Le Vite degli uomini illustri;

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Le Vite degli uomini illustri;

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sono vivi in mano de' nimici, non domati dell' animo

con le proprie mani si uccisono, salvo alcuni pochi,

i quali il dì fuggiti dalla battaglia, di qua e di là

per incerte vie erano andati messi di trista amba-

sciata all' altro legato , cioè a Tito Labieno. Questo

fu il fine di quella sciagurata legione, il quale fu

annumerato intra le tre avversitadi di Cesare nelle

guerre con gente strana. Dove io voglio insegnare a chi

legge che Svetonio Tranquillo, autore degnissimo di fede,

Giulio

dice che questo fu nel paese de' Germanici ; ma

Celso, compagno di Cesare, il quale fu presente ai

fatti , dice che questo fu nel paese degli Eburoni. E

non è per questo grande discordia, perchè quegli paesi

sono vicini, e nel nostro tempo tutti sono Germanici.

Dappoi Ambiorige, contento di suo pessimo appetito

apparecchiossi a più gravi cose, e stimolato dall' odio

discorse per tutte le genti vicine, dicendo che erano

periti due legati de' Romani e grande parte del-

l' oste ; ammoniva, pregava e confortava, che per pi-

grizia egli non lasciassono perdere il destro della ven-

detta e di ricuperare la libertà della patria per sempre.

Molto leggiera cosa è infiammare quegli che sono di-

sposti. Adunque egli s' accordarono e tutti insieme

corsono, e per conforto d' uno molti infuriarono, e a

schiere fatte andarono all' altro campo de' Romani

cioè a quello nel quale era capitano Quinto Cicerone,

fratello del grande Cicerone , il quale era uomo di

grande animo, ma era debolissimo di corpo. E venuti

a quello luogo , al quale non era ancora venuta la

nominanza della ricevuta sconfitta, alquanti tagliatori

di legne. i quali niente temevano di questo nei boschi,

dov' egli erano andati per cagione di fortificare il

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