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e dell - Inca - Consorzio Interuniversitario Chimica per l'Ambiente

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Un “ponte” tra i ricercatori e la società<br />

<strong>per</strong> essere protagonisti nel mondo che cambia<br />

12<br />

Marzo 2008<br />

La Scienza<br />

al servizio<br />

<strong>dell</strong>’ Uomo<br />

e<br />

<strong>dell</strong>’Ambiente<br />

Piogge acide<br />

Allarme salute<br />

e<br />

inquinamento<br />

Attrazioni magnetiche<br />

Frontiere<br />

<strong>dell</strong>a scienza<br />

e innovazione<br />

Parola di prof<br />

Valutazione e merito:<br />

regole trasparenti<br />

<strong>per</strong> il bene comune<br />

Personaggi<br />

in primo piano<br />

A colloquio con<br />

padre Roberto<br />

Busa, 95 anni,<br />

il pioniere<br />

<strong>dell</strong>a linguistica<br />

informatica<br />

Molecole piccanti<br />

Abitudini<br />

alimentari<br />

mondiali<br />

Prezzo di un numero euro 3,00 - Periodico mensile d’informazione edito dal <strong>Consorzio</strong> <strong>Interuniversitario</strong> Nazionale “La <strong>Chimica</strong> <strong>per</strong> l’Ambiente“ (INCA) - Anno III, N. 12, Marzo 2008<br />

www.green.incaweb.org COPIA OMAGGIO


2<br />

Scambio di idee<br />

con Piero Tundo<br />

Tutti noi abbiamo es<strong>per</strong>ienza che le prove cui siamo<br />

sottoposti durante la nostra vita sono momenti cui<br />

segue un cambiamento che spesso è positivo. Anche<br />

quelle dolorose, come sanno i genitori quando i piccoli si<br />

ammalano: dopo il morbillo e la varicella, il piccolo sembra<br />

più adulto ed è realmente cresciuto.<br />

In seguito al su<strong>per</strong>amento di un ostacolo, la realtà ci si<br />

propone in maniera diversa e la affrontiamo più consapevoli<br />

e con differenti intenti.<br />

Un’altra considerazione, molto legata alla prima, è la<br />

necessità che noi sentiamo di un giudizio esterno,<br />

che conforti le nostre scelte. La sola<br />

autoreferenzialità produce disastri <strong>per</strong>ché non comporta un<br />

confronto e un’armonizzazione con i nostri simili; si può<br />

anche dire, estendendo questo concetto, che la valutazione<br />

con le prove ad essa associate, spesso difficili, fa parte di un<br />

processo virtuoso ed è un indice <strong>dell</strong>a maturità di una<br />

società: i regimi totalitari sono caratterizzati da una<br />

selezione non basata su una valutazione di merito; il<br />

giudizio – che pur sempre verrà - <strong>per</strong> tali regimi spesso<br />

arriva in forma violenta attraverso guerre e sollevamenti<br />

civili. Che tipo di valutazione allora? La tipologia dei<br />

giudizi è molto variegata e dipende dalla storia, dalla cultura<br />

e dalla tradizione. Ma il grado di confidenzialità e di<br />

affabilità, amichevolezza, non gendarmesca, ma<br />

promuovente come viene fatto il giudizio nella valutazione -<br />

a cui segue il riconoscimento del merito, e quindi la<br />

promozione - è un indice <strong>dell</strong>a maturità e <strong>dell</strong>a civiltà di una<br />

società e di un popolo. A questo occorre quindi mirare <strong>per</strong><br />

affermare la democrazia: rendere le regole trasparenti e le<br />

prove utili, non <strong>per</strong> selezionare il più forte, ma <strong>per</strong><br />

riconoscere una maggiore autorità a chi o<strong>per</strong>a correttamente<br />

<strong>per</strong> il bene comune.<br />

Come <strong>per</strong> i bambini la guarigione dopo una malattia,<br />

l’autorità conferita attraverso un processo di<br />

valutazione trasparente e necessariamente sofferto,<br />

oltre che procurare soddisfazioni, apre un nuovo significato<br />

alla nostra esistenza.<br />

Così avviene anche nella scienza; il piacere <strong>dell</strong>a ricerca e<br />

l’emulazione nel sa<strong>per</strong>e scientifico hanno reso necessario<br />

sin dall’inizio adottare metodi di analisi e di giudizio<br />

Parola di Prof<br />

Valutazione e merito:<br />

regole trasparenti<br />

<strong>per</strong> il bene comune<br />

Scrivete a: redazione@green.incaweb.org<br />

condivisi: a causa del numero elevatissimo dei dati, dei<br />

risultati e <strong>dell</strong>a pluralità degli attori coinvolti, le discipline<br />

scientifiche devono affidarsi al giudizio critico degli es<strong>per</strong>ti,<br />

secondo procedure e criteri comuni, <strong>per</strong> condividere i<br />

risultati senza polemica.<br />

La valutazione <strong>dell</strong>a ricerca svolta dalle Università e<br />

dagli Enti di ricerca italiani, con un po’ di ritardo<br />

rispetto alle altre Università europee, è iniziata nel<br />

2003 da parte del Ministero <strong>dell</strong>’Istruzione, <strong>dell</strong>’Università<br />

e <strong>dell</strong>a Ricerca, con l’istituzione del Comitato di indirizzo<br />

<strong>per</strong> la valutazione <strong>dell</strong>a ricerca, CIVR; attraverso la<br />

trasparenza <strong>dell</strong>e linee guida e il lavoro di referee italiani e<br />

stranieri, il CIVR ha valutato 77 Università, 12 Enti<br />

pubblici di ricerca e 13 Istituzioni private di ricerca, <strong>per</strong> le<br />

ricerche da loro svolte negli anni 2001-2003.<br />

I risultati di questo lavoro sono pubblici ed sono<br />

consultabili al link http://vtr2006.cineca.it/<br />

Alcuni risultati del CIVR sono <strong>per</strong> noi importanti,<br />

<strong>per</strong>ché ci indicano l’eccellenza <strong>dell</strong>a ricerca nelle<br />

aree scientifiche di matematica, fisica, chimica,<br />

scienze <strong>dell</strong>a terra, biologia, medicina, nanoscienza, beni<br />

culturali e sostenibilità.<br />

Con l’intento di fare cosa utile a voi, studenti che state<br />

scegliendo se intraprendere o no una carriera di studi<br />

universitaria, inizieremo da questo numero la<br />

pubblicazione di articoli provenienti dagli Istituti di ricerca<br />

che si sono distinti con una qualità di eccellenza nella<br />

valutazione del CIVR.<br />

Vogliamo in tal modo offrire una visione oggettiva,<br />

basata su una valutazione istituzionalmente<br />

condivisa, sulle grandi opportunità che la ricerca<br />

scientifica italiana offre nel contesto <strong>dell</strong>a ricerca europea.<br />

Ci auguriamo che voi possiate scegliere, nell’ambito del<br />

vostra aspirazione, la migliore destinazione <strong>per</strong> investire<br />

nel vostro futuro. Il primo di questi articoli è di Dante<br />

Gatteschi, professore di <strong>Chimica</strong> inorganica all’Università<br />

di Firenze e direttore del <strong>Consorzio</strong> interuniversitario<br />

nazionale <strong>per</strong> la scienza e tecnologia dei materiali<br />

(INSTM). Il suo articolo è a pagina 30.<br />

Buona lettura.


Aurora boreale<br />

“Attrazioni magnetiche” (vedi servizio pag. 32): variazioni sul tema <strong>dell</strong>’aurora boreale<br />

nell’interpretazione di Ornella Erminio.<br />

Sommario<br />

L’intervista Scienze linguistiche & Informatica. Rovesciando Babele.<br />

Incontro con padre Roberto Busa pag. 4<br />

sommario<br />

Sapori & <strong>Chimica</strong> Molecole… piccanti. La storia e le proprietà<br />

del pe<strong>per</strong>oncino e del pepe pag. 10<br />

DOSSIER Corrosive rain. Le piogge acide.<br />

Salute, vegetazione e monumenti a rischio pag. 18<br />

Scienza & Innovazione Attrazioni magnetiche. Nuove frontiere del magnetismo pag. 32<br />

Futuro & Futuribile Le news di Green dall’Italia e dal mondo pag. 46<br />

Olimpiadi <strong>dell</strong>a Scienza<br />

Studenti, partecipate al ConcorsoGreen Scuola 2008 promosso dal <strong>Consorzio</strong> INCA e<br />

dalla nostra rivista in collaborazione con il Ministero <strong>dell</strong>a Pubblica Istruzione sul tema<br />

“Energie alternative e ambiente. La produzione sostenibile di energia”.<br />

Scadenza <strong>per</strong> l’invio degli elaborati 30 aprile 2008.<br />

Informazioni, regolamento e scheda di partecipazione:<br />

www.incaweb.org www.green.incaweb.org<br />

12<br />

Green<br />

Periodico mensile<br />

La Scienza<br />

al servizio<br />

d’informazione<br />

<strong>dell</strong>’Uomo<br />

del <strong>Consorzio</strong><br />

e <strong>dell</strong>’Ambiente <strong>Interuniversitario</strong><br />

Nazionale<br />

Marzo<br />

La <strong>Chimica</strong><br />

2008<br />

<strong>per</strong> l’Ambiente<br />

(INCA)<br />

Direzione e redazione: Viale Luigi Pasteur, 33 - 00144 Roma, tel. 06 54 22 07 10 - tel./fax 06 59 26 10 3<br />

E-mail: redazione@green.incaweb.org - Sito internet: www.green.incaweb.org<br />

Amministrazione: <strong>Consorzio</strong> <strong>Interuniversitario</strong> Nazionale “La <strong>Chimica</strong> <strong>per</strong> l’Ambiente” (INCA)<br />

Via <strong>dell</strong>e Industrie, 21/8 - 30175 Marghera (VE)<br />

telefono 041 23 46 611 - fax 041 23 46 602 - e-mail: info_INCA@unive.it<br />

Registrazione al Tribunale di Venezia n. 20 del 15 luglio 2006 - Stampa: Grafiche Seregni, Paderno Dugnano (Milano)<br />

Direttore<br />

Piero Tundo<br />

Comitato scientifico<br />

Angelo Albini,<br />

Università di Pavia<br />

Sergio Auricchio,<br />

Politecnico di Milano<br />

Attilio Citterio,<br />

Politecnico di Milano<br />

Lucio Previtera,<br />

Università di Napoli Federico II<br />

Direttore responsabile<br />

Gino Banterla<br />

Coordinatore di redazione<br />

Fulvio Zecchini<br />

Comitato redazionale<br />

Antonella Americo<br />

Chiara Palmieri<br />

Progetto grafico e impaginazione<br />

Graficatorri - Franco Malaguti<br />

e-mail: graficatorri@tin.it<br />

Concessionaria <strong>per</strong> la pubblicità<br />

su “Green”<br />

Marketing Planet Media<br />

Tel. 039. 23 08 568<br />

Fax 039. 23 08 576<br />

Via Vittorio Emanuele, 15<br />

20052 Monza (MI)<br />

E-mail:<br />

mktplanet@mktplanet.it<br />

Web:<br />

www.mktplanetmedia.it<br />

Per abbonamenti e arretrati<br />

scrivete a:<br />

redazione@green.incaweb.org<br />

© <strong>Consorzio</strong> INCA, 2008.<br />

Tutti i diritti sono riservati. La presente<br />

pubblicazione, tutta o in parte, non può<br />

essere riprodotta o trasmessa in nessuna<br />

forma e con nessun mezzo, elettronico,<br />

meccanico, fotocopia, registrazione o altro,<br />

senza l’autorizzazione scritta <strong>dell</strong>’editore.<br />

L’editore, nell’ambito <strong>dell</strong>e leggi<br />

sul copyright, è a disposizione degli aventi<br />

diritto che non si sono potuti rintracciare.<br />

3


Scienze linguistiche & Informatica<br />

Rovesciando<br />

Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole.<br />

Emigrando dall’oriente gli uomini capitarono in una pianura<br />

nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l’un l’altro:<br />

“Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco”. Il mattone<br />

servì loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero:<br />

“Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi<br />

il cielo e facciamoci un nome, <strong>per</strong> non dis<strong>per</strong>derci su tutta la<br />

terra”. Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli<br />

uomini stavano costruendo. Il Signore disse: “Ecco, essi sono<br />

un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l’inizio<br />

<strong>dell</strong>a loro o<strong>per</strong>a e ora quanto avranno in progetto di fare non<br />

sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la<br />

loro lingua, <strong>per</strong>ché non comprendano più l’uno la lingua<br />

<strong>dell</strong>’altro”. Il Signore li dis<strong>per</strong>se di là su tutta la terra ed essi<br />

cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele,<br />

<strong>per</strong>ché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il<br />

Signore li dis<strong>per</strong>se su tutta la terra.<br />

Babele<br />

4<br />

di Gino Banterla<br />

Pieter Bruegel<br />

il Vecchio<br />

(1525-1569),<br />

La Torre di<br />

Babele.<br />

Padre Roberto Busa, rileggendo il celebre<br />

brano <strong>dell</strong>a Genesi (11, 1-9) viene<br />

spontaneo interrogarsi sul senso<br />

di Babele oggi. Nei primi anni del terzo<br />

millennio dopo Cristo viviamo<br />

tante “babele”: <strong>dell</strong>a comunicazione,<br />

dei valori, <strong>dell</strong>’economia, oltre che <strong>dell</strong>e<br />

lingue. La scienza nell’ultimo secolo ha<br />

fatto progressi giganteschi, eppure siamo<br />

nella stessa situazione descritta dalla Bibbia.<br />

Gli uomini con le loro invenzioni vogliono<br />

toccare il cielo, ma si trovano “dis<strong>per</strong>si<br />

sulla terra”, disorientati e spesso incapaci<br />

di capirsi e di comunicare tra loro.<br />

Quale è il ruolo <strong>dell</strong>a lingua e <strong>dell</strong>e lingue<br />

nella società globalizzata?


o<br />

Padre Roberto Busa,<br />

pioniere <strong>dell</strong>a<br />

linguistica informatica<br />

Dai calcolatori a schede <strong>per</strong>forate ai bit<br />

Padre Busa<br />

davanti allo<br />

scaffale nel<br />

quale sono<br />

raccolti i 56<br />

volumi del<br />

suo Index<br />

Thomisticus.<br />

Le interviste di Green<br />

San Tommaso d’Aquino diceva che la lingua,<br />

cioè il parlare, è un atto d’amore <strong>per</strong> il<br />

prossimo e che la menzogna è <strong>per</strong> questo un<br />

peccato contro la natura. Senza sincerità e<br />

senza trasparenza non si è galantuomini.<br />

Parlare, comunicare deve essere prima di tutto<br />

e sopra tutto un atto d’amore. Mettiamocelo<br />

bene in testa… .<br />

■ Lei è il pioniere <strong>dell</strong>a linguistica computazionale,<br />

alla quale ha dedicato sessant’anni<br />

di ricerche. E il 28 gennaio scorso<br />

– guarda caso, proprio nel giorno che la<br />

Chiesa dedica a San Tommaso – ha presentato<br />

pubblicamente a Milano il Progetto<br />

LD (Lingue disciplinate), che si propone<br />

di vincere una <strong>dell</strong>e sfide imposte dalla<br />

Sessant’anni<br />

di ricerche sulla lingua<br />

Ha 95 anni e proprio non li<br />

dimostra. Padre Roberto<br />

Busa, classe 1913 (è nato il<br />

28 novembre a Vicenza)<br />

sembra essere, tutt’al più, un<br />

“giovane” settantacinquenne.<br />

È stato compagno di scuola<br />

di un papa, Giovanni Paolo I,<br />

al secolo Albino Luciani, e<br />

nella sua lunga carriera<br />

accademica ha avuto<br />

centinaia di allievi, alcuni<br />

diventati grandi <strong>per</strong>sonalità:<br />

uno <strong>per</strong> tutti, il cardinale<br />

Carlo Maria Martini, già<br />

arcivescovo di Milano.<br />

Alto di statura, portamento<br />

ieratico e professorale ma<br />

battuta sempre pronta (“Mi<br />

sto <strong>per</strong>fezionando in<br />

vecchiaia”, scherza<br />

accogliendoci nel suo studio),<br />

padre Busa deve alla mente<br />

sempre in allenamento la sua<br />

sbalorditiva vitalità. Sin da<br />

quando, nel 1948, andò a<br />

New York all’IBM dove<br />

incominciò le sue ricerche<br />

linguistiche sui testi di san<br />

Tommaso d’Aquino<br />

affidandosi agli enormi<br />

calcolatori a schede <strong>per</strong>forate.<br />

Nessuno ci credeva allora, ma<br />

i gesuiti in campo scientifico<br />

quando ci si mettono<br />

ottengono il meglio,<br />

l’eccellenza diremmo oggi. E<br />

Disegno<br />

di Marina<br />

Molino<br />

Ronza<br />

difatti padre Busa S.J.<br />

(Societatis Jesu, è la sigla con<br />

la quale si firmano gli<br />

appartenenti alla Compagnia<br />

di Gesù fondata nel 1540 da<br />

Ignazio di Loyola) ha dato<br />

vita a una nuova disciplina, la<br />

linguistica informatica.<br />

Dai “dinosauri” – come lui<br />

chiama i primi computer a<br />

valvole – ai più recenti<br />

strumenti informatici, dalle<br />

schede <strong>per</strong>forate e dai nastri<br />

magnetici ai bit e ai byte,<br />

padre Busa si è fatto<br />

missionario del “computer in<br />

humanities” insegnando alla<br />

Pontificia Università<br />

Gregoriana, all’Università<br />

Cattolica del Sacro Cuore, al<br />

Politecnico di Milano e<br />

partecipando a qualche<br />

centinaio di congressi e<br />

seminari in ogni parte del<br />

globo. La sua bibliografia<br />

vanta oltre 440 pubblicazioni<br />

tra libri e saggi, tra le quali<br />

spicca il ciclopico Index<br />

Thomisticus.<br />

Il suo “regno” è il Centro da<br />

lui fondato, il Cael<br />

(Computerizzazione <strong>dell</strong>e<br />

analisi ermeneutiche e<br />

lessicologiche) che ha sede<br />

all’Aloisianum di Gallarate<br />

(Varese), l’Istituto dei gesuiti<br />

dove lo abbiamo incontrato.<br />

globalizzazione. Riuscirà davvero il computer<br />

a farci parlare un’unica lingua, “rovesciando<br />

Babele” come afferma nel suo<br />

ultimo libro?<br />

Direi di no se intendiamo che in prospettiva<br />

tutti gli uomini possano parlare una sola lingua.<br />

Ma rispondo senz’altro di sì se consideriamo<br />

il computer come un intermediario tra<br />

<strong>per</strong>sone che parlano lingue diverse, come<br />

portatore di una lingua ontologica e ideografica<br />

nella quale ogni singola parola ha un solo<br />

significato. Un cinese e un italiano grazie<br />

al computer potranno un giorno dialogare tra<br />

di loro senza conoscere l’uno la lingua <strong>dell</strong>’altro<br />

e neppure l’inglese. In pratica accadrà<br />

questo: il cinese invia un testo nella sua lin-<br />

5


6<br />

Scienze linguistiche & Informatica<br />

Un’utopia che può<br />

diventare realtà.<br />

Riuscirà il computer<br />

a farci parlare<br />

un’unica lingua?<br />

L’Index Thomisticus: tutto il sa<strong>per</strong>e<br />

del mondo antico in 11 milioni di parole<br />

L’o<strong>per</strong>a di san Tommaso d’Aquino (1221-1274), una intera vita<br />

dedicata allo studio e all’insegnamento, è stata “scandagliata”<br />

con il computer, nel corso di una ricerca durata tre decenni, da<br />

padre Busa. Il risultato di questo lavoro colossale è pubblicato<br />

nell’Index Thomisticus in 56 volumi di circa mille pagine ciascuno,<br />

condensati poi agli inizi degli anni Novanta su cd-rom. Attraverso<br />

l’Index è possibile rintracciare in un istante qualsiasi parola<br />

latina contenuta nei 118 scritti di Tommaso d’Aquino, i<br />

quali rappresentano una sorta di “enciclopedia” ante litteram del<br />

sa<strong>per</strong>e del mondo antico. L’Aquinate condensò 40 secoli di pensieri<br />

e di civiltà, da quella assiro-babilonese (nella quale nacque-<br />

L’illusione americana<br />

durante la “guerra fredda”<br />

In piena guerra fredda, dopo<br />

la seconda guerra mondiale, il<br />

Governo americano finanziò<br />

vari gruppi di ricercatori <strong>per</strong>ché<br />

mettessero a punto un sistema<br />

di traduzione automatica<br />

dal russo all’inglese attraverso<br />

il computer.<br />

Erano gli anni del cosiddetto<br />

equilibrio del terrore, che si<br />

basava sugli arsenali militari e<br />

sulla rincorsa agli armamenti,<br />

e i due giganti che allora do-<br />

Padre Roberto<br />

Busa nel suo<br />

studio<br />

all’Aloisianum<br />

di Gallarate<br />

(Varese). È<br />

nato a<br />

Vicenza il 28<br />

novembre<br />

1913.<br />

Roma, 20<br />

dicembre<br />

2005. Il Capo<br />

<strong>dell</strong>o Stato,<br />

Carlo Azeglio<br />

Ciampi,<br />

conferisce a<br />

padre Busa la<br />

massima<br />

onorificenza<br />

<strong>dell</strong>a<br />

Repubblica, il<br />

Cavalierato<br />

di Gran<br />

Croce.<br />

minavano la scena mondiale<br />

– l’Unione Sovietica e gli Stati<br />

Uniti – si osservavano a distanza<br />

attraverso i rispettivi<br />

servizi segreti, il Kgb e la Cia.<br />

Ma l’illusione americana rimase<br />

tale: il progetto si arenò<br />

di fronte alle difficoltà rappresentate<br />

dalla lingua viva, non<br />

pienamente leggibile dal<br />

computer – oltretutto in quegli<br />

anni si era ancora nella<br />

preistoria degli elaboratori<br />

gua al computer, il quale lo traduce e lo trasmette<br />

all’italiano; quest’ultimo scrive in italiano<br />

e il computer traduce in cinese. Prima<br />

che si arrivi a questi risultati gli es<strong>per</strong>ti italiani<br />

e cinesi dovranno ovviamente elaborare<br />

i necessari programmi, risultato del matrimonio<br />

tra la fisica <strong>dell</strong>’informatica e la microanalisi<br />

<strong>dell</strong>e lingue.<br />

■ La rete veicola miliardi di dati e informazioni<br />

di fronte ai quali è sempre più difficile<br />

raccapezzarsi. Come trovare una<br />

chiave di lettura di fonte alla Babele informativa?<br />

Nelle forme attuali di trasmissione di dati e<br />

di informazioni via rete c’è un grande deficit<br />

di precisazioni di linguaggio al quale tutte le<br />

grandi aziende <strong>dell</strong>’ICT, Information and<br />

Communication Technology, cercano di ovviare<br />

con investimenti in ricerca, <strong>per</strong> approdare<br />

a nuovi codici linguistici con cui far lavorare<br />

le macchine. Il mio tentativo si muove proprio<br />

in questa direzione: un lessico in grado di<br />

sviluppare, standardizzare e globalizzare le attuali<br />

forme di comunicazione via rete.<br />

■ Questo è appunto l’obiettivo del suo<br />

Progetto Lingue disciplinate. Ce lo potrebbe<br />

illustrare in parole povere?<br />

Per farmi capire rispondo con un’equazione.<br />

Una lingua disciplinata sta a una lingua viva<br />

come un frutteto sta a una foresta pluviale.<br />

ro le Scritture del Vecchio Testamento) ai Greci, dai Romani agli<br />

Arabi. “Questa ingente mole di scritti”, spiega padre Busa, “non<br />

è suddivisa in voci, bensì sintetizzata in un sistema logico-scientifico<br />

rappresentante la realtà del cosmo, dalla materia prima su<br />

su fino all’Amor che move il Sole e l’altre stelle (Dante). È un<br />

esempio formidabile di sintesi, da tenere ben presente oggi, in<br />

un momento in cui lo sviluppo gigantesco degli strumenti<br />

scientifici sta frantumando e parcellizzando i sa<strong>per</strong>i”.<br />

Undici milioni di parole – I Promessi Sposi, tanto <strong>per</strong> fare un<br />

esempio, arrivano “appena” a 230 mila, la Divina Commedia a<br />

100 mila – sono state schedate nell’Index Thomisticus attraverso<br />

un sistema che <strong>per</strong>mette, tra l’altro, di distinguere i termini<br />

omografi, quelli, cioè, che si scrivono nello stesso modo ma<br />

hanno un significato diverso.


Intervista a padre Roberto Busa<br />

elettronici – in quanto creativa<br />

e <strong>per</strong>sonalizzata. Infatti l’intelligibilità<br />

distribuita <strong>dell</strong>e traduzioni<br />

raggiunse al massimo<br />

l’80 <strong>per</strong> cento, <strong>per</strong>centuale certamente<br />

considerevole, ma il<br />

20 <strong>per</strong> cento restante era diffuso<br />

qua e là nel testo, che così<br />

non risultava comprensibile<br />

nel suo insieme.<br />

Nel 1966 uscì il Rapporto AL-<br />

PAC, Automatic language<br />

processing advisory committee,<br />

o<strong>per</strong>a di sette ricercatori<br />

americani, che decretava la fine<br />

degli es<strong>per</strong>imenti di tradu-<br />

zione automatica. In seguito a<br />

quella ricerca infatti il Pentagono<br />

– il ministero <strong>dell</strong>a Difesa<br />

Usa – sospese i finanziamenti.<br />

L’idea di uno strumento capace<br />

di tradurre automaticamente<br />

testi da una lingua all’altra<br />

non venne <strong>per</strong>ò abbandonata.<br />

Con la diffusione dei <strong>per</strong>sonal<br />

computer e con il vertiginoso<br />

sviluppo di Internet, negli ultimi<br />

decenni sono stati messi a<br />

punto sofisticati programmi di<br />

traduzione assistita, che hanno<br />

portato alla definizione di<br />

Chiamiamo viva qualsiasi lingua venga usata<br />

istintivamente da chiunque su qualunque<br />

argomento. Essa punta alla ridondanza e all’ornamento:<br />

quando uno si esprime spesso<br />

cerca di abbellire il suo discorso come fa con<br />

la sua <strong>per</strong>sona. La lingua viva non è domabile<br />

dal computer, come ha dimostrato il Rapporto<br />

ALPAC del 1966 negli Stati Uniti (vedi<br />

box). La ragione sta nel fatto che le variabili<br />

<strong>dell</strong>a lingua viva – parlata e scritta – sono<br />

tante quanti gli individui umani, moltiplicate<br />

<strong>per</strong> gli anni <strong>dell</strong>a loro vita e <strong>per</strong> il numero<br />

degli ambienti in cui essi si sono mossi:<br />

paese, scuola, professioni, famiglia, religione,<br />

letteratura, arte, sport e via dicendo.<br />

Chiamo invece disciplinata una lingua che<br />

sia stata potata, cioè ridotta all’essenziale,<br />

<strong>per</strong> finalità particolari. Esempi di potatura<br />

dei testi sono gli indici, gli abstracts di articoli<br />

scientifici, i telegrammi, gli sms. La lingua<br />

disciplinata, a differenza di quella viva,<br />

può essere domata dal computer.<br />

■ Con quale procedura?<br />

È necessaria una premessa. Nel lessico di<br />

chiunque parli o scriva vi sono due emisferi:<br />

poche voci di altissima frequenza (le cosiddette<br />

parti grammaticali, variabili e invariabili)<br />

presenti in ogni argomento ed esprimenti<br />

la logica; moltissime voci che specificano<br />

ciò di cui si tratta e quindi esprimono la<br />

San Tommaso d’Aquino<br />

(1221-1274) ritratto con un<br />

volume in evidenza da<br />

Francesco Solimena noto come<br />

l'Abate Ciccio (Canale di Serino<br />

1657 – Napoli 1747)<br />

considerato uno degli artisti che<br />

meglio incarnarono la cultura<br />

tardo-barocca in Italia.<br />

standard sempre più avanzati.<br />

Questi software o<strong>per</strong>ano <strong>per</strong>ò<br />

ancora su segmenti di testi,<br />

non su un testo organico.<br />

Non è stato infatti realizzato<br />

fino ad oggi uno strumento<br />

<strong>per</strong> la traduzione automatica e<br />

simultanea di un testo articolato.<br />

Il Progetto Lingue disciplinate<br />

elaborato da padre Roberto<br />

Busa suggerisce come<br />

colmare questa lacuna.<br />

Il Checkpoint Charlie, unico<br />

punto di passaggio tra Berlino<br />

Est-Ovest, simbolo <strong>dell</strong>a guerra<br />

fredda.<br />

cultura o il contesto (alimentazione, trasporti,<br />

sport, musica, arte…). Prendiamo ora un<br />

determinato testo scritto in una lingua viva,<br />

<strong>per</strong> esempio un manuale di diritto commerciale<br />

o di produzione industriale, <strong>per</strong> sottoporlo<br />

a microanalisi e a microsintesi. Va fatto<br />

anzitutto un censimento di tutti gli elementi<br />

linguistici, di tutte le parole, classificandole<br />

senza eccezioni, con le loro frequenze<br />

sia assolute sia <strong>per</strong>centuali. Forse è utile,<br />

<strong>per</strong> far capire questa fase, richiamare quanto<br />

ho fatto nell’Index Thomisticus. Gli 11 milioni<br />

di parole che formano l’o<strong>per</strong>a di san<br />

Tommaso d’Aquino sono riuniti in 147.088<br />

forme diverse di parola. Messe in ordine di<br />

frequenza decrescente, risulta che la più alta,<br />

la congiunzione et, ne ha 295.593, mentre<br />

sono ben 29.637 le voci rigorosamente hapax,<br />

cioè presenti una sola volta. Le 80 parole<br />

più frequenti rappresentano insieme il 41<br />

<strong>per</strong> cento di tutte le parole scritte da san<br />

Tommaso, le 800 più frequenti il 66 <strong>per</strong> cento.<br />

Sulla base del censimento del nostro testo<br />

comincia la potatura: una équipe di es<strong>per</strong>ti<br />

fa una cernita <strong>dell</strong>e parole ritenute indispensabili<br />

sia del primo che del secondo emisfero<br />

e attraverso un complesso processo di<br />

confronti e di decantazione del sistema lessicologico<br />

si arriva a una lingua semplificata,<br />

standardizzata, potata fino al suo nucleo es-<br />

Le parti del discorso variabili e invariabili<br />

Ve le ricordate le parti variabili e invariabili del discorso?<br />

Niente paura, ripassiamo la grammatica. Le parti del discorso<br />

sono, secondo la definizione del Devoto-Oli, “le categorie in<br />

cui sono distribuite le parole di una lingua, secondo il<br />

significato, la funzione che assolvono nella frase, le<br />

caratteristiche di formazione e flessione”.<br />

In italiano sono nove<br />

Parti variabili: articolo, sostantivo, pronome, aggettivo,<br />

verbo.<br />

Parti invariabili: avverbio, preposizione, congiunzione,<br />

interiezione.<br />

7


8<br />

Scienze linguistiche & Informatica<br />

Babel reversed<br />

senziale ed elementare. A ognuna <strong>dell</strong>e parole<br />

selezionate si fa corrispondere un insieme<br />

di numeri binari.<br />

■ E il computer a questo punto compie la<br />

magia <strong>dell</strong>a traduzione automatica: lo studente<br />

di Pechino capisce così all’istante ciò<br />

che gli scrive lo studente di Roma e viceversa…<br />

Sia ben inteso, il computer non fa le magie<br />

di Harry Potter. Il lavoro degli es<strong>per</strong>ti, dopo<br />

la potatura, è ancora lungo e impegnativo,<br />

<strong>per</strong>ché i sistemi lessicologici variano tra lingue,<br />

argomenti e scrittori diversi. Prima di<br />

arrivare all’input-output italiano-cinese e cinese-italiano<br />

dobbiamo disporre di algoritmi<br />

che ci dicano, <strong>per</strong> esempio, quale è nelle due<br />

lingue la collocazione di un aggettivo rispetto<br />

a un sostantivo o di un verbo rispetto al<br />

soggetto. Solo allora i due files saranno come<br />

un Giano bifronte e il computer diventerà<br />

parlatore di lingue diverse. Lo stesso testo<br />

potrà essere immediatamente leggibile in<br />

tutte le altre lingue disciplinate.<br />

■ Ma che necessità c’è oggi <strong>dell</strong>a traduzione<br />

automatica quando in tutto il mondo si<br />

sta affermando sempre di più la lingua inglese?<br />

È vero, tramontata l’utopia <strong>dell</strong>’es<strong>per</strong>anto e<br />

di altri circa duecento tentativi di lingua artificiale<br />

molti considerano l’inglese come una<br />

sorta di lingua franca planetaria. In realtà<br />

Jesuit Father Roberto Busa is the pioneer of computational<br />

linguistics. He began his research on the scripts of Thomas<br />

Aquinas in 1948 at IBM in New York, entrusting himself on<br />

the enormous punched card computers. From the “dinosaurs”<br />

– as he called the first valve computers – to the more recent<br />

informatic tools, from punched cards and magnetic tapes to<br />

bits and bytes, Father Busa has been the missionary of the<br />

“computer in humanities” teaching at the Pontificia Università<br />

Gregoriana (Pontifical Gregorian University), at the Università<br />

Cattolica del Sacro Cuore (Catholic University of the<br />

Summary<br />

Bit, byte, file,<br />

il “linguaggio”<br />

del computer<br />

Tutta la materia è riconducibile ai numeri, afferma padre<br />

Roberto Busa nell’intervista. Mentre questa è una<br />

considerazione <strong>per</strong>sonale di carattere filosofico, frutto di una<br />

lunga vita tutta dedicata alla ricerca, è un dato di fatto sotto gli<br />

occhi di tutti che ai numeri è riconducibile l’immenso lavoro<br />

<strong>dell</strong>o studioso gesuita sulle parole e sulle lingue. Bit, byte e<br />

files altro non sono infatti che combinazioni di numeri che<br />

vanno a formare il linguaggio informatico. Vediamo, in sintesi,<br />

come esso si configura.<br />

Il linguaggio informatico si fonda sulla logica binaria, basata<br />

su due soli numeri 0 e 1, che altro non sono che la<br />

“codificazione” di una realtà fisica ben precisa: lo stato di<br />

l’inglese è già correntemente usato in tutti i<br />

Paesi del mondo nel campo <strong>dell</strong>a medicina,<br />

<strong>dell</strong>a chimica, <strong>dell</strong>a fisica, <strong>dell</strong>a matematica,<br />

in genere in tutte le scienze esatte e naturali.<br />

Il mio progetto di traduzione automatica si<br />

rivolge invece a quella infinità di <strong>per</strong>sone –<br />

penso <strong>per</strong> esempio ai piccoli imprenditori –<br />

che hanno necessità di un mediatore linguistico<br />

preciso e versatile in un’epoca di grande<br />

mobilità in cui le porte del mondo sono<br />

costituite da un biglietto d’aereo.<br />

S<strong>per</strong>o che qualche organismo internazionale<br />

si renda conto <strong>dell</strong>’importanza del Progetto<br />

Lingue disciplinate e voglia sostenerlo, anche<br />

<strong>per</strong>ché esso sarebbe un investimento sicuro,<br />

in continua crescita e duraturo. Esso<br />

rappresenta una straordinaria opportunità,<br />

un’infrastruttura pubblica di comunicazione<br />

sociale a livello mondiale capace di produrre<br />

vantaggi duraturi e di dare un contributo <strong>per</strong><br />

l’abbattimento <strong>dell</strong>e disuguaglianze tra i popoli.<br />

■ Non c’è il rischio che l’intelligenza <strong>dell</strong>’uomo<br />

venga schiacciata dall’invadenza<br />

del computer?<br />

Sì, questo rischio effettivamente esiste, ma<br />

la colpa è di chi usa il computer. Oggi c’è in<br />

atto una <strong>per</strong>icolosa inflazione <strong>dell</strong>’informazione<br />

che certo non aiuta a pensare. Mi piace<br />

fare un altro esempio: mentre <strong>per</strong> quanto<br />

riguarda il cibo ciò che sappiamo sui vari si-<br />

Holy Heart), at the Politecnico di Milano (Polytechnic of<br />

Milan) and participating in hundreds of congresses and seminars<br />

all over the world. And even today, as a 95 year old man,<br />

he continues his work in the centre he founded, the Cael<br />

(Computerization of the hermeneutical and lexicological<br />

analyses) which is located at the Aloisianum in Gallarate<br />

(Varese), within the Institute of Jesuits. In this interview he<br />

talks about the results of sixty years of research and about his<br />

new adventure; the Progetto di traduzione automatica Lingue<br />

disciplinate (Project of automatic translation of disciplined<br />

Languages), a possible answer to the challenges imposed by<br />

the globalization and by the Babel of communications.


Intervista a padre Roberto Busa<br />

magnetizzazione di un materiale magnetizzabile, o la<br />

presenza/assenza di carica elettrica in un condensatore.<br />

Per capire come funziona tale linguaggio pensiamo ad una<br />

lampadina che può essere accesa o spenta, o ad una qualsiasi<br />

coppia di stati fisici autoescludentisi.<br />

Questi due stati, nel computer, corrispondono – come del resto<br />

nel caso <strong>dell</strong>a lampadina – al numero 1 (accesa) e 0 (spenta).<br />

Le cifre binarie sono chiamate bit, termine che deriva<br />

dall’inglese BInary digiT. Il bit, in pratica, è l’unità elementare<br />

<strong>per</strong> la misura <strong>dell</strong>’informazione.<br />

In un computer le cifre binarie vengono raggruppate in<br />

stringhe: esse contengono un numero costante di bit che<br />

servono <strong>per</strong> rappresentare una lettera, un numero, un simbolo<br />

speciale. Un gruppo di otto bit forma un byte ed è la quantità<br />

minima con la quale un computer è in grado di lavorare. Con<br />

un byte si possono ottenere 256 combinazioni di 0 e 1,<br />

attraverso le quali si possono rappresentare le lettere, i numeri,<br />

i caratteri speciali e i simboli.<br />

Ludwik Lejzer Zamenhorf<br />

(1859-1917)<br />

stemi di alimentazione e sulle specialità culinarie<br />

non ci porta a provare cento piatti in un<br />

giorno, <strong>per</strong> via degli ovvi freni imposti dall’apparato<br />

digestivo, la curiosità del pensiero<br />

è senza limiti e là dove ci fossero dei freni,<br />

essi agirebbero come un invito e una sfida.<br />

Nel Medioevo si diceva: non cercare di sa<strong>per</strong>e<br />

ciò che non ti è lecito fare. È, questa, la<br />

legge <strong>dell</strong>a tem<strong>per</strong>anza, una legge <strong>per</strong> così<br />

dire di igiene del comportamento umano. In<br />

altre parole: occorre essere padroni di se stessi.<br />

Anche di fronte all’inflazione <strong>dell</strong>’informazione.<br />

Solo così potremo dire: io cerco tra<br />

i miliardi di uomini che zampettano sulla crosta<br />

terrestre; cerco di essere la formichina che<br />

porta qualcosa di buono agli altri.<br />

■ Se dovesse fare una sintesi del suo lunghissimo<br />

<strong>per</strong>corso di ricerca e di studio,<br />

che cosa metterebbe in evidenza?<br />

Quello che mi sorprende è che tutta la materia<br />

è riconducibile ai numeri. Direi di più, è<br />

fatta da una bufera di frequenze elementari<br />

di numeri che sembrano consistenti solo di<br />

energia. Comprendo soltanto ora l’importanza<br />

<strong>dell</strong>a definizione di Aristotele: la materia<br />

prima non ha nessuna <strong>dell</strong>e qualità <strong>dell</strong>e cose<br />

reali. Comincio a pensare – non so su quale<br />

fondamento <strong>dell</strong>a fisica – che la struttura atomica<br />

o intra-atomica di tutto ciò che chiamiamo<br />

materia e corpo e dimensione sia fatta<br />

di bolle di energia piene di materia inesi-<br />

Gli irriducibili <strong>dell</strong>’es<strong>per</strong>anto<br />

Non esistono statistiche che<br />

documentino quante <strong>per</strong>sone<br />

parlino l’es<strong>per</strong>anto nel mondo:<br />

qualcuno dice che sono<br />

appena 50.000, altri azzardano<br />

due milioni. Questa lingua<br />

“artificiale” senza popolo né<br />

nazione risale alla seconda<br />

metà <strong>dell</strong>’Ottocento. A mettere<br />

a punto le basi <strong>dell</strong>’es<strong>per</strong>anto<br />

fu un oculista polacco,<br />

Ludwik Lejzer Zamenhof<br />

Le informazioni sono codificate<br />

con i multipli del byte come segue:<br />

kb = kilobyte (1024 byte) = 210 byte<br />

Mb = megabyte (1024 kilobyte)<br />

Gb = gigabyte (1024 megabyte)<br />

Tb = terabyte (1024 gigabyte)<br />

I dati digitali sono rappresentati dal numero di byte che li<br />

compongono e dalla loro sequenza e vengono chiamati campi;<br />

il record è un insieme di campi; un insieme di record va a<br />

formare un file, che può essere un testo, un video, un brano<br />

musicale.<br />

(1859-1917), figlio di un insegnante<br />

di lingue, che amava<br />

firmarsi con lo pseudonimo<br />

Doktoro Es<strong>per</strong>anto, “colui<br />

che s<strong>per</strong>a”.<br />

La prima grammatica italiana<br />

di es<strong>per</strong>anto venne pubblicata<br />

nel 1890. Nel 1954 l’UNE-<br />

SCO, United Nations educational,<br />

scientific and cultural<br />

Organization, riconobbe “i risultati<br />

raggiunti dall’es<strong>per</strong>anto<br />

stente e che quindi lo spazio e gli spazi siano<br />

mari di briciole d’energia.<br />

■ Padre Busa, lei alla soglia dei suoi 95 anni<br />

è ancora in contatto con i giovani. Gli studenti,<br />

oggi, si sentono spesso disorientati: in<br />

famiglia, nella scuola, nella società. Quale<br />

consiglio darebbe a un ragazzo o a una ragazza<br />

che venissero a bussare alla sua porta<br />

<strong>per</strong> esprimere il proprio disagio di fronte a<br />

una società sempre più povera di valori?<br />

Il disorientamento dei giovani è proprio una<br />

conseguenza <strong>dell</strong>a parcellizzazione <strong>dell</strong>e conoscenze,<br />

ossia <strong>dell</strong>a mancanza di sintesi<br />

conseguente al bombardamento confuso <strong>dell</strong>’informazione<br />

che ci piove addosso da tutti<br />

i punti <strong>dell</strong>’orizzonte e da tutti i continenti.<br />

Ricordo un signore conosciuto a New York:<br />

mi diceva che <strong>per</strong> sentirsi solo gli bastava<br />

soffermarsi nella Times Square. A un giovane<br />

che bussasse alla mia porta <strong>per</strong> chiedere<br />

consiglio direi: cerca di scegliere qualche<br />

cosa di buono in qualunque settore al quale<br />

tu ti senta portato (scienze, musica, teatro, filosofia,<br />

storia, pittura…) e di dedicarvi con<br />

impegno il tuo tempo. Devi farlo come un<br />

tuo <strong>per</strong>corso di crescita <strong>per</strong>sonale, <strong>per</strong> questo<br />

non aspettarti e non esigere nulla dagli<br />

altri. Non farlo <strong>per</strong> ricavarne gloria, ma semplicemente<br />

<strong>per</strong>ché tu senta in modo pieno la<br />

tua dignità di uomo di fronte a te stesso.<br />

Gino Banterla<br />

nel campo degli interscambi<br />

intellettuali internazionali e<br />

<strong>per</strong> l’avvicinamento dei popoli<br />

del mondo”, ma nonostante<br />

il sostegno <strong>dell</strong>’UNESCO e<br />

l’impegno <strong>dell</strong>e associazioni<br />

es<strong>per</strong>antiste questa lingua non<br />

ha mai avuto grande diffusione.<br />

Per sa<strong>per</strong>ne di più (e <strong>per</strong><br />

chi vuole cimentarsi direttamente<br />

on line con l’es<strong>per</strong>anto):<br />

http://it.lernu.net/<br />

9


SAPORI & CHIMICA Storia e proprietà del pepe ro<br />

In molti paesi del mondo diverse<br />

spezie vengono utilizzate<br />

<strong>per</strong> aromatizzare gli alimenti.<br />

Tra tutte particolarmente note<br />

e apprezzate sono quelle che conferiscono<br />

la piccantezza come caratteristica<br />

organolettica distintiva:<br />

pepe e pe<strong>per</strong>oncino. La diffusione<br />

e la notorietà di queste spezie<br />

è così rilevante che il loro nome<br />

si ritrova sia nei modi di dire<br />

popolareschi, “è tutto pepe”, sia<br />

nei nomi di famosi gruppi rock,<br />

“Red Hot Chili Pep<strong>per</strong>s”. La caratteristica<br />

nota piccante di queste<br />

spezie deriva dalla presenza<br />

di molecole strutturalmente simili,<br />

pi<strong>per</strong>ina e capsaicina, in grado<br />

di stimolare una intensa risposta<br />

neuronale quando vengono in<br />

contatto con particolari recettori<br />

posti nel cavo orale.<br />

Pepe e pe<strong>per</strong>oncino<br />

fanno parte <strong>dell</strong>e<br />

abitudini alimentari<br />

in tutto il mondo.<br />

Scopriamo insieme i segreti<br />

di queste spezie, la cui<br />

caratteristica deriva dalla<br />

presenza di molecole<br />

strutturalmente simili:<br />

la pi<strong>per</strong>ina e la capsaicina.<br />

E vediamone la storia<br />

e gli effetti sul nostro corpo<br />

10<br />

Gianni Galaverna e Chiara Dall'Asta<br />

Molecole<br />

… piccan


e roncino e del pepe<br />

nti<br />

Summary<br />

Hot molecules!<br />

Spices are used worldwide to give foods a characteristic<br />

flavour, in particular those which make a dish hot and<br />

spicy. Following an historical introduction to spices, the<br />

present article describes the chemistry of the molecules<br />

which give them the hot taste. Among these we find<br />

pi<strong>per</strong>ine in pep<strong>per</strong> and capsaicin in chilli.<br />

All these substances are able to stimulate an intense<br />

neuronal response when they get in touch with<br />

particular mouth receptors. Hot taste is a secondary<br />

sensation. It is not due to the interaction between a<br />

molecule and its specific receptors, as happens for<br />

example with bitter or sweet taste, but to a non-specific<br />

response that some thermal receptors give in the<br />

presence of a particular class of substances. The<br />

piquancy of a spice or a food can be evaluated by the<br />

Scoville scale, which measures the capsaicin equivalent<br />

content via an organoleptic test.<br />

In the final part of the article we find a section<br />

dedicated to the history of the use of hot spices in<br />

weapons: from pep<strong>per</strong>-scented suffocating smokes used<br />

2,500 years ago in China to the modern chilli-based<br />

sprays for <strong>per</strong>sonal defence.<br />

Capsaicina,<br />

pi<strong>per</strong>ina<br />

e gingerolo<br />

ed è subito piccante<br />

La capsaicina è una sostanza presente nelle<br />

piante del genere Capsicum, a cui appartengono<br />

diverse varietà di pe<strong>per</strong>oncino. Insieme<br />

alla diidrocapsaicina e ad alcuni altri analoghi detti<br />

capsaicinoidi rappresenta la famiglia di alcaloidi isoprenoidi<br />

responsabili <strong>dell</strong>a “piccantezza” dei pe<strong>per</strong>oncini.<br />

<strong>Chimica</strong>mente, i capsaicinoidi sono caratterizzati<br />

da una parte <strong>dell</strong>a molecola simile alla vanillina (e <strong>per</strong>tanto<br />

la molecola è classificata come vanilloide) e da una parte<br />

classificabile come alchilammide. I capsaicinoidi sono alcaloidi<br />

molto stabili: rimangono inalterati <strong>per</strong> lungo tempo,<br />

anche dopo cottura e congelamento.<br />

La capsaicina fu sco<strong>per</strong>ta e isolata nel 1816 da P.A. Bucholtz<br />

che, <strong>per</strong> primo, la estrasse mediante macerazione in<br />

solventi organici. Ancor oggi questo metodo è utilizzato<br />

<strong>per</strong> estrarre l’oleoresina dai pe<strong>per</strong>oncini. Questa sostanza è<br />

contenuta principalmente nella placenta che avvolge i semi<br />

del pe<strong>per</strong>oncino e rappresenta lo 0,005 – 0,1% in peso del<br />

frutto essiccato.<br />

11


SAPORI & CHIMICA Storia e proprietà del pepe ro<br />

Molecole…<br />

Christos e espiciarias! – “Per Cristo e <strong>per</strong> le spezie!”<br />

12<br />

Dai dati ad oggi disponibili, non esistono<br />

evidenze di tossicità acuta di tipo orale nell’uomo.<br />

Allo stesso modo, nonostante il<br />

contatto con la pelle possa provocare bruciore,<br />

prurito ed eritema, questi effetti non vanno<br />

considerati come una reazione allergica<br />

bensì come conseguenza di una semplice irritazione<br />

topica. La sensazione di bruciore<br />

indotta dai principi attivi del Capsicum è<br />

unica e non ha nulla in comune con altre sostanze<br />

ustionanti come acidi o basi o con il<br />

fuoco, in quanto non inducono necrosi dei<br />

tessuti né alcuna lesione apparente.<br />

L’assunzione diretta di capsaicina<br />

pura può tuttavia indurre la<br />

morte <strong>per</strong> paralisi respiratoria,<br />

anche se <strong>per</strong> causare la morte di una<br />

<strong>per</strong>sona di 70 Kg è necessario ingerire<br />

13 g di capsaicina pura, equivalente ad<br />

un paio di cucchiai! Questa tossicità è identica<br />

a quella definita anche <strong>per</strong> il cloruro di sodio,<br />

cioè il comune sale da cucina!<br />

La pi<strong>per</strong>ina è il principio attivo del pepe: è<br />

una polvere giallo pallida cristallina di formula<br />

bruta C17H19O3N, peso molecolare<br />

285,34 dalton e punto di fusione 128 –<br />

132°C. Il suo analogo di sintesi assume una<br />

colorazione giallo-verde. <strong>Chimica</strong>mente appartiene<br />

alla stessa famiglia <strong>dell</strong>a capsaicina;<br />

più precisamente, si tratta <strong>dell</strong>’amide <strong>dell</strong>’a-<br />

Christos e espiciarias! – “Per Cristo e <strong>per</strong> le spezie!” – con<br />

questo grido di esultanza i marinai di Vasco de Gama<br />

sbarcarono in India nel 1498, consapevoli <strong>dell</strong>e enormi<br />

ricchezze che avrebbero accumulato conquistandosi una parte del<br />

commercio <strong>dell</strong>e spezie da secoli monopolio esclusivo dei<br />

mercanti veneziani. In quel <strong>per</strong>iodo, in Europa, il pepe era infatti<br />

così pregiato che ne bastava una libbra (circa 454 grammi) <strong>per</strong><br />

comprare la libertà di un servo <strong>dell</strong>a gleba dal suo feudatario.<br />

Il pepe si ottiene dalla pianta tropicale Pi<strong>per</strong> nigrum, originaria<br />

<strong>dell</strong>’India, ed è ancora oggi la spezia più usata e più diffusa al<br />

mondo. La pianta è una liana robusta che cresce principalmente in<br />

India, in Brasile, in Indonesia e in Malesia; essa produce piccole<br />

drupe che, in seguito ad opportune fermentazioni ed essiccazioni,<br />

si trasformano nel pepe che raggiunge poi le nostre tavole.<br />

Il pepe era già conosciuto nella Grecia del V secolo a.C. ed era<br />

ricercatissimo nella Roma im<strong>per</strong>iale. Le spezie venivano usate<br />

soprattutto <strong>per</strong> la loro capacità di conservare i cibi e di esaltarne i<br />

sapori. Roma era un grande im<strong>per</strong>o, i trasporti erano lenti e<br />

avvenivano senza refrigerazione, quindi era molto difficile<br />

procurarsi cibi freschi. Il pepe e le altre spezie coprivano il sapore<br />

▲<br />

cido pi<strong>per</strong>inico con la pi<strong>per</strong>idina. Questo<br />

composto, dalle caratteristiche lipofile, è solubile<br />

in alcoli e solventi apolari, mentre la<br />

solubilità in acqua è limitata.<br />

Nonostante il pepe sia stato usato<br />

<strong>per</strong> migliaia di anni, la pi<strong>per</strong>ina<br />

è stata sco<strong>per</strong>ta solo nel 1820<br />

dal chimico e fisico danese Hans<br />

Christian Oersted,che fu il primo ad<br />

identificarla ed isolarla dalle bacche di<br />

pepe nero essiccate. La sintesi del composto<br />

natural-identico fu invece portata a termine<br />

solo nel 1882. Nelle bacche essiccate, questo<br />

composto rappresenta circa il 5 – 7% in peso.<br />

Dal pepe nero sono stati isolati anche alcuni<br />

analoghi <strong>dell</strong>a pi<strong>per</strong>ina, caratterizzati da modificazioni<br />

sullo scheletro idrocarburico (parziale<br />

idrogenazione o elongazione <strong>dell</strong>a catena)<br />

oppure sulla parte amminica (sostituzione<br />

<strong>dell</strong>a pi<strong>per</strong>idina con altre ammine cicliche,<br />

come la pirrolidina, o lineari come l’isobutilamina)<br />

In realtà, nel pepe fresco, la nota piccante è<br />

dovuta alla cavicina (isomero cis, cis) che durante<br />

l’essiccamento si trasforma in pi<strong>per</strong>ina<br />

(isomero trans, trans). L’isomerizzazione avviene<br />

<strong>per</strong> effetto <strong>dell</strong>a radiazione UV durante<br />

l’essiccamento dei pe<strong>per</strong>oncini. La cavicina<br />

è molto più pungente <strong>dell</strong>a pi<strong>per</strong>ina che risulta<br />

al nostro palato più piacevole.<br />

di cibi rancidi e ne rallentavano il de<strong>per</strong>imento, inoltre<br />

miglioravano il sapore dei cibi essiccati, affumicati e salati.<br />

Nel Medioevo le spezie provenivano principalmente dai mercati<br />

di Baghdad e di Costantinopoli, da cui venivano imbarcate verso<br />

Venezia, che esercitò un vero e proprio monopolio sui commerci<br />

<strong>per</strong> molti secoli.<br />

Nel ’400 la potenza commerciale di Venezia era tale da<br />

costringere altri stati ad intraprendere l’esplorazione di vie<br />

alternative <strong>per</strong> raggiungere le Indie. È forse incredibile ai nostri<br />

occhi, ma l’epoca <strong>dell</strong>e grandi sco<strong>per</strong>te geografiche fu motivata in<br />

gran parte dalla richiesta di spezie. Nel 1492 Cristoforo Colombo,<br />

cercando una via alternativa verso l’India Orientale, scoprì il<br />

Nuovo Mondo e diede inizio all’era moderna. Ancora una volta<br />

grazie alle spezie.<br />

Eppure ad Haiti, nel Nuovo Mondo, Cristoforo Colombo non<br />

trovò il pepe bensì un’altra spezia piccante destinata a cambiare le<br />

abitudini culinarie di moltissime popolazioni: il pe<strong>per</strong>oncino<br />

rosso.<br />

Gli sciamani <strong>dell</strong>e tribù precolombiane utilizzavano il


e roncino e del pepe<br />

piccanti<br />

gingerolo<br />

L’utilizzo <strong>dell</strong>a pi<strong>per</strong>ina non si<br />

esaurisce in cucina, ma questo<br />

composto si ritrova come principio<br />

attivo in insetticidi, alcoli e<br />

medicine. In effetti, l’utilizzo diffuso<br />

di questi principi attivi nella cucina dei<br />

paesi a clima caldo non è solamente un’abitudine<br />

culturale o gastronomica, ma dipende<br />

anche dagli effetti fisiologici indotti. La pi<strong>per</strong>ina<br />

stimola la traspirazione, <strong>per</strong>mettendo<br />

il raffreddamento corporeo e la termoregolazione.<br />

Nella medicina tradizionale la pi<strong>per</strong>ina<br />

è molte volte applicata a fini terapeutici:<br />

in effetti, alcuni recenti studi dimostrano la<br />

sua capacità di stimolare la termogenesi e di<br />

migliorare l’assimilazione <strong>dell</strong>e vitamine del<br />

gruppo B, del beta-carotene e del selenio.<br />

Il principio attivo presente nelle radici di<br />

zenzero fresche prende il nome di gingerolo,<br />

una sostanza oleosa gialla e molto piccante,<br />

appartenente anch’essa alla famiglia dei vanilloidi.<br />

Per effetto <strong>dell</strong>a tem<strong>per</strong>atura, il<br />

gingerolo può andare incontro a<br />

diverse trasformazioni, dovute<br />

principalmente alla presenza di un<br />

gruppo beta-idrossichetonico, che può<br />

facilmente subire disidratazione in ambiente<br />

acido oppure reazione retroaldolica in<br />

ambiente basico. Queste reazioni possono<br />

pe<strong>per</strong>oncino, che chiamavano chili, in combinazione con cacao<br />

e tabacco <strong>per</strong> indurre uno stato di trance allucinogeno durante i<br />

riti magici in cui si evocavano viaggi verso il paradiso o verso la<br />

terra dei morti.<br />

La nuova spezia da Haiti raggiunse la Spagna e il Portogallo,<br />

da dove in pochissimo tempo si diffuse dall’Africa fino<br />

all’India, integrandosi nelle cucine locali. L’arrivo del<br />

pe<strong>per</strong>oncino dal Nuovo Mondo coincise con l’invasione<br />

Ottomana: i turchi portarono il<br />

pe<strong>per</strong>oncino in tutta l’Europa<br />

centrale. L’anno 1526 è la data<br />

solitamente conosciuta come<br />

quella <strong>dell</strong>’introduzione del<br />

pe<strong>per</strong>oncino in Ungheria, dove venne chiamata paprika.<br />

A parte la paprika, che divenne di uso comune nella cucina<br />

austro-ungarica, il pe<strong>per</strong>oncino rosso non invase la cucina<br />

europea come avvenne <strong>per</strong> quella africana ed asiatica. Per gli<br />

europei la molecola preferita rimase la pi<strong>per</strong>ina.<br />

Un po’ di storia…<br />

Il dominio portoghese nel commercio del pepe durò 150 anni,<br />

finché non subentrarono gli olandesi e gli inglesi. Amsterdam e<br />

Londra divennero i principali mercati <strong>per</strong> il commercio del pepe<br />

in Europa. La Compagnia <strong>dell</strong>e Indie Orientali fu creata <strong>per</strong><br />

zingerone<br />

calore<br />

shogaolo<br />

calore<br />

▲<br />

avvenire sia durante le comuni pratiche di<br />

cucina sia durante i processi industriali <strong>per</strong><br />

l’estrazione di oleoresine ed altri derivati. Infatti,<br />

il processo di preparazione <strong>dell</strong>e oleoresine,<br />

spesso condotto in presenza di alcali,<br />

può indurre la degradazione del composto<br />

naturale con formazione <strong>dell</strong>o zingerone.<br />

Tale composto, ottenuto <strong>per</strong> degradazione<br />

retroaldolica, è molto<br />

più dolce e meno <strong>per</strong>sistente del principio<br />

attivo di partenza. È <strong>per</strong>tanto necessario<br />

controllare accuratamente i parametri<br />

di estrazione. Allo stesso modo,<br />

la cottura <strong>dell</strong>o zenzero in ambiente acido<br />

può portare alla disidratazione del gingerolo,<br />

con formazione <strong>dell</strong>o shogaolo, un analogo<br />

meno piccante e dall’aroma meno fresco e<br />

più dolce.<br />

▲<br />

assicurare un ruolo più attivo all’Inghilterra nel commercio <strong>dell</strong>e<br />

spezie. I rischi associati al finanziamento del viaggio in India di<br />

una nave che tornasse con un carico di pepe erano elevati, così<br />

all’inizio i mercanti cercavano di finanziare solo “quote” di un<br />

viaggio, limitando in tal modo la potenziale <strong>per</strong>dita individuale.<br />

Quest’uso si trasformò infine in acquisto di quote <strong>dell</strong>a società<br />

stessa: nacque la prima società <strong>per</strong> azioni e ancora una volta<br />

grazie alle spezie!<br />

Il commercio <strong>dell</strong>e spezie rimase un affare<br />

esclusivo del Vecchio continente <strong>per</strong> circa due<br />

secoli. Nel 1780, lo statunitense Jonathan Carnes<br />

ruppe il monopolio europeo sulle spezie<br />

commerciando direttamente con le Indie Orientali e<br />

portando una nave carica di pepe a Salem, Massachusetts. Fino al<br />

1846, il pepe, che valeva molti milioni di dollari, fu trasportato a<br />

Salem da navigatori americani che fondarono la marina<br />

mercantile degli Stati Uniti. E questo fu l’ultimo grande regalo<br />

che le spezie fecero al mondo occidentale.<br />

Fu l’avvento <strong>dell</strong>a refrigerazione a determinare il declino del<br />

grande commercio <strong>dell</strong>e spezie a livello mondiale. Oggi le spezie<br />

rimangono solo ingredienti speciali e un po’ esotici di molte<br />

gustose specialità culinarie, ma continuano a mantenere intatto il<br />

loro fascino.<br />

13


SAPORI & CHIMICA Storia e proprietà del pepe ro<br />

Caratteristiche e virtù<br />

del<br />

Capsicum,<br />

che “morde” la lingua<br />

quando si mangia<br />

Molecole…<br />

14<br />

Il genere Capsicum, <strong>dell</strong>a famiglia<br />

<strong>dell</strong>e Solanacee, comprende<br />

varie specie di pe<strong>per</strong>oncini piccanti,<br />

ornamentali e pe<strong>per</strong>oni dolci,<br />

raggruppando circa 20 specie<br />

e 300 diverse varietà. La specie più<br />

importante e diffusa di Capsicum è il Capsicum<br />

annuum, a cui appartengono sia il chili<br />

che la paprika. Secondo alcuni, il nome latino<br />

Capsicum deriva da capsa, che significa<br />

scatola, e deve il nome alla particolare forma<br />

del frutto che ricorda proprio una scatola con<br />

dentro i semi. Altri invece lo fanno derivare<br />

dal greco kapto che significa mordere, con<br />

evidente riferimento al piccante che “morde”<br />

la lingua quando si mangia. La <strong>per</strong>centuale<br />

di capsaicina nella pianta dipende soprattutto<br />

dalla specie, dall’origine geografica<br />

e dalle condizioni climatiche di crescita.<br />

Ad esempio, da 1 Kg di pe<strong>per</strong>oncino di<br />

cayenne si possono ottenere circa 2,13 g di<br />

capsaicina, cioè circa 20 volte di più di quanto<br />

si può estrarre da 1 Kg di paprika!<br />

Il pe<strong>per</strong>oncino è un condimento<br />

molto popolare, nonostante il dolore<br />

e l'irritazione che provoca.<br />

Diversi composti presenti nel pe<strong>per</strong>oncino,<br />

tra cui i flavonoidi e i capsaicinoidi,<br />

hanno un effetto antibatterico, cosicché<br />

cibi cotti col pe<strong>per</strong>oncino possano essere<br />

conservati relativamente a lungo. Questo<br />

spiega anche <strong>per</strong>ché più ci si sposta in regioni<br />

dal clima caldo, maggiore sia l'uso di<br />

pe<strong>per</strong>oncino ed altre spezie.<br />

I pe<strong>per</strong>oncini sono ricchi in vitamina C e si<br />

ritiene abbiano molti effetti benefici sulla salute<br />

umana, purché usati con moderazione<br />

ed in assenza di problemi gastrointestinali. È<br />

interessante sa<strong>per</strong>e che la vitamina C sia stata<br />

isolata <strong>per</strong> la prima volta proprio dai frutti<br />

del pe<strong>per</strong>oncino, grazie agli studi del premio<br />

Nobel e chimico ungherese Albert Szent-<br />

Gyorgy. Il forte potere antiossidante del pe<strong>per</strong>oncino<br />

gli ha valso la fama di antitumorale.<br />

Inoltre, il pe<strong>per</strong>oncino si è dimostrato<br />

utile nella cura di malattie da raffreddamento<br />

come raffreddore, sinusite e bronchite, e<br />

nel favorire la digestione. Queste virtù sono<br />

dovute principalmente alla capsaicina, in<br />

grado di aumentare la secrezione di muco e<br />

di succhi gastrici.<br />

A cosa è dovuta<br />

la sensazione<br />

del piccante<br />

come avviene <strong>per</strong> il dolce<br />

e l’amaro?<br />

La piccantezza è una sensazione<br />

gustativa secondaria, cioè non dovuta<br />

alla specifica interazione di una<br />

molecola con il proprio recettore (come<br />

avviene <strong>per</strong> il dolce o l’amaro), ma<br />

alla risposta fisica aspecifica di un recettore<br />

termico in presenza di una particolare<br />

classe di composti. Questa sensazione,<br />

detta anche chemestetica, è strettamente associata<br />

alla presenza di capsaicinoidi o di sostanze<br />

a struttura analoga: in particolare, la<br />

sollecitazione del recettore avviene in presenza<br />

di sostanze che contengono una vanillamide<br />

alchilica ramificata. Pertanto questi<br />

recettori prendono il nome di recettori vanilloidi.<br />

Perché l’interazione avvenga e si abbia la<br />

<strong>per</strong>cezione del piccante, il sito attivo del recettore<br />

vanilloide deve riconoscere alcune<br />

funzioni chimiche necessariamente presenti<br />

sulla molecola piccante. Si è visto che la<br />

struttura di un composto piccante deve seguire<br />

questo schema:<br />

Tanto più la molecola piccante<br />

sarà simile a questo schema, tanto<br />

maggiore sarà la sua interazione<br />

con il recettore e, quindi, tanto<br />

più intensa e <strong>per</strong>sistente sarà<br />

la sensazione di calore indotta.<br />

La capsaicina, che presenta una struttura totalmente<br />

analoga a quella ideale del mo<strong>dell</strong>o<br />

riportato, è il composto più piccante conosciuto<br />

in natura, con una soglia di <strong>per</strong>cezione<br />

(la minima quantità <strong>per</strong>cepibile) pari a 10<br />

ppm.<br />

Anche la pi<strong>per</strong>ina e il gingerolo, <strong>per</strong>ò, ricordano<br />

la struttura sopra riportata: ecco <strong>per</strong>ché<br />

pi<strong>per</strong>ina e gingerolo, pur essendo piccanti,<br />

provocano sensazioni decisamente meno intense<br />

di quelle indotte dalla capsaicina.


e roncino e del pepe<br />

CURIOSITÁ<br />

Il pe<strong>per</strong>oncino ci fa soffrire<br />

eppure lo amiamo: <strong>per</strong>ché?<br />

Ma <strong>per</strong>ché amiamo mangiare sostanze che provocano<br />

dolore? Capsaicina, pi<strong>per</strong>ina e gingerolo accrescono la<br />

secrezione salivare nel cavo orale, facilitando la masticazione<br />

e, quindi, la successiva digestione. Inoltre, la loro<br />

presenza sembra stimolare la motilità intestinale. Ma la<br />

reale causa <strong>dell</strong>a sempre più diffusa passione <strong>per</strong> i cibi<br />

piccanti sembra vada cercata in un altro effetto… Dopo<br />

aver mangiato un’alimento molto piccante, noi s<strong>per</strong>imentiamo<br />

spesso un senso di soddisfazione o di appagamento;<br />

piccanti<br />

Di seguito sono riportate le strutture <strong>dell</strong>e tre<br />

molecole e sono evidenziate <strong>per</strong> ciascuna le<br />

zone che possono interagire con il recettore.<br />

Fondamentale è la presenza di un donatore e<br />

di un accettore di legami idrogeno, che nella<br />

capsaicina e nella pi<strong>per</strong>ina sono rappresentate<br />

dalla funzione ammidica, mentre nel gingerolo<br />

si ha solo il gruppo carbonilico (in blu).<br />

L’interazione è favorita anche dalla presenza<br />

di un anello eteroarilico contente un gruppo<br />

accettore di legame idrogeno opportunamente<br />

orientato (HBA) e in grado di dare interazioni<br />

di tipo π-π con il recettore. Questo gruppo è<br />

presente sia nei capsaicinoidi che nella pi<strong>per</strong>ina<br />

e nel gingerolo (in rosso). Anche la catena<br />

laterale lipofila (in verde) può interagire con<br />

un sito specifico posto sulla proteina, aumentando<br />

il legame fra molecola piccante e recettore.<br />

Opportuni spaziatori (linker) servono <strong>per</strong><br />

favorire il posizionamento dei 3 gruppi responsabili<br />

<strong>dell</strong>’interazione all’interno del sito<br />

attivo del recettore. In questo caso non è importante<br />

la natura <strong>dell</strong>o spaziatore ma le sue<br />

dimensioni.<br />

queste sensazioni potrebbero essere dovute alle endorfine,<br />

sostanze oppiodi simili alla morfina che vengono prodotte<br />

dal cervello come risposta naturale del corpo al dolore.<br />

Questo fenomeno può spiegare quella sorta di dipendenza<br />

che alcune <strong>per</strong>sone provano verso i cibi molto piccanti.<br />

Quanto è più piccante il chili tanto maggiore è il dolore e<br />

quindi tanto maggiori sono le quantità di endorfine prodotte<br />

e tanto maggiore è il piacere successivo.<br />

Ecco <strong>per</strong>ché il cioccolato al pe<strong>per</strong>oncino era riconosciuto<br />

anche da Maya ed Aztechi come la bevanda degli dèi…<br />

Entrambi stimolano fortemente la produzione di endorfine,<br />

a cui associano un’azione tonica e stimolante. Ecco<br />

svelato il segreto di molte pozioni d’amore…<br />

Questi studi strutturali sono molto<br />

importanti e possono portare<br />

alla progettazione e alla sintesi<br />

di molecole in grado di mimare<br />

l’azione, e quindi il sapore, <strong>dell</strong>a<br />

capsaicina.<br />

Il meccanismo di interazione è piuttosto<br />

semplice: la capsaicina viene solubilizzata<br />

dalla saliva e, passando in soluzione, entra in<br />

contatto con due recettori vanilloidi presenti<br />

nel cavo orale, chiamati VR1 e VRL-1, presenti<br />

nella bocca, sulle labbra, nella gola,<br />

sulla lingua e nella cavità nasale. Entrambi<br />

possono essere definiti come sensori del dolore,<br />

in grado di riconoscere stimoli termici,<br />

e servono ad avvertire il nostro cervello<br />

quando ingeriamo cibo troppo caldo. Pertanto,<br />

VR1 e VRL-1 si attivano rispettivamente,<br />

in condizioni "normali", alle tem<strong>per</strong>ature di<br />

circa 43 °C e 52 °C.<br />

La capsaicina, quindi, legandosi a questi recettori,<br />

li attiva favorendo l’a<strong>per</strong>tura di un canale<br />

specifico <strong>per</strong> ioni Ca2+. Il trasferimento<br />

degli ioni comporta una polarizzazione <strong>dell</strong>a<br />

membrana cellulare e fa partire un segnale<br />

nervoso che viene poi <strong>per</strong>cepito dal centro<br />

del dolore posto nel cervello. Questo fenomeno<br />

provoca una sensazione di bruciore analoga<br />

a quella che si ha quando si ingerisce un<br />

cibo troppo caldo.<br />

La sensazione di bruciore che <strong>per</strong>cepiamo risulta<br />

tanto più intensa e <strong>per</strong>sistente quanto<br />

più il pe<strong>per</strong>oncino è piccante, anche se non si<br />

ha un vero e proprio aumento di tem<strong>per</strong>atura<br />

nella bocca. Una caratteristica che rende la<br />

sensazione di piccante unica è che questa può<br />

essere avvertita anche in altre parti del corpo:<br />

diversamente dalle molecole responsabili dei<br />

sapori primari (dolce, amaro, salato, acido e<br />

umami) che possono essere riconosciute solo<br />

dagli specifici recettori presenti all’interno<br />

<strong>dell</strong>a bocca, i recettori del dolore in grado di<br />

reagire con le molecole piccanti sono presenti<br />

anche in altre parti del corpo.<br />

Avete mai provato a sfregarvi inavvertitamente<br />

gli occhi con le mani sporche di pe<strong>per</strong>oncino?<br />

15


SAPORI & CHIMICA Storia e proprietà del pepe ro<br />

Oltre il gusto forte<br />

ecco lo spray al<br />

pe<strong>per</strong>oncino<br />

<strong>per</strong><br />

autodifesa<br />

Molecole…<br />

16<br />

Ogni appassionato buongustaio<br />

ha provato almeno una volta<br />

l’indimenticabile sensazione di<br />

piccante che <strong>per</strong>mane sul palato<br />

dopo un pasto speziato e caldo.<br />

E tutti noi abbiamo almeno una<br />

volta provato l’altrettanto spiacevole sensazione<br />

di bruciore in seguito all’incauta ingestione<br />

di un pe<strong>per</strong>oncino. Sicuramente gran<br />

parte di noi non ha <strong>per</strong>ò avuto modo di conoscere<br />

l’es<strong>per</strong>ienza <strong>per</strong>icolosa e indimenticabile<br />

di entrare in contatto ravvicinato con<br />

uno spray al pe<strong>per</strong>oncino…<br />

Le molecole piccanti sono usate da sempre<br />

come armi di difesa. Il pepe, ad esempio, è<br />

usato da 2500 anni come arma. I Cinesi erano<br />

soliti usare contenitori in cui bruciavano<br />

pepe nell’olio: il fumo prodotto era irritante<br />

e soffocante. I Giapponesi usavano pepe finemente<br />

macinato posto in fini sacchetti di<br />

carta di riso e gettati sul volto dei propri avversari<br />

<strong>per</strong> accecarli temporaneamente.<br />

La scuola di arti marziali indiane usa ancor<br />

oggi comunemente diversi oggetti contenti<br />

pepe o pe<strong>per</strong>oncino come armi di combattimento.<br />

Anche il pe<strong>per</strong>oncino era usato come<br />

La scala di Scoville, <strong>per</strong> misurare... la piccantezza<br />

La Scala di Scoville è una scala di misura <strong>dell</strong>a piccantezza<br />

di un alimento. Poiché generamente la sensazione<br />

del piccante è legata alla presenza di capsaicina, il<br />

numero di unità di Scoville (SHU, Scoville Heat<br />

Units) indica la quantità di capsaicina equivalente<br />

contenuta nell’alimento in esame.<br />

Wilbur Scoville sviluppò un test denominato Scoville<br />

Organoleptic Test (SOT) nel 1912: una soluzione<br />

<strong>dell</strong>'estratto del pe<strong>per</strong>oncino veniva diluita<br />

in acqua e zucchero finché il "bruciore" non fosse<br />

più <strong>per</strong>cettibile ad un insieme di assaggiatori; il<br />

grado di diluizione, posto arbitrariamente pari a<br />

16.000.000 <strong>per</strong> la capsaicina pura, dava il valore di<br />

piccantezza in Unità di Scoville.<br />

Questa scala <strong>per</strong>mette anche di ottenere il contenuto in<br />

peso di capsaicina ed analoghi nell’alimento in esame: ad<br />

esempio, uno dei pe<strong>per</strong>oncini più piccanti, l'Habanero, fa misurare<br />

un valore su<strong>per</strong>iore a 300.000 sulla scala Scoville.<br />

Sette diverse<br />

salse che...<br />

rappresentano<br />

la scala di<br />

Scoville.<br />

arma di difesa dalle tribù precolombiane,<br />

che usavano bruciarlo <strong>per</strong> ottenere fumi irritanti<br />

e velenosi. Ancor oggi, alcune tribù caraibiche<br />

sono solite bruciare pe<strong>per</strong>oncino<br />

durante le cerimonie religiose <strong>per</strong> tenere<br />

lontani gli spiriti oppure intrecciarlo in lunghe<br />

corde da appendere alle canoe <strong>per</strong> difendersi<br />

dagli squali.<br />

Ma oggi l’arma sicuramente più conosciuta<br />

a base di pe<strong>per</strong>oncino è lo spray <strong>per</strong> autodifesa:<br />

si tratta di un agente lacrimogeno<br />

non letale usato come arma di difesa che<br />

causa la momentanea immobilizzazione <strong>dell</strong>’aggressore.<br />

Il principio attivo presente in<br />

questi spray è l’estratto naturale di pe<strong>per</strong>oncino<br />

denominato Oleoresin Capsicum (OC),<br />

utilizzato ad una concentrazione del 10%.<br />

Questo spray è solitamente proposto sia <strong>per</strong><br />

la difesa da molestatori che da animali feroci<br />

o molesti. Alcuni analoghi sintetici <strong>dell</strong>a<br />

capsaicina, tra cui la vanillamide o la morfolide<br />

<strong>dell</strong>’acido pelargonico, sono usati in alcuni<br />

spray <strong>per</strong> autodifesa. L’efficacia di queste<br />

sostanze rispetto al principio attivo naturale<br />

non è ancora chiara e si possono avere<br />

danni anche <strong>per</strong>manenti. In Italia gli spray al<br />

Posto 16.000.000 SHU il valore <strong>dell</strong>a capsaicina pura, significa<br />

che l'estratto di Habanero ha un contenuto di capsaicina<br />

equivalente pari a (300.000/16.000.000) = 1.875% in<br />

peso.<br />

Il valore più alto finora registrato è di 577.000 <strong>per</strong> un<br />

Habanero <strong>dell</strong>a varietà Savina Rosso, ossia il 3,6% in<br />

peso. Come sempre, va ricordato che essendo prodotti<br />

naturali, non tutti i pe<strong>per</strong>oncini Habanero Savina<br />

Rosso hanno questo stesso valore.<br />

Il SOT, nonostante sia un test molto diffuso e conosciuto,<br />

presenta il grave limite di dipendere dalla soggettività<br />

umana.<br />

Pertanto, sono stati sviluppati metodi di determinazione<br />

<strong>dell</strong>a piccantezza più oggettivi, basati sulla determinazione<br />

HPLC <strong>dell</strong>a capsaicina e dei suoi derivati. In tal caso, la piccantezza<br />

viene definita come concentrazione di capsaicina sul prodotto<br />

secco, espressa in ppm. Si ottengono, così, le Unità di Piccantezza<br />

ASTA, che possono poi essere convertite in Unità Scoville.


e roncino e del pepe<br />

Il processo di estrazione <strong>dell</strong>e oleoresine è datato 1930 circa ed<br />

è applicabile sia al pepe che al pe<strong>per</strong>oncino <strong>per</strong> l’estrazione dei<br />

principi attivi piccanti. Questo processo essenzialmente si basa<br />

sulla concentrazione <strong>dell</strong>’oleoresina dal tessuto <strong>per</strong> evaporazione<br />

del solvente. L’oleoresina, come gran parte dei prodotti naturali,<br />

è termicamente sensibile: quindi, il processo deve essere<br />

progettato in modo da minimizzare la degradazione termica del<br />

principio attivo e di mantenere la piccantezza <strong>dell</strong>’estratto. L’oleoresina<br />

del Capsicum (OC) è quindi l’estratto dei frutti maturi<br />

essiccati e contiene una complessa miscela di oli essenziali,<br />

cere, materiale colorato e capsaicinoidi. Inoltre, sono presenti<br />

piccanti<br />

Oleoresine <strong>per</strong> estrarre i principi attivi<br />

pe<strong>per</strong>oncino (Oleoresin Capsicum, OC) sono<br />

considerati un’arma di autodifesa legale<br />

solo se il principio attivo è inferiore al 10%,<br />

mentre sono invece illegali gli spray contenenti<br />

analoghi di sintesi. Tra gli effetti comunemente<br />

attribuiti allo spray al pe<strong>per</strong>oncino<br />

vi sono la temporanea cecità (15 – 30<br />

min), la sensazione di bruciore alla pelle (45<br />

– 60 min) e una tosse incontrollata con difficoltà<br />

respiratorie (3 – 15 min). Ovviamente<br />

non è possibile valutare in modo certo gli effetti<br />

che l’esposizione a tale spray può indurre:<br />

infatti, esistono troppe variabili da<br />

considerare. Ad esempio, la quantità e la durata<br />

<strong>dell</strong>a dose, una possibile doppia esposizione,<br />

lo stato <strong>dell</strong>’epitelio del soggetto colpito<br />

e la parte colpita (pelle, mucose, occhi…),<br />

fino alle condizioni atmosferiche al<br />

momento <strong>dell</strong>’esposizione. Saranno questi i<br />

fattori che decideranno <strong>per</strong> quanto tempo il<br />

dolore <strong>per</strong>sisterà! In ogni caso, in condizioni<br />

normali, gli effetti sono totalmente reversibili<br />

e non inducono alcun danno <strong>per</strong>manente.<br />

Gianni Galaverna e Chiara Dall’Asta<br />

Dipartimento di <strong>Chimica</strong> Organica<br />

e IndustrialeUniversità di Parma<br />

Una piccantezza da… Guinness<br />

Il contenuto in capsaicinoidi è influenzato dalla genetica, dalle condizioni<br />

climatiche, dalle condizioni di crescita e dal grado di maturazione.<br />

Bisogna considerare che ogni fattore di stress a cui è sottoposta<br />

la pianta durante la crescita corrisponde ad un aumento del contenuto<br />

di capsaicinoidi, mentre pochi giorni di caldo intenso possono<br />

diminuirne drammaticamente il livello. Il record <strong>per</strong> la maggiore pic-<br />

Capsicum annuum (~100.000 SHU)<br />

Capsicum frutescens (~175.000 SHU)<br />

resine acide, esteri, terpeni e prodotti di ossidazione e polimerizzazione<br />

dei terpeni. Per ottenere 1 Kg di oleoresina è necessario<br />

lavorare circa 20 Kg di Capsicum.<br />

Poiché i capsaicinoidi sono disponibili anche in forma sintetica,<br />

spesso alcuni analoghi di sintesi a basso costo possono essere<br />

aggiunti <strong>per</strong> aumentare la piccantezza degli estratti o <strong>per</strong> ricreare<br />

oleoresine. Tra questi analoghi vi sono le amidi N-vanilliche<br />

(N-vanillil-octanamide, N-vanillil-nonanamide, N-vanillil-decanamide,<br />

N-vanillil-undecanamide e N-vanillil-acidamide paai<strong>per</strong>ica).<br />

Questi composti non solo diminuiscono il valore dei<br />

prodotti, ma possono indurre tossicità anche gravi.<br />

cantezza in un pe<strong>per</strong>oncino è stato assegnato dal Guinness dei primati<br />

al Bhut Jolokia indiano, che ha fatto segnare oltre 1.000.000 unità<br />

Scoville. Nel 2006, è stata presentata la varietà Dorset Naga, derivata<br />

da quest'ultima, che ha fatto misurare anch'essa oltre 1.000.000 di<br />

SU. In ordine crescente di piccantezza media <strong>dell</strong>e specie, possiamo<br />

dare la seguente scala:<br />

Capsicum chinense (varietà Red Savina, ~580.000 SHU)<br />

Incrocio varietale tra Capsicum chinense e C. frutescens (varietà Bhut Jolokia, Naga Dorset e simili ~1.000.000 SHU)<br />

A partire da 250.000 SHU, la sensazione di piccantezza cede il posto<br />

al dolore, la cui intensità è <strong>per</strong> lo più costante a prescindere dal contenuto<br />

in capsaicina, mentre aumentano la diffusione in bocca e gola e<br />

CURIOSITÀ<br />

Troppo pe<strong>per</strong>oncino?<br />

Ecco che cosa fare<br />

Per neutralizzare il bruciore nella bocca, i metodi più efficaci<br />

sono ingerire <strong>dell</strong>o zucchero, <strong>dell</strong>'olio o dei grassi;<br />

anche masticare del pane aiuta, in quanto la mollica<br />

rimuove <strong>per</strong> azione meccanica la capsaicina dai recettori<br />

posti nel cavo orale. Uno dei modi più efficaci <strong>per</strong> alleviare<br />

la sensazione di bruciore è bere latte oppure mangiare<br />

yogurt o formaggi a pasta morbida: infatti, le caseine<br />

presenti sono in grado di agglutinare la capsaicina,<br />

rimuovendola dai recettori nervosi.<br />

Come già detto, la capsaicina non è molto solubile in<br />

acqua, mentre lo è nei grassi e nell'alcool. Quindi è assolutamente<br />

inutile bere acqua <strong>per</strong> alleviare il bruciore,<br />

meglio sarebbe un buon bicchiere di vino! Purtroppo <strong>per</strong>ò,<br />

<strong>per</strong> le alte concentrazioni di capsaicina come quelle contenute<br />

nell'Habanero Red Savina, l’unico modo davvero<br />

efficace <strong>per</strong> rimuovere il dolore è usare del ghiaccio come<br />

anestetico.<br />

la <strong>per</strong>sistenza nel tempo. Pertanto, assaggiare un Bhut Jolokia o un<br />

Habanero Orange, a parte il sapore, dà la stessa sensazione di dolore,<br />

solo che il primo induce un bruciore che dura di più!<br />

17


Allarme inquinamento Salute, vegetazione e<br />

DOSSIER<br />

Un fenomeno conosciuto sin dagli albori<br />

<strong>dell</strong>’industrializzazione, ma che negli ultimi decenni<br />

del XX secolo ha assunto dimensioni planetarie.<br />

Ad essere acide non sono soltanto le piogge,<br />

ma anche la neve o la grandine o la nebbia.<br />

La Natura si vendica con l’uomo riversando<br />

sulla terra e nell’ambiente sostanze inquinanti<br />

che non risparmiano nulla e nessuno.<br />

Cerchiamo di capire insieme come nasce<br />

e si sviluppa questo fenomeno.<br />

E quali sono i rimedi <strong>per</strong> combatterlo<br />

di Fulvio Zecchini<br />

Corrosive r<br />

Parafrasando una canzone di Gianni Morandi<br />

del 1968 potremmo chiederci “Scende la pioggia,<br />

ma che fa?”: una domanda che da un punto di<br />

vista scientifico ha una risposta articolata.<br />

Il fenomeno <strong>dell</strong>e piogge acide era già stato sco<strong>per</strong>to e<br />

descritto in dettaglio dal chimico scozzese Robert Angus<br />

Smith (1817-1884) nel 1852. I suoi studi finirono poi<br />

nell’oblio fino al 1950-60 quando la pubblicazione di alcune<br />

ricerche eseguite in Svezia riportarono il fenomeno all’attenzione<br />

<strong>dell</strong>’opinione pubblica. Quindi, a partire dagli<br />

Anni Ottanta del secolo scorso, l’interesse dei media è andato<br />

scemando, forse <strong>per</strong>ché il buco <strong>dell</strong>’ozono e i cambiamenti<br />

climatici lo hanno oscurato, forse <strong>per</strong>ché ne era stata<br />

esagerata la <strong>per</strong>icolosità in precedenza.<br />

Fatto sta che il problema ancora esiste, nonostante la legislazione<br />

internazionale abbia imposto nei successivi Anni<br />

Novanta una riduzione <strong>dell</strong>’emissione in atmosfera dei due<br />

principali responsabili del fenomeno: gli ossidi di zolfo e di<br />

azoto. Due sono i motivi fondamentali <strong>dell</strong>a <strong>per</strong>sistenza <strong>dell</strong>e<br />

piogge acide: in primo luogo gli ecosistemi non rispondono<br />

in tempo reale un cambio degli input; in secondo luogo<br />

c’è la naturale tendenza <strong>dell</strong>’uomo a semplificare e ad analizzare<br />

gli eventi in maniera separata e semplificata; ciò ha<br />

ostacolato l’identificazione <strong>dell</strong>e interconnessioni tra i vari<br />

fenomeni d’inquinamento atmosferico.<br />

18<br />

In alto: un<br />

bosco<br />

danneggiato<br />

dalle piogge<br />

acide sulle<br />

montagne<br />

Jezera nella<br />

Repubblica<br />

Ceca.<br />

Effetto <strong>dell</strong>e<br />

piogge acide<br />

su una statua<br />

<strong>dell</strong>a Westfalia<br />

(Germania)<br />

resa<br />

irriconoscibile<br />

dalla<br />

corrosione<br />

dovuta alle<br />

piogge.<br />

L’immagine<br />

in alto è del<br />

1908, quella<br />

in basso<br />

del 1968.


e e monumenti a rischio<br />

rain<br />

Vi siete mai soffermati a pensare<br />

come i detti popolari talvolta si<br />

adattino ai problemi ambientali<br />

di portata globale? “Chi la fa l’aspetti”,<br />

<strong>per</strong> esempio, è <strong>per</strong>fetto <strong>per</strong> il<br />

fenomeno <strong>dell</strong>e piogge acide: noi<br />

mandiamo inquinanti in atmosfera tramite<br />

le emissioni <strong>dell</strong>e ciminiere e dei tubi di<br />

scappamento e la Terra in qualche modo si<br />

vendica, ritornandocele sotto forma di piogge<br />

acide, in una sorta di <strong>per</strong>verso ping-pong.<br />

In realtà non è solo la pioggia ad essere acida,<br />

anche neve e grandine possono esserlo.<br />

Meglio, dovremmo parlare di deposizioni<br />

acide, includendo nel fenomeno tutti i modi<br />

in cui i composti acidi sospesi in atmosfera<br />

raggiungono il suolo. Tra questi troviamo le<br />

nebbie acide che sono, forse, il fenomeno<br />

peggiore, in quanto i composti acidi acquosi<br />

rimangono sospesi e circondano a lungo<br />

oggetti ed esseri viventi. Ma ancora possono<br />

essere acide le rugiade e le deposizioni<br />

secche sotto forma di polveri. Comunque,<br />

visto che il termine “piogge acide” è ormai<br />

entrato nell’uso corrente, useremo questo<br />

L’originale del<br />

monumento<br />

equestre a<br />

Marc’Aurelio<br />

un tempo<br />

situato nella<br />

piazza del<br />

Campidoglio<br />

a Roma.<br />

La statua,<br />

danneggiata<br />

dalle piogge<br />

acide e dagli<br />

altri fenomeni<br />

d’inquinamento<br />

atmosferico, è<br />

stata collocata<br />

nel 1997 in<br />

uno spazio dei<br />

Musei<br />

Capitolini e<br />

sostituita da<br />

una copia.<br />

Corrosive rain<br />

Summary<br />

Today’s public has generally forgotten about the acid rain<br />

phenomenon, nonetheless the problem still exists and rain<br />

keeps on damaging human health, the environment (lakes<br />

and forests), buildings and monuments.<br />

The low pH of rain is mainly due to the emission of<br />

sulphur (SOx) and nitrogen oxides (NOx), anhydrides<br />

forming strong acids when dissolved in water. Sulphur<br />

oxides are mainly due to the combustion of coal (which<br />

naturally contains sulphur) in power plants, while nitrogen<br />

oxides form during any combustion in the presence of air,<br />

like that in car engines. Thus, a major source of NOx is<br />

traffic. High tem<strong>per</strong>atures allow atmospheric nitrogen (an<br />

inert gas) to react with oxygen providing the activation<br />

energy for the reaction.<br />

Chemistry of acid rain with respect to its effects on health<br />

and on natural and urban environments are in-depth<br />

described. Finally, social costs and countermeasures are<br />

discussed: clean coal technologies (CCTs), catalytic<br />

converters, use of (alternative) fuels without combustion,<br />

and environmental protection regulations.<br />

19


Allarme inquinamento Salute, vegetazione e<br />

1<br />

1'<br />

1"<br />

20<br />

<strong>per</strong> descrivere il fenomeno nella sua totalità,<br />

pur tenendo conto di queste puntualizzazioni.<br />

Il pH rappresenta una funzione logaritmica<br />

in base 10 <strong>dell</strong>a concentrazione di ioni idrogeno:<br />

da un punto di vista chimico esso è<br />

rappresentato dall’equazione<br />

pH = – log [H+].<br />

La pioggia ha già di <strong>per</strong> sé un pH lievemente<br />

acido a seguito <strong>dell</strong>a dissoluzione <strong>dell</strong>’anidride<br />

carbonica atmosferica in acqua, secondo<br />

la nota reazione in cui si forma acido<br />

carbonico, che a sua volta si dissocia parzialmente<br />

in ione idrogeno (protone, H+) e<br />

ione bicarbonato:<br />

CO 2 (g) + H 2O (l) H 2CO 3 (aq) (acido carbonico)<br />

–<br />

H2CO3 (aq) H+ (aq) + HCO3 (aq) (ione bicarbonato)<br />

H+ (aq) + H 2O (aq) H 3O+ (aq) (ione ossonio o idrossonio)<br />

Dove i termini<br />

tra parentesi<br />

indicano lo<br />

stato del<br />

composto: (aq)<br />

sta <strong>per</strong> in<br />

soluzione<br />

acquosa e (l)<br />

sta <strong>per</strong> liquido<br />

e, li vedremo<br />

più avanti, (g)<br />

sta <strong>per</strong><br />

gassoso, (s)<br />

<strong>per</strong> solido.<br />

Trattandosi di reazioni in soluzione, queste<br />

equazioni rappresentano degli equilibri<br />

come indicato dal simbolo con doppia<br />

freccia ( ), cioè la reazione può procedere<br />

sia verso sinistra che verso destra.<br />

L’acido carbonico è un acido debole, cioè<br />

solo un numero relativamente basso di<br />

molecole si dissociano in ioni idrogeno<br />

(H +) e ione bicarbonato (HCO3 –).<br />

In tal modo l’acqua piovana viene ad<br />

avere un pH naturale lievemente acido<br />

(pH


e e monumenti a rischio<br />

CURIOSITÀ<br />

2<br />

2'<br />

3<br />

3'<br />

3"<br />

Lo zolfo nella materia vivente<br />

Lo zolfo è un costituente comune <strong>dell</strong>a materia vivente<br />

(<strong>per</strong> esempio batteri, animali, piante) in quanto fa parte dei<br />

due aminoacidi essenziali, la cisteina e la metionina,<br />

importantissimi - tra l’altro - <strong>per</strong> la struttura<br />

tridimensionale <strong>dell</strong>e proteine, in quanto i loro residui –SH<br />

possono essere ossidati a formare cosiddetti “ponti<br />

disolfuro” (-S-S-) tra due catene di aminoacidi<br />

(polipeptidiche) adiacenti stabilizzando la struttura<br />

tridimensionale <strong>dell</strong>a proteina fondamentale <strong>per</strong> la sua<br />

funzione.<br />

SO 2 (g) + H 2O (l) H 2SO 3 (aq) (acido solforoso)<br />

H2SO3 (aq) H + (aq) + HSO3 –<br />

(aq) (ione bisolfito)<br />

SO 3 (g) + H 2O (l) H 2SO 4 (aq) (acido solforico)<br />

H2SO4 (aq) H + (aq) + HSO4 –<br />

(aq) (ione bisolfato)<br />

HSO4 - (aq) H + (aq) + SO4 2 –<br />

(aq) (ione solfato)<br />

Sul cratere Ovest<br />

del Nyiragango,<br />

in Congo.<br />

Piccoli arbusti<br />

crescono sul<br />

bordo quando il<br />

lago di lava si<br />

congela, <strong>per</strong> poi<br />

morire quando<br />

esso ridiviene<br />

attivo riversando<br />

tonnellate di<br />

anidride<br />

solforosa.<br />

Gli acidi considerati in queste reazioni sono<br />

forti, <strong>per</strong> i nostri scopi, possiamo considerare<br />

l’equilibrio tutto spostato verso destra,<br />

con dissociazione completa.<br />

La dissociazione <strong>dell</strong>o ione bisolfito formatosi<br />

nella reazione 2') non viene considerata<br />

in quanto acido debole.<br />

Su scala globale le maggiori emissioni di<br />

ossidi di zolfo sono quelle dei vulcani, che<br />

emettono anidride solforosa. Altre emissioni<br />

naturali di minore entità avvengono a carico<br />

<strong>dell</strong>’attività biologica dei suoli che contengono<br />

naturalmente zolfo, esiste infatti il<br />

“ciclo biogeochimico <strong>dell</strong>o zolfo” (vedi riquadro<br />

sopra) in cui lo zolfo viene scambiato<br />

e riciclato in maniera biologica o chimico-fisica<br />

tra il biota e i diversi comparti del<br />

nostro pianeta (suolo, acqua, aria).<br />

Il maggior contributo antropico è<br />

quello derivato dalla combustione<br />

di carbone <strong>per</strong> la produzione<br />

di energia elettrica. Si tratta di un<br />

combustibile fossile che si è formato<br />

100-400 milioni di anni fa <strong>per</strong> la decomposizione<br />

di biomasse vegetali. La sua<br />

composizione relativa in numero di atomi è<br />

circa C (135), H (96), O (9), N (1), S (1).<br />

Come vediamo quindi il carbone contiene<br />

naturalmente sia azoto che zolfo; quest’ultimo<br />

contenuto in ragione <strong>dell</strong>’1-6% in peso<br />

in base alla tipologia. In minori quantità sono<br />

presenti anche silicio e vari metalli - quali<br />

sodio, calcio, alluminio, nickel, rame, zinco,<br />

arsenico, piombo e mercurio – che possono<br />

essere volatilizzati durante la combustione.<br />

Tale composizione mostra un’ampia<br />

variazione geografica ed è dovuta alle modalità<br />

di formazione del carbone. Un altro<br />

LE PAROLE DELLA SCIENZA<br />

4<br />

Ppm e ppb<br />

Parti <strong>per</strong> milione (ppm; 10-6) e parti <strong>per</strong> bilione (ppb; 10-9)<br />

con riferimento all’inglese “billion”, miliardo. Sono unità<br />

di concentrazione in peso/peso o volume/volume non più<br />

riconosciute dal SI, Sistema Internazionale, che <strong>per</strong>ò<br />

vengono ancora ampiamente usate nella pratica <strong>per</strong> la loro<br />

comodità.<br />

Ad esempio, nella benzina finita 100 ppm di S in peso<br />

corrispondono a 100 mg <strong>per</strong> 1 kg di benzina, 1 ppb di SO2<br />

in atmosfera (in volume) corrisponde a 1 mm3 di SO2<br />

<strong>per</strong> 1 m3 di atmosfera.<br />

indicatore di qualità merceologica del carbone<br />

è il contenuto in ceneri che deve essere<br />

basso <strong>per</strong> limitare il problema del particolato<br />

atmosferico. Purtroppo in Italia, nel bacino<br />

sardo del Sulcis, si trovano abbondanti<br />

riserve di carbone di qualità scadente, con<br />

un contenuto in zolfo del 6-8%, inutilizzabili<br />

ai sensi <strong>dell</strong>e leggi vigenti, se non a seguito<br />

di costosi trattamenti. Ciò ha fatto sì che<br />

queste riserve siano inutilizzate da un trentennio<br />

circa.<br />

Lo zolfo è presente a livello di alcuni punti<br />

<strong>per</strong>centuali (in peso) anche nel petrolio<br />

grezzo, ma nei prodotti finiti – a seguito <strong>dell</strong>e<br />

tecnologie produttive imposte dalle stringenti<br />

norme ambientali – la quantità di zolfo<br />

si riduce a livello di centinaia di parti <strong>per</strong><br />

milione (ppm). Per cui il contributo <strong>dell</strong>a<br />

combustione dei derivati del petrolio alla<br />

emissione di SO2 in atmosfera è marginale.<br />

Nel carbone lo zolfo è contenuto in due forme,<br />

nei minerali contaminanti (come solfuro<br />

di metalli) e in forma intimamente legata<br />

alla microstruttura (1% in peso).<br />

Mentre quest’ultima non può essere rimossa<br />

se non con complessi e costosi procedimenti<br />

chimici, la parte minerale può essere ridotta<br />

<strong>per</strong> frantumazione del carbone in polvere<br />

finissima e <strong>per</strong> decantazione in opportuni<br />

liquidi come descritto più avanti.<br />

L’anidride solforosa può essere emessa in<br />

atmosfera tal quale o può formarsi come inquinante<br />

secondario <strong>per</strong> ossidazione <strong>dell</strong>’acido<br />

solfidrico (H2S), un gas tossico dal tipico<br />

odore di uova marce, prodotto durante<br />

la raffinazione del petrolio e dei gas combustibili.<br />

Nei depositi naturali di gas, come<br />

quelli di metano (CH4), l’H2S può talvolta<br />

essere predominante in termini di quantità.<br />

L’acido solfidrico è anche un tipico prodotto<br />

di scarto <strong>dell</strong>e cartiere. Questo composto<br />

può essere rimosso con una reazione in cui<br />

lo zolfo ridotto (H2S) reagisce con lo zolfo<br />

ossidato (SO 2) <strong>per</strong> dare zolfo elementare solido,<br />

poco dannoso <strong>per</strong> l’ambiente.<br />

Per ottenere lo zolfo ossidato viene prima<br />

bruciato un terzo <strong>dell</strong>’H 2S:<br />

H2S (g) + O2 (g) → SO2 (g) + H2O (l)<br />

21


Allarme inquinamento Salute, vegetazione e<br />

4'<br />

5<br />

22<br />

Quindi la SO 2 viene fatta reagire mediante<br />

la reazione di Claus che avviene in fase gassosa,<br />

a formare zolfo solido e acqua:<br />

2 H 2S (g) + SO2 (g) → 3 S (s) + 2 H2O (l)<br />

Assieme all’H 2S, vi sono anche altri tre comuni<br />

gas di zolfo, tutti di odore sgradevole:<br />

CH 3SH (metantiolo o metil mercaptano),<br />

(CH 3) 2S (dimetil solfuro) e CH 3S-SCH 3<br />

(dimetil disolfuro); collettivamente questi<br />

quattro gas vengono indicati come zolfo ridotto<br />

totale.<br />

Altre significative fonti fisse di<br />

SO 2 sono le industrie metallurgiche.<br />

I metalli in natura si trovano associati<br />

ad altri elementi (come O, S, C<br />

e altri); quelli più preziosi sono spesso<br />

ritrovati come solfuri, come il ferro<br />

nella pirite (FeS 2), il rame associato al ferro<br />

nella calcopirite (CuFeS 2), lo zinco nella<br />

blenda (ZnS), il piombo nella galena (PbS),<br />

il nichel nella millerite (NiS). In tali casi in<br />

genere le fasi iniziali <strong>dell</strong>’estrazione dei metalli<br />

dai minerali consistono in un trattamento<br />

termico al di sotto del punto di fusione del<br />

metallo, <strong>per</strong> liberare quest’ultimo dagli altri<br />

elementi che vengono volatilizzati, il processo<br />

è chiamato “arrostimento”. Nel caso<br />

del solfuro di nickel (millerite) avremo:<br />

NiS (s) + 3 O 2 (g) → 2 NiO (s) + SO 2 (g)<br />

Durante questi classici processi di arrostimento<br />

la concentrazione di SO2 prodotta è<br />

elevata, essa può essere ossidata ad anidride<br />

solforica (SO3) <strong>per</strong> via catalitica; quest’ultima<br />

viene fatta reagire con acqua secondo<br />

l’eq. 3 sopra riportata <strong>per</strong> produrre commercialmente<br />

acido solforico concentrato, utilizzato<br />

<strong>per</strong> applicazioni industriali e di laboratorio.<br />

Per alcuni minerali, come quelli di<br />

rame, si può o<strong>per</strong>are un arrostimento in atmosfera<br />

di ossigeno puro, si forma così SO2<br />

molto concentrata che può essere liquefatta<br />

e venduta come sottoprodotto del processo<br />

<strong>per</strong> il riutilizzo, ad esempio nell’industria<br />

alimentare.<br />

Essendo potenzialmente tossica viene aggiunta<br />

agli alimenti in dosi assolutamente<br />

controllate e normate (D.M. 209 del 27 febbraio<br />

1996); la dose massima giornaliera assunta<br />

deve essere inferiore ai 0,7 mg kg-1 di<br />

peso corporeo (dati: Wageningen University,<br />

Olanda).<br />

Ha una funzione stabilizzante ed antimicrobica,<br />

la sua sigla identificativa come additivo<br />

alimentare è E 220 (E 220-227).<br />

Viene usata in molti prodotti, come vini (max<br />

200 mg l-1), aceti (max 170 mg l-1), succhi e<br />

concentrati di frutta (fino a 350 mg l-1 in alcuni<br />

tipi), prodotti dolciari (max 50 mg kg-1<br />

nei biscotti secchi) e svariati tipi di conserve.<br />

6<br />

DOSSIER<br />

Il ruolo degli<br />

ossidi<br />

di azoto<br />

Gli ossidi di azoto, noti anche come<br />

NO x, sono attori fondamentali<br />

nel fenomeno <strong>dell</strong>e piogge acide<br />

quanto in quello <strong>dell</strong>o smog<br />

fotochimico, che tratteremo in futuro<br />

su Green. Gli NO x si formano a partire<br />

dalla forma biatomica presente in atmosfera<br />

(N 2), la cui ossidazione richiede un’elevata<br />

energia di attivazione (vedi Green n. 6, pagg.<br />

12-13), in quanto N 2 è una molecola così stabile<br />

da essere indicata come gas inerte. Questa<br />

energia può essere fornita sotto forma termica.<br />

Pertanto gli NOx si formano alle alte<br />

tem<strong>per</strong>ature raggiunte durante qualsiasi tipo<br />

di combustione in presenza di aria, essendo<br />

quest’ultima la maggiore fonte di azoto (rappresenta<br />

circa il 78% dei gas atmosferici).<br />

L’energia di attivazione necessaria <strong>per</strong> la loro<br />

formazione può anche essere apportata da<br />

scariche elettriche. Oltre ad essere emessi dai<br />

vulcani, gli ossidi di azoto possono formarsi<br />

in maniera naturale anche a seguito di temporali<br />

(fulmini) e <strong>per</strong> conversione <strong>dell</strong>’ammoniaca<br />

che può essere rilasciata in atmosfera<br />

da processi biologici o industriali.<br />

Il 49% degli NOx di origine antropica sono<br />

emessi dai grandi impianti <strong>per</strong> la produzione<br />

di energia termoelettrica (a carbone, gas o derivati<br />

del petrolio).<br />

Il 46% ha invece origine dagli scarichi dei<br />

veicoli con motore a combustione interna. Le<br />

alte tem<strong>per</strong>ature raggiunte nella camera di<br />

scoppio favoriscono la formazione di questi<br />

composti. Pertanto gli ossidi di azoto si ritrovano<br />

nei gas di scarico dei mezzi di trasporto,<br />

ma sono anche inquinanti indoor che si formano<br />

a seguito di comuni attività domestiche<br />

come la cottura sui fornelli, l’uso di caminetti<br />

e caldaie. Questi NOx sono emessi in atmosfera<br />

dai comignoli <strong>dell</strong>e nostre case. Ma i loro<br />

precursori non si trovano nei combustibili,<br />

bensì nell’aria.<br />

La formazione di NO (monossido di azoto,<br />

ossido/anidride nitroso/a) avviene secondo la<br />

seguente reazione di carattere generale:<br />

energia + N2 (g) + O2 (g) → 2 NO (g)<br />

Il problema scientifico si sposta quindi dal<br />

produrre combustibili puliti a quello del controllo<br />

<strong>dell</strong>a combustione, condotta ad esempio<br />

a tem<strong>per</strong>ature meno elevate e/o in atmo-


e e monumenti a rischio<br />

7<br />

8<br />

8'<br />

sfera modificata contenente O 2 puro. Altre<br />

tecnologie ideali possono essere quelle di<br />

produzione di energia dai combustibili senza<br />

bruciarli come nel caso <strong>dell</strong>e celle a combustibile<br />

(fuel cell). La combustione controllata<br />

può essere facilmente impiegata nelle industrie<br />

con trattamenti a tem<strong>per</strong>atura elevata nei<br />

processi produttivi (ad esempio vetrerie, fonderie).<br />

Le fuel cell invece potrebbero rappresentare<br />

il prossimo futuro in termini di autotrazione<br />

ed energia <strong>per</strong> usi domestici (vedi<br />

Green n. 1, pagg. 16-17).<br />

Al momento attuale il sistema utilizzato <strong>per</strong><br />

abbattere le emissioni di NO x dovute al traffico<br />

è quello di dotare i veicoli di un’efficiente<br />

marmitta catalitica che li riconverte a N 2<br />

(vedi Green n. 6, pagg. 20-22). Si potrebbe<br />

ipotizzare in un futuro di catalizzare anche<br />

gli scarichi <strong>dell</strong>e centrali termiche di tipo domestico<br />

o industriale con sistemi simili a<br />

quelli <strong>dell</strong>e automobili. Ciò <strong>per</strong>metterebbe di<br />

realizzare un ulteriore abbattimento di NO x a<br />

breve termine, in attesa <strong>dell</strong>’affinamento <strong>dell</strong>e<br />

tecniche di produzione di energia senza<br />

combustione.<br />

Diversamente dall’azoto molecolare<br />

il monossido di azoto è molto<br />

reattivo negli strati su<strong>per</strong>iori<br />

<strong>dell</strong>’atmosfera, può reagire con l’ozono<br />

distruggendolo<br />

(NO + O3 → NO2 + O2) al livello del<br />

suolo dove la concentrazione di ozono è limitata,<br />

reagisce con l’ossigeno secondo la seguente<br />

equazione:<br />

2 NO (g) + O 2 (g) 2 NO 2 (g)<br />

Vari altri ossidi di azoto possono formarsi a<br />

partire da NO, ma in termini di piogge acide<br />

quello più <strong>per</strong>icoloso è senz’altro NO2, il<br />

biossido di azoto (ossido o anidride nitrico/a),<br />

tossico e altamente reattivo, di colore brunastro<br />

e odore molesto. La sua presenza partecipa<br />

alla formazione di quelle cappe di smog<br />

grigio/brunastre che talvolta ben si vedono arrivando<br />

in aereo e che circondano tutte le metropoli<br />

con traffico caotico ed elevato irraggiamento<br />

solare. Anche gli NOx sono anidridi<br />

e quindi formano acidi se disciolti un acqua.<br />

Vista la scarsa solubilità di NO in acqua, il<br />

contributo fondamentale degli NOx alle piogge<br />

acide si deve all’NO2 che forma acido nitrico<br />

con una reazione a più fasi rappresentata<br />

dalla seguente equazione globale:<br />

4 NO 2 (g) + 2 H 2O (l) + O 2 (g) → 4 HNO 3 (aq) (acido nitrico)<br />

HNO 3 (aq) H+ (aq) + NO3 – (aq) (ione nitrito)<br />

Quello nitrico è un acido forte quindi l’equilibrio<br />

rappresentato in 8') è in pratica completamente<br />

spostato a destra.<br />

In realtà spesso la formazione di acido nitri-<br />

8"<br />

co nelle grandi metropoli avviene <strong>per</strong> via fotochimica<br />

a carico del radicale idrossido<br />

(HO•) che si forma durante la complessa serie<br />

di reazioni coinvolte nel fenomeno <strong>dell</strong>o<br />

smog fotochimico, a partire da ozono, ossidi<br />

di azoto e idrocarburi insaturi (alcheni)<br />

incombusti. Avremo:<br />

NO2 (g) + HO• (g) → HNO3 (l)<br />

Ancora una volta notiamo che piogge acide<br />

e smog fotochimico mostrano intime connessioni<br />

in quanto sono coinvolti inquinanti<br />

comuni.<br />

Emissioni antropiche<br />

di SO2 + 10%,<br />

quelle di NOx + 20%.<br />

Considerando trascurabile l’apporto<br />

di altri composti al problema<br />

<strong>dell</strong>e piogge acide, valutiamo<br />

ora in maniera comparativa il ruolo di<br />

SO2 e NOx. Per quanto sopra esposto,<br />

anche l’apporto di SO3 è trascurabile<br />

<strong>per</strong> questa nostra discussione.<br />

Oltre alle sorgenti naturali che emettono significative<br />

quantità di SO2 e NOx, su scala<br />

globale le emissioni antropiche dei due inquinanti<br />

sono approssimativamente equivalenti.<br />

Secondo dati <strong>dell</strong>’Environmental Protection<br />

Agency (EPA) negli USA l’utilizzo di carbone<br />

<strong>per</strong> la produzione di energia assomma<br />

all’86% <strong>dell</strong>e emissioni di SO2, ma solo al<br />

46% di quelle di NOx. Riguardo a queste ultime<br />

la maggior parte (49%) è dovuta all’utilizzo<br />

di veicoli con motore a combustione interna.<br />

Analizzando i dati di emissione in valore<br />

assoluto a livello mondiale si vede che viene<br />

prodotta una quantità di SO2 circa doppia rispetto<br />

a quella degli NOx, considerando solo<br />

l’uso dei combustibili fossili gli ossidi di azoto<br />

ammontano solo al 40% del biossido di<br />

zolfo.<br />

Secondo alcune fonti a livello globale dal<br />

1980 al 1990 le emissioni antropiche di SO2<br />

sono aumentate del 10%, quelle di NOx del<br />

20%. Mentre il trend dei grandi paesi industrializzati<br />

è in diminuzione, i paesi in via di<br />

sviluppo sono in controtendenza. Si considerino<br />

<strong>per</strong> esempio gli USA e la Cina: nel 1970<br />

i primi emettevano circa 30 milioni di tonnellate<br />

di SO2 <strong>per</strong> anno, la seconda solo 10.<br />

Nel 2005 la Cina ne ha rilasciate in atmosfera<br />

25,5 contro le circa 10 degli Stati Uniti. Fortunatamente<br />

nel 2007 l’andamento <strong>dell</strong>e emissioni<br />

cinesi si è invertito. Questo è un chiaro<br />

segno di come, alla luce <strong>dell</strong>e conoscenze attuali,<br />

lo sviluppo industriale debba essere inserito<br />

in un quadro di sostenibilità.<br />

23


Allarme inquinamento Salute, vegetazione e<br />

Effetti <strong>dell</strong>e<br />

piogge<br />

acide<br />

sui<br />

monumenti<br />

Nel planisfero in<br />

alto la<br />

distribuzione<br />

mondiale dei<br />

valori medi di<br />

pH <strong>dell</strong>a<br />

pioggia.<br />

Ridisegnato da:<br />

J.H. Seinfield e<br />

S.N. Pandis<br />

“Atmospheric<br />

Chemistry and<br />

Physics”, Wiley<br />

Editore (1998).<br />

24<br />

I valori di pH <strong>dell</strong>e precipitazioni<br />

nei paesi industrializzati sono da<br />

tempo monitorati ed è ampiamente<br />

dimostrato che sono ben al di sotto di<br />

quelli <strong>dell</strong>a pioggia naturale a seguito<br />

<strong>dell</strong>a rivoluzione industriale. In pratica<br />

in tutta l’Europa il pH <strong>dell</strong>a pioggia è inferiore<br />

a 5, con valori che scendono in media<br />

a 4 in Gran Bretagna e Germania (planisfero<br />

qui sopra). Uno dei record di pH acido lo<br />

detiene la Scozia, dove nel 1974 è stata misurata<br />

pioggia con pH = 2,4! Il valore che si<br />

ritrova frequentemente nella nebbia, nella<br />

rugiada, e negli strati inferiori <strong>dell</strong>e nuvole<br />

è attorno a 3.<br />

La presenza di un eccesso di ioni H+ in atmosfera<br />

causa direttamente o indirettamente<br />

danni alle cose e agli esseri viventi. Un<br />

segno tangibile dei danni <strong>dell</strong>e piogge acide<br />

è visibile sul nostro patrimonio monumentale<br />

con i suoi edifici storici, i manufatti in<br />

pietra calcarea e marmo, le statue in metallo<br />

o leghe metalliche quali il bronzo. Pezzi importanti<br />

del patrimonio <strong>dell</strong>’umanità, come<br />

le rovine Maya di Chichén Itzà, il Partenone<br />

ad Atene (a lato) e il Taj Mahal in India, sono<br />

stati in vario grado danneggiati dal fenomeno,<br />

che d’altronde osserviamo con facilità<br />

sui monumenti <strong>dell</strong>e città di tutto il<br />

mondo.<br />

Le piogge acide agiscono sui materiali<br />

esposti all’a<strong>per</strong>to con un duplice meccanismo:<br />

- un’azione chimica di corrosione;<br />

- un’azione meccanica di rimozione del materiale<br />

stesso, reso precedentemente friabile<br />

e solubile.<br />

Le deposizioni atmosferiche umide e acide<br />

si condensano sulle pareti dei manufatti,<br />

l’acqua può così fungere da veicolo <strong>per</strong> gli<br />

agenti inquinanti solidi, liquidi e gassosi<br />

che possono penetrare nelle porosità. La<br />

condensazione è maggiore sulle su<strong>per</strong>fici<br />

fredde, quali quelle di statue o di palazzi disabitati.<br />

I monumenti in pietra calcarea sono<br />

i più colpiti, <strong>per</strong>ché gli acidi corrodono il<br />

carbonato di calcio (CaCO 3) di cui sono costituiti<br />

attraverso la seguente reazione:<br />

Partenone sull’Acropoli di Atene:<br />

sono ben evidenti (nell’ingrandimento<br />

qui sotto) i segni del tempo e<br />

<strong>dell</strong>’inquinamento urbano <strong>dell</strong>a<br />

metropoli greca.<br />

(Immagine di Fulvio Zecchini, 2007).


e e monumenti a rischio<br />

9<br />

Jeeg Robot d’acciaio. Meglio se inox...<br />

Molti di voi forse non li ricordano ma negli Anni Settanta-Ottanta<br />

del secolo scorso erano molto di moda tra i giovani i manga<br />

giapponesi con robot guerrieri come protagonisti, che spesso erano<br />

“d’acciaio”, a indicare la loro robustezza e invincibilità. Ma<br />

l’acciaio comune arrugginisce e si corrode, è una lega di ferro e<br />

carbonio (max 2,1% in peso), con caratteristiche fisiche e<br />

meccaniche su<strong>per</strong>iori a quelle del ferro, che sostituisce in molti usi:<br />

si pensi che la produzione mondiale di acciaio nel 2006 è stata di<br />

circa 1.240 milioni di tonnellate (dati: International Iron and Steel<br />

Institute, www.worldsteel.org). Se la <strong>per</strong>centuale di carbonio va<br />

oltre il 2,1% la lega ferro-carbonio viene denominata “ghisa” e ha<br />

proprietà e usi decisamente diversi. Vi sono vari tipi di acciai<br />

speciali che possono contenere altri metalli. L’acciaio resistente<br />

all’ossidazione e alla corrosione da acidi è detto acciaio<br />

CaCO 3 (s) + 2 H+ (aq) Ca2 + (aq) + CO2 (g) + H2O (l)<br />

Nel caso <strong>dell</strong>’acido solforico (H 2SO 4), gli ioni<br />

calcio (Ca2+) reagiscono con gli ioni solfato<br />

(SO 4 2-) derivati dalla dissociazione <strong>dell</strong>’acido<br />

formando solfato di calcio (CaSO 4, il comune<br />

gesso). Questo viene facilmente dilavato<br />

dalle acque piovane, provocando il disfacimento<br />

del manufatto.<br />

I materiali lapidei vanno incontro<br />

a vere e proprie malattie,<br />

tra cui le principali sono l’esfoliazione,<br />

l’alveolizzazione e la<br />

disgregazione sabbiosa. La prima<br />

consiste in un sollevamento <strong>dell</strong>o<br />

strato su<strong>per</strong>ficiale (da 0,1 a qualche millimetro);<br />

questo quindi si separa dagli strati<br />

sottostanti, formando <strong>dell</strong>e placche. Al di<br />

sotto si crea uno strato polveroso o gessoso<br />

che viene parzialmente trascinato via<br />

quando la placca si stacca.<br />

Nell’alveolizzazione il materiale di su<strong>per</strong>ficie<br />

si distacca sotto forma di granelli sabbiosi<br />

con velocità differenziale da zona a<br />

zona: ciò comporta la comparsa sulla pietra<br />

di “alveoli” che sono spesso visibili<br />

guardando da vicino gli edifici storici. Nella<br />

disgregazione sabbiosa l’erosione avviene<br />

in modo simile, ma con velocità uniforme<br />

su tutta la su<strong>per</strong>ficie. Anche acidi prodotti<br />

da batteri e muffe sulla su<strong>per</strong>ficie dei<br />

monumenti possono contribuire alla corrosione.<br />

Altri materiali edili come i mattoni e le<br />

malte e diversi metalli utilizzati (rame,<br />

bronzo, ferro) sono attaccabili dagli acidi.<br />

Gli ioni nitrato NO3 –<br />

contenuti nelle piogge<br />

acide, oltre a concorrere alla corrosione<br />

dei metalli, penetrano nelle porosità dei<br />

mattoni e dei laterizi, determinandone lo<br />

sgretolamento progressivo.<br />

L’azione <strong>dell</strong>’acido solforico favorisce la<br />

formazione di solfato pentaidrato di rame<br />

(CuSO •<br />

4 5 H2O) sulla su<strong>per</strong>ficie dei manufatti<br />

in rame e bronzo (lega di rame, stagno<br />

e zinco), formando quella sgradevole<br />

patina verdastra che tutti conosciamo.<br />

inossidabile o inox <strong>per</strong> la capacità di non arrugginire se esposto<br />

all’aria e all’acqua. È una lega ad elevato contenuto di cromo<br />

(min 11,5%) sco<strong>per</strong>ta nel 1913. Oggi si distinguono diversi tipi<br />

identificati con sigle particolari in base al tenore in metalli,<br />

utilizzati <strong>per</strong> applicazioni specifiche. Una buona resistenza<br />

all’ossidazione e alla corrosione si ottiene aggiungendo un minimo<br />

del 13% in peso di cromo, fino ad un massimo del 26% <strong>per</strong> gli<br />

acciai ad usi particolari. Ossidandosi a contatto con l’ossigeno, il<br />

cromo si trasforma in ossido di cromo trivalente (Cr2O 3) che forma<br />

uno strato su<strong>per</strong>ficiale protettivo che aderisce al pezzo, così sottile<br />

da essere invisibile, pur impedendo un’ulteriore ossidazione.<br />

Questo fenomeno è noto come “passivazione”. Vista la <strong>per</strong>manenza<br />

e la diffusione del fenomeno “piogge acide” sarà meglio adeguare<br />

anche i manga, meglio quindi “Jeeg Robot d’acciaio inox”.<br />

Una veduta a volo d’uccello <strong>dell</strong>a<br />

Basilica di San Marco a Venezia.<br />

Sulle cupole sono ben evidenti<br />

i segni <strong>dell</strong>’inquinamento.<br />

Il potere corrosivo <strong>dell</strong>e<br />

piogge acide ha obbligato a<br />

ricoverare la quadriga che ornava<br />

la balconata <strong>dell</strong>a facciata <strong>dell</strong>a<br />

Basilica e a sostituirla con la<br />

copia. Leggende e<br />

ricostruzioni raccontano che i<br />

quattro cavalli ornassero prima i<br />

Propilei ad Atene poi l’ippodromo<br />

di Bisanzio in epoca romana.<br />

25


Allarme inquinamento Salute, vegetazione e<br />

10<br />

10'<br />

10"<br />

26<br />

4 Fe (s) + 2 O2 (g) + 8 H+ (aq) → 4 Fe2+ (aq) + 4 H 2O (l)<br />

4 Fe2+ (aq) + O 2 (g) + 4 H 2O (l) → 2 Fe 2O 3 (s) + 8 H + (aq)<br />

4 Fe (s) + 3 O2 (g) → 2 Fe2O3 (s)<br />

DOSSIER<br />

Ne sono un esempio tipico i famosi cavalli<br />

<strong>dell</strong>a facciata <strong>dell</strong>a Basilica di San Marco a<br />

Venezia o gli svariati monumenti equestri<br />

<strong>dell</strong>e nostre piazze.<br />

Le piogge acide possono avere effetti negativi<br />

anche su altre strutture metalliche, come<br />

quelle di ferro e acciaio, usate nella costruzione<br />

di palazzi moderni, ferrovie, ponti,<br />

veicoli. In presenza di acqua e ossigeno il<br />

ferro si ossida (arrugginisce) e si può corrodere<br />

in vario grado. Tale reazione è fortemente<br />

accelerata dalla presenza di alte concentrazioni<br />

di H+ che favoriscono questa<br />

reazione a due fasi:<br />

La reazione netta sarà:<br />

Il ministero dei Beni Culturali<br />

ha pubblicato <strong>dell</strong>e mappe che<br />

identificano sul territorio nazionale<br />

le zone a maggiore o<br />

minore rischio di corrosione<br />

<strong>per</strong> i manufatti (figura a lato). Per<br />

salvare il patrimonio artistico molti manufatti<br />

movibili vengono spostati al chiuso<br />

nei musei, restaurati e quindi sostituiti da<br />

copie. Ne sono esempi le due statue marmoree<br />

del David di Donatello e di Michelangelo<br />

che impreziosiscono due piazze di<br />

Firenze, i cavalli <strong>dell</strong>a Basilica di San Marco<br />

a Venezia, o ancora il monumento equestre<br />

a Marc’Aurelio nella piazza del Campidoglio<br />

(fotografie a pagina 19). In caso<br />

ciò sia impossibile, monumenti e manufatti<br />

esse possono essere protetti da vernici trasparenti<br />

o colorate (come nelle autovetture),<br />

che siano inerti e a basso impatto ambientale.<br />

In alternativa <strong>per</strong> gli oggetti metallici<br />

si possono usare leghe (molto costose)<br />

resistenti alla corrosione.<br />

Mappa con la raffigurazione<br />

<strong>dell</strong>’indice di <strong>per</strong>icolosità di<br />

erosione legato al danneggiamento<br />

del patrimonio dei beni artistici<br />

provocato dalle piogge acide.<br />

Le tre macroaree <strong>dell</strong>’Italia sono<br />

mappate in zone a minore o<br />

maggior rischio (da Classe 1 a<br />

Classe 5). Fonte: Istituto centrale<br />

<strong>per</strong> il Restauro.


e e monumenti a rischio<br />

Effetti <strong>dell</strong>e<br />

piogge<br />

acide<br />

sull’ambiente<br />

Il problema <strong>dell</strong>e piogge acide risulta<br />

assai complicato da studiare<br />

in quanto scatena diversi fenomeni<br />

che non è facile correlare,<br />

così come è difficile identificare nell’insieme<br />

il rapporto causa-effetto. Infatti<br />

non è sempre possibile identificare le<br />

sorgenti <strong>dell</strong>’acidità e tracciare l’andamento<br />

del pH <strong>dell</strong>e piogge nel tempo. Non ci sono<br />

dati storici anteriori al 1970 <strong>per</strong> l’inconsapevolezza<br />

del problema e <strong>per</strong> la scarsa diffusione<br />

degli strumenti di misurazione. Risulta<br />

quindi incerta la collocazione nel tempo<br />

<strong>dell</strong>’inizio <strong>dell</strong>’acidificazione <strong>dell</strong>e piogge,<br />

così come non sono ben note tutte le<br />

cause. È certo, <strong>per</strong>ò, che ci sia stato un significativo<br />

e costante aumento <strong>dell</strong>’emissione<br />

in atmosfera di NOx e SOx a partire dal<br />

1940, che a livello globale si è arrestato solo<br />

nell’ultimo ventennio.<br />

L’attuale legislazione in tema ambientale ha<br />

imposto l’uso <strong>dell</strong>e marmitte catalitiche abbattendo<br />

significativamente la concentrazione<br />

di NOx; l’uso di carbone “pulito” ha <strong>per</strong>messo<br />

di ridurre la presenza di SOx, quest’ultima<br />

oggi diminuita sempre più attraverso<br />

l’uso di fonti energetiche alternative<br />

nelle centrali elettriche. Mentre gli effetti<br />

positivi su salute, manufatti ed edifici sono<br />

stati immediati, quelli sull’ambiente tarderanno<br />

a manifestarsi; si stima che ci vorranno<br />

10-20 anni, in quanto gli ecosistemi non<br />

rispondono immediatamente alla diminuzione<br />

<strong>dell</strong>e emissioni.<br />

Smog e visibilità ridotta<br />

Uno degli effetti visibili cui contribuiscono<br />

le piogge acide è lo smog fotochimico, dovuto<br />

in prima istanza alla formazione di aerosol<br />

che contengono particelle fatte di acido<br />

solforico, H 2SO 4, ammonio solfato,<br />

(NH 4) 2SO 4,e ammonio idrogeno solfato (o<br />

bisolfato di ammonio), NH 4HSO 4. La foschia<br />

provocata da questo fenomeno è maggiormente<br />

visibile d’estate quando la maggior<br />

insolazione accelera le reazioni fotochimiche<br />

e quando l’aria è stagnante, ciò ne<br />

Valori<br />

massimi di<br />

pH tollerabili<br />

da alcuni<br />

organismi che<br />

abitano gli<br />

ambienti<br />

lacustri.<br />

11<br />

giustifica la maggior gravità nei paesi equatoriali<br />

o subequatoriali a parità d’inquinanti<br />

emessi. Negli USA si è riscontrato - che a<br />

causa di questi fenomeni - la visibilità media<br />

può diminuire da 100 a 40 km o meno<br />

(con minimi anche di circa 2 km) anche in<br />

alta montagna, dove di solito si ritiene che<br />

l’aria sia più pulita.<br />

Laghi, il 10% danneggiati<br />

Gran parte degli scienziati ritiene che una<br />

consistente quantità di laghi e corsi d’acqua<br />

dei paesi industrializzati siano stati danneggiati<br />

dalle piogge acide; negli USA la stima<br />

è attorno al 10%.<br />

Laghi e corsi d’acqua sono sensibili all’apporto<br />

di acidità. In un lago in salute il pH si<br />

aggira attorno a 6,5, con un intervallo ideale<br />

<strong>per</strong> il biota di 6,5-9,3 circa. Al di sotto di pH<br />

5,5 scompare la maggior parte dei pesci,<br />

sotto il 5 la maggior parte <strong>dell</strong>e forme viventi,<br />

e a pH 4 il lago può considerarsi morto,<br />

una mera distesa di acqua acida (vedi grafico<br />

qui sopra). Nel sud <strong>dell</strong>a Norvegia e <strong>dell</strong>a<br />

Svezia un quinto dei laghi non contiene<br />

più pesci.<br />

Essendo i laghi sistemi più o meno chiusi,<br />

in cui il ricambio <strong>dell</strong>e acque può essere lento,<br />

l’apporto di acidità dalle precipitazioni<br />

può facilmente abbassare il pH. Il grado di<br />

acidificazione dipenderà ovviamente dalla<br />

quantità di acqua caduta e dalla sua concentrazione<br />

in H+, ma anche dalla capacità neutralizzante<br />

del lago. Quando le rocce che<br />

circondano il lago sono di natura calcarea il<br />

carbonato di calcio può reagire con gli H+<br />

abbassandone la concentrazione (innalzando<br />

quindi il pH) con una reazione del tutto<br />

simile a quella <strong>dell</strong>’equazione 9. Reazioni<br />

ancora più importanti <strong>per</strong> la neutralizzazione<br />

sono quelle dei bicarbonati, i quali si formano<br />

<strong>per</strong> reazione del carbonato con anidride<br />

carbonica e acqua:<br />

CaCO3 (s) + CO2 (g) + H2O (l) Ca2 + (aq) + 2 HCO3 –<br />

(aq)<br />

27


11'<br />

12<br />

28<br />

Allarme inquinamento<br />

I bicarbonati reagiscono con gli H+ apportati<br />

dalle precipitazioni formando anidride<br />

carbonica e acqua:<br />

HCO 3 – (aq) + H+ (aq) CO 2 (g) + H 2O (l)<br />

I laghi circondati da altri tipi di rocce meno<br />

reattive dei carbonati - quali quelle granitiche,<br />

di origine magmatica, a base silicea -<br />

hanno una capacità neutralizzante decisamente<br />

inferiore, molto bassa, a meno che<br />

non intervengano altri fenomeni.<br />

L’aumento di concentrazione di ioni idrogeno<br />

non ha solo effetti negativi diretti abbassando<br />

il pH, ma può favorire indirettamente<br />

reazioni chimiche dannose <strong>per</strong> la vita acquatica.<br />

Una di queste coinvolge gli ioni alluminio<br />

(Al3+) e danneggia l’apparato respiratorio<br />

dei pesci. L’alluminio è il terzo elemento<br />

in ordine di abbondanza nella crosta<br />

terrestre, dopo l’ossigeno e il silicio. Il granito<br />

contiene ioni alluminio e il suolo contiene<br />

complessi di silicati di alluminio <strong>per</strong><br />

loro natura poco solubili in acqua. La loro<br />

solubilità viene <strong>per</strong>ò enormemente aumentata<br />

dalla presenza di acidi, un abbassamento<br />

del pH da 6,0 a 5,0 può aumentare di<br />

1.000 volte la concentrazione di alluminio<br />

disciolto. In tali condizioni attorno alle<br />

branchie dei pesci si forma uno spesso strato<br />

di muco che non <strong>per</strong>mette più lo scambio<br />

di ossigeno, così i pesci muoiono <strong>per</strong> soffocamento.<br />

Inoltre l’alluminio reagisce con l’acqua formando<br />

ioni idrogeno, esacerbando il problema:<br />

Al 3+ (aq) + H2O (l) → H + (aq) + [Al(OH)] 2+ (aq)<br />

A seguito <strong>dell</strong>a diminuzione <strong>dell</strong>a concentrazione<br />

di SO x e NO x in atmosfera è <strong>per</strong>ò<br />

possibile cercare di recu<strong>per</strong>are i laghi acidificati<br />

ripristinandoli ad uno stato di salute<br />

accettabile. In Svezia, sono stati effettuati<br />

interventi s<strong>per</strong>imentali spandendo polvere<br />

di idrossido di calcio sulla su<strong>per</strong>ficie che<br />

hanno dato risultati incoraggianti.<br />

Studenti<br />

prelevano<br />

campioni <strong>per</strong> la<br />

misurazione<br />

<strong>dell</strong>’inquinamento<br />

nel corso<br />

del programma<br />

di rilevazioni<br />

“Acidity in<br />

Pennsylvania”.<br />

A destra:<br />

si misurano gli<br />

effetti <strong>dell</strong>e piogge<br />

acide in una<br />

foresta degli<br />

Stati Uniti.<br />

Simili reazioni di neutralizzazione avvengono<br />

in atmosfera e in natura. Idrossido e<br />

carbonato di calcio e altri composti basici di<br />

calcio, magnesio, sodio e potassio sono diffusi<br />

non solo nei suoli, ma anche nelle ceneri<br />

rilasciate dalle ciminiere industriali durante<br />

le combustioni.<br />

Queste particelle alcaline possono interagire<br />

con le goccioline di acido sospese in atmosfera<br />

neutralizzandolo parzialmente. Per<br />

quanto possa sembrare ironico, i sistemi di<br />

riduzione <strong>per</strong> le emissioni di particolato<br />

hanno contribuito a diminuire la capacità<br />

neutralizzante <strong>dell</strong>’atmosfera, abbassando<br />

di conseguenza il pH <strong>dell</strong>e deposizioni.<br />

Foreste senza foglie...<br />

Una <strong>dell</strong>e questioni più controverse<br />

in merito alle piogge acide<br />

è il loro effetto negativo sulle foreste.<br />

La scomparsa di porzioni più o<br />

meno estese di foreste è indiscutibile,<br />

ma ancora non si capisce se il loro declino<br />

sia naturale o artificiale, dovuto alle<br />

piogge acide o, più probabilmente, ad una<br />

concomitanza di fattori.<br />

Nel Nord Europa il fenomeno fu inizialmente<br />

descritto a partire dal 1960 e da allora<br />

sembra essere in costante espansione.<br />

Gli abeti di alta montagna sono gli alberi<br />

più colpiti. Dapprima si verifica un indebolimento<br />

dei rami, poi l’ingiallimento con<br />

diminuzione <strong>dell</strong>’attività fotosintetica e la<br />

seguente caduta degli aghi. Il fenomeno si<br />

espande poi a tutta la pianta che alla fine,<br />

indebolita, muore a causa di siccità, gelate,<br />

forte vento o infestazioni. Danni alle foreste<br />

si sono segnalati un po’ in tutta Europa<br />

(vedi la foto in a<strong>per</strong>tura del nostro dossier),<br />

ma il fenomeno è di portata mondiale. In<br />

Germania e Regno Unito il problema è particolarmente<br />

grave in quanto il 50% circa<br />

<strong>dell</strong>e foreste risulta danneggiato.<br />

Nel 1988 uno studio su vasta scala ha indicato<br />

che fino ad allora l’Italia aveva <strong>per</strong>so<br />

il 10% del suo patrimonio boschivo.<br />

Sebbene i danneggiamenti <strong>dell</strong>e foreste sia-


Salute, vegetazione e monumenti a rischio<br />

DOSSIER<br />

no più frequenti nelle regioni più soggette al<br />

fenomeno <strong>dell</strong>e piogge acide precedentemente<br />

indicate, non è semplice dimostrare<br />

la relazione di causa-effetto, soprattutto<br />

quando sono coinvolti molti fattori e varie<br />

sono le possibili cause. In alcune regioni<br />

<strong>dell</strong>e alte latitudini gli stress climatici sembrano<br />

essere la causa principale. In altre regioni<br />

le infestazioni da parassiti, l’ozono<br />

troposferico e/o altri inquinanti atmosferici<br />

potrebbero essere i maggiori indiziati.<br />

Recenti osservazioni hanno ridimensionato<br />

il fenomeno <strong>dell</strong>a<br />

distruzione <strong>dell</strong>e foreste,<br />

forse in precedenza ingigantito<br />

dai mass-media. Ci sono comunque<br />

prove circostanziate che le piogge<br />

acide stiano parzialmente contribuendo;<br />

esiste un’evidente correlazione tra precipitazioni<br />

acide, acidità <strong>dell</strong>e acque su<strong>per</strong>ficiali<br />

e moria di alberi. Sempre più si sta accreditando<br />

una teoria secondo la quale i<br />

danni alle foreste sarebbero dovuti ad un<br />

effetto sinergico di SOx, NOx e ozono troposferico.<br />

Secondo questa teoria gli ossidi<br />

di azoto e ozono attaccherebbero direttamente<br />

il rivestimento ceroso <strong>dell</strong>e foglie,<br />

<strong>per</strong>mettendo agli ioni idrogeno di penetrare<br />

più facilmente e degradare i tessuti, facilitando<br />

anche l’ingresso di agenti patogeni.<br />

L’acidificazione del suolo circostante agirebbe<br />

invece in modo indiretto, mobilizzando<br />

metalli (soprattutto alluminio) che<br />

possono danneggiare le radici e inibendo<br />

l’assorbimento di acqua e di minerali. Questi<br />

ultimi – tra cui potassio, calcio, magnesio<br />

ed altri – sono parzialmente rimossi dagli<br />

strati su<strong>per</strong>ficiali del terreno dall’effetto<br />

lisciviante <strong>dell</strong>a pioggia acida.<br />

L’insieme di questi effetti lascerebbe le<br />

piante esposte ad avversità ambientali quali<br />

malattie, infestazioni, siccità o tempeste<br />

di vento. A questo va aggiunto che in alta<br />

montagna le vette sono speso avvolte da<br />

nubi basse che hanno sovente un pH più<br />

acido di quello <strong>dell</strong>e piogge, lasciando gli<br />

alberi immersi a lungo in questa sorta di<br />

aerosol corrosivo.<br />

Effetti <strong>dell</strong>e<br />

piogge acide<br />

sulla salute<br />

e strategie<br />

di controllo<br />

L’inalazione degli aerosol contenenti<br />

i solfati e l’acido solforico<br />

può provocare danni diretti alla<br />

salute, in modo più o meno grave,<br />

fino anche alla morte. Il danneggiamento<br />

avviene sopratutto a carico<br />

<strong>dell</strong>e prime vie aeree, dove attaccano direttamente<br />

gli epiteli più sensibili provocando<br />

bronchiti ed enfisemi. Gli anziani, i malati e<br />

coloro i quali soffrono di preesistenti disturbi<br />

respiratori (asma, bronchite, enfisema) sono i<br />

più esposti.<br />

Uno dei casi più significativi è quello del<br />

1952 a Londra. In quel tempo l’ampio uso di<br />

carbone ad alto tenore di zolfo causò una nebbia<br />

acida tale da causare in cinque giorni circa<br />

4.000 vittime. Un episodio meno grave si<br />

verificò in Pennsylvania (USA) nel 1948 con<br />

20 vittime. Sebbene questi siano episodi limite,<br />

l’Organizzazione Mondiale <strong>dell</strong>a Sanità<br />

stima che 625 milioni di <strong>per</strong>sone siano esposte<br />

a livelli eccessivi di SO2, con costi rilevanti<br />

<strong>per</strong> la sanità pubblica.<br />

Un ulteriore oggetto di preoccupazione <strong>per</strong><br />

la salute sono i possibili danni indiretti <strong>dell</strong>e<br />

piogge acide. Alcuni metalli tossici - come il<br />

piombo, il cromo, il cadmio ed altri - sono legati<br />

ai minerali che costituiscono le rocce e la<br />

parte inorganica dei suoli. L’abbassamento di<br />

pH aumenta la mobilità di questi metalli che<br />

si solubilizzano parzialmente nell’acqua acidificata<br />

e possono raggiungere le falde usate<br />

a scopo potabile. Simili effetti sono stati evidenziati<br />

in alcuni acquiferi <strong>dell</strong>’Europa occidentale.<br />

Inoltre pesci che vivono in acque acide<br />

potrebbero <strong>per</strong> lo stesso motivo accumulare<br />

questi inquinanti e trasferirli all’uomo attraverso<br />

l’alimentazione.<br />

La legislazione, sia nazionale che<br />

sopranazionale, regola in maniera<br />

stringente le emissioni dovute<br />

ai trasporti (NO x) e alle centrali e fornaci<br />

a carbone (SO x). Nel caso dei veicoli<br />

a motore, <strong>per</strong> rientrare nei limiti di emissioni,<br />

ci si affida all’adozione obbligatoria di<br />

marmitte catalitiche. L’uso <strong>dell</strong>a marmitta catalitica<br />

accelera la decoposizione di NO che<br />

avviene molto lentamente in ambiente natu-<br />

29


Allarme inquinamento Salute, vegetazione e m<br />

30<br />

La mobilità transfrontaliera degli inquinanti<br />

Visti i molteplici effetti su manufatti, ambienti naturali e salute,<br />

si pone sempre più l’accento sui costi socio-economici <strong>dell</strong>e<br />

piogge acide. Negli USA si stima che a causa <strong>dell</strong>e piogge<br />

acide vengano spesi oltre 5 miliardi di dollari all’anno. Il<br />

maggior problema è quello di dover escogitare soluzioni a livello<br />

globale. Infatti gli inquinanti atmosferici non conoscono<br />

frontiere e possono essere trasportati anche a lunga distanza:<br />

le emissioni cinesi possono raggiungere il Giappone e, addirittura,<br />

la costa occidentale degli USA, mentre quelle statunitensi<br />

sono state ritrovate in Groenlandia! Alla mobilità transfrontaliera<br />

a lunga distanza bisogna aggiungere che, a livello<br />

globale, si prevede che le emissioni di SO 2 continueranno ad<br />

aumentare fino al 2020, soprattutto nei paesi in rapido sviluppo.<br />

Dati <strong>dell</strong>’Agenzia Europea <strong>per</strong> l’Ambiente (European En-<br />

rale, quando i gas di scarico si raffreddano. Il<br />

catalizzatore può favorire la combinazione di<br />

NO e CO <strong>per</strong> formare azoto molecolare e anidride<br />

carbonica. Il catalizzatore <strong>per</strong>mette tre<br />

reazioni: la conversione del monossido di carbonio<br />

ad anidride carbonica, quella degli idrocarburi<br />

incombusti ad anidride carbonica e<br />

acqua e quella degli ossidi di azoto ad azoto<br />

molecolare e anidride carbonica.<br />

Purtroppo <strong>per</strong>ò oggigiorno anche<br />

la sola emissione di anidride carbonica<br />

rende l’uso di carburanti<br />

fossili nei motori poco sostenibile,<br />

a causa <strong>dell</strong>’effetto serra; è<br />

sempre più pressante la necessità<br />

di adottare nuovi sistemi di propulsione.<br />

Grazie al numero limitato di sorgenti e alla loro<br />

immobilità, il controllo degli SOx risulta di<br />

più facile approccio. Tre sono le strategie di<br />

possibile applicazione: a) passare all’uso<br />

esclusivo di carbone naturalmente povero di<br />

zolfo (contenuto di S = 1% circa); b) pulire e<br />

desolforizzare il carbone prima o durante l’uso;<br />

c) eliminare chimicamente gli ossidi di<br />

zolfo dai fumi. La prima strategia è applicabile,<br />

ma deve tenere conto del fatto che il contenuto<br />

energetico e di zolfo del carbone nelle<br />

varie zone geografiche è ampiamente variabile;<br />

impedire ad una nazione di usare/esportare<br />

il proprio carbone vale a dire arrecarle un grave<br />

danno economico.<br />

Il primo sistema usato <strong>per</strong> ridurre l’impatto<br />

degli SOx emessi da centrali elettriche a carbone<br />

è stato quello di costruire ciminiere molto<br />

alte (fino anche a 400 m!); ciò ha parzialmente<br />

ridotto i problemi a livello locale, ma<br />

ha esacerbato il già citato problema <strong>dell</strong>a mobilità<br />

transfrontaliera <strong>dell</strong>e emissioni, favorendo<br />

il loro trasporto da parte dei venti dominanti.<br />

La pulizia del carbone può essere fatta abbastanza<br />

facilmente e la tecnologia è già disponibile<br />

(Clean Coal Technologies, CCTs). Il<br />

carbone viene frantumato fino a polverizzarlo.<br />

Lo zolfo è solitamente associato a particelle<br />

minerali pesanti, spesso pirite (FeS 2). Si<br />

vironmental Agency, EEA) indicano che il 38% <strong>dell</strong>e emissioni<br />

di zolfo in Italia (media sul <strong>per</strong>iodo 1985-1995) sono di<br />

origine straniera. La <strong>per</strong>centuale sale al 69% <strong>per</strong> la Norvegia<br />

e al 72% <strong>per</strong> la Svezia, paesi pesantemente afflitti dalle piogge<br />

acide. La normativa internazionale, soprattutto in Nord<br />

America, Europa e Giappone, sta cercando di arginare il problema<br />

ponendo dei limiti restrittivi alle emissioni globali di<br />

NO x e SO x, ma <strong>per</strong> poter essere davvero efficace tale legislazione<br />

ambientale deve essere più ampiamente condivisa e applicata.<br />

Nel 1979 l’Europa ed il Nord America hanno firmato<br />

la “Convenzione sul Trasporto a lunga distanza degli Inquinanti<br />

atmosferici” mirata a ridurre l’emissione di composti<br />

coinvolti nel fenomeno <strong>dell</strong>e piogge acide e <strong>dell</strong>o smog fotochimico<br />

(ozono troposferico).<br />

13<br />

13'<br />

rende quindi possibile lavare il carbone con<br />

un liquido di densità intermedia facendo sì<br />

che le particelle di carbone galleggino e quelle<br />

di zolfo sedimentino. In alternativa a questo<br />

processo sono stati proposti metodi biologici<br />

o chimici che ossidino il ferro <strong>dell</strong>a pirite a<br />

Fe3+ solubile e/o che mineralizzino lo zolfo<br />

organico contenuto nel carbone. Altre CCT<br />

prevedono la purificazione del carbone durante<br />

la combustione, in modo da catturare gli inquinanti<br />

immediatamente dopo la loro formazione.<br />

Nei sistemi “a letto fluido” il carbone polverizzato<br />

è miscelato con carbonato di calcio,<br />

anch’esso in polvere, e quindi sospeso (fluidificato)<br />

su getti d’aria nella camera di combustione.<br />

Virtualmente tutta la SO2 formatasi<br />

reagisce con il carbonato a formare solfito e<br />

solfato di calcio con reazioni simili a quelle<br />

che presiedono alla bonifica dei fumi di ciminiera<br />

che vedremo a breve (eq. 13).<br />

Questa procedura <strong>per</strong>mette di procedere a<br />

tem<strong>per</strong>ature di combustione meno elevate sfavorendo<br />

così anche la formazione di ossidi di<br />

azoto. Quando l’anidride solforosa viene<br />

emessa in forma diluita dalle ciminiere degli<br />

impianti di produzione di energia elettrica non<br />

è possibile eliminarla <strong>per</strong> ossidazione ad anidride<br />

solforica e poi ad acido solforico, secondo<br />

il procedimento utilizzato <strong>per</strong> la produzione<br />

commerciale <strong>dell</strong>’acido, descritto nelle<br />

equazioni 2 e 3). Vengono quindi usati dei<br />

processi cosiddetti di “scrubbing” o di “desolforazione”<br />

dei gas di scarto.<br />

Essi consistono in una reazione acido-base a<br />

umido fra la SO2 e carbonato (CaCO3) o ossido<br />

(CaO) di calcio in forma di solidi finemente<br />

granulari sospesi in acqua (slurry).<br />

Con tali processi è possibile eliminare fino al<br />

90% degli SOx con una reazione del tipo:<br />

CaCO 3 (s) + SO2 (g) → CaSO3 (s) + CO2 (g)<br />

Il solfito di calcio può essere ossidato con<br />

aria a solfato, disidratato e rivenduto come<br />

gesso:<br />

2 CaSO3 (s) + O2 (g) → 2 CaSO4 (s)


e e monumenti a rischio<br />

Inquinante Tipo di limite Valori limite<br />

SO2<br />

Limite <strong>per</strong> la protezione <strong>dell</strong>a salute<br />

umana (in vigore dal 1° gennaio<br />

350 µg/m3, media 1 h (da non su<strong>per</strong>are più di 24 volte <strong>per</strong> anno)<br />

2005)<br />

125 µg/m3, media 24 h (da non su<strong>per</strong>are più di 3 volte <strong>per</strong> anno)<br />

Limite <strong>per</strong> gli ecosistemi (in vigore<br />

dal 19 luglio 2001)<br />

Soglia di allarme<br />

20 µg/m3, media anno civile e semestre invernale<br />

500 µg/m3, media 3 h consecutive<br />

Limite <strong>per</strong> la protezione <strong>dell</strong>a salute<br />

umana (1° gennaio 2010)<br />

200 µg/m3, media 1 h (da non su<strong>per</strong>are più di 8 volte <strong>per</strong> anno )<br />

NO2 Soglia di allarme<br />

40 µg/m3, media anno civile<br />

400 µg/m3, media 3 h consecutive<br />

NOx<br />

14<br />

Limite <strong>per</strong> la protezione <strong>dell</strong>a vegetazione<br />

(19 luglio 2001)<br />

Oltre ai composti del calcio, la desolforazione<br />

dei fumi può essere effettuata con solfito<br />

di sodio, ossido di magnesio o ammine (monoetanolammina,<br />

diglicolammina, dietanolammina,<br />

diisopropanolammina, metildietanolammina<br />

e trietanolammina).<br />

In Europa è stato proposto un processo detto<br />

SNOX <strong>per</strong> la rimozione degli ossidi di<br />

zolfo ed azoto, già in funzione anche in alcune<br />

raffinerie italiane. Prima i gas di scarto<br />

vengono raffreddati e mescolati con ammoniaca<br />

(anch’essa gassosa in condizioni normali)<br />

in presenza di un catalizzatore che rimuove<br />

NO secondo la reazione:<br />

3 NO + 2 NH3 → 2,5 N 2 + 3 H 2O<br />

Quindi i gas sono quindi nuovamente riscaldati<br />

e la SO2 è ossidata cataliticamente a SO3<br />

che viene fatto reagire con acqua <strong>per</strong> formare<br />

acido solforico. Per abbatterne le emissioni<br />

acidificanti, il carbone può anche essere convertito<br />

in combustibili gassosi (gassificazione)<br />

<strong>per</strong> trattamento con vapore; il prodotto<br />

(syngas) viene purificato ed usato in turbine a<br />

gas <strong>per</strong> produrre elettricità. Il carbone gassificato<br />

può essere anche compresso <strong>per</strong> formare<br />

combustibili liquidi <strong>per</strong> autotrazione.<br />

Ovviamente l’abbattimento di SOx si può ottenere<br />

anche sostituendo all’uso del carbone<br />

quello di altri combustibili quali gas naturali<br />

o prodotti petroliferi, che spesso <strong>per</strong>ò sono<br />

più costosi del carbone (soprattutto di quello<br />

meno pregiato ad alto tenore di zolfo). La miglior<br />

soluzione è quella di utilizzare, ogniqualvolta<br />

sia tecnicamente possibile, fonti<br />

energetiche alternative rinnovabili ed ecocompatibili,<br />

come energia solare ed eolica.<br />

La politica di controllo <strong>dell</strong>e piogge acide<br />

non è semplice da attuare. Le case produttrici<br />

di veicoli e le industrie che producono carbone<br />

e combustibili o energia elettrica detengono<br />

un grande potere economico e di conseguenza<br />

una grande influenza politica. Negli<br />

USA, ad esempio, tali aziende osteggiano la<br />

pubblicazione di normative ulteriormente<br />

cautelative e restrittive in merito all’emissione<br />

di SO x ed NO x, in quanto queste compor-<br />

30 µg/m3, media anno civile<br />

terebbero un impatto economico notevole.<br />

Pertanto chiedono che si investa <strong>per</strong> effettuare<br />

ulteriori ricerche al fine di confermare ciò che<br />

oggi ritengono solo un fondato sospetto, non<br />

essendoci una prova definitiva che gli ossidi<br />

di azoto e zolfo siano la causa principale <strong>dell</strong>e<br />

deposizioni acide. Le aziende statunitensi sono<br />

riuscite a rientrare nei limiti <strong>dell</strong>a normativa<br />

attuale con costi accettabili grazie alla disponibilità<br />

di carbone a basso tenore di zolfo<br />

(1%) a buon mercato. In Italia la normativa<br />

recente recepisce la corrispettiva direttiva comunitaria<br />

in merito di emissioni industriali di<br />

SOx ed NOx; il Decreto Ministeriale 2 aprile<br />

2002 n. 60, prevede l’adozione di limiti gradualmente<br />

più restrittivi al fine <strong>dell</strong>a tutela<br />

<strong>dell</strong>a salute e degli ecosistemi (vedi tabella<br />

qui sopra). Inoltre bisogna valutare il carico<br />

<strong>dell</strong>e sostanze acidificanti e il loro andamento<br />

nei confronti degli obiettivi nazionali e internazionali<br />

di riduzione (D. Lgs. 171/04, Protocollo<br />

di Göteborg e Direttiva europea National<br />

Emission Ceilings, NEC).<br />

Pertanto gli inquinanti atmosferici<br />

sono monitorati in continuo<br />

dalle centraline fisse e mobili gestite<br />

dalle Agenzie Regionali <strong>per</strong> la Protezione<br />

Ambientale (ARPA) che molti di<br />

noi avranno visto passeggiando in<br />

città. Così si ottengono informazioni relative,<br />

tra l’altro, a ozono (O3), particolato<br />

PM10, biossido di zolfo (SO2), biossido di<br />

azoto (NO2), monossido di carbonio (CO) e<br />

benzene (C6H6). Secondo il rapporto ambientale<br />

annuale del 2006 pubblicato dall’Agenzia<br />

<strong>per</strong> la Protezione <strong>dell</strong>’Ambiente e dei<br />

servizi tecnici (APAT), in Italia le emissioni<br />

di sostanze acidificanti sono in diminuzione,<br />

soprattutto nel settore energetico e nei trasporti;<br />

il loro andamento è in linea con gli<br />

obiettivi prefissati (vedi tabella qui sopra).<br />

Nell’ambito <strong>dell</strong>a Direttiva NEC, l’Italia ha<br />

l’impegno di ridurre le emissioni nazionali<br />

annuali di biossido di zolfo a 0,475 Mt (milioni<br />

di tonnellate), quelle di ossidi di azoto a<br />

0,990 Mt e quelle di ammoniaca a 0,419 Mt<br />

entro il 2010. Fulvio Zecchini<br />

31


Scienza e innovazione tecnologica<br />

32<br />

La ricerca sui magneti abbraccia<br />

oggi le aree più diverse:<br />

dall’industria automobilistica,<br />

dai nuovi sistemi di refrigerazione<br />

ai “farmaci intelligenti”, dalla Tac<br />

ai computer e ai magneti molecolari.<br />

Esaminiamo i risultati raggiunti<br />

dagli studiosi e le applicazioni<br />

pratiche che hanno cambiato<br />

la vita di ogni giorno di tutti noi.<br />

di Dante Gatteschi<br />

Dalla seconda metà del secolo scorso c’è<br />

stato un rapido sviluppo di nuove classi di<br />

materiali che hanno portato vantaggi tecnologici<br />

enormi e, in alcuni casi, hanno invaso anche<br />

il nostro vivere quotidiano. Per citarne qualcuno, i<br />

nuovi materiali ceramici ed elettroceramici, che, tra<br />

l’altro, hanno avuto notevole importanza <strong>per</strong> favorire i voli<br />

spaziali, nuove leghe con prestazioni su<strong>per</strong>iori, materiali<br />

compositi a base inorganica, fibre di carbonio. Ma<br />

forse lo sviluppo più tumultuoso si è avuto nei cosiddetti<br />

materiali molecolari: quelli cioè che hanno una struttura<br />

molecolare, o che sono ottenuti usando approcci di sintesi<br />

molecolare. Che poi è un modo più sofisticato di dire<br />

chimica.<br />

Il primo settore a svilupparsi fu quello <strong>dell</strong>e materie plastiche,<br />

che vennero essenzialmente sfruttate <strong>per</strong> le loro<br />

proprietà strutturali. In questo particolare settore, il ruolo<br />

<strong>dell</strong>a chimica italiana è stato determinante, come dimostrato<br />

dal premio Nobel <strong>per</strong> la <strong>Chimica</strong> assegnato nel<br />

1963 a Giulio Natta (Im<strong>per</strong>ia,1903 – Bergamo,1979) insieme<br />

al tedesco Karl Waldemar Ziegler (Helsa,1898 –<br />

Mülheim,1973). Dal punto di vista pratico fu lo sviluppo<br />

del Moplen®, una materia plastica sulla quale furono costruite<br />

le fortune, purtroppo effimere, <strong>dell</strong>a Montecatini.<br />

Attrazioni


Nuovi materiali<br />

Magnetic attraction<br />

Ancient Greeks tried to describe magnetism in the past,<br />

but they did not come close to finding a suitable<br />

explanation. As a matter of fact, this phenomenon can be<br />

correctly explained only by “quantum mechanics”, a<br />

branch of physics born in the first half of the twentieth<br />

century. Its laws describe phenomena at an atomic and<br />

subatomic dimension, at which those of classic mechanics<br />

are inapplicable.<br />

Following the studies of Hans Christian Ørsted<br />

(1777–1851), André-Marie Ampère (1775–1836), and<br />

finally James Clerk Maxwell (1831–1879), today we know<br />

Summary<br />

Magnetismo ed elettricità nel sincrotrone<br />

Il sincrotrone è un acceleratore<br />

di particelle circolare e ciclico,<br />

in cui il campo magnetico (che<br />

serve a curvare la traiettoria<br />

<strong>dell</strong>e particelle) e il campo<br />

elettrico variabile (che accelera<br />

le particelle) sono sincronizzati<br />

con il fascio <strong>dell</strong>e particelle<br />

stesse.<br />

Esistono due tipi distinti di<br />

sincrotrone con diverso utilizzo.<br />

I sincrotroni come l’Elettra di<br />

Trieste qui rappresentato in una<br />

foto aerea, servono <strong>per</strong> lo studio<br />

<strong>dell</strong>a fisica <strong>dell</strong>o stato solido e<br />

<strong>dell</strong>e su<strong>per</strong>fici, attraverso lo<br />

studio <strong>dell</strong>’interazione <strong>dell</strong>a<br />

materia con particolari<br />

radiazioni elettromagnetiche<br />

(luce di sincrotrone). Altri<br />

sincrotroni servono <strong>per</strong> lo studio<br />

<strong>dell</strong>a fisica nucleare attraverso<br />

l’accelerazione e la collisione<br />

di particelle nucleari e<br />

subnucleari.<br />

that magnetism is mainly due to the motion of electrons,<br />

namely their spin, which is actually a quantum pro<strong>per</strong>ty. A<br />

magnetic momentum is also associated with the atomic<br />

nucleus, but it usually has little influence on the global<br />

magnetic pro<strong>per</strong>ties of atoms and molecules.<br />

After describing the several existing types of magnetism,<br />

technologies based on new magnetic inorganic/organic<br />

materials such as single-molecule magnets are reported:<br />

“spintronic” and innovative computer data storage, new<br />

cooling systems, and “magic bullets” which carry drugs<br />

directly to damaged tissues, such as carcinogenic cells.<br />

magnetiche<br />

33


Scienza e innovazione tecnologica<br />

Altri materiali molecolari largamente usati sono i cristalli liquidi,<br />

sco<strong>per</strong>ti <strong>per</strong> caso nel XIX secolo e ripresi negli Anni<br />

50, che ora sono negli schermi (display) <strong>dell</strong>e televisioni,<br />

dei telefonini, eccetera.Tuttavia, l’aspetto più innovativo è<br />

stato forse la sco<strong>per</strong>ta <strong>dell</strong>a possibilità di fabbricare dei conduttori<br />

usando molecole organiche. In effetti, pensando alla<br />

materia organica, ci viene piuttosto in mente un isolante, nel<br />

caso dei conduttori immaginiamo immediatamente i metalli,<br />

il rame tra i primi. Comprendere le ragioni <strong>per</strong> le quali il<br />

poliacetilene conduce la corrente elettrica ha richiesto lo<br />

sviluppo di nuovi mo<strong>dell</strong>i teorici e un approccio interdisciplinare,<br />

<strong>per</strong>mettendo la sintesi di nuovi materiali, che dopo<br />

un lungo <strong>per</strong>iodo di incubazione stanno <strong>per</strong> arrivare sul mercato.<br />

Sebbene non si tratti di una vera e propria rivoluzione<br />

tecnologica, è comunque un contributo significativo alla ricerca<br />

di base.<br />

Si prevede che nel XXI secolo i materiali molecolari acquisteranno<br />

nuovi spazi, trovando nuovi tipi di applicazioni legati<br />

alla loro lavorabilità, alla possibilità di modularne le<br />

proprietà con tecniche di chimica molecolare e supramolecolare.<br />

Il mo<strong>dell</strong>o da imitare è ancora una volta la Natura,<br />

che riesce a fabbricare, in condizioni molto blande di tem<strong>per</strong>atura<br />

e pressione, materiali con proprietà straordinarie. I<br />

risultati brillanti ottenuti nel settore dei conduttori (e dei su<strong>per</strong>conduttori)<br />

organici sono alla base <strong>dell</strong>a convinzione che<br />

i materiali molecolari possano essere progettati e costruiti<br />

<strong>per</strong> avere proprietà prestabilite. In particolare si pensa alla<br />

possibilità di ottenere materiali compositi polifunzionali,<br />

che presentano proprietà solitamente assenti nei costituenti<br />

di partenza.<br />

Una proprietà che è particolarmente difficile da mettere a<br />

punto in sistemi molecolari è quella del magnetismo, <strong>per</strong>ché<br />

le condizioni <strong>per</strong> ottenere materiali magnetici usando le<br />

molecole sono molto stringenti. Anche se ancora non ci sono<br />

state sco<strong>per</strong>te epocali, la ricerca di base ha fatto numerosi<br />

passi in avanti e in alcuni settori esistono già <strong>dell</strong>e applicazioni<br />

pratiche.<br />

Lo scopo di questo articolo è presentare un quadro esauriente<br />

di un settore rilevante in cui la ricerca italiana ha un ruolo<br />

apprezzato a livello internazionale. In particolare, i temi<br />

concernenti i magneti fatti di una sola molecola, discussi<br />

più avanti, sono stati imposti all’attenzione di numerosi<br />

gruppi di ricerca internazionali dall’attività svolta presso il<br />

Laboratorio di Magnetismo Molecolare <strong>dell</strong>’Università di<br />

Firenze e il Centro di Riferimento INSTM.<br />

Il tema del magnetismo è piuttosto complesso e spesso poco<br />

insegnato. Per questo si cercherà di fornire i concetti di<br />

base necessari ad illustrare i risultati più recenti.<br />

34<br />

Già<br />

Plinio il Vecchio<br />

provò a spiegare<br />

Un’antica e<br />

curiosa<br />

bussola cinese<br />

utilizzava un<br />

cucchiaio in<br />

cui veniva<br />

versata acqua<br />

sulla quale<br />

galleggiava un<br />

ago<br />

magnetizzato.<br />

i segreti del<br />

magnetismo<br />

I magneti hanno attirato l’attenzione<br />

del genere umano sin dai<br />

tempi antichi. Già i greci raccontavano<br />

storie riguardanti la sco<strong>per</strong>ta del magnetismo:<br />

una di queste narra di come il<br />

pastore Magnes fosse rimasto attaccato<br />

ad una pietra tramite i sandali suolati con<br />

chiodi di ferro. Oggi possiamo dire che la<br />

magnetite contenuta nella roccia aveva attratto<br />

il ferro. Ci possiamo poi immaginare la<br />

sorpresa quando si scoprì che l’effetto di attrazione<br />

continuava anche se il ferro e la magnetite<br />

non erano a contatto, ma si trovavano<br />

a qualche centimetro l’uno dall’altra. L’azione<br />

a distanza era un concetto difficile da spiegare.<br />

D’altra parte ora noi sappiamo che<br />

un’azione a distanza si esplica anche con la<br />

gravitazione, ma nessuno si meraviglia quando<br />

vede un sasso cadere: è una cosa del tutto<br />

naturale <strong>per</strong> noi. In effetti ci sono volute migliaia<br />

d’anni di storia <strong>dell</strong>’umanità <strong>per</strong> arrivare<br />

alle rivoluzionarie sco<strong>per</strong>te di Galileo Galilei<br />

e Isaac Newton a cavallo fra XVI e XVII<br />

secolo; secondo la legge <strong>dell</strong>a gravitazione<br />

universale formulata da quest’ultimo, due oggetti<br />

si attraggono con una forza proporzionale<br />

direttamente al prodotto <strong>dell</strong>e masse e<br />

inversamente proporzionale al quadrato <strong>dell</strong>a<br />

distanza.<br />

Un aspetto che diversifica notevolmente le<br />

forze magnetiche da quelle gravitazionali è<br />

che le prime possono essere attrattive o repulsive<br />

mentre le seconde sono solo attrattive.<br />

E le forze magnetiche repulsive possono<br />

anche contrastare l’attrazione gravitazionale,<br />

come nel caso dei moderni treni a levitazione<br />

magnetica.<br />

Hans<br />

Christian<br />

Ørsted<br />

(Rudkøbing,<br />

1777 –<br />

Copenhagen,<br />

1851


Nuovi materiali<br />

La stampa<br />

settecentesca<br />

illustra<br />

l’autentica<br />

mania (con<br />

regolari dispute<br />

scientifiche) che<br />

si diffuse nella<br />

società francese<br />

nell’ultimo<br />

ventennio del<br />

Settecento e che<br />

<strong>per</strong>durò<br />

tenacemente<br />

fino a primi<br />

decenni del<br />

secolo<br />

successivo: il<br />

mesmerismo,<br />

che prese il<br />

nome dal suo<br />

ideatore, il<br />

medico francese<br />

Franz Mesmer<br />

(1734-1815).<br />

Essa<br />

si basava<br />

sull’idea<br />

<strong>dell</strong>’esistenza di<br />

un fluido vitale,<br />

di natura<br />

principalmente<br />

magnetica,<br />

che era<br />

sprigionato da<br />

ogni essere<br />

vivente.<br />

Chiaramente la spiegazione <strong>dell</strong>e<br />

proprietà magnetiche era ben<br />

al di là <strong>dell</strong>e possibilità di un pastorello<br />

<strong>dell</strong>a Grecia antica, ma<br />

anche i più grandi sapienti del<br />

tempo non riuscivano a comprendere<br />

appieno il fenomeno. Plinio<br />

il Vecchio ci provò, ma non riuscì a trovar<br />

nulla di meglio che spiegare che il ferro e la<br />

magnetite sono attratti da un vuoto <strong>per</strong> abbracciarsi.<br />

Bisognerà arrivare al principio del<br />

XIX secolo <strong>per</strong> avviarsi sulla strada giusta.<br />

Nel 1820 il fisico e chimico danese Hans<br />

Christian Ørsted (Rudkøbing, 1777 – Copenhagen,<br />

1851) nota che una corrente elettrica<br />

interagisce con l’ago magnetico di una<br />

bussola, aprendo la via alle ricerche sull’elettromagnetismo.<br />

André-Marie Ampère<br />

(Lione, 1775 – Marsiglia, 1836) scopre che<br />

correnti elettriche generano campi magnetici<br />

e suggerisce che quelle interne ai materiali<br />

siano responsabili del ferromagnetismo e<br />

fluiscano <strong>per</strong>pendicolari all’asse del magnete:<br />

le correnti devono essere quindi fenomeni<br />

molecolari piuttosto che macroscopici. La<br />

completa formalizzazione teorica dei fenomeni<br />

elettromagnetici arriva poi alla metà<br />

del XIX secolo, grazie a James Clerk<br />

Maxwell (Edimburgo, 1831 – Cambridge,<br />

1879): il fisico scozzese mostra quanto sia<br />

profondo il legame tra campi elettrici e magnetici,<br />

unificandoli in un unico campo, detto<br />

elettromagnetico, che si propaga nello<br />

spazio sotto forma di onda. Tale onda viaggia<br />

nel vuoto alla velocità <strong>dell</strong>a luce e, a seconda<br />

<strong>dell</strong>a lunghezza d’onda, è classificata<br />

come onda radio, luce, radiazione X.<br />

André-Marie<br />

Ampère<br />

(Lione, 1775<br />

– Marsiglia,<br />

1836)<br />

James Clerk<br />

Maxwell<br />

(Edimburgo,<br />

1831 –<br />

Cambridge,<br />

1879)<br />

Dal<br />

moto degli<br />

elettroni<br />

nascono i campi<br />

magnetici<br />

Ora sappiamo che le proprietà<br />

del ferro e <strong>dell</strong>a magnetite sono<br />

legate al moto dei loro elettroni,<br />

che sono particelle di carica negativa<br />

e quindi, muovendosi, generano<br />

campi magnetici. In realtà,<br />

oltre a questo, è presente anche un campo<br />

magnetico associato ai nuclei atomici. Tale<br />

campo è <strong>per</strong>ò molto meno intenso di quello<br />

elettronico e, nel descrivere le proprietà macroscopiche<br />

del ferro, lo possiamo trascurare.<br />

Le cose cambiano se si fanno es<strong>per</strong>imenti<br />

<strong>per</strong> caratterizzare le proprietà magnetiche<br />

dei nuclei. Allora è necessario sviluppare<br />

una strumentazione adatta a “vedere” i nuclei.<br />

Un noto esempio è la Risonanza Magnetica<br />

Nucleare, più spesso detta Risonanza<br />

Magnetica tout court <strong>per</strong> evitare turbamenti<br />

associati all’aggettivo. In pratica si<br />

usa un campo magnetico esterno <strong>per</strong> osservare<br />

la risposta a tale campo del momento<br />

magnetico dei protoni <strong>dell</strong>’acqua dei vari<br />

tessuti, che possono essere così differenziati<br />

gli uni dagli altri, fornendo fotografie molto<br />

dettagliate <strong>dell</strong>a materia molle degli organismi<br />

viventi. Il vantaggio rispetto ad altre<br />

tecniche, come quelle che ado<strong>per</strong>ano raggi<br />

X, è l’assenza di radiazioni ionizzanti: servono<br />

solo un campo magnetico e un generatore<br />

di onde radio (in maniera analoga funziona<br />

la Risonanza Paramagnetica Elettronica,<br />

EPR, dove vengono osservati gli spin<br />

elettronici e non quelli nucleari).<br />

Oltre alle applicazioni mediche, la Risonanza<br />

Magnetica Nucleare è lo strumento di<br />

elezione <strong>per</strong> l’indagine <strong>dell</strong>a struttura <strong>dell</strong>e<br />

sostanze chimiche in soluzione, tra cui le<br />

proteine. Va ricordato che nel 2002 il Premio<br />

Nobel <strong>per</strong> la <strong>Chimica</strong> è stato assegnato<br />

allo svizzero Kurt Wüthrich (Aarberg,<br />

1938) <strong>per</strong> aver messo a punto metodi molto<br />

efficienti <strong>per</strong> la determinazione <strong>dell</strong>a struttura<br />

<strong>dell</strong>e proteine in soluzione, basati sulla<br />

spettroscopia di Risonanza Magnetica Nucleare.<br />

Ritornando all’origine del magnetismo <strong>dell</strong>e<br />

sostanze, possiamo individuare cinque<br />

comportamenti fondamentali, che sono brevemente<br />

illustrati di seguito.<br />

35


Scienza e innovazione tecnologica<br />

La memoria magnetica<br />

dei computer e la spintronica<br />

36<br />

La lettura <strong>dell</strong>’informazione contenuta nei minuscoli elementi<br />

di memoria si effettua con <strong>dell</strong>e testine magnetiche che<br />

sfruttano il principio <strong>dell</strong>a cosiddetta magnetoresistenza<br />

gigante (GMR), <strong>per</strong> il quale il fisico francese Albert Fert<br />

(Carcassonne, 1938) e quello tedesco Peter Grünberg (Plzec`,<br />

1939) hanno ricevuto il premio Nobel <strong>per</strong> la Fisica del 2007.<br />

Magnetoresistenza significa che la capacità di trasportare la<br />

corrente elettrica di un conduttore, come ad esempio il ferro,<br />

è influenzata dalla presenza di un campo magnetico. La<br />

variazione è <strong>per</strong>ò piccola ed è necessario avere notevoli<br />

quantità di materiale <strong>per</strong> leggere l’informazione contenuta nel<br />

Un elettrone in un atomo è caratterizzato da<br />

un moto orbitale e da un moto intrinseco,<br />

detto moto di spin, che combinati danno<br />

luogo ad un momento magnetic , la quantità<br />

vettoriale che caratterizza le proprietà del<br />

sistema, in termini di intensità, direzione e<br />

verso nello spazio. Semplificando, lo spin<br />

viene visualizzato come movimento di rotazione<br />

attorno al proprio asse (o, più correttamente,<br />

attorno al proprio centro di massa),<br />

ma in realtà questa proprietà è di natura puramente<br />

quantistica e non appartiene alla<br />

meccanica classica. Siccome in molte sostanze<br />

il moto orbitale è smorzato, viene sovente<br />

trascurato e, quindi, il momento magnetico<br />

<strong>dell</strong>’elettrone viene originato dal solo<br />

moto di spin. Quest’ultimo in meccanica<br />

quantistica è associato a due stati caratterizzati<br />

da numero quantico ±1/2 . Pertanto,<br />

in genere lo spin lo si indica con una freccia,<br />

che può essere orientata su o giù come<br />

mostrato in figura, assieme alla corrispondente<br />

polarità a livello macroscopico (polo<br />

Nord e Sud).<br />

In un materiale non si hanno elettroni<br />

liberi, ma legati a nuclei in<br />

atomi e molecole. In generale gli<br />

elettroni vanno in coppie come documentato<br />

dalle formule chimiche che<br />

vengono scritte tramite segmenti che<br />

descrivono due elettroni non condivisi (coppie<br />

non di legame) o condivisi (coppie di legame)<br />

tra due atomi. Secondo il principio di<br />

Pauli (vedi Green n. 5, pag. 24), <strong>per</strong> accoppiarsi<br />

gli elettroni devono avere spin differente:<br />

le due frecce hanno verso diverso come<br />

mostra il disegno a lato. In tal caso, il<br />

momento magnetico risultante è nullo. Tuttavia,<br />

se immerso in un campo magnetico<br />

esterno, il moto orbitale degli elettroni è<br />

modificato, generando un campo opposto a<br />

quello applicato e quindi una debole repulsione.<br />

Questo comportamento è detto diamagnetismo<br />

ed è presente in tutte le sostanze.<br />

In genere il comportamento diamagnetico<br />

non dà particolari informazioni sulla natura<br />

<strong>dell</strong>a sostanza.<br />

In alcune molecole, invece, esiste un nume-<br />

bit. Fert e Grünberg hanno sco<strong>per</strong>to indipendentemente nel<br />

1988 che se invece di un conduttore massivo si usava un<br />

materiale nanostrutturato, consistente di due strati di<br />

conduttore ferromagnetico separati da uno strato di<br />

conduttore non magnetico, tutti <strong>dell</strong>o spessore di qualche nm,<br />

l’effetto <strong>dell</strong>a presenza di un campo magnetico poteva far<br />

variare la resistenza del conduttore anche del 100%. Si capì<br />

subito che questo effetto consentiva di usare elementi di<br />

memoria molto piccoli e testine di lettura miniaturizzate.<br />

IBM si lanciò subito su questa traccia e nel 1996 mise sul<br />

mercato le testine a GMR, che consentono di avere densità di<br />

informazione estremamente elevate.<br />

L’altro aspetto fondamentale di questa ricerca è che ha a<strong>per</strong>to<br />

le conoscenze su fenomeni in cui l’elettronica è accoppiata al<br />

magnetismo: questo nuovo settore scientifico avanzato viene<br />

denominato “spintronica” (vedi più avanti nel testo).<br />

Spin<br />

<strong>dell</strong>’elettrone e<br />

magneti<br />

elementari<br />

ro dispari di elettroni, il che comporta che<br />

almeno un elettrone non abbia un partner<br />

con cui appaiare gli spin. Un esempio è<br />

l’ossido di azoto (NO), uno dei famigerati<br />

membri <strong>dell</strong>a banda degli NO x,responsabili<br />

<strong>dell</strong>o smog fotochimico e <strong>dell</strong>e piogge<br />

acide. L’elettrone spaiato avrà 50% di probabilità<br />

di avere lo spin su e 50% di avere lo<br />

spin giù. In assenza di un campo magnetico<br />

esterno, <strong>per</strong>ciò, a livello macroscopico ci<br />

saranno tanti elettroni con lo spin su (↑) e<br />

altrettanti con lo spin giù (↓), <strong>per</strong>tanto la risultante<br />

sarà nulla.<br />

L’applicazione di un campo esterno cambia<br />

le popolazioni relative dei due tipi di allineamento<br />

di spin aumentando la popolazione<br />

<strong>dell</strong>e coppie parallele al campo e diminuendo<br />

le altre. Il risultato è che l’aggiunta<br />

di un campo magnetico esterno genera una<br />

magnetizzazione non nulla, che tuttavia dipende<br />

dalla tem<strong>per</strong>atura. Essendo questa<br />

una misura macroscopica <strong>dell</strong>’energia cinetica<br />

di atomi e molecole, ad un aumento di<br />

tem<strong>per</strong>atura corrisponde un moto sempre<br />

più disordinato, <strong>per</strong>tanto maggiore sarà la<br />

tem<strong>per</strong>atura minore sarà la magnetizzazione.<br />

Un tale comportamento viene definito<br />

paramagnetismo. Si deve anche notare che<br />

la magnetizzazione del paramagnete oscilla<br />

nel tempo: possiamo immaginare che uno<br />

spin passi dall’orientazione (↑) a quella inversa<br />

(↓) con un tempo caratteristico che<br />

viene detto tempo di rilassamento, indicato<br />

con la lettera greca “tau”, τ. A tem<strong>per</strong>atura<br />

ambiente nei paramagneti τ oscilla tipicamente<br />

tra 10-6 e 10-13 s (da un milionesimo<br />

a un decimo di un bilionesimo di secondo).<br />

Il paramagnete più comune è la molecola di<br />

ossigeno. Nonostante la molecola abbia un<br />

numero pari di elettroni, ha due elettroni<br />

spaiati che generano un campo magnetico<br />

associato al loro spin.<br />

I sistemi magnetici usati <strong>per</strong> le<br />

applicazioni pratiche, infine, sono<br />

i ferromagneti e i ferrimagneti.<br />

La differenza fondamentale tra questi<br />

ultimi e i paramagneti è che essi hanno<br />

una magnetizzazione <strong>per</strong>manente e


Nuovi materiali<br />

possono essere quindi usati <strong>per</strong> numerose applicazioni<br />

che verranno illustrate in seguito.<br />

Nei ferromagneti esistono <strong>dell</strong>e interazioni tra<br />

i centri paramagnetici isolati che tendono a<br />

orientare gli spin paralleli gli uni agli altri (figura<br />

in alto a sinistra). Naturalmente la tendenza<br />

ordinatrice è contrastata dall’agitazione<br />

termica cha favorisce lo stato disordinato paramagnetico.<br />

Quest’ultimo stato sarà favorito<br />

dalle alte tem<strong>per</strong>ature, mentre lo stato ordinato<br />

ferromagnetico si instaurerà al di sotto di<br />

una tem<strong>per</strong>atura critica detta “tem<strong>per</strong>atura di<br />

Curie”. La tem<strong>per</strong>atura di Curie <strong>per</strong> il ferro è<br />

di 770 °C. Uno schema <strong>dell</strong>a struttura ordinata<br />

è riportato nella figura in alto a sinistra: tutti<br />

i momenti elementari (gli spin) sono paralleli<br />

gli uni agli altri e bloccati in una posizione.<br />

In questa condizione la magnetizzazione<br />

risultante è diversa da zero e il sistema si comporta<br />

come un magnete <strong>per</strong>manente, pronto<br />

<strong>per</strong> le applicazioni più svariate.<br />

In realtà se prendiamo un pezzo di ferro non<br />

trattato vediamo che non è magnetizzato. Per<br />

renderlo <strong>per</strong>manentemente magnetizzato è<br />

necessario esporlo ad un campo magnetico<br />

esterno che lo attivi. La ragione di questo<br />

comportamento è che il nostro pezzo di ferro<br />

minimizza la propria energia, cioè tende allo<br />

stato più stabile, attraverso l’organizzazione<br />

in domini. Questi sono porzioni di spazio all’interno<br />

<strong>dell</strong>e quali tutti gli spin sono orientati<br />

paralleli, essendo <strong>per</strong>ò diversa la direzione<br />

tra un dominio e l’altro. A livello macroscopico,<br />

la risultante <strong>dell</strong>a magnetizzazione massiva<br />

è nulla; l’aggiunta di un campo magnetico<br />

esterno aumenterà il numero di domini magnetizzati<br />

lungo la direzione e verso del campo,<br />

raggiungendo così la magnetizzazione<br />

massima, detta magnetizzazione di saturazione,<br />

MS. Questa si raggiunge quando tutti i domini<br />

(e gli spin) sono orientati paralleli.<br />

Il magnetismo coo<strong>per</strong>ativo non è<br />

limitato al ferromagnetismo, ma<br />

ci sono almeno altri due classi di<br />

materiali importanti. La differenza<br />

fondamentale tra questi e il ferromagnetismo<br />

è nel tipo di interazione. Se<br />

l’interazione tende a mettere coppie di elet-<br />

Le principali<br />

classi di<br />

magneti<br />

(a sinistra)<br />

L’isteresi<br />

(a destra)<br />

troni vicini antiparalleli nel sistema ordinato<br />

ci saranno tanti spin su e altrettanti spin giù,<br />

con annullamento del momento globale. Il sistema<br />

si chiama antiferromagnete ed è schematizzato<br />

in alto a sinistra. Non ha magnetizzazione<br />

spontanea, in assenza di campi esterni.<br />

Se l’interazione tra spin vicini è tale che si dispongono<br />

a 180° come mostrato in alto, nello<br />

stato ordinato si avrà non compensazione dei<br />

momenti diversi. Il sistema si chiama ferrimagnete<br />

e ha magnetizzazione spontanea. La<br />

magnetite è un ferrimagnete.<br />

Una proprietà importante dei magneti<br />

ordinati è l’isteresi (in alto).<br />

Immaginiamo che la magnetizzazione<br />

tenda ad essere allineata lungo un certo<br />

asse detto asse facile. Saturiamo la magnetizzazione<br />

e poi diminuiamo il<br />

campo applicato: la magnetizzazione diminuisce,<br />

ma quando si arriva a campo nullo<br />

non va a zero a causa <strong>dell</strong>’irreversibilità nella<br />

formazione dei domini. Questa magnetizzazione<br />

misurata a campo nullo prende il nome<br />

di magnetizzazione rimanente, MR. Perché la<br />

magnetizzazione ritorni uguale a zero è necessario<br />

applicare un campo negativo detto<br />

campo coercitivo. Continuando ad incrementare<br />

il campo negativo si raggiunge il valore<br />

minimo <strong>dell</strong>a magnetizzazione. Allora si inverte<br />

di nuovo il campo e lo si fa crescere verso<br />

valori positivi. Di nuovo a campo nullo la<br />

magnetizzazione è diversa da zero con un valore<br />

M0 = -MR. A campo nullo quindi la magnetizzazione<br />

può avere due valori diversi in<br />

dipendenza dalla storia del campione.<br />

Questo consente di definire un bit nelle memorie<br />

magnetiche dei computer dove uno dei<br />

due valori <strong>dell</strong>a magnetizzazione corrisponde<br />

a 0 e l’altro a 1. Magneti con campo coercitivo<br />

piccolo sono detti magneti morbidi, quelli<br />

con campo coercitivo grande sono detti magneti<br />

duri. Le due classi si prestano a tipi diversi<br />

di applicazioni. Negli elementi di memoria<br />

sono necessari materiali non troppo<br />

morbidi <strong>per</strong> evitare che si smagnetizzino e<br />

non troppo duri <strong>per</strong> non dover usare campi<br />

troppo forti <strong>per</strong> scrivere l’informazione.<br />

37


Scienza e innovazione tecnologica<br />

Materiali<br />

magnetici<br />

infinitamente<br />

grandi<br />

infinitamente<br />

piccoli<br />

38<br />

La moderna ricerca sui magneti<br />

abbraccia un numero impressionante<br />

di aree diverse, dall’infinitamente<br />

grande all’infinitamente<br />

piccolo. Per il primo aspetto si può<br />

pensare a fenomeni come l’aurora (boreale<br />

o australe) che è dovuta all’interazione<br />

di particelle cariche dotate di momento magnetico,<br />

contenute nel vento solare, con il<br />

campo magnetico terrestre, la cosiddetta<br />

magnetosfera. Certamente fenomeni affascinanti,<br />

ma che lasciano poco spazio alla<br />

chimica. In effetti gli oggetti <strong>dell</strong>a chimica<br />

vanno trovati su scale molto più piccole, ma<br />

non <strong>per</strong> questo meno interessanti. Uno dei<br />

settori importanti è legato allo studio dei tipici<br />

materiali magnetici che entrano nella<br />

nostra vita di tutti i giorni.<br />

Questi sono tutti sistemi tipicamente inorganici,<br />

come metalli, composti intermetallici e<br />

leghe, e composti ionici. Un esempio di materiale<br />

magnetico metallico è certamente il<br />

ferro, mentre fra i composti intermetallici si<br />

possono citare il samario cobalto (lega di<br />

composizione SmCo5) o il neodimio ferro<br />

boro (Nd2Fe14B), che, se pure meno noti al<br />

grande pubblico, sono largamente usati anche<br />

in oggetti di uso comune come i microfoni<br />

e i pick up <strong>dell</strong>e chitarre elettriche.<br />

Uno degli oggetti più usati nella<br />

vita di tutti i giorni è certamente<br />

l’automobile. Ebbene, una macchina<br />

di media cilindrata ha circa 30 kg di<br />

magneti, che servono <strong>per</strong> motorini vari<br />

o <strong>per</strong> attuatori (le famose centraline) e<br />

sono presenti dall’abitacolo al motore. Nuovi<br />

tipi di magneti potrebbero portare a diminuire<br />

il carico, consentendo risparmi energetici.<br />

Un aspetto, <strong>per</strong> così dire, “ecologico” dei<br />

magneti è legato agli studi di nuovi sistemi<br />

magnetici di refrigerazione. In effetti, i magneti<br />

sono stati usati già da decine di anni<br />

<strong>per</strong> questi scopi, ma solo a basse tem<strong>per</strong>ature.<br />

Ad esempio refrigeranti a base di un sale<br />

di gadolinio paramagnetico sono comunemente<br />

usati <strong>per</strong> avvicinarsi allo zero assoluto<br />

(-273,15 °C), sfruttando l’effetto magne-<br />

...e in questo<br />

caso molto<br />

simpatici:<br />

viene<br />

dall’America<br />

questo colpo di<br />

genio<br />

magnetico!<br />

tocalorico (sotto). Recentemente si è sco<strong>per</strong>to<br />

che certe leghe di gadolinio con silicio e<br />

germanio hanno un alto effetto magnetocalorico<br />

vicino a tem<strong>per</strong>atura ambiente. Si s<strong>per</strong>a<br />

di mettere a punto una nuova linea di refrigeranti<br />

che sfruttino questo effetto che<br />

non richiede gas potenzialmente inquinanti.<br />

Effetto magnetocalorico<br />

L’effetto magnetocalorico, sco<strong>per</strong>to dal fisico tedesco Emil<br />

Gabriel Warburg (Altona, 1846 – Bayreuth, 1931) nel 1881<br />

e chiarito in dettaglio dagli scienziati Peter Debye<br />

(Maastricht, 1884 – 1966) e William Francis Giauque<br />

(Niagara Falls, 1895 – Berkeley, 1982) negli Anni Venti del<br />

secolo scorso, è un processo magneto-termodinamico in cui<br />

si ha una variazione reversibile di tem<strong>per</strong>atura mediante una<br />

variazione di campo magnetico applicato. La diminuzione<br />

d’intensità di un campo magnetico applicato causa il<br />

parziale disorientamento dei domini magnetici, all’interno<br />

dei quali l’agitazione termica tende a distruggere la<br />

struttura ordinata. Se al sistema non è <strong>per</strong>messo scambiare<br />

energia con l’esterno (processo adiabatico), l’energia<br />

termica viene assorbita dai domini <strong>per</strong> riallinearsi, causando<br />

una diminuzione <strong>dell</strong>a tem<strong>per</strong>atura del sistema.<br />

Tra le leghe, una ampiamente usata anche<br />

nei calcolatori fino a qualche anno fa è il<br />

<strong>per</strong>malloy, che contiene il 20% di nichel e<br />

l’80% di ferro. Viene usato <strong>per</strong> la sua facilità<br />

a magnetizzarsi e smagnetizzarsi, <strong>per</strong><br />

sua alta <strong>per</strong>meabilità e <strong>per</strong> la resistenza agli<br />

urti.<br />

Altri materiali magnetici vanno menzionati:<br />

gli ossidi, tra i quali il più importante è la<br />

magnetite, Fe3O4, la sostanza da cui cominciò<br />

la storia del magnetismo sulla terra, la<br />

maghemite, Fe 2O 3 ecc. Tutti questi esempi<br />

devono aver convinto che l’interesse chimico<br />

nei materiali magnetici deve essere limitato<br />

all’uso di tecniche metallurgiche o comunque<br />

quelle che si attribuiscono alla chimica<br />

<strong>dell</strong>o stato solido, ma, come vedremo,<br />

non è proprio così.


Nuovi materiali<br />

Magneti<br />

in natura.<br />

La magnetite si trova<br />

anche negli<br />

esseri<br />

viventi<br />

È noto che i<br />

piccioni<br />

viaggiatori<br />

ritrovino la<br />

colombaia in<br />

cui sono stati<br />

allevati anche<br />

se trasportati<br />

a centinaia<br />

di chilometri<br />

seguendo<br />

probabilmente<br />

il campo<br />

magnetico.<br />

Questa<br />

facoltà venne<br />

sfruttata<br />

militarmente<br />

nel 1898: il<br />

tedesco Julius<br />

Neubronner<br />

iniziò a<br />

costruire una<br />

serie di<br />

leggerissime<br />

macchine<br />

fotografiche<br />

da fissare sul<br />

petto dei<br />

volatili, un<br />

apparato del<br />

peso di soli<br />

70 grammi<br />

che poteva<br />

fissare<br />

un’immagine<br />

del terreno<br />

sorvolato su<br />

un negativo<br />

quadrato da<br />

quattro<br />

centimetri di<br />

lato. Era nata<br />

la “pigeon<br />

camera” che<br />

venne<br />

brevettata nel<br />

1903.<br />

Quanto detto prima è vero in parte,<br />

ma l’esempio di seguito descritto<br />

ci deve convincere che ci<br />

sono notevoli aspetti in cui la chimica<br />

molecolare può svolgere un<br />

ruolo importante: essa si sviluppa in<br />

soluzione a tem<strong>per</strong>ature non troppo alte ed<br />

evita i forni che sono invece strumenti tipici<br />

<strong>dell</strong>a chimica <strong>dell</strong>o stato solido.<br />

La magnetite è un minerale che si è formato<br />

in condizioni geologiche e come tale si<br />

trova in natura. Si trova magnetite anche<br />

negli esseri viventi, sotto forma di monocristalli<br />

avvolti da membrane cellulari, nei<br />

cosiddetti magnetosomi. I magnetosomi<br />

vengono formati all’interno degli organismi,<br />

con il limite di tem<strong>per</strong>atura che questo<br />

comporta, usando tecniche che chiameremo<br />

di chimica molecolare o di chimica<br />

biologica, secondo la propensione del<br />

momento.<br />

Magnetosomi sono stati trovati in batteri<br />

magnetotattici che usano la magnetite come<br />

una bussola. Si tratta di batteri anaerobi<br />

che devono evitare di lasciare i fondali<br />

degli stagni in cui vivono <strong>per</strong> non incontrare,<br />

risalendo verso la su<strong>per</strong>ficie, troppo<br />

ossigeno che li ucciderebbe. La strategia<br />

ovvia <strong>per</strong> organismi pesanti <strong>per</strong> individua-<br />

Aprile 1941,<br />

sul fronte<br />

libicoegiziano.<br />

Un gruppo di<br />

soldati<br />

<strong>dell</strong>’esercito<br />

italiano<br />

durante la<br />

guerra in<br />

Africa<br />

oerientale<br />

Si notano,<br />

appese alla<br />

parete, le<br />

colombaie <strong>per</strong><br />

i piccioni<br />

viaggiatori.<br />

Il “Transrapid”,<br />

il treno a<br />

lievitazione<br />

magnetica in<br />

servizio in<br />

Germania.<br />

Come volare a<br />

pochi millimetri<br />

dal suolo...<br />

Attualmente ha<br />

su<strong>per</strong>ato anche il<br />

traguardo dei<br />

500 km/h.<br />

re l’alto e il basso è sfruttare la gravità, ma<br />

l’esigua massa dei batteri rende impossibile<br />

questo sistema. Allora la selezione naturale<br />

ha “sco<strong>per</strong>to” che il campo magnetico<br />

terrestre ha una componente verso il<br />

basso che può essere sfruttata se si dispone<br />

di un sensore adatto. I magnetosomi<br />

hanno esattamente questa funzione, di far<br />

andare il batterio verso il basso. Le dimensioni<br />

dei magnetosomi sono tipicamente<br />

di 30-40 nm. Si ricordi che 1 nm (nanometro)<br />

è pari a un miliardesimo di metro e<br />

che la ricerca contemporanea ha sviluppato<br />

un grande interesse <strong>per</strong> oggetti di queste<br />

dimensioni.<br />

Il settore scientifico corrispondente, che<br />

ha generato grandi aspettative, è quello<br />

<strong>dell</strong>e nanotecnologie. In un certo senso il<br />

batterio Aquaspyrillum magnetotacticum<br />

è stato il primo nanotecnologo.<br />

Una volta individuata una soluzione efficiente,<br />

la Natura la sfrutta a fondo: così<br />

troviamo magnetosomi in organismi molto<br />

più complessi come i piccioni viaggiatori.<br />

Poiché sembra appurato che <strong>per</strong><br />

orientarsi sfruttino il campo magnetico<br />

terrestre, la tentazione di associare questo<br />

comportamento con la presenza di magnetosomi<br />

è grande.<br />

39


Scienza e innovazione tecnologica<br />

Il nanomagnetismo<br />

e le applicazioni<br />

in campo<br />

40<br />

biomedico<br />

Il passaggio da dimensioni macroscopiche<br />

a dimensioni di qualche<br />

nanometro ha una grossa influenza<br />

sulle proprietà di un ferromagnete<br />

(ma anche di un ferrimagnete).<br />

Supponiamo di prendere un pezzo di ferro e<br />

ridurlo in piccoli pezzi. La magnetizzazione<br />

tende a disporsi lungo l’asse facile, di cui<br />

abbiamo parlato in precedenza in relazione<br />

al fenomeno <strong>dell</strong>’isteresi, e può orientarsi su<br />

o giù.<br />

Esso può riorientarsi, cioè passare da su a<br />

giù su<strong>per</strong>ando una barriera energetica la cui<br />

altezza è direttamente proporzionale al volume<br />

<strong>dell</strong>a particella. Quindi <strong>per</strong> le particelle<br />

grandi questa sarà alta e la magnetizzazione<br />

non riesce a muoversi rimanendo<br />

bloccata. Quando il volume diminuisce l’energia<br />

termica è sufficiente a su<strong>per</strong>are la<br />

barriera e la magnetizzazione può passare<br />

facilmente da su a giù. Il risultato è che<br />

avremo una sorta di equilibrio, con metà<br />

<strong>dell</strong>e particelle che saranno con magnetizzazione<br />

su e l’altra metà giù: nell’insieme le<br />

particelle si comporteranno come un paramagnete.<br />

Ma come un paramagnete con un<br />

valore <strong>dell</strong>o spin molto grande, <strong>per</strong>ché dato<br />

dall’addizione dei singoli. Per questo si indica<br />

come su<strong>per</strong>paramagnete. Ad alta tem<strong>per</strong>atura<br />

il sistema è disordinato, a bassa<br />

tem<strong>per</strong>atura la magnetizzazione non ce la fa<br />

più a su<strong>per</strong>are la barriera e il sistema si<br />

blocca. La tem<strong>per</strong>atura di bloccaggio dipende<br />

dalla tecnica usata <strong>per</strong> misurare la magnetizzazione,<br />

in particolare dal tempo di<br />

scala <strong>dell</strong>a misura.<br />

La strategia di usare materiale<br />

inorganico come la magnetite insieme<br />

a materiale organico, come<br />

le membrane dei magnetosomi, si sta<br />

sviluppando sempre più negli ultimi<br />

anni e trova applicazioni importanti in<br />

parecchi campi, tra cui quello dei farmaci<br />

intelligenti è uno dei più promettenti. In<br />

realtà particelle magnetiche vengono già<br />

ampiamente usate <strong>per</strong> separazione cellulari.<br />

Si tratta di predisporre nanoparticelle magnetiche,<br />

NPM, spesso di maghemite, rive-<br />

Buche di<br />

potenziale<br />

<strong>per</strong> particelle<br />

magnetiche<br />

ed effetto<br />

tunnel<br />

(freccia<br />

verde).<br />

Uno<br />

strumento<br />

diagnostico<br />

ampiamente<br />

usato: la<br />

Risonanza<br />

Magnetica.<br />

stite di molecole che possano interagire con<br />

le cellule bersaglio. Una volta legate possono<br />

essere separate dalle altre sfruttando un<br />

campo magnetico esterno che trascina selettivamente<br />

le cellule marcate.<br />

Sullo stesso principio si basa l’uso di NPM<br />

che vadano selettivamente a intercettare ad<br />

esempio cellule cancerose. Una volta arrivate<br />

sull’obiettivo si inviano <strong>dell</strong>e microonde<br />

che inducono oscillazioni nelle particelle<br />

magnetiche solamente.<br />

Queste quindi si riscaldano e riscaldano selettivamente<br />

le cellule malate cui sono legate,<br />

provocandone la morte. Il vantaggio di<br />

usare NPM su<strong>per</strong>paramagnetiche è dovuto<br />

al fatto che non hanno una magnetizzazione<br />

spontanea che potrebbe interferire con varie<br />

molecole biologiche.<br />

Infine, tra le applicazioni biomediche<br />

<strong>dell</strong>e NPM, si può citare il<br />

loro uso come mezzo di contrasto<br />

in risonanza magnetica. Come<br />

accennato la Risonanza Magnetica<br />

(Nucleare) è uno strumento diagnostico ampiamente<br />

usato con il quale si misura la risposta<br />

dei protoni <strong>dell</strong>’acqua a un campo magnetico<br />

pulsato. La risposta dei protoni è diversa<br />

a secondo <strong>dell</strong>a natura del tessuto in cui si trovano,<br />

quindi si possono evidenziare i tessuti<br />

diversi. Le differenze sono in genere piccole<br />

come in una fotografia in bianco e nero mal<br />

esposta che è una scala indistinta di grigi.<br />

L’immagine che si ottiene ha quindi poco<br />

contrasto e <strong>per</strong> renderla leggibile è necessario<br />

aumentarlo. Un modo è quello di aggiungere<br />

particelle o molecole magnetiche che interagiscono<br />

con i protoni <strong>dell</strong>’acqua modificandone<br />

la risposta. Tra le molecole quelle più<br />

comunemente usate sono quelle a base di gadolinio,<br />

ma anche le NPM sono usate.


Nuovi materiali<br />

Le tre condizioni<br />

<strong>per</strong> ottenere<br />

magneti<br />

molecolari<br />

Spin “storti”<br />

generano una<br />

risultante<br />

diversa da<br />

zero.<br />

Se si usano solo composti organici<br />

è difficile ottenere magneti,<br />

cioè sistemi ordinati che abbiano<br />

magnetizzazione spontanea. Il<br />

problema è che <strong>per</strong> ottenere un magnete<br />

è necessario: 1) avere a disposizione<br />

“mattoni” con elettroni spaiati; 2) poter disporre<br />

di una malta che favorisca l’orientazione<br />

parallela dei momenti individuali; 3)<br />

poter formare con questi mattoni un edificio<br />

tridimensionale.<br />

Sembra facile ma non lo è. Mattoni organici<br />

con elettroni spaiati sono molto spesso instabili:<br />

gli elettroni spaiati tendono ad accoppiarsi<br />

formando un legame covalente.<br />

Esistono alcuni radicali stabili, come il nitronilnitrossido<br />

mostrato (vedi figura a in alto<br />

a destra) Un elettrone spaiato è delocalizzato<br />

essenzialmente sui due gruppi NO. La<br />

presenza di ingombranti gruppi CH3 rendono<br />

difficile la formazione di legami, che<br />

coinvolgano gli elettroni spaiati, tra due<br />

gruppi NO appartenenti a molecole diverse.<br />

Nel 1991 un gruppo giapponese riuscì a sintetizzare<br />

un derivato, quello mostrato che<br />

ordina come ferromagnete (cioè i cui spin si<br />

allineano come in un ferromagnete) a 0,6 K<br />

(tem<strong>per</strong>atura di ordine), ovvero a -272,6 °C<br />

Venti anni di ricerca successiva hanno <strong>per</strong>messo<br />

di innalzare questa tem<strong>per</strong>atura fino<br />

al record di 37 K (-236 °C). Il radicale mostrato<br />

qui sopra (b) in realtà si comporta come<br />

un debole ferromagnete: questo vuol dire<br />

che gli spin di molecole vicine si dispongono<br />

non paralleli, come in un ferromagnete<br />

normale, ma quasi antiparalleli come in<br />

un antiferromagnete. In realtà l’angolo tra<br />

Ferromagneti<br />

organici<br />

gli spin non è di 180° ma più piccolo, come<br />

mostrato nello schema qui sotto. Il risultato<br />

è che invece di annullarsi i momenti individuali<br />

danno una risultante diversa da zero,<br />

anche se molto più piccola di quella di un<br />

momento intero.<br />

Tem<strong>per</strong>ature di ordine più alte sono state ottenute<br />

con sistemi misti, in cui ad una grossa<br />

componente organica si aggiungono degli<br />

ioni metallici. Ad esempio il composto<br />

V(TCNE)2, dove TCNE è il tetracianoetilene,<br />

ordina come ferrimagnete ben oltre la<br />

tem<strong>per</strong>atura ambiente. Magneti molecolari<br />

sono quindi possibili.<br />

Magneti di una sola molecola<br />

Una molecola<br />

contenente 12<br />

Mn che<br />

a bassa<br />

tem<strong>per</strong>atura<br />

si comporta<br />

come un<br />

minuscolo<br />

magnete.<br />

Gli aspetti più interessanti del<br />

magnetismo molecolare si sono<br />

rivelati più tardi, quando si è sco<strong>per</strong>to<br />

che una molecola contenente dodici<br />

ioni manganese, a bassa tem<strong>per</strong>atura,<br />

si comporta come un piccolo magnete,<br />

o, come si dice, come un nanomagnete. La<br />

struttura <strong>dell</strong>a molecola è mostrata nella figura<br />

qui sopra.<br />

Ci sono otto ioni manganese (III), ciascuno<br />

con 4 elettroni spaiati, che si dispongono su<br />

un anello esterno, e quattro ioni manganese<br />

(IV), ciascuno con 3 elettroni spaiati, che si<br />

dispongono sui vertici di un tetraedro centrale.<br />

Gli ioni metallici sono connessi da ioni os-<br />

41


Scienza e innovazione tecnologica<br />

L’isteresi a<br />

gradini e la<br />

firma degli<br />

effetti<br />

quantistici.<br />

42<br />

sido che fanno assomigliare il nocciolo <strong>dell</strong>a<br />

molecola a un pezzetto di ossido di manganese<br />

a valenza mista. Nella pratica, la crescita<br />

a formare un ossido massivo è bloccata<br />

dalla presenza di carbossilati (gruppi contenenti<br />

COO-), che bloccano la ripetizione regolare.<br />

Nel caso in questione l’agente bloccante<br />

è semplicemente lo ione acetato,<br />

CH3COO-. Vedremo che è facile sostituire<br />

uno ione acetato con un altro carbossilato,<br />

variando in maniera fine le proprietà magnetiche<br />

del composto, che chiameremo<br />

Mn12Ac, dove Ac sta <strong>per</strong> acetato. Gli ioni<br />

metallici interagiscono magneticamente tra<br />

di loro in modo tale che tutti gli spin dei<br />

manganesi trivalenti (III) siano paralleli tra<br />

di loro e antiparalleli a quelli dei manganesi<br />

tetravalenti (IV).<br />

Le forze di interazione dominano a bassa<br />

tem<strong>per</strong>atura e il sistema si stabilizza in uno<br />

stato con spin totale S = 10, con venti elettroni<br />

spaiati (ciascuno con spin = + ).<br />

Si tratta di un ferrimagnete molecolare,<br />

che è caratterizzato dal<br />

fatto che la magnetizzazione a<br />

bassa tem<strong>per</strong>atura si blocca, come<br />

abbiamo descritto sopra <strong>per</strong><br />

un su<strong>per</strong>paramagnete. Il tempo di<br />

rilassamento <strong>dell</strong>a magnetizzazione, τ, che<br />

precedentemente abbiamo detto essere <strong>dell</strong>’ordine<br />

di 10-6-10-13 s nei paramagneti normali,<br />

in Mn12Ac a 2 K diventa <strong>dell</strong>’ordine<br />

di mesi e una molecola si comporta come un<br />

nanomagnete! In effetti le dimensioni <strong>dell</strong>a<br />

molecola sono di circa 1 nm.<br />

La causa del rilassamento lento è data dalla<br />

barriera di energia che la magnetizzazione<br />

deve su<strong>per</strong>are <strong>per</strong> riorientarsi, come mostrato<br />

(a pag. 40) <strong>per</strong> un su<strong>per</strong>paramagnete. L’origine<br />

<strong>dell</strong>a barriera è legata al fatto che gli<br />

ioni manganese (III) hanno una forma tridimensionale<br />

elongata: i momenti magnetici<br />

locali <strong>per</strong> riorientarsi devono passare <strong>per</strong> il<br />

piano <strong>per</strong>pendicolare all’asse facile spendendo<br />

energia.<br />

Misure spettroscopiche varie mostrano che<br />

l’altezza <strong>dell</strong>a barriera è corrispondente ad<br />

una tem<strong>per</strong>atura di circa 60 K (vedi Green<br />

LE PAROLE DELLA SCIENZA<br />

Microscopia a scansione di sonda (SPM)<br />

La microscopia a scansione di sonda è tecnica generale di<br />

microscopia che produce immagini <strong>dell</strong>e su<strong>per</strong>fici attraverso<br />

l’utilizzo di una sonda fisica che muovendosi<br />

“esplora” (scannino) la su<strong>per</strong>ficie del campione. Include<br />

molte tecniche di microscopia, tra cui la microscopia ad<br />

effetto tunnel (STM) o la microscopia a forza atomica<br />

(AFM).<br />

Spettroscopia di fotoelettroni (PES)<br />

La spettroscopia di fotoelettroni è una tecnica <strong>per</strong> deter-<br />

8, pag. 32). Il rilassamento lento <strong>dell</strong>a magnetizzazione<br />

dà luogo a un’isteresi magnetica<br />

analoga a quella descritta <strong>per</strong> i magneti<br />

massivi, ma questa volta limitata ad oggetti<br />

di dimensioni di un nanometro (qui sopra).<br />

Sfruttando l’isteresi si può immagazzinare<br />

informazione e una molecola diventa un<br />

elemento di memoria di 1 nm! Per queste<br />

caratteristiche Mn12Ac è stato chiamato<br />

Magnete di una Sola Molecola, Single Molecule<br />

Magnet, SMM.<br />

Ma l’interesse maggiore suscitato<br />

da Mn12Ac è legato al fatto<br />

che ha mostrato effetti quantistici<br />

in sistemi mesoscopici (vedi di<br />

seguito).<br />

La frase precedente è senz’altro oscura,<br />

ma andava scritta <strong>per</strong> introdurre l’argomento.<br />

La nostra comprensione <strong>dell</strong>a materia<br />

è basata su quella che si chiama fisica<br />

classica che si è sviluppata da Galileo in poi<br />

e ha fornito il paradigma <strong>per</strong> la descrizioni<br />

di tutti i fenomeni: dal moto degli astri all’elettromagnetismo.<br />

Lo studio <strong>dell</strong>a struttura<br />

atomica mostrò invece che, a quei livelli,<br />

la fisica classica non era valida, i nuovi<br />

fenomeni descritti necessitavano di una diversa<br />

spiegazione: la meccanica quantistica<br />

<strong>per</strong>mette proprio di giustificare fenomeni<br />

così diversi come gli spettri degli atomi, la<br />

su<strong>per</strong>conduzione e il magnetismo.<br />

Tutto questo <strong>per</strong>ò richiede di ammettere fenomeni<br />

che a livello macroscopico, quello<br />

<strong>dell</strong>a fisica classica, non sono possibili. Un<br />

esempio è l’effetto tunnel, un fenomeno di<br />

natura quantomeccanica in cui un oggetto,<br />

che in un sistema classico o è in una buca di<br />

potenziale o nell’altra di (a pag. 40), può essere<br />

contemporaneamente in entrambe, e<br />

oscillare tra l’una e l’altra.<br />

Negli anni 90 del secolo scorso<br />

c’era un’intensa attività di ricerca<br />

<strong>per</strong> evidenziare la possibilità<br />

di osservare effetti quantistici in<br />

oggetti di maggior dimensione rispetto<br />

a quella atomica e molecolare, in


Nuovi materiali<br />

minare le energie di legame degli elettroni in una sostanza,<br />

attraverso la misurazione <strong>dell</strong>’energia cinetica degli<br />

elettroni emessi <strong>per</strong> effetto fotoelettrico (cioè <strong>per</strong> stimolazione<br />

elettromagnetica).<br />

Spettroscopia di massa<br />

La spettroscopia di massa è una tecnica cromatografica<br />

che <strong>per</strong>mette di analizzare qualitativamente le sostanzepresenti<br />

in una miscela di reazione.<br />

particolare si studiò proprio il tunnel quantistico<br />

<strong>dell</strong>a magnetizzazione in sistemi mesoscopici,<br />

una dimensione di confine tra<br />

quella dove i fenomeni sono descritti dalla<br />

meccanica classica (dimensione macroscopica)<br />

e quella descritta dalla meccanica<br />

quantistica (livello atomico e molecolare).<br />

Mn12Ac arrivò al momento giusto e riuscì<br />

dove si era fallito con tanti altri tipi di particelle.<br />

Queste ultime soffrivano del fatto di<br />

non essere mai tutte uguali, ma di avere una<br />

distribuzione di dimensioni.<br />

Siccome il manifestarsi di effetti quantistici<br />

diminuisce rapidamente al crescere <strong>dell</strong>e dimensioni<br />

del sistema, studiare un insieme di<br />

oggetti di dimensioni diverse portava a raccogliere<br />

un insieme di risultati diversi, assolutamente<br />

illeggibile. Mn12Ac fu l’uovo di<br />

Colombo: le molecole sono <strong>per</strong> definizione<br />

tutte uguali, quindi studiare le proprietà magnetiche<br />

di un cristallo molecolare fotografa<br />

le risposte di oggetti tutti uguali che esaltano<br />

la risposta quantistica.<br />

La pistola fumante, come direbbero<br />

gli americani, la prova <strong>dell</strong>’effetto<br />

tunnel <strong>dell</strong>a magnetizzazione,<br />

fu ricavata dalla misura<br />

<strong>dell</strong>’isteresi magnetica, mostrata<br />

nella figura a pagina 37. La peculiarità<br />

di questa curva è che sono presenti scalini, che<br />

si osservano a valori precisi del campo magnetico<br />

applicato, HS n= n H0, dove n= 0, 1,<br />

2... e H0 è una costante. Questa dipendenza da<br />

numeri interi è indicativa di effetti quantistici,<br />

si pensi ai numeri quantici usati <strong>per</strong> descrivere<br />

la struttura elettronica degli atomi (figura in<br />

alto a sinistra). Il successo ottenuto attrasse<br />

numerosi gruppi di chimici e di fisici, intenzionati<br />

a indagare ogni possibilità di ottenere<br />

SMM con prestazioni su<strong>per</strong>iori.<br />

Gli aspetti da ottimizzare sono la tem<strong>per</strong>atura<br />

al di sotto <strong>dell</strong>a quale la magnetizzazione rimane<br />

bloccata in una <strong>dell</strong>e due buche di potenziale<br />

(vedi pagina 40) e la tem<strong>per</strong>atura alla<br />

quale gli effetti quantistici diventano osservabili.<br />

Il settore è ancora molto attivo e sono già<br />

state ottenute molecole magnetiche con quasi<br />

un centinaio di ioni magnetici accoppiati.<br />

Un polimero<br />

di ioni<br />

cobalto e<br />

radicali si<br />

comporta<br />

come un filo<br />

magnetico a<br />

bassa<br />

tem<strong>per</strong>atura.<br />

Magneti fatti da una catena di molecole<br />

Nella ricerca applicata ai magneti<br />

molecolari risulta assai interessante<br />

la sco<strong>per</strong>ta del rilassamento<br />

lento <strong>dell</strong>a magnetizzazione<br />

anche in sistemi polimerici che dà luogo<br />

a Magneti di una sola catena, Single<br />

Chain Magnet, SCM. Un esempio è mostrato<br />

qui sopra: si tratta di un polimero in<br />

cui ioni cobalto (II) sono legati a due ossigeni<br />

provenienti da due nitronilnitrossidi<br />

(vedi pagina 41) e ogni nitronilnitrossido si<br />

lega a due ioni cobalto formando una catena.<br />

Intorno ad ogni ioni cobalto ci sono due<br />

ioni esafluoroacetilacetonato, che ne compensano<br />

le due cariche positive. L’accoppiamento<br />

tra gli spin del cobalto e quello del radicale<br />

è antiferromagnetico, ma siccome lo<br />

spin del cobalto è più grande il risultato è un<br />

ferrimagnete monodimensionale.<br />

Inoltre lo ione cobalto ha una spiccata preferenza<br />

<strong>per</strong> una direzione <strong>dell</strong>o spazio, come<br />

succedeva con gli ioni manganese (III)<br />

in Mn12Ac e il rilassamento <strong>dell</strong>a magnetizzazione<br />

diventa molto lento a bassa tem<strong>per</strong>atura.<br />

Anche in questo caso si osserva isteresi<br />

legate alle molecole polimeriche, che a<br />

bassa tem<strong>per</strong>atura si comportano come nanofili<br />

magnetici. Si conta <strong>per</strong> questa via di<br />

ottenere sistemi che blocchino la magnetizzazione<br />

a tem<strong>per</strong>ature più alte di quelle raggiungibili<br />

con SMM.<br />

43


Scienza e innovazione tecnologica<br />

Che cosa è la<br />

spintronica<br />

molecolare<br />

I sistemi magnetici molecolari ora vengono<br />

molto studiati sia <strong>per</strong> gli aspetti applicativi riguardanti<br />

le memorie miniaturizzate, tipo<br />

SMM o SCM, che <strong>per</strong> gli aspetti quantici cui<br />

possono dar luogo. In quest’ultimo settore vengono<br />

condotti studi <strong>per</strong> lo sviluppo di memorie destinati<br />

ai calcolatori quantistici. Il principio su cui questi si basano<br />

è il cosiddetto qu-bit. Come ricordato nel box sopra un bit<br />

classico può valere 1 o 0, mentre un qu-bit può assumere<br />

tutti i valori tra 0 e 1. Magneti molecolari (MM) possono<br />

dar luogo a sistemi a due livelli che sono la base <strong>per</strong> generare<br />

qu-bit.<br />

L’altro aspetto di punta <strong>dell</strong>a ricerca sui MM è quello di inserirli<br />

in sistemi spintronici, sistemi in cui il passaggio <strong>dell</strong>a<br />

corrente elettrica risente <strong>dell</strong>’influenza di campi magnetici<br />

esterni. Questa branca di ricerca risente degli sviluppi che<br />

partirono con la GMR (vedi box pagina 36). In questo nuovo<br />

tipo di elettronica si sfrutta non solo la carica <strong>dell</strong>’elettrone,<br />

ma anche il suo momento magnetico; <strong>per</strong>ciò, unendo le<br />

parole spin ed elettronica, è stato coniato il termine spintronica.<br />

Perché i MM siano utilizzabili è necessario poter organizzare<br />

le singole molecole <strong>per</strong> poi interrogarle una <strong>per</strong> volta.<br />

La molecola più sfruttata è Mn12, con opportuni carbossilati<br />

al posto <strong>dell</strong>’acetato. Alcuni esempi di molecole orga-<br />

Un transistor<br />

innovativo basato su<br />

una molecola Mn12<br />

Il transistor (o transistore) è un<br />

dispositivo a stato solido formato da<br />

semiconduttori.<br />

Le sue peculiari caratteristiche di<br />

conduzione <strong>dell</strong>a corrente elettrica<br />

ne <strong>per</strong>mettono l’uso in ambito<br />

elettronico (es. nelle radioline<br />

portatili), principalmente come<br />

amplificatore di segnali elettrici o<br />

come interruttore elettronico comandato da<br />

segnali elettrici.<br />

Ve ne sono diversi tipi, quello qui rappresentato<br />

è un Field Effect Transistor o FET<br />

(letteralmente “transistor ad effetto campo”)<br />

innovativo in quanto basato sull’uso di una<br />

molecola magnetica a 12 atomi di manganese<br />

Mn12 simile a quella citata nel testo.<br />

(a) Veduta laterale <strong>dell</strong>a molecola Mn12:<br />

[Mn12O12 (O2C-R-SAc)16 (H2O)4].<br />

44<br />

Matrici<br />

magnetiche<br />

organizzate<br />

supportate su<br />

varie<br />

su<strong>per</strong>fici.<br />

Oro<br />

Gli atomi sono rappresentati con colori diversi:<br />

manganese in arancio, ossigeno in rosso scuro,<br />

carbonio in grigio, zolfo in giallo. I ligandi sono<br />

appositamente studiati, contengono tioli<br />

(molecole con residui –SH) terminali protetti<br />

da gruppi acetile –CO-CH 3 (abbreviati con<br />

Ac, sostituiscono l’idrogeno di un tiolo legandosi<br />

allo zolfo).<br />

(b) Disegno schematico che mostra la molecola<br />

Mn12 intrappolata tra i due elettrodi di oro<br />

(Au) detti rispettivamente Source (“sorgente”) e<br />

a<br />

nizzate sono mostrati nella sequenza in alto. Una possibilità<br />

è quella di organizzare le molecole su su<strong>per</strong>fici, ad esempio<br />

di oro, (figura a): <strong>per</strong> ottenere l’attacco del Mn 12 vengono<br />

introdotti gruppi –SR, sfruttando così l’affinità <strong>dell</strong>o zolfo<br />

<strong>per</strong> l’oro. Un’altra tecnica usata è quella cosiddetta di Langmuir-Blodgett<br />

con la quale si formano monostrati di molecole<br />

sfruttando la tendenza all’autoassemblaggio di sistemi<br />

con lunghe code alifatiche (idrocarburi lineari, figura b. Infine<br />

si è molto sfruttata la possibilità di organizzare le molecole<br />

in matrici polimeriche (figura c).<br />

Una volta organizzate le molecole, è necessario<br />

mettere a punto tecniche di indagine che ne<br />

determinino la struttura e poi le proprietà. Per<br />

questo si ado<strong>per</strong>ano tecniche di indagine complesse,<br />

come le tecniche di Microscopia a scansione di sonda<br />

(Scanning Probe Microscopy, SPM) che consentono di<br />

misurare la topografia e le dimensioni <strong>dell</strong>e molecole organizzate.<br />

Modifiche di queste tecniche consentono di ottenere<br />

anche informazioni sulle proprietà magnetiche.<br />

Informazioni sulla struttura degli strati si ottengono anche<br />

con tecniche di spettroscopia di massa, di spettroscopia di<br />

fotoelettroni, di tecniche magneto-ottiche, di tecniche di dicroismo<br />

circolare magnetico ai raggi X, che richiedono l’uso<br />

di luce di sincrotrone.<br />

Drain (“pozzo”).<br />

Un Gate (“porta”) in alluminio/ossido di<br />

alluminio (Al/Al 2O 3) cambia il potenziale<br />

elettrostatico sulla molecola.<br />

(c) Foto al microscopio elettronico a scansione<br />

dei due elettrodi, lo spazio fra di essi non è<br />

risolvibile a causa <strong>dell</strong>e minuscole dimensioni.<br />

La barra <strong>dell</strong>a scala corrisponde ad una<br />

lunghezza di 200 nm (nanometri).<br />

Da Heersche et al., Phys. Rev. Lett. 2006, 96,<br />

206801.


Nuovi materiali<br />

Film di idrocarburi<br />

A Firenze un laboratorio<br />

a<strong>per</strong>to ai giovani ricercatori<br />

di tutta Europa<br />

b<br />

L’autore di questo articolo è professore ordinario di <strong>Chimica</strong><br />

generale ed inorganica all’Università di Firenze è<br />

internazionalmente riconosciuto come uno dei maggiori<br />

es<strong>per</strong>ti di Magnetismo molecolare, un settore di ricerca che si<br />

estende dallo studio <strong>dell</strong>e proprietà magnetiche di sistemi di<br />

interesse biologico alla messa a punto di nuovi dispositivi <strong>per</strong><br />

calcolatori che si basano su effetti quantistici. L’interesse <strong>per</strong><br />

la sua attività di ricerca è dimostrato dal fatto che il professor<br />

Gatteschi è uno dei pochi italiani inserito nella lista dei<br />

chimici più citati nel mondo. Il laboratorio di Magnetismo<br />

molecolare, LAMM, da lui diretto è uno dei centri di<br />

riferimento del <strong>Consorzio</strong> <strong>Interuniversitario</strong> <strong>per</strong> la Scienza e<br />

Tecnologia dei Materiali (INSTM). Il laboratorio ha a<br />

disposizione una strumentazione di prim’ordine <strong>per</strong> misurare<br />

le proprietà magnetiche e di risonanza paramagnetica<br />

elettronica (EPR) dei materiali. In particolare possiede uno<br />

spettrometro EPR o<strong>per</strong>ante a 95 GHz, unico in Italia.<br />

Recentemente sono state messe a punto anche strumentazioni<br />

Un altro aspetto importante dei magneti molecolari<br />

è rappresentato dalla possibilità di<br />

usarli in dispositivi che possono essere considerati<br />

come transistor di un sola molecola. Il<br />

primo passo consiste nel progettare opportune molecole<br />

<strong>per</strong> farle aderire a due elettrodi di dimensioni di<br />

qualche nanometro, e poi organizzarle tra due elettrodi.<br />

Questo è stato fatto ad esempio usando un derivato del<br />

Mn12 con la struttura mostrata qui a sinistra.<br />

Il magnetismo molecolare è un settore scientifico che ha<br />

avuto uno sviluppo molto rapido negli ultimi anni e che si<br />

caratterizza <strong>per</strong> un’elevatissima interdisciplinarietà. Il chimico<br />

sintetico si avvale <strong>dell</strong>’aiuto del chimico computazionale<br />

<strong>per</strong> fare previsioni sulle molecole che progetta e sintetizza<br />

e organizza. Il fisico s<strong>per</strong>imentale effettua misure e<br />

predispone strumentazione d’avanguardia <strong>per</strong> ottenere<br />

informazioni dettagliate e complesse che richiedono lo sviluppo<br />

di teorie che vengono elaborate dagli specialisti. Cominciano<br />

a svilupparsi utili interazioni con biologi e medici<br />

<strong>per</strong> verificare le possibilità applicative di questa nuova<br />

classe di materiali in medicina. Un altro esempio <strong>dell</strong>a necessità<br />

<strong>dell</strong>a ricerca scientifica di base, le cui sco<strong>per</strong>te possono<br />

trovare sempre nuovi e impensati sbocchi <strong>per</strong> l’applicazione<br />

pratica. Dante Gatteschi<br />

Dipartimento di <strong>Chimica</strong>, Università degli Studi di Firenze<br />

Presidente del <strong>Consorzio</strong> INSTM<br />

Matrici polimeriche<br />

c<br />

che consentono di misurare le proprietà magnetiche di singole<br />

molecole. Per la complessità <strong>dell</strong>e strutture a disposizione, e<br />

<strong>per</strong> le competenze scientifiche, il LAMM è riconosciuto<br />

come istituzione ospitante dalla Commissione Europea.<br />

Studenti da tutta l’Europa possono svolgere parte <strong>dell</strong>a loro<br />

attività di dottorato presso il laboratorio fiorentino.<br />

Le attività più importanti del LAMM riguardano la sintesi e<br />

lo studio <strong>dell</strong>e proprietà di nuovi tipi di magneti basati su<br />

strutture molecolari, come i magneti a singola molecola e<br />

quelli a singola catena. Per la sco<strong>per</strong>ta dei magneti a singola<br />

molecola e <strong>per</strong> la misura <strong>dell</strong>a coesistenza di effetti<br />

quantistici e classici in questi sistemi, Dante Gatteschi e<br />

Roberta Sessoli del LAMM hanno ricevuto l’Agilent<br />

technologies Europhysics Prize nel 2002, uno dei premi<br />

internazionali più prestigiosi.<br />

Attualmente gli sforzi del LAMM sono concentrati sullo<br />

sviluppo di tecniche s<strong>per</strong>imentali <strong>per</strong> ancorare questi nuovi<br />

tipi di magneti su supporti idonei che consentano di misurare<br />

le proprietà <strong>dell</strong>e molecole e di sviluppare quella che viene<br />

indicata come spintronica molecolare. Quest’ultima è attesa<br />

dare uno sviluppo rivoluzionario nell’elettronica fondendo la<br />

spintronica, che fa riferimento a nuovi sistemi in cui si sfrutta<br />

non solo la carica ma anche lo spin degli elettroni,<br />

e l’elettronica molecolare.<br />

Dante<br />

Gatteschi e<br />

Roberta<br />

Sessoli<br />

LE PAROLE DELLA SCIENZA<br />

Dicroismo circolare<br />

magnetico ai raggi X (XMCD)<br />

Il dicroismo circolare magnetico ai<br />

raggi X rappresenta la differenza negli<br />

spettri di assorbimento ottenuti irradiando<br />

composti o materiali con radiazione<br />

X con polarizzazione circolare verso<br />

destra o verso sinistra. Tale effetto viene<br />

utilizzato <strong>per</strong> determinare le proprietà<br />

magnetiche, quali il momento magnetico<br />

orbitale o di spin.<br />

Luce di sincrotrone<br />

La luce di sincrotrone è la radiazione<br />

elettromagnetica generata deviando la<br />

traiettoria di particelle cariche (quindi<br />

accelerandole) mediante un sincrotrone,<br />

cioè un particolare tipo di acceleratore<br />

di particelle. La generazione di radiazione<br />

elettromagnetica da parte di una particella<br />

carica accelerata è prevista dalle<br />

leggi <strong>dell</strong>’elettromagnetismo.<br />

45


Le inattese<br />

“pulsazioni”<br />

di una<br />

nana bianca<br />

distante 300<br />

anni luce<br />

Strana fine quella di alcune<br />

stelle: dopo miliardi di anni<br />

di attività nucleare destinate<br />

a restringersi e a spegnersi<br />

lentamente, emettendo luce<br />

bianca a bassissima densità<br />

<strong>per</strong> altrettanti anni. Una<br />

nana bianca appunto,<br />

secondo la definizione degli<br />

astrofisici.<br />

46<br />

&<br />

Futuro<br />

futuribile<br />

PER APPROFONDIMENTI<br />

Elettrodi<br />

ad effetto…<br />

Madeleine<br />

È celebre il passo proustiano<br />

de “À la recherche du temps<br />

<strong>per</strong>du” (“Alla Ricerca del<br />

tempo <strong>per</strong>duto”) in cui al<br />

protagonista torna in mente<br />

il ricordo vivo di un episodio<br />

passato; la memoria riaffiora<br />

assaporando una madeleine,<br />

un dolce che era solito<br />

mangiare da bambino.<br />

PER APPROFONDIMENTI<br />

Questo flebile epilogo di un<br />

passato glorioso potrebbe<br />

non essere del tutto preciso<br />

<strong>per</strong>ò; a farcelo notare è Suzaku,<br />

l’“occhio” ai raggi X<br />

nippo-americano, che ha recentemente<br />

osservato pulsazioni<br />

di raggi X provenienti<br />

da AE Aquarii, una nana<br />

bianca distante più di 300<br />

anni luce dal nostro pianeta.<br />

Un fenomeno tipico di un<br />

altro tipo di stella, definita<br />

pulsar, in quanto caratterizzata<br />

dalle emissioni pulsate<br />

estremamente regolari di radiazione<br />

elettromagnetica. I<br />

due tipi di stella, nana bianca<br />

e pulsar, sono due possibili<br />

evoluzioni finali di una<br />

stella, che dipendono dalla<br />

massa <strong>dell</strong>a stella stessa.<br />

La nana bianca è un corpo<br />

stellare con un raggio molto<br />

corto (circa un centesimo di<br />

quello solare, che è di circa<br />

700.000 km), ma con una<br />

massa paragonabile, caratte-<br />

le news<br />

di Green)<br />

LE PAROLE DELLA SCIENZA<br />

La radiazione termica<br />

La nana bianca nel sistema AE: i due coni di luce<br />

nell’illustrazione raffigurano i fasci di radiazione<br />

elettromagnetica X emessi dal corpo celeste.<br />

La radiazione termica è la radiazione elettromagnetica<br />

emessa da un oggetto a causa <strong>dell</strong>a sua tem<strong>per</strong>atura, ovvero<br />

<strong>dell</strong>’energia cinetica dei suoi costituenti. La relazione<br />

tra lunghezza d’onda più probabile <strong>dell</strong>a radiazione<br />

emessa e la tem<strong>per</strong>atura <strong>dell</strong>’oggetto irraggiante è<br />

espressa dalla legge di Wien, secondo la quale la lunghezza<br />

d’onda è inversamente proporzionale alla tem<strong>per</strong>atura.<br />

http://www.nasa.gov/centers/goddard/news/topstory/2007/whitedwarf_pulsar_prt.htm<br />

La Madeleine del futuro<br />

sarà probabilmente meno<br />

dolce e meno artigianale, e<br />

più simile a dei minuscoli<br />

elettrodi: le capacità mnemoniche<br />

del nostro cervello,<br />

infatti, sembrano aumentare<br />

in seguito a piccole<br />

stimolazioni elettriche di<br />

precisi circuiti neurali nel<br />

cervello, precisamente nell’ipotalamo.<br />

Questo quanto pubblicato<br />

sulla rivista scientifica Annals<br />

of Neurology dal team<br />

canadese di neurologi del<br />

Toronto Western Research<br />

Institute <strong>dell</strong>’Università locale,<br />

che hanno sco<strong>per</strong>to<br />

casualmente l’effetto durante<br />

un trattamento terapeutico<br />

s<strong>per</strong>imentale su di<br />

un paziente affetto da obesità.<br />

Mentre le prestazioni mentali<br />

generali sono rimaste<br />

pressoché immutate, i medici<br />

hanno riscontrato un<br />

sostanziale miglioramento<br />

nelle capacità del paziente<br />

di ricordare gruppi di parole<br />

e situazioni passate, tanto<br />

più grande quanto intensa<br />

la corrente applicata.<br />

http://www.nature.com/news/2008/080129/full/news.2008.538.html<br />

L’ipotesi del team canadese,<br />

capitanato dal neurochirurgo<br />

Andres Lozano (nella<br />

fotografia), è che gli elettrodi<br />

stimolino inavvertitamente<br />

un gruppo di neuroni<br />

conosciuto come fornice,<br />

che attraversa l’ipotalamo<br />

verso l’ippocampo.<br />

Nonostante<br />

lo<br />

studio riguardisolamente<br />

un paziente,


izzata quindi da una densità<br />

molto più elevata (si pensi<br />

che la stessa massa è racchiusa<br />

in un volume un milione<br />

di volte più piccolo di<br />

quello del Sole) e un’accelerazione<br />

di gravità colossale:<br />

7.000.000 m/s2 a fronte dei<br />

circa 10 m/s2 di quella terreste.<br />

In una nana bianca, la<br />

forza gravitazionale che tende<br />

a comprimere la massa è<br />

contrastata da una pressione<br />

degli elettroni conseguente<br />

al principio di esclusione di<br />

Pauli (vedi Green numero 5,<br />

pag. 24), che rende la stella<br />

estremamente stabile; l’alta<br />

tem<strong>per</strong>atura che le caratterizza<br />

(<strong>dell</strong>’ordine dei<br />

100.000 K) è responsabile<br />

<strong>dell</strong>’emissione di radiazione<br />

elettromagnetica bianca (vedi<br />

qui a lato).<br />

La pulsar (pulsating radio<br />

source), invece, è una stella<br />

formata da neutroni compressi<br />

ad una densità straordinaria:<br />

quella che si otterrebbe<br />

comprimendo una<br />

portaerei nel volume di un<br />

granello di sabbia! Nel caso<br />

<strong>dell</strong>a pulsar, infatti, la massa,<br />

equivalente a quella del<br />

Sole, è racchiusa in un volume<br />

1014 volte più piccolo:<br />

un nucleo atomico di soli<br />

neutroni esteso <strong>per</strong> decine di<br />

chilometri insomma. Il tratto<br />

distintivo di questo tipo di<br />

stella è l’emissione di onde<br />

radio e raggi X che vengono<br />

Lozano puntualizzal’importanza<br />

<strong>dell</strong>e<br />

implicazioni:<br />

“Per la prima<br />

volta abbiamo<br />

una finestra<br />

affacciata sul<br />

circuito neurale<br />

<strong>dell</strong>a memoria<br />

umana<br />

– <strong>dell</strong>a quale<br />

si conosce poco – che possiamo<br />

ora raggiungere e<br />

modificare”. Immediata arriva<br />

l’idea di applicazioni<br />

terapeutiche, <strong>per</strong> migliora-<br />

misurati dal nostro pianeta<br />

come fasci di radiazione di<br />

geometria simile ai coni di<br />

luce emessi da un faro (l’effetto<br />

è dovuto al disallineamento<br />

tra l’asse di rotazione<br />

e l’asse del campo magnetico<br />

<strong>dell</strong>a pulsar).<br />

La sco<strong>per</strong>ta del team di<br />

scienziati <strong>dell</strong>a JAXA (l’ente<br />

aerospaziale giapponese)<br />

e <strong>dell</strong>a NASA, che avvicina<br />

il comportamento <strong>dell</strong>e nane<br />

bianche a quello <strong>dell</strong>e pulsar,<br />

è particolarmente importante<br />

poiché alle pulsazioni<br />

<strong>dell</strong>e pulsar sono collegati<br />

i campi magnetici responsabili<br />

<strong>dell</strong>e accelerazioni<br />

nello spazio dei raggi cosmici,<br />

cioè l’insieme <strong>dell</strong>e<br />

radiazioni energetiche a cui<br />

sono esposti tutti i corpi celesti,<br />

compresa la Terra.<br />

“AE Aquarii sembra essere<br />

l’equivalente <strong>per</strong> le nane<br />

bianche di una pulsar,” dice<br />

Yukikatsu Terada, <strong>dell</strong>’Università<br />

giapponese di Saitama<br />

coinvolta nelle osservazioni.<br />

“Poiché le pulsar sono sorgenti<br />

di raggi cosmici, questo<br />

vuol dire che le nane<br />

bianche dovrebbero essere<br />

silenziosi acceleratori di<br />

particelle, che contribuiscono<br />

a molti dei raggi cosmici<br />

di bassa energia presenti<br />

nella nostra galassia”.<br />

Lorenzo De Angeli<br />

re la memoria di individui<br />

affetti da morbo di Alzheimer,<br />

prima che lo stato<br />

avanzato <strong>dell</strong>a malattia distrugga<br />

i circuiti neurali.<br />

.<br />

GIAPPONE<br />

Un composto <strong>per</strong> l’ immagazzinamento<br />

<strong>dell</strong>’idrogeno in autoveicoli<br />

Japan Steel Works Ltd, insieme alla Tohoku University,<br />

ha realizzato un nuovo sistema <strong>per</strong> la fornitura di idrogeno<br />

ai motori <strong>dell</strong>e auto “pulite”. Il prototipo di “serbatoio”<br />

realizzato ha la dimensione di una scatola di fiammiferi<br />

ed è riempito con uno speciale composto di idrogenato<br />

di alluminio in grado di adsorbire idrogeno e di<br />

rilasciarlo quando riscaldato a 80 °C, di rilasciare idrogeno.<br />

Nella versione attuale il sistema è in grado di rilasciare<br />

il 43% in più di idrogeno rispetto a quello prodotto<br />

dalla “classica” lega di lantanio-nickel.<br />

Rispetto, inoltre, ai serbatoi a 350 atm, che necessitano di<br />

strutture metalliche molto robuste e pesanti, attualmente<br />

utilizzati <strong>per</strong> immagazzinare idrogeno sulle autovetture,<br />

il nuovo sistema evidenzia una capacità di immagazzinamento<br />

che è 3,6 volte su<strong>per</strong>iore; esso fornisce quindi alla<br />

vettura, equipaggiata con un serbatoio da 90 litri dal peso<br />

di 100 Kg, un’autonomia di circa 650 Km.<br />

Japan Steel Works sta proseguendo le ricerche soprattutto<br />

nella direzione di abbassare a 60 °C la tem<strong>per</strong>atura<br />

richiesta al composto <strong>per</strong> rilasciare idrogeno.<br />

COREA<br />

Nuovo processo<br />

<strong>per</strong> il trattamento-smaltimento<br />

di rifiuti alimentari<br />

Angelo Volpi (RISeT )<br />

Un nuovo processo di trattamento/smaltimento di rifiuti<br />

organici di origine alimentare è stato messo a punto<br />

all’Università KAIST (Istituto avanzato coreano di<br />

Scienza e Tecnologia di Daejeon) da un team di ricerca<br />

guidato dal prof. Chang Ho-nam. Il processo, denominato<br />

HEROS (Hygienic and hands-free, Energy-saving,<br />

Residuefree, Odor-free, Space-saving system), è a basso<br />

impatto ambientale e consiste in una iniziale fase di separazione<br />

differenziata di fanghi e matrice secca attraverso<br />

sistemi filtranti. Il rifiuto alimentare viene quindi avviato<br />

a un processo biologico e di compattazione, con la eliminazione<br />

finale <strong>dell</strong>a componente umida ed una riduzione<br />

del BOD (Domanda Biochimica di Ossigeno, cioè una<br />

misura del contenuto di materia organica “biodegradabile”)<br />

dei fanghi acquosi separati sotto il valore di 180<br />

mg/litro, contestualmente ad una riduzione <strong>dell</strong>a concentrazione<br />

dei solidi sospesi sotto il valore di 50 mg/litro.<br />

Entrambi i valori risultano compatibili con uno smaltimento<br />

sicuro. L’intero processo è attuato con attrezzature<br />

che trovano spazio nelle abitazioni /edifici (richiesti 16<br />

mq), <strong>per</strong> un trattamento/smaltimento del rifiuto fin dall’origine.<br />

Il nuovo processo elimina i problemi di inquinamento<br />

generato dalle analoghe attrezzature tradizionali di<br />

trattamento di rifiuti in ambiente domestico.<br />

Il processo HEROS sarà montato in prova in 500 abitazioni<br />

private coreane e si valuta che il solo mercato nazionale<br />

possa avere un valore rilevante, corrispondente a 1.000<br />

miliardi di won (1,06 miliardi di dollari statunitensi).<br />

Antonino Tata (RISeT )<br />

47


CURIOSITÀ<br />

48<br />

Ecco <strong>per</strong>ché<br />

la menta è fredda<br />

&<br />

Futuro<br />

futuribile<br />

Svelato finalmente il meccanismo <strong>per</strong> il quale la menta è<br />

fredda, ovvero trovato il recettore TRPM8 coinvolto nella<br />

sensazione di freddo che interagisce con il mentolo! Il<br />

merito è del gruppo del professor David McKemy <strong>dell</strong>’Università<br />

<strong>dell</strong>a Southern California, che ha utilizzato<br />

un topo geneticamente modificato nel quale i neuroni che<br />

esprimono le molecole di TRPM8 includevano anche un<br />

tracciante fosforescente che illuminasse le fibre nervose<br />

sensibili al freddo, che corrono dai neuroni sensoriali spinali<br />

alle terminazioni cutanee. “Gli esseri umani e altri<br />

mammiferi sembrano condividere lo stesso meccanismo”<br />

ha detto McKemy. La piacevole freschezza di una<br />

caramella alla menta, di una lozione antidolorifica o la<br />

puntura del ghiaccio sulla pelle avrebbero dunque tutte a<br />

che fare con lo stesso recettore. La rimozione di tale proteina,<br />

tuttavia, non elimina completamente la <strong>per</strong>cezione<br />

di freddo: quello estremo, infatti, attiva anche circuiti<br />

dolorifici di allarme. Lo studio, pubblicato sulla rivista<br />

scientifica Journal of Neuroscience, ha come obiettivo a<br />

lungo termine quello di studiare i meccanismi molecolari<br />

associati agli organi di senso, nella s<strong>per</strong>anza di sviluppare<br />

farmaci che allevino gli stati cronici di dolore, come<br />

quello <strong>dell</strong>’artrite o <strong>dell</strong>’infiammazione. “Se capiamo<br />

come i neuroni <strong>per</strong>cepiscono il dolore normalmente – ha<br />

affermato McKemy – allora forse possiamo capire <strong>per</strong>ché<br />

<strong>per</strong>cepiamo il dolore quando non dovremmo”.<br />

PER APPROFONDIMENTI http://www.usc.edu/uscnews/stories/14678.html<br />

I verbi<br />

evolvono<br />

come gli<br />

organismi<br />

“La matematica è un<br />

linguaggio” diceva Willard<br />

Gibbs (1839-1903), uno dei<br />

padri <strong>dell</strong>a termodinamica e<br />

<strong>dell</strong>a moderna chimica fisica.<br />

PER APPROFONDIMENTI<br />

“E il linguaggio ha <strong>dell</strong>e leggi<br />

matematiche” aggiungerebbe<br />

Martin A. Nowak, professore<br />

di biologia e matematica<br />

all’Università di Harvard,<br />

che ha racchiuso in una<br />

formula matematica il processo<br />

evolutivo dei verbi irregolari<br />

di lingua inglese, analizzando<br />

il loro comportamento<br />

durante i 1200 anni<br />

passati. La convinzione di<br />

base è che le parole – e in<br />

Nanovalvole<br />

contro<br />

il cancro<br />

L’idea potrebbe rivoluzionare<br />

l’approccio terapeutico al<br />

cancro, una <strong>dell</strong>e malattie<br />

che maggiormente affligge il<br />

genere umano: veicolare,<br />

attraverso nanoparticelle<br />

(1 nanometro = 10 -9 m),<br />

farmaci chemioterapeutici da<br />

rilasciare esattamente dove<br />

necessario, evitando così gli<br />

effetti collaterali del<br />

trattamento tradizionale e<br />

incrementandone l’efficacia.<br />

Gli scienziati <strong>dell</strong>’Università<br />

<strong>dell</strong>a California di Los Angeles<br />

(UCLA), organizzati<br />

all’interno del Centro nanomacchine<br />

<strong>dell</strong>’Istituto di Nanosistemi<br />

(CNSI), stanno<br />

sviluppando la tecnologia<br />

già da diversi anni. Soltanto<br />

recentemente hanno tuttavia<br />

firmato un contratto con la<br />

società privata NanoPacific<br />

Holdings <strong>per</strong> introdurre tali<br />

particolare i verbi – siano<br />

soggette ad un forte processo<br />

di “normalizzazione”, proprio<br />

come i geni e gli organismi.<br />

Lo studio, pubblicato<br />

sulla prestigiosa rivista scientifica<br />

Nature, ha analizzato la<br />

dipendenza tra la “regolarità”<br />

(nel senso grammaticale del<br />

termine) dei verbi inglesi e la<br />

frequenza con cui essi vengono<br />

utilizzati: il risultato è<br />

che l’emivita (vedi box) di un<br />

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è scaricabile all’indirizzo<br />

www.incaweb.org/green/abbonamenti/index.htm<br />

nanomacchine sul mercato<br />

entro tre anni e rendere, dunque,<br />

le terapie basate su di<br />

esse maggiormente utilizzate.<br />

Le strutture veicolari includono<br />

nanovalvole a forma<br />

di nido d’ape che possono<br />

essere a<strong>per</strong>te o chiuse<br />

mediante l’interazione con<br />

un fotone di una data frequenza<br />

oppure un agente<br />

chimico, a seconda che il tumore<br />

sia localizzato vicino<br />

alla su<strong>per</strong>ficie <strong>dell</strong>a pelle o<br />

no, rispettivamente. Nel primo<br />

caso vengono utilizzate<br />

molecole “ventola”, che<br />

“soffino” il farmaco fuori<br />

dalla nanoparticella. “Inseriamo<br />

molecole come l’azobenzene<br />

dentro la struttura”<br />

– spiega Jeffrey Zink, codirettore<br />

del centro di ricerca<br />

– “quando vengono esposte<br />

alla luce, esse cominciano<br />

ad oscillare causando l’espulsione<br />

del farmaco”. Per<br />

le neoplasie situate a maggior<br />

profondità, invece, sono<br />

utilizzate sostanze chimiche<br />

che inneschino l’a<strong>per</strong>tura<br />

<strong>dell</strong>a nanomacchina in pre-<br />

verbo irregolare è direttamentente<br />

proporzionale alla<br />

radice quadrata <strong>dell</strong>a sua frequenza<br />

d’uso. In altre parole,<br />

un verbo usato 100 volte meno<br />

di un altro, diventa regolare<br />

con una velocità dieci volte<br />

maggiore. Una parola<br />

molto comune come “be” ha,<br />

ad esempio, un’emivita di<br />

38.800 anni, sufficienti <strong>per</strong><br />

esentarla sostanzialmente dal<br />

processo di regolarizzazione;<br />

http://www.nature.com/nature/journal/v449/n7163/abs/nature06137.html<br />

!


senza di particolari enzimi o<br />

variazioni di pH nell’area<br />

interessata. I punti di forza<br />

<strong>dell</strong>a terapia sarebbero la<br />

drastica riduzione <strong>dell</strong>a dose<br />

di farmaco somministrata ai<br />

pazienti, che verrebbe ridotta<br />

di cento o addirittura<br />

mille volte, e l’inattività nei<br />

confronti <strong>dell</strong>e cellule sane.<br />

Tuttavia, a questi vantaggi<br />

potrebbero aggiungersene<br />

anche altri: lo sviluppo <strong>dell</strong>a<br />

tecnologia potrebbe <strong>per</strong>met-<br />

PER APPROFONDIMENTI<br />

E la nave va…<br />

Un immenso<br />

aquilone<br />

che fa<br />

risparmiare<br />

fino al 50 %<br />

di carburante<br />

“The answer, my friend, is<br />

blowing in the wind”<br />

cantava un tempo Bob<br />

Dylan, ispirando e dando<br />

s<strong>per</strong>anza agli animi di<br />

beatniks e pacifisti. Quasi<br />

cinquant’anni dopo è lo stesso<br />

vento ad infondere un po’ di<br />

ottimismo sul futuro<br />

energetico del nostro pianeta,<br />

adesso che l’energia eolica può<br />

essere impiegata anche nel<br />

trasporto marittimo grazie<br />

alla tecnologia sviluppata<br />

dall’azienda tedesca SkySails.<br />

il verbo “shrive”, invece, ha<br />

un’emivita di soli 300 anni,<br />

vale a dire verrà regolarizzato<br />

tra non molto tempo. “L’analisi<br />

matematica di questa<br />

evoluzione linguistica - ha<br />

affermato Erez Liebermann,<br />

collaboratore di Nowak - rivela<br />

che i verbi irregolari si<br />

comportano in modo tale da<br />

<strong>per</strong>metterci previsioni sui futuri<br />

stadi <strong>dell</strong>a loro traiettoria<br />

evolutiva”.<br />

tere infatti l’impiego di<br />

alcuni farmaci antitumorali<br />

fino ad ora inutilizzabili, come<br />

la camptotecina, al momento<br />

di difficile somministrazione<br />

in quanto di bassa<br />

solubilità nel sangue.<br />

Oltre a tali promettenti applicazioni,<br />

la collaborazione<br />

si propone di estendere le<br />

competenze sviluppate anche<br />

ad altri campi di<br />

utilizzo, quali la cosmetica<br />

o l’elettronica.<br />

www.cnsi.ucla.edu<br />

http://stoddart.chem.ucla.edu<br />

Il vento del cantautore americano<br />

era un soffio consolatore<br />

che suggeriva risposte<br />

sul futuro <strong>dell</strong>’umanità,<br />

quello di SkySails è il vento<br />

che potrebbe dare risposta<br />

parziale al problema energetico<br />

globale, un vento potente<br />

e veloce di alta quota<br />

che viene utilizzato <strong>per</strong> il<br />

traino di navi mercantili,<br />

tramite un gigantesco aquilone<br />

di dimensione variabile<br />

dai 150 ai 600 metri quadrati,<br />

dispiegato tra i 100 e i<br />

300 metri di altezza.<br />

L’idea è semplice ma d’impatto:<br />

affiancare al motore<br />

principale a combustione la<br />

propulsione eolica, molto<br />

più economica e ad impatto<br />

ambientale nullo. Con risultati<br />

tutt’altro che trascurabili:<br />

riduzione dei costi dal 10<br />

al 35% e del consumo di<br />

carburante fino al 50%, secondo<br />

quanto dichiarato<br />

Che cos’è<br />

l’emivita<br />

Il concetto di emivita, qui<br />

utilizzato in campo linguistico-matematico,<br />

deriva dal<br />

linguaggio <strong>dell</strong>a fisica ed indica<br />

il tempo occorrente<br />

<strong>per</strong>ché la metà degli atomi<br />

di un campione puro di un<br />

elemento radioattivo decada<br />

in un altro elemento. Pertanto,<br />

è una misura generale<br />

<strong>dell</strong>a stabilità di tale elemento:<br />

maggiore l’emivita,<br />

maggiore è la stabilità.<br />

Olio combustibile “bunker”<br />

Il carburante utilizzato <strong>per</strong> la propulsione <strong>dell</strong>e navi è generalmente<br />

definito olio combustibile “bunker”, dal nome<br />

dei contenitori nei quali è depositato nei porti. Il combustibile<br />

“bunker” appartiene alla famiglia dei distillati pesanti<br />

ottenuti dal petrolio e viene classificato in varie categorie,<br />

in base alla lunghezza <strong>dell</strong>a catena di atomi di<br />

carbonio che lo costituiscono, da 20 a 70 circa (C 20-C 70).<br />

Per avere un termine di confronto, la benzina è formata<br />

<strong>per</strong> la maggior parte da C 6-C 8, il gasolio (altrimenti detto<br />

nafta), invece, prevalentemente da C 13-C 18.<br />

dall’azienda. La portata <strong>dell</strong>a<br />

tecnologia SkySails non è<br />

di impatto ambientale trascurabile,<br />

se si tiene in<br />

considerazione, seguendo<br />

quanto detto dalla casa tedesca,<br />

che il trasporto marittimo,<br />

con un consumo annuale<br />

di circa 200-250 milioni<br />

di tonnellate di petrolio<br />

e un’emissione di circa<br />

di 600-800 milioni di tonnellate<br />

di anidride carbonica,<br />

contribuisce a circa il<br />

5% <strong>dell</strong>e emissioni globali,<br />

il doppio rispetto a quelle<br />

provenienti dal trasporto aereo.<br />

Utilizzare l’energia eolica<br />

come propulsione <strong>per</strong> una<br />

nave non è certo un’invenzione<br />

dei tempi moderni:<br />

ciò che è innovativo e che<br />

rende competitiva la tecnologia,<br />

rispetto alla navigazione<br />

a vela tradizionale, è<br />

di utilizzare un aquilone dispiegato<br />

in alta quota, dove<br />

i venti sono più veloci di circa<br />

il 10-20%, a causa <strong>dell</strong>’assenza<br />

di frizione con la<br />

su<strong>per</strong>ficie marina e terre-<br />

stre. La velocità del vento è<br />

particolarmente rilevante<br />

dal momento che il potere<br />

di trazione di un aquilone è<br />

proporzionale al quadrato di<br />

tale quantità: questo significa,<br />

ad esempio, che laddove<br />

la velocità <strong>dell</strong>e raffiche raddoppia,<br />

il potere trainante<br />

<strong>dell</strong>’aquilone quadruplica!<br />

Non è finita qui: la tecnologia<br />

sviluppata <strong>per</strong>mette di<br />

utilizzare vele relativamente<br />

poco estese, minimizza l’inclinazione<br />

<strong>dell</strong>o scafo e<br />

consente, attraverso un profilo<br />

aerodinamico apposito,<br />

l’utilizzo del sistema non<br />

soltanto con vento di poppa,<br />

ma anche con vento laterale.<br />

All’azienda amburghese<br />

non sono mancati i riconoscimenti:<br />

primo fra tutti il<br />

“Premio <strong>per</strong> l’Innovazione<br />

<strong>dell</strong>’Economia Tedesca”,<br />

che vanta una giuria presieduta<br />

dal premio Nobel <strong>per</strong><br />

la Fisica 1985 Klaus von<br />

Klitzing e dal Presidente<br />

<strong>dell</strong>’Istituto Fraunhofer<br />

Hans-Joerg Bullinger.<br />

Lorenzo De Angeli<br />

49


50<br />

Ecosistemi<br />

a rischio:<br />

verso il punto<br />

di non ritorno?<br />

Si pensi ad un pesante<br />

pullman che, uscito di strada,<br />

rimanga sospeso in <strong>per</strong>fetto<br />

ma precario equilibrio<br />

sull’orlo di un precipizio; e si<br />

immagini ora di aggiungere<br />

soltanto un sassolino molto<br />

leggero dalla parte che si<br />

affaccia sullo strapiombo.<br />

Anche un ciottolo così<br />

minuscolo sarebbe sufficiente<br />

a sbilanciare il veicolo, che<br />

precipiterebbe<br />

irrimediabilmente.<br />

PER APPROFONDIMENTI<br />

L’intrusa<br />

<strong>dell</strong>a Via<br />

Lattea<br />

tradita dalla<br />

giovane età:<br />

“solo” 35<br />

milioni di anni<br />

Si pensava che fosse una <strong>dell</strong>e<br />

nostre, che appartenesse anche<br />

lei come il nostro Sole alla<br />

Via Lattea, ma alla fine è<br />

stata smascherata: He 0437-<br />

5439, la stella sco<strong>per</strong>ta nel<br />

2005 dagli astronomi<br />

<strong>dell</strong>’Osservatorio Europeo<br />

Meridionale (ESO), è<br />

un’intrusa.<br />

PER APPROFONDIMENTI<br />

&<br />

Futuro<br />

futuribile<br />

Simile potrebbe essere il destino<br />

di alcuni ecosistemi<br />

del nostro pianeta, secondo<br />

lo studio pubblicato sulla rivista<br />

scientifica statunitense<br />

Proceedings of the National<br />

Academy of Sciences Journal<br />

da un team internazionale<br />

di es<strong>per</strong>ti, tra cui Tim<br />

Lenton, professore di Scienze<br />

Ambientali all’Università<br />

di East Anglia, nel Regno<br />

Unito.<br />

L’opinione si discosta da<br />

quella generale del Pannello<br />

sui Cambiamenti Climatici<br />

(IPCC) che tende (con eccezioni)<br />

a vedere il cambiamento<br />

di stato dei sistemi<br />

ambientali terrestri come un<br />

processo graduale, lineare<br />

in termini matematici, cioè<br />

con una risposta proporzio-<br />

http://researchpages.net/ESMG/people/tim-lenton/tipping-points<br />

L’ha tradita la sua giovane<br />

età, “solo” 35 milioni di anni,<br />

e l’enorme velocità con<br />

cui si sposta verso lo spazio<br />

intergalattico, 2,6 milioni di<br />

chilometri l’ora. La stella ha<br />

una massa pari a circa otto<br />

volte quella del Sole e dista<br />

circa 200.000 anni-luce (distanza<br />

<strong>per</strong>corsa dalla luce in<br />

un anno, circa diecimila miliardi<br />

di chilometri) dal pianeta<br />

Terra. In seguito al primo<br />

avvistamento di He<br />

0437-5439, gli astronomi<br />

avevano ritenuto che provenisse<br />

dal centro <strong>dell</strong>a Via<br />

Lattea; ciò era tuttavia in<br />

contraddizione col fatto che<br />

la nostra “straniera” avrebbe<br />

dovuto impiegare 100<br />

milioni di anni <strong>per</strong> viaggiare<br />

dal centro <strong>dell</strong>a galassia al<br />

nale alla causa che lo genera.<br />

Questo poiché l’IPCC considera,<br />

nelle proprie analisi,<br />

punto in cui è stata osservata,<br />

un tempo ben tre volte<br />

su<strong>per</strong>iore alla sua età. Da<br />

qui lo scetticismo e l’esame<br />

<strong>dell</strong>a composizione <strong>dell</strong>a<br />

stella, analizzando lo spettro<br />

di radiazione elettromagnetica<br />

proveniente dal corpo<br />

celeste <strong>per</strong> determinarne la<br />

composizione chimica. È<br />

l’attesa sco<strong>per</strong>ta, fatta dagli<br />

astronomi americani <strong>dell</strong>a<br />

Carnegie Institution in collaborazione<br />

con la Queen's<br />

University di Belfast: He<br />

0437-5439 ha una composizione<br />

più simile a quella<br />

<strong>dell</strong>e stelle che popolano la<br />

Grande Nube di Magellano.<br />

Questa galassia nana è visibile<br />

ad occhio nudo, un flebile<br />

corpo luminoso nel cielo<br />

notturno <strong>dell</strong>’emisfero<br />

http://www.ciw.edu/news/hy<strong>per</strong>fast_star_proven_be_alien<br />

le news<br />

di Green)<br />

fenomeni naturali (quali<br />

tem<strong>per</strong>atura o livello del<br />

mare) mediati su lunghe<br />

scale spaziali e temporali,<br />

australe, lontano 157.000<br />

anni-luce. I ricercatori, coordinati<br />

da Alceste Bonanos<br />

e Mercedes Lopez-Morales,<br />

hanno pubblicato sulla rivista<br />

Astrophysical Journal<br />

Letters, oltre alle osservazioni<br />

s<strong>per</strong>imentali, anche<br />

un’ipotesi che spiega l’incredibile<br />

velocità <strong>dell</strong>a stella:<br />

l’accelerazione dovuta<br />

all’interazione con un buco<br />

nero su<strong>per</strong>massivo (SM-<br />

BH), un corpo celeste con<br />

massa pari a oltre un milione<br />

di volte quella del Sole.<br />

La stella, in altre parole,<br />

avrebbe fatto parte di un sistema<br />

binario che, interagendo<br />

con il presunto buco<br />

nero, si sarebbe disgregato:<br />

He 0437-5439 sarebbe stata<br />

fiondata nelle vastità


Circolazione<br />

termoalina<br />

Circolazione globale <strong>dell</strong>e<br />

masse d’acqua oceaniche a<br />

causa <strong>dell</strong>a variazione <strong>dell</strong>a<br />

densità <strong>dell</strong>e stesse, determinata<br />

dalla loro tem<strong>per</strong>atura<br />

(termo-) e salinità (-alina).<br />

che non evidenziano il potenziale<br />

carattere esplosivo<br />

di alcuni specifici eventi,<br />

antropogenici (vale a dire<br />

causati dall’uomo) e non,<br />

responsabili di una possibile<br />

mutazione repentina.<br />

Le componenti del sistema<br />

Terra che possono passare<br />

ad uno stato qualitativo differente<br />

in seguito a piccole<br />

<strong>per</strong>turbazioni sono definite<br />

“elementi di capovolgimento”<br />

(tipping elements) e il<br />

punto critico a cui avviene<br />

la transizione tra i due stati<br />

“punto di capovolgimento”<br />

(tipping point).<br />

Esempi “storici” sarebbero<br />

il Massimo Termico del Paleocene-Eocene,<br />

in cui la<br />

tem<strong>per</strong>atura media si innalzò<br />

di 4-5 °C all’Equatore<br />

<strong>dell</strong>o spazio, mentre la sua<br />

sfortunata compagna sarebbe<br />

stata inghiottita dall’enorme<br />

massa gravitazionale.<br />

L’ipotesi è particolarmente<br />

interessante in quanto<br />

indicherebbe l’esistenza<br />

di un buco nero su<strong>per</strong>massivo<br />

nella Grande Nube di<br />

Magellano, una <strong>dell</strong>e galassie<br />

più vicine alla nostra.<br />

e 8-10 °C ai Poli in seguito<br />

al rilascio di 1.500-4.500 Pg<br />

(1 Pg = 1 petagrammo =<br />

1015 g, cioè 1.000 miliardi<br />

di kg) di carbone fossile, o<br />

la Grande Ossidazione, vale<br />

a dire il primo grande aumento<br />

di ossigeno atmosferico,<br />

avvenuto 2,4 miliardi<br />

di anni fa.<br />

Un caso recente di tipping<br />

element, invece, sarebbe il<br />

buco <strong>dell</strong>’ozono, dal momento<br />

che il disgregarsi <strong>dell</strong>o<br />

strato procede rapidamente<br />

una volta sorpassata<br />

una soglia critica di concentrazione<br />

di cluorofluorocarburi<br />

rilasciati in atmosfera.<br />

Molti ambienti terrestri, come<br />

i ghiacci <strong>dell</strong>a Groenlandia,<br />

la foresta amazzonica o<br />

la circolazione termoalina<br />

atlantica, sarebbero già a rischio:<br />

<strong>per</strong> tali ambienti, infatti,<br />

l’aumento di tem<strong>per</strong>atura<br />

previsto <strong>per</strong> i prossimi<br />

cento anni sarebbe sufficiente<br />

a raggiungere il tipping<br />

point, come mostrato<br />

nel grafico a lato, in cui sono<br />

riportati gli “elementi di<br />

capovolgimento” nel sistema<br />

climatico terrestre e le<br />

stime di surriscaldamento<br />

globale che li potrebbe innescare.<br />

Quale che sia la provenienza<br />

<strong>dell</strong>a nostra intrusa,<br />

non rimarrà con noi a lungo:<br />

si muove così velocemente<br />

che l’attrazione gravitazionale<br />

<strong>dell</strong>a Via Lattea<br />

è troppo debole <strong>per</strong><br />

contenerla al proprio interno<br />

e <strong>per</strong> evitare il suo allontanamento<br />

nello spazio<br />

intergalattico.<br />

Lorenzo De Angeli<br />

Il nome <strong>dell</strong>e stelle…<br />

L’unica organizzazione a cui è riconosciuto dalla comunità<br />

scientifica internazionale il diritto di nominare<br />

le stelle è l’Unione Astronomica Internazionale<br />

(IAU). Alcune società private rilasciano tuttavia, sotto<br />

pagamento, certificati che dimostrerebbero l’assegnazione<br />

di un determinato nome ad una particolare stella;<br />

tale pratica non è riconosciuta dall’IAU e <strong>per</strong>tanto<br />

tali nomi non vengono utilizzati dagli astronomi.<br />

Errata corrige<br />

Su gentile segnalazione dei nostri lettori,<br />

poniamo qui rimedio alle seguenti imprecisioni<br />

apparse sugli scorsi numeri di<br />

Green:<br />

n. 11 Gennaio-Febbraio 2008<br />

A pag. 42, colonna di sinistra. La didascalia <strong>dell</strong>a foto<br />

è ovviamente errata. Quello di Albert Sabin è un vaccino<br />

antipolio vivo somministrato <strong>per</strong> via orale. Lo<br />

scienziato che sta iniettando il vaccino antipolio inattivato<br />

al “piccolo eroe” Randall Kerr è quindi il suo<br />

stesso scopritore: Jonas Salk.<br />

n. 9 Ottobre 2007<br />

A pag. 27 nel box in basso nella colonna di destra si<br />

parla degli enantiomeri <strong>dell</strong>'acido lattico: "capacità di<br />

ruotare il piano <strong>dell</strong>a luce polarizzata (verso destra,<br />

forma D, o verso sinistra, forma L)".<br />

In realtà ci sono diverse definizioni di enantiomeri<br />

corrispondenti: la forma D o L è definita in base alla<br />

geometria e simmetria <strong>dell</strong>a molecola basata su semplici<br />

molecole chirali che fungono da mo<strong>dell</strong>o come la<br />

gliceraldeide (<strong>per</strong> gli zuccheri) e la serina (<strong>per</strong> gli aminoacidi).<br />

Le forme + o – (più o meno), che non hanno<br />

corrispondenza con le precedenti, sono definite in<br />

base alla rotazione del piano <strong>dell</strong>a luce polarizzata,<br />

<strong>per</strong> convenzione saranno + se la rotazione è in senso<br />

orario e – nel caso opposto.<br />

Esistono ancora altre definizioni che qui tralasciamo.<br />

n. 4 Marzo 2007<br />

A pag. 47 nel riquadro “Le Parole <strong>dell</strong>a Scienza” è<br />

necessario un breve chiarimento <strong>per</strong> quanto concerne<br />

gli omega-3.<br />

Si tratta di una categoria di acidi grassi insaturi essenziali<br />

presenti nelle membrane cellulari e necessari al<br />

loro corretto funzionamento ed integrità. Il residuo<br />

carbossilico (-COOH), tipico degli acidi, <strong>per</strong> definizione<br />

legato al carbonio iniziale (detto “alfa”, dalla<br />

prima lettera <strong>dell</strong>’alfabeto greco, α), il doppio legame<br />

carbonio-carbonio (C=C), caratteristico degli acidi<br />

grassi insaturi omega-3, si trova nella terminazione<br />

opposta <strong>dell</strong>a molecola al terzo carbonio a partire da<br />

quello terminale (detto “omega”, dall’ultima lettera<br />

<strong>dell</strong>’alfabeto greco, ω).<br />

In un omega-3 con 18 atomi di carbonio, quindi, il<br />

doppio legame si troverà tra il quindicesimo e il sedicesimo<br />

carbonio. Considerazioni simili valgono <strong>per</strong><br />

gli acidi grassi essenziali omega-6.<br />

n. 3 Gennaio- Febbraio 2007<br />

A pag. 16 e 17 quella indicata come “reazione di Friedel<br />

Craft”, dal nome dei due scienziati che l’hanno<br />

descritta nel 1877, Charles Friedel and James Crafts,<br />

deve essere correttamente indicata come “reazione di<br />

Friedel-Crafts”.<br />

51


Lord William Thomson Kelvin (Belfast 26 giugno 1824 - Netherhall 17 dicembre 1907)<br />

“<br />

“Io affermo che quando voi potete misurare ed esprimere in numeri ciò di cui state parlando,<br />

solo allora sapete effettivamente qualcosa; ma quando non vi è possibile esprimere<br />

numericamente l’oggetto <strong>dell</strong>a vostra indagine, insoddisfacente ne è la vostra conoscenza<br />

e scarso il vostro progresso dal punto di vista scientifico<br />

Karl Blechen (Cottbus 1797 - Berlino 1840) - Costruendo il ponte del diavolo, 1833, olio su tela, Neue<br />

Pinakothek, Monaco

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