devi lasciare.

Quando poi arrivan tutti gli amici,

togli dal frigo e mangiate felici.

Quadraroli Erminio

Letizia Chilelli

note di mandorla amara. Al gusto è sapido,

sia abbastanza fresco, che abbastanza

caldo e di media struttura e risulta estremamente

piacevole se abbinato ad antipasti

magri, minestrone di verdure ed è

armai riconosciuto come ottimo vino da

pesce, soprattutto se di lago. Un vino con

una storia ed un nome così curiosi non

poteva non essere venduto in una bottiglia

speciale dalla forma di un tozzo fiasco,

caratteristica di quei luoghi: la Pulcinella.

L’Est ! Est ! Est ! di Montefiascone viene

prodotto nelle tipologie Secco, Abboccato,

Amabile e Spumante. La produzione di

questa “chicca” comprende i comuni di

Bolsena, Capodimonte, Gradoli, Grotte di

Castro, Marta, Montefiascone e

San Lorenzo Nuovo, tutti in provincia

di Viterbo.

Merlot di Aprilia Il vitigno Merlot,

di origine francese, è stato impiantato

con ottimi risultati nella zona

di Aprilia, estesa in parte a

Cisterna, Latina e Nettuno; le vigne

si allineano nei poderi bonificati nel

1930 e affidati all’Opera Nazionale

Combattenti. Al bicchiere si presenta

di un colore rosso granato

molto limpido, il profumo è intenso

con sentore piacevolmente erbaceo

e con riconoscimenti di frutti di

bosco rossi maturi, il gusto è equilibrato,

morbido, armonico e giustamente

tannico.

Il Merlot è un piacevole vino da

tutto pasto che si adatta bene agli

arrosti, specie se di suino e anche

di cinghiale. E’ ottimo sul coniglio

ripieno e sulle braciole di malcantone,

tipici piatti laziali.

continua sul prossimo numero...

Associazione Accademia Internazianale D’Italia

(A.I.D.I.)

visita i nostri siti:

www.campodefiori.biz

www.campodefiorionline.it

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ATTENZIONE

ci è stato segnalato, da alcuni operatori commerciali di essere stati

contattati per l’inserzione pubblicitaria delle loro attività su Campo

dè fiori, da persone a noi sconosciute. Comunichiamo pertanto che le

persone incaricate a qualsiasi titolo, da Campo dè fiori, dovranno

essere munite di autorizzazione su carta intestata, debitamente firmata

dal direttore e contenente i dati anagrafici dell’incaricato stesso.

L’incaricato dovra inoltre esibire un documento di riconoscimento.

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affari. La pubblicità su Campo

fiori arriva e “porta bene” ed entra

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Sede, Direzione e Redazione: Piazza della Liberazione n° 2 - 01033 Civita Castellana (VT)


28

Centro di Diagnosi e Terapia Neuropsichiatrica,

Psicologica, Logopedica, Psicopedagogica

Via T.Tasso 6/a - Civita Castellana (VT)

Tel. 0761.517522

a cura della Dott.ssa

Sandra Falzone

Logopedista

I disturbi di linguaggiopossono

presentarsi

(cioè si accompagnano

o sono

presenti in quadri

sindromici

specifici) con

ritardo cognitivo,

disprassia,

ipoacusia di vario

grado.

Ma ci sono

bambini che pur

non avendo al-

cun problema né di tipo funzionale né nell’area

cognitiva o emotiva – relazionale,

presentano un “disturbo specifico” di linguaggio.

Nel linguaggio del bambino si evidenzia un

disordine fonologico, cioè l’incapacità di:

1) programmazione e sequenzialità dei

suoni all’interno delle parole,

2) utilizzazione di un suono al posto di un

altro,

3) cancellazione di sillabe o singoli fonemi,

scarsa competenza grammaticale,

4) ecc..

Le cause del “Disturbo Specifico di

Linguaggio” si stanno a tutt’oggi ricercando,

ma molta importanza riveste la familiarità

e le otiti ricorrenti o fluttuanti. Se il

bambino soffre di otiti sin dal primo o

secondo anno di vita anche un abbassa-

Campo de’ fiori

Da cosa dipende un disturbo di

linguaggio, come si determina e

perchè và trattato con la logopedia

mento della soglia uditiva di soli 20/30

decibel, può provocare un disturbo di

decodifica e percezione dei “suoni” della

lingua e quindi un “Disturbo Fonologico”.

Purtroppo non basta rimuovere le cause

del problema, perchè il ripristino di una

funzione uditiva adeguata non guarisce il

disturbo di linguaggio. Il bambino va aiutato

con delle terapie logopediche individuali

e/o di gruppo.

Il nostro lavoro prevede diversi momenti in

cui il bambino si “allena” a:

1) percepire i suoni, cioè memorizzarli ed

elaborarli /training percettivo),

2) migliorare il controllo nell’articolazione

dei fonemi per produrli correttamente

(training motorio)

3) comprendere che utilizzando in modo

errato i suoni può cambiare il significato

delle parole (training cognitivo linguistico)

Il Disturbo di Linguaggio va affrontato per

evitare che il bambino vada incontro ad

un’altra disabilità evolutiva come la

“Dislessia” e la “Disortografia” che ostacolano

la rapidità e la correttezza nella lettura

e nella scrittura.

E’ possibile, comunque, porre quesiti relativi

agli interventi terapeutici e diagnostici

e ricevere chiarimenti in proposito, visitando

il sito www.centroceral.com

Quando riusciamo ad aiutare un bambino

con problemi di linguaggio ad uscire dalla

confusione e dal disorientamento, ci sentiamo

come la fata FAI della filastrocca…

“Su un pino lungo il fiume

C’è un nido fatto di piume

Lungo il fiume c’è un sentiero

Vi cammina il bambino Piero.

Quando delle parole lui fa uso

Spesso rimane molto confuso

E se la F o la P deve adoperare

Non sa proprio come fare.

In una tana c’è il topo Folletto

Ma per Piero è il topo Polletto.

Se c’è poi il gatto Felino

Piero che fa? Gli tira un pelino.

Piero si mette sempre nei guai

E chiede aiuto alla fata FAI

Che possiede una bacchetta fatata

Ma per Piero è una bacchetta patata.

E per toglierlo dalla confusione

Lo invita a bere una pozione

Gli ricorda di chiamarsi Piero

E gli dice di andarne fiero.”

Tratto da “Il disordine fonologico nel

bambino con disturbi del linguaggio” di P.

Anchisi, M. Febbo, A. Sapuppo e P.

Vicenza - Edizioni Springer, Milano


Campo de’ fiori

Come eravamo

Quando…. l’onda ritirandosi,

ti faceva

mancare la terra, pardon,

la sabbia sotto i

piedi, provocandoti

quello sbilanciamento

che precedeva l’immancabile

caduta in

acqua, era la scusa

di Alessandro Soli ad hoc per fare il

primo bagno.

Era allora che ti sentivi il Tarzan della

spiaggia, perché mettevi a frutto gli insegnamenti

appresi imparando a nuotare

lungo il fiume Treja, dove l’acqua è maledettamente

pesante, e la corrente , i mulinelli

e il fondale pieno di buche, ti facevano

sembrare, poi, l’acqua di mare, come un

paradiso e lì a Ladispoli, dove essa era così

leggera ed il fondale così sabbioso, ignoravi

29.07.1966

Sergio Pescetelli - Piergiorgio Conti e Alessandro Soli

Tutti al mare

(... continua dal n. 18)

le faticacce fiumarole. Perdevi la cognizione

del tempo, non volevi più uscire dall’acqua,

ignoravi i richiami di tua madre, che

dalla riva si sbracciava minacciosamente,

promettendoti tremende punizioni. Ma tu

imperterrito,continuavi, facendo a “schizzarella”

con i tuoi amichetti d’acqua salata.

Poi ti accorgevi di avere i polpastrelli rugosi

e rattrappiti, le labbra già sul violaceo,

tipici segni della lunga permanenza in

acqua, e ti decidevi ad uscire. Tua madre

accorreva con il telo da mare, te lo avvolgeva

intorno facendoti sentire quell’affetto e

quel calore tanto desiderato dal tuo corpicino

e mentre ti asciugavi, pensavi già al

prossimo tuffo in acqua.

–Cocco..oo, Ciambelle..ee, Bomboloni..iii-

Spingendo il suo carrettino,

passava sulla spiaggia, quello strano omino

che vendeva le sue specialità, così tipiche

nelle forme e nei sapori. Era un

vero e proprio rito, subito si formava

un capannello di mamme e

di bambini, che festanti e impazienti

aspettavano il loro turno.

Personalmente, a distanza, di tanti

anni, sento ancora in bocca il

sapore inconfondibile del

Bombolone : pasta dolce, fritta,

ripiena di crema e ricoperta di zucchero,

era così soffice e buono,

che…. Ma ritorniamo a questa

domenica estiva tipica dell’italiano

fagottaro, quando, appena oltre

il bagnasciuga, era normale vedere

i cocomeri che ogni famiglia

aveva messo in fresco, dopo aver

fatto una buca nella sabbia, ed

averla riempita d’acqua era il frigorifero

che madre natura ci metteva

a disposizione. Poi il pranzo, con

l’immancabile pasta asciutta,

che malgrado fosse ormai fredda ,

rappresa e incollata, era pur

sempre il più classico dei primi

piatti; per i secondi, si variava

dalla fettina panata, alla modesta

frittata, solo il contorno era

unico ed insostituibile: pomodori a

pezzi con cetrioli sedano e

Anzio 1950 - Alessandro Soli

29

basilico. Era un pranzo alla buona, ognuno

si arrangiava alla bene e meglio sotto l’ombrellone,

dimenticando la scomodità che la

circostanza proponeva. Ma la felicità era

tanta, perché ti rendevi conto che anche tu,

nel tuo piccolo, stavi al mare a divertirti

come gli altri e, guardandoti attorno, non ti

sentivi un bambino diverso. Certo i ricordi e

le sensazioni di quegli anni meriterebbero

ancora pagine intere, ma come è nel mio

stile, preferisco rendere i miei scritti più

agili. Pertanto per chiudere questo “Come

Eravamo” dedicato ad una domenica al

mare anni ’60, sorvolerò sul sudatissimo

ritorno a casa quando, seppure non si trovava

ancora il caotico traffico odierno, le

scottature lo rendevano insopportabile, non

ti potevi appoggiare, le tue spalle bruciavano

maledettamente e non vedevi l’ora di

arrivare.

Allora tua madre, sempre e solo lei, sbatteva

una chiara d’uovo, vero toccasana

quando veniva spalmata a mò di unguento,

sul tuo corpo arrossato. A proposito, dimenticavo,

quel bambino seduto sulla spiaggia

di Ladispoli che avete ammirato sul numero

precedente era il sottoscritto.


30

Campo de’ fiori

Album d

1957 - Fabrica di Roma

foto della Sig. Lucia Gisella Bianchini

1955 - Merenda nelle campagne di Faleri (Fabrica di Roma)

1960 - Bambini di Civita Castellana in partenza per la colonia estiva a Leonessa

Foto del Sig. Marco Gatti


Campo de’ fiori 31

ei ricordi

1964 - Civita Castellana - Scuola di taglio e cucito

Foto della Sig.ra Evelina Mancini

anni ‘60 - Civita Castellana - torneo di calcio dei Bar - Foto del Sig. Giuseppe Sorge


32

Come non ricordare

ancora una

volta Giggi Zanazzo

autore

della preziosa

raccolta Tradizioni

Popolari

Romane e GiuseppeGioacchino

Belli, osservatore

sempre at-

di Riccardo Consoli

tento e pronto a

cogliere anche il

più piccolo avvenimento in quel folto e

fantasmagorico universo romano. Diceva il

primo: “…a Roma er giorno de San

Giuseppe è festa granne, pè tutte le case

de li cristiani battezzati, a pranzo c’è l’usanza

de magnà le frittelle o li bignè; infatti

alla viggija in poi tutti li friggitori de

Roma mettono l’apparati, le frasche, le

bandiere, li lanternini e un sacco de sonetti

stampati intorno al banco, indole lodeno

le frittelle de loro, insinenta a li sette cèli…”

. Dai frittellari ai friggitori il passo è breve;

un locale famoso era la friggitoria di

Ortensia a Piazza Mastai che venne addirittura

accolta all’Annuario Diplomatico e

Statistico delle Belle Donne Romane; ella

friggeva scoprendo due braccia da fare

invidia alle Colonne d’Ercole, con due spalle

e un petto davvero possenti, aveva nove

figli, ma suo marito prometteva a tutti che

era sua intenzione fare concorrenza agli

Apostoli e Pippo, potete credere, era uomo

di parola.

A Campo de’ fiori esisteva una sorta di

capanna dove operava la celebre Sora

Virginia la friggitora e nel mezzo della

piazza, dove zampillava un fontanone a

forma di tazza, successivamente trasferito

nella Chiesa Nuova, aveva posto un’altra

nota venditrice, la Sora Tuta la quale, d’inverno

lessava broccoli e castagne e durante

l’estate preparava le limonate riparandosi

dal sole sotto un ombrellone di tela

incerata. Era presso il suo banco che

sostavano i cosiddetti Fanesi e i

Carciofolari suonatori ambulanti, quasi

tutti ciechi e conosciuti con il nome di

Fanesi in quanto originari di Fano o con il

nome di ciechi di Campo de’ fiori, poiché

era in questa piazza che tenevano abitualmente

i loro concerti come, del resto, i

Campo de’ fiori

Roma che se n’è andata: luoghi, figure, personaggi

Le usanze che furono

...continua dal n. 18 di Campo de’ fiori

cosiddetti Carciofolari che suonavano

accompagnati con l’arpa. Per esaurire il

tema corre l’obbligo di citare un locale che

pare fosse in attività fino a qualche anno

addietro se non addirittura ai nostri giorni,

si tratta d’er filettaro con bottega a Largo

dei librari dove dicono che, sedendo ai

suoi tavoli, è possibile godere di quelle

gastronomiche emozioni costituite dai

famosi filetti di baccalà che, a sentire gli

intenditori, rappresentano un’autentica

gioia per il palato.

Tempi duri nei secoli passati dovettero

indubbiamente essere per i romani amanti

della buona tavola, quelli nei quali le

prescrizioni quaresimali assumevano forza

e contenuto di codice; ma come era possibile

pensare al digiuno di quella vigilia con

il ben di Dio che i negozianti mettevano in

mostra, facendo a gara con virtuosismi

che si traducevano in una sacrilega

mescolanza di sacro e di profano? Basta

soffermarsi sul sonetto di Giuseppe

Gioacchino Belli dal titolo: “Er giro de le

pizzicarie” al quale lo stesso poeta volle

apporre una nota a commento nella quale

metteva in risalto le varie forme ed i diversi

colori di quegli oggetti stimolanti l’appetito

di un popolo che, si dovrebbe supporre,

doveva astenersene per ben quarantasei

giorni:

“…de le pizzicarie che tutte fanno la su

gran mostra pe Pasqua dell’Ova, quella di

Biacio a la Ritonna è st’anno la più mejo

de Roma che se trova. Colonne de caciotte,

che saranno cento a dì poco, arreggeno

un’arcova ricamata a salsicce, e li ce

stanno tanti animali d’una forma nova. Fra

l’antri, in arto, c’è Mosè de strutto cor

bastone per aria com’un sbirro, in cima a

una montagna de prosciutto e sott’a lui,

pe stuzzicà la fame, c’è un Cristo e una

Madonna de butirro drent’a una bella grotta

de salame…”

Quarantasei giorni, una eternità per chi

vedeva così stimolati gli appetiti e per chi

con gli appetiti commerciava, come un tal

oste a cui lo stesso belli fa dire:

“Per quarantasei giorni! Tante poste èsse

aridotte a nun cenè gnisuno! So che stasera

de sol’ova toste già n’ho cotte trecent’e

settantuno”. Non appena trascorso il

periodo annuale delle grandi solennità religiose

e assolto il compito di compiere

qualche pellegrinaggio appena fuori porta,

un ortaggio, quasi un frutto, aveva il compito

di sollevare i romani dalla carenza stagionale

di altre festività, e cos’altro poteva

essere questo ortaggio se non il carciofo?

Così, in un identico clima di gaiezza e con

la stessa periodicità che avevano le già

ricordate ottobrate e l’ecatombe di lumache

in occasione della festa di San

Giovanni, si teneva la gustosissima Sagra

della Carcifolata e, tra queste, è rimasta

famosa negli annali quella del Circolo degli

Artisti, da molti anni caduta in disuso; una

trentina di persone in tutto che si riunivano

a Monte Ceci per gustare il famoso carciofo

romano.

Obiettivo principale, l’Osteria di Sor

Pacifico, un bell’uomo panciuto e prosperoso,

rubicondo e ricciuto il quale deve

faticare non poco per convincere ad

andarsene quelli che non sono della comitiva:

“…mi dispiace, signori, ma stasera nun se

po’! Stasera er locale è tutto preso da li

pittori…! Stasera chi non è pittore non

magna…” e, per tenere fede alla parola è

costretto a sbarrare l’entrata dell’Osteria

con un tavolino. Gli altri, gli artisti che

sono riusciti a conquistare un posto, iniziano

un fracasso e mille strepiti in mezzo ai

quali si sentono squillare cento voci che

chiedono: “…volemo li carciofoli…”. Il

povero Sor Pacifico che invita alla calma e

alla pazienza è accolto da una bordata di

fischi, applausi, risate e, intanto, in un piccolo

cortiletto interno alcuni uomini vestiti

di bianco, fra nuvole di fumo azzurro, si

affaccendano intorno alle caldaie nere

piene di olio bollente, per poi estrarne i

carciofi che sembrano d’oro e vengono

subito gettati dentro canestre coperte con

candidi tovaglioli. La prima di tali canestre

ricolma è portata in tavola dal Sor Pacifico

in persona, ma dopo qualche istante è già

vuota! Altre canestre vengono portate a

tavola e poi altre ancora e tutte, non appena

poste, lasciano intravedere il fondo, si

mangia ghiottamente e si beve perché i

carciofi prosciugano la gola e il vino per

bagnarla non è mai troppo. Il vino dei

Castelli naturalmente che, come dice il

poeta, infonde un dolce colore, arrossa i

volti, rinforza il fisico e intenerisce gli

animi.


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Campo de’ fiori 33

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34

Titta Marini

1902-1980

Avete letto

bene, la

frase originale

è “Nemo

profeta

in patria”, il

cui significato

sarebbe in

parole povere

“nessuno

è considerato

a casa

sua”, io ho

volutamente

cambiato il

soggetto in

poeta, per-

ché, modestamente mi ritengo tale,

comunque profeta o poeta, la sostanza

rimane la stessa. Per me non è un rammarico,

perché è stato e sarà sempre così, i

Latini non si sbagliavano, e la storia ha dato

ragione a tale affermazione. Basti pensare

a Dante sommo ed ineguagliabile poeta,

bistrattato e addirittura perseguitato ed esiliato

dalla sua Firenze, o al più recente

Vincenzo Cardarelli, che dovette emigrare

dall’antica Corneto, oggi Tarquinia, per far

valere la sua arte.

Però è strano, perché, una volta che l’artista,

riesce ad emergere,fuori dal suolo

“natio”, ecco che tutti coloro che non lo

hanno “considerato” prima, fanno a gara

nel rivendicarne l’antica amicizia, l’affetto e

la stima profonda, insomma quasi quasi

vorrebbero arrogarsi il diritto del successo

del loro concittadino. Nello stesso tempo

Campo de’ fiori

Nemo “Poeta” in Patria

però il nostro artista, sia esso poeta o pittore

o semplicemente uomo di successo in

qualsiasi campo, non dimentica la sua

terra, anzi si sente fiero delle sue origini e

cerca di trasmettere a quelli che lo stanno

“considerando”, quelli che gli stanno decretando

quel successo negato in “patria”, l’affetto

che nutre per essa.

Forse queste mie parole potranno sembrare

un po’ sibilline, e permeate da una sottile

vena polemica, ma, credetemi, esse

nascono da una profonda riflessione e consapevolezza,

nascono dalla conoscenza di

chi mi circonda, nascono soprattutto dall’attaccamento

alla mia terra e alle mie origini.

Sono comunque convinto che il tempo sarà,

come lo è sempre

stato, giudice giusto e

imparziale. Certo le

città e i paesi, anche i

più piccoli, sono pieni

di vie e piazze le cui

targhe marmoree

celebrano la memoria

dell’illustre concittadino

scomparso: Fulgido

esempio…, Onore

e vanto, o più semplicemente

: poeta,

di Alessandro Soli

scrittore, pittore ecc. Sono immagini di

“facciata”, è la forma più semplice, ma

riduttiva, di “considerare” l’arte e la persona.

Mi vengono in mente a tal proposito i

versi sarcastici ma veri del grande Titta

Marini,( poeta dialettale di Tarquinia amico

del Cardarelli) : trattano il genio come un

porco, perché je fanno festa dopo morto. E’

proprio così, e se personalmente non mi

ritengo “un genio”, quindi nemmeno “un

porco”, spero solo di continuare a scrivere

senza aspirare ad intitolazioni di vie o piazze,

e nemmeno penso di cambiare l’antico

detto che ha ispirato questo mio articolo.


della Dott.ssa

Giulia Radice

Campo de’ fiori

Il Consulente di Campo de’ fiori

Ore di attesa in aeroporto, valigie smarrite, passeggeri rimasti senza posto...

Come tutelarsi?

D. Sto per partire per

una vacanza in Europa

ed ho sentito che spesso

le compagnie aeree vendono

più biglietti dei

posti disponibili impedendo

così anche a chi

ha regolarmente pagato

di partire perché in pratica

è rimasto senza

posto! Per non parlare di

quando ti perdono le valigie, ti cancellano

il volo o lo ritardano all’infinito. Vorrei

sapere cosa fare e se ho qualche diritto

semmai mi capitasse una di queste cose.

Grazie.

R. Le vacanze sono ormai imminenti, ma

spesso prima di goderne liberamente è

“necessario” scontrarsi con molteplici e,

purtroppo, frequenti inconvenienti, con il

rischio di arrivare a destinazione con enorme

ritardo e quel che è peggio ancora più

stanchi di quando si è partiti. All’ordine del

giorno sono soprattutto i disservizi connessi

ai trasferimenti aerei:passeggeri rifiutati

all’imbarco per overbooking (ovvero la

compagnie aerea vende più biglietti dei

posti disponibili e non può imbarcare tutti i

passeggeri, anche se regolarmente provvisti

di biglietto), bagagli smarriti e poi ritrovati

(magari anche danneggiati) dopo

diversi giorni di attesa nei più disparati

aeroporti, ore e ore di attesa per imbarcarsi

o addirittura la cancellazione del volo.

Si consideri che secondo la Commissione

UE solo nel 2002 ben 250.000 passeggeri

si sono visti rifiutare l’imbarco e i bagagli

smarriti sono stati oltre 5 milioni, per non

parlare del tempo minimo di attesa, che

dal 2003 al 2004 è cresciuto del 7,5 %, fino

ad arrivare nel 2004 ad una media di almeno

dieci minuti. Fortunatamente per i turisti,

fai da te e acquirenti di pacchetti turistici,

passeggeri di voli di linea o di charter

di compagnie europee, è entrata in vigore

nel Febbraio 2005, con il Regolamento

europeo 261/2004, La Carta dei Diritti del

Passeggero, che impone ai vettori aerei

una serie di regole da rispettare allorché si

presentino gli inconvenienti descritti, prevedendo

anche un risarcimento danni per i

malcapitati turisti. Le misure poste dalla

Carta a tutela dei turisti “incappati” in disservizi

connessi ai trasferimenti aerei possono

così sintetizzarsi.

Passeggeri rimasti a terra per rifiuto

all’imbarco (c.d. overbooking).

In questo caso il vettore deve offrire al

passeggero la possibilità di scegliere tra il

rimborso del biglietto aereo (senza penali)

per la tratta non volata, il primo volo alternativo

possibile fino alla destinazione finale

o un volo alternativo a una data successiva.

Si intende che in tutte queste ipotesi

è onere della compagnia aerea provvedere

all’assistenza a terra, fornendo gratuitamente

vitto, alloggio, una telefonata (o

diversa comunicazione) e il trasporto fino

al luogo di destinazione originaria se il volo

alternativo atterra in un diverso aeroporto.

In questa ipotesi la Carta prevede anche

un risarcimento minimo in contanti pari a €

250,00 per voli inferiori a Km 1.500, €

400,00 per i voli tra Km 1.500 e 3.500 e

€ 600,00 per i voli oltre ai Km 3.500,00 al

di fuori dell’Unione Europea.

Smarrimento, danneggiamento, o

ritardata consegna dei bagagli

Il risarcimento per smarrimento, danneggiamento

o ritardata consegna dei bagagli

spediti (vale a dire trasportati nella stiva

dell’aereo) su voli operati da compagnie

aeree Ue nel mondo arriva fino a circa €

24,00 per chilogrammo, salvo il caso di

maggiore dichiarazione di valore. Per il

bagaglio a mano il rimborso è pari ad €

461,00 circa. Sui voli nazionali gli importi

sono minori: € 17,04 per chilogrammo,

salvo il caso di maggiore dichiarazione di

valore, o € 222.08 per ciascun bagaglio

registrato. Per lo smarrimento o i danni al

bagaglio a mano, solo nel caso in cui si rilevi

la responsabilità della compagnia, il passeggero

ha diritto ad un risarcimento fino a

1007,09 Euro per bagaglio. In questi casi

è, tuttavia, fondamentale contestare

lo smarrimento e/o danneggiamento

del bagaglio immediatamente e per

iscritto sugli appositi moduli forniti

all’assistenza bagagli. Il reclamo

deve, infatti, essere presentato alla

compagnia aerea, a pena di decaden-

35

za, per i voli nazionali entro 3 giorni

dalla constatazione del danneggiamento

e entro 14 giorni dalla riconsegna per i

casi di ritardo, e per i voli internazionali

entro 7 giorni dalla constatazione del

danneggiamento ed entro 21 giorni

dalla riconsegna per i casi di ritardo.

Ritardata partenza e cancellazione

del volo

In caso di ritardo del vettore aereo i passeggeri

(anche di voli charter) devono

essere informati quanto prima del ritardo e

delle sue cause. In ogni caso le informazioni

dovranno essere fornite ogni trenta

minuti. Qualora, poi, il ritardo sia imputabile

alla compagnia aerea il passeggero

avrà diritto ad una telefonata (o diversa

comunicazione) al luogo di destinazione,

pasti e consumazioni in congrua relazione

all’attesa del volo ed, eventualmente, adeguata

sistemzazione in albergo. In caso di

cancellazione del volo, la compagnia

dovrà rimbrorsare al passeggero il biglietto,

oppure mettere a sua disposizione

un’altra forma di trasporto fino alla destinazione

finale, salvo ulteriori azioni risarcitorie

in caso di imputabilità della cancellazione

al vettore. Si ricorda, infine, che nel

caso in cui il turista abbia acquistato un

pacchetto turistico, l’assistenza dovrà

essere fornita dall’organizzatore del viaggio,

con possibilità di ottenere, al rientro,

un maggiore risarcimento del danno sotto

il profilo del c.d. danno da vacanza rovinata.


36

Era il 1990 ed eravamo atterriti da

due fenomeni che colpivano tutti,

anche se non direttamente: la

droga e l’AIDS. Nominarli soltanto

incuteva terrore: “il tunnel della

droga, la maledizione dell’AIDS”.

Ed erano eroi coloro che si cimentavano

ad affrontare queste calamità

misteriose e nuove. Da quel

giorno sono stati scritti centinaia

di libri, migliaia di studiosi del

fenomeno hanno dato infinità di

risposte, conosciamo tutti gli

effetti delle droghe e dell’AIDS,

sono nati centinaia di centri di

recupero, sono state proclamate

migliaia di conferenze. Su questa

realtà si sono fermati centinaia di

specialisti che sanno tutto, che

promuovono conferenze e dotti

seminari. Sono stati fatti migliaia

di interventi di prevenzione. Dopo

appena quindici anni da quando

l’ONU ha lanciato l’allarme emergenza

droga e AIDS, dopo migliaia

di morti e migliaia di notizie… ora

la giornata non ha più senso, ci

siamo abituati e adagiati…d’altronde

che cosa vogliamo sapere

ancora ? In sordina, perché neanche

la televisione ha dato notizia

che il 26 Giugno è la Giornata

Mondiale Contro la Droga, la voce

del presidente dell’ONU ha detto

però che ci sono ancora 200

milioni di drogati nel mondo…

(quattro volte la popolazione d’Italia),

senza dire quanti sono i colpiti di AIDS!

Possibile!!! Ma non sappiamo tutto sulla

droga?! Non abbiamo studiato a fondo il

fenomeno?! Non abbiamo dato ricette e

sentenze salomoniche!?! A che serve parlare

ancora di droga? Ora che sappiamo

tutto, che abbiamo tanti studiosi, ora possiamo

pure accantonare il problema…triste

chi ci cade!

Eh, si, perché ormai la pensiamo tutti così.

Quando affiora una novità, all’inizio rimaniamo

sconvolti, poi diventiamo tutti degli

specialisti, e pensiamo che il fenomeno è

risolto. No! La droga non è finita, e ci possono

cadere dentro tutti i vostri figli, e ci

cadono ancora molti vostri figli, e quelli

che ci cadono oggi, sono più a rischio di

rimanere sconvolti anche nel cervello, perché

le nuove droghe sono micidiali, sono

terribili, anche se hanno un bel nome

accattivante. Quanto è facile studiare un

Campo de’ fiori

dai valore a te stesso...

fai scelte sane

Viterbo ha celebrato la giornata contro la droga.......ma vale la pena parlare ancora di droga?

fenomeno... ma quanto è difficile affrontarlo,

perché dopo gli studiosi e i salomoni,

restano sul campo quelli che lottano

ogni giorno soprattutto con l’indifferenza

anche di chi ha il problema.

Ci avete mai pensato che la droga è

una benedizione di Dio? Che l’AIDS è

una grazia di Dio?

Non centra nulla l’essere prete per dire

simili sciocchezze o bestemmie.

Ma lo ripeto: sono una benedizione! Ci

avete mai pensato che la febbre è una

benedizione? E’ il campanellino per

segnalare un male… e la febbre è quell’indicatore

che la natura e Dio hanno messo

per allarmarci e farci scoprire e combattere

il vero male. Non è così anche per la

droga? Ma dopo trent’anni di sintomi di

malessere (la droga e l’AIDS sono sintomi),

abbiamo scoperto la pillola per abbassare

la febbre, forse anche per annullarla.

Ma la società resta ammalata e la droga è

quell’indicatore per dirci che c’è

un male oscuro da scoprire e combattere.

Stiamo abbassando la

febbre con le comunità, con il

metadone, con le terapie di ogni

genere, con nuovi ritrovati…

siamo bravi! Ma dopo trent’anni

questo sintomo persiste ancora,

anzi è aumentato. Stiamo continuando

a combattere il sintomo…

ma non sarebbe ora di allarmarci

e scoprire il vero male per trovare

le terapie adeguate? Forse allora

l’allarme dell’ONU, che ci ha

lasciati indifferenti, non ha lasciato

indifferente la marcia di quattrocento

bambini per le vie della

città, dalla Quercia a Piazza del

Comune, il 26 Giugno, ci porrebbe

in quell’ansia, anzi maggiore, di

quella che ogni giorno ci propinano

tutti i mezzi di comunicazione

sull’andatura del PIL o dell’abbassamento

del potere d’acquisto. Ma

questa è la società, questo è il

vero allarme ascoltato dall’opinione

pubblica. In fondo, a voi che

non avete il “problema” , che interessa

della droga? : quella marcia

di bambini ha fatto avvelenare un

sacco di automobilisti, che dovevano

rallentare perché erano un

intralcio. I veri problemi, quelli che

sono nel profondo del cuore, sono

sempre un intralcio in una cultura

che scopre il malessere sociale

soltanto nel potere d’acquisto dimezzato.

Ma a voi genitori interessa ancora che i

vostri bambini dicano “oh” ! Che qualcuno

si possa ancora meravigliare ?! Meno male

che loro ancora dicono “oh”, almeno nel

mondo c’è ancora poesia, e sarà questa

poesia che cambierà il mondo (la bellezza

è la vera potenza dell’uomo d’oggi).

Quando questi bambini potranno ancora

dire “oh” da grandi , è perché staranno

bene nel cuore… e allora non cercheranno

la droga, perché la droga nasce dove c’è il

TUTTO ESAURITO.

Don Alberto Canuzzi


Via Midossi, a Civita Castellana, è una

zona del centro storico che non frequento

troppo spesso, se non per recarmi alla

Biblioteca Comunale (già Palazzetto). C’era

un tempo in cui, però, questa via era

costantemente frequentata dai civitonici e,

non per i parcheggi che oggi la attanagliano,

soffocandone le caratteristiche, ma per

un mercatino di frutta e verdura che vi si

teneva tutte le settimane. Mi ricordo quando,

molto piccola, mi ci recavo insieme a

mia madre e, passando per l’ “orto funaro”,

tenendo la sua mano, arrivavamo su

Via Midossi, per mezzo di uno scivolo che

a me sembrava ripidissimo, viste le mie

dimensioni. Sulla sinistra di quello scivolo,

c’erano due venditori ambulanti che occupavano

sempre lo stesso posto; questi

Campo de’ fiori 37

Amarcord

il mercatino di frutta e verdura

Anni ‘50 Civita Castellana. Romolo Perazzoni e Franco Simoni “pizzicaroli” ambulanti al mercatino del palazzetto

erano: Romolo, che vendeva le uova e le

galline, tenute in gabbie di legno, e

Augusto il pescivendolo, che si era aggiudicato

il posto, vista la merce, vicino alla

fontanella dell’acqua.

Non nascondo il fatto che passare davanti

alle galline di Romolo mi metteva un po’

d’angoscia, non solo perché mi facevano

un po’ paura, ma anche per l’odore che

emanavano le bestiole, cosa che non sopportavo,

essendo da sempre stata di carattere

un po’ schifiltoso. Gli altri banchi

erano tutti di frutta e verdura. C’era Sergio

Pastorelli di Carbognano, Madami, Vilma

Scarponi e tanti altri. Molti di quegli ambulanti

erano dei contadini che rivendevano

ciò che coltivavano nei loro orti e nei loro

frutteti. Dietro lo stabile che ospita la

biblioteca (già adibito ad altri usi quale

mercato coperto e sala da ballo), c’era una

casa dove abitava e svolgeva la sua attività

Linetta “la fioraia”. Oggi, in quella via

senza uscita, che si snoda attorno alla

biblioteca quasi a formare una piccola

piazzetta, non ci sono altro che parcheggi

e l’ambiente non è più certo quello di una

volta; il mercato si svolge il Martedì e il

Venerdì in Via Gramsci dove, con il traffico

della mattina, soprattutto nell’ora d’ingresso

a scuola dei bambini, provoca non

pochi disagi. Peccato che qualcuno non

pensi mai di “rimettere le cose come stavano”…

Cristina Evangelisti


38

L’ oramai affermata CORSA PAZZA su gommoni

e mezzi di fortuna, lungo il fiume Treja,

ha riunito, anche quest’anno, giovani e meno

giovani del territorio di Civita Castellana (e

non solo) che, Sabato 2 Luglio, si sono sfidati

nell’esilarante manifestazione, giunta all’ottava

edizione. Il fischio d’inizio del TREJA

CUP, organizzato da Emiliano Braconi, è

stato dato in località “Llegata” sotto lo sguar-

do divertito di decine di spettatori che, per

l’occasione e grazie alla splendida giornata,

non hanno rinunciato ad un rinfrescante

bagno nelle acque del Treja.

I quaranta concorrenti, muniti di camere d’aria

di ogni misura e vistosamente pitturate,

non hanno mancato di divertirsi, nonostante

la fatica sostenuta per arrivare fino al punto

d’arrivo, previsto in Via di Colle Rosetta, a

circa un’ora dalla partenza.

La manifestazione, oltre che a far divertire

decine di giovani e meno giovani, si svolge in

un bellissimo scenario lussureggiante di

vegetazione ed ha lo scopo di far conoscere

e valorizzare il bellissimo territorio che

costeggia la valle del Treja. Come già da me

citato in un precedente numero di Campo de’

Campo de’ fiori

TREJA CUP:

la corsa più pazza del mondo

fiori, intorno agli anni ’50 e ’60, il fiume Treja

era la spiaggia estiva e luogo di refrigerio e

divertimento di tutti i ragazzi civitonici che in

località “Llegata”, venivano a trascorrere le

loro domeniche. Uno di quei ragazzi, Gildo

Cecchini, ha voluto mantenere viva quella

tradizione e da molti anni, frequentando la

“Llegata” insieme ad alcuni amici, che lo

hanno aiutato a ripulire quella piccola oasi

felice, ha fatto sì che quella parte del Treja

ritornasse all’antico splendore. L’edizione di

quest’anno del TREJA CUP, della quale ha

dato notizia anche il TG3 Lazio, ha visto vincitore

Ermanno Sestili, seguito da Angelo

Francocci e Luca Zomparelli. Il primo premio

per l’imbarcazione più stravagante, se lo è

aggiudicato, invece, Aldo Braconi, seguito da

Antonio Braconi e Massimo Cicconi.

Il miglior costume indossato durante la

corsa, l’ha indossato Marco Serafini (vestito

da Babbo Natale), mentre il premio simpatia

è andato a Luca Primanni.

Arrivederci alla prossima edizione…

di Cristina Evangelisti


Campo de’ fiori

39

M E S S A G G I

Il 25 Luglio

mamma

Manuela e

papà Fabio,

i nonni, gli zii

ed i parenti

tutti, festeggiano

il primo

mese di vita

del piccolo

Riccardo Del

Priore.

Tantissimi auguri anche da tutta la redazione

di Campo de’ fiori al bellissimo Riccardo.

Infiniti auguri per

una grande carriera

al nostro valente

collaboratore

Erminio

Quadraroli che, il

18 Luglio, ha

conseguito la laurea

in

Ingegneria

Chimica.

Romina, il

Direttore e tutta

la redazione di

Campo de’ fiori

Mercoledì 13 Luglio u.s.,

presso l’Aula Magna della

Facoltà di Conservazione

in beni culturali

all’Università degli Studi

della Tuscia di Viterbo,

Carlotta Nelli si è laureata

dottoressa in Storia

dell’Arte con la votazione

di 110/110. La tesi

discussa ha per titolo IL

CARDINALE ALESSAN-

DRO PERETTI MONTAL-

TO A CIVITA CASTELLA-

NA: COMMITTENZA,

STORIA, DOCUMENTI. Relatrice della tesi la

Prof.ssa Patrizia Tosini, insegnante di Storia dell’Arte

regionale italiana in età moderna e correlatrice la

Prof. Daniela Cavallero titolare di Storia dell’Arte

moderna alla suddetta facoltà. Le relatrici hanno

messo in rilievo che Carlotta Nelli ha affrontato in

modo completo e minuzioso lo studio di Palazzo

Montalto, un pregevole monumento situato in Via di

Corte a Civita Castellana.

I più sentiti auguri dalla redazione.


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42

Campo de’ fiori

La Rubrica dei Perchè

Perchè durante i telefilm americani, dopo la data e l’ora, appare sempre la parola

“ZULU” ?

Ormai da molti anni

nella nostra TV vengono

trasmessi film

televisivi con scenari

ambientati nelle

forze armate USA.

Ne cito due dei più

conosciuti: quelli

della serie MASH e

di Arnaldo Ricci quelli della serie JAG.

MASH è l’acronimo di

Military Army Service Hospital che, tradotto

non letteralmente in italiano, sarebbe

Servizio Sanitario Militare; JAG è l’acronimo

di Judiciary Army General che, tradotto

non letteralmente in italiano, sarebbe

Magistratura Militare.

Ebbene, fatte queste premesse, bisogna

considerare che le forze armate USA operano

dalla fine della 2° guerra mondiale in

poi, in uno scenario iternazionale anzi

mondiale. Questo significa che quando un

reparto militare opera in una certa ora

locale, essa non corrisponde a quella in

cui opera un’altro reparto, che si trova in

qualsiasi altra parte del mondo. Cioè esiste

Storia e Geografia

Sai dirci dove

nasce il fiume Po?

i primi tre che la indovineranno

e ne daranno comunicazione in

redazione, riceveranno un simpatico

omaggio offerto da

SAMU Informatica

il problema dei fusi orari. Allora gli americani,

che sono maestri in organizzazione

militare, hanno deciso di adottare per le

loro forze armate, l’ora di GREENWICH, in

modo tale che quando sono per esempio

le 12.00 di Greenwich, quell’ora è uguale

per tutta la loro organizzazione militare, in

tutto il globo terracqueo.

Esiste poi il problema dello scandire le

parole nelle comunicazioni vocali, per

esempio se dovessi scandire ( in inglese

spelling) il mio cognome al telefono potrei

dire : Ricci “ erre come Roma, I come

Imola, doppia C come Catania, I come

Imola; ma potrei anche fare lo spelling

così: “ erre come Rovigo, I come Italia ,

doppia c come Cosenza.

Fatte queste ulteriori considerazioni, bisogna

dire che gli americani sono ancora piu

precisi nel fare lo spelling, perchè adottano

una pronuncia alfabetica standard dove

la lettera A viene pronunciata A come

alfa, B come beta, C come charlie....e così

via.....fino alla Z come ZULU.

Si deve poi sapere che per identificare un

orario locale si aggiunge una A dopo l’ora-

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rio; per esempio ore 12.00 A come alfa,

mentre per identificare un’ora di greenwich

si direbbe per esempio 12.00 Z come

ZULU.

Faccio un ulteriore esempio: quì in Italia,

quando in estate sono le 12.00 alfa, lo

stesso orario si potrebbe identificare come

le ore 10.00 ZULU.

Questo perchè in estate il fuso orario

Italiano è due ore avanti all’ora di

Greenwich.

Adesso sappiamo perchè nei filmetti americani,

ambientati in ambiente militare,

dopo la data e l’ ora, appare la scritta

ZULU.


L’ AIL (Associazione Italiana contro le

Leucemie) è un’organizzazione, costituita

nel 1969 ed ha lo scopo di sensibilizzare

l’opinione pubblica alla lotta contro le

malattie ematologiche, migliorare la qualità

della vita dei malati e dei loro familiari

e di aiutarli nella lotta per sconfiggere la

malattia, promuovere e sostenere la ricerca;

il tutto in simbiosi con le principali

strutture universitarie ed ospedaliere di

ematologia.

Grazie alla ricerca, si sono ottenuti dei

risultati straordinari e le terapie sono sem-

Tessuti

Via Rio Fratta, 11

Civita Castellana

Tel. 0761.513946

Campo de’ fiori 43

pre più efficaci,

ma purtroppo,ancora

oggi, è

ancora troppo

alta la percentuale

di persone

che, anche

in giovane

età, vengono

sconfitte da

questa terribile

malattia.

In questi ultimi

anni, nella

nostra zona,

si è verificato

un forte aumento

di leucemici,

e comunque

di

persone, di

tutte le età, che devono ricorrere a cure

ematologiche.

La nuova realtà è balzata agli occhi di chi,

costretto a frequentare centri specializzati,

si è trovato di fronte un gran numero di

persone provenienti tutte dallo stesso

paese o dalle zone limitrofe.

Questo, a mio avviso, dovrebbe essere il

campanello d’allarme che dovrebbero far

riflettere la sanità e la pubblica amministrazione,

su quella che potrebbe diventare

una nuova piaga sociale.

Ed è proprio Civita Castellana che, in que-

sti giorni, ha subito un’ulteriore, grave

lutto. La perdita di Patrizia Bernardi, quarant’anni,

che per tanto tempo ha lottato

contro questa malattia, ma non ce l’ha

fatta, lasciando incredula tutta Civita

Castellana.

Patrizia ha lasciato due bellissimi figli di

quindici e cinque anni e una famiglia che

l’amava.

La sua dolcezza, il suo affabile sorriso, l’amore

per la famiglia, per i genitori, per la

sorella, che amava particolarmente e che

l’ha assistita fino al suo ultimo respiro, ha

lasciato un grande vuoto.

Patrizia è stata curata presso il reparto di

Ematologia dell’ospedale di Montefiascone

e poi a Roma al San Camillo e, in queste

due strutture, ha trovato nel personale

medico ed infermieristico, una seconda

famiglia. L’affabilità, l’umanità e la totale

disponibilità che si trova in questi reparti,

nei confronti del malato e dei suoi familiari,

è un esempio da dover seguire ovunque.

Per tanti anni Patrizia e la sorella Ida,

hanno dato il loro contributo all’AIL con

iniziative volte a reperire fondi da devolvere

alla ricerca, nella speranza che, in

un prossimo futuro, le leucemie possano

essere sconfitte e così il dolore lasciato da

Patrizia, e da tutti gli altri che non ce l’hanno

fatta, generi solide speranze.

Cristina Evangelisti

Indovina l’Artista

Di lato è riportato il particolare

di una famosa scultura denominato

“La Pietà”. Sai dire chi l’ha

scolpita? I primi tre che indovineranno

e lo comunicheranno

in redazione, riceveranno un

simpatico omaggio offerto dal

Centro Parati di Selli Vittorio


44

Il sottotenente ANGELO PASQUETTI nasce a

Civita Castellana il 9 Aprile 1911, figlio di

Marciano, valente ceramista e Barbara

Massa, casalinga, originaria di Gallese.

I Pasquetti, sono un’antica famiglia civitonica

che ritroviamo in alcuni documenti catastali

del XVI secolo.

Il palazzo in via Don Minzoni, tuttora abitato

dagli eredi, appartiene ai Pasquetti già dal

1619.

Una famiglia, inoltre, di valenti artigiani e

ceramisti: Giuseppe, il fratello dell’ufficiale, è

stato per lunghi anni modellista e caporeparto

presso la Ceramica Marcantoni in via della

Repubblica, ultimo esponente di quella schiera

di artisti-artigiani della ceramica, tipicamente

civitonica, purtroppo scomparsa.

L’infanzia e la giovinezza trascorrono normalmente

fino all’età di 18 anni, quando consegue

il diploma di ragioniere, presso la sede di

Viterbo.

Successivamente, viene assunto come ragioniere

in una importante Banca Romana.

Nel 1936, con il grado di caporal maggiore,

partecipa alla Guerra d’Etiopia, dove ottiene

una importante onoreficenza militare,

concessa il 16 Settembre dello stesso anno.

Nell’Aprile del 1940, in vista dell’imminente

conflitto, lo Stato Maggiore dell’Esercito

aveva dato inizio ad una massiccia campagna

di richiamo di soldati ed ufficiali che avevano

svolto precedentemente il servizio militare.

Angelo Pasquetti viene richiamato in servizio

come sottotenente di complemento presso la

terza compagnia, 13° battaglione, della

Divisione di Fanteria “TORINO”, che in

quel periodo si stava allestendo in Roma.

Angelo, ormai trentenne e con una sua autonoma

attività lavorativa, adempie, dunque, ai

suoi obblighi, per un viaggio tragico e senza

ritorno.

Il 22 Giugno 1941 le armate tedesche invadono

l’Unione Sovietica, dando inizio

all’Operazione “Barbarossa”, una delle fasi

belliche piu’ feroci e cruente della Seconda

Guerra Mondiale.

Campo de’ fiori

IL SOTTOTENENTE ANGELO PASQUETTI

E L’OLOCAUSTO DELLA DIVISIONE TORINO

Civita Castellana 9 Aprile 1911 - Battaglia del Don 23 Dicembre 1942 (Russia)

E’ una avanzata travolgente, tanto che

nell’Ottobre del 1941, le armate tedesche

sono ai sobborghi di Mosca.

L’Armata Rossa oppone una debole resistenza,

anche perché fiaccata e distrutta dalle

purghe staliniane che l’avevano privata della

guida tecnica e militare degli ufficiali più

importanti e prestigiosi.

Nell’Ottobre del 1941 Mussolini decide

l’invio di un primo contingente militare,

C.S.I.R., composto da 60.000 soldati

suddivisi in tre divisioni e 5600 automezzi.

Nel Settembre del 1942, tedeschi e

italiani, con il supporto di truppe rumene

e ungheresi, preso atto dell’inaspettata

reazione dell’Armata Rossa che

aveva bloccato il travolgente attacco

della 6° Armata Tedesca del Generale

Von Paulus sulla linea del Volga, decidono

di rafforzare ulteriormente il contingente

militare e lo stato maggiore italiano

invia sul fronte russo un secondo corpo di

spedizione, AR.MI.R., composto da 225.000

effettivi suddivisi nell’ 8° Armata Italiana,

composta da sette divisioni quali la RAVEN-

NA, COSSIRIA, PASUBIO, TORINO, CELERE,

SFORZESCA e LITTORIO e dal I Corpo

d’Armata Alpino con le divisioni TRIDENTI-

NA, JULIA, CUNENSE e con il supporto della

divisione di fanteria VICENZA.

I reparti della Divisione “Torino”, composta

da 230 ufficiali e 16.000 soldati, vengono

mobilitati nel Luglio 1942 e raggiungono la

linea del fiume Don nell’ Agosto 1942.

La “TORINO”, con reparti rumeni e tedeschi

della 62° divisione di Fanteria, controllava Il

Don nel tratto compreso tra Stalingrado e

Woronesch, dove il fiume forma una specie

di angolo ottuso con il vertice sull’affluente

Bogutschar, da cui una ampia strada collega

con la città di Kantemirowka e dove correva,

allora, l’unica ferrovia che portava a

Stalingrado.

Nel contempo la battaglia proseguiva cruenta

nell’inferno di Stalingrado, dove l’Armata

Rossa stava impegnando i tedeschi in combattimenti

feroci in un ambiente urbano

ridotto a cumuli di macerie: conquistando

Stalingrado, i tedeschi avrebbero raggiunto i

pozzi petroliferi del Caucaso, dando un colpo

mortale alla volontà di riscossa dei russi.

Nell’ultima lettera inviata ai genitori il

31 Agosto 1942:…..”Cara mamma , caro

fratello. Vi chiedo in questo biglietto il vostro

parere circa un nostro vecchio e tanto desiderato

programma relativo a una più degna

sistemazione della nostra vecchia casa. Io

sarei del parere d’incominciare subito prima

della cattiva stagione per fare almeno una

parte dei lavori occorrenti,….l’ingresso dovrà

avere lo zoccolo in travertino, il portone

dovrà essere in legno di castagno……...

Aspetto con ansia il vostro parere.

Mi raccomando rispondetemi subito e non

perdiamo tempo. Vostro affezzionatissimo

Angelo”.

All’alba del 16 Dicembre 1942, l’Armata

Rossa dà l’avvio all’Operazione “Saturno”:

in una mobilitazione senza precedenti nella

storia militare, tre milioni di soldati, 2000

aerei e tremila carri armati T34 di nuova concezione,

superiore al “Tigre” germanico,

assaltano le linee italiane e tedesche sul Don

e sul Volga, in una battaglia immane che terminerà

il 23 Gennaio 1943.

La 40° Armata Sovietica con due corpi

corazzati, agli ordini del Generale

Moskalenko, attacca la Divisione “Torino”.

E’ una battaglia epica con gli italiani, che con

scarsi mezzi e armamenti, oppongono una

forte resistenza ai russi, ma con esiti tragici:

le truppe tedesche e rumene con i pochi

automezzi rimasti fuggono e lasciano gli

effettivi della “Torino” a combattere e proteggere

la ritirata.

Alle ore 23 del 19 Dicembre 1942, arriva l’ordine

di ripiegamento.

La Divisione “Torino”, ormai completamente

accerchiata, è allora costretta ad aprirsi

numerosi varchi tra le linee russe, a costo di

innumerevoli perdite nelle battaglie di

Milerowo, Tschercowo e Arbusow.

Il 21 Dicembre 1942 la definitiva capitolazione.

Gli 8000 superstiti vengono fatti prigionieri e

incolonnati per essere condotti in un primo

campo di smistamento da dove avrebbero

raggiunto il campo di Suzdal, vicino Mosca,

dove funzionari del Nkvd avrebbero proceduto

alla loro identificazione prima di essere

inviati nei campi di lavoro forzato nella

Siberia Orientale.

Durante la marcia, il Tenente Angelo

Pasquetti - che era stato fatto prigioniero

ad Arbusow con la sua compagnia

- come risulta dalla testimonianza del

suo attendente, ferito e con i piedi

ormai congelati, chiede di essere

lasciato sul terreno e come tanti altri

soldati viene finito con un colpo di fucile

alla tempia: è la mezzanotte del 23

Dicembre 1942.

Una soluzione cruenta, ma dettata anche

dalla pietà: senza medicinali e ospedali,

risparmiava ben più atroci sofferenze in un

ambiente certamente ostile.

Nel Gennaio del 1991, nel quadro dell’accordo

tra Governo Italiano e dell’Unione

Sovietica, sono stati ritrovati negli archivi del

KGB, l’allora Servizio Segreto dell’Unione

Sovietica, gli elenchi di 63.800 soldati italiani,

che tuttora costituisce l’Elenco

Ufficiale del Governo Italiano dei

Dispersi e Caduti in Russia nel 1942-

1943.

Nel Febbraio del 1992, la visita del

Presidente della Repubblica Francesco

Cossiga al campo di prigionia di Suzdal,

rende il definitivo omaggio ai tanti soldati italiani

caduti e dispersi in Russia.

Non una via, un semplice vicolo chiuso o

monumento, Civita Castellana dedica ai suoi

concittadini caduti nella Seconda Guerra

Mondiale.

Prof. Arch. Enea Cisbani


UN GRUPPO DI CITTADINI

PRENDE CORAGGIO

- LETTERA APERTA -

Egr. Sig. Sindaco Massimo Giampieri

Egr. Amm.ri Comunali (Assessori e

Consiglieri)

E per conoscenza al Comitato Regionale

FIDAL Lazio, al Comitato Provinciale CONI di

Viterbo, alla Società Atletica COLAVENE Alto

Lazio.

Siamo un gruppo di persone, che intendono

portare all’attenzione della comunità e degli

Amministratori Comunali il fatto che, a Civita

Castellana, non esista un impianto per

l’Atletica Leggera e questo è l’unico motivo

che ci ha spinti a sottoscrivere (Circa 200

firme) e spedire questa lettera aperta.

Sinceramente non riusciamo a capire da quali

elementi tragga origine la decisione di non

dotare la nostra città di strutture adeguate a

questo sport. Possiamo constatare come, sul

territorio della nostra Provincia, Viterbo,

Orte, Tarquinia, Tuscana, Montalto di Castro,

Montefiascone e Bagnoreggio, dispongano di

impianti completi e Ronciglione, comunque,

Campo de’ fiori 45

di un minimpianto. Come genitori di ragazzi

praticanti atletica e da attenti osservatori

della realtà locale non possiamo fare a meno

di chiederci se Civita Castellana è un centro

meno rilevante di quelli appena elencati o

forse più semplicemente è meno sensibile a

questa disciplina sportiva da sempre riconosciuta

come Regina dello Sport. A quanto ci

risulta sono molti gli appassionati di atletica

leggera che praticano attività per conto proprio

o sostenuti dalla Società Alto Lazio di

Atletica Colavene, che ha sede proprio a

Civita Castellana come il suo presidente.

Proprio questa società, nata oltre quindici

anni fa, dal 1996 riunisce tutte le società che

svolgono attività agonistica e giovanile della

provincia, con oltre 150 atleti tesserati, 16

tecnici e 11 dirigenti. Da dieci anni organizza

progetti per l’atletica all’interno delle scuole

del basso viterbese, con circa 3.000 studenti

partecipanti, promuove e collabora a diverse

iniziative sociali ed in favore della collettività.

Al momento in città svolge attività con 21

giovani atleti dai 6 ai 14 anni, presso la pale-

L’oggetto Misterioso

stra dell’ ITC”Besta” in Via Petrarca e 20 atleti

dai 25 ai 65 anni che svolgono attività prettamente

agonistico-amatoriale allenandosi

nelle strade circostanti il centro urbano. In

considerazione del fatto che, l’atletica leggera,

è l’unica importante disciplina sportiva

senza una struttura a Civita Castellana, nel

rispetto di tutti gli appassionati e gli atleti

tesserati che, pur in mancanza di un impianto,

si impegnano per raggiungere i migliori

traguardi e per le altre ragioni sopra esposte,

chiediamo cortesemente ai nostri

Amministratori di voler considerare la possibilità

di impegnarsi concretamente alla realizzazione

di un impianto, al fine di promuovere

l’atletica leggera a tutti i livelli, con

manifestazioni sportive anche legate allo sviluppo

turistico. Con la speranza di poter

vedere al più presto Civita Castellana rappresentata

in tutte le sue realtà, restiamo disponibili

per un eventuale incontro con i nostri

Amministratori e cogliamo l’occasione per

porgere distinti saluti.

Si prega pubblicare integralmente, grazie.

Lettera firmata

Vi invitiamo ad indovinare l’oggetto misterioso riprodotto nella foto di lato. I primi cinque che lo indovineranno e ne daranno

comunicazione in redazione, avranno diritto a ricevere un premio offerto dal negozio IL QUADRIFOGLIO di Foggi Antonella.


46

Campo de’ fiori

Una “Fabrica” di ricordi

storie e immagini di Fabrica di Roma

L’Acqua Forte

In quegli anni in cui era di moda bere l’acqua

mineralizzata con l’IDROLITINA, la

FRIZZINA e con le POLVERI ALBERANI,

quando per rinfrescare il vino se ne metteva

la bottiglia sotto l’acqua corrente, noi

ragazzi di Fabrica avevamo la fortuna di

poter andare all’ “Acqua Forte” per poterla

bere direttamente dalla sorgente, fresca

ed effervescente naturale. La polla sorgeva

vicino il letto di un ruscello nelle vicinanze

dell’antica città di Faleri Novii e quel

luogo, così ombroso e fresco, era la meta

ideale nelle giornate di calura. Si partiva in

carovana con tutti i mezzi messi a disposizione

dal gruppo e non si badava certo alle

scomodità del viaggio. C’era la mia Fiat

Seicento Abarth e la Lambretta che prestavo

al mio amico Maurizio ed insieme

portavamo già non meno di dieci persone,

poi c’era la Topolina di Ercolino, la

Giardinetta ed il Motom di Romano, la

Lambretta di Ivo, le Vespe di Vittorio e di

Santino, il motorino di Danilo e la Ducati di

Pat e poi tante biciclette. La carovana

poteva raggiungere il numero di cinquanta

persone e bastava qualche cocomero, da

rinfrescare dentro la sorgente, per accontentare

tutti e riempire una giornata di

semplice divertimento da consegnare alla

memoria. Ricordo poi che, quando il grande

Mario Monicelli girava “L’Armata

Brancaleone alle Crociate”, dentro la

Chiesa di Santa Maria di Faleri (allora diruta),

qualche ragazzo meno timido, vendeva

l’acqua forte dentro a dei fiaschi, agli

attori, per ricavarne due soldi ed il piacere

di averli avvicinati.

Sandro Anselmi


Una volta

finite le

scuole, noi

studenti

dei paesi

limitrofi,

tornavamo

ancora per

qualche

giorno a

di Sandro Anselmi

Viterbo per

aspettare

che uscissero i quadri e, mentre ci si

incontrava a passeggio per il Corso,

si organizzava intanto, se promossi,

di andare a fare il bagno nelle pozze

del Bulicame, giù vicino alla sorgente

dov’era la targa che riportava la frase

di Dante Alighieri “......quale del bulicame

esce ruscello che parton poi tra

loro le peccatrici, tal per la rena giù

sen giva quello......” (Divina

Commedia - Inferno - canto XIV) ,

magari, se fortunati, in compagnia di

qualche amica più disinibita. Appreso che

si era stati promossi, si prendeva la Fiat

Seicento, regolarmente truccata e si andava

a “rimorchiare” le nostre amiche che

aspettavano al Magistrale. Dopo mille reticenze,

le convincevamo a venire al

Bulicame, ma poi quando era l’ora di spo-

Campo de’ fiori 47

a Viterbo con

Amore e Nostalgia

Viterbo e le pozze del Bulicame

gliarsi ed entrare nelle pozze per fare il

bagno, ogni tentativo di persuasione risultava

vano. Potevamo inventarci qualsiasi

cosa: che l’acqua sulfurea faceva bene alla

pelle, che era deliziosamente calda, che

non c’era nessuno e che nessuno ci avrebbe

perciò disturbato...…noi maschietti

restavamo in acqua, diventando oggetto di

studio e forse anche di scherno delle

nostre amichette, che restavano sedute sul

plaid per lanciarci occhiatine e risatine

maliziose. Quando realizzavamo poi che

l’esperimento era miseramente ed inevitabilmente

fallito, concertavamo allora di

rivestirci velocemente per non

sciupare del tutto quella mattinata

e portavamo così le nostre amichette

in campagna. Lì le cose

andavano un po’ meglio, ma poi il

diavolo ci aspettava al varco.

Infatti, nel fare manovra nel terreno

accidentato, la targa della macchina

che era attaccata sul fascione

sotto il cofano posteriore, che

all’epoca andava regolarmente

alzato per far prendere più aria al

motore, si impigliava nelle asperità

del terreno e si staccava. Qualche

giorno dopo, il contadino, proprietario

del fondo, la ritrovava e la

consegnava ai carabinieri di

Viterbo che, fatte le giuste visure,

la trasmettevano alla Stazione dei

Carabinieri di Fabrica. Il Maresciallo,

allora, amico di mio

padre, l’avvisava del ritrovamento

ed io, dopo aver finto un iniziale

stupore, che non convinceva nessuno,

dovevo “battere in ritirata” e

ripararmi dal “temporale”.


48

Campo de’ fiori

Sandro Anselmi

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Campo de’ fiori

Storia di una banda

ultracentenaria di

Corchiano

Tutto ciò che esiste ha una propria storia.

Dal momento stesso in cui qualcosa

nasce è destinato ad avere un futuro, che

poi diventerà passato e quindi storia.

Di libri sulla storia dell’uomo ne sono stati

scritti tanti, io voglio limitarmi a raccontare

le vicissitudini di alcune realtà che hanno

fatto la storia di un piccolo paese quale

Corchiano.

E cogliendo spunto dall’articolo che ho

scritto nel numero scorso, sulla trasferta

della banda “G. Verdidi Corchiano a

Sant’Antioco, voglio cercare di ripercorrere

i 135 anni circa di questo longevo gruppo

musicale.

La fonte da cui ho potuto attingere il maggior

numero di informazioni è stata principalmente

una: il novantatreenne maestro

Giuseppe Giustozzi, chiamato da tutti amichevolmente

“Peppino”, che per ben venticinque

anni militò nelle file del corpo ban-

distico fino a che ne divenne egli stesso

direttore per altri trentacinque anni.

Tutto ebbe inizio nel lontano 1870, quando,

quasi per caso, arrivò a Corchiano un

certo Storaro, diplomato in clarinetto.

Storaro aveva lasciato il suo paese d’origine

Zagarolo e, navigando le acque del

fiume Tevere, si era trovato ad attraccare

a Ponte Felice, nella frazione di Borghetto.

Proseguendo il suo viaggio via terra, gli

capitò di passare per Corchiano e, incantato

dal piccolo paese, senza pensarci due

volte, decise di stabilirvisi.

Dati i suoi studi e il suo grande amore per

la musica, ebbe l’idea e il desiderio di

creare una banda musicale locale, chiedendo

il permesso alle autorità civili, che

non tardò ad arrivare.

Fu così che nacque la Banda Musicale “G.

Verdidi Corchiano. L’iniziativa fu immediatamente

apprezzata e riscosse grande

49

Ermelinda Benedetti

successo.

La musica, uno dei pochissimi

momenti di svago e di ritrovo

dopo lunghe giornate di lavoro

nei campi, chiamò subito a

sé un bel gruppo di giovani e

meno giovani, permettendo la

formazione di un buon numero

di musicisti, che iniziò a

prestare servizio anche nei

paesi vicini.

Ma, come ogni gruppo che si

rispetti, doveva avere anche

un segno che lo uniformasse

e i componenti furono autorizzati

ad indossare una divisa

militare da Ufficiale, con tanto

di sciabola al fianco.

La banda stava muovendo i

primi importanti passi, ma il

tempo scorre per tutti e anche

per il maestro fondatore

Storaro arrivò il momento di

abbandonare la direzione del

complesso.

A ricevere la sua eredità fu

Giovannetti Baffo.

Sul suo conto non si sa gran

che. Della sua vita privata, ci è arrivato

soltanto un fatto: un suonatore di clarinetto,

nobile cittadino benestante di nome

Pilera Umberto, conosciuto come “Berto il

gobbo”, sposò la nipote di Baffo.

Riguardo al lavoro artistico che svolse,

invece, è rimasta una testimonianza diretta:

“La Marcia funebre Giovannetti Baffo”,

composta di sua pugno e tuttora eseguita.

Sotto la sua guida, si arriva alle soglie del

1900 e, da questo momento in poi, a dirigere

la banda saranno per lo più maestri

paesani.

Ma proseguirò nel prossimo numero......


49° Sagra della Nocciola

...aspettando gli anni d’oro

Caprarola

Campo de’ fiori 51

Ebbene si, ecco che la sagra più antica della provincia viterbese

torna a far parlare di sé. Sarete i benvenuti a Caprarola, dove arte,

cultura, spettacolo e prodotti tipici alla nocciola rendono questa mani-

festazione un evento di grande richiamo per tutta la regione. Uno spettacolo che

non ha rivali data la sua particolarità incentrata sui meravigliosi corpi di ballo che si esibiscono

di fronte a migliaia di persone

,ogni anno, sui carri folkloristici

ed agresti realizzati da maestri

artigiani del luogo. Stiamo parlando

della Sagra della Nocciola

giunta quest’anno alla sua 49°

edizione. Uno speciale evento

che farà da anticipazione a

quella che sarà il prossimo anno

la regina delle sagre in campo

nazionale, quando ricorrerà la

sua 50° edizione. Una festa

dedicata ad un frutto che è un

potente volano dell’economia

viterbese.Tra le principali attrazioni

ci sarà il tradizionale lancio

dai carri folkloristici di prodotti tipici alla nocciola, nonché gelato, cioccolata, nutella e tutto ciò

che viene realizzato dall’industria locale. Oltre a partecipare a questo evento, i turisti avranno

l’opportunità di visitare le bellezze di Caprarola, prima fra tutte il meraviglioso Palazzo Farnese,

di epoca tardo rinascimentale realizzato da

Jacopo Barozzi detto il Vignola, nella

seconda metà del ‘500. E a proposito di

Vignola proprio quest’anno il primo settembre,

in occasione della sfilata in notturna,

alle ore 17.00 presso il piazzale del

Palazzo Farnese una rappresentanza del

folklore della città di Vignola si esibirà per

rendere omaggio insieme a Caprarola alla

genialità del grande architetto di cui le due

comunità vanno orgogliose. Vi diamo dunque

appuntamento dal 25 Agosto al 1

Settembre per partecipare ai grandi spettacoli

che sicuramente allieteranno tutti gli

intervenuti.

28 Agosto ore 16.00

Grandioso spettacolo

di Carri Folkloristici

con lancio di prodotti

locali

1° Settembre ore 21.00 - Suggestivo spettacolo di

carri Folkloristici in edizione notturna

Per informazioni: www.comitatosagra.it

Ingresso Gratuito

Direzione Artistica: Luca Cristofori

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