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Numero Giugno 2011 del 01.07.2011 - Provincia di San Michele ...

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Anno LIX n. 2- Luglio 2011 - C.C.P. 13647714 - Spedizione in Abb. Post. Art. 2 comma 20/C legge 662/96 Filiale di Foggia

Provincia di San Michele Arcangelo dei Frati Minori di Puglia e Molise

totus

tuus


Provincia

di San Michele

Arcangelo

dei Frati Minori

di Puglia e Molise

Anno LIX n° 2

luglio 2011

C.C.P. 13647714

Spedizione in Abb. Post.

Art. 2 comma 20/C legge 662/96

Filiale di Foggia

Direttore di redazione:

fra Leonardo Civitavecchia

segretario@fratiminoripugliamolise.it

Dir. Resp.: Apollonio Giammaria

Con approvazione

dei Superiori dell’Ordine

Autorizzazione

Tribunale di Foggia

n. 55 del 19.06.1953

Direzione e Amministrazione:

CURIA PROVINCIALE O.F.M.

Convento S. Pasquale

71100 FOGGIA

Tel. 0881.615654

Fax 0881.613562

segretario@fratiminoripugliamolise.it

www.fratiminoripugliamolise.it

Progetto grafico

e impaginazione: melapiù s.r.l.

piazza Cesare Battisti, 35 - Fg.

tel./fax 0881.772664

info@melapiu.it

Stampa: Falcone Grafiche

71043 Manfredonia (Fg)

Tel. e Fax 0884.541962

e-mail:falconegrafiche@libero.it

In copertina:

Giovanni Paolo II

sulla porta della casa

degli schiavi

Isola di Gorèe, Senegal (1992)

foto di Giancarlo Giuliani

Archivio Famiglia Cristiana

sommario

3 Editoriale: Da “mi corrigerete” a “Totus tuus”

di fr. Leonardo Civitavecchia, ofm

VOCE DEL CUORE

4 La via Crucis a Lampedusa

CHIESA

5 L’Eucarestia, la grazia di un incontro imprevedibile

di Francesco Armenti

PRIMO PIANO

7 Vita consacrata: un cantiere aperto?

di fr. Pietro Carfagna, ofm

ATTUALITà

9 Lo “Spirito d’Assisi” compie 25 anni

Lettura del passato e sguardo al futuro

di fr. Alessandro M. Mastromatteo, ofm

FRANCESCANESIMO

11 L’inizio senza fine

di Ignazio Loconte

12 “Ave, sua dimora!” Chiara e Maria

Le Sorelle Povere, Monastero S. Chiara - Mola di Bari

14 Panorama Francescano

VITA DI FAMIGLIA

16 Il complesso Conventuale

di S. Maria di S. Luca in Valenzano

di Luigi Lampignano

19 Bitetto: Il chiericato interprovinciale

di fr. Giancarlo Li Quadri Cassini

21 Andando per la Marca Anconetana

nella “Terra dei Fioretti”

di P. Cristoforo A. De Donno, ofm Lecce

23 La nostra missione

24 Festa della Provincia

25 Ordinazioni Presbiterali

26 80° compleanno di Fra Pio d’Andola

PIANETA GIOVANI

27 Uniti nella gioia... finalmente

di Alfonso Filippone

OFS

29 L’Ofs nelle Chiese di Puglia in convegno

di Maria Ranieri

31 Habemus Papam

di Marina Corradi

CINEMA


Una piazza, il primo maggio, che con la

sua semplicità ha colpito tutti, credenti

e non, accolti dall’esortazione “Aprite,

anzi spalancate le porte a Cristo!” e

che condensa un Pontificato storico e

lunghissimo; 27 anni in cui Papa Wojtyla,

il “gigante”, la “roccia” ha insegnato

a non avere paura di dirsi cristiani, di

appartenere alla Chiesa, di parlare del

Vangelo; a non avere paura della Verità,

in quanto garanzia di libertà.

E’ stato bello aver sentito il Papa Benedetto

XVI pronunciare a braccio:

“Beato te, amato Papa Giovanni Paolo

II, perché hai creduto! Continua, ti preghiamo,

a sostenere dal Cielo la fede

del Popolo di Dio. Tante volte ci hai benedetto

in questa piazza…Oggi ti preghiamo:

Santo Padre, ci benedica!”. E la

folla oceanica ad applaudire, tra lacrime

e commozione grande.

Ci sono momenti, parole e gesti, che

più di altri svelano la traiettoria di una

vita. Anche per Giovanni Paolo II è così,

da quando divenne Papa. Mi piace ricordare

alcune tappe del grande Papa

per raccogliere tutta la sua eredità e

non dimenticare il suo messaggio:

L’elezione: era il 16 ottobre 1978

quando si affaccia dalla Loggia centrale

salutando i fedeli conclude con «Se

mi sbaglio mi corrigerete». Un errore

che gli attira subito la simpatia di tutti.

«Non abbiate paura»: Sono le parole

pronunciate all’inizio del pontificato, il

22 ottobre 1978, data in cui la Chiesa

ne celebrerà la memoria come beato.

Totus Tuus: È il «motto» di Wojtyla, che

compare nel suo stemma episcopale e

che lo accompagna tutta la vita. L’attentato:

Sono le 17.15 del 13 maggio 1981.

In quella piazza c’ero anch’io coi miei 9

anni, e la domenica prima avevo fatto

la prima Comunione. E mentre saluta

la folla due spari di Mehmet Alì Agca

colpiscono Giovanni Paolo II. A noi non

interessa chi abbia armato la sua mano.

A noi interessa il Perdono che Giovanni

Paolo II offre al suo attentatore. Il

segreto di fatima: Aveva sempre sostenuto

che fu la Madonna di Fatima a salvargli

la vita quel 13 maggio. E nel rendere

pubblica nel 2000 la terza parte

del Segreto di Fatima si riconosce nel

«vescovo vestito di bianco». Comunismo:

I servizi dell’Est europeo capirono

il grande pericolo di Wojtyla Papa, che

nel 1979 si recò in Polonia e nel 1980

fu un sicuro alleato del sindacato Solidarnosc

appena nato. È giudizio unanime

che Wojtyla abbia giocato un ruolo

di rilievo nella caduta del Muro. Giovani:

Giovanni Paolo II amava i giovani, li

cercava, ha saputo rendere interessante

Cristo per una generazione appena

uscita dai postumi del ’68. Anche per

questo i giovani lo hanno amato. E Giovanni

Paolo II è diventato per loro non

solo un riferimento, un maestro, ma un

padre. È lui che nel 1986 ha inventato

Editoriale

Da “mi corrigerete”

a “Totus tuus”:

le parole chiave del Gigante di Dio

Giovanni Paolo II

le Giornate mondiali della gioventù. Li

ha chiamati «sentinelle del mattino» e

inviati a evangelizzare il mondo. L’ultima

notte, l’1 aprile 2005, sotto la sua finestra

c’erano i giovani, a cui ha rivolto

le ultime parole: «Vi ho cercato e voi

siete venuti, io vi ringrazio».

Grande dispensatore della Divina Misericordia,

ricordiamo i 104 viaggi compiuti

fuori d’Italia in 27 anni di pontificato,

indicando agli uomini di oggi modelli

di santità con 482 i santi proclamati da

Giovanni Paolo II e 1.350 i beati. E per

finire Wojtyla era uomo di preghiera.

Si svegliava all’alba, per pregare. Stava

in ginocchio, in adorazione. Tutti quelli

che lo hanno visto pregare sono rimasti

colpiti dall’intensità del suo rapporto

con Dio, tanto che di Giovanni Paolo II

si parla come di un mistico.

E infine per noi francescani Giovanni

Paolo II è il Papa dello Spirito di Assisi,

in cui 25 anni fa i leaders religiosi di tutto

il mondo si riunirono nella patria di

san Francesco per pregare per la pace.

Ecco l’impegno, in questo anno speciale,

per tutti noi Famiglia Francescana:

vogliamo impegnarci ad essere fratelli

e sorelle di tutti gli uomini e donne del

mondo e di tutte le creature, per costruire

dialogo, fraternità e pace.

Buona estate a tutti,

per costruire insieme

la nuova Civiltà dell’Amore.

fr. Leonardo Civitavecchia, ofm

3


4

la Voce del cuore

La Via Crucis

a Lampedusa

Tra storie diverse di immigrazione e accoglienza

Quattordici croci ricavate dal legno

dei barconi scandiscono la Via Crucis

del migrante. “L’intera vita è una processione”,

spiega don Vincent Mwagala,

viceparroco della chiesa di San Gerlando,

posta al centro di Lampedusa.

Don Vincent proviene dalla Tanzania

e conosce bene gli stenti dell’Africa e

proprio per questo le sue parole, pacate,

assumono una forza straordinaria.

“Nella vita ci sono grandi e piccoli cammini:

quelli piccoli sono le migrazioni, gli

spostamenti per trovare da mangiare,

da bere. Dei cammini grandi, invece,

ce n’è uno solo: l’incontro con Dio”,

commenta Vincent. Dentro la chiesa

di San Gerlando c’è un’altra donna di

colore. Snocciola un rosario, dinnanzi

alla Croce. Ha i capelli raccolti in una

coda fatta di treccine e le mani da lavoratrice.

I ragazzi della parrocchia mi

raccontano che nei giorni dell’emergenza

questa donna africana ha mostrato

un’energia straordinaria: ha cucinato

per i migranti e ha distribuito loro

vestiti e coperte. Si chiama Pascaline

Hounkanrin, proviene dal Benin. “Una

caratteristica dell’essere umano è che

riesce a fare propria la sofferenza degli

altri”, afferma Pascaline: “io, insieme a

tanti altri volontari, ci siamo immedesimati

nelle speranze dei migranti ma

anche nei problemi dell’Europa e abbiamo

cercato di fare il possibile per

non far mai mancare il rispetto per la

vita”. Pascaline suggella ogni sua paro-

la con un sorriso umile e sincero, che

pochi volti conoscono. Le chiedo cosa

ne pensa delle croci fatte con le travi

dei barconi, lei mi mostra un passo

di quella Bibbia che stringe con delicata

forza, è in lingua francese: “Jésus

leur dit: venez avec moi et je ferai de

vous des pêcheurs d’hommes” (Marco

1, 17). Sembra che l’inchiostro nero

di questa pagina sia stata scritta sulla

mano di Pascaline, che afferma: “con il

legno si costruiscono barche, con il legno

si costruiscono croci: l’uomo deve

scegliere il cammino”. E quest’ultimo

è imprevedibile. Afuad, ad esempio, è

un ragazzo sulla trentina che ho incontrato,

lo scorso febbraio, all’entrata del

centro di soccorso e prima accoglienza

di Lampedusa. Ci siamo frequentati un

paio di giorni, tra caffè e fotografie. E al

momento del suo trasferimento ci siamo

promessi di risentirci: il suo punto

di riferimento in Italia è Ali, suo fratello

maggiore, che abita a Torino. Afuad mi

ha raccomandato: “chiamalo e lui parla

per me”. Così, sfogliando il taccuino di

viaggio, colgo l’invito. Ali mi risponde.

È gentile. Spiego come ho avuto il

suo numero. E lui mi manifesta, con

stupore, che Afuad gli aveva già parlato

di me. E allora mi racconta l’iter del

fratello: Lampedusa, Foggia, Ventimiglia

e Parigi. “Gli ho dato 500 euro”, dice

Ali, “così può rimanere in Francia fin

quando non trova un lavoro”. “Lui il

permesso di soggiorno ce l’ha”, specifi-

“Saluto i fedeli di Lampedusa e li incoraggio

a continuare nel loro apprezzato impegno

di solidarietà verso i fratelli migranti,

che trovano nella loro isola un primo asilo

di accoglienza; in pari tempo auspico che

gli organi competenti proseguano l’indispensabile

azione di tutela dell’ordine sociale

nell’interesse di ogni cittadino”.

Benedetto XVI

ca Ali. E quest’ultimo aggiunge: “ci vuole

tempo per trovare lavoro, io lo so.

Sono arrivato in Italia nel ’91 e ho fatto

l’agricoltore, il macellaio, il muratore e

adesso monto mobili da tre anni”.

Diversa è la storia di ‘Aimin, anche

quest’ultimo ex-ospite del centro di accoglienza

di Lampedusa e mio compagno

di caffè e colloqui. “Sono preoccupato

per quel ragazzino”, confida Slim,

che è un caro amico di suo padre: “circa

venti giorni fa mi ha telefonato dicendomi

che era scappato da Mineo e voleva

andare in Francia. Voleva soldi, ma io non

glieli ho potuti dare: ho una famiglia”.

Chiedo a Slim dove si trovi adesso ‘Aimin:

“non si è fatto più sentire”, risponde

Slim. Quest’ultimo chiama ‘Aimin “il

ragazzino” perché in realtà lo è: ha poco

più di vent’anni. Ed è la seconda volta

che arriva in Italia su un barcone. La prima

“partenza” si era però conclusa con

un rimpatrio, a cui era seguita un’incarcerazione

per “clandestinità”, riferisce

Slim. E quest’ultimo aggiunge: “capisci

perché ‘Aimin in Tunisia non vuole più

tornare?”. “Io sono preoccupato” – ripete

Slim. Così tra lavoro ed elemosina, tra

gioia e preoccupazione, tra scommesse

e sconfitte: croci in cammino dovunque.

E come le vite di questi migranti anche

le 100 croci ricavate dai loro barconi

sono state sparse simbolicamente per

tutto il territorio della Diocesi di Agrigento.

Perché la Via Crucis, in fondo, appartiene

a tutti.


Chiesa

Verso il 25° Congresso Eucaristico Nazionale di Ancona • 3 - 11 Settembre 2011

L’

E

ucaristia,

la grazia di un incontro imprevedibile

di Francesco Armenti

Per i cristiani vi è il rischio, purtroppo

reale,della “incoerenza eucaristica”

(Carlo Caffarra). Incoerenza perché

l’eucaristia celebrata la domenica fatica

a diventare “eucaristia del quotidiano”,

fermento di carità e d’amore nella vita

personale e sociale. Troppo spesso la

vita di fede, la grazia dei sacramenti

resta estranea alla vita sociale e comunitaria.

Il segno di una “coerenza eucaristica”

è la trasformazione non solo

della vita del singolo ma anche di quella

della città, del mondo. Se i cristiani

vivessero veramente la loro fede nella

storia e nella comunità civile questa

verrebbe necessariamente “contagiata”

dalla forza eucaristica che immette

nella quotidianità il fermento dell’amore,

della giustizia, della promozione

sociale per gli ultimi, la passione educa-

tiva per i giovani, la profezia dell’amore

coniugale, la ricchezza della diversità,

l’accoglienza dello straniero, la difesa

della vita nascente e morente, la speranza

della natalità. Perché l’eucaristia

deve avere un “ritorno” nella società

attraverso la vita e la testimonianza dei

cristiani? Risponde l’Arcivescovo di Bologna:

«La partecipazione all’eucaristia,

la partecipazione credente, rende il

fedele capace di amare colla stessa capacità

di amore che era in Cristo sulla

croce. E’ questa carità che ristruttura

intimamente la persona e la reintegra

nella sua unità. L’eucaristia quindi è

dono che Cristo mi fa della sua capacità

di amare; ed è quindi compito: compito

di vivere secondo questa carità, di

mettere in atto questa capacità.[…]». 1

Sarà questa stessa capacità ad educare

l’uomo, il cittadino, il politico, l’amministratore,

l’economista, lo statista, il

professionista, il contadino e l’artigiano

a saper guardare l’altro, a pensare oltre

se stesso, a programmare sapendosi

un “io” inserito in un “noi”. Il sacramento

del Corpo e Sangue di Gesù

dovrebbe creare unità ad “intra ed extra”

della Chiesa, dovrebbe armonizzare

la libertà del singolo con quella degli

altri, dovrebbe mettere assieme il “mio

bene” e il bene comune. La Chiesa ha

bisogno di veri credenti che sappiano

diventare persone eucaristiche capaci

di essere nuovi e profetici nel mondo.

L’individualismo e l’egoismo presenti,

ad ogni livello, nella vita odierna, si

combattono non solo con l’ educazione

all’alterità ma anche con la docilità

all’azione della grazia eucaristica vissuta

dai cristiani nella vita associata. Scriveva

un teologo ragionando sulla discontinuità

tra la comunione eucaristica e la

vita sociale: «Se dal basso verso l’alto la

discontinuità è radicale, dall’alto in basso

al contrario deve scendere l’influen-

5


6

Chiesa

za. Per conservarsi soprannaturale, la

carità non è costretta a farsi disumana:

come lo stesso soprannaturale, essa

non si concepisce se non incarnata». 2

L’eucaristia educa l’uomo a «percepire

il battito del cuore

del mondo» (Hans Urs

von Balthasar), allarga il

cuore per sentire la vita

dell’altro, meglio-dice il

teologo- per percepire

il cuore del mondo,

cioè fa udire in anticipo

i gemiti inespressi dei

“senza voce e dei senza

forza” a causa dell’ingiustizia

e dell’odio umano.

Oggi più di ieri il cristiano

deve verificarsi, con

forza e sincerità, sulla

credibilità delle sue celebrazioni

eucaristiche.

Nel lontano 1971 Helder

Camara, vescovo

brasiliano, coraggioso e

profetico, gridò a squarciagola:

«Cosa ne abbiamo

fatto dell’eucaristia?». Un interrogativo,

ancora attuale, che si reggeva e

si regge su questo ragionamento che

dom Helder faceva: «Quando l’eucaristia

è ricevuta al momento della morte

è chiamata viatico: è il compagno

per il grande viaggio che ha inizio. Ma

come chiamare, l’eucaristia ricevuta

per vivere e far vivere la giustizia? Non

facciamoci illusioni: il mondo conosce

molto bene lo scandalo. Sono cristiani,

almeno, di origine, quel venti per cento

di umanità che tiene nelle sue mani

l’ottanta per cento delle risorse della

terra. Che ne abbiamo fatto dell’Eucaristia?

Come conciliarla con l’ingiu-

Successo internazionale per Benedetto

XVI, che il giorno di Venerdì

Santo ha deciso di partecipare alla

trasmissione televisiva di A Sua Immagine

per rispondere alle domande dei

fedeli su Gesù. La presenza del Pontefice

in tv ha suscitato interesse in

tutto il mondo, le immagini del Papa

sono state richieste dalle maggiori

agenzie e circuiti internazionali: Eurovisione,

Reuters, Ap, le grosse emittenti

cattoliche come la francese Kto,

la statunitense Ewtn e la spagnola Popular

Tv. Record di ascolti e vasta eco

sui principali mezzi di informazione

stizia, figlia dell’egoismo?». 3 La grande

ed inquietante domanda di Camara

fa emergere la dimensione relazionale

del Corpo del Signore. Egli si dona

all’umanità perché l’uomo possa con-

dividere la sua esistenza, il suo Corpo

ci è dato non per noi stessi ma per gli

altri, la vita stessa del Signore entrando

nella nostra deve diventare dono

e salvezza per l’altro. Non è solo un

gesto rituale che il sacerdote spezzi

l’Ostia divina prima della comunione

eucaristica. Difatti, il nome più antico

dell’eucaristia è Klàsma che significa

“spezzato”. Ogni cristiano deve vivere

l’eucaristia spezzando, condividendo

la sua esistenza con il resto dell’umanità

soprattutto quella povera, reietta,

dimenticata e vittima dell’egoismo e

consumismo disumano.

La vita eucaristica, infine, allarga gli

orizzonti, ti fa respirare il mondo con

le sue ansie, speranze e gioie perché

«Condividere il pane significa sempre

condividere il mondo». 4

Il sacramento eucaristico non è una

pia devozione ma l’essere

stesso della fede

e della Chiesa, un essere

che deve necessariamente

diventare

stile di vita, progetto

di salvezza per l’intera

umanità, di riscatto e

di promozione umana,

sociale e spirituale. Padre

Balducci scriveva

nel 1971: «[…] L’eucaristia

ci dà l’orizzonte

della speranza, non l’orizzonte

dell’agire politico.

Eppure, se la speranza

non si adatta a

fare scelte più conformi

alle proprie esigenze,

essa è menzognera.

Potrà anche adorare

religiosamente il corpo

del Signore che è sull’altare, ma non

avrà saputo discernere il corpo del Signore

che è l’umanità». 5

________

1 CARLO CAFFARRA, Discorso all’Auditorium “Benedetto

XVI” , Bologna, 11 maggio 2011, in, www.

zenit.org

2 H. DE LUBAC, Cattolicesimo, Jaca Book, Milano

1978, p. 278.

3 HELDER CAMARA, L’eucharestie, exigence de justice

sociale, in, «Parole et Pain» ,42 (1971), pp. 75-76.

4 GOFFREDO BOSELLI, , Cosa ne abbiamo fatto

dell’eucaristia?, in, L’Eucaristia per la vita quotidiana,

Sussidio in preparazione al Congresso

Eucaristico 2011 , a cura della Caritas Italiana,

Città Nuova editrice, Roma 2010, p.86, cfr, anche

pp.83-87.

5 ERNESTO BALDUCCI, L’eucaristia, progetto di un

mondo nuovo, in, “testimonianze” 130 (1971), p.889.

LE DOMANDE AL PAPA: UN SUCCESSO INTERNAZIONALE

mondiali, citiamo su tutti il New York

Times, che ha dedicato ampio spazio

all’evento e un importante articolo

centrato sulle risposte di Benedetto

XVI alle questioni di fede sollevate

durante la puntata. Il giorno dopo la

trasmissione tv, il portavoce vaticano

padre Federico Lombardi ha commentato:

«Quella del Papa è stata una

decisione personalissima: è stato lui a

dire di sì, mostrando grande attenzione

per i quesiti della gente comune».

«La capacità di Benedetto XVI di dare

risposte semplici, limpide e profonde

- osserva ancora padre Lombardi - è

nota ed è una delle doti che gli viene

riconosciuta, da un punto di vista

comunicativo. Del resto, già nella sua

attività di professore, di conferenziere

e poi come Pontefice, specialmente

durante i viaggi, ha avuto molte occasioni

per dialogare e per sottoporsi

a domande. La sua capacità di sintesi

e insieme di profondità e chiarezza,

utilizzando immagini che aiutano la

comprensione da parte della gente

comune, è risaputa».

La puntata di Venerdì Santo è sul sito

web: www.asuaimmagine.rai.it, nella sezione

Speciali presente in archivio video.


di fr. Pietro Carfagna, ofm

In un tempo di transizione

La vita consacrata in Italia, come nel

resto del mondo, sta vivendo un tempo

decisivo per il suo futuro, un tempo

di ridefinizione della sua identità specifica

di fronte alle sfide che si chiamano

globalizzazione, calo numerico,

invecchiamento, chiusura di opere e

mancanza di vocazioni. Ma anche: nuove

fondazioni e nuove forme di vita

comunitaria, a volte con i laici, e nuovi

campi di missione, senza trascurare

quelle aree in cui le vocazioni sono in

ripresa e dimostrano una significativa

tenuta e fedeltà.

La Chiesa da più di trent’anni ha posto

la sua attenzione sulla vita consacrata,

avviando un rilancio con il Sinodo

e l’Esortazione apostolica “Vita

consecrata” (1996), e con due documenti

significativi della Congregazione

per i consacrati: “Vita Fraterna in comunità”

(1992) e “Il servizio dell’autorità e

l’obbedienza” (2008).

Nel quadro di una ecclesiologia di comunione

ancora incompiuta, in quanto

non sempre le “mutue relationes” sono

attuate in pieno, è certamente cresciuta

la sensibilità dei consacrati alla

Chiesa locale, nonostante le lamentele

di una parte dell’episcopato. Ma non

sempre la specificità dei consacrati è

valorizzata appieno: commissioni miste

che faticano a decollare; assenza

dei religiosi e religiose in diversi organismi

pastorali; mancanza di una programmazione

pastorale da parte dei

Vescovi in comunione con i consacrati,

per cui non si valorizzano appieno

le possibilità di evangelizzazione che

essi possono offrire. In realtà i religiosi

Primo piano

Vita consacrata:

un cantiere aperto?

nuove forme di vita e di evangelizzazione

sembrano più efficaci nell’animazione

della religiosità popolare e dei santuari;

nelle missioni al popolo (nelle forme

tradizionali e nelle nuove forme); nei

percorsi della nuova evangelizzazione

(perché all’annuncio uniscono la testimonianza

della radicalità di vita); nel

dialogo con le altre religioni e con le

culture e le masse di immigrati che

stanno invadendo l’Europa.

E tuttavia la vita consacrata non si

stanca di interrogarsi su come rispondere

alle sfide del presente, nella consapevolezza

che la sua ragion d’essere

sta più sulla vita che sulle cose da fare.

E proprio sulla qualità di vita aumentano

convegni e incontri, perchè la vita

consacrata possa esprimere una nuova

profezia, secondo le ispirate parole

di Giovanni Paolo II: “la vita consacrata

non ha solo una gloriosa storia da raccontare,

ma un futuro da costruire”.

7


8

Primo piano

Le nuove forme

Tutte le Congregazioni si stanno

aprendo alla sperimentazione di nuove

vie per rilanciare il carisma, basate sui

tre ambiti privilegiati per la sua rivitalizzazione:

la spiritualità, la comunione

e la missione, che però esigono nuovi

cammini formativi e anche un’adeguato

servizio dell’autorità (e in questo il recente

documento della Civcsva offre

interessanti spunti di rinnovamento).

Una spiritualità che si integri con la

vita, una spiritualità meno disincarnata

e capace di accompagnare i vari momenti

esistenziali, la vita concreta dei

consacrati. Questo richiede capacità di

rendere sempre legata alla vita la preghiera

e la liturgia, e di condividere la

Parola e la missione con appropriati e

specifici percorsi.

Una vita fraterna condivisa nella reciprocità.Oggi

sembra non più sufficiente

l’appartenenza all’Istituto per la professione

emessa e per un generico inserimento

in una fraternità. Si richiede una

rinnovata conferma dell’appartenenza,

e il mezzo che sembra più appropriato

è “il progetto di vita e di missione”. Qui

entra in gioco da un lato la capacità di

spendersi per l’altro e per la fraternità,

in una convergenza di finalità e di vie

per perseguirle; e dall’altro un’autorità

capace di attuare il progetto nel coinvolgimento

appassionato di tutti.

Una missione capace di dare risposte

al bisogno di senso, che richiede nuove

modalità di annuncio e di presenza,

per riuscire ad intercettare la domanda

che – pur nella massa enorme di

indifferenza e di assenza di valori – da

tante fasce di persone, giovani e meno

giovani, comunque emerge e a cui non

sempre la comunità cristiana riesce a

rispondere.

L’esperienza dei frati minori

Da alcuni anni è lo stesso Governo

dell’Ordine che sta dando spazio e

sta sostenendo la sperimentazione di

alcune comunità, sparse per l’Europa,

che si propongono non una nuova

“forma vitae”, ma di vivere in maniera

nuova la “forma vitae” di sempre. Dal

2 al 6 maggio si è svolta a Sassone di

Ciampino il III Seminario di riflessione,

verifica e progettazione su queste

esperienze, cui hanno partecipato una

cinquantina di frati, insieme al Consiglio

Generale, in rappresentanza di una

ventina di queste fraternità.

La Fraternità partecipanti dovevano

rispondere ad una serie di requisiti che

definiscono sia la qualità della vita fraterna

che le forme di evangelizzazione.

Ecco perché sono state definite come

“nuove forme di vita e di evangelizzazione”.

Quanto al primo aspetto

queste fraternità si propongono

di dare il primato

effettivo alla

preghiera e all’ascolto

della Parola;

alla cura di

autentiche e

profonde relazioni

fraterne;

ad uno stile di

vita semplice e

sobrio, come

testimonianza

della minorità;

all’accoglienza e

alla condivisione

di vita con la gente,

soprattutto con

i poveri e i “lontani”;

infine, ad una profonda

comunione con la Chiesa

locale. Per quanto concerne,

invece, l’evangelizzazione in genere

si tratta di fraternità non legate

a forme di pastorale cosiddetta tradizionale

o a strutture ben configurate:

parrocchie, santuari, cappellanie, scuole,

opere sociali. In queste fraternità si

privilegia il primo annuncio – e quindi

l’itineranza, le missioni popolari o giovanili,

anche in forme nuove; oppure la

collocazione in situazioni con una particolare

configurazione sociale (a Prato

nel quartiere cinese – a Roma-Torre

Angela dove c’è una forte presenza

di immigrazione – a Mazara del Vallo

presso il quartiere musulmano - a Celle

Ligure in una zona di campagna). Si

tratta anche di fraternità aperte all’interprovincialità

e all’internazionalità.

Durante il seminario il Ministro Generale,

fr. Josè Rodriguez Carballo, ha

delineato lo spirito che deve animare

tali fraternità in una specie di decalogo:

“il primato di Dio; la vita fraterna significativa

e profetica; la minorità; la parresìa,

cioè la franchezza apostolica nella testimonianza

evangelica; la logica del dono;

la vita riconciliata e che annuncia la riconciliazione;

la vita bella e gioiosa; la vita

aperta a tutti e specialmente ai poveri;

la vita “saggia”, capace di dare ragioni

di speranza; l’itineranza”, che in parte

confermano ed esplicitano le caratteristiche

già elencate.

Di rilievo anche l’intervento del Rettore

della Pontificia Università “Antonianum”,

fr. Johannes Freyer, sulle

numerose riforme che nella storia ha

sperimentato l’Ordine francescano. Il

futuro si costruisce non solo se si è capaci

di ascoltare lo Spirito, ma anche se

si sa rileggere la storia. Dalla sua analisi

sono emerse alcune costanti che si

sono ripetute nei secoli e che hanno

sempre generato una modalità nuova

di vivere il medesimo carisma: “il ricorso

alle Fonti, l’approfondimento della vita

spirituale, con un grande impegno dello

studio in vista della predicazione; l’ardore

missionario che porta a varcare i confini;

la nuova interpretazione teologica di

San Francesco, come modello di futuro;

la leadership carismatica e la capacità

organizzativa”.

Il documento conclusivo del seminario,

oltre a confermare il cammino fatto

negli ultimi tre anni, ha ribadito, nello

spirito dell’art. XVI della Regola non

bollata, che “la vita evangelica di ricerca

del volto del Signore come fratelli minori

è la prima forma di evangelizzazione”,

invitando tutte le Entità dell’Ordine a

“promuovere risolutamente la nascita di

nuove forme di presenza evangelizzatrice,

come risposta ai segni dei tempi e

dei luoghi del continente europeo” e il

Centro dell’Ordine a predisporre delle

“Linee guida” su questo tipo di presenze,

al fine di creare un coordinamento

stabile ed effettuare a tempo debito le

dovute verifiche.


Attualità

Lo “Spirito d’Assisi” compie 25 anni

di fra Alessandro Mastromatteo

La giornata di preghiera, digiuno e

pellegrinaggio a favore della pace del 27

ottobre 1986 ad Assisi, segna una pagina

assai importante nella storia delle

religioni e delle culture. Ma quali furono

le reali motivazioni che mossero Giovanni

Paolo II alla convocazione dei 70

leaders religiosi nella città del Poverello

d’Assisi? Indubbiamente motivazioni a

carattere sociale, lette da un Papa capace

di valutare i tempi, intuire il futuro

e interpretare la realtà: il 1986 era un

anno attraversato da venti di guerra

fredda, dalla crescente tensione di due

blocchi - americano e sovietico - e da

Lettura del passato

e sguardo al futuro

scenari di riarmo militare e nucleare.

Così all’umanità fu offerta una speranza

di poter edificare un mondo diverso,

finalmente fraterno e pienamente

umano. L’evento ebbe in sé significati

importanti: la pace è un bene che

deve essere condiviso; la pace, tenuto

conto delle attuali condizioni dei rapporti

tra gli uomini, non è raggiungibile

senza l’intervento amorevole di Dio. In

tale contesto l’aspetto più suggestivo e

originale, infatti, risiedeva nel fatto che

i tanti rappresentanti religiosi si ritrovassero

insieme non per discutere, ma

per pregare, ognuno nella spiritualità

della propria religione: perché ciascuno

potesse in libertà raggiungere la

propria interiorità e lì considerare la

propria condizione fragile della vita e

potesse, allo stesso tempo, innalzare a

Dio una supplica per la Pace. Con lo

stesso intento l’incontro fu ripetuto il

10 e 11 gennaio 1993 mentre era in

corso la guerra nei Balcani tra le nazioni

sorte dalla ex Iugoslavia. Il Papa

di fronte ai fatti di una disumana violenza

e di fronte ad un’ennesima prova

dell’incapacità dell’uomo a trovare

le vie della pace, affermò che «soltanto

nella mutua accettazione dell’altro e

nel conseguente mutuo rispetto, reso più

profondo dall’amore, risiede il segreto di

una umanità finalmente riconciliata».

Successivamente, il 24 gennaio 2002,

dopo i tragici eventi dell’11 settembre

2001, il Papa invitò ancora una volta a

9


10

Attualità

ritrovarsi in Assisi chiedendo alle varie

religioni di farsi strumento di pace perché

l’odio e la guerra portano inevitabilmente

altro odio ed altra guerra. In quel

periodo molti avevano messo in dubbio

il valore dello “Spirito di Assisi”, ma la

scelta di Giovanni Paolo II era chiara e

non ammetteva repliche. Il 2 settembre

2006, Benedetto XVI ci ha donato un

suo Messaggio per commemorare il

ventesimo anniversario di questo straordinario

evento in cui ha sottolineato

l’attualità dell’iniziativa profetica di Giovanni

Paolo II e l’importanza della preghiera

per edificare un mondo di pace.

Afferma l’attuale Papa: «Se il mondo deve

continuare, e gli uomini e le donne devono

sopravvivere su di esso, il mondo non può

fare a meno della preghiera. Questa è la

lezione permanente di Assisi: è la lezione

di San Francesco che ha incarnato un ideale

attraente per noi; è la lezione di Santa

Chiara, la sua prima seguace. È un ideale

fatto di mitezza, umiltà, di senso profondo

di Dio e di impegno nel servire tutti. San

Francesco era un uomo di pace». Nelle

intenzioni di Giovanni Paolo II e di Benedetto

XVI, la relazione dello “Spirito

di Assisi” con la spiritualità di Francesco

è essenziale; tanto essenziale che tutti

siamo chiamati a raccogliere una grande

sfida, ovvero quella di mostrare come il

riferimento al Vangelo e la testimonianza

semplice della fede cristiana nella sua

interezza, siano capaci di integrarsi in

modo credibile col dialogo interreligioso.

Per dialogare, infatti, è doveroso testimoniare

la propria identità con tono

semplice e umile che è proprio del Vangelo

e che fu così ben vissuto dal Santo

di Assisi nell’incontro con il Sultano.

Dopo 25 anni da quel profetico soffio

dello Spirito Santo, la cui originalità iconico-simbolica

è tale da poter costituire

un punto saldo di riferimento, bisognerebbe

ancora incontrarci non tanto per

pregare insieme ma insieme per pregare

nelle diverse tradizioni, in una logica di

dialogo sincero e costruttivo che abbatta

la dinamica dell’odio e dell’avversione.

Durante la festa di S. Francesco

dello scorso anno, l’arcivescovo di Assisi

Domenico Sorrentino sottoponeva ai

ministri generali del I Ordine francescano

una lettera di invito al Santo Padre

perché si recasse ad Assisi per la celebrazione

giubilare dell’evento. I ministri

Generali condividevano e sottoscrivevano

volentieri la lettera indirizzata a

Benedetto XVI che l’accoglieva e il 1°

gennaio 2011 annunciava al mondo la

sua visita in Assisi per l’ottobre 2011.

Un’attesa che si fa ancora una volta speranza

di dialogo, di pace e di fraternità.


di Ignazio Loconte

Otto secoli or sono una giovanissima

donna di Assisi scappava nottetempo

da una casa che abbandonava seppur

ricca di affetti e di promesse e si

affidava al giovane matto che si era

messo a ricostruire chiese e consolar

lebbrosi. Le sue seguaci oggi nel mondo

sono migliaia, ciascuna ricca della

propria storia impattata da quel meteorite

incurante delle orbite umane che

è il Vangelo. Ognuna diversa dalle altre,

hanno tutte lo stesso nome, Chiara, e

tutte e ciascuna hanno tagliati i capelli

e preso il velo, per non perdere tempo

a divenir veline in un mondo sempre

più povero di sguardi puri e profondi.

Qualche anno fa ne abbozzai la vita

in un percorso spirituale in forma di

romanzo. Mi sembra opportuno stralciare

da esso, come omaggio alle “sirocchie”

e contributo al ricordo, una

piccola parte di esso, che corrisponde

al capitolo trentacinque.

capitolo XXXV

La vedete la torcia?

Eccola, accesa dopo che il muro è stato

saltato, procedere lesta sullo spiazzo

di San Rufino: indugia solo un attimo

per un breve inchino, il tempo di lasciare

un ramo di palma sul pesante

ponteggio che nasconde la facciata. Rieccola

illuminare i vicoli del Parlascio

e poi tagliare netta in basso, verso San

Leonardo. Scompare un attimo, il suo

bagliore confuso a quello più vivido

delle fiaccole che bruciano sui merli

della porta di Sant’Antimo: il pesante

uscio si schiude lasciando la scolta di

guardia contento dell’affare, e di nuovo

quel lume riappare, tracciando nella

notte una piccola scia di luce che rischiara

la via. Scompare di nuovo tra i

lecci, zigzaga leggera per il sentiero dei

lebbrosi e poi più sotto si ferma, laddove

più fuochi l’accolgono e ad essi

si confonde. Ora vengono verso di noi,

che passeggiamo nervosi il perimetro

della Porziuncola ripassando la formula

e saggiando con le dita la lama della

forbice. Tutto può succedere: che lei ci

ripensi, che io ci ripensi. Il sole potrebbe

sorgere provvidente e sorprendendoci

come ladri costringerci a tralasciare

il misfatto. Potrei avere un malore,

e lasciare che la matassa si sbrogli da

sola. Se il mondo deve finire, le trombe

squillare e il rotolo deve essere aperto,

perché non in quel momento, perché

non allora? Niente: il vento spira insistente

tra i rami ancora poveri di foglie

e le stelle impallidiscono di fronte alla

luna che splende. E’ tutto così sospeso

ed inevitabile che non si può sopportare.

Sono così angoscianti le fughe d’amore?

Perché mi sentivo un brigante

che attende la vittima da soffocare?

Troppe domande, e le luci si fanno

fruscio, pietrisco calpestato e cespugli

scostati, respiri affannosi e un sussurro,

che dichiara: “Siamo arrivati!”

Francescanesimo

L’INIZIO

SENZA FINE

Verso l’8° Centenario della Fondazione

dell’Ordine di S. Chiara - A.D. 2012

La Porzincola sembra ardere.

Rivedo le ombre di Bernardo e Filippo

che ritagliano la pietra, quella di Rufino

che mi osserva severo; sento la voce di

Silvestro che officia il breve rito, e ne

immagino le parole conficcarsi tra gli

interstizi del tetto, dove ancora giacciono

nascoste. Poi finalmente tocca a

me che non so cosa dire. Sento solo le

forbici bruciarmi le mani, mentre Chiara

mi usa carità. Non mi guarda, non vuole

assolutamente che io mi senta complice

o responsabile di qualcosa che quella è

una scelta sua, solo sua. Devo saperlo io,

dovrà saperlo il mondo. Io sono solo un

barbiere, un giardiniere che deve potare

una rosa: non è mio il merito del suo

profumo, non io ne ho creato i petali,

le sue spine l’unico contatto con la mia

carne.Va potato quel fiore, una legge di

natura, ed uno nuovo crescerà più bello.

Vedo proiettata sul muro la lama che

cerca la chioma, dita che non sembrano

le mie sfiorare la sua fronte, scivolare

tra i capelli ed indugiare, timorose, sulle

punte. Luccicano al bagliore delle fiaccole,

un brulichio di lumi che mi rapisce

a quell’ambiente e mi riporta in un altro,

poco distante, dove un crocifisso sepolto

nel buio affacciandosi alla luce mi

aveva parlato. Ora è illuminato il core

mio, ora finalmente obbedisco a quella

Voce, ora esaudisco il desiderio. La

mia mano si torce con le ciocche che

vi scivolano vaporose come ondate di

seta, il mio pugno le aduna e la forbice

cigola con un lamento ferrigno.

11


12

Francescanesimo

“AVE, SUA DIMORA!”

Chiara e Maria


Sorelle Povere

Monastero S. Chiara - Mola di Bari

L’VIII Centenario della Fondazione

del nostro Ordine ci dà occasione di

accostarci alla vita e all’insegnamento

di Chiara d’Assisi per imparare da

lei ad amare Gesù Cristo e a fargli

spazio nella nostra vita, perché ne

faccia la sua dimora.

La tematica deldimorare”, del “rimanere”,

riveste grande importanza

nel Vangelo di Giovanni, dove più volte

ritornano questi verbi, ad indicare la

presenza stabile di Dio nell’uomo, che

si realizza custodendo e vivendo la sua

Parola. Dice infatti Gesù: «Se osserverete

i miei comandamenti, rimarrete

nel mio amore» (Gv 15,10) e «Se rimanete

nella mia parola, siete davvero

miei discepoli» (Gv 8,31).

Discepola vera è stata la Vergine

Maria, che ha custodito e generato

il Verbo di Dio e ha saputo mettersi

alla scuola del suo stesso Figlio, facendosi

dimora delle sue parole e i suoi

gesti; sulle sue orme, Chiara si è fatta

accoglienza della Parola di Dio, tabernacolo

che custodisce l’Incontenibile.

Scrive infatti ad Agnese di Praga:

«A quel modo che la gloriosa Vergine

delle vergini portò Cristo materialmente

nel suo grembo, tu pure, seguendo le

sue orme, specialmente dell’umiltà e

povertà di Lui, puoi sempre, senza

alcun dubbio, portarlo spiritualmente

nel corpo casto e

verginale. E conterrai in te

Colui dal quale tu e tutte

le creature sono contenute,

e possederai ciò che

è bene più duraturo e

definitivo» (III LAg 24-

26; FF 2893).

Nel guardare alla

Vergine Maria, Chiara

ha evidenziato

due caratteristiche fondamentali che

le hanno permesso di farsi grembo di

Dio, e cioè la povertà e l’umiltà, come

la stessa Madre di Dio ha cantato nel

suo Magnificat: «Ha guardato l’umiltà

della sua serva» (Lc 1,46-48).

Chiara ha compreso che davanti

a Dio l’uomo è fondamentalmente

povero, spoglio delle sue maschere,

riportato alla sua verità di creatura,

conosciuto da sempre nell’intimo. Dice

bene Francesco che «Quanto l’uomo

vale davanti a Dio, tanto vale e non di

più» (Amm XIX; FF 169). Nella verità di

se stessa, la creatura può incontrare il

Creatore e accoglierlo.

Nella Bibbia il povero non è tanto chi

non ha nulla, ma chi sceglie di avere

come suo unico e vero bene Dio. Non

si tratta dunque di rinuncia, ma di fare

verità e rimuovere dal nostro cuore e

dalla nostra vita tutto ciò che ci “occupa”

per fare spazio a Dio, perché Lui

possa abitare in noi.

Maria ha contemplato Dio e l’ha scoperto

suo Creatore, dinanzi al quale si

è percepita nella sua piccolezza e fragilità,

e proprio per questo ha potuto

accoglierlo dentro di sé.

Francescanesimo

Il risvolto principale della povertà

è infatti l’umiltà, l’essere pienamente

coscienti della propria condizione di

creature, limitate sì, ma profondamente

amate da Dio.

La povertà e l’umiltà non sono valori

deprimenti o disumanizzanti, perché

solo chi è cosciente di essere povero

può essere arricchito e riconosce il

dono; solo chi è umile può essere

innalzato da Dio e riconosce la Sua

grandezza. Povertà e umiltà sono le

virtù cui Dio ha guardato nello scegliere

una Madre per il suo Figlio.

Proprio perché umile, Maria ha potuto

contenere in sé e generare il Figlio

di Dio; solo un cuore infinitamente

piccolo ha potuto contenere l’Infinitamente

grande.

Ma Chiara non si ferma solo a contemplare

questo grande mistero: dice

ad Agnese che ognuno di noi può

imitare Maria nel contenere Cristo,

può diventare sua dimora, seguendo

le orme di Maria, cioè la sua povertà

ed umiltà.

Il cammino comincia dall’ascolto, che

dissoda il terreno del nostro cuore,

dove la Parola di Dio scende, come

seme che feconda e, se custodita, porta

frutto e genera Cristo. Dio ha scelto

di abitare nel cuore dell’uomo perché

quando l’uomo si riconosce creatura,

si vede nella verità e scopre in

sé un germe d’infinito.

Siamo fatti a Sua immagine

ed è lì, nel nostro cuore,

che Dio viene ad abitare,

per cambiare la

nostra vita sin dalle

piccole cose: Dio in

noi si vede, traspare,

si manifesta da

solo nei gesti, nelle

parole, nel sorriso,

perché Cristo

è la gioia; e la gioia

si vede!

13


14

Francescanesimo

Un film su Duns

Scoto, uno dei più grandi

geni della filosofia e della teologia

medievale, il Dottore Sottile.

Il film, che ha fatto tappa in

Campidoglio, è in

stile francescano

perché tale è il beato

Duns Scoto e

perché i francescani

dell’Immacolata

sono i frati che hanno pensato di realizzarlo.

Il film, diretto da Ferdinando

Muraca e interpretato da Adriano

Braidotti, è ricco di professionalità e

dottrina, trepidante nelle scene finali

per l’esito di una disputa teologica

sull’Immacolata Concezione di Maria,

e riporta alla lettera le argomentazioni

del Dottore Sottile. Ciò fa sì

che lo spettatore, trascinato in un

cortile della Sorbona nell’anno 1307,

si trova a tifare per il beato francescano,

intento a difendere la ragionevolezza

dell’Immacolata Concezione

contro l’avversario domenicano: 547

anni prima che Pio IX ne proclamasse

il dogma.

Indulgenza Plenaria per il

Centenario Clariano. A richiesta

del Ministro generale OFM, Fr. José

panorama

panorama f

Rodríguez Carballo, la Penitenzieria

Apostolica ha concesso

l’Indulgenza Plenaria durante

tutto l’anno Centenario

(16/04/2011 al

11/08/2012).

L’Indulgenza potrà ottenersi,

tenendo presenti le esigenze

che la Chiesa richiede in queste occasioni,

ogni volta che si visiterà la chiesa

di un Monastero di Sorelle Clarisse,

sia in pellegrinaggio sia per devozione.

Le Sorelle Clarisse la potranno

ottenere una volta al giorno.

Benedetto XVI e San

Francesco. Storia, Teologia,

Catechesi, Spiritualità,

a cura di Gianfranco

Grieco, Libreria Editrice

Vaticana, pp. 300. Benedetto

XVI è un Papa

tutto francescano.

«Abbiamo tutti un’anima

un po’ francescana...»

- disse commentando

nel corso

dell’udienza

generale

del 12

ottobre

2005, il

salmo 121

e l’augurio francescano «Pace e

bene». Gli interventi francescani di

Benedetto XVI che sono stati raccolti

in questo volume sono solo

per presentare l’«antologia» francescana

del Papa teologo, ma soprattutto

per consegnare la sua

«proposta francescana» sia ai

seguaci di frate Francesco, che

a tutti gli uomini di buona volontà,

attratti dal suo messaggio

sempre verde.

f


ancescano

Francescanesimo

rancescano

Capitolo delle Stuoie dei Frati

“under ten” 2012. Da oltre

15 anni il Ministro e Definitorio generale

hanno promosso l’iniziativa del

Capitolo delle Stuoie dei Frati “under

ten”. Fino a questo momento

ne sono stati celebrati

tre: il primo, nel 1995, e si è

celebrato in Santiago de Compostela

(Spagna); il secondo, nel 2001, ebbe

luogo in Canindé (Brasile); e il terzo,

nel 2007, si è celebrato in Terra Santa.

Tenendo conto delle valutazioni molto

positive dei Capitoli già celebrati, il

Definitorio generale attuale ha voluto

che si continui con questa esperienza

durante questo sessennio convocando

in Messico il Capitolo delle Stuoie

dei Frati “under ten” dal 2 al 10 di giu-

gno 2012. Il tema verterà attorno alla

nostra identità di Frati minori.

“L’evangelizzazione francescana

nel Sud Italia tra memoria

e profezia” è stato il tema

del Convegno della Compi Sud che si

è svolto dal 10 al 12 marzo 2011 ad

Amantea in Calabria, con la partecipazione

dei Definitorii provinciali e dei

membri del Segretariato

dell’Evangelizzazione

delle sette Province.

Oltre agli interventi

dell’Arcivescovo di Potenza

e del Definitore

Generale italiano, è stata fatta memoria

dello stile dell’evangelizzazione

francescana nel Sud-

Italia nell’ultimo

secolo e sono

state presentate

alcune

forme nuove

e significative

di evangelizzazione.Infine

sono state

delineate le

“Linee per l’evangelizzazione

del Sud”.

Primo Centenario della Provincia

di Benevento in Italia:

la sera dell’8 maggio

1911, nel Santuario

delle Grazie di Benevento,

veniva costituita

giuridicamente la Provincia

Sannito-Irpina dell’Ordine dei Frati

Minori, intitolata alla Vergine delle

Grazie. La sera del 7 maggio 2011,

il Ministro generale, accompagnato

del Definitore generale Fr. Vincenzo

Brocanelli, ha presieduto una solenne

celebrazione in apertura del primo

centenario della Provincia.

Dopo l’Omelia del Ministro generale,

tutti i Frati della Provincia, guidati dal

Ministro provinciale, Fr. Sabino Iannuzzi,

hanno rinnovato l’Atto di consacrazione

alla Madonna delle Grazie.

Il Minis tro generale ha poi benedetto

l’Icona del Centenario che sarà venerata

in tutti i conventi della Provincia

e il Ministro provinciale ha offerto

una rosa d’oro a nome della Provincia,

mentre due giovani professi

hanno presentato all’altare una

composizione di 100 rose rosse

quanti sono gli anni della

Provincia.

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16

Vita di famiglia

la nostra

storia

di Luigi Lampignano

Una leggenda racconta che nell’845

un nobile greco di Antiochia, di nome

Valenziano o Valentiniano, scappa da

Bari in seguito ad una invasione saracena

e si rifugia nell’interno, dove possiede

una abitazione fortificata, portando

con sé una icona della Madonna dipinta

da S. Luca, suo conterraneo, che ripone

in una chiesetta del luogo, dando

inizio al culto della Madonna di S. Luca

e allo sviluppo di un insediamento abitativo

che avrebbe preso il nome di

Valenzano (Balsano, Balenzano). La

chiesa dove l’Antiocheno colloca l’icona

si trova sull’antica via per Cellamare

(l’attuale via Brunelleschi), lo conferma

un documento notarile del 1343. Nella

prima metà del 1500 accanto alla chie-

setta sorge una nuova chiesa con stilemi

tipici del romanico. Lo spazio interno

è a unica aula con tre cappelle sul

lato nord, addossate e comunicanti;

l’antica chiesetta diventa sacrestia. L’esterno,

in pietra locale, è a capanna con

tetto di legno ricoperto da tegole; il

campanile, probabilmente a vela, resta

quello dell’antica chiesetta. La costruzione

è voluta dal capitolo ricettizio,

proprietario del luogo, per trasferirvi

da S. Pietro, attuale Padreterno, la parrocchia

del paese, forse per una maggiore

autonomia dai Signori locali. Ma

la costruzione, essendo fuori le mura, è

soggetta a frequenti incursioni, non

solo dei Saraceni, per cui la parrocchia

negli ultimi anni del ’500 viene trasferi-

Il Complesso

Conventuale

di Santa Maria

di San Luca

in Valenzano

ta nella nuova chiesa dedicata a S. Rocco,

costruita a ridosso della cinta muraria,

accanto alla porta principale del

paese. Per alcuni anni la chiesa di S.

Maria di S. Luca resta abbandonata.

Nel 1605, per la sua particolare devozione

verso la Madonna e per corrispondere

ai desideri dell’intera popolazione,

il barone Aurelio Furietti, un

ricco mercante bergamasco, che ha

acquistato nel 1585 il feudo di Valenzano

dalla Regia Corte, decide di edificare

in quel luogo un convento e invita i

Carmelitani, mettendo a loro disposizione

mille ducati. La trattativa non va

in porto e il Furietti si rivolge ai Frati

Francescani Riformati, che accettano e

realizzano così la loro prima dimora in


Terra di Bari. Il 14 ottobre 1606 l’Università

di Valenzano acquista dal Capitolo

il primo lotto di m2 3.780; nei

mesi successivi vengono acquistati altri

lotti. La chiesa con alcuni manufatti limitrofi

è inglobata nel nuovo complesso

conventuale, che viene completato

in soli quattro anni; la chiesa, invece, è

oggetto di successivi interventi. Lo zelo

dei Frati che si avvicendano nel luogo

fa diventare ben presto il Convento di

Valenzano un punto di riferimento per

il paese e per l’intera Provincia Francescana

Riformata. I Frati, oltre a introdurre

la devozione per il Serafico Padre

e per il popolare S. Antonio,

rinvigoriscono da subito il già presente

culto per l’icona della Madonna attribuita

al pennello di San Luca. Uno dei

grandi fautori del culto mariano è frate

Egidio Vizzarro da Taranto (1634-

1682), il più grande asceta ed estatico

dei Riformati di Puglia. Durante la sua

lunga dimora nel Convento di Valenzano

opera numerose guarigioni ungendo

gli infermi con l’olio della lampada

accesa presso l’altare della Vergine. Lo

storico p. Bonaventura da Lama, nella

sua Cronica del 1724, definisce la Chiesa

francescana di Valenzano “uno dei

maggiori Santuari d’Italia”. Nel 1734 è

documentato ancora che “nella suddetta

Chiesa il 15 agosto vi si celebra la

festa di Nostra Signora dell’Assunta, e

vi concorrono molti forestieri per esservi

anche indulgenza plenaria”. Nel

contempo i Frati “accendono” anche

l’interesse per la cultura, fondando una

biblioteca che nel 1647 già conta 400

volumi; sicuramente si arricchisce nel

tempo per poi essere notevolmente

incrementata nel 1742 direttamente

dal ministro provinciale. Dalla fondazione

fino al totale completamento, nel

Convento di Valenzano lavorano i

maggiori esponenti della Scuola d’Arte

dei Riformati di Puglia. Primo fra tutti,

lo stesso fondatore della Scuola, frate

Francesco da Martina Franca, a cui

probabilmente è attribuibile il progetto

del complesso conventuale; il fine intagliatore

fra Giuseppe da Soleto, a cui

sono attribuiti l’incantevole altare maggiore

con tabernacolo e il raffinato altare

di S. Antonio; lo scultore frate Angelo

da Pietrafitta, autore dello

splendido Crocifisso. Nel 1638 i Furietti

si imparentano con gli Acquaviva

d’Aragona: Lanfranco sposa Maddalena,

cugina di Giangirolamo, conte di

Conversano e intorno al 1650 il figlio

Francesco Antonio sposa Caterina Acquaviva

d’Aragona di Nardò. Nel 1664

il barone Francesco Antonio Furietti,

grazie a questa parentela, ottiene il titolo

di Principe di Valenzano da Filippo

IV, re di Spagna. Maddalena muore nel

1703 e Caterina nel 1710. Probabilmente

grazie ai lasciti di queste feudatarie,

inizia un’opera di grande rinnovamento

della chiesa: lo testimonia la

presenza di due pregevoli dipinti raffiguranti

Santa Maddalena e Santa Caterina,

che troneggiano ai lati dell’altare

Vita di famiglia

maggiore. Nel 1706 si realizza il nuovo

coro ligneo, tra il 1710 e il 1762 si edifica,

al di sotto del vecchio tetto, la

nuova volta a botte lunettata con relativi

affreschi, pregevoli opere del De

Musso, e si definisce il finestrone barocco

sulla facciata principale. Si ha anche

una prima risistemazione degli altari,

soprattutto di quello maggiore,

con la sostituzione dell’originaria icona

mariana, forse compromessa dai frequenti

spostamenti avvenuti dalla vecchia

chiesa per proteggerla dalle incursioni

saracene. Il ritorno dei Borboni

nel 1734 dà sostegno all’opera dei frati,

con i quali intrattengono buoni rapporti,

lo testimoniano i numerosi dipinti

che richiamano figure religiose care

ai Borboni, quale, ad esempio, la ripetuta

presenza dell’immagine di San Ludovico,

figlio di Carlo II d’Angiò, re di Napoli,

vescovo francescano protettore

del casato borbonico. A metà ’700

viene ristrutturato e affrescato il chiostro

con un ricco ciclo francescano e

mariano, opera di Giuseppe Conversi.

Intorno al 1765 con la volontà di costruire

il campanile si definisce il nuovo

assetto della chiesa. Pensato imponente

per dimensione e fattezze, vengono

in primo luogo realizzate le fondazioni,

determinando un accorciamento delle

cappelle, con la relativa nuova sistemazione

degli altari, che nel 1767 vengono

completamente indorati, dando alla

navata della chiesa un aspetto ancora

più marcatamente barocco. I lavori del

17


18

Vita di famiglia

campanile, splendida sintesi stilistica

della stessa storia della chiesa, romanico

alla base, barocco nello sviluppo,

rococò nella parte finale, iniziano nel

1771. Nel 1773 è pronta sola la base,

l’iscrizione riportata alla prima balconata

sotto l’emblema dei Riformati indica

la data di ultimazione, 1774, ma

probabilmente fu effettivamente terminato

almeno due anni dopo, data la

mole dell’opera. Mentre il Convento si

arricchisce di opere d’arte, con il contributo

non solo dei signori del paese

ma anche dei devoti di Valenzano e dei

paesi vicini, si sviluppano le tradizioni

cultuali verso i Misteri Divini, la Devozione

Mariana e i Santi secondo la spiritualità

francescana dei Riformati: la

centralità eucaristica secondo l’insegnamento

di S. Bonaventura, S. Bernardino

e S. Giacomo della Marca; il culto

verso la SS. Croce, con la istituzione,

già dal 1675, della processione del Venerdì

Santo; il culto della Vergine, non

solo attraverso l’icona, ma anche attraverso

la festa dell’Assunta e il culto

dell’Immacolato Concepimento, secondo

l’insegnamento del filosofo

francescano Giovanni Duns Scoto; la

devozione e la festa in onore di S. An-

tonio, la devozione a S. Rocco, Santa

Lucia, S. Pasquale, S. Ludovico ecc. In un

contesto simile il contributo vocazionale

del paese non può mancare. Dalla

fondazione, 1606, fino alla soppressione,

avvenuta nel 1866, dopo l’unificazione

d’Italia, si contano, tra professi e

presbiteri, circa un centinaio di frati

valenzanesi. Spicca tra questi la figura

del teologo p. Arcangelo da Valenzano

(1683?-1744), lettore emerito della

Serafica Riforma Pugliese nello studio

teologico di Matera, riconosciuto

come studioso insigne nella provincia

di S. Nicolò di Bari e in tutto l’Ordine,

estensore di diversi trattati in difesa

delle verità affermate dal Concilio Tridentino.

Va ricordato, inoltre, padre

Daniele, al secolo Nicola Lucente, docente,

prima di filosofia e matematica,

e poi di teologia, ministro provinciale

dell’Ordine dal 1853 al 1856. Tra il

1847 e il 1860 il convento, a dimostrazione

dell’importanza assunta nell’ambito

della Provincia dei Riformati, è

sede dello Studio di Teologia per i giovani

professi. Dopo la soppressione del

1866, i frati tornano nel convento il 2

ottobre 1946 nella nuova veste di Frati

Minori; ricomincia una incessante

opera di recupero di un passato emerito

e la storia francescana di Valenzano,

sopita ma mai cessata, riprende vigore

e si concretizza ancora una volta

in numerose opere spirituali, materiali

e vocazionali. È fuori dubbio che la frequentazione

del convento, sia in forma

ecclesiale sia associativa, ha contribuito

e contribuisce alla migliore formazione

di gran parte delle generazioni di questo

paese. Oggi è in corso un continuo

lavoro di restauro delle tante opere

contenute in questo piccolo e pregevole

scrigno, che ha portato ai vecchi

splendori i dipinti murali del chiostro, il

Crocifisso ligneo di frate Angelo da

Pietrafitta, la icona di Santa Maria di

San Luca e attualmente la Via Crucis,

una delle più belle oggi conservate in

Puglia, realizzata a tempera su intonaco

sottile nei pennacchi laterali degli

altari.

Il complesso conventuale di Valenzano,

per i suoi caratteri e per il suo

splendore, non è solo testimone della

storia locale, ma anche dell’intera Provincia

Minoritica di San Michele Arcangelo

di Puglia e Molise e sicuramente

merita di essere maggiormente conosciuto

e valorizzato.


di fr. Giancarlo Li Quadri Cassini

maestro dei Professi Temporanei

Quando parlo o sento discorrere

dell’interprovincialità mi viene facile

pensare all’evento riportato dall’evangelista

Giovanni concernente la

risurrezione di Gesù: La sera di quel

giorno, il primo della settimana, mentre

erano chiuse le porte del luogo dove si

trovavano i discepoli per timore dei Giudei,

venne Gesù, stette in mezzo e disse

loro: “Pace a voi!” (Gv 20,19). Mentre

le porte del Cenacolo sono sbarrate

- riporta la pericope giovannea - Cristo

passa attraverso esse: con il Risorto

non ci sono più ingressi chiusi, muri

di sbarramento, steccati di divisione,

barriere che separano. Con Lui si è

una cosa sola, cementati dalla forza

dirompente del

Bitetto

Consolatore, che procede dal Padre e

dal Figlio, sempre pronti a chiedere a

Dio, nella Celebrazione eucaristica, la

pienezza dello Spirito Santo perché diventiamo

in Cristo un solo corpo e un

solo spirito (Preghiera eucaristica III).

Chi si lascia coinvolgere dalla straordinaria

forza del Vivente necessariamente

e naturalmente diventa operatore

di comunione, di unità, accorcia le

distanze e costruisce ponti di partecipazione

fraterna in ogni campo.

Se l’interprovincialità, che esprime

reciprocità nella collaborazione tra

più Province religiose, nascesse non

tanto dall’esiguo numero dei frati, o

da esigenze di ridimensionamento e

di ristrutturazione delle nostre Case,

ma dall’esperienza perso-

Vita di famiglia

il chiericato inteprovinciale

nale e fraterna con il Signore risorto,

saremmo frati senza frontiere, liberi e

disponibili ad andare ovunque considerando

il nostro Chiostro il mondo,

portando sempre e dovunque nel nostro

corpo la morte di Gesù, perché anche la

vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo

(2Cor 4,10). Saremmo capaci, così, di

rivitalizzare la qualità della vita evangelica,

la nostra testimonianza e quelle

delle nostre Fraternità (cf Sussidio del

Definitorio Generale inerente al Ridimensionamento,

etc.).

Le due Province dei Frati Minori di

Puglia e Molise e del Salento da alcuni

anni collaborano insieme nell’ambito

della formazione iniziale e permanente,

non solo tra di

19


20

Vita di famiglia

loro, ma anche con le altre Province

dell’Ordine e, dal prossimo settembre,

con quelle del Sud Italia, aderendo,

insieme alla Provincia di Sicilia, alla già

costituita fraternità di Noviziato interprovinciale

delle quattro Entità della

Campania e della Calabria.

A Bitetto, sede dei Professi Temporanei,

la collaborazione tra le due Province

è stata accolta con spirito evangelico:

i giovani frati testimoniano la bontà

dell’esperienza e spingono ad intensificare

la reciproca partecipazione,

proiettati verso un futuro da costruire

insieme, realizzando aspetti importanti

del nostro carisma: signum fraternitatis

(Carballo, Ministro Generale).

Nel nostro Convento la risposta

alla collaborazione tra le due Fraternità

provinciali è data dalla significati-

va presenza di alcuni Frati Minori del

Salento: fr. Gregorio Di Lauro, vice

maestro, fr. Sebastiano Sabato e fr. Paolo

Lomartire, i quali insieme ai frati,

Maurizio Mastronardi, Nicola Cosma,

Gianni Dicosola, Gianluca Capitaneo,

Roberto Quero, Antonio Cifaratti,

Mimmo Lotito, Michele Romano,

Marcello Franzin, Giovanni Laricchia,

Pasquale Surdo, Luca Compagnone,

Gerardo Battista, Filippo D’Alessandro

e Giancarlo Li Quadri Cassini formano

la Fraternità dei Professi Temporanei

interprovinciale delle due Province

dei Frati Minori di Puglia e Molise e

del Salento. Essa, chiaramente, non

è un’entità giuridica, come quella del

Noviziato di Piedimonte Matese (Ce),

– ciò ci porterebbe, per il momento,

ad intraprendere un percorso di

difficile realizzazione – bensì è una

collaborazione che ci permette di arricchirci

vicendevolmente, mettendo

insieme le ricchezze, le risorse formative

e culturali secondo lo spirito

degli orientamenti dell’Ordine. A tale

riguardo sono stati coinvolti i due Segretariati

di Formazione e Studi che,

in più riprese, hanno elaborato un

Progetto formativo comprendente

tutta la fascia della formazione iniziale

(dalla proposta vocazionale sino alla

professione solenne) ed approvato

dai rispettivi Definitori.

Il cammino è incominciato, non è

possibile fermarsi! Andiamo avanti

con fiducia nel Signore risorto, il quale

ci manda per il chiostro del mondo

ad annunciare all’uomo contemporaneo:

“Pace a voi!” (Gv 20,19).


Vita di famiglia

Andando per la Marca Anconetana

nella “Terra Dei Fioretti”

di P. Cristoforo A. De Donno

ofm Lecce

Qualsiasi esperienza che fa breccia

nel cuore è esperienza che, sfuggendo

al ritmo liquido della vita contemporanea,

segna in profondità ricordi notevoli.

Cosi è stato per ciò che riguarda

la presenza gioiosa di una ventina di

Frati Minori, della Puglia nord e sud,

che hanno assorbito la semplicità del

francescanesimo delle origini, tra il 28

marzo ed il 2 aprile dell’anno in corso,

nella “Terra dei Fioretti” nelle Marche,

tra le province di Macerata ed Ascoli

Piceno.

Ricevuti nella Casa di Accoglienza a

ridosso del Santuario di San Pacifico Divini

(1653-1721), in San Severino-Marche,

hanno attinto spiritualmente alle

relazioni tenute egregiamente da fra

Ferdinando Campana, ministro provinciale

dei Minori della Provincia Picena

di San Giacomo della Marca. Il “luogo

francescano” ha come centro propulsore

la chiesa, eretta su disegno di

Ireneo Oleandri, (1840-1842) per munificenza

del conte Severino Servanzi

Collio, ed abbellita dall’ artistico portale

a sesto acuto, di precedente costruzione

del secolo XIII, nonché impreziosita

dalla “Cappella di San Pacifico di San Severino”,

eretta (1784-1786) su disegno

dell’ architetto Augustoni di Fermo.

Va rilevato, però, che l’esperienza

spirituale, dei Frati pugliesi, può raccogliersi

brevemente su tre itinerari: itinerario

spirituale-francescano, itinerario

storico-artistico, itinerario di santità.

Itinerario spirituale-francescano. Sulla linea

di “lectio divina franciscana” il primo

incontro col Relatore si è incentrato

sul tema: “Incontri sulla preghiera in san

Francesco e nella tradizione Francescana”,

dando rilievo alla lettura meditata

di alcune celebri preghiere dell’Assisiate

(Lodi di Dio Altissimo, Saluto alla Vergine,

Esortazione alla Lode di Dio), che

hanno creato, negli incontri successivi,

temi come: La sacramentalità della Parola,

vedere e credere; Sentire la vita e la

passione di Cristo. La visione spirituale

non è mancata sul “meditare la Parola

di Dio” secondo la tradizione della

spiritualità francescana con il richiamo

ai grandi “Maestri dell’Ordine” (Bonaventura,

Pietro d’Alcantara) con interferenze

extra-francescane (Guido il

Certosino). Dall’insieme le “applicazioni

alla vita” hanno rilevato l’importanza

della “meditatio” con la partecipazione

delle cinque facciate dell’essere umano:

corpus, sensus, cor, mens, spiritus;

nonché l’incidenza susseguente ad un

preciso carattere francescano di porgere

la “divina Parola”: “predicazione =

sacra oratio” col cogliere la centralità

del mistero celebrato, aureolato da un

porgere gioioso e limpido delle relative

conseguenze evangeliche.

Itinerario storico-artistico. Non potendo

abbracciare l’attraversare della

“Terra dei Fioretti”, ma lasciando nella

memoria e nei sentimenti personali, i

“luoghi francescani” ove: «Andando nella

Marca d’Ancona, Francesco ed Egidio

esultavano giocondamente cantando a

voce alta e chiara le lodi del Signore»,

21


22

Vita di famiglia

si nominano soltanto due celebri centri

di irradiazione spirituale del territorio

marchigiano, pure se in risonanza

alla spiritualità francescana e con intersezioni

a largo raggio: l’Abbazia Cistercense

Santa Maria di Chiaravalle di

Fiastra, che nella sua maestosa bellezza

è richiamo all’austerità ed alla sobrietà

francescane e la Basilica di San Nicola

a Tolentino, che ha un vertice artistico

nella quadruplice muratura del “Cappellone

del Santo”, affrescata con tendenze

giottesche che richiamano i più

celebri affreschi di Giotto nella Basilica

di San Francesco in Assisi.

Il complesso monumentale dell’Abbazia

di Fiastra - collegata attraverso

l’Abbazia di Chiaravalle di Milano all’Abbazia

di Clairvaux - sorge su proprietà

di Guarnerio duca di Spoleto; già nel

1142 fu una delle prime fondazioni cistercensi

in Italia. La Chiesa “spoglia e

austera” fu costruita completamene in

laterizio ed in parte da rovine romane

della vicina “Urbs Salvia”. Accanto si

slarga, con metri 37 per lato, il “chiostro”

quadrato, al cui porticato ovest vi

era il “cellarium”: grande magazzino di

riserve, ed a sud la cucina e due refettori

con il “calefactorium”: unica sala

riscaldata del monastero. Né è da dimenticare

sul lato orientale la magnifica

“Sala del Capitolo” ove da sempre e

tuttora i monaci Cistercensi prendono

le opportune decisioni.

La “Basilica di San Nicola” a Tolentino -

altra tappa di elevazione spirituale per i

frati pugliesi con l’interno rimaneggiato

in epoca barocca, si estolle con la sua

vasta sala rettangolare e porge il suo

ingresso con uno splendido portale

commissionato dal condottiero tolentinate

Nicolò Mauruzi, opera dello scultore

Nanni di Bartolo detto il Rosso, mentre

custodisce il “Cappellone del Santo”

che, affrescato tra il 1310 e 1325 da

maestranze reminesi sotto la guida di

“Pietro da Rimini”, rifulge con al centro

l’Arca del Santo del 1474.

Itinerario di santità. Quasi faci ardenti

si levano celebri “luoghi” che di sfuggita

si nominano: - Forano nel Comune

di Appignano, celebre “asceterio” che

ospitò San Francesco come si ricorda

nell’iscrizione sulla porta della primitiva

chiesetta: HAEC EST ILLA PRISCA JA-

NUA DUM HIC ADFUIT SANCTUS

FRANCISCUS. - Camerino e San Severino-Marche

con i loro due Monasteri S.

Chiara, legati alla grande mistica Santa

Camilla Battista da Varano (1458-1524),

canonizzata da Benedetto XVI il 17 ottobre

2010. “Nata e cresciuta in questa

benedetta Terra dei Fioretti - al dire di fra

Valentino Natalizi - la Santa ne ha respirato

tutta la fragranza intrisa di preghiera

e di misticismo”. - San Ginesio in provincia

di Macerata, con il Santuario dedicato

al francescano San Liberato, della nobile

famiglia dei Brunforte, nato a Loro Piceno

nel 1218ca. e morto nell’Eremo di

Soffiano nel 1260ca. - Monteprandone,

nella Vallata del Tronto, ove si conservano

i ricordi di San Giacomo della Marca

(1393-1476) nel Santuario a lui dedicato

e da lui fatto costruire nel 1449; e

si ammira in una cappella laterale l’immagine

in ceramica della Madonna delle

Grazie, donata al Santo dal cardinale

Francesco della Rovere.

Cosi, con gioia francescana i frati pugliesi,

guidati dalla solerzia di fra Leonardo

Civitavecchia, hanno goduto il fascino

della Terra dei Fioretti attraversata

dai Monti Sibillini, impreziosita da aree

archeologiche, da borghi e castelli medioevali,

da celebri santuari francescani,

da un paesaggio collinare stupendo, librando

il cuore negli spazi luminosi dei

luoghi dello spirito.


Sono state queste le parole che hanno

accompagnato la Missione Francescana

nella Casa di Reclusione di Campobasso

dal 20 al 27 Marzo 2011.

La missione voluta dall’Ufficio Diocesano

di Pastorale Carceraria dell’Arcidiocesi

di Campobasso-Boiano e la Provincia

di San Michele Arcangelo dei Frati

Minori di Puglia e Molise in collaborazione

con le Associazioni Semi di libertà

di Campobasso e Fratello Lupo di Bari,

è iniziata con la consegna del mandato

missionario a frati, suore e laici durante

la liturgia Eucaristica presieduta da Sua

Ecc. Rev. Padre Giancarlo Bregantini,

arcivescovo dell’arcidiocesi di Campo-

basso-Boiano. Le giornate, splendidamente

organizzate da Padre Mimmo

Scardigno, responsabile della pastorale

carceraria di Puglia e Molise e assistente

spirituale delle due associazioni, si

aprivano con un momento di preghiera

in cappella per i missionari che, subito

dopo divisi per sezioni, raggiungevano i

detenuti nelle loro celle condividendo

il pranzo, amorevolmente preparato

da questi ultimi, e mettendo in comunione

i vissuti personali. Nei pomeriggi

si svolgevano varie attività, tra cui catechesi

su un passo evangelico o sulla vita

di San Francesco, momenti di preghiera

col Santo Rosario, Liturgia Penitenziale e

Apri le porte a Cristo…

Vita di famiglia

Missione in carcere

Oggi devo fermarmi...

nella tua cella” (LC 19,5).

Celebrazione Eucaristica presieduta da

Sua Ecc. Rev. Padre Giancarlo Bregantini.

La missione vissuta, è stata veramente

occasione di Annuncio della Parola di

Dio, di dialogo e ascolto reciproco in

cui tanti occhi e cuori hanno cercato e

trovato la Vera Luce. L’ Amore è riuscito

ad abbattere sbarre e muri, trasformando

luoghi bui e tristi in cieli infiniti

di Speranza.

Ci si deve interrogare seriamente sulla

necessità di offrire solidarietà effettiva a

questa fascia di umanità, che ha perduto

la propria dignità per molteplici cause,

personali, familiari e sociali, affinchè possa

ritrovarla.

Missione al popolo

è questo l’invito che nei giorni 25 marzo - 3 aprile abbiamo rivolto

agli abitanti di Castelluccio Valmaggiore (Fg) attraverso l’annuncio

della Parola di Dio e la semplice testimonianza di vita.

Una vita abitata dal Signore e illuminata dal suo esempio e dalla

sua Parola, l’Apostolo Giovanni dice: “Quello che abbiamo veduto,

contemplato e toccato, ossia il Verbo della vita noi lo annunciamo a

voi perché anche voi siate in comunione con noi” (1Gv 1,1-3). Tutto

questo noi missionari abbiamo cercato di farlo con i ragazzi, con i

giovani e con gli adulti attraverso l’annuncio della Parola, il canto e la

gioia del fare festa insieme, perché convinti che chi ha incontrato il

Signore non può tenere solo per se un dono così grande ma, deve

condividerlo.

Siamo certi che lo Spirito Santo ha suscitato in ognuno il desiderio

di nutrirsi sempre della Parola di Dio per essere testimoni e annunciatori

del suo Amore.

Un grazie di cuore ai missionari che mi hanno aiutato in questa “avventura

dello Spirito”, ancora una volta abbiamo sperimentato che è

bello sentirsi “una matita nelle mani di Dio”... (p. Mimmo Casulli, ofm

animatore provinciale missioni al popolo

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Vita di famiglia

A Foggia, nel Convento di Gesù e

Maria, il 5 maggio 2011, ci siamo ritrovati

in tanti per celebrare come

Fraternità provinciale la Festa della

Provincia e il V Centenario della Fondazione

della Chiesa. Dopo il momento

di preghiera mariana, ci siamo

messi in ascolto di fra Mario Villani

sulla “Presenza francescana a Foggia”,

concludendo con una ricca agape fraterna.

Ringraziamo il Signore per quanto

ci ha dato senza dimenticare ciò che

scrisse il nuovo Beato Giovanni Paolo

II nell’esortazione apostolica Vita

Consecrata: “voi avete sì, una grande

esta

della

provincia

storia da ricordare e da raccontare,

ma soprattutto una grande storia da

costruire! Guardate al futuro, nel quale

lo Spirito vi proietta per fare con

voi ancora cose grandi”.

E questo è il momento favorevole,

il tempo della grazia per accogliere

questa grande sfida.


Vita di famiglia

Badate alla vostra dignità

frati sacerdoti

San Francesco

Ordinazione Presbiterale

fr. Vincenzo Dituri

sabato 4 giugno 2011

Chiesa Cattedrale San Sabino - Bari

Ordinazione Presbiterale

fr. Nicola Violante

sabato 21 maggio 2011

Convento Sant’Antonio - Bari

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Vita di famiglia

I tuoi anni siano pieni di una gioia

che sempre si rinnova....

....Perchè ciò che rende

bella la strada è la meta....

....e il fascino della scalata sta nella vetta.

Non esiste la notte senza l’aurora.....

....e non c’è inverno

che non conduca alla primavera....

....Così ogni anno che passa

può solo condurci a scoprire

quanto è bella la vita

che Dio ci dona.

Buon compleanno, Padre Pio !

festa di compleanno con mille colori

fra Pio Gaetanino d’Andola

80 anni da emulare: Campione di umiltà, uomo dal cuore caldo di carità

che “continua a camminare” alla luce del Vangelo ed è stella polare per noi viandanti.

Reverendissimo,

quello che maggiormente rallegra la

vita dell’uomo è il vedere come puntualmente

le parole corrispondono ai

fatti e i fatti alle parole. E’ quella meravigliosa

armonia che si chiama col

nome di “coerenza”. Attraverso la tua

preziosa AMICIZIA ho trovato tutto

questo in sovrabbondanza fin dal

primo momento e credo proprio che

non finirà mai, anzi accrescerà i suoi

ritmi con il passare del tempo.

Ogni data è come una tappa che

conclude un ciclo e ne inizia un altro;

è una speranza che fiorisce a ogni lieta

ricorrenza, attendendo sempre giorni

colmi di felicità. Anche se nella vita si

è coscienti della precarietà e limitatezza

del nostro avvenire, tuttavia è bello

sperare che, con l’aiuto di Dio, si è

protési alla conquista di sublimi ideali.

Affezionatissimo Padre Pio,

considero desueta l’espressione

eufemistica dei “CENTO ANNI DI

GIOIA E DI PROSPERITà”. Realisticamente

valuto consistente non l’estensione,

ma l’intensità di una vita, anche

se breve e incerta, vissuta in armonia

con la volontà del Signore, spesa per

il bene del prossimo. Così la dizione

latina “AD MULTOS ANNOS” perde

di consistenza, se si considera con obbiettività

il relativismo, la precarietà e la

fatica del vivere.

Ogni vita è missione di bene, è intensità

di affetti e ricchezza di ricordi che

perdurano nella nostra memoria.

La vita è troppo breve e “non s’arresta”

un’ora come scrisse Petrarca; e appena

un fugace “batter di ciglia” (Dante);

“fluit” inesorabile ed essa, come il

nostro destino di luce, è totalmente

nelle mani di Dio che ineffabilmente ci

invita a partecipare alla Sua Gloria.

Il mio vivissimo, sincero auspicio e

che il Signore della Gloria possa ispira-

re nobili affetti ancora, per lunghissimo

tempo al Tuo cuore e comunicare vita

e potenza di pensieri alla Tua intelligenza;

in tal guisa continuerete di certo

quella eletta missione di discernere il

vero, il buono e il bello che costituiscono

l’onore, la dignità, lo splendore

e l’essenza della Persona umana, amata

infinitamente da Dio e creata per goderlo

per l’eternità.

Colgo l’occasione per augurarti che

la Pasqua di Gesù Risorto allieti il tuo

cuore nel vedere fiorire nella Chiesa

la gioia e la pace per un mondo più

fraterno.

Con affetto, umile e devoto, ti chiedo

di benedire la mia famiglia, che ti vuole

molto bene.

AD MAIORA IN CORDIBUS JESUS

ET MARIAE !

Nicola con Carmela e Olga Guarnieri

Massafra, 23 Aprile 2011 “Sabato Santo”


di Alfonso Filippone

Presidente Nazionale Gi.Fra.

Dopo un lungo e costruttivo cammino

la Gioventù Francescana (Gi.

Fra.), così come l’Ordine Francescano

Secolare, stanno percorrendo, finalmente,

un cammino “unico”, così

come è unica la vocazione, unico il

serafico padre e unico il carisma.

E’ da questa unicità che siamo voluti

ripartire per tracciare le basi del nostro

cammino, non da zero ma da ciò

che ci ha permesso di essere quello

che siamo e che ci ha fatti arrivare

fin qui.

Abbiamo scelto di ricominciare

dalla nostra unicità che aperta all’incontro

con l’altro ci ha permesso di

diventare quel “noi” che si impegna

ad “infiammare” il mondo.

“Ricomincio da tre: io, tu, noi”, questo

il titolo del nostro progetto formativo

scelto per il triennio che va

dal 2010 al 2013.

Per rendere più agevole il lavoro dei

responsabili nazionali, ma soprattutto

per rendere corresponsabili di questo

mirabile dono che è la fraternità di tutti

i gifrini, per ciascun settore di animazione

è stata creata una commissione

di animazione formata dai delegati del

consiglio nazionale e da gifrini provenienti

dalle diverse realtà regionali

(oggi ne contiamo 15).

Le commissioni create sono per il

settore della liturgia, la formazione,

gli araldini, giustizia-pace e salvaguardia

del creato/centro missionario

(gpsc+ce.mi.), le comunicazioni sociali

e la segreteria/logistica.

Ciascuna di esse ha un’importanza

fondamentale non solo nell’animazione

del settore specifico ma di tutta la

fraternità nazionale, in quanto ognuna

di esse non lavora in maniera a se stante

ma in comunione con le altre commissioni

e soprattutto per la crescita

comune.

Tre sono i punti cardine attorno ai

quali gira dapprima il nostro essere e

Pianeta giovani

Il cammino della Gioventù Francescana

Uniti

nella gioia…

finalmente!

di conseguenza il nostro agire: la preghiera,

la formazione, la presenza nel

mondo.

Al fine di rendere concreto tutto

questo abbiamo abbracciato e continueremo

ad abbracciare diverse iniziative.

La preghiera, l’anima del nostro essere

e del nostro operare (art. 6/d. de’ il

“Nostro Volto”) accompagna lo svolgimento

di tutti i nostri incontri e non

solo, infatti, la commissione liturgica ha

pensato per noi a dei sussidi specifici,

così da accompagnare ciascun gifrino

nella preghiera quotidiana personale.

La maggior parte dei nostri incontri

oltre ad essere guidati dalla gioia dello

stare insieme sono guidati dal desiderio

di formarci e di crescere sia individualmente

che come fraternità. Per

questo motivo prevediamo due incontri

nazionali, uno invernale ed uno estivo

(gifraevento) nei quali, sviscerando

il tema formativo proposto per l’anno,

27


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Pianeta giovani

cerchiamo di interrogarci e riflettere

su quanto propostoci dai vari relatori

che chiamiamo ad intervenire e dai

nostri frati.

In qualità di giovani chiamati a formare

altri giovani non ci lasciamo sfuggire

esperienze formative anche in questo

senso, infatti sono previste durante

l’anno scuole di formazione per gli animatori

di ciascun settore.

Attraverso le iniziative di gpsc+ce.mi.

cerchiamo di rendere visibile la nostra

presenza sul territorio nazionale e non

solo, con scelte missionarie e di servizio

ma anche di presenza nella società

partecipando al forum dei giovani e,

quando se ne presenta la necessità,

dicendo la nostra, in coerenza con la

Madre Chiesa, in riguardo a ciò che ci

circonda.

Molti passi potremmo e dobbiamo

ancora compiere per crescere nella

fede e nella gioia, ma ad oggi ci sembra

di andare nella giusta direzione e di seguire

ciò che lo Spirito costantemente

ci indica!

La nostra realtà nazionale è formata

da 15 realtà regionali, dalle più grandi

alle più piccole; esse cercano di rendere

vivo e visibile questo stile di vita

che è la Gioventù Francescana, al quale

abbiamo scelto di aderire per darci la

possibilità di diventare persone migliori

e per dire a tutti che Cristo e Francesco

sono ancora vivi, e a distanza di

tanti anni riescono ancora ad essere

coerenti, radicali ma soprattutto attuali.

Sta per arrivare la Gifraestate 2011! Vivila con noi! Quest’anno il

calendario delle attività estive della Gi.Fra d’Italia prevede ben tre

appuntamenti nazionali per le diverse fasce di età. Si parte con il 20°

Convegno Nazionale Araldini. Dal 13 al 17 luglio ad Assisi, torna

quello che ormai è diventato un punto di riferimento per il cammino

degli araldini d’Italia e che lo scorso anno ha visto la presenza di oltre

850 persone tra bambini ed animatori Ofs e Gi.Fra.

Dal 27 al 31 luglio sempre ad Assisi debutta il Gifraevento Adolescenti.

Un evento pensato esclusivamente per i ragazzi dai 14 ai

17 anni che vivranno un’intensa esperienza di fraternità nei luoghi di

Francesco e Chiara.

Ad agosto torna 71° Gifraevento che quest’anno si svolgerà a Torino

dal 13 al 14 agosto. I gifrini d’Italia si raduneranno nel capoluogo

piemontese per due giorni di festa e di preparazione alla XVI

Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid. Nel viaggio verso la

Spagna sarà inserita una giornata di pellegrinaggio presso il santuario

mariano di Lourdes nella giornata del 15 agosto. Dal 16 al 21 i gifrini

d’Italia insieme ai giovani di tutto il mondo parteciperanno alla GMG.

Anche quest’anno ci attende un calendario denso di appuntamenti.

Ce n’è davvero per tutti i gusti! Sicuramente sarà un’estate indimenticabile

Vivila con noi!. Per restare sintonizzati sulla Gifraestate 2011

seguite gli aggiornamenti su www.gifra.org . Per iscrizioni o semplicemente

per avere maggiori informazioni potete rivolgervi ai presidenti

regionali. (info www.gifra.org sezione “Dove Siamo”).

Spesso siamo noi giovani che rischiamo

di sapere di vecchio e obsoleto

quando cadiamo nelle provocazioni

del mondo dimenticando quello a cui

siamo stati chiamati: diventare sentinelle

del mattino attraverso quello che

Giovanni Paolo II definì un luminoso

ideale di vita, quello che frate Francesco

scelse per noi.

Con tutto l’amore che posso…


OFS

L’OFS NELLE CHIESE DI PUGLIA IN CONVEGNO

di Maria Ranieri

Ministra Regionale OFS

Il terzo Convegno Ecclesiale Regionale,

svoltosi a San Giovanni Rotondo dal

27 al 30 aprile 2011 sul tema “I LAICI

NELLA CHIESA E NELLA SOCIETà

PUGLIESE, OGGI “, ha visto radunati

350 fra Vescovi, presbiteri, consacrati e

laici, confermando “lo spirito costruttivo

dell’incontrarsi, del conoscersi e

parlarsi, per progettare insieme il cammino

della fede radicata in Cristo” e

per testimoniarla con le opere nella

vita quotidiana delle Chiese e della

terra di Puglia.

Il Convegno, indetto il 21 febbraio

2010, ha portato a riflettere insieme

sui laici nella Chiesa contemporanea,

in quanto – come dice Papa Benedetto

XVI - c’è bisogno di laici “mossi dal

desiderio di comunicare il dono dell’incontro

con Cristo e la certezza della

dignità umana. […] Ad essi spetta di

farsi carico della testimonianza della

carità specialmente con i più poveri,

sofferenti e bisognosi come anche di

assumere ogni impegno cristiano volto

a costruire condizioni di sempre maggiore

giustizia e pace nella convivenza

umana, così da aprire nuove frontiere

al vangelo!” (Discorso al Pontificio

Consiglio per i laici del 15/11/2008).

In queste coordinate, sulla scia del

Vaticano II (LG 31,32) è ben definita

la partecipazione corresponsabile dei

laici al cammino e alla edificazione del

Regno di Dio nella specifica identità

secolare, ancora non correttamente

condivisa per un verso né consapevolmente

incarnata per l’altro.

L’opzione per i fratelli più deboli e il

coraggio di osare, per garantire giustizia

più vera nell’umano consorzio (Reg.

Ofs 13. 15) interpella immediatamente

noi, proprio come laici francescani.

E per i francescani secolari di Puglia

ho partecipato all’esperienza, incisiva

e determinante del Convegno, dove

si sono condivisi, nel clima di una ‘eucaristia

vivente’, conoscenze, diversità

di culture e di caratteri, producendo,

attraverso il discernimento comunitario,

delle proposte concrete, per con-

tribuire fattivamente al cammino delle

Chiese di Puglia nell’oggi della nostra

storia, immettendovi la pace, dono del

Signore Risorto, volto del Dio-caritas.

La celebrazione di apertura è stata

presieduta da S. E. Mons. Michele

Castoro, arcivescovo di Manfredonia-

Vieste-San Giovanni Rotondo, sede

ospitante del Convegno. Commentando

il testo evangelico dei discepoli di

Emmaus, egli vi ha individuato quattro

segni di laicità: la strada, il pane, lo

sguardo e il cuore, sottolineando i quali

affida ai laici il compito di acquisire uno

sguardo profondo, capace di leggere

col cuore i segni dei tempi.

Nell’incipit del Convegno S. E. Mons.

Francesco Cacucci, arcivescovo metropolita

di Bari-Bitonto ha invitato i

delegati a parteciparvi esercitando la

personale responsabilità non in nome

della propria origine (di ruolo, di associazione,

di provenienza geografica…),

ma in nome di tutta la comunità pugliese,

perché in forza dell’unico battesimo

“comune è la dignità … per la rigenerazione

in Cristo, comune la grazia di

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OFS

adozione filiale, comune la vocazione

alla perfezione; non c’è che una sola

salvezza, una sola speranza

e una carità senza divisioni”

(LG 32).

Si è ascoltato e riflettuto

sulla identità laicale nell’”oggi”,

inteso quale “tempo

di Dio”, dove in un postsecolarismo

si intravedono i

segni di una “primavera” dei

laici, nella quale il concetto

di laicità non si contrapponga

più alla dimensione religiosa,

ma ne costituisca la

struttura portante.

Il “cercare ciò che è comune”

ci rinvia ai significati

sottesi al termine “laico”,

che sono quelli di “relazione”,

di “rispetto dell’opinione

altrui”, di “condivisione

di un destino comune” ed

è l’unica strada per ritrovare

l’unità nella diversità. Noi laici

siamo nella Chiesa come

tessere diverse di un unico

mosaico, come colori vari

di un solo arcobaleno: due

metafore che con il fascino

della poesia catturano il

consenso del cuore.

In seguito sei relatori, provenienti

da posizioni intellettuali,

professioni e ministeri

diversi hanno declinato

i “tanti modi della laicità”, attraverso

tre tavole rotonde incentrate su: l’educazione,

la corresponsabilità

e la testimonianza,

tutte essenziali a “coltivare

la speranza in Puglia”, questa

nostra Regione, che vien

percepita come terra “ponte”,

non solo verso l’Oriente,

ma anche al proprio interno,

come luogo dove si

sperimentano collegamenti

inediti e imprevedibili: non

più periferia, ma luogo “centrale”

proprio rispetto ai

tanti significati di una realtà

emergente e alla esplosione

dei suoi linguaggi.

Nel giorno seguente, divisi

in nove gruppi di approfondimento

e di ricerca abbiamo

elaborato 12 Proposizioni, consegnate

ai Vescovi di Puglia, nelle quali

sono offerti degli elementi che possono

contribuire a far sorgere il sole della

speranza di un mondo più giusto, dove

l’uomo riscopra la gioia dell’incontro

con l’altro e la grande opportunità di

poter camminare insieme, per costruire

amore in vista dell’incontro con Cri-

sto, che è sempre centro e risposta ai

tanti problemi dell’umanità.

Un momento particolarmente significativo

del Convegno è stato proprio

l’incontro di preghiera ecumenica, presieduta

da mons. Domenico D’Ambrosio,

arcivescovo metropolita di

Lecce e da P. Mikail Driga, sacerdote

ortodosso rumeno, parroco in Bari, la

quale ha visto la partecipazione di un

Vescovo etiope e di un Imam islamico

accompagnato da tutta la

sua famiglia.

La visita ai mosaici della

cripta di San Pio, guidata

dallo stesso autore, P. Marko

Rupnik ed il concerto

per coro ed orchestra in

onore di “Giovanni Paolo

II, pellegrino in terra di

Puglia” alla vigilia della sua

beatificazione hanno comunicato,

attraverso il linguaggio

dell’arte l’efficacia

e la bellezza di una unità,

composta da elementi

diversi eppur così vera,

quando é realizzazione di

una sola idea, di una sola

passione, di una sola azione,

tutte radicate per noi

cristiani nella Parola di Dio.

In un clima di fraterna e

produttiva partecipazione

il terzo Convegno Ecclesiale

Regionale ha rafforzato

la speranza d’incontro fra

le diversità e aperto nuovi

orizzonti e percorsi con

una maggiore e comune

presa di coscienza circa il

ruolo del “popolo di Dio”

in questo contesto storico,

che esige “una rinnovata

passione al servizio ed

una vera formazione educativa”, per

stimolare le coscienze di tutti ad una

necessaria conversione

dei cuori.

I francescani secolari,

“chiamati a costruire un

mondo più fraterno ed

evangelico per la realizzazione

del Regno di Dio, …

esercitino con competenza

le proprie responsabilità

nello spirito cristiano di

servizio”, ci sollecita la Regola

Ofs all’art. 14, pertanto

noi accogliamo da questo

Convegno ecclesiale

maggiore forza che pone

tutti, nessuno escluso, sul

piano della corresponsabilità

la quale, se acquisita

pienamente in uno stile di

servizio più partecipato e qualificato,

porterà le Chiese e la terra di Puglia

ad essere campo di convergenze e di

progettualità condivise, determinando

le condizioni per la “costruzione

dell’uomo nuovo, che vive e ama la sua

Chiesa e la sua città”.


di Marina Corradi

Avvenire

Piazza San Pietro è colma di fedeli, la

fumata è bianca, la finestra è già aperta.

“Habemus Papam”, si annuncia. Ma

il Papa non si affaccia. Il Papa di Nanni

Moretti è amnesico, e drammaticamente

depresso dopo l’elezione. Si

chiude nelle sue stanze fra la costernazione

dei cardinali e del mondo intero.

(…) “Habemus Papam” è un film

ben fatto. Si sorride nell’ironia e autoironia

di Moretti, che avviluppa questo

moderno “gran rifiuto” nel consueto

groviglio di una tentacolare psicoanalisi

che avviluppa ogni cosa, senza

peraltro guarirne nessuna. Come non

sorridere guardando la elegante faccia

da “sessantottato” di Moretti che

racconta ai cardinali perché la moglie,

naturalmente anche lei psicoanalista,

lo ha lasciato per un altro psicoanalista?

E quel Papa smarrito, un grande

Michel Piccoli, non fa forse tenerezza

mentre cerca se stesso per Roma, e

non si trova? Anche i cardinali sono

raccontati con una simpatia affettuosa,

uomini semplici che giocano a carte

e a pallavolo per ingannare l’attesa.

Purtroppo, appunto, questa Chiesa

amichevolmente raccontata dietro

le quinte del Conclave sta per finire:

giacché il successore di Pietro, smarrito,

rifiuta. Insomma, questa volta non

la Messa (per citare un suo precedente

film, “La Messa è finita”, del 1985),

ma proprio la Chiesa è finita. Non c’è

acrimonia nel film, anzi quasi un’ombra

di malinconia. Come le condoglianze

di Moretti al capezzale di una grande

vecchia, per cui si aveva una qualche

simpatia. Chi guarda, pure sorridendo,

non può non vedere però che questa

Chiesa non è quella reale, ma quella

che Moretti immagina. Fateci caso:

tra i 107 cardinali che vegliano in un

momento così grave, c’è chi fa i puzzle

e chi beve tranquillanti, ma il regista

non ne immagina nemmeno uno

che preghi. Già, che preghi: non uno

che domandi a Dio. Una dimenticanza

non casuale. Nello sguardo di Moretti

la Chiesa è fatta solo dagli uomini,

e Dio è il grande latitante - per non

parlare dello Spirito Santo, che in questa

elezione avrebbe clamorosamente

fallito. E come il povero Papa depresso,

anche i cardinali, pure così simpatici,

sembrano prescindere dal primo fondamento

della fede cristiana: cioè l’essere

in Cristo, cioè il radicale costante

Cinema

rapporto con la carnale concretezza di

Cristo. Brava gente, generosa, che però

non sa a che santo votarsi. Certo, una

Chiesa senza Cristo sarebbe destinata

a finire. Non è andata così, da duemila

anni a questa parte, ed è strano. Tutti

gli imperi, i regni, i partiti, le rivoluzioni,

tramontate. E il trono di Pietro ancora

lì - inspiegabile. Lo sguardo pure acuto

di Moretti vuole vedere nella Chiesa

solo una faccenda di uomini. Cresciuto

nei tentacoli di una psicoanalisi di cui sa

sorridere, Moretti non si accorge che

la Chiesa di “Habemus Papam” è solo,

per usare il gergo psicoanalitico, una

sua “proiezione”. Ha immaginato la

morte di una Chiesa vecchia e confusa,

ma gliene è sfuggita l’essenza: l’essere

la Chiesa “corpo e membra” di Cristo.

Film elegante, con bravi interpreti, che

può piacere a Cannes. Il film di cui il

pubblico, uscendo dalle sale, dirà: carino

e intelligente. Attenzione però a

quella profonda dimenticanza, a quel

non sapere vedere l’essenziale in questa

vecchia Chiesa, che tuttavia sopravviverà

anche a Freud e ai suoi eredi.

Cioè, grazie delle gentili condoglianze,

ma la Chiesa - cioè noi, credenti in Cristo

- siamo ancora piuttosto vivi.

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per iscrizioni e info

frandreatirelli@libero.it - cell.3408263919

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un’operazione semplice

ai Francescani di Puglia e Molise

per il recupero di giovani tossico e alcoldipendenti

per l’accoglienza e l’integrazione degli extra comunitari

per una presenza francescana in terra di missione

per annunciare Cristo al mondo di oggi

per la formazione di giovani alla vita religiosa

Una firma che costa nulla, per noi e’ un dono prezioso!

Codice fiscale dei Frati Minori di Puglia e Molise 80002950717

i frati minori di Puglia e Molise

danno il benvenuto

a fr. Michael Perry

Vicario Generale

fr. Michael Perry

e a fr. Vincenzo Brocanelli

Definitore Generale

Assemblea della fraternità provinciale

20-22 giugno 2011

San Giovanni Rotondo

fr. Vincenzo Brocanelli

Marcia Francescana

In caso di mancato recapito, rispedire al mittente, che si impegna a pagare quanto dovuto per legge. Grazie!

Curia Provinciale OFM Convento San Pasquale - 71121 Foggia

GMG

16 - 21 agosto 2011

per info

www.familiafranciscana-ita.blogspot.com

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