IL TERMOELETTRICO LANCIA L'ALLARME - B2B24 - Il Sole 24 Ore

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PROSPETTIVE

DI CRESCITA

Anie Energia prevede

la larga diffusione dei

sistemi di accumulo

dell’energia a partire

dal 2020, anno in cui

il valore del settore

in Italia potrebbe essere

superiore ai quattro

miliardi di euro, in virtù

delle trasformazioni

in atto nel sistema

elettrico

la convenienza economica di un loro utilizzo per la riduzione della mancata

produzione eolica, a parte il fatto che l’efficacia degli accumuli per

tale servizio va prima dimostrata sul campo. Per quanto riguarda la fornitura

di servizi ancillari, la valutazione dei benefici è relativamente semplice

per quelli che trovano valorizzazione sul mercato, come la regolazione.

È più difficile, invece, valorizzare adeguatamente i servizi che

hanno come obiettivo una maggior sicurezza del sistema». In ogni caso,

sottolinea Gallanti, non si possono semplicemente sommare i benefici

relativi ai differenti utilizzi, poiché il loro svolgimento è in buona parte

alternativo. In sintesi, i sistemi di accumulo elettrochimici, per livello di

maturità tecnologica e per gli elevati costi, difficilmente possono costituire

allo stato attuale un’alternativa praticabile in tutti i casi per la fornitura

di servizi a supporto del sistema elettrico.

LE appLicazioni domEstichE

In questo contesto, c’è chi è comunque convinto che il mercato italiano

dei sistemi di stoccaggio dell’energia elettrica sia sul punto di decollare

e che, tra qualche anno, si potranno realizzare le applicazioni domestiche.

A sostenerlo è Anie, la federazione aderente a Confindustria che rappresenta

le imprese elettrotecniche ed elettroniche operanti in Italia, decisamente

ottimista sullo sviluppo in tempi brevi del mercato dell’accumulo

dell’elettricità. Questa convinzione si fonda su stime previsionali fatte

da istituti di ricerca di chiara fama, come ad esempio il Boston Consulting

Group. Si potrebbe obiettare che si tratti di una visione un po’ rosea visto

che, ad esempio, prevede per l’anno in corso un volume d’affari poco

meno che triplicato rispetto al 2012. L’anno è iniziato da qualche mese e

i progetti pilota -in primis quelli di Enel e Terna- sono ancora in fase di

test; come si diceva, inoltre, secondo gli esperti le tecnologie non sono

ancora mature e troppo costose. Sorge perciò spontanea una domanda:

RiceRca e sviluppo

la rivoluzione arriverà

Dalle nanotecnologie

Presso l’università di Stanford si

studiano nuovi materiali per rendere

più efficienti le pile agli ioni di litio

Le batterie agli ioni di litio sono in commercio da

una ventina d’anni. Per il loro utilizzo più comune,

nell’elettronica di consumo o in informatica, sono più

che adeguate. Non lo sono, invece, per usi più

d’avanguardia, come le auto e l’accumulo per le reti

elettriche. Gli scienziati sono al lavoro per migliorarne

l’efficienza, in particolare degli elettrodi. Tra questi

spicca Yi Cui, professore presso l’università

californiana di Stanford, un grande esperto di

nanotecnologie. Da tempo è noto che la grafite, con

cui si realizzano gli anodi delle batterie agli ioni di litio

in commercio, non è il materiale ideale. Un anodo in

silicio potrebbe garantire un’efficienza dieci volte

maggiore, ma il suo utilizzo si scontra contro la

tendenza di questa sostanza a gonfiarsi dopo poche

decine di cicli di carica-scarica della batteria, fino a

farla scoppiare. Yi Cui ha risolto il problema creando

degli anodi con nanotubi di silicio: grazie alla loro

forma, essi scaricano la tendenza ad aumentare di

volume, allungandosi. Per di più, questi anodi hanno

mostrato una vita sei volte più lunga dei tradizionali

anodi in grafite. Successivamente, Yi Cui si è dedicato

a studiare un catodo ugualmente rivoluzionario. Qui il

materiale ideale sarebbe lo zolfo ma, analogamente al

silicio, l’ostacolo è dato dalla sua tendenza a gonfiarsi

e successivamente a dissolversi nell’elettrolito. Per

risolvere il duplice problema Yi Cui ha realizzato un

sistema di protezione (una specie di guaina porosa)

che lasciasse una intercapedine per permettere il

rigonfiamento. Anche in questo caso, è stata la

nanotecnologia a fornire la soluzione: con un

complicato processo costruttivo, Yi Cui è riuscito a

realizzare delle nanosfere di biossido di titanio, di 800

nanometri di diametro e di piccolissimo spessore,

contenenti all’interno delle minuscole sfere di zolfo,

così piccole da lasciare una intercapedine con la

parete delle sfere. Dalle prime prove di laboratorio

questo catodo rivoluzionario non solo è risultato

cinque volte più efficiente di quelli tradizionali, ma ha

anche dimostrato di permettere un numero maggiore

di cicli di carica-scarica.

tecnologie e applicazioni 63

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