IL TERMOELETTRICO LANCIA L'ALLARME - B2B24 - Il Sole 24 Ore

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Con le pile elettrochimiche la convenienza economica ancora non c’è

La valenza dei sistemi di accumulo, dal punto di vista

della convenienza economica, è ancora da dimostrare.

Prendiamo ad esempio l’applicazione di “time shif”. Rse

ha calcolato il prezzo di vendita dell’energia immessa nel

sistema a seconda delle varie tecnologie di accumulo

attualmente disponibili, il cosiddetto Luec (Levelized unit

electricity cost). Dai risultati emerge che i sistemi

elettrochimici sono ancora lontani dalla soglia di

convenienza. Terna sembra però interessata a un’altra

applicazione della tecnologia, ossia la riduzione della

mancata produzione eolica a causa dei colli di bottiglia su

alcune linee di trasmissione a 150 kV. Nel piano di

to produzione i dispositivi di stoccaggio potranno servire per ridurre gli

sbilanciamenti rispetto alle previsioni di produzione e per fornire servizi

di rete quali la regolazione di tensione e di frequenza, oltre che per applicazioni

di time shifting, ossia per accumulare l’energia in momenti di rete

congestionata (o quando i prezzi sono bassi) e immetterla in momenti più

favorevoli dal punto di vista delle condizioni di rete o del valore economico.

In ambito di trasmissione, invece, i sistemi di accumulo troverebbero

il posizionamento ideale nelle stazioni lungo le dorsali elettriche con forte

presenza di impianti rinnovabili, in attesa del potenziamento di rete,

che sarebbe la soluzione ideale ma che richiede tempi più lunghi. Anche

in questo caso i sistemi di stoccaggio potrebbero poi fornire servizi di

rete, quali la regolazione di tensione e di frequenza. Queste applicazioni

potrebbero avere un utilizzo analogo in ambito distribuzione, anche qui

per ovviare ai problemi generati dal tumultuoso sviluppo della generazione

diffusa, migliorando le prestazioni in termini di qualità e affidabilità del

servizio; potrebbero anche costituire un’alternativa al potenziamento della

rete. Inoltre, se installati nelle cabine primarie, gli stoccaggi permetterebbero

di controllare meglio i flussi di potenza attiva e reattiva scambiati

con la rete primaria in alta tensione, implementando eventuali ordini

di dispacciamento provenienti dal produttore o modificando il profilo

di scambio per rispettare i valori previsti.

La nascita di nuovi operatori

«Se guardiamo a cosa sta succedendo nel mondo - aggiunge Cosciani

- notiamo l’emergere di una nuova categoria di operatori: i fornitori di

servizi di flessibilità. Questi operatori offrono l’installazione sulle reti di

distribuzione di sistemi di accumulo per ovviare alla rigidità creata dalla

diffusione dei sistemi di produzione come l’eolico e il fotovoltaico. Ma in

prospettiva potrebbero anche offrire sistemi in grado di risolvere proble-

sviluppo 2012, la società stima che l’installazione di

batterie per 242 MW potrebbe evitare un taglio di

produzione di 440 GWh l’anno. Anche in questo caso,

tuttavia, il parere di Rse è critico: infatti, ipotizzando la

scelta della tecnologia Na-S, l’installazione per un totale

di 242 MW comporterebbe un investimento di circa un

miliardo di euro. Ammettendo una durata degli impianti di

14 anni e ipotizzando un ragionevole prezzo dell’energia

accumulata e reimmessa in rete, si recupererebbero solo

420 milioni. Quanto alla possibilità di utilizzare le batterie

per altri servizi contemporanei, Rse raccomanda cautela,

perché tali servizi sono in gran parte alternativi.

mi causati dai blackout, sia quelli involontari, come succede piuttosto

frequentemente in Paesi come gli Stati Uniti, che quelli causati dalle

interruzioni della fornitura previste a contratto, a fronte di una tariffa più

favorevole». Infine (ed è anche da questo che gli operatori si attendono il

decollo del mercato), un sistema di accumulo installato presso il consumatore

finale permetterebbe di aumentare anche sensibilmente la percentuale

di autoconsumo.

Una visione sintetica dell’implementazione delle batterie presso i consumatori

ce la fornisce Sma, società tedesca produttrice di inverter e altri

dispositivi di gestione e controllo degli impianti fotovoltaici, che ha schematizzato

la situazione di una famiglia tedesca media di quattro persone

che dispone di un impianto fotovoltaico da cinque kW. La società sostiene

che ottimizzando il profilo di carico e installando i giusti prodotti, la

percentuale di consumo può passare dal 30% al 65%. Secondo Sma,

l’impiego dei sistemi di accumulo negli impianti domestici potrebbe favorire

l’autoconsumo e ridurre di molto l’immissione in rete dell’energia

prodotta, riducendo parallelamente i problemi che ciò comporta. È a

questo che puntano Paesi come la Germania, ma ciò si potrebbe realizzare

in tutte le Nazioni dove la produzione fotovoltaica è importante, come

l’Italia. Sfortunatamente, da noi in questo momento ci sono ostacoli normativi

da superare, oltre al problema dei costi, che però si dovrebbe

ridurre sensibilmente nei prossimi anni con l’aumento dei volumi di produzione

dei sistemi di accumulo. È per questa ragione che il Boston

Consulting Group ha previsto il decollo di questo segmento solo nel 2020.

Luciano Barelli

tecnologie e applicazioni 65

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