Le Vite degli uomini illustri;

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Le Vite degli uomini illustri;

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insidie di sca^trissiina gente e alla moltitudine infi-

nita de' niniici quasi alla morte. E ogni consolazione

della paura e della tristizia era nel volto e nel par-

lare del suo capitano , il quale aveva tanto vigore ,

tanta allegrezza , tanti segni d' animo ulto ed invin-

cibile, che per lo suo condurre e per lo suo consiglio

pareva a quegli ogni cosa sicura e leggiera. Andando

elio innanzi, incontanente vidono 1' oste de' nimici, e

Labieno era capitano, la cui ira contro a Cesare per

niuno modo si poteva mitigare. Stando ferma 1' una

parte e 1' altra, subito circondato Cesare dalla molti-

tudine , combatterono. In questo mezzo Labieno con

crudele animo, e non contento de' fatti nimichevoli,

se ancora non dicesse odiose parole, stando a cavallo

con il capo discoperto, acciò che eziandio elio potesse

essere conosciuto da Cesare, confortando i suoi chiamava

quegli di Cesare, e ad uno intra gli altri disse :

Perchè ti mostri tu cosi aspro ? Ha costui affatturati

voi con parole ? Io ho con)pussione alla vostra mat-

teria, la quale v' ha legati con parole, e cosi creduli

vi mena alla morte. A queste parole il cavaliere ri-

spose : Labieno, io non sono nuovo cavaliere, il quale

lievemente mi lasci muovere con parole, ma vecchio

della decima legione. A queste parole Labieno disse :

Io non veggio i segni de' dieci anni. A questo il ca-

valiere disse : Aspetta ; se io non m' inganno, incon-

tanente tu mi conoscerai. E trattosi l' elmo di capo,

e, volta la lancia contro a Labieno con grand' impeto,

disse : Ecco che io sono decimo cavaliere. E con que-

ste parole passò il cavallo per mezzo il petto dicendo :

Piuttosto vorrei avere passato il cavaliere. In quella

battaglia ogni uomo era pauroso e specialmente i

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