e dell - Inca - Consorzio Interuniversitario Chimica per l'Ambiente
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Un “ponte” tra i ricercatori e la società<br />
<strong>per</strong> essere protagonisti nel mondo che cambia<br />
12<br />
Marzo 2008<br />
La Scienza<br />
al servizio<br />
<strong>dell</strong>’ Uomo<br />
e<br />
<strong>dell</strong>’Ambiente<br />
Piogge acide<br />
Allarme salute<br />
e<br />
inquinamento<br />
Attrazioni magnetiche<br />
Frontiere<br />
<strong>dell</strong>a scienza<br />
e innovazione<br />
Parola di prof<br />
Valutazione e merito:<br />
regole trasparenti<br />
<strong>per</strong> il bene comune<br />
Personaggi<br />
in primo piano<br />
A colloquio con<br />
padre Roberto<br />
Busa, 95 anni,<br />
il pioniere<br />
<strong>dell</strong>a linguistica<br />
informatica<br />
Molecole piccanti<br />
Abitudini<br />
alimentari<br />
mondiali<br />
Prezzo di un numero euro 3,00 - Periodico mensile d’informazione edito dal <strong>Consorzio</strong> <strong>Interuniversitario</strong> Nazionale “La <strong>Chimica</strong> <strong>per</strong> l’Ambiente“ (INCA) - Anno III, N. 12, Marzo 2008<br />
www.green.incaweb.org COPIA OMAGGIO
2<br />
Scambio di idee<br />
con Piero Tundo<br />
Tutti noi abbiamo es<strong>per</strong>ienza che le prove cui siamo<br />
sottoposti durante la nostra vita sono momenti cui<br />
segue un cambiamento che spesso è positivo. Anche<br />
quelle dolorose, come sanno i genitori quando i piccoli si<br />
ammalano: dopo il morbillo e la varicella, il piccolo sembra<br />
più adulto ed è realmente cresciuto.<br />
In seguito al su<strong>per</strong>amento di un ostacolo, la realtà ci si<br />
propone in maniera diversa e la affrontiamo più consapevoli<br />
e con differenti intenti.<br />
Un’altra considerazione, molto legata alla prima, è la<br />
necessità che noi sentiamo di un giudizio esterno,<br />
che conforti le nostre scelte. La sola<br />
autoreferenzialità produce disastri <strong>per</strong>ché non comporta un<br />
confronto e un’armonizzazione con i nostri simili; si può<br />
anche dire, estendendo questo concetto, che la valutazione<br />
con le prove ad essa associate, spesso difficili, fa parte di un<br />
processo virtuoso ed è un indice <strong>dell</strong>a maturità di una<br />
società: i regimi totalitari sono caratterizzati da una<br />
selezione non basata su una valutazione di merito; il<br />
giudizio – che pur sempre verrà - <strong>per</strong> tali regimi spesso<br />
arriva in forma violenta attraverso guerre e sollevamenti<br />
civili. Che tipo di valutazione allora? La tipologia dei<br />
giudizi è molto variegata e dipende dalla storia, dalla cultura<br />
e dalla tradizione. Ma il grado di confidenzialità e di<br />
affabilità, amichevolezza, non gendarmesca, ma<br />
promuovente come viene fatto il giudizio nella valutazione -<br />
a cui segue il riconoscimento del merito, e quindi la<br />
promozione - è un indice <strong>dell</strong>a maturità e <strong>dell</strong>a civiltà di una<br />
società e di un popolo. A questo occorre quindi mirare <strong>per</strong><br />
affermare la democrazia: rendere le regole trasparenti e le<br />
prove utili, non <strong>per</strong> selezionare il più forte, ma <strong>per</strong><br />
riconoscere una maggiore autorità a chi o<strong>per</strong>a correttamente<br />
<strong>per</strong> il bene comune.<br />
Come <strong>per</strong> i bambini la guarigione dopo una malattia,<br />
l’autorità conferita attraverso un processo di<br />
valutazione trasparente e necessariamente sofferto,<br />
oltre che procurare soddisfazioni, apre un nuovo significato<br />
alla nostra esistenza.<br />
Così avviene anche nella scienza; il piacere <strong>dell</strong>a ricerca e<br />
l’emulazione nel sa<strong>per</strong>e scientifico hanno reso necessario<br />
sin dall’inizio adottare metodi di analisi e di giudizio<br />
Parola di Prof<br />
Valutazione e merito:<br />
regole trasparenti<br />
<strong>per</strong> il bene comune<br />
Scrivete a: redazione@green.incaweb.org<br />
condivisi: a causa del numero elevatissimo dei dati, dei<br />
risultati e <strong>dell</strong>a pluralità degli attori coinvolti, le discipline<br />
scientifiche devono affidarsi al giudizio critico degli es<strong>per</strong>ti,<br />
secondo procedure e criteri comuni, <strong>per</strong> condividere i<br />
risultati senza polemica.<br />
La valutazione <strong>dell</strong>a ricerca svolta dalle Università e<br />
dagli Enti di ricerca italiani, con un po’ di ritardo<br />
rispetto alle altre Università europee, è iniziata nel<br />
2003 da parte del Ministero <strong>dell</strong>’Istruzione, <strong>dell</strong>’Università<br />
e <strong>dell</strong>a Ricerca, con l’istituzione del Comitato di indirizzo<br />
<strong>per</strong> la valutazione <strong>dell</strong>a ricerca, CIVR; attraverso la<br />
trasparenza <strong>dell</strong>e linee guida e il lavoro di referee italiani e<br />
stranieri, il CIVR ha valutato 77 Università, 12 Enti<br />
pubblici di ricerca e 13 Istituzioni private di ricerca, <strong>per</strong> le<br />
ricerche da loro svolte negli anni 2001-2003.<br />
I risultati di questo lavoro sono pubblici ed sono<br />
consultabili al link http://vtr2006.cineca.it/<br />
Alcuni risultati del CIVR sono <strong>per</strong> noi importanti,<br />
<strong>per</strong>ché ci indicano l’eccellenza <strong>dell</strong>a ricerca nelle<br />
aree scientifiche di matematica, fisica, chimica,<br />
scienze <strong>dell</strong>a terra, biologia, medicina, nanoscienza, beni<br />
culturali e sostenibilità.<br />
Con l’intento di fare cosa utile a voi, studenti che state<br />
scegliendo se intraprendere o no una carriera di studi<br />
universitaria, inizieremo da questo numero la<br />
pubblicazione di articoli provenienti dagli Istituti di ricerca<br />
che si sono distinti con una qualità di eccellenza nella<br />
valutazione del CIVR.<br />
Vogliamo in tal modo offrire una visione oggettiva,<br />
basata su una valutazione istituzionalmente<br />
condivisa, sulle grandi opportunità che la ricerca<br />
scientifica italiana offre nel contesto <strong>dell</strong>a ricerca europea.<br />
Ci auguriamo che voi possiate scegliere, nell’ambito del<br />
vostra aspirazione, la migliore destinazione <strong>per</strong> investire<br />
nel vostro futuro. Il primo di questi articoli è di Dante<br />
Gatteschi, professore di <strong>Chimica</strong> inorganica all’Università<br />
di Firenze e direttore del <strong>Consorzio</strong> interuniversitario<br />
nazionale <strong>per</strong> la scienza e tecnologia dei materiali<br />
(INSTM). Il suo articolo è a pagina 30.<br />
Buona lettura.
Aurora boreale<br />
“Attrazioni magnetiche” (vedi servizio pag. 32): variazioni sul tema <strong>dell</strong>’aurora boreale<br />
nell’interpretazione di Ornella Erminio.<br />
Sommario<br />
L’intervista Scienze linguistiche & Informatica. Rovesciando Babele.<br />
Incontro con padre Roberto Busa pag. 4<br />
sommario<br />
Sapori & <strong>Chimica</strong> Molecole… piccanti. La storia e le proprietà<br />
del pe<strong>per</strong>oncino e del pepe pag. 10<br />
DOSSIER Corrosive rain. Le piogge acide.<br />
Salute, vegetazione e monumenti a rischio pag. 18<br />
Scienza & Innovazione Attrazioni magnetiche. Nuove frontiere del magnetismo pag. 32<br />
Futuro & Futuribile Le news di Green dall’Italia e dal mondo pag. 46<br />
Olimpiadi <strong>dell</strong>a Scienza<br />
Studenti, partecipate al ConcorsoGreen Scuola 2008 promosso dal <strong>Consorzio</strong> INCA e<br />
dalla nostra rivista in collaborazione con il Ministero <strong>dell</strong>a Pubblica Istruzione sul tema<br />
“Energie alternative e ambiente. La produzione sostenibile di energia”.<br />
Scadenza <strong>per</strong> l’invio degli elaborati 30 aprile 2008.<br />
Informazioni, regolamento e scheda di partecipazione:<br />
www.incaweb.org www.green.incaweb.org<br />
12<br />
Green<br />
Periodico mensile<br />
La Scienza<br />
al servizio<br />
d’informazione<br />
<strong>dell</strong>’Uomo<br />
del <strong>Consorzio</strong><br />
e <strong>dell</strong>’Ambiente <strong>Interuniversitario</strong><br />
Nazionale<br />
Marzo<br />
La <strong>Chimica</strong><br />
2008<br />
<strong>per</strong> l’Ambiente<br />
(INCA)<br />
Direzione e redazione: Viale Luigi Pasteur, 33 - 00144 Roma, tel. 06 54 22 07 10 - tel./fax 06 59 26 10 3<br />
E-mail: redazione@green.incaweb.org - Sito internet: www.green.incaweb.org<br />
Amministrazione: <strong>Consorzio</strong> <strong>Interuniversitario</strong> Nazionale “La <strong>Chimica</strong> <strong>per</strong> l’Ambiente” (INCA)<br />
Via <strong>dell</strong>e Industrie, 21/8 - 30175 Marghera (VE)<br />
telefono 041 23 46 611 - fax 041 23 46 602 - e-mail: info_INCA@unive.it<br />
Registrazione al Tribunale di Venezia n. 20 del 15 luglio 2006 - Stampa: Grafiche Seregni, Paderno Dugnano (Milano)<br />
Direttore<br />
Piero Tundo<br />
Comitato scientifico<br />
Angelo Albini,<br />
Università di Pavia<br />
Sergio Auricchio,<br />
Politecnico di Milano<br />
Attilio Citterio,<br />
Politecnico di Milano<br />
Lucio Previtera,<br />
Università di Napoli Federico II<br />
Direttore responsabile<br />
Gino Banterla<br />
Coordinatore di redazione<br />
Fulvio Zecchini<br />
Comitato redazionale<br />
Antonella Americo<br />
Chiara Palmieri<br />
Progetto grafico e impaginazione<br />
Graficatorri - Franco Malaguti<br />
e-mail: graficatorri@tin.it<br />
Concessionaria <strong>per</strong> la pubblicità<br />
su “Green”<br />
Marketing Planet Media<br />
Tel. 039. 23 08 568<br />
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© <strong>Consorzio</strong> INCA, 2008.<br />
Tutti i diritti sono riservati. La presente<br />
pubblicazione, tutta o in parte, non può<br />
essere riprodotta o trasmessa in nessuna<br />
forma e con nessun mezzo, elettronico,<br />
meccanico, fotocopia, registrazione o altro,<br />
senza l’autorizzazione scritta <strong>dell</strong>’editore.<br />
L’editore, nell’ambito <strong>dell</strong>e leggi<br />
sul copyright, è a disposizione degli aventi<br />
diritto che non si sono potuti rintracciare.<br />
3
Scienze linguistiche & Informatica<br />
Rovesciando<br />
Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole.<br />
Emigrando dall’oriente gli uomini capitarono in una pianura<br />
nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l’un l’altro:<br />
“Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco”. Il mattone<br />
servì loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero:<br />
“Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi<br />
il cielo e facciamoci un nome, <strong>per</strong> non dis<strong>per</strong>derci su tutta la<br />
terra”. Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli<br />
uomini stavano costruendo. Il Signore disse: “Ecco, essi sono<br />
un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l’inizio<br />
<strong>dell</strong>a loro o<strong>per</strong>a e ora quanto avranno in progetto di fare non<br />
sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la<br />
loro lingua, <strong>per</strong>ché non comprendano più l’uno la lingua<br />
<strong>dell</strong>’altro”. Il Signore li dis<strong>per</strong>se di là su tutta la terra ed essi<br />
cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele,<br />
<strong>per</strong>ché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il<br />
Signore li dis<strong>per</strong>se su tutta la terra.<br />
Babele<br />
4<br />
di Gino Banterla<br />
Pieter Bruegel<br />
il Vecchio<br />
(1525-1569),<br />
La Torre di<br />
Babele.<br />
Padre Roberto Busa, rileggendo il celebre<br />
brano <strong>dell</strong>a Genesi (11, 1-9) viene<br />
spontaneo interrogarsi sul senso<br />
di Babele oggi. Nei primi anni del terzo<br />
millennio dopo Cristo viviamo<br />
tante “babele”: <strong>dell</strong>a comunicazione,<br />
dei valori, <strong>dell</strong>’economia, oltre che <strong>dell</strong>e<br />
lingue. La scienza nell’ultimo secolo ha<br />
fatto progressi giganteschi, eppure siamo<br />
nella stessa situazione descritta dalla Bibbia.<br />
Gli uomini con le loro invenzioni vogliono<br />
toccare il cielo, ma si trovano “dis<strong>per</strong>si<br />
sulla terra”, disorientati e spesso incapaci<br />
di capirsi e di comunicare tra loro.<br />
Quale è il ruolo <strong>dell</strong>a lingua e <strong>dell</strong>e lingue<br />
nella società globalizzata?
o<br />
Padre Roberto Busa,<br />
pioniere <strong>dell</strong>a<br />
linguistica informatica<br />
Dai calcolatori a schede <strong>per</strong>forate ai bit<br />
Padre Busa<br />
davanti allo<br />
scaffale nel<br />
quale sono<br />
raccolti i 56<br />
volumi del<br />
suo Index<br />
Thomisticus.<br />
Le interviste di Green<br />
San Tommaso d’Aquino diceva che la lingua,<br />
cioè il parlare, è un atto d’amore <strong>per</strong> il<br />
prossimo e che la menzogna è <strong>per</strong> questo un<br />
peccato contro la natura. Senza sincerità e<br />
senza trasparenza non si è galantuomini.<br />
Parlare, comunicare deve essere prima di tutto<br />
e sopra tutto un atto d’amore. Mettiamocelo<br />
bene in testa… .<br />
■ Lei è il pioniere <strong>dell</strong>a linguistica computazionale,<br />
alla quale ha dedicato sessant’anni<br />
di ricerche. E il 28 gennaio scorso<br />
– guarda caso, proprio nel giorno che la<br />
Chiesa dedica a San Tommaso – ha presentato<br />
pubblicamente a Milano il Progetto<br />
LD (Lingue disciplinate), che si propone<br />
di vincere una <strong>dell</strong>e sfide imposte dalla<br />
Sessant’anni<br />
di ricerche sulla lingua<br />
Ha 95 anni e proprio non li<br />
dimostra. Padre Roberto<br />
Busa, classe 1913 (è nato il<br />
28 novembre a Vicenza)<br />
sembra essere, tutt’al più, un<br />
“giovane” settantacinquenne.<br />
È stato compagno di scuola<br />
di un papa, Giovanni Paolo I,<br />
al secolo Albino Luciani, e<br />
nella sua lunga carriera<br />
accademica ha avuto<br />
centinaia di allievi, alcuni<br />
diventati grandi <strong>per</strong>sonalità:<br />
uno <strong>per</strong> tutti, il cardinale<br />
Carlo Maria Martini, già<br />
arcivescovo di Milano.<br />
Alto di statura, portamento<br />
ieratico e professorale ma<br />
battuta sempre pronta (“Mi<br />
sto <strong>per</strong>fezionando in<br />
vecchiaia”, scherza<br />
accogliendoci nel suo studio),<br />
padre Busa deve alla mente<br />
sempre in allenamento la sua<br />
sbalorditiva vitalità. Sin da<br />
quando, nel 1948, andò a<br />
New York all’IBM dove<br />
incominciò le sue ricerche<br />
linguistiche sui testi di san<br />
Tommaso d’Aquino<br />
affidandosi agli enormi<br />
calcolatori a schede <strong>per</strong>forate.<br />
Nessuno ci credeva allora, ma<br />
i gesuiti in campo scientifico<br />
quando ci si mettono<br />
ottengono il meglio,<br />
l’eccellenza diremmo oggi. E<br />
Disegno<br />
di Marina<br />
Molino<br />
Ronza<br />
difatti padre Busa S.J.<br />
(Societatis Jesu, è la sigla con<br />
la quale si firmano gli<br />
appartenenti alla Compagnia<br />
di Gesù fondata nel 1540 da<br />
Ignazio di Loyola) ha dato<br />
vita a una nuova disciplina, la<br />
linguistica informatica.<br />
Dai “dinosauri” – come lui<br />
chiama i primi computer a<br />
valvole – ai più recenti<br />
strumenti informatici, dalle<br />
schede <strong>per</strong>forate e dai nastri<br />
magnetici ai bit e ai byte,<br />
padre Busa si è fatto<br />
missionario del “computer in<br />
humanities” insegnando alla<br />
Pontificia Università<br />
Gregoriana, all’Università<br />
Cattolica del Sacro Cuore, al<br />
Politecnico di Milano e<br />
partecipando a qualche<br />
centinaio di congressi e<br />
seminari in ogni parte del<br />
globo. La sua bibliografia<br />
vanta oltre 440 pubblicazioni<br />
tra libri e saggi, tra le quali<br />
spicca il ciclopico Index<br />
Thomisticus.<br />
Il suo “regno” è il Centro da<br />
lui fondato, il Cael<br />
(Computerizzazione <strong>dell</strong>e<br />
analisi ermeneutiche e<br />
lessicologiche) che ha sede<br />
all’Aloisianum di Gallarate<br />
(Varese), l’Istituto dei gesuiti<br />
dove lo abbiamo incontrato.<br />
globalizzazione. Riuscirà davvero il computer<br />
a farci parlare un’unica lingua, “rovesciando<br />
Babele” come afferma nel suo<br />
ultimo libro?<br />
Direi di no se intendiamo che in prospettiva<br />
tutti gli uomini possano parlare una sola lingua.<br />
Ma rispondo senz’altro di sì se consideriamo<br />
il computer come un intermediario tra<br />
<strong>per</strong>sone che parlano lingue diverse, come<br />
portatore di una lingua ontologica e ideografica<br />
nella quale ogni singola parola ha un solo<br />
significato. Un cinese e un italiano grazie<br />
al computer potranno un giorno dialogare tra<br />
di loro senza conoscere l’uno la lingua <strong>dell</strong>’altro<br />
e neppure l’inglese. In pratica accadrà<br />
questo: il cinese invia un testo nella sua lin-<br />
5
6<br />
Scienze linguistiche & Informatica<br />
Un’utopia che può<br />
diventare realtà.<br />
Riuscirà il computer<br />
a farci parlare<br />
un’unica lingua?<br />
L’Index Thomisticus: tutto il sa<strong>per</strong>e<br />
del mondo antico in 11 milioni di parole<br />
L’o<strong>per</strong>a di san Tommaso d’Aquino (1221-1274), una intera vita<br />
dedicata allo studio e all’insegnamento, è stata “scandagliata”<br />
con il computer, nel corso di una ricerca durata tre decenni, da<br />
padre Busa. Il risultato di questo lavoro colossale è pubblicato<br />
nell’Index Thomisticus in 56 volumi di circa mille pagine ciascuno,<br />
condensati poi agli inizi degli anni Novanta su cd-rom. Attraverso<br />
l’Index è possibile rintracciare in un istante qualsiasi parola<br />
latina contenuta nei 118 scritti di Tommaso d’Aquino, i<br />
quali rappresentano una sorta di “enciclopedia” ante litteram del<br />
sa<strong>per</strong>e del mondo antico. L’Aquinate condensò 40 secoli di pensieri<br />
e di civiltà, da quella assiro-babilonese (nella quale nacque-<br />
L’illusione americana<br />
durante la “guerra fredda”<br />
In piena guerra fredda, dopo<br />
la seconda guerra mondiale, il<br />
Governo americano finanziò<br />
vari gruppi di ricercatori <strong>per</strong>ché<br />
mettessero a punto un sistema<br />
di traduzione automatica<br />
dal russo all’inglese attraverso<br />
il computer.<br />
Erano gli anni del cosiddetto<br />
equilibrio del terrore, che si<br />
basava sugli arsenali militari e<br />
sulla rincorsa agli armamenti,<br />
e i due giganti che allora do-<br />
Padre Roberto<br />
Busa nel suo<br />
studio<br />
all’Aloisianum<br />
di Gallarate<br />
(Varese). È<br />
nato a<br />
Vicenza il 28<br />
novembre<br />
1913.<br />
Roma, 20<br />
dicembre<br />
2005. Il Capo<br />
<strong>dell</strong>o Stato,<br />
Carlo Azeglio<br />
Ciampi,<br />
conferisce a<br />
padre Busa la<br />
massima<br />
onorificenza<br />
<strong>dell</strong>a<br />
Repubblica, il<br />
Cavalierato<br />
di Gran<br />
Croce.<br />
minavano la scena mondiale<br />
– l’Unione Sovietica e gli Stati<br />
Uniti – si osservavano a distanza<br />
attraverso i rispettivi<br />
servizi segreti, il Kgb e la Cia.<br />
Ma l’illusione americana rimase<br />
tale: il progetto si arenò<br />
di fronte alle difficoltà rappresentate<br />
dalla lingua viva, non<br />
pienamente leggibile dal<br />
computer – oltretutto in quegli<br />
anni si era ancora nella<br />
preistoria degli elaboratori<br />
gua al computer, il quale lo traduce e lo trasmette<br />
all’italiano; quest’ultimo scrive in italiano<br />
e il computer traduce in cinese. Prima<br />
che si arrivi a questi risultati gli es<strong>per</strong>ti italiani<br />
e cinesi dovranno ovviamente elaborare<br />
i necessari programmi, risultato del matrimonio<br />
tra la fisica <strong>dell</strong>’informatica e la microanalisi<br />
<strong>dell</strong>e lingue.<br />
■ La rete veicola miliardi di dati e informazioni<br />
di fronte ai quali è sempre più difficile<br />
raccapezzarsi. Come trovare una<br />
chiave di lettura di fonte alla Babele informativa?<br />
Nelle forme attuali di trasmissione di dati e<br />
di informazioni via rete c’è un grande deficit<br />
di precisazioni di linguaggio al quale tutte le<br />
grandi aziende <strong>dell</strong>’ICT, Information and<br />
Communication Technology, cercano di ovviare<br />
con investimenti in ricerca, <strong>per</strong> approdare<br />
a nuovi codici linguistici con cui far lavorare<br />
le macchine. Il mio tentativo si muove proprio<br />
in questa direzione: un lessico in grado di<br />
sviluppare, standardizzare e globalizzare le attuali<br />
forme di comunicazione via rete.<br />
■ Questo è appunto l’obiettivo del suo<br />
Progetto Lingue disciplinate. Ce lo potrebbe<br />
illustrare in parole povere?<br />
Per farmi capire rispondo con un’equazione.<br />
Una lingua disciplinata sta a una lingua viva<br />
come un frutteto sta a una foresta pluviale.<br />
ro le Scritture del Vecchio Testamento) ai Greci, dai Romani agli<br />
Arabi. “Questa ingente mole di scritti”, spiega padre Busa, “non<br />
è suddivisa in voci, bensì sintetizzata in un sistema logico-scientifico<br />
rappresentante la realtà del cosmo, dalla materia prima su<br />
su fino all’Amor che move il Sole e l’altre stelle (Dante). È un<br />
esempio formidabile di sintesi, da tenere ben presente oggi, in<br />
un momento in cui lo sviluppo gigantesco degli strumenti<br />
scientifici sta frantumando e parcellizzando i sa<strong>per</strong>i”.<br />
Undici milioni di parole – I Promessi Sposi, tanto <strong>per</strong> fare un<br />
esempio, arrivano “appena” a 230 mila, la Divina Commedia a<br />
100 mila – sono state schedate nell’Index Thomisticus attraverso<br />
un sistema che <strong>per</strong>mette, tra l’altro, di distinguere i termini<br />
omografi, quelli, cioè, che si scrivono nello stesso modo ma<br />
hanno un significato diverso.
Intervista a padre Roberto Busa<br />
elettronici – in quanto creativa<br />
e <strong>per</strong>sonalizzata. Infatti l’intelligibilità<br />
distribuita <strong>dell</strong>e traduzioni<br />
raggiunse al massimo<br />
l’80 <strong>per</strong> cento, <strong>per</strong>centuale certamente<br />
considerevole, ma il<br />
20 <strong>per</strong> cento restante era diffuso<br />
qua e là nel testo, che così<br />
non risultava comprensibile<br />
nel suo insieme.<br />
Nel 1966 uscì il Rapporto AL-<br />
PAC, Automatic language<br />
processing advisory committee,<br />
o<strong>per</strong>a di sette ricercatori<br />
americani, che decretava la fine<br />
degli es<strong>per</strong>imenti di tradu-<br />
zione automatica. In seguito a<br />
quella ricerca infatti il Pentagono<br />
– il ministero <strong>dell</strong>a Difesa<br />
Usa – sospese i finanziamenti.<br />
L’idea di uno strumento capace<br />
di tradurre automaticamente<br />
testi da una lingua all’altra<br />
non venne <strong>per</strong>ò abbandonata.<br />
Con la diffusione dei <strong>per</strong>sonal<br />
computer e con il vertiginoso<br />
sviluppo di Internet, negli ultimi<br />
decenni sono stati messi a<br />
punto sofisticati programmi di<br />
traduzione assistita, che hanno<br />
portato alla definizione di<br />
Chiamiamo viva qualsiasi lingua venga usata<br />
istintivamente da chiunque su qualunque<br />
argomento. Essa punta alla ridondanza e all’ornamento:<br />
quando uno si esprime spesso<br />
cerca di abbellire il suo discorso come fa con<br />
la sua <strong>per</strong>sona. La lingua viva non è domabile<br />
dal computer, come ha dimostrato il Rapporto<br />
ALPAC del 1966 negli Stati Uniti (vedi<br />
box). La ragione sta nel fatto che le variabili<br />
<strong>dell</strong>a lingua viva – parlata e scritta – sono<br />
tante quanti gli individui umani, moltiplicate<br />
<strong>per</strong> gli anni <strong>dell</strong>a loro vita e <strong>per</strong> il numero<br />
degli ambienti in cui essi si sono mossi:<br />
paese, scuola, professioni, famiglia, religione,<br />
letteratura, arte, sport e via dicendo.<br />
Chiamo invece disciplinata una lingua che<br />
sia stata potata, cioè ridotta all’essenziale,<br />
<strong>per</strong> finalità particolari. Esempi di potatura<br />
dei testi sono gli indici, gli abstracts di articoli<br />
scientifici, i telegrammi, gli sms. La lingua<br />
disciplinata, a differenza di quella viva,<br />
può essere domata dal computer.<br />
■ Con quale procedura?<br />
È necessaria una premessa. Nel lessico di<br />
chiunque parli o scriva vi sono due emisferi:<br />
poche voci di altissima frequenza (le cosiddette<br />
parti grammaticali, variabili e invariabili)<br />
presenti in ogni argomento ed esprimenti<br />
la logica; moltissime voci che specificano<br />
ciò di cui si tratta e quindi esprimono la<br />
San Tommaso d’Aquino<br />
(1221-1274) ritratto con un<br />
volume in evidenza da<br />
Francesco Solimena noto come<br />
l'Abate Ciccio (Canale di Serino<br />
1657 – Napoli 1747)<br />
considerato uno degli artisti che<br />
meglio incarnarono la cultura<br />
tardo-barocca in Italia.<br />
standard sempre più avanzati.<br />
Questi software o<strong>per</strong>ano <strong>per</strong>ò<br />
ancora su segmenti di testi,<br />
non su un testo organico.<br />
Non è stato infatti realizzato<br />
fino ad oggi uno strumento<br />
<strong>per</strong> la traduzione automatica e<br />
simultanea di un testo articolato.<br />
Il Progetto Lingue disciplinate<br />
elaborato da padre Roberto<br />
Busa suggerisce come<br />
colmare questa lacuna.<br />
Il Checkpoint Charlie, unico<br />
punto di passaggio tra Berlino<br />
Est-Ovest, simbolo <strong>dell</strong>a guerra<br />
fredda.<br />
cultura o il contesto (alimentazione, trasporti,<br />
sport, musica, arte…). Prendiamo ora un<br />
determinato testo scritto in una lingua viva,<br />
<strong>per</strong> esempio un manuale di diritto commerciale<br />
o di produzione industriale, <strong>per</strong> sottoporlo<br />
a microanalisi e a microsintesi. Va fatto<br />
anzitutto un censimento di tutti gli elementi<br />
linguistici, di tutte le parole, classificandole<br />
senza eccezioni, con le loro frequenze<br />
sia assolute sia <strong>per</strong>centuali. Forse è utile,<br />
<strong>per</strong> far capire questa fase, richiamare quanto<br />
ho fatto nell’Index Thomisticus. Gli 11 milioni<br />
di parole che formano l’o<strong>per</strong>a di san<br />
Tommaso d’Aquino sono riuniti in 147.088<br />
forme diverse di parola. Messe in ordine di<br />
frequenza decrescente, risulta che la più alta,<br />
la congiunzione et, ne ha 295.593, mentre<br />
sono ben 29.637 le voci rigorosamente hapax,<br />
cioè presenti una sola volta. Le 80 parole<br />
più frequenti rappresentano insieme il 41<br />
<strong>per</strong> cento di tutte le parole scritte da san<br />
Tommaso, le 800 più frequenti il 66 <strong>per</strong> cento.<br />
Sulla base del censimento del nostro testo<br />
comincia la potatura: una équipe di es<strong>per</strong>ti<br />
fa una cernita <strong>dell</strong>e parole ritenute indispensabili<br />
sia del primo che del secondo emisfero<br />
e attraverso un complesso processo di<br />
confronti e di decantazione del sistema lessicologico<br />
si arriva a una lingua semplificata,<br />
standardizzata, potata fino al suo nucleo es-<br />
Le parti del discorso variabili e invariabili<br />
Ve le ricordate le parti variabili e invariabili del discorso?<br />
Niente paura, ripassiamo la grammatica. Le parti del discorso<br />
sono, secondo la definizione del Devoto-Oli, “le categorie in<br />
cui sono distribuite le parole di una lingua, secondo il<br />
significato, la funzione che assolvono nella frase, le<br />
caratteristiche di formazione e flessione”.<br />
In italiano sono nove<br />
Parti variabili: articolo, sostantivo, pronome, aggettivo,<br />
verbo.<br />
Parti invariabili: avverbio, preposizione, congiunzione,<br />
interiezione.<br />
7
8<br />
Scienze linguistiche & Informatica<br />
Babel reversed<br />
senziale ed elementare. A ognuna <strong>dell</strong>e parole<br />
selezionate si fa corrispondere un insieme<br />
di numeri binari.<br />
■ E il computer a questo punto compie la<br />
magia <strong>dell</strong>a traduzione automatica: lo studente<br />
di Pechino capisce così all’istante ciò<br />
che gli scrive lo studente di Roma e viceversa…<br />
Sia ben inteso, il computer non fa le magie<br />
di Harry Potter. Il lavoro degli es<strong>per</strong>ti, dopo<br />
la potatura, è ancora lungo e impegnativo,<br />
<strong>per</strong>ché i sistemi lessicologici variano tra lingue,<br />
argomenti e scrittori diversi. Prima di<br />
arrivare all’input-output italiano-cinese e cinese-italiano<br />
dobbiamo disporre di algoritmi<br />
che ci dicano, <strong>per</strong> esempio, quale è nelle due<br />
lingue la collocazione di un aggettivo rispetto<br />
a un sostantivo o di un verbo rispetto al<br />
soggetto. Solo allora i due files saranno come<br />
un Giano bifronte e il computer diventerà<br />
parlatore di lingue diverse. Lo stesso testo<br />
potrà essere immediatamente leggibile in<br />
tutte le altre lingue disciplinate.<br />
■ Ma che necessità c’è oggi <strong>dell</strong>a traduzione<br />
automatica quando in tutto il mondo si<br />
sta affermando sempre di più la lingua inglese?<br />
È vero, tramontata l’utopia <strong>dell</strong>’es<strong>per</strong>anto e<br />
di altri circa duecento tentativi di lingua artificiale<br />
molti considerano l’inglese come una<br />
sorta di lingua franca planetaria. In realtà<br />
Jesuit Father Roberto Busa is the pioneer of computational<br />
linguistics. He began his research on the scripts of Thomas<br />
Aquinas in 1948 at IBM in New York, entrusting himself on<br />
the enormous punched card computers. From the “dinosaurs”<br />
– as he called the first valve computers – to the more recent<br />
informatic tools, from punched cards and magnetic tapes to<br />
bits and bytes, Father Busa has been the missionary of the<br />
“computer in humanities” teaching at the Pontificia Università<br />
Gregoriana (Pontifical Gregorian University), at the Università<br />
Cattolica del Sacro Cuore (Catholic University of the<br />
Summary<br />
Bit, byte, file,<br />
il “linguaggio”<br />
del computer<br />
Tutta la materia è riconducibile ai numeri, afferma padre<br />
Roberto Busa nell’intervista. Mentre questa è una<br />
considerazione <strong>per</strong>sonale di carattere filosofico, frutto di una<br />
lunga vita tutta dedicata alla ricerca, è un dato di fatto sotto gli<br />
occhi di tutti che ai numeri è riconducibile l’immenso lavoro<br />
<strong>dell</strong>o studioso gesuita sulle parole e sulle lingue. Bit, byte e<br />
files altro non sono infatti che combinazioni di numeri che<br />
vanno a formare il linguaggio informatico. Vediamo, in sintesi,<br />
come esso si configura.<br />
Il linguaggio informatico si fonda sulla logica binaria, basata<br />
su due soli numeri 0 e 1, che altro non sono che la<br />
“codificazione” di una realtà fisica ben precisa: lo stato di<br />
l’inglese è già correntemente usato in tutti i<br />
Paesi del mondo nel campo <strong>dell</strong>a medicina,<br />
<strong>dell</strong>a chimica, <strong>dell</strong>a fisica, <strong>dell</strong>a matematica,<br />
in genere in tutte le scienze esatte e naturali.<br />
Il mio progetto di traduzione automatica si<br />
rivolge invece a quella infinità di <strong>per</strong>sone –<br />
penso <strong>per</strong> esempio ai piccoli imprenditori –<br />
che hanno necessità di un mediatore linguistico<br />
preciso e versatile in un’epoca di grande<br />
mobilità in cui le porte del mondo sono<br />
costituite da un biglietto d’aereo.<br />
S<strong>per</strong>o che qualche organismo internazionale<br />
si renda conto <strong>dell</strong>’importanza del Progetto<br />
Lingue disciplinate e voglia sostenerlo, anche<br />
<strong>per</strong>ché esso sarebbe un investimento sicuro,<br />
in continua crescita e duraturo. Esso<br />
rappresenta una straordinaria opportunità,<br />
un’infrastruttura pubblica di comunicazione<br />
sociale a livello mondiale capace di produrre<br />
vantaggi duraturi e di dare un contributo <strong>per</strong><br />
l’abbattimento <strong>dell</strong>e disuguaglianze tra i popoli.<br />
■ Non c’è il rischio che l’intelligenza <strong>dell</strong>’uomo<br />
venga schiacciata dall’invadenza<br />
del computer?<br />
Sì, questo rischio effettivamente esiste, ma<br />
la colpa è di chi usa il computer. Oggi c’è in<br />
atto una <strong>per</strong>icolosa inflazione <strong>dell</strong>’informazione<br />
che certo non aiuta a pensare. Mi piace<br />
fare un altro esempio: mentre <strong>per</strong> quanto<br />
riguarda il cibo ciò che sappiamo sui vari si-<br />
Holy Heart), at the Politecnico di Milano (Polytechnic of<br />
Milan) and participating in hundreds of congresses and seminars<br />
all over the world. And even today, as a 95 year old man,<br />
he continues his work in the centre he founded, the Cael<br />
(Computerization of the hermeneutical and lexicological<br />
analyses) which is located at the Aloisianum in Gallarate<br />
(Varese), within the Institute of Jesuits. In this interview he<br />
talks about the results of sixty years of research and about his<br />
new adventure; the Progetto di traduzione automatica Lingue<br />
disciplinate (Project of automatic translation of disciplined<br />
Languages), a possible answer to the challenges imposed by<br />
the globalization and by the Babel of communications.
Intervista a padre Roberto Busa<br />
magnetizzazione di un materiale magnetizzabile, o la<br />
presenza/assenza di carica elettrica in un condensatore.<br />
Per capire come funziona tale linguaggio pensiamo ad una<br />
lampadina che può essere accesa o spenta, o ad una qualsiasi<br />
coppia di stati fisici autoescludentisi.<br />
Questi due stati, nel computer, corrispondono – come del resto<br />
nel caso <strong>dell</strong>a lampadina – al numero 1 (accesa) e 0 (spenta).<br />
Le cifre binarie sono chiamate bit, termine che deriva<br />
dall’inglese BInary digiT. Il bit, in pratica, è l’unità elementare<br />
<strong>per</strong> la misura <strong>dell</strong>’informazione.<br />
In un computer le cifre binarie vengono raggruppate in<br />
stringhe: esse contengono un numero costante di bit che<br />
servono <strong>per</strong> rappresentare una lettera, un numero, un simbolo<br />
speciale. Un gruppo di otto bit forma un byte ed è la quantità<br />
minima con la quale un computer è in grado di lavorare. Con<br />
un byte si possono ottenere 256 combinazioni di 0 e 1,<br />
attraverso le quali si possono rappresentare le lettere, i numeri,<br />
i caratteri speciali e i simboli.<br />
Ludwik Lejzer Zamenhorf<br />
(1859-1917)<br />
stemi di alimentazione e sulle specialità culinarie<br />
non ci porta a provare cento piatti in un<br />
giorno, <strong>per</strong> via degli ovvi freni imposti dall’apparato<br />
digestivo, la curiosità del pensiero<br />
è senza limiti e là dove ci fossero dei freni,<br />
essi agirebbero come un invito e una sfida.<br />
Nel Medioevo si diceva: non cercare di sa<strong>per</strong>e<br />
ciò che non ti è lecito fare. È, questa, la<br />
legge <strong>dell</strong>a tem<strong>per</strong>anza, una legge <strong>per</strong> così<br />
dire di igiene del comportamento umano. In<br />
altre parole: occorre essere padroni di se stessi.<br />
Anche di fronte all’inflazione <strong>dell</strong>’informazione.<br />
Solo così potremo dire: io cerco tra<br />
i miliardi di uomini che zampettano sulla crosta<br />
terrestre; cerco di essere la formichina che<br />
porta qualcosa di buono agli altri.<br />
■ Se dovesse fare una sintesi del suo lunghissimo<br />
<strong>per</strong>corso di ricerca e di studio,<br />
che cosa metterebbe in evidenza?<br />
Quello che mi sorprende è che tutta la materia<br />
è riconducibile ai numeri. Direi di più, è<br />
fatta da una bufera di frequenze elementari<br />
di numeri che sembrano consistenti solo di<br />
energia. Comprendo soltanto ora l’importanza<br />
<strong>dell</strong>a definizione di Aristotele: la materia<br />
prima non ha nessuna <strong>dell</strong>e qualità <strong>dell</strong>e cose<br />
reali. Comincio a pensare – non so su quale<br />
fondamento <strong>dell</strong>a fisica – che la struttura atomica<br />
o intra-atomica di tutto ciò che chiamiamo<br />
materia e corpo e dimensione sia fatta<br />
di bolle di energia piene di materia inesi-<br />
Gli irriducibili <strong>dell</strong>’es<strong>per</strong>anto<br />
Non esistono statistiche che<br />
documentino quante <strong>per</strong>sone<br />
parlino l’es<strong>per</strong>anto nel mondo:<br />
qualcuno dice che sono<br />
appena 50.000, altri azzardano<br />
due milioni. Questa lingua<br />
“artificiale” senza popolo né<br />
nazione risale alla seconda<br />
metà <strong>dell</strong>’Ottocento. A mettere<br />
a punto le basi <strong>dell</strong>’es<strong>per</strong>anto<br />
fu un oculista polacco,<br />
Ludwik Lejzer Zamenhof<br />
Le informazioni sono codificate<br />
con i multipli del byte come segue:<br />
kb = kilobyte (1024 byte) = 210 byte<br />
Mb = megabyte (1024 kilobyte)<br />
Gb = gigabyte (1024 megabyte)<br />
Tb = terabyte (1024 gigabyte)<br />
I dati digitali sono rappresentati dal numero di byte che li<br />
compongono e dalla loro sequenza e vengono chiamati campi;<br />
il record è un insieme di campi; un insieme di record va a<br />
formare un file, che può essere un testo, un video, un brano<br />
musicale.<br />
(1859-1917), figlio di un insegnante<br />
di lingue, che amava<br />
firmarsi con lo pseudonimo<br />
Doktoro Es<strong>per</strong>anto, “colui<br />
che s<strong>per</strong>a”.<br />
La prima grammatica italiana<br />
di es<strong>per</strong>anto venne pubblicata<br />
nel 1890. Nel 1954 l’UNE-<br />
SCO, United Nations educational,<br />
scientific and cultural<br />
Organization, riconobbe “i risultati<br />
raggiunti dall’es<strong>per</strong>anto<br />
stente e che quindi lo spazio e gli spazi siano<br />
mari di briciole d’energia.<br />
■ Padre Busa, lei alla soglia dei suoi 95 anni<br />
è ancora in contatto con i giovani. Gli studenti,<br />
oggi, si sentono spesso disorientati: in<br />
famiglia, nella scuola, nella società. Quale<br />
consiglio darebbe a un ragazzo o a una ragazza<br />
che venissero a bussare alla sua porta<br />
<strong>per</strong> esprimere il proprio disagio di fronte a<br />
una società sempre più povera di valori?<br />
Il disorientamento dei giovani è proprio una<br />
conseguenza <strong>dell</strong>a parcellizzazione <strong>dell</strong>e conoscenze,<br />
ossia <strong>dell</strong>a mancanza di sintesi<br />
conseguente al bombardamento confuso <strong>dell</strong>’informazione<br />
che ci piove addosso da tutti<br />
i punti <strong>dell</strong>’orizzonte e da tutti i continenti.<br />
Ricordo un signore conosciuto a New York:<br />
mi diceva che <strong>per</strong> sentirsi solo gli bastava<br />
soffermarsi nella Times Square. A un giovane<br />
che bussasse alla mia porta <strong>per</strong> chiedere<br />
consiglio direi: cerca di scegliere qualche<br />
cosa di buono in qualunque settore al quale<br />
tu ti senta portato (scienze, musica, teatro, filosofia,<br />
storia, pittura…) e di dedicarvi con<br />
impegno il tuo tempo. Devi farlo come un<br />
tuo <strong>per</strong>corso di crescita <strong>per</strong>sonale, <strong>per</strong> questo<br />
non aspettarti e non esigere nulla dagli<br />
altri. Non farlo <strong>per</strong> ricavarne gloria, ma semplicemente<br />
<strong>per</strong>ché tu senta in modo pieno la<br />
tua dignità di uomo di fronte a te stesso.<br />
Gino Banterla<br />
nel campo degli interscambi<br />
intellettuali internazionali e<br />
<strong>per</strong> l’avvicinamento dei popoli<br />
del mondo”, ma nonostante<br />
il sostegno <strong>dell</strong>’UNESCO e<br />
l’impegno <strong>dell</strong>e associazioni<br />
es<strong>per</strong>antiste questa lingua non<br />
ha mai avuto grande diffusione.<br />
Per sa<strong>per</strong>ne di più (e <strong>per</strong><br />
chi vuole cimentarsi direttamente<br />
on line con l’es<strong>per</strong>anto):<br />
http://it.lernu.net/<br />
9
SAPORI & CHIMICA Storia e proprietà del pepe ro<br />
In molti paesi del mondo diverse<br />
spezie vengono utilizzate<br />
<strong>per</strong> aromatizzare gli alimenti.<br />
Tra tutte particolarmente note<br />
e apprezzate sono quelle che conferiscono<br />
la piccantezza come caratteristica<br />
organolettica distintiva:<br />
pepe e pe<strong>per</strong>oncino. La diffusione<br />
e la notorietà di queste spezie<br />
è così rilevante che il loro nome<br />
si ritrova sia nei modi di dire<br />
popolareschi, “è tutto pepe”, sia<br />
nei nomi di famosi gruppi rock,<br />
“Red Hot Chili Pep<strong>per</strong>s”. La caratteristica<br />
nota piccante di queste<br />
spezie deriva dalla presenza<br />
di molecole strutturalmente simili,<br />
pi<strong>per</strong>ina e capsaicina, in grado<br />
di stimolare una intensa risposta<br />
neuronale quando vengono in<br />
contatto con particolari recettori<br />
posti nel cavo orale.<br />
Pepe e pe<strong>per</strong>oncino<br />
fanno parte <strong>dell</strong>e<br />
abitudini alimentari<br />
in tutto il mondo.<br />
Scopriamo insieme i segreti<br />
di queste spezie, la cui<br />
caratteristica deriva dalla<br />
presenza di molecole<br />
strutturalmente simili:<br />
la pi<strong>per</strong>ina e la capsaicina.<br />
E vediamone la storia<br />
e gli effetti sul nostro corpo<br />
10<br />
Gianni Galaverna e Chiara Dall'Asta<br />
Molecole<br />
… piccan
e roncino e del pepe<br />
nti<br />
Summary<br />
Hot molecules!<br />
Spices are used worldwide to give foods a characteristic<br />
flavour, in particular those which make a dish hot and<br />
spicy. Following an historical introduction to spices, the<br />
present article describes the chemistry of the molecules<br />
which give them the hot taste. Among these we find<br />
pi<strong>per</strong>ine in pep<strong>per</strong> and capsaicin in chilli.<br />
All these substances are able to stimulate an intense<br />
neuronal response when they get in touch with<br />
particular mouth receptors. Hot taste is a secondary<br />
sensation. It is not due to the interaction between a<br />
molecule and its specific receptors, as happens for<br />
example with bitter or sweet taste, but to a non-specific<br />
response that some thermal receptors give in the<br />
presence of a particular class of substances. The<br />
piquancy of a spice or a food can be evaluated by the<br />
Scoville scale, which measures the capsaicin equivalent<br />
content via an organoleptic test.<br />
In the final part of the article we find a section<br />
dedicated to the history of the use of hot spices in<br />
weapons: from pep<strong>per</strong>-scented suffocating smokes used<br />
2,500 years ago in China to the modern chilli-based<br />
sprays for <strong>per</strong>sonal defence.<br />
Capsaicina,<br />
pi<strong>per</strong>ina<br />
e gingerolo<br />
ed è subito piccante<br />
La capsaicina è una sostanza presente nelle<br />
piante del genere Capsicum, a cui appartengono<br />
diverse varietà di pe<strong>per</strong>oncino. Insieme<br />
alla diidrocapsaicina e ad alcuni altri analoghi detti<br />
capsaicinoidi rappresenta la famiglia di alcaloidi isoprenoidi<br />
responsabili <strong>dell</strong>a “piccantezza” dei pe<strong>per</strong>oncini.<br />
<strong>Chimica</strong>mente, i capsaicinoidi sono caratterizzati<br />
da una parte <strong>dell</strong>a molecola simile alla vanillina (e <strong>per</strong>tanto<br />
la molecola è classificata come vanilloide) e da una parte<br />
classificabile come alchilammide. I capsaicinoidi sono alcaloidi<br />
molto stabili: rimangono inalterati <strong>per</strong> lungo tempo,<br />
anche dopo cottura e congelamento.<br />
La capsaicina fu sco<strong>per</strong>ta e isolata nel 1816 da P.A. Bucholtz<br />
che, <strong>per</strong> primo, la estrasse mediante macerazione in<br />
solventi organici. Ancor oggi questo metodo è utilizzato<br />
<strong>per</strong> estrarre l’oleoresina dai pe<strong>per</strong>oncini. Questa sostanza è<br />
contenuta principalmente nella placenta che avvolge i semi<br />
del pe<strong>per</strong>oncino e rappresenta lo 0,005 – 0,1% in peso del<br />
frutto essiccato.<br />
11
SAPORI & CHIMICA Storia e proprietà del pepe ro<br />
Molecole…<br />
Christos e espiciarias! – “Per Cristo e <strong>per</strong> le spezie!”<br />
12<br />
Dai dati ad oggi disponibili, non esistono<br />
evidenze di tossicità acuta di tipo orale nell’uomo.<br />
Allo stesso modo, nonostante il<br />
contatto con la pelle possa provocare bruciore,<br />
prurito ed eritema, questi effetti non vanno<br />
considerati come una reazione allergica<br />
bensì come conseguenza di una semplice irritazione<br />
topica. La sensazione di bruciore<br />
indotta dai principi attivi del Capsicum è<br />
unica e non ha nulla in comune con altre sostanze<br />
ustionanti come acidi o basi o con il<br />
fuoco, in quanto non inducono necrosi dei<br />
tessuti né alcuna lesione apparente.<br />
L’assunzione diretta di capsaicina<br />
pura può tuttavia indurre la<br />
morte <strong>per</strong> paralisi respiratoria,<br />
anche se <strong>per</strong> causare la morte di una<br />
<strong>per</strong>sona di 70 Kg è necessario ingerire<br />
13 g di capsaicina pura, equivalente ad<br />
un paio di cucchiai! Questa tossicità è identica<br />
a quella definita anche <strong>per</strong> il cloruro di sodio,<br />
cioè il comune sale da cucina!<br />
La pi<strong>per</strong>ina è il principio attivo del pepe: è<br />
una polvere giallo pallida cristallina di formula<br />
bruta C17H19O3N, peso molecolare<br />
285,34 dalton e punto di fusione 128 –<br />
132°C. Il suo analogo di sintesi assume una<br />
colorazione giallo-verde. <strong>Chimica</strong>mente appartiene<br />
alla stessa famiglia <strong>dell</strong>a capsaicina;<br />
più precisamente, si tratta <strong>dell</strong>’amide <strong>dell</strong>’a-<br />
Christos e espiciarias! – “Per Cristo e <strong>per</strong> le spezie!” – con<br />
questo grido di esultanza i marinai di Vasco de Gama<br />
sbarcarono in India nel 1498, consapevoli <strong>dell</strong>e enormi<br />
ricchezze che avrebbero accumulato conquistandosi una parte del<br />
commercio <strong>dell</strong>e spezie da secoli monopolio esclusivo dei<br />
mercanti veneziani. In quel <strong>per</strong>iodo, in Europa, il pepe era infatti<br />
così pregiato che ne bastava una libbra (circa 454 grammi) <strong>per</strong><br />
comprare la libertà di un servo <strong>dell</strong>a gleba dal suo feudatario.<br />
Il pepe si ottiene dalla pianta tropicale Pi<strong>per</strong> nigrum, originaria<br />
<strong>dell</strong>’India, ed è ancora oggi la spezia più usata e più diffusa al<br />
mondo. La pianta è una liana robusta che cresce principalmente in<br />
India, in Brasile, in Indonesia e in Malesia; essa produce piccole<br />
drupe che, in seguito ad opportune fermentazioni ed essiccazioni,<br />
si trasformano nel pepe che raggiunge poi le nostre tavole.<br />
Il pepe era già conosciuto nella Grecia del V secolo a.C. ed era<br />
ricercatissimo nella Roma im<strong>per</strong>iale. Le spezie venivano usate<br />
soprattutto <strong>per</strong> la loro capacità di conservare i cibi e di esaltarne i<br />
sapori. Roma era un grande im<strong>per</strong>o, i trasporti erano lenti e<br />
avvenivano senza refrigerazione, quindi era molto difficile<br />
procurarsi cibi freschi. Il pepe e le altre spezie coprivano il sapore<br />
▲<br />
cido pi<strong>per</strong>inico con la pi<strong>per</strong>idina. Questo<br />
composto, dalle caratteristiche lipofile, è solubile<br />
in alcoli e solventi apolari, mentre la<br />
solubilità in acqua è limitata.<br />
Nonostante il pepe sia stato usato<br />
<strong>per</strong> migliaia di anni, la pi<strong>per</strong>ina<br />
è stata sco<strong>per</strong>ta solo nel 1820<br />
dal chimico e fisico danese Hans<br />
Christian Oersted,che fu il primo ad<br />
identificarla ed isolarla dalle bacche di<br />
pepe nero essiccate. La sintesi del composto<br />
natural-identico fu invece portata a termine<br />
solo nel 1882. Nelle bacche essiccate, questo<br />
composto rappresenta circa il 5 – 7% in peso.<br />
Dal pepe nero sono stati isolati anche alcuni<br />
analoghi <strong>dell</strong>a pi<strong>per</strong>ina, caratterizzati da modificazioni<br />
sullo scheletro idrocarburico (parziale<br />
idrogenazione o elongazione <strong>dell</strong>a catena)<br />
oppure sulla parte amminica (sostituzione<br />
<strong>dell</strong>a pi<strong>per</strong>idina con altre ammine cicliche,<br />
come la pirrolidina, o lineari come l’isobutilamina)<br />
In realtà, nel pepe fresco, la nota piccante è<br />
dovuta alla cavicina (isomero cis, cis) che durante<br />
l’essiccamento si trasforma in pi<strong>per</strong>ina<br />
(isomero trans, trans). L’isomerizzazione avviene<br />
<strong>per</strong> effetto <strong>dell</strong>a radiazione UV durante<br />
l’essiccamento dei pe<strong>per</strong>oncini. La cavicina<br />
è molto più pungente <strong>dell</strong>a pi<strong>per</strong>ina che risulta<br />
al nostro palato più piacevole.<br />
di cibi rancidi e ne rallentavano il de<strong>per</strong>imento, inoltre<br />
miglioravano il sapore dei cibi essiccati, affumicati e salati.<br />
Nel Medioevo le spezie provenivano principalmente dai mercati<br />
di Baghdad e di Costantinopoli, da cui venivano imbarcate verso<br />
Venezia, che esercitò un vero e proprio monopolio sui commerci<br />
<strong>per</strong> molti secoli.<br />
Nel ’400 la potenza commerciale di Venezia era tale da<br />
costringere altri stati ad intraprendere l’esplorazione di vie<br />
alternative <strong>per</strong> raggiungere le Indie. È forse incredibile ai nostri<br />
occhi, ma l’epoca <strong>dell</strong>e grandi sco<strong>per</strong>te geografiche fu motivata in<br />
gran parte dalla richiesta di spezie. Nel 1492 Cristoforo Colombo,<br />
cercando una via alternativa verso l’India Orientale, scoprì il<br />
Nuovo Mondo e diede inizio all’era moderna. Ancora una volta<br />
grazie alle spezie.<br />
Eppure ad Haiti, nel Nuovo Mondo, Cristoforo Colombo non<br />
trovò il pepe bensì un’altra spezia piccante destinata a cambiare le<br />
abitudini culinarie di moltissime popolazioni: il pe<strong>per</strong>oncino<br />
rosso.<br />
Gli sciamani <strong>dell</strong>e tribù precolombiane utilizzavano il
e roncino e del pepe<br />
piccanti<br />
gingerolo<br />
L’utilizzo <strong>dell</strong>a pi<strong>per</strong>ina non si<br />
esaurisce in cucina, ma questo<br />
composto si ritrova come principio<br />
attivo in insetticidi, alcoli e<br />
medicine. In effetti, l’utilizzo diffuso<br />
di questi principi attivi nella cucina dei<br />
paesi a clima caldo non è solamente un’abitudine<br />
culturale o gastronomica, ma dipende<br />
anche dagli effetti fisiologici indotti. La pi<strong>per</strong>ina<br />
stimola la traspirazione, <strong>per</strong>mettendo<br />
il raffreddamento corporeo e la termoregolazione.<br />
Nella medicina tradizionale la pi<strong>per</strong>ina<br />
è molte volte applicata a fini terapeutici:<br />
in effetti, alcuni recenti studi dimostrano la<br />
sua capacità di stimolare la termogenesi e di<br />
migliorare l’assimilazione <strong>dell</strong>e vitamine del<br />
gruppo B, del beta-carotene e del selenio.<br />
Il principio attivo presente nelle radici di<br />
zenzero fresche prende il nome di gingerolo,<br />
una sostanza oleosa gialla e molto piccante,<br />
appartenente anch’essa alla famiglia dei vanilloidi.<br />
Per effetto <strong>dell</strong>a tem<strong>per</strong>atura, il<br />
gingerolo può andare incontro a<br />
diverse trasformazioni, dovute<br />
principalmente alla presenza di un<br />
gruppo beta-idrossichetonico, che può<br />
facilmente subire disidratazione in ambiente<br />
acido oppure reazione retroaldolica in<br />
ambiente basico. Queste reazioni possono<br />
pe<strong>per</strong>oncino, che chiamavano chili, in combinazione con cacao<br />
e tabacco <strong>per</strong> indurre uno stato di trance allucinogeno durante i<br />
riti magici in cui si evocavano viaggi verso il paradiso o verso la<br />
terra dei morti.<br />
La nuova spezia da Haiti raggiunse la Spagna e il Portogallo,<br />
da dove in pochissimo tempo si diffuse dall’Africa fino<br />
all’India, integrandosi nelle cucine locali. L’arrivo del<br />
pe<strong>per</strong>oncino dal Nuovo Mondo coincise con l’invasione<br />
Ottomana: i turchi portarono il<br />
pe<strong>per</strong>oncino in tutta l’Europa<br />
centrale. L’anno 1526 è la data<br />
solitamente conosciuta come<br />
quella <strong>dell</strong>’introduzione del<br />
pe<strong>per</strong>oncino in Ungheria, dove venne chiamata paprika.<br />
A parte la paprika, che divenne di uso comune nella cucina<br />
austro-ungarica, il pe<strong>per</strong>oncino rosso non invase la cucina<br />
europea come avvenne <strong>per</strong> quella africana ed asiatica. Per gli<br />
europei la molecola preferita rimase la pi<strong>per</strong>ina.<br />
Un po’ di storia…<br />
Il dominio portoghese nel commercio del pepe durò 150 anni,<br />
finché non subentrarono gli olandesi e gli inglesi. Amsterdam e<br />
Londra divennero i principali mercati <strong>per</strong> il commercio del pepe<br />
in Europa. La Compagnia <strong>dell</strong>e Indie Orientali fu creata <strong>per</strong><br />
zingerone<br />
calore<br />
shogaolo<br />
calore<br />
▲<br />
avvenire sia durante le comuni pratiche di<br />
cucina sia durante i processi industriali <strong>per</strong><br />
l’estrazione di oleoresine ed altri derivati. Infatti,<br />
il processo di preparazione <strong>dell</strong>e oleoresine,<br />
spesso condotto in presenza di alcali,<br />
può indurre la degradazione del composto<br />
naturale con formazione <strong>dell</strong>o zingerone.<br />
Tale composto, ottenuto <strong>per</strong> degradazione<br />
retroaldolica, è molto<br />
più dolce e meno <strong>per</strong>sistente del principio<br />
attivo di partenza. È <strong>per</strong>tanto necessario<br />
controllare accuratamente i parametri<br />
di estrazione. Allo stesso modo,<br />
la cottura <strong>dell</strong>o zenzero in ambiente acido<br />
può portare alla disidratazione del gingerolo,<br />
con formazione <strong>dell</strong>o shogaolo, un analogo<br />
meno piccante e dall’aroma meno fresco e<br />
più dolce.<br />
▲<br />
assicurare un ruolo più attivo all’Inghilterra nel commercio <strong>dell</strong>e<br />
spezie. I rischi associati al finanziamento del viaggio in India di<br />
una nave che tornasse con un carico di pepe erano elevati, così<br />
all’inizio i mercanti cercavano di finanziare solo “quote” di un<br />
viaggio, limitando in tal modo la potenziale <strong>per</strong>dita individuale.<br />
Quest’uso si trasformò infine in acquisto di quote <strong>dell</strong>a società<br />
stessa: nacque la prima società <strong>per</strong> azioni e ancora una volta<br />
grazie alle spezie!<br />
Il commercio <strong>dell</strong>e spezie rimase un affare<br />
esclusivo del Vecchio continente <strong>per</strong> circa due<br />
secoli. Nel 1780, lo statunitense Jonathan Carnes<br />
ruppe il monopolio europeo sulle spezie<br />
commerciando direttamente con le Indie Orientali e<br />
portando una nave carica di pepe a Salem, Massachusetts. Fino al<br />
1846, il pepe, che valeva molti milioni di dollari, fu trasportato a<br />
Salem da navigatori americani che fondarono la marina<br />
mercantile degli Stati Uniti. E questo fu l’ultimo grande regalo<br />
che le spezie fecero al mondo occidentale.<br />
Fu l’avvento <strong>dell</strong>a refrigerazione a determinare il declino del<br />
grande commercio <strong>dell</strong>e spezie a livello mondiale. Oggi le spezie<br />
rimangono solo ingredienti speciali e un po’ esotici di molte<br />
gustose specialità culinarie, ma continuano a mantenere intatto il<br />
loro fascino.<br />
13
SAPORI & CHIMICA Storia e proprietà del pepe ro<br />
Caratteristiche e virtù<br />
del<br />
Capsicum,<br />
che “morde” la lingua<br />
quando si mangia<br />
Molecole…<br />
14<br />
Il genere Capsicum, <strong>dell</strong>a famiglia<br />
<strong>dell</strong>e Solanacee, comprende<br />
varie specie di pe<strong>per</strong>oncini piccanti,<br />
ornamentali e pe<strong>per</strong>oni dolci,<br />
raggruppando circa 20 specie<br />
e 300 diverse varietà. La specie più<br />
importante e diffusa di Capsicum è il Capsicum<br />
annuum, a cui appartengono sia il chili<br />
che la paprika. Secondo alcuni, il nome latino<br />
Capsicum deriva da capsa, che significa<br />
scatola, e deve il nome alla particolare forma<br />
del frutto che ricorda proprio una scatola con<br />
dentro i semi. Altri invece lo fanno derivare<br />
dal greco kapto che significa mordere, con<br />
evidente riferimento al piccante che “morde”<br />
la lingua quando si mangia. La <strong>per</strong>centuale<br />
di capsaicina nella pianta dipende soprattutto<br />
dalla specie, dall’origine geografica<br />
e dalle condizioni climatiche di crescita.<br />
Ad esempio, da 1 Kg di pe<strong>per</strong>oncino di<br />
cayenne si possono ottenere circa 2,13 g di<br />
capsaicina, cioè circa 20 volte di più di quanto<br />
si può estrarre da 1 Kg di paprika!<br />
Il pe<strong>per</strong>oncino è un condimento<br />
molto popolare, nonostante il dolore<br />
e l'irritazione che provoca.<br />
Diversi composti presenti nel pe<strong>per</strong>oncino,<br />
tra cui i flavonoidi e i capsaicinoidi,<br />
hanno un effetto antibatterico, cosicché<br />
cibi cotti col pe<strong>per</strong>oncino possano essere<br />
conservati relativamente a lungo. Questo<br />
spiega anche <strong>per</strong>ché più ci si sposta in regioni<br />
dal clima caldo, maggiore sia l'uso di<br />
pe<strong>per</strong>oncino ed altre spezie.<br />
I pe<strong>per</strong>oncini sono ricchi in vitamina C e si<br />
ritiene abbiano molti effetti benefici sulla salute<br />
umana, purché usati con moderazione<br />
ed in assenza di problemi gastrointestinali. È<br />
interessante sa<strong>per</strong>e che la vitamina C sia stata<br />
isolata <strong>per</strong> la prima volta proprio dai frutti<br />
del pe<strong>per</strong>oncino, grazie agli studi del premio<br />
Nobel e chimico ungherese Albert Szent-<br />
Gyorgy. Il forte potere antiossidante del pe<strong>per</strong>oncino<br />
gli ha valso la fama di antitumorale.<br />
Inoltre, il pe<strong>per</strong>oncino si è dimostrato<br />
utile nella cura di malattie da raffreddamento<br />
come raffreddore, sinusite e bronchite, e<br />
nel favorire la digestione. Queste virtù sono<br />
dovute principalmente alla capsaicina, in<br />
grado di aumentare la secrezione di muco e<br />
di succhi gastrici.<br />
A cosa è dovuta<br />
la sensazione<br />
del piccante<br />
come avviene <strong>per</strong> il dolce<br />
e l’amaro?<br />
La piccantezza è una sensazione<br />
gustativa secondaria, cioè non dovuta<br />
alla specifica interazione di una<br />
molecola con il proprio recettore (come<br />
avviene <strong>per</strong> il dolce o l’amaro), ma<br />
alla risposta fisica aspecifica di un recettore<br />
termico in presenza di una particolare<br />
classe di composti. Questa sensazione,<br />
detta anche chemestetica, è strettamente associata<br />
alla presenza di capsaicinoidi o di sostanze<br />
a struttura analoga: in particolare, la<br />
sollecitazione del recettore avviene in presenza<br />
di sostanze che contengono una vanillamide<br />
alchilica ramificata. Pertanto questi<br />
recettori prendono il nome di recettori vanilloidi.<br />
Perché l’interazione avvenga e si abbia la<br />
<strong>per</strong>cezione del piccante, il sito attivo del recettore<br />
vanilloide deve riconoscere alcune<br />
funzioni chimiche necessariamente presenti<br />
sulla molecola piccante. Si è visto che la<br />
struttura di un composto piccante deve seguire<br />
questo schema:<br />
Tanto più la molecola piccante<br />
sarà simile a questo schema, tanto<br />
maggiore sarà la sua interazione<br />
con il recettore e, quindi, tanto<br />
più intensa e <strong>per</strong>sistente sarà<br />
la sensazione di calore indotta.<br />
La capsaicina, che presenta una struttura totalmente<br />
analoga a quella ideale del mo<strong>dell</strong>o<br />
riportato, è il composto più piccante conosciuto<br />
in natura, con una soglia di <strong>per</strong>cezione<br />
(la minima quantità <strong>per</strong>cepibile) pari a 10<br />
ppm.<br />
Anche la pi<strong>per</strong>ina e il gingerolo, <strong>per</strong>ò, ricordano<br />
la struttura sopra riportata: ecco <strong>per</strong>ché<br />
pi<strong>per</strong>ina e gingerolo, pur essendo piccanti,<br />
provocano sensazioni decisamente meno intense<br />
di quelle indotte dalla capsaicina.
e roncino e del pepe<br />
CURIOSITÁ<br />
Il pe<strong>per</strong>oncino ci fa soffrire<br />
eppure lo amiamo: <strong>per</strong>ché?<br />
Ma <strong>per</strong>ché amiamo mangiare sostanze che provocano<br />
dolore? Capsaicina, pi<strong>per</strong>ina e gingerolo accrescono la<br />
secrezione salivare nel cavo orale, facilitando la masticazione<br />
e, quindi, la successiva digestione. Inoltre, la loro<br />
presenza sembra stimolare la motilità intestinale. Ma la<br />
reale causa <strong>dell</strong>a sempre più diffusa passione <strong>per</strong> i cibi<br />
piccanti sembra vada cercata in un altro effetto… Dopo<br />
aver mangiato un’alimento molto piccante, noi s<strong>per</strong>imentiamo<br />
spesso un senso di soddisfazione o di appagamento;<br />
piccanti<br />
Di seguito sono riportate le strutture <strong>dell</strong>e tre<br />
molecole e sono evidenziate <strong>per</strong> ciascuna le<br />
zone che possono interagire con il recettore.<br />
Fondamentale è la presenza di un donatore e<br />
di un accettore di legami idrogeno, che nella<br />
capsaicina e nella pi<strong>per</strong>ina sono rappresentate<br />
dalla funzione ammidica, mentre nel gingerolo<br />
si ha solo il gruppo carbonilico (in blu).<br />
L’interazione è favorita anche dalla presenza<br />
di un anello eteroarilico contente un gruppo<br />
accettore di legame idrogeno opportunamente<br />
orientato (HBA) e in grado di dare interazioni<br />
di tipo π-π con il recettore. Questo gruppo è<br />
presente sia nei capsaicinoidi che nella pi<strong>per</strong>ina<br />
e nel gingerolo (in rosso). Anche la catena<br />
laterale lipofila (in verde) può interagire con<br />
un sito specifico posto sulla proteina, aumentando<br />
il legame fra molecola piccante e recettore.<br />
Opportuni spaziatori (linker) servono <strong>per</strong><br />
favorire il posizionamento dei 3 gruppi responsabili<br />
<strong>dell</strong>’interazione all’interno del sito<br />
attivo del recettore. In questo caso non è importante<br />
la natura <strong>dell</strong>o spaziatore ma le sue<br />
dimensioni.<br />
queste sensazioni potrebbero essere dovute alle endorfine,<br />
sostanze oppiodi simili alla morfina che vengono prodotte<br />
dal cervello come risposta naturale del corpo al dolore.<br />
Questo fenomeno può spiegare quella sorta di dipendenza<br />
che alcune <strong>per</strong>sone provano verso i cibi molto piccanti.<br />
Quanto è più piccante il chili tanto maggiore è il dolore e<br />
quindi tanto maggiori sono le quantità di endorfine prodotte<br />
e tanto maggiore è il piacere successivo.<br />
Ecco <strong>per</strong>ché il cioccolato al pe<strong>per</strong>oncino era riconosciuto<br />
anche da Maya ed Aztechi come la bevanda degli dèi…<br />
Entrambi stimolano fortemente la produzione di endorfine,<br />
a cui associano un’azione tonica e stimolante. Ecco<br />
svelato il segreto di molte pozioni d’amore…<br />
Questi studi strutturali sono molto<br />
importanti e possono portare<br />
alla progettazione e alla sintesi<br />
di molecole in grado di mimare<br />
l’azione, e quindi il sapore, <strong>dell</strong>a<br />
capsaicina.<br />
Il meccanismo di interazione è piuttosto<br />
semplice: la capsaicina viene solubilizzata<br />
dalla saliva e, passando in soluzione, entra in<br />
contatto con due recettori vanilloidi presenti<br />
nel cavo orale, chiamati VR1 e VRL-1, presenti<br />
nella bocca, sulle labbra, nella gola,<br />
sulla lingua e nella cavità nasale. Entrambi<br />
possono essere definiti come sensori del dolore,<br />
in grado di riconoscere stimoli termici,<br />
e servono ad avvertire il nostro cervello<br />
quando ingeriamo cibo troppo caldo. Pertanto,<br />
VR1 e VRL-1 si attivano rispettivamente,<br />
in condizioni "normali", alle tem<strong>per</strong>ature di<br />
circa 43 °C e 52 °C.<br />
La capsaicina, quindi, legandosi a questi recettori,<br />
li attiva favorendo l’a<strong>per</strong>tura di un canale<br />
specifico <strong>per</strong> ioni Ca2+. Il trasferimento<br />
degli ioni comporta una polarizzazione <strong>dell</strong>a<br />
membrana cellulare e fa partire un segnale<br />
nervoso che viene poi <strong>per</strong>cepito dal centro<br />
del dolore posto nel cervello. Questo fenomeno<br />
provoca una sensazione di bruciore analoga<br />
a quella che si ha quando si ingerisce un<br />
cibo troppo caldo.<br />
La sensazione di bruciore che <strong>per</strong>cepiamo risulta<br />
tanto più intensa e <strong>per</strong>sistente quanto<br />
più il pe<strong>per</strong>oncino è piccante, anche se non si<br />
ha un vero e proprio aumento di tem<strong>per</strong>atura<br />
nella bocca. Una caratteristica che rende la<br />
sensazione di piccante unica è che questa può<br />
essere avvertita anche in altre parti del corpo:<br />
diversamente dalle molecole responsabili dei<br />
sapori primari (dolce, amaro, salato, acido e<br />
umami) che possono essere riconosciute solo<br />
dagli specifici recettori presenti all’interno<br />
<strong>dell</strong>a bocca, i recettori del dolore in grado di<br />
reagire con le molecole piccanti sono presenti<br />
anche in altre parti del corpo.<br />
Avete mai provato a sfregarvi inavvertitamente<br />
gli occhi con le mani sporche di pe<strong>per</strong>oncino?<br />
15
SAPORI & CHIMICA Storia e proprietà del pepe ro<br />
Oltre il gusto forte<br />
ecco lo spray al<br />
pe<strong>per</strong>oncino<br />
<strong>per</strong><br />
autodifesa<br />
Molecole…<br />
16<br />
Ogni appassionato buongustaio<br />
ha provato almeno una volta<br />
l’indimenticabile sensazione di<br />
piccante che <strong>per</strong>mane sul palato<br />
dopo un pasto speziato e caldo.<br />
E tutti noi abbiamo almeno una<br />
volta provato l’altrettanto spiacevole sensazione<br />
di bruciore in seguito all’incauta ingestione<br />
di un pe<strong>per</strong>oncino. Sicuramente gran<br />
parte di noi non ha <strong>per</strong>ò avuto modo di conoscere<br />
l’es<strong>per</strong>ienza <strong>per</strong>icolosa e indimenticabile<br />
di entrare in contatto ravvicinato con<br />
uno spray al pe<strong>per</strong>oncino…<br />
Le molecole piccanti sono usate da sempre<br />
come armi di difesa. Il pepe, ad esempio, è<br />
usato da 2500 anni come arma. I Cinesi erano<br />
soliti usare contenitori in cui bruciavano<br />
pepe nell’olio: il fumo prodotto era irritante<br />
e soffocante. I Giapponesi usavano pepe finemente<br />
macinato posto in fini sacchetti di<br />
carta di riso e gettati sul volto dei propri avversari<br />
<strong>per</strong> accecarli temporaneamente.<br />
La scuola di arti marziali indiane usa ancor<br />
oggi comunemente diversi oggetti contenti<br />
pepe o pe<strong>per</strong>oncino come armi di combattimento.<br />
Anche il pe<strong>per</strong>oncino era usato come<br />
La scala di Scoville, <strong>per</strong> misurare... la piccantezza<br />
La Scala di Scoville è una scala di misura <strong>dell</strong>a piccantezza<br />
di un alimento. Poiché generamente la sensazione<br />
del piccante è legata alla presenza di capsaicina, il<br />
numero di unità di Scoville (SHU, Scoville Heat<br />
Units) indica la quantità di capsaicina equivalente<br />
contenuta nell’alimento in esame.<br />
Wilbur Scoville sviluppò un test denominato Scoville<br />
Organoleptic Test (SOT) nel 1912: una soluzione<br />
<strong>dell</strong>'estratto del pe<strong>per</strong>oncino veniva diluita<br />
in acqua e zucchero finché il "bruciore" non fosse<br />
più <strong>per</strong>cettibile ad un insieme di assaggiatori; il<br />
grado di diluizione, posto arbitrariamente pari a<br />
16.000.000 <strong>per</strong> la capsaicina pura, dava il valore di<br />
piccantezza in Unità di Scoville.<br />
Questa scala <strong>per</strong>mette anche di ottenere il contenuto in<br />
peso di capsaicina ed analoghi nell’alimento in esame: ad<br />
esempio, uno dei pe<strong>per</strong>oncini più piccanti, l'Habanero, fa misurare<br />
un valore su<strong>per</strong>iore a 300.000 sulla scala Scoville.<br />
Sette diverse<br />
salse che...<br />
rappresentano<br />
la scala di<br />
Scoville.<br />
arma di difesa dalle tribù precolombiane,<br />
che usavano bruciarlo <strong>per</strong> ottenere fumi irritanti<br />
e velenosi. Ancor oggi, alcune tribù caraibiche<br />
sono solite bruciare pe<strong>per</strong>oncino<br />
durante le cerimonie religiose <strong>per</strong> tenere<br />
lontani gli spiriti oppure intrecciarlo in lunghe<br />
corde da appendere alle canoe <strong>per</strong> difendersi<br />
dagli squali.<br />
Ma oggi l’arma sicuramente più conosciuta<br />
a base di pe<strong>per</strong>oncino è lo spray <strong>per</strong> autodifesa:<br />
si tratta di un agente lacrimogeno<br />
non letale usato come arma di difesa che<br />
causa la momentanea immobilizzazione <strong>dell</strong>’aggressore.<br />
Il principio attivo presente in<br />
questi spray è l’estratto naturale di pe<strong>per</strong>oncino<br />
denominato Oleoresin Capsicum (OC),<br />
utilizzato ad una concentrazione del 10%.<br />
Questo spray è solitamente proposto sia <strong>per</strong><br />
la difesa da molestatori che da animali feroci<br />
o molesti. Alcuni analoghi sintetici <strong>dell</strong>a<br />
capsaicina, tra cui la vanillamide o la morfolide<br />
<strong>dell</strong>’acido pelargonico, sono usati in alcuni<br />
spray <strong>per</strong> autodifesa. L’efficacia di queste<br />
sostanze rispetto al principio attivo naturale<br />
non è ancora chiara e si possono avere<br />
danni anche <strong>per</strong>manenti. In Italia gli spray al<br />
Posto 16.000.000 SHU il valore <strong>dell</strong>a capsaicina pura, significa<br />
che l'estratto di Habanero ha un contenuto di capsaicina<br />
equivalente pari a (300.000/16.000.000) = 1.875% in<br />
peso.<br />
Il valore più alto finora registrato è di 577.000 <strong>per</strong> un<br />
Habanero <strong>dell</strong>a varietà Savina Rosso, ossia il 3,6% in<br />
peso. Come sempre, va ricordato che essendo prodotti<br />
naturali, non tutti i pe<strong>per</strong>oncini Habanero Savina<br />
Rosso hanno questo stesso valore.<br />
Il SOT, nonostante sia un test molto diffuso e conosciuto,<br />
presenta il grave limite di dipendere dalla soggettività<br />
umana.<br />
Pertanto, sono stati sviluppati metodi di determinazione<br />
<strong>dell</strong>a piccantezza più oggettivi, basati sulla determinazione<br />
HPLC <strong>dell</strong>a capsaicina e dei suoi derivati. In tal caso, la piccantezza<br />
viene definita come concentrazione di capsaicina sul prodotto<br />
secco, espressa in ppm. Si ottengono, così, le Unità di Piccantezza<br />
ASTA, che possono poi essere convertite in Unità Scoville.
e roncino e del pepe<br />
Il processo di estrazione <strong>dell</strong>e oleoresine è datato 1930 circa ed<br />
è applicabile sia al pepe che al pe<strong>per</strong>oncino <strong>per</strong> l’estrazione dei<br />
principi attivi piccanti. Questo processo essenzialmente si basa<br />
sulla concentrazione <strong>dell</strong>’oleoresina dal tessuto <strong>per</strong> evaporazione<br />
del solvente. L’oleoresina, come gran parte dei prodotti naturali,<br />
è termicamente sensibile: quindi, il processo deve essere<br />
progettato in modo da minimizzare la degradazione termica del<br />
principio attivo e di mantenere la piccantezza <strong>dell</strong>’estratto. L’oleoresina<br />
del Capsicum (OC) è quindi l’estratto dei frutti maturi<br />
essiccati e contiene una complessa miscela di oli essenziali,<br />
cere, materiale colorato e capsaicinoidi. Inoltre, sono presenti<br />
piccanti<br />
Oleoresine <strong>per</strong> estrarre i principi attivi<br />
pe<strong>per</strong>oncino (Oleoresin Capsicum, OC) sono<br />
considerati un’arma di autodifesa legale<br />
solo se il principio attivo è inferiore al 10%,<br />
mentre sono invece illegali gli spray contenenti<br />
analoghi di sintesi. Tra gli effetti comunemente<br />
attribuiti allo spray al pe<strong>per</strong>oncino<br />
vi sono la temporanea cecità (15 – 30<br />
min), la sensazione di bruciore alla pelle (45<br />
– 60 min) e una tosse incontrollata con difficoltà<br />
respiratorie (3 – 15 min). Ovviamente<br />
non è possibile valutare in modo certo gli effetti<br />
che l’esposizione a tale spray può indurre:<br />
infatti, esistono troppe variabili da<br />
considerare. Ad esempio, la quantità e la durata<br />
<strong>dell</strong>a dose, una possibile doppia esposizione,<br />
lo stato <strong>dell</strong>’epitelio del soggetto colpito<br />
e la parte colpita (pelle, mucose, occhi…),<br />
fino alle condizioni atmosferiche al<br />
momento <strong>dell</strong>’esposizione. Saranno questi i<br />
fattori che decideranno <strong>per</strong> quanto tempo il<br />
dolore <strong>per</strong>sisterà! In ogni caso, in condizioni<br />
normali, gli effetti sono totalmente reversibili<br />
e non inducono alcun danno <strong>per</strong>manente.<br />
Gianni Galaverna e Chiara Dall’Asta<br />
Dipartimento di <strong>Chimica</strong> Organica<br />
e IndustrialeUniversità di Parma<br />
Una piccantezza da… Guinness<br />
Il contenuto in capsaicinoidi è influenzato dalla genetica, dalle condizioni<br />
climatiche, dalle condizioni di crescita e dal grado di maturazione.<br />
Bisogna considerare che ogni fattore di stress a cui è sottoposta<br />
la pianta durante la crescita corrisponde ad un aumento del contenuto<br />
di capsaicinoidi, mentre pochi giorni di caldo intenso possono<br />
diminuirne drammaticamente il livello. Il record <strong>per</strong> la maggiore pic-<br />
Capsicum annuum (~100.000 SHU)<br />
Capsicum frutescens (~175.000 SHU)<br />
resine acide, esteri, terpeni e prodotti di ossidazione e polimerizzazione<br />
dei terpeni. Per ottenere 1 Kg di oleoresina è necessario<br />
lavorare circa 20 Kg di Capsicum.<br />
Poiché i capsaicinoidi sono disponibili anche in forma sintetica,<br />
spesso alcuni analoghi di sintesi a basso costo possono essere<br />
aggiunti <strong>per</strong> aumentare la piccantezza degli estratti o <strong>per</strong> ricreare<br />
oleoresine. Tra questi analoghi vi sono le amidi N-vanilliche<br />
(N-vanillil-octanamide, N-vanillil-nonanamide, N-vanillil-decanamide,<br />
N-vanillil-undecanamide e N-vanillil-acidamide paai<strong>per</strong>ica).<br />
Questi composti non solo diminuiscono il valore dei<br />
prodotti, ma possono indurre tossicità anche gravi.<br />
cantezza in un pe<strong>per</strong>oncino è stato assegnato dal Guinness dei primati<br />
al Bhut Jolokia indiano, che ha fatto segnare oltre 1.000.000 unità<br />
Scoville. Nel 2006, è stata presentata la varietà Dorset Naga, derivata<br />
da quest'ultima, che ha fatto misurare anch'essa oltre 1.000.000 di<br />
SU. In ordine crescente di piccantezza media <strong>dell</strong>e specie, possiamo<br />
dare la seguente scala:<br />
Capsicum chinense (varietà Red Savina, ~580.000 SHU)<br />
Incrocio varietale tra Capsicum chinense e C. frutescens (varietà Bhut Jolokia, Naga Dorset e simili ~1.000.000 SHU)<br />
A partire da 250.000 SHU, la sensazione di piccantezza cede il posto<br />
al dolore, la cui intensità è <strong>per</strong> lo più costante a prescindere dal contenuto<br />
in capsaicina, mentre aumentano la diffusione in bocca e gola e<br />
CURIOSITÀ<br />
Troppo pe<strong>per</strong>oncino?<br />
Ecco che cosa fare<br />
Per neutralizzare il bruciore nella bocca, i metodi più efficaci<br />
sono ingerire <strong>dell</strong>o zucchero, <strong>dell</strong>'olio o dei grassi;<br />
anche masticare del pane aiuta, in quanto la mollica<br />
rimuove <strong>per</strong> azione meccanica la capsaicina dai recettori<br />
posti nel cavo orale. Uno dei modi più efficaci <strong>per</strong> alleviare<br />
la sensazione di bruciore è bere latte oppure mangiare<br />
yogurt o formaggi a pasta morbida: infatti, le caseine<br />
presenti sono in grado di agglutinare la capsaicina,<br />
rimuovendola dai recettori nervosi.<br />
Come già detto, la capsaicina non è molto solubile in<br />
acqua, mentre lo è nei grassi e nell'alcool. Quindi è assolutamente<br />
inutile bere acqua <strong>per</strong> alleviare il bruciore,<br />
meglio sarebbe un buon bicchiere di vino! Purtroppo <strong>per</strong>ò,<br />
<strong>per</strong> le alte concentrazioni di capsaicina come quelle contenute<br />
nell'Habanero Red Savina, l’unico modo davvero<br />
efficace <strong>per</strong> rimuovere il dolore è usare del ghiaccio come<br />
anestetico.<br />
la <strong>per</strong>sistenza nel tempo. Pertanto, assaggiare un Bhut Jolokia o un<br />
Habanero Orange, a parte il sapore, dà la stessa sensazione di dolore,<br />
solo che il primo induce un bruciore che dura di più!<br />
17
Allarme inquinamento Salute, vegetazione e<br />
DOSSIER<br />
Un fenomeno conosciuto sin dagli albori<br />
<strong>dell</strong>’industrializzazione, ma che negli ultimi decenni<br />
del XX secolo ha assunto dimensioni planetarie.<br />
Ad essere acide non sono soltanto le piogge,<br />
ma anche la neve o la grandine o la nebbia.<br />
La Natura si vendica con l’uomo riversando<br />
sulla terra e nell’ambiente sostanze inquinanti<br />
che non risparmiano nulla e nessuno.<br />
Cerchiamo di capire insieme come nasce<br />
e si sviluppa questo fenomeno.<br />
E quali sono i rimedi <strong>per</strong> combatterlo<br />
di Fulvio Zecchini<br />
Corrosive r<br />
Parafrasando una canzone di Gianni Morandi<br />
del 1968 potremmo chiederci “Scende la pioggia,<br />
ma che fa?”: una domanda che da un punto di<br />
vista scientifico ha una risposta articolata.<br />
Il fenomeno <strong>dell</strong>e piogge acide era già stato sco<strong>per</strong>to e<br />
descritto in dettaglio dal chimico scozzese Robert Angus<br />
Smith (1817-1884) nel 1852. I suoi studi finirono poi<br />
nell’oblio fino al 1950-60 quando la pubblicazione di alcune<br />
ricerche eseguite in Svezia riportarono il fenomeno all’attenzione<br />
<strong>dell</strong>’opinione pubblica. Quindi, a partire dagli<br />
Anni Ottanta del secolo scorso, l’interesse dei media è andato<br />
scemando, forse <strong>per</strong>ché il buco <strong>dell</strong>’ozono e i cambiamenti<br />
climatici lo hanno oscurato, forse <strong>per</strong>ché ne era stata<br />
esagerata la <strong>per</strong>icolosità in precedenza.<br />
Fatto sta che il problema ancora esiste, nonostante la legislazione<br />
internazionale abbia imposto nei successivi Anni<br />
Novanta una riduzione <strong>dell</strong>’emissione in atmosfera dei due<br />
principali responsabili del fenomeno: gli ossidi di zolfo e di<br />
azoto. Due sono i motivi fondamentali <strong>dell</strong>a <strong>per</strong>sistenza <strong>dell</strong>e<br />
piogge acide: in primo luogo gli ecosistemi non rispondono<br />
in tempo reale un cambio degli input; in secondo luogo<br />
c’è la naturale tendenza <strong>dell</strong>’uomo a semplificare e ad analizzare<br />
gli eventi in maniera separata e semplificata; ciò ha<br />
ostacolato l’identificazione <strong>dell</strong>e interconnessioni tra i vari<br />
fenomeni d’inquinamento atmosferico.<br />
18<br />
In alto: un<br />
bosco<br />
danneggiato<br />
dalle piogge<br />
acide sulle<br />
montagne<br />
Jezera nella<br />
Repubblica<br />
Ceca.<br />
Effetto <strong>dell</strong>e<br />
piogge acide<br />
su una statua<br />
<strong>dell</strong>a Westfalia<br />
(Germania)<br />
resa<br />
irriconoscibile<br />
dalla<br />
corrosione<br />
dovuta alle<br />
piogge.<br />
L’immagine<br />
in alto è del<br />
1908, quella<br />
in basso<br />
del 1968.
e e monumenti a rischio<br />
rain<br />
Vi siete mai soffermati a pensare<br />
come i detti popolari talvolta si<br />
adattino ai problemi ambientali<br />
di portata globale? “Chi la fa l’aspetti”,<br />
<strong>per</strong> esempio, è <strong>per</strong>fetto <strong>per</strong> il<br />
fenomeno <strong>dell</strong>e piogge acide: noi<br />
mandiamo inquinanti in atmosfera tramite<br />
le emissioni <strong>dell</strong>e ciminiere e dei tubi di<br />
scappamento e la Terra in qualche modo si<br />
vendica, ritornandocele sotto forma di piogge<br />
acide, in una sorta di <strong>per</strong>verso ping-pong.<br />
In realtà non è solo la pioggia ad essere acida,<br />
anche neve e grandine possono esserlo.<br />
Meglio, dovremmo parlare di deposizioni<br />
acide, includendo nel fenomeno tutti i modi<br />
in cui i composti acidi sospesi in atmosfera<br />
raggiungono il suolo. Tra questi troviamo le<br />
nebbie acide che sono, forse, il fenomeno<br />
peggiore, in quanto i composti acidi acquosi<br />
rimangono sospesi e circondano a lungo<br />
oggetti ed esseri viventi. Ma ancora possono<br />
essere acide le rugiade e le deposizioni<br />
secche sotto forma di polveri. Comunque,<br />
visto che il termine “piogge acide” è ormai<br />
entrato nell’uso corrente, useremo questo<br />
L’originale del<br />
monumento<br />
equestre a<br />
Marc’Aurelio<br />
un tempo<br />
situato nella<br />
piazza del<br />
Campidoglio<br />
a Roma.<br />
La statua,<br />
danneggiata<br />
dalle piogge<br />
acide e dagli<br />
altri fenomeni<br />
d’inquinamento<br />
atmosferico, è<br />
stata collocata<br />
nel 1997 in<br />
uno spazio dei<br />
Musei<br />
Capitolini e<br />
sostituita da<br />
una copia.<br />
Corrosive rain<br />
Summary<br />
Today’s public has generally forgotten about the acid rain<br />
phenomenon, nonetheless the problem still exists and rain<br />
keeps on damaging human health, the environment (lakes<br />
and forests), buildings and monuments.<br />
The low pH of rain is mainly due to the emission of<br />
sulphur (SOx) and nitrogen oxides (NOx), anhydrides<br />
forming strong acids when dissolved in water. Sulphur<br />
oxides are mainly due to the combustion of coal (which<br />
naturally contains sulphur) in power plants, while nitrogen<br />
oxides form during any combustion in the presence of air,<br />
like that in car engines. Thus, a major source of NOx is<br />
traffic. High tem<strong>per</strong>atures allow atmospheric nitrogen (an<br />
inert gas) to react with oxygen providing the activation<br />
energy for the reaction.<br />
Chemistry of acid rain with respect to its effects on health<br />
and on natural and urban environments are in-depth<br />
described. Finally, social costs and countermeasures are<br />
discussed: clean coal technologies (CCTs), catalytic<br />
converters, use of (alternative) fuels without combustion,<br />
and environmental protection regulations.<br />
19
Allarme inquinamento Salute, vegetazione e<br />
1<br />
1'<br />
1"<br />
20<br />
<strong>per</strong> descrivere il fenomeno nella sua totalità,<br />
pur tenendo conto di queste puntualizzazioni.<br />
Il pH rappresenta una funzione logaritmica<br />
in base 10 <strong>dell</strong>a concentrazione di ioni idrogeno:<br />
da un punto di vista chimico esso è<br />
rappresentato dall’equazione<br />
pH = – log [H+].<br />
La pioggia ha già di <strong>per</strong> sé un pH lievemente<br />
acido a seguito <strong>dell</strong>a dissoluzione <strong>dell</strong>’anidride<br />
carbonica atmosferica in acqua, secondo<br />
la nota reazione in cui si forma acido<br />
carbonico, che a sua volta si dissocia parzialmente<br />
in ione idrogeno (protone, H+) e<br />
ione bicarbonato:<br />
CO 2 (g) + H 2O (l) H 2CO 3 (aq) (acido carbonico)<br />
–<br />
H2CO3 (aq) H+ (aq) + HCO3 (aq) (ione bicarbonato)<br />
H+ (aq) + H 2O (aq) H 3O+ (aq) (ione ossonio o idrossonio)<br />
Dove i termini<br />
tra parentesi<br />
indicano lo<br />
stato del<br />
composto: (aq)<br />
sta <strong>per</strong> in<br />
soluzione<br />
acquosa e (l)<br />
sta <strong>per</strong> liquido<br />
e, li vedremo<br />
più avanti, (g)<br />
sta <strong>per</strong><br />
gassoso, (s)<br />
<strong>per</strong> solido.<br />
Trattandosi di reazioni in soluzione, queste<br />
equazioni rappresentano degli equilibri<br />
come indicato dal simbolo con doppia<br />
freccia ( ), cioè la reazione può procedere<br />
sia verso sinistra che verso destra.<br />
L’acido carbonico è un acido debole, cioè<br />
solo un numero relativamente basso di<br />
molecole si dissociano in ioni idrogeno<br />
(H +) e ione bicarbonato (HCO3 –).<br />
In tal modo l’acqua piovana viene ad<br />
avere un pH naturale lievemente acido<br />
(pH
e e monumenti a rischio<br />
CURIOSITÀ<br />
2<br />
2'<br />
3<br />
3'<br />
3"<br />
Lo zolfo nella materia vivente<br />
Lo zolfo è un costituente comune <strong>dell</strong>a materia vivente<br />
(<strong>per</strong> esempio batteri, animali, piante) in quanto fa parte dei<br />
due aminoacidi essenziali, la cisteina e la metionina,<br />
importantissimi - tra l’altro - <strong>per</strong> la struttura<br />
tridimensionale <strong>dell</strong>e proteine, in quanto i loro residui –SH<br />
possono essere ossidati a formare cosiddetti “ponti<br />
disolfuro” (-S-S-) tra due catene di aminoacidi<br />
(polipeptidiche) adiacenti stabilizzando la struttura<br />
tridimensionale <strong>dell</strong>a proteina fondamentale <strong>per</strong> la sua<br />
funzione.<br />
SO 2 (g) + H 2O (l) H 2SO 3 (aq) (acido solforoso)<br />
H2SO3 (aq) H + (aq) + HSO3 –<br />
(aq) (ione bisolfito)<br />
SO 3 (g) + H 2O (l) H 2SO 4 (aq) (acido solforico)<br />
H2SO4 (aq) H + (aq) + HSO4 –<br />
(aq) (ione bisolfato)<br />
HSO4 - (aq) H + (aq) + SO4 2 –<br />
(aq) (ione solfato)<br />
Sul cratere Ovest<br />
del Nyiragango,<br />
in Congo.<br />
Piccoli arbusti<br />
crescono sul<br />
bordo quando il<br />
lago di lava si<br />
congela, <strong>per</strong> poi<br />
morire quando<br />
esso ridiviene<br />
attivo riversando<br />
tonnellate di<br />
anidride<br />
solforosa.<br />
Gli acidi considerati in queste reazioni sono<br />
forti, <strong>per</strong> i nostri scopi, possiamo considerare<br />
l’equilibrio tutto spostato verso destra,<br />
con dissociazione completa.<br />
La dissociazione <strong>dell</strong>o ione bisolfito formatosi<br />
nella reazione 2') non viene considerata<br />
in quanto acido debole.<br />
Su scala globale le maggiori emissioni di<br />
ossidi di zolfo sono quelle dei vulcani, che<br />
emettono anidride solforosa. Altre emissioni<br />
naturali di minore entità avvengono a carico<br />
<strong>dell</strong>’attività biologica dei suoli che contengono<br />
naturalmente zolfo, esiste infatti il<br />
“ciclo biogeochimico <strong>dell</strong>o zolfo” (vedi riquadro<br />
sopra) in cui lo zolfo viene scambiato<br />
e riciclato in maniera biologica o chimico-fisica<br />
tra il biota e i diversi comparti del<br />
nostro pianeta (suolo, acqua, aria).<br />
Il maggior contributo antropico è<br />
quello derivato dalla combustione<br />
di carbone <strong>per</strong> la produzione<br />
di energia elettrica. Si tratta di un<br />
combustibile fossile che si è formato<br />
100-400 milioni di anni fa <strong>per</strong> la decomposizione<br />
di biomasse vegetali. La sua<br />
composizione relativa in numero di atomi è<br />
circa C (135), H (96), O (9), N (1), S (1).<br />
Come vediamo quindi il carbone contiene<br />
naturalmente sia azoto che zolfo; quest’ultimo<br />
contenuto in ragione <strong>dell</strong>’1-6% in peso<br />
in base alla tipologia. In minori quantità sono<br />
presenti anche silicio e vari metalli - quali<br />
sodio, calcio, alluminio, nickel, rame, zinco,<br />
arsenico, piombo e mercurio – che possono<br />
essere volatilizzati durante la combustione.<br />
Tale composizione mostra un’ampia<br />
variazione geografica ed è dovuta alle modalità<br />
di formazione del carbone. Un altro<br />
LE PAROLE DELLA SCIENZA<br />
4<br />
Ppm e ppb<br />
Parti <strong>per</strong> milione (ppm; 10-6) e parti <strong>per</strong> bilione (ppb; 10-9)<br />
con riferimento all’inglese “billion”, miliardo. Sono unità<br />
di concentrazione in peso/peso o volume/volume non più<br />
riconosciute dal SI, Sistema Internazionale, che <strong>per</strong>ò<br />
vengono ancora ampiamente usate nella pratica <strong>per</strong> la loro<br />
comodità.<br />
Ad esempio, nella benzina finita 100 ppm di S in peso<br />
corrispondono a 100 mg <strong>per</strong> 1 kg di benzina, 1 ppb di SO2<br />
in atmosfera (in volume) corrisponde a 1 mm3 di SO2<br />
<strong>per</strong> 1 m3 di atmosfera.<br />
indicatore di qualità merceologica del carbone<br />
è il contenuto in ceneri che deve essere<br />
basso <strong>per</strong> limitare il problema del particolato<br />
atmosferico. Purtroppo in Italia, nel bacino<br />
sardo del Sulcis, si trovano abbondanti<br />
riserve di carbone di qualità scadente, con<br />
un contenuto in zolfo del 6-8%, inutilizzabili<br />
ai sensi <strong>dell</strong>e leggi vigenti, se non a seguito<br />
di costosi trattamenti. Ciò ha fatto sì che<br />
queste riserve siano inutilizzate da un trentennio<br />
circa.<br />
Lo zolfo è presente a livello di alcuni punti<br />
<strong>per</strong>centuali (in peso) anche nel petrolio<br />
grezzo, ma nei prodotti finiti – a seguito <strong>dell</strong>e<br />
tecnologie produttive imposte dalle stringenti<br />
norme ambientali – la quantità di zolfo<br />
si riduce a livello di centinaia di parti <strong>per</strong><br />
milione (ppm). Per cui il contributo <strong>dell</strong>a<br />
combustione dei derivati del petrolio alla<br />
emissione di SO2 in atmosfera è marginale.<br />
Nel carbone lo zolfo è contenuto in due forme,<br />
nei minerali contaminanti (come solfuro<br />
di metalli) e in forma intimamente legata<br />
alla microstruttura (1% in peso).<br />
Mentre quest’ultima non può essere rimossa<br />
se non con complessi e costosi procedimenti<br />
chimici, la parte minerale può essere ridotta<br />
<strong>per</strong> frantumazione del carbone in polvere<br />
finissima e <strong>per</strong> decantazione in opportuni<br />
liquidi come descritto più avanti.<br />
L’anidride solforosa può essere emessa in<br />
atmosfera tal quale o può formarsi come inquinante<br />
secondario <strong>per</strong> ossidazione <strong>dell</strong>’acido<br />
solfidrico (H2S), un gas tossico dal tipico<br />
odore di uova marce, prodotto durante<br />
la raffinazione del petrolio e dei gas combustibili.<br />
Nei depositi naturali di gas, come<br />
quelli di metano (CH4), l’H2S può talvolta<br />
essere predominante in termini di quantità.<br />
L’acido solfidrico è anche un tipico prodotto<br />
di scarto <strong>dell</strong>e cartiere. Questo composto<br />
può essere rimosso con una reazione in cui<br />
lo zolfo ridotto (H2S) reagisce con lo zolfo<br />
ossidato (SO 2) <strong>per</strong> dare zolfo elementare solido,<br />
poco dannoso <strong>per</strong> l’ambiente.<br />
Per ottenere lo zolfo ossidato viene prima<br />
bruciato un terzo <strong>dell</strong>’H 2S:<br />
H2S (g) + O2 (g) → SO2 (g) + H2O (l)<br />
21
Allarme inquinamento Salute, vegetazione e<br />
4'<br />
5<br />
22<br />
Quindi la SO 2 viene fatta reagire mediante<br />
la reazione di Claus che avviene in fase gassosa,<br />
a formare zolfo solido e acqua:<br />
2 H 2S (g) + SO2 (g) → 3 S (s) + 2 H2O (l)<br />
Assieme all’H 2S, vi sono anche altri tre comuni<br />
gas di zolfo, tutti di odore sgradevole:<br />
CH 3SH (metantiolo o metil mercaptano),<br />
(CH 3) 2S (dimetil solfuro) e CH 3S-SCH 3<br />
(dimetil disolfuro); collettivamente questi<br />
quattro gas vengono indicati come zolfo ridotto<br />
totale.<br />
Altre significative fonti fisse di<br />
SO 2 sono le industrie metallurgiche.<br />
I metalli in natura si trovano associati<br />
ad altri elementi (come O, S, C<br />
e altri); quelli più preziosi sono spesso<br />
ritrovati come solfuri, come il ferro<br />
nella pirite (FeS 2), il rame associato al ferro<br />
nella calcopirite (CuFeS 2), lo zinco nella<br />
blenda (ZnS), il piombo nella galena (PbS),<br />
il nichel nella millerite (NiS). In tali casi in<br />
genere le fasi iniziali <strong>dell</strong>’estrazione dei metalli<br />
dai minerali consistono in un trattamento<br />
termico al di sotto del punto di fusione del<br />
metallo, <strong>per</strong> liberare quest’ultimo dagli altri<br />
elementi che vengono volatilizzati, il processo<br />
è chiamato “arrostimento”. Nel caso<br />
del solfuro di nickel (millerite) avremo:<br />
NiS (s) + 3 O 2 (g) → 2 NiO (s) + SO 2 (g)<br />
Durante questi classici processi di arrostimento<br />
la concentrazione di SO2 prodotta è<br />
elevata, essa può essere ossidata ad anidride<br />
solforica (SO3) <strong>per</strong> via catalitica; quest’ultima<br />
viene fatta reagire con acqua secondo<br />
l’eq. 3 sopra riportata <strong>per</strong> produrre commercialmente<br />
acido solforico concentrato, utilizzato<br />
<strong>per</strong> applicazioni industriali e di laboratorio.<br />
Per alcuni minerali, come quelli di<br />
rame, si può o<strong>per</strong>are un arrostimento in atmosfera<br />
di ossigeno puro, si forma così SO2<br />
molto concentrata che può essere liquefatta<br />
e venduta come sottoprodotto del processo<br />
<strong>per</strong> il riutilizzo, ad esempio nell’industria<br />
alimentare.<br />
Essendo potenzialmente tossica viene aggiunta<br />
agli alimenti in dosi assolutamente<br />
controllate e normate (D.M. 209 del 27 febbraio<br />
1996); la dose massima giornaliera assunta<br />
deve essere inferiore ai 0,7 mg kg-1 di<br />
peso corporeo (dati: Wageningen University,<br />
Olanda).<br />
Ha una funzione stabilizzante ed antimicrobica,<br />
la sua sigla identificativa come additivo<br />
alimentare è E 220 (E 220-227).<br />
Viene usata in molti prodotti, come vini (max<br />
200 mg l-1), aceti (max 170 mg l-1), succhi e<br />
concentrati di frutta (fino a 350 mg l-1 in alcuni<br />
tipi), prodotti dolciari (max 50 mg kg-1<br />
nei biscotti secchi) e svariati tipi di conserve.<br />
6<br />
DOSSIER<br />
Il ruolo degli<br />
ossidi<br />
di azoto<br />
Gli ossidi di azoto, noti anche come<br />
NO x, sono attori fondamentali<br />
nel fenomeno <strong>dell</strong>e piogge acide<br />
quanto in quello <strong>dell</strong>o smog<br />
fotochimico, che tratteremo in futuro<br />
su Green. Gli NO x si formano a partire<br />
dalla forma biatomica presente in atmosfera<br />
(N 2), la cui ossidazione richiede un’elevata<br />
energia di attivazione (vedi Green n. 6, pagg.<br />
12-13), in quanto N 2 è una molecola così stabile<br />
da essere indicata come gas inerte. Questa<br />
energia può essere fornita sotto forma termica.<br />
Pertanto gli NOx si formano alle alte<br />
tem<strong>per</strong>ature raggiunte durante qualsiasi tipo<br />
di combustione in presenza di aria, essendo<br />
quest’ultima la maggiore fonte di azoto (rappresenta<br />
circa il 78% dei gas atmosferici).<br />
L’energia di attivazione necessaria <strong>per</strong> la loro<br />
formazione può anche essere apportata da<br />
scariche elettriche. Oltre ad essere emessi dai<br />
vulcani, gli ossidi di azoto possono formarsi<br />
in maniera naturale anche a seguito di temporali<br />
(fulmini) e <strong>per</strong> conversione <strong>dell</strong>’ammoniaca<br />
che può essere rilasciata in atmosfera<br />
da processi biologici o industriali.<br />
Il 49% degli NOx di origine antropica sono<br />
emessi dai grandi impianti <strong>per</strong> la produzione<br />
di energia termoelettrica (a carbone, gas o derivati<br />
del petrolio).<br />
Il 46% ha invece origine dagli scarichi dei<br />
veicoli con motore a combustione interna. Le<br />
alte tem<strong>per</strong>ature raggiunte nella camera di<br />
scoppio favoriscono la formazione di questi<br />
composti. Pertanto gli ossidi di azoto si ritrovano<br />
nei gas di scarico dei mezzi di trasporto,<br />
ma sono anche inquinanti indoor che si formano<br />
a seguito di comuni attività domestiche<br />
come la cottura sui fornelli, l’uso di caminetti<br />
e caldaie. Questi NOx sono emessi in atmosfera<br />
dai comignoli <strong>dell</strong>e nostre case. Ma i loro<br />
precursori non si trovano nei combustibili,<br />
bensì nell’aria.<br />
La formazione di NO (monossido di azoto,<br />
ossido/anidride nitroso/a) avviene secondo la<br />
seguente reazione di carattere generale:<br />
energia + N2 (g) + O2 (g) → 2 NO (g)<br />
Il problema scientifico si sposta quindi dal<br />
produrre combustibili puliti a quello del controllo<br />
<strong>dell</strong>a combustione, condotta ad esempio<br />
a tem<strong>per</strong>ature meno elevate e/o in atmo-
e e monumenti a rischio<br />
7<br />
8<br />
8'<br />
sfera modificata contenente O 2 puro. Altre<br />
tecnologie ideali possono essere quelle di<br />
produzione di energia dai combustibili senza<br />
bruciarli come nel caso <strong>dell</strong>e celle a combustibile<br />
(fuel cell). La combustione controllata<br />
può essere facilmente impiegata nelle industrie<br />
con trattamenti a tem<strong>per</strong>atura elevata nei<br />
processi produttivi (ad esempio vetrerie, fonderie).<br />
Le fuel cell invece potrebbero rappresentare<br />
il prossimo futuro in termini di autotrazione<br />
ed energia <strong>per</strong> usi domestici (vedi<br />
Green n. 1, pagg. 16-17).<br />
Al momento attuale il sistema utilizzato <strong>per</strong><br />
abbattere le emissioni di NO x dovute al traffico<br />
è quello di dotare i veicoli di un’efficiente<br />
marmitta catalitica che li riconverte a N 2<br />
(vedi Green n. 6, pagg. 20-22). Si potrebbe<br />
ipotizzare in un futuro di catalizzare anche<br />
gli scarichi <strong>dell</strong>e centrali termiche di tipo domestico<br />
o industriale con sistemi simili a<br />
quelli <strong>dell</strong>e automobili. Ciò <strong>per</strong>metterebbe di<br />
realizzare un ulteriore abbattimento di NO x a<br />
breve termine, in attesa <strong>dell</strong>’affinamento <strong>dell</strong>e<br />
tecniche di produzione di energia senza<br />
combustione.<br />
Diversamente dall’azoto molecolare<br />
il monossido di azoto è molto<br />
reattivo negli strati su<strong>per</strong>iori<br />
<strong>dell</strong>’atmosfera, può reagire con l’ozono<br />
distruggendolo<br />
(NO + O3 → NO2 + O2) al livello del<br />
suolo dove la concentrazione di ozono è limitata,<br />
reagisce con l’ossigeno secondo la seguente<br />
equazione:<br />
2 NO (g) + O 2 (g) 2 NO 2 (g)<br />
Vari altri ossidi di azoto possono formarsi a<br />
partire da NO, ma in termini di piogge acide<br />
quello più <strong>per</strong>icoloso è senz’altro NO2, il<br />
biossido di azoto (ossido o anidride nitrico/a),<br />
tossico e altamente reattivo, di colore brunastro<br />
e odore molesto. La sua presenza partecipa<br />
alla formazione di quelle cappe di smog<br />
grigio/brunastre che talvolta ben si vedono arrivando<br />
in aereo e che circondano tutte le metropoli<br />
con traffico caotico ed elevato irraggiamento<br />
solare. Anche gli NOx sono anidridi<br />
e quindi formano acidi se disciolti un acqua.<br />
Vista la scarsa solubilità di NO in acqua, il<br />
contributo fondamentale degli NOx alle piogge<br />
acide si deve all’NO2 che forma acido nitrico<br />
con una reazione a più fasi rappresentata<br />
dalla seguente equazione globale:<br />
4 NO 2 (g) + 2 H 2O (l) + O 2 (g) → 4 HNO 3 (aq) (acido nitrico)<br />
HNO 3 (aq) H+ (aq) + NO3 – (aq) (ione nitrito)<br />
Quello nitrico è un acido forte quindi l’equilibrio<br />
rappresentato in 8') è in pratica completamente<br />
spostato a destra.<br />
In realtà spesso la formazione di acido nitri-<br />
8"<br />
co nelle grandi metropoli avviene <strong>per</strong> via fotochimica<br />
a carico del radicale idrossido<br />
(HO•) che si forma durante la complessa serie<br />
di reazioni coinvolte nel fenomeno <strong>dell</strong>o<br />
smog fotochimico, a partire da ozono, ossidi<br />
di azoto e idrocarburi insaturi (alcheni)<br />
incombusti. Avremo:<br />
NO2 (g) + HO• (g) → HNO3 (l)<br />
Ancora una volta notiamo che piogge acide<br />
e smog fotochimico mostrano intime connessioni<br />
in quanto sono coinvolti inquinanti<br />
comuni.<br />
Emissioni antropiche<br />
di SO2 + 10%,<br />
quelle di NOx + 20%.<br />
Considerando trascurabile l’apporto<br />
di altri composti al problema<br />
<strong>dell</strong>e piogge acide, valutiamo<br />
ora in maniera comparativa il ruolo di<br />
SO2 e NOx. Per quanto sopra esposto,<br />
anche l’apporto di SO3 è trascurabile<br />
<strong>per</strong> questa nostra discussione.<br />
Oltre alle sorgenti naturali che emettono significative<br />
quantità di SO2 e NOx, su scala<br />
globale le emissioni antropiche dei due inquinanti<br />
sono approssimativamente equivalenti.<br />
Secondo dati <strong>dell</strong>’Environmental Protection<br />
Agency (EPA) negli USA l’utilizzo di carbone<br />
<strong>per</strong> la produzione di energia assomma<br />
all’86% <strong>dell</strong>e emissioni di SO2, ma solo al<br />
46% di quelle di NOx. Riguardo a queste ultime<br />
la maggior parte (49%) è dovuta all’utilizzo<br />
di veicoli con motore a combustione interna.<br />
Analizzando i dati di emissione in valore<br />
assoluto a livello mondiale si vede che viene<br />
prodotta una quantità di SO2 circa doppia rispetto<br />
a quella degli NOx, considerando solo<br />
l’uso dei combustibili fossili gli ossidi di azoto<br />
ammontano solo al 40% del biossido di<br />
zolfo.<br />
Secondo alcune fonti a livello globale dal<br />
1980 al 1990 le emissioni antropiche di SO2<br />
sono aumentate del 10%, quelle di NOx del<br />
20%. Mentre il trend dei grandi paesi industrializzati<br />
è in diminuzione, i paesi in via di<br />
sviluppo sono in controtendenza. Si considerino<br />
<strong>per</strong> esempio gli USA e la Cina: nel 1970<br />
i primi emettevano circa 30 milioni di tonnellate<br />
di SO2 <strong>per</strong> anno, la seconda solo 10.<br />
Nel 2005 la Cina ne ha rilasciate in atmosfera<br />
25,5 contro le circa 10 degli Stati Uniti. Fortunatamente<br />
nel 2007 l’andamento <strong>dell</strong>e emissioni<br />
cinesi si è invertito. Questo è un chiaro<br />
segno di come, alla luce <strong>dell</strong>e conoscenze attuali,<br />
lo sviluppo industriale debba essere inserito<br />
in un quadro di sostenibilità.<br />
23
Allarme inquinamento Salute, vegetazione e<br />
Effetti <strong>dell</strong>e<br />
piogge<br />
acide<br />
sui<br />
monumenti<br />
Nel planisfero in<br />
alto la<br />
distribuzione<br />
mondiale dei<br />
valori medi di<br />
pH <strong>dell</strong>a<br />
pioggia.<br />
Ridisegnato da:<br />
J.H. Seinfield e<br />
S.N. Pandis<br />
“Atmospheric<br />
Chemistry and<br />
Physics”, Wiley<br />
Editore (1998).<br />
24<br />
I valori di pH <strong>dell</strong>e precipitazioni<br />
nei paesi industrializzati sono da<br />
tempo monitorati ed è ampiamente<br />
dimostrato che sono ben al di sotto di<br />
quelli <strong>dell</strong>a pioggia naturale a seguito<br />
<strong>dell</strong>a rivoluzione industriale. In pratica<br />
in tutta l’Europa il pH <strong>dell</strong>a pioggia è inferiore<br />
a 5, con valori che scendono in media<br />
a 4 in Gran Bretagna e Germania (planisfero<br />
qui sopra). Uno dei record di pH acido lo<br />
detiene la Scozia, dove nel 1974 è stata misurata<br />
pioggia con pH = 2,4! Il valore che si<br />
ritrova frequentemente nella nebbia, nella<br />
rugiada, e negli strati inferiori <strong>dell</strong>e nuvole<br />
è attorno a 3.<br />
La presenza di un eccesso di ioni H+ in atmosfera<br />
causa direttamente o indirettamente<br />
danni alle cose e agli esseri viventi. Un<br />
segno tangibile dei danni <strong>dell</strong>e piogge acide<br />
è visibile sul nostro patrimonio monumentale<br />
con i suoi edifici storici, i manufatti in<br />
pietra calcarea e marmo, le statue in metallo<br />
o leghe metalliche quali il bronzo. Pezzi importanti<br />
del patrimonio <strong>dell</strong>’umanità, come<br />
le rovine Maya di Chichén Itzà, il Partenone<br />
ad Atene (a lato) e il Taj Mahal in India, sono<br />
stati in vario grado danneggiati dal fenomeno,<br />
che d’altronde osserviamo con facilità<br />
sui monumenti <strong>dell</strong>e città di tutto il<br />
mondo.<br />
Le piogge acide agiscono sui materiali<br />
esposti all’a<strong>per</strong>to con un duplice meccanismo:<br />
- un’azione chimica di corrosione;<br />
- un’azione meccanica di rimozione del materiale<br />
stesso, reso precedentemente friabile<br />
e solubile.<br />
Le deposizioni atmosferiche umide e acide<br />
si condensano sulle pareti dei manufatti,<br />
l’acqua può così fungere da veicolo <strong>per</strong> gli<br />
agenti inquinanti solidi, liquidi e gassosi<br />
che possono penetrare nelle porosità. La<br />
condensazione è maggiore sulle su<strong>per</strong>fici<br />
fredde, quali quelle di statue o di palazzi disabitati.<br />
I monumenti in pietra calcarea sono<br />
i più colpiti, <strong>per</strong>ché gli acidi corrodono il<br />
carbonato di calcio (CaCO 3) di cui sono costituiti<br />
attraverso la seguente reazione:<br />
Partenone sull’Acropoli di Atene:<br />
sono ben evidenti (nell’ingrandimento<br />
qui sotto) i segni del tempo e<br />
<strong>dell</strong>’inquinamento urbano <strong>dell</strong>a<br />
metropoli greca.<br />
(Immagine di Fulvio Zecchini, 2007).
e e monumenti a rischio<br />
9<br />
Jeeg Robot d’acciaio. Meglio se inox...<br />
Molti di voi forse non li ricordano ma negli Anni Settanta-Ottanta<br />
del secolo scorso erano molto di moda tra i giovani i manga<br />
giapponesi con robot guerrieri come protagonisti, che spesso erano<br />
“d’acciaio”, a indicare la loro robustezza e invincibilità. Ma<br />
l’acciaio comune arrugginisce e si corrode, è una lega di ferro e<br />
carbonio (max 2,1% in peso), con caratteristiche fisiche e<br />
meccaniche su<strong>per</strong>iori a quelle del ferro, che sostituisce in molti usi:<br />
si pensi che la produzione mondiale di acciaio nel 2006 è stata di<br />
circa 1.240 milioni di tonnellate (dati: International Iron and Steel<br />
Institute, www.worldsteel.org). Se la <strong>per</strong>centuale di carbonio va<br />
oltre il 2,1% la lega ferro-carbonio viene denominata “ghisa” e ha<br />
proprietà e usi decisamente diversi. Vi sono vari tipi di acciai<br />
speciali che possono contenere altri metalli. L’acciaio resistente<br />
all’ossidazione e alla corrosione da acidi è detto acciaio<br />
CaCO 3 (s) + 2 H+ (aq) Ca2 + (aq) + CO2 (g) + H2O (l)<br />
Nel caso <strong>dell</strong>’acido solforico (H 2SO 4), gli ioni<br />
calcio (Ca2+) reagiscono con gli ioni solfato<br />
(SO 4 2-) derivati dalla dissociazione <strong>dell</strong>’acido<br />
formando solfato di calcio (CaSO 4, il comune<br />
gesso). Questo viene facilmente dilavato<br />
dalle acque piovane, provocando il disfacimento<br />
del manufatto.<br />
I materiali lapidei vanno incontro<br />
a vere e proprie malattie,<br />
tra cui le principali sono l’esfoliazione,<br />
l’alveolizzazione e la<br />
disgregazione sabbiosa. La prima<br />
consiste in un sollevamento <strong>dell</strong>o<br />
strato su<strong>per</strong>ficiale (da 0,1 a qualche millimetro);<br />
questo quindi si separa dagli strati<br />
sottostanti, formando <strong>dell</strong>e placche. Al di<br />
sotto si crea uno strato polveroso o gessoso<br />
che viene parzialmente trascinato via<br />
quando la placca si stacca.<br />
Nell’alveolizzazione il materiale di su<strong>per</strong>ficie<br />
si distacca sotto forma di granelli sabbiosi<br />
con velocità differenziale da zona a<br />
zona: ciò comporta la comparsa sulla pietra<br />
di “alveoli” che sono spesso visibili<br />
guardando da vicino gli edifici storici. Nella<br />
disgregazione sabbiosa l’erosione avviene<br />
in modo simile, ma con velocità uniforme<br />
su tutta la su<strong>per</strong>ficie. Anche acidi prodotti<br />
da batteri e muffe sulla su<strong>per</strong>ficie dei<br />
monumenti possono contribuire alla corrosione.<br />
Altri materiali edili come i mattoni e le<br />
malte e diversi metalli utilizzati (rame,<br />
bronzo, ferro) sono attaccabili dagli acidi.<br />
Gli ioni nitrato NO3 –<br />
contenuti nelle piogge<br />
acide, oltre a concorrere alla corrosione<br />
dei metalli, penetrano nelle porosità dei<br />
mattoni e dei laterizi, determinandone lo<br />
sgretolamento progressivo.<br />
L’azione <strong>dell</strong>’acido solforico favorisce la<br />
formazione di solfato pentaidrato di rame<br />
(CuSO •<br />
4 5 H2O) sulla su<strong>per</strong>ficie dei manufatti<br />
in rame e bronzo (lega di rame, stagno<br />
e zinco), formando quella sgradevole<br />
patina verdastra che tutti conosciamo.<br />
inossidabile o inox <strong>per</strong> la capacità di non arrugginire se esposto<br />
all’aria e all’acqua. È una lega ad elevato contenuto di cromo<br />
(min 11,5%) sco<strong>per</strong>ta nel 1913. Oggi si distinguono diversi tipi<br />
identificati con sigle particolari in base al tenore in metalli,<br />
utilizzati <strong>per</strong> applicazioni specifiche. Una buona resistenza<br />
all’ossidazione e alla corrosione si ottiene aggiungendo un minimo<br />
del 13% in peso di cromo, fino ad un massimo del 26% <strong>per</strong> gli<br />
acciai ad usi particolari. Ossidandosi a contatto con l’ossigeno, il<br />
cromo si trasforma in ossido di cromo trivalente (Cr2O 3) che forma<br />
uno strato su<strong>per</strong>ficiale protettivo che aderisce al pezzo, così sottile<br />
da essere invisibile, pur impedendo un’ulteriore ossidazione.<br />
Questo fenomeno è noto come “passivazione”. Vista la <strong>per</strong>manenza<br />
e la diffusione del fenomeno “piogge acide” sarà meglio adeguare<br />
anche i manga, meglio quindi “Jeeg Robot d’acciaio inox”.<br />
Una veduta a volo d’uccello <strong>dell</strong>a<br />
Basilica di San Marco a Venezia.<br />
Sulle cupole sono ben evidenti<br />
i segni <strong>dell</strong>’inquinamento.<br />
Il potere corrosivo <strong>dell</strong>e<br />
piogge acide ha obbligato a<br />
ricoverare la quadriga che ornava<br />
la balconata <strong>dell</strong>a facciata <strong>dell</strong>a<br />
Basilica e a sostituirla con la<br />
copia. Leggende e<br />
ricostruzioni raccontano che i<br />
quattro cavalli ornassero prima i<br />
Propilei ad Atene poi l’ippodromo<br />
di Bisanzio in epoca romana.<br />
25
Allarme inquinamento Salute, vegetazione e<br />
10<br />
10'<br />
10"<br />
26<br />
4 Fe (s) + 2 O2 (g) + 8 H+ (aq) → 4 Fe2+ (aq) + 4 H 2O (l)<br />
4 Fe2+ (aq) + O 2 (g) + 4 H 2O (l) → 2 Fe 2O 3 (s) + 8 H + (aq)<br />
4 Fe (s) + 3 O2 (g) → 2 Fe2O3 (s)<br />
DOSSIER<br />
Ne sono un esempio tipico i famosi cavalli<br />
<strong>dell</strong>a facciata <strong>dell</strong>a Basilica di San Marco a<br />
Venezia o gli svariati monumenti equestri<br />
<strong>dell</strong>e nostre piazze.<br />
Le piogge acide possono avere effetti negativi<br />
anche su altre strutture metalliche, come<br />
quelle di ferro e acciaio, usate nella costruzione<br />
di palazzi moderni, ferrovie, ponti,<br />
veicoli. In presenza di acqua e ossigeno il<br />
ferro si ossida (arrugginisce) e si può corrodere<br />
in vario grado. Tale reazione è fortemente<br />
accelerata dalla presenza di alte concentrazioni<br />
di H+ che favoriscono questa<br />
reazione a due fasi:<br />
La reazione netta sarà:<br />
Il ministero dei Beni Culturali<br />
ha pubblicato <strong>dell</strong>e mappe che<br />
identificano sul territorio nazionale<br />
le zone a maggiore o<br />
minore rischio di corrosione<br />
<strong>per</strong> i manufatti (figura a lato). Per<br />
salvare il patrimonio artistico molti manufatti<br />
movibili vengono spostati al chiuso<br />
nei musei, restaurati e quindi sostituiti da<br />
copie. Ne sono esempi le due statue marmoree<br />
del David di Donatello e di Michelangelo<br />
che impreziosiscono due piazze di<br />
Firenze, i cavalli <strong>dell</strong>a Basilica di San Marco<br />
a Venezia, o ancora il monumento equestre<br />
a Marc’Aurelio nella piazza del Campidoglio<br />
(fotografie a pagina 19). In caso<br />
ciò sia impossibile, monumenti e manufatti<br />
esse possono essere protetti da vernici trasparenti<br />
o colorate (come nelle autovetture),<br />
che siano inerti e a basso impatto ambientale.<br />
In alternativa <strong>per</strong> gli oggetti metallici<br />
si possono usare leghe (molto costose)<br />
resistenti alla corrosione.<br />
Mappa con la raffigurazione<br />
<strong>dell</strong>’indice di <strong>per</strong>icolosità di<br />
erosione legato al danneggiamento<br />
del patrimonio dei beni artistici<br />
provocato dalle piogge acide.<br />
Le tre macroaree <strong>dell</strong>’Italia sono<br />
mappate in zone a minore o<br />
maggior rischio (da Classe 1 a<br />
Classe 5). Fonte: Istituto centrale<br />
<strong>per</strong> il Restauro.
e e monumenti a rischio<br />
Effetti <strong>dell</strong>e<br />
piogge<br />
acide<br />
sull’ambiente<br />
Il problema <strong>dell</strong>e piogge acide risulta<br />
assai complicato da studiare<br />
in quanto scatena diversi fenomeni<br />
che non è facile correlare,<br />
così come è difficile identificare nell’insieme<br />
il rapporto causa-effetto. Infatti<br />
non è sempre possibile identificare le<br />
sorgenti <strong>dell</strong>’acidità e tracciare l’andamento<br />
del pH <strong>dell</strong>e piogge nel tempo. Non ci sono<br />
dati storici anteriori al 1970 <strong>per</strong> l’inconsapevolezza<br />
del problema e <strong>per</strong> la scarsa diffusione<br />
degli strumenti di misurazione. Risulta<br />
quindi incerta la collocazione nel tempo<br />
<strong>dell</strong>’inizio <strong>dell</strong>’acidificazione <strong>dell</strong>e piogge,<br />
così come non sono ben note tutte le<br />
cause. È certo, <strong>per</strong>ò, che ci sia stato un significativo<br />
e costante aumento <strong>dell</strong>’emissione<br />
in atmosfera di NOx e SOx a partire dal<br />
1940, che a livello globale si è arrestato solo<br />
nell’ultimo ventennio.<br />
L’attuale legislazione in tema ambientale ha<br />
imposto l’uso <strong>dell</strong>e marmitte catalitiche abbattendo<br />
significativamente la concentrazione<br />
di NOx; l’uso di carbone “pulito” ha <strong>per</strong>messo<br />
di ridurre la presenza di SOx, quest’ultima<br />
oggi diminuita sempre più attraverso<br />
l’uso di fonti energetiche alternative<br />
nelle centrali elettriche. Mentre gli effetti<br />
positivi su salute, manufatti ed edifici sono<br />
stati immediati, quelli sull’ambiente tarderanno<br />
a manifestarsi; si stima che ci vorranno<br />
10-20 anni, in quanto gli ecosistemi non<br />
rispondono immediatamente alla diminuzione<br />
<strong>dell</strong>e emissioni.<br />
Smog e visibilità ridotta<br />
Uno degli effetti visibili cui contribuiscono<br />
le piogge acide è lo smog fotochimico, dovuto<br />
in prima istanza alla formazione di aerosol<br />
che contengono particelle fatte di acido<br />
solforico, H 2SO 4, ammonio solfato,<br />
(NH 4) 2SO 4,e ammonio idrogeno solfato (o<br />
bisolfato di ammonio), NH 4HSO 4. La foschia<br />
provocata da questo fenomeno è maggiormente<br />
visibile d’estate quando la maggior<br />
insolazione accelera le reazioni fotochimiche<br />
e quando l’aria è stagnante, ciò ne<br />
Valori<br />
massimi di<br />
pH tollerabili<br />
da alcuni<br />
organismi che<br />
abitano gli<br />
ambienti<br />
lacustri.<br />
11<br />
giustifica la maggior gravità nei paesi equatoriali<br />
o subequatoriali a parità d’inquinanti<br />
emessi. Negli USA si è riscontrato - che a<br />
causa di questi fenomeni - la visibilità media<br />
può diminuire da 100 a 40 km o meno<br />
(con minimi anche di circa 2 km) anche in<br />
alta montagna, dove di solito si ritiene che<br />
l’aria sia più pulita.<br />
Laghi, il 10% danneggiati<br />
Gran parte degli scienziati ritiene che una<br />
consistente quantità di laghi e corsi d’acqua<br />
dei paesi industrializzati siano stati danneggiati<br />
dalle piogge acide; negli USA la stima<br />
è attorno al 10%.<br />
Laghi e corsi d’acqua sono sensibili all’apporto<br />
di acidità. In un lago in salute il pH si<br />
aggira attorno a 6,5, con un intervallo ideale<br />
<strong>per</strong> il biota di 6,5-9,3 circa. Al di sotto di pH<br />
5,5 scompare la maggior parte dei pesci,<br />
sotto il 5 la maggior parte <strong>dell</strong>e forme viventi,<br />
e a pH 4 il lago può considerarsi morto,<br />
una mera distesa di acqua acida (vedi grafico<br />
qui sopra). Nel sud <strong>dell</strong>a Norvegia e <strong>dell</strong>a<br />
Svezia un quinto dei laghi non contiene<br />
più pesci.<br />
Essendo i laghi sistemi più o meno chiusi,<br />
in cui il ricambio <strong>dell</strong>e acque può essere lento,<br />
l’apporto di acidità dalle precipitazioni<br />
può facilmente abbassare il pH. Il grado di<br />
acidificazione dipenderà ovviamente dalla<br />
quantità di acqua caduta e dalla sua concentrazione<br />
in H+, ma anche dalla capacità neutralizzante<br />
del lago. Quando le rocce che<br />
circondano il lago sono di natura calcarea il<br />
carbonato di calcio può reagire con gli H+<br />
abbassandone la concentrazione (innalzando<br />
quindi il pH) con una reazione del tutto<br />
simile a quella <strong>dell</strong>’equazione 9. Reazioni<br />
ancora più importanti <strong>per</strong> la neutralizzazione<br />
sono quelle dei bicarbonati, i quali si formano<br />
<strong>per</strong> reazione del carbonato con anidride<br />
carbonica e acqua:<br />
CaCO3 (s) + CO2 (g) + H2O (l) Ca2 + (aq) + 2 HCO3 –<br />
(aq)<br />
27
11'<br />
12<br />
28<br />
Allarme inquinamento<br />
I bicarbonati reagiscono con gli H+ apportati<br />
dalle precipitazioni formando anidride<br />
carbonica e acqua:<br />
HCO 3 – (aq) + H+ (aq) CO 2 (g) + H 2O (l)<br />
I laghi circondati da altri tipi di rocce meno<br />
reattive dei carbonati - quali quelle granitiche,<br />
di origine magmatica, a base silicea -<br />
hanno una capacità neutralizzante decisamente<br />
inferiore, molto bassa, a meno che<br />
non intervengano altri fenomeni.<br />
L’aumento di concentrazione di ioni idrogeno<br />
non ha solo effetti negativi diretti abbassando<br />
il pH, ma può favorire indirettamente<br />
reazioni chimiche dannose <strong>per</strong> la vita acquatica.<br />
Una di queste coinvolge gli ioni alluminio<br />
(Al3+) e danneggia l’apparato respiratorio<br />
dei pesci. L’alluminio è il terzo elemento<br />
in ordine di abbondanza nella crosta<br />
terrestre, dopo l’ossigeno e il silicio. Il granito<br />
contiene ioni alluminio e il suolo contiene<br />
complessi di silicati di alluminio <strong>per</strong><br />
loro natura poco solubili in acqua. La loro<br />
solubilità viene <strong>per</strong>ò enormemente aumentata<br />
dalla presenza di acidi, un abbassamento<br />
del pH da 6,0 a 5,0 può aumentare di<br />
1.000 volte la concentrazione di alluminio<br />
disciolto. In tali condizioni attorno alle<br />
branchie dei pesci si forma uno spesso strato<br />
di muco che non <strong>per</strong>mette più lo scambio<br />
di ossigeno, così i pesci muoiono <strong>per</strong> soffocamento.<br />
Inoltre l’alluminio reagisce con l’acqua formando<br />
ioni idrogeno, esacerbando il problema:<br />
Al 3+ (aq) + H2O (l) → H + (aq) + [Al(OH)] 2+ (aq)<br />
A seguito <strong>dell</strong>a diminuzione <strong>dell</strong>a concentrazione<br />
di SO x e NO x in atmosfera è <strong>per</strong>ò<br />
possibile cercare di recu<strong>per</strong>are i laghi acidificati<br />
ripristinandoli ad uno stato di salute<br />
accettabile. In Svezia, sono stati effettuati<br />
interventi s<strong>per</strong>imentali spandendo polvere<br />
di idrossido di calcio sulla su<strong>per</strong>ficie che<br />
hanno dato risultati incoraggianti.<br />
Studenti<br />
prelevano<br />
campioni <strong>per</strong> la<br />
misurazione<br />
<strong>dell</strong>’inquinamento<br />
nel corso<br />
del programma<br />
di rilevazioni<br />
“Acidity in<br />
Pennsylvania”.<br />
A destra:<br />
si misurano gli<br />
effetti <strong>dell</strong>e piogge<br />
acide in una<br />
foresta degli<br />
Stati Uniti.<br />
Simili reazioni di neutralizzazione avvengono<br />
in atmosfera e in natura. Idrossido e<br />
carbonato di calcio e altri composti basici di<br />
calcio, magnesio, sodio e potassio sono diffusi<br />
non solo nei suoli, ma anche nelle ceneri<br />
rilasciate dalle ciminiere industriali durante<br />
le combustioni.<br />
Queste particelle alcaline possono interagire<br />
con le goccioline di acido sospese in atmosfera<br />
neutralizzandolo parzialmente. Per<br />
quanto possa sembrare ironico, i sistemi di<br />
riduzione <strong>per</strong> le emissioni di particolato<br />
hanno contribuito a diminuire la capacità<br />
neutralizzante <strong>dell</strong>’atmosfera, abbassando<br />
di conseguenza il pH <strong>dell</strong>e deposizioni.<br />
Foreste senza foglie...<br />
Una <strong>dell</strong>e questioni più controverse<br />
in merito alle piogge acide<br />
è il loro effetto negativo sulle foreste.<br />
La scomparsa di porzioni più o<br />
meno estese di foreste è indiscutibile,<br />
ma ancora non si capisce se il loro declino<br />
sia naturale o artificiale, dovuto alle<br />
piogge acide o, più probabilmente, ad una<br />
concomitanza di fattori.<br />
Nel Nord Europa il fenomeno fu inizialmente<br />
descritto a partire dal 1960 e da allora<br />
sembra essere in costante espansione.<br />
Gli abeti di alta montagna sono gli alberi<br />
più colpiti. Dapprima si verifica un indebolimento<br />
dei rami, poi l’ingiallimento con<br />
diminuzione <strong>dell</strong>’attività fotosintetica e la<br />
seguente caduta degli aghi. Il fenomeno si<br />
espande poi a tutta la pianta che alla fine,<br />
indebolita, muore a causa di siccità, gelate,<br />
forte vento o infestazioni. Danni alle foreste<br />
si sono segnalati un po’ in tutta Europa<br />
(vedi la foto in a<strong>per</strong>tura del nostro dossier),<br />
ma il fenomeno è di portata mondiale. In<br />
Germania e Regno Unito il problema è particolarmente<br />
grave in quanto il 50% circa<br />
<strong>dell</strong>e foreste risulta danneggiato.<br />
Nel 1988 uno studio su vasta scala ha indicato<br />
che fino ad allora l’Italia aveva <strong>per</strong>so<br />
il 10% del suo patrimonio boschivo.<br />
Sebbene i danneggiamenti <strong>dell</strong>e foreste sia-
Salute, vegetazione e monumenti a rischio<br />
DOSSIER<br />
no più frequenti nelle regioni più soggette al<br />
fenomeno <strong>dell</strong>e piogge acide precedentemente<br />
indicate, non è semplice dimostrare<br />
la relazione di causa-effetto, soprattutto<br />
quando sono coinvolti molti fattori e varie<br />
sono le possibili cause. In alcune regioni<br />
<strong>dell</strong>e alte latitudini gli stress climatici sembrano<br />
essere la causa principale. In altre regioni<br />
le infestazioni da parassiti, l’ozono<br />
troposferico e/o altri inquinanti atmosferici<br />
potrebbero essere i maggiori indiziati.<br />
Recenti osservazioni hanno ridimensionato<br />
il fenomeno <strong>dell</strong>a<br />
distruzione <strong>dell</strong>e foreste,<br />
forse in precedenza ingigantito<br />
dai mass-media. Ci sono comunque<br />
prove circostanziate che le piogge<br />
acide stiano parzialmente contribuendo;<br />
esiste un’evidente correlazione tra precipitazioni<br />
acide, acidità <strong>dell</strong>e acque su<strong>per</strong>ficiali<br />
e moria di alberi. Sempre più si sta accreditando<br />
una teoria secondo la quale i<br />
danni alle foreste sarebbero dovuti ad un<br />
effetto sinergico di SOx, NOx e ozono troposferico.<br />
Secondo questa teoria gli ossidi<br />
di azoto e ozono attaccherebbero direttamente<br />
il rivestimento ceroso <strong>dell</strong>e foglie,<br />
<strong>per</strong>mettendo agli ioni idrogeno di penetrare<br />
più facilmente e degradare i tessuti, facilitando<br />
anche l’ingresso di agenti patogeni.<br />
L’acidificazione del suolo circostante agirebbe<br />
invece in modo indiretto, mobilizzando<br />
metalli (soprattutto alluminio) che<br />
possono danneggiare le radici e inibendo<br />
l’assorbimento di acqua e di minerali. Questi<br />
ultimi – tra cui potassio, calcio, magnesio<br />
ed altri – sono parzialmente rimossi dagli<br />
strati su<strong>per</strong>ficiali del terreno dall’effetto<br />
lisciviante <strong>dell</strong>a pioggia acida.<br />
L’insieme di questi effetti lascerebbe le<br />
piante esposte ad avversità ambientali quali<br />
malattie, infestazioni, siccità o tempeste<br />
di vento. A questo va aggiunto che in alta<br />
montagna le vette sono speso avvolte da<br />
nubi basse che hanno sovente un pH più<br />
acido di quello <strong>dell</strong>e piogge, lasciando gli<br />
alberi immersi a lungo in questa sorta di<br />
aerosol corrosivo.<br />
Effetti <strong>dell</strong>e<br />
piogge acide<br />
sulla salute<br />
e strategie<br />
di controllo<br />
L’inalazione degli aerosol contenenti<br />
i solfati e l’acido solforico<br />
può provocare danni diretti alla<br />
salute, in modo più o meno grave,<br />
fino anche alla morte. Il danneggiamento<br />
avviene sopratutto a carico<br />
<strong>dell</strong>e prime vie aeree, dove attaccano direttamente<br />
gli epiteli più sensibili provocando<br />
bronchiti ed enfisemi. Gli anziani, i malati e<br />
coloro i quali soffrono di preesistenti disturbi<br />
respiratori (asma, bronchite, enfisema) sono i<br />
più esposti.<br />
Uno dei casi più significativi è quello del<br />
1952 a Londra. In quel tempo l’ampio uso di<br />
carbone ad alto tenore di zolfo causò una nebbia<br />
acida tale da causare in cinque giorni circa<br />
4.000 vittime. Un episodio meno grave si<br />
verificò in Pennsylvania (USA) nel 1948 con<br />
20 vittime. Sebbene questi siano episodi limite,<br />
l’Organizzazione Mondiale <strong>dell</strong>a Sanità<br />
stima che 625 milioni di <strong>per</strong>sone siano esposte<br />
a livelli eccessivi di SO2, con costi rilevanti<br />
<strong>per</strong> la sanità pubblica.<br />
Un ulteriore oggetto di preoccupazione <strong>per</strong><br />
la salute sono i possibili danni indiretti <strong>dell</strong>e<br />
piogge acide. Alcuni metalli tossici - come il<br />
piombo, il cromo, il cadmio ed altri - sono legati<br />
ai minerali che costituiscono le rocce e la<br />
parte inorganica dei suoli. L’abbassamento di<br />
pH aumenta la mobilità di questi metalli che<br />
si solubilizzano parzialmente nell’acqua acidificata<br />
e possono raggiungere le falde usate<br />
a scopo potabile. Simili effetti sono stati evidenziati<br />
in alcuni acquiferi <strong>dell</strong>’Europa occidentale.<br />
Inoltre pesci che vivono in acque acide<br />
potrebbero <strong>per</strong> lo stesso motivo accumulare<br />
questi inquinanti e trasferirli all’uomo attraverso<br />
l’alimentazione.<br />
La legislazione, sia nazionale che<br />
sopranazionale, regola in maniera<br />
stringente le emissioni dovute<br />
ai trasporti (NO x) e alle centrali e fornaci<br />
a carbone (SO x). Nel caso dei veicoli<br />
a motore, <strong>per</strong> rientrare nei limiti di emissioni,<br />
ci si affida all’adozione obbligatoria di<br />
marmitte catalitiche. L’uso <strong>dell</strong>a marmitta catalitica<br />
accelera la decoposizione di NO che<br />
avviene molto lentamente in ambiente natu-<br />
29
Allarme inquinamento Salute, vegetazione e m<br />
30<br />
La mobilità transfrontaliera degli inquinanti<br />
Visti i molteplici effetti su manufatti, ambienti naturali e salute,<br />
si pone sempre più l’accento sui costi socio-economici <strong>dell</strong>e<br />
piogge acide. Negli USA si stima che a causa <strong>dell</strong>e piogge<br />
acide vengano spesi oltre 5 miliardi di dollari all’anno. Il<br />
maggior problema è quello di dover escogitare soluzioni a livello<br />
globale. Infatti gli inquinanti atmosferici non conoscono<br />
frontiere e possono essere trasportati anche a lunga distanza:<br />
le emissioni cinesi possono raggiungere il Giappone e, addirittura,<br />
la costa occidentale degli USA, mentre quelle statunitensi<br />
sono state ritrovate in Groenlandia! Alla mobilità transfrontaliera<br />
a lunga distanza bisogna aggiungere che, a livello<br />
globale, si prevede che le emissioni di SO 2 continueranno ad<br />
aumentare fino al 2020, soprattutto nei paesi in rapido sviluppo.<br />
Dati <strong>dell</strong>’Agenzia Europea <strong>per</strong> l’Ambiente (European En-<br />
rale, quando i gas di scarico si raffreddano. Il<br />
catalizzatore può favorire la combinazione di<br />
NO e CO <strong>per</strong> formare azoto molecolare e anidride<br />
carbonica. Il catalizzatore <strong>per</strong>mette tre<br />
reazioni: la conversione del monossido di carbonio<br />
ad anidride carbonica, quella degli idrocarburi<br />
incombusti ad anidride carbonica e<br />
acqua e quella degli ossidi di azoto ad azoto<br />
molecolare e anidride carbonica.<br />
Purtroppo <strong>per</strong>ò oggigiorno anche<br />
la sola emissione di anidride carbonica<br />
rende l’uso di carburanti<br />
fossili nei motori poco sostenibile,<br />
a causa <strong>dell</strong>’effetto serra; è<br />
sempre più pressante la necessità<br />
di adottare nuovi sistemi di propulsione.<br />
Grazie al numero limitato di sorgenti e alla loro<br />
immobilità, il controllo degli SOx risulta di<br />
più facile approccio. Tre sono le strategie di<br />
possibile applicazione: a) passare all’uso<br />
esclusivo di carbone naturalmente povero di<br />
zolfo (contenuto di S = 1% circa); b) pulire e<br />
desolforizzare il carbone prima o durante l’uso;<br />
c) eliminare chimicamente gli ossidi di<br />
zolfo dai fumi. La prima strategia è applicabile,<br />
ma deve tenere conto del fatto che il contenuto<br />
energetico e di zolfo del carbone nelle<br />
varie zone geografiche è ampiamente variabile;<br />
impedire ad una nazione di usare/esportare<br />
il proprio carbone vale a dire arrecarle un grave<br />
danno economico.<br />
Il primo sistema usato <strong>per</strong> ridurre l’impatto<br />
degli SOx emessi da centrali elettriche a carbone<br />
è stato quello di costruire ciminiere molto<br />
alte (fino anche a 400 m!); ciò ha parzialmente<br />
ridotto i problemi a livello locale, ma<br />
ha esacerbato il già citato problema <strong>dell</strong>a mobilità<br />
transfrontaliera <strong>dell</strong>e emissioni, favorendo<br />
il loro trasporto da parte dei venti dominanti.<br />
La pulizia del carbone può essere fatta abbastanza<br />
facilmente e la tecnologia è già disponibile<br />
(Clean Coal Technologies, CCTs). Il<br />
carbone viene frantumato fino a polverizzarlo.<br />
Lo zolfo è solitamente associato a particelle<br />
minerali pesanti, spesso pirite (FeS 2). Si<br />
vironmental Agency, EEA) indicano che il 38% <strong>dell</strong>e emissioni<br />
di zolfo in Italia (media sul <strong>per</strong>iodo 1985-1995) sono di<br />
origine straniera. La <strong>per</strong>centuale sale al 69% <strong>per</strong> la Norvegia<br />
e al 72% <strong>per</strong> la Svezia, paesi pesantemente afflitti dalle piogge<br />
acide. La normativa internazionale, soprattutto in Nord<br />
America, Europa e Giappone, sta cercando di arginare il problema<br />
ponendo dei limiti restrittivi alle emissioni globali di<br />
NO x e SO x, ma <strong>per</strong> poter essere davvero efficace tale legislazione<br />
ambientale deve essere più ampiamente condivisa e applicata.<br />
Nel 1979 l’Europa ed il Nord America hanno firmato<br />
la “Convenzione sul Trasporto a lunga distanza degli Inquinanti<br />
atmosferici” mirata a ridurre l’emissione di composti<br />
coinvolti nel fenomeno <strong>dell</strong>e piogge acide e <strong>dell</strong>o smog fotochimico<br />
(ozono troposferico).<br />
13<br />
13'<br />
rende quindi possibile lavare il carbone con<br />
un liquido di densità intermedia facendo sì<br />
che le particelle di carbone galleggino e quelle<br />
di zolfo sedimentino. In alternativa a questo<br />
processo sono stati proposti metodi biologici<br />
o chimici che ossidino il ferro <strong>dell</strong>a pirite a<br />
Fe3+ solubile e/o che mineralizzino lo zolfo<br />
organico contenuto nel carbone. Altre CCT<br />
prevedono la purificazione del carbone durante<br />
la combustione, in modo da catturare gli inquinanti<br />
immediatamente dopo la loro formazione.<br />
Nei sistemi “a letto fluido” il carbone polverizzato<br />
è miscelato con carbonato di calcio,<br />
anch’esso in polvere, e quindi sospeso (fluidificato)<br />
su getti d’aria nella camera di combustione.<br />
Virtualmente tutta la SO2 formatasi<br />
reagisce con il carbonato a formare solfito e<br />
solfato di calcio con reazioni simili a quelle<br />
che presiedono alla bonifica dei fumi di ciminiera<br />
che vedremo a breve (eq. 13).<br />
Questa procedura <strong>per</strong>mette di procedere a<br />
tem<strong>per</strong>ature di combustione meno elevate sfavorendo<br />
così anche la formazione di ossidi di<br />
azoto. Quando l’anidride solforosa viene<br />
emessa in forma diluita dalle ciminiere degli<br />
impianti di produzione di energia elettrica non<br />
è possibile eliminarla <strong>per</strong> ossidazione ad anidride<br />
solforica e poi ad acido solforico, secondo<br />
il procedimento utilizzato <strong>per</strong> la produzione<br />
commerciale <strong>dell</strong>’acido, descritto nelle<br />
equazioni 2 e 3). Vengono quindi usati dei<br />
processi cosiddetti di “scrubbing” o di “desolforazione”<br />
dei gas di scarto.<br />
Essi consistono in una reazione acido-base a<br />
umido fra la SO2 e carbonato (CaCO3) o ossido<br />
(CaO) di calcio in forma di solidi finemente<br />
granulari sospesi in acqua (slurry).<br />
Con tali processi è possibile eliminare fino al<br />
90% degli SOx con una reazione del tipo:<br />
CaCO 3 (s) + SO2 (g) → CaSO3 (s) + CO2 (g)<br />
Il solfito di calcio può essere ossidato con<br />
aria a solfato, disidratato e rivenduto come<br />
gesso:<br />
2 CaSO3 (s) + O2 (g) → 2 CaSO4 (s)
e e monumenti a rischio<br />
Inquinante Tipo di limite Valori limite<br />
SO2<br />
Limite <strong>per</strong> la protezione <strong>dell</strong>a salute<br />
umana (in vigore dal 1° gennaio<br />
350 µg/m3, media 1 h (da non su<strong>per</strong>are più di 24 volte <strong>per</strong> anno)<br />
2005)<br />
125 µg/m3, media 24 h (da non su<strong>per</strong>are più di 3 volte <strong>per</strong> anno)<br />
Limite <strong>per</strong> gli ecosistemi (in vigore<br />
dal 19 luglio 2001)<br />
Soglia di allarme<br />
20 µg/m3, media anno civile e semestre invernale<br />
500 µg/m3, media 3 h consecutive<br />
Limite <strong>per</strong> la protezione <strong>dell</strong>a salute<br />
umana (1° gennaio 2010)<br />
200 µg/m3, media 1 h (da non su<strong>per</strong>are più di 8 volte <strong>per</strong> anno )<br />
NO2 Soglia di allarme<br />
40 µg/m3, media anno civile<br />
400 µg/m3, media 3 h consecutive<br />
NOx<br />
14<br />
Limite <strong>per</strong> la protezione <strong>dell</strong>a vegetazione<br />
(19 luglio 2001)<br />
Oltre ai composti del calcio, la desolforazione<br />
dei fumi può essere effettuata con solfito<br />
di sodio, ossido di magnesio o ammine (monoetanolammina,<br />
diglicolammina, dietanolammina,<br />
diisopropanolammina, metildietanolammina<br />
e trietanolammina).<br />
In Europa è stato proposto un processo detto<br />
SNOX <strong>per</strong> la rimozione degli ossidi di<br />
zolfo ed azoto, già in funzione anche in alcune<br />
raffinerie italiane. Prima i gas di scarto<br />
vengono raffreddati e mescolati con ammoniaca<br />
(anch’essa gassosa in condizioni normali)<br />
in presenza di un catalizzatore che rimuove<br />
NO secondo la reazione:<br />
3 NO + 2 NH3 → 2,5 N 2 + 3 H 2O<br />
Quindi i gas sono quindi nuovamente riscaldati<br />
e la SO2 è ossidata cataliticamente a SO3<br />
che viene fatto reagire con acqua <strong>per</strong> formare<br />
acido solforico. Per abbatterne le emissioni<br />
acidificanti, il carbone può anche essere convertito<br />
in combustibili gassosi (gassificazione)<br />
<strong>per</strong> trattamento con vapore; il prodotto<br />
(syngas) viene purificato ed usato in turbine a<br />
gas <strong>per</strong> produrre elettricità. Il carbone gassificato<br />
può essere anche compresso <strong>per</strong> formare<br />
combustibili liquidi <strong>per</strong> autotrazione.<br />
Ovviamente l’abbattimento di SOx si può ottenere<br />
anche sostituendo all’uso del carbone<br />
quello di altri combustibili quali gas naturali<br />
o prodotti petroliferi, che spesso <strong>per</strong>ò sono<br />
più costosi del carbone (soprattutto di quello<br />
meno pregiato ad alto tenore di zolfo). La miglior<br />
soluzione è quella di utilizzare, ogniqualvolta<br />
sia tecnicamente possibile, fonti<br />
energetiche alternative rinnovabili ed ecocompatibili,<br />
come energia solare ed eolica.<br />
La politica di controllo <strong>dell</strong>e piogge acide<br />
non è semplice da attuare. Le case produttrici<br />
di veicoli e le industrie che producono carbone<br />
e combustibili o energia elettrica detengono<br />
un grande potere economico e di conseguenza<br />
una grande influenza politica. Negli<br />
USA, ad esempio, tali aziende osteggiano la<br />
pubblicazione di normative ulteriormente<br />
cautelative e restrittive in merito all’emissione<br />
di SO x ed NO x, in quanto queste compor-<br />
30 µg/m3, media anno civile<br />
terebbero un impatto economico notevole.<br />
Pertanto chiedono che si investa <strong>per</strong> effettuare<br />
ulteriori ricerche al fine di confermare ciò che<br />
oggi ritengono solo un fondato sospetto, non<br />
essendoci una prova definitiva che gli ossidi<br />
di azoto e zolfo siano la causa principale <strong>dell</strong>e<br />
deposizioni acide. Le aziende statunitensi sono<br />
riuscite a rientrare nei limiti <strong>dell</strong>a normativa<br />
attuale con costi accettabili grazie alla disponibilità<br />
di carbone a basso tenore di zolfo<br />
(1%) a buon mercato. In Italia la normativa<br />
recente recepisce la corrispettiva direttiva comunitaria<br />
in merito di emissioni industriali di<br />
SOx ed NOx; il Decreto Ministeriale 2 aprile<br />
2002 n. 60, prevede l’adozione di limiti gradualmente<br />
più restrittivi al fine <strong>dell</strong>a tutela<br />
<strong>dell</strong>a salute e degli ecosistemi (vedi tabella<br />
qui sopra). Inoltre bisogna valutare il carico<br />
<strong>dell</strong>e sostanze acidificanti e il loro andamento<br />
nei confronti degli obiettivi nazionali e internazionali<br />
di riduzione (D. Lgs. 171/04, Protocollo<br />
di Göteborg e Direttiva europea National<br />
Emission Ceilings, NEC).<br />
Pertanto gli inquinanti atmosferici<br />
sono monitorati in continuo<br />
dalle centraline fisse e mobili gestite<br />
dalle Agenzie Regionali <strong>per</strong> la Protezione<br />
Ambientale (ARPA) che molti di<br />
noi avranno visto passeggiando in<br />
città. Così si ottengono informazioni relative,<br />
tra l’altro, a ozono (O3), particolato<br />
PM10, biossido di zolfo (SO2), biossido di<br />
azoto (NO2), monossido di carbonio (CO) e<br />
benzene (C6H6). Secondo il rapporto ambientale<br />
annuale del 2006 pubblicato dall’Agenzia<br />
<strong>per</strong> la Protezione <strong>dell</strong>’Ambiente e dei<br />
servizi tecnici (APAT), in Italia le emissioni<br />
di sostanze acidificanti sono in diminuzione,<br />
soprattutto nel settore energetico e nei trasporti;<br />
il loro andamento è in linea con gli<br />
obiettivi prefissati (vedi tabella qui sopra).<br />
Nell’ambito <strong>dell</strong>a Direttiva NEC, l’Italia ha<br />
l’impegno di ridurre le emissioni nazionali<br />
annuali di biossido di zolfo a 0,475 Mt (milioni<br />
di tonnellate), quelle di ossidi di azoto a<br />
0,990 Mt e quelle di ammoniaca a 0,419 Mt<br />
entro il 2010. Fulvio Zecchini<br />
31
Scienza e innovazione tecnologica<br />
32<br />
La ricerca sui magneti abbraccia<br />
oggi le aree più diverse:<br />
dall’industria automobilistica,<br />
dai nuovi sistemi di refrigerazione<br />
ai “farmaci intelligenti”, dalla Tac<br />
ai computer e ai magneti molecolari.<br />
Esaminiamo i risultati raggiunti<br />
dagli studiosi e le applicazioni<br />
pratiche che hanno cambiato<br />
la vita di ogni giorno di tutti noi.<br />
di Dante Gatteschi<br />
Dalla seconda metà del secolo scorso c’è<br />
stato un rapido sviluppo di nuove classi di<br />
materiali che hanno portato vantaggi tecnologici<br />
enormi e, in alcuni casi, hanno invaso anche<br />
il nostro vivere quotidiano. Per citarne qualcuno, i<br />
nuovi materiali ceramici ed elettroceramici, che, tra<br />
l’altro, hanno avuto notevole importanza <strong>per</strong> favorire i voli<br />
spaziali, nuove leghe con prestazioni su<strong>per</strong>iori, materiali<br />
compositi a base inorganica, fibre di carbonio. Ma<br />
forse lo sviluppo più tumultuoso si è avuto nei cosiddetti<br />
materiali molecolari: quelli cioè che hanno una struttura<br />
molecolare, o che sono ottenuti usando approcci di sintesi<br />
molecolare. Che poi è un modo più sofisticato di dire<br />
chimica.<br />
Il primo settore a svilupparsi fu quello <strong>dell</strong>e materie plastiche,<br />
che vennero essenzialmente sfruttate <strong>per</strong> le loro<br />
proprietà strutturali. In questo particolare settore, il ruolo<br />
<strong>dell</strong>a chimica italiana è stato determinante, come dimostrato<br />
dal premio Nobel <strong>per</strong> la <strong>Chimica</strong> assegnato nel<br />
1963 a Giulio Natta (Im<strong>per</strong>ia,1903 – Bergamo,1979) insieme<br />
al tedesco Karl Waldemar Ziegler (Helsa,1898 –<br />
Mülheim,1973). Dal punto di vista pratico fu lo sviluppo<br />
del Moplen®, una materia plastica sulla quale furono costruite<br />
le fortune, purtroppo effimere, <strong>dell</strong>a Montecatini.<br />
Attrazioni
Nuovi materiali<br />
Magnetic attraction<br />
Ancient Greeks tried to describe magnetism in the past,<br />
but they did not come close to finding a suitable<br />
explanation. As a matter of fact, this phenomenon can be<br />
correctly explained only by “quantum mechanics”, a<br />
branch of physics born in the first half of the twentieth<br />
century. Its laws describe phenomena at an atomic and<br />
subatomic dimension, at which those of classic mechanics<br />
are inapplicable.<br />
Following the studies of Hans Christian Ørsted<br />
(1777–1851), André-Marie Ampère (1775–1836), and<br />
finally James Clerk Maxwell (1831–1879), today we know<br />
Summary<br />
Magnetismo ed elettricità nel sincrotrone<br />
Il sincrotrone è un acceleratore<br />
di particelle circolare e ciclico,<br />
in cui il campo magnetico (che<br />
serve a curvare la traiettoria<br />
<strong>dell</strong>e particelle) e il campo<br />
elettrico variabile (che accelera<br />
le particelle) sono sincronizzati<br />
con il fascio <strong>dell</strong>e particelle<br />
stesse.<br />
Esistono due tipi distinti di<br />
sincrotrone con diverso utilizzo.<br />
I sincrotroni come l’Elettra di<br />
Trieste qui rappresentato in una<br />
foto aerea, servono <strong>per</strong> lo studio<br />
<strong>dell</strong>a fisica <strong>dell</strong>o stato solido e<br />
<strong>dell</strong>e su<strong>per</strong>fici, attraverso lo<br />
studio <strong>dell</strong>’interazione <strong>dell</strong>a<br />
materia con particolari<br />
radiazioni elettromagnetiche<br />
(luce di sincrotrone). Altri<br />
sincrotroni servono <strong>per</strong> lo studio<br />
<strong>dell</strong>a fisica nucleare attraverso<br />
l’accelerazione e la collisione<br />
di particelle nucleari e<br />
subnucleari.<br />
that magnetism is mainly due to the motion of electrons,<br />
namely their spin, which is actually a quantum pro<strong>per</strong>ty. A<br />
magnetic momentum is also associated with the atomic<br />
nucleus, but it usually has little influence on the global<br />
magnetic pro<strong>per</strong>ties of atoms and molecules.<br />
After describing the several existing types of magnetism,<br />
technologies based on new magnetic inorganic/organic<br />
materials such as single-molecule magnets are reported:<br />
“spintronic” and innovative computer data storage, new<br />
cooling systems, and “magic bullets” which carry drugs<br />
directly to damaged tissues, such as carcinogenic cells.<br />
magnetiche<br />
33
Scienza e innovazione tecnologica<br />
Altri materiali molecolari largamente usati sono i cristalli liquidi,<br />
sco<strong>per</strong>ti <strong>per</strong> caso nel XIX secolo e ripresi negli Anni<br />
50, che ora sono negli schermi (display) <strong>dell</strong>e televisioni,<br />
dei telefonini, eccetera.Tuttavia, l’aspetto più innovativo è<br />
stato forse la sco<strong>per</strong>ta <strong>dell</strong>a possibilità di fabbricare dei conduttori<br />
usando molecole organiche. In effetti, pensando alla<br />
materia organica, ci viene piuttosto in mente un isolante, nel<br />
caso dei conduttori immaginiamo immediatamente i metalli,<br />
il rame tra i primi. Comprendere le ragioni <strong>per</strong> le quali il<br />
poliacetilene conduce la corrente elettrica ha richiesto lo<br />
sviluppo di nuovi mo<strong>dell</strong>i teorici e un approccio interdisciplinare,<br />
<strong>per</strong>mettendo la sintesi di nuovi materiali, che dopo<br />
un lungo <strong>per</strong>iodo di incubazione stanno <strong>per</strong> arrivare sul mercato.<br />
Sebbene non si tratti di una vera e propria rivoluzione<br />
tecnologica, è comunque un contributo significativo alla ricerca<br />
di base.<br />
Si prevede che nel XXI secolo i materiali molecolari acquisteranno<br />
nuovi spazi, trovando nuovi tipi di applicazioni legati<br />
alla loro lavorabilità, alla possibilità di modularne le<br />
proprietà con tecniche di chimica molecolare e supramolecolare.<br />
Il mo<strong>dell</strong>o da imitare è ancora una volta la Natura,<br />
che riesce a fabbricare, in condizioni molto blande di tem<strong>per</strong>atura<br />
e pressione, materiali con proprietà straordinarie. I<br />
risultati brillanti ottenuti nel settore dei conduttori (e dei su<strong>per</strong>conduttori)<br />
organici sono alla base <strong>dell</strong>a convinzione che<br />
i materiali molecolari possano essere progettati e costruiti<br />
<strong>per</strong> avere proprietà prestabilite. In particolare si pensa alla<br />
possibilità di ottenere materiali compositi polifunzionali,<br />
che presentano proprietà solitamente assenti nei costituenti<br />
di partenza.<br />
Una proprietà che è particolarmente difficile da mettere a<br />
punto in sistemi molecolari è quella del magnetismo, <strong>per</strong>ché<br />
le condizioni <strong>per</strong> ottenere materiali magnetici usando le<br />
molecole sono molto stringenti. Anche se ancora non ci sono<br />
state sco<strong>per</strong>te epocali, la ricerca di base ha fatto numerosi<br />
passi in avanti e in alcuni settori esistono già <strong>dell</strong>e applicazioni<br />
pratiche.<br />
Lo scopo di questo articolo è presentare un quadro esauriente<br />
di un settore rilevante in cui la ricerca italiana ha un ruolo<br />
apprezzato a livello internazionale. In particolare, i temi<br />
concernenti i magneti fatti di una sola molecola, discussi<br />
più avanti, sono stati imposti all’attenzione di numerosi<br />
gruppi di ricerca internazionali dall’attività svolta presso il<br />
Laboratorio di Magnetismo Molecolare <strong>dell</strong>’Università di<br />
Firenze e il Centro di Riferimento INSTM.<br />
Il tema del magnetismo è piuttosto complesso e spesso poco<br />
insegnato. Per questo si cercherà di fornire i concetti di<br />
base necessari ad illustrare i risultati più recenti.<br />
34<br />
Già<br />
Plinio il Vecchio<br />
provò a spiegare<br />
Un’antica e<br />
curiosa<br />
bussola cinese<br />
utilizzava un<br />
cucchiaio in<br />
cui veniva<br />
versata acqua<br />
sulla quale<br />
galleggiava un<br />
ago<br />
magnetizzato.<br />
i segreti del<br />
magnetismo<br />
I magneti hanno attirato l’attenzione<br />
del genere umano sin dai<br />
tempi antichi. Già i greci raccontavano<br />
storie riguardanti la sco<strong>per</strong>ta del magnetismo:<br />
una di queste narra di come il<br />
pastore Magnes fosse rimasto attaccato<br />
ad una pietra tramite i sandali suolati con<br />
chiodi di ferro. Oggi possiamo dire che la<br />
magnetite contenuta nella roccia aveva attratto<br />
il ferro. Ci possiamo poi immaginare la<br />
sorpresa quando si scoprì che l’effetto di attrazione<br />
continuava anche se il ferro e la magnetite<br />
non erano a contatto, ma si trovavano<br />
a qualche centimetro l’uno dall’altra. L’azione<br />
a distanza era un concetto difficile da spiegare.<br />
D’altra parte ora noi sappiamo che<br />
un’azione a distanza si esplica anche con la<br />
gravitazione, ma nessuno si meraviglia quando<br />
vede un sasso cadere: è una cosa del tutto<br />
naturale <strong>per</strong> noi. In effetti ci sono volute migliaia<br />
d’anni di storia <strong>dell</strong>’umanità <strong>per</strong> arrivare<br />
alle rivoluzionarie sco<strong>per</strong>te di Galileo Galilei<br />
e Isaac Newton a cavallo fra XVI e XVII<br />
secolo; secondo la legge <strong>dell</strong>a gravitazione<br />
universale formulata da quest’ultimo, due oggetti<br />
si attraggono con una forza proporzionale<br />
direttamente al prodotto <strong>dell</strong>e masse e<br />
inversamente proporzionale al quadrato <strong>dell</strong>a<br />
distanza.<br />
Un aspetto che diversifica notevolmente le<br />
forze magnetiche da quelle gravitazionali è<br />
che le prime possono essere attrattive o repulsive<br />
mentre le seconde sono solo attrattive.<br />
E le forze magnetiche repulsive possono<br />
anche contrastare l’attrazione gravitazionale,<br />
come nel caso dei moderni treni a levitazione<br />
magnetica.<br />
Hans<br />
Christian<br />
Ørsted<br />
(Rudkøbing,<br />
1777 –<br />
Copenhagen,<br />
1851
Nuovi materiali<br />
La stampa<br />
settecentesca<br />
illustra<br />
l’autentica<br />
mania (con<br />
regolari dispute<br />
scientifiche) che<br />
si diffuse nella<br />
società francese<br />
nell’ultimo<br />
ventennio del<br />
Settecento e che<br />
<strong>per</strong>durò<br />
tenacemente<br />
fino a primi<br />
decenni del<br />
secolo<br />
successivo: il<br />
mesmerismo,<br />
che prese il<br />
nome dal suo<br />
ideatore, il<br />
medico francese<br />
Franz Mesmer<br />
(1734-1815).<br />
Essa<br />
si basava<br />
sull’idea<br />
<strong>dell</strong>’esistenza di<br />
un fluido vitale,<br />
di natura<br />
principalmente<br />
magnetica,<br />
che era<br />
sprigionato da<br />
ogni essere<br />
vivente.<br />
Chiaramente la spiegazione <strong>dell</strong>e<br />
proprietà magnetiche era ben<br />
al di là <strong>dell</strong>e possibilità di un pastorello<br />
<strong>dell</strong>a Grecia antica, ma<br />
anche i più grandi sapienti del<br />
tempo non riuscivano a comprendere<br />
appieno il fenomeno. Plinio<br />
il Vecchio ci provò, ma non riuscì a trovar<br />
nulla di meglio che spiegare che il ferro e la<br />
magnetite sono attratti da un vuoto <strong>per</strong> abbracciarsi.<br />
Bisognerà arrivare al principio del<br />
XIX secolo <strong>per</strong> avviarsi sulla strada giusta.<br />
Nel 1820 il fisico e chimico danese Hans<br />
Christian Ørsted (Rudkøbing, 1777 – Copenhagen,<br />
1851) nota che una corrente elettrica<br />
interagisce con l’ago magnetico di una<br />
bussola, aprendo la via alle ricerche sull’elettromagnetismo.<br />
André-Marie Ampère<br />
(Lione, 1775 – Marsiglia, 1836) scopre che<br />
correnti elettriche generano campi magnetici<br />
e suggerisce che quelle interne ai materiali<br />
siano responsabili del ferromagnetismo e<br />
fluiscano <strong>per</strong>pendicolari all’asse del magnete:<br />
le correnti devono essere quindi fenomeni<br />
molecolari piuttosto che macroscopici. La<br />
completa formalizzazione teorica dei fenomeni<br />
elettromagnetici arriva poi alla metà<br />
del XIX secolo, grazie a James Clerk<br />
Maxwell (Edimburgo, 1831 – Cambridge,<br />
1879): il fisico scozzese mostra quanto sia<br />
profondo il legame tra campi elettrici e magnetici,<br />
unificandoli in un unico campo, detto<br />
elettromagnetico, che si propaga nello<br />
spazio sotto forma di onda. Tale onda viaggia<br />
nel vuoto alla velocità <strong>dell</strong>a luce e, a seconda<br />
<strong>dell</strong>a lunghezza d’onda, è classificata<br />
come onda radio, luce, radiazione X.<br />
André-Marie<br />
Ampère<br />
(Lione, 1775<br />
– Marsiglia,<br />
1836)<br />
James Clerk<br />
Maxwell<br />
(Edimburgo,<br />
1831 –<br />
Cambridge,<br />
1879)<br />
Dal<br />
moto degli<br />
elettroni<br />
nascono i campi<br />
magnetici<br />
Ora sappiamo che le proprietà<br />
del ferro e <strong>dell</strong>a magnetite sono<br />
legate al moto dei loro elettroni,<br />
che sono particelle di carica negativa<br />
e quindi, muovendosi, generano<br />
campi magnetici. In realtà,<br />
oltre a questo, è presente anche un campo<br />
magnetico associato ai nuclei atomici. Tale<br />
campo è <strong>per</strong>ò molto meno intenso di quello<br />
elettronico e, nel descrivere le proprietà macroscopiche<br />
del ferro, lo possiamo trascurare.<br />
Le cose cambiano se si fanno es<strong>per</strong>imenti<br />
<strong>per</strong> caratterizzare le proprietà magnetiche<br />
dei nuclei. Allora è necessario sviluppare<br />
una strumentazione adatta a “vedere” i nuclei.<br />
Un noto esempio è la Risonanza Magnetica<br />
Nucleare, più spesso detta Risonanza<br />
Magnetica tout court <strong>per</strong> evitare turbamenti<br />
associati all’aggettivo. In pratica si<br />
usa un campo magnetico esterno <strong>per</strong> osservare<br />
la risposta a tale campo del momento<br />
magnetico dei protoni <strong>dell</strong>’acqua dei vari<br />
tessuti, che possono essere così differenziati<br />
gli uni dagli altri, fornendo fotografie molto<br />
dettagliate <strong>dell</strong>a materia molle degli organismi<br />
viventi. Il vantaggio rispetto ad altre<br />
tecniche, come quelle che ado<strong>per</strong>ano raggi<br />
X, è l’assenza di radiazioni ionizzanti: servono<br />
solo un campo magnetico e un generatore<br />
di onde radio (in maniera analoga funziona<br />
la Risonanza Paramagnetica Elettronica,<br />
EPR, dove vengono osservati gli spin<br />
elettronici e non quelli nucleari).<br />
Oltre alle applicazioni mediche, la Risonanza<br />
Magnetica Nucleare è lo strumento di<br />
elezione <strong>per</strong> l’indagine <strong>dell</strong>a struttura <strong>dell</strong>e<br />
sostanze chimiche in soluzione, tra cui le<br />
proteine. Va ricordato che nel 2002 il Premio<br />
Nobel <strong>per</strong> la <strong>Chimica</strong> è stato assegnato<br />
allo svizzero Kurt Wüthrich (Aarberg,<br />
1938) <strong>per</strong> aver messo a punto metodi molto<br />
efficienti <strong>per</strong> la determinazione <strong>dell</strong>a struttura<br />
<strong>dell</strong>e proteine in soluzione, basati sulla<br />
spettroscopia di Risonanza Magnetica Nucleare.<br />
Ritornando all’origine del magnetismo <strong>dell</strong>e<br />
sostanze, possiamo individuare cinque<br />
comportamenti fondamentali, che sono brevemente<br />
illustrati di seguito.<br />
35
Scienza e innovazione tecnologica<br />
La memoria magnetica<br />
dei computer e la spintronica<br />
36<br />
La lettura <strong>dell</strong>’informazione contenuta nei minuscoli elementi<br />
di memoria si effettua con <strong>dell</strong>e testine magnetiche che<br />
sfruttano il principio <strong>dell</strong>a cosiddetta magnetoresistenza<br />
gigante (GMR), <strong>per</strong> il quale il fisico francese Albert Fert<br />
(Carcassonne, 1938) e quello tedesco Peter Grünberg (Plzec`,<br />
1939) hanno ricevuto il premio Nobel <strong>per</strong> la Fisica del 2007.<br />
Magnetoresistenza significa che la capacità di trasportare la<br />
corrente elettrica di un conduttore, come ad esempio il ferro,<br />
è influenzata dalla presenza di un campo magnetico. La<br />
variazione è <strong>per</strong>ò piccola ed è necessario avere notevoli<br />
quantità di materiale <strong>per</strong> leggere l’informazione contenuta nel<br />
Un elettrone in un atomo è caratterizzato da<br />
un moto orbitale e da un moto intrinseco,<br />
detto moto di spin, che combinati danno<br />
luogo ad un momento magnetic , la quantità<br />
vettoriale che caratterizza le proprietà del<br />
sistema, in termini di intensità, direzione e<br />
verso nello spazio. Semplificando, lo spin<br />
viene visualizzato come movimento di rotazione<br />
attorno al proprio asse (o, più correttamente,<br />
attorno al proprio centro di massa),<br />
ma in realtà questa proprietà è di natura puramente<br />
quantistica e non appartiene alla<br />
meccanica classica. Siccome in molte sostanze<br />
il moto orbitale è smorzato, viene sovente<br />
trascurato e, quindi, il momento magnetico<br />
<strong>dell</strong>’elettrone viene originato dal solo<br />
moto di spin. Quest’ultimo in meccanica<br />
quantistica è associato a due stati caratterizzati<br />
da numero quantico ±1/2 . Pertanto,<br />
in genere lo spin lo si indica con una freccia,<br />
che può essere orientata su o giù come<br />
mostrato in figura, assieme alla corrispondente<br />
polarità a livello macroscopico (polo<br />
Nord e Sud).<br />
In un materiale non si hanno elettroni<br />
liberi, ma legati a nuclei in<br />
atomi e molecole. In generale gli<br />
elettroni vanno in coppie come documentato<br />
dalle formule chimiche che<br />
vengono scritte tramite segmenti che<br />
descrivono due elettroni non condivisi (coppie<br />
non di legame) o condivisi (coppie di legame)<br />
tra due atomi. Secondo il principio di<br />
Pauli (vedi Green n. 5, pag. 24), <strong>per</strong> accoppiarsi<br />
gli elettroni devono avere spin differente:<br />
le due frecce hanno verso diverso come<br />
mostra il disegno a lato. In tal caso, il<br />
momento magnetico risultante è nullo. Tuttavia,<br />
se immerso in un campo magnetico<br />
esterno, il moto orbitale degli elettroni è<br />
modificato, generando un campo opposto a<br />
quello applicato e quindi una debole repulsione.<br />
Questo comportamento è detto diamagnetismo<br />
ed è presente in tutte le sostanze.<br />
In genere il comportamento diamagnetico<br />
non dà particolari informazioni sulla natura<br />
<strong>dell</strong>a sostanza.<br />
In alcune molecole, invece, esiste un nume-<br />
bit. Fert e Grünberg hanno sco<strong>per</strong>to indipendentemente nel<br />
1988 che se invece di un conduttore massivo si usava un<br />
materiale nanostrutturato, consistente di due strati di<br />
conduttore ferromagnetico separati da uno strato di<br />
conduttore non magnetico, tutti <strong>dell</strong>o spessore di qualche nm,<br />
l’effetto <strong>dell</strong>a presenza di un campo magnetico poteva far<br />
variare la resistenza del conduttore anche del 100%. Si capì<br />
subito che questo effetto consentiva di usare elementi di<br />
memoria molto piccoli e testine di lettura miniaturizzate.<br />
IBM si lanciò subito su questa traccia e nel 1996 mise sul<br />
mercato le testine a GMR, che consentono di avere densità di<br />
informazione estremamente elevate.<br />
L’altro aspetto fondamentale di questa ricerca è che ha a<strong>per</strong>to<br />
le conoscenze su fenomeni in cui l’elettronica è accoppiata al<br />
magnetismo: questo nuovo settore scientifico avanzato viene<br />
denominato “spintronica” (vedi più avanti nel testo).<br />
Spin<br />
<strong>dell</strong>’elettrone e<br />
magneti<br />
elementari<br />
ro dispari di elettroni, il che comporta che<br />
almeno un elettrone non abbia un partner<br />
con cui appaiare gli spin. Un esempio è<br />
l’ossido di azoto (NO), uno dei famigerati<br />
membri <strong>dell</strong>a banda degli NO x,responsabili<br />
<strong>dell</strong>o smog fotochimico e <strong>dell</strong>e piogge<br />
acide. L’elettrone spaiato avrà 50% di probabilità<br />
di avere lo spin su e 50% di avere lo<br />
spin giù. In assenza di un campo magnetico<br />
esterno, <strong>per</strong>ciò, a livello macroscopico ci<br />
saranno tanti elettroni con lo spin su (↑) e<br />
altrettanti con lo spin giù (↓), <strong>per</strong>tanto la risultante<br />
sarà nulla.<br />
L’applicazione di un campo esterno cambia<br />
le popolazioni relative dei due tipi di allineamento<br />
di spin aumentando la popolazione<br />
<strong>dell</strong>e coppie parallele al campo e diminuendo<br />
le altre. Il risultato è che l’aggiunta<br />
di un campo magnetico esterno genera una<br />
magnetizzazione non nulla, che tuttavia dipende<br />
dalla tem<strong>per</strong>atura. Essendo questa<br />
una misura macroscopica <strong>dell</strong>’energia cinetica<br />
di atomi e molecole, ad un aumento di<br />
tem<strong>per</strong>atura corrisponde un moto sempre<br />
più disordinato, <strong>per</strong>tanto maggiore sarà la<br />
tem<strong>per</strong>atura minore sarà la magnetizzazione.<br />
Un tale comportamento viene definito<br />
paramagnetismo. Si deve anche notare che<br />
la magnetizzazione del paramagnete oscilla<br />
nel tempo: possiamo immaginare che uno<br />
spin passi dall’orientazione (↑) a quella inversa<br />
(↓) con un tempo caratteristico che<br />
viene detto tempo di rilassamento, indicato<br />
con la lettera greca “tau”, τ. A tem<strong>per</strong>atura<br />
ambiente nei paramagneti τ oscilla tipicamente<br />
tra 10-6 e 10-13 s (da un milionesimo<br />
a un decimo di un bilionesimo di secondo).<br />
Il paramagnete più comune è la molecola di<br />
ossigeno. Nonostante la molecola abbia un<br />
numero pari di elettroni, ha due elettroni<br />
spaiati che generano un campo magnetico<br />
associato al loro spin.<br />
I sistemi magnetici usati <strong>per</strong> le<br />
applicazioni pratiche, infine, sono<br />
i ferromagneti e i ferrimagneti.<br />
La differenza fondamentale tra questi<br />
ultimi e i paramagneti è che essi hanno<br />
una magnetizzazione <strong>per</strong>manente e
Nuovi materiali<br />
possono essere quindi usati <strong>per</strong> numerose applicazioni<br />
che verranno illustrate in seguito.<br />
Nei ferromagneti esistono <strong>dell</strong>e interazioni tra<br />
i centri paramagnetici isolati che tendono a<br />
orientare gli spin paralleli gli uni agli altri (figura<br />
in alto a sinistra). Naturalmente la tendenza<br />
ordinatrice è contrastata dall’agitazione<br />
termica cha favorisce lo stato disordinato paramagnetico.<br />
Quest’ultimo stato sarà favorito<br />
dalle alte tem<strong>per</strong>ature, mentre lo stato ordinato<br />
ferromagnetico si instaurerà al di sotto di<br />
una tem<strong>per</strong>atura critica detta “tem<strong>per</strong>atura di<br />
Curie”. La tem<strong>per</strong>atura di Curie <strong>per</strong> il ferro è<br />
di 770 °C. Uno schema <strong>dell</strong>a struttura ordinata<br />
è riportato nella figura in alto a sinistra: tutti<br />
i momenti elementari (gli spin) sono paralleli<br />
gli uni agli altri e bloccati in una posizione.<br />
In questa condizione la magnetizzazione<br />
risultante è diversa da zero e il sistema si comporta<br />
come un magnete <strong>per</strong>manente, pronto<br />
<strong>per</strong> le applicazioni più svariate.<br />
In realtà se prendiamo un pezzo di ferro non<br />
trattato vediamo che non è magnetizzato. Per<br />
renderlo <strong>per</strong>manentemente magnetizzato è<br />
necessario esporlo ad un campo magnetico<br />
esterno che lo attivi. La ragione di questo<br />
comportamento è che il nostro pezzo di ferro<br />
minimizza la propria energia, cioè tende allo<br />
stato più stabile, attraverso l’organizzazione<br />
in domini. Questi sono porzioni di spazio all’interno<br />
<strong>dell</strong>e quali tutti gli spin sono orientati<br />
paralleli, essendo <strong>per</strong>ò diversa la direzione<br />
tra un dominio e l’altro. A livello macroscopico,<br />
la risultante <strong>dell</strong>a magnetizzazione massiva<br />
è nulla; l’aggiunta di un campo magnetico<br />
esterno aumenterà il numero di domini magnetizzati<br />
lungo la direzione e verso del campo,<br />
raggiungendo così la magnetizzazione<br />
massima, detta magnetizzazione di saturazione,<br />
MS. Questa si raggiunge quando tutti i domini<br />
(e gli spin) sono orientati paralleli.<br />
Il magnetismo coo<strong>per</strong>ativo non è<br />
limitato al ferromagnetismo, ma<br />
ci sono almeno altri due classi di<br />
materiali importanti. La differenza<br />
fondamentale tra questi e il ferromagnetismo<br />
è nel tipo di interazione. Se<br />
l’interazione tende a mettere coppie di elet-<br />
Le principali<br />
classi di<br />
magneti<br />
(a sinistra)<br />
L’isteresi<br />
(a destra)<br />
troni vicini antiparalleli nel sistema ordinato<br />
ci saranno tanti spin su e altrettanti spin giù,<br />
con annullamento del momento globale. Il sistema<br />
si chiama antiferromagnete ed è schematizzato<br />
in alto a sinistra. Non ha magnetizzazione<br />
spontanea, in assenza di campi esterni.<br />
Se l’interazione tra spin vicini è tale che si dispongono<br />
a 180° come mostrato in alto, nello<br />
stato ordinato si avrà non compensazione dei<br />
momenti diversi. Il sistema si chiama ferrimagnete<br />
e ha magnetizzazione spontanea. La<br />
magnetite è un ferrimagnete.<br />
Una proprietà importante dei magneti<br />
ordinati è l’isteresi (in alto).<br />
Immaginiamo che la magnetizzazione<br />
tenda ad essere allineata lungo un certo<br />
asse detto asse facile. Saturiamo la magnetizzazione<br />
e poi diminuiamo il<br />
campo applicato: la magnetizzazione diminuisce,<br />
ma quando si arriva a campo nullo<br />
non va a zero a causa <strong>dell</strong>’irreversibilità nella<br />
formazione dei domini. Questa magnetizzazione<br />
misurata a campo nullo prende il nome<br />
di magnetizzazione rimanente, MR. Perché la<br />
magnetizzazione ritorni uguale a zero è necessario<br />
applicare un campo negativo detto<br />
campo coercitivo. Continuando ad incrementare<br />
il campo negativo si raggiunge il valore<br />
minimo <strong>dell</strong>a magnetizzazione. Allora si inverte<br />
di nuovo il campo e lo si fa crescere verso<br />
valori positivi. Di nuovo a campo nullo la<br />
magnetizzazione è diversa da zero con un valore<br />
M0 = -MR. A campo nullo quindi la magnetizzazione<br />
può avere due valori diversi in<br />
dipendenza dalla storia del campione.<br />
Questo consente di definire un bit nelle memorie<br />
magnetiche dei computer dove uno dei<br />
due valori <strong>dell</strong>a magnetizzazione corrisponde<br />
a 0 e l’altro a 1. Magneti con campo coercitivo<br />
piccolo sono detti magneti morbidi, quelli<br />
con campo coercitivo grande sono detti magneti<br />
duri. Le due classi si prestano a tipi diversi<br />
di applicazioni. Negli elementi di memoria<br />
sono necessari materiali non troppo<br />
morbidi <strong>per</strong> evitare che si smagnetizzino e<br />
non troppo duri <strong>per</strong> non dover usare campi<br />
troppo forti <strong>per</strong> scrivere l’informazione.<br />
37
Scienza e innovazione tecnologica<br />
Materiali<br />
magnetici<br />
infinitamente<br />
grandi<br />
infinitamente<br />
piccoli<br />
38<br />
La moderna ricerca sui magneti<br />
abbraccia un numero impressionante<br />
di aree diverse, dall’infinitamente<br />
grande all’infinitamente<br />
piccolo. Per il primo aspetto si può<br />
pensare a fenomeni come l’aurora (boreale<br />
o australe) che è dovuta all’interazione<br />
di particelle cariche dotate di momento magnetico,<br />
contenute nel vento solare, con il<br />
campo magnetico terrestre, la cosiddetta<br />
magnetosfera. Certamente fenomeni affascinanti,<br />
ma che lasciano poco spazio alla<br />
chimica. In effetti gli oggetti <strong>dell</strong>a chimica<br />
vanno trovati su scale molto più piccole, ma<br />
non <strong>per</strong> questo meno interessanti. Uno dei<br />
settori importanti è legato allo studio dei tipici<br />
materiali magnetici che entrano nella<br />
nostra vita di tutti i giorni.<br />
Questi sono tutti sistemi tipicamente inorganici,<br />
come metalli, composti intermetallici e<br />
leghe, e composti ionici. Un esempio di materiale<br />
magnetico metallico è certamente il<br />
ferro, mentre fra i composti intermetallici si<br />
possono citare il samario cobalto (lega di<br />
composizione SmCo5) o il neodimio ferro<br />
boro (Nd2Fe14B), che, se pure meno noti al<br />
grande pubblico, sono largamente usati anche<br />
in oggetti di uso comune come i microfoni<br />
e i pick up <strong>dell</strong>e chitarre elettriche.<br />
Uno degli oggetti più usati nella<br />
vita di tutti i giorni è certamente<br />
l’automobile. Ebbene, una macchina<br />
di media cilindrata ha circa 30 kg di<br />
magneti, che servono <strong>per</strong> motorini vari<br />
o <strong>per</strong> attuatori (le famose centraline) e<br />
sono presenti dall’abitacolo al motore. Nuovi<br />
tipi di magneti potrebbero portare a diminuire<br />
il carico, consentendo risparmi energetici.<br />
Un aspetto, <strong>per</strong> così dire, “ecologico” dei<br />
magneti è legato agli studi di nuovi sistemi<br />
magnetici di refrigerazione. In effetti, i magneti<br />
sono stati usati già da decine di anni<br />
<strong>per</strong> questi scopi, ma solo a basse tem<strong>per</strong>ature.<br />
Ad esempio refrigeranti a base di un sale<br />
di gadolinio paramagnetico sono comunemente<br />
usati <strong>per</strong> avvicinarsi allo zero assoluto<br />
(-273,15 °C), sfruttando l’effetto magne-<br />
...e in questo<br />
caso molto<br />
simpatici:<br />
viene<br />
dall’America<br />
questo colpo di<br />
genio<br />
magnetico!<br />
tocalorico (sotto). Recentemente si è sco<strong>per</strong>to<br />
che certe leghe di gadolinio con silicio e<br />
germanio hanno un alto effetto magnetocalorico<br />
vicino a tem<strong>per</strong>atura ambiente. Si s<strong>per</strong>a<br />
di mettere a punto una nuova linea di refrigeranti<br />
che sfruttino questo effetto che<br />
non richiede gas potenzialmente inquinanti.<br />
Effetto magnetocalorico<br />
L’effetto magnetocalorico, sco<strong>per</strong>to dal fisico tedesco Emil<br />
Gabriel Warburg (Altona, 1846 – Bayreuth, 1931) nel 1881<br />
e chiarito in dettaglio dagli scienziati Peter Debye<br />
(Maastricht, 1884 – 1966) e William Francis Giauque<br />
(Niagara Falls, 1895 – Berkeley, 1982) negli Anni Venti del<br />
secolo scorso, è un processo magneto-termodinamico in cui<br />
si ha una variazione reversibile di tem<strong>per</strong>atura mediante una<br />
variazione di campo magnetico applicato. La diminuzione<br />
d’intensità di un campo magnetico applicato causa il<br />
parziale disorientamento dei domini magnetici, all’interno<br />
dei quali l’agitazione termica tende a distruggere la<br />
struttura ordinata. Se al sistema non è <strong>per</strong>messo scambiare<br />
energia con l’esterno (processo adiabatico), l’energia<br />
termica viene assorbita dai domini <strong>per</strong> riallinearsi, causando<br />
una diminuzione <strong>dell</strong>a tem<strong>per</strong>atura del sistema.<br />
Tra le leghe, una ampiamente usata anche<br />
nei calcolatori fino a qualche anno fa è il<br />
<strong>per</strong>malloy, che contiene il 20% di nichel e<br />
l’80% di ferro. Viene usato <strong>per</strong> la sua facilità<br />
a magnetizzarsi e smagnetizzarsi, <strong>per</strong><br />
sua alta <strong>per</strong>meabilità e <strong>per</strong> la resistenza agli<br />
urti.<br />
Altri materiali magnetici vanno menzionati:<br />
gli ossidi, tra i quali il più importante è la<br />
magnetite, Fe3O4, la sostanza da cui cominciò<br />
la storia del magnetismo sulla terra, la<br />
maghemite, Fe 2O 3 ecc. Tutti questi esempi<br />
devono aver convinto che l’interesse chimico<br />
nei materiali magnetici deve essere limitato<br />
all’uso di tecniche metallurgiche o comunque<br />
quelle che si attribuiscono alla chimica<br />
<strong>dell</strong>o stato solido, ma, come vedremo,<br />
non è proprio così.
Nuovi materiali<br />
Magneti<br />
in natura.<br />
La magnetite si trova<br />
anche negli<br />
esseri<br />
viventi<br />
È noto che i<br />
piccioni<br />
viaggiatori<br />
ritrovino la<br />
colombaia in<br />
cui sono stati<br />
allevati anche<br />
se trasportati<br />
a centinaia<br />
di chilometri<br />
seguendo<br />
probabilmente<br />
il campo<br />
magnetico.<br />
Questa<br />
facoltà venne<br />
sfruttata<br />
militarmente<br />
nel 1898: il<br />
tedesco Julius<br />
Neubronner<br />
iniziò a<br />
costruire una<br />
serie di<br />
leggerissime<br />
macchine<br />
fotografiche<br />
da fissare sul<br />
petto dei<br />
volatili, un<br />
apparato del<br />
peso di soli<br />
70 grammi<br />
che poteva<br />
fissare<br />
un’immagine<br />
del terreno<br />
sorvolato su<br />
un negativo<br />
quadrato da<br />
quattro<br />
centimetri di<br />
lato. Era nata<br />
la “pigeon<br />
camera” che<br />
venne<br />
brevettata nel<br />
1903.<br />
Quanto detto prima è vero in parte,<br />
ma l’esempio di seguito descritto<br />
ci deve convincere che ci<br />
sono notevoli aspetti in cui la chimica<br />
molecolare può svolgere un<br />
ruolo importante: essa si sviluppa in<br />
soluzione a tem<strong>per</strong>ature non troppo alte ed<br />
evita i forni che sono invece strumenti tipici<br />
<strong>dell</strong>a chimica <strong>dell</strong>o stato solido.<br />
La magnetite è un minerale che si è formato<br />
in condizioni geologiche e come tale si<br />
trova in natura. Si trova magnetite anche<br />
negli esseri viventi, sotto forma di monocristalli<br />
avvolti da membrane cellulari, nei<br />
cosiddetti magnetosomi. I magnetosomi<br />
vengono formati all’interno degli organismi,<br />
con il limite di tem<strong>per</strong>atura che questo<br />
comporta, usando tecniche che chiameremo<br />
di chimica molecolare o di chimica<br />
biologica, secondo la propensione del<br />
momento.<br />
Magnetosomi sono stati trovati in batteri<br />
magnetotattici che usano la magnetite come<br />
una bussola. Si tratta di batteri anaerobi<br />
che devono evitare di lasciare i fondali<br />
degli stagni in cui vivono <strong>per</strong> non incontrare,<br />
risalendo verso la su<strong>per</strong>ficie, troppo<br />
ossigeno che li ucciderebbe. La strategia<br />
ovvia <strong>per</strong> organismi pesanti <strong>per</strong> individua-<br />
Aprile 1941,<br />
sul fronte<br />
libicoegiziano.<br />
Un gruppo di<br />
soldati<br />
<strong>dell</strong>’esercito<br />
italiano<br />
durante la<br />
guerra in<br />
Africa<br />
oerientale<br />
Si notano,<br />
appese alla<br />
parete, le<br />
colombaie <strong>per</strong><br />
i piccioni<br />
viaggiatori.<br />
Il “Transrapid”,<br />
il treno a<br />
lievitazione<br />
magnetica in<br />
servizio in<br />
Germania.<br />
Come volare a<br />
pochi millimetri<br />
dal suolo...<br />
Attualmente ha<br />
su<strong>per</strong>ato anche il<br />
traguardo dei<br />
500 km/h.<br />
re l’alto e il basso è sfruttare la gravità, ma<br />
l’esigua massa dei batteri rende impossibile<br />
questo sistema. Allora la selezione naturale<br />
ha “sco<strong>per</strong>to” che il campo magnetico<br />
terrestre ha una componente verso il<br />
basso che può essere sfruttata se si dispone<br />
di un sensore adatto. I magnetosomi<br />
hanno esattamente questa funzione, di far<br />
andare il batterio verso il basso. Le dimensioni<br />
dei magnetosomi sono tipicamente<br />
di 30-40 nm. Si ricordi che 1 nm (nanometro)<br />
è pari a un miliardesimo di metro e<br />
che la ricerca contemporanea ha sviluppato<br />
un grande interesse <strong>per</strong> oggetti di queste<br />
dimensioni.<br />
Il settore scientifico corrispondente, che<br />
ha generato grandi aspettative, è quello<br />
<strong>dell</strong>e nanotecnologie. In un certo senso il<br />
batterio Aquaspyrillum magnetotacticum<br />
è stato il primo nanotecnologo.<br />
Una volta individuata una soluzione efficiente,<br />
la Natura la sfrutta a fondo: così<br />
troviamo magnetosomi in organismi molto<br />
più complessi come i piccioni viaggiatori.<br />
Poiché sembra appurato che <strong>per</strong><br />
orientarsi sfruttino il campo magnetico<br />
terrestre, la tentazione di associare questo<br />
comportamento con la presenza di magnetosomi<br />
è grande.<br />
39
Scienza e innovazione tecnologica<br />
Il nanomagnetismo<br />
e le applicazioni<br />
in campo<br />
40<br />
biomedico<br />
Il passaggio da dimensioni macroscopiche<br />
a dimensioni di qualche<br />
nanometro ha una grossa influenza<br />
sulle proprietà di un ferromagnete<br />
(ma anche di un ferrimagnete).<br />
Supponiamo di prendere un pezzo di ferro e<br />
ridurlo in piccoli pezzi. La magnetizzazione<br />
tende a disporsi lungo l’asse facile, di cui<br />
abbiamo parlato in precedenza in relazione<br />
al fenomeno <strong>dell</strong>’isteresi, e può orientarsi su<br />
o giù.<br />
Esso può riorientarsi, cioè passare da su a<br />
giù su<strong>per</strong>ando una barriera energetica la cui<br />
altezza è direttamente proporzionale al volume<br />
<strong>dell</strong>a particella. Quindi <strong>per</strong> le particelle<br />
grandi questa sarà alta e la magnetizzazione<br />
non riesce a muoversi rimanendo<br />
bloccata. Quando il volume diminuisce l’energia<br />
termica è sufficiente a su<strong>per</strong>are la<br />
barriera e la magnetizzazione può passare<br />
facilmente da su a giù. Il risultato è che<br />
avremo una sorta di equilibrio, con metà<br />
<strong>dell</strong>e particelle che saranno con magnetizzazione<br />
su e l’altra metà giù: nell’insieme le<br />
particelle si comporteranno come un paramagnete.<br />
Ma come un paramagnete con un<br />
valore <strong>dell</strong>o spin molto grande, <strong>per</strong>ché dato<br />
dall’addizione dei singoli. Per questo si indica<br />
come su<strong>per</strong>paramagnete. Ad alta tem<strong>per</strong>atura<br />
il sistema è disordinato, a bassa<br />
tem<strong>per</strong>atura la magnetizzazione non ce la fa<br />
più a su<strong>per</strong>are la barriera e il sistema si<br />
blocca. La tem<strong>per</strong>atura di bloccaggio dipende<br />
dalla tecnica usata <strong>per</strong> misurare la magnetizzazione,<br />
in particolare dal tempo di<br />
scala <strong>dell</strong>a misura.<br />
La strategia di usare materiale<br />
inorganico come la magnetite insieme<br />
a materiale organico, come<br />
le membrane dei magnetosomi, si sta<br />
sviluppando sempre più negli ultimi<br />
anni e trova applicazioni importanti in<br />
parecchi campi, tra cui quello dei farmaci<br />
intelligenti è uno dei più promettenti. In<br />
realtà particelle magnetiche vengono già<br />
ampiamente usate <strong>per</strong> separazione cellulari.<br />
Si tratta di predisporre nanoparticelle magnetiche,<br />
NPM, spesso di maghemite, rive-<br />
Buche di<br />
potenziale<br />
<strong>per</strong> particelle<br />
magnetiche<br />
ed effetto<br />
tunnel<br />
(freccia<br />
verde).<br />
Uno<br />
strumento<br />
diagnostico<br />
ampiamente<br />
usato: la<br />
Risonanza<br />
Magnetica.<br />
stite di molecole che possano interagire con<br />
le cellule bersaglio. Una volta legate possono<br />
essere separate dalle altre sfruttando un<br />
campo magnetico esterno che trascina selettivamente<br />
le cellule marcate.<br />
Sullo stesso principio si basa l’uso di NPM<br />
che vadano selettivamente a intercettare ad<br />
esempio cellule cancerose. Una volta arrivate<br />
sull’obiettivo si inviano <strong>dell</strong>e microonde<br />
che inducono oscillazioni nelle particelle<br />
magnetiche solamente.<br />
Queste quindi si riscaldano e riscaldano selettivamente<br />
le cellule malate cui sono legate,<br />
provocandone la morte. Il vantaggio di<br />
usare NPM su<strong>per</strong>paramagnetiche è dovuto<br />
al fatto che non hanno una magnetizzazione<br />
spontanea che potrebbe interferire con varie<br />
molecole biologiche.<br />
Infine, tra le applicazioni biomediche<br />
<strong>dell</strong>e NPM, si può citare il<br />
loro uso come mezzo di contrasto<br />
in risonanza magnetica. Come<br />
accennato la Risonanza Magnetica<br />
(Nucleare) è uno strumento diagnostico ampiamente<br />
usato con il quale si misura la risposta<br />
dei protoni <strong>dell</strong>’acqua a un campo magnetico<br />
pulsato. La risposta dei protoni è diversa<br />
a secondo <strong>dell</strong>a natura del tessuto in cui si trovano,<br />
quindi si possono evidenziare i tessuti<br />
diversi. Le differenze sono in genere piccole<br />
come in una fotografia in bianco e nero mal<br />
esposta che è una scala indistinta di grigi.<br />
L’immagine che si ottiene ha quindi poco<br />
contrasto e <strong>per</strong> renderla leggibile è necessario<br />
aumentarlo. Un modo è quello di aggiungere<br />
particelle o molecole magnetiche che interagiscono<br />
con i protoni <strong>dell</strong>’acqua modificandone<br />
la risposta. Tra le molecole quelle più<br />
comunemente usate sono quelle a base di gadolinio,<br />
ma anche le NPM sono usate.
Nuovi materiali<br />
Le tre condizioni<br />
<strong>per</strong> ottenere<br />
magneti<br />
molecolari<br />
Spin “storti”<br />
generano una<br />
risultante<br />
diversa da<br />
zero.<br />
Se si usano solo composti organici<br />
è difficile ottenere magneti,<br />
cioè sistemi ordinati che abbiano<br />
magnetizzazione spontanea. Il<br />
problema è che <strong>per</strong> ottenere un magnete<br />
è necessario: 1) avere a disposizione<br />
“mattoni” con elettroni spaiati; 2) poter disporre<br />
di una malta che favorisca l’orientazione<br />
parallela dei momenti individuali; 3)<br />
poter formare con questi mattoni un edificio<br />
tridimensionale.<br />
Sembra facile ma non lo è. Mattoni organici<br />
con elettroni spaiati sono molto spesso instabili:<br />
gli elettroni spaiati tendono ad accoppiarsi<br />
formando un legame covalente.<br />
Esistono alcuni radicali stabili, come il nitronilnitrossido<br />
mostrato (vedi figura a in alto<br />
a destra) Un elettrone spaiato è delocalizzato<br />
essenzialmente sui due gruppi NO. La<br />
presenza di ingombranti gruppi CH3 rendono<br />
difficile la formazione di legami, che<br />
coinvolgano gli elettroni spaiati, tra due<br />
gruppi NO appartenenti a molecole diverse.<br />
Nel 1991 un gruppo giapponese riuscì a sintetizzare<br />
un derivato, quello mostrato che<br />
ordina come ferromagnete (cioè i cui spin si<br />
allineano come in un ferromagnete) a 0,6 K<br />
(tem<strong>per</strong>atura di ordine), ovvero a -272,6 °C<br />
Venti anni di ricerca successiva hanno <strong>per</strong>messo<br />
di innalzare questa tem<strong>per</strong>atura fino<br />
al record di 37 K (-236 °C). Il radicale mostrato<br />
qui sopra (b) in realtà si comporta come<br />
un debole ferromagnete: questo vuol dire<br />
che gli spin di molecole vicine si dispongono<br />
non paralleli, come in un ferromagnete<br />
normale, ma quasi antiparalleli come in<br />
un antiferromagnete. In realtà l’angolo tra<br />
Ferromagneti<br />
organici<br />
gli spin non è di 180° ma più piccolo, come<br />
mostrato nello schema qui sotto. Il risultato<br />
è che invece di annullarsi i momenti individuali<br />
danno una risultante diversa da zero,<br />
anche se molto più piccola di quella di un<br />
momento intero.<br />
Tem<strong>per</strong>ature di ordine più alte sono state ottenute<br />
con sistemi misti, in cui ad una grossa<br />
componente organica si aggiungono degli<br />
ioni metallici. Ad esempio il composto<br />
V(TCNE)2, dove TCNE è il tetracianoetilene,<br />
ordina come ferrimagnete ben oltre la<br />
tem<strong>per</strong>atura ambiente. Magneti molecolari<br />
sono quindi possibili.<br />
Magneti di una sola molecola<br />
Una molecola<br />
contenente 12<br />
Mn che<br />
a bassa<br />
tem<strong>per</strong>atura<br />
si comporta<br />
come un<br />
minuscolo<br />
magnete.<br />
Gli aspetti più interessanti del<br />
magnetismo molecolare si sono<br />
rivelati più tardi, quando si è sco<strong>per</strong>to<br />
che una molecola contenente dodici<br />
ioni manganese, a bassa tem<strong>per</strong>atura,<br />
si comporta come un piccolo magnete,<br />
o, come si dice, come un nanomagnete. La<br />
struttura <strong>dell</strong>a molecola è mostrata nella figura<br />
qui sopra.<br />
Ci sono otto ioni manganese (III), ciascuno<br />
con 4 elettroni spaiati, che si dispongono su<br />
un anello esterno, e quattro ioni manganese<br />
(IV), ciascuno con 3 elettroni spaiati, che si<br />
dispongono sui vertici di un tetraedro centrale.<br />
Gli ioni metallici sono connessi da ioni os-<br />
41
Scienza e innovazione tecnologica<br />
L’isteresi a<br />
gradini e la<br />
firma degli<br />
effetti<br />
quantistici.<br />
42<br />
sido che fanno assomigliare il nocciolo <strong>dell</strong>a<br />
molecola a un pezzetto di ossido di manganese<br />
a valenza mista. Nella pratica, la crescita<br />
a formare un ossido massivo è bloccata<br />
dalla presenza di carbossilati (gruppi contenenti<br />
COO-), che bloccano la ripetizione regolare.<br />
Nel caso in questione l’agente bloccante<br />
è semplicemente lo ione acetato,<br />
CH3COO-. Vedremo che è facile sostituire<br />
uno ione acetato con un altro carbossilato,<br />
variando in maniera fine le proprietà magnetiche<br />
del composto, che chiameremo<br />
Mn12Ac, dove Ac sta <strong>per</strong> acetato. Gli ioni<br />
metallici interagiscono magneticamente tra<br />
di loro in modo tale che tutti gli spin dei<br />
manganesi trivalenti (III) siano paralleli tra<br />
di loro e antiparalleli a quelli dei manganesi<br />
tetravalenti (IV).<br />
Le forze di interazione dominano a bassa<br />
tem<strong>per</strong>atura e il sistema si stabilizza in uno<br />
stato con spin totale S = 10, con venti elettroni<br />
spaiati (ciascuno con spin = + ).<br />
Si tratta di un ferrimagnete molecolare,<br />
che è caratterizzato dal<br />
fatto che la magnetizzazione a<br />
bassa tem<strong>per</strong>atura si blocca, come<br />
abbiamo descritto sopra <strong>per</strong><br />
un su<strong>per</strong>paramagnete. Il tempo di<br />
rilassamento <strong>dell</strong>a magnetizzazione, τ, che<br />
precedentemente abbiamo detto essere <strong>dell</strong>’ordine<br />
di 10-6-10-13 s nei paramagneti normali,<br />
in Mn12Ac a 2 K diventa <strong>dell</strong>’ordine<br />
di mesi e una molecola si comporta come un<br />
nanomagnete! In effetti le dimensioni <strong>dell</strong>a<br />
molecola sono di circa 1 nm.<br />
La causa del rilassamento lento è data dalla<br />
barriera di energia che la magnetizzazione<br />
deve su<strong>per</strong>are <strong>per</strong> riorientarsi, come mostrato<br />
(a pag. 40) <strong>per</strong> un su<strong>per</strong>paramagnete. L’origine<br />
<strong>dell</strong>a barriera è legata al fatto che gli<br />
ioni manganese (III) hanno una forma tridimensionale<br />
elongata: i momenti magnetici<br />
locali <strong>per</strong> riorientarsi devono passare <strong>per</strong> il<br />
piano <strong>per</strong>pendicolare all’asse facile spendendo<br />
energia.<br />
Misure spettroscopiche varie mostrano che<br />
l’altezza <strong>dell</strong>a barriera è corrispondente ad<br />
una tem<strong>per</strong>atura di circa 60 K (vedi Green<br />
LE PAROLE DELLA SCIENZA<br />
Microscopia a scansione di sonda (SPM)<br />
La microscopia a scansione di sonda è tecnica generale di<br />
microscopia che produce immagini <strong>dell</strong>e su<strong>per</strong>fici attraverso<br />
l’utilizzo di una sonda fisica che muovendosi<br />
“esplora” (scannino) la su<strong>per</strong>ficie del campione. Include<br />
molte tecniche di microscopia, tra cui la microscopia ad<br />
effetto tunnel (STM) o la microscopia a forza atomica<br />
(AFM).<br />
Spettroscopia di fotoelettroni (PES)<br />
La spettroscopia di fotoelettroni è una tecnica <strong>per</strong> deter-<br />
8, pag. 32). Il rilassamento lento <strong>dell</strong>a magnetizzazione<br />
dà luogo a un’isteresi magnetica<br />
analoga a quella descritta <strong>per</strong> i magneti<br />
massivi, ma questa volta limitata ad oggetti<br />
di dimensioni di un nanometro (qui sopra).<br />
Sfruttando l’isteresi si può immagazzinare<br />
informazione e una molecola diventa un<br />
elemento di memoria di 1 nm! Per queste<br />
caratteristiche Mn12Ac è stato chiamato<br />
Magnete di una Sola Molecola, Single Molecule<br />
Magnet, SMM.<br />
Ma l’interesse maggiore suscitato<br />
da Mn12Ac è legato al fatto<br />
che ha mostrato effetti quantistici<br />
in sistemi mesoscopici (vedi di<br />
seguito).<br />
La frase precedente è senz’altro oscura,<br />
ma andava scritta <strong>per</strong> introdurre l’argomento.<br />
La nostra comprensione <strong>dell</strong>a materia<br />
è basata su quella che si chiama fisica<br />
classica che si è sviluppata da Galileo in poi<br />
e ha fornito il paradigma <strong>per</strong> la descrizioni<br />
di tutti i fenomeni: dal moto degli astri all’elettromagnetismo.<br />
Lo studio <strong>dell</strong>a struttura<br />
atomica mostrò invece che, a quei livelli,<br />
la fisica classica non era valida, i nuovi<br />
fenomeni descritti necessitavano di una diversa<br />
spiegazione: la meccanica quantistica<br />
<strong>per</strong>mette proprio di giustificare fenomeni<br />
così diversi come gli spettri degli atomi, la<br />
su<strong>per</strong>conduzione e il magnetismo.<br />
Tutto questo <strong>per</strong>ò richiede di ammettere fenomeni<br />
che a livello macroscopico, quello<br />
<strong>dell</strong>a fisica classica, non sono possibili. Un<br />
esempio è l’effetto tunnel, un fenomeno di<br />
natura quantomeccanica in cui un oggetto,<br />
che in un sistema classico o è in una buca di<br />
potenziale o nell’altra di (a pag. 40), può essere<br />
contemporaneamente in entrambe, e<br />
oscillare tra l’una e l’altra.<br />
Negli anni 90 del secolo scorso<br />
c’era un’intensa attività di ricerca<br />
<strong>per</strong> evidenziare la possibilità<br />
di osservare effetti quantistici in<br />
oggetti di maggior dimensione rispetto<br />
a quella atomica e molecolare, in
Nuovi materiali<br />
minare le energie di legame degli elettroni in una sostanza,<br />
attraverso la misurazione <strong>dell</strong>’energia cinetica degli<br />
elettroni emessi <strong>per</strong> effetto fotoelettrico (cioè <strong>per</strong> stimolazione<br />
elettromagnetica).<br />
Spettroscopia di massa<br />
La spettroscopia di massa è una tecnica cromatografica<br />
che <strong>per</strong>mette di analizzare qualitativamente le sostanzepresenti<br />
in una miscela di reazione.<br />
particolare si studiò proprio il tunnel quantistico<br />
<strong>dell</strong>a magnetizzazione in sistemi mesoscopici,<br />
una dimensione di confine tra<br />
quella dove i fenomeni sono descritti dalla<br />
meccanica classica (dimensione macroscopica)<br />
e quella descritta dalla meccanica<br />
quantistica (livello atomico e molecolare).<br />
Mn12Ac arrivò al momento giusto e riuscì<br />
dove si era fallito con tanti altri tipi di particelle.<br />
Queste ultime soffrivano del fatto di<br />
non essere mai tutte uguali, ma di avere una<br />
distribuzione di dimensioni.<br />
Siccome il manifestarsi di effetti quantistici<br />
diminuisce rapidamente al crescere <strong>dell</strong>e dimensioni<br />
del sistema, studiare un insieme di<br />
oggetti di dimensioni diverse portava a raccogliere<br />
un insieme di risultati diversi, assolutamente<br />
illeggibile. Mn12Ac fu l’uovo di<br />
Colombo: le molecole sono <strong>per</strong> definizione<br />
tutte uguali, quindi studiare le proprietà magnetiche<br />
di un cristallo molecolare fotografa<br />
le risposte di oggetti tutti uguali che esaltano<br />
la risposta quantistica.<br />
La pistola fumante, come direbbero<br />
gli americani, la prova <strong>dell</strong>’effetto<br />
tunnel <strong>dell</strong>a magnetizzazione,<br />
fu ricavata dalla misura<br />
<strong>dell</strong>’isteresi magnetica, mostrata<br />
nella figura a pagina 37. La peculiarità<br />
di questa curva è che sono presenti scalini, che<br />
si osservano a valori precisi del campo magnetico<br />
applicato, HS n= n H0, dove n= 0, 1,<br />
2... e H0 è una costante. Questa dipendenza da<br />
numeri interi è indicativa di effetti quantistici,<br />
si pensi ai numeri quantici usati <strong>per</strong> descrivere<br />
la struttura elettronica degli atomi (figura in<br />
alto a sinistra). Il successo ottenuto attrasse<br />
numerosi gruppi di chimici e di fisici, intenzionati<br />
a indagare ogni possibilità di ottenere<br />
SMM con prestazioni su<strong>per</strong>iori.<br />
Gli aspetti da ottimizzare sono la tem<strong>per</strong>atura<br />
al di sotto <strong>dell</strong>a quale la magnetizzazione rimane<br />
bloccata in una <strong>dell</strong>e due buche di potenziale<br />
(vedi pagina 40) e la tem<strong>per</strong>atura alla<br />
quale gli effetti quantistici diventano osservabili.<br />
Il settore è ancora molto attivo e sono già<br />
state ottenute molecole magnetiche con quasi<br />
un centinaio di ioni magnetici accoppiati.<br />
Un polimero<br />
di ioni<br />
cobalto e<br />
radicali si<br />
comporta<br />
come un filo<br />
magnetico a<br />
bassa<br />
tem<strong>per</strong>atura.<br />
Magneti fatti da una catena di molecole<br />
Nella ricerca applicata ai magneti<br />
molecolari risulta assai interessante<br />
la sco<strong>per</strong>ta del rilassamento<br />
lento <strong>dell</strong>a magnetizzazione<br />
anche in sistemi polimerici che dà luogo<br />
a Magneti di una sola catena, Single<br />
Chain Magnet, SCM. Un esempio è mostrato<br />
qui sopra: si tratta di un polimero in<br />
cui ioni cobalto (II) sono legati a due ossigeni<br />
provenienti da due nitronilnitrossidi<br />
(vedi pagina 41) e ogni nitronilnitrossido si<br />
lega a due ioni cobalto formando una catena.<br />
Intorno ad ogni ioni cobalto ci sono due<br />
ioni esafluoroacetilacetonato, che ne compensano<br />
le due cariche positive. L’accoppiamento<br />
tra gli spin del cobalto e quello del radicale<br />
è antiferromagnetico, ma siccome lo<br />
spin del cobalto è più grande il risultato è un<br />
ferrimagnete monodimensionale.<br />
Inoltre lo ione cobalto ha una spiccata preferenza<br />
<strong>per</strong> una direzione <strong>dell</strong>o spazio, come<br />
succedeva con gli ioni manganese (III)<br />
in Mn12Ac e il rilassamento <strong>dell</strong>a magnetizzazione<br />
diventa molto lento a bassa tem<strong>per</strong>atura.<br />
Anche in questo caso si osserva isteresi<br />
legate alle molecole polimeriche, che a<br />
bassa tem<strong>per</strong>atura si comportano come nanofili<br />
magnetici. Si conta <strong>per</strong> questa via di<br />
ottenere sistemi che blocchino la magnetizzazione<br />
a tem<strong>per</strong>ature più alte di quelle raggiungibili<br />
con SMM.<br />
43
Scienza e innovazione tecnologica<br />
Che cosa è la<br />
spintronica<br />
molecolare<br />
I sistemi magnetici molecolari ora vengono<br />
molto studiati sia <strong>per</strong> gli aspetti applicativi riguardanti<br />
le memorie miniaturizzate, tipo<br />
SMM o SCM, che <strong>per</strong> gli aspetti quantici cui<br />
possono dar luogo. In quest’ultimo settore vengono<br />
condotti studi <strong>per</strong> lo sviluppo di memorie destinati<br />
ai calcolatori quantistici. Il principio su cui questi si basano<br />
è il cosiddetto qu-bit. Come ricordato nel box sopra un bit<br />
classico può valere 1 o 0, mentre un qu-bit può assumere<br />
tutti i valori tra 0 e 1. Magneti molecolari (MM) possono<br />
dar luogo a sistemi a due livelli che sono la base <strong>per</strong> generare<br />
qu-bit.<br />
L’altro aspetto di punta <strong>dell</strong>a ricerca sui MM è quello di inserirli<br />
in sistemi spintronici, sistemi in cui il passaggio <strong>dell</strong>a<br />
corrente elettrica risente <strong>dell</strong>’influenza di campi magnetici<br />
esterni. Questa branca di ricerca risente degli sviluppi che<br />
partirono con la GMR (vedi box pagina 36). In questo nuovo<br />
tipo di elettronica si sfrutta non solo la carica <strong>dell</strong>’elettrone,<br />
ma anche il suo momento magnetico; <strong>per</strong>ciò, unendo le<br />
parole spin ed elettronica, è stato coniato il termine spintronica.<br />
Perché i MM siano utilizzabili è necessario poter organizzare<br />
le singole molecole <strong>per</strong> poi interrogarle una <strong>per</strong> volta.<br />
La molecola più sfruttata è Mn12, con opportuni carbossilati<br />
al posto <strong>dell</strong>’acetato. Alcuni esempi di molecole orga-<br />
Un transistor<br />
innovativo basato su<br />
una molecola Mn12<br />
Il transistor (o transistore) è un<br />
dispositivo a stato solido formato da<br />
semiconduttori.<br />
Le sue peculiari caratteristiche di<br />
conduzione <strong>dell</strong>a corrente elettrica<br />
ne <strong>per</strong>mettono l’uso in ambito<br />
elettronico (es. nelle radioline<br />
portatili), principalmente come<br />
amplificatore di segnali elettrici o<br />
come interruttore elettronico comandato da<br />
segnali elettrici.<br />
Ve ne sono diversi tipi, quello qui rappresentato<br />
è un Field Effect Transistor o FET<br />
(letteralmente “transistor ad effetto campo”)<br />
innovativo in quanto basato sull’uso di una<br />
molecola magnetica a 12 atomi di manganese<br />
Mn12 simile a quella citata nel testo.<br />
(a) Veduta laterale <strong>dell</strong>a molecola Mn12:<br />
[Mn12O12 (O2C-R-SAc)16 (H2O)4].<br />
44<br />
Matrici<br />
magnetiche<br />
organizzate<br />
supportate su<br />
varie<br />
su<strong>per</strong>fici.<br />
Oro<br />
Gli atomi sono rappresentati con colori diversi:<br />
manganese in arancio, ossigeno in rosso scuro,<br />
carbonio in grigio, zolfo in giallo. I ligandi sono<br />
appositamente studiati, contengono tioli<br />
(molecole con residui –SH) terminali protetti<br />
da gruppi acetile –CO-CH 3 (abbreviati con<br />
Ac, sostituiscono l’idrogeno di un tiolo legandosi<br />
allo zolfo).<br />
(b) Disegno schematico che mostra la molecola<br />
Mn12 intrappolata tra i due elettrodi di oro<br />
(Au) detti rispettivamente Source (“sorgente”) e<br />
a<br />
nizzate sono mostrati nella sequenza in alto. Una possibilità<br />
è quella di organizzare le molecole su su<strong>per</strong>fici, ad esempio<br />
di oro, (figura a): <strong>per</strong> ottenere l’attacco del Mn 12 vengono<br />
introdotti gruppi –SR, sfruttando così l’affinità <strong>dell</strong>o zolfo<br />
<strong>per</strong> l’oro. Un’altra tecnica usata è quella cosiddetta di Langmuir-Blodgett<br />
con la quale si formano monostrati di molecole<br />
sfruttando la tendenza all’autoassemblaggio di sistemi<br />
con lunghe code alifatiche (idrocarburi lineari, figura b. Infine<br />
si è molto sfruttata la possibilità di organizzare le molecole<br />
in matrici polimeriche (figura c).<br />
Una volta organizzate le molecole, è necessario<br />
mettere a punto tecniche di indagine che ne<br />
determinino la struttura e poi le proprietà. Per<br />
questo si ado<strong>per</strong>ano tecniche di indagine complesse,<br />
come le tecniche di Microscopia a scansione di sonda<br />
(Scanning Probe Microscopy, SPM) che consentono di<br />
misurare la topografia e le dimensioni <strong>dell</strong>e molecole organizzate.<br />
Modifiche di queste tecniche consentono di ottenere<br />
anche informazioni sulle proprietà magnetiche.<br />
Informazioni sulla struttura degli strati si ottengono anche<br />
con tecniche di spettroscopia di massa, di spettroscopia di<br />
fotoelettroni, di tecniche magneto-ottiche, di tecniche di dicroismo<br />
circolare magnetico ai raggi X, che richiedono l’uso<br />
di luce di sincrotrone.<br />
Drain (“pozzo”).<br />
Un Gate (“porta”) in alluminio/ossido di<br />
alluminio (Al/Al 2O 3) cambia il potenziale<br />
elettrostatico sulla molecola.<br />
(c) Foto al microscopio elettronico a scansione<br />
dei due elettrodi, lo spazio fra di essi non è<br />
risolvibile a causa <strong>dell</strong>e minuscole dimensioni.<br />
La barra <strong>dell</strong>a scala corrisponde ad una<br />
lunghezza di 200 nm (nanometri).<br />
Da Heersche et al., Phys. Rev. Lett. 2006, 96,<br />
206801.
Nuovi materiali<br />
Film di idrocarburi<br />
A Firenze un laboratorio<br />
a<strong>per</strong>to ai giovani ricercatori<br />
di tutta Europa<br />
b<br />
L’autore di questo articolo è professore ordinario di <strong>Chimica</strong><br />
generale ed inorganica all’Università di Firenze è<br />
internazionalmente riconosciuto come uno dei maggiori<br />
es<strong>per</strong>ti di Magnetismo molecolare, un settore di ricerca che si<br />
estende dallo studio <strong>dell</strong>e proprietà magnetiche di sistemi di<br />
interesse biologico alla messa a punto di nuovi dispositivi <strong>per</strong><br />
calcolatori che si basano su effetti quantistici. L’interesse <strong>per</strong><br />
la sua attività di ricerca è dimostrato dal fatto che il professor<br />
Gatteschi è uno dei pochi italiani inserito nella lista dei<br />
chimici più citati nel mondo. Il laboratorio di Magnetismo<br />
molecolare, LAMM, da lui diretto è uno dei centri di<br />
riferimento del <strong>Consorzio</strong> <strong>Interuniversitario</strong> <strong>per</strong> la Scienza e<br />
Tecnologia dei Materiali (INSTM). Il laboratorio ha a<br />
disposizione una strumentazione di prim’ordine <strong>per</strong> misurare<br />
le proprietà magnetiche e di risonanza paramagnetica<br />
elettronica (EPR) dei materiali. In particolare possiede uno<br />
spettrometro EPR o<strong>per</strong>ante a 95 GHz, unico in Italia.<br />
Recentemente sono state messe a punto anche strumentazioni<br />
Un altro aspetto importante dei magneti molecolari<br />
è rappresentato dalla possibilità di<br />
usarli in dispositivi che possono essere considerati<br />
come transistor di un sola molecola. Il<br />
primo passo consiste nel progettare opportune molecole<br />
<strong>per</strong> farle aderire a due elettrodi di dimensioni di<br />
qualche nanometro, e poi organizzarle tra due elettrodi.<br />
Questo è stato fatto ad esempio usando un derivato del<br />
Mn12 con la struttura mostrata qui a sinistra.<br />
Il magnetismo molecolare è un settore scientifico che ha<br />
avuto uno sviluppo molto rapido negli ultimi anni e che si<br />
caratterizza <strong>per</strong> un’elevatissima interdisciplinarietà. Il chimico<br />
sintetico si avvale <strong>dell</strong>’aiuto del chimico computazionale<br />
<strong>per</strong> fare previsioni sulle molecole che progetta e sintetizza<br />
e organizza. Il fisico s<strong>per</strong>imentale effettua misure e<br />
predispone strumentazione d’avanguardia <strong>per</strong> ottenere<br />
informazioni dettagliate e complesse che richiedono lo sviluppo<br />
di teorie che vengono elaborate dagli specialisti. Cominciano<br />
a svilupparsi utili interazioni con biologi e medici<br />
<strong>per</strong> verificare le possibilità applicative di questa nuova<br />
classe di materiali in medicina. Un altro esempio <strong>dell</strong>a necessità<br />
<strong>dell</strong>a ricerca scientifica di base, le cui sco<strong>per</strong>te possono<br />
trovare sempre nuovi e impensati sbocchi <strong>per</strong> l’applicazione<br />
pratica. Dante Gatteschi<br />
Dipartimento di <strong>Chimica</strong>, Università degli Studi di Firenze<br />
Presidente del <strong>Consorzio</strong> INSTM<br />
Matrici polimeriche<br />
c<br />
che consentono di misurare le proprietà magnetiche di singole<br />
molecole. Per la complessità <strong>dell</strong>e strutture a disposizione, e<br />
<strong>per</strong> le competenze scientifiche, il LAMM è riconosciuto<br />
come istituzione ospitante dalla Commissione Europea.<br />
Studenti da tutta l’Europa possono svolgere parte <strong>dell</strong>a loro<br />
attività di dottorato presso il laboratorio fiorentino.<br />
Le attività più importanti del LAMM riguardano la sintesi e<br />
lo studio <strong>dell</strong>e proprietà di nuovi tipi di magneti basati su<br />
strutture molecolari, come i magneti a singola molecola e<br />
quelli a singola catena. Per la sco<strong>per</strong>ta dei magneti a singola<br />
molecola e <strong>per</strong> la misura <strong>dell</strong>a coesistenza di effetti<br />
quantistici e classici in questi sistemi, Dante Gatteschi e<br />
Roberta Sessoli del LAMM hanno ricevuto l’Agilent<br />
technologies Europhysics Prize nel 2002, uno dei premi<br />
internazionali più prestigiosi.<br />
Attualmente gli sforzi del LAMM sono concentrati sullo<br />
sviluppo di tecniche s<strong>per</strong>imentali <strong>per</strong> ancorare questi nuovi<br />
tipi di magneti su supporti idonei che consentano di misurare<br />
le proprietà <strong>dell</strong>e molecole e di sviluppare quella che viene<br />
indicata come spintronica molecolare. Quest’ultima è attesa<br />
dare uno sviluppo rivoluzionario nell’elettronica fondendo la<br />
spintronica, che fa riferimento a nuovi sistemi in cui si sfrutta<br />
non solo la carica ma anche lo spin degli elettroni,<br />
e l’elettronica molecolare.<br />
Dante<br />
Gatteschi e<br />
Roberta<br />
Sessoli<br />
LE PAROLE DELLA SCIENZA<br />
Dicroismo circolare<br />
magnetico ai raggi X (XMCD)<br />
Il dicroismo circolare magnetico ai<br />
raggi X rappresenta la differenza negli<br />
spettri di assorbimento ottenuti irradiando<br />
composti o materiali con radiazione<br />
X con polarizzazione circolare verso<br />
destra o verso sinistra. Tale effetto viene<br />
utilizzato <strong>per</strong> determinare le proprietà<br />
magnetiche, quali il momento magnetico<br />
orbitale o di spin.<br />
Luce di sincrotrone<br />
La luce di sincrotrone è la radiazione<br />
elettromagnetica generata deviando la<br />
traiettoria di particelle cariche (quindi<br />
accelerandole) mediante un sincrotrone,<br />
cioè un particolare tipo di acceleratore<br />
di particelle. La generazione di radiazione<br />
elettromagnetica da parte di una particella<br />
carica accelerata è prevista dalle<br />
leggi <strong>dell</strong>’elettromagnetismo.<br />
45
Le inattese<br />
“pulsazioni”<br />
di una<br />
nana bianca<br />
distante 300<br />
anni luce<br />
Strana fine quella di alcune<br />
stelle: dopo miliardi di anni<br />
di attività nucleare destinate<br />
a restringersi e a spegnersi<br />
lentamente, emettendo luce<br />
bianca a bassissima densità<br />
<strong>per</strong> altrettanti anni. Una<br />
nana bianca appunto,<br />
secondo la definizione degli<br />
astrofisici.<br />
46<br />
&<br />
Futuro<br />
futuribile<br />
PER APPROFONDIMENTI<br />
Elettrodi<br />
ad effetto…<br />
Madeleine<br />
È celebre il passo proustiano<br />
de “À la recherche du temps<br />
<strong>per</strong>du” (“Alla Ricerca del<br />
tempo <strong>per</strong>duto”) in cui al<br />
protagonista torna in mente<br />
il ricordo vivo di un episodio<br />
passato; la memoria riaffiora<br />
assaporando una madeleine,<br />
un dolce che era solito<br />
mangiare da bambino.<br />
PER APPROFONDIMENTI<br />
Questo flebile epilogo di un<br />
passato glorioso potrebbe<br />
non essere del tutto preciso<br />
<strong>per</strong>ò; a farcelo notare è Suzaku,<br />
l’“occhio” ai raggi X<br />
nippo-americano, che ha recentemente<br />
osservato pulsazioni<br />
di raggi X provenienti<br />
da AE Aquarii, una nana<br />
bianca distante più di 300<br />
anni luce dal nostro pianeta.<br />
Un fenomeno tipico di un<br />
altro tipo di stella, definita<br />
pulsar, in quanto caratterizzata<br />
dalle emissioni pulsate<br />
estremamente regolari di radiazione<br />
elettromagnetica. I<br />
due tipi di stella, nana bianca<br />
e pulsar, sono due possibili<br />
evoluzioni finali di una<br />
stella, che dipendono dalla<br />
massa <strong>dell</strong>a stella stessa.<br />
La nana bianca è un corpo<br />
stellare con un raggio molto<br />
corto (circa un centesimo di<br />
quello solare, che è di circa<br />
700.000 km), ma con una<br />
massa paragonabile, caratte-<br />
le news<br />
di Green)<br />
LE PAROLE DELLA SCIENZA<br />
La radiazione termica<br />
La nana bianca nel sistema AE: i due coni di luce<br />
nell’illustrazione raffigurano i fasci di radiazione<br />
elettromagnetica X emessi dal corpo celeste.<br />
La radiazione termica è la radiazione elettromagnetica<br />
emessa da un oggetto a causa <strong>dell</strong>a sua tem<strong>per</strong>atura, ovvero<br />
<strong>dell</strong>’energia cinetica dei suoi costituenti. La relazione<br />
tra lunghezza d’onda più probabile <strong>dell</strong>a radiazione<br />
emessa e la tem<strong>per</strong>atura <strong>dell</strong>’oggetto irraggiante è<br />
espressa dalla legge di Wien, secondo la quale la lunghezza<br />
d’onda è inversamente proporzionale alla tem<strong>per</strong>atura.<br />
http://www.nasa.gov/centers/goddard/news/topstory/2007/whitedwarf_pulsar_prt.htm<br />
La Madeleine del futuro<br />
sarà probabilmente meno<br />
dolce e meno artigianale, e<br />
più simile a dei minuscoli<br />
elettrodi: le capacità mnemoniche<br />
del nostro cervello,<br />
infatti, sembrano aumentare<br />
in seguito a piccole<br />
stimolazioni elettriche di<br />
precisi circuiti neurali nel<br />
cervello, precisamente nell’ipotalamo.<br />
Questo quanto pubblicato<br />
sulla rivista scientifica Annals<br />
of Neurology dal team<br />
canadese di neurologi del<br />
Toronto Western Research<br />
Institute <strong>dell</strong>’Università locale,<br />
che hanno sco<strong>per</strong>to<br />
casualmente l’effetto durante<br />
un trattamento terapeutico<br />
s<strong>per</strong>imentale su di<br />
un paziente affetto da obesità.<br />
Mentre le prestazioni mentali<br />
generali sono rimaste<br />
pressoché immutate, i medici<br />
hanno riscontrato un<br />
sostanziale miglioramento<br />
nelle capacità del paziente<br />
di ricordare gruppi di parole<br />
e situazioni passate, tanto<br />
più grande quanto intensa<br />
la corrente applicata.<br />
http://www.nature.com/news/2008/080129/full/news.2008.538.html<br />
L’ipotesi del team canadese,<br />
capitanato dal neurochirurgo<br />
Andres Lozano (nella<br />
fotografia), è che gli elettrodi<br />
stimolino inavvertitamente<br />
un gruppo di neuroni<br />
conosciuto come fornice,<br />
che attraversa l’ipotalamo<br />
verso l’ippocampo.<br />
Nonostante<br />
lo<br />
studio riguardisolamente<br />
un paziente,
izzata quindi da una densità<br />
molto più elevata (si pensi<br />
che la stessa massa è racchiusa<br />
in un volume un milione<br />
di volte più piccolo di<br />
quello del Sole) e un’accelerazione<br />
di gravità colossale:<br />
7.000.000 m/s2 a fronte dei<br />
circa 10 m/s2 di quella terreste.<br />
In una nana bianca, la<br />
forza gravitazionale che tende<br />
a comprimere la massa è<br />
contrastata da una pressione<br />
degli elettroni conseguente<br />
al principio di esclusione di<br />
Pauli (vedi Green numero 5,<br />
pag. 24), che rende la stella<br />
estremamente stabile; l’alta<br />
tem<strong>per</strong>atura che le caratterizza<br />
(<strong>dell</strong>’ordine dei<br />
100.000 K) è responsabile<br />
<strong>dell</strong>’emissione di radiazione<br />
elettromagnetica bianca (vedi<br />
qui a lato).<br />
La pulsar (pulsating radio<br />
source), invece, è una stella<br />
formata da neutroni compressi<br />
ad una densità straordinaria:<br />
quella che si otterrebbe<br />
comprimendo una<br />
portaerei nel volume di un<br />
granello di sabbia! Nel caso<br />
<strong>dell</strong>a pulsar, infatti, la massa,<br />
equivalente a quella del<br />
Sole, è racchiusa in un volume<br />
1014 volte più piccolo:<br />
un nucleo atomico di soli<br />
neutroni esteso <strong>per</strong> decine di<br />
chilometri insomma. Il tratto<br />
distintivo di questo tipo di<br />
stella è l’emissione di onde<br />
radio e raggi X che vengono<br />
Lozano puntualizzal’importanza<br />
<strong>dell</strong>e<br />
implicazioni:<br />
“Per la prima<br />
volta abbiamo<br />
una finestra<br />
affacciata sul<br />
circuito neurale<br />
<strong>dell</strong>a memoria<br />
umana<br />
– <strong>dell</strong>a quale<br />
si conosce poco – che possiamo<br />
ora raggiungere e<br />
modificare”. Immediata arriva<br />
l’idea di applicazioni<br />
terapeutiche, <strong>per</strong> migliora-<br />
misurati dal nostro pianeta<br />
come fasci di radiazione di<br />
geometria simile ai coni di<br />
luce emessi da un faro (l’effetto<br />
è dovuto al disallineamento<br />
tra l’asse di rotazione<br />
e l’asse del campo magnetico<br />
<strong>dell</strong>a pulsar).<br />
La sco<strong>per</strong>ta del team di<br />
scienziati <strong>dell</strong>a JAXA (l’ente<br />
aerospaziale giapponese)<br />
e <strong>dell</strong>a NASA, che avvicina<br />
il comportamento <strong>dell</strong>e nane<br />
bianche a quello <strong>dell</strong>e pulsar,<br />
è particolarmente importante<br />
poiché alle pulsazioni<br />
<strong>dell</strong>e pulsar sono collegati<br />
i campi magnetici responsabili<br />
<strong>dell</strong>e accelerazioni<br />
nello spazio dei raggi cosmici,<br />
cioè l’insieme <strong>dell</strong>e<br />
radiazioni energetiche a cui<br />
sono esposti tutti i corpi celesti,<br />
compresa la Terra.<br />
“AE Aquarii sembra essere<br />
l’equivalente <strong>per</strong> le nane<br />
bianche di una pulsar,” dice<br />
Yukikatsu Terada, <strong>dell</strong>’Università<br />
giapponese di Saitama<br />
coinvolta nelle osservazioni.<br />
“Poiché le pulsar sono sorgenti<br />
di raggi cosmici, questo<br />
vuol dire che le nane<br />
bianche dovrebbero essere<br />
silenziosi acceleratori di<br />
particelle, che contribuiscono<br />
a molti dei raggi cosmici<br />
di bassa energia presenti<br />
nella nostra galassia”.<br />
Lorenzo De Angeli<br />
re la memoria di individui<br />
affetti da morbo di Alzheimer,<br />
prima che lo stato<br />
avanzato <strong>dell</strong>a malattia distrugga<br />
i circuiti neurali.<br />
.<br />
GIAPPONE<br />
Un composto <strong>per</strong> l’ immagazzinamento<br />
<strong>dell</strong>’idrogeno in autoveicoli<br />
Japan Steel Works Ltd, insieme alla Tohoku University,<br />
ha realizzato un nuovo sistema <strong>per</strong> la fornitura di idrogeno<br />
ai motori <strong>dell</strong>e auto “pulite”. Il prototipo di “serbatoio”<br />
realizzato ha la dimensione di una scatola di fiammiferi<br />
ed è riempito con uno speciale composto di idrogenato<br />
di alluminio in grado di adsorbire idrogeno e di<br />
rilasciarlo quando riscaldato a 80 °C, di rilasciare idrogeno.<br />
Nella versione attuale il sistema è in grado di rilasciare<br />
il 43% in più di idrogeno rispetto a quello prodotto<br />
dalla “classica” lega di lantanio-nickel.<br />
Rispetto, inoltre, ai serbatoi a 350 atm, che necessitano di<br />
strutture metalliche molto robuste e pesanti, attualmente<br />
utilizzati <strong>per</strong> immagazzinare idrogeno sulle autovetture,<br />
il nuovo sistema evidenzia una capacità di immagazzinamento<br />
che è 3,6 volte su<strong>per</strong>iore; esso fornisce quindi alla<br />
vettura, equipaggiata con un serbatoio da 90 litri dal peso<br />
di 100 Kg, un’autonomia di circa 650 Km.<br />
Japan Steel Works sta proseguendo le ricerche soprattutto<br />
nella direzione di abbassare a 60 °C la tem<strong>per</strong>atura<br />
richiesta al composto <strong>per</strong> rilasciare idrogeno.<br />
COREA<br />
Nuovo processo<br />
<strong>per</strong> il trattamento-smaltimento<br />
di rifiuti alimentari<br />
Angelo Volpi (RISeT )<br />
Un nuovo processo di trattamento/smaltimento di rifiuti<br />
organici di origine alimentare è stato messo a punto<br />
all’Università KAIST (Istituto avanzato coreano di<br />
Scienza e Tecnologia di Daejeon) da un team di ricerca<br />
guidato dal prof. Chang Ho-nam. Il processo, denominato<br />
HEROS (Hygienic and hands-free, Energy-saving,<br />
Residuefree, Odor-free, Space-saving system), è a basso<br />
impatto ambientale e consiste in una iniziale fase di separazione<br />
differenziata di fanghi e matrice secca attraverso<br />
sistemi filtranti. Il rifiuto alimentare viene quindi avviato<br />
a un processo biologico e di compattazione, con la eliminazione<br />
finale <strong>dell</strong>a componente umida ed una riduzione<br />
del BOD (Domanda Biochimica di Ossigeno, cioè una<br />
misura del contenuto di materia organica “biodegradabile”)<br />
dei fanghi acquosi separati sotto il valore di 180<br />
mg/litro, contestualmente ad una riduzione <strong>dell</strong>a concentrazione<br />
dei solidi sospesi sotto il valore di 50 mg/litro.<br />
Entrambi i valori risultano compatibili con uno smaltimento<br />
sicuro. L’intero processo è attuato con attrezzature<br />
che trovano spazio nelle abitazioni /edifici (richiesti 16<br />
mq), <strong>per</strong> un trattamento/smaltimento del rifiuto fin dall’origine.<br />
Il nuovo processo elimina i problemi di inquinamento<br />
generato dalle analoghe attrezzature tradizionali di<br />
trattamento di rifiuti in ambiente domestico.<br />
Il processo HEROS sarà montato in prova in 500 abitazioni<br />
private coreane e si valuta che il solo mercato nazionale<br />
possa avere un valore rilevante, corrispondente a 1.000<br />
miliardi di won (1,06 miliardi di dollari statunitensi).<br />
Antonino Tata (RISeT )<br />
47
CURIOSITÀ<br />
48<br />
Ecco <strong>per</strong>ché<br />
la menta è fredda<br />
&<br />
Futuro<br />
futuribile<br />
Svelato finalmente il meccanismo <strong>per</strong> il quale la menta è<br />
fredda, ovvero trovato il recettore TRPM8 coinvolto nella<br />
sensazione di freddo che interagisce con il mentolo! Il<br />
merito è del gruppo del professor David McKemy <strong>dell</strong>’Università<br />
<strong>dell</strong>a Southern California, che ha utilizzato<br />
un topo geneticamente modificato nel quale i neuroni che<br />
esprimono le molecole di TRPM8 includevano anche un<br />
tracciante fosforescente che illuminasse le fibre nervose<br />
sensibili al freddo, che corrono dai neuroni sensoriali spinali<br />
alle terminazioni cutanee. “Gli esseri umani e altri<br />
mammiferi sembrano condividere lo stesso meccanismo”<br />
ha detto McKemy. La piacevole freschezza di una<br />
caramella alla menta, di una lozione antidolorifica o la<br />
puntura del ghiaccio sulla pelle avrebbero dunque tutte a<br />
che fare con lo stesso recettore. La rimozione di tale proteina,<br />
tuttavia, non elimina completamente la <strong>per</strong>cezione<br />
di freddo: quello estremo, infatti, attiva anche circuiti<br />
dolorifici di allarme. Lo studio, pubblicato sulla rivista<br />
scientifica Journal of Neuroscience, ha come obiettivo a<br />
lungo termine quello di studiare i meccanismi molecolari<br />
associati agli organi di senso, nella s<strong>per</strong>anza di sviluppare<br />
farmaci che allevino gli stati cronici di dolore, come<br />
quello <strong>dell</strong>’artrite o <strong>dell</strong>’infiammazione. “Se capiamo<br />
come i neuroni <strong>per</strong>cepiscono il dolore normalmente – ha<br />
affermato McKemy – allora forse possiamo capire <strong>per</strong>ché<br />
<strong>per</strong>cepiamo il dolore quando non dovremmo”.<br />
PER APPROFONDIMENTI http://www.usc.edu/uscnews/stories/14678.html<br />
I verbi<br />
evolvono<br />
come gli<br />
organismi<br />
“La matematica è un<br />
linguaggio” diceva Willard<br />
Gibbs (1839-1903), uno dei<br />
padri <strong>dell</strong>a termodinamica e<br />
<strong>dell</strong>a moderna chimica fisica.<br />
PER APPROFONDIMENTI<br />
“E il linguaggio ha <strong>dell</strong>e leggi<br />
matematiche” aggiungerebbe<br />
Martin A. Nowak, professore<br />
di biologia e matematica<br />
all’Università di Harvard,<br />
che ha racchiuso in una<br />
formula matematica il processo<br />
evolutivo dei verbi irregolari<br />
di lingua inglese, analizzando<br />
il loro comportamento<br />
durante i 1200 anni<br />
passati. La convinzione di<br />
base è che le parole – e in<br />
Nanovalvole<br />
contro<br />
il cancro<br />
L’idea potrebbe rivoluzionare<br />
l’approccio terapeutico al<br />
cancro, una <strong>dell</strong>e malattie<br />
che maggiormente affligge il<br />
genere umano: veicolare,<br />
attraverso nanoparticelle<br />
(1 nanometro = 10 -9 m),<br />
farmaci chemioterapeutici da<br />
rilasciare esattamente dove<br />
necessario, evitando così gli<br />
effetti collaterali del<br />
trattamento tradizionale e<br />
incrementandone l’efficacia.<br />
Gli scienziati <strong>dell</strong>’Università<br />
<strong>dell</strong>a California di Los Angeles<br />
(UCLA), organizzati<br />
all’interno del Centro nanomacchine<br />
<strong>dell</strong>’Istituto di Nanosistemi<br />
(CNSI), stanno<br />
sviluppando la tecnologia<br />
già da diversi anni. Soltanto<br />
recentemente hanno tuttavia<br />
firmato un contratto con la<br />
società privata NanoPacific<br />
Holdings <strong>per</strong> introdurre tali<br />
particolare i verbi – siano<br />
soggette ad un forte processo<br />
di “normalizzazione”, proprio<br />
come i geni e gli organismi.<br />
Lo studio, pubblicato<br />
sulla prestigiosa rivista scientifica<br />
Nature, ha analizzato la<br />
dipendenza tra la “regolarità”<br />
(nel senso grammaticale del<br />
termine) dei verbi inglesi e la<br />
frequenza con cui essi vengono<br />
utilizzati: il risultato è<br />
che l’emivita (vedi box) di un<br />
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nanomacchine sul mercato<br />
entro tre anni e rendere, dunque,<br />
le terapie basate su di<br />
esse maggiormente utilizzate.<br />
Le strutture veicolari includono<br />
nanovalvole a forma<br />
di nido d’ape che possono<br />
essere a<strong>per</strong>te o chiuse<br />
mediante l’interazione con<br />
un fotone di una data frequenza<br />
oppure un agente<br />
chimico, a seconda che il tumore<br />
sia localizzato vicino<br />
alla su<strong>per</strong>ficie <strong>dell</strong>a pelle o<br />
no, rispettivamente. Nel primo<br />
caso vengono utilizzate<br />
molecole “ventola”, che<br />
“soffino” il farmaco fuori<br />
dalla nanoparticella. “Inseriamo<br />
molecole come l’azobenzene<br />
dentro la struttura”<br />
– spiega Jeffrey Zink, codirettore<br />
del centro di ricerca<br />
– “quando vengono esposte<br />
alla luce, esse cominciano<br />
ad oscillare causando l’espulsione<br />
del farmaco”. Per<br />
le neoplasie situate a maggior<br />
profondità, invece, sono<br />
utilizzate sostanze chimiche<br />
che inneschino l’a<strong>per</strong>tura<br />
<strong>dell</strong>a nanomacchina in pre-<br />
verbo irregolare è direttamentente<br />
proporzionale alla<br />
radice quadrata <strong>dell</strong>a sua frequenza<br />
d’uso. In altre parole,<br />
un verbo usato 100 volte meno<br />
di un altro, diventa regolare<br />
con una velocità dieci volte<br />
maggiore. Una parola<br />
molto comune come “be” ha,<br />
ad esempio, un’emivita di<br />
38.800 anni, sufficienti <strong>per</strong><br />
esentarla sostanzialmente dal<br />
processo di regolarizzazione;<br />
http://www.nature.com/nature/journal/v449/n7163/abs/nature06137.html<br />
!
senza di particolari enzimi o<br />
variazioni di pH nell’area<br />
interessata. I punti di forza<br />
<strong>dell</strong>a terapia sarebbero la<br />
drastica riduzione <strong>dell</strong>a dose<br />
di farmaco somministrata ai<br />
pazienti, che verrebbe ridotta<br />
di cento o addirittura<br />
mille volte, e l’inattività nei<br />
confronti <strong>dell</strong>e cellule sane.<br />
Tuttavia, a questi vantaggi<br />
potrebbero aggiungersene<br />
anche altri: lo sviluppo <strong>dell</strong>a<br />
tecnologia potrebbe <strong>per</strong>met-<br />
PER APPROFONDIMENTI<br />
E la nave va…<br />
Un immenso<br />
aquilone<br />
che fa<br />
risparmiare<br />
fino al 50 %<br />
di carburante<br />
“The answer, my friend, is<br />
blowing in the wind”<br />
cantava un tempo Bob<br />
Dylan, ispirando e dando<br />
s<strong>per</strong>anza agli animi di<br />
beatniks e pacifisti. Quasi<br />
cinquant’anni dopo è lo stesso<br />
vento ad infondere un po’ di<br />
ottimismo sul futuro<br />
energetico del nostro pianeta,<br />
adesso che l’energia eolica può<br />
essere impiegata anche nel<br />
trasporto marittimo grazie<br />
alla tecnologia sviluppata<br />
dall’azienda tedesca SkySails.<br />
il verbo “shrive”, invece, ha<br />
un’emivita di soli 300 anni,<br />
vale a dire verrà regolarizzato<br />
tra non molto tempo. “L’analisi<br />
matematica di questa<br />
evoluzione linguistica - ha<br />
affermato Erez Liebermann,<br />
collaboratore di Nowak - rivela<br />
che i verbi irregolari si<br />
comportano in modo tale da<br />
<strong>per</strong>metterci previsioni sui futuri<br />
stadi <strong>dell</strong>a loro traiettoria<br />
evolutiva”.<br />
tere infatti l’impiego di<br />
alcuni farmaci antitumorali<br />
fino ad ora inutilizzabili, come<br />
la camptotecina, al momento<br />
di difficile somministrazione<br />
in quanto di bassa<br />
solubilità nel sangue.<br />
Oltre a tali promettenti applicazioni,<br />
la collaborazione<br />
si propone di estendere le<br />
competenze sviluppate anche<br />
ad altri campi di<br />
utilizzo, quali la cosmetica<br />
o l’elettronica.<br />
www.cnsi.ucla.edu<br />
http://stoddart.chem.ucla.edu<br />
Il vento del cantautore americano<br />
era un soffio consolatore<br />
che suggeriva risposte<br />
sul futuro <strong>dell</strong>’umanità,<br />
quello di SkySails è il vento<br />
che potrebbe dare risposta<br />
parziale al problema energetico<br />
globale, un vento potente<br />
e veloce di alta quota<br />
che viene utilizzato <strong>per</strong> il<br />
traino di navi mercantili,<br />
tramite un gigantesco aquilone<br />
di dimensione variabile<br />
dai 150 ai 600 metri quadrati,<br />
dispiegato tra i 100 e i<br />
300 metri di altezza.<br />
L’idea è semplice ma d’impatto:<br />
affiancare al motore<br />
principale a combustione la<br />
propulsione eolica, molto<br />
più economica e ad impatto<br />
ambientale nullo. Con risultati<br />
tutt’altro che trascurabili:<br />
riduzione dei costi dal 10<br />
al 35% e del consumo di<br />
carburante fino al 50%, secondo<br />
quanto dichiarato<br />
Che cos’è<br />
l’emivita<br />
Il concetto di emivita, qui<br />
utilizzato in campo linguistico-matematico,<br />
deriva dal<br />
linguaggio <strong>dell</strong>a fisica ed indica<br />
il tempo occorrente<br />
<strong>per</strong>ché la metà degli atomi<br />
di un campione puro di un<br />
elemento radioattivo decada<br />
in un altro elemento. Pertanto,<br />
è una misura generale<br />
<strong>dell</strong>a stabilità di tale elemento:<br />
maggiore l’emivita,<br />
maggiore è la stabilità.<br />
Olio combustibile “bunker”<br />
Il carburante utilizzato <strong>per</strong> la propulsione <strong>dell</strong>e navi è generalmente<br />
definito olio combustibile “bunker”, dal nome<br />
dei contenitori nei quali è depositato nei porti. Il combustibile<br />
“bunker” appartiene alla famiglia dei distillati pesanti<br />
ottenuti dal petrolio e viene classificato in varie categorie,<br />
in base alla lunghezza <strong>dell</strong>a catena di atomi di<br />
carbonio che lo costituiscono, da 20 a 70 circa (C 20-C 70).<br />
Per avere un termine di confronto, la benzina è formata<br />
<strong>per</strong> la maggior parte da C 6-C 8, il gasolio (altrimenti detto<br />
nafta), invece, prevalentemente da C 13-C 18.<br />
dall’azienda. La portata <strong>dell</strong>a<br />
tecnologia SkySails non è<br />
di impatto ambientale trascurabile,<br />
se si tiene in<br />
considerazione, seguendo<br />
quanto detto dalla casa tedesca,<br />
che il trasporto marittimo,<br />
con un consumo annuale<br />
di circa 200-250 milioni<br />
di tonnellate di petrolio<br />
e un’emissione di circa<br />
di 600-800 milioni di tonnellate<br />
di anidride carbonica,<br />
contribuisce a circa il<br />
5% <strong>dell</strong>e emissioni globali,<br />
il doppio rispetto a quelle<br />
provenienti dal trasporto aereo.<br />
Utilizzare l’energia eolica<br />
come propulsione <strong>per</strong> una<br />
nave non è certo un’invenzione<br />
dei tempi moderni:<br />
ciò che è innovativo e che<br />
rende competitiva la tecnologia,<br />
rispetto alla navigazione<br />
a vela tradizionale, è<br />
di utilizzare un aquilone dispiegato<br />
in alta quota, dove<br />
i venti sono più veloci di circa<br />
il 10-20%, a causa <strong>dell</strong>’assenza<br />
di frizione con la<br />
su<strong>per</strong>ficie marina e terre-<br />
stre. La velocità del vento è<br />
particolarmente rilevante<br />
dal momento che il potere<br />
di trazione di un aquilone è<br />
proporzionale al quadrato di<br />
tale quantità: questo significa,<br />
ad esempio, che laddove<br />
la velocità <strong>dell</strong>e raffiche raddoppia,<br />
il potere trainante<br />
<strong>dell</strong>’aquilone quadruplica!<br />
Non è finita qui: la tecnologia<br />
sviluppata <strong>per</strong>mette di<br />
utilizzare vele relativamente<br />
poco estese, minimizza l’inclinazione<br />
<strong>dell</strong>o scafo e<br />
consente, attraverso un profilo<br />
aerodinamico apposito,<br />
l’utilizzo del sistema non<br />
soltanto con vento di poppa,<br />
ma anche con vento laterale.<br />
All’azienda amburghese<br />
non sono mancati i riconoscimenti:<br />
primo fra tutti il<br />
“Premio <strong>per</strong> l’Innovazione<br />
<strong>dell</strong>’Economia Tedesca”,<br />
che vanta una giuria presieduta<br />
dal premio Nobel <strong>per</strong><br />
la Fisica 1985 Klaus von<br />
Klitzing e dal Presidente<br />
<strong>dell</strong>’Istituto Fraunhofer<br />
Hans-Joerg Bullinger.<br />
Lorenzo De Angeli<br />
49
50<br />
Ecosistemi<br />
a rischio:<br />
verso il punto<br />
di non ritorno?<br />
Si pensi ad un pesante<br />
pullman che, uscito di strada,<br />
rimanga sospeso in <strong>per</strong>fetto<br />
ma precario equilibrio<br />
sull’orlo di un precipizio; e si<br />
immagini ora di aggiungere<br />
soltanto un sassolino molto<br />
leggero dalla parte che si<br />
affaccia sullo strapiombo.<br />
Anche un ciottolo così<br />
minuscolo sarebbe sufficiente<br />
a sbilanciare il veicolo, che<br />
precipiterebbe<br />
irrimediabilmente.<br />
PER APPROFONDIMENTI<br />
L’intrusa<br />
<strong>dell</strong>a Via<br />
Lattea<br />
tradita dalla<br />
giovane età:<br />
“solo” 35<br />
milioni di anni<br />
Si pensava che fosse una <strong>dell</strong>e<br />
nostre, che appartenesse anche<br />
lei come il nostro Sole alla<br />
Via Lattea, ma alla fine è<br />
stata smascherata: He 0437-<br />
5439, la stella sco<strong>per</strong>ta nel<br />
2005 dagli astronomi<br />
<strong>dell</strong>’Osservatorio Europeo<br />
Meridionale (ESO), è<br />
un’intrusa.<br />
PER APPROFONDIMENTI<br />
&<br />
Futuro<br />
futuribile<br />
Simile potrebbe essere il destino<br />
di alcuni ecosistemi<br />
del nostro pianeta, secondo<br />
lo studio pubblicato sulla rivista<br />
scientifica statunitense<br />
Proceedings of the National<br />
Academy of Sciences Journal<br />
da un team internazionale<br />
di es<strong>per</strong>ti, tra cui Tim<br />
Lenton, professore di Scienze<br />
Ambientali all’Università<br />
di East Anglia, nel Regno<br />
Unito.<br />
L’opinione si discosta da<br />
quella generale del Pannello<br />
sui Cambiamenti Climatici<br />
(IPCC) che tende (con eccezioni)<br />
a vedere il cambiamento<br />
di stato dei sistemi<br />
ambientali terrestri come un<br />
processo graduale, lineare<br />
in termini matematici, cioè<br />
con una risposta proporzio-<br />
http://researchpages.net/ESMG/people/tim-lenton/tipping-points<br />
L’ha tradita la sua giovane<br />
età, “solo” 35 milioni di anni,<br />
e l’enorme velocità con<br />
cui si sposta verso lo spazio<br />
intergalattico, 2,6 milioni di<br />
chilometri l’ora. La stella ha<br />
una massa pari a circa otto<br />
volte quella del Sole e dista<br />
circa 200.000 anni-luce (distanza<br />
<strong>per</strong>corsa dalla luce in<br />
un anno, circa diecimila miliardi<br />
di chilometri) dal pianeta<br />
Terra. In seguito al primo<br />
avvistamento di He<br />
0437-5439, gli astronomi<br />
avevano ritenuto che provenisse<br />
dal centro <strong>dell</strong>a Via<br />
Lattea; ciò era tuttavia in<br />
contraddizione col fatto che<br />
la nostra “straniera” avrebbe<br />
dovuto impiegare 100<br />
milioni di anni <strong>per</strong> viaggiare<br />
dal centro <strong>dell</strong>a galassia al<br />
nale alla causa che lo genera.<br />
Questo poiché l’IPCC considera,<br />
nelle proprie analisi,<br />
punto in cui è stata osservata,<br />
un tempo ben tre volte<br />
su<strong>per</strong>iore alla sua età. Da<br />
qui lo scetticismo e l’esame<br />
<strong>dell</strong>a composizione <strong>dell</strong>a<br />
stella, analizzando lo spettro<br />
di radiazione elettromagnetica<br />
proveniente dal corpo<br />
celeste <strong>per</strong> determinarne la<br />
composizione chimica. È<br />
l’attesa sco<strong>per</strong>ta, fatta dagli<br />
astronomi americani <strong>dell</strong>a<br />
Carnegie Institution in collaborazione<br />
con la Queen's<br />
University di Belfast: He<br />
0437-5439 ha una composizione<br />
più simile a quella<br />
<strong>dell</strong>e stelle che popolano la<br />
Grande Nube di Magellano.<br />
Questa galassia nana è visibile<br />
ad occhio nudo, un flebile<br />
corpo luminoso nel cielo<br />
notturno <strong>dell</strong>’emisfero<br />
http://www.ciw.edu/news/hy<strong>per</strong>fast_star_proven_be_alien<br />
le news<br />
di Green)<br />
fenomeni naturali (quali<br />
tem<strong>per</strong>atura o livello del<br />
mare) mediati su lunghe<br />
scale spaziali e temporali,<br />
australe, lontano 157.000<br />
anni-luce. I ricercatori, coordinati<br />
da Alceste Bonanos<br />
e Mercedes Lopez-Morales,<br />
hanno pubblicato sulla rivista<br />
Astrophysical Journal<br />
Letters, oltre alle osservazioni<br />
s<strong>per</strong>imentali, anche<br />
un’ipotesi che spiega l’incredibile<br />
velocità <strong>dell</strong>a stella:<br />
l’accelerazione dovuta<br />
all’interazione con un buco<br />
nero su<strong>per</strong>massivo (SM-<br />
BH), un corpo celeste con<br />
massa pari a oltre un milione<br />
di volte quella del Sole.<br />
La stella, in altre parole,<br />
avrebbe fatto parte di un sistema<br />
binario che, interagendo<br />
con il presunto buco<br />
nero, si sarebbe disgregato:<br />
He 0437-5439 sarebbe stata<br />
fiondata nelle vastità
Circolazione<br />
termoalina<br />
Circolazione globale <strong>dell</strong>e<br />
masse d’acqua oceaniche a<br />
causa <strong>dell</strong>a variazione <strong>dell</strong>a<br />
densità <strong>dell</strong>e stesse, determinata<br />
dalla loro tem<strong>per</strong>atura<br />
(termo-) e salinità (-alina).<br />
che non evidenziano il potenziale<br />
carattere esplosivo<br />
di alcuni specifici eventi,<br />
antropogenici (vale a dire<br />
causati dall’uomo) e non,<br />
responsabili di una possibile<br />
mutazione repentina.<br />
Le componenti del sistema<br />
Terra che possono passare<br />
ad uno stato qualitativo differente<br />
in seguito a piccole<br />
<strong>per</strong>turbazioni sono definite<br />
“elementi di capovolgimento”<br />
(tipping elements) e il<br />
punto critico a cui avviene<br />
la transizione tra i due stati<br />
“punto di capovolgimento”<br />
(tipping point).<br />
Esempi “storici” sarebbero<br />
il Massimo Termico del Paleocene-Eocene,<br />
in cui la<br />
tem<strong>per</strong>atura media si innalzò<br />
di 4-5 °C all’Equatore<br />
<strong>dell</strong>o spazio, mentre la sua<br />
sfortunata compagna sarebbe<br />
stata inghiottita dall’enorme<br />
massa gravitazionale.<br />
L’ipotesi è particolarmente<br />
interessante in quanto<br />
indicherebbe l’esistenza<br />
di un buco nero su<strong>per</strong>massivo<br />
nella Grande Nube di<br />
Magellano, una <strong>dell</strong>e galassie<br />
più vicine alla nostra.<br />
e 8-10 °C ai Poli in seguito<br />
al rilascio di 1.500-4.500 Pg<br />
(1 Pg = 1 petagrammo =<br />
1015 g, cioè 1.000 miliardi<br />
di kg) di carbone fossile, o<br />
la Grande Ossidazione, vale<br />
a dire il primo grande aumento<br />
di ossigeno atmosferico,<br />
avvenuto 2,4 miliardi<br />
di anni fa.<br />
Un caso recente di tipping<br />
element, invece, sarebbe il<br />
buco <strong>dell</strong>’ozono, dal momento<br />
che il disgregarsi <strong>dell</strong>o<br />
strato procede rapidamente<br />
una volta sorpassata<br />
una soglia critica di concentrazione<br />
di cluorofluorocarburi<br />
rilasciati in atmosfera.<br />
Molti ambienti terrestri, come<br />
i ghiacci <strong>dell</strong>a Groenlandia,<br />
la foresta amazzonica o<br />
la circolazione termoalina<br />
atlantica, sarebbero già a rischio:<br />
<strong>per</strong> tali ambienti, infatti,<br />
l’aumento di tem<strong>per</strong>atura<br />
previsto <strong>per</strong> i prossimi<br />
cento anni sarebbe sufficiente<br />
a raggiungere il tipping<br />
point, come mostrato<br />
nel grafico a lato, in cui sono<br />
riportati gli “elementi di<br />
capovolgimento” nel sistema<br />
climatico terrestre e le<br />
stime di surriscaldamento<br />
globale che li potrebbe innescare.<br />
Quale che sia la provenienza<br />
<strong>dell</strong>a nostra intrusa,<br />
non rimarrà con noi a lungo:<br />
si muove così velocemente<br />
che l’attrazione gravitazionale<br />
<strong>dell</strong>a Via Lattea<br />
è troppo debole <strong>per</strong><br />
contenerla al proprio interno<br />
e <strong>per</strong> evitare il suo allontanamento<br />
nello spazio<br />
intergalattico.<br />
Lorenzo De Angeli<br />
Il nome <strong>dell</strong>e stelle…<br />
L’unica organizzazione a cui è riconosciuto dalla comunità<br />
scientifica internazionale il diritto di nominare<br />
le stelle è l’Unione Astronomica Internazionale<br />
(IAU). Alcune società private rilasciano tuttavia, sotto<br />
pagamento, certificati che dimostrerebbero l’assegnazione<br />
di un determinato nome ad una particolare stella;<br />
tale pratica non è riconosciuta dall’IAU e <strong>per</strong>tanto<br />
tali nomi non vengono utilizzati dagli astronomi.<br />
Errata corrige<br />
Su gentile segnalazione dei nostri lettori,<br />
poniamo qui rimedio alle seguenti imprecisioni<br />
apparse sugli scorsi numeri di<br />
Green:<br />
n. 11 Gennaio-Febbraio 2008<br />
A pag. 42, colonna di sinistra. La didascalia <strong>dell</strong>a foto<br />
è ovviamente errata. Quello di Albert Sabin è un vaccino<br />
antipolio vivo somministrato <strong>per</strong> via orale. Lo<br />
scienziato che sta iniettando il vaccino antipolio inattivato<br />
al “piccolo eroe” Randall Kerr è quindi il suo<br />
stesso scopritore: Jonas Salk.<br />
n. 9 Ottobre 2007<br />
A pag. 27 nel box in basso nella colonna di destra si<br />
parla degli enantiomeri <strong>dell</strong>'acido lattico: "capacità di<br />
ruotare il piano <strong>dell</strong>a luce polarizzata (verso destra,<br />
forma D, o verso sinistra, forma L)".<br />
In realtà ci sono diverse definizioni di enantiomeri<br />
corrispondenti: la forma D o L è definita in base alla<br />
geometria e simmetria <strong>dell</strong>a molecola basata su semplici<br />
molecole chirali che fungono da mo<strong>dell</strong>o come la<br />
gliceraldeide (<strong>per</strong> gli zuccheri) e la serina (<strong>per</strong> gli aminoacidi).<br />
Le forme + o – (più o meno), che non hanno<br />
corrispondenza con le precedenti, sono definite in<br />
base alla rotazione del piano <strong>dell</strong>a luce polarizzata,<br />
<strong>per</strong> convenzione saranno + se la rotazione è in senso<br />
orario e – nel caso opposto.<br />
Esistono ancora altre definizioni che qui tralasciamo.<br />
n. 4 Marzo 2007<br />
A pag. 47 nel riquadro “Le Parole <strong>dell</strong>a Scienza” è<br />
necessario un breve chiarimento <strong>per</strong> quanto concerne<br />
gli omega-3.<br />
Si tratta di una categoria di acidi grassi insaturi essenziali<br />
presenti nelle membrane cellulari e necessari al<br />
loro corretto funzionamento ed integrità. Il residuo<br />
carbossilico (-COOH), tipico degli acidi, <strong>per</strong> definizione<br />
legato al carbonio iniziale (detto “alfa”, dalla<br />
prima lettera <strong>dell</strong>’alfabeto greco, α), il doppio legame<br />
carbonio-carbonio (C=C), caratteristico degli acidi<br />
grassi insaturi omega-3, si trova nella terminazione<br />
opposta <strong>dell</strong>a molecola al terzo carbonio a partire da<br />
quello terminale (detto “omega”, dall’ultima lettera<br />
<strong>dell</strong>’alfabeto greco, ω).<br />
In un omega-3 con 18 atomi di carbonio, quindi, il<br />
doppio legame si troverà tra il quindicesimo e il sedicesimo<br />
carbonio. Considerazioni simili valgono <strong>per</strong><br />
gli acidi grassi essenziali omega-6.<br />
n. 3 Gennaio- Febbraio 2007<br />
A pag. 16 e 17 quella indicata come “reazione di Friedel<br />
Craft”, dal nome dei due scienziati che l’hanno<br />
descritta nel 1877, Charles Friedel and James Crafts,<br />
deve essere correttamente indicata come “reazione di<br />
Friedel-Crafts”.<br />
51
Lord William Thomson Kelvin (Belfast 26 giugno 1824 - Netherhall 17 dicembre 1907)<br />
“<br />
“Io affermo che quando voi potete misurare ed esprimere in numeri ciò di cui state parlando,<br />
solo allora sapete effettivamente qualcosa; ma quando non vi è possibile esprimere<br />
numericamente l’oggetto <strong>dell</strong>a vostra indagine, insoddisfacente ne è la vostra conoscenza<br />
e scarso il vostro progresso dal punto di vista scientifico<br />
Karl Blechen (Cottbus 1797 - Berlino 1840) - Costruendo il ponte del diavolo, 1833, olio su tela, Neue<br />
Pinakothek, Monaco