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2009 © Edizioni EMIMEDIA • IN SALUTE pubblicazione bimestrale • Anno I - n° 1 • marzo/aprile 2009 • distribuzione gratuita

in salute

bimestrale di informazione

e approfondimento medico

Infezione da HPV

e neoplasia

cervicale.

Un tumore evitabile

di Italo Ardovino

Malattie

cardiovascolari

L’importanza

della prevenzione

di Bruno Villari

Fratture vertebrali

da crollo

osteoporotico

di Giuseppe Catapano

Sterilità di coppia

Un problema sociale

emergente

di Alfredo Nazzaro e Annalisa Salerno


editoriale Massimo De Cristofaro

Direttore editoriale

Una scommessa, un fine sociale: realizzare

una rivista “socialmente utile” di contenuto

medico-scientifico.

Abbiamo voluto credere proprio in questi

due principi e sulla necessità, nel nostro

Sannio, di offrire un “servizio sociale”

dagli intenti ambiziosi se si cosidera che

l’iniziativa nasce, principalmente, per

colmare un vuoto informativo in un settore

molto delicato, quale è la medicina.

Il progetto che si da alla stampa oggi ha

tratti lungimiranti: l’informazione come

asse portante per la prevenzione; la

conoscenza come l’unico punto di incontro

fiduciario tra cittadini-utenti e strutture

sanitarie pubbliche e private.

La rivista In Salute rappresenta un canale

di informazione medica, un faro sulla

Sanità locale, capace di mettere in luce

i Dipartimenti di medicina qualificati

presenti sul nostro territorio, di dare risalto

agli interventi all’avanguardia che

vengono effettuati nelle Strutture Sanitarie

della nostra Provincia, in altre parole

quella Sanità che non sempre trova spazio

nell’informazione di tutti i giorni.

in salute

Una scommessa, un fine sociale.

La necessità di presentare le Strutture di

eccellenza presenti sul territorio e

l’interesse che tale iniziativa ha creato nel

mondo della Sanità locale, hanno indotto

la nostra azienda a prevedere un primo

numero speciale di 68 pagine, 16 in più

rispetto a quanto previsto nelle edizioni

ordinarie.

Un grazie particolare va a Nicoletta

Cocco, giornalista che opera nel mondo

dell’informazione di contenuto medicoscientifico

da oltre venticinque anni, che

ha accettato di dirigere questa rivista,

nonostante la vastità delle problematiche

e la delicatezza del settore: a lei auguro

buon lavoro!

Colgo l’occasione per esprimere la mia

gratitudine al Comitato tecnico-scientifico,

fiore all’occhiello della rivista In Salute,

composto dai Professori: Italo Ardovino,

Giuseppe Catapano, Franco Rengo e

Bruno Villari.

Ringrazio, inoltre, tutti i medici che con il

loro prezioso e prestigioso contributo

collaborano con il nostro giornale.


www.emimedia.it


editoriale Nicoletta Cocco

Direttore responsabile

Il direttore di una rivista di questo tipo può

esprimere, attraverso l’editoriale, il proprio

punto di vista su un argomento di attualità

scientifica o, più frequentemente, il commento

ad un articolo originale pubblicato all’interno

della stessa rivista.

Ma in questo primo numero desidero

interpretare l’editoriale come il luogo nel quale

presentare le ragioni di questa scelta

progettuale.

Accanto ad una Sanità malata, che guadagna

sempre più spazio nelle cronache di tutti i

giorni, convive una Sanità di eccellenze, dove

gli operatori lavorano in Strutture efficienti,

con alta professionalità ed abnegazione,

nell’interesse esclusivo del paziente.

Una Sanità che non fa notizia, a tal punto che

molti pensano non esista, o, nella migliore

delle ipotesi, che esista lontano da noi.

Spesso, infatti, si ricorre ai cosiddetti viaggi

della speranza alla ricerca di quegli ospedali,

in Italia e all’estero, capaci di dare una risposta

positiva ai propri problemi, senza sapere che

quel tipo di intervento viene, il più delle volte,

eseguito anche nelle nostre Strutture Sanitarie

da professionisti di grande capacità e

competenza.

Il nostro giornale rappresenterà uno strumento

di conoscenza che mettiamo a disposizione

di tutti i cittadini, esso vuole essere un

laboratorio di informazione, riflessione e

confronto.

Un grazie particolare va all’editore Massimo

De Cristofaro, grande professionista nella

comunicazione, che, nonostante la crisi

in salute

Il futuro appartiene a chi crede

fino in fondo nei propri sogni

economica che sta vivendo il nostro Paese, ha

messo in campo tutte le sue energie investendo

in un progetto innovativo.

Ha creduto fortemente nell’iniziativa e ha

voluto me alla direzione di questa testata.

Non ho accettato questo incarico a cuor

leggero: di questi tempi, ho pensato,

raggiungere gli obiettivi prefissati è molto

difficile e spesso ci si consola coltivando

speranze.

La direzione di un periodico scientifico, che si

propone di focalizzare l’attenzione sui più

significativi progressi metodologici e scientifici

nel campo della salute e della Sanità nella

nostra Provincia, è un’attività molto delicata e

solo un impegno straordinario per quantità e

qualità può generare quell’interesse diffuso

dei lettori che è la prima e, forse, l’unica

condizione per determinare l’indipendenza e

il successo del progetto. Essere riuscita a

coinvolgere professionalità di altissimo livello

in questa iniziativa mi inorgoglisce non poco,

in quanto gli specialisti che saranno presenti

con i loro articoli hanno creduto fortemente in

me e nella iniziativa editoriale della Emimedia.

Uno speciale ringraziamento va dunque a loro

e a tutti gli sponsor che, ancor prima di vedere

il prodotto editoriale, hanno permesso, con il

loro contributo, la realizzazione del progetto.

E’ bello immaginare un futuro possibile nel

quale ogni nostra scelta sarà orientata al

miglioramento del nostro mondo, interiore e

non.

direttore.insalute@emimedia.it

PAGINA3


il comitato

tecnico scientifico

Prof. Italo Ardovino

medico chirurgo, specialista

in Ostetricia e Ginecologia.

Dal 1976 al 2004 primario

ginecologo dell’Ospedale

“Sacro Cuore di Gesù”

Fatebenefratelli di Benevento.

Dal 2005 Direttore dell’Unità

Operativa di Ostertricia e

Ginecologia dell’Ospedale

“San Giuseppe Moscati” di

Avellino.

Professore presso la Scuola

di Specializzazione in

Ostertricia e Ginecologia

della II Università di Napoli.

Consigliere Nazionale della

Società di Endoscopia

Ginecologica Italiana (SEGI)

Prof. Franco Rengo

Ordinario di Geriatria all’Università

Federico II di Napoli.

Direttore della Scuola

di Specializzazione in Geriatria.

Responsabile dell’Unità Operativa Geriatrica

del Policlinico di Napoli.

Clinica Universitaria: Dipartimento di Medicina

Interna, Geriatria, patologia Cardiovascolare

e Immunitaria.

Specialità di eminenza:

Medicina Riabilitativa,

Cardio e Neurogeriatria

Prof. Giuseppe Catapano

medico chirurgo specializzato in Neurochirurgia.

Dal 1991 al 2002 ha lavorato presso l’Ospedale

“Casa Sollievo della Sofferenza” di San Giovanni

Rotondo come assistente di Neurochirurgia fino al

1995 e come aiuto fino al 2002.

Dal settembre 2002 ricopre la carica di Direttore

dell’Unità Operativa Complessa di Neurochirurgia

presso l’A.O. “G.Rummo” di Benevento.

Ha effettuato vari stages formativi in Italia ed all’estero.

E’ particolarmente specializzato sulle patologie

Neoplastiche e Vascolari del Sistema nervoso centrale

Prof. Bruno Villari

medico chirurgo Direttore

del Dipartimento di Medicina

e di Struttura Complessa, Unità

Operativa di

Cardiologia/UTIC/Emodina

mica dell’Ospedale “Sacro

Cuore di Gesù”

Fatebenefratelli di Benevento.

Professore in “Terapia in Unità

Coronarica e nelle Emergenze

Cardiologiche” presso la

Scuola di Specializzazione in

Cardiologia dell’Università

degli Studi Magna Graecia,

Germaneto (CZ).

Dottore di Ricerca in

Fisiopatologia

Cardiovascolare.

Fellow della Società Italiana

di Cardiologia Interventistica

PAGINA5


14

17

21

24

26

30

34

sommario

marzo-aprile09

Italo Ardovino

Infezione da HPV

e neoplasia

cervicale

un tumore evitabile

Giuseppe Catapano

Fratture vertebrali

da crollo

osteoporotico

Giuseppe Villari

La neuronavigazione

Nuovi orizzonti

tecnologici

Una realtà all’UOC

di Otorinolaringoiatria

dell’Ospedale Rummo

Rosario Lanzetta

Azienda Ospedaliera

G. Rummo

di Benevento

Gennaro Vetrano

Unità di terapia

intensiva neonatale

un fiore all’occhiello

per il Fatebenefratelli

Bruno Villari

Malattie

cardiovascolari

l’importanza

della prevenzione

Alfredo Nazzaro

Annalisa Salerno

Sterilità di coppia

un problema sociale

emergente

38

43

46

48

51

54

58

59

61

Tommaso Zerella

Azienda Sanitaria

Locale Benevento 1

Bernardo Lanzillo

Microlesioni

e cerebrolesioni

l’importanza di una risposta

pronta e qualificata

Adriana Sorrentino

Ospedale

Fatebenefratelli

di Benevento

Gerardo Casucci

Cefalee:

l’isola che non c’è

Antonia Galluccio

La pelle parla di noi

E’ la nostra immagine

e riflette il nostro

stato di salute

Abele Di Lonardo

La donazione del sangue

un atto d’amore

Giuseppe Furgi

Fondazione

Salvatore Maugieri

di Telese Terme

Antonietta Menechella

L’individuo

tra salute e malattia

Innocenzo Pengue

Casa di Cura

San Francesco

in salute

bimestrale di informazione

e approfondimento medico

anno I - n. 1

aut. Tribunale di Benevento

n. 1 del 6 febbraio 2009

direttore responsabile

Nicoletta Cocco

direttore.insalute@emimedia.it

direttore editoriale

Massimo De Cristofaro

coordinamento editoriale

Dalila Beatrice

edito da

Emimedia Benevento

www.emimedia.it

redazione

Via Castellano 21, Benevento

+ 39 0824 357252

insalute@emimedia.it

pubblicità

marketing@emimedia.it

progetto grafico

e videoimpaginazione

Emimedia Benevento

stampa e allestimento

Industria Grafica Sannita

distribuzione

FLY Comunication

I collaboratori, tutti, svolgono la loro mansione

in modo autonomo e completamente gratuito.

La direzione non assume alcuna responsabilità

per eventuali variazioni, omissioni e/o

inesattezze delle informazioni riportate, e per

le opinioni espresse dagli autori dei testi

redazionali. Le proposte pubblicitarie implicano

la sola responsabilità degli inserzionisti. Il

materiale pervenuto per la realizzazione degli

articoli redazionali e pubblicitari resta di proprietà

della redazione, salvo diverso accordo scritto.

La direzione si riserva la facoltà di revisione

degli articoli pervenuti al fine del loro

adeguamento per la pubblicazione. Tutti i diritti

sono riservati: nessuna parte, anche parziale,

può essere riprodotta, memorizzata o trasmessa

in nessun modo o forma, sia essa elettronica,

elettrostatica, fotocopie, ciclostile, senza il

permesso scritto dell’editore.

PAGINA7


le firme

in vetrina

Prof. Italo Ardovino

Direttore dell’Unità

Operativa di Ostetricia e

Ginecologia

dell’Ospedale

San Giuseppe Moscati

di Avellino

Dott.ssa Antonia G. Galluccio

Specialista in Dermatologia

e Venereologia. Responsabile

U.O. Dermatologia e

Fototerapia dell’Ospedale

“Sacro Cuore di Gesù”

Fatebenefratelli di Benevento

Dott. Innocenzo Pengue

Direttore Sanitario Casa

di Cura San Francesco

di Telese Terme (BN)

8 PAGINA

Dott. Gerardo Casucci

medico chirurgo

specializzato in

“Neurologia”. Responsabile

dell’Unità Operativa di

Medicina Generale della

Casa di Cura San Francesco

di Telese Terme (BN)

Dott. Rosario Lanzetta

Direttore Generale Azienda

Ospedaliera “G. Rummo”

di Benevento

Dott.ssa Annalisa Salerno

Dirigente Biologo di I livello

presso la SSD di

Fisiopatologia della

Riproduzione Umana e

Diagnosi Prenatale Integrata

A.O.R.N., “G.Rummo” di

Benevento

Prof. Giuseppe Villari

Direttore del Dipartimento di

Scienze Chirurgiche e della

UOC di Otorinolaringoiatria

della Azienda Ospedaliera

“G.Rummo” di Benevento e

Professore presso la Clinica

Otorinolaringoiatrica della

Università Federico II di Napoli

Prof. Giuseppe Catapano

medico chirurgo specializzato

in “Neurochirurgia”.

Direttore dell’Unità Operativa

Complessa di Neurochirurgia

dell’Azienda Ospedaliera

“G. Rummo” di Benevento

Dott. Bernardo Lanzillo

medico chirurgo

Responsabile del Reparto di

Recupero e Rieducazione

Funzionale del Centro

Medico Fondazione

Salvatore Maugeri di Telese

Terme (BN)

Dott.ssa Adriana Sorrentino

Direttore Sanitario

Ospedale “Sacro Cuore

di Gesù”

Fatebenefratelli

di Benevento

Dott. Abele Di Lonardo

medico chirurgo specializzato

in “Ematologia clinica e di

laboratorio”. Direttore UOC

Servizio di Immunoematologia

e Trasfusione dell’Azienda

Ospedaliera “G. Rummo” di

Benevento

Dott.ssa Antonietta Menechella

Psicologa e Psicoterapeuta.

Responsabile dell' Educazione

alla Salute dell’ASL BN1

di Benevento

Dott. Gennaro Vetrano

medico chirurgo

specializzato in “Pediatria”.

Direttore dell’UOC di

Pediatria/Neonatologia/U

TIN dell’Ospedale “Sacro

Cuore di Gesù”

Fatebenefratelli di Benevento

Dott. Tommaso Zerella

Direttore Sanitario Aziendale

ASL BN1 di Benevento

Dott. Giuseppe Furgi

Direttore Sanitario della

Fondazione Salvatore

Maugeri (FSM) Clinica

del Lavoro e della

Riabilitazione di Telese

Terme (BN)

Dott. Alfredo Nazzaro

medico chirurgo specializzato

in “Ostetricia e Ginecologia”.

Direttore della SSD di

Fisiopatologia della

Riproduzione Umana e

Diagnosi Prenatale Integrata

A.O.R.N., “G. Rummo” di BN

Prof. Bruno Villari

Direttore del Dipartimento di

Medicina e di Struttura

Complessa, Unità Operativa

Cardiologia/UTIC/Emodina

mica dell’Ospedale “Sacro

Cuore di Gesù” Fatebenefratelli

di Benevento


Un ulteriore

contributo alla

crescita culturale

della nostra cit

Il Sannio, come si sa, nel campo dell’editoria locale

ha una ricchissima tradizione che affonda le sue radici

in epoche lontane quando le tecnologie di stampa

erano piuttosto complesse e richiedevano non pochi

sacrifici per chi era impegnato nella redazione ed

impaginazione di riviste e giornali.

All’inizio del secolo, e precisamente nel 1903 era

felicemente attiva nella nostra provincia la rivista

mensile “La medicina del popolo” animata da G.

Ausilio e G. Penga, stampata presso la nota tipografia

Forche Caudine. Ma anche negli anni a venire non

sono mancate iniziative editoriali di questo tipo.

La nascente rivista medica IN SALUTE ben si colloca

quindi nel solco di questa tradizione e, se poi la

preparazione della stessa è affidata all’esperienza

della giornalista Nicoletta Cocco e, per la parte

grafica al collega Massimo De Cristofaro, allora

nessun dubbio sulla buona riuscita di questa iniziativa

che aggiunge un altro tassello alla fiorente attività

pubblicistica del nostro Sannio.

Lunga vita dunque a IN SALUTE che rappresenterà

sicuramente un ulteriore contributo alla crescita culturale

della nostra città ed un sicuro vanto per tutta la stampa

sannita nel suo complesso.

Giovanni Fuccio

Presidente Assostampa Sannita

Consigliere Nazionale

ordine dei Giornalisti

gli auguri

del presidente

PAGINA9


10 PAGINA

gli auguri Sen. Pasquale Viespoli

Sottosegretario di Stato

Ministero del Lavoro, della Salute

e delle Politiche Sociali

Caro Direttore,

in salute

impegno e collaborazione

apprendo con favore del lancio della nuova testata

giornalistica “IN SALUTE”, da te ideata.

Sono certo che grazie al tuo impegno ed alla

collaborazione delle professionalità coinvolte, la

rivista sarà ampiamente riconosciuta e seguita.

In attesa di un favorevole momento d’incontro

ti invio il mio personale augurio.

Cordialmente.

IL SOTTOSEGRETARIO DI STATO

Sen. Pasquale Viespoli


gli auguri Fausto Pepe

Sindaco di Benevento

La misura della dinamicità di un territorio

può essere valutata e misurata anche

dalla quantità delle iniziative

giornalistiche ed editoriali che quel

contesto riesce ad esprimere.

Mai come negli ultimi tempi, la città di

Benevento sta beneficiando di una serie

di nuove proposte che danno la

testimonianza di un grande fermento

culturale ed imprenditoriale.

Accrescere il numero e la quantità delle

informazioni sulla nostra città è un modo

per scoprirla ed impadronirsene, per

conoscerne i servizi e le opportunità, i

progetti in itinere e quelli realizzati.

E’ un modo per ciascun cittadino di

in salute

testimonianza di un grande fermento

culturale ed imprenditoriale

fortificare il senso di appartenenza alla

comunità: un valore che, senza la

dimensione della partecipazione, della

consapevolezza, rischia nel tempo di

affievolirsi ed andar perduto.

Ecco perché sono contento di poter

esprimere il mio personale

ringraziamento a chi ha lavorato e

concretizzato il progetto editoriale che

oggi viene presentato, anche perché il

settore della medicina locale, a cui il

nuovo bimestrale si dedica, è tra gli

argomenti che riscuote maggiore

interesse per i risvolti sociali che veicola.

Auguri.

PAGINA11


gli auguri

Al direttore di “In Salute” e alla redazione va l’augurio di tutta l’Azienda

Ospedaliera “Rummo” per un grande futuro.

dott. Rosario Lanzetta

direttore generale Azienda Ospedaliera Rummo di Benevento

Vi giungano le nostre congratulazioni per la nuova testata giornalistica

insieme all’augurio che questa diventi un punto di riferimento certo per

l’informazione sanitaria della nostra Provincia.

dott. Tommaso Zerella

direttore sanitario aziendale ASL Benevento 1

Voglio esprimere le mie vivissime congratulazioni ed i miei ringraziamenti a

tutti coloro che con fattivo impegno concretizzano la realizzazione della

rivista e augurare successo e gratificazione per il valore socio-culturale dei

temi che verranno trattati.

dott.ssa Adriana Sorrentino

direttore sanitario ospedale Sacro Cuore di Gesù Fatebenefratelli di Benevento

La dirigenza della Fondazione Maugeri esprime la propria gratitudine alla

rivista per la sua mission di divulgazione scientifica e di messa in rete delle

diverse esperienze aziendali e formula i migliori auguri con un grosso in

bocca al lupo all’editore, al direttore ed alla redazione tutta.

dott. Giuseppe Furgi

direttore sanitario della Fondazione Salvatore Maugieri di Telese Terme

Ogni qualvolta si attiva un canale di informazione medico-scientifico dedicato

ai cittadini del territorio, ove si prestano e si mettono a disposizione le proprie

professionalità, si crea un rapporto diretto e un dialogo, tra chi eroga e chi

riceve, teso alla conoscenza della ricchezza e della diversità dell’offerta

sanitaria. L’augurio a questa nuova rivista è quello di svolgere a “tutto tondo”

questo ruolo, in modo da diminuire, per quanto possibile, i disagi e le difficoltà

che nascono da una parziale o insufficiente informazione.

Buon lavoro.

dott. Innocenzo Pengue

direttore sanitario Clinica San Francesco di Telese Terme

PAGINA13


Infezione da HPV

e neoplasia cervicale

un tumore evitabile

Il carcinoma del collo dell’utero

è il primo tumore ad essere riconosciuto

dall’Organizzazione Mondiale della Sanità

come totalmente riconducibile ad un’infezione.

Si stima che il papillomavirus infetti oltre il 75%

della popolazione sessualmente attiva,

con un picco di prevalenza

negli adolescenti e nei giovani adulti.

di Italo Ardovino

Partiamo da tre considerazioni fondamentali:

L'età media del primo rapporto sessuale nella

donna italiana è 15 anni.

Il periodo medio intercorrente tra l'incontro di

due ragazzi ed il loro primo rapporto sessuale

completo è di 7 giorni.

A 20 anni, la giovane donna ha già avuto due

o tre partner.

Tutto ciò spiega il deciso incremento delle

infezioni sessualmente trasmesse cui abbiamo

assistito negli ultimi decenni. In tempi passati

la sifilide e la blenorragia erano le infezioni

sessuali più conosciute e temute. Oggi, dopo

l'introduzione degli antibiotici, tali infezioni

si sono notevolmente ridotte, lasciando

prepotentemente il campo alla infezione da

Papilloma VIRUS (HPV).

Circa l'1% degli adulti sessualmente attivi

presenta lesioni macroscopiche da HPV

(verruche dell'area ano-genitale, per lo più

plurifocali; condilomi floridi; cancro ano-genitale

ecc.)

Circa il 15 % ha un'infezione subclinica

o latente.

Almeno il 75 % è stato infettato

da un tipo di HPV.

La trasmissione dell'infezione

avviene per contatto diretto:

il virus non si trasmette

attraverso i liquidi

organici (sangue,

14 PAGINA

saliva, sperma). Anche l'uso del condom non

può evitare il contagio, perchè il virus si

trasmette anche attraverso le aree mucose e

cutanee adiacenti.

Il picco massimo dell'infezione si verifica tra i

18 e i 27 anni e il fattore di rischio maggiore

è ovviamente connesso al numero di partner

incontrati.

La diagnosi si fa ad occhio nudo, per le lesioni

maggiori; ma l'uso del microscopio, associato

all'impiego di alcune sostanze

chimiche (ac. acetico,

liquido di Lugol ecc.)

aumenta le

possibilità di una

diagnosi precoce.

Peraltro solo la

biopsia può dare

certezza sulla

natura della

lesione.


il trattamento

Lo scopo è quello di eliminare le verruche, che

producono scarsi sintomi fisici, ma notevole

disagio psicologico e sociale. Il trattamento

consiste essenzialmente nella distruzione delle

lesioni con mezzi fisici (crioterapia,

diatermocoagulazione, laser ecc.) o chimici

(podofillina, Imiquimod, ac. tricloroacetico ecc.).

Ma la terapia si esplica anche attraverso un iter

che prevede la valutazione ed il trattamento del

partner sessuale, oltre a fornire le informazioni

necessarie a ridurre le conseguenze dell'infezione:

il virus

il carcinoma cervicale

Prima dell'avvento del PAP test, sistema di

screening noto a tutte le donne, il carcinoma

cervicale costituiva il secondo tumore della

donna in ordine di frequenza, dopo il tumore

del seno: 500.000 nuovi casi all'anno, l'80 %

dei quali nei paesi in via di sviluppo, lì dove la

Medicina sociale e preventiva è meno presente.

In Italia si verificano circa 3.500 nuovi casi ogni

anno, ed ancora muoiono circa 1.000 donne

all'anno a causa di questa malattia, nonostante

i progressi della chirurgia, della chemioterapia

e della radioterapia. La precocità della diagnosi

e del trattamento è direttamente proporzionale

alla possibilità di guarigione (sopravvivenza a

5 anni, senza residuo di malattia).

le pazienti ed i loro partner devono sapere che

l'infezione può permanere anche dopo che le

verruche sono scomparse. Si deve perciò evitare

che la permanenza del virus conduca verso il

cancro cervicale, senza che nel frattempo ci si

renda conto di quanto sta avvenendo. Il percorso

della lesione benigna verso il cancro è infatti

agevolmente monitorabile grazie alla colposcopia

( o alla penescopia), al PAP test, al Thin-prep o

alla biopsia. Da non dimenticare che anche la

vulva, ed in minor misura la vagina, possono

diventare sede di neoplasia maligna.

In tempi passati la sifilide e la

blenorragia erano le infezioni sessuali

più conosciute e temute. Oggi, dopo

l'introduzione degli antibiotici, tali

infezioni si sono notevolmente

ridotte, lasciando prepotentemente

il campo alla infezione da Papilloma

VIRUS (HPV)

Si conoscono oltre 100 diversi tipi di HPV, ma solo alcuni sono responsabili del cancro

del collo dell'utero, della vulva, della vagina, del cavo orale, dell'esofago,del laringe, tutte aree

anatomiche in qualche modo correlate al contatto sessuale. Una volta che il virus è penetrato nella

cellula ospite, altera il normale meccanismo della reduplicazione cellulare: il che favorisce la

diffusione del virus stesso alle altre cellule.

Il picco massimo dell’infezione si verifica tra i 18 e i 27 anni

e il fattore di rischio maggiore è ovviamente connesso

al numero di partner incontrati.


La precocità della

diagnosi e del trattamento

è direttamente

proporzionale alla

possibilità di guarigione

la grande conquista

il vaccino

La vaccinazione va

effettuata prima dell’inizio

dell'attività sessuale.

Per questo motivo le

campagne di prevenzione

prevedono il trattamento

a partire dai 9 anni di vita

Per la prima volta nella Storia dell'Uomo,

esiste la possibilità di evitare la comparsa di

un tumore maligno, prevenendo il contagio

del virus HPV.

Sono stati di recente prodotti due vaccini,

uno bivalente (cioè contro i due ceppi

maggiormente responsabili della

trasformazione della malattia in senso

neoplastico), l'altro tetravalente (anche contro

due ceppi a minore rischio). Entrambi vengono

somministrati in tre dosi nel corso di sei mesi,

grazie a singole iniezioni sottocutanee

praticamente indolori e prive di effetti

collaterali.

La vaccinazione va effettuata prima dell'inizio

dell'attività sessuale. Per questo motivo le

campagne di prevenzione prevedono il

trattamento a partire dai 9 anni di vita. Il costo

relativamente alto del vaccino ha finora

impedito l'impiego gratuito su larga scala,

limitando la somministrazione a carico del

SNN alle sole dodicenni. E' auspicabile che,

a fronte di tante spese a volte voluttuarie ed

inutili (costosi telefonini, televisori al plasma,

decoder, vacanze esotiche ecc.) si possa

provilegiare l'acquisto del vaccino, che sarà

il miglior regalo da fare ad una figlia.

Il follow-up è ancora relativamente breve

(circa 5 anni). Ma la persistenza di alti tassi

anticorpali anche a distanza fa sperare in

una immunizzazione di lunga durata, se non

addirittura definitiva.

Ultima considerazione: la vaccinazione anche

ai giovani uomini.

Anche se il tumore del pene è di gran lunga

meno diffuso rispetto al carcinoma cervicale,

considerato che il meccanismo di azione del

Virus è lo stesso, una vaccinazione su larga

scala anche nel sesso maschile potrebbe

ridurre (o debellare) la malattia, ma soprattutto

rendere molto meno probabile.

Il ricorso alla vaccinazione di massa ha fatto

scomparire alcune terribili malattie (Vaiolo,

Poliomielite ecc.). Questa riflessione ci deve

spingere ad impegnarci sul piano scientifico,

sociale, politico per ottenere la vaccinazione

contro il virus HPV a titolo gratuito per tutti i

nostri giovani.


Fratture vertebrali

da crollo osteoporotico

Significativi i risultati se li si considera

conseguiti con metodiche mini-invasive,

eseguibili anche in anestesia locale e con

una bassa incidenza di complicanze; vantaggi

anche connessi alla breve ospedalizzazione

ed al rapido ritorno nel proprio habitat

domestico.

Sebbene questo sia importante a qualsiasi

età, risulta a maggior ragione necessario e

indispensabile nel paziente anziano.

di Giuseppe Catapano

L’aumento progressivo dell’età media della

popolazione nei paesi industrializzati si

accompagna inevitabilmente ad una maggiore

incidenza di patologie tipiche dell’età anziana.

Tra tutte le condizioni patologiche proprie delle

fasce di età più avanzate, l’osteoporosi occupa

senza ombra di dubbio un posto di rilievo. Per

osteoporosi si intende una patologia scheletrica

Presso

l’Azienda Rummo di

Benevento si eseguono

due nuove tecniche

chirurgiche:

vertebroplastica e

cifiplastica

caratterizzata da diminuzione della resistenza

ossea con rischio aumentato di frattura (NIH

Consensus Development Conference, 27-29

Marzo 2000).

Le fratture scheletriche rappresentano quindi

un rischio reale per questi soggetti e

rappresenta una diretta conseguenza del

progressivo indebolimento della struttura ossea.

Le fratture vertebrali, nell’ambito di tali

manifestazioni patologiche, rappresentano

un’evenienza abbastanza comune a causa dei

carichi di forza a cui sono sottoposte le vertebre

durante alcuni movimenti della colonna

vertebrale.

La conseguenza di queste fratture spesso

producono un’immagine radiologica di riduzione

di spessore del corpo della vertebra che

comunemente viene definito “crollo vertebrale”.

Un crollo vertebrale può essere la

conseguenza, oltre che di manifestazioni

osteoporotiche anche di processi metastatici

o della presenza di osteoangiomi, tutte

condizioni che determinano una riduzione in

altezza del metamero vertebrale ed una

sintomatologia clinica dolorosa acuta, subacuta

o cronica.

Le fratture osteoporotiche rappresentano a

tutti gli effetti un problema di sanità pubblica

e i dati epidemiologici supportano questa

affermazione, basti pensare che vi sono circa

100 milioni di persone a rischio in tutto il mondo

(Fonte: National Osteoporosis Foundation);

per una donna europea il rischio di sviluppare

PAGINA

17


una frattura vertebrale osteoporotica nel corso

della propria vita è di circa il 40% (Fonte:

rapporto CE sull’osteoporosi nella Comunità

europea); se questi dati di per sé tendono a

rivalutare un problema a volte trascurato ancora

più allarmante è il dato che la prevalenza (il

numero di persone affette dalla patologia in

un dato momento) delle fratture vertebrali

nell’Unione europea è in rapido aumento; nel

2000 vi erano 23 milioni di casi; la stima per

il 2050 è di circa 37 milioni di casi (Fonte:

rapporto CE sull’osteoporosi nella Comunità

europea).

In Italia l’incidenza e le stime di prevalenza

sono allineate ai dati epidemiologici europei.

Le fratture vertebrali da crollo osteoporotico

Il sintomo più importante delle

fratture vertebrali da crollo

osteoporotico è il dolore ad

insorgenza improvvisa alla schiena

dopo un trauma lieve o nullo; vi

sono poi delle manifestazioni

croniche che sono legate alle

alterazioni biomeccaniche della

colonna con riduzione in altezza

e deformità della colonna

(“gobba della vedova”)

ed addome sporgente

18 PAGINA

sono il tipo di frattura più comune e si può

avere anche in assenza di traumi o dopo un

trauma apparentemente banale (ad esempio

una flessione od una torsione); per questo

motivo vi sono circa 438.750 fratture vertebrali

da crollo osteoporotico clinicamente

diagnosticate ogni anno nell’Unione Europea

(117 casi ogni 100.000 persone all’anno) con

97.000 ricoveri all’anno, 10-30 giorni di ricovero

ospedaliero medio, 95,6 giorni di invalidità

(l’anca ben più temuta produce per esempio

99,1 giorni di invalidità); a questi costi

ovviamente vanno aggiunti costi ulteriori per

l’acquisto di presidi ortopedici (busti steccati)

e di farmaci per il controllo del dolore nonché

i costi per la riabilitazione.

A seguito di una frattura vertebrale a carico

della colonna (il più delle volte un frattura “a

cuneo”) accadono delle modificazione

dell’assetto biomecanico, un’alterazione

dell’equilibrio della colonna con una variazione

del baricentro che si sposta in avanti; questa

spinta in avanti viene in parte controbilanciata

dai legamenti e dai muscoli paravertebrali

posteriori questo determina un aumento del

rischio di ulteriori fratture in quanto altera i

carichi che gravano sulla colonna già indebolita.

A queste variazioni della biomeccanica

vertebrale fanno seguito alcune modificazione

dello status clinico del paziente con diminuzione

della velocità di deambulazione, alterazione

posturale, aumento della fatica muscolare,

maggior rischio di cadute con ulteriori fratture,

tant’è che il rischio di una nuova frattura

aumenta di 5 volte dopo il primo evento.

Il sintomo più importante delle fratture vertebrali

da crollo osteoporotico è il dolore ad insorgenza


Le fratture

osteoporotiche

rappresentano a

tutti gli effetti un

problema di sanità

pubblica e i dati

epidemiologici

supportano questa

affermazione, basti

pensare che vi sono

circa 100 milioni di

persone a rischio in

tutto il mondo

improvvisa alla schiena dopo un trauma lieve o nullo; vi sono poi

delle manifestazioni croniche che sono legate alle alterazioni

biomeccaniche della colonna con riduzione in altezza e deformità

della colonna (“gobba della vedova”) ed addome sporgente; questa

alterazione posturale è responsabile di alcuni aspetti invalidanti

della malattia quali le deformità della colonna associate a riduzione

funzionale e dolore, diminuzione della mobilità, diminuzione dell’attività

fisica con aumento della perdita ossea, diminuzione dell’appetito,

disturbi del sonno, aumento della depressione, dipendenza dagli

altri, riduzione dei ruoli sociali e dell’autostima, ciò configura un

costo sociale elevato per una patologia in parte sottovalutata.

La domande che ci si pone di fronte ad un quadro epidemiologico,

sintomatologico e sociale di questo tipo è “si può guarire” e “quali sono

gli obiettivi terapeutici”.

Fondamentalmente gli obiettivi terapeutici che ci si propone e che possono

essere proposti al paziente sono in primis il controllo del dolore (analgesia)

e secondariamente il ripristino anatomico (aspetto biomeccanico). A tal

fine è necessaria una diagnosi precoce ed un trattamento precoce.

Le alternative terapeutiche nella gestione del dolore possono essere di

tipo clinico con riposo a letto che però ha un effetto negativo sul

metabolismo locale osseo aggravando la perdita ossea; si possono

utilizzare analgesici che però spesso non consentono comunque un

buon controllo del dolore; terapia fisica indossando un busto ma con una

possibile scarso miglioramento funzionale a lungo termine.

L’alternativa chirurgica a cielo aperto prevede la decompressione delle

strutture nervose (midollo e radici nervose) e la fissazione delle vertebre

fratturate con viti e barre in titanio. Questa procedura è da riservare ai

pochi casi che presentano una compressione midollare sintomatica e

sono gravate comunque dall’insuccesso a lungo termine a causa della

friabilità dell’osso osteoporotico che non permette una buona tenuta del

sistema di sintesi.

Nel 1984 in Francia Deramond e Galibert mettono a punto una tecnica

mininvasiva chiamata vertebroplastica che permette, attraverso un

accesso percutaneo (senza incisione chirurgica) alle vertebre, sotto guida

RX di iniettare, ad alta pressione una resina acrilica detta “cemento” nel

corpo vertebrale crollato ottenendo così il controllo del dolore e

scongiurando la possibilità di un’ulteriore riduzione di spessore della

vertebra trattata. La resina acrilica utilizzata ha il vantaggio di essere

liquida al momento dell’iniezione e di solidificare una volta in sede,

nell’arco di qualche minuto.

Questa tecnica permetteva sicuramente un buon controllo del dolore ma

aveva scarsi benefici in termini biomeccanici perché non consentiva una

riespansione della vertebra; per di più c’era anche la possibilità di

fuoriuscita di cemento sia verso il canale spinale sia verso le vie venose

(embolia polmonare) in quanto per motivi tecnici il cemento a bassa

viscosità veniva iniettato ad alta pressione.

Al fine di sfruttare al meglio le potenzialità analgesiche della metodica,

di migliorarne gli effetti biomeccanici e di scongiurare gli effetti negativi

negli anni 90 venne messa a punto negli Stati Uniti un tecnica chiamata

cifoplastica con palloncino.

La cifoplastica viene praticata sfruttando gli stessi reperi anatomici e lo

stesso accesso che si usa per la vertebroplastica ma ha la caratteristica

di introdurre nella vertebra un palloncino che gonfiato compatta le lamelle

ossee determinando la formazione di una cavità che viene riempita con

PAGINA19


una iniezione a bassa pressione di cemento; tale tecnica permette di

conseguire un controllo del dolore paragonabile a quello della

vertebroplastica ma in aggiunta permette di ripristinare in parte l’altezza

della vertebra con conseguente miglioramento da un punto di vista

biomeccanico, il tutto minimizzando il rischio di fuoriuscita di cemento sia

nel canale spinale che verso le vene.

Sia le tecniche di vertebroplastica che di cifoplastica sono migliorate con

il tempo. Attualmente disponiamo di un’ampia gamma di prodotti con la

possibilità di scegliere il presidio più adatto a seconda del tipo e dell’età

della frattura e di altre considerazioni di natura prettamente tecnica.

Nel nostro centro dal 2004 pratichiamo sia interventi di cifoplastica che di

vertebroplastica per il trattamento di fratture sia di tipo osteoporotico

che postraumatiche o neoplastiche; gli interventi di cifoplastica e di

vertebroplastica su uno o più livelli vengono praticati con anestesia

locale e blanda sedazione. Il paziente esce dalla sala operatoria

senza il dolore e viene dimesso il giorno successivo. Il controllo

completo del dolore si ottiene nel 98% dei casi; nei restanti casi si

ha comunque un miglioramento della sintomatologia algica con

riduzione dei medicamenti necessari e quindi con una “diminuita

medicalizzazione del paziente”.

1 2

Illustrazione schematica di una frattura vertebrale da compressione

1. Frattura - 2. Inserimento della cannula per l’iniezione del cemento - 3. Iniezione del cemento - 4. Risultato finale

3 4

Presso l’A.

Rummo si

effettuano

interventi di

cifoplastica e di

vertebroplastica

per il trattamento

di fratture sia di

tipo osteoporotico

che

postraumatiche o

neoplastiche; gli

interventi di

cifoplastica e di

vertebroplastica

su uno o più livelli

vengono praticati

con anestesia

locale e blanda

sedazione. Il

paziente esce

dalla sala

operatoria senza

il dolore e viene

dimesso il giorno

successivo.

Il controllo

completo del

dolore si ottiene

nel 98% dei casi

Nel prossimo numero parleremo di:

IDROCEFALO NORMOTESO. UNA FORMA GUARIBILE DI DEMENZA SENILE.

20 PAGINA


La neuronavigazione

nuovi orizzonti tecnologici

Una realtà all’UOC di Otorinolaringoiatria dell’Ospedale Rummo

La UOC di Otorinolaringoiatria è diretta

dal 1989 dal professor Giuseppe Villari.

Nel corso di due decenni, essa è andata

assumendo un ruolo sempre più importante

nel contesto della Otorinolaringoiatria

italiana, divenendo una delle più attive in

ambito regionale e nazionale.

La UOC di Otorinolaringoiatria ha

progressivamente ampliato le proprie

attività diagnostiche e terapeutiche,

dimostrandos in grado di adattarsi ai

cambiamenti ed alle innovazioni scientifiche

spesso radicali che in questi anni si sono

realizzate.

Sull’argomento abbiamo intervistato

il prof. Giuseppe Villari.

Una diagnosi precoce permette, il più delle

volte, interventi di tipo conservativo. Quali

sono le nuove tecniche diagnostiche e

chirurgiche che vengono adottate?

In questi anni la nostra attenzione è stata sempre

vigile su tali aspetti, invogliando i Medici della

UO ad approfondire le proprie conoscenze e le

proprie capacità operative con le

nuove tecniche diagnostiche e


chirurgiche oggi disponibili, per

essere in grado di poter offrire

sempre nuovi e qualificati servizi

all’Utenza, che siano al passo con

i tempi.Così, attualmente siamo

sicuramente un polo di riferimento

in ambito nazionale per laa

laserchirurgia endoscopica delle

patologie laringee, da quelle di

tipo assolutamente benigno, quali

noduli e polipi delle corde vocali,

a quelle , invece, che possono

assumere una trasformazione

cancerosa (le displasie) o che

sono già ormai, purtroppo, di tipo

canceroso.

La nostra attività in questi anni è stata rivolta alla

diagnosi precoce soprattutto di questo tipo di

patologia, proprio per poter eseguire interventi

chirurgici di tipo conservativo, che rispettano, cioè,

quanto più possibile le strutture anatomiche della

laringe e la loro funzione, evitando interventi più

demolitivi, che in passato costituivano la regola per

il trattamento dei tumori della laringe.

Eseguiamo ogni anno centinaia di interventi di

“cordectomia” in cui, asportiamo con l’impiego del

laser a CO2, in via endoscopica, (accedendo, cioè,

alla laringe attraverso le vie naturali senza aprire il

collo dall’esterno), solo una corda vocale o, addirittura,

una parte di essa, nonostante la patologia sia di tipo

tumorale maligno. In questo modo riusciamo a

conservare le funzioni della laringe, ed in particolare

la fonazione e la respirazione per via

naturale, funzioni che sono, invece,

inevitabilmente compromesse con

il vecchio intervento di

laringectomia totale, garantendo

nello stesso tempo, la

radicalità di cura sempre

indispensabile per il

trattamento delle

patologia tumorale

maligna.

Ciò nonostante,

comunque, riteniamo

Abbiamo potenziato Ambulatori

ultraspecialistici di diagnosi delle

patologie laringee avvalendoci

delle tecniche più moderne (la

videoendoscopia faringolaringea)

e sviluppando i contatti

e la collaborazione con i Colleghi

di Medicina generale per

sensibilizzarli sull’importanza

della diagnosi precoce delle

neoplasie laringee.


che ancora oggi, troppo

spesso siamo ancora

costretti a ricorrere alla

chirurgia demolitiva, per

PAGINA21


dei gravi ritardi di diagnosi che impediscono in modo assoluto

il trattamento curativo dei tumori laringei con laserchirurgia

endoscopica

Quali accorgimenti si possono adottare per evitare che

si arrivi in ritardo alla diagnosi di tali patologie?

Per cercare di ovviare alla chirurgia demolitiva, abbiamo

potenziato Ambulatori ultraspecialistici di diagnosi delle

patologie laringee avvalendoci delle tecniche più moderne

(la videoendoscopia faringo-laringea) e sviluppando i contatti

e la collaborazione con i Colleghi di Medicina generale per

sensibilizzarli sull’importanza della diagnosi precoce delle

neoplasie laringee. Il riconoscimento delle nostre capacità

in questo settore ci è ormai giunto da circa 10 anni, essendoci

stata affidata dalla Società Italiana di Otorinolaringoiatria

l’organizzazione del Corso nazionale di aggiornamento in

laserchirurgia laringea, cui in questi anni hanno partecipato

Specialisti provenienti da tutta l’Italia, dal Friuli Venezia

Giulia alla Sicilia.

Quali sono gli altri settori specialistici che costituiscono

il fiore all’occhiello della UO?

Un altro settore che in questi anni ha costituito un’attività di

eccellenza è stata la Audiologia e Vestibologia, che è divenuta

anch’essa punto di riferimento per l’intera Italia

centromeridionale.

Oltre a garantire le comuni attività diagnostiche, tale branca,

cui da pochi mesi è stata riconosciuta dalla nostra Dirigenza

autonomia organizzativa e gestionale, è Centro di riferimento

ufficiale per l’Associazione Italiana Malati di Menière, insieme

solo alle UO di Bologna e di Torino. Presso la nostra

Audiologia e Vestibologia sono infatti seguiti centinaia di

malati menierici provenienti da tutte le regioni dell’Italia

centromeridionale e molti malati, non curabili con le comuni

terapia farmacologiche, sono stati trattati in questi anni con

la inoculazione diretta di gentamicina nell’orecchio malato,

con ottimi risultati terapeutici. Sono, inoltre, diagnosticati e

trattati con la “terapia liberatoria” centinaia di malati all’anno

sofferenti di vertigine posizionale, una patologia che, se non

adeguatamente curata, è fortemente invalidante.

Il fiore all’occhiello è comunque attualmente la partecipazione,

come Centro di riferimento di conferma dalla diagnosi, al

Progetto regionale di diagnosi e trattamento precoce delle

ipoacusie neonatali gravi, con lo scopo di avviare il trattamento

22 PAGINA

Alla UO di

Otorinolaringoiatria del

Rummo da circa 10 anni è

stata affidata dalla Società

Italiana di

Otorinolaringoiatria

l’organizzazione del Corso

nazionale di aggiornamento

in laserchirurgia laringea,

cui in questi anni hanno

partecipato specialisti

provenienti da tutta Italia,

dal Friuli Venezia Giulia alla

Sicilia.

protesico e riabilitativo addirittura entro

i 6 mesi di vita, garantendo in questo

modo al bambino audioleso ottime

possibilità di recupero funzionale.

Il Progetto, svolto in collaborazione

con le Strutture del Nido e della Terapia

Intensiva neonatale del nostro

Ospedale, è stato da noi avviato ben

prima che la Regione Campania

proponesse ed avviasse il suo, cui,

comunque, noi abbiamo pienamente

aderito.Gli esami praticati sono

assolutamente innocui e non invasivi:

si eseguono le “Emissioni

otoacustiche” nei primi giorni di vita,

ricorrendo alla registrazione dei

“Potenziali Evocati Uditivi” a circa tre

mesi nei casi che non abbiano

superato il primo test.

La nostra Struttura di Audiologia è

l’unica in ambito provinciale ad offrire

questo servizio e, difatti, è il Centro di

riferimento anche per le strutture

territoriali della ASL di Benevento.


E’ vero che per talune patologie del naso e dei

setti paranasali vengono eseguiti interventi con

l’utilizzo di tecnologia di ultima generazione detta

“neuronavigazione”?

L’ultima arrivata tra le attività di rilevo della UO di

Otorinolaringoiatria è la chirurgia endoscopica del

naso e dei seni paranasali.

Essa è da anni il “gold standard” per il trattamento

delle malattie del naso e dei seni paranasali (poliposi

nasale, sinusite, neoplasie limitate alle cavità nasali).

Si esegue mediante l’utilizzo di endoscopi collegati

ad una telecamera che permette di vedere all’interno

delle cavità nasali e quindi di intervenire all’interno

di esse con ferri chirurgici dedicati. Questa tecnica

negli ultimi anni si è arricchita di una nuova tecnologia

definita “neuronavigazione”.

Essa è stata mutuata dalla neurochirurgia, ma di

fatto è l’applicazione in medicina di sistemi

telecomunicativi già noti: basti pensare al navigatore

satellitare (GPS) che utilizziamo quotidianamente in

automobile.

La nostra UO è da poco dotata di questa potente

ed innovativa tecnologia, essendo il quarto Centro

in Italia, e l’unico nel Meridione, a possedere una

macchina del genere.

I vantaggi di questo sistema sono fondamentalmente

due: la possibilità di eseguire interventi più complessi

ed estesi in endoscopia nasale e nello stesso tempo

la maggiore sicurezza, avendo sempre “sott’occhio”,

con la precisione di pochi millimetri, gli organi nobili

quali l’occhio e la base cranica.

In definitiva il neuronavigatore è uno strumento che

offre “nuovi orizzonti” al chirurgo endoscopista nasale

e maggiori “garanzie” al paziente che si sottopone

all’intervento chirurgico.

Ottimisti, quindi?

Ci sforziamo di esserlo, anche se le difficoltà legate

alla situazione di crisi della Sanità pubblica nazionale

e regionale certamente non possono essere

dimenticate e trascurate.

Il neuronavigatore è uno strumento

che offre “nuovi orizzonti” al

chirurgo endoscopista nasale e

maggiori “garanzie” al paziente che

si sottopone all’intervento chirurgico.

La nostra UO è da poco dotata di

questa potente ed innovativa

tecnologia, essendo il quarto Centro

in Italia, e l’unico nel Meridione, a

possedere una macchina del genere.


di Rosario Lanzetta

Potrebbe risultare difficile di questi tempi parlare

di Sanità, soprattutto di una Sanità sana di una

piccola provincia della Campania, “lontana” dai

clamori della grande metropoli, eppure oggi legata

a tutte le altre province nello sforzo di raggiungere

quell’equilibrio economico che costituisce una

condizione ineludibile per il futuro del Sistema

Sanitario regionale.

È proprio la certezza di operare quotidianamente

per il bene comune che ci rasserena e ci consente

di guardare comunque al futuro dell’Azienda

Rummo con fiducia ed è con questo spirito che

si possono illustrare alcuni degli interventi che

negli ultimi mesi sono stati posti in essere,

nonostante l’attuale crisi congiunturale.

Oltre all’avvio degli interventi di ristrutturazione

dei padiglioni “S. Pio” e “Moscati”, con la

prospettiva di rifacimento totale delle sale

operatorie, si sta procedendo all’acquisizione delle

apparecchiature per la libera professione

nell’ambito dell’attuazione della nuova normativa

in materia.

Nuove apparecchiature sono già in dotazione

delle Unità Operative di Neurochirurgia, Oculistica

24 PAGINA

Azienda Ospedaliera

G. Rummo di Benevento

e Otorinolaringoiatria; le moderne strumentazioni

hanno sostituito quelle obsolete o non rispondenti

ai moderni requisiti normativi. In particolare, il

nuovo neuronavigatore permetterà un

miglioramento degli standard operativi, già elevati,

delle Unità Operative di Neurochirurgia e di

Otorinolaringoiatria.

La recente attivazione della radioterapia

stereotassica ha consentito anche il trattamento

delle neoplasie di piccole dimensioni riscuotendo

per la qualità delle prestazioni un consenso

unanime sia da parte degli oncologi che da parte

dei pazienti.

È in corso di implementazione un nuovo sistema

“Pacs” per la trasmissione delle immagini

radiologiche nelle varie unità operative e annessa

archiviazione digitalizzata.

Non secondaria è l’attività di formazione del

personale che ha trovato il suo momento più

qualificante nell’ organizzazione con l’Università

del Sannio di un master di secondo livello sul

“governo clinico e gestione del rischio” teso a

formare dirigenti capaci di fronteggiare le sfide

che le Strutture Sanitarie dovranno affrontare nel

prossimo futuro.

Quanto esposto non è esaustivo di ciò che è stato

fatto e si sta facendo, ma non mancheranno altre

occasioni per parlare delle nuove realizzazioni

che verranno anche in ossequio al nuovo piano

ospedaliero, certi dell’ospitalità del vostro giornale.


ottica russo

occhiali lenti a contatto

protesi oculari apparecchi scientifici

via perasso, 8/12 - tel. e fax 0824 316626 - 82100 Benevento

via goduti, 4 - tel. e fax 0824 482050 - 82100 Benevento


Unità di terapia

intensiva neonatale

un fiore all’occhiello per il Fatebenefratelli

di Gennaro Vetrano

Il percorso di conoscenza del lavoro e dei servizi

prestati dal nostro reparto inizia con quanto avviene

in tutta la “Neonatologia”, riservandoci di illustrare

più in dettaglio le altre specialità con gli articoli

che, successivamente, saranno pubblicati.

La nascita di un bambino è, senza alcun dubbio,

un momento importante per la famiglia, ma, in

tempi recenti, ha assunto, molto frequentemente,

una valenza medica. Abbiamo preferito, invece,

ritornare agli aspetti di “normalità familiare” che

tale evento riveste. Appena nato, il piccolo riposa,

ben asciugato e riscaldato, sul grembo materno

26 PAGINA

Impegno, competenza e amore per accogliere i nuovi nati

L’unità Operativa Complessa di

Pediatria/Neonatologia/UTIN dell’Ospedale

“Sacro Cuore di Gesù” – Fatebenefratelli di

Benevento è da lungo tempo al servizio della

popolazione infantile sannita, ottenendo, secondo

unanime riconoscimento, risultati più che lusinghieri

in termini di qualità assistenziale e di

aggiornamento scientifico.

L’Unità di Pediatria è costituita da 10 posti letto

di cui 2 di day hospital; la Sezione di

Neonatologia da 10 posti letto e l’UTIN (Unità

di Terapia Intensiva Neonatale) da 2 posti di

terapia intensiva e da 6 posti di terapia

subintensiva. Inoltre, vi sono le culle della

Nipiologia (Nido) destinate ad accogliere i neonati

sani del punto nascita con il maggior numero di

parti/anno della Provincia di Benevento. L’offerta

assistenziale si completa con gli ambulatori divisi

per specialità e con il Pronto Soccorso attivo 24

ore/24. Il Personale, formato da 13 dirigenti

medici, 32 infermiere e 2 caposala, è diretto dal

dott. Gennaro Vetrano, che, nel suo curriculum,

possiede una lunga esperienza nel campo della

terapia intensiva neonatale.

per non interrompere e per rinforzare lo stretto

rapporto madre-bambino, tenuto lungo i nove mesi

di gravidanza. Al Nido è data l’opportunità al padre

di assistere alle normali manovre assistenziali

preliminari (bagnetto, peso, visita del pediatra) e

di stare a contatto con il figlio, accarezzandolo,

tenendolo in braccio, facendo fotografie. Subito

dopo, tutti i familiari, compresi i fratellini possono

vedere il neonato.

Non appena stabilizzato e non appena le condizioni

materne lo consentano, il piccolo è portato dalla

madre per iniziare l’allattamento al seno.

Cerchiamo di favorire, e tutto il personale medico

ed infermieristico è impegnato nella

realizzazione dell’obiettivo, al

massimo la pratica dell’allattamento

al seno secondo quanto indicato e

fortemente raccomandato

dall’Organizzazione Mondiale

della Sanità (OMS) e

dall’UNICEF.

Pertanto, il neonato,

tranne che per il controllo

della mattina, sta sempre

con la madre, anche

durante l’orario di visita

dei familiari e degli amici,

per essere allattato a

richiesta (rooming-in

completo).

Nelle fase iniziali c’è solo

il colostro e il latte comincia

ad essere prodotto in modo

soddisfacente quanto più

stretto è il contatto madrebambino

con la suzione. Il

Personale del Nido e

dell’Ostetricia, durante il

soggiorno ospedaliero,

sostiene e aiuta la madre

affinché tale pratica sia

effettuata in modo corretto.

Il neonato sano, dopo aver


effettuato lo screening metabolico ed ormonale, il

controllo delle emissioni otoacustiche ed,

eventualmente, se itterico, il controllo della bilirubina,

è dimesso all’inizio della 4° giornata di vita.

Riusciamo ad ottenere un elevato grado di

motivazione da parte delle mamme a proseguire

l’allattamento al seno anche a domicilio, per cui

solo a poche è dato il consiglio di un latte artificiale

in sostituzione di quello materno in accordo con

quanto stabilito dall’OMS e dall’UNICEF.

Talvolta, il neonato, soprattutto quando nasce

prima del termine o è di basso peso, non sta bene

e necessita di cure mediche. Le sezioni di

Neonatologia e di UTIN sono destinate ad

accogliere i piccoli con problemi.

I neonati, che oggi corrono maggiori rischi e che

richiedono assistenza e cure molto particolari, sono

quelli con un peso alla nascita inferiore a 1500

grammi, definiti come neonati di peso molto basso.

Generalmente, i neonati con un peso superiore,

anche se nati prima del termine della gravidanza

e bisognosi di cure immediate, hanno, invece,

ottime probabilità di sopravvivere e crescere senza

problemi. In media, nei paesi industrializzati, le

nascite pretermine (prima delle 37 settimane di

età gestazionale) sono circa il 5-10% del totale.

Difficoltà di respirazione, di alimentazione e

complicanze infettive sono i problemi più

frequentemente incontrati nei neonati pretermine.

I polmoni alla nascita possono

non essere completamente

sviluppati dal punto di vista

funzionale. In questi casi

l’equipe medica ed

infermieristica, sempre

presente, può intervenire

immediatamente nel

sostenere la respirazione, o

con l’intubazione o con altre

manovre rianimatorie idonee,

già in sala parto.

Se le cure respiratorie devono

essere proseguite con una

ventilazione assistita,

diversamente da altri punti

nascita, il piccolo è subito

trasportato, senza soluzione

di continuità assistenziale, nella vicina UTIN, ove

sono pronti per l’uso ventilatori neonatali, presidi

respiratori per l’erogazione di miscele gassose a

pressione positiva continua mediante nasocannula

e incubatrici con ossigenoterapia a concentrazione

controllata.

Talvolta il neonato, soprattutto

quando nasce prima del

termine o è di basso peso, non

sta bene e necessita di cure

mediche. Difficoltà di

respirazione, di alimentazione

e complicanze infettive sono i

problemi più frequentemente

incontrati nei neonati

pretermine. Le sezioni di

Neonatologia e di UTIN sono

destinate ad accogliere i piccoli

con problemi.

Grazie a questi sistemi operativi e ad interventi

aggiuntivi (ad es. somministrazione endotracheale

di surfattante esogeno) possiamo far fronte a tale

emergenza, garantendo, nella grande maggioranza

dei casi, la possibilità di una respirazione autonoma

e senza aggiunta di ossigeno anche a neonati di

peso estremamente basso (inferiore a 1000 g alla

nascita).

Anche l’apparato gastroenterico non è

completamente sviluppato nei neonati pretermine.

Ad esempio, può mancare la coordinazione fra

riflesso della suzione e della deglutizione; in tale

situazione il piccolo è alimentato con un sondino

che va direttamente nello stomaco. Inoltre, per

numerosi motivi, il pasto può non essere tollerato.

In questi casi, anche con il

reperimento di un accesso

vascolare profondo, ricorriamo

alla nutrizione parenterale

totale (ovvero un sistema

attraverso il quale tutte le

sostanze nutritive di cui il

bambino ha bisogno sono date

per via venosa).

Il latte materno è vantaggioso

anche per i bambini con peso

alla nascita inferiore ai 1500

grammi: è stato dimostrato che

la composizione del latte

materno è diversa in rapporto

alle settimane di gravidanza

trascorse.

Questo significa che, in caso

di nascita pretermine, il latte della madre è quello

con le caratteristiche migliori per sostenere il proprio

bambino, nato in quella precisa settimana di

gestazione, ed è diverso da quello che sarebbe

stato se il bambino fosse nato in un'altra epoca

gestazionale o al termine della gravidanza.

PAGINA27


Il lattario, di cui disponiamo, ci consente di

soddisfare questa esigenza di primaria importanza,

soprattutto in considerazione del fatto che il latte

materno, per le caratteristiche immunologiche di

cui è dotato, è in grado di “proteggere” il piccolo

neonato dai numerosi “insulti infettivi” a cui è

sottoposto.

Il neonato con patologia ha bisogno di adeguati e

complessi supporti tecnici per l’assistenza (la foto

mostra la nostra UTIN con le incubatrici e le

apparecchiature necessarie) ma ha bisogno anche

di affetto e di sentire vicini la mamma e il papà in

un momento particolarmente delicato della sua

vita. Pertanto, noi applichiamo quell’insieme di

“attenzioni” non strettamente tecniche dedicate

all’umanizzazione delle cure, che va sotto il nome

di “care”.

Nell’incubatrice il neonato è contenuto all’interno

di un “nido” che serve a ricordargli l’utero materno.

In tale “ambiente”gli stimoli visivi e uditivi sono

limitati al massimo, pertanto si invitano i genitori,

negli orari

concordati, a stare

quanto prima e il

più possibile a

stretto contatto

con il proprio

piccolo.

Inoltre, se le

condizioni lo

permettono, la

madre può

allattare

direttamente il figlio, anche se di peso molto basso

o, comunque, tenerlo al petto attraverso la

marsupio-terapia, metodo questo rivelatosi infallibile

nel salvaguardare e favorire il bonding, ossia quello

stretto legame madre-bambino indispensabile per

un sano sviluppo del piccolo.

Tale approccio “umanizzante”, consente di stringere

con i genitori una alleanza nella cura, anche quando

le condizioni di partenza sono difficili e in tal senso,

per favorire la comprensione dei disagi dovuti alle

condizioni talvolta critiche o comunque difficili di

un neonato, i genitori vengono precocemente

inseriti in un percorso di sostegno psicologico.

Tale percorso, finalizzato peraltro all’acquisizione

di una genitorialità consapevole , prevede tappe

definite nate e migliorate nel tempo, grazie alla

fattiva collaborazione tra il Servizio di psicologia

ospedaliera e il personale medico e infermieristico

della UTIN.

Inoltre, spesso le degenze dei piccoli durano anche

mesi, costringendo i genitori a lunghe attese in

condizioni di scomodità; ben presto questo

problema sarà risolto con la disponibilità di una

stanza, ove loro potranno soggiornare, rendendo

meno faticosa l’attesa.

Va ricordato, infatti, che frequentemente assistiamo

neonati che provengono da altre province della

Campania, trasportati prima della nascita con il

cosiddetto “trasporto in utero”, essendo noi dotati

di un Centro di Gravidanze a Rischio, o dopo la

nascita con il Servizio di Trasporto d’Emergenza

Neonatale (STEN).

Nel 2008 sono nati nel nostro ospedale 1338

bambini; di questi 1140 sono stati dimessi dal Nido

e altri 198 dall’Unità di Neonatologia o dall’UTIN.

Il Servizio di Trasporto Neonatale d’Emergenza ci

ha portato dalle altre province della Campania 51

neonati e sono stati ricoverati, provenienti dal

nostro Pronto Soccorso, altri 84 bambini.

Il grafico mostra la

ripartizione per età

gestazionale dei

neonati nati presso

il nostro ospedale

(inborn), da cui

risulta evidente

che il numero in

percentuale dei

nati pretermine è

stato dell’11,8%.

In genere il tasso

di mortalità dei neonati di peso molto basso è

ritenuto un valido indicatore della qualità delle

cure prestate in un’Unità di Terapia Intensiva

Neonatale. I dati della regione Emilia Romagna

per il 2004 hanno riportato una mortalità per i

neonati pretermine di peso inferiore a 1500

grammi pari a circa il 16%. Dal 2004 al 2008

abbiamo assistito 116 neonati con peso alla

nascita inferiore a 1500 grammi ed età

gestazionale superiore alle 23 settimane,

riportando una mortalità pari al 14,66%. E’ stato

possibile ottenere questi buoni risultati grazie

all’impegno, alla competenza e all’amore di tutta

l’equipe, sia medica che infermieristica. Si può,

quindi, affermare, a vanto della Sanità Sannita,

che per qualità delle cure possiamo serenamente

confrontarci con le migliori realtà assistenziali

italiane.

Il prossimo articolo sarà dedicato alle

CARATTERISTICHE ESSENZIALI DELL’U.O.S. DI PEDIATRIA a cura della dott.ssa Dello Iacono

28 PAGINA


Malattie cardiovascolari

l’importanza della prevenzione

Nella stragrande maggioranza dei casi, malattie

come infarto e ictus insorgono in modo improvviso.

La prevenzione resta l’arma più valida e

importante per combattere questo tipo di

patologie. E’ fondamentale ribadire che

l’identificazione dei fattori di rischio e la loro

correzione può portare a una ridotta incidenza

di malattie cardiovascolari. L’idea è tanto

semplice quanto efficace: possiamo limitare il

rischio di malattie cardiovascolari adottando

sani stili di vita.

di Bruno Villari

Al giorno d’oggi, sempre più importante è l’impatto

sulla salute e sulla società delle cosiddette “malattie

del benessere” e, per tale ragione, gli operatori

sanitari cercano di impegnarsi sempre più per

rimuoverne le cause prima che esse

possano insorgere. La prevenzione,

ovvero la medicina preventiva, si

occupa, per l’appunto, di mantenere

lo stato di salute della popolazione

o, quando proprio non è

possibile, di non farlo

peggiorare.

Nella lunga classifica in base

alla prevalenza delle

«ragioni da distruggere»,

svetta al primo posto il

gruppo delle malattie

cardiovascolari che è

seguito a lunga distanza

dal secondo gruppo

costituito dalle patologie

tumorali!

Le malattie cardiovascolari,

infatti, rappresentano la prima

causa di morte in tutto il mondo.

Nel 2005 la sola cardiopatia

ischemica ha causato oltre otto

milioni di decessi e l’ictus circa

cinque milioni. L’ipertensione

arteriosa, dal canto suo, è la

malattia cardiovascolare più

30 PAGINA

comune e colpisce circa il 20% della popolazione

mondiale (1.200.000.000 di persone!).

In Italia, in particolare, le patologie del sistema

cardio-circolatorio rappresentano, secondo stime

dell’Istituto Superiore di Sanità, il 39% ed il 49%

delle cause di mortalità totale nell’uomo e nella

donna rispettivamente. Per fare un confronto le

patologie tumorali, che sono il secondo gruppo,

danno conto del 32% e del 38% rispettivamente.

Come se non bastasse, oltre al problema sanitario

in senso stretto, dovuto al fatto che è coinvolto un

grandissimo numero di persone con problematiche

più o meno gravi, l’enorme diffusione determina

un costo sociale ed economico spaventoso: negli

USA nel 2006 si è calcolato che tale costo si

aggirava intorno a 294 miliardi di dollari (circa 230

miliardi di Euro) tenendo conto anche del ridotto

numero di giornate di lavoro dovuto a queste

patologie (780$/anno/paziente). Tali costi, in

Le malattie cardiovascolari

rappresentano la prima causa

di morte in tutto il mondo.

aggiunta, saranno, nel tempo, resi ancor più

onerosi a causa di altri fattori cosiddetti “non

modificabili” come l’aumento dell’età media,

del costo dei farmaci, del numero delle

procedure diagnostiche e dei casi di

ospedalizzazione (nel 2003 il costo dei soli

farmaci cardiovascolari è stato di 4195 milioni

di euro!).

Per la gravità delle patologie cardiovascolari

e per le loro possibili implicazioni sociali ed

economiche, tutti gli operatori della sanità,

medici, amministratori, politici, sono obbligati

inevitabilmente ad un forte impegno, ognuno nel

proprio campo d’azione: nei confronti della

prevenzione i primi con interventi preventivi o

terapeutici adeguati, i secondi nella gestione

responsabile delle risorse, i terzi circa la

sensibilizzazione e l’ attuazione di programmi

informativi e sanitari.

In campo medico la prevenzione si attua attraverso

il riconoscimento ed il controllo «drastico» di tutti


i fattori di rischio (tab. 1). Questi ultimi sono di due

tipi ovvero non modificabili (età, sesso, familiarità)

e modificabili (diabete, ipertensione arteriosa, alti

livelli di colesterolo nel sangue, fumo, obesità, ed

altri minori). A causa della crescente diffusione di

questi ultimi la patologia cardiovascolare diventa

un problema sempre più grande nei paesi

industrializzati e rappresenta, una minaccia sempre

più seria per i paesi in via di sviluppo. Oggi, in

pratica, la prevenzione prevede un intervento su

ogni fattore di rischio cardiovascolare modificabile

(Tab.1). Tale intervento, però, deve tenere conto

del profilo di rischio cardiovascolare globale del

soggetto in esame: in altre parole due individui con

lo stesso grado di ipertensione arteriosa, ma con

caratteristiche personali diverse, non hanno lo

stesso target pressorio dopo terapia antipertensiva.

È dimostrato, infatti, che il corretto approccio alla

riduzione del rischio deve prevedere un intervento

globale, tanto più aggressivo quanto più elevato è

il rischio cardiovascolare di partenza del soggetto.

La Scuola Medica Salernitana, la più importante

nell’Europa del XII-XIII secolo diceva: “Se vuoi

vivere sano o se vuoi guarire,/schiva gli affanni;

guardati dall’ira;/ bevi e mangia, ma poco; dopo il

pasto/ alzati presto e mai non assopirti;/ svuota i

visceri a tempo, senza indugi;/ così facendo avrai

vita lunga”.

Basterebbe applicare delle semplici norme di igiene

di vita per ridurre sensibilmente l’impatto clinico

della maggior parte di fattori di rischio modificabili

ed avere “vita lunga”: ma per quanto tutto ciò sembri

molto semplice, purtroppo non è così. Recenti studi

osservazionali denominati EUROASPIRE I, II e III

condotti in 8 paesi europei rispettivamente negli

anni 1995-1996, 1999-2000 e 2006-2007 hanno

monitorato il controllo dei fattori di rischio ed il

raggiungimento dell’obiettivo terapeutico nei pazienti

Il 40-50 % dei pazienti non

ha sintomi premonitori di

cardiopatia ed ha come prima

manifestazione della malattia

cardiovascolare un attacco

di cuore che in molti casi può

essere fatale.

con malattia coronarica. In Italia, in particolare,

circa il 50% dei soggetti presenta livelli di pressione

arteriosa superiori alla norma o borderline e più del

50% presenta livelli di colesterolo superiori alla

norma o borderline; il 50-60% dei soggetti ipertesi

Giuseppe Moscati, il santo medico beneventano

è il protagonista principale di questo volume, ed

assieme a lui anche i tanti altri medici sanniti, molti

dei quali suoi maestri, amici, alunni e colleghi, che

negli stessi anni, in tutto il xx secolo, ebbero modo

di distinguersi e di affermarsi professionalmente.

Si susseguono così le biografie dei grandi scienziati

come Bianchi, Cardarelli Rummo, Andrea

Ferrannini, Landolfi e Fragnito fino ai precursori

di discipline nuove come Pascale per l'oncologia,

Romano per l'ortopedia, De Blasio per

l'antropologia, Luigi Ferrannini per la geriatria e la

medicina del lavoro, Ciaburri per la lotta alla

vivisezione, Armando Zuppa per la radiologia, ed

ancora dai medici impegnati per le lotte di categoria,

come Domenico Zuppa, fino ai grandi docenti

universitari, come Capozzi, Cantelino, Mazzeo e

De Mennato, e ai medici che dedicarono la vita al

soccorso di poveri e bisognosi, come De Paolis o

il tropicalista Tessitore. Infine le biografie dei

pediatri, come Racchi, Emmanuele e Cerza, e di

altri dottori in medicina che si distinsero però in

campi diversi, completano questo lavoro. In questo

libro, arricchito da fotografie d'epoca, si ritrovano

le vite, le storie, gli aneddoti e le opere di questi

grandi clinici del novecento, tutti nati a Benevento

o nei paesi della provincia, in quello che fu l'antico

e glorioso Sannio, che oggi riscopre e ricorda

questi illustri suoi figli, esponenti di quella che

finora è stata indicata come Scuola medica

napoletana, ma che sarebbe forse più giusto

chiamare Scuola medica sannita.

GIUSEPPE MOSCATI

e la scuola medica sannita del Novecento

di Andrea Jelardi

Edizioni Realtà Sannita

tel. 0824 54224 - fax: 0824 22270

e-mail: realta@realtasannita.it

Pagg. 303 Illustrato. Euro 14,00

Codice ISBN: 88 87661 27 88


è in trattamento, ma solo il 30-40% di essi raggiunge il goal terapeutico.

Per quanto riguarda il colesterolo solo il 15% dei soggetti con

ipercolesterolemia è in trattamento. I pazienti con diabete o con ipertensione

arteriosa sono addirittura aumentati (28% contro il 20.1% e 60.9% contro

58.3% rispettivamente). Le donne cardiopatiche fumatrici sono aumentate,

passando dal 40% al 50% circa. In effetti, nonostante le enormi evidenze

scientifiche sull’argomento circa l’importanza del controllo e del

raggiungimento del goal terapeutico per i livelli lipidici, glicemici e di

pressione arteriosa, i dati dell’osservatorio internazionale (Italia inclusa)

tratti dagli studi osservazionali EUROASPIRE I, II e III sembrano

abbastanza sconfortanti: cosa ancora più grave, la presenza di fattori di

rischio modificabili nei coronaropatici risulta estremamente

elevata. Una vera spada di Damocle per questi pazienti! Le

ragioni sono delle più disparate e partono dal non sempre

corretto aggiornamento dei medici per finire alla superficialità

dei pazienti che, considerando controllabili i fattori di rischio

che derivano da abitudini voluttuarie (fumo, dieta scorretta,vita

sedentaria), indulgono nei loro vizi; spesso il cardiopatico

considera di poter gestire autonomamente le prescrizioni dei

medici ed ha scarsa aderenza alla terapia prescrittagli.

L’unico segnale positivo che si può cogliere da questi studi

è nel considerevole potenziale di miglioramento dello standard di cura

preventiva! Ciò sarà possibile attraverso il coinvolgimento di gruppi

multidisciplinari di professionisti sanitari che aiutino il paziente a raggiungere

gli obiettivi della prevenzione cardiovascolare in termini di stile di vita da

un lato e riconoscimento e controllo adeguato dei fattori di rischio, prima

che questi conducano verso eventi cardiovascolari spesso irreversibili.

È proprio sul miglioramento della capacità di intervenire nella correzione

dei fattori di rischio, prima che accadano eventi indesiderati,, che bisogna

concentrare gli sforzi per ottenere il massimo risultato ovvero la

preservazione dello stato di salute. Tuttavia, nonostante gli sforzi degli

operatori sanitari e l’affinamento delle tecniche diagnostiche, ancora

oggi c’è un grande numero di pazienti che sfugge ai programmi di

screening cardiovascolare non ottenendo un adeguato controllo del

rischio o un giusto inquadramento. Si consideri, infatti che il 40-50 %

dei pazienti non ha sintomi premonitori di cardiopatia ed ha come prima

manifestazione della malattia cardiovascolare un attacco di cuore che

in molti casi può essere fatale. Bisogna considerare, inoltre, che solo

il 20% degli eventi cardiovascolari colpisce pazienti considerati ad alto

rischio (con malattia cardiovascolare pregressa o con multipli fattori di

rischio), mentre l’80% degli eventi colpisce pazienti con un rischio

cardiovascolare intermedio o addirittura basso. In questi casi è evidente

un errore di valutazione: il medico non ha valutato a fondo e con esami

32 PAGINA

adeguati la possibile

esistenza di una malattia

cardiovascolare; altra

possibilità è una cattiva

interpretazione delle carte

del rischio.

Il poeta latino del I secolo

Marco Valerio Marziale

diceva “La vita non è vivere,

ma vivere in benessere” e

certamente aveva ragione!

In conclusione, esistono

un’enormità di mezzi,

farmacologici e non, in grado

di preservare o migliorare lo

stato di salute delle persone

che sono esposte a fattori di

rischio cardiovascolare. Il

livello di attenzione deve

essere tanto maggiore

quanto più alto è il profilo di

rischio cardiovascolare

Il livello di attenzione deve

essere tanto maggiore

quanto più alto è il profilo

di rischio cardiovascolare

dell’individuo.

dell’individuo. Tuttavia, a

parte l’atteggiamento del

medico che deve essere

competente e convincente,

è fondamentale che le

persone siano sensibili alle

problematiche

cardiovascolari, entrino con

consapevolezza, e senza

aspettare “campanelli

d’allarme”, nei programmi di

screening e di prevenzione

e si impegnino ad aderire

fedelmente alle prescrizioni

terapeutiche ed al controllo

dei fattori di rischio relativi

alle abitudini di vita.

L’argomento che tratteremo

nel prossimo numero

riguarderà lo

SCOMPENSO CARDIACO


Sterilità di coppia

un problema sociale emergente

L’attività di Medicina della Riproduzione

dell’Azienda Ospedaliera Rummo è in grado

di assistere le coppie con problemi di sterilità,

in tutte le diverse fasi: dalla diagnosi alla

terapia seguendo un iter diagnostico, per

giungere poi alla comprensione del motivo

della difficoltà di concepimento.

Sull’argomento abbiamo intervistato il dott.

Alfredo Nazzaro e la dott.ssa Annalisa Salerno

Come nasce l’Unità operativa di Medicina

della Riproduzione?

La unità operativa di Fisiopatologia della

Riproduzione Umana e Diagnosi Prenatale

Integrata inizia la sua attività nel 2003 e

progressivamente viene dotata di autonomia

operativa e funzionale fino ad essere identificata

come Struttura Semplice a valenza

Dipartimentale nel 2007.

Quale è la sua valenza

e quali sono le sue

attività?

È stata identificata dalla

Regione Campania

come Centro di

riferimento provinciale

nell’ambito della

procreazione

medicalmente assistita

(PMA) ed è stata dotata

di posti letto di degenza

ordinaria e di Day

Surgery nel nuovo Piano

Ospedaliero Regionale.

L’attività di questa Unità

Operativa si articola in

due sezioni: una che

opera nell’ambito della

diagnosi e terapia della

sterilità di coppia ed una

che garantisce le più

avanzate tecniche di

Diagnosi Prenatale invasiva e non invasiva per

lo screening delle gravidanze ad alto rischio di

patologie genetiche e/o malformative.

34 PAGINA

Presso l’Azienda Rummo si effettua

la diagnosi e terapia della sterilità ed

infertilità di coppia, all’interno di

una sezione che applica tutte le

tecniche diagnostiche e terapeutiche

nel campo della procreazione

medicalmente assistita (PMA)

comprese quelle cosiddette ad “alta

tecnologia”.

Attualmente è uno dei pochi centri

pubblici operativi in Campania ed è

probabilmente l’unico che eroga tutte

le tecniche dalla inseminazione

intrauterina alla fecondazione in vitro

convenzionale (FIV-ET), alla

iniezione intracitoplasmatica degli

spermatozoi (ICSI).

Nel 2004 la Provincia di Benevento, attraverso

un Protocollo di Intesa sottoscritto con l’AORN

“G.Rummo”, ne ha messo in eccellenza la parte

che riguarda la diagnosi precoce delle patologie

fetali legate al rischio di ricorrenza genetica e

genomica, ed ha finanziato l’acquisto di un

ecografo dedicato di ultima generazione e di alta

gamma che consente di effettuare oltre alla

attività clinica di routine (amniocentesi, villocentesi

e cordocentesi) anche

una attività di ricerca

clinica sperimentale.

Svolge attività di III livello

nell’ambito dello

screening delle

malformazioni

embriofetali in stretta

collaborazione con le

UU.OO. di Ostetricia e

Ginecologia, Genetica

Medica e Terapia

Intensiva Neonatale.

Quali sono le

prestazioni di diagnosi

prenatale erogate dalla

struttura?

Attualmente la diagnosi

prenatale invasiva

riguarda l’effettuazione

delle sole amniocentesi,

che vengono erogate

come prestazioni

ambulatoriali. Nel prossimo futuro partiranno

anche la biopsia dei villi coriali e la cordocentesi.

Per quanto riguarda la diagnosi prenatale non


invasiva è il solo presidio pubblico, nella provincia di

Benevento, che consente di effettuare ecocardiografie

fetali in caso di sospette malformazioni cardiovascolari

in utero operando in stretta collaborazione con la

Struttura di Gravidanze a Rischio nel monitoraggio

delle gravidanze in donne diabetiche, i cui feti sono

particolarmente esposti al rischio di cardiopatie

congenite.

Quali tecniche di PMA effettuate?

La sezione che riguarda la diagnosi e terapia della

sterilità ed infertilità di coppia eroga tutte le tecniche

diagnostiche e terapeutiche nel campo della

procreazione medicalmente assistita (PMA) comprese

quelle cosiddette ad “alta tecnologia”.

Attualmente è uno dei pochi centri pubblici operativi

in Campania ed è probabilmente l’unico che eroga

tutte le tecniche dalla inseminazione intrauterina alla

fecondazione in vitro convenzionale (FIV-ET), alla

iniezione intracitoplasmatica degli spermatozoi (ICSI).

Qual è l’incidenza della sterilità di coppia?

La sterilità di coppia rappresenta un problema sociale

emergente dato si stima che oltre il 30% delle coppie

abbia difficoltà riproduttive, e che nella sola Campania

vi sia una richiesta di oltre 5000 cicli di PMA/anno

per le sole FIV-ET ed ICSI.

A fronte di questa richiesta, attualmente, vengono

erogati in Campania circa 3000-3500 cicli/anno,

includendo nel numero anche i cicli effettuati nei

centri privati, con lunghe liste di attesa che a volte

superano l’anno. I restanti 2000 rappresentano una

delle maggiori voci di “mobilità” extraregionale,

specialmente verso l’Emilia-Romagna, il Lazio, la

Sicilia, la Lombardia, con un aggravio non indifferente

nei conti sanitari regionali.

Quali sono le peculiarità della vostra struttura?

I punti di forza dell’attività della SSD di Fisiopatologia

della Riproduzione Umana dell’AORN “G. Rummo”

sono rappresentati dalla possibilità di avvalersi di un

approccio multidisciplinare alla coppia sterile che

prevede un counselling articolato con i genetisti, i

biologi molecolari, gli andrologi, gli endocrinologi, i

chimici clinici, gli psicologi, i nutrizionisti ed i

neonatologi, la collaborazione con l’Unità Operativa

di Ostetricia e Ginecologia assicura la possibilità di

effettuare anche gli interventi di chirurgia maggiore

sia in laparoscopia che in laparotomia.

Quali sono i numeri del Centro di PMA?

Nel Centro di PMA sono attualmente seguite circa

1000 coppie ed il primo bambino nato grazie all’ausilio

di queste tecniche è venuto al mondo nell’agosto del

2003; ad oggi sono nati oltre 100 i bambini nati da


sala per prelievo ovocitario AO Rummo laboratorio di biologia della riproduzione AO Rummo

tecniche di PMA effettuate nel Centro. Nel corso

del 2008 abbiamo erogato circa 4000 prestazioni,

di cui circa 400 tra ricoveri ordinari ed in Day

Surgery, oltre 200 cicli di PMA e 122 transfer

embrionari. Essendo un Centro totalmente

dedicato alla diagnosi ed alla terapia della sterilità

di coppia si è naturalmente posto, nel tempo,

come naturale punto di attrazione anche per i

pazienti fuori regione. Attualmente ha un indice

di attrattività (% di pazienti che afferiscono da

fuori provincia/regione) di circa il 60%.

Quale è l’organico della struttura e quali le

liste di attesa?

Attualmente ha un organico

composto da un dirigente

responsabile, un embriologo

con funzioni di Direttore

Scientifico del Centro di

procreazione medicalmente

assistita, un’ostetrica,

un’infermiera, e si avvale della

collaborazione di un

ginecologo ed un biologo della

riproduzione inquadrati con

contratti di collaborazione

professionale. In particolare è l’unico Centro di

PMA della Campania ad avere in pianta organica

un posto di Embriologo, a riprova della sensibilità

del management aziendale per questa disciplina.

Le nostre liste di attesa sono relativamente brevi,

circa sei mesi per effettuare un ciclo di FIV-

ET/ICSI, se confrontati con quelli degli altri Centri

pubblici della Campania che si aggirano sui 12

– 18 mesi, ma sono destinate inevitabilmente

ad allungarsi se non verrà rimosso il blocco

imposto dalla Regione alle nuove assunzioni ed

ai contratti di collaborazione professionale. Anche

perché abbiamo un trend di arruolamento in

crescita esponenziale con una richiesta di oltre

36 PAGINA

Si stima che

oltre il 30%

delle coppie

abbia difficoltà

riproduttive

300 nuove coppie/anno che, da sola, quasi

satura il numero di cicli che possiamo erogare

con il personale attualmente in servizio.

Il vostro è un lavoro esclusivamente clinico?

Anche se non rientra nella stretta attività

istituzionale di un Centro di PMA ospedaliero,

è attiva un’intensa attività di ricerca clinica e di

base nel campo della medicina della riproduzione.

Il primo risultato pratico di questa

sperimentazione clinica è stato un trial clinico

prospettico ad un solo braccio per la valutazione

dell’impatto del trasferimento embrionario in

utero sotto guida ecografica

sulle percentuali di impianto e

di gravidanze evolutive; il

risultato è stato molto positivo

e le percentuali di gravidanze

evolutive sono aumentate di

circa il 10% pertanto, allo stato,

tutti i transfer embrionari

effettuati nel Centro vengono

eseguiti con tale tecnica.

Attualmente sono attive le

seguenti linee di ricerca:

definizione dei criteri di

selezione ovocitaria per poter individuare gli

ovociti più competenti (quelli in grado di dare

origine ad embrioni vitali) da fecondare. È il caso

di ricordare che la legislazione attualmente in

vigore in Italia limita a tre il numero massimo di

ovociti da inseminare e, quindi, è indispensabile

utilizzare i migliori per garantire percentuali di

gravidanza elevate;

valutazione dell’incidenza della trombofilia nella

sterilità di coppia; la trombofilia rappresenta uno

stato di ipercoagulabilità del sangue e può avere

un effetto negativo in ognuno dei processi

coinvolti nei meccanismi riproduttivi: ha un effetto

negativo sulla qualità ovocitaria perché


abbassando la tensione di ossigeno all’interno

del follicolo ovarico danneggia il materiale

nucleare e le strutture interne (citoplasmatiche)

ed extracitoplasmatiche (membrana pellucida e

spazio vitellino) dell’ovocita; interferisce con

l’impianto dell’embrione trasferito in utero perché

riducendo la vascolarizzazione dell’endometrio

ha un effetto negativo sulla sua maturazione;

ha un effetto negativo sulla produzione e sulla

vitalità degli spermatozoi. Per ognuna di queste

situazioni è in corso una

specifica linea di ricerca.

valutazione degli indici di

vascolarizzazione ovarici ed

uterini applicati all’esito dei

cicli di PMA;

valutazione della riserva

ovarica nelle donne da

sottoporre a PMA;

in collaborazione con la SS

di Endocrinologia,

valutazione dell’impatto

degli ipoglicemizzanti orali

associati con un

estroprogestinico a forte

componente antiandrogena

(drospirenone) in caso di policistosi ovarica

associata a insulinoresistenza (s. metabolica).

Tale schema terapeutico ha dato risultati

estremamente postivi e sono numerose le coppie

che hanno concepito spontaneamente o con

tecniche a bassa complessità in seguito alla sua

applicazione;

in collaborazione con la SS di Endocrinologia

Pediatrica, valutazione delle disgenesie

gonadiche, delle anomalie della differenziazione

sessuale e della pubertà precoce.

è in avanzata via di definizione un protocollo

di intesa con il laboratorio di realtà virtuale del

Dipartimento di Matematica ed Informatica

dell’Università degli Studi di Salerno e con il

Centro di Competenza Regionale per la

realizzazione di un sistema applicato alla ricerca

di nuovi paradigmi di

modellazione/rappresentazione tridimensionali,

di data fusion di immagini e di interazione

aptica, finalizzati alla realizzazione di un

innovativo framework collaborativo, denominato

SMART FIV-ET (SisteMa Aptico per il viRtual

Training nella FIV-ET), a supporto del training

e della diagnostica nell’ambito della medicina

della riproduzione, che consentirà attraverso

l’uso di braccia virtuali e di immagini

tridimensionali la ricostruzione delle varie fasi

Nella pratica clinica l’applicazione

di queste linee di ricerca e

l’applicazione di protocolli il più

possibile individualizzati di

stimolazione ovarica hanno permesso

al Centro di PMA del “Rummo” di

chiudere il 2008 con un tasso di

gravidanza pari al 44%, che è pari

ad oltre il doppio della media italiana

che si attesta sul 21% (dati del

Registro Nazionale della PMA

dell’Istituto Superiore di Sanità).

di un ciclo di PMA.

Quali sono i risultati concreti di questa attività

di ricerca?

Tutti questi studi hanno portato a numerose

pubblicazioni su riviste “indexate” e relazioni nei

maggiori congressi internazionali. In particolare

uno studio sulla valutazione della

vascolarizzazione endometriale e

subendometriale è stato premiato come la

migliore comunicazione clinica all’ultimo

congresso della European

Society of Human

Reproduction ed

Embryology (ESHRE).

Nella pratica clinica

l’applicazione di queste linee

di ricerca e la applicazione

di protocolli il più possibile

individualizzati di

stimolazione ovarica hanno

permesso al Centro di PMA

del “Rummo” di chiudere il

2008 con un tasso di

gravidanza pari al 44%, che

è pari ad oltre il doppio della

media italiana che si attesta

sul 21% (dati del Registro Nazionale della PMA

dell’Istituto Superiore di Sanità).

Nei prossimi numeri verranno esaminati nel dettaglio le

attività cliniche e di ricerca della SSD di Fisiopatologia

della Riproduzione Umana e Diagnosi Prenatale Integrata

e verranno spiegate le tecniche adottate per permettere

all’utenza di avvicinarsi con maggiore consapevolezza ad

un settore che ha profonde implicazioni bioetiche.

www.gesesa.it

GESTIONE SERVIZI SANNIO

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TELESE TERME Ufficio Clienti

Tel. 0824.903131 - Fax 0824.901605

Zona Industriale Pezzapiana - Benevento


di Tommaso Zerella

L’Azienda Sanitaria Locale Benevento 1 è nata

il 1° gennaio 1995 dalla confluenza delle

preesistenti e cessate UU.SS.LL. numeri 5-6-7-

8-9. Il bacino di riferimento dell'Azienda, che

coincide con il territorio provinciale, è costituita

da 78 Comuni.

L’A.S.L. Benevento 1 ha una superficie di 2071

Kmq ed una popolazione di 289,455 abitanti. Il

suo territorio è disomogeneo dal punto di vista

geomorfologico per la presenza di zone

pianeggianti, collinari e montuose.

Dal punto di vista demografico è caratterizzata

dalla presenza di zone a bassissima densità

demografica, con piccoli Comuni e difficili

collegamenti viari.

L’Azienda assicura l'erogazione delle prestazioni

e delle attività sanitarie mediante:

• n° 6 Distretti Sanitari

• n° 2 Presidi Ospedalieri

• n° 1 Dipartimento di Prevenzione

• n° 1 Dipartimento di Salute Mentale

Queste strutture creano una rete per l'assistenza

38 PAGINA

Azienda Sanitaria

Locale Benevento 1

sanitaria che viene erogata a 360° dando vita ai

singoli “eventi” che rappresentano l'interazione

tra il cittadino e il S.S.N.: ricoveri, specialistica

ambulatoriale, assistenza domiciliare,

prevenzione, riabilitazione, veterinaria.

La Mission della A.S.L. Benevento 1 è quella di

prendere in carico il cittadino, nell'interezza della

sua persona, ponendolo al centro del sistema

con la protezione del suo stato di salute globale.

Alla consapevolezza di operare in un sistema

con al centro il cittadino, hanno contribuito gli altri

Enti istituzionali del territorio e le Associazioni di

volontariato con i quali non viene mai meno la

collaborazione.

Possiamo dire che una tale visione integrata tra

la A.S.L. BN 1 e gli altri Enti ed Istituzioni territoriali

della nostra provincia, sta di fatto diventando un

patrimonio comune; lo dimostrano i diversi

protocolli d'intesa siglati in specifici ed importanti

programmi, come nell'emergenza sanitaria,

nell'ADI, nell'Educazione Sanitaria, nella

formazione del personale, nel potenziamento

dell'assistenza alle comunità rurali decentrate e

soprattutto nella riorganizzazione dei Distretti

Sanitari, ridefiniti nel numero e nei Comuni di

appartenenza.

Nel corso di questi anni l'Azienda ha perseguito

una serie di obiettivi, tutti finalizzati a garantire


prestazioni di elevata qualità nei diversi settori di

attività istituzionale, dall'erogazione delle

prestazioni ambulatoriali e di quelle di ricovero a

quelle ricomprese nel livello di assistenza della

prevenzione.

Nella attività di programmazione sanitaria,

massima attenzione è stata dedicata ai medici di

base ed ai pediatri di libera scelta, che

costituiscono il cardine del sistema sanitario in

quanto effettivamente vicini alla domanda di salute

che proviene dagli

assistiti.

Un cenno particolare

meritano le attività di

screening, di cui si

elencano i più

apprezzati, che già da

anni sono stati posti in

essere dalla ASL e che

stanno avendo notevoli

risposte da parte

dell'utenza, specie nel

percorso donna e

nell'ambito delle Unità Operative Materno Infantili:

• screening neonatali

• screening per il tumore del seno

• screening per il tumore della cervice uterina

• screening in anonimato per l'infezione HIV

Va sottolineato che nonostante la costante

riduzione delle risorse finanziare messe a

disposizione dallo Stato a fronte della enorme

dilatazione della domanda di salute dovuta al

prolungarsi dell'età media dell'uomo e all'affermarsi

della cultura del diritto alla salute, si erogano

qualificate prestazioni sanitarie in l'equilibrio con

il bilancio imposto dalle disposizioni statali e

regionali.

Oggi, in tutti i principali paesi sviluppati la spesa

sanitaria cresce del 10-15% all'anno soprattutto

per il continuo progresso tecnologico, per la

domanda sempre crescente del pubblico nei

confronti della medicina, per gli anziani che stanno

diventando la maggioranza della popolazione

con la consequenziale gestione delle patologie

croniche e degenerative:osteoporosi, parkinson,

alzheimer, malattie cardiovascolari.

Il numero di ultrasessantacinquenni, pari al 20%

(58.000 ultra65enni) della popolazione della ASL

BN 1 è quello più alto della regione

Campania(circa il 18%) e porta l'Azienda a dover

affrontare maggior numero di patologie croniche

ed invalidanti con il problema della mancanza di

autosufficienza nelle fasce di età più avanzate,

Il numero di

ultrasessantacinquenni, pari

al 20% (58.000) della

popolazione della ASL BN 1

è quello più alto della regione

Campania (circa il 18%)

che necessita di servizi sociali a forte integrazione

sanitaria (assistenza domiciliare, residenze per

anziani).

Da anni la ASL offre l'opportunità agli anziani

ultra65enni di usufruire della vaccinazione

antinfluenzale che ha protetto contro la sindrome

influenzale circa l'80% degli aventi diritto.

Anche per le vaccinazioni dell'infanzia entro i

primi 24 mesi di vita l'Azienda ha raggiunto la

copertura del 98% contro le malattie prevenibili

con vaccini.Ed è proprio

per assicurare il

massimo della

protezione che dal

2004 sono state diffuse

anche vaccinazioni non

obbligatorie, ma

fortemente

raccomandate dalla

comunità scientifica per

quanti affetti da alcune

malattie croniche, a

maggiore rischio.

Grazie alla alte coperture vaccinali, negli ultimi

anni la nostra provincia non è stata interessata

dal morbillo mentre in campania nel 2003 ci sono

stati 30.000 casi con 4 decessi.

Nel Sannio la prima causa di morte è

rappresentata dalle malattie cardiovascolari

(infarto nelle età più giovani e ictus nelle fasce

più avanzate) seguite dai tumori e dalle morti

violenti, soprattutto per incidenti stradali.

Pertanto l'azienda ha dato forte impulso alle


Nel Sannio la prima

causa di morte è

rappresentata dalle

malattie

cardiovascolari

(infarto nelle età più

giovani e ictus nelle

fasce più avanzate)

seguite dai tumori e

dalle morti violenti,

soprattutto per

incidenti stradali.

attività territoriali e all'assistenza

primaria, secondo i recenti criteri

di una moderna assistenza che

tende a delocalizzare dall'Ospedale

tutto ciò che lungo il percorso

diagnostico-terapeutico, può essere

risolto sul territorio, quanto più

vicino possibile alla residenza del

paziente.

In questo contesto:

• sono stati potenziati i

poliambulatori distrettuali sia a

livello strutturale, che di

attrezzature e di risorse umane,

con più ore attivate e con nuove

branche;

• è stato rafforzato il rapporto con

i MMG anche per l'assistenza ai

malati cronici e terminali, ai pazienti

in ADI ed in ADO;

• è stato dato nuovo impulso alle

attività di formazione, allo scopo

di migliorare sempre più il livello

qualitativo dell'assistenza.

L'Azienda è fortemente impegnata

ad assicurare alti livelli

relativamente alle strutture

temporaneamente accreditate,

verificando il possesso dei requisiti

strutturali ed organizzativi e

determinando le capacità operative

massime per l'erogazione di

prestazioni efficienti ed efficaci.

Dall'esame di questi dati sono state

40 PAGINA

avviate iniziative finalizzate ad assicurare adeguata assistenza

alla popolazione tutta, soprattutto a quella anziana e all'età

evolutiva, a svolgere un'attività di prevenzione rivolta prioritariamente

ai giovani ed a potenziare il sistema dell'emergenza.

Sistema di emergenza

Organizzazione esistente

A nove anni circa dall'attivazione del Sistema 118 di emergneza

territoriale ed a seguito delle riorganizzazioni succedutesi nel

tempo in ottemperanza alle norme regionali via via emenate, ci si

è posti criticamente il problema della valutazione dell'assetto

organizzativo in merito alla localizzazione ottimale dei presidi

SAUT e Punti STI e quanto questo sistema, così concepito, abbia

realmente risposto alle esigenza di salute della popolazione della

Provincia di benevento, in termini di efficacia ed efficienza nel

garantire i livelli di asssitenza nell'ambito della emergenza territoriale.

A seguito dei recenti indirizzi regionali di riorganizzazione, la ASL

ha ridistribuito il personale medico tra i presidi attualmente insistenti

sul territorio, tenendo conto della prevista attivazione dei presidi

previsti dalle direttive regionali ( due o tre) di pronto soccorso

attivo territoriale (PSAUT) e i pronto soccorso ospedalieri territoriali

di Cerreto Sannita e di S. Agata dè Goti, nell'ottica della creazione

della figura specifica del “ medico unico dell' emergenza”, che

operi la vera integrazione funzionale all'interno del sistema dell'

emergenza territoriale. Pertanto l'assetto attuale e quello in via di

completamento ( previsto dalla Delibera Aziendale n° 379/07)

sono esplicitati nella seguente tabella e schema :

PRESIDI PSAT e PP.SS. Ospedalieri

(allegato B EX DGRC 1570/04- come modificato dalle direttive

regionali di riorganizzazione ex DGRC 460/2007)

Distretto Abitanti SEDE STI Med.

SAUT medicalizzati totale

Benevento 1 73397 Benevento 2 punti Benevento città 16

Benevento 2 58606 Vitulano 1 Vitulano 7

S. Giorgio del S. 1 Airola 7

Montesarchio 55186 Airola 1 Airola 7

Limatola 1 Limatola 7

Telese Terme 54864 S. Salvatore T. 1 S. Salvatore 7

1 Cusano Mutri 7

Morcone 21176 Morcone 1 Morcone 8

S. Bartolomeo 26226 Foiano Valf. 1 Foiano Valf. 7

in Galdo

PS Ospedale

1 Ginestra 7

S. Agata de’ G.

PS Ospedale

6

Cerreto Sannita 6

TOTALE 289455 92


Attualmente sono attivi sul territorio della

Provincia di Benevento, per quanto riguarda

l'organizzazione territoriale di competenza

dell'azienda sanitaria territoriale ASL

Benevento 1, otto presidi SAUT ed undici

punti del Sistema Trasporto Infermi (STI)

medicalizzati, allocati presso i presidi SAUT.

I presidi SAUT, analogamente ai punti STI,

sono presidi chiusi all'utenza esterna, attivati

esclusivamente su chiamata della Centrale

Operativa competente, che forniscono

prestazioni di soccorso avanzato e trasporto,

se necessario, per i casi di emergenza/

urgenza che si verificano sul territorio della

Provincia di Benevento.

Completano l'assetto organizzazivo

dell'emergenza sanitaria territoriale 118 la

Centrale Operativa Territoriale (COT), e il

Centro Mobile di Rianimazione, entrambi di

competenza dell' AORN G. Rummo ed ivi

collocati.

ASSETTO GRAFICO DELLE POSTAZIONI

TERRITORIALI DI EMERGENZA

PAGINA41


Microlesioni e

cerebrolesioni

L’importanza

di una risposta

pronta e qualificata

di Bernardo Lanzillo

La fondazione “S. Maugeri” si occupa di

riabilitazione sin dal 1960 e dal 1987 è presente

in Campania con una struttura di 160 posti di

riabilitazione post acuta in neurologia, cardiologia,

pneumologia, chirurgia plastica e reumatologiaortopedia,

prima nella sede di Campoli del Monte

Taburno e poi nell’attuale, Telese Terme.

Il reparto di neurologia era composto da 70 posti

letti dedicati prevalentemente a esiti di lesioni

vascolari (ictus cerebrale) e malattie degenerative

(malattia di parkinson, sclerosi a placche,

neuropatie acquisite e congenite, mielopatie ecc

ecc).

Nel 1992 nel legislatore italiano inizia a farsi

strada il concetto di alta specializzazione

riabilitativa per alcune situazioni dall’impatto

sociale molto alto come gli esiti di gravi

traumi cranici e midollari. Un appropriato

trattamento delle gravi mielolesioni e/o

cerebrolesioni richiede infatti una risposta

pronta e coordinata di varie unità

operative sia per acuti sia riabilitative.

Le patologie trattate sono infatti gravate

dalla possibilità di sviluppare importanti

disabilità, transitorie o permanenti, e

come tali, richiedono un sollecito e

qualificato intervento delle unità operative

per acuti e dei servizi di riabilitazione

medica.

Il percorso del paziente traumatizzato

grave (encefalico o midollare) viene di

norma suddiviso in diverse fasi temporali

che sono:

la fase acuta (o rianimatoria e/o

neurochirurgica) che è ospedaliera

la fase post-acuta (o riabilitativa)

la fase degli esiti.

la fondazione S. Maugeri di Telese Terme

Nell’ambito della fase post-acuta, o riabilitativa,

è possibile fare una ulteriore distinzione fra fase

post-acuta precoce, che, per molti aspetti, è

assimilabile alla fase denominata «acute

rehabilitation» della letteratura anglosassone,

e fase post-acuta tardiva. Di regola, nella

fase post-acuta precoce gli interventi

sono svolti in regime di ricovero, in

strutture di riabilitazione intensiva,

come le strutture di ria bilitazione

di III livello (Unità di alta specialità

riabilitativa per le Gravi

Cerebrolesioni o mielolesioni). In

Campania vi era una carenza per

quanto riguarda le strutture di alta

specialità riabilitativa. Una prima bozza

di progetto viene quindi presentata dal

sottoscritto nel 2000. E’ seguito poi

tutto l’iter burocratico, dopo il quale

sono stati riconosciuti all’istituto

scientifico della Fondazione Maugeri

di Telese Terme la possibilità di

attivare 30 posti letto di alta specialità

riabilitativa così suddivisi:

15 per le gravi cerebro lesioni di varia

natura

15 per le gravi mielolesioni.

Nasce a questo punto un altra

PAGINA43


esigenza molto importante che scaturisce

naturalmente dalla attivazione dei posti letto per

le gravi cerebro lesioni. Nel passato molti pazienti

con gravi politraumi non superavano la fase acuta.

Grazie alla maggiore tempestività dell’intervento

in acuto (organizzazione del 118 sul territorio) ed

alla sempre maggiore esperienza delle

rianimazioni (in particolare delle neuro

rianimazioni) si è assistito all’aumento della

sopravvivenza di pazienti con gravissime cerebro

lesioni di tipo traumatiche o vascolari. Tutto ciò

ha portato ad un aumento dei cosiddetti pz in

stato vegetativo persistente o stato di coscienza

minimo. Sono questi pazienti che, a distanza di

6-12 mesi dall’evento acuto non hanno un

recupero della coscienza (o un recupero minimo)

che conservano però integre funzioni quali la

respirazione ed il ritmo sonno veglia, (un caso

eclatante attualmente

alla ribalta della cronaca

è quello di Eluana

Englaro). Sono pazienti

spesso giovani (vittime

di gravi traumi cranici,

in genere da incidenti

automobilistici) che

diventano di difficile

gestione e per la

famiglia e per il territorio

per la presenza di

tracheostoma, peg,

piaghe da decubito,

infezioni ricorrenti ecc

ecc. È per tale motivo

che la fondazione

Maugeri, a Telese si è posta il problema di creare

insieme ai reparti di alta specialità riabilitativa uno

che potesse accogliere tali pazienti che è stato

definito reparto per “stati vegetativi persistenti”.

Tale reparto ha caratteristiche uniche in Campania.

Tutto ciò per completare la “filiera riabilitativa delle

gravi cerebro lesioni”. In questo modo il primo

periodo (la fase post acuta) viene utilizzato per

la stabilizzazione del paziente (unità per gravi

cerebro lesioni) e l’eventuale secondo periodo

(nell’unità per stati vegetativi persistenti) viene

utilizzato per l’addestramento dei familiari alla

gestione delle problematiche del paziente:

eventuale tracheostoma, passaggi posturali con

ausili, gestione dell’alimentazione attraverso

stomie gastriche, preparazione della casa e del

territorio all’accoglienza di tali pazienti. Tutto cio

ovviamente solo per i pazienti più gravi. In tale

reparto si ricoverano anche pz in coma provenienti

44 PAGINA

Nel passato molti pazienti con gravi

politraumi non superavano la fase

acuta. Grazie alla maggiore

tempestività dell’intervento in acuto

(organizzazione del 118 sul territorio)

ed alla sempre maggiore esperienza

delle rianimazioni (in particolare delle

neuro rianimazioni) si è assistito

all’aumento della sopravvivenza di

pazienti con gravissime cerebro lesioni

di tipo traumatiche o vascolari.

da altre realtà e campane e da centri posti nel

centro e nord Italia, per limitare il fenomeno della

emigrazione sanitaria.

A questo punto il reparto di neurologia con la

nuova organizzazione è quindi composto da:

15 posti letto per gravi cerebro lesioni

15 posti letto per gravi mielolesioni

15 posti letto per stati vegetativi persistenti

25 posti letto per riabilitazione intensiva (di cui 5

in regime di day hospital)

Ovviamente tale rivoluzione ha reso necessario

rivisitare l’organizzazione del centro che ora è

dotato di una sala di sub intensiva con 4 posti

letto (dove transitano i pz più gravi che provengono

dalle varie rianimazioni campane e del sud italia

in genere). Essi vengono controllati nelle varie

funzioni vitali (elettrocardiogramma, livello di

ossigeno, respiro e temperatura corporea),

attraverso un sistema

di monitoraggio

intensivo. È già in

questa delicata fase che

inizia il programma

riabilitativo, la presa in

carico globale del

paziente per tutte le sue

problematiche.

Finalmente i pz

possono rientrare in

contatto con i propri cari

(cosa che in

rianimazione può

avvenire per pochi

minuti al giorno). Dopo

questa prima fase i pz

possono entrare in reparto. Anche in questo caso

vi è la possibilità di continuare a controllare il

paziente attraverso una serie di monitor amovibili

e che possono lavorare in qualsiasi parte del

centro grazie alle moderna tecnologia wireless:

il paziente è sempre controllato dalla centrale di

monitoraggio, dove il personale medico e

paramedico può intervenire in tempo reale per

qualsiasi problema.

Altro settore nevralgico è quello che accoglie i

pazienti con grave mielolesioni (traumatiche o di

natura infiammatoria o degenerativa o tumorale).

Il centro è dotato di un laboratorio di neurofisiologia

in grado di effettuare esami che sono utili per

capire la prognosi del paziente:

elettroencefalogramma (compreso lo studio del

sonno e la registrazione

dell’elettroencefalogramma per 24 ore), potenziali

evocati acustici, visivi e somatosensoriali,


stimolazione magnetica corticale. Possono essere

utili per capire in una fase molto precoce (quando

il paziente non ci può essere di aiuto in quanto

ancora incosciente o non collaborante) quale può

essere la sua evoluzione clinica e quindi impostare

precocemente il programma fisioterapico

personalizzato sulle esigenze del paziente.

Altro aspetto molto importante è l’aspetto

psicologico di tali pazienti per due motivi:

valutare e trattare da un punto di vista riabilitativo

il danno cognitivo (memoria, attenzione,

produzione parole, comprensione del linguaggio)

che residua dalla cerebro lesione;

sostegno ai familiari (cerebro lesioni più gravi) e

pazienti (cerebrolesioni meno gravi e mielolesioni).

Questo delicato compito è svolto da psicologi

esperti nella gestione di tali problematiche

coadiuvati da un servizio di assistenti sociali.

Il cardine del trattamento non medico di tali pazienti

è rappresentato da reparto e palestra dove terapisti

della riabilitazione, infermieri professionali e

operatori socio sanitari dotati di comprovata

esperienza e professionalità e doti umanitarie

sono a contatto con i pazienti e relativi familiari.

Mi piace sottolineare che la riabilitazione non si

svolge solo in palestra, ma una parte altrettanto

importante è svolta nel reparto, dove, per esempio,

posizionare in maniera adeguata a letto o sulla

unità posturale un paziente è cruciale (per evitare

la insorgenza di vizi di postura, retrazione dei

muscoli e dei tendini, piaghe da decubito che

sono molto dolorose); gestire adeguatamente una

cannula tracheostomica (o insegnare ai familiari)

o una stomia gastrica (attraverso cui i pazienti

più gravi vengono alimentati) o gestire una vescica

neurologica (in caseo dei pazienti midollari)

rappresenta una parte cruciale della riabilitazione

La Fondazione Maugeri è dotata di una

sala di sub intensiva con 4 posti letto

(dove transitano i pazienti più gravi che

provengono dalle varie rianimazioni

campane e del sud italia in genere). Essi

vengono controllati nelle varie funzioni

vitali (elettrocardiogramma, livello di

ossigeno, respiro e temperatura

corporea), attraverso un sistema di

monitoraggio intensivo. È già in questa

delicata fase che inizia il programma

riabilitativo, la presa in carico globale

del paziente per tutte le sue

di tali pazienti. Per tale motivo il reparto è dotato

di tutti i moderni ausili per la gestione e

movimentazione dei tali pazienti: letti con

regolazione elettronica, sollevapersone, particolari

sedie a rotelle che permettono di realizzare

personalizzare le posture dei pazienti.

La palestra è dotata di attrezzature particolari:

analisi computerizzata del cammino

sistema di allevio di carico (per cui pazienti che

non possono ancora deambulare autonomamente,

possono attraverso questo sistema, iniziare

precocemente il training della deambulazione).

lettini con regolazione elettronica per adeguarsi

alle esigenze dei singoli pazienti.

settore di ergoterapia per il confezionamento di

ortesi e protesi.

Per la gestione medica di tali pazienti ci si avvale

della collaborazione, oltre che delle specialità

mediche presenti nel centro (cardiologia,

pneumologia, chirurgia plastica, reumatologia) di

anestesisti in regime di convenzione che effettuano

guardie notturne, insieme al personale medico

strutturato e servizio di consulenza e pronta

reperibilità per la gestione di emergenze/urgenze.

Molta attenzione ed importanza viene data ai

familiari di tali pazienti, in particolare quelli con

grave cerebrolesione. Infatti si dice che la grave

cerebrolesione non è un problema del paziente

ma una problema che spesso stravolge quella

che è la vita di una intera famiglia. Per tale motivo

vengono organizzati anche degli incontri con i

familiari per cercare di spiegare loro quale

potrebbe essere il percorso del loro caro. Si è

anche costituita, come in altre regioni, un

associazione di familiari di pazienti con grave

cerebrolesioni che ha una attività molto viva e vi

è una sede con uno sportello di ascolto presso

la nostra struttura.

Questo breve escursus per presentare il reparto

di Recupero e Rieducazione Funzionale della

Fondazione “S. Maugeri” di Telese Terme e la

sua recente evoluzione negli ultimi anni.

PAGINA

problematiche. 45


di Adriana Sorrentino

L’Ospedale Sacro Cuore di Gesù di Benevento,

della Provincia Religiosa di San Pietro dell’Ordine

Ospedaliero di San Giovanni di Dio -

Fatebenefratelli - Ente Ecclesiastico senza fini di

lucro, esiste in Benevento fin dal 1602. In quegli

anni, per volontà di un nobile beneventano “Nunzio

Limata”, venne disposto l’acquisto per duemila

ducati del Monastero di San Diodato delle

Monache Benedettine, che aveva una recettività

di 20 posti letto e solo nel 1885 avvenne la posa

della “prima pietra” dell’attuale Ospedale Sacro

Cuore di Gesù per opera di fra Pietro Maria de

Giovanni anch’egli beneventano.

La realtà odierna è molto cambiata, i moderni

reparti e servizi che oggi si affiancano

armonicamente alla prima costruzione hanno

permesso l’ampliamento della recettività

ospedaliera che oggi vede 274 posti letto per

l’assistenza ospedaliera in regime di ricovero

ordinario, day hospital e day surgery ed è una

delle oltre 200 strutture che i Fatebenefratelli

gestiscono in tutto il mondo, offrendo ovunque la

46 PAGINA

Ospedale Fatebenefratelli

di Benevento

testimonianza di carità lasciata in eredità dal

fondatore San Giovanni di Dio, vivendo il suo

carisma ospedaliero nelle varie situazioni e

contingenze socio-assistenziali che i diversi

contesti sanitari offrono.

Ricopro l’incarico di Direttore Sanitario, di questa

storica struttura, dal 1 dicembre 1998, e sono

testimone di quanto, nell’arco di questi 10 anni,

l’organizzazione sanitaria è stata radicalmente

rinnovata ed ha portato alla istituzione di

Dipartimenti e di nuove Unità Operative, che hanno

qualificato ulteriormente l’assistenza sanitaria.

L’Ospedale Sacro Cuore di Gesù è, quindi,

un’Azienda Sanitaria efficiente, con una utenza

storica che abbraccia tutta la provincia di

Benevento: il Fortore, la Valle Vitulanese, la Valle

Telesina, la Valle Caudina, oltre alla stessa cit

di Benevento e non solo. Afferiscono, infatti, al

nostro Ospedale pazienti delle province limitrofe

di Avellino, Caserta, Napoli, Campobasso, grazie

al forte indice di attrazione esercitato dalle

specialità presenti.

L’ospedale Sacro Cuore di Gesù, si pone al

servizio dei malati impegnandosi ad offrire loro

un’adeguata ed efficace assistenza medica ed un

soggiorno sereno e ricco di rapporti umani grazie

a tutto il personale (medici, infermieri, ausiliari,

suore, frati, gruppi di volontari ecc…), umanamente


e professionalmente qualificato, è impegnato a

realizzare un modello assistenziale globale, sintesi

di rigore scientifico e umanizzazione delle terapie,

ponendosi al servizio del malato senza discriminazioni

di fede, di razza, di cultura o di militanza politica. Nel

mondo sanitario oggi si parla tanto di salute e

benessere, ma bisogna considerare che anche

l’economia ha un ruolo nella Sanità. Il principio

fondamentale che gli operatori del settore e tutti i

diretti interessati devono considerare è che la salute

rappresenta un bene che non ha prezzo, ma che

inevitabilmente ha dei costi. Tutti siamo concordi

nell’affermare che nella Sanità il primo passo da

compiere è una giusta allocazione delle risorse, infatti,

il primo problema per l’economia italiana è

l’inadeguatezza tra il valore del bene “salute” e la

scarsità dei mezzi per sostenere e garantire tale bene,

basti pensare alla quota del PIL che viene destinata

al SSN. La salute fa parte di quella categoria di bene

pubblico con tutte le sue sfaccettature e problematiche,

laddove predominano fattori particolari, e coinvolge

altri campi come deontologia, morale, condizioni socioculturali

della persona, incertezza dei risultati. a salute

pertanto si distingue da tutti gli altri beni in quanto

non può essere considerata un bene quantificabile in

termini economici. Tutto ciò rende davvero difficile

l’applicazione nella Sanità delle leggi economiche

che regolano il mercato sanitario ma sicuramente

richiede, oggi più che mai, un senso di responsabilità

maggiore soprattutto da parte di chi programma e

decide l’allocazione delle risorse finanziarie del Servizio

Sanitario Regionale.

Tante sono le domande che ci poniamo oggigiorno

circa l’organizzazione ed il processo produttivo, vi

sono, infatti, motivazioni di tipo economico e logistico,

che spingono fortemente verso:

la riduzione dell’occupazione di posti letto per acuti;

l'aumento della domanda di prestazioni di tipo

riabilitativo e di assistenza domiciliare; l'incremento

delle prestazioni ambulatoriali.

Come Azienda Sanitaria, siamo costantemente

orientati ad una gestione dove l’economicità, l’efficienza

e l’efficacia, punti cardine della aziendalizzazione

sanitaria, sono alla base di tutti i percorsi organizzativi

e assistenziali ancor più in questa fase in cui il piano

sanitario di rientro dal disavanzo della spesa sanitaria,

la Regione Campania applica alla nostra struttura

una forte decurtazione di posti letto, - 49 PL circa il

18,22% degli attuali 274 a fronte del 3% applicato

alle Case di Cura private. Considerate le rigide e

condizionanti misure di contenimento imposte per

l’anno 2009 siamo fortemente impegnati nella sfida

della sostenibilità delle prestazioni sanitarie erogate.


Cefalee:

l’isola che non c’è

La cefalea viene spesso considerata

quasi una “malattia invisibile”.

Eppure dietro un semplice mal di testa,

può nascondersi una vera patologia,

invalidante e fastidiosa.

di Gerado Casucci

Il termine scientifico, ma non troppo, di cefalea

trae le sue origini etimologiche dal greco (chefalè

testa e algòs dolore), significando letteralmente

mal di testa. Formulare a un

paziente una diagnosi di

“cefalea” costituisce,

pertanto, un atto

generico, grossolano e

inutile, in quanto non dà

alcuna informazione sul

tipo di cefalea, sulla sua

gestione e sulla sua

prognosi, tanto più se

si calcola che circa il

90% degli individui

lamenta un attacco

di dolore al capo

almeno una volta

nella vita. Una prima

suddivisione va fatta

tra cefalee primarie,

non causate da alcuna

condizione morbosa

nota, e cefalee

secondarie, dovute

invece ad altre malattie,

neurologiche e non.

L’ultima classificazione

delle cefalee, pubblicata

a opera della Società

Internazionale delle

Cefalee nel 2004, prevede

quattro 4 gruppi (e più di

40 sottogruppi) di cefalee

Circa il 90% degli

individui lamenta un

attacco di dolore al capo

almeno una volta nella

vita.

primarie, 8 gruppi (e più di 120 sottogruppi) di

cefalee secondarie e 1 grande gruppo (con più

di 25 sottogruppi) di nevralgie craniche e dolori

facciali. Proprio l’esistenza di oltre 160 tipologie

cliniche differenti di cefalea e nevralgia craniofacciale,

alcune delle quali con possibili rischi

per la vita stessa del paziente, obbligherebbe

il medico, da quello di medicina generale allo

specialista di riferimento, il neurologo, pur a

differenti livelli di raffinatezza diagnostica, a

conoscere questo particolare capitolo della

patologia medica, quantomeno nei suoi principi

generali di codificazione e “buona pratica”

clinica. Alcuni di essi proverò a esporli, nel

modo più semplice possibile, in questo articolo.

Tra le cefalee primarie, che per fortuna

costituiscono la stragrande maggioranza di tutte

le forme di cefalea, quella più rilevante in termini

di frequenza (anche se non è la più diffusa),

caratteristiche del dolore, invalidità lavorativa

e sociale e consumo di farmaci è certamente

l’emicrania, alla quale le donne in età fertile

pagano il maggior tributo. In Italia ne soffrirebbe

più del 12% della popolazione, con picchi di

almeno il 25% nella popolazione femminile tra

i 20 e i 40 anni ( più di 1 donna su 4!).

L’emicrania non è un sintomo, bensì una

malattia vera e propria, la cui predisposizione

a soffrirne è trasmessa geneticamente e che,

a dispetto della sua larga diffusione, ha cause

ancora sconosciute, benché il principale evento

biologico alla base del disturbo sembra essere

uno stato di alterata eccitabilità del cervello dei

pazienti. L’emicrania si manifesta con attacchi

ricorrenti di intenso dolore a una sola parte (da

qui il termine emi-crania, cioè metà testa) o a


entrambi i lati del capo, che durano da poche

ore a qualche giorno e si accompagnano a una

varietà di altri sintomi come nausea, vomito,

intolleranza alla luce, ai rumori e, spesso, anche

agli odori. Poiché sia il dolore che i disturbi

associati sono molto peggiorati dal movimento,

durante l’attacco il paziente cerca sollievo nel

riposo a letto fino a risoluzione parziale o

completa dei disturbi, che avviene per lo più

dopo assunzione di farmaci d’attacco. La totale,

seppur temporanea,

disabilità che un

attacco emicranico può

comportare finisce con

l’avere un impatto

rilevante sulla qualità

della vita di chi ne

soffre frequentemente,

tanto da

compromettere, talora

in modo irreversibile, la

salute, il lavoro, gli

svaghi e gli affetti.

Nonostante

l’Organizzazione

Mondiale della Sanità

consideri l’emicrania un

problema più serio

dell’infarto in termini di

costi sociali e qualità

della vita, essa

costituisce un disturbo

ancora poco

conosciuto dai medici

e, pertanto, frequentemente oggetto di errata

diagnosi e spesso non trattato o sottotrattato.

Peraltro, più dell’80% dei pazienti non consulta

alcun medico per il proprio mal di testa (men

che meno uno specialista!) e/o utilizza senza

50 PAGINA

L’emicrania non è un

sintomo, bensì una

malattia vera e propria, la

cui predisposizione a

soffrirne è trasmessa

geneticamente e che, a

dispetto della sua larga

diffusione, ha cause

ancora sconosciute,

benché il principale evento

biologico alla base del

disturbo sembra essere

uno stato di alterata

eccitabilità del cervello

dei pazienti.

alcun controllo medico prodotti da banco per

la propria terapia d’attacco, con conseguente

rischio di aggiungere al danno la beffa di

complicanze patologiche da farmaci e/o di

cronicizzazione della cefalea indotta dai farmaci

stessi.Appare chiaro, pertanto, come molta

strada deve essere ancora percorsa per

avvicinare il paziente al mondo, non solo

sanitario, che lo circonda, al fine di rimuovere

falsità, facilonerie, pregiudizi e tabù. Basti

pensare che ancora oggi il povero paziente

“cefalalgico” da un lato è bombardato da

pubblicità di farmaci miracolosi per la risoluzione

del proprio attacco, dall’altra non conosce

neanche l’esistenza di terapie, farmacologiche

e non, di profilassi. Ancora, la gran parte dei

pazienti è convinta che l’emicrania sia una

condizione ineluttabile e inguaribile, da

sopportare o da nascondere. Né spesso il

medico lo aiuta più di tanto, con la sua tendenza

a catalogare riduttivamente questo disturbo

come un “semplice mal di testa” o a ricondurre

ogni dolore al capo a

problemi di sinusite,

cervicale, stress, acuità

visiva e chi più ne ha

più ne metta e ogni

dolore al viso a

problemi di nevralgia

del trigemino, con

l’unica conseguenza di

incrementare il numero

di cefalee occulte,

complicate o

cronicizzate. Molto,

tuttavia, è stato fatto in

termini di

sensibilizzazione

sociale ( basti pensare

al recente

riconoscimento

dell’invalidità civile per

l’emicrania in regione

Lombardia) e di

formazione degli

operatori sanitari e dei

pazienti, con punte di eccellenza proprio nella

provincia di Benevento, ben sapendo che la

corretta gestione del problema delle cefalee

passa soprattutto attraverso un processo

educativo di tutti gli attori in campo.

Nel prossimo numero parleremo di: EMICRANIE ED EPOCHE DELLA VITA


La pelle parla di noi

E’ la nostra immagine

e riflette il nostro stato di salute

di Antonia Galluccio

La pelle riveste il nostro corpo e stabilisce il

confine tra noi e il mondo esterno, per questo

motivo il ruolo svolto dalla cute nella nostra

vita è indubbiamente di primaria importanza

perché una pelle curata e sana ci rende più

sicuri e disinvolti nei rapporti con gli altri. Tutti

noi siamo consapevoli del fatto che rappresenta

un primo “biglietto da visita” nei rapporti sociali,

professionali ed affettivi che abbiamo

quotidianamente.

Ma ci siamo mai chiesti quali importanti funzioni

svolga la nostra pelle, l’organo più esteso del

corpo? La pelle ci protegge dalla disidratazione,

permette l’assorbimento dell’ossigeno e

l’eliminazione di prodotti di rifiuto dell’organismo

ed infine esplica una fondamentale funzione

sensoriale grazie alla presenza di recettori che

ci consentono di percepire il caldo, il

freddo, le variazioni di pressione,

il dolore, il prurito e ci

permettono perciò di adattarci

alle modifiche ambientali.

Provvede a proteggerci

dagli urti e dagli stiramenti

ai quali la pelle si oppone

con la sua elasticità e con

la sua morbidezza.

La cute rappresenta la

zona di scambio con

l’esterno e contribuisce

in maniera

determinante a

mantenere il resto

del corpo ad una

temperatura

adeguata: basti

pensare al calore

in eccesso che

viene disperso

con la dilatazione

dei vasi

sanguigni e con

la sudorazione.

foto A. Citrigno

La dermatologia comprende

molti aspetti sia medici che

chirurgici ed interessa tutte

le età della vita partendo

dalla dermatologia

pediatrica arrivando fino

alla dermatologia geriatrica

Ci protegge dalle radiazioni solari e dagli UV

grazie alla presenza dei melanociti, produttori

di melanina, che a sua volta colora la nostra

pelle abbronzandola.

Tiene lontani i microrganismi esterni grazie

alla secrezione di un film idrolipidico formato

da sebo (il grasso della pelle che viene

prodotto dalle ghiandole sebacee anche

per mantenere la pelle morbida ed

idratata) e sudore.

La branca della medicina che si

occupa di tale organo è la

DERMATOLOGIA (dal greco

derma, pelle) che si occupa della

pelle e dei tessuti connessi (peli

e capelli, unghie, ghiandole

sudorifere ecc.).

La dermatologia

comprende molti aspetti

sia medici che

chirurgici ed interessa

tutte le età della vita

partendo dalla

dermatologia

pediatrica arrivando

fino alla

dermatologia

geriatrica.

Ma si occupa

anche di

dermatologia

PAGINA51


Per lungo tempo la

diagnostica e la terapia

dermatologica sono

state supportate da

acume clinico con

scarsi mezzi

terapeutici e

strumentario clinico.

Tuttavia negli ultimi

decenni, si sono

sviluppate nuove

metodiche e terapie

che hanno avuto un

grande impatto sulla

patologia

dermatologica

oncologica, genodermatosi,

fotodermatosi (patologie cutanee

correlate con la luce) ,dermatosi

professionali, dermatologia

allergologica, patologie infettive

della cute, dermatosi autoimmuni

fino alla dermatologia estetica.

Capitolo a parte merita la

venereologia che si occupa di

diagnosticare e trattare le malattie

sessualmente trasmissibili, e che

storicamente è nata e si è affinata

come branca della dermatologia.

La pelle può essere veramente

considerata come uno specchio che

riflette lo stato di salute della maggior

parte degli organi e degli apparati

del nostro corpo. Infatti diverse

patologie vascolari periferiche, molte

malattie del sangue, numerose

malattie dell’apparato digerente,

dell’apparato respiratorio, del sistema

cardiovascolare, varie malattie

endocrine, reumatologiche e renali

possono essere individuate

precocemente dal medico grazie alla

comparsa di anomalie cutanee.

Di conseguenza la formazione del

dermatologo deve comprendere

reumatologia (molti disturbi reumatici

possono manifestarsi con segni e

sintomi a livello della cute),

52 PAGINA

immunologia, neurologia(es. le "sindromi neurocutanee", come

la neurofibromatosi e la sclerosi tuberosa), infettivologia

edendocrinologia. Lo studio della genetica sta assumendo

progressivamente maggior rilevanza.

Inoltre è comprovata l’influenza negativa che i fattori psicologici

possono esercitare sulla pelle inducendo l’insorgenza di

manifestazioni ed alterazioni di varia natura.

La pelle, organo per la maggior parte esposto alla vista,

rappresenta la sede per eccellenza dell’espressione delle

normali, comuni emozioni che ci accompagnano nel corso della

vita, basti pensare al pallore, al rossore, all’eccessiva

sudorazione che possono suscitare sensazioni quali la paura,

la vergogna, l’ansia.

A maggior ragione quindi stress, tensione, grandi preoccupazioni,

dolori, traumi e tutte le altre condizioni in grado di alterare il

nostro equilibrio e provocarci un vero e proprio disagio

psicologico possono trovare un loro “sfogo” a livello cutaneo

e scatenare l’insorgenza di varie patologie dermatologiche.

Per lungo tempo la diagnostica e la terapia dermatologica sono

state supportate da acume clinico con scarsi mezzi terapeutici

e strumentario clinico. Tuttavia negli ultimi decenni, si sono

sviluppate nuove metodiche e terapie che hanno avuto un

grande impatto sulla patologia dermatologica.

Pensiamo ad esempio alla dermatoscopia, la laser terapia, la

chirurgia dermatologica, la fototerapia, i filler a base di acido

ialuronico, i peeling chimici.

Inoltre la dermatologia e la medicina estetica fanno ormai da

padrone nella nostra vita quotidiana accendendo spesso dibattiti

e ingenerando fallaci aspettative e qualche volta danno, nelle

mani di persone non esperte nel settore.

L’Ospedale Fatebenefratelli di Benevento, con la sua Unità

Operativa di Dermatologia, da anni ha posto al servizio dei

pazienti e degli utenti attività di Dermatologia, Fototerapia, a

cui si sono aggiunti nel tempo gli Ambulatori dedicati ai laser

Yag ed Eccimeri, la Dermochirurgia estetica, la Chirurgia

ambulatoriale e per ultimo, da maggio 2008, gli ambulatori di

Medicina Estetica, il cui Presidente Scientifico è il Professore

Carlo Alberto Bartoletti, Presidente della Società Italiana di

Medicina Estetica e direttore della Scuola Internazionale di

Medicina Estetica della Fondazione Internazionale

Fatebenefratelli , a Roma.

Nella Unità Operativa di Dermatologia operano nove qualificati

specialisti, dedicati alla Dermatologia, alla Chirurgia

Dermatologica, alla Medicina Estetica, alla Dermochirurgia

Estetica, e a breve sarà reso operativo un nuovo Ambulatorio

di Dermochirurgia Oncologica, la cui equipe è costituita dal

dermatologo, dal chirurgo e dall’anatomopatologo.

Nei prossimi numeri di “In Salute” abbiamo pensato di

dedicare uno spazio aggiornato sulle possibilità diagnostiche

e terapeutiche delle più frequenti patologie dermatologiche,

e uno specifico per la Medicina Estetica.


La donazione del sangue

un atto d’amore

La donazione è un atto semplice, sicuro ed

innocuo e permette al Servizio di

Immunoematologia e Trasfusione di reperire

le unità di sangue intero necessarie alla

terapia trasfusionale di tutti i pazienti della

nostra Provincia.

di Abele Di Lonardo

Presso l’Azienda Ospedaliera “Gaetano

Rummo” è presente l’unica struttura

trasfusionale della Provincia di Benevento: il

Servizio di Immunoematologia e Trasfusione,

comunemente chiamato S.I.T..

In Italia, per la sua peculiarità, la materia

trasfusionale, è di carattere pubblico. E’

disciplinata da specifiche leggi e decreti

nazionali e regionali, raccomandazioni europee.

Forse non tutti sanno che il SIT oltre alle

funzioni meramente assistenziali nella terapia

trasfusionale e nell’assistenza ai Pazienti

emopatici, ha compiti di “produzione” del

sangue e dei suoi emocomponenti come una

vera e propria

fabbrica. Il sangue,

materia prima per

consentire la terapia

trasfusionale, non si

produce in nessuna

industria per cui

non è reperibile dal

commercio. Infatti,

la sola fabbrica del

sangue è il midollo

emopoietico (da

non confondersi

con il midollo

spinale che sta

nella colonna

vertebrale) che è

quella gelatina

giallo brunastra che

sta nelle ossa di

ciascuno di noi.

54 PAGINA

Unità operativa

complessa di

immunoematologia

e trasfusione

Prodotto dal midollo, il sangue passa nel

sistema circolatorio. Quindi le uniche fabbriche

del sangue coincidono con noi stessi. Orbene,

il compito più impegnativo del SIT è proprio

quello di promuovere la donazione nella nostra

popolazione affinché vi siano tante persone

sane, civili, solidali e generose (i Donatori) che

spontaneamente, responsabilmente,

volontariamente e periodicamente donino un

po’ del loro sangue per il bene di chi si trova

in uno stato di necessità. Il sangue si rinnova

completamente in quattro mesi. Per questo,

la Donazione è un atto semplice, sicuro ed

innocuo e permette al SIT di racimolare le

unità di sangue intero necessarie alla terapia

trasfusionale di tutti i Pazienti. Intendo dire

Pazienti ricoverati negli Ospedali Rummo,

Fatebenefratelli, di Cerreto e di

Sant’Agata de’ Goti, nelle case

di cura Santa Rita, San

Francesco, GePos, negli Istituti

di Ricerca e Cura Fondazione

Maugeri e Villa

Margherita,

nonché quelli

assistiti a

casa.


LE FUNZIONI DEL S.I.T.

Controlli iniziali e periodici di idoneità alla

donazione dei donatori volontari di sangue

ed emocomponenti.

I Dirigenti Medici del SIT sono formati ed

aggiornati sulla corretta applicazione dei decreti

ministeriali inerenti i protocolli per l’accertamento

della idoneità alla donazione dei candidati

donatori e sulle modalità e caratteristiche per la

donazione del sangue ed emocomponenti.

Il candidato donatore accede al SIT tutti i giorni,

festivi compresi, dalle ore 8 alle 12.

Ogni candidato donatore, prima di donare,

esegue l’emocromo completo, la determinazione

delle transaminasi, il colloquio riservato ed

informato con il medico del SIT; compila un

questionario, sono rilevati i dati ponderali, pressori

e la frequenza cardiaca.

Se il candidato donatore può donare, è affidato

alle Infermiere in sala prelievi ove procede alla

donazione. Se non può, viene inserito nel

programma di medicina preventiva. Nel 2008

sono stati valutati secondo il protocollo di idoneità

7.941 candidati donatori, di cui 6.848 hanno

donato il sangue.

Raccolta, tipizzazione, frazionamento,

conservazione, assegnazione del sangue

ed emocomponenti

L’attività di produzione di sangue ed

emocomponenti è effettuata direttamente dal

SIT sia in sede che con l’autoemoteca presso i

gruppi donatori. Il processo che parte

dall’accoglienza del candidato donatore alla

assegnazione dei singoli prodotti a tutti i pazienti

che ne necessitano. Le unità di sangue intero

raccolte nell’anno 2008 sono state 6.871 (7010

nel 2007) e ci hanno consentito di garantire il

fabbisogno. Insignificante è stato il ricorso

all’esterno, solo 43 unità, per situazioni di

emergenza o gruppi rari.

Terapia trasfusionale mirata

Il frazionamento delle unità di sangue intero ha

generato 13.348 emocomponenti: emazie,

plasma, piastrine. La scomposizione del sangue

intero è stata altissima: 99%. Ciò ha consentito

di dare ad ogni paziente l’emocomponente

necessitato e di riservare per altri i restanti

prodotti della scomposizione. La produzione di

piastrine eccede il fabbisogno per garantire il

pronto soccorso. L’uso clinico del plasma risulta

aumentato rispetto agli indici previsti dall’OMS.


Aferesi

Presso il SIT è praticata l’aferesi produttiva con un separatore

cellulare multicomponente: plasma-piastrine, rossi-plasma o

rossi-piastrine. Il numero delle procedure è rapportato alle

necessità locali. L’aferesi terapeutica, che impiega un diverso

separatore cellulare, è effettuata principalmente nelle paralisi

progressive, nella porpora trombotica trombocitopenica.

Quest’ultima attività è svolta in rianimazione o presso il day

hospital del SIT e richiede l’impiego del medico.

Autotrasfusione

Le tre modalità di autotrasfusione, predeposito, emodiluizione

e recupero intraoperatorio, sono disponibili. Il recupero

intraoperatorio è garantito nell’urgenza e negli interventi

programmati in cui è indicato. Nel 2007 sono state effettuate

889 procedure Adi predeposito e 68 di recupero.

Buon uso del sangue

Tutte le richieste di sangue o emocomponenti sono considerate

richieste di consulenza trasfusionale. Il medico del SIT, in

base ai dati riportati, valuta la congruità della richiesta è

decide il supporto trasfusionale più adatto secondo criteri di

efficacia con evidenza scientifica. Nel 2008 sono state valutare

circa 15.000 richieste di emocomponenti. Il buon uso del

sangue comporta per ogni richiesta un costante “lavoro” di

informazione, formazione e colloquio con i medici richiedenti.

Produsione di plasma per ottenere farmaci plasmaderivati

L’elevato indice di scomposizione del sangue determina la

generosa produzione di farmaci plasmaderivati disponibili

per i nostri assistiti. Nel 2008 sono stati frazionati

industrialmente circa 1.000 chili di plasma umano per ricavare

albumina, fattori antiemofilici ed immunoglobuline.

Ricerca e controllo epidemiologico

Il SIT partecipa alle inchieste epidemiologiche proposte

56 PAGINA

organizzazione

del lavoro

Le attività del SIT sono

raggruppate in tre aree: donatori,

assistenza ematologia e

immunologia.

L’area donatori è attiva tutti i

giorni, festivi compresi, con orario

8.00 - 14.00; attualmente

comprende il seguente organico

giornaliero: 1 medico, 3

infermieri, 1 tecnico, 1/2 ota nei

feriali. L’area ematologica (DH +

ambulatorio) è attiva tutti i giorni

tranne i festivi; attualmente

comprende il seguente organico:

1 medico, 1 infermiere, 1/2 ota.

L’area immunologia è attiva tutti

i giorni, festivi compresi, con

orario 8.00 - 20.00; attualmente

comprende il seguente organico

giornaliero minimo: 1 medico e

3 tecnici, con turno 8.00 - 14.00

e 1 medico, 1 tecnico e 1

infermiere con turno 14.00 -

20.00. Le attività di urgenza

(consulenze, recuperi intra

operatori, aferesi, esami

immunoematologici) sono

assicurate da un turno di guardia

di 1 medico e di 1 tecnico con

orario 20-08 feriale e festivo e

08-20 festivo.



La Donazione è un atto

semplice, sicuro ed innocuo e

permette al SIT di racimolare

le unità di sangue intero

necessarie alla terapia

trasfusionale di tutti i Pazienti.

Intendo dire Pazienti ricoverati

negli Ospedali Rummo,

Fatebenefratelli, di Cerreto e

di Sant’Agata de’ Goti, nelle

case di cura Santa Rita, San

Francesco, GePos, negli Istituti

di Ricerca e Cura Fondazione

Maugeri e Villa Margherita,

nonché quelli assistiti a casa.

dall’Istituto Superiore di Sanità e dalle Società

scientifiche del settore. I dati prodotti hanno

indotto il settore epidemiologico dell’ISS ad

approfondire le cause di ipertransaminasemia

non virale evidenziata nei nostri donatori.

Educazione alla donazione di sangue

ed emocomponenti

Gli operatori del SIT, sensibilizzano alla

donazione sia durante la permanenza del

donatore nei locali del SIT, sia, volontariamente,

partecipano ad incontri promossi da associazioni

sul territorio.

Assistenza ai pazieti emopatici

Questa attività è assicurata dal SIT attraverso

l’ambulatorio ed il day hospital. Vi accedono

donatori temporaneamente o permanentemente

non più idonei, pazienti inviati dal Medico di

Medicina Generale o visti in consulenza in

ospedale. Seguiamo un discreto numero di

pazienti emopatici in terapia trasfusionale

cronica. L’ambulatorio e il DH emotologico sono

aperti 6 giorni a settimana.

Malattia emolitica del neonato

Il SIT esegue la diagnostica e la consulenza

per la incompatibilità materno fetale sia da fattore

Rh D, sia da altri antigeni eritrocitari Rh che non

Rh, sia da AB0. Circa 2000 procedure l’anno.


di Giuseppe Furgi

Nella provincia di Benevento è attiva dal 1984 la

Fondazione Salvatore Maugeri (FSM) Clinica del

Lavoro e della Riabilitazione, nella sede di Campoli

del Monte Taburno. L’Istituto opera nel campo della

riabilitazione multi-specialistica ed ha ottenuto il

riconoscimento di Istituto di Ricovero e Cura a

Carattere Scientifico (IRCCS) dal Ministero della

Sanità nel 1987. Nel 1997 le attività del Centro di

Campoli sono state trasferite nell’Istituto di Telese

Terme, anch’esso riconosciuto come IRCCS nel

1999.

L’Istituto di Telese è uno dei 12 Istituti presenti sul

territorio Nazionale della FSM, che è sorta nel 1965

come “Clinica del Lavoro”, ente giuridico di diritto

privato (DPR 991 del 15/6/1965), ad opera del Prof.

Salvatore Maugeri, al cui nome è ora intitolato

(Decreto Ministeriale 30/5/1995).

Come IRCCS, l’Istituto di Telese è qualificato

ospedale di rilievo nazionale ad alta specializzazione

per quanto attiene alla Medicina Riabilitativa.

L’Istituto opera nell’ambito del Servizio Sanitario

Nazionale e Regionale in base al provvedimento

regionale di accreditamento e la conseguente

iscrizione nel Registro Regionale delle strutture

accreditate. Con DGRC n. 39 del 1.09.2003, la

Fondazione è stata inserita come struttura sanitaria

58 PAGINA

Fondazione

Salvatore Maugieri

Telese Terme

nella 1^ categoria di cui alla DGRC n. 5741 del

28.11.2000.

L’Istituto di Telese Terme, che ospita 162 posti

letto di ricovero ordinario e 18 posti letto di Day

Hospital, eroga servizi e prestazioni di alta

specializzazione nell’ambito della Medicina

Riabilitativa. Tali prestazioni comprendono la

diagnosi, la valutazione funzionale, la cura e la

riabilitazione di pazienti affetti da patologie postacute

e croniche invalidanti di natura neuromotoria

e reumatologica ortopedica, cardiovascolare e

respiratoria, che non possono essere trattate in

regime ambulatoriale o a domicilio. La suddetta

attività ha per riferimento protocolli diagnostici e

terapeutici che trovano applicazione pratica in

percorsi diagnostici, terapeutici e riabilitativi di

carattere pluri-specialistico, multidisciplinare e multi

professionale. L’Istituto Scientifico di Telese è parte

della qualificata offerta sanitaria della provincia di

Benevento, che comprende oltre al suddetto IRCCS,

un Ospedale di rilievo nazionale, un Ospedale

Classificato ed una efficiente ASL attenta alle

problematiche sanitarie del territorio, oltre a

qualificate strutture private accreditate. Una realtà

sanitaria così articolata non può non salutare con

entusiasmo la nascita di una rivista qualificata,

attenta ai problemi della sanità, che informi in

maniera puntuale i cittadini/utenti.


L’individuo

tra salute

e malattia

di Antonietta Menechella

La salute e la malattia sono due strade

percorse dall’ individuo come separate,

disgiunte, diverse e opposte. E’ come se ci

fossero due contenitori con su scritto

“SALUTE”, “MALATTIA”.

Cosa succede quando siamo sani? Oggi il

salutista è un modello sociale vincente che

si propone con un corpo sano, muscoloso

e bello. E’ un corpo che non muore mai e

con la chirurgia si può azzerare ogni difetto,

o meglio lo si può rendere diverso o

addirittura lo si può cambiare.

La tecnologia ha messo in forse il senso

della vita e quando arriva la malattia nascono

spontaneamente delle dichiarazioni di

individui che solo nella fragilità colgono un

senso del proprio Sé, della propria vita.

Ma la malattia può essere particolarmente

insopportabile, perché ci limita, ci impedisce,

ed è come perdere l’identità sociale. La

salute e la malattia non riescono a viaggiare

insieme, eppure l’individuo è un continuum

tra l’essere sano e l’essere malato.

Pensiamo a come può svolgersi una

giornata. Possiamo avere un risveglio

faticoso, ma può essere che giunga una

telefonata, un incontro, un sole radioso e la

giornata più scivolare con più leggerezza.

Non riusciamo a vivere tenendo presente

le nostre fragilità, le nostre paure. Non

sappiamo convivere con i nostri malanni.

Tendiamo a cercare sempre soluzioni per

tutto, farmaci per ogni fastidio, e non

abbiamo tolleranza per i nostri limiti.

Siamo alla continua ricerca di certezze e

PAGINA59


quando ci ammaliamo il dramma spesso non è

la malattia in sé, ma la mole enorme di solitudine

che porta con sé.

Ogni individuo che si ammala è costretto a

fermarsi e in genere si registra subito una perdita

di identità sociale, una caduta delle relazioni.

Eppure la malattia va socializzata, e può essere

occasione di uno scambio di comunicazione con

l’altro.

Non riusciamo a vivere tenendo

presente le nostre fragilità, le

nostre paure. Non sappiamo

convivere con i nostri malanni.

Tendiamo a cercare sempre

soluzioni per tutto, farmaci per

ogni fastidio, e non abbiamo

tolleranza per i nostri limiti.

Oggi la persona sana e vincente è anche quella

che sta sempre in piedi, in posizione verticale.

Chi si ammala ha bisogno di essere aiutato ad

alzarsi dal letto, ad essere sorretto, sotto braccio,

per muovere dei passi.

Abbiamo il tempo da dedicare all’altro? Salute e

malattia devono viaggiare insieme perché

l’individuo possa sentirsi intero, e non spezzato,

frammentato. L’individuo è reso vivo anche

quando si accosta alla morte se è ricco di relazioni

umane che non lo lasciano da solo.

La solitudine è quella che rende insopportabile

qualsiasi disagio, è quella che potenzia, che

amplifica le fratture psichiche con il resto del

mondo.

E oggi siamo destinati a soffrire di più, perché

viviamo di più e cresce, inesorabilmente, il numero

delle malattie croniche. E anche rispetto alla

cronicità, al di là dei farmaci, cos’è che

rende più leggero il carico di un

familiare? Il poter

condividere con gli altri

la propria

esperienza. E’

vitale raccontare

sé, malato o

sano che sia,

agli altri che

dedicano un

tempo,

ascoltando.


Casa di Cura

S. Francesco

di Innocenzo Pengue

La Casa di Cura San Francesco, sin dalla

sua nascita avvenuta nel lontano 1962 ad

opera di alcuni medici di estrazione culturale

e professionale molto diversa, si è sforzata

di coniugare multidisciplinarietà, efficienza

e umanità, tanto nel percorso

diagnostico/terapeutico quotidiano quanto

nelle grandi progettualità di ricerca e

formazione. Con i suoi oltre 4000 ricoveri

annui, un terzo dei quali provenienti dai

territori esterni all’ASL BN1, costituisce un

riferimento per chiunque voglia per sé e per

le persone care una sanità che pone

l’individuo al centro di ogni agire.

L’ESPERTO L’ESPERTO RISPONDE

RISPONDE

Questa rubrica

è destinata ai lettori

che desiderano

rivolgersi ai nostri

Specialisti per esporre

le loro domande,

i propri dubbi

su determinate

patologie e sulle

problematiche

ad esse correlate.

Scrivere a

direttore.insalute@emimedia.it

PAGINA61


NUMERI UTILI

62 PAGINA

ASL BN1 Via Oderisio, 1

www

CENTRALINO

0824 308 111

NUMERO VERDE

800 800 213434

SITO WEB

www.aslbenevento1.it

Direzione Generale 0824 308462

fax 0824 51107

Direzione Sanitaria 0824 308456

fax 0824 308423

Direzione Amministrativa 0824 308 466

fax 0824 311355

DIPARTIMENTO DI PREVENZIONE

Via Patrizia Mascellaro, 1 0824 308300

fax 0824 308303

AZIENDA OSPEDALIERA G. RUMMO

Via dell’Angelo, 1 - Benevento

Ufficio Relazioni col Pubblico 0824 57500

Segreteria Direzione Generale 0824 57529

Direzione Sanitaria di Presidio 0824 57753

Radiologia (prenotazione esami) 0824 57247

Laboratorio Analisi 0824 57250

Accoglienza 0824 57319

Fax Direzione Generale 0824 312439

Ufficio Ricoveri - Accettazione 0824 57622

Radioterapia 0824 57700

Farmacia 0824 57224

Centro Trasfusionale (24/24) 0824 57255

Centro Trasfusionale (Segr. Don.) 0824 57328

Prenotazioni visite ambulatoriali

lun./ven. 8/18 - sab. 8/13 0824 334026

DIPARTIMENTO SALUTE MENTALE

Via Grimoaldo Re 0824 308645

PRESIDI OSPEDALIERI

ASL BN 1

Cerreto Sannita - Maria delle Grazie

Direzione Amministrativa 0824 812226

fax 0824 812285

Sant’Agata dei Goti

Centralino 0823 710111

fax 0823 717611

DISTRETTI SANITARI ASL BN1

Distretto Benevento 1

Via Perasso 0824 355301

Distretto Benevento 2

Via Patrizia Mascellaro 0824 308375

Distretto Montesarchio

Via Napoli 0824 849138

Distretto Morcone

Via Roma 0824 955500

Distretto Telese Terme

Via A. Moro 0824 943237

Distretto San Bartolomeo in Galdo

Via Torre 0824 823220

OSPEDALE FATEBENEFRATELLI

Viale Principe di Napoli, 14/A - Benevento

Centralino 0824 771111

Pronto soccorso 0824 771459

Portineria 0824 771473

0824 771474

Radiologia 0824 771461

Direzione Sanitaria 0824 771441

Laboratorio Analisi 0824 771369

Segreteria Direzione Sanitaria 0824 771299

Ufficio Ricoveri e CUP 0824 771457

Prenotazioni telefoniche

per Prestazioni Ambulatoriali

(ore 9/14) 0824 771456


NUOVA CLINICA SANTA RITA

Viale Mellusi, 103 0824 311475

VILLA MARGHERITA

Piano Cappelle, 1 0824 354111

PRESIDIO OSPEDALIERO

MARIA DELLE GRAZIE

Via Cesine di Sopra

Cerreto Sannita (BN) 0824 812111

CASA DI CURA CLINICA S. FRANCESCO

Viale Europa - Telese Terme 0824 974711

C.M.R. CENTRO MEDICO ERRE

Via Pennino (Trav. Mustilli) 0823 954111

Sant’Agata de’ Goti fax 0823 954351

CUP 0823 954111

Direzione sanitaria 0823 954153

Direzione amministrativa 0823 954155

Presidio di Riabilitaz. Intens. 0823 954419

Presidio di Riabilitaz. Estens. 0823 954319

Unità Operat. Semiconvitto 0823 954226

Serv. Emodialisi - Erredial srl 0823 954130

FONDAZIONE SALVATORE MAUGIERI

Clinica del Lavoro e della Riabilitazione

Contrada Bagni Vecchi - Telese Terme (BN)

0824 909911

Via Bixio - Campoli del MT 0824 883111

AFFINITO P.zza Colonna 0824 47122

CONTE Via Croce Rossa 0824 351287

DEL GROSSO Via Perasso 0824 315880

FATEBENEFRATELLI

V.le Principe di Napoli 0824 771453

ITALIANO Via Napoli 0824 362002

EREDI MANNA P.zza Orsini 0824 21590

MANNA M. C.so V. Emanuele 0824 21961

MELCHIORRE Via G. Rummo 0824 21969

MERCALDO Via Napoli 129 0824 361463

MIGNONE C.so Garibaldi 0824 21510

PACEVECCHIA

Via F.lli Rosselli 0824 315390

PASCUCCI Porta Rufina 0824 21474

PISANO V.le Mellusi 0824 314872

S. DIODATO V.le Mellusi 0824 316217

S. SOFIA C.so Garibaldi 0824 24862

SAVIANO Via Cocchia 0824 61931

Ordine dei farmacisti della provincia di Benevento

Corso Garibaldi, 255 - Tel. 0824 50141

NUMERI UTILI


Uno speciale ringraziamento

a tutti gli sponsor che,

ancor prima della realizzazione di

hanno creduto nel progetto

Ci piace pensare che il futuro

sia ancora tutto da scrivere...


Per una volta lo

spazio lo occupiamo

noi. Perchè ci piace pensare

che il futuro sia ancora tutto da scrivere e

che qualsiasi progetto non sia mai troppo ambizioso.

Ragionando così siamo diventati grandi. Grandi e forse ingombranti.

Ma non solo per le nostre dimensioni. Forse anche per la costante

innovazione dei nostri servizi. O magari perchè con noi lavorano solo talenti.

E sono giovani, pieni di entusiasmo, scattanti. E soprattutto efficienti come nessun altro.

Insomma, se questo significa allargarsi troppo, pazienza, che gli altri si stringano.

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