La presente redazione è l'unione della prima parte della tesi ... - EPFL

archivesma.epfl.ch

La presente redazione è l'unione della prima parte della tesi ... - EPFL

La presente redazione è l’unione della prima parte della tesi di diploma consegnata

nel dicembre 2003 e degli ulteriori aggiornamenti inerenti il lavoro

di progettazione definitivo. La ricerca originale comprende un fascicolo A4

di natura teorica e una serie di schede A3 che fungono da complemento. Per

motivi pratici di archiviazione è stato rilegato il tutto in un unico formato.


INDICE

PRIMA PARTE

SECONDA PARTE

ANNESSI

PREMESSA 3

INTRODUZIONE 4

Metodo di lavoro: le schede

Temi delle schede

RIVALORIZZAZIONE DELLA “TICOSA” 12

Introduzione

Tesi

Ipotesi urbanistica

Programma

CONCLUSIONE 22

DESCRIZIONE DEL PROGETTO 23

Ipotesi urbanistica e programma

Passeggiata e muro di sostegno

Spazi pubblici

Scale urbane

Gli edifici

SCHEDE 28

BIBLIOGRAFIA 78

2


PREMESSA

Il lavoro di diploma in architettura proposto dall’EPFL lascia

libera scelta allo studente e non impone un tema di lavoro pre-

ciso. Questo permette al diplomando di occuparsi delle ques-

tioni che più lo interessano ma allo stesso tempo rende più

difficile il lavoro. Per scegliere il soggetto di diploma esistono

a nostro avviso due attitudini: si può partire da un programma

preciso che si vuole approfondire oppure da una problematica

generale che si può ritrovare in diversi luoghi e che può essere

affrontata attraverso un caso specifico. Per il nostro lavoro di

diploma siamo partiti dall’attuale problematica delle aree in-

dustriali (in disuso) in contesto urbano e solo in un secondo

tempo ci siamo soffermati sul possibile programma. Pensiamo

che sia interessante quest’approccio poiché oggigiorno in

quanto architetti ci troviamo sempre più spesso con un pro-

gramma imposto dal committente; questo non permette sem-

pre di rispondere alle problematiche che sarebbe opportuno

affrontare.

Con questa ricerca abbiamo cercato di ottenere le basi per

il lavoro progettuale. Abbiamo sviluppato uno strumento che

ci sia il più possibile utile per il proseguito del progetto e che

possa diventarne il filo conduttore. Cercando di avere una vi-

sione più accademica, abbiamo svolto dei temi e delle rifles-

sioni di carattere generale che potranno essere riprese in altre

occasioni.

Infine, siamo contenti in quanto quest’esperienza ci permette

di conoscere Como; non solo la zona Ticosa, soggetto del pro-

getto d’architettura, ma anche l’insieme della città.

3


INTRODUZIONE

Metodo di lavoro: le schede

In questa ricerca teorica che precede la progettazione pratica,

abbiamo redatto un’analisi di Como che ci permetta di capire

e scoprire una gran quantità di caratteristiche legate a questa

città. La volontà è stata di sintetizzare diverse tematiche ine-

renti la storia, l’evoluzione urbana, il contesto urbano, l’indus-

tria e l’area di progetto. Questa scelta nasce dal presupposto

che non ci interessava svolgere una ricerca monotematica su

di un tema ben preciso, ma piuttosto eravamo propensi ad ac-

quisire una conoscenza complessiva della città di Como e del

tema scelto. Questo modo di procedere potrebbe portare ad

un risultato incompleto visto l’impossibilità d’approfondire nei

dettagli tutte le tematiche scelte, ma siamo tuttavia certi che

questo metodo di lavoro ci ha portato ad una visione d’insieme

che riteniamo indispensabile per il proseguito della progetta-

zione. Spesso, quando si comincia un progetto in una città

poco conosciuta, il primo passo è sempre quello d’informarsi

il più possibile piuttosto che approfondire un aspetto partico-

lare.

La struttura di questa ricerca è chiaramente scandita dalla

presenza di una gran quantità di schede tematiche che toc-

cano gli argomenti accennati nel paragrafo precedente, che

saranno analizzati in dettaglio nel prossimo capitolo. La scelta

della scheda come strumento di lavoro è dettata da una vo-

lontà di sintetizzare il più possibile le varie problematiche. Ci

siamo posti anche se a volte con difficoltà, l’obiettivo di con-

centrare le informazioni essenziali, tratte da più fonti, in uno

spazio limitato (un foglio A3). Questa sintesi permette di non

appesantire il lavoro e rende la lettura più piacevole. Oltretu-

tto grazie all’indipendenza delle schede il lettore può scegliere

liberamente il percorso della propria lettura in base ai suoi

interessi e le sue conoscenze. Ciò dà la possibilità di acce-

dere direttamente ad una problematica precisa senza dover

obbligatoriamente immergersi in una lunga lettura per trovare

alcune informazioni.

Infine riteniamo giusto premettere che questo metodo di

lavoro dà una conoscenza solo parziale. Le schede devono

4


1 A. Rossi, “L’architettura della città”, Città

Studi Edizioni, Milano 1995, pag. 173.

_________________________________

2 Ibidem, pag. 173.

_________________________________

3 Ibidem, pag. 173.

_________________________________

dunque essere interpretate come punto di partenza o spunto

per un personale approfondimento. Secondo noi questo pro-

cedimento è, e dovrebbe essere intrapreso ogni qual volta si

comincia un nuovo progetto d’architettura. Si può parlare di

“metodo progettuale” poiché paragonabile all’approccio che si

ha quando s’inizia un progetto.

Temi delle schede

Come detto in precedenza, con queste schede abbiamo trat-

tato più tematiche nell’ottica di ottenere una panoramica ge-

nerale. Alcune sono legate alla storia, altre legate piuttosto

alla comprensione della situazione attuale del sito Ticosa e

altre ancora più teoriche, di riflessione e di ragionamento.

STORIA

Abbiamo sviluppato delle schede legate alla storia vista come

strumento di comprensione di una città e di un determinato

periodo. Ad esempio abbiamo cercato di spiegare in una sche-

da lo sviluppo della città a partire dalla sua nascita mentre in

altre come si è evoluta l’architettura industriale in Europa e a

Como.

Come sostiene A. Rossi “il metodo storico sembra quello capa-

ce di offrirci la verifica più sicura di qualsiasi ipotesi sulla città;

la città è di per se stessa depositaria di storia” 1 . Egli sostiene

inoltre che il metodo storico può essere trattato da due punti

di vista dipendenti uno dall’altro.

“[...] il primo riguarda lo studio della città come manufatto

materiale, un manufatto, la cui costruzione è avvenuta nel

tempo e del tempo mantiene le tracce, sia pure in modo

discontinuo” 2 . Viene qua ribadita l’importanza della storia;

attraverso il “metodo storico” è possibile una comprensione

della città. Dunque “le città sono il testo di questa storia […]

si offrono a noi attraverso dei fatti urbani dove è preminente

l’elemento storico” 3 . L’importanza “dell’elemento storico” è

stata sviluppata da Rossi nella sua teoria delle permanenze

che prende spunto dagli scritti di Marcel Poète. Rossi scrive

che “le persistenze sono rilevabili attraverso i monumenti, i

segni fisici del passato, ma anche attraverso la persistenza dei

tracciati e del piano [...] le città permangono sui loro assi di

sviluppo, mantengono la posizione dei loro tracciati, crescono

5


4 Ibidem, pag. 56.

_________________________________

5 Ibidem, pag. 174.

_________________________________

secondo la direzione e con il significato di fatti più antichi,

spesso remoti, di quelli attuali. A volte questi fatti perman-

gono essi stessi, sono dotati di una vitalità continua, a volte si

spengono; resta allora la permanenza della forma, dei segni

fisici, del locus. La permanenza più significante è data quindi

dalle strade e dal piano.” 4

1. Firenze: la permanenza del piano (A. Rossi, “L’architecture de la ville”, L’Equerre, Paris 1981).

“Il secondo punto di vista riguarda la storia come lo studio

del fondamento stesso dei fatti urbani; e della loro struttura

[…] riguarda direttamente non solo la struttura materiale della

città, ma anche l’idea che noi abbiamo della città come sintesi

di una serie di valori. Esso riguarda l’immaginazione collet-

tiva.” 5

SITO

Attraverso alcune schede abbiamo sperimentato le possibilità

che ci offre il sito da noi scelto. Queste ci hanno permesso

6


una miglior comprensione del luogo, delle sue problematiche,

e degli edifici esistenti attraverso il metodo del “collage” e il

metodo del confronto.

In un primo tempo abbiamo inserito frammenti urbani diversi

all’interno della parcella. Abbiamo operato diversi tipi di “col-

lage” (schede 10, 11 e 12):

§ “collage” con frammenti urbani ben distinti della città di Como

§ “collage” con frammenti di altre città

§ “collage” con frammenti di città “utopiche” o progetti significativi

Questo lavoro di sperimentazione ci permette un’analisi com-

pleta del sito. L’obiettivo è, infatti, quello di capire le dimen-

sioni della parcella, la sua geometria e il suo contesto.

2. Copertina Lotus International no. 36

Un lavoro simile è stato realizzato da Rem Koolhaas per il

quartiere nord d’Amsterdam. In questo lavoro d’analisi sono

proposti diversi tipi di tessuti all’interno della stessa area. È

sempre proposta la stessa situazione in pianta e in assonome-

tria. È interessante notare come alcuni progetti fanno risaltare

7


6 C. Rowe e F. Koetter, “Collage City”, In

folio, 2002.

_________________________________

molto la geometria dell’area ed altri invece sembrano inte-

grarsi maggiormente. Si capiscono abbastanza rapidamente

quali sono i vantaggi di una soluzione e quali invece gli incon-

venienti. Certe varianti o soluzioni posso apparire utopiche,

ma ciò che importa è che sono rivelatrici di determinate carat-

teristiche e permettono il confronto con altre ipotesi.

Il metodo del “collage” era utilizzato anche da C. Rowe nel

gioco “plan game” che faceva con i suoi colleghi: “On prenait

une grande feuille de papier à dessin vierge et on se mettait à

dessiner à tour de rôle des plans de bâtiments, réels ou ima-

ginaires. Colin commençait par exemple par le plan de Villa

Madama, puis Bernard enchaînait avec celui de la villa Gage

de Wright, etc… Cela durait toute la nuit et au petit jour, la

feuille était remplie de plans de différentes époques, auxquels

se mêlaient également beaucoup d’hybrides”. 6

3. “The plane game” 1954-1956 (C. Rowe e F. Koetter, “Collage city”, In folio, 2002).

8


7 Ibidem, pag. 191.

_________________________________

8 Ibidem, pag. 188.

_________________________________

Nel suo libro “Collage City” del 1978 C. Rowe spiega che “le

collage, recrute des objets ou les extrait de leur contexte, est

(à l’heure actuelle) le seul moyen d’aborder le problème de

l’utopie et/ou de la tradition” 7 . In seguito ripropone la defini-

zione del “collage” secondo S. Johnson: “une sorte de discor-

dia concors; une combinaison d’images dissimilaires, ou une

découverte de ressemblances occultes dans des choses appa-

remment dissemblables”. 8

Il metodo del “collage” mette in relazione oggetti che appa-

rentemente non hanno legami, si cerca quindi di trovare nuovi

rapporti. Attraverso il progetto si vuole, infatti, ottenere un

dialogo tra ciò che è nuovo e ciò che già esiste, tra il progetto

e la città. Non si tratta secondo noi quindi di fare un esercizio

fine a se stesso, ma di percorrere diverse strade per capire

meglio ciò che ci dice il luogo e magari fare riaffiorare qualche

caratteristica che era rimasta nascosta.

In seguito abbiamo proposto delle schede che mettono a con-

fronto gli edifici del sito (che abbiamo intenzione di ristruttura-

re) con altri progetti conosciuti ed un’altra ancora che propone

il confronto dell’intera area con degli spazi pubblici (schede 13

e 14). Queste schede permettono una comprensione della di-

mensione degli oggetti e della zona sulla quale stiamo lavoran-

do. Si può senz’altro dire che l’edificio è lungo x metri, tuttavia

se diciamo per esempio che è lungo come x volte un progetto

conosciuto la dimensione è secondo noi meglio percepita e

capita. Durante quest’analisi non abbiamo dato delle risposte

precise, ma abbiamo piuttosto cercato di rispondere a delle

domande del tipo: lungo come? Largo come? Alto come?

Il conosciuto libro di Jean-Nicolas-Louis Durand “Recueil et

parallèle des édifices de tout genre, ancien et modernes” con-

sacra diverse tavole che assemblano una grande quantità di

esempi architettonici di diverse epoche e luoghi disegnati alla

stessa scala. Jacques-Guillaume Legrand spiega bene lo scopo

di queste tavole:

“Pour démêler (les) vrais principes, pour les démontrer d’une

manière incontestables, on doit les faire jaillir du rapproche-

ment de tous les Monuments qui méritent d’être connus;

ces Monuments doivent être placés dans un ordre simple et

clair, qui rende leur comparaison facile, indique leur origine,

9


9 J. G. Legrand, “Essais sur l’histoire générale

de l’architecture, pour servir de texte

explicatif au Recueil et parallèle des édifices

de tout genre, ancien et modernes

(…) par J.N.L. Durand 1809, pp. 38-39”.

Tratto da: J. Lucan, “Théories de la composition

architecturale”, EPFL-DA-ITHA,

Mars 2000.

_________________________________

10 In “indiscutablement les architectes se

sont laissés manœuvrer ...mais il étaient

content” entretient de F.Pouillon avec F.

Dubor et M. Reynaud (12 juin 1985),

Paris, éditions Connivences, 1988,p.27.

Tratto da : J. Lucan, “Fernand Pouillon architecte”,

Editions du Pavillon de l’Arsenal,

Paris 2003.

_________________________________

leur perfection, leur décadence. En cherchant alors parmi ces

principes quels sont ceux communs à tous les genre d’archi-

tecture, ou seulement particulier à quelques-uns, l’œil exercé

pourra facilement choisir celui qui doit mériter la préférence,

dans quel cas il est juste de la lui accorder.” 9

4. J. N. L. Durand, confronto tra edifici, tavola 2: Templi romani (J. Lucan, “Théories de

la composition architecturale”, EPFL-DA-ITHA, Mars 2000).

Il “Recueil et parallèle des édifices de tout genre, ancien et

modernes” è stata un’importante opera di riferimento per mol-

ti architetti. Eugène Beaudouin ad esempio ripropone questa

lezione con degli spazi pubblici ridisegnati anch’essi alla stessa

scala. Fernand Pouillon, suo allievo, apprezzava questi para-

goni e spiega:

“[…] quand c’était une place, on mettait en parallèle la place

Vendôme, la cour carré du Louvre, la place Saint-Marc, quel-

ques références comme ça, la Piazza Navona, etc. […] Moi,

j’aimais ça chez lui, cette espèce de recherche de la vision à

travers des exemples.” 10

10


5. E. Beaudouin, confronto tra spazi pubblici (J. Lucan, “Fernand Pouillon architecte”,

Editions du Pavillon de l’Arsenal, Paris 2003).

In conclusione, si può considerare che spesso i commenti ai

“collages” (schede 10, 11, e 12) o ai “confronti dimensionali”

(schede 13 e 14) sono meno parlanti dell’immagine stessa.

Abbiamo cercato comunque di commentare i “collages” pro-

posti nelle schede al fine di trarre delle indicazioni per la con-

tinuazione del progetto.

TEORIA

Abbiamo sviluppato dei temi più teorici che sono inevita-

bili quando si affronta una ristrutturazione. Queste schede

ci hanno permesso di chiarificare il nostro punto di vista su

alcune questioni teoriche e in particolare sul rapporto antico-

nuovo. Abbiamo toccato più temi: la memoria collettiva, il

patrimonio, la conservazione, il monumento, il restauro filolo-

gico, il restauro critico. Con queste schede abbiamo cercato di

dare le basi teoriche per il progetto d’architettura.

11


Schede 7 e 8

_________________________________

Schede 3, 4, 5 e 6

_________________________________

Scheda 1

_________________________________

Scheda 20

_________________________________

RIVALORIZZAZIONE DELLA “TICOSA”

Introduzione

Attualmente vi sono sempre più progetti che affrontano il tema

della rivalorizzazione o del riutilizzo di edifici e siti industriali.

Le industrie hanno subito in questi ultimi anni delle importanti

modifiche e spesso hanno dovuto trasformarsi o delocalizzare

il settore della produzione. In Europa, come in Svizzera, esis-

tono ancora vaste aree occupate da industrie ormai in disuso.

Inizialmente queste si trovavano all’esterno delle città, ma in

seguito a causa del forte sviluppo urbano si sono ritrovate

all’interno di esse. Ancora oggi esistono diversi siti industriali

in zona urbana che creano dei “vuoti” all’interno della città.

Dopo aver visitato diversi siti industriali di varie città abbiamo

scelto la Ticosa a Como, area industriale in contesto urbano,

perché rispecchia meglio la problematica presente in molte

città europee. Non da ultimo siamo stati stimolati dalla possi-

bilità di conoscere la città di Como.

Tesi

È possibile attraverso un progetto d’architettura che risponde

a delle esigenze contemporanee valorizzare un luogo e ricor-

darne la sua storia preservandone così la memoria collettiva?

Ci sono delle alternative al restauro filologico attuato nel caso

di monumenti storici? Ci sono alternative alla tabula rasa? È

possibile un dialogo tra antico e nuovo? Queste sono alcune

delle domande che ci accompagneranno durante il lavoro di

diploma.

Gli spazi pubblici comaschi e i loro edifici sono un esempio

attuale di come la coesistenza di antico e nuovo sia possibile

e inevitabile (vedi schede Duomo, San Fedele, Castello, sin-

tesi Duomo-Castello). Nella scheda sull’evoluzione della città

si può notare che a Como questa caratteristica è stata aiutata

anche dalla morfologia della convalle che ha imposto uno svi-

luppo “su se stessa” provocando il dialogo tra antico e nuovo.

Pensiamo inoltre che esso sia auspicabile ed indispensabile

perché è un modo per preservare la memoria collettiva (vedi

scheda sulla memoria collettiva e il patrimonio industriale).

Dopo aver capito l’importanza del rapporto antico-nuovo biso-

12


Scheda 8

_________________________________

Schede 17 e 19

_________________________________

gna ancora capire cosa è un monumento e quale è l’importanza

di un suo restauro. Secondo l’art. 1 della Carta Internazionale

per la conservazione ed il restauro dei monumenti e dei siti

(Carta di Venezia, 1964), “la nozione di monumento storico

comprende tanto la creazione architettonica isolata quanto

l’ambiente urbano o paesistico che costituisca la testimonianza

di una civiltà particolare, di un’evoluzione significativa o di un

avvenimento storico. Questa nozione si applica non solo alle

grandi opere ma anche alle opere modeste che, con il tempo,

abbiano acquistato un significato culturale”.

Non possiamo certo dire che i due edifici presenti sul sito (che

abbiamo intenzione di ristrutturare) siano delle “grandi opere”,

ma come abbiamo appena visto, nella definizione di monu-

mento storico non sono escluse le “opere modeste”. Questi due

edifici non sono da considerarsi quali monumenti storici, ma

sono caratteristici di un linguaggio costruttivo dell’inizio No-

vecento presente in gran parte dell’Europa. Sono quindi delle

costruzioni “modeste” ma tuttavia rappresentative e aventi un

valore spaziale. La loro conservazione è il punto di partenza

per la rivalorizzazione della zona industriale Ticosa. Secondo

noi questo sito è un’opportunità per ricordare la grande tradi-

zione comasca nell’industria serica (vedi schede architettura

industriale e tipologia architettonica dell’industria serica) e allo

stesso tempo rispondere alle attuali esigenze della città.

In questi paragrafi abbiamo sostenuto la tesi che è possibile

il dialogo tra nuovo e vecchio e che quest’ultimo, attraverso

il restauro degli edifici esistenti, è la soluzione più idonea per

far riaffiorare la memoria collettiva. Questa tesi potrà essere

dimostrata e suffragata o al contrario confutata e rigettata, ma

questo potrà avvenire solamente dopo una verifica ottenuta

attraverso il lavoro progettuale.

Queste nostre preoccupazioni, il rapporto antico-nuovo e la

questione del restauro, sono state affrontate da G. Grassi nel

suo scritto “Un parere sul restauro”. Qui di seguito riproponia-

mo delle sue riflessioni che possono adattarsi alla nostra situa-

zione e permettono anche di chiarificare il tema in questione:

“[…] mi riferisco piuttosto a quella parte del patrimonio architettonico che

sembra aver perduto col tempo un suo ruolo riconoscibile […]. Ruolo che è

andato perduto per motivi diversi: per le vicende storiche, per i danneggia-

13


11 G. Grassi, “Un parere sul restauro”.

Tratto da: G. Crespi e S. Pierini, “Giorgio

Grassi: I progetti, le opere e gli scritti”,

Electa, Milano 1996, pag. 406.

_________________________________

menti, per le trasformazioni, per i restauri anche, che l’hanno falsificato, reso

irriconoscibile […]. Mi riferisco cioè prevalentemente alle rovine, ai frammen-

ti, alle sovrapposizioni, etc., a tutto quanto si pone cioè come un problema

aperto a risposte diverse, a tutto quanto «per essere di nuovo», presuppone

una risposta architettonica, un progetto architettonico (e in questo senso che

si tratti di un edificio o di un pezzo di città non fa nessuna differenza).

Per dirla un po’ schematicamente, quasi sempre in questi casi il manufatto

antico da un lato appare come una cosa perduta, finita, caduta appunto in

rovina, isolata, estranea alla vita quotidiana, dall’altro lascia apparire invece

con evidenza la sapienza costruttiva, la coerenza dei mezzi, delle tecniche,

dei materiali, la maestria esercitata, ecc., il suo essere cioè ancora una «le-

zione di architettura».

[…] il manufatto caduto in rovina, ridotto a frammento, ecc. fa vedere proprio

in questo suo ultimo stadio una sorta di recuperata incompiutezza, come una

nuova disponibilità, fa apparire cioè di nuovo le risposte possibili connesse

alla generalità di quella sua risposta. […] lavorare su manufatti che si trovano

in questo stato significa quasi sempre lavorare su opere che appaiono ancora,

per una qualche ragione, incomplete, che non hanno esaurito la loro risposta,

che presentano ancora o di nuovo i loro problemi aperti: manufatti che ci

appaiono cioè ancora come dei progetti. In questi casi straordinari il nostro

lavoro ha la possibilità di entrare a far parte, per così dire, di un lavoro già

iniziato, più antico, più autorevole ed ampio.

[…] secondo me è particolarmente importante, in senso generale e anche in

senso proprio didattico, specialmente oggi, per il nostro lavoro di architetti

il lavorare su antiche strutture, su antichi progetti. Ed ecco anche perché un

antico manufatto che si trova in queste condizioni deve non sopravvivere

artificialmente come si vorrebbe da più parti (la «conservazione» a ogni

costo), ma recuperare, ritrovare la sua ragione di essere come architettura;

non ultimo perché possa diventare la stessa ragione del nostro lavoro su quel

medesimo oggetto, cioè la ragione di essere del progetto.

[…] Negli esempi migliori, nei casi che considero più riusciti, più «giusti», pur

muovendosi sempre il lavoro del progetto intorno alla qualità specifica del

manufatto antico, alla sua esibita maestria, sempre vincolato alla sua legge,

sempre cercando d’imparare e benché di fatto, tecnicamente, sia sempre il

nuovo che si aggiunge al vecchio nel progetto, quello che appare alla fine è

invece proprio il contrario. Alla fine sembra sempre che sia il vecchio ad ag-

giungersi al nuovo, come per completarne la risposta (dalla facciata di Santa

Maria Novella al tempio Malatestiano, per restare all’Alberti). Probabilmente

alla fine è questo il risultato apparente proprio perché sono tanto cambiate

le condizioni del vecchio, gli obiettivi dell’uno e dell’altro si sono a tal punto

confusi e sovrapposti, che, senza perdere la sua verità, la sua singolarità, ecc.

pur rimanendo sempre se stesso, è il vecchio in realtà che diventa l’elemento

veramente nuovo del progetto: la pietra di paragone del progetto trasformata

in pietra della sua costruzione.” 11

14


Scheda 9

_________________________________

Ipotesi urbanistica

Nella scheda 9 (schema viario ed urbano) ci siamo soffermati

sulla situazione viabilistica dell’area Ticosa. Abbiamo schema-

tizzato gli elementi singolari e stabili che caratterizzano la zona

e che possono dare uno spunto per la fase progettuale. Siamo

coscienti che generalmente un’analisi urbanistica e viabilistica

può essere un progetto a se stante che richiede delle analisi

più approfondite, tuttavia grazie alla schematizzazione fatta

nella scheda possiamo ipotizzare un approccio urbanistico.

Attualmente la zona Ticosa è inglobata tra due assi stradali,

la Tangenziale ad est (viale Innocenzo XI) e la via Regina ad

ovest. Sulla Tangenziale sboccano perpendicolarmente più

strade provenienti dalla centro città ma solo due di esse tro-

vano una continuità nella fascia della zona industriale (sche-

ma.1).

Schema 1 Schema 2

15


Oggi l’intera zona Ticosa è divisa trasversalmente in due punti

e non presenta alcuna penetrazione longitudinale. Le poche

strade longitudinali presenti all’interno dell’area sono private

o di servizio.

La nostra intenzione è di creare delle nuove cesure all’interno

dell’area Ticosa in continuità con le strade provenienti dal

centro città (schema 2). Questo permette di dividere in più

parti la vasta zona industriale diminuendone la sua dimen-

sione e facilitando il lavoro all’interno delle singole parti. Pen-

siamo inoltre che questa soluzione permette di mantenere il

carattere industriale dell’area che presenta una parcellazione

e una morfologia di grandi dimensioni.

L’attitudine di “taglio trasversale” cerca di sposarsi con

quest’ultima caratteristica e cerca di non snaturare la forma

del tessuto. Gli schemi A, B e C mostrano bene come il nos-

tro intervento [B] rimane in linea con la situazione attuale

[A] mentre come una soluzione di “taglio longitudinale” [C]

appare incoerente rispetto alla forma del tessuto industriale.

A B C

16


Schede 2, 10, 15 e 16

_________________________________

Scheda 20

_________________________________

Schede 8 e 19

_________________________________

Schede 18 e 19

_________________________________

Scheda 20

_________________________________

Tuttavia è opportuno aggiungere che vi saranno sicuramente

delle strade longitudinali all’interno della Ticosa, ma esse non

risulteranno caratterizzanti per la divisione parcellare dell’area

industriale.

Programma

Se sono prese in considerazione diverse schede (2, 10, 15 e

16) si può cominciare a trarre delle considerazioni di carattere

indicativo sul programma futuro nella zona industriale Ticosa.

Ovviamente non esiste un approccio scientifico che permetta

di definire con esattezza quale sia il programma più atto a

quest’area. Alcune tematiche da noi affrontate ci permettono

di ipotizzare un programma, non ancora del tutto definitivo,

che sarà il punto di partenza per il progetto d’architettura.

Attraverso la scheda 20 abbiamo approfondito i temi della

memoria collettiva e del patrimonio industriale. Questi ci sem-

brano di fondamentale importanza per difendere la nostra ipo-

tesi, secondo la quale consideriamo che i due edifici industriali

(edificio ad U e edificio Santarella, presentati nella scheda 8 e

19) presenti ancora oggi sulla zona industriale Ticosa non de-

vono essere distrutti ma rivalorizzati. A nostro avviso queste

due costruzioni sono oggetti che fanno ormai parte della me-

moria collettiva dei comaschi e rappresentano una fetta di pa-

trimonio industriale che sta lentamente scomparendo. Tuttavia

Como è ancora considerata la città della seta; il suo passato

è impregnato dall’attività serica ancora oggi presente grazie,

ad esempio, alla Scuola di Setificio, agli atelier che producono

i disegni per le stampe e ad un Museo. Al fine di approfon-

dire il tema dell’industria serica a Como, nelle schede 18 e 19

abbiamo trattato la storia della Tintoria Comense e la storia

“dell’architettura serica” comasca (chiamata poi Ticosa).

Come specificato nella scheda 20 la nostra volontà è di inter-

venire sugli edifici esistenti attraverso un restauro critico. Cioè

non intendiamo fare tabula rasa o procedere ad un restauro

filologico conservatore ma, per contro, vogliamo proporre un

progetto che possa conciliare vecchio e nuovo. Con il nostro in-

tervento sull’esistente non vogliamo alterare il carattere delle

costruzioni e dunque la volontà è di conservare i valori spaziali

ed il suo carattere. Per questo motivo rifiutiamo in partenza

17


Scheda 15

_________________________________

l’ipotesi di un possibile programma, all’interno dei due edi-

fici industriali, quale uffici o abitazioni poiché esigerebbe dei

notevoli cambiamenti a livello spaziale. Inoltre partiamo dal

presupposto che la nuova funzione non necessiti grandi sforzi

a livello tecnico. Queste motivazioni ci portano a proporre un

programma, come può essere quello degli spazi espositivi, che

non snaturi lo spazio di questi due edifici.

Dopo aver enunciato i punti fondamentali della nostra presa di

posizione, possiamo ora descrivere il programma del progetto

d’architettura per la rivalorizzazione della zona industriale Ti-

cosa.

MUSEO DELLA SETA

Come già accennato precedentemente Como è considerata la

città della seta. Oggi essa dispone di un Museo didattico della

Seta ma esso si trova relegato nei seminterrati della Scuola di

Setificio e non dispone di molto spazio. Inoltre la sua posizione

non è delle più favorevoli, vista la sua ubicazione e la sua po-

sizione nel contesto urbano. L’attuale museo dispone di una

grande quantità di materiale da esporre (materiale cartaceo,

oggetti e antichi macchinari) ma momentaneamente esso si

trova in gran parte nei magazzini a causa della mancanza di

spazio.

Proponiamo dunque la rilocalizzazione dell’attuale Museo della

Seta visto i suoi problemi. Inoltre la struttura dell’edificio ad

U si presta particolarmente ad un programma di questo tipo

(vedi paragrafi precedenti). Bisogna ancora specificare che un

tale programma permetterebbe di far rivivere la zona Ticosa

attirando un gran numero di visitatori e permetterebbe di mi-

gliorare la relazione di quest’area con il resto della città (vedi

scheda 15).

SPAZI ESPOSITIVI

Questo programma è in relazione diretta con quello del Museo

della Seta e permetterebbe di instaurare delle ulteriori sinergie

all’interno della zona Ticosa.

L’idea principale è di approfittare al massimo della potenzialità

proposte dagli spazi dei due edifici da rivalorizzare. L’edificio

ad U è caratterizzato da una trama strutturale molto interes-

18


Schede 8 e 19

_________________________________

Scheda 2

_________________________________

sante mentre l’edificio Santarella dispone di una potenzialità

spaziale caratterizzata dalla sua grande altezza (vedi schede

8 e 19). Partendo da questi presupposti vogliamo utilizzare

l’esistente per proporre una nuova attività, e dimostrare che

si può intervenire con una funzione contemporanea diversa

rispetto a quella originaria.

Questi spazi espositivi potrebbero essere utilizzati per esposi-

zioni temporanee, per ricevere la fiera della seta (che si svolge

annualmente) o per altre fiere di tipo commerciale. Anche

questo programma permetterebbe un aumento del flusso di

gente verso questa zona della città.

SPAZIO PUBBLICO

Vista la scelta del museo e degli spazi espositivi la proget-

tazione di uno o più spazi pubblici si rivela di fondamentale

importanza. Lo spazio pubblico è l’elemento che permette di

collegare i vari programmi presenti all’interno dell’area Ticosa

(compresi S. Abbondio e il Cimitero Monumentale) e di risol-

vere la differenza di livello fra la Tangenziale e la ferrovia.

Questo programma permette inoltre di accentuare ancor più il

carattere pubblico dell’area Ticosa facendola divenire una zona

molto frequentata e ricreando una relazione con la città.

Nella scheda 2 abbiamo individuato e analizzato i vari spazi

pubblici della città di Como, quelli a carattere minerale e quelli

naturali. Si può notare che il “minerale” si trova nella città mu-

rata mentre il “naturale” esclusivamente all’esterno del centro

storico. Dall’analisi si può ancora vedere che i principali spazi

pubblici di Como si concentrano verso il lago mentre nella

parte meridionale della città sono poco presenti. Gli schemi

presenti nella scheda riassumono le relazioni fra i vari spazi

minerali e vegetali che si succedono lungo percorsi differenti.

Il progetto di spazio pubblico che abbiamo intenzione di pro-

porre è di tipo naturale, giardino o parco. Tuttavia il carattere

minerale sarà presente e permetterà di valorizzare determi-

nate zone e di definirne i limiti. La volontà è di creare una zona

di verde fra la città e la montagna: in altre parole permettere

alla natura delle montagne, che è visibile da qualsiasi punto

della città, di “penetrare” nel contesto urbano. Questo spazio

pubblico inoltre concede un respiro al Cimitero Monumentale e

potrebbe diventarne la sua futura entrata.

19


Schede 9, 10, 11 e 12

_________________________________

Scheda 16

_________________________________

AUTOSILO, PARCHEGGI

Oggi la zona Ticosa è utilizzata come parcheggio in attesa di

una sua futura rivalorizzazione. È importante premettere che

la città di Como a scelto la filosofia di chiudere al traffico tutta

la città murata aumentando però in questo modo il bisogno di

parcheggi all’esterno delle mura. Ci sembra dunque opportuno

riproporre i parcheggi oggi esistenti proponendo una soluzione

che possa abbinarsi anche alle esigenze dei nuovi programmi.

Inoltre, questo programma potrebbe rivelarsi di fondamen-

tale importanza durante la fase di progettazione divenendo

elemento compositivo. Potrebbe permettere di risolvere più

problemi come ad esempio la geometria irregolare del sito o la

definizione dei limiti.

ZONA RESIDENZIALE

Le schede 9, 10, 11 e 12 permettono di capire, grazie ad una

serie di “collages”, l’interazione di differenti tessuti urbani

all’interno della zona Ticosa. Una densificazione residenziale

permetterebbe di assicurare una continuità col tessuto della

città, ma allo stesso tempo ridurrebbe il carattere industriale

del sito. Secondo il nostro punto di vista questo modo di pro-

cedere farebbe quindi svanire la memoria collettiva e rende-

rebbe più difficile il ricordo della storia del luogo. Tuttavia è

ipotizzabile che una parte della zona Ticosa sia adibita alla

residenza. Essa permetterebbe di ottenere delle relazioni col

contesto esistente e, come nel caso dell’autosilo, potrebbe

aiutare nella definizione dei limiti.

Possiamo concludere questo capitolo facendo riferimento alla

scheda sui concorsi sull’area Ticosa. È interessante notare

come molte delle nostre proposte sono confermate dalle varie

idee dei progetti in concorso:

§ il programma della zona residenziale e degli spazi di par-

cheggio è stato affrontato da tutti gli architetti, ma in ogni

progetto in modo differente

§ la volontà di creare una zona “verde” fra montagna e città,

che nel nostro caso si traduce nel programma dello spazio

20


pubblico, sembra aver influito in maniera preponderante

sul progetto degli architetti Gabetti e Isola

§ l’idea di proporre uno spazio pubblico nella zona sud della

Ticosa era presente anche nel progetto di Snozzi al fine

di valorizzare e mettere in relazione gli edifici esistenti

sull’area

§ infine, più architetti proponevano, come futura attività

all’interno dell’edificio ad U, un mercato coperto. Sicura-

mente questa proposta si ricollega ai ragionamenti prece-

denti inerenti le potenzialità degli spazi di questo edificio e

all’idea di rivalorizzarli (tutti gli architetti hanno proposto il

mantenimento dell’edificio ad U).

21


CONCLUSIONE

Per il momento pensiamo sia prematuro trarre delle conclu-

sioni definitive riguardo le possibili soluzioni delle problemati-

che che può presentare un’area industriale in contesto urbano.

Con questa ricerca siamo riusciti ad individuare alcune ques-

tioni che ci sembrano fondamentali ma, come già spiegato in

precedenza, solo il progetto d’architettura potrà dimostrare in

modo completo se vi siano delle possibili soluzioni.

Non è nostra intenzione dilungarci troppo su quanto è stato

scritto nelle pagine precedenti, ma vogliamo comunque ricor-

dare quali sono le principali preoccupazioni: come “rilegare”

una zona industriale al resto della città, come si può definire e

trovare un adeguato programma per un sito, e principalmente

come intervenire sull’esistente e come deve essere trattato il

rapporto tra vecchio e nuovo.

Le riflessioni sin qui emerse ci accompagneranno ancora nella

seconda parte del nostro lavoro di diploma e verranno, grazie

ad esso, approfondite per trarre delle conclusioni definitive.

22


DESCRIZIONE DEL PROGETTO

Ipotesi urbanistica e programma

Nella prima parte della ricerca teorica avevamo proposto

un’ipotesi urbanistica che permettesse di valorizzare la forma

e la geometria della zona industriale Ticosa e allo stesso

tempo di facilitare il lavoro progettuale su un’area di grandi

dimensioni. L’attitudine di “taglio trasversale” che avevamo

proposto consisteva nel creare delle nuove cesure all’interno

della Ticosa in continuità con le strade provenienti dal centro

città (vedi pag. 15). Nelle fasi iniziali di progettazione ci siamo

basati su questa ipotesi che ci ha dato spunti interessanti, in

seguito ci siamo distaccati da questo approccio per cercare di

rimanere il più realisti possibile. Il progetto da noi proposto

non presenta dunque nessuna ulteriore cesura viabilistica

all’interno della Ticosa ma riteniamo comunque che sia

ancora un’ipotesi possibile in uno sviluppo futuro della zona

industriale.

Per quel che concerne il programma abbiamo sviluppato le

proposte enunciate nella parte teorica: il mercato coperto, il

museo della seta, degli spazi espositivi, una zona residenziale

(casa dello studente) e una serie di spazi pubblici che si sono

rilevati elementi primari del progetto.

Più volte ci siamo trovati di fronte alla situazione in cui si

potevano fare delle ipotesi utopiche che avrebbero portato

ad una lettura più facile delle nostre intenzioni progettuali;

ciononostante nella fase di progettazione il nostro approccio

è stato il più razionale e realista possibile. Il nostro intervento

è scaturito sempre da una situazione esistente alla quale

abbiamo risposto in maniere differenti cercando di non

proporre delle soluzioni irrealizzabili. Per questo motivo

abbiamo agito sempre in maniera puntuale e mirata nei

luoghi strategici della zona Ticosa cercando di non alterarne

il suo carattere. Possiamo dire che il progetto proposto per la

rivalorizzazione della Ticosa è facilmente realizzabile in varie

tappe senza per questo pregiudicarne la buona riuscita totale.

I vari elementi fondatori del progetto, che spiegheremo qui di

seguito, possono rappresentare una di queste tappe visto che

hanno una logica propria.

23


Passeggiata e muro di sostegno

Nella parte nord della zona industriale Ticosa è presente

un’imponente muro di sostegno, alto circa dieci metri, che

delimita i binari delle Ferrovie dello Stato. Su questo livello

(+10m) attualmente vi sono dei binari in disuso (vecchio

scalo merci) e delle sterpaglie. L’idea progettuale alla scala

della città è quella di riorganizzare, per mezzo di un viale

alberato, questa zona e di creare nello stesso tempo un

legame tra la stazione ferroviaria (zona nord della Ticosa)

e la parte sud della Ticosa; caratterizzata dalle presenze

della chiesa Sant’Abbondio, del cimitero monumentale e del

nuovo programma. Per permettere questo legame abbiamo

inoltre proposto il prolungamento del muro di sostegno nella

parte sud della zona industriale facendolo diventare elemento

fondatore dell’ intervento progettuale e proponendo un nuovo

spazio pubblico davanti al cimitero.

Il massivo muro di sostegno esistente nella parte nord è in

pietra. Quello da noi progettato entra in dialogo con quello

esistente per quanto riguarda la sua imponenza e la sua

percezione ma è concepito in cemento armato lavato per

delle questioni economiche e di facilità di costruzione. Al fine

di percepirlo indipendente e continuo non è mai a contatto

diretto con le nuove costruzioni.

Spazi pubblici

La parte centrale della zona industriale Ticosa è caratterizzata

dalla presenza di una sorta di “villaggio industriale”. Si

trovano edifici su più piani, appartenenti alla stessa famiglia

architettonica dell’edificio ad U situato nella parte sud, e una

grande quantità di corpi a “sheds” che riempiono lo spazio

residuo fra i vari edifici. La caratteristica principale di questa

zona è la presenza di una strada di servizio che attraversa

longitudinalmente l’intera parcella e permette di accedere agli

edifici dall’interno della zona industriale. L’idea progettuale è

di ristrutturare e riorganizzare questo spazio trasformandolo

in spazio pedonale. Questa soluzione permette di spostare il

flusso pedonale dalla Tangenziale, caratterizzata da un forte

traffico, all’interno della parcella. Analogamente al muro

di sostegno, proponiamo la continuazione di questo spazio

pubblico minerale nella zona sud concepito quale mercato

24


coperto. In aggiunta alla passeggiata (+10m) e allo spazio

del mercato coperto (+0m) abbiamo proposto un livello

intermedio (tetto del mercato, +5m) che permette di collegare

questi ultimi. Questo spazio funge da accesso agli edifici

(uffici, museo della seta, spazi espositivi), da prolungamento

del mercato e da luogo dal quale si può “contemplare” la vita

del mercato.

Scale urbane

Come detto in precedenza il progetto è caratterizzato da

una serie di livelli “urbani” che collegano la parte bassa

della parcella (mercato) con la parte superiore (passeggiata

alberata). La presenza di questo dislivello ha caratterizzato

fortemente il progetto e il suo carattere di spazio urbano.

Abbiamo proposto delle scale integrate nel muro di sostegno

che permettono di collegare direttamente i due livelli e delle

scale integrate negli edifici che hanno come scopo principale

l’accesso sulla piattaforma.

Questo sistema di scale permette da una parte di proporre un

nuovo e più pratico accesso al cimitero monumentale e d’altra

parte di rispondere parzialmente alla nostra ipotesi urbanistica

permettendo una grande permeabilità della zona sud Ticosa e

una continuità con il flusso proveniente dal centro città.

Gli edifici

Rispettando l’edificio ad U esistente, rappresentativo

dell’industria tessile comasca, abbiamo proceduto a delle

trasformazioni e delle aggiunte per fare in modo che possa

rispondere alle nuove esigenze. La volontà non era quella

di monumentalizzare l’edificio ad U ma di utilizzare le sue

qualità volumetriche e spaziali per creare un tutt’uno con i

nuovi edifici. Abbiamo reinterpretato, in un dialogo tra antico

e nuovo, la trama dell’edificio industriale e l’abbiamo declinata

nel progetto in modi diversi. L’intenzione principale era di

preservare le proporzioni volumetriche e spaziali dell’edificio

ad U. Per questo motivo abbiamo riproposto la larghezza della

corte esistente per gli spazi del mercato coperto, utilizzando

però una maglia strutturale differente in relazione al nuovo

programma. Il medesimo approccio è stato utilizzato per le

facciate frontali dei nuovi edifici, che riprendono la dimensione

25


di quelle dell’edificio industriale, ma scandite da una logica

strutturale differente. I nuovi edifici si amalgamano nella

logica “pilastrata” dell’esistente e formano un unico edificio

dove è possibile percepire il nuovo e il vecchio ma dove il tutto

ha una coerenza. Coerenza riscontrabile nella città di Como

che evolvendosi su se stessa, propone il dialogo tra l’antico e

il nuovo.

26


ANNESSI

27


BIBLIOGRAFIA

Bibliografia inerente la ricerca

- “Carta Internazionale per la conservazione ed il restauro dei monumenti e dei siti”,

Venezia 1964.

- G. Crespi e S. Pierini, “Giorgio Grassi: I progetti, le opere e gli scritti”, Electa, Milano

1996.

- J. Lucan, “Fernand Pouillon architecte”, Editions du Pavillon de l’Arsenal, Paris 2003.

- J. Lucan, “Théories de la composition architecturale”, EPFL-DA-ITHA, Mars 2000.

- A. Rossi, “L’architettura della città”, Città Studi Edizioni, Milano 1995.

- C. Rowe e F. Koetter, “Collage city”, In folio, 2002.

Bibliografia inerente le schede

- L. Benevolo, “Histoire de la ville”, Editions Parenthèses, Marseille 2000.

- C. Buss, “Seta, il Novecento a Como”, Silvana editoriale, Milano 2001.

- F. Cani & G. Monizza, “Como e la sua storia: dalla preistoria all’attualità”, NODO Libri,

Como 1993.

- F. Cani & G. Monizza, “Como e la sua storia: i borghi e le frazioni”, NODO Libri, Como

1993.

- F. Cani & G. Monizza, “Como e la sua storia: l’immagine storica”, NODO Libri, Como

1993.

- B. Cattaneo, “La tipologia architettonica dell’industria serica comasca dalla sua afferma-

zione alla fine del XX secolo. Analisi delle testimonianze nel territorio”, Silvana editoriale,

Milano 2001.

- G. Ciucci, “Giuseppe Terragni: Opera completa”, Electa, Milano 1996.

- G. Fanelli e R. Gargiani, “Storia dell’architettura contemporanea”, Laterza, Bari 2000.

- F. Frigerio, “Il Duomo di Como e il Broletto”, Cesare Nani, Como 1950.

- M. Gianoncelli, “Dati e problemi relativi alle mura romane di Como”, Noseda, Como

1974.

- M. Halbwachs, “La mémoire collective”, Presses universitaires de France, Paris 1950.

- “La ricostruzione della città di Como: concorso per l’area Ticosa e scalo merci”, Rivista

Tecnica 5-6, 1996.

- M. Lorenzini, V. Merazzi, R. Pini, O. Pozzi e D. Tosca, “Comense 1872 - Ticosa 1980,

storia documentaria di una fabbrica”, Filò, Como 1994.

- Museo didattico della Seta, “Como città di mestiere: la seta e suoi opifici dal 1860 al

1950”, Cesare Nani, Como 2000.

- A. Novati, “Como, gli anni del Razionalismo”, Stella Polare, Milano 1990.

- R. Raja, “Architettura industriale: storia, significato e progetto”, Dedalo, Bari 1983.

- G. Rocchi, “Como e Basilica di S. Fedele nella storia del Medioevo”, La Rete, Milano

1973.

Bibliografia ulteriore

- C. Azzola, “Storia di Como”, Meravigli, Vimercate 1997.

- D. Audrerie, “Questions sur le patrimoine”, éditions confluences, Bordeaux 2003.

- A. Baricco, “La Fenice che risorge copiando se stessa”, tratto da “la Repubblica”, 22

ottobre 2003.

- L. Brenni, “La tessitura serica attraverso i secoli. Cenni sulle origini e il suo sviluppo in

Como, nelle altre città italiane ed in alcuni stati europei », Ed. Ostinelli, Como 1925.

- F. Bucci, “Enrico Mantero: diario collettivo”, Unicopli, Milano 2002.

- G. Caniggia, “Lettura di una città: Como”, Centro studi di storia urbanistica, Roma

1963.

- “Como: guida turistica”, Actac, Como 1990.

- L. Ferrario e D. Pastore, “Giuseppe Terragni – La casa del Fascio”, Mides, Roma 1982.

- M. Fosso e E. Mantero, “Giuseppe Terragni 1904-1943”, Cesare Nani, Como 1982.

- K. Frampton, “Storia dell’architettura moderna”, Zanichelli, 1998.

- M. Gianoncelli, “Como e la sua Convalle”, New Press, Como 1975.

- L. Gilardi e F. Herrmann, “Casa Del Fascio: un projet entre la “città murata» et les nou-

veaux quartiers (I)”, énoncé théorique – travail de diplôme, 2000.

- C. Gilot, “Histoire de la ville”, EPFL-DA, giugno 1997.

- G. Grassi, “L’architecture comme métier et autres écrits”, P. Mardaga, Belgique.

- J. Lucan, “Le second vingtième siècle: théories et doctrines”, EPFL-DA-LTH, Mai 2002.

78


- M. Magni, “Architettura romanica comasca”, Ceschina, Milano 1960.

- S. Malfroy, “Penser et représenter la ville”, EPFL-DA-ITHA, 2002.

- E. Mantero, “Giuseppe Terragni e la città del razionalismo italiano”, Dedalo, Bari 1983.

- B. Marchand, “La multiplicité des tendances: les années 1940, 1950 et 1960”, EPFL-

ENAC-IA-LTH2, 2003.

- G. Rumi, V. Vercelloni e A. Cova, “Como e il suo territorio”, Cariplo, Milano 1995.

- Società Archeologica Comense, “La Basilica di Sant’Abbondio in Como”, Editrice De Il

settimanale, 1996.

- M. Tafuri, “Il soggetto e la maschera. Una introduzione a Terragni”, Lotus-International,

no. 20, pag. 4-31, 1978.

- D. Vittani, “Como da scoprire”, Enzo Pifferi editore, Como 1999.

- B. Zevi, “Giuseppe Terragni”, Zanichelli, Bologna 1980.

Bibliografia su progetti di ristrutturazione

- “Capannoni per i filtri dell’acqua. Rotterdam, rinnovo urbano”, Abitare, no. 236, pag.

84-87, 1985.

- “Genova : ristrutturazione del complesso di Sant’Agostino in nuovo Museo Lapideo”,

Abitare, no. 261, pag. 208-210, 1988.

- B. Hatton, “Tate Modern”, Lotus-International, v. 106, pag 6-34, 2000.

- H. Klotz, “Centro per l’arte e le tecnologie dei media, Karlsruhe, Germania”, Domus, v.

805, pag 95-102, 1998.

- I. Le-garrec, “Figure de l’entre-deux. Studio national des arts contemporains, Le Fres-

noy, Tourcoing “, Techniques et architecture, no. 434, pag 18-23, 1997.

- “Magazzini del porto. Amsterdam, rinnovo urbano”, Abitare, no. 236, pag. 82-83,

1985.

- D. Malagamba, “La scuola -La Llauna - a Badalona. (The conversion of a factory building

into a school, Badalona)“, Domus, no. 692, pag. 60-69, 1988.

- Museo del Tessuto, “Il museo del tessuto di Prato nell’ex fabbrica Campolmi”, Polis-

tampa, Firenze 2003.

- “Nieuwmarkt. Amsterdam, rinnovo urbano”, Abitare, no. 236, pag. 74-81,119, 1985.

- K. Powell, “L’architecture transformée”, Ed. Seuil, Paris 1999.

- Triennale di Milano, “Progetto Bicocca”, Electa, Milano 1995.

- A. Truppin, “P.S.1 contemporary Art Centre, Long Island City, New York”, Architectural-

Record, no. 8, pag 116-121, 1998.

- “Un souffle sur l’eau. Siège social de Nestle France, Noisiel”, Techniques et architecture,

no. 425, pag. 16-21, 1996.

- R. Banham, “Lingotto - un punto di vista transatlantico”, Casabella, v. 48, no. 501, pag.

34-35, 1984.

- M. Dapra, G. Conti, “Produzione meccanica e progetto - lo stabilimento del Lingotto”,

Casabella, v. 46, no. 486, p.40-47, 1982.

- P. Derossi, F. Corsico, L. Falco, “Lingotto - un problema di ristrutturazione urbana”, Ca-

sabella, v. 46, no. 486, pag. 12-23, 1982.

- R. Gabetti, “A Torino, il Lingotto”, Abitare, v. 51, no. 198, pag. 72-81,94-95, 1981.

- “Lingotto versus architects”, Domus, no. 651, pag. 24-27, 1984.

- M. Prusicky, “Renzo Piano. Progetto Lingotto, Torino”, Domus, no. 675, pag. 29-37,

XVI-XVII, 1986.

- “Venti idee il Lingotto”, Casabella, v. 48, no. 502, pag. 16-31, 1984.

- Autori diversi, “Triennale di Milano, progetto Bicocca”, Electa, Milano, 1995.

- S. Boeri, “Appunti di un viaggio tra i progetti del concorso per la Bicocca”, Urbanistica,

no. 83, pag. 50-63, 1986.

- P. Di Biagi, P. Gabellini, “Le occasioni del Progetto-Bicocca. Diciotto progetti concor-

renti”, Casabella, v. 50, no. 524, pag. 7-23, 1986.

- “Edificio Siemens a Progetto Bicocca, Milano”, Domus 799, 1997.

- E. Ranzani, M. Prusicky, “Milano, Progetto Bicocca. Risultati finali del concorso”, Domus

no. 698, pag. 70-80, XXI, 1988.

Siti internet:

- www.comune.como.it

- www.sistbibliotecacomo.it

- www.deabendata.it

- www.international.icomos.org

79


ANNOTAZIONI

More magazines by this user
Similar magazines