Io nella storia antica - Sei

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Io nella storia antica - Sei

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Immagine in copertina: I riti dei misteri eleusini (particolare), Pompei, Villa dei Misteri

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Prima edizione: 2008

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Vincenzo Bona - Torino


INDICE

Le civiltà della Mesopotamia, 2

Il popolo del grande fiume: gli Egizi, 6

La conquista del Mediterraneo: Fenici, Cretesi, Micenei, 10

Dalla fine della civiltà micenea alla nascita della polis, 14

Le popolazioni italiche, gli Etruschi e la Magna Grecia, 16

Sparta e Atene, 20

Le guerre persiane, 22

La civiltà greca, 26

La lotta per l’egemonia: dalla supremazia di Atene alla crisi delle poleis, 30

Alessandro Magno e l’ellenismo, 34

Roma: dalla monarchia alla repubblica, 36

La repubblica e le sue istituzioni, 38

La civiltà romana, 40

Le guerre puniche e la conquista del Mediterraneo, 42

Le guerre civili e la crisi della repubblica, 44

La guerra civile tra Cesare e Pompeo e la fine della repubblica, 48

Ottaviano al potere, 52

L’Impero dopo Ottaviano, 54

La società imperiale, 58

Il cristianesimo, 62

I popoli germanici, 64

L’Impero romano diventa cristiano, 66

La crisi dell’Impero e le grandi invasioni, 68


Le civiltà della Mesopotamia

2

Nella regione

corrispondente

all’attuale Iraq, nel

corso del v millennio

alcune popolazioni

si stabilirono in una

pianura bagnata dai

fiumi Tigri ed

Eufrate, chiamata

Mesopotamia che

significa “terra tra

due fiumi”.

I SUMERI

Intorno al 4000 a.C. i Sumeri, un popolo forse proveniente

dalle regioni intorno al Mar Caspio, si stabilirono

in piccoli villaggi sulle rive dell’Eufrate. Con la crescita

della popolazione i villaggi diventarono vere e proprie

città. Ogni città era una specie di piccolo stato indipendente

e aveva come capo un re, che era anche giudice

e sacerdote. Per questo le città sumere vengono

definite città-stato. I più importanti centri furono

Ur, Uruk e Lagash.

SUMERI

LE ANTICHE CIVILTÀ

f La ziqqurat di Ur.

4000 a.C. 3500 a.C. 3000 a.C. 2500 a.C.


LE CIVILTÀ DELLA MESOPOTAMIA 3

Come sono nate le città?

Gli abitanti dei villaggi, quando impararono a costruire i

canali e le dighe per l’irrigazione dei campi e gli argini

per difendersi dalle piene dei fiumi, riuscirono ad aumentare

la produttività dei campi. Questo garantì più

cibo a un maggior numero di persone: fu così che la

popolazione divenne sempre più numerosa e i villaggi

agricoli si trasformarono in vere e proprie città abitate

da migliaia di persone.

I Sumeri si dedicavano soprattutto all’agricoltura e all’allevamento;

inventarono la ruota per i carri e l’aratro

di legno trainato dai buoi; svilupparono inoltre

il commercio, utilizzando i fiumi come vie di comunicazione.

Come la maggior parte dei popoli antichi, i Sumeri

erano politeisti, ossia credevano in molte

divinità. Il dio protettore di ciascuna città era venerato

in un grande tempio a forma di piramide

a gradoni, chiamato ziqqurat, che, al suo interno,

aveva anche i magazzini e i laboratori artigianali.

Dopo il 2000 a.C. le varie città entrarono in conflitto

per ottenere il controllo del territorio: in questo

modo si indebolirono e furono così facilmente invase

da altre popolazioni.

BABILONESI ASSIRI

Perché fu inventata la scrittura?

g Un’aquila con

testa di leone. Targa

in marmo dedicata

al dio sumerico

Dudu (Parigi, Museo

del Louvre).

Con la comparsa della scrittura, intorno al 3000 a.C. finisce

la preistoria e inizia la storia. Inizialmente, nella scrittura

detta a pittogrammi, vennero usati dei disegni

raffiguranti gli oggetti che si volevano indicare; in seguito,

nella scrittura detta cuneiforme, i disegni furono semplificati

in segni incisi su una tavoletta di argilla. La scrittura

fu inventata probabilmente dai commercianti per indicare

i prodotti che entravano e uscivano dai magazzini.

g Ai Sumeri si deve

l’invenzione della

scrittura. A fianco

una tavoletta

d’argilla sumera,

con la caratteristica

scrittura

cuneiforme, così

chiamata perché i

segni praticati con

uno stilo hanno

forma di cuneo.

2000 a.C. 1500 a.C. 1000 a.C. 612 a.C. 500 a.C.

Le civiltà della Mesopotamia


Le civiltà della Mesopotamia

4

I BABILONESI

Intorno al 2000 a.C. un popolo proveniente dalla Siria entrò

in Mesopotamia e si stabilì a Babilonia, una città sulle

rive dell’Eufrate. Nel 1790 a.C. diventò re della città Hammurabi

che, in circa trent’anni, conquistò l’intera Mesopotamia.

La società babilonese era divisa in classi: sopra

a tutti stava il re; poi vi erano i sacerdoti, profondi conoscitori

del cielo e degli astri e fondatori dell’astronomia

e dell’astrologia; quindi i ricchi mercanti e i proprietari terrieri;

seguivano i contadini, gli artigiani e i piccoli commercianti

e infine gli schiavi.

Anche i Babilonesi erano politeisti ed ereditarono dai Sumeri

le tecniche di costruzione della ziqqurat.

Dopo il 1500 a.C. il regno babilonese fu invaso dagli Assiri.

Dal 600 a.C. però il re babilonese Nabucodonosor

riuscì a conquistare tutta la Mesopotamia e il suo regno rappresentò

il massimo splendore dell’impero babilonese. Nel

539 a.C. i Babilonesi furono definitivamente sconfitti dai

Persiani.

g Il cosiddetto

“adoratore di

Larsa”. Statuetta

babilonese in

bronzo, oro e

argento, XVIII secolo a.C.

circa (Parigi,

Museo del Louvre).

h Ai Babilonesi si

deve la prima

raccolta di leggi

scritte della storia, il

famoso codice di

Hammurabi (a fianco

la stele in cui, nella

parte bassa, sono

incisi, in carattere

cuneiforme, gli

articoli che

compongono il

codice). Le leggi

prevedevano pene

molto dure ed erano

differenziate in base

alla classe sociale del

colpevole e della

vittima.

LE ANTICHE CIVILTÀ


LE CIVILTÀ DELLA MESOPOTAMIA

GLI ASSIRI

La civiltà assira nacque intorno al 2000 a.C. nel paese di

Assur sulle rive del Tigri, nella Mesopotamia del Nord. Grazie

a un esercito organizzato, gli Assiri, dopo il 1500 a.C.,

conquistarono Babilonia e occuparono tutta la Mesopotamia.

A capo vi era il re, considerato il padrone assoluto

e il sacerdote della più importante divinità assira, il dio

Assur. Nel VII secolo, sotto il re Assurbanipal, la civiltà

assira conobbe un periodo di splendore anche da

un punto di vista culturale: la capitale Ninive fu la

sede di una grande biblioteca, interamente composta

da tavolette di argilla. I re assiri erano spietati

con i nemici vinti: infatti intere popolazioni furono

deportate e costrette a vivere in schiavitù. Tanta

durezza provocò la reazione dei popoli sottomessi

che, esasperati, si ribellarono: nel 612 a.C. Ninive

fu assediata e distrutta.

f Gli Assiri scolpirono le loro imprese militari

sulle mura della città: i nemici cercano di

fuggire e attraversare un corso d’acqua

aggrappandosi a rudimentali salvagenti,

realizzati con otri di pelle gonfiata. Non

avranno scampo: un arciere sta per colpirli.

h Soldato assiro con lancia e scudo.

Perché è importante l’invenzione del ferro?

Il primo metallo utilizzato nell’antichità fu il rame, seguito

dal bronzo, formato dall’unione di rame e stagno. Intorno

al 1600 a.C., si cominciò a usare anche il ferro, più resistente

e duro del bronzo: questo fece sì che i guerrieri con

le armi in ferro risultassero invincibili.

Mettiti alla prova

Che cos’è una città-stato?

Chi fu Hammurabi? Perché è importante?

Quale ruolo aveva il re assiro?

5

Le civiltà della Mesopotamia


Il popolo del grande fiume: gli Egizi

6

La cartina mostra il

territorio dell’Egitto

sotto l’Antico, il

Medio e il Nuovo

Regno. La linea

tratteggiata in rosso

indica invece le due

zone in cui era diviso

il territorio prima

dell’unificazione di

Menes: l’Alto Egitto,

più a sud, e il Basso

Egitto, a nord.

LA LUNGA STORIA

DELLA CIVILTÀ EGIZIA

Anche se esistevano fiorenti civiltà nella valle del Nilo

già dal 4000 a.C., per gli storici la storia vera e propria

del popolo egizio inizia intorno al 2950 a.C., quando

Menes, re di una popolazione dell’Alto Egitto, unificò

sotto il suo potere tutti i popoli della valle del Nilo.

Menes diede così inizio alla prima delle venti dinastie di

sovrani che si succedettero fino al 1000 a.C.

La storia dell’Egitto viene divisa in tre periodi: quella dell’Antico

Regno, quella del Medio Regno e quella del

Nuovo Regno. Soprattutto durante il Regno Nuovo, tra il

1500 e il 1000 a.C., l’Egitto divenne un grande Impero: i

suoi confini arrivarono a comprendere la Palestina e a sud

fu conquistata la Nubia, una regione corrispondente all’attuale

Sudan. In seguito iniziarono la crisi e il declino

dell’Egitto, prima occupato dagli Assiri, poi dai Persiani e,

nel 332 a.C., da Alessandro Magno.

Dopo la morte di Alessandro nacque in Egitto una

nuova dinastia. L’ultima regina di questa dinastia fu

Cleopatra che morì nel 30 a.C.: da allora l’Egitto perse

definitivamente l’indipendenza e diventò una provincia

di Roma.

LE ANTICHE CIVILTÀ

g Busto della

regina Nefertiti,

vissuta durante il

periodo del

Nuovo Regno.

3500 a.C. 3250 a.C. 3000 a.C. 2750 a.C. 2500 a.C. 2250 a.C. 2000 a.C. 1750 a.C.

ANTICO REGNO MEDIO R.


Perché il Nilo è

così importante?

Il Nilo è sempre stato la principale

via di comunicazione dell’Egitto.

Ogni anno, da maggio a settembre,

la caduta di piogge torrenziali faceva

aumentare il livello del fiume: l’acqua

così straripava e invadeva le

terre circostanti. A ottobre le acque

si ritiravano e rientravano nel letto

del fiume, lasciando sul terreno il

limo, una sostanza fangosa, ottimo

fertilizzante per le coltivazioni. Gli

antichi agricoltori egizi, che erano

abili ingegneri, riuscirono a costruire

una vasta rete di canali e di dighe

per sfruttare questi straripamenti.

f La cosiddetta

stele di Rosetta.

Grazie a questa

pietra è stato

possibile decifrare

i geroglifici.

Che cosa sono i geroglifici? Che cosa sono le piramidi?

Nel XIX secolo fu ritrovata una pietra, chiamata la stele di

Rosetta, che riportava lo stesso testo in greco, ebraico e

nella scrittura geroglifica, ossia nel modo in cui scrivevano

gli scribi dell’Antico Egitto.

Ogni geroglifico, che in greco significa “incisione sacra”,

riproduceva, attraverso un’incisione, un’immagine: una

pianta, un animale o un dio, che, accostati uno all’altro,

formavano un testo.

d Le piramidi di Cheope, Chefren e

Micerino a Giza.

Le piramidi erano i luoghi in cui venivano seppelliti i faraoni.

Costruite con grandi blocchi di pietra del peso di diverse tonnellate,

al loro interno vi era un vero e proprio labirinto di corridoi:

solo uno di essi portava alla stanza dove era posta la mummia

del faraone. In questo modo la sua tomba era al sicuro

dai ladri e il suo corpo sarebbe potuto rimanere intatto per tutta

l’eternità: i faraoni infatti pensavano che dopo la morte avrebbero

continuato a governare nel regno dell’aldilà.

1500 a.C. 1250 a.C. 1000 a.C. 750 a.C. 500 a.C. 250 a.C. 30 a.C.

NUOVO REGNO

Il popolo del grande fiume: gli Egizi


Il popolo del grande fiume: gli Egizi

8

LA SOCIETÀ EGIZIA

La personalità più importante del popolo egizio era il faraone, considerato

una vera divinità: era il padrone assoluto, capo dell’esercito e dei sacerdoti.

Sotto di lui c’era il visir, o primo ministro. Egli dirigeva in nome del re

i funzionari che si occupavano dei diversi settori dell’amministrazione:

agricoltura, opere pubbliche, navigazione. C’erano poi i sacerdoti, gli

unici che, oltre alla famiglia del faraone, potevano entrare nei templi:

essi presiedevano al culto delle divinità e alle cerimonie funebri. Un

ruolo decisamente importante era svolto dagli scribi che mettevano

per iscritto le leggi e i testi sacri; per far questo incidevano i geroglifici

su fogli di papiro accuratamente preparati. Seguivano gli artigiani,

i mercanti e i contadini; quest’ultimi costituivano la parte

più numerosa della società. Erano costretti a cedere gran parte del

raccolto ai funzionari del faraone e per questo si trovavano spesso

ridotti in miseria. Inoltre, quando il faraone lo richiedeva, dovevano

combattere nell’esercito.

Alla base della società c’erano gli schiavi, perlopiù prigionieri di

guerra, che lavoravano nelle miniere o per la costruzione di palazzi,

templi e delle piramidi.

LE ANTICHE CIVILTÀ

u La dea della giustizia Maat.

f Particolare della testa del

sarcofago del faraone

Tutankhamon, vissuto nel periodo

del Nuovo Regno. Il sarcofago è un

contenitore destinato a custodire la

bara o il corpo di un defunto.


IL POPOLO DEL GRANDE FIUME: GLI EGIZI

h Ra, il dio sole, divinità

protettrice dell’Egitto (Parigi,

Museo del Louvre).

LA RELIGIONE

Gli Egizi erano politeisti. Prima dell’unificazione dell’Egitto tutte

le diverse tribù che abitavano la valle del Nilo avevano le

proprie divinità. Nel corso dei secoli si aggiunsero numerose

altre divinità, senza che venissero mai eliminate quelle già

esistenti: gli Egizi arrivarono così ad avere circa 2000 dèi.

I primi Egizi veneravano gli elementi della natura, gli astri

e gli animali. Più tardi gli dèi vennero raffigurati in forma

umana o con corpo di uomo e testa di animale; tra questi

i più importanti erano Ra, il dio Sole, con la testa di falco;

sua figlia Maat, dea della giustizia; Amon, dio della creazione;

Osiride, dio della natura e signore del regno dei morti

con la moglie Iside; Ptah, dio creatore dell’Universo. Lo

stesso faraone era ritenuto una divinità e veniva venerato

insieme con gli altri dèi nei templi.

Mettiti alla prova

Chi era il faraone? Come era considerato dal popolo egizio?

Che cos’è il limo?

Perché gli Egizi arrivarono ad avere più di 2000 divinità?

9

Il popolo del grande fiume: gli Egizi


La conquista del Mediterraneo: Fenici, Cretesi, Micenei

10

I primi viaggi lungo il

Mediterraneo furono

effettuati durante il terzo

millennio a.C. Le

caratteristiche geografiche

di questo mare, ricco di

promontori e di porti

naturali, con acque

abbastanza calde e non

molto agitate, hanno

favorito una fitta rete di

scambio di merci di ogni

tipo che portò gente di

paesi e culture diversi a

incontrarsi e conoscersi.

Alcune civiltà, come quelle

dei Fenici, dei Cretesi e dei

Micenei, nacquero e si

svilupparono proprio grazie

ai commerci lungo le coste

del Mediterraneo.

I FENICI

I Fenici, una popolazione proveniente dal nord dell’Arabia,

si stabilirono intorno al 3000 a.C. sulle coste

orientali del Mediterraneo, nel luogo corrispondente all’attuale

Libano. Questa zona fu chiamata Fenicia, da

phoinix, che in greco significa porpora, caratteristico

colore rosso con cui i Fenici tingevano i tessuti.

Grazie al legname pregiato dei cedri del Libano costruirono

navi agili e robuste, e grazie a una costa ricca

di porti naturali, diventarono abili nella navigazione

toccando l’Egitto, la Grecia, l’Asia Minore, l’Italia e la

Spagna. Poiché i viaggi per mare divenivano sempre

più lunghi, i Fenici stabilirono lungo le rotte degli scali,

cioè degli approdi dove le navi potevano rifugiarsi in

caso di intemperie o rifornirsi d’acqua e di viveri. Col

tempo questi scali si trasformarono in centri abitati. Sorsero

così città attive e popolose, le colonie, che mantennero

contatti commerciali con la madrepatria, ma

acquistarono l’indipendenza politica.

LE ANTICHE CIVILTÀ

3000 a.C. 2750 a.C. 2500 a.C. 2250 a.C. 2000 a.C. 1750 a.C.

CRETESI

M I C E N E I


LA CONQUISTA DEL MEDITERRANEO: FENICI, CRETESI, MICENEI

d Bassorilievo che raffigura una nave fenicia. La presenza di navi

nemiche lungo le rotte obbligò i Fenici a rendere più efficaci le

loro imbarcazioni: in caso di battaglia, infatti, le vele venivano

ammainate ed erano i rematori ad assicurare i rapidi movimenti

della nave.

Nel periodo di maggiore sviluppo, tra il 1200 e il 750 a.C.,

i primi insediamenti fenici si trasformarono in cittàstato

indipendenti: le più importanti furono Ugarit,

Biblos, Sidone e Tiro.

1500 a.C. 1250 a.C. 1000 a.C. 750 a.C. 500 a.C. 250 a.C.

M I C E N E I

FENICI

Chi ha inventato l’alfabeto fonetico?

Furono i Fenici a inventare l’alfabeto fonetico, ossia una

serie di segni ognuno corrispondente a un suono della

voce umana. L’idea che a un segno potesse corrispondere

un suono era già venuta ai Sumeri, ma i Fenici furono

i primi a capire che bastavano pochi segni

diversamente combinati per poter comporre un numero

infinito di parole. L’alfabeto fenicio era formato da 22

segni, tracciati da destra verso sinistra, e comprendeva

solo le consonanti. Questo sistema si diffuse rapidamente

in tutto il Mediterraneo occidentale e venne poi

perfezionato dai Greci che introdussero le vocali.

I CRETESI

11

La civiltà cretese nacque e si sviluppò a Creta, isola a sud

del Mar Egeo. Creta è caratterizzata da un paesaggio scosceso,

con monti e valli, dove le comunicazioni interne

sono difficili e dove il mare rappresenta la risorsa più

importante.

Il massimo splendore della civiltà cretese, nota anche

come minoica, dal nome del leggendario re Minosse,

fu raggiunto nel 2000 a.C., periodo a cui risalgono la

costruzione di splendidi palazzi e la produzione di

raffinati oggetti in ceramica, oro e bronzo. Nei palazzi,

probabilmente residenze del re e della sua corte, si

svolgeva la vita politica, religiosa ed economica della

comunità: spettava infatti ai sovrani amministrare la giustizia

e dirigere gli affari.

g Nel 1900 uno scienziato inglese, Arthur Evans, diede inizio agli

scavi archeologici a Creta e portò alla luce il grandioso palazzo di

Cnosso (di cui nella foto vedi la sala del trono). Evans ipotizzò che

quel palazzo, costruito intorno al 1750 a.C., fosse stata la dimora

del leggendario re Minosse.

La conquista del Mediterraneo: Fenici, Cretesi, Micenei


La conquista del Mediterraneo: Fenici, Cretesi, Micenei

12

h Affresco del palazzo di Cnosso in cui sono

raffigurate tre ragazze con un’acconciatura

di fili di perle, nastri e catene.

Oltre al commercio erano molto sviluppati

anche l’allevamento e l’agricoltura:

particolarmente importante

era l’olivo, da cui si ricavava un’abbondante

produzione di olio.

L’apogeo della civiltà cretese terminò

improvvisamente intorno al 1450 a.C.,

per motivi ancora oggi sconosciuti.

Una ipotesi probabile è che Creta sia

stata colpita da un catastrofico maremoto.

Poiché le rovine dei palazzi dei

re presentano tracce di incendi e devastazioni,

altri studiosi hanno pensato

che la civiltà cretese fu distrutta

dalle incursioni degli Achei (detti

anche Micenei), una tribù di guerrieri

di origine indoeuropea.

g Vaso del V secolo a.C.

che immortala l’uccisione

del minotauro. Secondo

un’antica leggenda

cretese, questi era un

mostro dal corpo umano e

la testa di toro che si

cibava di carne umana.

Molti giovani provarono ad

affrontarlo ma caddero in

combattimento, fino a

quando Teseo, un valoroso

ateniese, riuscì a

sconfiggere il mostro.

i Gli scavi archeologici

hanno portato alla luce,

vicino ad alcuni palazzi,

tombe monumentali.

All’interno di esse sono

stati trovati veri e propri

tesori. I re defunti,

imbalsamati e avvolti in

sudari, avevano il volto

ricoperto da una maschera

che ne riproduceva i

lineamenti, come quella a

fianco, nota come

“maschera di

Agamennone”, rinvenuta

in una tomba a Micene dal

tedesco Heinrich

Schliemann nel 1876.


I MICENEI

Intorno al 2000 a.C. i Micenei si stanziarono in Grecia. Inizialmente

dediti alla pastorizia, con il tempo si trasformarono

in esperti agricoltori: producevano infatti olio

e vino che poi esportavano insieme con la lana grezza e

lavorata. Intorno al 1400 a.C., dopo la misteriosa scomparsa

della civiltà cretese, i Micenei divennero i padroni

del Mar Egeo e il loro potere si estese ben presto anche

in Asia Minore e in Italia meridionale.

Caratteristica della civiltà micenea fu la costruzione di imponenti

palazzi circondati da mura “ciclopiche”: secondo

la leggenda, infatti, solo i mitici Ciclopi, giganti con un

solo occhio, avevano la forza necessaria per sollevare gli

enormi blocchi di pietra che formavano queste mura spesse

fino a sei metri. All’interno delle mura, oltre al palazzo,

che era la residenza del wanax (il re), sorgevano i templi,

le residenze dei funzionari del re, i magazzini e le abitazioni

dei servi. Le principali città costruite dai Micenei

furono Tirinto, Micene, Pilo, Tebe e Atene.

Mettiti alla prova

Con quale materiale i Fenici costruivano

le loro navi?

Qual era la risorsa più importante

per i Cretesi?

Chi è il wanax?

f Due guerrieri

micenei, armati di

lancia e scudo, si

preparano a

combattere.

13

La conquista del Mediterraneo: Fenici, Cretesi, Micenei


Dalla fine della civiltà micenea alla nascita della polis

14 LE ANTICHE CIVILTÀ

Il territorio della Grecia

presenta valli strette e coste

frastagliate, con profondi

golfi e un gran numero di

isole. L’unica pianura ampia

e fertile si trova nella Grecia

settentrionale, in Tessaglia.

Nella Grecia centrale vi sono

la Beozia e l’Attica, terra

arida e povera, ma nella

quale, in una breve pianura

circondata da alture, sorse

Atene. A sud si stendono

l’Argolide, dove si sviluppò

la civiltà micenea, la

Laconia, dove nacque

Sparta, e la fertile

Messenia.

L’INVASIONE DEI DORI

Intorno al XIII secolo a.C. molte città micenee furono distrutte

da violenti incendi; in alcuni casi vennero provocati

da cause naturali, in altri invece furono probabilmente

opera del popolo dei Dori, che conquistarono gradualmente

tutti i territori prima appartenuti ai Micenei.

Il loro arrivo provocò lo spostamento di molte popolazioni

che temevano lo scontro diretto con questo popolo

particolarmente abile nei combattimenti. I Dori

occuparono quasi tutta la Grecia meridionale dove fondarono

la città di Sparta. In alcune zone costrinsero le

popolazioni che vi trovarono a lavorare la terra come

schiavi, in altre si mescolarono a esse fondendo le diverse

culture e usanze.

Al termine delle migrazioni dei Dori, i Greci risultarono divisi

in tre grandi gruppi ognuno dei quali parlava un

dialetto diverso: gli Ioni nell’Attica, con centro ad Atene,

i Dori nella Grecia meridionale, e gli Eolici in Tessaglia.

Nel XII secolo iniziò per la Grecia un periodo difficile

che durò fino al IX secolo a.C. Tale periodo è noto

anche con il nome di Medioevo ellenico: siccità e carestie

provocarono una forte diminuzione della popolazione

e la fine dei commerci. Non venne più usata la

scrittura e quindi scomparvero anche i documenti scritti,

fonte di informazioni per gli storici.

f Un contadino porta in spalla un vitello.

Le principali risorse della Grecia più antica

erano l’agricoltura e l’allevamento.

2000 a.C. 1900 a.C. 1800 a.C. 1700 a.C. 1600 a.C. 1500 a.C. 1400 a.C.

CIVILTÀ MICENEA


DALLA FINE DELLA CIVILTÀ MICENEA ALLA NASCITA DELLA POLIS

Che cosa significa “Medioevo ellenico”?

Il termine Medioevo significa semplicemente

“età di mezzo”. Gli storici hanno pensato di definire

Medioevo ellenico, quindi “età di mezzo

greca”, il periodo tra la fine della civiltà micenea

e la nascita della civiltà greca. Come per

il Medioevo europeo, tra la fine dell’Impero

romano e il Rinascimento, anche i secoli del

Medioevo ellenico sono stati ritenuti “secoli

bui”, caratterizzati solo da decadenza e arretratezza.

In realtà in questo periodo in Grecia si passò

dall’uso del bronzo all’uso del ferro e, anche se si

perse l’uso della scrittura, nelle corti dei re si diffuse

l’usanza di ascoltare leggende di mitici

eroi del passato raccontate da poeti.

LA POLIS: DALL’ARISTOCRAZIA

ALLA DEMOCRAZIA

Nel corso del IX secolo i Greci si diedero una nuova organizzazione

politica chiamata polis. Letteralmente polis

significa “città”, ma con questo termine bisogna intendere

non tanto gli edifici e i monumenti ma soprattutto

l’insieme di persone che viveva in essi.

In origine a capo della polis c’era un re, ma poi dalla

metà del VII secolo il potere politico passò nelle mani

delle famiglie locali più ricche, quelle cioè che possedevano

un maggior numero di campi coltivabili. Queste

si definirono àristoi, i migliori.

L’assemblea del demos, o popolo, composto da tutti i

cittadini maschi liberi e proprietari di terre, ogni anno

si riuniva nella piazza centrale della polis, l’agorà, per

eleggere alcuni rappresentanti tra gli àristoi. Questi

erano incaricati di svolgere alcune importanti funzioni:

dirigere l’esercito, preoccuparsi delle questioni religiose,

amministrare i beni della comunità. Gli àristoi

erano anche gli unici a partecipare alle guerre dato

che solo loro potevano permettersi l’acquisto di armi

e armature molto costose. Con il passare del tempo,

però, lo sviluppo del commercio e dell’artigianato

portò molti cittadini che non appartenevano alla classe

Come era formata la polis ?

La polis si divideva in tre parti: l’acropoli, o città alta, con

i templi degli dei e alcuni edifici pubblici; la città bassa con

la pubblica piazza, l’agorà, dove i cittadini si riunivano in

assemblea; infine la campagna, in greco chiamata chora,

principale fonte di ricchezza per la comunità.

Mettiti alla prova

Quale città fondarono i Dori nel Peloponneso?

Quali funzioni svolgevano gli àristoi?

Che cos’era l’agorà?

g Le storie di battaglie e di eroi

raccontate alle corti dei re furono

tramandate oralmente di padre

in figlio. Nell’VIII secolo una

parte di queste leggende venne

raccolta e messa per iscritto. Il

risultato fu la nascita di due meravigliosi

poemi: l’Iliade e l’Odissea.

Probabilmente vennero scritti

da autori diversi, ma per secoli si è

creduto che entrambi i poemi fossero

stati dettati da un poeta cieco,

noto con il nome di Omero,

di cui vediamo un busto in

questa immagine.

degli àristoi ad avere maggiori ricchezze e a non accettare

più di essere governati senza partecipare attivamente

alla vita politica. Così in diverse poleis il

popolo si ribellò al potere degli àristoi e da un governo

di poche famiglie ricche, l’aristocrazia, si passò

gradualmente al governo del popolo, la democrazia.

1300 a.C. 1200 a.C. 1100 a.C. 1000 a.C. 900 a.C.

INVASIONE DEI DORI NASCITA POLEIS

MEDIOEVO ELLENICO

15

Dalla fine della civiltà micenea alla nascita della polis


Le popolazioni italiche, gli Etruschi e la Magna Grecia

16

La carta raffigura la

situazione in Italia tra

l’VIII e il VII secolo a.C.:

come si può vedere

la penisola era

abitata da diversi

popoli, tra cui

spiccano, per

importanza, gli

Etruschi.

Chi furono i primi abitanti dell’Italia?

Le prime popolazioni di cui si ha notizia in Italia erano stanziate

dal 3000 a.C. intorno al lago di Garda e al lago Maggiore

e per difendersi dalle inondazioni costruirono i propri

villaggi su palafitte. Verso il 2000 a.C., invece, nella

Pianura padana si sviluppò la civiltà delle terramare,

ossia della terra grassa, così chiamata perché costruiva

i propri villaggi su terrazzamenti di terra resa fertile

dalla presenza di rifiuti organici.

Che cosa sono i nuraghi?

Intorno al 2000 a.C., in Sardegna fiorì la civiltà nuragica

così chiamata perché al centro dei loro villaggi gli

abitanti, dediti soprattutto alla pastorizia, costruivano

per difendersi dagli attacchi dei villaggi vicini i nuraghi,

torri circolari formate da grosse pietre.

2000 a.C. 1500 a.C. 1000 a.C.

CIVILTÀ TERRAMARE E NURAGICA

LE ANTICHE CIVILTÀ

u Un

nuraghe

del

1000 a.C.

circa.

CIVILTÀ VIL

PRIMA COLONIZZAZIONE


LANOVIANA

LE POPOLAZIONI ITALICHE, GLI ETRUSCHI E LA MAGNA GRECIA

L’ITALIA PRIMA

DELLA CIVILTÀ ETRUSCA

Dall’anno 1000 a.C. l’Italia fu abitata da popoli provenienti

dall’Europa orientale. A nord si stanziarono i Veneti

e i Liguri e, nella zona intorno alle Alpi, i Celti; al

centro i Latini, a sud i Bruzi, i Dauni, i Sanniti, i Lucani,

gli Iapigi e i Messapi; in Sicilia i Siculi.

Nella zona dell’attuale Emilia Romagna fiorì invece

un’importante civiltà chiamata villanoviana, perché

nata intorno al centro di Villanova vicino a Bologna. I

villanoviani seppero migliorare le tecniche agricole,

erano abili nel lavorare la ceramica e i metalli, in particolare

l’oro, e iniziarono a praticare il commercio.

Negli stessi centri dove si sviluppò la civiltà villanoviana,

dall’VIII secolo, nacque e fiorì la civiltà degli Etruschi.

GRECA SECONDA COLONIZZAZIONE GRECA

GLI ETRUSCHI

Poiché la civiltà etrusca è nata quasi all’improvviso

negli stessi luoghi dove prima fioriva la civiltà villanoviana,

gli studiosi non sanno ancora dire con certezza

quale sia l’origine di questo popolo. Per alcuni proveniva

da Oriente, secondo altri era semplicemente il discendente

dei villanoviani.

Tra l’VIII e il VII secolo la civiltà etrusca si diffuse in diversi

territori dell’Italia: l’Emilia Romagna, la Toscana,

il Lazio e parte della Campania.

Erano organizzati in città-stato, ognuna delle quali era

capeggiata dal lucumone, un re che svolgeva anche

le funzioni di sacerdote, e da un consiglio degli anziani

delle famiglie aristocratiche. I centri più famosi

furono Volterra, Arezzo, Tarquinia e Veio.

L’economia delle città-stato etrusche si basava sull’agricoltura,

in particolare sulla coltivazione di ulivi

e di viti, sull’estrazione e sulla lavorazione dei metalli

e sulla produzione di ceramica.

500 a.C. 0

CIVILTÀ ETRUSCA

17

u Scultura in

terracotta del

520 a.C. che

raffigura marito

e moglie adagiati

su un triclinio, cioè il

letto usato durante

i banchetti.

Quest’opera, nota

come il “sarcofago

degli sposi”, è stata

rinvenuta in una

tomba etrusca di

Cerveteri,

attualmente in

provincia di Roma.

Le popolazioni italiche, gli Etruschi e la Magna Grecia


Le popolazioni italiche, gli Etruschi e la Magna Grecia

18

Era molto sviluppato il commercio, sia via mare sia

via terra, soprattutto con i Fenici e con i Greci.

Il periodo di massimo splendore della civiltà etrusca

fu raggiunto nel VI secolo, poi dal V secolo

iniziò a decadere soprattutto a causa dell’espansione

di Roma.

u Statua del

VII secolo a.C. che

raffigura un nobile

etrusco (Orvieto,

Museo

Archeologico).

d Testa femminile etrusca del

V secolo a.C. (Chiusi, Museo civico).


LE POPOLAZIONI ITALICHE, GLI ETRUSCHI E LA MAGNA GRECIA

LA MAGNA GRECIA

Tra l’800 e il 500 a.C. la crescita demografica

e le lotte politiche all’interno

delle poleis spinsero i Greci verso

Occidente, soprattutto nell’Italia meridionale,

dove vennero fondate numerose

colonie. In Sicilia le più importanti

furono Siracusa e Agrigento.

Vanno poi ricordate in Calabria

Crotone e in Campania Napoli. Queste

colonie divennero talmente potenti,

ricche e popolose che furono definite

Magna Grecia (la grande Grecia),

come se rappresentassero la parte più

importante della Grecia.

La colonizzazione dell’Italia tra il IX e

il VI secolo a.C. viene definita seconda

colonizzazione per distinguerla

dalla fondazione di colonie avvenuta

tra il XII e il IX a.C., nota invece con il

nome di prima colonizzazione: in

quel caso l’invasione dei Dori e le carestie

che impoverirono la Grecia

spinsero molti abitanti a cercare fortuna

soprattutto sulle isole dell’Egeo e sulle

coste dell’Asia Minore.

Le colonie greche ebbero sempre

come caratteristica l’indipendenza

politica dalla città di origine e con

essa mantennero solo legami culturali

ed economici. La presenza di colonie

greche in tutto il Mediterraneo,

infatti, permise la diffusione della

lingua, della cultura e dell’arte

greca e favorì uno straordinario sviluppo

dei commerci.

u Gli Etruschi credevano profondamente

nella vita dopo la morte; lo si capisce

dall’importanza che davano alla

costruzione e alla decorazione delle tombe.

Soprattutto le famiglie più ricche facevano

costruire le proprie tombe con le stesse

caratteristiche delle abitazioni, vi

portavano gli oggetti più preziosi delle loro

case e le decoravano con splendidi

affreschi. Ne è un esempio la Tomba degli

Auguri a Tarquinia di cui nell’immagine a

sinistra vedi una parete affrescata che

ritrae una scena di lotta.

Mettiti alla prova

Dove fiorì la civiltà villanoviana?

Chi era il lucumone?

Perché gli storici distinguono tra

una prima e una seconda colonizzazione

greca?

19

f Nell’Italia meridionale le colonie greche

costruirono templi grandiosi. I resti

monumentali di queste opere sono giunti

fino a noi, come il tempio della città

siciliana di Selinunte, che ammiriamo

nella foto.

Le popolazioni italiche, gli Etruschi e la Magna Grecia


Sparta e Atene

20

Nella Grecia antica ogni polis costituiva un

piccolo stato indipendente, una città-stato,

con una propria organizzazione e proprie

leggi. Tra l’VIII e il VI secolo a.C. le poleis

greche più importanti furono Sparta e

Atene che a lungo si contesero il ruolo di

città guida della Grecia. Questi due centri

rappresentavano anche modelli opposti di

polis, visto che le istituzioni politiche e

sociali erano molto diverse tra le due città.

1000 a.C.

d Lastra in terracotta dipinta che raffigura

un soldato della fanteria armato

di lancia e con un pesante scudo

per proteggersi.

900 a.C.

SPARTA, UN MODELLO

DI OLIGARCHIA

LE ANTICHE CIVILTÀ

Sparta, fondata intorno al X secolo, dal VII secolo esercitava

il suo predominio su tutta la Grecia meridionale. Era

caratterizzata da una struttura sociale rigida e immobile

dove il potere venne sempre esercitato da una ristretta

classe aristocratica, gli Spartiati. Questi possedevano

tutte le terre della campagna della polis ed erano gli unici

che potevano risiedere a Sparta. Vi erano poi i Perieci,

“gli abitanti dei dintorni”, uomini liberi che esercitavano

il loro mestiere ma non avevano diritti politici e quindi

non potevano votare né essere votati. L’ultimo gradino

della società era occupato dagli Iloti, ridotti in condizione

di servi e costretti a lavorare la terra degli Spartiati.

Com’era la vita dei giovani di Sparta?

I figli degli Spartiati che alla nascita non erano giudicati sani

e robusti venivano uccisi. Gli altri potevano rimanere con la

loro mamma fino all’età di sette anni, poi andavano a vivere

in comunità, dove, tutti i giorni, con duri esercizi fisici venivano

addestrati a sopportare ogni tipo di fatica.

A vent’anni lo Spartiate era pronto per entrare nell’esercito

e iniziare un lungo servizio militare che durava fino ai sessanta

anni. Durante questo periodo viveva insieme con gli

altri compagni, con loro dormiva e mangiava. I pasti in comune

erano chiamati sissizi e consistevano solo in un

piatto di brodo a base di carne e sangue di maiale.

800 a.C.

700 a.C.

PERIODO DELLE


SPARTA E ATENE

Che cos’è l’ostracismo?

All’inizio del VI secolo in alcune poleis greche nacque il fenomeno

della tirannide. Quando il popolo chiedeva la

protezione a un personaggio influente che lo risollevasse

dalla miseria, questi, forte dell’appoggio del demos, prendeva

il potere con la forza, ossia diventava tiranno.

I tiranni alcune volte facevano gli interessi del popolo, altre

volte invece sfruttavano la situazione per arricchirsi. Fu

così che Clistene, per evitare che si ripetessero casi di tirannide,

istituì l’ostracismo: ogni partecipante all’ecclesìa

(l’assemblea popolare che deliberava in merito alle questioni

più importanti della città) era invitato a scrivere su

un coccio, in greco detto ostrakon, il nome degli individui

anche solo sospettati di volersi impadronire del potere

con la forza.

Tutti i cocci erano poi messi al centro dell’agorà (la piazza),

dove venivano letti i nomi scritti: la persona il cui nome

compariva più volte doveva allontanarsi dalla polis.

Come abbiamo già ricordato, la vita politica era riservata

esclusivamente agli Spartiati. Questi, all’età di trent’anni, entravano

a far parte dell’assemblea dei cittadini, detta apella,

ed eleggevano sia i membri della gherusìa, un consiglio

di 30 anziani che doveva dirigire la polis, sia cinque magistrati,

detti efori, che avevano il compito di amministrare

la giustizia e di controllare l’operato della gherusìa. Poiché

la vita politica era riservata a poche persone, la forma

di governo di Sparta veniva chiamata oligarchia, che in

greco significa “governo dei pochi”. Questa organizzazione

politica restò immutata per tutta la storia di Sparta.

ATENE, UN MODELLO

DI DEMOCRAZIA

Atene al tempo dei Micenei era una cittadella fortificata

situata su un colle. A differenza di Sparta cambiò più

volte la propria organizzazione e le istituzioni politiche.

Chi erano i cittadini liberi ad Atene?

I cittadini liberi erano gli Ateniesi maschi adulti. Non

erano considerati cittadini liberi le donne, gli stranieri

residenti ad Atene, chiamati meteci, e gli schiavi.

600 a.C.

POLEIS GRECHE

500 a.C.

f Alcuni esemplari di ostrakon, il coccio di terracotta sul quale i

cittadini ateniesi scrivevano il nome di chi volevano bandire dalla

polis.

Mettiti alla prova

Perché il governo di Sparta è definito oligarchico?

Chi sono gli arconti?

Perché fu istituito l’ostracismo?

400 a.C.

300 a.C.

21

Da monarchia, ossia dal governo di un re, divenne infatti

un’oligarchia, un governo in cui poche famiglie,

quelle più ricche, detenevano il potere.

Nel VI secolo però il malcontento della grande massa di

contadini, ridotti in povertà e oppressi dai debiti che non

riuscivano a pagare, spinsero i magistrati a capo di Atene,

gli arconti, a fare una serie di riforme che permisero

progressivamente la partecipazione politica a tutto

il demos (il popolo). Le riforme più importanti furono fatte

dagli arconti Solone nel 594 a.C. e da Clistene nel

508 a.C. Poiché ad Atene, dopo queste riforme, tutti i cittadini

liberi potevano eleggere ed essere eletti al governo

della polis, la forma di governo presente nella città si trasformò

progressivamente in una democrazia, che in greco

significa “governo del popolo”.

Sparta e Atene


Le guerre persiane

22

Sulla carta sono

raffigurati il tragitto

dell’armata persiana

per raggiungere la

Grecia e i principaIi

scontri che hanno

caratterizzato la

prima guerra

persiana.

CHI ERANO I PERSIANI?

Nel VII secolo due popolazioni provenienti dall’Asia centrale,

i Medi e i Persiani, si stabilirono tra la riva meridionale

del Mar Caspio e la Mesopotamia. Per primi i

Medi fondarono un grande regno che occupava la parte

settentrionale dell’altopiano iranico. I Persiani, invece,

essendo stati sconfitti dai Medi, si insediarono in un piccolo

territorio nella parte meridionale dell’altopiano iranico.

Verso la metà del VI secolo il principe persiano

Ciro raccolse le tribù del suo popolo, sconfisse i Medi

e unificò i due regni.

Nel giro di pochi anni Ciro conquistò tutta la Persia e

gran parte dell’Asia Minore: anche le colonie greche

della costa caddero sotto il dominio persiano. L’opera di

Ciro fu continuata dal figlio Cambise, che conquistò

l’Egitto. Cambise morì però dopo soli tre anni di regno.

Al termine di terribili lotte per la successione, nel 522,

salì al trono Dario I. Questi organizzò l’Impero dividendolo

in venti province o satrapie governate da un

satrapo. Fece coniare un’unica moneta e costruì lunghe

strade per collegare fra loro le principali città dell’Impero:

la più lunga misurava 2400 chilometri e univa la

capitale dell’Impero, Susa, con la città di Sardi.

559 a.C. 529 a.C. 522 a.C.

LE ANTICHE CIVILTÀ

REGNO DI CIRO R. DI CAMBISE REGNO DI


LE GUERRE PERSIANE

f Battaglia fra

Greci e Persiani,

particolare da

sarcofago greco.

485 a.C.

DARIO I REGNO DI SERSE

LA PRIMA GUERRA PERSIANA

Prima del dominio persiano, le colonie greche dell’Asia

Minore godettero di piena libertà e i loro porti erano

importanti scali del traffico commerciale tra la Grecia e

l’Oriente. Sotto i Persiani la situazione cambiò e il controllo

troppo ferreo dei satrapi di Dario I provocò tra i

Greci un forte malcontento. Nel 499 a.C. alcune colonie

capeggiate dalla città di Mileto si ribellarono; Atene ed

Eretria, inviarono degli aiuti alle colonie, ma non furono

sufficienti: la rivolta venne domata e la città di Mileto

fu distrutta.

Dario, col pretesto di punire le due città che avevano

fornito aiuti alle colonie, approfittò dell’occasione per

estendere il suo Impero a tutta la Grecia. Dopo aver distrutto

la città di Eretria, l’imponente esercito di Dario si

diresse verso Atene e sbarcò a Maratona (490 a.C.).

Qui, però, i Persiani furono attaccati di sorpresa dagli

Ateniesi, capeggiati da Milzìade. Nonostante l’esercito

di Dario fosse più numeroso venne sconfitto e costretto

a fuggire. Dario I dovette così per il momento rinunciare

alla conquista di tutta la Grecia.

465 a.C.

23

g Volto di un oplita

morente, scultura

in marmo del

V secolo a.C.

(Monaco di Baviera,

Collezione statale

di antichità).

Le guerre persiane


Le guerre persiane

24

La carta rappresenta

il tragitto e le

battaglie della

seconda guerra

persiana.

LA SECONDA

GUERRA PERSIANA

Nel 480 a.C. il figlio e successore di Dario I, Serse, ritentò

l’impresa e avanzò verso la Grecia. Le poleis greche,

per la prima volta, capirono che per far fronte ai

Persiani avrebbero dovuto unirsi. Atene rafforzò la sua

flotta e Sparta fornì un forte esercito di opliti. Trecento

Spartiati guidati da Leonida attesero i Persiani al passo

delle Termopili, nel disperato tentativo di fermarne

l’avanzata: l’esercito di Serse decisamente più numeroso

avrebbe sicuramente avuto la meglio, ma gli Spartiati

scelsero di morire eroicamente pur di ritardare l’avanzata

del nemico. I Persiani, una volta sconfitti gli uomini

di Leonida, marciarono verso Atene, ma il sacrificio

f Disegno ricostruttivo di una trireme. Questa era un’imbarcazione stretta e molto

leggera, quindi facile da governare. Grazie a queste navi i Greci riuscirono a sconfiggere

la flotta dei Persiani nello stretto di Salamina.

LE ANTICHE CIVILTÀ

spartano permise agli Ateniesi di abbandonare la polis

e di rifugiarsi nell’isola di Salamina. Serse entrò così ad

Atene, dove non c’era nessuno, e distrusse la città. Nel

frattempo la flotta ateniese capeggiata da Temistocle

si preparò ad affrontare la flotta persiana nello stretto

braccio di mare tra Salamina e la terraferma. Le agili e

veloci imbarcazioni greche, le triremi, ebbero la meglio

sulle pesanti navi persiane. Serse fu sconfitto e abbandonò

la Grecia, lasciando il comando al generale

Mardonio. Nel 479 a.C. l’esercito persiano fu definitivamente

sconfitto vicino a Platea da un esercito formato

da opliti di Sparta, Atene e Platea.


LE GUERRE PERSIANE

T Elmo in bronzo usato

dai guerrieri greci.

Sull’elmo è visibile una

dedica a Zeus, il più

importante dio

greco.

Mettiti alla prova

Quali misure prese Dario I per organizzare l’Impero persiano?

Perché scoppiò la prima guerra persiana?

Che cosa erano le triremi?

h Busto di Leonida,

scultura in marmo

del V secolo a.C.

(Sparta, Museo

Archeologico).

25

g Cavalieri greci in

un rilievo del

VI secolo a.C.

L’esercito greco era

caratterizzato da

una scarsa presenza

di cavalieri perché il

terreno scosceso

della Grecia non era

l’ideale per

esprimere al meglio

le potenzialità di

questo reparto.

Le guerre persiane


La civiltà greca

26

La cartina

rappresenta le città

in cui si tenevano

giochi sportivi in

onore delle divinità.

A nord si trova

il monte Olimpo,

il monte più alto

della Grecia, dove

si pensava

abitassero gli dei.

IX sec. a.C.

LE ANTICHE CIVILTÀ

u Ogni città aveva

il proprio dio

protettore a cui era

dedicato un tempio

(nell’immagine è

raffigurato quello di

Poseidone, dio del

mare, a Paestum,

presso Salerno). Il

tempio era

considerato la

“casa” del dio e

davanti, sull’altare

esterno, si

celebravano

sacrifici. Per le città

greche era un vanto

avere un tempio più

bello rispetto alle

città vicine. Per

questo il tempio

veniva costruito con

particolare cura e

doveva essere

grande e maestoso.

VIII sec. a.C. VII sec. a.C. VI sec. a.C.

SPLENDORE DELLA


LA CIVILTÀ GRECA

LA LINGUA E LA RELIGIONE

Le città greche fin dall’epoca più antica furono spesso divise

tra loro da lotte e guerre. Nonostante questo si sentivano

unite da molti aspetti comuni, come la lingua. La

lingua scritta, che si diffuse intorno all’VIII secolo a.C., era

basata sull’uso dell’alfabeto fenicio a cui furono aggiunte

le vocali. Oltre alla lingua, anche la religione fu un elemento

di unità per tutti i Greci.

I Greci erano politeisti e pensavano che gli dei avessero

forma umana. In comune con gli uomini avevano anche

il comportamento: litigavano, si alleavano, si amavano,

erano spesso in guerra tra loro. Tuttavia rispetto agli

esseri umani erano immortali, cioè non morivano. Le di-

I Il celebre discobolo di Mirone, scultura

realizzata intorno al 455 a.C. che

rappresenta un atleta mentre scaglia un

disco. Questa disciplina era una di

quelle contemplate nelle

Olimpiadi greche.

V sec. a.C. IV sec. a.C. III sec. a.C.

CIVILTÀ GRECA

vinità più importanti erano dodici e formavano una specie

di grande famiglia: ricordiamo Zeus, re degli dei e signore

del cielo; Era, sua moglie e protettrice dei matrimoni;

Poseidone, fratello di Zeus e dio del mare; Atena,

figlia di Zeus e protettrice delle arti; Afrodite, dea dell’amore

e della bellezza.

LE FESTE E I GIOCHI OLIMPICI

In onore delle divinità si celebravano spesso feste, giochi

e gare sportive a cui partecipavano tutti i cittadini. I

giochi più importanti erano quelli che si celebravano

presso il santuario di Zeus a Olimpia (e per questo

erano chiamati olimpiadi). Erano anche i giochi più

antichi: si tennero per la prima volta nel 776 a.C. e questa

data era così importante che i Greci iniziarono a calcolare

gli anni in base a essa.

Le olimpiadi si tenevano ogni quattro anni ed erano

aperte a tutti.

u Il dio greco del mare Poseidone, scultura del V secolo a.C.

27

La civiltà greca


La civiltà greca

28 LE ANTICHE CIVILTÀ

Durante le gare olimpiche le città greche interrompevano le

guerre ed era proclamata una tregua sacra. Vincere una gara

olimpica dava grande gloria sia agli atleti sia alle città di provenienza.

Il premio era una corona di alloro o di ulivo.

Le discipline più importanti dei giochi olimpici erano: il lancio

del disco, la corsa, la lotta, il salto in lungo, il lancio del

giavellotto e il pugilato.

L’ARTE E LA CULTURA

I Greci sono famosi per le arti: architettura, scultura e pittura:

essi infatti crearono alcuni dei capolavori dell’antichità, come

i grandi templi o i teatri. Produssero anche splendide statue,

in marmo o in bronzo che per lo più raffiguravano le divinità.

Poco è rimasto delle opere pittoriche. L’abilità degli artisti

è testimoniata dai vasi o dai numerosi oggetti in

ceramica, che erano abbelliti con immagini di dei ed eroi,

gare sportive o scene di vita quotidiana.

La fama dei Greci è legata oltre che all’arte, anche alla loro

cultura. Svilupparono, infatti, molte conoscenze in varie discipline,

come la medicina, la matematica, la poesia e la musica.

I più ammirati furono i filosofi, cioè gli “amanti della

sapienza”, che studiavano l’uomo, il mondo e la sua origine,

che cosa fossero il bene e il male, ecc.

Ai Greci, e in particolar modo agli Ateniesi, si deve anche

l’invenzione del teatro. In Atene infatti si celebravano ogni

anno feste in onore di Dioniso, dio del vino, durante le quali

g Il teatro di

Epidauro, una

piccola città

della Grecia

meridionale.


LA CIVILTÀ GRECA

u Vaso greco in

ceramica che raffigura

una scena tratta

dall’Iliade, il poema

epico omerico.

si tenevano spettacoli con musica e danza. C’erano anche

attori, che recitavano con il viso coperto da una maschera.

Quasi tutte le città greche avevano un teatro. Alcuni si sono

conservati molto bene e sono usati ancora adesso.

I Disegno

ricostruttivo di

un teatro greco.

Perché la ceramica era importante

nell’antichità?

Nell’antichità molti oggetti di uso quotidiano, che da noi sono

solitamente di vetro o plastica, erano fabbricati in ceramica: anfore

e coppe per il vino e l’acqua, contenitori per i cibi, vasi per

olio o grano.

La ceramica greca era particolarmente famosa per la sua bellezza

ed era richiestissima anche in zone molto lontane dalla

Grecia.

Uno dei principali centri di produzione fu la città di Atene.

LA GUERRA

Le unità più importanti dell’esercito greco erano i soldati a

piedi, chiamati opliti, perché tenevano con la mano sinistra

uno scudo rotondo detto hoplon. L’armatura degli opliti comprendeva

anche elmo, corazza, gambali metallici, che proteggevano

la gamba dal ginocchio alla caviglia, lancia e spada,

che venivano tenute con la mano destra. Gli opliti non combattevano

in modo disordinato ma mantenevano un particolare

schieramento detto “falange” composto da otto o più file.

Mettiti alla prova

Quali caratteristiche avevano le divinità dei Greci?

Che cosa è la tregua sacra?

Chi sono i filosofi?

29

La civiltà greca


La lotta per l’egemonia: dalla supremazia di Atene alla crisi delle poleis

30

La carta raffigura le

forze che si

scontrarono durante

la guerra del

Peloponneso per il

controllo della

Grecia, con le

principali battaglie.

Le due città rivali

furono Atene e

Sparta, sostenute da

numerosi alleati non

solo in patria ma

anche in Magna

Grecia.

L’ATENE DI PERICLE

Nella vittoria contro i Persiani, Atene si era distinta tra

tutte le altre poleis come la città più forte e la più organizzata.

Atene spinse molte poleis a stringere un’alleanza

contro la minaccia persiana e a versare del denaro per

formare un tesoro comune che servisse a finanziare

l’eventuale difesa contro i nemici. Il tesoro fu inizialmente

custodito nell’isola di Delo e l’alleanza prese il nome di

Lega di Delo. Nel 461 a.C. ad Atene fu eletto stratega

(cioè comandante militare) Pericle, un abile uomo politico,

che decise di ricostruire e abbellire Atene dopo le

distruzioni e i saccheggi dei Persiani. Convinse i cittadini

ateniesi a rafforzare la potenza militare della città,

in previsione di un nuovo scontro con l’Impero persiano,

e a conquistare il ruolo di guida e di comando

su tutte le altre poleis greche, compresa la principale

rivale Sparta.

hPericle fu

sicuramente

uno dei

personaggi

più importanti

della storia

greca e

protagonista

indiscusso nella

polis di Atene tra

il 461 e il

429 a.C., anni

in cui rivestì la

carica di stratega.

500 a.C. 480 a.C. 460 a.C.

440 a.C. 420 a.C. 400 a.C.

SUPREMAZIA DI ATENE

LE ANTICHE CIVILTÀ


LA LOTTA PER L’EGEMONIA: DALLA SUPREMAZIA DI ATENE ALLA CRISI DELLE POLEIS

Perché è così importante l’Acropoli di Atene?

L’Acropoli di Atene fu saccheggiata e distrutta dall’esercito

di Serse durante la seconda guerra persiana. Pericle progettò

una grandiosa ricostruzione della città in

modo che Atene, anche nel suo aspetto, apparisse

la polis più importante di tutto

l’Egeo. Per poter realizzare il suo piano

Pericle, che poteva disporre del denaro

presente nelle casse del tesoro della

Lega di Delo, invitò ad Atene tutti

gli artisti più famosi dell’epoca:

gli scultori Policleto e Mirone

e soprattutto Fidia, scultore e

abile architetto, che fu eletto

direttore dei lavori dell’Acropoli.

Il primo grande tempio

a essere realizzato fu il Partenone:

ancora oggi considerato

l’opera più importante

dell’Acropoli. Il Partenone

venne eretto nella

parte più alta della città per

ospitare la grande statua

della dea Atena Partenos,

protettrice della città. Fu realizzato

dagli architetti Ictino e Callicrate

e decorato da uno splendido

complesso di basso- e altorilievi che

ornavano il fregio e il frontone, opera di Fidia.

Per poter portare avanti il suo ambizioso progetto politico,

doveva però disporre dei soldi necessari e avere dalla

propria parte il popolo. Il primo problema fu risolto trasferendo

la sede del tesoro della Lega di Delo nella stessa

Atene e usando i soldi versati dalle altre poleis.

Per avere l’appoggio del popolo ridusse i privilegi degli

aristocratici e stabilì un compenso in denaro per chi rivestiva

una carica pubblica in modo da permettere a tutte

le classi, anche quelle più povere, di dedicarsi alla vita

politica. Inoltre per proteggere i cittadini ed evitare che la

città fosse di nuovo invasa e saccheggiata fece costruire

delle mura fortificate lunghe 10 chilometri che univano

Atene al vicino porto del Pireo.

380 a.C. 371 a.C. 362 a.C.

340 a.C. 320 a.C. 300 a.C.

S. DI SPARTA S. DI TEBE

4

3

2

1

t L’Acropoli di Atene in un disegno ricostruttivo. L’elemento più

importante è il Partenone (1), il santuario dedicato ad Atena, la

dea protettrice della città. Altri edifici significativi sono la statua di

Atena (2), l’altare per i sacrifici a Zeus (3) e l’Eretteo (4), un tempio

dedicato a un eroe leggendario.

La carta raffigura le mura fortificate che

collegavano Atene con il porto del Pireo.

31

La lotta per l’egemonia: dalla supremazia di Atene alla crisi delle poleis


La lotta per l’egemonia: dalla supremazia di Atene alla crisi delle poleis

32 LE ANTICHE CIVILTÀ

i Una trireme

greca, rilievo del

IV secolo a.C.

(Atene, Museo

dell’Acropoli).

LA GUERRA

DEL PELOPONNESO

Sparta, preoccupata della potenza di Atene, si era sin dall’inizio

rifiutata di entrare a far parte della Lega di Delo.

Anzi per opporsi alla Lega di Delo aveva approfittato del

malcontento di altre poleis, come Corinto e Megara, che

erano state danneggiate dalla concorrenza di Atene nei

commerci sul Mar Egeo, e aveva stretto con queste un’alleanza,

la Confederazione peloponnesiaca.

Pericle, da parte sua, sapeva perfettamente che l’unico

ostacolo al predominio assoluto di Atene su tutto l’Egeo

era l’ostilità di Sparta e così cercava in tutti i

modi un espediente per dichiarare guerra

alla Confederazione peloponnesiaca e

annientare la città rivale.

Nel 431 a.C. il governo ateniese pensò

di provocare la guerra vietando alle navi

di Megara, alleata di Sparta, di accedere

ai porti della Lega di Delo, divieto che

avrebbe provocato in breve tempo la rovina

economica della città. Sparta intervenne

in difesa di Megara e iniziò così

la guerra. Atene contava sulle triremi,

mentre Sparta aveva un fortissimo esercito

sulla terraferma.

Tre anni dopo l’inizio del conflitto ad

Atene scoppiò una terribile epidemia

i Un combattimento fra opliti (frammento

del frontone del tempio delle Nereidi).

di peste che decimò la popolazione e uccise lo stesso

Pericle. La guerra comunque continuò a trascinarsi col sopravvento

ora di Atene, ora di Sparta; anche le colonie

della Magna Grecia e dell’Asia Minore furono coinvolte. Il

conflitto si concluse solo nel 404 a.C.: Sparta accettò aiuti

economici dalla Persia e riuscì a costruirsi una forte flotta

che poteva competere con quella ateniese. Sulla foce del

fiume Egospotami la flotta ateniese subì una durissima

sconfitta e Atene fu costretta ad arrendersi.


LA LOTTA PER L’EGEMONIA: DALLA SUPREMAZIA DI ATENE ALLA CRISI DELLE POLEIS 33

LA CRISI DELLE POLEIS E

L’ASCESA DELLA MACEDONIA

Sparta aveva vinto nella guerra del Peloponneso,

non perché più potente delle altre poleis, ma solo

perché era stata aiutata dalla Persia. Per questo il

suo dominio sul resto della Grecia non poté durare

a lungo. Nel 371 a.C. fu sconfitta da Tebe a

Leuttra grazie all’abilità di due generali, Pelopida

ed Epaminonda: Tebe conquistò così il

ruolo di prima polis dell’Egeo.

Anche in questo caso però la supremazia di

Tebe durò molto poco: dopo che nel 362 Epaminonda

morì in uno scontro con gli eserciti

spartano e ateniese, Tebe perse il proprio dominio.

La rivalità e le continue guerre continuavano a

indebolire le poleis greche che diventavano sempre

più vulnerabili a qualsiasi pericolo esterno. Ne

approfittò Filippo II, re della Macedonia, una

regione del nord della Grecia, prevalentemente

montuosa ed estremamente povera.

Dopo aver rafforzato e organizzato il suo regno,

Filippo decise di attaccare le città della Grecia.

Sua arma vincente era la terribile falange

macedone: grazie a essa, Filippo sbaragliò

l’esercito greco a Cheronea, in Beozia, nel

338 a.C.

Mettiti alla prova

Che cosa era la Lega di Delo?

Quali erano gli obiettivi di Pericle?

Perché le poleis greche si indebolirono?

LA FALANGE MACEDONE

1 di lancia 4

di lancia

5

5

lancia lunga 5 m

d Busto che raffigura Filippo II, re della

Macedonia.

poleis

delle crisi alla Atene di supremazia dalla

g La falange macedone

era un blocco compatto

di 8000 fanti schierati in

16 file. Ogni soldato era

armato con una lancia

lunga cinque metri,

detta sarissa. I fanti delle

prime cinque file

protendevano avanti le

lance e formavano così l’egemonia:

una barriera

impenetrabile che teneva

a distanza i nemici. I fanti

del centro e della per

retroguardia le tenevano

alzate, pronti ad

abbassarle nel caso che i

compagni lotta

soccombessero. I fianchi

della formazione erano

protetti dalla cavalleria. La


Alessandro Magno e l’ellenismo

34

Nella carta a fianco

viene mostrato

l’enorme impero

conquistato da

Alessandro Magno e

le città da lui

fondate.

ALESSANDRO MAGNO

Dopo aver conquistato la Grecia, Filippo iniziò a preparare

una spedizione contro l’altra grande potenza dell’Egeo,

la Persia, ma nel 336 a.C. fu misteriosamente assassinato.

Alessandro, figlio di Filippo, portò avanti il progetto del padre

e si dimostrò abilissimo sia nella vita politica sia nell’arte

della guerra. Nel 334 a.C., a capo di un grande esercito

formato per la maggior parte da Macedoni, sconfisse

per ben due volte l’esercito persiano in Asia Minore, che

passò sotto il suo dominio. Quindi si diresse a sud e si impadronì

facilmente della Fenicia e dell’Egitto; poi marciò

sulla Mesopotamia, entrò nel cuore della Persia e sbaragliò

definitivamente il grande impero persiano.

L’intenzione di Alessandro, già dai suoi contemporanei

chiamato “Magno”, ossia “il Grande”, era di creare un nuovo

impero universale che comprendesse la Grecia e

l’Oriente. Per questo si definì non un nemico, ma l’erede

dell’imperatore persiano e iniziò ad adottare costumi

e usanze orientali: si fece onorare alla maniera dei sovrani

d’Oriente, richiedendo l’inchino fino a terra, come se fosse

un dio, ammise a corte la nobiltà persiana e riorganizzò

l’esercito accettando cavalieri e arcieri persiani.

Nella sua marcia verso l’estremo Oriente fondò molte città,

dando a ognuna il suo nome: Alessandria. Tra queste

la più famosa fu Alessandria d’Egitto, che, dopo la mor-

359 a.C.

LE ANTICHE CIVILTÀ

te di Alessandro, diventò il centro economico e culturale

del mondo ellenistico. Ormai giunto ai confini con la vasta

e misteriosa India, Alessandro fu costretto dall’esercito,

ormai stanco, a tornare indietro, ma sulla via del ritorno,

nel 323 a.C., a soli trentatré anni, si ammalò e morì.

f Mosaico di Pompei che raffigura Alessandro Magno durante la

battaglia di Isso contro l’esercito persiano.

336 a.C.

REGNO DI FILIPPO REGNO DI ALESS


ALESSANDRO MAGNO E L’ELLENISMO

Perché fu importante l’ellenismo?

Il periodo ellenistico fu caratterizzato dalla diffusione della

cultura greca in quasi tutto il mondo allora conosciuto. Ogni

ramo della cultura ebbe un enorme sviluppo. Nacquero

nuove e importanti scuole filosofiche che si occuparono

di studiare come ogni uomo avrebbe potuto raggiungere la

felicità nella vita; le più famose sono l’Epicureismo e lo

Stoicismo.

In arte gli scultori cercarono sempre di più di realizzare

323 a.C.

I REGNI ELLENISTICI

Dopo la morte di Alessandro, i territori

conquistati furono contesi e divisi

dai suoi generali. Dopo lunghi e sanguinosi

contrasti l’Impero di Alessandro

fu diviso in cinque regni principali,

ognuno con una sua capitale e una sua

dinastia di re al comando: la Macedonia

con capitale Pella, l’Egitto con

capitale Alessandria, il Regno d’Asia

con capitale Antiochia, il più piccolo

Regno di Pergamo con capitale la città

omonima e il Regno della Battriana

con capitale Battria.

Questi regni conservarono la propria

indipendenza fino a quando non furono

conquistati dai Romani.

Che cosa significa ellenismo?

Mettiti alla prova

Qual era il sogno di Alessandro Magno?

Nella carta vengono

raffigurati i regni

ellenistici che si

formarono alla morte

del grande

condottiero

macedone.

Il periodo che segue la morte di Alessandro Magno

viene chiamato ellenistico. Gli storici hanno per la

prima volta usato il termine ellenismo per indicare la

diffusione della cultura greca in Oriente in seguito alle

conquiste di Alessandro Magno.

Le imprese di Alessandro ebbero quindi una straordinaria

importanza perché le popolazioni dell’Impero da

lui formato, tanto diverse per cultura e religione, assorbirono

progressivamente lingua, usi, costumi e modi

di pensare greci e l’arte, la scienza e la filosofia greche

divennero patrimonio culturale comune.

Come venne diviso l’Impero di Alessandro alla sua morte?

Quale periodo viene chiamato ellenistico? Perché?

310 a.C.

ANDRO MAGNO REGNI ELLENISTICI

opere che imitassero la realtà: rappresentarono così figure

in movimento, come la famosa Nike di Samotracia, e volti

umani che esprimevano sentimenti di gioia o di dolore.

Grandi progressi ebbero anche le scienze: Euclide fondò la

geometria; Aristarco di Samo propose, senza però riuscire

a dimostrarla, la teoria eliocentrica per cui era la

Terra a girare intorno al Sole e non viceversa; Archimede

pose le basi della matematica e della fisica.

300 a.C.

35

Alessandro Magno e l’ellenismo


Roma: dalla monarchia alla repubblica

36

LE ORIGINI DI ROMA

Roma nacque intorno alla metà dell’VIII

secolo; secondo la tradizione fu fondata

precisamente nel 753 a.C., anno da cui

i Romani fanno cominciare il loro calendario.

Per i primi due secoli Roma rimase un

piccolo centro che basava la propria

economia sull’agricoltura e sulla pastorizia.

Anche il commercio però era

abbastanza praticato data la favorevole

posizione geografica: Roma si trovava

infatti vicino al Tevere e vicino alle vie

di comunicazione che univano i territori

etruschi della Toscana con la Campania.

La società era divisa tra il gruppo di famiglie

più ricche, proprietarie di terre

e di bestiame, che avevano in mano

tutto il potere, e le famiglie di chi lavorava

la terra e accudiva il bestiame.

I maschi delle famiglie ricche, detti patres

(o patrizi), sceglievano ogni

anno un loro rappresentante che nominavano

re e che nello stesso tempo

doveva svolgere anche le funzioni di

sacerdote.

h Gruppo in

bronzo del

VI-V secolo a.C. che

raffigura la lupa

mentre allatta

Romolo e Remo.

Chi erano Romolo e Remo?

LE ANTICHE CIVILTÀ

Secondo una leggenda, Roma fu fondata da Romolo il

21 aprile del 753 a.C. Romolo e suo fratello Remo erano

figli del dio Marte e di Rea Silvia, nipote del crudele re di

Albalonga, Amulio. Questi, preoccupato che i neonati

avrebbero potuto prendergli un giorno il trono,

ordinò che fossero abbandonati nel Tevere. La

cesta dove erano stati riposti, però, si fermò

sulla riva del fiume e una lupa che passava di

lì, sentendo il pianto dei due neonati, li sfamò

con il suo latte. I gemelli furono poi raccolti

dal guardiano del bestiame del re e vennero

allevati da sua moglie.

Divenuti adulti e conosciuta la loro storia,

Romolo e Remo decisero di fondare

una città sul colle vicino al luogo dove

erano stati abbandonati. Gli dei scelsero

Romolo come fondatore e primo

re della futura città, che proprio da lui

avrebbe preso il nome di Roma.

800 a.C. 753 a.C.

700 a.C. 600 a.C.

509 a.C.

PERIODO MONARCHICO

La carta mostra l’espansione dei territori

sotto il controllo di Roma dalla fine del

340 a.C. fino al 290 a.C.


ROMA: DALLA MONARCHIA ALLA REPUBBLICA

I SETTE RE DI ROMA,

TRA MITO E STORIA

Fino al 509 a.C., quindi per quasi 150 anni, Roma venne

governata da molti re, anche se la tradizione afferma

che furono solamente sette.

Dopo Romolo ci fu Numa Pompilio, che creò gli ordinamenti

religiosi; poi Tullo Ostilio, che conquistò i

villaggi vicini e li unificò sotto la guida di Roma; quindi

Anco Marzio a cui si devono importanti opere pubbliche,

come la costruzione del porto di Ostia. Infine seguirono

tre re di origine etrusca: Tarquinio Prisco, che

abbellì la città con importanti templi; Servio Tullio, che

costruì le prime mura della città e organizzò l’esercito;

Tarquinio il Superbo, un tiranno che provocò la rivolta

dei patrizi e del popolo, determinando la nascita

della repubblica.

ROMA CONQUISTA L’ITALIA

Il territorio dove sorgeva Roma era particolarmente ambito

dalle popolazioni vicine, perché vicino al mare e favorevole

per l’agricoltura e per i commerci. Così i Romani,

400 a.C.

Mettiti alla prova

Chi erano i patres?

Perché Roma si scontrò con i Sanniti?

Chi era Pirro?

PERIODO REPUBBLICANO

per difenderlo, stipularono un trattato di alleanza con i Latini

nel 493 a.C. Grazie al loro aiuto Roma riuscì a sconfiggere

le popolazioni degli Equi e dei Volsci che dagli

Appennini periodicamente scendevano nella pianura laziale

a fare razzie.

Dopo aver così ottenuto un ruolo di dominio sulla maggior

parte del Lazio, dalla fine del V secolo i Romani si

rivolsero verso nord, in particolare contro la città etrusca

di Veio, che controllava le saline della valle del Tevere.

Veio fu sconfitta nel 396 a.C. e i Romani poterono

così espandersi in tutto il Lazio settentrionale guadagnando

importanti territori sia per il commercio sia per

l’agricoltura.

Intorno al 350 a.C. alcune colonie greche della Campania

chiesero aiuto ai Romani per difendersi dagli attacchi

dei Sanniti, un popolo che viveva sull’Appennino

abruzzese e che cercava di espandersi verso sud per

conquistare terreni fertili da coltivare. I Romani accettarono

perché una vittoria sui Sanniti avrebbe permesso

loro di espandersi nell’Italia meridionale. La guerra fu

lunghissima ma i Romani sconfissero i Sanniti verso il

290 a.C., assumendo così il controllo di quasi tutta la

penisola italica.

Taranto, potente colonia greca, ancora libera dal controllo

di Roma, iniziò a temere per la propria indipendenza

e chiese aiuto a Pirro, re dell’Epiro, uno dei

regni ellenistici. Pirro intervenne, desideroso di sconfiggere

i Romani, per annettere al suo piccolo regno la

ricca penisola italica. Pirro sbarcò in Italia nel 280 a.C.,

ma dopo aver ottenuto due vittorie fu definitivamente

sconfitto nel 275 a.C. a Benevento e tornò in Epiro. Taranto

si arrese a Roma dopo tre anni di assedio.

g Pittura raffigurante due guerrieri sanniti.

300 a.C.

200 a.C.

37

Roma: dalla monarchia alla repubblica


La repubblica e le sue istituzioni

38

LA NASCITA DELLA

RES PUBLICA

Dal 509 a.C. i patrizi decisero di istituire un nuovo tipo

di governo in cui le decisioni venissero prese non da un

re, ma da tutti gli abitanti di Roma: tale governo fu chiamato

res publica, ossia “cosa pubblica”. Al posto del

re furono eletti due consoli, che rimanevano in carica

per un solo anno.

Accanto a loro venivano eletti, sempre ogni anno, altri

magistrati che si occupavano di amministrare la città e

il suo territorio. In pratica però nei primi anni della repubblica

il potere rimase nelle mani dei patrizi, gli unici

che potevano essere eletti consoli e diventare magistrati

o senatori. I plebei, ossia tutto il resto della popolazione

non appartenente alle famiglie dei patrizi, erano

esclusi da qualsiasi decisione politica.

IL TRIBUNATO DELLA PLEBE

I plebei volevano però partecipare alla vita politica. Così

nel 494 a.C. attuarono una sorta di sciopero: si riunirono

su un colle fuori dalle mura di Roma, non svolgendo più

alcun lavoro e non partecipando al servizio militare. Sarebbero

ritornati alla vita normale solo se i patrizi avessero

loro concesso di eleggere i propri rappresentanti politici,

i tribuni della plebe, e di riunirsi in assemblee formate

da soli plebei, i concili della plebe. I patrizi furono costretti

ad accettare le loro richieste.

A che età risalgono le prime leggi

scritte a Roma?

All’inizio del V secolo a.C., i Romani si basavano su regole

e leggi tramandate oralmente che venivano

spesso interpretate dai patrizi a danno dei plebei. Intorno

al 450 a.C., in un periodo in cui i plebei, sempre

più numerosi, reclamavano i propri diritti, il Senato incaricò

dieci persone autorevoli, detti decemviri, di

compilare leggi scritte: nacquero allora le Leggi delle

dodici tavole, così chiamate perché erano incise su

dodici lastre di bronzo, che garantirono la certezza del

diritto a tutti i cittadini.

LE ANTICHE CIVILTÀ

d Tavola in bronzo

in cui è inciso il

testo di una legge

del II secolo a.C.

550 a.C. 509 a.C. 450 a.C.

PERIODO MONARCHICO

Dalla metà del V secolo i plebei ottennero altre concessioni

che permisero progressivamente la loro piena

partecipazione alla vita politica. Il conflitto tra patrizi e

plebei finì nel 367 a.C., quando una legge stabilì che

uno dei due consoli dovesse essere plebeo. In questo

modo i plebei riuscirono ad avere libero accesso

anche al Senato, dato che i consoli, una volta terminato

il loro anno di carica vi entravano di diritto.

h Rilievo

che raffigura

una riunione

del Senato

romano.


LA REPUBBLICA E LE SUE ISTITUZIONI

L’ORGANIZZAZIONE POLITICA

DURANTE LA REPUBBLICA

Il governo della repubblica romana era fondato su tre tipi

di organi: le magistrature, il Senato e i comizi.

LE MAGISTRATURE

I magistrati rimanevano in carica un solo anno e dovevano

sempre essere eletti due o più magistrati con le

stesse funzioni, per evitare che una singola persona avesse

troppo potere. La prima magistratura a cui un cittadino

poteva accedere era la questura, poi vi erano l’edilità,

la pretura e infine il consolato. I questori si occupavano

di amministrare il denaro pubblico; gli edili si

prendevano cura delle vie e degli edifici

della città; i pretori amministravano

la giustizia; i consoli, ovvero

i magistrati più importanti, avevano

il comando dell’esercito, proponevano

le leggi e potevano convocare

il Senato.

In caso di estremo pericolo i consoli

consegnavano tutti i loro poteri a un

dittatore, che rimaneva in carica

solo fino a quando non si fosse risolta

la situazione di emergenza e

comunque per non più di sei mesi.

Ogni 18 mesi inoltre venivano anche

eletti i censori, che dovevano fare

il censimento dei cittadini.

400 a.C. 350 a.C.

PERIODO REPUBBLICANO

Lo schema mostra le istituzioni presenti a

Roma durante il periodo della repubblica.

IL SENATO

Il Senato, già presente in età monarchica, diventò a tutti

gli effetti il centro di potere più importante della repubblica.

Formato da 300 membri, controllava l’operato dei consoli

e delle altre magistrature, proponeva le leggi ed esaminava

le spese dello stato.

I COMIZI

I comizi erano principalmente due: i comizi tributi e i

comizi centuriati. Nei comizi tributi si riunivano tutti gli

abitanti di Roma e della campagna divisi in diversi distretti

territoriali, detti tribù. Questi comizi venivano convocati

per eleggere i magistrati minori, ossia i questori e gli edili.

I comizi centuriati erano invece le assemblee più importanti.

Formati da tutti i cittadini soldati, eleggevano i magistrati

maggiori (i pretori, i consoli e i censori) e approvavano

le leggi proposte dai consoli.

Altro tipo di assemblea, riservata ai soli plebei, erano i concili

della plebe dove venivano eletti i tribuni della plebe

ed erano discusse le proposte di legge.

Mettiti alla prova

Che cosa sono le Leggi delle dodici tavole?

Perché tutte le magistrature erano collegiali?

Che cosa erano i comizi centuriati?

39

La repubblica e le sue istituzioni


La civiltà romana

40

t Scultura funeraria romana che esalta

l’unità familiare anche nella morte: sono

infatti rappresentati il nobile Lucio Vibio

con la moglie e il figlio.

Quali erano il nome e il cognome di un romano?

Il pater familias assegnava i nomi ai figli maschi. Ogni individuo

aveva tre nomi: il nome personale (praenomen),

il nome della gens, cioè il gruppo di famiglie con un antenato

comune (nomen) e il soprannome (cognomen).

LA RELIGIONE

LE ANTICHE CIVILTÀ

LA FAMIGLIA E LA DONNA

Nell’antica Roma la famiglia era fondata sull’autorità assoluta

del padre, il pater familias, che aveva potere di

vita e di morte su tutti coloro che vivevano sotto lo

stesso tetto: la moglie, i figli, le mogli dei figli, i nipoti, gli

schiavi. Il potere del padre era veramente grande: decideva

chi dovevano sposare i figli, a chi lasciare i beni,

come amministrare le ricchezze di famiglia, ecc.

Alla morte del padre i figli maschi ereditavano i beni e

formavano a loro volta nuove famiglie basate sullo stesso

modello. Le donne per tutta la vita restavano in una condizione

di inferiorità: prima erano sotto la tutela del

padre, poi, quando si sposavano, passavano sotto l’autorità

del marito. Il matrimonio non avveniva con l’accordo

dei due sposi, ma era un contratto tra due famiglie con lo

scopo di assicurare una discendenza o un’alleanza politica.

Le donne non partecipavano alla vita pubblica: esse

rimanevano per la maggior parte del tempo in casa a occuparsi

dei figli e dei lavori domestici.

I Romani adoravano molte divinità, alcune legate alla natura, altre antropomorfe, cioè

dall’aspetto umano. Tra le prime vi erano i numina, spiriti e demoni che rappresentavano

i diversi aspetti della natura, le attività lavorative o le varie fasi della vita. Le più importanti

erano gli spiriti della famiglia, come i Lari e i Penati, dei protettori della casa, i Mani,

e il Genio, lo spirito protettore del pater familias.

Accanto a queste c’erano divinità simili a quelle greche ed etrusche. Tra le più

importanti ricordiamo Giove, dio del cielo e protettore dello stato romano,

Giunone, sua moglie, Minerva, dea della saggezza, Venere, dea dell’amore,

Marte, dio della guerra. Di origine latina erano la dea Vesta, protettrice del focolare

domestico e della città di Roma, e Giano, il cui tempio era chiuso in tempo

di pace e aperto in tempo di guerra.

Per assicurare prosperità e sicurezza allo stato era molto importante ottenere il favore

degli dei attraverso la celebrazione di riti, che coinvolgevano tutta la cittadi-

nanza. Questi riti erano presieduti da sacerdoti, che ricoprivano anche l’incarico

di funzionari dello stato: i compiti religiosi e quelli politici, infatti, si intrecciavano.

Le donne di solito portavano solo il nome della gens,

che perdevano in occasione del matrimonio, quando assumevano

il nome della gens del marito.

753 a.C. VIII sec. a.C.

VII sec. a.C. VI sec. a.C. 509 a.C.

PERIODO MONARCHICO

t Busto raffigurante Giove, il dio

protettore dello stato romano.

V sec. a.C.


LA CIVILTÀ ROMANA

L’ESERCITO

I Romani vinsero numerose guerre

perché potevano contare su un esercito

molto efficiente.

Anticamente l’esercito romano, costituito

da cittadini tra i 17 e i 46 anni,

si raccoglieva nei mesi estivi solo

in caso di guerra e formava un’unità,

chiamata legione. Si combatteva

usando la tattica greca della falange

oplitica, che era adatta per le pianure,

ma si rivelò debole quando

l’esercito si trovò a combattere in

zone montuose. Così a partire dal IV

secolo a.C. i Romani modificarono

il loro modo di combattere. Nacque

infatti la legione manipolare,

decisamente più compatta e rapida

negli spostamenti. Si chiamò così perché

la legione, formata da circa

6000 fanti, fu divisa in manipoli di

duecento uomini.

Anche l’armamento, che ciascun soldato

doveva procurarsi a proprie spese,

subì alcune modifiche e divenne

meno costoso: questo permise l’arruolamento

di un numero maggiore

di uomini.

Dovendo sostenere campagne militari

ogni anno, i Romani si abituarono

a un costante addestramento, basato

su una durissima disciplina.

Mettiti alla prova

Chi è il pater familias? Quali poteri

aveva?

Quali erano le principali divinità

romane?

Che cos’è la legione manipolare?

Qual era l’equipaggiamento di un legionario?

IV sec. a.C. III sec. a.C. II sec. a.C. I sec. a.C.

PERIODO REPUBBLICANO

corazza per

proteggersi

scudo ellittico, più

grande di quello

tondo usato in

epoca antica

sandali con suole

chiodate per

resistere a una

lunga marcia

elmo in bronzo

crestato

giavellotto

(pilum) più

maneggevole

della pesante

lancia greca

spada corta

(gladium) molto

utile nel corpo a

corpo

gambiere per

proteggere le

gambe

0

41

La civiltà romana


Le guerre puniche e la conquista del Mediterraneo

42

Le due carte

mostrano la

situazione nel

bacino del

Mediterraneo alla

vigilia della prima

guerra punica (in

questa pagina) e

della seconda

guerra punica (a

pagina successiva).

LA PRIMA GUERRA PUNICA

Completata la conquista dell’Italia meridionale Roma si trovò

a diretto contatto con i Cartaginesi, chiamati dai Romani

“puni” (da cui deriva l’espressione di “guerre puniche”).

La città di Cartagine era stata fondata dai Fenici

nell’814 a.C. sulle coste dell’Africa, in una zona corrispondente

all’incirca all’attuale Tunisi. Abilissimi navigatori,

i Cartaginesi basavano la loro ricchezza sull’artigianato

e sul commercio. Grazie a un forte esercito e soprattutto

a una potente flotta da guerra controllavano il

Mediterraneo occidentale, dove avevano fondato un Impero

comprendente Sicilia, Sardegna, Corsica, Spagna e Africa

mediterranea.

Dopo due secoli di pacifica convivenza nel III secolo a.C.

Roma e Cartagine divennero rivali. Lo scontro (noto con

il nome di prima guerra punica) ebbe inizio nel 264 a.C.

per il possesso della Sicilia: il dominio dell’isola, infatti,

permetteva di controllare lo stretto di Messina e di mettere

le mani sulla ricca produzione di frumento. La prima guerra

punica durò più di vent’anni. Solo nel 241 a.C. i Romani

vinsero una decisiva battaglia navale presso le isole

Egadi: Cartagine dovette così cedere la Sicilia. Alcuni

anni dopo i Romani, approfittando di alcune lotte interne

a Cartagine, s’impossessarono anche della Sardegna e della

Corsica, che divennero le prime province romane.

LE ANTICHE CIVILTÀ

LA SECONDA E LA TERZA

GUERRA PUNICA

Cartagine cercò di rimediare alla sconfitta occupando

nuovi territori in Spagna, dove però i Romani avevano

stretto alleanze con alcune città. Si arrivò così al secondo

scontro diretto (la seconda guerra punica). Nel

218 a.C. infatti un abile generale cartaginese, Annibale,

passò all’attacco: con un esercito di 25 000 uomini e 37

elefanti da combattimento attraversò le Alpi e assalì

Roma dal Nord Italia. Benché le sue forze fossero inferiori

a quelle dei Romani, Annibale li vinse più volte. La

sconfitta più grave per i Romani ebbe luogo a Canne,

in Puglia nel 216 a.C.

I Romani, però, non si diedero per vinti e si riorganiz-

Che cos’è una provincia?

275 a.C. 264 a.C.

241 a.C.

218 a.C.

Con il termine “provincia” si indicava un territorio fuori

dall’Italia direttamente dipendente da Roma e controllato

da un governatore. Gli abitanti delle province non

erano considerati cittadini romani, ma sudditi stranieri

e dovevano pagare tasse molto elevate. I governatori

avevano poteri veramente ampi: erano contemporaneamente

comandanti militari, politici e anche giudici.

I GUERRA PUNICA II G. PUNICA

202 a.C.


LE GUERRE PUNICHE E LA CONQUISTA DEL MEDITERRANEO

zarono. Sotto la guida di un valoroso generale, Publio

Cornelio Scipione, portarono la guerra direttamente

sul suolo cartaginese. Nel 202 a.C. a Zama, una località

vicina a Cartagine, Annibale fu sconfitto.

Roma impose condizioni di pace molto dure: pretese

da Cartagine la consegna della flotta e il pagamento

di una cifra elevatissima.

Nei 50 anni successivi Cartagine riuscì a riprendersi e a

godere di un certo benessere. Questo impensierì i Romani,

timorosi che la rivale potesse diventare nuovamente

un pericolo. Decisero quindi di attaccare

Cartagine (terza guerra punica) e dopo due anni di

assedio, nel 146 a.C., espugnarono la città. Affinché

non potesse più ricostruire la sua potenza, la città punica

venne rasa al suolo e i suoi abitanti furono venduti

come schiavi. Roma era così padrona indiscussa

del Mediterraneo centrale e occidentale.

LA CONQUISTA DEL

MEDITERRANEO ORIENTALE

All’inizio del II secolo a.C. Roma, ormai consapevole

della propria superiorità militare, iniziò a estendere la

sua influenza anche verso il Mediterraneo orientale.

Qui si scontrò con la Grecia e con alcuni regni elle-

175 a.C.

146 a.C. 100 a.C.

III GUERRA PUNICA

Mettiti alla prova

Perché scoppiò la prima guerra punica?

Chi era Annibale?

Quali furono le conseguenze della conquista della Grecia?

43

nistici, in particolare la Macedonia, che dopo un

lungo conflitto venne conquistata.

La Grecia fu ridotta a provincia con il nome di Acaia.

Roma era padrona assoluta del Mediterraneo, che

venne chiamato dai Romani mare nostrum.

Sotto l’influenza della più evoluta civiltà greca i Romani

introdussero nella loro società nuove abitudini e tradizioni:

a Roma furono aperte scuole dirette da maestri

greci, le arti (pittura, scultura e architettura) divennero

più raffinate, si diffuse lo studio della lingua greca e di

altre discipline come, ad esempio, la filosofia. I Romani

iniziarono anche ad apprezzare i vantaggi di una vita

più ricca e meno modesta.

Le numerose guerre di conquista, infatti, divennero lo

strumento attraverso il quale i Romani fecero confluire

nella loro città ingenti ricchezze.

Le guerre puniche e la conquista del Mediterraneo


Le guerre civili e la crisi della repubblica

44

La carta mostra

l’estensione dei

territori romani alla

fine del II secolo d.C.:

come si può vedere

Roma dominava

tutto il bacino del

Mediterraneo.

UNA SOCIETÀ CHE

SI TRASFORMA

La continua espansione territoriale di Roma con gli

enormi bottini delle conquiste aveva fatto arricchire

molti cittadini: non solo i patrizi avevano aumentato i loro

possedimenti terrieri, ma anche molti plebei si erano arricchiti

con i commerci andando progressivamente a formare

una nuova potente classe sociale, quella dei

cavalieri.

Diverse furono invece le conseguenze per i contadini

e i piccoli proprietari terrieri, che, partendo come

soldati per le lunghissime campagne militari, rimanevano

molti anni lontano dalle loro terre. Tornati a casa

erano costretti a chiedere prestiti ai patrizi e, non riuscendo

a pagare i debiti, finivano per vendere le loro

piccole proprietà.

Solo i più fortunati tra loro riuscivano a trovare lavoro

come dipendenti nei latifondi dei patrizi, perché quest’ultimi

preferivano impiegare gli schiavi, sempre più

numerosi e quindi a buon mercato.

Così la maggior parte dei contadini e dei piccoli proprietari

terrieri era costretta ad andare a Roma a ingrossare

le fila dei poveri e dei mendicanti.

i Stele

funeraria di

un cavaliere

raffigurato

vittorioso in

battaglia.

Chi erano i cavalieri?

LE ANTICHE CIVILTÀ

Dopo le conquiste del II secolo d.C. molti cittadini, divenuti

ricchi e potenti grazie al commercio, entrarono a far

parte di una nuova classe sociale, i cavalieri o ceto equestre,

così chiamata perché avevano soldi sufficienti per

potersi comprare il cavallo e l’armatura necessari per

combattere nella cavalleria. I cavalieri si arricchirono sempre

di più perché si aggiudicarono l’appalto delle opere

pubbliche e la riscossione delle tasse nelle province.

150 a.C. 140 a.C. 130 a.C. 120 a.C. 110 a.C.

PERIODO


LE GUERRE CIVILI E LA CRISI DELLA REPUBBLICA

TIBERIO GRACCO

Tiberio Gracco, eletto tribuno della plebe nel 133 a.C., capì

che il problema più grave per la società romana di quel

periodo era il completo impoverimento dei piccoli proprietari

terrieri, costretti a vendere le loro terre. Propose

così una legge agraria in base alla quale nessuno poteva

avere più di 500 iugeri (circa 125 ettari) di agro pubblico,

un terreno che per legge apparteneva allo Stato, ma

di cui in pratica si erano impadroniti i latifondisti.

Tutto il terreno recuperato doveva essere ridistribuito in

parti uguali tra i contadini che avevano perso la loro proprietà:

in questo modo, secondo Tiberio, sarebbero diminuiti

i disordini a Roma. Il Senato, comunque, vedendo colpiti

i propri interessi (la maggior parte dei senatori era infatti

proprietaria di latifondi) si oppose alla legge: scoppiarono

così dei tumulti e Tiberio venne ucciso.

Che cos’è un latifondo?

In questo periodo i grandi proprietari terrieri appartenevano

quasi tutti alle vecchie famiglie aristocratiche patrizie che da

sempre avevano avuto accesso al Senato. Possedevano vaste

distese di terre che in parte venivano lasciate incolte e de-

100 a.C.

REPUBBLICANO

CAIO GRACCO

Nel 123 a.C. fu eletto tribuno della plebe il fratello di Tiberio,

Caio Gracco. Sempre con l’obiettivo di diminuire

la povertà per evitare tensioni e conflitti interni a Roma,

portò avanti la proposta della legge agraria del fratello.

Inoltre propose di distribuire mensilmente il frumento

a prezzo ridotto ai cittadini più poveri, di fondare

nuove colonie per dare terre ai contadini e di calmare

il malcontento delle città italiche concedendo ai loro

abitanti la cittadinanza romana. Anche le proposte di

Caio Gracco trovarono la decisa opposizione del Senato

e nel 121 a.C. fu ucciso insieme a molti suoi sostenitori.

stinate al pascolo e in parte venivano coltivate perlopiù dagli

schiavi con prodotti che richiedevano poco lavoro e quindi una

bassa manodopera. Questo tipo di proprietà viene chiamato

latifondo, che in latino significa “ampia proprietà agricola”.

90 a.C. 80 a.C. 70 a.C.

45

d Il tracciato del solco sacrale con cui i Romani delineavano il

perimetro di ogni nuovo insediamento. Fra le proposte avanzate da

Caio Gracco vi era anche la fondazione di nuove colonie nelle

province di recente conquista.

Le guerre civili e la crisi della repubblica


Le guerre civili e la crisi della repubblica

46

I SEGNI DELLA CRISI

Il fallimento delle riforme dei Gracchi aveva accresciuto

il malcontento della popolazione e aveva dimostrato

che la classe senatoria era incapace di capire la gravità

della situazione e di prevederne le conseguenze. A dieci

anni dalla morte di Caio Gracco, Roma dovette affrontare

i primi evidenti segni della decadenza delle istituzioni

repubblicane: la guerra contro Giugurta, la

guerra sociale e la guerra civile tra Mario e Silla.

LA GUERRA

CONTRO GIUGURTA

Giugurta, re dei Numidi, una popolazione del Nord

Africa, iniziò a danneggiare i commerci dei Romani. I

cavalieri, allora, che avevano molti interessi commerciali

in Africa, fecero pressioni sul Senato affinché gli

dichiarasse guerra, cosa che avvenne nel 112 a.C. In

un primo momento i generali romani non ottennero

grandi risultati; soprattutto facevano fatica a reclutare

nuove forze per l’esercito perché i contadini, ormai

ridotti in miseria, non potevano comprarsi le

armi.

La situazione cambiò quando il comando dell’esercito

fu affidato a Caio Mario, console di origine plebea.

LE ANTICHE CIVILTÀ

Mario fece un’importante riforma dell’esercito stabilendo

che chiunque, non solo i cittadini proprietari

terrieri, avrebbe potuto arruolarsi nell’esercito, ricevendo

in cambio di un servizio di sedici anni, le armi,

la paga e la possibilità di fare carriera. Con questo

nuovo esercito, più motivato, Mario riuscì a sconfiggere

Giugurta nel 105 a.C.

LA GUERRA SOCIALE

Le città italiche alleate di Roma durante le lunghe campagne

militari contro Cartagine e in Oriente avevano fornito

truppe all’esercito romano senza ricevere nulla in cambio.

Caio Gracco aveva già proposto di calmare il loro malcontento

concedendo agli alleati italici la cittadinanza romana

da essi richiesta e quindi il diritto a partecipare alla

vita politica di Roma.

Nel 91 a.C., dopo che un altro tribuno della plebe aveva

avanzato la stessa proposta di Caio Gracco e anch’egli era

stato ucciso, il malcontento si trasformò in una rivolta armata.

Una confederazione di popolazioni italiche iniziò una

dura guerra contro Roma, nota come guerra sociale, da

socii, che in latino significa “alleati”. I Romani fecero fatica

a reprimere la rivolta perché si trovarono di fronte a eserciti

della loro stessa forza. Così, per concludere la guerra,

furono costretti a concedere gradatamente agli Italici la cittadinanza

romana.

g Una scena di

arruolamento: si

registrano i dati dei

candidati e si valuta

la loro idoneità

fisica, rilievo del

I secolo a.C. (Parigi,

Museo del Louvre).

Caio Mario modificò

profondamente

l’esercito: grazie alla

sua riforma, infatti,

molti plebei poveri

riuscirono a entrare

tra le truppe

romane.


i Busto del

I secolo d.C.

raffigurante

Caio Mario

(Roma,

Musei

capitolini).

LA GUERRA CIVILE TRA

MARIO E SILLA

Dopo il successo contro Giugurta, Caio Mario aveva sconfitto

i Cimbri e i Teutoni ai Campi Raudii (nei pressi di

Vercelli) popolazioni germaniche che erano riuscite a valicare

le Alpi e avevano iniziato a saccheggiare il Nord Italia.

Mario era all’apice del successo e fu eletto console per

altre quattro volte, grazie al sostegno dei popolari. A lui

si oppose il partito degli ottimati, capeggiato da Lucio Cornelio

Silla, che si era fatto valere nella guerra contro gli

alleati italici.

Fra i due generali scoppiò una vera guerra civile nell’88

a.C., quando il Senato affidò a Silla il comando della guerra

contro Mitridate, re del Ponto (una regione dell’Asia

Minore), che si era messo a capo di una rivolta contro Roma.

I concili della plebe, preoccupati che Silla acquistasse troppo

potere, subito dopo che ebbe lasciato Roma, gli tolsero

Chi erano gli ottimati e i popolari?

Sul finire del II secolo a Roma si erano formati due grandi

partiti politici, il partito degli ottimati e il partito dei popolari.

Il primo difendeva gli interessi della classe senatoria

e quindi dei grandi proprietari terrieri, il secondo quello

dei cavalieri e dei piccoli proprietari terrieri.

il comando della spedizione e lo affidarono a Mario. Silla

reagì marciando su Roma con il suo esercito, infrangendo

per la prima volta la legge che vietava di entrare con uomini

armati dentro il territorio di Roma, considerato sacro.

Si scatenò una terribile guerra civile che continuò anche

dopo la morte di Mario (avvenuta nell’86 a.C.) e finì con

la vittoria di Silla nell’83 a.C.

Il capo del partito degli ottimati si fece proclamare dittatore

non solo per sei mesi, ma a tempo indeterminato. Vennero

compilate delle liste di proscrizione, un elenco di

avversari politici che potevano essere uccisi da chiunque

e senza processo perché ritenuti nemici della Repubblica:

in seguito a questo atto 90 senatori e 2600 cavalieri furono

messi a morte. Silla, a sorpresa, però, nel 79 a.C., dopo

tre anni di dittatura, si ritirò a vita privata.

Mettiti alla prova

Perché i contadini e i piccoli proprietari terrieri, dopo le

guerre di conquista, furono costretti a vendere le loro terre?

Che cosa stabiliva la proposta di legge agraria di Tiberio

Gracco?

In che cosa consisteva la riforma dell’esercito di Caio Mario?

i Busto

marmoreo

del

I secolo d.C.

raffigurante

Silla

(Monaco di

Baviera,

Collezione

statale di

antichità).

47

Le guerre civili e la crisi della repubblica


La guerra civile tra Cesare e Pompeo e la fine della repubblica

48

CRASSO, POMPEO E CESARE

NUOVI PROTAGONISTI DELLA

STORIA DI ROMA

La guerra civile tra Mario e Silla e la dittatura di quest’ultimo

avevano dimostrato che le istituzioni repubblicane

(Senato, magistrature e comizi) avevano perso

gran parte del loro valore e riuscivano a imporsi sulla

scena politica generali che potevano contare sull’appoggio

del proprio esercito. Morti Mario e Silla, infatti,

fu la volta di altri tre generali: Marco Licinio Crasso,

Gneo Pompeo e Caio Giulio Cesare.

LA RIVOLTA DEGLI SCHIAVI

Nei territori dominati da Roma centinaia di migliaia di schiavi,

catturati nelle terre di conquista, erano costretti a lavorare

la terra. Gran parte dell’economia romana era dunque diventata

schiavistica, cioè si fondava sullo sfruttamento di

una manodopera che costava poco e assicurava grandi gua-

75 a.C.

70 a.C.

LE ANTICHE CIVILTÀ

dagni. Le condizioni di vita degli schiavi erano spesso durissime

e vi furono violenti ribellioni.

La più grave scoppiò nel 73 a.C., quando Spartaco, un gladiatore

originario della Tracia, si mise a capo di una rivolta

di una scuola di gladiatori di Capua, in Campania, e in poco

tempo raccolse intorno a sé decine di migliaia di schiavi

che lavoravano nelle campagne. A domare la rivolta fu chiamato

Crasso, un ricco rappresentante del ceto dei cavalieri.

Crasso si distinse come abile generale e nel 71 a.C.

sconfisse Spartaco e i suoi seguaci.

GNEO POMPEO DIVENTA

L’UOMO PIÙ POTENTE DI ROMA

Fattosi valere come generale di Silla nella guerra civile

contro Mario, Pompeo venne eletto console nel 70 a.C.

insieme con Crasso. Desideroso di ottenere l’appoggio

non solo degli ottimati ma anche dei popolari, in un

anno abolì tutte le riforme attuate da Silla nella sua dittatura,

ripristinando i regolari ordinamenti repubblicani.

65 a.C. 60 a.C.

PERIODO

u I gladiatori, così

chiamati perché

usavano la spada (in

latino gladium),

erano di solito

prigionieri di guerra

fatti schiavi e

costretti a

combattere in

pubblico l’uno

contro l’altro o

contro bestie feroci,

come rappresentato

nel rilievo che vedi

qui a lato.

55 a.C.


LA GUERRA CIVILE TRA CESARE E POMPEO E LA FINE DELLA REPUBBLICA

Nel 67 a.C. fu incaricato dal Senato di sconfiggere i pirati

che da tempo infestavano le coste di Creta e dell’Asia

Minore. I pirati rappresentavano, infatti, una grave

minaccia per le imbarcazioni mercantili romane nel Mediterraneo

e danneggiavano i commerci. In soli tre mesi

Pompeo riuscì a ottenere la vittoria.

Poco dopo Pompeo concluse vittoriosamente anche la

guerra contro Mitridate, iniziata da Silla, e riaffermò il

dominio di Roma in Asia Minore; conquistò poi la Siria

e tutta la costa mediterranea fino all’Egitto.

Le ripetute vittorie fecero di Pompeo l’uomo più potente

nella scena politica romana.

IL PRIMO TRIUMVIRATO

Il Senato preoccupato che Pompeo, divenuto troppo potente,

seguisse i passi di Silla e instaurasse una dittatura,

non volle riconoscere i provvedimenti da lui presi in

Oriente e rifiutò di concedere le terre che aveva promesso

come premio ai suoi soldati.

Pompeo, per ottenere quanto gli spettava, cercò quindi

l’appoggio degli uomini allora più influenti a Roma:

Marco Licinio Crasso e Caio Giulio Cesare, un patrizio

che era diventato il capo dei popolari. Nel 60 a.C. i tre

strinsero un patto privato, noto con il nome di primo

triumvirato, in quanto indicava l’unione di tre (tres) uomini

(viri) a capo del governo. Grazie all’appoggio di Cesare,

e quindi di tutti i popolari, Pompeo vide riconosciuti

i suoi provvedimenti. Cesare, in cambio ottenne di diventare

governatore della provincia della Gallia Cisalpina

e Narbonense per cinque anni.

50 a.C. 45 a.C.

REPUBBLICANO

40 a.C.

La carta mostra il

percorso seguito da

Pompeo nelle

spedizioni vittoriose

contro i pirati e

contro Mitridate.

Le sue imprese

consentirono di

espandere

ulteriormente i

territori romani.

CESARE CONQUISTA LA GALLIA

Lo stesso anno in cui diventò governatore, Cesare organizzò

una grandiosa campagna militare per sottomettere

tutte le popolazioni della Gallia. La guerra durò circa sette

anni e fu narrata dallo stesso Cesare in un avvincente

diario di guerra intitolato De bello Gallico (La guerra gallica).

Nel 52 a.C., quando Cesare aveva ormai conquistato

tutto il territorio, le popolazioni galliche cercarono di ribellarsi

al dominio romano unendo tutte le loro forze sotto

la guida di Vercingetorige,

ma furonodefinitivamentesconfitte

nel 51 a.C.

ad Alesia.

i Caio Giulio

Cesare, testa in

marmo del

II secolo d.C.

(Roma, Palazzo

dei Senatori).

35 a.C.

30 a.C.

49

La guerra civile tra Cesare e Pompeo e la fine della repubblica


La guerra civile tra Cesare e Pompeo e la fine della repubblica

50

La carta mostra,

oltre ai territori

conquistati da

Cesare in Gallia,

anche il percorso

seguito da Pompeo

e quindi da Cesare

durante la guerra

civile.

LA GUERRA CIVILE

TRA CESARE E POMPEO

Nel 53 a.C. Crasso era morto e si era quindi rotto il triumvirato.

Cesare, finita la sua campagna militare in Gallia, voleva

tornare a Roma e candidarsi al consolato. Il Senato,

temendo che Cesare portasse al potere i popolari, preferì

sostenere Pompeo e lo elesse unico console. Ordinò poi

a Cesare di fare rientro a Roma come privato cittadino, sciogliendo

il suo esercito.

Cesare rifiutò. Nel 49 a.C. si diresse verso Roma e a capo

delle sue truppe attraversò il fiume Rubicone, che segnava

il confine del territorio sacro di Roma.

Era una vera e propria dichiarazione

di guerra contro il

Senato e Pompeo.

Questi, consapevole

della forza di Cesare,

preferì lasciare Roma

e fuggire prima nel

Sud Italia e di lì in

Oriente, per avere il

tempo di radunare un

esercito.

Cesare lo raggiunse e lo

affrontò a Farsalo, in

Grecia. I pompeiani furono

sconfitti e Pompeo fuggì in

u Gneo Pompeo, busto

marmoreo del I secolo a.C.

(Venezia, Museo

archeologico).

Che cosa sono le Idi ?

LE ANTICHE CIVILTÀ

Egitto, dove venne ucciso dal re Tolomeo, che credeva

così di farsi amico Cesare.

Questi invece lo punì per il suo atto, lo depose dal

trono e consegnò il regno alla sorella Cleopatra.

CESARE SI PROCLAMA

DITTATORE A VITA

Dopo aver sconfitto gli ultimi seguaci di Pompeo tra il

46 e il 45 a.C., Cesare rientrò a Roma come vincitore e

si nominò dittatore a vita. Il suo primo obiettivo fu

quello di riportare la pace a Roma, di eliminare i conflitti

tra le diverse classi sociali (classe senatoria, cavalieri

e popolo) e di ottenere il consenso di tutta la

popolazione romana. Per questo, a differenza di Silla,

fu clemente con i suoi avversari politici, assegnò delle

terre ai cittadini più poveri e aumentò il numero di senatori

e di magistrati per far fronte alle esigenze di un

territorio sempre più vasto.

Nonostante la sua politica mirasse a non scontentare

nessuno, una parte della classe senatoria non accettò il

suo enorme potere, considerandolo un pericolo per la

repubblica. Così alle Idi di marzo del 44 a.C., mentre

entrava in Senato, Cesare fu ucciso a pugnalate da un

gruppo di senatori.

Nel calendario romano le Idi erano il tredicesimo giorno di

ogni mese, ad eccezione dei mesi di marzo, maggio, luglio

e ottobre nei quali cadevano il quindicesimo giorno.


LA GUERRA CIVILE TRA CESARE E POMPEO E LA FINE DELLA REPUBBLICA

IL SECONDO TRIUMVIRATO

I senatori che avevano ucciso Cesare avrebbero voluto

il ritorno della repubblica, ma troppe cose erano

ormai cambiate nella società e nell’organizzazione politica

di Roma.

Cesare aveva nominato come erede nel suo testamento il

figlio adottivo Caio Ottavio. Questi prese il nome del padre

Caio Giulio Cesare Ottaviano e, deciso prima di tutto

a vendicare la morte del padre, si alleò con Marco Antonio,

luogotenente di Cesare, e con un altro generale, Marco

Emilio Lepido. Nel 43 a.C. i tre formarono il secondo

triumvirato. Nel 42 a.C. raggiunsero

gli uccisori di Cesare

in Macedonia,

dove erano fuggiti

per radunare un

esercito, e li sconfissero

a Filippi.

u Moneta romana

raffigurante Marco

Antonio.

La carta raffigura in

che modo si erano

divisi i territori

Ottaviano, Lepido e

Antonio con il patto

chiamato secondo

triumvirato.

Come si può vedere

le conquiste

territoriali in Africa

erano aumentate.

LA VITTORIA DI OTTAVIANO

Dopo Filippi i triumviri si spartirono l’immenso territorio

di Roma: a Ottaviano toccarono la Spagna e l’Italia,

a Lepido l’Africa, a Marco Antonio l’Oriente e l’Egitto.

Qui Marco Antonio si innamorò di Cleopatra, la sposò

e instaurò una monarchia di tipo orientale.

La popolazione romana e il Senato iniziarono a temere

che Antonio volesse costituire un regno indipendente,

sottraendo a Roma le province orientali. Ottaviano capì

che era il momento di rompere il triumvirato per ottenere

tutto il potere e, messo da parte Lepido, dichiarò

Antonio nemico di Roma. Radunò quindi un esercito,

raggiunse l’Egitto e si scontrò con Antonio ad Azio, nel

31 a.C.

L’esercito egiziano, nonostante fosse più numeroso,

venne sconfitto. Antonio e Cleopatra fuggirono, ma, inseguiti

da Ottaviano, si tolsero la vita. Ottaviano rimaneva

ormai l’unico incontrastato dominatore di Roma.

Mettiti alla prova

Perché nacque il primo triumvirato?

Quali furono i provvedimenti di Cesare durante la sua

dittatura?

Perché Ottaviano dichiarò Marco Antonio nemico di Roma?

51

La guerra civile tra Cesare e Pompeo e la fine della repubblica


Ottaviano al potere

52

La carta mostra

l’estensione

dell’Impero romano

ai tempi del regno

di Augusto.

i Nella statua che

vedi, Augusto si fa

raffigurare nelle

vesti di pontefice

massimo, carica che

assunse dal 12 a.C.

Oltre a essere

comandante

supremo di tutti gli

eserciti diventò così

anche il più

importante di tutti i

sacerdoti e poteva

vigilare su ogni tipo

di culto e di

cerimonia religiosa.

50 a.C.

40 a.C.

30 a.C.

LE ANTICHE CIVILTÀ

OTTAVIANO DIVENTA AUGUSTO

Tredici anni dopo la morte di Cesare, Ottaviano si ritrovava

unico erede del potere del padre adottivo e doveva scegliere

quale tipo di governo instaurare a Roma: la dittatura

l’avrebbe portato all’insuccesso, così come era capitato

a Cesare, e anche il modello di monarca orientale pensato

da Marco Antonio non era ben visto dai Romani. Capì

che l’unico modo per non fallire era riproporre un governo

basato sulle vecchie istituzioni repubblicane, in modo

da ottenere il consenso di tutte le classi sociali.

Il primo titolo che si fece attribuire fu infatti quello di restitutor

rei publicae, colui che restaura la repubblica. In realtà

ripristinò i comizi e i concili della plebe che, come in età

repubblicana, eleggevano tutti i magistrati. Le magistrature,

però, diventarono solo delle cariche onorifiche e persero

del tutto i loro poteri, che passarono nelle mani di Ottaviano.

La scelta politica di Ottaviano metteva quindi definitivamente

fine alla repubblica, ma, per come veniva

proposta, appariva ai Romani una completa restaurazione

delle istituzioni repubblicane.

Nel 27 a.C. il senato attribuì a Ottaviano il titolo di Augusto

(cioè “degno di venerazione”). Con Ottaviano comincia

di fatto l’epoca imperiale.

20 a.C.

PERIODO REPUBBLICANO REGNO


OTTAVIANO AL POTERE

Quali furono i principali poteri assunti da Ottaviano?

I poteri che consentirono a Ottaviano di esercitare il predominio

assoluto su tutto il territorio di Roma furono

principalmente due: la tribunicia potestas, il potere

prima in mano ai tribuni della plebe, e l’imperium proconsolare

massimo, il comando militare supremo. Il potere

dei tribuni della plebe gli garantiva sia il diritto di

Come organizzò l’Impero Ottaviano?

Ottaviano diede molta importanza all’organizzazione dell’Impero,

che era ormai diventato di grandi dimensioni e

risultava sempre più difficile da gestire. Decise di assegnare

ai senatori il governo delle province meno esposte

agli attacchi esterni e dove gli abitanti accettavano di

Perché Ottaviano fece costruire l’Ara pacis?

Ottaviano abbellì Roma con nuovi templi e monumenti.

Uno tra i più importanti fu sicuramente l’Ara pacis, l’Altare

della pace, che Ottaviano fece costruire proprio al

centro del Campo di Marte, la piazza dedicata al dio della

LA POLITICA ESTERA

DI OTTAVIANO

Dopo i sanguinosi anni delle guerre civili, Augusto capì

che la popolazione romana aveva un profondo bisogno

di pace. Riorganizzò quindi l’esercito, riducendo

notevolmente il numero delle legioni e distribuendole

nelle province più turbolente per sedare le rivolte

e difendere i confini. Istituì inoltre una sua guardia personale,

formata da 9000 soldati scelti, detti pretoriani,

gli unici uomini che potessero rimanere armati all’interno

del territorio sacro di Roma.

In politica estera completò l’occupazione della Spagna,

rinforzò i confini a nord delle Alpi creando due nuove

province, il Norico e la Rezia, e conquistò la Pannonia,

per spostare il confine orientale fino al fiume Danubio.

Tentò poi la conquista della Germania, ma le

tribù germaniche inflissero una dura sconfitta alle legioni

romane nella foresta di Teutoburgo.

i Particolare di un lato dell’Ara pacis con

raffigurati Augusto e i suoi familiari.

buon grado il governo di Roma: queste province furono

dette senatorie. Assegnò invece a governatori direttamente

nominati e controllati da lui le province meno sicure,

situate lungo i confini: queste province furono

dette imperiali.

guerra. Con quest’opera ben visibile a tutti i cittadini, Augusto

si presentava come l’iniziatore di una nuova era

di pace dopo tanti anni di guerre.

Mettiti alla prova

In che senso Ottaviano restaurò la repubblica?

Chi erano i pretoriani?

Che cosa erano le province senatorie?

10 a.C. 0

14 d.C. 20 d.C.

DI AUGUSTO

veto, ossia la possibilità di bocciare qualsiasi proposta di

legge dei magistrati, sia l’inviolabilità della persona,

quindi chi attentava alla sua vita poteva essere punito

con il massimo della pena. Il comando militare supremo

gli permetteva invece di controllare tutte le legioni distribuite

nell’Impero.

53

Ottaviano al potere


L’Impero dopo Ottaviano

54

La carta mostra la

massima espansione

dell’Impero romano,

raggiunta sotto il

regno di Traiano (tra

il 98 e il 117 d.C.).

IL PROBLEMA

DELLA SUCCESSIONE

Il sistema politico creato da Augusto rimase invariato fino

all’inizio del III secolo. Questo lungo periodo di stabilità assicurò

a tutta la popolazione dell’Impero pace e benessere.

Un aspetto che però Ottaviano non aveva curato e che

diventò spesso motivo di tensione e di conflitto era la successione.

Come scegliere il successore di un’eredità così importante?

Augusto aveva capito che la successione dinastica,

ossia l’eredità di padre in figlio o tra membri della

stessa famiglia, sarebbe stato l’unico modo per evitare forti

contrasti e garantire stabilità. Così dopo di lui si succedettero

imperatori della sua stessa famiglia, la dinastia giulio-claudia,

fino al 68 d.C., quando Nerone, l’ultimo imperatore

della dinastia, morì.

La successione dinastica non rimase però una regola fissa.

Dopo un’altra dinastia, la dinastia flavia (69-96), in cui l’Impero

passò dal padre Vespasiano ai suoi due figli, Tito e

Domiziano, venne inaugurato, sotto la spinta del Senato,

che sperava così di controllare maggiormente la scelta degli

imperatori, il sistema dell’eredità per adozione: ogni

imperatore prima di morire aveva il compito di scegliere

(e quindi di “adottare”) il suo successore.

14 d.C.

LE ANTICHE CIVILTÀ

L’IMPERATORE DIVENTA UN

REGOLARE MAGISTRATO CON

PIENI POTERI

Ottaviano aveva creato dal nulla una nuova figura, il

princeps, che accentrava su di sé tutti i poteri delle

magistrature della repubblica, senza però rendere mai

ufficiale, attraverso una legge, quali dovessero essere le

sue funzioni. Dopo la damnatio memoriae di Nerone,

il nuovo imperatore Vespasiano sentì la necessità di

promulgare una legge che stabilisse i compiti del princeps.

Tale legge, nota con il nome di lex de imperio

Vespasiani, “la legge sull’Impero di Vespasiano”, rendeva

ufficiale la carica di princeps e stabiliva che l’imperatore

aveva il diritto e il potere di agire in ogni

questione secondo la sua volontà, pur dovendo comunque

perseguire l’interesse di Roma.

h Durante l’Impero di Vespasiano fu progettato e costruito

l’Anfiteatro Flavio (che vedi nell’immagine a fianco), inaugurato

nell’80 dal figlio Tito. Questo grandioso monumento, noto con il

nome di Colosseo per le sue dimensioni enormi, poteva contenere

50 000 spettatori. Era destinato a ospitare spettacoli per il popolo,

come le lotte tra i gladiatori e le battaglie navali, per le quali si

riempiva di acqua il centro dell’anfiteatro.

37 d.C. 41 d.C.

54 d.C. 68 d.C. 69 d.C. 79 d.C. 81 a.C.

A U G U S T O TIBERIO

CLAUDIO NERONE VESPASIANO DOM

CALIGOLA TITO


L’IMPERO DOPO OTTAVIANO

96 d.C.

Chi fu l’ultimo imperatore della dinastia giulio-claudia?

Nerone diventò imperatore nel 54 d.C. quando era ancora

un adolescente. Consigliato dalla madre Agrippina ed educato

dal grande filosofo Seneca, per i primi cinque anni seguì

il modello politico di Augusto e regnò in modo equilibrato

in accordo con il Senato. Nel 59 d.C., però, assassinò la madre,

allontanò Seneca e instaurò un regime di terrore.

Che cos’è la damnatio memoriae?

La damnatio memoriae, ovvero la “condanna della memoria”,

era un provvedimento molto grave che il Senato

prendeva contro quegli imperatori che avevano adottato

una politica autoritaria e dispotica, in netto contrasto con

gli interessi della classe senatoria. Di quell’imperatore ve-

100 d.C. 117 d.C. 138 d.C. 150 d.C. 161 d.C.

IZIANO TRAIANO ADRIANO ANTONINO PIO

NERVA

Nel 65 a.C. un gruppo di senatori architettò una congiura per

ucciderlo, ma Nerone se ne accorse in tempo: i responsabili

vennero così puniti con la morte. Quando però contro di

lui si ribellarono l’esercito e gli stessi pretoriani, il Senato lo

dichiarò “nemico pubblico”. Nerone dovette quindi fuggire

da Roma e si fece uccidere da uno schiavo.

nivano cancellati tutti i ritratti e il nome sulle iscrizioni dei

monumenti pubblici; veniva inoltre annullata ogni legge da

lui proclamata. In questo modo si cancellava la memoria di

quell’imperatore, come se non fosse mai esistito. Furono

colpiti dalla damnatio memoriae Nerone e Domiziano.

55

L’Impero dopo Ottaviano


L’Impero dopo Ottaviano

56

Perché fu distrutta Gerusalemme?

La provincia della Palestina, dove avvenivano frequenti ribellioni

della popolazione contro il dominio di Roma, era stata

posta in qualità di provincia imperiale sotto il diretto controllo

dell’imperatore.

Durante l’Impero di Vespasiano il suo governo era stato affidato

al figlio Tito. Questi, nel 70 d.C., quando scoppiò l’en-

TRAIANO E LE ULTIME

CONQUISTE DELL’IMPERO

Alla fine della dinastia flavia, dopo la damnatio memoriae

di Domiziano, il Senato elesse imperatore un suo

rappresentante, Marco Cocceio Nerva. Con Nerva iniziarono

gli imperatori adottivi, cosiddetti perché ciascuno,

prima di morire, avrebbe dovuto adottare il

successore. Nerva adottò Marco Ulpio Traiano, che divenne

imperatore nel 98 d.C. La scelta di Traiano costituì

una grande novità perché per la prima volta

l’imperatore non era un italico, ma proveniva da

una provincia dell’Impero, la Spagna. L’Impero dimostrava

così di essere un territorio unico e compatto,

dove non c’era più alcuna distinzione tra Italia e province.

Con Traiano Roma conobbe il massimo della sua

i Un particolare

della Colonna

Traiana. Al ritorno

dalle sue conquiste

in Oriente, Traiano

fece erigere nel

Foro Romano una

colonna di marmo

di 33 metri di

altezza, nota come

Colonna Traiana,

che rappresentava,

scolpite in

bassorilievo, le fasi

che portarono alla

conquista romana

della Dacia.

LE ANTICHE CIVILTÀ

nesima rivolta contro i Romani, rispose con estrema durezza:

uccise in massa tutti i rivoltosi, poi entrò a Gerusalemme,

la saccheggiò e la distrusse. Molti Ebrei furono

costretti a lasciare la Palestina e a trasferirsi in altre

parti dell’Impero: fu uno dei momenti più drammatici della

diaspora, ossia la dispersione del popolo ebraico.

espansione: in due campagne militari, tra il 101 e il

107 d.C., ridusse a provincia la Dacia, corrispondente

all’attuale Romania, terra ricca di immensi giacimenti di

oro. Tra il 114 e il 116 d.C. sconfisse invece i Parti, occupando

tre nuove province: l’Armenia (nell’attuale

Turchia), la Mesopotamia e l’Assiria.

I successori di Traiano, Adriano e Antonino Pio, abbandonarono

la politica di conquista del loro predecessore

e si preoccuparono di consolidare i confini

dell’Impero. Fu così che per cinquant’anni Roma godette

di un periodo di pace e di prosperità, universalmente

giudicata come il periodo più felice della storia

di Roma.


Che cosa rappresentava Villa Adriana?

Adriano, il successore di Traiano (117-138), fu uno degli

imperatori più colti. Amava la cultura greca e visitò

spesso Atene. Fece costruire una grande reggia a Tivoli

(a circa 27 km da Roma), nota come Villa Adriana. Il

solenne edificio, che comprendeva edifici, palazzi, terme

e teatri e templi, doveva incutere rispetto e ammirazione

in chi la osservava.

Anche le misure di sicurezza erano imponenti: era infatti

Mettiti alla prova

Qual è la differenza tra successione dinastica e successione per adozione?

Che cos’è la diaspora ebraica?

Perché la scelta di Traiano come imperatore rappresentò una novità?

g Una veduta di

Villa Adriana a

Tivoli. Si possono

ammirare alcune

statue e i portici che

ornavano la grande

reggia.

difesa da un fossato colmo d’acqua per scongiurare possibili

attentati.

Molti hanno visto anche nella scelta della sede del complesso,

lontano da Roma, un tentativo dell’imperatore di

isolarsi dalla plebe e dal senato, di rendere difficili e improbabili

gli incontri con le altre persone. Serviva, in una

parola, a sottolineare la differenza di rango tra l’imperatore

e gli altri abitanti dell’Impero.

57

L’Impero dopo Ottaviano


La società imperiale

58

La carta mostra le

reti viarie e le rotte

marittime che

collegavano i vari

centri dell’Impero.

LE CITTÀ

Intorno alla metà del II secolo d.C. Roma dominava tutto

il Mediterraneo e gran parte dell’Europa. I territori di

questo vasto Impero furono tenuti sotto controllo

grazie allo sviluppo imponente delle città, che contribuirono

a diffondere ovunque il modello di vita romano.

In Oriente, infatti, Roma si impadronì di molte

città di antica origine, mentre ne fondò di nuove in Occidente,

anche nelle regioni più lontane, come la Britannia.

Le città romane avevano alcune caratteristiche comuni:

in ognuna venivano costruiti il foro, il centro della vita

I sec. a.C.

PERIODO REPUBBLICANO

31 a.C.

LE ANTICHE CIVILTÀ

cittadina, sede del mercato e delle riunioni; l’anfiteatro,

dove si svolgevano i combattimenti tra i gladiatori;

le terme, edifici pubblici adibiti per esercizi ginnici e

altri svaghi; poi ancora il teatro e la biblioteca. Inoltre

i Romani erano anche abili ingegneri e costruttori e vicino

alle città innalzarono acquedotti, ponti e strade.

La stessa Roma venne ingrandita e abbellita con templi,

terme, archi di trionfo e statue in marmo. Divenne una

vera e propria metropoli abitata da circa un milione di

persone di diversa origine e provenienza: un vero record

per l’epoca.

Perché le città di origine romana hanno quasi sempre una pianta a scacchiera?

Nelle zone più lontane dell’Impero e nelle campagne fu

l’esercito a diffondere lo stile di vita, la lingua e le abitudini

di Roma. Molte città romane si sono formate proprio

a partire da un accampamento militare e la loro

origine è facilmente riconoscibile.

Esse presentano una pianta a scacchiera con strade che

si incrociano ad angolo retto: l’accampamento militare

infatti era formato da un grande rettangolo diviso in

quattro parti dal cardo e dal decumano, le due strade

più importanti. Parallelamente a esse si diramavano le

altre strade, che formavano in questo modo una sorta di

scacchiera.

I sec. d.C.


LA SOCIETÀ IMPERIALE

LE STRADE

Fin dalle origini i Romani affiancarono alle progressive

conquiste la costruzione di strade e ponti, per collegare

in modo veloce la capitale, centro del potere, al

territorio conquistato. Le strade erano utilizzate soprattutto

per scopi militari, perché permettevano all’esercito

di spostarsi rapidamente anche nelle zone più

lontane da Roma. Naturalmente il sistema viario fu utilizzato

anche per il commercio e per il servizio postale:

lungo le strade, infatti, vennero costruite stazioni

di posta e locande per permettere il riposo e il cambio

dei cavalli.

h Un’antica strada

della città romana di

Pompei.

PERIODO IMPERIALE

f La costruzione delle strade, che venivano realizzate dagli schiavi

pubblici (cioè di proprietà dello stato), seguiva sempre

lo stesso procedimento. Gli schiavi prima scavavano un lungo

fossato, su cui poi ponevano grandi pietre per assicurare stabilità al

fondo stradale. Al di sopra erano distribuiti diversi strati di ghiaia,

sabbia e pietrisco. La superficie veniva infine lastricata o coperta solo

con la ghiaia.

II sec. d.C. III sec. d.C.

59

La società imperiale


La società imperiale

LE TERME

Uno dei principali divertimenti delle città romane

erano le terme. Si trattava di bagni pubblici in cui tutti

i cittadini, sia ricchi sia poveri, potevano praticare attività

sportive (come il salto, il lancio del disco, il sollevamento

pesi o il pugilato), fare bagni caldi o freddi

in apposite piscine, fare la sauna, un massaggio o, più

b

a

f c

f

e

d

LE ANTICHE CIVILTÀ

GLI ACQUEDOTTI

Il sistema romano di rifornimento

dell’acqua era particolarmente progredito.

In epoca imperiale la sola

città di Roma poteva contare sul funzionamento

di undici acquedotti,

che portavano in città l’acqua necessaria

agli usi quotidiani.

Gli ingegneri romani costruirono imponenti

strutture anche in molte

altre città dell’Impero.

L’acqua corrente era fornita agli edifici

pubblici e alle numerose fontane,

da cui attingeva tutta la popolazione.

In età imperiale anche alcune abitazioni

di privati cittadini, particolarmente ricchi

e importanti, furono collegate direttamente

con l’acquedotto.

g Uno dei capolavori dell’ingegneria

romana: l’acquedotto di Segovia, in Spagna,

costruito durante il regno di Traiano.

semplicemente, trascorrere alcune ore in compagnia.

Le terme avevano anche alcune zone che ospitavano

negozi, biblioteche e sale per le conferenze. Erano

aperte tutto il giorno, dalla mattina al tramonto. I cittadini

entravano gratuitamente o pagando una cifra

molto bassa.

u La pianta raffigura

le terme di Caracalla.

Le zone principali

dell’edificio erano

tre: il tepidarium (a),

una sala mantenuta

a temperatura dolce

dalla presenza di

acqua calda; il

calidarium (b),

l’ambiente destinato

ai bagni di acqua

calda e vapore, il

frigidarium (c), dove

era possibile

immergersi in vasche

di acqua fredda.

Collegati a questi tre

ambienti principali vi

erano la piscina (d),

gli spogliatoi (e) e la

palestra (f).


LA SOCIETÀ IMPERIALE

I DIVERTIMENTI

Gli spettacoli del circo e dell’anfiteatro erano, insieme alle

terme e alle distribuzioni gratuite di pane, una delle principali

attrattive delle città romane. Grandissima popolarità

avevano i combattimenti tra i gladiatori, che si

svolgevano nell’anfiteatro. I gladiatori, addestrati in speciali

scuole, erano schiavi ma anche uomini liberi che,

non avendo i mezzi per sopravvivere, accettavano di rischiare

la propria vita pur di guadagnare un po’ di denaro.

Per divertire il pubblico i gladiatori sostenevano

scontri all’ultimo sangue contro altri gladiatori o contro

animali feroci. Gli imperatori romani erano soliti organizzare

questo tipo di spettacolo pubblico per ottenere il

favore del popolo.

Un’altra popolare passione tra i Romani erano le corse

dei cavalli e dei carri, che si tenevano nel circo, un

edificio a forma di anello lungo e stretto. I carri, guidati

da uomini esperti detti aurighi, venivano trainati da

due o da quattro cavalli. Erano molto leggeri e gli aurighi

dovevano essere particolarmente abili per evitare

che si ribaltassero. Questo tipo di spettacolo appassionava

i Romani, anche perché erano ammesse scorrettezze

di ogni tipo ai danni degli avversari.

h Gli aurighi, che

assai spesso, come i

gladiatori, erano

schiavi, potevano

diventare molto

popolari e ottenere

così fama e

ricchezza. Mosaico

del II secolo d.C.

Un altro tipo di distrazione per i cittadini romani era

rappresentato dal teatro. Inizialmente costruito in

legno, a partire dal I secolo a.C. fu eretto in muratura.

In epoca repubblicana il teatro ebbe notevole successo

con le rappresentazioni di tragedie o commedie.

In epoca imperiale, invece, vennero preferiti altri generi

di divertimento, come i giochi dell’anfiteatro o le gare

del circo. Le compagnie teatrali si dedicarono quindi a

spettacoli meno impegnativi come il mimo, un genere

in cui a prevalere non era la recitazione, ma la musica

e il gesto. Gli argomenti di queste rappresentazioni traevano

ispirazione dalla vita quotidiana ed erano perciò

molto frequenti buffonerie di ogni genere.

Mettiti alla prova

Perché in età imperiale sono molto importanti le città?

Che cosa sono le terme?

Chi sono i gladiatori? E gli aurighi?

61

La società imperiale


Il cristianesimo

62

Il cristianesimo iniziò

progressivamente a

diffondersi con la

predicazione degli

apostoli e dei

discepoli di Gesù.

Soprattutto nei suoi

primi due secoli di

vita fu accolto con

grande rapidità nei

centri abitati e nelle

zone più popolose

dell’Impero, mentre

nelle campagne e

nei villaggi continuò

a essere diffuso solo

il politeismo.

GESÙ DI NAZARETH

La vita di Gesù, nato a Nazareth in Palestina all’epoca dell’Impero

di Ottaviano, ci è nota grazie ai quattro Vangeli.

La Palestina, conquistata da Pompeo nel 63 a.C., era in

quel tempo divisa in due parti: la regione della Galilea,

su cui regnava Erode, alleato di Roma, e le regioni della

Giudea e della Samaria, province imperiali e quindi governate

direttamente per conto dell’imperatore.

Gli Ebrei da tempo aspettavano l’arrivo del Messia (“l’Unto

del Signore” in greco), colui che avrebbe redento gli uomini

dal peccato instaurando sulla Terra il regno del Signore.

Gesù, quando iniziò la sua predicazione, intorno

al 30 d.C., si presentò come il figlio di Dio. Annunciò il

prossimo arrivo di un regno non terreno ma spirituale,

predicò l’amore per il prossimo e in breve tempo, grazie

anche ai suoi miracoli, radunò attorno a sé numerosissimi

seguaci.

Le autorità ebraiche furono spaventate dalla popolarità

di Gesù e dai contenuti della sua predicazione: lo accusarono

di aver bestemmiato contro Dio, perché si era

0 30 d.C.

LE ANTICHE CIVILTÀ

proclamato suo figlio, e lo fecero crocifiggere su ordine

del governatore di Roma Ponzio Pilato. I Vangeli raccontano

che tre giorni dopo la Crocifissione Gesù risorse,

proprio come aveva predetto, dimostrando

quindi di essere effettivamente il figlio di Dio.

Che cosa significa “cristianesimo”?

Il termine “cristianesimo” deriva dal greco Christòs,

traduzione del termine ebraico Mashiah, Messia, ovvero

“l’Unto del Signore”. Dopo che furono deportati

come schiavi in Babilonia all’inizio del VI secolo, gli

Ebrei iniziarono ad attendere dal loro Dio un liberatore

non solo religioso, ma anche politico.

I seguaci di Gesù lo considerarono il Messia, il Cristo

mandato da Dio, e per questo furono chiamati cristiani.

La maggior parte della popolazione ebraica, invece,

non riconobbe Gesù come Messia e ancora

adesso sta aspettando il suo arrivo.

100 d.C.

DIFFUSIONE


I PRIMI CRISTIANI

Subito dopo la Risurrezione di

Gesù, gli apostoli iniziarono a predicare

il messaggio di Cristo. Perseguitati

in Palestina dagli Ebrei si

spinsero in Asia Minore e in Egitto,

fino ad arrivare a Roma.

Proprio qui, intorno al 50 d.C., si

trasferirono Pietro, uno degli apostoli

più vicini a Gesù, e Paolo,

uno dei maggiori divulgatori e interpreti

del messaggio cristiano.

Grazie a loro, nacquero, soprattutto nei centri urbani,

le prime comunità di cristiani, i seguaci di Cristo. Queste

inizialmente non avevano un’organizzazione particolare,

ma si limitavano a riunirsi nelle case private dei

fedeli più ricchi per pregare e celebrare l’Eucarestia,

con cui rivivevano il momento dell’ultima cena di Gesù

con i suoi apostoli.

In un secondo tempo i cristiani, aumentati di numero,

si organizzarono in comunità guidate ognuna da un presbitero,

solitamente la persona più anziana. Più comunità

di uno stesso territorio venivano coordinate da

un vescovo, scelto tra i presbiteri. I beni della comunità

erano amministrati dai diaconi, che si preoccupavano

anche di assistere le persone più deboli tra i fedeli,

come i poveri e gli ammalati. Queste comunità presero

il nome di Chiese, dal greco ecclesìa, che significa

assemblea.

Che cosa sono le catacombe?

Le catacombe, termine che letteralmente significa

“presso la cavità”, erano cimiteri sotterranei scavati

dai cristiani per seppellire i loro morti e mai furono

usate, come si è voluto spesso far credere, come luogo

di riunioni segrete o di rifugio durante le persecuzioni.

La loro costruzione fu necessaria perché i cristiani si rifiutavano

di bruciare i morti, in quanto credevano nella

resurrezione del corpo, e quindi avevano bisogno di

spazio per le sepolture. Poiché i terreni intorno a Roma

erano troppo costosi preferirono ricavare i loro spazi

scavando in profondità.

LE PERSECUZIONI

Le prime persecuzioni contro i cristiani avvennero in

Palestina a opera degli Ebrei: la maggior parte di loro,

infatti, non riconobbe Gesù come il Messia preannunciato

dai profeti nelle Sacre Scritture. Anche gli imperatori

romani, in genere tolleranti verso il culto di altre

religioni, guardarono con sospetto i cristiani, sia perché

rifiutavano di venerare l’imperatore, sia perché predicavano

l’uguaglianza di tutti gli uomini, principio

contrario alla divisione della società romana tra liberi e

schiavi. Per questo i cristiani, soprattutto quando iniziarono

a diventare numerosi, furono considerati pericolosi

e quindi come tali perseguitati.

La prima persecuzione romana, in cui vennero uccisi

Pietro e Paolo, risale al 67 d.C. e fu opera di Nerone,

che aveva accusato i cristiani di aver incendiato Roma.

Le persecuzioni più dure, dove vennero martirizzati migliaia

di cristiani, si verificarono tra il III e l’inizio del IV

secolo, a opera dell’imperatore Decio (tra il 250 e il

251) e dell’imperatore Diocleziano (tra il 303 e il 304).

Mettiti alla prova

Dove si diffuse maggiormente il cristianesimo dopo le

prime predicazioni degli apostoli?

Chi erano i presbiteri?

Perché gli imperatori romani guardarono con sospetto la

religione cristiana?

200 d.C. 300 d.C.

DEL CRISTIANESIMO

63

T Bassorilievo del

II secolo d.C. in cui

sono raffigurati

Pietro e Paolo.

Entrambi

morirono crocifissi

a Roma nel

67 d.C. durante la

persecuzione di

Nerone.

Il cristianesimo


I popoli germanici

64

La carta mostra i

movimenti dei

popoli germanici ai

confini dell’Impero

romano: come

vedremo queste

popolazioni si

riveleranno fatali per

una parte

dell’Impero romano.

L’ARRIVO DEI GERMANI

IN EUROPA

Con il termine “Germani” si indicano diverse popolazioni

provenienti dalla Scandinavia meridionale e dalla Danimarca,

che, intorno al 1000 a.C., si insediarono nell’Europa

centrale. Successivamente, tra il V e il II secolo

a.C., le tribù germaniche avanzarono verso il sud-est dell’Europa

e qui si scontrarono con i Galli e con i Romani.

Famosi generali romani, come Mario e Cesare, fermarono

l’avanzata dei Germani verso l’Italia, finché ai tempi degli

imperatori Augusto e Tiberio (9-16 d.C.) venne stabilito il

confine tra l’Impero e il territorio dei Germani sul Reno

e sul Danubio segnalato attraverso il limes. Per lungo

tempo i rapporti tra Romani e Germani furono piuttosto

tranquilli. I Germani commerciavano con i mercanti romani

e in cambio di ambra, pellicce, bestiame e schiavi

acquistavano monete, vasi di bronzo, di argento e di terracotta,

spade e altre armi, vino e olio. Alcune tribù stabilirono

trattati di alleanza con i Romani e altre vennero

arruolate nell’esercito come truppe ausiliarie.

Tuttavia a partire dal II secolo d.C. essi divennero una minaccia

costante per il territorio romano e nel III sec. d.C.

diverse tribù germaniche infransero continuamente i confini

dell’Impero.

d Un guerriero germanico a cavallo,

rilievo in marmo del VI secolo d.C.

LE ANTICHE CIVILTÀ

V sec. a.C. IV sec. a.C. III sec. a.C. II sec. a.C.

I sec

I GERMANI AVANZANO VERSO SUD-EST EUROPA I GERMANI TENTANO


LA SOCIETÀ GERMANICA

I Germani erano allevatori di bestiame e vivevano di pastorizia,

caccia, pesca e della raccolta di frutti selvatici.

Erano nomadi, anche se a partire dal I secolo d.C. si diffuse

l’agricoltura, praticata con tecniche arretrate. Vivevano

in villaggi che non si trasformarono mai in vere e

proprie città. Le loro risorse erano limitate ed era sufficiente

una carestia, la pressione di popoli vicini o un’inondazione

per spingere le tribù a cercare nuove terre.

Al comando di ciascun villaggio c’era un capo, in genere

l’uomo più anziano, che veniva eletto in un’assemblea

di guerrieri. L’assemblea prendeva anche altre

importanti decisioni: stabiliva la pace e la guerra, nominava

un gruppo di anziani che dovevano giudicare reati

come il tradimento o la vigliaccheria, considerati un’offesa

per tutta la tribù. I guerrieri erano gli unici uomini

liberi della società germanica: solo loro potevano portare

le armi e combattere. C’erano poi i semiliberi, cioè

schiavi liberati o membri di altre tribù sconfitte, destinati

ai lavori pesanti. Infine i servi, solitamente prigionieri

di guerra o schiavi per debiti, che erano la parte più numerosa

della popolazione.

Le tribù germaniche erano politeiste.

Le principali divinità rappresentavano forze della natura:

Baldur, dio della luce; Odino o Wotan, dio della collera

e del vento; Thor, il dio del tuono e delle tempeste. I guerrieri

morti in battaglia erano portati nel Walhalla, il paradiso

celeste, in cui gli spiriti trascorrevano il tempo combattendo.

Mettiti alla prova

A che cosa serviva il limes?

Come era formata la società germanica?

Quali erano le divinità principali dei Germani?

. a.C. 0 9 d.C. I sec. d.C.

II sec. d.C. III sec. d.C.

DI INVADERE L’ITALIA

Che cosa è il limes?

Nel linguaggio militare il termine limes indicava la linea fortificata

che delimitava il territorio romano dai popoli esterni.

Si trattava di una linea di difesa, costituita spesso da un ostacolo

naturale come un fiume, una catena montuosa o un deserto,

oppure da un ostacolo artificiale come una palizzata

o un fossato. Proprio vicino al limes si accampavano gli eserciti

di Roma, che in questo modo potevano proteggere il territorio

romano dalle scorrerie dei nemici.

LA GIUSTIZIA

VIENE STABILITO IL CONFINE GERMANICO SUL RENO E SUL DANUBIO; GERMANI E ROMANI VIVONO IN PACE

65

g Un tratto

fortificato del limes,

con mura e torri in

pietra. La

ricostruzione mostra

come la cinta

muraria non

escludesse i traffici

commerciali nei

periodi di pace.

I Germani non conoscevano la scrittura e quindi non avevano

leggi scritte. Chi avesse subito un’offesa aveva il diritto

di farsi giustizia da solo attraverso la vendetta. Verso

la fine del III secolo d.C. la vendetta fu sostituita dal guidrigildo,

cioè la riparazione dell’offesa attraverso il pagamento

di una somma di denaro.

Invece durò a lungo la tradizione dell’ordalia: in caso di

litigio, per sapere chi avesse ragione, si ricorreva a una

prova molto pericolosa oppure a un duello sacro definito

“giudizio di Dio”. Solo chi fosse sopravvissuto a questa

prova, avrebbe dimostrato di avere ragione o di essere

innocente.

I popoli germanici


L’Impero romano diventa cristiano

66

La carta mostra

l’Impero al tempo di

Diocleziano: con questo

imperatore il territorio

fu diviso in quattro

parti, chiamate

prefetture, che puoi

riconoscere in base ai

diversi colori. Ciascuna

prefettura aveva una

propria capitale: Milano,

Nicomedia, Treviri e

Sirmio. Ogni prefettura,

poi, poteva essere

ulteriormente divisa in

zone più piccole

chiamate diocesi.

d Questa immagine raffigura i quattro tetrarchi nell’atto di

abbracciarsi e di impugnare la spada. Il loro gesto vuole

rappresentare la collaborazione e la concordia tra i due “Augusti”

e i due “Cesari”, che insieme devono guidare e difendere lo stato.

LE ANTICHE CIVILTÀ

L’IMPERO DI DIOCLEZIANO

Alla fine del III secolo d.C., dopo un lungo periodo di

crisi, salì al potere Diocleziano, che cercò di porre lo

stato sotto il suo totale controllo. Si proclamò infatti dominus

et deus, cioè padrone e dio, per sottolineare il

suo potere assoluto e la natura divina. Per rendere l’Impero

più stabile realizzò un’importante riforma, conosciuta

con il nome di tetrarchia, che significa “governo

di quattro”. L’Impero fu diviso tra due imperatori, Diocleziano

e Massimiano, che ebbero il titolo di “Augusti”.

Ciascun “Augusto” scelse poi un collaboratore,

chiamato “Cesare”, che governava una parte dell’Impero

e saliva al potere alla morte del proprio “Augusto”.

L’imperatore aveva bisogno di molti soldati per affrontare

i pericoli esterni e interni dello stato. Per questo

motivo aumentò il numero delle legioni.

Diocleziano cercò anche di bloccare il costante aumento

dei prodotti attraverso il calmiere dei prezzi,

un provvedimento che si proponeva di stabilire per

legge il prezzo delle varie merci.

Furono inoltre aumentate le tasse: numerosi piccoli contadini

e commercianti abbandonarono così il loro mestiere.

Per evitare che venissero a mancare professioni utili alla

sopravvivenza dell’Impero, Diocleziano stabilì che le attività

lavorative venissero trasmesse di padre in figlio.

Convinto che i cristiani fossero un pericolo per il bene dello

Stato, nel 303 scatenò contro di loro una lunga e sanguinosa

persecuzione: furono distrutti i templi, confiscati

i beni delle chiese, bruciati i libri sacri e molti subirono la

condanna a morte.

285 d.C. 305 d.C. 312 d.C. 337 d.

DIOCLEZIANO COSTANTINO


C.

L’IMPERO ROMANO DIVENTA CRISTIANO

COSTANTINO E L’IMPERO

ROMANO-CRISTIANO

Dopo la morte di Diocleziano scoppiò una lunga guerra

tra i “Cesari” e gli “Augusti”. Nel 312, alla fine di queste

lotte sanguinose, prese il potere Costantino. Il primo

provvedimento del nuovo imperatore fu l’editto di Milano

del 313, conosciuto anche con il nome di editto

di tolleranza, perché concedeva ai cristiani la libertà di

praticare la loro fede.

Il cristianesimo fu posto sullo stesso piano del paganesimo

e di tutte le altre religioni dell’Impero. Tuttavia Costantino

favorì in ogni modo i cristiani: concesse loro

privilegi, diede ai vescovi incarichi importanti nella cura

dell’amministrazione e della giustizia, dichiarò la domenica

giorno di festa obbligatorio e fece costruire numerose

chiese. L’imperatore si era reso conto che il cristianesimo

era ormai molto diffuso, soprattutto nelle città, e

pensava che la fede in un unico Dio e una religione di

grande forza potessero rendere lo Stato più forte e stabile.

Grazie alla libertà di culto il cristianesimo si diffuse

anche in zone molto lontane dell’Impero.

Che cosa significa “paganesimo”?

Con il termine “paganesimo” si indicano l’insieme delle

credenze e dei culti politeistici antecedenti al cristianesimo.

La parola “pagano” deriva dal termine latino pagus,

che significa “villaggio”: i pagani erano quindi gli abitanti

delle campagne, dove resistettero più a lungo gli antichi

culti della religione romana. Il cristianesimo, invece, almeno

inizialmente, si diffuse nelle città.

Chi sono i vescovi?

I vescovi, che inizialmente erano eletti dal popolo, guidavano

con forza ed energia le prime comunità cristiane.

All’origine erano presenti solo nella grandi città,

successivamente anche in quelle piccole. Essi avevano

molti compiti: seguivano i credenti nella fede, nominavano

i preti, amministravano il denaro della comunità,

erano giudici e si occupavano anche dell’assistenza ai

poveri e ai bisognosi.

TEODOSIO E LA DEFINITIVA

VITTORIA DEL CRISTIANESIMO

Negli anni successivi alla morte di Costantino il numero

dei cristiani aumentò rapidamente finché il cristianesimo

divenne la religione più diffusa tra gli abitanti delle

città: ovunque, soprattutto nelle regioni orientali dell’Impero,

si formarono comunità cristiane molto ben organizzate

sotto la guida di un vescovo.

La vittoria definitiva del cristianesimo arrivò nel 379 d.C.,

quando divenne imperatore Teodosio. Egli pensava

che il cristianesimo e i vescovi fossero un valido sostegno

per rafforzare la propria autorità Per questo motivo,

con l’editto di Tessalonica del 380 d.C., stabilì

che il cristianesimo fosse la sola religione ammessa nell’Impero:

venivano così vietate tutte le altre religioni e

gli antichi riti pagani, definiti «insani e dementi». Era la

fine del paganesimo.

Mettiti alla prova

Che cos’era la tetrarchia?

Che cosa stabiliva l’editto di Milano del 313?

Che cosa stabiliva l’editto di Tessalonica del 380?

379 d.C.

TEODOSIO

d Medaglione

d’oro raffigurante

l’imperatore

Teodosio.

395 d.C.

67

L’Impero romano diventa cristiano


La crisi dell’Impero e le grandi invasioni

68

Alla morte di

Teodosio, l’Impero

romano fu diviso in

due: l’Impero

romano d’Oriente e

l’Impero romano

d’Occidente.

Soprattutto

quest’ultimo, come

si può vedere dalla

carta, fu preso

d’assalto dai popoli

germanici (Franchi,

Angli e Sassoni,

Vandali, Burgundi,

Visigoti e Unni) che

in alcune zone

dell’Impero

arrivarono a formare

dei veri e propri

insediamenti.

LA CRISI DELL’IMPERO

Nel corso del V secolo la debolezza dell’Impero divenne

un problema sempre più grave. Il dominio romano era

troppo grande per poter essere difeso e controllato dagli

imperatori e per di più ormai da tempo le ricchezze scarseggiavano.

Dopo l’imperatore Traiano infatti l’Impero

non aveva più conquistato nuovi territori e non erano più

arrivati a Roma i ricchi bottini di guerra e

gli schiavi. La produzione agricola

era in crisi e non riusciva a soddisfare

f La porta Nigra di Treviri, nell’attuale Germania.

Questa città era uno dei più importanti centri

dell’Impero romano d’Occidente.

395 d.C.

LE ANTICHE CIVILTÀ

le richieste delle città e degli eserciti. Inoltre tra la fine del

II e l’inizio del III secolo si era diffusa la peste, una terribile

malattia che aveva causato la morte di una larga parte

della popolazione. A questa difficile situazione si aggiungevano

l’insicurezza dei confini, costantemente oltrepassati

da popoli nemici, e l’impossibilità di praticare in

sicurezza il commercio, sia per le invasioni sia per

l’aumento del numero di ladri e di briganti. Per di

più i prezzi delle merci divennero sempre più alti e la

popolazione, di conseguenza, sempre più povera.

LA DIVISIONE DELL’IMPERO

Già ai tempi di Diocleziano era risultato evidente che

un unico imperatore non poteva governare da solo un

territorio così vasto e con una situazione tanto difficile.

Dopo la morte di Teodosio,nel395, l’Impero venne

diviso tra i suoi due figli, Onorio e Arcadio. Al primo

andarono i territori occidentali dell’Impero, mentre

al secondo quelli orientali.

La divisione non avvenne solo per motivi militari e difensivi:

di fatto tra Oriente e Occidente esistevano molte

differenze per quel che riguarda la religione, la cultura,

la lingua e le abitudini di vita.

420 d.C.

IMPERO ROMANO DIVISIONE TRA IMPERO ROMANO D’OCCI


LA CRISI DELL’IMPERO E LE GRANDI INVASIONI

LA CADUTA

DELL’IMPERO D’OCCIDENTE

Tra il 406 e il 407 d.C. numerose tribù germaniche, spinte

dal popolo degli Unni, varcarono il Reno e si riversarono

in Occidente alla ricerca di nuove terre da abitare. Non

fu difficile per i barbari travolgere il territorio dell’Impero

d’Occidente: questo aspetto rivela la debolezza del sistema

di difesa militare e la crisi generale in cui si trovava ormai

lo stato romano. All’inizio del V secolo i Visigoti, guidati

dal loro re Alarico, scesero in Italia e nel 410 d.C. arrivarono

persino a saccheggiare Roma. Questo evento diffuse

paura e orrore in tutto l’Impero. Successivamente i Visigoti

si spostarono nella Gallia meridionale e nei decenni

successivi avanzarono verso la Spagna.

Nel 429 i Vandali, guidati dal loro capo Genserico, dopo

essere rimasti per qualche tempo in Gallia, si spostarono

in Spagna; da qui, superato lo stretto di Gibilterra, arrivarono

nell’Africa del nord, dove occuparono alcuni territori

delle province romane. Le conseguenza per l’Italia furono

molto gravi, perché proprio dall’Africa arrivavano le maggiori

quantità di grano. Nel 455 i Vandali, giunti in Italia con

la loro flotta, arrivarono anche a saccheggiare Roma per

quindici giorni. Il dominio dei Vandali fu particolarmente

duro e cancellò del tutto la presenza romana. Anche alcuni

territori dell’Europa occidentale subirono lo stesso destino:

i Franchi occuparono una zona alle foce del Reno corrispondente

all’incirca all’attuale Belgio; i Burgundi conquistarono

la regione della valle del Rodano, che da loro

ha preso il nome di Borgogna; gli Angli e i Sassoni si insediarono

nella Britannia orientale. A metà del V secolo arrivarono

in Occidente gli Unni, guidati da Attila. Essi nel

451 furono sconfitti in Gallia ai Campi Catalauni da un esercito

romano-germanico guidato da Ezio, l’ultimo grande generale

romano. Successivamente Attila saccheggiò alcune

città della Pianura padana per poi ritirarsi, probabilmente

per timore delle epidemie che si stavano diffondendo in

quel periodo nell’Italia centrale.

Ormai caduto in una crisi profonda, l’Impero d’Occidente

non si risollevò più. Nel 476 il generale di stirpe

germanica Odoacre, comandante della guardia imperiale

in Italia, fu acclamato re dai soldati e depose l’ultimo

imperatore, Romolo Augustolo. Questa data

segna il crollo definitivo dell’Impero romano

d’Occidente.

440 d.C. 460 d.C.

Mettiti alla prova

Perché l’Impero era in crisi?

Che cosa capitò dopo la morte di Teodosio?

Quando e da chi venne saccheggiata Roma?

476 d.C.

f Disegno che

raffigura un

guerriero franco

armato con lancia e

scudo. Le invasioni

barbariche

determinarono la

fine dell’Impero

romano

d’Occidente.

DENTE E IMPERO ROMANO D’ORIENTE IMPERO ROMANO D’ORIENTE

69

La crisi dell’Impero e le grandi invasioni

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