Aiutare - Caritas Diözese Bozen-Brixen

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Aiutare - Caritas Diözese Bozen-Brixen

Storia di copertina

Iniziano a cadere alcune gocce di pioggia sulla bidonville. L’acqua

che scroscia dalle nuvole calde dell’equatore attenua per un po’ i

vapori e il lezzo pestilenziale che ammorba l’aria. Le strade sono

ricoperte dai secchi con cui gli abitanti di Korogocho raccolgono

l’acqua che serve loro per cucinare e lavarsi: lo slum è privo di sistema

fognario e le condutture per l’acqua non esistono. Una latrina

serve a centinaia di persone. I tetti di latta delle precarie abitazioni

sotto la pioggia risuonano come centinaia di migliaia di tamburi di

latta. L’acqua che scende dal cielo scivola coprendo le strade e si

mescola con la terra, i rifiuti e le deiezioni. Baralia corre veloce verso

casa: le sue tre sorelle più giovani lo stanno aspettando. Con il pezzo

di sapone che quest’oggi ha scovato nell’immondizia potranno finalmente

lavarsi. La casa della famiglia di Baralia non è tanto diversa

da tutte le altre: un’unica stanza, finestre senza vetri, niente intonaco

sulle pareti di calcestruzzo. Sul duro pavimento sono appoggiate un

paio di vecchie pignatte e di bottiglie di plastica; due miseri materassi

coperti di macchie sono addossati a un muro: su uno dormono

Baralia e le sue sorelle e sull’altro si riposa la madre.

Domani Baralia ritornerà a scuola. Da due anni frequenta il centro

“New Life”, diretto dalla suora altoatesina Lydia Pardeller, originaria

di Nova Ponente. Al centro, per cinque giorni la settimana, Baralia

ha l’opportunità di leggere, scrivere e fare di conto e, soprattutto,

di mangiare due volte al giorno. Spesso le suore gli regalano farina,

pane e fagioli per la sua famiglia. Una volta a settimana può farsi il

bagno e lavare i vestiti. Il sabato e la domenica li passa comunque

nella discarica ma, ciononostante, Baralia trova la forza per sorridere.

E’ convinto che presto potrà andarsene da Korogocho assieme

alla sua famiglia: “Non appena avrò terminato gli studi e sarò un

giovane uomo”, assicura.

Dall’inizio di quest’anno il centro “New Life” è entrato a far parte del

programma di sostegno all’infanzia della Caritas altoatesina. L’edificio

con le pareti bianche sorge al centro della bidonville di Korogocho

e appartiene alla parrocchia di Saint Martin. Il partner della Caritas

altoatesina in Kenya è la missionaria Lydia Pardeller che ha fondato

l’associazione “Hands of Care and Hope”. Le attività del centro sociale

rientrano tra quelle previste nello statuto dell’associazione. Cinque

giorni su sette i 200 bambini di età compresa tra gli 8 e i 13 anni

possono frequentarvi la scuola e fare i compiti. Le pareti del centro

sono ricoperte dai disegni colorati dei bambini, i pavimenti sono

puliti e l’ambiente accogliente. I bambini stanno svolgendo i compiti

assegnati loro dalle maestre. Si sente un gong risuonare: è il segnale

che ci sono visite. E’ il medico che regolarmente arriva nel centro per

visitare i bambini. Il dottore attraversa i larghi corridoi dell’edificio e

il suo ingresso nelle classi è sempre accompagnato dal saluto dei

200 bambini con cui ha già fatto amicizia e che conosce per nome. I

bambini sanno che il medico li aiuta a curare i dolori che li affliggono.

A causa della mancanza di igiene e delle misere condizioni di vita, i

più piccoli a Korogocho sono spesso ammalati. La dissenteria è uno

dei disturbi più frequenti. Oggi due bambini e una bambina riceveranno

delle medicine. Uno dei bambini potrà portare con se a casa

una confezione di compresse per curare anche la sorellina che ha

vomitato tutta la notte.

Il centro è per la maggior parte dei bambini l’unica possibilità di

andare a scuola e di sottoporsi a cure mediche. Le scuole pubbliche

di Korogocho sono affollatissime e sempre più spesso sono co-

4 01/2010 Aiutare

Foto Suore Francescane della Penitenza

Info

Nell’ambito del programma di sostegno

all’infanzia Caritas sostiene quei

progetti che aiutano i bambini ad accedere

all’istruzione, ad un’alimentazione

sufficiente e alle cure medico-sanitarie.

I donatori non sostengono un singolo

bambino ma il progetto nel suo complesso.

In questo modo si vuole evitare

che ciascun bambino venga estraniato

dal contesto e che debba interrompere

la formazione nel caso in cui, per una

ragione qualsiasi, il donatore decida di

terminare il sostegno o che i singoli bambini

siano dipendenti dal donatore. La

Caritas ha calcolato esattamente qual è il

contributo necessario per sostenere ogni

bambino all’interno del progetto.

strette a chiudere le porte a chi vuole entrare. Delle 40.000 persone

nella parrocchia di Saint Martin più della metà non sono in grado nè

di leggere nè di scrivere. Sopravvivono grazie a lavori sottopagati,

quando hanno la fortuna di averli. Molte giovani madri a Nairobi si

prostituiscono per assicurare l’essenziale ai loro figli. Baralia e i suoi

compagni di scuola possono sperare in un destino diverso: grazie al

sostegno della popolazione altoatesina potranno concludere gli studi

e trovare un lavoro che offrirà più della miseria delle discariche.

Brasile

una scintilla di sicurezza nella dura vita

quotidiana A migliaia di chilometri di distanza, aldilà dell’Atlantico,

troviamo Maria, 63 anni, che, nella cittadina brasiliana di Taquaratinga,

nello Stato di San Paolo, si sta accommiatando dai suoi due

nipoti: Rosaria, di tre anni, e Vitório, di quattro. Li lascia nella loro

piccola casetta di legno e si incammina, curva per gli anni e la fatica,

per andare a lavorare. L’esile donna ha lavorato nei campi per quasi

mezzo secolo e di notte non riesce quasi mai a dormire a causa

dei dolori alla schiena. Se non lavorasse non potrebbe mantenere i

suoi nipoti che da un paio di mesi vivono con lei, da quella notte in

cui la loro madre venne picchiata a sangue dal suo compagno, un

uomo aggressivo, violento e quasi sempre ubriaco. Amalia, la madre,

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