Il bambino sordo a scuola: integrazione e bilinguismo. - Corso di ...

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Il bambino sordo a scuola: integrazione e bilinguismo. - Corso di ...

uolo, decide, in concerto con la famiglia ed altre figure professionali

competenti, quale sia il metodo didattico da adottare e più idoneo alla

problematica del bambino. I metodi prevalentemente adottati nelle scuole

italiane sono: il bimodale o misto ed il bilinguismo.

Metodi a confronto

L’approccio bimodale o misto, intervenendo sul potenziamento di abilità preesistenti

sviluppate grazie all’allenamento acustico dei bambini protesizzati e

all’utilizzo della lettura labiale, si fonda sull’insegnamento dell’italiano

segnato (IS) e dell’italiano segnato esatto (ISE): nel primo, la parola detta è

associata ad un segno gestuale; nel secondo, per tutte quelle parti del discorso

a cui non corrispondono dei segni (articoli, preposizioni, plurale dei nomi), si

utilizzano gli evidenziatori (segni artificiali) e la dattilologia (l’alfabeto

manuale).

L’obiettivo principale di questa metodologia mira alla migliore competenza

possibile della lingua parlata e scritta, con particolare attenzione alla

comprensione del linguaggio piuttosto che alla produzione, nel rispetto della

struttura fondamentale della lingua in cui vengono colti tutti gli aspetti del

linguaggio verbale (fonologico, morfo-sintattico, semantico, pragmatico) e dei

suoi diversi contesti; al contempo il non udente apprende la lingua basata sul

doppio codice: acustico-verbale e visivo-gestuale.

L’educazione bilingue consiste, invece, nell’esporre il bambino sordo

contemporaneamente alla lingua vocale e alla lingua dei segni. I sostenitori di

questo approccio riscontrano maggiore facilità nell’apprendimento, poiché

basato sulla lingua dei segni acquisita attraverso un canale sensoriale integro:

quello visivo. In tal modo, si allontanerebbe il rischio di un ritardo nello

sviluppo cognitivo globale e nell’apprendimento dei contenuti disciplinari.

Il bilinguismo, però, implica una serie di problematiche sia in ambito

linguistico che psicologico di non facile risoluzione. Se da un lato il bambino

sposa piacevolmente la possibilità di esprimersi attraverso il linguaggio che

più gli è familiare, dall’altro non trova molti segnanti con cui interagire,

nemmeno i suoi stessi genitori.

Su una popolazione sorda italiana dell’1 per mille, infatti, solo il 5% è

costituito da sordi figli di genitori sordi che hanno ricevuto la lingua dei segni

come lingua madre. Questo aspetto richiama la necessità, già accennata, di

diffondere il più possibile l’insegnamento della LIS e di frequentare comunità

di sordi per facilitare l’apprendimento della stessa lingua nei bambini figli di

genitori udenti.

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