Le Vite degli uomini illustri;

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Le Vite degli uomini illustri;

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acciò che i nostri nitnici non al)itino sotto i nostri

tetti, e non vivano delle nostre biade. non porte-

ranno disagio, o non anderanno più da lungi a trovare

vettovaglia. Ninna differenza è alla vittoria , se noi

uccidiamo i niniici, o se noi gli togliamo le cose ne-

cessarie alla guerra. Parrà alquanto più grave quello,

che io dirò, ma niente è grave al virtuoso, se non il

biasimo e la infamia. Io penso che i castelli, che non

sono bene forniti e forti sia meglio ardergli , acciò

che egli non siano ai nostri cagione di viltade, o ai

nimici cagione di offesa. Se e' è alcuno, al quale queste

cose paiano aspre, pensi quanto è più amaro vedere

menare in servitù le mogli e i figliuoli, dare al nimico

la disarmata gola e sostenere molte altre cose, le quali

i vinti sogliono per cagione di guerra sostenere dai

vincitori. Con queste parole elio confortò i suoi : e in

uno di furono arse più di venti castella. E non sola-

mente nel paese de' Biturigi, ma negli altri in qua e

in là, dove tu guardassi, si vedevano fuochi, non senza

dolore di tutti; i quali mitigava la speranza, che la

vittoria tosto rifarebbe tutti i danni delle cose perdute.

Di Avarico fu disputato in consiglio , se era meglio

arderlo, o salvarlo. E a queste parole s' inginocchia-

rono a Vercingetorige tutti quegli di Brugia, i quali

erano presenti al consiglio de' Gallici, e pregarono che

non fosse guasta la sua terra, la quale è molto più

bella di tutte le altre terre di Gallia, adornamento e

difensione della patria, perchè si poteva difendere es-

sendo il luogo forte per natura, al quale, andandovi

gente a difesa, non si potea se non maledirlo, ma non

fargli danno. Questi preghi movevano gli animi de'con-

trarii : ma

Vercingetorige solo era contrario a tutti ;

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