Le Vite degli uomini illustri;

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Le Vite degli uomini illustri;

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giò gì' indovinamenti. E che cosa è in questo degna

d' infamia, non che di morte, e che non sia piuttosto

degna di mclta lode ? Ma spacciamoci di quella cagione

d'inespiabile invidia, secondo che si dice: andando

il senato a lui e facendogli grandissimi onori elio non

SI levò , che gli fosse vietato da Cornelio Balbo

secondo che si dice, volendosi elio levare , o che per

sua volontà pensò di non levarsi. Ecco il grave pec-

cato; nel nnstro t-^mpo i figliuoli de' villani non si

levano per i re e per i principi. Ma questo fece molto

più indignare il senato , che Cesare si turbò perchè

Ponzio Aquila non si levò per lui nel trionfo. E que-

sta è la cagione, e questa è la parità delle cose. Io

domando: Che cosa ha comune Ponzio Aquila, tribuno

del popolo , con Cesare trionfante ? se forse essere

nato in una medesima patria non fa alcuni pari. Ma

la cagione non mancò mai all' odio. Alcuni aggiun-

gono il sospetto del desiderato regno da colui, il quale

certamente era maggiore di tutti quanti i re , e che

conosceva sé essere maggiore. Queste sono quasi le

cagioni, questi sono i biasimi, i quali feciono Cesare

degno della morte, e (uso le parole di quegli) acciò

ch3 sia giudicato elio essere stato morto giustamente.

Il trattato, che fu contro a lui , feciono sessanta se-

natori ; Gaio Cassio e Marco Bruto e Decimo Bruto

furono guida alla morte di tanto uomo; de' quali

il primo e 1' ultimo erano de' suoi, quello di mezzo

sempre era stato di contraria parte, ma eragli stato

perdonato e onorato di una provincia, e o elio doveva

rifiutare quello che gli era stato offerto, o certamente

elio doveva essere suo amico. Ma tutti gli ucciditori

furono suoi a uno modo. E i congiurati feciono molti

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