IL TERMOELETTRICO LANCIA L'ALLARME - B2B24 - Il Sole 24 Ore

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L’evoLuzione deL mercato degLi inverter

a LiveLLo mondiaLe

24 scenari e previsioni

Il caso simbolo del fotovoltaico sui tetti del Senato

La complessità e il livello di tensione che interessano il

mondo del fotovoltaico sono ben esemplificati da una

recente polemica scoppiata in Italia. Si tratta qui delle

diverse vedute rispetto a chi considerare “italiano” e chi

non. Oggetto del contendere, l’installazione di un impianto

fotovoltaico da 200 kW sul tetto dell’Archivio di Stato del

Senato a Roma. Il Comitato Ifi ha parlato di ennesimo

schiaffo all’industria manifatturiera italiana, perché le

istituzioni si sono affidate a Solon, filiale italiana del gruppo

tedesco di moduli fotovoltaici Solon Energy Gmbh,

recentemente acquisito dal produttore indiano di celle

solari Microsol. La replica di Solon si è incentrata

2013

EmEA

AmERICA

ASIA

55%

20%

25%

2014

EmEA

AmERICA

ASIA

45%

20%

35%

Fonte: Ims Research

sull’impossibilità di tracciare confini troppo netti tra

produzione nazionale e straniera. Come ha dichiarato

Emiliano Pizzini, presidente e amministratore delegato del

gruppo, «Solon fa parte della tradizione storica del

fotovoltaico nazionale: nata a Carmignano di Brenta nel

1994, divenuta filiale di una multinazionale tedesca ancora

nel 2007, ha sempre mantenuto la propria identità italiana. I

moduli utilizzati per l’impianto al centro della polemica

sono infatti realizzati presso la nostra sede produttiva

tedesca; la progettazione è stata eseguita da ingegneri e

tecnici italiani della sede di Carmignano di Brenta, e anche

l’installazione stessa è opera di un’azienda italiana».

dalle imprese, di valorizzarli e di agevolare interventi in ricerca e innovazione

per generare sviluppo e competitività. In aggiunta, non sono state

ostacolate le pratiche di speculazione di banche e fondi esteri, che hanno

eroso consistentemente le risorse per uno sviluppo sostenibile e causato

una ricaduta negativa sull’intero sistema Paese».

A livello mondiale, secondo un recente rapporto di Gtm Research (Global

Pv module manufacturing 2013), l’industria dei moduli dovrà fare i conti

con una selezione darwiniana: almeno 180 aziende scompariranno da

qui al 2015, dichiarando fallimenti o fondendosi con società di maggiori

dimensioni. Gli effetti saranno significativi anche per la Cina, perché

neppure Pechino riuscirà a salvare 54 delle sue compagnie nazionali

dalle turbolenze economiche che, in fondo, essa stessa ha contribuito a

innescare. Tra i sopravvissuti, stando allo studio Gtm, ci saranno l’azienda

cino-canadese Canadian Solar, l’americana First Solar, leader nel film

sottile al telluro di cadmio (favorita dalla attesa espansione del mercato

americano) e la connazionale SunPower; e poi praticamente solo aziende

battenti bandiera rossa a cinque stelle (Hanwha Group, JA Solar,

Jinko Solar, Talesun, Trina Solar e Yingli Solar). Queste imprese, però, si

spartiranno una torta più grossa, considerato che le aspettative dal 2014

in poi sono di una sensibile crescita del giro d’affari. La catena mondiale

della produzione solare, insomma, è destinata a uscire profondamente

modificata dalla nuova fase del fotovoltaico: è probabile che questa vera

e propria battaglia per la sopravvivenza possa favorire dei benefici economici

per i consumatori finali, ma andrà riservata anche grande attenzione

alla qualità dei prodotti, considerato che - da un punto di vista

tecnologico - il fotovoltaico dovrà affrontare in maniera sempre più sistematica

i temi dello storage e dell’integrazione nelle reti tradizionali.

Gianluigi Torchiani

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