Natale del Signore

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Natale del Signore

D IOCESI DI F ANO F OSSOMBRONE C AGLI P ERGOLA

Natale del Signore

Messa della notte

Cattedrale di Fano

“Io vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo:

oggi vi è nato nella città di David (Betlemme) un Salvatore, che è il Cristo Signore

Così è, fratelli e sorelle.

Vogliamo estendere il nostro grido umile e impavido a quanti “hanno orecchi per ascoltare”. Un

fatto e una gioia; ecco la duplice notizia!

Il fatto: esso sembra essere quasi insignificante. Un bambino che nasce e in quali condizioni! Lo

sanno i nostri ragazzi quando compongono i loro presepi, ingenui ma autentici documenti della

realtà evangelica. Facciamo nostre le espressioni entusiastiche di San Leone Magno, il quale

esclama:”Il nostro Salvatore, o carissimi, oggi è nato: godiamo! Non vi è luogo a tristezza, quando

è il Natale della vita, che, spento il timore della morte, ci infonde la letizia della promessa eternità”

(Sermo I de Nativitate Domini)

Per quanto l’umanità possa tralignare nella infedeltà e nella corruzione, il dono che il Padre ci ha

dato nel Figlio suo che nasce a Betlemme è irrevocabile e senza pentimenti. Il Creatore, qualunque

cosa possa capitare, non si separerà più dalla sua creatura né potrà mai distogliere da lei il suo

amore. Non ci meraviglia allora che una notte come questa, che ci ripropone e ci fa rivivere l’evento

più sorprendente e felice di tutti i secoli, eserciti un fascino così sorprendente.

Un grande mistero integra d’ ineguagliabile meraviglia il nostro rapporto religioso con Dio aprendo

il cielo alla visione della gloria dell’infinita trascendenza divina, e , superando in un dono di

incomparabile amore ogni distanza, la prossimità, la vicinanza di Cristo Dio fatto uomo ci mostra

la salvezza per tutti gli uomini”.(Tit. 2,11; 3,4)

Fratelli! Che cosa è il Natale se non quest’avvenimento storico, cosmico, estremamente

comunitario, perché rivolto a proporzioni universali, ed insieme incomparabilmente intimo e

personale per ciascuno di noi, perché il Verbo eterno di Dio, è appunto venuto in cerca di noi; Lui

eterno si è inserito nel tempo, Lui infinito si è quasi annientato “assumendo la condizione di servo e

divenendo simile agli uomini, è apparso in forma umana, ha umiliato se stesso facendosi obbediente

fino alla morte, e alla morte di croce” (Fil 2,6 ss).

I nostri orecchi sono – ahimè – abituati a simile messaggio e i nostri cuori sordi a simile chiamata,

una chiamata d’amore: “così Dio ha amato il mondo…” (Gv 3,16); anzi siamo precisi: ciascuno di

noi può dire con San Paolo. “Egli ha amato me, e ha dato la sua vita per me…”! (Gal 2,20).

Il Natale è questo arrivo del Verbo di Dio fatto uomo fra noi. Ciascuno può dire: per me! Il Natale è

questo prodigio. Il Natale è questa meraviglia,. Il Natale è questa gioia. Ritornano alle labbra le

parole di Pascal: Gioia, gioia, gioia: pianti di gioia!

Il più grande evento è che Gesù ci dice: Io sono qui per te, per la tua vita, sono qui per darti una

mano, sono qui per aiutarti, sono qui perché voglio la tua contentezza, la tua dignità, la tua libertà, il


tuo sollievo e conforto. Da qui la lacerazione del tessuto umano trova l’inizio della sua guarigione,

la sofferenza umana il suo sollievo e conforto. Da qui anche il senso della non violenza, il

superamento della guerra, il rispetto di ogni persona, la serenità di un lavoro per tutti. Ci sarà cioè la

riconciliazione tra noi ad ogni livello per ogni situazione. Accogliamo questa presenza con amore,

con fede. Questo Natale porti a noi grazia e serenità.

Ecco io sto alla porta e busso

Questa notte natalizia, permeata da una memoria così sublime e carica della grazia di quel mistero,

a distanza di duemila anni, è per ciascuno di noi un atto ulteriore della bontà di Dio e un altro

tentativo del suo amore che non disarma mai, per quanto siano state frequenti e ingrate le nostre

ripulse. Questa notte il Signore domanda ancora agli uomini un posto: un posto più ampio e certo

nella loro vita affaccendata e vuota.

Forse è un pezzo che aspetta fuori. I suoi colpi alla nostra porta forse sono stati più di uno: ad

esempio il disgusto che ci può prendere per un’esistenza superficiale e contraddittoria; o il rimorso

per una condotta sostanzialmente ingiusta, anche se estremamente e socialmente corretta; o anche

l’anelito a una vicinanza con lui più frequentemente espressa nella preghiera.

Sto alla porta e busso. Perché non aprirgli questa notte?

Senza i nostri propositi di maggiore e più fattiva amicizia con lui, la scena natalizia si banalizza, e

l’animo rimane deserto e deluso.

Lasciamoci oggi tutti conquistare da colui che nascendo si fece cittadino della terra per fare di

ciascuno di noi un cittadino del cielo.

Oh! Che davvero questa celebrazione notturna del Natale di Cristo sia per noi tutti, sia per la Chiesa

intera, sia per il mondo una rinnovata rivelazione del mistero ineffabile dell’Incarnazione, una

sorgente d’inestinguibile felicità.

Proclamiamo con il cardinale Wyszynski (in prigione):

“Desidero ringraziarti perché esisti,

perché sei il Verbo, il Figlio del Padre,

perché hai voluto farti uomo nel seno della Vergine,

perché hai voluto giacere nella mangiatoia di Betlemme,

perché hai voluto manifestarti ai pastori e ai Magi.

Desidero ringraziarti, seguendoti passo passo.

Veglia su di me perché io pensi solo a te

quando entri in casa mia”.

Preghiera di Sant’Ambrogio

Tutto è per noi Cristo

Se desideri medicare le tue ferite , egli è il medico.

Se bruci di febbre, egli è la sorgente consolatrice.

Se sei oppresso dalla colpa, egli è la giustizia.

Se hai bisogno di aiuto, egli è la forza.

Se temi la morte , egli è la vita.

Se desideri il cielo, egli è la via.

Se fuggi le tenebre, egli è la luce.

Se cerchi il cibo, egli è il nutrimento.

Gustate e vedete quanto è buono il Signore.

Beato l’uomo che spera in lui.

+Armando Trasarti

Vescovo

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