22/07/2010 Sette - Aeronautica Militare Italiana

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22/07/2010 Sette - Aeronautica Militare Italiana

del suono compiendo virate e giravolte? Lo

abbiamo provato direttamente condividendo

un addestramento assieme allo stesso comandante

Lant.

NOME IN CODICE: PONY O

Rivestito del completo di volo, casco, maschera

d'ossigeno e tuta anti-g per costringere il

sangue a fluire verso il cervello nelle manovre

più ardue evitando il blackout cerebrale, decolliamo.

A pochi metri di distanza si alza un

altro jet della Pattuglia con alla cloche il

maggiore Simone Cavelli. Nomi in codice

Pony O(il mio) e Pony lO. È una missione in

coppia eccezionale perché Cavelli è il solista,

l'uomo che piroetta fuori dal coro e che nelle

esibizioni appare e scompare nei momenti

più accesi tagliando le figure dei compagni.

«C'è subito una differenza tra noi e le pattuglie

straniere», mi spiega Lant nell'interfono,

«loro si muovono sullo stesso piano, noi distanziati

di tre metri in altezza. Inoltre siamo

il gruppo più numeroso e durante il volo si

resta sempre davanti agli occhi del pubblico».

Sono tre caratteristiche che li distinguono dai

concorrenti garantendo uno spettacolo decisamente

più difficile, ma certamente più

emozionante. Intanto siamo nel cielo sul

campo, teatro tradizionale di tutte le prove

quotidiane. E qui infiliamo virate e rovesciate

ADDESTRAMENTO. Sopra. le Frecce Tricolori

in volo di addestramento su Lignano Sabbiadoro.

Sotto. il nostro Giovanni Caprara a bordo del jet

si prepara al decollo aiutato da un tecnico

che portano la terra in cielo. Im{)ennate e

danze di coppia si succedono mentre l'accelerazione

rende difficili anche i movimenti

delle palpebre e le braccia sono paralizzate

dall'aumento del peso che sale tre, quattro,

cinque volte. L'esperienza è unica, indescrivibile

per certi aspetti tanto è piena di fisicità.

Tranquillizza la voce del comandante che

mostra come il jet sappia ritornare da solo

nella posizione originale mentre pure il nastro

respiro riconquista la normalità.

La pattuglia vola dal 1981 con il jet AleniaAermacchi

MB-339A,una versione particolare

del velivolo usato dagli allievi piloti. Prima, e

per 17 anni, il protagonista era il Fiat G-91con

le ali a freccia. Ma che cosa è cambiato in

mezzo secolo? «Difficile introdurre variazia-

ni», precisa subito il comandante. ell programma,

l'impostazione sono rimasti intaccati:

voliamo nella tradizione». Un pensiero

corre inevitabile all'estate del 1988 quando

uno scontro terribile tra le nuvole di Rarastein,

in Germania, faceva vittime nelle ~_ce:ce

e tra gli spettatori. «Da allora tutte _e =---tuglie

hanno rivisto profondamente le norme

di sicurezza», nota Lant, «aiutando noi a volare

con maggiori garanzie e il pubblico a essere

al riparo da ogni evenienza».

Con quali pattuglie straniere vi trovate meglio?

«In cielo c'è il confronto e ognuno pensa

a dare il meglio. Ma stiamo bene insieme co

gli inglesi, gli svizzeri e anche con i francesi .

Le esibizioni rimaste più impresse nella memoria?

«ABeirut nel 2004 quando volammo

sui palazzi bombardati due mesi prima daz .

israeliani. E sentivamo il clima di calore della

gente. O a Mosca, l'anno scorso, con seicentomila

persone ammassate all'aeroporto che

esprimevano entusiasmi difficilmente controllati

dai poliziotti».

Dopo mezzo secolo la storia dei "magnifici

dieci" continua, offrendo al di là dello spellacolo

e delle emozioni un prezioso esempio di

capacità di cui essere fieri. È una delle famose

"nicchie di valore" che il Paese riesce a preservare

e a esibire, nonostante tutto. ~

, .

4§ RIPRODUZIONE RISER\,r.:)

65


Incolo con le

VIRATE, ROVESCIATE E IMPENNATE, UN'ESPERIENZA EMOZIONANTE

BORDO DI UN JET DELLA PATTUGLIA ACROBATICA DELL.:AERONAUTICA

IUTARE. CHE FESTEGGIA CINQUANT'ANNI DI SUCCESSI SPETTACOLARI

arco Lant, tenente colonnello dell'Aeronautica,

è nato al di là della rete che segna

il confine della base più ambita e

sognara per un pilota. Ancora bambino, tra

.e C2Se del suo paese, alzava gli occhi al cielo.

~ ~evo sfrecciare i jet blu della pattuglia

acrobatica inseguendoli con il pensiero». Ora

...:comanda. Sorride compiaciuto quando

racconta della straordinaria annata che si

:;n-epara a festeggiare. Cinquant'anni fa nasce-

""- la PA': , Pattuglia Acrobatica Nazionale;

tzezu» secolo di prodezze tra le nuvole che

--=- o lasciato scie di ricordi tra gli spettato-

...;èiume le nazioni dove è stata protagonista.

~-a il luglio 1961 quando sull'aeroporto di

_!m m si formava il 313 0 Gruppo addestra-

~enm acrobatico e sulla coda dei caccia San

compariva per la prima volta la scritta

"Frecce Tricolori".

era però un caso se ciò accadeva in

'7-cesr'angolo di Friulisegnato dal Tagliamen-

. Poco lontano, dai prati di Campoformido

nei .orni della Prima guerra mondiale decol-

Ira Francesco Baracca, il mito dell'aviazione

~::2!!ana.e nel 1930 Rino Corso Fougier creava

. a scuola di volo acrobatico. Non era,

que, un caso se il padre di Marco Lant

?lilil\'a il figlio alle feste alate che talvolta la

enica erano organizzate nelle città intor-

- . E ho mentito a mia madre», dice Marco,

entrare in aviazione». Una bugia propizia

~ l'ha portato dieci anni fa di nuovo nella

rerra di Rivolto dopo aver conquistato il bredi

pilota negli Stati Uniti sui caccia T-38

perati negli addestramenti anche dagli

2..._ nauti della Nasa, e dopo quattro anni

~ alla guida dei supersonici Tornado.

- ='~ _"';0 questa tappa è stata decisiva.

-- :: 1J2se di Ghedi», racconta, «elì anco-

ra si respira l'aria elettrizzata lasciata dai

Diavoli Rossi». Ma chi erano questi Diavoli?

Alla fine degli anni Cinquanta, sull'aeroporto

immerso nella bassa bresciana tra il granturco

e la calura che d'estate toglie il respiro, il

capitano Mario Squarcina, celebrato personaggio

nelle storie dei piloti, creava una pattuglia

con un diavolo armato di tridente che

. spuntava dalla fusoliera. Le Frecce Tricolori,

infatti, oltre una storia hanno pure una preistoria

altrettanto affascinante che inizia

nell'immediato dopoguerra. Allora accadeva

che nei reparti dell'Aeronautica si formassero

di anno in anno dei gruppi acrobatici utilizzando

gli aeroplani di costruzione americana.

Di quell'epoca, durata oltre un decennio,

restano le fotografie ingiallite con gli sguardi

decisi dei piloti e i nomi fantasiosi "di battaglia":

Cavallino Rampante, Tigri bianche,

Getti Tonanti, Lanceri Neri. Nel 1957 durante

il salone aeronautico di Parigi-Le Bourget Le

Figaro scriveva: «Gli italiani; nuovi venuti in

queste competizioni amichevoli ma terribilmente

serrate, hanno avuto nettamente la

meglio davanti alla pattuglia inglese magnificamente

rodata. Ma si ebbe da parte degli

italiani che pilotavano i Sabre, una immaginazione,

delle trovate e un senso dello spettacolo

davvero ammirevoli». Da allora i commenti,

anche degli avversari più critici, non

sono cambiati.

OGNI ANNO DUE NUOVI PILOTI

Ma il continuo peregrinare portava l'esperienza

a disperdersi. Per evitarlo e, al contrario,

consolidarla, nel 1960 lo Stato Maggiore

decideva di dare forma concreta e permanente

a questa frontiera del volo creando un, reparto

dedicato all'acrobazia come accadeva

MEZZO SECOLO DI PRODEZZE TRA LE NUVOLE

HANNO LASCIATO SCIE DI RICORDI TRA GLI

SPETTATORI CHE IN TUTTO IL MONDO HANNO ASSISTITO

ALLE ESIBIZIONI DELLA PATTUGLIA TRICOLORE

nelle altre aviazioni straniere. Così nasceva il

gruppo di Rivolto nell'aeroporto che ospita il

2 o Stormo al comando del colonnello Enrico

Frasson e da dove si coordina tutta la difesa

missilistica dell'Aeronautica Militare.

Ogni anno, da maggio a ottobre, un fitto calendario

di manifestazioni porta le Frecce

Tricolori nei cieli delle regioni italiane e dei

Paesi stranieri. Volano in dieci e i piloti provengono

da tutte le basi: sono i migliori e

rappresentano con orgoglio anche il meglio

dell'Italia oltre che della forza armata. La selezione

è ardua. «Ogni anno», racconta il cornandante.xinseriamo

uno o due nuovi piloti

scelti fra i dieci finalisti rimasti fra quelli

che si presentano volontari». Pur essendo già

tutti ufficiali provetti con esperienza di volo

varia e ricca, occorrono poi altri otto mesi di

preparazione. Attorno a loro si muovono

tecnici super specializzati che garantiscono

la sicurezza. «Quando decolliamo non possiamo

permetterei il lusso di sbagliare. Dal rullaggio

uscendo dall'hangar e sino all'atterraggio

dobbiamo seguire un programma serrato

che non concede tregua. Le figure devono

succedersi fluide, senza interruzioni, garantendo

armonia al volo». Marco Lant sembra

dipingere con le parole le geometrie tracciate

.dai suoi jet. M.acome ci si può sentire lassù,

mentre l'aeroplano saetta quasi alla velocità

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