GIORNALINO maggio 2009
GIORNALINO maggio 2009
GIORNALINO maggio 2009
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Istituto Statale Superiore “G.Mazzotti”-Treviso<br />
gruppo redazionale studenti<br />
ANNO 2 - NUMERO 3 MAGGIO <strong>2009</strong><br />
Ciao ragazzi, eccoci giunti all’ultimo numero di quest’anno scolastico. Speriamo che<br />
il nostro/ vostro giornale vi abbia fatto ridere, piangere, riflettere, dormire… insomma<br />
trasmesso delle emozioni. Se vi siete anche voi affezionati almeno un po’ a “T. Paper”<br />
e se volete vederlo crescere, potreste scriverci, mandarci degli articoli o, meglio<br />
ancora, unirvi alla redazione, che il prossimo anno conterà due persone di meno. Non<br />
è necessario essere “giornalisti”, basta avere qualcosa da dire e voglia di discutere<br />
e di comunicare. Come vedrete già in questo numero ci sono dei contributi esterni:<br />
speriamo che questo possa invogliarvi a partecipare più attivamente all’iniziativa, con<br />
quello che vorrete e potrete portare. Buona lettura, buona estate e all’anno prossimo!<br />
P.S.<br />
Perchè T.Paper in molti si chiederanno ma soprattutto cosa vuol dire T.Paper?<br />
T.Paper significa tutto e niente, è la sigla della relatività libera ad interpretazioni, T. è travel, tidy,<br />
tigh, tipsy, train, true, toffee, theoratic, terrible, tourism, toilet, teens, tedious, team, tea, taste, target,<br />
tank, talent, take off, tac- au- tac, tacit, tacky, theatre, theme, the, theandric, that, thanksgiving,<br />
third,thirsty, thrill, tired, toasted, tod, toff, tollol, tomato, tool, tonic, tone, toneless, topic, toxic,ecc....................
ATTUALITA’<br />
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Il potere delle parole......................................................................................pag.1<br />
L’assalto alla ragione...................................................................................pag.2-3<br />
Igiovani e la politica......................................................................................pag.4<br />
RIFLESSIONI<br />
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Dialogo sul sogno........................................................................................pag.5-6<br />
Gioventù bruciata..........................................................................................pag.7<br />
Video Games, forme d’arte o semplici giochi?.............................................pag.8<br />
L’errore..........................................................................................................pag.8<br />
Voglio raccontare una storia..........................................................................pag.9<br />
NEWS & COMMENTI DALL’ISTITUTO<br />
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3^Ls on the road...........................................................................................pag.10<br />
Ciack, si gira!...............................................................................................pag.12<br />
La giornata del libero pensiero....................................................................pag.13<br />
Articolo sul lavoro.......................................................................................pag.14<br />
Hi!................................................................................................................pag.15<br />
Dall’Italia alla terra dei canguri..............................................................pag.16-17<br />
ARTE & CULTURA<br />
• RECENSIONI DISCHI: Verdena- Requiem..............................................pag.18<br />
• Poet of the fall- Crnival of Rust...............................................................pag.18<br />
• Lucio Dalla: Henna..............................................................pag.19<br />
• RECENSIONI FILM: Into the wild......................................pag.21<br />
• Sicko.....................................................................................pag. 21-22<br />
• V per vendetta......................................................................pag.23<br />
• Twilight................................................................................pag.24<br />
• RECENSIONI LIBRI: Twilight..........................................pag.25<br />
• La ragazza delle arance.......................................................pag.26<br />
• Tristano...............................................................................pag.26<br />
CREATIVITA’<br />
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Per una persona speciale.....................................................pag.27<br />
Poesie Even.........................................................................pag.28-29<br />
Mi presento.........................................................................pag.30-31
IL POTERE DELLE PAROLE<br />
“Loro, di questo, hanno paura: delle parole. Non è meraviglioso? Le parole sono sufficienti a disarmarli,<br />
a sconfiggerli, a vederli in ginocchio. E allora ben vengano le parole e che siano tante. Sia<br />
benedetto il mercato, se chiede altre parole, altri racconti, altre rappresentazioni dei Casalesi e delle<br />
mafie. Ogni nuovo libro che si pubblica e si vende sarà per loro una sconfitta. È il peso delle parole<br />
che ha messo in movimento le coscienze, la pubblica opinione, l’informazione.”<br />
Basta leggere il suo libro, Gomorra, per capire quanto si sia esposto Roberto Saviano, quanto abbia<br />
voluto rischiare, quanto sia stato, forse ingenuamente, disposto a perdere. A soli 28 anni, lo scrittore<br />
del romanzo di cui tutti abbiamo sentito parlare è costretto ad una vita reclusa, fatta di precarietà<br />
e spostamenti continui, sempre accompagnato da una scorta, neanche fosse lui a doversi dare alla<br />
latitanza. Per la sua sicurezza, la sua quotidianità è stata stravolta. Come racconta nell’intervista fattagli<br />
da Giuseppe D’Avanzo per “Repubblica”, Roberto non è più libero, ora, di passare del tempo<br />
con le persone che ama, di trovare una donna, di divertirsi. A Napoli nessuno gli vuole più affittare<br />
un appartamento; perfino i suoi amici, esasperati dagli effetti collaterali del suo successo, gli hanno<br />
voltato le spalle. L’odio e le minacce di morte lo circondano e, spiega, l’hanno trasformato in una<br />
persona chiusa, diffidente, sospettosa. Lui che, lungi dall’essere interessato al successo, chiede solo<br />
di poter tornare ad “affondare le mani nella realtà, strofinarmela addosso, sentirne l’odore e il sudore”.<br />
Eppure lui l’ha capito: non può sfuggire al suo destino. Quel destino che gli è piombato addosso<br />
solo per aver avuto il coraggio di alzare la voce e raccontare la realtà. Denunciare il cancro che affligge<br />
la sua terra, e farlo tramite le parole, è stato per lui l’unica forma di evasione, l’unica valvola<br />
di sfogo. Ma soprattutto Saviano si è reso conto che le parole erano l’unica arma che aveva a disposizione,<br />
ed è forte in lui la volontà di coltivare la loro “magia” e di continuare ad usarla. Il potere<br />
delle parole è un potere enorme, perché esse rappresentano il veicolo più immediato che porta alla<br />
consapevolezza, l’unica vera base da cui partire se vogliamo vincere la guerra contro la criminalità<br />
organizzata. La consapevolezza del mondo in cui viviamo, della realtà che ci circonda, dei meccanismi<br />
che la governano e degli effetti che tali meccanismi producono sull’economia, sull’ambiente,<br />
sulla politica, ma soprattutto sugli esseri umani. Tutto questo è Gomorra: la descrizione realistica<br />
e dettagliata di come funzionano le cose in terra di Camorra, spaziando dall’edilizia al commercio<br />
della droga, dall’industria ai rifiuti, il tutto citando nomi, cognomi e soprannomi.<br />
Ecco il coraggio di Roberto Saviano, ecco il suo merito, ecco il suo sfogo, la sua rabbia, il suo diritto<br />
a reagire, ecco la sua arma ed ecco la causa della sua attuale solitudine, del suo vivere nascosto.<br />
Ora sta a noi non vanificare i suoi sacrifici e sforzi, creando consapevolezza, combattendo ignoranza<br />
e indifferenza, sensibilizzando prima noi stessi e poi chi ci sta attorno, diffondendo le parole.<br />
Perché loro, di questo, hanno paura: delle parole.<br />
Maddalena Lovadina
“L’ASSALTO ALLA RAGIONE”<br />
(Al Gore)<br />
“ ...I padri fondatori attribuivano grande importanza al fatto che il pubblico fosse ben informato, e<br />
si impegnarono affinché il mercato delle idee restasse sempre aperto, in modo che la conoscenza<br />
potesse fluire rapidamente...”<br />
“...si premurarono anche di proteggere, nel Primo emendamento, la libertà di stampa...”<br />
“...pur temendo che il governo potesse censurare la carta stampata, non riuscivano a immaginare<br />
che il discorso pubblico americano potesse mai fondarsi su qualcosa di diverso dalla parola scritta.<br />
Eppure sono già trascorsi quarantacinque anni dall’epoca in cui la <strong>maggio</strong>ranza degli americani<br />
era solita informarsi attraverso quotidiani e riviste. I giornali soffrono di un’emorragia di lettori.<br />
La lettura stessa è in declino, non soltanto nel nostro paese ma nella <strong>maggio</strong>r parte del mondo. La<br />
Repubblica delle lettere è stata invasa e occupata dall’Impero della televisione. La radio, internet, il<br />
cinema, i telefoni cellulari, gli iPod, i computer, le chat, i videogiochi e i personal digital assistants<br />
si contendono oggi la nostra attenzione, ma è ancora la televisione a dominare il flusso di informazioni<br />
nell’America contemporanea.”<br />
“L’anno in cui la televisione è diventata la principale fonte di informazione in America, superando<br />
la carta stampata, è stato il 1963. Ma per i primi vent’anni i network televisivi hanno imitato i principali<br />
quotidiani nazionali, aderendo fedelmente al codice deontologico della professione giornalistica.<br />
Da allora il mezzo televisivo ha consolidato il proprio vantaggio sulla carta stampata. Milioni<br />
di americani hanno smesso del tutto di leggere i giornali...”<br />
“Se non è in televisione non esiste”<br />
“...come i pubblicitari hanno subito scoperto, la televisione è in grado di influenzare il comportamento<br />
individuale come nessun altro mezzo di comunicazione”<br />
“...Le moderne campagne pubblicitarie creano una forte domanda di prodotti dei quali i consumatori<br />
non sentivano in precedenza né desiderio né bisogno...”<br />
“...L’elevato costo di queste campagne pubblicitarie ha accresciuto il ruolo del denaro nel processo<br />
politico americano e, di conseguenza, l’influenza di coloro che finanziano le campagne elettorali...”<br />
“…fintanto che il mezzo dominante del dibattito politico rimane l’acquisto di costosi spot televisivi,<br />
il denaro continuerà a dominare e le idee continueranno a svolgere un ruolo marginale. Questa<br />
è anche la ragione per cui i comitati elettorali di entrambi i partiti, sia alla Camera sia al Senato,<br />
vanno ormai alla ricerca di candidati multimilionari disposti ad acquistare gli spot pubblicitari di<br />
tasca propria...”<br />
“...quando mi presentai per le elezioni al Senato, feci affidamento sulla pubblicità televisiva per<br />
trasmettere il mio messaggio agli elettori di tutti gli stati. Ricordo chiaramente un punto di svolta di<br />
quella campagna, quando il mio avversario, stava accorciando le distanze che lo separavano da me.<br />
Dopo aver esaminato attentamente i dati di tutti i sondaggi, aver valutato il potenziale di tutti gli<br />
spot pubblicitari e aver analizzato la probabile reazione del mio avversario e la nostra reazione alla<br />
sua reazione, i consulenti della mia campagna elettorale fecero una raccomandazione e una previsione<br />
di una precisione sorprendente: “Se mandiamo questo spot su questo numero di ‘punti’ [una<br />
misura delle dimensioni della campagna pubblicitaria] e poi acquistiamo quest’altro numero di
‘punti’ per mandare in onda la nostra risposta alla reazione del nostro avversario, fra tre settimane<br />
avremo accresciuto il nostro vantaggio nei sondaggi dell’8,5%”. Approvai il piano dei miei consulenti<br />
e rimasi meravigliato, tre settimane dopo, nello scoprire che il mio vantaggio sull’avversario<br />
era aumentato esattamente nella misura prevista. Sebbene fossi molto soddisfatto della mia campagna<br />
elettorale, non potei evitare di nutrire un brutto presentimento per la nostra democrazia: era<br />
evidente che, almeno in parte, il “consenso dei governati” stava diventando una merce messa in<br />
vendita al miglior offerente. Nella misura in cui il denaro e un uso accorto dei mezzi di comunicazione<br />
elettronici venivano sfruttati per manipolare i risultati delle elezioni, il ruolo della ragione<br />
cominciava a venir meno...”<br />
Ho voluto riportare gli estratti per me più significativi di un libro capace di rendere finalmente<br />
giustizia alla ragione dell’uomo e ai pericoli a cui tutte le democrazie occidentali stanno andando<br />
incontro senza nemmeno accorgersene, o forse sì...<br />
Scrivo perchè mi gioco l’opportunità di dare libero sfogo al il mio incontenibile disprezzo per quella<br />
che noi chiamiamo “era tecnologica” o “era dello sviluppo” o qualsiasi altro termine che pare<br />
complimentarsi con tutto ciò che ci permette di fare le cose con il massimo rendimento ma con una<br />
fatica minima. Ed è bello, è bello poter esprimere un’idea, pensare, ragionare, criticare; è forse una<br />
delle cose più fantastiche di cui l’uomo può vantarsi e, modestamente, in questo mondo noi siamo<br />
gli unici viventi ad avere tale fortuna.<br />
Quando per la prima volta ci siamo opposti a un’idea dei nostri genitori non eravamo forse soddisfatti<br />
di noi stessi? Tant’è che ora si possono contare sulle dita di una mano le cose su cui andiamo<br />
d’accordo, o sbaglio?<br />
Quando ragioniamo con molta fatica ma alla fine giungiamo al risultato, ci sentiamo o no al settimo<br />
cielo?<br />
Quando qualcuno ci proibisce di fare qualcosa o ci impone un comportamento, è forse in grado di<br />
impedirci di sognare, di farci fare una critica, di pensare? No. Perchè noi, finché abbiamo la ragione,<br />
siamo liberi nel modo più assoluto e nello stesso tempo padroni di noi stessi.<br />
Non sto parlando di essere liberi di circolare, di organizzarsi o riunirsi in associazioni, di integrità<br />
fisica o di qualsiasi altro diritto di cui una persona in quanto tale avrebbe bisogno per vivere;<br />
un uomo senza un braccio, anche se ha subito una grandissima perdita, vive, perchè pensa, ma un<br />
uomo con corpo perfetto e mente malata soffre di una perdita decisamente più grande.<br />
Noi siamo convinti di questo? Che ci possono togliere tutto ma non il libero arbitrio, il pensiero?<br />
Allora dobbiamo sentirci minacciati. Dobbiamo aprire gli occhi e capire il meccanismo su cui si<br />
fonda la nostra società. Ci stiamo dimenticando che siamo noi gli unici a dover pensare a noi stessi,<br />
siamo noi che decidiamo quali devono essere i nostri rappresentanti politici e se non si dimostrano<br />
degni di esserlo siamo noi a doverci ribellare, siamo noi che definiamo l’andamento dell’economia.<br />
Sono le nostre idee, le nostre scelte, le nostre proteste.<br />
Nel ‘700 gli illuministi capirono tutto questo e iniziarono a scrivere, a diffondere le loro idee rivoluzionarie;<br />
tanti e forti erano i loro oppositori ma non per questo si tirarono indietro; anche perchè,<br />
una volta colta l’immensa importanza della ragione, sarebbe da stupidi rinunciarci e continuare a<br />
farsi manovrare da qualcuno (politici, mass media, ecc.) che, pur di imporci un comportamento per<br />
lui conveniente, ci colpisce direttamente nella nostra essenza, nella parte che solo noi con l’esperienza<br />
coltiviamo e conosciamo.<br />
Per concludere cito Diderot, un filosofo illuminista: “...guai ai sudditi nei quali si annienta ogni<br />
gelosia della propria libertà, anche attraverso le vie in apparenza più lodevoli. E’ così che si cade in<br />
un sonno dolce, ma in un sonno di morte...”.<br />
Rita Battistuzzo
I GIOVANI E LA POLITICA<br />
Se ti chiedessero di scegliere tra politica e volontariato, cosa sceglieresti? Credo indovinerei se<br />
dicessi che hai optato per la seconda soluzione.<br />
Se ti chiedessero perchè hai dato quella risposta, cosa diresti? Che la politica è troppo impegnativa?<br />
Per la <strong>maggio</strong>r parte di noi, includo anche me, non è il motivo prevalente; se una cosa piace, la<br />
fatica e la dedizione sono fattori che mettiamo in secondo piano.<br />
Forse la politica è... un qualcosa che solo alcune persone possono fare e noi di certo non siamo tra<br />
quelle. Che dite? Potrebbe essere questa la risposta? Diciamolo, questa più che essere una risposta è<br />
l’asso che tiriamo fuori ogni volta che vogliamo sfuggire da una situazione che non ci piace, perciò,<br />
caro lettore, te la dico io la risposta: esperienza.<br />
Noi abbiamo fatto esperienza di una pessima politica, anzi, di una politica che opera come esempio<br />
da non seguire. Assistere a tutte quelle guerre verbali, combattute per non concretizzare nulla,<br />
sapere che tra quella ristretta e statica cerchia di politici possiamo per la <strong>maggio</strong>r parte includere<br />
raccomandati, a volte nemmeno laureati, mafiosi, pregiudicati: insomma, tutto ciò che un politico<br />
non dovrebbe essere.<br />
Da troppo tempo ormai stiamo convivendo con questa realtà alla quale nessuno ha la forza di ribellarsi.<br />
Ci viene fatto credere che le cose non possono cambiare, che al posto delle solite facce stampate<br />
sui manifesti elettorali non possa apparire tuo fratello di 25 anni, per esempio.<br />
Non è così! La necessità di cambiare, di evolversi, di idee nuove costituisce il presupposto fondamentale<br />
per lo sviluppo, di qualsiasi settore.<br />
Noi, se fossimo più sensibilizzati ai problemi che riguardano la nostra società, sapremmo tirar fuori<br />
la grinta, la cui grandezza non siamo nemmeno in grado di sospettare, per il semplice fatto che siamo<br />
adolescenti, svegli, attivi, dinamici e meno legati al dio denaro.<br />
E invece? Veniamo deviati dai reality show, dal popolarissimo “Uomini & Donne” e dalle centinaia<br />
di telenovelas che, guarda caso, vengono mandate in onda nell’ora in cui gli studenti rientrano a<br />
casa e magari, per svagarsi durante il pranzo, accendono la tv, inconsapevoli che rimarranno incollati<br />
davanti allo schermo per vedere fino a che punto Federico prenderà in giro le sue corteggiatrici.<br />
Così, un intero pomeriggio, che equivale a tempo preziosissimo per arricchire, e non inebetire, la<br />
propria mente, viene perso, regalato a chi approfitterà della nostra ignoranza, della nostra indifferenza.<br />
Se diciamo che la politica non funziona, le nostre parole diventano automaticamente fumo. Se non<br />
andiamo a votare perchè riteniamo che non ne valga la pena, perdiamo noi l’occasione di farci sentire.<br />
Se non siamo consapevoli di aver perso quei valori antichi, ma mai obsoleti, allora, diventiamo<br />
un ammasso di amebe.<br />
La via d’uscita è semplice, ed è sempre lei: l’istruzione, sorella <strong>maggio</strong>re dell’informazione.<br />
Nel momento in cui siamo consapevoli di ciò che siamo e di ciò che ci circonda, operare sarà istintivo,<br />
come per un leone mordere la gazzella: è sempre questione di sopravvivenza.<br />
Con questi occhi già inizio a percepire quanto la politica sia una delle cose più belle che l’uomo potesse<br />
creare: un gruppo di persone prescelte dal sovrano, il popolo, il quale si assume la responsabilità<br />
e l’onore di agire personalmente per il benessere del Paese. Si riunisce per proporre, discutere<br />
e rendere concrete delle idee. Più punti di vista e critiche ci sono meglio è; non si correrà il rischio<br />
di dimenticarsi nemmeno della parte più piccola di popolo, poiché alla maratona verso la felicità<br />
devono poter gareggiare tutti. Se qualcuno approfitta della sua posizione per vincere con più facilità<br />
e, ancora più grave, sugli altri, deve essere punito e allontanato.<br />
Se date a tutto questo l’appellativo di “sogno”, correggetevi. Questa è la politica che ci viene negata.<br />
Lottiamo, anche nel nostro piccolo, per riaverla.<br />
Rita Battistuzzo
DIALOGO SUL SOGNO<br />
Quando Barak Obama è stato eletto Presidente degli Stati Uniti ci è venuto spontaneo interrogarci,<br />
come redazione, sul significato che hanno per noi i concetti che durante la campagna elettorale<br />
americana ricorrevano <strong>maggio</strong>rmente: sogno, ideale, cambiamento, utopia. Abbiamo deciso poi di<br />
riportare nel giornalino le nostre riflessioni sotto forma di dialogo così come sono emerse in quel<br />
momento, un’idea che “tirava” l’altra, che generava la successiva. Speriamo che il pezzo possa essere<br />
interessante per i lettori, e li invitiamo a mandarci eventuali considerazioni che possano scaturire<br />
da queste nostre.<br />
MARICA: Anche in una vita con i piedi per terra, sogni e ideali sono fondamentali; non tanto per<br />
raggiungerli quanto per muoversi, per dare un senso alla vita.<br />
GIANLUCA: Il sogno fa muovere, ma quando svanisce si rischia che non rimanga più niente.<br />
EVEN: Bisogna distinguere tra sogni e obiettivi da raggiungere: il vero sogno sai di non doverlo<br />
raggiungere.<br />
GIANLUCA: Ed è bello non raggiungerlo.<br />
MARICA: Però se non ce l’hai non ti muovi con la testa, non ti disponi mentalmente per esempio<br />
per la pace nel mondo: non può essere una cosa da vagliare nei pro e nei contro, ci si muove in funzione<br />
di quello che è un ideale, un valore personale.<br />
JESSICA: Qualcosa di più raggiungibile?<br />
MARICA: Forse bisogna capire cosa intendiamo con la parola “sogno”.<br />
JESSICA: Rispetto all’attuazione, è più attuabile qualcosa di personale che qualcosa di collettivo.<br />
SIQI: Bisogna anche distinguere tra vivere con un sogno e vivere per un sogno: perdersi dietro ai<br />
sogni, o avere il sogno come “motore”.<br />
MARICA: Non vivere sulle nuvole…<br />
RITA: Andrebbe equilibrato, perché stare fuori dalla realtà a volte serve perché stai in un mondo<br />
tuo e sei libero, specie se sei in difficoltà in qual momento della tua vita; è il bisogno di uscire, di<br />
“staccare”, di stare in un’altra vita come quando si va al cinema.<br />
EVEN: Mi viene in mente questo: Non porti mai degli obiettivi perché sono soltanto limiti.<br />
GIANLUCA: A me questo: “Come forma nessuna forma, come limite nessun limite” (B. Lee).<br />
MARICA: Io comunque distinguerei tra obiettivi personali realizzabili e ideali (utopie): gli obiettivi<br />
realizzabili sono quelli che rendono contenti una volta raggiunti, anche se a quel punti non si è<br />
più motivati; l’ideale per un non credente sostituisce il credo, è qualcosa da portare nella realtà con<br />
semplicità, non significa strafare cioè vivere solo in funzione di quello.<br />
GIANLUCA: Se il sogno spinge ad essere vivi, vale la pena di vivere per quello cioè per qualcosa<br />
in cui si crede; anche se gli altri dicono che sei fuori dalla realtà, che sei un pazzo.<br />
SIQI: Però bisogna anche saper vivere il sogno con un certo realismo, quindi stabilire un limite di<br />
razionalità proprio, altrimenti si rischia lo “strafare” detto prima.<br />
MARICA: Parlando dell’uguaglianza: io cerco di evitare le situazioni in cui ci sono disuguaglianza<br />
e sfruttamento, perché sono le scelte che fai nel piccolo quelle che contano.<br />
EVEN: Però sogno e ideali come principi, filosofia di vita sono diversi.<br />
GIANLUCA: Sono d’accordo.<br />
MARICA: Io credo che stiamo comunque parlando di sogni (mi viene in mente Obama), ad esempio<br />
io sogno di poter usare il mio lavoro per aiutare gli altri, tramite quello che mi piace (le lingue).<br />
Quanto agli ideali, come uguaglianza, giustizia, pace che sono paroloni, le cose che nel piccolo non<br />
corrispondono a questo mi fanno arrabbiare: come per un cristiano quando si rende conto che nella
quotidianità viene svalutato Dio.<br />
EVEN: Tanto vale essere un pazzo, se il pazzo è più felice di me.<br />
MARICA: Ad esempio Obama, non si sa se riuscirà a fare tutto quello che dice ma è comunque<br />
importante che faccia certi discorsi e che sia di colore…<br />
RITA: E comunque l’America adesso vuole cambiare…<br />
MARICA: Su “Internazionale” si vede che la gente adesso è tornata ad avere fiducia…<br />
RITA: Rispetto alla precedente volontà di “tener buona” la gente, il sogno fa cambiare le cose e c’è<br />
bisogno di questo.<br />
GIANLUCA: Se il tuo sogno ha cambiato anche solo una persona, hai cambiato il mondo?<br />
MARICA: Sì, dà un senso alla mia vita che è questa, al di là di quello che c’è o non c’è dopo: se un<br />
bambino ha fame mi interessa il fatto che ha fame qui ed ora, non che magari quando morirà andrà<br />
in paradiso.<br />
EVEN: Ogni persona ha una sua concezione del sogno: per qualcuno è un ideale, per qualcun altro<br />
un obiettivo, per me è un’utopia, bella proprio perché non realizzabile.<br />
MARICA: Solo muoversi dà il senso.<br />
GIANLUCA: E comunque è meglio muoversi per qualcosa di irraggiungibile che stare fermi, seduti.<br />
SIQI: Sì, e il sogno è proprio quel pizzico di follia che ci serve per esplorare questi nostri limiti, per<br />
avere la curiosità e lo spazio di guardare oltre quel che abbiamo già, anche se in realtà ci muoviamo<br />
sempre nel recinto delle nostre paure.<br />
MARICA: La paura che non serve cioè che il sogno, l’ideale non si realizzi è normale, ma non bisogna<br />
farsi prendere da essa.<br />
RITA: Anche perché tante volte i politici, ad esempio, “fanno quello che vogliono” perché noi lo<br />
permettiamo loro…<br />
GIANLUCA: E comunque il senso è nel percorso per raggiungere qualcosa, non nel raggiungimento<br />
in sé.<br />
La redazione
GIOVENTU’ BRUCIATA<br />
La giovinezza è la parte più romantica della vita di una persona. Ha molte fasi e ognuna di esse è<br />
attravversata da uno stato di ebrezza, disperazione, paura e felicità. Il giovane ha una marcia in più<br />
e quella marcia si chiama: “la spensieratezza”. Il giovane usa il cuore, non deve pensare, non ne ha<br />
bisogno. Il giovane deve vivere, non può permettersi di esistere. Quando comincia ad ascoltare troppo<br />
il cervello, a riflettere in un modo che non è più suo ma che viene quasi inevitabilmente imposto<br />
dalla società, il giovane comincia a morire. E’ una morte graduale, i frutti della quale non si avvertono<br />
subito ma che cominciano a infrangere tutto “l’organismo” del nostro “malato”.<br />
La bestia feroce che ci uccide ogni giorno di più è il cinismo. Nessuno nasce cinico, non fa parte<br />
del nostro DNA. Ci viene insegnato, ci viene iniettato, ci viene imposto. E come un virus che non<br />
riusciamo a intravedere. La società cerca di nasconderlo, chiamandolo semplicemente in un altro<br />
modo: la maturità. Viene tirata in ballo ogni volta che il giovane ha un comportamento fuori dal comune.<br />
La libertà di pensiero esiste, ma soltanto sulla carta. Un modo diverso dal solito, viene considerato<br />
sbagliato a prescindere. Nessuno cerca di sviluppare in noi la capacità di scegliere. Secondo<br />
la nostra società il giovane non deve scegliere, non ne ha bisogno, non può uscire fuori dai canoni<br />
del comune. Non possiamo decidere, tutto è già deciso per noi. Restiamo immaturi perché gli altri ci<br />
considerano e ci trattano da immaturi. Dobbiamo “maturare” in fretta, immetterci nella strada della<br />
ricerca di Dio-Denaro. I veri valori non esistono più, sono stati sommersi dalle macerie. Dobbiamo<br />
imparare a barare, a raggiungere gli obiettivi preposti con qualsiasi mezzo.<br />
Crescere davvero vuol dire non cambiare mai. Ogni cambiamento è soltanto una maschera, un<br />
modo di adeguarsi agli altri. La vera personalità viene nascosta, senza considerare il rischio di non<br />
ritrovarla più. Il mondo è governato dall’ipocrisia. La <strong>maggio</strong>ranza ha sempre ragione, anche quando<br />
sbaglia. L’espressione di una propria identità non esiste più perché questa viene ricoperta da vari<br />
strati, come i vestiti, il taglio di capelli, un tatuaggio, il piercing oppure il linguaggio. Questi strati<br />
sono tutti i modi che il giovane usa per dimostrare agli adulti qualcosa, “uscire dal guscio” dentro il<br />
quale inevitabimente ritorna.<br />
Gli adulti ci difendono dalle cose che potrebbero ferirci e in questo modo insegnarci qualcosa. Viviamo<br />
sotto un coperchio che è la nostra salvezza e nello stesso modo la nostra condanna. Noi non<br />
siamo responsabili perché nessuno ci dà la possibilità di esserlo. Ci abituiamo al fatto che i nostri<br />
problemi vengono risolti dagli altri, per noi e senza di noi. Non impariamo perché non ci fanno<br />
imparare. Dai esempi o dagli errori altrui non si apprende mai, soltanto dai propri, quelli che non ci<br />
fanno commettere.<br />
Siamo soltanto i frutti marci dei contadini che non sanno coltivare. La gioventù bruciata non brucia<br />
più, purtroppo continua a marcire.<br />
even
VIDEO GAMES, FORME D’ARTE O SEMPLICI GIOCHI?<br />
Video games: molti ci giocano assiduamente, alcuni più raramente… ma in pochi sanno quanto<br />
lavoro ci voglia per svilupparne uno e soprattutto quanti soldi ruotino attorno a questi giocattoli di<br />
ultima generazione. Forse sono qualcosa di più di un semplice gioco, molti sono in grado di incollarci<br />
davanti al televisore facendoci distaccare con il pensiero dalla realtà che attorno a noi continua<br />
a scorrere, alcuni sanno raccontare storie con la stessa intensità di un film, pochi sanno farci provare<br />
un brivido… Questi pochi capolavori, possono essere definiti con il termine arte?<br />
Nella mia vita ho ascoltato migliaia di canzoni; alcune al sentirle mi facevano venire voglia di ballare,<br />
altre di spegnere lo stereo, ma poche hanno portato la mia mente in un mondo diverso da quello<br />
in cui poggiavo i piedi, riportandomi indietro con un brivido che, veloce, sale lungo la schiena…<br />
Se quella canzone io la posso chiamare indubbiamente arte, allora un gioco che mi fa provare anche<br />
la metà di quella sensazione, io oso chiamarlo allo stesso modo.<br />
L’ERRORE<br />
Gianluca Cappellazzo<br />
L’errore. L’uomo non lo commette mai. Le scelte umane non possono essere sbagliate. Lo sbaglio<br />
viene considerato tale soltanto dopo l’arrivo delle conseguenze. Non riusciamo a intravederle. Siamo<br />
fragili, speriamo sempre di fare il meglio.<br />
Metafora. Siamo alla stazione. Ci sono due treni davanti a noi. Sono praticamente uguali. Uno porta<br />
al paradiso. L’altro all’inferno. Ma questo non lo sappiamo, non abbiamo il biglietto, non c’è scritta<br />
la destinazione. Siamo indecisi, vogliamo prendere quello giusto. Fino alla fermata, qualsiasi scelta<br />
è giusta.<br />
Mentalmente dobbiamo separare le due cose: la decisione e le conseguenze. Di essi è composto<br />
l’errore.Forse sono indipendenti. Le conseguenze seguono soltanto in senso temporale la scelta, ma<br />
non dipendono da essa.<br />
Siamo sul treno. Abbiamo preso la nostra decisione, senza sapere dove ci porterà. Fino alla fermata<br />
finale, è sempre quella giusta.<br />
even
VOGLIO RACCONTARE UNA STORIA<br />
Voglio raccontare una storia, perché a tutti piace ascoltare le storie. Nelle piazze, nelle classi, negli<br />
autobus, negli uffici e chi più ne ha più ne metta, tutti smettono di far finta di fare qualcosa appena<br />
sentono raccontare una storia… Nessuno sa perché all’uomo piacciono cosi tanto (con uomo intendo<br />
anche le donne, e anche i bambini, i ragazzi ed i vecchi) ma io lo so… Prima di incominciare<br />
però vorrei dirvi come leggere questa storia, perche nessuno sa mai come chi l’ha scritta avrebbe<br />
voluto che fosse letta: beh, questa storia va letta lentamente, sottolineando con un tono diverso della<br />
voce le parole che vi sembrano più importanti, inoltre caro lettore non ti fermare mai se non capisci<br />
una frase o una parola ma lascia correre la tua mente nel giardino in cui questa storia inizia. Un<br />
giardino dai mille colori pieno di fiori grigi e di fili d’erba con colori differenti l’uno dall’altro. In<br />
questo giardino abitavano due talpe che una volta al giorno passando sempre per lo stesso cunicolo<br />
uscivano a giocare vicino ad una fontana fatta di marmo, e anche se loro non sapevano cos’era il<br />
marmo capivano che era bello e che di certo non avrebbero potuto scavarci un tunnel, neppure di<br />
pochi centimetri… perché era troppo bello per essere forato. Un giorno le talpe giocando allo stesso<br />
gioco a cui giocavano ogni giorno capirono perché a tutti piace ascoltare le storie… Scavando<br />
buche profondissime per non rovinare i giardini ed uscendo solo per prendere aria girarono il mondo<br />
raccontando nelle piazze perché a tutti piace ascoltare le storie… Dissero quindi: se hai ascoltato<br />
la nostra storia, avrai di certo capito perché a tutti piace ascoltare le storie.<br />
Gianluca Cappellazzo
3^Ls ON THE ROAD<br />
Uno scambio con la Polonia? Ma un paese più assurdo non lo potevano trovare?<br />
Immagino che le prime reazioni dei lettori saranno queste e, non lo neghiamo, le nostre inizialmente<br />
non erano diverse. Eppure, credeteci, questo scambio è stato probabilmente l’esperienza più bella<br />
che la nostra scuola ci abbia offerto finora, permettendoci di disfarci di inutili pregiudizi e di conoscere<br />
delle persone fantastiche.<br />
Lo scambio si è sviluppato in due momenti: il primo, tra il 28 <strong>maggio</strong> e il 4 giugno, quando il<br />
gruppo di ragazzi polacchi è venuto in Italia, ed il secondo, tra il 12 ed il 19 settembre, che abbiamo<br />
trascorso in Polonia.<br />
Dunque, come prima cosa abbiamo scelto il nostro compagno/a sulla base di una loro descrizione,<br />
ci siamo scambiati gli indirizzi e-mail ed abbiamo iniziato a conoscerci. Poi il tanto atteso 28 <strong>maggio</strong><br />
è arrivato, e ci siamo radunati nei pressi della stazione per incontrare per la prima volta i ragazzi<br />
polacchi.<br />
All’inizio, naturalmente, bloccate dalla timidezza, faticavamo a parlarci, ma subito ogni barriera è<br />
caduta e cercando di farci capire, chi addirittura con un miscuglio di inglese, italiano e tedesco accompagnato<br />
da gesti, abbiamo cominciato a parlare a raffica. La settimana è trascorsa in fretta, tra la<br />
scuola (dove abbiamo discusso delle differenze tra i nostri paesi), le nostre case e le serate nei pub<br />
del centro, ovviamente!<br />
Inoltre abbiamo visitato, oltre che Treviso, Venezia, Asolo e Possagno e abbiamo trascorso una<br />
giornata a Caorle. Ciò che più ci preoccupava era però il viaggio in Polonia e soprattutto il cibo che<br />
avremmo mangiato…<br />
Dopo una lunghissima estate anche il fatidico 12 settembre è arrivato, e con esso l’inizio della nostra<br />
esperienza polacca. Durante il viaggio oltre ai pesantissimi bagagli ci accompagnavano migliaia<br />
di incertezze e di paure, sommate alla stanchezza causata da quel lungo tragitto.<br />
Arrivati in Polonia abbiamo trovato ad aspettarci i ragazzi polacchi con le loro famiglie, ma questa<br />
volta nessuna timidezza ci bloccava, solamente il sonno, che abbiamo però messo da parte per qualche<br />
minuto per dare spazio alla felicità di reincontrare i nostri vecchi “compagni di scambio”. I primi<br />
giorni sono stati certamente traumatici: andare a tavola per fare colazione e trovarsi davanti una<br />
frittata, o venire trascinati via dalle folate di vento gelido ci sembrava tutt’altro che emozionante. I<br />
giorni sembravano non passare mai, nonostante i ritmi frenetici (quasi troppo per noi), cibo e clima<br />
diversi; ma ci siamo presto abituati, rendendoci infine conto che saremmo voluti rimanere qualche<br />
giorno di più. Così, dopo aver visto posti stupendi e conosciuto realtà diametralmente diverse dalla<br />
nostra, ci siamo ritrovati all’ultimo giorno con gli occhi colmi di lacrime, consapevoli che molto<br />
probabilmente non avremo più rivisto quelle persone che ci avevano accolto nel loro mondo regalandoci<br />
una miriade di sensazioni indescrivibili.<br />
Beh… Che dire… Alla fine tutto si è rivelato migliore di ogni nostra aspettativa, ed è stata un’esperienza<br />
che ci ha aiutato a crescere e migliorare o per lo meno ci ha regalato una storia in più da poter<br />
raccontare ai nostri figli. Inoltre abbiamo avuto l’occasione di fare delle nuove amicizie, alcune<br />
delle quali ancora sussistono.<br />
Romeo Marica e Barattin Giovanna
CIAK, SI GIRA!<br />
Lo scorso anno, nella nostra scuola, fu proposta una nuova attività pomeridiana: il corso video.<br />
Non riscosse molto successo, la <strong>maggio</strong>r parte di voi probabilmente lo starà sentendo nominare ora<br />
per la prima volta, ma vi assicuro che i traguardi raggiunti da questo apparentemente inutile corso<br />
stupiscono tuttora lo stesso ristretto gruppo di ragazzi che decise di aderire.<br />
Eravamo una decina o poco più gli affascinati, chi più chi meno, dal mondo cinematografico. Non<br />
sapevamo bene in cosa avrebbe consistito partecipare a quel corso, cosa avremmo imparato o cosa<br />
avremmo creato; l’unica certezza era data da un nome: telecamera.<br />
Ora che il corso si è concluso e sta maturando i suoi frutti, vi posso dire in che cosa ci cimentammo...<br />
Grazie alla collaborazione del simpaticissimo regista Daniele Zanon, che ci dedicò nei primi pomeriggi<br />
delle vere e proprie lezioni di tipo tecnico, lavorammo tutti assieme alla realizzazione di un<br />
cortometraggio: “La Partita”.<br />
Catapultati nel mondo che sta dietro a un film, provammo le difficoltà, la costante dedizione, la<br />
precisione e l’organizzazione che questa forma d’arte richiede.<br />
Se pensate che per un corto della durata di dieci minuti ci sono serviti tre giorni interi di riprese,<br />
potete immaginare quanto tempo occorre per realizzare un film.<br />
Gli strumenti sono elementi fondamentali; parlo di luci, telecamera adeguata, cavalletto, teli di sfondo,<br />
televisore da collegare alla telecamera, microfoni, ecc.<br />
Fortunatamente Daniele mise a disposizione le sue attrezzature per il nostro progetto.<br />
Per poter girare il corto nell’aula fredda creammo un vero e proprio set in cui tutto ciò che stava davanti<br />
alla telecamera era nella posizione dettagliatamente studiata mentre tutto ciò che stava dietro<br />
era solo caos!<br />
La storia riproposta nel corto è molto semplice: sette ragazzi, rappresentanti ognuno del proprio paese<br />
(Africa, Sud America, Stati Uniti, Cina, Est Asiatico), decidono di giocarsi a una partita di risiko<br />
la spartizione del mondo.<br />
Non dico come si conclude la partita per rispetto di chi non l’ha visto e per invogliavi a vederlo!<br />
Un argomento attinente alla nostra scuola, che di certo non scarseggia di diversità etniche, e con<br />
uno sguardo più aperto alla nostra società.<br />
Il corto venne proposto assieme a moltissimi altri, a vari concorsi e, cosa che lasciò sbalorditi tutti<br />
noi, vinse in numerose città d’Italia.<br />
La classe 4^Bs, avendo tre dei ragazzi coinvolti nella realizzazione del corto, in occasione del “Sottodiciotto<br />
Film Festival” andò a rappresentare il “Mazzotti” a Torino, accompagnata dalla prof.ssa<br />
Brunetta.<br />
Un’esperienza che travolse e stimolò tutti coloro che vi parteciparono; seppe unire scuole provenienti<br />
da tutta Italia e ognuna potè presentare un problema particolarmente sentito nella sua città,<br />
diverso, ma non meno importante, da quello/i delle altre.<br />
A noi venne attribuito il Premio per la Democrazia, che offrirà ora ad una classe un soggiorno-premio<br />
di tre giorni nella bellissima Torino.<br />
Chiunque volesse vedere il cortometraggio può rivolgersi alla prof.ssa Mattana, coordinatrice infallibile<br />
del gruppo video, o alla classe 4^Bs.<br />
Se tra di voi c’è qualche piccolo regista o anche solo un appassionato in materia, si faccia scoprire,<br />
perchè di opportunità e progetti a cui dedicarsi ce ne sono a volontà!<br />
Rita Battistuzzo
LA GIORNATA DEL LIBERO PENSIERO<br />
PAURE, SOGNI DESIDERI-LA SESSUALITA’ RACCONTA-<br />
TA DAI RAGAZZI<br />
Il gruppo di lavoro in ambito sessuologico della Ulss n.9, nell’ambito del progetto “Educare alla<br />
Sessualità”, ha promosso quest’anno un evento chiamato: “La giornata del Libero Pensiero: Paure,<br />
Sogni, Desideri – la sessualità raccontata dai ragazzi”.<br />
L’intento dell’iniziativa era quello di coinvolgere i ragazzi e le ragazze degli Istituti Superiori affinché<br />
portassero all’attenzione degli adulti, ma anche dei loro coetanei, alcuni temi della sessualità<br />
mediante le più diverse espressioni artistiche. I contenuti proposti erano: la possibilità di declinare i<br />
vari sentimenti (innamoramento, passione, gelosia, ecc.), la scoperta della sessualità (ansie e preoccupazioni),<br />
il confronto con gli adulti, l’abuso e la violenza, la gravidanza, l’omosessualità, i tabù.<br />
Con il coordinamento delle professoresse Maria Biondi e Paola Brunetta, anche qualche ragazzo del<br />
Mazzotti ha preso parte al progetto, tramite la produzione di un video intitolato “Tu non c’eri”, che<br />
racconta il confronto tra una ragazza e un ragazzo in seguito al tradimento di lui.<br />
Il video è stato realizzato dai ragazzi della classe 3^Fs e da un gruppo di ragazzi delle classi 3^Hs,<br />
4^Bs e 4^Fs, scelti tra coloro che avevano partecipato lo scorso anno al corso video e al laboratorio<br />
teatrale organizzati dalla scuola, e tra coloro che fanno parte della redazione del giornalino d’istituto.<br />
Durante tutta una serie di incontri, i ragazzi hanno inizialmente definito il tema e la tipologia del<br />
lavoro da svolgere, concentrandosi fin da subito sui concetti di fedeltà e tradimento riferiti al mondo<br />
dei giovani e alla loro realtà quotidiana. Hanno così deciso di sviluppare il video attorno a due<br />
distinte concezioni della relazione: quella che implica la fedeltà assoluta e quella che, basata sulla<br />
fiducia, può contemplare anche una “situazione altra”, purché restino saldi il sentimento e la stima<br />
nei confronti della persona amata. Questi due modi di intendere la relazione sono stati incarnati<br />
nel video rispettivamente dalla ragazza e dal ragazzo, senza che però risultasse che la prima idea è<br />
quella “delle donne” e la seconda quella “degli uomini”. Il finale inoltre è stato lasciato aperto, per<br />
evitare che una concezione prevalesse sull’altra.<br />
Il video, oltre ad essere il frutto ben riuscito del lavoro dei nostri compagni d’istituto, potrebbe rappresentare<br />
anche una buona occasione per fermarci a riflettere su un tema che ci riguarda da vicino,<br />
o che potrebbe farlo a breve.<br />
Maddalena Lovadina
Una ragazza ci ha scritto, allegando un pezzo sul lavoro che volentieri pubblichiamo<br />
IL LAVORO TRA SICUREZZA E PRODUTTIVITA’<br />
Facciamo un passo indietro nel tempo. Siamo ai primi del ‘900 quando un tizio che di nome faceva<br />
Giovanni Giolitti presentò nel nostro paese le norme a tutela degli infortuni sul lavoro che, tornando<br />
ai giorni nostri, sono sempre di più chiamate in causa per rispondere ad incidenti e, in casi estremi,<br />
a morti di gente che, svolgendo il consueto “ordine del giorno”, si è trovata tra capo e collo a vivere<br />
la peggiore avventura della propria vita. In realtà il nostro codice civile regola anche questo campo.<br />
L’ambiente di lavoro costituisce l’oggetto di una normativa amministrativa e penale diretta a garantire<br />
la salute dei lavoratori in attività particolarmente rischiose e in certi casi impone, alle singole<br />
imprese, l’adozione di sistemi generali di controllo preventivi; tuttavia questa norma si presenta più<br />
come una tutela dell’ambiente in generale, che come garanzia della salute della persone. Nonostante<br />
le precauzioni che si dice di prendere, nonostante gli avvertimenti e le continue morti sul posto di<br />
lavoro, questi incidenti continuano a non cessare. Io direi, in modo particolare, a tutti gli operai di<br />
tenere sott’occhio, di prestare attenzione anche ai più piccoli spostamenti, di non sottovalutare cinghie<br />
e motori di trasmissione, parti mobili delle macchine, anche se ormai si tratta del lavoro di anni<br />
e si presume perciò che essi abbiano assunto una certa confidenza e pratica con quel tipo di mansione.<br />
Diciamo che sarebbe meglio non dare tutto per scontato. Ai direttori d’azienda, invece, vorrei<br />
dire che prendere delle misure di protezione non significa per forza spese, uscite perché nel momento<br />
in cui anche uno solo dei suoi operai ci rimette un osso, è la produttività aziendale a rimetterne<br />
e perciò a calare. E in proposito vorrei spendere due parole sulla produttività e su quello che essa<br />
rappresenta nel nostro paese, l’Italia, a partire del primo articolo del codice civile: “L’Italia è una<br />
Repubblica democratica fondata sul lavoro”. –“Essa riconosce a tutti i cittadini italiani il diritto al<br />
lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto” e ancora “il lavoro consiste<br />
nella prestazione di energie lavorative effettuata contro il corrispettivo di una retribuzione, da una<br />
persona fisica a favore di un’altra persona fisica o giuridica”. Si parla di persone. Si parla di impieghi.<br />
Si parla di lavoro e, implicitamente, si parla di economia, quella che, oggi più che mai, sembra<br />
non ruotare dalla parte giusta. Ma se i presupposti per una buona economia ci sono, perché, giorno<br />
dopo giorno, ci troviamo a fare i conti con i dieci euro che si sarebbero potuti risparmiare se……?<br />
La produttività: in Italia circa il 20% degli occupati (i fortunati!) ritengono di svolgere mansioni che<br />
utilizzano solo parzialmente le loro competenze professionali. In risposta l’Isfol ritiene che sarebbe<br />
opportuno migliorare la coerenza e l’adattabilità reciproca tra domanda e offerta di lavoro sfruttando<br />
al meglio certe potenzialità del sistema dei servizi per l’impiego; e io tirerei in ballo due fattori:<br />
1- la tecnologia che, anche secondo alcune ricerche, è un campo un po’ abbandonato; 2- la questione<br />
dei meriti; se n’è parlato e riparlato ma, personalmente, a partire dalle piccole cose, non riesco<br />
proprio a cogliere questi eclatanti risultati. Nel mio piccolo: la scuola. Spesso in questo ambiente,<br />
come in molti altri, vedo come gli studenti migliori siano molte volte messi sullo stesso piano di<br />
quelli più negligenti e come le buone opportunità siano rivolte sempre ai soliti alunni e questo per<br />
me significa non guardare oltre il proprio naso, non riuscire a cogliere l’impegno del singolo ma<br />
prendere in considerazione sempre i consueti pupilli o tendere a generalizzare. Insomma le leggi lo<br />
dicono, i politici pure, i buoni propositi ci sono. Siamo Repubblica democratica: facciamo sì che a<br />
noi, cittadini, siano rivolte più attenzioni e sicuramente a giovarne per prima sarà la produttività e di<br />
conseguenza il nostro benessere.<br />
Angela
HI!!!<br />
HI to everybody!!!<br />
We are Alice and Monia, two friends who attended Mazzotti High School and we are here to introduce<br />
our experience.<br />
Five years ago we began our studies in this institute attracted, like everyboby, by travels, exchanges<br />
and foreign languages.<br />
Studying at Mazzotti was something hard, but as soon as we started we realized that it would have<br />
been worth it!<br />
Several subjects and teachers means a lot of work, but the school offered us the opportunity to enrich<br />
our education not simply in the school life but also outside. And then, what to do after degree??<br />
Our wish was to undertake something new in order to break daily routine’s monotony and that<br />
would allow us to reconcile economics and and foreign languages. What about a course entirely<br />
taught in English ??<br />
Definitely this has been our choice! We enroled at “Economics and Management” at the Ca’ Foscary<br />
University in Venice which gives us the chance to have a comprehensive and balanced overview<br />
of all major aspects of Economics and Business in an international environment.<br />
At the beginnig following Mathematics lessons wasn’t really easy cause of the<br />
lack of Maths in Mazzotti and the speed of new professors during explainations.<br />
But we didn’t get discouraged and we immediately took up the new challenge!
DALL’ ITALIA ALLA TERRA DEI CANGURI<br />
Due mondi lontani ma vicini. Quante volte abbiamo sentito dire questa frase?<br />
Sono Angela Tuon., ho 17 anni e sto vivendo l’esperienza unica di essere una exchange student a<br />
Maryborough, una cittadina dello stato di Victoria in Australia.<br />
Ora ho una nuova famiglia, la famiglia Burch, mamma Debbie, papà David, Sarah Matthew e Benjamin<br />
i fratelli.<br />
Ormai sono passati quasi due mesi da quando sono arrivata e le difficoltà dei primi giorni mi sembrano<br />
già un lontano ricordo; 10 ore di fuso orario si fanno sentire, la nostalgia per chi lasci e il pensiero<br />
di essere dall’altra parte del mondo può davvero mettere in agitazione, ma e’ grazie al supporto<br />
delle mie due famiglie e dei miei amici che adesso sono felice di essere qui.<br />
Mamma Debbie e papa’ David mi hanno accolto subito come una figlia, mi sono stati vicini nei<br />
primi momenti di sconforto e per aiutarmi a “dimenticare” l’Italia hanno cercato da subito di farmi<br />
conoscere il loro Paese. Ricordo con emozione quando siamo andati al Wild Life Park di Ballarat<br />
dove ho potuto dar da mangiare a canguri e koala, ho accarezzato un boa reale, ho visto come dar<br />
da mangiare ad un coccodrillo e, dulcis in fundo, ho fatto il bagno nelle fredde acque dell’Oceano.<br />
L’Australia è un Paese bellissimo, ma sfortunatamente e’ anche un paese molto secco e arido<br />
e, proprio a causa di questo, vengono imposte molte restrizioni per l’uso dell’acqua; per questo<br />
motivo nelle ultime settimane ci sono stati dei gravi incendi anche vicino a dove vivo.<br />
Insieme alla “mia” famiglia sono stata a Bendigo e ho visto la città rasa al suolo dal fuoco.<br />
E’ stato davvero desolante vedere un uomo accucciato per terra tra le macerie carbonizzate<br />
della sua casa alla ricerca di qualcosa che molto probabilmente non avrà mai trovato.<br />
Ho pensato a quanto siamo fortunati noi che viviamo nel nord Italia dove c’è abbondanza<br />
di acqua, ma ho anche riflettuto sulla necessità di non sprecarla perché è una ricchezza<br />
che prima o poi potrebbe finire con le stesse conseguenze che ho potuto constatare qui.<br />
Tornando alla mia esperienza, il 2 febbraio ho cominciato la scuola, ero super emozionata<br />
all’idea di incontrare ragazzi e ragazze della mia età, e di fare nuove amicizie.<br />
I compagni e i professori mi hanno accolta molto bene e dopo un paio di settimane ho cominciato ad<br />
uscire con i miei nuovi amici sempre più curiosi di sapere del luogo da cui provengo, cosa mangiamo<br />
e quali sono le nostre abitudini. Una cosa divertente è che qui non mangiano la carne di cavallo e ogni<br />
volta che lo dico si sbalordiscono, ma in fondo loro mangiano la carne di canguro: cos’è peggio??<br />
Qui la giornata scolastica comincia alle 9.00, finisce alle 15,15 e il sabato non si va a scuola. Si studiano<br />
5 materie a scelta tra una gamma di 25. Ci sono vari livelli di difficoltà e gli alunni vengono<br />
indirizzati ciascuno al livello adeguato per loro per raggiungere i migliori risultati. Ogni studente<br />
dell’ultimo anno, durante la settimana, ha circa 5 periodi chiamati private study durante i quali può<br />
andare in biblioteca o semplicemente stare nell’area comune del suo anno a studiare o fare i compiti.<br />
A fine marzo, con Benjamin il mio fratello minore, parteciperò al mitico ballo delle debuttanti, siamo<br />
circa 20 ragazze e veniamo presentate alla società che da quel momento ci considererà delle vere donne.<br />
La famiglia in cui vivo ha già ospitato altre ragazze e ragazzi, ma io sono la prima che partecipa a questo<br />
ballo e la mamma era felicissima quando la settimana scorsa siamo andate insieme a comprarmi il<br />
vestito. Adesso basta solo fare un pò di pratica e poi sono pronta per il grande ballo. Non vedo l’ora!!<br />
Dell’Australia mi ha colpito il fatto che qui la gente e’ molto easy going, cioè “scialla”; per esempio le ragazze<br />
non si preoccupano di avere i capelli sempre piastrati e di uscire truccate alla perfezione, questa e’ una<br />
cosa che anche le ragazze italiane dovrebbero imparare: “be yourselves!! don’t think about other people!!”.<br />
Giorni fa sono stata invitata in una scuola elementare a parlare dell’Italia, i bambini, erano eccitatissimi<br />
e l’hanno molto apprezzato, anche perché avevo preparato loro dei biscotti buonissimi!!<br />
16
Ai miei coetanei che decidessero di intraprendere un’esperienza del genere vorrei dire che lo spirito<br />
giusto per affrontarla è essere aperti ad accogliere cultura , usi e costumi diversi dai nostri e allo<br />
stesso tempo essere ambasciatori della cultura italiana, per questo motivo i ragazzi come me si<br />
chiamano exchange student.<br />
Infine, vorrei esprimere la mia gratitudine alla mia famiglia che mi ha aiutata a realizzare il sogno<br />
di venire in Australia e, se penso che solo due mesi fa ero triste e desolata perché lasciavo tutte<br />
le persone a cui voglio bene mentre adesso sono qui felice di poter raccontare questa splendida<br />
avventura, mi viene da ridere!!<br />
Un ringraziamento speciale va anche a tutti quelli che credono in me, come i miei professori che mi<br />
hanno sostenuta fino all’ultimo, ai miei compagni di classe che mi hanno sopportata nei momenti di<br />
sconforto e alla mia scuola, l’istituto tecnico per il turismo G. Mazzotti, che mi ha dato gli strumenti<br />
necessari per affrontare questo “Viaggio”.<br />
Arrivederci e grazie di cuore davvero a tutti!!<br />
17<br />
Angela Tuon
RECENSIONI DISCHI<br />
VERDENA : Requiem<br />
Pezzi di carne… tutto… cuore stomaco e intestino…<br />
succhiare la polpa… succhiare tutto…<br />
carnefice… loro troveranno le ossa tra le mie<br />
mura… niente più nomi ne confini… solo carne…<br />
fino in fondo… arrivare al punto di non<br />
ritorno… nessuno mi cercherà… nessuno mi<br />
vomiterà… solo occhiaie e le vene bucate… le<br />
mie uniche amiche… aspettando la grande sorella…<br />
finestre antiproiettile… soltanto fango…<br />
grida continua a gridare… almeno per un giorno…<br />
fatemi ricomparire… morire di fame…<br />
sepoltura celeste… voglio avvoltoi, tutti gli avvoltoi…<br />
perdere la vista… senza risparmiarsi…<br />
vedere solo il buio… impazzirò… lo merito…<br />
gesù e buddha… gesù e buddha… morfina…<br />
iniezione di morfina… camminare con le ossa rotte… sembra un porno… lei muore… muore… così<br />
noir… gli elefanti desiderano vendetta… case in affitto in cambio delle gocce di vetriolo… luce soffusa…<br />
calore tiepido delle sue ossa… l’ultimo favore che ti chiedo… chiudi la porta quando esci…<br />
non riesco ad alzarmi… morirò tra le lenzuola ancora umide…<br />
POETS OF THE FALL– Carnival Of<br />
Rust<br />
Spesso si dice che la musica è cibo per l’anima, che la poesia<br />
è l’elisir dell’amore… Ebbene con Carnival of Rust la band<br />
finlandese Poets of the Fall è riuscito a creare un delizioso<br />
cioccolatino per colmare le più profonde lesioni della tua<br />
anima. Ogni canzone è una poesia che parla di te, che ti<br />
sussurra l’essenza della tua vita e descrive tutte le sfumature<br />
dell’amore che hai saggiato; il tutto fuso con il cullante e imprevedibile<br />
ritmo del rock anni ’90, proprio come la casualità<br />
incontrollabile dei tuoi sentimenti. Molti dicono che ascoltare<br />
i Poets sia come sognare di volare, ma se vi apprestate a cogliere<br />
il sapore più fine di questa musica con le orecchie della<br />
vostra anima, vi accorgerete che non è un sogno ma solo la<br />
bella realtà crudele, bella, ma crudele. E quando questo<br />
piccolo guizzo di coscienza sfugge al melodramma del vostro amore, vi sentirete mancare, e cadere<br />
nel profondo oblio delle vostre paure. Ed è qui che nascono i Poeti. Perché ogni caduta ha il suo poeta<br />
che riporta il silenzio, e dal silenzio la pace, e dalla pace la libertà di amare come se fosse tutto<br />
la prima volta…<br />
18<br />
Chen Siqi
LUCIO DALLA: Henna<br />
Notte… mi ritrovo disoccupato… di nuovo… un altro<br />
lavoro buttato al vento… veniale… mi stendo sul divano…<br />
accendo la tv… solo porno… che palle… cambio<br />
canale… politica ca**o… telecomando… spengo… metto<br />
su il cd… meglio… voglia di caffè… tocca alzarsi… lo<br />
preparo… sporco tutto… veniale… bussano alla porta…<br />
non apro… non ho voglia di vedere nessuno… bussano più<br />
forte… urlano di abbassare la musica… non lo faccio…<br />
mica mi devo svegliare domani… esco sul balcone… a<br />
prendere una boccata d’aria… il balcone diventa la riva di<br />
un fiume… poi una spiaggia… le stelle granuli di sabbia…<br />
la luna una barca in lontananza…forse sono soltanto<br />
gocce di valium… veniale… sanno anche quelle di te…<br />
mi faccio un altro caffè… stavolta corretto… addormentarsi<br />
stanotte… sarebbe un peccato mortale… strappo le<br />
le bollette… non le pagherò mai più… vado a farmi una doccia… alzo ancora il volume… apro<br />
l’acqua… nudo… questa notte mi sento ancora più nudo… dovrei chiamarla… odio la sua voce… è<br />
meglio se sta zitta… mi chiede perché la chiamo… riattacco… che domanda del ca**o… la richiamo…<br />
le dico che così non va… mi chiede le spiegazioni… restiamo così zitti a respirare… parla<br />
solo a monosillabi… mi sono preparato un discorso… non me lo ricordo… veniale… era marcio…<br />
tutto marcio… passerà domani… per riprendere le sue cose… mi chiede come sto… un’altra domanda<br />
del ca**o… rispondo bene… mento… naturale… stavolta riattacca lei… finisce il cd…<br />
arriva l’aurora… mi faccio un altro caffè…<br />
even<br />
19
RECENSIONI FILM<br />
INTO THE WILD<br />
Prima di iniziare a leggere, vi chiedo: immaginate<br />
profondamente.<br />
Cosa? Il caldo afoso e talmente soffocante da farvi<br />
mancare il respiro del deserto del Nevada. Le candide<br />
nevi del monte McKinley (Alaska), pungenti<br />
come lame affilate e infine le scontrose rapide del<br />
fiume Colorado.<br />
Immaginatevi un viaggio con tappe: Oregon, Nevada,<br />
Arizona, Sud Dakota e Alaska.<br />
Non un viaggio qualunque. Un’avventura selvaggia.<br />
Una di quelle che ci proponiamo di intraprendere<br />
mentre fantastichiamo con i nostri amici per lasciarci<br />
alle spalle i problemi…<br />
Vi piacerebbe realizzarlo, vero?<br />
Le regole però sono due: essere totalmente immersi<br />
nella natura e... soli.Lo fareste?<br />
Certo, abbandonare la nostra famiglia, i nostri amici, per non parlare di tutti gli oggetti senza i quali<br />
ci sembra di non riuscire a sopravvivere risulterebbe veramente difficile per ognuno di noi; probabilmente,<br />
rinunceremmo.<br />
Se invece fossimo in pessimi rapporti con i nostri cari, se non avessimo amici, se odiassimo tutti i<br />
nostri beni di valore perchè li disprezziamo in quanto frutto di una sporca società consumista e capitalista,<br />
allora sì, lo faremmo senza pensarci due volte.<br />
Vi ho proposto di compiere lo stesso viaggio dell’avventuroso Christopher McCandless, realmente<br />
vissuto e raccontato dal film “Into the Wild”.<br />
Il grandissimo regista Sean Penn descrive, rispettando al dettaglio le tappe percorse da Christopher,<br />
la ricerca della sua libertà nella natura selvaggia.<br />
Questa sua ricerca, con il passare del tempo, gli farà capire che la felicità non è nelle cose materiali<br />
che circondano l’uomo o nelle esperienze fine a se stesse, ma nella condivisione e nell’incontro con<br />
gli altri.<br />
A conferma di ciò cito una sua frase: “Happiness is real only when shared”, la felicità è autentica<br />
solo se condivisa.<br />
Un film travolgente, ben girato e con scene mozzafiato; notevolissima anche la bravura dell’attore<br />
protagonista, che si è meritato il premio Oscar.<br />
Se anche voi volete provare ad immergervi nella natura selvaggia, alla fine del film, ne sono certa,<br />
non rimarrete gli stessi.<br />
20
SICKO<br />
Sicko è un film-documentario diretto da Michael Moore<br />
nel 2006 che propone un’analisi del Sistema Sanitario<br />
degli Stati Uniti. Qui come molti sapranno, per riceve<br />
le cure di cui si necessita è obbligatorio essere assicurati<br />
presso una compagnia di assicurazione che si occupa<br />
esclusivamente del campo sanitario. In altre parole, nel<br />
momento in cui un cittadino statunitense necessitasse di<br />
cure, operazioni chirurgiche e medicinali, inoltrando la richiesta<br />
alla compagnia e ricevendo una risposta positiva,<br />
riuscirebbe ad avere l’intero servizio pagato da quest’ultima.<br />
In questo modo il servizio sembra molto simile a quello<br />
pubblico proposto qui in Italia, con la differenza che noi<br />
lo otteniamo mediante il pagamento di tasse.<br />
Ma è davvero così? È risaputo che per poter ottenere<br />
l’assicurazione sanitaria negli USA è richiesto un cospicuo<br />
pagamento e non sempre le compagnie accettano di<br />
assicurare qualcuno.<br />
Se ad esempio una persona è portatrice di una malattia preesistente all’iscrizione, questa verrà spesso<br />
respinta. Molti cittadini quindi non riescono a permettersi l’assicurazione o ad ottenerla e, nel<br />
momento del bisogno, sono costretti a dirigersi presso centri di soccorso che possono offrire solo le<br />
cure di base in modo gratuito. Non è sempre vero quindi che semplicemente pagando una compagnia<br />
di assicurazione, in America, si possono ottenere tutte le cure di cui si ha bisogno. Questa è la<br />
situazione che ci viene presentata nel documentario di Michael Moore .<br />
Questo sistema di assistenza sanitaria era stato introdotto nel 1971 dal presidente R. Nixon con lo<br />
scopo di garantire delle cure mediche migliori e accessibili a tutti. In realtà nel film viene proposta<br />
la registrazione di una telefonata in cui quest’ultimo discute con il suo consulente John Ehrlichman<br />
e viene informato delle pesanti manovre adottate dalle compagnie di assicurazione (allora già<br />
esistenti, ma era facoltativo per un cittadino iscriversi) per non concedere il pagamento necessario<br />
agli assistiti. Allora perchè il presidente, pur essendo a conoscenza di questo fatto, decise di consentire<br />
l’introduzione del nuovo sistema sanitario? Questo viene spiegato nella scena in cui vengono<br />
elencati i profitti ottenuti dei membri del Congresso e dal presidente stesso grazie alle compagnie di<br />
assicurazione e farmaceutiche. Inoltre, grazie a quest’azione di corruzione, le assicurazione mediche<br />
e le case farmaceutiche hanno guadagnato il totale controllo del mercato sanitario americano.<br />
Tutte queste accuse vengono sostenuta da Michael Moore tramite la testimonianza di alcune persone<br />
vittime di questo sistema: chi perché privo di una copertura sanitaria è abbandonato sulla strada<br />
dagli ospedali, chi si vede rifiutare le terapie, spesso vitali, per curare cancri e altre patologie gravi,<br />
perché ritenute dalle compagnie di assicurazione cure “non indispensabili” o “sperimentali”.<br />
Queste testimonianze vengono accompagnate da quelle di ex-dipendenti delle compagnie che<br />
confessano i metodi, privi di morale, adottati dalle stesse per massimizzare i profitti rifiutando di<br />
pagare, con le scuse più assurde, le cure richieste, a volte anche mediante indagini molto precise sul<br />
passato degli assistiti alla ricerca di malattie preesistenti che avrebbero portato all’annullamento del<br />
contratto.<br />
Un film shockante, che mette in crisi la visione idilliaca associata al servizio sanitario americano,<br />
che, sebbene sia risaputo che molte persone non possono permettersi di pagare, è famoso per l’alta<br />
qualità proposta. È indubbio che tutti i casi portati da Michael Moore sono veritieri e rispecchiano<br />
la realtà, ma, come in tutti i film, sono molto forzati per richiamare l’attenzione e per suscitare emozioni<br />
nello spettatore. Ad esempio paragona la situazione statunitense con quella cubana, ritenuta<br />
21
da sempre scadente. Recatosi nell’isola entra in una clinica moderna, con dottori cordiali e disposti<br />
a curare gli americani che nella propria patria si sono visti rifiutare le cure. Oppure porta l’esempio<br />
della Francia e del Canada, entrambi con un sistema sanitario pubblico, con ospedali all’avanguardia<br />
e servizi a domicilio gratuiti anche volti ad aiutare le mamme nei lavori di casa per una o due<br />
ore a settimana. Questo nella realtà americana è ritenuto impossibile, specie perché è uso comune<br />
nel Paese ritenere i servizi pubblici di bassa qualità. Ma se ci si pensa bene è una cosa impossibile<br />
anche qui in Italia, dove le attese per un esame si protraggono per mesi e mesi per non parlare dei<br />
casi di morte in seguito ad anestesie su pazienti allergici, o operazioni alle tonsille! Michael Moore<br />
non parla di questi fatti eppure inserisce l’Italia al secondo posto tra gli Stati che offrono il miglior<br />
sistema sanitario. Ritengo sia troppo facile condannare un aspetto negativo di uno Stato paragonandolo<br />
alle condizioni migliori di altri Stati, accessibili solamente a cittadini con un reddito superiore<br />
alla media.<br />
A parte questo punto, che mi ha lasciato un po’ perplessa, devo dire che il film fa riflettere molto su<br />
questo tema. La sanità pubblica è un bene assoluto e va difeso, anche se spesso in Italia ci arrabbiamo<br />
per le attese ed i servizi non sempre di qualità elevata. Per lo meno tutti hanno diritto a ricevere<br />
i servizi sanitari richiesti.<br />
Ma perché in America non viene adottato questo sistema pubblico?<br />
Nell’ex-America repubblicana veniva enfatizzata l’attività privata e tutto ciò che è relativo all’iniziativa<br />
sociale, cioè rivolto a tutti, era considerato di bassa qualità. Recentemente però, forse anche<br />
grazie a questo film, gli americani hanno iniziato a rendersi conto che questa non è la soluzione<br />
migliore. Pensionati costretti a fare due lavori per potersi pagare le medicine necessarie non rientra<br />
nel “sogno americano”, come ricorda Michael Moore.<br />
Quando Barack Obama e Hillary Clinton si candidarono per il Partito Democratico, fecero delle<br />
proposte non per ampliare il sistema di sanità governativo, ma ridurre il numero di persone senza<br />
assicurazione “anche tassando i più ricchi”, come disse Obama.<br />
Oggi il nuovo presidente sta cercando i fondi per mantenere fede alla propria promessa. La riforma<br />
prevede anche un controllo più accurato sui costi del ricovero e sui prezzi dei medicinali, arrivati a<br />
livelli altissimi con il sistema delle assicurazioni private. Inoltre, si promette una <strong>maggio</strong>re efficienza<br />
e quindi risparmi per l’attuale sistema sanitario pubblico, e diversi programmi di assistenza tra i<br />
quali i principali, il Medicare per i pensionati ed il Medicaid per le famiglie a bassissimo reddito.<br />
La situazione proposta nel film è allucinante e terribile, ma un piccolo passo è stato fatto verso una<br />
sanità accessibile a tutti, forse grazie anche a questo film che ha aperto gli occhi agli americani.<br />
Mi è piaciuta molto l’intervista ad un cittadino canadese che viene proposta nel documentario.<br />
Questa persona in seguito ad un incidente negli Stati Uniti decise di tornare a farsi operare in Canada<br />
perché, nonostante fosse assicurato, questo gli sarebbe costato 24mila dollari. In Canada invece,<br />
dove la sanità è pubblica, non gli è costato assolutamente nulla.<br />
Mi sembra il modo migliore per chiudere questo articolo.<br />
M. Moore: “Mi domando perché i suoi compatrioti canadesi, che non hanno i suoi problemi, dovrebbero<br />
pagare con le loro tasse un problema che è solo suo…”<br />
Intervistato: “Perché noi faremmo lo stesso per loro. È sempre stato così e spero che rimarrà così<br />
per sempre.”<br />
M. Moore: “Sì, però lei dovrebbe pagare da sé i suoi problemi personali. E non pagare per i problemi<br />
di tutti gli altri.”<br />
Intervistato: “Beh, di certo molte persone non sono in condizione di farlo e qualcuno deve pensare a<br />
loro.”<br />
M. Moore: “Lei è membro del partito socialista?”<br />
Larry Gutfree: “No, anzi sono membro del partita conservatore… è un male?”<br />
M. Moore: “Beh lascia un po’ confusi. ”<br />
Intervistato: “Beh, non dovrebbe. Penso che i problemi medici in Canada non abbiano nulla a che<br />
fare con l’appartenenza politica.”<br />
Marcon Jessica<br />
22
V PER VENDETTA<br />
“Ricorda per sempre il 5 novembre, il giorno<br />
della congiura delle polveri contro il parlamento.<br />
Non vedo perchè di questo complotto il<br />
ricordo andrebbe interrotto. Ma l'uomo? So che<br />
il suo nome era Guy Fawkes, e so che nel 1605<br />
tentò di far esplodere il parlamento inglese; ma<br />
chi era veramente? Ci insegnano a ricordare le<br />
idee e non l'uomo, perchè l'uomo può fallire,<br />
l'uomo può essere catturato, può essere ucciso e<br />
dimenticato. Oltre cento anni dopo ancora una<br />
volta un'idea può cambiare il mondo. Io sono<br />
testimone diretta della forza delle idee, li ho<br />
visti morire per difenderle... Ma non si può baciare<br />
un idea, non puoi toccarla né abbracciarla,<br />
le idee non sanguinano, non provano dolore, le<br />
idee non amano”.<br />
Si apre così il film tratto dall’omonimo fumetto<br />
di Alan Moore; chissà cosa si aspetta chi decideciderà<br />
di vedere “V per vendetta”, e chissà se saranno aiutati o infastiditi quelli che il fumetto<br />
l’hanno già letto, magari amato e stanno sulle spine non sapendo cosa aspettarsi tentando di dimenticare<br />
il capolavoro a fumetti, per evitare di incappare nel luogo comune ”però il libro era più<br />
bello”.<br />
In questo film si viene catapultati nell’ Inghilterra del 2019 ormai in preda ad un delirio totalitario<br />
neofascista, un potere saldamente controllato da un partito che gioca con pesante propaganda, polizia<br />
segreta, coprifuoco, razionamento dei viveri arrivando fino ad un ministero della messa al bando<br />
del materiale culturalmente riprovevole; ad opporsi alla dittatura che decima le vite e livella le coscienze<br />
c’è un solitario vendicatore, noto solo con il nome V, frutto delle riprovevoli azioni dittatoriali<br />
che l’hanno portato ad essere un uomo sfigurato nel fisico e dilaniato nella coscienza, costretto<br />
a nascondersi dietro la maschera di Guy Fawkes dal ghigno perennemente beffardo.<br />
Durante il suo cammino di vendetta si imbatte nella giovane Evey Hammond, ragazza orfana che<br />
per sopravvivere nasconde il suo odio profondo nei confronti dell’attuale governo; tra i due si<br />
instaura un rapporto che va oltre quello che ci dovrebbe essere tra una ragazza e il suo salvatore, e<br />
l’alchimia che si crea porta alla scomparsa di Evey da parte di una mente sconosciuta che segnerà<br />
una grande svolta per la sua esistenza....<br />
V veste i panni di un personaggio storico britannico con i valori che tutti noi vorremmo veder vincere<br />
in una storia usando però bombe e coltelli, facendo propria l’idea di Niccolò Machiavelli secondo<br />
cui il fine giustifica i mezzi. Ma sarà realmente così?<br />
23<br />
Marica Romeo
TWILIGHT<br />
Isabella Swann, chiamata da tutti Bella, è una ragazza a cui non piace<br />
attirare l’attenzione, con qualche problema di equilibrio, ma soprattutto<br />
che odia il freddo e l’umido. Nonostante questo, per consentire alla<br />
madre di vivere tranquillamente con il nuovo marito, si costringe a<br />
trasferirsi a Forks, nello stato di Washington, dal padre naturale, Charlie.<br />
Forks è infatti la città che registra il <strong>maggio</strong>r numero di precipitazioni<br />
annue di tutti gli Stati Uniti.<br />
Inizia quindi a frequentare la scuola della piccola cittadina in cui è<br />
convinta che non si potrà mai ambientare a causa dei suoi problemi<br />
nella sfera delle relazioni sociali. Ma questo suo pronostico viene<br />
smentito quando si accorge che tutti la accolgono con gentilezza. Tutti<br />
tranne Edward Cullen; un ragazzo dalla bellezza insolita e attraente,<br />
che sembra non rivolgere parola a nessuno, ad eccezione dei propri<br />
fratelli. Anche se Bella viene a sapere che ognuno di loro è stato adot<br />
adottato, vi è un elemento che li rende tutti incredibilmente simili oltre alla bellezza: il pallore, una<br />
pelle così bianca da sembrare porcellana.<br />
Quando Bella ed Edward si incontrano per la prima volta il ragazzo sembra provare un profondo<br />
disprezzo per la ragazza, la quale si sente trafitta da uno sguardo spietato per tutta la lezione. Chiedendosi<br />
il motivo di un odio così profondo da parte di una persona che nemmeno la conosce, tenta<br />
in tutti i modi di trovare una spiegazione. A poco a poco i due ragazzi instaureranno un’amicizia via<br />
via sempre più intensa, fino ad essere trasportati in un’attrazione che Edward definisce pericolosa.<br />
Questo perché Edward è un vampiro ed il sangue di Bella, della sua qualità preferita.<br />
Per questo motivo la ragazza si vedrà spesso in pericolo, preda di altri vampiri, ma anche oggetto<br />
della protezione di un gruppo di licantropi di cui però si saprà di più solamente nel secondo libro:<br />
“New Moon”.<br />
Il film<br />
Sebbene il film riprenda la trama del libro, questo scorre molto più veloce tralasciando alcuni caratteri<br />
e scene che nel libro risultano interessanti o comunque determinanti per apprezzare appieno<br />
la storia. Questo riguarda però tutti i film tratti da libri essendo impossibile far combaciare i tempi<br />
dei due diversi mezzi di narrazione. Lo scontento <strong>maggio</strong>re infatti non deriva da questo fattore, ma<br />
da altri aspetti che andrò ad elencare. Perché il film di Twilight non è stato che questo: una grande<br />
delusione.<br />
A differenza del libro si vede una Bella in preda agli ormoni fin dal primo sguardo dato ad Edward.<br />
Relativamente goffa, cosa che nel libro invece è molto ricorrente. Un altro aspetto che mi è dispiaciuto<br />
non rivedere nel film, è il fatto che la ragazza parla nel sonno. È molto divertente se si pensa<br />
che ogni notte Edward si intrufola nella sua camera per guardarla dormire e, come si sa, i sogni<br />
sono rivelatori!<br />
Personalmente non ho apprezzato molto la scelta degli attori, o almeno in parte. Forse mi aspettavo<br />
troppo da un film realizzato in economia. Basti pensare agli effetti speciali che sono molto scadenti,<br />
come anche il trucco. È vero che nel libro di Twilight i vampiri vengono descritti con una carnagione<br />
bianca, ma si nota incredibilmente lo stacco di colore tra viso e collo e comunque in molte<br />
inquadrature la pelle del viso è rosea.<br />
Ho notato un sacco di errori in questo film, e la cosa non mi è piaciuta. Come la scena il cui Billy<br />
Black guida, ma la cosa è impossibile essendo il poveretto costretto su una sedia a rotelle! E questa<br />
è stata solo una delle “sviste” degli autori.<br />
Diamine questo film è stato davvero deprimente… Non che il libro promettesse qualcosa di avvincente,<br />
ma degli errori così grossolani e banali potevano essere benissimo evitati. È un film di puro<br />
24
intrattenimento per le adolescenti già fans dei personaggi grazie al libro della Mayer, le quali non<br />
si saranno minimamente accorte della scarsa qualità della pellicola, o avranno deciso di perdonare<br />
tutti quei difettucci per premiare un protagonista amato anche dalle mamme.<br />
RECENSIONI LIBRI<br />
TWILIGHT<br />
In copertina si notano due mani che reggono (o porgono) una mela rossa. Una chiaro ritorno a come<br />
Eva nel giardino dell’Eden coglie il frutto proibito, scatenando l’ira di Dio. Nel libro infatti Bella<br />
coglie il proprio frutto (Edward) pur essendo consapevole delle conseguenze, e questo segnerà irrimediabilmente<br />
il suo destino.<br />
Lasciando stare la copertina che a mio parere è comunque molto interessante, soffermiamoci sulla<br />
trama.<br />
Bella è una ragazza qualunque, carina ma non troppo, né intelligente né stupida, goffa, insicura<br />
e timida. Come in tutte le storie l’eroe deve avere a che fare con un problema da cui partire ed in<br />
questo caso potrebbe essere: “Riuscirà Bella ad abituarsi alla vita in questa piccola cittadina e a farsi<br />
nuovi amici?”. Questo pronostico non regge molto perché, essendo appunto l’eroina della storia, si<br />
ritrova fin dal principio ad avere un paio di amiche e una strage di spasimanti tra cui, ovviamente, il<br />
più bello della scuola.<br />
Più che nella categoria fantasy in cui viene collocato, lo definirei un romanzo per adolescenti (anche<br />
se a quanto pare tra le persone che lo hanno apprezzato, compresa me, si incontrano persone di tutte<br />
le età e sesso). È quella che si potrebbe definire una “letteratura di consumo”, e nemmeno di quelle<br />
noiose.<br />
Questo primo libro della saga si concentra per lo più sulle vicende amorose di Bella ed Edward<br />
tralasciando la parte che viene considerata “di fantasia”, ossia quella relativa ai vampiri e a tutte le<br />
vicende che dovrebbero riguardarli.<br />
Nonostante questo la lettura è piacevole e molto scorrevole, vista la scarsità di parti descrittive che<br />
a volte disperdono un po’ il lettore. I dialoghi, come anche i pensieri, sono molto presenti essendo il<br />
testo scritto in prima persona, anche se risultano spesso essere molto brevi, quasi monosillabi come<br />
“Si”, “No”, “Tanto”…<br />
Per quel che mi riguarda questo libro, come anche i libri seguenti, mi è piaciuto molto. Questo si<br />
spiega con il fatto che sono una patita della “letteratura di consumo” e dei libri poco impegnativi.<br />
È una storia divertente, basti pensare alla fragilità fisica e morale della protagonista che è sempre<br />
sull’orlo di una crisi di pianto o di uno svenimento, che sia per la vista del sangue o per un bacio.<br />
25<br />
Jessica Marcon
LA RAGAZZA DELLE ARANCE<br />
Jostein Gaarder<br />
Jostein Gaarder, autore norvegese conosciuto nell’ambiente letterario per i numerosi romanzi per ragazzi,<br />
riesce a rendere “La ragazza delle arance” una lettura delicata dai contorni fiabeschi, ponendo<br />
il lettore di fronte a un gioco di scatole cinesi o, per attualizzare la metafora, alle finestre di un gioco<br />
elettronico che procede per livelli successivi.<br />
Il libro non si limita a raccontare un’unica storia con un singolo personaggio principale ed un singolo<br />
contesto storico bensì si ramifica in due vicende apparentemente distinte l’una dall’altra, ma<br />
intersecate nel profondo della loro essenza.<br />
La prima è quella del quindicenne Georg, che trova una lettera di suo padre Jan Olaf, defunto dodici<br />
anni prima, scritta prima di morire perché il figlio in età adulta potesse conoscere meglio chi gli<br />
aveva dato la vita. Si apre in questa lettera misteriosa la seconda storia, quella dell’amore del padre<br />
per una fantomatica “ragazza delle arance”; una donna incontrata casualmente di cui si innamorò<br />
follemente e di cui perse le tracce, finché non la ritrovò dopo lunghe e difficoltose ricerche.<br />
Il racconto di questa caccia all’amore perduto è intenso e pieno di interrogativi ed incertezze, articolando<br />
un rapporto fatto di pensieri e ipotesi.<br />
L’autore ci accompagna attraverso l’esistenza di un uomo che non c’è più, ci regala la sua particolare<br />
visione del mondo, i suoi sogni, le sue paure, le sue curiosità creando così una piccola fiaba<br />
che parla di morte ma che sorride alla vita, anche alla più piccola e apparentemente inutile; parla di<br />
momenti passati, di malinconia struggente e di dolore; ma quel che rimane a libro terminato è un<br />
sorriso e la voglia di vivere.<br />
TRISTANO<br />
Thomas Mann<br />
Marica Romeo<br />
Il sanatorio… bianco e rettilineo… un bianco opaco e volgare… come solo i sanatori sanno essere…<br />
aria tranquilla e gli ammalati… poi c’era lui… il paziente sano… lo scrittore Detlev Spinell…<br />
di quando in quando entrava in uno stato di rapimento estatico… che ai più era sconosciuto…<br />
riusciva a intravedere la purezza del mondo in ogni cosa… un tipo decisamente originale… non<br />
guardava in faccia le donne… no… le sfiorava appena con un mezzo sguardo… così riusciva a<br />
portare con sé un’immagine di fugace bellezza… poi arrivò lei… la moglie del signor Kloterjahn…<br />
così delicata e soave… eterea e leggiadra… con sopra l’arco ben marcato delle sopracciglia… una<br />
strana piccola vena azzurra e malsana… un suo semplice respiro riusciva ad attirare l’attenzione<br />
dei presenti… la giovane signora era sofferente alla trachea… ma era la trachea… i polmoni no…<br />
soltanto la trachea… non riusciva più a recuperare le forze dopo il parto… ammesso che ne avesse<br />
mai possedute prima… il signor Spinell le stava sempre vicino… lo attirava più di ogni altra cosa…<br />
mentre entrava nei suoi ricordi… cominciava ad odiare lentamente… ma inesorabilmente… il<br />
marito ed il bambino di lei… anche il cognome… perché le avevano tolto la piccola corona d’oro…<br />
quasi invisibile… ma piena di significato… era posata sui suoi capelli e brillava… lo scrittore le<br />
ha chiesto di suonare quel giorno… le note più deliziose uscivano dalle sue dita… era divina anche<br />
la piccola vena malsana… la moglie del signor Kloterjahn era una vittima… e tutte le vittime alla<br />
fine…<br />
26<br />
even
PER UNA PERSONA SPECIALE<br />
Tre anni... sembra passata un’eternità... e invece sono solo tre anni che mi hai lasciato... che te ne<br />
sei andato... così, senza salutarmi.<br />
Quella stupida telefonata... quella stupida valigia che aspettava solo noi per essere aperta... tutto<br />
quella notte mi sembrava stupido... anche quel viaggio... e quella canzone che ascoltavo e riascoltavo<br />
di continuo fissando il cielo. Credo di non aver mai pregato Dio così tanto... pregavo di arrivare<br />
lì e di trovarti di nuovo a casa... con il tuo sorriso e con quel pizzetto di cui avevo sempre da lamentarmi<br />
perchè quando ci salutavamo mi “pungeva”... ora invece mi manca... manca una delle ragioni<br />
per cui tutte le volte mi mettevo in macchina con buona volontà e affrontavo il lungo viaggio che ci<br />
separava. Mi manca tutto di te... il fatto che odiavi giocare a carte ma che quando ti chiedevo di giocare<br />
con me mi accontentavi sempre e comunque... e quel pizzicotto che mi davi tutte le volte che<br />
ci dovevamo salutare... mi guardavi negli occhi e mi dicevi di fare il bravo, che poi saresti venuto a<br />
trovarmi e mi avresti portato un regalo.<br />
Quel giorno desideravo solo una cosa: riaverti con me...<br />
E invece no... te ne sei andato... e di te mi rimangono solo ricordi. Me la sono presa stupidamente<br />
con Dio perchè mi aveva portato via te... la persona che ammiravo di più al mondo, quella da cui<br />
dovevo prendere esempio... e ora che tu non ci sei più da chi prendo esempio? Con chi rimango in<br />
piedi fino a tardi? E chi chiamo nonno?<br />
Da quando ci hai lasciato non sono mai andato al cimitero... non riesco, non mi do pace... ti rivoglio<br />
qui con me proprio come una volta! Sì... ricordo tutto... ricordo anche quel cielo, pieno di stelle.<br />
Desideravo che il mondo smettesse di girare... che il tempo si fermasse... e invece si è fermato solo<br />
per te.<br />
Mi avevi detto: “Dai ci vediamo presto! Verremo noi a trovarvi la prossima volta...”.<br />
E invece dopo quell’abbraccio non ti ho più visto.<br />
A distanza di tre anni non ho mai smesso di pensarti... MAI... tutto mi riporta a te... qualsiasi cosa...<br />
anche un semplice profumo... o un colore...<br />
Continuo ad avere la tua immagine impressa nella mente... e la mia paura è quella di dimenticare il<br />
tuo aspetto... di dimenticare te.<br />
Ma no... non ti dimenticherò mai e poi mai... perchè ormai sei parte di me e di quello che sono diventato.<br />
Sarai sempre qui con me... sempre... in ogni momento. Non ti dimenticare di me... ti voglio<br />
bene... mi manchi troppo... CIAO NONNO.<br />
25 27<br />
Gigi
Bianco<br />
il nulla<br />
sequenze introspettive<br />
avvicinarsi alla luce<br />
il purgatorio<br />
Serenità<br />
questa notte perfetta<br />
io<br />
il buio<br />
i sospiri delle lucciole<br />
c’è tutto quello che mi basta<br />
serenità<br />
la felicità è troppo breve<br />
serenità dura tutta l’estate<br />
la vita<br />
l’eternità<br />
Bacio<br />
vuoto<br />
vuoto di tutto<br />
insipido<br />
così masochistico<br />
disperato<br />
perché sa<br />
di non sapere da niente<br />
POESIE EVEN<br />
Le favole anatomiche<br />
assenzio<br />
un patto con Mefisto<br />
ti guardo<br />
ma non ti vedo<br />
Troppo tardi pentirsi<br />
pentirsi di tutto<br />
ritrovare i sentimenti<br />
spiccicati sul muro<br />
come degli incubi<br />
in un contenitore<br />
28<br />
Gli incubi<br />
cerimonia di consacrazione<br />
apertura mentale<br />
le falangi rotte<br />
amputazione viscerale<br />
Se vuoi<br />
versati un po’ di me<br />
bevimi piano però<br />
io non scompaio
Loro stanno insieme<br />
senza pretese<br />
stanno bene insieme<br />
non possono altrimenti<br />
non si nascondono<br />
non devono più…<br />
…e gli infelici<br />
si chiederanno sempre<br />
che gusto ha<br />
un bacio omosessuale<br />
Stringere le mani<br />
ecco<br />
non so dirtelo in un altro modo<br />
solo stringendo le mani<br />
mi sembra di avvolgerti<br />
siamo le briciole<br />
dello stesso pane<br />
Niente più pressioni<br />
anche il dentifricio<br />
sa di miele<br />
niente domande<br />
né risposte<br />
se sapessi<br />
di non esserci più domani<br />
galleggerei all’infinito<br />
29<br />
Vendersi<br />
la gente sa vivere<br />
solo così<br />
scrivo questi versi<br />
per vendermi<br />
ogni cosa<br />
ha un prezzo ben preciso<br />
quanto vale<br />
un animo umano in borsa?<br />
euro o dollari?<br />
Tachicardia<br />
attacchi d’ansia<br />
sento delle voci<br />
le facce mi supplicano<br />
di buttarmi<br />
la terazza è fatta di gomma<br />
semplificare le cose<br />
buttandosi giù<br />
dimmi perché non lo faccio?
MI PRESENTO<br />
Mi presento. Io sono una ritardataria. Una di quelle persone che riesce a far aspettare gli altri anche<br />
se si mette d’impegno per non farlo. Perchè, noi ritardatari, abbiamo nel sangue questo difetto. É<br />
come se il destino lo facesse apposta a lanciarci contro degli imprevisti nei momenti meno opportuni.<br />
Parlo di non trovare le chiavi: “Dove caspita ho messo le chiavi? Le avevo in mano prima!”.<br />
Aggiungo il cellulare, i fazzoletti, l’orologio e l’mp3 che non posso dimenticare perchè anche nella<br />
fase preparatoria, prima di uscire, tengo sempre con me nella tasca dei pantaloni della tuta e con<br />
le sue canzoni segna per sempre nel tempo ogni istante che vivo. Parlo di entrare in crisi perchè<br />
sapevo già come vestirmi, ma la maglietta che desideravo indossare è stata messa in lavatrice dalla<br />
mamma che, trovandola “tutta spiegasaa” nell’armadio, ha pensato bene di lavarla. Parlo soprattutto<br />
dei mezzi pubblici. Parlo di orari che a me non vanno affatto bene poiché ogni volta che mi lascio<br />
alle spalle la porta di casa sono costretta a iniziare una semi-corsa per arrivare in tempo alla fermata.<br />
Se altri ritardatari stanno leggendo queste righe, saranno d’accordo con me se dico che a noi, in<br />
fondo, l’orologio da polso non serve, ci mette solo più fretta di quella che già abbiamo; i nostri veri<br />
orologi, i punti di riferimento infallibili, sono le persone. Sono gli altri.<br />
Io, la mattina, mentre mi dirigo verso la fermata, so che riuscirò a prendere la corriera se lungo la<br />
strada che devo percorrere vedo passare una panda rossa e un ragazzo che pedala su una Graziella.<br />
Noi tutti passiamo gran parte del nostro tempo a giudicare, a parlare degli altri, ma chi sono gli<br />
altri?<br />
Troppo poco spesso ci fermiamo ad analizzarne l’importanza, la bellezza e l’unicità perchè diamo<br />
spazio all’apparenza e ai difetti.<br />
Finite le 5 ore di scuola prendo l’autobus navetta e mi dirigo verso il luogo a mio avviso più lugubre<br />
di Treviso: la stazione delle corriere.<br />
Ho visto la stazione in tutti i momenti della giornata; è strabiliante, si trasforma con la stessa capacità<br />
di un camaleonte. La mattina è abbastanza confortevole. All’ora di punta, quando tutti gli studenti<br />
si affrettano a tornare a casa, è affollatissima, forse troppo. La sera invece è deserta. Sembra quasi<br />
dimenticata. Una zona separata dal resto della città, con mura proprie, che solo gli assidui frequentatori<br />
possono conoscere, scoprire, fare loro.<br />
È nell’ora “dimenticata” che ho iniziato a riflettere. Ho osservato, mentre aspettavo. Ho visto la<br />
bellezza del luogo lugubre. Cosa ho visto?<br />
Valigie. Cappotti muoversi. Corpi. Facce. Alcune stanche, altre, allegre. Ho visto persone salire<br />
nella corriera. Scegliere il posto. Ma non uno a caso, quello giusto. L’unico che fosse in grado di<br />
esprimere la loro giornata e concluderla come meglio poteva.<br />
Allora mi sono chiesta: “chissà cosa ha fatto oggi quello/a lì. Chissà quanti imprevisti, come a me,<br />
gli saranno capitati. Sarà stato deluso? Avrà ricevuto una bella notizia oggi? Chissà cosa farà appena<br />
tornerà a casa, si metterà in pigiama come faccio io? Mah...”.<br />
Poi, la parte più bella: la partenza. La corriera se ne va e tutti gli universi che porta con sé svaniscono.<br />
Ognuno per la sua strada. Forse un giorno parlerò con uno di loro. Forse gli pesterò per sbaglio<br />
il piede, camminando. Perchè il mondo è piccolo. Più piccolo di quanto immaginiamo. Siamo noi<br />
che siamo infinitamente grandi. Siamo una sorpresa continua per gli altri e per noi stessi. Ed è fantastico<br />
osservare tutto questo, questi universi, racchiusi in un corpo anch’esso unico. Non esistono<br />
duplici copie, esistiamo noi.<br />
Esisti tu.<br />
E sei unico/a solo per questo, perché potrei cercare ovunque, anche nel villaggio più sperduto del<br />
pianeta senza trovare mai un altro/a come te.<br />
Un altro bellissimo passatempo è osservare tutti questi universi che si sfiorano, entrano in relazione;<br />
a volte la approfondiscono, altre volte la interrompono subito.<br />
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Tutti questi pensieri li ho portati con me nell’ora “degli studenti” e ho capito. Ho capito il detto “<br />
il mondo è bello perchè è vario”. Ho capito che dovrebbe essere adottato da tutti come filosofia di<br />
vita. Il mondo è bello perchè è pieno di altri mondi da scoprire, da scartare come regali, la cui sorpresa<br />
può piacere come può deludere, ma è pur sempre una sorpresa.<br />
Non molto tempo fa stavo parlando con un amico e rimasi colpita dalla frase che a un certo punto<br />
mi disse: “...la realtà, almeno per me, è priva di stimoli...”.<br />
Non nego che anche io vivo delle pessime giornate in cui di stimoli non ne ho e non ne voglio ricevere<br />
ma, togliendo le eccezioni, è evidente che chi non trova nella realtà degli stimoli, deve attribuire<br />
a sé stesso la colpa poiché siamo noi che non prestiamo abbastanza attenzione per coglierli.<br />
Dovremmo stare più attenti a con che occhi guardiamo chi e cosa ci sta attorno. Vi assicuro che la<br />
vita risulterà essere tutt’altro che monotona..<br />
Essere una ritardataria non è poi così male, a forza di aspettare la corriera successiva ho imparato a<br />
osservare.<br />
Volete sapere come mi sono venuti in mente certi pensieri? Ricordate l’mp3? Lo dimenticai nella<br />
tasca dei pantaloni della tuta.<br />
Rita Battistuzzo<br />
Lei è bella, è dolce, lei è luce e forza.<br />
Lei è grande, lei è bionda, lei è simpatica…<br />
Lei purtroppo… è mia amica…<br />
Lei è ribelle ma dolce, lei è sola… e lo vuole restare…<br />
E’ divertente… lei è semplicemente e unicamente lei…<br />
E’ insostituibile… lei è felicità e sorrisi… E’ il raggio di sole che con la sua tenera e fioca luce attraversa<br />
le finestre…<br />
La passione e la felicità. Lei respira piano, sospira… per non svegliarti e lasciarti sognare…<br />
Lei, assolutamente lei, solamente lei… nel cuore.<br />
Lei, assolutamente lei, solamente lei… nell’anima.<br />
Lei, assolutamente lei, solamente lei… nella mente.<br />
Nella vita solo lei, la mattina c’è lei, nei miei sogni c’è lei…<br />
Lei è stima, lei è simpatica, lei è romantica.<br />
Lei purtroppo… è grande.<br />
Lei ora è lontana… ma è così vicina che sento il suo fiato sul collo , sento il suo sospiro, sento la<br />
sua voce… sento il suo sorriso… lo sento nel cuore… ora c’è lei… ma non ci sarà mai.<br />
E’ tardi… è troppo tardi… non mi bastano cinque centimetri per crescere…<br />
La sogno, la penso… la penso e la sogno… lei è tremendamente lei… e per sempre lo sarà…<br />
Semplicemente Amica Resterai Angelo… mio.<br />
31<br />
Gigi
RAPPRESENTANTI<br />
Mi chiedo se le assemblee d’istituto servano ancora a qualcosa, le trovo vuote, l’assenza d’idee si<br />
sente e non è il rumore delle chiacchiere né quello del silenzio a coprirne l’eco.<br />
A questo proposito ho intervistato i rappresentanti d’istituto, scoprendo che le idee degli studenti<br />
nella nostra scuola sono quasi completamente assenti (o almeno così sembra).<br />
Molti non sanno che i rappresentanti d’istituto, seppur pieni d’entusiasmo e di buone intenzioni, non<br />
possono molto contro il potere dei numeri dei bilanci della scuola senza il nostro appoggio, quindi<br />
rischiamo di perdere anche il diritto di rappresentanza che ci permette di far conoscere i nostri<br />
problemi.<br />
Se qualcuno vuole dire qualcosa ai rappresentanti d’istituto non esiti un solo secondo, altrimenti<br />
perderemo il diritto rappresentanza, mentre ci resterà la libertà di non esprimerci e di non decidere…<br />
Gianluca Cappellazzo<br />
P.S.: L’articolo è stato scritto in relazione al pezzo di Maddalena inserito nello scorso numero del<br />
giornalino, e speriamo serva da spunto per riflessioni che potrete fare, come al solito scrivendoci…<br />
Come redazione ci aspettiamo di sentire la vostra voce.
REDAZIONE<br />
Assanov Yevhen, 3^Hs<br />
Cappellazzo Gianluca, 3^Hs<br />
Chen Siqi, 3^Hs<br />
Romeo Marica, 3^Ls<br />
Battistuzzo Rita, 4^Bs<br />
Lovadina Maddalena, 5^Bs<br />
Marcon Jessica, 5^Bs<br />
FOTO & DISEGNI<br />
Chen Siqi, 3^HS<br />
Romeo Marica, 3^Ls<br />
GRAFICA<br />
Chen Siqi, 3^Hs<br />
Romeo Marica, 3^Ls<br />
COORDINAMENTO<br />
Prof.ssa Paola Brunetta<br />
Per inviare articoli alla redazione: redazione.giornalino@ittmazzotti.it<br />
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I suddetti articoli saranno presi in considerazione dalla redazione<br />
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