Scarica la Guida turistica - Comunità Montana Valli Orco e Soana

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COMUNITA MONTANA

VALLI ORCO E SOANA

COMUNITA MONTANA

VALLI ORCO E SOANA

GUIDA

TURISTICA

La strada del

Gran Paradiso

ITINERARI CULTURALI NELLE VALLI ORCO E SOANA


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COMUNITA MONTANA

VALLI ORCO E SOANA

La strada del

Gran Paradiso

ITINERARI CULTURALI NELLE VALLI ORCO E SOANA

Edizione: giugno 2012

Stampa: Marcograf, Venaria Reale TO


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annotazioni


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CULTURA, AMBIENTE e TURISMO:

I CARDINI DELLA RIPARTENZA

In questo preciso momento storico scrivere di “cultura” potrebbe

essere considerato un vezzo o un semplice “perder tempo” rispetto

ai “veri” problemi che stanno attanagliando la società.

Invece noi crediamo che proprio in questa fase di profonda crisi

economica, rivalutare il patrimonio culturale rappresenti, assie -

me alla “green economy”, una concreta possibilità di sviluppo

tu ri stico-economico del territorio.

La promozione dei beni culturali abbinata all’iniziativa “Strada

del Gran Paradiso” non deve essere letta come una mera illustrazione

delle “ricchezze” delle Valli Orco e Soana bensì come

u na “ripartenza” del territorio tesa a contrastare la perdurante

crisi industriale e finanziaria.

Cultura, ambiente e turismo sono le tre parole chiave sulle

qua li noi crediamo debba essere ripensato il modello di governance

del territorio.

La presente pubblicazione, redatta in collaborazione con la Provincia

di Torino, il Parco Nazionale Gran Paradiso, i Comuni e la

Co munità Montana Valli Orco e Soana, intende essere il punto

di avvio per una nuova concezione della valorizzazione degli itinerari

culturali esistenti sul territorio.

L’ASSESSORE IL PRESIDENTE

alla CULTURA e TURISMO della Comunità Montana

Dott. Silvio VARETTO Valli Orco e Soana

Dott. Danilo CROSASSO


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annotazioni


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STORIA, SPIRITUALITÀ, NATURA

ED ENOGASTRONOMIA SI INCONTRANO

SULLA STRADA DEL GRAN PARADISO

La Strada del Gran Paradiso: un sogno che è diventato

real tà nel giro di alcuni mesi. È bastato infatti meno di

un anno alla Provincia di Torino, agli amministratori

lo cali di 44 Comuni del Canavese occidentale e ad una

se rie di soggetti privati particolarmente interessati alla

promozione del territorio per concretizzare l’idea di un

circuito che mettesse in rete le eccellenze del territorio.

La proposta era semplice: mettere da parte la dif fusa

e persistente mentalità campanilistica, per dar vita ad

un progetto di aggregazione e animazione che avesse

al centro le peculiarità storico-culturali, natura listiche

ed enogastronomiche delle terre di pianura e di montagna

che stanno ai piedi di quel grande massic cio alpino

che segna il confine ad alta quota tra Piemonte e

Valle d’Aosta. Tre sono i filoni su cui gli am ministratori

pubblici e gli imprenditori hanno scelto di puntare la

loro attenzione ed i loro sforzi promozionali:

A la natura, protagonista nel Parco Nazionale del Gran

Pa radiso e in quattro vallate dai nomi arcani ed evocativi:

Orco, Soana, Gallenca, Sacra;

B gli itinerari storico-culturali e quelli della spiritualità,

che toccano luoghi-simbolo dell’epoca medioeva -

le come castelli e torri, ma anche i luoghi della

spi ritualità come, tra gli altri, l’Abbazia di Fruttuaria

di San Benigno Canavese ed il Santuario di Belmonte;

C l’enogastronomia.

Il 2011 ha segnato la “nascita” ufficiale della Strada,

con l’evento “Un assaggio di Paradiso”, che ha proposto

una vetrina enogastronomica del territorio a Pont

Canavese, Cuorgnè e Rivarolo Canavese, in una sorta

di “benvenuto ufficiale” nella “Strada del Gran Paradi -

so”. Il successo di pubblico e l’attenzione dei media per

l’iniziativa hanno convinto i promotori di essere veramente

sulla “Strada” giusta: ma li hanno anche carica -

ti di responsabilità, nella consapevolezza che i passi

suc cessivi sarebbero stati attentamente osservati e

giu dicati da chi vive nel territorio e da chi lo visita abitualmente

o lo scopre per la prima volta. Gli Enti, le

as sociazioni ed i privati che sostengono il progetto del -

la Strada hanno deciso di aprire il secondo anno di attività

con un evento dedicato alla natura ed allo sport

nei giorni del Solstizio d’estate, scegliendo Ceresole

Rea le, Locana e Valprato Soana come scenario di numerose

attività sportive tra cui nordic walking, canoa,


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ti ro con l’arco, passeggiate a cavallo, giri in bicicletta,

ar rampicata ed escursioni sui sentieri di montagna.

Ogni località ha una sua vocazione, che la Strada ha

cer cato di valorizzare. Ceresole Reale, ad esempio, of -

fre un territorio ideale per il nordic walking. Ma il lago

di Ceresole e le sue rive sono perfetti anche per la ca -

noa, il windsurf ed il tiro con l’arco. Locana punta e

pun terà sempre più in futuro sulle escursioni a cavallo

e in bicicletta. Una manifestazione che ha lo scopo di

av vicinare i turisti (soprattutto i bambini) alla natura

e di farli ritornare ai piedi del Gran Paradiso deve però

proporre anche eventi che intrattengono e divertono,

co me le dimostrazioni di falconeria ed i giochi d’acqua

in piscina per i bambini. Valprato Soana ha invece scel -

to di “coccolare” i turisti (nuovo o abituali che siano)

con un intero fine settimana di appuntamenti musicali,

con “Una Valle Acustica” e “Ingria Woodstock Festival”.

Senza dimenticare, però, che ai veri sportivi interessa -

no le escursioni sui percorsi della GTA, le dimostrazio -

ni e le prove di arrampicata sulle palestre naturali e

ar tificiali, il “Percorso vita” di Piamprato ed il Diploma

ciclistico della valle Soana. Il metodo di lavoro che si

sta affermando è ad un tempo semplice ed impegnati -

vo, perché in ognuno dei Comuni e dei territori della

“Strada” che si mettono in gioco ed in vetrina gli

eventi sono pensati non come fini a se stessi ma come

occasioni per attrarre, incuriosire e fidelizzare il turista

amante della natura, della storia e dell’enogastronomia.

Su quei percorsi, in quelle città, in quei castelli,

in quelle aziende agricole, in quei ristoranti e alberghi

si deve potere e volere ritornare, per scoprire angoli

non ancora esplorati o semplicemente per riassaporare

un’atmosfera, una sensazione, un momento di

piacevole arricchimento personale vissuto nelle precedenti

visite.

Michele Fassinotti

Media Agency Provincia di Torino


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Con il contributo di:

ALPETTE CERESOLE REALE FRASSINETTO INGRIA

LOCANA NOASCA PONT CANAVESE RIBORDONE

RONCO CANAVESE SPARONE VALPRATO SOANA

Coordinatore editoriale: Franco Bosio.

Collaboratori: Franco G. Ferrero (Comunità Montana, ORSO TV), Andrea Casaleggio

(Parco Nazionale del Gran Paradiso), Silvana Ferrero (Pont Canavese),

Attilio Stefano Guaitoli (Frassinetto), Marco Beretta (Ingria), Gabriella Stefano

(Ronco Canavese), Rosella Peretti (Valprato Soana), Gilia Aimonetto (Sparone),

Margherita Chiolerio e Guido Bellardo (Ribordone), Franco Bosio (Alpette),

Eleonora Gianinetto e Silvana Cavoretto (Locana), Roberto Scrofani (Noasca),

Luisella Tocci (Ceresole Reale).


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Indice

Cultura, ambiente e turismo: i cardini della ripartenza

....................................................................................

Storia, spiritualità, natura ed enogastronomia si

incontrano sulla strada del Gran Paradiso ........

Indice ........................................................................................

Valli Orco e Soana ...............................................................

Orso Tv ......................................................................................

Storia, natura e cultura del primo parco nazionale

Italiano ....................................................................

Pont Canavese ........................................................................

Frassinetto ................................................................................

Ingria .........................................................................................

Ronco Canavese ...................................................................

Valprato Soana ....................................................................

Sparone ...................................................................................

Ribordone ................................................................................

Alpette ........................................................................................

Locana .....................................................................................

Noasca .......................................................................................

Ceresole Reale .......................................................................

pag. 3

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pag. 9

pag. 11

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pag. 37

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Valli Orco e Soana

CULTURA E TRADIZIONI

Se intendiamo in senso antropologico

il concetto di “cultura”, appartengono

alla identità culturale del

ter ritorio anche l’artigianato, con i tipici

lavori nomadi, i prodotti tipici

agroalimentari e la cucina, la lingua,

l’abbigliamento tradizionale e le fe -

ste popolari.

Le ricorrenti ondate migratorie portavano

un tempo verso le città, o all’estero,

migliaia di uomini per

pra ti care i lavori nomadi, ora scomparsi,

dello spazzacamino (spaciafornel),

del vetraio (vedriat), dell’arrotino

(mulitta), del succhiellaio (traolinat) e

del calderaio che si occupava di fabbricare

e riparare paioli di rame (magnin).

I lavori tradizionali fanno par te

in modo integrante dell’identità del

territorio, tanto che sono stati realizzati

nel tempo monumenti in memoria

di questi anonimi lavoratori:

vetrai (a Ronco), ramai (a Piamprato

di Valprato), spazzacamini (a Loca -

na), donne rurali (a Ceresole), montanari

(a Ribordone). Anche i piccoli

musei, gli ecomusei e le mostre permanenti

del territorio sono dedicati

in prevalenza agli aspetti della cultura

materiale.

Le Valli hanno

un’an tica tradizio -

ne turistica che risale

all’Ottocento,

con il nuovo interesse

ver so la

mon tagna per la

caccia reale dei Savoia,

per le sca late

in montagna e co -

me desti na zione salutistico-termale.

Il dialetto parlato in Valle Soana e

nell’Alta Valle dell’Orco (soprattutto a

Noasca e a Ceresole) appartiene all’area

lingui stico-culturale definita

francoprovenzale; gli attuali abitanti

lo qualificano con fierezza il Parlar da

nozauti (parlar a modo nostro). Un

tempo, quan do gli uomini praticavano

il mestiere itinerante di calderaio

(ruga) o di spaz zacamino, usava

no un proprio gergo, alquanto

ostico, che aveva lo scopo di non far

comprendere al resto del mondo i

loro segreti.

Le donne della Val Soana indossano

con orgoglio ancora oggi l’abito tradizionale,

sovente ereditato da

mam me e nonne, in occasione di

feste e cerimonie. Il colore dominante

è il nero: neri sono infatti la

sottana con il corpetto (lo gonel) e la

maglia (la mai). La camicia (tchumizi)

è invece bianca ed ha il colletto in

pizzo. Scialle (panet) e grembiule (faudai)

finemente ricamati, possono essere

neri o colorati. Ai piedi si porta

no gli ahcapin, calzature di stoffa

prodotte a mano: hanno la suola

fatta da tanti strati di stoffa trapuntati

con filo di canapa e tomaia in

velluto nero con ricami a fiori. Le

donne che si recavano al mercato sistemavano

le merci in un cesto chiamato

fahton; appoggiato alle spalle,

era sostenuto con la fronte per

mezzo di una fascia in stoffa, la pola

e veniva coperto superiormente da

un grembiule. Meno eleganti e rifiniti

erano quelli utilizzati per il tra-


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Valli Orco e Soana 10

sporto dell’erba e del letame. La vita

in Valle è sempre stata dura; le scarse

risorse hanno obbligato i montanari

a cercare lavoro in pianura o all’estero,

soprattutto in Francia e Svizzera.

Chi partiva portava nel cuore la

nostalgia del paese natio e vi tornava

non appena possibile; il turista che

oggi sale in Valle, non può non notare

le numerose automobili con targa

francese che circolano in estate lun -

go le strade: sono gli emigranti e,

Logo della Valle Soana.

sempre più spesso, figli di emigranti

che continuano a sentirsi intimamente

legati a questa piccola e

splen dida valle.

Le Feste Patronali sono tutt’oggi le

migliori testimonianze della perseveranza

con cui le tradizioni ancestrali

vengono mantenute vive: ogni

borgata, anche la più piccola, ha la

sua cappella e il suo Santo da festeggiare.

Ogni frazione ha il proprio caratteristico

ed unico tocco per annun

ciare la Festa attraverso il suono

delle campane: la Baudëtta eseguita a

martello con il campanaro ospitato,

spesso in posizione precaria, direttamente

nella cella campanaria.

Da non dimenticare l’incant, l’asta di

oggetti (incanto, appunto) offerti dai

fedeli: il ricavato servirà per i lavori

necessari a mantenere in ordine la

cappella.

Nell’ambito delle tradizioni valligiane

meritano ancora particolare menzione

la “dona” ovvero l’offerta a tutti

i presenti all’uscita dalla Chiesa, dopo

la recita del Rosario in suffragio di

un defunto, di una focaccia di pane

accompagnata da un pacco di riso o

di sale (dono che nessuno può rifiutare),

e la sera del 1° novembre quan -

do prima di andare a letto viene

ap prontata la cena per i morti, commemorati

il giorno dopo: castagne,

zuppa di pane e cavoli (supà de coi) e

una bottiglia di vino lasciati sul tavolo

di modo che i defunti della famiglia,

venendo a far visita alla casa,

sapranno di essere ricordati.

Tra i più interessanti esempi di devozione

religiosa va segnalato certamente

il culto di San Besso, secondo

la tradizione, martirizzato da alcuni

montanari pagani che lo gettarono

giù da un’alta roccia, dove oggi sorge

il santuario, ad oltre duemila metri

di quota nella valle di Campiglia. Qui

giungono nelle giornate del 10 agosto

e del 1 dicembre folle numerose

di fedeli sia dal Canavese sia dalla

Valle d’Aosta. Altra festa religiosa

molto frequentata è quella del 27

agosto al Santuario di Prascondù

(1321 m) a Ribordone. Tra le feste profane

più significative il Carnevale di

Pont e la rievocazione storica arduinica

che si svolge ogni due anni a

Sparone, con una rappresentazione

proprio sulla Rocca che vide l’assedio

dell’esercito imperiale. Numerose le

fiere e le feste legate ai mestieri: le

fiere della transumanza (a settembre

a Pont e Noasca), le battaglie delle

Reines e delle capre a Locana, la festa

raduno degli spazzacamini, il 15 agosto,

a Borgata Giroldi di Locana, la

fiera dei magnin a giugno ad Alpette,

la mostra dell’artigianato a giugno a

Pont e molte altre.

Tra i prodotti tipici agroalimentari

spicca senza dubbio il formaggio di

montagna, rinomato già nel XV secolo,

soprattutto di vacca, il prosciutto

della Val Soana, il salame

pa tata e la mocetta, ma vanno ricordati

anche i prodotti del bosco (castagne,

funghi, frutti di bosco, erbe),

il miele, l’ampia varietà dei salumi e

tra i dolci i torcettoni della valle

Soana, i Baci del

Gran Paradiso, le

giuraie (confetti

tradizionali per

le nozze) e paste

di meliga.


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OrsoTv

La web tv delle valli Orco e Soana

ORSO TV è la community web tv del -

la Comunità Montana Valli Orco e

Soana (TO), nata a fine 2007. Tutti i

contenuti audiovisivi della web tv

www.orcosoana.tv/net-tv

sono de dicati ad eventi, attualità,

storia, leggende, tradizioni, lingua,

identità culturale della gente e del

territorio delle Valli Orco e Soana e

sono autoprodotti sul territorio per

il territorio, con la collaborazione

del le asso ciazioni e della popolazione.

I video sono suddivisi in format

quali: Orso tv eventi (con attenzione

agli eventi minori

e alle peculiarità,

come transumanze,

feste religiose in quo -

ta, eventi sulla neve

ecc.), Orso tv documentari

(con un ric co patrimonio

di interessanti

filmati, anche

grazie alla collaborazione

con il Parco Nazionale

Gran Paradiso

e con l’Archivio Audiovisivo Canavesano),

Come eravamo (che prevede recupero,

digitalizzazione e montaggio

tematico di vecchie pellicole in

super8 degli anni 50, 60 e 70), I testimoni

raccontano, Storie e leggende, Orso

tg (un link mostra il tg dell’emittente

locale Rete Canavese aggiornato

quotidianamente) Orso you tube, I

paesi si raccontano, Orso Teatro, Orso

Poesia ecc.

Il blog di ORSO TV

www.orcosoana.tv/blog

è diventato ormai da tempo la più

aggiornata e completa bacheca sugli

eventi e le manifestazioni del territorio,

grazie al costante apporto

delle associazioni locali che vi

inseriscono post relativi a

quanto viene organizzato nel

loro paese. E’ presente anche

un grosso archivio fotografico

realizzato dagli utenti con im-

magini davvero splendide sulle valli

www.orcosoana.tv/blog/orsophoto.

Orso tv ospita spesso video prodotti

direttamente dagli utenti, secondo

la logica partecipativa del web 2.0. In

questo modo chi visita il territorio,

anche solo per una escursione, può

inviare la propria video-testimonianza.

Orso tv ha ricevuto importanti riconoscimenti

a livello nazionale (concorso

la PA che si vede” 2007, Teletopi

2009 ecc.).

ORSO TV costituisce quindi un archivio

vivo e dinamico, dove i ricordi,

le storie, i saperi delle

persone vengono “conservate”

come testimonianza e patrimonio

di tutti, facilmente accessibile

da chiunque.


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.14 Pagina 12

Storia, natura e cultura del

primo parco nazionale Italiano

Le vicende del Parco Nazionale

Gran Paradiso sono

indissolubilmente lega -

te alla protezione dello

stambecco. Già nel

1856 il re Vittorio Emanuele

II aveva dichiarato

Riserva Reale di

Caccia le montagne attorno

alla vetta del Gran

Paradiso, salvando in questo

modo dall’estinzione l’animale diventato

poi simbolo del Parco, che in

quegli anni aveva ridotto la sua popolazione

a livelli allarmanti. Il re

aveva poi formato un corpo di guardie

specializzate e fatto costruire

sentieri e mulattiere che ancora oggi

costituiscono la migliore ossatura

viaria per la protezione della fauna

da parte dei guardaparco e formano

il nucleo dei sentieri escursionistici.

In seguito, nel 1919, Vittorio Emanuele

III si dichiarò disposto a regalare allo

Stato italiano i 2100 ettari della riser -

va di caccia, purché vi creasse un par -

co nazionale. Il 3 dicembre 1922 veniva

istituito, primo in Italia, il Parco

Nazionale Gran Paradiso.

Il Parco ha oggi una superficie di

71.044 ettari, suddivisi tra Piemonte

e Valle d’Aosta. Accoglie cinque vallate

concentriche in cui si trovano tipici

ambienti alpini, con ghiacciai,

roc ce, boschi di larici ed abeti. Senza

dubbio il Parco è una delle

aree alpine con maggiore

presenza faunistica:

undicimila camo

sci, più di due mila

stambecchi, oltre a

cervi, caprioli, cinghiali,

marmotte, lupi e

aquile. In totale quaranta

specie di mammiferi

e cento di uccelli nidificanti

vivono nel Parco. Gli animali

sono in completa libertà e so no osservabili

con e strema facilità a pochi

metri di distanza. Il Par co ha poi una

flora alpina ricca e varia (si contano

oltre 1500 specie), caratterizzata da

piante rarissime, e presenta ambienti

di estrema bellezza.

Ma il Parco non è solo natura: incisioni

rupestri, strade e ponti di origine

romana, chiese e castelli medie

vali, case e sentieri reali di caccia,

costruzioni militari, mostrano un

patrimonio culturale di origini anti-

che ma costantemente arricchito

col trascorrere del tempo. Ecco che il

paesaggio agrario si unisce agli elementi

artistici e religiosi, alle usanze

e tradizioni popolari, alle diverse attività

ancora oggi praticate. In particolare

i villaggi piemontesi presenta

no abitazioni costruite interamente

in pietra. La casa alpina riflette

il carattere di una popolazione

contadina attenta soprattutto alla

funzionalità: il modello più comune

prevede un edificio in pietra con la

stalla al piano terreno, l’abitazione al

primo piano e più sopra ancora il fienile.

In questi sopravvivono anche


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13 Storia, natura e cultura del primo parco nazionale Italiano

Il centro visitatori di

Ceresole.

elementi decorativi e artistici come i piloni votivi tipici della

Val Soana, che testimoniano la religiosità popolare. Incisioni

rupestri e affreschi, strade e ponti di origine romana, costruzioni

militari, chiese e castelli medioevali, alpeggi, sentieri

e mulattiere, muri a secco eretti per terrazzare i ripidi

versanti, canalette irrigue in pietra e terra, raccontano una

lunga storia di popolazioni dedite prevalentemente ad attività

agricole e pastorali. Dalla metà dell’800, il re Vittorio

Emanuele II di Savoia iniziò a frequentare il Gran Paradiso

per raggiungere le postazioni di caccia allo stambecco. Le

case reali di caccia, edifici a un solo piano localizzati in ampi

pianori oltre i 2000 metri, destinati ad ospitare il re e la sua

corte, sono gioielli del Parco che merita visitare.

Per far conoscere, oltre agli ambienti e alle finalità, anche la

cultura e le tradizioni locali, nel Parco sono presenti i centri

visitatori (cinque nel versante piemontese). Sono strutture

destinate a fornire informazioni e servizi ai turisti, ma an -

che ecomusei e centri di educazione ambientale.

A Ceresole Reale il centro visitatori inaugurato a luglio del

2008, è stato allestito all’interno dell’edificio che ospitava

il Grand Ho tel. Il tema centrale della nuova esposizione è il

rapporto tra l’uo mo e lo stambecco nella storia e nell’arte

fino ai giorni nostri. Noasca ospita invece un’esposizione permanente

che descrive la geomorfologia del Parco. Gli agenti

modificatori dell’ambiente,

la composizione

delle rocce e la loro degradazione,

l’evoluzione

alpina sono gli spunti di

riflessione offerti al visitatore.

Sempre a Noasca

si può trovare il

Cen tro di Educazione

Ambientale, costituito

da spazi per le attività

didattiche, di tipo

scien tifico e di elaborazione

delle osservazioni svolte in natura, e da una struttura

residenziale con l’albergo “La cascata”. Nel centro storico di

Locana, all’interno della suggestiva chiesa sconsacrata di

San Francesco, si trova la mostra permanente sugli antichi

ed i nuovi mestieri delle valli, dallo “spaciafurnel” (lo spazzacamino),

illustrato da un ricco documentario e da una installazione

sonora interattiva, alla realtà della recente

produzione idroelettrica. Materiali e testimonianze documentarie,

proposte anche attraverso raffinate soluzioni

multimediali, intendono richiamare l’at- tenzione del visitatore

sull’esperienza della devozione popolare nelle vallate

comprese nel Parco. Sede privilegiata per questo incontro il

complesso di edifici adiacenti il santuario di Prascondù, costruito

nel XVII secolo per ricordare una miracolosa guarigione

ad opera della Vergine Maria e da allora tradizionale

meta di pellegrinaggi. Nel fabbricato che un tempo ospitava


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.14 Pagina 14

Storia, natura e cultura del primo parco nazionale Italiano 14

i fedeli giunti da lontano,

vengono oggi accolte le

manifestazioni più interessanti

della religiosità

popolare nella cultura alpina.

Sempre in val Soana

lo scopo del centro visitatori

di Ronco Canavese,

intitolato “Tradizioni e biodiversità

in una valle fantastica”,

è quello di valoriz

zare i temi forti che caratterizzano

la valle e che

sono strettamente correlati

con la biodiversità:

ecosistemi incontamina -

ti, qualità del territorio e

dei suoi prodotti, storia

locale, tradizioni, leggen -

de ed antichi mestieri. A

Ronco si trova anche la

“fucina da rame”, che costituisce

il nucleo principale

dell’Ecomuseo del Rame.

Nella struttura, risalente

al 1675, è possibile ripercorrere

le antiche fasi

della lavorazione del ra -

me secondo le tecniche

siderurgiche del periodo pre-industriale, quando gli altiforni

funzionavano a carbone di legna e l’e nergia per il movimento

dei macchinari era fornita dall’acqua.

Laghetti di Bellagarda.


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Numero di abitanti: 3711

Denominazione: pontesi

Superficie: kmq 19,43

Altitudine:

min. m 451 - max. m 1115 s.l.m.

Distanza da Torino: km 46

Festa patronale: San Costanzo

Municipio: via Marconi 12

tel. 0124862511 - fax 012484873

www.comune.pontcanavese.to.it

email: info@comune.pontcanavese.to.it

Biblioteca Civica “Ruffini”:

via Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa 3

tel. 012485560 - fax 012485047

email:

biblioteca@comune.pontcanavese.to.it

Ufficio turistico: piazza Craveri 8

tel. 012485484 - fax 012485047

email:

ufficioturistico@comune.pontcanavese.to.it

Comuni limitrofi:

Alpette, Cuorgné, Frassinetto, Ingria,

Ronco Canavese e Sparone

Pont Canavese

CENNI STORICI

Il paese non ha fino ad ora restituito

tracce delle fasi più antiche della storia

umana.

Il sito di Santa Maria, databile al Neolitico,

contiene documenti archeologici

relativi alle prime comunità canavesane

di agricoltori e ancora oggi le undici

coppelle sacrificali incise su un

masso erratico testimoniano che nel

villaggio vi era un’area di culto e di sepoltura

dove si celebravano riti propiziatori.

Alcuni reperti indicano la presenza di

altri antichi insediamenti umani sia

presso i corsi d’acqua (a Sarro sorgeva

un villaggio di palafitte) sia in montagna

(a Montpont, in località Campidaglio).

I Salassi, popolazione di origine Celto-ligure

e prima civiltà di cui si hanno

tracce nel nostro territorio, chiamaro -

no il paese Rondilitegna, che significa


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.14 Pagina 16

Pont Canavese 16

"Passaggio a due valli". Nome senz’altro appropriato data la

sua posizione geografica: è infatti un paese di fondovalle,

unica porta per risalire la valle dell’Orco e quella del Soana.

Pont deve il suo nome ai Romani che nel 98 a.C. fondarono

Eporedia (l'attuale Ivrea) ed intorno a quel periodo giunsero

anche nelle nostre valli. Infatti in epoca romana si chiamò

“Ad duos pontes“, nome che sottolinea l’importanza dei due

ponti senza i quali era impossibile entrare nell’abitato e che

un tempo avevano una notevole rilevanza sia politico-militare

(ben difesi impedivano l’accesso al nemico) sia economica

(per attraversarli occorreva pagare il pedaggio) sia

sanitaria (la loro chiusura contrastava la diffusione delle

epidemie).

Durante l’occupazione della Legione Tebea (286 d.C.) venne

introdotto il Cristianesimo: i primi predicatori furono i soldati

cristiani ed alcuni di essi subirono il martirio, tra di loro

anche San Costanzo, patrono di Pont.

Dalla presenza di case fortezza e dalla conformazione medioevale

del centro storico, si suppone che Pont sia sorto

Panorama di Pont Canavese.

I ponti di Pont Canavese.


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.14 Pagina 17

17 Pont Canavese

prima del 1000, in un periodo abbastanza oscuro e poco documentabile.

Per trovare il nome di Pont in un documento storico, bisogna

aspettare il 1110, anno in cui ne viene fatta esplicita menzione

in un diploma dell'Imperatore Arrigo (o Enrico I) che

conferiva ai conti del Canavese, tra le altre terre, anche Pont.

L’abitato di Pont, almeno fino alla metà del cinquecento, fu

costituito da nuclei distinti: il borgo, ubicato nel breve spazio

pianeggiante posto tra l’Orco e il Soana, ed i ricetti che,

costituiti da casupole addossate ai piedi delle rupi dei “castrum”

e collegate fra loro da stradine tortuose, erano protetti

da mura e a cui vi si accedeva attraversando una porta.

Nel borgo, le abitazioni e le botteghe degli artigiani e dei

commercianti sorgevano sui due lati della porticata via

Maestra (poi denominata via del Commercio ed ora via Caviglione)

che per la sua struttura bene si prestava ad essere

luogo naturale di contrattazioni e di mercati ed inoltre era

molto trafficata perché i viaggiatori erano obbligati a percorrerla

per recarsi nelle valli Orco e Soana.

Le botteghe erano famose in tutto il Canavese perché gli artigiani

pontesi da sempre si distinsero per la loro abilità. Da

secoli inoltre il Borgo ebbe concessioni di fiere e mercati ed

il Bertolotti ricorda che le fiere di San Matteo (il 20 e 21 settembre)

e di San Luca (a ottobre) furono sempre affollatissime

e vi pervenivano molti mercanti di bestiame addirittura

dal Genovesato, da Alessandria e dalla Savoia, mentre

dal Biellese e dal Vercellese venivano a portare i cereali.

Gli statuti di Pont, cioè i codici civili, penali e commerciali di

quel tempo, furono i più antichi del Canavese e servirono

come modello per tutti gli altri Comuni.

Intorno alla metà del ‘700 si consolidarono ed ampliarono

le attività artigianali legate alla lavorazione del rame e del

ferro.

Pont si contraddistinse, inoltre, per la presenza di cave dalle

quali si estraeva marmo di ottima qualità, utilizzato per realizzare

pregevoli opere artistiche quali: le statue presenti

nella Parrocchiale di Pont, le statue di Vittorio Amedeo II e

Carlo Emanuele III, il gruppo con la "Verità che incatena il

Tempo" nell'Università di Torino, gli ornati di Superga e della

Galleria Beaumont, le statue del Castello di Agliè, la tomba

di Umberto I e le due Vestali di cui Amedeo III fece dono al

principe imperiale di Russia, Paolo I.

Non bisogna dimenticare le miniere d'oro, d’argento, di rame,

di piombo ed inoltre le cave di gneiss.

Con quest'ultimo particolare materiale si modellarono le

otto maestose colonne, all'interno della chiesa di San Costanzo

e furono costruiti il ponte sulla Dora a Rondissone e

quello Mosca, a Torino, così come si plasmarono vari ornamenti

della residenza sabauda alladiese.

L’avvenimento che segnò l’inizio di una progressiva modernizzazione

e la conseguente crescita dell’economia del paese

fu la nascita, nel 1824, della Manifattura di Pont e Annecy dei

fratelli Duport che si sviluppò prima con la lavorazione della


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Pont Canavese 18

seta e poi con il cotone ed arrivò ad avere, nel 1873, millecinquecento

operai.

Pont appartiene all’area linguistica e culturale Francoprovenzale.

LUOGHI DI INTERESSE STORICO ED ARTISTICO

Le torri

Pont, che conobbe il suo primo grande sviluppo nel medioevo,

ebbe più torri: il campanile della chiesa di Santa

Maria dei De Doblatio, la Ferranda che apparteneva ai Valperga,

la Tellaria ed il Castrum Pontis di proprietà dei San

Martino. Ogni torre faceva parte di un “castrum” o casa fortezza,

cioè di una costruzione destinata ad ospitare soldati

con i loro armamenti e le vettovaglie necessarie alla sopravvivenza

in caso di assedio, ed essendo fortificata fungeva da

torre di guardia e di difesa. La posizione dei “castrum”, edificati

sulle alture, permetteva il controllo delle vie di comunicazione

e la trasmissione di messaggi visivi in ogni direzione,

in particolare con la chiesa di Santa Maria ed il castello

di Sparone.

Il Castrum Pontis era situato ad un tiro di pietra dalla Ferranda

e gli edifici erano divisi soltanto da una via molto

stretta per cui i San Martino e i Valperga si fronteggiavano

quotidianamente a colpi di frecce e massi scagliati con una

macchina da guerra. La lotta fra le due famiglie cessò soltanto

con la distruzione, ad eccezione del resto di torre ancora

visibile, del Pontis ad opera dei Valperga. Sulle rupi

ancor oggi si possono ammirare le svettanti torri, resti dei

“castrum”, che conferiscono al paese un fascino innegabile.

Esse sono antiche testimoni non solo delle rivalità tra i San

Martino e i Valperga , ma anche di cruente battaglie e vicissitudini

legate soprattutto alla storica ribellione dei "Tuchini"

verso i nobili canavesani (1535-1539) ed alla guerra franco-spagnola,

nel 1552.

Secondo il Benvenuti ed altri storici, le case fortezza di Pont

furono edificate per volontà di Re Arduino, secondo altri tale

opinione sarebbe invece infondata.

La torre Ferranda e una scaglia del Castrum Pontis sono

La manifattura dei

fratelli Duport.


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.14 Pagina 19

19 Pont Canavese

La chiesa di San Costanzo

vista dall’alto.

Torre Ferranda e Castrum

Pontis.

ubicate sulla sommità dello sperone roccioso che domina

l’abitato, sopra la chiesa di San Costanzo.

La possente struttura della torre Ferranda è ciò che resta

del castrum distrutto nel 1552 ed ha un'altezza propria di 32

metri.

La porta d'ingresso, posta a 8 metri di altezza, e le finestre

si aprono sul fronte principale verso la pianura. Al piano

terra, a diretto contatto con la roccia, si trova una cisterna

intonacata per contenere l'acqua piovana, che veniva incanalata

dalla sommità.

La struttura interna di accesso ai piani superiori era realizzata

in legno secondo una sequenza di scale e soppalchi,

delle cui travi rimangono le sedi nelle pareti.

Alla camera sommitale, voltata a botte, e all'ultimo livello

esterno si arriva tramite scale ricavate entro la muratura.

Gli originari merli di coronamento sono stati successiva


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.14 Pagina 20

Pont Canavese 20

mente collegati da una serie di voltini

ad arco per consentire l’ appoggio di u -

na copertura non più esistente.

I resti di un edificio fortificato, a fianco

della torre, e il bastione, che circonda il

complesso, sono stati rimaneggiati nel

tempo.

L'ingresso era situato ad est e collegato

al ricetto dei Valperga; l'accesso attuale,

sul fianco opposto, è contestuale

alla realizzazione, a fine Ottocento, del -

la chiesa di San Costanzo e della canonica.

La torre Ferranda, che ospita il Museo

del Territorio, è inserita nel circuito dei

Castelli Canavesani e nel circuito degli

Itinerari Arduinici.

La torre Tellaria, comunemente

det ta “Castlass”, è posizionata sulla

collinetta del Montiglio, un antico bor -

go, ed è ciò che rimane del castrum che un tempo era deputato

al controllo e alla difesa della valle Orco e del ricetto

sottostante. La struttura che subì ingenti danni nel 1383,

venne saccheggiata durante il Turchinaggio e distrutta nel

1552, in seguito fu ricostruita. Dalle torri pontesi si possono

ammirare l’intero abitato di Pont, la pianura canavesana e

la catena alpina che fa da cerchio alle valli Orco e Soana. In

questi ultimi anni, soprattutto nei mesi primaverili ed estivi,

le torri e gli stupendi paesaggi che le incorniciano diventano

lo scenario suggestivo ed indimenticabile di concerti, rappresentazioni

teatrali ed eventi culturali molto apprezzati.

La torre Tellaria rievoca nei pontesi di ogni generazione la

leggenda di Madama Rua, riproposta al pubblico in occasione

della pubblicazione del libro dei Canteir "Una torre antica,

un paese, una storia".

Madama Rua era una donna mi steriosa ed ambigua, dimorante

nell'antica torre Tellaria, strega sotto mentite spoglie,

divoratrice di bimbi. Scoperta la sua vera natura, l'intero

La torre Tellaria.

Concerto alla torre

Tel laria.


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.14 Pagina 21

21 Pont Canavese

Via Caviglione.

paese si organizzò per annientarla, ma vano fu il tentativo

di sopprimerla: al momento della cattura ella si trasformò

in un corvo nero che andò a posarsi sul punto più alto della

torre. La sua metamorfosi generò un’angosciosa paura fra

gli abitanti di Pont, che si rinnovava ogni qual volta un corvo

nero volteggiante veniva avvistato nei pressi della Tellaria.

Per visitare la torre Ferranda vedere i periodi e le modalità

di apertura del Museo del Territorio, mentre la

torre Tellaria è visibile solo dall’esterno.

Per info: Ufficio Turistico.

Via Caviglione

L'antica Via del Commercio è l'originaria strada maestra di

Pont: munita di pietre lavorate ad uso di rotaie per il passaggio,

data la sua strettezza, di un solo carro, è fiancheggiata

da portici di particolare costruzione disposti in modo volutamente

tortuoso, al fine di arginare gli effetti della bisa

(vento freddo che scende dalla valle di Ceresole). I portici

nacquero intorno al '400 per proteggere le botteghe dalle intemperie

e per permettere l'esposizione delle merci sulla

pubblica via. I sedili in pietra lungo i portici venivano usati

per esporre i prodotti agricoli e le “pose”, delle sporgenze presenti

su alcuni pilastri, servivano alle donne per caricare

sulla testa e sulle spalle le loro ceste. Fra un portico e l'altro

ancor oggi vi sono delle botole di accesso alle cantine sottostanti.

Fra le abitazioni si distingue per mirabile bellezza il Palazzo

Borgarello: austero e composto, con i suoi archi leggermente

ogivali dipinti nell'intradosso, intorno al 1930 venne decorato

in terracotta di Castellamonte e in ferro battuto.

In via Caviglione nacque il 27 agosto 1872 il filosofo Piero Mar -

tinetti: una lapide commemorativa posata nel portico corrispondente

alla sua abitazione lo ricorda. Ogni anno, il

pri mo fine settimana di giugno, in

occasione della Mostra dell’Artigianato,

via Caviglione riacquista tutta

la sua antica importanza: un bagno

di folla la percorre lentamente osservando

gli artigiani che si dedicano

con perizia e con passione agli antichi

e ai nuovi mestieri.

Area sempre visitabile.

Per info : Ufficio Turistico.

Museo del Territorio delle Valli

Orco e Soana

Il Museo del Territorio, posto all'interno

della Torre Ferranda, è la sede

ideale per introdurre i visitatori ai

luoghi di interesse culturale e ambientale

delle Valli Orco e Soana.

Il museo si sviluppa tematicamente

nei piani interni.


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.14 Pagina 22

Pont Canavese 22

Il primo livello inquadra l'aspetto geo grafico e le risorse naturali

del ter ritorio, che comprende parte del Parco Nazionale

del Gran Paradiso. Al centro della sala troneggia un

grosso maschio di stambecco tassidermizzato.

Nel secondo livello, dei cartelli descrivono in sintesi la storia

delle Valli Orco e Soana dalla preistoria fino ad oggi.

Il terzo livello, dedicato alle tradizioni ed alla cultura materiale,

ospita, in grosse teche di vetro, una mostra sugli attrezzi

e sui prodotti della lavorazione artigianale del rame,

una delle componenti più preziose e tipiche della cultura

materiale delle Valli.

La visita al museo si conclude sulla sommità della torre, uno

spazio aperto da cui si può osservare un ampio e stupendo

panorama i cui punti di maggiore interesse sono segnalati

da quattro targhe per l'orientamento geografico.

Il museo si propone come stimolo alla curiosità e come un

punto di partenza per una visita al territorio.

Indirizzo: Via Torre Ferranda - Centro Abitato.

Per info: Ufficio Turistico.

Apertura: sabato e domenica (da maggio ad ottobre)

o su prenotazione.

Tariffe: € 2,00.

Gratuito per le Scuole.

Museo Etnografico e degli Antichi Mestieri

L'Associazione lj Canteir ha realizzato nel 1996 un Museo Etnografico,

che intende essere la rappresentazione di una autentica

presa di coscienza nei confronti dell'originalità e del

valore del modo di vivere operativo e psicologico adottato

dalle generazioni che ci hanno preceduto.

Nel museo si possono osservare gli artigiani di un tempo intenti

al lavoro: mùlita, reseghin, mùnùsièr, raméer, stagnin,

fréer, ciavatin, spaciafurnel, filoire, sartoire…

Si possono inoltre ammirare costumi di mirabile bellezza

e un antico presepio artigianale.

In una sala è ricostruito lo studio di un uomo di legge, o che

si spacciava per tale, che il popolo aveva soprannominato

"peilacan", cioè pelacani. La gente vi ricorreva quando doveva

Museo del Territorio.


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.14 Pagina 23

23 Pont Canavese

Museo Etnografico.

Museo della Plastica

Sandretto.

risolvere dei contenziosi pagandolo

profumatamente e

restandone "pelati". Il Peilacan

è ancor oggi il personaggio

simbolo del carnevale pontese:

ogni anno infatti la manifestazione

carnascialesca

si a pre con il Sindaco che consegna

le chiavi del Comune al

Peilacan che, affiancato da

due belle damigelle, è il protagonista

della tradizionale sfilata

e di tutti gli eventi colla

terali.

Il museo etnografico rappresenta

un punto di riferimen -

to molto importante per

com prendere la storia e la

cultura del nostro paese.

Indirizzo: via Roscio n.2.

Tel. 012484463

(Ass. Ij Canteir) - 012485484

(Ufficio Turistico).

email: airenz@teletu.it.

Apertura: periodi festivi, quan do non è aperto è sempre

visitabile su prenotazione. Ingresso gratuito.

Museo della Plastica “Sandretto“

Il museo di archeologia industriale

è ospitato nella palazzina

di rappresentanza in

sti le liberty dello stabilimen -

to ex Sandretto.

L'atrio del museo è dedicato

alla storia di Pont, culla delle

prime iniziative produttive

della rivoluzione industriale

in Italia.

Nel ballatoio è possibile osservare

una delle prime pres -

se per lo stampaggio di mate

rie termoplastiche costruita

dalla Sandretto nei

primi anni '50.

Al primo piano dei pannelli

fotografici riproducono: i pri -

mi stabilimenti, le prime e

originarie macchine per la lavorazione

delle materie plastiche

e i maggiori protagonisti,

che, partendo da dati rigorosamente

scientifici e

sor retti da un eccezionale in-


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.14 Pagina 24

Pont Canavese 24

tuito, hanno apportato alla civiltà tecnologica un impulso

straordinario: Alexander Parkes, inventore della parkesine,

John W. Hyatt, che per primo produsse la celluloide, Leo H.

Baecheland, creatore della bakelite, Wallace H. Carothers, artefice

del nylon, Giulio Natta, il premio Nobel italiano per la

chimica, che concepì la formula del poli-propilene. Vi sono

inoltre illustrazioni delle più avanzate applicazioni delle materie

plastiche nelle conquiste tecnologiche dei nostri giorni.

Impreziosiscono il museo i più significativi manufatti della

Collezione Sandretto, unica al mondo e ricca di oltre 2500

pezzi, realizzati con materiali plastici artificiali e sintetici, a

partire dagli ultimi anni del XIX secolo ai giorni nostri.

Indirizzo: via Marconi n. 30.

Per info : Ufficio Turistico.

Informazioni: Il Museo fa parte del circuito dei musei

delle valli del Torinese e dell'ex APT di Ivrea.

Chiesa Parrocchiale di San Costanzo

Cappella dipendente dal Castrum Pontis , la sua esistenza è

già documentata negli atti di visita di Monsignor Palaino

Avogadro del 1328. Tra il 1642 e il 1660, poiché la chiesa rischiava

di crollare, fu dapprima demolita,

poi riedificata e infine riconsacrata

il 21 settembre del 1660.

Nel 1879, per decreto del vescovo Ricciardi,

le funzioni parrocchiali furono

trasferite da Santa Maria a San

Costanzo, più centrale rispetto allo

sviluppo del paese. Nel 1890 la Chiesa

fu ampliata e ciò comportò l’abbattimento

degli storici olmi circondati

da panchette in pietra dove si radunava

il Consiglio Comunale e dove i

banditori pubblicavano le leggi e si

amministrava la giustizia.

L’interno della chiesa presenta una

navata centrale, su cui si apre il presbiterio

con l’altare maggiore in

marmo nero e le quattro statue dei

Santi Pietro, Paolo, Sebastiano e Costanzo in marmo bianco

di Configliè. Le due navate laterali presentano un altare di

fronte e tre per lato; nella navata di sinistra si trova l’altare

di proprietà del Comune. Il campanile risale alla prima metà

del 1800. La casa parrocchiale fu costruita alla fine del 1800

in “stile medioevale”: la struttura si inserisce be ne nel contesto

delle rovine delle ca se fortezza ed è in armonia con la facciata

della chiesa stessa.

Indirizzo: Via San Costanzo n. 5.

Tel. 012485134 (Parrocchia).

Chiesa di San Francesco

La confraternita di San Francesco, nel 1594, iniziò ad edificare

la chiesa nel cuore del paese, tra una fila di portici e l’altra,

Chiesa Parrocchiale di

San Costanzo.


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.14 Pagina 25

25 Pont Canavese

Chiesa di San Francesco.

Chiesa di Santa Ma -

ria.

nel luogo dove in precedenza sorgeva

un forno. Nel 1620 il vescovo di

Ivrea vi fece giungere dei "Frati Minori

Osservanti Riformati", appartenenti

all'ordine francescano, che

completarono l'opera iniziata ed

eressero poi, dietro la chiesa, il convento

dove furono ospitati i frati e i

novizi. Nel 1647, la confraternita contava

155 confratelli e 208 consorelle,

non aveva redditi, ma provvedeva al

culto mediante la raccolta di elemosine.

La chiesa ha mantenuto nel

tempo la sua struttura originaria:

una sola navata con soffitto a mezzaluna

completamente affrescato e

l’abside a conchiglia nella quale è situato

l’altare maggiore sovrastato

da una grande croce. Su ogni lato

della navata vi sono due altari dedicati: al Beato Giovanni

Battista Bonatto, nativo di Pont e morto martire sul rogo a

Tripoli dove si era recato come frate missionario, al Beato

Salvatore, frate francescano al quale erano state attribuite

notevoli capacità taumaturgiche, alla Vergine Consolata e a

Sant’Antonio Abate da Padova insieme a San Francesco.

Indirizzo: Via Caviglione n. 27.

Telefono: 012485134 (Parrocchia).

Chiesa di Santa Maria

“Aggrappata ad una sporgenza rocciosa sospesa a mezza costa,

con un abisso sul capo ed uno ai piedi” così scrive l’architetto

Boggio Camillo parlando della Chiesa di Santa Maria in Doblazio,

pieve matrice di tutte le chiese delle valli Orco e Soana

e parrocchia di Pont fino al 1879. La tradizione la indica come

la prima chiesa eretta in alta Italia in onore della Madonna,

sicuramente fu la prima nel Canavese.

Il presbiterio, con volta a doppia crociera, e la settecentesca

navata, con volta a botte, sono separati da una colonna in

pietra locale in un sol pezzo e da una cancellata in ferro bat


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.14 Pagina 26

Pont Canavese 26

tuto. Il coro e il presbiterio risalgono alla seconda metà del

1400, mentre sono del 1700 gli interventi esterni (casa parrocchiale,

sacrestia e piazzetta).

Dei due campanili della chiesa, quello circolare era in origine

una torre di avvistamento. I suoi sotterranei furono utilizzati

per le sepolture fino a tutto il 1700 e l’ossario raccoglie i

resti provenienti dal vicino cimitero. Dietro la chiesa, in cima

al Monte Uliveto, si possono osservare delle coppelle, scavate

in un masso erratico, risalenti al neolitico.

Indirizzo: Borgata Santa Maria n. 9.

Telefono: 012485134 (Parrocchia).

Vi sono inoltre altri edifici, religiosi e non, di particolare interesse.

Dislocati nelle frazioni e nelle borgate pontesi vi

sono numerosi piloni votivi e

cappelle dedicati ai Santi e alla

Madonna. In località Faiallo vi

sono delle case forti, tipiche costruzioni

medievali e rurali delle

nostre valli e veri monumenti

della nostra storia alpina. Esse

servivano per la protezione e

per la salvaguardia dei prodotti

agricoli contro le scorrerie dei

predoni locali. In località Sarro,

l’epoca glaciale ha lasciato un

masso di notevoli dimensioni, conosciuto come “La Balma”,

che forma una caverna così ampia da ospitare una vera e

propria abitazione.

La Balma.

1 - V

2 - C

Fran

3 - C

Cost

4 - T

5 - M

Terr

Orco

6 - M

fico

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7 - M

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10 -

(sec

11 -

Can


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.14 Pagina 27

27 Pont Canavese

1 - Via Caviglione

2 - Chiesa di San

Francesco

3 - Chiesa di San

Costanzo

4 - Torre Ferranda

5 - Museo del

Territorio delle Valli

Orco e Soana

6 - Museo Etnografico

- Antichi Mestieri

7 - Museo della Plastica

“Sandretto”

8 - Chiesa di Santa

Maria

9 - Monte Uliveto

10 - Torre Tellaria

(sec. X-XI)

11 - I ponti di Pont

Canavese

LE ASSOCIAZIONI

Nel Comune di Pont Canavese opera più di una trentina di

Associazioni che costituiscono una risorsa veramente preziosa

in tutti gli ambiti: sociale, culturale, turistico, musicale,

storico, patriottico, ambientale, sportivo, sanitario……..

Tra di esse , le seguenti danno un valido e lodevole contributo

alla conoscenza e alla diffusione della cultura, sia locale

che non, e alla promozione delle bellezze architettoniche e

paesaggistiche del territorio.

Associazione Culturale Tellanda

L’ Associazione Culturale Tellanda è nata con lo scopo di lavorare

sul territorio per promuovere le bellezze paesaggistiche,

riscoprire e far conoscere la storia, l’arte, le tradizioni

e la cultura di Pont. Questo attraverso visite guidate per far

scoprire angoli antichi, la partecipazione a fiere e mostre

per pubblicizzare l’artigianato locale, la promozione e l’allestimento

di eventi culturali, la pubblicazione di libri, la visita

alle Torri Medievali Tellaria e Ferranda.

Indirizzo: piazza Craveri n.8

Per info : Ufficio Turistico.

Web:http://tellanda.blogspot.com

Presidente: Basiletti Fulvio.

Ij Canteir

Ij Canteir sono nati a Pont Canavese il 6 gennaio 1978 con

l’esigenza di tenere vivi, valorizzare e promuovere gli aspetti

di vita e gli elementi caratteristici della cultura e dell’ambiente

delle Valli Orco e Soana.

L’Associazione ha allestito un Museo Etnografico e degli Antichi

Mestieri, ha pubblicato dei libri, ha fornito il materiale

necessario all'apertura di uno sportello linguistico sulla par-


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.14 Pagina 28

Pont Canavese 28

lata di Pont e Valli presso la biblioteca comunale, pubblica

annualmente una rivista “La brasa .. la spluvia” e promuove

manifestazioni culturali con la presenza di un gruppo in costume

tradizionale.

Indirizzo: via Roscio n. 2.

Tel. 012484463.

Email: airenz@teletu.it.

Presidente: Gea Alfredo.

Amis dla Rua

L’Associazione “Amis dla Rua” ha come fine la promozione del

Concert dla Rua, tradizionale concerto dei balconi. Nato verso

la fine del 1800, rappresentava il ringraziamento annuale

della Filarmonica agli abitanti di Pont. Dopo anni di abbandono

è stato riproposto nel 1996 e si tiene nel terzo sabato

del mese di luglio. Il desiderio di creare qualcosa di caratteristico

tra le manifestazioni musicali presenti e l’eccezionale

veste grafica hanno impreziosito questa manifestazione

collocandola tra le più affascinanti e romantiche del Canavese.

Indirizzo: via Marconi n. 9.

Tel. 012484635 / 3481474530.

Presidente: Rastel Bogin Carlo.

‘L Peilacan

Il premio Letterario Nazionale “Enrico Trione – Una fiaba per

la montagna” è realizzato dall’Associazione ‘L Peilacan che

si pone come scopo la valorizzazione delle tradizioni e della

cultura delle Valli Orco e Soana e del Parco Nazionale Gran

Paradiso.

Articolato in 4 sezioni (Italiano, Piemontese, Francoprovenzale,

Giovanile), dal 2006 è divenuto anche il premio del Parco

Nazionale Gran Paradiso.

È bandito nel mese di aprile con premiazione a Pont Canavese

nel mese di dicembre.

L’Associazione inoltre pubblica ‘L Peilacan, un giornale perio


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.14 Pagina 29

29 Pont Canavese

dico della gente di Pont Canavese e

delle Valli Orco e Soana.

Indirizzo: via Caviglione n. 15.

Tel. 3481474530.

email:

info@unafiabaperlamontagna.it.

Web:

www.unafiabaperlamontagna.it.

Presidente: Nastro Michele.

Accademia Filarmonica

Aldo Cortese

L’Accademia Filarmonica Aldo Cortese

di Pont Canavese svolge da quasi

40 anni un’intensa attività musicale nel proprio paese e in

buona parte della provincia di Torino esibendosi in sfilate e

concerti di riconosciuto rilievo artistico. Suo direttore dal

2008 è il giovane Andrea Ferro, formatosi al Conservatorio

di Torino. Importante anche l’attività formativa, promossa

dall’Accademia, atta a sviluppare nuove men ti musicali e

possibili componenti delle fila della banda, at tività questa

coerente con gli scopi e gli obiettivi dell’Associazione.

Indirizzo: via Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa n. 3.

Tel. 3496048060.

EMail: bandadipont@libero.it.

Web: www.filarmonicapontcanavese.it.

Presidente: Cortese Daniele

Coro Gran Paradiso

Il Coro Gran Paradiso è stato fondato nel 1968 da un

gruppo di amici pontesi ed ha partecipato a numerose

rassegne: ai Concorsi Nazionali di Genova del

1970 e del 1972; a Ginevra nel 1974, per la raccolta

di fondi destinati alla costruzione di un centro

per bambini spastici; in Friuli Venezia Giulia nel

1978 e nel 1979, fra le popolazioni provate dal terremoto.

Il Coro si è esibito inoltre, nel 1983, nel Principato di

Monaco alla presenza del Principe Ranieri e della figlia


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.14 Pagina 30

Pont Canavese 30

Carolina, e in Spagna negli anni 1985 e 1989.

È del 1984 la prima incisione "Cantiamo insieme" e del 1988 la

seconda "Cantoma fieuj cantoma".

Indirizzo: piazza Craveri.

Web: www.corogranparadiso.it.

Presidente: Bertino Giacomo.

Tel. 3397596368.

Direttore: Usai Giovanni.

email: direttore@corogranparadiso.it.

Società Operaia di Mutuo Soccorso di Pont

La Società di Mutuo Soccorso di Pont è stata fondata il 27

giugno 1869. Gli scopi sociali erano tre: assistenza, previdenza

e istruzione.

Ai soci la previdenza

assegnava la pensione

a 60 anni di

età, l’assistenza forniva

gratuitamen -

te il medico e una

diaria per i giorni di

malattia.

L’istruzione prevedeva corsi serali per l’alfabetizzazione e

l'accesso ad una biblioteca sociale tuttora esistente.

Oggi si aggiunge la ricezione turistica, con la creazione di foresterie,

per ospitare turisti a prezzi equi.

Indirizzo: via Destefanis n. 9.

Tel : 3407500647.

Web: http://somspont.altervista.org.

Presidente: Barinotto Claudio.

Pro Loco Pontese

L’associazione intende promuovere e organizzare, anche in

collaborazione con gli enti pubblici e/o privati: convegni, mostre,

escursioni, spettacoli pubblici, festeggiamenti, manifestazioni

sportive ed enogastronomiche, iniziative di solidarietà

sociale, di recupero ambientale, di restauro e di gestione

di monumenti, proposte turistiche specifiche per la

terza età, progettazione e realizzazione di spazi sociali per i

minori, programmi di coinvolgimento

delle va rie componenti della

comunità locale e itinerari turisticodidattici

per gruppi scolastici.

Indirizzo : via Caviglione n. 40.

Tel. 3333816615.

Email: prolocopontese@simail.it.

Presidente: Ferrero Claudio.


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.14 Pagina 31

Numero di abitanti: 277

Denominazione: frassinettesi

Superficie: kmq 24,75

Altitudine: m 1046 s.l.m.

Distanza da Torino: km 64

Festa patronale: San Bartolomeo

Municipio: via Roma 39

tel. 0124801007- fax 0124801033

www.comune.frassinetto.to.it

email: info@comune.frassinetto.to.it

email consigliere arte e cultura:

davidequerio@virgilio.it

Biblioteca: borgata Berchiotto

c/o Associazione Pietra su Pietra – ONLUS –

ex scuole elementari

email: pietrasupietra2006@libero.it

Comuni limitrofi: Pont Canavese,

Ingria, Traversella, Sale Castelnuovo,

Borgiallo e Chiesanuova

Frassinetto

Frassinetto, il “balcone del Canavese” co -

sì chiamato per la posizione panoramica

del capoluogo Capelli, è situato ad

un’altitudine di m 1046. Sull’etimologia

del toponimo i pareri divergono: taluni

fanno derivare il nome dall’abbondanza

di frassini nella zona, altri da fraxinetum

che starebbe a indicare una fortezza di

origine saracena. Gli insediamenti uma -

ni nella zona sono probabilmente mol -

to antichi, visto che poco più a valle, nei

pressi di Doblazio di Pont, sono stati ritrovati

reperti del Neolitico e quindi l’insediamento

potrebbe risultare un’espan

sione verso i pascoli di alta quota,

proprio degli abitanti di Doblazio. Le

prime tracce di Frassinetto in documenti

storici risalgono ad un atto di divisione

dei feudatari di Pont del 1293 e

agli Statuti di Pont e Valli del 1321.

Nel 1364 vengono menzionati negli Statuti

i consoli e credendari della comunitas

Fraxineti aventi, tra l’altro, il compito

di sovrintendere al taglio dei boschi e

alle fornaciate di calce. Verso la fine del

Trecento, Frassinetto fu teatro, come il

resto delle valli, della sollevazione popolare

del Tuchinaggio, nel 1399 venne occupata

dal castellano di Moncrivello

Giacomo di Santhià su ordine di Ame


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.14 Pagina 32

Frassinetto 32

deo VIII. Fu pacificata dai Savoia che infeudarono poi nuovamente

i conti del Canavese.

Tardo medievali sono le caseforti che si trovano sul territorio:

la Cà da Cunt, in località Carabini, poco oltre il Fraschiet -

to, oppure la casa torre a Monteu, edificata su di un grosso

masso, o nel capoluogo Capelli, inglobata nell’abitato, o ancora

in località Canaveisa ed in borgata Pacchiola. Questi edifici,

talvolta in precario stato di conservazione, sono piccoli

capolavori di architettura della pietra e conservano spesso

portali trilitici, murature in pietre di differenti dimensioni,

legate con poca malta e talvolta disposte a spina di pesce,

tetti in lose su travature in legno rivelano, con le loro mura

massicce, la funzione di protezione dei piccoli insediamenti

rurali.

Una visita alle varie borgate sparse sul territorio permetterà

di conoscerne l’architettura e le caratteristiche.

La borgata Chiapinetto, a monte del capoluogo,

ha conservato pressoché intatta la

struttura originaria “a conchiglia a valve chiu -

se”, con un sistema di abitazioni in pietra che

si raggruppano intorno a corti interne, con

soluzioni architettoniche spesso originali,

come la singolare scala elicoidale in pietra.

Passeggiando per gli stretti vicoli o tra le

corti coperte e ammirando la perizia degli

artigiani che costruirono questi nuclei montani,

potremo scoprire scolpite sulle architravi

di pietra dei portali alcune datazioni

secentesche e una singolare figura umana,

Scala elicoidale in

pietra.


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.14 Pagina 33

33 Frassinetto

Borgata Chiapinetto.

Portale cinque-se -

cen tesco in pietra

nella borgata Borgiallo.

A destra: autoritratto

del pittore Carlo Bonatto

Minella.

Borgata Berchiotto.

dove è possibile fosse insediata una comunità di frati.

Nella borgata Truffa già chiamata Fortuna, è ancora visibile

l’antico edificio comunale dove si riunivano i sindaci ed

i consiglieri eletti dagli abi tanti posti “al di là del ritano”. Una

curiosità della vita amministrativa del passato è la compresenza

di due sindaci, uno per il capoluogo ed uno per le frazioni,

che governavano insieme.

Anche la borgata Borgiallo merita una visita, in quanto

conserva, tutti realizzati in

pietra, portali cinque-secenteschi,

vecchie fontane dalle

gran di vasche e le finestre di

tipo ticinese di alcune case.

Qui vi è la casa natale del pittore

Carlo Bonatto Minella

na to nel 1855 e morto nel 1878

ricordato con una piccola lapide

posta sul muro dell’abitazione.

Opere del pittore sono conservate

presso la GAM di Torino

e l’Accademia Albertina.

Anche altre borgate, Tetti, Berchiotto conservano abitazioni

con archi, corti coperte e massicci portali in pietra.


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.14 Pagina 34

Frassinetto 34

In borgata Molini, posta alla confluenza

di due rii, erano attivi, sin dal XVI secolo,

mulini che pestavano granaglie, biada e

castagne e un opificio per pestare la canapa.

Oggi si possono ancora ammirare i

resti di due mulini, con ruote ad acqua e,

intorno, numerose macine di pietra.

La Descriptio Status Ponti et Valium, relazione

della visita del 1545 del segretario

ducale Ubertino Marruchi nei territori di

Pont e Valli, descrive Frassinetto come una

della poche aree delle valli dove si trovavano

alberi da frutto, si poteva coltivare

utilizzando l’aratro trainato dai buoi, grazie

alle aree relativamente pianeggianti, e

dove si trovavano boschi che produceva -

no pregiato legname. Le risorse maggiori, rispetto ai centri

delle altre valli, non bastavano però a evitare la povertà e a

impedire, nel periodo freddo, l’emigrazione dei due terzi del -

la popolazione per cercare lavoro.

La storia di Frassinetto dei secoli successivi segue quella di

Pont Canavese, sebbene la posizione defilata abbia garantito

al paese una relativa tranquillità, evitandogli ad esempio il

contagio della peste nel 1630 e il coinvolgimento diretto nel

passaggio degli eserciti.

Verso la fine del Seicento però, anche Frassinetto è oggetto

delle ordinanze di Vittorio Amedeo II e del Vicariato di Pont

e Valli, che impongono di istituire dei posti di guardia sulle

montagne, per fermare e condurre presso la città di Ivrea

gli eventuali eretici valdesi, provenienti dalle Valli di Lucerna,

che si trovassero a transitare in questi luoghi.

Lungo la strada fra Frassinetto e il Fraschietto (in località

Vipiane e in località Arbauda) sorgono due particolari edicole

in pietra, dette pose dei morti, con un arco aperto verso

la via, e con sedute in pietra alla base delle pareti, avevano

la funzione di ricovero in caso di maltempo e, d’inverno,

quando a causa della neve, era impossibile raggiungere il cimitero

del paese, vi venivano depositate le salme.

Chiesa Parrocchiale di S. Bartolomeo

La chiesa parrocchiale di San Bartolomeo, le cui prime notizie

storiche risalgono al 1329, è orientata ad est ed è edificata

al termine dell’antica mulattiera che da S. M. in Doblazio

giunge a Frassinetto.

Sulle pareti esterne dell’edificio sono visibili le date del 1642

e del 1771, testimoni di sostanziali interventi sulla struttura,

che conserva l’antica muratura in pietra ed il tetto in grandi

lose. L’ingresso alla chiesa avviene attraverso un atrio porticato

a tre campate, costruito su una porzione di terreno

che era un tempo adibito a cimitero.

L’interno della chiesa, a navata unica con quattro altari laterali,

è stato riccamente decorato nel 1925 dal pittore G. Silvestro,

coprendo antecedenti decorazioni, alcune risalenti

Ruota ad acqua in un

mulino in borgata

Mo lini.


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.14 Pagina 35

35 Frassinetto

Campanile della chie -

sa di San Bartolomeo

e qui sotto decorazio -

ne di due angeli sovrapposti,

di cui uno

del Seicento.

Casaforte in località

Carabini-Fraschietto.

al Seicento e riportate alla luce in occasione di

recenti restauri.

Entrando in chiesa il primo altare sulla sinistra

raffigura la Sacra Famiglia con S. Antonio da Padova,

mentre il secondo è dedicato alla Madon -

na di Lourdes. Sul lato destro si trova l’altare del

Suffragio e per secondo quello dedicato alla

Ma donna del Carmine e S. Antonio Abate. L’altare

maggiore è dedicato a San Bartolomeo,

San Giovanni Battista ed a Maria Assunta.

La chiesa oltre al grande quadro “Deposizione di

Gesù dalla Croce” custodisce anche la “Madonna

della Seggiola” e “San Rocco” realizzati da Carlo Bonatto Minella,

pittore frassinettese dell’Ottocento.

Madonna del Bel Riguardo (ora Bellosguardo)

Tra i luoghi di interesse va ricordata la cappella della Madonna

del Bel Riguardo, costruita prima del Seicento fu ampliata

nel 1636. La facciata affrescata è preceduta da un

por ticato, mentre a lato si erge uno slanciato campanile in

pietra, sopraelevato nel Settecento.

La devozione alla Madonna del Bel Riguardo proviene da un

gruppo di emigrati a Roma che vollero erigere, nel loro luogo

di origine, un edificio dedicato alla Vergine che pregavano in

una cappella del Campo Santo della capitale,

che raccoglieva la devozione e le sepolture

della comunità canavesana, qui emigrata

per lavoro.

Parrocchia: c/o Casa SS.ma Annunziata,

tel. 0124801035.

VISITA DEL PAESE

La visita del paese è effettuabile senza vincoli

di orari, ad eccezione delle chiese delle

borgate la cui apertura va richiesta al parroco.

Per chi fosse interessato a visite guidate, può

contattare l’Associazione Pietra su pietra.


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.14 Pagina 36

Frassinetto 36

Località di particolare interesse:

1 Chiesa parrocchiale di S. Bartolomeo.

2 Capelli, una finestra sul passato (piccolo museo)

e casaforte.

3 Vi Burgial: casa del pittore Bonatto Minella Carlo,

archi secenteschi, finestre ticinesi, casa torre.

4 Chiapinetto: corti coperte, scala elicoidale, arco

con scultura.

5 Borg. Molini: 2 molini di cui 1 a doppia ruota.

6 Borgata Tetti: corte coperta e arco d’ingresso e

meridiana.

7 Borgata Truffa: vecchia sede comunale e Canaveisa:

ruderi di casaforte.

8 Borgata Berchiotto: chiesa di S.Rocco (edificata metà del

Seicento), “porta putru” (corte coperta).

9 Borgata Fraschietto: chiesa di S. Bernardo, archi e casaforte

in località Carabini.

10 Chiesa della Madonna del Bel Riguardo.

Notizie sul paese sono state

pubblicate sui libri:

Frassinetto la sua storia e la sua gente – ed. Baima-Ronchetti –

Castellamonte (2006).

Gesje ‘d Frasinej – ed. Coppo – Cuorgnè (2008).

Bust Gounele e fìdair – ed. Baima-Ronchetti – Castellamonte

(2010).

ASSOCIAZIONI CULTURALI

Pietra su pietra – ONLUS – Associazione culturale per la valorizzazione

e la salvaguardia dell’architettura e delle tradizioni

del territorio. L’Associazione effettua visite guidate sul

territorio, organizza mostre e seminari sull’ambiente, architettura

e tradizioni.

Presidente: Arch. Pietro Battista Monteu Cotto.

Sito web: www.pietrasupietra.eu.

Email: pietrasupietra2006@libero.it.

Pro-Loco

Sito web: www.prolocofrassinetto.

Email: proloco@prolocodifrassinetto.it.

Abito tradizionale

fras sinettese.

Borgata Coletto, sul -

lo sfondo l’antico ar -

co crollato.


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.14 Pagina 37

Numero di abitanti: 47

Denominazione: ingriesi

Superficie: kmq 14,57

Altitudine: m 827 s.l.m.

Distanza da Torino: km 60

Festa patronale: San Giacomo

Municipio: via Capoluogo 2

10080 Ingria

tel. 012485629 - fax 0124811203

www.comune.ingria.to.it

email: info@comune.ingria.to.it

Comuni limitrofi:

Pont Canavese, Ronco Canavese,

Frassinetto, Sparone e Traversella

Panorama di Ingria.

Ingria

Il nome (in piemontese L’Ingri, in francoprovenzale

L’Éngri) potrebbe derivare

dal nome di persona Ingrich, e consente

di immaginare un probabile dominio

longobardo della zona.

A partire dai primi anni del Novecento,

quando aveva una popolazione di quasi

2000 abitanti, Ingria ha subito un fortissimo

spopolamento che l’ha portata

in meno di un secolo a veder diminuire

la propria popolazione di oltre 30 volte.

Le sue 26 borgate, affollatissime, riempivano

di vita la montagna. Gli abitanti

allevavano bestiame e coltivavano patate,

segale e castagne su terrazzamen -

ti sostenuti da muri a secco.

Numerosissimi quelli che si ingegnavano

a diventare artigiani lavorando il

ferro, il vetro, il legno.

Risale al 1618 la nascita di una figura che

diverrà col tempo molto familiare: il

“Ma gnin”, lo stagnino, un ambulante che

aggiustava le pentole e vari utensili con

lo stagno. Altri erano i “Mulitta” (gli arrotini)

i “Vedriat” (i vetrai) egli “Spaciafurnei”

(gli spazzacamini). Un’altra attività tradizionale,

ora completamente scomparsa,

era la fabbricazione dei succhielli,

in dialetto: “Traulin”; ancora nel 1939 esistevano

7 piccole officine che li producevano.


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.14 Pagina 38

Ingria 38

Risalendo la valle Soana, Ingria è il pri mo dei Comuni. Dal Capoluogo,

disposto alla destra orografica del torrente Soa na,

è possibile raggiungere attraverso sentieri e mulattiere ricchi

di piloni ed edicole votivi le 26 frazioni, numerose delle

quali posizionate sul versante opposto della valle. Alcune un

tempo era no sede di Parrocchia e di scuole, oggi sono quasi

tutte completamente spopolate, fatto salvo il periodo delle

vacanze estive, quando i figli degli emigranti rientrano nelle

case degli avi.

Oltre alla bellezza del paesaggio, ciò che colpisce maggiormente

percorrendo questi luoghi è la incredibile, tenace

maestria con cui gli abitanti sono riusciti a edificare case e

borgate su pendii scoscesi, “rubando” letteralmente piccoli

spazi alla montagna.

EDIFICI

Capoluogo: chiesa parrocchiale di San Giacomo. Eretta nel

‘600, divenne parrocchiale nel 1706, quando fu staccata da

quella di Ronco Canavese.

Dalla piazzetta della Chiesa

si ha una vista stupenda sul

vallone di Codebiollo e le

sue montagne, dominate la

vetta della Quinzeina.

Borgata Camprovardo.

Nella frazione si possono

os servare alcune caratteristiche

abitazioni di trequattro

piani collegate tra

loro da scale esterne di le -

gno, oltre che una bella fontana

datata 1858.

Chiesa Parrocchiale

di San Giacomo.


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.14 Pagina 39

39 Ingria

Il vallone di Codebiollo

e la vetta del -

la Quinzeina.

Il campanile della

Cap pella di San Barnaba,

eretto su un

roccione.

Borgata Mombian co.

Borgata Pasturera. Interessanti casolari la

cui architettura, caratterizzata da archi in

pietra a tutto sesto, sembra risalire all’Ottocento

o, addirittura, al secolo precedente. Si

può ammirare una vecchia fontana rinomata

per la purezza e leggerezza della sua

acqua; un solitario campanile è eretto su un

roccione che emerge a fianco della minuscola

piazzetta dove è presente la Cappella di San

Barnaba, ritenuta una delle più vecchie della

valle.

Borgata Mombianco

Tutt’ora raggiungibile solo a piedi grazie ad

una mulattiera, un tempo ospitava 47 famiglie,

oggi rivive solo nel periodo estivo; è posta su un pianoro

appoggiato ad un grande sperone di roccia bianca (da cui

probabilmente il nome), alla sinistra orografica del Soana,

“da dl’a dl’aqua” (al di là del fiume) per gli abitanti del Capoluogo.

Interessante la Chiesetta dedicata alla Santa Sindone, i cui

primi cenni storici risalgono al 1647.


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.14 Pagina 40

Ingria 40

DA VISITARE

Cappella della Santa Sindone,

frazione Mombianco.

Tra Alto Canavese e Valli di Lanzo

sono solo due le Cappelle dedicate

alla Santa Sindone: una è

questa della Frazione Mombian -

co di Ingria, l’altra è in Frazione

Venera di Viù.

Non è nota la motivazione per

cui la Cappella abbia ottenuto

una dedica così “importante”, ma è

opinione diffusa che non sia a -

scri vibile ad un ipotetico transito

del Sacro Lino durante il misterioso

viaggio da Chambery a Torino.

La prima documentazione storica la troviamo nella Visita

Pastorale del Vescovo Ottavio Asinari nell’agosto 1647. L’illustre

prelato la descrive con volta e pareti grezze e pavimento

in pietra; l’altare è spoglio, niente quadri né affreschi

alle pareti; si comunicano solo gli infermi del luogo. Il Vescovo

non dice l’epoca della costruzione, ma è probabile che

la Cappella esistesse già da molto tempo, in dimensioni ridotte

come semplice Oratorio.

Nel corso dei secoli altre Visite Pastorali la descrivono modificata,

chiusa da cancelli in legno, poi chiusa da una porta;

altri affermano che ha grate alle finestre, ma con pavimento

irregolare o fessure nel soffitto e, ancora, provvista

del necessario per le Funzioni, che vi è un Priore... che solo

chi è infermo vi si comunica!

In tempi più recenti (1901 e 1996) è stata ristrutturata la copertura

del tetto, mentre la facciata è stata ridipinta nel

1969: l’affresco che oggi è visibile risale al 1980, opera del pittore

valsoanino Jaques Peradotto.

All’interno sono presenti numerosi “ex voto”, alcuni dei quali

dedicati alla Santa Sindone; un seicentesco grande quadro

raffigurante il Sacro Lino al di sopra del quale è raffigurata

la Madonna Nera di Oropa orna la parete destra, mentre dietro

l’altare è posta una bella collezione di “Fiocchi dei Neonati”

lasciati dai genitori che in tal modo hanno chiesto la protezione

della Santa Sindone per i propri figli.

La Festa Patronale della Santa Sindone si svolge la prima domenica

di maggio: Messa e successivo “incanto”.

Cappella della Madonna della Neve, frazione Bettassa.

Nel vallone del Rio Verdassa, più conosciuto come “Codebiollo”

accanto alla frazione Bettassa sul sentiero che porta alle

borgate Salsa e Mombianco, a 938 m s.l.m., sorge la Cappella

dedicata alla Madonna della Neve che nella memoria collettiva,

però, è più conosciuta come “Santuario di Santa Libera”.

Una data che compare su una pietra all’ingresso, indica che

Cappella della Santa

Sindone.


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.14 Pagina 41

41 Ingria

Cappella della Madonna

della Neve.

Cappella della Madonna

delle Grazie.

la cappella è stata ristrutturata nel 1764, ma riferimenti di

una visita Pastorale svolta da Mons. Michele De Villa, Vescovo

di Ivrea, ne fanno già menzione nell’anno 1750. Ciò però, non

vuol significare che già in precedenza non esistesse in loco

una costruzione religiosa , forse un pilone votivo od un “oratorio”,

non preso in considerazione nel corso di visite precedenti.

Vuole la leggenda, che il 5 agosto si sia abbattuta in

lo co una enorme valanga di neve; quando questa si sciolse

venne ritrovata una statua della Madonna di cui nessuno

sapeva dare spiegazione. Venne così costruita la chiesetta

dedicata, appunto, alla Madonna della Neve, la cui festa è celebrata

ogni anno al 5 di agosto.

Di incerte origini anche la venerazione per Santa Liberata

(localmente Santa Libera); invocata nei travagli del parto,

specialmente se gemellare, è rappresentata sul frontale del -

la Cappella con in braccio, appunto, due gemelli; da tempo

immemorabile le mamme presentavano

i loro bambini alla Santa, ritenu -

ta la protettrice dell’infanzia. Al termi

ne della Messa, il sacerdote radunava

tutti i piccoli sul sagrato del Santuario

e li benediceva. In tutta la valle

la devozione alla Santa è alquanto sentita:

ancora fortemente radicata l’abitudine

di fare Voto di visitare il Santuario

per pregare per grazia ricevuta.

La festa di santa Libera si celebra il 18

gennaio.

Cappella della Madonna delle Grazie,

frazione Reverso, località Sandretto.

Edificata dove un tempo sorgeva un pilone

votivo, deve la sua realizzazione


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.14 Pagina 42

Ingria 42

ad un avvenimento miracoloso; una anziana

signora di nome Felicita, conosciuta in loco

come “La Magistra” (la maestra) a causa della

malattia aveva gravi difficoltà a camminare.

Si spostava grazie ad una stampella e tutte

le mattine, prima del levar del sole, soleva recarsi

al pilone per pregare; una mattina, il 13

di maggio, dopo le orazioni si accorse che poteva

alzarsi e camminare senza l’ausilio delle

grucce. In seguito a questo evento venne raccolto

il denaro per la costruzione della chiesetta

che fu dedicata alla Madonna delle

Grazie al cui interno sono tutt’ora conservate

la gruccia e la speciale sedia che la Signora

Felicita usava per pregare. La Festa

Patronale, ovviamente, viene celebrata i1 13

di maggio.

MANIFESTAZIONI CULTURALI

L’Engrì – Tchouse d’aouti ten (Ingria – Cose d’altri tempi).

Manifestazione alquanto particolare che viene organizzata

sempre il 12 agosto; ha inizio alle ore 18 e prosegue sino a

notte inoltrata. Si svolge nelle viuzze della borgata Capoluogo

illuminata, per l’occasione, con lanterne e fiaccole.

É una esposizione-museo-mostra-mercatino incentrata

sulla cultura e le tradizioni franco-provenzali e sugli usi e costumi

della Valle Soana. Non manca, sulla piazzetta della

Chiesa, lo spazio dedicato alla musica ed alle danze, ovviamente

riferite alla cultura piemontese e montana.

ASSOCIAZIONI

Pro Loco di Ingria.

Sodalizio fondato nel 1980, ha la peculiarità di essere sempre

stata guidata dallo stesso Presidente, Luciano Orso Giacone.

Sin dai primordi, quando Ingria era più popolosa e frequentata,

ha dimostrato una grande vivacità di interpretazione

dello “stare insieme” in una comunità e “per” quella comunità.

Ha curato l’organizzazione di incontri, anche nelle frazioni

più piccole e più lontane, molte delle quali a quei tempi era -

no raggiungibili solo a piedi; ha realizzato e curato le segnaletiche

dei vari sentieri; mai è mancato un pensiero anche

per gli Ingriesi più vecchi, da cui la “Festa degli Anziani”, ecc.

È presente a fianco degli abitanti delle frazioni, in tutte le

Feste Patronali.

Presidente Pro Loco: Luciano Orso Giacone, tel. 334886405.

Indirizzo Pro Loco: c/o Comune di Ingria, via Capoluogo, 2,

10080 INGRIA TO.

Corale “Le Gruje”. Formato da 5 voci tutte al femminile e rigorosamente

ingriesi, il Coro si occupa di recuperare, catalogare

e riproporre le melodie della memoria Valsoanina e

Francoprovenzale. Il repertorio è presentato nelle manifestazioni

di carattere culturale, dove la lingua e abito tradizionale

sono sinonimo di appartenenza.

La sedia speciale del -

la signora Felicita.


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.14 Pagina 43

Numero di abitanti: 320

Denominazione: ronchesi

Superficie: kmq 96,91

Altitudine: m 956 s.l.m.

Distanza da Torino: km 63

Festa patronale: San Giusto

Municipio: piazza Municipio 1

10080 Ronco Canavese

tel. 0124817377 - fax 0124817419

www.roncocanavese.to.it

email:

comune.roncocanavese@postecert.it

sito di valle:

gestito e aggiornato da Claudio Deiro

www.vallesoana.it

Ufficio turistico: piazza Mistral 1

tel. 0124817377 - mobile 3357123123

Comuni limitrofi: Pont Canavese,

Ingria, Valprato Soana, Cogne AO,

Locana, Ribordone e Traversella

Panorama di Ronco Canavese.

Ronco Canavese

PARTICOLARI STORICI

Il toponimo compare nel 1457 come

“Ron chus”. Deriva dal latino “runcus” ed indica

un terreno prima incolto poi divel -

to, dissodato. Il territorio comunale è

compreso tra i comuni di Ingria e di Valprato

Soana e di esso fanno parte la val -

le di Forzo, tipicamente alpinistica, il

val lone di Guaria che confina con Ribordone

ed i valloni di Servino e di Canaussa.

Il capoluogo è posto lungo la sponda sinistra

del torrente Soana, in una pittoresca

conca circondata da fitte abetaie

e belle faggete. Al centro del paese sorge

un edificio, che fu l’abitazione di un personaggio

famoso in valle: Giuseppe Fedele

De Stefanis, nato a Ronco nella seconda

metà del settecento e morto nel

1837. Notaio e sindaco del comune, aderì

alla Carboneria e partecipò ai moti del

1821. Un cunicolo, ancora parzialmente

visibile, collegava l’abitazione con la

chie sa e permetteva ai cospiratori, arrivati

i gendarmi, di sparire e di farsi

trovare intenti nella preghiera. A Ronco,

nella casa chiamata “Villa Viglino” soggiornò

anche, dal luglio al settembre

del 1908, il poeta Guido Gozzano che

ven ne con la madre a curarsi dalla tisi

e, proprio in questo periodo scrisse la

poesia “Farfalle”.


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.15 Pagina 44

Ronco Canavese 44

Le frazioni, oltre una trentina, vantano abitazioni risalenti

ai secoli XVII e XVIII. Vagando tra le stradine interne di Cernisio,

Tressi e Castellaro si possono trovare interessanti pitture

murali. Belle meridiane spiccano sui muri di Cernisio,

Convento e Tressi. A Servino, sorgono alcuni “rascard”: antichi

fienili con la parte superiore in legno e, quella inferiore, in

pie tra, mentre in località Recrè, rimangono i resti di un’antica

casaforte.

Dopo la metà dell’ottocento la popolazione del comune di

Ronco aumentò notevolmente fino a raggiungere, nel 1911, i

3240 abitanti. Nel 1893 giunse a Ronco la strada carrozzabile.

Un bellissimo ponte in pietra ad un solo arco, denominato

“ponte del Crest”, si incontra poco prima dell’entrata al capoluogo:

fu costruito anch’esso nel 1893 dall’impresa Castagna.

Sempre nel 1893 venne istituito il mercato che si teneva alla

domenica. Nel 1907 il capoluogo ebbe pure la luce elettrica.

Gli abitanti si dedicavano alle

attivi tà agropastorali ma, le

scarse risor se, hanno spesso

ob bligato i mon ta na ri a cerca -

re fortuna in pianura o all’e -

stero. Svolgevano il lavoro di

calderai e di vetrai itineranti,

non solo in Piemonte, ma an -

che in Svizzera ed in Francia.

Proprio a Parigi, il 5 settembre

1906, in Rue de Tanger n°8, veniva

costituita “La Valsoana”, società

di mutuo soccorso, con 95

soci fondatori. Qui infatti molti

Ronchesi praticavano il mestiere

di “vedriat” e sentirono il

bisogno di aiutarsi tra loro per

sopravvivere in un paese straniero

e spesso ostile. Il primo

vetraio di cui si abbia notizia

certa è Giuseppe Perucca: proveniva

dalla frazione Convento e lavorava a Parigi nel 1869.

Insieme ad altri quattro valsoanesi, lasciò il duro lavoro della

galleria del Frejus per iniziare una nuova avventura nella capitale

francese. I “vedriat” erano posatori di vetri e portavano

sulle spalle la “bertchi - pronuncia: berci”: un attrezzo adatto

al trasporto del mastice e delle lastre di vetro. Andavano di

strada in strada lanciando il grido: “Vitrieeee, vitrieeee...”.

Quando i vetrai cessarono di essere ambulanti e divennero

artigiani, tornarono alla vecchia casa per periodi sempre più

brevi fino a quando trasferirono la famiglia là dove avevano

il lavoro. L’emigrazione delle donne significò la morte di

molte frazioni e la valle tutta si spopolò rapidamente. Nella

via principale del capoluogo è stato eretto un monumento

al vetraio per onorare i numerosi ronchesi che hanno svolto

con perizia questo mestiere.

Attualmente il turismo è la principale risorsa e Ronco vuole

Piazza Mistral sotto la

neve.


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.15 Pagina 45

45 Ronco Canavese

Chiesa parrocchiale di

San Giusto.

proporsi a quanti sono interessati a ripercorrerne la storia,

a goderne le bellezze naturali e a studiarne ed apprezzarne

la cultura.

COSA VEDERE

La chiesa parrocchiale

La chiesa di Ronco si stacca dalla parrocchia di Campiglia (la

più antica della Val Soana) nel 1280. Il Bertolotti nel suo libro

“Passeggiate nel Canavese” cita un don Pietro Bruno quale titolare

della parrocchia di Ronco nel 1281, ma le prime notizie

documentate risalgono alla visita pastorale del 1329. In que -

st’occasione la chiesa viene definita come: “Ecclesia Sancti Iusti

da Valsoana” e si precisa che essa è sotto il patronato dei Con -

ti di Valperga.

L’edificio attuale è il risultato di numerose ristrutturazioni

svoltesi tra il 1809 ed il 1887. L’interno

è costituito da un’unica

na vata ed il pavimento è in lastre

di pietra. Di notevole pregio

è l’altare maggiore, in legno dorato,

ai lati del quale vi sono due

statue lignee: a destra, quella di

San Giovanni Battista e, a sinistra,

quella del patrono San Giusto.

Su ciascuno degli altari

la terali si trova una pregiata

pala. La più importante rappresenta

“La Sacra Famiglia in fuga

verso l’Egitto” e reca la firma dell’autore:

“Andreas Bugellensis 1639”.

Sull’arco dell’abside, si staglia un

trittico statuario della Crocifissione.

Per visitare la chiesa, rivolgersi

a Recrosio Giovanni: tel.

0124 817274.

La fucina da rame

In borgata Castellaro, sulla sponda sinistra del torrente Soa -

na, poco prima dell’entrata al capoluogo, sorge la fucina da

ra me risalente al 1675, come attesta una scritta su pietra all’interno

del fabbricato principale “IHS Glaudo Calvi 1675”. Il

complesso è costituito da una fucina grande, adibita alla lavorazione

del rame e da una fucina piccola per la lavorazione

del ferro e del carbonile. Un canale, derivato dal Soana

a monte dell’opificio, inviava l’acqua sulle ruote in ferro che

davano il moto ai magli e su due trombe idrauliche in legno

per la ventilazione delle forge. Si producevano principalmente

manufatti utilizzati dagli abili calderai della Val

Soana, ma non è escluso che in alcuni periodi (per esempio

quello napoleonico) la fucina sia stata adibita a produzioni

belliche. L’opificio rimane in attività fino al 1952 e la sua fun-


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.15 Pagina 46

Ronco Canavese 46

zione produttiva è testimonianza storica

di un modo di lavorare che sfruttava

le risorse del luogo: acqua, minerali

e legname.

Gli edifici della fucina, ceduti al Comu -

ne di Ronco dall’ultimo proprietario, il

signor Domenico Magnino, in seguito

ad un accordo con il P.N.G.P. furono ristrutturati

e attualmente ospitano un

moderno laboratorio didattico. La fucina

di Castellaro è ora un ecomuseo raggiungibile percorrendo

il tratto di Sentiero Natura che parte dai due ponti

per la frazione Tiglietto e scende poi proprio alla fucina. Per

informazioni sulla visita rivolgersi alla segreteria turistica

del P.N.G.P., via della Rocca 47,

10123 Torino.

Telefono: 011 8606233.

e-mail: info@pngp.it.

Della fucina da rame di Ron -

co parla ampiamente Marco

Cima nel suo libro “La Valle del

paradiso perduto” nel quale ricostruisce

l’ambiente sociale

della zona tra il XVII e il XVIII

secolo.

La casaforte di Servino

Un’ interessante costruzione

domina la valle di Servino: la

casaforte denominata “Gran

Betun”. E’ posta su un declivio

prativo, alla quota di circa

1460 m. . È simbolo di prestigio

famigliare e difesa contadina

dimostrati dalle particolari

tecniche costruttive; ci

riporta indietro nel tempo,

Complesso della fucina

da rame.

Particolare dei magli.

Casaforte Gran Be -

tun.


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.15 Pagina 47

47 Ronco Canavese

Interno del Santuario

del Crest.

fino alla metà del cinquecento, dandoci la misura di quanto

sia antica la frequentazione di questo vallone.

Vi si accede deviando, dalla S.P. 47 della Valle Soana, per la

frazione Cernisio poco più di un chilometro a monte del capoluogo

e, proseguendo poi, per il primo tratto su stradina

asfaltata ed, in seguito, su un comodo sentiero: tempo di percorrenza

un’ora dall’inizio sentiero; dislivello: 400 m circa da

Cernisio; periodo consigliato: maggio-ottobre.

Chiese - Santuari - Piloni votivi

Nel comune di Ronco vi sono due santuari: il Crest e quello di

San Rocco. Il primo, risalente al 1616 è dedicato alla Madonna

dell’ Emigrante e sorge sulla strada provinciale, all’entrata

del capoluogo. Al suo interno si trovano 68 formelle in

bronzo con i nomi dei vetrai della Valle caduti sul lavoro.

La Festa si tiene ogni anno nella

prima domenica di agosto.

Il secondo sorge in un luogo isolato

di incantevole bellezza, di

fronte alla frazione Lilla e risale

anch’esso al 1616. La Festa si celebra

ogni anno il 16 agosto.

Altre chiese che meritano una visita

sono: Sant’Anna in frazione

Scandosio – festa il 26 luglio; Madonna

degli Angeli in frazione

Convento – festa il 2 agosto; Madonna

della Neve in frazione Boschietto

– festa il 5 agosto.

La chiesa di Sant’Anna ha dallo

scorso anno due nuove campane.

Da notare che il primo campanile

ad essere provvisto di orologio

fu proprio quello di Scandosio.

A Convento, il signor Ferraro, nel

1636, fece costruire un ospizio

con annessa chiesa. Qui vissero e

svolsero il loro ministero i frati

Cappuccini che continuarono l’attività religiosa fino al 1802,

quando le leggi Napoleoniche li obbligarono ad andarsene.

Innumerevoli piloni votivi punteggiano tutta la Valle Soana

e, spesso venivano costruiti in seguito a voti fatti e a grazie

ottenute. Tra questi sono da segnalare le “cappelle-rifugio”:

hanno dimensioni più grandi con un porticato che si protende

a riparo del sentiero. Due di queste cappelle si incontrano

sul sentiero per Servino e, quattro, lungo la mulattiera

che conduce a Nivolastro. All’uscita dal capoluogo, sulla provinciale

per Valprato, si può ancora ammirare l’ultimo “capitel

dli mort” ancora esistente: aveva la funzione di accogliere le

bare dei defunti che giungevano dalle frazioni, in attesa che

il parroco venisse a dar loro la benedizione e li accompagnasse

in chiesa. Infine, sul sentiero che conduce da Tressi a


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.15 Pagina 48

Ronco Canavese 48

Boschietto, in località “la Barma” si incontra un particolare

pilone votivo costruito, in alto, sulla roccia.

LE ASSOCIAZIONI

SOCIETA DI MUTUO SOCCORSO ASSOCIAZIONE VALLE DI

FORZO

Fraz. Molino di Forzo, 10080 Ronco Canavese, Valle Soana.

Presidente: Maria Canavesio, tel. 0124817139.

Nel 1900 gli abitanti della Valle di Forzo decisero di fondare

la Società Operaia Maschile di Mutuo Soccorso Valle di Forzo,

poi legalmente costituita il 3 marzo 1901.

I soci fondatori furono i capofamiglia della vallata di Forzo,

dalla frazione Arcando fino a Boschiettera; la sede fu fissata

in un primo tempo in frazione Tressi, quindi in borgata Molino,

dove si trova tuttora.

La Soms Valle di Forzo diventò subito operativa: istituì la

cassa mutua, il magazzino di previdenza (rimasto in funzione

fino agli anni precedenti la seconda guerra mondiale)

e persino un’assicurazione per i bovini.

Pittura murale su

un’abitazione in frazione

Tressi.


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.15 Pagina 49

49 Ronco Canavese

Salone polivalente e

sede dell’ufficio turistico.

Nel 1976 la Società ha assunto la nuova denominazione ‘Associazione

Valle di Forzo’, modificata nel 2004 in ‘Società di

Mutuo Soccorso Associazione Valle di Forzo’, mantenendo i principi

mutualistici originari,a cui sono stati aggiunti altri

scopi, quale quello di ‘avviare a soluzione i problemi della

Valle di Forzo’.

Nella sede si può visitare la mostra fotografica permanente

‘La Val de Foss d’un ten’ e anche una piccola esposizione sull’alpinismo.

Nell’ufficio della Società, inoltre, è esposta l’antica

bandiera risalente ad inizio Novecento. All’esterno, sulla facciata,

una lapide ricorda i valligiani (quasi tutte donne)

morti sul lavoro in montagna ‘per raccogliere un pugno

d’erba’.

Il sodalizio fa parte della Consulta delle Soms del Canavese.

PRO LOCO DI RONCO CANAVESE

Piazza del Municipio 2, 10080 Ronco Canavese.

Tel. 0124 817377 - mobile 335 7123123.

Fax. 0124 817419 - email: proloco.ronco@gmail.com.

Presidente: Fava Mauro.

La Pro Loco di Ronco Canavese lavora, in collaborazione con

il Comune, per valorizzare il turismo della Valle Fantastica

del Parco Nazionale del Gran Paradiso, presentando eventi

e manifestazioni in un interessante viaggio fra natura, cultura,

sapori , tradizioni e biodiversità.

La Valle Soana, impervia e selvaggia, merita di essere conosciuta

per le sue montagne, per le antiche borgate, per la lingua,

il costume, le feste e le tipicità della minoranza francoprovenzale

a cui appartiene. Tutte le associazioni presenti

sul territorio lavorano insieme a questo scopo presentando,

ogni anno, un calendario fitto di proposte in grado di soddisfare

i desideri dei frequentatori più esigenti.


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.15 Pagina 50

Ronco Canavese 50

EFFEPI

Presidente: Ornella De Paoli, tel. 0124817139.

Associazione di Studi e Ricerche Francoprovenzali nata nel 1981

per la valorizzazione della Lingua e della Cultura della Minoranza

Francoprovenzale del Piemonte. La sede divide i locali

con l’Associazione Valle di Forzo, a Molino.

GRUPPO ALPINI - RONCO - VALLE SOANA

Piazza del Municipio 2, 10080 Ronco Canavese.

Tel. 0124 817272 - 0124 817803 - Fax 0124 817419.

Presidente: Ilario Baudin.

Il Gruppo Alpini si è costituito nel 1962. I soci sono sempre

presenti nelle manifestazioni civili e la popolazione può contare

sul loro aiuto nei momenti di difficoltà.

Festa annuale: il secondo weekend di agosto con la presenza

dei Priori e di numerose donne in costume.

LE FESTE DA NON PERDERE

Il Carnevale della Valle: ultimo sabato di gennaio: presentazione

dei personaggi tipici: “il ruga e la ahcapineri”; a marzo:

sfilata dei carri allegorici.

Una Valle Fantastica: primo o

secondo weekend di luglio: è una

kermesse che coinvolge tutta la

Valle: un incontro perfetto di tradizioni

e biodiversità nell’area

pro tetta. Tra le iniziative programmate

da segnalare è la festa

del pane nella frazione Boschiettiera:

si cuoce il pane nell’antico

forno comunitario ristrutturato

dagli abitanti.

Festa patronale di San Giusto: ultima domenica

di luglio: occasione per ammirare gli

splendidi costumi femminili.

Sagra della toma. Formaggi in festa in Valle

Soana: a settembre di ogni anno.

Atmosfere d’autunno: a ottobre: si ammirano

i colori e si gustano le castagne, tipici

frutti della montagna.

Salotto dei sapori e mercatino tra i mon -

ti: nelle festività dell’Immacolata.

Viaggio nella borgata dei presepi: nei mesi di dicembre

e gennaio, ogni angolo della frazione Pezzetto, in Valle di

Forzo, ospita un presepe artistico, realizzato unicamente

con materiale povero reperito sul luogo.

Antico forno in frazione

Boschiettiera.


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.15 Pagina 51

Numero di abitanti: 113

Denominazione: valpratesi

Superficie: kmq 71,57 - 7157 ha

Altitudine:

min m 1063 - max m 3308 s.l.m.

Casa Comunale m 1113 s.l.m.

Distanza da Torino: km 73

Festa patronale: San Silverio

Municipio: via Roma n. 9

10080 Valprato Soana TO

tel. 0124812908 - fax 0124812960

www.comune.valpratosoana.to.it

email: comune.valprato@libero.it

Ufficio turistico: strada Piamprato n. 1

10080 Valprato Soana TO

Comuni limitrofi:

Champorcher AO, Cogne AO,

Ronco Canavese e Traversella

Panorama di Valprato Soana.

Valprato Soana

DESCRIZIONE E CENNI STORICI

Valprato Soana è l’ultimo Comune che

s’incontra risalendo la ”fantastica” Valle

Soana. Il territorio, che ha una forma di

ventaglio, è circondato dalla cornice

delle svettanti montagne. Il capoluogo

di Valprato, denominato Corzoneri

(Cordeneri), è situato in una conca che

doveva essere un grande prato com’è

deducibile dal nome stesso: prato in

una valle. Le frazioni, incastonate come

gioielli nel verde dei boschi, sarebbero

degne di una nota tanto culturale

quan to architettonica. Tra queste le

due più grandi sono Campiglia, che fino

al 1928 era Comune a sé stante, e Piamprato,

dove sono concentrati gli sport

invernali e ci sono ancora alcune case

settecentesche. Salendo all’Andorina,

sono ancora visibili i terrazzamenti sostenuti

da muri a secco che ospitavano

le “carbonaie”.

Grande pregio culturale hanno le passeggiate

guidate all’interno del Parco

Nazionale Gran Paradiso, prestigio e

biodiversità di flora e fauna protetta

fin dal 1922.

La forte cultura religiosa del paese ci

forgia di circa 18 fra chiese, e cappelle

quasi tutte settecentesche, presenti in


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.15 Pagina 52

Valprato Soana 52

ogni frazione che esprimono il passaggio del tempo tra vari

stili, strutture e opere artistiche. La prima che incontriamo

entrando nel territorio comunale è il Santuario dell’Iornea

di particolare forma ottagonale, dedicata alla natività di

Maria che si festeggia la prima domenica di settembre. Nonostante

la buona volontà degli abitanti, il territorio, ebbe

un lento sviluppo, la strada provinciale giunse a Valprato solamente

nel 1894 e a Campiglia solo nel 1897. Piamprato invece

dovette aspettare fino al 1903 per ottenere solo una

co moda mulattiera di tre metri.

Nel territorio del Comune erano presenti varie cave metallifere

che diedero l’avvio alla lavorazione dei metalli e, in seguito,

alla nascita dei lavori itineranti come il calderaio, il

ru ga (lo stagnino), gli argentieri e, infine, i vetrai. Tra questi

troviamo la famiglia Clerico, famosa per essere partita da

Campiglia in cerca di fortuna divenendo poi proprietaria dei

locali notturni di Parigi “Il Lido” e “Moulin Rouge”. Giuseppe Clerico,

sindaco di Valprato per 15 anni, fu il creatore, negli anni

70, dell’Hotel Gran Paradis, a lungo l’unico albergo a 4 stelle

di tutto il Canavese. In seguito al fenomeno dell’emigrazioni,

oggi l’economia si basa quasi esclusivamente sul turismo e,

nella stagione estiva, sulla pastorizia legata alla transumanza.

La memoria degli antichi mestieri è tenuta viva grazie

alla dedizione di pochi artigiani appassionati.

Tra i personaggi illustri ospiti di Valprato Soana ricordiamo

il Re Umberto I di Savoia che durante una battuta di caccia

presso gli alti territori di Campiglia sostò presso la sede parrocchiale

di Valprato, dove il 1 agosto 1898 firmò tre Decreti

Legge che permisero al Paese di essere inscritto nella Raccolta

delle Leggi del Regno. Questo avvenimento è ricordato

con una lapide posta sul muro della casa stessa.

Tra il 1938 e il 1940 era presente, per esercitazioni, lo scrittore

Mario Rigoni Stern, che all’epoca frequentava la Scuola Militare

come Sergente Volontario negli Alpini, nei suoi scritti

definiva il pianoro dell’Azaria come il luogo più bello del

mondo. Anche A.Bertolotti nel 1873 e F. Farina nel1909 espressero

nei loro libri l’amore per le bellezze della nostra valle.

SITI CULTURALI DA VEDERE

CHIESA PARROCCHIALE E STATUA DEL SALVATORE

La chiesa parrocchiale è oggi il fulcro che riunisce i fedeli

ogni domenica. Sorge quasi al centro del capoluogo a fianco

alla sede del Municipio; ha una forma particolare caratterizzata

da un piccolo porticato che funge da ingresso. Nominata

parrocchia nel 1609, staccandosi da quella più antica di

Campiglia; il primo parroco fu Don Guglielmo Camerlo,

eletto dalla popolazione, ma che essendo solo Chierico, ne

prese il possesso nel 1612 dopo la sua nomina a sacerdote.

La chiesa nel 1762 venne ampliata e nel 1775 quasi del tutto

ricostruita; negli anni a seguire subì varie ristrutturazioni

che modificarono anche le opere artistiche presenti, tra cui

alcune decorazioni del pittore Benelli. Rimane ancora veri


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.15 Pagina 53

53 Valprato Soana

tiera l’immagine di un’icona

di San Besso presente nella

volta che venne rappresentato

dal pittore con la pelle

scura, dopo aver preso visione

del corpo del Santo attraverso

la finestra confessionis”

del sarcofago custodito

nel Duomo di Ivrea.

All’interno della chiesa, che

ora si presenta come un armonioso

insieme di vecchio

e nuovo, oltre alle varie ope -

re artistiche, è presente dietro all’altare una lastra di marmo

con i nomi dei parroci. Il santo patrono è S. Silverio Papa,

martire esiliato e morto di stenti nell’isola di Pomezia, attuale

Ponza, con la quale esiste da alcuni anni un gemellaggio

religioso.

La Festa patronale ricorre la penultima domenica di luglio.

Di fronte all’ingresso della chiesa vi è una statua fatta erigere

da Don Carlo Vanner, allora parroco, dopo il suo ritorno

da un viaggio in terra santa; rappresenta il Salvatore ed é

corredata di una targa con una riproduzione del “Quadrato

magico di Pompei” che, secondo un’interpretazione, esprime

la Redenzione per merito di Gesù, figlio di Dio.

Più precisamente:

Sator: seminatore della divina parola.

Arepo: l’aratro,il cuore arato dalla fede è un buon terreno da

dove crescono frutti di vita eterna.

Tenet: ritiene tutto il bene operato in vita.

Opera: opera buona,fede, speranza e carità.

Rotas: le ruote celesti,il paradiso, la mercede che ottengono

i giusti,come i santi, perché hanno ascoltato e praticato

la parola di Dio.

AFFRESCHI

In tutto il territorio sono disseminati piloni e capitelli votivi,

ma anche sui muri di molte abitazioni sono spesso presenti

degli affreschi prevalentemente di natura religiosa. Uno dei

più pregiati e di apprezzabile fattura è situato in frazione

Zurlera. Sulla facciata di una

delle prime case della borgata,

si può osservare un dipinto

murale di fine Seicento.

La composizione è ripartita

in tre riquadri e in un o -

vale sottostante. Nella parte

centrale sono raffigurati la

Vergine con il Bambino in

cielo e, in basso, da un lato e

dall’altro, sant’Antonio da Padova

e san Giacomo apostolo.

Le due figure in abiti


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.15 Pagina 54

Valprato Soana 54

ecclesiastici, effigiate ai lati di questa scena principale, sono

identificabili dai cartigli recanti le due distinte scritte “San

Silverio” e “San Martino”. Dopo il restauro abbastanza recente,

nell’ovale sono riapparse le sagome di tre figure umane supplicanti

i protettori celesti e lambite da lingue di fuoco. Attorno

vi sono cartigli che recavano iscrizioni oggi quasi del

tutto perdute, mentre è fedele la data 1778 che, però, secondo

Silvia Coppo, autrice di questa descrizione, non è riferibile

all’anno di esecuzione, ma ad un verosimile intervento decorativo,

forse fatto in occasione del rinnovo di un voto.

CAMPIGLIA - LA CHIESA E LA STRADA REALE

La frazione Campiglia, che si raggiunge percorrendo la

strada a sinistra della piazza principale del capoluogo, fu in

passato il più antico Comune della Valle. La sua chiesa, un

tempo parrocchia, probabilmente anche di Cogne, risale alla

fine del primo millennio, e testimonia il forte legame presente

fra gli abitanti delle due Valli.

Il patrono è San Giovanni Battista, onorato il 24 giugno, ma

il titolare della chiesa è San -

t’Orso Vescovo di Aosta; la

tradizione sostiene che nel

VI secolo, fuggendo alla persecuzione

degli Ariani, si sia

trovato a predicare contro

l’Arianesimo proprio nel luo -

go dove oggi sorge la chiesa

a lui dedicata. La piazzetta

antistante è chiamata “platea

Sancti Ursi”.

L’attuale edificio è stato qua -

si completamente ricostrui -

to nel 1702 sulle basi del precedente, distrutto da una

va langa. In seguito a recenti restauri è stata scoperta una

cripta funeraria sotto al pavimento che accoglieva fino ai

primi decenni del 1700 defunti sia Soanini che Cogneins. Particolare

è anche il campanile che sorge a pochi metri dall’edificio

sopra un masso roccioso, a ridosso della cripta del

cimitero. Nel tetto del medesimo è visibile un foro che serviva

anticamente ad innalzare la bandiera bianca che segnalava

l’imminente inizio della messa ai Cogneins giunti, nel

frattempo, al Colle dell’Arietta per partecipare alla funzione.

A Campiglia ha inizio la strada reale di Caccia che fu voluta

dal Re Umberto I nel 1897; conduce, in 23 km, fin oltre i piani

dell’Azaria e poi prosegue, come sentiero, fino al Colle Cadrega

e alla bocchetta del Rancio.

Nel territorio di Campiglia il P.N.G.P sta ultimando un giardino

botanico “L’uomo e i coltivi” per rivalutare l’importanza

dell’agricoltura in montagna.

IL SANTUARIO DI S. BESSO E LA DEVOZIONE

A circa 2019 m di altitudine a monte di Campiglia sorge il

Santuario dedicato al giovane martire tebeo San Besso. La


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.15 Pagina 55

55 Valprato Soana

tradizione sostiene che il martire, verso il

IV secolo, si rifugiò con altri militi della Legione

Tebea a predicare su questi monti

ove subì il martirio sul Monte Fautenio,

“Fan ton”. I suoi persecutori lo fecero precipitare

più volte dal dirupo, ove ora sorge il

Santuario a lui dedicato. Un’antica leggenda

vuole che la roccia stessa, che ricorda come

forma un “menhir”, abbia poteri traumaturgici

e miracolosi.

Le spoglie mortali di San Besso hanno seguito

un iter particolare e sono attualmente

conservate nel Duomo di Ivrea, ma

pare che siano state ospitate anche ad Ozegna.

Nel 1647 Mons. Asinari, durante una sua visita,

trovò due cappelle: una più antica sotto la rupe, con un

piccolo altare (datata 1548); l’altra più ampia con data 1618

ove non si era ancora mai celebrato.

Nel 1660, la cappella più recente era già stata adibita a coro

della nuova costruzione, mentre l’ampliamento costituiva

la navata. I lavori terminarono nel 1669. In seguito vennero

ancora effettuati ulteriori restauri fino a tempi più recenti

quando sia il Santuario che il rifugio adiacente vennero ultimati

per volere di Mons. Lorenzo Babando. Questo luogo

ha creato un forte legame fra moltissimi pellegrini Valdostani,

Valsoanini e Canavesani che si radunano ogni anno ad

onorarlo il 1 dicembre e il 10 di agosto.

IL CASTELLO DI PICATTI

La frazione Picatti si incontra percorrendo la strada che sale

nel vallone di Piamprato. La memoria popolare vuole che anticamente

qui fosse attiva una fucina per la lavorazione del

rame di proprietà della famiglia che diede il nome al borgo

stesso. Sembra ci fosse anche una cappella dedicata a San

Carlo di cui ora non v’è più traccia. Visibile è invece il grande

palazzo signorile fatto erigere da un Picatti e denominato

“Castello”. La costruzione seicentesca presenta caratteristiche

particolari rispetto alle abitazioni intorno: ha grandi

portali che confermerebbero il periodo costruttivo ed è corredata

nei piani superiori da

loggioni con ampi archi a tutto

sesto. Vi è anche un basso rilievo

in pietra con un’insegna

nobiliare. In passato nel XIX e

XX sec fu sede del Municipio e

della scuola. Alla famiglia Picatti

appartennero uomini illustri,

notai, avvocati e dottori in

legge; alcuni ricoprirono le cariche

di Sostituto Procuratore e

di Presidente della Corte d’Appello.


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.15 Pagina 56

Valprato Soana 56

PIANETTO E IL PONTE AN-

TICO

Continuando sulla strada

verso Piamprato troviamo la

frazione Pianetto sviluppatasi

intorno ad un piccolo

nu cleo preesistente del Cinquecento

La sua Chiesa, dedicata a S.

Giacomo, fu separata da

quel la di Valprato nel 1798, divenendo

Vicaria e poi, nel

1834, Parrocchia; un’altra Cappella

dedicata a santa Liberata è all’interno dell’abitato.

Caratteristico il ponte ottocentesco in unica arcata realizzata

in pietra da taglio e timpani laterali in pietra da spacco.

PIAMPRATO

Immettendosi nel pianoro di Piamprato, che ospita gli impianti

sciistici della Valle, si incontra sulla destra il Santuario

di Beirano, dedicato alla Madonna della Neve; da quanto si

sa venne costruito sulle basi di una Cappella eretta in seguito

ad un evento miracoloso già citata in documenti del

XVI sec. La struttura attuale ha subito varie ristrutturazioni

che portano le date 1641, ampliamento; 1787 aggiunta del

pronao alla facciata dell’ingresso, e nel 1904 abside e coro.

Altri restauri più recenti hanno interessato anche le opere

artistiche interne. La festa si celebra il 5 agosto ed è molto

sentita soprattutto dai giovani del luogo che ogni anno si

alternano come Priori.

Poco prima del centro abitato si possono ammirare due

belle case, una settecentesca, l’altra di inizio ‘900, che presentano

dipinti policromi e decorazioni molto ben conservate.

La chiesetta del borgo, dedicata a San Grato, è anch’essa settecentesca.

La popolazione, che è molto legata alla festa celebrata

il 14 di agosto, dopo la funzione religiosa porta in


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.15 Pagina 57

57 Valprato Soana

processione la statua del Santo sino ad una pietra che presenta

un cavo simile alle coppelle celtiche. Non si hanno notizie

certe circa la provenienza e la realizzazione del manufatto,

ma qui viene chiesta al Santo la protezione dell’abitato.

La memoria popolare narra che in tempi passati, durante

le intemperie, il Santo venisse portato in questo luogo affinché

l’agglomerato di Piamprato fosse protetto, in modo da

non subire la sorte di Pratorotondo, un borgo più a monte,

che venne totalmente distrutto da una frana il 15 maggio

1711; nella sciagura persero la vita molte persone.

Poco distante dalla Chiesa, sulla piazza, è il monumento

eretto a ricordo dei molti “Ruga” (stagnini) partiti da queste

terre. Artigiani itineranti, giravano nei paesi di fondovalle

spingendosi anche molto lontano a riparare utensili usurati

e a rendere utilizzabili le

pentole in rame. Questo metallo,

infatti, ossidandosi rilascia

il verderame, una

sostanza pericolosa per la

salute; gli stagnini, con una

lavorazione particolare, ricoprivano

di stagno le superfici

interne di tegami,

padelle ecc. rendendole sicure

per cucinare. Solo il paiolo

da polenta non veniva

mai rivestito perché pare

che la tipica cottura della

medesima non richiedesse

questa forma di sicurezza.

Curiosità storico-architettonica: in centro al paese esisteva

anche un’altra Cappella ancora riconoscibile nel sito della

vecchia scuola.

LE ASSOCIAZIONI CULTURALI

Associazione PRO LOCO DI VALPRATO SOANA, piazza Umberto

1.

La Pro Loco di Valprato Soana si è costituita il 5 giugno 1976

per favorire la promozione socio-culturale del territorio di

Valprato Soana.

La Pro Loco organizza manifestazioni,

come quella del San to Patrono San Silverio

e quella della Madonna della Jornea (1°

domenica di settembre) e giornate di intrattenimento

per tutti, bambini, giovani

ed anziani.

Da ricordare l’Annullo Filatelico avvenuto il

giorno 10 agosto 2011 per celebrare il XXXV

anniversario di fondazione della Pro Loco.

Dall’anno 2000 la Pro Loco aderisce all’UN-

PLI (Unione Nazionale Pro Loco d’Italia) e

collabora con le altre Associazioni pre


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.15 Pagina 58

Valprato Soana 58

senti in Valle Soana per valorizzare sempre più questo territorio.

Per informazioni: Il Presidente

Arch. Francesco Bozzato - cell.: 348-4984356.

Associazione Con Noi a Campiglia

L’Ass.ne “Con Noi a Campiglia” ha organizzato, nel corso degli

anni, una serie di eventi per favorire e incrementare la promozione

turistica e culturale delle peculiarità ambientali,

storiche e gastronomiche della valle.

Tra le manifestazioni di maggiore interesse e rilevanza turistica

c’è il Mercatino di Sant’Orso, con la presenza di un centinaio

di espositori e la Mangia Longa (ultima domenica di

agosto). Un operato che da sempre viene portato avanti da

soci attivi ed entusiasti che amano la Valle Soana e che credono

fermamente nella sua possibilità di sviluppo.

Per informazioni: Presidente Chiara Pippinato

cell.: 327.44.12.417.

e-mail: assconnoiacampiglia@libero.it

Associazione Amici di Piamprato

Gli “Amici di Piamprato” nascono nel lontano 1992, in quanto

un gruppo di famiglie che trascorrevano le vacanze estive

nella frazione di Piamprato decisero di organizzare, delle

giornate di intrattenimento dedicate ai bambini presenti

nella frazione.

La attività che vengono svolte ogni anno dagli “Amici di Piamprato”sono

numerose: la festa di “San Grato”, la “Serata del villeggiante”,

la “Festa dei bambini” mantenendo vive le escursioni

in montagna:“Baita Marmotta” (17-ago),“Baita Arlens”,“Baita Orlett”,“Baita

di Prato Rotondo” ,“Baita della Reale”.

Giancarlo Bozzato cell. 333-3210811.

Associazione Amici dell’Andorina

Il gruppo “Amici dell’Andorina”, che ha a cuore il piccolo borgo,

raggiungibile solo a piedi, dal 1990 promuove, il luogo e si

prende cura della chiesa, organizza ogni anno il giorno 6

agosto, la festa in onore del Patrono Sant’Antonio

Informazioni presso Foglietta Luigi, borgata Bordone 22

Valprato Soana (tel. 0124812929).


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Numero di abitanti: 1135

Denominazione: sparonesi

Superficie: kmq 29,51

Altitudine: m 552 s.l.m.

Distanza da Torino: km 58

Festa patronale: San Giacomo Apostolo

Municipio: via del Municipio 1

10080 Sparone

tel. 0124808804

www.comune.sparone.to.it

Biblioteca: via del Municipio 1

10080 Sparone

tel. 0124808804 - fax 0124808942

email: biblioteca@comune.sparone.to.it

Comuni limitrofi: Alpette, Canischio, Corio,

Forno Canavese, Ingria, Locana,

Pont canavese, Pratiglione, Ribordone

e Ronco Canavese.

Sparone

CENNI STORICI

Paese dalla storia millenaria appartenente

alla comunità Montana Valli

Orco e Soana, è ubicato alla confluenza

delle valli di Ribordone e Locana ai piedi

del Parco Nazionale del Gran Paradiso.

Il centro abitato è situato alla sinistra

orografica del torrente Orco, dominato

dalle ripide pendici del “Truc ‘d Bose” (1392)

e sovrastato da un poggio sul quale sorgono

i resti della famosa Rocca di Re Arduino

e della antica chiesa parrocchiale

di Santa Croce, dove sono stati rin ve nu -

ti importanti affreschi.

Il capoluogo conserva ancora l’aspetto

del borgo medievale con antichi portici

e un affresco del 1687 raffigurante l’o -

stensione della Sacra Sindone.

La chiesa parrocchiale, riedificata nella

metà del 1700, è dedicata al patrono del

paese, San Giacomo Apostolo, celebrato

alla fine di luglio.

Le radici storiche più famose sono legate

al nome di Arduino, Marchese di

Ivrea (955-1015), cui apparteneva il borgo

verso l’anno Mille. Sulla gloriosa Rocca


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Sparone 60

si distinse il valore degli Sparonesi, che costrinsero En rico II

di Germania, imperato re del Sacro Ro- ma no Impero, a levare

l’assedio, durato ol tre un anno.

Dell’antica fortezza ora non rimangono che po- che vestigia:

fu smantellata nel ‘500 in seguito alle bellicose scorribande

di Francesi e Spagnoli in lotta fra loro.

Nei secoli successivi Sparone entrò a far parte dei possedimenti

prima dei Conti di San Martino e di Valperga, poi del

Marchese del Monferrato, infine dei Savoia e, verso la metà

del ‘400, nuovamente dei conti di San Martino e di Valperga,

che nel 1557 concessero al Comune gli antichi Statuti.

Dal secolo XVIII gli artigiani sparonesi, qualificati nella lavorazione

del rame, andavano in giro per i paesi piemontesi e

lombardi a offrire la loro esperienza.

Durante il periodo della dominazione francese, a Sparone vi

era un’officina che produceva palle da cannone e altri oggetti

da guerra.

Già in un consegnamento del 1583 sono citati vari mulini e

fucine, posti tutti lungo il corso della cosiddetta “Roggia delle

Fucine” o “Roggia del Mulino”.

La vocazione industriale di Sparone si sviluppò soprattutto

dopo la seconda guerra mondiale.

A sinistra: mulattiera

per Frachiamo.

Qui sopra: Sparone

nel 1848.

A sinistra: Sparone

nel 1910.

Qui sotto: vicolo Don

Faletti.


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.15 Pagina 61

61 Sparone

EDIFICI STORICI

ROCCA ARDUINICA

La rocca di sparone domina la strada che porta verso l’alta

Valle dell’Orco.

Qui si svolse lo storico episodio dell’assedio subito da Arduino

tra il 1400 e il 1500.

Per la resistenza degli arduinici e per l’asprezza della stagione

invernale, i soldati imperiali abbandonarono il lungo

assedio e tornarono in Germania.

Nel 1185 e nel 1193 fu proprietà dei San Martino-Valperga, poi

del Marchese del Monferrato e infine la Rocca passò nel 1389

al casato dei Savoia.

Ogni anno nel mese di luglio a cura del “GRUPPO STORICO la

MOTTA” vengono rievocati con una rappresentazione i fatti

salienti dell’evento.

LA CASAFORTE (Onzino-Vasario-Aia di Pietra-Apiatour)

La casaforte è una “costruzione protetta” in cui venivano

conservati i prodotti agricoli per impedire i

furti.

La casaforte di Onzino è un edificio a tre piani di dimensioni

significative con scale di legno che li congiungono.

L’unico ingresso è composto da un robusto

portale trilitico di grande dimensione.

La struttura muraria è medioevale con maglia portante

a massi squadrati e tamponamento di ciottoli

lavorati a spina di pesce.

A Vasario, sulla mulattiera del Molinetto sono visibili

i ruderi dell’antica casaforte della Costa.

La costruzione venne poi adibita a privativa del sale

detta “Cien sa”. La casa non ha balconi e le finestre

sono strettissime, a feritoia.

Nel rione Ciause vi è una casa molto antica con segni

di muratura a “spina di pesce”.


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.15 Pagina 62

Sparone 62

All’Aia di Pietra, davanti

alla chiesa di

San t’Anna vi è una ca -

sa romanica che por -

ta la data del 1659.

Presenta due portoni

in legno scolpiti posti

in ingressi con stipiti

in pietra ed arco.

Anche in borgata Apiatour inferiore vi è una modesta

costruzione a torre con presenza di architravi in

pietra.

CHIESE E CAPPELLE

CHIESA PARROCCHIALE DI SAN GIACOMO APOSTOLO

È ignoto l’anno di fondazione: sappiamo

però che già nel 1329 le funzioni

erano da molti anni trasferite

da Santa Croce in un’altra

chiesa situata a valle, dedicata ai

Santi Salvatore e Giacomo.

L’edificio subì nei secoli numerosi

restauri; fu ampliata per aumentarne

la capienza nella seconda

metà dell’800 e all’inizio del 900

l’edificio fu rinnovato.

La facciata è in stile romanico barocco. L’interno a tre navate

ha la volta affrescata dal pittore Giovanni Silvestro da Montanaro.

I due coretti furono fatti costruire dal Prevosto Don Faletti

nel 1882. L’ex altare della Madonna del Rosario presenta quindici

formelle lignee raffiguranti i misteri del rosario. Sopra

l’altare maggiore vi è la pala ovale del 1897 raffigurante l’Assunta,

San Giacomo e San Giovanni evangelista del pittore

Stornone d’Ivrea.

Oltre alla Chiesa Parrocchiale, Sparone ha un buon numero

di Cappelle sa visitare.

Si è cercato di preparare una serie di percorsi turistici e culturali,

fruibili da persone che amano l’ambiente montano,

le semplici passeggiate e qualche camminata di media difficoltà.

1 Bisdonio – Onzino – Aia di Pietra – Mares;

2 Piani – Feilongo – Bercher ;

3 Torna –Apparè – Calsazio – Nosè;

4 Peretti –Monte dalla Motta – Santa Croce;

5 Posarolo – Prealba – Vasario;

6 Sommavilla – Budrer – Costa – Bose;

7 Frachiamo.

1 Percorso di media difficoltà. Primo tratto da Sparone –

Bisdonio – Onzino su strada asfaltata, poi mulattiera


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.15 Pagina 63

63 Sparone

per Aia di Pietra e Mares (1501 m) h 3.

Cappelle visitabili : S. Libera (Bisdonio) – S. Giovanni (Onzino)

– S. Anna (Aia di Pietra) – S. Bernardo (Mares).

2 Percorso di media difficoltà. Primo tratto da Sparone –

Piani – Feilongo su strada asfaltata, poi su mulattiera

fino al Berchero (1106 m) h 2.

Cappelle visitabili : Visitazione e San Lorenzo (Piani) – San

Rocco (Feilongo) – San Domenico (Berchero).

3 Percorso semplice su strada asfaltata come passeggiata

a piedi o in bicicletta. Partenza da Sparone verso

Apparè – Calsazio e Nosè. h 1 circa.

Cappelle visitabili : Madonna degli Angeli (Torna) – Santi

Angeli Custodi (Apparè) – Madonna del Rosario e San Bartolomeo

(Calsazio) – Madonna del Carmine (Nosè).

4 Percorso semplice e breve, che porta da Sparone alla Roc -

ca di Santa Croce. h 1 circa.

Cappelle visitabili : Confraternita dei Disciplinati della SS.

Croce e di S. Giovanni (Peretti) – Santa Apollonia (Monte

della Motta) – antichi affreschi databili nel periodo tra

la fine del ‘300 e l’inzio del ‘400 (Rocca Arduinica).

5 Percorso abbastanza semplice. Si può fare in bicicletta su

strada asfaltata o a piedi seguendo la mulattiera, partendo

da Posarolo verso Prealba e Vasario. h 1,30 circa.

Cappelle visitabili: Consolata (Posarolo) – Visitazione

Santa Lucia (Prealba) – San Rocco (Vasario).

6 Percorso di media difficoltà su strada sterrata. Partendo

da Sommavilla verso Budrer-Costa e Bose. h 2.

Cappelle visitabili: Sant Antonio (Sommavilla) – San Pietro

(Budrer) – San Grato (Costa) – San Pancrazio (Bose).

7 Per raggiungere Frachiamo si può usare la strada asfaltata

oppure l’antica mulattiera, che parte dalla borgata

Peretti. Venne costruita nel 1872 dagli abili muratori di

Frachiamo nei periodi invernali (quando rientravano

dalla Svizzera e dalla Francia); le tecniche di costruzione

sono uguali a quelle usate dai Walzer. La cappella è dedicata

a Santa Lucia e si festeggia anche la Madonna della

Neve. La pala dell’altare presenta il miracolo della nevicata

sul monte romano dell’Esquilino.

CONSULTA DELLE FRAZIONI

Il Comune di Sparone, per valorizzare la partecipazione popolare

al governo della comunità locale ha istituito la Consulta

delle Frazioni. Il territorio si considera articolato nelle

seguenti frazioni :

Apparè

Piani – Feilongo

Vasario – Ceresetta

Torre – Lantigliera

Frachiamo – Russa

Bisdonio – Onzino – Praprete

Bose – Budrer – Biola – Costa – Piovano


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.15 Pagina 64

Sparone 64

Spetta alla consulta :

– formulare proposte e progetti finalizzati allo sviluppo

delle frazioni

– promuovere eventi, incontri e dibattiti pubblici su tematiche

varie

– favorire un maggior raccordo tra frazioni e Comune.

Ogni frazione ha il suo rappresentante e tutti si riuniscono

in un’assemblea pubblica semestrale. Gli stendardi delle va -

rie frazioni sono una bella nota di colore per la Consulta, alcuni

rappresentano un particolare della borgata, altri si

basano su giochi di colori o su elementi tipici del luogo.

LA SOTTOSEZIONE CAI DI SPARONE

La nascita a Sparone di un’associazione che fa dell’escursionismo

o delle attività inerenti alla montagna avviene per

merito di Don Pierino Balma originario di Vasario, piccola

frazione di Sparone. Il 26 luglio 1975, per iniziativa di un

“gruppo di amici della montagna”, viene organizzata, con 35 persone,

la gita al Monte Colombo m 2848.

Con questa iniziativa si costituì il CAS - CLUB ALPINO

SPARONESE. Nel 1980, grazie all’Ing. Bruno Piazza di Ivrea

si decise di far confluire tutto il patrimonio e le iniziative

del CAS nel CAI, fondando la Sottosezione di Sparone.

Iniziative:

recupero sentieri

realizzazione cartelli indicatori e segnatura di percorsi

partecipazione a corsi di alpinismo

gite sociali

costruzione di una barella di primo soccorso

proiezione di diapositive e mostre fotografiche

interventi presso le scuole elementari.

Ogni 5 anni il CAI propone serate culturali con presentazione

di libri o conferenze a tema.

Per ricordare colui che intuì e favorì la costituzione del CAS

è stato realizzato un libro :

DON PIERINO SACERDOTE E ALPINISTA DI DIO.

Presidente dell’Associazione: Giovanni Costa, 0124/808604.

Il Gruppo Storico la Motta nasce nel 1986 dall’idea di alcuni

amanti della storia di Sparone attorno all’anno 1000.

Do po accurate ricerche nelle biblioteche della zona su notizie

e costumi dell’epoca e stata concepita la “Rievocazione storica

di Re Arduino” che si svolge il secondo fine settimana di

luglio e che ricorda l’assedio di Enrico II, imperatore germanico,

alla Rocca di Sparone, sostenuto per quasi un anno da

Arduino marchese d’Ivrea e Re d’Italia.


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.15 Pagina 65

65 Sparone

Il momento che contraddistingue la Rievocazione è la serata

del sabato, dove circa cento figuranti tutti in costume rigorosamente

fedeli all’epoca, interamente realizzati dal Grup -

po Storico, mettono in scena diversi momenti della vita di

Arduino nella suggestiva cornice della Rocca.

La Motta ha attivato eccellenti collaborazioni con altri grup -

pi storici del Piemonte e del Centro Nord. Nel 2006 ha firmato

una convenzione con il Museo Archeologico del

Ca navese con cui collabora in ricerca e produzione di materiale

didattico ( collana dvd). Dal 2009 collabora con l’Associazione

Rievocare di Ferrara e nel 2011 è stato istituito il “Patto

Arduinico” con associazioni come “Rievocando Fruttuaria” di S.

Benigno e “Castrum Roccae” di Rocca canavese per collegare

le manifestazioni che si interessano della storia arduinica.

Chiunque può seguire le nostre attività attraverso la consultazione

del nostro sito internet www.lamotta.it, scriverci

su info@lamotta.it o cercarci su Facebook digitando

Gruppo Storico La Motta.

PRESIDENTE: BERTOLDO PIETRO, 331/3311848.

ASSOCIAZIONE MASTRI ARTIGIANI VALLI ORCO E SOANA

Via Maestra 18, Sparone (To).

Le valli Orco e Soana tra le Alpi Graie e il Gran Paradiso

hanno conservato nel tempo la loro individualità, riservatezza

e tradizione.

L’artigianato, in passato, ha svolto, in queste vallate di montagna

un importante ruolo economico. Proprio il desiderio

di non disperdere questo bene ha fatto nascere l’ASSOCIA-

ZIONE MASTRI ARTIGIANI VALLI ORCO E SOANA.

Lo scopo principale dell’Associazione è una sfida di ottimismo:

ridare vita alle piccole botteghe e attività artigiane, intraprendere

percorsi di piccola impresa e creazione di

red dito locale. I soci sono una trentina.

Molte le iniziative che l’Associazione si propone: la divulgazione,

la didattica, la collaborazione con operatori turistici,

Comuni ed Enti, la produzione, la diffusione dei prodotti.

A Sparone, in via Maestra 18, è aperto il punto espositivo e

vendita .

Presidente dell’Associazione è Osvaldo Marchetti.

Per contatti : 340-53.69.599 / 392-65.24-339.

mastriartigiani@yahoo.it.

CORO POLIFONICO FEMMINILE “ARMONIA”

Il Coro Polifonico Femminile “Armonia” nasce ufficialmente

nel 2006 a Sparone (TO), con elementi provenienti anche da

comuni limitrofi.

Si compone di circa 20 elementi, tutte donne provenienti dai

più svariati settori del mondo del lavoro e dello studio.

La grande passione per il canto e la musica in genere hanno

fatto sì che iniziasse quest’avventura.

La corale si esibisce a cappella (con il solo uso della voce

umana).


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.15 Pagina 66

Sparone 66

Organizza ogni biennio una rassegna

a Sparone.

Il repertorio comprende musica tradizional-popolare,

leggera, colonne

sonore di film e musica sacra.

La Corale è iscritta all’Associazione

dei Cori Piemontesi e alla FENIARCO.

Recapiti:

lorena.salbego@libero.it

335/7319236

347/1939734.

La Pro Loco di Sparone si è costituita nel 1995 a cura di un

gruppo di persone che credevanno nel volontariato, nella

collaborazione tra le associazioni.

Passando gli anni la Pro Loco si è arricchita di nuovi soci, di

idee innovative, di iniziative assai impegnative sia per i soci

sia per chi con loro collabora.

Con allegria ed entusiasmo si organizzano diverse manifestazioni

nell’arco di un anno.

Il fiore all’occhiello è la mostra agricola sparonese (giunta

oramai alla 13° edizione), preceduta dalla “Festa della Donna” e

da serate musicali e danzanti.

A giugno si propone la festa di Inizio Estate con 3 serate musicali

e ad ottobre la Sagra della Castagna.

La Pro Loco ha collaborato e collabora con l’Amministrazione

Comunale in varie iniziative.

PRESIDENTE: AIMONETTO Fabrizio 340/5786346.

SOCIETÀ FILARMONCA SPARONESE

La Filarmonica Sparonese venne fondata da Blessent Pietro

nel 1896. Ne riporta la notizia lo statuto originale datato 30

agosto 1900. Ai primi del ‘900 la banda contava 25 musici.

Dalla fondazione la banda era diretta da Pietro Blessent, gli

succederà alla guida il figlio Emilio fino al 1963, anno della

sua morte. Seguirà il maestro Giovanni Gambone di Bollengo,

e Nugai Pietro fino al 1988. Dal 1989 la direzione della

banda è affidata al maestro Renzo Bosone di Canischio.

Magnino Giacomo, musico dal 1945, è stato il Presidente storico

della Banda fino alla sua scomparsa avvenuta nel dicembre

2007.

Dal gennaio 2008 è presidente della Filarmonica Sparonese

Blessent Elio.

La Banda è formata da circa 35 elementi.

Sito web: www.filarmonicasparonese.it.

E-mail: elio.blessent@libero.it.


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Numero di abitanti: 66

Denominazione: ribordonesi

Superficie: kmq 43,22

Altitudine:

min m 774 max m 3270 s.l.m.

Capoluogo m1023

Distanza da Torino: km 60,60

Festa patronale: Madonna di Prascundù

Municipio: piazza Aurelio Ceresa 1

10080 Ribordone

tel. 0124808865 - fax 0124818935

www.comune.ribordone.to.it

email:

amministrazione@comune.ribordone.to.it

Comuni limitrofi:

Sparone, Locana e Ronco Canavese.

Gruppo di case a Ribordone.

Ribordone

Ribordone si raggiunge da Sparone superandone

l’abitato a destra della statale

460. Si segue per 7 km la strada

pro vinciale che sale la valle laterale del

rio Bordone. All’inizio è stretta, poi si allarga

in una ampia verde conca ricca di

vegetazione dove sorge il Capoluogo (m

1027). Boschi di castagni e faggete sono

a valle mentre pinete e abetaie sorgono

nelle zone più elevate. Degni di nota

sono gli abeti bianchi del “Bosco nero”, il

più bello della valle.

Il territorio di Ribordone inizia a m 774

e finisce a m 3270 con la cima del monte

Gialin al’interno del Parco Nazionale del

Gran Paradiso.

LUOGHI DA VISITARE

Il Castello di Pertica, o Pertia (m 1225),

raggiungibile a piedi in un paio d’ore dal

Capoluogo. Originariamente era una

casa matta su una rupe scoscesa. Una

imponente costruzione a due corpi di

fabbrica con la caratteristica muratura

a spina di pesce affiancati a una torre a

difesa dell’ingresso. Si ritiene sia stata

costruita all’epoca di re Arduino (anno

1020 circa). Ormai sono in stato di abbandono

e degradati. Compare nello

stemma del Comune di Ribordone accanto

al monte Colombo, al rio Bordone

e alle armi dei San Martino e dei Val-


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 28/05/12 01.53 Pagina 68

Ribordone 68

perga. Recentemente, nei pressi, è stato rinvenuto un gran -

de abbeveratoio in pietra, di circa 900 – 1000 litri (in dialetto:

un treu) che si ritiene fosse l’abbeveratoio dei cavalli dell’acquartieramento

militare.

La chiesa di S. Michele Arcangelo nel capoluogo. Ha tre navate

irregolari con la facciate in stile barocco; la torre campanaria

molto suggestiva costruita in pietra locale conserva

le tracce di una antica meridiana. Il fabbricato risale al 1300

in posizione dominante la valle a ridosso del ponte romanico.

Il Ponte romanico accanto al palazzo Comunale è un antico

ponte medioevale in materiale lapideo a scavalco del torrente

in corrispondenza di un orrido naturale impressionante

e suggestivo. Una sorta di ponte levatoio costruito in

quella posizione con funzione difensiva oltre che funzionale.

Un tempo, prima del 1913, (anno costruzione strada carrozzabile)

era l’unico ponte sul rio Bordone e utilizzato da tutta

la valle dai viandanti per andare nella valle Soana.

Il Santuario di Prascondù (m 1321). Al fondo della valle. Ampliato

nel corso degli anni è stato costruito a seguito un

evento miracoloso: l’apparizione della Madonna ad un ragazzino

muto durante il pascolo degli animali. All’interno

della chiesa ampliata nel corso dei secoli è custodita una

icona della Madonna nera di Loreto. Adiacente vi è la ca -

sa/ospizio per i pellegrini e più in alto la cappella della Apparizione.

Il magnin (calderaio) Berrardi era nel pavese a

svol gere il proprio lavoro

di calderaio nomade con

alcuni altri magnin di Ribordone

e con il figlio

A sinistra: il castello

di Pertia.

Sopra: la chiesa di

San Michele Arcangelo.

A sinistra: il ponte romanico.

Sotto: il santuario di

Prascondù..


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 28/05/12 01.53 Pagina 69

69 Ribordone

La Madonna di Prascondù.

Gio vanni di circa 16 anni. Una sera del dicembre 1618, nonostante

i solleciti, il ragazzo si rifiutò di recitare il rosaio assieme

al padre. Questo perse la pazienza e schiaffeggiandolo

ripetutamente lo minaccio “se non vuoi pregare che tu non

possa più parlare”. Il giorno dopo il ragazzo non era in grado

di parlare forse anche per le percosse ricevute. A nulla valsero

le cure dei medici dell’epoca consultati durante il ritorno

a casa. Il padre disperato decise che se il ragazzo fosse

guarito e avesse riavuto l’uso della parola avrebbe fatto un

pellegrinaggio al Santuario della Madonna di Loreto. All’epoca

recarsi a Loreto richiedeva tempo, molto tempo e risorse.

Il viaggio veniva sempre rimandato.

Il 27 agosto 1619 mentre accudiva gli animali al pascolo una

“donna di bianco vestita” circondata da luce abbagliante apparve

a Giovannino e gli ricordò la promessa del padre. Il ragazzo

di corsa tornò a casa e, gridando trafelato, raccontò

la visione della donna luminosa più della luce del sole. Raccontò

la storia ai vicini, la raccontò a tutti quelli che accorrevano

e poi cadendo a terra esausto “più non parlò oltre”.

Si organizzò il viaggio con alcuni amici e parenti.

Arrivarono a Loreto la vigilia di Natale. Nonostante le preghiere

il ragazzo non riusciva ancora a parlare. Sconsolati e

delusi sulla strada del ritorno si fermarono accanto ad un

pilone votivo. Lentamente con fatica il ragazzo riuscì a dire

alcune parole dell’Ave Maria e poi lentamente riuscì a recitare

il rosario e riprese l’uso della parola. Al ritorno i valligiani

a ricordo solenne del miracolo costruirono una piccola

cappella nel punto della Apparizione. Dopo alcuni anni una

slavina la danneggiò e si decise di costruirne un’altra poco

distante in posizione riparata. Negli anni con nuove risorse

e tanto lavoro di fedeli e volontari la cappella fu ampliata

più volte. Oggi è una grande chiesa collegata ad altri edifici

adibiti a ostello. L’ampio sagrato sottolinea l’imponenza leggera

della facciata che risalta particolarmente luminoso

nel le giornate di sole. Recentemente è stata restaurata e so -

no state recuperate le varie decorazioni pittoriche, il coro ligneo

e il pavimento in lose locali.

Il museo della religiosità popolare è posto nelle pertinenze

del Santuario e allestito con audiovisivi dall’Ente Parco Nazionale

del Gran Paradiso. Visitabile gratuitamente nel periodo

estivo raccoglie testimonianze varie su la religiosità

storica e culturale del territorio montano e della valle di Ribordone

in particolare.

ESCURSIONI E GITE

A Talosio vi è il posto tappa della GTA “Grande Traversata delle

Alpi”. Lungo i sentieri indicati dai caratteristici segnali bian -

co-rossi si possono raggiungere alcune zone interessanti e

panoramiche. L’altopiano di Arzola (m 1793) dove a luglio si

festeggia la Madonnina della neve.

Un’escursione all’insegna del mistero è al Pian delle Masche:

luogo di ritrovo delle streghe del Canavese e visitata (si dice)


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 28/05/12 01.53 Pagina 70

Ribordone 70

da Giacomo Casanova alla ricerca di una donna bellissima e

sfuggente che si rivelò essere una masca, una strega. Un altro

itinerario classico e un po’ impegnativo è l’escursione al

mon te Colombo (m 2848) che si raggiunge in 4 ore circa partendo

dalla frazione Schieroglio. Sulla vetta, nel 1933, è stata

posta una croce metallica a ricordo dell’anno santo. Se la

giornata è favorevole la vista spazia dal Monte Rosa al Monviso.

Oppure il lago d’Eugio (m 1860) interessante lago ampliato

con una diga artificiale per costruire un bacino

i do neo allo sfruttamento dell’acqua come risorsa energetica.

Va ricordato l’anello turistico gradevolissima passeggiata su

pista forestale, sentieri e mulattiere adatta alle famiglie. Dal

Ciantel alla frazione Piané su pista forestale fra abeti rossi

e faggete a Schieroglio e Prascondù e Boscalera su sentieri

attrezzati e vecchie mulattiere ripristinate. Stimolanti i

guadi sui vari torrenti che scendono a valle a volte impetuosamente.

Presso la frazione Schieroglio il comune ha predisposto

una parete con area attrezzata per attività di free

climbing con vari gradi di difficoltà. L’alpeggio Oreggie in

spendida posizione panoramica per acquisti di specialità tipiche

dei margari: tome e brus vaccini e caprini. L’alpeggio

del Ciantel del Re (m 1500) costruito per ospitare il re Vittorio

Emanuele II quando nel periodo di caccia soggiornava nella

valle.

Numerosi sono i laghi in quota, incastonati fra dirupi e roc -

ce. Il più grande è il lago gelato ( m 2850) e raggiungibile con

alcune ore di cammino. La superficie è coperta da neve e

ghiaccio per molti mesi l’anno. L’acqua è visibile nel mese di

luglio e inizio agosto.

Si ricorda il concorso canoro per giovani dilettanti “Il Ceresotto

d’oro” a luglio in frazione Ceresa.

La festa della Buleta il tradizionale alimento a forma di palla

a base di polenta abbrustolita con il Brus formaggio fuso. In

genere la seconda domenica di settembre. Per l’occasione si

organizzano balli e canti della tradizione Franco-provenzale.

Il Ciantel del Re.


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 28/05/12 01.53 Pagina 71

71 Ribordone

Festa dell’Apparizio -

ne al santuario di

Pra scondù.

Panorama di Ribordone

nel 1940.

Il 27 agosto si celebra, tutti gli anni,

festa della Apparizione al Santuario

di Prascondù a ricordo dell’evento

miracoloso. Una festa religiosa con

richiami al folklore della tradizione

locale.

In frazione Talosio presso la piazza

principale il bar-trattoria Da Marina

per scoperte gastronomiche locali a

base di salumi, formaggi, polenta e

cacciagione e cucina casalinga.

ASSOCIAZIONI CULTURALI STORICHE

Proloco di Ribordone

Presidente: Oberta Paget Ivo.

Indirizzo: C/o Comune di Ribordone, piazza A. Ceresa n. 1.

E-mail: i.paget@alice.it.

Telefono: 3707071436 - fax:

Circolo Culturale “Gran Baita Marco Ceresa”

Presidente: Walter Sandretto.

Indirizzo: Frazione Ceresa n. 35, 10080 Ribordone.

Telefono: 3478529707 - Fax:

E-mail: walter.sandretto@alice.it.

Circolo Ricreativo Frazione Verlucca

Presidente: Pasqualone Renato.

Indirizzo: viale Losego n. 45, 10086 Rivarolo Canavese.

Telefono: 3408274657

Principali eventi organizzati dalle associazioni

PROLOCO

Camminamangiando: passeggiata lungo sentieri ombrosi con

supporto fastronomico.

Picnic in alpeggio: escursione all’alpeggio Oreggi il 4 agosto e all’alpeggio

Ciantel del re il 19 agosto.

Escursioni adatte alle famiglie. Mese agosto.

Festa dell’Apparizione al Santuario di Prascundù

(27 agosto e 2 settembre).

Sagra della Buleta

(9 settembre).

CIRCOLO CULTURALE

“GRAN BAITA MARCO CE-

RESA”

Manifestazione canora

“Il Ceresotto d’Oro”

(8 luglio 2012).

CIRCOLO RICREATIVO

FRAZIONE VERLUCCA

Festa Religiosa di Santa

Maria Maddalena

(4 agosto 2012).


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.15 Pagina 72

Numero di abitanti: 271

Denominazione: alpettesi

Superficie: kmq 5,65

Altitudine: m 957 s.l.m.

Distanza da Torino: km 50

Festa patronale: Santi Pietro e Paolo

Municipio: via Senta 22

10080 Alpette

tel. e fax 0124809122

www.comune.alpette.to.it

email Assessore Cultura:

franco.bosio@tiscali.it

Biblioteca: via Senta

(specializzata in storia locale)

Comuni limitrofi: Pont Canavese,

Cuorgnè, Canischio e Sparone

Cartolina di Alpette anni ‘30.

Alpette

CENNI STORICI

Il paese fu anticamente un insediamen -

to celtico preromano come si deduce

dall’interpretazione di alcuni toponimi.

La leggenda dice essere stato un “pagus”

romano e che vi fu il passaggio di San

Martino, venuto a comporre le liti con

Canischio causate dallo sfruttamento

dei pascoli. Ancora oggi, in effetti, ci so -

no le “Rocche di San Martino”, ai confini

con il comune di Canischio. L’imperatore

Barbarossa, pare fece distruggere

un convento di monaci nei pressi della

località Canavis. Poco si sa del periodo

medievale perché gli alpettesi erano

con siderati cittadini e parrocchiani di

Cuorgné, Pont o Sparone. Il primo documento

in latino che cita “Alpetae”, nel

1466, è nell’archivio comunale di Cuorgné

mentre la dizione in volgare “Le Alpete”

è riportata negli statuti di Pont nel

1562. È chiara l’etimologia da “alp”, radice

di origine celtica, che significa “pascolo

d’alta montagna con abitazioni di pastori”,

da cui anche derivò il termine “Alpi”. In

dialetto locale Alpette si dice “Ij Alpëtte”.

Come scrive il Bertolotti nelle sue “Passeggiate

nel Canavese” (1873) già nel XVI secolo

era forte il desiderio di autonomia

della popolazione locale. Nel 1609 Alpette,

uno dei sei cantoni di Pont, ottenne

di staccarsi dalla sua pievania

con decreto vescovile del 26 luglio. Nel


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.15 Pagina 73

73 Alpette

Panorama di Alpette..

Un magnin.

1622, Pont che non voleva l’autonomia amministrativa di Alpette

pagò al governo 200 ducatoni d’oro ma nel 1773, dopo

anni di proteste, la popolazione di Alpette ottenne l’indipendenza

rimborsando a Pont la somma spesa. Dopo 200 anni,

nel 1974, ad Alpette si ricordò tale avvenimento con una

grandiosa “Festa del Piemont”. Pare che verso il 1630, con l’arrivo

di un’epidemia di peste, venne costruito un lazzaretto in località

Senta. Visto l’elevato numero di morti da allora invalse

l’uso di aggiungere al cognome del padre quello della madre

per ricordare i defunti. Così, sembra, ma non è certo, nacque -

ro i numerosi cognomi doppi delle famiglie del luogo. I Ceretto

divennero Ceretto Castigliano, Ceretto Deina, Ceret to

Brach, Ceretto Gianon ecc. ecc. I Sereno si divisero in Seren

Pioc ca, Seren Tha, Seren Bernardone, Seren Gay ecc. ecc. Per

quanto concerne le attività economiche e produttive le Valli

Orco e Soana fin dal XV secolo erano sede di un’importante

metallurgia del rame. A partire dal XVI secolo sono segnalate

miniere di rame (la più nota quella di Vasario nel vallone di

Ribordone) e fucine (a Sparone). Già in quell’epoca è segnalata

la produzione e lo smercio di recipienti di rame ad opera

dei magnin, venditori ambulanti di paioli che si spostavano

in tutto il Nord Italia e persino all’estero. In particolare ad Alpette

le alpi, come dice il nome, erano piccole, i prati e i campi

coltivati erano più miseri rispetto ad altri paesi più ricchi

dal punto di vista agropastorale. Ciò, giocoforza, contribuì

allo sviluppo delle attività dei battilastra

(o paiolai) e dei magnin che

emigravano nei mesi invernali a

vendere stoviglie. L’artigianato del

rame rimase fiorente fino verso il

XIX secolo ma anche nel XX secolo

la grande manualità dei battilastra

di Alpette venne sfruttata nel -

le officine di carrozzeria della FIAT.

Per salvaguardare e tramandare

l’artigianato del rame delle valli

Orco e Soana nel 1983 venne inaugurata

la Scuola del Rame di Alpette

e nel 2005 l’Ecomuseo del

Rame. Importante per le valli e per


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.15 Pagina 74

Alpette 74

Alpette fu il cotonificio di Pont Canavese. Aperto agli inizi del

XIX secolo ebbe il suo massimo fulgore nella seconda metà

dell’Ottocento. Lo stabilimento venne chiuso nel 1964. Esso

impegnava soprattutto maestranze femminili. Molte donne

di Alpette vi lavoravano usufruendo della comoda mulattiera

che ancor oggi collega Alpette con Pont. Verso la fine

dell’Ottocento l’Italia e quindi anche Alpette patì una grave

crisi economica a causa della sovrapproduzione delle merci.

La depressione economica determinò un grande flusso migratorio.

Molti valligiani si recarono a lavorare all’estero, soprattutto

negli Stati Uniti, come minatori. Da quell’epoca

Al pette cominciò a farsi apprezzare come mèta turistica.

Già il citato Bertolotti nel 1873 riferisce che abitanti di Torino

erano fuggiti ad Alpette (“ove spira ottima aria” dice) per evitare

un’epidemia di colèra e che da “allora in poi qualche famiglia

vi viene a villeggiare”. Tra i personaggi illustri che frequen

tarono il paese si ricorda la Regina Margherita di Savoia,

moglie di Umberto I e la Regina Elena di Montenegro,

moglie di Vittorio Emanuele III. Anche lo scrittore Emilio Salgari

per alcuni anni, agli inizi del Novecento, trascorse ad Alpette

le sue villeggiature. Il boom turistico Alpette lo vide a

partire dal 1964 quando venne asfaltata la comoda strada

carrozzabile da Cuorgnè. Negli anni ‘70 del Novecento vi furono

costruite molte seconde case. Sull’onda dell’entusiasmo

scaturito dall’interesse turistico suscitato da questo paese

a Torino e in Canavese vennero realizzati lo skilift in frazio -

ne Nero, campi di bocce, un campo da calcio, un campo da

tennis, aree di gioco per bambini, aree per il picnic, un campo

per il calcetto ecc. ecc. Una data importante della storia di

Al pette fu il 1971 quando il nuovo parroco Don Giovanni Capace,

trasferitosi da Fornolosa, portò con sé il suo telescopio.

L’anno successivo, con l’interessamento del Comune, gli ven -

ne costruito un osservato rio nei pressi della canonica che

per anni fu meta di migliaia di astrofili. Nel 1974 Don Capace

acquistò un nuovo telescopio più grande che, quando nel

1987 il parroco per moti vi di salute sospese le osservazioni,

venne trasferito sopra il palazzo municipale. Nel febbraio

1990 le tre reti RAI trasmisero da Alpette l’eclisse totale di

Il telescopio dell’osservatorio

e il Polo a -

stronomico.


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.15 Pagina 75

75 Alpette

Barba Tëch.

L’ecomuseo del rame

e alcuni degli 800

ma nu fatti esposti.

luna. Tra le personalità più illustri del paese è da citare il mitico

comandante partigiano Battista Goglio, detto Titàla

(1894-1944), medaglia d’argento al valor militare, protagonista

della Resistenza canave sana. Espressione di un certo spirito

popolaresco, estroso e geniale fu Battista Goglio, detto

Barba Tëch (1898-1985). Cantautore, attore estemporaneo,

esperto di tradizioni locali, fu anche amministratore comunale.

Arguto oratore, era sempre pronto a trovare la battuta

giusta nel momento più opportuno. La sua vita ispirò un romanzo

di Angelo Paviolo, “Battista dei mirtilli”. In conclusione

si trascrive un’osservazione del già citato Bertolotti, tratta

dalle sue “Passeggiate nel Canavese”. Dice in fondo al capitoletto

dedicato a questo Comune, dopo aver citato un valente pittore

alpettese Costantino Sereno e il fratello Federico, Segretario

Particolare del Re:«Con piacere registro tali notizie nel mio

lavoro sul Canavese, servendo esse sempre più a confermare che in

esso non vi ha quasi piccolo villaggio, da cui non sia uscita qualche

famiglia, illustre per nobiltà o per ingegno de’ suoi figli».

L’ECOMUSEO DEL RAME

All’inizio del paese sulla sinistra (via Sereine 1) si trova l’Ecomuseo

del Rame, nato per iniziativa del Comune per ricordare

il mestiere anticamente più diffuso ad Alpette e nelle

Valli Orco e Soana, quello del ramaio (“magnin”). Il museo, certificato

Herity, aderisce al progetto “Cultura Materiale” della

Provincia di Torino, nato per sviluppare una rete ecomuseale

che fa cardine sul riconoscimento identitario di una

comunità con il proprio territorio. Contiene circa 800 pezzi

(soprattutto vecchi oggetti in rame di uso domestico ma

anche arnesi per la lavorazione del metallo e oggetti di uso

contadino). É presente un laboratorio attrezzato per la lavorazione

del rame con possibilità di prove pratiche. Il visitatore

si può avvalere di personale del posto preparato per

spiegare tutte le fasi della lavorazione del rame e di una saletta

adiacente in cui vengono proiettati filmati inerenti all’argomento.

Ogni anno è al centro della “Festa dei Magnin” che

ha luogo la terza domenica di luglio. Nel periodo estivo è


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.15 Pagina 76

Alpette 76

aperto tutti i giorni festivi, nella rimanente parte dell’anno

solo su prenotazione telefonando in Comune o consultando

le indicazioni presenti sul sito internet del Comune di Alpette

(www.comune.alpette.to.it).

Referente: Osvaldo Marchetti, tel.: 3405369599,

email: osvaldo.marchetti@fastwebnet.it.

LA CHIESA PARROCCHIALE

La chiesa parrocchiale dedicata ai Santi Pietro e Pao lo si

trova in Piazza Goglio. Essa venne costruita in sei mesi, nel

1864, su quella pre cedente molto più piccola. Nell’occasione

venne alla luce l’affresco attribuito dal Bertolotti (Passeggiate

nel Canavese,

1873) a Gaudenzio

Fer rari da Valduggia,

all’epoca datato

1514. In realtà in ba -

se a recenti studi

com parati di Stefania

Crepaldi (Canavèis

n. 18/2010-11) pa re

risalga ai primi anni

del Seicento, opera

di un artista itinerante

di un cer to valore

che “continuava

a proporre i modelli

lombardo piemontesi

premanieristi”. L’affresco si trova in fondo alla chie sa, a forma

di volta, con al centro la Vergine e il Bambino e ai lati i Santi

Michele Arcangelo e Pietro, sulla sinistra, mentre sull’altro

lato si vedono San Giovanni Battista e Sant’Antonio Abate.

In alto la scena dell’Annunciazione in cui è no tevole lo sfondo

di cielo azzurro oltre la balconata, con al centro l’immagine

di Dio. Pregevole l’esecuzione della Madonna e del Bambino

nudo e graziosa la raffigurazione degli angioletti che reggono

la corona della Vergine. Nella navata sinistra, in fondo,

è visibile un pregevole fonte battesimale

in legno scolpito risalente al 1763. Degne

di nota sono altresì quattro vetrate a colori

opera dell’artista pavese Padre Costantino

Ruggero (1998). Oltre la chiesa

parrocchiale ricordiamo la cappella di

San Rocco, all’entrata del paese, con affreschi

del 1630 sulla facciata, quella della località

Musrai, dedicata alla Madonna

del la Neve, quella di San Giacomo ai Ceritti,

quella dell’Immacolata Concezione a

Serai e quella di San Domenico nella frazione

Nero. Ogni anno le ricorrenze religiose

sono celebrate con festeggiamenti

organizzati con la collaborazione dei comitati

di borgata.

La chiesa Parrocchia -

le e l’affresco.

Particolare dell’affresco.


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.15 Pagina 77

77 Alpette

In alto il polo astronomico,

qui sopra l’i nau -

gurazione del planetario

e a destra una

ve duta dell’interno.

IL POLO ASTRONOMICO

Il polo astronomico “Don Giovanni Capace”

è costituito dall’osservatorio e dal

planetario. L’osservatorio si trova sulla

parte più alta del palazzo municipale

(via Senta 22), il planetario a poca distanza

da esso in una piazzetta vicina.

La cupola dell’osservatorio misura circa

5,5 metri. Il telescopio principale è dotato

di un riflettore Ritchey-Chretien

del diametro di 60 cm in grado di scorgere

astri più deboli del pianeta Plutone.

Il telescopio principale è afffiancato

a altri due rifrattori, un acromatico

ed un apocromatico. Sono strumentazioni

ideali per osservare oggetti

celesti della nostra galassia come pianeti,

nebulose, ammassi stellari ed altre

galassie più lontane. Il planetario, inaugurato nell’ottobre

del 2010, ha la possibilità di accogliere 54 visitatori per volta.

Esso consente di osservare la sfera celeste e i suoi fenomeni

proietta ti sulla cupola anche durante il giorno e con qualsiasi

condi zione climatica ed atmosferica. Scopo principale

dell’attività del Polo Astronomico è la divulgazione della materia

scientifica attraverso l’organizzazione di osservazioni

e visite guidate, di conferenze, seminari e “star party”. L’attività

è diretta a tutti coloro che vogliono avvicinarsi all’astronomia,

con particolare riguardo ai ragazzi della Scuola

Primaria e Secondaria. Per maggiori informazioni contattare

il Comune di Alpette (tel.: 0124809122, fax: 0124809122,

www.comune.alpette.to.it).

ASSOCIAZIONI CULTURALI

ANPI Sezione di Alpette

Nelle sue attività la locale sezione ANPI si ispira all’esempio

del comandante partigiano Battista Goglio (Titala). Alpettese

di nascita egli cadde eroicamente in combattimento

nella battaglia di Ceresole l’11 agosto 1944. É diventata famosa

la sua frase «Voi fascisti bruciate le case ma l’ideale è come la pietra


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.15 Pagina 78

Alpette 78

e la pietra non brucia». E facendo riferimento

costantemente agli ideali

della Resistenza e della Democrazia

l’associazione ha organizzato in passato

l’incontro con Monsignor Bettazzi,

lo spettacolo teatrale che ha

ri cordato la tragedia della Galisia, la

commemorazione del comandante partigiano ed insigne

uomo politico Ugo Pecchioli e molto altro ancora. L’associazione

ritiene che tutte le manifestazioni culturali che portino

a promuovere l’dea di giustizia sociale contribuiscano

anche a difendere quegli ideali che sono presupposto essenziale

e cardine della nostra Costituzione.

Presidente: Osvaldo Marchetti tel.: 3405369599,

www.comune.alpette.to.it.

ASSOCIAZIONE TURISTICA PRO LOCO ALPETTE

Associazione di volontari che promuove e valorizza

la cultura, lo sport, l’enogastronomia, le

tradizioni popolari, gli antichi mestieri di Alpette,

autentiche risorse proposte all’esterno

per incrementare il turismo locale. Essa collabora

con l’amministrazione comunale per l’organizzazione

di ritrovi conviviali, rappresentazioni

musicali e artistiche durante la Festa Patronale,

la Festa di Ferragosto e le altre Feste delle

borgate per mantenere vive le tradizioni del paese.

Essa è disponibile a cooperare con la Comunità Montana e

con le altre Pro Loco delle Valli Orco e Soana per far conoscere

il territorio di cui Alpette fa parte. Anche a tale scopo

l’associazione ritiene strategica la sua partecipazione a “Paesi

in città. Pro Loco in festa” che ha luogo ogni anno, ad ottobre, a

To rino, importante occasione per riaffermare la propria

identità montanara.

Sede: via Senta 22 Alpette. Presidente: Isolina Cappellone,

tel.: 3479234839, fax 0124441701, email:

proloco.alpette@virgilio.it www.comune.alpette.to.it.

ASSOCIAZIONE CULTURALE TO LOCALS

L’associazione dal 2005 ha organizzato concerti di oltre 250

band musicali italiane e internazionali. Organizza Alpette

Rock Free Festival, meeting musicale con entrata, camping

e WIFI gratuiti a 1000 m s.l.m. ARFF si svolge l’ultimo weekend

di luglio e ha visto come headliner Linea77, Bugo e Persiana

Jones. Presidente Nicolò Berta. www.tolocals.com

www.facebook.com/alpetterockfestival

Sede: Via Villa 3, 10080 Alpette.


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.15 Pagina 79

Numero di abitanti: 1613

Denominazione: locanesi

Superficie: kmq 132,74

Altitudine: dai m 600 del Capoluogo,

La Villa, ai m 3692 s.l.m.

della Torre del Gran Pietro

Distanza da Torino: km 62

Festa patronale:

Madonna del Cantellino

Municipio: via Roma 5

tel. 0124813000 - fax 012483321

www.comune.locana.to.it

www.itineranet.it/locana

Biblioteca: via Roma 5

tel. 0124813000

email: biblioteca.locana@alice.it

Ufficio Turistico: piazzale ex Casermette

tel. 0124839034 - fax 0124839328

numero verde: 800.66.66.11

Comuni limitrofi: Noasca, Ribordone,

Ronco, Sparone, Cantoira, Chialamberto,

Coassolo, Cogne (AO), Corio

e Monastero di Lanzo.

Locana

CENNI STORICI

Secondo il famoso glottologo Giandomenico

Serra (1885-1958), originario di

Locana il cui monumento funebre è ancora

visitabile presso il cimitero del

paese, il nome LOCANA deriva dal celtoligure

Leuc-anna, con riferimento all’imponente

sperone montuoso che domina

il paese. I primi cenni storici su Loca -

na sono da ricercarsi nel 1185 quando i

conti di Valperga e di San Martino intrapresero

un’aspra disputa con l’inten -

to di aggiudicarsi il controllo sulla vallata.

I dissidi tra nobili proseguirono a

lungo, tanto da spingere gli abitanti di

Locana e dell’alta Valle Orco a prendere

parte all’insurrezione dei Tuchini contro

i soprusi della nobiltà, ed anche

quan do la rivolta fu sedata le rappresaglie

contro le prepotenze dei feudatari

continuarono nell’alta valle fino al 1448,

quando l’autorità indiscussa e violenta

dei Savoia si impose sulle popolazioni

valligiane. Da sempre Locana con le sue

92 frazioni rientra a pieno titolo tra i

primi comuni in Italia per numero di

borgate e addirittura nel 1827 aveva ottenuto

la denominazione di città con i

suoi oltre 6000 abitanti.

Tradizionalmente il centro del paese è

chiamato: La Villa, ossia Città, originariamente

furono gli abitanti delle bor-


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.15 Pagina 80

Locana 80

gate a coniare la dicitura, per

distinguere il capoluogo rispetto

al circondario, ma nel

corso del tempo il termine si

è mantenuto ed diffuso,

giungendo fino ai giorni nostri.

Il territorio di Locana

può contare su un’importan -

te disponibilità idrica, grazie

alla presenza di importanti

corsi d’acqua come l’Orco, di

innumerevoli torrenti che in

esso confluiscono e di grandi

bacini idrici in quota, tanto da spingere nel 1929 l’AEM, A -

zienda Elettrica Municipale, ad utilizzare questa importante

risorsa naturale con la realizzazione di imponenti impianti

idroelettrici con due importanti centrali presso le frazioni

di Rosone e Bardonetto.

CHIESE SANTUARI E CAPPELLETTE VOTIVE

Nel Comune di Locana è possibile visitare alcune caratteristiche

Chiese e Santuari, rese ancor più suggestive dal contesto

storico-culturale e naturale nel quale sono inserite, in

particolare presso le frazioni. Di seguito sono ricordate le

principali, ma ogni borgata possiede una propria cappella

ricca di fascino e di storia.

Chiesa parrocchiale di ‘San Pietro in Vincoli’, situata in Locana

Capoluogo;

Santuario della ‘Madonna del Cantellino’, situata in Locana

Capoluogo;

Santuario della ‘Madonna delle Grazie’, situata in Fraz. Gurgo;

Chiesa di San Giuseppe in Rosone e di San Michele in Fornolosa;

Santuario di ‘Sant’Anna’, situata in Fraz. Meinardi.

Chiesa di San Pietro in Vincoli

Si tratta della Chiesa patronale del capoluogo

ed è databile intorno all’anno 1300.

L’ar chitettura esterna rispetta perfettamente

lo stile romanico del periodo con le

aperture, bifore, ricavate da un tipo di roccia

locale, il micascisto. All’interno la Chiesa è

strutturata su tre navate, riprendendo probabilmente

le forme del precedente luogo

di culto su cui poggia, sia la facciata, sia le

decorazione interne sono di chiaro gusto

barocco risalenti al seicento.

Santuario della Madonna del Cantellino

È la seconda Chiesa del capoluogo, presso la quale ogni anno,

la prima domenica di settembre, viene celebrata la festa patronale

del paese. La struttura è rettangolare, su due navate

e preceduta da un porticato poggiante su pilastri quadrati

Centrale di Rosone.

Chiesa di San Pietro

in Vincoli.


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.15 Pagina 81

81 Locana

Chiesa della Madon -

na del Cantellino.

Chiesa della Madon -

na delle Grazie al Gur -

go (qui accanto),

San tuario di Sant’An -

na a Meinardi (a destra).

Cappelletta votiva

in frazione Molera.

con archi a tutto sesto. Sul tetto a lose è posizionata

una statua della Madonna con il Bambino,

mentre su un angolo emerge un campanile realizzato

in muratura di mattoni a vista.

Chiesa della Madonna delle Grazie al Gurgo

Il Santuario sorge in località Gurgo su uno sperone

di roccia a picco sull’Orco. La struttura è ad

aula unica su pinta rettangolare ed è realizzata

in muratura tradizionale con pietra a vista, fatta

eccezione per la facciata dove campeggia un elegante

mosaico, mentre dal tetto in lose una statua

in terracotta della Madonna con il Bambino

veglia sulla frazione.

Santuario di Sant’Anna a Meinardi

Il Santuario dedicato sorge in località Meinardi, a 1480 metri

di altezza su un terrazzamento ottenuto in parte con la costruzione

di fornici che sorreggono la soletta del sagrato.

L’edificio è strutturato con un’unica area rettangolare con

l’abside semicircolare, è intonacato all’interno, nel sottoportico

e sugli elementi decorativi di facciata, mentre all’esterno,

davanti alla facciata, è presente un sagrato coperto.

Il tetto é coperto in lose e sul lato sinistro dell’edificio é presente

un basso campanile a pianta quadrata. Il Santuario è

da sempre meta di pellegrinaggio durante la prima settimana

di agosto, attraverso la mulattiera che dalla frazione

Nora, in prossimità della località Fey, sale lungo il pendio

della montagna fino a raggiungere i Meinardi.

Cappellette votive

Camminando lungo i tanti sentieri che dal centro del

paese portano alle frazioni è possibile imbattersi

nelle Cappellette votive posizionate a lato del percorso.

Un tempo era diffusa l’abitudine di realizzare i

piloni votivi per rispettare un fioretto, per santificare

un Santo ed ogni viandante passando davanti rivolgeva

un pensiero o una richiesta all’immagine sacra.

Oltre ad un profondo valore socio-culturale alcune

Cappellette hanno rivelato un certo interesse arti-


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.15 Pagina 82

Locana 82

stico, come nel caso delle costruzioni a forma di abside presenti

sul sentiero dalla località Gavie conduce alla Chiesa in

frazione Molera.

CENTRO VISITATORI DEL P.N.G.P.

Antichi e nuovi mestieri della Valle Orco.

Il Comune di Locana ospita, presso la Chiesa sconsacrata

di San Francesco in via Roma, il Centro

visitatori del Parco Nazionale del Gran Paradiso

aven te come tema centrale il lavoro all’interno

di una comunità alpina, il legame

tra i mestieri ed il territorio viene descritto

attraverso nuove soluzioni interattive che

ricostruiscono due luoghi di lavoro tipici del

passato: la casa di montagna, dove avviene

la lavorazione del latte e la casa di città, dove

svolge la sua attività lo spazzacamino. Inoltre è possibile

sempre all’interno del centro visitatori, osservare il plastico

di una centrale idroelettrica (Telessio) costruita

all’interno del Parco. Per facilitare l’accesso al materiale

informativo riguardante l’AEM sono state attivate quattro

postazioni informatizzate con cui è possibile visionare la documentazione

sugli impianti.

Monumento in ricordo

degli Spazzacamini in località Giroldi

L’opera, realizzata dello scultore Eliseo Salino

di Albissola, è stata inaugurata il 3 luglio 1977

e raffigura un giovane spazzacamino inten -

to a gridare “Spaciafurnel” per richiamare l’attenzione

e vendere il proprio lavoro, come si

usava fare all’epoca. Il piedistallo riproduce

fedelmente il comignolo di una casa e poggia

su una base ricoperta in lose che richiama la

tradizionale copertura dei tetti. Il monumen -

to, dedicato a tutti coloro che in passato dovettero

lasciare le loro famiglie per dedicarsi

a questo ingrato mestiere, è stato realizzato

sulla base delle testimonianze storiche dello

Spazzacamino Cav. Giovanni Battista Sola.

LA CASAFORTE DEI PIANIT

Negli boschi sopra Praie a 672 m, si trova la frazione Pia nit

conosciuta per la presenza di una singolare casa medievale

abbellita da un elegante paramento a conci squadrati di architettura

romanica. L’abitazione destinata ad uso civile è

suddi- visa in due parti e posizionata su due piani. Ognuna

delle due porzioni di casa, nella sua strutturazione originale,

disponeva di una sola porta di ingresso al piano terra e l’accesso

al piano superiore era garantito da una scala interna

in legno. Nella parte inferiore della struttura invece sono

presenti i caratteristici crutin scavati nella roccia e con

acqua corrente, uno dei quali venne realizzato alla base di

Antichi e nuovi mestieri

della valle de l -

l’Orco.

Monumento agli spa -

ciafurnel in località

Giroldi.


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.15 Pagina 83

83 Locana

La casaforte dei Pianit.

Il ponte romanico di

Chironio.

una grande lastra sottoescavata poco distante dall’edificio

primario. Nel 1982 presso l’abitazione sono state recuperate

dal dottor Marco Cima, due tegami in terra cotta arrossata,

a parete sottile oggi esposti presso il Museo Archeologico di

Cuorgnè.

PONTI ROMANICI

Seguendo il sentiero lungo il Rio Vallunga in Fraz. Vernè, a

circa 200 m. dalla partenza si incontra il primo ponte ad

arco settecentesco, si notevole interesse storico. Risalendo

la mulattiera si raggiunge prima Chironio e proseguendo

oltre il centro abitato si trova il secondo pittoresco ponte

ad arco, collocato accanto ad una grande conca naturale che

accoglie una suggestiva cascata.

I “CICIU” DI VESOLO (1120m)

Spuntano dal terreno ed hanno una caratteristica forma a

fungo, sono i Ciciu: blocchi di pietra, come tozze colonne di

conglomerato argilloso, sormontate da larghi massi di

gneiss. Il nome significa pupazzo e si riferisce ovviamente al

loro aspetto goffo e poco slanciato, che li rende simili a

grandi funghi o a piccoli uomini infagottati. A causa del loro

aspetto insolito sono da sempre al centro di dicerie e credenze:

i ciciu si formerebbero improvvisamente durante la

notte per la bizzarra volontà delle masche; sarebbero quan -


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.15 Pagina 84

Locana 84

to rimane di un sabba di streghe dopo un

uragano che interruppe all’improvviso un

rito magico; si tratterebbe di piccoli gnomi

che durante alcune notti prendono vita. In

realtà niente di magico, i ciciu sono semplicemente

il frutto di un particolare fenomeno

erosivo prodotto dall’acqua prove

niente da un deposito di origine glaciale.

È possibile raggiungerli partendo da Roncore

Superiore, attraversando il Rio Eugio

e proseguendo verso Vesolo.

BIBLIOTECA CIVICA SALVATORE GOTTA

La Biblioteca Civica è stata inaugurata il 10

maggio 2008 ed intitolata alla memoria di

Salvatore Gotta (1887- 1980), originario di

Montalto Dora, fu per tutta la vita fortemente legato a Locana

dove frequentò la scuola elementare e trascorse il periodo

estivo. Fu autore di molte importanti opere, una fra

tutte Il piccolo alpino, il suo capolavoro, e scelse di ambientare

e dedicare Il volto del mio Paese, un altro suo famoso

scritto, a Locana che gli riconobbe la nomina di cittadino

onorario nel 1967. La Biblioteca dispone di una vasta gamma

di libri dedicati alla montagna e all’alpinismo, alla storia ed

alle tradizioni locali, propone inoltre un’ampia letteratura

contemporanea per adulti e bambini e mette a disposizione

gratuitamente due postazioni internet.

Associazione Culturale Pratolungo&Dintorni

Nel marzo 2007 nasce l’associazione culturale Pratolungo &

Dintorni.

La prima sagra del miele a Pratolungo si è svolta nel luglio

2007 in collaborazione con il Comune di Locana, l’Aspromiele

Piemonte, la Regione Piemonte e la Provincia di Torino.

La sagra del miele si colloca nella terza settimana di luglio,

la settimana del miele.

I “ciciu” di Vesolo.

Biblioteca Civica Salvatore

Gotta.


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.15 Pagina 85

85 Locana

Dal 2011 Locana viene riconosciuta

Città del Miele dalla stessa Associazione

delle Città.

Nel 2012, i giorni del miele di Pratolungo

saranno dal 18 al 22 luglio.

Tel. 0124/83554 -

cellulare 347/5787202.

e-mail:

pratolungoedintorni@gmail.com.

Sito web:

www.pratolungoedintorni.it.

COMITATO PRO-SANTUARIO SANT’ANNA MEINARDI

Il Comitato Pro-Santuario di Sant’Anna Meinardi fu fondato nel

1982 dai ragazzi della valle, anno in cui il Santuario, situato

nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, aveva ormai raggiunto

uno stato di completo abbandono, ma che in 30 anni

ha saputo ridargli vitalità e splendore .

COMITATO SPAZZACAMINI VALLE ORCO

Il Comitato Spazzacamini della Valle Orco fu fondato dal Cav.

Giovanni Battista Sola.

Tra le varie attività, fece costruire il monumento dedicato

agli spazzacamini in Fraz. Giroldi e il piccolo museo privato

in Fraz. Davioni.

IL GRUPPO LOCANA FOLK

Il Gruppo Locana Folk, nato nel gennaio 1989, è composto da

otto coppie di ragazzi di età compresa fra i venti e i trent’anni

e dal complesso musicale composto da vari strumentisti.

L’attività è iniziata con la ricerca e la riscoperta dei

costumi locali sulla base di reperti e di foto d’epoca. Il

Gruppo ha proseguito con l’apprendimento delle danze popolari

e dei canti locali atti a far conoscere la valle dell’Orco,

la sua storia e le sue tradizioni. Il Gruppo presenzia ai vari

raduni dei patoisants delle valli alpine, Piemontesi e Valdostane.

Presente anche in Francia e in Svizzera . Lo scopo del

Gruppo è far sì che il patrimonio culturale delle nostre valli

non vada perduto o dimenticato, affinchè la tradizione e la

storia continui a rimanere nel cuore di tutti.

IL GRUPPO MASCHE D’CAMBRELLE

Il gruppo MASCHE D’CAMBRELLE nasce per riportare in auge

una tradizione di valle, cioè la credenza che vuole la frazione

di Cambrelle di Locana sede di potenti e volubili masche, capaci

di trasformarsi in animali per ingannare il prossimo. Il

gruppo si avvale d’antiche storie locali, talvolta rappresentandole

teatralmente ed esegue il suo sabba, l’antica e rituale

danza circolare attorno al fuoco.

GRUPPO ALPINI DI LOCANA

Finito l’ultimo conflitto Mondiale i reduci si incontravano

all’osteria parlando di fondare un Gruppo Alpini a Locana.


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.15 Pagina 86

Locana 86

L’inverno del 1956 grazie all’iniziativa di alcuni reduci fecero

la prima Assemblea e fu eletto primo Capogruppo Gotta

Amabile (classe 1910) che fondò con dei soci il primo Direttivo,

mandato che durò fino al 1967. Nel gennaio 1968 subentrò

il secondo Capogruppo, il Cav. Nardi Agostino (classe 1917)

sergente maggiore del Battaglione di Ivrea.Il 7 gennaio 2001

subentrò il cav. Michelotti Giovanni, ancora oggi in carica.

PRO LOCO DI LOCANA

La Pro loco è attiva nella promozione del territorio, nel potenziamento

turistico e nella valorizzazione della cultura

locale, con l’intento di mantenere vivo il paese proponendo

un ambiente sereno e rendendo Locana una meta apprezzata

ed un posto piacevole dove vivere. La tradizione, la natura,

il paesaggio ed un’ottima cucina, consentono di

proporre iniziative indirizzate alla valorizzazione del patrimonio

locale: la Festa della Montagna a giugno, la Sagra della

Toma d’Alpeggio a luglio, la festa titolare della Madonna del Cantellino

a settembre, la rassegna Teatrale in primavera e autunno,

Estate ragazzi nel periodo estivo. Con la collaborazione

dell’ACAL (Associazione Commercianti - Artigiani Liberi professionisti

e Lavoratori Autonomi) il Presepe Vivente. E l’ultima

settimana di dicembre la festa degli anniversari di

Matrimonio.


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.15 Pagina 87

Numero di abitanti: 185

Denominazione: noaschini

Superficie: kmq 78,15

Altitudine: m 1062 s.l.m.

Distanza da Torino: km 75

Festa patronale:

Santa Maria Assunta

Municipio: via Umberto I n. 1

tel. 0124901001 - fax 0124901074

www.comune.noasca.to.it

email: cnoasca@eurexnet.it

comunenoasca.to@pec.it

Comuni limitrofi:

Ceresole Reale e Locana

L’ingresso di Noasca con al fondo

la sua famosa cascata.

Noasca

CENNI STORICI

E LUOGHI VISITABILI

Noasca è un comune della Valle Orco, tra

Locana e Ceresole Reale; si raggiun ge

proseguendo sulla ex statale 460. Il capoluogo

collocato a una quota di 1062

metri, dominato dalla parete rocciosa

da cui si getta il rio Noaschetta con una

spettacolare cascata definita a fine settecento

dal Cavalier Napione “una delle

più belle delle Alpi, sia per il suo volume d’acqua

sia per la sua altezza perpendicolare”. Il

toponimo pare avere secondo il Bertolotti

origini celtiche e significare “luogo

di pascoli vicino ad acque scorrenti dai colli”.

Sorgenti, corsi d’acqua, cascate, laghetti

e ghiacciai costituiscono infatti il patrimonio

di rara bellezza che conferisce a

questa località un fascino unico. Le più

antiche tracce umane sul territorio con -

sistono in resti di abitazioni rupestre in

frazione Verdetta dove furono rintracciati

frammenti vascolari e una punta

di freccia trovata a Frandin nel Vallone

del Roc, oggetti che sono oggi esposti

nel Museo Archeologico del canavese di

Cuorgnè. Con ogni probabilità l’insediamento

di Noasca risale, nelle sue localita’

piu’ rappresentative, all’alto Medio Evo,

anche se qualcuno ipotizza più antiche

origini celtiche o roma ne.

Riscontriamo le prime tracce storiche

in un documento del 1142 quan -

do il Conte Guidone di San Martino

in occasione delle Crociate cedette

la Chiesa di S. Maria Assunta e il boro

annesso alla Chiesa del Santo Sepolcro

di Gerusalemme.

L’attuale edificio della Chiesa, dedicato

a S. Maria Assunta, risente dei

rimaneggiamenti promossi nel 1865

da Don Francesco Roscio ma conserva

tracce medioevali. Il catino del

coro, il presbitero dalla volta a botte,

l’abside ed il campanile sono interamente

costruiti in pietra e testimoniano

origini romaniche.

Di origini medioevali anche la Chie -

sa di Balmarossa dedicata inizial-


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.15 Pagina 88

Noasca 88

mente a San Nicola e poi a San Bernardo risalente al trecento,

fornita di dignità parrocchiale e probabilmente antico

ospizio per i pellegrini su un tracciato secondario della

Via Francigena che utilizzava il passo della Galisia per raggiungere

la Francia. Può certamente valere una visita anche

il santuario della Madonna del Truc raggiungibile dalla frazione

Ierener, distrutto da una valanga nel 1843 e poi ricostruito

nel 1847. La cappella nacque secondo la tradizione

per l’apparizione della Madonna su una roccia del sentiero

che sale da Ierener agli alpeggi del Truc.

A seguito dell’apparizione la gente posò una statua della Madonna

nella Chiesetta della borgata ma questa scomparve

per riapparire miracolosamente proprio sulla roccia ove era

apparsa la Madonna. Riportata in Chiesa ebbe a sparire e ricomparire

sul sentiero più volte sino a che fu edificata sul

po sto una cappella in suo onore. Settecentesca è anche la

cappella di San Giacomo della frazione Borno.

L’intero territorio di Noasca si estende su due versanti montani

che convergono nel fondovalle. Di sicura attrazione turistica

sono il suggestivo Vallone del Roc (ove si possono

ammirare graziose borgate con lavatoi e forni in pietra, la

vecchia scuola di Maison, l’imponente cascata del Rio Roc

sino al Bivacco Giraudo dal quale si

può intraprendere l’ascensione del

Gran Paradiso e del Roc), il Vallone di

Ciamoseretto (ove si giunge sino al

Gran Piano con la splendida casa

reale di caccia) ed il Vallone di Noaschetta

(con un ingresso molto caratteristico

stretto e profondo che

porta al l’alpe La Bruna e proseguendo

sino al Bivacco Ivrea); i tre

val loni solcano il versante orografico

sinistro interamente compreso nel Parco Nazionale del

Gran Paradiso mentre il versante orografico destro separa

la Valle Orco dalla Val Gran de di Lanzo.

Noasca ed il Re Vittorio Emanuele II sono legati da una lunga

storia iniziata nel 1856, quando il re dichiarò una par te del

territorio noaschino area Riserva Reale di Caccia, salvando

in questo modo dall’estinzione lo stambecco. Venne formato

un corpo di guardie specializzate e costruita una fitta rete

di sentieri e mulattiere che ancora oggi costituiscono la migliore

ossatura viaria per la protezione della fauna da parte

dei guardaparco, oltre a formare il nucleo degli odierni sentieri

per escursionisti.

Il paese è costituito da una trentina di frazioni poste prevalentemente

nella zona del fondovalle ed all’imbocco dei tre

valloni. Noasca è infine un paradiso per l’arrampicata sportiva

ed un luogo storico per la nascita di questa disciplina;

basti pensare alle placche del Caporal ed alla Torre Aimonin

(magnifica struttura di granito che raggiunge l’altezza di

120 metri con un unico salto spezzato solo da una stretta

cengia).

La vecchia scuola del -

la frazione Maison.


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.15 Pagina 89

89 Noasca

La Casa Reale di Caccia

di Vittorio Emanuele

II ora ristrutturata

e mèta di mol -

ti turisti.

Tra le manifestazioni va ricordata la festa patronale dell’Assunta,

il tradizionale pellegrinaggio al santuario della Madonna

del Truc ed alla Fiera zootecnica del 19 settembre in

concomitanza con il ritorno delle mandrie dagli alpeggi.

Merita giusta citazione il primo Centro Educazione Ambientale

attivato nel Parco Nazionale Gran Paradiso e che si trova

a Noasca; esso è costituito da spazi per le attività didattiche

e da una struttura residenziale. L’aula polivalente è dotata

di attrezzature e collezioni per lo svolgimento di attività di

tipo scientifico e di elaborazione delle osservazioni svolte in

natura, nonché per attività ludico-ricreative sempre sul

tema dell’ambiente. La sala conferenze viene utilizzata per

proiezioni e in occasione di corsi, seminari e piccoli convegni.

La sala ricreativa del

Centro di Educazione

Ambientale.

ASSOCIAZIONI

Associazione Pro-Loco di Noasca:

Presidente Pe Luciano.

Gruppo Alpini di Noasca – Ceresole Reale:

Presidente Ferrando Pasquale.

Gruppo Volontari del Soccorso Noasca – Ceresole Reale.

Sezione A.I.B. di Noasca: Presidente Pe Luciano.

Le Associazioni sono domiciliate presso il Comune di Noasca,

via Umberto I n. 1 – Tel. 0124/901001 – Fax 0124901074.

e-mail: cnoasca@eurexnet.it.


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.15 Pagina 90

Numero di abitanti: 162

Denominazione: ceresolini

Superficie: kmq 99,57

Altitudine: m 1620 s.l.m.

Distanza da Torino: km 80

Festa patronale: San Nicolao

Municipio: borgata Capoluogo 11

tel. 0124953200 - fax 0124953121

www.comune.ceresolereale.to.it

Biblioteca della montagna:

Gianni Oberto: borgata Capoluogo 3

tel. 0124953162

Ufficio turistico:

borgata Pian della Balma

tel. 0124953186

email: turismoceresole@libero.it

Comuni limitrofi: Noasca

Resti del forno a manica in località Fonti Minerali.

Ceresole Reale

CENNI STORICI

Dopo l’ultima glaciazione, la testata

della valle Orco con la grande conca di

Ceresole viene frequentata episodicamente

da popolazioni di cacciatori raccoglitori

che compiono estese battute

estive di caccia al seguito delle grandi

mandrie di erbivori .

Una presenza umana più consistente e

assidua a Ceresole si registra con l’avvento

delle culture dei metalli e nello

specifico verso la fine del II millennio

a.C., quando presso tutte le comunità

dell’arco alpino entra in maniera prepotente

il ferro.

Le pendici del monte Bellagarda, con le

falde di detrito alimentate dal disfacimento

di un filone di ottima ematite

hanno rappresentato per millenni una

cava a cielo aperto di minerale di ferro.

L’attività estrattiva dei minerali appare

il cardine intorno al quale ruota la pri -

ma fase storica dell’insediamento uma -

no di Ceresole.

Un impulso al popolamento della gran -

de conca alpina deriva con ogni probabilità

dalle incursioni barbariche della

tarda età Imperiale e dalle continue

guer re medievali che sospingono le popolazioni

canavesane a ricercare ambienti

appartati e sicuri.

Dopo i grandi sommovimenti arduinici

a cavallo tra X e XI secolo, anche l’alta

val le dell’Orco entra nel grande quadro

delle terre di pertinenza dei conti del

Ca navese. Da allora queste terre rimangono

indivise e divengono oggetto di

aspre contese e di guerre, di cui sono costellati

i secoli XIII e XIV, che contribuiscono

alla formazione di un abitato

stabile nella conca elevata e imprendibile

di Ceresole.

Il più antico rinvenimento archeologico

nella località è un complesso produttivo

metallurgico del XV secolo. In località

Fonti Minerali, dove si trovano i

re sti di un e ste so insediamento produttivo

dotato di ambienti per il trattamento

del minerale, un forno a manica

per la riduzione del minerale in metallo


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.15 Pagina 91

91 Ceresole Reale

Re Umberto I alla ca -

sa di caccia al gran

Piano.

e una fu cina che già nel XVI secolo risulta dotata di una batteria

di magli a testa d’asino.

Se si considera l’attività es trat tiva e metallurgica di Ceresole,

unitamente alla gran de potenzialità nel campo dell’allevamento,

si comprende l’interesse per il controllo dei valichi e

più in generale dei transiti.

L’isolamento di Ceresole, oltre che una condizione indotta

dall’asprezza dei luoghi, è un fatto voluto, soprattutto per

preservare il primato dell’economia ed evitare, per quanto

possibile, le vessazioni e le imposizioni signorili.

A questo proposito è attestata la presenza di un ponte levatoio

che sbarra la strada di accesso alla conca in località Scalere,

dove la mulattiera di accesso è tagliata direttamente

nella roccia a strapiombo e il controllo di questa semplice

struttura garantisce l’isolamento e talora impedisce addirittura

agli inviati dei legittimi signori feudali di accedere al

paese.

Tra la fine del Seicento e il secolo successivo in tutto l’arco alpino

si assiste a un grande aumento della popolazione dovuto

all’introduzione di nuovi alimenti come la patata e alla fine

delle grandi epidemie. Anche Ceresole cresce e si articola in

molte borgate sparse secondo il tracciato ancora oggi visibile,

fondando l’economia

sull’e strazione

mineraria, la metallurgia,

la coltura

delle fore ste di larici

e la pastorizia.

Il secolo XIX per

Ce resole è molto

importante poiché

a partire dagli

anni ‘50 il centro

diviene uno dei

pun ti vitali della

Riserva Reale di

Caccia frequentata assiduamente dal re Vittorio Emanuele

II e dai suoi successori.

Molto estesa è la rete di sentieri, ancor oggi percorribili, e

case di caccia che il sovrano fa costruire.

Per la grande conca appartata

sta per compiersi

un cambiamento

molto importante. Sempre

più spesso si incontrano

personaggi illustri;

altri cominciano a interessarsi

a quella strana

sorgente ferruginosa

che fornisce l’acqua marcia

. Nel 1858 sorge un

moderno stabilimento

idroterapico, nel quale si


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.15 Pagina 92

Ceresole Reale 92

curano malattie intestinali ma si rigenera anche lo spirito,

e poco dopo uno stabilimento d’imbottigliamento, che condurrà

il singolare prodotto in numerose farmacie del regno,

per essere venduto come tonico e rimedio contro vari malesseri.

Ancor oggi dalla sorgente sgorga, seppur in maniera

fievole, quell’acqua tanto famosa nei secoli passati.

Ceresole si appresta a vivere il suo momento aureo quando

la regina Margherita, consorte dello sfortunato re Umberto

I, prende a condurre la sua personalissima corte ai piedi

delle Levanne, dove poeti del calibro di Giosué Carducci riescono

anche ad immortalarne lo spirito.

E in questo contesto che nel 1888 sorge dapprima il Grand

Hotel, destinato all’alta società e munito di tutte le più moderne

comodità che a fine Ottocento si potessero immaginare,

e poco dopo l’Hotel Levanna, meno pretenzioso e

destinato ad una clientela alta ma sovente non blasonata.

I primi anni del XX secolo vedono Ceresole al suo massimo

splendore, con un’economia basata sullo sfruttamento articolato

delle risorse della montagna e sul turismo di alto livello.

Il Grand Hotel nel secolo

XIX.

La diga in costruzio -

ne.


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.15 Pagina 93

93 Ceresole Reale

Un momento di svolta fondamentale per lo sfruttamento

turistico è il collegamento con una strada carrozzabile tra

il centro di Noasca e la borgata Capoluogo di Ceresole, nel

1904.

Ma qualche anno più tardi scoppia la I Guerra Mondiale e il

mondo che aveva generato tanto splendore si estingue.

Dopo la guerra la strada della modernizzazione a ritmo serrato

è imboccata e il consistente investimento indu- striale

della città di Torino conduce alla costruzione del l’invaso

idroelettrico, che cambia profondamente i connotati ambientali

e il destino di Ceresole. La diga viene inaugurata nel

1931, alla presenza del principe Umberto di Savoia.

Durante l’epoca fascista Ceresole ritorna ad essere un

grande polo turistico e anche le imponenti infrastrutture

idroelettriche, in un certo senso, contribuiscono ad attrarre

visitatori. Ma sul finire degli anni Trenta cominciano a spirare

pericolosi venti di guerra. Proprio in quegli anni sulla

montagna di Ceresole vengono costruiti numerosi fortini,

testimonianza ancora presente, considerati di secondaria

importanza strategica ma pur sempre da difendere rispetto

a un ipotetico attacco francese. La guerra ha inizio nel 1940

e nel ‘44 Ceresole conosce cruente battaglie tra partigiani e

repubblichini proprio all’interno del suo territorio.

Alla Cà dal Meist due mostre permanenti documentano i

tragici eventi di quell’anno.

Dalla seconda metà degli anni Cinquanta Ceresole conosce

nuovamente un’importante fase di sviluppo con il potenziamento

del sistema produttivo idroelettrico. Poi negli anni

del boom economico ritornano anche i villeggianti e i turisti

ma l’ambiente elitario e un po’ snob, che aveva reso Ceresole

Reale una delle prime stazioni turistiche alla moda, ormai

guarda altrove.

Tratto da ”Ceresole Reale. Storia di un paese” di Marco Cima, ed.

Nautilus Torino.


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.15 Pagina 94

Ceresole Reale 94

LUOGHI DI INTERESSE STORICO E ARTISTICO

Museo Homo et Ibex

Il museo è dedicato allo stambecco,

simbolo del Parco Nazionale Gran

Paradiso, ed alla sua interazione

con l’uo mo nel corso dei secoli. Filmati,

ricostruzioni e multime diali

trasportano il visitatore in un viaggio

appassionante che descrive i

cambia menti avvenuti sul nostro pianeta seguendo origini,

storia e possibili sviluppi futuri di queste due specie protagoniste

del nostro territorio.

Centro visitatori del Parco: borgata Prese

tel. 0124.953166. - www.homoetibex.org.

info@homoetibex.org.

Ferriera medievale

Ceresole, durante il Medio evo,

fu un importante centro di

produzione siderurgica, di cui

sono rimaste tracce in diversi

punti del territorio. Recentemente

sono stati trova ti e restaurati,

in località Fonti Mi ne rali, i resti di un forno a

manica del tardo medioevo per la riduzione in ferro dell’ematite,

cavata alla Bellagarda, e di un maglio a testa d’a -

sino, azionato dall’energia idraulica. Pannelli informativi ed

un plastico presenti in loco illustrano come doveva essere il

sito e l’attività che vi si svolgeva.

Grand Hotel

Aprì nel 1888; fu meta di presenze blasonate dei vertici del

giovane regno d’Italia e dell’alta borghesia torinese che

aveva promosso Ceresole come località per villeggiature alla

moda. Fra il 1890 ed il 1894 vi soggiornarono la regina Margherita,

il Duca degli Abruzzi, il Conte di Torino e S.M. Re Umberto

I. Il Grand Hotel annovera fra gli ospiti illustri il poeta

Giosué Carducci, che qui compose l’ode Piemonte, del quale

rimane, a ricordo, una lapide sul lato nord dell’edificio, visibile

dalla strada. Recentemente retaurato, il Grand Hotel è oggi

quasi interamente privato; ciò non impedisce di ammirarne

esternamente la bellezza. Rimane a disposizione del pubblico

la grande sala delle feste, con il suo pregiato soffitto a

cassettoni, visitabile nelle aperture in occasione di eventi.

Borgata Prese.

Cà dal Meist

La Cà dal Meist, edificata alla fine degli anni Venti, ospita, al

primo piano, la biblioteca della montagna Gianni Ober -

to, specializzata in testi di montagna, natura e cultura alpina

ed il Centro di documentazione alpina delle valli

Orco e Soana. La Cà dal Meist è ricca di storia, a partire da

Resti di un maglio in

località Fonti Minerali.


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.15 Pagina 95

95 Ceresole Reale

quella del suo proprietario, Giacomo

Giovannini, soprannominato il “Maestro”,

che la ottenne come indennizzo

per aver dovuto abbandonare la sua

vecchia casa “inghiottita” dalle acque

del grande bacino artificiale dell’Aem

di Torino, opera alla quale si era strenuamente

opposto.

La Cà dal Meist è sede del Centro Re -

te del Canavese del progetto internazionale

“Memoria delle Alpi” in cui si inseriscono le mostre

permanenti “Galisiaquarantaquattro” (che documenta la tragica

traversata di un gruppo di partigiani italiani e soldati

inglesi verso la Francia liberata) e “La battaglia di Ceresole”,

combattuta nell’estate del ‘44 a quasi 2500 m di altezza, che

si concluse con la sconfitta delle truppe partigiane ad opera

di reparti nazifascisti. Completa questa sezione la pannellistica

sulla storia del vallo alpino dell’al ta Valle Orco.

Nel piano a soppalco si trova l’Orcoecomuseo, una galleria

di immagini per scoprire lo stretto legame tra le di ghe dell’alta

valle Orco e la storia di chi le ha costruite e di chi ha trascorso

e trascor re la sua esistenza a contatto con l’acqua di

questi enormi invasi.

Borgata Capoluogo 3, tel. 0124.953162 / 0124.953138.

www.granparadiso-amici.it

info@granparadiso-amici.it

aperto nel periodo estivo, su prenotazione in altri periodi.

Affresco dell’Annunciazione

Singolare affresco realizzato all’aperto su

di una roccia in località Pian della Balma.

É opera del pittore della Casa Reale dei Savoia

Felice Barucco, datata 1890, periodo in

cui la famiglia reale frequentava questi

luoghi.

Museo etnografico “La Mizun ed barba

Censo”

Inaugurato di recente, è frutto della paziente

e meticolosa raccolta e conservazione

di oggetti di uso comune dei tempi

passati. Sono esposti sia oggetti di uso casalingo,

sia molteplici attrezzi usati nei

vari mestieri, che permettono di rivivere

la quotidianità della gente di montagna

di un tempo.

Borgata Cortevecchio, tel. 0124.953235,

aperto da maggio a settembre, su prenotazione.

GlacioMuseo

Interessante esposizione permanente sul clima e sui ghiacciai

locali.

Località Serrù, sempre aperto dal 15 maggio al 15 ottobre.


valliOrcoSoana_valliOrcoSoana 23/05/12 11.15 Pagina 96

Ceresole Reale 96

ASSOCIAZIONI

Associazione Pro Loco

Viene costituita nel 1989 e fra i suoi scopi statutari annovera

la valorizzazione e la promozione del patrimonio ambientale,

storico e culturale del territorio.

Borgata Capoluogo 11,

tel. 0124.953200 (Comune).

Associazione Amici del Gran Paradiso

Ha sede nella Cà dal Meist dal 1997.

Promuove e diffonde la cultura alpina, la musica, l’arte e il cinema,

con particolare riferimento al territorio del Parco Nazionale

Gran Paradiso.

Ogni anno propone un nutrito pro gramma di spettacoli,

concerti, rassegne, mostre, seminari e convegni, incentrati

sulla tematiche montane e sulla storia e la cultura del territorio

ceresolino.

L’Associazione gestisce la Cà dal Meist e, dal 2008, Casa Gran

Paradiso.

Borgata Capoluogo 3, tel. 0124.953162 / 0124.953138.

www.granparadiso-amici.it

info@granparadiso-amici.it

Presidente: Guido Novaria.

Associazione “Reis ‘d Biru 2000”

Nata nel 2000, questa associazione promuove il miglioramento,

la valorizzazione e la tutela del territorio montano

in tutte le sue forme, in particolar modo le ricchezze naturali

e la cultura e le tradizioni del luogo.

Borgata Cortevecchio 3, tel. 0124.953235.

Presidente: Antonio Oberto.

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