rave su due ruote gogol bordello poster sound - Urban

urbanmagazine.it

rave su due ruote gogol bordello poster sound - Urban

SPEDIZIONE IN A.P.-70%-MILANO

POSTER SOUND

DISEGNI A TUTTO ROCK? CHIEDETE AI MALLEUS

RAVE SU DUE RUOTE

È L’URBAN VELODROME PARTY: SUL NAVIGLIO A MILANO, FOR BIKER ONLY

GOGOL BORDELLO

DALL’UCRAINA A NEW YORK, LE MILLE VITE DI EUGENE HüTZ

LA CITTà COME NON L’AVETE MAI VISTa • 05/11/07 • EURO zero

63

NOVEMBRE


20

URBAN

REDAZIONE

Mensile - Anno VII, Numero 63 - 05.11.07

www.urbanmagazine.it

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a.coretti@urbanmagazine.it

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11

14

22

(Registrazione Tribunale di Milano: n.286, 11.05.01)

stampa: CSQ (Centro Stampa Quotidiani),

via dell’industria 6, Erbusco (BS)

#63

URBAN

NOVEMBRE

5 EDITORIALE 7 DREAMS 9 WOMEN

11 L’ULTIMO SCIAMANO

di Paolo Madeddu

14 VIETATO PERDERE

di Ciro Cacciola / foto: Angelo Sindaco

17 RAVE SU DUE RUOTE

di Maurizio Baruffaldi

18 SOLO 2880 MINUTI

di Alberto Angelini

20 POSTER ART

di Raffaella Oliva / poster: Malleus

22 ANITA DA LONTANO

di Maurizio Baruffaldi / foto: Gianni Troilo

27 NON C’È PIÙ RELIGIONE

di Cinzia Negherbon / foto: Gianni Troilo

31 MODA PERSONAL TRAINING

foto: Emilio Tini

41 LETTERSTORE

di Maria Broch

PUBBLICITÀ

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Triveneto

SANDRO CASTELLI, CINZIA FIORINI

Via Trota, 6, 37121 - Verona

tel. 045-8003436 / fax 045-8015484

mail: studiocastelli@email.it

31

cover: foto di Emilio Tini

maglia in lana Vivienne Westwood / felpa

in cotone melange Levi’s Red / giacca con

cappuccio Delphine Murat Paris / stringate

in pelle George Cox

URBAN 3


53

51

GUIDA

44 FILM QUANDO A NEW YORK LA VOLEVANO TUTTI

47 LIBRI DECAMERON A HOLLYWOOD

48 MUSICA LA RISCOSSA DEI NERD? È QUESTIONE DI ROCK

51 ARTE UNA COVER UNA FACCIA

52 TEATRO FUGA DALL’OMOLOGATO

53 NIGHTLIFE QUANDO PLASTIC FA RIMA CON FANTASTIC

54 FOOD MILANO A TUTTA BIRRA NELLA TANA DEI CENTAURI

56 FOOD ROMA LAZIO MINIMAL CHIC? ANDATE AL PALAEXPO

58 FOOD TORINO INDIZI DI SICILIA DOC VICINO AL TRIBUNALE

59 FOOD VENETO NON C’È UN MENU PER TUTTE LE STAGIONI

60 FOOD BOLOGNA PRESI PER LA GOLA: TRAPPOLA PER VIP

61 FOOD NAPOLI GIOVEDì SERA IN CORPO SCORRE MADRENALINA

63 UNURBAN LIGHT&SOUND

NOVEMBRE 63

hanno collaborato con noi:

44

alberto angelini

acqua_cristina cosci

maurizio baruffaldi

bruno boveri

maria broch

48

ciro cacciola

sasha carnevali

daniele coppi

faust

marco guerra

URBANEDITORIALE

ORIZZONTALE E VERTICALE

Marciapiede & grattacielo. Se mi dovessero chiedere di usare due

parole per definire la metropoli, d’istinto risponderei così. In effetti

non c’è universo più verticale di quello metropolitano, dove chi

calca l’asfalto dei marciapiedi non può che misurarsi con i vuoti e

i pieni di un’architettura che scappa sempre troppo velocemente

verso l’alto.

Ma è davvero tutto così rigorosamente verticale? L’architettura di

una città può esaurirne l’identità? Ci deve essere dell’altro, ci deve

essere un’energia orizzontale in grado di controbilanciare le spinte

architettoniche verso l’alto. Qualcosa che abbia a che vedere con il

rapporto diretto che la città stabilisce con ciascuno di noi.

Se è a New York che il cantante dei Gogol Bordello si sente a casa

perché ci ritrova un pezzo di tutti i luoghi dove ha vissuto, ed è sul

playground dei Giardini Margherita di Bologna che i campioni del

quartiere hanno la chance di sfidare le star di serie A. O è Milano il

posto in cui siamo tutti invitati a partecipare muniti di bicicletta al

primo “rave” party su due ruote. Allora, per quello che ogni giorno

riserva a chi la vive, non c’è luogo più orizzontale della città.

ALBERTO CORETTI

a.coretti@urbanmagazine.it

paolo madeddu

cinzia negherbon

raffaella oliva

mirta oregna

igor principe

leo rieser

francesca roveda

laura ruggieri

lorenzo tiezzi

emilio tini

marta topis

gianni troilo

enrico maria volontè

URBAN ti trova a: MILANO · ROMA · BOLOGNA · TORINO · NAPOLI · BARI · VERONA · PADOVA · FIRENZE · PALERMO

URBAN 5


URBANDREAMS

LA CITTÀ CHE NON C’È

di Daniele Coppi

Yakutsk, Siberia – Un mammut siberiano avvolto e conservato

nei secoli dai ghiacci permanenti, come Ötzi, la mummia

del Tirolo, o Juanita, la mummia di bimba trovata nelle Ande

peruviane. Per poterlo esporre al pubblico, accanto a laboratori

scientifici che ne garantiscano lo studio e il corretto mantenimento,

gli architetti newyorchesi di Leeser Architecture,

specializzati in strutture museali ed espositive ad alta tecnologia,

hanno progettato un complesso a basso impatto

sull’ambiente circostante, e soprattutto in grado di isolare

l’habitat di ghiaccio dagli influssi esterni, pur garantendo

condizioni di visita

e lavoro piacevoli.

Il World Mammoth

and Permafrost

Museum, situato ai

piedi della collina

di Tchoutchour, nel

cuore della gelida

Siberia, vede convivere

su due livelli

spazi espositivi e

laboratori, entrambi

avvolti da una sorta

di pelle sulla quale

crescono muschi e

licheni che creano

continuità con l’ambiente

circostante e consentono il passaggio della luce naturale,

in un unicum davvero sensazionale.

MAMMOTHMANSION

SCORCI

DI MARE

Hong Kong, Cina – Il 16 novembre Hong Kong, autentica porta d’accesso di Cina e Asia, proclamerà

il progetto vincente per il nuovo Hong Kong’s Central Water Front, un disegno strategico

scelto tra quelli proposti dai quattro gruppi di progettazione ammessi alla fase finale

del concorso. Il lungomare della città, luogo in continua evoluzione e oggetto di conquista ed

espansione da parte della vicina Kowloon, finalmente avrà una sua indipendenza e forte identità.

Lo studio americano HEY!arch ha voluto per questo isolare l’area dalla vibrante frenesia

cittadina, creando però un sistema di connessione attraverso piazze urbane e giardini ornamentali,

sentieri e specchi d’acqua, così da ricongiungere la maestosa natura dell’Hong Kong

Peak, che sovrasta il porto, al mare.

URBAN 7


© acqua_cristina_cosci

URBANWOMEN

di Faust

SETTE POSSON BASTARE

Matrimonio a tempo

determinato? Parliamone!

L’idea è di quelle che appena le senti non puoi fare a

meno di pensare: che str....! Poi però ti rimane in testa e

rimuginandoci sopra a un certo punto ti dici: forse non è

proprio così tanto una str.... Anzi.

Partorita da una politica tedesca che evidentemente deve

essere stata scottata dall’esperienza, l’idea è questa:

il matrimonio a tempo.

Al momento non è che una boutade, ma in Iran la legge

esiste già. Si tratta di un contratto che può avere una

durata fino a 99 anni, attraverso cui una donna diventa

“sighe” di un uomo. Una mia conoscenza di Teheran l’ha

sperimentato, ma poi non ha più voluto proseguire. Ci

credo, aveva scoperto di non essere l’unica moglie, lui

ne aveva già un’altra e per di più a tempo indeterminato.

Ma tranquille. Da noi la poligamia non è ancora arrivata.

Però potrebbe arrivare la “sighe” occidentalizzata. Un

matrimonio con la data di scadenza, come il latte. Certo

magari non cinque giorni come il latte, se no non puoi

nemmeno finire il viaggio di nozze che ti ritrovi single

come prima. Per esempio, sette anni. Quale migliore forma

di prevenzione della fatidica crisi del settimo anno?

Perché la possibilità che lui possa non confermare per

un altro ciclo matrimoniale ti farà passare qualsiasi sensazione

di soffocamento, voglia di avere spazio e tempo

tutti per te e smania di evadere dalla routine supermercato-bucato-stirato.

Certo, il rito non sarà mai come quello classico. Non sarà

romantico quando il prete vi dichiarerà “marito e moglie

per sette anni”. Saranno nozze di serie B e gli invitati

si sentiranno autorizzati a ridimensionare il budget per

il regalo. Ma almeno sette anni di serenità dallo stress

della singletudine li avremo portati a casa. Già, ma poi?

Non vorrai ritornare nella giungla, per di più con sette

anni di rughe e capelli bianchi in più? Se vuoi continuare

a giocare il campionato delle mogli di serie B ti devi impegnare

in cucina come in palestra, non sono ammesse

distrazioni. La conferma ce la dovremo sudare, avremo

i doveri delle mogli e i doveri delle single: il frigorifero

dovrà essere pieno, le camicie stirate, ma dovrai fare

la pulizie in minigonna, tacchi a spillo e smalto sulle

unghie, altro che farti trovare con i guanti di gomma. E

poche lamentele. Là fuori ci sono orde di donne che si

accontenterebbero anche solo di giocare nel campionato

promozione, tu invece puoi ambire alla serie A.

Perché non è escluso che alla scadenza lui ti proponga il

matrimonio a vita.

Ma non illudiamoci troppo. E mettiamo in conto anche il

peggio. Tira una brutta aria, lui non solo non rilancia, ma

nemmeno conferma. Ti guarda negli occhi e ti dice: “È il

matrimonio a tempo, bellezza”. Beh, in questi casi non

rimane che guardare al lato pratico: i soldi che risparmierai

in avidi avvocati e costosissime cause di divorzio

potrai spenderli in una vacanza in Giamaica, dieci paia di

scarpe e una cassa di champagne da far fuori con le tue

amiche. Domani è un altro giorno.

urbanfaust@libero.it

URBAN 9


L’ULTIMO SCIAMANO

È Eugene Hütz, frontman dei Gogol Bordello, in

concerto a Milano il 20 novembre. Da Chernobyl alle

collaborazioni con Madonna, parla della sua vita con

la leggerezza di chi le ha viste davvero tutte

testo: Paolo Madeddu

Ogni cosa gli è capitata. Ogni cosa che potesse capitare

a un uomo dell’est. Nascere sotto il comunismo.

Crescere in Ucraina e un giorno sentirsi dire dai genitori:

“Ce ne dobbiamo andare, è saltata una centrale nucleare

a Chernobyl”. Vagare in tutta Europa, tra centri di accoglienza

e campi nomadi – certe differenze tendono a

sfumare. Fare tutti i lavori possibili, dal muratore al fotomodello,

per poi diventare il cantante punk di un gruppo

URBAN 11

© James McCauley / Rex Features


© Lauren Dukoff

tzigano – certe differenze tendono a sfumare. Oggi i

Gogol Bordello sono la band più forsennata in circolazione

(in concerto all’Alcatraz di Milano il 20 novembre),

e Eugene Hütz è un personaggio trendy e chic. Fin dalle

prime parole che ci rivolge…

Eugene, so che te la cavi con l’italiano.

Oh, ah – vaffanculo.

Sì, questa è la parola più significativa – ora anche in

politica.

Però meglio fare inglese, okay?

Okay. Ma raccontami la storia di quella tua canzone,

Santa Marinella.

Tutti gli italiani me lo chiedono…

E vorrei vedere.

…a causa delle bestemmie nel testo.

Sai com’è.

D’altra parte, quando suoniamo da voi il pubblico impazzisce,

la cantano in coro.

Gioventù malandrina.

Bene, ti racconto. Tanti anni fa vivevo vicino a Roma,

con altri est europei, lavoravo in un cantiere – come

irregolare, ovviamente. Poi arrotondavo andando in

città a vendere stupidi orologi dell’esercito sovietico e

altra stupida roba di cui nessuno aveva bisogno. Ma per

quanto deprimente fosse quella vita, mi sono innamorato

dell’Italia.

Finché non ti hanno arrestato.

C’era stato un furto in un’enoteca e mi hanno sbattuto

dentro, ma non ero stato io. Mi hanno scarcerato il giorno

dopo. Comunque mi sono trovato abbastanza bene:

sono venuto a contatto con un sacco di personaggi folli,

“CONSIDERO I NOSTRI SPETTACOLI QUALCOSA DI PIÙ COMPLESSO: SONO ESPERIENZE PROFONDE, SPIRITUALMENTE INTENSE”

e con un sacco di imprecazioni in italiano.

Tutte inserite fedelmente nella canzone.

Era una situazione in cui non sapevo se essere disperato

o divertito. Che comunque è una condizione tipica di chi

vive ai margini della società. Se certa gente che conosco

sapesse scrivere, non sai i romanzi che nascerebbero.

Te la sei vista brutta in quanto slavo? Qui la gente è

sempre più nervosa riguardo a chi viene dall’est.

No, la polizia non mi ha maltrattato, e pensando a quel

periodo non ricordo episodi particolarmente spiacevoli.

Sai, non è che all’est siano più gentili con chi non

è perfettamente allineato con le regole della società.

Pensa alla stessa Romania, lì i rom li trattano veramente

malissimo, cercano di scavare un solco tra loro e il resto

del paese. Non è una questione che si possa risolvere

facilmente, ci vorranno educazione, tempo e pazienza.

Aspetteremo. Intanto veniamo a un’altra fonte di ispirazione

che devi all’Italia, la taranta.

Oh, ci siamo piaciuti subito… Le sue vibrazioni mistiche

e sessuali mi chiamavano ad altissima voce.

Inoltre si presta ai vostri concerti, che sono convulsi.

Atletici, quasi.

Mmmh. No. Cioè, non solo. Io considero i nostri spettacoli

come qualcosa di molto più complesso e stratificato.

Sono esperienze molto più profonde, spirituali, interiormente

intense. So che molti di quelli che vengono ai

nostri show tendono a vederne il lato più esplosivo, e

forse se mi trovassi nel pubblico lo farei anch’io, perché

la nostra follia è lo strato più esteriore e visibile.

Quindi, c’è. Non è che ce la vediamo noi.

Sì, ma fa parte di una specie di processo, di cataclisma

naturale ispirativo. Sono molto soddisfatto quando la

gente coglie questo aspetto più psichico.

Sarebbe a dire che quello che apparentemente è un

delirio incasinato, è un rituale che tu tieni sotto controllo.

Esattamente. Tenere sotto controllo non è l’espressione

esatta, perché usando questa espressione sembra che

io reciti, finga. In realtà sono molto coinvolto, ma cerco

di coltivare le mie capacità di sciamano. È un aspetto

della cultura planetaria che mi ha sempre affascinato, si

è espresso in vari modi nella storia – lo trovi ovunque,

nella Siberia del 17esimo secolo così come nell’America

del 20esimo secolo, nelle persone di Jimi Hendrix e

James Brown.

E Madonna? Non quella che bestemmi, quella che

stravede per te.

Oh, lei mi ha sorpreso, non pensavo che potessimo entrare

in contatto, poi ho scoperto che il marito le aveva

detto di tenermi d’occhio. Incredibile. Abbiamo cantato

assieme un pezzo al Live Earth, e ho fatto un cortometraggio

con lei, credo lo presenterà al Sundance festival.

Avevi già recitato in Ogni cosa è illuminata. Ti piace

fare film?

Non quanto fare rock’n’roll. I film mi piace guardarli.

I tuoi preferiti?

Il regista che mi piace di più è Andrey Konchalovsky,

prima che andasse a Hollywood e facesse cose non all’altezza.

Ma il film che amo di più in assoluto è Agonia,

di Elem Klimov. Il protagonista è Rasputin, il monaco si-

beriano. Poi mi piace molto anche Wings of desire, un film

tedesco di una ventina di anni fa.

Il titolo mi dice qualcosa, ma onestamente non saprei.

Ha una conclusione incredibile, con un concerto di Nick

Cave, che è uno tra gli artisti che stimo di più.

Ah, ma è il film di Wim Wenders, Il cielo sopra Berlino!

Cioè, questo è il titolo italiano. Ti piace Nick Cave? È

uno stile che sembra molto diverso dal tuo.

Beh, mi piace anche Bob Dylan. Mi piace un gruppo italiano

che si chiama 99 Posse. Mi piace la musica nordafricana,

o i canti del Turkmenistan. Non è che se ti piace qualcuno,

tu gli debba per forza assomigliare. La storia delle

“influenze” è una forzatura giornalistica. Mi piacciono

centinaia di musicisti. Quando nelle interviste domandano

i gusti musicali di un musicista, è una specie di tranello,

finisce per sviare chi legge. Potrei rispondere Bob Dylan e

Nick Cave…

…e la gente che non ha mai sentito i Gogol Bordello

penserebbe che sei un cantautore.

È una specie di intrusione del giornalista. Se dico che mi

piacciono gli Stooges, i giornalisti scrivono subito che ne

sono stato influenzato. Se dico che mi piace Bela Bartòk,

non lo scrivono. Anche perché pensano sia un personaggio

dei cartoni animati.

Mi avvisano che il tempo sta scadendo, mi è rimasta

solo una domanda.

Giocatela bene. Un consiglio: non chiedermi anche tu

quanto bevo.

D’accordo. Allora, vediamo. Ecco: perché vivi a New

York? È banale. È un cliché. Il musicista anticonvenzionale,

che sta nella città dove stanno tutte le star.

Oh, sono stato in tanti posti, tante città. New York era

una specie di traguardo obbligato in quanto emigrante,

e in quanto artista. Qui c’è una comunità molto viva di

est europei. E non nego che qui sia il posto dove puoi

ottenere visibilità, ma come dimostra il fatto che abbiamo

intitolato il nostro ultimo disco Super Taranta!,

e che ci abbiamo messo un pezzo intitolato Harem in

Tuscany, non siamo completamente omologati alla vita

urbana. Poi, uno dei pregi di questa città è che ha in sé

molte delle altre città del mondo. Ha qualcosa di Mosca,

di Napoli, di Vienna e Varsavia, di vecchie città europee

dove una banda di zingari che suona ai matrimoni può

rimediare una serata…

URBAN 13


Ai Giardini Margherita di Bologna si va per tanti motivi. Ma chi ci

gioca a street basket ne ha uno in più. Finalmente un libro racconta

quelli che di partecipare proprio non si accontentano

VIETATO

PERDERE

testo: Ciro Cacciola

foto: Angelo Sindaco

“Ohi, ciao. Stasera Giardini! Il Nero contro l’Accademia.

Ci si vede là?”. I Giardini Margherita sono il principale parco

pubblico di Bologna, tradizionale passeggio per concittadini,

a pochi passi dal centro storico, nello stesso posto

dal 1879. Punto d’arrivo per anni del Giro dell’Emilia,

paradiso di zanzare tigrate aldilà di ogni disinfestazione,

meta di astrofili, di nottambuli transgenere – house, rock,

ska e funk – in pista sull’isolotto-chalet al centro del lago

(puntualissima discoteca ogni primavera/estate), si anima

oggi (oggi? da almeno 20 anni!) come non mai soprattutto

per il torneo di street basket. Sì, pallacanestro da

strada. A Bologna è un’istituzione. Un tifo! Squadre dagli

sponsor rional/impensabili per un torneo ufficiale (“Bar

Time Out Barboni di Lusso”, “Back Door Alice Gianfranco

Parrucchieri”, “Colorone Caffè Cagliari Mulino Bruciato”,

“Let’s Go Pepper”, “Pizzeria La Rotonda” oppure, adorabile,

“Piccoletrasgressioni.com”…) che mettono in campo,

“guardie” e “ali”, veri sportivi e dilettanti, nuove promesse

e squadre di passione, tutti insieme intorno a quell’ormai

mitico playground griffato GM, Giardini Margherita, best

playground italiano di street basket da qui a… l’eternità.

Sì, perché quei campioni, quelle squadre, quel mondo urbano

e mitologico che gira attorno a un pallone arancione

è stato immortalato dagli scatti di un fotografo italiano tra

i più apprezzati, Angelo Sindaco, ed è diventato un libro

edito da Drago, Check this out!, un reportage denso di

azione e di emozione, di sudore, atletica e movimento, in

occasione del Silver Anniversary di uno dei prodotti più

amati della Nike, la scarpa Air Force 1. Che non è solo il

personal velivolo di Mister Bush, non è tanto il film vetero/

adrenalinico con Harrison Ford, ma è soprattutto l’ormai

mitica scarpa che, creata nel 1982 da Bruce Kilgore, ha

rivoluzionato il mondo del basket ed è divenuta simbolo

della cultura hip hop. Yo!

Uno dei play off leader, il campionissimo Jacopo Pozzati,

“Refuse to lose” tatuato sul deltoide a caratteri cubitali,

ricorda con emozione gli esordi sul campo, lo slogan “It’s

time to play”, la chiamata alle sfide dalle otto a mezzanotte,

le raffiche di telefonate agli amici, aneddoti, sensazioni,

gesti più o meno atletici, litigate, mangiate a fine partita.

Leggende sportive che vivono di passaparola e diventano

storie di cui non si può più fare a meno. “Nessuno sport

come il basket sollecita e favorisce altrettanta prontezza

di riflessi e capacità di scelta sul momento” suggerisce

Franco Bolelli nella prefazione. “Sarà che l’adrenalina nutre

il cervello più rapidamente. Sarà che una tale concentrazione

di corpi in movimento in poco spazio ti spinge a

elaborare strategie fulminee di sopravvivenza. Certo che il

basket è programmaticamente e fisiologicamente fatto per

farti prendere tante decisioni in pochi istanti”.

Come raccontano le bellissime immagini di Sindaco, il

senso della sfida è il metabolismo del basket. Non fa

differenza se sei nel playground dei Giardini o in un palazzetto

importante. Sparta e Atene, corpo e mente, forza e

piacere sono prepotentemente lì, in quei 500 metri quadri

di campo, in tutto quello che ci vive intorno. “Pgm basket

– 27esimo Playground 2008. Vi attendiamo ai Giardini

Margherita per la nuova edizione” si legge a Bologna

in lungo & in largo, in rete & in ogni dove. Non si ferma

il Playground dei Giardini. Come resistere a una sfida

tra “Cremeria Navile” e “Sericom Cartamania Mondo di

Carta”? Stando alle cronache locali, il più seguito, campione

per tutti, è, al secolo, Totò Muscò, play fra i più estrosi

degli ultimi anni, spettacolare per i passaggi traccianti, le

smorfie (un classico per i fan dei Giardini), le polemiche

a distanza con gli arbitri. Insomma: avete capito che a

Bologna, nascosti in quei 26 ettari del parco, ci sono tutti

gli ingredienti per un torneo di street basket da non perdere.

E dunque: Giardini Margherita Forever. Check-checkcheck

this out!

IL SENSO DELLA SFIDA È IL METABOLISMO DEL BASKET. NON FA DIFFERENZA SE SEI NEL PLAYGROUND

DEI GIARDINI O IN UN PALAZZETTO IMPORTANTE

14 URBAN URBAN 15


RAVE SU

DUE RUOTE

È l’evento clou del Bicycle

Film Festival. È una

festa dal copione tutto

da inventare. È l’Urban

Velodrome Party!

testo: Maurizio Baruffaldi

Potrebbe capitarvi di sudare sotto i bpm ossessivi

di un dj con occhialini da scienziato pazzo, un tizio di

Baltimora che si fa chiamare Dan Deacon come un supereroe

e fa suonare marchingegni valvolari che si costruisce

da sé. Con la vostra bella birra ben salda nella

mano destra ad accompagnarvi fin quando alba non

vi separi. Ma dovrete stare attenti a scansare la minibici

lanciata a tutta velocità che attraversa la pista, o

l’evoluzione di un acrobata su bmx che fa ballare le

sue due ruote sotto lo stesso tetto. Avrete lasciato la

vostra macchina a pedali – una bici, con buona probabilità,

anche se con il Bicycle Film Festival non si sa

mai – alle rastrelliere che saranno ad accogliervi come

soldatini di ferro allineati e coperti vicino al guardaroba.

Che piova, nevichi o tiri vento gelido, a pedalare

ci si scalda e giunti alla meta del grande capannone

dei Magazzini FS che costeggia il Naviglio, la vostra

bicicletta riposerà al calduccio, abbracciata alle altre,

mentre voi vi lanciate nel primo e unico rave per ciclisti

urbani. Urban Velodrome Party, sabato 17 novembre,

a partire dalle 23 e fino a quando ce n’è, pensato

per chi vuole condividere bici e musica a palla: la vera

novità del già robusto contorno di eventi dell’edizione

2007 del BFF a Milano. Che quest’anno raddoppia la

sua tappa italiana, coinvolgendo anche Roma, dal 7

al 9 novembre (info su www.bicyclefilmfestival.com).

L’organizzazione si augura una massiccia presenza di

ciclisti urbani, ma l’invito è esteso anche ai pedoni che

saranno riusciti a trovare parcheggio, soggetti da coinvolgere

e traviare: si ballerà pur sempre su due gambe,

si poggeranno i gomiti ai banconi dei due punti

bar, ma protagoniste saranno le due ruote rigorosamente

urbane. Taroccamenti, trasformazioni, camere

d’aria come petardi e gare, su tutte la cosiddetta Last

man standing, che alterna e mescola il ruvido pogare

con il più contemplativo surplace. Non dimenticherete

la serata, e se proprio avete memoria labile ci penseranno

i ritratti scattati all’ingresso in un set fotografico

con tutti i crismi ai più urbani e ciclisti di voi. Il doping

è ammesso, il rispetto necessario, lo spazio aperto e

condiviso. E un eventuale livido, né più né meno che

un timbro: “Io c’ero!”.

URBAN 17


SOLO 2880 MINUTI

© Jeroen Hendriks

Produrre un film in 48 ore è una sfida quasi

impossibile, soprattutto se la troupe non è

esattamente di professionisti. L’unica buona ragione

per buttarsi in un’avventura tanto sconsiderata è

quella di partecipare a un festival veramente urban:

il 48 Hour Film Project

testo: Alberto Angelini

Il tappeto rosso, le star, le feste. Dimenticatevi tutto

questo. Il 48 Hour Film Project (www.48hourfilm.com)

non è certo come i festival di Venezia, Cannes o Berlino.

Innanzitutto perché è itinerante: l’edizione 2007 si è

svolta in 56 città diverse da Seattle a San Paolo, da Los

Angeles ad Amsterdam passando per Roma (che bisserà

nel maggio 2008) fino a Tel Aviv.

Poi, perché la formula è banalmente geniale o se preferite

genialmente banale. Raccogliere, giudicare e premiare cortometraggi

al massimo di sette minuti prodotti in 48 ore

da chiunque abbia pagato i 100 euro della quota d’iscrizione,

nel luogo dove il festival si svolge.

E, soprattutto, per l’urban appeal. Durante i due giorni in

cui le troupe concorrenti si scatenano per le strade non

esiste angolo, piazza o locale in cui non ci sia un set allestito.

E alla fine la giuria che visiona tutti i corti prodotti ha

sotto gli occhi un quanto mai poliedrico ritratto della città.

Ma com’è veramente girare un film in 48 ore? Abbiamo

rubato il diario a un aiutoregista di una spaghetti-troupe

che ha partecipato alla tappa di Amsterdam.

Pagata la tassa d’iscrizione siamo in concorso. La troupe

con relativa attrezzatura l’abbiamo raggranellata in una

settimana di scouting tra amici e professionisti, tanto si

tratta di un weekend: qualcuno continuerà a fare il suo

lavoro, qualcun altro improvviserà nel tempo libero. Anche

se la prassi vuole che a partecipare siano potenziali videomaker

“locali”, la nostra squadra rappresenta un’ibrida

eccezione, un sorta di macedonia in cui spuntano qua

e là frammenti d’Italia: Anna (regista) è italo-olandese,

e si è appena diplomata al Centro Sperimentale di

Cinematografia a Roma; Claudia (sceneggiatrice) è italoamericana,

ma vive qui perché ha sposato un olandese;

Art (fotografo di scena), emigrato dall’Armenia, si è fidanzato

con una delle più famose scrittrici dei Paesi Bassi

– l’ultima amante di Fellini, che ha esordito nella narrativa

proprio con un diario della sua esperienza col Maestro;

per ultimo il sottoscritto (assistente di scena) che viene

da esperienze cine-televisive nostrane, e da sei mesi è ad

Amsterdam in pausa meditativa. Insomma, gli attori sono

gli unici “indigeni”, quindi parliamo in inglese, confabuliamo

in italiano e ci apprestiamo a girare in nederlandese.

venerdì, ore 18

Le regole del 48 Hour Film Project sono molto semplici:

due giorni di tempo per scrivere, filmare, montare e

musicare un video di massimo sette minuti, secondo un

filone assegnato. È per questo che ora siamo riuniti nel

padiglione degli organizzatori, assieme agli altri 45 team:

per estrarre a sorte il nostro “genere”. Le possibilità sono

svariate, western, horror, commedia, fantascienza, ma

ahinoi il bigliettino appena pescato recita semplicemente:

“film de femme”. Film al femminile: poteva andarci deci-

samente meglio! Disquisendo di cellulite e celluloide, ci

allontaniamo a passo cadenzato. Dietro di noi – su un

minaccioso quadrante digitale – è appena partito il conto

alla rovescia.

sabato, ore 4

Inutile illudersi che sia ancora la notte di venerdì: tra un

paio d’ore sorgerà il sole e bisogna iniziare lo shooting.

Claudia e suo marito vivono in un’elegante casa nei pressi

del Red Light District. Siamo appollaiati nell’ampio salone

dal tardo pomeriggio, spremendoci le meningi in un

© Melanie Bruno

INTANTO IL SOLE SI FA PIÙ CALDO, IL GIOCO DI SQUADRA INIZIA A FUNZIONARE, E PIAN PIANO LA STORIA SEMBRA PRENDERE QUOTA

furibondo brainstorming collettivo. Non è facile partorire

una storia al femminile che risulti fattibile e non scontata.

Abbiamo ingurgitato litri di tè, ma i nostri occhi cominciano

comunque a chiudersi. Quando ci ritiriamo stremati nei

rispettivi alloggi, la sceneggiatura è poco più di un canovaccio:

“una donna smarrisce la sua identità nel tentativo

di conformarsi ai desideri dei suoi spasimanti”. Vediamo

che cosa ci verrà in mente domani (oggi!).

sabato mattina, ore 8

Il set è stato allestito all’alba. Infreddoliti e assonnati,

maneggiando cavi e microfoni sotto un cielo poco promettente,

mettiamo in atto quanto abbiamo partorito la

sera/notte prima. Anna è china sul monitor di controllo, le

pupille che guizzano da un particolare all’altro. Io mi aggiro

febbrilmente con un taccuino, prendendo nota delle

take migliori e della continuità delle azioni. La protagonista

viene rifiutata da un suo collega di lavoro mentre la

cameraman gira intorno alla coppia. A ogni ripetizione la

recitazione si fa più enfatica. Intanto il sole si fa più caldo,

il gioco di squadra inizia a funzionare, e pian piano la storia

sembra prendere quota.

sabato, ore 14

Durante le riprese non c’è tempo per un break. Ciascuno

di noi sgattaiola via appena le sue responsabilità si attenuano,

per poi tornare – munito di paninetto – a ricoprire

il ruolo previsto. Per girare la seconda scena abbiamo scelto

il cortile interno di una chiesa gotica. Il rumore di fondo

è incontenibile e il fonico sta uscendo pazzo; catturare le

voci degli attori così non è semplice, ma non vogliamo

rinunciare a questa location. Troviamo uno spiazzo isolato

e siamo pronti a continuare. Al nono ciak tutte le variabili

sembrano finalmente collimare. Sto per appuntare la B di

“buona” nel mio tabulato, mentre i sinistri rintocchi delle

campane irrompono sulla scena.

sabato, ore 17

Siamo nel seminterrato di un pub, in discreto ritardo

sulla fittissima tabella di marcia. Ci sono ancora alcuni

esterni da ultimare e ci restano meno di due ore di luce.

Finalmente arriva Art, il co-protagonista di questo sketch;

trafelato e spettinato, dice di non aver sentito la sveglia.

Sarà vero? Alle cinque del pomeriggio, la sveglia, mah? In

un attimo ripassa le sue linee di dialogo e si cala nel personaggio.

Aiuto Anna a sistemare le luci e chiedo il silen-

zio al piano superiore. Motore ciak azione (in tre lingue):

il tour-de-force procede. Una crescente e non del tutto

giustificata euforia collettiva contagia la troupe.

sabato, ore 23

Giornata campale. Siamo schizzati da una parte all’altra

della città, chiedendo permessi, rasentando orari di chiusura,

lottando contro le variabili del caso, smontando e rimontando

il nostro modesto arsenale. Sempre con le mani

occupate e la testa surriscaldata, incuranti della pioggia o

dei passanti incuriositi. Qua e là ci siamo imbattuti in altre

squadre al lavoro: gruppi di persone di ogni tipo che armeggiavano

con telecamere di ogni dimensione, ognuno

alle prese con il suo frammento da raccontare.

Tornati alla base, una copiosa spaghettata condisce

discussioni e riflessioni, poi, stremati ma soddisfatti, ci

dividiamo. Nella stanza attigua, il ronzio delle minidv che

vengono riversate nell’hard-disk del montatore. La sua

maratona è appena iniziata: armato di forbici digitali,

tirerà mattina per tagliuzzare e riassemblare il materiale

catturato durante la maratona diurna.

domenica mattina, troppo presto

Il telefonino squilla perentorio – devo aver dormito

qualcosa come quattro ore. È solo quando appoggio

il posteriore sul sellino gelato della bici che mi sveglio

completamente. C’è stato un problema con l’editing della

colonna sonora, e hanno bisogno di rinforzi. Pedalo nella

notte silente, con il laptop a tracolla e il naso che gocciola.

Potevo cavarmela come dinoccolato assistente di scena...

perché ho lasciato trapelare la mia parallela attività di musicista/film-maker?

domenica pomeriggio, orario imprecisato

Risolti a fatica gli ultimi inghippi e masterizzato un fulmineo

dvd nell’immediato dopopranzo. Il disco smaltato è

ancora tiepido: tutto lo stress e l’adrenalina sono lì dentro,

sublimati in una pacata galleria di sguardi. Ci dirigiamo

al padiglione per la consegna, distrutti ma contenti.

Affidiamo il dvd alle mani dei giudici: da questo momento

sarà il film a parlare per noi. Siamo i primi a consegnare e

anche in tremendo anticipo: la giuria non si è ancora riunita

e abbiamo già vinto un premio!

18 URBAN URBAN 19

© Amir Westhoff

© Amir Westhoff


Lavorano per i musicisti di mezzo mondo.

Ma nonostante l’estro psichedelico non sono californiani

e neanche vagamente britannici. Sono i Malleus e

potrebbero essere i tipi della porta accanto

testo: Raffaella Oliva

poster: Malleus

Chissà come ci si sente ad avere come clienti gente come

Aphex Twin, Beck, i Chemical Brothers, i Cure e i Sonic

Youth. I Malleus non si scompongono: “Sono persone come

le altre, con i loro pregi e i loro difetti. L’alone di mito

che li circonda fa parte del gioco”. Il gioco in questione

per i tre piemontesi è un mestiere: realizzare locandine

di concerti. E non locandine qualunque, bensì manifesti

serigrafati e stampati a mano in edizioni limitate, per artisti

ben selezionati. È con questi lavori che Urlo, Poia e Lù

sono diventati i paladini della poster art in Italia. Ma ancor

prima all’estero, perché – come dicono loro – “nel nostro

paese i riflessi sono rallentati”.

Ok, questo lo sappiamo. Quel che ci sfugge è: che cos’è

esattamente un poster serigrafato? “Pensate al pane e alla

nutella – suggerisce la fanciulla del gruppo, Lù. Il pane è il

foglio, la nutella il colore. A seconda del numero di colori

aumentano le passate per ogni foglio. In pratica è come se

spalmaste cinque volte la stessa fetta di pane. Moltiplicate

tutto per 150 fette”. Siamo punto daccapo. Urlo ci viene

in aiuto: “In poche parole facciamo quello che faceva Andy

Warhol guadagnando un po’ più di soldi”. Già meglio:

ora possiamo immaginarci i Malleus che si danno da fare

POSTERART

tra matite, penne e inchiostri nel loro studio completo di

tavoli da stampa, piani d’incisione e scaffali costruiti con le

loro mani.

Tutto ebbe inizio nel 2000. Prima l’amicizia tra Urlo e

Poia, compagni di università. Poi l’incontro con Lù, i primi

volantini fotocopiati, le prime copertine di album e fanzine.

“La poster art era la conseguenza logica e inevitabile.

Siamo sempre stati imbottiti di musica: i poster erano la

manifestazione visiva dello spirito che avevamo respirato

grazie alla musica, quella vera”. E qui, per capire qual è

secondo i Malleus la musica vera, basta sentire Urlo che

confessa di detestare l’hip hop, Poia che declama “niente

schifezze che vengono giù dalla Macchina e ti si versano

nelle orecchie”, Lù che sostiene di ascoltare “qualunque

genere che non sia noioso dopo la seconda nota”. Quanto

al nome Malleus (con l’accento sulla “a”), in latino significa

“martello” e deriva dal Malleus Maleficarum, il manuale di

caccia alle streghe per antonomasia, redatto nel 1486 da

due frati domenicani per sostenere la crociata antieretica

di papa Innocenzo VIII.

“In realtà Malleus Maleficarum doveva essere il titolo del

primo cd della band di cui facciamo parte io e Urlo: gli

Ufomammut – osserva Poia. Ci piaceva come suonava,

tutto qui. Alla fine, invece, è diventato il nome dell’altra

nostra banda, quella che disegna”. La stessa banda che

in seguito avrebbe conquistato mostri sacri come Iggy

Pop, Mark Lanegan e i Flaming Lips. “Siamo felici di aver

riportato l’arte del poster in Italia. I primi anni ai concerti

nessuno riusciva a concepire che un manifesto potesse

valere più di una birra...”.

Vecchi tempi. Oggi i Malleus sono sempre più quotati,

hanno esposto le loro opere un po’ ovunque, da Atlanta a

Philadelphia, da Rio de Janeiro a San Francisco, da Roma

ad Amburgo. Qualcuno li considera i Firehouse italici. Paul

Grushkin e Dennis King li hanno inseriti nella loro antologia

The Art of Modern Rock, bibbia della poster art mondiale.

E pian pianino si stanno facendo strada anche al di

fuori della scena musicale: al momento sono impegnati

in un progetto per una prestigiosa (per ora innominabile)

società di videogame, il tutto dopo essersi occupati di una

campagna pubblicitaria per la Oakley.

“Abbiamo iniziato proponendo il nostro lavoro, ora invece

riceviamo tantissime richieste”, commentano. Ma sulle

star che hanno conosciuto niente pettegolezzi. “Possiamo

solo dire che un paio di gruppi americani ci sono stati

parecchio sull’anima, mentre Prodigy, Queens of the Stone

Age ed Eagles of Death Metal sono simpaticissimi. E che

ci capita di trovarci meglio con grosse band straniere che

con formazioni italiane meno importanti”.

Tant’è. Nelle loro illustrazioni ritroverete un po’ di Art

Nouveau, i film di Gus Van Sant, i libri di Kerouac, i racconti

di Carver, l’arte di Warhol e Mucha, i fumetti di Mignola

e Kirby, i dipinti di Schiele, le creazioni di Kozik, i poster di

Emek... Ma non solo. “Solitamente abbiamo carta bianca,

seguiamo ciò che la musica ci ispira. E se non ci viene in

mente nulla pensiamo al testo di una canzone significativa

o all’immaginario che circonda il gruppo. Per fortuna

siamo come Cerbero: ci modifichiamo i disegni a vicenda

e le nostre opinioni è come se appartenessero a un unico

essere. L’idea esce di colpo, poi viene raffinata, limata,

perfezionata. Dopodiché va visualizzata: si deve centrare

l’immagine nel foglio, spostarla, aggiungere le scritte, decidere

quanti colori usare. Bisogna eliminare gli strati inutili,

fermarsi al momento giusto. Sembrerà strano, ma spesso,

essendo ipercritici, siamo noi a lamentarci del risultato

finale, non i clienti”.

Sul sito www.malleusdelic.com si possono comprare anche

le locandine realizzate per il film antiberlusconiano

Shooting Silvio e per il progetto “Yo! What happened to

peace”, contro la politica belligerante degli States. E tenersi

aggiornati sulle ultime uscite targate Supernatural Cat,

l’etichetta discografica “do it yourself” fondata da Urlo,

Poia e Lù nel 2005 con un intento ben preciso: unire estetica

e contenuto, musica di qualità e confezioni di lusso,

restando orgogliosamente fuori moda. “Produciamo solo

band che ci piacciono come i Morkobot e i Lento. L’idea è

la stessa dei manifesti: cd con tirature limitate e numerate,

cover e booklet stampati a mano. Nell’epoca in cui si

scarica tutto da internet noi ci muoviamo in una direzione

anacronistica e riproponiamo l’oggetto-feticcio, unico, a

suo modo imperfetto e quindi irriproducibile. È la nostra

missione. In futuro sbarcheremo su Marte e tappezzeremo

il pianeta rosso di poster”.

“I POSTER SONO LA MANIFESTAZIONE VISIVA DELLO SPIRITO CHE ABBIAMO RESPIRATO GRAZIE ALLA MUSICA, QUELLA VERA”

20 URBAN URBAN 21


Alle spalle film importanti, una trentina di ruoli per

soli 34 anni di vita, i migliori registi italiani, due su tutti

Salvatores e Verdone, una bellezza indiscutibile, quasi

trattenuta. Anita Caprioli parla del suo lavoro e lo chiama

ricerca, è sobria anche nel raccontarsi, ma filtra lento e

inesorabile il suo innamoramento verso l’avventura del

mestiere di attrice. A dicembre uscirà nelle sale il suo

ultimo film, Non pensarci di Gianni Zanasi, in concorso a

Venezia.

Perché Non pensarci?

“È un figlio che torna a casa, ha due fratelli, una sono io, e

pensa e spera che siano cambiate le dinamiche familiari.

Ma non è così. E allora si dice: ‘Non pensarci’. È centrato

sul misto di attrazione, verso le radici, la tua storia, e

repulsione, verso qualcosa che ormai senti distante da te,

che quasi ripudi. Sensazioni che tutti finiscono per provare

nei confronti della propria famiglia”.

La tua famiglia: quanto merito o colpa ha se fai questo

mestiere?

La mia è una famiglia di teatranti, se vogliamo chiamarli

così. Ma le scelte dipendono dalle circostanze, non sono

automatici il merito o la colpa… È certo, però, che io l’ho

respirata questa passione: ore e ore in platea, da piccolissima,

ad ascoltare le prove, delle quali non capivo nulla.

Erano solo parole, suoni. Ma l’incanto passava.

Quando arriva il cinema?

Mi sono incuriosita al cinema alla scuola di Ermanno

Olmi. Il rapporto tra attore, regista e macchina da presa è

intimo, quasi segreto: si decide cosa rubare di te, quando,

come. La macchina da presa fa un po’ la radiografia delle

emozioni. La necessità del cinema è che siano vere. E poi

ho scelto di fare cinema anche per la possibilità di partecipare

a progetti differenti, con registi differenti, storie

e ruoli diversissimi tra loro… È proprio la mia idea di

questo lavoro.

Il teatro, invece?

A teatro c’è un filo che ti permette di schiacciare l’acceleratore,

è una partita a due, lo scambio emotivo è meno

intimo, più enfatizzato. Il teatro ha grande energia, ma lo

puoi gestire, cercare la chiave per reinterpretare la realtà,

travisandola, allontanandoti anche da essa. Ma ora ho voglia,

di tornare al teatro. Devo riuscire a trovare il tempo.

Perché mi mancano entrambi.

ANITA DA LONTANO

Quando interpreta un personaggio cerca di

scostarsi il più possibile da sé stessa. E se a

essere giudicata per bellezza ha fatto l’abitudine,

all’etichetta di “giovane attrice” Anita Caprioli

proprio non si rassegna

testo: Maurizio Baruffaldi

foto: Gianni Troilo

I personaggi che interpreti dove li cerchi?

Non so che cosa risponderti, ogni volta è una ricerca nuova.

Un viaggio diverso. Presti un corpo per raccontare un

altro. E non sai mai cosa scoprirai.

Il ruolo che hai recitato più simile a te. Quello in cui ti

sei immersa senza sforzo.

Non c’è uno sforzo, mai, è una ricerca, mi ripeto. Io sono

affascinata da quelli più lontani da me. Non cerco di mettere

il personaggio a mia disposizione. Non amo portare

ciò che è simile ad Anita. Per me il lavoro d’attore è allontanarsi

da ciò che si è.

Non c’è sforzo, dicevi: e gioia? Quando?

Sì! Sono istanti, quando senti l’emozione, senti di vivere

più intensamente. È una gioia, ma anche una commozione.

È un regalo.

Immagino che preferirai sentirti regalare un brava, più

che un bella. Una sfida, e non un dato di fatto.

Ma sì… “È bella, ma è anche brava!” è una cosa legata

solo al contesto femminile, e vale per qualsiasi professio-

ne. Una donna è valutata innanzitutto per la sua bellezza

o meno. La bravura è quasi uno stupore. È incredibile, ma

è ancora così.

Ti ho sentita annoverata tra le giovani attrici. Fino a

quando si è giovani, in Italia?

Io non lo sono più, giovane attrice, non fosse altro che

per l’età che ho. In Italia si parla di giovani attori e attrici

come di una grande sacca, oppure un elastico che si allarga

sempre di più. È il solito bisogno di creare categorie.

Forse perché siamo un paese governato da cariatidi:

dalla loro inquadratura tutto è giovane. Da giovanissima

hai fatto danza, che cosa ti resta?

Disciplina e consapevolezza del corpo. Il contatto molto

profondo, con il proprio corpo, non solo tecnico, ma emotivo.

22 URBAN URBAN 23


“LA CITTÀ VA AVANTI PER I FATTI SUOI MENTRE TU GIRI, NON SI CURA DI TE, TU SEI QUALCOSA CHE DISTURBA”

Hai studiato anche tango.

È stato per il film di Salvatores, Denti. C’era una scena

in cui lo ballavo ed era necessario essere credibili. Ho

continuato, l’avevo presa seria, poi gli impegni… Manca

sempre il tempo per fare tutto quello che ci appassionerebbe…

Ci vorrebbero due vite.

Anche una decina…

Come ti svegli?

Mi sveglio felice.

Che invidia.

È una cosa legata al mattino. Amo partire, in generale,

fa parte anche del mio lavoro, e la mattina è sempre una

ripartenza.

Che vestito ti fa sentire a tuo agio.

Non sono molto fashion. Un jeans e una maglietta sono

la cosa migliore. Poi alterno scarpe da tennis al tacco, il

tacco mi piace, sotto il jeans.

Ti capita di recitare anche nel quotidiano?

No. O meglio, vale per tutti, il gioco, l’adeguamento

alla situazione, lo sfoggiare la tavolozza adatta al momento,

anche se io non sono così plasmabile. Perché

poi è raro che io sia, o meglio finisca, dove non mi va.

Anche per questo mi trovi lontana da contesti che non

mi interessano.

E il sesso, come ci si prepara a fingerlo?

Non so se ti prepari, è una cosa molto tecnica. C’è un

pensiero dietro, quello del regista, una sceneggiatura

scritta, che sa cosa vuol far vedere, anche se c’è un confronto

con l’attore, come per tutte le altre scene. Certo,

c’è un pudore, ma la cosa più bella è quando ti dimentichi

di te, e diventa importante solo quello che vai a raccontare,

e il pudore, che è quello di Anita e non del personaggio,

svanisce.

Potessi scegliere, per il prossimo film, sceglieresti un

regista, un ruolo o un attore in particolare?

Oggi ti dico un regista. Perché è più divertente. Più am-

pio. E non chiedermi quale, perché sono troppi.

Quello che ti ha fatto più ridere però sì?

Carlo. Verdone è travolgente, e oltre ad avermi fatto letteralmente

morire dal ridere è stato importantissimo. E lo è

per chiunque abbia la fortuna di lavorare con lui. Ha una

grandissima umanità.

Chi ti ha sedotto.

Ma un film è sempre un fuoco incrociato di seduzioni!

Deve essere così.

La differenza tra il girare in una città, o fuori, in spazi

aperti.

Enorme. Fuori, montagna, campagna o altri spazi verdi,

nasce una sorta di distacco dal mondo concreto. È come

se prendesse più corpo quello che stai raccontando. C’è

una simbiosi migliore. La natura è come se si adeguasse,

ti ascolta. La città invece ha una sua vita, la senti, è

incombente, ti distrae quasi. La città va avanti per i fatti

suoi mentre tu giri, non si cura di te, tu sei qualcosa che

disturba. È molto diverso, due ritmi diversi…

Raccontami due luoghi, così diversi.

Le montagne di Ostrov, con la serie Cime Tempestose, tra

la Cecoslovacchia e la Germania. Montagne innevate, proprio

da film. Bufera, vento, neve fredda che ti graffia. Una

potenza. Le città sono tante.

Per Urban non sono mai troppe.

Penso a Genova. Quando abbiamo girato Onde, di

Francesco Fei (il suo compagno, n.d.r.). Insieme a Ignazio,

l’attore che si stava esercitando a muoversi da cieco, in

quei vicoli strettissimi, lentamente. Anche perché eravamo

continuamente interrotti dalle persone che lo braccavano

e spostavano, o pensavano che cercasse qualcosa. La

cosa buffa è che la macchina da presa è spesso troppo

vista, ma in altri casi scompare: il cieco era un’attrazione

maggiore, e catalizzava l’attenzione. Genova ha un’identità

doppia, da una parte incontri tra i vicoli l’angolo di

spacciatori e puttane, dove non ti puoi avvicinare, con

una musica in lontananza, un po’ araba, egizia, un estero/

oriente, e poi a 200 metri sei al porto, alla costruzione di

Renzo Piano, all’Acquario pieno di famiglie e bambini.

Altre città.

A Torino, oltre a Santa Maradona di Marco Ponti, e da

allora amo particolarmente il centro, abbiamo girato tutti

gli interni di Demoni e Dio di Giuliano Montaldo. A Roma

ho girato in molti interni, che possono essere ovunque,

ma ambientazioni mai. A Napoli Denti e La guerra di

Mario. Ed è uno stato a sé. Quando ci entri ti relazioni con

un ordine, se così si può dire, tutto loro. L’immagine più

nitida è un odore, l’odore intenso del mercato del pesce,

amplificato… Ma anche in mezzo al traffico l’odore era

più denso, vivo. Napoli la si riconosce con l’olfatto.

Il film che uscirà è ambientato a Rimini.

Era la prima volta che ci stavo. Ed era la Rimini del dopo

delirio vacanze. Nessun essere umano. I bagni chiusi, imposte,

scritte, giochi, tutto abbandonato. Come una scenografia

di Cinecittà, o un plastico. Diversa e bellissima.

Anche se la maggior parte del tempo lo abbiamo passato

al delfinario. I delfini sono intelligentissimi, si sa, ma forse

si sa meno che hanno un’attività sessuale incredibile,

fanno vere e proprie orge. Le mammifere hanno un’ovulazione

molto lunga e i maschi le rincorrono, senza fare

distinzioni d’età...

Basta che sia femmina.

URBAN 25


NON C’È PIÙ

RELIGIONE

In tempi di rigidi monoteismi, lotte di religione e derive

fondamentaliste, finalmente una boccata di aria

fresca anche nel campo della fede. È la Diocesi italiana

del Culto della Forza “Pio Kenobi”, dimora sempre

aperta ad accogliere i seguaci della Forza e di tutte le

forme meticce di spiritualità. Una religione “light” che

richiede poco impegno ai suoi fedeli, favorevole a un

moderno paganesimo, che trova nel sincretismo la sua

chiave per risolvere le odierne controversie. Una religione

“glamour”, che crea proselitismo attraverso le nuove

tecnologie e la moda, servendosi di un brand che ritrae

l’inedita immagine di Pio Kenobi mentre brandisce una

spada laser fiammeggiante, figura ispirata al mitico

cavaliere Jedi Obi-Wan Kenobi protagonista della saga

planetaria di Guerre Stellari e al mistico santo tutto italiano

Padre Pio, figlio del folklore di sapore pagano. Ma

sta davvero in piedi questa fusione di due figure distanti

anni luce?

Il portavoce ufficiale della Forza non ha dubbi, si capisce

dalle sopracciglia che si sollevano con fare sapiente. Per

capire l’intera faccenda, spiega alla sottoscritta disposta

a immergersi in un labirinto di logica razionalista e

pura fede pur di capirci qualcosa, occorre fare qualche

passo indietro e partire da un dato di fatto: il Culto della

Forza, espressione spirituale dei devoti a Guerre Stellari,

è l’unica mitologia contemporanea che è riuscita a trascendere

i confini della cultura popolare e diventare una

vera confessione, al punto da annoverare milioni di fedeli

in tutto il mondo. E chi avesse qualche dubbio, sappia

I credo tradizionali sono troppo

pesanti? Affidatevi a Obi-Wan

Kenobi e alla religione soft

ispirata all’epopea di Guerre

Stellari. Che la Forza sia con voi!

testo: Cinzia Negherbon

foto: Gianni Troilo

che nel 2001 i devoti del Culto in Gran Bretagna approfittarono

del censimento nazionale per contarsi, raggiungendo

il considerevole traguardo di quasi 400 mila fedeli,

tutti più o meno decisi a manifestare alle autorità (pur

senza successo) la volontà di professare apertamente il

credo comune e di vedere riconosciuta ufficialmente la

loro religione.

Evidentemente, i tempi erano maturi perché anche

l’Italia rivendicasse una sua par condicio spirituale, così

nel 2005, in occasione dell’uscita nei cinema de La

Vendetta dei Sith, è nata a Bologna la Diocesi del Culto

della Forza intitolata a “Pio Kenobi”, la via italiana a

questo movimento planetario, una fusione tra i valori

spirituali della saga e i motivi racchiusi nella predicazione

di Padre Pio. Da cui il santo maestro Jedi. Un’eresia?

A questa accusa gli adepti rispondono con un’alzata di

spalle, sottolineano l’esistenza di un’antica tradizione di

sincretismo da cui le grandi religioni hanno sempre tratto

nuova forza, basti pensare alle Madonne psichedeliche

sudamericane. E per tagliare la testa al toro, oltre a

farmi notare la somiglianza fisica dei due personaggi,

citano una cabalistica delirante che suggerisce un’incarnazione:

Padre Pio nacque a Pietrelcina il 25 maggio

1887, esattamente 90 anni prima dell’uscita mondiale

URBAN 27


“CHE SI FA PER DIVENTARE ADEPTI DEL CULTO?” LA RISPOSTA È SEMPLICE: “VAI SUL SITO E TI COMPRI LA MAGLIETTA”

di Guerre Stellari, il 25 maggio 1977.

Ma chi sono questi bolognesi predicatori di una religione

open source e remixata? E dove si nascondono?

Innanzitutto la Diocesi non ha un tempio vero e proprio,

infatti la loro chiesa è il sito www.cultodellaforza.it, frequentato

da una comunità di adepti che sfiora le 100

visite al giorno. E i rari incontri fuori dalla rete avvengono

in gran segreto, dentro a garage e scantinati di periferia.

“Il nostro è un culto spontaneo e fai da te, aperto,

contrapposto ai dogmi e alle istituzioni, dove chiunque

può prendere l’involucro e riempirlo di contenuti suoi.

C’è chi si guarda 12 volte L’impero colpisce ancora e

chi si legge le poesie di Padre Pio, per poi mixare le

citazioni alle preghiere”, afferma il portavoce ufficiale

Mungo Gabol. Roba che se hai un attimo le idee chiare

nella vita basta sentire loro e perdi qualsiasi certezza.

Ma insistendo un poco, in due interminabili sessioni di

intervista, lentamente si arriva a coglierne la filosofia.

È un culto in continua trasformazione, non codificabile

e assolutamente privo di dogmi, dove i rituali più diffusi

sono il saluto con strisciata di mano, per trasmettere

l’energia tipo campo magnetico, e la degustazione comunitaria

della Linfa di Yoda, intruglio verdastro a base di

vodka, succo di kiwi e vino bianco. E quali sono i valori

che intendete diffondere? Insisto, cercando di metterli

all’angolo. La risposta regge: Guerre Stellari e Pace in

Terra, sostegno della bioarchitettura, allargamento del

concetto di famiglia al di fuori dei rapporti di sangue. E

riguardo al sesso? Libertà a 360 gradi e mescolanza.

Mi arrendo, pongo la fatidica domanda… “Che si fa per

diventare adepti del Culto?” La risposta per una volta è

davvero semplice: “Vai sul sito e ti compri la maglietta”.

Finalmente si torna con i piedi per terra, e si passa a un

altro gioco delirante cui sono dediti gli adepti del Culto:

la cerimonia del battesimo officiata dallo Star Wars name

generator, programmino che si trova in Internet che

crea gli alias per i cultori della Forza. E già riecheggia

il mio nuovo nome nella galassia lontana: Cinne Nicle

Nobdiane 6 of Elevit.

L’ultima novità per il 30ennale di Guerre Stellari celebratosi

quest’anno è la creazione della linea di abbigliamento

Holy Pop. Il claim: l’abito fa il monaco. In edizione

limitata, sintesi di sacro, popolare e profano. Una via

moderna per ribellarsi alle religioni ufficiali che cercano

di invadere la sfera sessuale e privata, un modo (per gli

adepti) di riappropriarsi del sacro portandolo negli spazi

a loro più consoni, dalla discoteca alla strada (e qui

scatta pure il rimando a Pio come santo street, patrono

dei camionisti). Capo di punta della collezione la T-unica,

con la t a forma di croce, felpone con cappuccio che

va da capo a piedi dedicato al monaco guerriero metropolitano

che sparge messaggi eretici sui muri. In vendita

sul sito insieme al kit del missionario, completo di logo,

sticker e comunicato per la diffusione del culto, che permette

ai nuovi adepti di fondare una diocesi nella loro

città, nella speranza di arrivare magari alla fantomatica

filiale di San Giovanni Rotondo. Che la Forza sia con voi!

URBAN 29


t-shirt con stampa in rilievo Franklin & Marshall / doppia pettorina in maglia a coste grosse e in paillette Alessandro dell’Acqua / t-shirt in nylon Anteprima / berretto in lana e latex Prada

PERSONAL TRAINING

foto: Emilio Tini

moda: Enrico Maria Volontè

hair: Giovanni Erroi@GreenApple

make up: Cristine Dupuys@GreenApple

modella: Gantz@Elite

URBAN 31


erretto in lana e latex Prada / maglia con colletto in lana e lurex con maniche 3/4 Jil Sander / t-shirt over-size in cotone stampato Pam / gilet in maglia a coste grosse Just Cavalli /

scarpe stringate in pelle George Cox

berretto in lana e latex e borsa a marsupio al polso Prada / giacca in nylon imbottita e sagomata a doppio collo Firetrap / giacca oversize in cotone

pesante con inserti in lana effetto pelliccia Issey Miyake / coulotte alte in lana Rossella Tarabini per Anna Molinari

32 URBAN URBAN 33


maxi poncho in maglia lavorata con lunghe frange Emilio Pucci / k-way in tessuto tecnico con cappuccio, pantaloncini in nylon sgambati Nike Air / scarpe stringate in pelle

George Cox / berretto in lana e latex Prada

34 URBAN URBAN 35


dolcevita a costine in lana con bottoni e catenelle in metallo oro Hollywood Milano / coprispalle e fascia in vita sagomate in duchesse di seta pesante Vivienne Westwood / gonna lavorata a

mano con maxi trecce Carlo Contrada / berretto in lana e latex Prada / scarpe stringate in pelle George Cox

piumino imbottito in nylon a gilet con zip Freesoul / t-shirt oversize in cotone stampato Vngrd / berretto in lana e latex Prada / scarpe stringate in pelle George Cox / coprispalle a una manica

asimmetrica Frankie Morello

36 URBAN URBAN 37


pull oversize effetto frange rasate Gaetano Navarra / giacca a vento in tessuto tecnico Datch / berretto in lana e latex Prada / coulotte Rossella Tarabini per Anna Molinari

berretto in lana e latex Prada / occhiali vintage Bless / pull in cachemire leggerissimo grigio chiaro, pull over size in lana a coste larghe e trecce Just Cavalli / felpa con scollo in cotone delavè e

pantaloncini in cotone a costine Freddy / scarpe stringate in pelle George Cox

38 URBAN URBAN 39


LETTERSTORE

Vi siete accorti che le lettere dell’alfabeto da un po’ di

tempo sono diventate decoro cult? Chissà, forse è la

reazione all’invasione quotidiana della tecnologia...

Logo e indirizzo formano

il lettering chic della borsa

in tessuto proposta da Chanel

per la linea Paris-Montecarlo.

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Forte impatto grafico

con le lettere in libertà

stampate sulla sneaker

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Esplosione di lettere

nella t-shirt in cotone,

a manica lunga,

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2)

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Le lettere del logo

Bruno Magli sono

sparpagliate ad arte

sul foulard in seta

pura. Euro 155. Info:

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della griffe Nannini, composto

da parole e frasi, si materializza

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3)Ultra Edition U700 di Samsung, euro 369. Info: www.samsung.it 4)Cellulare Walkman Sony Ericsson W 910i, euro 349. Info: www.sonyericsson.com 5)Il Nokia N95 86B,

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La lettera omega, l’ultima

dell’alfabeto greco, è

protagonista dell’anello

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da Omega.

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5)

6)

URBAN 41


GUIDANOVEMBRE

FILM 44

LIBRI 47

MUSICA 48

LA STAR DEL MESE: Subsonica. 24 novembre,

Palamalaguti (Bologna); 29 novembre, Mandela

Forum (Firenze); 30 novembre, Palalottomatica

(Roma). www.indipendente.com

BUONI E CATTIVI

CAPOLAVORO

Oh mio Dio! Come ho fatto senza, finora?

GRANDE

Come, sarebbe già finito!? Ancora! Ancora!

BUONO

Non ci cambierà la vita, ma funziona

VABBÉ

Coraggio, consideriamola una prova generale

BLEAH!

Complimenti! Fare peggio era davvero difficile

Trentesima candelina per la Bmx PK Ripper, bici di

culto per gli appassionati. Per festeggiare, DC Shoes,

leader negli action sport, ha organizzato 30 Years of

Radness, evento tributo che prevede tappe in tutto il

mondo per esibire la riedizione della PK Ripper con

side events, come mostre di Bmx vintage, arte o fotografia

dedicate al mondo del freestyle. Unica tappa

italiana quella di Roma (25 novembre) da Urban Star,

in via Enrico Fermi 91/93. Da non perdere!

www.dcshoes.com/pkripper

ARTE 51 FOOD: Milano 54

TEATRO 52

Roma

Torino

56

58

NIGHTLIFE 53 Veneto

Bologna

59

60

Napoli 61

TUTTO A TORINO

Torino si ritrova più contemporanea e all’avanguardia che mai e come ogni autunno si accende con un fitto programma

di eventi. Da Artissima, 131 gallerie da 17 paesi con il meglio della giovane arte mondiale, alle 18 installazioni

di Luci d’Artista, un classico giunto alla decima edizione. Dalla Notte bianca delle Arti Contemporanee (sabato

10 novembre) con happening e performance, al ritmo sempre più international di Club to Club, con musicisti

e top dj. E in questo vivace clima si inserisce anche il Torino Film Festival (dal 23 novembre al 1° dicembre) − diretto

quest’anno dall’autarchico Nanni Moretti − attento ai cineasti emergenti e alla cinematografia sperimentale, con retrospettive

dedicate anche a John Cassavetes e Wim Wenders. Info: www.torinoplus.it

ELETTRONICA & DINTORNI

Birdy Nam Nam © Elo B. TORINO | Contemporary arts Torino Piemonte

TOrino | Chocolate & Design

Pronta a diventare 2008 World

Design Capital, nel frattempo la città

organizza i Premi Design Torino

2008 tra cui, golosissimo, quello dedicato

ai cioccolatini. Gli innovativi

prototipi (da consegnare entro il 3

dicembre), realizzati con cioccolato

bianco classico, fondente, al latte

e gianduia, abbinabili a più ingredienti,

verranno poi esposti nella

centrale piazza San Carlo. Il bando

è sul sito.

www.fucina-altrementi.it

NAPOLI | Robots

Quinta stagione per Sensoralia a Romaeuropa festival: una

girandola di nomi e gruppi pronti ad alternarsi sul palco

del Brancaleone ogni sabato, fino all’8 dicembre, per la

gioia degli electro addicted. Sette gli appuntamenti che

spaziano dal visual design, alla club culture, alla musica

elettronica. Ci sono i Nettle, trio che si ispira alla musica di

strada nordafricana; il live act dei Cobblestone Jazz; i Birdy

Nam Nam con le loro sonorità jazz e dance anni ’70, l’artista

turco minimal funk Onur Özer; l’olandese Shinedoe fino

a Felix Kubin che chiude la kermesse con il suo bizzarro

pop circense. www.romaeuropa.net

Robot e robotica protagonisti dall’8

al 28 novembre nella cornice del Pan

all’interno del forum internazionale

Fastforward On New Media Art: le

macchine intelligenti, la loro storia

e applicazioni sono al centro di una

mostra in cui le ricerche scientifiche

si mescolano all’arte, e gli artisti che

espongono sono a loro volta progettisti.

Un percorso tra robot che diventano

opere d’arte e lavori che attingono

all’immaginario robotico.

www.palazzoartinapoli.net

ROMA | La città che sale

Artisti e architetti di ultima generazione

rincorrono l’immagine del futuro

investigando sulla natura dello spazio

e dell’ambiente: da una suggestione

del futurista Boccioni nasce la mostra

curata da Danilo Eccher con Odile

Decq al Testaccio, al Macro Future,

aperta fino a gennaio 2008. Un

viaggio tra installazioni e grandi fotografie,

a firma di Elmgreen & Dragset,

Ilya & Emilia Kabakov, Anish Kapoor,

Morphosis, Coop Himmelb(l)au.

www.macro.roma.museum

URBAN 43

Francesco Jodice, Sao Paulo, City Tellers #4, 2006. Courtesy of: Photo&Contemporary, Torino


DVD

Sono finalmente disponibili

in dvd e blue ray i Pixar

Shorts, ovvero quei corti che

vediamo in testa alle proiezioni

dei film della ormai mitica

casa di produzione, o che

troviamo tra gli extra dei dvd

di titoli come Monsters & Co.,

Gli Incredibili e Cars. Questa

raccolta include però anche i

primi esperimenti della Pixar,

nata come software house

della Lucas Film e trasformatasi

in studio cinematografico

sotto l’egida di Steve Jobs.

A parte il divertimento e lo

stupore che produrrà vedere

cosa Lasseter, “l’unico animatore

in mezzo a tanti nerd”,

riusciva a fare già nel 1984,

la parte più interessante è

il documentario sull’autentico

sogno americano di un

manipolo di programmatori,

passati dal colorare una

schermata millimetro per

millimetro a collezionare un

Oscar dopo l’altro.

IPSE DIXIT

– “La ragione per cui non

mi sono mai cacciata nei pasticci

quanto Paris o Lindsay

sembra essere che non sono

stupida”. Tara Reid, partygirl

extraordinaire e intima

amica di P&L (imdb.com, 16

ottobre).

– “È ipocrita e debole da parte

mia. Faccio quel che posso,

ma ho sempre amato la

velocità. Adoro trovare un bel

pezzo di strada e togliere il

guinzaglio alla mia Porsche”.

Robert Redford, ambientalista

convinto (Playboy Usa,

novembre 2007).

– “Finché si sta tra gli strani

si è al sicuro”. Asia Argento

(Io Donna, 13 ottobre).

– “Non l’ho seguita moltissimo,

mi sembra che abbia una

carriera interessante”. Sophia

Loren, diplomaticissima, su

Monica Bellucci (Il Corriere

della Sera, 14 ottobre).

Lotto leggenda Città d’Italia

44 URBAN

Bologna

www.lottosport.com

FILM

DI SASHA CARNEVALI

QUANDO A NEW YORK

LA VOLEVANO TUTTI

Come ci si sente a essere la

musa di Andy Warhol?

FACTORY GIRL

George Hickenlooper

Edie Sedgwick apparteneva a una delle

famiglie più potenti dell’editoria americana;

viso d’angelo e spiccato senso

artistico, lasciò l’università e i twin-set

da bambolina preppy per calarsi nella

sulfurea New York del 1965. Nelle mani

del mefistofelico Andy Warhol diventò

istantaneamente un’icona, ma il padre della

pop art si stufò presto della sua musa,

lasciandola in preda ai debiti e alla droga.

Factory girl ne è il bio-pic, raccontato in

flashback da Edie stessa (cioè dalla sua

interprete Sienna Miller) dall’istituto psichiatrico

in cui fu portata dopo l’accecante

periodo newyorchese.

La Miller prova per la prima volta nella

sua carriera di essere un’attrice rifinita e

non solo materiale da tabloid (non perdete

Interview, di e con Steve Buscemi,

in uscita a dicembre, dove interpreta

un’astuta attricetta). Qui si immerge senza

freni nella vita della It-girl per eccellenza,

cui la accomunano una somiglianza fisica

che ha dell’inquietante e quella qualità da

autentica trendsetter che si incontra una

volta sola per decennio. Guy Pearce rende

bene Warhol, la sua postura e la voce da

alieno sedato, mentre Hayden Christensen

fa un regalo a Dylan, che fu per un breve

periodo l’amante di Edie, rendendolo

più attraente di quanto non fosse (non

che questo sia servito ad ammorbidire il

vecchio Bob, che non ha dato il permesso

di usare il suo nome nel film). Tra i produttori

figura Aaron Golub, amico e socio di

Andy Warhol che conosceva anche Edie

Sedgwick e che ha dichiarato: “Questa

storia non parla solo della ‘celebrità finita

tragicamente’, ma di una donna che ha

avuto a che fare con alcune delle figure

più formidabili del secolo. Edie è vissuta

in un’era incredibile, in cui la musica rock

stava emergendo, l’arte stava cambiando,

il dissenso era palpabile, le droghe

prendevano piede. Ma malgrado la sua

bellezza e intelligenza era troppo fragile

per riuscire a gestire tutto”. È un nodo

fondamentale, questo: la perfetta wasp

che diventa l’icona della controcultura e

che soccombe sotto il peso delle aspettative

di una famiglia terribile da una parte

(il padre, dopo averne abusato, la fece

chiudere ancora ragazzina in manicomio e

sottoporre ad elettroshock), e dei delatori

dall’altra.

Sarebbe stato più coraggioso da parte

del regista, e soprattutto più interessante

per noi, se però il film avesse seguito Edie

Sedgwick fino alla fine: la sua è la parabola

di una stella che cade e si schianta

nel fango ad anni luce dal glamour della

Factory, morendo per overdose poco dopo

aver sposato un paziente conosciuto

in clinica. Restituirle quegli ultimi giorni le

avrebbe concesso il salto da personaggio

a persona, come un finale più vicino alla

amara verità avrebbe reso il film qualcosa

che continua a roderti dentro per anni. Lo

fece bene Elia Kazan con Splendore nell’erba

(l’insopportabile tragedia di Natalie

Wood uscita pazza per amore e maritata

a un segaligno lobotomizzato invece che

con Warren Beatty!), ma evidentemente

Hickenlooper non ha studiato la lezione

del maestro.

IL CASO THOMAS

CRAWFORD

Gregory Hoblit

Il rampante Pm Willy Beachum

(Ryan Gosling) è pronto per

intraprendere la carriera privata

e fare un sacco di soldi,

quando ingenuamente prende

in mano un caso che dovrebbe

risolversi in pochi minuti.

Peccato che si trovi davanti

l’astuto ingegnere Crawford

(Anthony Hopkins), che dopo

aver confessato di aver

mandato in coma la moglie

sparandole in testa, riesce a

far crollare il castello di prove

a suo carico difendendosi da

solo in tribunale. Pesca dall’Avvocato

del Diavolo e dal

solito Hannibal, ma questo è

un thriller così convenzionale

da provocare lo sbadiglio: i

ricchi le cui case sono tutte

tecno-grigio-minimali e

vengono riprese dall’alto; la

piccola borghesia che gode di

una calda fotografia gialla e

viene ripresa a livello terreno;

l’ultimo caso che arriva nel

momento di cambiare carriera/andare

in pensione e che

si trasforma in una faccenda

personale; frasi come “la

conoscenza porta dolore” in

bocca al personaggio-di-intelligenza-superiore

che Hopkins

continua a vestire senza alcuna

dignità professionale…

Dimenticabile.

Due ore secche con il

fiato sospeso

THE BOURNE ULTIMATUM

– IL RITORNO DELLO

SCIACALLO

Paul Greengrass

Cominciamo col dire che non

torna alcun sciacallo: anzi.

Ricorderete che “Lo Sciacallo”

(nome d’arte dell’originale

Edward Fox e della sua scialba

copia Bruce Willis) era un sicario

freelance senza biografia,

gelido e implacabile come un

terminator. Jason Bourne è

il contrario, probabilmente il

killer più efficiente che il cine-

1408

Michael Håfström

Il cinico Mike Elsin (John

Cusack) scrive guide su alberghi

infestati dai fantasmi. La

1408 del Dolphin a New York

ha visto, o provocato, 56 morti

ed è, secondo il suo manager

(Samuel L. Jackson), “una

camera fottutamente malvagia”.

Mike, che pur avendo

perso una figlia rifiuta di credere

all’oltretomba, ci si chiude

dentro… I primi 40’ corrono

con mirabile economia, poi

inizia una lotta contro l’arredamento

in stile Jumanji, segue

una parte di rilassamento, si

chiude con “sorpresa” e una

inutile cagata che pare uscita

da Ghostbusters. Tratto da

un racconto di Stephen King,

1408 ha qualcosa in comune

con The Shining, ma certo non

il regista. Fa piacere però, in

mezzo alla corrente ondata di

“torture-porn”, trovare un film

del terrore da vecchia scuola.

Panico, sarcasmo, cuore a pezzi:

Cusak è una one-man-band

che suona ogni tasto senza

perdere un colpo tenendo le

fila di un racconto dal ritmo

volutamente altalenante. Lo

spettatore cerca di romperne

il codice, a un certo punto si

lascia andare: sa di essere in

balia di qualcosa di più grande

di se stesso. Di una camera

fottutamente malvagia.

ma abbia mai visto, disperato

all’idea di dover uccidere per

potersi salvare. Lo troviamo

a Mosca, dove l’avevamo lasciato

alla fine di Supremacy,

capitolo secondo della trilogia

tratta dai romanzi di Robert

Ludlum. Jason comincia a

ricordare il suo passato e

vuole andare a fondo: chi gli

ha tolto l’identità, e perché

SLEUTH –

GLI INSOSPETTABILI

Kenneth Branagh

Andrew (Michael Caine), anziano

scrittore di successo, invita

nella sua gelida magione il

giovane attore squattrinato

Milo (Jude Law) per offrirgli un

affare: Milo è l’amante di sua

moglie, ma non può mantenerla;

potrebbe rubare i suoi

gioielli, tenerli per fare la bella

vita con la signora e lasciare

che il vecchio si goda libertà

e premio assicurativo. La

tentazione è forte… Remake

di Gli insospettabili (1972,

con Caine nel ruolo di Milo e

Olivier in quello di Andrew), il

film è ben diretto da Branagh

soprattutto nei primi minuti,

ma poi la claustrofobia della

pièce à deux arriva a farsi

sentire. Firma la sceneggiatura

il mitico Harold Pinter:

con dialoghi più pungenti ed

efficaci dell’originale (diverse

le battute memorabili), smagra

la questione lotta di classe

e aggiunge invece un poco

credibile sostrato omoerotico.

Se avesse rivolto la sua

attenzione alla plausibilità

della vicenda (Milo ruba senza

guanti e sotto le telecamere di

sorveglianza: come può uscirne

pulito?) ci avrebbe regalato

un grande giallo, invece di una

gradevole, vuota bolla di sapone

sulla vanità degli uomini.

tutti, o quasi, lo vogliono morto?

Ultimatum è Il Terzo Atto

Perfetto, e allo stesso tempo

un film compiuto che si regge

autonomamente sulle sue

gambe incedendo a passo da

400m con ostacoli per due

ore secche (l’inseguimento a

piedi di Tangeri va sul podio

dei pedinamenti definitivi insieme

a quelli di Point Break e

DIE HARD:

VIVERE O MORIRE

Len Wiseman

Un über-hacker fa crollare il

sistema-America. Ci sono voluti

tre anni e 31 stesure per

scriverlo, e si sente. Anche i

fan più duri a morire di John

MacClane troveranno poca

ciccia in questo piatto quarto

capitolo in cui si salvano,

nell’ordine: 1) MacClane

che deve farsi perdonare

qualcosa da una donna di famiglia

(basta Bonnie Bedelia

nel ruolo della malmostosa

moglie Holly! Entri Lucy, la

figlia ninfetta); 2) il buon poliziotto

etnico; 3) MacClane

da solo contro tutti; 4) il

vice-cattivo (qui figacciona

asiatica) che combatte a

mani nude invece di sparare

a MacClane; 5) i cattivi che,

una volta infiltrati, annunciano

“abbiamo compagnia”;

6) MacClane con la maglia

serafino sporca; 7) MacClane

che dice “Yippi-kay-ay, figlio

di p…!”. Fa da contorno un

mini-cast giovane che dovrebbe

attirare il pubblico

pischelletto che non riconosce

nel vecchio John un suo

eroe. Merita solo l’azione,

così over the top che in qualsiasi

momento ti aspetti di

vedere un’incudine cadere

dal cielo come in un cartone

della Warner.

THRILLER SENZA CLICHÉ

dell’ultimo Bond). La ragazza

e la pistola (che come diceva

Godard bastano per fare un

film), le corse in moto, le eminenze

grigie, la dietrologia,

i grandi vecchi chiusi in una

stanzetta pronti a spiegare

tutto – i nodi essenziali del

genere ci sono tutti, ma sotto

la direzione di Greengrass

diventano invisibile grammatica,

mai cliché. Arrivano i

titoli di coda e resta la voglia

di vederne ancora, ma l’integrità

degli autori ha chiuso il

pacchetto con doppio nastro:

Bourne non diventerà una

festa comandata con scadenza

biennale come Bond, ma un’irrinunciabile

classico.

PREMIÈRE

Quel che non trovi in

sala cercalo in rete

Titoli fuorvianti e mancate

uscite sono i nemici contro

cui quotidianamente si

scontra chi ama il grande

schermo. Talvolta, però, invece

che affrontare le insidie

in campo aperto è meglio

aggirarle navigando nei siti

internazionali che vendono i

film, per fare bottino dei titoli

non in programma nelle

nostre sale.

Chi segue gli Oscar ricorderà

tre film dell’ultima edizione

mai arrivati in Italia: si contendevano

la statuetta per

migliore attore protagonista

Venus, con un Peter O’Toole

meraviglioso (è un vecchio,

elegante attore di teatro

che sbava per una ragazzina

volgarotta), e Half Nelson, in

cui Ryan Gosling interpreta

un insegnante crack-dipendente

con una sottigliezza

assolutamente memorabile;

mentre Little Children, storia

di una comunità borghese

annoiata che trova il suo capro

espiatorio in un maniaco

sessuale, era in gara per la

migliore attrice protagonista

(Kate Winslet), attore non

protagonista (Jackie Earle

Haley) e sceneggiatura.

Insieme alle deliziose commedie

Starter for ten (James

McAvoy è uno studente che

concorre a quiz televisivi

per far colpo su una bionda,

nella Bristol degli anni ’80)

e Paris je t’aime, film a episodi

diretto dal gotha del

cinema figo internazionale

(fratelli Coen, Gus Van Sant,

Wes Craven, Olivier Assayas,

Alfonso Cuarón tra i tanti),

vi consigliamo di comprarli

su play.com, il più conveniente

degli shop on line.

Soprattutto, non fatevi mancare

Brick, uno strepitoso,

imperdibile, straniante noir

ambientato intorno a un assolato

liceo americano.

Lotto leggenda Città d’Italia

Firenze

www.lottosport.com

URBAN 45


DI MARTA TOPIS

BOCCACCESCO-METROPOLITANO

DECAMERON A HOLLYWOOD

Dieci giorni sulle colline di

Los Angeles, tra amicizia e sesso

ma con l’incubo della guerra

DIECI GIORNI SULLE COLLINE

Jane Smiley

Giano, 2007

320 pp., 16,50 euro

…Stoney disse “Anche se Cassie non mi

racconterà come è arrivata a Hollywood,

dice che è mitico. Allora Elena, dimmi tu

come sei finita a Hollywood”.

“A Hollywood non sono mai arrivata. Mi sono

soltanto trasferita a Los Angeles”.

“Vogliamo sapere” disse Cassie. “Poi ti dirò

io come sono finita a Hollywood”.

“Davvero?” disse Stoney. Isabel era appoggiata

alla spalla di lui e prese una

fragola dal piatto, al centro del tavolo.

“Davvero?” disse.

“Racconta prima tu” disse Cassie a Elena.

Lei diede uno sguardo alla testa calva di

Simon. Stava scendendo le scale. “Bè, il

mio primo libro s’intitolava Tu e la sterilità.

Che anno era? Ah, sono passati vent’anni,

ormai. Voglio dire, ero sposata con mio

marito e non riuscivo a rimanere incinta, così

feci quello che fanno tutte, cioè cercare di

scoprire tutto quello che c’era da sapere...

“Bene” fece Cassie, “quando ero piccola,

negli anni Trenta, non sapevo chi fosse mio

padre”.

“Non le credere” disse Delphine.

Cassie scosse la testa. “Vivevo con mia

madre e mia sorella nell’Upper East Side, a

Manhattan, e vedevo venire a casa due uomini.

Uno era un tipo in giacca e cravatta:

lavorava nella pubblicità e più tardi divenne

famoso per lo slogan “Farei un miglio a

piedi, per una Camel”. Si chiamava Ewan

Marshall, come me. L’altro si chiamava

Morton Hare. Era un artista fallito. Io preferivo

lui. Mi svegliava presto la domenica

mattina e mi portava in Central Park, con

un fucile sparavamo alle anatre e poi le

mangiavamo. Entrambi avevano rapporti

difficili con mia madre. Anche lei lavorava in

un’agenzia di pubblicità”.

Cassie prese un’altra frittella. Stoney disse:

“New York porta sempre a Hollywood”.

Making love, talking war hanno scritto

oltreoceano dove il romanzo che inaugura

Giano, il nuovo marchio editoriale di Neri

Pozza, ha spopolato alla sua prima uscita:

due incisi che calzano a pennello per

concept e plot narrativo ideato dall’autrice

americana, già premio Pulitzer.

In una villa con piscina, candida e luminosa,

affacciata sul Getty Museum e circondata

da un giardino giapponese e altra

vegetazione lussureggiante, dopo la notte

degli Oscar del 2003, Max, regista 59enne,

e la compagna Elena, autrice di testi di

self-improvement, invitano un gruppetto

di amici e parenti stretti per trascorrere in

compagnia e spensieratezza “da famiglia

allargata” alcune giornate, tra ricordi del

passato, desideri e aspirazioni per il futuro,

preoccupazioni sul presente, dove amicizia

e scene di sesso esplicito convivono con

gli spettri della guerra in Iraq, appena

scoppiata, la tragedia delle Torri Gemelle

e persino il Vietnam. In un clima boccaccesco

che sconfina a tratti nelle soap stile

Beautiful s’incontrano (in senso biblico) e si

scontrano Charlie, amico d’infanzia, Isabel

figlia di Max che ha una storia con Stoney,

agente del padre, Simon figlio di Elena,

Zoe ex-moglie di Max, star del cinema,

con sua madre Delphine e il nuovo compagno

Paul, istruttore di yoga vegano. Un

gruppo che, travalicando la cornice decameroniana

esterna, incarna, oltre la satira

su Hollywood, lo spaccato di una società

americana vuota e vanesia.

FAME E AMORE ALLA MORTE

Lui anoressico, lei

bulimica, uniti in un

tragico epilogo

CORPUS CHRISTINE

Max Monnehay

Castelvecchi, 2007

208 pp., 14 euro

Forte, tagliente, ma passio-

nale. Fin dalla prima pagina

colpisce, con quella scoria (o

briciola) d’uomo di 42 chili

che striscia per raggiungere

un cavolfiore. E lei, Christine,

balena bulimica con il sedere

grande come la Géode parigina,

che fa di tutto per schiacciarlo

e ignoralo.

Max Monnehay (nome de

plume di una giovanissima

– classe 1981– ragazza di

Parigi al suo esordio letterario)

non ha pietà nella descrizione

di questa coppia, in bilico tra

anoressia e bulimia, che un

tempo si amava moltissimo

come si apprende man mano

che la lettura procede dai momenti

felici del loro incontro

e dell’innamoramento. Ma un

incidente pone fine alla “vita

LIBRI

verticale” e costringe Lui a incedere

orizzontalmente senza

possibilità di scampo, mentre

il corpo di Lei lo domina con

acre cattiveria tre le pareti di

una satanica cucina.

Un vortice di passioni con epilogo

tragico in cui, parafrasando

un noto film, “la morte ti fa

bella”, restituendo finalmente

l’agognata pace dei sensi.

immagine tratta dalla copertina di: Jane Smiley, Dieci giorni sulle colline, Giano, 2007

SHORT

Bianchi e neri

TRUCCHI D’AUTORE

Mariano Sabatini

Nutrimenti, 2007

318 pp., 12 euro

Per tutti coloro che hanno

un romanzo nel cassetto

ecco la seconda fortunata

serie di interviste (52), dalla

A di Alberti alla Z di Zocchi,

che scavano nei meandri di

questo invidiato mestiere. Ci

trovate la scrittura “stagionale”

di Brizzi, la musica techno

che ascolta la Mazzucchelli,

l’invidia della Parrella per

Ammaniti che vende sette

milioni di copie, la misteriosa

intervista all’ectoplasma di

Elena Ferrante, fino all’intervento

di Oriana Fallaci

per bocca del suo assistente

personale che chiude la felice

carrellata. Frecciata in postilla

a quegli autori che hanno respinto

le domande. Che dire?

Peggio per loro!

LA TESTA DEL NEGRO

Daniel Picouly

Giulio Perrone

Editore, 2007

96 pp., 5 euro

Scritto come sceneggiatura

per un fumetto francese di

successo, è il romanzo che

ha dato il via alla saga noir

dei due violenti investigatori

Ed Becchino e Jones

Cassamortaro. L’autore, nato

nella banlieue parisienne, ambienta

il plot in una concitata

Parigi rivoluzionaria che vede

cadere le teste dei riccastri

nelle ceste del pane. Una

di queste, misteriosamente

scomparsa, appartiene a un

negro dagli occhi azzurri,

così i due compari (Ed e

Jones) se ne partono alla

sua ricerca mentre la Parigi

giacobina nasconde tra le

strade una parodia (in alcuni

punti esagerata) della New

York odierna e razzista, dalle

carrozze gialle che fanno da

taxi a monsieur Mac che fa

ristorazione veloce.

Lotto leggenda Città d’Italia

Genova

www.lottosport.com

URBAN 47


HOT HIT

Le più scaricate a fine

ottobre da iTunes

Music Store − Italia

1. ALICIA KEYS

No one

“I don’t worry, ‘cuz everything’s

going to be alright”.

2. JAMES BLUNT

1973

“Simone, you’re getting older”.

3. ANTONELLO VENDITTI

Dalla pelle al cuore

“Mi perdonerai. Mi perdonerai.

Mi devi perdonare sai. Mi perdonerai”.

4. MAROON 5

Wake up call

“Caught you in the morning with

another one in my bed. Don’t you

care about me anymore?”.

5. BILLY JOEL

She’s always a woman

“She is frequently kind, and she’s

suddenly cruel”.

6. EROS RAMAZZOTTI &

RICKY MARTIN

Non siamo soli

“Leggo le istruzioni della vita, an-

che se so che poi non le seguirò”.

7. IO, CARLO

Danziamo

“Vorrei saperti sola e stanca, vor-

rei saperti triste e affranta”.

8. MATTAFIX

Living Darfur

“Sooner or later we must try

living”.

9. THE LAST GOODNIGHT

Pictures of you

“We are the boxers in the ring, we

are the bells that never ring”.

10. RIHANNA

Umbrella

“Under my umbrella, ella, ella, eh,

eh, eh”.

Lotto leggenda Città d’Italia

48 URBAN

Milano

www.lottosport.com

MUSICA

DI PAOLO MADEDDU

DVD

LA RISCOSSA DEI NERD?

È QUESTIONE DI ROCK

RAMONES

It’s alive 1974-1996

Rhino

Gli sfigati sono la forza del

rock’n’roll. I fighetti sono buoni

per la tv – ma quando c’è da

fare sul serio, che si facciano da

parte. Jeff Hyman, uno dei più

colossali nerd della sua scuola,

col nome di Joey Ramone è

stato uno dei massimi rocker di

sempre. Diede un’identità fortissima

e iconica a sé stesso, ai

suoi tre colleghi, e al rock’n’roll

degli anni ’70, in cerca di una

rotta sicura dopo le derive post-

Beatles. Per gli storici della musica,

furono i Ramones a gettare le

fondamenta del punk, prima che

i Sex Pistols lo costruissero. Ma

mentre i quattro teppisti inglesi

svanirono rapidamente nell’incendio

da loro stessi appiccato,

Joey e gli altri seguirono la strada

opposta, continuando per un

paio di decenni a proporsi allo

stesso modo: “One, two, three,

Così non si può andare

avanti. Avevamo pensato a

una playlist novembrina ispirata

dal grande classico dei

Guns’n’Roses, November rain,

ma è cominciata l’ultima settimana

di ottobre e su Milano

(che è Milano, eh?) continua a

imperversare un sole paradossale.

Viene persino il sospetto

che Al Gore non abbia tutti i

four”, e giù a mitragliare riff e

ritornelli, un blitzkrieg rock che

ogni band successiva ha dovuto

tenere presente, che ancor oggi

influenza qualunque gruppo si

metta a suonare in un garage.

Questo doppio dvd li mostra dal

vivo in differenti epoche e differenti

città, e la cosa più divertente

è giocare a cercare le differenze,

visto che loro cercavano

di ridurle il più possibile – e non

solo nelle canzoni: anche nelle

capigliature, e nel cognome da

finti fratelli.

Momenti chiave: 1) ben cinque

versioni di Blitzkrieg bop. “Hey,

ho, let’s go…”; 2) esibizione a

Top of the Pops negli anni ’90,

per Pet Sematary: la sovrimpressione

informa i ragazzi che

quei tipi strani hanno venduto

45 milioni di dischi; 3) le grida

di guerra: “Lobotomyyy!” e “4,

5, 6, 7, all cretins go to heaven”;

4) l’esibizione italiana del 1992,

filmata da Videomusic. Ah, i bei

sapori di una volta.

torti. Ma se in futuro non dovesse

più piovere, che ce ne

facciamo di migliaia di canzoni

sul brutto tempo? Provate a

fare mente locale per un minuto:

ve ne verranno in mente

almeno una decina – d’altronde

sapete come sono i musicisti, la

loro immaginazione è talmente

sconfinata che per scrivere un

pezzo, si aggrappano alle previsioni

meteo. E non c’è gruppo

o cantante, letteralmente, che

prima o poi non abbia fatto

il suo pezzo da cantare con

l’umbrella (“ella, ella, eh, eh,

THE FLAMING LIPS

U.f.o.s at the zoo

Wea

Gli sfigati sono la forza del

rock’n’roll. Questa è la grande

festa dei nerd dell’università,

quelli trascurati dal music business,

che vanno fuori di testa

quando arriva il loro profeta –

che peraltro somiglia non poco

a Beppe Grillo. Wayne Coyne,

barba brizzolata e voce incerta,

è il meno carismatico dei capi

carismatici e piace per questo:

il suo pubblico è uncool ed

entusiasta di esserlo, tanto più

che il dvd lo eleva a protagonista

quanto la band formatasi

vent’anni fa ad Oklahoma City,

nel più nerd tra gli stati americani.

È proprio vicino a casa

che i Flaming Lips hanno dato

questa festa, portando i fans allo

zoo di giorno (e ovviamente

tentando di aprire le gabbie),

e suonando per loro la sera

ricorrendo alle trovate più gio-

eh”). Non stiamo nemmeno

a fare un elenco (perché ci

abbiamo provato, e superati i

200 pezzi di un certo rilievo ci

siamo fermati). E d’altro canto,

prima o poi ci siamo trovati

tutti sotto l’acqua, singing in

the rain come Gene Kelly. Però,

in questo sterminato elenco

ci sono pochi pezzi che includono

realmente il suono della

pioggia. Questi sono più rari…

e rischiano di diventarlo ancora

di più, visto il clima che attende

le future generazioni. Ragion

per cui, se un giorno vorrete

cose possibili, dai Babbi Natali

all’astronave sul palco, dai

palloncini giganti ai coriandoli.

Anche le canzoni migliori passano

in secondo piano (forse

è un bene, perché vocalmente

Wayne fatica non poco, anche

se dal punto di vista creativo

sta benone) rispetto all’atmosfera

contagiosa. Quaranta

anni fa i Beatles sognavano di

avere un Magical Mystery Bus

su cui caricare i fans e andare in

gita assieme. I Flaming Lips lo

hanno fatto. Beh, i Beatles non

si sbagliavano, era una buona

idea. Momenti chiave: 1) l’inizio,

con Coyne che rotola in una

bolla di sapone gigante; 2) le

interviste al pubblico: c’è una

tipa con due antenne da formica

in testa che dice: “Per me i

Flaming Lips sono una terapia”;

3) gli animali dello zoo, serissimi;

4) The yeah yeah yeah

song: la canzone di protesta più

sgangherata del mondo.

SOTTOFONDO

PIOVE SOLO NELLE CANZONI

Il global warming

centellina la pioggia?

Rifugiatevi nella musica

ricordarvi come un temporale

potesse suonare gradevole,

potete attingere da qui.

• Kate Bush, Cloudbusting

• Eminem, Stan

• The Who, Love reign o’er me

• Doors, Riders on the storm

• Spandau Ballet, Through the

barricades

• Lucio Battisti, Una giornata

uggiosa

• Deacon Blue, Raintown

• Slayer, Raining blood

• Jovanotti, Piove

• Nick Cave, Tupelo

VEGETABLE G

Genealogy

Olivia Records

WHO: Giorgio Spada, che scrive

e canta, suona e mixa, fa e disfa.

Più Luciano D’Arienzo (chitarre)

e Maurizio Indolfi (batteria).

WHERE: Dicono di provenire

da una nazione aliena. Secondo

altri, vengono da Bari. Forse

è proprio ciò che intendevano

dire.

WHY: Nonostante il piglio dimesso

e il canto dimesso, c’è

qualche idea su questo pianeta.

WHAT: “Video art sonori, luoghi

lunari e opachi con accenno

alla forma canzone, timido

approccio alla canzone, sospesa,

lasciata nel vago come un

tentativo di sgusciare o come il

feto che si posiziona per prepararsi

al primo vero impatto con

la forza di gravità”.

WHEN: Se non vi fa paura

quanto avete appena letto, di

prima mattina.

BEDOUIN SOUNDCLASH

Street gospels

Sideonedummy

WHO: Sono in tre e non sono

affatto beduini – non fatevi ingannare

dal nome, vengono da

Kingston.

WHERE: Fanno reggae e sono

di Kingston – non fatevi

ingannare dal nome: non è la

capitale della Giamaica, ma

una città del Canada. Il reggae

canadese, sì. Capita anche questo.

Sapete, il global warming

eccetera.

WHY: Se volete, fatevi ingannare

dal nome, che si conclude

con “Clash”. Perché sono in tre

come loro e suonano un reggae

e ska rockeggiante come

– spesso – facevano loro.

WHAT: “La gente non dovrebbe

pensare al reggae come a una

cosa solare e rilassante, equivale

a depoliticizzarlo, farlo

diventare musica da crociera”.

WHEN: In crociera.

DAVE GAHAN

Hourglass

Mute

WHO: 45enne inglese, dal

1980 voce dei Depeche Mode.

Nel 1996, clinicamente morto

per tre minuti. Nel 2003 ha

iniziato a scrivere canzoni.

WHERE: Davanti a un pozzo

dal quale la mente dei DM,

Martin Gore, non pesca più

da anni. È davvero curioso,

ma è come se Gahan si fosse

messo a comporre i pezzi che

non ha mai scritto negli anni

’80. Pezzi meno cantabili di

quelli di Gore, molto più dark.

Tutt’altro che un disco facile.

WHY: Per il primo pezzo, Saw

something. Solo per lui, potreste

persino comprare il cd

invece che scaricarlo.

WHAT: “L’idea di essere una

rockstar mi pare ridicola finché

non salgo sul palco”.

WHEN: Quando ce l’avete con

qualcuno.

HARD-FI

Once upon a time

in the west

Atlantic

WHO: I 4 che cantavano “I’m

working for the cash machine”,

sorta di rantolo del precario.

WHERE: Da Kingston. Non fatevi

ingannare, non è quella in

Giamaica né quella in Canada: è

Kingston upon Thames, 26 km

da Londra.

WHY: Rock ben scritto, vivo e

pulsante. Ah, ve lo devo dire:

agli altri critici non è piaciuto

molto, quindi ora sta a voi decidere

chi è meno affidabile.

WHAT: “Abbiamo venduto un

milione di dischi. Questo ci ha

resi più saggi”.

WHEN: Quando il 13.21 è in

ritardo, secondo il tabellone, di

20 minuti; invece, col cavolo,

c-i-n-q-u-a-n-t-a minuti di ritardo.

Guasto al sistema blablabla,

ci scusiamo con i passeggeri, sì,

come no.

DAVID BYRNE

The knee plays

Nonesuch

WHO: 55 anni, scozzese,

ex voce dei Talking Heads.

Intellettuale del rock. Con tutto

quanto di preoccupante ciò

comporti.

WHERE: Nel passato, cioè nel

1985, quando scrisse questa

colonna sonora semiavanguardista

per un’opera di Robert

Wilson che non è mai stata

messa in scena.

WHY: Perché non è mai stata

messa in scena? Perché costava

troppo. Non è escluso che il

compenso chiesto da Byrne sia

stato decisivo in tal senso.

WHAT: “Questi non sono i

Talking Heads, non sono canzoni

pop. Non volevo sintetizzatori,

ma un clima più jazz”.

(intervista rilasciata nel 1985)

WHEN: Quando siete nel vostro

studio di architetto. Eh?

Non lo avete? Ma dài. Sicuri?

SIGUR ROS

Hvarf/Heim

Emi

WHO: Jònsi, Orri, Goggi e

Kjarri. Sì, davvero. Gli islandesi

più famosi del mondo dopo

Björk. Chi altro c’è? Beh, c’è

Halldòr Laxness, cantore critico,

spesso crudo e privo di

retorica, della storia, la natura

e la civiltà del suo paese. Lo

dice Wikipedia. Premio Nobel,

eh? Credo per Salka Valka, del

1931. L’avete letto?

WHERE: Nella colonna sonora

del loro documentario-film

concerto. Non un bagno di

risate.

WHY: Perché non c’è nulla di

simile in giro.

WHAT: “Quando eravamo ragazzi,

non c’erano programmi

tv il giovedì. E per tutto luglio”.

WHEN: Quando la persona che

aspettavate non è in ritardo:

ha cambiato idea e non verrà.

Aaargh, che triste.

MUSICA

DI PAOLO MADEDDU

THE STYLES

You love the Styles

Sony

WHO: Guido Style, Steve Style e

Luke Style. Vi ricorda qualcosa,

questo gioco coi cognomi?

Guardate nell’altra pagina.

Cantano in inglese. Hanno anche

già fatto a botte con Pete

Doherty.

WHERE: In un deposito di vernici

di Erba. Stanno lontani da

Milano “perché ci è impossibile

concentrarci in un posto dove

ogni due metri c’è un bar”.

WHY: Se vi piace il rock d’impatto.

Se vi è piaciuto il pezzo

con J-Ax (ex Articolo 31). Se

non vi piace il basso: ne fanno

a meno.

WHAT: “L’inglese col rock sta

meglio, se suonassimo tarantelle

sarebbe un altro discorso”.

WHEN: In concerto. Non penserete

di sentire questo bordello

mentre prendete il tè coi

biscotti.

GIORGIA

Stonata

Ddc

WHO: 36 anni, romana, al ritorno

dopo quattro anni.

WHERE: Nella terra dei duetti.

Con Mina, con Beppe Grillo (in

effetti è una registrazione di

lui che sacramenta. Non musicalissima,

va detto), con Pino

Daniele, con Elio (al flauto),

con Emanuel Lo. E dire che le

cose migliori le fa da sola.

WHY: Perché quando fa ciò

che sa fare meglio, quei tre/

quattro pezzi giorgiastici che

mette in ogni disco, è inarrivabile.

Il resto è roba che la

diverte, e sulla quale si può

discutere; basta che non si

rimetta a fare la gattina, perché

di scemette ce n’è di più

qualificate.

WHAT: “Dove sono? Che cosa

sto facendo? Mi sarò sbagliata?”.

WHEN: In macchina, la mattina.

CONCERTI

THE FRAY

12 novembre

Milano – Alcatraz

BLONDE REDHEAD

14 novembre

Torino – Hiroshima Mon

Amour

IRENE GRANDI

19 novembre

Milano – Teatro Smeraldo

21 novembre

Torino – Teatro Colosseo

29 novembre

Roma – Auditorium

LIGABUE

Dal 17 al 26 novembre

Roma – Palalottomatica

NEGRAMARO

16/17/18 novembre

Milano – Conservatorio

20 novembre

Napoli – Teatro Augusteo

23 novembre

Firenze – Saschall

25 novembre

Roma – Auditorium

THE EDITORS

22 novembre

Roma – Piper

23 novembre

Bologna – Estragon

RUFUS WAINWRIGHT

24 novembre

Milano – Conservatorio

THE CHEMICAL BROTHERS

27 novembre

Bologna – PalaMalaguti

BRUCE SPRINGSTEEN

28 novembre

Milano – Datchforum

NOKIA TRENDS LAB 2007

SOULWAX

2MANYDJS

DIGITALISM

29 novembre

Milano – Alcatraz

Info concerti

www.milanoconcerti.net

www.barleyarts.com

www.indipendente.com

www.friendsandpartners.it

Lotto leggenda Città d’Italia

Napoli

www.lottosport.com

URBAN 49


ARTE

DI FLORIANA CAVALLO

UNA COVER UNA

>> Luca Saini, My Beautiful Disco: dj Samantha, Simone, Teresina

MILANO Graffiato, stonato, con la copertina sdrucita. Ma pur sempre il vinile del cuore. Ce l’abbiamo tutti, da qualche parte, un vecchio

disco nero, side one e side two, pieno di note e di storie. Ce l’ha la nonna e non può che essere Abbey Road dei Beatles; ce l’ha la djette

electro-techno Samantha e sono i ritmi dei Depeche Mode; ce l’ha Simone e sono i Cure di Three Imaginary Boys. In tutto alla fine saranno

in 777 a essersi fatti ritrarre su un fondale rosso magenta da Luca Saini, fotografo/artista con il pallino della musica, che ha iniziato il progetto

My Beautiful Disco nel suo studio torinese per poi allargarsi in giro per l’Italia. Ora tocca a Milano, poi a Roma e Napoli. Chi ha una

storia (su vinile) da raccontare è avvisato. Alla Galleria Pack. Dal 29 novembre al 3 dicembre. www.mybeautifuldisco.com

>> 1 >> 2

>> 1 Maslen & Mehra, European Brown Bear Bibliotheque German Parliament, 2007 /

Federico Guida, Senza Titolo, 2007

ROMA Primo appuntamento alla First Gallery di via Margutta 14

con ARound, rassegna in più tappe che avvicina tecniche tradizionali

come pittura e scultura ai new media, artisti italiani a nomi stranieri.

Il bello è che i progetti di volta in volta scelti non hanno volutamente

nulla in comune, come nel caso dei dipinti di Federico Guida e le

immagini fotografiche del duo brit/australiano Maslen & Mehra. Corpi

materici tutti carne e muscoli e presenze misteriose che abitano

spazi quotidiani a confronto. Fino al 10 gennaio. Tel. 06-3230673

>> 2 W. Eggleston, Untitled 1974. Courtesy of the Eggleston Artistic Trust/Photology e

Studio Trisorio

NAPOLI.MILANO.ROMA Gente comune, beccata per le strade

e nei sobborghi di Memphis, intreccia a metà degli anni Settanta i

propri destini a quelli di William Eggleston, apripista della fotografia

a colori. E l’incontro si traduce nei ritratti della serie Untitled 1974,

stampati solo di recente e in mostra allo Studio Trisorio a Napoli e a

Roma, e da Photology a Milano. Per immergersi nella vita quotidiana

americana attraverso l’occhio di un genio. Da metà novembre a

fine gennaio. www.studiotrisorio.com/www.photology.com

>> 3 Immagine concessa da Edwin Co., Ltd.. Copyright Edwin Co., Ltd

MILANO Nostalgia di quegli anni di luci e ombre, di lotte, violenza

e insieme di formidabile creatività? Annisettanta. Il decennio lungo

del secolo breve alla Triennale fa per voi. I Seventies si attraversano

lungo un percorso labirintico di 26 stanze: dalle zeppe di Fiorucci

alle radio libere, dalla cella di Aldo Moro al tuca tuca, dai bar sport

di Italia-Germania ai cortei di Mirafiori. A ogni passo un frammento

di un decennio a tinte forti. Fino al 30 marzo. www.triennale.it

>> 3

ART SAFARI

BOLOGNA

Tra la via Emilia e il West

L’America? Abita nella

Bassa. Guardate gli scatti

raccolti in dieci anni da Paolo

Simonazzi per il progetto

Tra la via Emilia e il West,

dove il tempo sembra essersi

fermato. Perché dagli scorci

di pianure sconfinate alle

insegne anni Cinquanta, dai

macchinoni customizzati alla

provincia dal sapore un po’

rock, il mito americano qui è

più vivo che mai. A Villa delle

Rose.

www.mambo-bologna.org

Dal 22 novembre al

6 gennaio

MILANO

Voci silenti

Nicola Vinci, Michelangelo

Galliani, i Koroo, Michele

Lombardelli e altri sette

artisti contemporanei

si muovono tra video,

performance, fotografia e

scultura per una mostra sulle

diverse forme di censura da

Atre Spazio, in via Pergolesi

8. In tutto una ventina di

opere inedite, che alternano

spunti privati a riflessioni

più ampie: dagli abusi sui

corpi infantili ai casi di

omicidio messi a tacere,

dal simbolismo politico alla

religione.

Dal 16 novembre al

14 dicembre

Tel. 02-66713729

© Koroo

Lotto leggenda Città d’Italia

Palermo

www.lottosport.com

URBAN 51


FOYER

MILANO

Short Formats

Il titolo dell’edizione 2008

– l’ottava – di una rassegna diventata

nel tempo un momento

irrinunciabile del cartellone milanese

è “intermittente danza”.

In realtà, intermittente è la linea

di confine tracciata con il cinema,

il teatro e la musica dalle

compagnie ospiti. Tra queste,

da ricordare le prime assolute

di Luca Scarpini e Luisa Cortesi

(Chiudi gli occhi), di Daria De

Florian e Alessandra Cristiani

(Corpo a corpo). E anche quelle

del portoghese Victor Hugo

Pontes e della libanese Danya

Hammoud.

Teatro Crt

Dal 6 al 15 novembre

TORINO

The changeling

Un classico del teatro inglese

del Seicento, scritto da Thomas

Middleton e William Rowley,

dedicato alle follie d’amore.

Tradotto da Luca Fontana e

riletto, anche qui a quattro mani,

da Walter Le Moli e Karina

Arutyunyan, arriva a Torino

sotto le spoglie di un divertentissimo

gioco teatrale infarcito

di citazioni. Motivo per cui gli

attori recitano con la massima

versatilità possibile. Lo spettacolo

è parte del XVI Utefest.

Teatro Astra

13 e 14 novembre

ASSAGO (MI)

Delirium

Il nuovo spettacolo del Cirque

du soleil è davvero nuovo. Per

la prima volta nella storia della

compagnia sono stati scritti

testi ad hoc in varie lingue (inglese,

portoghese, spagnolo,

francese e dialetto senegalese

wolof). Grande importanza

anche ai video, concepiti per

creare forti interazioni tra pubblico

e artisti. Il resto, invece, è

tipico Cirque: acrobazie, ritmo

e danze al limite della frenesia.

Datchforum

Dal 13 al 16 novembre

Lotto leggenda Città d’Italia

52 URBAN

Roma

www.lottosport.com

Akram Khan

TEATRO

DI IGOR PRINCIPE

FUGA DALL'OMOLOGATO

La ricerca della diversità passa

per gli artisti di mezzo mondo

ROMA

Romaeuropa Festival

L’edizione 2007 ospita artisti capaci

come sempre di opere forti e personali,

attraverso le quali esplorare la modernità.

E poiché la modernità, di primo acchito,

è un panorama di cose tutte uguali – i

teorici parlano di “omologazione” – , ecco

che quelle opere diventano un modo per

scovare l’altro lato, tutt’altro che oscuro,

dei tempi attuali: la diversità.

Il risultato è una sorta di viaggio tra le

espressioni artistiche d’avanguardia di

varie città del mondo: le solite note (New

York, Londra, Parigi), ma anche luoghi che

non ti aspetti (Ramallah, Phnom Penh). È lì

che si indaga il rapporto tra la modernità

e il patrimonio, che è poi un modo diverso

di fare quel che il teatro – e tutta l’arte – fa

da sempre: stabilire un nesso tra la tradizione

e il presente.

Se c’è un paese in cui ciò avviene in ogni

istante, quello è l’India, presente al festival

con uno dei suoi artisti più celebrati,

Akram Khan. Third Catalogue è l’ultimo

episodio di una trilogia dedicata ai miti indù

(i precedenti capitoli sono Polaroid feet

e Ronin), ed è anche la prima volta che

il pubblico di Roma può vedere Khan in

uno spettacolo di kathak tradizionale. Le

cavigliere a sonaglio, la sequenza dei passi

e le movenze fanno pensare al flamenco,

e infatti di questa danza si parla come del

“flamenco indiano”. Anche la passione è

la stessa, racchiusa nell’epica della saga di

Abhimanyu, l’eroe del Mahabharata, protagonista

di una guerra condotta all’orientale,

mischiando la forza del soldato e la leggerezza

di una farfalla. Di quel dosaggio,

ovviamente, è intrisa l’intera coreografia.

Third Catalogue è diviso in due parti. Nella

prima, Khan si produce in una serie di assolo,

guidato da un quartetto di musicisti;

nella seconda, si danza su una coreografia

di Kumudini Lakhia, tra i nomi più importanti

in India per il kathak.

teatro Palladium

dal 7 novembre

www.romaeuropa.net

SAVIANO SCENEGGIATORE

Gomorra davanti alla

platea

NAPOLI

Gomorra

Scrivere qualcosa di nuovo

su Gomorra non è facile. Tutti

sanno che è una delle più approfondite,

intense e dram-

LA NERA, I TURCHI E LA DANTE

MILANO

Natura morta in un fosso

Una giovane donna viene ritrovata

in un fosso con il corpo

straziato, in un non ben definito

paesino del Nord Italia. Da

qui Fausto Paravidino prende

spunto per un testo incalzante

sulla dinamica della cronaca

nera, turbinio di testimoni, indiziati

e sciacallaggio mediatico.

In scena c’è Fausto Russo Alesi,

la regia è di Serena Sinigaglia.

E definirlo contemporaneo è un

eufemismo.

Piccolo Teatro Studio

Dal 20 al 25 novembre

matiche inchieste sulla camorra

e sul suo radicamento

in certe aree della Campania.

Che da quando l’ha scritta, il

suo autore vive sotto scorta.

Che il suo autore è Roberto

Saviano, classe 1979, piena

età da “bamboccione”, e che

nel 2006 ha vinto il Premio

Viareggio sezione “opera

prima”.

BOLOGNA

Cuor di Turchia

La delicata questione dell’ingresso

in Europa della Turchia

richiede che sulla cultura del

Paese ci si faccia un’idea chiara.

Questo Festival internazionale

è un’ottima occasione: venti artisti

animeranno due settimane

di parole, suoni e immagini. Da

segnalare, per il teatro, la storia

di un amore maschile raccontata

da Bedirhan Dehmen e Safak

Uysal. E la danza sui bicchieri di

Ilyas Odman.

Teatri di Vita

Dal 23 novembre

Tutto ciò è noto anche ai

sassi. Ma pochi sanno che

l’adattamento per il teatro è

nato mentre il libro andava

in stampa. Questo significa

che lo spettacolo non cavalca

l’onda di un successo per goderne

di luce riflessa. Inoltre,

gli autori – lo stesso Saviano

e Mario Gelardi – hanno potuto

approfondire alcuni dei

ROMA

Qui comincia la sventura del

signor Bonaventura

Marco Baliani ricorda e

omaggia il celebre personaggio

del Corriere dei Piccoli,

nato dai disegni di Sergio

Tofano e apparso per la

prima volta il 28 ottobre di

90 anni fa. Simbolo di fortunata

sventatezza, come un

Forrest Gump antelitteram,

Bonaventura rivive in scena

con una compagnia arricchita

da due ragazzi.

Teatro India

Dall’8 al 18 novembre

personaggi a capo di quell’inquietante

macrocosmo parallelo

chiamato camorra. Che

per alcuni non esiste, come è

stato ribadito pubblicamente

davanti all’autore.

teatro Mercadante

fino al 18 novembre. Poi al

Valle di Roma, dal 27.

www.teatrostabilenapoli.it

MILANO

Retrospettiva su Emma Dante

La regista siciliana è ospite

frequente del teatro attaccato

alla Triennale, complice un

rapporto stretto e proficuo.

Il Crt, infatti, è produttore di

spettacoli quali Cani di bancata,

La scimmia, Carnezzeria.

Questi ultimi due compongono

una retrospettiva piuttosto

ampia, di cui fanno parte

anche titoli quali Mishelle di

Sant’Oliva, mPalermu, Vita

mia.

Teatro Crt

Dal 20 novembre


QUANDO PLASTIC FA

RIMA CON FANTASTIC

Per ballare: qui come da

nessun’altra parte

MILANO

Plastic

È nato nel 1980 come club gay, un anno

prima del vicino Rolling Stone, e qualche

era geologica prima dell’Atlantique, il

lato fashion di viale Umbria. Da tempo la

gestione si è accordata con i vicini, riconoscendo

loro il danno biologico di dover

sopportare, notte dopo notte, il rumore e

la fauna d’un club underground. Ma quella

vecchia insegna al neon con su scritto

“Killer Plastic O” vuol dire la miglior musica

da ballare di Milano e dintorni, non solo

urla e code sgangherate tra auto in corsa

e fioriere.

E-PARTY DUE VOLTE AL MESE

La location cambia

ma la scossa sonora

è sempre la stessa

NAPOLI

Electrocasbah

Due anni di musica elettronica.

È il cv di Electrocasbah.

Una roba da Napoli. Roba davvero

nuova. Mix periodico di

gente giusta e addetti ai lavori

definito da un house master

come Danny Tenaglia sempli-

La capienza è ridotta, solo 600 persone,

e i cocktail non sono memorabili. Ma le

sonorità delle tre sale sono in grado di

accontentare chiunque abbia voglia di ballare.

Ogni notte nel privé “Juke Box Hero”

suonano i mix eclettici di Nicola Guiducci,

proprietario del club insieme a Luciano

Nisi, e pure fotografo (sue le immagini

raccolte nei volumi This Is Plastic 1 & 2).

Nicola passa con disinvoltura dall’elettronica

al rock al d’n’b. In sala “Bordello” si

ascolta musica trash italiana di autori vari,

sempre che Loredana Bertè non arrivi e

monopolizzi la situazione. La main room

invece è “Plastic” ed è riservata a ogni genere

di house. Potrebbe bastare, ma c’è di

più. Il divieto di fumo e l’orario di chiusura

delle 5 sono rispettati alla lettera, altro che

consueta trasgressione. Il venerdì London

Loves propone concerti di gruppi indie e

pop, e la clientela è piuttosto giovane. Il

cemente “amazing”. Cresciuto

pian piano con l’arrivo di special

guest, di scena due volte

al mese in location sempre

diverse, è party electro tra i

più considerati d’Italia, gemellato

con “People” di Milano,

“Minima” di Roma, “Qasi” di

Modena. Nato assolutamente

“minimal”, cambia rotta, lo

sguardo sempre puntato a

Berlino, Barcellona, Parigi

ma l’intenzione decisamente

più Luxury Pop (per gentile

ispirazione by Studio 54 New

York, modello imitabile irrag-

NIGHTLIFE

giungibile). Nel nuovo corso

2007/08 c’è spazio per i live

set, basso batteria e voce,

oppure synth e microfoni. Live

set da ballare come quelli di

Citizen Kain, trio franco-belga-spagnolo

che macina new

wave in chiave electro-house,

e del duo Franz & Shape,

italiodisco ma di successo

incredibile anche in America.

Riconfermati per la nuova

stagione anche i dj (“quelli

che in questi due anni ci

hanno davvero scioccato per

energia e creatività”, dicono)

sabato d’avanguardia è un classico, e pure

una serata con un’età media piuttosto alta.

Ivano Coppola è resident del club da una

quindicina d’anni. “Ho iniziato che ero

un bambino diciottenne, grazie al solito

amico che conosceva la mia passione.

Dietro un mixer così impari a proporre

sempre cose nuove, non puoi fare il divo”.

E da quest’anno il giovedì Re-Vox, la one

night legata proprio alla label di Ivano, è

diventata un appuntamento quindicinale.

L’8 novembre suona Rame dei Pastaboys,

il 29 Alex Neri (Planet Funk) e in entrambe

le occasioni c’è pure Remo, giovane dj italiano

che d’estate fa ballare Ibiza. Quel che

ci vuole per dare una scossa all’assopito

ambiente della dance italiana.

LORENZO TIEZZI

viale Umbria, 120

www.thisisplastic.com

come i Wighnomy Brothers,

Andrew Weatherall, Mandy.

Ciascun party ospita una performance

artistico/teatrale a

metà tra l’Assurdo e la danza.

Novembre promette già il live

degli Spektrum e il laptop

set by Donnacha Costello.

Electrocasbah è anche etichetta

discografica (Casbah Rec)

e abbigliamento, con una collezione

tutta dedita agli anni

’80. Rock the Casbah?

CIRO CACCIOLA

www.electrocasbah.com

CLUB

TORINO

Club to Club

È il più importante festival

italiano di musica elettronica

e quest’anno arriva alla settima

edizione. Giovedì 8, a

Mirafiori, scaldano l’ambiente

i suoni freddi del finlandese

Mika Vainio (Pan Sonic).

Venerdì 9 al Supermarket

c’è il ritorno a casa di un

certo Mauro Picotto, il dj

italiano più noto nel mondo,

e insieme a lui suona Tobi

Neumann. Sabato 10 arriva in

città il mito techno Jeff Mills. I

mille altri appuntamenti sono

segnalati sul sito.

8/10 novembre

www.clubtoclub.it

FIRENZE

Vipertheater

Ogni sabato si balla. Il 10

novembre suonano i dischi

electro sperimentali dei

Legowelt, il 17 quelli tech

house degli Einzelkind. Ma

più che la solita disco, è uno

spazio creativo gestito dagli

storici promoter Le Nozze

di Figaro, pescatori di perle

nel mare dell’underground

musicale. Il 16 suona il country

rock malinconico degli

Okkerville River, il 22 il pop

intellettuale e strampalato dei

Tunng.

Via Lombardia (Le Piagge)

www.viperclub.eu

MILANO

Musicdrome

Il Transilvania cambia tutto e

al posto di teschi & musica

deprimente propone il miglior

rock della città. Il 12 novembre

si può lasciar perdere

il pop in giapponese degli

Asobi Seksu, il solito gruppo

del momento, tanto il 15 è

la volta dei veterani Stereo

Total e il 16 arrivano i Casino

Royale. E l’appuntamento più

emozionante è il 23, con le

chitarre flamenco di Rodrigo

Y Gabriela.

Via Paravia, 59

www.musicdrome.it

Lotto leggenda Città d’Italia

Torino

www.lottosport.com

URBAN 53


PRIMA&DOPO

MUST

02-36504337

Cenare con l’aperitivo? Si

può ancora fare! Il dinner-club

vetrato affacciato sulla vecchia

Fiera, la domenica sera

propone il Royal Buffet. Dalle

19.30 alle 21.30 si paga la

consumazione 10 euro e si

ha accesso a un mega-buffet

caldo e freddo che include tre

primi, un secondo, affettati,

torte salate e dolci. Il contorno

musicale è di Marcello, dj a

Radio 105 Classic (leggi anni

’70 e ’80), poi, se vi restasse

ancora fame, potete fermarvi

a cena al ristorante interno.

Via Belisario, 3

Chiuso martedì e mercoledì

BAR CUORE

02-58105126

Torna il Cuore nella gestione

originale di una decina di anni

fa e si fa subito notare per la

fitta attività serale che inizia

all’aperitivo e prosegue fino

a tarda notte con dj-set. Gli

arredi non sono stati stravolti:

solo più luce e tanto color lilla

glicine spennellato in giro. Il

lunedì serata I Love Aperitivo,

con i cocktail low cost del

barman Corrado e degli altri

suoi compari, e ulteriori sorprese

da scoprire in loco.

Via Giangiacomo Mora, 3

Sempre aperto

BOND

02-58108375

Naviglioso con stile, quello

del negozio di abbigliamento

da cui nasce come costola.

Da quando ha aperto è un ritrovo

da glamour-intenditori:

cool e metropolitano, con i

suoi arredi dominati da nero,

grigio e oro platinato del

bancone. Propone – ultimissima

novità – aperitivo con pizza

(quella vera, rotonda, cotta

in forno) e cocktail a 8 euro,

oltre a collegamento wireless

per i pc dipendenti.

Via Pasquale Paoli 2 ang.

Ripa di Porta Ticinese 2

Chiuso lunedì

Lotto leggenda Città d’Italia

54 URBAN

Treviso

www.lottosport.com

© Simone Romeo

MANGIARE & BERE

MILANO

DI MIRTA OREGNA

A TUTTA BIRRA NELLA

TANA DEI CENTAURI

Motocicli Veloci: in zona Loreto

il nuovo locale nato sulle ceneri

di uno storico concessionario

Tutti in piedi sul divano, come direbbe

Guido Meda, per il primo giro di pista del

locale Motocicli Veloci, nuovo indirizzo

cittadino per motorcycle addicted e appassionati

delle due ruote, ma anche per chi è

a caccia di indirizzi curiosi dove prendere

un aperitivo, consumare uno snack veloce

o trascorrere una serata a base di chiacchiere

e motori.

I muri appartenevano a uno storico

concessionario milanese di Moto Guzzi

e Cagiva: dell’allora premiata ditta

Tronconi&Novelli oggi rimane Massimo

Novelli, patito di pezzi d’epoca, che si è

unito in squadra con Marco d’Ascenzi,

ingegnere costruttore di strade in Africa,

Elvio Menegaz, produttore televisivo figlio

dell’omonimo campione del mondo,

e Marco Vancini, proprietario di lodge

nella savana, nella creazione di un piccolo

gioiellino che per tutti è diventato un piacevole

hobby.

Su due livelli, con cortile interno per i fumatori,

ospita al piano superiore la zona

“club” dove gli affiliati, beatamente spaparanzati

su divani in pelle rossa, possono

sfogliare libri e riviste di settore, guardare

un video o semplicemente chiacchierare

indisturbati. Al piano terra si trovano

il consueto banco-bar decorato con lo

spaccato di un motore Aermacchi, tavolini

d’appoggio, sgabelli e “la vasca”, un’area

leggermente interrata con divani bianchi

e rossi che sono modellati su vecchi sedili

di Cinquecento e Seicento. Qua e là cimeli

a tema come caschi e tute usate di Gianni

Menegaz, una tabella di segnalazione in

pista e la prima moto venduta dal concessionario,

una rossa Aermacchi-Harley

Davidson “Ala Verde”.

Quanto all’offerta, Motocicli Veloci non ha

badato a spese senza per questo incidere

sul portafoglio degli avventori: si comincia

all’alba con “Il buon buffet del mattino”, la

colazione allestita su un banchetto a base

di brioche fresche, yogurt, muesli, biscotti

e torte (6 euro, esclusi cappuccio o caffè)

che la domenica si trasforma in brunch

vestendosi con uova, riso bianco e patate

(12 euro); a pranzo e a cena si ordinano i

piatti degustazione (7,50 euro) con combinazione

a piacere di cinque ingredienti

che spaziano dai prosciutti scelti (Parma,

Praga, carne salada e culatello) ai salami

(finocchiona, ventricino e felino) ai formaggi

(pecorini, ricotte e scamorze); in cantina

si trova invece una buona selezione di

vini (calice e bottiglia) e una attentissima

varietà di birre artigianali (persino invecchiate

in barrique, aromatizzate con i fiori

o con cioccolata naturale). Non mancano i

cocktail shakerati da una giovane barlady,

tra cui Marcellino (che altro non è che il

motorino usato in banchina dai proprietari

di yacht), drink della casa a base di lime,

zucchero di canna, ginger ale e granatina.

State pronti dunque sulla griglia di partenza

per sfrecciare alla scoperta di questo

nuovo, curioso, indirizzo metropolitano.

MOTOCICLI VELOCI

via Porpora 62 ang. viale Lombardia

tel. 02-36562934

sempre aperto

LA CARNE QUI PARLA GENOVESE

Maxelâ: più che un

ristorante, una

bottega di macellaio

chic con tavoli

Dire che è l’unico in città

questo no, visto che dei macellai

pavesi hanno tentato

un’operazione simile proprio

dall’altro lato del Naviglio, ma

quanto a stile e modalità senza

dubbio il Maxelâ è speciale.

Inaugurato da una compagine

di soci alquanto inseriti nel

jet set ligure (aiutati dallo

chef Ferrera), Maxelâ – che in

genovese significa “macellaio”

– è una vera e propria bottega

delle carni con bancone in

marmo, piastrelle bianche e

pareti rosso sangue. Ma una

volta superato il corridoio che

costeggia la grande cucina

a vista si arriva in un cortile

verandato con tanto di finestra

sulla cella frigorifera.

La scelta è monotematica

(manzo, maiale e agnello) e la

cottura ripartita nelle quattro

modalità base (griglia, padella,

fritta e cruda) che esaltano

la qualità della carne, frollata

in loco. A parlar ligure invece

sono i primi proposti (gnocchi

al pesto, lasagne al tocco

– con i fondi di cottura del

brasato – taglierini con sfilacci

di cavallo e minestrone) e

forse anche i prezzi: 35/40

euro la sera, 12 a pranzo. In

sala Ferdinando Guaita (ex

BBQ, un nome una garanzia in

fatto di carni), al quale dovete

chiedere gli extra del giorno

e, poiché delle bestie qui si

usa tutto, potrebbero capitarvi

anche le balle del toro… per

molti una golosità. Gli altri si

butteranno sui dolci, tutti fatti

i casa, come il latte dolce fritto

che si è già guadagnato la pole-position

delle preferenze.

MAXELÂ

via Villoresi, 10

tel. 02-89402394

sempre aperto

LE BOLLICINE VANNO IN COPPIA

Un calice di champagne da abbinare a noccioline al wasabi, culatello e parmigiano, pesce o... scarpe!

TRUSSARDI

ALLA SCALA CAFÉ

02-80688295

Modaiolo. In centrissimo,

assolutamente glamour e di

massima qualità: l’aperitivo

del bar interno del “Trussardi

palace” riserva una piacevole,

bolliciosa, sorpresa.

All’ora che precede la cena

(ma perché no, anche dopo o

semplicemente per rendere

un appuntamento più chic) al

bancone sgabellato del locale

con vista sulla Scala si può

ordinare un flûte di Bruno

Paillard, Première cuvée Brut,

un Blanc de Blancs 1er cru

Brut di Larmandier Bernier

o lo champagne biodinamico

Brut Rosé prodotto da

Raymond Boulard, dal persistente

sentore di frutti rossi.

Trovate anche il Benoit Lahaye

e il Janisson Baradon, un nettare

dagli aromi agrumati che

richiamano il pompelmo. Sono

tutti champagne ricercatissimi

di piccoli vigneron, una vera

chicca, che qui vengono accompagnati

con un piattino di

finger food eseguito, al piano

superiore, dalla mano maestra

dello chef Berton: a rotazione

ecco che sfilano croccanti al

parmigiano, noccioline al wasabi,

paccheri ripieni e talvolta

ostriche tsarskaya. Un calice

dunque che val bene i suoi

12 euro.

Piazza della Scala, 5

Chiuso domenica

ARTIDORO OSTERIA

02-8057386

Regionale. Nella City, all’ombra

della Borsa, ecco un’osteria

chic che propone piatti

della tradizione emiliana e

lombarda, con una leggera nota

contemporanea: dai tortelli

d’erbette fino ai più innovativi

paccheri con ragù di totanetti

e bottarga o filetti di maialino

gorgonzola e pere; un’insegna

del 2003 che da qualche mese

ha aggiunto ai suoi spazi

una nuova sala bistrot dove

la scelta è più casalinga. La

cantina include 200 etichette

selezionate tra vini e champagne,

quest’ultimo, insieme al

culatello, protagonista di un

matrimonio per intenditori.

Massimo Gnocchi, il nuovo

direttore, serve bollicine di

récoltants manipulants (piccoli

produttori) in bicchieri da

grand bordeaux, accostandoli

a un piatto di stagionato culatello

di Zibello con fragrante

gnocco fritto o con una verticale

di parmigiani stagionati

come nel caso del Diamant

Blanc 1999, cuvée gioiello

della Vranken, con una carta

in progress di una ventina di

champagne oltre ad alcune

Grandi Riserve di annate speciali

dove a ciascuna etichetta

viene suggerito un abbinamento

specifico, con calici che

partono da 9 euro.

Via Camperio, 15

Chiuso domenica a pranzo

CAFFÈ MALAFEMMINA

02-62694753

Ittico. Poco più di un anno

di vita e un vanto: essere

l’unico locale Dom Pérignon

in Italia. E scusate se è poco!

Localizzato nel raggio d’azione

di Corso Como, Lotus Bar e

Luminal, è una vera e propria

champagneria in lussuoso

stile déco rivisitato con arredi

high-tech dominati dal bancone

in acciaio e cristallo, mixati a

divani in cocco e poltroncine in

anguilla su cui penzolano sberluccicanti

lampadari Swarovski.

Inutile a dirsi che la bollicina

d’annata è il suo must: ovviamente

con predilezione per

l’etichetta Dom Pérignon e con

costi che lievitano intorno ai

20/30 euro per flûte (per chi

se lo può permettere ci sono

anche bottiglie da 10mila

euro!). L’abbinamento clou dell’aperitivo

qui è con il pesce: si

spazia dal salmone selvaggio

(crudo o con insalata di avocado)

alle ostriche, dagli involtini

di spigola con erba cipollina e

avocado marinato negli agrumi

ai gamberi marinati in crosta

di cocco. Tutte leccornie che

escono direttamente dalla

cucina. Dopo le 23 invece lo

champagne sposa la frutta: le

classiche fragole intinte nel

cioccolato e un dietetico carpaccio

d’ananas. A cena ci si

accomoda su prenotazione.

Via Montegrappa, 9

Sempre aperto

DSQUARED2

www.dsquared2.com

Modaiolo. I gemelli canadesi

Dean e Dan Caten hanno

colpito ancora e lo scorso

settembre, nel Quadrilatero,

hanno inaugurato a colpi di

cin cin il loro primo flag ship

store milanese con annessa

champagneria.

Ciò significa che quando vi

piglia l’uzzo potete entrare

nel loro shop e fermarvi a

sorseggiare un flûte da scegliere

tra le cuvée di Mumm

(dal classico Cordon Rouge

alla Cuvée Privilège, dal

brioso e fruttato Rosé sino

al Millesimato 1999), che

ahinoi non viene regalata

ma si paga almeno una decina

di euro.

La cornice è decisamente

d’effetto: un luogo realizzato

in legno di larice

affumicato americano che

funge da trait-d’union tra il

dehors esterno e il negozio

interno, mentre alte travi

e 168 nicchie richiamano

lo spirito canadese degli

anni Cinquanta e Sessanta.

Chissà, a chi fa incetta delle

collezioni uomo e donna,

di accessori, calzature o

dell’esclusivo profumo He

Wood, forse lo champagne

viene anche offerto in

omaggio!

Via Verri, 4

Aperto negli orari di

negozio

LE DELIZIE DEL VII PIANO

Specialità italiane e

straniere con vista

sulle guglie del

Duomo

Il primo passo di un lungo restyling

lo hanno fatto al piano

terra, con i marchi top della

moda e del beauty, per evitare

a molti l’imbarazzo di entrare

nelle boutique blasonate di

Montenapoleone. Ora sono

saliti all’ultimo piano, praticamente

sotto le guglie del

Duomo, per dedicarsi a cibo e

dintorni. Quelli di Rinascente

qui hanno infatti voluto creare

una food hall aperta, senza

interruzione, dalle 10 del

mattino all’una di notte (anche

se l’ultimo campanello per

ordini e acquisti suona alla

mezza precisa), guardando

agli esempi europei di Harvey

Nichols o Galeries Lafayette

(l’erba del vicino è sempre più

verde!) e utilizzandone persino

gli architetti (design contemporaneo,

grandi vetrate e

soffitti in plexiglas arancione

sono firmati da Lifschutz,

Davidson e Sandilands).

Che siano le cinque o le undici

di sera al settimo piano dei

grandi magazzini potete acquistare

una serie di prodotti

gourmet che spaziano dal

cioccolatino di Gobino all’aceto

balsamico stagionato fino

ai biscotti organici Dutchy del

principe Carlo (un po’ meno

made in Italy ma molto chic),

ma soprattutto bere e mangia-

re scegliendo tra il ristorante

Maio (con immancabile risotto

giallo e ossobuco), il loungebar

con terrazza per aperitivare

nel più classico degli stili,

l’apprezzato Mozzarella Bar

gestito da Obikà, i sandwich

“da chef” di Esperya, i leggendari

panini del bar De Santis

che ha aperto qui la sua prima

filiale e, ancora, l’enoteca YN, i

succhi bio del Juice Bar e persino

il ricco kaiten di My Sushi

che propone, oltre al nuovo

Roll Royce (con salmone alla

piastra) e croccanti dim-sum,

la birra Iki con luppolo e tè

verde. Budget da 10/15 euro

in su, ma c’è davvero l’imbarazzo

della scelta.

LA RINASCENTE, VII PIANO

piazza Duomo

tel. 02-8852455

ROSSO&BIANCO

Il tappo di sughero

diventa decor

Nascosto nelle retrovie della

Darsena, sul lato di Conca

del Naviglio, il Nice 0 Six è un

localino a metà tra il bistrot e

il ristorante che nell’insegna

rivela l’ultima tappa di patron

Renato, ovvero la Costa

Azzurra e il 6° arrondissement

di Nizza, dove per tre anni ha

gestito il ristorante Il Vinaino.

Ora, rientrato all’ovile, ha

portato con sé un po’ d’aria

française aprendo sul cortile

un piccolo giardino d’inverno

scaldato da funghetti, mentre

la sala principale è suddivisa

tra piccoli tavolini quadrati e

un bancone bar vetrato la cui

parete è interamente coperta

di turaccioli di sughero. Tappi

che non passano inosservati

perché quattro giovani artisti

di Brera li hanno anche affrescati

sulle pareti con un effetto

trompe-l’oeil alquanto scenografico.

Per un drink pre-dinner

ci si accomoda al tavolo “degli

amici” dove i clienti benemeriti

hanno lasciato, come in chiesa,

la loro targhetta dorata, e poi

si chiede ad Amid, barman di

Tenerife, single e con codino,

che shakeri uno dei molteplici

cocktail (5-6 euro) o riempia

un calice di vino (4-5 euro)

tra quelli della carta che è un

mix tra etichette italiane, francesi

e spagnole (in tutto una

cinquantina). Non è indicata,

ma potete anche chiedergli la

sua specialità al vino: Ottobre

rosso, con vino, vodka e menta

fresca, o azzardare un Verano

con vino, gazzosa e Fanta.

Se poi la fame sale, fermatevi

a cena: con 35 euro potete

scegliere tra ricette semplici

d’ispirazione nizzarda, come i

mezzi paccheri con canard fumé

e zafferano o i medaglioni

di filetto con Roquefort.

NICE 0 SIX

via Ronzoni, 2

tel. 02-58115075

aperto solo la sera,

chiuso domenica

Lotto leggenda Città d’Italia

Verona

www.lottosport.com

URBAN 55


PRIMA&DOPO

MAMAMAU

06-44244548

Dodici metri di bancone che

dalle 18 sono sommersi di

tantissimi sfizi molto artigianali

per questo locale

appena rinnovato in zona

universitaria. In abbinamento

Claudio prepara shot a un

euro, soft drink a 3,50, long

drink a 4. Vanno alla grande

il Virgin mojito aromatizzato

allo zenzero, il Miami ice tea,

il Long Island. Non perdetevi

però la specialità della casa, il

tiramisù: dal classico al caffè

a quello alle fragole, pesche,

albicocche.

Via Catania, 46

Chiuso domenica

LE CLUB

329-7646270

Arredi moderatamente hightech,

opere di giovani artisti

alle pareti, ma è l’aperitivo

sushi del venerdì sera che lo

rende famoso. Da consumarsi

con cocktail e long drink colorati

e decorati con la frutta,

serviti da barman freestyle,

ma soprattutto insieme a

un calice di vino, perché al

bancone c’è anche un vero e

proprio sommelier.

Via Vanvitelli, 4d

Sempre aperto

SECRETS CAFÉ

06-76968667

La location è piuttosto privilegiata,

pur essendo un po’

decentrata, stretta tra l’acquedotto

Claudio e quello Felice,

tanto che le antiche mura

romane creano una sorta di

giardino interno protetto e

suggestivo. Per contrasto gli

interni sono modernissimi:

fibra ottica a terra, tra ardesia

e resina. La novità per l’autunno

sono i cocktail con yogurt,

marmellate, cioccolata calda.

Aperitivo a buffet con finger

food a 10 euro: monoporzioni,

cous cous, sushi. Sabato e

domenica lounge jazz.

Via Tuscolana, 692

Sempre aperto

56 URBAN

MANGIARE & BERE

ROMA

DI LAURA RUGGIERI

LAZIO MINIMAL CHIC?

ANDATE AL PALAEXPO

A Palazzo delle Esposizioni ora

anche la cucina è un’arte

Architettura high-tech importante per

il ristorante d’autore griffato Antonello

Colonna, appena sbarcato in grande stile

nel nuovo Palexpo delle meraviglie. Una

magnifica “serra” bioclimatica coperta

da una volta a botte in acciaio, reinterpretata

dall’architetto Paolo Desideri

con lo studio ABDR, fatta di altissime

pareti di vetro e travi d’acciaio. Un parallelepipedo

in vetro luminoso e leggero

di straordinario respiro. Un’illuminazione

fatta di luci calde e led che di notte ne

fanno una sorprendente “lanterna urbana”.

Duecentoquaranta posti a sedere in

680 metri quadrati tra primo e secondo

livello, su un’altezza che va dai 7 ai 9

metri. Duecento metri quadrati solo di

cucine, che sembrano un dado di legno

chiaro lanciato in sala. Tavoli verde oliva,

sedie bianche, divani blu, chaise longue

di Jasper Morrison. Tutto scelto nella

collezione Cappellini e Poltrona Frau e

improntato al rigore modernista, nel segno

della contemporaneità. Forme leggere,

pulite così come la mise en place

di assoluta compostezza formale. L’area

lounge al secondo piano, l’Open up, ha

un centro di gravità decisamente magnetico

intorno al bancone di 12 metri tutto

bianco. È qui che dalle 10 del mattino

alle 2 di notte si può addentare un panino

“monotematico”, come lo definiscono

in cucina, e cioè per esempio solo di

prosciutto iberico, fermandosi a leggere

in poltrona, o un club sandwich comme

il faut. Un aperitivo, senza inutili buffet,

ma “à la carte”, magari con una focaccina

calda e porchetta, costa sui 10-12 euro.

Lo chef, Lorenzo Eleuteri, scelto da

Colonna, che si aggira spesso tra fornelli

e sala, arriva dai Castelli e pur con un

solido curriculum da giramondo non

ha certo dimenticato le origini veraci

laziali che reinterpreta innovando. Già,

perché haute cuisine, autenticità degli

ingredienti e grande tecnica, che sono

ormai diventati leggenda per il “maestro”,

pagano. A cominciare dalla testina

di vitello panata, i cappelletti di coda

alla vaccinara, i ravioli di pecorino e

trippa alla romana, le polpettine di baccalà

o l’agnello al mosto cotto, il mitico

“diplomatico” crema e cioccolato con

caramello al sale. Per una cena il costo si

aggira sui 50 euro, vini esclusi (a pranzo

formule molto più easy). E c’è anche la

possibilità del take away, con un packaging

ad hoc.

OPEN COLONNA

via Piacenza di fronte al 5

tel. 06-48941330

sempre aperto

LA PIZZA FAMOLA STRANA

Cucina romana più o

meno rivisitata e pizze

inaspettate

Già il nome, “Ministero della

pizza”, del vecchio locale che

ogni sera sfornava margherite

e capricciose a go go, lascia

immaginare una solida macchina

da guerra nel quartiere

San Lorenzo, prezzi competitivi

e un repertorio ben rodato.

Ma da qualche mese qui tira

tutta un’altra aria: la pizza si

fa ancora, ma quella lievitata

72 ore e dagli abbinamenti

insoliti come fior di latte, zucca,

zenzero, bufala affumicata

e addirittura una sbriciolata

di amaretti di Saronno. E i

prezzi sono rimasti buoni, anzi

buonissimi (al massimo 35

euro) con un ottimo rapporto

qualitativo.

L’aria è quella un po’ dimessa

da trattoria rivista e un po’ vissuta,

qualche foto alle pareti,

un po’ di legno tra nicchie e

archetti. Il menu cambia spesso:

ricette romane veraci, come

la gricia o la cacio e pepe,

si alternano ad abbinamenti e

profumi più leggeri e insoliti

tipo il cartoccio di alici fritte

dorate con besciamella vegetale

al limone e prezzemolo.

In questo periodo molte le

new entry da mesi freddi: fagottini

di grano saraceno con

castelmagno, lardo croccante

e mandorle tostate su letto di

champignon, ravioli di pecori-

no di Pienza con salsa di porri

e pinoli tostati e bocconcini

di faraona in salsa d’uva. Per

dessert una bavarese di ricotta

di bufala, anche se alla fine

in ogni caso i camerieri passano

con un vassoio di praline e

cioccolatini belli e buoni tra i

quali la scelta è ardua…

CRIBBIO!

via dei Campani, 65

tel. 06-490217

chiuso lunedì

L'APPETITO VIEN CHATTANDO

Tavola calda con wi-fi? Non è una trovata gastronomica: sono i posti giusti dove mangiare e navigare

OSTERIA DEL GAMBERO

ROSSO

06-55112277

Lavorare da qui è dura: ci sarà

pure internet senza fili a ogni

piano, ma nella Città del Gusto

le distrazioni non mancano.

Certo non si soffre la fame, dal

primo mattino a sera. Biscotti

e pane artigianali, pizza con

un impasto da manuale. A

pranzo vige il buffet: 10 euro

per una zuppa, una pasta cotta

al momento, verdura, carne

o pesce e anche un dessert.

La sera invece è da poco entrata

in vigore la formula che

privilegia pizze e affini. Ma che

pizze, e quante. Trentasei tipi

suddivise in impasto napoletano

(48 ore di lievitazione),

romano (24 ore), integrali (ai

5 cereali o con la crusca), tra

cui vanno forte la carbonara e

quella alle melanzane alla parmigiana.

Più le focacce: squisita

quella ripiena di porchetta

di vitella e pomodori o quella

con insalata di pollo. I prezzi

oscillano tra i 7 euro per una

margherita e i 10 per una

focaccia ripiena. Buoni anche i

fritti di accompagnamento: le

polpette di baccalà mantecato,

i supplì (anche all’amatriciana)

o gli arancini (come i cacio e

pepe). Settanta etichette di

vino (di cui 10 a rotazione in

mescita), offerta rara per una

pizzeria, e quattro tipi di birra.

Via E. Fermi, 161

Chiuso domenica e lunedì

Da portare a casa o

consumare in loco:

pasta, cous cous o

sushi

Sergio Capezzuoli, dopo

anni trascorsi tra Londra e

Pechino, torna nella capitale

creando un nuovo format per

Lenane, luogo cult della Roma

chic di un po’ di anni fa, che

dopo due mesi sta già diventando

un altro must: whole

food store. Si entra e si sfila

davanti a una lunghissima

parete attrezzata con banchi

frigo open dove si allineano

monoporzioni (al prezzo medio

di 5 euro) di cous cous,

paste fredde, pollo al curry,

polpette e chutney di carote

in packaging black and white

PUNTO G

380-4732038

È il primo knit caffè della

capitale, dove comunità di

nuovi creativi si incrociano

contaminando i rispettivi

stili davanti a una tazza di

cioccolata, un tè tra le tante

selezioni proposte, un caffè

americano, una crostata alla

carota o un plumcake speziato,

rigorosamente home

made. E tra un tombolo e

un punto croce si può anche

scaricare la posta e chattare.

Al Pigneto il Punto G brilla

di un allure decisamente

fashion voluto dall’attrice

Marina Giordana, tutto pareti

lilla e oro e arredi in contrasto,

in bilico fra antico e

moderno.

Al bancone bar, in marmo

bianco e rosoni dorati, dalle

18 in poi aperitivo ricco (8

euro) con un bicchiere di

vino e un buffet che evolve

in cena (con possibilità di

ordinare anche oltre la mezzanotte).

Cous cous, pollo

al curry e riso, tzatziki, ma

anche qualche pasta fredda o

calda, polpettine, sformati di

patate, verdure. E poi le portate

fredde: prosciutto tagliato

a mano, salame e piccole

salsicce stagionate, formaggi

toscani rigorosamente bio,

che Marina va a scegliere direttamente

in fattoria.

Via Macerata, 58

Sempre aperto

accattivante. Oltre c’è l’area

sushi, più avanti una selezione

di formaggi, sandwich,

baguette, yogurt, mousse,

spremute di frutta fresca,

smoothie. Poi arriva la sezione

dei cibi caldi con zuppe e

risotti, spesso noodles in brodo

o asciutti. A questo punto

CAFFETTERIA CHIOSTRO

DEL BRAMANTE

06-68809035

Nella caffetteria nel loggiato

superiore del Chiostro del

Bramante, modernissima

e accogliente, non poteva

mancare la connessione wi-fi

gratuita. Come se fossimo da

Starbucks, anche qui allora

possiamo liberamente girare

in rete o navigare accanto

a una tazzona di caffè americano,

con una bella scelta

di brioche, cornetti, piccola

pasticceria secca e molti tè.

Anche il brunch della domenica

non è affatto male e

dura dalle 11 alle 16: tanti

piatti dolci e salati, come

torte rustiche, sformati, paste

al forno, timballo di riso,

focacce. Per il pranzo di tutti

i giorni il consiglio è invece

di provare le buonissime baguette

farcite e le friselle (ma

in menu ci sono anche carpacci,

insalate e selezioni di

formaggi). Nel fine settimana

la chiusura va oltre il solito

regime che impone l’uscita

alle 20 e così fino alle 23

tanti cocktail, vini e molti più

sfizi da consumare anche

nella insospettabile quiete

del portico, a pochi passi dal

caos del frequentatissimo

triangolo tra piazza Navona,

Bar della Pace e piazza del

Fico.

Arco della Pace, 5

Chiuso lunedì

scegli, metti nel basket, paghi

e decidi se portare via o salire

al primo piano e sederti con

il vassoio a un tavolo davanti

alle grandi vetrate su strada.

Doghe di legno a terra, sedie

di pelle nera, pareti arancio

e viola a contrasto, grandi

tele colorate che scendono

BIBLI

06-5814534

Cos’è che si può fare da

Bibli? O meglio, cos’è che

non si può fare? Conversare,

ascoltare musica, bere,

guardare mostre, mangiare,

comprare libri, navigare in

rete, ovviamente... tutto è

ormai routine in questo storico

“nuovo” format di libreria,

che per prima 12 anni

fa creò un insolito locale

multifunzionale, vagamente

radical chic, dove l’incontro

con l’autore avveniva con

la quiche nel piattino e il

bicchiere in mano. Il food

peraltro qui non è un pretesto,

anche se gli scaffali

della libreria traboccano di

spunti e i concerti, dal jazz

all’etnico, sorprendono piacevolmente.

Il buffet infatti

vale altrettanto e a prezzi

concorrenziali, visto che

durante la settimana costa

solo 9 euro con una scelta

di 3 piatti, dal pasticcio di

fettuccine in crosta, alla

pizza di scarola, uvetta e pinoli,

alle lasagne di verdura,

spezzatino di maiale, funghi

e castagne, pollo all’arancia

e le torte casalinghe. La

sera invece con 13 euro si

mangiano un primo e un secondo.

Appuntamento clou

è il brunch del weekend a

16 euro tutto incluso.

Via dei Fienaroli, 28

Chiuso lunedì mattina

MONOPORZIONI IN PARETE

dall’alto. Alla carta il menu è

decisamente ridotto ma assolutamente

ottimo, per una

cucina che resta aperta fino a

intravedere l’alba… Buona la

rana pescatrice con mandorle

tostate e limone a 18 euro o il

tiramisù al bicchierino. Merita

una sosta il bel bancone del

gastrobar centrale dove fermarsi

a cenare anche da soli

(con una spesa che si aggira

sui 25 euro), sotto le luci colorate

anni ’70. Da prenotare

in gruppo la “sala teatro” con

un lungo tavolo a specchio e

straordinarie sedute di modernissimo

design cinese.

LENANE

viale Parioli, 35/a

tel. 06-8072794

chiuso lunedì

ROSSO&BIANCO

Vip watching alcolico

Ercoli dal 1928 è un tempio

di delizie che non ha bisogno

certo di presentazioni

all’incrocio con la mitica via

Asiago. E c’è da scommettere

che molti volti noti della

radio e della tv in questa gastronomia/salumeriaabbiano

fatto ben più di una sosta

golosa... Poi da poco più di

un mese Sandro Massari ha

creato una piccola cucina e

una sala con mescita e dieci

tavoli, dove abbinare ai vini i

cibi ordinati al banco e fatti

cucinare al momento. Più di

250 le etichette da tutte le

regioni italiane (si espatria

solo per gli champagne) con

un ricarico più che accettabile.

Presenti tutte le grandi

aziende ma anche gli emergenti:

piccole cantine, ultime

scoperte. Molto interessanti

gli incontri mensili (dalle 18

alle 21) con produttori selezionati:

a 15 euro si assaggiano

cinque vini abbinati

a prodotti che si sposano a

meraviglia con quel determinato

vitigno. Ogni sera ci

sono 30 vini in mescita tra

bianchi e rossi (dai 3 agli 8

euro al massimo), dieci bollicine,

quattro champagne

d’importazione. E poi 35

cocktail firmati da Roberto.

Senza impegnarsi troppo si

possono accompagnare con

salumi iberici o degustazioni

di formaggi, più di 300, serviti

con gelatine e mostarde

(10 euro un tris). Oppure

con un risotto con porcini

freschi e bitto (8 euro). Il foie

gras invece arriva a carpaccio

o a scaloppa (20 euro).

Memorabile la crema di

mascarpone e amaretti per

la quale non c’è che l’imbarazzo

della scelta tra gli oltre

20 vini da dessert.

ERCOLI dal 1928

via Montello, 24

tel. 06-3720243

chiuso domenica

URBAN 57


PRIMA&DOPO

LA LUNA E I FALÒ

011-5069849

Oltre al nome del locale il rimando

a Pavese continua sugli

scaffali, con le sue opere in

bella vista. Sfogliatele mentre

accompagnate il vostro bicchiere

di vino o altro con una

buonissima torta di formaggio,

tranci di piadina arrotolata

farcita di crema di olive e formaggio,

crostini di salame e

formaggio erborinato oppure

con verdure grigliate. Se l’appetito

aumenta, La luna e i falò

è anche un ottimo ristorante

con tante sfiziosità. Ma non

sfogliate i libri di Pavese con le

dita unte!

Via Cernaia, 29/6

Chiuso domenica

BAR BIFFI

011-7493044

Il tempo qui sembra essersi

fermato. Anche l’aperitivo è

sempre all’altezza e, come nel

passato, oltre alle classiche

tartine e frittatine si arricchisce

con ostriche fines de claire

( 3,5 euro), belon (4 euro) o

con spettacolari gamberoni

crudi. Tre euro e cinquanta per

un pomodoro ben condito.

Qualcosa in più per un cocktail

ben eseguito.

Corso V. Emanuele II, 199/a

Chiuso domenica

ART CAFÉ

011-599510

Elegante il locale, in piena

Crocetta, con sgargianti pareti

arancio, ampio il dehors

invernale sul corso, ma il vero

asso nella manica è la qualità

e quantità di vini e “bollicine”.

Una quindicina (e forse più) di

champagne, tutti i nomi più

prestigiosi della Franciacorta

(a soli 4 euro!), rossi di altissimo

livello, il tutto a prezzi

competitivi. Semplici ma

fragranti le tartine di tonno e

pomodoro, burro e acciughe,

salame piccante, prosciutto e

veramente squisito il primosale

al pepe nero. Bravi!

Corso De Gasperi, 25/d

Chiuso domenica

Lotto leggenda Città d’Italia

58 URBAN

Genova

www.lottosport.com

MANGIARE & BERE

TORINO

DI BRUNO BOVERI E LEO RIESER

INDIZI DI SICILIA DOC

VICINO AL TRIBUNALE

L’isola non è vicina, ma a volte

basta entrare nel posto giusto

per sentirsi lì

Gioacchino Macaluso per qualche anno

ha proposto cucina del Sud alla Trattoria

Varazze, così ribattezzata dal nome della

via e non dalle origini del cuoco, siciliano

doc.

Ora, trovati nuovi spazi in zona più centrale,

vicino al Nuovo Tribunale, rieccolo ai

fornelli con Lucetta in un ristorante dall’impronta

e nome che non lasciano adito a

dubbi: l’Ormeggio. Ancora cucina di mare

là dove negli anni scorsi si erano alternati

il tradizionale Buco e l’ambizioso Serendip,

di cui resta l’imponente camino a forma di

bocca aperta che ci accoglie all’ingresso.

Le pareti hanno abbandonato i toni accesi

e sono ora di un rassicurante color crema

che ben si abbina ai pavimenti in legno.

Ma veniamo alla cucina. Il pesce e la tradizione

siciliana sono ancora l’asse portante.

Il modo migliore per assaggiarlo è l’ampio

menu degustazione da 40 euro. Si inizia

con le sfiziose sarde a beccafico, con pane

grattato, pinoli e uvetta, seguite dal baccalà

mantecato e dal sauté di cozze e vongole.

Seguono gli gnocchi con gamberi e triglie

e i maltagliati al tonno e Barbera, per

proseguire con gli involtini di pescespada

alla messinese e gli stracci di pescato con

pomodorini e aneto. Se ce la fate ancora,

dessert a scelta.

Si può naturalmente decidere di mangiare

alla carta e, anche in questo caso, non si

LA FRITTURA FA CULTURA

Ortodosso alla piemontese, dolce e salato insieme, croccante e leggerissimo: l’importante è che sia fritto!

TORINO

TRE GALLINE

011-4366553

Il posto è bello, restaurato

con attenzione per mantenere

l’aura dell’osteria di una

volta (ancora una ventina

d’anni fa l’oste parlava solo

piemontese). Ora il servizio

è al passo coi tempi, cortese

e capace. Ma veniamo alla

cucina: è sempre piemontese

verace, se pur ammodernata.

Ne è un esempio il grande

fritto misto, che nulla lascia a

mode revisioniste o salutiste.

È come dev’essere, con tutti i

suoi pezzi giusti. E ne vorrete

sempre di più... Sui 40 euro,

vini esclusi.

Via Bellezia, 37

Chiuso domenica e lunedì a

pranzo

TREISO (CN)

RISORGIMENTO

0173-638195

rimane delusi assaggiando la pasta con

le sarde o una sapida orata con olive taggiasche

e patate al forno, mentre per chi

proprio non se la sente di rinunciare alla

“terra” ci sono alcuni piatti ben eseguiti,

ma sicuramente meno intriganti.

A pranzo, con 10 euro, si ordina invece

il monopiatto del giorno. Per esempio

gustose tagliatelline alle erbe, caponata

di melanzane e lonza al limone, ma se

Gioacchino è nei paraggi un assaggino

di sarde e un bicchierino di cioccolato

fondente riempito di Malvasia non man-

Dietro ogni fritto misto piemontese

c’è sempre una cuoca

esperta e di tradizione e

qui non si fa eccezione. Venti

portate, servite a due per

volta, per gustarne croccantezza

e leggerezza: frattaglie,

fegatini, cotolettine di maiale

e vitello, salsiccia, verdure e

ovviamente gli immancabili

bocconi di mela e semolino.

Una sola condizione: non dimenticate

di chiedere il fritto

al momento della prenotazione.

Si conclude con bonet,

panna cotta o torta di mele.

Sui 30 euro.

Viale Rimembranza, 14

Chiuso lunedì e martedì,

mercoledì, giovedì sera

PRIOCCA (CN)

IL CENTRO

0173-616112

Il tempio del fritto misto

alla piemontese. Lo fanno

giovedì, bisogna prenotare e

avere pazienza, perché c’è la

coda. Più di venti pezzi, fritti

in modo celestiale, leggero,

croccante, saporito quando

deve, dolce quando deve.

E soprattutto piemontese.

Davvero. Non trovate invenzioni

moderniste, tipo l’ananas

o altre diavolerie. Tutto

rigorosamente tradizionale.

Tutto come quando lo faceva

la mitica mamma Rita (che

adesso sta nella vineria di

fronte, per l’aperitivo). Un sogno.

45 euro senza vini.

Via Umberto I, 5

Chiuso martedì

cherà, comunque, al vostro tavolo.

La carta dei vini prevede una quarantina

di etichette discrete ma forse non ancora

adeguate al livello della cucina.

Per fortuna si può parcheggiare gratuitamente

nell’autorimessa di fronte: un

vero sollievo in una zona sempre troppo

intasata!

L’ORMEGGIO

via Lombriasco, 4

tel. 011-4332210

chiuso domenica e lunedì

CALAMANDRANA (AT)

VIOLETTA

0141-769011

Una classica trattoria tra i

vigneti del Monferrato. Quale

miglior luogo per una gita

fuori porta autunnale? E, se

prima di mettervi in viaggio,

vi accerterete con il signor

Carlo che c’è il fritto misto,

preparato da mamma Maria,

il godimento sarà completo.

Anche i tajarin, gli agnolotti e

la finanziera sono imperdibili.

Un bel dilemma. Se non sapete

scegliere, non disperate,

la qualità delle Barbere astigiane

affogherà il dispiacere

per eventuali rinunce. 35

euro, vini esclusi.

Via Valle San Giovanni, 1

Chiuso martedì, mercoledì

e domenica sera

© acqua_cristina_cosci


Con gli ingredienti sempre

freschi anche le pizze sono

in progress

PADOVA

Capovolta

Se l’atmosfera un po’ etnico-chic di

questo locale nel centro di Padova,

giocato sui toni caldi del rosso e dell’arancione,

con luci soffuse e arredi che

rimandano al lontano Oriente, un po’ vi

irrigidisce, don’t worry: in realtà si tratta

di un ristorante/pizzeria molto informale

per quanto riguarda i prezzi e very easy

per l’accoglienza, aperto da settembre

anche a pranzo, ma solo durante la settimana.

Si chiama Capovolta e il giovane proprietario

Nicola ha le idee chiare sul suo concetto

di cucina: essenziale, ma all’insegna

della miscellanea dei sapori, che passano

dalle carni, al pesce, ai primi sfiziosi e

alle pizze dai nomi e dagli ingredienti

appetitosi, il must del posto. Ogni stagione

viene proposto un menu ad hoc e

per quest’autunno i piatti “caldi” vanno

da radicchio ai ferri con sbrise impanate

(8 euro) a sformatino di parmigiano con

polenta e funghi porcini (9,50) come antipasto,

per poi passare magari a un piatto

di gnocchi con radicchio, gorgonzola,

noci, speck e grana: per la serie, evviva la

dieta… Anche sul pesce ci siamo: ci sono

gli scampi marinati, la classica impepata

di cozze e vongole (8), i tagliolini al sal-

mone affumicato e zucchine (9 euro).

Ma il piatto forte, come dicevamo, è

senz’altro la pizza: ne trovate di tutti i tipi

e di tutte le misure, da normale a extra

large. Quasi leggendaria, almeno per gli

under 30, è la Snowboard, che parte da

una base di pomodoro e mozzarella con

l’aggiunta di gorgonzola, speck e una

pioggia di pinoli dopo la cottura. Per chi

è più attento alla linea consigliamo la

MANGIARE & BERE

VENETO

DI FRANCESCA ROVEDA

NON C'È UN MENU PER

TUTTE LE STAGIONI

Delicata, con tris di funghi, Philadelphia e

grana, o la Latina, con mozzarella di bufala,

prosciutto cotto, pomodorini freschi e

basilico. Alla faccia del riso alla cantonese

o delle alghe “flitte”, buona pizzata a tutti,

vip o very normal people che siate…

via Facciolati, 168

tel. 049-757407

chiuso lunedì

PROPRIO COLTI IN CASTAGNA

Insieme alle fettuccine, sopra la toma, con le verze, nella torta: indirizzi dove a novembre regnano i marroni

VERONA

RISTORANTE GALILEO

045-8751158

Tradizione veneta, un tocco

di cucina mantovana e tanta

creatività sono gli ingredienti

dei vari piatti che qui seguono

il corso delle stagioni. La castagna

spopola venerdì 16 e

sabato 17 novembre: in menu

cannolo di farina di castagne

al gratin ripieno di zucca e

ricotta fumé, fettuccine con castagne

e porcini, fagiano alle

castagne e noci con polenta,

tortino tiepido di castagne e

arancia con zabaione al moscato.

Totale: 33 euro.

Piazza C. Zinelli, 2

Chiuso domenica

LONIGO (VICENZA)

RISTORANTE LA PECA

0444-830214

Solo la vista mozzafiato sui

colli Berici vale lo sforzo di

una visita, in più l’accoglienza

con un calice di Selosse Gran

Cru 90 vi fa capire che il sommelier

sa il fatto suo. Per non

parlare dello chef che in tema

di castagne propone un flan

di verza con cuore morbido

di toma di langa stagionata in

grotta, con crema di castagna

“marronata”, aceto balsamico

e guancialino leggermente

disidratato (21 euro).

Via A. Giovanelli, 2

Chiuso domenica sera e

lunedì

SAN ZENO DI MONTAGNA (VERONA)

SAN ZENO

CASTAGNE & VINO

Fino al 18 novembre

Anche quest’anno ha luogo

la rassegna enogastronomica

San Zeno Castagne &

Vino, che propone cinque

menu degustazione in

diversi ristoranti, naturalmente

a base di castagne.

Tra i più sfiziosi: tavolozza

autunnale con sfilacci e

castagne con vinaigrette

al melograno, minestrone

di castagne, canederli con

castagne al burro di malga,

pardulas con brasato di

manzo, castagne e verze,

tiramisù di castagne,

vino rosso (32 euro) al

Ristorante Giardinetto (tel.

045-7285018). Per la stessa

cifra altro menu invitante

alla Trattoria alla Pineta

(tel. 045-7285134): polenta

di castagne con fonduta

di formaggi del Baldo, porcini

trifolati e tartufo nero,

pappardelle con ragù di

fagianella, pioppini e castagne,

risotto mantecato al

Valpolicella con castagne e

salamella, cervo stufato con

prugne e castagne, patate

arrosto allo speck e rosmarino,

tortino caldo di mele e

castagne con canditi e salsa

inglese. E per finire sanvigilini

alle castagne e tanto

vino rosso.

PRIMA&DOPO

PADOVA

AL VECIO BACARO

349-8757579

Osteria, bacaro e wine bar:

qual è la differenza? Significa

che qui ci potete venire per

una pausa pranzo, una cena

frugale, un aperitivo con

spuncioni o un digestivo, meglio

se a base di vino, che qui

va per la maggiore. Aperto

dalle 10 a mezzanotte, è pieno

di studenti, con sottofondo

musicale del tipo It’s only

rock’n’roll, but I like it e vino a

prezzi “politici”.

Via dei Soncin, 9

Sempre aperto

VICENZA

DOC PROSECCHERIA

334-9407845

Si va dai 2 euro di un semplice

Prosecco Brut ai 4,50

di un Franciacorta Extra Brut

o Rosé in questa originale

e nuova Proseccheria, dove,

per chi non ama le bolle, c’è

anche una vasta scelta di

bianchi e rossi tipo il Ribolla

Giallo (2,50) o il Valpolicella

Superiore (2,50). Come stuzzichini

d’accompagnamento,

piade, pizze, fritture miste e

altre sfiziosità come le alette

di pollo.

Corso Fogazzaro, 25

Chiuso lunedì

VERONA

CAFFÈ COLONIALE

045-8012647

Novità per questo caffè dal

nome evocativo di terre lontane

e di uno stile che per anni

ha dettato tendenza nell’arredo

di case e locali. Con l’arrivo

del freddo punta su piatti

ricchi per la pausa pranzo,

tipo galletto trentino e patate

arrosto (sui 7/8 euro), o su

una più light piada Coloniale

(mozzarella, pomodoro, lattuga),

oltre a riproporre le leggendarie

creme in tazza e il

caffè con scaglie di cioccolato.

Piazza Francesco Viviani,

14/c

Sempre aperto

Lunedì chiude alle 15

Lotto leggenda Città d’Italia

Milano

www.lottosport.com

URBAN 59


PRIMA&DOPO

MAMMUTH

051-6593938

Una frizzante new entry per

l’aperitivo e il dopocena in via

del Pratello. Arredi di design,

un grande bancone, cuore

del locale, e tavoli sotto il

portico esterno. Degustazioni

guidate di vini e formaggi,

presentazioni di libri e mostre

personali di artisti esordienti.

Per l’aperitivo, ottimo l’abbinamento

spritz con Campari,

accompagnato da un piattino

di affettati, scamorze, sottoli

e stuzzichini vari (3,50 euro).

Poi c’è la birra Heineken Sotto

Zero servita nei bicchieri a

-16 gradi. Vini tutti biologici,

di piccoli produttori italiani.

Via del Pratello, 96/e

Chiuso lunedì

IMPERO

051-232337

Durante il giorno è una

golosa pasticceria con una

scelta a dir poco strepitosa,

mentre la sera si trasforma

in una location perfetta per

l’aperitivo post-shopping in

via Indipendenza, seduti agli

eleganti divanetti in pelle all’interno

o ai tavolini fuori. Tra

i cocktail (a 5,50-6 euro) gettonatissimo

l’Impero Ice a base

di Campari, succo d’arancia

e un ingrediente segreto.

Via Indipendenza, 39

Sempre aperto

BAR DELLA TRATTORIA

051-222888

La mitica Trattoria Fantoni in

città la conoscono tutti, e ben

presto il Bar della Trattoria,

aperto dalla stessa “famiglia”

a pochi passi di distanza, subirà

la stessa sorte. È un bar

caffè letterario, dove leggersi

in santa pace i quotidiani, assistere

a presentazioni di libri

e approfittare del bookcrossing.

Frequenti le degustazioni

enogastronomiche, specialità

della casa gli champagne

francesi (7 euro).

Via del Pratello, 3/c

Chiuso lunedì

Lotto leggenda Città d’Italia

60 URBAN

Napoli

www.lottosport.com

© Davide Boschi

MANGIARE & BERE

BOLOGNA

DI CINZIA NEGHERBON

PRESI PER LA GOLA:

TRAPPOLA PER VIP

A fare la differenza è il

trattamento, vip o non vip

che si sia

Quando uno entra in un posto

lanciato come “la tana dei vip” ha già

le idee abbastanza chiare. Di certo

pretende di trascorrere una serata “very

important” all’insegna dello stile, con un

trattamento esclusivo e con la “speranza”

– non garantita, e a dire il vero non

indispensabile – di incontrare qualche

personaggio del jet set.

La location: spiccano le pareti in pietra

toscana bianca, il pavimento in ardesia

brasiliana fatta arrivare direttamente da

Rio de Janeiro e un camino funzionante

scolpito a mano. Come tocco finale,

l’illuminazione strip led made in New

York, regolata attraverso una console

che può predisporre la bellezza di 17

versioni di colore e strobo a seconda del

tema della serata. All’ingresso ci accoglie

un importante bancone puntualmente

riempito di stuzzichini vari all’ora

dell’aperitivo, mentre si cena nella sala

interna con una settantina di coperti,

apparecchiati con runner e piatti di design.

Perché tutto è studiato nei minimi dettagli

da Massimo Baroni e Maurizio Sancini,

amici fin dai tempi del Giostrà, dove dopo

cena si può entrare gratis senza far la fila

grazie al pass in omaggio. La cucina – e

qui va sottolineato – è aperta fino all’1,30

di notte e propone da una parte un menu

più tradizionale, con primi come tortellini

in brodo, alla panna o pasticciati (10 euro),

tortelloni radicchio e speck o gorgonzola

e noci (9 euro) e ancora tagliatelle al ragù

o alla romagnola (7 euro), e per secondo

fiorentina, filetti di angus al pepe verde,

ai funghi porcini o all’aceto balsamico (20

euro). Ma lo chef ama sbizzarrirsi con

tocchi di cucina creativa fuori carta, che

cambiano ogni sera. Ecco che allora per

i palati più coraggiosi spuntano bizzarri

abbinamenti come i tortellini alle fragole,

le linguine al limone e yogurt, il risotto

al melograno e le penne al mascarpone

e gorgonzola, e per secondo braciola ai

mirtilli, brasato all’arancia e cacciagione.

Decisamente importante la carta dei vini,

tra cui le bollicine Franciacorta Dosage

Zero Docg della cantina Cà del Bosco, il

bianco Ribolla gialla di Venica & Venica e

Brunello Poggio Antico, in bottiglia o al

calice.

Ma per chi avesse solo bisogno di spezzare

la fame a tarda sera, c’è una bella selezione

di crostini e piade (8 euro) e golose

insalatone. Da condire con musica dal vivo

anni ’70, ’80 e ’90 durante la settimana o

dj set nel weekend.

LA VIPPERIA

via Emilia Levante, 31/a

tel. 051-495425

chiuso lunedì

OGNI PIATTO AL SUO MEGLIO

Antipasti, primi, secondi e dessert: quattro indirizzi diversi per un unico pasto. Il top in ogni portata

RISTORANTE ALICE

051-583359

Tourbillon di antipasti: è il

meglio che ha da offrire il ristorante

Alice, in tutto 12 assaggi

dalle polpettine alla salsiccia

con fagioli, la trippa in umido,

le crocchette, i formaggi accompagnati

da marmellate miste,

una forma di pecorino marchigiano

tutta da scavare, cavolo

brasato al vino bianco, mortadella,

coppa e ‘nduja calabrese,

verdure strascicate in padella e

la famosa frittapizza della casa,

frittata condita con pomodoro

e mozzarella di bufala. Cena sui

35 euro, bere a parte.

Via D’Azeglio, 65/b

Chiuso domenica

GIANNI A LA VECIA BULAGNA

051-229434

I sapori della “vecia Bulagna”

vanno provati in questa storica

trattoria, dove a farla da padrone

sono i primi: tortellini in brodo,

zuppa di cipolla, tagliatelle

al ragù, lasagnette con radicchio

trevigiano e funghi porcini,

gnocchi di zucca, lasagne verdi

al forno (premiate dall’Accademia

italiana della cucina) e ogni

giorno un tortellone con un ripieno

diverso. Ambiente rustico

familiare nella magica atmosfera

del Quadrilatero medievale.

Sui 35/40 euro.

Via delle Clavature, 18

Chiuso domenica sera e

lunedì

TRATTORIA MELONCELLO

051-6143947

Chiaramente la cucina offre un

allettante menu completo, tutto

bolognese, ma è sui secondi,

a base di carne, che c’è proprio

da leccarsi i baffi. E allora

coniglio disossato farcito, vera

specialità della casa, arrosto di

vitello, arista di maiale, maialino

da latte cotto al forno, ossobuco

con sugo di pomodoro,

polpettine, spezzatino di vitello

e zucchine ripiene, la domenica

agnello e faraona, e il bollito

solo a Natale. Tre le salette a

disposizione, una anche per fumatori.

Spesa sui 30 euro.

Via Saragozza, 240/a

Chiuso lunedì sera e martedì

OSTERIA BROCCAINDOSSO

051-234153

Il paradiso dei golosi è qui. Al

punto che, pagando un “ticket”

di 10 euro, si possono assaggiare,

senza limite di numero o

di quantità, i dolci fatti in casa

disponibili giorno per giorno:

e allora mascarpone, mousse

al cioccolato, bignè con crema

e cioccolato fuso, crème caramel,

torta di mele o al gianduia,

salame al cioccolato, zuppa

inglese, panna cotta e dolci

di stagione come croccante e

panettone artigianale. Per la

cena completa si spendono

30 euro.

Via Broccaindosso, 7/a

Chiuso domenica


MANGIARE & BERE

NAPOLI

DI CIRO CACCIOLA

GIOVEDÌ SERA IN CORPO

SCORRE MADRENALINA

Al Madre come al Moma e alla

Tate Modern: giovedì con cena

e dj set

Si chiama Madre E Vino il nuovo ristorante/caffetteria

del Madre (Museo

d’Arte Contemporanea Donna REgina),

progettato dall’architetto portoghese

Álvaro Siza. Situato al primo piano,

conta 80 coperti, sedie e tavoli in legno

chiaro e dalle linee essenziali by Siza,

piatti in porcellana disegnati dall’artista

Francesco Clemente e realizzati dall’antica

fabbrica Stingo di Capodimonte. Con

il beneplacito di Alfonso Iaccarino, patron

del noto Don Alfonso a Sant’Agata

dei Goti, con la cucina degli chef del

ristorante Natalino/Antichi Sapori di

Marano, la scelta gastronomica privilegia

l’uso di prodotti tipici della cucina campana

e di menu che conciliano tradizione

locale ed evoluzione del gusto: menu

perfetti per la pausa pranzo, leggeri e

non troppo impegnativi, neppure dal

punto di vista economico. Il wine bar

propone un’attenta selezione di vini

regionali con un senso rigoroso della

forma che elude ogni dogmatismo minimalista.

Attraversando il cortile (che

ospita installazioni e spettacoli) o, in

alternativa, le sale espositive del museo

(due piani di collezione permanente, terzo

piano con personali di artisti superstar,

project room e chiesa sconsacrata

– Donnaregina Vecchia – per allestimenti

ad hoc come quello attualmente in essere

di Robert Wilson, assolutamente wonderful!),

oltrepassando il ponticello open

air che è già divertente fumoir per quelli

che non riescono a smettere, si arriva al

Mev (Madre E Vino, eh), articolato in tre

ambienti: bar, lounge e sala eventi. Che si

re-inventano ogni giovedì notte e sabato

sera con quelli che si preannunciano tra

gli appuntamenti più in voga dell’inver-

no. Ogni saturday, dalle 18.30 alle 22,

c’è “L’ape Madre”, musica, finger food e

spuntini culturali nella migliore tradizione

di un rito che ormai conta centinaia di

proseliti anche fra i napoletani. Il giovedì,

poi, sulla scia di esempi sperimentati con

successo nel lounge della Tate Modern

di Londra e al Moma Café di New York,

lo spazio si trasforma in dj club con musica

d’ascolto e da ballo (electro & deep

house + flashdance), videoproiezioni

affidate al collettivo di giovani veejay

“Ascolti Visivi” e, su prenotescion, cena

fredda con eleganti piatti di formaggi

très chic e affettati d’origine controllata.

Il tutto griffato da un nuovo, eloquente

concept-mood che dà nome all’adrenalinico

appuntamento: Madrenalina!

MADRE E VINO

via Settembrini, 79

tel. 081-19313016

chiuso martedì

FRONTE DEL PORTO NEWS

Nave che parte, nave che arriva: a caccia di indirizzi gastronomici con i fiocchi senza perdere il ferry boat

IL PORTO DEI SAPORI

081-7901284

Nascosto oltre i cancelli del

porto, lo rintracci facile seguendo

la scia dei profumi che

dalla brace si diffondono in

tutta l’area fin dentro le narici

dei viaggiatori già imbarcati

su traghetti e navi da crociera.

Acquolina? Tipica trattoria per

ovvi scaricatori à la Marlon

Brando e gente à la page. Solo

a pranzo, ma fino alle 16, perlomeno!

P.le Immacolatella Vecchia

Sempre aperto

SRI LANKA RESTAURANT

Nel gran varietà di ristoranti e

pizzerie “parte nopei e parte

napoletani” che affollano e

vivacizzano il fronte del porto

di Napoli, questo simpatico ristorantello

“sri” dove parlano

meglio l’inglese che l’italiano

è un bastimento carico carico

di curry, spezie profumate

d’oriente, tè e piatti tipici, con

tavoli all’aperto e saletta indi.

Etnovità!

Piazza Francese, 37

Chiuso mercoledì

DOLCEZZE SICILIANE

081-5521990

Il feeling tra Napoli e la Sicilia

è reciproco, storicizzato e

indelebile. Esistono varianti

partenopee della cassata, di

tipo e di formato, ma in questo

piccolo spaccio gli intenditori

ritrovano il meglio della pasticceria

palermitana, gli spiriti

da Pantelleria e dalle Eolie, le

paste di mandorla, le “sfincie”

ripiene… appena “sbarcate”!

Piazzale Immacolatella

Vecchia

Chiuso lunedì

MATTOZZI L’EUROPEO

081-5521323

Tradizione familiare, 70 anni di

attività, pizza tra le migliori di

Napoli. In programma: fagioli

freschi alla maruzzara, maltagliati

cozze e fiori di zucca, il

fritto di fragaglia, la mollica di

pesce spada, frutti di mare e

pesce fresco in abbondanza.

Riconoscimenti e premi da ogni

angolo del globo. Perciò, conviene

prenotare.

Via Marchese Campodisola,

4/6/8/10

Chiuso domenica sera

© acqua_cristina_cosci

PRIMA&DOPO

BIDDER’S BAR

081-7612474

Luogo di privilegio in sintonia

con lo stile britannico del

James 007, il bar del Grand

Hotel Parker’s propone una

carta di cocktail bondiani

classici, speciali abbinamenti

di sigari, distillati e cru di

cioccolato (nel Cigar Corner),

ma soprattutto gli aperitivi

“vista sul Golfo” della nuova

Champagneria con il finger

food dello chef Baciot. Di

più, si parcheggia facile e…

gratis!

Corso Vittorio Emanuele,

135

Sempre aperto

LIVING

339-6129844

Lounge bar, vineria e dancefloor,

declinato nei colori del

bianco, del grigio, del nero,

con i fucsia e i prugna dominanti,

tessuti pregiati e materie

prime scelte per un risultato

molto “stiloso” e poco

minimale, il Living si esprime

solo due sere a settimana ma

nel migliore dei modi: il parterre

è giovane e selezionato,

come la carta dei vini. Musica

dal vivo e dj set.

Uscita Tangenziale

Varcaturo

Aperto venerdì e sabato

LONTANO DA DOVE

Quanti giovani napoletani

disseminati negli ultimi anni

per le strade di Barcellona, di

Londra, di Rio de Janeiro che

in cuor loro pensano ardentemente

al piccolo mondo

italiano lasciato per andare

lontano: ma lontano da dove?

da cosa? Come nel film

di Stefania Casini e Francesca

Marciano, quelli che restano

o tornano indietro stanno un

gran bene in questo piccolo

caffè pieno di libri e di musica…

Via Bellini, 3

Chiuso lunedì

Lotto leggenda Città d’Italia

Palermo

www.lottosport.com

URBAN 61


© David McLain / Aurora Photos / Grazia Neri

UNURBAN

l'altrove che avete sempre inseguito

LIGHT&SOUND

Ridurre l’impatto ecologico nella produzione di energia è la priorità del nuovo

millennio. Sotto questo aspetto Johnny, suddito di sua maestà stabilitosi nel cuore

della giungla in Belize, sembra aver molto da insegnare. Pur di non rinunciare ai

suoi sfizi ha escogitato questo rudimentale ma efficace congegno, così da produrre

l’energia di cui ha bisogno con una pedalata quotidiana di 15 minuti.

Cosa non si fa per ascoltare un po’ di musica e per riuscire a leggere qualche pagina

prima di addormentarsi!

URBAN 63

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