4 - Aeronautica Militare Italiana
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dietro l’angolo<br />
Curiosità, fatti di cronaca e avvenimenti di attualità<br />
provenienti da tutto il mondo<br />
RICERCA: PER SCOPRIRE NUOVI MONDI<br />
E SALVAGUARDARE IL NOSTRO<br />
Grazie alle osservazioni fatte dal centro di<br />
ricerche Ames della Nasa, guidate dall’americano<br />
William Borucki, tramite l’utilizzo<br />
del telescopio spaziale Kepler, sono stati scoperti i<br />
pianeti più simili al nostro, mai identificati sino ad<br />
oggi. Si tratterebbe di due “sosia” della Terra situati<br />
nella Via Lattea a una distanza dalla stella Kepler-62<br />
che rende possibile la presenza di acqua liquida<br />
nonché il formarsi della vita. Scoperti grazie<br />
alla tecnica dei transiti, che analizza le fluttuazioni<br />
nella luminosità di una stella nel momento in cui<br />
un pianeta le passa davanti, eclissandola parzialmente,<br />
i due pianeti ricevono dalla stella un flusso<br />
di luce simile a quello che Venere e Marte ricevono<br />
dal Sole e questo lascia supporre che possano<br />
ospitare un’atmosfera e acqua liquida.<br />
Analizzando le dimensioni di questi pianeti insieme<br />
alla loro distanza dalla stella, i ricercatori hanno<br />
ipotizzato, infatti, che i due pianeti potrebbero<br />
avere nella loro atmosfera gas come azoto, anidri-<br />
7<br />
de carbonica e acqua.<br />
Kepler-62e e Kepler-62f, così sono stati denominati<br />
i due pianeti in questione, si trovano in un<br />
sistema di cinque mondi extrasolari nato intorno<br />
alla stella Kepler-62, molto simile al nostro Sole,<br />
distante da noi circa 2.000/3.000 anni luce, e hanno<br />
raggi rispettivamente 1,61 e 1,41 volte il raggio<br />
della Terra.<br />
La scoperta, annunciata ufficialmente nella rivista<br />
Science, è stata così commentata dall’astronomo<br />
Raffaele Gratton, dell’Osservatorio di Padova<br />
dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf):<br />
“Il risultato mostra che i pianeti simili alla Terra<br />
esistono e che vale la pena continuare a condurre<br />
questo tipo di ricerche […]. Scopo ultimo di queste<br />
ricerche è capire se ci sono probabilità che questi<br />
sistemi ospitino la vita e magari trovarne le testimonianze”.<br />
All. Gabriele Tarascio