IL TERMOELETTRICO LANCIA L'ALLARME - B2B24 - Il Sole 24 Ore

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IL TERMOELETTRICO LANCIA L'ALLARME - B2B24 - Il Sole 24 Ore

Con l’Ocsit le scorte petrolifere nazionali saranno più sicure

Maggiore sicurezza degli approvvigionamenti petroliferi

(soprattutto in caso di crisi energetiche), minori costi per

gli operatori, apertura alla concorrenza: sono questi i

principali obiettivi della neonata Agenzia Ocsit, Organismo

centrale di stoccaggio italiano. È entrato in vigore, infatti, il

decreto legislativo dello scorso dicembre che accoglie una

direttiva Ue del 2009 sull’obbligo, per ciascuno Stato

membro, di detenere una quantità minima di scorte

petrolifere, gestite da un organismo centrale indipendente.

Le nuove funzioni sono state affidate alla società pubblica

Acquirente Unico; il Gestore dei mercati energetici, invece,

controllerà la Borsa dei carburanti, una piattaforma

Da Dove proviene l’energia elettrica italiana

Ecco le diverse fonti del nostro mix

tErMoELEttrICA*

EoLICA, FotovoLtAICA

E gEotErMoELEttrICA

IdroELEttrICA*

EStEro

62,2%

11,3%

13,3%

13,2%

*calcolata al netto dei servizi ausiliari delle produzioni e dei consumi per pompaggi

Fonte: Terna

speciale di scambio all’ingrosso dei prodotti petroliferi per

autotrazione. L’Ocsit creerà quindi le condizioni per ridurre

le scorte all’estero e accogliere in Italia quelle di altri Paesi

europei, aprendo nuove opportunità economiche per gli

operatori del settore, accanto alle attività tradizionali della

raffinazione e dello stoccaggio commerciale. L’Acquirente

Unico, inoltre, realizzerà una banca dati digitale, per

diffondere in modo più tempestivo a livello nazionale le

informazioni sul mercato petrolifero, similmente a quanto

sta compiendo per il mercato elettrico e quello del gas con

il Sii (Sistema informativo integrato).

invece, gli impianti tradizionali hanno soddisfatto solo il 60,7% della potenza

richiesta, circa 30.000 MW su 50.000, mentre le rinnovabili sono

passate dall’1,8 al 10% circa.

La preoccupazione deL termoeLettrico

Secondo Assoelettrica, due problemi hanno frenato i consumi elettrici

italiani. Il primo è la recessione economica: meno soldi per cittadini e

imprese, acquisti ridotti all’osso, di conseguenza le industrie rallentano

consumando meno energia. Il secondo problema, si legge nel blog dell’associazione,

è nascosto dentro il primo: la produzione non cala nello stesso

modo in tutti i settori. Così «il prezzo finale dell’energia elettrica, invece

di calare o stabilizzarsi, rischia di aumentare». La critica, nemmeno

tanto velata, è alle fonti rinnovabili, perché «alcuni comparti hanno visto

un miglioramento, altri una sostanziale stabilità e altri ancora un drammatico

calo». Quest’ultimo è il caso delle centrali che bruciano combustibili

fossili. «L’idroelettrico - continua Assoelettrica - è sceso da 47,2 a

43,3 miliardi di kWh in ragione delle meno favorevoli condizioni meteorologiche

rispetto al 2011. La geotermia è rimasta stabile a 5,3. L’eolico

ha preso una bella andatura, da 9,8 a 13,1 miliardi di kWh. Anche il fotovoltaico

ha navigato con il vento in poppa, da 10,7 a 18,3. A pagare il

prezzo è stato dunque il termoelettrico: da 218,5 a 204,8 miliardi di kWh».

Meno male, sostiene l’associazione dal suo punto di vista, che i bacini

idrici hanno prodotto meno del previsto e che l’Italia ha leggermente

ridotto le importazioni. Altrimenti, i «più efficienti e moderni impianti

termoelettrici d’Europa sarebbero tutti fuori mercato. Lo sono soltanto in

parte, fortunatamente, ma a fronte di un costo crescente, per il basso

utilizzo degli impianti che si coniuga con l’enorme dimensione degli oneri

per le rinnovabili, che superano 10 miliardi di euro l’anno e sono destinati

a lievitare». Le proiezioni, infatti, indicano 220 miliardi d’incentivi

mercati e società 39

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