Come un furioso elefante - I capitoli espunti - Giangiacomo Feltrinelli ...
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JONATHAN<br />
COE<br />
COME UN<br />
FURIOSO<br />
ELEFANTE<br />
LA VITA DI B.S. JOHNSON<br />
IN 160 FRAMMENTI<br />
CONTIENE<br />
I CAPITOLI ESPUNTI<br />
UNA VITA IN<br />
SETTE ROMANZI<br />
UNA VITA IN<br />
44 VOCI<br />
Traduzione di Silvia Rota Sperti
Una vita in sette romanzi<br />
Una delle ultime cose importanti che B.S. Johnson scrisse, circa<br />
sei mesi prima di morire, fu l’introduzione alla sua antologia di<br />
“prosa breve” Aren’t You Rather Yo<strong>un</strong>g To Be Writing Your Memoirs?<br />
Questo saggio è diventato, ed è tuttora, lo scritto probabilmente<br />
più famoso e citato di tutta l’opera di Johnson: <strong>un</strong>a feroce<br />
critica al tradizionalismo della letteratura inglese moderna e, al<br />
tempo stesso, <strong>un</strong>’apologia appassionata dei propri metodi.<br />
Johnson se la prendeva con tutti quelli che continuavano a<br />
scrivere “come se la rivoluzione dell’Ulisse non ci fosse mai stata”<br />
e insisteva sul fatto che, all’inizio degli anni Settanta, ogni tentativo<br />
di seguire l’esempio dei grandi romanzieri del diciannovesimo<br />
secolo fosse “anacronistico, inefficace, irrilevante e perverso”.<br />
“La nostra realtà,” scriveva, “è molto diversa dalla [...] realtà del<br />
diciannovesimo secolo. Se allora era possibile credere in <strong>un</strong> certo<br />
disegno e nell’eternità, quello che caratterizza la realtà odierna è<br />
la possibilità che il caos sia la spiegazione più probabile.” E continuava<br />
citando Samuel Beckett:<br />
Con questo non voglio dire che d’ora in avanti non ci saranno<br />
più forme artistiche. Ma che ci sarà <strong>un</strong>a nuova forma, e che<br />
questa forma sarà tale da riconoscere il caos senza cercare di<br />
mascherarlo dietro qualcos’altro. [...] Trovare <strong>un</strong>a forma artistica<br />
in grado di esprimere la confusione, ecco il compito dell’artista<br />
moderno.<br />
Verso la fine del saggio Johnson compilava anche <strong>un</strong>a breve lista<br />
degli scrittori inglesi contemporanei per i quali provava <strong>un</strong>a<br />
certa ammirazione o affinità. Ma non diceva di averli scelti esplici-<br />
1
tamente perché la loro opera fosse “sperimentale” (termine che<br />
avrebbe presto detestato), innovativa o anticonvenzionale. La<br />
spiegazione che dava era che si trattava di persone “che scrivevano<br />
in maniera sentita, come se ci credessero davvero, come se per<br />
loro avesse importanza”.<br />
Chiaramente, si tratta di <strong>un</strong> criterio soggettivo. Ma se vogliamo<br />
riconoscere che B.S. Johnson fu <strong>un</strong>o degli scrittori più significativi<br />
degli anni Sessanta, credo che innanzitutto sia necessario<br />
parlare in questi termini. Johnson affermava che il romanzo neodickensiano<br />
era morto e che gli scrittori che non seguivano fedelmente<br />
le tracce di Joyce e degli altri modernisti non erano altro<br />
che degli illusi. <strong>Come</strong> ho detto, non sono più convinto che questa<br />
sia <strong>un</strong>a posizione del tutto corretta. Ma sul fatto che lui scrivesse<br />
in maniera sentita, che ci credesse davvero e che per lui avesse importanza<br />
– be’, su questo non c’è dubbio. Gli anni Sessanta hanno<br />
prodotto poche opere così avvincenti, coerenti, intelligenti e appassionate<br />
come quelle di B.S. Johnson. Lasciamo stare per <strong>un</strong> attimo<br />
la sua poesia, i suoi filmati, le sue opere teatrali e televisive, e<br />
concentriamoci <strong>un</strong>icamente sui sette romanzi che sono stati la sua<br />
conquista maggiore. Nell’insieme, questi costituiscono <strong>un</strong>a sincera<br />
e coraggiosa (anche se incompleta) autobiografia spirituale; <strong>un</strong>a<br />
malinconica meditazione sull’insidiosa casualità della vita (l’inaffidabilità<br />
dei rapporti umani, la tendenza del corpo a deperire); e,<br />
cosa non meno impressionante – cito di nuovo lo stesso Johnson,<br />
nel suo penultimo romanzo –, <strong>un</strong> “continuo dialogo con la forma”,<br />
<strong>un</strong> esame sofferto, per nulla accademico e autocelebrativo,<br />
del suo ruolo di romanziere.<br />
Per studiare il suo caso in maniera più approfondita, consideriamo<br />
ora questi romanzi a <strong>un</strong>o a <strong>un</strong>o. Chiaramente, i lettori che<br />
pensano di conoscerli già a fondo o che – per i più svariati e assolutamente<br />
validi motivi – non sono interessati ai miei giudizi critici,<br />
possono passare direttamente alla seconda parte del libro, dove<br />
forse troveranno qualcosa di più interessante.<br />
2<br />
1: TRAVELLING PEOPLE<br />
Scritto tra il 1959 e il 1961<br />
(Età di Johnson al tempo della stesura: 26-28)<br />
Prima edizione 1963: Constable (rilegati)<br />
Altre edizioni 1964: Corgi (tascabili); 1967: Panther (tascabili)
Con il suo primo romanzo, Johnson sembra voler tastare il<br />
terreno: esso contiene diversi esperimenti formali, anche se non<br />
radicali. Ciasc<strong>un</strong> capitolo è scritto in <strong>un</strong>o stile diverso (terza persona,<br />
epistolario, sceneggiatura cinematografica, flusso di coscienza,<br />
eccetera), ma questa facciata di audacia stilistica nasconde<br />
<strong>un</strong> “romanzo di formazione” di stampo abbastanza tradizionale,<br />
basato in larga misura su alc<strong>un</strong>e delle esperienze più recenti di<br />
Johnson e caratterizzato da <strong>un</strong> personaggio centrale che non è altro<br />
che <strong>un</strong>a versione romanzata dell’autore stesso.<br />
Questo personaggio si chiama Henry Henry e, in apertura del<br />
romanzo, si è appena laureato in Filosofia presso la London University.<br />
Mentre fa l’autostop da Londra a Holyhead, diretto a Dublino,<br />
spiega a <strong>un</strong>o degli automobilisti che gli danno <strong>un</strong> passaggio:<br />
“Ho appena finito l’<strong>un</strong>iversità e ho <strong>un</strong>a gran voglia di rilassarmi<br />
dopo la fatica degli esami finali”. L’automobilista, di nome Trevor,<br />
gli offre <strong>un</strong> impiego stagionale in <strong>un</strong> esclusivo co<strong>un</strong>try club di<br />
Aberfyllin, nel Galles settentrionale, chiamato Stromboli Club, riservato<br />
a ricchi uomini d’affari delle Midlands e del nord dell’Inghilterra<br />
(quelli che oggi chiameremmo “arricchiti”.) Henry accetta<br />
la proposta e il mese successivo, dopo <strong>un</strong>a breve vacanza a<br />
Dublino con il suo amico Robert, si presenta al club.<br />
Una volta entrato a far parte dello Stromboli, Henry si ritrova<br />
coinvolto nella rivalità tra Trevor, il manager, e <strong>un</strong> uomo chiamato,<br />
curiosamente, Maurie B<strong>un</strong>de, l’attempato playboy e proprietario<br />
del club, che gestisce nell’illusione di essere ancora giovane e attraente<br />
per l’altro sesso. Maurie divide segretamente il letto con Kim,<br />
<strong>un</strong>a giovane dipendente, che presto però comincia <strong>un</strong>a relazione<br />
(sulle prime platonica) con Henry. Le conseguenti tensioni personali<br />
e sentimentali sono descritte in maniera molto approfondita –<br />
si tratta del romanzo più l<strong>un</strong>go di Johnson – finché gli eventi non<br />
raggi<strong>un</strong>gono <strong>un</strong>a sorta di climax con la morte di Maurie per <strong>un</strong>a<br />
combinazione di sfinimento fisico e sessuale. Kim è libera di avere<br />
<strong>un</strong>a breve ma estatica relazione fisica con Henry, ma presto i due<br />
capiscono di non essere fatti l’<strong>un</strong>o per l’altro. Lasciano entrambi il<br />
club (“<strong>Come</strong> Adamo ed Eva,” dice Henry, “cacciati dal Giardino<br />
delle Ortensie Sgargianti!”) e prendono due strade diverse. L’ultima<br />
immagine che abbiamo di Henry è quando lo troviamo seduto<br />
in <strong>un</strong> bar da due soldi, “sazio ma insoddisfatto come non mai”, e<br />
convinto che, dopo <strong>un</strong>’estate passata a guardare quei ricchi che<br />
oziavano in <strong>un</strong> ambiente all’apparenza paradisiaco, sia meglio se-<br />
3
dere davanti a <strong>un</strong> pasto mediocre e in compagnia dei camionisti.<br />
“È questo il paradiso,” dice infine tra sé e sé, guardandosi attorno.<br />
In seguito Johnson avrebbe parlato di Travelling People come<br />
di <strong>un</strong> “disastro”, tanto da non volere che fosse ristampato. Ma si<br />
trattava di <strong>un</strong> giudizio morale e non letterario. Il romanzo non gli<br />
piaceva più perché mescolava la narrativa all’autobiografia in <strong>un</strong><br />
modo secondo lui disonesto. Sotto molti p<strong>un</strong>ti di vista, tuttavia, resta<br />
<strong>un</strong>o dei suoi romanzi più affascinanti. Il continuo passaggio tra<br />
generi, stili e p<strong>un</strong>ti di vista diversi crea <strong>un</strong>a struttura ricca e soddisfacente.<br />
I personaggi sono pieni, ben delineati. E il romanzo è<br />
denso di passaggi incidentali e dettagli secondari che dimostrano<br />
come, anche in questa prima fase della sua carriera, Johnson fosse<br />
<strong>un</strong> narratore rigoroso, attento e capace, con <strong>un</strong>a precisione e <strong>un</strong> rispetto<br />
per il linguaggio degni di <strong>un</strong> poeta, cose che nemmeno i<br />
suoi nemici più convinti gli avrebbero mai negato:<br />
Un vento strano voltò le pagine di <strong>un</strong> quotidiano e destò la sua<br />
attenzione; Henry si avvicinò e lo raccolse, e così facendo le sue<br />
gambe protestarono per il riposo che era stato negato loro da<br />
più di mezz’ora. Quindi Henry strappò l’<strong>un</strong>ica parte del giornale<br />
che lo interessava, la rubrica dedicata a quegl’individui che<br />
per loro fort<strong>un</strong>a erano morti ma che sfort<strong>un</strong>atamente avevano<br />
lasciato qualcosa per cui essere ricordati, distese il resto su <strong>un</strong><br />
piano inclinato di granito e, calcolando che avrebbe potuto star<br />
seduto per dieci minuti buoni prima che la porosità della carta<br />
lasciasse filtrare l’umidità della roccia nei pantaloni, cominciò a<br />
leggere.<br />
Ciò che fa di Travelling People <strong>un</strong> romanzo strano e curiosamente<br />
sbilanciato è la discrepanza tra la grande attenzione che<br />
Johnson riserva alla forma e l’essenziale fragilità del materiale narrativo.<br />
Forse la cosa dipende solo dal fatto che si tratta del primo<br />
romanzo di <strong>un</strong> brillante neolaureato in lettere fresco di <strong>un</strong>iversità<br />
che, a questo p<strong>un</strong>to della sua vita, ha passato più tempo a studiare<br />
che a vivere. Ma considerata l’ampiezza dei temi che Johnson<br />
avrebbe toccato in alc<strong>un</strong>i dei suoi lavori successivi (e più brevi),<br />
sembra strano che abbia voluto dedicare più di 100.000 parole a<br />
<strong>un</strong>a storia di rivalità personali in <strong>un</strong> club per gente d’alta classe.<br />
Vero è che si è fatto <strong>un</strong> gran parlare dei temi rintracciabili nel romanzo:<br />
in <strong>un</strong>a lettera personale scritta alc<strong>un</strong>i anni dopo, Johnson<br />
affermava che “TP parla di vecchiaia, illusione, e realtà”. 1 Ma è<br />
4
difficile intravedere nel libro qualcosa di più di <strong>un</strong>o sguardo superficiale<br />
in questa direzione: Maurie B<strong>un</strong>de, l’<strong>un</strong>ico vero esempio<br />
di anziano autoilluso, è <strong>un</strong> personaggio secondario rispetto a<br />
Henry Henry. La narrazione si concentra quasi esclusivamente<br />
sull’educazione sentimentale di Henry e, in sostanza, quello della<br />
vecchiaia è <strong>un</strong> tema secondario e del tutto convenzionale.<br />
Ormai fuori catalogo da più di trent’anni, Travelling People resta<br />
<strong>un</strong>’opera molto gradevole sia per la sua vivacità narrativa (che ritroveremo<br />
solo nella tragicommedia Christie Malry’s Own Double-<br />
Entry, ben dieci anni dopo), sia per l’energia con cui inizia quel<br />
“dialogo con la forma” che avrebbe accompagnato Johnson per tutta<br />
la vita. Si tratta di <strong>un</strong> buon primo romanzo che tuttavia, visto da<br />
<strong>un</strong>a prospettiva odierna e considerato che uscì lo stesso anno di V.<br />
di Thomas Pynchon e <strong>un</strong> anno dopo Arancia meccanica e Il taccuino<br />
d’oro, difficilmente può essere considerato <strong>un</strong>’opera rivoluzionaria.<br />
2: ALBERT ANGELO<br />
Scritto tra l’aut<strong>un</strong>no del 1962 e il luglio del 1963<br />
(Età di Johnson al tempo della stesura: 29-30)<br />
Prima edizione 1964: Constable (rilegati)<br />
Altre edizioni 1967: Panther (tascabili);<br />
2004: Picador (incluso in B.S. Johnson Omnibus)<br />
Il secondo romanzo di Johnson s’ispira alla sua esperienza<br />
come supplente in <strong>un</strong>a serie di turbolente scuole statali del nord di<br />
Londra all’inizio degli anni Sessanta. In questa fase della sua vita,<br />
Johnson era ancora convinto che la poesia fosse più importante dei<br />
romanzi: la poesia era la sua vera vocazione e le supplenze erano il<br />
mezzo, terribilmente frustrante, che gli permetteva di coltivarla. In<br />
Albert Angelo questa realtà viene descritta attraverso il personaggio<br />
di Albert, <strong>un</strong> architetto frustrato che, come B.S. Johnson in<br />
quel periodo, vive in <strong>un</strong>a stanza presa in affitto in <strong>un</strong>a vecchia piazza<br />
vittoriana del quartiere di Angel, nel nord di Londra.<br />
L’insoddisfazione di Johnson per le “trame” tradizionali dei romanzi<br />
era già viva in questa fase, e la narrazione di Albert Angelo è<br />
molto frammentaria ed episodica. Albert compare ora seduto alla<br />
sua scrivania che cerca di abbozzare alc<strong>un</strong>i progetti, ora in aula che<br />
cerca d’interessare i suoi al<strong>un</strong>ni alla geologia mentre la sua mente è<br />
altrove. In alc<strong>un</strong>i dei passaggi più riusciti, lo vediamo aggirarsi per<br />
5
gli ambienti notturni e multietnici delle zone nord di Londra e passare<br />
da <strong>un</strong> locale all’altro in compagnia dell’amico Terry, anche lui<br />
single e amareggiato da quelli che entrambi i ragazzi considerano<br />
dei “tradimenti” da parte delle rispettive fidanzate. Albert, in particolare,<br />
è angosciato dal fallimento di <strong>un</strong>a storia con <strong>un</strong>a donna di<br />
nome Jenny e, per buona parte del romanzo, lo vediamo rimuginare<br />
sulla cosa in maniera ossessiva e penosa. Nel frattempo, i suoi<br />
al<strong>un</strong>ni si fanno sempre più violenti e indisciplinati. Gl’insegnanti<br />
che c’erano prima di lui si sono suicidati o hanno avuto degli esaurimenti<br />
nervosi e, nell’<strong>un</strong>ico p<strong>un</strong>to in cui il libro si concede <strong>un</strong>a<br />
certa tensione narrativa, avvertiamo la minaccia che la classe stia<br />
progettando qualcosa di terribile ai danni dello stesso Albert.<br />
Il romanzo procede così per 161 delle sue 178 pagine. Poi, all’improvviso,<br />
la narrazione è interrotta da <strong>un</strong> marcato intervento<br />
dell’autore – “OH, AL DIAVOLO TUTTE QUESTE MENZOGNE” – e parte<br />
<strong>un</strong>a sezione intitolata Disintegration. Qui, in quello che sembra <strong>un</strong><br />
vero e proprio gesto di profondo disgusto morale, Johnson rigetta<br />
tutte le finzioni che ha imbastito nella parte precedente del libro. La<br />
voce passa al presente e si fa insistente, quasi sgrammaticata:<br />
6<br />
– al diavolo tutte queste menzogne ciò di cui voglio veramente<br />
scrivere non sono queste robe sull’architettura voglio cercare<br />
di dire qualcosa di nuovo sulla scrittura sulla mia scrittura<br />
sono io il mio eroe anche se è <strong>un</strong> appellativo inutile, diciamo il<br />
mio personaggio principale e voglio parlare di me attraverso<br />
quest’architetto Albert ma che senso ha mascherare mascherare<br />
mascherare le cose fingere fingere attraverso di lui posso<br />
dire tutto e cioè tutto quello che m’interessa dire<br />
– quindi, <strong>un</strong>a grandiosa aposiopesi<br />
– sto cercando di dire qualcosa e non di raccontare <strong>un</strong>a storia,<br />
raccontare storie è raccontare menzogne e io voglio dire la verità<br />
su di me e sulla mia esperienza sulla mia verità sul mio<br />
rapporto con la realtà sul fatto che ora sono qua seduto a scrivere<br />
e guardo fuori verso Claremont Square e sto cercando di<br />
dire qualcosa sulla scrittura e su come niente possa colmare la<br />
solitudine la mancanza di amore...<br />
– sentite, sto cercando di dirvi cosa si prova a essere <strong>un</strong> poeta<br />
in <strong>un</strong> mondo dove solo ai poeti interessa qualcosa della vera
poesia, e questo attraverso il correlativo oggettivo di <strong>un</strong> architetto<br />
che deve guadagnarsi da vivere con l’insegnamento.<br />
e senz’altro vi sarete accorti che si tratta di <strong>un</strong> artificio fallace<br />
e inappropriato sotto molti, moltissimi p<strong>un</strong>ti di vista perché<br />
gli architetti manqués* in genere riescono a guadagnarsi da vivere<br />
con la loro arte mentre ness<strong>un</strong> poeta ha mai vissuto della<br />
propria poesia, e perché l’architettura ha <strong>un</strong> aspetto pratico<br />
che alla poesia manca, e poi, semplicemente, perché l’architettura<br />
non è la poesia.<br />
Questa sezione si conclude con Johnson che consiglia al lettore<br />
di “Andare a cercare menzogne altrove. La vita non è così, non<br />
è affatto così”. Poi cerca <strong>un</strong>a sorta di riconciliazione dicendo: “Io<br />
stesso [...] non lascerei questo disordine, questa confusione, tutti<br />
questi finali aperti”. Segue <strong>un</strong> frettoloso ritorno alla narrazione<br />
nella pagina e mezzo della “Coda”, in cui vediamo gli al<strong>un</strong>ni di<br />
Albert che buttano l’insegnante in <strong>un</strong> canale e lo lasciano là ad affogare.<br />
Per Johnson, questo romanzo segnò <strong>un</strong>a svolta irreversibile in<br />
termini di estetica personale. “Con Albert Angelo ho capito davvero<br />
cosa dovevo fare... ho superato la malattia inglese del correlativo<br />
oggettivo per dire la verità in maniera diretta anche se solipsistica<br />
nella forma espressiva del romanzo, e sono riuscito a sentire<br />
la mia debole voce.” 2 A prefazione del libro, mise <strong>un</strong> estratto da<br />
L’innominabile di Samuel Beckett, verso la cui teoria e pratica narrativa<br />
mantenne, nell’arco della sua vita, <strong>un</strong>a devozione quasi servile,<br />
e scelse il passaggio in cui Beckett descrive il tempo passato a<br />
creare personaggi inventati come “sprecato [...] quando avevo me<br />
stesso, innanzitutto, a cui attingere”. “Non esiste nient’altro,”<br />
continua l’estratto, “cerchiamo di essere onesti per <strong>un</strong>a volta,<br />
nient’altro al di fuori di quel che succede a me.” E sarebbe stato<br />
questo, d’ora in avanti, lo straordinario, rigoroso e inflessibile<br />
principio del Johnson romanziere: scrivere “solo ed esclusivamente<br />
di quel che succede a me”.<br />
Si dovrebbe aggi<strong>un</strong>gere che Albert Angelo, nonostante il pessimismo<br />
del contenuto (si tratta, in sostanza, dell’autoritratto di<br />
<strong>un</strong>a personalità depressa), è in gran parte <strong>un</strong> romanzo estremamente<br />
esuberante. Le pagine in cui compaiono i frammenti dei<br />
temi sovversivi e a volte ferocemente surreali degli al<strong>un</strong>ni sono<br />
* In francese nel testo. [NdT]<br />
7
molto divertenti, nei vagabondaggi notturni di Albert e Terry c’è<br />
<strong>un</strong> senso di desolazione esuberante e avvincente, e il libro, dal<br />
p<strong>un</strong>to di vista formale ancora più “sperimentale” di Travelling<br />
People, contiene alc<strong>un</strong>i degli artifici più ingegnosi di Johnson. Il<br />
più famoso è <strong>un</strong> buco rettangolare ritagliato sulla facciata di due<br />
pagine (la 147 e la 149) in modo che il lettore possa intravedere<br />
l’evento futuro descritto a pagina 151. <strong>Come</strong> nel romanzo precedente,<br />
la varietà di stili, voci e tecniche narrative rientra nel tentativo<br />
cosciente di catturare la natura sfaccettata della realtà empirica.<br />
Con <strong>un</strong> rigore straordinario (che non significa esattamente serietà<br />
in senso stretto) Johnson aveva cominciato a cercare di catturare<br />
la “verità” con ogni mezzo possibile.<br />
3: TRAWL<br />
Scritto tra il giugno e il dicembre 1965<br />
(Età di Johnson al tempo della stesura: 32)<br />
Prima edizione 1966: Secker & Warburg (rilegati)<br />
Altre edizioni 1968: Panther (tascabili);<br />
2004: Picador (incluso in B.S. Johnson Omnibus)<br />
Con Trawl, per la prima volta, Johnson non si cimenta più con<br />
gli artifici narrativi e metanarrativi che avevano già cominciato a<br />
stancarlo nei suoi due romanzi precedenti. Nelle parole dell’autore<br />
stesso, si tratta di “<strong>un</strong> monologo interiore, <strong>un</strong>a rappresentazione<br />
di quel che c’è dentro la mia testa, ma su <strong>un</strong> piano trasversale:<br />
quello a cui ci si avvicina di più scrivendo”. Il suo editore di allora,<br />
Fred Warburg della Secker & Warburg, non lo considerava <strong>un</strong><br />
romanzo ma <strong>un</strong>’autobiografia. Johnson non era d’accordo: “È <strong>un</strong><br />
romanzo, insistevo, e potevo dimostrarlo; anche se, di sicuro, non<br />
è <strong>un</strong>’opera di narrativa”. 3 <strong>Come</strong> potesse “dimostrarlo” non è chiaro.<br />
In ultima analisi, il libro possiede <strong>un</strong>’ambiguità formale che<br />
rende difficile definirlo in termini convenzionali.<br />
Trawl non ha né <strong>un</strong>a trama né personaggi inventati, anche se i<br />
nomi di alc<strong>un</strong>e persone reali furono cambiati per motivi legali.<br />
Descrive, in prima persona, il viaggio di tre settimane che lo stesso<br />
Johnson fece, in veste di soprannumerario, a bordo di <strong>un</strong> motopeschereccio<br />
sul mare di Barents. Intervallati a queste descrizioni<br />
ci sono numerosi flashback relativi ad avvenimenti del passato<br />
di Johnson, molti dei quali di natura romantica o sessuale, e quasi<br />
8
tutti tristi o deludenti. In particolare, veniamo a conoscenza dei<br />
l<strong>un</strong>ghi e solitari momenti da lui trascorsi durante lo sfollamento<br />
per la Seconda guerra mondiale, e della sua sfort<strong>un</strong>ata storia<br />
d’amore con <strong>un</strong>a compagna di studi al King’s College di Londra.<br />
(La stessa donna che compare in Albert Angelo prima come Jenny<br />
e poi, con il suo vero nome, come Muriel. In Trawl viene chiamata<br />
Gwen.)<br />
Sulla terza pagina del libro, il narratore spiega i motivi che<br />
l’hanno spinto a questo viaggio: “Gettare la piccola rete della mia<br />
mente sul vasto mare del mio passato”. Il viaggio è <strong>un</strong> tentativo<br />
cosciente e intenzionale di suscitare ricordi, riflessioni e infine, si<br />
spera, la comprensione del continuo senso di fallimento e solitudine<br />
che prova il narratore. Tuttavia, B.S. Johnson il romanziere e<br />
B.S. Johnson il narratore e personaggio principale di Trawl non<br />
possono coincidere in pieno, perché quando Johnson partì per<br />
questo viaggio, nell’ottobre del 1963, era mosso da <strong>un</strong> secondo<br />
fine e cioè quello, premeditato e specifico, di trovare materiale<br />
per <strong>un</strong> romanzo. In Trawl non si parla di questo fine né del processo<br />
che avrebbe portato alla stesura del romanzo, due anni<br />
dopo, sebbene il libro sia narrato al presente. Nel libro, quindi, ci<br />
sono due “B.S. Johnson”, che coesistono in <strong>un</strong> rapporto precario<br />
e mutevole. Forse era questo che intendeva Johnson quando diceva<br />
che il romanzo operava “su <strong>un</strong> piano trasversale: quello a cui ci<br />
si avvicina di più scrivendo”.<br />
Se Johnson era davvero convinto che Trawl fosse <strong>un</strong> romanzo<br />
vero e proprio e non <strong>un</strong>’autobiografia, fu anche lieto di sentirlo<br />
definire <strong>un</strong> l<strong>un</strong>go poema narrativo. Era <strong>un</strong>a definizione che gli<br />
sembrava del tutto appropriata. Tra tutti i suoi romanzi, è in questo<br />
che troviamo la prosa più lirica, intensa e fantasiosa, e i passaggi<br />
che descrivono la vita a bordo del peschereccio sono tra i<br />
più belli che abbia mai scritto.<br />
Il primo vero tramonto del viaggio, oggi: grandi strisce ardenti<br />
striano il cielo come l<strong>un</strong>ghi stendardi a <strong>un</strong> torneo, la luce<br />
trasforma l’ottone del ponte in oro color del vino: ormai la<br />
breve giornata dell’aut<strong>un</strong>no del nord si spegne velocemente;<br />
la costa della Norvegia, o della Russia, sembra <strong>un</strong>a semplice<br />
alterazione nel motivo delle nubi a babordo. Di sotto, sul ponte,<br />
le luci fisse non illuminano altro movimento che il gonfiarsi<br />
dell’acqua nella vasca di lavaggio e i movimenti innaturali<br />
delle stelle marine e delle pance bianche delle passere di mare<br />
9
nella sentina. Delle interiora di pesce pendono come <strong>un</strong>a ciocca<br />
di capelli dalla griglia di ferro di <strong>un</strong>a rete [...] L’indicatore<br />
verde dell’ecoscandaglio attira l’attenzione del capitano, seduto<br />
sul suo talismanico ma scientifico congegno di pesca, ora<br />
più brillante del sole...<br />
Sì, è stata <strong>un</strong>a buona giornata. Questa notte dormirò.<br />
Il romanzo si conclude, cosa piuttosto insolita per Johnson, su<br />
<strong>un</strong>a timida nota di speranza. Prima di partire per il viaggio su cui<br />
avrebbe basato Trawl, egli aveva da poco iniziato <strong>un</strong>a relazione<br />
con Virginia Kimpton, <strong>un</strong>a bella ragazza di origini borghesi.<br />
“Ginnie,” come aveva l’abitudine di chiamarla, compare alla fine<br />
del romanzo nella sua vera identità e aspetta l’amante sul molo<br />
mentre il peschereccio rientra in porto. Un attimo prima di vederla,<br />
il narratore capisce che il suo viaggio è andato a buon fine e si<br />
sente purificato dei suoi ricordi. “È come se avessi finalmente saldato<br />
<strong>un</strong> enorme debito emotivo che mi portavo dietro da tutti<br />
questi anni; come se, nelle ultime tre settimane, fossi riuscito a ripagare<br />
quel debito.” Ora si sente proiettato verso <strong>un</strong>a “prospettiva<br />
futura di almeno cinque anni: Ginnie come moglie, <strong>un</strong> bambino,<br />
<strong>un</strong> figlio, forse, il chimo che gli scivola giù dal mento, la libertà<br />
di lavorare come ho bisogno di lavorare, <strong>un</strong>a casa: nella remota<br />
speranza di questa felicità, do alla vita <strong>un</strong>’altra possibilità”.<br />
Quando scrisse queste parole, Johnson forse aveva capito che<br />
tale prospettiva si era già realizzata (lui e Virginia avevano avuto <strong>un</strong><br />
figlio, per esempio); ma, alla luce di quel che gli sarebbe successo<br />
in futuro, il passaggio sembra possedere <strong>un</strong>a terribile vena premonitrice.<br />
Potremmo anche pensare che “dare alla vita <strong>un</strong>’altra possibilità”<br />
solo per via di <strong>un</strong>a nuova relazione significhi imporre <strong>un</strong><br />
gravoso carico di aspettativa sul proprio partner. Alla luce di tutto<br />
questo, sembra in <strong>un</strong> certo senso crudele applicare <strong>un</strong> giudizio letterario<br />
al finale di Trawl. Ma dato che per il momento c’interessa<br />
solo la letteratura, non possiamo fare a meno di osservare che c’è<br />
qualcosa di forzato, qualcosa d’incompiuto nel modo in cui Trawl<br />
alla fine abbandona il suo stile di sofferto ricordo per questa fugace<br />
ventata di ottimismo. Essa coincide in maniera <strong>un</strong> po’ troppo<br />
scontata con il rientro dell’imbarcazione in Inghilterra e dà l’idea<br />
che non ci sia stata ness<strong>un</strong>a vera svolta nel processo di autoanalisi<br />
del narratore, ness<strong>un</strong> vero momento di catarsi a precederla. Ma si<br />
tratta di <strong>un</strong>o dei pochi difetti di <strong>un</strong> romanzo che per il resto si colloca<br />
tra i migliori di Johnson.<br />
10
4: THE UNFORTUNATES<br />
Scritto tra la primavera e il settembre 1967<br />
(Età di Johnson al tempo della stesura: 34)<br />
Prima edizione 1969: Panther,<br />
in associazione con Secker & Warburg<br />
Altre edizioni 1999: Picador<br />
Si tratta del romanzo più famoso – o famigerato – di Johnson,<br />
quello in cui i ventisette <strong>capitoli</strong>, non rilegati, sono disposti in <strong>un</strong>a<br />
piccola scatola affinché il lettore possa mescolarli e leggerli nell’ordine<br />
casuale in cui li prende. Rappresenta il suo tentativo più<br />
estremo di restare fedele a <strong>un</strong>a realtà la cui caratteristica distintiva,<br />
ormai, per lui era il caos.<br />
Il contenuto del libro, tuttavia, è abbastanza convenzionale.<br />
Mentre studiava al King’s College di Londra, Johnson era stato direttore<br />
della rivista studentesca “Lucifer” e <strong>un</strong>a volta si era recato<br />
a Nottingham per stringere contatti con la redazione della rivista<br />
di quell’<strong>un</strong>iversità. Fu in quell’occasione che gli presentarono <strong>un</strong>o<br />
studente di Nottigham di nome Tony Tillinghast, con il quale<br />
avrebbe poi stretto <strong>un</strong>a profonda amicizia. Si trattava di <strong>un</strong> rapporto<br />
spigoloso e polemico: Tony era <strong>un</strong>o studente serio e diligente,<br />
proiettato verso la carriera accademica; Johnson disprezzava il<br />
mondo <strong>un</strong>iversitario e sosteneva che il lavoro dei critici e degli<br />
storici letterari potesse essere utile solo se aiutava gli scrittori a<br />
produrre libri migliori. Raccogliendo la sfida, Tony lesse il manoscritto<br />
di Travelling People capitolo dopo capitolo, mentre<br />
Johnson lo scriveva, annotando numerosi commenti sui margini.<br />
Il romanzo era dedicato a lui e a sua moglie J<strong>un</strong>e. Poi, alla fine del<br />
1962, a Tony fu diagnosticato <strong>un</strong> cancro. Due anni dopo, morì all’età<br />
di soli ventinove anni. Con The Unfort<strong>un</strong>ates, Johnson vuole<br />
narrare la storia della loro amicizia e della morte di Tony.<br />
In termini di stile narrativo, il romanzo sembra la continuazione<br />
diretta di Trawl: anche qua abbiamo <strong>un</strong> “monologo interiore”,<br />
con episodi dal passato inframmezzati all’azione presente. Lo scenario,<br />
ora, è <strong>un</strong>a partita di calcio in <strong>un</strong>’anonima città della provincia<br />
inglese. <strong>Come</strong> in Albert Angelo, Johnson prende in esame <strong>un</strong><br />
aspetto della sua vita professionale: verso la metà degli anni Sessanta,<br />
lasciato l’insegnamento, si guadagnava da vivere con servizi<br />
giornalistici di vario tipo, tra cui le cronache sportive. Fu cronista<br />
calcistico per l’“Observer” e l’apertura di The Unfort<strong>un</strong>ates lo<br />
11
vede inviato, in queste vesti, a occuparsi di <strong>un</strong>a partita, <strong>un</strong>a domenica<br />
pomeriggio; se non che, quando arriva a destinazione, capisce<br />
che si tratta della stessa città dove aveva studiato Tony e dove<br />
lui stesso era andato a trovarlo più volte. Per il resto del pomeriggio,<br />
mentre cerca di concentrarsi sulla cronaca della partita, i ricordi<br />
di Tony continuano ad affiorare e ad alternarsi.<br />
Questo, per Johnson, poneva <strong>un</strong> problema tecnico particolare:<br />
I ricordi di Tony e la normale cronaca calcistica, il passato e il<br />
presente, s’intrecciavano in <strong>un</strong>a maniera completamente casuale,<br />
senza cronologia. È così che lavora la mente, o se non<br />
altro la mia mente [...Ma] questa casualità entrava in conflitto<br />
con il fatto pratico del libro rilegato, dato che il libro rilegato<br />
impone sul materiale <strong>un</strong> ordine, <strong>un</strong>a successione stabilita di<br />
pagine. Credo di aver trovato <strong>un</strong>a sorta di soluzione al problema<br />
dividendo il libro in sezioni e tenendo tali sezioni non legate<br />
l’<strong>un</strong> l’altra, ma sparse in <strong>un</strong>a scatola. 4<br />
Christine Brooke-Rose, <strong>un</strong>a scrittrice che in teoria avrebbe potuto<br />
apprezzare l’impresa di Johnson (dopotutto, fu inclusa nell’assai<br />
selettiva lista degli scrittori preferiti nell’introduzione di Aren’t<br />
You Rather Yo<strong>un</strong>g To Be Writing Your Memoirs?), non fu particolarmente<br />
entusiasta di The Unfort<strong>un</strong>ates. Non lo trovò originale come<br />
gli esperimenti di cut-up di Burroughs, dove “l’elemento casuale è<br />
introdotto all’origine, come parte del processo creativo,” e concluse<br />
che “in qual<strong>un</strong>que ordine lo si legga, The Unfort<strong>un</strong>ates rimane pur<br />
sempre <strong>un</strong> romanzo realistico e noioso sul ritorno di <strong>un</strong> calciatore<br />
nella sua città natale nelle Midlands”. 5 Senza considerare che questo<br />
giudizio ingeneroso si basa su <strong>un</strong> ricordo errato del contenuto del<br />
romanzo, esso, cosa ancor più vistosa, non riesce nemmeno ad afferrare<br />
il suo impatto emotivo. È chiaro che l’idea centrale di Johnson<br />
non è molto sofisticata: le pagine disposte in ordine causale<br />
come metafora tangibile dell’intreccio casuale di ricordi e impressioni<br />
nella mente umana (e anche, non dimentichiamolo, della partita<br />
di calcio, in cui il gioco procede in maniera casuale entro <strong>un</strong>o<br />
schema di regole e convenzioni). Può darsi che altri scrittori di quel<br />
periodo, la stessa Christine Brooke-Rose così come Alan Burns e<br />
Rayner Heppenstall, abbiano ricercato cambiamenti più cerebrali in<br />
merito alle possibilità del romanzo. Ma se l’opera di Johnson ha saputo<br />
resistere più a l<strong>un</strong>go di quella di molti dei suoi colleghi “sperimentali”,<br />
ciò è dovuto al fatto che egli si rifiutò – o non fu in grado<br />
12
– di sacrificare l’intensità del sentimento sull’altare dell’inventiva<br />
formale, e The Unfort<strong>un</strong>ates ne è l’esempio migliore. Leggerlo significa<br />
essere trasportati inesorabilmente dal dipanarsi della prosa serpeggiante<br />
di Johnson, in <strong>un</strong> vortice di dolore diffuso. Da questo<br />
p<strong>un</strong>to di vista, si tratta di <strong>un</strong> romanzo stimolante e decisamente toccante,<br />
anche se privo dell’umorismo che troviamo negli altri, ad eccezione<br />
forse di Trawl.<br />
È anche il primo dei libri di Johnson a parlare di malattia e<br />
della caducità del corpo, temi che d’ora in avanti lo preoccuperanno<br />
e lo turberanno sempre più. Le descrizioni fisiche del corpo<br />
di Tony, devastato dal cancro, sono strazianti:<br />
Le guance giallastre e incavate sugli zigomi sporgenti, le gengive<br />
raggrinzite, o forse ritratte, i denti separati l’<strong>un</strong>o dall’altro<br />
in <strong>un</strong>a sorta di sbadiglio innaturale della bocca, proprio così,<br />
questa bocca <strong>un</strong> tempo così piena, così come il volto, ora<br />
smorto, cadente, con l’<strong>un</strong>ica costante degli occhiali dalla montatura<br />
spessa, e la bocca aperta come per <strong>un</strong> grido frenato ma<br />
senza produrre alc<strong>un</strong> suono, la testa che si muove solo leggermente,<br />
la saliva biancastra, secca e appiccicosa, le ultime secrezioni<br />
di queste ghiandole devastate, cauterizzate nell’insufficienza...<br />
Se il romanzo fosse continuato su questo tono avrebbe rischiato<br />
di essere illeggibile. Invece, pur non essendo mai esattamente<br />
allegro, sa offrirci dei momenti gradevoli: le frustrazioni e i<br />
compromessi della professione di cronista sportivo evocate con<br />
precisione comica, alc<strong>un</strong>e descrizioni riuscite dell’architettura di<br />
provincia (la città, anche se non viene mai specificato, è Nottingham)<br />
e, soprattutto, quest’amicizia semplice, profonda, intellettualmente<br />
viva, descritta con dovizia di particolari. Nella realtà, le<br />
ultime parole che Johnson aveva detto all’amico in fin di vita erano<br />
state: “Scriverò tutto, amico”. The Unfort<strong>un</strong>ates fu il suo modo<br />
fedele e affettuoso di tener fede a tale promessa.<br />
13
5: HOUSE MOTHER NORMAL<br />
Scritto tra il febbraio e il luglio 1970<br />
(Età di Johnson al tempo della stesura: 37)<br />
Prima edizione 1971: Trigram Press e Collins,<br />
edizioni concomitanti<br />
Altre edizioni 1973: Quartet; 1986: Bloodaxe; 2004: Picador<br />
(tascabili, incluso in B.S. Johnson Omnibus)<br />
Tra la stesura di The Unfort<strong>un</strong>ates e House Mother Normal<br />
passarono tre anni, l’intervallo più l<strong>un</strong>go tra due romanzi nella<br />
carriera di Johnson. Il suo quinto romanzo segnò anche <strong>un</strong> decisivo<br />
e sorprendente cambiamento di stile, <strong>un</strong> distacco dalla confessione<br />
in prima persona. Di fatto, ora abbiamo l’esatto opposto: <strong>un</strong><br />
romanzo che descrive <strong>un</strong> singolo evento (e pure inventato!) da<br />
dieci p<strong>un</strong>ti di vista diversi.<br />
House Mother Normal è ambientato in <strong>un</strong> ospizio per anziani.<br />
Gli otto pazienti siedono a tavola insieme alla stessa “House Mother”,<br />
la direttrice, e Johnson riporta nove monologhi interiori,<br />
ciasc<strong>un</strong>o dei quali offre la trascrizione dei pensieri di ogni personaggio<br />
nel corso della serata. Con <strong>un</strong>a tecnica che ha qualcosa di<br />
sinistro, tale successone prevede che ciasc<strong>un</strong> personaggio sia più<br />
malridotto del precedente, tanto che i monologhi si fanno sempre<br />
più frammentari, parziali e incoerenti con il procedere del libro.<br />
Così Sarah Lamson, che ha settantaquattro anni, <strong>un</strong>a capacità uditiva<br />
del settantacinque per cento e <strong>un</strong> “conteggio CQ ”* massimo di<br />
dieci, pensa in maniera più o meno lucida e coerente. Ma quando<br />
arriviamo a George Hedbury, ottantanove anni e <strong>un</strong> “conteggio<br />
CQ” pari solamente a due (oltre a problemi d’incontinenza, depressione<br />
senile avanzata e occasionale insufficienza renale), troviamo<br />
poche parole disconnesse e sparse in maniera apparentemente casuale<br />
sulla pagina. Alla fine leggiamo la versione degli eventi dal<br />
p<strong>un</strong>to di vista della direttrice, che in realtà è più inaffidabile – o<br />
perlomeno bizzarra – di quella dei suoi anziani pazienti. L’intenzione<br />
di Johnson era quella di farci riflettere, alla fine del libro, su chi<br />
* <strong>Come</strong> spiega Johnson nel testo, il “conteggio CQ” è “il totale delle risposte<br />
corrette... date alle dieci domande classiche... applicabili ai casi di demenza senile.”<br />
Le domande sono: Dove ti trovi in questo momento? Che posto è questo? Che<br />
giorno è oggi? Che mese è? Che anno è? Quanti anni hai? Quand’è il tuo compleanno?<br />
In che anno sei nato? Chi regna ora, <strong>un</strong> re o <strong>un</strong>a regina? Chi regnava prima?<br />
14
sia più “normale”: <strong>un</strong> vecchio decrepito le cui percezioni sono offuscate<br />
dalla vecchiaia, o la giovane donna crudelmente insensibile<br />
che dovrebbe prendersi cura dei suoi pazienti?<br />
House Mother Normal è il romanzo che gli ammiratori di<br />
Johnson citano quando vogliono difendersi dalle accuse di quanti<br />
l’accusano di essere <strong>un</strong> romanziere limitato, incapace di empatia<br />
se non per se stesso e con <strong>un</strong>’immaginazione ristretta da <strong>un</strong>a continua<br />
introversione che sfiora il solipsismo. Tutte critiche che non<br />
reggono, se rivolte al quinto romanzo di Johnson. Questo, difatti,<br />
è l’<strong>un</strong>ico libro in cui fa delle “caratterizzazioni” (sebbene attraverso<br />
il suo mezzo preferito, il monologo interiore) e senza dubbio<br />
l’<strong>un</strong>ico in cui cerca d’immedesimarsi, con <strong>un</strong> certo grado di credibilità,<br />
nella mente dei suoi personaggi femminili. Ma quello che, a<br />
mio parere, è ancora più impressionante, è il fatto che quest’insolito<br />
carico di empatia umana coesista – addirittura scaturisca da –<br />
<strong>un</strong> “esperimento” tecnico che è rigoroso e audace al pari di altri<br />
da lui provati. Prendendo sp<strong>un</strong>to dal romanzo di Philip Toynbee,<br />
Tea with Mrs Goodman, * Johnson divide il libro in nove sezioni di<br />
vent<strong>un</strong>o pagine l’<strong>un</strong>a e fa in modo che in ogni sezione lo stesso<br />
evento (e le diverse reazioni dei personaggi) compaiano non solo<br />
sulla stessa pagina, ma esattamente allo stesso p<strong>un</strong>to su tale pagina.<br />
In questo modo l’intero libro diventa, per fare <strong>un</strong>’analogia con<br />
la musica, decisamente polifonico, simile a <strong>un</strong>a fuga, <strong>un</strong> romanzo<br />
che può essere letto sia “verticalmente” che “orizzontalmente”. E<br />
se in alc<strong>un</strong>i romanzieri d’avanguardia (come lo stesso Toynbee,<br />
per esempio) <strong>un</strong> esperimento simile potrebbe sembrare freddo e<br />
calcolato, Johnson riesce miracolosamente a non cadere in <strong>un</strong> simile<br />
trabocchetto. La sua tipica schiettezza, la sua incapacità a<br />
mascherare le emozioni – cosa che forse, nella vita reale, gli era di<br />
grande ostacolo per i suoi rapporti interpersonali – qui garantisce<br />
che l’abilità tecnica non superi mai <strong>un</strong>’adeguata risposta umana<br />
alla toccante situazione dei personaggi.<br />
Erano anni che Johnson aveva in mente di scrivere House<br />
Mother Normal. Disse che l’idea gli era già venuta mentre stata<br />
scrivendo Travelling People, ma che “i tre romanzi personali successivi<br />
si erano interposti, chiedendo di essere scritti per primi”. 6<br />
Ma Albert Angelo, Trawl e The Unfort<strong>un</strong>ates, per il modo in cui<br />
mostrano l’avvicinarsi e poi l’aderire di Johnson alla sua particolarissima<br />
idea di realtà narrativa, formano <strong>un</strong>a successione tal-<br />
* Pubblicato nel 1947: si veda più avanti, pp. 353-355.<br />
15
mente coerente che è House Mother Normal il libro che sembra<br />
“interporsi”. Che fine ha fatto la sua determinazione beckettiana<br />
a scrivere “solo ed esclusivamente di quel che succede a me”? Il<br />
suo quinto romanzo accenna solamente alla cosa, e nient’altro.<br />
<strong>Come</strong> ho detto, ciasc<strong>un</strong> monologo interiore occupa vent<strong>un</strong>o pagine,<br />
ad eccezione di quello della direttrice. A lei sono concesse<br />
ventidue pagine e, nell’ultima, Johnson le permette di farsi avanti<br />
e parlare al lettore in prima persona: “Quindi, vedete, anch’io<br />
sono il pupazzo o il trucco di <strong>un</strong>o scrittore (sapevate già che c’era<br />
<strong>un</strong>o scrittore dietro tutto questo? Ah, è impossibile ingannarvi,<br />
lettori!), <strong>un</strong>o scrittore che ora mi presenta in <strong>un</strong>a nudità post orgasmica,<br />
e che si aspetta ancora che veicoli le sue parole senza<br />
imbarazzo o sollievo personale. Perché, vedete, viene tutto dalla<br />
sua testa. È <strong>un</strong> diagramma di certi aspetti contenuti nella sua testa!<br />
Che ridere!”<br />
L’implicazione, qui, è contraddittoria: in apparenza è lecito<br />
romanzare la realtà, inventarsi le cose, ma solo se alla fine si mettono<br />
le carte in tavola. Eppure, ci dice lo stesso Johnson, di fatto<br />
non c’è ness<strong>un</strong> bisogno di mettere le carte in tavola, dato che “è<br />
impossibile ingannarvi, lettori!”: in altre parole, egli sa già che i<br />
lettori sono esseri sofisticati, in grado di decidere da soli cos’è<br />
vero e cosa non lo è.<br />
A parte questa contraddizione, all’improvviso c’è <strong>un</strong>a nuova e<br />
fastidiosa sfumatura di stanchezza nella scrittura di Johnson. Lo<br />
intuiamo dall’ammissione quasi rassegnata che “è impossibile ingannarvi,<br />
lettori!” e nell’affaticato sarcasmo di “Che ridere!”. È<br />
<strong>un</strong>a sfumatura che compare in maniera ancora più pron<strong>un</strong>ciata<br />
nella prosa breve che stava scrivendo più o meno nello stesso periodo.<br />
È il tono, credo, di <strong>un</strong>o scrittore che comincia a rin<strong>un</strong>ciare<br />
alla propria arte, che comincia a esserne annoiato e che smette di<br />
credere, come forse gli succedeva <strong>un</strong> tempo, che possa in qualche<br />
modo sollevarlo dal dolore di vivere.<br />
Ma ora sto divagando <strong>un</strong> po’ troppo.<br />
16
6: CHRISTIE MALRY’S OWN DOUBLE-ENTRY<br />
Scritto tra il dicembre e il marzo 1972<br />
(Età di Johnson al tempo della stesura: 37-39)<br />
Prima edizione 1973: Collins<br />
Altre edizioni 1974: Quartet; 1984: Penguin; 2001: Picador<br />
Nonostante il suo fermo rifiuto della narrazione lineare, House<br />
Mother Normal vede Johnson eccellere, per <strong>un</strong>a volta, in <strong>un</strong>a<br />
delle più tradizionali virtù narrative: di tutti i suoi libri, è quello<br />
con il maggior numero di personaggi inventati e chiaramente delineati.<br />
Il suo sesto romanzo, in questo senso, è ancora più accessibile<br />
per i lettori che non amano le sperimentazioni. Si tratta di <strong>un</strong>a<br />
tragicommedia brillante, vivace e, solitamente, è il p<strong>un</strong>to da cui<br />
sono incoraggiati a partire quanti si avvicinano all’opera di B.S.<br />
Johnson per la prima volta.<br />
Christie Malry è <strong>un</strong> giovane ragioniere dipendente di <strong>un</strong>a fabbrica<br />
di dolciumi di Hammersmith, nell’ovest di Londra. Il periodo<br />
non è specificato, ma probabilmente si situa tra la Londra degli<br />
anni Settanta e la più grigia e dura città dell’inizio degli anni<br />
Cinquanta. (Lo stesso Johnson aveva lavorato come contabile in<br />
<strong>un</strong>a fabbrica di questo tipo quando aveva diciannove anni, nel<br />
1952.) Frustrato dalle piccole ingiustizie e delusioni che sembrano<br />
piovergli addosso e in particolare dal comportamento dei superiori,<br />
Christie escogita <strong>un</strong> metodo singolare per prendersi la<br />
propria vendetta contro la società: <strong>un</strong> sistema di contabilità morale<br />
a partita doppia. Ciò significa che, per ogni affronto ricevuto da<br />
parte della società, Christie ha il diritto di chiedere <strong>un</strong> risarcimento<br />
per far quadrare i suoi registri morali: “Ciasc<strong>un</strong> Debito deve<br />
avere il suo Credito, questa è la Prima Regola d’Oro,” diceva Fra<br />
Luca Bartolomeo Pacioli, il monaco toscano del quindicesimo secolo<br />
che inventò la contabilità a partita doppia e i cui scritti sono<br />
citati spesso nel romanzo.<br />
All’inizio Christie subisce ingiustizie da poco e i pagamenti che<br />
richiede sono di conseguenza modesti: infastidito dalla presenza di<br />
<strong>un</strong> palazzo di uffici, Christie si prende il suo risarcimento dagli eredi<br />
dell’imprenditore edile rigando la facciata di pietra con il bordo<br />
di <strong>un</strong>a moneta. Quando il suo superiore non mostra alc<strong>un</strong> dispiacere<br />
per la morte di sua madre, Christie risponde stracciando <strong>un</strong>a<br />
lettera importante e creandogli dei problemi con il proprietario di<br />
<strong>un</strong> ristorante locale. Tuttavia, dopo poco, le sue mosse si fanno più<br />
17
sinistre. Con <strong>un</strong> artificio particolarmente originale, Johnson riesce<br />
a creare <strong>un</strong> clima di suspense nel romanzo senza manipolare la narrazione<br />
stessa, bensì evidenziando la successione dei bilanci patrimoniali<br />
del registro di Christie. In questo modo il lettore vede, con<br />
sempre più stupore e sgomento, la cifra del debito non estinto nella<br />
colonna Risarcimento – “Bilancio dovuto a Christie fino al prossimo<br />
Regolamento dei conti” – aumentare sempre di più.<br />
Capiamo presto che abbiamo a che fare con <strong>un</strong>a mente terroristica.<br />
Piccole crudeltà (<strong>un</strong>a bomba piazzata fuori da Hythe House,<br />
dove c’è l’ufficio dell’esattore delle tasse) e altre più grandi<br />
(l’uccisione di ventimila londinesi tramite l’avvelenamento dell’impianto<br />
idrico) non sono <strong>un</strong> risarcimento sufficiente a torti percepiti<br />
come “Riduzione generale della vita di Christie a causa della<br />
pubblicità” e “Mancata applicazione del socialismo” (che, da<br />
solo, viene stimato 311.398 sterline nella colonna dei Debiti). È<br />
chiaro che abbiamo a che fare con <strong>un</strong> individuo il cui radicato<br />
senso dell’ingiustizia personale e sociale non si placherà mai. Un<br />
individuo che si situa al di fuori delle norme della società così<br />
come di quelle della letteratura convenzionale, tanto che sembra<br />
impossibile risolvere le tensioni tematiche del libro, e difatti non è<br />
questo lo scopo di Johnson. Ritornando alle sue ossessioni per<br />
l’invecchiamento corporeo e per la malattia terminale, l’autore fa<br />
ammalare improvvisamente Christie di cancro fino a farlo morire.<br />
Il romanzo si chiude con questa nota malinconica, e l’ultima cosa<br />
che vediamo è <strong>un</strong> “Computo Finale” che comprende <strong>un</strong>a cifra di<br />
352 392 sterline come “Bilancio annullato come inadempienza”.<br />
Le parole “Conto chiuso” sono scribacchiate sul fondo.<br />
Christie Malry’s Own Double-Entry fu l’ultima opera completa<br />
che B.S. Johnson portò a termine con <strong>un</strong>a certa soddisfazione personale.<br />
A quanto pare il grosso del romanzo fu scritto di getto (soprattutto<br />
nel febbraio del 1972), il che forse spiega la vivacità della<br />
narrazione, cosa che non si era più vista nei suoi libri dai <strong>capitoli</strong><br />
di chiusura di Travelling People (anch’esso scritto in <strong>un</strong> impeto<br />
di produttività). Il tono che contraddistingue Christie Malry nasce<br />
dalla tensione tra questa vivacità e la visione decisamente impietosa<br />
– per non dire nichilista – della società che ci offre Johnson.<br />
Anche se a prima vista sembra leggero e spontaneo, non è <strong>un</strong> trucco<br />
facile da mettere in pratica, e in <strong>un</strong> modo o nell’altro la gioiosa<br />
mescolanza di umorismo e pessimismo ha ottenuto <strong>un</strong> effetto<br />
molto meno convincente nella recente trasposizione cinematografica<br />
del romanzo. 7 Ma Johnson, in fin dei conti, sapeva benissimo<br />
18
quel che faceva, e il rifiuto dei metodi narrativi convenzionali che<br />
aveva espresso in House Mother Normal con tanto stanco disprezzo,<br />
qui appare radicale e convincente.<br />
Tuttavia alc<strong>un</strong>i degli ultimi passaggi del romanzo sembrano<br />
avere quasi <strong>un</strong> tono di congedo, e si ha l’impressione che il narratore<br />
stia dicendo addio non solo a Christie, il suo eroe morente,<br />
ma a qualcosa di più astratto e ugualmente prezioso: alla propria<br />
missione con il romanzo come forma artistica:<br />
“Sì, Christie, avrai la tua fine,” lo rassicurai, e continuai: “Di<br />
sicuro i lettori non vorranno che inventi altro, di sicuro lui o<br />
lei possono estrapolare tutto da quel che è già successo”.<br />
“Sempre che ci sia <strong>un</strong> lettore,” disse Christie. “La maggior<br />
parte della gente non lo leggerà.”<br />
“I politici, i poliziotti, alc<strong>un</strong>i insegnanti e molti altri trattano<br />
‘la maggior parte della gente’ come degli idioti.”<br />
“Quindi possono farlo anche gli scrittori?”<br />
“Al contrario. ‘La maggior parte della gente’ fa bene a non<br />
leggere romanzi oggigiorno.”<br />
“Sono tutte cose che hai già detto.”<br />
“È giusto che la ripeta, dato che è la verità.”<br />
Una pausa. Poi, all’improvviso, Christie disse:<br />
“Il tuo lavoro è stato <strong>un</strong> dialogo continuo con la forma?”<br />
“Se ti piace metterla così,” risposi con diffidenza.<br />
Quando <strong>un</strong>o scrittore finisce col vedere così poche possibilità<br />
per la forma artistica in cui ha scelto di lavorare e riesce a guardare<br />
ai risultati raggi<strong>un</strong>ti in maniera tanto spassionata, è difficile non<br />
pensare che la sua missione sia ormai sul p<strong>un</strong>to di concludersi.<br />
Eppure, sorprendentemente, poco dopo aver scritto queste parole<br />
Johnson si sarebbe avventurato nel suo progetto letterario più<br />
ambizioso e impegnativo.<br />
19
7. SEE THE OLD LADY DECENTLY<br />
Scritto tra il dicembre 1972 e il settembre 1973<br />
(Età di Johnson al tempo della stesura: 39-40)<br />
Prima edizione 1975: Hutchinson<br />
Altre edizioni ness<strong>un</strong>a<br />
Le scene di Christie Malry’s Own Double-Entry in cui l’eroe<br />
muore di cancro furono scritte pochi mesi dopo la morte della<br />
madre di Johnson per la stessa malattia. Profondamente scosso,<br />
perfino devastato dalla sua morte, pare che Johnson si fosse messo<br />
a pensare quasi immediatamente al modo migliore per ricordare<br />
sua madre in <strong>un</strong> romanzo.<br />
<strong>Come</strong> House Mother Normal, Christie Malry era nato da<br />
<strong>un</strong>’idea sorta tempo prima, che Johnson avrebbe voluto traslare in<br />
<strong>un</strong> libro già all’inizio della sua carriera se i suoi romanzi di carattere<br />
personale non si fossero “interposti”. Ora, realizzate queste<br />
due idee, era il momento di riprendere il viaggio che aveva intrapreso<br />
per la prima volta dieci anni prima, quando aveva dichiarato,<br />
in Albert Angelo, che “raccontare storie è raccontare menzogne”.<br />
La differenza, questa volta, era che avrebbe raccontato la<br />
verità sulla vita di qualc<strong>un</strong> altro, non solo sulla propria.<br />
Il progetto di Johnson era vertiginosamente vasto e complesso.<br />
Aveva in mente <strong>un</strong>a trilogia, i cui tre volumi si sarebbero chiamati<br />
See the Old Lady Decently, Buried Although e Among Those<br />
Left Are You. Se accostati, i titoli sui dorsi dei tre libri avrebbero<br />
formato <strong>un</strong>’<strong>un</strong>ica frase. Il fulcro della trilogia sarebbe stata la narrazione<br />
completa della vita di sua madre, ma accompagnata da altri<br />
due importanti temi: “il declino del paese” e “l’aspetto di rinnovamento<br />
della maternità”. 8 Dopo la relativamente modesta e<br />
solipsistica autenticità raggi<strong>un</strong>ta con Trawl e The Unfort<strong>un</strong>ates,<br />
quindi, Johnson voleva dare a questo nuovo progetto non solo<br />
<strong>un</strong>a dimensione politica ma anche – spinto dal desiderio di <strong>un</strong><br />
mondo migliore – <strong>un</strong>a dimensione spirituale. Ciò segnava <strong>un</strong><br />
grande passo in avanti per quel che riguarda l’ambizione letteraria<br />
di Johnson. Le sue idee politiche (come del resto le sue idee in generale)<br />
erano forti, ma nei suoi romanzi raramente vi aveva dedicato<br />
altro che <strong>un</strong> rapido accenno. Ora, invece, aveva intenzione di<br />
compilare <strong>un</strong>a critica approfondita del declino imperiale e post<br />
bellico della Gran Bretagna, concentrandosi sui momenti storici<br />
cruciali del ventesimo secolo.<br />
20
Ancora più affascinante è il suo proposito di scrivere<br />
dell’“aspetto di rinnovamento della maternità” e in particolare<br />
della Grande Madre, partendo dall’opera di J<strong>un</strong>g ed Erich Neumann.<br />
Quest’aspetto della trilogia potrebbe sorprendere i lettori<br />
abituati al Johnson ateo convinto dei sei romanzi precedenti. Sicuramente<br />
egli detestava la religione ufficiale e soprattutto – forse<br />
solo perché era quella più vicina – la Chiesa Anglicana; ma questo<br />
non ne faceva <strong>un</strong> razionalista radicale. Johnson subiva il fascino<br />
del paganesimo, della stregoneria e delle religioni pre-cristiane in<br />
generale, anche se tutto sommato riuscì a tenere queste cose a <strong>un</strong>a<br />
certa distanza di sicurezza dalla propria opera. Ma alc<strong>un</strong>i segnali<br />
ci fanno capire come, al tempo di The Matrix Trilogy (come si sarebbe<br />
dovuta chiamare la trilogia), e dello stesso filmato di Fat<br />
Man on a Beach, Johnson cominciasse a sentirsi pronto – forse addirittura<br />
costretto – ad affrontare di petto tali questioni nei suoi<br />
scritti. In questo senso, gli ultimi due volumi, se fosse riuscito a ultimarli,<br />
avrebbero potuto essere tra le cose più provocatorie e<br />
auto rivelatrici che avesse mai scritto.<br />
Nel frattempo, ci resta solo la prima parte: See the Old Lady<br />
Decently. Essa fu pubblicata postuma ed esattamente così come<br />
Johnson l’aveva scritta anche se, pochi giorni prima della sua morte,<br />
gli editori avevano espresso delle forti riserve sul formato del<br />
romanzo. Si tratta del suo libro più eterogeneo e frammentario.<br />
Scene immaginarie della gioventù di sua madre nelle vesti di cameriera,<br />
scritte nello stesso stile comico di Christie Malry, s’intrecciano<br />
a diverse trascrizioni sommesse e letterali dei ricordi del padre<br />
di Johnson, registrati su nastro. Poesie sulla maternità si alternano<br />
a passi scritti nello stile di <strong>un</strong> tour guidato della Gran Bretagna,<br />
che descrivono l’ascesa e il declino imperiale lasciando qua e<br />
là degli spazi vuoti nel testo affinché i lettori inseriscano i dettagli<br />
necessari. Le ultime pagine contengono <strong>un</strong>a descrizione finissima<br />
e impressionante del concepimento dello stesso Johnson e del suo<br />
sviluppo da embrione a neonato. Forse i passaggi più toccanti<br />
sono quelli in cui intravediamo l’autore alle prese con il libro che<br />
stiamo leggendo, mentre cerca di liberarsi dalle distrazioni esterne<br />
e da parte dei membri più giovani della sua famiglia:<br />
Durante tutto questo, mia figlia è venuta nella mia stanza a<br />
fare i suoi esercizi di calligrafia prima di andare a letto. STI-<br />
VALI e NEVE sono, al momento, le sue parole preferite. Poi è<br />
scesa per la cena. È tornata di sopra offrendomi <strong>un</strong> delizioso<br />
21
café Liègois [sic], o meglio, il rimanente di <strong>un</strong>o di questi. Mi<br />
ha detto che la mamma si era bevuta la crema. Spaghetti per<br />
pranzo, peperoni verdi, café Liègois, che fine ha fatto l’Inghilterra?<br />
Ora sta movendo la mano [sic], impugnando le mie<br />
penne rosse, <strong>un</strong>a dopo l’altra. Ti piace? Agita il foglio all’altezza<br />
del mio gomito, reclamando attenzione. Io gliela concedo,<br />
le dico di metterlo giù, troverò <strong>un</strong>a busta per esso di mattina.<br />
Lei esce improvvisamente dalla stanza senza nemmeno<br />
dire Notte, e la sua assenza è palpabile. La chiamo, non ritorna.<br />
L’assenza è<br />
La decisione di Johnson d’inserire descrizioni del processo<br />
creativo all’interno del romanzo segna <strong>un</strong> progresso rispetto a<br />
Trawl e The Unfort<strong>un</strong>ates, che, pur non riuscendoci in pieno, cercavano<br />
di offrire trascrizioni al tempo presente di processi mentali<br />
che il lettore sapeva benissimo essere successi anni prima. In<br />
questo senso, ora Johnson sembra essersi avvicinato maggiormente<br />
al suo ideale di <strong>un</strong> romanzo completamente onesto e completamente<br />
veritiero. Ma, sotto altri p<strong>un</strong>ti di vista, i suoi tentativi di rimanere<br />
continuamente fedele alla molteplicità del reale provocavano<br />
<strong>un</strong>a frattura nella sua arte. “Ha importanza?” si chiede a <strong>un</strong><br />
certo p<strong>un</strong>to, interrogandosi sull’accuratezza della sua descrizione<br />
della cucina di <strong>un</strong> hotel londinese degli anni Venti:<br />
Ha importanza? Il fatto è che sembra tutto così simile. Sembra<br />
che niente possa essere nuovo, mi sento vecchio come l’intero<br />
arco della storia, conosco tutto quello che all’umanità è<br />
dato di sapere. A parte i dettagli.<br />
Dev’essere <strong>un</strong>’illusione. Forse sto impazzendo.<br />
Può darsi che si trattasse semplicemente di questo.<br />
Più avanti, tale sospetto che il romanzo fosse <strong>un</strong> mezzo inutile<br />
e impotente, inadatto ad affrontare la complessità della storia e<br />
dell’esperienza umana, comincia ad assumere <strong>un</strong> tono disperato:<br />
22<br />
Tutto questo [gli eventi del 1928] è molto difficile da comprendere.<br />
Vedete, c’erano milioni di persone, migliaia di persone,<br />
centinaia di paesi, e tutti andavano in ogni direzione e<br />
compivano ogni genere di gesto significativo e insignificante.<br />
Com’è possibile imporre <strong>un</strong> ordine a questa molteplice discontinuità?<br />
La storia dev’essere per forza <strong>un</strong>a menzogna, di
<strong>un</strong> tipo o di <strong>un</strong> altro, non più vera di quella che veniva chiamata<br />
narrativa? Com’è possibile comprenderla? E che scopo<br />
ci sarebbe, anche se fosse possibile?<br />
See the Old Lady Decently è quindi, sotto molti p<strong>un</strong>ti di vista,<br />
l’opera di <strong>un</strong>o scrittore che ha quasi esaurito la sua vena artistica.<br />
In <strong>un</strong> altro contesto, ho affermato che è caratterizzata da “<strong>un</strong>’atmosfera<br />
di tensione e imprecisione, addirittura stanchezza”. 9 Ora<br />
questo giudizio mi sembra ingiusto, o perlomeno impreciso. Sarebbe<br />
più corretto dire che B.S. Johnson, fedele discepolo di Joyce<br />
e Beckett, si stava avvicinando alla stesura del proprio Finnegans<br />
Wake o del proprio How It Is: l’opera con cui ann<strong>un</strong>ciava,<br />
<strong>un</strong>a volta per tutte, il suo totale e irrevocabile distacco dal romanzo<br />
convenzionale, esasperato dalle sue insufficienze e dai suoi sotterfugi.<br />
Probabilmente Johnson non aveva la determinazione né la<br />
convinzione di Joyce o di Beckett. Non poteva, a questo p<strong>un</strong>to,<br />
prevedere dove l’avrebbe inevitabilmente portato la sua estetica<br />
radicale: se verso il minimalismo beckettiano, oppure verso <strong>un</strong>a<br />
sorta di folle comprensività joyciana. Era restio a seguire l’<strong>un</strong>o o<br />
l’altro percorso (pur ammirando tutto quello che Joyce aveva<br />
scritto prima dell’Ulisse e tutto quello che Beckett aveva scritto<br />
prima de L’innominabile, non mostrò mai molto interesse per le<br />
loro opere successive). Di conseguenza, See the Old Lady Decently<br />
è pieno di compromessi, ed è <strong>un</strong>’espressione dei problemi letterari<br />
che Johnson sapeva di dover affrontare, piuttosto che <strong>un</strong> coraggioso<br />
passo in avanti verso la loro risoluzione artistica.<br />
Tuttavia, se non altro Johnson riconobbe questi problemi e se<br />
non altro fu – per usare il suo termine preferito – onesto nel trattarli.<br />
Sono pochi gli scrittori, sia contemporanei di Johnson che<br />
successivi, che hanno riflettuto così tanto sul romanzo come forma<br />
espressiva, e che hanno cercato di studiare le sue possibilità in<br />
maniera tanto intelligente. È qui che forse troviamo <strong>un</strong>a dimostrazione<br />
pratica dello “scrivere in maniera sentita” di cui abbiamo<br />
parlato prima, ed è difficile non pensare che Johnson si sentirebbe<br />
isolato e tormentato nell’attuale mondo letterario inglese così<br />
come lo era stato trent’anni fa. Osservando il disprezzo che riservava,<br />
in veste anonima, agli scrittori suoi contemporanei “che si<br />
atteggiavano a romanzieri del diciannovesimo secolo”, possiamo<br />
immaginare cos’avrebbe pensato della “lad lit”, della “chick lit” e<br />
del nuovo fenomeno dei romanzi scritti da personaggi famosi.<br />
Nonostante tutte le sue incoerenze e contraddizioni, nel suo ulti-<br />
23
mo e combattivo saggio, Johnson ci appare come <strong>un</strong> personaggio<br />
imponente: <strong>un</strong> personaggio autorevole, risoluto, che ha già preso<br />
la sua direzione nella staffetta letteraria, afferrando il testimone<br />
dell’innovazione e lasciando la maggior parte dei suoi contemporanei<br />
fermi al loro posto. Un personaggio la cui fede nelle proprie<br />
teorie sembra incrollabile.<br />
1 Lettera a Gordon Williams, 21 ottobre 1966.<br />
2 Introduzione a Aren’t You Rather Yo<strong>un</strong>g To Be Writing Your Memoirs?<br />
(Hutchinson, 1973), p. 22.<br />
3 Ibid., p. 14.<br />
4 Ibid., p. 25.<br />
5 Christine Brooke-Rose, A Rethoric of the Unreal, Cambridge University<br />
Press, 1981, p. 358.<br />
6 Introduzione a Aren’t You Rather Yo<strong>un</strong>g To Be Writing Your Memoirs?, p.<br />
26.<br />
7 Christie Malry’s Own Double-Entry (Delux Productions, Movie Masters,<br />
The Kassander Film Company and Woodline Films), diretto da Paul Tickell,<br />
scritto da Simon Bent e con Nick Moran nella parte di Christie.<br />
8 Johnson, citato nell’introduzione di Michael Bakewell a See the Old Lady<br />
Decently (Hutchinson, 1975), p. 8.<br />
9 Jonathan Coe, Introduzione a S.B. Johnson, The Unfort<strong>un</strong>ates (Picador,<br />
1999), p. viii.<br />
24
Una vita in 44 voci<br />
Tranne che dove specificato, tutti i commenti sono tratti da interviste<br />
condotte dall’autore tra il 1998 e il 2002.<br />
John Berger La prima cosa che ricordo di lui è la sua bellezza. Dal<br />
volto traspariva molta della sua ricchezza interiore. Non era semplicemente<br />
scolpito – aveva <strong>un</strong>a certa presenza fisica. Credo che<br />
sia questa la prima cosa che mi viene in mente quando penso a lui.<br />
Forse, come capita a tutti, l’immagine che vedeva nello specchio<br />
non era la stessa che vedevano gli altri da fuori.<br />
Zulfikar Ghose La prima cosa che ho notato quando ho aperto la<br />
porta sono stati i suoi occhi. Non il loro colore, che nella penombra<br />
sembrava grigioblu, ma quell’espressione triste e impaurita.<br />
Forse era solo l’inquietudine d’incontrare per la prima volta qualc<strong>un</strong>o<br />
con cui aveva solo corrisposto; forse era il timore che, <strong>un</strong>a<br />
volta aperta <strong>un</strong>a porta, sarebbe entrato in <strong>un</strong> mondo sconosciuto. 1<br />
Alan Burns Non ho avuto occasione di conoscerlo abbastanza a<br />
fondo per comprendere il suo carattere, la sua personalità o la sua<br />
mente. Intuivo solo che, chiaramente, avevo davanti <strong>un</strong>o scrittore:<br />
verrebbe da dire <strong>un</strong> vero scrittore; che sembra stupido ma è esattamente<br />
quel che pensavo. Potremmo anche dire <strong>un</strong> vero professionista.<br />
Ma era <strong>un</strong> personaggio davvero impressionante. Non<br />
solo per la sua presenza fisica, perché non era solo questo. Direi<br />
che mi colpì per la sua intelligenza, la sua eloquenza e la sua mancanza<br />
di pomposità – la sua schiettezza –, qualità tipicamente<br />
“johnsoniane”, che conoscevano tutti.<br />
25
Alan Brownjohn Nei miei ricordi, è sempre lo stesso: grosso, paffuto,<br />
rosso in viso e con <strong>un</strong>’espressione mista di dolore e allegria.<br />
A volte aveva <strong>un</strong>o sguardo malinconico, ma più spesso si trattava<br />
di <strong>un</strong>a malinconia scherzosa.<br />
Judy Cooke Be’, il primo ricordo che ho di lui è quello di <strong>un</strong> individuo<br />
grosso e malinconico che mi sedeva accanto durante <strong>un</strong>a lezione<br />
e che come me sosteneva che la vita era <strong>un</strong>a cosa terribile.<br />
Allo stesso tempo era anche molto divertente e brillante, certo,<br />
ma molto serio.<br />
Marta Szabados L’ho conosciuto prima di conoscere il suo lavoro,<br />
e la prima impressione è stata quella di <strong>un</strong> uomo – non come<br />
uomo, ma come persona – completamente diverso dalle opere che<br />
avrei conosciuto in seguito; e ho pensato che... avevo l’impressione<br />
che fosse <strong>un</strong>a persona l<strong>un</strong>atica, non proprio rilassata. Non era<br />
inibito, ma sembrava – non tanto triste o preoccupato – quanto<br />
non a suo agio. Ma era decisamente piacevole.<br />
Joebear Webb * È stato paragonato a Tony Hancock, e il perché è<br />
evidente: per quella sua combinazione di tragedia e commedia.<br />
Certo, credo che si tratti di <strong>un</strong> paragone <strong>un</strong> po’ troppo azzardato,<br />
ma come sa c’era <strong>un</strong>a grande somiglianza fisica, facciale e vocale.<br />
Credo anche che la cosa gli avrebbe fatto piacere, c’era <strong>un</strong>a gran<br />
parte di lui decisamente londinese, decisamente Sam Johnson.<br />
Probabilmente si sarebbe riconosciuto in <strong>un</strong> personaggio del tipo<br />
di Tony Hancock, credo che sarebbe stato contento della cosa.<br />
Julia Trevelyan Oman Era davvero enorme. Quando entrava in<br />
<strong>un</strong>a stanza, tutti si giravano a guardarlo. E dava sempre l’impressione<br />
di essere <strong>un</strong>o che si lavava, che era sempre pulito. Le donne<br />
sono molto sensibili a queste cose, e lui sembrava sempre essersi<br />
fatto <strong>un</strong> bagno e tutto il resto – mentre, vede, certi uomini, quando<br />
le ragazze gli si avvicinano, puzzano terribilmente. Ma con<br />
Bryan, sembrava sempre che si fosse rasato, lavato e pettinato i capelli,<br />
questo genere di cose.<br />
* Amico e corrispondente di Johnson. Lavorarono insieme ad alc<strong>un</strong>e parti<br />
della sceneggiatura di Albert Angelo. Attualmente, insegna informatica e multimedia<br />
al Birkbeck College di Londra.<br />
26
Alan Brownjohn Dio, la stazza di quell’uomo! Mangiava come <strong>un</strong><br />
bue. Non era <strong>un</strong> gran conoscitore di cibi, gli piacevano le porzioni<br />
appetitose e molto abbondanti, tutto qua. E per lui <strong>un</strong> buon ristorante<br />
indiano andava bene come Rules, per esempio. Ma se finiva<br />
presto a <strong>un</strong> app<strong>un</strong>tamento, mettiamo, la prima cosa a cui<br />
pensava non era, che so “A che ora aprono, facciamo <strong>un</strong>a passeggiata<br />
e aspettiamo di bere qualcosa?” ma “Bene, andiamo a mangiarci<br />
<strong>un</strong> dolce a Soho e poi a bere qualcosa”. Credo che non abbia<br />
mai fatto i conti con questo problema del peso – né so bene<br />
quanto ci abbia provato.<br />
Zulfikar Ghose * Per qualche motivo (e cioè che andavamo in negozi<br />
diversi) spesso ci dividevamo, e quando lo cercavo lo trovavo<br />
sempre in <strong>un</strong>a pâtisserie che divorava notevoli quantità di dolci.<br />
Anche a Londra, non poteva fare a meno di mangiare tra <strong>un</strong> pasto<br />
e l’altro; quando uscivamo dai pub all’ora di chiusura, lui s’infilava<br />
sempre in <strong>un</strong> fish and chips oppure, se eravamo a Soho, nel negozietto<br />
di Great Windmill Street che vendeva panini di carne di<br />
manzo salata. Ma non l’avevo mai visto magiare così tanti dolci<br />
prima di allora. E quando ho saputo della sua morte, <strong>un</strong>a delle<br />
immagini che mi sono venute in mente è quella di Bryan in <strong>un</strong>a<br />
pâtisserie che si cacciava in bocca avidamente grandi quantità di<br />
crema, zucchero e paste, come se il suo corpo dovesse compensare<br />
<strong>un</strong>a misteriosa carenza chimica... 2<br />
Meic Stephens Aveva questa cosa con il suo peso. Era convinto<br />
che l’avrebbe ucciso.<br />
Gordon Williams Una volta sono andato con lui a vedere <strong>un</strong>a partita<br />
di calcio a Derby. Ricordo che Bryan si portò <strong>un</strong> sacchetto con<br />
del cibo per il viaggio in treno e che prima di arrivare al campo si<br />
fermò in <strong>un</strong> negozietto a comprare <strong>un</strong>a confezione di prosciutto e<br />
<strong>un</strong> pezzo di formaggio. C’erano <strong>un</strong> sacco di poliziotti e a <strong>un</strong> certo<br />
p<strong>un</strong>to lui si precipitò ad aiutare <strong>un</strong> tizio che stavano perquisendo.<br />
Dovetti frenarlo – era folle, folle anche solo a pensarci. E poi, a<br />
metà partita, vide <strong>un</strong> posto dove vendevano tortini e se ne comprò<br />
due. Allora non mi rendevo conto dei risvolti psicologici della<br />
* Ricordando la sua vacanza in Spagna con Johnson.<br />
27
cosa, ma capivo che quel ragazzo mangiava troppo. E non per il<br />
solo piacere di mangiare, ma per <strong>un</strong>a specie di coercizione...<br />
Alison Paice * Già, era <strong>un</strong> uomo davvero robusto. Non era solo<br />
grasso, aveva <strong>un</strong>a struttura grossa... Non ricordo bene, forse è in<br />
<strong>un</strong>o dei suoi libri che dice quanto gli piaceva quando sua madre<br />
gli cucinava <strong>un</strong>’abbondante colazione a base di uova fritte. O forse<br />
era solo qualcosa che gli avevo sentito dire, ma senza dubbio<br />
aveva scritto o parlato della bontà del tuorlo d’uovo fritto. Della<br />
colazione a base di uova fritte e di quel tuorlo squisito.<br />
Joyce Yates Aveva sempre avuto la tendenza a essere sovrappeso<br />
perché in passato l’<strong>un</strong>ico desiderio di <strong>un</strong>a donna era quello di<br />
rimpinzare più che poteva i propri figli, e sua madre l’aveva nutrito<br />
a dovere. Era il suo modo di dargli amore.<br />
Giles Gordon Credo che la sua struttura robusta ed <strong>elefante</strong>sca<br />
nascondesse <strong>un</strong> grandissimo senso d’insicurezza. Quest’individuo<br />
enorme che sudava in continuazione, come <strong>un</strong>a specie di cascata –<br />
era così grosso che doveva espellere <strong>un</strong> sacco di liquido. Credo<br />
che detestasse il suo corpo, perché era... era enorme, aveva il collo<br />
più largo della testa, e credo che facesse fatica a convivere con<br />
il suo corpo. Eppure aveva <strong>un</strong>a moglie incantevole.<br />
Gloria Cigman L’<strong>un</strong>ica cosa che sapevo di Bryan era che si vedeva<br />
brutto, credo che si vergognasse molto del suo peso e che soffrisse<br />
molto per questo. Ricordo <strong>un</strong>a conversazione al tavolo di casa in cui<br />
qualc<strong>un</strong>o, forse io, disse qualcosa sulle diete o su cose come “Sei<br />
quello che mangi” – o forse fu Stephen a parlare – e Bryan andò su<br />
tutte le furie e disse: “C’è gente che ha problemi di ghiandole”.<br />
Jeremy Hooker Fisicamente aveva <strong>un</strong> po’ <strong>un</strong>a struttura da toro,<br />
dava l’idea di <strong>un</strong> tipo testardo, e non importava se doveva sfondare<br />
porte e finestre per arrivarci, lui l’avrebbe fatto e basta. Ecco<br />
<strong>un</strong>a delle cose che mi piacevano di lui e che, col passare del tempo,<br />
mi piace sempre di più. Ecco, aveva la struttura di <strong>un</strong> toro e la<br />
* Conobbe Johnson al King’s College di Londra all’inizio degli anni Sessanta<br />
tramite amici com<strong>un</strong>i.<br />
28
forza, la determinazione e probabilmente l’incoscienza di <strong>un</strong>o che<br />
faceva sempre di testa sua, senza curarsi di niente...<br />
Alan Burns Era <strong>un</strong>a cosa straordinaria, ma riconducibile sempre<br />
alla totalità irreprimibile della sua persona: sembrava spinto ad<br />
adottare quello che, in certi casi, era <strong>un</strong> atteggiamento del tutto<br />
folle, difendendolo poi testardamente quasi volesse dire: “Eccomi<br />
qua, e questo è quello che penso, che vi piaccia o meno”.<br />
Questo si collega a <strong>un</strong> altro aspetto a cui posso solo accennare,<br />
senza alc<strong>un</strong>a autorità, e cioè al fatto che Bryan si considerasse <strong>un</strong>o<br />
scrittore di grande talento, anche questo <strong>un</strong> aspetto importantissimo<br />
della sua figura perché molto marcato. Di fatto, si credeva <strong>un</strong>o<br />
scrittore davvero eminente, dotato di <strong>un</strong> talento genuino e concreto.<br />
Sto cercando di misurare le parole e di non usare il termine<br />
“genio”, ma era così, questo ammiratore di Joyce e amico di Beckett<br />
si sentiva ai loro livelli. Quindi, in questo senso, era convinto<br />
di non ricevere esattamente quel che meritava. Bryan guardava<br />
molto al lato economico – era <strong>un</strong>a misura del suo successo, come<br />
<strong>un</strong>a lotta quotidiana, e fino a <strong>un</strong> certo p<strong>un</strong>to misurava il suo successo<br />
in questi termini e lottava come <strong>un</strong> matto per averlo: Diana<br />
ricorda le forti pressioni che esercitava sul suo agente perché portasse<br />
avanti la sua causa. Quindi, alla domanda: “Bryan riuscì ad<br />
avere quel che voleva?” la risposta è: “Di sicuro non in denaro. Di<br />
quello, ne meritava di più”.<br />
Ben Glazebrook Già, aveva questa enorme opinione di sé come<br />
scrittore.<br />
Jeremy Hooker Ma devo ammettere che non ho ancora conosciuto<br />
<strong>un</strong>o scrittore, per quanto famoso, che pensi di aver ricevuto <strong>un</strong><br />
riconoscimento adeguato, e Bryan di sicuro non era fra questi, e<br />
probabilmente aveva più motivi per dirlo di molti altri.<br />
John Berger Quand’è morto, ricordo anche di aver provato <strong>un</strong><br />
senso d’ingiustizia. Sentivo questa specie di rabbia, non contro di<br />
lui ma contro il modo in cui – potremmo dire la vita, ma anche<br />
quel maledetto ambiente letterario e tutti quegli stronzi che scrivevano<br />
sui giornali – l’avevano trattato. E anche se la prima cosa<br />
che pensavi era: “Non ho fatto abbastanza,” poi capivi che c’era<br />
questa ingiustizia in merito a quel che aveva cercato di fare e quello<br />
che aveva ottenuto. Credo che allora – oggi non è più così ma<br />
29
allora, e gli anni prima, lo era senz’altro – avrei potuto stilare <strong>un</strong>a<br />
breve lista delle persone uccise dall’establishment letterario, in <strong>un</strong><br />
modo o nell’altro: e lui era compreso in questa lista.<br />
John Horder *<br />
Autore insoddisfatto<br />
Fece il giro di tutti gli editori<br />
Chiedendogli più soldi<br />
Quando l’<strong>un</strong>ica cosa che voleva era più latte (alla nascita)<br />
Ma gli editori non l’avevano. / Lo trovavano (gli editori)<br />
Un esemplare stranissimo di essere umano.<br />
Convinto del proprio talento,<br />
voleva che il mondo lo riconoscesse per quel che era.<br />
Ma il mondo non ne aveva. Di latte, s’intende.<br />
Non si era accorto che era tardi, che ormai era troppo tardi.<br />
Francis King Ammiravo i romanzi di Johnson, ma non mi sono<br />
mai sentito a mio agio con lui. In sua presenza, era sempre come<br />
se si accendesse la luce della cintura di sicurezza nel bel mezzo di<br />
<strong>un</strong> viaggio fino ad allora tranquillo. Avvertivo <strong>un</strong>a profonda insoddisfazione<br />
in lui e capivo che la causa principale era la sua convinzione<br />
di essere <strong>un</strong>o scrittore più importante perfino di quanto<br />
gli riconoscevano i suoi ammiratori. Abbiamo fatto parte della<br />
stessa commissione della Society of Authors a proposito del diritto<br />
di prestito pubblico e, anche se non ci siamo mai scontrati, ho<br />
sempre avuto l’impressione che fosse estremamente difficile avere<br />
<strong>un</strong>a discussione calma e razionale con lui. Bastava non essere<br />
d’accordo anche <strong>un</strong> minimo per beccarsi <strong>un</strong>a raffica d’indignazione<br />
o addirittura di rabbia. 3<br />
Philip Ziegler In <strong>un</strong>a lettera mi accusava di frode e ricatto e... evidentemente<br />
era fuori di sé quando l’aveva scritta. L’infilai in <strong>un</strong>a<br />
busta e gliela rispedii immediatamente, dicendo che non avevo<br />
letto la lettera e che se voleva troncare la nostra relazione brusca-<br />
* Poeta e giornalista letterario che intervistò Johnson più di <strong>un</strong>a volta. Questa<br />
poesia è tratta dalla sua raccolta Meher Baba and the Nothingness, pubblicata<br />
dalla Menard Press nel 1981.<br />
30
mente e definitivamente, poteva spedirmela di nuovo. Cosa che<br />
non fece. Non si scusò umilmente ma... aveva <strong>un</strong> gran fascino,<br />
Bryan. Sapeva essere così gentile, e credo che avesse capito che<br />
aveva esagerato. Sono convinto che le sue lettere più isteriche scaturissero<br />
da periodi di depressione. Ma spesso avvertivi questa<br />
grande tensione che aumentava, come <strong>un</strong>a pentola a pressione<br />
pronta a lanciare <strong>un</strong> violento getto di vapore.<br />
John Boothe Bryan aveva sempre quest’aria leggermente irritata.<br />
Sapeva essere molto divertente, sapeva ridere e scherzare ma, ripensandoci,<br />
l’immagine che ho di lui è quella di <strong>un</strong> uomo che era<br />
quasi sempre arrabbiato per qualcosa.<br />
Diana Tyler Si diceva in giro che fosse <strong>un</strong>o che spaventava la gente,<br />
che la terrorizzava. A me non sembrava affatto. Certo, poteva essere<br />
<strong>un</strong>a presenza piuttosto inquietante... Era <strong>un</strong> uomo robusto, e se si<br />
arrabbiava per qualcosa la sua rabbia poteva sembrare più violenta<br />
rispetto a quella degli altri. Non era <strong>un</strong>o che nascondeva quello che<br />
sentiva. Se durante <strong>un</strong>a cena nasceva <strong>un</strong>a discussione e lui aveva alzato<br />
<strong>un</strong> po’ il gomito, poteva diventare molto aggressivo. Ma io non<br />
lo trovavo sgarbato, era solo il suo modo di fare, e non credo che la<br />
gente capisse sempre il modo di fare di Bryan. Poteva prendere il telefono<br />
e fare <strong>un</strong>a sfuriata, ma anche se la gente credeva che quella<br />
rabbia fosse diretta personalmente a loro, in realtà non lo era: era arrabbiato<br />
per la situazione. Si arrabbiava per <strong>un</strong> libro, per <strong>un</strong> programma,<br />
si arrabbiava con i critici che si erano occupati del suo lavoro<br />
– ma era il suo modo di fare, e la se la gente non l’accettava...<br />
be’, bisogna accettare le persone per quel che sono. Non conosco<br />
ness<strong>un</strong>o che sia mai stato offeso seriamente da Bryan.<br />
Julia Trevelyan Oman Sono sicura che si sentisse in colpa per <strong>un</strong><br />
sacco di cose che aveva fatto, per le persone che aveva ferito. Di<br />
solito cercava di ferire quelli che credeva superiori a lui. Non credo<br />
che si sia mai comportato male con quelli che considerava inferiori.<br />
Voleva solo mettere la gente al proprio posto, no?<br />
Alan Sapper * Durante il viaggio della nostra delegazione in Ungheria<br />
si comportò malissimo e dovetti rimproverarlo. Era sgarba-<br />
* Segretario generale dell’ACTT all’inizio degli anni Settanta.<br />
31
to con quelli che non reputava creativi. Con gli altri membri della<br />
delegazione. Rimasi turbato nel vedere quanto poteva essere cattivo<br />
quando si sentiva minacciato da altre persone di talento. Aveva<br />
sempre <strong>un</strong> atteggiamento del tipo: “Cosa ne sa lei?”. Sapeva essere<br />
molto generoso con la gente, ma di solito era gente con <strong>un</strong> talento<br />
inferiore al suo.<br />
Zulfikar Ghose Bryan diceva sempre che, con <strong>un</strong> corpo così robusto,<br />
aveva anche <strong>un</strong>a soglia di tolleranza più alta rispetto agli altri;<br />
ma quand’era ubriaco diventava turbolento e, persa ogni inibizione,<br />
poteva farsi anche molesto. A <strong>un</strong>a delle feste di [Joe]<br />
McCrindle, io e Bryan parlammo a l<strong>un</strong>go del formato del suo nuovo<br />
romanzo, The Unfort<strong>un</strong>ates; gli era appena venuta in mente<br />
l’idea di usare fogli sciolti al posto di <strong>un</strong> libro rilegato, e mi descrisse<br />
con grande entusiasmo il formato che, come aveva capito,<br />
sarebbe stato ideale per il contenuto del suo libro; ma all’improvviso<br />
si azzittì e, girandosi verso <strong>un</strong> altro ospite, l’editor di <strong>un</strong>a casa<br />
editrice, gli gridò: “Lo sa cos’è lei? Uno stronzo!”. E continuò a<br />
insultare quell’uomo gridando a squarciagola per diversi minuti,<br />
tanto che tutti gli altri rimasero a guardare sbalorditi quello spettacolo<br />
incredibile. La persona in questione non si meritava quegl’insulti,<br />
ma non fu l’<strong>un</strong>ica, negli anni, a ricevere <strong>un</strong> simile attacco<br />
pubblico da parte di Bryan. In <strong>un</strong>a lettera che mi scrisse dopo<br />
che mi ero trasferito in Texas, Bryan mi raccontò di come avesse<br />
dato “<strong>un</strong>’alzata” a <strong>un</strong> tizio (<strong>un</strong> critico ed editor) in occasione di<br />
<strong>un</strong>a festa a casa di Edward Lucie-Smith.<br />
Entrambi gli uomini che aveva insultato appartenevano alla stessa<br />
classe sociale, molto più alta di quella di Bryan, e facevano parte<br />
di quella categoria di persone dotate o fort<strong>un</strong>ate cui la classe sociale,<br />
insieme a <strong>un</strong>’educazione a Oxbridge, garantiva <strong>un</strong>a posizione<br />
privilegiata nelle lotte per il potere letterario di Londra. Bryan<br />
li disprezzava: forse perché rappresentavano ciò che lui non poteva<br />
essere, o forse perché avevano ottenuto così facilmente cioè<br />
che a lui, con il suo grande talento, veniva negato. 4<br />
Anthony Smith Sotto sotto, Bryan era <strong>un</strong> uomo molto insicuro.<br />
Ecco perché aveva bisogno di teorie, regole e posizioni, e perché<br />
era <strong>un</strong> dogmatico e <strong>un</strong> pessimo interlocutore: era <strong>un</strong>o che non abbandonava<br />
mai <strong>un</strong>a posizione presa. Eppure, come tutte le figure<br />
paradossali, di tanto in tanto gli capitava di dire cose molto buffe<br />
e del tutto improvvisate, ma non lasciava mai che tutto ciò intac-<br />
32
casse quella parte di lui che lo voleva <strong>un</strong> romanziere serio. L’altro<br />
aspetto da considerare è l’importanza che dava al fatto di essere<br />
preso sul serio come scrittore. Ho sempre pensato che parte di ciò<br />
che spinse Bryan a suicidarsi fosse <strong>un</strong>a sorta d’inquietudine, o fors’anche<br />
disperazione, che il mondo non gli avrebbe mai dato la<br />
considerazione di cui credeva di aver bisogno come scrittore, la<br />
considerazione che credeva di meritarsi. Tuttavia, non credo che<br />
se la meritasse ancora: forse l’avrebbe conquistata <strong>un</strong> giorno, ma<br />
non riuscì a vivere abbastanza a l<strong>un</strong>go per aspettare e vedere se sarebbe<br />
successo, il che è molto triste. Quando parlava della sua<br />
idea che “La vita è caos. Ogni esistenza è <strong>un</strong> succedersi di casualità,<br />
quindi raccontare storie è raccontare menzogne: è <strong>un</strong> imporre<br />
schemi al caos”, io ribattevo sempre che siamo spinti (da <strong>un</strong> senso<br />
d’identità/dignità) a trarre storie da quel che succede, come i miti<br />
greci. Se chiedete alla gente di spiegarvi i principi di qualcosa, vi<br />
daranno degli esempi, vi racconteranno delle storie. Com<strong>un</strong>ichiamo<br />
tramite storie, tramite metafore. Ma Bryan aveva l’arroganza<br />
tipica di certi autodidatti. E io gli citavo George Eliot: “L’estremismo<br />
è la risorsa dei deboli”. O <strong>un</strong>a mia massima: “Guardatevi dai<br />
dogmi”.<br />
Alison Paice Sì, era decisamente <strong>un</strong> po’ arrogante con gli altri, in<br />
<strong>un</strong> certo senso. Apprezzava la professionalità nelle persone, e non<br />
si curava di quelli che non avevano niente d’interessante da dirgli.<br />
Vede, non era mai superficiale. Ricordo che non era mai superficiale,<br />
al limite direi <strong>un</strong> po’ freddo, ma non sono sicura che sia la<br />
parola giusta. Forse era <strong>un</strong> po’ chiuso.<br />
Barry Cole Gli capitava spesso, spessissimo, di fraintendere le<br />
cose. E <strong>un</strong>a volta che succedeva, Bryan era davvero irremovibile.<br />
Una sera <strong>un</strong> mio ritardo rovinò l’intera serata. Credeva che l’avessi<br />
fatto apposta per infastidirlo.<br />
Roma Crampin Credo che ci fosse quest’ambivalenza in Bryan,<br />
perché da <strong>un</strong> lato era molto gentile e attento a non ferire i sentimenti<br />
delle persone, dall’altro anche <strong>un</strong> po’ polemico, e se pensava<br />
che la gente fosse <strong>un</strong> po’... be’, di solito si trattava di persone<br />
che non conosceva – allora poteva essere sgarbato, mentre se erano<br />
persone che conosceva non le umiliava mai. Non ha mai umiliato<br />
pubblicamente nemmeno me, indipendentemente da quel<br />
che pensava.<br />
33
Gloria Cigman Ricordo <strong>un</strong>’altra delle nostre discussioni. Se non<br />
mi sbaglio stavo leggendo Il primo cerchio di Solzenicyn, e mi piaceva<br />
molto. Bryan era <strong>furioso</strong>. Disse: “Oh, e così vuoi leggere <strong>un</strong><br />
romanzo vittoriano – evidentemente per te il romanzo non ha fatto<br />
passi avanti”. Non so perché fosse così aggressivo con me, forse<br />
perché gli piacevo. Ma mi vedeva come <strong>un</strong>a che stava dall’altra<br />
parte, e voleva che passassi dalla sua.<br />
Gordon Williams Se Bryan poteva farsi <strong>un</strong> nemico, se lo faceva. Vedevo<br />
come si comportava con i direttori dei giornali: quando l’incontrava,<br />
la prima cosa che faceva era coprirli d’insulti; ma poi si<br />
aspettava che quelli sorridessero e dicessero: “Bryan, sei <strong>un</strong> genio –<br />
è <strong>un</strong> onore essere insultati dal Laurence Sterne dei nostri giorni”.<br />
Joebar Webb Johnson era interessatissimo alla questione dell’evoluzione<br />
del romanzo ed era fantastico parlarne con lui, ma nei suoi<br />
libri c’erano cose che non sembravano appartenergli e quando<br />
cercavi di avanzare quel p<strong>un</strong>to di vista lui si metteva sulla difensiva,<br />
si tirava <strong>un</strong> po’ indietro, tanto che dovevi sempre concentrarti<br />
sugli aspetti positivi. Ma senza dubbio non era per niente egoista,<br />
non l’ho mai trovato né pres<strong>un</strong>tuoso né egoista, tutto quello che<br />
diceva sui suoi scritti o sugli scritti di qualc<strong>un</strong> altro era sempre focalizzato<br />
in quest’ottica: il romanzo deve evolversi.<br />
John Boothe Non era aggressivo nel senso di offensivo e molesto<br />
– fin dal nostro primo incontro, ho capito che potevi scaldarti con<br />
lui ma senza legartela al dito, anche se poi te ne andavi con <strong>un</strong> leggero<br />
senso di colpa perché eri stato sgridato per qualcosa.<br />
Thelma Fisher Era molto impegnativo dal p<strong>un</strong>to di vista emotivo.<br />
Era quella la cosa spaventosa, perché capivi che c’era qualcosa di<br />
enorme e di represso e che se facevi <strong>un</strong> passo falso tutto ciò ti sarebbe<br />
piombato addosso, e finivi per essere trattato con sufficienza<br />
perché non prendevi la vita abbastanza sul serio. Molto spesso<br />
la causa era il tuo passato – e la sua impressione che non avessi dovuto<br />
lavorare o soffrire per quel che avevi ottenuto, e questo lo<br />
rendeva insofferente. Lo stesso succedeva con la religione: credeva<br />
che se <strong>un</strong>o era religioso doveva esserlo sul serio. Non serviva a<br />
niente essere religiosi solo perché negli anni Cinquanta la gente<br />
era religiosa. Non bastava, bisognava rifletterci a fondo e prendere<br />
le cose molto sul serio. Era <strong>un</strong> po’ ossessivo.<br />
34
Gianni Zambardi-Mall A volte sapeva essere davvero bizzarro. Ricordo<br />
che avevamo l’abitudine di bere insieme, di andare a bere in<br />
Wardour Street, ed ecco, se il bicchiere non era pieno fino all’orlo<br />
lui lo lasciava là e se ne andava, lasciando il barista a bocca aperta.<br />
Alan Burns Ho questa abitudine <strong>un</strong> po’ sciocca e vergognosa: prima<br />
d’incontrare qualc<strong>un</strong>o, prendo nota degli argomenti di cui voglio<br />
parlare. E <strong>un</strong>a volta, in <strong>un</strong> ristorante indiano, Bryan era andato<br />
in bagno e io avevo tolto il mio libretto degli assegni per guardare<br />
la lista delle cose che avevo deciso di discutere con lui – non<br />
importanti questioni di lavoro ma solo chiacchiere, forse di politica,<br />
non ricordo – ma lui era tornato <strong>un</strong> po’ prima del previsto e,<br />
vedendo che stavo leggendo quella lista, dovetti dirgli di cosa si<br />
trattava, e lui si offese molto. La cosa doveva aver confermato la<br />
sua impressione che non ero molto bravo a socializzare, perché mi<br />
disse: “Esci con me, <strong>un</strong> tuo compagno,” – usò la parola “compagno”<br />
ma non “amico” – “e ti prepari <strong>un</strong>a cazzo di lista, Dio santo!”.<br />
Era <strong>un</strong> altro dei suoi tratti tipici: se da <strong>un</strong> lato ci scherzava<br />
sopra, dall’altro c’era sempre <strong>un</strong>a p<strong>un</strong>ta di genuino risentimento.<br />
Capisce cosa voglio dire? In <strong>un</strong> certo senso si arrabbiava davvero.<br />
Joebear Webb Una volta mi espose le sue famose idee a proposito<br />
della scrittura sperimentale: si arrabbiò molto e disse: “Io faccio<br />
esperimenti ma non li mostro a ness<strong>un</strong>o,” e così via, come per<br />
dire: “Di che diavolo parlavano i suoi critici?”. In seguito, era ancora<br />
molto arrabbiato e insisteva sul fatto che la sua non era <strong>un</strong>a<br />
scrittura sperimentale: era qualcos’altro, e queste parole, queste<br />
piccole, strane parole come “immaginazione” e “sperimentale”, lo<br />
facevano imbestialire. Lo toccava moltissimo su <strong>un</strong> piano emotivo,<br />
non intellettuale. Un piano passionale, piuttosto che intellettuale.<br />
E a causa di questo approccio emotivo al suo lavoro, non<br />
potevi insistere perché sapevi che l’avresti ferito, ed era l’ultima<br />
cosa che volevi perché era <strong>un</strong> uomo davvero delizioso.<br />
Harry West * Stava bene in mezzo alla gente e alla Greater London<br />
Arts Association andava sempre molto d’accordo con il resto del<br />
comitato. Vede, era <strong>un</strong>o alla buona – Margaret Drabble per lui era<br />
* Presidente della Greater London Arts Association all’inizio degli anni Settanta.<br />
35
solo Maggie! Era molto diretto ma mai scortese o cose del genere.<br />
Era <strong>un</strong> tipo schietto e sapeva andare d’accordo con gli altri.<br />
Alan Brownjohn <strong>Come</strong> presidente di quel comitato era <strong>un</strong> tipo<br />
schietto e concreto, sapeva gestire le cose, sapeva quel che voleva e<br />
spesso riusciva a ottenerlo, ma dava anche alla gente l’opport<strong>un</strong>ità<br />
di parlare, non intimidiva né calpestava ness<strong>un</strong>o – era <strong>un</strong>a brava<br />
persona. E faceva sempre in modo che pranzassimo bene – se dovevamo<br />
fare delle interviste per le borse di studio agli scrittori e cominciavamo,<br />
mettiamo, alle sette, andavamo avanti fino all’<strong>un</strong>a e<br />
facevamo magari tre o quattro persone, ma poi quelli del pomeriggio<br />
non ci vedevano che dopo <strong>un</strong>’ora. Da Southampton Street, in<br />
fondo allo Strand e verso sinistra, ci volevano solo tre minuti per<br />
raggi<strong>un</strong>gere il Rules Restaurant, dove pranzavamo abbondantemente<br />
a spese della GLAA. Se Bryan riusciva a organizzare <strong>un</strong>o di<br />
quei pranzi per alleggerire <strong>un</strong>a l<strong>un</strong>ga giornata di lavoro, lo faceva.<br />
Meic Stephens L’altra cosa strana che ricordo di lui è che si fermava<br />
sempre a raccogliere pezzetti di carta per strada – non so<br />
che significato possa avere per <strong>un</strong> biografo! Ricordo che quando<br />
andavamo in giro per Londra lui conosceva le strade in maniera<br />
precisa e dettagliata, quasi come <strong>un</strong> tassista. Ma ricordo anche che<br />
raccoglieva quei pezzetti di carta, dicendo che gli avrebbe trovato<br />
<strong>un</strong>a bella casa, e la cosa mi sembrava <strong>un</strong> tantino bizzarra.<br />
Michael Bakewell Sapevo che provava <strong>un</strong> grande senso di compassione<br />
per gl’infermi, i malati, gli zoppi o per quelli che erano<br />
finiti su <strong>un</strong>a strada. Pensava sempre che non era <strong>un</strong> caso se s’imbatteva<br />
in queste persone, e che doveva andare a sistemarli e dargli<br />
<strong>un</strong>a mano. Credeva che in qualche modo fosse stato il destino<br />
a decidere di farli incontrare.<br />
Stuart Crampin È stato estremamente gentile con me dopo il mio<br />
incidente.<br />
Alan Burns Ecco <strong>un</strong>’altra caratteristica di Bryan come scrittore e<br />
come amico, e cioè il fatto che fosse molto fedele e che, come dicono,<br />
si battesse coraggiosamente non solo per il proprio lavoro<br />
ma anche – mi verrebbe da dire per quello dei suoi amici, ma forse<br />
non era esattamente così. Non si batteva per le opere di quelli<br />
che conosceva perché erano suoi amici, ma forse era il contrario,<br />
36
erano suoi amici perché apprezzava il loro lavoro. E faceva assolutamente<br />
di tutto per queste persone. Faceva parte di lui – in parte<br />
era fedeltà, in parte <strong>un</strong>’innata generosità umana, in parte era <strong>un</strong>a<br />
strategia: vede, tutto questo faceva parte della sua campagna per<br />
la buona letteratura e noi eravamo i suoi alleati; io ero <strong>un</strong> suo alleato<br />
e lui <strong>un</strong> mio alleato.<br />
Barry Cole Se ti accettava come amico, automaticamente dava per<br />
scontato che fossi <strong>un</strong> amico fedele. Non c’erano vie di mezzo. I suoi<br />
amici gli erano molto fedeli, e viceversa: era <strong>un</strong>a cosa reciproca.<br />
William Hoyland Non ho mai pensato che Bryan mi volesse sfruttare.<br />
Se <strong>un</strong>o dei filmati che abbiamo fatto insieme avesse sfondato,<br />
guadagnando milioni di sterline, lui mi avrebbe dato la mia parte,<br />
non ne ho il minimo dubbio. Sapevo che se c’erano i soldi sarei<br />
stato pagato come si deve. E se non c’erano, mi godevo com<strong>un</strong>que<br />
il lavoro. Vede, quando You’re Human vinse tutte quelle targhe e<br />
quei premi, Bryan volle fare <strong>un</strong>a cosa del tipo: “Tu tieni questa, io<br />
tengo quella”. Era sempre molto corretto.<br />
Diana Tyler E in effetti aveva bisogno di sapere che eri completamente<br />
affidabile e totalmente dalla sua parte, che ti saresti battuto<br />
per lui in tutte le circostanze e in tutto quel che facevi. Dovevi essere<br />
così al cento per cento, e per Bryan era <strong>un</strong>a cosa assolutamente<br />
vitale perché era la stessa cosa che faceva lui; lavorava duro<br />
ed era <strong>un</strong> professionista, e pretendeva lo stesso da te.<br />
Joebear Webb Era <strong>un</strong> tipo eccezionale – voglio dire, quando parlavamo<br />
capitava che mi tirasse fuori qualcosa che avevo detto tre<br />
anni prima in <strong>un</strong>a conversazione. Aveva <strong>un</strong>a memoria di ferro.<br />
Credo che avesse a che fare con la sua ossessione per l’ordine nella<br />
sua vita, cosa che in sé trovavo molto paradossale perché in realtà<br />
Bryan era <strong>un</strong> personaggio à la Rabelais, poteva uscire con<br />
ogni genere d’imprecazione, era molto chiassoso, pieno di entusiasmo.<br />
Judy Cooke Ricordo <strong>un</strong> sacco di battute, e la varietà delle sue imprecazioni.<br />
Credo che dicesse spessissimo “fica”, che era <strong>un</strong>a cosa<br />
insolita per quei tempi. Ma ricordo anche che scoprì che l’origine<br />
di “bloody” era “by our lady” e lo diceva spesso; quand’eri alla<br />
fermata dell’autobus che aspettavi il 24 e vedevi <strong>un</strong> autobus che<br />
37
arrivava, Bryan diceva “Oh, è <strong>un</strong> altro ‘by our lady’ 29”. Gli piaceva<br />
moltissimo il linguaggio. È questo il ricordo principale che<br />
ho di lui.<br />
Alan Brownjohn Era <strong>un</strong> tipo senza pretese e alla mano, non intellettualmente<br />
maestoso come lo erano altri amici. Bryan era più accessibile<br />
e naturale; senza dubbio conosceva <strong>un</strong> sacco di cose, ma<br />
si presentava in <strong>un</strong>a veste più amichevole. Aveva <strong>un</strong> senso dell’umorismo<br />
londinese – <strong>un</strong> umorismo di Cokney, intendo, non del<br />
sud di Londra – e ti coinvolgeva nello scherzo e in quegli scambi<br />
di battute, cosa che non potevi fare con <strong>un</strong>o come Edward Lucie-<br />
Smith, Peter Porter o altri personaggi di quell’ambiente.<br />
Michael Bakewell Più o meno nello stesso periodo in cui davamo<br />
B.S. Johnson vs God in Greek Street, per <strong>un</strong>a settimana io e Diana<br />
tenevamo anche delle letture delle poesie di Bryan. Una volta<br />
ci siamo ritrovati con <strong>un</strong> pubblico di <strong>un</strong>a sola persona, e gli abbiamo<br />
detto: “Vuole che facciamo il programma o preferisce venire<br />
a bere qualcosa con noi al bar?”. Alla fine abbiamo tenuto<br />
com<strong>un</strong>que la nostra lettura per quell’<strong>un</strong>ico spettatore, e poi ci<br />
siamo fatti <strong>un</strong>a bella bevuta insieme al bar. Bryan non fu per<br />
niente infastidito dalla cosa, la prese bene. Il fatto che non fosse<br />
venuto ness<strong>un</strong>o ad ascoltare le sue poesie era solo <strong>un</strong> incidente,<br />
niente per cui deprimersi. Anzi, la prese come <strong>un</strong>a cosa piuttosto<br />
divertente.<br />
Alan Brownjohn Ricordo dei tremendi scambi di battute con<br />
Bryan. Una volta, credo attorno al 1970/1971, c’incontrammo a<br />
<strong>un</strong>a festa e ricordo che cominciammo <strong>un</strong>a specie di sfida per continuare<br />
quella specie di filastrocca infinita, “Era solo la figlia del<br />
tabaccaio...” – dove la seconda persona deve ribattere con <strong>un</strong>’altra<br />
frase, come “Dava le migliori scopate del negozio.” “Era solo<br />
la figlia del postino, ma faceva passare tutti per la fessura.” * E<br />
continuammo così, ma devo ammettere che lui era molto più bravo<br />
di me. Partiva con qualcosa come “Era solo la figlia del droghiere...”<br />
e poi diceva lui stesso la battuta finale – era velocissimo.<br />
Aveva <strong>un</strong> senso dell’umorismo grossolano, e si comportava nello<br />
* Il gioco si basa sui doppi sensi impliciti in shag (che significa “tabacco forte”<br />
ma anche “scopata”) e, più avanti, in slot (“fessura per le lettere” ma anche<br />
“fessura” in senso lato...), e così via. (NdT).<br />
38
stesso modo. Non importava con chi era o per quale motivo, capitava<br />
com<strong>un</strong>que che uscisse dalla macchina dicendo con <strong>un</strong>a smorfia:<br />
“Oh, Cristo, mi sono schiacciato le palle con la leva del cambio,”<br />
o cose di questo tipo. Che non significa che fosse volgare o<br />
osceno; ma come dispiaciuto che <strong>un</strong>a cosa del genere fosse successa<br />
a lui. <strong>Come</strong> quando aveva accettato <strong>un</strong> passaggio per andare<br />
a <strong>un</strong>’importante ri<strong>un</strong>ione dell’Arts Co<strong>un</strong>cil e lo vedemmo entrare<br />
zoppicando perché si era fatto male scendendo dalla macchina.<br />
Era pieno di quel senso dell’umorismo naturale, disinvolto, malinconico<br />
e grossolano, di cui io andavo matto.<br />
Meic Stephens Ricordo che Bryan mi fece <strong>un</strong>a battuta che poi<br />
avrei sentito <strong>un</strong> sacco di volte, ma fu lui il primo a farmela conoscere.<br />
“Mia madre mi ha fatto <strong>un</strong> omosessuale.” “Se le dessi la<br />
lana, ne farebbe <strong>un</strong>o anche a me?” Aveva l’abitudine di scrivere<br />
queste cose, forse ne aveva <strong>un</strong>a raccolta? * Ricordo anche che<br />
quando guardavamo insieme le partite di calcio alla tele, lui si<br />
scaldava tantissimo!<br />
Glyn Tegai Hughes Già, parlò del Chelsea anche durante la sua<br />
intervista per la borsa di studio a Gregynog. Personalmente, non<br />
sono <strong>un</strong> grande tifoso di calcio, preferisco il rugby, ma l’accompagnai<br />
a vedere il ritorno della finale di coppa, l’anno in cui il Leeds<br />
United e il Chelsea pareggiarono a Wembley. E ne parlai in alc<strong>un</strong>e<br />
lezioni: ecco questo scrittore sperimentale e molto sofisticato che<br />
saltava su e giù, gridava e insultava l’arbitro. E mi raccontò che<br />
suo padre voleva che le sue ceneri fossero sparse a Stamford Bridge,<br />
in modo che quando soffiava il vento e il Chelsea stava perdendo,<br />
le ceneri sarebbero finite negli occhi dell’arbitro.<br />
William Hoyland Una delle prime cose che fece quando ottenne il<br />
suo famoso contratto con la Secker fu quella di regalare a suo padre<br />
<strong>un</strong> abbonamento per il Chelsea. Fu <strong>un</strong> gesto assolutamente tipico<br />
di Bryan.<br />
* In effetti Johnson annotò <strong>un</strong>a sua raccolta di graffiti, che sperava di pubblicare<br />
<strong>un</strong> giorno. Un’altra delle sue frasi preferite era: “La masturbazione rallenta<br />
la crescita” – alla quale era stato aggi<strong>un</strong>to, molto più in basso: “Adesso ce<br />
lo dice!”. La disposizione delle parole riecheggiava in maniera macabra il suo<br />
messaggio di suicidio.<br />
39
Joebear Webb Spendeva tutto non appena aveva due soldi, perché<br />
quando uscivamo comprava da bere a tutti, senza nemmeno<br />
chiedere a chi toccava pagare il giro. Era <strong>un</strong>a cosa che faceva spesso.<br />
Mi ha portato fuori a mangiare <strong>un</strong> sacco di volte e ha sempre<br />
pagato lui, era quasi imbarazzante, ti veniva voglia di dirgli: “Senti,<br />
sono contento anche solo di parlare con te, Bryan”. Ma lui non<br />
ne voleva sapere. Era anche molto modesto; non avevi mai l’impressione<br />
che dovevi sentirti privilegiato a essere insieme a lui, e<br />
questo faceva parte del suo fascino meraviglioso e innocente e della<br />
sua vulnerabilità. Con lui era sempre <strong>un</strong>a cosa del tipo “Che<br />
bello vederti”. E ho notato che era così con tutti.<br />
Barry Cole Durante lo sciopero dei marinai del... era il 1966?,<br />
era molto attivo e andava nella zona del porto a dare il suo appoggio,<br />
poi andavamo in <strong>un</strong> pub dell’East End insieme a Rita<br />
[Cole] e Virginia. Ricordo che era pieno di marinai delle Indie<br />
orientali che ci guardavano in maniera imbarazzante. Ma lui riusciva<br />
ad andare d’accordo con tutti perché era così sincero, così<br />
aperto.<br />
Frank Fisher Ti sentivi sempre molto orgoglioso di essere associato<br />
a Bryan. Aveva questo genere di personalità, in <strong>un</strong> certo senso.<br />
Thelma Fisher Ma è il lato infantile e ridicolo di Bryan quello di<br />
cui mi ricordo. Devo ammettere che la mia prima impressione fu<br />
decisamente quella di <strong>un</strong> individuo piuttosto austero, cupo e represso,<br />
che sembrava sul p<strong>un</strong>to di esplodere – come difatti faceva.<br />
Ma, per assurdo, scoprii che era anche <strong>un</strong>a persona divertente,<br />
dalla risata allegra, quelle risate con <strong>un</strong> genuino “teeheehee”.<br />
Quindi, c’era sempre questo elemento di assurdità.<br />
Frank Fisher Non era <strong>un</strong>a risata sguaiata.<br />
Thelma Fisher Ma, ripensandoci, il contrasto tra questi due<br />
aspetti del suo carattere è lo stesso che trovi anche nei suoi libri.<br />
Marta Szabados Vede, c’è questo luogo com<strong>un</strong>e sugli inglesi che<br />
li vuole dei conservatori, introversi, colti, <strong>un</strong> po’ arroganti, forse<br />
timidi, <strong>un</strong>a combinazione di tutte queste cose. Ma Bryan non era<br />
affatto così: era solare. Potevi avvertire il suo calore, era <strong>un</strong>a persona<br />
molto solare ed era evidente che amava moltissimo Virginia e<br />
40
che Virginia era tutto, <strong>un</strong>a pietra angolare o il fondamento della<br />
sua vita.<br />
Meic Stephens A volte si fermava da noi ed era sempre molto bravo<br />
con i bambini. Avevamo tre bambine piccole e, ogni volta che<br />
arrivava, Bryan disfava le sue valigie, <strong>un</strong> po’ come Babbo Natale, e<br />
tirava fuori qualche giocattolo curioso. Ricordo che si metteva<br />
carponi e giocava con loro, e le faceva ridere come non tutti gli<br />
adulti sanno fare.<br />
Roma Crampin Ci sapeva fare con i bambini, se aveva tempo si<br />
metteva a camminare a balzelloni e a fare lo stupido per loro. Di<br />
sicuro, ci sapeva fare con i suoi figli.<br />
Gianni Zambardi-Mall Sì, era molto... come dire, protettivo con la<br />
piccola Katie, che era così piccina, s’infilava sempre tra le sue ginocchia<br />
mentre guidavo e guardava di fuori, e lui era molto contento. È<br />
davvero strano che abbia fatto quel che ha fatto, tutto sommato.<br />
György Novák Un amico olandese mi mandò <strong>un</strong> articolo che parlava<br />
della sua abitudine a ubriacarsi e farsi sbattere fuori dai bar, *<br />
e rimasi molto sorpreso quando lo lessi. Non avevamo avuto il<br />
tempo di diventare amici intimi o di andare a ubriacarci insieme,<br />
ma erano cose che non sembravano appartenere alla persona che<br />
avevo conosciuto, o che credevo di aver conosciuto. Per me era<br />
solo <strong>un</strong> padre di famiglia e <strong>un</strong>a persona molto gentile ed educata.<br />
Una gran bella persona. Già, molto bella.<br />
Roma Crampin Beveva, gli piaceva andare nei pub ma credo che<br />
fosse ben lontano dal diventare <strong>un</strong> alcolizzato.<br />
Stuart Crampin In realtà, avrei pensato che non gli piacesse l’idea<br />
di perdere il controllo. Non credo che affogasse i propri dispiaceri<br />
molto spesso.<br />
John Boothe Anche se Bryan beveva molto, in paragone a molti<br />
nostri autori che arrivavano in ufficio sbronzi, o che venivano<br />
* The Dangers of Drinking with BSJ, di Stan Gebler Davies, in “Evening<br />
Standard”, 12 febbraio 1973.<br />
41
sbattuti fuori dalla receptionist perché ubriachi fradici, o che<br />
comparivano in ufficio alle <strong>un</strong>dici di mattina per invitarci fuori a<br />
bere – Dio, quei pranzi alcolici in Beak Street! – insomma, anche<br />
se lo vedevo ubriaco non era mai ai livelli di gente come Jim Ballards<br />
o Kingsley Amis. Voglio dire, Kingsley Amis mi ha rovinato<br />
<strong>un</strong> sacco di giornate. Ripensandoci, ce n’erano molti che erano<br />
quasi sempre storti. Ma Bryan non era così.<br />
Meic Stephens Già, poteva bere parecchio ma non si ubriacò mai<br />
in casa nostra, anche se lo riempivamo di vino e tutto il resto. Ed<br />
è vero, mi portava in certe bettole davvero malfamate. Ma come<br />
ho detto, non l’ho mai visto conciato male, di sicuro non era mai<br />
violento o volgare, non si comportava mai male quando aveva bevuto.<br />
Diventava solo sempre più rilassato – sempre più geniale.<br />
Michael Bakewell Già, in effetti beveva parecchio, ed ecco <strong>un</strong>’altra<br />
cosa da sottolineare: quando beveva diventava molto nervoso<br />
e amareggiato. Sapeva anche essere <strong>un</strong> bevitore allegro, ma gli altri<br />
vedevano la sua rabbia, la sua amarezza e il suo rancore.<br />
Bill Holdsworth A volte, quand’era ubriaco, usava il suo corpo<br />
quasi come <strong>un</strong>’arma. Usava la sua goffaggine come fosse <strong>un</strong>’arma.<br />
Nei suoi libri e nelle poesie, o quando si occupava dei bambini,<br />
sapeva essere estremamente sensibile e incantevole. Ma c’era anche<br />
quest’altro lato. E aveva questa donna bellissima al suo fianco,<br />
ogni volta che la vedevo restavo a bocca aperta. E anche se lo notavano<br />
entrambi, lui non mi disse mai “Ti piace mia moglie?”.<br />
Forse anche perché le nostre origini proletarie non ci avrebbero<br />
mai permesso d’infastidire la donna di <strong>un</strong> amico. Era <strong>un</strong>a questione<br />
d’onore. Non lo facevi e basta. Era contro le regole – e Bryan<br />
era pieno di regole. Non gl’interessava la controcultura degli anni<br />
Sessanta: eravamo ancora i figli della guerra. Bryan era <strong>un</strong> vero<br />
uomo degli anni Cinquanta – c’era la speranza in <strong>un</strong> mondo migliore<br />
ma anche la disillusione per il fatto che il governo laburista<br />
del dopoguerra non avesse mantenuto le sue promesse, e poi il<br />
lento declino delle vecchie idee socialiste.<br />
István Bart Credo che vivesse in <strong>un</strong> suo mondo immaginario fatto<br />
dei valori proletari precedenti la guerra, ai quali era molto attaccato.<br />
Quand’era ubriaco (e non gli ci voleva molto) si metteva a<br />
cantare le canzoncine e cose di questo tipo. Non so perché ci te-<br />
42
nesse tanto a introdurmi in quel mondo, ma lo fece: mi presentò a<br />
suo padre e ai suoi amici e andammo tutti a <strong>un</strong>a gara di levrieri;<br />
questi amici indossavano dei berretti flosci, sembravano davvero<br />
fuori dal mondo, come delle reliquie di altri tempi – e in effetti è<br />
quel che erano.<br />
Ferenc Takács La sera del nostro arrivo ci portò al suo pub, l’Old<br />
Parr’s Head. Ora è molto cambiato, anche se già allora Islington<br />
aveva <strong>un</strong> certo tocco elitario e di sinistra. (Ricordo che nel m<strong>un</strong>icipio<br />
di Islington tenevano <strong>un</strong>a statua di Lenin.) Ma ci portò all’Old<br />
Parr’s Head e dovette spiegarci cosa stava succedendo: di<br />
domenica sera c’era <strong>un</strong>a signora che suonava il piano e che cantava<br />
Buggered if I Know e quel genere di cose, * e c’era <strong>un</strong>a lotteria<br />
con in palio <strong>un</strong>a bottiglia di whisky. Eravamo seduti nella sala com<strong>un</strong>e<br />
e Bryan mi disse che il barista che organizzava la lotteria<br />
barava sempre e faceva in modo che il premio andasse a <strong>un</strong>o dei<br />
vecchi pensionati. C’era questo profondo senso di <strong>un</strong>a cultura locale,<br />
proletaria e vecchio stile, e Bryan ovviamente ne faceva parte.<br />
Quindi, di fatto, detestava la cultura di fine anni Sessanta/inizio<br />
Settanta, con le droghe, la musica pop e tutto il resto...<br />
István Bart Eccome se la detestava. Non credo che se ne lasciò<br />
mai sfiorare. Non gl’interessava e basta.<br />
Joebear Webb Ricordo che nel 1967, quand’era a Parigi – e quindi<br />
durante l’estate dell’amore e tutte quelle cose – si era tagliato i<br />
capelli cortissimi, sembrava quasi <strong>un</strong>a ciotola di pudding. Portava<br />
anche dei blazer. Voglio dire, verso la fine di quel periodo – nel<br />
1968, 1969 – io mi presentavo agli app<strong>un</strong>tamenti in pantaloni di<br />
velluto a zampa di <strong>elefante</strong>, camicie a fiori e magari non veri e propri<br />
caftani, ma quasi: <strong>un</strong> corredo assurdo ma molto alla moda. Arrivavo<br />
con i capelli l<strong>un</strong>ghissimi e me lo trovavo là seduto con quei<br />
suoi pantaloni larghi, cravatta, camicia bianca e blazer, e pensavo:<br />
“Dio mio, come sei inquadrato”.<br />
Gianni Zambardi-Mall Ecco <strong>un</strong>’altra cosa, era sempre vestito bene.<br />
* Confesso che non sono riuscito a trovare ness<strong>un</strong>a canzone con questo titolo.<br />
43
Joebear Webb Ma era fatto così, eri contento di vederlo, ma quello<br />
che diceva non rispecchiava minimamente i vestiti che indossava,<br />
perché non parlava come <strong>un</strong> agente immobiliare o <strong>un</strong> assistente<br />
legale o cose così, non parlava affatto come si vestiva.<br />
Barry Cole Una cosa che notavi di lui era che aveva sempre rapporti<br />
amichevoli con i proprietari dei pub, il che era molto insolito.<br />
Si portava addosso quest’aria di rispettabilità, di solidarietà,<br />
non so cosa fosse, ma c’era qualcosa nella sua persona che lo rendeva<br />
simpatico a quei personaggi. Vede, se non si faceva vedere<br />
per <strong>un</strong>a settimana, quelli chiedevano di lui.<br />
John Boothe Non fumava mai erba, credo che non approvasse.<br />
C’era <strong>un</strong> non so che di leggermente puritano e proletario in lui. E<br />
vede, ci sono autori che devono essere rimproverati perché alzano<br />
la voce con le segretarie, sono cafoni e cose di questo tipo. Con<br />
Bryan questo non succedeva.<br />
William Hoyland Bryan non era per niente <strong>un</strong> edonista – era <strong>un</strong><br />
uomo di grande moralità. Ma non ci trovava niente di male nel<br />
farsi <strong>un</strong> bicchiere e divertirsi <strong>un</strong> po’.<br />
Alan Burns Ricordo <strong>un</strong> evento all’ICA per la presentazione di <strong>un</strong><br />
gruppo chiamato Writers Reading, che avrebbe avuto vita breve.<br />
Una delle lettrici era Ann Quinn, <strong>un</strong>a grande amica mia e di mia<br />
moglie Carol; e Bryan sapeva chi era e rispettava il suo talento.<br />
Era <strong>un</strong>a donna molto bizzarra e, per farla breve, in occasione di<br />
quell’evento all’ICA tenemmo tutti le nostre letture mentre lei si<br />
comportò com’era suo tipico, e cioè uscì sul palco e rimase seduta<br />
a guardare la gente, senza dire <strong>un</strong>a sola parola! Guardava e basta,<br />
insinuando o affermando effettivamente che dovevamo “com<strong>un</strong>icare<br />
col pensiero”, che fosse possibile com<strong>un</strong>icare meglio in silenzio<br />
piuttosto che con le parole. Ero affascinato dalla cosa, mi sembrava<br />
estrema, provocatoria e interessante, mentre Bryan era assolutamente<br />
scocciato, era infuriato con lei.<br />
Credo che fosse questa la caratteristica principale di Bryan – l’integrità<br />
o, se vogliamo, l’onestà, non seguiva la moda o la corrente,<br />
anche se era degli anni Sessanta, di sinistra eccetera. Non lo faceva<br />
e basta. Forse era <strong>un</strong>a questione di classe sociale a renderlo in<br />
<strong>un</strong> certo senso meno libero, a renderlo più – non fedele della tradizione,<br />
se la sarebbe presa a morte se qualc<strong>un</strong>o gli avesse detto<br />
44
così – ma aveva <strong>un</strong> certo riguardo per le strutture elementari e <strong>un</strong>a<br />
certa consapevolezza della loro importanza. Ora, alc<strong>un</strong>i degli<br />
esponenti più stupidi degli anni Sessanta non ce l’avevano, e lui ci<br />
teneva a esprimere la sua idea a proposito.<br />
Dal p<strong>un</strong>to di vista politico, chiaramente, eravamo dalla stessa parte,<br />
eravamo socialisti, ma ricordo che <strong>un</strong>a volta criticò la questione<br />
irlandese definendola <strong>un</strong>a “baruffa tra irlandesi”, e dicendo<br />
che: “Be’, i protestanti odiano i cattolici, al diavolo tutti quanti,<br />
non me ne frega niente”. Se io pensavo al marxismo e parlavo<br />
d’imperialismo, lui mandava tutto al diavolo. In questo caso credo<br />
che si sbagliasse ma in altre occasioni poteva avere assolutamente<br />
ragione, e ora ve ne darò <strong>un</strong> esempio. Eravamo a <strong>un</strong>’altra conferenza<br />
ad Harrogate e cominciammo a parlare di famiglia, e il<br />
gruppo di cui ero membro, se non <strong>un</strong> portavoce, sosteneva che bisognasse<br />
abolire la famiglia e tutti gli annessi e connessi. Credevo<br />
che il mio amico Bryan, essendo di sinistra, mi avrebbe appoggiato,<br />
e invece no. Era fermamente convinto che non solo non si potesse<br />
eliminare la famiglia, non la si poteva nemmeno mettere in<br />
dubbio, è l’<strong>un</strong>ica cosa che abbiamo quindi dobbiamo appoggiarla,<br />
Cristo santo. Sostenne questa posizione con veemenza, cosciente<br />
di essere <strong>un</strong>a voce isolata non solo tra quelli di destra ma<br />
anche tra quelli di sinistra. Solo adesso capisco quant’ero stupido<br />
e quanto aveva ragione!<br />
Philip Ziegler Gli piaceva sottolineare le sue origini proletarie e<br />
parlare degli stupidi snob che popolavano la scuola pubblica e<br />
così via, ma aveva sempre <strong>un</strong> tono abbastanza allegro e in realtà<br />
non gli dispiaceva essere portato in qualche bel club alla moda per<br />
pranzo. Gli piacevano quelle cose.<br />
Alison Paice Diceva sempre che era <strong>un</strong> contadino, il che per me<br />
era <strong>un</strong>a stupidaggine poiché avevamo tutti <strong>un</strong>a vita borghese. Con<br />
Virginia, era l’esempio classico di <strong>un</strong>o che sposandosi fa il suo ingresso<br />
nella borghesia, ma che ti vuole ricordare in continuazione<br />
da dove viene!<br />
Ben Glazebrook Ricordo che <strong>un</strong>a sera sono andato a cena da lui<br />
nel suo appartamento di Myddelton Square. Ero vestito in maniera<br />
informale e lui credeva che mi sarei messo elegante, così aveva<br />
indossato <strong>un</strong> abito da sera. Dopo la zuppa si è alzato per portare<br />
via i piatti ed è tornato con dei vestiti informali – si era andato a<br />
45
cambiare. Se fosse stato più sicuro di sé si sarebbe messo quel che<br />
gli pareva e basta.<br />
Gloria Cigman Ricordo che piaceva a tutto lo staff della BBC, era<br />
“<strong>un</strong>o di loro” – <strong>un</strong>a specie di proletario incazzato, perché erano<br />
quelle le sue origini, no? E tutto questo rientrava nel suo atteggiamento<br />
anti-scolastico e anti-<strong>un</strong>iversitario. Credo che avesse<br />
anche fallito l’esame di ammissione alla scuola media, non è<br />
così? Poi era andato al King’s, era uscito con <strong>un</strong> 2.2 e aveva continuato<br />
a disprezzare l’intero sistema. Eppure, ho ancora <strong>un</strong>a sua<br />
lettera in cui a <strong>un</strong> certo p<strong>un</strong>to diceva di voler diventare “writer<br />
in residence” all’<strong>un</strong>iversità di Warwick. Voleva tutt’e due le<br />
cose! Quindi, c’era questo paradosso di <strong>un</strong> uomo che voleva le<br />
stesse cose che diceva di disprezzare – come <strong>un</strong>a moglie di quel<br />
tipo, gli accademici e così via. Ecco perché credo che se fosse entrato<br />
a far parte dell’establishment, se avesse vinto <strong>un</strong> posto all’<strong>un</strong>iversità,<br />
non se la sarebbe presa poi tanto con il mondo. Al<br />
contrario, gli sarebbe piaciuto <strong>un</strong> sacco. In quel periodo c’era<br />
molta gente che, dal p<strong>un</strong>to di vista politico e culturale, lottava<br />
contro l’establishment solo per il gusto di farlo. Non è così negativo<br />
come potrebbe sembrare, perché c’erano cose che non f<strong>un</strong>zionavano<br />
in tale establishment e quella era <strong>un</strong>a generazione<br />
d’intellettuali che, anche se non sapeva bene cosa cambiare, non<br />
era soddisfatta di quel che c’era. Credo che Bryan facesse parte<br />
di questa categoria. Non sapeva cosa voleva, ma era scontento.<br />
Vede, come <strong>un</strong> ragazzino che andava in giro prendendo a calci<br />
lattine di Coca Cola.<br />
Alan Sapper Agli altri delegati che vennero con noi in Ungheria<br />
Bryan non piaceva nemmeno <strong>un</strong> po’, erano molto critici nei suoi<br />
confronti e lui a sua volta era critico verso di loro. Non gli piaceva<br />
la classe sociale che rappresentavano, perché loro erano davvero<br />
della classe operaia.<br />
Helen Sapper Il fatto è che era molto istruito, e che cominciavano<br />
a piacergli quel linguaggio e quelle cose che la classe operaia definirebbe<br />
“attributi della borghesia”. A Bryan piacevano le cose<br />
belle – sua moglie era incantevole, quasi aristocratica a dire il<br />
vero. A Bryan piacevano questo genere di cose, e forse era per<br />
questo che cominciò a sentirsi a disagio con quelle persone.<br />
46
Alan Sapper Era <strong>un</strong>o che sapeva capire la gente – ma non la classe<br />
sociale. Non credo che sapesse cos’erano le idee politiche. Non<br />
sapeva quali erano i confini di <strong>un</strong>’ideologia politica. Le sue idee<br />
politiche erano del tutto personali.<br />
István Bart Aveva delle spiccate simpatie com<strong>un</strong>iste ma non era<br />
<strong>un</strong> uomo di partito, in ness<strong>un</strong> senso. Ma le sue simpatie intellettuali<br />
e morali andavano a tutto ciò che era opposizione. Preferiva<br />
la vecchia sinistra. Michael Foot era <strong>un</strong> personaggio chiave – è<br />
grazie a Bryan che ho conosciuto Michael Foot. Era amareggiato<br />
del fatto che il movimento laburista inglese si fosse distaccato dalle<br />
posizioni di Michael Foot, perdendo l’appoggio degli intellettuali.<br />
Me lo ricordo benissimo.<br />
Barry Cole Anche se non si schierò mai con i com<strong>un</strong>isti, avrei detto<br />
senz’altro che era <strong>un</strong> socialista vicino a Tony Benn.<br />
István Bart Il suo essere all’avanguardia era <strong>un</strong>a sorta di posizione<br />
politica. Il problema era che il resto della Gran Bretagna non pensava<br />
in questi termini. Così, il suo era <strong>un</strong> atteggiamento europeo,<br />
per niente britannico. Sarebbe stato <strong>un</strong> personaggio normalissimo<br />
in Francia o in Germania, dove avrebbe ricevuto <strong>un</strong>a risposta appropriata.<br />
In Gran Bretagna veniva semplicemente ignorato, non<br />
era visto come <strong>un</strong>a minaccia. In Francia o in Germania l’establishment<br />
l’avrebbe considerato <strong>un</strong>a minaccia e avrebbe reagito di<br />
conseguenza. In Gran Bretagna finì per essere <strong>un</strong>a nullità. E questo<br />
di sicuro fu il colpo più duro che potesse ricevere. Ma i suoi<br />
modelli, le persone che sperava di diventare, erano tutti scrittori<br />
francesi, scrittori tedeschi, scrittori <strong>un</strong>gheresi.<br />
Jeremy Hooker E chiaramente gallesi! Non è raro che gli scrittori<br />
inglesi, gli scrittori non gallesi in generale, abbiano <strong>un</strong>’immagine<br />
<strong>un</strong> po’ idealizzata degli scrittori gallesi e della loro condizione, e<br />
sono sicuro che Bryan, che soggiornò qui per <strong>un</strong> periodo relativamente<br />
breve, la pensasse così. Credo che avesse quest’idea del<br />
poeta come <strong>un</strong> bardo, come il portavoce della sua com<strong>un</strong>ità, dotato<br />
di <strong>un</strong> ruolo molto importante, e immagino che alc<strong>un</strong>i dei gallesi<br />
che aveva conosciuto potrebbero confermare tutto questo. Se,<br />
per esempio, avesse letto il libro di Ned Thomas, The Welsh Extremist,<br />
e avesse parlato con Ned del suo interesse per Gwenallt –<br />
si trattava di <strong>un</strong> tipico poeta gallese moderno, <strong>un</strong>a voce scaturita<br />
47
da <strong>un</strong> forte senso della com<strong>un</strong>ità, e credo che Bryan desse molto<br />
valore a questa cosa e che l’idealizzasse.<br />
Michael Bakewell Credo che forse ci sia <strong>un</strong>a dimensione spirituale<br />
in tutto questo – nel suo interesse per il nazionalismo gallese<br />
(pur non avendo sangue gallese). Il Galles era importantissimo<br />
per lui a causa del periodo trascorso a Gregynog come “writer in<br />
residence”, e anche perché si era affezionato molto a Glyn Tegai<br />
Hughes, che gestiva il college. Era particolarmente interessato alla<br />
religione celtica.<br />
John Berger Mi è sempre sembrato <strong>un</strong> personaggio sostanzialmente<br />
urbano, appartenente a <strong>un</strong> mondo urbano, ma allo stesso<br />
tempo posso capire benissimo come la portata della sua tristezza<br />
avesse trovato <strong>un</strong>’eco portentosa sotto i cieli celtici.<br />
Michael Bakewell Ma nel suo caso la questione spirituale è molto<br />
complicata: anche se era ateo, aveva bisogno di <strong>un</strong> Dio con cui<br />
prendersela (o di qualc<strong>un</strong>o a cui dare la colpa). Ma in Bryan c’era<br />
<strong>un</strong>a dimensione spirituale e anche <strong>un</strong>a forte componente di superstizione,<br />
come la preoccupazione per la fine che avrebbero fatto<br />
le proprie <strong>un</strong>ghie – il rischio di esporsi alle forze del male.<br />
Vede, le streghe usano le <strong>un</strong>ghie, basta metterle in <strong>un</strong>a bambolina<br />
di argilla e si acquista potere su <strong>un</strong>a persona. In quel periodo<br />
Bryan era affascinato dalle streghe, proprio come me. Una caratteristica<br />
interessante, se paragonata al lato concreto, reale e molto<br />
materiale che emerge dalle sue opere.<br />
Frank Fisher Ho sempre trovato curioso il fatto che Ginnie avesse<br />
legami con la chiesa. Sua madre era la segretaria del parroco di<br />
St John’s Wood.<br />
Thelma Fisher Era <strong>un</strong>a brava donna di chiesa.<br />
Frank Fisher Un po’ come il padre di Bryan, che faceva parte della<br />
Società per la Promozione della Coscienza Cristiana.<br />
Joebear Webb Ho pensato spesso che Bryan in realtà fosse molto<br />
superstizioso. Da <strong>un</strong> lato non voleva sapere, ma dall’altro voleva<br />
Dio – o magari non Dio, ma in ogni caso qualcosa che “non fosse<br />
scontato”. Voleva qualcosa – come tutti – nel senso che voleva che<br />
48
ci fosse qualcosa, ma aveva anche <strong>un</strong> rapporto particolare con<br />
quest’assenza perché ne parlava nei suoi scritti, era <strong>un</strong> aspetto<br />
fondamentale del suo essere e della sua attività, quindi credo che<br />
l’interessasse in maniera tremenda. Penso alla l<strong>un</strong>a; quando nacque<br />
mio figlio, Bryan mi chiese se conoscevo la posizione della<br />
l<strong>un</strong>a e cose di questo genere. Parlavamo spesso della Divinità l<strong>un</strong>are<br />
e sono materie di cui m’interesso tutt’ora. Credo che Bryan<br />
s’interessasse molto a queste cose nonostante il suo modo di essere,<br />
aveva <strong>un</strong> inconscio decisamente vivace, basta guardare la fine<br />
di Fat Man on a Beach. Era ossessionato dalla l<strong>un</strong>a e dal mare, che<br />
per lui erano fondamentali.<br />
Michael Bakewell Di sicuro aveva <strong>un</strong>a spiccata tendenza all’autodrammatizzazione.<br />
István Bart Di fatto, non faceva altro che scrivere storie in cui le<br />
origini proletarie erano <strong>un</strong>a componente fondamentale – e che<br />
parlavano della sua difficoltà a emergere e a superare le barriere<br />
della classe operaia, comportandosi come <strong>un</strong> europeo all’avanguardia<br />
in <strong>un</strong> ambiente che, dal p<strong>un</strong>to di vista culturale, era decisamente<br />
poco recettivo a ogni influenza europea. Credeva di rivoluzionare<br />
il romanzo inglese, era questa la sua ambizione, portare<br />
parte dell’avanguardia europea in Gran Bretagna. E la sua grande<br />
frustrazione fu di non esserci mai riuscito, di non aver mai ricevuto<br />
la giusta accoglienza, perché si batteva contro <strong>un</strong> mondo insensibile,<br />
dove non poteva opporsi a ness<strong>un</strong>o. Era questa la sua prima<br />
ambizione, trovare qualc<strong>un</strong>o con cui confrontarsi, qualc<strong>un</strong>o<br />
con cui scontrarsi – ma non trovò ness<strong>un</strong>o. Si ritrovò in <strong>un</strong> ambiente<br />
insensibile, che non reagiva in alc<strong>un</strong> modo.<br />
Ferenc Takács Già, come la reazione tipica del “Times Literary<br />
Supplement”: “Il romanzetto interessante del signor Johnson” e<br />
cose di questo tipo.<br />
Philip Ziegler Credo che fosse decisamente – anche se è<br />
<strong>un</strong>’espressione bruttissima – <strong>un</strong>o “scrittore per scrittori”. Il grande<br />
pubblico non lo conosceva. E chi lo conosceva, lo trovava eccentrico<br />
ed esibizionista. Attualmente sto scrivendo <strong>un</strong> libro su<br />
Rupert Hart-Davis, e Rupert si sarebbe sentito oltraggiato da lui,<br />
l’avrebbe trovato stupido e volgare. E, in generale, gli ambienti<br />
letterari più conservatori pensavano la stessa cosa. Quelli come<br />
49
Rupert, che accettano serenamente lo sperimentalismo e i guizzi<br />
di <strong>un</strong> Tristram Shandy, guardano con orrore a B.S. Johnson e considerano<br />
il suo lavoro la forma più pretenziosa di esibizionismo.<br />
Probabilmente solo perché Tristram Shandy era stato scritto duecento<br />
anni prima, ed era stato apprezzato col tempo!<br />
István Bart Non sapeva molto della Germania. Se avesse saputo<br />
di più dell’avanguardia tedesca, credo che si sarebbe identificato<br />
con l’avanguardia socialista e com<strong>un</strong>ista degli anni Venti. Era <strong>un</strong>a<br />
reincarnazione di quel periodo. È vero che aveva <strong>un</strong>a sorta di venerazione<br />
per Brecht: ma a parte questo non sapeva molto altro.<br />
Non aveva <strong>un</strong> grande pubblico. Non era <strong>un</strong> uomo istruito. Non<br />
era istruito nel senso accademico del termine. Al contrario, si rifiutava<br />
di entrare a far parte del sistema. Comportarsi così e al<br />
tempo stesso acquisire gli atteggiamenti raffinati del mondo intellettuale<br />
significava farsi inghiottire da tale mondo, cosa a cui lui si<br />
opponeva. Opposizione è <strong>un</strong>a parola molto importante. Bryan<br />
non voleva farsi inglobare.<br />
Bryan potrebbe sembrare <strong>un</strong>o scrittore d’avanguardia, ma dopo<br />
tutti questi anni è evidente che il suo contributo fu quello di scrivere<br />
di folclore, del folclore di <strong>un</strong>’intera società, del suo passato<br />
proletario: di attitudini ormai scomparse e che non torneranno mai<br />
più. Anche se lui cercava di resuscitarlo, in realtà questo mondo<br />
era già scomparso. Morto e sepolto. Ne rimanevano solo poche<br />
tracce. Bryan si costruì <strong>un</strong> suo folclore personale nel quale rifugiarsi.<br />
Era evidente che si trattava di <strong>un</strong> passato ormai perduto.<br />
Rimpiazzato dalla realtà apolitica e non faziosa degli anni Sessanta<br />
e Settanta, in cui i vecchi valori proletari non avevano più spazio.<br />
Joebear Webb Già, e credeva in questa cosa – voglio dire, anch’io<br />
ero cresciuto con la stessa mentalità, credo che sia tipica delle<br />
classi operaie – credeva nella fedeltà alla famiglia e alla propria<br />
casa. Per esempio, credo che ness<strong>un</strong>o di quelli che abitavano nel<br />
quartiere dove sono cresciuto sia mai stato infedele, se <strong>un</strong>a donna<br />
avesse tradito il marito credo che sarebbe stata schiaffeggiata in<br />
pubblico e tutti l’avrebbero saputo. Credo che fosse quello l’ambiente<br />
da cui proveniva Bryan e nel nord per molti versi è ancora<br />
così, ho diversi amici di quelle zone che hanno quest’idea assolutamente<br />
inflessibile della fedeltà, niente a che vedere con i romanzi<br />
borghesi o le sceneggiate televisive.<br />
50
Diana Tyler Credo che la famiglia, il matrimonio fosse <strong>un</strong>a componente<br />
indispensabile della sua vita, proprio così, e che la possibilità<br />
che andasse male non rientrasse nel suo schema delle cose.<br />
Bill Holdsworth Sia io che Bryan amavamo molto le donne, ma<br />
non eravamo molto bravi a rapportarci con loro come avremmo<br />
voluto. Avevamo paura di essere <strong>un</strong> po’ grezzi, e quando lo eravamo<br />
finivamo spesso per calcare <strong>un</strong> po’ troppo la mano. Oppure<br />
eravamo ipersensibili.<br />
Francis King Ho sempre avuto il sentore di <strong>un</strong>a certa omosessualità<br />
repressa in Bryan. 5<br />
John Horder Molte persone si lasciavano ingannare dal disperato<br />
desiderio di Bryan di “passare per eterosessuale”. È capitato anche<br />
a me. Se Bryan fosse stato meno chiuso, forse oggi sarebbe ancora<br />
vivo. 6<br />
Claire Andrews No, non erano cose che appartenevano a Johnson,<br />
era eterosessuale al cento per cento: salvo non sapere assolutamente<br />
niente in fatto di donne.<br />
Keith Andrews Le metteva su <strong>un</strong> piedistallo.<br />
Barry Cole Bryan era <strong>un</strong> personaggio decisamente virile. Non<br />
credo che rispettasse molto le donne. S’innamorava di loro, ma<br />
non credo che le rispettasse molto. Eppure era sempre gentile<br />
con loro.<br />
Julia Treveylan Oman Non ho mai pensato che potesse approfittare<br />
dell’amicizia di <strong>un</strong>a persona, non mi sono mai sentita in pericolo<br />
con lui. Certo, era talmente robusto che poteva mettere a terra<br />
chi<strong>un</strong>que in due secondi, ma mi sono sempre e solo sentita al sicuro<br />
con lui, e la cosa va a suo favore. La gente pensava che potesse<br />
essere <strong>un</strong> po’ invadente, mentre non era affatto così. Credo<br />
che Virginia non si sia mai dovuta preoccupare di cose di questo<br />
tipo, mai. E le conversazioni non prendevano mai quella direzione,<br />
ma ruotavano sempre attorno al lavoro.<br />
Gloria Cigman Scelse Virginia, questa ragazza di classe e con <strong>un</strong>a<br />
madre snob che non sopportava Bryan – sto forse dicendo trop-<br />
51
po...? Ad ogni modo, era lei che aveva in mano i soldi, e lui ne soffriva,<br />
<strong>un</strong>a delle tante cose di cui soffriva. Ricordo benissimo l’eleganza<br />
di Virginia rispetto all’apparenza volutamente rustica di<br />
Bryan. Credo che fosse <strong>un</strong>a specie di sindrome, quando <strong>un</strong>a persona<br />
capisce che non potrà mai eguagliare <strong>un</strong>’altra e quindi decide<br />
di sfruttare al massimo l’immagine che ha. Ogni volta che penso<br />
a loro, ricordo che Virginia era molto bella ma anche molto<br />
gentile e amichevole. Non sembrava affatto <strong>un</strong>a nell’ombra. Al limite,<br />
era lui a sembrarmi <strong>un</strong> po’ prepotente, ma probabilmente il<br />
motivo era che lui si sentiva adombrato da lei. Può darsi che mi<br />
sbagli. Ecco quel che mi ricordo: lui si vestiva in maniera trasandata<br />
e lei elegante (e non sto parlando di Harrods ma di <strong>un</strong>a donna<br />
con <strong>un</strong>’eleganza ricercata, che credo possieda ancora), ricordo<br />
due occhi grandi, <strong>un</strong> volto ovale e <strong>un</strong> grande stile, ecco cosa mi<br />
viene in mente. E mi vengono in mente due grandi differenze in<br />
quella coppia: <strong>un</strong>a per quanto riguarda l’eleganza, e l’altra per la<br />
bellezza fisica. Era questa, secondo me, la caratteristica principale<br />
di quella coppia, e credo che tra i due fosse Bryan quello a sentirsi<br />
in difetto.<br />
Marta Szabados Ricordo che la prima volta che venne a Budapest<br />
si comprò <strong>un</strong> cappotto invernale perché gli avevano detto che<br />
l’Ungheria era <strong>un</strong> paese freddo, ed era <strong>un</strong> bel cappotto nero, che<br />
gli stava benissimo. Lo comprò in Inghilterra e lo portò a Budapest,<br />
e ricordo che era alto e che si muoveva bene, con <strong>un</strong>a certa<br />
disinvoltura (probabilmente quella disinvoltura che gli mancava<br />
nelle sue intricatissime questioni di lavoro – o meglio, così credo).<br />
E questa disinvoltura era legata al fatto che chi aveva sposato Virginia<br />
doveva essere qualc<strong>un</strong>o, perché Virginia era <strong>un</strong>a donna davvero<br />
splendida, che parlava francese e che aveva detto sì a Bryan<br />
Johnson, e quindi Bryan Johnson doveva essere <strong>un</strong> uomo di <strong>un</strong><br />
certo spessore!<br />
Thelma Fisher <strong>Come</strong> potevi, con Bryan, mantenere la tua personalità<br />
come donna? Ecco come la metterei. Certo, si tratta solo di<br />
<strong>un</strong>a mia sensazione intuitiva. Era molto difficile sentirsi <strong>un</strong>a persona<br />
completa con lui a causa del fardello emotivo che sembrava<br />
scaricarti addosso. La cosa non ti lasciava ness<strong>un</strong>o spazio, e ho<br />
sempre ammirato Ginnie perché riusciva a gestire la cosa, soprattutto<br />
perché la prima impressione che avevo avuto di lei era quella<br />
di <strong>un</strong>a donna con <strong>un</strong>a personalità non molto forte. (Ora, ripen-<br />
52
sandoci, era evidente che Muriel aveva <strong>un</strong>a personalità decisamente<br />
forte, tanto che dev’essere stato <strong>un</strong> vero e proprio scontro<br />
tra giganti.) Ginnie aveva solo dovuto fronteggiare <strong>un</strong>a serie di<br />
cose. Il solo fatto di vivere con Bryan così a l<strong>un</strong>go, con tutte le sue<br />
restrizioni e quell’ossessione per la stesura della propria autobiografia,<br />
avrebbe esercitato <strong>un</strong>a pressione tremenda su chi<strong>un</strong>que. E<br />
il fatto di dover tirar su due bambini normalissimi in <strong>un</strong> ambiente<br />
simile, di doversi occupare sia della propria madre al piano interrato<br />
sia di quella di Bryan, che scriveva al piano di sopra. E poi le<br />
terribili circostanze del suo farsi così violento e della sua morte...<br />
William Hoyland Virginia gli aveva letteralmente salvato la vita e<br />
l’aveva invogliato a scrivere, tanto che la vita aveva cominciato a<br />
sembrargli degna di essere vissuta, anche se la condizione umana<br />
continuava a tormentarlo non poco. E lui l’adorava. E sebbene<br />
fosse <strong>un</strong> uomo intelligente e informato e sapesse che le coppie si<br />
possono allontanare, non credo che gli sia mai venuto in mente<br />
che potesse capitare a lui, e credo che quando successe non riuscì<br />
a sopportarlo. Se commise <strong>un</strong> errore di valutazione, probabilmente<br />
fu questo. Ed è per questo che fu tutto così tragico, perché<br />
Bryan avrebbe dovuto cercare di cambiare e di capire che Virginia<br />
era <strong>un</strong>a donna, e che forse stava investendo troppo su di lei. Si<br />
tratta di <strong>un</strong>a sindrome abbastanza com<strong>un</strong>e, dopotutto: la gente si<br />
sente così oppressa che ha voglia di scappare o di prendersi <strong>un</strong>a<br />
pausa, non ce la fa più a sostenere l’altro.<br />
Gordon Williams Bryan mi dava l’idea di <strong>un</strong> uomo solo, che conosceva<br />
<strong>un</strong> sacco di persone ma solo perché le aveva incontrate.<br />
Incontrate in giro, nei posti alla moda che gli piaceva frequentare.<br />
Il fatto è che in quest’ambiente sono tutti in competizione in <strong>un</strong><br />
modo o nell’altro. E credo che il povero Bryan non se ne rendesse<br />
conto: vede, questa vita è <strong>un</strong> inferno chiassoso, fa’ la tua parte, rilassati,<br />
fatti <strong>un</strong>a risata, perché sei così triste, tanto faremo tutti la<br />
stessa fine – si tratta di <strong>un</strong> problema psicologico, non di <strong>un</strong> atteggiamento,<br />
non di <strong>un</strong>a posizione intellettuale.<br />
John Berger In lui c’era qualcosa che avvertivi subito o quasi, potremmo<br />
chiamarla la sua tragicità: sembrava portarsi addosso <strong>un</strong>a<br />
sorta di destino tragico, e non dico questo perché alla fine si uccise.<br />
D’altro canto, capivi anche che era <strong>un</strong>a persona incredibilmente<br />
complessa. Ma si trattava di quel genere di complessità che pro-<br />
53
viene dalla sofferenza e che al tempo stesso genera sofferenza.<br />
Con questo non voglio dire che facesse la vittima né altre stupidaggini<br />
del genere, ma era come <strong>un</strong> soldato ferito. E dico soldato<br />
perché, di fatto, era sempre coinvolto in <strong>un</strong>a specie di guerra ed<br />
era rimasto ferito, e ciò gli dava anche qualcosa di eroico che si<br />
collega con quella che chiamerei la sua bellezza.<br />
Philip Ziegler La prima volta che Bryan è venuto nel mio ufficio<br />
la mia segretaria, che a volte aveva intuizioni simili, è venuta da<br />
me subito dopo e mi ha detto: “Quell’uomo si vuole suicidare”.<br />
Credo che fosse per via del suo comportamento...<br />
Alison Paice Credo che fosse molto triste.<br />
Rod Verney Non sorrideva molto.<br />
Ferenc Takács Sotto molti p<strong>un</strong>ti di vista era terribilmente solo e<br />
triste.<br />
Helen Sapper Bryan veniva spesso a casa nostra, si sedeva sulla<br />
poltrona dov’è seduto lei ora e spesso non apriva bocca per tutta<br />
la sera. Credo che fosse molto introspettivo.<br />
István Bart Non è mai stato <strong>un</strong> tipo molto allegro. Mai.<br />
Judy Coke Poteva essere molto depresso, vede, davvero convinto<br />
che la vita fosse <strong>un</strong> inferno. Inconsolabile è la parola che mi viene<br />
in mente quando penso a Bryan.<br />
Stuart Crampin Vede, era <strong>un</strong>o sfollato e non lo sopportava, e credo<br />
che ce l’avesse con i suoi genitori perché avevano deciso che<br />
era troppo pericoloso per lui rimanere a Londra, mentre quei genitori<br />
a cui voleva così bene erano rimasti senza problemi in città.<br />
Non capiva perché l’avessero spedito altrove. Di sicuro, fu <strong>un</strong><br />
evento che intaccò il loro rapporto.<br />
Marjorie Verney Be’, pensavano che fosse più sicuro. Il che è<br />
comprensibile, dato che tra lui e sua madre c’era <strong>un</strong> rapporto così<br />
stretto. Soprattutto perché era figlio <strong>un</strong>ico, quando hai <strong>un</strong> figlio<br />
solo si crea <strong>un</strong> rapporto ancora più stretto, no?<br />
54
Ron Verney Quindi significa che doveva avere sei anni allo scoppio<br />
della guerra, giusto? Perché noi ne avevamo quindici.<br />
Marjorie Verney Era solo <strong>un</strong> bambino.<br />
Ron Verney Be’, forse cominciava a capire quel che stava succedendo.<br />
Marjorie Verney Dev’essere stato straziante essere allontanato da<br />
sua madre.<br />
Gloria Cigman Detestava essere <strong>un</strong>o sfollato – e ricordo di averne<br />
parlato con lui perché, come dico nel mio contributo a quel libro,<br />
per me fu <strong>un</strong>’esperienza molto positiva. Ok, a Londra piovevano<br />
bombe e i miei genitori rischiavano di morire, ma finii per adattarmi.<br />
Mentre Bryan non crede che le persone in realtà non cambino<br />
mai? Possono modificarsi e adattarsi, ma c’è qualcosa che resta<br />
intatto nell’anima, e credo che Bryan sia sempre rimasto <strong>un</strong>o<br />
che scalciava, che litigava... È interessante notare come quest’uomo<br />
sia sempre definito da qualcosa di negativo: <strong>un</strong> atteggiamento<br />
negativo verso lo sfollamento, <strong>un</strong> atteggiamento negativo verso la<br />
scuola, verso l’<strong>un</strong>iversità... Credo che fosse <strong>un</strong>a di quelle persone<br />
che erano riuscite in qualche modo ad avere <strong>un</strong> diploma in lettere,<br />
<strong>un</strong> diploma in letteratura, che però aveva avuto l’effetto opposto:<br />
non gli aveva insegnato quello che di solito si spera possa insegnare<br />
<strong>un</strong> diploma, e cioè insegnare alla gente come pensare piuttosto<br />
che cosa pensare. Lui non aveva affatto imparato a pensare.<br />
Jeremy Hooker Be’, questo ci riporta di nuovo all’immagine del<br />
toro, che non vuole essere offensiva: al contrario, la intendo come<br />
simbolo della sua forza, della sua tenacia – Johnson era convinto<br />
di quello in cui credeva. Aveva questo grande senso della concretezza,<br />
dell’inevitabile declino di ogni forma di vita materiale: nutriva<br />
<strong>un</strong>’ossessione totale per questa cosa, che a me sembrava anche<br />
molto pericolosa. Verso la fine di Trawl ha <strong>un</strong>a relazione con<br />
<strong>un</strong>a donna e dice qualcosa come “Darò alla vita <strong>un</strong>’altra possibilità,”<br />
e si riferisce a lei, e quando ho letto questa frase ho pensato<br />
che fosse <strong>un</strong>a cosa terribile, <strong>un</strong> pensiero terribile – dare <strong>un</strong>a possibilità<br />
alla vita! Mi sembra <strong>un</strong>’idea spaventosamente ristretta e pericolosa.<br />
Ma lui sapeva cos’era reale e cosa non lo era, e quello che<br />
era reale è che siamo tutti esseri materiali che vivono in <strong>un</strong> <strong>un</strong>iver-<br />
55
so materiale destinato a deperire – la gente si ammala di cancro,<br />
muore e fine della storia. Era questo che gli interessava ed era<br />
questa la differenza fra noi, perché Bryan mi piaceva ma le sue<br />
idee mi sembravano disperatamente limitate: ma forse è da lì che<br />
veniva la forza del suo pensiero, forse nutrire <strong>un</strong>a convinzione appassionata<br />
sulle cose è come <strong>un</strong>a molla, e per lui era <strong>un</strong>a molla<br />
creativa. Lo rendeva lo scrittore che era. Ed era anche <strong>un</strong>a prospettiva<br />
da rispettare perché sapevo che si basava sulla sua esperienza<br />
personale, ed è questo <strong>un</strong> altro motivo per cui, se fosse sorta<br />
<strong>un</strong>a discussione, avrei lasciato perdere, perché alla base delle<br />
sue idee c’era la morte del suo amico e poi quella di sua madre –<br />
ecco cos’era, in sostanza. E non si può discutere su questo tipo di<br />
esperienze.<br />
Glyn Tegai Hughes C’era sempre <strong>un</strong> certo interesse per la morte<br />
che trapelava dalle conversazioni e credo anche da alc<strong>un</strong>e conferenze<br />
con i suoi studenti. Non si trattava di <strong>un</strong>a dottrina strutturata<br />
ma di <strong>un</strong> interesse sullo sfondo.<br />
Thelma Fisher Eravamo gente molto ordinaria, borghese e religiosa,<br />
tanto che a volte mi chiedo perché diamine fosse interessato<br />
a noi. E la risposta dev’essere nella sua tendenza ad accumulare<br />
le cose. Sembrava che fosse <strong>un</strong> accaparratore di persone, così<br />
come di pezzettini di carta e di esperienze, e quando hai subito <strong>un</strong><br />
grave trauma da bambino, com’era evidentemente successo a lui a<br />
causa dello sfollamento, del fatto che sua madre fosse il mondo<br />
per lui, allora concedersi la vicinanza di <strong>un</strong>a donna e poi fare<br />
esperienza della sua perdita deve aiutarti a tirare avanti, e sembra<br />
quasi <strong>un</strong> tema ricorrente....<br />
Frank Fisher Nel suo caso tutto ciò si collega, in qualche modo,<br />
alla questione della Dea Bianca. Anche se non so bene come.<br />
John Berger Credo che la questione della sopravvivenza fosse<br />
molto spinosa per lui, l’assorbiva completamente. E per sopravvivenza<br />
intendo la sua sopravvivenza sia come uomo che come scrittore<br />
(e la sopravvivenza delle sue opere, se vogliamo). C’è gente –<br />
a volte lo si vede nel caso di persone fisicamente disabili o malate<br />
di <strong>un</strong>a cosa piuttosto che di <strong>un</strong>’altra – che vive in <strong>un</strong>a condizione<br />
di lotta continua per riuscire a stare bene, per trovare l’energia e<br />
andare avanti. Di fatto queste persone possono andare avanti per<br />
56
anni, ma ciò significa che resta loro pochissima energia per tutto<br />
ciò che è al di fuori di tale lotta. Credo che Bryan fosse così, anche<br />
se nel suo caso non si trattava di <strong>un</strong>a questione fisica. Eppure ciò<br />
lo fa sembrare come <strong>un</strong>a vittima, mentre lui non sembrava <strong>un</strong>a<br />
vittima, non aveva assolutamente niente di patetico e sapeva essere<br />
molto aggressivo. Gli mancava quel genere di corazza protettiva<br />
che hanno le altre persone, ma è anche vero che le sue conquiste<br />
non sarebbero state possibili se l’avesse avuta. Quindi, la mancanza<br />
di tale corazza era profondamente legata – era quasi equivalente<br />
– al suo talento, al suo pensiero e alla sua originalità. È come<br />
se nella spietata corrente della vita, come la vedeva lui, ci fossero<br />
dei momenti di tregua nei quali era possibile nutrire <strong>un</strong>a piccola<br />
speranza e stabilire qualche contatto, e se l’intensità di tutto questo<br />
dipendesse dalla sua mancanza di protezione.<br />
Anthony Smith Sapevo che c’era stata <strong>un</strong>a donna, Zulf probabilmente<br />
era molto più informato di me, e che a quanto pare Bryan<br />
non era riuscito a dimenticarla, e temo che sia <strong>un</strong> classico. Quella<br />
sensazione di aver subìto <strong>un</strong> torto – non esattamente paranoia, è<br />
<strong>un</strong>a parola troppo forte, ma la base è la stessa e ha a che fare anche<br />
con pensieri del tipo “Perché le cose non vanno come vorrei?<br />
Dovrei essere con Muriel...” Non sapeva darsi pace, per usare<br />
<strong>un</strong>’espressione più moderna. Ci sono persone, e credo che Bryan<br />
fosse fra queste, che non riescono mai a superare questo genere di<br />
cose. Restano ferite aperte che non si cicatrizzano.<br />
Joebear Webb C’era questo penoso senso d’insicurezza, poveraccio,<br />
era pieno d’insicurezze, anche quand’era chiassoso e aveva<br />
quel suo modo a là Rabelais, la sua vulnerabilità era evidente. Potevi<br />
ferirlo molto facilmente. Potevi ferirlo portandolo su argomenti<br />
di cui non voleva parlare, specialmente se riguardavano il<br />
suo lavoro. Avevi sempre quest’impressione: Bryan era <strong>un</strong> uomo<br />
gigantesco ma che camminava su <strong>un</strong>a f<strong>un</strong>e, e in questo caso più<br />
sei grosso... era sufficiente farlo cadere da quella f<strong>un</strong>e, e di fatto<br />
non aveva molto su cui atterrare. Se i critici massacravano fino all’ultima<br />
cosa che faceva e se lui non aveva fatto quello che realmente<br />
voleva... Quelli che erano pronti a saltargli addosso si potevano<br />
scatenare, e forse lui lo sapeva.<br />
Bill Holdsworth Sembrava che non avesse molte difese. È tutto<br />
quello che posso dire.<br />
57
István Bart È sorprendente che il lavoro di Bryan continui a suscitare<br />
reazioni. Lui pensava il contrario. Pensava che le cose sarebbero<br />
finite lì. Si considerava <strong>un</strong> totale fallito. Me lo disse lui<br />
stesso. I suoi libri, la sua vita – <strong>un</strong> fallimento totale. La sua ultima<br />
telefonata fu così. Mi riferisco al giorno in cui si suicidò. Certo,<br />
era convinto di dover rinnovare il romanzo inglese, ma alla fine si<br />
arrese – be’, di sicuro si arrese come essere umano, si vedeva rifiutato:<br />
rifiutato da Virginia, rifiutato dal mondo, <strong>un</strong> fallimento totale,<br />
<strong>un</strong>a vita che era destinata a finire rovinosamente. E lui stava facendo<br />
di tutto perché tutto andasse così. Si creò <strong>un</strong>o scenario popolato<br />
da obiettivi impossibili da raggi<strong>un</strong>gere.<br />
Gordon Williams L’ultimo anno, quando io e Bryan condividevamo<br />
quell’ufficio, lui non riusciva a gestire la situazione. Non ci<br />
riusciva perché non aveva da me la reazione che avrebbe voluto, e<br />
cioè <strong>un</strong> rifiuto. Voleva che lo rifiutassi perché questo avrebbe dimostrato<br />
che aveva ragione. E cioè, che veniva sempre rifiutato da<br />
tutti. Qualche tempo dopo averlo conosciuto caddi nella spirale<br />
dell’alcol, così lasciai tutto e cominciai a frequentare <strong>un</strong> posto a<br />
Fulham, per <strong>un</strong>a decina d’anni, solo i martedì e i giovedì sera. Era<br />
<strong>un</strong> gruppo amatoriale, ma mi spinse a informarmi su queste cose e<br />
a capire le motivazioni sottostanti. E ora, ripensandoci, direi che il<br />
problema di Bryan era <strong>un</strong> problema con il padre, era qualcosa tra<br />
lui e suo padre: secondo me, <strong>un</strong>’assenza del padre. Per come lo<br />
vedevo io, Bryan era la personificazione vivente dei suoi problemi<br />
con la figura paterna. Com’era il rapporto con suo padre? Non ne<br />
ha mai parlato molto. Non ricordo niente... Era <strong>un</strong> tipo distinto,<br />
piccolo borghese? Ebbene, quello sarebbe stato il caso peggiore.<br />
Se fosse stato <strong>un</strong> bruto spaventoso, sarebbe stato perfetto. O se<br />
fosse stato <strong>un</strong> aristocratico. Ma ho conosciuto persone attorno<br />
alla cinquantina che erano alcolizzati marci, persone distinte, accademici<br />
e professori e così via, e si scopriva poi che i loro padri<br />
non li avevano mai toccati, non li avevano mai abbracciati né avevano<br />
mai detto loro “ti voglio bene”.<br />
Alison Paice Era morto? C’era ancora? Credevo che non avesse<br />
<strong>un</strong> padre. Vede, ho sempre pensato a Bryan come se non avesse<br />
<strong>un</strong> padre, credevo che non ce l’avesse, che strano. Pensavo che<br />
fosse rimasto ucciso in guerra o che se ne fosse andato di casa,<br />
non sapevo nemmeno che esistesse. Non ho mai, mai sentito parlare<br />
di lui.<br />
58
Diana Tyler Era <strong>un</strong> uomo dolce e gentile, suo padre. L’ho incontrato<br />
in diverse occasioni, e <strong>un</strong>a volta anche a casa sua. Un uomo<br />
molto silenzioso, voglio dire, avevano questo figlio meraviglioso,<br />
intelligente e dotato, e in <strong>un</strong> certo senso non se ne rendevano conto,<br />
ma suo padre era molto orgoglioso di Bryan, e Bryan era molto<br />
orgoglioso dei suoi genitori. Amava i suoi genitori.<br />
Gianni Zambardi-Mall Bryan somigliava molto a sua madre, per i<br />
lineamenti e i capelli chiari. Suo padre era piuttosto passivo, e<br />
molto silenzioso...<br />
Marjorie Verney Il papà di Bryan aveva lavorato in <strong>un</strong> negozio<br />
cristiano di bibbie – ci lavorò tutta la vita, giusto? Oh, era silenziosissimo,<br />
non parlava quasi mai, proprio così, molto tranquillo,<br />
ed è questo che rende difficile avere <strong>un</strong>a conversazione con le persone<br />
quando invecchiano, come succede a tutti, e dato che Stan<br />
era così silenzioso non se ne cavava molto, vero?<br />
István Bart Suo padre era <strong>un</strong> anziano silenzioso e stanco, che non<br />
capì mai niente di quel che stava facendo Bryan, e Bryan lo sapeva<br />
benissimo. Quando ho conosciuto suo padre, sua madre era<br />
morta da poco e pareva quasi scontato che anche lui sarebbe morto<br />
presto, non so perché, ma era chiaro che non sarebbe vissuto a<br />
l<strong>un</strong>go. Bryan si occupava affettuosamente di suo padre ma non<br />
cercava mai di spiegargli quel che faceva.<br />
Gordon Williams Ecco cosa chiederei, in ogni caso. Com’era il<br />
rapporto con suo padre?<br />
B.S. Johnosn * “La prima partita di cui ho fatto la cronaca questa<br />
stagione era <strong>un</strong>a delle più importanti dello Stanford Bridge [...] e<br />
subito dopo aver com<strong>un</strong>icato <strong>un</strong> mio primo resoconto per telefono,<br />
mi sono fermato a parlare con mio padre per qualche minuto.<br />
Il Chelsea aveva vinto bene e senza problemi, ma lui era ancora<br />
pessimista ed esprimeva grandi dubbi sulla provenienza di due<br />
degli attaccanti.<br />
L’ho lasciato e sono tornato a casa a scrivere <strong>un</strong>a cronaca più det-<br />
* Sull’“Observer” del 18 aprile 1965: <strong>un</strong> ricordo dei giorni in cui andava a<br />
vedere le partite insieme a suo padre. La prima metà dell’articolo è stata riportata<br />
nel Frammento 8, pp. 50-51.<br />
59
tagliata. Dalle case a schiera vuote proveniva <strong>un</strong>o strano rumore<br />
graffiante di bicchieri di plastica spazzati dal vento. Quando l’inquieta<br />
folla serale delle corse dei cani ha cominciato ad arrancare<br />
verso casa, io avevo già finito quella che per me era la più l<strong>un</strong>ga e<br />
la più importante cronaca sportiva che avessi mai scritto.<br />
Quando ho visto mio padre, <strong>un</strong>a settimana dopo, lui non l’aveva<br />
nemmeno letta.”<br />
*<br />
Anthony Smith Non ricordo come venni a sapere della sua morte,<br />
ma quando successe ebbi la classica reazione stereotipata di provare<br />
<strong>un</strong>a grande rabbia.<br />
Alan Burns Ricordo benissimo il momento in cui ricevetti la notizia<br />
della morte di Bryan – ero nel mio studio al piano interrato di<br />
Patrick Gardens, dove vivevamo, e squillò il telefono, mi alzai per<br />
rispondere, era Diana, e ricordo che mi cedettero le ginocchia e<br />
che mi lasciai cadere su <strong>un</strong>a poltrona. Crollai letteralmente. Forse<br />
è solo <strong>un</strong>a mia caratteristica, perché alc<strong>un</strong>i anni prima, quando<br />
avevo sentito la notizia della morte di Kennedy, ero praticamente<br />
caduto giù dalle scale, quindi forse è solo <strong>un</strong>a cosa mia.<br />
Gloria Cigman La rabbia è <strong>un</strong>a reazione molto tipica ai suicidi.<br />
Dato che non lo conoscevo così bene, non ho provato rabbia ma<br />
dolore, qualcosa come: “Povero Bryan”. Ho capito cosa provava<br />
Virginia per i suoi figli, ma ho anche capito molte più cose sul suicidio<br />
– ho capito che la persona che si uccide non si preoccupa<br />
minimamente degli altri. È davvero la fine di tutto, la disperazione<br />
assoluta. Ma la trovavo <strong>un</strong>a cosa triste perché Bryan era <strong>un</strong>a<br />
persona così piacevole.<br />
Zulfikar Ghose Quando ho ricevuto il telegramma BRYAN MORTO<br />
SUICIDIO mi son detto Vaffanculo, Bryan, poi sono uscito in giardino<br />
per tenermi occupato, borbottando in continuazione Vaffanculo,<br />
Bryan, e da allora non sono più riuscito a toccare i suoi libri,<br />
ho dato le sue lettere all’<strong>un</strong>iversità, non sono riuscito a telefonare<br />
a Virginia né a passare da lei quando sono venuto Londra perché<br />
non avrei sopportato di vedere che lui non c’era più, e per dieci<br />
anni ho continuato a provare questo senso di rabbia nei suoi confronti,<br />
pensando sempre Vaffanculo, Bryan e ho cominciato a scri-<br />
60
vere queste pagine, e dieci anni dopo sono andato in biblioteca e<br />
ho riletto le sue lettere, ritrovandovi lo stesso umorismo, la passione,<br />
la rabbia, ho preso i suoi libri dalle mensole e ho continuato<br />
a scrivere finché, improvvisamente, sono scoppiato a piangere<br />
come <strong>un</strong> bambino, Vaffanculo, Bryan. 7<br />
Gianni Zambardi-Mall Non ho mai capito bene perché Bryan<br />
l’abbia fatto. Fu mio padre a dirmelo, in quel periodo insegnavo a<br />
Torino, e mio padre mi telefonò e mi diede quella notizia. Non<br />
riuscivo a capire il perché, rimasi sconvolto per due giorni interi,<br />
non sapevo... restai sdraiato al buio per due giorni, era <strong>un</strong>a cosa<br />
davvero sconvolgente.<br />
John Berger Ero davvero molto colpito e addolorato. E come succede<br />
sempre quando vieni a sapere che qualc<strong>un</strong>o si è ucciso, anche<br />
se non eri in rapporti molto intimi con lui (e chiaramente se lo<br />
eri è anche peggio), ti viene da pensare: probabilmente non ho<br />
fatto abbastanza. Al tempo stesso non ero così sorpreso – ero colpito,<br />
ma non troppo sorpreso. Quando seppi che altre persone<br />
che conoscevo si erano uccise (me ne viene in mente subito <strong>un</strong>a),<br />
rimasi molto colpito ma anche assolutamente sbalordito, perché<br />
la cosa rivelava <strong>un</strong> lato di loro che non avevo intuito o saputo, e le<br />
circostanze erano in grande contraddizione con quel gesto. Ma<br />
nel caso di Bryan c’era <strong>un</strong>a sorta di prefigurazione e in <strong>un</strong> certo<br />
senso non era difficile aspettarsi quell’esito.<br />
*<br />
Alan Burns Dovevo parlare al f<strong>un</strong>erale e ricordo anche che provavo<br />
<strong>un</strong> senso di grande inquietudine per quello che avrei detto, e<br />
che decisi di metterla sul ridere: avrei parlato delle sue caratteristiche<br />
e avrei detto che aveva <strong>un</strong> bella cerchia di amici – anche se<br />
non tutti erano amici fra di loro – e che quindi aveva grandi doti<br />
di amicizia e che di sicuro dovevano piacergli anche gli editori,<br />
per forza, ne aveva così tanti! Alla fine, non dimenticherò mai<br />
quella cerimonia. Virginia era seduta in prima fila e a <strong>un</strong> certo<br />
p<strong>un</strong>to arrivò il momento in cui scostarono le tende e portarono<br />
fuori la bara, e di solito tutti aspettano in silenzio, ma Virginia si<br />
alzò e mi passò accanto, superandomi, e sentii <strong>un</strong> piccolo rumore<br />
secco: stava toccando l’intarsio di ottone della bara con l’anello<br />
nuziale come gesto di addio.<br />
61
Alison Paice Avevo sognato il suicidio di Bryan prima che succedesse.<br />
Non so se crede in questo genere di cose, ma le racconterò<br />
cos’avevo sognato perché non me lo sono più dimenticato. Avevo<br />
sognato che Bryan era in piedi in <strong>un</strong> angolo e che continuava a<br />
sanguinare, <strong>un</strong> angolo buio, ma la cosa più importante del sogno<br />
era questo terribile senso di rimorso, che non poteva riparare a<br />
quel che aveva fatto, ed era questa la sensazione dominante nel sogno,<br />
<strong>un</strong> senso schiacciante di rimorso e di errore. Era davvero tremendo,<br />
come se avesse capito all’improvviso che non avrebbe dovuto<br />
farlo, che era solo <strong>un</strong> gesto, <strong>un</strong>o stupido gesto, e che ormai<br />
non poteva tornare indietro perché era troppo tardi. La mattina<br />
dopo ho raccontato il sogno a Eric ed è stato più tardi, quello stesso<br />
giorno, che è successo. Credo che fosse proprio lo stesso giorno,<br />
sì...<br />
Marta Szabados Non è colpa di ness<strong>un</strong>o, e come dice lei non stiamo<br />
dicendo che Bryan si è ucciso a causa di Virginia, ma è chiaro<br />
che questa donna dovrà convivere con la cosa per il resto della sua<br />
vita.<br />
Alan Brownjohn Quando arrivava a <strong>un</strong>a festa o a <strong>un</strong>a lettura di<br />
poesie, era <strong>un</strong>a presenza talmente grossa, fisicamente imponente<br />
– forse era alto solo <strong>un</strong> metro e settantacinque o poco più – ma<br />
dava l’idea di <strong>un</strong>a persona forte e allo stesso tempo affabile, ma<br />
non estroversa o allegra, era gioviale ma mesto, gioviale ma triste,<br />
<strong>un</strong>a tristezza che traspariva dalle linee del volto, al di là di quell’aria<br />
robusta e vivace, <strong>un</strong>a tristezza degli occhi. Lo si poteva vedere<br />
anche prima che facesse quel che ha fatto. Tanto che, in seguito,<br />
ho continuato a l<strong>un</strong>go ad aspettarmi di vederlo comparire<br />
su <strong>un</strong>a soglia, in ritardo per <strong>un</strong> qualche incontro, che chiedeva<br />
scusa, o di scorgerlo all’improvviso in <strong>un</strong> angolo di <strong>un</strong>a festa, cose<br />
di questo tipo. Era <strong>un</strong>a di quelle persone che, in <strong>un</strong> certo senso, ti<br />
danno dei criteri: e per <strong>un</strong> paio d’anni, seduto sulla mia sedia, ho<br />
continuato a ripensare a quegl’incontri: “Cos’avrebbe detto Bryan<br />
di questo?”. E immaginavo Bryan che diceva: “Oh diamine, non<br />
possiamo farlo, perché non facciamo questo e quest’altro?” Era<br />
davvero pieno d’idee, e voleva fare <strong>un</strong> sacco di cose...<br />
Marjorie Verney È davvero triste, perché aveva così tanto da dare<br />
al mondo, no? Proprio così. Non si può negarlo. I suoi libri sono<br />
davvero straordinari, non è vero?<br />
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Virginia Johnson Era molto divertente, molto fisico, <strong>un</strong>o che<br />
amava la vita; era sempre <strong>un</strong>a presenza imponente in <strong>un</strong>a stanza,<br />
sia che partecipasse alla conversazione o meno. Sapeva essere possessivo<br />
e geloso, molto esigente e testardo, a volte sicuro di sé e a<br />
volte tremendamente insicuro, affascinante e divertente, pacato<br />
ma autoritario e dogmatico se saltava fuori <strong>un</strong>a delle sue bêtes noires.<br />
Un uomo indimenticabile, adorabile e comico, vulnerabile,<br />
che ha lasciato <strong>un</strong> vuoto enorme in quanti gli erano vicini.<br />
1 Zulfikar Ghose, Bryan, in “Review of Contemporary Fiction”, vol. 5, n. 2,<br />
estate 1985, p. 23.<br />
2 Ibid., p. 31<br />
3 Lettera all’autore, 1º marzo 2002.<br />
4 Zulfikar Ghose, op. cit., p. 26.<br />
5 Lettera all’autore, 1º marzo 2002.<br />
6 Cartolina all’autore, 19 febbraio 1997.<br />
7 Zulfikar Ghose, op. cit. p. 34.<br />
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