Stampa micca magazine - Micca Club

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Stampa micca magazine - Micca Club

Andy Gravish, trombettista

americano, è uno dei

tanti solisti che formano

la inusuale jazz band di

Red Pellini ed Emanuele

Basentini. Formatosi alla

Berklee College of Music di Boston

è entrato poi a far parte

dell’orchestra del batterista Buddy

Rich. Nel corso di una carriera

che lui stesso definisce “fortunata”

ha suonato con Sinatra, Tony

Bennett, e con le big band di Artie

Shaw e Cab Calloway. Sul finire

degli anni ’80 si è trasferito

da Boston a New York dove ha

continuato a suonare fino a due

anni fa, quando si è trasferito in

Italia.

Andy, con la gang di Pellini e

Basentini suoni jazz in stile

anni ’20, ma qual è il tuo genere

di jazz preferito?

Questa è una domanda difficile…

mi piace tutto. Quando ero

giovane fui attratto inizialmente

dalla musica di Dizzy Gillespie, di

Miles Davis e di Charlie Parker. Si

può dire che quello che mi ha

colpito di più è il Be Bop e ciò

che ne è seguito.

Ti sei trasferito definitivamente

qui in Italia?

La maggior parte del nostro tempo

la passiamo qui.

Come è successo?

Ho sposato un’italiana sedici anni

fa, e anche se abitavamo a

New York venivamo spesso in

Italia. Suonavo spesso in Sardegna

perché mia moglie è sarda.

Poi dei musicisti che abitavano lì

si sono trasferiti a Roma e quindi,

negli ultimi cinque anni, sono

venuto spesso a suonare a Roma.

Con chi hai suonato in Italia?

In questi ultimi due anni ho avuto

la fortuna di suonare con quasi

tutti i migliori musicisti cono-

sciuti: Enrico Pierannunzi, Roberto

Gatto, Maurizio Gianmarco e

anche tutti i musicisti romani.

Parliamo dell’esperimento

della gang. Come ti è stato

proposto?

È una cosa che non mi aspettavo.

Emanuele Basentini mi ha

chiamato un paio di settimane

prima di cominciare a registrare il

disco (il cd inciso questa estate al

Micca che uscirà a breve con

l’etichetta Micca Club Records,

ndr) chiedendomi se ero interessato.

Certo che lo ero! Alla musica

di Bix Beiderbecke non posso

dire di no. Dopo le registrazioni

sono entrato a far parte della

band.

Una band che suona un repertorio

d’epoca con lo stile,

e talvolta gli strumenti, dell’epoca.

Tu come trombettista

suoni in maniera diversa rispetto

al tuo solito?

Certo: lo stile è diverso. Per

questa musica servirebbe in

realtà una cornetta: sarebbe

lo strumento autenticamente

d’epoca. Mi è stata lasciata libertà

di suonare come voglio;

io comunque mi diverto a

suonare diversi stili: c’è sempre

qualcosa da imparare.

Ci sono negli Stati Uniti delle

band dedite a questi repertori?

Sì, ce ne sono molte.

Nella band c’è anche un elemento

particolare: il fatto

che vi vestiate con abiti in

stile anni ‘20. È una cosa

che ti piace?

No, non proprio. Preferirei vestirmi

come voglio. Secondo me

non è necessario però non è un

gran sacrificio.

Altre attività, oltre la gang?

Sto facendo molti concerti soprattutto

come ospite di altri

musicisti: duetti, quartetti, quintetti;

ultimamente ho suonato

con l’orchestra di Dino e Franco

Piana alla Casa del Jazz, e con la

formazione di Riccardo Fassi.

Che ne pensi dell’ambiente

musicale romano e italiano?

Ci sono molti bravi musicisti. La

differenza con New York è che

qui c’è divisione tra i musicisti.

Rivalità? Gelosie?

Non lo so. Bisognerebbe essere

più uniti, invece si formano dei

gruppi qua e là. Fare il musicista

è già abbastanza difficile... Non

che siamo uno contro l’altro, ma

a New York in questo senso le

cose vanno meglio. Comunque i

musicisti italiani sono ottimi.

A parte il confronto impari

con gli Stati Uniti, è vero che

il jazz italiano è all’avanguardia

in Europa?

Sì, assolutamente. In Italia ci sono

più sovvenzioni che in America

per il jazz. Ci sono molti posti

in tutta Italia dove si da la possibilità

ai musicisti di suonare.

Perché il jazz ha preso così

piede in Italia secondo te?

Non solo in Italia, anche in Europa.

Questo continente ha più

storia e cultura dell’America; parlo

anche di cultura musicale. Per

gli europei la cultura è qualcosa

di diverso: fa parte dell’anima.


Emanuele Basentini: chitarra

Fabiano Pellini:

straight alto sax e arrangiamenti

Massimo D’Avola: sax tenore

Paolo Farinelli: sax alto

Leonardo Borghi: pianoforte

Andy Gravish: tromba

Marco Valeri: batteria

Vincenzo Florio: contrabbasso

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