IL TERMOELETTRICO LANCIA L'ALLARME - B2B24 - Il Sole 24 Ore

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IL TERMOELETTRICO LANCIA L'ALLARME - B2B24 - Il Sole 24 Ore

Dal sito Energia24.com,

nella sezione Club,

è scaricabile una sintesi

dello studio “The global energy architecture

performance index - Report 2013”, redatto

dal World Economic Forum in collaborazione

con la società di analisi Accenture.

Quest’ultima è però, a dispetto del nome, una variante delle tradizionali

forniture da Mosca, evitando il passaggio in territorio ucraino con un

tratto sottomarino nel Mar Nero. Per il gas del Caspio il quadro è ancora

abbastanza ingarbugliato. Il consorzio di Shah Deniz sta sviluppando un

nuovo giacimento in Azerbaijan, dovendo ancora decidere a quale progetto

vendere le sue riserve. Nabucco West è il gasdotto sponsorizzato

da Bruxelles, che dovrebbe terminare a Baumgarten, in Austria, con un

tracciato di 1.300 km per una portata totale pari a 16 miliardi di metri

cubi l’anno. Stando alle ultime mosse delle società coinvolte (Bp, Statoil,

Total e Socar per Shah Deniz, Beh, Botas, Mol, Omv e Transgaz per

Nabucco West), con accordi di partecipazioni azionarie, questo gasdotto

sembra passato in vantaggio nella corsa del corridoio Sud.

Tra le altre infrastrutture menzionate dal regolamento, troviamo i due

piani su elettricità e gas per porre fine all’isolamento dell’area baltica

nel mercato dell’energia. Soprattutto nel gas, infatti, tale zona dipende

da un unico fornitore, la Russia, peraltro al centro di un’indagine Ue per

accertare eventuali scorrettezze monopoliste. Il regolamento, infine,

cita la tecnologia Ccs (Carbon capture and storage) per immagazzinare

nel sottosuolo la CO emessa dalle centrali termoelettriche alimen-

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tate dalle fonti fossili e dalle industrie più inquinanti, come acciaierie,

cartiere e stabilimenti chimici. È una tecnologia nei primi stadi di sviluppo,

presa nella morsa dei costi proibitivi e dell’assenza di norme e

incentivi a livello europeo. Anche se viene considerata dalla stessa

Agenzia internazionale dell’energia come una tessera irrinunciabile nel

pacchetto di soluzioni salva clima, senza il cui apporto la politica Ue per

il 2020 rischia di fallire.

Luca Re

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considerando il peso di rinnovabili (idroelettrico

soprattutto) e nucleare nel mix. L’eolico dovrà crescere

parecchio, per garantire almeno il 25% della

generazione elettrica complessiva, dall’attuale 3%

circa, con 10.000 turbine sulla terraferma e 3.000 in

mare. Bisognerà quindi potenziare le reti di

trasmissione, anche sottomarine per le centrali

offshore, con dispositivi di stoccaggio e controllo in

grado di bilanciare domanda e offerta di energia. Il

secondo punto è particolarmente ostico, perché

riguarda le industrie, che nell’area nordica non brillano

per efficienza. Nel 2010, hanno assorbito il 35% dei

consumi energetici finali dei cinque Paesi, contro una

media del 20% nelle altre economie avanzate. Dunque

non basterà puntare su efficienza e riduzione dei

combustibili fossili: per abbattere le emissioni del 60%

in questo campo, come richiesto dallo scenario carbon

neutral, occorrerà equipaggiare molti stabilimenti con

la tecnologia Ccs. Almeno metà dei cementifici e il 30%

delle acciaierie e delle industrie chimiche, infatti, dovrà

catturare la CO2 e intrappolarla nel sottosuolo. Spetterà

così ai vari Governi coordinare le attività per sviluppare

il Carbon capture and storage, con incentivi e norme

chiare. Il terzo fattore è anch’esso una bella sfida. Si

parla qui di trasporti: le emissioni nocive dovranno

scendere da 80 milioni di tonnellate nel 2010 a 10

milioni tra meno di quarant’anni. La ricetta prevede il

massiccio impiego di biocarburanti anche nell’aviazione

e nei trasporti merci sia marittimi che su gomma, la

diffusione delle auto elettriche fino al 90% delle vendite

complessive, la maggiore efficienza dei nuovi veicoli da

circa sette ad appena tre litri per 100 km in media.

L’ultimo punto è la riqualificazione energetica degli

edifici, concentrandosi sull’isolamento termico per

diminuire l’energia utilizzata nel riscaldamento e le

relative emissioni. Secondo il rapporto, il sistema

energetico nordico, con tante rinnovabili e infrastrutture

potenziate, potrebbe aiutare l’Europa continentale a

diventare più verde. Per esempio, i cinque Paesi

potrebbero esportare tra 50 e 100 TWh l’anno di

elettricità pulita. Decisivo sarà il vastissimo bacino

idroelettrico, che in Norvegia assicura già il 95% della

produzione elettrica.

scenari e previsioni 17

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