degli emiliani - Comune di Bologna

comune.bologna.it

degli emiliani - Comune di Bologna

TARIFFA REGIME LIBERO: POSTE ITALIANE S.P.A. - SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE 70% - DCB (BOLOGNA)

Due nuovi

restauri

San Martino

e i capolavori

ritrovati

www.comune.bologna.it/iperbole/buonenuove

Dopo sismA

L’inguaribile

voglia di vivere

(e di lavorare)

degli emiliani

Fabio RaFFaelli

Terza generazione di

giornalisti (il nonno

Arnaldo Geraldini è

stato una delle più

importanti firme del

Novecento, il padre

Filippo un grande inviato

del Dopoguerra,

la madre Ornella una delle prime croniste giudiziarie)

Fabio Raffaelli nasce, professionalmente,

in Francia dove debutta, come corrispondente,

per la Rizzoli.

Caporedattore per oltre venti anni de Il Resto

del Carlino, nel 1998 viene nominato direttore

editoriale del circuito televisivo E’ tv- Rete7.

Negli anni, in collaborazione con il padre Filippo,

edita ben 26 volumi, alcuni dei quali (basti

citare ‘I segreti di Bologna’ o ‘Il Nettuno si racconta’)

oltrepassano le centomila copie.

Nel 2002 Raffaelli decide di tornare ‘on the

road’ ideando e portando a termine un’ambiziosa

operazione multimediale, la Bologna-Miami.

Oltre sessantamila chilometri attraverso tre

continenti e ventiquattro Paesi a bordo di due

fuoristrada per portare nel mondo l’immagine

di Bologna e dell’Emilia-Romagna. Il tutto patrocinato

dal Ministero delle Attività Produttive

e dall’Istituto per il Commercio Estero.

Il viaggio, in cifre, è stato seguito da oltre 200

testate giornalistiche in tutto il mondo e ha dato

vita a 45 ore di programmi televisivi.

L’autorevole CNN lo ha definito ‘un’impresa

senza precedenti’.

Appassionato di teatro e musica classica Raffaelli,

per finanziare i restauri dello splendido monastero

benedettino, ha dato vita, nel 1989, al

Festival Internazionale di Santo Stefano.

Nel 1992 ha ideato il Premio ‘Ornella Geraldini-Donne

per il giornalismo’, insignito nel 2000

della medaglia d’argento del Presidente della

Repubblica. Nel corso di diciotto edizioni ha

premiato i nomi più importanti del giornalismo

al femminile.

In collaborazione con Con il patrocinio di

6

Fabio RaFFaelli

CAPITANI CORAGGIOSI 3

CAPITANI

Fabio RaFFaelli

i nuovi grandi dell’emilia Romagna

Prefazione di Massimiliano Marzo

editrice Moderna

3

C

O

RAGGI

O SI

Cosa significa ‘fare impresa’? E, in particolare, cosa

significa ed implica il ‘fare impresa’ in un momento

di crisi come quello che caratterizza il secondo

decennio del nuovo secolo? Non sono domande

semplici alle quali dare una risposta convincente...

...Imprenditore è colui che ha un’idea di realizzazione

di un prodotto, un processo, e che rischia in

proprio per il suo sviluppo. Alla base di ogni atto

di impresa ci sono due fattori fondamentali: l’innovazione

(di processo o di prodotto) e la capacità

di assumersi il rischio dello sviluppo. Essere innovativi

significa avere a disposizione un bagaglio di

conoscenze, cultura tecnica e abilità pratica.

L’innovazione nasce dal magico incontro tra l’esperienza

o conoscenza (l’imparare dal fare, o learning

by doing, come si dice in inglese) e le abilità

pratiche di progettazione. La capacità di rischiare è

innata ed è quello che contraddistingue un grande

imprenditore da un bravissimo artigiano. I Capitani

Coraggiosi presentati in questa terza tappa del

‘viaggio’ ideato da Fabio Raffaelli sono tutti rispondenti

all’identikit che ho ora disegnato. L’esperienza

di queste uomini (e donne) ci insegna come sia

ancora oggi possibile, in un’epoca post-industriale,

essere innovativi. Tuttavia vale chiedersi quali sono

i limiti, oggi, dell’attività imprenditoriale. Fondamentalmente

esistono due tipi di limitazioni. Una

prima è di carattere esterno, ed è principalmente

dovuta alla situazione dell’ambiente circostante.

La pressione fiscale, la burocrazia, gli oneri finanziari,

le difficoltà dell’ambiente circostante e altro,

rappresentano una serie di vincoli ‘esterni’ all’attività

imprenditoriale, che possono essere tenuti sotto

controllo attraverso un insieme di investimenti che

vanno da una struttura efficiente di consulenti alle

cosiddette ‘relazioni esterne’, utili a creare un ambiente

circostante favorevole all’attività di impresa.

La pressione fiscale è uno degli oneri più complessi

che determina a volte il successo o meno di una

determinata iniziativa imprenditoriale. Contesti

economici in cui la pressione fiscale è eccessiva

spesso scoraggiano le imprese, e creano le premesse

per una forte delocalizzazione delle attività. Ma

anche le relazioni sindacali rappresentano il termometro

della salute di un sistema imprenditoriale:

non vi può essere sviluppo di impresa senza il

concorso delle maestranze, senza il coinvolgimento

dei lavoratori alla sfida totalizzante che comporta

l’attività di impresa.

Spesso, infatti, le imprese di successo sono proprio

quelle nelle quali il dipendente è egli stesso parte

del progetto...

Dalla prefazione di Massimiliano Marzo

5

Cerimonia il 27

all’Archiginnasio

capitani coraggiosi cop-3.indd 1 6-07-2012 12:24:09

Bologna premia

il coraggio

dei suoi capitani

Giovani

alla ribalta

Rotoract,

una forza

per il futuro

Anno IX - n° 8

Ottobre 2012

Foto © Piero Martinello

3

14


Come possono oggi convivere due Italie così diverse?

Ogni volta che mettiamo

la parola ‘fine’

ad un nuovo numero

della rivista mi viene

spontanea una domanda.

Ma come fanno a

convivere due Italie

così diverse?

Come è possibile che

consiglieri regionali

(già super pagati) lucrino

persino sul rimborso

casa-lavoro e

qualcun altro, a pochi

chilometri di distanza

si offra volontario per

assistere un anziano

o per restaurare un

occhio di portico malandato?

Di che stupirsi, direte

Il Consiglio direttivo dell’Associazione no profit,

editrice di “Le Buone Notizie”, è così formato:

Giorgio Albéri - Presidente

Fabio Raffaelli - Vice Presidente

ornella Elefante - Segretario/Tesoriere

maria Dagradi - Consigliere

paola miccoli - Consigliere

Andrea ponzellini - Consigliere

Luisella Gualandi - Revisore dei conti (Presidente)

Donatella Bruni - Revisore dei conti

2

voi, se conviviamo,

quasi da sempre, con

episodi di palese corruzione,

di violazione

delle più elementari

regole del vivere civile,

di ignoranza esibita

come una virtù?

Non mi pare di cogliere

notizia, su Internet

o sui giornali,

di un pari degrado

nei paesi a noi vicini.

Spesso, colti con

le mani nella marmellata

(pensiamo

solo alle tesi di laurea

copiate o altro),

gli amministratori si

Comitato di Redazione:

Valentina Caprini, Giorgia Fioretti,

massimo Guandalini

dimettono, chiedono

pubblicamente scusa,

cercano un rapido

oblio dalla scena

pubblica.

I tanti Batman della

nostra compagine

politico-amministrativa

cercano invece i

riflettori, quasi fosse

una passerella.

Io un ladro?

Ma scherziamo?

I tempi lunghi della

Giustizia e la memoria

(purtroppo) cortissima

degli italiani

permettono la sopravvivenza

di per-

BASTANO 30 EURO PER SOSTENERE

da ritornare via fax al 051/436558

SCHEDA PER SOSTENERE E ABBONARSI ALLA RIVISTA “LE BUONE NOTIZIE”

Io sottoscritto, per conto - proprio, dell’Associazione, dell’Ente - chiede di attivare n° ...................... abbonamenti (10 numeri a 30 euro) a partire

dal mese di ............................................ dell’anno ............................... Allego fotocopia del pagamento avvenuto sul c/c postale n° 60313194, ABI 07601, CAB

02400, Codice Iban IT47 N076 0102 4000 0006 0313 194 intestato all’Associazione Buone Notizie. La rivista è da inviare a:

1. Nominativo ............................................................................................................................................................. Via .............................................................................................................................. cap ............................................

città .......................................................................................................................... prov. ...................................... tel. ............................................................................. e-mail ...............................................................................................

2. Nominativo ............................................................................................................................................................. Via .............................................................................................................................. cap ............................................

città .......................................................................................................................... prov. ...................................... tel. ............................................................................. e-mail ...............................................................................................

data ............................................ Firma ...............................................................................................................

sonaggi che in altri

paesi dovrebbero rasentare

i muri.

Da noi si può essere

accusati di crimini

orrendi e, il giorno

dopo, vestire le vesti

dei martiri o, ironia,

degli ‘accusatori’.

Una sorta di ping

pong mediatico che

non ci fa certo onore.

Sto, da sempre, dalla

parte di chi sostiene

che la ripresa arriverà

con gesti concreti

di sobrietà e di eleganza

intellettuale.

Credo che l’esercito

Visitate il nostro sito

www.comune.bologna.it/iperbole/buonenuove

Le Buone Notizie nasce da un’idea

di Francesca Golfarelli e Fabio Raffaelli

Testi e fotografie vanno inviati all’e-mail

info@bolognamiami.it

Edito da Associazione Buone Notizie

Redazione: Piazza Volta, 7 - 40134 Bologna

Tel. 051.6142327 - Fax 051.436558

Direttore responsabile: Fabio Raffaelli

Direttore editoriale: Giorgio Albèri

Segreteria di redazione: Ornella Elefante

delle persone realmente

perbene sia

ancora corposo ma

ho anche paura che

esempi nefasti non

possano altro che

portare cattivi frutti.

Una certa rassegnazione

della nostra

gioventù forse è anche

strettamente legata

a questo degrado

morale che ci

sovrasta, incombente

come quelle masse

di cartone che ci

mettevano angoscia

nei primi film sul futuro.

Buona lettura

Dal vostro direttore

Fabio Raffaelli

Stampa: Tipolito Casma - via B. Provaglia 3 - Bologna

Registrazione al Tribunale di Bologna n° 7361 del 11/09/2003


Il sisma e le risorse infinite degli emiliani

Mi fa male al cuore il

silenzio del mio paese

ove non transitano

più le automobili, ove

non giocano i bambini nel

giardinetto pubblico, ove gli

avventori siedono davanti

ai bar chiusi, ove gli anziani

non sono più fermi, appoggiati

alla bicicletta intenti a

“risolvere” le sorti dell’Italia

o del mondo…mi mancano

perfino i tir che facevano

tremare i vetri della mia

casa! Questo silenzio irreale

però fa più rumore di

un jet supersonico. Accade

di sovente che si apprezza

il valore di persone o cose

solo dopo la loro perdita,

solo allora ci si appropria

di ciò che è essenziale per

l’uomo, solo allora ci si ripromette

di cambiare stile

di vita, di rivedere i rapporti

umani. Lentamente i buoni

propositi si accantonano e

tutto torna come prima, ma

questa volta no, non sarà

mai più come prima.

Il terremoto non ha guardato

in faccia nessuno,

impietoso ha messo sullo

stesso piano ricchi e poveri,

sacro e profano, utile e dilettevole;

solo gli stolti ora

trovano il tempo per polemizzare,

quando invece

dobbiamo saper accettare

questo, come fatto ineluttabile.

Nelle terre emiliane

umiliate, ma non dome, c’è

il meglio dell’agro alimentare,

della ceramica, del

biomedicale, della moda,

della meccanica, dei motori.

Gli emiliani sanno cosa

fare proprio nel momento

in cui sembra che tutto sia

perduto, quando la salute

vacilla, il lavoro preoccupa,

la terra continua a tremare

ritrovano quei valori dei

propri avi per molti altri

desueti, purtroppo: solidarietà,

orgoglio, amicizia,

determinazione, passione,

operatività, silenzio.

Ho ammirato il “silenzio”

di tanti che nel rimuovere

i detriti, il fango, gli arredi

non imprecavano contro la

mala sorte, ma ne cercavano

nonostante tutto una

ragione, perchè “questa

volta è toccato a noi e non

si possono dare pugni al

cielo.”

Bella questa lezione di

saggezza! Saggezza che

non deriva certo da studi

accademici, ma dall’accettazione

anche del male,

e questo terremoto tanto

male ci ha fatto, come parte

della vita, nelle cui leggi

si alternano stadi positivi e

negati come si alternano le

stagioni.

La mia gente sa che la

priorità sono le fabbriche,

il ripristino della filiera produttiva,

ma sa anche che

ogni animale ha la sua tana

il suo nido e quindi ogni famiglia

deve avere la propria

casa, come ogni comunità

la propria chiesa, il proprio

luogo di aggregazione. Il

campanile- torre- fin dal

medioevo è simbolo della

comunità, arrivando da

lontano ti dice “sei a casa”

ed il cuore si rallegra.

Da qui il termine di campanilismo

a volte frainteso,

o l’espressione “all’ombra

del campanile” che può

sembrare limitativa, ma

che dà invece un senso all’

esistenza.

A quei pochi campanili rimasti

miracolosamente in

piedi, per ora, rivolgo una

supplica: resistete, vi prego,

perché guardandovi ci

date la forza di riprendere

in mano la nostra vita.

Sono certa che questa

tremenda esperienza farà

diventare più buoni coloro

i quali già erano buoni e

probabilmente esaspererà

coloro i quali erano avvezzi

alla negatività, alla polemica,

alla critica non costruttiva,

alla delega della

responsabilità.

Io sto diventando sempre

più umile, più attenta

all’altro, più pronta ad

ascoltare, perché in paese

ognuno ha la sua storia da

raccontare, la sua sofferenza

da metabolizzare, la sua

unicità da esaltare.

E darsi da fare per gli altri

fa bene, perché concede

una pausa all’egoistico

pensiero di essere al centro

del mondo.

Le ore del giorno passano

così con una certa velocità,

ma al calar della sera,

quando il buio stende il suo

manto, riappaiano i fantasmi

della paura, dell’attesa

e la notte non passa mai.

Mi alzo presto con la voglia

di fare, con il desiderio di

cancellare gli incubi o di

portare ancora conforto a

chi è più disagiato, solo o

disperato. Così giorno dopo

giorno, sto imparando a

viverlo come fosse l’ultimo,

ma ad un tempo il primo di

una nuova vita, perché non

sarà mai più nulla come

prima.

Anna Ardizzoni

3


Collezionismo librario, raccogliere è seminare

Si è appena conclusa

a Bologna,

con un

grande successo di

pubblico, la nona edizione

di Artelibro-Festival

del Libro d’arte,

che da quest’anno

è entrata nella programmazioneufficiale

del Comune di

Bologna.

Un appuntamento

ormai consueto per

migliaia di visitatori

che a Palazzo Re

Enzo e del Podestà

hanno potuto seguire

mostre, incontri, dibattiti,

presentazioni

di libri, progetti, conferenze

e laboratori

per ragazzi.

Aperta il 20 settembre

2012 dalla lectio

magistralis del giurista

e bibliofilo Guido

Rossi, questa edizione

ha avuto al centro

4

il tema del “collezionismo

librario: raccogliere

è seminare”,

argomento trasversale

che ha unito le

collezioni del territorio

con il mercato

che ruota attorno ai

fenomeni di consumo

ed il collezionismo

del libro d’arte.

Nella mostra-mer-

cato di Palazzo Re

Enzo è stato esposto

tutto ciò che è raro

nel mondo dei libri:

editoria di pregio, volumi

antichi, pubblicazioni

a tiratura limitata,

pezzi unici

creati dagli artisti,

editoria di nicchia e

sperimentale, riviste

specializzate.

Un programma culturale

che ha seguìto

diversi percorsi, con

numerose iniziative

dedicate anche

quest’anno in particolare

al libro d’artista.

Ne citiamo solo

alcune.

Al “Museo della Musica”

sono state

esposte le esperienze

innovative che a

partire dalla metà

degli anni sessanta

hanno rivoluzionato

il prodotto editoriale,

con contaminazioni

tra disegno grafico e

supporto sonoro di

artisti quali Enzo Minarelli,

Adriano Spatola,

Pirro Cuniberti e

Emilio Isgrò.

Nella “Biblioteca Universitaria”

di Bologna

è stata ospitata la

mostra “C_artelibro”,

dove 50 artisti contemporanei

hanno

inventato la prima

pagina del loro libro

ideale, su altrettanti

quaderni bianchi

realizzati con carte

speciali e poi

riprodotti in un unico

libro d’artista.

Nella “Sala dei Codici

Miniati” del Museo Civico

Medievale sono

stati esposti otto

preziosi corali benedettini

riccamente

miniati, provenienti

dal Monastero di

San Sisto a Piacenza,

mentre nel Lapidario

dello stesso Museo

erano collocate le

tavole realizzate nel

1947 da Henry Matisse

per il libro Jazz.

Diverse poi le mostre

a tema: in particolare,

nel Loggiato di

Palazzo Re Enzo, l’installazione

di Lorenzo

Perrone “Il Mondo

offeso” a cura di Eli

Sassoli de’ Bianchi

e nelle Sale Rubbiani

“Cutter” con

l’esposizione di libri

d’artista di Cristian

Chironi. Interessanti

convegni e tavole

rotonde, nell’ambito

di “Artelibro Professionale”,

hanno approfondito

le problematiche

più attuali

dell’editoria d’arte,

delle biblioteche e

del mercato antiquario,

come pure si è

indagato a fondo lo

stretto rapporto tra

libri ed iconografia

artistica.

Molte sono state le

iniziative delle istituzioni

cittadine, che

hanno confermato

per Bologna l’immagine

di una “biblioteca

d’arte diffusa”,

offrendo il meglio

del suo straordinario

patrimonio librario

attraverso le Biblioteche,

le Istituzioni

ed i Musei della città.

Roberta Bolelli

Come sostenere

le Buone Notizie?

Bastano

Euro30

Vedi a pagina 2


Una formula magica? ‘Startup yourself’

Per chi non lo

sapesse, il termine

startup

può esser riassunto

nel suo più corretto

sinonimo: neoimpresa,

caratterizzata da

un alto tasso d’innovazione,

crescita

e rischio. Corrado

Passera, attuale ministro

dello sviluppo

economico, recentemente

ha descritto il

fenomeno in un altro

modo: “la filosofia di

chi non si accontenta

di quel che già c’è”.

Io aggiungerei coraggio

e desiderio

di mettere realmente

in pratica anni di

studio, la voglia di

creare e di credere

in un sogno.

E ancora la voglia di

affrontare la crisi con

cui i mass media ci

martellano ogni giorno,

creando valore

non solo per noi ma

per tutti quelli che ci

circondano.

In tanti ultimamente

si reinventano, “startuppano”

sè stessi.

Questo vuol dire, prima

di tutto, comprendere

e accogliere

positivamente

la cultura del fallimento,

intesa come

esperienze volte a

formarci caratterialmente

e professionalmente.

Essere ottimisti nonostante

il risultato,

perchè in fondo

quello che abbiamo

imparato da situazioni

negative ci aiuterà

in futuro a fare di

meglio.

Accettato questo,

bisogna prepararsi

mentalmente ad una

lunga maratona, fatta

di mille imprevisti.

Come dissi un po’

di tempo fa ad un

investitore interessato:

“la notte non

si dorme e i weekend

non esistono più”.

Insomma, per fare

impresa ci vuole tanta

passione e il mio

augurio è che tutti

quelli che ce la

mettono riescano a

raggiungere i propri

obiettivi.

Dopo più d’un anno

di lavoro e tanti problemi

e ostacoli che

ci hanno messo duramente

alla prova,

anche noi ci stiamo

finalmente affacciando

sul mercato con

la nostra startup,

Sgnam.it: è un portale

web che permette

d’ordinare cibo a

domicilio dai ristoranti

convenzionati

più vicini a dove si

trova il cliente.

In pochi click e grazie

all’interazione diretta

col ristoratore, dotato

di un tablet con un

applicativo creato ad

hoc per la gestione

degli ordini, si può

ricevere a casa il proprio

piatto preferito.

L’online food delivery

è un mercato

in grande crescita

negli ultimi anni ma

da poco in Italia: un

po’ per il gap tecnologico,

un po’ per

la nostra raffinata

cultura del cibo. Noi

abbiamo cercato di

migliorare il sistema

dando più valore al

consumatore finale.

Un esempio può essere

la focalizzazione

su quelle nicchie di

clientela come i celiaci

o i vegetariani,

assieme alla possibilità

di ordinare cibi

halal e kosher.

Inoltre il 5% dei profitti

viene donato a

BolognAIL, associazione

italiana contro

le leucemie, linfomi

e mieloma. La strada

da fare per vincere

questa scommessa

è ancora tanta ma la

voglia che abbiamo

d’arrivare in fondo è

ancora di più.

Giovanni Cavallo,

startupper

L’Emilia-Romagna premia i suoi Capitani

CAPITANI

Uno scenario unico e raro, la splendida Sala dello Stabat

Mater, orgoglio dell’Archiginnasio bolognese.

Fabio RaFFaelli

Terza generazione di

Fabio RaFFaelli

Per un evento che, ancora giornalisti (il una nonno volta, premia coraggio e

Arnaldo Geraldini è

C

stato una delle più

importanti firme del

determinazione dei nostri imprenditori.

Novecento, il padre

Filippo un grande inviato

del Dopoguerra,

la madre Ornella una delle prime croniste giudi-

Il lungo viaggio di Fabio Raffaelli, giornalista e autore della fortunata

O ziarie) Fabio Raffaelli nasce, professionalmente,

in Francia dove debutta, come corrispondente,

per la Rizzoli.

Caporedattore per oltre venti anni de Il Resto

del Carlino, nel 1998 viene nominato diretto-

serie ‘Capitani Coraggiosi’ si conclude idealmente il prossimo 27

RAGGI

re editoriale del circuito televisivo E’ tv- Rete7.

Negli anni, in collaborazione con il padre Filippo,

edita ben 26 volumi, alcuni dei quali (basti

citare ‘I segreti di Bologna’ o ‘Il Nettuno si rac-

ottobre alle ore 11, proprio conta’) a oltrepassano Bologna le centomila copie. con l’assegnazione degli

Nel 2002 Raffaelli decide di tornare ‘on the

road’ ideando e portando a termine un’ambiziosa

operazione multimediale, la Bologna-Miami.

Oltre sessantamila chilometri attraverso tre

ambiti riconoscimenti di Capitani dell’Anno 2012, iniziativa

continenti e ventiquattro Paesi a bordo di due

fuoristrada per portare nel mondo l’immagine

di Bologna e dell’Emilia-Romagna. Il tutto patrocinato

dal Ministero delle Attività Produttive

e dall’Istituto per il Commercio Estero.

sostenuta

Il viaggio, in cifre, è stato seguito da oltre 200

testate giornalistiche in tutto il mondo e ha dato

vita a 45 ore di programmi televisivi.

L’autorevole CNN lo ha definito ‘un’impresa

da Carisbo -

senza precedenti’.

Appassionato di teatro e musica classica Raffaelli,

per finanziare i restauri dello splendido monastero

benedettino, ha dato vita, nel 1989, al

Banca Intesa

Festival Internazionale di Santo Stefano.

Nel 1992 ha ideato il Premio ‘Ornella Geraldini-Donne

per il giornalismo’, insignito nel 2000

della medaglia d’argento del Presidente della

Repubblica. Nel corso di diciotto edizioni ha

e da Baker

O premiato i nomi più importanti del giornalismo

al femminile.

Tilly Revisa, i nuovi grandi dell’emilia Romagna SI

In collaborazione con Con il patrocinio di

Prefazione di Massimiliano Marzo

importante

editrice Moderna

gruppo di

capitani coraggiosi cop-3.indd 1

revisione a

livello nazionale.

Alla cerimonia parteciperanno i sedici

protagonisti di ‘Capitani Coraggiosi 3’

(presto in tutte le librerie).

Per partecipare è possibile prenotarsi con

una mail indirizzata a

editutto@gmail.com

Fabio RaFFaelli

CAPITANI CORAGGIOSI 3

5

3

Cosa significa ‘fare im

significa ed implica i

to di crisi come que

do decennio del nuo

semplici alle quali da

...Imprenditore è col

zione di un prodotto

proprio per il suo sv

di impresa ci sono d

novazione (di proces

di assumersi il rischi

vativi significa avere

conoscenze, cultura t

L’innovazione nasce

rienza o conoscenza

ning by doing, come

pratiche di progettaz

innata ed è quello ch

imprenditore da un

tani Coraggiosi prese

‘viaggio’ ideato da Fa

denti all’identikit ch

za di queste uomini

ancora oggi possibile

essere innovativi. Tut

i limiti, oggi, dell’att

mentalmente esiston

prima è di carattere

dovuta alla situazio

La pressione fiscale,

ziari, le difficoltà de

rappresentano una se

vità imprenditoriale

controllo attraverso u

vanno da una struttu

cosiddette ‘relazioni

biente circostante fav

La pressione fiscale è

che determina a vo

determinata iniziat

sti economici in cui

spesso scoraggiano le

per una forte deloca

anche le relazioni si

mometro della salute

le: non vi può essere

concorso delle maestr

dei lavoratori alla sfi

l’attività di impresa.

Spesso, infatti, le im

quelle nelle quali il

del progetto...

Dalla prefa


San Martino Maggiore e i capolavori ritrovati

è

stato Angelo

Zanotti a presentare

, nella

Basilica di San Martino

Maggiore uno

splendido recupero,

frutto di un intenso

e certosino lavoro

di restauro. Sotto i

riflettori il Crocifisso

ligneo del pulpito

6

(XVIII secolo) e il

dipinto raffigurante

la Sacra Famiglia con

i Santi Giovannino,

Elisabetta e Zaccaria

(XVI secolo), opere

che grazie al magistrale

intervento del

laboratorio di Silvia

Baroni hanno ritrovato

i cromatismi ori-

ginali,precedentemente offuscati dalla

patina.

L’incarnato del corpo

di Cristo crocifisso

collocato sull’elegante

pulpito realizzato

nel 1724 da Antonio

Casagrandi, notevolmente

scurito causa

il fumo delle candele

e la polvere accumulatasi

nel tempo,

è stato recuperato

rendendo possibile

apprezzare il delicato

modellato con stilemi

ancora influenzati dal

gusto seicentesco.

La pulitura del corpo

è stata eseguita con

solventi non aggressivi

e, in alcune parti,

con il bisturi.

La rimozione della

patina del perizoma,

di un tenue colore

rosato con un sottilissimo

rigatino, è stata

completamente effettuata

con il bisturi.

Oltre a far riemergere

i colori originali, il

restauro del quadro

raffigurante la Sacra

Famiglia con i Santi

Giovannino, Elisabetta

e Zaccaria, finanziato

da Francesco

Cantatore, ha consentito

di apprezzare

i panneggi e i model-

lati,precedentemente mortificati dall’azione

del tempo.

Il dipinto, ascrivibile

a Prospero Fontana

(1512-1597) o al suo

allievo Lorenzo Sabbatini

(1530- 1577),

è abbastanza inusuale

in quanto nelle

opere raffiguranti la

Sacra Famiglia con

San Giovannino raramente

compaiono

i genitori del Santo,

cioè Elisabetta, cugina

di Maria Vergine,

e Zaccaria, sommo

sacerdote del tempio

di Gerusalemme.

Nella parte superiore

si librano in aria tre

angeli reggenti due

mele e una ghirlanda

di rose, elementi simbolici

che richiamano

il peccato originale,

la rinascita mistica e

la purificazione.

A. Z.


Una giornata nel regno dei corazzieri

In una breve gita nella

città eterna, ho avuto la

fortuna di poter visitare

la Caserma dei Corazzieri

intitolata al Maggiore Alessandro

Negri di Sanfront,

Comandante degli Squadroni

Carabinieri nel glorioso

episodio della Carica di Pastrengo.

Sono stato ricevuto dal Maggiore

Alberto Cicognani, Vice

Comandante del Reggimento

che mi ha dato la possibilità

di visitare il prestigioso museo,

la selleria e la scuderia.

Tutti noi siamo soliti guardare

con ammirazione i Corazzieri

a cavallo quando fanno

la scorta d’onore a Capi di

Stato o quando procedono

lentamente sulle maestose

motociclette.

Mi soffermo a leggere una

bacheca nella quale è scritta

la storia: “I Corazzieri,

rappresentano la più antica

unità militare dello Stato

in quanto discendono dalle

“Guardie del Corpo” istituite

nel 1557 da Emanuele

Filiberto, Duca di Savoia.

Nel 1868 la ‘guardia’ venne

inquadrata nell’Arma dei Carabinieri

con la denominazione

di ‘Squadrone Carabinieri

Guardie del Re’. Il Comando

divenne amministrativamen-

te autonomo con il nome

di Reggimento Carabinieri

Guardie della Repubblica il

4 novembre 1990, infine nel

dicembre 1992, il Presidente

Scalfaro, ha fissato l’attuale

denominazione del reparto

in ‘Reggimento Corazzieri’.

Funzione principale del Reggimento

è la guardia d’onore

e di sicurezza del Presidente

della Repubblica. Al di fuori

del Palazzo del Quirinale

il servizio di protezione al

Capo dello Stato è assicurato

dalla scorta d’onore

in motocicletta o a cavallo,

a seconda della solennità

delle cerimonie. Inoltre, il

Reggimento svolge compiti

di guardia e scorta d’onore

ad altri Capi di Stato in

visita ufficiale, funzioni di

polizia giudiziaria e di pubblica

sicurezza all’interno del

Quirinale.

Durante il cordiale colloquio,

mi viene detto che l’arruolamento

dei Corazzieri non

è diretto. Tutti i componenti

del Reggimento sono carabinieri

che, oltre al possesso

del requisito fisico della

statura (almeno 190 cm),

devono provenire da reparti

dell’Arma dopo un periodo

minimo di almeno sei mesi di

servizio effettivo svolto con

ottimo rendimento.

Nelle scuderie noto la cura

con la quale sono trattati

i maestosi cavalli. E’grazie

all’operosità dei Corazzieri

falegnami e maniscalchi che

sono stati realizzati ampi

spazi delimitati per gli animali.

All’ingresso dell’ampio

perimetro, vi sono due

targhe sulle quali è scritto:

“Nearco” e “Dublino”, due

cavalli che in passato, grazie

ai risultati ottenuti in ambito

sportivo, hanno contribuito

ad accrescere l’immagine

del Reparto. I 43 cavalli

in esse ospitati, sono quasi

tutti di razza irlandese, di

grande prestanza fisica ed

eleganza nelle forme ed hanno

un temperamento idoneo

all’impiego nei servizi istituzionali.

Inizialmente l’addestramento

di cavalli e cavalieri

avveniva all’aperto poi è

stato costruito un maneggio

al coperto per permettere a

tutti i cavalli in organico di

essere “mossi” quotidianamente.

L’abilità equestre,

infatti, costituisce uno dei

requisiti necessari per far

parte del Reggimento.

Grande interesse ha suscitato

in me la selleria in cui

sono custoditi tutti i finimenti

che compongono le

bardature per i cavalli ed i

materiali che sono utilizzati

per il quotidiano “governo

della mano”. Le selle di tipo

“inglese”sono utilizzate per

il lavoro di tutti i giorni, le

selle bardate per la Tenuta di

Gran Gala vengono utilizzate

in occasione di scorte d’onore

ed in cerimonie militari

alla presenza del Presidente

della Repubblica o di Capi

di Stato esteri. Particolare

di questa bardatura è la

gualdrappa di colore rosso

che riporta ricamato il monogramma

della Repubblica

Italiana. Particolarmente importante

è la conformazione

della sella che si deve adattare

alla schiena del cavallo

ed al cavaliere per evitare

al primo traumi alla colonna

vertebrale e fiaccature della

pelle ed al secondo errori

nell’assetto.

Il museo delle corazze mi ha

lasciato senza parole. Esse

rappresentano infatti l’elemento

distintivo dei Corazzieri

e sono costituite da due

parti unite tra loro da due

bretelle metalliche e tenute

insieme da una cintura in

cuoio. Sul fronte riportano il

“sole raggiante” con la “stella”

(simbolo delle Forze Armate

italiane) sovrapposta,

recante al centro, in epoca

Monarchica, il monogramma

del Re, e, in quella Repubblicana,

il leone, simbolo di

forza e di fedeltà alla Patria.

Al termine dell’interessante

“passeggiata” domando

se possono fare parte dei

Corazzieri anche le donne.

Mi viene data una risposta

affermativa, purchè raggiungano

il metro e novanta.

Giorgio Albéri

7


Così potremo ‘aggredire’ il Parkinson

Nessuno pensava

che un giorno

il Parkinson

sarebbe potuto diventare

una malattia

curabile, al massimo

si poteva sperare di

alleviarne i sintomi.

E invece una grande

scoperta della

medicina ha portato

alla luce una terapia

capace di “aggredire”

questa malattia

neurodegenerativa

caratterizzata da un

progressivo tremore

e difficoltà nei movimenti.

Ora c’è davvero una

speranza in più. Un

gruppo di scienziati

italiani dell’Istituto

Nazionale di Neuroscienze

(Inn) ha

identificato la proteina-sentinella

in grado

di prevenire l’insorgere

del morbo di

Parkinson: la ‘nuova

scoperta’ si chiama

C-Rel. L’assenza di

questa proteina del

cervello porta all’in-

sorgere dei sintomi

tipici del Parkinson.

Gli studiosi dell’Inn

(un consorzio di cui

fanno parte i centri

di ricerca delle università

di Brescia,

Cagliari e Verona),

hanno lavorato in sinergia

con i colleghi

di Cambridge e della

Cornell University di

New York.

Scoprire la proteina

8

sentinella del Parkinson

è senza dubbio

un passo notevole.

Ora l’obiettivo consiste

nell’individuare

una strategia farmacologica

che consenta

di potenziare il

funzionamento della

proteina.

La strada da percorrere

è ancora lunga:

al momento gli scienziati

stanno lavorando

con i pazienti che

presentano bassi livelli

di C-Rel per valutare

se alla base

del cattivo funzionamento

della proteina

possa essere individuata

una predisposizione

genetica

che consentirebbe

la diagnosi precoce

e la cura tempestiva

della malattia. Uno

studio che è accompagnato

a quello del

trattamento ritenuto

ad oggi più efficace,

quello a base di L-

Dopa, un composto

chimico capace di

combattere la carenza

di dopamina nel

cervello, altra causa

dell’insorgere della

malattia.

A fare da cavia, una

serie di topi di 18

mesi d’età. Gli scienziati

sono riusciti a

dimostrare come

nell’animale, in cui le

funzioni della C- Rel

vengono bloccate, si

sviluppano i sintomi

della malattia e che

i sintomi migliorano

con il trattamento

farmacologico a base

di L-Dopa.

Si apre così la pro-

spettiva di una cura

farmacologica efficace

e di concrete

speranze per i tanti

malati: una vera bella

notizia!

Donatella Bruni

Un corso per scoprire i misteri della terra

Il CVSC (Corpo Volontario Soccorso Civile) di Bologna offre

l’opportunità a tutti di scoprire un mondo fantastico inaugurando, il

prossimo ottobre, il XXVI Corso di Introduzione alla Speleologia 2012.

Il corso si propone di avviare le persone non solo alla ricerca e alla

esplorazione di grotte ma anche alla loro tutela. Non dimentichiamoci

che sul territorio bolognese esiste un’area carsica internazionalmente

nota: i Gessi Bolognesi, parte integrante del Parco Naturale Regionale

dei Gessi Bolognesi e dei Calanchi dell’Abbadessa. Il corso, che

parte il prossimo 10 ottobre per concludersi il 28 di novembre, si

compone di 7 lezioni teoriche e 6 lezioni pratiche. Le lezioni teoriche

si svolgeranno presso la sede del CVSC, cioè Villa Tamba (Via Selva

di Pescarola 26 Bologna) alle ore 21.00 di ogni mercoledì. Le lezioni

pratiche si svolgeranno in palestra di roccia ed in grotte sia locali

sia fuori regione.

Per informazioni: www.bolognaspeleologia.it,

Anna 339/8393099, 051/467598, annabrini@libero.it


Conflitti di coppia, dalla crisi all’incontro

Le parole sono molto

importanti nella relazione

tra esseri umani.

Se prendiamo un vocabolario

e cerchiamo il significato

della parola conflitto,

troviamo: scontro, guerra,

contrasto, contrapposizione.

Se cerchiamo il significato

della parola coppia,

troviamo: insieme.

Due parole quindi, in evidente

conflitto. Proprio

quello che a volte accade.

Sembrerebbero due realtà

lontane, addirittura opposte,

ma spesso si fondono

in un identico scenario.

Perché e come si creano

le basi di una rottura all’interno

di una coppia? Quali

possono essere gli elementi

che remano contro? E non

mi riferisco solo alla coppia

tradizionale formata da un

uomo ed una donna uniti

in matrimonio, ma anche

a tutte quelle situazioni in

cui tra due persone esiste

un rapporto affettivo profondo.

Quando nasce un conflitto,

spesso i protagonisti

cercano e si convincono di

trovarne le cause in qualcosa

che è accaduto adesso.

Cioè diventa convinzione

comune che sia accaduto

qualcosa di nuovo e di negativo

in un tempo recente

e che abbia scardinato gli

equilibri da tempo raggiunti

e consolidati. Potrebbero

essere problemi economici,

una relazione con un’altra

donna o un altro uomo, interferenze

di altre persone,

la nascita o l’adozione di un

figlio, la perdita del lavoro;

insomma qualcosa di molto

importante, però accaduto

di recente.

Certo, una situazione problematica

o particolarmente

importante può far

precipitare una situazione,

agendo come una sorta di

detonatore. Ma, è nel passato

che occorre ritornare.

Nel passato personale di

ciascun elemento della

coppia, ancora prima di

incontrarsi.

Cerco di spiegarmi meglio.

Proviamo a pensare a quella

volta in cui nella nostra

vita ci siamo innamorati

di qualcuno. Innamorati

veramente. Che cosa di lui

o di lei ci ha colpito? Che

cosa ci ha fatto … sentire

bene? Che cosa ci ha fatto

sentire… a casa…?

Spesso noi non ci pensiamo

o forse nemmeno lo

sappiamo, ma quando ci

si innamora di qualcuno è

perché più o meno inconsapevolmente

ci si convince

che ci renderà felici.

Quali sono le parole che dicono

gli innamorati? Una ricerca

di alcuni anni fa affermò

che la parola più detta è

proprio “felicità”. Ma perché

si è così felici? Perché c’è

un’aspettativa di fondo: si

crede e ci si convince che

l’altro saprà riconoscere e

soddisfare i nostri desideri,

saprà sostenere e sviluppare

le nostre risorse,

saprà proteggere le nostre

debolezze, saprà curare le

nostre ferite. E questo vale

per entrambi, perché anche

l’altro farà la stessa cosa

con noi.

è un po’ come se l’altra persona

diventasse “l’indossatore

dei nostri sogni”,

ma, la realtà è che anche

l’altro… ha i suoi vestiti/

desideri. Non può sempre

indossare i nostri.

Quand’è che più facilmente

si re-indossano i propri

vestiti? Quando c’è una

crisi. Cioè quando tutte le

nostre risorse interne sono

concentrate, impegnate

ed utilizzate a fronteggiare

l’evento. E’ come se

non ci fossero più energie

sufficienti per entrambi, è

come se ciascuno dei due

fosse troppo impegnato a

sopravvivere. In termini

emotivi, intendo.

Questo è un aspetto molto

importante perché la persona

oltre alla preoccupazione,

al timore legato

al problema contingente,

si sente abbandonato dal

proprio compagno o compagna.

Si sente abbandonato e

tradito, proprio perché

lasciato solo nel momento

di maggior bisogno. è

come se nei sotterranei del

nostro essere risuonasse

questa domanda: “Come

hai potuto fare questo?

Proprio tu, che dovevi

rendermi felice…

E da qui, la rabbia, le offese,

le parole usate come

armi per colpire, per ferire,

“…così capisci quello che

provo io!”

.Forse è da qui che possiamo

cominciare. Una grande

rabbia è sempre sostenuta

da un grande dolore, un

dolore che è provato e patito

da entrambi anche se in

forma e misura differenti,

perché differenti e diverse

sono le persone.

Le parole possono venirci

in aiuto: parole per comprendere.

Se noi parliamo con l’altro,

gli diamo strumenti per

capire e per capirci e se

noi ascoltiamo le parole

dell’altro abbiamo strumenti

per comprendere a

nostra volta.

Se riusciamo a non offenderci

reciprocamente,

forse al di là del dolore e

della paura potremo vedere

l’altro per quello che è veramente:

non un indossatore

di sogni, ma un essere

umano come noi, fragile e

forte, disorientato e saggio.

E allora il rapporto forse

potrà cambiare non in una

direzione di sconfitta o di

sfacelo, ma di crescita più

autentica. Più vera.

Paola Miccoli

9


La vita? meglio condirla con ottimismo

Qualcuno ha

detto: “Non

c’è schiavitù

migliore di essere

prigioniero della

Speranza”. E’ un pensiero

assolutamente

condivisibile in geriatria.

A pensarci bene,

la vita è fatta di una

serie enorme di eterni

opposti: giorno/

notte, alto/basso,

bello/brutto…

Così da sempre si affrontano

e si confrontano

nell’animo umano

due sentimenti:

ottimismo e cinismo.

Per il cinico l’ottimista

è, nella migliore

delle ipotesi, un povero

illuso mentre,

nella peggiore, egli

ha anche l’aggravante

di essere un perfetto

stupido. Di qui

nascono, dunque, la

malvagità dell’uomo

e la furbizia che inducono

l’essere umano

a considerare facile

preda chi non dimostra

di affrontare la

vita a muso duro.

Con la medesima

facilità, tuttavia, il

mondo, inteso come

il nostro “mondo psi-

Stefano Crooke,

autore del breve saggio

per Le Buone Notizie

10

cologico” e la realtà

che ci circonda, vengono

divisi in amici e

nemici; questi ultimi,

spesse volte, immaginari

e dai quali noi

ci dobbiamo “difendere”.

Tutto ciò rende

l’uomo brutto e la

vita una galera.

La persona anziana

nella visita geriatrica

viene valutata non

solo sotto il profilo

clinico, ma anche

sotto l’aspetto socioambientale,

nonché

dal punto di vista

del suo umore e del

suo stato affettivo. Si

tratta, insomma, di

una valutazione Bio-

Psico-Sociale con la

finalità di comprendere

le autonomie

nella vita quotidiana

che sono state perse

e che cosa si può fare

per recuperarle.

Tale criterio che va

sotto il nome di “ValutazioneMultidimensionale”

- essendo

diversi i domini da

esplorare - comporta

la somministrazione

di un test per la depressione.

In uno dei test più

frequentemente utilizzati

a tale scopo,

si pone al paziente la

seguente domanda:

“pensa di essere in

uno stato senza speranza?”

Se la risposta

è affermativa ciò è

indice di depressione.

Chi non spera, facilmente

dispera. L’ottimismo

non esclu-

de il realismo, ma

consente di trovare

una via di uscita da

un problema, od anche

l’accettazione del

problema stesso. Il

“negativismo”, invece,

taglia le gambe,

svuota l’uomo

delle sue energie e

lo espone ad una riduzione

delle difese

organiche e quindi

a malattie ed alla

morte.

Non è per nulla la

stessa cosa vedere il

bicchiere mezzo pieno

e vederlo mezzo

vuoto: nella seconda

ipotesi si vive meno

bene e ci si fa più

male.

Il cinismo è parte

integrante della matrice

stessa della potenziale

malvagità

del genere umano

e, giustamente, il

sociologo e filosofo

francese, Jean Baudrillard,

morto nel

2007, aveva scritto:

“L’Africa ha l’aids,

l’America del Sud ha

la droga, l’Islam ha

il terrorismo, il Terzo

Mondo ha il debito.

Gli unici successi

dell’Occidente sono i

virus elettronici ed il

crack della Borsa”.

Questo è ciò che succede

all’uomo, alla

società umana quando

si vive senza speranza

o si spera nelle

cose sbagliate.

L’ottimismo fa, quindi,

bene a noi ed a

chi sta intorno a noi.

Nessuno vorrebbe

che si dicesse di noi

stessi ciò che ha scritto

nel libro “La Volpe

e l’Uva”, il giornalista,

scrittore ed aforista

Roberto Gervaso: “E’

morto col sorriso sulle

labbra. Altrui”.

Stefano Crooke


Filarmonica all’insegna del Romanticismo

Il prossimo 13 novembreprenderà

avvio la nuova

stagione 2012-2013

della Filarmonica del

Teatro Comunale di

Bologna, articolata

su cinque importanti

serate, sotto la Direzione

Artistica del

Maestro Alberto Veronesi

ed in collaborazione

con il Teatro

Auditorium Manzoni,

che avrà come

Presidente onorario

Umberto Veronesi,

celebre medico ed

oncologo, ma anche

grande intellettuale

con forte passione

civile.

Nata nel 2008 per

volontà dei professori

dell’Orchestra del

Teatro Comunale di

Bologna, la direzione

del Maestro Veronesi,

cui venne affidata fin

dall’inizio, si è impegnata

fortemente per

fare della Filarmonica

un biglietto da visita

internazionale ed uno

strumento di relazione

e promozione

per tutta la comunità

economico-culturale

bolognese.

Quest’anno il ciclo

sarà dedicato ai capolavori

del Romanticismo,

con una particolare

attenzione

alle Sinfonie di Beethoven

e ai grandi

compositori russi.

Senza dimenticare

l’importante ricorrenza

wagneriana: un

omaggio, a duecento

anni dalla nascita del

celebre compositore,

che ha avuto una

profonda influenza

nel nostro territorio.

Come debutto il con-

certo di Antonin Dvoràk

e la “VI Sinfonia”

di Cajkovskij, con la

bacchetta di Alexander

Vedernikof, direttore

dell’Orchestra

Sinfonica di Stato

Russa e fondatore

dell’Orchestra Sinfonica

Filarmonica

Russa, considerato

tra i più celebri direttori

della nostra

epoca. Al suo fianco,

ospite d’eccezione, il

violoncellista Mischa

Maisky, allievo del

mitico Rostropovich

e musicista di fama

mondiale.

Seguirà il 5 dicembre

una novità assoluta

per l’Italia,

il triplo concerto di

Beethoven. Sul podio

Alberto Veronesi, che

si avvarrà della straordinaria

esecuzione

della famiglia Maisky

(Mischa Maisky e i

figli Sascha al violino

e Lily al pianoforte).

Cui seguirà il capolavoro

di Rimskij-Korsakov

“Shérazade”.

Il terzo concerto

(5 gennaio 2013)

vedrà il ritorno di

un grande direttore

russo Vladimir Fedoseyev,

che dirigerà

la “VII Sinfonia”

di Beethoven ed il

“Concerto n. 1” di

Cajkovskij con l’eccezionalepartecipazione

di Daniil Trifonov,

giovanissima star del

pianoforte e vincitrice

dei più importanti

premi mondiali.

Chiuderanno il ciclo

due concerti diretti

da un giovane

di grande talento:

Aziz Shokakimov. Il

programma prevede

per il 18 febbraio

2013 “l’Ouverture

di Rienzi” di Wagner,

la “I e la II Sinfonia”

di Beethoven, per il

17 giugno 2013 il

Preludio del “I Atto

del Lohengrin” di Wagner

e la “IV e V

Sinfonia” sempre di

Beethoven.

Un programma intenso

in un momento

di grande vivacità

intorno alla Filarmonica

e di riconoscimenti

importanti

per il Maestro Veronesi,

Direttore Artistico

dell’Orchestra.

Nel maggio scorso

è stato chiamato in

Cina come Direttore

Artistico e Musicale

del Grand Theatre di

Tianjin, megalopoli

alle porte di Pechino

con sorprendenti testimonianzedell’architettura

italiana del

secolo scorso.

Si allargano così si-

gnificativamente gli

orizzonti internazionali,

ricordando che

Veronesi è Direttore

Musicale dell’”Opera

Orchestra” of New

York, oltre ad essere

direttore musicale

della “Fondazione del

Teatro Petruzzelli”

di Bari e direttore

artistico del “Puccini

Festival” di Torre del

Lago.

Forte del suo profondo

legame con la

città, testimoniato da

oltre tremila sostenitori,

la Filarmonica si

contraddistingue anche

per il suo grande

impegno sociale che

l’ha fatta conoscere

anche a livello internazionale.

Recente anche il successo

ottenuto nel

concerto tenuto ad

Assisi il 22 settembre

scorso, nell’ambito

delle manifestazioni

organizzate

dall’Onlus Americana

“Istituto Fetzer” per

promuovere la cultura

dell’amore e del

perdono.

Roberta Bolelli

11


Aldo e Francesca, quei gioielli...

Passeggiando

per le strade di

Bologna, all’interno

di un palazzo

storico del centro,

abbiamo individuato

una vera “ Tailor’s

couture del gioiello”

ed incontrato gli

artefici di queste

creazioni: Aldo, l’orafo

e Francesca, Art

design.

Come è nata l’idea

di questa avventura

creativa?

Una delle priorità della

nostra vita è fare

un lavoro che appassiona

ed è su questa

convinzione che nel

1989 abbiamo iniziato

questo percorso.

Aldo conosce tutte le

tecniche di lavorazione

e incastona personalmente

ogni tipo di

pietra. Io, Francesca,

ho studiato la storia

del gioiello e, ripercorrendo

i millenni

di storia e le linee di

grandi artisti quali

Cartier, Van Cleef,

Dior e tanti altri, sviluppo

le mie idee con

una particolare visione

dei modelli e dei

12

L’incisore durante una fase dell’accurata lavorazione

particolari, valutando

l’originalità, l’estetica

e l’indossabilità.

Dove avete iniziato

la vostra esperienza?

Abbiamo approfon-

dito le nostre reciproche

conoscenze

a Milano e lì ci siamo

appassionati alle

gemme, preziose e

semipreziose. Il nostro

lavoro però lo

abbiamo sviluppato

a Bologna ed esponiamo

le nostre creazioni

anche a mostre

ed eventi. Produciamo

pezzi unici o a

tiratura limitata, ma

procediamo anche

a trasformazioni, riparazioni

ed incastonature.

Tuttavia

la stessa attenzione

che riserviamo a un

gioiello importante,

la rivolgiamo anche

per quelli quotidiani,

in cui adottiamo una

tecnica atta a far risaltare

al meglio quei

particolari che fanno

la differenza.

signora Francesca,

cosa l’ha spinta

verso lo studio del

particolare?

Ho sempre presente

la figura di mia

madre, che amava

le belle cose e a cui

devo il mio senso

estetico. Lei mi ha

insegnato a distinguermi,

a prediligere

le particolarità ed

ecco che il nostro

impegno è dedicato

a tutte quelle persone

che, nell’era

della globalizzazione,

amano la ricercatezza

del made in Italy

ed apprezzano quel

particolare valore

aggiunto dato dalla

mano dell’orafo.

Avete creato nuove

tipologie?

Recentemente abbiamo

ideato una linea

in oro e una in argento

rodiato, sempre

attingendo ai nostri

disegni esclusivi, utilizzando

pietre non

preziose Top Qualità

tagliate in Svizzera.

Qual è la vostra

filosofia?

Instaurare empatia

con il cliente e creare

ornamenti che

durino nel tempo,

mantenendo stile e

personalità anche

nei gioielli più alla

moda.

infine, come mai

la scelta del vostro

logo?

Vulcano è il Dio mitologico

che forgia

i metalli, ma è anche

l’immagine allegorica

dell’eruzione

prorompente delle

idee, senza le quali

non esisterebbe l’Arte

che è connubio

tra capacità tecnica

e fantasia. Ecco che

noi organizziamo il

nostro lavoro in coppia,

in cui ognuno ha

il proprio ruolo ben

distinto.

Luisella Gualandi


Nel “cuore” della Parigi di Modigliani

La Parigi degli

artisti, da Picasso

a Renoir, da

Cézanne a Matisse,

la città della Belle

Epoque, della mondanità

e delle corse

dei cavalli, dell’invasione

tedesca

nella prima guerra

mondiale, ma soprattutto

la Parigi

di Modigliani coi

suoi eccessi, la sua

creatività, i suoi

patimenti e la sua

umanità, narrata attraverso

la vita rocambolesca

di una

delle protagoniste di

quel periodo, Elvira

la Quique, che di Modigliani

fu modella e

amante.

Carlo Valentini,

giornalista Rai,

ha

presen-

tato

nei giorni scorsi

alla libreria Ambasciatori

il suo ultimo

libro: “Elvira,

la modella di modigliani”.

insieme

a lui, sulla pedana

della libreria, il direttore

Rai, Fabrizio

Binacchi, e la

critica d’arte Beatrice

Buscaroli.

L’introduzione è

stata del direttore

delle librerie Coop,

Romano

m o n -

troni.

”Attraverso

Elvira,

eroina

quasi

i n -

consapevole

di una

delle stagioni più esaltanti

della recente

storia artistica europea

- hanno sottolineato

Fabrizio

Binacchi e Beatrice

Buscaroli- l’autore

ci conduce nel cuore

della Parigi bohemienne,

ci fa conoscere

i suoi abitanti

poi divenuti famosi

e ci guida in quelle

irripetibili atmosfere

in cui si intrecciavano

libertà e gioia,

frustrazioni e amarezze,

illusioni e

disillusioni, amori

e tradimenti”.

Il libro (che ha avuto

un’anteprima in

luglio alla rassegna

“Cervia Festival

2012”, presentato

dal direttore generale

dell’Enit, Andrea

Babbi) è la riproposizione

della vita

artistica di Amedeo

Modigliani: con lo

stile di un romanzo

è ripercorsa l’avventura

artistica e

personale dell’artista,

ricostruendo il

legame che lo unì

alla modella di alcuni

dei suoi celebri nudi,

allo stesso tempo

casti e ammiccanti.

Un’ottica assai originale,

quindi, che

attinge anche a documenti

inediti e

che conferma come

spesso la genialità

nel mondo dell’arte

venga riconosciuta

solo dai posteri, non

a caso l’artista morì

di stenti mentre pochi

mesi dopo i mercanti

incominciarono

a lucrare sulle sue

opere, basti pensare

che l’8 novembre

2006 la casa d’aste

Sotheby’s ha aggiudicato

a New York

un suo quadro per

31 milioni di dollari.

Nella recente (si è

chiusa in settembre)

mostra che la

Pinacoteca di Parigi

ha dedicato a

Modigliani (esponendo

la collezione

del primo mecenate

che credette in lui:

Jonas Netter) uno

dei principali dipinti

era proprio quello

che l’artista dedicò,

due anni prima

di morire, a

Elvira. Questo libro

aiuta a comprendere

anche il senso

profondo che sta

dietro il dipinto: qui

Elvira è ritratta pudicamente

vestita di

nero, al contrario di

come la propose sulla

tela, intimamente

nuda, alcuni anni

prima. Modi diversi

di rappresentare Elvira

perché differenti

erano le fasi della

vita del pittore e del

suo rapporto con la

modella: di lei si è

scritto (e saputo)

poco, forse perché

nella vicenda privata

dell’artista ha finito

per prendere il sopravvento

la figura

dell’ultima compagna,

che si suicidò

(incinta) all’indomani

della sua morte.

Il libro in un certo

senso ripara a questa

lacuna e l’intreccio

tra documentazione e

supposizione lo rende

avvincente, immergendo

il lettore

in quell’irripetibile

stagione che,

partendo da Montmartre

e Montparnasse,

cambiò il

corso della pittura.

Alcune pagine del

volume saranno

lette dall’attrice

Gaia Ferrara in

occasione di un

incontro con l’autore

(coordinato

da Giorgio Albèri) il

19 ottobre alle ore

19 presso il Circolo

Ufficiali dell’Esercito

di Bologna)

Donatella Bruni

13


Rotaract, una forza per il nostro futuro

Per cercare di

spiegare efficacemente

la

realtà di Rotaract ho

cercato di mettermi

nei panni di chiunque

voglia ottenere

informazioni rapide

e precise.

Oggigiorno usando

internet ci si può

fare una prima idea

di qualunque argomento

e, nel caso

di Rotaract, io ho

trovato questo: “il

Rotaract è un’associazione

di giovani

di età compresa fra

i 18 e i 30 anni facente

capo al Rotary

International i cui

obiettivi sono:

(a) sviluppare le capacità

professionali

e di leadership dei

Soci,

(b) promuovere il

rispetto dei diritti

altrui, di principi

etici e della dignità

di ogni professione,

(c) fornire ai giovani

l’occasione di affrontare

le esigenze

della comunità locale

e mondiale,

(d) offrire l’opportunità

di collaborare

con i Rotary Padrini

(e) motivare i giovani

a diventare Rotariani”.

14

Per quanto siano nobili

(e assolutamente

reali), gli obiettivi

così presentati non

trasmettono concretezza

sull’attività reale

dell’associazione

e rappresentano più

un vademecum per

i membri piuttosto

che una fonte di informazioni.

Questo perché ogni

Rotaract Club sviluppa

e persegue

questi obiettivi in

maniera differente e

creativa, pianificando

attività che valorizzino

le peculiarità

e gli interessi dei

suoi membri (i Soci)

e che rispondano

alle esigenze specifiche

del loro territorio

con progetti

culturali o ricreativi

a scopo benefico.

Di conseguenza l’unità

fondamentale

dell’associazione è il

singolo Club e i suoi

Soci che costituiscono

spesso una realtà

molto eterogenea

per età (fra i 18 e i

30 anni, appunto),

passioni, percorso di

studi ecc.

è facilmente intuibile

come questo

ricchissimo capitale

umano sia la forza

dell’associazione

quando si tratta di

pianificare attività

e progetti anche facendo

ricorso alla

collaborazione fra i

vari Club.

La zona di Bologna,

composta da

sei Rotaract Club,

si è dimostrata particolarmente

attiva

negli ultimi anni sia

a livello di singolo

Club che a livello di

collaborazione.

Tra i progetti a mio

parere più interessanti

emersi nella

realtà bolognese

negli ultimi anni ci

sono: “Una Nota per

un Arco” del Rotaract

Bologna Felsineo

(una rassegna

di concerti tenuti

da giovani gruppi

musicali bolognesi

il cui ricavato contribuirà

al restauro del

portico della Basilica

di San Luca), la

“Serata dei Riciclini”

del Rotaract Bologna

Valle del Savena

(in cui i partecipanti

mettono a disposizione

i classici regali

riciclati ricevuti a

Natale come premi

per giochi di vario

genere e il cui ricavato

va a sostenere

un progetto di adozione

a distanza), il

concorso fotografico

“i 5 sensi” del Rotaract

Bologna Nord

(a supporto dell’associazione

AGEOP

di Bologna), il Concorso

Letterario del

Rotaract Bologna

Est (opera di sensibilizzazione

alla

lettura per le scuole

superiori: veniva

premiato il miglior

finale alternativo

scritto dai ragazzi di

libri proposti dall’organizzazione),

la

“Cena con delitto “

del Rotaract Bologna

Carducci (il cui

ricavato è stato devoluto

associazione

ONLUS “Fede Ride”

per la cura del linfoma

Hodgkin) e infine

il progetto “Last

Minute Rotaract” del

Rotaract Bologna,

il Club che presiedo

quest’anno (il

progetto, sviluppato

sulla falsa riga di

Last Minute Market

del professor Andrea

Segrè, aveva l’obiettivo

di raccogliere

beni usati di varia

natura, ma in buono

stato e utilizzabili,

da donare all’Opera

di Padre Marella).

Inutile evidenziare

come l’ideazione e

la realizzazione di

questi progetti porti

a momenti di grande

divertimento e clima

di squadra.

Gherardo Gliozzi

Presidente

Rotaract Club

Bologna 2012-2013


Fai, giovani ma subito brillanti

Nato da pochi

mesi, ma già

attivo e assetato

di cultura. Non

è un bambino, ma il

Fondo Ambiente Italiano

Giovani Emilia-

Romagna, che ha iniziato

la sua attività il

13 aprile grazie al coordinamentodell’avvocato

Elisa Cruciani

con la supervisione

della presidentessa

regionale Marina Senin

Forni. Gli obiettivi

della Fondazione

rimangono sempre i

medesimi: tutelare

e valorizzare il patrimonio

d’arte e naturale

italiano, educare

e sensibilizzare la

collettività, vigilare

e intervenire sul territorio.

A cambiare

sono gli interlocutori,

rappresentati non

più da un pubblico di

età matura, quanto

piuttosto da ragazzi

under 40 che vivono

nella nostra regione.

Come mai un avvocato

ha deciso di

avvicinarsi a questa

realtà?

“Nell’ambito della

mia professione mi

occupo anche di consulenza

ed assistenza

ai collezionisti; ho

sempre nutrito una

forte passione nei

confronti dell’arte.

Inoltre, da subito ho

trovato affascinante

l’idea di salvaguardare

beni storici e siti

naturali”.

Com’è avvenuto il

suo incontro con il

FAi?

“Conosco la Fondazione

da tempo,

soprattutto per le

Giornate FAI di Primavera,

ma la mia

esperienza da volontaria

è abbastanza

recente. La scorsa

estate ho conosciuto

il capo delegazione

di Milano Andrea Rurale

e ho partecipato

ad alcune iniziative

del FAI Lombardia,

ricordo in particolare

l’incontro con Paolo

Baratta della Biennale

di Venezia, la mia

città di origine”.

poi?

“Successivamente ho

deciso di contattare

la delegazione a me

più vicina, quella di

Bologna, per prenotare

una visita culturale

ad un palazzo di

Ferrara. In quell’occasione

mi

sono anche

informatasull’esistenza

o

meno di un

calendario

eventi pensatoappositamente

per i più

giovani e

che quindi

si adattasse

alle loro

esigenze.

La presidentessa regionale

mi ha spiegato

che da tempo

accarezzava l’idea di

avviare un progetto

che potesse avvicinare

i giovani al FAI. A

quel punto ho deciso

di assumermi l’incarico

in questo senso”.

Quand’è nato il FAi

Giovani ER?

“Ufficialmente è stato

presentato lo scorso

13 aprile a Palazzo

Segni Masetti,

sede dell’Ascom di

Bologna, grazie al

prezioso aiuto e sostegno

di sponsor,

volontari ed associazioni

di categoria di

giovani professionisti

che ci hanno creduto

sin dall’inizio. Poco

a poco è cresciuta

una rete di persone

brillanti e motivate

che hanno deciso di

mettere in campo le

loro competenze in

nome dell’educazione

e della promozione

culturale”.

Che genere

di

attività

organizzate?“Innanzitutto

vorrei

precisare

che la maggior

parte degli eventi

organizzati da noi

costituiscono un’ottima

opportunità per

visitare luoghi generalmente

non accessibili

al pubblico.

Non sono da meno la

visita alla Fondazione

Cineteca di Bologna

del 3 maggio, durante

la quale il direttore

Gianluca Farinelli ha

affrontato tematiche

importanti quali la

storia del cinema,

il grande patrimonio

degli archivi ed

il paesaggio italiano.

L’8 maggio è stata

invece la volta della

visita alla splendida

casa di Paola e Marino

Golinelli, straordinarie

personalità che

hanno saputo coniugare

il loro amore per

l’arte contemporanea

con la passione per

la scienza, creando

la Fondazione Golinelli.

In giugno ci

sono stati tanti altri

incontri interessanti,

tra cui quello con il

libraio Romano Montroni

e l’architetto

Paolo Lucchetta dello

Studio Retail Design

di Venezia”.

E quali gli eventi

futuri?

“Sarà un autunno

ricco di proposte stimolanti:

il 13 ottobre

ha avuto luogo una

visita alla casa-studio

dell’artista Flavio Favelli

e a novembre

è prevista una visita

alla Collezione

Maramotti di Reggio

Emilia.”

A proposito dei

beni culturali colpiti

dal terremoto,

com’è intervenuto

il FAi Giovani?

“Nel momento di

emergenza abbiamo

messo a disposizione

i nostri volontari; abbiamo

inoltre attivato

una rete di raccolta

fondi destinata al restauro

del Comune di

Finale Emilia, com’è

avvenuto in passato

per la ‘Fontana delle

99 cannelle’ a L’Aquila.

In più, il 12 ottobre

a San Pietro in

Cerro (in provincia di

Piacenza) si è tenuta

una cena in beneficenza

alla quale ha

preso parte un’ospite

d’eccezione: Serena

Dandini”.

Manuela Valentini

Per maggiori informazioni si consiglia di visitare

il sito ufficiale

( http://www.fondoambiente.it/news-edeventi-fai-giovani-.asp)

oppure la pagina Facebook

(http://www.facebook.com/FaiGiovaniEmiliaRomagna).

15


Qualcuno lo ha chiamato

il male dei

nostri giorni; non è

solo il disagio che

si avverte quando non

si sa come riempire una

giornata, ma uno stato

d’animo più profondo che

può impedirci di agire e di

pensare: la noia!

Nonostante gli svaghi e i

passatempi che abbiamo

a disposizione, l’interesse

per gli spettacoli e la corsa

frenetica al divertimento,

spesso, siamo annoiati. E

ciò che dispiace è che vittime

di questo stato sono

soprattutto i giovani con la

conseguenza di perdere la

fiducia in se stessi.

è una sensazione strana:

non passa mai il tempo,

ci si isola dal proprio ambiente

rifiutando di farne

parte. In poche parole è un

insieme di insoddisfazione

e di mancanza di stimolo

all’azione; desiderio ed

incapacità di individuare

l’oggetto che ci può creare

interesse, sensazione

di inutilità, atteggiamento

passivo di chi attende

sperando che sia il mondo

esterno a fornire risposte

e soluzioni; sembra che il

tempo si fermi.

La noia è uno stato di

apatia e di infelicità e in

un mondo che ci invita

sempre più all’indifferenza,

il numero degli annoiati

16

perché ci annoiamo?

continua a crescere. Forse

ciò anche in considerazione

che oggi la gente chiede

alla vita sempre di più,

mentre una volta anche la

noia si accettava come un

fatto inevitabile.

è sentita come un fardello

intollerabile, qualcosa che

si deve vincere ad ogni costo,

ma allo stesso tempo

proprio la quantità di beni

che abbiamo a disposizione

intorpidisce la nostra

ricettività e ci rende più

vulnerabili alla noia.

Nel corso della nostra esistenza

abbiamo bisogno

di continue sfide per combattere

questa apatia, che

ci diano sicurezza, fiducia,

situazioni ricche di stimoli

e di rischi che sono il “sale

della vita”.

Credo che per evitare la

noia sia necessario ampliare

la sfera dei nostri interessi

ed occuparci di cose

che esulino dalla routine

quotidiana.

Anche un talento eccezionale

può, in certi periodi

grigi, tirare stancamente

avanti come i comuni mortali.

A volte siamo come

velieri immobilizzati dalla

calma sul mare della vita:

in quei casi nuovi interessi

possono farci riprendere la

navigazione con il vento in

poppa.

Vi sono persone che, grazie

al loro talento e carattere,

riescono ad elevarsi

sopra le avversità ed il

grigiore dell’esistenza;

sanno istintivamente che

la strada verso nuovi interessi

è la via naturale

che porta a cose piacevoli

ed affascinanti e si

trascinano, a prezzo di

enormi sforzi di volontà,

verso il miglioramento di

se stessi. Altri, arrancano

penosamente; invece di

fare piacevoli passeggiate,

si accontentano di contatti

superficiali con la persona

con cui si confrontano invece

di cercare di comunicare

con essa.

Certo, qualsiasi tentativo

di indagine condotto con

cura, è sempre meglio della

noia; ma quello che occorre

sono le iniziative che portiamo

avanti, non quelle

che, a parole, vorremmo

realizzare. Le persone esuberanti

e creative si elevano

spesso per mezzo degli

interessi altrui, oltre che

dei propri. Tutti coloro che

incontriamo hanno qualche

stimolo che noi non abbiamo

e l’uso giudizioso della

nostra attenzione basterà

ad acquisirlo.

La noia, ripeto, scompare

per incanto quando ci si

dedica a progetti o passatempi

diversi dal solito. Chi

vuole avere una vita piena

ed un ruolo attivo nella società,

non si annoierà mai.

In questo modo, forse, non

riusciremo a “smuovere le

montagne”, ma ci saranno

momenti in cui ci sentiremo

di farlo.

Giorgio Albéri

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