Le Vite degli uomini illustri;

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Le Vite degli uomini illustri;

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consentì, e non gravemente, come colui al quale era

grave vivere più. Adunque egli combatterono secondo

il patto , e , morto Potreo ( che doveva fare ? ) il re

superstite volsesi contro a sé ; ma

non potendosi

passare il petto con il fer ro , o che la paura lo im-

pacciasse o il cassetto, pregò uno suo servo, che lo

uccidesse , e il servo 1' obbedì. Secondo alcuni altri

Petreo uccise il re che pregava, e poi ordinatamente

con quella medesima spada uccise sé medesimo. Quale

di queste due cose sia vera, manifesto è che fatto fu

mangiando insieme , e , per dire quello che io n' ho

inteso, questo fu fatto essendo egli ebrii, e la tavola,

le vivande e i vasi si bagnarono del sangue romano

e del sangue del re. E questo fu il fine di Petreo e

del re Giuba. Saburra , prefetto del re , non fu più

beato , se non che colui morì combattendo , la qual

cosa il suo signore indarno desiderò. Venuto elio alle

mani con Publio Sizio, legato di Cesare, vinto in bat-

taglia, e, sconfitto 1' oste, fu morto. E andando quello

medesimo Sizio a Cesare per Mauritania, vinti i nimici,

con pochi, per avventura Fausto e Afranio andavano

in Ispagna con mille uomini ; e combattendo egli in-

sieme, Sizio vinse, e, presi a sicurtà o morti gli altri,

prese Fausto e Afranio per menargli a Cesare con

le mogli e con i figliuoli. Non molto dappoi, nata di-

scordia tra i cavalieri, fu morto Fausto e Afranio:

le mogli e i figliuoli Cesare lasciò salvi, e restituigli

i suoi beni. E così rovinando i capitani della parte

di Pompeo da ogni parte quasi come le foglie d' au-

tunno, ed essendo menati dalle mutazioni della for-

tuna, solo già Scipione quasi capitano de' capitani re-

stava. In alcune galee con alquanti compagni elio

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