Le Vite degli uomini illustri;

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Le Vite degli uomini illustri;

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pensare teinerariameiite e superbamente alle suo de-

liberazioni. Che ai cavalieri non appartiene di pen-

sare e di provedere, per che vie si conduca l' oste,

e con che arte si regga, ma che questo ufficio è del

capitano ; le quali cose perchè elio le ha provedute

tutte, indarno egli si commuovono per vane e dispre-

gevoli paure. Che ai cavalieri non tocca menare il

capitano, ma che egli debbono seguire quello che gli

comanda. Che egli si fidino che elio non farà cosa

per la quale Ariovisto diventi d' amico nimico del

popolo di Roma : benché mala volontà il meni a pe-

ricolo e a smenticanza di sé medesimo, che elio non

vedeva , perché egli si inettessono tanta paura o che

egli non si fidassono della previdenza del suo capi-

tano ovvero della propria virtù , o meno egli speras-

sono di tale capitano , almeno gentiluomo e romano

che i suoi passati avessono sperato di Gaio Mario

villano di Arpino , il quale disperse i Tedeschi e i

Cimbri in due crudelissime battaglie e grandissime

alla memoria degli uomini. E che non era da dispe-

rarsi di potere vincere i Germanici, i quali spesse

volte , non facendo memoria de' Romani , sono stati

vinti dagli Elvezii, al presente soggetti alla signoria

de' Romani ; e, se alcuna volta fosse avvenuto il con-

trario, non fu per virtù de' cavalieri , ma per senno

di Ariovisto , il quale avendo tenuti quegli e la sua

oste molti mesi in luoghi paludosi , assalì quegli di-

spersi e che già non speravano di combattere e non

si guardavano. E che non mancava a lui e ai suoi

alcuna cosa ad avere vittoria, purché non gli man-

casse la romana costanza. E che quegli, che volgono

le cagioni della vile paura in carestia di frumento,

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