Le Vite degli uomini illustri;

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Le Vite degli uomini illustri;

G47

secondo che si crede, in ogni cosa, ina in battaglia

potentissima ! Perchè Cesare, o eh' elio pensasse quelle

fuggire, o eh' elio mostrasse crederlo, come molto sa-

gace capitano, assali quelle com' elle fuggissono, e

fece animosi i suoi, acciò che, pensando che i nimici

fuggissono, egli gli seguissono, e ai nimici tolse 1' a-

nimo, acciò che egli fuggissono, pensando che fuggis-

sono i suoi. Cosi Labieno, il quale aveva abbandonato

Cesare, e fuggitivo e del primo suo capitano capitale

nimico, al quale elio cercava apparecchiare la morte,

acquistò a lui non isperata vittoria e a sé la morte.

E in quella battaglia elio fu morto e insieme con lui

Azio Varo, e con quegli furono morti trentamila uo-

mini. Sarebbono morti più, se la fuga non fosse stata

si presso alla terra. De'vincitori furono morti circa tre-

mila, e feriti più di pedoni che di cavalieri. Adunque,

come Cesare pose V assedio alle mura, fu fatto un

argine doloroso e orribile di corpi morti, per lo quale

si potesse montare a vincere la terra , i quali corpi

con ispade e lance erano legati insieme come con cal-

cina, ed erano a modo di uno muro. Mo andate, o mi-

seri, e affaticatevi nelle civili battaglie, e, avendo in-

vidia agli altri , voi combattete voi medesimi. Ecco

de' vostri corpi morti quegli che vivono sono combat-

tuti. Domandate voi altro ? Manca ora alcuna cosa ai

vostri furori ? Vuole altro Labieno sì caldo assaliion^ ?

Eziandio gli altri furono morti per Io tuo stimolare,

Labieno, e tu, misero e solo corpo morto, con gli

altri giaci, benché io trovo essere stata fatta sepol-

tura a te e a Varo ; e perchè io non credo che in

quello stato mancasse sepoltura ai tuoi, penso che non

mancò a te per la non dovuta benignità di Cesare, e

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