alias Sandro Anselmi - Campo de'fiori

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alias Sandro Anselmi - Campo de'fiori

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Vita Cittadina

L’Accademia Internazionale D’Italia e Campo de’ fiori, durante

le feste patronali dei S.S. Giovanni e Marciano a Civita

Castellana, hanno realizzato un concerto il 18 Settembre

2004 in Piazza Matteotti con la partecipazione degli ARALDI,

BLACK SILVER, RIFLESSI DEL SOLE, SARANNO BAVOSI. Ha

condotto MAX (Sandro Anselmi) che ha cantato insieme a

Cecilia. Nella serata si sono esibite anche le “Belle ma Belle”

direttamente da Domenica in. Hanno inoltre realizzato una

collettiva di pittura presso i giardini del Forte del Sangallo.

24 Settembre - Cattedrale Santa Maria Maggiore di Civita

Castellana - Concerto del Coro Polifonico Santa Maria

Maggiore e l’orchestra “Terzo Suono” diretti da Mons. Don

Giuseppe Bellamaria.

Via Morelli a Civita Castellana - una

strada di Serie D (Dimenticata).

Alcuni abitanti di Via Morelli ci segnalano

le pessime condizioni del manto

stradale di questa via e l’abbandono

delle protezioni alla ferrovia CO.TRA.L.

Durante le feste patronali dei S.S. Matteo e Giustino a Fabrica di Roma, si è corso il

Palio di San Matteo e l’Accademia Internazionale D’Italia e Campo de’ fiori, hanno

consegnato il “Primo Trofeo Campo de’ fiori” al fantino vincitore

Denunciavamo su Campo de’

fiori la pericolosità del

vecchio ponticello di ferro

sulla ferrovia, in Via Falisca a

Civita Castellana.

Constatiamo con piacere che

la stampa locale se ne sia

interessata subito dopo.

Foto di Via Falerina, altezza bivio per la tangenziale.

Strada senza segnaletica alcuna.

Quasi tutte le strade comunali, provinciali e statali,

sono prive di segnaletica orizzontale, verticale e di

qualsiasi manutenzione!!


Sandro Anselmi

“TELESOGNO”

Se la televisione ci dà la

testimonianza del tempo in

cui viviamo, questo allora è

un bruttissimo tempo! Sono

troppi oramai i programmi

spazzatura che ci vengono

propinati a qualsiasi ora e,

nonostante lo slalom con il

telecomando, troviamo solo

violenza, sesso e volgarità e

non c’è più strada per evitarli.

L’imbarazzo che si prova

guardando la televisione in

famiglia, è praticamente

perenne ed i ruoli istituzionali

dei suoi componenti vengono

così vigliaccamente sviliti.

Non è più sopportabile che

questo pezzo di plastica

riduca in cenere ogni forma

elementare di rispetto e di

educazione, facendosi beffa

dei sani principi con i quali

sono cresciute intere genera-

ERRATA CORRIGE

Nell’articolo I GIGANTI DELLA

CERAMICA:CAV. BRUNO PROFILI

sono stati omessi, fra i soci della

Ceramica Vitrinas, i nomi delle

famiglie Paolelli e Bernardi.

zioni. Non se ne può più di

sentire parolacce, di vedere

scene all’eccesso dell’ indecenza

e della volgarità gratuita.

Possibile che nessuno

difenda i nostri figli da questo

bombardamento continuo?

Possibile che non si

riesca a controllare questo

fenomeno amorale? Troppo

grandi sono gli interessi che

muove la televisione perché

qualcuno possa muovere un

dito. Eppure in passato ha

favorito non poco la crescita

culturale del paese, è stata

un elemento aggregante per

le famiglie, i suoi contenuti

erano sani e salutari e non

mancava una vera vena

comica. Programmi come Il

Canzoniere, Lascia o raddoppia,

Piccolo mondo antico,

Portobello, Fantastico e personaggi

come Macario, Don

Lurio, Renato Rascel,

Corrado, Mario Riva …sono

stati molto importanti per la

crescita e la diffusione di

quella cultura popolare della

quale si è nutrita per decenni

la nostra società. Oggi

anche i conduttori più bravi e

più affidabili ci riserbano

spesso sorprese e tradimenti

con il loro adeguarsi ai

tempi. Tutte quelle finte coppie

che cercano in televisione

l’anima gemella; tutti quegli

squallidi reality show in varie

case ed isole, tutti quegli

spettacoli pseudo-comici e le

infinite soap opera; gli ingre-

La redazione ed i collaboratori di Campo de’

fiori danno il benvenuto a Loretta Manoni,

Gianni Bracci, Letizia Chilelli e Mario Sardi che

da questo mese arricchiscono il nostro giornale

di nuove rubriche.

Michele Moscioni e Enzo Biagi

GLI

AMICI

DI

CAMPO

DE’

FIORI

dienti sono sempre gli stessi,

non ci si salva più. La propagazione

di questo morbo ha

fatto un’ ecatombe di vittime

specialmente tra le casalinghe

che, trasportate ed

ammaliate da redivive sirene

, telesognano il bel giovanotto

protagonista del programma

del momento. Alla faccia

dei poveri mariti e di quei

malcapitati figlioli che magari

hanno bisogno, nel

momento topico della milionesima

puntata della soap

opera, di chiederle dove è

finito il barattolo dello zucchero.

Ma come si fa a spendere

la vita così? Si, perché

una donna che non lavora

può passare fino a dieci ore

al giorno davanti alla televisione

e perde così la visione

della vita reale, che le scorre

via senza che se ne accorga.

E allora volete un consiglio

sincero? Leggete Campo de’

fiori. Le sue storie pulite, la

ricchezza dei suoi contenuti

vi salveranno. Nulla da dire

però per i pochi, buoni programmi

che ancora vengono

trasmessi.

Con questo numero abbiamo

raggiunto l’importante

tiratura di 30.000 copie ed

allargato ancor più le zone

di distribuzione. Abbiamo

dato il battesimo alla redazione

romana e per augurio

le dedichiamo la copertina

Campo de’ fiori.

Sandro Anselmi

Campo de’ fiori è distribuito a:

Civita Castellana, Corchiano,

Fabrica di Roma, Vignanello,

Vallerano, Canepina, Vasanello,

Soriano nel Cimino, Carbognano,

Vitorchiano, Caprarola, Ronciglione,

Orte, Gallese, Bagnaia,

Vetralla, Cura di Vetralla, Sutri,

Capranica, Tarquinia, Civitavecchia,

Viterbo, Montefiascone,

Blera, Nepi, Castel Sant’Elia,

Monterosi, Campagnano, Sacrofano,

Morlupo, Castelnuovo di

Porto, Rignano Flaminio, Faleria,

Calcata, Sant’Oreste, Trevignano

Romano, Anguillara, Bracciano,

Canale Monterano, Roma,

Fregene, Ostia, Anzio, Nettuno,

Magliano Sabina, Collevecchio,

Tarano, Torri in Sabina, Calvi

nell’Umbria, Stimigliano, Poggio

Mirteto, Otricoli, Narni, Terni,

Amelia e su tutte le stazioni della

Roma-Nord. Inoltre viene spedito

ai nostri abbonati in Italia e

all’Estero e alle migliori Università.

Campo de’ fiori

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Periodico di Politica, Cultura ed attualità

edito dall’Associazione

“Accademia Internazionale D’Italia”

(A.I.D.I.) - senza fini di lucro

Presidente Fondatore:

Sandro Anselmi

Direttore:

Sandro Anselmi

Direttore Responsabile:

Sandro Anselmi

Segretaria di Redazione:

Cristina Evangelisti

Impaginazione e Grafica:

Cristina Evangelisti

Reg. Trib. VT n. 351 del 2/6/89

Stampa:

Centro Poligrafico Romano

La realizzazione di questo giornale e

la stesura degli articoli sono liberi e

gratuiti ed impegnano esclusivamente

chi li firma. Testi, foto, lettere e disegni,

anche se non pubblicati, non

saranno restituiti se non dopo preventiva

ed esplicita richiesta da parte

di chi li fornisce. L’editore non

risponde delle informazioni degli

inserzionisti. I diritti di riproduzione e

di pubblicazione, anche parziale, sono

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Direzione, amministrazione,

redazione, pubblicità ed abbonamenti:

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Tel. e Fax 0761.513117

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Redazione di Roma

Viale G. Mazzini 140

tiratura n. 30.000 copie


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La danza standard è la disciplina che recentemente

è stata associata al C.O.N.I. e che pertanto,

molto probabilmente, farà il suo ingresso

alle prossime olimpiadi e chi meglio di Pier

Paolo Pinardi e Daniela Angelelli potrebbero

rappresentare il nostro paese ?

Pier Paolo e Daniela, già trentenni, iniziano a

frequentare, quasi per gioco, la scuola di ballo

“Helena Dance” ma, quasi subito, si rendono

conto di avere delle buone capacità ed iniziano

a partecipare a delle competizioni collezionando

così una serie di importanti successi.

Nel 1998 vincono il Campionato Italiano 3°

livello del settore preagonistico.

Con la vittoria e col passaggio ad

una categoria superiore, entrano

a far parte di un nuovo Club, l’

“Asso di cuori” di Bastia Umbra

del quale fanno ancora parte.

Nel 2000, infatti, vincono il

Campionato Italiano di Classe C

del settore agonistico ed in seguito

alla vittoria, dalla federazione,

ottengono l’ingresso in classe B.

Nel 2001 arriva il bronzo al

Campionato Italiano di classe B e

approdano, con grande soddisfazione

alla classe A. Il sacrificio e

l’impegno viene ripagato con la

classificazione alle finali in Coppa

Italia nel 2002 e con l’arrivo al

massimo livello previsto per questa

disciplina, e cioè la Classe

Internazionale. Il traguardo della

Classe Internazionale è stato raggiunto,

in tutta la nostra penisola,

soltanto da 40 coppie e, nella provincia

di Viterbo, gli unici a detenere

questo titolo sono Pier Paolo

e Daniela. L’approdo a questa ambita categoria

li ha visti poi esibirsi in gare molto

importanti all’estero. A Salou (Spagna) nel

Dicembre 2003 si sono classificati al 7° posto

su 50 coppie e poi a Marsiglia nel 2004 sono

stati premiati per il 2° posto su 48 coppie,

dietro ad una coppia Tedesca imbattuta da 17

competizioni consecutive. Pier Paolo e

Daniela si allenano con costanza e sacrificio

tutti i giorni, per almeno due ore al giorno

presso la loro palestra “Tipsy Dance”, preparandosi

per le prossime gare che si terranno il

il 19 Novembre a Vienna ed il 5 Dicembre di

nuovo a Salou.

Una frase di Pier Paolo mi ha colpito durante

il nostro colloquio: “questo è uno sport che mi

piace perché ti da la possibilità di condividere

ciò che ami con la tua compagna di vita, con

la tua famiglia. Non solo ti fa stare insieme

nelle ore di allenamento e durante le gare,

ma una volta a casa discuti, ti confronti e cerchi

di migliorare insieme alla persona che ti

stà accanto nella vita”. Questo l’ho molto

apprezzato. Di solito ognuno di noi frequenta

palestre o svolge attività sportive diverse da

quelle frequentate dai propri fidanzati o compagni.

Pier Paolo e Daniela hanno voluto

coronare la loro unione anche nella danza,

dimostrandosi una grande COPPIA.

Nella danza

con il Cuore

......a Marsiglia nel 2004 sono stati premiati per il 2° posto su 48 coppie......

di Cristina Evangelisti


Come eravamo

I FORZATI...

DELLA

ROMA -

NORD

Erano gli anni 60, ave-

di Alessandro Soli vamo appena finito la

terza media, ci trovavamo

davanti alla scelta più importante della

nostra ancor giovane vita.

Scegliere cioè gli studi superiori da intraprendere,

e soprattutto dove farli. Per noi “civitonici”

due sole alternative: Roma o Viterbo, perché

purtroppo l’edilizia scolastica si arenava alla

scuola media.

Come andarci? Un solo mezzo era disponibile a

quei tempi: il traballante, rumoroso e lento

treno dell’ allora Roma-Nord, che nel suo tortuoso

percorso, fiore all’occhiello dell’ingegneria

ferroviaria del ventennio italiano, trasportava

studenti e lavoratori nel tempo “record”

di quasi tre ore da Roma a Viterbo.

Riparlandone oggi, a distanza di tanti anni, mi

accorgo dell’importanza che questo mezzo ha

avuto nella mia vita, come del resto in quella di

tutti gli studenti di allora. Era un mondo a sé,

ed i ricordi che mi accingo a narrare spero

saranno graditi a tutti gli ex forzati della

Roma-Nord. Si partiva presto da Civita, alle

ore 6,30, chi verso la capitale, chi verso

Viterbo (eravamo più noi, che andavamo a

Viterbo), sempre lo stesso rito: il capostazione

che usciva dal suo ufficio, col suo berretto

rosso, abbassava gli scambi manuali, un

l

la gloriosa motrice delle officine Della Stanga - Padova

fischio secco e prolungato a mò di arbitro che

assegna un rigore, la risposta dell’ OK strombettata

del capotreno, e via verso il destino

giornaliero di chi, come noi, riponeva nello studio

un futuro migliore di qualche nostro coetaneo,

già avviato al duro e polveroso lavoro del

ceramista. Appena saliti, ognuno rigorosamente

nel proprio vagone, la corsa ad accaparrarsi

i posti migliori, vicino al finestrino, che

quando lo aprivi ti lasciava sulle mani un nauseabondo

odore di ottone. Cercavi di occupare

più posti possibile, perché sapevi che a

Vignanello o a Soriano, quando il treno si riempiva,

sarebbero salite anche loro, le giovani studentesse

che ti avevano fatto prendere una

“cotta tremenda”. Era duro conservare il

posto, perché gli altri viaggiatori e il bigliettaio

spesso erano irremovibili, e tu che non ti alzavi

a cedere il tuo, manco si benanche, per dirla

alla “civitonica”, lo facevi con emozione e

galanteria, non appena saliva “lei”. I sedili dei

vagoni erano in legno, quasi sempre graffiti da

cuori infranti con le iniziali degli innamorati,

ed il maquillage che la Roma Nord

ogni tanto faceva passando una mano di

coppale, li rendeva accettabili, ma pur

sempre scomodissimi. Un solo vagone era

imbottito in pelle color vinaccia, allora si diceva

che fosse stato il vagone riservato a Mussolini,

che lo usò in un viaggio, forse unico, sul quel

tracciato da Roma a Viterbo, orgoglio della

S.R.F.N. (Società Romana Ferrovie del Nord) ,

da allora divenne l’unico vagone di prima classe,

tanto agognato da noi studenti, che quando

veniva declassato a seconda, era affollatissimo.

Già, i vagoni erano qualcosa che ci apparteneva,

un posto dove si passavano ore “particolari”,

dove le stagioni si susseguivano, testimoniate

dallo scarno arredamento.

L’inverno col

freddo mattutino,

che faceva

appannare

i vetri dei finestrini,

quando

ci divertivamo

a scrivere,

magari a rovescio,

per

essere lette

dall’esterno,

le frasi più

strane, l’estate,

quando le

tendine mar-

roni, montate

con gli anelli

di metallo,

scorrevano sull’asta di ottone, per ripararti dal

riverbero del sole, a picco sul vagone nei caldi

pomeriggi durante il viaggio di ritorno.

L’avventura

era cominciata

ai

primi di

Ottobre con

l’inizio dell’annoscolastico,

e

subito il rito

della “stira”,riservato

ai

maschietti

del primo

anno, i

quali venivanosotto-

posti per

bonario

“nonnismo”,

ad un semidenudamento, con lieve

tiraggio delle parti intime, che li facevano

entrare di diritto tra i titolari nel vagone. Poi

c’era il “nonnismo culinario”che era rivolto al

rapinare le colazioni, amorevolmente preparate

dalle mamme dei più giovani, operazione

riservata agli studenti del 5° anno. Qualcuno

però esasperato da questi fatti, aveva escogitato

un piccolo trucco: quello di spalmare i panini

con forte peperoncino, che avrebbe creato i

noti problemi al rapinatore di turno. Arrivati

a Viterbo, i più andavano a scuola, qualcuno

(molte volte anche il sottoscritto), o per motivi

di scarsa preparazione, o per evitare rischiose

interrogazioni, facevano “sega”. In italiano si

dice bigiare la scuola, ma a parte i modi di dire

il risultato era sempre quello : passare le cinque

ore di lezione lontano dai professori. Ma dove

andare? A Viterbo era più difficile che a Roma

evitare brutti incontri e trovare allegre alternative,

data l’estensione cittadina. Noi andavamo,

nella bella stagione, tra il verde di

5

Pratogiardino, correndo però dei continui

rischi, qualcuno, si spingeva fino al Bulicame,

dove approfittava per fare salutari abluzioni.

Nella stagione invernale c’era un luogo fisso per

i segaroli viterbesi la famosa, mitica

“Casbah”. Era una immensa sala biliardi,

situata vicino alla UPIM, di fronte al palazzo

INPS, quindi in pieno centro, un ambiente

fumoso, che ricordava i locali americani resi

celebri dal film Lo spaccone. Il titolare era

L’Americano, un uomo anziano vestito perennemente

da un sinalone nero, che ci ricordava

quello dei bidelli, lui che a modo suo era per noi

un altro bidello. Voce roca, sigaro in bocca,

riusciva a gestire con autorità quella “masnada”di

giovani rampolli, che ignari genitori

immaginavano in classe. Ma ritorniamo alla

la vecchia motrice che traina i vagoni della MET.RO.

Roma Nord, al viaggio di ritorno, quando non

era raro vedere sgridate sacrosante fatte dal

genitore venuto a parlare coi professori proprio

il giorno che avevi “fatto sega” e magari eri

andato pure al Bulicame. Certo noi, che non

abitavamo sul posto, eravamo come dei “forzati”,

perché perdevamo tra andata e ritorno

circa tre ore, e la levataccia mattutina, influiva

non poco sullo studio pomeridiano, minato

dalla stanchezza fisica causata da quel “turutun-tu-rutun”

tipico delle rotaie. Certo passati

i cinque anni (per qualcuno anche di più)

delle superiori, il treno della Roma Nord rimaneva

nei ricordi di una gioventù di “mezzo”

come la nostra, ma per altri, come me, che

avrebbero intrapreso la loro vita lavorativa,

fuori Civita, i lavori forzati continuavano,

perché cominciava la vita da pendolare. Allora

ti accorgevi che i tempi stavano cambiando,

venivano introdotte corse di pulman, con orari

più elastici e più veloci tempi di percorrenza.

Solo il vecchio caro treno rimaneva lo stesso,

con le stesse vetture delle officine “Della

Stanga di Padova”, lo stesso “tu-rutun-turutun”,

una sola cosa era certa: eri tu che stavi

cambiando, tu che ti recavi all’ Università, tu

che avevi trovato il ”postarello” a Roma o a

Viterbo, tu che guardavi con occhi diversi quei

ragazzi che salivano e ti sedevano vicino, tu che

pensavi con

nostalgia e

un po’ di

rimpianto ai

tempi della

scuola,

quando eri e

continuavi

ad essere un

“ forzato

della Roma

Nord”

logo della

Società Romana Ferrovie del Nord


6

E’ giunta l’ora

L’uomo si distingue

dagli altri esseri

viventi per la sua

capacità di ragionare,

di creare, di

pensare…

Egli è da sempre

alla ricerca del

sapere, anche se

con esso mantiene

di Erminio Quadraroli

un rapporto di odio

ed amore poiché lo

lega indissolubilmente al passato e lo conduce

verso la luminosità del futuro. Sin dai primi anni

della sua vita, si occupa di un terreno dove gettare

il seme che farà riempire di frutti squisiti

l’albero della sua esistenza: la cultura.

In alcuni paesi molto piccoli, dove ancora si

respira l’aria del vecchio borgo, si trovano

palazzi logorati dal tempo dove, al loro interno,

convive un intrecciarsi di insegnamenti e conoscenza.

Materne, asilo, elementari e medie, in

esso, coesistono in simbiosi da sempre.

Questi edifici sono longevi testimoni della crescita

intellettuale delle generazioni cittadine.

Nei giorni passati, in cui pian piano si sono

riaperte le scuole di tutta la penisola, si è assistito

ad uno spettacolo accattivante.

Una folla di persone dalle età più disparate si è

incontrata ai cancelli di questi vetusti fabbricati…

Mamme vestite a festa, papà eleganti,

Campo de fiori

Se puoi ... devi.

L’industrializzazione e il progresso con cui la

nostra società si trova a convivere, hanno generato

innumerevoli ricchezze e, contemporaneamente,

alzato il livello di benessere di tutti…o

quasi! Il mondo occidentale ha riscoperto una

ricca felicità….ma essa ha parallelamente generato

un piacere sterile, fatto di divertimento, di

soldi e di tanti “vuoti”. Il “ benessere”, per quanto

strano possa sembrare, ha prodotto povertà…una

sorta di miseria che spesso non si vede

e, altrettanto frequentemente rende l’uomo

schiavo di se stesso! La dea della prosperità ha

imprigionato l’uomo in una gioia esteriore e gli

ha regalato un male terribile: la solitudine.

Oggi, molte persone, soprattutto interiormente,

sono sole e questa sensazione di abbandono le

spinge a compiere azioni che mai avrebbero

pensato di fare. Altre invece sono aride come

un deserto e non riescono a percepire il grido di

chi chiede aiuto. Alcune volte basta veramente

poco: un saluto, un sorriso, un piccolo posto di

lavoro, possono realizzare miracoli insperati…

come se fossero ad un colloquio

di lavoro, e bambini gioiosi, in

parte preoccupati per non aver

finito i compiti dell’estate appena

trascorsa, si ammassano

ordinatamente aspettando che il

bidello inizi a smistare tutti nelle

varie classi. Nell’aria c’e’ un dolce danzare di

innumerevoli odori: i profumi delle signore,

dominano su un sottofondo di fumo e squisite

fragranze di pizza. Al piano terra si trova l’asilo…il

primo impatto con la scuola, la prima vera

uscita dalle mura domestiche…il primo distacco

tra mamma e figlio. Qui si assiste a scene esilaranti

quanto emozionanti: ragazzini che tengono

stretti tra le braccia pelouches di pezza,

urlano attaccati alla mano delle madri perché

non vogliono lasciare neanche per un attimo

l’affetto materno…genitori che a stento trattengono

le lacrime per il

primo “grande” passo

del proprio “tesoro”.

Girando lo sguardo

verso una siepe che

cela agli occhi indiscreti

la vista delle

finestre del piano

della strada, si vedono

signore di ogni età

“imboscate” come in

una trincea pronte a

sbirciare ogni piccolo

movimento del proprio

pargoletto…e,

più in là…mariti

arrabbiati appoggiati

di forza sul clacson,

di Erminio Quadraroli

Per fortuna però, c’e’ anche chi dona parte della

propria giornata ad aiutare persone che ne

hanno veramente bisogno… È nato così il trenta

aprile del duemilaquattro, nella cittadina di

Ronciglione, con approvazione della Regione

Lazio, il Progetto “Cooperativa sociale

Biancaneve”. Questa idea ha preso origine nel

duemilatre da un gruppo di persone molto valide

e fortemente impegnate nel sociale.

Ad oggi, il progetto, divenuto una splendida

realtà, regala innumerevoli soddisfazioni ai 12

soci fondatori e allo stesso Comune di

Ronciglione che è presidente e socio giuridico

nella persona di Agostino Mocavini. Grazie

all’impegno costante del Presidente, del

Vicepresidente Vito Frascarelli e del Segretario

Maria Vittoria Sodini, l’associazione ora ha

anche una sede ubicata in Corso Umberto I n.

41. Questa cooperativa si occupa principalmente

di inserire nel mondo del lavoro persone

svantaggiate che nell’attività lavorativa possono

trovare l’unica via di salvezza per un futuro sola-

stanchi di aspettare queste “strateghe dell’appostamento”.

Al primo piano ci sono le elementari…fanciulli

vivaci alla ricerca della loro

classe e dei compagni, sfuggono dalle mani di

mamme che di nascosto mettono nelle cartelle

il kit di sopravvivenza per la colazione di mezza

giornata: la pizza bianca e il succo di frutta alla

pera!

All’ultimo piano ci sono le medie…il vero regno

del passaggio dalla pubertà all’adolescenza.

Qui, ragazzi di ogni età, che si devono riabituare

ad alzarsi presto, con gli occhi semichiusi dal

sonno studiano per piacere o per dovere.

Loro si sentono oramai autonomi e nel primo

giorno di scuola arrossiscono timidamente perché

mamme mai prive di premura ancora li

accompagnano e da lontano abbassano il finestrino

della macchina e gridano: >

re. Nonostante l’operatività vera e propria sia

iniziata a giugno di quest’anno, già il grande

obiettivo principale sta prendendo forma: dare

un aiuto concreto a chi ne ha veramente bisogno.

Attualmente lavorano alle dipendenze della

società tredici persone di cui più del sessanta

per cento è rapprersentato da coloro che, per le

cause più disparate, fino ad oggi non hanno

avuto modo di esprimere la loro voglia di lavorare.

Grazie a queste persone che hanno deciso

di percorrere i difficili sentieri della solidarietà,

alcuni sguardi sono tornati a brillare…molti

cuori hanno ripreso a “battere”…molti esseri

umani si sono sentiti finalmente utili.

I soci di questa cooperativa, hanno intrapreso

un percorso sicuramente vincente che li porterà

ad una crescita continua, poiché si sono impegnati

a moltiplicarsi per alleviare le fatiche degli

altri e si sono discostati da coloro che assomigliano

a una lussuosa villa con un ingresso maestoso

ma con un interno senza arredo.


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Protegge i tuoi valori

Silvia Malatesta - Via S. Felicissima, 25

01033 Civita Castellana (VT)

Tel.0761.599444 Fax 0761.599369

silviamalatesta@libero.it

01033 Civita Castellana (VT)

Via Falisca, 89 Tel. 0761.598182

Fax 0761.591579

P.za Matteotti, 16 Tel. 0761.518145

Campo de fiori

L oggetto misterioso

Vi invitiamo ad indovinare l’oggetto misterioso riprodotto

nella foto sotto.

I primi cinque che lo identificheranno e ne daranno comunicazione

in redazione, avranno diritto a ricevere un premio

offerto dalla Profumeria Paolo e Concetta:


Campo de fiori

Alessandro Melone

un civitonico campione italiano della due ruote

Molto spesso

quando

pensiamo

ad un campionequesto

ci sembrairraggiungibile,

le sue azioni

tanto difficili

di Roberto Moscioni e così impossibili

da

emulare. Allora la nostra mente

inizia a sognare e si cala nelle

imprese , facendo proprie tutte le

vittorie e le emozioni. A volte però

si ha la fortuna di avere un campione

nella porta accanto e di non

esserne a conoscenza. Di lui conoscono

le grandi imprese solo pochi

amici. Questa infatti è la storia di

Alessandro Melone, ventiseienne

civitonico, che lo scorso 19

Settembre ha partecipato al campionato

italiano di motociclismo

COPPA ITALIA 2004 classe 600

super stock e si è aggiudicato il

titolo di Campione Italiano 2004;

Titolo ambitissimo vinto negli anni

da altri grandi campioni del passato.

Alessandro, come e quando è

iniziata la tua carriera sulla

due ruote?

“Avevo 17 anni quando ebbi la mia

prima moto 125 e spinto da un’irrefrenabile

passione iniziai quasi

per gioco a sfrecciare con essa

sulla pista di Vallelunga, pista dove

anche Max Biaggi iniziò la sua carriera.

Poi un bel giorno durante un

mio normalissimo giro di pista un

team si accorse di me e m’ingaggiò

come suo pilota.

Iniziavo così a capire che i miei

sogni stavano forse diventando

realtà.”

Nel 1997 a 18 anni, Alessandro

partecipa al suo primo Gran

Premio classe 125, ma cosa più

importante si conquista i primi

sponsor. Nel 1998 partecipa a due

gare sempre nella classe 125 ma

incominciano ad esserci le prime

divergenze con il suo team. Nel

1999 decide di fare il salto di qualità

e passa così dalla classe 125

alla classe 600 R6 YAMAHA.

Questo è un anno abbastanza duro

ma che gli servirà da rodaggio perché

inizia così a correre nei circuiti

più importanti d’Italia come

Monza, Misano, Mugello e

Vallelunga. Dal 2000 al 2001 ottiene

dei bei piazzamenti. Nel

2002 passa dalla YAMAHA alla

SUZUKI ma solo dal 2004 è ingaggiato

ufficialmente dal team

SURIANO SUZUKI ITALIA di Ostia,

con il quale raggiunte, lo scorso 19

Settembre, questo grande successo,

conquistato grazie a due vittorie

e a tre secondi posti… Beh che

dire…!!!

“Un ringraziamento d’obbligo va

alla mia famiglia per avermi sempre

sostenuto anche nei momenti

più difficili. Voglio poi ringraziare il

mio team SURIANO SUZUKI ITA-

LIA per avere creduto in me e per

il lavoro svolto. Ringrazio i miei

sponsor SUZUKI ITALIA, la MET-

ZELER GOMME, la WP SOSPEN-

SIONI e tutti gli altri. Un particolare

ringraziamento va al Sindaco di

Civita Castellana dott. Massimo

Giampieri e all’Amministrazione

Comunale per la gratificazione

rivoltami dopo la vittoria.”

Lo scorso 16 Ottobre Alessandro

Melone ha rappresentato l’ Italia ai

Campionati del Mondo di motociclismo

classe 600 che si sono svolti

in America nella pista di Atlanta

Road. Gara molto importante organizzata

proprio dalla casa

Giapponese, che ha selezionato i

migliori piloti Suzuki del mondo.

Un “in bocca al lupo” dalla redazione

di Campo dè fiori e da tutti i lettori

per i suoi futuri successi.

Alessandro Melone (primo a dx)

9


Campo de fiori

Miti, Dei ed Eroi

Zeus: il padre degli Dei di Barbara Pastorelli

Una sera di fine settembre, frugando in un

cassetto della mia camera, ritrovo , con

piacere, un vecchio libro sulla mitologia

greca e latina e, in un momento, sfogliando

le pagine di questo, riscopro il fascino e

la bellezza di un mondo fantastico e meraviglioso

fatto di dei, eroi e gesta di popolo

che mi riportano indietro con il tempo.

Chiudo gli occhi e all’istante ho davanti a

me il grande monte Olimpo che si erge

imponente in tutta la sua maestosità. Sulla

cima di questo sorge una città incantata e

qui vi abitano le divinità. In questo mondo

fantastico e carico di magia si incontrano

eroi, indovini, storie intricate, uccisioni

spietate, vendette implacabili ma anche

deliziose vicende d’amore. Tutti questi

eventi si svolgono sotto l’occhio vigile ed

attento di colui che è sovrano dell’Olimpo

e che, regnando su tutto l’Universo, è il

padre degli dei.Questi non è altro che Zeus

o Giove per i latini. La mitologia narra che

Zeus, dopo la nascita, fosse stato sottratto

dalla madre Rea al padre Crono che

divorava i figli appena nati per timore che

questi potessero sottrargli il potere e fosse

stato nascosto in una grotta sul monte

Ida. Fu così allattato da due ninfe,

Adrastea e Melissea. Divenuto adulto Zeus

decise di combattere il padre Crono; anzitutto

gli diede un farmaco che portò questo

a rigettare fuori i figli da lui inghiottiti

e poi, grazie al loro aiuto, riuscì a sconfiggerlo

e ad insediarsi sull’Olimpo. Prese il

comando sulla terra e sul cielo mentre

lasciò al fratello Poseidone (Nettuno) il

controllo sul mare. Sposò Meti, figlia di

Oceano, ma , avvertito da Gea (la terra)

ed Urano (il cielo), che da lei sarebbe nato

un figlio che lo avrebbe spodestato,

inghiottì la moglie come un tempo aveva

fatto suo padre Crono con i suoi fratelli.

Visto però che la donna era incinta ,Zeus

ordinò a Efesto (Vulcano) di colpirlo alla

testa dalla quale balzò fuori, armata di lancia

e scudo, Atena (Minerva), sua figlia.

Altri furono gli amori di Zeus tra i quali

Temi, Leto, Danae, Io e la famosa Era o

Giunone da cui ebbe Ares (Marte) ed

Efesto. Zeus, come padre degli dei, era

sovrano assoluto ed aveva il pieno controllo

sulle vicende degli uomini. Ne prevedeva

il loro futuro e, se voleva, lo cambiava.

Era custode della libertà, della giustizia e

dell’ordine dello stato. Il culto di Zeus fu

diffuso in tutto il mondo e la sua fama fu

illimitata. Tutti i comuni mortali dipendevano

da questa divinità potente che incuteva

enorme paura.

Ma l’Olimpo non era abitato solo da Zeus;

tante altre divinità e personaggi lo popolavano.

Di questi parleremo la prossima

volta.

Visione dello

Olimpo Omerico.

Firenze,

Galleria Pitti

Zeus che

scaglia il

fulmine

(bronzo).

Berlino,

Staatlich

e Museen

11


Campo de fiori

12

Rodolfo Profili (o picchio)

una vita da portiere di Alessandro Soli

Spogliatoio del Campo Madami- anni ‘50: in alto da sx Pietro Sansonetti,

Giuseppe Tomei, il piccolo Romani Mario in braccio al papà Stradonico,

Giuseppe Evangelisti (Ngonga), Federici, Antonio Sansonetti, Enzo Brunelli.

In basso da sx Ivone Vegni, il piccolo Luigi Romani, Sergio Tribolati,

Rodolfo Profili e seduto davanti a tutti Alfredo Anzellini

Quando vado ad intervistarlo, un sabato mattina,

mi accoglie nella sua casa, e subito la

mia attenzione va alle pareti delle stanze tappezzate

di vecchie foto, che lo ritraggono in

parate plastiche, o inginocchiato con la palla

tra le mani, come nelle più classiche foto di

squadra.

Poi, dalla sua voce, resa gracchiante dall’apparecchio

che usa per comunicare dopo un’operazione

alle corde vocali, escono i ricordi di

una vita da portiere, una carriera breve,

ma intensa, rovinata da un incidente giovanile,

di cui parleremo più avanti.

E’ sicuramente un personaggio, uno che tutti

a Civita Castellana conosciamo, ma che ha

tenuto nascosto per anni un segreto, che personalmente

appresi il 18/12/91, quando, in

occasione di un “Memorial Romani

Stradonico” sul campo del Madami, al termine

della partita tra vecchie glorie ed ex

allievi di Stradonico, consegnò alla nostra

Associazione (Assoc. Romani Stradonico), una

sua foto, che vedete qui riportata, ed una lettera

scritta di suo pugno.

In essa svelava ai più il suo tremendo segreto,

quasi a giustificare il perché non era arrivato

ai vertici del professionismo. All’età di

13/14 anni, giocando a pallone in campagna,

tra pecore che pascolavano, vicino alla vigna

paterna, su di un terreno accidentato, reso

pericoloso da vari cocci di ceramica , vetro e

materiale di riporto, mimetizzato però dall’erba

alta, il piccolo Rodolfo si tuffò su di un pallone,

spinto da quell’istinto naturale tipico del

vero portiere. Purtroppo il ginocchio sinistro

fu squarciato da una brutta ferita, provocata

appunto da un coccio nascosto. In quei tempi

il primario dell’Ospedale Andosilla era il

Prof. Vincenzo Ferretti, che, vista la gravità

della ferita, si impegnò nella difficile sutura

dell’arto. Rodolfo, non

appena ristabilito, ricominciò

come tutti i

ragazzi della sua età a

giocare a pallone per

strada e nelle piazzette.

Poi all’età di 16/17

anni iniziò a frequentare

le giovanili di Civita

Castellana. Mi racconta

che d’estate i ragazzi

venivano portati in

campeggio al mare, a

Fregene, e l’allora

dirigente accompagnatore

Carlo Ciani

vedendolo tuffarsi

dagli scogli e buttarsi

a volo sulla sabbia,

con tanta vivacità

ed un certo stile, capì

di avere tra le mani un

portiere “coi fiocchi”.

E lo stimolava dicendogli:

- Voglio vedere

se ti tuffi così sul

campo che è più

duro! Da qui nacque

quel soprannome che

ancora lo accompagna

e lo identifica “ ‘ O PICCHIO “, che abbinato

ad un portiere può significare sia la sua

velocità e lo scatto di reni che lo assomigliano

al grazioso pennuto, oppure la temerarietà

delle uscite e i tuffi sui piedi degli attaccanti,

(quindi sinonimo di “matto”) che identifica i

più grandi portieri. Era come il pallone che

calciava, si tuffava e subito rimbalzava in

piedi, aveva uno scatto di reni eccezionale

che non lo abbandonerà mai, come vedremo.

Iniziò la sua carriera agonistica come portiere

titolare nella squadra del Civita Castellana;

Una sua perla fu la partita Viterbese-Civita

Castellana 1 a 1 nel Campionato di

Promozione del 1955, quando per mantenere

il pareggio fuori casa, parò l’impossibile.

Ma dopo circa due anni, il ginocchio sinistro

cominciò a gonfiarsi sotto sforzo. Rodolfo capì

subito che era la conseguenza del brutto incidente

avuto qualche anno prima: i dirigenti

Marcello Matteucci

e Carlo

Ciani, fecero di

tutto per il suo

recupero. Le varie

visite specialistiche

fatte a Roma

dove Rodolfo fu

accompagnato da

Aldo Riccioni

allora membro

della S.S. Lazio,

presso il Prof. La

Cava alla Garbatella,evidenziarono

una precaria

efficienza dell’arto.

Tra mille sacrifici

ed enormi

sforzi fisici, continuò, anche se saltuariamente,

la sua attività sportiva, ma vedeva per

sempre chiuse le porte del professionismo.

Lasciò il calcio giocato a 33 anni, lui che era

nato a Civita Castellana il 28/07/29, ma

le sue parate continuarono a stupire tutti,

specialmente in occasione dei tornei estivi che

venivano organizzati tra Bar e Aziende

Ceramiche, quando tutti volevano “accaparrarselo”,

per avere una saracinesca tra i

pali.

Memorabile fu la finale del 3° Torneo, il 5

Luglio del 1969, tra la Cer. Vitrex e la

Cer. Simca terminato 1 a 1 con Rodolfo portiere

della Vitrex che ricevette i complimenti

dalla terna arbitrale formata da fischietti di

serie A quali D’Agostini, Lattanzi e Ricci.

Aveva allora 40 anni, un fisico appesantito,

ma lo scatto di reni era rimasto intatto. A tal

proposito voglio raccontarvi un episodio, di

cui fui testimone: mio suocero Carlo Conti

era titolare del Bar Roma in Piazza Matteotti

a Civita Castellana, una sera ‘ O Picchio, fece

una scommessa con alcuni presenti nel bar:

riuscire a saltare da fermo, a piè pari, sul

lungo bancone in alluminio del caffè che era

alto circa un metro e venti, ebbene, malgrado

l’età e il fisico ormai appesantito, riuscì

nell’impresa e così spumante e biscotti allietarono

tutti i fortunati testimoni. Gli ho ricordato

questo fatto e Rodolfo, in tutta sincerità, mi

ha confessato che c’era stato un precedente:

durante una cena con gli ex compagni di

squadra, nell’allora ristorante da Decio ai

Sassacci aveva scommesso 50 bottiglie di

spumante che sarebbe riuscito a saltare da

fermo, a piè pari sul tavolo, con l’aggiunta di

una sedia sopra lo stesso. Era un’altezza notevole,

ma per uno che aveva ancora lo scatto

di reni dei bei tempi, la scommessa fu una

festa. E’ passata più di un’ora dal mio

arrivo,lui non mi vorrebbe più congedare, mi

mostra gli articoli di vecchi giornali, le foto, le

coppe vinte, si sforza a parlare con l’apparecchio,

i suoi occhi sono lucidi, poi lo saluto. Gli

lascio però una certezza , che il suo segreto è

divenuto il rimpianto per non aver avuto

anche a Civita Castellana il nostro Profili,

come Blera ha avuto il suo Peruzzi e

Bagnaia il suo Fimiani.


Campo de fiori

Civita Castellana.

Il Coro Ligneo della Chiesa di San Francesco in Piazza Matteotti (1736).

Committente: Cardinale Angelo Maria Querini (1680-1755).

Architetto: Giovanni Battista Marchetti (1684-1758)

L’opera del Cardinale Angelo Maria

Querini, patrizio Veneto di profonda

cultura europea e Prefetto della

Biblioteca Vaticana dal 1730 al

1755, rappresenta un momento

importante nella storia politica, sociale

e culturale della Civita Castellana

del ‘700, come instancabile promotore

di varie opere pubbliche e religiose e il

segno più importante della sua multiforme

opera e cultura è la realizzazione,

nel 1736, nella Chiesa di San

Francesco, del Coro Ligneo per i

Padri Conventuali dell’omonimo

Convento attiguo alla Chiesa. Del

Cardinale Angelo Maria Querini,

attualmente, manca ancora una definitiva

biografia critica che metta in

piena luce tutti gli aspetti, contrastanti,

di questa multiforme personalità,

discussa in vita e dopo la morte, ma

certamente dotata di un attivismo non

comune sia per gli impegni legati al

suo ministero religioso che per obiettivi

di natura squisitamente erudita e

letteraria. Come Committente di opere

religiose fu davvero eccellente: Restauro

della Chiesa di San Marco in Piazza

Venezia a Roma (1736), ampliamento

della Biblioteca Vaticana (1734), Statua di

Benedetto XIII nella Chiesa di Santa Maria

Sopra Minerva (1739), il Duomo e la

Biblioteca di Brescia (1742), la Chiesa di

Santa Edvige in Berlino (1730) e l’ampliamento

del Seminario di Sant’Eustachio in

Roma (1737), per citare gli interventi più

importanti e significativi. Fu protettore di

numerosi artisti: gli scultori Bartolomeo

Pincellotti e Antonio Calegari e gli

Architetti Filippo Barigioni e Giovanni

Battista Marchetti. In Civita Castellana,

fu il diretto promotore della realizzazione

della Fontana di Corte in Via XII

Settembre e del Completamento nel 1720

del Ponte Clementino, in una fase cruciale

della sua realizzazione dopo il sorgere

di alcune divergenze tra l’impresa

appaltatrice dei lavori e la comunità di

Civita Castellana per la cattiva qualità dei

materiali impiegati nella costruzione dell’opera.

Il rapporto singolare con Civita, deriva

dalla sua continua frequentazione di

Padri Francescani del Convento di San

Francesco in Piazza Matteotti, dove svolse

un intenso magistero sia come benefattore,

che come padre spirituale donando al

convento numerosi libri della Biblioteca

Vaticana, purtroppo perduti. Nel 1745 a

Venezia, il Canonico della Chiesa di San

Marco in Roma, Abate Andrea Bacci, diede

alle stampe un prezioso volume che contiene

inedite notizie su tutte le opere commissionate

dal Cardinale nella sua lunga

attività, tra cui il Coro di San Francesco:

“Lettere dell’Abate D. Antonio

Sambuca scritte al Signor Abate D.

Andrea Bacci canonico dell’insigne

collegiata di San Marco in Roma”

Venezia 1745. Dal Volume: “…quanto vi

prometti di ciò, che stampato o manoscritto

è parto del fecondissimo ingegno del

nostro Emo Padrone, tanto non posso

assicurarvi dè Rami, che rappresentano le

magnifiche opere della sua inesausta

generosità…… Io gli ho raccolti tutti: cotesta

Chiesa di San Marco, quella di San

Gregorio, l’aggiunta Libreria vaticana per

riporvi i libri donati, il Cortile del palazzo

San Marco, il coro di Civita Castellana dei

Padri Conventuali…” . Il Volume contiene

preziose informazioni documentarie sullo

stato e l’entità delle opere finanziarie del

Querini a Roma, Chiesa di San Marco –

Chiesa di San Gregorio al Celio e

Sant’Alessio, Badia Polesine, Brescia, il

Duomo, Fossombrone, Terni, Fogligno,

Cagli, Darfo e Civita

Castellana. In appendice,

sono riportate le

Epigrafi in onore del

Cardinale, a ricordo

della sua Munificenza

poste in tutte le Chiese

realizzate, tra cui quella

visibile e collocata

attualmente nella

Chiesa di San

Francesco in Civita

Castellana nell’abside

di fondo e in prossimità

del coro ligneo.

Dell’Architetto Giovan-

13

Prof. Arch. Enea Cisbani

ni Battista Marchetti, le notizie sono

abbastanza scarse: buon tecnico ma

dal modesto repertorio formale e lessicale,

le uniche opere certe e documentate

sono quelle commissionate dal

Querini nel suo lungo e proficuo magistero,

mentre non sono documentate

altre opere di rilievo. L’opera di maggior

rilievo è la Biblioteca Queriniana di

Brescia, che raccoglie l’intera, estesa

ed imponente Biblioteca del Prelato,

donata alla città Lombarda nel 1754,

ad un anno dalla sua morte avvenuta

in Roma nel Febbraio del 1755.

Nell’opera civitonica il Marchetti non

indulge in inutili formalismi e decorativismi,

ma anzi tutta l’opera è permeata

da una profonda linearità di forme e

apparati architettonici di chiara matrice

Classica, come era nello spirito e negli

intendimenti dello stesso Cardinale. Il

Coro Ligneo è composto da 14 Stalli

con inginocchiatoio, per i Padri

Francescani e da sedili lignei per i

Novizi, posti dinanzi, e suddivisi in due

gruppi ben distinti dal portale di accesso al

giardino della stessa Chiesa. I singoli

Stalli, con braccioli laterali, sono intervallati

da lesene con capitelli classici e coronati

superiormente da un modesto cornicione

che conclude l’intero sistema. Posto

dietro L’Altare Maggiore, ha subito nel

tempo varie modifiche che hanno interessato

in particolare la rimozione dell’intero

pavimento ligneo dell’abside così strutturato

per le necessità dei Confratelli che

partecipavano alle varie funzioni religiose

a piedi scalzi. Lo stesso con i marmi policromi

dell’altare, forma un complesso di

rara bellezza e suggestione. Occorsero

due anni per la sua realizzazione tecnica a

cura di una bottega artigianale Romana e

nel 1736 fu solennemente inaugurato con

una funzione religiosa officiata dal

Cardinale, a cui partecipò l’intera comunità

locale.


14

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16

da sx Giovanni Munzi, Lina Mosolo, Adriana Munzi

ed il marito Carlo in una foto degli anni ‘40.

Campo de fiori

Album rico

1977 giovani corchianesi in gita a Castel Fusano

Fregene 1952-53: raduno sportivo di giovani centauri civitonici. Foto data dal Sig. Sergio Tribolati

Se vi riconoscete in queste foto, venite in redazione e riceverete un simpatico omaggio. Se desiderate vedere


Campo de fiori

rdidei Anni ‘60 : i bambini di Via I Maggio di Civita Castellana. Foto data dal Sig. Luigi De Angelis

Giovani Civitoniche degli anni ‘50: Foto data dalla

Sig.ra Felisia Castellucci

Maria Silvia, Adriana e Vincenza Cipriani foto data dalla

Sig.ra Vincenza Cipriani

pubblicate le vostre foto portatele presso la redazione di Campo de’ fiori. Esse vi verranno subito restituite.

17


18

Campo de fiori

Una Fabrica

Fabrica di Roma - comizio in Piazza del Comune - anni ‘50

Com era

Piazza della Liberazione in

una foto degli anni ‘60.

Esisteva già il monumento

ai caduti.

Non c’era ancora il bar,

l’edicola e gli alberi, dell’attuale

giardino, erano

stati appena piantati.

Mancano ancora molti

palazzi e varie attività

commerciali


20

Anni ‘50 : Fabrica di Roma , prima comunione

Campo de fiori

Album rico

anni ‘50 : bidelle delle scuole elementari

di Civita Castellana

Se vi riconoscete in queste foto venite in redazione e riceverete un simpatico omaggio. Se desiderate vedere p

1928 Famiglia Augusto Giordani. Foto data dalla Sig.ra Luisa Giordani


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rdidei 1958 Istituto Statale d’Arte di Civita Castellana. Foto data dalla Sig.ra Adriana Domizi

1960 scuola media III C di Civita Castellana. Foto data dal Sig. Renzo Ciarletti

ubblicate le vostre foto, portatele presso la redazione di Campo de’ fiori, esse vi verranno subito restituite.

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L Angolo misterio-

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Amarcord i luoghi dell’infanzia

La poggiata a Santa Susanna

Il luogo visitato da Fabrizio e Massimo

questo mese è il complesso monumentale

di Santa Susanna del XII secolo, un tempo

Convento Francescano. Qui la tradizione

vuole soggiornasse San Francesco nel suo

viaggio da Assisi a Roma per incontrare il

Papa. I nostri due amici, approfittando di

una tiepida giornata autunnale di fine

ottobre,si sono recati a visitare questo

Convento dove , anni or sono, i civitonici

trascorrevano in compagnia il giorno di

Pasquetta per la famosa poggiata. Si partiva

di buon mattino e a piedi percorrevano

la lunga discesa che immette sulla via

Flaminia e qui, superato il rettilineo detto

“dritto di Remo”, si inerpicavano per il sentiero

che conduceva all’alto pianoro dove

era situato il Convento. Gruppi di ragazzi

e ragazze, con borse colme di cibo e giochi,

si accaparravano un angolo di prato

dove poter mangiare e giocare insieme

allegramente. Il dolce caratteristico che

veniva consumato in abbondanza era la

“pizza di Pasqua”, lievitata e cotta rigorosamente

in casa, che veniva accompagnata

da un bel bicchiere di buon vino. Era

questa l’occasione nella quale si era soliti

fare nuove amicizie ,dilettarsi in simpatici

scherzi e cantare in compagnia. In quella

giornata veniva celebrata la Santa messa e

la Chiesa veniva addobbata con ricchi

paramenti e molti fiori. Quasi all’imbrunire

tutti tornavano stanchi ma soddisfatti alle

loro case percorrendo, con le ultime energie

rimaste, la lunga via Palombarese.

di Cristina Evangelisti

23

Fabrizio e Massimo, tornati oggi in questo

luogo lo hanno trovato, con loro grande

rammarico, completamente recintato e

perciò inaccessibile. Non potendo così

accedere al convento sono stati assaliti da

profonda nostalgia e, accettando a malincuore

questa delusione, hanno ripercorso

nelle loro menti le meravigliose ore che un

tempo qui avevano trascorso.

i ruderi intorno a Santa Susanna


24

Il giorno 9 Ottobre si è svolta in Piazza

Matteotti, l’annuale giornata del tesseramento

del-l’A.T.A.M.O, (Associazione per

la Tutela ed Assistenza ai Malati Oncologici

ONLUS), associazione di volontariato

senza fini di lucro che opera nel bacino

d’utenza dell’ospedale Andosilla di Civita

Castellana. Da circa 4 anni i volontari, aiutati

fattivamente da personale medico,

paramedico, enti pubblici e privati, promuovono

iniziative mirate a sostegno delle

Campo de fiori

Giornata del tesseramento

dell’ A.T.A.M.O.

A.T.A.M.O. di Raniero Pedica

persone toccate da

patologie oncologiche.

Quest’anno,

uno degli obiettivi

che l’associazione

finalmente è riuscita

a raggiungere è

la disponibilità di

un’automobile

nuova per le attività

operative e di trasporto

dei malati

verso i centri ospedalieri

di cura e

riabilitazione. Una

fiammante Opel

Agila, infatti, è stata donata all’associazione

col ricavato di fondi raccolti tra diversi

benefattori. Il Sig. Orlando Barontini, presidente

del-l’A.T.A.M.O, nel ringraziare i

numerosi intervenuti alla manifestazione,

tra cui i Sindaci ed i rappresentanti dei

Comuni del comprensorio Ospedaliero, ha

dichiarato che l’autovettura è il frutto della

spontanea solidarietà di Enti, benefattori

ed iscritti, che riteniamo utile per intensificare

gli interventi d’assistenza ai malati di

Cari amici la

storia di Noel si

arricchisce

sempre piø di

nuove avventure.

Conservate

gli inserti e...

cancro ed ai loro familiari “Questo gradito

dono ci permette di operare in piena autonomia

nel territorio senza gravare, in caso

di necessità, sui mezzi del 118 e C.R.I” .

Un accorato appello è stato lanciato dallo

stesso Presidente “rinnova la tessera se

sei già socio o iscriviti se non lo sei” ed

ancora “aiutateci ad aiutare chi soffre”

invito rivolto a tutti gli intervenuti per

finanziare, tramite iscrizione come socio

ordinario e sostenitore, le prossime importanti

iniziative dell’Associazione. “

Possiamo ritenere positivo il bilancio di

questa giornata di solidarietà che premia e

gratifica l’impegno dei nostri volontari. “

ha infine concluso il Presidente Barontini.

Chi è interessato ad iscriversi

all’A.T.A.M.O. e chiunque desidera avere

informazioni su finalità e progetti

dell’Associazione può rivolgersi ai seguenti

numeri telefonici:

3477206267 Sig. Orlando Barontini

Presidente A.T.A.M.O.

0761507614 - 3335607032 - 3475610090

Componenti del Direttivo.


Campo de fiori

L angolo ... cin cin di

Il Direttore e la redazione di Campo de’ fiori

danno il benvenuto a Letizia Chilelli, di Busto

Arsizio (MI), sommelier di professione, che da

questo mese si occupa della nuova rubrica

“L’angolo...cin cin”.

... Ma per le vie del borgo

dal ribollir de’ tini

va l’aspro odor de i vini

l’anime a rallegrar...

Giosuè Carducci

E’ in questo periodo che i famosi

versi della poesia “San Martino” ci

vengono spesso in mente.

Infatti, proprio in questi giorni le

nostre vigne si popolano della più

grande e profumata festa dell’anno

:la vendemmia. In questa nuova

rubrica cercherò di affrontare il

lungo viaggio nell’enologia: dalla

produzione fino agli abbinamenti

cibo-vino, per capire, almeno un pò,

di cosa parliamo noi Sommeliers

quando, con aggettivi “strani e

importanti” sui profumi e sui sapori,

vi proponiamo una buona bottiglia di

vino. Ma, quali sono le tappe della

produzione enologica che renderanno

l’acino “un buon vino d’annata”?

La prima fase è la vendemmia che

deve essere tempestiva, per evitare

la sovrammaturazione delle uve e

accurata, per garantire così il perfetto

stato degli acini ed evitare la

prematura fermentazione, che

apporterebbe risultati negativi al

futuro bicchiere di vino. Si passa poi

alla vinificazione dell’uva e qui scen-

dono in campo processi come la pigiatura,

che può essere soffice e da cui si otterrà un

mosto-fiore delicato e dolce, oppure accentuata

con un mosto meno dolce ma più

acido e tannico. Si arriva infine alla vinificazione

vera e propria che da vini bianchi,

rossi e rosati.

Altri importanti processi sono i trattamenti

del nostro mosto come le pratiche di canti-

Semplice sapore

Con indosso un grembiulino,

prepari un piatto semplice e

di gusto fino.

Gli ingredienti vai a trovare,

per poterti organizzare.

Prendi sale e stuzzicante

pasta,

di fusilli quanto basta.

Spinaci buoni e un po’ di

erbetta,

abbondante e saporita

ricotta.

In qualche minuto pronta

stai,

e a preparare tosto tu vai.

Come già prestabilito,

gli spinaci han bollito.

Or li prendi stretti stretti,

li tagli in finissimi pezzetti.

Nell’acqua che bolle sul for-

nello,

poni la pasta e di sale qualche

granello.

Nell’insalatiera già metti,

ricotta spinaci ed erbetta a

pezzi.

Quando ha fame il cuoco

con la rima non ci piglia,

ma garbatamente un poco

ti consiglia.

Per le dosi puoi provare,

ogni tanto ad assaggiare.

Hai scolato la pasta ed

ancora scotta,

amalgama tutto con spinaci

e ricotta.

Dopo breve mescolata,

ti prepari alla mangiata.

L’erbetta ne ha esaltato il

sapore,

buon appetito a te di cuore.

Erminio Quadraroli

Chilelli Letizia

25

na, che permettono di mantenere ed esaltare

le caratteristiche dello stesso e le correzioni

che servono per compensare eventuali

carenze dovute, ad esempio, a variazioni

climatiche delle diverse annate. Si arriva alla

fermentazione alcolica che avviene grazie

alla presenza di lieviti, zuccheri, ossigeno e

temperatura adeguata (per i bianchi 18-22

°C e per i rossi 25-28 °) con la relativa trasformazione

degli zuccheri in alcole

etilico, anidride carbonica, sostanze

secondarie di fermentazione e formazione

di calore. Si stabilizza poi il

vino ottenuto con pratiche che

vanno dalla chiarificazione alla rifermentazione.

Nella fase successiva si

avrà l’imbottigliamento del vino che

avviene in genere a fine primavera o

in autunno per il vino “fermo”, mentre

quello di un vino “frizzante” si

può fare in marzo, in quanto il leggero

innalzamento termico può

favorire una leggera fermentazione

in bottiglia, del poco zucchero rimasto.

Ma questa fase può essere preceduta

da un periodo più o meno

lungo di affinamento in recipienti di

materiale diverso a seconda delle

diverse tipologie di vino. Si passa

così alla conservazione del vino con

la possibilità della maturazione e

dell’eventuale invecchiamento. Si

arriva infine all’immissione al consumo.

Fonti bibliografiche

“Il Sommelier, nozioni generali”

Edizione Associazione Italiana

Sommeliers, 1995

...continua sul prossimo numero

...continua sul prossimo numero


26

Scopri di

Cristina Stefani

L’artista che incontro questo

mese è Cristina Stefani nata a

Vignanello (Vt) il 12 Novembre

1981. Cristina eredita la passione

per l’arte dal padre

Innocenzo, valente marmista.

Ha frequentato l’istituto d’arte

di Civita Castellana diplomandosi

brillantemente e contemporaneamente

ha iniziato a

cimentarsi nella creazione

delle sue prime opere. Attratta

dalla policromia vivace delle

vetrate delle splendide cattedrali

gotiche, incomincia la

sperimentazione della pittura

su vetro. I decori a smalto,

applicati sul vetro a piombo,

rendono palese il carattere

vivo della giovane artista.

L’interesse verso questo tipo

di decorazione si accresce

ancora di più quando tre anni

fa Cristina si avvicina alla pittura

ad olio, che le permette di

raffinare la tecnica dosando

Campo de fiori

Cristina Evangelisti

nel giusto modo i diversi colori e

ravvivandone le tonalità. Sopraggiungono

così i primi traguardi che

la portano all’esposizione delle sue

molteplici opere in diverse località

come Canepina, Vignanello,

Viterbo, Roma... In quest’ultimo

periodo la passione verso la pittura

sta notevolmente intensificandosi,

ed è per questo che l’artista

sta cercando di perfezionarsi sempre

di più nella lavorazione del

vetro fuso, prendendo a modello i

preziosissimi ed unici lavori di

Murano.


28

1950: A Civita

Castellana si gira

un film sulla storia

del brigante Musolino.

Beppe Musolino

era nato a Santo

Stefano d’Aspromonte

(Reggio Calabria)

nel 1875. Condannato

per omicidio, in

di Roberto Moscioni base a false testimonianze,

a ventuno

anni di reclusione

riuscì ad evadere e si vendicò dei suoi accusatori

commettendo sette omicidi.

Arrestato ad Urbino nel 1901 fu condannato all’ergastolo

nel 1902 . Il brigante impazzì all’interno

del carcere e dovette attendere il 1946 per essere

graziato. Morì nel 1956.

Quello del brigante Musolino fu uno dei casi

giudiziari più importanti ed affascinanti della

nuova Italia unita, tanto che il poeta Giovanni

Pascoli dedicò a questo un’ode e il regista Mario

Camerini ne trasse un film.

L’anno è il 1950 e gran parte delle riprese furono

girate nell’ex Bastiglia di Roma, vale a dire il Forte

Sangallo di Civita Castellana.

Il regista tornò sul luogo nel quale il brigante fu

imprigionato e dal quale tentò, inutilmente, di

fuggire attraverso una conduttura fognaria. Il film

racconta dello scontro tra il carbonaio calabrese

Beppe Musolino, interpretato dal noto attore

Amedeo Nazzari, e Pietro Solemi (Guido Morisi),

un potente capo mafioso.

Tra i motivi del conflitto fra i due c’è Mara, (nel

film interpretata da Silvana Mangano) figlia di un

oste, innamorata di Beppe ed ostile a Pietro.

La storia si complica quando un altro vecchio ex

capo mafioso, Vincenzo Schepisi (Ignazio Bolsano

sulla scena) cerca di liberarsi di entrambi uccidendo

Pietro e facendo ricadere la colpa dell’omicidio

su Beppe.

Al processo Beppe verrà condannato ma

riuscirà ad evadere e a vendicarsi .

Grazie all’aiuto offerto da Mara l’uomo si dà alla

macchia e colpisce i falsi testimoni ma , alla fine,

Vincenzo Schepisi, informato sul nascondiglio

del fuggiasco, gli tende un agguato nel quale

perde la vita Mara.

Beppe, nutrendo tanta rabbia dentro, si farà

giustizia da solo per poi costituirsi.

Nel film diretto da Camerini vennero scritturate

molte comparse tra gli abitanti di Civita Castellana

che, in quel periodo, vivevano all’interno del Forte

Sangallo, in attesa che le loro case venissero

ricostruite dopo i bombardamenti dell’ultimo

conflitto mondiale.

Purtroppo oggi di questo film non si hanno molte

notizie, così mi è sembrato giusto poterlo ricordare

in questo articolo perché spero ancora

che un giorno si possa ritrovare e

restaurare per poterlo nuovamente rivedere

ed apprezzare.

Campo de fiori

Il Brigante

Il Forte Sangallo - prigione del Brigante Musolino

Amedeo Nazzari nella parte del Brigante Musolino

Silvana Mangano nella parte di Mara Il Brigante Musolino


Campo de fiori

29

Vorrei incontrarti fra

Peppinella con la chitarra

Peppinella con il principe Umberto di Savoia

Peppinella in bicicletta ...

ma non solo

Chi non conosce Peppinella ?

Basta pronunciare il suo nome e immediatamente la

pensi a cavallo della sua vecchia bici che, fino a qualche

tempo fa, inforcava per i suoi spostamenti da una

casa all’altra del paese per fare punture e pedicure.

Peppinella è Giuseppina Angelelli, ma non occorrono

spiegazioni: la conoscono tutti, però forse pochi conoscono

la sua vita avventurosa, il coraggio, lo spirito di

sacrificio e determinazione con i quali ha affrontato la

vita.

Io la conosco da quando ero bambina; carissima

amica di mia madre, era legata a lei da un profondo

affetto, al punto tale che la chiamavo “zi Peppina” e la

chiamo così ancora oggi. Poco tempo fa, rovistando

fra vecchie foto di mia madre, mi sono capitate tra le

mani alcune foto di zì Peppina. Peppinella è nata il 24

ottobre 1913, ultima di sette figli. Non ha conosciuto

il padre, morto mentre la madre era incinta di lei e, a

due anni, ha perduto anche questa. Ha vissuto la sua

infanzia a Gargarasi, in campagna. Racconta che,

bambina, andava a pascolare i maiali a piedi nudi. Ha

calzato il primo paio di scarponi chiodati a 15 anni.

Nonostante questa infanzia misera e tribolata, viveva

in un ambiente stimolante, rude nei modi, ma ricco di

affetti autentici. Quando i fratelli lasciano la campagna

per lavorare nelle fabbriche, vengono tutti ad abitare

“all’orto funaro” (rione del centro storico di Civita

Castellana). Per sbarcare il lunario ha fatto mille lavori:

operaia in fabbrica, donna di servizio, “badante”

agli ammalati; sapeva fare le iniezioni, raccogliere e

rammendare le sfilature delle prime calze di nylon

negli anni ’50, fare le maglie. Ha fatto la bidella nelle

scuole elementari, l’assistente nelle colonie estive

organizzate dal fascismo e si è rivelata poi “imprenditrice

stimatissima di colonie estive casalinghe”, dimostrando

una capacità organizzativa e uno spirito di iniziativa

fuori del comune. Infatti, per soddisfare il suo

desiderio di conoscere, di viaggiare e divertirsi, non

avendo soldi, si è inventata un’attività inusuale per

quei tempi. Per più estati di seguito, prendeva in affitto

casa al mare a Nettuno o ad Anzio e ci portava a

soggiornare alcune ragazze che, le madri civitoniche,

le affidavano con assoluta fiducia.

Certo, si assumeva una bella responsabilità ma, unendo

l’utile al dilettevole, trascorreva un mese al mare e

ritornava a Civita Castellana con una abbronzatura

invidiabile. E non è finita qui…. Mi racconta che non

ha mai sofferto di complessi di inferiorità, non ha mai

temuto di avvicinare

persone di classe

sociale superiore o più

istruite. Nel 1940 è

stata assistente nelle

colonie estive che il

fascismo organizzava

per i giovani civitonici

al boschetto.

In una delle sue tante

foto è ritratta con il

principe Umberto di

Savoia insieme ad altri

assistenti, vestendo

una divisa da marinaio

presa in prestito da

uno studente dell’accademia.

Peppinella a 15 anni con negli occhi chissà

quale desiderio

Peppinella al mare

Colonia estiva a Civita Castellana Peppinella in bicicletta


30

Campo de fiori

La storia

...continua dal n. 11

...La Casalba seguita con merito

ad essere protagonista nella storia

musicale italiana annoverando,

fra i suoi artisti, anche altri

nomi di successo. Max però, per

diversi validi motivi, non partecipa

più totalmente alle vicende

romane e, tornato a Civita

Castellana, si avvicina, con la

figlia Cecilia, al gruppo teatrale

locale “I nunseponnoguardà”,

diretto da Francesco Paolelli.

Nell’anno 2000 il gruppo mette in

scena, con numerose repliche, al

cinema teatro Florida, lo spettacolo

comico - musicale “Canzonissime

2000”. Durante questo

spettacolo Max interpreta il

brano “Nel Sole” di Albano

riscuotendo enorme successo

tanto che Albano stesso, dopo

aver visionato una sua videocassetta,

lo contatta telefonicamente

per complimentarsi personalmente

con lui. Sempre nell’anno

2000 Max costituisce un

Comitato per il restauro dell’organo

Aletti della cattedrale di

Civita Castellana e, per l’occasione,

organizza il primo concerto

dell’Epifania con la partecipazione

di vari cori polifonici. La presenza

nel coro lo porta ad avere

numerose soddisfazioni compresa

quella di ricoprire il ruolo di

solista per l’interpretazione di

brani classici. La frequenza di

Cecilia alla scuola di canto

dell’Accademia Muzio Clementi,

lo porta poi a partecipare al Coro

Polifonico della stessa, ricoprendo

anche qui il ruolo di voce solista.

S.C.

Anna Tatangelo, vincitrice di San Remo 2002

edizioni CASALBA di Max ( Sandro Anselmi)

Coro Polifonico Santa Maria Maggiore di Civita Castellana e l’Orchestra “Il Terzo Suono”,

diretti dal M. Mons. Don Giuseppe Bellamaria

Il gruppo teatrale “i nunseponnog


Campo de fiori

di Max

alias Sandro Anselmi

uardà” Il gruppo musicale de “i nunseponnoguardà” con Max e Cecilia Il balletto de “i nunseponnoguardà”con Max

Coro Polifonico dell’Accademia Musicale “Muzio Clementi”diretti dal M. Paolo Matteucci

...continua sul prossimo numero

31


Civita Castellana Settembre 2004

32

Campo de fiori

Sul n. 11 di Campo de

fiori è stata pubblicata

questa foto dove sono

state riconosciute:

Alvisia Ginevoli, Milvia

Basso, Anna Bruzziches,

Milvia Tribolati, Lucia

Midossi, Wanda

Morganti, Elza Angeletti,

Corinna Ceroni, Carla

Mattioli, Eneide

Gabrielli, Angela

Contenti, Mirna Bartoli, Anna Ricci, Liliana Bruzziches, Lucia Spinelli, Anna

Piergentili, Maria Silvia Cipriani, Maria Modesti, Marcella Basili, Dirce

Gomiero, Giuseppina Ercolini.

NATI Matrimoni Morti

02.09.2004 Lorenzo Campana

30.09.2004 Federico Casaluce

16.09.2004 Gabriele Cattani

17.09.2004 Marco De Angelis

23.09.2004 Claudia De Venanzi

14.09.2004 Giorgio Dei

08.09.2004 Francesco Federici

26.09.2004 Leonardi Alin Ghita

21.09.2004 Fabio Lucentini

16.06.2004 Pierpaolo Lucia

20.09.2004 Francesco Marini

06.09.2004 Andrea Menichelli

13.09.2004 Valerio Meraglia

30.09.2004 Nathania Orrei

12.09.2004 Federico Russo

20.09.2004 Giulia Scarlaccini

16.09.2004 Sofia Soldatelli

01.09.2004 Tudor Costantin Tebeica

17.09.2004 Sara Maria Urzica

04.09.2004

Roberto Carrisi/Federica Mancini

05.09.2004

Andrea Ciaccioni/Giuseppina Congiu

18.09.2004

Paola Del Priore/Vito Magaldi

26.09.2004

Raffaele Dell’Anna/Francesca Delussu

05.09.2004

Daniele Di Berardino/Moira Manoni

11.09.2004

Silvia Dionisi/Stefano Mecarelli

05.09.2004

Valentina Fani/Roberto Paiella

04.09.2004

Gloria Finesi/Angelo Modica

12.09.2004

Sante Monteleone/Simona Valenti

12.09.2004

Patrizia Moscioni/Fabrizio Nelli

05.09.2004

Vitaliano Periti/Emilia Scalise

CARTOLINA DI ABBONAMENTO ANNUALE

SI desidero abbonarmi a : Campo de’ fiori (12 numeri) a € 25,00

I miei dati

Nome___ ____ ___ Cognome____________________Età_________CAP________Città________________________Prov._______

Telefono______________________e-Mail________________________

In questa foto pubblicata sul n. 11 sono stati riconosciuti, con il

maestro Ermanno Carabelli: da sx Amilcare Angeletti, Graziano

Basili, Alberto Mascioli, Maurizio Conti, Augusto Mariani, Domenico

Pressi, Renzo Chitarrini, Fausto Sanapo, Massimo Canale, Roberto

Paolelli, Danilo Mecarocci, Fernando Evangelisti, Armando Moretti,

Ivano Cerri, Renato Colella, Angelo De Vittori, Franco Foglietta, Tulio

Talia, Luigi Mancini, Gianni Arrigoni, Stefano Sauti, Gerardo Sanapo,

Santoro.

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Ottorino Angelozzi 29.09.2004

Rosa Anselmi 20.09.2004

Salvatore Antonaci 01.09.2004

Maria Bonfiglioli 28.09.2004

Francesca Cutifani 07.09.2004

Ines Di Famiani 26.09.2004

Gildo Drusiani 01.09.2004

Alessandro Gabrielli 03.09.2004

Luigia Mancini 27.09.2004

Nicola Masciangelo 21.09.2004

Ersilia Mengarelli 11.09.2004

Carla Pezzica 02.09.2004

Carmina Razzino 08.09.2004

Renzo Sabatini 20.09.2004

Benedetto Scarponi 01.09.2004

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675 del 31.12.1996 in materia di “Tutela dei dati personali”. Titolare del trattamento

dei dati è Campo de’ fiori - P.za della Liberazione,2 - 01033 Civita Castellana (VT)

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o puoi trasmetterla per fax allo 0761 . 513117


Montefiascon

e

Quando scopri che una persona a te cara

è affetta da una grave malattia, il tuo

mondo si ferma improvvisamente, comincia

a precipitare verso il basso e la paura e

la disperazione prendono il sopravvento

dentro il tuo cuore. Questo è quello che è

successo alla nostra famiglia. Da Civita

Castellana, il paese dove viviamo, nostro

padre è stato ricoverato urgentemente

presso il reparto Ematologia dell’Ospedale

di Montefiascone e, per un uomo che in

tutti i suoi 61 anni non aveva mai subito

un ricovero, la notizia e l’evento non poteva

non essere che traumatico, per lui e per

la sua famiglia. La paura non era soltanto

quella di non essere in grado di poter

affrontare la malattia, ma anche quella di

doverla combattere in un paese che non

conosci, con personale medico e infermieristico

mai incontrato prima e del quale

non conosci la sensibilità e la disponibilità

Altra canzone

(Autunno)

di Federico Garçia Lorca

Il sogno per sempre svanì!

Nella sera piovosa

il mio cuore apprende

la tragedia dell’autunno

che gli alberi mostrano in terra.

E nella dolce tristezza

del paesaggio che muore

le mie voci si infransero.

Il sogno per sempre svanì.

Per sempre! Dio mio!

Stà cadendo la neve

sul deserto campo

della mia vita,

e teme l’inganno, che va lontano,

di gelarsi o perdersi.

Come me lo dice l’acqua

che il sogno per sempre svanì!

Il sogno è finito?

Lo sostiene la nebbia,

e la nebbia è soltanto

stanchezza della neve.

Il mio ritmo va narrando

che il sogno per sempre svanì.

E nella sera brumosa

il mio cuore apprende

la tragedia dell’autunno

che gli alberi mostrano in terra.

Campo de fiori

al dialogo. Ma

subito il personale

di quel reparto

si è dimostrato

SPECIALE. Oltre

ad una professionalità

ed efficienza

impeccabile,

ognuno di loro,

medici, infermieri

e personale ausiliario, ha dimostrato

una comprensione, una

umanità e disponibilità nei confronti

di tutti i pazienti e dei loro

congiunti che ci ha lasciati senza parole.

Avevamo già sentito parlare di quel reparto

ma, mai e poi mai, pensavamo di trovare

tanta dolcezza in tutte quelle persone

che, ai nostri occhi, non svolgevano un

lavoro, ma una vera e propria missione. Li

abbiamo visti coccolare i pazienti, sederglisi

accanto nei momenti di sconforto e di

disperazione per parlare con loro ed infondere

coraggio. Per i famigliari c’era sempre

una parola di conforto nei momenti più critici

ed una disponibilità mai vista prima.

Nonostante il nostro papà non sia riuscito

a superare la malattia che lo aveva gravemente

colpito, la nostra famiglia vuole ringraziare

tutti gli infermieri del reparto

33

ematologia ed i medici, Dott. Montanaro,

Dott. Tini, Dott.ssa De Gregori e tutti quelli

del Day Hospital per la disponibilità e

profonda umanità. La cosa che più di tutti

desideravamo al mondo era quella di riportare

a casa il nostro papà. Mai e poi mai

pensavamo di perderlo così presto. Ma c’è

una cosa che ci dà un po’ di conforto e

cioè che in quell’ospedale, oltre all’amore

dei suoi figli e di sua moglie, nostro padre

abbia potuto sentire il calore di tante persone

che gli sono state vicine per curarlo

ed assisterlo con tanta passione e dedizione.

La famiglia Evangelisti ringrazia.

A mia madre

Federico Garçìa Lorca (1898-

1936) ha scritto queste bellissime parole

sull’autunno dell’animo umano. Sullo sgomento

e sulla solitudine in cui ci gettano i

momenti più tristi e dolorosi della nostra

vita, come quelli in cui sopraggiunge, attesa

o inaspettata, la morte.

Niente è più doloroso e straziante.

Ma la morte, per quanto inconcepibile

razionalmente, può essere anche

liberazione.

Quella di mia madre ha rappresentato

anche la sconfitta di una grave malattia,

combattuta con coraggio e tenacia, la vittoria

del bene sul male, il meritato riposo

eterno per una esistenza dedicata alla

famiglia e al prossimo. Nelle piccole e

nelle grandi occasioni, nelle piccole e grandi

difficoltà della vita, mamma aveva sempre

in riserbo una parola buona, un pensiero

gentile, un incoraggiamento ad

andare avanti, traendo forza nella sua

incrollabile Fede che è poi fiducia in un

domani migliore.

Quando l’autunno dell’anima,

mirabilmente descritto da Garçìa Lorca,

accompagna taluni momenti di estremo

dolore, dobbiamo trovare la forza e il

coraggio per raccogliere le nostre migliori

energie e andare avanti nel segno di chi ci

ha lasciato. Il ricordo e l’esempio dei nostri

cari ci guideranno nel cammino affinchè

possiamo sempre dare il meglio di noi

stessi.

Le azioni compiute nel loro nome

daranno un senso tangibile alla loro vita e

soprattutto, per quanto possa sembrare

inconcepibile razionalmente, alla loro

morte.

Gianni Bracci

La redazione e i collaboratori di Campo de’ fiori

congiuntamente ai componenti

L’Accademia Internazionale D’Italia

partecipano al dolore per la scomparsa del padre della

collega Cristina Evangelisti.

Si uniscono inoltre al dolore per la perdita della madre

del nuovo collaboratore Gianni Bracci


34

Campo de fiori

Italiani all’estero

di Cristina Evangelisti

Continua anche questo mese

il nostro viaggio alla scoperta

dei tanti italiani, molto

spesso nostri compaesani,

che diversi anni fa hanno

lasciato l’Italia per emigrare

all’estero, per trovare lavoro

o fortuna.

E’ proprio di questi giorni

una lettera inviata alla redazione

di Campo De’ Fiori da

Stefania Quintiliani, un’italiana

originaria di Fabrica di

Roma, partita per la Francia

alla ricerca di lavoro e di

nuove prospettive per un

futuro roseo e non più tornata.

A vent’anni lascia il suo

amato paese, Fabrica di

Roma, ed arriva in una

ridente cittadina chiamata

Melun, situata tra Parigi,

Fontaineblau e Eurodisneyland.

Qui, come ci dice nella sua

bellissima lettera, la sua vita

cambia radicalmente.

Tutto ricomincia da zero e

quella realtà nuova, sconosciuta,

all’inizio, le fa paura.

L’integrazione con una

nuova lingua e una diversa

cultura non sarà facile ma

Stefania non si perde d’animo

e decide di mettersi alla

prova.

Nonostante abbia un diploma

di maestra accetta, per i

primi anni, di lavorare nelle

cucine di una clinica del

posto.

La sua volontà e caparbietà

verranno presto premiate e,

alla fine, arriva alla meta ed

oggi insegna , con soddisfazione,

in una scuola del suo

paese.

La sua vita inizia a poco a

poco a cambiare e ben presto

riesce a costruirsi anche

una bella famiglia.

Trova “un uomo splendido”

(come ci ha scritto nella lettera),

anche lui italiano, e

dalla loro felice unione

nascono Antonella, di ventiquattro

anni, innamorata a

dismisura dell’Italia e il piccolo

Eric che, purtroppo, a

soli due anni perde la vita a

seguito di una grave malattia.

Nonostante questa triste

disgrazia Stefania, insieme

alla famiglia, non ha mai

abbassato la guardia ed ha

continuato a vivere sperando

in un futuro migliore non

dimenticandosi mai del suo

paese natale, della sua famiglia

e dei tanti amici (tra i

quali il nostro Max) con cui

ha trascorso, in gioventù,

momenti lieti e felici.

Stefania Quintiliani con il marito Franco

Franco con la figlia Antonella


Le Dott.sse Sandra Falzone e Anna Maria Sambuci

Il CERAL è un luogo, un’occasione, dove arricchire

il proprio bagaglio di conoscenze nella

gestione delle relazioni umane che ognuno

instaura nel proprio ambito lavorativo, familiare

e di coppia.

A tal fine, il CERAL propone attività di formazione

e conseling per genitori, coppie, docenti,

professionisti della comunicazione in ambito

sociale e aziendale, assestement: orientamento

scolastico e professionale organizza, inoltre,

conferenze pubbliche.

Il CERAL opera presso la sede di via T.Tasso,

6/a a Civita Castellana e dal 1991 effettua

attività di diagnosi e terapia nell’ambito dei

disturbi della sfera: psicologica, emotivo – relazionale,

cognitiva, linguistica, foniatrica, delle

funzioni buccali, del comportamento, dell’attenzione,

dell’apprendimento e dell’adattamento

sociale in età evolutiva e adulta. L’equipe è formata

da Neuropsichiatri, Psicologi, Logopedisti

e psicopedagogisti che in modo specifico intervengono

nella fase di diagnosi e di trattamento.

Ma gli ambiti di formazione più specifici, quali

sono?

Campo de fiori

Per genitori

I progetti non sono “programmi” da applicare

ad ogni contesto, bensì un percorso CON i genitori.

Viene offerta l’opportunità di arricchirsi di

conoscenze per sostenere i figli nelle varie fasi

di crescita cognitive ed emotive.

Riflettere per agire significa aiutare i genitori a

porsi in un rapporto di reciprocità con i figli,

dando e ricevendo, secondo modalità specifiche

e originali, dei singoli e delle diverse età.

Per realizzare ciò, la pedagogia ha sempre

posto l’accento sull’autoeducazione, cioè sulla

capacità di ciascuno, bambino o adulto, di

dominare gli eventi, di risolvere i propri problemi,

di porsi come protagonista della propria storia.

Per docenti

Il compito dell’insegnante è certamente arduo,

impegnativo e pieno di responsabilità.

La formazione e l’informazione dei docenti,

quindi, si fa pressante e rappresenta un anello

indispensabile nella difficile e complessa gestione

del bambino “problematico”.

Per le aziende

Tutte le organizzazioni si reggono sulla comunicazione

tra le persone.

Saper comunicare efficacemente vuol dire poter

affermare le proprie idee, lavorare meglio in

team e, quindi, garantirsi una maggiore produttività.

Lavorare in team vuol dire migliorare la condivisione

delle informazioni per ottimizzare la performance,

inglobare i confini del sistema di

valori di ciascuno per imparare ad ascoltare e

ad ottenere informazioni utili al perseguimento

degli obiettivi ed al consolidamento dell’empowerment.

L’empowerment è la leva che permette di liberare

il potenziale dei collaboratori favorendone

l’autonomia ed il potere decisionale; tale potenziale

è già presente in ogni soggetto, ma è fortemente

sotto utilizzato.

Un gruppo di lavoro che funzioni ha bisogno di

una leadership partecipativa che valorizzi competenze,

motivazione ed impegno individuale,

perché è provato che i team sono più efficaci

degli individui nelle situazioni complesse.

I percorsi formativi che proponiamo si distinguono

per la particolare attenzione rivolta all’aspetto

applicativo delle teorie e degli argomenti

presentati nella parte teorica.

35

Questo perché è dimostrato che le maggiori difficoltà

nell’acquisizione di competenze specifiche

non si presentano tanto sul versante della

comprensione teorica, quanto nella fase di

messa in atto delle informazioni acquisite.

I training operativi da noi proposti mirano, dunque,

ad una formazione totale dell’individuo

inserito nel suo contesto lavorativo.

Ecco perché offriamo corsi di formazione per

tutte quelle categorie di professionisti per le

quali la comunicazione interpersonale rappresenta

una competenza fondamentale e trasversale.

Dal mese di Novembre 2004

avranno inizio i percorsi formativi

annuali promossi dal CERAL :

* Sviluppo delle competenze comunicativo-linguistiche

e cognitive da bambino da 0 a 36

mesi.

* Sviluppo delle competenze linguistiche e neuropsicologia

dell’apprendimento: per genitori

con figli dai tre ai sette anni.

*Scelte educative che favoriscono l’autoregolazione

del bambino da 6 a 11 anni

* Adolescenti e Famiglia: stili educativi e rapporti

interpersonali nella famiglia che cambia.

* Il disagio in Adolescenza: l’uso di sostanze

stupefacenti tra vuoto esistenziale e cattiva

informazione.

* Adolescenza come transizione: un modello di

stabilità in un momento di così profondo cambiamento.

* Le dinamiche di coppia... affettività, intimità,

sessualità e comunicazione nella coppia: quando

l’amore non basta.

* Comunicazione efficace & lavoro di team -

rivolto a tutti coloro che fanno della comunicazione

e della relazione un vero e proprio strumento

di lavoro.

I docenti saranno la Logopedista Dott.ssa

Sandra Falzone e lo Psicologo Dott.

Andrea Ciucci Giuliani.

CERAL via Torquato Tasso, 6a

Civita Castellana (VT) Tel. 0761-51.75.22


36

Castel

Campo de fiori

Il tempo scorre inesorabilmente, guardo il calendario e mi accorgo che sono

passati già cinque anni dalla sua scomparsa, eppure, in particolari momenti di

vita quotidiana, nelle tante chiacchierate che si fanno tra amici, percepisco

che il ricordo di Michele Darida è ancora vivo nella mente di molte persone

qui a Castel Sant’Elia. Questo perché Michele amava molto il suo paese ma,

soprattutto amava la sua gente, nel suo piccolo era sempre pronto a prodigarsi

per chi ne aveva bisogno, sapeva fare di tutto e trovava sempre una

soluzione per ogni problema. Questa sua intraprendenza lo portava frequentemente

a rimanere fuori casa, a volte per intere giornate, senza mai però trascurare

la sua famiglia, il suo lavoro, gli amici; sapeva conciliare ogni cosa.

Rimescolando delle vecchie fotografie ne ho trovata una che lo raffigura, giovanissimo,

come tamburino nella locale banda musicale, alcune seduto su una

bicicletta per una gita da Lui stesso organizzata, altre in atteggiamenti scherzosi

con vecchi amici di merenda ma, le più numerose, sono quelle che lo

ricordano come calciatore, la sua passione, conclusa poi ad insegnare calcio

a generazioni di giovani castellesi. La dinamicità di Michele aveva del sorprendente,

era instancabile quando si trattava di organizzare feste e spettacoli,

impagabile il suo contributo. Senza cadere nell’esagerazione, posso dire

che Michele aveva l’innegabile capacità di risvegliare in ognuno di noi quel

senso di campanilismo, quell’amor proprio che ogni comunità ha per la propria

terra, per le sue tradizioni, le sue origini, la sua cultura. Il tempo scorre

inesorabilmente, i ricordi si affievoliscono e per evitare questo, per mantenere

sempre forte il ricordo di Michele, dedico queste poche righe a tutti i castellesi.

Castel Sant’Elia 1939 famiglia De Santis Ausonia, Clara,

Bruna, Fausto, Anastasio, Marisa

In ricordo di

Michele di

Riccardo Pieralisi

Castel Sant’Elia - il complesso “I Rosacroce” anni ‘60


Campo de fiori

Abbandonati dall’attenzione del mondo occidentale

...continua dal n. 11

Ma veniamo a quei giorni. Il primo caso

sospetto si presenta a fine settembre del

2000. Un’allieva infermiera di diciannove

anni, Christine, si ammala e muore in

pochi giorni: febbre, emorragie, blocco

renale. Si pensa a malaria cerebrale. Gli

esami di laboratorio non danno risultati

chiari.Matthew Lukwiya era a Kampala per

un Master in “Salute pubblica”.In sua

assenza si ammalano altre due studenti

infermieri, Daniel e Monica, con gli stessi

sintomi. Matthew è richiamato urgentemente

a Gulu. Si comincia a pensare

all’Ebola, (una febbre emorragica virale

contro cui ancora non esistono cure. Ha

delle esplosioni improvvise, arriva, uccide

qualche centinaio di persone, e poi sparisce

nel nulla. Ebola si trasmette per contatto

diretto in poco tempo e colpisce

quasi tutti gli organi, il dolore è lacerante,

ed alla fine dissolve tutti i tessuti del corpo

provocando grosse emorragie da tutte le

mucose e da tutti gli orifizi. La mente lucida

fino alla fine. Provoca la morte

nell’80% dei casi). Le studentesse infermiere

vorrebbero tutte scappare e andare

a casa loro. Matthew fa loro un discorso

molto semplice: “E’ possibile che si tratti

di Ebola - dice. Il periodo di incubazione

della malattia è di circa venti giorni. Tutti

noi potremmo essere già infettati dal virus.

Conviene che nessuno torni a casa, il virus

potrebbe infettare la vostra famiglia e

distruggerla”. Matthew e Maria, chiamano

le caposala, le infermiere e le portantine.

Decidono di aprire il reparto isolamento e

cercavano volontarie. Era presente anche

suor Genoveffa, comboniana di quasi set-

tant’anni, incaricata

della farmacia.

All’appello di Matthew

e di Maria nessuno

alza la mano, dopo

qualche istante solo

suor Genoveffa alza

la mano. Le infermiere

avevano ben vivo il

ricordo dei tre studenti

morti pochi giorni

prima. Dopo un po’

Margaret Awot, caposala

ed amica di Maria,

dice a suor Genoveffa

che lei ha due figlie ed

ha paura di morire ma

nello stesso tempo

dice che non si può

lasciare queste persone

morire da sole ed

alza la mano seguita

da un’altra ed un’altra

ancora. Arrivano ad

essere una quarantina.

Un 10 % del personale.

Venerdì sera 13

ottobre , arrivano i

risultati delle analisi dal Sud Africa e

America: si tratta di Ebola . I casi diventano

sempre più numerosi. C’è anche il

rischio che l’epidemia si diffonda nei 35

campi profughi nella zona di Gulu, dove

vivono ammassate più di trecento mila

persone in condizioni igieniche drammatiche.Anche

i riti funebri rappresentano un

veicolo di contagio tremendo. Il cadavere

per tradizione viene sempre lavato e,

come segno di unione con il defunto e con

gli antenati, tutti i membri del clan si lavano

le mani con la stessa acqua e così l’epidemia

dilaga nei villaggi decimando le

persone.Le nostre ambulanze vengono

chiamate molte volte al giorno, per raggiungere

villaggi sempre più lontani in cui

sono segnalati casi sospetti di Ebola. In

molti casi la segnalazione arriva quando è

ormai troppo tardi. All’inizio i sintomi si

confondono con quelli della malaria. .(Le

nostre tre ambulanze in meno di due mesi

percorrono 17.700 chilometri. Portano in

ospedale 564 persone). Dopo una settimana

dall’apertura del reparto ebola, i ricoverati

erano 63. I morti 18. In ospedale la

tensione e’ altissima. Il dr. Corti e il dr.

Bruno, l’amministratore, sono in ferie.

Rientreranno quanto prima.Ogni sera, alla

fine della giornata, Matthew viene a trovarmi.

Mi confida le sue preoccupazioni

per il personale dell’ospedale, le difficoltà

ed incomprensioni che incontra con le

autorità distrettuali e con le organizzazioni

sanitarie straniere, e non ultime le preoccupazioni

per la famiglia che vive a

Kampala, lontana da lui. Una sera mi

dice che sentiva la necessità più che mai di

pregare, di chiedere aiuto a Dio, perché

facesse passare presto questa prova, per-

37

V.A.

ché nel personale volontario, la stanchezza

cresceva sempre di più, erano in pochi con

tanto lavoro e diventava sempre più facile

commettere imprudenze in

reparto.Cominciano infatti ad ammalarsi

infermiere e portantine. Ogni volta che

muore uno del personale è una tragedia. A

tutto il personale vien voglia di scappare.

Si formano capannelli di infermieri contro

Matthew, che non vuole

arrendersi.Matthew è un po’ come Mosè: si

sente solidale con il suo popolo; sente l’ospedale,

la gente, i malati, come suoi; e

dall’altra parte si lamenta con Dio, perché

non sa più cosa fare con il personale medico

ed infermieristico che vuole abbandonare

l’ospedale e gli ammalati, venendo

meno alla loro vocazione e alla loro missione.

Ha parole di fuoco per quelli che,

senza lavorare nel reparto dell’ebola, mormorano,

sobillano e cercano di dissuadere

quelli che si sono offerti volontari.Con i

volontari del reparto invece ha parole

piene di tenerezza. Pochi giorni prima di

morire, dice: “Voi non potete immaginare

quanto mi siate cari. Siete quanto ho di

piu’ prezioso in questo momento. Il vostro

viso e’ stampato dentro di me. ( Quel giorno

erano morte due infermiere).Con i

nostri sacrifici stiamo salvando molte vite

umane. Siamo ancora liberi di andarcene.

Ma saremmo senza pace. Sapremmo che

eravamo in grado di offrire aiuto e non

l’abbiamo fatto.” Il 18 novembre si ammala

Simon Ajok, un infermiere del reparto di

isolamento. Tre giorni dopo, il 21 novembre,

le sue condizioni sono gravissime.

Comincia a sanguinare dal naso e dalle

mucose. In un tentativo disperato di ritrovare

il respiro, strappa via la maschera dell’ossigeno.

Tossisce violentemente proiettando

tutto intorno molte particelle di

muco e sangue che macchiano anche le

pareti della stanza. Come impazzito, esce

dalla stanza, si strappa il catetere e la

flebo e entra nel lungo corridoio insanguinando

il pavimento. Erano le cinque di

mattina. Babù era l’infermiere di turno

quella notte. Lui e le infermiere si ritirarono

prese dal panico. Babù gridava: “Per

favore, Simon torna indietro”. Erano tutti

quanti protetti da cima a fondo: stivali,

camici, grembiule, guanti, maschera, berretto

ed occhiali. Era però la prima volta

che vedevano un paziente di ebola che si

comportava così. Poi Babù ha fatto quello

che tutti avevano fatto per anni quando le

cose andavano fuori controllo. Chiama e

chiede aiuto a Matthew. Matthew arriva in

reparto. Non c’è tempo per pensare.

Tentano di calmare Simon, lo riportano a

letto, puliscono pavimenti e pareti dal sangue.

Matthew era ben protetto, ma non si

era messo nè visiera nè occhiali. Simon

subito dopo muore in un mare di sangue

che usciva dal naso.

...continua sul prossimo numero


Campo de fiori

38

M e s s a g

Auguri d’oro

per i 50 anni di matrimonio di

Adriano Angelini e Elvira

Mazzafoglia festeggiati il 26

Settembre.

I migliori auguri da parte delle

figlie, tutti i parenti e dalla redazione

di Campo de’ fiori

Il 16 Settembre

2004

a Civita Castellana è nato un

grande amore che si chiama

SOFIA SOLDATELLI.

Un bacio e un augurio per una

vita piena di felicità.

BENVENUTA TRA NOI

Sara e Emanuela.

Auguri dalla redazione.

- Tantissimi auguri a Roberto D’Antoni che il 27 Maggio

ha conseguito la laurea in Economia e Commercio, da

parte della cugina Verena.

- Roberto ricambia gli auguri alla cugina Verena

Rocchetti che a Giugno ha conseguito la laurea in Lettere

e Filosofia.

La redazione di Campo de’ fiori augura ai due giovani un

prospero futuro professionale.

Il 2 Ottobre ha compiuto gli anni la Sig.ra

Roberta Feliciani Anselmi. Auguri dal marito e

dai figli Cecilia e Federico.

Auguri da tutta la redazione.


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GRAZIE AGLI SPONSOR

ai sostenitori, agli abbonati ed ai collaboratori che da soli sostengono

Campo de’ fiori e, con il loro prezioso contributo, danno

vita ad importanti operazioni sociali, promosse e realizzate dalla

Accademia Internazionale D’ Italia (A.I.D.I.) .

Campo de’ fiori, con le oltre trentamila copie, la distribuzione

mirata ed i siti Internet www.campodefiori.biz - www.campodefiorionline.it

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VALORE ALL’IMMAGINE DELLA VOSTRA AZIENDA.

Campo de’ fiori cerca validi redattori in ogni paese.

Campo de’ fiori porta bene

ATTENZIONE

Alcune persone non autorizzate hanno venduto spazi pubblicitari a nome di Campo de’

fiori. Diffidiamo dell’operato di questi ignoti personaggi e avvisiamo la gentile clientela

che i nostri collaboratori si distinguono tramite un cartellino identificativo.

LA CANZONE

MISTERIOSA

Avete indovinato il

titolo della canzone?

Telefonate in redazione

e i primi 5 riceveranno

un omaggio dal

Pub Engel Haus di

Bosso Graziano.

“...era di notte,

c’era la luna,

baciavo le tue labbra...”

L’angolo

Misterioso

39

I primi cinque

che

indovineranno

il

luogo riprodotto nella foto e

ne daranno comunicazione in

redazione, avranno diritto a

ricevere un simpatico omaggio

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Giornale Civitonico

Anno 1955

43

Campo de fiori


44

In alcuni celebri versi della poesia

“Commiato” Giuseppe Ungaretti, noto

poeta del Novecento, così scriveva:

“Poesia/ è il mondo l’umanità/ la propria

vita/ fioriti dalla parola/ la limpida meraviglia/

di un delirante fermento”. Per il

poeta la poesia coincide con l’intera e

più gioiosa dimensione dell’esistenza

che la “parola” può far sbocciare e fiorire.

Mi è sembrato questo il modo più

bello per introdurre il poeta di questo

mese, Mariano Ghirighini, che ha fatto

della poesia la sua più grande passione

di Barbara Pastorelli cercando, nel tempo, di trasmettere il

grande amore verso questa a tutte le

persone a lui vicine. Mariano Ghirighini è originario di Fabrica di Roma

(VT) dove vive con la sua famiglia e lavora come Dirigente scolastico

presso l’Istituto comprensivo. Laureatosi in Scienze geologiche presso

l’Università degli studi “La Sapienza” di Roma ha insegnato per ben

tredici anni nella scuola media per poi vincere il Concorso nazionale a

Preside. Incontrare e conoscere Mariano mi ha dato subito modo di

capire quanto egli possa essere un uomo sensibile e profondamente

innamorato del Verso. E’ attraverso questo che noi riusciamo a conoscere

tutte le sue emozioni più nascoste e i suoi pensieri. “Il lungo

viaggio”, come egli dice, alla ricerca dei versi lo ha portato a pubblicare

ben tre raccolte di poesia, “D’Amore e d’altro ancora” (1996), “Il

Tarlo e il cuore” (1997) e l’ultima, dalla quale sceglieremo alcune poesie,

del settembre 2004 “Con Parole mai dette”. Nel corso degli anni

Mariano è riuscito a donare a chi legge dei versi originali tali da permettergli

di essere segnalato in molti tra i più importanti premi nazionali

ed internazionali di poesia e a vincerne diversi tra i quali

“Omaggio a Pirandello”, “I Protagonisti del 1996”, “Marcel Proust” e il

Premio internazionale “ Garçia Lorca”. Nelle prime due raccolte il

nostro poeta dedica tutti i suoi versi all’amore e ai sentimenti e lo fa

attraverso parole intrise di liricità e musicalità che danno al componimento

poetico notevole spessore. E’ grazie a queste raccolte che a

Mariano Ghirighini è venuta l’idea di creare un sito internet,

www.amoreinversi.splinder.com, dove ogni giorno moltissimi utenti

entrano e scoprono emozioni nuove perdendosi tra le righe di versi

d’amore. Con la raccolta “Il tarlo e il cuore”, in particolare, Mariano

Ghirighini nel 1997 è entrato nella cinquina dell’illustre premio “Il

Colosseo d’oro” su un totale di 439 opere presentate da diversi autori.

La sua attività poetica, così intensa e piena di fascino, lo ha reso

molto noto tanto che la Constantinium University di Rhode Island negli

Stati Uniti lo ha insignito della Laurea Honoris Causa in Letteratura.

Quando ho incontrato per la prima volta Mariano era un giorno di lavoro

ed egli era immerso nei molteplici impegni nella scuola; purtuttavia

ha voluto dedicarmi un po’ del suo prezioso tempo per rendermi partecipe

di questa sua passione. Nel regalarmi la sua ultima raccolta di

poesie non ha potuto fare a meno di leggermi alcuni versi in essa contenuti

e, attraverso questi, sono riuscita ad entrare nel suo mondo e

a conoscerlo da vicino. Egli è un uomo che ama la cultura e che cerca

di poterla diffondere attraverso spettacoli e manifestazioni a carattere

locale. Degni di nota sono, a tal proposito, i due spettacoli che ha

organizzato nell’aula magna della scuola, in occasione delle Feste

patronali di settembre del suo paese, per far conoscere il suo libro.

Grazie anche alla partecipazione di alcuni personaggi noti, tra i quali il

giornalista del Corriere della Sera Magdi Allam, questi spettacoli hanno

dimostrato quanto il pubblico ami leggere la poesia e quanto, soprattutto

nei tempi difficili che stiamo vivendo, ci sia bisogno di estraniarsi

immergendosi nella musicalità di un componimento in versi. E chi

meglio di Mariano Ghirighini può riuscire in questo? Nell’ultima raccolta

“Con Parole mai dette” egli regala alla Poesia le parole più vere e

più sentite. In essa si scopre veramente l’animo sensibile del poeta

che, molte volte, attende con trepidazione l’arrivo dell’ispirazione, perché

è da questa che incomincia il suo lungo cammino alla ricerca di

versi nuovi che colmano di emozione il cuore ed assistono, come amici

ritrovati, nei momenti più dolorosi della vita.

Campo de fiori

Il gusto di riscoprire

“Il magico mondo della poesia”

DORMI IL TUO SONNO…….

Dormi il tuo sonno tranquillo

l’assedio di sillabe sparse

oggi il tuo cuore non cinge.

Le parole restano in riga

soldati in attesa d’un trillo

fuse da ritmi diversi

che solo domani

saranno dei versi.

SE LIEVE……

Se lieve ti accarezza

il suono delle mie parole,

come la nenia

di un vecchio cantastorie,

vorrei arrivare a te.

Le frasi scritte

su di un foglio bianco

saranno fiumi,

alberi e pianure,

saranno un mondo

chiuso in una mano

saranno il regno

di sogni ed avventure.

Quello che provo...

Quello che provo

quando sei lontana

non lo diranno mai

versi e parole;

la rabbia ed il dolore,

gelosamente

me li terrò nel cuore

Prof. Mariano Ghirighini

DEL TUO LENTO ANDARE…..

Del tuo lento andare

dell’improvviso tuo fermarti,

annaspando,

come naufrago fra l’onde,

di quel respiro intenso

che ti scuoteva il petto

e consumava le forze

come fa con gli anni il Tempo,

oggi non sento più

carenze e assenze.

Oggi sei il vecchio

che non sei mai stato,

che malcelato vive in un ricordo

e nutre i versi di una poesia.

SE TU MI ASCOLTERAI….

INDOVINA IL VERSO

Se tu mi ascolterai

in lunghe e fredde sere

sarà come sentire il mare

quel mormorio lontano

che un brivido ti lascia sulla pelle.

Ti parlerò

di quello che hai lasciato

dei tanti inganni

che ci dà la vita,

mi troverai

nel verso che fa il vento

che lancia la sua voce

fra le stelle.

Conosci qual’è il titolo della poesia da cui è stato tratto il verso seguente ?

I primi tre che indovineranno e ne daranno comunicazione in redazione

avranno diritto a ricevere un premio offerto dalla libreria CLUSTER.

“E intanto riede alla sua parca mensa, fischiando, il zappatore e

seco pensa al dì del suo riposo”


Campo de fiori

Foto da leggere

I risparmiatori

che hanno i loro

depositi presso

questo istituto

bancario in Via

della Repubblica, a

Civita Castellana,

possono dormire

sonni tranquilli, c’è

chi fa buona guardia

ai loro risparmi

contro i maleintenzionati.

Per la verità i

guardiani erano

cinque, uno, però,

alla vista dell’obiettivo,

ha preferito

allontanarsi

alquanto

indispettito.

Mario Sardi

Pillole di sapienza

popolare

45

Da cosa deriva il detto “ …non

farla lunga come la tela di

Penelope”?

Questo modo di dire ha origini

mitologiche ed antichissime.

Il grande scrittore greco Omero

narra delle avventure per mari e

per terre del coraggioso Ulisse,

dopo la vittoria ellenica nella

guerra di Troia. Questo valoroso

uomo si trovò ad affrontare pericoli

di ogni genere nel viaggio di

ritorno verso la sua isola natale

Itaca, mentre la moglie fedele lo

aspettava pregando ogni giorno gli Dei. Il nome dell’amata

donna era Penelope. La fedeltà promessa era un punto fermo

che spingeva l’audace eroe a ritornare a casa. Da quando il valoroso

guerriero aveva abbandonato le sue terre, queste erano

diventate patria di saccheggiatori e uomini senza pietà che volevano

sposarsi con la bellissima sovrana di Itaca. Questi individui

dediti ad una vita di ozi e soprusi si chiamavano Proci.

Lei promise che avrebbe scelto il successore al trono, solo quando

avesse finito una tela a cui lavorava ogni giorno.

Nel periodo in cui la luce solare faceva brillare le acque dello

Ionio, lei si dedicava intensamente a finire il tessuto.

La notte però, mentre le mute fiaccole illuminavano il suo affascinante

viso, la disfaceva affannosamente, ritornando al punto

di partenza.

Il buio denso della notte era l’unico testimone di questo inganno.

Così durò per alcuni anni senza che nessuno se ne accorgesse,

mentre una schiera di pretendenti banchettava nelle sue stanze

nell’attesa di una decisione che non sarebbe mai arrivata.

Erminio Quadraroli


46

Morlupo

Campo de fiori

Ottobre: siamo entrati nella terza stagione dell’anno – L’autunno.

Con esso ci lasciamo alle spalle il bel caldo che ci ha accompagnato

negli ultimi mesi e che ci ha fatto trascorrere tranquille e riposanti

vacanze al mare o in montagna; andiamo incontro a giornate che si

faranno sempre più corte e meno calde, ma non per questo meno

belle. In questo periodo iniziano le sagre dei vari prodotti gastronomici

in molti paesini della nostra provincia e di quelle limitrofe. Tra le

giornate dedicate ai vari prodotti nostrani, vorrei far conoscere quella

che si terrà a Morlupo, un delizioso paese situato sulla strada statale

Flaminia in provincia di Roma, l’ultima domenica di Ottobre dedicata

alla salsiccia “baciona” (prodotto locale di alta qualità e molto

ricercato).E’una tradizionale sagra paesana che dal 1967 si rinnova

anno per anno. Essa inizia Sabato 30 e termina Domenica 31 Ottobre

2004. La gastronomia tradizionale di Morlupo ha nella lavorazione

della carne suina, ed in particola delle salsicce, il suo punto di forza

ed è proprio in questa domenica che si celebra la Sagra della

Salsiccia con grande grigliata in piazza, corse di cavalli al fantino,

spettacolo musicale, pirotecnico e tombolata. Un appuntamento da

non perdere. Tutta la gente del paese e moltissimi turisti venuti da

ogni parte della provincia, si raccoglieranno intorno al tradizionale

grande camino in metallo collocato al centro di Piazza A. Diaz a mangiare

pane casereccio e salsicce cotte alla griglia; il tutto accompagnato

dal classico immancabile bicchiere di vino. Come avviene in

queste occasioni, la domenica della salsiccia morlupese sarà, appunto,

un giorno di festa; musica e divertimento per bambini ed adulti.

Sagra della

salsiccia baciona V.A.

Foto panoramica del borgo di Morlupo

Stand di un salumificio Morlupese (foto 1967)


Vignane

Vignanello, mercoledì 29 settembre: una

giornata speciale all’insegna di valori imprescindibili

per una società civile, quali quelli

dell’amicizia, della fratellanza, dell’interculturalità,

la quale ha simbolicamente voluto

significare un momento di partecipazione

solidale alle sofferenze dei milioni di uomini

che nel mondo vivono in condizioni di estrema

povertà. Un’iniziativa messa in campo

dalla Parrocchia di San Sebastiano con il

patrocinio del Comune, infatti, ha portato

nella ridente cittadina dei Monti Cimini una

banda musicale costituita da circa 70 ragazzi

brasiliani, cresciuti in un centro di accoglienza

- Centro Educational di Fortaleza - realizzato

da Lieta Valotti nell’ambito di un ambizioso,

ma fino ad oggi pienamente riuscito,

progetto di solidarietà chiamato “Operazione

Lieta”. Anche questi ragazzi, come tanti altri,

sono stati adottati a distanza da famiglie italiane;

loro, in particolare, insieme allo studio

delle materie scolastiche hanno intrapreso

anche quello della musica e quindi costituito

un’affiatato complesso bandistico che si esibisce

in questi giorni nelle numerose parrocchie

aderenti all’iniziativa: un modo per ringraziare

i sostenitori e per dimostrare pubblicamente,

semmai ce ne fosse bisogno, quali

ottimi risultati possano derivare da quella che

qualcuno ha definito “febbre della solidarietà”,

una sorta di effetto domino per cui, progressivamente,

un sempre maggior numero

di persone si convince della bontà del progetto

assistenziale ed educativo di Lieta e

decide quindi di finanziarlo. “Operazione

Lieta” è un’ Associazione Onlus nata nel 1983

al fine di aiutare i bambini poveri che vivono

nel Nord-Est del Brasile, in particolare a

Fortaleza, una metropoli di oltre due milioni

di abitanti che ha avuto negli ultimi anni un

importante sviluppo turistico. Fortaleza rappresenta

molto bene le contraddizioni intrin-

Vivai Piante

“Sabina”

Piante da Frutto-d’appartamento

Ornamentali-da giardino

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Loc. Borghetto

Civita Castellana (VT)

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Campo de fiori

Individuo e Società

“Lieta...mente insieme”: Vignanello festeggia i ragazzi venuti dal Brasile

seche nell’attuale tessuto sociale di questo

enorme Paese sudamericano, dove la ricchezza

è appannaggio di pochissime persone

mentre la grande maggioranza della popolazione

vive nell’assoluta povertà (uno stipendio

medio mensile corrisponde ad appena 60

euro). In questo contesto di estremo degrado,

vagano senza meta precisa per le favelas

migliaia di bambini di strada, non di rado

abbandonati dai loro stessi genitori. Bambini

ai quali Lieta Valotti, con la collaborazione di

numerosi volontari e sostenitori, cerca di

assicurare casa, cibo, affetto ed educazione

scolastica, gettando così le basi affinchè possano

costruirsi un futuro migliore. Lieta è una

giovane bresciana artefice e protagonista di

un sogno diventato nel tempo realtà: dare un

futuro a tante vittime innocenti della miseria.

Tutto iniziò nel 1979, quando raccolse l’invito

ad impegnarsi nel volontariato rivoltole da

Padre Luigi Rebuffini, che già muoveva i

primi passi verso la realizzazione del Centro

Educational di Fortaleza e strappava dalla

strada i primi bambini. Successivamente

lasciò famiglia e affetti per trasferirsi in

Brasile: oggi i giovani ospiti del Centro sono

diventati centinaia grazie alla formula dell’adozione

a distanza. Il collegio più importante

si trova nella località di Pacotì e attualmente

accoglie ben 419 bambini. Il complesso residenziale

di Eusebio, invece, è dedicato esclusivamente

a 282 bambine, mentre sono state

costruite nuove case anche a Limoeiro dove

ad oggi vengono ospitati 171 ragazzi. Solo da

qualche mese Operazione Lieta ha avviato

una campagna riguardante alcune centinaia

di adozioni a distanza a favore delle missioni

di Ponta Grossa e di Sao Bento, zone poverissime

ubicate rispettivamente nel sud e nel

nord del Brasile. Sono altrettante centinaia i

bambini più fortunati in quanto hanno una

famiglia e pertanto usufruiscono di queste

Gerbera

Originaria dell’Africa e

dell’Asia orientale è particolar-

mente adatta per la produzione

di fiori da recidere. Si coltivano

in regioni di clima mite.

Il periodo di fioritura va da

Maggio a Settembre e cresce

a cespugli. La moltiplicazione

può avvenire per seme, per

talea o per divisione. Non và

annaffiata frequentemente.

di Gianni Bracci

47

strutture solo nelle ore diurne, per frequentare

la scuola o trascorrere il tempo libero,

mentre la sera possono tornare a casa.

A Vignanello e paesi limitrofi l’impegno del

parroco Don Elio Da Gualdo ha dato la possibilità

di far conoscere ed apprezzare questa

iniziativa umanitaria, tant’è che anno dopo

anno è cresciuto in modo esponenziale il

coinvolgimento della gente, per cui si contano

a tutt’oggi oltre 200 adesioni. Con l’occasione

si ricorda che eventuali interessati all’adozione

di bambini a distanza potranno contattare

i referenti in Italia dell’Associazione

presso il seguente indirizzo: Operazione Lieta

Onlus, Via ferri n. 91, 25123 Brescia, e-mail

www.piamartaaguanambi.hpg.com.br , tel.

030 2306463. E’ stato scritto: “Nessuno ha

il diritto di negare ad un bambino la gioia di

veder sorgere un giorno felice.”

Lieta e

Don Elio


48

Campagnano di

Campo de fiori

Una passione...di

Campagnano: piccola cittadina che nei secoli ha vissuto un intenso susseguirsi di

civiltà… I Popoli preistorici della tarda età del bronzo hanno lasciato il posto alla

gloriosa civiltà etrusca di cui Campagnano ancora oggi conserva numerose testimonianze.

Lasciando l’antica Cassia e proseguendo verso il paese, si può ammirare

un “tessuto” storico fantastico: costeggiando reperti dell’età romana, si giunge

ad osservare meravigliose costruzioni medioevali e rinascimentali che ancora

oggi sono espressione evidente della grandezza e dell’importanza che nei secoli

questo centro ha assunto. Molte delle strade che portano al paese, si uniscono in

una rotonda dove domina maestosa una porta del ‘700 attraverso la quale si giunge

a Corso Vittorio Emanuele II. Questa storica via è, da innumerevoli anni, testimone

di manifestazioni, mercatini dell’antiquariato e tradizioni che in altri luoghi

non hanno trovato prosieguo. All’interno di Porta Romana, sulla quale erano

proiettati fantastici giochi di colori, il 24 e il 25 settembre si sono svolti una serie

di emozionanti spettacoli: è andata in scena la terza edizione del “Talia Festival”.

Teatro sotto le stelle”. Artisti di strada di ogni età e provenienza si sono esibiti nelle

discipline più disparate: acrobati, comici, giocolieri e attori hanno squarciato il

silenzio del rosso tramonto e della cupa notte. Durante queste due gelide serate

di inizio autunno, i cuori di molte persone sono stati scaldati da coloro che hanno

plasmato la loro immaginazione fino a creare una forma d’arte piena di emozioni

e divertimento. Attraverso battute e abili giochi anche gli artisti stranieri sono

riusciti a trasmettere le proprie sensazioni e come un seme che, rompendo il suo

guscio, si prepara a germogliare, così loro hanno, chi per piacere chi per necessità,

fatto emergere la loro creatività. La loro arte dettata dal cuore si è impressa

negli occhi degli spettatori che a tratti erano sorridenti e in altri avevano la pelle

solcata da intensi brividi. La manifestazione, sempre all’insegna della sorpresa, si

è chiusa con uno spettacolo di alta acrobazia che ha salutato spettatori affascinati

dalla bravura di questa gente comune, che ha fatto della strada il proprio palcoscenico.

Alla fine di questo straordinario spettacolo gli artisti si sono mescolati

alla gente confondendosi e perdendosi tra di loro, nella certezza che l’anno prossimo

saranno ancora pronti a riempire di gioia chiunque si troverà a passare per

Campagnano.


Campo de fiori

Ronciglione e la Croce

Rossa

Il 21 ottobre scorso, all’interno dell’ex Chiesa del Collegio, si è svolto un convegno organizzato dalla Croce Rossa italiana

di Ronciglione, sezione femminile, dal titolo “ Pace: una scommessa possibile”.

A questa interessante quanto emozionante manifestazione hanno preso parte le più importatnti personalità della cittadina

cimina e della Croce Rossa stessa.

Dopo il discorso di apertura del Sindaco Giancarlo Bianchini, hanno preso la parola Don Roberto Salvati, l’Avv. Maurizio

Scelli e il Dr. Magdi Allam che sono intervenuti sul tema della Pace e sull’importanza dell’intercomunicazione tra i popoli.

Alcune crocerossine con il Commissario della C.R.I. Maurizio Scelli

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Quadraroli Erminio

Erminio Quadraroli con Olympia d’Onofrio Bucossi

presidente della sez. femminile della C.R.I.

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50

Sant Ore

Campo de fiori

Gli UFO

visitano Sant’Oreste?

La montagna che è stata “L’Olimpo” dell’ antica Roma, che nasconde il tesoro segreto del Valentino Borgia, oltre tesori più recenti,

che delinea profili più o meno evidenti, è oggi meta di oggetti misteriosi non identificati catturati nelle immagini scattate il 2

Ottobre 2004. Le due foto del panorama di Sant’Oreste, sono state scattate in rapida successione al tramonto. Alla stampa delle

foto ci siamo accorti che nel secondo scatto appaiono, sulla destra, due oggetti non identificati.

Se fossero stati aerei, sarebbero comparsi anche nella prima foto con una scia che, perdurando, sarebbe restata anche nella

seconda. Nella seconda foto abbiamo invece l’immagine dei due oggetti che stanno già uscendo dall’obiettivo. UFO?

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