Le Vite degli uomini illustri;

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Le Vite degli uomini illustri;

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parole e di fatti comunicabile e molto mansueto, ed

era sua usanza continua parlare con gli ambasciadori

umilmente, e, se in alcuno luogo egli fallavano, lie-

vemente ammonirgli. Epperò, uditi gli ambasciadori,

disse: Io non vengo odioso, ma amichevole a Farnace,

purché elio faccia quello, che elio proffera in parole.

E detto questo , con allegra faccia aggiunse due pa-

role, le quali mi paiono uscite del grembo della ma-

gnanimità. Guardate, disse, di non mi mettere innanzi,

Deiotaro non essere degno di perdonanza, perchè elio

sia stato contro a me, né il vostro re come degno di

alcuno grande benefizio, perché elio non è stato contro

a me. Perché Deiotaro non mi ha fatta tanta ingiuria,

quanta voi pensate , né il vostro re tanto benefizio.

Quello mi ha dato , onde io possa perdonare le mie

ofi"ese , della qual cosa niente mi è più grato ; e po-

tere vendicare liberamente le pubbliche ingiurie, della

qual cosa niente è che io faccia più cupidamente; la

qual cosa forse io non avrei potuta fare , se elio mi

fosse stato obbediente , contrastando la speciale arai-

stade alle comuni utilitadi, com' ella è usata. Questo

vostro re non ha sì bene deliberato per me , per lo

quale é deliberato nel cielo che io abbia vittoria di

ogni uomo, come per lui, acciò che elio non fosse

vinto con gli altri. Perchè qualunque venisse contro a

me , senza dubbio sarebbe andato vinto. Io non ho

alcuna privata ingiuria che io perdoni a costui , il

quale , come voi dite , niente ha fatto contro a me :

le pubbliche ingiurie gli perdono, quelle solamente che

sono irreparabili, come le morti , le ferite, lo strazio

dei cittadini romani : ma

io comando (perchè elio può)

che elio lasci le ruberie e restituisca le cose tolte ai

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